COMUNIONE
E MISSIONE
SERVIZIO DI SPIRITUALITÀ MISSIONARIA
A CURA DEL CENTRO MISSIONARIO DIOCESANO - TRENTO
comunione e missione - redazione: via s.g.bosco 7, 38100 trento - direttore: carlo speccher
direttore responsabile: agostino valentini - ccp 13870381 - registrazione presso il tribunale di trento n. 178
n.6 giugno 2006 - periodico mensile dell’opera diocesana per la pastorale missionaria di trento
anno XXXV - Poste Italiane s.p.a. - Sped. in abb. postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004
n.46) art. 1, comma 2 - DCB Trento - Taxe perçue - Tassa riscossa Trento - contiene I.R.
Giugno 2006
335
lettera di comunione
Carissimi amici,
nella Messa del giorno di Pentecoste così preghiamo con la Colletta:
“O Padre, che nel Mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in
ogni popolo e nazione, diffondi sino
ai confini della terra i doni dello
Spirito Santo, e continua oggi, nella
comunità dei credenti, i prodigi che
hai operato agli inizi della
predicazione del Vangelo”.
Noi crediamo veramente che la Pentecoste non è un avvenimento del
passato, ma lo Spirito Santo è il dono
di Gesù Risorto che ci viene dato continuamente e in abbondanza. A noi,
che tocchiamo con mano che lo Spiri1
SOMMARIO
Lettera di comunione
pag.
1
Appunti di spiritualità
missionaria
“Io, il Signore e il Maestro,
lavo i piedi a voi”
pag.
5
Videocassette
pag.
9
Incontro gruppi
missionari a S.Romedio
pag. 10
Traccia per la
preghiera di gruppo
pag. 11
Voci dai gruppi
pag. 15
Voci dalla missione
pag. 17
Appuntementi
gruppi missionari
pag. 19
ACCRI
pag. 20
Libri
pag. 22
Arrivi e partenze
missionari
pag. 23
to del Risorto guida la missione della Chiesa, sono di incoraggiamento le parole di Gesù:
“Quando verrà il Consolatore
che io vi manderò dal Padre,
lo Spirito di verità che procede
dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi
renderete testimonianza…
Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità
tutta intera, …”. Nella preghiera rivolta al Padre dobbiamo
invocare il dono dello Spirito
che sempre ci sarà concesso
come Gesù, buon Pastore, ci
ha promesso.
L’attività del CMD per
l’anno pastorale 2005-2006
va verso la conclusione.
Il pellegrinaggio alla Madonna del Lares (vicino a
Tione) in maggio con le incaricate della diffusione della
stampa missionaria, è stato
un momento di preghiera, di
scambio, di amicizia, ma anche un riflettere insieme sul
come possiamo aiutare a migliorare l’informazione e la
formazione dei gruppi missionari tramite le riviste e gli
altri mezzi di comunicazione
sociale.
2
Martedì e mercoledì 30 e
31 maggio al Centro
Mariapoli di Cadine noi del
CMD con alcuni collaboratori per l’animazione religiosi
e laici, ci siamo ritirati per
definire il programma dell’attività per il prossimo anno
pastorale. È nostro sincero
desiderio cercare di migliorare sempre più il nostro
servizio in Diocesi per aiutare la nostra Chiesa di Trento
a essere fedele alla sua vocazione missionaria in questo
mondo che cambia.
In vista di questa verifica
e programmazione abbiamo
giudicato importante conoscere i gruppi missionari
parrocchiali e decanali e la
loro attività, chiedendo ai
responsabili dei gruppi di
rispondere ad alcune domande riguardo a questi
aspetti: la vita del gruppo,
l’animazione nel decanato e
nella parrocchia, i rapporti
con le missioni (ad gentes),
proposte per l’Assemblea
Missionaria Diocesana che
si terrà a Trento domenica
17 settembre.
Il 27 e 28 maggio si è
svolta in piazza Fiera a Trento
la 7a Festa dei Popoli, di cui vi
parlerò più dettagliatamente
sul prossimo numero di CeM.
Restano però ancora degli appuntamenti importanti: uno è il pellegrinaggio a S.
Romedio con gli animatori
missionari; con loro troveremo anche un momento per
fare una verifica sull’animazione missionaria nei gruppi
e nelle parrocchie in questo
anno 2005/06. Tutto questo
ci servirà per fare la programmazione dell’attività del CMD
per il prossimo 2006/07.
Un momento bello e importante sarà per noi l’incontro annuale con i missionari rientrati in Trentino per
un periodo di meritato riposo. Questo appuntamento, al
quale sarà presente anche il
nostro Arcivescovo, ci aiuta a
rinsaldare l’amicizia con coloro che hanno lasciato il
Trentino e la nostra Chiesa
madre in nome di Gesù Cristo per portare in tutto il
mondo il Suo Vangelo. Durante questo incontro potremo ascoltare a viva voce le
gioie e le difficoltà, le speranze e le fatiche della loro
vita missionaria e ricevere
3
suggerimenti e consigli per
migliorare sempre di più il
rapporto tra loro e il CMD in
modo che sentano sempre
più vivo il legame con la nostra Diocesi.
Si sta concludendo in
questi giorni il corso di formazione di quaranta giovani che
faranno l’esperienza estiva
presso i nostri missionari. Sarà
per ognuno di loro un momento forte di maturazione e
di arricchimento umano e
spirituale.
