30.03.69 D. delle Palme: assemblea in piazza e manifestazione in centro
(Interventi di: Enzo Mazzi, Domenico Arpino, Mario Bencivenni, Urbano Cipriani, p. Tony
Sansone, altre voci non identificate)
Enzo M.: La Domenica delle Palme è la domenica della pace e noi ci auguriamo che questa pace
non ci sia soltanto per noi dell’Isolotto ma per tutti gli uomini. Il motivo per cui questa chiesa è
chiusa noi l’abbiamo esaminato profondamente, abbiamo capito, in fondo in fondo, alla fine di
tutto, abbiamo capito che questa chiesa per la nostra Comunità è una comunità colpita, oppressa
perché noi abbiamo scelto di essere con gli oppressi. Noi abbiamo denunziato la violenza,
l’oppressione, lo sfruttamento, la dominazione che c’è oggi nel mondo. Nella nostra chiesa, ogni
domenica più o meno, leggendo il Vangelo, noi denunziavamo ciò che Cristo denunziava venti
secoli fa. Lo denunziavamo oggi. La nostra denunzia era legata ai fatti di oggi come la denunzia di
Gesù era legata ai fatti di quel tempo. Non era una denunzia così, campata in aria, generica, che non
toccava nessuno che non scontentava nessuno. No, la denunzia di Gesù scontentava, colpiva nel
vivo, altrimenti non l’avrebbero fatto fuori. L’hanno fatto fuori perché toccava nel vivo la sua
denunzia, la sua testimonianza, il suo annunzio del Vangelo. E così la nostra. E così noi siamo stati
colpiti come Gesù. Però noi abbiamo detto: non ci dobbiamo assolutamente arrendere. Perché?
Perché non si è arreso Gesù. Gesù si è arreso soltanto quando l’hanno inchiodato. Ma, per la verità,
si arreso allora? No, perché l’hanno messo nella tomba e il terzo giorno è scappato fuori e se lo sono
ritrovato tra i piedi più vivo di prima. Quindi non si è arreso nemmeno dopo la morte. Nemmeno
quando l’hanno inchiodato si è arreso Gesù Cristo. Così non ci dobbiamo arrendere noi. Anzi, come
ha fatto Gesù, anche noi dobbiamo andare avanti, dobbiamo proseguire, dobbiamo maturare,
camminare, approfondire la nostra esperienza, l’esperienza di questi anni. E noi oggi compiamo un
passo in avanti, un approfondimento, un allargamento della nostra testimonianza. L’anno scorso, a
Pasqua, facemmo una veglia, l’anno scorso a Natale lo stesso. Durante queste nostre manifestazioni
nella nostra chiesa noi facevamo un profondo esame di coscienza della nostra situazione di cristiani,
del nostro atteggiamento di cristiani di fronte ai fatti del mondo, di fronte ai fatti che colpiscono gli
uomini e che li umiliano, che li calpestano. Questa nostra testimonianza era legata alla nostra
chiesa. Eravamo noi dell’Isolotto. Oggi questa testimonianza si allarga. Non siamo più noi
dell’Isolotto che si annunzia il Vangelo in questo modo. Sono altre quattro comunità parrocchiali e
più di dieci gruppi di cattolici, di cristiani, non soltanto di Firenze ma anche di altre parti da
Firenze. Allora voi avete capito che abbiamo fatto un passo in avanti, abbiamo allungato il nostro
discorso. Il nostro discorso si è legato col discorso di altre comunità e stasera noi marceremo per le
strade di Firenze non più soli. Siccome non possiamo portare la chiesa chiusa perché non ha le
ruote, allora andiamo noi per le strade di Firenze insieme ad altre comunità a dare testimonianza di
quella che è la nostra esperienza, ad annunziare il Vangelo come noi siamo abituati ad annunziarlo,
non con parole vuote ma con parole legate ai fatti, non con le parole delle belle lettere pastorali dei
vescovi che sono parole e basta, ma con parole legate ai fatti della vita, con le parole legate ai fatti
che sono in relazione con l’oppressione, con lo sfruttamento, con la povertà così dilagante oggi nel
mondo. La lettura della Passione che faremo questa sera sarà una passione simili a quella che
facevamo nella nostra chiesa. Ci hanno chiuso la chiesa che era di mille metri quadri e noi troviamo
una chiesa che è grande come la città. Capite che è un allargamento questo? Un passo avanti. Non
più mille metri quadri dove ci stanno duemila persone ma una città, una piazza come quella del
Duomo Che volete? Più grande di quella! Ecco dunque che siamo contenti da un certo punto di
vista – si è detto tante volte – siamo contenti di questa situazione perché ci permette di approfondire
la nostra esperienza e di essere ancora più vicini a quelli che sono poveri e oppressi. Ora leggeremo
un brano del Vangelo, il brano del Vangelo che si legge oggi nella messa, il
brano dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme. C’è qualcuno che lo vuole leggere questo brano?
Voce femminile “Dopo avere così parlato egli camminava in testa mentre salivano a Gerusalemme.
Giunto vicino a Betfage di Betania verso il monte Oliveto mandò due dei suoi discepoli…[Il resto
del brano non è registrato. Si tratta del Vangelo di Luca 19, 28-44].
Voce maschile: Leggiamo il salmo 22 [La lettura non è registrata].
Domenico A.: Ho una lettera di Mario Salvadori. Qualcuno di voi lo conoscerà. Stava qui da don
Mazzi prima che arrivassi io. Ora si trova a Milano, al carcere di San Vittore e scrive a tutto il
popolo dell’Isolotto.
“Alla Comunità dell’Isolotto e ai suoi parroci. Nella ricorrenza della resurrezione di Cristo. Non
sarà una festività come le altre che vi vedeva tutti riuniti nella vostra chiesa. Anche su di voi, sul
vostro viso, nei vostri cuori ci sarà mestizia. Ripenserete al cammino trascorso, alle sofferenze
patite, al vostro gran prodigarsi per i sofferenti, i disgraziati come me che voi avete accolto in una
vera famiglia disinteressatamente e che nomi come Florit ha messo tutti al bando chiudendo la
chiesa dei poveri. Nella grande ricorrenza saranno sciolte le campane affinché tutti siano in giubilo
per il rinnovarsi di tale evento. Anche voi dovete essere lieti, sorridenti più di loro. Sapete perché?
Perché il marcio si è tolto da sé e si è finalmente palesato quanto siano ipocriti e farisei. Loro
faranno celebrazioni fastose ma piene di ipocrisia, saranno contrariati da persone uguali a loro ed
anche perché da loro volute per coprire i loro interessi. Quindi vedete bene che non avete perso
niente. Direte: la nostra chiesa. Pregare si può ovunque e sarà preghiera più sentita perché uscirà da
cuori veramente sinceri che niente fermerà, né acqua, né freddo, nulla. Voi sarete tutti riuniti in
preghiera come sempre. Lo siete stati anche se la vostra riunione dovrà essere fuori del sagrato o
nelle Baracche. Basta che restiate gli Isolottiani che ho conosciuto e che ho imparato ad amare. E
questo me lo avete insegnato voi tutti. Io ero un povero ladro, da tutti discacciato. Voi mi avete
accolto come se fossi stato sempre uno dei vostri ma non poterete mai sapere quanto abbia fatto
bene al mio cuore vedermi accogliere come voi mi avete accolto. In tutti voi ho trovato una vera
famiglia che altri mai avevano saputo darmi. Nello squillo delle campane a festa vi giunga il mio
più profondo del cuore, anche se in galera, l’augurio di una santa Pasqua sentendomi vicino a voi
tutti come voi vi sentirete vicini al Cristo risorto. Possiate sempre continuare il cammino intrapreso
con la serenità e con il grande cuore ed animo che sempre avete avuto. Mario Salvadori”.
Mario B.: Vi leggerò alcune lettere che ci sono pervenute per la nostra marcia di oggi. Molte
persone hanno già telefonato e moltissime hanno scritto dicendo che sono con noi anche se non
possono venire. Ne ho prese due fra le più significative. Questa è del Circolo Esperienze di Roma:
“Carissimi amici, nell’impossibilità di una nostra partecipazione alla marcia per le vie di Firenze di
domenica 30 corrente mese vogliamo farvi giungere l’espressione della nostra solidarietà per la
vostra testimonianza nel moto universale degli oppressi contro gli oppressori, degli operai contro i
padroni, dei negri contro i razzisti dei paesi sottosviluppati contro i paesi neocolonialisti.
Nell’imminenza della Pasqua sentiamo la nostra passione e voi ci insegnate che la resurrezione non
può essere soltanto un frutto magico di un rito sacramentale ma un impegno concreto per il riscatto
di tutti gli uomini a cominciare dagli oppressi. Don Mazzolari scrisse: “La Chiesa comincia dove
qualcuno fa posto nella sua anima e nella sua casa ai poveri”. Voi lo avete realizzato. Noi, un
gruppo di amici, che si ritrova all’interno di una parrocchia, vogliamo farlo diventare lievito della
nostra azione. Le difficoltà esistono anche per noi: il nostro scarso numero, poco più di cinquanta,
soprattutto nell’ambiente ostile, praticamente borghese, abituato al disimpegno nel quieto vivere
delle istituzioni, che erano ieri e continuano oggi, ci combatte e ci osteggia con determinazione.
Tuttavia siamo convinti che se la nostra come la vostra sarà una azione nella carità per la verità si
farà strada. Abbiamo cercato di ispirarci a voi leggendo quanto di voi è stato pubblicato pur notando
in ciò una difficoltà di valutazione. Per quanto era nelle nostre possibilità vi abbiamo sostenuto sia
partecipando a manifestazioni sia diffondendo la vostra idea. Tutto ciò non per culto dell’Isolotto
ma perché ci preme una Chiesa autentica. Siamo dunque con voi. La nostra briciola vuole essere
presenza mentre voi testimonierete per le vie della vostra città noi ci riuniremo nella lettura dei
passi ella Bibbia, di Atti del Concilio, della vostra proposta di iniziazione al mistero di Cristo. Vi
ringraziamo delle comunicazioni che ci mandate e vi salutiamo fraternamente”.
