(04-133) Articoli+Tac_Articoli Estivo 2010 20/02/10 20.42 Pagina 128
SPECIALE RAID
Raid | Ecuador | Perù | Bolivia | Cile
11 piloti, 11 moto, 6 persone al seguito,
e circa 5500 km da percorrere
Testo e foto
di Mauro Gioetto
ono le 8.30 del 5 LUGLIO sono a Livorno per caricare le moto nel Container, destinazione
Ecuador e più precisamente Guayaquil, ad uno
ad uno arrivano tutti gli altri, siamo 11 moto, e sappiamo che nel container ne entrano solo dieci, allora con un po’ di fantasia, e un po’ di esperienza ci inventiamo di mettere due moto in piedi, ben legate,
poi pian piano infiliamo tutte le altre e dopo 4 ore di
legare, mollare, tirare, chiudiamo, e mettiamo il sigillo al container che custodirà le motociclette per
un mese e le accompagnerà in Sud America per questa Transandina, con la speranza di ritrovare le moto come le abbiamo messe, molliamo 60 ¤ per moto allo spedizioniere e ci salutiamo dandoci appuntamento per il 2 agostoin aeroporto. In questo mese
di tempo ci sarà da contattare le guide Peruviane e
Boliviane non che gli addetti allo sdoganamento.sia
in Ecuador sia in Cile. Le due settimane che precedono la partenza sono tutte un taglia e cuci, mail che
vanno e vengono, contatti, telefonate.
S
2 AGO - ATLANTA-GUAYAQUIL
Ci troviamo in aeroporto, un primo salto fino ad Atlanta dove ci ricongiungiamo con il resto del gruppo
proveniente da Roma. La mattina successiva ci avviamo impazienti al controllo passaporti e di seguito
al controllo bagagli, notiamo che alcuni del gruppo
hanno la carta di imbarco senza posto assegnato, ma
non ci preoccupiamo, il tempo passa l’ora della partenza si avvicina, il personale della Delta Air va avanti e indietro, iniziano le operazioni di imbarco, quando è il nostro turno quelli che non hanno il posto assegnato vengono messi da parte in attesa, OVERBOOKING, metà del gruppo rimane a terra, poco male ci diamo appuntamento al giorno successivo, ma
a volte la sfortuna si accanisce e la Delta cancella tutti i voli per l’ Ecuador fino a data da definirsi, motivo
il vulcano Tungurahua ha iniziato ad eruttare cenere
e Delta non fa volare in questa condizione, qui a Gua128
yaquil stentiamo a crederci il cielo è terso e l’aria e
fresca, iniziano i contatti tra i due spezzoni del gruppo Transandina e Roma ma non se ne riesce a uscire. In tanto le moto sono ancora all’interno del porto
chiuse nel container, il nostro uomo addetto alle operazioni di sdoganamento se la prende con calma eccessiva, capiremo in seguito che per ritirare le moto
serve la presenza di tutti i proprietari
5 AGO - GUAYAQUIL
A mezzogiorno del 05/08 finalmente una notizia
quasi buona, Delta ha ripreso i collegamenti e ha fatto partire un volo straordinario ma ha caricato solo
i viaggiatori che bivaccavano davanti ai suoi uffici di
Atlanta e nessuno del gruppo era a conoscenza di
questa opportunità, comunque qualche cosa si sta
muovendo, in serata ci arriva una seconda buona notizia, Dario Filippo e Assunta sono stati imbarcati su
un volo che arriverà alle 3 della notte, l’arrivo ci porta la conferma che anche chi è ancora in America ha
però ottenuto le carte di imbarco per il giorno successivo
6 AGO - GUAYAQUIL
Il 06/08 alle 23.00 finalmente il gruppo si ricompatta. Puntuali il giorno successivo ci presentiamo dall’addetto di dogana per il ritiro dei mezzi ma ci sono
ancora lungaggini il gruppo è veramente e a ragione incazzato Francesco (il nostro uomo addetto alla
dogana) se ne rende conto e finalmente fa quello per
cui lo paghiamo, riesce a farci aprire il container, io
e Guido in meno di mezza ora lo svuotiamo, le moto
sono tutte a posto nessun danno, ma è mezzo giorno e vanno chiuse in un gabbione mentre gli addetti al porto e i doganieri vanno a pranzo, nel primo pomeriggio finalmente la dogana Ecuadoregna fa l’ispezione riceviamo il benestare e i documenti per
uscire dal porto Banana, la moto di Ugo non ne vuole sapere di partire, batteria K.O. cerchiamo i cavi ma
nulla la sera si avvicina e dopo un paio d’ore di follia
da ricerca riusciamo ad accenderla in fila indiana torniamo mesti ai nostri hotel e ci diamo appuntamento per la cena. A cena l’atmosfera è più rilassata e
facciamo i programmi per il giorno successivo abbiamo accumulato ben due giorni e mezzo di ritardo
rispetto il progetto originale.
08 AGO - HUAQUILLAS
frontiera Ecuador/Perù-PRIURA
Alle ore 5.45 carichiamo una quantità impressionante di bagagli sul pulmino di Hugo finalmente si
parte, una pioggerellina fastidiosa ci accompagna
per diversi km mentre percorriamo la Panamericana in direzione prima di El Trunfo e a seguire El Guabo poi in direzione della frontiera Ecuador / Perù che
si trova a Huaquillas dove arriviamo che è quasi mezzogiorno, La frontiera divide in due il paese, il numero di persone che va e che viene è impressionante, tutti carichi di ogni tipo di mercanzia, cercando di
non perdere tempo faccio timbrare i carnet per l’uscita e vado in “Perù” per i timbri d’ingresso, un addetto controlla con attenzione i carnet e poi per ogni
motociclista mi chiede copia del passaporto (prima
pagina e pagina col visto) copia del libretto di circolazione avanti e dietro, copia della patente di guida
avanti e dietro e per finire copia di un documento che
attesti la proprietà del veicolo, gli propongo anche la
copia degli esami del sangue e quella delle urine ma
rifiuta, con tutti t documenti in mano torno in “Ecuador” perdo un mucchio di tempo per fare le copie richieste, quando torno l’ufficiale addetto ai “timbri”
sta pranzando, per convincerlo a interrompere gli
metto nel primo carnet l’esuberante sommo di 5$, e
lo assisto mentre pone tutta la sua professionalità
nel timbrare e firmare, con i carnet in ordine torniamo in Ecuador per prendere le moto, e un altro granellino di sabbia si pone tra noi e il Perù, la fantomatica tassa d’uscita, dovuta, non dovuta, legale o
no che sia, ci rilasciano una ricevuta e in cambio ci
chiedono due dollari a moto, paghiamo anche questi basta che ci possiamo togliere dai piedi, abbiamo
ancora tanta strada da fare oggi prima di uscire dall’Ecuador un inviato del quotidiano locale “che evidentemente staziona al confine” ci intervista Anna-
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lisa rapida di lingua e con le idee ben chiare nel suo
Spagnolo fluente gli spara giù una fila di... che ci fa
apparire come una missione umanitaria alla scoperta di nuovi modelli di evoluzione da importare in
Europa, meno male che l’intervista non era filmata.
