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LaVita
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
18
Anno 114
DOMENICA
8 MAGGIO 2011
T O S C A N O
e1,10
1,10
e
Un’eredità preziosa ma pesante
Q
uello che è successo il primo maggio, nella notte del Circo Massimo e nella mattinata di piazza
san Pietro, non potrà in nessun
modo essere dimenticato. Una
impressionante manifestazione
di fede in ricordo di un Papa che
ha riempito della sua presenza
la fine del secondo e l’inizio del
terzo millennio dell’era cristiana. Un avvenimento
che passa direttamente dalla cronaca alla storia. Le
difficoltà, le obiezioni, le resistenze, che pure non
sono mancate, sono state relegate ai margini da
una straordinaria ondata di entusiasmo, di commozione, di esultanza da parte di una folla incontenibile, proveniente spontaneamente da ogni parte
del mondo. Il vero miracolo di Giovanni Paolo II,
giunto agli onori degli altari in tempo di primato.
Quasi un ritorno alla prassi dell’antichità, quando
le beatificazioni e canonizzazioni venivano proclamate a furore di popolo.
Ma la lezione non si chiude con il tramonto di
una pur indimenticabile giornata. La testimonianza del Papa che aveva iniziato il suo pontificato
con l’appello, quasi gridandolo ai quattro venti, di
aprire le porte a Cristo è destinata a illuminare ancora a lungo la vita della chiesa. Lo splendore della
santità ricopre tutto quello che di umano rimane al
fondo dell’esistenza di una persona e delle strutture da lui solidificate. Il colonnato del Bernini, la
cupola di Michelangelo, i templi antichi della Roma
di Pietro e di Paolo hanno onorato i loro costruttori, che avevano cantato la loro fede con un’arte
senza uguali nella storia. Cielo e terra uniti insieme
per vivere la gioia di una giornata straordinaria,
che le parole sommesse e commosse di Benedetto
XVI, l’amico e il successore del nuovo Beato, hanno
interpretato in maniera si può dire perfetta.
Ora c’è da fare tesoro di quanto è passato sotto
i nostri occhi. La gloria degli altari è promulgata
dalla chiesa perché la comunità cristiana mantenga per sempre dinanzi alla sua attenzione i valori,
l’esempio, la testimonianza di esistenze pienamente cristiane. Una gloria, dunque, non fine a se
stessa, ma funzionale alla santità del popolo. Ogni
beatificazione, come ogni canonizzazione, è un
richiamo all’imitazione. Ed è in questa linea che
deve continuare la celebrazione della nostra storica
domenica. Festa del lavoro e primo giorno del mese
che la pietà popolare ha dedicato a Maria. Due
grandi amori del Papa polacco, che in giovinezza
conobbe personalmente le fatiche e le sofferenze
della fabbrica e che nel Totus tuus ha trovato e indicato la via della perfezione e della santità.
Il miglior modo per ricordare coloro che ci
hanno preceduto è quello di continuare ciò a cui
essi hanno dato vita senza poterlo terminare. Anche quello di correggere quanto c’è di opaco nella
loro esistenza o che, comunque, rimane superato dall’evolversi dei tempi e delle situazioni. Il
primo capitolo sembra quasi non terminare mai:
dall’amore di Cristo e della chiesa, allo spirito di
preghiera che nasceva spontanea all’interno di una
vita tutta dedicata a Dio; dallo studio e dall’intelligenza della Parola di Dio all’attenzione costante ai
segni dei tempi che ai nostri giorni hanno battuto
con maggiore frequenza alle porte della chiesa;
dalla fortezza dimostrata in tante occasioni contro
gli errori, anch’essi frequenti nei nostri giorni, alla
custodia gelosa di un patrimonio tramandato dalla
tradizione; dal coraggio di chiamare col loro nome,
senza vergogna o complessi d’inferiorità, i mali
sociali del nostro tempo alla capacità riconosciuta
di indicare a tutti le vie per il loro superamento. Si
pensi alla condanna senza appello della mafia, alla
messa in guardia dell’occidente contro i pericoli
del neoliberismo ovunque imperante, al richiamo
costante e instancabile della dignità umana contro
ogni forma di sopraffazione e di violenza, come
l’aborto, la guerra preventiva, le tante schiavitù
moderne, la moltiplicazione delle vecchie e nuove
povertà. Una voce alta sulle ingiustizie del mondo,
la più alta che l’umanità abbia ascoltato in questo
rovente passaggio della storia. I funerali furono il
preludio di quanto è successo domenica. “Santo su-
LA CHIESA CHIAMATA
A EDUCARE
Compito difficilissimo,
che presuppone l’analisi
diretta delle nostre
possibilità e una revisione
generale della vita della
comunità cristiana
PAGINA 2
ITALIA TERRA
DI MISSIONE?
La festa dei 150 anni ci
pone dinanzi una
domanda sulla quale
dobbiamo profondamente
riflettere
PAGINA 4
bito”, fu detto e ripetuto; e così è avvenuto. La vox
populi in perfetta sintonia con la voce di Dio.
Rimane da portare a termine quanto egli ha
affermato, sulla scia del Vaticano II, nei riguardi
della chiesa, popolo di Dio inteso come luogo di
uguaglianza, di comunione, di partecipazione, di
corresponsabilità. Un dialogo più intenso con tutti coloro che si sono trovati in contrasto con certi
suoi atteggiamenti. In particolare la rivalutazione
di una cultura della mediazione propria dell’ultimo
Papa italiano, Paolo VI. E’ l’eredità che il nuovo
Beato ha lasciato nelle nostre mani.
Giordano Frosini
LA CHIESA IN FESTA
PER LA BEATIFICAZIONE
DI GIOVANNI PAOLO II
È soprattutto
il suo messaggio
di speranza che ha fatto
breccia nell’animo
dei cattolici
e anche dei non credenti
PAGINA 6
LA CLANDESTINITA’
NON È UN REATO
Così ha
decretato la
Corte di
giustizia
dell’Ue,
bocciando la norma italiana.
Resta da vedere come si
comporterà ora il nostro
governo
PAGINA 13
LA CINA TORNA
A SCOPRIRE
LE PROTESTE OPERAIE
Diventato una
superpotenza
economica,
il Paese deve
fare i conti
con i
lavoratori
PAGINA 15
NOTIZIE DALLA DIOCESI
E DAL TERRITORIO
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2
primo piano
Vita
La
n. 18 8 MAGGIO 2011
ll decennio dell’educazione
L’impegno di tutta la chiesa
“
Nel corso dei
secoli Dio ha educato il suo popolo,
trasformando
l’avvicendarsi delle
stagioni dell’uomo
in una storia della
salvezza”. L’incipit di Educare alla
vita buona del Vangelo, il documento
della CEI contenente gli orientamenti pastorali per il decennio
2010-2020, trova una sua vigorosa
conferma soprattutto nella teologia dei Padri greci, a cui, nel testo,
rimanda la citazione di Clemente
Alessandrino, che attribuiva a Gesù
Cristo il titolo di “pedagogo”. Una
teoria, quella dei Padri greci, che
merita di essere rivisitata e ripresentata non soltanto in funzione
del decennio pastorale appena iniziato, ma soprattutto sullo sfondo
del clima culturale che si respira
ai nostri giorni. E’ la cosiddetta
teoria della paideia, dominante
nella filosofia greca del tempo, in
particolare in quella platonica e di
ispirazione platonica. La redenzione
è vista come insegnamento e come
esempio nuovi
Pelagianesimo? Lo sarebbe se
dimenticassimo la nostra incapacità
a realizzare quanto ci è richiesto,
dovuta all’insufficienza della natura
umana, aggravata dalla presenza del
peccato. Ma l’invito a imitare la vita
di Gesù, come ben sappiamo, è accompagnato dal dono dello Spirito
Santo, che sana la nostra incapacità
ed eleva, trascendendole, le nostre
innate risorse: il dono della divinizzazione. Quello che è impossibile
all’uomo diventa possibile con la
forza misericordiosa di Dio. Il teologo tedesco G. Greshake, al quale
soprattutto si deve la ripresentazione della teologia della paideia,
esprime sinteticamente tutto questo con una frase particolarmente
felice: “La grazia di fondo è dunque
Gesù stesso, colui che ‘dall’esterno’, mediante il suo messaggio e il
modello della sua vita, e ‘dall’interno’, per mezzo del suo Spirito, ci
consente d’incamminarci per la sua
strada e qui, fin d’ora, a grandi tratti
scorgere la nostra umanità realizzata” (Libertà donata. Breve trattato
sulla grazia, Queriniana, Brescia
1984, 28s.). Una teologia con maggiori possibilità di successo rispetto
a quella dominante in occidente,
che ha il suo fulcro nel pensiero di
sant’Anselmo d’Aosta, giustamente
oggi messa in disparte anche nella
sua versione originale.
Un appello
alla nostra libertà
Una concezione che conduce
immediatamente a una ulteriore
considerazione.
E’ risaputo che non di rado
l’ateismo è dettato dalla rivendicazione della libertà dell’uomo. L’anelito alla libertà è una delle grandi
aspirazioni dell’uomo moderno e
contemporaneo ed è in nome di
questa libertà che spesso viene
respinto Dio, visto come il sovrano
assoluto, il legislatore esigente, il
giudice implacabile che domanda
pieno adempimento dei suoi voleri
Indicazioni per una migliore comprensione
del documento della Cei
di Giordano Frosini
ta fino in fondo la nostra libertà
e agisce su di noi con delicatezza
suprema: “Ecco: sto alla porta e
busso. Se qualcuno ascolta la voce
e mi apre la porta, io verrò da lui,
cenerò con lui ed egli con me” (Ap
3, 20). Il “se” della libertà. Dio non
sfascerà mai la porta, fuori di metafora, Dio rispetterà sempre (è anzi
obbligato a farlo) la libertà dell’uomo. Il castigo, che poi sopravverrà,
non dipende dalla sua volontà,
ma dallo stesso ordine oggettivo
(metafisico) delle cose. Come si
dice, il peccato è punizione a se
stesso, non c’è nessun bisogno di
invocare per questo l’intervento di
qualche causa esterna. Un testo di
san Tommaso è in questo senso di
sorprendente attualità: “Dio, infatti,
non lo offendiamo per nessun altro motivo se non perché agiamo
contro il nostro bene” (Sum. contra
gent., III, 122).
Il valore
e che castiga, anche col fuoco eterno, coloro che gli disobbediscono e
gli si ribellano. Una volontà, quella
divina, ritenuta e non di rado anche
presentata come la nemica dichiarata dei nostri desideri di libertà e
di felicità. Dio come il concorrente
della nostra autonoma realizzazione. E’ stato anche detto che, di
fronte a questa presentazione di
Dio, l’uomo si ritrae in se stesso
e riprende i suoi diritti quasi per
un bisogno di legittima difesa. E’
l’obiezione dell’umanesimo ateo, un
sintagma, questo, dove l’accento va
posto decisamente sul sostantivo,
essendo l’aggettivo una semplice e
necessaria conseguenza.
Anche alla luce del concilio
(cf. GS 21), dobbiamo rileggere in
profondità e presentare all’uomo
di oggi la rivelazione che ci è stata
consegnata. Pure il documento
della CEI ci richiama almeno implicitamente a questa revisione (cf. n.
7). E’ possibile per questo, mettere
in disparte un vocabolario composto di comandi, precetti, ordini,
ingiunzioni e si vada dicendo e
trovare altre forme espressive? Naturalmente senza perdere nulla di
quanto ci è stato tramandato. In realtà non si tratta tanto di volontà o
di spirito di dominio e di comando.
Si tratta, caso mai, di un intervento
dell’intelligenza che rispecchia la
realtà ontologica, la vita nel senso
ultimativo della parola, quella vita
che ha la sua base statutaria nel
mistero trinitario.
Ora, tale vita da Dio non è
imposta, è soltanto presentata, se
vogliamo raccomandata, ma non di
più. Quelle espressioni, di cui si è
fatto latore Mosè e che si trovano
nelle parole del Deuteronomio
(per es. Deut 30, 15: “Vedi, io pongo
davanti a te la vita e il bene, la morte e il male”) hanno una continuità
ininterrotta, anche se saltuaria, nei
libri della Bibbia. Mosè non è tanto
il legislatore, quanto il profeta, il più
grande dei profeti, l’interprete di
Dio, che non impone, ma propone.
Un gesto di amore
Così, i dieci comandamenti
sono le dieci parole, precedute
dalla rassicurante affermazione:
“Il sono il Signore, Dio tuo, che ti
ho fatto uscire dalla terra d’Egitto,
dalla condizione servile”, e la stessa torà, a giudizio di un pensatore
ebraico che si è distinto ai nostri
giorni nel dialogo con i cristiani,
non significa tanto legge, quanto
insegnamento, dottrina, magistero.
Ora Gesù ha parlato di torà, non
di legge. Aggiunge il citato autore:
“Questo termine significa ‘insegnamento’ o ‘dottrina’, e in quanto tale
racchiude più promessa, adempimento, storia salvifica ed ethos che
leggi e prescrizioni vere e proprie.
E’ facile, infatti, che queste portino
a un ‘arido legalismo’ o a uno ‘sterile formalismo’, così come sino ad
oggi si sostiene in molti commentari biblici cristiani” (Pinchas Lapide,
Il discorso della montagna, Paideia,
Brescia 2003, 24s.). E aggiumge,
riallacciandosi al pensiero di non
pochi esegeti e teologi protestanti:
“Nel senso cristiano del termine, questa Bibbia di Gesù e della
prima cristianità è soprattutto e
principalmente ‘vangelo’ – la buona
notizia dell’amore di Dio e della
libertà donata da Dio a un ebreo.
Qualsiasi libertà che non prenda
volontariamente su di sé il ‘giogo
del regno dei cieli’ – come i rabbi definiscono il comandamento
divino – porta ineluttabilmente
all’anarchia e all’asservimento a tutto ciò che di istintivo e animalesco
ancora fermenta e ribolle nel cuore
dell’uomo”. E ancora: “Tuttavia il
suo nome non è né ‘rivelazione’
né istruzione né tantomeno ‘legge’,
bensì ahaba, ossia amore. Infatti gli
ebrei rendono grazie ogni giorno
per la pienezza dell’amore celeste
che si esprime nel dono di grazia
della torà”.
Il Nuovo Testamento ci ha abituato così, fin dal racconto delle
tentazioni di Gesù nel deserto, da
rileggersi nel meraviglioso commento di Dostoevskji nella Leggenda del grande inquisitore. Dio rispet-
della testimonianza
Nessuno ignora la necessità
della testimonianza nell’opera educativa.
La testimonianza dell’educatore e della comunità educante,
dell’evangelizzatore e della comunità evangelizzante. Gli accenni del
documento dedicati a questo argomento vanno decisamente ampliati
e approfonditi.
Inutile rifare il processo ai
comportamenti della chiesa. In
particolare si deve sottolineare il
valore della libertà, della partecipazione e della corresponsabilità. Un
tasto veramente dolente, una spina
collocata sul nostro fianco. Si ripete spesso che su questo versante la
chiesa si gioca il suo futuro.
L’attenzione
ai laici
La scontentezza da loro
espressa, a volte in termini educati
e responsabili, a volte con toni
fortemente polemici e quasi ultimativi, sta aumentando di giorno
in giorno. Basta seguire le pubblicazioni e le riflessioni dei laici più
vivi e responsabili. Certamente essi
vanno costantemente educati ed
evangelizzati, ma in contemporanea
vanno anche valorizzati nei loro
impegni intra ed extra ecclesiali.
Badando bene di non mettere sullo
stesso piano gli uni e gli altri, nel
ricordo che il laico è soprattutto e
anzitutto l’uomo di chiesa che vive
nel mondo, colui che è chiamato a
gestire le cosiddette realtà secolari,
a “inscrivere la legge divina nella
vita della città terrena” (GS 43). La
chiamata ai ministeri interni è certo rispettabile, ma non può essere
che eccezionale: la vera vocazione
laicale è quella dei ministeri esterni,
dei cosiddetti ministeri profani.
Qui si impongono decisamente alcune scelte: 1) è necessario
portare alla conoscenza di tutti il
pensiero sociale della chiesa, oggi
non solo tradito, ma anche ignorato dalla maggior parte dei cristiani,
compresi i ministri ordinati; 2) occorre restituire ai laici il posto che
loro spetta di diritto nella gestione
della cosa pubblica, con l’appoggio
della comunità in ogni suo ordine e
grado; 3) urge dare vita a quel consiglio laicale nazionale, che esiste in
altre nazioni e che fu programmato
fin dal primo convegno delle chiese italiane, nell’autunno del 1976.
Non siamo ancora stanchi di certi
cosiddetti rappresentanti dei valori
cristiani, con l’assenza
quasi generale dei veri
cattolici nel campo politico, istituzionale e massmediatico? Eravamo
abituati in altra maniera.
La parte migliore del
mondo cattolico è in
ansiosa attesa.
Teniamo stretto
nelle nostre mani un
testo della nuova liturgia, che forma insieme
un programma di vita
e un canovaccio per la
nostra predicazione e
catechesi: “La tua chiesa
sia testimonianza vive
di verità e di libertà,
di giustizia e di pace,
perché tutti gli uomini
si aprano alla speranza
di un mondo nuovo”. E’
la preghiera del Regno
di cui la chiesa è l’inizio
nel mistero.
Ma ci sono
gli educatori?
E finalmente un’ultima considerazione, che potrebbe essere
anche la prima: chi educherà gli
educatori? Una domanda che potrebbe tradursi pure in quest’altra:
la nostra chiesa, nelle condizioni in
cui si trova, è veramente capace di
educare? Nella misura in cui la risposta fosse negativa, bisognerebbe
correre ai ripari e dedicare parte
del decennio programmato alla
formazione degli educatori: ministri
ordinati, istituiti e di fatto, catechisti, genitori, docenti, alla resa dei
conti tutti i battezzati, perché tutti
sono detentori dei carismi con cui
lo Spirito Santo arricchisce la sua
chiesa.
Vita
La
8 MAGGIO 2011
cultura
n. 18
3
Navigatori solitari nel mare del dolore
Una lettura di Mario Pomilio
Un pacificante
abbandono
al Mistero
Mario Pomilio, narratore
e saggista non solo di eccelsa statura letteraria ma
anche di adamantina tempra
morale, nacque in Abruzzo, a
Orsogna (Chieti), il 14 gennaio 1921. Dopo la laurea in
lettere alla Normale di Pisa
si trasferì a Napoli, sua città
adottiva (dove si sarebbe
spento il 3 aprile 1990), per
dedicarsi all’insegnamento
prima liceale, poi universi-
tario. Lasciatasi alle spalle
una giovanile militanza nel
partito socialista, recuperò
pienamente i valori cattolici
che nell’infanzia aveva assorbito dall’educazione materna
e che avrebbero dato linfa
alla sua cospicua vena creativa, a partire dal romanzo
d’esordio, L’uccello nella cupola (1954), incentrato sulla
crisi e sul riscatto di un giovane sacerdote. 1 successivi
libri di narrativa Il testimone
(1956), Il cimitero cinese (195
8), Il nuovo corso (1959), La
Una poesia suggestiva
Questa bella e suggestiva poesia inedita di Nereo Liverani
porta in calce una breve nota che dà la misura della fatica e
della pazienza con cui si è ricostruita l’Italia dopo la seconda
guerra mondiale; non solo le grandi opere o i grandi personaggi politici, la cui memoria rimane nei testi di storia, ma
anche persone comuni, operai, camionisti che silenziosamente
e senza tante parole hanno ri-fatto il nostro Paese.
Scrive appunto Liverani :“ questa poesia è dedicata ai camionisti che dal 1945 al 1962 ogni notte percorrevano la strada della
Collina e della Porretta e con i loro sacrifici contribuirono
alla ricostruzione dell’Italia dopo la guerra.”
Liverani, fiorentino, giornalista in pensione, cura molto la
storia locale di Firenze e della Toscana, con passione e con
amore.Va alla ricerca di tradizioni popolari antiche in campo
religioso, culturale e di costume e sotto questa spinta ha
scritto anche molte composizioni poetiche che hanno ricevuto riconoscimenti e premi.
Vincenzo Arnone
I camionisti
Ricordi i camionisti? Rivedo
i grandi cofani fumanti
degli autocarri dai lucidi fanali
fare sosta la sera sul piazzale
a Pistoia sotto le vecchie mura.