Nel mese di luglio andrò
in Ecuador e Perù per visitare i nostri missionari che
operano in questi Paesi e vi
farò in seguito un breve resoconto…
In maggio ci siamo incontrati con i CMD del
Triveneto al Santuario
Mariano di Pietralba: il momento più importante è stato la celebrazione della Messa, presieduta da mons. Pietro Brollo, vescovo di Udine e
concelebrata da tutti i sacerdoti; erano presenti anche
delle suore e laici che lavorano nei CMD.
Dopo il pranzo, momento di condivisione gioiosa, ci
siamo recati ad Aldino paese
natale di don Luis Lintner,
prete fidei donum martire e
abbiamo pregato sulla sua
tomba. È stato ucciso con
due colpi di pistola sparati
da un ragazzo a Salvador
Bahia in Brasile il 16 maggio
2002. Era in Brasile da 22
anni inviato dalla Chiesa di
Bolzano e Bressanone per
l’annuncio e la testimonianza del Vangelo. A fianco dei
poveri era diventato insieme
a loro seme di liberazione, in
un impegno continuo di annuncio e di difesa dei diritti
umani. I poveri erano diventati la sua guida spirituale:
“Il prossimo è il luogo di Dio…
e nei riguardi del nostro prossimo noi dobbiamo occuparci innanzitutto di coloro che,
in qualsiasi modo, sono diventati poveri”. Don Lintner,
come dimostrano le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto, ha sperimentato la vita tra i poveri come
un ricco dono di Dio. Sicuramente anche don Luis è il
seme caduto in terra che
muore per maturare frutti di
grazia per la missione di tutta la Chiesa.
don Carlo
4
Appunti di
spiritualità missionaria
“IO, IL SIGNORE E IL MAESTRO
LAVO I PIEDI A VOI”
GV. 13,1-17
Con estrema delicatezza, la lavanda dei piedi celebra l’amore di
Gesù per il Padre e per i suoi discepoli fino all’estremo, fino alla fine.
Gesù, con questo gesto semplice, ma fortemente anticonformista,
ci spiega il senso di tutta la sua vita: si è spogliato della sua natura
divina per incarnare quella umana.
Questo brano evangelico inizia con una indicazione temporale:
“prima della festa di Pasqua”; gli ultimi giorni della vita di Gesù, cioè
tutto quello che Gesù sa, dice e fa, si snoda nel contesto della grande
festa della Pasqua giudaica, nella quale Israele fa memoria di come
Dio lo ha liberato e lo ha reso Suo popolo eletto, Sua proprietà per
sempre. È nel cuore di questa festa ebraica che Gesù compirà la Sua
Pasqua, il passaggio da questo mondo al Padre.
Gesù conosce la Sua ora, è l’ora del Padre, è l’ora di ritornare al
Padre, però attraverso la passione e la morte ed in questo passare
vuole esprimere ancora una volta ed ora per l’ultima volta, quanto
ama i “suoi” con il gesto supremo del dono della Sua vita; ed in quei
“suoi”, sono presenti tutti coloro che liberamente aderiscono alla Sua
Parola.
Nella lavanda dei piedi ai discepoli, Gesù, con il dono totale di sè,
mostra il grande amore del Padre che Lui per primo ha ricevuto.
5
“Durante la cena”, quindi in un’atmosfera pasquale, di intimità, di
comunione e di fraternità sulla quale però pesa l’ombra del tradimento: “non tutti siete puri”; è all’opera anche Satana. L’incredulità
accompagna sempre l’appello di Gesù a credere.
Nel cenacolo si anticipa il dramma della croce, dove Gesù e Satana
si affrontano, si scontrano, lottano.
Con questa consapevolezza in cuore, Gesù si dona: lava i piedi ai
discepoli dopo aver deposto la veste ed essersi cinto con l’asciugamano. Gesù si mette il vestito da servo, trasforma se stesso in schiavo:
“pur essendo di natura divina … spogliò se stesso, assumendo la
condizione di servo”.
In Israele, il compito di lavare i piedi spettava alle donne e agli
ultimi degli schiavi; si faceva prima del pasto come segno di accoglienza, di ospitalità. Gesù lo compie durante il pasto, in un momento
insolito, fuori posto. Gesù vuole dare a questo gesto un nuovo valore
simbolico, anche perché lo realizza in un luogo ben determinato, nel
cenacolo riservato solo ai suoi, a chi è discepolo.
Con questa azione da schiavo, Lui, il Maestro e Signore, sembra
introdurre i suoi discepoli in una speciale e più profonda comunione
con Lui: “se non ti lavo tu non sarai veramente unito a me”.
Pietro, che rappresenta un po’ ciascuno di noi, con le sue parole
e i suoi atteggiamenti, dà l’opportunità a Gesù di spiegare a tutti il
Suo mistero d’amore. Pietro, vedendo che Gesù prende il posto
dello schiavo, si scandalizza, si spaventa, si ribella, non può accettare
di vedere Gesù chinato su di lui, prostrato ai suoi piedi. Pietro non
capisce più niente: se Gesù è il Messia tanto atteso, il potente, il
condottiero, … non può prendere il posto dello schiavo. Gesù sembra prendere per mano Pietro e scusarlo per la sua incomprensione,
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sa bene che il Suo gesto è profondamente carico di mistero ed allora
lo rassicura: “quello che io faccio tu ora non lo capisci, lo capirai
dopo”. A Pietro è richiesto solo di lasciar fare al Signore, di lasciarsi
amare, salvare da Lui e obbedire al Maestro.
