N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 1 EDITORIALE EDITORIALE EDITORIALE EDITORIALE EDITORIALE pro con soddisfazione, anche personale, questo quarto numero della rivista, perché ho la percezione di una energia che concretamente può cominciare a modificare l’attuale situazione, scavalcando la limitatezza che ci avvolge, e che spesso deriva dall’ignoranza dei non addetti ai lavori o a volte proprio degli addetti, che si può superare solo infondendo la giusta informazione. Dicevo soddisfazione personale per essere stato ideatore e promotore di un progetto sperimentale di emergenza e soccorso in mare, nella provincia di Bari. Dopo un lungo e perseverante lavoro di proposta e programmazione, e potendo soprattutto contare sull’indispensabile guida del Capo Dipartimento dell’Emergenza del Policlinico di Bari Prof. Tommaso Fiore, e sul supporto di spesa e di mezzi che la Provincia di Bari con l’impegno dell’assessore Nicola Pace, e la ASL BA, tramite delibera, hanno messo a disposizione, è stato finalmente reso esecutivo il protocollo di intesa tra diversi enti collaboranti ad un unico fine: il Soccorso Sanitario in Mare. L’esercizio di questo protocollo si è svolto in maniera combinata tra la disponibilità operativa e di controllo tecnico della Capitaneria di Porto/Guardia Costiera, e l’integrazione col coordinamento specifico sanitario e di continuità assistenziale, nonché di supporto tattico logistico terrestre, della Centrale Operativa 118 provinciale. Il servizio, che per questa prima volta è stato operativo dal 15 agosto al 15 settembre sulla popolata costa barese, si è concretizzato con l’allestimento di mezzi natanti specificamente attrezzati per il soccorso sanitario in mare, con equipaggi formati ai protocolli di salvamento in acqua e di rianimazione cardiopolmonare di base, con l’interscambio tra le due centrali operative 1530 e 118: i ruoli ricoperti dalle differenti parti hanno consentito di attuare un sistema valido e veloce per portare il primo soccorso sulla costa e in mare. Come ho già detto si tratta di un progetto sperimentale che ha comunque dato i suoi concreti frutti, tanto da essere già acquisito per il prossimo anno in forma più estesa nello spazio e nel tempo. C’è ancora tanto da poter migliorare. Sono a disposizione con il mezzo mediatico che offre la nostra rivista, per pubblicare altri esempi e iniziative di questo genere, al fine di attuare un reale confronto e intraprendere un dialogo che deve aprirsi, a mio avviso, su due fronti: il primo è di potenziare l’operatività e le prestazioni specifiche, informando e formando gli attori che svolgono il proprio ruolo operativo, cercando di scolpire l’essenza e la valenza di un servizio che possa dare la risposta giusta e proporzionata all’evento, con la necessaria forza e capacità di uomini e di mezzi. Questa capacità di mettere a punto un “Servizio” di Emergenza e Soccorso in Mare, che per la sua particolarità non si può improvvisare ma deve essere generato da proposte specifiche di altissima competenza, richiede, a monte, un discorso di “Sistema” di Emergenza e Soccorso in Mare, A N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 per poter dare una risposta adeguata all’emergenza tutta. Sono fermamente convinto di questa visione unitaria della questione, e quindi il secondo fronte su cui insisto e mi adopero da tempo, è quello di dare il giusto peso ai problemi che incidono sulla precarietà della sicurezza in mare. Il mare non può più essere un luogo di privazione della libertà di essere sicuri, non solo sotto il profilo della fruizione turistica o sportiva, ma soprattutto facendo riferimento al diritto dei lavoratori del mare (ed è un ambito vastissimo) di lavorare in sicurezza. Mi stupisco ogni volta che ne parlo, di come a tutt’oggi ci possa essere ancora tanto silenzio attorno ad un ambito per contro tanto in evidenza, di come il problema sia così poco citato e conosciuto se non tra coloro che lo praticano: lo sforzo necessario che vogliamo e dobbiamo attuare è quello di portare le problematiche in ambito istituzionale. Non è più giustificabile la carenza legislativa in questo settore, e dobbiamo sentirci tutti investiti del compito di sollevare un vero e proprio problema morale da porre al centro della normativa necessaria a rimuovere l’abbandono che persevera in questo ambito. Sono convinto che la scelta di strategia più corretta sia proprio questa di guardare a 360 gradi alzando lo sguardo alle sfere più alte, richiamando l’attenzione di chi ha ricevuto dai cittadini del mandato per lavorare al miglioramento della qualità di vita dell’intera comunità. Ritengo fondamentale questa visione di insieme del problema, è la forza motrice che ci deve condurre, perché il rischio è quello di perdersi in una frammentazione di iniziative, che se pure giustamente derivano dalla volontà di arginare le singole esigenze territoriali, non possono rimanere isolate, ma ben vengano se servono ad intraprendere un dibattito collettivo e a sollevare le coscienze su un ambito dove prevale la rassegnazione. È difficile non perdersi nei propri interessi “campanilistici”: se solo pensiamo alla difficoltà di riunire i diversi “pezzi” del 118 in Italia, già appare quasi inafferrabile l’idea di un servizio unitario di Emergenza e Soccorso in Mare. Eppure vogliamo continuare con il nostro forum N&A a divulgare dialogo e informazioni che possano generare forza di coesione, modernizzazione dei sistemi, capacità di prevedere e rispondere adeguatamente, modulando gli interventi in base alla diversa entità dei fenomeni. È giunta l’ora di esaminare l’attuale situazione in maniera attenta e spassionata, così cercando di porre in evidenza orientamenti e scelte, per invitare e guidare il legislatore di buona volontà a trovare i parametri più corretti. Guai a chi si accontenta di poco! Maurizio De Luca Direttore N&A trimestrale di emergenza e soccorso in mare 1 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 2 CASE REPORT CROLLO IN MARE: CASE REPORT DI UN SOCCORSO INTEGRATO ROBERTO SORRENTINO* DOMENICO CIOCI** DANTE LO PARDO*** ROMUALDO CIRILLO~ M.ROSARIA RONDINELLA• * Anestesista Rianimatore, HEMS 118 Salerno. ** Infermiere A.O.R.N., Cardarelli di Napoli, 118 elisoccorso Salerno. ***Rianimatore HEMS 118 Società Nazionale di Salvamento sezione prov.le Salerno. 2 ˜ Rianimatore A.O.R.N. “Ruggi d’Aragona” Salerno. • Responsabile C.O.Re 118 Campania. Foto fornite dagli autori. L e maxiemergenze rappresentano uno degli eventi nei quali il sistema di soccorso viene stressato in tutti i suoi anelli fondamentali che vanno dal dispatch delle centrali operative, al coordinamento dei mezzi ed alla ricezione dei feriti nelle strutture ospedaliere. Dispatch Sono le 14.25 del 18 agosto 2007. Scatta l’allarme. Scena dell’evento: costiera amalfitana, territorio già difficilmente accessibile, specie nei mesi estivi. La richiesta di intervento giunge per il crollo di una struttura non ben precisata, numerosi feriti, alcuni precipitati in mare. Dalla base di elisoccorso scatta l’emergenza: configurazione HEMS con possibile utilizzo di verricello, imbracature, caschi, decollo. Scenar io Alle 14.35 l’equipaggio del A109E POWER I-LIDD, pilotato dal comandante Alessio Pannuzzo, giunge su posto, la scena che si presenta alla prima ricognizione appare drammatica. Una struttura in legno, crollata, ferma a metà di una parete di roccia, al di sotto di una villa. Si scorgono numerosi corpi di feriti che si susseguono N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 3 CASE REPORT fino a scendere a livello del mare: chi è precipitato su una scala, chi su uno scoglio, due feriti sono in mare. Un’ambulanza è già sul posto con i soccorritori che cercano di prestare i primi aiuti. Altri soccorsi secondo le comunicazioni stanno arrivando dal mare. I soccor si Seconda ricognizione Al momento l’unico sito per verricellare è uno spazio di circa 2 mq lateralmente alla verticale dove sono distribuiti i feriti. Il comandante dà l’ok al tecnico di bordo, verricellista Mario Matrella a calare il medico rianimatore Roberto Sorrentino munito di zaino per gli interventi primari. Manovra difficile per la pendenza della parete rocciosa che presenta ostacoli naturali. Calma di vento ed alta professionalità, permettono lo svolgimento della manovra senza problemi. Tr iage Sganciato dal verricello, inizia il triage. Lo scenario è tipico di una maxiemeregenza, un evento multiplo, dove per il luogo dell’evento le risorse diventano limitate. Pertanto, secondo lo schema A-B-C-D, il medico comunica via radio al pilota, che resta in hovering, la situazione, valutando nel più breve tempo possibile tutti i pazienti. Sono circa nove i feriti la cui gravità aumenta in proporzione alla quota di precipitazione dalla terrazza al livello del mare. Tre feriti sono nei pressi della terrazza, si muovono, seduti, non appaiono gravi. A metà altezza giace per terra un uomo, si lamenta, respiro e polso valido, un trauma cranico, frattura scomposta arto inferiore; l’equipaggio di un ambulanza medicalizzata giunta sul posto sta prestando le prime cure; in basso i due feriti più gravi. Due pazienti giovani, una ragazza ed un ragazzo, distesi su una superficie piccola, utilizzata per approdi occasionali, bagnati, pallidi, sono probabilmente i due feriti precipitati in mare dopo impatti ripetuti sulle rocce. Alcuni bagnanti e soccorritori avevano provveduto al loro recupero dal mare. Pr imar y and secondar y sur v ey La ragazza B.E., alla primary survey, presenta vie aeree pervie, si applica quindi il collare cervicale, respiro superficiale, dispnoico, polso centrale presente, assenza di polso radiale, GCS 10 (E3V3 M4), cute pallida, il sospetto di lesione di organi interni è forte, classe di shock III, probabile anche un N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 3 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 4 CASE REPORT nale. Si naviga verso Amalfi, circa 5 interminabili minuti durante i quali l’elicottero I-LIDD stazione in attesa per il rendez-vous. Via radio si effettua un rapido ragguaglio, si predispongono altri presidi, farmaci (protocollo NASCIS III per traumi spinali) fluidi, ed in base alla gravità si organizza la destinazione dei feriti secondo le disponibilità offerte dalla Centrale Operativa Regionale (C.O.Re.) 118 e quella locale di Salerno 118. Il primo dei due feriti precipitati, la giovane paziente, viene elitrasportato presso l’ospedale di Salerno, il quadro neurologico in volo – fa notare l’infermiere Mimmo Cioci – grazie anche ad un adeguato riempimento volemico migliora, “muove le gambe, buon segno” dice, ma il quadro respiratorio peggiora. Dopo 4 minuti di volo si atterra a Salerno e si affida la paziente al collega Dante Lo Pardo, collega di elisoccorso, di turno in rianimazione quel giorno ed esperto di subacquea. trauma spinale, poiché muove solo gli arti superiori. Alla secondarey survey, quindi all’esame testa piedi, il dato preoccupante è la presenza all’auscultazione di rantoli bilateralmente, si rafforza il sospetto di inalazione di acqua di mare. L’ipotermia iniziale si controlla con le coperte isotermiche. Nel frattempo arrivano i soccorsi dal mare: due gommoni uno della Croce Rossa, l’altro della Capitaneria di Porto, un equipaggio sbarca con un soccorritore ed un infermiere con la prima barella spinale. Doppio accesso venoso, ossigeno 12 litri/min. in maschera con reservoir, monitoraggio, la saturazione oscilla tra 80-85%. Il secondo paziente D.L., anch’egli giovane, maschio, alla primary survey presenta un quadro clinico simile. 4 La dinamica dell’accaduto, con la sospetta sindrome da sommersione lo allarma. Di nuovo operativi inizia la spola dei feriti, si ritorna ad Amalfi. Nel frattempo l’elicottero dei VVF ha provveduto al recupero di un altro paziente, ed un terzo elicottero, l’elisoccorso di Napoli atterrato nel porto di Maiori, attende un ferito stabilizzato nel piccolo ma efficiente presidio ospedaliero di Castiglione di Ravello. Purtroppo questo paziente, trasportato all’ospedale Cardarelli di Napoli morirà nella notte. Sul porto le ambulanze sono spiegate i gommoni ancora in attività. L’A109 I-LIDD è di nuovo sul porto di Amalfi in attesa di altri feriti che stanno arrivando con il gommone della Capitaneria di Porto, per altre due volte si farà la spola con gli ospedali della provincia di Salerno. Anche il paziente D.L., inizialmente trattato e stabilizzato, per peggioramento sarà elitrasposrtato presso l’ospedale di Salerno. Vie aeree pervie, il rachide viene messo in sicurezza, il respiro tachipnoico, polso flebile, sono presenti segni di shock, tachicardia FC120, sensorio agitato, GCS 11 (E4V3M3). All’esame testa piedi, il quadro traumatologico appare più serio per la presenza di trauma cranico con importante ferita lacero contusa, bacino instabile e sospetta frattura femore. La tensione è alta, lo spazio per i movimenti ridotto, il tempo per organizzare un recupero col verricello in uno spazio angusto con due feriti vicini rallenterebbe il soccorso ad entrambi. In accordo con il resto dell’equipaggio in ascolto radio e con le squadre di soccorso di mare si decide di imbarcare questi due feriti sul gommone della Croce Rossa, fornito anche del sistema di recupero e fissaggio della barella spiN&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 5 CASE REPORT Tutto si svolge con relativa calma, con rapidità. Dalla terra, dal mare e dal cielo i soccorsi sono stati tempestivi, ma la sorte dei feriti e la tragicità dell’evento verificatosi tiene tutti col fiato sospeso. Ogni soccorritore analizza il proprio operato, si valutano aspetti positivi e negativi del soccorso. Sono circa le ore 18.00 la maxiemergenza sembra terminata. Fase del Soccor so Ospedaliero Fin dall’arrivo dei quattro feriti presso l’A.O.R.N. “S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno al primo triage in Pronto Soccorso, in particolare le condizioni cliniche dei due giovani, B.E. di anni 22 e di D.L di anni 25, apparivano drammatiche (non a caso elitrasportati). Innanzitutto vi era per ambedue un immediato sospetto emorragico addominale confermato strumentalmente dal drastico calo emoglo- binico e dalla ecografia addominale (disomogeneità della milza e sangue libero in addome) che clinicamente si esprimeva con franca reazione peritoneale. Alla TC total body, concomitava trauma cranico commotivo (GCS ingresso > di 8 per entrambi) e trauma contusivo toraco-addominale (D.L. presentava anche numerose fratture costali nonché gravissimo trauma di bacino con sfondamento degli