Riusciamo a ripartire, dobbiamo arrivare a Priura e
mancano ancora 300 Km, l’asfalto scorre rapido sotto le ruote 90/100 km/h e quando è ormai buio arriviamo a Priura, Dario rimane un pò indietro e per
cercarci con lo sguardo non si accorge di un basso
marciapiede posto in mezzo alla strada, e appoggia
la moto per fortuna senza conseguenze a terra, prima tacca sul serbatoio, le conteremo alla fine. Un
bell’albergo prenotato dall’efficiente Hugo e una
buona cena, poi tutti a nanna la giornata è stata dura, e l’appuntamento per domani è alle sei e mezza
pronti a muovere.
09 AGO
ROVINE DI CHAN CHAN-HUECA DEL SOL-CASMA
Il 09/08 siamo tutti a colazione nei tempi stabiliti,
obiettivo Casma a 600 km la giornata è bella ma fa
freddo, anche oggi la tappa non presenta particolarità se si escludono le rovine di Chan-Chan, all’uscita di Chiclayo Roberto si ferma un attimo, giusto il
tempo di togliersi il casco e tutto il gruppo che era
d’avanti sparisce, Enrico si accorge che Roberto
manca e torna a cercarlo, poi si lanciano all’inseguimento del gruppo che ignaro prosegue, quando ci riagganciano è ormai mezzo giorno, io devo cambiare
il filo della frizione rotto poco prima cosi ne approfittiamo per fare una sosta e mangiare qualche cosa. Dopo pranzo facciamo una visita veloce alla Hueca del Sol e reinforcate le moto prendiamo per Casma dove arriviamo a buio all’Hotel Las Poncianas
10 AGO HUARAZ-LAGUNA LLANGANUCO
Il 10/08 la tappa si presenta agevole, finalmente un
pò di sterrato, facile, ma sterrato, è anche la prima
occasione per vedere come vanno le moto in quota,
150 km con un passo a circa 4000 m a metà della salita la mia moto si ammutolisce, la pedivella di avviamento cade libera, è grave per non perdere tempo carichiamo l’agonizzante cavalcatura sul pulmino di Hugo e procediamo poco dopo troviamo Filippo che procede lentamente, va tutto bene ma proprio il suo Transalp di altezze non ne vuole sapere a
punto che verrà poi soprannominato Transpadania,
Quando arriviamo a Huaraz parte del gruppo va a
vedere la laguna LLANGANUCO parte si ferma a visitare la città e io con Filippo vado dal meccanico, la
sentenza è amara, rottura della catena di distribuzione e due valvole piegate e nessun ricambio disponibile, viaggio finito, non sia mai detto, passo le
consegne e con il motore sotto braccio accompagnato dal bravo Martino alle 22.00 prendiamo un
pullman per Lima dove arriveremo il mattino dopo
alle cinque, colazione e subito da un meccanico e appassionato motociclista poi ricerca affannosa di tutti i ricambi necessari, a sera il motore è chiuso, rimane solo da montarlo sulla moto che arriverà col
pulmino di Hugo a notte.
11 AGO HUARAZ-LIMA
11/08, da Huaraz a Lima è tutto uno stradone lungo
430 km anche oggi chi guida dei bicilindrici ha vita
comoda, la strada è spettacolare offre numerose occasioni per fotografare la Cordigliera Blanca, Hugo
invece a causa di un freno con troppo poco gioco ha
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il suo bel da fare deve avanzare lentamente, le moto arrivano a Lima alle 19.30 il tempo scorre rapido,
e nel traffico caotico di questa enorme città riusciamo a guadagnare l’hotel J Hostal Bombini.dopo oltre una ora, non abbiamo nulla da cambiarci e le nostre informazioni ci dicono che il pulmino arriverà la
mattina successiva (lo troveremo invece che ci
aspetta con i bagagli e lo scheletro della mia moto
al rientro dalla cena) decidiamo allora di uscire cosi come siamo vestiti in tuta e stivali da moto per la
cena e un assaggio della vita notturna di Lima
12 AGO PISCO
12/08 finalmente una mezza giornata libera per la
visita di Lima, io invece la passo dal meccanico a rimontare il motore sulla moto, prima di mezzo giorno abbiamo finito, due, tre quattro calci alla pedivella e magia, la moto si rianima torno scortato da Filippo e Hugo all’Hotel dove trovo gli altri che si stanno preparando, raccolgo in fretta le mie cose e alla
una partiamo per Pisco dove arriveremo dopo 240
km di noiosa Panamericana, alcune grandi dune
vengono tagliate dalla strada, da una parte allevamenti di pollame, dall’altra baracche che fungono da
improvvisati ristoranti soverchiate dalla sabbia che
sembra volersele mangiare, alle 17.30 arriviamo a
Pisco, la moto di Roberto fa una strana vibrazione,
prendiamo le camere all’hotel S.Jorge. prenotato
precedentemente da Hugo e l’efficiente Martino da
una occhiata alla moto, nulla di grave, la piastra
parasassi si è staccata in due punti, alle 8.30 ci ritroviamo per la cena e poi alla spicciolata tutti a letto, manco a dirlo domani la sveglia sarà alla improponibile ora delle cinque per la visita alle isole Ballestras, qualche protesta, qualche proposta, ma nulla da fare l’appuntamento è ormai fissato.