Veloce cena e limitato vino
gli autisti insieme nella trattoria
consumavano, come cavalieri
prima di partire alla battaglia.
Così aveva inizio l’avventura.
10
Ancora tra le ville, ecco, là vedo
lontan la prima curva, che davanti,
annunciava i tornanti, stretti, uguali.
Poi c’era la salita oltre il viale,
tortuosa, ripida, tutta oscura
se mancava la luna sul cammino.
Nel buio si distaccavan dalla via
verso il bosco i rustici sentieri.
Nei prati cumuli radi di paglia
erano traccia dell’agricoltura.
20
Parlavan fra loro della famiglia
in due dentro il buio della cabina,
anche dei tempi duri della guerra
quando era stato rischio quotidiano
guidare nei deserti oppur nel gelo.
Gli occhi puntati oltre il parabrezza
scrutavano la strada tortuosa.
“Ecco la nebbia. Attento: ecco la neve”.
E quando nulla poi era la vista
uno scendeva a terra a far da guida. 30
A piedi sulla gelida fanghiglia
la torcia alzava sulla testa china
a cercar tracce certe sulla terra
che all’altro insegnava con la mano.
Finalmente: “Le stelle! Vedo il cielo,
dal passo scende ormai fredda la brezza.”
Ecco dei fari la linea sinuosa
fermarsi alla Collina in sosta breve.
Tra boschi e rocce come oscura pista
era la via ancor lunga ed infida. 40
Nereo Liverani
compromissione (Premio
Campiello 1965) preludono
alla pubblicazione, nel 1975,
di un capolavoro coronato
da un successo internazionale: Il quinto evangelio, possente romanzo saggio che in
un ampio arco di storia della
Chiesa dipana il “filo rosso”
della ricerca di un immaginario Vangelo dei Vangeli
contenente un supplemento
di Rivelazione divina. A un
livello non inferiore si collocano sia le fervide riflessioni
sui rapporti tra fede e letteratura consegnate agli Scritti
cristiani (1979), sia l’ultimo,
compatto romanzo, quel Natale del 1833 (Premio Strega
1983) che con chirurgica
capillarità anatomizza l’anima
di Alessandro Manzoni lacerata dalla sofferenza per la
perdita della prima moglie.
E precisamente nel confronto a viso aperto con il
mistero del dolore individuale e universale, di Manzoni e
di ciascuno di noi, che consiste la lezione più alta lasciataci in eredità da Pomilio.
Tornare a meditarla, ripercorrendo in sintesi Il Natale
del 1833 (reperibile ormai
solo nei Tascabili Bompiani)
e mettendone in luce le
sfaccettature più significative,
può rappresentare oggi un
ulteriore contributo nella
scia del convegno promosso dalla Comunità di San
Leolino nel novembre 2009
all’intento di recuperare appieno la figura e l’opera del
grande scrittore abruzzese.
Perché restano tracce
scritte così esigue di un dolore così lancinante patito
da Alessandro Manzoni per
la prematura scomparsa
dell’amata Enrichetta Blondel, morta quasi a esasperare
la tragedia proprio il giorno
di Natale del 1833? Perché
solo due lacunosi abbozzi, in
momenti diversi, di un abortito inno sacro intitolato
appunto Il Natale del 1833?
Muovendo da questi interrogativi, Pomilio sviluppa un
romanzo «misto di storia e
d’invenzione». Con geniale
strategia, il narratore affida
la ricostruzione immaginaria,
e tuttavia plausibile, del travaglio di Manzoni (assistenza
all’inferma, preghiere appassionate, inesorabile affondo
della morte, macerazione
nel lutto) a sua madre, Giulia
Beccaria, nel contesto di una
lunga lettera, naturalmente
apocrifa, che l’anziana donna
indirizza a una giovane amica
inglese. Tutto, in quei mesi,
ruota intorno a una ridda
di quesiti metafisici: perché
il dolore nel mondo se c’è
Dio? Perché la disperante
oscurità dei suoi disegni?
Può la divina nontà volere
il perpetuo olocausto dei
Al cuore di un secolo devastato dai
conflitti bellici, segnato dall’odio e
dalla violenza, un grande scrittore
leva la sua sofferta interrogazione
davanti alla prova della sofferenza
e del “silenzio di Dio”
di Marco Beck
giusti? E’ bestemmia chiedersi se il dolore innocente
non riveli lo scacco di Dio?
Dall’intimo scontro fra la
sottomissione e la protesta
nasce il “primo getto” del
Natale sospeso: «Sì che tu
sei terribile, /sì che tu sei
pietoso... ».
Incalzato da un’insopprimibile nostalgia del divino,
Manzoni concepisce una
meditazione su Giobbe intesa a dimostrare che nell’incarnazione e nell’inaudita
sofferenza della crocifissione
il Dio assente si fa presente.
In Cristo, Dio si riscatta. Ma
la morte della primogenita
Giulietta, a distanza di pochi
mesi da quella di Enrichetta,
riacutizza lo strazio di Alessandro, che ribalta il progetto apologetico in un vibrante
atto d’accusa: lo scrittore
s’identifica con Giobbe, con
la sua infelicità, e al pari di
lui si ribella all’idea di essere
stato scelto come vittima
di Satana per una specie
di scommessa di Dio sulla
fedeltà del suo eletto. Anche
il secondo Giobbe, però, rimane interrotto. Manzoni si
rende conto di essersi spinto alle soglie della sfida sacrilega. Prigioniero della fede,
recede da un esito troppo
temerario.
Viene allora il momento
di sperimentare un’altra via
d’uscita nella scrittura. Manzoni riesuma il manoscritto
dell’appendice storica su la
Colonna infame, la documentata ricostruzione dell’odioso processo, della tortura e
della condanna a morte di
Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora, presunti untori
durante l’infuriare della
peste del 1630 a Milano.
Cerca affannosamente uno
spiraglio che gli consenta di
salvare un residuo di provvidenzialità, di progettualità
divina all’interno di una vicenda troppo disumana. Ma
finisce per arrendersi alla
consapevolezza di non poter
più leggere la storia sul quadrante della fede. E quindi
non gli resta che interpretare quei fatti attenendosi a
un rigoroso metodo “illuministico” che esclude il coinvolgimento di Dio nelle cose
umane. Così concepita, l’ultima redazione della Colonna
infame riscuote il plauso di
Claude Fauriel, che in quelle
pagine rinviene «finalmente
una storia senza Dio». Ma
ecco il colpo d’ala finale, la
stoccata inflitta all’ateismo
di ogni epoca e paese. In realtà, replica all’amico francese il Manzoni di Pomilio, «la
storia delle vittime è di per
sé la storia di Dio», perché
«ogni qual volta un innocente è chiamato a soffrire, egli
recita la Passione», anzi «è
la Passione, nel senso che è
il Signore stesso a crocifiggersi con lui». Un approdo
concettuale di sapore quasi
mistico, suggellato da un aforisma che si configura come
un chiasmo: «La croce di Dio
ha voluto essere il dolore di
ciascuno; e il dolore di ciascuno è la croce di Dio».
Pomilio, dunque, all’apice
della sua maturità, affronta
di petto il tema religioso più
scottante, più enigmatico
e insolubile, su cui invano
si è affaticata la millenaria
teologia ebraico cristiana,
l’argumentum stantis aut
cadentisfidei: lo scandalo del
dolore, e innanzitutto del
dolore innocente (ma esiste
una forma di dolore che sia
davvero colpevole?). Osa
l’inosabile. Tenta, delegandola
formalmente al suo Manzoni, l’impresa audacissima di
travalicare l’assurdo lui, figlio
di un secolo che ha assistito
al dilagare del male assoluto,
che ha sofferto l’inconcepibile “silenzio di Dio” su infiniti
orrori per sfociare, se non
in un’impossibile chiarezza
intellettuale, almeno nel
pacificante abbandono al
mistero. Il lettore di Pomilio
si ritrova così al bivio tra i
due poli contrapposti teorizzati da Jean Guitton, di
fronte all’alternativa secca
cui non si sfugge: o l’assurdo
del caso, del caos, del nulla;
o il mistero di un Dio imperscrutabile per la mente
dell’uomo ma (Pascal docet)
«sensibile al cuore», il mistero (scelto da Pascal, da
Guitton e in definitiva anche
da Manzoni e Pomilio) di un
Dio che ama le sue creature
in modi per esse spesso illogici, indecifrabili. Accettabili
solo con un atto di sgomenta obbedienza. Inginocchiandosi ai piedi della Croce.
Poeti Contemporanei
Madre
Madre
ti ho sempre adorata
hai camminato al mio fianco
misteriosamente
Madre
sei ne’ palpiti del mio cuore
mi condurrai ancora per mano
come un fanciullo
Madre
continuerai ad abbracciarmi
con dolce tenerezza...
sarà un profondo silenzio d’amore
Giovanni Burchietti
4
attualità ecclesiale
un’Omelia
di Tettamanzi
«Ingiusti
non vogliono
essere
giudicati»
Il riferimento, mai esplicitato, in quelli che definisce «i giorni strani che
viviamo che i più dotti definirebbero
giorni paradossali» è anche all’attualità politica. Il paradosso principe
stigmatizzato dall’arcivescovo di Milano, cardinal Dionigi Tettamanzi, è
rappresentato da coloro, i molti, che
«agiscono con ingiustizia, ma non
vogliono che la giustizia giudichi le
loro azioni. Perché lo fanno?».
Ma il paradosso, riguarda anche «gli
uomini che fanno la guerra, ma non
vogliono si definiscano come ‘guerra’
le loro decisioni, le scelte e le azioni
violente». E infine paradossale, è la
situazione degli ‘umiliati e offesi’,
ovvero il tema dell’immigrazione, uno
dei più sentiti dall’Arcivescovo.
«Perché tanti» ha ammonito il capo
della Chiesa Ambrosiana, «vivono arricchendosi sulle spalle dei paesi poveri, ma poi si rifiutano di accogliere
coloro che fuggono dalla miseria e
vengono da noi chiedendo di condividere un benessere costruito proprio
sulla loro povertà?».
Tre rapidi riferimenti, tre flashes,
che tuttavia, hanno inquadrato con
efficacia quelli che Tettamanzi ha
accomunato nei «paradossi dei giorni nostri».
Sono giorni strani
«Come sono oggi i giorni che viviamo? Potremmo definirli ‘giorni
strani’» ha spiegato Tettamanzi, «I
più dotti potrebbero definirli ‘giorni
paradossali’: come sono dunque questi giorni? Possiamo rispondere nel
modo più semplice, ma non per questo meno provocatorio per ciascuno
di noi, interrogandoci con coraggio
sul criterio che ispira nel vissuto quotidiano i nostri pensieri, i sentimenti, i
gesti. E’ un criterio caratterizzato da
dominio superbo, subdolo, violento,
oppure è un criterio contraddistinto
da attenzione, disponibilità e servizio
agli altri e al loro bene?».
Quasi un richiamo ad una classe politica che a Milano, e in altre grandi
città, si presentava ancora una volta
al giudizio degli elettori. «Siamo allora chiamati a interrogarci sull’unica
vera potenza che può realmente
arricchire e fare grande la nostra
vita, intessuta da tanti piccoli gesti»
ha aggiunto l’Arcivescovo di Milano
«la vera potenza sta nell’umiltà, nel
dono di sé, nello spirito di servizio,
nella disponibilità piena a venerare
la dignità di ogni nostro fratello e sorella in ogni età e condizione di vita».
L
e religiose italiane, oltre 90 mila
appartenenti a
circa 600 congregazioni con
notevoli ramificazioni nei vari
continenti grazie alla forza della
loro espansione missionaria dei
secoli scorsi, si sono riunite a Roma
(27-29 aprile), su iniziativa dell’Usmi
(Unione superiore maggiori italiane)
per riflettere sulla vita comunitaria
oggi. Ne è venuta un’assemblea molto partecipata in termini numerici
(anche fino a quasi 600 presenze,
nei momenti di punta). La domanda
di fondo è stata se oggi, con la crisi
religiosa che si registra, sia ancora
valida la vita fraterna in comunità.
“La convinzione di fondo è che, di là
delle vicende che potranno interessare le singole congregazioni, il dono
della vita consacrata è un elemento
essenziale alla vita della Chiesa”: così
ha risposto padre Lorenzo Prezzi,
dehoniano, notando che “sta cambiando la vita comunitaria nei diversi
continenti, in ragione delle nuove
condizioni, in particolare l’interculturalità e la collaborazione intercongregazionale”, ma che “è diffusa
la percezione della convenienza della
vita comune per tutte le tradizioni
cristiane, da quella ortodossa a
quelle protestante e anglicana e
per tutte quelle autenticamente
popolari”. “Diverse testimonianze
lo confermano - ha aggiunto - quale ad esempio l’aspirazione alla
vita comune dei popoli autoctoni
dell’America Latina, ma la tendenza
è facilmente riscontrabile in altri
quadranti continentali. Il senso della
riflessione in atto è che si trova
una diffusa conferma del fatto che
la vita comune rappresenta tuttora
un modo significativo di esprimere i
valori profondi dei carismi religiosi,
anche a diverse latitudini e in diversi
contesti socio-culturali”.
p
erché un
anniversario
come il 150°
dell’unità
d’Italia dovrebbe interpellare una
rivista come
la nostra? Noi ci occupiamo del
mondo, di Paesi extra‑europei...
Perché dedicare attenzione a un
evento sul quale già scorrono fiumi di inchiostro? Ci pare un’occasione preziosa per riflettere
sull’identità del nostro Paese, sul
suo presente e sul futuro che ci
aspetta. Tanti oggi avvertono un
diffuso senso di malessere per lo
scadimento della qualità della vita
sociale, economica e politica. Agli
occhi di molti da troppo tempo è
in corso un lento ma inesorabile
degrado. Enzo Bianchi, priore di
Bose, ha evocato ripetutamente il progressivo scivolamento
verso la barbarie. Esagerazioni?
Catastrofismi fuori luogo? No. Ci
sono fatti concreti che parlano
chiaro, dalla scandalosa vicenda
di Rosarno al centro di Roma
devastato dai violenti... E numeri
impietosi che fotografano un Paese in declino non solo dal punto
di vista produttivo ma anche culturale, etico e ‑quel che a noi sta
più a cuore‑ religioso. In questo
n. 18 8 MAGGIO 2011
Vita religiosa
Un dono
che cambia
Difficoltà
dell’annuncio oggi
“La vocazione della vita religiosa
oggi è chiamata a far vedere che il
cuore dell’universo è Dio e che la
religione è fondamentale. Non si tratta quindi di fare ‘piccoli ritocchi’ nel
modo di presentare la vita religiosa.
Abbiamo davanti un grande futuro
se riusciremo a far vedere cosa significa una vita ‘nuova’, ‘redenta’”: lo
ha detto il gesuita p. Marko Rupnik,
nel suo intervento in assemblea. “La
comunità ecclesiale - ha affermato si basa sulla partecipazione di tutti,
secondo i doni ricevuti, e il dono
della vita religiosa consiste nel manifestare l’immenso amore di Dio per
l’umanità”. “Il modo per raggiungere
l’uomo con l’annuncio del Vangelo è
quello di mettere l’uomo al centro,
valorizzando ciascuno secondo i doni
ricevuti”, sottolineando che “oggi
è molto difficile l’annuncio perché
l’immaginario collettivo è gestito
dalla tv, quindi dall’opinione pubblica”.
Secondo il relatore, “i cristiani oggi
rischiano così di porre se stessi come
una posizione ideologica, mentre
dovrebbero ‘vivere il Vangelo’, mostrandolo senza bisogno di teorie”.
Un “tesoro
inestimabile”
“La multiculturalità nelle congregazioni religiose è un tesoro inestimabile e una grande risorsa. Nasce
così l’importanza e la significatività
di considerarla positivamente, di valorizzarla e addirittura di ‘auspicarla’”:
lo ha detto suor Adele Brambilla,
comboniana, che ha proposto una
relazione sulle “comunità interculturali”. La religiosa, che ha operato a
livello internazionale negli organismi
rappresentativi inter-congregazionali,
ha sottolineato che “grazie alla maggiore e sempre più rapida mobilità e
Italia: terra
di missione?
Ricordare e festeggiare i 150 anni
dell’unità d’Italia significa anche
interrogarsi su chi siano oggi gli italiani.
E quale la loro visione sul futuro del Paese
Vita
La
Usmi:
una riflessione
sulla vita
comunitaria oggi
di Luigi Crimella
per la dilatazione dell’informazione
tramite i media, il grado di interdipendenza ha raggiunto una dimensione planetaria. Non possiamo più
dissociarci - ha affermato - gli uni dagli
altri”. Tra i passi da compiere per far
crescere il livello di interculturalità
nelle e tra le congregazioni religiose,
ha indicato “il coraggio della ‘decostruzione culturale’, abbattere il muro
del pregiudizio, purificare il linguaggio,
osare la verità del dialogo”.
“Da un movimento a senso unico,
da Nord a Sud, la missione è diventata
multi-direzionale - ha poi aggiunto un movimento da tutte le direzioni
verso tutte le direzioni”. Il concetto
di “missione multi-direzionale” che
caratterizza la vita religiosa oggi è
stato spiegato da suor Brambilla con
esempi concreti e in corso di attuazione. Ha infatti parlato delle “presenze missionarie inter-congregazionali”,
quali quella in Sud Sudan. Ha citato
in particolare la “Sudan Solidarity
Project Uisg-Usg”, dove operano
insieme 24 religiosi e religiose di 12
diverse congregazioni, 19 donne e 5
uomini di 13 diverse nazionalità. “La
vita e la testimonianza di preghiera
di queste comunità internazionali e
inter-congregazionali - ha affermato - è già un segno di speranza di
quanto è possibile realizzare”. Altre
iniziative analoghe citate sono i centri di formazione per insegnanti, il
“Catholic Health Institute” in Sudan,
i programmi interdiocesani su azioni
di pace. “In totale - ha riassunto - ad
oggi sono oltre 140 le congregazioni
che collaborano a vario titolo in varie
nazioni”.
contesto, quanto la minoranza
dei credenti riesce a essere lievito nella pasta? Quanto i cattolici
-dalla casalinga al docente universitario, dal consigliere regionale al
sindacalista‑ riescono a testimoniare il Vangelo nel concreto della
vita culturale, sociale, politica ed
economica? Difficile rispondere.
Una cosa è certa. Tale testimonianza appare quantomeno poco
significativa e il Vangelo tutt’altro
che affascinante agli occhi delle
giovani generazioni. Ricordare e
festeggiare i 150 anni dell’unità
d’Italia significa anche interrogarsi
su chi siano oggi gli italiani. Una
fetta via via sempre più significativa di “nuovi italiani” viene da
“fuori”, lo sappiamo bene. Così,
come sappiamo che gli immigrati
(oltre 4 milioni i regolari in Italia,
che producono circa il 9% del Pil
complessivo) sono ormai una colonna portante della nostra economia. Ma nella società e nella
Chiesa? Abbiamo voluto chiedere
a loro, in particolare ai fratelli cristiani, come vedono la «cattolica
Italia», quale percezione hanno
del Paese che si vanta d’essere
la «casa» del Papa? Proviamo a
rovesciare, per una volta, i termini della questione. Per arrivare a
chiederci: e se fossimo (anche)
noi terra di missione?
Vita
La
N
egli ultimi mesi
appare insistito il richiamo
all’esigenza di
nuovi e coerenti impegni
in politica di
laici cattolici. A quindici anni giusti
dalla certificazione gerarchica della
fine dell’unità politica dei cattolici,
sembrerebbe di sentire nell’aria
una gran voglia di chiudere una
parentesi. Corre il giudizio su un
sostanziale fallimento di questa stagione, caratterizzata da confusione,
smarrimento, incertezza e alla fine
perdita di «rilevanza» per i cattolici
nella politica italiana.
Il richiamo rischia però di restare
singolarmente vago e astratto, se
non accompagnato da qualche scelta
coerente. L’unica cosa certa è che
sembra avvertirsi a livello di base
pastorale un certo rilancio delle
esperienze di formazione all’impegno sociale e politico che dopo la
stagione forte degli anni ‘80 sembravano essere progressivamente
messe ai margini. Un po’ poco, però.
Quindi, qualche ragionamento di
metodo non sembrerà ininfluente
per accompagnare l’accorato appello
che ci viene dai vertici ecclesiali.
