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Festival
Luoghi Immaginari 2004
2° Festival itinerante per la Regione Piemonte
Incantesimi musicali delle stagioni, della vita della natura
Antonio Vivaldi
“ Le Quattro stagioni ” op.8
Fabrizio Casti
“Come ad attraversare gli intervalli dell’aria”
C. Debussy / R. Mascolo
“Pour invoquer Pan, dieu du Vent d’ été”
Astor Piazzolla
25 maggio, Asti - ore 21,00
(Chiesa di San Paolo)
26 maggio, Omegna
ore 21,00 - (Forum)
28 maggio, Novi Ligure *
ore 21,00 (Teatro Ilva)
“Invierno porteño”
Violinista - Roberto Ranfaldi *
(Primo Violino di spalla dell‘ Orchestra Sinfonica Nazionale RAI di Torino)
Violinista - Luca Marziali
(Primo Violino di spalla dell’ Orchestra da Camera delle Marche)
Voce recitante: Elisa Daglio
Danzatrice: Lorena Niro
29 maggio,S.Maria Maggiore
ore 21,00 - (Teatro Comunale)
30 maggio, Acqui Terme *
ore 21,30 - (Teatro Ariston)
17 luglio, Casale Monf.to
ore 21,15 (Piazza Mazzini)
- Complesso Ospite 2004 -
Orchestra Filarmonica di Lodi
•
18 luglio, Scopello •
ore 18,00 - (Palagiors)
Direttore Raffaele Mascolo / Sergej Ferulov •
Progetto Ambientale a cura del Dott.Agr. Carlo Bidone
Ministero della Giustizia dell ’ Ordine Nazione dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali
Comune di
Casale
Monferrato
Comune di
Omegna
Provincia
di Vercelli
Provincia di
Alessandria
Comune di
Acqui
Terme
Provincia del
Verbano
Cusio e Ossola
Comune di
Santa Maria
Maggiore
Comune di
Novi
Ligure
Provincia
di Asti
Comune di
Scopello
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I Luoghi dell’ Arte
uoghi
2004
mmaginari
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2° Festival Itinerante
per la Regione Piemonte
25 maggio
Asti
26 maggio
Chiesa di San Paolo, ore 21.00
(nall’ ambito della Settimana Ministeriale della Cultura)
Forum, ore 21,00
Omegna
28 maggio
Teatro Ilva, ore 21.00
Novi Ligure
29 maggio
Santa Maria
Maggiore
30 maggio
Acqui Terme
17 luglio
Casale
Monferrato
18 luglio
Teatro Comunale, ore 21,00
Teatro Ariston, ore 21.30
(nell’ ambito della Cerimonia di Premiazione del “Premio Lettererario
Internazionale Acquiambiente” 5a Edizione
Piazza Mazzini, ore21,15
Palagiors, ore 18,00
Scopello
uoghi
Con il Contributo di
Assessorato alla Cultura
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I Luoghi dell’ Arte
Itinerario artistico-musicale
attraverso il patrimonio paesaggistico,
storico e culturale della Regione Piemonte
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Fare riscoprire o addirittura fare scoprire al
grande pubblico i capolavori del patrimonio
culturale-musicale
e
le
bellezze
paesaggistico-ambiantali del Piemonte nella
loro più completa ed autentica natura,
attraverso quegli elementi dalla quale
l’opera musicale trae ispirazione e che
immediatamente conducono l’ascoltatore
verso una più profonda comprensione e
valorizzazione di entrambi. Il tema che ci
condurrà attraverso il Piemonte, le sue
province, le sue bellezze naturalistiche ed il
suo patrimonio artistico, sarà quello delle
stagioni; le stagioni della musica, della vita e
della natura. Gli artisti chiamati a dare vita a
questa seconda edizione del Festival sono di
assoluto prestigio internazionale, basterà
scorrere questo libretto per rendersi conto
del loro valore che è tra le priorità di
“I Luoghi Immaginari”, parallelamente
all’ originalità delle sue proposte tematiche.
Abbiamo scelto come sede dei nostri
concerti chiese, teatri e palazzi, certi che la
musica sia un eccellente mezzo per
valorizzare i luoghi d’arte e paesaggi.
Rinnoviamo il nostro sincero ringraziamento
a tutti coloro che credono e sostengono
questa manifestazione con il progetto
culturale che la ispira. Ci auguriamo che il
grande successo con cui si chiuse la scorsa
edizione di “Luoghi Immaginari” sia di buon
auspicio per la presente e per raggiungerenuovi luoghi e nuovi paesaggi della nostra
regione.
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Incantesimi Musicali delle
Stagioni della Vita
e della Natura
L’ imitazione della natura costituisce da sempre una pratica
musicale diffusa (se non è addirittura l’ ispiratrice stessa della
musica ) trovando ampio sviluppo nel repertorio clavicembalistico
del ‘700 di Rameau o ancora prima nel 1661 con un balletto di Lully
chiamato “Le stagioni” (quelle di A.Vivaldi sono del 1725) per
proseguire nel corso del tempo sotto lo stesso titolo con un oratorio
di Haydn, con brani pianistici di Ciaikovskij e Glazunov attraverso
J.Cage per giungere alle “Cuatro estaciones portenas” di Astor
Piazzolla e ai recenti esiti di “ Come ad attraversare gli intervalli
dell’aria” di Fabrizio Casti. Sono proprio “Le Quattro Stagioni” di
Antonio Vivaldi i primi esempi di concerti e musica autenticamente
“a programma” e oseremmo dire di quattro “affreschi sonori” che
ritraggono momenti della natura attraverso la percezione temporale
della musica. I “sonetti dimostrativi” che accompagnavano nel 1725
la prima edizione de “Le Quattro stagioni”, dei quali la
paternità vivaldiana non è certa, sono quattro, uno per ogni
stagione e si riferiscono a precisi momenti della partitura, con
indicazioni descrittive accurate apposte dal compositore, come:
“Canto degl’ uccelli”*, “Scorrono i fonti”*, “Il caprar che dorme”*,
“L’ubriaco che dorme”* o “La caccia” ed altre,
con strabiliante corrispondenza tra immagini e musica dalle quali
non è assolutamente possibile prescindere per un’interpretazione
autentica. Questa riflessione ci induce ad affiancare
all’esecuzione musicale, la lettura dei sonetti affidandola ad una
voce recitante,
affinchè l’ascoltatore possa recepire
immediatamente la corrispondenza parola-immagine-suono, con
tutte le suggestioni che ne scaturiranno. L’intento programmatico
vivaldiano viene attuato tramite un “descrittivismo” strumentale che
trova il suo punto di equilibrio nella distribuzione dei vari pesi e
combinazioni strumentali che non hanno però intento didascalico.
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Le sue scelte ed intuizioni poetiche si coagulano intorno a melodie
limpide e plastiche come nel “Largo” della Primavera che “incarna”
il sonno del capraro *“Il capraro che dorme”, mentre il tutti dei
violini evoca il fruscio delle foglie *“Mormorio di frondi e pianti” e
la viola l’abbaiare del cane *“Il cane che grida”. I riferimenti oltre
che ad immagini esteriori come i venti, i temporali o gli uccelli,
toccano anche, nella parte conclusiva corde interiori come il sonno
o il * “Passar al foco dì quieti e contenti”.La scelta di un autore
come Astor Piazzola con le Estaciones portenas composte tra il 1965
e il 1970 nasce dall’esigenza di cogliere e ascoltare il pensiero di un
autore della fine del novecento e quindi una visione ed una
sensibilità più vicine a quella attuale. Le Estaciones sono “portenas”
perchè il tango nasce nel porto, quello di Buenos Aires,
una zona quindi ricca di scambi culturali e intreccio di popoli,
ambiente nativo da cui il tango si sviluppa diventando un coacervo
di ritmi e danze ispaniche, sudamericane e africane. Il materiale
tematico è lirico e nel contempo angoloso, celando un’intrinseca
aggressività che identifica il tango come musica di rabbia.