13 AGO PARACAS-ISOLE BALLESTRAS-ICA HUACACHINA -PALPA-NAZCA
Ore 5 del 13/08 con gli occhi ancora chiusi prendo la
moto e nel fresco della mattina arriviamo a Paracas
dove numerosi motoscafi veloci caricano turisti a nastro e partono per la visita alle isole una pioggerellina sottile cade senza neppure bagnarci, leoni marini, pinguini, cormorani, lontre e pellicani fanno bella mostra di se sulle rocce battute dal mare, l’occasione è ghiotta per dar fondo alla scheda di memoria della macchina fotografica, dopo circa due ore rientriamo piuttosto infreddoliti, subito ci infiliamo in
caffetteria per la meritata e abbondante colazione,
Dopo colazione in considerazione della giornata non
proprio soleggiata ci copriamo bene e partiamo alla
volta di ICA HUACACHINA, per fortuna le previsioni
meteorologiche di Hugo che davano “bel tempo costante” appena ci fossimo allontanati di alcuni Km
dall’oceano si rivelano esatte e ci costringono a una
bella sudata, arrivati a ICA …. le dune, Numerosi
QUOAD e DUNE BUGGY attendono i turisti, veniamo
subito agganciati da un fantomatico collaboratore di
V.M. “ci riconoscono ovunque, forse per il logo sul
pulmino” che ci propone un giro, il prezzo comunque è buono e decidiamo di accettare la proposta, in otto salgono e gli
altri decidono di andare in moto, la
direttrice del sito ci invita a non
seguire le macchine per una
questione di sicurezza, e ci
indica una zona dove poter girare liberamente,
Laguna Colorada
Foto: Cerpelloni
alcune dune belle alte, che meritano la nostra attenzione, io decido che il tempo del rodaggio per la
“Graziosa” soprannome dato alla mia Yamaha è finito e con Federico, Enrico, Guido, Claudio, Filippo,
voliamo per una buona mezza ora su e giù su questo Luna Park di sabbia, scambiandoci le moto, sotto gli occhi attenti di una guardia turistica che ci controlla da bordo del suo QUOAD, poi soddisfatti decidiamo di ricongiungerci agli altri che nel frattempo
sono tornati, abbiamo ancora un bel po’ di strada da
fare oggi, e ci conviene non perdere altro tempo,
Nazca è ancora lontana, dopo i primi 50 Km piuttosto noiosi imbocchiamo un bel tratto di montagna,
la strada è larga e ben tenuta, e il traffico è assente, tutti danno fondo alla manetta del gas, ma Enrico dall’alto della sua esperienza di corse gi insegna
come si fa una piega vera e con il suo Suzuki 400 arriva a Palpa dieci minuti prima ti tutti gli altri. Quando arriviamo a Palpa lo troviamo ad attenderci sotto il cartello di benvenuto della città, ci ricongiungiamo e andiamo a pranzo, mentre aspettiamo Emilio si mette a trafficare con il freno posteriore che
pochi Km prima a cessato di funzionare, prova a
spurgarlo ma con scarsi risultati, allora decidiamo
di rimandare la riparazione a sera, quando arriviamo nelle vicinanze di Nazca a lato della strada una
torre “che dalle informazioni avute doveva essere
piuttosto alta” ci permette di renderci conto di cosa
sono le famose figure, grandi cartelli invitano, pena
l’arresto, a non entrare nel parco ma poi due bei segni di pneumatici solcano la terra a lato di una figura millenaria dimostrando come a volte le persone
inconsapevolmente non
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si rendano conto dei danni che fanno, la visita è veloce, anche troppo veloce, e di volare il giorno dopo
non se ne parla, sono saltate tutte la prenotazioni a
causa del ritardo accumulato a Guayaquil, dobbiamo far buon viso a cattivo gioco e accontentarci,
prendiamo posto all’Hostal NIDO DEL CONDOR,
senza perdere tempo andiamo a vedere come veniva lavorata la creta dagli Inca, in una casupola bassa seduti su una panca attorno a un tavolo assistiamo alla produzione e al decoro di un vaso poi come
in autogrill giro obbligato per guadagnare l’uscita,
all’appello mancano Massimo, Luisa, Dario, Claudio
e Ugo, dopo un po’ arrivano sconfitti dalla trattativa
per l’acquisto di alcuni oggetti, il titolare irremovibile è riuscito a ottenere la cifra che chiedeva, ormai è
tardi per andare a visitare la grande cisterna, decidiamo di andare in “città” per l’aperitivo e poi ognuno per se fino all’ora di cena, la città è carina e piena di vita, è palpabile il benessere portato dai turisti
che numerosissimi si fermano in queste zone, come
numerosi sono i negozi che si affacciano sulle vie
principali e non, ma appena fuori dalla zona centrale riscopriamo il Perù delle case basse e fatiscenti,
dopo un bel po’ di girovagare senza meta ci ritroviamo al ristorante top del luogo, Angela, Emilio e
Martino mancano, sono in albergo a sistemare quel
freno che proprio non vuole fare giudizio, facciamo
le ordinazioni, l’attesa è lunga a sufficienza da permettere agli assenti di finire il lavoro, lavarsi e venire a cena.
14 AGO NAZCA-PUQUIO-ABRA
HUASHUACCASA-ABANCAY
14/08 Un altro giorno si affaccia sonnolento, la partenza è fissata per le otto, ma gia alle 6.30 il rumore dei Pipers che decollano dalla pista dall’altra parte della strada ci ha svegliati, prendiamo la colazione al ristorante dell’albergo dove un cameriere indolente come non mai distribuisce the e latte, oggi
ci aspetta una bella tappa di 450 Km e un passo a
4350 m la strada inizia subito a salire ampia e con
tante curve sarebbe il massimo per un motociclista
se l’altitudine non riducesse della metà i CV a disposizione, le moto che più soffrono sono i due Transalp, in particolare quello di Filippo che proprio non
vuole saperne di esprimere un po’ di potenza, in cima al primo passo sosta per aspettare il pulmino che
sale arrancando e lasciandosi dietro una nuvola di
fumo nero quattro foto allo Scuolabus e poi ci buttiamo in discesa, io vado un pò avanti e quando entro in Puquio volo subito dal fornaio a prendere il pane, Claudio, Donatella e Guido che per l’occasione
ha portato lo zainetto alias Annalisa tutta la mattinata si fermano a prendere formaggio e dolce, poi
sdraiati su un prato consumiamo con tutto il gruppo
Foto: Cerpelloni
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un pasto frugale, la strada è piacevole sale e scende ampia e con un bel fondo mantenendosi pero
sempre in quota senza rendercene conto arriviamo
al punto più alto della giornata,Abra Huashuaccasa
a 4350 metri, facciamo una sosta di una buona mezza ora per fare foto, i bambini ci accerchiano come
gli indiani con i cow boys, e ti toccano, ti tirano, cercano in ogni modo di attrarre l’attenzione, gli adulti
invece dal lato strada ci guardano un po’ indolenti,
veniamo salvati da questo assalto silenzioso da Roberto che decide di iniziare a distribuire caramelle a
destra e a manca, in un attimo diventa il centro dell’attenzione e lo rimarrà fino a caramelle finite, il
tempo pero corre inesorabile, dobbiamo muoverci
mancano ancora circa 200 Km a Abancay, prendiamo le moto e iniziamo a scendere, io non riesco, forse per l’altitudine, a tenere gli occhi aperti, scambierei volentieri tutte le scorte di caramelle di Roberto per un materassino gonfio dove poter dormire un po’ poi alla terza curva fatta ma non vista decido che è meglio fermarmi, mi metto a lato strada
mi appoggio a un cartello stradale e mi risveglio dopo mezza ora sono ormai passati tutti da un bel pò,
devo recuperare, mi butto in discesa e fresco come
una rosa mi diverto da pazzi a dargli di manetta, arrivo in fondo alla valle e riaggancio Dario e Federico
che à rimasto senza benzina poco più avanti sono
tutti fermi a una stazione di servizio, facciamo i pieni tutti meno Emilio che per la sua moto vuole mettere solo benzina a 95 ottani, prendiamo una bibita
in un locale sulla strada e ripartiamo alla spicciolata, appuntamento all’ingresso di Abancay, La strada
percorre il fondovalle costeggiando il fiume Apurimac, in un paesaggio tipicamente alpino in alto le
montagne innevate ci guardano passare, scorriamo
veloci senza altre soste, il sole sta scendendo e non
possiamo perdere tempo, arriviamo all’appuntamento con gli ultimi bagliori della giornata, Intanto
Annalisa ha prenotato un Hotel, che si rivela al di sopra delle aspettative anche se il costo è veramente
modesto, 12 dollari a notte, prendiamo le camere e
ci diamo appuntamento per la cena, questa sera abbiamo optato per una famosa pizza Peruviana, la pizzeria è proprio davanti all’albergo, arriviamo come
gli unni, prendiamo posto e iniziamo a ordinare, ci
ritroveremo con una ordinazione di 17 pizze famiglia
circa 70 porzioni di pizza, piccole porzioni ma 70,
manco a dirlo dopo la prima infornata siamo gia satolli, per fortuna i saggi Gestori non avevano ancora
preparato tutto e riusciamo cosi a cancellare circa
meta del comandato, finita la cena parte del gruppo
rientra in albergo e parte va alla ricerca di un improbabile locale dove bersi un buon Pisco ma dopo
una buona mezza ora di girovagare in una città vuota decide di raggiungere gli altri in hotel.