Ci vuole
un ripensamento
sul passato
Cioè proprio quello che è mancato nel 1995. Si è cambiata strategia
di vertice senza un processo di
accurata verifica di quello che era
successo. Cioè dell’esaurimento
della lunga stagione della prevalente
unità dei cattolici italiani nella Dc.
Occorre sedimentare un giudizio
maturo su quella lunga parabola, che
esca da giustificazionismi apologetici
e da polemiche astiose (cosa che non
sembra ancora facile). Ma soprattutto occorre indagare sul motivo della
conclusione di quella storia, uscendo
dai luoghi comuni sui complotti dei
magistrati cattivi o sulle debolezze
di singoli protagonisti. La crisi della
Dc era già in corso da molti anni. E
per capire la crisi proporrei di ragionare soprattutto su due elementi.
In primo luogo, il fatto che la sintesi
ideologica e programmatica della De
s
8 MAGGIO 2011
attualità ecclesiale
n. 18
Cattolici e politica
mente», come di¬ ceva Giuseppe
Lazzati. Senza confondere quello
che è libera ricerca e capacità di
correre i propri rischi sulle questioni
opinabili (che in politica sono molte!) con il «relativismo». Dove sono
questi spazi? Riviste, centri culturali,
università, fondazioni? Tutto è stato
accentrato nel cosiddetto «progetto
culturale» cristia¬namente ispirato,
che però ha avuto il limite di essere
troppo centralizzato. Del resto se
sul «quotidiano dei cattolici italiani»,
cioè «Avvenire», si sente sistemati¬
camente una voce sola, come si fa a
percorrere le stra¬de del confronto,
del dibattito, della sana mediazione
culturale?
Criteri per una
nuova stagione
Dall’incontro con
Guido Formigoni,
le indicazioni di un
lavoro che interessa
l’intera comunità
cristiana
era per molti versi superata dai fatti,
in parte perché realizzata e positivamente divenuta patrimonio comune
della democrazia, in parte perché
ridotta a incoerente appello a un
discorso valoriale astratto (si pensi
alla retorica sulla famiglia, cui non
seguivano provvedimenti coerenti).
In secondo luogo, il motivo per cui
di fronte all’evoluzione bípolare della
democrazia italiana, coerente a schemi europei le ragioni del convergere
dei cattolici si siano manifestate così
deboli, tanto da creare una dinamica
centrifuga per cui i pezzi del partito
si sono dislocati su posizioni contrapposte.
Ci vuole
un’attitudine
alla coerenza
nella libertà
La coerenza tra la fede e le opere
è fondamentale anche in politica. Il
rischio del «secolarismo», cioè del
cedimento verso «il mondo» che
renda irrilevante la fede è uno degli
ostacoli strutturali del cristiano
nella storia. Il cristiano deve sempre
trovare nella coscienza le ragioni
della propria coerenza con la figura
di Cristo Signore della vita e della
storia (non con una ideologia, quindi,
o un discorso astratto). La coerenza
è anzitutto questione di virtù vissuta,
più che di adesione a uno schema di
pensiero. Ma, d’altra parte, la coerenza non può essere intesa come
iamo sempre intenti a
comprendere i misteri della fede che si racchiudono
in Cristo morto e risorto:
e se il motivo ricorrente
della quaresima era colui
che “ha sofferto tentazione e morte”, il tempo pasquale celebra “il giorno fatto dal Signore”, di
cui rallegrarci ed esultare, come coloro che
gioirono al vedere il Signore dopo lo smarrimento e la dispersione. E in una chiesa sempre allo stato nascente si ripete, come abbiamo visto, la storia di Tommaso che sfida la
fede degli altri già riconquistati al credere,
ma c’è ancora la vicenda dei due di Emmaus
da strappare alla delusione e all’abbandono.
Si direbbe che il Buon Pastore è in azione
per ricomporre l’ovile lasciato deserto: per
la verità sarebbe bello ricostruire l’opera
del Risorto per ritrovare le pecore smarrite,
per capire come agire pastoralmente nella
diaspora!
Il passo del vangelo odierno di Luca ce ne
offre, meglio di altri, una chiara esemplificazione e forse lo possiamo rileggere proprio
dal punto di vista di quel personaggio misterioso che affianca i discepoli in cammino
verso Emmaus, mentre conversano e di-
5
Ci vuole un’analisi
semplice attitudine alla ripetizione
delle posizioni di principio espresse
dal magistero o dalla dottrina sociale
della Chiesa.Tale dottrina, lo ha bene
espresso papa Giovanni Paolo 11, è
un aspetto della teologia morale, è
una riflessione alla luce del Vangelo
che discrimina alcuni principi essenziali di una presenza nella storia. Ma il
compito politico inizia precisamente
quando questo patrimonio finisce.
Si tratta infatti di dare ai «valori
non negoziabili» elencati nei classici
richiami magisteriali uno sviluppo e
una concretizzazione che li rendano
passibili di traduzione istituzionale
(perché non basta la coerenza
personale ma occorre mutare lentamente le istituzioni collettive alla
luce del «dover essere» che i valori
richiamano) e di costruzione di un
consenso democratico nell’agone
politico (perché si può anche talvolta
ricorrere alla mera testimonianza, ma
la logica dell’azione politica chiede
di cercare in primo luogo l’efficacia
del «bene possìbìle» concretamente
raggiungibile). E per compiere fino in
fondo questo percorso ci vuole libertà di sperimentazione e di ricerca, il
contrario della irreggimentazione
delle truppe cattoliche su alcune
posizioni genericamente convergenti.
Ci vogliono luoghi
di mediazione
culturale
Insomma, torna l’importanza
della «mediazione» nella storia
dei valori da raggiungere. In questi
ultimi anni non si è badato molto
a questa esigenza. Di fronte alla
«diaspora» politica dei cattolici, la
gerarchia si è intestata di fatto il
compito di guidare l’unità sui valori
essenziali (cosa sacrosanta), ma si è
anche spinta essa stessa a compiere
mediazioni legislative di alcuni valori
(cosa meno fisiologica, e anzi un poco
rischiosa). Si pensi alla questione
della fecondazio¬ne assistita: la legge 40 difesa dalla presidenza della
Cei era una mediazione tra le tante
possibili. Il che ha pericolosamente
esposto in pubblico la gerarchia,
ha creato contraccolpi e accuse di
clericalismo di ritor¬no. E ha anche
mortificato il ruolo dei laici cattolici
in politica. Occorre invece moltiplicare i luoghi dove si costruisca in
modo collettivo, corale, partecipato,
una attitudine al «pensare politica-
La Parola e le parole
III Domenica di Pasqua - Anno A
At 2,14a.22-33; Sal 15; 1 Pt 1,17-21; Lc 24,13-35
scutono su quanto era accaduto. È solo per
un favore personale che Gesù cammina con
loro o è anche per farci capire quanto sarebbe verificato anche in seguito per i futuri
discepoli?
Quando appunto anche nella chiesa si continua a conversare e discutere su quanto
è accaduto, ma con distacco come di una
speranza di liberazione perduta. E questo
proprio mentre egli è lì, ascolta e cerca di ristabilire un contatto reale con noi, ponendo
un interrogativo che forse dovremmo tenere
presente in tante occasioni: “Che cosa sono
questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”. Non che voglia far finta di
nulla, ma semplicemente perché il problema
per lui è che si aprano il cuore e gli occhi
alla sua presenza e non quanto possiamo
dirci con dovizia di particolari, quasi a voler
colmare il vuoto ella sua assenza.
In realtà, siamo in grado di dire per filo e
per segno come sono andate le cose, per
arrivare a dire amaramente a chi ci cammina accanto: “Ma lui non l’abbiamo visto”!
Quanto raccontiamo sembra non riguardarci
più di tanto: sappiamo esattamente tutto, ma
allo stato mentale e al di fuori di un coinvolgimento reale. E questo anche dopo che alla
nostra diffidenza ed indifferenza l’anonimo
compagno contrappone la serena consapevolezza che tutto è stato secondo le Scritture e ci dice che “bisognava che il Cristo
patisse queste sofferenze per entrare nella
sua gloria”. Ci aveva già avvertito: “Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la
vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire
a me per avere vita” (Gv 5,39-40).
Soffriamo in effetti di questa frattura tra la
conoscenza delle Scritture e l’ignoranza di
sistemica
della politica
In ultima analisi, poi, occorre considerare quello che si muove concretamente nello scenario politico. Per
collocarsi, prendere le misure, scegliere le opzioni possibili. La politica
è concretezza; tempo e spazio. Ogni
scelta nuova presuppone un’analisi
previa della realtà. E il sistema politico italiano viaggia da quindici anni
sulla via di un bipolarismo, zoppo
quanto si voglia, ricco di imperfezioni
e discutibilissimo, ma altrettanto
apparentemente privo di alternative
reali nel breve periodo. Sicuramente
siamo in una fase di ristrutturazioni
delicate della destra politica (e parzialmente anche della sinistra). Dove
si collocherebbe la nuova stagione
dell’impegno cattolico? Non si può
illudersi con vaghi discorsi sulla
critica dell’attuale schema bipolare
e sulla necessità di risuscitare un
qualche «centro» politico, di poter
modificare magicamente le cose.
Non è detto che si debba assecondare senz’altro la tendenza della storia,
ma per contrastarla occorre esserne
lucidamente consapevoli e mettere
in campo pazienza, creatività, discernimento, risorse organizzative
e di comunicazione. Tutto questo va
pazientemente discusso, non si può
dare per ovvio, se si vuole che la
retorica della «ripresa» di una nuova
generazione di cattolici in politica
abbia qualche senso.
M.C.
colui di cui esse parlano, fino a quando non
ci rigenera la fede in lui. Ma colui che è con
noi tutti i giorni (cfr Mt 28,20), come con
i due di Emmaus, non si sorprende neanche
della nostra cecità e tenta di farci prendere
coscienza della nostra chiusura con questo
accorato rimprovero: “Stolti e lenti di cuore
a credere in tutto ciò che hanno detto i
profeti!”. Siamo infatti tra quegli stolti che
quando il saggio indica la luna, guardano il
dito. E rimaniamo rinchiusi nel labirinto delle
nostre appartenenze e delle nostre osservanze senza diventare “credenti” in senso
pieno e vitale, prigionieri appunto della nostra durezza di cuore.
In questa condizione di dialogo e di incomunicabilità, è importante in ogni caso non separarsi: e se da una parte c’è l’invito a rimanere, dall’altra c’è la disponibilità a sostare.
A chi bussa sarà aperto! E quando le risorse
della comunicazione verbale e del dialogo
sono esaurite, c’è la possibilità di sedersi
a tavola insieme. Che i due riconoscano il
Maestro allo “spezzare il pane” è solo una
circostanza fortuita o è il segno e momento
di grazia perché i nostri occhi si aprano ed il
cuore non sia più lento a credere?
Alberto Simoni
6
Vita
La
n. 18 8 MAGGIO 2011
Beatificazione di Giovanni Paolo II
Una
fotografia
riuscita
Un pensiero di papa Wojtyla
sui santi
di Paolo Bustaffa
Domenica 1° maggio 2011: il drappo che copre l’arazzo con il ritratto
del Beato Giovanni Paolo II scende
dopo che Benedetto XVI ha pronunciato la formula di beatificazione e
sulla facciata della basilica di San
Pietro appare l’immagine del volto
di papa Wojtyla.
Torna alla mente un suo pensiero
colto dal discorso ai vescovi delle
Marche e dell’Umbria in occasione
della visita “ad limina apostolorum”
il 5 dicembre 1981.
I santi, aveva detto, “sono delle fotografie riuscite: immagini i cui netti
contorni coincidono con le intenzioni
divine su di loro. E proprio qui sta la
lezione”.
Una “fotografia riuscita” ora è in
piazza San Pietro: racchiude e
comunica il significato più alto e il
messaggio più bello di un volto che
ha sempre richiamato e ancor oggi
richiama il Volto. È una luce a metterli in comunicazione.
Una luce, aveva ricordato Giovanni
Paolo II nell’omelia dell’Epifania
2001, soffermandosi sul “mysterium
lunae” – immagine cara alla teologia patristica – che non nasce dal
volto dell’uomo ma è il riflettersi
dello splendore di Dio nella storia
attraverso l’uomo.
Ma quale lezione viene dalle “fotografie riuscite” tra le quali è da oggi
anche quella di papa Wojtyla?
Come cogliere la coincidenza tra i
contorni delle immagini e le intenzioni divine?
È lo stesso Giovanni Paolo II a rispondere quando, sempre ai vescovi
marchigiani e umbri, ricordava che
questo “ideale è raggiungibile solo
coltivando un rapporto di comunione, intimo e stabile, con il Signore.
E ciò è possibile riconoscendo il primato dello spirituale, dell’interiorità,
accogliendo in concreto e nel vissuto
quotidiano la parola di Cristo”.
È l’invito a non lasciarsi prendere
dalle distrazioni e dalle apparenze
perché grande é il rischio di smarrire “la sola cosa” di cui anche l’uomo
del nostro tempo ha bisogno.
Quella “sola cosa” è la felicità che
nasce dall’incontro con la Verità.
Da qui l’appello al “duc in altum”
perché alla Verità non si arriva
percorrendo le scorciatoie della mediocrità ma seguendo i sentieri che
danno “una misura alta” alla vita.
Una misura che Karol Wojtyla ha
testimoniato fin da ragazzo, giorno
per giorno.
Così quel “santo subito” – dice con
rispetto Joaquín Navarro-Valls –
chiesto con affetto e gratitudine,
appare quasi una richiesta un po’
tardiva perché Karol Wojtyla è
stato “santo sempre”. Da questo
“sempre” ritorna l’invito anche nel
silenzio del ritratto sulla facciata
della basilica vaticana: “Non abbiate
paura! Aprite, anzi, spalancate le
porte a Cristo!”.
La porta spalancata
P
arlano lingue diverse; sono
volti giovani e meno giovani;
portano scarpe da ginnastica,
sandali da frate, jeans e un
velo da monaca. Non esistono
differenze tra loro perché chi
li ha convocati in piazza San
Pietro è il Papa che ha detto loro di non aver paura. Sono passati sei anni e 29 giorni dalla morte di
Giovanni Paolo II. E loro sono tornati con i sacchi
a pelo, con le bandiere; con i loro canti e con la
loro gioia. L’abbraccio delle colonne berniniane
fa fatica a contenerli e così eccoli lungo via della
Conciliazione, al Circo Massimo.
“Tante volte ci hai benedetto in questa piazza
dal Palazzo. Oggi, ti preghiamo: Santo Padre, ci
benedica.” Benedetto XVI aggiunge queste parole
al testo scritto della sua omelia per la messa di
beatificazione di Giovanni Paolo II. Raccoglie così
il pensiero e il desiderio di quanti sono venuti per
ricordare il Papa venuto da un Paese lontano. Oggi
è il successore di papa Wojtyla ed è stato uno dei
più stretti collaboratori del nuovo Beato: “Per 23
anni ho potuto stargli vicino e venerare sempre più
la sua persona”. E già in quella parola si respira quel
“profumo di santità” che aleggiava fin dal giorno
dei funerali, con quel grido prolungato venuto dalla
piazza: santo subito.
C’è una novantina di delegazioni ufficiali: re,
principi, capi di Stato e di governo, politici e ambasciatori. Ma c’è soprattutto il popolo di papa
Wojtyla, quanti lo hanno accompagnato pellegrino
per le strade del mondo; accolto nelle piazze e nelle
chiese. Quanti hanno sofferto e pregato nei giorni
dei ricoveri al Gemelli, e quanti hanno pianto in
quella sera del 2 aprile 2005:“Profondo era il dolore
per la perdita, ma più grande ancora era il senso di
una immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo
intero: la grazia che era come il frutto dell’intera
vita del mio amato predecessore, e specialmente
della sua testimonianza nella sofferenza”.
È la domenica della Divina Misericordia, la festa
che proprio papa Wojtyla ha voluto introdurre nel
giorno in cui la Chiesa ricorda la prima domenica
dopo Pasqua, la domenica in albis. Ed è nei primi
vespri della Divina Misericordia che Giovanni Paolo
II si è spento, alle 21.37 di 6 anni fa. “Ed ecco che
il giorno atteso è arrivato; è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è
Beato”. Lui, il Papa che nella storia della Chiesa ha
L’immagine e
l’impegno trasmessi
dal papa Beato
di Fabio Zavattaro
elevato agli onori degli altari il maggior numero di
Beati e Santi, è entrato a pieno titolo nella schiera
di coloro che ci ricordano “con forza la vocazione
universale alla misura alta della vita cristiana, alla
santità”.
Inizia il suo ministero di pastore universale,
chiamato ad accompagnare la Chiesa nel terzo
millennio, portandosi dietro una duplice riflessione: da un lato, l’idea che l’Europa dovesse essere
una, unita dall’Atlantico agli Urali; la seconda, che
il confronto tra marxismo e cristianesimo dovesse
essere incentrato sull’uomo. È in questa logica che
va letto il primo grande appello di papa Wojtyla,
pronunciato nel giorno d’inizio pontificato: “Non
abbiate paura. Aprite, anzi, spalancate le porte a
Cristo”. Commenta papa Benedetto: “Quello che
il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso lo ha
fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la
cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo
con la forza di un gigante – forza che gli veniva
da Dio – una tendenza che poteva sembrare
irreversibile”. Lui, figlio della nazione polacca, “ha
aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere
paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa,
di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato
a non avere paura della verità, perché la verità è
garanzia della libertà”.
Di più :“Quella carica di speranza che era stata
ceduta in qualche modo al marxismo e all’ideologia
del progresso, egli l’ha legittimamente rivendicata
al cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza, da vivere nella storia con uno
spirito di avvento, in un’esistenza personale e comunitaria orientata a Cristo, pienezza dell’uomo e
compimento delle sue attese di giustizia e di pace”.
Ricorda infine Benedetto XVI i giorni della
sofferenza e della malattia di papa Wojtyla e dice:
“Il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma
egli è rimasto sempre una roccia”. E proprio la sua
“profonda umiltà, radicata nell’intima unione con
Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la
Chiesa e a dare al mondo un messaggio ancora
più eloquente proprio nel tempo in cui le forze
fisiche gli venivano meno”.
Sulla soglia della speranza
Papa Wojtyla
ha insegnato
“come stare”
di Cristiana Dobner
i
l passaggio da un secolo
all’altro è sempre passaggio epocale, apre una
nuova dimensione nella
storia, propone dinamiche inedite, giovani volti
si affacciano e raccolgono il testimone per portare avanti
l’umanità: verso dove? Verso chi?
Una constatazione che deve
trasformarsi nell’assunzione esplicita di una responsabilità storica e
umana, perché altrimenti risulta solo
passaggio convenzionale, obbligato.
“Stare sulla soglia della speranza” ci ha insegnato il neo Beato
Giovanni Paolo II e ci ha pure consegnato un “come” che può tradursi
in vita quotidiana, essere assimilato
passo dopo passo.
Papa Benedetto, nel suo dire
piano e incisivo, invita “all’indicativo”, cioè ad assumere quel vigore
che emanava dalla testimonianza
dell’uomo polacco Karol Wojtyla che
visse i tempi oscuri della II guerra
mondiale, della persecuzione nazista
e il crogiolo del marxismo e, forse
proprio per questa sofferta esperienza, non si smarriva in analisi trite
e inutili ma puntava diritto al “dove”
della sorgente: Gesù Cristo, nostra
speranza. Solo guardando a Lui si può
“vivere nella storia con uno spirito di
‘avvento’” e, allora, fiorisce:“Pienezza
dell’uomo e compimento delle sue
attese di giustizia e di pace”.
Chi sta sulla soglia può gettare
uno sguardo al passato, coglie il presente ma già si sente proiettato nel
futuro, Giovanni Paolo II visse questa
triplice dimensione: raccolse tutta
l’eredità della Chiesa, il grande lavoro
dello Spirito con il Vaticano II ma
gettò, simultaneamente, le basi di un
futuro, di un tempo in cui rimanere
protesi in attesa, in ascolto. Posture
tipiche e ineludibili del cristiano ma,
soprattutto, di ogni prete, orante, sollecitato e dolente per i gravi problemi
che affliggono l’umanità, e che non li
sfugga da struzzo, ma sia disposto a
“diventare un tutt’uno con quel Gesù,
che quotidianamente riceve e offre
nell’Eucaristia”.
