A SANTIAGO DE COMPOSTELA IN BICI (21 MAGGIO-2 GIUGNO 2002)
IL DIARIO
Premessa
Quelle che seguono, sotto forma di diario, sono le note del viaggio lungo il “Camino” di Santiago de Compostela, la cronaca delle tappe, le riflessioni su ciò
che ho notato e che valeva la pena sottolineare. Il documento è stato creato in due momenti diversi: inizialmente era un manoscritto poi da esso è uscita
la versione finale. Il manoscritto è stato buttato giù alla fine di ogni tappa, nel momento di quiete che segue il completamento delle incombenze dell’
arrivo: sistemazione per la notte, igiene personale, bucato degli indumenti.
Stranamente e con mia meraviglia, questa attività non è mai stata un peso, un obbligo; il diario è diventato parte del “Camino”, lo scriverlo si è sempre
rivelato un momento sereno, importante, addirittura ricercato, come se la giornata appena trascorsa , la tappa percorsa avessero bisogno di questo
momento per diventar reali e concretamente compiute. A casa ho ripreso il manoscritto, rivedendolo, ampliandolo con quei fatti che sul momento mi
erano sfuggiti.
Ne viene fuori un documento molto dettagliato, con molti particolari, talvolta anche banali o insignificanti, ma che per me rappresentano il ricordo di
un’esperienza irripetibile.
Considerazioni generali
Conoscenza del “Camino”
Maggio 2001: sto percorrendo gli ultimi 20 Km del mio 1° raid a piedi da Ivrea a Viareggio, la giornata è calda, il sole cocente,….il piede sinistro dolente ! Di
fronte al porto di Carrara, il monumento al lavoratore di cava disegna un’ esile ombra sull’ asfalto: a quell’ ombra sto riposando quando un anziano ciclista
mi si avvicina e curioso mi chiede da dove provengo.
Dalla conversazione che nasce scopro che anche lui l’ anno precedente, l’ anno Giubilare, ha percorso le strade che portano a Roma.
Gli dico che la mia esperienza non è per niente positiva: le strade moderne non accettano più i viandanti, enorme è ormai il traffico automobilistico, troppo
grande il disagio ed il pericolo. Mi risponde che è vero, quì da noi, in Spagna invece continua ad esistere un antico sentiero di pellegrinaggio, interamente
riservato al pellegrino a piedi……..
Già qualcosa sapevo, ma questo dialogo mi ha indotto ad approfondire la questione e da una ricerca su Internet trovo non solo riferimenti, ma interi siti
dedicati al Camino di Compostela e anche personaggi che il Camino lo hanno percorso realmente anche di recente, e fra i tanti, due tra tutti: Luciano
Callegari di Sarzana (che poi conoscerò personalmente) e Alessandro Gazzetta che lo ha percorso in bici.
Da qui nasce l ‘idea del viaggio e da allora inizia la preparazione fisica e l’ organizzazione.
·Motivazioni del viaggio
Ho sempre fatto dello sport, sempre per diletto, mai a livello di competizione, rubando il tempo alla famiglia o agli impegni e quindi sempre della durata di
poche ore, mai per più di una giornata.
Da quando l’ Azienda per la quale lavoravo ha deciso di “rottamarmi”, il tempo a disposizione è aumentato e grazie ad esso alcune attività pluri-giornaliere
sono diventate fattibili, ecco quindi alcune esperienze di raid a piedi e in bici compiute nell’ anno 2000 e 2001: il riscontro è stato positivo.
Con questo spirito, preminentemente sportivo/turistico, ho inteso affrontare il Sentiero di Santiago di Compostela, le motivazioni religiose o spirituali del
tutto assenti o perlomeno non evidenti.
·
Scelta del tipo di viaggio
Dopo le esperienze passate, la mia preferenza era decisamente per la bici: tempi di percorrenza più ragionevoli, accessibilità ai rifornimenti e/o ai rifugi
meno problematica, ritmi comunque paragonabili al viaggiare a piedi .
Poi la visita a Luciano a Sarzana, il suo appassionato racconto, le stupende diapositive, mi invogliano all’ esperienza del cammino a piedi: comincia così a
Gennaio 2002 la preparazione .
A consuntivo, dal giorno 11 Gennaio al 9 Marzo , quindi in due mesi, ho compiuto 22 uscite a piedi per complessivi 440Km, a cui si aggiungono 17 uscite
di corsa per complessivi 234Km. Il tutto è riassunto nella tabella che segue:
Tipo attività
Podismo
Corsa
N° Uscite
22
17
Km Totali
440, 4
234
Km / Uscita
20
13, 8
Tempo Totale
87.00’
20.30’
Tempo / Uscita
4.00’
1.10’
L’ultima camminata è stata però fatale: la caviglia sinistra che aveva sempre fatto notare la sua presenza con dolori e doloretti, ha ceduto di schianto e
gonfiandosi mi ha convinto a ripensare il modo di affrontare l’ impresa……quindi bici e senza ripensamenti !!
Comincia così il 10 Marzo la preparazione per la bici: a consuntivo, dal giorno 10 Marzo al 18 di Maggio, quindi in poco più di due mesi, ho compiuto 32
uscite su strada per complessivi 2.303Km, a cui si aggiungono 8 uscite in MTB per complessivi 318Km.
Il tutto è riassunto nella tabella che segue:
N° Uscite
Km Totali
Km / Uscita
Tempo Totale
Tempo / Uscita
Tipo attività
Bici strada
32
2.303
72
115.45’
3.40’
MTB
8
318
40
23.00’
2.50’
Due giorni dopo l’ ultima uscita sono partito per la Spagna
Riscontri
reali
La preparazione si è rivelata utile, sia per le condizioni climatiche, sia per le difficoltà oggettive dell’ itinerario che, a causa di alcune esperienze disastrose di
sentiero (fango il giorno della pioggia-fondo accidentato nella prima Meseta prima di Arroyo Sambol), il raid si è svolto praticamente su “carretera”).
Il sentiero presenta almeno tre salite importanti: l’ ascesa all’ Alto de Ibaneta (Pirenei), la salita all’ Alto de Hierro e quella di O’Cebreiro, ma soprattutto è
disseminato di decine e decine di “salitelle” o strappi che appesantiscono di molto il procedere.
Dal punto di vista atmosferico bisogna considerare che la direzione del Camino è Est-Ovest, esattamente contro-vento poiché le perturbazioni
provengono dall’ Atlantico e quindi il vento è sempre contro: questa situazione si è fatta sentire pesantemente almeno per due giorni, nella tappa di
Grañon e successivamente nella tappa di Burgo Ranero.
In conclusione, dal punto di vista puramente sportivo, con una buona preparazione e se il tempo non è decisamente avverso (la 2° tappa è stata avversata
da pioggia intensa, da Roncisvalle a Pamplona), non vi sono problemi insormontabili di difficoltà fisiche.
Piuttosto il discorso da farsi è di altro tipo: alla luce dell’ esperienza fatta, le motivazioni sportive sono del tutto irrilevanti rispetto ai valori spirituali e alle
esperienze umane che il Camino consente di fare.
Quello che rimane, quando il viaggio è terminato, sono i ricordi dei luoghi di sosta con la straordinaria umanità che li frequenta: non avrei mai
immaginato, all’ inizio del terzo millennio, nel 2002, potesse esistere tale umanità: gente in là con gli anni che ha il coraggio e la forza mentale di
abbandonare la propria quotidianità per un’ avventura faticosa e lunga (ho incontrato gente che viaggiava da 2 o 3 mesi !!), di rinunciare agli agi di una
vita comoda per un ‘esperienza faticosa e scomoda.
E poi le diverse nazionalità, le diverse culture, soprattutto le differenti motivazioni: quella religiosa di Camille (incontrato a Grañon) che doveva esaudire il
voto della ritrovata guarigione, quella di ricerca di un nuovo equilibrio, dopo l’ uscita forzata dal circuito lavorativo, del tipo con la barba bianca incontrato
a Roncisvalle, …ecc
Alla fine ne esci immensamente arricchito e ti accorgi che lo scopo del Camino, come ho letto da qualche parte, non è il raggiungere la meta: Santiago; la
finalità è il Camino stesso, il percorrerlo passo dopo passo, senza fretta per non perdere nulla, per viverlo nella pienezza della sua complessità.
Sintesi
del viaggio
L’ intero viaggio comprende: il trasferimento ed il ritorno a Bayonne, 13 tappe sul Camino, la sosta a Santiago e quella a Lourdes
8 El Burgo Ranero / Leòn
0 Trasferimento
1 St. Jean Pied e Port / Roncesvalles 9
2 Roncesvalles / Puente la Reina
Leòn / Rabanal del Camino
10 Rabanal del Camino / Vega de Valcarce
3 Puente la Reina / Logroño 11 Vega de Valcarce / Sarria
4 Logroño / Grañon
12 Sarria / Melide
5 Grañon / Burgos
13 Melide / Santiago
6 Burgos / Fromista
Rientro a Bayonne
7 Fromista / El Burgo Ranero
Lourdes
T1°
Trasferimento (19 Maggio 2002) IVREA-CARCASSONNE
Ho valutato a lungo le varie possibilità di trasferimento, scartandole una dopo l’altra a favore del viaggio in auto:
a) Treno: Sarebbe l’ideale ma il trasporto della bici complica notevolmente le cose impedendo praticamente l’utilizzo di treni a lunga percorrenza, anche se
per l’ andata, via Milano-Domodossola-Briga-Ginevra-Lyon-Avignon-Toulouse, la soluzione era accettabile, riuscendo a compiere il tragitto in circa 38 ore.
Al contrario, il ritorno si è rivelato ancor più complesso: non sono riuscito a trovare nessuna soluzione che implicasse una durata inferiore alle 48-60 ore e
con 5-6 trasferimenti ......impensabile !
b) Autobus: ho ipotizzato di utilizzare un pullman turistico che effettuasse una gita a Lourdes ma poi…..il ritorno ??
E poi in entrambi i casi occorreva stabilire una data certa molto tempo prima e questo cozzava molto sia con la mia indole di improvvisare e sia con la
variabilità del tempo (atmosferico) che consigliava un’ attenta scelta del momento.
Decido quindi per il viaggio in auto anche confortato dalla notizia (sito Internet di Alessandro Gazzetta) dell’esistenza di un comodo e sorvegliato
parcheggio a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Bayonne………OK si parte !!
Contrariamente al mio solito decido di non partire alle prime luci dell’alba per evitare una notte insonne, decido anche di dividere il trasferimento in due
tappe e ciò mi dà ulteriore tranquillità e passo una notte serena.
Parto da Ivrea verso le 10 del mattino, il tempo è bello e sono tranquillo. Percorro la Val di Susa in direzione del Frejus che raggiungo dopo circa 1.30’ in
perfetto accordo con la tabella di marcia;ma qui il primo intoppo: a causa di lavori all’ interno del tunnel, il traffico è a senso alternato. Adesso passano le
auto provenienti dalla Francia, l’inversione è programmata dopo un’ora e mezza esatta…...bel colpo, si comincia bene !
Ma il tempo è ancora bello e ne approfitto per uno spuntino e.…..meraviglia ! dopo soli (si fa per dire ! ) 45’ di sosta c’è l’inatteso via libera.
Percorro la Val della Maurienne e mi immetto nella rete autostradale Francese: Grenoble-Valence-Orange-Nîmes-Narbonne-Carcassonne
Il tempo purtroppo cambia, il cielo diventa nuvoloso, anzi proprio nero e col tempo anche il mio morale, così riaffiorano tutti i dubbi sulla decisione di
partire. Il tempo è stato decisamente incerto nelle settimane precedenti il viaggio, addirittura orribile ad inizio mese (piogge abbondanti), poi un graduale
miglioramento fino alla settimana immediatamente precedente. In questo periodo ho spesso monitorato su Internet il “Camino” (web cam) e mai una
volta che trovassi tempo buono per più giorni di seguito, addirittura qualche giorno prima O’Cebreiro si rivelò imbiancato di neve.