SPECIALE RAID
15 AGO ABANCAY-CUZCO
La mattina del 15/08 ci vede rilassati dobbiamo arrivare a Cuzco l’antica capitale degli Inca, sono solo
200 Km e ce li beviamo in un soffio, a mezzo giorno
siamo gia all’Hotel ROYAL INTI prenotatoci dall’efficiente Hugo, il pomeriggio è libero per tutti, meno
che per il sottoscritto, ci stiamo avvicinando alla Bolivia e non sono ancora riuscito ne a confermare i biglietti ne a parlare con il corrispondente Boliviano
alla Paz, mi reco accompagnato da Hugo a un telefono pubblico, e dopo numerosi tentativi riusciamo
ad agganciare la Delta Air per le riconferme dei biglietti, spuntiamo tutti i nomi e all’appello manca
Pirrone Ugo, ci dicono che a loro risulta non essere
mai partito da Atlanta (alla faccia dell’efficienza
Americana) mi comunicano che solo dall’Italia si può
risolvere il problema, contatto V.M. e li metto al corrente dell’accaduto, il problema si risolverà qualche
giorno dopo utilizzando il numero di prenotazione riportato sul biglietto, intanto dei Boliviani ancora
nessuna notizia, il resto del pomeriggio se ne va passeggiando per Cuzco che è veramente una città
splendida piena di gente, il vero fiore all’occhiello del
Perù, Ma la vera anima di Cuzco si risveglia quando
cala il sole, mille ristoranti si aprono sulle vie principali, ne scegliamo uno sulla guida e ci andiamo, il
posto è anche troppo raffinato per dei “ROZZI MOTOCICLISTI” ci sediamo, facciamo un pò di casino
con le prenotazioni, e ci arriva di tutto, Federico ordina il più prelibato piatto tipico della zona (a detta
della cameriera) e si ritrova a mangiare una specie
di topolone arrostito servito intero con tanto di zampette e testa, l’imperssione è che voglia scappare dal
piatto, comunque la cena si consuma tra risate e
sfottò poi tutti al Pub a sentire un pò di musica dal
vivo e bere Pisco e Margharita.
16 AGO CUZCO-PISAC-OLLANTAYTAMBO
AGUA CALIENTES
Finalmente la mattina del 16/08 prima di partire per
Agua Caliente ricevo la telefonata del contatto Boliviano, sono un po’ più tranquillo perchè mi confermano tutto quello che avevo chiesto, intanto gli accordi per la visita al Macchupicchu sono stati gia presi la sera precedente 165 Dollari per la notte, il treno, l’entrata, e il pulmino da e per Agua Caliente, io
e Guido decidiamo di andare in moto mentre tutti gli
altri preferiscono il caldo pulmino di Hugo, Maria la
nostra guida ci tocca un pò i tempi, la giornata si presenta carica di siti da visitare, iniziamo o per meglio
dire dovremmo iniziare con la fortezza di Sachsayhuaman ma per una incompressione con Maria gli
giriamo solo attorno e dalla strada facciamo due foto, le proteste si fanno subito sentire, meno male che
alcuni sono venuti ieri a visitarla, cerchiamo di chiarirci con la guida sulle nostre richieste, ma probabilmente non siamo sufficientemente chiari, in fatti
dopo 5 minuti siamo fermi a visitare un villaggio assolutamente ricostruito a uso turistico, ancora proteste, riparlo con Maria e concordiamo che la prossima fermata sarà Pisac, Per entrare in Pisac paghiamo un biglietto che varrà anche per tutte le altre visite della giornata escluso il Macchupicchu, Pisac è un sito interessante con i suoi 5 quartieri, e cosi passeggiando se ne va la mattinata, per pranzo
scendiamo al paese nuovo di Pisac dove mangiamo
e visitiamo alla spicciolata il coloratissimo mercato,
dopo pranzo io e Guido partiamo alla volta di Ollantaytambo dove in attesa del gruppo ci beviamo una
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“birretta”, quando gli altri arrivano portiamo le moto in un fantomatico parcheggio “nullaltro che un
prato recintato” e tutti insieme visitiamo il sito archeologico di Ollantaytambo in attesa delle 20.10 ora
di partenza del Treno che ci porterà a Agua Caliente, all’ora stabilita salutiamo Hugo e saliamo in
carrozza, il treno parte e pigramente
avanza nel buio gli addetti alla manutenzione ne approfittano per muoversi da una stazione all’altra salendo e scendendo senza che il treno si fermi, dopo
più di una ora di
viaggio arriviamo a
destinazione dove veniamo contattati dalla guida che ci seguirà domani. Poi ci incamminiamo fino all’albergo Hotel Mosoc Intidove
prendiamo le camere gia prenotate e pagate, dopo
dieci minuti ci ritroviamo per la cena.