Questo che scrive ora è un prete di un paesino delle Alpi:
“Carissimi dell’Isolotto e Comunità. Avevo già scritto quella che vi allego”.
Siccome noi avevamo mandato una circolare a tutte le persone che ci avevano scritto in cui si
diceva della nostra marcia e questo, prima che arrivasse la lettera, aveva già scritto. Ora dice: vi
allego a quella lettera questa qui:
“Spiacentissimo di non poter partecipare alla manifestazione della Domenica delle Palme per motivi
imprescindibili e non solo di lontananza. Sarebbe il meno. Vi prego di considerarmi presente a tutti
gli effetti con alcuni altri sacerdoti di qui con cui ho parlato e che mi hanno incaricato di significarvi
la loro adesione al dramma comune. Da tempo ho scelto di non stare a guardare quando si tratta di
rivendicare il diritto dei poveri, degli sfruttati, degli oppressi e degli schiavi di ingiustizie
discriminanti tra gli stessi cittadini. Sarei onorato di fare qualcosa insieme con voi così come sono
sempre stato umiliato sotto il peso di tanta impotenza dovuta alla disunione, alla discussione di
gruppi sporadici, alla mancanza di organizzazione. Ora si guarda a Firenze con motivi di grande
fiducia. Servitevi di me e della mia firma che aggiungo a quella di venti sacerdoti. Ditemi che cosa
posso fare di meglio. Intanto attendo il vostro bollettino come ho scritto nell’allegata. Desidero di
contribuire alle spese. Vi auguro e mi auguro con trepidazione e fermezza che la manifestazione di
domani”, di oggi, “sia di efficacia e contributo ai fini che perseguiamo. Rinnovo la mia fiducia in
voi e negli ideali comuni degni di ogni sacrificio. Vostro Giovanni De Santis, parroco di Moiola,
Cuneo”.
Voce femminile: Se qualcuno degli amici arrivati da Mestre vogliono dire qualcosa noi lo
gradiremo.
Voce maschile: Noi siamo un gruppo di studenti di Venezia di una parrocchia. Abbiamo pensato di
partecipare alla manifestazione di oggi pomeriggio e alla assemblea di stamattina discutendo tra di
noi e partecipando fino in fondo e vedendo fino in fondo il legame strettissimo che c’è tra un tipo di
rottura con l’ordine stabilito, quello che avete fatto voi, che hanno fatto altre parrocchie e che fanno
molti tra preti e laici ai quali però non si dà, non si è data l’importanza data a questa situazione ma
che esistono a Napoli, a Roma, da tutte le parti fra questo tipo di testimonianza e la testimonianza
che vogliamo dare anche noi non solo come cattolici ma anche come studenti nella scuola. Noialtri
abbiamo visto la stessa lotta contro lo sfruttamento, contro l’autoritarismo contro questo tipo di
oppressione generale nella scuola, nella fabbrica e anche quanto basta nella Chiesa. Noi siamo tutti
cattolici e siamo stati tutti studenti e ci troviamo fino in fondo a partecipare alla vostra lotta. La
testimonianza vostra ha un senso per noi, non soltanto nel farci pensare e avere più speranza per una
Chiesa che sia dei poveri e non Chiesa dei ricchi, ma nel fatto che ci obbliga quasi a cominciare lo
stesso tipo di lavoro da noi, nelle nostre parrocchie. E questo sta cominciando, si sta discutendo
dappertutto anche se il più delle volte in maniera nascosta, non parlandone apertamente da parte di
preti o da parte di vescovi, ma sta cominciando dappertutto ad aprirsi sempre più al dialogo. E la
testimonianza sarà una testimonianza silenziosa ma sarà quello che veramente noi pensiamo che sia
la nuova Chiesa, cioè la Chiesa di Cristo e non la Chiesa autoritaria. Per questo partecipiamo qui
con voi.
Enzo M.: Mercoledì scorso [la riunione con André Laurentin è stata il venerdì, non il mercoledì ] è venuto qui un sacerdote
francese che ha portato la solidarietà di seicento sacerdoti francesi. Potrebbe darsi che venisse
anche oggi. E’ dovuto andare a Milano perché aveva già degli impegni. Potrebbe darsi che venisse
con noi alla manifestazione questa sera. Dunque non c’è da ringraziare nessuno perché ci dobbiamo
ringraziare reciprocamente anche con questi amici che sono venuti. Un contributo che loro danno a
noi e che noi diamo a loro perché la nostra vita, il nostro cammino, la nostra maturazione si
unifichino e creino veramente un nuovo Popolo di Dio. Volevo dire che chi volesse scrivere a
Mario Salvadori, quello di cui avete ricevuto la lettera oggi, può scrivere “A San Vittore – Milano”,
“Carcere San Vittore – Milano”. A testimonianza di questo giovane, di quest’uomo volevo dire che
è in prigione per fatti molto passati. Quando era qui con noi era in libertà provvisoria. Poi ha avuto
dei processi ed è dovuto tornare dentro. E’ molto malato. Ha un male grave, gravissimo e sta molto
male e in questi giorni sarebbe bene che qualcuno gli scrivesse. Noi ci diamo l’appuntamento per
questa sera al piazzale della Fortezza, lato vasca. Alle due e mezzo piuttosto precise, anzi un po’
prima, da qui partono due pullman, due autobus e anche alcune macchine private che hanno dei
posti liberi. Alle due e mezzo. Sarebbe bene che questi autobus quando arrivano qui partissero
subito, trovassero gente pronta a partire così potrebbero fare un altro viaggio se ce n’è bisogno. Chi
ha la macchina e un po’ di benzina passi di qui e poi, se può, fa anche due viaggi. Io credo che non
ci sia nient’altro da dirci stamattina perché abbiamo detto che la facciamo molto breve la nostra
riunione per poter andare a mangiare. Ci sono fra l’altro le donne che devono far da mangiare.
Allora diciamo insieme il Padre nostro. Lo diciamo in particolare oggi col cuore vicino a questo
giovane che ci ha scritto questa lettera che mi ha fatto piangere. Padre nostro che sei nei cieli.[Non è
registrata tutta la preghiera].
MANIFESTAZIONE DEL POMERIGGIO: MARCIA PER LE VIE DELLA CITTA’
[Slogan lanciati con l’altoparlante montato su un’auto che precede la marcia]:
La Passione di Cristo continua ancora oggi nei poveri e nei disoccupati. / La Passione di Cristo
continua nella classe operaia sfruttata. / La Passione di Cristo continua nella passione del popolo
vietnamita / Beati voi che siete poveri perché sarete saziati / La Passione di Cristo continua nella
passione del popolo cecoslovacco / La nostra marcia è silenziosa / Il nostro silenzio ha più valore di
qualunque grido / La Passione di Cristo continua nei negri del Sudafrica, continua in tutti gli
oppressi e in tutti gli sfruttati / La Passione di Cristo continua nei negri del Sudafrica / La nostra
marcia sarà una marcia silenziosa, di meditazione.
Urbano C.: [la voce proviene dall’altoparlante piazzato sulla macchia mentre la marcia è ferma
nella piazza]: Per chiarire non tanto a noi stessi quanto a chi ci vede: perché stasera siamo qui. Il
motivo è tanto semplice quanto serio. Siamo qui, per esempio, perché non possiamo essere dentro la
chiesa dell’Isolotto, dentro la cappellina della Casella. Siamo qui, per esempio, perché non
possiamo essere, naturalmente s’intende come uomini, da uomini dentro la fabbrica della Vittadello;
siamo qui, per esempio, perché non possiamo essere tutti, e senza la silicosi, nelle miniere
dell’Amiata. Siamo qui perché non si possono dire parole vere, almeno come noi crediamo di
poterle dire, neppure nella basilica di San Pietro e naturalmente nella chiesa di San Camillo a
Genova. Siamo qui per respirare l’aria pura di questa bellissima domenica di marzo. Noi, fra gli
altri, dobbiamo ringraziare, non con polemica ma diciamolo così a battuta, il nostro Vescovo che ci
dà l’occasione, la possibilità di dare una esperienza di processione come finora il Popolo di Dio non
aveva mai fatto, una processione dove il popolo prende lui il microfono e non aspetta che un
monsignore glielo dia o glielo conceda. Siamo qui perché nelle Officine della Galileo – e leggo
nostro ciclostilato – perché nel Lanificio Balli di Prato, perché alla Stice, perché alla Ditta Biondi
di Peretola, perché al Mobilificio Bernini di Figline Valdarno, perché ai Supermercati, perché alla
Ranieri-Vanturi, perché al Settebel, perché alla Ditta Pasquali, perché alla Gover, perché alla
Vittadello e per mille e mille di questi perché noi non abbiamo la possibilità di re-spi-ra-re. Ci
manca l’aria pura e limpida che abbiamo qui in questa piazza. E naturalmente neppure in tutte le Pie
Associazioni che curano gli invalidi, in tutti gli Orfanotrofi alla padre Leonardo che prosperano così
nella nostra cara Italia. E siamo qui perché quest’aria pura non esiste nell’Ospedale Psichiatrico San
Salvi. E’ in corso, in questi giorni, da parte della Magistratura fiorentina, una precisa inchiesta per
delle accuse gravissime, per violenze che per lungo tempo e continuamente sono state fatte ai
ricoverati, a questi detti malati di mente che questa società pazza pretende di curare in una maniera
veramente pazza. Anche lì dentro non c’è aria pura. E insieme a noi naturalmente cosa dovrebbero
dire gli uomini che vivono nel Vietnam, che muoiono soprattutto. E non intendo agli aggressori,
intendo agli aggrediti perché il nostro discorso è un discorso chiaro. Il nostro è un discorso che non
vuole finire come un discorso. A noi non ci stanno bene i discorsi che si fanno in India, in
Columbia, né quelli che si fanno in Uganda. Perché quei discorsi che vengono approvati dai potenti,
quei discorsi che si fanno accompagnati dai potenti, col loro applauso esterno, neppure nascosto,
quei discorsi non valgono un solo fatto, non asciugano una sola lacrima [Allude alle visite di Paolo VI nei vari
continenti ]. Il nostro è un motivo positivo per cui siamo qui. Ma naturalmente diventa così, per logica
di cose, anche un motivo critico, un motivo polemico. E a chi ci dice che noi in questo momento
non stiamo facendo religione ma stiamo facendo politica noi diciamo: sì, stiamo facendo politica
ma non quella sporca. E se una cosa è pulita anche la politica si può fare, si deve fare. Ce l’ha detto
anche Laurentin , quel prete operaio che ci ha parlato l’altro giorno alle Baracche ma ce l’hanno
detto soprattutto gli uomini che lavorano sotto lo sfruttamento, che lavorano e vengono disprezzati
per il loro lavoro. Tutti questi ce l’hanno detto. E poi soprattutto ce lo dice Cristo. Cristo è stato
messo sulla croce perché sobillava il popolo. Noi siamo qui perché siamo sobillati da Cristo e di
questo ne siamo orgogliosi. Siamo strumentalizzati da Cristo che vive nel povero e nell’oppresso.
