S. ORONZO, DAL PRIMO SECOLO FINO AI NOSTRI GIORNI
Scritto da Arianna Gasparro
Venerdì 20 Agosto 2010 08:00
“Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo. Ma
poiché essi gli si opponevano… disse: “…da ora in poi io andrò dai pagani”. E andatosene di là,
entrò nella casa di un tale chiamato Tizio Giusto, che onorava Dio…”
Atti degli Apostoli, 18, 5-7
Le prime notizie che riguardano la storia di Oronzo risalgono ad un’antica pergamena del
secolo XII
, oggi scomparsa.
Soltanto la leggenda, tramandata a voce da secoli, è alla base della storia di un martirio e di un
legame che, partendo dagli Atti degli Apostoli, lambisce le coste pugliesi, si ferma nella città di
Turi, per rimanerne saldamente legata, fino ai nostri giorni.
La tradizione vuole che un giorno san Paolo, l’Apostolo delle genti, consegnasse una sua
Lettera a Tizio Giusto di Corinto, affinché la recapitasse a Roma. Probabilmente si trattava di
quella “Lettera ai Romani” che fa parte del corpo del Nuovo Testamento. Mentre era in viaggio,
Giusto naufragò presso l’attuale spiaggia di san Cataldo, e qui incontrò Oronzo, giovane
leccese, figlio di un nobile pagano, mentre era a caccia insieme a suo nipote Fortunato.
Ospite di Oronzo, fu Giusto a raccontargli per la prima volta di Gesù. Oronzo ne fu talmente
affascinato da abbracciare la fede cristiana con grande ardore. Domandò di essere battezzato,
rinunciando a tutti i suoi beni.
1/4
S. ORONZO, DAL PRIMO SECOLO FINO AI NOSTRI GIORNI
Scritto da Arianna Gasparro
Venerdì 20 Agosto 2010 08:00
Giusto e Oronzo cominciarono a predicare il Vangelo e furono denunciati dai sacerdoti pagani
al pretore romano, che impose loro di offrire incenso a Giove nel tempio a lui dedicato. A
questa imposizione Oronzo e Giusto si opposero professando la loro fede. Per questo furono
rinchiusi in carcere. Una volta scarcerato, Giusto si recò a Roma per consegnare la lettera.
Al ritorno a Lecce, Oronzo lo pregò di condurlo a Corinto, da Paolo. A quel giovane leccese,
senz’altro Paolo raccontò dell’amore di Gesù, e riconoscendo in Oronzo l’autenticità della
vocazione a spendere la vita per il Vangelo, gli impose le mani,
consacrandolo primo Vescovo della Iapigia
, la Puglia di oggi.
Sant’Oronzo tornò dunque nella sua terra assieme a Giusto, per predicare Cristo, e in molti si
convertirono. Ma erano gli anni delle persecuzioni di Nerone, e dirsi cristiani all’epoca era una
condanna a morte. Lasciarono Lecce, rifugiandosi prima a Ostuni, poi a Turi.
Qui a Turi, nella “grotta” che poi ha assunto il suo nome, Oronzo predicava il Vangelo,
battezzava, celebrava l’Eucarestia assieme ai nostri antenati. In questi momenti ritroviamo le
radici della nostra fede e del nostro essere legati alla figura di questo Vescovo. Dopo aver
ordinato diversi presbiteri, perseguitato, fu costretto a lasciare Turi.
La tradizione vuole che, andando via da Turi, Oronzo abbia rivolto lo sguardo alla città,
promettendo, con le parole del profeta Isaia (2 Re, 19-34) “Proteggerò questa città per
salvarla!”
Tornato a Lecce, fu imprigionato insieme con Giusto, e, dopo undici giorni trascorsi in carcere
tra enormi sofferenze, fu decapitato, rendendo testimonianza a Dio col sacrificio della vita. Era
l’alba del 26 agosto 68.
Il culto di sant’Oronzo, raffigurato con abiti vescovili, il pastorale e ai piedi i resti degli idoli da
lui infranti, immagine della lotta al paganesimo, agli albori della cristianità, è andato
rafforzandosi nei secoli in tutta la nostra regione.
2/4
S. ORONZO, DAL PRIMO SECOLO FINO AI NOSTRI GIORNI
Scritto da Arianna Gasparro
Venerdì 20 Agosto 2010 08:00
I secoli trascorsero, ma non cancellarono la memoria che del Santo aveva la comunità di Turi.
L’ingresso della grotta, però, restò sepolto dalla campagna e dal tempo.
Durante la pestilenza degli anni 1656-1658, sant’Oronzo apparve ad una ragazza mentre
pregava, e le assicurò che l’epidemia sarebbe presto terminata; infine le svelò l’ingresso della
grotta. Lì furono rinvenuti i segni della sua presenza durante l’età apostolica: due ampolle, un
panno, simbolo che lì, sotto terra, nell’umidità della roccia, 1500 anni prima qualcuno aveva
celebrato l’Eucarestia.
In seguito al terremoto del 1731, sant’Oronzo fu proclamato Protettore di Turi e Patrono
“meno principale”, perché il Patrono, da tempo immemorabile, era san Giovanni Battista.
Il 22 giugno 1819 Papa Pio VII concesse al clero turese la facoltà di celebrare il 26 agosto di
ogni anno la messa e l’ufficio divino propri di Sant’Oronzo, vescovo e martire.
Nel 1851 i turesi vollero onorare il loro protettore costruendo un carro trionfale, su cui
campeggiassero le parole del Santo: “Proteggerò questa città”.
Fin dai tempi della pestilenza del 1656, in ricordo degli ultimi undici giorni della vita di Oronzo
prima del martirio, a Turi si è praticata una particolare devozione: erano le prime Undène in
onore di S. Oronzo, tradizione che si è tramandata fino ai nostri giorni.
La prima Undèna di cui abbiamo traccia scritta risale al 1775, ed è stata realizzata da don
Giuseppe Domenico Gonnelli
. Alla fine dell’800, poi, fu
don Oronzo Morelli
a riscrivere le undici meditazioni, che sono state lette fino al 1993, quando
don Vito Ingellis
, adeguando l’Undèna all’epoca post-conciliare, che pone al centro la Liturgia, ha riscritto
l’Undèna, seguendo lo schema della Liturgia delle ore.
3/4
S. ORONZO, DAL PRIMO SECOLO FINO AI NOSTRI GIORNI
Scritto da Arianna Gasparro
Venerdì 20 Agosto 2010 08:00
Quest’anno l’arciprete don Giovanni Amodio ha realizzato una nuova Undèna, proponendo
riferimenti delle Scritture e della tradizione che riguarda S. Oronzo
, in un libretto
che è in distribuzione presso la Chiesa Madre.
4/4
Scarica

s. oronzo, dal primo secolo fino ai nostri giorni