17 AGO MACCHUPICCHU-AGUAS CALIENTES
OLLANTAYTAMBO-URUBAMBA-CUZCO
Il 17/08 alle 4.00 la sveglia urla già che e ora di alzarci, la colazione è gia pronta sui tavoli, con le facce ancora stropicciate ci mettiamo in fila ad aspettare il pulman la coda è gia lunghissima, ma i mezzi si susseguono rapidi e dopo venti minuti siamo gia
in viaggio, mi aspettavo una stadina stretta e malconcia con i pulman che arrancavano per le salite,
mi ritrovo invece su una specie di autostrada sterrata larga dieci metri che in un attimo ci porta all’ingresso del Macchupicchu. Il sito è fantastico, perfettamente conservato, curato, e con una miriade di
guardiani che ti impediscono qualunque cosa, anche
sedersi sui prati, figuratevi quando uno di questi osservatori si accorge che Filippo sta fumando seduto
per terra e appoggiato alle antiche mura, minaccioso gli si avvicina, Filippo se ne rende conto e veloce
spegne la sigaretta nel prato, manco glie l’avesse
spenta in mano, lo minaccia di farlo uscire dal sito
insieme a tutto il gruppo, Fil promette di non farlo
più e il tipo si allontana, anche perché nel frattempo ha notato che a 100 metri di distanza un turista
passeggia in una area vietata (povero ignaro turista),
La visita continua, io stordito dal sole, e dal sonno
decido che è ora di rientrare e prendo per Aguas Caliente, dopo due ore di cammino in discesa nel bosco arrivo all’albergo, prendo asciugamano, ciabatte, e costume e vado alle terme, l’acqua è appunto
CALIENTE mi immergo e mi addormento per circa
una ora, quando mi risveglio Roberto, Silvia, Ugo, Federico e Guido stanno arrivando, ci tratteniamo fino
all’imbrunire, quando obbligati dall’assalto di nugoli di meschini decidiamo di andarcene, All’ora stabilita ci ricongiungiamo con gli altri per prendere in
treno del ritorno presentiamo i passaporti e ……. La
Doni non trova più il suo, insieme a Claudio ritorna
nei posti dove sono stati, intanto si avvicina l’ora della partenza, io parlo col capotreno per vedere di ritardare la partenza ma nulla da fare, ottengo però
che la Doni possa salire sul treno senza documenti,
mentre stanno chiudendo le porte Claudio e la Doni
arrivano di gran carriera e riescono a salire, ma del
passaporto nessuna traccia, il viaggio di ritorno verso Ollantaytambo è tutto un pensare sul da farsi, ri-
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tornare a Lima, proseguire con la moto sul pulman,
andare in ambasciata, ecc. arrivati a Ollantaytambo
mettiamo al corrente Hugo che ci dice di averlo trovato lui tra i sedili del pulman, “BRAVO HUGO” ma
le sorprese non sono ancora finite, riprese le moto
Foto: Cerpelloni
in un
buio assoluto e un
freddo pungente e arrivati a Urubamba la mia moto si spegne senza motivo, mentre
gli altri vanno a cena io e Guido cerchiamo di farci
un’idea del da farsi smontiamo sella e serbatoio e
iniziamo a lavorarci ma senza successo, Martino
gran conoscitore della zona va a chiamare un meccanico, che in breve arriva, controlla che ci sia corrente, e che ci sia benzina, tutte cose gia fatte da noi,
ma evidentemente lui è più bravo, il risultato è che
dopo due pedalate la moto parte, rimontiamo tutto e
con Hugo andiamo a mangiare un pollo il vicino, un
locale modesto, 10 tavolini, un forno a legna, una tenda che divide la cucina dal salone, mentre stiamo rilassandoci uno scoppio, un sibilo e tutti i clienti che
corrono verso l’uscita e noi senza sapere il perché
via con le ali hai piedi, poi all’aperto tutti fermi ad
aspettare, morale a pochi metri dal forno acceso un
tubo della bombola a GPL si è staccato dal portagomma e ha sparso tutto il gas nel locale, roba da
non poterla raccontare, ormai non ho più appetito,
con Guido decidiamo di rientrare senza aspettare gli
altri, ci vestiamo e affrontiamo questi 70 Km che ci
separano da Cuzco, viaggiamo nella notte Peruviana a 4000 metri di altezza in pieno inverno e con i
guantini estivi, fa un freddo pazzesco che mi fa rimpiangere il pulmino al seguito, arrivati a Cuzco riesco a stento a scendere dalla moto, le ginocchia gelate non ne vogliono sapere di ubbidirmi, e solo due
the caldi (due a testa) correttissimi Pisco riescono a
riportarci a una temperatura accettabile poi finalmente il letto a cullarmi fino al mattino.
18 AGO CUZCO-PASSO ABRA LA RAYA-PUNO
LAGO TITICACA-SILLUSTANI-PUNO
18/08/2009 Ormai abbiamo recuperato le giornate
perse a Guayaquil oggi la tappa anche se lunga (circa 380Km) non dovrebbe creare problemi, dobbiamo
arrivare a Puno dopo il passo Abra la Raya a 4400 m
la strada si srotola pigra su un altipiano circondata
dalla Cordillera De Caya Baya, e ci conduce senza affanni fin sulle rive del lago Titicaca una deviazione a
Destra ci indica il sito archeologico pre Inca di Sillustani che andiamo a visitare, alcune torri cilindriche
che fungevano da tombe e un pò di sassi su una montagnola sono quanto rimane di questo luogo, ma la
vista sul lago sottostante à aprezzabile, riprese le
moto diamo l’ultimo strattone fino a Puno, dove ar-
riviamo con la luce calante della giornata, mettiamo
le moto al chiuso nel giadino dell’Hotel AYLLU e prenotiamo il ristorante per la sera, prima di cena io accompagnato da Hugo cerco ancora di contattare la
Delta per la conferma di Ugo ma nulla da fare, mi ripropongo di ritentarci domani mattina
19 AGO VISITA ALLE
ISOLE GALLEGGIANTI-LA PAZ
L’appuntamento
è alle 8.00 con la
colazione gia fatta, dobbiamo andare a visitare le isole galleggianti, Hugo ci accompagna con il pulmino fino all’imbarcadero, siccome siamo in 17 ci
assegnano una imbarcazione tutta per noi,
mezz’ora di navigazione a una velocità da crisi di
nervi “a nuoto saremmo arrivati prima coccodrilli
permettendo” arriviamo a destino, una serie di piattaforme in canne a cui settimanalmente vengono aggiunte altre canne in sostituzione di quelle che marciscono e numerose capanne attendono i turisti, le
donne vestite con colori sgargianti dal bordo di queste isole si fanno notare con la speranza che si scelga il loro microcosmo per la visita d'altronde il turismo è ormai l’unico mezzo di sostentamento di queste popolazioni, appena approdati ci fanno sedere in
cerchio e gli uomini ci mostrano come si manutenzionano e come si deve vivere su questa sorta di nave senza motore, ma la vera particolarità di questo
mondo e la sensazione che si ha quando cammini,
sembra di camminare nella gommapiuma e l’odore
d’erba che scaturisce dalle canne umide pervade
