Atti degli Apostoli
p. Guido Bertagna e p. Silvano Fausti
4 aprile 2011
Atti degli Apostoli 4, 23-31
Per fare quanto la tua mano e la tua volontà predefinì
che avvenisse
Si conclude il racconto del primo miracolo (3,1ss) e della prima
persecuzione. Ricevuto lo Spirito, i discepoli sono testimoni di
Gesù risorto. Dopo aver agito e patito come Gesù, riuniti in
preghiera capiscono bene il mistero della sua passione. Tutto
il male dei nemici – era necessario che uscisse, perché c'è - è
vinto dalla croce. Nel male fatto da noi Dio compie il suo
disegno di salvezza: dà la sua vita a chi gliela toglie. Questa
comprensione, frutto dell'esperienza fatta, diventa
invocazione, discernimento e nuovo dono della Spirito, che li
riempie e scuote la casa dove stanno. Il cenacolo non è più il
luogo in cui ci si chiude per paura: è il luogo fraterno di
comunione e amore che sempre si scuote per “scrollarli” fuori,
portando al mondo intero il fuoco e la luce che brucia dentro di
loro. Chi ne fa esperienza, capisce la croce di Gesù come
salvezza e dono dello Spirito che si realizza OGGI. La
persecuzione è la vera maestra di teologia: ci fa come il
Maestro. Ogni chiesa è nata dal sangue dei martiri come da
quello di Cristo.
4,23
24
Ora (Pt e Gv) liberati
andarono dai loro (fratelli
e raccontarono le cose
che i sommi sacerdoti e gli anziani
dissero loro.
Ora essi, avendo udito,
unanimemente levarono la voce a Dio
e dissero:
Sovrano Signore
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[(in greco:“despota” = padrone di casa!),
(sei) tu che facesti il cielo e la terra
e il mare e tutte le cose che (sono) in essi,
(e) che per bocca
del nostro padre David, tuo servo,
per mezzo dello Spirito Santo
dicesti:
“Perché fremettero genti
e popoli tramarono cose vane?
Insorsero i re della terra
e i capi si radunarono insieme
contro il Signore e il suo Cristo”,
davvero si radunarono in questa città
contro il santo tuo servo Gesù,
che ungesti,
Erode e Ponzio Pilato
con genti e popoli d'Israele
per fare quanto la tua mano
e la [tua] volontà
predefinì che accadesse.
E per le cose di adesso
Signore, guarda le loro minacce
e da' ai tuoi servi
di parlare la tua Parola
con tutta franchezza,
stendendo la [tua] mano
perché accadano guarigione
e segni e prodigi
per mezzo del Nome
del tuo santo servo Gesù.
E, avendo essi supplicato,
fu scosso il luogo in cui erano radunati
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e furono tutti riempiti di Spirito Santo
e parlavano la Parola di Dio
con franchezza.
Salmo 2
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Perché le genti congiurano
perché invano cospirano i popoli?
Insorgono i re della terra
e i principi congiurano insieme
contro il Signore e contro il suo Messia:
«Spezziamo le loro catene,
gettiamo via i loro legami».
Se ne ride chi abita i cieli,
li schernisce dall’alto il Signore.
Egli parla loro con ira,
li spaventa nel suo sdegno:
«Io l’ho costituito mio sovrano
sul Sion mio santo monte».
Annunzierò il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.
Chiedi a me, ti darò in possesso le genti
e in dominio i confini della terra.
Le spezzerai con scettro di ferro,
come vasi di argilla le frantumerai».
E ora, sovrani, siate saggi
istruitevi, giudici della terra;
servite Dio con timore
e con tremore esultate;
che non si sdegni e voi perdiate la via.
Improvvisa divampa la sua ira.
Beato chi in lui si rifugia.
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Ben trovati a questo nuovo appuntamento di ascolto della
Parola, a questa nuova esperienza di essere chiamati, convocati qui
all’ascolto della Parola.
Prepariamo il Salmo 2, Salmo che forse ci è un po’ meno
familiare di tanti altri che aiutano la nostra preghiera qui, ma è un
testo importante, uno dei cosiddetti Salmi messianici, che
identificano e mettono in relazione il Messia con il suo Dio e le
vicende di questo Messia.
Questo Salmo lo ritroviamo poi nel brano del cap 4 degli Atti
che questa sera sarà oggetto della nostra attenzione.
Questa sera si conclude ciò che era iniziato al cap 3 il racconto
del primo miracolo e, dopo questo, Pietro e Giovanni che parlano al
popolo, i capi li arrestano, fanno loro il processo e poi li rilasciano
minacciandoli di non parlare più, dove la minaccia, ovviamente è
qualcosa di serio: Se parlate venite fatti fuori. Quindi finisce il primo
miracolo e la prima persecuzione.
E abbiamo un testo particolarmente importante, perché c’è
una ripetizione della Pentecoste. La gente che ha già ricevuto una
volta lo Spirito Santo, lo riceve un’altra volta, lo riceveranno poi
tante altre volte.
E questa seconda Pentecoste è molto più profonda della
precedente. Della precedente han capito un pochino il mistero della
Croce, quando hanno detto: Voi lo avete ucciso, ma Dio poi lo ha
risuscitato. Quindi han capito che Gesù è il Cristo, è il Signore, grazie
alla Croce.
