MONZA - FEBBRAIO 2015 - ANNO XXXVI - N. 99
Spedizione in abbonamento postale
art. 2 comma 20/C legge 662/96 - Milano
®
Periodico della sezione di Monza
C E L ’ ABBIAMO
FATTA ...
SCUSATE IL DISTURBO
ANDREA CREMONESI
È stato un successone e, almeno dal mio
punto di vista, non era così scontato. Mi riferisco ovviamente al raduno del secondo
raggruppamento, che ha riunito per la prima
volta a Monza, le nostre sezioni lombarde ed
emiliano-romagnole il 18-19 ottobre. Le
mie perplessità non erano ovviamente legate alle nostre capacità organizzative, superlative in proporzione ai mezzi. E ne ho avuta conferma in quei giorni, dove mi sono
prodigato a fornire assistenza ai colleghi
delle testate locali: tutti hanno espresso pareri positivi su ciò che avevano visto. Le mie
perplessità riguardavano semmai l’accoglienza della città. Era ben vivo nella mia
mente il ricordo del deserto che in una afosa
domenica di inizio estate (21 giugno 1999)
ci accolse durante i festeggiamenti per il
70°. Sfilammo in una città fantasma tra finestre chiuse e pochi applausi: stremata dai
primi caldi, Monza se ne era andata in montagna, al lago o al mare, comunque lontano
dagli alpini. Stavolta, favoriti dal calendario
e forse dalla crisi (ci sono meno soldi per andarsene a spasso), stavolta non possiamo
che essere fieri della nostra città. Nei tre
giorni della manifestazione il sostegno non
ci è mai mancato. Dall’esibizione dei cori al
Manzoni venerdì, al carosello della fanfara
prima dell’onor caduti in piazza Trento e
Trieste sabato pomeriggio, alla sfilata della
domenica, monzesi e brianzoli si sono sentiti partecipi alla nostra festa. Il Duomo gremitissimo per la nostra messa come se fosse
Natale o Pasqua, anche se come già in passato la cerimonia è stata poco… alpina in
quanto nessun nostro coro ha potuto esibirsi, lasciando la preghiera dell’alpino monca
della consueta colonna sonora rappresentata
da Signore delle Cime. Purtroppo fatichiamo nella nostra cattedrale a essere bene accetti (W la parrocchia di San Gerardo).
Anche la rappresentazione teatrale di sabato
sera ha creato qualche mugugno per l’impostazione un po’ troppo politica, ma sono soltanto dettagli di una manifestazione che ripeto è stata seguitissima. Tra le tante cartoline che mi porto appresso della tre giorni ci
sono due momenti che mi hanno fatto particolarmente piacere: assistere al concerto dei
liceali che fanno parte della neonata orchestra provinciale e l’omaggio della Sezione di
Como. Solo una settimana prima del raduno
al Brianteo c’erano stati scontri durante l’incontro coi lariani di Lega Pro (non è una novità vista l’accesa rivalità tra le due tifoserie), veder sfilare i gruppi comaschi preceduti con la corona ferrea è stato un bel messaggio di amicizia (ma non dovrebbe essere
lo sport a unire? mah). Infine voglio lanciare una provocazione: visto che il bilancio del
raduno di raggruppamento è stato decisamente soddisfacente, perché non ci candidiamo a ospitare l’Adunata Nazionale?
MARIO PENATI
Dopo due anni di lavoro e di… ripensamenti siamo arrivati
alle celebrazioni del nostro 85° e del Raduno del 2°
Raggruppamento. Se pensiamo al lavoro che è stato svolto e
ora tutto è finito in un lampo viene spontaneo chiedersi “ma
ne valeva la pena?”.
Certo che ne valeva la pena. Finalmente i gruppi si sono stretti attorno al proprio Presidente ed al suo CDS ed hanno risposto “presente” in modo concreto, spontaneo, sereno per
condividere la grande organizzazione che qualcuno ha saputo magistralmente coordinare e condurre. Non nego le mie
perplessità, le mie ansie, le mie paure e a volte la mia impazienza davanti a talune difficoltà. Ora posso dire con fierezza, orgoglio e sincero affetto grazie, grazie a tutti i collaboratori sezionali e non, all’Amministrazione Comunale, alla
P.C. al S.O.N. a voi Alpini, alle nostre mogli. Il vedere coronato il sogno dei miei predecessori Osvaldo Penati e
Giovanni Paolo Oggioni è motivo di continuità oltre che di
doveroso rispetto. La preparazione è stata lunga e a volte sofferta, il programma che ci ha condotti al 19 ottobre è stato intenso, importante nei suoi contenuti e molto variegato. Il con-
corso scolastico ha dato una motivazione in più e un caldo abbraccio con le scolaresche. Il contatto con la nostra gente è
stato inizialmente timido ma ha prodotto in crescendo stupore, curiosità, ammirazione. Sabato ci ha visti impegnati su più
fronti con una buona presenza dei gruppi. Bravi alpini.
Domenica 19 è stato un susseguirsi di emozioni e di allegra
condivisione oltre che di stupore davanti a quella grande presenza di Penne Nere sul pratone con sullo sfondo la stupenda
scenografia della Villa Reale. È stato emozionante e gratificante nel contempo. Bravi alpini. Abbiamo dimostrato che
una piccola sezione come la nostra è in grado e capace di proporsi.
Ora dobbiamo, dopo tutti i riconoscimenti delle Autorità e del
nostro Presidente Favero, continuare con entusiasmo, caparbietà e senso del dovere nel solco che abbiamo tutti insieme
tracciato: la vita associativa deve convincerci che siamo una
grande e unica famiglia e che solo insieme possiamo trasmettere quei valori che ci appartengono e che ci differenziano dagli altri perché noi siamo alpini.
Grazie di nuovo e continuiamo così sempre fedeli al motto:”Onorare i morti aiutando i vivi”.
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VITA
FEBBRAIO 2015
DELLA
SEZIONE
Backstage
DIEGO PELLACINI
È ormai invalsa l’abitudine, quando una cosa riscuote successo, presentare il “backstage” ovvero raccontare i retroscena dell’evento, per una volta mi adeguo raccontandovi
alcuni fatti secondari, in cui sono stato coinvolto, nel nostro
anno speciale. In gennaio sono incaricato di allestire una
mostra ma in paio di giorni prima in un incidente sciistico
mi fratturo un paio di costole, fortunatamente con l’aiuto di
Piero Schiatti e di Eugenio Brambilla riusciamo nell’intento, il giorno successivo, durante la presentazione del programma annuale delle manifestazioni sezionali e l’inaugurazione della mostra, sono senza fiato e a fatica riesco a parlare. Seguono una serie di conferenze storiche organizzate
da Roberto Viganò, in un paio di occasioni, pochi sanno che
abbiamo vissuto l’angoscia di non avere i relatori, che, pur
confermando la presenza anche alla cena che precedeva
l’incontro pubblico, senza avviso e senza possibilità di contatto, si sono presentati solo pochi minuti prima all’ora
d’inizio della serata. La programmazione di queste conferenze, prima criticate da molti, sono state un vero successo
anche grazie all’invio di migliaia di e-mail.
Mario Penati è stato indaffarato a tenere quotidiani contatti con tutte le autorità civili, militari, religiose e ANA, ma
troppo spesso è rimasto deluso perché all’ultimo momento
rinunciavano alla presenza per altri importanti impegni.
Tutte le manifestazioni sono state supportate da locandine
grazie ad Alessandro Praga e al suo grafico, artigliere alpino, ma è stato necessario per ognuna chiedere l’autorizzazione all’uso dei loghi per il patronato ed erano tre per ciascun documento, assenze, malattie, e altri problemi talvolta hanno ritardato il consenso alla stampa.
Ai primi di settembre il Presidente mi chiede di occuparmi
del libretto guida del raduno che sembra essere bloccato per
problemi burocratici. In effetti la presenza di molti enti
coinvolti e il contemporaneo svolgimento del Gran Premio
ha arenato il nostro progetto. Molte sono le richieste e le
modifiche alle nostre bozze, così, nonostante la buona volontà dei vari funzionari preposti, dobbiamo più volte rifare l’impaginazione, alla fine saranno ben sei le versioni pri-
ma di arrivare a quella definitiva.
“Saluti scarponi”, libro sulla storia della Sezione, nella prima bozza, mi accorgo che manca un Gruppo e che gli ultimi anni citati sono quelli del sessantesimo, nessuno sembra
voler collaborare per finire la cronaca degli ultimi 25 anni.
Fortunatamente Piero Schiatti si rimbocca le maniche e con
tanta pazienza sfoglia i numeri degli ultimi “Monza e
Brianza Alpina” trascrivendo rigorosamente a mano tutte le
notizie rilevanti.
I numerosi sopralluoghi alla Villa Reale, ora chiamata anche Reggia, sono risultati molto cari a Marcello Buzzi e
Roberto Viganò che si sono trovati le auto danneggiate dai
ladri. A fine settembre il cantiere che per lunghi anni ha occupato la Villa Reale è sparito e viene seminato una parte
del “pratone” dove dobbiamo ammassarci, creando preoccupazione da parte dei funzionari che ci costringono a fare
un’assicurazione per il danneggiamento del verde pubblico.
Siamo agli ultimi giorni prima del Raduno, ma i permessi
per l’utilizzo del Parco tardano ad arrivare; finalmente le
pressioni danno il risultato sperato e venerdì 17 arrivano,
ma il sabato Alessandro Praga è ancora alle prese per definire il posizionamento dei tavoli per accreditamento, poi
gestito dalle signore di Concorezzo, mentre il gruppo di
Casatenovo e la nostra UPC si occupano dei trasporti dei
materiali e dell’organizzazione dell’ammassamento.
L’imbandieramento della città avviene a cura della nostra
UPC e dell’impegno dei soci di Villa Raverio e Monza facilitati dall’uso di un automezzo con piattaforma elevabile
gentilmente messo a disposizione da uno dei nostri soci.
Finita la festa rimane da recuperare tutte le bandiere, striscioni ecc. ma qualcuno dei nostri si è dimenticato di chiedere le autorizzazioni necessarie perciò gli alpini, come
sempre, si arrangiano come possono e più delle parole vale
la foto che correda l’articolo a firma Giuseppe Mario
Galbiati in questa stessa pagina.
Questa è una piccola parte dei problemi che si sono dovuti
affrontare per arrivare al bel risultato che tutti abbiamo potuto constatare, perciò voglio ringraziare tutti quelli che si
sono in qualche modo impegnati, soprattutto quelli che non
sono mai stati citati.
Bandiere e striscioni
GIUSEPPE MARIO GALBIATI
Di sicuro il raduno del 2° Raggruppamento va ben al
di la dei tre giorni canonici che hanno il loro culmine
con la sfilata della domenica, e a questi tre giorni vanno aggiunti i tanti mesi occorsi per la preparazione, e
poi le settimane per tirare le somme o comunque per
fare un bilancio di tutto il tanto lavoro che ha consentito la bella riuscita del nostro raduno.
Ma vivendo con gli alpini dei gruppi di Monza e Villa
Raverio le operazioni di imbandieramento, prima, e
del successivo recupero poi, del percorso della sfilata
mi sento di dire che siamo stati noi a dar corso, prima,
e chiudere poi il raduno organizzato in occasione
dell’ottantacinquesimo della sezione.
Non ce ne vogliano il Presidente e tutti quelli che hanno lavorato per le altre molteplici attività, ma siamo
stati noi, o meglio la nostra opera ad accendere la curiosità nella cittadinanza.
Curiosità che si manifestava già la mattina di domenica 12 quando con l’apposita attrezzatura per i lavori in
elevazione messa a disposizione da un socio del grup-
po di Villa Raverio e con una scala della nostra UPC
siamo partiti dall’Arengario per finire, a metà pomeriggio, all’ingresso del serrone; praticamente un alpino era addetto alle pubbliche relazioni / informazione
/ propaganda. L’imbandieramento si è poi concluso,
con l’uso di un altro mezzo di elevazione messo a disposizione da socio del gruppo di Roncello, sabato 18
e domenica 19, sempre a cura dei due gruppi ai quali
si è aggiunta anche la nostra UPC, con la posa delle
bandiere in piazza Trento e Trieste, compresa l’installazione dell’altissimo bandierone in piazza
dell’Arengario, e delle ultime bandiere nella zona
dell’accreditamento. Ma la curiosità della gente si è
manifestata anche domenica 26 durante la rimozione
e, alla nostra risposta che la festa alpina era finita, ricordava di aver visto in televisione le immagini del raduno esprimendo il proprio rammarico per non aver
potuto presenziare. Per la cronaca la rimozione di bandiere e striscioni è stata effettuata con le sole scale a
mano e con un’asta regolabile sulla quale, per l’arte di
arrangiarsi di un alpino del gruppo di Villa Raverio, è
stata applicata una piccola lama a forma di roncola che
ha consentito di risparmiare qualche pezzo di scalata
e visto l’età dei componenti la squadra recupero è stata proprio una bella pensata – bravo.
Per completare l’opera manca ancora il recupero, da
effettuare con un mezzo di elevazione, di uno striscione e di due bandiere, ma possiamo comunicare alla cittadinanza che la festa è finita e dare loro appuntamento per il prossimo evento … pensando in grande … l’adunata nazionale???
Ho rivissuto i miei primissimi anni di lavoro (risalenti alla fine degli anni 60 del secolo scorso) quando per
sei mesi all’anno per tutto il giorno salivo e scendevo
le scale a pioli per installare e rimuovere luminarie per
le feste. Certo adesso l’agilità è cambiata, ma la capacità di stare in alto su una scala è ancora la stessa e
questo mi ha fatto davvero piacere.
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VITA
DELLA
SEZIONE
FEBBRAIO 2015
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Preparativi per il raduno
MARCO BIFFI
“Ad excelsa tendo”! Il motto del 7° Alpini campeggia nella sezione di Monza sopra gli stemmi della Brigate alpine.