Vi troviamo anche l’uso del contrappunto e della fuga elaborate con
strutture ardite dell’avanguardia con “allusioni” al celebre canone di
Pachelbel. Riportiamo un’affermazione dello stesso Piazzolla che
sintetizza la sua poetica con queste parole: “Il mio tango incontra il
presente”
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Raffaele Mascolo
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“Come ad Attraversare
gli Intervalli dell’Aria”
per voce recitante e orchestra d’archi (1998)
di Fabrizio Casti.
Concepita in un solo movimento la composizione non è da
considerarsi un dialogo fra la voce recitante e l’orchestra ma
piuttosto l’unione di due mondi sonori complementari.
Il contrasto fra fasi sonore continue e discontinue e il
tentativo di mediare fra i due termini informano la
composizione. Gli iniziali strati sonori degli archi come un
magma prima statico poi instabile dove compaiono
nuove strutturazioni di tempo e ritmo, accentuazioni diverse su
cui, a poco a poco, la voce recitante si inserisce.
Il poema di Lucrezio, la frantumazione di questo testo,
anche violenta, brandelli di testo tratti dal testo, dai periodi,
dalle frasi, dalle parole, dalle sillabe ed infine i fonemi.
Dal discontinuo sorge il continuo, gli eventi sono ripetuti
modificati in diversi caratteri come il timbro,
le distanze fra le entrate. Sciami di glissandi degli archi
seguono un movimento discendente esteso ed articolato con
energia, un parlato sempre più complesso e movimentato
in cui piccole fluttuazioni inducono altre fluttuazioni
fino alla perdita del dettaglio.
Brandelli di testo, disposti linearmente, associati a suoni
lunghi o brevi, con pause o senza (nel tempo); suoni
relativamente brevi distribuiti fra gli strumenti gravi incastrati
fra un continuo di suoni tenuti. Il costante aumento della
densità, del numero degli strumenti usati, il costante
crescendo dinamico: primo breve ed evidente intervento della
voce recitante sola.
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Brandelli di testo, sovrapposti, associati a registri acuti o gravi
che slittano da una voce all'altra e che anticipano e
prolungano ricomponendolo pezzi di testo (nello spazio).
Strutture musicali come suoni isolati; ampliamento dello
spazio acustico usato dalla voce recitante; l’orchestra che
lentamente si disintegra, la voce recitante che lentamente si
sostituisce all’ orchestra; lungo ed articolato intervento della
voce recitante sola.
Brandelli di testo: sovrapposti, associati a registri acuti o gravi
che slittano, che anticipano e prolungano ricomponendolo
pezzi di testo (nello spazio); sistemati su diversi piani sonori
(dai quali si nasconde o evidenzia il significato), che
formano costellazioni disordinate dalle quali emergono e
trasmettono senso. Poi il silenzio, i rumori, le tensioni, i passi,
l'aria, i respiri, il fiato e poi ancora la voce che parla in modo
sempre uguale, sempre simile e sempre diverso. A volte,
quando viene pronunciato a bassa voce suscita più echi di un
grido come i passi della pioggia o il rumore del vento.
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Asti
25 maggio ore 21:00
Chiesa di San Paolo
(nell’Ambito della Settimana Ministeriale della Cultura)
PROVINCIA
DI ASTI
Antonio Vivaldi
“Le Quattro Stagioni” op.8
Fabrizio Casti
“Come ad attraversare gli intervalli dell’ aria”
(per voce recitante e orchestra d’archi)
C. Debussy / R. Mascolo
“Pour invoquer Pan, dieu du vent d’ètè”
Astor Piazzolla
“Invierno porteño”
Violinista - Luca Marziali
(Primo Violino di spalla dell’Orchestra da Camera delle Marche)
Voce recitante - Elisa Daglio
(Complesso Ospite 2004)
Orchestra Filarmonica di Lodi
Direttore - Raffaele Mascolo
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Omegna
26 maggio ore 21:00
Forum
“Le Quattro
Antonio Vivaldi
Stagioni” op.8
COMUNE DI
OMEGNA
Fabrizio Casti
“Come ad attraversare gli intervalli dell’ aria”
(per voce recitante e orchestra d’archi)
PROVINCIA
C. Debussy / R. Mascolo
“Pour invoquer Pan, dieu du vent d’ètè”
DEL
VERBANO
CUSIO
OSSOLA
Astor Piazzolla
“Invierno porteño”
Violinista - Luca Marziali
(Primo Violino di spalla dell’Orchestra da Camera delle Marche)
Voce recitante - Elisa Daglio ; Danzatrice - Loredana Niro
(Complesso Ospite 2004)
Orchestra Filarmonica di Lodi
Direttore - Raffaele Mascolo
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Novi Ligure
28 maggio ore 21:00
Teatro Ilva
COMUNE DI
NOVI LIGURE
Antonio Vivaldi
“Le Quattro Stagioni” op.8
Fabrizio Casti
“Come ad attraversare gli intervalli dell’ aria”
(per voce recitante e orchestra d’archi)
C. Debussy / R. Mascolo
“Pour invoquer Pan, dieu du vent d’ètè”
Astor Piazzolla
“Invierno porteño”
Violinista - Roberto Ranfaldi
(Primo Violino di spalla dell’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI di Torino)
Voce recitante - Elisa Daglio ; Danzatrice - Loredana Niro
(Complesso Ospite 2004)
Orchestra Filarmonica di Lodi
Direttore - Raffaele Mascolo
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S. M. Maggiore
29 maggio ore 21:00
Teatro Comunale
Antonio Vivaldi
“Le Quattro Stagioni” op.8
Fabrizio Casti
“Come ad attraversare gli intervalli dell’ aria”
(per voce recitante e orchestra d’archi)
PROVINCIA
C. Debussy / R. Mascolo
“Pour invoquer Pan, dieu du vent d’ètè”
VERBANO
CUSIO
OSSOLA
DEL
Astor Piazzolla
“Invierno porteño”
Violinista - Luca Marziali
(Primo Violino di spalla dell’Orchestra da Camera delle Marche)
Voce recitante - Elisa Daglio ; Danzatrice - Loredana Niro
(Complesso Ospite 2004)
Orchestra Filarmonica di Lodi
Direttore - Raffaele Mascolo
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Acqui Terme
30 maggio ore 21:30
Teatro Ariston
COMUNE DI
ACQUI TERME
(nell’ambito della Cerimonia di premiazione del “Premio
Letterario Internazionale Acquiambiente” 5ª Edizione)
Antonio Vivaldi
“Le Quattro Stagioni” op.8
Fabrizio Casti
“Come ad attraversare gli intervalli dell’ aria”
(per voce recitante e orchestra d’archi)
C. Debussy / R. Mascolo
“Pour invoquer Pan, dieu du vent d’ètè”