È la fede, quindi, il perno che
consente e fonda lo stare sulla
soglia, quell’adesione profonda che
sa e vuole pronunciare un “Amen”
al Padre nell’“Amen” che è Gesù
Cristo, sempre all’indicativo e non
all’esortativo: “Così è!”.
“Amen” pronunciato non come
una qualsiasi parola di circostanza o
di convenienza, ma un “Amen” che
gioca tutta la persona e tutta la vita,
in qualsiasi circostanza, con qualsiasi
umore e in qualsiasi affanno che
colpisca la nostra umanità: catastrofi
naturali, dissensi politici, guerre sempre ingiuste, poteri economici occulti
e palesi che rovinano nazioni e persone. È inutile ricorrere a narcotici o
a stordimenti mediatici che facciano
vivere qualche ora fiabesca, la realtà
è un’altra, dolorosamente un’altra.
Giovanni Paolo II l’ha proclamata
con il suo semplicissimo stemma, non
aristocratico, di sangue blu e perciò
caduco ma simbolo di un legame
eterno e forte: “Nell’icona biblica
di Cristo sulla croce con accanto
Maria, sua madre”, che fu per lui il
prisma con cui guardare lo scorrere
del tempo e il divenire della storia.
La sapienza teologica di papa
Benedetto ha colto come questa
scoperta giovanile del giovane polacco, sia diventata il tessuto connettivo
della sua vita sacerdotale, della sua
vigoria, della sua accettazione nella
dissoluzione che ha corroso le sue
giornate di malato, torcendolo ma
non piegandolo nella sua oblatività e
nel suo “humour”.
Maria, prisma biblico ed esistenziale, è per noi, all’indicativo,
il modello, il “come” vivere senza
cedimenti, perché seppe pronunciare
il suo “Amen” alla volontà del Padre.
“Amen” di cristallina fede come
Maria è (non... sia) per noi il dono
del Beato.
Pistoia
Sette
N.
18 8 MAGGIO 2011
Beatificazione di Giovanni Paolo II:
cronaca e suggestioni
d
al 28 aprile al 2
maggio si sono
svolte le celebrazioni per la
beatificazione
di Giovanni Paolo II.
La città di Roma in quei giorni
è stata invasa dai fedeli venuti da
tutto il mondo: un milione e mezzo
di persone hanno preso parte alla
beatificazione.
A ricordare l’evento è don Simone Amidei, responsabile della pastorale giovanile della diocesi di Pistoia,
che sottolinea una frase pronunciata
da Giovanni Paolo II al termine della
Giornata mondiale della gioventù
di Toronto: “Cari giovani, voi siete
la mia speranza. Non lasciate che
questa speranza muoia! Scommettete la vita su di essa! Noi siamo la
somma delle nostre debolezze e dei
nostri fallimenti, al contrario siamo la
somma dell’amore del Padre”.
“Per noi Wojtyla ha detto tante
cose e ha scritto molto -afferma don
Simone- ma forse la più bella scrittura sono proprio i giovani, parole
vive chiamate da lui ad incendiare il
mondo intero. Ed erano soprattutto
i giovani a Roma che hanno voluto
La testimonianza di don Simone Amidei,
responsabile della pastorale giovanile
della diocesi di Pistoia
di Daniela Raspollini
festeggiare il loro amico, il loro confidente, il loro padre.
Alla Veglia Mariana al Circo Massimo hanno preso parte 200mila
fedeli. E’ stato recitato il rosario,
utlizzando i misteri della luce, proprio quelli creati dal Papa all’interno
dell’enciclica ‘Rosarium virginis Mariae’; al Salve Regina sono stati accesi
i flambeaux ed è stato uno spettacolo
luminoso ed emozionante. Durante
la veglia c’è stata la testimonianza
della suora francese, Marie Simon
Pierre, che ha raccontato com’è avvenuta la sua guarigione, il miracolo
di cui è stata oggetto.
Il 1° maggio, domenica della
Divina Misericordia, festa istituita
da Giovanni Paolo II, si è svolta la
celebrazione di beatificazione.
La piazza e via della Conciliazione
sono state riempite fino all’inverosimile da tutti i fedeli accorsi da ogni
parte del globo. Durante la celebra-
zione eucaristica, il Santo Padre ha
ricordato la stretta collaborazione
intercorsa con il suo predecessore
ed ha sottolineato la dimensione
mistica di Giovanni Paolo II. La
celebrazione è stata accompagnata
da frequenti applausi sulle note del
magnifico inno composto per l’occasione da monsignor Marco Frisina
‘Aprite le porte a Cristo’. La gioia
della piazza è culminata nel momento
in cui il Santo Padre ha proclamato
Beato Giovanni Paolo II.
In occasione della cerimonia,
suor Tobiana, una suora polacca che
per oltre 40 anni ha assistito Giovanni Paolo II, assieme a Marie Simon
Pierre ha portato un reliquiario contenente del sangue del nuovo beato.
La reliquia risale agli ultimi giorni
di vita del santo Padre, quando il sangue era stato prelevato in modo da
avere una scorta in caso di necessità
di trasfusione.
Veglia di Pentecoste
Camminare sulle acque
“
Che dono è per te
la fede? Quale dono
pensi che i cristiani possano fare al
mondo d’oggi?”. Le
due domande concludono un sussidio
che la diocesi di Pistoia ha predisposto per la “veglia” che sabato 11
giugno riunirà in piazza del Duomo
i cattolici pistoiesi.
L’evento dovrebbe portare in
piazza, in una riflessione pubblica guidata dal vescovo Mansueto Bianchi,
un migliaio di persone appartenenti a
parrocchie, gruppi, movimenti, sacerdoti e laici, diaconi e religiosi, suore e
seminaristi. Tutti sensibilizzati da un
unico brano evangelico: il racconto,
dal Vangelo di Matteo, di Gesù che
cammina sulle acque e fa camminare lo stesso Pietro, impaurito dai
flussi delle acque e dal vento forte.
Una rappresentazione, eterna, delle
difficoltà della comunità che – ieri
come oggi – si riunisce nel nome di
Gesù Cristo.
Il vicario per la pastorale, don
Cristiano D’Angelo, ha in questi
giorni ricordato che le risposte alle
Prosegue la preparazione alla grande
Veglia di Pentecoste in piazza Duomo
C’è tempo fino al 15 maggio per inviare i
contributi scritti. Si cercano 50 volontari
due domandi “forti” contenute nel
sussidio dovranno essere inviate in
diocesi (e-mail: pentecoste2011@
diocesipistoia.it oppure [email protected]) entro il 15
maggio. E’ infatti intenzione dell’organizzazione preparare un libretto
con una selezione di tali contributi.
Don Cristiano chiede inoltre –ai
sacerdoti e a tutte le articolazione
della Chiesa pistoiese– una “mano”
per l’organizzazione del servizio di
accoglienza e assistenza per l’incontro di sabato 11 giugno: servono
almeno una cinquantina di volontari
(età minima 17 anni, meglio se maggiorenni). A tale scopo è convocato
un incontro – mercoledì 11 maggio
alle ore 21 nel Seminario di Pistoia.
Le disponibilità possono essere
segnalate a questo indirizzo e-mail:
[email protected].
Un’ultima avvertenza organizza-
tiva: entro il primo giugno, cioè 10
giorni prima dall’evento, è necessario che ciascun sacerdote, diacono,
responsabile di gruppo… segnali il
numero (anche approssimativo) dei
partecipanti all’incontro in modo che
sia possibile approntare la migliore
accoglienza possibile.
Sabato 11 giugno il programma
prevede gli arrivi dei gruppi attorno
alle 18. Dalle 18:30 e fino alle 20:30
momenti di preghiera, scambio e
testimonianze.
Insieme al vescovo sarà presente, in piazza Duomo, il giornalista e
scrittore Luigi Accattoli.
Dalle 20:30 e fino alle 21:00 il
tempo per la cena a sacco.
Dalle 21:15, in piazza Duomo, la
grande Veglia di Pentecoste.
In caso di pioggia l’intero programma è spostato da piazza Duomo
al Palazzetto dello Sport di Pistoia.
Al termine della celebrazione i
fedeli hanno avuto la possibilità di
venerare le reliquie del nuovo beato.
La teca contenente le sue spoglie
è stata posta davanti all’altare della
confessione e una fila interminabile
si è snodata per tutto il giorno e la
notte seguente”.
La festa liturgica del beato Giovanni Paolo II ricorrerà il 22 ottobre.
Biblioteca del Centro Monteoliveto
IV incontro Olivetano Sabato 14 maggio 2011, alle ore 17,30, nei locali
del Centro Monteoliveto, via Bindi,16, il Prof.
Giorgio Petracchi terrà una conferenza sul
tema: “Una riconsiderazione del Risorgimento
nella storia nazionale e nella cronaca locale”. Si
tratta del IV Incontro Olivetano della stagione
2010-2011, organizzato dalla Biblioteca del
Centro Monteoliveto in collaborazione con
il Meic Movimento Ecclesiale di Impegno
Culturale. La conferenza collegherà la visione
nazionale del fenomeno risorgimentale allla
considerazione di avvenimenti e personaggi
locali di grande interesse, non sempre adeguatamente conosciuti.
Seguirà una cena di beneficenza a favore
del Centro Monteoliveto
(info e prenotazioni tel. 0573 975064).
In Cattedrale
Vespro d’organo
con Eliseo Sandretti
Musiche di Frescobaldi, Merula e Anonimo (sec. XVIII), per il vespro d’organo in programma domenica 8 maggio alle 17 in Cattedrale (organo Tronci,
1793). Ad eseguirle sarà Eliseo Sandretti, docente di organo all’Isti­tuto
musicale diocesano “Baralli” di Lucca, nonché autore di pubblicazioni sulla
storia dell’or­gano e sulla sua letteratura. Sandretti svolge attività concertistica sia all’organo che al clavicemba­lo ed ha tenuto un seminario sulle
antiche diteggiature per organo all’Ac­cademia “Giuseppe Gherardeschi”
di Pistoia. Come solista e accompagnatore si è esibito oltre che in Italia,
anche in Norvegia e Austria. Alcune sue composizioni sono state eseguite
in varie rassegne re­gionali per le scuole ad indirizzo musicale della Toscana.
8 comunità ecclesiale
n. 18
Michelucci e l’arte sacra a Pistoia
Vita
La
8 MAGGIO 2011
Successo
per i corsi
Dal 9 al 13 maggio 2011 si terranno una d’organo
serie di incontri per celebrare il ventesimo di Lohmann
anniversario della morte dell’architetto
e Bovet
“
Michelucci e l’arte
sacra a Pistoia” è
il titolo della manifestazione che si
svolgerà dal 9 al 13
maggio nel chiostro
di San Domenico
Giovanni Michelucci.
Gli incontri sono curati dalla diocesi di
Prato in collaborazione con la
Misericordia di Pistoia, il centro culturale
“Il Tempio” di Pistoia e il Centro
documentazione Michelucci di Pistoia
di Prato.
Organizzata dalla diocesi di
Prato, la Misericordia di Pistoia, il
Centro Culturale “Il Tempio” Pistoia
e il Centro di Documentazione Michelucci di Pistoia con il patrocinio
del Comune di Prato, l’inaugurazione
dell’evento è prevista per lunedì 9
maggio alle 18 con l’apertura della
mostra “Michelucci: la chiesa della
Vergine e la Via Crucis”.
La mostra, che presenta foto
di Duccio Bartolozzi e disegni di
Flavio Bartolozzi, Quinto Martini e
Jorio Vivarelli, sarà allestita presso
il cappellone e il Chiostro di San
Domenico a Prato.
Interverranno:monsignor Gastone Simoni, vescovo di Prato, don
Paolo Palazzi, vicario della diocesi di
Pistoia, il professor Ugo Barlozzetti,
storico dell’arte, l’architetto Roberto Agnoletti, storico dell’architettura.
Martedì 10 maggio alle 21 nel
Chiostro di San Domenico si terrà
una lezione incontro dal titolo “Architettura sacra a Pistoia nel Novecento” a cura di Roberto Agnoletti.
Gli interventi di Roberto Agnoletti e Ugo Barlozzetti consentiranno
di cogliere il rapporto duraturo di
un architetto, ma anche teorico e
soprattutto operatore culturale,
con un terrìtorio, quello pistoiese, e
con il rinnovamento della tipologia
dello spazio sacro ed il suo ineluttabile confronto con l’arte sacra. La
chiesa della Vergine a Pistoia (nella
foto), con le stazioni della via crucis
realizzate per tale edificio, costituisce un esempio paradigmatico per
sviluppare una riflessione più ampia.
al culto, il disegno iniziale subisce
varie modifiche. Del progetto del
‘49 si mantiene la soluzione dell’alta
cortina muraria in mattoni con forti
nervature, che richiama la semplicità
e la sobrietà costruttiva degli ordini
monastici mendicanti, con particolare riferimento alla chiesa gotica
di San Domenico a Pistoi a. In fase
esecutiva si rinuncia alla copertura a
volta ribassata dell’aula per l’attuale
sistema di copertura a capriate in
cemento armato. Lo spazio interno
della chiesa, semplìce e austero, è
scandito soltanto dal succedersi
di pronunciate paraste nella parte
alta della parete e inferiormente
dal’ritmo pìù ampio dei portalì in c.a.
a vìsta che, aggettando dalla parete
perimetrale intonacata, delimitano
nicchie che incorniciano le stazioni
della Via Crucis, grandi sculture eseguite a partire dagli anni Sessanta da
artìsti dìversi che hanno lavorato con
i materiali più vari, dalla terracotta,
alla pietra, al cemento seguendo le
indicazioni dell’architetto progettista
e del parroco. Si ricordano in particolare le opere di Pellegrino Banella,
Flavìo Bartolozzi, Quinto Martini e
Jorio Vivarelli, autore anche del grande Crocifisso ligneo che sovrasta
l’altare maggiore.
La chiesa
della Vergine
Giovanni
Michelucci
Il progetto della chiesa viene
approvato dalle autorità ecclesiastiche nel 1950, ma tra il 1954, data di
inizio dei lavori, ed il 1956, quando
la chiesa viene consacrata ed aperta
Giovanni Michelucci (Pistoia,
1891 Firenze, 1991) è stato un architetto, urbanista, considerato uno
dei maggiori architetti italiani del XX
secolo, celebre come capogruppo dei
Il 28 maggio l’ordine francescano
secolare (sede in via degli Armeni
11) organizza un pellegrinaggio a
Valdibrana con padre Rosario: il
ritrovo e alle 6 con partenza a
piedi dal Convento dei Cappuccini e arrivo a Valdibrana alle ore
7,30. (Si può raggiungere il santuario anche con mezzi propri);
ore 8: Messa a Valdibrana.
I francescani secolare minori
(sede convento delle Clarisse p.za
S. Stefano) organizzano il pellegrinaggio mariano presso il santuario della Madonna a Valdibrana il
25 maggio. Alle 15,30 monsignor
Tognelli guiderà la recita del Rosare e alle ore 16 celebrerà la
Messa.
progettisti della stazione di Firenze
Santa Maria Novella e come autore
della chiesa dell’Autostrada dei Sole.
Una nuova stagione per l’architettura
italiana si è aperta con ia realizzazione di una piccola chiesa a Collina,
nei pressi di Pistoia, intesa non solo
come luogo sacro e di celebrazione,
ma anche come spazio di aggregazione tra i fedeli; infatti, le forme
derivarono da quelle delle case coloniche che insistevano nei dintorni
a sottoiineare la volontà di avvìcinare
ia popolazione al proprio luogo di
culto. A partire dagli anni cinquanta
si registrano numerose realizzazioni
nel campo dell’architettura sacra, che
vedrà Michelucci assoluto protagonista anche nei decenni successivi: la
chiesa della Vergine a Pistoia (dove si
avverte un’adesione al patrimonio del
passato, pur senza convenzionalità),
la chiesa della Beata Maria Vergine
di Pomarance, la piccola cappella
di Lagoni di Sasso a Sasso Pisano, la
chiesa dei Cimitero della Vergine a
Pistoia. Sempre a Pistoia, nel 1959
innalzò una chiesa all’interno dei
Villaggio Belvedere: l’edificio, concepito ancora come spazio di unione
e socializzazione dei fedeli, presenta
una planimetria fortemente dilatata,
con una sinuosa copertura che preannuncia la ricerca di un’architettura
simbolica, legata ai temi della tenda
e della croce, temi che raggiungono
il massimo compimento nel San
Giovanni Battista dell’Autostrada. A
questo progetto seguirono il suggestivo Santuario della Beata Vergine
della Consolazione a San Marino, le
chiese di Arzignano e di Longarone,
“Pezzettino mio”
è
in libreria “Pezzettino mio”, l’ultimo libro della
scrittrice pistoiese Emma Nocera,
nota anche come
pittrice, e sarà
presentato prossimamente dall’associazione culturale “La Brigata del
leoncino”.
Il libro è presentato da Tommaso
Braccesi, presidente del movimento
per la Vita, che “ringrazia l’autrice per
avere affrontato il tema scomodo
della difesa del significato della vita,
in una fase storica nella quale troppo spesso la vita è ridotta a vuoto
contenitore”.
Il libro è scritto con grande semplicità e immediatezza e giunge direttamente alla sensibilità più profonda
del lettore. È la storia, toccante e
Due corsi d’organo quali da tempo non si avevano a Pistoia. Diversi organisti si sono ritrovati in
città per studiare musica tedesca,
sotto la guida del maestro Ludger
Lohmann, e musica spagnola e
francese, sotto la guida di Guy
Bovet, approfittando degli strumenti particolarmente adatti a
queste letterature che si trovano
nelle chiese di Sant’Ignazio e del
Carmine a Pistoia e di San Rocco
a Larciano e dell’organizzazione
dell’Accademia d’Organo “Giuseppe Gherardeschi”. Una settimana
di lavoro per i partecipanti e per
i docenti che si sono esibiti in
due concerti. I due corsi hanno
dimostrato che si può ancora studiare musica d’organo a Pistoia,
la quale conserva la sua forza di
attrazione.Visto l’entusiasmo dei
partecipanti, è stata programmata
l’edizione 2012, da realizzarsi,
come quest’anno, la settimana
dopo Pasqua.
P.C.
PRATACCIO
Cantar
maggio
L’ultimo libro di Emma Nocera
Ordine Francescano
Alcuni
incontri
di maggio
Musica sacra
impegnata, di Marricchia, una donna
che di fronte ad una gravidanza non
programmata ed apparsa a sorpresa
nella sua vita, si strugge nel dubbio
di accettare quella gravidanza o di
distruggerla con l’aiuto della legge
194, ovvero della legge sull’aborto
legalizzato, verso la quale nel libro
troviamo spesso riferimenti critici.
Nelle pagine del libro si racconta
come la protagonista vive con l’anima straziata, l’evolversi degli eventi.
Chiediamo alla scrittrice cos’è il
paese dei lumi che nel suo libro è
menzionato dall’inizio alla fine e qual
è il messaggio del libro?
Lei risponde: “Il paese dei lumi
è un luogo luminoso e protettivo,
rassicurante e accogliente; è un luogo eterno, lo chiami pure coscienza,
lo chiami pure fede. Il messaggio di
questo libro, glielo dico con le parole
del filosofo Emanuele Kant:‘due cose
mi riempiono il cuor di inusitata meraviglia: il cielo stellato sopra di me e
la legge morale dentro il mio cuore’”.
D.R.
Ancora per le strade con il Cantarmaggio che è sinonimo di festa
popolare, e affonda le radici nelle
tradizioni dell’appennino toscoemiliano. Quest’usanza deriva
dalla vita rurale della comunità
della montagna, per la quale la primavera, e in particolare il mese di
maggio, portava speranza di buoni
raccolti d’abbondanza e serenità.
Ancora oggi i cantori passano per
i paesi con chitarre e fisarmoniche
per cantare e ballare insieme e
poi trovarsi nelle piazze in allegria mangiando e bevendo quello
che la gente offre. I menestrelli
hanno cominciano da Prataccio il
30 aprile e Popiglio subito dopo.
Il primo maggio si è inneggiato
sul trenino Pistoia-Pracchia. Il
sette maggio sarà la volta di San
Marcello e Campotizzoro. L’otto
maggio, Bardalone e Prunetta, il
14 a Pistoia e Villa di Baggio il 15
a Maresca; il tour si chiude il 28 a
Piteccio.