Questa seconda Pentecoste è più profonda, perché loro
stessi stanno sperimentando la Croce e s’accorgono che quel che è
capitato a Gesù, capita oggi a loro. Allora lo capiscono in modo
diverso, molto più profondo.
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Capiscono il disegno di Dio sulla storia che continua ancora
attraverso la loro vita di ogni giorno. Sarebbe come dire: Io posso
sapere cosa vuol dire avere fame, come ciascuno di noi lo sa; se
però ha fame, capisce altre cose. Cioè, un conto è sapere cos’è, un
conto è sperimentare. Così un affamato può sapere cosa vuol dire
mangiare, ma se ha mangiato ed è sazio, capisce diversamente.
E così qui l’esperienza e la stessa persecuzione, l’esperienza
della Croce dà una intelligenza della storia, non solo della storia
della salvezza capitata in Gesù, ma ancora della storia attuale che
qui si presenta per la prima volta così netta.
E noi dovremmo arrivare a questa illuminazione, perché è
indispensabile.

Sapere che Gesù è Dio, beh ce l’han detto. Che la Croce
ha salvato il mondo, lo diciamo ogni volta che celebriamo
Messa: Tu ci hai redenti con la tua Croce Signore, ecc.
ecc.
 Sperimentare che Gesù è il “mio” Signore è un’altra
cosa. Sperimentare la Croce sulla tua pelle e capire che
quella è la salvezza, è un’altra cosa.
La prima è quella fede di cui Giacomo dice: Anche i demoni
credono che c’è Dio, meglio di noi; ma mica lo sperimentano, hanno
paura, tremano. Quindi qui è l’esperienza.
Se non arriviamo a questa seconda esperienza dello Spirito
Santo nella nostra vita, il Cristianesimo rischia di essere una
ideologia; qualcuno ha vissuto e pagato per tutti, ma noi non
sappiamo in che cosa consiste.
Leggiamo il testo.
Atti degli Apostoli, 4, 23-31
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Ora, liberati, andarono dai loro fratelli e raccontarono le cose
che i sommi sacerdoti e gli anziani dissero loro. 24Ora essi, avendo
udito, unanimemente levarono la voce a Dio e dissero: Sovrano
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Signore, sei tu che facesti il cielo e la terra e il mare e tutte le cose
che sono in essi. 25E che per bocca del nostro padre Davide tuo
servo, per mezzo dello Spirito Santo, dicesti: Perché fremettero
genti e popoli tramarono cose vane? 26Insorsero i re della terra e i
capi si radunarono insieme contro il Signore e il suo Cristo.
27
Davvero si radunarono in questa città contro il santo tuo servo
Gesù che ungesti, Erode e Ponzio Pilato, con genti e popoli di
Israele, 28per fare quanto la tua mano e la tua volontà predefinì
che accadesse. 29E per le cose di adesso, Signore, guarda le loro
minacce e dà ai tuoi servi di parlare la tua Parola con tutta
franchezza. 30Stendendo la mano, perché accadano guarigioni e
segni e prodigi, per mezzo del nome del tuo santo servo Gesù. 31E
avendo essi supplicato, fu scosso il luogo in cui erano radunati, e
furono tutti riempiti di Spirito Santo e parlavano la Parola di Dio
con franchezza.
Il testo è molto ricco, vedremo le varie parti.




La prima (v 23) ci presenta il ritorno in comunità e cosa
avviene in comunità.
Nella seconda (vv 24-28), vediamo che questa comunità
in preghiera comincia a saper leggere i fatti, ciò che è
accaduto. Dicono: è vero quel che è capitato in questa
città! Cosa è capitato? Si sono riuniti tutti i potenti Erode,
Ponzio Pilato, i sommi sacerdoti ecc. e tutti i pagani e il
popolo per fare quanto la tua mano e la tua volontà
predefini che accadesse. Il centro del testo è questo:
tutto il male alla fine è riuscito solo a compiere il bene.
Vedremo in che senso ed è il grande mistero di questo
testo.
E poi nella terza parte (vv 29-30) la comunità prega, non
di salvar la pelle, ma di saper parlare con tutta
franchezza.
E poi alla fine (v 31) tutti ricevono nuovamente lo Spirito
e cominciano a parlare con franchezza.
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Allora vediamo il primo versetto che ci presenta la comunità.
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Ora, liberati, andarono dai loro fratelli e raccontarono le cose
che i sommi sacerdoti e gli anziani dissero loro.
Pietro e Giovanni, appena liberati, tornano “dai loro”,
sottinteso “fratelli”. Cioè sono loro, la comunità è comunità di
fratelli, nonostante siano tanti, sono fratelli.
E il valore della comunità, all’interno degli Atti degli Apostoli,
è sottolineato molto, perché la comunità, cioè la fraternità è l’unico
luogo dove noi viviamo da figli. Se Cristo ci ha detto che Dio è
Padre e che noi siamo figli, realizziamo l’essere figli soltanto nella
comunità dei fratelli. Quindi la comunità non è un optional per
qualcuno, ma è il luogo necessario dove viviamo la nostra identità.
Nessuno vive il suo Cristianesimo, il suo essere figlio da solo. Se no
non è figlio, se non è fratello.
