(02-42)Articoli Trek 2005 2-12-2004 16:35 Pagina 34 Sud Africa Relazione semiseria di un Sud Africa Trek Vagabondi sui sentieri africani Testo di Christian Ferrari Foto AnM, Ferrari, Guastella, Scarello, Stano Drakensberg C ominciamo dall’equipaggio: Luca, il Capo spedizione; Paola,Vice capo e Ministro dei Beni Alimentari; Giovanni, Ministro delle Finanze perennemente in deficit (“cassiere” in gergo “Avventure nel Mondo”),noto anche per aver preso a prestito due calcolatrici ed aver sempre fatto i conti col lapis; Maurizio, Ufficiale Scientifico nonché “uomo del caminetto”; Barbara, traduttrice ufficiale, famose le sue telefonate alla ricerca dei bagagli; Selene, Ufficiale Alimentare nonché prima assaggiatrice, narra (sospettosamente) di eroici trek in Nepal; Sandro, l’uomo della Settimana Enigmistica;Tiziano,detto il “Notaio”,l’imperscrutabile Sfinge, la corte suprema, colui che determina i punteggi degli avvistamenti faunistici;Vincenzo, il Fotoreporter, l’unico uomo capace di uno scatto ogni tre passi. Nella truppa, senza lode e senza infamia:Daniele,Deborah,Domenico,Donata, Margherita, Natascia, Sara, Simona ed il sottoscritto. Lo sbarco in Sudafrica avviene con puntualità svizzera, ma quattro bagagli mancano all’appello: Barbara, Deborah, Paola e Simona scoprono di aver portato con sé il doppio del necessario.Dopo una approfondita perlustrazione degli svincoli autostradali di Johannesburg, via verso Sabie dove un caratteristico lodge serve goulash di coccodrillo e souvenir irresistibili:al termine della prima giornata Deborah e Simona hanno già sostituito il bagaglio smarrito con un baule di artigianato locale. Il Kruger, il Kruger! Un, due, tre sul furgone: breve sosta al Blyde River e si arriva alla porta Orpen del parco (“Orpen gate”).Ogni equi- 34 paggio riceve un libretto scolastico su cui verranno segnati i comportamenti poco meritevoli. “Zebra a destra!” “5 punti”, la secca replica dell’imperturbabile Notaio. “Giraffa a sinistra!” “8 punti”, risponde il Notaio, ma solo perché supera i 4 metri. “Altre zebre a sinistra!” “Dopo il primo avvistamento non valgono nulla” ed il Notaio segna una nota di demerito. Tra una zebra ed una gazzella, scopriamo di trovarci a 170 Km di distanza dal nostro lodge e ad un’ora e mezzo dalla chiusura dei cancelli. 170 Km diviso 1 ora e mezzo fanno 113 chilometri orari di media. Con il limite dei 50 chilometri orari c’è di che perdere 10 punti patente all’ultimo concorso organizzato dal Ministro dei Lavori Pubblici. Battuta:“Ti immagini un autovelox qui,dentro il parco Kruger?!” Primo furgone: 68 Km/h, nota sul libretto scolastico:“Final Warning”. Secondo furgone, alla rincorsa del primo: 89 Km/h, nota sul libretto:“Must pay 500 Rands”.Rimprovero verbale del poliziotto, multa in grande stile ed ordine preciso di recarsi in un lodge diverso da quello prenotato. La vicenda si conclude con un lieto fine hollywoodiano: tutti i mezzi dirottati in un logde alternativo (“Letaba”), trasferimento notturno sotto scorta dei ranger a “Mopani”. Il Notaio accorda un punteggio più elevato agli avvistamenti notturni. Estrazioni del lotto La sera, prima di andare a dormire, si tiene l’elettrizzante lotteria del “Morning Walk”: avere la possibilità di camminare (a piedi) nel parco Kruger, accompagnati dai ranger, è un privilegio che va prenotato e pagato con anticipo. Purtroppo si sono potuti prenotare solo 8 posti e ciò comporta l’eliminazione di 10 dei 18 concorrenti.Daniele,con un atto di grande cavalleria che ben nasconde il desiderio di evitare la levataccia, cede il proprio posto prima dell’inizio delle estrazioni.Restano 17 concorrenti per 8 posti: il Capo interpreta il ruolo di Frizzi a Miss Italia, il Notaio quello di Mirignani; si decide di estrarre i vincenti anziché gli scartati.Uno dopo l’altro Daniele porge i biglietti al Capo che stila la lista degli 