Giorgio Ducceschi
Casalguidi
Festa della
famiglia
Domenica 15 maggio 2011, in
piazza Vittorio Veneto a Casalguidi, si terrà la Festa della famiglia
dal titolo “Famiglia: educare alla
pienezza di Vita”. La festa è organizzata dal gruppo di spiritualità
familiare di Casalguidi, in collaborazione con il comitato “Fiera
di Casalguidi”, il gruppo giovani
“La biada”, la pro loco di CasaleCantagrillo, il gruppo teatrale
“L’allegra compagnia”, il circolo
Mcl Ariston, l’atletica Casalguidi e
la Banca di Credito cooperativo di
Masiano. Questo il programma:
ore 10: Messa; dalle ore 16: Giochi
e spettacoli per grandi e piccini;
ore 19.30: cena in piazza
Vita
La
Preghiere on
demand
Vedo che ancora continuano sulla
stampa locale gli strascichi sulla
vicenda della “preghiera modificata”: via Gesù e al suo posto Dio.
Non ero intervenuta subito nella
polemica proprio per evitare strumentalizzazioni, ma francamente mi
sento spinta a farlo dopo aver letto
il commento del Vicario. Una risposta che a dir poco mi ha sorpreso.
Non credo che la maestra con la
sua scelta avesse in mente la Trinità,
evocata dal Vicario probabilmente
per minimizzare e per mettere
tutti d’accordo. Perché allora visto
che Gesù è Dio ed è anche Spirito
Santo, non ha sostituito la parola
Dio con Spirito Santo? Chissà,
avrebbe incontrato ancor più il
favore dei non cattolici.
A quando le preghiere con dei
puntini da riempire come meglio
si crede?
Il problema non è tanto nella scelta, secondo me sbagliata e ridicola
della maestra, ma nel fatto che
ormai stiamo veramente perdendo
il senso delle cose, del ridicolo
appunto, e in primis della fede che
deve essere comoda e ruffiana con lieto fine.
Questo piccolo avvenimento ha
prodotto un risultato che è la dimostrazione di come sia sempre
più diffusa la concezione miope e
distorta della laicità.
Una visione secondo la quale fare
esplicito riferimento alla nostra
religione significa per ciò stesso
essere intolleranti, creare discriminazioni. Piaccia o meno, bisogna prender
atto che ci sono due pesi e due
misure.
Come ho già scritto in occasione
dell’assassinio del ministro pachistano Bhatti che si era fortemente
battuto a difesa di Asia Bibi, la
cui vicenda ha avuto scarsissima
risonanza al confronto di quella
di Sakineh: quei mezzi di comunicazione, così solerti di fronte a
qualsiasi problema, come mai sono
così silenziosi quando le vicende
riguardano i cristiani?
Non una parola sulla discriminazione dei cristiani! Anziché gridare
il proprio sdegno e la propria condanna, si sta zitti ! 8 MAGGIO 2011
comunità ecclesiale
n. 18
lettere in redazione
Non vergogniamoci delle nostre radici giudaico-cristiane e abbiamo il
coraggio di scegliere se recuperare
la fede nei nostri valori non negoziabili oppure scendere lungo la
china del relativismo , del buonismo
e della propaganda politicamente
corretta.
Daniela Simionato
22° di
beatificazione
di Madre
Caiani
Il 1° maggio il venerato Papa Giovanni Paolo II è stato beatificato:
un evento che ha commosso e
movimentato il mondo intero,
evento che certamente contribuirà
a rinvigorire la fede di molti. Infatti,
dopo averlo avuto per tanti anni
come vicario di Cristo in terra, maestro e testimone del Vangelo, ora
troviamo in lui anche un modello
da imitare, un potente intercessore
presso Dio.
In questi giorni, abbiamo ricordato
il 22° anniversario di beatificazione
di Madre Caiani e fu proprio Giovanni Paolo II ad elevarla agli onori
degli altari in un tripudio di festa.
Vibrano ancora nel nostro cuore
le parole forti, decise, incisive, del
messaggio che egli rivolse ai pellegrini pervenuti in Piazza San Pietro
in quel 23 aprile 1989: “...Alla luce
dell’amore divino, rivelatosi nel
divin Salvatore, Margherita imparò
a servire i fratelli tra la gente umile
della sua terra di Toscana... ed alle
sue figlie spirituali, le suore francescane minime del Sacro Cuore, ella
insegnò a servire il prossimo con
l’intento di riparare le offese fatte
all’amore di Cristo e di ispirarsi
sempre a questo amore nell’esercizio della loro carità... Mi rallegro
con voi religiose, che vi alimentate
al carisma di così eletta fondatrice...
Mettetevi alla sua scuola, imparate
da lei la tenerezza materna, l’equilibrio, la sapienza e soprattutto la
dedizione verso gli altri. Imitate la
sua gioia interiore, a fede in Gesù
crocifisso e risorto, sia in voi come
già nella Beata Maria Margherita,
ispiratrice di ideali cristiani generosi, di rinnovamento spirituale”.
A questa scuola si sono alimentate,
a questo carisma hanno attinto
vivendo con fedeltà e amore questa spiritualità “minima” per una
vita di santità “massima”, le sette
sorelle che il 28 maggio prossimo
celebreranno il 50° e 25° di prima
professione. A lode e gloria di Dio
e a edificazione del prossimo.
Le Suore Minime
del Sacro Cuore
Testimonianza
di Fiorella,
della comunità
catecumenale
della Vergine
La maggior parte di noi è abituata
a chiedere a Dio (a volte a pretendere) che compia la nostra
volontà, ma egli ci guarda con gran
tenerezza, non si adira e ci dà quel
bene che ci fa bene e quello che
noi giudichiamo ‘non bene’ che ci
farà comunque bene. I nostri orizzonti spesso si limitano al bisogno
quotidiano: la salute, il lavoro, il
benessere economico etc, e per i
più ambiziosi alle gratificazioni personali..., ma c’è un momento ben
preciso fatto a volte di un attimo
o fatto di tanti attimi in cui Dio si
abbassa a noi, ci viene vicino, entra
ad analizzare la nostra storia, il
nostro cuore e ci rialza con lui e
coincide sempre a quei momenti in
cui ci sentiamo disperatamente soli,
disperatamente persi.
E’ un attimo che non si dimentica,
che si marchia a fuoco nella memoria e del quale si può, anzi, si deve
rendere testimonianza.
Per me è stato anche quando, dopo
circa 10 anni di matrimoni,o mio
marito ed io eravamo entrati in una
sorta di spirale di incomprensioni
che potevano avere solo un’inevitabile conseguenza, una spirale
distruttiva tale che ancora oggi non
comprendiamo come possa essere
accaduta.
Fu un attimo, ma sufficiente a capire che potevamo fidarci di Dio, che
dovevamo farci prendere per mano
da lui e lui ci avrebbe fatto risalire,
strappandoci da quel vortice che ci
portava in basso e con noi portava
anche i nostri figli. L’amore per loro
ci fece vedere che c’era un amore
ancor più grande a cui aggrapparci
e timidamente ci riaffacciammo
alla Chiesa, che fu veramente una
madre amorevole. La consolazione,
la luce di cui avevamo bisogno scaturivano sapientemente da l’unica
fonte che è l’ascolto della Parola di
Dio e come acqua pura, fresca lavavano via ogni incrostazione di male.
Un ascolto al quale abbiamo allenato gli orecchi del nostro cuore,
nelle Eucarestie, nelle Celebrazioni
della Parola perché inseriti nella co-
munità neo catecumenale di allora
presso la parrocchia di S. Francesco.
Ricordo, però, anche le parole di
Padre Gabriele (della chiesa dei
Cappuccini ) che ci invitava a sperimentare l’amore di e il perdono
di Dio proprio in ogni nostro gesto
quotidiano in famiglia e che percepiva la consolazione di cui avevamo
bisogno.
Siamo stati presi per mano e ci siamo fatti prendere per mano e ogni
volta che ce ne è stato bisogno
abbiamo. Ricordo anche quanto furono importanti i consigli di padre
Dino (della parrocchia San Francesco), che ci ha sapientemente guidato a ricostruire la vita di coppia,
invitandoci a ritagliare dei momenti
tutti per noi. Ci diceva: su ragazzi,
andate a mangiare una pizza insieme, voi due, da soli! Un consiglio
che può sembrare banale, adesso,
scontato, ma che in quel momento
fu provvidenziale.
Ecco perché rendere testimonianza
con la gratitudine di chi molto ha
ricevuto.
Dio ci è vicino e bussa alla porta
del nostro cuore con un insistenza
maggiore, quando vede che ti stai
perdendo nel mare dell’illusione, dell’inganno, della sofferenza,
dell’odio, della disperazione.
Fiorella Giannoni
Ora basta!
Da un po’ di tempo assisto con
sempre più insofferenza alle giustificazioni dei tagli ai servizi sociali e
sanitari. Credo che sia venuta l’ora
di porre delle domande a cui dirigenti, amministratori e politici non
possano non rispondere. Ai tempi
in cui mi stavo formando come cittadino fui colpita dalla frase di Don
Milani che non si possono fare parti
uguali fra disuguali. Cosa è accaduto
in questi cinquant’anni? Se siamo
arrivati a molte caste di intoccabili
è ovvio dove verranno fatti i tagli.
Porterò un esempio che tocco con
mano da anni. La Regione Toscana dispone che ogni azienda USL
destini il 4 1/2% di tutta la spesa
sanitaria alla salute mentale. Pistoia
non ha mai destinato più del 3,3%,
spesso meno, ma ogni volta che
ho chiesto perché non si rispetti
una legge regionale mi è stato risposto che quelle regionali sono
solo linee guida e che ogni azienda
è autonoma e può decidere come
crede. Ma allora a cosa servono le
leggi regionali e perché paghiamo
profumatamente i nostri consiglieri e i dirigenti aziendali? Questa
riduzione ha significato meno inserimenti lavorativi, meno sostegno
professionale per la riabilitazione,
più persone escluse dai percorsi
personalizzati, più famiglie abbandonate a se stesse, meno salute e
più malattia e quindi maggiori costi
sanitari e sociali. Quando chiedo
perché non si taglia in quei settori dove da anni si spende più del
dovuto mi si risponde con un po’
di imbarazzo ma dandolo per scontato che ci sono i poteri forti, che
9
certi privilegi non si possono toccare. Anche in Toscana? Che senso ha
allora avere amministrazioni di sinistra da generazioni? Quando studio
le leggi e i piani sociali regionali
e constato che è dal 1978 che si
parla di integrazione socio-sanitaria
e che si devono periodicamente riformulare le leggi e riorganizzare le
istituzioni (aziende, consorzi, conferenze dei sindaci, aree vaste, società
della salute) perché non si riesce a
farla applicare nei territori locali e
ogni settore continua ad operare
separatamente mi chiedo che cosa
ci stiano a fare tanti rappresentanti
in tanti organismi “democratici”?
Perché quando si chiede perché
Pistoia non ha avuto l’assegnazione
dei fondi per la costruzione di 18
allloggi popolari l’assessore Ginanni
rispondi che “l’ufficio tecnico non
ha avuto il tempo” per fare un progetto dettagliato come richiedeva
il bando regionale? Perché non c’è
una valutazione seria dei servizi e
perché non c’è mai un responsabile
che risponda del disservizio? Eppure se mio figlio sale sull’autobus
senza timbrare il biglietto la multa
la deve pagare anche se è disabile!
Ma voglio continuare a credere che
una società più giusta sia possibile.
Io non voglio lasciare a mio figlio
una società che lo consideri disuguale quando si tratta di diritti e
uguale quando si tratta di doveri.
Ed è per questo, per lottare perché
i nostri figli disuguali siano messi
in condizioni di avere una vita il
più possibile indipendente, come le
nostre belle leggi garantiscono, noi
pretenderemo con tutte le nostre
forze, chiedendo anche il sostegno
dei nostri concittadini, che vengano mantenute le promesse che
i direttori generali dell’ASL 3 ci
hanno fatto da anni, che seppur non
possono destinare la percentuale
dovuta “non verranno fatti tagli al
budget della salute mentale”. Invece
sappiamo che i tagli proposti sono
gli stessi in tutti i settori: troppo
facile! Nel campo della salute
mentale sono già state smantellate
molte strutture, con le nuove gare
d’appalto per i servizi territoriali
è diminuita la richiesta per le qualifiche professionali più alte, non
viene fatto niente nel campo della
prevenzione, nelle unità funzionali
dell’Infanzia e Adolescenza non ci
sono educatori. Eppure, qualcosa
in questi anni è cambiato, i nuovi
responsabili hanno incoraggiato
l’autonomia delle persone in carico,
sostenendo gruppi di auto-aiuto,
associazioni e cooperative, migliorando l’accoglienza e la formazione.
Non permetteremo che siano frustrati e sopraffatti quegli operatori
che non si affidano esclusivamente
ai farmaci ma che si adoperano per
promuovere salute. Lo dobbiamo
ai nostri figli. E non ci arrenderemo,
non ancora.
Kira Pellegrini,
Associazione
Oltre l’Orizzonte
per la promozione
del benessere psichico
10 comunità e territorio
A rischio anche
l’occupazione.
Il presidente Del
Santo: «I tagli sono
la prova
della scarsa
considerazione
a livello nazionale
e regionale»
Trasporto pubblico
Meno corse
e biglietti più cari
Meno corse, meno servizi e biglietti più cari. È questa la sorpresa
che gli utenti del Copit troveranno
a partire da questo lunedì. A seguito della riduzione del trasferimento
di risorse, il servizio di trasporto
pubblico su linee urbane ed extraurbane subirà dei cambiamenti
che entreranno in vigore a partire
dal 9 maggio. «La riorganizzazione
– spiega l’assessore comunale di
Pistoia al trasporto pubblico Riccardo Pallini - è avvenuta tenendo
conto anzitutto delle necessità
dei ragazzi che vanno a scuola, dei
Farmacie pubbliche
f
Farcom cresce ancora
ar.Com., la società pubblica che gestisce le farmacie comunali pistoiesi,
cresce ancora. Lo fa
accogliendo al suo interno i Comuni di Agliana,
Larciano e Quarrata.
Un’operazione che porta la spa ad
un aumento di capitale riservato
ai Comuni di 95.665 euro (pari a
19.133 azioni). Immediata conseguenza dell’allargamento della spa
è l’aumento del prezzo per azione,
per complessivi 494.014 euro, pari a
25,82 euro per azione. È quanto ha
deliberato il consiglio di amministrazione di Far.Com. spa composto da
Gianluca De Simone e Sergio Zingoni, recependo le deliberazioni dei
consigli dei singoli Comuni, rafforzando il capitale sociale e consolidando
Far.Com. come una vera e propria
“house” dei servizi al cittadino con
dimensione sovracomunale. «Con
questo importante atto, frutto del
lavoro del precedente consiglio di
amministrazione e di quello attuale
u
n programma
di tre giornate
per un totale
di 19 appuntamenti nel cento
storico di Pistoia fatto di incontri
spettacoli e dialoghi rivolti ad un
pubblico non specialistico ma interessato all’approfondimento ed alla
ricerca di nuovi strumenti e stimoli
per comprendere la realtà odierna
. E’ questo, in sintesi, il contenuto
della seconda edizione dei Dialoghi
sull’uomo, festival di antropologia del
contemporaneo in programma dal
27 al 29 maggio prossimi.
“Il filo conduttore –si legge nella
nota del programma- sarà “Il corpo
che siamo”; il corpo viene cioè disegnato, inciso, scolpito, modellato, per
moda, cultura, arte, patologia, quasi
l’uomo volesse sancire con questi
interventi il suo distacco dalla natura,
per spostarlo sul terreno della cultura.” “L’edizione 2011 sarà sicuramente un appuntamento importante
–ha detto il sindaco Renzo Berti- in
quanto rappresenterà per la nostra
città un punto di aggregazione oltre
che ad un momento di aggregazione
Vita
La
n. 18 8 MAGGIO 2011
Oltre a Pistoia entrano nella compagine
sociale anche i Comuni di Agliana,
Larciano e Quarrata. A giugno sarà
presentato il piano strategico della società
– dice Simona Laing, presidente di
Far.Com. Spa -, la Società pubblica
delle farmacie pistoiesi si rafforza
ulteriormente. E lo fa nel segno della
piena rappresentatività del territorio
comunale. L’ingresso dei Comuni di
Agliana, Larciano e Quarrata è un
momento importante che sancisce
il consolidamento dell’esperienza sin
qui fatta. Le farmacie pistoiesi sono
una riconosciuta realtà di “farmacie
dei servizi”, aperte ai bisogni delle
famiglie e dei cittadini. In questo
processo di continua crescita, Far.
Com. spa sta realizzando un altro
importante strumento: il piano strategico che presenteremo a giugno».
Il Comune di Pistoia resta il maggiore
azionista, con una quota di azioni
dell’82,8 per cento, mentre a Quarrata va il 7,5 per cento, a Larciano il 4,4
e ad Agliana il 3,8 per cento (l’1,3 per
cento resta ai dipendenti). Far.Com.
Spa nasce nel 2000 come società
per azioni a prevalente capitale pubblico per la gestione delle farmacie
comunali del comune pistoiese. In
precedenza le farmacie comunali, tre
realizzate dal Comune di Pistoia negli
anni ‘70 (una si è aggiunta dieci anni
più tardi) erano inizialmente gestite
in economia, ossia direttamente dal
Comune, e poi a partire dal 1995 e
per cinque anni, dall’azienda speciale
Asp.
P.C.
che potrebbe portare dei ritorni dal
punto di vista turistico.”
Positivo anche il giudizio del
presidente Cassa di Risparmio di
Pistoia e Pescia, Ivano Paci il quale
ha ribadito l’importanza dell’appuntamento in quanto tratta “un
tema che non poteva mancare in
un appuntamento culturale di taglio
antropologico come si propone di
essere i “Dialoghi”. La nostra città e i
giovani –ha concluso– sono pronti ad
accogliere tutti coloro che vorranno
provare il piacere di esserci.”
Quattro i filosofi presenti per
l’edizione 2011: Roberta Monticelli
discuterà sulla fatica di diventare
adulti e sul concetto di corpo sociale;
Maurizio Ferraris tratterà il tema della perdita del corpo nell’immaterialità
del web mentre Umberto Galimberti
si interrogherà su cosa sia oggi il
corpo nell’occidente industrializzato
la sociologa Rossella Ghigi interverrà
infine sulla cultura dei cambiamenti e
della chirurgia estetica.
Il programma dei “Dialoghi”
vedrà inoltre un omaggio ad uno dei
più grandi antropologi e pensatori di
tutti i tempi: Claude Lèvi-Strauss a
cui Toni Servillo dedicherà un recital
leggendo brani tratti dal suo celebre
libro “Tristi Tropici”, ed uno spettacolo di danza Studies of the Human
Body, ideato e interpretato da Virgilio
Sieni su musiche di Salvatore Sciarrino e J.S. Bach, eseguite dal vivo da
Giampaolo Pretto (flauto) e Claudio
Pasceri (violoncello). L’iniziativa che
come già detto è alla seconda edizione gode del patrocinio della Provincia
di Pistoia e della Regione Toscana che
invita ad accedere al sito internet
www.dialoghisull’uomo.it per trovare
qualsiasi informazione in quanto a
vendita dei biglietti, programma e
altre informazioni di ogni tipo.
Edoardo Baroncelli
pendolari, dei lavoratori e, più in
generale, delle fasce più deboli. È
stata considerata, inoltre, prioritaria l’integrazione del servizio con
quello ferroviario. Nella rimodulazione siamo intervenuti sugli orari
nei quali si registravano meno
presenze. Abbiamo cioè preso
delle decisioni sulla base dell’utilizzo effettivo dei mezzi pubblici
urbani, senza invece effettuare un
taglio generalizzato. Nelle nostre
valutazioni abbiamo tenuto in
ampia considerazione segnalazioni
e indicazioni da parte di cittadini
e di altri soggetti». «Sulla base di
queste premesse – ha sottolineato
Pallini - si è deciso di mantenere
inalterati nella città i servizi offerti
dalle linee M, 3 e 35, di mantenere
la linea 1, riducendone la frequenza,
di provvedere alla riorganizzazione delle linee 5, 6 e 15. Al fine di
garantire la massima efficienza del
servizio durante i giorni lavorativi,
si è scelto di intervenire sui festivi, riducendo le corse previste al
mattino, ad eccezione della linea M
che è l’asse portante del servizio
urbano e del raccordo delle linee
extraurbane». Il rincaro previsto è
del 10%, ma si tratta di una media.