Con malcelata immodestia ci eravamo prefissati di chiudere la serie di 3 conferenze sulla storia degli alpini invitando
“tutto il firmamento”, come da motto-ricordo di naia – varda, varda le stelline del firmamento – ovvero tutti i
Presidenti dell’ANA nazionale non solo per un loro titolato intervento sui temi proposti, ma soprattutto per “tirare la
volata” all’incipiente raduno del 2° Rgpt. Ebbene, obbiettivo raggiunto! La sala strapiena di alpini e serata riuscitissima giovedì 12 giugno, grazie soprattutto alla innegabile
oratoria e affabilità dei 3 Presidenti, Sebastiano Favero,
Corrado Perona e Beppe Parazzini. Per Favero, oltretutto,
era il “battesimo del fuoco”, ovvero la prima volta alla
Sezione di Monza. Il tema era: “L’ANA ieri, oggi e domani”. Non poteva mancare l’intervento di Bruno Fasani, direttore de “L’Alpino” che ha aperto la serata con una eclettica disquisizione sulla informazione nel considerare non
solo i soliti mass-media, ma soprattutto la comunicazione
via web, in facebook, twitter, ecc. Ha sottolineato come
questi mezzi, se mal utilizzati, siano “l’antro del diavolo”
per distorsione delle notizie e induzione a futili polemiche.
Ha prodotto simpatici esempi di vita vissuta concludendo
con una vera e propria lezione di equa informazione, non
dimenticando l’importanza della formazione dei nostri
iscritti a salvaguardia dell’immagine e dei valori dell’ANA.
A seguire sono poi intervenuti i Presidenti in ordine di tempo e di “antichità” (infatti sono “nonni antichi” e come sotto naia si è rispettata la anzianità di servizio ANA).
Parazzini ha ricordato dalla nascita dell’ANA nel 1919 al
2° dopoguerra – 1948 – ricostruzione del Ponte di Bassano.
Perona ha preso il testimone da quella data fino alla scadenza del suo mandato, ricordando i tempi difficili della
chiusura della più parte dei reggimenti alpini e del decreto
di sospensione della leva obbligatoria con tutto quello che
è seguito, inclusi i nostri giustissimi “mugugni” presso i vari governi e ministero della difesa. Favero ha illustrato gli
sforzi attuali dell’ANA, in coerenza e continuità con le im-
postazioni già date da Parazzini e Perona, per sostenere gli
alpini in armi, per rendere visibili le loro attività di pace e
di solidarietà in tutti i teatri di guerra ove siano stati chiamati a operare, dal Mozambico all’Afghanistan. Ha anche
dato una primizia, ovvero che, assieme allo stato maggiore
dell’esercito, stanno approntando una proposta di istituire
una leva volontaria di almeno 6 mesi, a scopo civile, ma
coordinata e diretta dai militari alpini. Infatti nessuno dimentica l’importanza educativa della naia che aiuta a “troncare il cordone ombelicale” dalle mamme italiane sempre
preoccupate per i loro figli che, a furia di protezione, rischiano di diventare sul serio “bamboccioni”. Non solo, ma
già l’esperienza della mini-naia aveva dato risultati incoraggianti per il numero di richieste ben superiori ai posti disponibili. Oltretutto con questa formazione si forgerebbero
cittadini pronti e avvezzi alle attitudini per le emergenze e
di protezione civile (terremoti, alluvioni, smottamenti, sistemazione preventiva del proprio territorio, ecc.). Favero
ha poi riposto nel dibattito a una domanda impegnativa e un
po’ provocatoria sugli aggregati e aiutanti che molte
Sezioni, purtroppo, vedono ancora come “fumo negli occhi” a livello di pedigree. E che fine faranno i nostri valori? Ha risposto in perfetta continuità con le gestioni precedenti affermando che chi già si distingue per spirito e impegno alpino, ovvero gli aderenti alla protezione civile e ai
cori alpini, sono automaticamente aiutanti in quanto chiamati a operare in modo sostanzioso a fianco degli alpini,
condividendone fatiche, oneri e onori. Si è dimostrato fiducioso che, grazie alle varie iniziative che l’ANA non demorde nei confronti dei vari governi, vi sarà certamente un
futuro, anche se non coi numeri che ci forniva la leva obbligatoria.
Questa conferenza è stata l’ottima conclusione del ciclo di
4 conferenze che la Sezione di Monza ha realizzato come
eventi corollari al raduno del 2° RGPT e tutte con oratori di
livello superiore per competenza e professionalità. La prima svoltasi il 20 febbraio “Alpini: nascita e 1^ guerra mondiale” con Vittorio Brunello – già direttore de l’Alpino – e
Gianni Oliva – professore di storia moderna, ricercatore e
scrittore storico con molti testi anche sugli alpini – serata
indimenticabile.
La seconda il 13 marzo “Alpini: la 2^ guerra mondiale” con
lo scrittore storico Alfio Caruso e il nostro Gen. Cesare Di
Dato, anche lui già direttore de l’Alpino. La terza il 10 aprile “Alpini in tempo di pace” col Generale Alberto
Primicery – Comandante delle Truppe Alpine – e col notissimo e versatile giornalista Tony Capuozzo – già insignito
dall’ANA come giornalista dell’anno – i quali hanno portato molti esempi fattivi delle nostre attività umanitarie nei
teatri di guerra, dal Mozambico, all’Iraq e, infine,
all’Afghanistan.
UN ANNIVERSARIO FESTEGGIATO IN MODO INUSUALE
GIULIO ROVELLI
Uno dei motti più frequenti fra gli iscritti all’Associazione Nazionale Alpini è: «onorare i
morti aiutando i vivi».
Quest’anno ricorre l’anniversario, di notevole portata storica, del centenario dell’inizio della prima guerra mondiale. E tutti sappiamo quanti lutti questo evento ha prodotto tra la popolazione civile, ma soprattutto tra i militari.
La maggior parte dei combattenti della Grande Guerra, da parte italiana, apparteneva al
corpo degli Alpini. Per più di tre lunghi anni combatterono in ambienti ostili, a volte solamente per conquistare pochi metri di roccia o per tenere, a costo di gravi perdite, piccole
posizioni fra i ghiacciai. Mai prima di allora si erano combattute della battaglie ad altitudini cosi’ elevate. Grazie a quelle dure prove, gli Alpini riuscirono a dimostrare il loro valore, la loro tenacia e la validità estenuante del loro addestramento. E qui nacque la loro
epopea. In ricordo di quel sacrificio e in ossequio al motto sopra citato, gli alpini del gruppo Monza Centro, per celebrare degnamente il loro trentesimo anno di vita associativa,
hanno aderito con entusiasmo alla proposta dell’Associazione Pro Monza I.A.T. di collaborare alla realizzazione della mostra intitolata «Tempo di Guerra – L’epopea degli Alpini
– Anselmo Bucci e gli Artisti-Soldato».
Questa volta il ricordo dei nostri caduti non è affidato a dei soli nomi scritti su un monumento, ma, grazie alla matita e al pennello dell’illustre pittore, questi nomi, attraverso bozzetti, incisioni, disegni, prendono vita e ci accompagnano nel ricordare un momento storico decisivo della nostra storia, del quale va mantenuta e onorata la memoria.
Di seguito, a cura di Alberto Montrasio c’è la presentazione dell’artista.
Anselmo Bucci (Fossombrone 1887 – Monza 1955), poliedrico artista promotore del novecento, intesse con la città di Monza stretti rapporti lungo tutta la sua vita, tornandovi ad
abitare negli anni dopo il 1943. Bucci fu pittore di guerra nel primo e nel secondo conflitto mondiale. Appartenne a quel manipolo d’artisti interventisti che si fecero avanti per primi e si prodigarono in prima linea. Al suo fianco, il gruppo futurista perse grandi uomini e
artisti.
Nel 1915 Bucci lascia Parigi, dove viveva dal 1906, per arruolarsi nel Battaglione
Volontari Ciclisti e Automobilisti accanto a Boccioni, Marinetti, Russolo, Sant’Elia, Erba,
Piatti, Sironi, Fumi. Ai protagonisti del gruppo, lungo gli anni di guerra dal 1915 al 1918,
alle posizioni dal Monte Baldo a Dosso Cassina, agli eventi paurosi e spesso tragici vissuti in prima persona, Anselmo Bucci dedicherà un’appassionata elegia in scritti, taccuini, disegni e dipinti dedicati ai Volontari e agli Alpini della 1° guerra mondiale. Tali lavori costituiscono un vero ampio “corpus“ di primaria importanza storica e artistica.
Alla vicenda del Battaglione Volontari sul fronte alpino sono state dedicate nell’ultimo lustro varie e importanti mostre che hanno toccato sedi pubbliche e private di varie città, in
particolare in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. In numerosi e
corposi cataloghi gli studiosi hanno considerato e analizzato vicende e opere grafiche e pittoriche.
I materiali della rassegna dedicata al Battaglione Volontari e agli Alpini comprendono dipinti, grandi disegni, album disegnati, fotografie e scritti, a firma di Bucci e di vari artisti
coprotagonisti nella storica impresa.
La partecipazione di Anselmo Bucci come pittore di guerra anche nel secondo conflitto
mondiale vede l’artista presente sul fronte del Mediterraneo, impegnato nella ricognizione
aerea. Un novero di studi su piccole tavole, di drammatica immediatezza, documentano ad
esempio la perdita delle navi di linea italiane nella rada di Taranto. Accanto, ampie tele e
lavori grafici danno la misura del coinvolgimento del pittore nelle azioni e delle sue doti
di osservatore acuto degli eventi, innervate da quel colorismo efficace ed emozionante che
gli si riconosce caratteristico fin dagli esordi. A lato dell’opera dipinta, anche in questa seconda esperienza, innumerevoli sono i disegni e le incisioni dedicate a soggetti di guerra.
Corona il lavoro di Bucci il volume “ Marinai “ 1918 – 1941, pubblicato dall’ISPI nel 1942.
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VITA
FEBBRAIO 2015
DELLA
SEZIONE
Un venerdì 17 fortunato
DIEGO PELLACINI
«Buongiorno, tutto pronto per il concerto?»
«Avremmo necessità di trasportare degli strumenti voluminosi»
«Gli alpini sono sempre disponibili, ho un’auto capiente
può bastare?»
«Penso di sì, ma le sedie ci sono?»
«Quali sedie? Nessuno ne ha mai parlato.»
«Ci necessitano 100 sedie per gli orchestrali.»
«Ma a poche ore dal concerto dove le trovo?»
«OK le recupero io, ma voi dovete trovarmi un mezzo per
trasportarle.»
È quasi mezzogiorno di venerdì 17 ottobre e questa è la telefonata avuta con la professoressa Elisa Rossi, che dopo
mesi di tentativi e ricerche di contatti, si è gentilmente resa
disponibile per coordinare il concerto dell’Orchestra
Giovanile Provinciale. Freneticamente contatto la nostra
UPC e i Gruppi che possiedono dei furgoni, purtroppo tutti i mezzi sono ormai impegnati per il prossimo raduno (imbandierare, trasportare tavoli, gadget, documentazione, libri ecc.), poi chiamo Eugenio Brambilla che mi ricorda come il furgone del gruppo di Concorezzo sia malconcio, ma
aggiunge «vado subito a mettere in carica la batteria sennò
non parte».
Alle 14 siamo all’appuntamento a Monza con sei alpini e
due mezzi, fortunosamente riusciamo a stipare quasi 100
sedie sul furgone e gli strumenti nell’auto. Per poi trasportarli al teatro Manzoni, scaricarli e disporli sul palco, così
che la prova generale possa iniziare. Alle 18 si va in scena
regolarmente. Buona musica, diretta dal maestro Paolo
Casiraghi, ben eseguita inframezzata da un paio di intervalli
in cui viene presentata in sintesi, con immagini e testi che
abbiamo appositamente preparato, la storia degli alpini e
dell’ANA. Al termine viene insolitamente chiesto il bis che
trova gli orchestrali sorpresi e impreparati, ma senza scomporsi suonano e si meritano gli applausi finali.
Ora però, il tempo stringe, gli alpini di Concorezzo devono
riprendere tutto il materiale e riportarlo a scuola, perché il
palco deve essere libero per il prossimo spettacolo, che inizierà fra poco.
Ore 21 il teatro Manzoni è pieno quando si apre il sipario e
il coro “Lo Chalet” di Arcore diretto da Cristina
Dominguez, inizia a cantare e subito il pubblico si scalda,
segue il coro “La Baita” di Carate Brianza diretto dall’alpino Peppino Pirola, poi è la volta del coro “Nikolajewka” di
Desio diretto dall’alpino Simone Varamo e infine il coro “Il
Rifugio Città di Seregno” diretto da Fabio Triulzi per poi
concludere fra l’entusiasmo del pubblico con una canta corale dei quattro cori. Finalmente i nostri bravi cori sezionali hanno un degno riconoscimento del loro valore nel massimo teatro monzese.
Nell’intervallo vengono premiati gli alunni e le classi vincitori del concorso letterario, un grande grazie ai gruppi che
tanto si sono impegnati in questa attività. La giuria ha prima selezionato in modo completamente anonimo i 20 migliori lavori sui quali ha individualmente espresso un ulteriore giudizio determinando la classifica finale. Sul palco a
premiare i vincitori il vice presidente nazionale Ferruccio
Minelli, il consigliere nazionale Lorenzo Cordiglia, la
Giuria – composta, in ordine alfabetico, da Silvana
Barlocco, Andrea Cremonesi, Cesare Di Dato, Mario
Penati – e i vice presidenti sezionali Diego Pellacini e
Marco Biffi.
Ecco l’elenco dei premiati:
Primo classificato con la seguente motivazione:
«Carso ottobre 1916. Luca, giovane soldato al fronte, scrive alla sorella Chiara affidando a una lettera le sue riflessioni. Emerge uno spaccato delle vita in trincea che coglie
molto bene, con brevi e significativi tratti, tutte le difficoltà
e le durezze che essa comporta: la fame, il freddo, la paura
e l’orrore per la morte non solo dei compagni ma anche di
coloro che, vestendo un’altra divisa, divengono nemici. La
prosa scorrevole e colloquiale permette di toccare con garbo i temi della crescita e maturazione personale che rendono il protagonista consapevole che il ritorno alla quotidianità richiede tutto il suo impegno, il suo coraggio e la sua
disponibilità al sacrificio».
Autore Lisa Del Rio (elaborato 1071) a cui viene consegnata una targa ricordo, mentre alla classe 3B della prof.ssa
Donata Mauri dell’istituto Elisa Sala di Monza viene donato un personal computer Compaq. Inoltre a tutti i premiati
vanno un attestato del premio incorniciato, alcuni libri, una
bandiera, l’abbonamento al nostro giornale.
