libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 1 Considerate il mondo la valle del fare anima, allora saprete a cosa serve il mondo. John Keats Le Montagne del Fare Anima Progetto culturale per le Valli Olimpiche Ideato da Giacomo Bottino Elaborato e scritto da Fabrizio Dassano Valerio Giacoletto Papas Enrico Regis Giorgio Seita Liliana Spitaleri (coordinamento) libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 2 Mercedes Bresso Presidente Antonio Saitta Pres Presidente Gianni Oliva Assessore alla cultura Valter Giuliano Assessore alla cultura Regione Piemonte Provincia di Torino 2_ 3_ La nostra adesione a un progetto che sottolinea l’importanza e il ruolo delle Valli Olimpiche all’interno del Piemonte e dell’Europa esprime un valore che va al di là della grande occasione dei Giochi invernali: promuovere il passato e il futuro di queste valli, gli aspetti legati alla loro storia, anche se poco conosciuti o a rischio di perdersi, le enormi potenzialità – e non solo turistiche – che si aprono per il territorio. Perché questo progetto non è solo spettacolo, è rappresentazione che coincide con il luogo, con l’anima del luogo stesso, pur attraverso il linguaggio universale della cultura e dell’arte. Siamo orgogliosi che questo “entrare dentro il progetto” coincida con una delle prime espressioni del nostro mandato, secondo un orientamento che trasforma l’adesione istituzionale in un fare concreto per la realtà del Piemonte. Vogliamo ancora una volta sottolineare l’impegno della Provincia di Torino a favore delle infrastrutture e dei servizi collegati alle manifestazioni olimpiche del 2006, in particolare il nostro appoggio alle occasioni di cultura e di spettacolo che anticipano e prolungano l’evento in sé, fornendo quella base di conoscenza e di partecipazione indispensabile per una concreta gestione delle risorse. L’incontro tra la Provincia di Torino e la Fondazione circuito teatrale del Piemonte, nata per offrire occasioni di dialogo con una terra, promuovendone i valori nascosti, si svolge all’interno del grande evento olimpico. Il nostro ruolo, uscendo da un ambito prettamente metropolitano, si proietta nelle Valli Olimpiche attraverso un programma che valorizza le radici e le tradizioni, con l’obiettivo di orientare energie e risorse nella direzione della comunicazione culturale. libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 4 Programma Alessandro Germani Presidente Giacomo Bottino Direttore Fondazione circuito teatrale del Piemonte 4_ Lo spirito del progetto Con la volontà di proporre eventi teatrali e culturali per le Valli Olimpiche, abbiamo cercato di interrogare una terra e di ascoltare le sue voci. Intrecciando la dimensione locale con quella ideale, abbiamo tessuto una trama di idee, che ci potesse guidare nel nostro percorso: ne sono scaturite cinque linee guida, che coniugano il significato storico e simbolico delle Olimpiadi con la specificità delle nostre valli, con il loro “vissuto”. Siamo andati alla ricerca del senso profondo di queste linee, individuando per ognuna la figura mitologica che la incarna, il luogo che la simboleggia, la storia che la esprime, il colore che la rende visibile, facendo emergere l’anima di questi luoghi: abbiamo tracciato in queste pagine una mappa in profondità che diventa, durante e anche dopo l’evento olimpico, il riferimento per ogni proposta artistica da realizzare in queste valli. La nostra piccola Odissea – siamo partiti dal territorio per farvi ritorno – è servita per renderci più consapevoli delle scelte e del messaggio da comunicare agli spettatori: un viaggio che, attraverso le arti della scena, vuole rappresentare un contributo fondamentale alla riscoperta delle nostre radici. Stagione 2005-2006 5_ libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 6 Susa, Anfiteatro romano Sabato 25 giugno 2005 - ore 21 Prima nazionale olimpiade@ metastasio.it O Susa, le gradinate dell’Anfiteatro romano ovvero navigazione teatrale tra opera seria e guerre di successione, giochi e amori, capre e castrati di Francesco Micheli musiche di Cimarosa, Giacometti, Mozart, Myslivecek, Pergolesi, Vivaldi adattamento musicale di Antonio Giacometti drammaturgia di Francesca Micardi, Cristina Corna con Sandra Zoccolan e Aram Kiam (narrazione), Patrizia Cigna (soprano), Thierry Gregoire (controtenore), Haris Andrianos (baritono) e i Nistanimera: Ettore Castagna, Piero Crucitti, Diego Pizzimenti, Valentino Santagati, Anna Cinzia Villani e con Alberto Barletta, Ermanno Franco, Alberto Giolo, Giulio Tampalini, Francesca Tirale scene di Barbara Bedrina, Alessandra Santoni con la collaborazione del corso di scenografia dell’Accademia delle Belle Arti di Brera costumi di Alessio Rosati, luci di Angelo Linzalata fonica di Massimiliano Comincini A.T.I.R. - ASSOCIAZIONE TEATRALE INDIPENDENTE PER LA RICERCA con il sostegno della FONDAZIONE CIRCUITO TEATRALE DEL PIEMONTE O Le Montagne del Fare Anima Pietro Metastasio Pietro Trapassi nasce a Roma nel 1698. È povero in canna, ma ha la lingua sciolta e un dono di natura strepitoso: sa improvvisare poesie. Per questo il letterato Gian Vincenzo Gravina lo prende sotto la sua protezione, lo adotta e lo porta nel suo castello a Scalea, in Calabria. Nel frattempo il suo cognome viene grecizzato in Metastasio, segno di adesione all’Accademia dell’Arcadia, fondata a Roma sul finire del XVII secolo da Cristina di Svezia, con l’intenzione di combattere il cattivo gusto barocco e tornare alla poesia semplice, bucolica: proprio come la vita degli abitanti dell’Arcadia, la regione della Grecia anticamente popolata da soli pastori. Una dimensione questa, che il giovane Pietro ritrova nelle terre della Magna Grecia e che fa da sfondo a tutti i drammi per musica da lui scritti. Tra questi, Olimpiade è stato uno dei più amati: la storia in cui Clistene, vincitore dei Giochi, decide di farsi una sua personale Olimpiade, mettendo in palio la propria figlia Aristea, venne musicata da alcuni tra i più grandi compositori dell’epoca. Da qui nasce [email protected], spettacolo che è come una navigazione in Internet, da cui emerge un “ipertesto”, un mare magnum che rende contemporanei Boccaccio e i pastori calabri, Plutarco e Aldo Busi. Il tutto nell’Anfiteatro di Susa, il luogo dove in epoca romana si tenevano le naumachie, ossia le battaglie navali. Si allagava l’arena e si navigava davanti a migliaia di spettatori. Era un gioco, naturalmente. Proprio come le Olimpiadi. 