acetaboli). B.E. presentava invece fratture agli arti superiori e lesione da scoppio del corpo vertebrale di L5. La rapida raccolta anamnestica fornita dai soccorritori era in grado fin da subito di giustificare il quadro TC polmonare (vedi Fig. 6) nonché la grave ipossiemia con marcata acidosi mista verificata al dato EGA. Vi era infatti per ambedue l’aggravante (ma soprattutto per B.E. recuperata dal primo soccorritore a circa 2 metri di profondità) di una sindrome da sommersione verificatasi in seguito alla precipitazione in acqua con perdita immediata della coscienza a da una inonda- zione delle vie aeree e digestive. Stabilizzata l’emodinamica e l’Hb con immediato intervento di splenectomia per entrambi, si procedeva alle altrettanto delicate procedure di ventilazione invasiva al fine di migliorare la ematosi. In particolare per E.B. il rapporto PaO2/FiO2 (pressione parziale ossigeno/frazione inspiratoria ossigeno) risultava essere stabilmente e pericolosamente inferiore a 100 con marcata acidosi. Nello spettro di una malagurata evoluzione verso l’ARDS si decideva quindi di adottare un protocollo sperimentale che prevedeva utilizzo per via endobronchiale a mezzo Videofibrobroncoscopia del Curosurf (fattore surfattante bovino). L’A.O.R.N. di Salerno è infatti inserita nel progetto pilota coordinato dall’Istituto di Anestesia e Rianimazione dell’Università di Modena (Direttore Prof. Pasetto) “Alveolar Research Italian Network”. Tale progetto prevede la raccolta di dati relativo ad uno studio multicentrico per la valutazione delle indicazioni,dei dosaggi e dei risultati del “Curosurf”, nel trattamento di patologie polmonari nell’adulto non convenzionali il cui comune denominatore appare essere un disturbo qualiquantitativo della produzione del fattore surfattante tensioattivo prodotto dai Pneumociti di II tipo. A 24 e 72 ore veniva effettuata nuova Tc toraco-polmonare di controllo (Fig. 7 e Fig. 8) con un risultato eclatante. Da segnalare che già dopo 6 ore dall’utilizzo del nostro protocollo si assisteva ad un netto miglioramento della saturimetria che passava, con medesima moda- Figura 6 Quadro Tc polmonare. N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 5 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 6 CASE REPORT lità ventilatoria e stessa FiO2 ,da 89 -90 % a 9698%. Il rapporto PaO2/FiO2 inizialmente inferiore a 100, raggiungeva stabilmente 160-180 per assestarsi in terza giornata stabilmente Figura 7 oltre i 200, rientrando quindi nella normalità. La decisiva svolta nel miglioramento degli scambi alveolo capillari, concedeva quindi il rapido “weaning” (svezzamento dal ventilatore) e la conseguen- te auspicata estubazione definitiva. Inoltre la completa sospensione della sedazione farmacologia aveva contestualmente consentito di valutare la completa assenza di deficit neurologici centrali e/o periferici tanto temuti in considerazione del seppur breve periodo di ipossia cerebrale determinato dalla forzata sommersione. Ringr aziamenti In merito alla maxiemergenza sanitaria verificatasi nel pomeriggio di sabato 18 agosto in Costiera Amalfitana tra Conca dei Marini e Furore che ha visto coinvolte nove persone tragicamente precipitate sulle rocce e poi in mare, si rende necessario precisare quanto segue. Nel ringraziare, in merito al caso specifico, tutte le forze civili (CRI Maiori e Positano, Croce Bianca di Amalfi, Associazione Mil- 6 lennium di Amalfi) e Forze dell’Ordine (Vigili del Fuoco, Guardia Costiera, Carabinieri, Polizia, Vigili Urbani, Guardia di Finanza) che hanno aderito con la massima tempestività ed hanno contribuito positivamente al successo del soccorso, è necessario ribadire che il risultato positivo di un soccorso sanitario, soprattutto in occasione di maxiemergenze, scaturisce esclusivamente non solo dalla tempestività dei soccorsi ma anche e soprattutto da un perfetto coordinamento tra tutte le forze chiamate in campo. Nessuna esclusa. Però, i fatti hanno ancora una volta dimostrato che la rete del soccorso, per essere efficace, non può prescindere dal diretto coin- N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 7 CASE REPORT Figura 8 volgimento, anche e soprattutto formativo, dei laici e dei cittadini tutti, che troppe volte, con tanto slancio, coinvolti dall’emotività, intervengono. Il Sistema 118 della Regione Campania che tra i suoi protocolli prevede l’informazione ed anche la formazione, ha dimostrato con i fatti e più volte, nonostante tutte le difficoltà e tutte le polemiche, efficienza e capacità operative. La grave difficoltà nel recupero delle vittime, ha necessitato uno spettacolare e rischioso intervento dell’elisoccorso sanitario, che grazie all’ausilio del verricello ha consentito un immediato arrivo sul posto della équipe sanitaria con relativo immediato “triage”. Anche la possibilità di documentare in tempo reale gli eventi attraverso foto, filmati sui luoghi degli eventi, ha consentito ai “mass media”, nonché a tutti i cittadini, di acquisire le corrette informazioni e quindi di valutarne la reale entità. Un plauso è da attribuire alla sinergia con la quale la C.o.Re. 118 ha interagito con le Aziende Ospedaliere Campane nella gestione dell’emergenza e nell’evacuazione e trattamento dei feriti. In particolare l’Azienda Ospedaliera “S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, nell’accogliere ben quattro dei nove feriti considerati più gravi, ha dimostrato tutta la sua efficacia e fattiva collaborazione. In questa ottica di sinergie, la Centrale Operativa Regionale 118 della Regione Campania e l’Azienda Ospedaliera di Salerno intendono fornire una unica fonte informativa. La C.O.Re. propone un encomio per tutti gli Operatori impegnati nelle operazioni di soccorso al Ministro della Salute (On. Livia Turco), all’Assessore regionale alla sanità Prof. Angelo Montemarano ed ai Sig.ri Prefetti di Napoli Dott. Alessandro Pansa e di Salerno Dott. Claudio Meoli. ∆ Man uale da campo di Medicina Tattica Questo manuale vuole essere un ausilio pratico per tutti quegli operatori militari e civili che cercano un riferimento scientifico rapido e facilmente accessibile mentre operano il loro soccorso quotidiano o in circostanze straordinarie. ALCUNI CONTENUTI: • Military Life Support. • Protocolli operativi di medicina tattica. • Tecniche di circostanza. • Triage Militare. • Triage di Evacuazione Aeronautico. • • • • • • MLS • 9Line NATO Medevac Request. TA S C A B I L E . INDISTRUTTIBILE. IMPERMEABILE. A N T I M AC C H I A . P E R F E T TO AU S I L I O PER CHI OPERA SUL C AMPO. R A P I D O AC C E S S O AGLI ARGOMENTI CON INDICI C O L O R AT I . Triage N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 Evac. Noveline • Tecniche sanitarie avanzate. • Barelle improvvisate. €15,00 + s.p (€ 4,00) Versamento su c.c. postale n° 61936282 intestato a Pagina srl Si prega di inviare un fax con la ricevuta del bollettino al numero 0573.978350 specificando un recapito telefonico. 7 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 8 RICERCA E SOCCORSO IN ACQUA ESERCITAZIONE INTERNAZIONALE AERO-MARITTIMA SQUALO 2007 L’EMOZIONE DELLA “PRIMA VOLTA” TOMMASO GISMONDI Capitano di Fregata (CP). Capitaneria di Porto di Bari Foto fornite dall’autore. re 07.30, la torre di controllo dell’aeroporto militare di Amendola comunica alla sala operativa del 6^ MRSC (Centro Secondario di Soccorso Marittimo) di Bari la scomparsa dai tracciati radar di un velivolo civile con 6 persone a bordo nelle acque del golfo di Manfredonia. È iniziata così una delle più importanti esercitazioni internazionali di ricerca e soccorso aeromarittimo denominata Squalo 2007 che si è svolta quest’anno nello scenario delle acque pugliesi, dal 25 al 28 giugno. Proprio a seguito dell’entrata in vigore del nuovo O 8 testo dell’art. 830 del Codice della Navigazione, recentemente modificato dal D. Lgs. n. 96/2005, che attribuisce all’Autorità Marittima il coordinamento e la responsabilità del soccorso in mare ad aeromobili, precedentemente assegnata al Direttore di Aeroporto, per la prima volta il Corpo delle Capitanerie di Porto ha coordinato mezzi navali ed aerei italiani e stranieri nelle operazioni simulate di ricerca e salvataggio di un’aeromobile incidentato in mare. Tale esercitazione, pianificata nel quadro di applicazione dell’accordo Internazionale tripartito SARMEDOCC (Search and rescue Mediterranean Occidental) tra Spagna, Italia e Francia è stata condotta congiuntamente dal Comando Operativo delle Forze Aeree dell’A.M. di Poggiorenatico (FE), responsabile per fase SATER (Soccorso Aereo) di ricerca e soccorso a terra ed il 6^ M.R.S.C. di Bari responsabile, in 2^ situazione operativa, della fase SAMAR (Soccorso Aeromarittimo), relativa alle operazioni di ricerca e soccorso in mare. Il coordinamento di tali attività, espletato per il tramite della sala operativa del 6^ M.R.S.C. di Bari, si è svolto sotto la supervisione ed il controllo della Direzione Congiunta dell’esercitazione costituita, per l’occasione, presso l’aeroporto militare del 32^ Stormo di Amendola (FG) e composta da personale della Centrale Operativa del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto e del 6^ Sottocentro di soccorso marittimo di Bari. Allo scopo di addestrare il personale coordinatore SAR e gli equipaggi delle unità aeronavali italiane e straniere partecipanti rispettivamente alla direzione, condotta, esecuzione e supporto di operazioni combinate di ricerca e salvataggio di sopravvissuti a sinistri aerei in mare è stato predisposto un Ordine di Operazioni in doppia lingua (inglese-italiano ) che ha previsto l’impiego di 8 mezzi aerei, rischierati presso l’aeroporto militare di Amendola e 6 unità navali, che hanno coperto un’area di circa 600 miglia quadrate collocata nel golfo di Manfredonia e del basso Mar Adriatico. Le consistenti forze partecipanti, appartenenti oltre che alla Guardia Costiera (4 motovedette d’altura ed elicottero AB 412), anche dell’Aeronautica Militare (due elicotteri: un HH3F del 15° SAR di Brindisi ed un AB 212 di Grazzanise), alla Guardia di Finanza (una vedetta costiera ed un elicottero AB 412), ai Carabinieri, Comando Prov. Foggia (una motovedetta classe 800), alla Polizia di Stato (un elicottero AB 212), alla Francia, dogana di Lione (un aereo Reims CESSA F-406) e alla Spagna, Centro Coord. Soccorsi Palma di Majorca (un elicottero AS 330 Puma ed un aereo CASA 212) hanno messo in atto con estrema accuratezza gli schemi coordinati di ricerca velivolo-mezzo navale pianificati dal 6° MRSC sulla base di N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 9 RICERCA E SOCCORSO IN ACQUA quanto stabilito dal manuale internazionale di ricerca e soccorso aeromarittimo (IAMSAR MANUAL) emanato dall’ I.M.O. Tale esercitazione ha visto inoltre la partecipazione di osservatori stranieri della Croazia ed Egitto, nonché degli Uffici Territoriali di Governo di Bari e di Foggia, della Croce Rossa Italiana e, per la prima volta, della Protezione Civile e del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino Speleologico. Il meticoloso lavoro di pianificazione ha permesso di utilizzare nell’area di mare prescelta dei simulativi, costituiti da una vera zattera, 8 posti autogonfiabile, da 2 simulacri della carlinga dell’aereo incidentato e da due manichini dotati di cinture di salvataggio, che hanno consentito di attribuire all’intera esercitazione un carattere quanto più realistico ed effettivo. Le operazioni di ricerca e soccorso condotte sin dalle prime luci dell’alba sino al tramonto, sono state peraltro caratterizzate da condizioni meteorologiche al limite delle matrici di rischio previste per i velivoli ed i rispettivi equipaggi, con temperature che hanno sfiorato i 47°, inoltre lo stato del mare che raggiunto in alcuni momenti forza 4 ha messo a dura prova le unità navali ed il personale imbarcato. Le attività operative hanno preso spunto dalla notizia N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 della scomparsa di un aereo da trasporto civile con 6 persone a bordo dai tracciati radar pervenuta dalla torre di controllo di Amendola alla Sala Operativa del 6° MRSC BARI, che ha predisposto le sortite di ricerca con l’impiego dei velivoli e dei mezzi navali con grande partecipazione emotiva da parte del personale di turno nonché da quello appositamente intervenuto dalla Sezione Elicotteri del Nucleo Aereo 1 Guardia Costiera di Sarzana Luni e dall’Aeroporto militare di Amendola, in qualità rispettivamente di Coordinatore del traffico Aereo (ACO/ Air Craft Co-ordinator) e di ufficiale di collegamento per le comunicazioni del traffico aereo. Contemporaneamente, con pari slancio, presso l’Aeroporto militare di Amendola il personale del Corpo lì presente per l’occasione procedeva, per la prima volta, a condurre i briefing necessari ad edurre gli equipaggi dei velivoli italiani e stranieri sulle modalità operative di attua- zione degli schemi di ricerca e soccorso, soffermandosi sui numerosissimi dettagli tecnici quali, ad esempio, le quote di ingresso e di uscita dalle aree di ricerca, gli attraversamenti delle stesse, le quote differenziate tra aree adiacenti per ragioni di sicurezza, ecc.... Naturalmente, il contesto multinazionale di tale esercitazione ha richiesto l’uso continuo ed il più possibile comprensibile della lingua inglese nella conduzione dei briefing e nella redazione del documento d’impianto, nonché della pertinente messaggistica. Al termine dell’esercitazione, al rientro dei velivoli e mezzi navali impiegati, si è tenuto, nella giornata conclusiva dell’esercitazione, il debriefing generale durante il quale sono state riportate da parte degli equipaggi tutte le impressioni e le considerazioni a caldo sull’attività posta in essere e sugli aspetti suscettibili di miglioramento. Durante tale incontro, la Direzione Congiunta dell’esercitazione ha avuto modo di constatare il raggiungimento degli obiettivi anche con il ritrovamento di tutti i bersagli da ricercare e la piena sicurezza con la quale le operazioni si sono svolte. In sintesi l’attività presentata nel corso della apposita conferenza stampa tenutasi l’ultimo giorno della esercitazione alla presenza delle autorità militari e civili intervenute può così riassumersi: in 8 sortite dei mezzi aerei per un totale di 19 ore di volo, in 12 sortite dei mezzi navali per un totale di 46,5 ore di moto. L’esercitazione pienamente riuscita ha visto la sinergica integrazione delle varie componenti del soccorso che hanno reso possibile la perfetta interoperabilità di uomini e mezzi appartenenti a diversi Paesi ed Amministrazioni. ∆ 9 