E contemporaneamente il dittico comunità-identità, ha
l’aggiunta di un terzo elemento, è un trittico, la missione.
Io che mi sento figlio sto coi fratelli, ma siccome molti fratelli
ancora non sanno che sono fratello, ecco che nasce la missione.
E questo è il trittico costitutivo della Chiesa: vivi l’essere figlio
in quanto ti fai fratello, ma di una fraternità aperta a tutti, se no
non sei cristiano, sei una setta anticristiana. Se escludi uno, escludi
Dio che s’è fatto ultimo di tutti e quindi sei mandato in missione
verso l’ultimo di tutti, che è il luogo in cui incontri il Signore.
E questa comunità è il luogo stesso della testimonianza.
A me capita come ad altri di andare in giro un po’ ad
annunciare il Vangelo e il Vangelo si riduce a saper vivere da
fratelli. Bene, se io non avessi alle spalle la comunità dove cerco di
vivere da fratello, quel che dico sarebbero storie inutili, almeno per
me, mi cadrebbero tutte addosso. Perché proprio coi fratelli è il
luogo dove cerchi di vivere quel che dici, quel che annunci.
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Ma questo vale per tutta la Chiesa. Se uno non vive la
fraternità e la comunità, farà il propagandista, farà l’impresario, il
vescovo che fa tante cose, tante imprese, ma se non ha la fraternità
non testimonia il Figlio, né il Padre.
Quindi capite: la comunità è la realtà apostolica massima che
esista, è un fuoco che accende altri fuochi.
Perché noi siamo relazione. Se siamo figli, siamo in relazione
ai fratelli, il Padre non l’ho mai visto!
Ed è in questa relazione che io sono quel che sono; fuori da
questa relazione sono un cembalo suonante, sono vuoto.
Quindi capite allora il valore della comunità, soprattutto in
una società come la nostra dove la comunità è scomparsa, al
massimo c’è la comunità virtuale in rete, si casca nella rete come
pesci presi! Dipende, può anche essere positiva.
Oggi c’è una comunità mondiale, una economia unica, una
globalizzazione, che rischia però di essere il “666”, cioè sotto il
segno del potere, non sotto il segno della fraternità. Mentre
l’intento del Cristianesimo è esattamente una comunità “cattolica”
(che significa “universale”) sotto il segno della fraternità, non del
potere. Una comunità sotto il segno del potere, sotto il segno del
maggior profitto, sotto il segno del Dio denaro, è esattamente –
anche se fosse nella Chiesa – l’anticristo.
Parla come l’agnello, ma è il drago. E fa tanti miracoli il drago.
Risorge ogni volta che conta, uccidendo tutti, ma risorge.
Quindi capite il valore della comunità, soprattutto oggi dove
viene a mancare perché le relazioni sono tutte dall’alto, dipendiamo
tutti dalla TV, da ciò che ci dicono, nessuno vive la realtà, anche la
famiglia se sta lì in casa, mica si parlano, guardano lì.
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È la devastazione oltre che dell’intelligenza, del buon senso,
del buon costume, e del buon gusto, se uno la beve così com’è,
soprattutto con certi programmi. O la distruggete o la vedete con
intelligenza.
Se no davvero si realizza una massificazione che porta ad una
incapacità di intendere e di volere che è bestiale. E si vedono i bravi
cristiani ai quali non importa per nulla ragionare da razzisti,
ragionare da persone prepotenti, ragionare col dio Denaro che c’è
nel mondo: basta che ci diano l’8 per mille o anche di più se
possono e noi siamo contenti! E no!
Quindi oggi più che mai serve una comunità dove vivi la realtà
del legame con l’altro che ti ridimensiona, ti fa essere figlio, ti dice il
tuo limite – quindi non vai in delirio – ti fa vedere il tuo bisogno di
voler bene, di essere amato tu e di voler bene agli altri, e vivi la tua
umanità; senza questo non c’è più umanità.
Credo si tratti di una fraternità a cui si converge, è il punto di
riferimento: appena liberati andarono dai fratelli. C’è qualcosa che
contrasta questa fraternità, vengono raccontate cose che non sono
di poco conto, perché anzitutto sono minacce, proibizioni che
rischiano di minare il fatto stesso e la persona stessa attorno a cui
questa fraternità si è costituita, colui che dà il senso. Quindi per
contrasto, la fraternità, è in qualche modo ricomposta in una
comunità che si ritrova dopo il trauma dell’arresto, del timore di
quello che può accadere; e lo sappiamo bene perché Luca ci ha messi
dentro la scena del processo sommario, delle proibizioni, delle
minacce che sono seguite.
E la minaccia è esattamente quella di non parlare, guai a
parlare.
Il potere una cosa teme: la libertà di parola. O c’è un verbo
unico, allora va moltiplicato questo, in modo che tutti vendono la
testa dove c’è il … frullatore, ma se uno pensa e dice quel che pensa
non può. Al Battista han tagliato la testa perché aveva detto a
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Erode: Non ti è lecito… Ma il potente ha sempre bisogno di tagliare
la testa alla verità, se no non può dominare, se è l’altro ad aver
ragione, deve ragionare come lui, deve addirittura, apparire
benefattore, dice Luca: Quelli che vi dominano, vi tiranneggiano, vi
sottomettono, desiderano essere chiamati benefattori. Anche
benefattori… di minorenni eventualmente, non importa. In modo
che ci prendiamo tutto. Perché è sempre a fin di bene, il vero
imbroglio è lì: dove non si riesce con l’imbroglio, si riesce con la
prepotenza.