7_ libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 8 Sant’Ambrogio di Torino, Sacra di San Michele Sabato 2, domenica 3 luglio 2005 - ore 21 Apocalisse di San Giovanni O Il complesso della Sacra di San Michele 9_ con Gianpiero Bianchi e i contributi artistici di Marzia Migliora, Giulia Caira, Carlo Boccadoro, Francesco Dell’Elba e Patrizia Tirino musiche composte ed eseguite da Fabrizio Modonese Palumbo e Marco Milanesio organizzazione di Federico Alossa e Elisa Bottero consulenza organizzativa di Paolo Ambrosino azione spettacolare di Valter Malosti TEATRO DI DIONISO con il sostegno della FONDAZIONE CIRCUITO TEATRALE DEL PIEMONTE O Le Montagne del Fare Anima Valter Malosti Apocalisse o Rivelazione, attribuito allo stesso Giovanni autore di uno dei quattro Vangeli, è probabilmente fra i libri più citati della Bibbia. Ma è anche uno dei meno letti. Quindi, per molti la prima rivelazione sarà ascoltare le parole di questo testo sacro, questo grido che Dio sente provenire “dal fondo del cuore stesso della Sua creatura”, come scrive Massimo Cacciari. Grido, dunque, che non parla alle menti, seguendo le vie della ragione, ma che si declina in suono, lamento, ruggito, squillo di tromba: mònito gettato come un ponte sui millenni. Con queste premesse lo spettacolo collega idealmente due luoghi estremi: l’isola greca di Patmos, dove Giovanni ebbe la visione delle “cose ultime”, e la Sacra di San Michele. Nella dimensione ancestrale di questa abbazia-fortezza, prefigurazione della “città di Dio”,Valter Malosti ha immaginato un percorso guidato proprio da sette angeli, utilizzando la geometria del testo ed esaltandone la verticalità inaccessibile, l’impossibilità di una totale comprensione. Dislocato nell’impervia architettura di questa “struttura teologica pietrificata”, passando per una serie di installazioni visive e sonore, l’opera abissale dell’evangelista viene affrontata in un vero corpo a corpo. E la stessa collocazione dell’attore è simbolica: nel pronunciare parole spesso oscure, nell’evocare visioni incandescenti, l’interprete è sì vicino, ma allo stesso tempo fuori portata, irraggiungibile, se non addirittura in un altro tempo. libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 10 Abbazia di Novalesa Martedì 12 luglio 2005 - ore 20,45 La Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze 11_ riscritta da Ennio De Concini percorso scenografico di Emanuele Luzzati impianto scenico di Emanuele Conte costumi di Bruno Cereseto canzoni di Angelo Branduardi e Andrea Ceccon regia di Tonino Conte TEATRO DELLA TOSSE O O Novalesa, il chiostro dell’Abbazia Le Montagne del Fare Anima La Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze Si era in pieno XIII secolo quando il predicatore domenicano Jacopo da Varazze, vescovo di Genova, compose la Leggenda Aurea - una raccolta di 182 vite di santi, che ebbe vastissima diffusione fino al Settecento, influenzando notevolmente la letteratura religiosa italiana ed europea - concepita per suggestionare l’immaginazione del popolo. Ma il risultato andò oltre le intenzioni dell’autore: ben lontano dall’essere un pedante manuale di virtù, questo racconto è un grande libro illustrato. Su uno sfondo avventuroso e coloratissimo si stagliano personaggi in bilico fra leggenda e favola, trame fantastiche capaci di colpire, oggi come un tempo, per la loro disarmante, ma tutt’altro che ingenua semplicità. Questo spettacolo del Teatro della Tosse ricrea la dimensione corale delle sacre rappresentazioni itineranti, concentrandosi sull’immediatezza del linguaggio e delle immagini (basti pensare alle scene di Luzzati o al Cantico delle Creature rivisitato da Branduardi). Un viaggio a ritroso, in compagnia di moderni cantastorie, attraverso le forme e le figure della mitologia cristiana, che ci conduce alle radici stesse del teatro e della fede. libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 12 Susa, Anfiteatro romano Domenica 17 luglio 2005 - ore 21 Mythos O Susa, l’Anfiteatro romano 13_ con i danzatori della Martha Graham Dance Company coreografie di Martha Graham adattamento di Beverly Emmons disegno scenico di Isamu Noguchi design costumi di Halston e Martha Graham disegno luci di Jean Rosenthal e Beverly Emmons musiche di Carlos Surinach, Samuel Barber, Carl Nielsen MARTHA GRAHAM DANCE COMPANY MARILLA SIMONINI MUSIC MANAGEMENT O Le Montagne del Fare Anima Mythos Nei suoi ultimi anni di vita, Martha Graham, scomparsa nel 1991 a 97 anni, entrava in scena a fine spettacolo, per raccogliere gli interminabili applausi tributati alle sue creazioni coreografiche e alla sua compagnia, “una delle sette meraviglie del mondo artistico”. Era una donna minuta, dai capelli ancora nerissimi raccolti sulla nuca, vestita con eccentrica eleganza. Ma gli spettatori vedevano in lei un simbolo senza tempo. Accostata a Stravinskij e Picasso per la sua statura artistica, riconosciuta da Time “ballerina del secolo”, definita “tesoro nazionale” dal presidente americano Gerald Ford, Martha Graham ha lavorato e sperimentato con coraggio per oltre 70 anni, traducendo in un linguaggio nuovo l’intero vocabolario della danza. Negli oltre 180 balletti da lei creati ha saputo fondere movimento ed emozione, passo e respiro, corpo e costume in un’espressività diretta e tagliente.Tra i suoi lavori il ciclo dedicato ai miti, interpretati come viaggi nel simbolismo del profondo, ha un ruolo centrale. Da Cave of the heart (1946) a Embattled garden (1958), la Graham ha illuminato, anche con le forme e le movenze giapponesi del teatro nô e del kabuki, i più oscuri recessi dell’anima. Per questo la sua fiamma non si è mai spenta: lo dimostra Mythos, superbo tributo a un’antichità sorprendentemente contemporanea. 16-02-2007 16:33 Pagina 14 Forte di Exilles Domenica 24 luglio 2005 - ore 16,30 Miriam Makeba Finale (end game) ultimo tour mondiale di Miriam Makeba MARILLA SIMONINI MUSIC MANAGEMENT O Il Forte di Exilles Le Montagne del Fare Anima libretto...OK CORREZIONI Ecco l’esempio di una vita totalmente dedicata alla libertà, una vita spesa davvero a combattere contro l’ingiustizia. Se esiste qualcuno che ha lottato senza riserve contro la discriminazione razziale, per la piena democrazia del proprio Paese, è proprio Miriam Makeba, grandissima artista che da decenni fa vibrare il mondo con le sue melodie di gioia e dolore, speranza e rivolta. Nata in Sudafrica, figlia di una sacerdotessa, ha provato sulla pelle fin da bambina le umiliazioni e i soprusi dell’apartheid. Ma ha anche incontrato Nelson Mandela, che all’inizio degli anni Cinquanta stava organizzando l’African National Congress. Da qui un’amicizia e una collaborazione inesauribili: Mandela con le parole della politica e lei con quelle sue canzoni convincono il mondo che il Sudafrica deve diventare un Paese libero. E così Miriam diventa con i Manhattan Brothers una star mondiale, viene esiliata dal governo di Pretoria e resta lontana dalla sua gente per trent’anni. Negli Stati Uniti collabora con Harry Belafonte e vince un Grammy Award; l’Unesco e molte organizzazioni internazionali la premiano per il suo impegno civile. Da quindici anni vive di nuovo nella sua terra, dove porta avanti progetti umanitari, come quello per la tutela delle donne nere, con la stessa generosità, lo stesso calore, la stessa incrollabile determinazione, che rendono unico il suo modo di cantare. 