Astor Piazzolla
“Invierno porteño”
Violinista - Roberto Ranfaldi
(Primo Violino di spalla dell’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI di Torino)
Voce recitante - Elisa Daglio ; Danzatrice - Loredana Niro
(Complesso Ospite 2004)
Orchestra Filarmonica di Lodi
Direttore - Raffaele Mascolo
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Pagina 13
Casale Monferrato
17 luglio ore 21:15
Piazza Mazzini
“Le Quattro
Antonio Vivaldi
Stagioni” op.8
COMUNE DI
CASALE
MONFERRATO
Fabrizio Casti
“Come ad attraversare gli intervalli dell’ aria”
(per voce recitante e orchestra d’archi)
C. Debussy / R. Mascolo
“Pour invoquer Pan, dieu du vent d’ètè”
Astor Piazzolla
“Invierno porteño”
Violinista - Luca Marziali
(Primo Violino di spalla dell’Orchestra da Camera delle Marche)
Voce recitante - Elisa Daglio ; Danzatrice - Loredana Niro
(Complesso Ospite 2004)
Orchestra Filarmonica di Lodi
Direttore - Sergej Ferulov
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Pagina 14
Scopello
18 luglio ore 18:00
Palagiors
COMUNE DI
SCOPELLO
Antonio Vivaldi
“Le Quattro Stagioni” op.8
Fabrizio Casti
“Come ad attraversare gli intervalli dell’ aria”
(per voce recitante e orchestra d’archi)
C. Debussy / R. Mascolo
“Pour invoquer Pan, dieu du vent d’Ètè”
Astor Piazzolla
“Invierno porteño”
Violinista - Luca Marziali
(Primo Violino di spalla dell’Orchestra da Camera delle Marche)
Voce recitante - Elisa Daglio ; Danzatrice - Loredana Niro
(Complesso Ospite 2004)
Orchestra Filarmonica di Lodi
Direttore - Raffaele Mascolo
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Gli artisti del Festival
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Raffaele Mascolo
Dopo essersi diplomato in pianoforte, composizione e direzione
d’orchestra presso il Conservatorio "G. Verdi" di Milano,
si è perfezionato all’ "Accademia Musicale Pescarese", alla "Fondazione
Arturo Toscanini" di Parma ed alla "Hochschule für Musik F. Liszt"
a Weimar con maestri quali Azio Corghi, Guido Maria Guida,
Donato Renzetti e Günter Kahlert. Ha inoltre studiato musica da camera
sotto la guida di Franco Rossi a Verona e Giuseppe Garbarino presso
l’Accademia Chigiana in Siena. Ha svolto un’intensa attività concertistica,
prendendo parte a numerosi festivals internazionali quali “Festival
Cervantino” (Città del Messico), “Settembre Musica” di Torino, “Festival
Verdi” e “Mozart e Milano” di Milano, manifestazioni del “Festival
Pucciniano” di Torre del Lago, “Suntory Hall” di Tokyo, “Altin Portakali
Film Festivali” di Antalya (Turchia) “Rive Gauche” di Torino,
“Traiettorie Sonore” di Como, “Accademia Filarmonica”
a Bologna (Sala Mozart), “Galleria Toledo” di Napoli, Teatro Sociale di
Como, Piccolo Regio di Torino, Teatro alle Vigne di Lodi, Teatro Alfieri di
Asti, “NovecentoMusica” di Milano, “Tonhalle” di Zurigo e
“Konzerthouse” di Freiburg. Ha diretto varie orchestre ed ensemble come
direttore ospite tra le quali: “Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte”,
“Orchestra G. Cantelli”, “Orchestra Sinfonica G. Puccini” di Milano,
“Orchestra Sinfonica d’ Italia”, “Orchestra del Ghelikon Opera” di Mosca,
“Orchestra del Teatro dell’ Opera di Celiabinsk”, “Orchestra della
Compagnia d'Opera Italiana”, “Bulgarian Symphony Orchestra”,
“Orchestra Filarmonica di Craiova”, “Orchestra del Teatro dell’ Opera di
Città del Messico”, “Orchestra Classica”, “ Ensemble Europeo Antidogma
Musica”, “Serenata Ensamble”, “Ensemble Musica/Realtà”.
Dal 2002 è fondatore e direttore principale dell’ Orchestra Filarmonica di
Lodi. Ha collaborato con importanti solisti, personalità artistiche e
istituzioni tra cui Francesco De Angelis, (Primo violino di spalla
dell’ Orchestra del Teatro alla Scala di Milano) Maurizio Ben Omar,
Alberto Colla, Ivana Monti, Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano.
Dal 1993 al 1995 é stato direttore dell’ensemble contemporaneo
“Traiettorie Sonore” e dal 1995 è l’assistente del Maestro Guida
collaborando ad alcune produzioni con l’ orchestra del “ Teatro Regio” e
“Orchestra Filarmonica” di Torino.
Nel 1997 ha diretto al “Festival Cervantino” di Città del Messico
un programma dedicato a Gyorgy Ligeti, Pierre Boulez e Luciano Berio.
Come Maestro assistente dell’ “Orchestra Guido Cantelli” di Milano,
ruolo che ha ricoperto dal 1997 al 2000, nel 1998 ha preso parte all’opera
“Falstaff” di Antonio Salieri alla Brooklyn Academy of Music di New York
mentre il suo debutto con la stessa avviene nella Stagione 1998-99 presso
la Sala “G. Verdi” del Conservatorio di Milano.
Attualmente è docente di Pianoforte presso l’ Accademia “F. Gaffurio”
di Lodi e Direttore Artistico del “Campus musicale estivo”
in Valsesia dell’ Accademia delle Arti A. e P. Gilardi.
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Recentemente ha debuttato a Mosca presso il “Ghelikon - Opera”
in
“Pagliacci”
di
R.
Leoncavallo
e
all'Opernjy
Teatro di Celiabinsk con “Barbiere di Siviglia” di G. Rossini e nel 2003 ha
collaborato con il Teatro dell”Opera di Mexico City per l’ opera di
R. Wagner “L’ oro del Reno”.Ha registrato per la rete culturale della tv
messicana (Canale 22), per l’ etichetta Konsequenz e per Radio Vaticana.
Collabora in qualità di docente con i Conservatori Statali di Musica
“N. Rota” di Monopoli e “G. F. Ghedini” di Cuneo; attualmente è docente
presso il Conservatorio Statale di Musica“G. Pierluigida Palestrina” di
Cagliari.
Sergej Ferulov
Si è formato al Conservatorio di Stato “M. Mussorsky” di Ekaterinburg
sotto la guida di Mark Paveman e al Conservatorio di Stato
“N.Rimski-Korsakov” di San Pietroburgonella classe del famoso Professor
Ilya Musin, insegnante di grandi direttori russi come Yuri Termirkanov,
Valery Gergiev e Vladimir Bychkov. Ferulev è tuttora considerato il più
brillante esponente della scuola di direzione d’orchestra di San
Pietroburgo. La sua intensa attività lo ha portato nei più importanti teatri
del suo paese fin dal 1979, anno in cui il Ministero della Cultura gli conferisce il riconoscimento come miglior direttore d’orchestra.