ogni angolo, finita la spiegazione ci fanno fare un giro con le loro barche fatte con due grossi fasci di canne legati assieme, con le punte rialzate, come si vedono nei documentari, sembra un pò di tornare molto indietro negli anni. Poi, sempre molto lentamente torniamo sulla terraferma, prima di inforcare la
moto faccio ancora un tentativo con Delta, e questa
volta riesco a avere la notizia che Ugo è stato confermato. Dobbiamo muovere, oggi abbiamo da passare il confine tra Perù e Bolivia, la strada costeggia
il lago quasi fino al confine, salutiamo i bravi e efficienti Hugo e Martino, in mano a Martino faccio scivolare una busta con un ringraziamento aggiuntivo
per Hugo no in quanto titolare si offenderebbe e con
una lacrimuccia di Annalisa passiamo il confine. La
frontiera assomiglia a quella tra Equador e Perù ma
se possibile vi è ancora più confusione, mille carretti spinti a mano trasportano i bagagli da una nazione all’altra, in fatti i mezzi Peruviani non possono entrare in Bolivia e viceversa, dobbiamo caricarne otto per trasportare tutto e come sempre alla fine di
queste operazione la discussione è garantita, il prezzo pattuito non considera per esempio il “sovraccarico” oppure “l’usura delle gomme” o altre volte “la
fermata per raccogliere i bagagli caduti” ma con un
po’ di pazienza e pochi dollari tutto si appiana, gli autisti Boliviani ci stanno gia aspettando, le donne del
gruppo si fermano con i pulmini mentre noi andiamo con le moto a far timbrare i carnet, quando torniamo non ci sono più ne i pulmini ne le donne, iniziano i contatti tra i due gruppi fino al ricongiungimento, sapremo poi che gli autisti per rientrare pri131
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Raid | Ecuador | Perù | Bolivia | Cile
Foto: Cerpelloni
ma
a La Paz
avevano detto che le
moto erano gia partite per la capitale, e che dopo 30
Km a un posto di controllo della Guardia Civile Annalisa aveva chiesto se ci avevano visti passare e alla
risposta negativa della polizia con il carattere deciso
che si ritrova era riuscita a “CONVINCERE” i furbetti
a ritornare alla frontiera. Ricongiunti i due tronconi
del gruppo partiamo per La Paz dove arriviamo a buio,
nell’Hotel Sagarnaga solita procedura di distribuzione delle camere e poi a cena li vicino, dopo cena chi
va al pub chi come me a letto domani la sveglia è fissata alle 4.30.
20 AGO LA PAZ
20/08 sveglia e colazione che è ancora buio, la giornata à libera ma io Guido e Federico abbiamo un appuntamento con la guida dell’Xtreme Bike dobbiamo
fare la strada della morte con le biciclette, puntuali
alle 5,00 ci vengono a prendere con il pulmino, le bici sono gia sul tetto, subito partiamo col mini bus saliamo fino a 5100 m scarichiamo le bici ci vestiamo
per bene e poi dopo aver ascoltato la nostre guida in
merito alla pericolosità di questo tratto di strada e
alle elementari misure di sicurezza da osservare, ci
buttiamo in questa discesa che in 60 Km ci porterà
dai 4700 m a 1100 m di altitudine, il freddo tende a
congelarti le mani e l’aria gelida fischia nelle orecchie mentre percorriamo lo sterrato tutte curve e
tornanti. La strada ora viene utilizzata quasi esclusivamente in discesa con la bici ma fino a non molti
anni fa file di camion e autobus stracarichi salivano
e scendevano su questo budello largo in certi punti
solo 3.5 m, e mai più di 5.5 da una parte la viva roccia verticale che ti sovrasta dandoti l’impressione di
schiacciarti, dall’altra lo strapiombo profondo fino a
1000 m che sembra volerti risucchiare, quando si incontravano due mezzi era sempre una Roulet Russa, il mezzo che percorreva la strada in discesa doveva tenere la sinistra in modo che il conducente potesse vedere dove finiva la strada e dove iniziava il
burrone. Ci mettiamo ben 4 ore tra discesa e soste
per foto a percorrere il tratto ancora libero alla circolazione, comunque il paesaggio è veramente imponente e varrebbe la pena dopo averlo fatto in discesa con le bici a ripercorrerlo in salita con le moto, arrivati a fondovalle ricarichiamo le bici sul pulmino e riprendiamo la strada del ritorno, ci mettiamo ben tre ore abbondanti a fare tutta la strada nuova e ritornare in albergo. Una volta rientrati a La Paz
decidiamo di impiegare il resto della giornata alla vi132
sita di questa capitale che personalmente trovo più interessante di Lima, non dal punto
di vista monumentale, ma
dall’ottica della popolazione, tutte le strade sono un
fervore di bancarelle, commerci, scambi, che ti fanno
sentire inserito nell’ambiente urbano, alle 20,30 ci
ritroviamo con gli altri per la
cena, Claudio da buon ristoratore quale è decide di dare una
mano alla cameriera del ristorante che forse per l’indole sudamericana se la prendeva piuttosto comoda, e fa le
ordinazioni per tutti poi non contento va in cucina a
gestire il personale, insomma fa un tale casino che
penso si ricorderanno di noi negli anni a venire.
21 AGO LA PAZ-ORURO-CHALLAPATA
21/08 Ci aspettano 370 Km di asfalto, passando da
Oruro e proseguendo poi per Challapata dobbiamo
cercare di arrivare presto perché dobbiamo prepararci per il giorno successivo, la strada per fortuna
ci da una mano e riusciamo a viaggiare veloci, unica
difficoltà è la benzina, Filippo con la TRANSPADANIA rimane fermo all’asciutto, per fortuna io con la
GRAZIOSA ho un serbatoio da 24 litri cosi utilizzando una bottiglia trovata per strada gli passo un po’
di benzina, quando arriviamo a Challapata andiamo
alla pompa per i pieni, ma ci dicono che la benzina
arriverà più tardi, aspettiamo con serbatoi e taniche
gia pronte, quando la cisterna arriva riusciamo a riempire tutto il riempibile, ci servirà per attraversare i Salares. A Challapata ci sono solo due alberghi,
non proprio cinque stelle ma forse non ci rendiamo
conto di dove siamo e qualcuno mugugna per la sistemazione, ma di alternative…. solo il cielo nero
della notte, Dario invece ci si trova proprio a suo agio
e si presenta .in mutande nella “HALL” per la doccia
tra le risate di tutti, meno male che occupiamo noi
tutte le camere. Questa sera anche la cena fa il pari con la camera, pollo arrosto e patate per tutti,
quello che invece non manca è la birra, e noi non ci
tiriamo indietro, alla fine paghiamo molto più di birra che di pollo, mentre mangiamo da fuori sentiamo
la fanfara, le bande di tutti i paesi vicini accompagnate dagli studenti vanno su e giù per il corso principale sterrato, alzando un polverone notevole, assistiamo divertiti a tutta questa confusione, poi decidiamo di andare a ballare in “DISCOTECA”, rientrando in albergo vengo agganciato dalle guide che
ci accompagneranno domani, ultimi accordi poi a
letto.