15_ libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 16 Vigone, Chiesa del Gesù Venerdì 29 luglio 2005 - ore 21 Il gran duello di Orlando e Rinaldo per amore della bella Angelica con Mimmo, Sara e Giacomo Cuticchio, Tania Giordano, Marcello D’Agostino musiche con tradizionale pianino a cilindro adattamento scenico e regia di Mimmo Cuticchio COMPAGNIA FIGLI D’ARTE CUTICCHIO in collaborazione con TEATRI DI CONFINE - FABER TEATER O Il gran duello di Orlando e Rinaldo O Le Montagne del Fare Anima La Chiesa del Gesù Fondatore a Palermo del Teatro dei Pupi di Santa Rosalia ed erede di una lunga dinastia artistica, Mimmo Cuticchio è stato definito “un bene culturale vivente”. Non si è accontentato di far sopravvivere il teatro dei pupi, una delle forme più intense di spettacolo popolare, ma ha saputo sottrarlo al genere di “teatro minore”, per dargli un respiro di nobiltà artistica. E lo ha portato dagli Stati Uniti alla Germania, dal Messico alla Danimarca, dalle Olimpiadi di Barcellona fino ai bambini palestinesi di Hebron. Armature scintillanti, cimieri piumati, eroine inghirlandate, fragore di spade e amorosi sospiri, ma anche un racconto – il cunto – fremente, incalzante e sanguigno, che attrae lo spettatore in un groviglio di vicende tanto improbabili quanto seducenti. È questo l’incanto dei pupi. Come nel Gran duello di Orlando e Rinaldo, irriverente messa in scena, che si concentra più sulla spettacolarità, che sulla fedeltà a una storia tramandata da secoli. I paladini della corte di Carlo Magno, infatti, hanno ben altro per la testa che difendere Parigi assediata: tutti presi d’amore per la bella Angelica, abbandonano la capitale e si mettono all’inseguimento della procace donzella. Invece che all’armata, pensano all’amata… E le loro chiassose tenzoni ci tengono fino all’ultimo con gli occhi sgranati su un piccolo mondo di magia. 17_ libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 18 Condove, Castello del Conte Verde (Chiuse Longobarde) Venerdì 2, sabato 3 settembre 2005 - ore 21 Condove, le Chiuse Longobarde Scene dall’Adelchi 19_ di Alessandro Manzoni con Franco Branciaroli e con Martina De Santis, Vincenzo Giordano, Giorgio Paiano, Antonio Peligra regia di Monica Conti TEATRO DE GLI INCAMMINATI con il sostegno della FONDAZIONE CIRCUITO TEATRALE DEL PIEMONTE O Le Montagne del Fare Anima Franco Branciaroli Andata in scena per la prima volta a Torino nel 1843, la più famosa tragedia manzoniana si riappropria dei suoi luoghi: quelle Chiuse Longobarde dove è ambientato il cruciale terzo atto, concluso dal celebre coro “Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti”. Ed è senz’altro un’occasione unica vedere e ascoltare un’opera come questa, fondamentale per il Risorgimento, proprio là dov’era stata immaginata dall’autore. Tuttavia, il fascino di Adelchi va al di là di questa ambientazione. Le vicende del principe longobardo tradito e sconfitto, del fiero e irriducibile re Desiderio, suo padre, della sorella Ermengarda che muore per il dolore d’essere stata ripudiata da Carlo, suo sposo e principe dei Franchi, sono emblematiche di chi vive fino in fondo, senza compromessi, il proprio destino. Ma nella guerra - dell’VIII secolo - tra Longobardi e Franchi per la supremazia sulle terre italiche, Manzoni adombra la condizione servile dell’Italia del suo tempo, invitando un popolo pavido, umiliato e oppresso, che però “intende l’orecchio, solleva la testa”, a far sentire la sua voce. Un riscatto morale, oltre che politico, che ancora oggi suona accorato e coinvolgente, capace di risvegliare con potenti squilli di tromba una coscienza nazionale troppo spesso indolente. libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 20 Susa, Cattedrale di San Giusto Mercoledì 21 settembre 2005 - ore 21 Prima nazionale Susa, il campanile di San Giusto Dialoghi delle Carmelitane “in memoria di Valeria Moriconi” di Georges Bernanos un progetto di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco con Lella Costa scenofonia e luci di Roberto Tarasco regia di Gabriele Vacis TORINO SPIRITUALITÀ, TEATRO STABILE TORINO O Le Montagne del Fare Anima Gabriele Vacis Scritto nel 1948 inizialmente non per il teatro, ma per il cinema – come “dialoghi”, per l’appunto, per un film mai girato, tratto da un racconto di Gertrud von Le Fort, L’ultima al patibolo – questo capolavoro di Bernanos ottenne subito un clamoroso successo, tale da renderlo un classico della drammaturgia contemporanea. Nel 1957 Francis Poulenc ne fece addirittura un’opera lirica. La vicenda è dominata dalla figura di suor Blanche de la Force: donna fragile, sensibile, incautamente temeraria, posseduta da paure e dubbi, che Bernanos scandaglia con impareggiabile finezza psicologica. Le ossessioni del grande scrittore, cattolico impegnato, si proiettano su questo personaggio con tutto l’impeto di profonde e oscure forze simboliche. Ed ecco insorgere la lotta tra redenzione e caduta, tra fede e dubbio, e infine il trionfo della grazia sulla paura e sul nonsenso. I Dialoghi incarnano l’onore risvegliato e difeso, il rifiuto degli abusi rivoluzionari, il valore di una tradizione che si aggrappa anche ai privilegi di nascita, pur di resistere all’affievolirsi del senso comunitario e religioso. Ne deriva uno spettacolo sul martirio, su verità e fede, un avvicinamento all’oscuro mondo della paura. Ma soprattutto un denso e teso pellegrinaggio alle radici del dramma cristiano nel cuore dell’età moderna. 21_ libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 22 Forte di Fenestrelle, Chiesa del Forte Sabato 24, domenica 25 settembre 2005 - ore 21 Il Ponte Rosso, punto più elevato del Forte di Fenestrelle Cantico dei Cantici 23_ con Aldona Bendoriute, Salvijus Trepulis e Zemyna Asmontaite, Povilas Budrys, Diana Gancevskaite, Kestutis Jakstas, Ausra Pukelyte, Vaidas Vilius scene di Marius Nekrosius costumi di Nadezda Gultiajeva musiche di Mindaugas Urbaitis luci di Audrius Jankauskas regia di Eimuntas Nekrosius MENO FORTAS THEATRE COMPANY in coproduzione con Baltic Theatre di San Pietroburgo, Festival de Otoño di Madrid in collaborazione con il Ministero della Cultura Lituana e Aldo Miguel Grompone Spettacolo in lingua originale con traduzione visiva in italiano Le Montagne del Fare Anima Eimuntas Nekrosius Racconto del legame mistico tra Dio e gli uomini; poesia erotica; canto nuziale; dramma rituale che rappresenta la ierogamia, l’unione sacra tra le divinità: ridurre il Cantico dei Cantici a una sola definizione è impossibile. Certo, il nodo che tiene insieme questa sublime composizione è l’amore: una costellazione di sentimenti ed emozioni esaltata con frasi intense e passionali, condensata in allegorie, sublimata fino a diventare immagine del rapporto tra Dio e l’umanità. Attorno a questo nucleo poetico e profetico, Eimuntas Nekrosius ha distillato parola per parola la sua nuova creazione teatrale. Dopo il rivoluzionario “corpo a corpo” con Shakespeare – tradotto in esperienze fondamentali come Hamletas, Makbetas, Otellas – il grande regista lituano si è addentrato nella poetica di Salomone, per mettere in scena l’esistenza in tutta la sua tensione fisica e spirituale. Al centro degli otto capitoli in cui il Cantico è suddiviso, ci sono infatti Lui e Lei, l’uomo e la donna senza nome, a rappresentare tutte le coppie della storia. Paesaggi d’oriente, luci, profumi, ma anche colombe, gazzelle, volpi, leoni: tante evocazioni per cantare l’esperienza dell’amore. In un’atmosfera festosa e primaverile a parlare è la corporeità in tutta la sua forza, il suo splendore e i suoi segreti. 