Ma la storia è sempre uguale, non illudiamoci; però può e
deve cambiare, ci vuole indignazione su queste cose! C’è chi ha
avuto il coraggio di parlare sotto il fascismo, il nazismo, il
comunismo. Sotto il comunismo era più facile perché ci
perseguitavano, allora eri considerato un martire. Sotto il fascismo
invece e il nazismo, siccome ci favorivano, siamo stati molto più
teneri. Perché se ci favoriscono, ci comprano e se ci comprano
tradiamo la verità subito. E il male che si fa alla Chiesa non
parlando con chiarezza ai potenti, è incalcolabile.
La persecuzione ci fa crescere, la alleanza con il potere ci
stermina, cioè ci distoglie dall’esser cristiani, parliamo da cristiani
ma facciamo il contrario.
Anche tutti gli appoggi che abbiamo dato alle varie dittature
dell’America Latina sono cose abominevoli e se anche adesso ci
lamentiamo che i cristiani sono pochi, i preti sono pochi, ecc.
leggetevi don Milani, “Esperienze pastorali” che fa la profezia e dice
perchè la Chiesa sarà scarnificata in Italia: per questa alleanza e
ricerca di potere, il quale non vuole la verità, vuole il proprio
interesse. A noi interessa un’altra cosa, interessa la giustizia, dove
la giustizia è solidarietà con gli ultimi, coi poveri. Interessa la
salvezza dell’umanità e dell’uomo, interessano queste cose. Non il
dio denaro. Tra l’altro è bellissimo un libretto di Arturo Paoli sul dio
denaro, 93 anni, ed è splendido, cercate su Internet dove si può
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trovare, perché non è in circolazione. Proprio, veramente una voce
profetica molto grande.
Ora vediamo come questa comunità reagisce a quanto detto
dai sommi sacerdoti.
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Ora essi, avendo udito, unanimemente levarono la voce a Dio e
dissero: Sovrano Signore, sei tu che facesti il cielo e la terra e il
mare e tutte le cose che sono in essi. 25E che per bocca del nostro
padre Davide tuo servo, per mezzo dello Spirito Santo, dicesti:
Perché fremettero genti e popoli tramarono cose vane. 26Insorsero
i re della terra e i capi si radunarono insieme contro il Signore e il
suo Cristo. 27Davvero si radunarono in questa città contro il santo
tuo servo Gesù che ungesti, Erode e Ponzio Pilato, con genti e
popoli di Israele, 28per fare quanto la tua mano e la tua volontà
predefinì che accadesse.
Prestiamo attenzione a questo testo che è molto delicato e
arriveremo alla fine al punto centrale.
Innanzitutto quando hanno udito parlare delle minacce e
delle persecuzioni, invece di lamentarsi, unanimemente levarono la
voce a Dio e dissero un canto di lode. È il Salmo 46, dove Dio è
chiamato addirittura “Despota”, abbiamo tradotto “Sovrano
Signore”. Cioè i potenti credono di avere in mano il mondo.
L’etimologia della parola “Despota” è “padrone di casa”. Cioè
il mondo è la casa di Dio, la casa che Dio ha affidato all’uomo. È lui
che l’ha fatto, ha fatto il cielo, la terra, il mare, e tutte le cose che ci
sono in cielo, sulla terra e nel mare. E tutto è casa di Dio e tutto
questo, Dio l’ha dato all’uomo che è amministratore che deve
usarne come Dio vuole. E Dio l’ha donata ai suoi figli perchè vivano
da fratelli e in cielo e in terra e in mare.
Invece di scoraggiarsi e dire: hai visto cosa ci è capitato? Abbiamo cercato di parlare, la prima volta che abbiamo detto
qualcosa, ci mettono in prigione, e non è una bella esperienza per
dei pescatori finire in prigione! – lodano il Signore di tutto, non solo.
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E poi cita il Salmo 2 che è il Salmo che descrive la situazione di
interregno: quando muore il grande re, è già designato il suo
successore e l’ha già unto, ma gli altri satrapi si ribellano e si alleano
per vedere se con alleanze nuove riescono a far regnare uno di loro.
E così il grande re che è Dio ha nominato Sovrano suo Figlio.
L’unico sovrano è il Figlio che si è fatto servo di tutti. Perché?
Perché è sicuro che Dio vince. E come ha vinto Dio? È interessante
che tutti i potenti della terra si oppongono a Dio, ma questo è
sempre stato così, perché Dio, la sua potenza è quella di dare, non
di togliere la vita; il suo potere non è dominare, ma servire, perché
lui non è colui che bada ai suoi interessi, il suo interesse non è
l’egoismo, è l’amore, è dare tutto, fino a dare se stesso, il suo
interesse non è il possesso di cose o di persone.
Quindi i potenti della terra sono l’anti-dio sulla terra.
Di fatti il re rappresenta Dio, per questo porta la corona, la
luce, come fosse Dio; invece non è Dio è l’anti-Dio, sono i successori
di Caino, di Lamec, cioè i più fetenti, i più potenti, coloro che
ammazzano di più dominano.