Secondo classificato con la seguente motivazione:
«Carso ottobre 1917. Il tema dell’inferno della guerra, l’orrore per i tanti, troppi morti, la solitudine e le domande sul
senso di questa immensa tragedia sono ben espresse nella
lettera che un altro giovane soldato indirizza al fratello
Giovanni. Irrompe nel testo tutta la difficoltà del giovane ad
accettare che in guerra si uccide e si ribella all’idea che ci
si possa abituare a tutto ciò. Il tema del sacrificio si mescola al desiderio di pace e tutto il testo, con la cruda descrizione della morte, diventa per contrapposizione un prepotente richiamo al valore della vita umana».
Autore Ludovica Tassini (elaborato 1070) a cui viene consegnata una targa ricordo, mentre alla classe 3B della
prof.ssa Donata Mauri dell’istituto Elisa Sala di Monza viene donata una macchina fotografica digitale Canon semiprofessionale.
Terzo classificato con la seguente motivazione:
«Un bel testo di esperienza personale per raccontare attraverso le parole di un nonno, Angelo, la vita durante la guerra e la storia e le esperienze del corpo degli Alpini. I cenni
sulla storia passata e presente degli Alpini e il richiamo ai
loro valori sono inseriti in un testo ben proporzionato e coerente per espressione linguistica all’età di chi scrive».
Autore Federica Mandelli (elaborato 1062) a cui viene consegnata una targa ricordo, mentre alla classe 3G della
prof.ssa Lucia Giuliano dell’istituto Don Milani di Seregno
viene donata una stampante laser a colori.
Quarta classificata Laura Maculotti (elaborato 1156) classe
3C della prof.ssa Marinella Colzani dell’istituto Da Vinci
di Concorezzo.
Quinti a pari merito risultano Erika Cannone (elaborato
1050) classe 3A della prof.ssa Paola Fumagalli dell’istituto
Comprensivo Casatenovo, Ilaria Cassaghi (elaborato 1123)
classe 3C della prof.ssa Maria Teresa Francone dell’istituto G. Segantini di Nova Milanese, Francesca Mannini (elaborato 1132) classe 3D della prof.ssa Annamaria Isacchi
dell’istituto Da Vinci di Concorezzo.
Ottavo posto a pari merito: Maddalena Ferrari (elaborato
1026) classe 3C della prof.ssa Laura Capparella dell’istituto Molino Vecchio di Gorgonzola, Ilaria Gatti (elaborato
1060) classe 3D della prof.ssa Marinella Roveda dell’istituto Don Milani di Seregno, Tommaso Cambuli (elaborato
1135) classe 3D della prof.ssa Annamaria Isacchi dell’istituto Da Vinci di Concorezzo.
Infine premio speciale della giuria ai lavori 1506 e 1600 di
Gianluca Stucchi classe 3B della prof. Giulia Accarini
dell’istituto Borsellino e Falcone di Bellusco e Andrea
Brambilla classe 3E della prof. Marcella Pase dell’istituto
Da Vinci di Concorezzo con la seguente motivazione:
«La giuria ritiene di dover assegnare un premio a questi elaborati per aver affrontato il tema proposto dal concorso utilizzando linguaggi non verbali (fotografia) e multimediali
(power point)».
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VITA
DELLA
SEZIONE
FEBBRAIO 2015
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ELABORATO 1071, PRIMO CLASSIFICATO
ELISA DEL RIO
Carso, 12 Ottobre 1916
Cara Chiara
l'esperienza che sto vivendo mi ha completamente cambiato, mi sento vulnerabile come se ogni pensiero felice fosse
stato rubato dalle terribili sofferenze della Guerra.
In questo momento sto mangiando un pezzo di pane duro
come il marmo, ma non mi lamento: la settimana scorsa gli
Austriaci hanno attaccato i soldati che stavano attraversando il fronte per portare le provviste; una mossa astuta visto
che era troppo pericoloso uscire per andare a recuperarle e
abbiamo rinunciato.
Ma la fame attaccava sempre di più. Il mio amico Giovanni,
disperato, uscì dal buco sudicio dove passiamo la maggior
parte del tempo per acchiappare una povera lepre di passaggio, ovviamente senza successo. Tornò in fretta al riparo e quando mi passò davanti notai nei suoi occhi la disperazione, l'orrore, la paura.
Non è più il ragazzo timido e mite che incontrai il giorno in
cui andai ad arruolarmi, i vestiti perfettamente puliti e stirati, senza un capello fuori posto; ora la barba incolta e i vestiti consumati lo invecchiano di almeno vent'anni.
Mentre il misero centimetro d'acqua che sto bevendo potrebbe essere caffè dal colore che ha, non è il caffè caldo e
buono che bevevamo insieme. Ricordo che quando non riuscivamo a dormire preparavamo una tazza di latte e lo bevevamo in giardino guardando le stelle. Qui pure le stelle
sono diverse, il cielo oscurato dal fumo delle battaglie le
rende tristi e senza luce.
Oggi abbiamo attaccato, il mio compito era dover abbassare il filo spinato della trincea, mi avevano messo un'armatura di metallo che mi faceva sembrare l'uomo di latta del
Mago di Oz, quel libro che ti leggevo prima di andare a dormire. Ma l'armatura era troppo pesante, camminavamo lenti e gli Austriaci ci bombardavano con fucili e mitragliatrici; mi buttai per terra e rimasi fermo fin quando non cessarono gli spari.
La maggior parte di noi erano morti o feriti, l'operazione
non ebbe grande successo.
A volte mi chiedo: perchè dobbiamo fare tutto questo?
Perchè dobbiamo vincere una battaglia per poi perderne
un'altra il giorno dopo? È davvero necessario sprecare così
tante vite per una guerra senza fine?
L'altro giorno un soldato nemico era giunto fino alla nostra
trincea durante un attacco. Ricordo ancora come se l'avessi
davanti pure ora lo sguardo di quel soldato mentre gli puntavano la baionetta addosso, di come gli leggevo la paura
nei suoi occhi come ce l'avevo io. Per un attimo esitai ma
quando il “fuoco!” del Sergente mi rimbombò nelle orecchie, sparai, uccisi un mio simile come solo le bestie fanno.
Ogni notte rimpiango ogni vita uccisa, sicuramente anche
loro avevano famiglia, qualcuno caro che per colpa mia non
rivedranno più.
Quando il botto degli spari e i sibili delle pallottole mi pas-
sano talmente vicini da poterli sentire fra le urla agguerrite
dei soldati, io penso a te, sorellina, penso a mamma e a
papà, che probabilmente sta sentendo ciò che sento io, in
un'altra trincea, penso che non posso abbandonarvi, che voglio tornare a guardare le stelle in giardino con te, a giocare a pallone con gli amici, come dovrebbero fare normalmente i ragazzi della mia età, e quando sento che sto per rinunciare, voi mi date la carica per reagire, per non abbandonare la speranza.
Abbi cura di mamma, ti prometto che tornerò.
Tuo fratello Luca
ELABORATO 1070, SECONDO CLASSIFICATO
LUDOVICA TASSINI
Carso, 24 ottobre 1917
Caro Giovanni,
ti scrivo dal fronte dove ormai sono parecchi mesi che si
combatte.
Gli austriaci non sono intenzionati ad arrendersi e la guerra procede lenta, con pochi metri guadagnati o persi al giorno. Quando non si combatte stiamo tutti insieme, cantiamo
e scherziamo, ma quello che ci piace di più fare è parlare
delle nostre famiglie e del nostro futuro. Questo pensiero ci
lascia sempre un po' amareggiati, ma ci spinge a restare vivi per tornare dai nostri cari.
Vivo con la paura nel cuore, al mattino temo ci possano dare l'ordine di attaccare, facendo carica, la maggior parte delle volte non ci sono molti sopravvissuti e questi spesso sono feriti.
Di notte mi angoscia il turno di guardia, si deve stare al
freddo e al gelo in compagnia solo dei cadaveri che non sono stati raccolti, non si può neanche accendere un sigaro,
che un cecchino con il bagliore del fuoco nella notte potrebbe spararti. Molti dei miei compagni sono morti così,
per una sigaretta. Spesso mi sento solo, una vita fra tante altre, ma mi faccio forza per continuare. È incredibile come
per i nostri superiori la vita di un semplice soldato valga poco. Sanno che facendo carica si perdono molti uomini, per
ottenere ben poco, ovvero qualche metro di terra, eppure
sembra non importare loro, continuavano a mandare soldati incontro a morte certa.
Probabilmente da voi i giornali scrivono solo quello che la
gente vuole sentirsi dire, magari che i soldati al fronte stanno bene, combattono con forza e senza paura e che stiamo
vincendo. Ma no, no non è così mangiamo male e la guerra è in stallo, non si avanza e non si indietreggia.
È un inferno.
Alcuni soldati hanno il viso consumato dalla paura e gli occhi spenti, stanchi di combattere.
È un incubo.
L'altro giorno gli austriaci ci hanno colto di sorpresa e hanno attaccato. Sono quasi riusciti a tagliare il filo spinato, ma
i nostri hanno sparato una raffica di colpi fermandoli.
Vedevo i corpi cadere a terra e coprirla di sangue.
Le prime volte che vedi un uomo morire senti una morsa allo stomaco che ti stringe, ma poi non ci fai più caso, in guer-
ra non si ha il tempo di preoccuparsi della vita degli altri,
ma solo della propria.
In ogni caso non riuscirò mai ad abituarmi all'idea di aver
ucciso. Si tratta pur sempre di una persona umana anche se
è un nemico. Spesso mi immagino gli austriaci come noi,
con una famiglia, una terra di provenienza, un lavoro e,
chissà, una vita felice.
Una volta ho visto un soldato sui diciannove anni, mi ricordava tanto il nostro fratellino Antonio, solo con qualche
anno in più. Aveva gli stessi occhi azzurri e i capelli biondi come il grano; non me la sono sentita di sparargli.
E fui in un certo senso sollevato dal fatto che a ucciderlo
non fosse stato il mio fucile, ma quello di un altro soldato.
Un po' comunque mi dispiacque per quel giovane, aveva
ancora una vita davanti da costruirsi.
Questa guerra sta portando solo morte e distruzione, non
puoi neanche immaginare quanti cadaveri ho visto e quanti compagni ho perso.
E tu invece come stai?
La mamma?
Mi mancate tutti e insieme a voi anche la normalità e la pace.
Tuo fratello Paolo
ELABORATO 1062, TERZO CLASSIFICATO
FEDERICA MANDELLI
Gli alpini
Un po' di tempo fa, quando ero più piccola, mio nonno
Angelo mi raccontava molte storie sulla vita dei partigiani,
sulla Seconda Guerra Mondiale e, fra le tante c’era anche
quella sugli Alpini. Ero molto affezionata a mio nonno, perchè era una persona speciale, che aveva tanta voglia di vivere e voleva molto bene a noi nipoti.
Il suo ricordo più grande è quando mi incantava raccontandomi che durante la guerra aveva patito tanto freddo , tanta
fame e tanta paura; Viveva ogni giorno come se dovesse essere l’ultimo. Anche suo papà Paolo era stato colpito in bocca da una pallottola durante la Prima Guerra Mondiale e
purtroppo non era sopravvissuto, lasciando una moglie con
due bambini molto piccoli, in miseria e povertà. Mi diceva
sempre che si augurava che i giovani non vivessero l’esperienza della guerra. Portava sempre nel cuore gli amici persi, con i quali aveva condiviso momenti di terrore ma anche
di consolazione. Gli era addirittura capitato di vedere morire compagni con cui stava parlando in quel momento.
Una volta aveva incontrato un altro militare di Seregno e
per lui era stata una benedizione, perchè si sentiva come a
casa. La vita in guerra per tutti era insopportabile, diceva infatti di essere stato un uomo molto fortunato, perchè non sapeva come avrebbe potuto salvarsi fra tutti quegli spari, sotto il fuoco delle mitragliatrici o in mezzo alle bombe sparate dai cannoni. Durante il giorno i soldati si nascondevano
nelle trincee e perlustravano il territorio solo di notte, per
non essere scoperti dal nemico; la guerra aveva fermato il
tempo, i giorni e le ore, perchè erano diventati lunghi e faticosi. Il cibo era scarso, scadente ma sempre ben accetto.
Una curiosità che mi è rimasta in mente è che non si toglieva mai le scarpe, perchè doveva essere pronto a fuggire in
ogni momento. Durante la Seconda Guerra Mondiale ci sono stati moltissimi morti, reduci e feriti; solo le donne sono
rimaste a casa ad accudire i bambini e le persone più anziane. Mio nonno mi raccontava che qualche suo amico era entrato a far parte del corpo militare degli alpini.
Anche gli alpini hanno vissuto la terribile esperienza della
guerra con tanto dolore e angoscia, ma anche con tanta speranza e ciò li ha aiutati ad essere dei veri eroi.
Erano gli alpini che trascinavano sui sentieri di montagna i
muli, che portavano in spalla le armi pesanti, che affondavano i piedi nella neve e cantavano inni alla Patria.
Erano gli alpini, costretti a combattere una guerra non voluta, ad essere mandati al massacro dai politici di turno.
Ecco perchè alcuni alpini vanno nelle scuole per parlare
della guerra , dei caduti, dei dispersi, dei loro ideali di
Patria, di sacrificio, di lontananza dagli affetti della famiglia, proprio per fare in modo che gli errori del passato non
si ripetano e che la mia generazione capisca l’importanza di
alcuni valori come l’amicizia, la solidarietà e la pace. Gli
alpini hanno tramandato un grande senso dell’onore, che è
arrivato fino alle missioni attuali, lontane, soprattutto in
Afghanistan, dove non più con i muli, ma con le armi tecnologiche cercano di mantenere la pace tra i popoli.
Il Corpo degli Alpini venne istituito il 15 ottobre 1872,
quando il giovane Regno d’Italia dovette affrontare il problema della difesa dei confini territoriali occupati dopo la
guerra del 1866. Nel 1871 un giovane ufficiale del Corpo di
Stato Maggiore, ebbe l’idea di attuare la difesa del confine
alpino con soldati nati in montagna e impegnarli nella prima resistenza. Successivamente vennero costruiti i primi
sei Reggimenti, mentre nel 1887 nacque a Torino il primo
Reggimento di Artiglieria da Montagna.