16-02-2007 16:33 Pagina 24 Torre Pellice, Tempio Valdese Venerdì 7 ottobre 2005 - ore 21 Il Tempio Valdese di Torre Pellice Paradisi perduti un viaggio attraverso le pagine dei Vangeli apocrifi un progetto di Daniele Salvo con Maddalena Crippa, Gianluigi Fogacci, Melania Giglio, Daniele Salvo, Alfonso Veneroso musiche di Marco Podda regia di Daniele Salvo ASSOCIAZIONE FAHRENHEIT 451 TEATRO con il sostegno della FONDAZIONE CIRCUITO TEATRALE DEL PIEMONTE O Elaborazione da un’immagine di Salvador Dalì Le Montagne del Fare Anima libretto...OK CORREZIONI “Gesù fece molte altre opere: se si scrivessero tutte, una per una, riempirebbero tanti libri. Io penso che neanche il mondo intero potrebbe contenerli” (Giovanni, XXI, 25). Ma alcuni di questi libri sono stati scritti: sono i Vangeli apocrifi, “nascosti”, parole antichissime, vergate su strisce di papiro o passate di bocca in bocca, di comunità in comunità. Ritrovate un giorno nel deserto, decifrate e trascritte dai monaci amanuensi, ma subito rifiutate e celate nelle zone oscure delle biblioteche dei monasteri, perché considerate pericolose ed eretiche. Esecrate dai papi, bruciate, poi accettate in parte e quindi definitivamente rifiutate dalla Chiesa, che decreta l’ “inferiorità” di tutti i testi che non figurano tra le Scritture canoniche. Perché tanta diffidenza? Letti oggi, questi “libri proibiti” parlano di noi, delle nostre origini perdute nel tempo, e creano lo stesso incanto dei racconti che hanno accompagnato la nostra fanciullezza. Questo spettacolo ci guida alla scoperta degli ultimi giorni di Gesù, così densi di fatti misteriosi e inesplicabili: la resurrezione; la discesa agli inferi; le visioni apocalittiche delle cose ultime e segrete. I pittori medievali e i maestri del Rinascimento conoscevano bene questi “luoghi dell’anima”, di cui noi possiamo rivivere l’amorevole fervore, il gusto del meraviglioso, l’umana e divina bellezza. 25_ libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 26 Buttigliera Alta, Antica Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso Sabato 26, domenica 27 novembre 2005 - ore 21 Le Grand Inquisiteur O Antica Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso 27_ da I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij traduzione in francese di Henri Mongault adattamento scenico di Marie Hélène Estienne con Maurice Bénichou musiche di Antonin Stahly luci di Philippe Vialatte regia di Peter Brook THÉÂTRE DES BOUFFES DU NORD Spettacolo in lingua originale con traduzione visiva in italiano O Le Montagne del Fare Anima Peter Brook L’azione si svolge a Siviglia nel XVI secolo. Cristo torna tra gli uomini, e subito ecco davanti a lui il Cardinale, il Grande Inquisitore: un vecchio ormai novantenne, dal viso disseccato e dagli occhi scavati, nei quali però brilla ancora una scintilla. Il Cardinale indica Cristo e ordina alle guardie di bloccarlo. In un silenzio di morte lo si incatena e lo si porta via. Il popolo si prostra davanti al vecchio Inquisitore, che impartisce la benedizione senza una parola e prosegue il suo cammino. Il prigioniero viene condotto nel palazzo del Sant’Uffizio e rinchiuso in un’angusta cella… Inizia così questo lavoro di Peter Brook sui Karamazov, un lavoro di ricerca che conduce, come nella Tempesta, nel Marat-Sade, nel Mahabharata, all’emozione teatrale pura, assoluta. Sotto la guida del maestro, Maurice Bénichou incarna quello che è forse il più abissale dei personaggi di Dostoevskij: il sulfureo principe della Chiesa capace di rivolgersi direttamente a Cristo, convincendolo con la forza gelida della logica ad abbandonare il disegno di tornare sulla terra. Perché l’uomo, secondo l’ormai stanco Cardinale, ha bisogno di autorità, non di libertà; di certezze, non di rivoluzioni. 16-02-2007 16:33 Pagina 28 Bardonecchia, Palazzo delle Feste Sabato 3 dicembre 2005 - ore 21 O Bardonecchia e gli impianti dello Jafferau A me occorrono precipizi evento multimediale su storie, leggende e miti della montagna traduzioni di Francesca Rizzotti e Mariapaola Pierini con Bobo Nigrone, Mariapaola Pierini, Silvia Elena Montanini, Giorgio Rossi, Roberto Cocconi, Rebecca Murgi, Luca Zampar allestimento scenico di Marco Alonzo musiche dal vivo a cura della Fondazione Luigi Bon disegno luci e proiezioni di Massimo Vesco coreografie di Giorgio Rossi, Rebecca Murgi, Roberto Cocconi progetto e regia di Bobo Nigrone ONDA TEATRO in collaborazione con Regione Piemonte, Città di Torino, Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Luigi Bon Si ringraziano Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” – CAI Torino e Marco A. Ferrari, Enrico Camanni, Roberto Mantovani, Linda Cottino Le Montagne del Fare Anima libretto...OK CORREZIONI “Mi occorrono torrenti, rupi, abeti, montagne, scoscesi sentieri da salire o discendere, precipizi d’intorno che m’incutano paura”. Così scriveva JeanJacques Rousseau pochi anni prima che l’uomo conquistasse il Monte Bianco. Parole con cui il filosofo ginevrino esprime il bisogno di un contatto radicale e autentico con la natura, ma anche la necessità di una consapevolezza dei propri limiti. L’uomo ha in sé una potenzialità straordinaria, che non sempre realizza: varcare la soglia di se stesso per conquistare nuove altezze. E da sempre la montagna è il luogo privilegiato per dare corpo a questa aspirazione. A me occorrono precipizi è un percorso sul ciglio dell’abisso, anzi un salto oltre l’abisso che separa l’uomo dalla natura. Ma non solo: il baratro è la spaccatura, il vuoto che ci si lascia alle spalle all’inizio di una faticosa risalita, l’incognita su cui si fonda ogni rito di passaggio. Da questo punto di vista, la montagna è un percorso spirituale obbligato, una scalata che porta a misurarsi con l’ostilità più grandiosa, per giungere a godere la pace della vetta e subito dopo contemplare l’inquietante panorama di noi stessi. 29_ 16-02-2007 16:33 Pagina 30 Prali, Miniera Paola Lunedì 26, martedì 27 dicembre 2005 - ore 16,30 Mercoledì 28, giovedì 29, venerdì 30 dicembre - ore 20,30 Domenica 1, lunedì 2 gennaio 2006 - ore 16,30 Mercoledì 4, giovedì 5 gennaio - ore 20,30 Venerdì 6 gennaio - ore 16,30 Prenotazione obbligatoria Interno Miniera Paola La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare di Luis Sepùlveda riduzione scenica di Renzo Sicco e Gisella Bein con Lola Gonzalez Manzano, Pascale Charreton, Pietro Del Vecchio illustrazioni su sabbia di Licio Esposito regia di Renzo Sicco ASSEMBLEA TEATRO con il sostegno della FONDAZIONE CIRCUITO TEATRALE DEL PIEMONTE O La gabbianella e il gatto Le Montagne del Fare Anima libretto...OK CORREZIONI Cosa può condurre un bel gatto nero fin sulla cima di un campanile di Amburgo per insegnare a una giovane gabbianella l’arte del volo? Una promessa. È una calda giornata di sole quando sul balcone di Zorba precipita Kengah. Ha le piume incollate di petrolio puzzolente e sa di dover morire, ma non prima di aver reso un ultimo dono alla vita. Deve deporre il suo uovo, ma deve anche trovare qualcuno che se ne prenda cura fino allo schiudersi e che soprattutto si occupi di quel piccolo indifeso, insegnandogli a volare. Ma per fortuna Zorba è un gatto d’onore e così ha inizio la nostra favola. La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare è una fiaba con la forza di una parabola, un inno alla maternità, a quel grumo d’amore che non trova necessariamente nel parto la sua origine, ma pulsa nelle zone più morbide e calde dell’esistenza. Ed è al tempo stesso un monito per l’umana cattiveria, nera e appiccicosa come il petrolio che impedisce alla bellezza di spiegare le sue ali. In un mondo dominato da animali generosi e uomini distruttori, Sepúlveda ci rivolge un dolcissimo messaggio di speranza, affidando alla poesia il compito di far rinascere negli animi il coraggio di volare, di superare i limiti e le paure, per esplorare le infinite possibilità dell’esistenza. E infine librarsi nella vita, ricordando sempre che vola solo chi osa farlo. 