Non così tra voi, dice Gesù e, grazie a Dio un po’ di strada è
stata fatta, ma non molta, speriamo di poterne fare ancora
certamente. Per dare voce a tutti. Perché davvero questi
distruggono il mondo, con le tre concupiscenze di cui parla tutta la
Bibbia, ma in sintesi le troviamo nella 1 Gv 2, 16: sono
l’ordinamento, la struttura del mondo, sono la brama di possedere
cose, di possedere persone – concupiscenza che fa dire: io sono
diverso dagli altri, posso fare tutto quello che mi pare e piace e me
ne sbatto di tutti – e poi la superbia della vita: io sono Dio.
Questo è l’uomo fallito, che ha dentro la morte, è un povero
scemo che è in delirio, non vede la realtà, e finisce male. Finisse
male solo lui, poco male, perché alla fine aprirebbe gli occhi anche
lui e si convertirebbe. Il fatto è che devasta tutti in questo modo,
perché tutti lo prendiamo come modello, perché queste tre
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concupiscenze le abbiamo dentro tutti, è l’inganno del serpente,
non perché sia cattivo lui o siamo cattivi noi; siamo tutti fatti fessi e
ce l’abbiamo dentro ben connaturata questa, anche nella Chiesa,
fortissima, è il contrario delle beatitudini: Guai a voi!
Quindi non è per cattiveria che c’è il male, è per errore, poi
l’errore diventa vizio, poi il vizio diventa interesse e l’interesse
devasta tutti, con le guerre, le ingiustizie, l’imbecillità dominante, la
destrutturazione di ogni rapporto, con il dominio della menzogna;
non interessano più le cose vere. Ma possibile che tutti pieghiamo le
ginocchia - in Italia soprattutto - è una indecenza che anche la
Chiesa non reagisca. Per esempio: hanno imposto di tacere! Anche a
questi hanno imposto, senza pagarli d’accordo, li hanno pagati a
bastonate! Di fatti le riceveranno subito dopo.
E proprio in questa situazione loro capiscono una cosa
importante: davvero! Che cosa davvero? Che tutti si riunirono
contro Gesù: Erode, Ponzio Pilato, le genti, il popolo di Israele e i
nostri capi, tutti per fare che? Ciò che la tua mano e la tua volontà
predefinì che accadesse.
Fermiamoci su questo perché può essere molto ambiguo.
Non è che Dio abbia predefinito, cioè abbia una trama e ci
gioca dentro e gli altri senza saperlo danno un altro risultato. Il
risultato è molto certo: che Dio è il contrario dei potenti e sulla
Croce ha vinto il male con il bene, caricandosi del male degli altri
senza restituirlo, mostrando che il male è una menzogna, è una
falsa immagine di Dio, una falsa immagine di uomo, una falsa
immagine di salvezza che distrugge l’uomo e distrugge la persona e
distrugge anche il vero Dio, è l’anti Dio.
Quindi, Dio ha già previsto il male, perché il male lo fa l’uomo
per errore, per l’uso della libertà. Basterebbe tagliargli la testa o
togliergli la libertà, ma Dio non lo farà mai!
Dio vuole illuminare la nostra intelligenza con la verità,
perché conosciamo la verità che ci fa liberi, come diceva il Vangelo
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dell’altra domenica. La verità che ci fa liberi è che Dio è padre, non
padrone, che noi siamo figli, quindi fratelli. È la fraternità.
Mentre invece la menzogna, quella del principe di questo
mondo, omicida e menzognero fin dal principio, è esattamente il
contrario, è il potere e dominio, che toglie la fraternità e dà la falsa
immagine di Dio e dell’uomo e devasta il mondo. Ed è omicida fin
dal principio; fine della menzogna è sempre la morte. Perché non
c’è più alcun rapporto possibile di verità e l’uomo è definito dalla
parola vera che ascolta.
Dio ha previsto il male. Siccome non può tagliarci la testa a
tutti, perché tutti siamo più o meno conniventi, ha predefinito ciò
che accadeva, cioè al male ha posto una fine, c’è un limite – la
parola predefinire in greco contiene il termine orizo, che significa
orizzonte, un orizzonte che la terra ha, che non si vede perché è
rotonda, ma c’è un orizzonte, è finita comunque.
Ha posto un limite al male. E qual è questo limite? La Croce.
Tu fai tutto il male, anche il massimo male che è quello di uccidere
Dio – più di così non puoi fare – lì finisce il male e si consuma,
perché Dio è uno che dà la vita per te e allora cambi theoria, la
Croce si chiama theoria in Lc 23, 48. Lì vedi che il vero Dio non è
quello che pensavi tu che uccidi, ammazzi, sei scemo, fai i festini di
Erode e poi morirai roso dai vermi - come vien fuori dagli Atti degli
Apostoli - mentre pretendi di esser Dio. No, il male finisce proprio
perché capisci chi è Dio, colui che ama e dà la vita, e allora lì finisce
il male e comincia il bene. Che è l’unico modo per vincere il male, il
bene. Perchè se lo fai, lo raddoppi. E il bene lo fai quando esci
dall’inganno e dal delirio e vedi la verità e riconosci la verità e vivi
la verità che sei figlio, gli altri sono fratelli.