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 10 FORMAZIONE AL SOCCORSO SICUREZZA IN ZONA DI BALNEAZIONE FRANCESCO PAGLIARO Formatore Soccorsi Speciali e Maestro Istruttore OPSA - Croce Rossa Italiana già Water Safety Instructor – American Red Cross Direttore Sezione SNS Belpasso Alto Simeto. Foto fornite dall’autore. Italia per tradizione e professionalità si è sempre distinta in campo internazionale, in materia di sicurezza della navigazione, salvaguardia della vita umana in mare, sopravvivenza e salvataggio, nonché ricerca e soccorso a naufraghi e dispersi in mare. È stata promotrice e firmataria della Convenzione Internazionale di Amburgo del 1979 per il Coordinamento internazionale del soccorso in mare e vanta, fra gli altri: a) uno dei Corpi di Guardia Costiera meglio organizzati ed efficienti; b) la più antica società al mondo che si occupa di qualificazione al salvataggio (la Società Nazionale di Salvamento di Genova) dal 1871; e c) una Società di Croce Rossa che si è sempre distinta nel soccorso sanitario in ambiente marittimo, fin dalla Grande Guerra, con le navi ospedale provenienti dalla Regia Marina. Ed è nell’ottica di tale tradizione ed efficienza che emerge l’argomento che ci onoriamo di trattare su questa nuova ma già autorevole rivista, e cioè “il L’ 10 problema della sicurezza nella balneazione in ambiente marino”. Su tutto il territorio nazionale, le Capitanerie di Porto competenti per territorio emettono appropriate ordinanze che disciplinano l’attività balneare, contenenti fra l’altro le indicazioni e le dotazioni di sicurezza obbligatorie per poter svolgere un efficiente servizio di salvataggio. Illustreremo di seguito una serie di tali attrezzature che, a prescindere dalla obbligatorietà o meno, ritieniamo comunque di grande interesse ed ausilio all’operatore addetto al salvataggio. Và precisato che le dotazioni previste sono quelle ad uso sia collettivo che individuale. L’operatore (o la squadra addetta al salvataggio) potrà scegliere, nell’esecuzione di un soccorso (secondo una serie di variabili e di circostanze di opportunità) quali di esse utilizzare e inoltre se procedere a bordo dell’imbarcazione di salvataggio oppure a nuoto. In tutti i casi è bene, comunque, evitare di procedere a mani nude, ma far sempre uso di un dispositivo ausiliario che possa agevolare le manovre di soccorso, o che possa tornar utile nel caso di una insospettata complicanza. Ci occuperemo innanzitutto dei presidi di salvataggio ad uso collettivo (quelli cioè in dotazione ad una spiaggia attrezzata o ad uno stabilimento balneare), successivamente di quelli ad uso individuale (che costituiscono dotazione individuale dell’operatore) e infine di quelli di protezione individuale (d.p.i.), a tutela dello stesso operatore. Dotazioni di salvataggio ad uso collettivo collettivo Imbarcazioni adibite al salvataggio: in Italia sono previste a remi (pattini di salvataggio, lance) ed operano e transitano nella zona di balneazione. Surf, kayak e tavole di salvataggio: d’uso comune nelle spiagge oceaniche, specialmente in Oceania (vedi fig. 1 e 2). Mezzi nautici ausiliari a motore: idroambulanze, jet-ski, gommoni, ecc. La loro operatività in zona di balneazione deve essere autorizzata e pianificata con l’Autorità Marittima, ma per il pattugliamento di ampi tratti di costa, sono necessari. Rullo di salvataggio: utile, specialmente nelle spiagge che presentano fondale irregolare, ricco di buche, mulinelli ed altre insidie o in presenza di risacca o cavalloni. Il rullo contiene avvolta una sagola galleggiante di almeno 200 m. Il soccorritore indossa l’imbrago cui è collegata la sagola ed inizia la sua corsa-nuoto-corsa verso l’infortunato. Una volta afferrato, i colleghi dalla spiaggia provvedono a recupera- re la sagola con i due soggetti. Ciambella di salvataggio con cima galleggiante: la dotazione più comune prevista anche a bordo dei natanti. Può essere lanciata o “offerta” dal soccorritore al pericolante; ma a condizioni che quest’ultimo sia cosciente e sufficientemente in forze per tenervisi aggrappato. Strumenti di ricerca ricerca e salvataggio individuali Maschera, aereatore e mezze pinne: rappresentano un fondamentale ausilio per l’operatore. Propulsione, sostentamento in acqua, visibilità subacquea, continuità nella respirazione sono le qualità offerte da questi indispensabili strumenti. (vedi fig. 3). Rescue-can (siluro di salvataggio): in Italia comu- Fig. 3 Pinnette da training nemente soprannominato “baywatch”, dall’omonimo telefilm che portò alla notorietà Pamela Anderson. Costituisce un buon supporto per il trasporto di un pericolante (grazie anche alla sua forma idrodinamica). Ma se la vittima perde i sensi, essa và sorretta dall’operatore. Attenzione alle imitazioni. Ne esistono in commercio versioni “giocattolo” (in vendita anche nei grandi magazzini) che non offrono sufficiente spinta positiva in acqua per sorreggere un adulto (vedi fig. 4). Fig. 1 Surfing rescue expert Brian Keaulana, Hawaii. Fig. 2 Rescue-kayak N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 11 FORMAZIONE AL SOCCORSO Fig. 4 Da sx: 2 rescue-can, 3 rescue-tube e 2 barelle spinali. In basso collari cervicali. Rescue-tube (torpedo di salvataggio): rappresenta a nostro avviso l’attrezzo più utile e versatile attualmente a disposizione di un soccorritore acquatico. Morbido, leggero, idrodinamico, grande spinta positiva, può servire da appoggio per il pericolante stanco. Può però anche essere fissato all’addome della vittima incosciente che resta così a galleggiare autonomamente in posizione supina. L’operatore, rimanendo a mani libere, può accellerare la nuotata di rientro o provvedere (se necessita) al sostentamento delle funzioni vitali della vittima (vedi figg. 4, 5 e 6). Dispositivi di protezio protezio-ne individuale Giubbotto di salvataggio (life-jacket): è il dispositivo di galleggiamento per eccellenza! A condizioni però che l’utilizzatore mantenga una posizione semistatica. Poco adatto ed ingombrante per nuotare ed operare in acque libere. Ne esistono modelli ad ingombro limitato (tipo quelli per canoisti), ma più adatti ad un nuoto in corrente, cioè in presenza di acque rapide, piuttosto che a mare, per via dell’inevitabile ingombro (vedi fig. 7). Tubo di salvataggio “Flotter”: non ci è capitato di provarlo ma, così come per Fig. 5 Uso del rescue-tube con pericolante svenuto. il “Body Guard” descritto è stato segnalato dal Comando Generale delle Capitanerie. Prodotto da The Life Belt srl, possiede omologazione CE e sembra essere un buon dispositivo. Salvagente a ferro di cavallo con maniglie “Bodyguard”: si tratta di un attrezzo innovativo, prodotto da Veleria S. Giorgio, e dotato anch’esso di regolare omologazione, ma andrebbe tastato su campo per verificarne l’efficacia (vedi fig. 8). Giubbotto di salvataggio gonfiabile (mod. Vindel), prodotto da Ital-Cer e con regolare omologazione CE è già in uso presso alcuni reparti dei Vigili del fuoco. Questo modello di giubbotto resta, a nostro avviso, il d.p.i. più comodo che ogni soccorritore acquatico dovrebbe indossare all’ingresso in acque profonde o mosse, o in previsione di un intervento difficile. L’ingombro è minimo e viene gonfiato solo in caso di necessità da parte del soccorritore. Ne esiste un modello che si auto-attiva dopo 5” sec di immersione in acqua, adatto per caduta accidentale in Fig. 6 Trasporto con rescue-tube. acqua con perdita di coscienza, chiaramente non adatto al soccorso attivo. Il modello da noi testato ha due vie di gonfiaggio: manuale (mediante funicella collegata ad una bomboletta di CO2) oppure mediante gonfiaggio a bocca; lo consigliamo vivamente come d.p.i. di autosicurezza e sopravvivenza per tutti gli operatori acquatici, in sostituzione del classico giubbotto di salvataggio nautico (vedi fig. 9 nella pagina successiva). G.O.S. (Giubbotto Operatore Salvataggio): in uso presso gli O.P.S.A. della C.R.I., consiste in un gilet di tessuto (tipo cordura), con, alloggiato in spalla, un bombolino d’aria compressa (o ossigeno) per piccole ricerche subacquee o per brevi permanenze a moderata profondità. Indispensabile attrezzo da tenere nel gavone dell’imbarcazione di salvataggio. L’operatore che lo utilizza deve essere in possesso di abilitazione subacquea. Fig. 7 Giubbotto da soccorso fluviale prodotto dalla Shockwave. Fig. 8 Salvagente a ferro di cavallo “Body Guard”. Caschetto (per le coste a picco): anche il casco entra, di diritto, fra i dispositivi di sicurezza anti-urto ed anti-caduta necessari per chi opera su scogliera o coste a picco. Consigliabile il modello da soccorso fluviale, con copri-orecchie, feritoie per il passaggio dell’acqua e sottogola. Mutino o costume in neoprene (o lycra) per le acque fredde o le zone infestate da meduse: da non sottovalutare i dispositivi di protezione termica. Lycra, neoprene mono-cellulare ed altri moderni tessuti vengono utilizzati per confezionare costumi e mute in grado di proteggere, oltre N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 11 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:55 Pagina 12 FORMAZIONE AL SOCCORSO Aspiratore chirurgico di secreti: permette il prelievo, mediante sondino, di liquido presente nelle vie aeree dell’infortunato. Defibrillatore semi-automatico (AED): si tratta di un dispositivo avanzato alle funzioni vitali, utilizzabile anche da un laico (adeguatamente addestrato ed autorizzato). Auspichiamo che presto gli AED “entrino” in spiaggia come dotazione obbligatoria. Fig. 9 Giubbotto auto-gonfiabile Vindel EN 396, mod. 713 M. Nota – I presidi al punto 5 sono consigliati particolarmente alle squadre di soccorso e salvataggio in servizio presso coste e spiagge lontane dai circuiti urbani e dalle postazioni del 118. Il coordinamento dell’emergenza (con i tempi stimati di intervento, stabilizzazione ed ospedalizzazione del paziente), andrebbe infatti preventivato e coordinato col 118 di zona. ∆ Fig. 10 Barella tipo “basket” con accessori. che dal freddo e dalla dispersione termica in acqua, anche dal contatto con organismi marini aggressivi o caustici. Nota – L’operatore addetto al salvataggio è un lavoratore che opera in ambito di rischio e pertanto dovrebbe sempre indossare i dispositivi di sicurezza che lo tutelino in caso di difficoltà, malessere, sovraffaticamento. tuale ossigeno supplementare. Nota – Uno zainetto di primo soccorso non dovrebbe mai mancare nel kit dell’operatore o presso le postazioni di salvataggio, ferme restando le dotazioni previste e stabilite dalla competente autorità sanitaria. Pallone di respirazione tipo “ambu”: sostituisce la pocket-mask in un’assistenza respiratoria da parte di un’équipe di soccorritori. Fig. 11 Barella “basket” con dispositivo di caricamento realizzato dal Laboratorio Giaro di Roma. Dotazioni individuali di primo soccorso utili Stecche di immobilizzazione per le fratture di arti Collari di immobilizzazione cervicale. Dotazioni individuali di primo soccorso indispensabili Guanti monouso in lattice: proteggono dal contatto ematico ed umorale con la vittima. Pocket-mask (mascherina per la respirazione artificiale): costituisce un’ottima protezione dalle mucose ed eventuale liquido rigurgitato dall’infortunato durante una respirazione artificiale. La forma della mascherina permette una respirazione bocca-boccanaso con even- 12 Tavola spinale galleggiante per l’immobilizzazione ed il trasporto di infortunato a seguito di sospetta lesione vertebrale o di politraumatizzato (vedi fig. 4). Barella “basket” galleggiante: comoda per effettuare recuperi in acqua, poiché queste barelle possono essere recuperate a bordo di natanti e anche di elicotteri, mediante verricellamento (vedi fig. 10). N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 13 N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 13 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 14 INNOVAZIONI TECNOLOGICHE IL SATELLITE BEPPO-SAX MICHELE DAMMICCO Contrammiraglio (CP) a. docente Università Sapienza - Roma. Foto fornite dall’autore. I l 30 aprile 1996, progettato per una missione di soli due an- ni, veniva lanciato da Cape Canaveral il Satellite Beppo-Sax. Il nome fù dato in onore del fisico italiano Giuseppe Occhialini e il progetto affidato all’Agenzia Spaziale Italiana in collaborazione con Alenia Spazio Esa e l’Agenzia Spaziale Olandese. Gli occhi di Beppo-Sax hanno osservato per 6 anni stelle lontanissime, galassie e nebulose con una lunghezza d’onda da 50 a 100.000 volte inferiore a quella della luce per noi visibile. Si sono allargate così le conoscenze per lo studio a larga banda dei Raggi X, galassie, raggi gamma, Gamma-Ray Bursts. A bordo erano presenti 4 telescopi a raggi X che Beppo Sax attivava nel momento in cui localizzava un guizzo di luce nello spazio. I dati venivano quindi scaricati a terra sulla base di Malindi (Kenya) entrando anche in contatto col centro Telespazio di Roma. Dopo le grandi scoperte astronomiche, il satellite Beppo-Sax, il 30 aprile 2002 , veniva spento dopo avere percorso 30.000 orbite (1 orbita ogni 97 minuti) a causa dell’abbassamento dell’orbita e il cattivo funzionamento di una batteria che tuttavia non aveva compromesso i risultati scientifici. Per la prima volta, a livel- 14 lo mondiale, il Capo della Protezione Civile Italiana, Dott. Guido Bertolaso, ha creato una struttura di missione guidata dal Dott. Spaziante, Vice-Capo Dipartimento, il quale con personale dell’Ufficio Gestione delle Emergenze, Ufficiali del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto (Tenenti di Vascello D’Ercole e Mugnaini), Ministero degli Esteri, Telespazio, ASI, della Stazione Satellitare COSPAS-SARSAT di Bari (Capo Scarlino e Capo D’Arcangelo oltre al sottoscritto e al C.F. Tommaso Gismondi, con il compito N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 15 INNOVAZIONI Dal 1983, flight the future di informare tutti i Paesi ricadenti nella fascia di presumibile caduta del satellite (compresi lungo tutta la fascia equatoriale tra i 4 gradi Nord e 4 gradi Sud) e di attivare, quindi, tutte le strutture di protezione civile per la caduta del satellite sulla terra. In stretto collegamento con la NASA, le rappresentanze diplomatiche degli oltre 24 Paesi interessati all’evento, la cadu- ta è stata seguita sino al momento dell’impatto avvenuto, in mare aperto, a 600 Km dalle Isole Galapagos. Nessun danno a uomini e cose con grande soddisfazione di tutto il personale che, per oltre due mesi, giorno e notte, dopo avere seguito tutte le tappe di questa operazione ha creato un sistema di difesa e di controllo di corpi provenienti dallo spazio. ∆ Servizio Sanitario Aereo d’Emergenza Certificazioni: Part 145 EASA, UNI ISO 9001-14100 Ricerca e Soccorso Autorizzazioni per impartire addestramenti a personale proprio e di terzi Trasporto Persone, Trasporto Merci e Lavoro Aereo Forte esperienza nelle attività in zone impervie, ostili e congestionate, anche in montagna e fuori costa, diurna e notturna Manutenzione aeromobili Elicotteri di nuova generazione Flotta INAER: 118 aeromobili di proprietà, impiega fino a 160 velivoli nel periodo estivo. ELIDOLOMITI SRL Via Caduti XIV Settembre 1944, 34/b 32100 BELLUNO Tel 0437 31620, Fax 0437 34924 www.elidolomiti.it – [email protected] contatto commerciale: Carlo FACCHINI N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 15 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 16 IMMERSIONI LA TEORIA DECOMPRESSIVA MARIA ELISA DELLA MARTA Specialista in Ortopedia e Traumatologia. Specialista in Medicina del Nuoto ed Attività Subacquee, Azienda Ospedaliera della Provincia di Pavia. Foto fornite dall’autore. in dall’antichità l’uomo ha tentato di esplorare gli abissi, ci giungono infatti testimonianze di tuffatori in apnea, pescatori di spugne coralli e perle, che nel corso dei secoli hanno tentato di affinare le tecniche di immersione al fine di aumentare i tempi di permanenza sul fondo. S John Scott Haldane. 