31_ libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 32 Rivoli, Palazzo Piozzo Venerdì 27 gennaio 2006 - ore 21 Café Maritornes 33_ con Margherita Casalino (attrice), Elena Colombatto (cantante), Dorella Gigliotti, Plume Fontaine (ballerini) scene, costumi e luci di Plume Fontaine musica dal vivo eseguita da Quintettango: Gian Luca Allocco (violino), Cristiano Alasia (chitarra), Alberto Fantino (fisarmonica, bandoneon), Angelo Vinai (clarinetto, clarinetto basso, sax soprano), Marco Allocco (violoncello) drammaturgia e regia di Alberto Gozzi COMPAGNIA 3001 O Le Montagne del Fare Anima Rivoli, Palazzo Piozzo Maritornes è il nome della giovane locandiera che Don Chisciotte, nel delirio delle sue chimere, trasfigura in elegante castellana: un personaggio che diventa simbolo della vittoria dell’ideale sul reale e dell’aspirazione a vedere il mondo con gli occhi della fantasia. Maritornes è anche il nome della protagonista di questo spettacolo, una donna in fuga dalle angustie di una vita che non le appartiene, dalle meschine certezze di un ambiente familiare soffocante, da un amore che le nega i sogni e la libertà. Inizia così il suo viaggio: un cammino a passo di danza, magari incerto, ma caparbiamente sostenuto da un desiderio inesauribile di pienezza e indipendenza. Consumare la sete di vivere su lucide piste da ballo comporta però anche dei pericoli: perché il tango è sì la grande aspirazione di Maritornes, ma è anche un gioco, bruciante e sottile, di possesso e gelosia, dove ogni sera deve lottare contro uomini che tentano di ghermirla, comprarla, farla nuovamente prigioniera. Ecco allora che decide di aprire una sua milonga, il suo Café, per trasformare gli altri che ballano in attrazioni, chiudendoli in una gabbia esistenziale, che è un vero e proprio labirinto di passioni. libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 34 Pinerolo, Cavallerizza Caprilli Martedì 31 gennaio, mercoledì 1 febbraio 2006 - ore 21 Pinerolo, Cavallerizza Caprilli Nomade La nuit, le ciel est plus grand una creazione di Daniele Finzi Pasca e Jeannot Painchaud con gli artisti del Cirque Éloize ideazione acrobazie di Krysztof Soroczynski design scene di Guillaume Lord costumi di Mérédith Caron maquillage di Suzanne Trèpanier musiche di Lucie Cauchon, Maria Bonzanigo, Charles Kaczynski su testi di Daniele Finzi Pasca design sonoro di David Wirtgen design luci di Martin Labrecque regia di Daniele Finzi Pasca CIRQUE ÉLOIZE (Canada) O Le Montagne del Fare Anima Gli artisti del Cirque Éloize In Canada éloize è il nome dei lampi di luce, che fanno capolino all’orizzonte durante l’estate. Sono improvvise scariche di energia: la stessa energia che in un decennio ha portato Cirque Éloize a realizzare 2000 spettacoli in 20 Paesi, affascinando milioni di spettatori. La stessa forza che ispira questa comunità viaggiante di straordinari performer canadesi, svizzeri, francesi, polacchi e guineani: un’esuberante famiglia che trasforma ogni notte stellata in una fioritura di acrobazie, danze e canzoni. Una festa al chiaro di luna, colorata, quasi felliniana, dove ognuno offre il meglio di sé, perché “di notte il cielo è più grande”, come dicono i pescatori delle Isole Magdalen, patria del fondatore della compagnia, Jeannot Painchaud. È un rito in movimento, Nomade, ma di un nomadismo che non è solo spostamento fisico, bensì uno stato mentale. Tutte le incredibili evoluzioni, le esilaranti gag, le sconcertanti contorsioni, le struggenti melodie dello spettacolo sono espressioni di un’immaginazione vagabonda, inquieta. Il vero nomade oscilla sull’altalena tra passato e presente, modernità e tradizione, risata e malinconia. Così Cirque Éloize ci invita a viaggiare dentro noi stessi, nessuno escluso, perché siamo tutti nomadi nell’anima. 35_ libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:33 Pagina 36 Pinerolo, Piazza Duomo Sabato 18 febbraio 2006 - ore 21 Chatwin, il gusto di viaggiare 37_ con Renata Coluccini, Guido Castiglia, Lucilla Giagnoni, Beppe Rosso e con Maria Loscerbo (cantante), Alessandro Moretti (fisarmoniche), Luca Sgheri (basso), Matteo Ceramelli (violino), Stefano Rapicavoli (batteria e percussioni) regia e drammaturgia di Guido Castiglia NONSOLOTEATRO OO Bruce Chatwin O Le Montagne del Fare Anima Pinerolo, il Duomo Un giorno Bruce Chatwin incontra un uomo intento a scrivere un “manuale di povertà”. L’uomo gli dice che oggi più che mai si deve imparare a vivere senza oggetti. Gli oggetti riempiono gli uomini di paura: più oggetti possiedono e più devono temerli, perché essi hanno la perfidia di impiantarsi nell’anima, per poi dirle cosa deve fare. Chatwin tace e ascolta. Da Ulisse in poi, viaggiare è ascoltare, ascoltare e raccontare. Sappiamo ormai che il viaggio può essere la metafora di tutto: della vita, della morte, della nascita, della ricerca di sé, dell’incontro con l’altro, del congedo, del ritorno, del costruire, del dimenticare e soprattutto della trasformazione. Chatwin viaggiava e narrava con uno stato d’animo costante, che è stato definito “nostalgia dello spazio”. Da qui l’idea di una rappresentazione itinerante, una “via dei canti” scandita da tappe alla luce calda dei falò, con l’accoglienza di chi offre cibi e bevande, musica dal vivo, sonorità e danze di altre culture. Un teatro diffuso intessuto di racconti tratti dalle pagine più seducenti di quel grande collezionista di luoghi e di irrequietezze, cultore e profeta dell’ “alternativa nomade”. 