Ma poi verso Lyon, man mano che mi allontano dalle Alpi, il tempo si rasserena e col tempo anche il morale si calma e lo spirito si tranquillizza.
Ora si alza il vento, è un vento caldo e fastidioso, comunque non lamentiamoci, sempre meglio della pioggia che è stata incombente fino a poco prima.
Prevedo di fermarmi a Carcassonne dove c’è un Hotel F1 prossimo all’autostrada e decido di prenotare, e qui il secondo inconveniente (col senno di poi
debbo ammettere che se gli inconvenienti sono tutti così, ci si può stare !). Il telefonino (Wind ) non ne vuol sapere di chiamare dalla Francia un numero
francese e così non prenoto (domani acquisterò una carta telefonica ..).
Arrivo a Carcassonne verso le 17.15’, dopo 765 Km percorsi in 8 ore e 15’, neanche troppo stanco e trovo subito da dormire.
Anche la schiena che negli ultimi mesi aveva fatto cenni di sofferenza si è comportata bene e durante il viaggio non si è lamentata.
T2°
Trasferimento (20 Maggio 2002) CARCASSONNE-BAYONNE
E’ giorno festivo in Francia (Lunedì di Pentecoste), non lo sapevo ma me ne rendo conto per l’ assenza totale di traffico pesante sull’ autostrada . Percorro l’
ultimo tratto, quello che collega il Mediterraneo (Narbonne) all‘ Atlantico (Biarriz): bei paesaggi sulla campagna, poi i Pirenei, alti ed innevati; ma si
addolciscono e si abbassano man mano che mi allontano dal Mediterraneo e mi avvicino a Bayonne, e al Golfo di Guascogna…..meno male!.
Improvvisamente un pellegrino in viaggio attraversa un viadotto sull’ autostrada, in corrispondenza del tratto francese dell’ avvicinamento a St. Jean Pied
de Port, mentre io sopraggiungo: è il primo che incontro e ciò mi ricorda lo scopo del viaggio. Poi ne vedrò altri tre all’uscita della Gare di Bayonne, con
grossi zaini e la tradizionale conchiglia al collo, forse loro il “Camino” l’ hanno già completato e stanno rientrando alla loro normalità.
La giornata è molto bella ma caldissima (il caldo sarà sempre più intenso, tanto da diventare insopportabile).
Trovo facilmente l’hotel F1, le indicazione del libretto sono chiare e precise, cerco e trovo anche il parcheggio per l’auto che è esattamente a 100mt dalla
stazione e decido per l’abbonamento di un mese, il tutto per € 46, 00…..meglio di così !
Per semplificare le cose il giorno dopo, faccio pure il biglietto del treno per St Jean ( € 7, 20 con il trasporto gratis della bici ) e studio la situazione per capire
come salire la bici l’ indomani mattina... non amo gli imprevisti né tanto meno le sorprese dell’ ultimo minuto!
Una breve sosta all’ Hotel e poi un giro alla città (il caldo è veramente feroce, circa 40° C, incredibile !!).
Attraverso il ponte sul grande canale sulla Nive dove numerosi pescatori, da un’ altezza incredibile del ponte, pescano pesci piccolissimi.
Dopo una veloce visita alla Cattedrale, bella e fresca, decido per il rientro in hotel a godermi una doccia e…un buon caffe’ ( ho la moka al seguito ..ah, ah,
ah!).
In serata il tempo cambia, improvvisamente: il cielo si rannuvola in fretta, si formano le nubi sempre più cariche e minacciose e si alza il vento presagio di
temporale imminente . Puntualmente la pioggia arriva, violenta come il caldo di qualche ora prima….speriamo in bene !
Piove anche durante la notte: non sono tranquillo e dormo poco
1°
Tappa (21 Maggio 2002) St JEAN PIED DE PORT-RONCISVALLES (Km 28,3-T=2.30’)
L'avvicinamento
Sveglia alle 6.30’, ha smesso di piovere ma c‘è molta
umidità.Una veloce colazione all’ hotel e via alla gare di
Bayonne.
Parcheggio l’auto al 1° piano (posto n°24) del garage,
carico la bici e mi avvio alla stazione.….la ruota è bloccata (si
comincia bene..!) , ci scappa un moccolo ma guardo
meglio, è il freno ad essere bloccato e il colpevole sono io
che ho fissato la catena antifurto in malo modo; sistemo in
fretta la cosa e riparto.
Mi porto al binario 3, non è proprio facile scendere le scale
con i bagagli montati, quindi devo fare la staffetta.
Il treno, un solo vagone, è già al binario ed un gentilissimo
controllore mi aiuta a salire la bici...e mi fa la prima foto del
viaggio.
Il treno dispone di un piccolo vano accanto alla cabina di
guida, dove possono stare fino a 4-5 bici, di cui 2 si
possono appendere per la ruota grazie ad appositi ganci.Si
parte in orario, c’è poca gente, nessun altro pellegrino né a
piedi né con la bici.
Il viaggio dura un’ ora esatta, il treno percorre una vallata
strettissima ed umida, molto ricca di vegetazione, bagnata
dalla pioggia recente. Il paesaggio si mantiene verdissimo
ma cambia il tempo, perché a tratti compare la nebbia.
Poi appare St Jean: la stazione è brutta ma St Jean si rivela
una cittadina assai bella, colorita, caratteristica.
Anche il tempo è migliorato perciò mi reco all’Accueil del
Pellegrino, nel centro del paese. Mi danno un sacco di
informazioni, la Conchiglia e mi mettono il primo “Sello”,
quello della partenza.
Mi sconsigliano vivamente (per fortuna hanno insistito), di percorrere il sentiero alto, quello della montagna scelto dai pellegrini a piedi, perché il fondo
sarà sicuramente pessimo data la pioggia recente. Mi faccio convincere, le argomentazioni mi sembrano logiche e preferisco non rischiare.
Parto per la via ,bassa o meglio per la Dipartimentale D933, quella che passa per Valcarlos .
Dopo 8, 5Km mi trovo in Spagna: nessun segno naturalmente di frontiera, me ne accorgo perché cambia la segnaletica e per l’incontro di un enorme
cartello indicante l’entrata nel territorio della Navarra.
Inizia l’ avventura
Comincia la salita, lunghissima (circa 18Km), costante, ma vado bene perché il carico posteriore (sui 13-14Kg) mi permette di tanto in tanto di salire sui
pedali.
Incontro una coppia di austriaci, lei è in apparente difficoltà ma poi, giorni avanti, li incontrerò di nuovo e praticamente arriveremo insieme alla meta...mai
fidarsi delle apparenze !.
In alto, un Km prima del passo, il vento diventa fortissimo, gli ultimi 500mt li faccio quasi a passo d’uomo e a passo d’uomo, nel senso che è a piedi, un
Olandese arranca con la sua bici .Arriviamo insieme all’Alto de Ibaneta dove ci fermiamo per un spuntino, al riparo della cappella
In questo luogo, ancora oggi, si usa pregare per la buona riuscita del cammino e tradizione vuole che si lasci una piccola croce intrecciando due bastonci
di legno, e di croci così fatte ce ne sono a decine sul retro della cappella . Poco più in alto un cippo ricorda il sacrificio del paladino Rolando e dei sui
uomini attaccati ed uccisi dai Baschi e Saraceni, mentre l’esercito di Carlo Magno sostava più in basso a Valcarlos.
Finita la sosta proseguo verso la meta, giù per la ripida discesa; non dovrebbe mancare molto, eppure rimango lo stesso sorpreso perché Roncisvalles è
proprio lì, ad solo un Km dal colle.
Roncisvalles è un non Paese, tre case, tre , compresa la Chiesa-rifugio: chiaramente esiste solo perché esistono i pellegrini che si fermano .
Roncisvalles è la prima tappa in Spagna ed il pellegrino è accolto e salutato con una Messa a lui dedicata: si celebra tutte le sere alle 20 e termina con il rito
dell’antica benedizione al Pellegrino (in spagnolo e francese).
Il rifugio però è chiuso, aprirà solo alle 16.00;nell’attesa vado al bar a bermi un caffè e prenotare la cena (€ 6, 00) .
Attendo pazientemente, davanti fa freddo ma sul retro, riparato, c’è uno spiazzo verde dove mi sistemo e riposo, intanto continua, incessante, l’arrivo dei
Pellegrini a piedi, li invidio un po’ ! , età media 40-50-60 anni.
L’accoglienza nel rifugio avviene con la registrazione del
Pellegrino che deve compilare un foglio e indicare il
nominativo, la provenienza, la meta, il mezzo di
locomozione, la motivazione, non sarà sempre così ma quì
lo fanno, per ragioni statistiche.
Espletate le formalità mi viene assegnato un posto in un
locale appartato, chiaramente per i ciclisti, ma non è male,
siamo in pochi.
La camerata si compone di 6-10 coppie di letti a castello con
un materasso ed un cuscino; il sacco a pelo è proprio
indispensabile anche perché la notte sarà assai fresca .Tutto
l’ambiente è piuttosto spartano: grandi atri con ampi spazi
aperti, anche i bagni sono distanti e si soffre un po’ il freddo
nel raggiungerli, ma la doccia è caldissima e mi rinfranca.
Disfo gli zaini...che casino ! eppure avevo sistemato tutto
per bene, avevo anche previsto una lista riassuntiva, ma
nella pratica vado a memoria.
Intanto mi accorgo di aver perso una chiave del lucchettobici: mi rimane quello di scorta appeso al collo…dovrò fare
attenzione, se perdo anche questo, con la bici lucchettata,
non sòoproprio come farò. Fuori si alza il vento e a tratti
pioviggina.
La messa, motivo della sosta, non è niente di eccezionale,
celebrata in spagnolo, non capisco nulla, ma il finale è
interessante: i pellegrini vengono chiamati ai piedi del sagrato, il celebrante indica le nazionalità di provenienza, recita una preghiera e impartisce la
benedizione, il tutto in un atmosfera di intenso raccoglimento.
Subito dopo la messa, la sospirata cena: tavoli da quattro con chi capita . Con me ci sono due canadesi che parlano francese ed un barbuto francese
molto caratteristico: è partito da Grenoble il 2 Aprile, dichiara di essere rimasto “folgorato” lungo il Camino, procede adagio...e forse un giorno arriverà a
Santiago.
Nel locale fa molto caldo ma la conversazione è interessante perché ognuno spiega le sue motivazioni ed è per me una sorprendente scoperta.
2°
Tappa (22 Maggio 2002) RONCISVALLES–PUENTE LA REINA (Km 90,0 T= 5.55’)
3°
Tappa (23 Maggio 2002) PUENTE LA REINA–LOGRONO (Km 70,0 T=4.25’)
La notte è trascorsa bene, temevo di non poter dormire, ma i tappi agli orecchi (le famose “Boule Quies” francesi) hanno fatto il miracolo e così anche nelle
altre notti, isolandomi completamente dal rumore della camerata.
Sveglia alle 7.00 e uno sguardo fuori …ahi ! una fitta nebbia avvolge tutto, il monastero e tutto ciò che lo circonda;faccio colazione al bar e comincia a
piovere, prima pioggerella poi sempre più intensamente.
Tutto si arresta, poi alcuni pellegrini, montata la mantella,
decidono di partire; io non ho lo stesso coraggio, rientro
nell’ albergue rifugiandomi sotto il grande atrio e aspetto.
Pessimista, tiro fuori il mio abbigliamento anti-pioggia:
manicotti, gambali, giacca in Goretex, sovra-pantaloni,
ghette e per di più mi avvolgo i piedi con due buste della
spesa, alle mani guanti di lana e sopra-guanti di gomma
(quelli per lavare i piatti) e, per finire, la mantella da ciclista a
coprire il tutto. Sono le 9.00, sono rimasto ormai da solo, la
pioggia si attenua e decido di partire.