Noi vogliamo essere strumentalizzati. Noi vogliamo essere uno strumento per tutti poveri e per tutti
gli oppressi. Cristo si è incarnato, si è fatto fango e creta, si è fatto uomo, ha preso su di sé sulle sue
spalle la croce, ma non così per scherzo come si fa nelle nostre processioni tradizionali. L’ha presa
sul serio. E quando hanno visto che dietro a lui ci andava la gente, ci andava il popolo, che non deve
mai andare dietro a chi dice la verità, l’hanno condannato. All’Isolotto, alla Casella e dovunque,
nelle fabbriche naturalmente, particolarmente per noi, ovunque c’è un popolo che alza la testa lì c’è
un oppressore e un reazionario che gliela vuole piegare. Noi tutto possiamo sopportare fuorché ci
facciano fare questo in nome di Gesù Cristo. Per questo noi rifiutiamo – e lo possiamo dire, penso
di dirlo a nome di tutti – i viaggi folcloristici che si fanno con l’applauso dei potenti e col silenzio
drammatico, tragico, di coloro che non possono alzare la voce. Noi facciamo un preciso invito a
Paolo VI in questo momento. Facciamo l’invito che non vada in Uganda perché ho già letto su un
giornale cattolico “Avvenire” che l’Uganda è il popolo ideale perché rifiuta la violenza, ha scelto la
non violenza. Noi non vogliamo una strumentalizzazione di questo tipo perché sappiamo, ce
l’hanno detto, che i negri del Sudafrica non si possono più permettere di scegliere la non-violenza
perché se un negro del Sudafrica prende un caffè in un bar del Sudafrica insieme a un bianco viene
arrestato e gli si dà anche dieci colpi di frusta se siede su una panchina riservata ai bianchi. Per
questi neri e a nome loro c’è tutt’e due i miliardi di uomini sfruttati che hanno la possibilità di
alzare la testa solo con la violenza, cioè rifiutando la violenza dell’oppressore con la legittima
difesa. A nome di tutta questa gente che soffre noi dobbiamo stasera dire in coro e chiaramente:
Paolo VI° non andare in Uganda e se vai in Uganda fai scalo in Sudafrica e assisti a una messa in
una chiesa del Sudafrica in silenzio ma dove ci siano almeno un negro insieme ad un bianco.
E allora cantiamo e poi ripartiamo. Cantiamo “bianco e nero insieme” poi faremo una lettura e
ripartiamo. Questo canto che facciamo, lo ripeto, non è un invito ma è un ordine, naturalmente
come può ordinare chi sta in basso. E’ un ordine fatto d’amore a un papa, a chi dice di rappresentare
Cristo, a colui al quale riconosciamo la successione di San Pietro, di non andare o di andarci in
quell’altro modo, unicamente se si potrà cantare dove va lui questa canzone: “Bianco e nero
insieme” [Urbano intona il canto che non viene registrato].
Ti chiediamo di rinunciare all’invito che ti è stato fatto come non hai avuto paura a rinunziare
all’invito pressante che la Comunità dell’Isolotto ti ha fatto quando si è presentata alla vigilia di
Natale di fronte a te. L’invito era che tu l’ascoltassi e la ricevessi. Come non hai avuto paura di
opporre il rifiuto a noi che volevamo parlare, che volevamo essere ascoltati e naturalmente anche
ascoltare così non aver paura a fare altri rifiuti come quello che ti proponiamo.
Voce maschile: Adesso riprendiamo la marcia. La prossima fermata sarà in Piazza del Duomo dove
saranno fatte alcune letture. Poi riprenderemo di nuovo per fermarci in Santa Maria Novella dove
potranno parlare i gruppi esterni. Una macchina sarebbe bene continuasse la marcia in mezzo alla
gente
“Gesù si recò a Nazaret dove era stato allevato…[Viene fatta la lettura dal Vangelo di Luca, 4,1630 di cui si sentono bene solo le prime parole, poi voci varie e confuse insieme a frasi della lettura
lettura. Riprende la marcia con i vari slogan letti al microfono dall’auto con altoparlante]
Voce maschile: La Passione di Cristo continua nella passione del popolo vietnamita /
La Passione di Cristo continua ancora oggi nei poveri e nei disoccupati. / La Passione di Cristo
continua nella classe operaia sfruttata. / La Passione di Cristo continua nella passione del popolo
vietnamita / Beati voi che siete poveri perché sarete saziati / La Passione di Cristo continua nella
passione del popolo cecoslovacco / La nostra marcia è silenziosa / Il nostro silenzio ha più valore di
qualunque grido / La Passione di Cristo continua nei negri del Sudafrica, continua in tutti gli
oppressi e in tutti gli sfruttati / La Passione di Cristo continua nei negri del Sudafrica / La nostra
marcia sarà una marcia silenziosa, di meditazione.
Voce maschile: "Preso Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa dove si erano radunati gli
scribi e gli anziani..[Inizia la lettura della Passione dal Vangelo di Matteo, 26. 57-62]
Voce maschile: "Dalla Curia Arcivescovile di Firenze, 10 Ottobre 1963. Caro don Milani, sono
passati ormai quattro mesi dalla mia visita alla tua parrocchia. Non ho avuto tempo di ritornare
anche per la dolorosa vicenda della mia famiglia. Permetti però che con franchezza e sincerità
fraterna io debba constatare che due impegni da me proposti alla tua attenzione e da te riconosciuti
legittimi purtroppo non sono stati mantenuti. Prima di tutto la tua partecipazione ad un corso di
esercizi spirituali quale indispensabile interiore rifornimento per una vita pastoralmente attiva ed
efficace, secondariamente l'impegno a non recarti nelle parrocchie senza il consenso preventivo del
parroco interessato e questo quando particolarmente si tratta della parrocchia di Calenzano nella
quale hai svolto il tuo apostolato. Lo afferma recisamente il nostro Sinodo diocesano. Al di sopra di
ogni considerazione, infatti, rimane validamente certo che nella nostra attività sacerdotale dobbiamo
evitare ogni possibile detrimento alla carità .Firmato: Tuo Giovanni Bianchi, Vicario Generale".
Da Barbiana, 20 0tt0bre 1963.
Caro Monsignore, mi sono considerato dispensato dagli esercizi perché da quattro mesi in qua sono
molto aggravato nella mia malattia. Il tumore è ora in un polmone e la cura che sto facendo da mesi
è riuscita solo a fermarne la crescita e in più mi ha rovinato lo stomaco. Si proverà ora a irradiarlo.
Vivo praticamente in poltrona dalla mattina alla sera, da due anni non accompagno più i ragazzi nei
loro viaggi e non dormo mai fuori di casa… Mi meraviglio che lei, dopo la visita qui, non abbia
capito che i miei ragazzi ed io ci sforziamo quotidianamente di vivere una elevata atmosfera di
dedizione al prossimo, di problematica religiosa, politica, culturale ad alto livello. E’ ben umiliante
per noi sentirci chiamare in basso livello puerile, dispettosetto, irreligioso delle gelosie e delle
invidiuzze locali. Ma è ancora più umiliante che coloro che mostrano di vivere a quel livello trovino
subito ascolto in Curia e che la Curia si presti a far loro da portavoce, che la Curia non domandi
loro: “Perché non andate a dirlo all’interessato come prescrive il Vangelo?”. Nove anni fa, dopo
sette anni di incensurato apostolato, don Biancalani, don Santacatterina e altri preti delle zona
vollero il mio allontanamento in modo e in circostanze infamanti e un assurdo esilio in una
parrocchia disabitata, che era già stata avvertita che non avrebbe più avuto parroco. Ebbero facile
gioco a calunniarmi in Curia e nel popolo perché io non rispondevo. Sono stato zitto nove anni,
nove anni di esercizi spirituali non una settimana! solo perché credo in Dio e perché non stimo né
quei preti né chi li ascolta. Ho rotto il silenzio solo quando invitato dal Sindaco a parlare da esperto
di scuola per l’istituzione di un doposcuola che doveva recuperare quindici ragazzi di montagna…
Avendo io aderito, dopo aver avuto il permesso caloroso del parroco, io vidi arrivare un telegramma
da lei che, nel contesto che ora ho descritto, suonava insulto alla mia onorabilità di uomo, di
cattolico, di sacerdote. E quel che è peggio dava occasione ai nostri infelici popoli di vedere la
Curia assurdamente contraria ad una semplice opera di bene e solidale ancora una volta con le spie,
gli invidiosi, i cercatori di male nel bene, di ciechi implacabili nemici di un povero prete morto e
seppellito in montagna. Allora ho preteso riparazione pubblica e lei me l’ha data davanti ai ragazzi e
gliene sono grato, ma non ancora là dove ero stato offeso. Ecco perché, ripresentandosi la medesima
occasione, ho raccolto col pochissimo fiato che mi resta e reggendomi al tavolo per stare ritto,
rimpinzato di pasticche per calmare la tosse, ho aiutato l’opera di bene che i miei amici giovani si
proponevano che tanto li onora, che così profondamente corrisponde ai miei ideali e che per una
inspiegabile perversione quei preti osteggiano mentre in nessun modo li tocca. Ella dovrebbe essere
felice che una amministrazione socialcomunista nell’atto di istituire una scuola non chiami per
consulente Codignola o altri, ma un prete e soprattutto un prete provato per la sua inflessibile
ortodossia. La ringrazio comunque di avermi scritto. Una parola, anche se male informata, mi fa più
bene che il silenzio vile che la Curia ha tenuto con me nei sedici anni del mio sacerdozio. Capisco
che la colpa non è tutta sua se ella è circondata da così miserevoli informatori. Forse è colpa anche
dei migliori preti della diocesi che accettano gli schiaffi porgendo l’altra guancia. Così adempiono il
Vangelo ma intanto non aiutano né lei né il Vescovo a evitare questa catena di scandali. Un saluto
accorato anche dai ragazzi. Suo Lorenzo Milani.