16-02-2007 16:33 Pagina 38 Grugliasco, Parco Culturale Le Serre Venerdì 3, sabato 4 marzo 2006 - ore 21 Domenica 5 marzo - ore 16 Ocelot spettacolo di circo contemporaneo con gli artisti della Ocelot Foundation OCELOT FOUNDATION (Polonia) Le Montagne del Fare Anima libretto...OK CORREZIONI Cubi che danzano, piramidi umane: venti giovani uniti da un unico sogno ad occhi aperti: volare. Artisti straordinari al servizio della fantasia e del gioco, questi “ginnasti dell’estremo”, che ogni giorno spostano un po’ più avanti il limite delle possibilità, con equilibrismi e acrobazie, con atterraggi perfetti su spazi piccoli come foglie. Una sapiente mescolanza di danza, musica e agonismo, dove il corpo ci guadagna in leggerezza, spiritualità, trasparenza. E dove non c’è posto per l’individualismo, perché tutto deve funzionare come un organismo vivente o piuttosto come un orologio. Ma alle volte anche i miracoli hanno una chiave: qui, ad esempio, è riposta in questi atleti che, abbandonata la carriera agonistica, hanno deciso di orientare all’arte la disciplina del corpo. La Ocelot Foundation, attiva in Polonia dal 1999 e ora alla ribalta internazionale, ha un obiettivo fondamentale: promuovere la cultura, lo sport, la ricreazione attraverso la via di un teatro sperimentale e acrobatico, che lascia letteralmente con il fiato sospeso, sfidando la forza di gravità con la geometria di una ginnastica praticamente magica. 39_ libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:34 Pagina 40 Collegno, Chiesa di San Lorenzo Martire Venerdì 10 marzo 2006 - ore 21 Ecclesiaste O Vincenzo Cerami 41_ traduzione di Guido Ceronetti con Vincenzo Cerami scene di Francesco Bancheri coordinamento scenico di Norma Martelli musica composta ed eseguita da Aidan Zammit ANGELI CUSTODI MANAGEMENT O Le Montagne del Fare Anima Collegno, Chiesa di San Lorenzo Martire L’Ecclesiaste, monumento del disincanto, della vanitas vanitatum, dell’incomprensibilità dell’esistenza, è il libro più duro e scabro dell’Antico Testamento. In un sabbioso e rovente universo, il senso acuto della morte nega ogni valore per cui valga la pena di affannarsi; nel moto perpetuo della natura, nell’andamento ciclico della storia e nella tirannia del caso, l’assurdo pare il dominatore incontrastato. Ma l’Ecclesiaste è anche il libro del pessimismo incrinato dal dubbio, del sospetto di un disegno divino, dell’attesa. Quella che Vincenzo Cerami ci propone nella superlativa traduzione di Ceronetti, è quindi una professione di fede, tanto più eroica quanto più consapevole dei propri limiti. Una parola tonante, in grado di dar voce allo sgomento dell’uomo e stemperare il dolore della vita nella consolazione di un destino comune. Una lettura che si trasforma nell’incontro emozionante con l’insopportabile e attualissima verità di questo libro universale: che Dio ha fatto il mondo perché l’uomo non trovi traccia di lui. libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:34 Pagina 42 Condove, Stabilimento Vertek Sabato 18, domenica 19 marzo 2006 - ore 21 La tempête 43_ di William Shakespeare traduzione in francese di Normand Chaurette con Paul Ahmarani, Denis Bernard, Éveline Gélinas, Steve Laplante e con Éric Bernier, Vincent Bilodeau, Pierre Curzi, Jacques Girard, Patrice Robitaille, Robert Toupin (personaggi virtuali) design scenico di Annick La Bissonnière costumi di Michel Robidas musiche di Michel Smith luci di Alain Lortie creato e diretto da Michel Lemieux, Victor Pilon e Denise Guilbault 4D ART in coproduzione con THÉÂTRE DU NOUVEAU MONDE (Montréal, Canada) O William Shakespeare Spettacolo in lingua originale con traduzione visiva in italiano O Le Montagne del Fare Anima Stabilimento Vertek “Siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”. Nella celebre ed enigmatica conclusione de La tempesta, uno degli ultimi capolavori di Shakespeare (andò in scena nel 1611, cinque anni prima della morte del suo autore), è celata la chiave del dramma e, in un certo senso, di tutta l’arte teatrale: la forza della fantasia, il potere trasfigurante dell’illusione. Ma questa è anche l’opera shakespeariana, in cui la tecnologia ebbe un’influenza determinante, poiché nel concepirla il poeta fu influenzato da una nuova invenzione: il riflettore di scena, l’antenato dell’occhio di bue. Dopo quasi 400 anni ancora una volta la tecnologia si mette al servizio dei sogni: con questa Tempesta due straordinari creatori di spettacoli multimediali e una regista di talento danno vita a un’illusione perfetta, quindi a una nuova realtà. Personaggi “in carne ed ossa” che interagiscono con fantasmi, apparizioni, presenze virtuali; effetti di puro taglio cinematografico; giochi acrobatici di luce e suono: tutto per ricreare, sulla base di un testo snellito e attualizzato, la tellurica magia di Prospero, che dal palcoscenico della sua isola remota scatena contro il nemico le potenze arcane e devastanti della mente. libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:34 Pagina 44 Venaria Reale, Reggia Aprile 2006 - ore 21 Le confessioni di Jean-Jacques Rousseau O Reggia di Venaria, la galleria di Diana 45_ con Anna Galiena regia di Beppe Navello ASSOCIAZIONE TEATRO EUROPEO con il sostegno della FONDAZIONE CIRCUITO TEATRALE DEL PIEMONTE O Le Montagne del Fare Anima Anna Galiena Anni di miseria seguiti da un successo universale e da un’altrettanto universale ostilità; una giovanile e poco convinta conversione al cattolicesimo; scandali clamorosi con tanto di libri condannati e bruciati; viaggi e fughe precipitose in Italia, Francia, Svizzera, Inghilterra; due donne, una più grande e l’altra più giovane di lui; malattie e nevrosi; figli abbandonati all’orfanotrofio; polemiche roventi con il grande nemico Voltaire. Insomma, quando Rousseau decise di scrivere le Confessioni, di cose da raccontare ne aveva, eccome! Ma a rendere quel “romanzo di una vita” un libro indimenticabile fu la sincerità illimitata, l’oggettività quasi feroce con cui egli trasferì sulla pagina la propria esistenza, descrivendosi intus et in cute, “dentro e sulla pelle”, con un accanimento senza uguali. Ne uscì un autoritratto dominato dal male di vivere e dalla rivendicazione di tutto, errori (parecchi) compresi, ma anche fiero di questa consapevolezza. Per questo le Confessioni possono rappresentare ancora oggi, più che una lettura coinvolgente, un’esperienza formativa fondamentale, perché dànno corpo ed emozione a una vita divisa tra sentimento e ragione, ma anche capace di comprenderli entrambi: l’avventura di un uomo che, come riconobbe Madame de Staël, “non ha scoperto nulla, ma ha infiammato tutto”. E, più di due secoli dopo, quella fiamma brucia ancora. libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:34 Pagina 46 Forte di Exilles, cortile Venerdì 26 maggio 2006 - ore 21 La regina di Scozia 47_ O Iaia Forte di Federico Della Valle drammaturgia di Fabrizio Frasnedi con Iaia Forte, Cristina Spina, Giovanni Franzoni, Stefano Braschi, Franco Palmieri, Andrea Soffiantini scene e costumi di Stefania Basile musiche di Gaetano Donizetti audio e luci di Alberto Bartolini regia di Giuseppe Marini ELSINOR con il sostegno della FONDAZIONE CIRCUITO TEATRALE DEL PIEMONTE O Le Montagne del Fare Anima Forte di Exilles, cortile Tra i molti meriti di Benedetto Croce c’è anche quello di aver fatto riemergere, dopo secoli di immeritato oblio, l’opera dell’astigiano Federigo Della Valle (1560-1628): poeta tragico potente e spesso geniale, dal quale presero vita i drammi meno “barocchi” di tutto il teatro barocco. Lo dimostra il suo capolavoro, La regina di Scozia, anzi La reina di Scotia, pervaso di misticismo e di coscienza della fragilità