8 fortunati. “Siamo andati alla caccia del leon…” Così iniziava una simpatica canzoncina di quando ero lupetto;sei del mattino,notte sulla savana,un fuoristrada scoperto si inoltra per gli sterrati trasportando 2 ranger,8 turisti intabarrati e intirizziti ed una quantità impressionante di materiale tecnologico: binocoli di tutte le marche e dimensioni (quello dell’Ufficiale Scientifico impressiona perfino un ranger), macchine fotografiche e abbondanti scorte di pellicole. Dopo mezz’ora di freddo il mezzo si ferma nella savana ed il ranger impartisce un preciso e suggestivo briefing. La parte finale è riservata al comportamento da tenere a tu per tu con un felino: è assolutamente vietato correre perché si viene identificati come preda. Giunge il ruggito di un leone, ma forse era un nastro registrato… (02-42)Articoli Trek 2005 2-12-2004 16:35 Pagina 35 Sud Africa Il cosiddetto “Morning Walk” viene successivamente ribattezzato “Shit Trail”: i ranger, fucile da caccia grossa perennemente in braccio, ci mostrano tutti i tipi di sterco, tanto nella forma secca quanto in quella umida, ma dopo 3 ore e mezzo di girovagazione (nessun avvistamento,d’altra parte il Notaio è a letto e non ne potrebbe tenere traccia) i ranger concludono lapidari “Oggi la savana è stranamente molto tranquilla, ma l’importante è che abbiate goduto la passeggiata”. Fra una coppia di coccodrilli ed una famiglia di ippopotami si arriva a sera e si allestisce il campo. Nemmeno il tempo di prendere sonno e vengono a trovarci delle simpatiche iene che però fuggono spaventate dal russare di una tenda vicina alle nostre: non ci fosse stata la rete di protezione saremmo andati anche noi con le iene. Terzo giorno al Kruger. Avvistamento del leone, maschio, in solitaria: i rulli di pellicola corrono, il Notaio stila la classifica semi-definitiva, all’appello manca solo il leopardo per chiudere il cerchio dei “big five” (elefante, rinoceronte, bufalo, leone, leopardo). Il trasferimento alla base del primo trek (“Giant’s Cup Trail”) richiede una tappa intermedia a Durban dove si pernotta in un simpatico ostello alternativo ricco di innovazioni stilistiche. Per entrare in bagno, ad esempio, si apre un’anta del guardaroba. spirito.Ad un certo punto, qualcuno che trasporta viveri non ufficiali, con la speranza di rivenderli negli ultimi giorni, lancia un’idea affasci- Giant’s Cup Trail II tappa: da “Pholela Hut” a “Mzimkhulwana Hut” Si tratta della più breve e facile, serve soprattutto per dare una speranza a chi l’ha persa già durante la prima giornata.Tra splendidi scenari si arriva al secondo rifugio dove solo Daniele azzarda la doccia gelata.Alcuni fomentatori continuano a suggerire di mangiare molto sperando di rivendere Parmiggiano e affini (qualcuno cita addirittura il film “I sopravvissuti”), ma il Ministro dei Beni Alimentari vigila ed evita lo scialacquio. Solo il Capo, l’Ufficiale Scientifico, Barbara ed il sottoscritto riescono ad ingerire la carne in scatola di cui c’è abbondanza. Paola, Ministro dei Beni Alimentari, e Selene, Ufficiale Alimentare, dirigono l’acquisto dei generi di prima necessità che permetteranno alla spedizione di sopravvivere 5 giorni. Oltre la duna di minestre in busta ed il castello di carne in scatola, merita una menzione speciale un salame di 80 centimetri che utilizzo come sostegno nello zaino. La cena al lume di candela nel lussuoso albergo del Sani Pass ci fa ricordare di non aver acquistato le candele… Dopo una serie di valutazioni etico – politiche – giuridiche si stabilisce che la candela fa parte del servizio e quindi il mozzicone spetta al cliente. Nell’ingresso del rifugio fa bella mostra di sé una catasta di zaini enormi:sembra esserci stata una competizione allo “zaino più pesante” (si scoprirà solo in seguito il reale contenuto di alcuni sacchi…). Un, due, tre si parte: c’è chi dice “sembra una gita del C.A.I.”, chi accusa “ho già mal di schiena” e chi la mette sul tragico “se va avanti così non arrivo a sera”. Ci vogliono circa 30 minuti per arrivare alla partenza ufficiale del percorso dove un’insegna in stile “Buffalo Bill Ranch” indica “60 Km”. Irrinunciabili le fotografie a scopo documentaristico. I tappa: da “Sani Pass” a “Pholela Hut” Dopo la seconda salita l’equipaggio “Furgone Rosso” prende il largo e nonostante il tentativo della Cassa e Donata di raccogliere qualche punto per il “Furgone Blu”, il Notaio stila la classifica: Furgone Rosso, Furgone Blu, Polo; è già evidente che l’esito finale non potrà essere diverso (anche perché il Notaio è del Furgone Rosso). Il Capo effettua una nuotata in una piscina naturale lungo un torrente, ma più che “rana” lo stile sembra “coccodrillo”:19 bracciate di numero e balzo impressionante per fuggire dalla morsa del gelo.Lungo il percorso si visita una grotta con pitture rupestri. Il rifugio di arrivo si presenta come ampia costruzione dotata di comodi letti, docce e acqua calda. Si scopre che ci si arriva anche per strada (asfaltata)… La stanchezza dovuta in larga parte ai generosi zaini, c’è chi sospetta l’Ufficiale Alimentare abbia con sé il servizio d’argento, trasforma ogni affermazione in una battuta di Protea, il fiorne nazionale nante: “Meglio mangiare molto, così gli zaini si alleggeriscono”. III tappa:da “Mzimkhulwana Hut” a “Winterhoek Hut” (detta anche “della vergogna”) Abbandoniamo il rifugio nel freddo del mattino per percorrere i 12 Km della terza tappa. Dopo un caratteristico ponte sospeso inizia una lunga salita che sembra presupporre il colpo di scena:l’Ufficiale Alimentare risale il gruppo e passa a condurre. L’equipaggio Furgone Rosso teme, il sottoscritto e Sara si ritrovano inaspettatamente nelle ultime posizioni. Sulla distanza l’ordine si ristabilisce e gli equipaggi Furgone Blu e Polo vengono ridimensionati. Dopo alcuni scollinamenti si affronta 1 Km di strada asfaltata e qui si verifica un fatto increscioso: il gruppone, ormai inesorabilmente distaccato,chiede un passaggio in autostop per recuperare il ritardo, ma viene clamorosamente colto con le mani nel sacco al momento di smontare dal furgone che l’ha raccolto. Dopo alcuni pascoli si arriva al terzo rifugio costituito da 7 capanne con il tetto di canne;in mezzo al campo un grande fuoco. ficiale Scientifico; probabilmente alcuni di essi intendono riparare l’increscioso episodio dell’autostop. Solo il Capo e la Cassa riescono a superare l’ultimo sperone di roccia e salutare dalla vetta il resto della ciurma. Il tratto finale della tappa percorre il bordo di quella che assomiglia ad una grande caldera vulcanica. V tappa: da “Swayiman Hut” a “KZN Wildlife Office” Dopo lunga e faticosa salita si apre uno scenario immenso: ampi pascoli, larghe vallate e un orizzonte incredibilmente lontano. Anche questa tappa permette di visitare una grotta molto ampia con numerose pitture rupestri: gazzelle, cacciatori, e scene di caccia; sul fondo della grotta una collezione incredibile di sterco di tutte le fogge indica che viene abitualmente utilizzata come rifugio da molte specie di animali. Infine si sale l’ultimo passo attraversando grandi pascoli e poi giù per lunga discesa fino all’arrivo. Colpo di scena L’Ufficiale Scientifico, Deborah e Simona si ritirano: decidono di non partecipare al secondo trek e di andare per conto loro alla caccia di emozioni diverse. Perdendo 3 membri su 4 l’equipaggio “Polo” è definitivamente ritirato. Li ritroveremo, forse o chissà a Città del Capo. Il “guasto” 1000 Km per spostarsi dall’arrivo del Giant’s Cup Trail alla partenza del Tsitsikamma Hiking Trail. Poco a sud di Port Elizabeth il furgone rosso,inteso come veicolo, si arresta improvvisamente. Una squadra di meccanici attornia il mezzo, ciascuno con un’ipotesi