Nel 1999 ottiene un’altra prestigiosa onoreficienza: il titolo di “Figura onoraria delle Arti della Federazione Russa”. Da allora la sua carriera
si apre anche all’estero e Ferulev dirige in Francia, Cina, Germania,
Modavia, Lituania e Kazachistan. Il suo repertorio è vastissimo e
comprende sinfonie, opere e balletti. Ha diretto, in 30 anni, più di 1.500
concerti e opere, lavorando con i più grandi solisti russi come i pianisti
Emil Giles, Lazar Berman, Elisso Virsaladze e Dimitri Bashkirov;
i violinisti Oleg Fagan, Tatyana Gridenko e Grigori Gislin;
i violoncellisti Natalya Gutman e Vladimir Tonka.
È apprezzato per l’altissimo livello tecnico e per la precisione ed
espressività del gesto.
Pur avendo una solida formazione classica, non si è chiuso al reperorio del
nostro secolo e alle avnguardie. È anzi stato il primo a dirigere composizioni di autori contemporanei russi e ucraini. Ha insegnato per 20 anni al
Conservatorio di Dones (Ucraina) e attualmente è docente di direzione
d’orchestra al Conservatorio degli Urali.
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Luca Marziali
Diplomato con il massimo dei voti e lode presso il Conservatorio di Musica
“G. Rossini” di Pesaro, frequenta la Scuola di "Alto Perfezionamento
Musicale" di Saluzzo con i Maestri R. Pasquier, A. Stefanato e P. Amoyal,
con il quale prosegue gli studi presso il Conservatorio Superiore di
Losanna.
Successivamente è allievo dei Maestri P. N. Masi e C. Rossi all'Accademia
"Incontri con il Maestro" di Imola.
Vincitore di numerosi concorsi nazionali ed internazionali, Luca Marziali
svolge intensa attività concertistica sia in veste solistica che cameristica.
Primo violino dell' “Orchestra da Camera delle Marche",
collabora con le più importanti istituzioni orchestrali italiane.
Roberto Ranfaldi
Ha iniziato lo studio del violino con M. Ferraris, nel 1982 è a Boston,
vincitore di una borsa di studio per seguire i corsi di
E. Rosenblyth, presidente della sezione archi del New England
Conservatory. Nel 1983 si esibisce come solista in tournèe
con la Schweizer Streichorchester di Engelberg (Svizzera).
Conseguito il diploma nel 1984, con il massimo dei voti, presso il
conservatorio "A. Vivaldi" di Alessandria, si perfeziona con C. Romano
prima a Ginevra e poi presso l'Accademia Internazionale "L. Perosi" di
Biella. Nel 1989 entra a far parte dell'Orchestra Sinfonica
di Torino della RAI; dal 1995 è violino di spalla dell'Orchestra Sinfonica
Nazionale della RAI. Ha suonato sotto la direzione di Bichkov, Chailly,
Gergiev, Giulini, Kitaenko, Inbal, Muti, Pretre, Sawallisch, Sinopoli, Tate,
compiendo numerose tournèe in Francia, Germania, Giappone, Inghilterra,
Spagna, Stati Uniti e Svizzera. È stato invitato a collaborare come violino
di spalla dall'Orchestra Filarmonica della Scala, dall'Orchestra
dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dall'Orchestra del
Maggio Musicale Fiorentino, dalla Fenice di Venezia ed altre. Svolge
attività didattica presso l'Accademia Internazionale "Perosi" di Biella
e la Scuola di Alto Perfezionamento di Saluzzo ed è spesso chiamato in
qualità di componente di giurie di concorsi nazionali ed internazionali.
In qualità di solista, si è esibito in numerosi concerti, accompagnato
dall'orchestra di cui è "spalla" e, di recente, dalla European Union Chamber
Orchestra. In campo cameristico, oltre ad essere primo violino del
Quartetto
dell'Orchestra
Sinfonica
Nazionale
della
RAI,
è tra i fondatori del New Arca Trio di Torino. Recentemente ha inciso un
CD con musiche di Furtwaengler edito dalla Fonè.
Suona un violino di E. Rocca del 1903.
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Fabrizio Casti
Si è diplomato in Composizione con Franco Oppo, ha studiato Musica
Elettronica con Alvise Vidolin ed ha poi trascorso alcuni periodi di
formazione al CSC di Padova.
È Presidente dell’ Associazione Spaziomusica che si occupa
della produzione, della promozione e della diffusione della musica
contemporanea e responsabile di Spaziomusica-Ricerca centro che svolge
attività di ricerca sonologica, musicologica, etnomusicologica e teorica
finalizzata alla composizione di opere musicali.
La sua musica è stata eseguita in Festival quali Musica Presente e
Metafonie (Teatro alla Scala) e il Festival “Guido Cantelli” a Milano,
Nuova Consonanza, Musica Verticale, RomaEuropa Accademia di Francia
a Roma, Internazionale Ferienkurse a Darmstadt, De Ijsbreker ad
Amsterdam, Syracuse University a New York, International Festival of
Contemporany Music a Warsavia, St Cut's ad Edimburgo,
Dal Niente e She-the Nature of love a Londra, Sibelius Academy a
Helsinky, Synthèse a Bourges, Festival internazionale di Musica
Contemporanea a Montevideo, Buenos Aires, Bilbao, Madrid, Chisinau,
Bucarest, Città del Messico, Atsughi, Berna, Tokio. Svolge un lavoro di
indagine intorno alle relazioni e le interazioni esistenti fra la musica ed il
suono in sè (inteso in termini organologici, con l’ uso di mezzi
elettronici, e gestuali attraverso le modalità esecutive), la metodologia della
composizione (con riferimento ai processi cognitivi e musicali)
e altre forme culturali e sociali. Sue musiche sono incise su Compact Disk
dalla ECM, dalla Nuova Fonit-Cetra, da Spaziomusica, dalla LIMEN
e dalla Nuova Era e pubblicate da RaiTrade, Ut Orpheus e da Ricordi.
Insegna Elementi di Composizione Musicale presso il Conservatorio
Statale di Musica di Cagliari.
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Amici della Musica
“A.Schmid” Lodi
Orchestra Filarmonica di Lodi
(complesso ospite 2004)
L’ Orchestra Filarmonica di Lodi è una formazione di recente costituzione
ed è composta da musicisti di chiara fama, le cui prime parti provengono da
importanti e prestigiose orchestre italiane (Orchestra Filarmonica della Scala,
Orchestra
Nazionale
della
RAI,
I
Pomeriggi
Musicali)
ed
europee
(E.Y.C.O.,
Mahler
Chamber
Orchestra
ecc)
collaborando con importanti direttori (Claudio Abbado, Leonard Bernstein,
Lorin Maazel ed altri) esibendosi al Festival di Wexford (Irlanda),
Londra (Wigmore Hall), Vienna (Musikverein) con il compito di trasmettere, ai
giovani musicisti che li affiancano, l’ esperienza accumulata nelle loro carriere
e lo stile interpretativo peculiare degli autori che meglio rappresentano questo
organico con una predilezione per quegli autori che rappresentano
la tradizione di Lodi e della Lombardia per esteso, promuovendo la storia, l’ arte e
la ricchezza del territorio in cui opera ponendosi come ambasciatrice di Lodi
e della sua provincia portandone le risorse, le bellezze sconosciute, le potenzialità
turistiche ed economiche in giro per l’Italia e il mondo.