umana. Nella storia di Maria Stuarda, sovrana che la Ragion di Stato condanna a un tragico destino, l’autore riesce a far affiorare non solo il contrasto, tipico della Controriforma, tra l’intensità della fede e la crudeltà della politica, ma soprattutto temi universali come l’affanno della vita, l’angoscia per la fine incombente, il senso tormentato della dignità, l’ansia di purificazione dalle meschinità del mondo. Rinchiusa in un’angusta prigione, la regina vive, con le sue damigelle, in un incessante oscillare tra timore e speranza, già proteso nella luce della salvezza. In questo Della Valle, conterraneo precursore di Vittorio Alfieri, fa consistere il suo sentimento religioso: una pietas per gli uomini, definiti liricamente “foglie cadenti”. Un sentimento reso con un linguaggio sublime che, al pari di quello alfieriano, esercitò un’influenza fortissima sulla poetica di Giovanni Testori. libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:34 Pagina 48 Bussoleno, Museo ferroviario Venerdì 9 giugno 2006 - ore 21 Genesi - I ribelli O Bussoleno, Museo ferroviario sacra rappresentazione contadina ispirata ai personaggi dell’Antico Testamento con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Teresa Fallai, Maurizio Lombardi, Alessio Venturini scritta e diretta da Ugo Chiti ARCA AZZURRA O Le Montagne del Fare Anima Ugo Chiti Dio e Uomo, Padre e Figlio, Potere e Sudditanza: un’opposizione che percorre la storia, raccontata attraverso l’essenzialità del testo biblico e la forza visionaria dell’immaginario contadino. Sospesa tra cielo e terra, Genesi narra, in una serie di quadri che trascolorano l’uno nell’altro, non le gesta esemplari di austeri patriarchi rispettosi del volere divino, ma al contrario le vicende dei ribelli, di coloro per cui Dio è antagonista e nemico, fonte di angoscia, scandalo, tormento. Lucifero, Adamo ed Eva, Caino, Noè, Cam, i costruttori della Torre di Babele e gli abitanti dell’oltraggiosa Sodoma: segnavia di un inquietante itinerario iniziatico, al centro del quale sta un uomo smarrito, che cerca di esorcizzare lo spaesamento aggrappandosi alle sue storie. Ma sarebbe inutile cercare di distinguere, tra le cadenze oscure e giocose di questa lingua del popolo, il confine tra racconto e visione, tra la realtà umana e il disegno di Dio, imperscrutabile e implacabile. Genesi è la storia di un conflitto e ogni conflitto chiama delle vittime. Di fronte a questa fatalità, in cui si concretizza il senso del tragico, noi possiamo soltanto seguire l’inevitabile e bruciante sconfitta di questi ribelli, votati sin dall’inizio al sacrificio. 49_ libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:34 Pagina 50 Abbazia di Novalesa Sabato 24, domenica 25 giugno 2006 - ore 21 Il miracolo di San Nicola O Abbazia di Novalesa 51_ di Jean Bodel traduzione di Piero Ferrero con Gabriele Calindri, Graziano Piazza, Emilio Frattini, Gianluca Iacono, impianto scenografico di Daniela Vassallo musiche di Bruno Coli costumi di luce di Emanuele Luzzati con Roberto Rebaudengo regia di Oliviero Corbetta LIBERI PENSATORI “PAUL VALÉRY” con il sostegno della FONDAZIONE CIRCUITO TEATRALE DEL PIEMONTE O Le Montagne del Fare Anima Oliviero Corbetta Jean Bodel, poeta francese della seconda metà del XII secolo, è l’autore di questo Jeu de Saint-Nicolas, uno dei capolavori del teatro medievale. Un’opera sorprendente per realismo, comicità e fantasia popolare. Il corpo di San Nicola, morto in Licia nel IV secolo, viene traslato a Bari intorno al Mille. E qui è tutto un fiorire di leggende: il Santo diventa patrono degli studenti, dei chierici, dei mercanti, dei viaggiatori. E, come se non bastasse, gli viene riconosciuta la virtù di far ritrovare gli oggetti smarriti, che è poi il cuore del testo di Bodel. La vicenda è ambientata ad Arras, nel regno d’Aufrique devastato dai cristiani in pieno furore di Crociate. Qui vediamo da un lato il palazzo del re pagano e dall’altro la taverna, l’uno di fronte all’altra. In quest’ultima, dove si favoleggia di terre lontane, tutti perdono qualcosa. Ad essa si contrappone il palazzo, dove insieme a un grande tesoro albergherà per sempre la fede cristiana. Ma attenzione: l’antico jeu significa miracolo, ma anche gioco, il gioco come metafora del destino. Ecco perché, dall’inizio alla fine, le gesta e le parole dei personaggi sono accompagnate dall’ambiguo rotolare di tre dadi su una tavola. libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:34 Pagina 52 Susa, Anfiteatro romano Sabato 1 luglio 2006 - ore 21 T. Le Pera L’isola della luce cantata per voce femminile, voce maschile, voce recitante e orchestra musica di Nicola Piovani testi originali di Vincenzo Cerami con Pino Ingrosso (voce maschile), Omero Antonutti (voce recitante), interprete da definire (voce femminile), Gil Dor (chitarra solista) e i Solisti dell’Orchestra Aracoeli direttore Nicola Piovani ANGELI CUSTODI MANAGEMENT O Nicola Piovani O Le Montagne del Fare Anima Susa, Anfiteatro romano Gli dèi non volevano che la luce giungesse ai mortali. Per questo furono ostili alla nascita di Apollo, il dio del Sole, la divinità radiosa, che illumina il mondo con la bellezza, scacciando le tenebre. Ma Apollo nacque ugualmente, nell’isola di Delos, poco più di uno scoglio gettato nel blu dell’Egeo. E proprio a Delos il governo greco ha voluto che fosse eseguita, in occasione delle ultime Olimpiadi, questa Cantata di Nicola Piovani e Vincenzo Cerami. Ecco perché L’isola della luce approda a un altro luogo olimpico e il suo incantesimo si rinnova. È l’eterno conflitto tra la vita e la morte, ma anche tra il bisogno di chiarezza e semplicità e la seduzione oscura delle grandi domande senza risposta. Nei cinque movimenti della Cantata, antichi poeti greci, l’Ecclesiaste, Dante, Byron, Einstein, un racconto dello stesso Cerami sul black out che minaccia il nostro mondo frenetico: tutto risuona, canta, risplende. E si fa spazio tra le emozioni, proprio come la luce si fa spazio nell’oscurità. 53_ 16-02-2007 16:34 Pagina 54 Venaria Reale, Reggia Venerdì 7 luglio 2006 - ore 21 Poeta en Nueva York una produzione di Rafael Amargo ispirata all’opera di Federico García Lorca con Rafael Amargo (primo ballerino) e con Marìa del Mar Martìnez, Olga Ramos Pericet, Carmen La Talegona, Mar Vivò, Yolanda Jiménez, Pepa Molina, Yolanda Cortés, Sara Campos, Rosa De Las Heras, Cecilia Lizcanom, Marcos Flores, Alfonso Simò, Daniel Doña con i musicisti Edith Salazar, Eduardo Cortés, Basilio García, Irapoâ Freire, David Moreira, Montse Cortés, Miguel De La Tolea, Rodney D’Asis, Lucky Losada con la partecipazione di Marìa La Coneja e Tony Maya consulenza letteraria della Fondazione García Lorca costumi di Antonio Belart direzione audiovisiva di Juan Estelrich musiche e direzione musicale di Edith Salazar assistenza alle coreografie di Manuel Segovia direzione e coreografie di Rafael Amargo MARILLA SIMONINI MUSIC MANAGEMENT O García Lorca O La Reggia di Venaria, la cappella di Sant’ Umberto Le Montagne del Fare Anima libretto...OK CORREZIONI New York e Federico García Lorca: un incontro tanto