Nel 1910 i Gruppi Alpini presero il nome di Brigate e con
la firma del Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947
e con l’adesione dell’Italia alla N.A.T.O., l’Italia iniziò a
riorganizzare e potenziare le Forze Armate, istituendo cinque Brigate Alpine. Di solito a Seregno quando ci sono
eventi importanti, gli alpini vengono a farci compagnia e a
dimostrarci il loro spirito di corpo, con il quale sono arrivati
a regalare a tutti noi la libertà. Sfilano orgogliosi con la loro penna nera sul cappello, tra festeggiamenti, brindisi, canti e balli . Ritrovano i vecchi amici di un tempo, con i quali si scambiano affetti sinceri. Gli alpini sono un esempio
per tutti i giovani, perchè rappresentano il nostro passato ed
un esempio per affrontare il nostro futuro.
Io penso, infatti, che gli Alpini siano una viva testimonianza di quel buonsenso andato perduto , di una vita semplice,
di sentimenti di solidarietà, ma anche di grande volontà e
sacrificio. Nella nostra società, che sta attraversamendo un
periodo di crisi economica e politica, tanti di questi valori
non esistono più; viviamo in una società caratterizzata
dall’egoismo e dall’individualismo ed è per questo che i
giovani avrebbero bisogno di riscoprire questi valori delle
Penne Nere; forse il nostro paese non si troverebbe in questa situazione. Gli alpini potrebbero essere un valido esempio verso cui guardare, per ripartire!
Per ulteriori informazioni ed approfondimenti http://www.anamonza.it
6
VITA
FEBBRAIO 2015
DELLA
SEZIONE
La nostra Domenica
ANDREA CREMONESI
Mai come in questa occasione il nostro motto «Onorare i morti, aiutando i vivi» è stato così attuale. La Nostra Domenica, il tradizionale incontro sezionale di fine anno, è
avvenuto soltanto pochi giorni dopo l’alluvione che ha colpito anche Monza con
l’esondazione del Lambro nel centro città.
La nostra Unità di Protezione Civile è ovviamente intervenuta, raccogliendo il plauso di Padre Fabio, frate del Santuario delle Grazie Vecchie, che alla conclusione della Messa a San Gerardo ha preso la parola per ringraziare gli Alpini che «nella notte
hanno vegliato, come è scritto nel
Vangelo, aiutandoci a prevenire l’allagamento della chiesa. Altre zone del
Convento sono state invase dall’acqua ma non la parte più importante del
Santuario».
Aiutare i vivi, dunque, proprio nella
domenica in cui abbiamo ricordato
anche i nostri soci e i nostri amici che
ci hanno salutato in questo 2014.
Un anno speciale perché caratterizzato dal Raduno del 2° Raggruppamento
che ha portato a Monza circa 30 mila
alpini di Lombardia ed Emilia
Romagna e che è stato rivissuto in
modo minore ma assai forte in questa
circostanza con la presenza attorno al
Vessillo sezionale accompagnato dal
presidente e dal CDS dei 28
Gagliardetti dei Gruppi, dalla
Bandiera della nostra UPC e da 260
Alpini della Sezione.
La cerimonia del 30 novembre si è
aperta con la consuetudine dell’alzabandiera in una piazza Trento e
Trieste già natalizia con le bancarelle
che hanno reso omaggio, a modo loro e in maniera spartana, ai Caduti; le autorità guidate dalla dott.ssa Motolese in rappresentanza del Prefetto, sono rimaste ai piedi del
monumento e solo successivamente la corona è stata posta davanti al sacello.
Da lì è poi partita la sfilata degli alpini, aperta dal Gonfalone della città di Monza e
accompagnata dal Corpo Musicale di Usmate Velate che passando davanti
all’Arengario ha attraversato via Vittorio Emanuele e via Lecco per raggiungere la
parrocchia di San Gerardo che sin dai tempi di Mons. Baraggia ospita la celebrazione
religiosa, presieduta quest’anno dal Vicario Episcopale Mons. Patrizio Garascia e
concelebrata dal parroco don Giancarlo Airaghi e da Padre Fabio. Il momento più
emozionante e solenne è stata la recita della Preghiera dell’Alpino letta dal Reduce
Carlo Meroni del Gruppo di Lissone e il “Signore delle Cime” intonato dal coro “Lo
Chalet” del Gruppo di Arcore, colonna sonora della Santa Messa.
GARA DI PESCA SEZIONALE
CHIARA ED ELISA GALIMBERTI
Suona l'adunata per tutti i “alpini pescatori” della sezione A.N.A. di Monza.
Infatti, domenica 23 novembre 2014 tutti gli “alpini pescatori” della sezione di Monza si sono cimentati
nell’annuale gara di pesca alla trota, svoltasi presso i
Laghi Verdi di Inverigo per contendersi il Trofeo
“Sezione di Monza”.
Questa edizione è stata organizzata dai campioni uscenti 2013, gli alpini del gruppo di Arcore aiutati dagli
Amici della Pesca del gruppo alpini di Capriano,
dall’amico degli alpini Fabio Reina e dalla sezione di
Monza. A far cornice ai Laghi Verdi è stata una giornata nuvolosa ma senza pioggia, con uno spiraglio di sole
(che si è visto solo a metà gara), senza scoraggiare però
gli alpini più agguerriti, armati con le loro canne da pesca, ami e galleggianti, con naturalmente in testa l’immancabile cappello alpino.
13 le coppie in gara e 1 singolo (regolarmente tesserati
alla nostra sezione), pochi concorrenti essendo la sezione di Monza composta da 28 gruppi e avendone solo 4
partecipanti all’iniziativa. Alle 14:00 in punto inizia la
competizione, le squadre in gara si guardavano a distanza da una parte all’altra del laghetto. La “regia degli spo-
stamenti” era affidata ai commissari di gara del Club
Pesca di Biassono che si sono prestati a fare da giudici e
garanti all’intera gara.
La sfida era suddivisa in due tempi e per ogni tempo aveva tre cambi di posizione, in modo che tutti i pescatori
potevano ricoprire l’intero perimetro del lago. Tra il primo e il secondo tempo, i pescatori sono stati ricaricati
con “la merenda dell’alpino” un caldo panino con la salamella, preparato dagli chef alpini del gruppo di Arcore,
accompagnato da un buon bicchier di vino.
Circa alle 17:00 il giudice ha dato il fischio finale e tutti
i partecipanti hanno ripiegato le canne da pesca e sistemato le loro attrezzature.
Dopo l’attesa, ecco il “fatidico” verdetto e ad aggiudicarsi il Trofeo “Sezione di Monza” sono stati gli alpini
del gruppo di Capriano con la coppia composta da
Bencinini e Convento; il secondo gradino del podio è stato occupato dagli alpini del gruppo di Seregno con la
coppia composta da Reina e Galimberti; mentre sul terzo gradino si sono piazzati gli alpini del gruppo di
Arcore con la coppia Scaccabarozzi e Milesi. Il gruppo
alpini di Carate ha avuto il premio del “primo al contrario” che se l’è aggiudicata la coppia Olivieri e Villa,
mentre il gruppo di Capriano si è aggiudicato anche il
Trofeo del “miglior pescatore singolo” sempre con
Bencinini.
Ai vincitori le coppe sono state consegnate dal capogruppo di Arcore, Valerio Viganò, dal capogruppo di
Seregno, Roberto Viganò, dal capogruppo di Capriano,
Severo Corbetta, dal consigliere sezionale Paolo Beretta,
e dal cerimoniere sezionale Roberto Viganò di Carate e
con i migliori complimenti a tutti i partecipanti.
Un vivo ringraziamento a tutti gli organizzatori e partecipanti per l’ottima riuscita della gara e un arrivederci alla prossima edizione!
Da sinistra: Mario Penati, Roberto Sonzogni, Nanda Penati e Sebastiano Favero.
Per ulteriori informazioni ed approfondimenti http://www.anamonza.it
VITA
DELLA
SEZIONE
FEBBRAIO 2015
7
Verbale dell’Assemblea ordinaria - Sezione A.N.A. di Monza
Domenica 2 marzo 2014 - presso istituto Dehon - Via Appiani 1 - Monza
Presenti: 105 Alpini + 83 deleghe = 188 votanti.
Il presente verbale segue l'ordine del giorno come da convocazione.
È presente il segretario del 2° Raggruppamento – Antonio Fenini.
Il rappresentante nazionale di collegamento per la nostra Sezione – Cesare
Lavizzari – è assente per contemporanea Assemblea a Luino con cambio
del Presidente. Invia i suoi saluti e l’augurio di buon lavoro.
È presente ed esposta la stecca del 2° Raggruppamento, già intarsiata dal
socio alpino Claudio Vimercati del Gruppo di Cornate d’Adda che, dopo
questa Assemblea, sarà esposta nell’ufficio del Sindaco Scanagatti, su sua
richiesta, fino alla manifestazione di ottobre 2014.
una diminuzione del budget economico raccolto non sono però diminuite
le ore di volontariato sociale espresso. Occorre dare giusta proporzione tra
strutture interne all’Ana rispetto alla solidarietà esterna all’Ana. Considera
che non è possibile che il 93% delle attività del Libro Verde sia devoluta
all’esterno delle strutture Ana!
Infine interviene sulla Protezione Civile rassicurando che il bilancio 2014
non verrà intaccato dalla Pc e che eventuali esigenze verranno spostate sul
bilancio 2015. Piuttosto abbiamo assolutamente bisogno di rinforzare l’organico con specialisti. Rende noto che 7 soci, entro il 2019, dovranno smettere per limiti di età, come da regolamento nazionale.
Luigi Boscarelli: (Gruppo di Bellusco)
Informa, a proposito del concorso nelle scuole, che quest’anno sono alla 12^
edizione delle manifestazioni “Gli Alpini incontrano gli studenti”, con relativo concorso e premiazione già programmata per il 24 maggio ore 10,30.
Ciò ben si colloca nel concorso di tutta la Provincia di Monza e Brianza.
Sandro Praga:(Gruppo Monza – Consigliere sezionale – Tesoriere Sezionale)
Circa l’organizzazione del 2° RGPT comunica di aver implementato un sito apposito www.alpiniamonza.it per dare giusta visibilità e comunicazioni on-line a questo evento. Invita i Gruppi ad inviare tutto il materiale possibile, inerente alle proprie manifestazioni in supporto, per la pubblicazione sul predetto sito.
1°) Verifica dei poteri
Si procede alla verifica del n° di soci presenti, alla loro regolare iscrizione
all'ANA e al n° di deleghe valide.
Viene stabilito che per le votazioni si potranno dare fino a 4 preferenze per
la scelta dei candidati in lista per il nuovo Consiglio Direttivo e 3 preferenze per il rinnovo della Giunta Scrutinio.
2°) Nomina del presidente dell'Assemblea, del segretario e di 3 scrutatori:
Votazione ed approvazione palese (per alzata di mano) - Sono stati nominati:
Presidente: Roberto Viganò (Cerimoniere Sezione ANA – Monza)
Segretario: Marco Biffi (Vice-presidente Sezione Monza)
3 scrutatori: Luigi Zanini, Marcello Buzzi, Gianni Ruga.
3°) Approvazione del verbale dell'Assemblea precedente:
Proposta di darlo per letto. Posta in votazione palese. Nessuno contrario.
Nessun astenuto.
Si procede quindi alla votazione per l'approvazione del verbale precedente
per alzata di mano.
APPROVATO ALL'UNANIMITA'
4°) Relazione morale del Presidente sezionale: (allegata agli atti)
Il Presidente Sezionale Mario Penati procede alla lettura della relazione morale.
5°) Discussione ed approvazione della relazione morale 2013:
Diego Pellacini: (Gruppo Concorezzo – Commissione eventi 2° RGPT –
Consigliere sezionale)
Sottolinea, ad integrazione della relazione morale del Presidente, l’importanza della iniziativa del concorso nelle scuole medie inferiori per l’85°
Sezionale e raduno del 2° RGPT. Questi ragazzi rappresentano il nostro futuro e potrebbero essere gli alpini di domani. Ma considera che questo evento coinvolge anche, attraverso i ragazzi, i genitori, gli insegnanti, gli adulti
di ogni genere. Considera che alpini si diventa per richiamo alla leva da
parte dello Stato, ma soci dell’Associazione Nazionale Alpini lo si diventa
per iscrizione volontaria e per scelta. L’Ana, rispetto ad altre Associazioni,
si configura come Associazione d’Arma seguendo i principi dell’articolo 2
del nostro Statuto, ovvero tramandare la storia, le tradizioni, la memoria e,
secondo il nostro motto “aiutare i vivi ricordando chi è andato avanti”, il volontariato. Orbene, tutte le manifestazioni del nostro 2° Rgpt sono improntate a sottolineare questi valori ed esattamente: la storia e la memoria con
una serie di conferenze al “Binario 7” a Monza; la tradizione con Cori alpini e spettacoli vari; il volontariato lo si sottolineerà con manifestazioni ad
hoc strada facendo.
Situazione economica: la domanda corrente è chi paga? Considera che la
Sezione, come del resto l’Ana nazionale, sono percepite dai Gruppi come
“mangiasoldi” e non come una “famiglia” comune ove queste manifestazioni, che hanno un costo e che sono a beneficio di tutti i Gruppi, sono promosse in condivisione e collaborazione coi Gruppi stessi. La partecipazione organizzativa spesso è disattesa da molti, lasciando l’onere in mano a pochi che sicuramente non ci fanno la cresta e si dibattono tra 1000 problemi.
Circa il Piano Finanziario, vista la difficoltà di contributi, si sta preparando
una lotteria di 50.000 biglietti da 1 Euro (limite massimo imposto dalla Siae)
per avere un budget consistente di autofinanziamento (non ancora determinate le spese per i premi). Inoltre è in preparazione un nostro libro fotografico con la storia sezionale che sarà posto in vendita. Se i soci alpini della nostra Sezione lo comprassero avremmo risolto i problemi finanziari già
solo con queste 2 iniziative.