Incontro subito il sentiero in terra battuta, lo seguo,
promette bene ma dura poco perché si immette dopo
neanche un Km nella carretera che seguo fino al colle Alto
di Mezkiritz . Sulla destra vedo di nuovo il sentiero, lo
raggiungo e mi inoltro nell’ umido bosco …..mai cazzata fu
più grande di questa !! quello che mi si presenta dopo
qualche centinaio di metri è un sentiero irregolare, stretto,
in forte pendenza e accidentato: sarebbe infido anche in
condizioni normali ma oggi, sotto la pioggia battente, è
diventato un budello fangoso, scivoloso ed impraticabile.
Debbo scendere e concentrare tutti i miei sforzi a trattenere
la bici che, con l’ingombro del bagaglio posteriore, è
pressoché incontrollabile..…un inferno !
Per almeno una buona mezz’ora soffro di una fatica
inaudita finché raggiungo la strada e la salvezza. Solo ora
mi rendo conto di come sono conciato: io, il mio
abbigliamento, gli zaini e la bici. L’argilla ha completamente
coperto i meccanismi del cambio e i pattini dei freni, la strada è in discesa e la bici non ……frenaaaa !! Un attimo di panico, poi una provvidenziale
pozzanghera mi consente di pulire alla meglio i freni ed il cambio, così riparto maledicendo la mia stupidità .
La strada procede con una serie di saliscendi, le scritte sono bilingui, a volte solo in lingua basca, dopo un paio di ore arrivo a Pamplona . Qui la direzione è
indicata da frecce gialle, disegnate dappertutto: sui marciapiedi, sui pali dei cartelli, su quelli dei semafori. Sono utili, quindi le seguo fedelmente e,
attraversato prima il bel centro storico e poi un bellissimo giardino verde, mi trovo nella periferia, fuori città. La pioggia è cessata, anzi è uscito il sole, ne
approfitto per una sosta e mi tolgo gli indumenti anti-pioggia che per la verità hanno ben svolto il loro lavoro. Ma sono tutti infangati: le scarpe, gli zaini, le
ghette, proprio tutto; una volta arrivato al rifugio, la meta è Puente la Reina, dovrò lavarli accuratamente
Dopo qualche Km mi trovo, credo, a Cizur Menor, davanti a me, sullo sfondo, la collina coi mulini a vento, a decine, mi indica la direzione dell’Alto del
Perdon . Ad un bivio prendo la NA6000 che però sembra deviare rispetto alla collina, ritorno sui miei passi fino al paese, chiedo a più pesone ma le
indicazioni sono contraddittorie (succederà altre volte nel corso della giornata), vedo due ciclisti, anche loro in cerca della giusta direzione, e li affianco:
sono Paola e Daniele di Cervinia, decidiamo di unire le forze e di …sbagliare insieme ! ….Insieme a loro compirò il resto de Camino fino a Santiago.
Dopo una breve sosta, nell’ unico bar che troviamo, per ristorarci con il primo “bocadillo” al prosciutto, buono per la verità, prendiamo l’ ennesima buona
direzione . Ma ahimè, dopo qualche chilometro ci ritroviamo, passando da un’altra strada, ancora sulla NA6000 che precedentemente avevo
abbandonato. Tuttavia la strada è bella, quasi deserta di traffico, si snoda a mezza-costa offrendo un discreto panorama sulla vallata in basso, però non và
in direzione della collina ma la aggira, siamo perplessi ma decidiamo di continuare.
Dopo parecchi chilometri, attraversato un minuscolo paese: Campañas, incontriamo finalmente un’ indicazione per Puente la Reina, siamo sulla buona
strada , ma che strano...il nome del paese è cancellato e così di seguito su altri cartelli; il dubbio ci riassale.
Alla fine fermo un automobilista e questi ci chiarisce che si, la direzione sarebbe giusta ma la strada, più avanti, è interrotta per dei lavori di interramento di
tubature . Dramma ! siamo stanchi e Paola è pure incazzata da questo ennesimo intoppo.
Chiediamo se ci sono alternative, certo ! ma la strada si allunga di molto. A questo punto non rimane che tentare di passare confidando che le bici non
sono automobili e che si possono anche sollevare.
Così è, troviamo l’interruzione: operai lavorano con la pala meccanica, ma gentilmente si fermano un attimo e attraversiamo la fossa su un esile ponte di
sabbia.
Appena più avanti finalmente vediamo il paese, bisogna deviare dalla strada principale, c’ è una ripida salita e...l’ennesima delusione: si tratta di Obanos,
dobbiamo ritornare sulla strada, ma alla fine, dopo altri 3 Km raggiungiamo la meta: sono le 18.00, abbiamo percorso circa 90Km e siamo proprio stanchi.
Al rifugio dei Padri Reparadores nessun problema, ci vengono assegnati in fretta i posti per dormire e quindi posso dedicarmi alle incombenze del dopo
pioggia .Dapprima la bicicletta: munito di acqua e spazzola, gentilmente offertemi dalla signora del rifugio, la ripulisco al meglio. Seguono poi gli zaini, ma
resteranno sporchi fino alla fine del viaggio, poi gli indumenti e finalmente penso a me stesso e mi faccio una doccia grandiosa.
I locali sono ristrutturati di recente, puliti, con camere da 8/10 letti (€ 3, 00 è l’obolo che ci viene chiesto ).
Il paese è una tappa importante perché da sempre rappresenta il punto di incontro del sentiero Navarro o Francese (quello stesso che sto descrivendo) e
quello Aragonese che attraversa il passo Pirenaico di Somport .
Simbolo di questo incontro è il ponte romanico che dà anche il nome al paese: si trova appena fuori di esso, sopra il rio Arga. Noi non l’abbiamo incrociato
perché la strada asfaltata arriva dalla parte opposta, ma merita una visita e qualche foto: mi delude un po’ poiché il suo fascino è soprattutto simbolico
poiché annuncia al pellegrino a piedi l’arrivo a destinazione e quindi la fine della stanchezza ed il meritato riposo.
Vado a cena da solo, menù del Pellegrino: una bella spaghettata, una trota, una ½ bottiglia di vino “pinto” a 9, 00 €, una gradevole conversazione con
gente che conosce ed ama l’Italia, mi riconciliano con la vita.
Nel refettorio riconosco un gruppo di Italiani già notato a Roncisvalles, mi avvicino e facciamo conoscenza: sono Don Roberto, Fausto e ..lo scudiero
Franco che li accompagna in auto; avrò modo di incontrarli ancora e ne riparlerò presto.
La notte non è stata tranquilla a causa di un tipaccio
irrequieto . Come sempre mi sono sistemato nel posto alto
della castello ed il tipo di sotto si è agitato a lungo...ad un
certo punto sembrava che montasse un cavallo !, io avevo
come al solito i tappi, questo mi ha evitato i rumori molesti
(da quello che ho saputo al mattino, sembra che abbia
rumoreggiato a lungo e ripetutamente ! ) "ma purtroppo
non hanno evitato lo scuotimento della branda .
E’ stato anche il primo ad alzarsi e ancora lo ha fatto
rumorosamente tanto che, uno dopo l’altro, ci svegliamo e
ci alziamo tutti quanti.
Alle 8.00 sono pronto e, fatta colazione in un bar del paese,
insieme a Paola e Daniele, inforchiamo le bici.
Subito ci si presenta il sentiero, ancora una volta è invitante:
largo, in piano, col fondo liscio e piatto, ci lasciamo attirare e
lo affrontiamo fiduciosi..…errore !, ancora una volta si
manifesta per quello che è:appunto un sentiero. Dopo
neanche 300mt si restringe e s’impenna, nel senso che
diventa un budello in salita, dobbiamo scendere e
spingere, ma spingere non è facile così ripido e abbiamo
seri problemi ad uscirne fuori; più avanti si scorge un
tornante della “carretera” sulla quale ci immettiamo sfiniti.
La strada è trafficata e con continui saliscendi (questo sarà una costante di tutto l’itinerario). Il mio ritmo è un po’ più elevato dei due amici e a poco a poco
mi trovo da solo e continuiamo separati.
Percorro la N111, attraverso Lorca e dopo circa 21Km ( 1.30’), l’indicazione per Estella
mi convince a deviare per questo paese, per un caffè e dei rifornimenti.
Una gentile signora mi prepara un ottimo panino (“bocadillo”), mi offre il caffè con dei
croissant e mi accompagna in un magazzino poco distante per il rifornimento della
frutta. La saluto riconoscente e riparto. Lontano, sopra un cavalcavia vedo due ciclisti
al termine della salita, suppongo (erroneamente) siano i due amici, allora mi affretto e
passo accanto al monastero di Irache senza quasi notarlo....a sera mi renderò conto di
aver trascurato un sito importante e soprattutto mi rammaricherò e, ancora mi
rammarico, di aver perduto la famosa Fontana Acqua+Vino che è una delle cose più
curiose di tutto il tragitto. Questo perché la sera prima, arrivato tardi al rifugio e con le
incombenze che ho avuto, ho trascurato di informarmi sulla tappa odierna ,.pazienza
ripasserò al ritorno… ah, ah, ah!
Continuando sulla N111, con una breve deviazione per Los Arcos, attraversati Sansol,
Torres del Rio e Viana, arrivo alla periferia di Logroño dove faccio uno dei più simpatici
incontri: Donna Felicia.
E’ una anziana signora, credo di 91 anni, che da tempo immemorabile controlla e
registra il passaggio dei Pellegrini. Ha messo su due ombrelloni ed una bancarella da
cui offre povere cose: un souvenir (la zucca), forse anche qualche bibita, dispone del
“sello” e a tutti offre la sua simpatia e gentilezza. Su un pezzo di carta segna dei
bastoncini, uno per ogni pellegrino: è così che tiene il conto di chi passa !..quasi
incredibile, se non l’avessi vista non ci avrei creduto. Le chiedo una foto e con
immenso piacere si posiziona sotto un cespuglio di rose :” qui vengo meglio”, mi dice,
ma io voglio fotografarla anche mentre “lavora” alla bancarella e gentile si sposta
ancora. Ripensandoci, mentre scrivo queste note, la rivedo vividamente e provo, è
vero, una sorta di affettuosa commozione .
Seguendo le immancabili frecce per terra raggiungo il centro dove si trova il Rifugio:
sono le 13.30’
Il rifugio è grande con discreti servizi, un cortile con fontana, buone docce. In camerata
però l’addensamento è massimo, a fatica riesco a raggiungere il mio castello e
sistemare la mia roba (sono tre zaini), trovo una nicchia ma è lontana da me, e a
malincuore lì li lascio. Incontro una signora italiana di 65 anni: è di Milano, viaggia da
sola a piedi, ma sembra conoscere tutti, evidentemente, tappa dopo tappa, ci si
ritrova e le conoscenze si approfondiscono; è la prima che incontro, ma molte altre ne
vedrò in seguito, a piedi e da sole, eccezionale !.
Sto stendendo la biancheria nel cortile ed ecco che arrivano Paolo e Daniele, più tardi
anche don Roberto e compagni. Quest’ultimi viaggiano senza bagaglio, don Roberto
è senza preparazione atletica preso com’è dai mille impegni della diocesi, perciò Franco trasporta i bagagli e si preoccupa delle provvigioni. La sera prima
si era parlato di una spaghettata insieme, quindi mentre i tre si occupano della sistemazione, noialtri usciamo a comprare qualcosa da aggiungere a
quello che il buon Franco ha con già sé: qualche scatola di fagioli e del pane.
La spaghettata è davvero ottima, sensazionale se si pensa alle circostanze e innaffiata con abbondante e ottimo vino spagnolo che il sempre più bravo
Franco si è procurato lungo il cammino. La cenetta è animata, davvero simpatica e arriva anche a coinvolgere altri pellegrini fra cui un simpatico Gallese
che da un po’ si sta interessando a noi. Scopriamo così che questi è un ottimo conoscitore dell’Italia, l’ ha visitata 4 volte ed è, pensate un po’, tifoso
dell’Udinese, proprio la città dei tre amici, di cui conosce tutte le vicende calcistiche. Ma conosce anche le sorti di altre squadre del nostro calcio fra cui
quelle del Chievo, squadra rivelazione dell’ ultimo campionato.