diversa; Notaio:“Le puntine!”,Sandro:“Le candele!”,ignoto:“E’ ingolfato!”, … Dopo una serie di tentativi si prova ad introdurre della benzina nel serbatoio: prova e riprova, si avvia! La diagnosi corretta era pertanto:“Carburante esaurito ed indicatore guasto” (segnava pacificamente un quarto di serbatoio…). Si percorrono 30 Km alla ricerca di un distributore e si dimostra empiricamente che il furgone percorre 10 chilometri con un litro di benzina: il motore si spegne una seconda volta; ormai esperti, si procede ad un nuovo rabbocco con la tanica “presa a prestito” e,fra uno sbuffo e l’altro si arriva finalmente al distributore. Dobbiamo ricordare, per dovere di cronaca, che nei vari tentativi di accensione “a spinta”,abbiamo dato una mano Un baobab nel parco Kruger IV tappa:da “Winterhoek Hut” a “Swayiman Hut” La quarta tappa si sviluppa in un ambiente via via più grandioso e affascinante. Si sale dal rifugio Winterhoek al passo “Aquila Nera” (“Black Eagle Pass”) dal quale si può ammirare per intero la catena del Drakensberg,quindi si scende dolcemente fino al rifugio Swayiman controllati da numerose aquile – ne abbiamo contate fino a 7 contemporaneamente – che volteggiano nel cielo. Dal Black Eagle Pass, in quattro tentano la scalata al Garden Castle (2359 m):il Capo,la Cassa,il Fotoreporter,l’Uf- 35 (02-42)Articoli Trek 2005 2-12-2004 16:35 Pagina 36 Sud Africa di vernice “rosso portellone” ad un cartello stradale un po’ palliduccio… “Urla nella notte” A sera finalmente arriviamo alla base di partenza del secondo trek:Tsitsikamma National Park. Il posto sembra molto invitante: insenature, baie e spiagge; la maggior parte del gruppo cerca una scusa per trasformare 4 giorni di trek in 4 giorni di canoa, ma il Capo ed il Vice procedono imperterriti con l’organizzazione e rintuzzano ogni velleità di villeggiatura. La pioggia ci benedice ed il campeggio diventa un acquitrino; la notte è buia pesta, ma la capanna di legno sembra solida ed accogliente. Le preoccupazioni sono per l’indomani: 16 Km di pioggia potrebbero non essere un buon inizio, le ipotesi si rincorrono, ma la stanchezza ha la meglio, il silenzio conquista la capanna… “Aiuto!!! Dove siete??? C…o, questo è un posto di m…a!!! …” Un urlo disperato squarcia il cupo silenzio della notte:appena chiuso occhio e già ci si sveglia… Un sogno, un incubo: com’è possibile che ci sia una voce femminile che urla nella notte, qui a 8000 Km dalla madrepatria? Dopo qualche minuto e molti timori,ci rendiamo conto che non abbiamo la possibilità di salvare la vita a nessuno: le urla sono di Donata che, recatasi ai bagni, ha incontrato parecchie difficoltà nel ritrovare la strada per la capanna ed ha girovagato nel fango del campeggio, sotto una pioggia battente, per una mezzora. La spedizione è salva: tutti i componenti sono ora nei sacchi a pelo,al riparo,nella “calda” capanna. La notte piove forte e molti pensano senza sosta ad una scusa, ma alle 7, implacabilmente, il Ministro dei Beni Alimentari procede alla distribuzione dei carichi: volenti o nolenti si deve partire. I tappa:da “Kalander Hut” a “Blaauwkrantz Hut” Cielo plumbeo, zaini pesanti, ore 8 e 40. Si parte. Una grande tappa di circa 16 Km che permette di ammirare delle onde spettacolari che si infrangono sulla spiaggia,una distesa di fiori,una foresta di felci,una piscina d’acqua rossa in mezzo alla foresta, una pineta in stile alpino con i babbuini che urlano ed un rifugio abbarbicato sopra una gola rocciosa di fronte ad una cascata ed una serie di cime innevate. Il Notaio scivola e si inzacchera di fango fino alle orecchie, ma non ci sono né prove fotografiche né testimoni: l’evento viene smentito, però i pantaloni restano sporchi… 36 Scarponi alla brace Incredibile a credersi, siamo passati dal mare alla montagna innevata in poche ore di cammino. A cena il Ministro dei Beni Alimentari