Marco Biffi: (Gruppo Monza – Vice-presidente sezionale)
Considera che nei volantini e manifesti finora distribuiti su tutto il programma annuale delle manifestazioni per il 2° RGPT manca la menzione
della mostra del pittore Anselmo Bucci, evento che, anche a detta dei funzionari comunali, va ben oltre alla manifestazione alpina tout-court, ma che
rappresenta un vero coinvolgimento di tutta la cittadinanza tradizionalmente freddina ed impermeabile alle nostre manifestazioni. Visto che è improntata alle opere edite durante la 1^ guerra mondiale, quale migliore occasione per allargare il raggio d’azione coinvolgendo sia Autorità che
Associazioni culturali fiancheggiatrici? Ad esempio il Prefetto che chiede
di iniziare le manifestazioni per il centenario della guerra 1915-18,
l’Associazione Mnemosyne che è specializzata in racconti e nostre storiche
e che ben conosciamo per aver già collaborato con noi, e così via.
Stigmatizza il rimpallo di responsabilità tra Pro-Monza, Sezione e Gruppo
Monza circa le incomprensioni sulla organizzazione dell’evento. Auspica
che la mostra non veda coinvolto solo il gallerista “Montrasio Arte”, ma anche “Antologia” di Mandelli e altri galleristi che si possano proporre.
Questo evento non può essere esclusiva di qualcuno, ma coinvolge tutti.
Plaude alla coordinazione da parte dell’ufficio musei comunale per l’apporto super-partes che esprime.
Luigi Marca: (Gruppo di Serergno – Consigliere sezionale – Coordinatore
PC sezionale)
Concorda con Pellacini sui valori dell’art. 2 dello statuto e su quanto ha detto sui rapporti Sezione/Gruppi: facciamo parte tutti della stessa squadra!
Considera, nell’ambito della relazione morale, che per quanto riguarda il
“Libro Verde” la crisi ha tagliato tutti i settori, anche il nostro. A fronte di
Roberto Viganò: (Gruppo Carate Brianza – Commissione eventi 2° RGPT)
Sottolinea il valore e la prolificità dei nostri Gruppi. La nostra attività rapportata alle nostre risorse risulta ben maggiore di altre sezioni più grandi.
Porta ad esempio la presenza di 4 Cori, l’attività culturale di “Monza e
Brianza Alpina”, il nucleo di Protezione Civile con l’incarico della cucina
della colonna mobile regionale. Presenza forte per realizzazione di sedi recenti, moderne, accoglienti, a disposizione della comunità. Invita a sostenere chi si da da fare per il raduno del 2° RGPT. Rileva il feed-back molto positivo per le prime 2 manifestazioni realizzate: la mostra della
Divisione Vicenza e la 1^ conferenza storica.
Mario Penati: (Presidente sezionale) per replica
Ringrazia chi è intervenuto sia per gli aggiornamenti sul 2° RGPT, sia per
le precisazioni e i contributi migliorativi. Risponde a Biffi assicurando l’inserimento della mostra Bucci nel programma generale. Risponde a
Boscarelli plaudendo all’iniziativa del 12° concorso nelle scuole di
Bellusco assicurando il supporto della Sezione, come ogni anno, e la presenza alla premiazione del 24 maggio.
Roberto Viganò: (Presidente Assemblea)
Non essendovi altri interventi
PONE IN VOTAZIONE LA RELAZIONE MORALE
Approvata all'unanimità per alzata di mano.
(Nessuno contrario, 1 astenuto: Marcello Buzzi)
9°) Varie:
Antonio Fenini: (Segretario 2° RGPT) – Ringrazia per l’invito a partecipare in qualità di ospite e in rappresentanza del consigliere nazionale di riferimento – Cesare Lavizzari – del quale porta i saluti, oggi non presente per
analogo impegno alla Assemblea della Sezione di Luino con cambio della
Presidenza. Ha apprezzato i vari interventi e, pur non entrando in merito alle nostre questioni, da volentieri consigli / precisazioni. Esauriente la relazione morale del Presidente Penati. Bene le precisazioni aggiuntive sul raduno del 2° RGPT di Pellacini. A Praga risponde di comunicare con Ana
nazionale che annovera notai e commercialisti in grado di collaborare sugli
eventuali dubbi espressi sul bilancio preventivo. Su questo argomento l’Ana
nazionale l’ha risolto dando un preventivo di massima. Non dare numeri a
casaccio, ma prevedere cifre credibili e ipotizzabili da aggiornare coi revisori dei conti periodicamente. Lo stesso vale per i bilanci sezionali.
Conforta la sezione sul raduno del 2° RGPT considerando che nel 2013 a
Castel San Pietro Terme i soci coinvolti nella organizzazione erano pochi, ma
con buoni risultati malgrado la scarsa collaborazione della Sezione bolognese-romagnola. Basta essere coesi e maturi per avere soddisfazioni in merito.
Alessandro Praga: ribadisce che le sue considerazioni originano dalla “libretta fiscale”, recentemente emessa dall’Ana nazionale, che recita in punti differenti “Sarebbe opportuno, …. Però, ….. Si deve ……”. Un conto
è un preventivo di spesa, un altro conto è una delibera con numeri esposti.
Si chiede se siano solo suoi pensieri o elucubrazioni? E’ per questo che ha
esposto il proprio punto di vista ai sensi del Codice Civile a fronte della libretta fiscale non risolutiva nelle indicazioni.
Mario Penati: (Presidente Sezionale)
Ringrazia per la vivacità del dibattito dal quale sono emersi molti spunti e
per i quali ha preso opportuni appunti. Approfitta dell’occasione per ringraziare Antonio Fenini per il suo pluriennale operato in qualità di segretario del 2° RGPT che lascerà l’incarico dopo il nostro raduno. Gli consegna il nostro CREST per attestazione di affetto e vicinanza alla nostra
Sezione. Lo considera “diversamente giovane” per l’entusiasmo e la dedizione sempre dimostrata nel suo apporto all’organizzazione della nostra
Associazione. Ringrazia inoltre Padre Bruno Scuccato per l’ospitalità concessa e gli consegna il libro “Operazione Sorriso” inerente al 20° di fondazione dell’asilo “Sorriso alpino” di Rossoch costruito da 600 alpini + il
gagliardetto della Sezione di Monza.
Padre Bruno Scuccato: (Rettore Istituto Dehoniano)
Ringrazia gli alpini per la loro opera e la loro positiva presenza nella società
civile. Afferma di avere sempre un bel ricordo dell’ “aria alpina” per suo
fratello e per il grande legame con gli altri. Loro sono di Vicenza e ricorda i raduni a Rimini tra commilitoni per 25 anni di fila. Ricorda ancora con
simpatia la sua 1^ messa allorquando è stato riempito di vino il cappello alpino, come da imperitura tradizione per festeggiare.
6°) Relazione finanziaria del tesoriere sezionale: (allegata agli atti)
Alessandro Praga – tesoriere sezionale – procede alla lettura del bilancio
d'esercizio dell'anno 2013.
7°) Discussione ed approvazione del rendiconto finanziario 2013 e del
bilancio di previsione 2014:
Alessandro Praga: a proposito del bilancio preventivo, discussione già
emersa nella Assemblea dell’anno scorso, rileva che in merito ad un bilancio preventivo di una Associazione il Codice Civile vigente non solo non
ne dispone l'obbligatorietà, ma non lo cita nemmeno. A riprova di ciò, almeno per i gruppi, non è presente alcun riscontro nemmeno nella recente
Libretta fiscale emanata dall'omonima commissione nazionale. Oltre a ciò
sottolinea l'esistenza dell'art 40 del CC. che recita testualmente:
Art. 40 del codice civile – Responsabilità degli organizzatori: Gli organizzatori e coloro che assumono la gestione dei fondi raccolti sono responsabili personalmente e solidalmente della conservazione dei fondi e della
loro destinazione allo scopo annunziato. Indi qualora vi sia una delibera
Assembleare che dà mandato agli amministratori di raggiungere un dato risultato economico, qualora questo non fosse raggiunto, o qualora fossero
intraprese scelte diverse senza sentire il parere dell'assemblea stessa, gli amministratori ne sono responsabili personalmente! Indi, se così fosse, qualcuno può chiedere la restituzione di quanto diversamente speso o la copertura di quanto diversamente non incassato. Questo dice il CC, non io. Ed
ognuno è responsabile di ciò che fa, non gli altri!
Leonardo Vergani: (Gruppo Carate Brianza) – chiede, a questo punto,
che cosa bisogna fare.
Giancarlo Crespi: (Gruppo Bellusco)
Considera che i revisori dei conti si possono incontrare col tesoriere, per
esperienza di condivisione, più volte durante l’anno e, soprattutto se qualcosa non va a buon fine, ci si deve rivedere. Propone di trovarsi ogni mese,
in caso di problemi, o ogni trimestre per condivisione di responsabilità. La
pressione su questi temi oggi è più burocratica e più dettagliata, con previsione di piani di rientro da attuare.
Fulvio Mosca: (Gruppo Macherio)
Rileva che, malgrado la nostra buona volontà, il contesto è cambiato e la
“nostra faccia” è esposta. Firmare il bilancio preventivo significa prendersi la responsabilità. Le spese ci sono e ci saranno e non sempre prevedibili puntualmente. Non saprebbe come risolvere il problema.
Antonio Dossi: (Gruppo Lissone – Capogruppo) – chiede se vi sia l’obbligo di votare il bilancio preventivo.
Alessandro Praga: risponde che la verifica del budget dovrebbe essere fatto in modo continuativo coi Revisori dei Conti. Ha esperienza in merito da
17 anni per la sua ditta. Sul 2014 sono formulabili vari preventivi, ma i ricavi per ora non sono stimabili. La soluzione più semplice è che non ci sia
da parte della nostra Associazione l’obbiettivo a conseguire un consuntivo
economico preciso.
Ugo Ricchi: (Gruppo Gorgonzola – Segretario Sezionale)
Propone di votare solo il bilancio consuntivo di chiusura del 2013. Per il
bilancio preventivo 2014 dare solo informazioni orientative. Basarsi sul
conto economico dare/avere senza forzare lo stato dei conti.
Approvazione del rendiconto finanziario anno 2013:
Si procede alla votazione palese, per alzata di mano
Approvata all'unanimità. (Nessuno contrario, 2 astenuti: Alessandro
Praga, Marcello Buzzi)
8°) Nomina dei delegati per l’Assemblea Nazionale dei delegati del 25
maggio 2014:
Si danno disponibili i soci Diego Pellacini e Adelio Ravasi – Approvati
all’unanimità
10°) Rinnovo cariche Sezionali: Consiglieri sezionali, Giunta scrutinio.
Mario Penati (Presidente) informa che, ai sensi dei regolamenti sezionale
e nazionale, il nuovo Consiglio Direttivo sarà composto da 15 soci, con un
aumento di 2 soci rispetto al precedente. Ciò in conformità della regola che
oltre a 25 Gruppi si possono aumentare i consiglieri di 2 soci. Con l’imminente inaugurazione del nuovo Gruppo di Biassono siamo al 28° Gruppo.
Si insedia quindi la giunta scrutinio e si procede alle votazioni.
Per il Consiglio Sezionale hanno ottenuto voti e risultano eletti:
1.
Galbiati Giuseppe Mario – 130 voti
2.
Biffi Marco
– 121 voti
3.
Praga Alessandro
– 116 voti
4.
Spialtini Marcello
– 92 voti
5.
Facconi Domenico
– 75 voti
6.
Padovan Gian Carlo
– 72 voti
7.
Pisoni Marco
– 64 voti
Non eletti invece
8.
Zanini Luigi
9.
Biffi Emilio
Casiraghi Giuseppe
Ruga Gianni
Per la
1.
2.
3.
–
–
–
–
2 voti
1 voto
1 voto
1 voto
Giunta Scrutinio hanno ottenuto voti e risultano eletti:
Schiatti Piero
– 175 voti
Riva Claudio
– 166 voti
Triulzio Alessandro
– 23 voti
Sono eletti membri supplenti
4.
Negretti Giosuè
5.
Biffi Emilio
– 3 voti
– 2 voti
Mentre risultano non eletti:
6.
Baiocco Giuseppe
Biffi Marco
Boscarelli Luigi
Casiraghi Giuseppe
Ruga Gianni
–
–
–
–
–
1 voto
1 voto
1 voto
1 voto
1 voto
Non essendovi altri argomenti da discutere l’assemblea viene sciolta alle
ore 12,30
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IL VERBALIZZANTE
MARCO BIFFI
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FEBBRAIO 2015
In 20.000 per festeggiare l’85° di
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FEBBRAIO 2015
fondazione della nostra sezione
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VITA
FEBBRAIO 2015
DELLA
SEZIONE
“Alpini... poche balle e via andare!”
AURELIO DELLA TORRE
Cari Alpini di Biassono e della Sezione di Monza nel ricordare la cerimonia di
inaugurazione del Gruppo di Biassono del 22 giugno scorso, il mio pensiero non
può non essere rivolto a due nostri associati che ci hanno lasciato solo pochi mesi
dopo quella data; gli alpini Cazzaniga Pietro e Berettini Alberto ormai ci guardano da lassù. Li voglio ricordare così, orgogliosi di essere alpini, felici di poter sfilare tra le vie del paese imbandierate a festa; riusciremo in questo modo a sentirli
più vicini, con il loro sorriso che manca a tutti così tanto.
Ma torniamo al 22 giugno; tutto inizia alle ore 8,30 presso la Chiesetta della
Brughiera con l'ammassamento.
Sono presenti circa 250 penne nere provenienti da tutta la Brianza con in testa il
Presidente della Sezione Mario Penati.
Al Vessillo della nostra sezione si aggiunge quello di Milano con la propria delegazione e non manca la presenza del rappresentante del direttivo nazionale Cesare
Lavizzari.
Si procede a rendere omaggio alla tomba di Don Carlo Consonni, capitano d'artiglieria alpina, cappellano militare e parroco di Biassono fino al 1951 e, dopo la cerimonia dell'alzabandiera, sempre toccante, il lungo serpentone di alpini inizia lo
sfilamento lungo le strade cittadine addobbate con il tricolore accompagnato dal
corpo musicale biassonese.
Insieme al capogruppo di Biassono, a scortare il cappello di Don Consonni, ci sono Don Carlo Gussoni che, come al solito del resto, si dimostra sempre disponibile con noi alpini e Don Cesare Galbiati, biassonese doc
nonché, in primis, cappellano militare e tenente in armi degli Alpini.