16 L’invenzione agli inizi del 1800 di una pompa in grado di erogare aria all’interno di uno scafandro chiuso diede un grosso impulso alla ricerca che immise sul mercato dispositivi vari che permisero di intraprendere lavori sui fondi dei fiumi e delle lagune fino ad allora impossibili. Fu proprio in questo periodo che vennero ideate camere mono o biposto dette cassoni che permetteva agli operai di lavorare all’asciutto in profondità con una garantita erogazione di aria. Ben presto però gi operai cominciarono a manifestare sintomi quali disturbi respiratori, intense poliartralgie (bends) e dolori addominali, ben presto ai sintomi seguirono i decessi che incominciarono a crescere in modo preoccupante. Fu allora che i fisiologi cominciarono ad interessarsi della fisiopatologia dei soggetti sottoposti ad alte pressioni. Il primo fisiologo che trattò il problema fu Paul Bert dimostrando che la respirazione di aria pressurizzata scioglieva grosse quantità di azoto nel sangue che se la pressione diminuiva troppo rapidamente l’azoto tornato alla stato gassoso non riusciva ad essere eliminato dal corpo e formava le bolle responsabili dei sintomi (malattia da decompressione). All’inizio del XX secolo John Scott Haldane era un fisiologo inglese che lavorava per la British Navy notò che i lavoratori dei cassoni saturati alla profondità di 165 f.s.w pari a 50 metri non sviluppavano i sintomi della malattia da decompressione se invece di risalire direttamente in superficie sostavano ad una tappa intermedia, teorizzò pertanto che se durante la risalita la pressione assoluta veniva dimezzata non comparivano sintomi ossia i subacquei possono risalire velocemente fino ad una profondità in cui la pressione sia la metà di quella raggiunta. In seguito in base a queste osservazioni e ad esperimenti eseguiti sulle capre in camera iperbarica Haldane divise il corpo umano in cinque compartimenti (divenuti poi sei) definen- doli veloci e lenti , in base alla velocità con cui riuscivano ad eliminare l’azoto in eccesso. Assegnò quindi a ciascuno di questi compartimenti tissutali un tempo di saturazione e desaturazione completa. Egli capì infatti l’importanza del tempo e realizzò la prima tabella di decompressione. Il corpo umano e costituito da tessuti con caratteristiche diverse (sangue, cartilagini, grasso, pelle ecc) con caratteristiche diverse tra di loro e comportamenti diversi anche nei confronti dell’azoto, o meglio ogni tessuto assorbe e rilascia azoto in base all’irrorazione ematica, all’affinità chimica di ogni tessuto per l’azoto. Ideò pertanto i primo modello decompressivo basandosi su due principi fondamentali: • i tessuti assorbono e liberano N in modo esponenziale grazie alla differenza di pressione esistente tra pressione ambientale e pressione tissutale; • i tessuti del corpo umano presentano caratteristiche diverse e per ognuno di essi bisogna considerare due parametri: Tissue 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 - tempo di emisaturazione, ossia il tempo impiegato per raggiungere 1/2 della differenza di pressione. - pressione di saturazione dell’azoto Mo. I tessuti che presentano tempi di emisaturazione brevi vengono detti tessuti veloci e tra questi si annovera il sangue che è e in grado di assorbire e rilasciare N2 rapidamente. • D= profondità espressa in metri. • Pt = pressione tissutale N2 per una esposizione di t ad una pressione ambiente Pa. • Pt-1= pressione tissutale iniziale di N2. • Pa = pressione ambiente N2. • t = tempo esposizione. T1/2[minutes] 5 10 20 40 80 120 160 240 320 480 M0[bar] 3,04 2,5536 2,0672 1,6112 1,5808 1,5504 1,52 1,4896 1,4896 1,4592 N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 17 IMMERSIONI Il manuale “Pan Pan medico a bordo” è stato presentato al Salone di Genova il 10/10/07. Grafico • T1/2 = tempo di emisaturazione. Il tempo necessario alla saturazione al 50% oppure alla saturazione completa (100%) è sempre lo stesso qualunque sia la quantità di gas che i tessuti assorbono, ossia qualunque sia la profondità dell’immersione. I diversi compartimenti tissutali impiegano per saturarsi di azoto al 50% un sesto del tempo complessivo necessario per saturarsi completamente, seguono cioè un andamento detto esponenziale , come illustrato nel grafico. Il grafico mostra che nel primo sesto di tempo il compartimento tessutale si satura al 50% di azoto; nel secondo sesto, il compartimento si satura del 50% del quantitativo di azoto ancora assorbibile, ossia del 25% (e quindi fino a raggiungere il 75%); nel terzo sesto del 50% dell’azoto assorbibile, ossia del 12,5% e così via fino all’ultimo sesto, dove il tessuto si considera convenzionalmente saturo al 100%. Importante ricordare che questo comportamento è legato al tipo di tessuto considerato in quanto ogni compartimento tessutale impiega lo stesso tempo per saturarsi al 100% indipendentemente dalla pressione parziale dell’azoto (e quindi dalla profondità della immersione) e dalla quantità di gas assorbito dai tessuti. Il tempo necessario per saturarsi del 50% di azoto di ciascun tessuto è quindi una caratteristica propria, e costante, di ogni tessuto: tale tempo viene definito tempo di emisaturazione. Haldane per i suoi studi utilizzò compartimenti tessutali con emitempi di 5, 10, 20, 40 e 75 minuti: poiché ciascuno di questi rappresenta un sesto del tempo necessario a ciascun compartimento tessutale per saturarsi completamente, i tempi di saturazione completa per i compartimenti definiti da Haldane sono rispettivamente di 30, 60, 120, 240 e 450 minuti. Se il valore dell’emitempo è piccolo, il gruppo di tessuti che rappresenta è detto veloce in quanto assorbirà l’azoto più velocemente, mentre se il valore dell’emitempo è grande il tessuto è detto lento in quanto assorbirà l’azoto più lentamente. ∆ Bib liogr af ia • Bove and Davis’ – Diving Medicine- Saunders. • Giancarlo Costa – Storia del• • • l’Immersione subacquea IRECO. www.diveitaly.com www.divernet.com http://it.wikipedia.org N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 Le difficoltà insite nell’andar per mare, tra cui si può citare la ristrettezza degli spazi, la variabilità climatica e la lontananza dalla costa, rendono la gestione di un problema medico a bordo molto diversa da quella sperimentabile a terra. Un trauma o una malattia anche semplice può diventare una vera e propria emergenza medica se si verifica su una barca con persone impreparate oltre che mal informate. Il manuale “PAN PAN Medico a Bordo“ nasce per diventare una rapida e accessibile guida durante circostanze sanitarie anche critiche. Il testo oltre a favorire la diffusione dell’utilizzo del CIRM evidenzia in facili schede le manovre che si devono e possono attuare. Sono veramente poche e semplici infatti le cose da fare a bordo (lavare, disinfettare, medicare, immobilizzare, comprimere, ma soprattutto osservare e comunicare a terra) ma raramente vengono fatte appropriatamente. Gli obiettivi principali a bordo devono essere: • mantenere la calma e comunicarla al paziente e all’equipaggio; • contattare un medico a terra o su altra nave. • prevenire danni maggiori; • ridurre le sofferenze; • consegnare l’infortunato ad una struttura a terra. Per trasformare un semplice supporto cartaceo in un valido strumento di intervento da associare alla cassetta medica è stato necessario avvalersi delle più avanzate competenze medico scientifiche e tecniche, nello specifico: il curatore Umberto Verna ha trattato i contenuti medici in collaborazione con il CIRM e con la supervisione del Prof. Monaco (Cattedra di Medicina del Mare dell’Università Sapienza); Simon Mastrangelo (Resp. Ergonomia e Sicurezza del CE.RSM - Università Sapienza di Roma) ha sviluppato gli aspetti connessi all’usabilità e alla leggibilità implementando, per la prima volta nella storia dell’editoria di settore, l’architettura del testo attraverso un metodo “ergonomico” costituendo un team di progetto interdisciplinare e multidisciplinare; Il CIRM ha favorito la strutturazione corretta delle indicazioni relative alla comunicazione con i centri di telemedicina e telesoccorso. L’editore PMC ha ricercato e individuato un materiale cartaceo tecnico resistente all’acqua. Il risultato è una grafica semplice che presenta i contenuti in maniera chiara e comprensibile indicando i modi di intervento anche in situazioni difficili e mostrando in ogni momento il modo corretto di comunicare con i centri di telesoccorso. Simon Mastrangelo 17 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 18 FISIOPATOLOGIA IL POLMONE NELLA “SINDROME DA SOMMERSIONE” LE ALTERAZIONI ACUTE E LE COMPLICANZE ANTONIO VENA Dirigente medico S.C. Anestesia e Rianimazione Ospedale “S.S. Annunziata”, Taranto. email: [email protected] Foto fornite dall’autore, ove non indicato diverso nominativo. a “sindrome da somm e r s i o n e ” ( d r ow ning) costituisce una problematica di notevole importanza sanitaria e dagli elevati costi sociali. In letteratura internazionale, tale sindrome viene definita come “esperienza di deficit respiratorio secondario a sommersione/ immersione in un mezzo liquido” le cui conseguenze cliniche possono variare dal recupero completo, L Foto:118 Lecco. 18 alla presenza di esiti fino alla morte della vittima. I dati epidemiologici sono allarmanti dal momento che si registra, in tutto il mondo, circa mezzo milione di morti all’anno (più della metà delle vittime sono giovani con meno di 15 anni) e che l’annegamento è la seconda causa di morte per danno involontario dopo gli incidenti stradali. La “Utstein Task Force on Drowning” ha recentemente pubblicato una serie di raccomandazioni riguardanti la definizione e la classificazione della sindrome da sommersione. A tal proposito, le linee guida suggeriscono di abbandonare l’utilizzo dei seguenti termini: • “dry” e ”wet drowning”: per definizione, l’annegamento avviene in un mezzo liquido per Figura 1 cui la nomenclatura “wet drowning” risulterebbe più appropriata, anche nel caso di riscontro di minime quantità di liquido inalato; • “active”, “passive” e “silent drowning”: l’eventualità di aver osservato la vittima entrare in acqua e muoversi oppure di aver trovato la vittima già in acqua ed immobile, è stata criticata. I termini “witnessed” (testimoniato) e “un witnessed” (non testimoniato), riferiti all’osservazione o meno dell’incidende da sommersione sin dal suo inizio risultano maggiormente appropriati; • “secondary drowning”: la presenza di eventi associati alla sindrome da sommersione (epilessia, traumi midollari, arresto cardiaco) o la morte della vittima per complicanze (ARDS, insufficienza renale acuta, disfunzione multiorgano) che possono insorgere anche a distanza di tempo dall’evento non possono essere descritti con il termine “secondary drowning” dal momento che non si verifica un “secondo” episodio di annegamento; • “drowned” e “near- drowned”: sono stati utilizzati per descrivere l’outcome della vittima; in particolare il termine “near-drowned”, equivocamente, è stato attribuito a pazienti che sopravivvevano temporaneamente all’evento. Tale terminologia, introdotta in passato nel tentativo di correlare la sindrome da sommersione con i vari processi fisiopatologici, si è rivelata imprecisa e la sua traduzione dalla lingua inglese si è dimostrata non univoca. La figura 1 illustra schematicamente le varie fasi dell’annegamento. La fase iniziale di sorpresa (impatto con l’acqua, unico atto N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 19 FISIOPATOLOGIA inspiratorio, agitazione), viene seguita dalla fase di apnea o della resistenza con persistenza di agitazione, tentativi di riemersione, fatica muscolare, ingresso di liquido nelle vie aeree con laringospasmo. Nella maggior parte dei casi, per insorgenza di ipercapnia ed ipossiemia, la successiva fase della dispnea respiratoria è caratterizzata da ripresa di attività respiratoria con inalazione di quantità variabili di liquido, inondazione alveolare e conseguente ipossia. Nella fase di arresto respiratorio, l’ipossia determina perdita di coscienza, abolizione dei riflessi e apnea. Infine, nella fase terminale, con il progredire della stato anossico e dell’acidosi, l’insorgenza di gravi aritmie determina arresto cardio-circolatorio. Quindi l’insorgenza, l’entità e la durata dello stato ipo/anossico sarà determinante ai fini della gravità del quadro clinico e dell’outcome della vittima (si passa da una sopravvivenza superiore al 95% per sommersione di durata inferiore ad 1 minuto fino ad una sopravvivenza inferiore al 5% per tempi di sommersione superiori a 10 minuti). Sebbene poco rilevante ai fini del primo soccorso, bisogna ricordare che le alterazioni polmonari e dell’equilibrio idro-elettrolitico dipendono dalla composizione e dalla quantità di liquido inalato. Nel caso di annegamento in acqua dolce (ipotonica rispetto al sangue), entro pochi minuti si verifica il passaggio, per osmosi, di elevate quantità di liquido nel circolo ematico. Quindi, accanto al danno diretto dell’acqua (soprattutto quella ricca di cloro) a livello alveolare, si determina un stato di ipervolemia con emodiluizione ed emolisi (la capacità di trasporto dell’ossigeno si riduce e l’ipossiemia peg- giora). Nell’annegamento in acqua marina (ipertonica rispetto al sangue), invece, si verifica un passaggio di liquido dal circolo ematico all’interno del polmone. La deplezione acuta della volemia determina ipotensione, emoconcentrazione e plasmolisi mentre l’accumulo di liquido a livello polmonare determina un quadro di edema polmonare lesionale (non cardiogenico). Anche se questa distinzione fisiopatologica potrebbe non ritrovare un corrispettivo nella pratica clinica, ove spesso il paziente si presenta in edema polmonare, ipovolemico e senza significative alterazioni elettrolitiche, le caratteristiche del liquido inalato (presenza di contaminanti, corpi estranei) rivestono importanza per l’insorgenza di eventuali complicanze di tipo infettivo. Come mostrato in figura 2, l’edema polmonare si manifesta a causa dell’alterazione della membrana alveolo-capillare con conseguente aumento della permeabilità e fuoriuscita nell’interstizio di liquido ricco di proteine. La pressione idrostatica interstiziale tende ad aumentare mentre quella capillare polmonare resta inizialmente normale (fattore importante per la diagnosi differenziale con l’edema cardiogenico). L’aumento della pressione interstiziale induce non solo una compressione sulle vie aeree e sui vasi (aumento delle resistenze), ma anche una rottura delle giunzioni dell’epitelio alveolare con conseguente edema alveolare. La rimozione (washout) del surfactante determina aumento della tensione di superficie e collasso alveolare (atelectasia polmonare). A questo punto, le alterazioni della meccanica respiratoria, da un lato, e del rapporto ventilazione/perfusione (fino al 75% del sangue perfonde zone ipoventilate), dall’altro, sono responsabili dell’insorgenza di ipossiemia. Il laringospasmo e il broncospasmo, indotti dall’inalazione di liquido, possono contribuire ad aggravare l’ipossiemia. Un altro aspetto importante è costituito dall’acidosi che inizialmente sarà mista: respiratoria da ipercapnia e metabolica da ipossia tissutale ed aumento dei lattati. Dopo adeguata ventilazione e rimozione dell’eccesso di CO2, la residua componente metabolica potrebbe ne- atelectasia, shunt intrapolmonare, danno alveolare diffuso) ed una serie di complicanze respiratorie di rilevanza clinica. Tra queste ricordiamo l’insorgenza di infezioni polmonari, con quadri di coinvolgimento anche del sistema nervoso centrale e setticemie. Gli agenti responsabili delle polmoniti associate a sindrome da sommersione possono essere endogeni (Streptococcus pneumoniae e Staphylococcus aureus) presenti a livello delle alte vie respiratorie, oppure esogeni (Pseudo- interessamento polmonare, cerebrale e cutaneo, sono rare ma potenzialmente fatali. Tutte queste situazioni cliniche richiederanno ventilazione meccanica, drenaggi posturali e adeguata terapia antimicrobica endovenosa e inalatoria sulla scorta di esami colturali (sangue ed espettorato). Un’altra temibile complicanza respiratoria della sindrome da sommersione è rappresentata dall’insorgenza di ARDS (Adult Respiratory Distress Syndrome), come conseguenza dell’inalazione e/o delFoto Giampietro Bisaglia cessitare di adeguato compenso volemico e somministrazione di bicarconati. L’ipossia e l’acidosi si configurano come elementi chiave di un processo patologico che apparentemente ha come organo target il polmone, ma che in realtà danneggia anche altri apparati (figura 3). Inoltre il polmone stesso, a causa dell’inalazione (acqua, liquidi contaminati, materiale gastrico, corpi estranei, ecc.), subisce un danno acuto responsabile dell’ipossiemia (edema, N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 monas aeruginosa, Aeromonas hydrophila, Klebsiella pneumoniae ed altre Enterobacteriacee) ambientali. Sono state segnalate anche aspergillosi invasive, di solito rare nel paziente immunocompetente, con cavitazioni del parenchima polmonare e casi di leptospirosi dopo inalazione, in laghi o reservoirs, di acqua contaminata da urine di ratto. Altre infezioni opportunistiche fungine (Pseudallescheria boydii, Scedosporium apiospermum), con l’infezione polmonare. In questo caso, il danno acuto a livello polmonare (alterazione della barriera alveolo-capillare, shunt intrapolmonare, aumento della pressione arteriosa polmonare, riduzione della compliance ed aumento delle resistenze) determina una severa ipossiemia, spesso refrattaria alle comuni tecniche di supporto meccanico della funzione respiratoria. La mortalità in questi casi è del 50-60% e si arriva fino all’80-90% quando si 19 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 20 FISIOPATOLOGIA associa un quadro di sepsi. Per quanto esposto finora, risulta evidente che gran parte degli sforzi terapeutici, nella gestione della sindrome da sommersione, vadano spesi a favore di un sistema respiratorio certamente e variabilmente affetto da patologia. Numerosi studi hanno evidenziato che la prognosi della vittima dipende dalla tempestività e dall’efficacia del trattamento sul luogo dell’incidente nonché dalla qualità delle successive cure intraospedaliere. In rapporto allo stato clinico del paziente, la gestione dell’insufficienza respiratoria inizia, già nella fase extraospedaliera, con manovre di primo livello (ricerca di ostruzione delle vie aeree, eventuale rimozione di corpi estranei, pressione sulla cricoide per ridurre il rischio aspirazione del contenuto gastrico, posizionamento di cannula orofaringea, ventilazione bocca-bocca o bocca-naso, somministrazione di ossigeno) o di livello avanzato (intubazione tracheale, cricotirotomia percutanea). Infatti, Figura 3 20 Figura 2 l’obiettivo principale è quello di proteggere le vie aeree e garantire una ade- guata ossigenazione (SpO2 > 90%, PaO2 > 60 mmHg) e ventilazione (PaCO2 = 35 mmHg, EtCO2 = 40). In ospedale, un accurato esame clinico ed una serie di indagini diagnostiche (emogasanalisi corretto in base alla temperatura corporea, esami di laboratorio con studio della coagulazione, auscultazione toracica, radiografia del torace, ECG, temperatura centrale, esami colturali, screening per overdose di sostanze d’abuso/farmaci) devono guidare il ricovero ed il trattamento del paziente (Figure 4-5-6). Nel paziente sveglio e collaborante, l’ossigenoterapia in maschera o l’utilizzo di ventilazione non invasiva (CPAP/BiPAP), previo monitoraggio pulsiossimetrico, elettrocardiografico e controlli seriati dell’emogasanalisi, rappresentano presidi efficaci in caso di ipossia lieve/moderata. L’intubazione tracheale, invece, è indicata in caso di stato comatoso (o comunque deterioramento del sensorio) con incapacità di mantenere la pervietà delle N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 21 FISIOPATOLOGIA Figura 4: Quadri clinici e gestione terapeutica. vie aeree, incapacità di mantenere una PaO2 > 6070 mmHg con ossigeno al 100%, elevato gradiente alveolo-arterioso (A-a) > 15-20 mmHg con ossigenoterapia ad alti flussi (15 L/min), una PaCO2 > 45 mmHg o, comunque, la tendenza al peggioramento dei valori emogasanalitici. Quindi l’assistenza ventilatoria meccanica, con l’applicazione di pressione positiva di fine espirazione – PEEP (di solito sono sufficienti 5-10 cm H2O), è fondamentale per garantire una adeguata ossigenazione del paziente. Gli effetti benefici della PEEP, in questi casi, si attuano attraverso uno shift di liquido dall’interstizio polmonare all’interno dei capillari, reclutamento di parenchima polmonare atelectasico, aumento della capacità funzionale residua (CFR), miglioramento della ventilazione alveolare e del rapporto ventilazione/perfusione. Per quanto riguarda le concentrazioni inspiratorie di ossigeno (FiO 2 ), talora bisognerà ricorrere a FiO2 iniziali del 100% che, tuttavia, potranno essere successivamente ridotte in base ai risultati dell’emogasanalisi. Ulteriori tecniche di supporto della funzione respiratoria sono rappresentate dall’ossigenazione extracorporea (Extracorporeal membrane oxygenation ECMO) e dall’utilizzo del surfactante artificiale. L’ECMO si è dimostrata utile nei pazienti che rimanevano ipossici nonostante la ventilazione meccanica ed ipotermici nonostante i metodi di riscaldamento corporeo. Il surfactante, benchè alcuni studi eseguiti su modello animale abbiano mostrato risultati contraddittori, è stato utilizzato con successo in casi in cui, nonostante il supporto circolatorio e ventilatorio, si aveva persistenza di acidosi e severo e progressivo distress respiratorio. La terapia corticosteroidea, invece, non avendo dimostrato effetti benefici sulla sopravvivenza e sullo scambio gassoso sia in con- Figura 5 Rx torace in un caso di sindrome da sommersione in un bambino di 5 anni. (a) al ricovero presenza di edema polmonare con densità alveolari diffusa bilaterali e slargamento cardiaco; (b) dopo tre ore, riduzione dell’edema polmonare. Gluecker T et al. - Radiographics, 1999 N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 21 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 22 FISIOPATOLOGIA Figura 6 • TAC torace in un caso di sindrome da sommersione in un bambino di 5 anni. Scansione ottenuta a 3 ore dal ricovero che evidenzia la persistenza di edema polmonare nelle regioni declivi dal polmone. • • Gluecker T et al. - Radiographics, 1999 • • TAC torace in un caso di sindrome da sommersione con aspirazione di sabbia. Consolidamento basale bilaterale. Le frecce indicano la presenza di materiale radiodenso (sabbia) nelle vie aeree dei lobi polmonari inferiori. • • • Dunagan DP et al. - Am J Respir Crit Care Med, 1997 • • dizioni sperimentali che nella pratica clinica viene attualmente considerata di scarsa efficacia. È importante ricordare, infine, che nella sindrome da sommersione, la terapia dell’insufficienza respiratoria deve essere sempre accompagnata dal ripristino dell’attività cardiocircolatoria (correzione dell’acidosi, dell’ipotensione e degli eventuali disturbi idro-elettrolitici) per assicurare un adeguato trasporto di ossigeno ai tessuti. Conclusioni La sindrome da sommersione è implicitamente 22 collegata alla presenza di danno polmonare. Un tempestivo ed efficace supporto della funzione respiratoria con la correzione dell’ipossiemia e dell’acidosi è essenziale ai fini dell’outcome della vittima. Infatti, si interrompe in questo modo la catena di eventi che porta alle alterazione di altri organi. Anche i pazienti che apparentemente non mostrano segni di grave compromissione clinica, andrebbero ospedalizzati e studiati attentamente dal punto di vista cardiorespiratorio. Negli ultimi anni, i dati statistici hanno mostrato una tendenza alla diminu- zione della mortalità per annegamento. Questo importante traguardo è da attribuire da un lato alla maggiore informazione sui fattori di rischio e alla diffusione di programmi di prevenzione, e dall’altro, certamente, alla corretta attuazione dei protocolli di rianimazione e di gestione terapeutica delle vittime di sindrome da annegamento. ∆ Bib liogr af ia • World Congress on Drowning, Amsterdam 2002 – Circulation, 2005. • Bulletin of the World Health Organization. 2005; 83: 853856. • Idris AH, Berg RA, Bierens J et al. Recommended guidelines for uniform reporting of data from drownin: the “Utstein style”. Resuscitation. 2003; 59: 45-57. • Idris AH, Berg RA, Bierens J et al. Recommended guidelines for uniform reporting of data from drownin: the “Utstein style”. Circulation. 2003; 108: 25652574. • Modell JH, Gaub M, Moya F et al. Physiologic effects of near drowning with chlorinated fresh water, distilled water, and isotonic saline. Anestesiology. 1966; 27: 33-41. • Modell JH, Moya F. 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Al fine di realizzare un accurato pattugliamento delle coste, la presente norma favorisce l’attività di salvamento sulle coste del Lazio attraverso il sistema di salvataggio con moto d’acqua equipaggiate con dotazioni speciali. a presente proposta di legge intende garantire gli strumenti e le risorse necessarie alla realizzazione del processo di salvamento dei bagnanti sulle coste laziali, processo che, negli ultimi anni, ha elevato notevolmente il proprio standard qualitativo e le L proprie potenzialità attraverso l’essenziale impegno congiunto di vari enti, amministrazioni pubbliche, associazioni ed imprese del settore assicurando, in tal modo, massima sicurezza con urgenti ed adeguate misure di prevenzione e di pronto intervento. Tale norma costituisce, peraltro, un elemento di notevole importanza per le prospettive di sviluppo del settore turistico che punta sempre più alla valorizzazione delle risorse ambientali ed in particolare del mare. La proposta di legge in oggetto, infatti, assicura massima professionalità e specifica qualifica al personale addetto al servizio di vigilanza e salvataggio balneare tutelando accuratamente l’incolumità della vita a mare. Al fine di realizzare un accurato pattugliamento delle coste, ed interventi di soccorso a medio e corto raggio, in tempi estremamente ridotti, con ampia possibilità di manovra anche in situazioni molto difficili e con buona sicurezza per gli operatori, lo strumento fondamentale individuato è rappresentato dalle moto d’acqua equipaggiate con dotazioni speciali di cui elemento fondamentale ne è “la barella” per il trasporto del pericolante recuperato, consentendo in tal modo agli stabilimenti ed alle pubbliche amministrazioni di offrire, a costi contenuti, un servizio ad alto valore sociale. La moto d’acqua, quindi, è uno strumento necessario per il soccorso nautico, è munita di attrezzature di soccorso, di un dispositivo che permette il recupero sanitario dell’infortunato in tempi brevi ed il successivo trasporto dello stesso in N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 sicurezza anche con un natante di piccole dimensioni, con un equipaggio composto da due sole persone, in condizioni meteomarine avverse ed inoltre i dispositivi di cui è dotata sono estremamente semplici non necessitando di corsi particolari per essere utilizzati. I dispositivi per natanti prevedono un’attrezzatura per recupero e supporto di barelle e consentono, nel caso il pericolante non abbia fratture importanti, un sicuro recupero di primo soccorso e un trasporto di tipo sanitario senza ulteriori traumi che potrebbero aggravarne le condizioni cliniche. Tali mezzi di pronto soccorso sono allestiti con una serie di accessori che li rendono altamente operativi per mansioni di pattugliamento, ricerca e/o soccorso tra cui, in particolare, una barella non pneumatica, a galleggiamento positivo, semirigida, arrotolata su se stessa nella parte poppiera che, rimanendo in posizione stand by, è completamente neutra rispetto