Non subiranno infatti modifiche
il prezzo degli abbonamenti per
studenti, né i costi per le corse
urbane. Come ha spiegato l’assessore alla mobilità Riccardo Pallini,
il Comune di Pistoia ha infatti
confermato, anche per il 2011, le
stesse risorse dello scorso anno,
pari a circa 950mila euro più Iva.
I maggiori disagi si avranno sulle
corse extraurbane. «Ci sarà un
periodo – assicura l’assessore provinciale al trasporto pubblico Carlo
Cardelli – in cui certi meccanismi
dovranno essere affinati. Lo sforzo
della Provincia è stato quello, pur
dovendo necessariamente ridurre il
servizio, di farlo in modo da creare
meno disagio possibile».: «Questi
tagli – commenta laconico Luciano
Del Santo, presidente dell’azienda
Blubus - sono la prova della scarsa
considerazione di cui il servizio di
trasporto pubblico locale gode a livello statale e regionale. Non si può
non notare un elemento di contraddittorietà, laddove da un lato
si vogliono città più vivibili, minori
consumi energetici ed una mobilità
sostenibile e dall’altro si limita uno
strumento irrinunciabile quale è il
trasporto pubblico».
A causa del ridimensionamento
del servizio, sale il rischio di esuberi
tra i dipendenti del Copit, i sindacati annunciano perciò scioperi e
mobilitazioni.
Patrizio Ceccarelli
Agliana
“I giudici sono
Ritorna “Dialoghi davvero una casta
inaffidabile?”
sull’uomo”
Il procuratore Renzo Dell’Anno
parla di giustizia
o
ltre cinquanta persone hanno preso parte al recente incontro, organizzato presso i locali del circolo Città Futura
di Spedalino Agliana, promosso dal Partito democratico
aglianese e intitolato “I giudici sono davvero una casta
inaffidabile?”.
Molto interessante l’intervento del procuratore della Repubblica di Pistoia, il dottor Renzo Dell’Anno, che ha messo in evidenza tutte
le criticità della riforma della giustizia di cui si parla a livello nazionale, non
mancando di far notare la necessità di un vero cambiamento del “servizio
giustizia, a partire dall’incremento delle risorse per far funzionare meglio
l’intera struttura”.
Il procuratore capo di Pistoia non ha risparmiato critiche alla categoria
dei magistrati sottolineando che “uno degli elementi da cambiare sta proprio nella “forma mentis” dei giudici che, talvolta, si perdono in tecnicismi
apprezzabili solo sotto l’aspetto giuridico e accademico”.
Molte e vertenti su vari argomenti le domande del pubblico presente a
cui Renzo Dell’Anno ha risposto con precisione e chiarezza, allo scopo di
far luce su tematiche molto complesse e al centro di dibattiti a tutti i livelli.
Al termine della serata i dirigenti del Pd aglianese hanno espresso la loro
soddisfazione per l’ottima riuscita dell’incontro.
M. B.
Vita
La
comunità e territorio
n. 18
I giovani e il lavoro
8 MAGGIO 2011
11
Conferenza provinciale
delle donne democratiche
Sabato le premiazioni Uno sguardo nuovo
a Palazzo di Giano
al mondo
della politica
s
i conclude questa
domenica la quinta edizione di «Dai
un senso alla vita: rispettala!», quest’anno
dedicata al tema dei giovani alle
prese con il mondo del lavoro. La
manifestazione, organizzata dal Laboratorio Toscano Ans, di scienze
sociali, comunicazione e marketing,
di cui è coordinatore e direttore il
sociologo pistoiese Giuliano Bruni,
ha richiamato a Pistoia, lo scorso
fine settimana, sociologi, personalità
del mondo della cultura, dello sport
e dello spettacolo da tutta Italia,
per interrogarsi, insieme a ragazzi
e famiglie, sulle aspettative e le
prospettive delle nuove generazioni.
La manifestazione ha visto anche la
partecipazione degli studenti delle
scuole superiori cittadine (Liceo
Artistico Petrocchi, Istituto Einaudi,
Istituto Pacini, Liceo scientifico Duca
D’Aosta) che hanno espresso il loro
pensiero sul tema attraverso la realizzazione di video che sono stati
trasmessi da Tvl e pubblicati sul sito
internet de «La Nazione», per poi
essere votati attraverso il sito www.
daiunsensoallavita.com. La votazione
popolare sarà affiancata da quella di
una giuria tecnica e i migliori videospot saranno premiati dalle autorità
cittadine durante la cerimonia in
Riconoscimenti a personalità che si sono
distinte per l’impegno verso le
problematiche giovanili e agli studenti
vincitori del concorso indetto
dal Laboratorio Toscano Ans
di Patrizio Ceccarelli
programma questo sabato (ore 16),
nella sala maggiore del Comune
di Pistoia. Nella stessa occasione
verranno premiate anche alcune
personalità del mondo dello sport,
della politica, della cultura e dello
spettacolo che si sono distinte per
l’attenzione dimostrata verso le problematiche giovanili. I premi saranno
assegnati a Andrea Agresti (Le Iene),
Giancarlo Antognoni (calciatore),
Franco Checchi (regista), Vannino
Chiti (Vicepresidente del Senato),
Elettra Giaconi (scrittrice), Alberto
Marini (presidente associazione Il
Tempio), suor Sandra Matulli (Sacro
Cuore), Giancarlo Niccolai (Centro
Studi Donati), Giorgio Petracchi
(docente universitario), Manuela
Roccella (ospedale di Pisa), Regina
Schrecker (stilista), Nico Stumpo
(Pd), Lorenzo Suraci (direttore Rtl
102.5), Marco Tarquinio (direttore
dell’Avvenire), Giuseppe Valentini
(Asl 3), e Sergio Villani (Università
di Firenze). La novità di quest’anno,
riguarda la realizzazione di un film,
della durata di circa 60 minuti, sul
volontariato. Il regista è il pistoiese
Giuseppe Golisano, che usufruendo
di dati raccolti dai sociologi del Laboratorio Toscano Ans, quindi su basi
scientifiche, costruirà una storia sulla
vita dei volontari della Misericordia
di Pistoia, ente scelto per la sua
grande rappresentatività della realtà
di volontariato nel tessuto sociale
pistoiese. Una volta realizzato, il film
sarà presentato in anteprima a novembre al teatro Bolognini di Pistoia
e a Tvl in prima serata nel mese di
dicembre. Domenica 8 maggio (ore
16) in piazza del Duomo si svolgerà il
mercatino dei valori, con la presenza
delle associazioni del volontariato,
stand istituzionali, un’area dedicata
ai bambini, e l’annullo filatelico a
ricordo della manifestazione.
Piteglio
Riqualificazione
dell’area Gomburano
n
el paese di Piteglio ha preso il
via il progetto di
riqualificazione
dell’area Gomburano, sede del
campo polivalente tennis-calcetto
in gestione alla Pro Loco.
I lavori si propongono di rivitalizzare e rendere più fruibile dai
più una zona di Piteglio fino ad oggi
occupata sostanzialmente solo dal
campo sportivo polivalente.
Il progetto consiste nella costruzione di un campo da bocce di 20m
x 4m, con illuminazione per il gioco
nelle ore serali, creazione di vialetti
illuminati di collegamento tra la
piazza principale Fratelli Guermani
ed il campo da bocce, un’area giochi
per bambini e due piazzole per picnic. In quest’ultime verranno allestiti
due barbecue con tavoli e panche,
per le grigliate all’aperto. Gran parte
dei lavori previsti verranno realizzati
grazie all’impegno da volontari degli
attivisti della Pro Loco e dai cittadini
piteglini che hanno messo a disposizione il loro tempo libero e le loro
competenze professionali. L’opera
è finanziata con le risorse ricavate
dalle manifestazioni promosse negli
ultimi anni dalla Pro Loco, oltre che
grazie ad un contributo in donazione
ricevuto da un caro amico del paese.
Leonardo Soldati
Si è svolta sabato 30 aprile al museo Marino Marini di Pistoia, la “Conferenza provinciale delle donne democratiche”.
Come ci ha spiegato Marianna Menicacci, responsabile della conferenza:
“Questo importante appuntamento politico, non ci ha permesso solo di
eleggere la portavoce e le delegate della conferenza regionale e nazionale, ma di presentare anche un ambizioso progetto tutto al femminile”.
Il progetto in questione, voluto e sostenuto fortemente dalle “donne democratiche”, si pone l’obiettivo di guardare il mondo della politica attraverso occhi nuovi: quelli delle donne. Era necessario, ora più che mai secondo le responsabili del progetto, un percorso politico che desse ampio
respiro ai bisogni della classe femminile. C’è un bisogno crescente di partecipazione delle donne alla vita politica italiana. Ad oggi infatti, l’Italia è
uno dei paesi europei, in cui le donne sono meno rappresentate in Parlamento. La “Conferenza delle donne democratiche” sta lavorando proprio
per incentivare la partecipazione, l’impegno e la dedizione necessaria,
affinchè la classe femminile trovi maggior ascolto all’interno del mondo
politico. In questa direzione, la conferenza si rivolge anche e soprattutto
a coloro che non svolgono ruoli dirigenziali o rappresentativi all’interno
del Partito Democratico. Tutto ciò viene confermato e sottolineato dalle parole di Rosalba Bonacchi e Maria Bombino: “E’ stato essenziale un
percorso fatto di confronti, che da tempo avevamo avviato con le iscritte.
Proprio in questi frangenti, sono emersi i nomi delle donne che si sono
impegnate maggiormente per sviluppare il progetto”. Ampliando il discorso a livello nazionale ci chiediamo e vi invitiamo a riflettere, su quale sia
la reale percezione della donna in politica. Scommettere sul valore delle
donne e dei giovani non deve essere solo una sfida, ma deve rappresentare un segnale di cambiamento della società. Il naturale cambiamento della
società italiana, che sta crescendo e maturando lentamente. Sotto questo
punto di vista, della vecchia società, ancorata sui valori patriarcali, è rimasto ancora molto, forse troppo. Non sono pochi infatti, coloro che ritengono non essenziale un impegno delle donne alla vita nazionale. E allora,
da che parte deve soffiare il vento del cambiamento? Sicuramente dalla
parte della vita politica, che deve integrare maggiormente le donne ed i
giovani in contesti, in cui sono stati ignorati per troppo tempo. Un errore
deleterio sarebbe quello di restare indifferenti, di fronte ai messaggi che i
media lasciano passare troppo spesso nei riguardi delle donne. La donna
che serve alla vita sociale e politica del Paese, non è quella danzante e
urlante dei programmi trash e nemmeno quella omologata al servizio del
“sovrano” di turno. La donna vera, che rappresenta ne sono convinto la
maggioranza della classe femminile, è quella delle battaglie civili e delle
“conquiste” storiche. E’ colei che considera essenziale la cultura e basilare il diritto di essere ascoltata. Uscendo dal contesto politico posso
affermare che, ascoltare e dare importanza alla classe femminile, non è né
di destra né di sinistra: è una necessità!
Matteo Pieracci
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
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SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
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PISTOIA
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MONTEMURLO
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LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12
n. 18 8 MAGGIO 2011
Appello di Confartigianato a 1.500 imprese pistoiesi
“11 maggio: colleghiamoci
al Sistri per dimostrare
che non funziona”
Un balzello che in provincia ha fatto sborsare oltre 180mila euro.
Nei rifiuti finiscono soprattutto i soldi delle imprese
a
ppuntamento mercoledì 11 maggio per il
Sistri “click day”.
Confartigianato Pistoia invita tutte le imprese che si sono dovute iscrivere al Sistema di tracciaibilità dei rifiuti a collegarsi
al Sistri lo stesso giorno per dimostrare
l’effettiva non funzioanlità del meccanismo.
“Il 30 aprile _ spiega Silvia Marengo, responsabile di Geos
Pistoia, il centro sicurezza ambiente che fa capo a Confartigianato _ è scaduto il termine per pagare la seconda rata di
iscrizione per un sistema che ancora non funziona. Le aziende
hanno già pagato nel 2010 e questa seconda quota ha fatto
infuriare gli imprenditori che, in virtù delle lacune del nuovo
sistema, oltre a sborsare denaro per la quota Sistri 2011
hanno anche dovuto ri-presentare la tradizionale denuncia
dei rifiuti, pagando anche questa. E’ un problema che nella nostra provincia riguarda al momento circa 1.500 imprese, che
hanno acquistato dalla Camera di commercio la chiavetta usb
necessaria per collegarsi al sistema, ma che finora è risultata
inutile perché nel Sistri ci sono dei ‘buchi’. E altre 300 chiavette sono in attesa di essere consegnate. Ogni giorno i nostri
uffici ricevono telefonate di imprenditori arrabbiati per questi
ulteriori balzelli, che anziché semplificare la vita a produttori,
smaltitori e trasportatori di rifiuti non hanno fatto altro che
complicargliela”.
Il problema è che il 1° giugno scatteranno le sanzioni perché
termina il cosiddetto periodo di prova del Sistri. In sostanza
le piccole imprese che non utilizzano correttamente il sistema si vedranno multare con sanzioni fino a 6.200 euro.
“Per questo è importante _ sottolinea Alessandro Neri, presidente di Geos Pistoia _ testare il sistema, collegandoci tutti
lo stesso giorno. Alle nostre imprese consigliamo di farlo più
volte nell’arco della giornata, simulando una vera registrazione. Purtroppo siamo quasi certi che il sistema andrà in tilt: ma
è esattamente quello che ci vuole per fa capire al ministero
dell’ambiente che tra i rifiuti finiscono soprattutto i soldi delle imprese. E non sono pochi.Visto che il versamento minimo
è di 120 euro, facendo un calcolo alla meno, solo nella nostra
provincia le aziende produttrici di rifiuti hanno dato allo Stato
180mila euro, finora del tutto inutili”.
Vita
La
Fondazione Cassa di Risparmio
di Pistoia e Pescia
Approvazione
del bilancio
dell’esercizio 2011
Nominati cinque consiglieri di amministrazione
Il consiglio generale della Fondazione Cassa di Risparmio
di Pistoia e Pescia, nell’adunanza del 19 aprile, ha approvato
all’unanimità il bilancio dell’esercizio 2010, chiuso con un
avanzo di € 19.981.026.
In tale esercizio, per lo svolgimento delle attività istituzionali, sono stati deliberati interventi per € 15.561.851, destinati
alla realizzazione di progetti nei settori dell’arte e dei beni
culturali, dell’educazione e dell’istruzione, della ricerca
scientifica, della salute pubblica, del volontariato e dell’edilizia sociale.
Il patrimonio netto, a fine 2010, ammonta a € 294.618.918.
Nella stessa adunanza si è provveduto alla nomina di cinque
consiglieri di amministrazione, per scadenza del mandato
di quelli attualmente in carica. Sono stati confermati per
il prossimo quinquennio i consiglieri avvocato Giuseppe
Alibrandi, professor Roberto Cadonici, professor Giulio Masotti, dottoressa Cristina Pantera; è stato nominato un nuovo consigliere, l’ingegner Giovanni Palchetti, in sostituzione
del dottor Giuliano Gori, vicepresidente, che non poteva
essere confermato a norma di statuto.
Il consiglio generale ha espresso al dottor Gori il più vivo
apprezzamento per l’importante contributo dato alla Fondazione nei diciassette anni di permanenza nel Consiglio
di amministrazione, dieci dei quali ricoprendo la carica di
vicepresidente.
sport pistoiese
24a Lima-Abetone automobilistica
Anticipata a giugno
a
nziché nella classica collocazione di fine agosto, quest’anno il Trofeo Fabio
Danti si svolgerà il 10, 11 e e 12 giugno per motivi legati al calendario
sportivo nazionale. L’evento, organizzato dall’associazione Abeti Racing con
la collaborazione di Aci/Pistoia, avrà luogo sui ‘mitici’ otto chilometri della
statale 12 dell’Abetone e del Brennero che da Ponte Sestaione si inerpicano, lungo tornanti da capogiro, fino ad Abetone/Fontana Vaccaia. Quest’anno, secondo la consueta ruotazione, la kermesse automobilistica lascia il
tricolore di specialità per approdare al Trofeo italiano di velocità in montagna-girone nord,
Il record da battere è quello siglato nel 2009 dal fiorentino Simone Fagioli, che al volante
della sua Osella FA30 coprì gli otto chilometri di salita in 4’17”206°, alla media di 111,975
kmh. Lo scorso anno la competizione venne vinta dal bresciano Mirco Savoldi su una monoposto Reynard. Il Trofeo Fabio Danti-24a Lima/Abetone è seguibile anche sul sito internet
www.abetiracing.it, che
trasmetterà la
diretta della
gara in rete. La
‘tre giorni’ motoristica inizierà venerdì 10
giugno con le
verifiche sportive e tecniche
che si svolgeranno a Ponte
Sestaione dalle
ore 14 alle
19,30. Sabato
11 proseguiranno al mattino le verifiche
seguite, alle ore 12, dalle prove ufficiali mentre la gara, in un’unica manche, avrà il via alle ore
11 di domenica 12 giugno, seguita subito dopo, all’Abetone, dalla cerimonia di premiazione.
Alessandro Tonarelli
Nella foto: l’indimenticabile pilota cutiglianese Fabio Danti a cui è intitolato il trofeo in palio
contropiede di Enzo Cabella
Mai avremmo immaginato che il destino della
Tuscany Basket si sarebbe deciso la sera del
6 maggio, ultima giornata di campionato al
Palafermi di Sant’Agostino. La squadra di
coach Moretti ospita Jesi, avanti di due punti
in classifica, e vincendo raggiungerebbe la
squadra marchigiana e conquisterebbe l’ottavo posto dei playoff in quanto è favorita
negli scontri diretti, avendo perso di un solo
punto il match d’andata. E’ dunque una partita importantissima, delicata, che la Tuscany
dovrà vincere con l’aiuto dei suoi tifosi, che
certo non mancheranno di essere presenti
in gran numero. E’ pur vero che nella lotta
per l’ottavo posto ai playoff c’è un terzo
incomodo, Imola (allenato dall’ex Lasi), ma
la squadra emiliana giocherà in casa della
capolista Casale Monferrato che non si farà
sfuggire l’occasione di guadagnare i due punti,
visto che appaiata al primo posto c’è Venezia.
Nessuno avrebbe immaginato una chiusura
così incerta ed emozionante per la conquista dei playoff. Nella penultima giornata,sia
Jesi che Imola giocavano in casa mentre
Pistoia era impegnata a Veroli, quarta in
classifica, favoritissima per il successo, come
infatti è accaduto. Nessuno, però, avrebbe
immaginato che Jesi e Imola cadessero così
rovinosamente sul parquet amico, rimettendo
tutto in gioco e rilanciando, quindi, le azioni
dei biancorossi pistoiesi. Che stasera hanno
la grande occasione di coronare quello che
ad inizio campionato era un sogno: i playoff.
Toppo, Porzingis, Filloy, Fucka, Berti dovranno
giocare al meglio delle loro possibilità, ma
soprattutto dovranno farlo Forte e Varnando,
le stelle della squadra. Se loro esalteranno le
loro doti, che sono superiori a quelle della
categoria, non ci saranno dubbi sulla vittoria
e quindi sull’accesso ai playoff della Tuscany.
La Pistoiese sta già pensando al futuro, che si
chiama serie D. Le possibilità di ripescaggio
tra i professionisti sono, al momento, pressoché nulle, pertanto il presidente Ferrari ha
cominciato a gettare le basi per la D, che —
secondo quanto più volte ha detto — dovrà
essere affrontato con la stessa forte volontà
di vittoria finale con cui era stato affrontato
quello di Eccellenza. L’allenatore Agostiniani,
il responsabile dell’area tecnica Bargagna e il
direttore sportivo Piemontesi sono già stati
confermati, così come è stato fatto per i loro
collaboratori. Dalla prossima settimana saranno incontrati quei giocatori che la società ha
intenzione di confermare: Flauto, Calanchi,
Pagani,Arricca, Balleri, Stefanelli, Strufaldi, Elmi
e Paolicchi.Tutti loro hanno fatto sapere che
sarebbero felici di restare alla Pistoiese, ma
la questione economica potrebbe riservare
qualche sorpresa.