Pietro, per paura di non essere accolto, accetta che Gesù gli lavi i
piedi come gesto di purificazione e non come simbolo di un dono
totale. Non è ancora capace di tale amore.
Al momento della croce, tutti scapperanno, tranne le donne ed il
discepolo che Gesù amava; Pietro imparerà più tardi ad essere servo,
grazie al dono dello Spirito Santo.
Accogliere la lavanda dei piedi significa lasciarsi compenetrare da
Gesù, diventare suoi discepoli; Lui attraverso il Suo gesto, il Suo
piegarsi su di noi, ha eliminato le distanze e ci ha resi capaci di fare
altrettanto, anzi ci ha detto: “Se dunque, io il Signore e Maestro, ho
lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi
ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”.
Come il Figlio Gesù fa ciò che vede fare dal Padre, così i discepoli
sono spinti a fare ciò che hanno visto fare dal Maestro. In questo “fare”
si intrecciano forti relazioni d’amore e il discepolo, anche se dopo un
cammino a volte faticoso come quello di Pietro, rimane conquistato,
trasformato dall’amore di Dio.
Lavandoci i piedi Gesù prende possesso di noi, ci mette in cuore il
bisogno di ripetere il suo gesto di amore gli uni agli altri.
“Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica”.
Gesù ci consegna la beatitudine del fare. Il discepolo è chiamato a
passare all’azione, alla concretezza, a vivere la sequela attraverso il
servizio, a esprimere in mille forme e gesti questo amore estremo
che si è ricevuto e che fa vivere.
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Il lavare i piedi gli uni agli altri diventa la legge della comunità dei
discepoli, la norma e lo stile della loro vita.
Quanto più mi lascio lavare i piedi da Gesù, tanto più conosco il
Padre e sono capace di fare della mia vita un servizio ai fratelli fino
al dono supremo dell’amore.
È qui che ha origine la missione dentro il cuore di chi è disposto a
lasciare tutto per l’annuncio del Vangelo o per la promozione dell’uomo in qualsiasi angolo della terra.
Questo amore di Dio, vissuto fino all’estremo da Gesù e riversato
in abbondanza in noi, diventa quel pungolo che ci spinge a vincere
l’egoismo e ad andare verso l’altro nella gratuità, con l’atteggiamento umile, semplice e disponibile del servo.
La lavanda dei piedi ci rivela un Dio che in Gesù si mette all’ultimo
posto; l’autorità si fa servizio e mostra la radicalità del Vangelo che è
pienezza di vita, misericordia, grazia, mitezza e pace.
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VIDEO DVD VIDEO DVD VIDEO DVD VIDEO DVD VIDEO
a disposizione presso il centro missionario (non in vendita)
BURUNDI: UN FUTURO DI SPERANZA
40 anni di volontariato Lvia nel paese. Il video racconta la storia dell’impegno dell’LVIA, ONG italiana in Burundi, che interviene nell’igiene, educazione all’igiene, acqua, agricoltura.
SIDA-SERVICE: DAL PREGIUDIZIO AL SERVIZIO
Attività del Sida-Service, associazione di volontariato
che cerca di rispondere alla
sfida dell’aids in Guinea
Bissau, attraverso lezioni ai
ragazzi, attività di cura, assistenza e accompagnamento malati.
CON IL MOZAMBICO:
MEDICI CON L’AFRICA
A BEIRA
Associazione del CUAMM
che opera in Mozambico
dal 1978. Lavorano nell’ospedale di Beira, nei distretti sanitari territoriali, formazione dei futuri medici
nella facoltà di medicina all’università cattolica Mozambicana.
MISSIONARI DI PERIFERIA: GLI STIMMATTINI IN PARAGUAY
L’esperienza dei padri nelle periferie della capitale Assuncion, a fianco
digente povera.
durata: 85’ - codice LM 13
9
Incontro con gli animatori dei gruppi missionari decanali e parrocchiali
domenica 11 giugno a S. Romedio
Anche quest’anno al termine del
cammino di formazione realizzato
al CMD, gli animatori missionari si
ritrovano in amicizia per verificare
le attività svolte e rinsaldare il loro
impegno per la Missione.
L’incontro sarà a SFRUZ in Val di
Non, ospiti degli amici animatori di
Sfruz e Smarano; al pomeriggio è
prevista la visita al Santuario di S.
Romedio per la Celebrazione dell’Eucaristia.
Programma della giornata
ore
08.30
partenza da piazza Dante TRENTO
ore
10.00
arrivo a Sfruz
ore
10.15
riflessione e lavori di gruppo
ore
12.30
pranzo
ore
14.30
visita al Santuario di S.Romedio
ore
15.00
Celebrazione eucaristica
ore
16.30
Ritorno
L’arrivo a Trento è previsto per le ore 18.00 circa.
10
NEL CUORE DELLA MISSIONE
TRACCIA PER LA PREGHIERA (272)
L’AMORE ATTRAVERSO IL SERVIZIO
Canto: “È bello lodarti”
È bello cantare il Tuo amore,
è bello lodare il Tuo nome,
è bello cantare il Tuo amore,
è bello lodarti Signore,
è bello cantare a Te.