22 AGO CHALLAPATA-GARCI MENDOZA
SALARES DE UYUNI
Devo dire a malincuore che questa è stata la giornata della follia, in ogni viaggio ce ne vuole almeno
una, riusciamo a partire da Challapata che sono le
undici, dobbiamo arrivare all’Hotel di sale, siamo in
ritardo mostruoso, prima uno sterratone veloce poi
qualche sabbione e tole ondulée. Prima di Tambo
foriamo due anteriori contemporaneamente, forse
le gomme erano un pò troppo sgonfie e con i sassi
si sono pizzicate le camere, mentre le ripariamo ne
approfittiamo per recuperare un pò di tempo e mangiamo, poi proseguiamo su una pista dura, incrocia-
SPECIALE RAID
mo due solitari con Africa Twin che ci dicono che la
pista peggiora ancora, e cosi è, arriviamo a Garci
Mendoza (SALINAS) alle 4,00 facciamo i conti e vediamo che abbiamo abbastanza tempo e luce per arrivare all’HOTEL DI SALE, le due Toyota di appoggio
prendono piste diverse, quella che ci segue viaggia
a rilento, e così ci ritroviamo ormai a buio ad aspettarci in mezzo al Salares de Uyuni, la nostra guida ci
dice in maniera sconsolata che non è possibile procedere, di notte la temperatura scende anche a meno 20° ci fa dunque tornare indietro in un pueblo che
conosce, “CI CREDO CI ABITA SUO FRATELLO” ma
mancano all’appello tre moto e due vetture, Ci sistemiamo alla meglio in una scuola e io, la guida, e
suo fratello partiamo alla ricerca dei dispersi, non
sto a farla lunga, li ritroviamo all’HOTEL DI SALE alle tre del mattino. Rileggendo le relazioni degli anni
precedenti noto che in un certo senso la cosa si ripropone ciclicamente, mi rodo il fegato per esserci
cascato anche io, ma ormai e fatta
23 AGO SALARES-UYUNI-VILLA MARES
Di buon ora torno alla scuola a recuperare gli altri,
il freddo della mattina sui Salares è veramente notevole, forse più che notevole e mi ritrovo a rimpiangere il caldo afoso di Agosto in città, però il Salares
con la luce bianchissima che si riflette sullo spesso
strato di sale è uno spettacolo, sono solo 140 Km ma
intensi e particolari che come il deserto regalano intense sensazioni di libertà, poi col sole che punta
dritto negli occhi il sale lascia posto alla sabbia e
successivamente a un tole ondulée pesantissimo e
piuttosto impegnativo fino a Uyuni dove prima facciamo il pieno e riempiamo tutte le taniche a disposizione “qualcuno ne approfitta anche per lavare la
moto”, poi andiamo a pranzo, Finito di pranzare ci
aspetta la sorpresa, una delle tre macchine che ci
seguiva deve lasciarci e rientrare, a nulla servono i
dollari per convincerlo a proseguire con noi, e ci
pianta, ripieghiamo allora su un toyota che si presta
di cattivo grado a accompagnarci per i prossimi 150
Km, la strada è larga e battuta con solo un pò di tole ondulée che non disturba più di tanto, io con il
grosso del gruppo e due macchine vado avanti, mentre Roberto e Emilio seguono l’ultima macchina, l’atteggiamento furbino dell’autista di questa ultima
vettura dove viaggiano anche Silvia e Angela oltre
che le scorte di benzina non è sfuggito ne a Roberto ne a Emilio, per un paio di volte il conducente tenta deviazioni ingiustificate e solo l’insistenza di chi lo
segue evita il ripetersi di quanto già accaduto nei SALARES, Alle 17.00 ci ricompattiamo all’incrocio che
porta a Villa Alota pochi chilometri e arriviamo Villa
Mares un paese fuori dal tempo, due file di case basse a forma di cubo, con piccole finestre si affacciano su una strada deserta, diritta, bianca e polverosa, dove si potrebbe pensare abbiano girato i vecchi
film di Pancio Villa non manca neppure il vento, l’albergo non toglie nulla alla sensazione di “Viaggio nel
tempo” un cortile in terra battuta, alcune camere
buttate qua e là una doccia fredda che funziona solo dopo le otto come anche la corrente elettrica, insomma un ambientino niente male, ma ormai siamo alla fine del viaggio e stiamo diventando dei veri “duri” la sistemazione non ci interessa quasi più,
la cena non può consumarsi che all’Albergo, su un
tavolone lungo e solitario posto in un stanzone freddo e mal illuminato, la simpatia del gruppo esplode
in risate e battute fino all’ora di andare a dormire.
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SPECIALE RAID
24 AGO DESERTO DEL SILOLI-LAGUNA COLORADA
Un' altra giornata si affaccia fredda sul nostro viaggio, come sempre il Cozzolino (Dario) avvia la moto
per primo quando ancora non tutti si sono alzati poi
piano piano tutti i motori si avviano, anche la “GRAZIOSA” unica moto con l’avviamento a pedale dopo
un po’ si accende, sola eccezione il BMW 650 di Emilio non ne vuole sapere, mentre facciamo colazione
lasciamo la moto esposta a un pallido sole sperando in un cambio di atteggiamento, ma nulla da fare,
allora iniziamo a smontare tutto lo smontabile, per
una buona ora nessun segno di vita poi con l’innalzamento della temperatura i primi colpi e finalmente il GS torna dal regno di Morfeo e si riavvia come se nulla fosse, partiamo subito, obiettivo Laguna Colorada, quando imbocchiamo la pista un’altra
fermata Max ha ancora la gomma a terra, ormai siamo degli esperti e in pochissimo ripariamo la camera e rimontiamo il tutto, poi finalmente partiamo
per davvero. La pista inizia a salire in modo inpercettibile e in un attimo siamo oltre i 4500, qualche
sabbione poi il percorso si stringe zizzagando in salita e solcando la roccia della montagna, il Transpadania alias Transalp di Fil ricomincia a non volerne
sapere e sputacchia, mentre l’altro Transalp di Guido si comporta in maniera più onesta, le prime lagune fanno bella mostra di se adagiate in una valletta, lo spettacolo è superbo, la prima bianchissima, la seconda riflette invece il colore azzurro intenso del celo e il ghiaccio bianco sembra voler imitare le nuvole, un ruscello da guadare poi si ricomincia a salire fino al deserto dei Siloli, un altipiano
attraversato da numerose piste di tutti i colori dall’ocra al marrone, qui è facile perdersi, ci fermiamo
per pranzare e ricompattare il gruppo, dopo un bel
po’ arriva anche il Filippo, con gli occhi fuori dalle
orbite per l’arrabbiatura di questa moto che recalcitra e gli rende la vita difficile, siamo a 4700 m, la pista scende verso Laguna Colorada, io senza accorgermene perdo una vite del serbatoio, il peso della