Numerosi i concerti già tenuti presso il Teatro alle Vigne di Lodi, per le
manifestazioni estive di Lodi al Sole, al Teatro Alfieri di Asti,
Teatro Ariston di Acqui Terme, Teatro Ilva di Novi Ligure. Altro obiettivo
importante è quello di contribuire ad innalzare il livello musicale tramite la qualità
dell’ offerta musicale avvalendosi di un primo violino di spalla come Aldo
Campagnari e di un primo quale Luca Avanzi, sia tramite un approfondito lavoro di
preparazione dei professori d’orchestra, asse portante del progetto, sia tramite
programmi che vengono replicati sul territorio provinciale e regionale creando una
sorta di circuito orchestrale, lezioni - concerto, conferenze e manifestazioni
artistiche di diversa natura. Lo spirito più affascinante nella realizzazione di
un repertorio risiede nella ricerca di quell’anima nascosta, di quell’esperienza
narrata dal compositore con il proprio caleidoscopico mondo di suoni.
La ricerca nella realizzazione di repertori concertistici, risiede nell’affinità di
intenti espressivi che alcune composizioni, pur lontane tra loro nel tempo,
riescono a suggerire ad un ascolto attento. Questi innumerevoli percorsi di affinità
espressive vogliono essere obiettivo della ricerca estetica dell’ Orchestra
Filarmonica di Lodi.
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I musicisti dell’ orchestra
Violini primi
Dimitri Chichlov
Marco Corsini
Marina Sveva Ceritali
Aida Gonzales
Margherita Graczjk
Vitaliano De Rossi
Violini secondi
Massimiliano Re
Tatiana Reut
Roberta Corvi
Elisabetta Fanzini
Laura Collamati
Viole
Irina Balta
Marco Cavallone
Mikail Kliatcko
Violoncelli
Andrea Anzalone
Giacomo Grava
Contrabbasso
Alberto Lo Gatto
Clavicembalo
Silvia Fantoli / Cesarina
Compagnoni
Maestro collaboratore
Simone Barbato
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Profilo Professionale
Carlo Bidone
Carlo Bidone è un Dottore Agronomo che si occupa di ambiente,
paesaggio e territorio. Dopo la laurea ha frequentato diversi corsi di
specializzazione e ha effettuato esperienze di lavoro all’estero nei campi
della ricerca scientifica e della progettazione. Svolge attività professionale
nella progettazione e direzione lavori di parchi, aree verdi,
rimboschimenti, recuperi di frane e aree degradate; si occupa di
pianificazione e progettazione di aree vaste e di bacini, consulenze per i
problemi della gestione del verde.
Il suo studio professionale si occupa anche di servizi per le produzioni
agricole e per i prodotti agroalimentari, curando in particolare gli aspetti
agroambientali.
Ha anche svolto diversi incarichi di progettazione di interventi di
sistemazione idraulica in ambiente rurale con metodi di ingegneria
naturalistica, anche in collaborazione con diverse figure professionali.
È consigliere del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo
del quale ha presieduto la commissione per la formazione del Piano
d’Area. È presidente della Commissione Regionale per la Tutela e la
Valorizzazione dei Beni Ambientali e Paesistici sezione decentrata di
Alessandria. Ha tenuto diversi seminari nell’ambito dei corsi post-laurea in
Parchi, Giardini e Aree verdi dell’Università di Torino. Gestisce uno studio
professionale ad Alessandria con il dott. agr. Massimo Badino e diversi
collaboratori. Attualmente è presidente della Federazione degli Ordini dei
dottori agronomi-forestali del Piemonte e della Valle d’Aosta.
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“ Sonetti ”
La Primavera
Giunt’è la Primavera e festosetti
La salutan gl’ augei con lieto canto, (Canto degl’uccelli)*
E i fonti allo spirar de Zeffiretti ( Scorrono i fonti)*
Con dolce mormorio scorrono intanto.
Vengon coprendo l’aer di nero ammanto
E lampi e tuoni ad annunziarla eletti,
Indi tacendo questi gl’augelletti.
Tornan di nuovo al lor canoro incanto: (Canto d’uccelli)*
E quindi sul fiorito ameno prato
Al caro mormorio di fronde e piante
Dorme l’caprar col fido can a lato. (Il capraro che dorme)*
Di pastoral zampogna al suon festante
Danzan ninfe e pastor nel tetto amato
Di Primavera all’apparir brillante.
(Danza pastorale)*
L’ Estate
Sotto dura stagion dal sole accesa
Langue l’uom, langue ‘l gregge ed arde il pino; (Languidezza per il caldo)*
Scioglie il cucco la voce, (Il cucco) e tosto intesa
Canta la tortorella e ‘l gardelino. (La tortorella)* (Il gardellino)*
Zeffiro dolce spira, (Zeffiretti dolci)* ma contesa
Muove Borea (Vento Borea )* improvviso al suo vicino;
E piange il pastorel perchè (Il pianto del villanello)* sospesa
Teme fiera borasca e ‘l suo destino.
Toglie alle membra lasse il suo riposo
Il timore dei lampi e tuoni fieri
E de’ mosche e mossoni il stuol furioso.
Ah che pur troppo i suoi timor son veri:
Tuona e fulmina il ciel, e grandioso
Tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri.
(Tempo impetuoso d’ estate)*
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“ Sonetti ”
L’ Autunno
Celebra il villanel con balli e canti
Del felice raccolto il bel piacere, (Ballo e canto de’ villanelli)*
E del liquor di Bacco accesi, (L’ubriaco)* tanti
Finiscono col sonno il loro goder. (L’ubriaco che dorme)*
Fa ch’ogn’uno tralasci e balli e canti
L’ aria, che temperata da piacer,
E la stagion, ch’invita tanti e tanti
D’un dolcissimo sonno al bel goder. (Ubriachi dormienti)*
I cacciator all nov’alba
Con corni, schioppi e cani escono fuore; (La caccia)*
Fugge la belva e seguono la traccia; (La fiera che fugge)*
Già sbigottita e lassa al gran rumore (Schioppi e cani)*
De’ schioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggir, ma oppressa muore. (La fiera fuggendo muore)*
L’ Inverno
Agghiacciato tremar tra nevi algenti
Al severo spirar d’orrido vento; (Orrido vento)*
Correr battendo i piedi ogni momento; (Correr e batter li piedi per il freddo)*
E pel soverchio gel batter i denti; (Batter li denti)*
Passar’ al foco i dì quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento;
Camminar sopra ‘l ghiaccio (Il ghiaccio)* e a passo lento
Per timor di cader girsene intenti; (Camminar piano e con timore)*
Gir forte, sdrucciolar, cader a terra; (Cader a terra)*
Di nuovo ir sopra ‘l giaccio e correr forte (Correr forte)*
Sin ch’il giaccio si rompe e si disserta; (Il giaccio si rompe)*
Sentir uscir dalle ferrate porte (Il vento Sirocco)*
Sirocco, Borea e tutti i venti in guerra: (Il vento Borea e tutti li venti)*
Quest’é ‘l verno, ma tal che gioia apporte.
* Indicazioni poste da A.Vivaldi sulla partitura.