passa in rassegna tutti i carichi e scopre che mancano all’appello preziosi viveri fra cui le ambite marmellate per la colazione. Il mistero avvolge la spedizione,nessuno sa spiegarsi come mai qualcuno ha portato un barattolo di sale che doveva restare nel furgone, mentre nessuno ha portato le marmellate che si sarebbero dovute mangiare a colazione. II tappa:da “Blaauwkrantz Hut” a “Keurbos Hut” Cielo plumbeo, zaini pesanti, ore 8 e 40. Si parte. Dopo pochi minuti di marcia inizia a piovere: zaini e persone diventano un’indistinguibile serie di sacchi colorati in movimento.Foresta fitta,pioggia battente:ci si bagna da sopra e da sotto, la rassegnazione prende il sopravvento. Si arriva al guado del torrente ”Bloukransrivier”: una catena tirata da parte a parte, sopra i massi e l’acqua, facilita il passaggio. Si formano due partiti e due scuole di pensiero contrapposte:“gli scarponi sono già bagnati, chi se ne frega, camminiamo sulle acque” e “togliere gli scarponi, lanciarli dall’altra parte, rimetterli dopo il guado a piedi scalzi”. I discepoli della seconda scuola (di origine teutonica) getta- no le basi per una nuova disciplina olimpica: il “lancio dello scarpone”. Punteggi previsti: lancio sul prato, 5 punti; lancio nei cespugli, 3 punti; lancio nel torrente, squalifica. Il lancio delle ragazze è mediamente moscio (cespugli o, peggio, torrente) e nessuno si aspetta che Natascia, l’ultima concorrente, riesca a centrare in piena fronte Donata nascosta dietro il cespuglio mentre si allaccia uno scarpone appena estratto dal torrente. 10 punti, Natascia si aggiudica la competizione, Donata si lecca le ferite… Dopo la parentesi tragicomica la marcia riprende fra cascate e foreste di felci splendidamente annaffiate da una pioggia che non dà tregua; solo verso l’arrivo un raggio di sole scansa a fatica le nuvole. All’arrivo il partito del “… chi se ne frega…” sperimenta un barbeque di “scarponi alla brace” nel vano tentativo di asciugarli. Va ricordato che, con il ritiro dell’Ufficiale Scientifico – probabilmente spaparanzato su qualche spiaggia – il posto vacante di “uomo del fuoco” viene rilevato con grande precisione e determinazione da Daniele. L’unico problema, di cui il nostro uomo non ha colpa, è la mancanza dei camini: sembra che da queste parti sia usanza costruire caminetti centrali senza camino… III tappa: da “Keurbos Hut” a “Heuningbos Hut” Cielo sereno, zaini pesanti, ore 8 e 40. Si parte. La stanchezza accumulata comincia a farsi sentire, ma un cielo limpido – di quelli senza una nuvola – mette coraggio e ci si incammina per i “soliti” 14 Km di marcia. Dopo il grande successo del “lancio dello scarpone”,il Capo scalda gli animi illustrando, cartina alla mano, la necessità di guadare altri due torrenti. La lunga e piacevole camminata si rivela alla fine semplice ed i due previsti guadi si riducono ad un allegro zampettare di masso in masso. Anche lungo questa tappa si incontrano ampi pascoli, boschi di aghifoglie, foreste di latifoglie e felci: il tutto ad incorniciare una sequenza innumerevole di ruscelli e torrenti con l’immancabile acqua rossa che non ci è ancor chiaro se essere ferruginosa o popolata da qualche microrganismo. L’arrivo in rifugio è contraddistinto da Daniele e Domenico che si lanciano sotto una doccia di acqua (rossa) gelata ed il Capo che fa addirittura il bagno nella “swimming pool”: un piccolo laghetto di acqua corrente, rossa e gelata, posto ai piedi del rifugio. Gli altri si limitano a lavarsi qua e là, giusto per eliminare l’odore in eccesso. (02-42)Articoli Trek 2005 2-12-2004 16:35 Pagina 37 Sud Africa IV tappa:da “Heuningbos Hut” a “Sleepkloof Hut” Cielo plumbeo, zaini quasi pesanti, ore 8 e 40. Si parte. Minaccia pioggia, siamo quasi sicuri che pioverà, il morale è basso. Piano piano tutte le nuvole scompaiono e resta un bel cielo blu. La tappa