Quella di Don Cesare è per tutti noi una presenza graditissima e quasi inaspettata sapendolo impegnato con le truppe italiane di stanza in
Kosovo.
Il fatto che ci sia anche lui ci riempie di orgoglio e ci stimola a procedere inquadrati (cosa difficile dopo più di 20 anni) fino all'asilo
Segramora: qui ci aspettano i bimbi della scuola materna.
Appena arrivati all'asilo delle vocine piccole piccole ma dal valore
infinitamente grande intonano “Sul cappello che noi portiamo”; gli
Alpini, non solo quelli di Biassono, ancora commossi, salutano e si
recano al Monumento ai Caduti per rendere gli onori alle vittime di
tutte le guerre.
Conclusi i discorsi di rito il corteo si dirige in Chiesa Grande per la
Santa Messa officiata da Don Cesare coadiuvato da Don Gussoni;
viene sciolto il gagliardetto del Gruppo di Biassono, il Presidente
Penati lo consegna al capogruppo e questi a sua volta lo porge all'alfiere che si inquadra: ecco è sancita ufficialmente la nascita del
gruppo di Biassono che viene accolto nella grande famiglia alpina e
della quale si impegna a custodirne e a promuoverne i valori.
Pochi gesti forse ma semplici che testimoniano l'impegno che da
sempre contraddistingue il Corpo degli Alpini e la sua associazione
d'arma: poche parole ma fatti, essere e non apparire.
Riporto parte dell'omelia di Don Cesare perchè credo spieghi in modo efficace e senza fronzoli il modo di essere e il comune sentire di
tutti noi Alpini.
se intonacate ancora col fango? Don organizziamoci!”
Gli Alpini sono così, erano di pattuglia per altre cose ma i loro occhi e il loro cuore non si sono abituati a lasciare correre, si sono dati da fare per il prossimo perchè oggi nel 2014 è scandaloso vedere ancora il povero.
Altra cosa importante, io mi reputo fortunato a essere cappellano degli Alpini, sono molto più fortunato di tanti altri cappellani che prestano il loro servizio nelle
Forze Armare perchè l'affetto degli alpini verso il loro cappellano lo si sente lontano un miglio.
Quando ero in Afghanistan ed ero in pattugliamento con loro, non appena scendevo dal blindato, mi accerchiavano subito e, facendomi scudo con le loro vite, mi
permettevano di prestare le mie attività.
Tutte queste sono piccole cose che testimoniano però lo spirito alpino: hai bisogno
di aiuto? Noi ci siamo, pronti, via!
Quindi abbiamo l'esperienza di vita che è quella alpina, abbiamo l'esperienza di vita fortemente italiana, abbiamo l'esperienza di vita fortemente carica d'Amore.
Siccome è carica d'Amore si può dire che è fortemente carica di Spirito Evangelico,
dobbiamo solamente ringraziare questo momento in cui oggi inauguriamo il
Gruppo di Biassono.
Sono sicuro che a Biassono saprete sperimentare, saprete gustare lo spirito alpino
che questo gruppo cercherà di espandere nel paese nei vari momenti e trarre da tutto questo quella capacità d'Amore che ancora oggi si impara giorno per giorno
avendo una penna nera in testa e che io sono orgoglioso di poter portare.»
« ... Si fonda sull'Amore e sulla Comunione, lo stare insieme, lo spirito fraterno di vita, lo spirito alpino.
Esso sprofonda e affonda profondamente le sue radici in quello che
è l'Amore; nella mia esperienza di vita con gli alpini sto imparando
la bellezza di mettermi in gioco per qualcosa di grande non mettendo in piedi dei catafalchi incredibili ma con le azioni semplici di tutti i giorni.
Girando tra i vari Battaglioni Alpini ci si accorge che ciascuno di loro ha un motto, generalmente espresso in latino; guardando però all'azione dell'alpino, perchè quella è per lui la cosa importante, li sintetizzo tutti così, in italiano; l'alpino agisce in questo modo: poche
balle e via andare!
Perché nel momento in cui sento di mettermi a disposizione con
quello che sono, con il mio tempo, con le mie sostanze, con la mia
intelligenza, con la mia professione, nel momento in cui metto a disposizione qualcosa per gli altri io divento parte viva di questa società dove, attenzione, se non vi siete accorti, in questo momento
stiamo imparando ancora a piangerci addosso.
Si parla di crisi … ma è finita la Seconda Guerra Mondiale e peggiore di quella crisi cosa c'è stato? … Eppure … Le crisi ci sono sempre state e ci saranno ancora, ora che cosa cambia rispetto al passato? Cambia lo spirito di unità.
Ovunque ci giriamo non sappiamo dove rivolgere lo sguardo per vedere qualcosa di bello! Ma non vogliamo vedere qualcosa di bello
perché è impossibile che al mondo dove l'uomo fatto ad immagine
di Dio e capace di Amore non ci sia qualcosa di bello da guardare,
da vedere e su cui ispirarsi! In una situazione del genere oggi noi celebriamo la solidarietà: c'è bisogno? Bene! Pronti, via!
Questo è lo spirito degli Alpini che non sono più in armi.
E gli Alpini in armi come si comportano?
“Don ho fatto un pattugliamento ieri ma lo sai che ci sono delle ca-
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VITA
DEI
GRUPPI
FEBBRAIO 2015
11
La Madonna del Don è passata da Nova Milanese
FELICE ELLI
Noi Alpini abbiamo abbracciato spesso le nostre
mamme, ricordandole nelle lettere dal fronte, sognandole nelle nostre canzoni. Questo speciale rapporto è
rimasto anche oggi nei nostri cuori e lo esprimiamo
nella venerazione della Mamma delle mamme: la
Madonna. Quest'anno a giugno il nostro Parroco, don
Luigi Caimi, ci ha fatto dono della Madonna di Fatima
itinerante. Come cittadini di Nova Milanese siamo
stati tra i più attivi ad accoglierla, a portarla per le vie
della città, a pregarla per un' intera settimana e a salutarla con tutti gli onori che merita. Poi ci è stata data
anche l'occasione di ricambiare il nostro Parroco del
dono ricevuto con la settimana a Nova della Madonna
del Don itinerante. Quando la Sezione di Monza ha
chiesto ai gruppi di farsi avanti per ospitarla tra città
vicine, abbiamo lasciato che altri potessero vivere
questi giorni esaltanti, dopo che noi avevamo ospitato la Madonna di Fatima. È pur vero che il nostro capogruppo Graziano non voleva sentire ragioni, schierandosi tra quelli che la volevano e superando le scelte degli altri. Le perplessità dei Gruppi hanno fatto il
resto, così la Madonna del Don è arrivata nella nostra
Chiesa! Una mattina uggiosa, tra le braccia di
Graziano passa tra le braccia di don Luigi che la pone
sopra l'altare alla venerazione dell'intera città. Molto
simili questi nostri due capi, che si emozionano facilmente perchè hanno il cuore grande e la loro generosità lo è ancora di più! Non solo sono state celebrate
le Sante Messe che aprivano le giornate della settima-
na dal 6 all'11 ottobre, proclamata a favore della Pace
con la benedizione della Madonna del Don, ma, per riconoscenza, il nostro Parroco ha voluto portarla in tutte le case novesi stampando migliaia di immaginette
con la figura sofferente della nostra Madonna e la sua
preghiera come Santa protettrice degli alpini. Il momento più toccante è giunto il sabato sera nella Messa
vespertina, scelta appositamente per il passaggio dell'icona tra il gruppo alpini di Nova e quello di Monza.
La chiesa era gremita all'inverosimile per la frequentata funzione del sabato sera, per i tanti alpini accorsi
anche dalle città vicine e per la concomitante apertura dell'anno di formazione catechistico delle prime
medie. Ogni angolo della chiesa era occupato da grandi e da piccoli, e la Santa Messa è stata l'occasione per
tutti di conoscere la storia di questa icona e la tragica
ritirata di Russia delle nostre truppe alpine.
All'introduzione della Santa Messa è stata infatti letta
la presentazione che accompagna l'icona che così recita:
«Con l' iniziativa di portare tra le nostre famiglie alpine della sezione di Monza l'icona della Madonna del
Don, abbiamo voluto rendere omaggio a tutti quelli
che, vivi o caduti, hanno vissuto una delle più grandi
tragedie della nostra storia dove più di ottantamila
giovani soldati sono spariti nel nulla in due settimane
di ripiegamento e i pochi che hanno avuto la fortuna
di ritornare a “baita” si ritrovarono con un fardello di
sofferenza nella memoria che non sono riusciti a cancellare. È proprio in quei luoghi di guerra e di morte
che fu ritrovata questa bellissima icona raffigurante la
Vergine Addolorata nell’atteggiamento tradizionale,
con il cuore trafitto dalle spade dei sette dolori. Fu
Padre Policarpo da Valdagno, cappellano militare del
Battaglione Alpino “Tirano” a ritrovarla tra le macerie di un isba bombardata del villaggio di Belogorje.
Fu allora affidata ad un alpino che rientrava in Italia
per una licenza, poco tempo prima che i russi sfondassero il fronte tenuto dalle nostre truppe alpine mettendola così in salvo. Al termine della guerra, e rientrato in Italia, Padre Policarpo benché ferito e stremato, si adoperò per ritrovare questa sacra immagine per
offrirla alla venerazione delle mamme, delle spose,
degli orfani che volevano perpetuare la memoria dei
loro caduti. Fu abbellita da una cornice sbalzata e argentata e affidata all’Opera dei Centri Missionari e
portata in giro per ottanta città d’Italia, per cercare di
riportare la pace in quegli animi turbati e afflitti del
dopoguerra. Finito questo pellegrinaggio venne esposta nel Santuario dei Padri Cappuccini di Mestre dove
si trova tuttora venerata e omaggiata da fedeli di ogni
parte d’Italia. Dal 1974 le sezioni dell’Associazione
Nazionale Alpini offrono a turno l’olio per le lampade votive che ardono ininterrottamente davanti a essa
e il 13 ottobre del 2002, con atto di affidamento, è diventata protettrice degli Alpini». Nelle nostre famiglie novesi è entrata con delicatezza e ora, ripiegata in
tanti portafogli, la sua immagine reca sul retro questa
preghiera:
Madonna del Don,
Vergine Addolorata,
Madre di Gesù Crocefisso,
ti supplichiamo di ascoltare
la nostra fiduciosa preghiera.
Madre,
che un giorno provasti il pianto,
guarda ai nostri affanni,
ai mali che ci affliggono,
alle lotte che ci dividono
e all'egoismo che ci rende
insensibili al dolore dei fratelli.
Vergine Santa,
ottieni il perdono ai nostri peccati,
dona la gioia agli afflitti
e la costanza nella fede
a chi è nella tentazione.
Dissipa l'odio,
perchè torni la concordia tra le Nazioni
e la serenità nelle famiglie.
Fa che tutti gli uomini
si incontrino sotto la Croce del tuo Figlio,
per ascoltare le parole:
Amatevi come io vi ho amato.
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VITA
FEBBRAIO 2015
DEI
GRUPPI
10° di fondazione gruppo di Cornate d’Adda
MARCO BIFFI
Domenica 1° giugno appuntamento da non perdere per festeggiare i primi 10 anni del Gruppo di Cornate d’Adda.
Tanti affettuosi ricordi ci legano a questo Gruppo. Il pensiero corre a 11 anni fa quando Mario Penati, oggi
Presidente, ha portato in Sezione la notizia dei primi contatti per fondare un nuovo gruppo, allora il 25° della
Sezione. Quante simpatiche serate abbiamo passato per
l’organizzazione con Mario Penati, il sottoscritto, l’intramontabile capogruppo Franco Gelmi – ancor oggi in carica
– e il vice-capogruppo di allora Matteo Colnaghi – personaggio estroso e molto vivace. Poi, al momento della inaugurazione, è subentrata la Sezione a “gamba tesa” per supervisione dell’allora cerimoniere Sandro Monzani. Da allora ne è stata fatta di strada! Gruppo sempre attivo! Cinque
anni fa l’inaugurazione del monumento all’alpino, al cimitero, vicino al monumento ai caduti. Ben inserito nella comunità locale si è sempre distinto per la collaborazione col
Comune, mantenendo giardinetti, aiuole e quant’altro il
Comune chiedesse … e si sono visti i risultati! Infatti alla
sfilata del 1° giugno la popolazione ha partecipato massic-
ciamente lungo le strade e alle finestre ammirando la compattezza degli alpini e gli alfieri impettiti tra i quali si distingueva indubbiamente Vittorio Airoldi per fierezza e
portamento! Inoltre sono stati mobilitati i bambini delle
scuole primarie, con le loro insegnanti, che hanno disciplinatamente e ben schierati partecipato alla cerimonia sul sagrato della chiesa. Dopo la deposizione delle tradizionali
corone al monumento ai caduti e al cippo in memoria di don
Gnocchi è seguita la sfilata, invero lunghetta, ma molto partecipata, durante la quale si sono distinti 2 eventi non comuni: il sorvolo delle frecce tricolori e i botti (un po’ assordanti) al passaggio davanti al campo sportivo. Non andate a pensare allo stormo della Aeronautica militare!
Erano 3 piccoli aerei privati del vicino aereo-club, ma che
hanno fatto la loro “marcia figura” per la sorpresa e il simpatico sbalordimento di tutti noi. Bravi! Un’idea veramente originale! E perché non pensarlo anche per il raduno del
2° raggruppamento? Arrivati sul sagrato della chiesa sono
seguiti i discorsi ufficiali delle autorità. Il capogruppo
Gelmi ha rammentato la vita del gruppo di questi 10 anni;
il sindaco, avv. Fabio Quadri, si è complimentato per la
sempre puntuale e attiva partecipazione alle necessità della
comunità sottolineando l’essenza del volontariato e della
disponibilità degli alpini locali che è molto apprezzata e valorizzata. Il nostro Presidente Penati ha sottolineato i valori che ci uniscono e che hanno fatto fiorente il gruppo, nonché il valore associativo tra gruppi e sezione perché l’unione fa la forza! Ha concluso Cesare Lavizzari, consigliere
nazionale a noi sempre vicino e partecipe a tutte le nostre
manifestazioni, il quale ha sottolineato che sostenere il
gruppo alpini locale è come firmare una assicurazione contro gli eventi avversi di qualsiasi tipo perché sempre pronti
ad aiutare la popolazione nelle difficoltà di qualsiasi genere. Grande oratore e trascinatore! È seguita la messa officiata da don Matteo Albani, coadiutore della parrocchia, alpino doc iscritto al Gruppo di Usmate, assieme al parroco
don Egidio che ci ha riservato una calda accoglienza. Alla
conclusione, aperitivo per tutti sul sagrato allietato dalla
fanfara alpina di Asso che ci ha accompagnato per tutta la
sfilata, ben nota per la potenza dei suoi ottoni … fuorché
durante i botti perché, malgrado che “pompasse” al massimo, veniva sopravanzata dagli scoppi che ci hanno fatto
momentaneamente perdere il passo.