Tu che sei l'amore infinito,
che neppure il cielo può contenere,
ti sei fatto uomo,
Tu sei venuto qui,
ad abitare in mezzo a noi, allora...
Tutti:
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Guida: Il Vangelo ci presenta Gesù che, nella lavanda dei piedi, sceglie
di mettersi a servizio dei suoi amici in modo semplice, povero,
scandaloso e nello stesso tempo dà a ciascuno di noi una consegna “fate come io ho fatto a voi”.
Lett. 1: Dal Vangelo di Giovanni 13 1-17
Era ormai vicina la festa ebraica della Pasqua. Gesù sapeva che era
venuto per lui il momento di lasciare questo mondo e tornare al Padre.
Egli aveva sempre amato i suoi discepoli che erano nel mondo, e li
amò sino alla fine.
All’ora della cena, il diavolo aveva già convinto Giuda, figlio di Simone
Iscariota, a tradire Gesù. Gesù sapeva di aver avuto dal Padre ogni
potere; sapeva pure che era venuto da Dio e che a Dio ritornava.
Allora si alzò da tavola, si tolse la veste e si legò un asciugamano
intorno ai fianchi, versò acqua in un catino, e cominciò a lavare i piedi
ai suoi discepoli. Poi li asciugava con il panno che aveva intorno ai
11
fianchi.
Quando arrivò il suo turno, Simon Pietro disse: “ Signore, tu vuoi lavare i piedi a me?”.
Gesù rispose: “Ora tu non capisci quello che io faccio; lo capirai dopo”.
Pietro replicò: “No , tu non mi laverai mai i piedi!”.
Gesù ribatté: “Se io non ti lavo, tu non sarai veramente unito a me”.
Simon Pietro gli disse: “Signore, non lavarmi soltanto i piedi, ma anche
le mani e il capo”.
Gesù rispose: “Chi è già lavato non ha bisogno di lavarsi altro che i
piedi. E’ completamente puro. Anche voi siete puri ma non tutti”. Infatti, sapeva già chi lo avrebbe tradito. Per questo disse: “Non tutti
siete puri”.
Gesù terminò di lavare i piedi ai discepoli, riprese la sua veste e si mise
di nuovo a tavola. Poi disse: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi
mi chiamate Maestro e Signore, e fate bene perchè lo sono. Dunque,
se io , Maestro e Signore, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi
i piedi gli uni gli altri. Io vi ho dato un esempio perchè facciate come io
ho fatto a voi.
Breve pausa
Spunti di riflessione
Il servizio
Il lavare i piedi, era compito dei servi e degli schiavi; il gesto di Gesù desta
quindi meraviglia e provoca la reazione di Pietro. Gesù che si spoglia delle sue
vesti e si cinge di un grembiule, dà un’immagine sconvolgente di Dio. Egli non è
un sovrano che risiede nel cielo, ma si presenta come servo dell’umanità per
innalzarla a livello divino.
Da questo servizio divino scaturisce per la comunità dei credenti quella
libertà che nasce dall’amore e solo la libertà crea vero amore. Il servizio che i
credenti rendono all’uomo ha lo scopo di instaurare rapporti di uguaglianza e
libertà come conseguenza del servizio reciproco. Gesù con il suo gesto mostra
che qualsiasi dominio o sopravvento sull’uomo è contrario all’atteggiamento di
Dio che serve l’uomo per elevarlo a sé.
Nella Chiesa non può esserci superiorità di un uomo sull’altro, perché
nella comunità fondata da Gesù ciascuno è a servizio degli altri, sull’esempio del
12
Maestro. L’amore verso i fratelli chiede di tradursi in accoglienza fraterna, ospitalità, cioè in servizio permanente.
La resistenza
Pietro resiste, l’idea del Maestro lo disorienta e lo porta a protestare. Per
Pietro ognuno deve ricoprire il suo ruolo, non è possibile una comunità o una
società basata sull’uguaglianza. Non è accettabile che Gesù abbandoni la sua
posizione di superiorità per rendersi uguale ai suoi discepoli. Non accettando il
servizio d’amore del suo Maestro, Pietro non comprende cosa sia il vero amore. Se non è disposto a condividere la dinamica dell’amore che si manifesta nel
servizio reciproco, non può condividere l’amicizia con Gesù e rischia, davvero,
di autoescludersi.
Il testamento dell’amore
Nell’ultima cena, Gesù consegna a noi il testamento dell’amore, fatto “carne
e cibo”, amore fatto servizio ed infine fatto stile di vita. “Io vi do un comandamento nuovo - dice Gesù quella sera e oggi - amatevi gli uni gli altri, come io ho
amato voi”. All’amore ricevuto da Cristo, deve seguire il nostro verso i nostri
fratelli, un amore che si fa trovare pronto a donarsi sulla strada della vita.
Tentati da tante forme di egoismo, dobbiamo attingere a Cristo per rispondere alla ragione profonda per cui Dio ci ha creati: lasciarsi amare ed amare.
Guida: Vogliamo andare alle radici profonde della fede e rinnovare la
nostra scelta di sequela del Signore, consapevoli del grande dono
ricevuto e della presenza costante del Signore accanto a noi. E’
questa fede che ci fa superare il senso di paura e di incertezza che
possono nascer in noi. Recitiamo a cori alterni il Salmo 137 in
forma attualizzata.
Coro 1: Ti ringrazio Signore, per il dono della fede.
Credo in te, con rinnovata convinzione per scelta personale.