Voce femminile: Queste due lettere inedite, così come tutta la documentazione su don Milani
mettono in evidenza una drammatica realtà. I grandi sacerdoti e il sinedrio giudaico condannarono e
perseguitarono Gesù allo stesso modo che la gerarchia ecclesiastica ha condannato e perseguitato
don Milani. Don Milani però non è un caso isolato.
“Chiunque predica chiaro e tondo il Vangelo come messaggio di liberazione per i poveri, per gli
sfruttati, per gli oppressi viene contestato dai venerabili e religiosissimi padroni della società
opulenta e perfino accusati presso i tribunali come sovvertitori di quell’ordine da loro stabilito a
beneficio dei propri interessi”.
Voce femminile: Queste ultime frasi sono del teologo spagnolo Gonzales Ruiz. Come don Milani
egli è stato ed è tuttora perseguitato da una parte della gerarchia ecclesiastica spagnola.
Ultimamente è stato processato dal tribunale di Madrid con la connivenza di monsignor Casimiro
Morcillo arcivescovo di Madrid.
La lotta del proletariato per arrivare al superamento di una società divisa in classi può farsi
attraverso una strada pacifica. Ma ci sono dei momenti in cui la via pacifica è impossibile ed allora
bisogna ricorrere alla violenza.
Ecco ora la nostra domanda: c'è qualche freno per un credente che gli impedisca di partecipare a
questa lotta, soprattutto nel suo aspetto violento?
Per rispondere a questa domanda basta cercare i principi classici della morale cristiana sul diritto di
legittima difesa contro l'aggressore ingiusto. Naturalmente, scendendo sul piano della realtà
concreta, non sarà sempre facile determinare i modi con cui i cristiani potranno compromettersi in
questa lotta. Ma il fatto essenziale è fuori discussione.
In linea di principio i cristiani hanno il diritto e il dovere di occupare il loro posto nella legittima
lotta del proletariato, per creare una società in cui non sia possibile l’esistenza di un giusto
aggressore permanente.
Quando i cristiani si riuniscono per "celebrare la cena del Signore", non devono fare politica nel
senso tecnico della parola, devono invece fare un rigoroso esame di coscienza collettivo sul loro
dovere di compromettersi nel movimento creatore e umanizzatore”.
Le frasi riferite costituiscono, secondo il parere del giudice, un reato secondo l'art.175 del Codice
Penale Spagnolo. Secondo la citata legge il giudice chiede per l'imputato Gonzales Ruiz, tre mesi di
arresto e diecimila pesetas di multa.
Voce femminile: Il giorno 27 gennaio 1968 il Cardinale Lercaro è stato improvvisamente obbligato
dalla Suprema Autorità a dare le dimissioni dalla carica di arcivescovo di Bologna. Alcuni giorni
prima egli aveva osato dire: “La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male da qualunque
parte venga. La sua via non è la neutralità ma la profezia pertanto nell’umiltà più sincera, nella
consapevolezza degli errori commessi nella sua politica temporale del passato, nella solidarietà più
amante e più sofferta con tutte le nazioni del mondo deve tuttavia portare su di esser il giudizio
dove, secondo la parola di Isaia, ripresa dal Vangelo, ‘annunziare il giudizio alle nazioni’. La
dottrina di pace della Chiesa, per l’intrinseca forza della sua coerenza non può non portare oggi a un
giudizio sulla precisa questione dirimente, dalla quale dipende oggi di fatto il primo inizialissimo
passo verso la pace oppure un ulteriore e forse irreversibile passo verso la l’allargamento del
conflitto. Intendo riferirmi, come voi ben capite, alle insistenze che si fanno in tutto il mondo
sempre più corali e delle quali si è fatto eco il papa nel recentissimo discorso ai cardinali. Perché
l’America, al di là di ogni questione di prestigio e di ogni giustificazione strategica, si determini a
desistere dai bombardamenti aerei sul Vietnam del Nord. La Chiesa questo lo deve dire anche se a
qualcuno dispiacesse. Lo deve dire perché a questo punto è il caso di coscienza immediato di oggi,
è il primo nodo da cui possono dipendere le svolte più fauste o più tragiche”.
Voce maschile: L’Isolotto e la Casella costituiscono un caso particolarmente grave di oppressione.
Due interi popoli sono stati condannati. Si è tentato di soffocarli con le armi del Diritto Canonico.
Poi, visto che il tentativo non riusciva, si è provato col braccio secolare.
Cinque sacerdoti e tre laici sono imputati del delitto di ‘Istigazione a delinquere’ previsto dagli
articoli 110, 414 numero 1 in relazione all’articolo 266 Codice Penale, perché in concorso tra loro la
sera del 4 gennaio 1969, in Firenze e precisamente nella chiesa dell’Isolotto, luogo aperto al
pubblico e in presenza di numerose persone pubblicamente istigavano ad impedire la celebrazione
delle messe che il giorno successivo dovevano essere celebrate nella chiesa dell’Isolotto da parte di
monsignor Ernesto Alba delegato dell’Arcivescovo di Firenze, fatto costituente il delitto previsto
dall’articolo 405 Codice Penale. Con l’aggravante di cui all’articolo 112 numero 1 Codice Penale
per essere concorso nel reato più di cinque persone ed anche, per i primi cinque di cui all’articolo
61 n.9 Codice Penale per avere commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti alla qualità di
ministri del culto cattolico.
Dodici laici sono imputati del delitto di turbamento di funzione religiosa del culto cattolico previsto
dagli articoli 110, 405 Codice Penale perché in Firenze, precisamente nella chiesa dell’Isolotto il 5
gennaio 1969, in concorso fra loro e con altre persone allo stato non identificate, impedivano la
celebrazione delle messe delle ore undici e dodici che dovevano essere dette da monsignor Ernesto
Alba delegato arcivescovile di Firenze, con l’aggravante di cui all’articolo 112 numero 1 Codice
Penale per essere concorso nel reato più di cinque persone.
Voce maschile: Circa mille persone hanno sottoscritto una lettera di corresponsabilità.
“Al Procuratore della Repubblica. Alcuni nostri fratelli sono accusati di aver violato la legge mentre
testimoniavano insieme a noi e alla Comunità parrocchiale dell’Isolotto la loro fede nel Vangelo e
la ricerca di un dialogo fraterno nella Chiesa. Noi eravamo con loro nella nostra chiesa dell’Isolotto
nei giorni in cui si sarebbero verificati i fatti per i quali i nostri fratelli sono accusati. Essi non hanno
fatto niente di diverso da quello che abbiamo fatto noi. Essi erano animati dallo stesso nostro spirito
e convinzione. Noi ci riconosciamo perfettamente nelle loro azioni e nelle loro parole. Siamo
rimasti molto stupiti nel sentirci accusare di avere impedito la celebrazione della messa. Infatti
monsignor Alba di sua iniziativa volle il 5 gennaio alle ore undici che si verificasse quanti dei
presenti non desideravano la messa. A questo punto tutta la gente ha avuto la possibilità di mostrare
chiaramente con una alzata di mano la volontà di continuare la nostra preghiera senza la
celebrazione della messa da parte di monsignor Alba. Monsignor Alba chiese anche una
controprova. Nessuno alzò la mano. Le nostre decisioni sono state prese insieme e non siamo mai
stati sobillati da nessuno. Anzi siamo grati a quei sacerdoti che sono venuti da noi per esprimerci la
loro solidarietà e partecipazione”.
Voce maschile: Settecento firmatari di questa lettera sono stati uno per uno interrogati dai
carabinieri.
Don Milani, Gonzales Ruiz, Cardinal Lercaro, Isolotto, Casella sono solo alcuni momenti
significativi. L’oppressione della gerarchia verso chi cerca di annunziare sinceramente e
liberamente il Vangelo raggiunge ogni angolo del mondo.
Voce maschile: “Ma Gesù taceva. E il sommo sacerdote riprese: ti scongiuro per il Dio
vivente…[Continua la lettura della Passione dal Vangelo di Matteo, 26, 63-75 e 27, 1-13]
Voce Maschile: Bogotà 1965: "Considero un obbligo di coscienza dire ai cattolici che il padre
Camillo Torres si è allontanato consapevolmente dalle dottrine e dalle direttive della Chiesa
cattolica. Basta aprire le Encicliche dei sommi pontefici per rendersi conto di questa deplorevole
realtà. Realtà tanto più dolorosa in quanto il padre Torres preconizza una rivoluzione anche violenta
per la presa del potere, in un momento in cui il paese si dibatte in una crisi causata, in non piccola
parte, dalla violenza che con grandi sforzi si viene cercando di scongiurare. Le attività di padre
Camillo Torres sono incompatibili col suo carattere sacerdotale e con lo stesso abito ecclesiastico
che veste.
Può essere che queste due circostanze inducano alcuni cattolici a seguire le erronee e Perniciose
dottrine che il padre Camillo Torres propone nei suoi programmi”.