La conversazione continua fino a tardi, ben oltre il consueto orario di “tutti a letto”, almeno fino alle 23.00.
In camerata tutti dormono, sotto di me,ancora una volta, c’è un giovane irrequieto che mi farà ballare tutta la notte, scotendo vigorosamente la cuccetta.
4° Tappa (24 Maggio 2002) LOGROÑO–GRAÑON (Km 56,1 T=3.55’)
La giornata si presenta migliore, le nuvole si dissipano in fretta ed esce un bel sole; il gruppo si separa e proseguo in solitudine..
La “carretera” che mi allontana da Logroño è in realtà una super-strada, la N120, che affianca ed interseca l’autovia per Bilbao, quindi il paesaggio non è
dei più esaltanti anche perché il traffico, molto intenso, mi costringe a guardarmi le spalle piuttosto che il paesaggio. Intravedo però il laghetto di Grajera,
ma mi sembra del tutto insignificante.
Anche i pellegrini a piedi soffriranno questo tratto, almeno fino a Najera, poiché il sentiero fiancheggia la statale e per un lungo tratto, almeno 6Km, si
confonde con essa.
A Navarrete lascio la regione di Navarra per entrare nella
Rioja, la più piccola regione attraversata dal Camino ma
celebre per i suoi vigneti e dopo un po’ raggiungo Najera
dove, insieme a Paola e Daniele, che intanto sono arrivati,
visitiamo il Monastero di Santa Maria la Real.
E’ stato costruito nel 1052 su una grotta considerata
miracolosa. Scavato nell’argilla della grotta si trova il
Panteon Real dove sono sepolti gli antichi monarchi di
Navarra. Visitiamo anche il Coro dove una guida ci mostra
e ci descrive dettagliatamente le sue particolarità . A
giudicare dal fervore del racconto questi è un esempio
mirabile d’arte barocca, io capisco molto poco ma l’insieme
delle sculture in legno mi colpiscono per la loro complessità
Paola e Daniele si fermano per un gelato, fa molto caldo, io
decido di ripartire: meta Grañon, forse ci rivedremo là.
Si alza il vento, diviene presto intenso, viaggio ad una media
spaventosamente bassa: 8-10Km/h .
Il percorso che sulla carta si presentava pianeggiante, senza
difficoltà, diventa quindi faticoso; neanche a pensarci a
prendere il sentiero e quindi mi rassegno alla N120. La
strada è comunque ben tenuta, e questo è un discorso
generale perché anche quelle secondarie, che spesso ho
fatto e farò anche in seguito, hanno tutte un fondo ben
tenuto, ottimo per la scorrevolezza della bici.
Nel frattempo il paesaggio è davvero stupendo, a perdita d’occhio una campagna coltivata, verdissima, con spazi così ampi che nella nostra travagliata
Italia (dal punto di vista orografico) non si vedono.
Con fatica raggiungo Santo Domingo della Calzada. Visito la Cattedrale romanica e fotografo la sua particolarità, unica nel suo genere: in una gabbia
intagliata conserva due polli bianchi…vivi !
La tradizione vuole che essi ricordino il miracolo della mancata morte, dopo la sua impiccagione, del figlio di una famiglia di pellegrini, ingiustamente
accusato di furto e condannato alla forca. Il magistrato, informato del fatto ironizza dicendo che l’ impiccato era vivo come i due polli arrosto che stava
mangiando, ma come finisce di parlare i polli si rivestono di penne, riprendono vita e si mettono a cantare.
Riprendo il cammino, ma la velocità non cambia, oltretutto al vento si aggiunge l’ irregolarità del tracciato, i saliscendi si fanno proprio faticosi e l’andatura
diventa quasi a passo d’uomo.
Vorrei arrivare fino a Belorado, ma il cartello di Grañon mi stuzzica e decido di andare a vedere, d’altra parte la deviazione è breve, non è tardi e una sosta
mi farà bene.
Il rifugio è una gradita sorpresa, non vi sono formalità da espletare, non c’è neanche il “sello” (unico luogo in tutto il Camino!!), si mangia tutti insieme su
un'unica tavola con quello che ognuno ha, dividendolo con gli altri;l’ambiente è davvero accogliente e molto simpatico.
Il rifugio è ricavato all’interno del campanile della chiesa, vi sono due stanze per dormire, su materassi per terra, una stanza per mangiare e sostare e una
cucina che ognuno può utilizzare . Sono stanco e decido di restare: sarà la sosta che più intensamente ricorderò.
erso sera la compagnia si ricompatta, ci si sistema e nasce l’idea grandiosa di una pastasciutta all’italiana per tutti. Dalla cambusa del rifugio ( o sono le scorte
el trio di don Roberto..non lo saprò mai ??), escono 5-6Kg di pasta:ce la facciamo !, si affettano le cipolle, si aggiunge la carne e si fa un tegamone di sugo, mi
corda tanto la cucina della caserma. Qualcuno tira poi fuori 5 uova sode, sono poche per tutta la compagnia, quindi si aggiungono, tagliate a pezzetti, al
go e, cotta la pasta, al dente come si conviene, si fa una sana mangiata e in allegria.
Alle 19.00 c’èra stata la messa nella chiesa adiacente, l’ ha concelebrata don Roberto, dopo cena ci sarà un’altra funzione con la registrazione di tutti i
pellegrini, la loro nazionalità, ecc.
Alla messa hanno partecipato numerose parrocchiane le quali, una volta finita la cerimonia, si sono avviate verso un locale con un'unica grande sala e
tanti tavolini, si accomodano formando tante coppie e ….giocano a carte ! sono le 19.30, il sole è alto nel cielo e a preparare la cena c’è evidentemente
ancora tempo.
Nel rifugio conosco Camille, lo incontro in un momento a lui particolare: ha appena telefonato alla famiglia e la telefonata gli procura una forte nostalgia.
E’ almeno due mesi che ne è lontano, è partito dalla Francia all’inizio di Aprile per esaudire un voto fatto in un momento di malattia: un animale lo aveva
morsicato ed era rimasto a lungo paralizzato.Già lo scorso anno aveva tentato a piedi il Camino ma a metà strada aveva rinunciato per stanchezza,
quest’anno sarà forse la volta buona, ma mancano ancora quasi 600Km e almeno 20 giorni di marcia
5°
Tappa (25 Maggio 2002) GRAÑON–BURGOS (Km 65,8 T= 3.45’)
Durante la notte ha piovuto, non molto, ma le bici lasciate all’aperto ne recano traccia.
Si parte presto, prima delle 8.00, sotto un cielo plumbeo e fa freddo, tra l’altro
dovrebbe essere una giornata impegnativa perché c’è la salita all’ Alto de Predaja
Viaggio da solo perché il mio ritmo è un po’ più alto degli altri due. Dopo 10Km
incontro Camille, mi fermo a salutarlo, con piacere si fa fotografare accanto al mio
compagno (la bici), ha una scarpa rotta, cerca di raggiungere il prima paese per una
riparazione…mi fa una immensa pena, mi abbraccia, pregherà per me…..mi allontano
commosso e con un grosso nodo alla gola.
Il tempo è migliorato, la salita all’ Alto di Predaia non è né dura né lunga e la supero
agevolmente, quindi la discesa e dopo altri 30 Km arrivo a Burgos, dopo averne
attraversato la brutta periferia: sono le 12.00.
Passo accanto alla Cattedrale che visiterò nel pomeriggio e la signora dei gelati mi
indirizza all’ albergo dei Pellegrini che si trova in mezzo ad un parco ombroso a 2-3Km
dal centro.
Gli alloggi e i servizi sono in baracche di legno, il dormitorio è una enorme unica
camerata dove alloggeranno circa 60 persone, l’aria è già pesante.
Sistemo la mia roba e cerco la lavanderia per il bucato, mi aiuta Mina a trovarla. Mina è
una signora di Lecco che insieme ad una sua amica percorrono il cammino con
estrema tranquillità, adesso sono in partenza, la città l’ hanno visitata in mattinata, le
ritroverò ancora in seguito.
Decido di visitare la città e faccio a ritroso i 2Km costeggiando il fiume col suo verde
giardino.
Burgos è stata la capitale del Regno di Castiglia, patria del “Cid Campeador”, divenne
centro di accoglienza principale dei pellegrini arrivando ad avere fino a 30 hospitales,
oggi la visita è soprattutto dedicata alla sua splendida Cattedrale, una delle più belle d’
Europa. Dopo le 17.30 la piazza adiacente si anima di folla, c’è una specie di mercato medievale
con gente in costume e numerose bancarelle di nazionalità diverse: Arabe, Ebree; si
vende di tutto, chincaglieria e cibo sulla brace, dolci e ricami, è molto variopinta e mi ci
soffermo un buona mezz’ora.
Ritorno a piedi al rifugio passando sulla riva opposta del fiume attraverso il bellissimo
parco dove famiglie, bambini ed anziani, passeggiano o si riposano al fresco di grandi
alberi. Nel fiume ci deve essere anche del buon pesce perché numerosi sono i
pescatori che incontro.
Mi ritrovo con Paola e Daniele ed insieme andiamo a cena in un ristorante poco
distante. Menù del Pellegrino, naturalmente: una pastasciutta, carne con patate, vino,
Yogurt: il tutto a 6,50 € . Il locale è simpatico e così la cameriera che ad un certo punto, mentre ci serve, si blocca di scatto allorché alla TV, per il Festival
Europeo della Canzone, così credo, si esibisce una cantante spagnola… niente di eccezionale ma bisogna dimostrare lo stesso un po’ di entusiasmo.. o
quantomeno, un po’ di interesse.
Nel frattempo al rifugio sono arrivati don Roberto ed i suoi, cenano a modo loro nell’unico locale disponibile, è una cena fredda perché non è previsto l’
uso di cucina. Noi ci aggreghiamo e facciamo tardi ancora una volta, sono già le 23.00 passate e l’hospitaliera ci invita fermamente ad andarcene
Nella camerata tutti dormono ed i rumori del sonno sono perfino buffi, l’aria è molto pesante di umanità sudata, ma la notte farà freddo: il sacco a pelo
funziona a meraviglia.
6°
Tappa (26 Maggio 2002) BURGOS–FROMISTA (Km 68,4 T= 4.40’)
La camerata ha i suoi ritmi, la sveglia è per tutti alle 6.00, ci si alza e fa ancora molto freddo. La colazione è rapida, con un croissant del giorno prima, poi
un altrettanto veloce saluto al trio di Don Roberto, una foto in gruppo alla fontana davanti al rifugio e si parte.
L’intenzione, ancora una volta, è di percorrere integralmente il sentiero che attraversa la Meseta e così sarà ma solo per 10-15Km.
Le Mesetas sono altipiani lunghi alcuni km, pianeggianti o quasi, aridi, con terreno di argilla compatta e sassosa, le uniche coltivazioni sono di grano. Tra
una meseta e l’altra ci sono delle vallette, nelle quali stanno nascosti i paesi.
Il sentiero si presenta dapprima facile poi man mano diventa sempre più impegnativo. Lo caratterizza un fondo sempre più sconnesso, per lunghi tratti con
profondi solchi scavati dall’acqua dove non si deve assolutamente entrare con le ruote e un saliscendi continuo, si viaggia a velocità bassa: 7-8Km/h.
Bilanciano la fatica una natura stupenda, ricca di vegetazione, colture di frumento a perdita d’ occhio di un verde ininterrotto, non un segno di umanità:
la vera solitudine, bellissima, la assaporo e mi riempie lo spirito.
Sono solo, i due amici sono rimasti indietro, sosto al culmine di una salita più dura delle altre e li vedo in lontananza, decido di attenderli perché sento la
necessità di dividere con loro queste intense emozioni; ma Paola è proprio stanca, non ne può più .
Poco più avanti c’è l’incredibile Arroyo Sambol, decidiamo di fermarci anche se ciò comporta una breve deviazione, fa freddo e minaccia pioggia, si troverà
qualcosa di caldo e ci riposeremo un po’.