Coro 2: Voglio vivere con coerenza la mia fede,
anche a costo di allontanarmi dalla comune mentalità.
Coro 1: Davanti a te, Signore, percepisco
la bellezza e la gratuità del tuo dono
13
e la mia grande debolezza e povertà.
per questo ti rinnovo il mio impegno.
Coro 2: E’ maturata in me una scelta di fede,
perchè ho scoperto che mi ami
più di quanto avevo mai pensato.
Coro 1: Ti ho chiesto luce e forza e tu me le hai date
facendomi rinascere il gusto della vita.
Coro 2: Vorrei che tutti gli uomini ti conoscessero veramente Signore
ed imparassero ad ascoltare la tua parola di pace.
Coro 1: Il tuo amore per gli uomini è immenso, Signore,
suo metro di misura è l’attenzione che hai per i più poveri.
Coro 2: Nelle lotte che devo affrontare per essere coerente con la fede
ti sento al mio fianco amico fedele che mi infonde sicurezza.
Coro 1: E’ duro il cammino della fede e spesso mi sento incoerente.
Stammi vicino, Signore, con l’amore paziente che ti distingue.
Coro 2: Guidami con forza e saggezza;
dona stabilità alle mie scelte e porta a compimento in me
l’opera che hai iniziato.
Tutti:
Gloria al Padre....
Guida: Con fiducia preghiamo il Padre di donarci la forza del Suo Spirito
perchè possiamo vivere con coerenza il comandamento dell’amore sull’esempio di Gesù.
Padre Nostro...
Canto: “Ti ringrazio o mio Signore”
Ti ringrazio, o mio Signore, per le cose che sono nel mondo,
per la vita che tu mi hai donato, per l'amore che tu nutri per me.
Alleluia, o mio Signore, alleluia, o Dio del cielo.
Alleluia, o mio Signore, alleluia, o Dio d'amore.
Quando il cielo si tinge d'azzurro, io ti penso e tu sei con me.
Non lasciarmi vagare nel buio, nelle tenebre che la vita ci dà.
14
Il gruppo missionario di Riva - S. Maria Assunta, ha recentemente pubblicato, in ricordo di una delle promotrici morta poco
più più di un anno fa, un libretto con la descrizione dettagliata
di tutte le attività del gruppo. Ci sembrava una cosa utile, anche
per gli altri gruppi, quella di pubblicizzare questo libretto attraverso la presentazione del parroco don Giovanni Binda.
R
ingrazio vivamente il Gruppo Missionario di S. Maria Assunta
di Riva per questa bella pubblicazione, destinata ad illustrare sinteticamente l’opera evangelizzatrice dei missionari rivani sul fronte della povertà e
del sottosviluppo.
Accanto a questi moderni eroi della fede e della carità, dei quali la nostra comunità può andare orgogliosa,
risalta in queste pagine anche l’opera
generosa e costante del Gruppo Missionario, che da molti decenni lavora
instancabilmente per la promozione
dell’ideale missionario e per l’aiuto
concreto ai Missionari.
Persone animate da autentica carità cristiana, si sono prodigate a continuare questa preziosa attività nell’ambito parrocchiale e cittadino; fra
le tante ricordiamo in particolare Maria Contini e, da ultima, l’indimenticabile Ortensia Torboli Barbera.
Ortensia ci ha lasciato un grande
esempio di fede cristiana, vissuta in
semplicità e di servizio umile, discreto e disinteressato alle Missioni: a Lei
va il nostro struggente ricordo e la
nostra viva riconoscenza.
15
Confidiamo, insieme a sr. Elena che anche per il popolo sudanese
avvenga la “risurrezione” tanto agognata.
A
nche quest’anno ci siamo
incamminati con Gesù verso la Pasqua. Lo seguiamo sulla via della Croce per poi partecipare alla sua risurrezione. S’incontrano ogni giorno difficoltà e contraddizioni ma tutto sta nel
saper accettare con un atteggiamento
di amore ciò che ci si presenta.
La Risurrezione è il trionfo della
Vita di Gesù, Vita di intera donazione
e servizio, d’intimità con il Padre. La
Risurrezione è il trionfo di tutti noi che
abbiamo creduto e sperato e ci siamo fidati della sua Parola. La sua
parola è Vita che noi condividiamo
col popolo a cui siamo stati mandati.
Il Papa ci dice ancora una volta che
“Dio è amore”. C’è tanto male nel
mondo ma c’è anche chi, dopo aver
capito il messaggio, sa pure far partecipi i fratelli.
Vorrei ancora una volta ringraziare tutti quelli che si prodigano nell’alleviare i disagi di chi si trova nella
necessità e che dopo aver intravisto
uno spiraglio di luce si ritrova ancora
nelle medesime condizioni. Voglio dire
che dopo la firma della pace in Sudan
non c’è stato nessun cambiamento.
La gente è ancora accampata nel
deserto mentre desidera ritornare sul
proprio territorio per la ricostruzione.
L’egoismo di una parte distrugge
la buona volontà e la disponibilità dell’altra.
Le ragazze della scuola di
Omdurman continuano i loro studi e
si preparano per quando potranno
prendere posti di responsabilità, quando sarà ristabilita la giustizia.
Preghiamo il Signore che muova i
cuori dei responsabili di questa situazione e finalmente tutti possano sedere ad una mensa e saziarsi dei beni
della terra.