E allora cambiano i rapporti con me, con le cose, con Dio, col
mondo, nasce l’uomo nuovo.
Ma questo è problema di coscienza, non di televisione,
capite?
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E guai se perdiamo la coscienza, diventiamo tutti bruti.
Su questo fine del male, dò una immagine che già ho detto
altre volte, ma la ripeto: c’è una annunciazione di Pietro di Cemmo,
dove è raffigurato a destra dell’altare l’angelo, al centro il
Padreterno che guarda giù verso Maria con le “manone” alzate, a
sinistra la Madonna vestita da principessa, ma con gli zoccoli vicino,
simbolo dell’umiltà e della Croce e vicino agli zoccoli c’è un gatto. La
studiosa che c’è stata degli anni su questo ciclo di affreschi fatto
restaurare, ha intuito, attraverso Agostino, che cos’è quel gatto. La
storia è così: Dio da sempre ha voluto essere con l’uomo, essere
accolto dall’uomo e farsi uomo come noi, perché l’amore vuol
diventare come l’altro; quando Maria dice “SI” - è la prima creatura
che dice “SI” e sarebbe quindi il compimento del disegno di Dio, uno
che dice “SI” - allora Dio si fa uomo e il diavolo si frega le mani
dicendo: Adesso so che cosa farà l’uomo a Dio. In nome di Dio lo
ammazzerà. Perchè Dio non è come lo pensa l’uomo. E allora dice:
ora ho in mano anche Dio, proprio sulla Croce.
E il gatto cosa ci sta a fare?
Il male ha come simbolo il topo, che quel che tocca infetta di
morte. E il gatto è nemico del topo. E tu vedi il gatto tranquillissimo
che sta lì e aspetta che il topo esca, perché è sicuro che se lo
mangerà. La Croce sarà la trappola del male, perché dove il male
crede di vincere, lì perde. Tu mi togli la vita? Io ti do la vita. E
adesso? Chi vince?
Ed è questa la cosa che ora capiscono: è vero che è stato così
con Gesù, perché sta capitando la stessa cosa a noi. È questa la
grande illuminazione, perché capiscono che qui si vince il male; per
questo è nata la Chiesa e la comunità e se oggi siamo qui, dopo
duemila anni, siamo qui ancora per questa cosa.
Han capito che è vero ciò che si realizza oggi – siamo nell’oggi
di Dio – proprio con questa franchezza di saper vincere il male col
bene, non lottando contro, facendo le crociate, o facendo la
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spartizione del mondo - noi i più potenti perché se riuscissimo a
uccidere tutti i cattivi noi buoni avremmo il potere, ragionamento
che ogni tanto si fa, implicitamente, in un modo o in un altro mentre invece è così che si realizza oggi quel che è capitato a Gesù.
Davvero è vero! È vero in noi. È questa la grande illuminazione
cristiana.
La prima potrebbe essere ideologica, ma questa seconda è
molto profonda. Allora ti fa capire la beatitudine, beati voi quando
vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni cosa
contro di voi, per causa mia, danzate di gioia in quel giorno! Siete
come il figlio, state opponendovi al male e lo state vincendo, ma in
modo corretto lo state vincendo, non in modo scorretto,
moltiplicandolo.
Allora capite qui come l’astuzia di Dio vinca il male: è vero che
tutto coopera al bene, anche il male, ma non che Dio voglia il male!
Non lo permette, non lo tollera. Però non può toglierci la libertà, il
male lo facciamo noi per ignoranza e per vizio, per costrizione e per
coazione. E allora cosa fa? Lo porta su di sé, così lo vince.
E dove abbondò il peccato, lì sovrabbonda la grazia.
E l’unica conoscenza di Dio che abbiamo, l’abbiamo dalla
Croce. E chi ha sbagliato di più – se prende coscienza dell’errore e
condanna l’errore – amerà di più. E quindi c’è il trionfo del bene
assoluto.
E voglio dire ancora una cosa su questo. Ho sentito quanto
letto in un giornale che c’è stato un ipercredente scienziato che ha
detto che lo tzunami è una punizione di Dio – preventiva,
ovviamente, Dio fa le sue prevenzioni!! – Costui è un
bestemmiatore. Gli ipercredenti sono tutti bestemmiatori, o causa
di bestemmie per gli altri! Dio non vuole il male, fa solo il bene, il
male viene dall’uomo. Chi ha detto di costruire centrali nucleari
dove c’è il terremoto? Chi ha detto di costruire sulla spiaggia?
L’abbiam sempre saputo che sulla spiaggia non si costruisce! Sono
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errori che l’uomo fa, mica punizioni di Dio. Ma anche il male che
facciamo noi nelle guerre, è chiaro che è grande, ma non sono
punizioni di Dio! Sono l’ingiustizia, la stupidità dell’uomo, che è il
massimo dei mali, l’incoscienza, è chiaro che c’è! Il problema è
risvegliarsi da questo e avere coscienza di cos’è il bene e farlo.
Ma dire che Dio è colui che punisce, vuol dire ridurre Dioi al
peggiore dei più prepotenti, perché neanche il più prepotente da
noi in Italia potrebbe fare uno tzunami e distruggere il mondo. Solo i
più potenti che possiedono la bomba atomica possono far di peggio.