ALPINI, GRAZIE PER IL SERVIZIO
GIANLUCA GHEZZI
Il sottoscritto pennaiolo non c'era ma in baita me l'hanno
raccontata così. Giugno terminate le scuole per i bambini e
ragazzi iniziano gli oratori feriali. Oltre il suo valore educativo, vi è soprattutto, una grande possibilità di svago. Ci perviene una mail di richiesta di collaborazione da parte degli
educatori dell'oratorio. «Buongiorno, sono Antonella, chiedo la disponibilità degli alpini, per due venerdì di giugno
dalle 9 alle 12,30 in cui ai ragazzi che vanno dagli 8 anni ai
13 anni, saranno proposte passeggiate o visite guidate nel
nostro territorio. Grazie per il servizio.». Attorno al tavolo
in baita la cosa era un po' dubbiosa anche perché è una novità questo servizio per gli alpini. Ma sotto l'impulso del segretario si riuscì a buttar giù un programma. Per il primo venerdì con i ragazzi più grandi: ore 9.00 ritrovo al centro
sportivo di Besana, alzabandiera con pennone itinerante
creato dal nostro alpino della Julia (a proposito mentre sto
scrivendo gli mandiamo i migliori auguri di pronta guarigione). Canto dell'inno di Mameli, preghiera dell'alpino.
Tutto questo aiutati dal gruppo orieenting della polisportiva
besanese, perché la mattinata di svago doveva svolgersi con
una prova di orieenting. Questo lo spiegava, l'istruttore, tra
l'altro anche lui alpino con tuta ma senza cappello.
Bisognava trovare delle postazioni, tecnicamente dette
“lanterne” nel bosco del Chignolo, che consistevano in alberi. I ragazzi divisi per gruppi con in mano una cartina dovevano individuare un tipo d'albero segnalato con la presenza di un alpino. Il tutto andò liscio fino a mezzogiorno,
quando i morsi della fame e della sete si facevano sentire.
Sul ritorno del percorso i ragazzi diventano come la colonna dei dispersi in Russia, Tutti sgranati e gli alpini con i responsabili dovettero sudare sette camicie per inquadrarli.
Ritornati al centro sportivo si lasciò i ragazzi a mangiare al
sacco. L'indomani “radio scarpa” ci informa che gli stessi
una volta lasciati liberi sono stati indisciplinati. Il commento degli alpini in baita «non 12 mesi di naia, ma bastano sei
mesi per imparare la disciplina». Questo episodio mette in
dubbio la prossima uscita per gli alpini. Ma la parola è stata data e bisogna mantenerla. Quella mattina stessa cerimonia, presso l'oratorio di Montesiro con i ragazzi più piccoli.
Con la preghiera dell'alpino detta egregiamente dal “vecio”
quasi ottantenne del gruppo è stata la promessa per cui i ragazzi si sono comportati bene. Commento dei bambini
«guarda, è come i nostri nonni, ma prega bene!». La mattinata è trascorsa nel modo migliore, andando a visitare un'azienda agricola del luogo, camminando nel verde della nostra Brianza (quello che rimane). In baita il racconto finisce
così «mugugnando, però abbiamo fatto un buon servizio a
questi bocia».
Sursum corda alpini.
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VITA
DEI
GRUPPI
FEBBRAIO 2015
13
Un “sogno” si è avverato
PIETRO PAOLO GATTI
Giovedì 10 luglio gli alpini sovicesi, con l’inaugurazione del monumento con l’effige di Don Carlo Gnocchi proprio accanto alla loro sede, hanno realizzato un “sogno” che rincorrevano dal 2010, quando l’Amministrazione Comunale aveva accolto la loro proposta di assegnare il Premio Luigi Cazzaniga alla memoria, al Dr.
Silvio Colagrande, direttore del centro Don Gnocchi di S. Maria alla Rotonda di
Inverigo.
Un gesto che aveva commosso il Dr. Colagrande non solo per il contributo dato al
centro da lui diretto ma anche perché il Dr. Colagrande è uno dei due ragazzi che
vede grazie alla donazione delle cornee di Don Carlo.
Tanta è la “venerazione” degli Alpini per Don Carlo Gnocchi, sicuramente più che
meritata, che non ritennero, allora nel 2010, che quel gesto fosse sufficiente a ricordare in modo adeguato questa figura straordinaria di Sacerdote e di “Santo della Povertà”, che è considerato, grazie alla sua straordinaria vita, il vero depositario dei valori alpini, i valori cristiani, umani, sociali e solidali.
Il monumento rappresenta il coronamento di quel “sogno”. Ora Don Carlo
Gnocchi è “presente” e costituisce un ricordo e un monito, non solo per gli Alpini
ma per tutti noi, affinché il nostro operare sia un continuo atto di amore e solidarietà nei confronti dei più bisognosi, come lui ci ha insegnato con l’esempio.
La breve vita di Don Carlo (1902-1956) ha avuto tre funzioni ben distinte: quella
di educatore in qualità di assistente spirituale dell’Istituto Gonzaga di Milano,
quella di “Eroe della solidarietà” in qualità di Cappellano degli Alpini nella disastrosa ritirata di Russia del 1943 e quella di “Padre dei Mutilatini”.
L’opera svolta da Don Carlo nella straziante ritirata di Russia rappresenta un segno indelebile della sua straordinaria Fede e del suo Amore per le persone in difficoltà, così come lo erano le migliaia di Alpini feriti e morenti a cui aveva dedicato, in modo instancabile, conforto religioso e umano e da cui aveva raccolto lettere e oggetti promettendo di recapitarli alle proprie fidanzate, mogli e mamme.
Promessa che poi, tornato miracolosamente in Patria, aveva mantenuto percorrendo tutte le valli Alpine.
Ma Don Carlo non si ferma qui. Facendo seguito a un’idea maturata assistendo gli
Alpini feriti e morenti, di volersi dedicare, dopo la guerra, a una grande opera di
carità, comincia ad accogliere i primi orfani di guerra e i bambini mutilati, dando
inizio a un’opera di “restaurazione della persona umana” che oggi si sviluppa in
28 centri operativi della Fondazione Don Gnocchi.
Ed ecco spiegato il perché del motto scritto sulla stele: “Accanto alla vita.
Sempre”. Accanto alla vita, soprattutto con amore come lui stesso dice nel suo testamento riferendosi alla cura dei ragazzini raccolti: «Altri potrà servirli meglio
che io non abbia saputo e potuto fare, nessun altro, forse, amarli più che io non abbia fatto».
La posa del monumento, che ha voluto caratterizzare l’85° di fondazione del
Gruppo Sovicese, ha avuto luogo proprio negli spazi pubblici accanto alla sede degli Alpini, che per l’occasione sono stati intitolati “Giardini Don Carlo Gnocchi”
con una targa “scoperta” dal Sindaco.
La cerimonia, che è stata bellissima e toccante, ha avuto luogo in una serata ideale, con la perfetta regia del segretario Pietro Paolo Gatti, alla presenza di molte autorità, del vessillo sezionale, dei gagliardetti Alpini della sezione di Monza, del
vessillo dell’Associazione AIDO di Albiate, Sovico e Triuggio, di parecchi Alpini
provenienti anche dai paesi vicini e di tanti cittadini Sovicesi e non.
La figura di Don Carlo è stata rivissuta, sotto diversi aspetti, dalle autorità presenti: Don Maurizio Rivolta, rettore del Santuario Diocesano dedicato a Don Carlo
Gnocchi; il Dr. Danilo Carena, della Fondazione Don Gnocchi; il nostro Sindaco
Alfredo Colombo; Mario Penati Presidente della nostra sezione alpini e il Dr.
Silvio Colagrande.
È toccato poi al Capogruppo Erminio
Mantegazza assieme al Dr. Colagrande, “scoprire” il monumento con l’effige di Don Carlo
Gnocchi che riporta il già richiamato motto
“Accanto alla vita. Sempre” che ha caratterizzato l’intensa opera di Don Carlo.
La Santa Messa, accompagnata dai canti alpini
e religiosi del coro Parrocchiale Laudamus
Dominum e dagli squilli della tromba nei momenti più solenni, è stata concelebrata dai nostri Don Carlo e Don Eugenio con Don
Maurizio Rivolta. Nell’omelia, Don Carlo ha
richiamato le vicissitudini della campagna di
Russia attraverso anche la lettura dei toccanti
pensieri, densi di fede e umanità, lasciatici in
eredità da Don Carlo Gnocchi, che rappresentano le vicende di quella straziante pagina della ritirata.
Abbiamo vissuto momenti di commozione in
devoto silenzio e in un’atmosfera che, come ha
ben osservato un amico Alpino, ripercorreva la
vita di Don Carlo: un raccolto cortiletto in cui
la figura di Don Gnocchi, espressa sul monumento, sembrava abbracciare tutti i presenti per
invitarli a seguire il già citato motto, un motto
che costituisce un invito alla solidarietà e
all’amore cristiano e umano verso il prossimo;
la presenza dell’Altare, di una grande Croce e
del Coro con i propri canti, il quadro con le foto dei nostri soci fondatori, il nostro gagliardetto, il vessillo sezionale e i gagliardetti dei gruppi presenti a ricordare il sacrificio di tanti alpini “andati avanti”; lo striscione con le ultime
parole di Don Carlo «Amis, ve raccomandi la mia baracca» issato sulla sede del
gruppo che pareva così idealmente ricomprenderla nelle 28 sedi dei centri Don
Gnocchi accomunandoli, pur con diversi compiti, nel conseguimento del bene comune sotto la protezione di Don Carlo.
Con questo gesto la sede del gruppo è stata “completata”. La parte “fisica” è stata
integrata dai valori Cristiani, umani, sociali e solidali che la presenza del monumento di Don Carlo Gnocchi, donata dagli Alpini alla comunità sovicese, ci ricorda con l’invito a renderli concreti nel nostro operare quotidiano.
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VITA
FEBBRAIO 2015
DEI
GRUPPI
Gagliardetto alle Alpiniadi Estive 2014
GIUSEPPE MARIO GALBIATI
La nostra sezione normalmente porta pochi atleti alle manifestazioni sportive organizzate dalla sede nazionale; e in
questa prima edizione estiva delle alpiniadi un solo alpino
Federico Morelli, del gruppo di Villasanta che ha partecipato con ottimi risultati (di cui scriverà personalmente).
Ma, con tutto il rispetto per l’impegno, la dedizione e le capacità del nostro atleta, presente ai bordi dei campi di gara
c’era anche il nostro alfiere Vittorio con il suo inseparabile
gagliardetto.
Presenza facilitata dal collaudato gemellaggio, nato nel fango all’adunata di Bergamo, tra il gruppo di Cornate d’Adda
e il gruppo di Vinadio della sezione di Cuneo che ospitava
appunto le alpiniadi estive in quattro località della provincia.
Gruppo di Vinadio che è stato gradito ospite nei giorni in
cui abbiamo festeggiato il decimo anniversario di fondazione del nostro gruppo.
Così, dopo aver assolto – sempre in modo impeccabile – il
suo compito di alfiere per tutto il tempo delle cerimonie del
COSI VICINI...
COSI LONTANI
ADRIANO COMI
Adriano Comi classe 37, Gianfranco Perego classe 41,
erano due ragazzi, abitavano alla cassinetta e giocavano insieme nella cava, dietro le case popolari di Via
Antonietti. Gianfranco con la famiglia si trasferì in
centro nel 1948, mentre Adriano rimase alla cassinetta. Da allora non si sono più visti. Entrambi idonei al
servizio militare furono arruolati negli alpini dapprima al CAR poi nei vari reparti fino alla fine della naia.
Ognuno ha fatto la propria vita, sposati, figli, e dopo
ben 65 anni si sono reincontrati. È successo il pomeriggio del 6 settembre quando in occasione del Gran
Premio gli alpini hanno allestito un gazebo per pubblicizzare il prossimo raduno del 2° raggruppamento.
Gianfranco incuriosito si ferma al gazebo per avere
maggiori informazioni e racconta di aver fatto anche
lui il militare negli alpini e che da ragazzo abitava alla cassinetta, frequentava l’oratorio S.Gerardo, e cantava nel coro Fior di Montagna. Ad Adriano mentre lo
ascolta si accende una lampadina dal passato.
«Ma ti ta set el Peregien!»
«E ti ta set l’Adriano!»
Si sono riabbracciati e si sono raccontati la propria vita, così lontani, così vicini.
10° anniversario e aver contribuito nelle operazioni di
smontaggio delle strutture impiantate per la festa, il fresco
pensionato, cappello in testa e gagliardetto al seguito, ha subito preso la via del Piemonte.
Ospite degli alpini di Vinadio, e non è la prima volta, il nostro alfiere ha fatto visita ai campi di gara (Borgo S.
Dalmazzo – Chiusa Pesio – Limone Piemonte – Cervasca)
facendo poi ritorno alla base di Vinadio.
Sulla futura partecipazione alle gare del nostro alfiere non
possiamo farci conto, a meno che non organizzano una gara riservata agli imbianchini (in pensione), ma sulla presenza, come da libretta, quello siamo sicuri che il compito che
si è dato il nostro alfiere l’ha portato a termine come si deve.
Ancora onori all’atleta del gruppo di Villasanta, ma bravo
Vittorio che, tenendo con cura il nostro gagliardetto, hai
portato il nome del gruppo ai bordi dei campi di gara dove
ha trovato, tra gli altri, il tuo comandante alla 48° compagnia del battaglione Tirano, l’allora capitano Gianfranco
Fabbri, oggi maggiore nonché componente di rilievo del
servizio d’ordine nazionale.