Auguri vivissimi ed una preghiera
per tutti voi.
Sr. Elena Filippi - di Albiano
Sudan - Comboniana
16
Fr. Gianni è ritornato alla sua prima destinazione missionaria
Awasa, città che dopo un lungo calvario sta progredendo verso
una situazione più vivibile.
È
da due mesi che mi trovo ad
Awasa, vecchia e nuova missione, la
cui destinazione ho accettato ben volentieri dato che questa città è situata
a 1.400 mt ed essendo nel cuore del
Sidamo.
Anzitutto vorrei specificare che nel
lontano ’74 fu appunto la mia prima
destinazione di missione quando avevo trent’anni di età. In quel tempo
Awasa era solo un piccolo centro
dove vivevano i soli Sidamo, popolo
di pastori e coltivatori.
Al mio primo arrivo l’imperatore
Haile Selassie era ancora lui a guidare questa nazione ma cominciava a
serpeggiare il malcontento tra gli studenti e militari per il sistema feudale e
per i continui scontri etnici (“rivoluzione bianca”).
Il 12 settembre l’imperatore è arrestato e il potere viene assunto da un
comitato militare, il DERG. Parlamento
e Costituzione sono sospesi e viene
proclamato lo stato socialista. Poco
dopo il capo e 60 esponenti del neo
partito vengono trucidati (“rivoluzione rossa”).
Nel marzo ’75 è abolita la monarchia e viene istituita la Repubblica.
Uno dei primi atti è la riforma agraria
che toglie le terre ai latifondisti per
distribuirle ai contadini, cessa l’epoca feudale e inizia lo sforzo della produzione collettiva rafforzando l’alleanza con le nazioni a quel tempo comuniste quali l’Unione Sovietica e
Cuba.
C’erano diverbi etnici e guerriglie
interne fino a scatenarsi in vere guerre anche con l’Eritrea e la Somalia
che non tolleravano ed erano scontente del regime. Le guerre, una serie
di gravi siccità e l’annullamento del
lavoro privato fanno in modo che la
fame, malattie e morte dilagano. É in
questo quadro di miseria che anche
sul campo religioso la situazione era
alquanto tetra e nebulosa.
Milioni di morti e migliaia di rifugiati
17
è il risultato di questo periodo 19741982 tempo del mio primo turno in
Awasa da dove poi venni trasferito,
per avvicendamento, a Verona.
Cosa ho trovato oggi?
Con la caduta del Derg nel 1992
il nuovo regime, che ereditava una
nazione orfana della regione più settentrionale, l’Eritrea, ha dato ampie
autonomie a tutte le altre regioni, instaurando una Repubblica federale,
con il diritto all’autodeterminazione
teoricamente fino alla possibile indipendenza dal potere centrale. Di questa autonomia hanno goduto e godono tutte le regioni della nazione: i
Sidamo, con la loro popolazione di
oltre 3 milioni di abitanti, stanno sperimentando una presa progressiva di
responsabilità nei vari campi amministrativi e politici. Così i quadri del
potere sono sempre più rappresentati da gente locale del Sud dell’Etiopia, in particolare di Sidamo, appunto. Il clima che si respira è questo:
l’autorità è in mano alla gente che
quando siamo arrivati era dedita alla
pastorizia e alle altre attività di una
vita ed organizzazione molto semplici
mentre i quadri politici ed ammini-
strativi erano appannaggio della cosiddetta “tribù dominante”, gli Amara, che avevano conquistato
militarmente la regione nella seconda
metà del 19° secolo. In questo contesto anche la Capitale della Regione
Sidamo, Awasa, si è munita degli uffici competenti e si è fatta una bella
cittadina, non più dei soli Sidamo, ma
anche arricchita dalla cultura delle
diverse etnie vicine.
Nel campo ecclesiale stiamo passando, analogamente, da una chiesa
missionaria degli inizi ad una “Chiesa
locale”, nella quale i cristiani assumono le loro responsabilità e il clero
giovane inizia ad assumere la guida
pastorale dei fedeli.
A nostra volta, noi missionari venuti da altrove, aiutiamo questa Chiesa a maturarsi e a diventare autosufficiente sotto ogni aspetto, il che richiederà ancora tantissimo e moltissime cure.
Mentre da voi fa ancora freddo,
qua il termometro segna 35 gradi e di
notte 20 gradi. La polvere che si respira penetra in tutti i pori e veramente è fastidiosa. Sono più di 5 mesi che
non piove e siamo in attesa delle pic18
cole piogge... oggi comunque è nuvoloso e si spera che siano nuvole di
pioggia le quali compaiono da ormai
due giorni e penso che siano quelle
giuste.
Mi trovo bene sia con la salute
che con il lavoro. Sono in mezzo alla
gente e questo mi dà molta soddisfazione.
Sono via dalle scartoffie, dai resoconti finanziari, dagli uffici e dai
negozi dove il mio lavoro mi chiama-
va in aiuto ai missionari in trincea
impossibilitati a venire in Addis
Abeba.
Spero che il buon Dio mi aiuti
sempre e così aiuti te, don Carlo, nel
tuo importante lavoro di diffusione
della Buona Novella e del pensiero
dei tanti missionari trentini sparsi nel
mondo.