benzina unito alle sollecitazioni del Tole Ondulè mi
rompe l’attacco sul telaio, faccio una riparazione veloce e ripartiamo, passiamo l’albero di pietra foto di
rito poi d’un fiato arriviamo alla
Laguna, l’acqua di mille
colori riflette
t u t to
Raid | Ecuador | Perù | Bolivia | Cile
quello che c’è intorno e i minerali disciolti fanno il
resto dando colore a questo lago, paghiamo il pedaggio e entriamo in questa sorta di villaggio il sole
sta già calando e inizia a fare veramente freddo, il rifugio prenotato via radio è veramente minimale, ma
qua in alto non si poteva proprio pretendere di più la
cena invece preparata dalla nostra “cuciniera” è
buona e calda proprio quello che ci voleva in una serata così gelida
25 AGO ZONA DEI GEYSER-LAGUNA VERDE-FRONTIERA BOLIVIA/CILE-SAN PEDRO DE ATACAMA
Da non credere, questa mattina il termometro di Enrico segna 23 gradi sotto zero alle 8,00 vado a scalciare sulla pedivella di avviamento della “GRAZIOSA” e ho l’impressione di avere marmellata al posto
dell’olio, ma di avviarsi neppure un cenno, dopo una
buona ventina di minuti di lotta dura riesco a convincerla, ma forse per il freddo lo spillo conico del
carburatore non chiude e perdo benzina, anche la
moto di Emilio riprende come il giorno prima a fare
le bizze, ma ormai abbiamo imparato, scaldiamo un
pentolino d’acqua e lo versiamo sulla pompa della
benzina, poco dopo anche il BMW parte, intanto la
mia perdita di benzina è sempre più copiosa e la moto singhiozza e strattona, dico agli altri di andare
avanti accompagnati da una auto e con Roberto
smonto il carburatore, sblocco lo spillo conico e rimonto il tutto, altra mezza ora persa ma era proprio
necessario, poi ci buttiamo all’inseguimento degli
altri, che agganciamo nella zona dei Gaisers la pista
è ancora tutto un Tule Ondulè a tratti intervallato da
sabbioni che come il giorno prima causano qualche
caduta senza conseguenze poi arriviamo alla bela
quota di 4930 metri, la vallata si apre davanti a noi
maestosa, iniziamo la discesa verso il Cile, sulla pista la deviazione per la Laguna Verde, io proseguo
dritto con Guido e Dario gli altri vanno a visitarla. Il
posto di frontiera Cileno è quanto meno “singolare”,
nel senso che non è nulla di più che un cubo di cemento solitario presidiato da un doganiere solitario,
che si fa gli affari suoi, senza ne sbarre ne reti, facciamo veloci le pratiche del caso, e prendiamo contatto con il corrispondente Cileno, trasferiamo i bagagli salutiamo questa Bolivia vissuta brevemente
ma intensamente e ci buttiamo a capofitto verso San
Pedro de Atacama pochi Km di discesa e le altezze
Andine sono dimenticate, prima di entrare in San Pedro facciamo il controllo doganale e poi andiamo in albergo, dopo le ultime tre notti de-
cidiamo di regalarci un albergo un po’ esclusivo contrattiamo allo sfinimento e Annalisa strappa l’ultimo
prezzo 100 $ a camera, ma nessuno protesta, San
Pedro è veramente carino, meta turistica piena di vita con molti negozietti di souvenir e locali dove mangiare carne grigliata e birra, birra, birra, per Annalisa anche qualche Moito, la serata scorre allegra poi
alla una tolgono la corrente e ti spediscono a letto.
26 AGO SAN PEDRO DE ATACAMA-ANTOFAGASTA
E’ proprio finita, oggi dobbiamo fare il trasferimento
fino a Antofagasta 330 Km di asfalto iniziamo con la
visita alla valle della luna circa una ora tra visita e foto, poi si parte per Antofagasta dopo 180 Km fermata per il pranzo, fa caldo, seduti al ristorantino iniziamo a fare il bilancio di questo viaggio, poi ultimo
strappo e nella monotonia di un asfalto battuto dai
camion e dalle sferzate di vento carico di sabbia arriviamo a Antofagasta, Enrico e Annalisa vanno alla
ricerca di un albergo in città, tutti gli altri si fermano
sul lungomare ad aspettare. Alle sette Enrico ci recupera e ci accompagna in albergo, non tutto il gruppo gradisce la sistemazione ma non vi è alternativa
27 AGO ANTOFAGASTA
Forse il caldo forse il cibo della giornata precedente mette K.O. un po’ dei miei compagni di viaggio, io
che la sera prima non ho cenato sto cosi cosi ma devo ancora predisporre l’imbarco delle moto, alle 8.00
sono gia operativo negli uffici dello spedizioniere,
carte, documenti, Carnet, Dollari, due ore di scartoffie per imbarcare i mezzi, poi alle dieci mi reco in
Aeroporto per una ulteriore conferma dei voli gia data per altro il giorno precedente, li mi si raggela il
sangue non c’è traccia della prenotazione, abbiamo
i biglietti ma non il posto, non riesco a capacitarmi
di ciò e messi al corrente gli altri iniziamo a telefonare in Italia perché ci risolvano il problema, ma la
differenza di orario non rende facili i contatti, allora
con Guido torno in aeroporto, e dopo aver disturbato ogni funzionario presente riusciamo a capire che
per cause a noi sconosciute ci hanno spostato sanza avvisarci dal vettore Lan al vettore Sky, forti di
questa informazione ci facciamo finalmente fare le
conferme definitive, Il tempo intanto scorre inarrestabile, l’appuntamento con tutti gli altri è alle 15,00
all’ingresso del porto merci per il consolidamento
del container per spedire le moto, ci fanno attendere fin dopo le 18,00 poi sotto lo sguardo attento di un
addetto allo stivaggio iniziamo a riempire il contenitore alle 21.00 abbiamo finito e mettiamo i sigilli alle porte e alla nostra Transandina.
Il gruppo Gioetto
28 AGO VOLO ANTOFAGASTA/SANTIAGO DEL CILE
RITORNO IN ITALIA
Insonnoliti saliamo la scaletta dell’aereo che ci porta a Santiago del Cile, abbiamo una giornata intera
per visitare la città, prendiamo due pulmini e ci facciamo portare in centro, poi ci diamo un appuntamento per le 19.00 all’appuntamento una cattiva notizia, a Fil hanno rubato il marsupio con il Passaporto, e l’ambasciata ha rilasciato un documento per
il rimpatrio ma non valevole per gli U.S.A. unica alternativa rientrare dalla Spagna. Salutiamo Filippo
e ci avviamo per questo lungo viaggio di ritorno facendo già i programmi per il Natale 2009. N.B. A Filippo convertiranno il biglietto da Delta a Iberia, partirà il giorno successivo e arriverà a Malpensa due
ore dopo degli altri.
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Transandina Raid - Viaggi Avventure nel Mondo