Questa è la condanna rivolta a Camillo Torres dall’Arcivescovo di Bogotà cardinale Concia.
Tale condanna mette in evidenza il vero motivo del regime di oppressione imperante nella Chiesa.
Lo esprime chiaramente questo discorso dello stesso Camillo Torres:
“La piaga peggiore della Chiesa é di avere beni e potere politico, per cui é portata a decidere più
secondo la saggezza degli uomini che secondo la saggezza di Dio. I beni e il potere politico di cui
parlo sono il risultato della politica dei dirigenti che hanno voluto circondarla di garanzie
economiche e legali. Perciò la Chiesa é un potere economico e un potere politico. Ciò avviene
benché Cristo abbia detto che è molto difficile servire due padroni, Iddio e il danaro. Il clero
colombiano è il più retrogrado del Mondo. Più ancora di quello spagnolo. E' evidente che le uniche
Chiese progressiste della terra seno le Chiese povere..."
"Io ho abbandonato i privilegi e i doveri del clero, ma non ho smesso dì essere sacerdote. Credo di
essermi dedicato alla Rivoluzione per amore del prossimo. Ho cessato di dire 1a messa per rendere
realtà tale amore sul terreno temporale, economico e sociale.
Quando il prossimo non avrà nulla contro di me, quando sia realizzata la Rivoluzione. tornerò ad
officiare la messa se Dio me lo permette. Credo di seguire così il comandamento di Cristo: "Se
dunque tu nel fare la tua offerta all'altare, ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,
lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va' prima a riconciliarti col tuo fratello poi ritorna a fare
l'offerta".
“E’ necessario che in questo momento decisivo della storia noi cristiani abbiamo una salda
posizione circa le basi essenziali della nostra religione. Il fondamento principale del Cattolicesimo é
l'amore del prossimo. "Chi ama il prossimo ha compiuto la legge". Questo amore, perché sia reale,
deve cercare di essere efficace. Se la beneficenza, l’elemosina, le poche scuole gratuite, i pochi
piani edilizi, ciò che viene chiamato "la carità", non riesce a sfamare la stragrande maggioranza
degli affamati, né a vestire la maggioranza degli ignudi, né ad insegnare alla maggioranza di coloro
che non sanno, bisogna cercare mezzi efficaci per dare tale benessere alle maggioranza.”.
“E’ necessario allora togliere il potere alle- minoranze privilegiate per darlo alle minoranze povere.
Ciò, se viene compiuto rapidamente è l'essenziale di una Rivoluzione che può essere pacifica se le
minoranze non oppongono resistenza violenta. La Rivoluzione, intanto, é un modo per ottenere un
governo che dia da mangiare all’affamato che dia da vestire all'ignudo, che insegni a chi non sa, che
compia le opere di carità, di amore del prossimo, non soltanto in forma occasionale e transitoria,
non soltanto nei confronti di pochi, bensì per la maggioranza del nostro prossimo…
Dopo la Rivoluzione noi cristiani avremo la coscienza di avere stabilito un sistema che è orientato
dall’amore del prossimo. La lotta è lunga: cominciamo fin da ora…”
Voci maschili [voce alternata ogni paragrafo]
OFFICINE GALILEO - Firenze
Un invalido viene licenziato perché non in grado di svolgere il lavoro pesantissimo che il capo
reparto pretendeva di assegnargli.
Immediata reazione operaia - Assemblea nel piazzale della fabbrica. Gli operai invadono la
direzione e costringono il direttore a ritirare il licenziamento.
LANIFICIO BALLI - Prato
Gli operai occupano la fabbrica.
Dopo tre giorni interviene la polizia a cacciare gli operai. Gli operai si attendano nella strada
davanti alla fabbrica.
Il 17 marzo 1969 Prato risponde con lo sciopero generale e con una grande manifestazione. La lotta
continua.
Il 28 e il 29 marzo altri due scioperi generali.
PRATO
Da una inchiesta è risultato che a Prato esiste la più alta percentuale di evasione dall'obbligo
scolastico.
Motivo: oltre duemila ragazzi fra i dodici e i quindici anni lavorano nel settore tessile.
PRATO
Ogni giorno, nell'industria tessile, si verificano in media quaranta infortuni, di cui alcuni molto
gravi.
STICE: Elettrodomestici - Firenze
L'operaio Luigi Falossi, membro della Commissione Interna viene punito (tre giorni di sospensione)
per aver criticato un dirigente.
A coloro che fanno domanda di assunzione si chiede quali idee politiche professano e cosa pensano
della vicenda dell'Isolotto.
DITTA BIONDI: Metallurgica - Peretola
Viene licenziato un operaio iscritto al sindacato. Sciopero di tutti i lavoratori: licenziamento ritirato.
O.T.E. Metallurgica - Firenze
Gli operai devono utilizzare le latrine a porta aperta per permettere il controllo dei sorveglianti.
MOBILIFICIO BERNINI - Figline Valdarno
Gli operai stanno occupando la fabbrica per evitarne la chiusura. MOTIVO: dissesti finanziari.
Si tenga conto che il padrone ha dilapidato miliardi, arrivando perfino a noleggiare un aereo privato
per andare in America per gli incontri di Benvenuti.
SUPERMERCATI Natale1968
Sei lavoratori vengono licenziati per avere organizzato uno sciopero sindacale.
NERI E VENTURI: Pastificio - Certaldo
Venticinque operai stanno occupando la fabbrica da un mese contro la chiusura dell'azienda.
MOTIVO: i soci proprietari sono in dissidio tra loro e pertanto hanno deciso di licenziare tutti.
SETTEBEL: Abbigliamento - Campi Bisenzio
Il padrone istalla un impianto televisivo a circuito chiuso per controllare i movimenti dei
dipendenti. Gli operai scendono in sciopero: il padrone è costretto a rinunziare al televisore.
DITTA PASQUALI: Metallurgica - Calenzano
Licenziati trentanove operai che avevano diretto le lotte del passato.
G.O.V.E.R, - Firenze
L'operaio Borghi Bruno è stato licenziato senza motivazioni.
Il padrone, Ugolini, in una conversazione con i rappresentanti sindacali ebbe a dire: "Nella mia
azienda posso tollerare un attivista, ma non un attivista prete".
VITTADELLO: Abbigliamento - Firenze
Il nuovo padrone, cioè la Montedison, vorrebbe soffocare il movimento operaio che è fra i più
avanzati sia dal punto di vista delle conquiste economiche che della coscienza politica.
Il nuovo padrone ha eliminato l'assemblea di fabbrica; ha assunto nuovo personale con paga
inferiore a quella prevista dagli accordi raggiunti; ha aumentato i ritmi di lavoro; ha irrigidito la
disciplina di fabbrica.
Le operaie sono scese in lotta e di fronte all'irrigidimento padronale hanno occupato la fabbrica. La
solidarietà con le operaie della Vittadello sta estendendosi a tutta la città.
La violenza che subisce il mondo del lavoro è direttamente legata a quella cui sono soggette le
popolazioni delle zone depresse e alcune categorie di esclusi come gli invalidi, gli alienati di
mente, i carcerati.
Il Sicilia, nel triangolo della fame, divenuto ancora più povero a causa del terremoto, ci vorranno
sette anni prima che vengano costruite le prime case per i baraccati. In un anno, nella Valle del
Belice, sono emigrate 4.500 persone, per lo più giovani tra i 18 e i 26 anni
La calma è tornata a Siracusa, dicono i giornali interessati, dopo gli scontri di Avola che hanno
provocato due morti e cinquanta feriti fra i braccianti disoccupati.
Gli invalidi, opportunamente sostenuti da una appropriata legislazione, avrebbero spesso enormi
capacità di inserimento produttivo nella società. Eppure per la maggior parte sono costretti ad una
vera e propria reclusione nelle loro case o in cimiteri per vivi quali sono molti istituti.
Gli alienati di mente e i carcerati troverebbero giovamento, se venissero loro applicate le
disposizioni della a società protettrice degli animali.
Il prof. Aschieri, vice direttore dell'ospedale neuropsichiatrico di Varese ha detto:
"Alcuni istituti non possono più dirsi ospedali, né manicomi, ma veri campi di concentramento e di
eliminazione. Noi insorgiamo indignati per le persecuzioni contro i negri d'Africa e d'America, ma
intanto non ci avvediamo che proprio tra noi, si perpetua ancor oggi uno degli schiavismi più
deteriori: quello del malato di mente".
Questi sono solo alcuni esempi della violenza che il sistema capitalistico produce nel nostro paese
che pure si dice democratico.
In Spagna e in Grecia la violenza assume un volto più apertamente oppressivo eliminando ogni
residuo di libertà.
In Spagna è abolito dal 25 marzo lo stato di emergenza, ma non cambia nulla poiché la libertà non
c'è ancora.
Il bilancio del ministero degli Interni ha tutta l'aria di un bollettino di vittoria: centinaia di arresti e
condanne.
Le seguenti cifre ufficiali sono certamente inferiori alla realtà:
719 persone hanno avuto a che fare con la polizia politica: sono operai, studenti, professionisti.
451 sono in carcere o condannate o in attesa di processo.
20 Sono state mandate al confino.
112 Sono state rilasciate con l'obbligo di rimanere a disposizione dei tribunali militari o civili.
136 Studenti si trovano agli arresti domiciliari.
Madrid ha chiesto al Vaticano l'autorizzazione a processare l'Abate di Montserrat, don Cassiano
Just per "delitto contro lo Stato e l'ordine pubblico". Egli, in una intervista concessa alla radio
bavarese, aveva denunziato la sistematica repressione dei diritti civi1i, l'incarcerazione per motivi
politici, le torture in atto nei commissariati e nelle carceri anche contro sacerdoti.
Tutto questo col beneplacito e il sostegno ufficiale di buona parte dell'episcopato spagnolo.
La situazione della GRECIA è peggiore.