all’ “opera viva” diventando all’occorrenza immediatamente operativa. Nello specifico, la barella è munita di certificazione CE, è iscritta al Ministero della Salute, rientra nei dispositivi medicali a basso rischio, non è pneumatica, il materiale esterno è P.V.C., facilmente disinfettabile, il materiale interno è L.P.D.E. per cui anche se tagliata galleggia ugualmente ed è caratterizzata da colori ad alta visibilità. Il supporto in oggetto, inoltre, non interferisce nella posizione di riposo con le normali operazioni della moto d’acqua lasciando inalterati i consumi di carburante, la destrezza e la velocità di intervento dell’unità permettendone il pronto soccorso in modo rapido e professionale. Attraverso la barella viene garantita massima protezione del pericolante considerato che la stessa è dotata di un sistema di galleggiamento idoneo a consentire con un impegno relativo il soccorso anche di una persona robusta e, se sganciata dalla moto d’acqua, viene utilizzata come aiuto al galleggiamento essendo in grado di sostenere tre persone sedute o sei aggrappate alle apposite maniglie. Infine,lo strumento in oggetto può essere adoperato anche per il trasporto a terra del pericolante con i dovuti sistemi di intervento in primo soccorso sanitario eseguendo così l’operatività specifica, oltre alla disponibilità del defibrillatore semiautomatico da adoperare a terra. Con la presente proposta di legge, quindi, si intende dare una puntuale risposta legislativa alla sempre più prorompente esigenza di realizzare e normare concretamente tecniche di salvamento in mare e, per il raggiungimento di quanto sopra esposto, lo strumento individuato è dato dalla concessione, da parte della Regione Lazio, di forme di sostegno quali i contributi finanziari. ∆ 23 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 24 MAXIEMERGENZE EMERGENZA TSUNAMI RICCARDO AMMOSCATO Funzionario Dipartimento Protezione Civile Presidenza del Consiglio dei Ministri. Foto fornite dall’autore. ra da poco passata la mezzanotte del 25 dicembre 2004, quando i primi e frammentari flash d’agenzia su un evento sismico di magnitudo 9.0 con epicentro in un’ area posta al largo della costa settentrionale di Sumatra, alla convergenza tra le due grandi placche Indiana ed E Australiana, fecero intuire che un violento Tsunami si sarebbe abbattuto lungo le coste dei paesi che si affacciavano sul golfo del Bengala. Gli Tsunami (dal giapponese onda del porto) causati, nella quasi totalità dei casi, da movimenti di tipo sottomarino quali un collasso vulcanico, una frana o un terremoto, sono caratterizzati da sequenze di onde lunghissime, tanto che in mare aperto possono essere appena percepite da una nave e, pur non rappresentando un pericolo per la navigazione, essendo generalmente la distanza tra una cresta d’onda e l’altra di un centinaio di chilometri, si trasformano in strumenti di distruzione quando raggiungono le coste. Il maremoto prodottosi alle ore 0.58 UTC orario di Greenwich (circa ore 7.00 locali a Sumatra) del 26 dicembre 2004 ha impiegato tempi diversi per raggiungere i vari paesi visto che la velocità è funzione crescente della profondità del mare, e quindi in mari più profondi l'onda ha viaggiato più velocemente. Banda Aceh (Sumatra) prima dello tsunami in una foto dal satellite. 24 Dopo aver doppiato l’estrema punta settentrionale di Sumatra alla velocità di 6700 km/h in direzione NE ha raggiunto, in poco più di un’ora e mezzo, le coste abitate della Thailandia e le località turistiche frequentate, specialmente in quel periodo dell’anno, da moltissimi turisti occidentali come Phuket e Phi Phi Island seminando morte e distruzione sulle spiagge addentrandosi poi per centinaia di metri all’interno. Ha quindi proseguito nella sua attività distruttiva attaccando prima le coste dello Sri Lanka e pochi minuti dopo anche quelle indiane con medesimi tragici risultati. Le coste delle Isole Maldive anch’esse meta di numerosi turisti occidentali e posizionate a più di duemila chilometri ad W dall’epicentro, sono state toccate dall’onda più di tre ore dopo ed infine analoga sorte hanno subito le coste africane a distanza di migliaia di chilometri. Il drammatico bilancio provocato dal maremoto del sud-est asiatico che, come è accaduto per “Katrina Hurricane” o per altri immani Banda Aceh (Sumatra) dopo lo tsunami in una foto dal satellite. N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 25 MAXIEMERGENZE catastrofi naturali, non sarà mai definitivo, ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale e soprattutto di coloro che si occupano di emergenza in mare, su quanto poteva essere fatto per informare ed allertare la popolazione lungo le coste, di quali tecnologie si dispone per la previsione del rischio marittimo e costiero e su cosa non ha funzionato. Il PTWC (Pacific Tsunami Warning Center) è un sistema di allarme che riguarda quasi tutti i paesi che si affacciano sull'Oceano Pacifico ed è composto da un sistema di sismometri, mareografi e boe, sparsi nell'Oceano Pacifico. Il terremoto di Sumatra del 26 dicembre 2004 fu rilevato in effetti anche dalla rete sismometrica del PTWC, ma per la mancanza di sensori marini collegati al PTWC nell'Oceano Indiano non giunsero rilevazioni dirette sulla propagazione dello tsunami e conseguentemente venne meno la possibilità di informare tempestivamente le popolazioni coinvolte. Maremoti in Italia E nel mare nostrum? Lo tsunami è un evento che ha interessato anche il Mediterraneo anche se con fenomeni di intensità certamente minori di quelli registrati nel Sud Est Asiatico ma comunque con effetti al suolo distruttivi. Mediamente, negli ultimi quattro secoli in Italia si sono verificati 15 maremoti ogni 100 anni, (Catalogo dei Maremoti Italiani di Tinti, Maramai e Graziani, 2004). L’11 gennaio 1693 un disastroso terremoto, con magnitudo pari a 7.4, interessò la Val di Noto, nella Sicilia sud-orientale. Lo tsunami che seguì la scossa, provocò ingenti danni alle città di Catania e Augusta, nonché in maniera minore a Messina. La stima delle vittime del terremoto e del maremoto fu di circa 35.000 persone. Successivamente, nel 1908 un evento sismico con magnitudo pari a 7.1 colpì la città di Messina causando una violenta onda anomala che investì le coste siciliane e calabre. Il bilancio fu drammatico: circa 85.000 persone decedute, 2000 delle quali in conseguenza del maremoto. Era il 30 dicembre 2002, due giorni dopo l’inizio dell’attività effusiva dello Stromboli, quando una parte della Sciara del Fuoco franò causando il distacco Sciara di fuoco. Eruzione dello Stromboli. N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 25 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 26 MAXIEMERGENZE dalla parete in due fasi ravvicinate di oltre 18 milioni di m3 di materiale, il cui movimento diede origine ad un’onda di maremoto che in pochissimo tempo attaccò le coste dell’isola di Stromboli, per poi propagarsi nell’arcipelago eoliano, fino a raggiungere le costa messinese e quella calabra. L’altezza massima raggiunta dall’onda di maremoto sulla costa, rilevata nel corso delle campagne di misura, fu di quasi 11 m con valori superiori a 10 m misurati in vari punti. In generale, si è osservato che lungo la costa l’altezza dell’onda varia in funzione della batimetria e morfologia del fondo marino. Il maremoto provocò ingenti danni alle abitazioni di Stromboli, poste lungo la costa. Gli effetti del maremoto si risentirono anche nelle altre isole dell’arcipelago eoliano e nel porto di Milazzo, dove alcune petroliere ruppero gli ormeggi. Impatto in mare. 26 A seguito degli eventi accaduti a Stromboli, il Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha realizzato un nuovo sistema di monitoraggio del vulcano, utilizzando tecnologie innovative, al fine di garantire una completa attività di sorveglianza e, nel quadro del potenziamento delle attività di previsione e prevenzione che hanno assunto, anche sulla base della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004, un ruolo sempre maggiore nella strategia di Protezione Civile del nostro Paese, ha dedicato una particolare attenzione al rischio marittimo e costiero. Il Centro Funzionale Nazionale, costituito presso il Dipartimento, con il contributo di specifici Centri di competenza è in grado di fornire informazioni e servizi rilevanti per il monitoraggio del fenomeno forniti dalle reti del sistema INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e soprattutto dalle reti mareografiche ed ondametriche dell’APAT (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici). Un idoneo impiego delle moderne tecnologie, una corretta informazione alla popolazione ed un costante aggiornamento delle procedure d’emergenza del personale degli Enti e delle Amministrazioni interessate alla salvaguardia della vita umana in mare ed al superamento delle emergenze costiere, costituiscono elementi fondamentali per predisporre una pianificazione d’emergenza in grado di ridurre al minimo il tempo che intercorre tra un evento calamitoso ed i primi soccorsi. ∆ N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 27 TECNICHE DEL SOCCORSO PROCEDURE OPERATIVE DI ELISOCCORSO IN MARE MARCO FILIPPI Opsa Elisoccorritore. Formatore Soccorso con Mezzi e Tecniche Speciali. Formatore Medicina Tattica. Foti fornite dall’autore. aeromobile ad ala rotante (elicottero) è una risorsa strategica non solo nei servizi di Ricerca e Soccorso (SAR), ma anche nel Soccorso Sanitario in mare (HEMS), per la velocità di impiego e la versalità d’uso, ponendo però sfide di carattere operativo estremamente complesse, che richiedono un’altissima specializzazione sia da parte dell’equipaggio e dell’aeromobile stesso, che da parte del contractor che fornisce il mezzo e i servizi di manutenzione. Questa altissima specializzazione sia nella formazione del personale che nelle dotazioni e nelle specifiche dell’aeromobile sono correlate a tre peculiarità del volo di soccorso sul mare: la difficoltà nell’effettuare l’approccio al paziente o al pericolante, la possibilità che in caso di crash dell’aeromobile gran parte dell’equipaggio rimanga vivo e in caso di missione SAR la difficoltà nell’individuare i naufraghi. Infatti in caso di missione di ricerca e soccorso la principale difficoltà nella gestione dei soccorsi è insita nell’individuazione dei naufraghi; tale difficoltà, rispetto L’ alle missioni di ricerca e soccorso su terra, consiste intanto nel fatto che l’area delle ricerche, di solito è vasta da 10 a 10.000 volte rispetto a quelle delle missioni di terra, oltre che nella difficoltà vera e propria di avvistare battelli di salvataggio ed individui una volta “centrata” l’area di ricerca corretta. La difficoltà di approccio al paziente o al naufrago è tecnicamente risolta nel 99% dei casi dall’utilizzo del verricello e di personale specializzato; tuttavia le operazioni al verricello sono intrinsecamente complesse e pericolose, e richiedono una formazione dedicata e continua sia da parte dei piloti che degli specialisti coinvolti. Infine, “fortunatamente”, un impatto di un aeromobile in mare, a parità di condizioni (aeromobile, velocità al suolo, rateo di caduta) di uno su terra, vede migliori possibilità di sopravvivenza all’impatto all’equipaggio. Ma questo rende necessario un’ulteriore addestramento alla fuoriuscita dall’aeromobile in sommersione e alla sopravvivenza in mare per tutti i componenti dell’equipaggio. nelle condizioni sopradescritte. La formazione di questo personale impiega una media da sei mesi a due anni. Il percorso formativo (in termini di ore di formazione e di addestramento) di questo personale varia da Corpo a Corpo ma è possibile individuare un substrato comune a tutti gli iter formativi: • addestramento aeronautico alle procedure di • • • • sicurezza e di aeronavigazione; addestramento al primo soccorso, primo soccorso traumatico e rianimazione; addestramento al salvataggio in acqua di superficie; addestramento alla fuoriuscita dall’aeromobile e alla sopravvivenza in acqua; addestramento al soc- corso aereo (verricello, braga, barella, ecc..). Il personale riceve spesso anche addestramento addizionale alle procedure di soccorso subacqueo, al soccorso in montagna, ai paracadutisti che operano in acqua e al soccorso su aeromobili ad ala fissa ammarati. Il personale di elisoccorso / aerosoccorso può essere impiegato sia in maniera diretta (cioè con salto in Per sonale aerosoccorritore elisoccorritore L’aerosoccorritore/elisoccorritore è uno specialista, solitamente di un Corpo dello Stato, specializzato nelle operazioni di recupero del naufrago o del ferito N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 27 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 28 TECNICHE DEL SOCCORSO acqua dall’aeromobile in hovering) che con l’utilizzo del verricello. Gli strumenti e le procedure di recupero di feriti e naufraghi prevede l’utilizzo della braga doppia , del cestello, del fulton e della barella. Attualmente in Italia il personale aerosoccorritore ed elisoccorritore in acqua proviene dalla Guardia Costiera (Operatori Recupero Naufrago, Aerosoccorritore), Aeronautica Militare (Aerosoccorritore), Marina Militare (Operatore Recupero Naufrago), Vigili del Fuoco (SAF 3B e Sommozzatori) e Croce Rossa Italiana (OPSA Elitrasportato, OPSA Elisoccorritore, SMTS HEMS). Anche la componente aeronavale della Guardia di Finanza si sta attrezzando in tal senso. Se esistono alcune scuole private per la sopravvivenza ed il salvataggio in mare, compreso l’HUET, non esistono ad oggi, in Italia, a differenza di quanto accade in Europa e negli Stati Uniti, scuole private specializzate nell’elisoccorso in mare. Recentemente alcune Associazioni di Volontariato hanno effettuato alcuni corsi in materia, compreso l’utilizzo di unità cinofile di salvataggio, anche se la sicurezza del cane in tali operazioni è ancora in discussione. For mazione addizionale alla sicurezza Senza entrare nel merito delle caratteristiche tecniche dell’aeromobile, che esulano dallo scopo del presente articolo, è possibile tracciare e delineare quelli che sono sia gli equipaggiamenti e le dotazioni individuali del personale di condotta (piloti) e di volo (specialisti e sanitari). Le procedure operative addizionali a cui il personale deve essere addestrato per avere efficienza ed efficacia nelle operazioni di elisoccorso in mare sono individuabili nelle procedure di soccorso aereo e nelle procedure di sopravvivenza. Entrambe queste procedure toccano solo marginalmente gli aspetti propriamente sanitari (anche se sempre compresi e