Il rifugio è minuscolo, solo qualche brandina, e ancor più
stravagante è l’hospitaliero. Ci scalda un pentolino di
acqua .(..a pagamento!) e con esso facciamo tre tazze di
the, ci concediamo una breve conversazione e
l’immancabile e prezioso “sello” . Siamo sfiduciati perché
continuare sul sentiero è davvero faticoso, soprattutto per
la volenterosa (coraggiosa !) Paola la cui bici non è proprio
adatta per questi terreni, ma ancora una volta la soluzione
è a portata di mano (ricordate la strada interrotta per
Puente la Reina ?)…da lì a poco più di 1Km, incroceremo la
carretera ed è proprio il caso di approfittarne. D’altra parte
i paesaggi sono altrettanto belli e il traffico quasi
inesistente: l’ informazione viene accolta con sollievo e con
gratitudine lasciamo il luogo.
Prima di partire facciamo alcune foto ai grotteschi murales
dipinti all’esterno e notiamo a pochi metri una sorgente di
acqua freschissima, ma è meglio ripartire, il tempo è
proprio brutto.
Come preannunciato, ad 1Km incrociamo la carretera che
ci porterà a Fromista passando per Hontanas e Castrojeriz .
Poco più avanti incontriamo un gruppo di ciclisti italiani
con bici da strada, sono freschi perché sono partiti da
Burgos la mattina stessa e poi viaggiano scarichi
disponendo dell’ auto (un pulmino) al seguito. Un breve
scambio di saluti, un tratto di strada insieme poi loro si
avvantaggiano ed io rimango da solo.
La storia di questo modo di viaggiare, con pulmino al
seguito, mi era già nota, anche un ex collega canavesano
farà così il prossimo mese di Agosto e finora non avevo
espresso alcun giudizio. Ma adesso che mi trovo qui, dopo
le fatiche mie e dei pellegrini a piedi, questa soluzione non
mi sembra moralmente accettabile: ritengo che fare il
“Camino” per sport sia incomprensibile, già la bici può
essere discutibile, ma se questa è la soluzione, almeno farlo
da soli ed integralmente.
Ma questo non è tutto: peggiore dei ciclisti con auto sarà
l’incontro che avrò al rifugio di Fromista ancora con un
gruppo di italiani, si ancora loro, intenti a farsi mettere il
“sello”: costoro addirittura viaggiano direttamente con
pullman, ebbene si ..con pullman turistico.
Ognuno è libero di fare ciò che vuole ma trovo immorale
che anche a costoro venga dato il “sello”, mi sembra
un’offesa, non tanto a me, ma a tutta quella moltitudine di
pellegrini veri che se lo sudano, a piedi, giorno dopo
giorno.
Il rifugio di Fromista è stato aperto di recente, solo 2 anni fa,
non è molto grande, solo 5 camere che si riempiono in
fretta.
Io mi sistemo in un vano del corridoio dove alloggia pure un giovanissimo francese col…gatto.: è partito da Nantes 21 giorni prima, da solo (col gatto!),
con una scassatissima bici e ha avuto poco prima un incidente, ha infatti un gomito fasciato, ma niente di grave.
Faccio il solito bucato ed esco per una visita al paese: è Domenica e non c’è nessuno in giro, fa molto caldo, il sole quando c’è si fa sentire.
Incontro Mina e la sua amica: sono incazzate nere, stanno protestando perché è stato loro rifiutato l’accesso alle toilettes del rifugio, poi ripartono,
intendono raggiungere Carrion de los Condes.
Rimane da visitare la chiesa di S. Martin: per la verità è imponente e interessante ( e fresca ), uno spettacolare esempio di romanico spagnolo.
La cena prevede il menù del dia: Sopa Casigliana, non buona, e un secondo di totani al nero di seppia, questi si buoni e una bottiglia di vino.
Si va a letto presto, il materasso è troppo morbido, mi avvolge, fa pure caldo ed il sacco a pelo lo uso come coperta, comunque dormo abbastanza bene. Don Roberto ed i suoi non sono al rifugio
7°
Tappa (27 Maggio 2002) FROMISTA – EL BURGO RANERO (Km 83,3 T= 5.15’)
Sveglia alle 6.30, alle 7.30’ colazione per € 2,00 al rifugio, proprio misera, come d’altra parte poco accogliente il calore dei gestori.
La giornata si presenta serena fin dal mattino, si tenta di partire ma l’uscita ci consiglia un supplemento di vestiario: fa proprio freddo, 4-5°C.
La strada è piatta, il paesaggio senza una collina è piuttosto monotono: grandi pianure con modestissime pendenze, seminate a grano, avena e foraggio.
Qui molti campi sono irrigati e l’aspetto delle coltivazioni è migliore,il verde si estende fino all’orizzonte.
E’ questo il tratto più solitario e disabitato di tutto il Camino; i
paesi sono abbastanza poveri, spesso le case sono fatte con
mattoni crudi di paglia, argilla e sassi e ancor più si vedono
gli intonaci, in un aspetto di abbandono e rovina
Parallelo alla strada, il sentiero di chi va a piedi, è marcato da
numerose colonnine di pietra con il simbolo della
conchiglia, e in queste prime ore del giorno i pellegrini sono
così numerosi che formano quasi una processione .
La strada si mantiene piatta e lo sarà praticamente per tutta
la tappa,quindi la pedalata è agile e svelta, ma verso le 9.30’
si alza nuovamente il vento , contrario come ovvio, non è
così forte come i giorni precedenti ma la marcia ne risente e
si fa ben presto faticosa.
Dopo soli 45’ faccio una breve sosta a Villacalzar de Sirga, ci
sarebbe da visitare l’ importante chiesa di Santa Maria la
Bianca, ma è troppo presto, è ancora chiusa, ma è aperto
un bar proprio di fronte e ne approfitto per completare la
misera colazione fatta al rifugio
All’uscita ritrovo Mina, è ancora arrabbiata dal giorno prima
e continua con la storia del reclamo, ma a me dà
l’impressione che sia ancora piuttosto addormentata.
Proseguo da solo, ogni tanto una breve sosta per
fotografare campanili con enormi nidi di cicogne ed
incontro, superandoli senza soste, i tanti poveri paesi con le loro tante case fatte di argilla e paglia.
Arrivo a Sahagun, faccio una breve sosta al rifugio (nella chiesa della Trinidad, ho l’ impressione che sia molto bello ed accogliente) per il “sello” e qualche
informazione, una foto alla statua del pellegrino proprio accanto alla porta (in ricordo dell’ anno Jacobeo), quindi lascio il paese, dopo il rifornimento di
cibarie ed una sosta su una panchina per il pranzo al sacco.
Per raggiungere la meta occorre fare attenzione, Paola e Daniele sbaglieranno strada arrivando tardi, stanchi e arrabbiati.
Dopo qualche chilometro da Sahagun bisogna prendere il sentiero, è abbastanza piatto e facilmente percorribile fino a Bercianos, e poi fare gli ultimi Km
su solitaria carretera fino a Burgo Ranero.
Arrivo come al solito abbastanza presto, verso le 14.00 ed è una fortuna questa volta, perché il rifugio dispone di soli 26 posti branda ed io sono il 22°,
dopo un ¼ d’ora sarà al completo. Quelli che arriveranno dopo o dormiranno per terra, come un italiano che poi conoscerò il giorno dopo a Leòn, o
dovranno andarsene ed il prossimo paese, Ledigos, è a 13Km (!).
Visito il paese, sembra abbandonato, non c’è nessuno in
giro, l’unica strada che lo attraversa è completamente
vuota. C’è però un bar-ristorante-hotel ed una farmacia
che, sorprendentemente, si rivelerà ben fornita e con una
dinamica dottoressa. Compro dei cerotti per fasciarmi le
dita, mi si sono formate numerose “pipite” che adesso
sanguinano e fanno male.
Il sole è accecante e continua il forte vento. Un pellegrino
armato di violino intona una sconosciuta sonata sulla porta
del rifugio poi, presi armi e bagagli si allontana verso una
sconosciuta destinazione.
Il rifugio è dotato finalmente di cucina, ben fornita di tutto
ciò che serve per prepararsi una propria cena. Ne
approfitto per farmi un buon the, dopo aver avuto qualche
problema con una energica austriaca che ha praticamente
requisito tutti i fornelli: sta preparando la cena per la
famiglia di almeno 4-5 persone, ma alla fine è lei stessa, o
meglio è suo marito, che mi mettono a scaldare il pentolino
con l’acqua che avevo precedentemente preparato.
Le docce sono fredde e mi lavo solo nelle zone più
importanti, faccio il bucato e riposo. Ci sono un sacco di
tedeschi o perlomeno di gente che parla quella lingua, ma
anche molti che parlano inglese
Sono ormai le 18.00 quando dall’ estremità del paese vedo arrivare Paola e Daniele, sono passate almeno 4 ore dal mio arrivo e pensavo che ci fossimo
definitivamente separati. Come accennato prima, non hanno preso il sentiero ma hanno seguito integralmente la carretera che li a portati molto lontani.
Sono accaldati e stanchi e oltretutto senza posto . Ma come sempre accade, almeno da queste parti, il bar-ristorante funge anche da hotel e per il prezzo
di € 26,00 trovano una buona camera dove passare una riposante nottata.
A cena sono solo, i due amici sono rimasti stecchiti sul letto, mangio un minestrone piccante ma favoloso, ma eccedo nel bere, mi hanno portato un’
intera bottiglia di vino “pinto” e poi mi girerà la testa. Ma dormo bene fino alle 6.30’, ora della sveglia.
8°
Tappa (28 Maggio 2002) EL BURGO RANERO – LEÒN (Km 43,0 T= 2.20’)
Tappa breve, voglio raggiungere la città presto per avere il pomeriggio a disposizione per la visita della Cattedrale ed il centro città.
Parto presto da solo, dopo una buona colazione all’unico bar del paese, e percorro qualche Km di strada davvero solitaria, non un passante neanche al
paese successivo, non un auto, non un contadino nella campagna deserta. Fa fresco ma viaggio molto bene, incrocio dopo 13-14 Km la nazionale N601
(Villadolid-Leòn-Oviedo) e quì il traffico si fa notare.
La strada ha però un fondo molto curato, il vento non
infierisce perciò viaggio con buona media, in scioltezza.
Attraverso Marsilla de las Mulas dove non noto niente di
particolare (il sentiero sarà spesso parallelo alla carretera) e
giungo alla periferia di Leòn: è molto lunga e le familiari
frecce gialle mi aiutano a raggiungere il rifugio delle Suore
Benedettine, proprio nel centro della città vecchia a due
passi dalla Cattedrale . Sono solamente le 10.30 e poiché
dovrò aspettare le 11.00 per l’apertura del rifugio, mi
sistemo su una panchina della piazza e, fra una foto alla
cicogna che alloggia sul campanile ed un piccolo spuntino,
il tempo passa veloce.
L’ accoglienza è spicciola, anche se la registrazione è
minuziosa, e velocemente ottengo il mio posto letto,
sistemo la bici in fondo al grande cortile che serve da gioco
per i ragazzi che frequentano l’edificio (evidentemente
scuola materna o asilo), poi il solito bucato che lascio su
uno stendi-panni ancorato al pavimento ( per il vento ?) del
cortile ed ecco arrivare Paola e Daniele.
Ricostituito il gruppo usciamo per la visita alla città ma prima
ci concediamo un ottimo pranzo in un osteria poco
lontana: minestra-piatto di ceci (proprio ottimi), carne, vino,
al solito prezzo moderato di € 6,00.
Seduti al tavolo incrociamo prima Fausto poi don Roberto, hanno recuperato lo svantaggio su di noi, ma bisogna considerare che viaggiano scarichi,
avendo Franco l’onere del trasporto bagagli. Cercano di telefonare a Franco che sta disperatamente tentando di entrare con l’auto nella città vecchia per
avvicinarsi il più possibile al rifugio, hanno perso il contatto telefonico e cercano un posto dove sia presente il segnale: risolveranno presto il problema e
successivamente visiteremo tutti insieme la Cattedrale.