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“ Come ad attraversare
gli intervalli dell’aria ”
Testi tratti dal “De rerum natura” di Tito Lucrezio Caro
... ogni volta che i raggi trapelano e infondono la luce del sole nell’ oscurità
delle stanze: vedrai molti corpi minuscoli vorticare in molteplici modi nel
vuoto nella luce stessa dei raggi, e come in un eterna contesa muovere
contrasti e battaglie scontrandosi a torme, senza mai trovar pace,
continuamente agitati da rapidi congiungimenti o effrazioni; cosi che puoi
arguire quale sia l’ eterno agitarsi degli elementi primordiali delle cose
nell’ immenso vuoto; per quanto un piccolo fenomeno può offrire l’immagine
di grandi eventi e una traccia per la loro conoscenza... esistono moti nascosti e
invisibili alla materia... corpi ... colpiti da urti invisibili, che cambiano
strada, e indietro respinti rimbalzano di qui di là intorno in tutte le direzioni
(libro II - 114-132)
... quando avremo veduto che nulla può nascere dal nulla,
allora già più agevolmente di qui noi potremo scoprire
l’ oggetto delle nostre ricerche, da cosa abbia vita ogni essenza, e in qual modo
ciascuna si compia senza opera alcuna di dèi. (libro II - 155-168)
... l’animo ... richiede di conoscere a pieno, essendo infinito lo spazio oltre i
muri del mondo, cosa esista lassù, dove intenda scrutare la mente,
dove il libero balzo dell’ animo voli spontaneo... per noi in ogni senso è
dovunque, ... non v’è limite al tutto ... Ne può in nessun modo
apparire verosimile, laddove lo spazio si apre dovunque infinito e i germi di
numero innumero e di somma abissale volteggiano in mille maniere sospinti da
moto perpetuo, che solo questo cielo e questa terra sono stati creati, e che fuori
di essa tanti corpuscoli basilari non producano nulla; soprattutto perchè questo
mondo è opera della natura, e i corpuscoli urtandosi a caso per forza
spontanea, variamente, senza ordine o frutto, e invano addensati,
riuscirono infine a formare a un tratto quei nuovi aggregati che divenissero per
sempre la base delle grandi sostanze, la terra, il mare, il cielo, le specie
viventi. (libro II - 1044-1063) ... c’é in esse anche il vuoto... il vuoto
intangibile e immateriale, senza il quale per nessuna ragione le cose
potrebbero spostarsi; e infatti, ciò che è proprio peculiare dei corpi, resistere e
opporsi, accadrebbe in ogni occasione in ogni elemento: nulla potrebbe
procedere, poichè nulla offrirebbe spazio all’avvio del moto. (libro I - 329-339)
Mentre la vita umana giaceva sulla terra, turpe spettacolo,
oppressa dal grave peso della religione, che mostrava il suo capo dalle regioni
celesti con orribile aspetto incombendo dall’alto sugli uomini,
per primo un uomo ... ardì sollevare gli occhi mortali a sfidarla, e per primo
drizzarlesi contro: non lo domarono le leggende degli dèi,
né i fulmini, né il minaccioso brontolio del cielo; anzi tanto più ne
stimolarono il fiero valore dell’animo, cosi che volle infrangere per primo le
porte
sbarrate
dell’
universo.
(libro
I
62-71)
...quante favole sanno inventare, tali da poter sconvolgere le norme della vita,
e turbare ogni tuo benessere con vani timori!
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“ Come ad attraversare
gli intervalli dell’aria ”
Testi tratti dal “De rerum natura” di Tito Lucrezio Caro
... se gli uomini vedessero la sicura fine dei loro travagli, in qualche modo
potrebbero contrastare le superstizioni e insieme le minacce ...
infatti ignorano quale sia la natura dell’ animo, se sia nata o al contrario
si insinui in coloro che nascono, e perisca insieme con noi distrutta
dalla morte. (libro I - 104-114)
... priva di nome; ma nulla esiste più nobile e sottile di essa,
e neanche costituito da particelle più piccole e levigate:
è questa a diffondere per prima i moti sensitivi delle membra...
si
muove
per
prima,
costituita
da
minuscoli
elementi;
poi il calore e l’invisibile forza del vento, poi l’aria accolgono i moti:
poi tutto è in movimento ... ma non è senza pena
che il dolore può penetrare fin qui, ne un pungente male insinuarsi,
senza che tutto sia sconvolto al punto che manchi luogo alla vita
(libro III - 241-255) e le parti dell’anima s’involino per tutti i fori del corpo.
A tal punto devono essere stimolati in noi numerosi elementi,
prima che le particelle basilari dell’anima, ... sentano che sono scossi i diversi
semi e prima che, fatta ressa di questi intervalli, possano urtarsi, aderire fra loro
e rimbalzare a vicenda. Ma è l’animo a tenere ben stretti i serrami
della vitae a dominare l’esistenza assai più della forza dell’anima...
... senza la mente e l’animo, nessuna parte dell’anima può restare nelle
membra neanche per un breve attimo, ma docile segue la sua sorte e si
disperde nell’aria e lascia le fredda (libro III - 391-404) membra nel gelo della
morte.... provenienti da ogni parte vagano dovunque e in molti modi
innumerevoli simulacri sottili, i quali facilmente si congiungono fra loro
nell’aria, quando s’incontrano, al pari di ragnatele o di foglie d’oro...
sono di una trama molto più sottile di quelli che invadono gli occhi
e stimolano la vista, poichè penetrano .. e stimolano al suo interno
(libro IV - 724-732) la lievissima essenza dell’animo eccitandone il senso...
... i suoni e le voci si odono quando, insinuandosi nelle orecchie,
abbiano colpito il senso... anche la voce e il suono sono di essenza corporea, ...
possono colpire i sensi... la voce ... raschia la gola e il grido che erompe rende
più ruvida la trachea: ... gli elementi primi della voce, sorti in grandissima
quantità ... raschiano lo sbocco orale. Non v’è dubbio che le voci e le parole
consistano in elementi corporei, così da poter ferire. Neanche ti sfugge quanta
parte del corpo sottragga ... un parlare continuo fino all’ombra della tenebrosa
notte, protratto poi dal sorgente chiarore dell’alba, ... se effuso con altissimo
tono di voce. L’ asprezza della voce ... dall’asperità dei suoi elementi, ...
(libro IV - 524-543) la sua levità dalla loro levità ... qualsiasi cosa esistente per
sè, o agirà su un'altra, o dovrà lasciare che le altre agiscano su di lei, o sarà tale
che in essa le cose possano esistere e spostarsi... niente può agire e subire se
non abbia corpo, né offrire spazio se non sia libero e vuoto. (libro I - 440-444)
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“ Come ad attraversare
gli intervalli dell’aria ”
Testi tratti dal “De rerum natura” di Tito Lucrezio Caro
Cosi ci pare che l’ombra si muova nel sole e segua i nostri passi
e imita i gesti, ... facendo seguito ai moti e ai gesti dellíuomo...
null’altro può essere che aria vuota di luce. (libro IV - 364-379)
... ma se sia o no la medesima luce, e se l’ombra che prima era in un luogo
si sposti in un altro ... gli occhi non conoscono la natura delle cose ... non
attribuire a difetto degli occhi ciò che è colpa della mente. (libro IV - 381-386)
Qui non si poteva scorgere allora il disco del sole che alto volava
pieno di splendore, né le stelle del vasto firmamento, né il mare, né il cielo, né
infine la terra, né l’aria, né alcun’altra cosa simile alle nostre,
ma quasi un’improvvisa tempesta, un’ insorta congerie di elementi seminali di
ogni specie, il cui discorde tumulto sconvolgeva gli intervalli, le vie,
le connessioni, i pesi, gli urti, gli incontri, i moti, producendo confuse battaglie,
poichè, per le forme dissimili e le varie figure, non potevano in tal modo
restare tutti congiunti, e neanche produrre fra loro movimenti concordi.