Mikis Teodorakis, eroe della resistenza Greca al regime dei colonnelli, è riuscito a eludere la stretta
sorveglianza di polizia cui è sottoposto e a far giungere al segretario generale dell'ONU U Thant un
nobile e drammatico appello:
"Dallo sperduto villaggio in cui mi tengono detenuto, ho seguito i suoi sforzi per la pace nel mondo
o per il rispetto dei diritti umani... Vorrei sottoporre alla sua considerazione il mio caso, come un
esempio di quanto l'uomo e la sua dignità umana possano essere calpestati nella Grecia d'oggi. So
bene, che l'epoca nella quale viviamo è un'epoca di grande tragedia per tutta l'umanità. E' un'epoca
in cui si possono ancora vedere nomini che uccidono i loro simili e altri che muoiono di fame,
mentre altri vengono torturati o richiusi in campi di concentramento all'ombra dell'acropoli".
Il cammino degli oppressi verso la libertà e l1uguaglianza è duro e difficile: la sofferenza del popolo
Cecoslovacco, vittima di una così ingiusta aggressione, lo testimonia.
La Rivoluzione è un fatto permanente, una liberazione progressiva dagli schemi in cui
l'imperialismo del denaro costringe i popoli, compresi quelli che hanno iniziato il cammino
dell'emancipazione.
La radice più profonda di questa terribile violenza che investe tutto il mondo è messa in luce da uno
dei più noti profeti del nostro tempo:
"Per tre anni ho viaggiato nelle città del nord per organizzare la campagna contro i tuguri. Ho
parlato alla gente come un figlio di Dio e come un cittadino del mondo. Mi sono aggirato tra i
disperati, tra i respinti, tra i giovani in preda all'ira. Ho detto loro che le bottiglie incendiarie e le
rivoltelle non risolveranno i loro problemi. Ho ripetuto la mia convinzione che una trasformazione
sociale diviene tanto più significativa se giunge attraverso la non-violenza. Ma essi mi hanno
chiesto: che succede nel Vietnam? Mi hanno chiesto se il nostro paese non stava impiegando la
violenza in dosi massicce per risolvere nel Vietnam i suoi problemi, per realizzare le trasformazioni
desiderate.
Le loro domande hanno colpito nel segno ed ho compreso che non avrei mai più potuto levare la
mia voce contro la violenza di coloro che sono oppressi nei ghetti, se non avessi prima parlato
chiaro al più grande portatore di violenza che esiste oggi nel mondo: il governo degli Stati Uniti".
La denuncia di L.King é precisa e ineccepibile. Il paese capitalista più evoluto è il più grande
portatore di violenza nel mondo.
Violenza che all'interno colpisce masse di negri e di poveri, nel Vietnam tenta di schiacciare e
bruciare un popolo di contadini poveri, nell'America Latina sostiene e muove le oligarchie
dominanti che rapinano il popolo, costringendolo alla fame e al sottosviluppo.
Non c'è da meravigliarsi se poi su questa radice di violenza giunge a innestarsi un regime razzista
come quello del Sudafrica dove sono pienamente vigenti leggi di questo tipo:
Un funzionario del lavoro può, in ogni momento sopprimere l'impiego di un africano che lavora in
città, senza riguardo per 1'anzianità di questo impiego e anche se il datore di lavoro è contrario a
questa soppressione.
Un africano il cui impiego sia stato soppresso può essere espulso dalla città dove ha lavorato, con il
divieto di ritornarci per un periodo a discrezione del funzionario del lavoro. (Legge sui Bantù del
1963, sezione 77)
Un lavoratore africano non può prendere parte ad uno sciopero. Partecipandovi, egli commette un
reato punibile con una ammenda massima di cinquecento sterline o con la detenzione massima di
tre anni, o con queste due pene insieme. (Legge sul lavoro degli indigeni. Legge numero 48, 1953,
Sezione 18)
E' vietato ad un bianco e ad un non-bianco bere insieme una tazza di tè in un bar dell'Africa del sud,
a meno che non siano in possesso di una autorizzazione speciale (proclama n.333/l-IX-1957, sez.1°
della legge sulle zone riservate).
Nessun africano ha il diritto di acquistare un diritto di proprietà fondiaria su di una qualunque terra
dell'Africa del Sud (Legge su gli indigeni n° 25/1945 modificata sez. VI°).
Se un indiano o meticcio o africano si siede in un parco su di una panchina riservata ai bianchi in
segno di protesta contro le leggi della segregazione razziale, commette un reato punibile con una
ammenda massima di trecento sterline o con la detenzione massima di tre anni, o con un massimo di
dieci colpi di frusta o con due fra le punizioni elencate. (Legge penale n.8/1953, sez.1° e legge
n°49/1953, sezione II°).
Questa incredibile legislazione viene applicata con la complicità pratica delle Chiese.
Nel Sud-Africa tutte le Chiese, anche cattoliche, sono segregate, cioè i negri non possono andare a
Messa insieme ai bianchi.
Tutto questo ci ripugna come uomini e come cristiani. E' un chiaro abisso d'infedeltà al Vangelo di
cui siamo responsabili e da cui occorre urgenternente risalire. Appelli pressanti ci vengono da tutto
il mondo e specialmente da una gran parte dei Vescovi dell'America Latina.
Ecco le dichiarazioni di Helder Camara Vescovo di Recife in Brasile:
La Chiesa di fatto è legata economicamente al capitalismo. Essa ne vive. Ciascuno è preso in un
insieme, prigioniero di strutture, d'ingranaggi, di una grande macchina che gira. Bisognerebbe
educare la gente di Chiesa come si educano i paesi sottosviluppati, dare una coscienza
dell'economico e del sociale, e una coscienza morale di fronte ai fatti economici e sociali. Molti
sono incoscienti, ma possiamo noi ritenerci innocenti dello scandalo? La Chiesa è arrivata essa
stessa ad essere una grande potenza capitalistica. Non solamente essa è complice dello sfruttamento
dei lavoratori e dei popoli sottosviluppati per mezzo delle potenze e delle grandi società capitaliste,
ma è essa stessa una di queste potenze viventi del profitto, dell'interesse che nasce dal lavoro degli
altri.
In queste condizioni, come si può affrontare il problema della fame, delle ingiuste retribuzioni?...
Essa deve liberarsi prima di tutto dai suoi compromessi…
La maggior parte dei Vescovi dell'America Latina, radunati a Medellin dal 25 agosto al 7 settembre
1968, ha emesso una dichiarazione ufficiale nella quale fra l'altro si dice:
“L'assenza di sviluppo tecnico, le classi oligarchiche cieche, i grandi capitalisti stranieri
impediscono le trasformazioni necessarie e offrono una resistenza attiva a tutto ciò che potrebbe
attentare ai loro interessi. Creano conseguentemente una situazione di violenza.
Ma l'alternativa non è tra lo statu quo e il cambiamento; è piuttosto tra il cambiamento violento e
quello pacifico.
Di fronte ad una situazione così grave e che affligge degli uomini in maniera tanto drammatica, noi
crediamo che non basti descrivere la realtà soggiacente alla "tentazione della violenza", ma
sentiamo il dovere di denunciare gli interessi egoistici e di lanciare un appello a tutti gli uomini di
buona volontà perché uniscano le loro intelligenze, energie e risorse per la costruzione di una nuova
società integralmente sviluppata, nella giustizia, l'amore e la libertà...
E' certo che la Chiesa latino-americana, nel suo insieme, non mostra ancora sufficienti
preoccupazioni sociali. La denuncia profetica delle ingiustizie e l'appoggio alle necessarie
trasformazioni non hanno preso né l'ampiezza né la frequenza che si potrebbe desiderare. Non si è a
sufficienza sostenuto né incoraggiato coloro che hanno compiuto coraggiosamente la loro funzione
profetica in queste senso.
La coscienza cristiana non dà prova né della formazione, né della maturità che la situazione odierna
richiederebbe: l'inezia, l'insensibilità, la passività, la manifestazione di una pratica religiosa scissa
dall'attuale momento storico, sono la prova di una deformazione della fede. Questa deformazione
riveste un carattere particolarmente grave quando si manifesta nelle anime consacrate a Dio o nei
laici delle classi privilegiate che si autoproclamano cristiane...
Tra l'altro, e solo a titolo di esempio, deve essere interamente rivisto il criterio secondo il quale la
Chiesa e il clero accettano privilegi dallo Stato".
Voce maschile: Gesù non rispose nemmeno a un’accusa, sicché il governatore ne era grandemente
meravigliato. [prosegue la lettura della Passione dal Vangelo di Matteo 27,14-46 e 50-54].
Voce maschile: “E ora, o ricchi, piangete e gemete per i castighi che cadranno su di voi”
Enzo M.: Questo salmo leggiamolo tutti insieme e si trova nell’ultima pagina del libretto che avete
davanti, la penultima pagina, al numero 2, dalla lettera dell’apostolo Giacomo.
E ora, o ricchi piangete e gemete [Lettera di San Giacomo, 5, 1-6].
Enzo M.: Finita la lettura dovremo riprendere la marcia per andare in piazza Santa Maria Novella
dove i gruppi che sono intervenuti potranno portare la loro testimonianza. Anch’io avrei voluto dire
qualcosa in piazza Santa Maria Novella però non mi sento di lasciar passare su un fatto importante
che è in mezzo a noi: la tenda della Vittadello. Allora desidero qui portare la solidarietà non soltanto
della Comunità dell’Isolotto che l’ha già espressa davanti alla chiesa chiusa dell’Isolotto ma la
testimonianza di tutti i gruppi, di tutte le comunità che hanno partecipato a questa manifestazione e
di tutte le persone che sono dietro a queste comunità che sono spesso rappresentate da poche
persone, una solidarietà che non vuole essere una solidarietà soltanto di parole. Anzi noi siamo
contro le parole senza fatti. Non le vogliamo più perché sono le parole che ci mettono in mezzo,
quelle senza i fatti, sono le parole dell’azzeccagarbugli che ci impediscono di utilizzare tutte le
nostre energie per lottare per un mondo più giusto. La nostra solidarietà è una solidarietà di fatti.