è fra le più lunghe e prevede due valichi; quello iniziale si inoltra in quella che prima di un furioso incendio era una foresta di conifere,ora immensi prati con molti fiori.La seconda parte attraversa la “solita” foresta umida ricca di latifoglie, felci e corsi d’acqua rossa. Natascia subisce la seconda forte slogatura alla stessa caviglia: scattano i soccorsi (il Capo arriva al rifugio con due zaini, il resto del gruppo chiacchiera preoccupato…). L’indomani ci attende un breve percorso di 3 Km fino al posto in cui, secondo gli accordi col campeggio, dovremmo venire recuperati. Rientro: da “Sleepkloof Hut” a “Stormsriver Bridge” Cielo sereno, gambe pesanti, ore 7 e 30.Si parte.Piacevole discesa fino ad una stazione di servizio dove troviamo il furgone rosso; colazione abbuffata e via verso Città del Capo. Lungo la strada, da un punto panoramico, osserviamo quella che secondo alcuni è una piccola balena in fase ricreativa. Cape Town Sbarchiamo dal furgone, entriamo nella reception, quindi infiliamo la via della doccia sotto gli sguardi sbalorditi di un altro gruppo Avventure nel Mondo: noi rudi montanari del trek, loro graziosi cittadini del tour. C’è aria di rivalità, un po’ come la partita “scapoli / ammogliati”. A ciascuno di noi serviranno alcune docce imperiali prima di riuscire a recuperare la normale carnagione. La penisola del Capo di Buona Speranza permette di visitare una riserva in cui vivono molti simpatici pinguini,nonché di visitare lo splendido acquario di Città del Capo: da non perdere lo spettacolo del pasto dei pinguini (ore 12) e del pasto degli squali (ore 15 e 30). Merita una visita anche il grande giardino botanico che contiene innumerevoli specie di protea. Città del Capo permette a chi ancora non ha riempito completamente i bagagli di acquistare gli ultimi oggetti ricordo, ma soprattutto di esibirsi in una spettacolare danza del ventre – ed il nostro Ufficiale Scientifico,viste le caratteristiche della ballerina, non ha resistito alla tentazione - in un locale (“Mesopotamia”) dove vengono servite pietanze curde; da non perdere anche “Marco’s” dove è possibile degustare squisiti piatti di carne: struzzo, gazzella, coda di coccodrillo, ecc… Cartelli stradali nella penisola del Capo The end L’arrivo a Milano Malpensa ci riserva la sorpresa di trovare tutti i bagagli (evento raro in alta stagione) e, quando tutto sembra ormai andare per il meglio, dopo i calorosi baci e abbracci, la Cassa – chiamato anche Giovanni – e Donata (la moglie) restano vittime della “sindrome da straniero in Italia”. Un episodio che ha dell’incredibile: prima non riescono a recuperare la moneta di cauzione del proprio carrello perché la fila è già completa ed il meccanismo non riesce a scattare per pochi centimetri, poi vengono rifiutati dal conducente di autobus nonostante le valige siano già nel bagagliaio e, nessuno capisce il perché, viene loro ordinato di prendere i fagotti e salire sul pullman successivo… Il simpatico conducente prova a lasciare a terra anche l’Ufficiale Alimentare, ma sbaglia obiettivo: la nostra bolognese purosangue spara un paio di frasi in emiliano stretto,fulmina e stende il povero omino e sale sul mezzo… non si accorge di aver pagato un Euro in più degli altri la corsa… risi che ci hanno regalato con la loro sportività nell’affrontare la dea cieca. Al Notaio, raramente chiamato Tiziano, per aver dato un contesto politico – giuridico – istituzionale ed aver arbitrato, al di sopra delle parti, le varie competizioni che si sono svolte. A Selene, Ufficiale Alimentare, per aver mangiato metà del salame da 80 centimetri (tagliato rigorosamente a fetta grossa “perché a Bologna ci piace l’abbondanza”) ed aver evitato che arrivasse integro anche alla fine del secondo trek. A Vincenzo, il Fotoreporter, per aver immortalato con grande puntualità tutti i tramonti. Agli