Fr. Gianni Smalzi - di Vermiglio
Etiopia - Comboniano
APPUNTAMENTI GRUPPI MISSIONE (decanale o interparrocchiale)
Arco/Oltresarca
Arco (conv. Cappuccini) lunedì
Cavalese/Predazzo Predazzo
lunedì
Cembra
canonica
lunedì
Condino
Baitoni
mercoledì
Denno
canonica
martedì
Fassa
Pera (canonica)
lunedì
Lomaso
Dorsino
martedì
Mattarello
oratorio
giovedì
Mori
Cornè
martedì
Ossana
Peio (canonica)
lunedì
Primiero
venerdì
Riva d. Garda
Varone (Verbiti)
martedì
Rovereto
Beata Giovanna
mercoledì
Tione
Breguzzo (Casa Serena)venerdì
Trento
centro missionario
martedì
Trento S. Chiara ora di adorazione miss. martedì
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5
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15.00
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Associazione di Cooperazione CRistiana Internazionale
IL SENSO CRISTIANO DEL NOSTRO
IMPEGNO DI COOPERAZIONE E
VOLONTARIATO INTERNAZIONALE
L’incontro dei soci dell’ACCRI con don Carlo Molari sul senso
cristiano del nostro impegno di cooperazione e volontariato internazionale, è stato di grande stimolo e ci ha lasciato molti spunti di
riflessione. Desideriamo condividerne alcuni.
E’ importante che al centro della nostra azione non ci sia costantemente il nostro io, con la nostra buona volontà, il nostro impegno,
le nostre motivazioni. Questo orizzonte, che definiamo “morale”, basato soprattutto sul dovere, per quanto positivo, non è sufficiente a
motivare e qualificare una scelta di volontariato cristiano.
La spiritualità cristiana si caratterizza infatti per un continuo riferimento a Dio, principio e fonte di ogni cosa. Che cosa significa ciò e
che cosa significa esercitare la fede quando si è impegnati nelle
nostre attività?
La fede è abbandono fiducioso a Dio, fare riferimento a Dio
significa dunque abbandonarsi a lui con grande fiducia (Concilio
Vaticano II). Abbandonarsi fiduciosamente a Dio con lo sguardo
rivolto a Gesù implica due convinzioni di fondo che a loro volta
implicano atteggiamenti di vita corrispondenti: significa credere che
esiste un Bene sommo, una Vita piena, una Giustizia perfetta che non
sono della storia, non originano dalle creature, ma “sono”; significa
credere che questo Bene, questa Verità, questa Giustizia può entrare
nel nostro percorso e alimentarlo.
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Avere fede in Dio, dunque, significa compiere una scelta, certi che
la forza della vita ci consente di accogliere novità mai vissute, così da
riuscire a consegnare vita anche ai fratelli. Non è un risultato che si
ottiene in un istante, è il risultato di un lungo cammino e di una lunga
esperienza.
Abbiamo bisogno di tempo: ciò che diventiamo, lo diventiamo
solo nel tempo. Questo è un punto da tenere presente come volontari
cristiani: ci sono momenti in cui diventiamo noi stessi incontrando i
nostri fratelli e ci sono momenti in cui i nostri fratelli acquisiscono la
loro identità più profonda per mezzo nostro, ossia per “ciò che di Dio”
siamo capaci di comunicare.
Se la creatura non vuole, Dio non si esprime. Questo assegna
all’uomo una grande responsabilità all’interno della vita: quella di
diventare ambito della creazione di Dio, cioè di una creazione più
grande di quella che riusciamo ad esprimere. Non è facile acquisire
la coscienza di essere creature, ma è questo il fondamento della
dimensione spirituale: incominciare a ritenere che non si è al centro,
che non siamo noi ad operare, che l’azione di Dio in noi è più grande
di noi.
Se, facendo del bene, ci poniamo come principio, come centro,
come soggetto, vogliamo un riconoscimento, una ricompensa,
comunichiamo un dono diverso. Il messaggio che trasmettiamo
dipende dall’atteggiamento con cui ci poniamo ed influisce sul
dono che facciamo.
La gratitudine non è la risposta ad un diritto, è un atto gratuito: se
l’amore non è gratuito, la risposta non è gratuita. Non è facile vivere
questo atteggiamento, anche se la filosofia di oggi che si sviluppa
anche in una dimensione laica, parla di dono.
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MAde in africa
Storie di un continente che rinasce, di Pozzi Anna, Monti, 2000
Proseguiamo il nostro percorso di approfondimento sul tema dell’Africa, con
il libro “Made in Africa Storie di un continente che rinasce”, il cui spirito va
riassunto nella seguente frase:
“Salvare l’Africa con gli Africani si può. Gli Africani hanno le capacità,
le conoscenze, le abilità. Ed hanno anche un loro modo di crescere, di
concepire lo sviluppo. Hanno i loro tempi.”
A pronunciare questa frase è un sudanese, Mark Oloya, un membro della
comunità Koinonia di Nairobi. Un’idea la sua, che risuona in tutto il libro,
invitandoci a guardare l’Africa e gli Africani con uno sguardo e un cuore davvero
nuovi.