Per dire che falsa immagine di Dio anche noi credenti
abbiamo! E poi lo diciamo anche via radio, via televisione e magari
scienziati! No, per favore, non bestemmiamo su Dio! E allora capite
che anche molti cristiani, vescovi e preti – purtroppo in buona fede,
perché se fossero in mala fede è chiaro che si convertirebbero! non capiscono il male come male, e come si vince il male. Si vince
con la Croce, non con i concordati, con le segreterie di stato e cose
del genere! Possono avere anche qualcosa di buono a loro modo,
ma non certo per avallare il potere o cose del genere.
A me sembra importante – e sottolineerei solo questo –
notare il tono di tutto questo passaggio del capitolo 4, di questa che
sostanzialmente è un’unica preghiera o, detto un po’ meglio, una
preghiera fatta unanimemente. Allora il tono della preghiera qual è?
Quello riandare esattamente nella linea opposta a quella delle
minacce. Non tanto perchè – e lo faranno subito – riprendono a
parlare e ad annunciare facendo esattamente l’opposto di quanto è
stato loro ordinato di fare; in senso opposto alle minacce, perché,
mentre le minacce tendono a chiudere nell’angolo, tendono in
qualche modo a carpire il cuore anche con la paura, per esempio,
invece il movimento di questa preghiera è un movimento di
apertura e di collocazione di queste minacce in uno spazio più
ampio che le depotenzia immediatamente.
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L’appello al Signore – con l’idea del mondo come casa di Dio,
un mondo da abitare, da vivere, già dal suo esordio, e poi il cielo, la
terra e il mare e tutto quanto è stato creato - è già collocare questa
minaccia che di per sé tende a restringere, in un orizzonte più
ampio che dà un movimento opposto a quello della minaccia.
Mentre la minaccia chiude, la preghiera apre.
Il culmine di questa preghiera è questo sguardo di orizzonte
ampio, in cui la misericordia, la parola della Croce che smaschera
l’inganno del male è ciò che fa esattamente da punto di riferimento
e che aiuta a capire queste cose che vengono dette, - le minacce – e
collocarle appunto in un ambito che le rende non solo vivibili, ma le
depotenzia.
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E per le cose di adesso, Signore, guarda le loro minacce e dà ai
tuoi servi di parlare la tua Parola con tutta franchezza.
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Stendendo la mano, perché accadano guarigioni e segni e
prodigi, per mezzo del nome del tuo santo servo Gesù.
Il versetto comincia con: E per le cose di adesso…”
Prima abbiamo visto quel che ha detto Davide: che i re sono
insorti contro il suo Cristo, ma invano, anzi han fatto tutto ciò che tu
avevi predefinito che avvenisse, perché tu tieni conto del tuo
disegno anche nel nostro male, se no, come fai a eseguire il tuo
disegno?
Beh, per le cose di adesso? La stessa cosa.
Non gli chiedono di salvare la pelle, ma dicono: Signore
guarda alle loro minacce, e per le loro minacce cosa dobbiamo fare?
Dai a noi tuoi servi di parlare la parola con tutta parresia.
“Parlare la Parola” è come dire “tutta parresia”, sarebbe
“tutta la Parola”, cioè franchezza di Parola. Gli chiedono di
continuare a parlare e insistono, parlare la Parola, tutta la Parola,
con tutta libertà.
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Gli chiedono la libertà, la libertà del martirio, di testimoniare
la verità; vivere nella menzogna non vale la pena. Quindi non gli
chiedono di salvare la pelle, sanno che chi dà la vita guadagna la
vita. Chi vuole salvare la vita la perde nella menzogna, nella futilità,
nella dannazione.
Perché il male è come un buco che poi Dio riempirà di
misericordia, ma cerchiamo di non farlo troppo grande! Vuole che
facciamo anche una vita umana sensata sulla terra, che non siamo
qui per ammazzarci, per vivere male, perché nessuno metterebbe al
mondo dei figli per vivere male, tanto poi vanno in paradiso!
Dobbiamo vivere qui da figli e da fratelli ed è fondamentale.
E allora gli chiedono questa capacità di parlare la Parola, tutta
la Parola libera, tutta! Vien fuori al quadrato proprio. Quindi la
persecuzione, invece di depotenziarli, li stimola.
E poi anche la richiesta di “stendere la mano” nel linguaggio
di Luca evidentemente può richiamare, per esempio, alla preghiera
del Magnificat, e allora è una richiesta di vita: che accada vita che si
moltiplica, che guarisce, che compie segni, che compie prodigi e
ancora una volta è il movimento opposto a quello della minaccia.
Credo sia molto importante questa modalità di pregare, che non si
lascia chiudere nel ristretto della paura e che invece chiede che si
moltiplichino segni di vita.
In fondo gli chiedono di non essere intimoriti e vinti dal male,
di saper disobbedire al male al quale tutti obbediscono, per la
salvezza loro e di tutti.
Quindi gli chiediamo di essere come lui, testimoni in questo
mondo della verità, della libertà dei figli di Dio della parresia, che
dovrebbe essere particolarmente utile per i vescovi, per i preti, ma
anche per ogni credente. Normalmente sono sempre stati i laici i
profeti, sempre. Perché uno che fa parte di una struttura deve in
qualche modo pur difendere la struttura. O i religiosi quando nasce
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un ordine, sono sempre laici – v. Ignazio, Francesco – e richiamano a
Chiesa all’essenziale, che è responsabilità di tutti.