autisti per aver guidato per migliaia di chilometri in tappe da tour de force. Al Capo (Luca) per aver trasformato un “trek facile con sacco in spalla” in un trek per “uomini veri”. A tutto il gruppo per essersi divertito dal primo all’ultimo giorno. Ringraziamenti Alla nuova macchina fotografica digitale di Giovanni e Donata che,fra un “Batterie esaurite” ed un “Errore memory card”, ci ha donato dei momenti di sano, prezioso e continuativo umorismo. All’indicatore del carburante del furgone rosso per averci ingannato ben due volte e lasciato a piedi; alla leva del cambio smontabile della Polo per aver aggiunto un po’ di suspense alla guida. Alle minestre in busta, alla carne secca e altre specialità sudafricane per averci sostentato. A Giovanni (la Cassa) e Donata per i sor- Frasi per un viaggio Donata:“In questa automobile c’è puzza di scarpe da ginnastica”; Paola (Vice capo, Ministro dei Beni Alimentari): “… che discorsi fisiologici…”; Selene (Ufficiale Alimentare):“Oh, ma questa è una salita da grugno!”;Tiziano (Notaio):“Qui la gente vive come centinaia e centinaia di anni fa”. Tsitsikamma Hiking Trail Scheda tecnica Lunghezza complessiva: 57,6 Km Difficoltà:medio semplice Tappe: 4 (minimo 13,4 Km, massimo 16,6 Km) Sentiero: terra battuta, spesso sassoso, frequentemente fangoso Paesaggio: foresta subtropicale umida (latifoglie, felci) e alpina (aghifoglie) con numerosi corsi d’acqua rossa e cascate; attraversamento di grandi prati ricchi di fiori. Clima ad agosto:freddo e umido,frequenti le piogge e le gelate notturne nei punti più elevati (“Keurbos Hut”) Pernottamento: in rifugi non custoditi – ma re- golarmente controllati – della capienza di circa 30 persone. Ogni rifugio è dotato di letti a castello con materassini,bagni con doccia (fredda), vano per cucinare e lavare le stoviglie con braciere a legna centrale e provvista di legna da ardere. C’è anche una modesta dotazione di pentole di generose dimensioni. Pasti: il cibo deve essere trasportato e cucinato (nessun punto in cui si passa nei paraggi di negozi alimentari) Acqua: per usi alimentari si utilizza acqua piovana raccolta in apposite cisterne (potabilizzazione con “Micropur” o “Steridrolo” fortemente consigliata);per usi non alimentari si utilizza acqua corrente dal caratteristico colore rosso (comune a tutte le sorgenti d’acqua incontrate nella zona). Cartografia: la carta turistica dedicata alla coppia di trail (“Tsitsikamma Hiking Trail” e “Otter Trail”) si trova alla base di partenza del percorso ed è più che sufficiente per affrontare il cammino. Nota:il trek va prenotato in anticipo e può essere accoppiato, formando un anello,col più noto “Otter Hiking Trail” che generalmente è molto richiesto. Giant’s Cup Trail Scheda tecnica Lunghezza complessiva: 60 Km Difficoltà: semplice Tappe: 5 (4 o 5 notti) Sentiero: principalmente in terra battuta,secondariamente sassoso Paesaggio:ampie vallate alle pendici del Drakensberg principalmente adibite a pascolo.Interessanti pitture rupestri nella I e nella V tappa. Clima ad agosto: temperatura fresca durante il giorno, un po’ freddo, ma senza gelate, durante la notte. Rare le piogge. Pernottamento:in rifugi non custoditi – ma regolarmente controllati – della capienza di 30 persone.Ogni rifugio è dotato di letti a castello con materassi, bagni con doccia (fredda) e vano per cucinare e lavare le stoviglie. Pasti: il cibo deve essere trasportato e cucinato (rari i punti in cui si passa nei paraggi di negozi alimentari). Acqua: corrente potabile (potabilizzazione precauzionale con “Micropur” o “Steridrolo”) Cartografia: esistono delle carte alpinistiche molto precise e dettagliate (catena del Drakensberg) che riportano anche il percorso del “trail” (servono due carte), oppure carte turistiche che riportano l’intero percorso in un unico foglio. Nota: il trek va prenotato in anticipo. 37