Primo fatto: la testimonianza resa, loro malgrado, dai poteri ecclesiastici e civili che hanno represso,
che hanno tentato di reprimere e soffocare il popolo dell’Isolotto e il popolo della Casella proprio
perché con i fatti erano schierati con gli oppressi e gli sfruttati. Se la nostra solidarietà con gli
oppressi e con gli sfruttati, con la classe operaia fosse stata una solidarietà solo di parole non
avrebbero tentato di soffocarci. I buoni parlatori non sono veramente repressi da nessuno perché
non danno noia. Danno noia coloro che agiscono oltre a parlare. Ecco perché dava noia Gesù Cristo,
perché parlava ma prima di tutto faceva, agiva. Ecco perché la nostra solidarietà non è soltanto di
parole. Inoltre non è di parole perché la nostra esperienza, l’esperienza di noi dell’Isolotto, ma più o
meno dei gruppi e delle comunità che hanno partecipato a questa manifestazione, a questa marcia, è
una esperienza che assomiglia moltissimo, anche e su un piano leggermente diverso, all’esperienza
degli operai della Vittadello. L’abbiamo rilevato in un incontro che abbiamo avuto nella fabbrica
occupata. Parlandoci, parlando noi dell’Isolotto e quelli della Vittadello abbiamo visto che la nostra
vicenda, la nostra esperienza, esperienza di anni, e la loro esperienza erano molto vicine. Anche
loro hanno potuto e possono portare avanti lo loro lotta in questi momenti in maniera così efficace e
così matura perché per anni hanno maturato la loro coscienza di classe, per anni hanno maturato la
loro coscienza di operai, per anni si sono allenati nelle lotte nella fabbrica. Nel momento in cui la
lotta è diventata più aspra e più dura la loro maturità è esplosa, è venuta alla luce in maniera piena e
si è approfondita ulteriormente. Si meravigliano quegli operai della Vittadello di essere così uniti, si
essere così un blocco solo, di essere così solidali fra loro. Si meravigliano perché non succede
spesso tutto questo anche nelle fabbriche. Ma non c’è da meravigliarsi perché questa maturità si è
realizzata attraverso un lavoro di anni. Così è successo all’Isolotto. Anche noi ci siamo meravigliati
nel trovarci così uniti, un popolo così unito. Qualcuno ha detto do non aver mai visto una cosa di
questo genere. Ebbene questa unità del popolo dell’Isolotto come quella degli operai della
Vittadello non è una unità piovuta dal cielo, così ad un tratto, ma è una unità che si è maturata
lungamente per tanti anni. E anche altri aspetti della lotta, della esperienza della Vittadello sono
vicini a quelli della nostra esperienza. Anche per loro – un altro esempio – il padrone ha cercato di
dividerli. Sono molte le aziende della ex Vittadello passate alla Montedison non soltanto questa di
Firenze. Solo in questa comunità così matura il padrone ha negato l’assemblea perché a Firenze,
nella Vittadello di Firenze l’assemblea aveva un significato, sapevano che cosa fare nelle assemblee
E ha negato l’assemblea. Solo a Firenze ha compiuto dei gesti repressivi e aggressivi che non ha
compiuto in altre fabbriche proprio per cercare di dividere. Così come è successo a noi. Solo
all’Isolotto il padrone ha chiuso la chiesa. In altre comunità come al Vingone ha detto: voi siete un
po’ diversi, a voi la chiesa la lascio aperta. Perché questo? Evidentemente è una volontà di dividere
il popolo, di dividere le esperienze in modo da dominare meglio perché dividendo si domina
meglio. Questi sono alcuni spunti. Ce ne potrebbero essere moltissimi altri che non sto a dilungarmi
perché siamo un po’ stanchi, siamo in piedi da tanto tempo. Comunque ripeto a nome di tutti la
nostra solidarietà con questi operai che lottano per la giustizia e che lottano per tutti noi perché tutti
noi vogliamo la giustizia. Un’altra piccola cosa. Approfitto di questo microfono che ho qui davanti.
Un’altra piccola cosa vorrei dire che è molto in tema. Qui a sinistra, sul muro della nostra cattedrale
c’è una lapide sulla quale c’è scritto: “il popolo sudafricano generosamente contribuì al restauro di
questa cattedrale”. Ecco quali sono le chiese aperte, che rimangono aperte. Ecco quali sono le
chiese che non sono state chiuse, le chiese che servono agli oppressori, le chiese che sostengono il
razzismo, sostengono l’oppressione. Queste chiese sono aperte. Le chiese invece che servono agli
oppressi, che sostengono la lotta degli oppressi vengono chiuse. A commento di questo non ho che
da leggere un brano piccolissimo del Vangelo: “Nell’uscire dal tempio, un giorno, Gesù – il tempio
di Gerusalemme era meraviglioso – nell’uscire dal tempio uno dei suoi discepoli disse: maestro
guarda che pietre e che costruzioni imponenti – anche quelle pietre certamente erano state costruite
col contributo dei razzisti di quel tempo – maestro guarda che pietre e che costruzioni. Ma Gesù
disse a lui: vedi tu queste costruzioni? Non resterà pietra su pietra che non sia diroccata”.
[nella bobina a questo punto c’è una attaccatura che non la fa scorrere ]
Un laico: Io sono della Comunità di Torino, di via del Vandalino, che fin dall’inizio si è trovata
solidale con l’Isolotto. Ci siamo trovati solidali anche nel dolore e nella persecuzione dato che i
prete che presta servizio tra di noi è uno dei cinque incriminati, don Merinas. Abbiamo noi avuto un
incontro col nostro Vescovo, padre Pellegrino, il quale è indubbiamente una persona aperta,
intelligente, generosa, non come il vostro cardinale. Tuttavia, malgrado questo, abbiamo riscontrato
con dolore delle divergenze fra noi e padre Pellegrino soprattutto sul problema della Chiesa dei
poveri. E perciò nel momento in cui c’è stato questo dialogo abbiamo dovuto constatare anche lì
una divisione. Perché questo? Secondo noi perché anche padre Pellegrino è prigioniero della
struttura della Chiesa che purtroppo ha alla povertà il potere dei mezzi, la ricchezza e la potenza. E
questa struttura fa sì che proprio quelli, i pastori, che dovrebbero conoscere di più le loro pecore
siano sovente poco in grado di conoscerle perché, fin dall’inizio in Seminario, subiscono un
trattamento di lavaggio del cervello e dopo, anche nella carriera ecclesiastica ogni tanto appare una
barriera frapposta fra loro e il popolo. E inoltre sempre di più vengono circondati, anche malgrado
le loro intenzioni, da tutta una struttura di potere burocratico oppure da un apparato tale che anche il
cardinale Pellegrino vive in un palazzo troppo ricco – io ci sono stato – abbastanza scandaloso.
Allora io mi permetto di rivolgere un appello molto semplice ai vescovi, al fratello Ermenegildo, al
fratello Michele, al fratello Paolo VI e direi al fratello Giovanbattista: Giovabattista esci dal
Vaticano, scappa via a gambe levate, liquida questa struttura di potere, burocratica, prendi un
alloggio come gli altri, vivi come gli altri uomini, rinuncia alle tute posizioni di ricchezza e di
potere. Solo così, solo se avrai la fede e l’amore che ha dimostrato Pietro veramente potrai essere
primo. Perché solo allora potrai essere un esempio chiaro per tutti. E affinché questo mio appello
semplice non sia anche un giudizio, non sia sotto sotto qualcosa di farisaico bisogna che anche
ognuno di noi, nel suo piccolo, rinunci, si impegni a rinunziare alle sue piccole posizioni di potere
nella famiglia, nel lavoro, nella scuola in modo che veramente si converta e si faccia veramente
povero con i poveri, povero di ricchezza, povero di cultura, povero di potere.
Un laico: Noi di Peretola siamo un piccolo gruppo, una piccola Comunità. Ci siamo trovato un anno
fa di fronte all’aut-aut del Vescovo. Facevamo un lavoro in parrocchia soprattutto per il catechismo,
la vita liturgica e anche una maturazione dei nostri fratelli della parrocchia. Questo lavoro ci è stato
impedito, siamo dovuti uscire dalla istituzione parrocchiale e viviamo una vita nel quartiere. Tutto
sommato siamo abbastanza contenti che sia successo questo perché questo fatto ci ha permesso di
maturare meglio la nostra posizione, la nostra posizione dalla parte di coloro che sono oppressi,
dalla parte di coloro che sono poveri, dalla parte di coloro che sono sfruttati, dalla parte di coloro
che sono posti nella privazione culturale. Noi cerchiamo di qualificarci di fronte al Popolo di Dio
del nostro quartiere proprio per portare nei limiti di quello che possiamo la testimonianza del Cristo
e la liberazione del Cristo. Recentemente abbiamo potuto manifestare questa nostra posizione in
maniera chiara nella vicenda della Vittadello che è nella nostra zona. E proprio alla luce di questo
fatto e di molti altri fatti incresciosi di cui è stato parlato abbondantemente in piazza del Duomo, nel
Venerdì Santo convocheremo il Popolo di Dio di Peretola e tutti coloro che vorranno venire per la
veglia di preghiera alla luce della Passione di Cristo per meditare sulla passione di tutti coloro che
sono sofferenti come lo fu il Cristo. Questa veglia sarà fatta, se ci verrà concessa la chiesa, nella
chiesa di Peretola, cosa poco probabile, altrimenti nella piazza di Peretola, la sera del Venerdì Santo
verso le nove e mezzo.
Un laico: A Vingone la chiesa è ancora aperta, voglio dire che è aperta a tutti voi. Noi abbiamo
deciso che la chiesa dovrebbe essere aperta a tutti quelli che sono oppressi. E' molto facile parlare di
carità, di amore cristiano ma noi sentiamo che bisogna fare molta attenzione adoperando queste
parole. Per questo noi abbiamo partecipato con molto entusiasmo sia alla preparazione delle letture
di oggi che alla marcia stessa, perché troppe volte oggigiorno si adoperano queste belle parole
cristiane in un senso che noi crediamo non fu inteso da Gesù. L'amore è un impegno fino in fondo e
questo è quello che noi vorremmo portare avanti e per quello siamo qui stasera.