Don Roberto l’ aveva già vista e allora ci fa da cicerone mostrandoci la bellezza delle numerose vetrate: queste sono su tutti i lati della Cattedrale, sono
molto in alto, evidentemente restaurate da poco, ma di difficile lettura,ne ammiriamo l’insieme.
Al pomeriggio il tempo si sciupa e verso le 18.00 fa un
piovasco, penso alla mia biancheria stesa all’ aperto ma poi
al rientro troverò che una mano provvidenziale,
sicuramente una suora, ha spostato tutto al coperto ed i
panni sono fortunatamente asciutti.
A sera incontriamo anche Mina con l’ amica e decidiamo
per una cena insieme, ma non è facile trovare un posto per
tutti, ci contiamo: siamo in 8 + 1 uno spagnolo che si è
aggregato. Proviamo in due o tre posti ma purtroppo i
ristoranti normali aprono solo alle 21-21.30 e poiché le
Benedettine sono state categoriche: chiusura alle 21.30,
dobbiamo trovare un’altra soluzione.
Ci salva il bar/osteria del pranzo di mezzogiorno, è piccolo
ma i clienti che ora l’affollano se ne andranno per tempo
(mi viene il dubbio che l’ oste sia un po’ troppo sbrigativo
con loro), ma con savoir faire li sollecita a terminare la cena
e lasciare libero il tavolo: così ceniamo tutti insieme e per le
21.30 siamo puntualmente al rifugio.
Alle 21.45 comincia il rito della “compieta”: è l’ultima
preghiera della giornata e le suore ci invitano a prendervi
parte.
La Madre Superiora, così credo, ci intrattiene per un po', ci
fa un discorso di benvenuto e legge la preghiera del
pellegrino finché entrano in silenziosa fila le suore,
prendono posto nel coro dietro l’ altare ed il rito, che è fatto
di preghiere intervallate da canti in latino, ha inizio.
Sono suore vecchissime, mi danno l’impressione di una
profonda mestizia, mi fanno quasi pena. La cerimonia
termina e la silenziosa fila si allontana per il sospirato ma breve riposo.
Anche noi andiamo a letto, in camerata dormono già tutti, facciamo piano, lo stanzone è buio, mi spoglio alla meglio ed entro nel sacco a pelo.
Prima di isolarmi coi tappi ascolto il respiro della camerata: sospiri, diversi tipi di russare, brandine che cigolano perché qualcuno si gira, l’ aria è calda e
pesante, è l’aria di una umanità affaticata e stanca.
9°
Tappa (29Maggio 2002) LEÒN – RABANAL DEL CAMINO (Km 70,0 T = 4.10’)
Questa mattina la sveglia è stata più movimentata del solito,
i primi cominciano ad agitarsi già alle 5.00, poi un ‘ altra
ondata mezz’ ora dopo, quindi alle 6.00 quelli che hanno
sopportato si decidono per la levata generale. Mezzo
addormentato come sono, lì per lì resto confuso e convinto
che il mio orologio, che segna le 5.22, si sia fermato, ma
fuori fa buio quindi si tratta di qualcuno un pò più
mattiniero del solito.
Si fa la colazione, preparata dalle volontarie del convento, e
alle 7 si parte tutti insieme, io, Paola e Daniele; il cielo è
coperto, minaccia pioggia ma per fortuna manca il vento.
Usciti dalla città, la strada è lineare ed in lieve discesa
cosicché la media è piuttosto sostenuta: siamo ad Astorga,
dopo 47 Km in 2.15’.
La campagna, in un primo tratto è fertile e solcata da
numerosi canali, non per questo meno noiosa, ma in
lontananza si vedono i monti e quindi prima o poi
cambierà. Più avanti la pianura diventa un saliscendi di belle
colline spesso incolte, dopo si appiattisce in un tavolato a
pascolo per poi finire nella vallata dove giace Astorga.
La cittadina è gradevole, bella la cattedrale con accanto l’
estroso Palazzo Episcopale di Gaudì, ma le due architetture
per la verità fanno a pugni, vicine come si trovano.
Nella piazza antistante incontriamo un gruppo di ciclisti
Italiani con due pulmini al seguito, sono numerosi e ben
organizzati, uno di loro traina addirittura la carrozzella di un handicappato !
Facciamo colazione in un bar che si presenta bene, ma il servizio non sarà ottimo come altrove, anche i dolci (le mantecadas), specialità del luogo, non
sono da me apprezzati.
Ripartiamo col cielo che si rasserena, la stradina secondaria che inforchiamo è solitaria e piacevole, quindi il ritmo di vero godimento: sarà questa la parte
che più apprezzerò.
Incontriamo un simpatico paesino, Murias de Rechivaldo, molto caratteristico con la strada lastricata e le case tutte ristrutturate.
Più avanti un altro posto simpatico El Ganso, dove in un bar, dalla facciata stravagante, pranziamo con una focaccia farcita di carne, veramente ottima e
dove la giovane proprietaria, dopo averci decantato le virtù del suo Sidro, la cura nella preparazione ed il metodo in cui deve essere servito (facendo
cadere il liquido dall’alto), ce ne propina un litro che, contrariamente da me, sarà molto apprezzato da Daniele che se lo scola quasi per intero.
Arriviamo a Rabanal verso le 14.0 ed al rifugio Gaucelmo ci
dicono di aspettare fino alle 18.00 perché la precedenza è
riservata ai pellegrini a piedi, poco male, a 200mt c’è un
altro rifugio dove con 4,00€ (ma con l’ obbligo severissimo
di non entrare in camerata con le scarpe) troviamo agevole
sistemazione.
Poco distante c’ è un terzo rifugio, è quello municipale ed è
pressoché vuoto, di fronte accomodati su un lungo tavolo il
trio di Don Roberto sta pranzando, prima di affrontare la
salita all’Alto de Hierro,.
Per loro è necessario proseguire, il tempo a disposizione si
sta esaurendo e debbono essere a Santiago per il Sabato
successivo.
Ci uniamo per un caffè collettivo, poi li salutiamo
definitivamente: li troveremo l’ ultimo giorno a Santiago, la
Domenica seguente.
Alle 19.00 nella chiesa del luogo partecipiamo ad un rito di
preghiere dei monaci inglesi della Confraternita di S. James
del rifugio Gaucelmo, che intoneranno Canti Gregoriani
per più di 30 min. Seguirà una discreta cena: rigatoni-totani
fritti e patate –vino -flan: il tutto per 7,50€.
A letto alle 21.45: il sonno sarà spesso interrotto ma
sufficiente per l’impegno del giorno che seguirà.
10°
Tappa (30 Maggio 2002) RABANAL DEL CAMINO – VEGA DE VALCARCE (Km 72,2 T =4.02’)
La sveglia è come al solito alle 6.30, la colazione al bar del rifugio è buona, l’aria è fresca data l’ ora.
La strada, solitaria e ben pavimentata, comincia a salire lentamente ma uniformemente, la pedalata è perciò agile e tranquilla. Mi avvantaggio sui miei
amici ma non pedalo in solitudine perché il sentiero spesso si confonde con la strada e quindi molti sono i pellegrini che incontro, superandoli.
Attraverso il pueblo solitario di Forcebadon: nel MedioEvo fu un importante centro di accoglienza dei pellegrini, oggi è un paese abbandonato formato da
alcune catapecchie ricoperte di pezzi di lamiera, edificate lungo la via principale che non è altro ormai che un sentiero erboso, ma il posto mantiene il suo
fascino, situato com’ è in un ‘avvallamento del fianco della montagna.
Da da quì la salita si fa più impegnativa ed il pedalare più duro, ma sono quasi al culmine ed infatti, dietro una curva vedo spuntare il cumulo di pietre con
la Cruz de Hierro. E’ la prima meta della tappa, il fascino del luogo è palpabile: la stele è costituita da un lungo palo di legno con sopra una piccola croce
di ferro, eretta forse dall’ eremita Gaucelmo. Alla base della croce, col tempo, si è formata una montagnola di pietre portate dai pellegrini fin dai piedi della
montagna (anch’ io ho portato la mia….o meglio, il mio, dato che era un minuscolo sassolino !). Molti hanno lasciato messaggi scritti sui sassi, sul legno del
palo, su fogliettini, altri in ricordo, qualche oggetto personale.
Mi fermo per una sosta, aspetto l’arrivo degli amici, faccio molte foto al luogo ed al paesaggio ed insieme riprendiamo il cammino.
La strada scende ma si tratta di un’ insellatura perché poco più avanti comincerà a risalire di nuovo e duramente fino a raggiungere il punto più alto a
1517mt. Fra i due colli incontriamo il luogo forse più straordinario di tutto il Camino: Manjarin, dove c’ è un caratteristico rifugio di ispirazione templare.
Di fronte una strana e pittoresca insegna indica che mancano 222Km a Santiago, 2475 a Roma, 5000 a Jerusalem, 9453 a Macho Pichu…!!).
Il rifugio è davvero spartano, non c‘è la luce, è persino sprovvisto di acqua corrente ed è approvvigionato con acqua in bottiglie.
E’ costituito da un edificio principale dove regna il disordine più completo e arredato con alcuni sporchi giacigli, e da una specie di torre, non so se agibile,
costituita forse da un cassone di qualche autocarro ormai in disuso. Thòmas, il gestore, con la sua tunica con la croce templareè però gentile e si presta
volentieri per una foto ricordo, in cambio acquisto alcuni piccoli souvenirs .
La discesa si rivelerà molto lunga e soprattutto molto, molto ripida; occorre fare attenzione, ed è qui che ho l’unico problema meccanico di tutto il camino:
foro alla ruota posteriore, ma la sostituzione della camera d’ aria richiede solo alcuni minuti.
Più avanti incontriamo El Acebo: è un caratteristico pueblo di montagna, con case di pietra e legno e i tetti in ardesia: Ci fermiamo per una rapida
colazione a base di caffè con leche (buono !)
Al termine della lunga discesa attraversiamo Ponferrada col suo castello templare, che Paola e Daniele vanno a visitare mentre io sosto a guardia dei
cavalli..perdòn, delle bici, intrattenendomi con un simpatico spagnolo. E’ mezzogiorno, comincia a fare caldo e lo sarà sempre di più .
Dopo Villafranca del Bierzo, la valle si restringe e la strada si fa brutta: si è appena conclusa la costruzione della sovrastante autostrada e rimangono
imponenti discariche di detriti e profonde ferite alle colline. Anche il tracciato per i pellegrini che hanno scelto il sentiero basso, si confonderà spesso con la
strada: sarà il pezzo più fastidioso di tutto il percorso.
Alla Portela imbocchiamo una strada laterale, e tutto
cambia: siamo in una valletta verde, boscosa, ricca di acqua
. Seguiamo il fondovalle sino a Vega de Valcarce, dove
arriviamo verso le 15.00, stanchi e accaldati.
La meta è stata scelta perché si trova ai piedi della salita di O
Cebreiro che giudico opportuno affrontare di buon
mattino e non col caldo della sera.
Vega dispone di un albergo comunale, è piuttosto
modesto con modesti servizi (3, 00 €), non è molto affollato
e dispone di una semplice e spartana cucina (un fornello e
due pentole) sul balcone, all’aperto.
Sbrighiamo le solite incombenze del dopo tappa e poi
faccio un rapido giro per il piccolo paese dove le uniche
cose degne di nota sono un simpatico bar ed una capanna
col tetto di paglia. Mentre, più tardi riposo in branda
scrivendo
alcune
note
del
diario,
Daniele,
coraggiosamente, decide un giro in bici ai resti del castello
che vediamo di fronte a noi su una ripida altura.
Il paese dispone di un discreto supermarket e ciò ci
consente alcuni acquisti per la cena che decidiamo di farci
da soli: della pasta, dei fagioli e del tonno in scatola; non
sarà per niente eccezionale !
Comincia a farmi male la gola, divento rauco, la notte la
passo male. Mi alzo in cerca di un medicinale ma le uniche
pastiglie che trovo nella cassetta del pronto soccorso sono per la…diarrea. Il giorno dopo però starò bene di nuovo, forse si è trattato di una reazione del
corpo alla stanchezza ed all’ alimentazione.