Vita
La
L
a Corte di giustizia dell’Unione
europea ha bocciato la norma italiana, contenuta
nell’ambito del cosiddetto “pacchetto sicurezza” del 2009, che prevede
il reato di clandestinità, punendo con
la reclusione gli immigrati irregolari.
La norma - secondo i giudici europei - è in contrasto con la direttiva
europea sui rimpatri dei clandestini.
Ecco alcune reazioni.
Migrantes, “un
passo in avanti”
La sentenza della Corte europea
di giustizia che bocca il reato di
clandestinità introdotto in Italia è “un
passo avanti verso un diritto delle
migrazioni che aiuti a rendere efficaci
le azioni e le politiche migratorie
dei singoli Stati europei, comprese
anche quelle di allontanamento e di
rimpatrio, senza però mai ledere i
diritti della persona, e senza esasperare situazioni di trattenimento”.
È quanto afferma mons. Giancarlo
Perego, direttore generale della
Fondazione Migrantes.”La sentenza
motivata da un’interrogazione della
Corte d’Appello di Trento - aggiunge
mons. Perego - conferma quanto già
aveva affermato la Corte Costituzionale italiana, cioè la non legittimità di
procedere all’arresto e alla reclusione di un cittadino di un Paese terzo
in soggiorno irregolare”. Inoltre la
sentenza “conferma le tre azioni
possibili verso un cittadino irregolare
fermato sul territorio nazionale: il
rimpatrio volontario entro 30 giorni;
il rimpatrio coatto; per gravi ragioni
il trattenimento in un centro che
non sia di detenzione, a tutela della
dignità della persona, per il più breve
tempo possibile”.
“Attenzione alla
persona umana”
La sentenza “dimostra attenzione alla persona umana anche quando
si trova in una situazione irregolare”.
Lo ha dichiarato il presidente del
Pontificio Consiglio per i migranti
e gli itineranti, mons. Antonio Maria
Vegliò. “La sentenza dimostra attenzione e sensibilità verso la dignità
della persona umana - ha precisato
mons. Vegliò - anche se essa, cioè la
persona umana, si trova in situazione
irregolare. Questa attenzione alla
persona è alla base della sollecitudine
pastorale della Chiesa e della sua
dottrina sociale”. “Ovviamente - ha
detto - i governi si trovano a dover
individuare il giusto equilibrio che
rispetti sia le esigenze di sicurezza
interna e internazionale, sia le forme
di legalità previste dai singoli sistemi
normativi”.
“Il governo
italiano ci ripensi”
“Ora il governo italiano ci ripensi”. È l’appello lanciato da mons.
Agostino Marchetto, segretario
emerito del Pontificio Consiglio
per i migranti. A suo avviso, la
sentenza è “l’ulteriore conferma di
quanto abbiamo sempre detto, ossia
che è indegno prevedere misure
come i respingimenti e il reato di
clandestinità, che non rispettano i
diritti delle persone. Mi auguro che
questa condanna in sede europea
possa portare il nostro governo a
rivedere misure che non rispettano
i diritti e la dignità della persona e
8 MAGGIO 2011
dall’Italia
n. 18
Clandestinità:
la sentenza della
Corte di giustizia
europea
13
Immigrazione
Non è un reato
di Patrizia Caiffa
induca l’Italia ad annullare il reato di
clandestinità, misura senza senso e
sproporzionata, che colpisce anche
i rifugiati”.
Caritas, “recepire
direttiva europea”
“Le nostre forti perplessità e le
nostre critiche sul reato di clandestinità espresse già nel momento in
cui venne introdotto il pacchetto
sicurezza, trovano conferma nella
sentenza della Corte di Giustizia
europea”. Lo dice Oliviero Forti, responsabile nazionale dell’ufficio immigrazione di Caritas italiana. “Ora
ci attendiamo risposte adeguate da
parte del governo italiano - precisa -,
e cioè che venga recepita la direttiva
dell’Unione europea sui rimpatri
e quindi che venga rispettata la
sentenza europea. Si tratta di dare
seguito al principio del rimpatrio
volontario assistito, che oltretutto
avrebbe costi assai inferiori rispetto
ai rimpatri forzati”.
Centro Astalli,
“soddisfatti”
Il Centro Astalli guarda con
“soddisfazione” alla sentenza della
Corte di giustizia europea. “Un
provvedimento importante che conferma le osservazioni critiche rivolte
da molti enti di tutela al momento
del varo di tale norma - commenta
padre Giovanni La Manna, presidente
Centro -. In tema di immigrazione
occorrono norme di buon senso,
di effettiva attuazione e ispirate al
rispetto dei diritti umani fondamentali. La detenzione per il reato di
clandestinità certamente non lo è”.
Acli, “abolire reato
e riformare legge”
“Riformare la legge 94 del 2009
e abolire il reato di clandestinità”. È
quanto chiedono le Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani),
ricordando che la bocciatura segue
di poche ore la sentenza 16453 della
Cassazione a sezioni unite.A due anni
dall’emanazione del famigerato “pacchetto sicurezza”, commenta Anto-
Rom
Dialogo e solidarietà
Risolta la vicenda della Basilica di San Paolo,
resta il problema sgomberi
u
n grande
uovo di Pasqua, donato
dal Papa, è
stato portato
al centinaio
di rom sgomberati, venerdì scorso, dal loro
campo nel quartiere romano di
Casal Bruciato. Il gruppo si trova
ora, grazie all’intervento della
Caritas di Roma, nella casa di
accoglienza “Domus”, dopo che
nei giorni scorsi aveva occupato
pacificamente la Basilica di San
Paolo fuori le Mura. La “vicinanza”
del Papa alle famiglie rom è stata
espressa dalla presenza nella basilica del Sostituto della Segreteria
di Stato mons. Fernando Filoni
e da una dichiarazione di padre
Federico Lombardi, portavoce
della Santa Sede. Durante tutta la
vicenda, ha precisato padre Lombardi, “il comportamento della
Gendarmeria vaticana e stato
caratterizzato da correttezza e
umanità, in stretta collaborazione
con gli operatori della Caritas
e con le competenti autorità di
pubblica sicurezza, in modo da favorire il dialogo e la serenità nella
ricerca delle soluzioni più opportune”. “Ci si augura – ha auspicato
– che la soluzione temporanea
trovata preluda ad una sistemazione stabile adeguata”. Nei giorni
di Patrizia Caiffa
precedenti c’erano stato delle
forti polemiche sugli sgomberi tra
il Comune di Roma e la Comunità
di S.Egidio, la quale ha invitato
ad “abbassare i toni, anche nelle
parole e nei messaggi lanciati alla
popolazione”.
“Stare accanto
ai rom”
L’uovo di Pasqua è stato consegnato alle famiglie rom dal direttore della Caritas di Roma, mons.
Enrico Feroci, che parlando alla
Radio Vaticana ha chiesto oggi al
sindaco di Roma Gianni Alemanno, “ma anche a tutti i romani, di
avere la capacità di essere accanto
a ogni persona che ha bisogno”. “I
rom che sono qui sono anzitutto
persone – ha detto -. Io sono
stato tre giorni con loro e mi
sono reso conto delle dinamiche
familiari: la maggior parte delle
famiglie sono come le nostre,
con bambini che vanno a scuola,
simpaticissimi, intelligenti”. Mons.
Feroci auspica “un percorso educativo, di attenzione; un percorso
in cui loro possano essere integrati nella nostra realtà”: “Io non
posso condividere una politica di
sgombero, senza un’alternativa
diretta: bisognerà quindi lavorare,
intorno ad un tavolo, con persone
sensibili ed intelligente, perché qui
è necessaria una progettualità. La
nostra città, che è sempre stata
- nei secoli - così sensibile, credo
che debba mettere al primo posto - manifestandola - la propria
civiltà”.
“Garantire
la scolarizzazione”
“Garantire la scolarizzazione
dei bambini rom per permettere
loro di finire l’anno scolastico, e
accogliere i nuclei familiari senza
separarli”: è la richiesta al Comune di Roma riferita oggi al SIR da
Alberto Colaiacomo, portavoce
della Caritas di Roma. Il sindaco
di Roma ha infatti annunciato che
dopo la beatificazione di Giovanni
Paolo II gli sgomberi riprenderanno. “Siamo intervenuti per mediare tra la gendarmeria vaticana e i
rom che hanno occupato la basilica – ricorda Colaiacomo -, ma c’è
il rischio che ad ogni nuovo sgombero ci sia una nuova occupazione”. La Caritas, insieme alle altre
associazioni, sta lavorando ad una
proposta congiunta che chiede
di garantire la scolarizzazione dei
bambini rom. “Non è sufficiente
dare l’alloggio alle famiglie se poi i
bambini rom sono logisticamente
lontani dalle scuole che frequentano e non possono terminare l’anno scolastico – precisa Colaiacomo -. Ci stiamo attrezzando per
portarli a scuola con i pulmini”. Le
nio Russo, responsabile immigrazione
delle Acli, aumentano le crepe in una
norma che non tardammo insieme
ad altri a definire discriminatoria
oltre che di improbabile applicazione.
Dopo questa doppia e ravvicinata
bocciatura, si rende ancor più urgente riformare la legge 94 del 2009 e
abolire il reato di clandestinità, che
ha alimentato in questi due anni un
inutile contenzioso”.
famiglie rom che hanno occupato
San Paolo saranno ospitate dalla
Caritas “finché non si trova una
soluzione migliore”. Quella auspicata dalla Caritas sono “i centri
comunali appositamente adibiti”.
“Dare
alternative”
Riguardo al Piano Nomadi capitolino la Caritas di Roma precisa
che “non è in questione il trasferimento dei rom ai campi attrezzati. Il problema è capire in che
modi e tempi si arriva ai campi
attrezzati, previsti per settembre:
non si può fare uno sgombero
e mandare la gente per strada
per tre mesi senza, nel frattempo, dare alternative”. Dei nove
campi previsti sei sono già stati
attrezzati con acqua e luce, ma
per gli altri tre – la cui ubicazione
non è stata ancora comunicata
dall’amministrazione capitolina - i
lavori devono ancora partire. E a
proposito del denaro messo a disposizione dal Vicariato di Roma
per chi ha accettato i rimpatri
assistiti (11 nuclei familiari partiranno oggi per la Romania) la
Caritas puntualizza: “Non è stato
un modo per mandarli via ma un
aiuto in più per ricominciare. Noi
abbiamo dato 500 euro solo a
quelli che avevano già accettato i
500 euro previsti nel programma
di rimpatri assistiti per comunitari, basato su un accordo tra
Comune di Roma e Romania in
vigore da anni. Il cardinale Vallini,
informato telefonicamente della
vicenda, ha voluto aggiungere altri
500 euro perché quelli previsti gli
sembravano pochi per aiutare le
famiglie a ricominciare una nuova
vita”.
14 dall’italia
n. 18 8 MAGGIO 2011
L’Italia non è un paese
per bambini
L
a crisi economica
inesorabilmente
miete posti di lavoro. Finora limitati a
fornire un sussidio
di disoccupazione,
gli interventi attuali
di sostegno all’occupazione non sono
in grado di generare nuovi posti di
lavoro.
Gli ammortizzatori sociali drenano risorse dal bilancio dello stato
e sono inutili se non dannosi nei
casi di crisi perdurante, dove invece
sarebbero necessari provvedimenti
destinati a stimolare e rilanciare
l’economia, piuttosto che meri interventi assistenziali. In questo modo il
divario tra benestanti, generalmente
i lavoratori più anziani, che mantengono un buon posto di lavoro e lavoratori precari, soprattutto giovani
e famiglie, si accresce. Ne consegue
una crescita della disuguaglianza.
Di questa criticità è stata investita più direttamente la famiglia ed in
particolare la famiglia con bambini,
per la cronica carenza tutta italiana di
sostegno all’infanzia. Questo quadro,
non certo roseo, emerge dal recente
rapporto dell’Ocse (Organizzazione
per lo sviluppo economico) che mostra un paese al di sotto della media
europea riguardo a tre indicatori
fondamentali: il tasso di occupazione
femminile, il tasso di fertilità e il tasso
di povertà infantile.
Dall’analisi del primo indicatore
emerge che solo il 46% delle donne
italiane, nella fascia di età tra 15 e 64
anni, è occupato rispetto al 60% delle
francesi ed il 65% delle tedesche. Una
differenza che mette in luce la fragilità e la vulnerabilità delle famiglie monoreddito in caso di licenziamento e
perdita del posto di lavoro. Se un solo
stipendio sorregge le sorti familiari,
alla perdita dell’unico lavoro si scivola
nella fascia critica di povertà e marginalità. Un alto tasso di occupazione
dei genitori è cruciale per ridurre il
rischio di povertà infantile.
La flessibilità degli orari di lavo-
c
i sono immagini
contrastanti che
si rincorrono nel
terribile fatto di
sangue che ha visto protagonisti
quattro ragazzi nel Grossetano,
autori di una violenta aggressione
a due carabinieri feriti gravemente
solo perché facevano il loro dovere.
Giovani anche loro e per i quali
speriamo una ripresa pronta.
Immagini contrastanti: da una parte
l’improvviso scoppio di violenza
incontrollabile, poi l’impassibilità
dei ragazzi aggressori subito dopo
il fatto –così raccontano i testimoni– e la dichiarazione del gip
che convalida l’arresto dell’unico
maggiorenne: “lucido e spietato”.
Dall’altra parte ci sono altri racconti, di lacrime, di dichiarazioni disperate –”abbiamo perso la testa”– di
sconforto e disorientamento di
quello stesso giovane “lucido e
spietato” ormai in carcere. Viene
da pensare come per quei giovani,
ro svolge ancora un ruolo limitato
nell’aiutare i genitori a conciliare
lavoro e famiglia e blocca la propensione a fare figli. Il mondo del lavoro
è poco propenso a venire incontro
alle esigenze della donna e della madre: meno del 50% delle imprese con
10 o più addetti, offre flessibilità ai
propri dipendenti e il 60% degli occupati non è libero di variare il proprio
orario di lavoro, rendendo di fatto
impossibile conciliare i tempi del
lavoro con le esigenze dei bambini.
Un dato preoccupante, già messo
in luce dall’Istat, mostra la maggiore difficoltà delle donne italiane a
scegliere la maternità per lo scarso
accesso a servizi di pre e dopo scuola. Per i genitori è complicato avere
un lavoro a tempo pieno, asili e le
scuole hanno orari ridotti rispetto a
quelli lavorativi, rendendo necessaria
la collaborazione dei nonni. L’alternativa è spesso un lavoro part-time,
opzione scelta dal 31% delle donne
in Italia.
Ogni donna italiana in media ha
1,4 figli; questa quota è assolutamente insufficiente per mantenere
costante il numero della popolazione. Per ottenere il rimpiazzo delle
generazioni ogni donna dovrebbe
avere 2,1 figli. La popolazione italiana
è quindi in calo, mentre il tasso di fertilità delle donne francesi è quasi in
pareggio e sfiora quota 2 e la media
Ocse si attesta a 1,74 figli per donna.
In Italia molte donne decidono
di non avere figli. Ad esempio tra le
nate nel 1965, circa il 24% non ha
avuto figli contro il 10% delle donne
francesi nate nello stesso anno.
Il terzo e più preoccupante dato
riguarda la percentuale di bambini
che vivono in famiglie povere. Il tasso
di povertà infantile in Italia è del 15%,
mentre nella vicina Francia è quasi
della metà, l’8%. Il rischio di povertà
cresce per i bambini con entrambi
i genitori disoccupati e circa l’88%
dei bambini che vivono con un solo
genitore disoccupato sono poveri
(la media nei paesi appartenenti
L’Ocse afferma che in Italia le politiche
in favore della famiglia sono carenti
ed espongono i bambini
ad un alto rischio di povertà
di Marinella Sichi
Proporzione delle donne che lavorano, tra 15 e 64 anni, nel 2009
Nella casistica stilata dall’OCSE l’Italia è solo al 31° posto, tra I 34 paesi membri
dell’Ocse riguardo alla “Percentuale di donne lavoratrici tra 15 e 64 anni”, con un
valore del 46,36, mentre la media OCSE è del 59,64%. Il valore massimo detenuto
dall’Islanda è del 77,22%.
Bambini di età tra o e 7 anni che vivono in famiglie povere,
nel periodo 2005 / 2010
L’Italia è il venticinquesimo tra I 34 paesi OCSE per percentuale di bambini che
vivono in famiglie povere. Il valore dell’Italia è 15,3 mentre la media OCSE è del
12,75, con un valore Massimo in Israele di 26,58 ed un minimo della Danimarca
di 3,69.
all’Ocse è 62%).
Tra le cause che caratterizzano
questo contesto vi sono la diseguaglianza nell’accesso al mercato del
lavoro tra uomini e donne, la dualità
del mercato del lavoro confliggente
tra le generazioni e la carenza di
consistenti sostegni alla famiglia.
L’Italia spende circa 1,4% del Pil per
interventi a favore delle famiglie con
bambini, dato ben al di sotto della
media Ocse del 2,2%.
Se in Italia solo il 6% dei bambini
tra i 6 e gli 11 anni è iscritto a servizi
di pre e dopo scuola, in parte a causa
di finanziamenti ridotti, per i cugini
d’oltre Alpe il panorama è completa-
mente diverso. In Francia circa il 42%
dei bambini al di sotto dei tre anni
frequenta asili nido, un dato molto
superiore alla media Ocse che è del
31%, e la scuola materna è gratuita a
partire dai due anni.Tutto ciò si abbina ad un’ampia gamma di opzioni più
o meno elastiche nei modi di lavoro
per le madri che facilita la scelta della
maternità.
In conclusione, non sono le donne italiane carenti di istinto materno;
si tratta invece di una reazione logica
ad un contesto assolutamente non
favorevole per una scelta, già così
impegnativa, come quella di fare il
genitore.
Giovani e società
Da onnipotenti
a
criminali
L’aggressione a due carabinieri a Grosseto
reduci da un rave party, ci sia stato
un brusco salto tra piani diversi di
realtà, come se improvvisamente,
da un mondo illusorio, nel quale
ci si poteva sentire onnipotenti,
padroni delle cose e della vita ,
fossero piombati nel mondo reale,
fatto di sofferenza, di limiti, anche
dalle sbarre di una prigione.
Fa pensare questa doppia realtà,
perché, al di là del fatto di cronaca,
non è difficile ritrovarla nella vita
quotidiana, di tante persone e di
tanti giovani anche se, fortunatamente, non sempre esplode nella
violenza. Succede però che l’immaginario collettivo ci voglia un po’
tutti padroni del mondo, difficilmente consapevoli dei limiti che invece
ci sono all’agire e al pensare individuale. Successo, affermazione di sé,
eccessi: quanti messaggi in questo
senso suggestionano soprattutto i
più giovani, fragili ben al di là della
loro esuberanza fisica ed emotiva.
Succede non di rado che tanti nostri figli, allevati in ambienti protetti
e ovattati –sono sempre “bravi ragazzi”– perdano l’orientamento, che
non sappiano trovare la quadra tra
le pulsioni forti che li agitano –come
è giusto che sia per chi sta crescendo– e la strada spesso stretta che
riserva la vita reale. Il problema,
allora, non è dire genericamente:
“colpa della società”. Né si può e si
vuole giustificare in alcun modo chi
si rende responsabile di fatti tanto
gravi. Piuttosto bisogna davvero
riflettere una volta di più sui nostri
modi di costruire le relazioni, di
sottolineare le priorità, di individuare modelli. Sul nostro modo di
educare. Con la consapevolezza che
esistono responsabilità personali
cui nessuno può sottrarsi, ma anche
una responsabilità collettiva che è
altrettanto decisiva e forse più difficile da risvegliare. Ma è condizione
per guardare al futuro –e ai giovani
– con più speranza.
A.C.
Vita
La
FAMIGLIA E SOCIETÀ
Fino
a quando?
Segnali di stanchezza di fronte alle
difficoltà economiche
di Andrea Casavecchia
Ancora una volta le famiglie italiane
risultano in uno stato di sofferenza. I
nuclei familiari percepiscono un declino della loro condizione economica e
non si riscontrano politiche adeguate.
Ci si chiede: fin quando le famiglie
potranno continuare a essere una
risorsa per il nostro tessuto sociale?
La pressione subita è indicata da due
rilevazioni, rese pubbliche nel giro di
pochi giorni.