ANGELO LAVA FESTEGGIA I PRIMI 100 ANNI
ADRIANO LACCHIN
Sabato 17 gennaio il gruppo alpini di Gorgonzola ha festeggiato, con i familiari, tutti gli amici e il sindaco
Angelo Stucchi, l'ultimo suo reduce della campagna di
Russia, l'alpino Angelo Lava, che ha compiuto 100 anni. Croce di guerra, Cavaliere della Repubblica, ha fatto
parte della Tridentina come motociclista porta ordini
perciò ha girato in lungo e in largo le tristemente famose zone del fronte Russo.
Angelo è conosciuto, anche, per avere avuto il grande
privilegio di essere stato il chierichetto di Don Carlo
Gnocchi servendo la S. Messa che don Carlo ha voluto
celebrare sulle rive del Don quando morì la mamma di
Angelo. Un pomeriggio bellissimo concluso con l'augurio di ritrovarci l'anno prossimo per l'inizio del suo secondo secolo.
IL GRUPPO DI TREZZO A PASSO SAN MARCO
CLEMENTE CACCIA
Domenica 20 luglio 2014 si è tenuto a Passo San
Marco in Val Brembana il tradizionale incontro tra gli
Alpini dei gruppi della Val Brembana e della
Valtellina giunto alla 39° edizione. Il gruppo di
Trezzo, dopo anni di assenza all’incontro, quest’anno
ha partecipato con una delegazione.
Perché abbiamo ritenuto opportuno partecipare? La
parrocchia di Trezzo da circa 90 anni è proprietaria di
una casa vacanze in località La Fraccia nel comune di
Mezzoldo (BG) in cui i trezzesi, soprattutto in gioventù, hanno trascorso le vacanze. Quindi, partenza
presto da Trezzo e dopo un caffè a San Pellegrino siamo arrivati al Passo per assistere alla cerimonia.
Dopo aver ascoltato i vari discorsi e partecipato con
emozione alla S.Messa celebrata dall’Ordinario della
Croce Rossa Militare, ci siamo recati alla casa parrocchiale per il pranzo.
Auspichiamo, per il prossimo anno , di poter partecipare con il vessillo della sezione e un rappresentante
del CDS e invitiamo il presidente a prendere accordi
con i presidenti delle Sezioni di Sondrio e Bergamo.
Per ulteriori informazioni ed approfondimenti http://www.anamonza.it
PRESENTE, PASSATO E FUTURO
FEBBRAIO 2015
15
Il 25 Aprile
MARCO BIFFI
Come ogni anno ovunque si è festeggiato il 25 aprile. Non sto a commentare quanto avvenuto a Monza ove una decina di alpini hanno presenziato, insieme a tutte le
altre Associazioni d’arma e a tutte le autorità, come da “libretta”! Infatti risulta una
manifestazione ripetitiva, un po’ tediosa, che rappresenta più la festa dell’ANPI
(Ass. Partigiani) che la vera festa della liberazione “equidistante” sul piano storico. Infatti, se mi è permesso, farei alcune considerazioni storico–politiche su questa giornata, in memoria di tutti i caduti della 2^ guerra mondiale. La “ferita” tra
chi, richiamato alla leva, ha combattuto lealmente su 2 fronti diversi è ancora aperta. Mi riferisco, dopo l’8 settembre 1943, a chi ha combattuto nel contingente alleato proveniente dal sud, a chi ha combattuto sotto la RSI (Repubblica di Salò),
come per la Divisione alpina “Monterosa”, a coloro che si sono dati alla macchia
per rientrare poi nelle Brigate partigiane, a tutti i deportati e internati in campi di
prigionia tedeschi, ai reduci di Albania, Grecia e Russia. Ebbene di tutto questo, in
genere, non si fa menzione, ma si celebra solo la liberazione sotto il profilo dell’apporto dei partigiani, citando indubbiamente e doverosamente gesta eroiche o di sacrificio personale, ma come se fosse esclusivo appannaggio dei partigiani. Come
disse Scalfaro in altra occasione “Io non ci sto!” Infatti non dimentico la “festa di
riconciliazione” del 25 aprile del 2003, nel 60° anniversario, ove tutti (autorità dal
governo centrale alle regioni e comuni, e i mass–media) avevano sancito, in nome
di un riconoscimento storico equidistante, di ricordare tutti i nobili sacrifici in nome di un ideale per una Italia migliore. In quell’anno a Milano si è avuta una celebrazione diversa, anomala, con presenza delle autorità, sindaco Albertini in testa,
sulle tombe dei partigiani, dei caduti della RSI e sulla tomba di Carlo Borsani, notabile della RSI oltre che dei caduti della 2^ guerra mondiale. Sbandierata partecipazione compatta di tutte le autorità, politiche, religiose e civili! Inoltre il giornalista e scrittore Gian Paolo Pansa, noto simpatizzante comunista, con molta onestà
mentale aveva pubblicato fior di libri sulle efferatezze compiute dai partigiani, dopo l’8 settembre, che nascondevano regolamenti di conti personali ed eccidi gratuiti piuttosto che gesta eroiche e orientate al bene comune. Ebbene, già dall’anno
successivo, nulla di tutto ciò si è ripetuto. Anzi, si è tornati nel solco del merito dei
soli partigiani. Ben diverso il “sapore” delle celebrazioni del 4 novembre e del 2
giugno (leghisti a parte). Ma lì è più facile perché non vi è stata una guerra civile.
Merito di Ciampi aver re-istituito la festa del 2 giugno in quanto sottintendente il
valore fondamentale della Repubblica e dell’unità d’Italia. Ma il 25 aprile lo “declasserei”, come per il 4 novembre, a festa da celebrare alla domenica più prossima, senza festa obbligatoria infra – settimanale. Dovremmo avere il coraggio di
definirla “festa dei partigiani” come per il 4 novembre divenuta “festa delle forze
armate”. Ciò non inficerebbe comunque il ricordo storico, reale ed equidistante,
per gli “uomini di buona volontà”, di tutti gli “andati avanti” e dei loro sacrifici da
tramandare ai nostri giovani che non hanno conosciuto queste vicende se non superficialmente attraverso i libri di scuola. Invece ho apprezzato molto alcuni report
della Tv di stato (Tg – 2 per la precisione) che ha rivelato alcuni episodi inediti inerenti a storie di civili inerenti ai massacri giustizialisti di quel tragico periodo. Ad
esempio la storia di Gino Ventura, oggi 90 enne, scampato alla strage operata dai
tedeschi in ritirata, dopo la liberazione di Roma, a Vicovaro (Toscana) le cui memorie sono edite nel libro “Vivo dopo la fucilazione”. Dopo un rastrellamento di
400 civili inermi, per ritorsione a una imboscata partigiana, venivano fucilati il 7
giugno 1944 alle ore 20,30 mentre cercavano di fuggire in un burrone vicino.
Complice l’incipiente oscurità si ebbero solo 22 morti incluse donne e bambini.
Ventura era stato colpito con 12 pallottole di cui 7 nelle gambe, con frattura delle
stesse, ed una di striscio alla testa che però non è penetrata nel cranio. Si era finto
morto sotto altro cadavere sfuggendo così al controllo tedesco. Alle 5 del mattino
era stato soccorso da una donna che cercava il marito e il figlio, purtroppo morti
nell’eccidio. Altro libro recensito: “Io ho visto” – 30 storie inedite – Viaggio nel
dolore – di Pier Vittorio Buffa giornalista del “Messaggero” che racconta storie di
“testimoni del tempo” che se ne stanno andando, iniziando dalla strage di
Marzabotto e analizzando le vicende di Kappler e di Priebke, purtroppo rimasti
quasi impuniti malgrado i processi subiti. Ricorda la storia di 40 ergastoli comminati, ma tutti rimasti impuniti. L’obiettivo di questo libro è la “memoria” affinché
non si dimentichino le efferatezze, aldilà della punizione terrena.
Ultimo ricordo affrontato riguarda un ragazzino di 8 anni, Ugo Forno, che il 5 giugno del 1944 a Roma, con le truppe tedesche in fuga, ha sventato un sabotaggio
dei tedeschi stessi impedendo l’esplosione di un ponte ferroviario sull’Aniene, morendo nell’azione. Insignito di medaglia d’oro al valor civile dal Presidente
Napolitano. Ebbene, concludendo, queste memorie sono l’essenza del 25 aprile:
storie vere, senza commenti, da leggere e meditare.
SUCCO ALLA PERA
GIUSEPPE MARIO GALBIATI
Periodico dell’Associazione Nazionale Alpini
Sezione di Monza
Corso Milano 39 - 20052 Monza - Tel. e Fax
039/367.068
C/C postale n. 3199200
Gratuito ai soci
Serve davvero il mio operato all’interno dell’ospedale? Avrò svolto bene il mio compito di volontario ospedaliero?
Queste domande ogni tanto mi passano per la mente, specialmente al temine di un turno dove, mi sembra, di non
aver combinato un gran ché. Domande che erano più frequenti nel primo anno di volontariato, ma che ogni tanto si
ripresentano e, per fortuna, ci sono dei riscontri positivi che
ti ridanno quella carica che serve per continuare e rinnovarsi. E questi riscontri sono il saluto cordiale dell’ammalato che rivedi la settimana dopo a cui magari avevo dedicato solo poco minuti a fine turno – per me pochi minuti ma
per lui molto significativi.
Oppure la signora dimessa in mattinata che dice alla sua
compagna di camera “stasera viene il volontario, l’alpino, salutamelo mi raccomando”.
O ancora all’uscita dalla S. Messa dei frati di Oreno vedo una
signora che mi fissa e mi sorride e riconosco la mamma di un
ragazzo che era stato ricoverato, e un altro esempio, sempre
in zona frati, una donna che faceva ritorno a casa in bicicletta si è fermata per salutarmi. Ma a darmi la conferma definitiva che qualcosa di buono riusciamo sempre a combinare nelle due ore di turno è stato lo scambio del succo di frutta che per un paio di volte sono riuscito a fare su gentile richiesta di una ammalata. La prima volta lo scambio è stato
possibile grazie alla scorta che riusciamo a fare quando il
vassoio non viene consumato interamente e recuperiamo le
confezioni chiuse e sigillate. Quel giorno dopo aver servito tutti i vassoi sono andato in cucina e ho fatto lo scambio
posando il succo alla mela e ho portato il succo alla pera
all’ammalata – non il preferito ma il solo tipo di succo a lei
gradito. Certo questo scambio non sarebbe facilmente gestibile dal personale infermieristico se non con ripercussioni sul
tempo da dedicare alle mansioni vere e proprie.
Il secondo scambio è stato un po’ più laborioso.
Durante la distribuzione del vassoio mi sono ricordato del tipo di succo a lei gradito, e come la volta precedente, sono andato in cucina per il cambio ma non ho trovato il succo alla
pera. Ritornando nella stanza il caso ha voluto che l’ammalto nel letto a fianco mi chiamasse per aprirgli il suo succo alla pera e a questo punto prendendo la palla al balzo ho proposto uno scambio sul posto, subito accettato grazie alla solidarietà tra ammalati. Entrambe le volte questa ’ammalata, con
la gentilezza che la contraddistingueva , prima mi ha detto di
non preoccuparmi che avrebbe bevuto l’acqua, e poi mi ha
ringraziato della cortesia. Adesso Lorella - che beveva solo
succhi alla pera – non ha più bisogno di cure, ma penso che
in quei pochi momenti che gli sono stato vicino e quelle
piccole cortesie, fatte anche di succhi alla pera, avranno reso un pochino meno pesante la degenza in ospedale.
Ciao Lorella.
Direttore responsabile: Andrea Cremonesi
In osservanza all’Art. 31 dello Statuto Nazionale dell’A.N.A. e degli articoli 21-22-23-24-25-26 del Regolamento
Sezionale, è convocata:
Hanno collaborato: Marco Biffi, Clemente Caccia,
Adriano Comi, Andrea Cremonesi, Aurelio Della Torre,
Felice Elli, Giuseppe Mario Galbiati, Chiara Galimberti,
Elisa Galimberti, Pietro Paolo Gatti, Gianluca Ghezzi,
Adriano Lacchin, Diego Pellacini, Mario Penati, Giulio
L’ASSEMBLEA ORDINARIA
dei soci iscritti alla Sezione di Monza presso il salone dell’Istituto Leone Dehon di Via Appiani 1/A inMonza
per DOMENICA 1 marzo 2015 alle ore 7,00 in prima convocazione e alle ore 9,30 in seconda convocazione per
discutere e deliberare il seguente:
ORDINE DEL GIORNO
Rovelli
Autorizzazione del Tribunale di Monza n. 350
del 27-9-1979
Stampa: A.G.BELLAVITE srl, Missaglia (Lc)
1) verifica dei poteri
2) nomina del presidente, del segretario dell’assemblea e di 3 scrutatori
3) approvazione del verbale dell’assemblea precedente
4) relazione morale del Presidente sezionale
5) discussione e approvazione della relazione morale 2014
6) relazione finanziaria del Tesoriere sezionale
7) discussione e approvazione del rendiconto 2014 e del bilancio di previsione 2015
8) rinnovo cariche sezionali: presidente sezionale, consiglieri sezionali, revisori dei conti
9) nomina dei delegati per l’assemblea nazionale
Per ulteriori informazioni ed approfondimenti http://www.anamonza.it
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PRESENTE, PASSATO E FUTURO
FEBBRAIO 2015
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CONVOCAZIONE
ASSEMBLEA
presso il salone
dell’Istituto Leone Dehon
di via Appiani, 1/A
(zona Re de Sass)
in Monza
Domenica
1 marzo 2015
ore 9,30
Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Monza
DELEGA PER ASSEMBLEA ORDINARIA DEI SOCI
Febbraio2015
2012
126marzo
Io sottoscritto
Socio del Gruppo di
Delego a rappresentarmi il socio
(Ogni socio non può rappresentare più di due soci) Art. 24 del Regolamento Sezionale.
Firma
Il modulo serve solamente come dichiarazione di delega dei soci impossibilitati alla presenza in Assemblea, per
le votazioni in delibera, ai sensi del regolamento sezionale.
SERVE COME LETTERA PERSONALE
DI CONVOCAZIONE PER TUTTI I SOCI IN REGOLA
CON IL TESSERAMENTO DELL’ANNO 2011.
Per ulteriori informazioni ed approfondimenti http://www.anamonza.it
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