11°
Tappa (31 Maggio 2002) VEGA DE VALCARCE – SARRIA (Km 62,0 T = 4.03’)
12°
Tappa (1° Giugno 2002) SARRIA – MELIDE (Km 65,0 T = 4.09’)
Si affronta subito la salita di O’Cebreiro, meno male col fresco del mattino, perché si presenta subito impegnativa. Il cielo è limpido, sono riposato, di buon
umore e procedo in solitudine. La salita è costante e, verso la metà, per un buon Km, diventa veramente dura . La pendenza quì non è inferiore al 15% e
devo dar fondo alla scorta di energia. Per fortuna il carico posteriore è contenuto ( sui 13Kg), quindi posso salire sui pedali e questo agevola notevolmente
l’ ascesa.
Dopo circa 12Km, che compio in 1 ora esatta, giungo a Pedrafita dove sosto in attesa degli amici che giungono una decina di minuti dopo; la strada (la N
VI) continuerebbe a dritto fino a Lugo, ma noi prendiamo la deviazione di sx per O’Cebreiro.
Credevo che la salita fosse finita ma i 4, 5Km che rimangono si riveleranno i più duri anche a causa del forte vento che imperversa sul nuovo versante,
quello Galiziano di Portomarin, che vedo giù in basso avvolto dalla nebbia (!),ma alla fine il colle è raggiunto e con esso la meta da tempo attesa:O’
Cebreiro.
O’cebreiro è un bellissimo paesino, riconvertito al turismo, suggestivo e ben tenuto; caratteristiche le Pallozas, le antiche case dei pastori, costruite con
pietra e paglia, meritano una sosta; la chiesa di Santa Maria la Real è piccola ma bella nella sua semplicità, su un piccolo tavolo, insieme a cartoline e fogli
illustrativi, il “sello” è a disposizione del pellegrino e ne approfitto: è il più bello di tutti perché disegna, stilizzato, l’intero il pueblo. Avevo letto che è
frequente trovare tempo brutto e nebbia, ma oggi è proprio bello
Su un lato del rifugio ci dovrebbe essere una WebCam, Paola e Daniele chiamano i conoscenti per un saluto in diretta ma il collegamento è problematico,
la telecamera forse è fissa e non riesce ad inquadrarci. Rimandiamo lo show a Santiago dove, di fronte e nei pressi della Cattedrale, ci sono altre WebCam.
Prima di partire ci concediamo un piccolo spuntino a base di “impanata “ (focaccia) e caffè, e poi via per la lunghissima e ripida discesa fino a Tricastela.
Prima della partenza, in Italia, avevo pensato di fare il ritorno per il percorso dell’ andata, ma dopo questa discesa e quella che dall’ Alto de Hierro porta a
Ponferrada, queste velleità spariscono sconsolatamente.
Per la verità la discesa non è completamente lineare, alcuni strappi in salita la interrompono, sono tutt’ altro che trascurabili: Alto de San Roque (1.270mt) e
soprattutto Alto del Pojo (1.313mt), su quest’ ultimo poi si erge alta l’ ennesima statua del Pellegrino, tanto alta da dominare la valle sottostante.
A Tricastela arriviamo per l’ ora di pranzo, sostiamo per un
breve spuntino col solito “bocadillo” e frutta e ripartiamo
verso Samos dove vorremmo visitare il grande Monastero
benedettino, uno dei più antichi della Spagna; ma vi
giungiamo che è ancora chiuso, ci spiace perché si tratta di
un complesso molto vasto e famoso.
La strada continua con altri tratti di faticose salite, sono brevi
ma rompono il ritmo e stancano le gambe, alla fine
arriviamo a Sarria, ma anche qui per raggiungere il rifugio
dobbiamo scalare una ripidissima strada cittadina…..uffa !
L’ Hospitaliera è scorbutica e scostante, ci informa che la
regola prevede che i ciclisti debbono restare in attesa fino
alle 18.00, la precedenza l’ hanno i pellegrini a piedi: è
giusto e sacrosanto, ma il modo in cui ci viene detto è
veramente poco gentile, anche noi in fondo un po’ di fatica
l’ abbiamo fatta !
La prospettiva non è delle migliori: i due rifugi più vicini
sembra adottino la stessa regola e Portomarin è a più di
30Km. Ma non tutto il male viene per nuocere: poco
distante (100mt) c'è un hostal (sarà la stessa hospitaliera ad
indicarcelo) con camere libere. Parlo con la proprietaria, mi
mostra le stanze, una con due letti matrimoniali, per i due
amici, una singola per me….tutto bene e il prezzo ?? … 6,00
€ a testa ( ! )…mi domando che senso ha discutere per un posto in rifugio dove si paga più o meno la stessa cifra !
Fa un caldo infernale, visitiamo la città che si rivela poco attraente (diciamo pure brutta, moderna ma brutta), ci ripariamo sotto un albero di un trasandato
giardino pubblico e poi facciamo ritorno all’hostal per un breve riposo.
Il caldo soffocante era la preparazione di un violento temporale che scoppia improvviso verso sera, così violento che non riusciamo ad uscire per la cena.
Avevamo individuato un ristorante che serviva Paella e Polpi e proprio lì ci rechiamo, una volta attenuatasi la pioggia. Ci bagnamo lo stesso, pazienza il
menù che ci aspetta è invitante ( polpi), ma, ahimè ...è il giorno di riposo ed il ristorante è chiuso. La soluzione infine sarà una rumorosa pizzeria, presto
piena di vocianti ragazzini che ci concederà una ben misera cena a conclusione di un pomeriggio da dimenticare.
Passo una buona nottata ed alle 7.00 siamo tutti in piedi e pronti per una tappa che
dovrebbe essere faticosa per i frequenti saliscendi, non le salite del giorno prima, ma
strappi duri ed impegnativi, ma la giornata è magnifica dopo il temporale della sera
e nulla ci spaventa..
Il paesaggio è bellissimo, verde, molto alberato ed il profumo di …letame ci
accompagnerà almeno fino a Portomarin che raggiungiamo alla fine dell’ ennesima
lunga discesa, dove dobbiamo vestirci per l’aria fredda. Portomarin occupa il
fondovalle, subito dopo il lago artificiale che attraversiamo su un lungo ponte dove
persiste ancora una fitta nebbia.
Il paesaggio non cambia molto: boschi di pini, querce, eucalipti, intervallati a campi
di mais e foraggio, prati con mucche e cavalli al pascolo. Paesi piccoli e piccolissimi,
con case in sasso e legno, spesso abbandonate. Di fronte a molte case si vedono gli
horreos, piccole costruzioni in muratura e legno sollevate un metro da terra con
due croci sul tetto a capanna, adibite alla conservazione del mais.
Pedaliamo senza soste, non vi sono richiami culturali o religiosi a distrarci, l’ unica
pausa ce la concediamo, verso mezzogiorno, nell’ improvvisato bar di un minuscolo
agglomerato di case che è Ventas de Naron.
Qui il simpatico barista a tempo perso, le stalle con le mucche sono a 20mt, ci offre
un sostanzioso piatto di salumi e formaggio che, annaffiato con dell’ ottima Cerveza,
si rivelerà un appetitoso spuntino.
Non vi sono altri paesi degni di nota se non Palas del Rei, perciò di buon ora, sono le
14.00, arriviamo a Melide
L’ albergue è grande, dispone perfino del rimessaggio per i cavalli, la cucina
grandissima è però sprovvista di tutto l’ occorrente per cucinare, di tre gruppi di
fuochi soltanto uno funziona parzialmente, non trovo un solo pentolino (mi riscaldo
l’ acqua per il thè in una teglia), c’ è la lavatrice ma solo l’ hospitaliere la può far
funzionare (va ancora a pesetas !), le docce non hanno la regolazione della
temperatura e questa è regolata al...calor bianco !!, impossibile starci sotto, bisogna
lavarsi a rate.
Il paese è grande, dispone di ogni servizio, c’è il supermercato e c’è anche una
Pulperia dove decidiamo di cenare: per la verità sembra il capannone di un
magazzino, tanti tavoli allineati, una minuscola cucina, in fondo una signora che
..stira ! ma le pietanze sono ottime, il Polpo ben cotto e saporito (alla maniera
gallega: bollito e passato al forno con olio e peperoncino), insomma, malgrado le
apparenze e l’insolito menù, la cena è gustosa e originale.
La notte è tranquilla, almeno per me che dispongo delle famose “Boule Quies”, ma
non per tutti a giudicare dai commenti del mattino: il tipo che sta sotto di me ha
russato incessantemente e rumorosamente tutta la notte, tant’è che il giovanotto della branda accanto ha deciso di dormire sul pavimento della cucina.
Prima della partenza incontro altri italiani, una coppia a piedi ed un ciclista con moglie al seguito…in macchina naturalmente !
13°
Tappa (2 Giugno 2002) MELIDE–SANTIAGO DE COMPOSTELA (Km 54,0 T = 3.20’)
La mattinata si presenta nebbiosa, lo sarà per tutto il tragitto fino a Santiago, la strada è un continuo saliscendi con strappi sempre più faticosi.
L’ ultima salita è ancora più lunga e dura, pensiamo che sia l’ ascesa al monte Gozo, tanto più che in cima c’è un bivio con direzione obbligatoria per i
pellegrini. Proprio quì troviamo il cippo stradale che indica “ Santiago “: siamo certi che manca poco al coronamento delle nostre fatiche ed euforici
facciamo le “storiche” foto accanto alla pietra miliare.
Ma non sarà così, la collina che ci troviamo a percorrere è così tortuosa e a saliscendi che in breve perdiamo l’ orientamento, non ci rimane perciò che
seguire bovinamente le frecce gialle sperando in bene.
Usciamo infine dalla vegetazione in prossimità della TV di Galizia, riferimento conosciuto, e poco più avanti raggiungiamo la località del Gozo vera e
propria .
Ci fermiamo per una foto al monumento eretto a ricordo del viaggio papale di qualche anno fa e poi, la discesa a fianco del complesso residenziale, ci
porta in breve alla periferia di Santiago, ancora solo qualche chilometro e poi saremo in centro .
Così è, intravediamo la città vecchia, una prima chiesa e poi tra una ressa incredibile di turisti e vacanzieri (è Domenica) giungiamo alla piazza della
Cattedrale ….ci siamo !
E’ enorme, la attraversiamo disordinatamente fermandoci infine proprio in mezzo, di fronte alla doppia scalinata della Cattedrale.
Per un attimo non sappiamo cosa dire e cosa fare, poi Paola risolve la questione…scoppiando in un pianto dirotto..liberatorio, io cerco di consolarla ma, lo
confesso, ho anch’ io un nodo alla gola. Dura un attimo, intensissimo, poi di nuovo padroni di noi stessi, scendiamo di bici,ci guardiamo intorno e ci
disponiamo per le foto che immortaleranno l’ impresa.
E’ mezzogiorno, la porte della Cattedrale sono chiuse perché si sta celebrando la Messa, peccato perché a concelebrarla c’ è anche don Roberto, ci
avrebbe fatto piacere parteciparvi.
La piazza è grande e affollata, siamo attorniati da sciami di turisti, nessun altro pellegrino, forse sono già arrivati e partecipano alla Messa; vengo assalito più
volte dallo stesso procacciatore di alloggi finché, incazzato, lo tratto in malo modo.
Daniele tenta anche qui il collegamento Internet: più riuscito del giorno di O’Cebreiro, ma sempre deludente; tenteremo domani dalla piazza della
Quintana.
La Messa è terminata, don Roberto ed i suoi intendono fare un salto a Finisterre, ci diamo appuntamento per la cena di addio.
Sbrighiamo le formalità dell’ arrivo: registrazione all’ Ufficio di Accoglienza . Mostriamo la Credenziale coi diversi “selli” che attestano la progressione del
Camino, testimoniamo la motivazione religiosa che ci ha animato ed otteniamo …la COMPOSTELA: il certificato ufficiale dell’ avvenuto pellegrinaggio.