(libro V - 432-442)
... di quanto ricopre lo slancio immenso del cielo, una parte la occupano gli
avidi monti e le selve abitate dalle fiere, una parte la ingombrano rupi e
desolate paludi e il mare che vasto separa le rive delle terre... quasi due parti il
calore rovente e l’assidua caduta delle nevi le tolgono ai mortali. Ciò che resta
del suolo, la natura se lasciata a se stessa, ... coprirebbe di rovi senza l’opera
dell’uomo, avvezzo, per durare la vita, a partire sul forte bidente
e a fendere la terra affondando nelle sue viscere l’aratro. (libro V - 200-211)
... prendono corpo quando i loro numerosi semi, volando in questo superno
spazio di cielo, d’un tratto s’aggregano, i più scabri,
... che possano intrecciarsi in lievi modi e ... rimanere uniti fra loro compressi
dall’aria... l’addensarsi ... queste si aggregano e si uniscono fra loro e in tale
coesione
si
accrescono
e
sono
portate
dai
venti,
al punto che infine ne sorge ... tempesta. (libro VI - 451-459)
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Esempi musicali dimostrativi
tratti dalla partitura d’orchestra
Esempio tratto da “La Primavera”
luoghi immaginari
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Esempi musicali dimostrativi
tratti dalla partitura d’orchestra
Esempio tratto da “La Primavera”
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Esempi musicali dimostrativi
tratti dalla partitura d’orchestra
Esempio tratto da “La Primavera”
luoghi immaginari
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“ L’ Ambiente”
Gli elementi ispiratori de “Le Quattro stagioni”
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“ L’ Ambiente”
Gli elementi ispiratori de “Le Quattro stagioni”
Gli uccelli
Cosa aggiungere alla definizione del canto degl’uccelli che ci ha dato in musica Antonio
Vivaldi? Il musicista ci fa pensare alle circa 200 specie che nidificano in Piemonte e che
rendono questa regione tra le più ricche al mondo per il numero di specie e per la biodi
versità. Qui gli studiosi hanno recentemente scoperto colonie svernanti dello Strillozzo, una
specie di Emberigidae assai rara in Piemonte e, secondo le conoscenze scientifiche
precedenti, svernante solo al sud del bacino del mediterraneo. È caratterizzato da un canto
caratteristico, un trillo prima lento poi veloce, che varia da colonia a colonia come se gli
uccelli utilizzassero tra loro una serie di dialetti che variano da zona a zona, ma che non
variano al variare degli ecosistemi nei quali si trovano. La presenza invernale dello strillozzo,
che vive solo in zone umide con canneti, è indicatrice di una accresciuta naturalità e di una
maggiore disponibilità di habitat naturali della nostra Regione.
I fonti
Tra le ricchezze del nostro territorio c’è anche l’acqua e per chi abita nella parte alpina ciò è
scontato: il principale fiume d’Italia nasce in Piemonte, poi c’è il lago Maggiore
che è un’immensa risorsa naturale ma conferisce al paesaggio un aspetto unico con la sua
varietà di fiori e piante, di brezze e di profumi, di chiese antiche e di ville con ineguagliabili
giardini; e poi gli altri fiumi e laghi, ciascuno con paesaggi, storie e caratteristiche diverse.
Ma anche per l’acqua la ricchezza non sta solo nella quantità ma anche nella qualità, intesa
soprattutto come diversità dei fonti: dal Nord scendono i grandi fiumi ricchi d’acqua in
estate, dal Sud scendono i torrenti copiosi in inverno e asciutti in estate; i torrenti tortuosi e
scavati nelle rocce, in mezzo a sparsi gruppi di querce, offrono paesaggi diversi in ogni
stagione e sono spesso la gioia dei canoisti o dei pescatori. In base alle dimensioni dei
materiali in alveo, fini o ghiaiosi, alla pendenza del fondo e alla portata d’acqua stagionale del
corso, si creano diverse condizioni di vita acquatica con tipiche specie ittiche e di flora
spondale.
Il capraro
L’immagine che Vivaldi ci dà del personaggio e di ciò che sta attorno, il fido cane, la
zampogna, non appartiene più al nostro modo di vivere e non ci resta che raffigurarla nella
musica, nella poesia, nella pittura e nelle altre arti che fino a cent’anni or sono ce l’hanno
riportata. Ma a cosa ci rimanda questa immagine? Chi di noi è particolarmente sensibile alla
propria salute e al proprio benessere sa bene qual è il primo prodotto delle capre: il latte ad
alta digeribilità. Inoltre caratteristico è il sapore dei formaggi, infatti se le capre vivono nei
prati fioriti delle nostre colline e montagne, accontentandosi di un pasto frugale, ci danno
formaggi come la nostra robiola che sono unici e irripetibili.
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Il pino
Quale bella immagine ci descrive Vivaldi con il pino e tutto il mondo che ci sta sotto! La
pineta è un bosco “ricreativo” perchè è facile da percorrere essendo quasi privo di cespugli;
sovente si sviluppa “a macchie” tra i boschi di latifoglie e crea un gioco di luci e tonalità di
verde assai suggestivo, con ampi spazi vuoti che diventano “finestre” sul panorama. Sono
diverse le specie di pino diffuse e ben note, ma l’immagine caratteristica del pino spontaneo
sulla cima delle colline o delle basse montagne, dove pascolano le capre, è fornita dal Pino
silvestre, un grande albero a rapida crescita, che colonizza i terreni erosi, abbandonati e
degradati, lasciando col tempo lo spazio alle altre piante di latifoglie. Queste ultime trovano
il loro habitat solo dopo la preparazione che il Pino silvestre ha compiuto. È infatti diffuso
tra le quercie (la roverella in particolare), tra i faggi, le betulle e i castagni. L’incendio poi è
un accanito nemico dei boschi, specie di quelli del Piemonte meridionale ma bastano pochi
pini che lasciano ogni anno a terra le loro vecchie pigne per assicurare la nascita rapida di un
grannumero di piccoli pini che provvederanno a ricoprire le pendici nude con un nuovo manto
verde che si evolverà poi verso un bosco maturo.
Il cucco
Il Cuculus canorus è famoso perchè da piccolo “ruba” il nido agli altri uccelli infatti la madre
depone imitando la forma e il coloe delle uova dei proprietari del nido a cui affida la cura
dell’unico uovo e del suo piccolo; le femmine nate insieme ad altri uccelli andranno ad o
videporre sempre in nidi della specie adottiva. Il suo canto, in particolare per il maschio, è il
tipico cuu-cuu con maggior forza sulla prima sillaba, tanto imitato dagli orologiai. È un
uccello che, per l’atteggiamento durante il volo e per il colore delle piume, imita altri uccelli
rapaci, in particolare lo sparviero. È diffuso ovunque in Europa e si nutre di larve di farfalle
notturne contribuendo a proteggere la frutta e gli ortaggi da queste ultime. Purtroppo nei nostri
ambienti è in forte regressione sia a causa della riduzione del cibo, sia a causa della
riduzione delle specie di uccelli che lo ospitano nei loro nidi. Durante il corteggiamento il
cuculo compie un caratteristico inseguimento in volo mentre il maschio emette a gran voce il
suo cuu-cuu e la femmina gli col suo canto.