estremo da apparire improbabile. Cosa poteva dire una metropoli frenetica e impersonale a un’immaginazione febbrile, visionaria e così profondamente “europea”? Eppure questo incontro è avvenuto: nel 1929 García Lorca passò nove mesi come studente alla Columbia University, proprio negli stessi anni in cui George Gershwin partiva, invece, dalla Grande Mela per un viaggio di studio nella Ville Lumière, da cui più tardi sarebbe scaturita la musica di Un americano a Parigi. Ma a differenza del compositore, affascinato dall’Europa, il poeta si trovò immerso in una città di cui non capiva la lingua e che gli appariva come il simbolo stesso di un’incurabile malattia dello spirito. Tuttavia seppe resistere, prima sprofondando in quello che definì un “inferno sociologico”, poi scoprendo un’anima nuova: la trovò nelle strade, negli incontri, ma soprattutto nella comunità nera e nelle sue danze, che paragonò ai balli gitani della nativa Andalusia. Poeta en Nueva York, la raccolta di poesie nata da quel soggiorno tormentato, ha ispirato a Rafael Amargo questo spettacolo travolgente sull’avventura umana e artistica del grande lirico, vittima del franchismo. Una fusione di flamenco classico, jazz, musica latina e naturalmente poesia, pensata e realizzata da una star della danza, capace di portare la migliore tradizione spagnola a contatto con la più innovativa creatività contemporanea. 55_ libretto...OK CORREZIONI 56_ 16-02-2007 16:34 Pagina 56 Conclusioni Incontro è il concetto comprensivo del progetto: incontro di popolazioni e di idee, ma anche l’incontro che si sviluppa durante i Giochi Olimpici. È incontro l’evento che oppone l’uomo alla verticalità della montagna, il momento che vede giocatori e pubblico di diversi Paesi vivere – seppure temporaneamente – sulle stesse montagne; è incontro quello che si gioca tra il finito e l’infinito, fra l’uomo e l’Altro, ma anche tra religioni diverse, là dove un tempo c’era scontro. È incontro, infine, ciò che sgorga dall’ospitalità, nello scambio tra genti e culture diverse. È proprio il compito di far vivere l’incontro, quello che si propongono le manifestazioni artistiche di questo progetto, anche al di là dell’evento sportivo, per significare che qui sta la ragione più profonda dei Giochi Olimpici. libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 58_ Si ringraziano tutti coloro che con idee, suggerimenti e contributi piccoli o grandi hanno reso possibile la riuscita di questo progetto, e in particolare: 16:34 Pagina 58 Il Sindaco di Avigliana, Carla Mattioli L’Assessore alla Cultura di Avigliana, Angela Bracco Il Sindaco di Bardonecchia, Francesco Avato L’Assessore alla Cultura di Bardonecchia, Roberto Canu Il Sindaco di Bussoleno, Giuseppe Joannas Il ViceSindaco di Bussoleno, Fabrizio Caneva Il Sindaco di Buttigliera Alta, Paolo Ruzzola L’Assessore alla Cultura di Buttigliera Alta, Maria Laura Falovo Il Sindaco di Caprie, Gian Andrea Torasso Il Sindaco di Collegno, Silvana Accossato L’Assessore alla Promozione della Città di Collegno, Carla Gatti Il Sindaco di Condove, Barbara Debernardi L’Assessore alla Cultura di Condove, Cristina Galatà L’Assessore alla Montagna e al Turismo di Condove, Emanuela Sarti Il Sindaco di Exilles, Gianfranco Joannasse e la Giunta Il Sindaco di Fenestrelle, Livio Giraudo Il Consigliere Delegato alla Cultura di Fenestrelle, Sonia Toja Il Sindaco di Grugliasco, Marcello Mazzù L’Assessore alla Cultura di Grugliasco, Roberto Montà Il Sindaco di Novalesa, Ezio Rivetti L’Assessore alla Cultura di Novalesa, Elena Picone Il Sindaco di Pinerolo, Alberto Barbero L’Assessore alla Cultura di Pinerolo, Mauro Ughetto Il Sindaco di Prali, Sandra Aglì Il Sindaco di Rivoli, Guido Tallone L’Assessore alla Cultura di Rivoli, Giuseppe Misuraca Il Sindaco di Sant’Ambrogio di Torino, Bruno Allegro Il Sindaco di Susa, Sandro Plano L’Assessore al Turismo di Susa, Giorgio Montabone Il Sindaco di Torre Pellice, Claudio Bertalot L’Assessore alla Cultura di Torre Pellice, Mauro Pons Il Sindaco di Venaria Reale, Nicola Pollari L’ Assessore al Sistema Educativo di Venaria Reale, Valeria Galliano Il Sindaco di Vigone, Bernardino Ambrosio L’Assessore alla Cultura di Vigone, Luigi Bossolasco Il Priore dell’Abbazia di Novalesa, Rev. Padre Paolo Maria Gionta Il Rettore della Sacra di San Michele, Rev. Padre Giuseppe Bagattini Il Priore della Cattedrale di San Giusto di Susa, Don Ettore De Faveri La Fondazione dell’Ordine Mauriziano Il Concistoro Valdese di Torre Pellice Il Primo Comando delle Forze di Difesa di Vittorio Veneto Il Comando Truppe Alpine – Ufficio Cooperazione Civile Militare di Bolzano Il Comando Brigata Alpina “Taurinense” di Torino Il Reggimento Nizza Cavalleria di Pinerolo Il Comandante Colonnello Giovanni Caverni Il Capitano Alessandro Di Martino Il Maresciallo Capo Roberto Rossi Il Direttore di Scopriminiera, Ecomuseo Regionale della Valle Germanasca, Luca Genre Il Direttore del Forte di Exilles, Aldo Audisio Il Responsabile Coordinatore del Forte di Exilles, Lionel Dorger Il Conservatore del Forte di Exilles, Cristina Natta Soleri L’Associazione Volontari Sacra di San Michele L’Associazione “Progetto San Carlo” Onlus del Forte di Fenestrelle L’Associazione “Progetto Teatro Selve” di Vigone, Simone Monge L’Associazione Culturale “Faber Teater” L’Azienda del Turismo delle Montagne Olimpiche Le Pro Loco e tutte le associazioni di volontariato presenti sul territorio. 59_ Progetto editoriale, grafica, disegni, coordinamento tecnico Inside Out, Torino Paolo De Robertis Dragos Georgescu Tania Epifani Piero Favole Simona Raschi Diego Romar e per i testi di raccordo Marina Ferruzzi Gallone Coordinamento redazionale Liliana Spitaleri Disegni originali Dragos Georgescu Copyright © 2005 per i testi e i disegni, gli autori Proprietà artistica riservata per tutti i paesi Ogni riproduzione anche parziale è vietata Finito di stampare nel mese di giugno 2005 presso GrafArt, Officine Grafiche Artistiche Venaria Reale, Torino Prima edizione libretto...OK CORREZIONI 16-02-2007 16:34 Pagina 60 60_ Assemblea dei Soci Regione Piemonte Teatro Stabile di Torino Presidente Alessandro Germani Vice Presidente Antonella Parigi Consiglio d’Amministrazione Manuela Lamberti Viecca Vera Pastore Porta Alessandro Pontremoli Gianfranco Saglione Laura Salvetti Firpo Collegio dei Revisori dei Conti Maria Pia Scoppola Umberto Bono Alberto Ferrero Direttore Giacomo Bottino Direttore organizzativo Mario Liore Coordinamento Direzione e Progetti speciali Liliana Spitaleri Segreteria generale Claudia Agostinoni Carolina Corbò Nadia Macis Programmazione Claudia Agostinoni Nadia Macis Mario Nosengo Comunicazione Liliana Spitaleri Roberto Ravello Gestione tecnica Rosaria Cerlino Annalisa Gulmini Enrico Regis Amministrazione Giorgio D’Angelo Mirella Maggiolo Consulenti Fabrizio Dassano Valerio Giacoletto Papas Giorgio Seita Stagisti Chiara Feliciotti Matteo Franceschini Beghini Davide Fuschi Fondazione circuito teatrale del Piemonte Via Cesare Battisti, 2 10123 Torino - Italia Tel. 011 51 85 933 Fax 011 51 87 151 [email protected] www.fondazionectp.it