razionalizzati), e sono principalmente legati a principi fondamentali (della fisica, della medicina) e al prodotto ovvero, legati alle specifiche tecniche utilizzate nelle operazioni di soccorso. Questa specificità delle attività è fondamentale per l’ambito aeronautica, per garantire la sicurezza delle operazioni e una standardizzazione, dall’inizio alla fine, delle procedure, degli equipaggiamenti e delle performances operative. Le procedure di soccorso aereo comprendono la formazione e l’addestramento del personale di condotta e di volo, al volo sul mare, sul mare notturno (con e senza visori ed intensificatori), alle operazioni con verricello su terra, su natante e da mare, all’ appontaggio, al lancio dell’aerosoccorritore, al volo stazionario su natante, alla collaborazione con unità mercantili – pesca – diporto e militari ed ai patterns di ricerca disperso/naufrago su mare e le procedure di emergenza pianificata / non pianificata. Le procedure di sopravvivenza includono l’utilizzo delle dotazioni di sopravvivenza: il salvagente gonfiabile, le dotazioni di sopravvivenza, il bombolino da fuga o l’Emergency Breathing System, il battellino individuale o la zattera di salvataggio e la tuta da esposizione per climi freddi. Tra le stesse procedure il personale viene formato alla fuoriuscita dell’aeromobile in caso di ammaraggio di emergenza, all’evacuazione dalle uscite di emergenza in aeromobile sommerso, e sommerso e capovolto e ai fondamenti della sopravvivenza in mare. In ambito militare le scuole che si occupano di questo tipo di formazione si chiamano solitamente helodunker (inzuppa-elicottero) ed in ambito civile HUET (Helicopter Underwater Egress Training). Dotazioni di sopr avvivenza Il salvagente gonfiabile di tipo aeronautico comprende un salvagente di emergenza gonfiabile (per non intralciare ed ingombrare negli angusti spazi della cabina) 28 con bomboletta di CO2 o a fiato. Il salvagente è progettato per mantenere a galla per lunghi periodi, essere visibile dall’alto e per mantenere in ogni condizione meteomarina la faccia dell’operatore sollevata verso l’alto e fuori dall’acqua. Alcuni modelli in uso nei mari del Nord sono dotati di velo paraspruzzi per evitare che l’aerosol di acqua salata delle creste d’onda non soffochi i polmoni del sopravvissuto. Le dotazioni di sopravvivenza sono contenute nell’imbracatura del salvagente gonfiabile e nella tuta di volo e comprendono solitamente acqua e cibo per 24 ore, una lampada stroboscopica, alcune luci chimiche tipo cyalume, un pugnale, un eliografo ed un fischietto. Il sistema di respirazione è fondamentalmente una “riservetta” d’aria che ogni operatore indossa sull’imbraco del salvagente o all’altezza della caviglia, in modo da avere una fonte d’aria, seppur di breve durata, per poter estricarsi e fuoriuscire dall’aeromobile sommerso (ditch down). In ambito militare e delle forze di polizia si utlizzano mini bombolette scuba N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 29 TECNICHE DEL SOCCORSO dotate di frusta ed erogatore o sistemi Spare Air. In ambito civile (soprattutto nel comparto petrolifero) si utilizza il sistema EBS – Emergency Breathing System – una vescica da inflatare con il proprio respiro, che consente di riutilizzare il proprio respiro in fase di fuoriuscita dal velivolo inabbissatto. Il battellino individuale è una dotazione prettamente militare che consta in una piccola zattera di salvataggio, anche questa gonfiabile, che si utilizza prettamente in ambito militare, che consente ad un solo individuo di salirvi sopra e galleggiarci. La zattera di salvataggio è una zattera collettiva di sopravvivenza gonfiabile da lanciarsi al momento dell’ammaraggio dell’elicottero, e consente una sopravvivenza collettiva. La tuta da immersione o tuta da esposizione è una tuta gommata o in neoprene, stagna, che consente una galleggiabilità positiva un’isolamento dall’acqua fredda di alcune ore. Quest’ultima dotazione è tipica dei climi freddi ed è obbligatoria nei voli commerciali, militari e di soccorso laddove la temperatura dell’acqua è inferiore ai 12 – 10 C°. I sistemi di radiolocalizzazione satellitare o radio sono sistemi EPIRB / ELT / SARSAT – COSPASS che inviano un segnale automaticamente in caso di crash dell’aeromobile alle rispettive frequenze / canali di comunicazione, per rendere agevoli le operazioni di ricerca e soccorso in mare. Infine, come per tutto il settore aeronautico, non limitato al volo e al soccorso in mare, un fattore predominante della sicurezza sono le componenti “umane” dell’attività: oltre alla formazione iniziale ed all’addestramento periodico, sono componenti fondamentali delle misure di sicurezza il briefing meteo , la compilazione dell’ ORM e il briefing di sicurezza pre-volo. Il briefing meteo , condotto ad ini- zio turno di guardia informa il personale tutto (non solo quello di volo) sulle condizioni meteo marine che si troveranno in aria e sul mare (per il soccorso in mare è previsto anche il calcolo della sopravvivenza media del naufrago in acqua in base alla temperatura dell’acqua e la presenza di squali). La compilazione della matrice ORM (OPERATIONAL RISK MANAGEMENT) a cura del Comandante dell’aeromobile è un calcolo scientifico delle percentuali di rischio che una missione di soccorso corre, basato su un sistema a punteggi relativi all’esperienza, alle condizioni meteo, al grado di approntamento del velivolo e così via. Il briefing di sicurezza pre-volo prevede una riunione del team di volo, che prima di decollare brevemente ripassa le procedure da impiegare, la strategia per la missione, le procedure di emergenza ed esprime liberamente pensieri ed opinioni. Impiego dell’elisoccor so in mare In base alle attuali definizioni normative e consuetudini internazionali le missioni di elisoccorso in mare si differenziano in missioni SAR, missioni MEDEVAC/CASEVAC e missioni HEMS. Le missioni SAR – Search and Rescue, di ricerca e soccorso prevedono la ricerca e il recupero di naufraghi da imbarcazioni e dal mare. Le missioni MEDEVAC e CASEVAC (Medical Evacuation, Casualty Evacuation), di ambito militare prevedono il recupero di malati e feriti da una situazione di combattimento. Le missioni HEMS prevedono infine il recupero di un malato o di un ferito da una imbarcazione, dal mare o dalla spiaggia. Questo tipo di categorizzazione influenza direttamente le dotazioni dell’aeromobile e del personale, le figure professionali e il provider di competenza. È da notare che questo tipo di categorizzazione ha molte zone grigie, in quanto molto spesso un naufrago può essere ferito gravemente tanto da richiedere cure mediche avanzate sul posto o un malato su una nave può trovarsi in una situazione ambientale talmente difficoltosa da richiedere un velivolo SAR per l’estrazione.Ma indipendentemente dal profilo di missione (SAR o HEMS), l’impiego dell’aeromobile di soccorso in una emergenza in mare può esitare solamente in un numero limitato di situazioni: l’appontaggio, operazione al verricello su ponte del battello, operazione al verricello in acqua, operazioni al verricello in acqua con supporto del tender/battello di salvataggio e impiego diretto dell’aerosoccorritore/elisoccorritore. L’appontaggio prevede l’atterraggio diretto dell’aeromobile su un ponte di volo o un helipad di una nave o di una piattaforma petrolifera. È un’opzione rara per il personale di elisoccorso, in quanto solo alcune navi militari, i superyacht di lusso ed alcune navi da crociera sono dotate della superficie attrezzata idonea. La manovra di appontaggio è di per se complessa e N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 rischiosa ma nell’ottica del recupero di un traumatizzato o di un malato grave rende possibile al personale medico e soccorritore un gran numero di opzioni di stabilizzazioni altrimenti precluse; si pensi ad esempio al mantenimento di un accesso venoso durante una verricellata. Il recupero con verricello dal ponte prevede il recupero del ferito con braga o con barella verricellabile dal ponte dell’imbarcazione. Per normativa internazionale le grandi navi passeggeri o mercantili non dotate di ponte di volo o di helipad devono essere dotati di una winch area cioè di una superficie dotata di sufficiente lontananza da ostacoli verticali e di facile accesso per consentire queste operazioni. Il recupero con verricello dal mare, possibile con braga, cestello o barella verricellabile galleggiante, consta nel recupero del naufrago o dal ferito direttamente dall’acqua. Le operazioni al verricello in acqua con supporto del tender/battello di salvataggio sono operazioni che prevedono il recupero del ferito o del naufrago dal battello di salvataggio o dal tender. Queste sono operazioni particolari perché in alcuni casi, cioè con gommoni potenti ed entrambi i piloti (dell’aeromobile e del natante) particolarmente abili è possibile un recupero diretto, mentre nelle stragrande maggioranza delle situazioni operative è necessario mettere in acqua il ferito o il naufrago per evitare il ribaltamento del battello a causa del flusso rotore. In caso di imbarcazioni a vela o veri e propri velieri questa può essere la scelta di elezione per evitare rischi eccessivi per l’aeromobile. Se, sempre per normativa internazionale, la maggior parte dei marittimi e pescatori sono addestrati ad indossare in maniera autonoma una braga da recupero, tutte queste operazioni sono sempre assistite dal personale aerosoccorritore o elisoccorritore. Questo specialista di missione può essere impiegato col verricello o direttamente (con il lancio dall’aeromobile). Procedure di utlizzo del ver r icello con br aga ed imbr aco Se il salto dall’aeromobile in hovering sull’acqua è peculiarità del solo personale di aerosoccorso / elisoccorso, le operazioni al verricello sono patrimonio comune anche per il personale sanitario degli equipag- 29 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 30 TECNICHE DEL SOCCORSO gi di HEMS. La procedura per l’utilizzo del verricello inizia con l’apertura del portellone una volta raggiunto il punto di verricellata da parte dell’equipaggiamento. Una volta controllato che tutto il personale di bordo sia assicurato e non vi sia FOD (flying object debris) ovvero materiale libero in cabina che potrebbe essere risucchiato a bordo, lo specialista verricellista apre il portellone e fa assicurare il personale al gancio del verricello tramite la braga o l’imbrago. Solitamente l’imbrago nelle operazioni di soccorso in mare viene utilizzato dal solo elisoccorritore. La braga è una fascia di tessuto galleggiante imbottita e di colore arancio fluo che si indossa a livello subascellare. L’operatore, una volta seduto al portellone comunica l’ok al verricellista e viene calato giù. La procedura di sicurezza prevede di non guardare giù, se non negli ultimi metri, per evitare sincopi e crisi di vomito in caso di rotazione. Le braccia, sia in caso di utlizzo dell’imbraco che della braga devono essere solidali con il tronco ed un’eventuale azione di contrasto alla rotazione deve essere fatta divaricando progressivamente le gambe. Al raggiungimento del suolo le 30 gambe devono essere scaricate solo pochissimo, onde evitare il cadere di schiena per terra una volta persa la tensione del verricello stesso. Contestualmente occorre segnalare l’arrivato (con i segnali militari da STANAG o i civili di CISA-IKAR) allo specialista al verricello o via radio, se disponibile un collegamento idoneo e protetto. L’operazione inversa prevede alcune precauzioni in più: il cavo deve toccare l’acqua o il ponte prima di essere toccato, per permettere lo scarico della massa elettrica accumulata in volo, la messa in chiaro del disco di maneggio prima della messa in tensione del verricello e l’attenzione ad evitare di colpire l’eventuale pattino sia con la testa che con un braccio in fase di recupero. Recupero del paziente o del naufr ago Il recupero del paziente o del naufrago in acqua avviene con l’avvicinamento dello stesso in acqua o sul ponte da parte del personale elisoccorritore. È da notare che la consuetudine e la normativa internazionale IMO e SOLAS prevedano che il malato recuperato su un’im- barcazione prevede che questo sia portato, qualunque sia il livello di assistenza sanitaria disponibile, la patologia o le condizioni meteomarine sulla coperta, sul ponte di volo o sulla winch area dai marinai stessi, e il soccorritore, per sua sicurezza non può e non deve penetrare le strutture della nave. Tale obbligo si estende anche alle barche in affondamento e ai paracadute dispiegati in acqua. L’avvicinamento a nuoto o a piedi avviene dopo lo svincolo dal verricello o dopo il tuffo in acqua e il “tutto ok” dato tramite segni convenzionali all’aeromobile. Una volta valutate le condizioni del paziente e dell’ambiente il personale di aerosoccorso (anche dopo una eventuale stabilizzazione da parte dell’equipe sanitaria dell’aeromobile o della nave) richiede all’ aeromobile lo strumento di evacuazione più idoneo alla circostanza. Il paziente viene preparato secondo la procedura di sicurezza sottoindicata e assicurato allo strumento di recupero richiesto. La braga doppia indica quella tecnica di recupero al verricello che prevede la salita dell’aerosoccorritore assicurato all’imbrago o alla braga contemporaneamente al paziente ad una seconda braga. Il paziente viene “abbarbicato” dall’aerosoccorritore per evitare che lo stesso “scivoli fuori” dalla braga a seguito di una manovra errata. L’utilizzo del cestello prevede che un cestello metallico, una struttura di alluminio dotata di galleggianti, sia verricellato con uno o due naufraghi o pazienti a bordo dell’aeromobile. Questo è l’unico caso in cui il paziente o naufrago viene lasciato solo dall’aerosoccorritore. Tecnica poco diffusa in Italia, è molto comune in Inghilterra, Australia e Stati Uniti. L’utilizzo della barella verricellabile prevede l’utilizzo di una barella dotata di cinghiaggi di sollevamento che consente il trasferimento del paziente inco- sciente. La barella può essere di tipo stokes o navale standard, cioè una barella a canestro realizzata con fondo a rete e presente su tutte le navi e dotata di galleggianti ausiliari in materiali espansi oppure di tipo galleggiante e autoraddrizzante. Questa ultima, in vetroresina è spinale, a differenza della precedente, e può essere utilizzata direttamente in acqua in quanto galleggia ed è autoraddrizzante, cioè in caso di sommerigimento riporta automaticamente la testa del paziente fuori dall’acqua. Qualora l’operazione avvenga fuori dall’acqua l’ elisoccorritore richiederà