E’ scritto in latino, compreso il nome del possessore: io mi chiamo Hedum !, in quel momento ci è parso veramente un attestato meritorio tanto che ci
preoccupiamo della sua conservazione per il viaggio di ritorno e lo arrotoliamo nell’ apposito tubo.
E’ l’ora di trovare da dormire, ci indirizzano al Seminario Menor, non molto distante dove è possibile restare anche due giorni, tariffa: 5, 00 € al dì.
Le camerate per i pellegrini sono al 3° piano, ci viene assegnato il posto in uno stanzone enorme dotato di armadietti ma con l’ avviso di tener di conto
delle proprie cose perché ci sono ladri in circolazione... ridicolo: gli armadietti non hanno nessun sistema di chiusura !
La sistemazione delle bici è ancora più problematica perché dobbiamo salire due scalinate, la prima dal piazzale all’ atrio interno, e poi da quì al piano
rialzato, per poi discendere un’ altra, lunghissima che ci riporta al livello del piazzale (la logica di tutto ciò mi sfugge dato che esiste una porta che dall’
esterno arriva al luogo di parcheggio delle bici !!).
La camerata è lurida e sporca, forse perché è domenica, i cestini traboccano di immondizia, il bagno della mia camerata è veramente indecente, mai ho
visto un simile luridume. Comunque sia ci si adatta e alla bell’e meglio si fa una doccia (calda) e ci sistemiamo.
Poi ritorniamo in centro, non abbiamo ancora pranzato e approfittiamo di una osteria lì vicina per uno spuntino, non buono da 12€, ma la cena sarà
ancora peggio.
Alle 19.30 tutti insieme, anche il trio di don Roberto è rientrato, assistiamo alla Messa solenne, concelebrata dal Vescovo: è lunghissima, durerà almeno un’
ora e mezza, ma è maestosa, con inni e canti in latino; mi riporta ai miei 10 anni quando facevo il chierichetto a Montefoscoli, sembrerà impossibile, ma
quei canti me li ricordo tutti, perché sono gli stessi, immutati da allora.
Segue la processione, accompagnata da botti assordanti, usciamo all’ aperto per vederla passare ma evidentemente non abbiamo azzeccato il percorso
perché l’ attesa è vana, decidiamo allora di andare a cena perché si è fatto tardi e dobbiamo essere di ritorno per le 23, ora di chiusura del Seminario
Mangio per 11€ un primo piatto di formaggio (!) ed un secondo di spaghetti (non male come progressione ), ma non c’ è stato verso di invertire l’
ordine delle portate e rientriamo.
(3
Giugno 2002) SANTIAGO DE COMPOSTELA (sosta)
Senza più la pressione della tappa, ci concediamo una sveglia ritardata, dormiamo fino alle 7.00, è un record.
Salutiamo ancora una volta, e questa sarà davvero l’ ultima, il gruppo di don Roberto che rientrano in auto, e ritorniamo in centro per la colazione e
soprattutto per organizzare il rientro.
E’ ormai del tutto tramontata l’ idea di un ritorno in bici per la costa Cantabrica, per due ragioni, il tempo si sta degradando e da notizie vengo a sapere
che la prima parte è piuttosto tormentata e la seconda (la zona Basca) è piuttosto animata e trafficata. D’ altronde sono sufficientemente stanco e poi il
rientro anticipato mi consentirà una visita a Lourdes ed una sosta a Cassis. L’ufficio viaggi è nello stesso edificio dove abbiamo ricevuto la Compostela,
apre alle 9.30 e noi siamo puntuali.
Scartate le soluzioni aereo e noleggio auto per il costo eccessivo (almeno 200€), il treno per la complicazione, ci viene prima offerto un rientro bus fino a
Bayonne (fantastico ! ) ma lo rifiutiamo, dopo una prima accettazione, per ragioni di tempo (la partenza è alle 11.30 della stessa mattinata), ed accettiamo
la soluzione classica: bus fino ad Irun con partenza alle 17.20; cosa che ci consente una mattinata da turisti.
Dopo una replica del collegamento Internet coi conoscenti dalla piazza della Quintana (questa volta anche io riesco a farmi vedere dagli ex colleghi di
lavoro della Diebold), facciamo una nuova visita alla Cattedrale, ma siamo disturbati da un gruppo turistico piuttosto numeroso e decidiamo di
completarla successivamente, segue quindi visita ai negozi con qualche acquisto di souvenir (due magliette, una piastrella coi simboli del Camino, delle
cartoline).
La nuova visita alla Cattedrale ci consente di vedere il Portico della Gloria: stupendo portale formato da tre archi e che ha nella colona centrale il centro di
maggior richiamo. La colonna è infatti sormontata dalla statua dell’ apostolo Giacomo, e presenta cinque solchi che da sempre sono stati usati per
appoggiarvi la mano come ringraziamento e richiesta di benedizione (rito che anche noi, più o meno devotamente, compiamo.
Percorrendo la navata di sinistra incontriamo la Capilla Mayor, posta dietro l’ altar maggiore, che conserva la statua di S. Giacomo. Ad essa si accede
salendo una scaletta a cui i pellegrini si recano per il rituale abbraccio in segno di ringraziamento dell’avvenuto pellegrinaggio. Dal lato opposto si scende
nella cripta dove, in un’ urna di argento, sono conservate le reliquie del santo.
Appesa alla cupola sovrastante l’ altar maggiore pende il Butafumeiro, gigantesco vaso pieno di incenso che viene fatto oscillare da un estremo all’ altro
della navata nei giorni delle solenni celebrazioni (a noi non sarà consentito assistervi).
Terminato il nostro giro turistico, facciamo un breve pranzo e quindi il ritorno all’ albergue (che avremmo dovuto lasciare alle 10.00 del mattino) per
preparare i bagagli e portarci poi, con due ore di anticipo, al terminal dei bus Alsa.
La partenza avviene puntuale alle 17.20 ma l’ autobus arriva solo pochi minuti prima e ciò ci obbliga a caricare le bici in fretta e furia, le une sopra le altre
nel bagagliaio capiente ma angusto: fa pena vederle così aggrovigliate, pensiamo agli scossoni del viaggio e temiamo rotture,e allora provvediamo a
proteggerle alla meno peggio con gli zaini, ma la partenza incalza e allora… che Dio le protegga !!
(3
Giugno notte-4 Giugno 2002) SANTIAGO-IRUN (rientro)
(4
Giugno 2002) LOURDES
Il viaggio, della durata complessiva di 13 ore, si snoda sulla costa, in parte su viabilità ordinaria, in parte su autostrada; è praticamente ininterrotto salvo
alcune soste di servizio di pochi minuti e di due soste di ristoro di 15 min ciascuna; la partenza alle 17.20, l’ arrivo alle 6.30 del mattino successivo.
L’ itinerario è il seguente: Santiago–La Coruña-Lugo-Costa (Ribadeo-Avilés)-Oviedo-Costa (Gijon)-Paesi Baschi (Santander-Bilbao-San Sebastian)-Irun. I
ricordi del viaggio sono più precisi nella prima parte: Santiago-La Coruña-Lugo-Gijon sia perché è ancora giorno sia perché la stanchezza è ancora
tollerabile; viceversa la parte centrale e finale, cioè la costa verso i Paesi Baschi ed i Paesi Baschi stessi, attraversati di notte, non ha lasciato nessuna traccia.
Della prima parte ricordo il bellissimo paesaggio, tortuoso e con molti saliscendi, ma molto verde fino a La Coruña, poi il tratto di autostrada per Lugo è
sotto la pioggia. Bellissimo il tratto da Lugo a Ribadeo, la strada sale fino ai 600 mt in un atmosfera montana, nebbia e salita, poi diviene stretta tra alte
pareti: è la Sierra de Meira che sfocia parallela alla foce del Rio Eo, un estuario molto ampio che termina in mare in corrispondenza di Ribadeo.
Ricordo anche la sosta ad Oviedo dove si sfiora un piccolo dramma personale: non era previsto il cambio di autobus e quando mi accordo che si deve
traslocare, lo facciamo in fretta e furia poiché le bici ed i bagagli sono di complicata manipolazione. Quando tutto è finito e siamo ormai sistemati sul
nuovo autobus e questi stà per partire mi accorgo di aver dimenticato il borsello, contenente sia il denaro sia tutti i i documenti … dramma!! Cerco di
bloccare la partenza, faccio un casino del diavolo perché l’ autista non mi ascolta, ma poi tutto si risolve per il meglio: l’ autista stesso, a cui evidentemente
è noto l’imbranamento notturno dei passeggeri, si è preoccupato di ispezionare i sedili e avendo trovato il mio borsello, per me prezioso, l’ ha caricato sul
nuovo autobus e quindi può restituirmelo.
Il resto è senza storia nel senso che nel dormiveglia e col buio della notte cerco solo di riposare e di far passare il meno faticosamente possibile il resto del
lungo viaggio.
Arrivo ad Irun, tutto sommato ancora in buone condizioni, consapevole che il peggio è passato…errore ! nascono altre complicazioni a causa delle bici.
Paola si ostina a non voler più pedalare e così, per passare da Irun a Hendaye, che poi è la stessa città attraversata dal confine, aspettiamo un’ ora intera il
treno proveniente da Madrid, per percorrere 2min di ferrovia e passare alla stazione francese.
Naturalmente perdiamo per una manciata di minuti la coincidenza col treno per Bayonne ed il successivo ci sarà solo al pomeriggio.
Valutiamo altre soluzioni alternative: due taxi a 60€ cadauno vengono ovviamente scartati, l’AVIS per la stessa ragione, non rimane che l’autobus di linea,
ma bisogna sperare che il bagagliaio sia vuoto e che l’ autista sia disposto ad aspettare per il tempo necessario al caricamento.
Non ci rimane altra scelta, ma poi tutto fila liscio e con 5,25 € e in 1.30 di strada raggiungiamo la stazione di Bayonne.
Per me i problemi sono finiti, l’ auto è regolarmente parcheggiata al 1° piano (piazzola 24) del parcheggio, per i due amici la storia invece continua perché
la loro auto li aspetta a St Jean ed il primo treno partirà solo alle 15.30…buona attesa.!
Ci lasciamo definitivamente . l’ avventura insieme è finita !!! …ci ritroveremo poi ad Ivrea ... davanti ad un piatto esotico (ristorante cinese) per lo scambio
delle fotografie.
Arrivo a Lourdes dopo aver percorso circa 100-130Km di autostrada e 20 di strada ordinaria, prendo una camera all’ Hotel “1°re Classe” e mi accingo ad
andare a visitare la città e la Basilica. Piove piuttosto forte e le previsioni sono pessime anche per l’ indomani….alleluia !!, vado lo stesso e, quando arrivo a
destinazione, ho il fondo dei calzoni bagnato e le scarpe fradice.
Visito la Basilica, c’è molta gente, qualcuno prega anche intensamente altri, come me, si limitano a guardarsi intorno. Sul piazzale, malgrado la pioggia
battente, numerosi pellegrini spingono carrozzelle di handicappati, è impressionante vedere quanta povera gente si aggrappa alla speranza del miracolo !
Al riparo di un locale adibito a museo scopro che attigua alla Basilica c’ è la Grotta dell’ apparizione (.. scusate l’ ignoranza!), ri-attraverso il grande piazzale
ormai diventato lago e compio anche questa doverosa visita: anche qui pellegrini raccolti in preghiera sostano devotamente.
Al ritorno, attraversando la strada dei negozi (vero e proprio mercato di santini e reliquie) mi viene l’ idea di un regalo a mia madre: una tanichetta di
acqua della Grotta, l’ idea è geniale ma bisogna attraversare di nuovo il piazzale … pardon il lago! ma cosa non si farebbe per la mamma !!
Alla fine dire che sono bagnato è una ovvietà, le scarpe si asciugheranno solo dopo qualche giorno !
Per completare l’ opera sbaglio pure strada e giungo in Hotel pure incazzato…degna fine di una vacanza davvero STRAORDINARIA !!!!!
Scarica

a santiago de compostela in bici il diario