Uno studente di Milano: Sono uno studente della Università Cattolica di Milano. Volevo dire
soltanto una cosa. Abbiamo letto in piazza del Duomo le letture e questa penso sia l'unica grande
meditazione di questa nostra giornata. Ma vorrei aggiungere un'altra meditazione in relazione alla
situazione liturgica e di vita del Popolo di Dio in questo periodo di Passione e di Resurrezione. A
tutti noi compete risorgere con Cristo e risorgere con Cristo significa non rispondere con le parole
di Pilato che se ne lava le mani o non rispondere con le parole di Caino che diceva: "sono forse io il
guardiano di mio fratello?" Se noi sappiamo rispondere positivamente alla domanda che Dio ci fa,
la nostra resurrezione non sarà soltanto una resurrezione del Popolo di Dio che si trova attorno al
proprio Cristo ma sarà una resurrezione degli oppressi. Allora parlare di resurrezione significherà
parlare della lotta della Vittadello, significherà risollevare la situazione degli operai nelle fabbriche
di Firenze, significherà schierarsi con tutti coloro che in tutto il mondo lottano contro l'ingiustizia,
contro il razzismo, contro lo sfruttamento. Solo se lotteremo con queste persone e lottare non
soltanto solidarizzando ma diventando noi lotta in ogni momento, in ogni luogo in cui ci troviamo
contro le strutture capitalistiche alle quali purtroppo anche la nostra Chiesa è di sostegno in maniera
determinante, solo se noi riusciremo a distruggere queste strutture potremmo di fatto celebrare la
Resurrezione di Cristo come Popolo di Dio.
Un laico: Io porto il saluto, l'adesione, la testimonianza del movimento San Camillo di Genova.
Questo movimento è formato da persone delle più diverse estrazioni sociali e provenienti dai più
diversi quartieri della città e nonostante siamo uniti da un'unica idea comune: la reazione allo
scandalo che la Chiesa in generale e in particolare la Chiesa di Genova dà. In particolare a Genova
la Chiesa dà scandalo per i suoi legami con tutto il capitale armatoriale della città. E' con la sua
politica di costruttore di nuove chiese e altro mentre è arrivata a cacciare i fedeli che pregavano
nella chiesa di Santo Stefano. Non appena noi ci siamo mossi in questa direzione ci siamo scontrati
con la più assoluta sordità delle gerarchie ecclesiastiche che hanno tentato in tutti i modi di tacitarci
fino a cacciarci via dalla chiesa. Noi abbiamo fiducia nella Chiesa di Cristo ma diciamo di no a
questa Chiesa che impedisce di pregare, che assiste apparentemente impotente a tutto ciò, alle
tragedie che accadono in Vietnam, nel Sudafrica, nel Sudamerica e negli altri paesi. Ma diciamo di
si alla Chiesa di Cristo che è Chiesa di amore e di fraternità come ha detto Cristo stesso nella sua
preghiera a Dio Padre poco prima dell'inizio della sua passione quando pregava Dio Padre dicendo
"fa' che essi - il Popolo di Dio - siano uniti come io sono unito a te". E' questo il nostro scopo.
Un laico: Vi porto la solidarietà di un gruppo di Verona. Siamo venuti in parecchi ma parecchi sono
rimasti a casa. In particolare vi portiamo la solidarietà di alcuni seminaristi i quali sono stati
impediti di venire. Gli è stato proibito di venite tramite una telefonata della Questura dentro il
Seminario. Siamo venuti qua al momento delle letture che abbiamo letto là in piazza: la Gover, i
tessitori di Prato, la Vittadello. Ci sentiamo estremamente solidali con voi perché cambiando questi
nomi è la stesa realtà che troviamo noi a Verona. Al posto della Vittadello c'è l'Habital e dietro
l'Habital c'è lo stesso capitale della Montedison e dentro la Montedison ci sono le stesse azioni, cioè
le azioni anche del Vaticano. La partecipazione azionaria del Vaticano all'interno della Montedison
è enorme, è una cosa spaventosa. Quando si parla di Chiesa ricca si parla di una cosa ben precisa. Si
parla di soldi uno sopra l'altro, di azioni l'una su l'altra, di azioni su le quali la Chiesa fino a poco
tempo fa non pagava l'imposta cedolare. Ora se si guardano bene queste cose è chiaro che il
messaggio evangelico venga frustrato proprio nella sua carica eversiva che aveva alle origini,
diventa uno strumento per coprire le vergogne dei ricchi, diventa la foglia di fico che copre la loro
nudità. E se tra i padroni e gli operai c'è un baratro noi non dobbiamo permettere che questo baratro
venga colmato da parole come amore quando amore non c'è, con parole come giustizia quando
giustizia non c'è. Noi dobbiamo impedire, riprenderci il Vangelo in mano, ricrearci il Dio che sta
davanti alla storia, far sì che ai preti e ai padroni venga preso quel Vangelo che ci hanno rubato e
venduto.
Vice maschile: [Viene letta la lettera del parroco di Moiola, Cuneo, già letta al mattino in piazza
dell'Isolotto. cfr pagine precedenti, all'inizio]
Tony S. Fratelli, io vi parlo anche a nome di una Comunità che qui a Firenze cerca di concretare
una testimonianza cristiana così come gli uomini, gli uomini liberi la vogliono. Io sono un prete che
fa parte di questa comunità. E le parole che cerco di comunicare a voi proprio secondo l'obbligo che
noi vediamo insieme qui maturare anche questa sera, sono parole che io a nome dei miei fratelli non
avrei il coraggio di pronunciare se non fossero parole che nascono da fatti, da situazioni sofferte e
che continuiamo a soffrire. E allora lasciatemi che io vi dica che la testimonianza di questa sera da
parte della comunità cittadina di Firenze e da parte di altre città, comunità ovviamente sensibili alle
gravi contraddizioni che stiamo vivendo, questa testimonianza - diciamocelo - era necessaria. E noi
siamo qui per affermare con tutto il nostro coraggio di uomini liberi, che vogliono essere liberi ad
ogni costo, e di credenti la nostra è stata una marcia dolorosa, non trionfale, non abbiamo avuto
bisogno di bande di accompagnamento, abbiamo avuto bisogno soltanto della testimonianza di
uomini onesti, pronti ad essere visti ma pronti a fare il suo dovere avanti nella realtà. E il Cristo che
noi ogi testimoniamo e che ancora per tanto tempo saremo costretti a testimoniare è quello
sanguinante in tanti di noi, oppressi, segregati, esclusi, impossibilitati di esercitare il ministero a più
vasto raggio come Mazzi, come Gomiti, come Caciolli e permettetemi che mi ci metto anch'io. La
nostra testimonianza dice alla città di Firenze, all'Italia che gli uomini liberi e i credenti fieri della
loro fede non si rassegnano alla vergogna dell'oppressione, oppressione di chi non può e non sa
difendersi. Il nostro Signore Gesù, Gesù di Nanareth si è fatto uccidere piuttosto che tacere
passivamente di fronte agli abusi autoritari. Ora permettetemi che vi richiamo brevemente su due
cose. La prima è questa: [al giro 918 altra attaccatura del nastro della bobina che blocca la riaudizione: fare scorrere a mano]
…di Matteo dal versetto 5 al versetto 26. Gesù di Nazareth dice una cosa ai suoi amici che lo hanno
seguito in una delle tante traversate del lago. "Il vostro lievito non deve essere come quello dei
farisei e dei sadducei" e voleva dire che la loro saggezza, la loro dottrina non doveva essere quella
dei farisei e dei sadducei. Ma chi erano questi sadducei e farisei? Erano l'autorità religiosa
dominante. E Gesù dice: mi raccomando se voi siete miei discepoli non potete seguire le loro
dottrine. E ancora, voi vi ricordate quella famosa parola detta a Pietro: "Tu sei pietra" quando Gesù
è riconosciuto da Pietro come figlio del Dio vivente. Pietro in quel momento, proprio perché non
segue la dottrina ufficiale religiosa dei suoi tempi, riconosce nell'uomo di Nazareth Gesù il figlio
del Dio vivente. Ecco quello che dobbiamo fare noi. Gesù va accettato così com'è. Gesù è il
liberatore del popolo. E noi lo accettiamo così com'è, cioè l'uomo che si è fatto riconoscere in
contraddizione alla dottrina religiosa ufficiale e va a morire suola croce, va a risorgere, accetta la
vergogna della morte per risorgere. Gesù è l'uomo del popolo, parla per il popolo. Noi lo accettiamo
così com'è. Sappiamo che lui il popolo non lo inganna. E concludo dicendo questo: noi stasera ci
siamo impegnati a marciare dietro a questo Gesù che testimonia senza paura la verità, la propria
preferenza per gli oppressi. Noi, ne siamo sicuri? Non intendiamo esaurire la nostra testimonianza
con una marcia attraverso la città. La resurrezione è ancora lontana. Non basterà domenica
prossima, domenica di Resurrezione a riempirci di gloria e di gioia. La vergogna della repressione e
della ingiustizia continuerà, ma noi sappiamo di poter contare sulla nostra fedeltà a un lavoro poco
appariscente, ma profondo, che tutti noi dobbiamo essere decisi a condurre nelle case, nei quartieri,
nelle parrocchie, nei gruppi, nelle periferie. Questo lavoro portato a fondo, in modo costante,
garantisce il frutto di liberazione, un frutto maturo. Noi ci impegniamo a questo. Rinunciamo ai
cinque minuti di successo e di notorietà, rinunciamo per sempre al lievito dei farisei per un lavoro
da fare insieme, resi servi non più padroni, presi insieme al popolo, credenti e non credenti, perché
veramente le acque della giustizia, della verità, del rispetto per tutti gli uomini riprendano a correre
nella libertà e nella sicurezza.
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1969.03.30 - Comunità dell`Isolotto