l’assistenza di uno dei presenti per manovrare la fine di vincolo, una corda che viene utilizzata per evitare l’autorotazione della barella. Il Fulton o penetratore da jungla ormai in disuso per il soccorso in acqua è una sorta di “ancora” che consentiva al naufrago, ferito o disperso di sedersi (senza nessun vincolo) sull’attrezzo stesso ed essere verricellato a bordo. All’estero sono utilizzate anche altre tecniche, qua non menzionate, quali l’utilizzo delle reti di soccorso e l’ammaraggio dell’aeromobile nei pressi dei naufraghi o l’imbarcazione che trasporta feriti. Infine esiste sempre la possibilità che il paziente non richieda il trasporto aereo o presenti una controindicazione assoluta alla verricellata o al trasporto aereo, ed in tal caso il pesonale di elisoccorso e/o quello sanitario provvedono al trasbordo su una motovedetta o ne seguono il rientro in porto sul natante stesso. Prepar azione del paziente al recupero sull’aeromobile Se il paziente deve essere imbarcato a bordo tramite barella (sia tramite appontaggio sia tramite verricello) sono previste alcune misure precauzionali atte a garantire la sicurezza dell’aeromobile. Tutti gli equipaggiamenti sanitari necessari, tutti gli interventi medici ed infine e soprattutto i teli isotermici e le coperte devono essere racchiuse in una immaginaria “bolla” compresa nelle cinghie di sicurezza della barella che devono essere ben chiuse. Questa precauzione fondamentale è atta ad evitare che il flusso rotore muova oggetti contro l’aeromobile o le persone coinvolte nell’operazione, cosa che spesso in passato ha avuto conseguenze anche letali. Gli interventi sanitari (sia di base che avanzati) effettuati sul paziente devono essere ben stretti ed assicurati con cerotto “extra”, al fine di evitare che le vibrazioni del volo e le manovre di elimbarco – elisbarco mettano fuori posto interventi anche fondamentali quali una tourniquette o una intubazione oro-tracheale. Al momento dell’avvicinamento o dell’allontanamento dell’aeromobile l’aerosoccorritore / elisoccorritore provvede a fare scudo al paziente col proprio corpo, coprendolo da vicino col tronco, onde evitare al paziente il wash del flusso rotore. In caso di trasporto di paziente incosciente il soccorritore deve raccogliere velocemente il maggior numero possibile di informazioni sulle patologie e sull’incidente, secondo il protocollo standard utilizzato dai soccorritori di ambulanza. In caso di incidente subacqueo devono essere prioritariamente recuperate le informazioni sulla immersione stessa, l’eventuale computer del subacqueo e trasportare anche i compagni di immersione che non presentino sintomi. L’ossigenoterapia di primo soccorso o l’ossigenoterapia di soccorso subacquea deve essere interrotta ed eventualmente ripresa a bordo con una bombola per uso aeronautica. Le normali bombole per il primo soc- N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 31 TECNICHE DEL SOCCORSO corso o di ambulanza, anche se si tratta di una informazione poco diffusa, non sono progettate ed omologate per il volo in elicottero e potrebbero esplodere in volo a seguito di sbalzi di quota superiori ai 500 metri. Infine, prima di affrontare le controindicazioni mediche al trasporto aereo di urgenza e all’utilizzo del verricello, una menzione particolare merita la tecnica di recupero del naufrago gravemente ipotermico dall’acqua. Infatti in caso di sollevamento improvviso dall’acqua di un naufrago o paziente in ipotermia di stadio II e III si possono avere sia fenomeni di afterdrop che di stasi venosa negli arti inferiori con conseguente arresto cardiaco o sincope. Per evitare questo fenomeno la Royal Navy ha messo a punto una tecnica modificata che prevede il recupero a “virgola” del naufrago stesso da parte dell’aerosoccorritore. Controindicazioni al tr aspor to aereo con elicottero ed all’utilizzo del ver r icello In alcuni casi il trasporto aereo deve essere evitato se possibile od attentamente valutato. Tali casi sono ben documentati nella letteratura internazionale e di seguito riportati: • pazienti portatori di malattie infettive altamente contagiose (difficoltà di decontaminare l’aeromobile); • malati e feriti non ancora stabilizzati, con di stress respiratorio non assistito o emorragia esterna non controllata; • pazienti con trauma maxillofacciale ed immobilizzazione mandibolare; • donne incinta oltre il 250°giorno di gravidanza; • pazienti con scompenso cardiaco in atto; • pazienti con gas in cavità (addominale, toracica, sinusite); • pneumotorace; • drenaggio toracico, laparotomia, toracotomia (velivoli privi di pressurizzazione); • traumi cranici con perdita di liquor (aumenta la velocità di perdita del liquor con la quota); • pazienti con docce e gessi monoblocco (il tessuto non può espandere con la quota). L’utilizzo del verricello deve essere possibilmente evitato nel caso il paziente sia gravemente ipotermico, anche se nel caso di naufraghi questo è virtualmente impossibile, e nel caso vi sia in atto una grave emorragia esterna od interna (classe II, III, IV delle linee guida ATLS). In questo caso infatti qualora il gruppo barella-aerosoccorritore vadano in rotazione durante la verricellata, le componenti della forza centrifuga/centripeta spingerebbero il sangue residuo verso la periferia e fuori dal tronco. In caso di incidente iperbarico il volo dovrebbe avvenire entro i 300 metri di quota, onde evitare una involontaria azione di ricompressione – decompressione sul paziente già embolizzato. ∆ Bibliogr afia • • • • • • • • • • Helicopter Rescue Swimmer Manual – US Coast Guard 2005. Pararescue Procedures – US Air Force 2005. Special Operations Medical Handbook – Skyscape 2005. Manuale Operativo di Elisoccorso in Mare – Paolo Curato – Croce Rossa Italiana 2005. Manuale da Campo d Medicina Tattica – Marco Filippi – Pagina Editrice 2005. Manuale di Elisoccorso – A.A.V.V. – Soccorso Alpino Valdostano 2000. STANAG 3204 MED (edition 6) – Aeromedical Evacuation – NATO 2006 STANAG 2068 MED – Emergency War Surgery – NATO 2006. STANAG 2087 MED – Medical Employment of Air Trasport in the Forward Area – NATO 2006. DIRETTIVA COI - L- 05 Sgomberi Sanitari e Trasporti Umanitari in Operazioni ed Esercitazioni al di fuori del Territorio Nazionale – Stato Maggiore Difesa 2005. No t e d e l D i r e t t o r e Questi mesi di fine anno si caratterizzano per un’attività congressuale molto proficua: si terrà a Bazzano (BO) il convegno dell’A.I.M.C. (Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi), e ho partecipato al convegno di Medicina Iperbarica O.T.I. Service di Marghera (VE) e S.I.S. 118 (CA). Ci tengo a riferire su entrambe le esperienze, per testimoniare l’impegno su ampia scala della rivista nello scrutare i diversi ambiti attinenti. Il Congresso Nazionale della Società Italiana Sistema 118 si è svolto a ottobre a Cagliari: c’è bisogno di descrivere la cornice paesaggistica, l’ospitalità, il clima della Sardegna? Incantevoli. Devo rendere merito al Direttore 118 provinciale di Cagliari dott. Pietro Golino per essere riuscito non solo a organizzare nei minimi dettagli il congresso, ma anche a richiamare la partecipazione da tutta l’Italia. Infatti gli argomenti trattati sono stati molteplici e appassionanti: è stato dato ampio spazio proprio nella sessione di apertura alle tematiche del mare, poi, per la prima volta, alle organizzazioni dei volontari, e a tutto quel mondo che gravita intorno al 118 offrendo indispensabile supporto sul territorio, come ad esempio i Vigili del Fuoco, oltre a figure di valenza tecnica inerenti le comunicazioni e l’elisoccorso (hanno tenuto interessanti relazioni gli ingegneri di Agusta Westland e di Eurocopter). È stato ricco di contenuto e al contempo accattivante, in apertura, l’intervento del Capo della Protezione Civile Dott. Guido Bertolaso, e fortemente sentito, da chi lo ha conosciuto, il ricordo di Patrizio Nannini. Ma il momento che ha reso questo convegno memorabile è stata “l’irruzione” in sala della banda della Brigata Sassari, applauditissima nell’esecuzione dell’Inno Sardo: riporto questo evento con lo stesso sentimento di amicizia e simpatia che ha pervaso tutte le giornate congressuali. Notevole poi l’impegno, la varietà e l’importanza delle tematiche vivacemente dibattute, e dei contenuti emersi: psicologia in emergenza, maxiemergenza, aspetti medico-legali e questioni etiche nell’emergenza. Ognuna di queste sessioni meriterebbe un ulteriore approfondimento. Ritengo pienamente riuscito un congresso non solo quando centra l’obiettivo di dare risposte esaustive, cosa abbastanza difficile in medicina, ma soprattutto quando apre interrogativi e pone nuovi temi all’attenzione, così come è successo a Cagliari. L’altro evento degno di nota è il convegno di Iperbarica tenutosi a settembre a Venezia, organizzato a cura del Direttore del Centro di Medicina Iperbarica di Marghera Dott. Bruno Zennaro. L’organizzazione impeccabile, l’accoglienza elegantissima nel contesto speciale di Venezia e dintorni, l’incontro con alcuni cari amici e colleghi del corso di Specializzazione in Medicina Iperbarica, hanno fatto da cornice a questo convegno dove si sono toccate varie tematiche inerenti il mondo subacqueo. Io stesso sono stato presente, con N&A, per trattare di emergenza e soccorso in mare, in generale e nello specifico delle problematiche che si ripropongono anche nell’incidente subacqueo. Ma l’impressione che più mi preme riferire di questo bellissimo incontro, non sono tanto le interessanti novità o sperimentazioni ultraspecialistiche emerse da vari ambiti, bensì il senso più generale che si percepisce: le ricerche nel campo della medicina subacquea arricchiscono la cultura medica, rivelandosi un serbatoio di informazioni da cui attingere da tutti i settori della medicina, ed in particolar modo della terapia intensiva, poiché si tratta comunque di studi di fisiologia effettuati in condizioni estreme. È affascinante scoprire le potenzialità dell’essere umano spinto in situazioni limite e la sua adattabilità all’ambiente: si evidenzia quel filo conduttore che ci lega al resto del mondo vivente sulla terra, riconoscendoci tutti “figli” della stessa “Madre Natura”. Maurizio De Luca N&A emergenza e soccorso in mare · Anno 1° · Vol. 4 · Novembre 2007 31 N&A- 04 mare 2007 15-11-2007 15:56 Pagina 32 C onvegni e orsi 01 DICEMBRE 2007 Convegno internazionale ALLENARE L’APNEA PREPARAZIONE FISICA E SPECIFICA NELL’APNEA E NELLA PESCA SUBACQUEA 01 DICEMBRE 2007 IL MONOSSIDO DI CARBONIO (CO): TOSSICO E MEDIATORE Organizzato dal Dipartimento Emergenza Urgenza e Servizi Diagnostici U.O. Anestesia-Rianimazione, Terapia Antalgica e Iperbarica (Dirett. Prof. G. Vezzani) del P.O. Vaio-Fidenza, con il patrocino SIAARTI SIMSI. SEGRETERIA SCIENTIFICA: [email protected] TEL 0524-515239 / 0524515238 FAX 0524-515236 Organizzato da APNEA ACADEMY con il supporto di APNEA EVOLUTION Parteciperà il prof. Costantino Balestra, Vice Presidente del DAN Europe Research and Education. Direttore Scientifico del DAN Europe BeNeLux Per visionare il programma dettagliato dell’evento: www.daneurope.org/Eventi.htm SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: [email protected] TEL 0524-515380 320-8391461 Per ulteriori informazioni ed iscrizioni: www.apnea-academy.com L ibri Prof. Pier Giorgio Data MEDICINA MEDICINA SUBA SUBACQUEA CQUEA ED IPERBARICA IPERBARICA 180,00 euro +15,00 (s.p) Questo elaborato é disponibile in tiratura limitata di cinquanta copie. Il volume ha 500 pagine suddivise in 5 parti: PARTE I FISICA IPERBARICA PARTE II BASI FISIOLOGICHE DELL’APPARATO LOCOMOTORE PARTE III FISIOPATOLOGIA E DIAGNOSTICA CARDIOVASCOLARE APPLICATE PARTE IV FISIOPATOLOGIA E DIAGNOSTICA RESPIRATORIA APPLICATE PARTE V ACQUATICITÀ E TECNICA DELL'IMMERSIONE I volumi sono disponibili presso la redazione. Per acquistarli occorre fare il versamento del costo del libro + spese di spedizione. su conto corrente postale n 61936282 intestato a Pagina Srl e inviare copia del versamento effettuato al fax 0573 978350. Si prega di lasciare un recapito per eventuali comunicazioni. Bruno Ciaramella SOCCORSO DI BASE BASE NOZIONI E TECNICHE 50,00 euro + 8,00 euro (s.p) Maurizio Chiaranda URGENZE ED EMERGENZE Istituzioni 70,00 euro + 8,00 euro (s.p) Con questo nuovo libro il Dott. Ciaramella si inserisce opportunamente nella bibliografia dell’esperienza preospedaliera, con un’attenta e aggiornata revisione della letteratura, per fornire gli elementi necessari per un’immediata traduzione nella pratica clinica delle tecniche e delle procedure necessarie nei diversi contesti operativi. L’Autore ha esposto essenzialmente ciò che una squadra di soccorso (anche priva di medico ed infermiere a bordo) deve sapere e deve essere in grado di eseguire. Il soccorritore non sanitario deve infatti possedere, rispetto al vecchio ruolo di autista/barelliere, conoscenze ed abilità, che solo fino a pochi anni fa erano di esclusiva pertinenza sanitaria. Questo libro intende fornire le basi per il raggiungimento degli obiettivi formativi dei Corsi di Laurea e di Laurea Specialistica dell’Area Sanitaria nel settore dell’Urgenza e dell’Emergenza. Dopo aver analizzato la metodologia dell’approccio clinico alle situazioni che, con carattere d’urgenza o d’emergenza, possono mettere in pericolo la sopravvivenza o la funzione di organi vitali, nei primi capitoli vengono descritte le procedure della rianimazione di base ed avanzata, dell’adulto, pediatrica e neonatale, facendo riferimento alle più recenti linee guida internazionali (ILCOR, AHA ed ERC, 2005). Nei trenta capitoli successivi, per ciascuna delle principali emergenze-urgenze internistiche, chirurgiche, traumatologiche e tossicologiche viene tracciato il percorso diagnostico-terapeutico dalla prima valutazione extraospedaliera fino al trattamento nel Pronto Soccorso o nel DEA. Sono quindi descritti i principi di trattamento del dolore nelle emergenze e l’organizzazione sanitaria extraospedaliera per l’urgenzaemergenza e le maxiemergenze. Infine, nell’ultima parte sono illustrati gli strumenti e le procedure avanzate per il monitoraggio ed il trattamento degli squilibri cardiorespiratori e per la gestione delle vittime di un trauma. Maurizio Raimondi ASSISTENZA AL TRAUMA TRAUMA PREOSPEDALIER O PREOSPEDALIERO MODULO BASE-AVANZAT ANZATO 25 euro + 9,00 euro (s.p) USATO M ME ER RC CA AT T II N NO O dell’ VE VEN ND DIT ITE E E E A ACQ UISTI www.mareblunet.it Uno specialista in medicina del nuoto ed attività subacquee, per tutti coloro che amano il mare ed i suoi misteri. 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