Da una parte l’Istat mostra lo scoraggiamento dei nuclei familiari nei confronti della propria situazione economica. I consumatori, dice un’indagine
periodica, esprimono giudizi negativi
rispetto alla situazione attuale e la
loro fiducia scende ancora più rapidamente quando guardano al futuro:
il saldo tra quelli che rispondono in
modo positivo e quelli che rispondono
in modo negativo rispetto alla propria
situazione economica infatti scende
da – 43 a – 44 e la flessione è ancora
più ampia per le prospettive future
(da –13 a –17), senza contare che il
saldo delle risposte sulle opportunità
di risparmiare nei prossimi 12 mesi
scende da –50 a –59.
In sintesi l’Istituto di ricerca ribadisce
le difficoltà per le famiglie di tirare
avanti la carretta in una situazione di
crisi che non accenna a terminare, ma
ciò che risulta più grave è la visione
pessimistica per il futuro.
Dall’altra parte uno studio dell’Ocse
rileva l’irrisorio investimento pubblico
che l’Italia dedica alla famiglia: nel
nostro Paese è appena l’1,4% del
Pil, contro il 3,7 della Francia, il 3,6
della Gran Bretagna e il 2,8 della
Germania.
Nel rapporto si sottolinea come a
subire le conseguenze maggiori della
scarsa attenzione della politica siano
i più deboli: i bambini che nascono
appartengono spesso a famiglie
monoreddito, più povere delle altre;
inoltre le mamme di frequente sono
costrette a rinunciare al lavoro perché in Italia ancora non attecchisce
un’idea adeguata di flessibilità. Come
si può notare è un cane che si morde
la coda.
Il sistema di welfare italiano spesso
tesse le lodi delle nostre famiglie capaci di assistere gli anziani soli non
autosufficienti, capaci di ammortizzare gli effetti della precarietà giovanile
mantenendo le spese dei propri figli
che continuano ad avere collaborazioni senza progetto, sovvenzionando
le giovani coppie che altrimenti non
riuscirebbero mai a dare un anticipo
per acquistarsi una casa, oppure
garantendo per loro nel contrarre
un mutuo. Le stesse famiglie che poi
aiutano i genitori ad accudire i figli,
dato che la scuola non ha gli stessi
orari degli altri posti lavorativi.
Gli ultimi dati sembrano rilevare
una stanchezza, perché mancano
un orientamento per il futuro e un
sostegno nel presente.
Viene il dubbio, però, che le politiche
per la famiglia, più che la logica della
sussidiarietà, seguano la logica della
deresponsabilizzazione. E purtroppo
pare che ad un certo punto anche la
famiglia inizi a sentire stanchezza.
Vita
La
8 MAGGIO 2011
dall’estero
n. 18
La Cina torna a scoprire
le proteste operaie
l’
ascesa della Cina al
r a n go d i
superpotenza, con
un’economia che
continua a non conoscere
fasi di recessione nonostante
la crisi finanziaria globale,
sembra andare di pari passo
con le proteste degli operai
e dei lavoratori cinesi, per
troppo tempo sottomessi a
condizioni di vita e di lavoro
difficili. Il governo di Hu Jintao
ha consolidato la sua presenza
in numerose aree del pianeta,
in Europa dell’Est il numero di
megaprogetti cinesi è in continuo aumento e anche in alcuni Paesi orientali dell’Unione
europea (dalla Grecia alla
Bulgaria, dalla Romania alla
Polonia) la Cina rappresenta
un’importante fonte di finanziamento per importanti
progetti, al punto che diversi
esponenti Ue hanno chiesto
di verificare se lo Stato cinese sta finanziando le sue
aziende nelle gare d’appalto,
consentendo loro, con offerte
in forte ribasso, di aggiudicarsi
le commesse.
Di recente, poi, si è registrato un netto avvicinamento tra Cina e Ucraina che,
secondo gli analisti dei due
Paesi, rappresenta una mossa
strategica, a livello politico ed
economico, per assicurare a
Pechino “alleanze stabili nel
contesto euro-asiatico, che
sta affrontando importanti
cambiamenti geopolitici e
geostrategici”. Secondo Wang
Lijiu, cremlinologo cinese,
“l’Ucraina rappresenta per
l
a notizia è pesante. L’uccisione
di Osama Bin
Laden non è un
fatto irrilevante
nel panorama
internazionale.
Ma il modo in cui è stata
raccontata e commentata
suscita un grave malessere.
Non ci riferiamo ai sospetti
avanzati da qualcuno sulla
fretta con cui il corpo di
Osama è stato sottratto a
osservatori e fedeli. È del
tutto comprensibile la preoccupazione Usa di evitare
ogni possibile spunto per
facilitare la trasformazione
in martire di chi fu assassino. Le immagini della salma,
così come un luogo fisico
di sepoltura, potevano
diventare simboli da usare
e frequentare per dare
ossigeno a chi è drogato
dalla violenza. Per questo
sono state negate le foto
e il corpo è stato ‘sepolto’
in mare, assicurando il
rispetto dei riti funerari
Diventato una superpotenza
economica, il Paese deve fare
i conti con i lavoratori
di Angela Carusone
Hu Jintao
la Cina la porta d’accesso
all’Eruopa, grazie alla sua collocazione geografica strategica”. Né va dimenticato il
fatto che la Cina, davanti a
Gran Bretagna e Giappone,
rappresenta il maggior creditore degli Stati Uniti, costretti
da anni a cercare fondi esteri.
Questa internazionalizzazione della finanza e dell’economia cinesi ha portato a
una maggiore consapevolezza
della classe operaia e dei lavoratori del Paese, che hanno
cominciato a protestare per le
“troppe diseguaglianze, troppe
promesse non mantenute,
troppe ingiustizie”. In alcune
fabbriche, come quella che
produce componenti per
l’industria automobilistica
giapponese Honda, le retribuzioni sono inquadrate in
cinque livelli, ciascuno dei quali
diviso in 15 sottolivelli. “Ciò
significa – hanno spiegato gli
operai – che poiché non e’
possibile salire di piu’ di un
gradino all’anno, anche lavorando bene occorre lavorare
75 anni per arrivare al top”.
Di più, capita che quando
le municipalità aumentano
il salario minimo locale, le
aziende accolgono al richiesta, ma riducono le indennità,
annullando cosi’ di fatto ogni
beneficio. Spesso poi, l’esiguo
salario di base costringe gli
oeprai a fare un numero di
ore straordinarie superiore a
quello previsto dalla legge, con
forti conseguenze sul numero
degli incidenti sul lavoro.
E’ accaduto così che per
la prima volta in alcune fabbriche ci sono stati scioperi
spontanei, in contrasto con i
sindacati ufficiali, e sono state
presentate rivendicazioni relative alla griglia salariale e alla
rappresentanza dei lavoratori:
gli scioperanti, infatti, hanno
sottolineato di non essere
mai stati chiamati ad eleggere i propri rappresentanti, e
che questi ultimi sono ben
lontani dallo svolgere il ruolo
che spetta loro. “Tali avvenimenti – scrive la studiosa
Isabelle Thireau – si iscrivono
in un movimento più vasto di
proliferazione degli scioperi,
osservabile da due anni a
questa parte sia nelle imprese
straniere che in quelle cinesi”.
E di recente gli stessi dirigenti
politici locali hanno chiesto
alle autorità’ di attivare tutte
le risorse necessarie per risolvere i conflitti sociali e rispondere alle proteste provenienti
dai luoghi di lavoro. “Le tensioni legate all’espropriazione
delle terre, alla demolizione
di beni immobili e al lavoro
rimangono acute”, sottolinea
Thireau, e perciò viene chiesto
“ai governi dei differenti livelli
di intensificare gli sforzi per
risolvere i conflitti economici
tenendo in considerazione
le ragionevoli richieste dei
lavoratori”.
A dare il via alle proteste,
ben prima degli scioperi degli
ultimi due anni, i lavoratori
immigrati che, benché provenienti da luoghi ed esperienze diverse, condividono
una condizione di inferiorità
istituzionalizzata nei confronti
degli autoctoni, e non hanno
mai cessato di contestare
le diseguaglianze prodotte
dal sistema del certificato
dir esidenza e di protestare
contro l’impotenza a cui sono
condannati all’interno delle
imprese.Anche perché oggi, ad
entrare nel mercato del lavoro,
sono i figli degli immigrati che,
pur avendo sempre vissuto
nelle città, sono considerati
ufficialmente stranieri e non
possono beneficiare dello
Stesso trattamento di cui godono i loro coetanei, con cui
sono cresciuti.
“Essi per primi hanno
rivendicato tenacemente
l’uguaglianza delle condizioni
e rigettato con forza le differenze gerarchiche presentate
loro come naturali”, osserva
Thireau, aprendo le strade
a nuove contestazioni, che
utilizzano vari strumenti per
condizionare il potere centrale.“Questi conflitti – conclude
Thireau – imbarazzano le
autorità perché avviano un
processo che, in modo impercettibile ma tenace, modifica le relazioni di potere trai
governanti e governati’’. Ma la
nuova superpotenza economica cinese non potrà fare a
meno di affrontarli.
Osama Bin Laden
Non
è
accettabile
La frase di Obama “giustizia è fatta”
leadership simbolica, ma
in questi anni si era anche
articolata con catene di comando cortissime e ampie
autonomie locali. “La Base”
si è trasformata di fatto
in un marchio che anche
singoli attentatori possono
usare per manifestare la
propria adesione alla lotta
globale contro l’Occidente.
Non sono queste le ragioni
del malessere. Le ragioni
stanno in una frase del
discorso di Obama, che
ha sì ottenuto il consenso
degli esponenti del partito
repubblicano, ma che ha suscitato i brividi in milioni di
ascoltatori in tutto il mondo. Obama si staglia, per
statura politica e morale,
molto al di sopra degli altri
attuali leader internazionali.
Ma affermare che “giustizia
è fatta” dopo aver ucciso
un uomo non è accettabile.
Nessuno vuole proporre
angelismi, è del tutto chiaro
che la morte di Osama
fosse nelle prospettive possibili dell’azione Usa. La violenza e la morte dell’altro
fanno parte – purtroppo
– della storia dell’uomo. Un
padre non rimane inerme
se stanno violentando sua
figlia. Ma la giustizia è altra
cosa. È creare e alimentare
quotidianamente relazioni
umanizzanti, che promuovono la vita, non la violano.
I cittadini Usa che hanno
manifestato in festa si com-
Dal mondo
Petraeus
alla Cia?
Il ruolo di nuovo direttore della Cia potrebbe
essere assunto in autunno
dall’attuale comandante
delle forze statunitensi in
Afghanistan, il generale
David Petracus. E’ nota diramata dalla radio pubblica
americana National Public
Radio (NPR) per la quale il
militare Petraeus è preso
“seriamente in considerazione” al fine di subentrare
prossimamente all’odierno
direttore dell’agenzia Cia,
Leon Panetta, il quale verrebbe trasferito alla guida
del Pentagono stanti le
dimissioni di Robert Gates. Il cambio della guardia
è ascrivibile all’ordinaria
rotazione degli incarichi,
realizzata per consuetudine nella successione del
tempo.
Cuba e Usa
Dopo la visita dell’ex
presidente americano
Jimmy Carter all’Avana, il
presidente Raul Castro ha
affermato che il governo
cubano è disposto al dialogo con gli Stati Uniti allo
scopo di normalizzare i
rapporti fra i due paesi. Ha
aggiunto che dopo lungo
tempo l’isola caraibica
è pronta a discutere di
qualsiasi argomento, senza
però subordinazione dal
momento che la libertà è
il risultato più importante
originato dalla rivoluzione
castrista. Carter, il cui mandato presidenziale si sviluppò tra il 1977 ed il 1981, è
l’unico mandatario statunitense che ha visitato Cuba,
da quando Fidel Castro salì
al potere nel 1959.
Antico scritto
di Riccardo Moro
musulmani.
Consapevole che la vicenda
Osama è soprattutto una
questione di comunicazione, la presidenza Usa ha
curato nei minimi dettagli
– certamente da tempo –
annuncio e gesti legati alla
morte di Bin Laden. Abbiamo visto così un presidente
misuratissimo, sobrio, che
con parole quasi carezzevoli
annunciava nel cuore della
notte l’uccisione di Bin
Laden.
In realtà la morte di Bin
Laden non chiude la partita.
Anzi, la rabbia e l’orgoglio
potrebbero alimentare ora
reazioni incontrollate da
parte di Al Qaeda, che riconosceva in Bin Laden una
15
piacevano del dolore altrui,
che non restituisce nulla e
se mai alimenta nuovo rancore e nuove vendette. Ce
lo hanno insegnato bene in
Sud Africa, dove vittime e
carnefici hanno confessato
e pianto insieme il loro dolore. Quella è vera giustizia.
Spiace che quella categoria,
politicamente fondamentale, venga mistificata da chi
sa che quando parla ha responsabilità mondiali. Non
solo politiche, ma anche
educative.
Michael Cosmopoulos,
archeologo dell’università
americana del Missouri, ha
annunciato il rinvenimento
in Grecia di una tavoletta
di argilla risalente ad oltre
tremila anni or sono e
giudicata il più antico testo
leggibile d’Europa: essa
proviene da una antica città
micenea; il sito è prossimo
al villaggio di Iklaina, nella
penisola del Peloponneso. L’iscrizione, in Iineare
13% è forma di scrittura
usata dai micenei nell’età
del bronzo; la “lineare B”
è scrittura già attestata
a Creta e sul continente
greco sul finire dell’epoca
medioevale: veniva praticata per denotare ed evidenziare una forma arcaica
di espressione linguistica
greca.
16 musica e spettacolo
Molte pellicole degli ultimi
anni affrontano, a vario titolo,
il problema della morte. La
paura che da sempre attanaglia l’uomo di fronte a questo
mistero estremo, le recenti
rivendicazioni sul presunto
diritto ad avere una morte
dignitosa, la cancellazione di
ogni pensiero su di essa e
di conseguenza l’allontanamento di ogni pensiero sulla
malattia, strada dolorosa che
spesso conduce alla fine della
propria vita. Film come “Mare
dentro”,“Million dollar Baby”
o “Lo scafandro e la farfalla”
hanno messo in evidenza
come il tema della morte e,
di conseguenza, della vita e
del valore da assegnare ad
essa sia centrale nella nostra
società contemporanea. Un
altro film oggi presente nelle
nostre sale affronta di petto
sempre questa problematica,
con una prospettiva differente, però. Stiamo parlando
de “La fine è il mio inizio”,
tratto dal romanzo postumo
del giornalista Tiziano Terzani.
La pellicola racconta gli
ultimi mesi di vita dello scrittore toscano, accudito dalla
moglie e dal figlio Folco a
cui lascia in eredità i suoi
ricordi e pensieri, che sono
poi diventati appunto il libro
dal medesimo titolo del film.
Ultimi mesi di vita segnati
dalla malattia, un cancro con
cui Terzani lottava già da anni
e con il quale aveva imparato
a convivere. Abbiamo detto
che il film affronta il tema
della morte e della malattia
u
n kolossal
in 3d,
“Thor”,
tratto
da un
fumetto storico di casa Marvel,
dal 27 aprile a disposizione
di 600 sale cinematografiche. Una pellicola per appassionati di comics e delle
storie fantastiche di super
eroi. Una regia insolita per
questo genere di film, quella del prestigioso irlandese
Kenneth Branagh, da più di
vent’anni conosciuto per le
sue trasposizioni cinematografiche di opere shakespiriane, come “Enrico V”,
“Molto rumore per nulla”,
“Pene d’amore perdute”, il
magnifico “Nel bel mezzo di
un gelido inverno” (quest’ultimo in bianco e nero).
Per girare il film Branagh
ha vissuto due anni a Hollywood, usando tecnologie
delle quali, come racconta
lui stesso, ignorava l’esistenza: «Perché quello
che mi interessa di più, a
questo punto della mia
vita –spiega il regista che
è anche attore- è continuare a sorprendermi,
vivere nuove avventure
artistiche, interagire con
persone di grande talento
e riuscire a tenere il loro
passo». In “Thor” ci sono
n. 18
Cinema
Un vincolo
sacro
La vita e la morte nel film
“La fine è il mio inizio”
di Paola Dalla Torre
con uno sguardo differente
da quello che solitamente il
cinema contemporaneo ci
propone: non è, infatti, uno
sguardo nichilista quello che
domina l’opera, bensì uno
sguardo sereno, quasi ottimista, comunque pieno di
fiducia nei confronti di quello
che ci aspetta dopo la fine
della nostra vita. Sappiamo che
Terzani non era un cattolico,
anzi per lungo tempo è stato
un comunista convinto, sostenitore della Cina maoista
(come lui stesso ricorda nel
film), salvo poi ricredersi vedendo le distruzioni causate
Vita
La
8 MAGGIO 2011
da quel totalitarismo, ma non
è mai stato un laicista, un ateo
negativista, anzi in tutta la sua
vita ha cercato sempre una
via spirituale dell’esistenza e
ha sempre predicato l’importanza del dare un senso alle
proprie azioni in relazione a
un valore sacro della vita e
della natura che ci circonda.
In questa pellicola proprio
questo aspetto viene fuori
con grande attenzione: al di
là, infatti, dei ricordi della sua
straordinaria carriera giornalistica, che lo ha portato in
Cina, in Vietnam e in altre parti
dell’Asia, quello che emerge
è il cammino di un uomo
alla ricerca del senso della
propria vita e dell’esistenza,
in generale, che comprende
come tutti noi facciamo parte
di un disegno più grande e di
come ognuno di noi debba
accettare serenamente i pesi
che la vita ti pone davanti.
Come la malattia, ad esempio.
Naturalmente le riflessioni di
Terzani, interpretato nel film
da un ottimo Bruno Ganz,
sono molto debitrici delle
filosofie orientali e di un certo
spirito “new age”, ma la sua
attenzione verso la natura, la
pace, la serena accettazione
della morte e della malattia, il
senso di trascendenza, sono
tutti sentimenti pienamente
condivisibili e di grande valore
umano e culturale.
È anzi ancor più rilevante
che la sottolineatura della
religiosità che pervade la vita
dell’umanità venga da qualcuno che non ha una fede
precisa, perché pone davanti
agli occhi di tutti, credenti e
non, che l’esistenza umana è
segnata da un vincolo sacro
ineludibile che dà senso alle
nostre vite.
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Cinema
Thor,
eroe moderno
di Leonardo Soldati
il pluridecorato Anthony
Hopkins, Natalie Portman
(premio Oscar per “Il cigno
nero”), l’australiano Chris
Hemsworth nel ruolo del
protagonista. Riguardo alla
storia, Thor viene mandato
sulla Terra in esilio dal padre Odino, in quanto disubbidiente. Giunto sul nostro
pianeta, trova però l’amore
e le qualità di un vero
eroe. Un tema classico, sul
quale la Marvel ne ricava
un’opera all’insegna del
grande spettacolo, una storia coinvolgente, raccontata
con verità ma anche con
leggerezza. A Branagh non
è interessato avere anche
una piccola parte, perché
troppo impegnato nella
regia: «Volevamo realizzare
qualcosa di originale. Abbiamo cercato ispirazione
in tutte le fonti possibili, da
“Metropolis”, “Il cielo sopra
Berlino”, “Lawrence d’Arabia”,
a “2001 Odissea nello spazio”, per riuscire a dar vita
ad un universo guerriero
Banca di Credito Cooperativo di Vignole
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Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia.
Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente
in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio.
molto variegato». Chris
Hemsworth, che ha esordito in “Star Trek” nella parte
del capitano George Kirk,
ricorda la sua preparazione
per interpretare Thor: «Ho
dovuto mettere su 7-8 chili
e quindi per sei mesi ho
fatto molta palestra e ho
mangiato grandi quantità
di proteine. E forse è stato
più faticoso questo, delle
riprese».
A breve sarà invece impegnato nelle riprese di
“Avengers” (Vendicatori),
assieme ad altri personaggi
della Marvel: «Sono felice di
interpretare di nuovo Thor
–dichiara l’attore- e tra
Hulk e Capitan America ci
sarà un un’atmosfera ricca
di tensione e di divertimento». I film sui super eroi,
del resto, vanno sempre
piuttosto bene al botteghino. Come mai tanti super
eroi sul grande schermo?
«Forse perché –osserva
Branagh- abbiamo bisogno
di eroi. Ma eroi reali, come
Obama o Mandela, persone
alle quali chiediamo di essere simili a noi, ma anche di
sapere affrontare e risolvere problemi».
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Un`eredità preziosa ma pesante