Koinonia è una comunità di laici africani, che di questa loro origine sono fieri
e che da questo, dalle loro origini, partono per interrogarsi e cercare di ricostruire
un’Africa a loro misura. Koinonia è nata nel 1991, ispirata da un prete italiano,
il comboniano Renato Sesana che in Africa, prima nello Zambia e poi in Kenya,
viveva dal 1971. La comunità ha un avvio difficile e in questo l’appoggio di padre
Sesana- ribattezzato padre Kizito dagli Africani- è fondamentale, ma una volta
iniziato a camminare, procederà con le sue forze e si svilupperà in un modo, quello
dell’impegno nel sociale e nella comunicazione, che all’inizio non era assolutamente previsto né voluto. Attualmente i suoi membri stabili sono dieci ma altri
quattro sono i progetti importanti che da Koinonia sono nati e che senza questa
non esisterebbero: c’è Kivuli una casa per i bambini di strada di Nairobi, Anita’s
home un progetto che tenta di ridare una famiglia alla bambine di strada, molto
meno visibili dei maschietti ma vittime di esperienze altrettanto terribili.
Poi c’è Amani People’s Theatre, un teatro terapeutico ed educativo che
coinvolge bambini di strada ma anche gruppi di adulti. Un’esperienza che viene
portata avanti grazie alla passione di alcuni membri di Koinonia e ad alcuni
volontari-artisti che usano il linguaggio teatrale per aiutare i bambini a superare,
esorcizzandoli nella finzione, le loro paure e le frustrazioni e cercando, per gli
adulti, una via non violenta alla risoluzioni dei conflitti.
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E c’è ancora Africa Peace Point, un’associazione nata nel 1998 per tentare di mettere
in rete tutte le esperienze – e sono tante! –
che in Africa si occupano di pace, in vario
modo e a vari livelli. Koinonia è sostenuta in
Italia da Amani, (che in lingua kishwali significa pace, www.amaniforafrica.org) un’associazione fondata tra gli altri da padre Kizito e
che opera solo su base volontaria.
Tra scene di ordinaria disperazione e sprazzi
di luce, Made in Africa si legge in un soffio,
lasciandoci dentro alcuni interrogativi e, per
fortuna, una manciata di speranza.
Per ulteriori riferimenti inerenti l’Africa, la
sua cultura, il ruolo della donna nello sviluppo
del continente e gli strumenti didattici esistenti sia per la scuola che per i gruppi
di catechesi, il Centro di Documentazione ha preparato, in occasione della mostra
bibliografica “Africa, voci di donne” ospitata dalla Biblioteca Comunale di
Borgo Valsugana dal 29 maggio al 1 giugno, una guida alla mostra, disponibile
presso il CMD.
444
ARRIVI E PARTENZE DEI MISSIONARI 4 4 4
sono arrivati:
dal Brasile
il Cameroun
dal Mozambico
dal Mozambico
d.
p.
p.
fr.
Walter Collini
Sergio Janeselli
Lodovico Festi
Carlo Moggio
sono partiti per:
il Brasile
fr. Francesco Abram
il Brasile
d. Ezio Berteotti
il Brasile
d. Luigi Giuliani
l’Eritrea
p. Flavio Paoli
l’Etiopia
sr. Giuseppina Scrinzi
la R. D. Congo
p. Mariano Prandi
la R. D. Congo
p. Renzo Travaglia
la Romania
p. Fabio Volani
il Togo
p. Bruno Gilli
Incardinato
Concezionista
Cappuccino
Cappuccino
di Pinzolo
di Tn-S.Apollinare
di Savignano
di Mocenigo
Gesuita
Diocesano
Diocesano
Pavoniano
Comboniana
Comboniano
Dehoniano
G. Murialdo
Comboniano
di Fondo
di Stravino
di Romeno
di Nanno
di Nogaredo
di Varignano
di Cavedine
di Volano
di Albiano
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MARTEDÌ 20
GIUGNO
Incontro con i Missionari presenti in Diocesi
“IL RIENTRO DALLA MISSIONE:
TIMORI, SPERANZE
E
ILLUSIONI”
presso il Seminario Maggiore
Trento, corso 3 Novembre 46
Programma:
ore 8.45: ritrovo
incontro di fraternità e comunione
ore 12: S.Messa presieduta dall’Arcivescovo
mons. Luigi Bressan
ore 13: pranzo
ore14-16:comunicazioni
È gradita la partecipazione dei parroci delle
comunità di origine dei
missionari.
Foto di gruppo con i missionari presenti all’incontro dello scorso anno
Il fascicolo è espressione del gruppo “COMUNIONE E MISSIONE” del Centro Missionario
Diocesano - via s. Giovanni Bosco 7/1, 38100 Trento - tel. 0461 891270, fax 0461 891277
Il gruppo è composto da:
giulio andreatta - francesca boldrin - lucia borzaga - maddalena brugnara - tatiana brusco
- adelmo calliari - franco castellan - mariapia ciurletti - laura edine - giovanni esti - evaristo
fia - antonio filosi - celestino luchi - gianluigi lutteri - celestino miori - carmine giacomozzi
- rita passerini - ada pezzè - claudio righi - carlo speccher - ilaria e gianmarco tomasi
- loredana valentini - marco turri - lorenza wegher - sr. agata wojcik - maddalena zorzi
opera diocesana per la pastorale missionaria, via s.giovanni bosco 7, trento - c.c.postale 13870381
cassa rurale della valle dei laghi, sarche: cin=V, abi=08132, cab=34442, c/c 12/10/00338 24
e-mail: [email protected] - internet: www.arcidiocesi.trento.it/missioni
composizione: centro missionario diocesano - stampa: grafiche argentarium, trento
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Giugno 2006 - Arcidiocesi di Trento