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“ L’ Ambiente”
Gli elementi ispiratori de “Le Quattro stagioni”
La Borea
Il gelido vento del nord, sinonimo della Tramontana temuta tanto dagli agricoltori quanto
dagli animali e dalle piante, viene descritto bene da Antonio Vivaldi che lo contrappone in
musica allo Zeffiro, il vento di Ponente che è un movimento leggero dell’aria, un soffio
gentile in cui cantano la tortorella e ’l gardellino. A fine giugno, quando il grano matura, si
sente nei campi il suono delle spighe che, mosse dal vento, sbattono le une contro le altre
(sono circa 600 spighe in un metro quadrato sorrette tutte alla stessa altezza – 80 cm circa –
dagli steli o culmi). La Borea asciuga le spighe favorendo talvolta la maturazione, ma spesso
accelerandola troppo e impedendo che la farina si accumuli nei chicchi di grano o cariossidi;
se poi spira impetuosa porta sulle campagne lampi e tuoni fieri e con questi la grandine che
Tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri, provocando gravissimi danni alla coltivazione.
Bacco
Arriva l’autunno ed ecco che la campagna si riempie di colori, suoni e profumi rassicuranti,
primi fra tutti quelli connessi alla raccolta dell’uva che da sempre infonde un senso di
benessere, di gioia, di allegria. Il paesaggio autunnale provoca sempre emozioni, anche dove
non ci sono i vigneti: i boschi assumono colori più caratteristici che contrastano al tramonto
con i corsi d’acqua, la pianura mostra i colori delle colture prossime alla raccolta, gli orti
sembrano mosaici di fini tessere colorate e i frutteti alternano i colori vivi delle frutta sullo
sfondo intenso del fogliame. Il suono della vendemmia, l’immagine della pigiatura
tradizionale ci portano alla mente i vini che hanno reso celebre il nostro territorio e la nostra
gente nel mondo. Sicuramente vini famosi e importanti ma anche un patrimonio di vitigni
autoctoni e di popolazioni di viti, cioè di biodiversità che ci dà tanti vini diversi e tutti con le
proprie caratteristiche ben differenziate, una risorsa importante per la nostra ricchezza
culturale nell’era della globalizzazione e del l’omologazione dei sapori.
La caccia
È un’immagine antica, quella della caccia alle fiere, che l’uomo organizzava con strumenti
(corni schioppi e cani) meno precisi di quelli odierni. È l’altra faccia dell’autunno,
quello tumultuoso e violento, che si inserisce come un flash sui festosi baccanali, ma che
descrive la gioia del ritorno a casa, del pericolo affrontato e scongiurato, della stagione della
vita che porta il meritato riposo a chi ha tanto lottato. Le nostre campagne, tramontati
gli antichi pericoli delle fiere, sono oggi insidiate dagli squilibri ecologici: piante esotiche
che soffocano la flora tipica e, successivamente, provocano frane, erosioni ed esondazioni per
la loro incapacità di trattenere il suolo; animali indesiderati e distruttori come i cinghiali o,
meglio, i loro incroci col maiale, i porcastri che infestano i boschi e le coltivazioni, ma non
dimentichiamo l’invasione delle nutrie e, tra gli ultimi insetti arrivati, la Cameraria che in
estate defoglia regolarmente tutti gli ippocastani. È vero che la natura tende sempre a
raggiungere un equilibrio tra le diverse specie di esseri viventi e anche con gli elementi del
“regno minerale”, ma è pur vero che in un ambiente naturale fortemente condizionato
dall’uomo, come è la nostra campagna, un fattore di squilibrio ecologico provoca quasi
sempre un fenomeno di “blocco ecologico” dal quale la natura non ne esce se non con un altro
intervento dell’uomo che rimuove il fattore stesso di squilibrio.
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Le nevi algenti
Vivaldi descrive l’inverno con freddo, pioggia, neve e ghiaccio. È una natura silente che si
riposa, e che si carica di nuova vitalità per il periodo successivo. D’inverno il freddo annulla
molte malattie delle piante, uccide le spore di funghi dannosi, uccide tante larve di insetti che
si nutrono delle piante e dei frutti. Il freddo poi regola gli ormoni della fioritura e della fruttificazione di molte piante: senza freddo non si producono frutti. La pioggia cade più abbondante in inverno (ad eccezione delle Alpi) e ricarica le falde, le sorgenti, i fonti per le nostre
necessità estive. L’acqua è un bene che diventa sempre più raro e richiede sempre più una
gestione attenta da parte dell’uomo: prima di tutto dovrebbe scorrere nei suoi alvei naturali
dove origina un “ecosistema” e un eventuale prelievo dovrebbe essere fatto nelle vicinanze
della restituzione (l’acquedotto dovrebbe attingere poco prima dello scarico del depuratore)
in modo da garantire il deflusso naturale in tutti i corsi; questi ultimi dovrebbero essere anche
controllati e mantenuti in ordine, soprattutto a monte, per permettere corretti accumuli e
deflussi d’acqua durante i periodi di nubifragio al fine di evitare traumatiche alluvioni.
Ecosistema e paesaggio
L’ascolto de “Le Quattro Stagioni” ha evidenziato una precisa descrizione della natura
e del paesaggio. Quest’ultimo è uno scenario talvolta immutato, talvolta mutevole in cui
l’uomo svolge le proprie attività: Vivaldi ci fa immaginare le campagne di un tempo,
modellate con sapienza dai contadini che nel corso della storia hanno arricchito i terreni con
diverse specie di piante tra cui i fruttiferi, gli ortaggi, i cereali, i foraggi e vi hanno
introdotto gli animali domestici; hanno poi delineato i fossi, le strade e i confini dei campi con
le siepi e i filari creando una diversità di paesaggi già a partire da piccole porzioni di
territorio. Ogni paesaggio, o meglio, ogni elemento che compone il paesaggio, è il risultato di
un ecosistema, sia esso naturale o modificato dall’uomo; i confini tra un ecosistema e un altro
sono gli ecotoni: linee o fasce immaginarie di confine per una o più specie in cui si registra la
più elevata biodiversità. Gli ecotoni sono quindi, per le persone, i siti in cui si trovano il
maggior numero di animali, di frutta, di erbe e di quanto cioè ci piace osservare e
raccogliere in campagna.
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Con il patrocinio e il contributo di:
Assessorato alla Cultura
Ministero della Giustizia Consiglio dell ’ Ordine
Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali
S.MARIA MAGGIORE
OMEGNA
SCOPELLO
CASALE MONFERRATO
NOVI LIGURE
ASTI
ACQUI TERME
mmaginari
uoghi
Provincia del
Verbano
Cusio Ossola
Comune di
Omegna
Comune di
Santa Maria
Maggiore
Provincia di
Vercelli
Comune di
Scopello
Comune di
Casale
Monferrato
Provincia di
Asti
Comune di
Acqui Terme
Provincia di
Alessandria
Comune di
Novi Ligure
2004
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Stamperia d’ Arte Maccagno
Alessandria, Via Verona 75 - Tel 0131 223758
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I Luoghi dell’ Arte
uoghi
2004
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2004 - Luoghi Immaginari | Festival Itinerante per la Regione