E vediamo che adesso avviene il dono dello Spirito.
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E avendo essi supplicato, fu scosso il luogo in cui erano radunati,
e furono tutti riempiti di Spirito Santo e parlavano la Parola di Dio
con franchezza.
La prima Pentecoste era stata descritta in un modo più
pittoresco, con questo vento che viene, questo boato, questa luce,
queste lingue. Ora in modo più sobrio, però scuote la casa; la casa è
dove abitano, una scossa fin quasi fuori della casa, quindi è più
modesto come tono scenografico, ma è più potente.
E la Chiesa è sempre scossa da questo Spirito. Che non faccia
su strutture fisse - gli Apostoli sono sempre scaraventati fuori, fino
agli estremi confini della terra - non ha da difendere quattro mura,
come una cittadella è assediata.
Quindi sono “buttati” fuori da questo Spirito, tutti sono
ripieni di Spirito e parlano la Parola di Dio con franchezza. Quindi
adempiono la loro missione di saper resistere a ogni minaccia e le
minacce sono cose serie, le minacce - vedremo al capitolo
successivo - avranno esecuzione; erano bastonature e sotto 40 colpi
meno uno si moriva. Non erano semplici minacce.
Han supplicato e ricevono lo Spirito. E lo Spirito non si riceve
solo una volta, ma è come la sorgente d’acqua, quando ce n’è più
bisogno ne dà di più. E adesso ce n’è bisogno di più, perché sei tu
stesso in gioco, nello stesso gioco nel quale si trovava il Signore e
diventi testimone di lui effettivamente. Non è che lo Spirito
l’abbiamo in tasca come acquisizione. Spirito vuol dire respiro, vita,
quando occorre respiri un po’ di più, se no, non sei ossigenato.
E poi ti fai il fiato. In questo momento ne han più bisogno e lo
ricevono. È come l’amore, non è che lo possiedi, c’è ed è sempre
nuovo, se si ferma non c’è più, così come la vita, così come il
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respiro, così come lo Spirito. Però nei momenti di necessità è più
forte ancora come respiro.
In Luca lo Spirito Santo più che manifestazioni estatiche o di
lingue che troviamo anche in Paolo – eccezion fatta quando parla
del giorno di Pentecoste, ma lì ha un altro significato – la vera
manifestazione dello Spirito è l’annunciare la Parola con parresia.
Cioè lo Spirito è l’amore del Padre verso tutti i figli e l’amore di
questo Padre verso tutti i figli ti spinge a rivelare questo amore
verso tutti i fratelli e a testimoniare anche a costo della vita, in
modo che tutti escano dalla menzogna e vivano la verità che ci fa
liberi e figli di Dio.
E quindi in Luca lo Spirito è sempre connesso sia con
l’annuncio della Parola e poi subito dopo con la comunità che
realizza la Parola. Quel nucleo dove si vive la fraternità e la libertà
effettiva da ogni potere, la capacità di testimoniare che è possibile
una società, una comunità, una umanità diversa, a immagine di
Dio, non a immagine dei potenti. Aperta a tutti perché non c’è
bisogno di particolari mezzi e poteri, anzi, meno ne hai, meglio è.
D’altronde anche Paolo in 1 Corinti parla di tanti carismi al
cap 12, e al cap 13 dice: guardate che tutti i carismi insieme sono
uno zero; parlassi tutte le lingue degli uomini, avessi tutta la scienza,
tutta la sapienza, facessi miracoli, avessi una fede da spostare le
montagne, dessi il mio corpo a bruciare per gli altri, tutto è zero se
non ho l’amore. Il vero carisma è l’amore, che è lo Spirito Santo,
questo amore è tale da far sì che poi tutti gli altri zeri abbiano anche
valore, ma relativo, ma l’unica cosa che ci deve essere in ogni dono
che tu hai, se lo vivi con amore è un dono, se lo vivi con egoismo è
un disastro.
La differenza dello Spirito è nell’amore.
Non c’è tempo di commentarlo qui stasera, ma se volete un
approfondimento comunque una ripresa sempre di un brano di
Paolo su come si possa collocare un momento difficile, un passaggio
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difficile in un orizzonte più ampio e scoprire questa collocazione in
una misericordia più grande, prendete il finale del cap 11 della
lettera ai Romani Rm 11, 25-36. Tutti e tre i capitoli 9-10-11 sono
preziosi in questo contesto. Paolo sta ragionando con la comunità di
Roma sul mistero della cosiddetta disobbedienza di Israele, sul
mistero del come mai una cospicua parte di Israele rifiuti di
accogliere il compimento delle promesse, il compimento della Parola
nella Persona, nella Pasqua di Gesù. Questa rimane per Paolo una
pagina profondamente dolorosa e misteriosa della sua stessa vita
che rende lui stesso diviso e dolorante. In questo finale del cap 11,
Paolo colloca questa esperienza in una comprensione che gi fa
contemplare la misericordia di Dio più grande e forse il culmine è in
quella frase: Dio ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a
tutti misericordia. E subito dopo c’è questa sorta di inno di lode
“profondità della ricchezza, della sapienza, della scienza di Dio”.
Questo può essere un esempio ulteriore di come di fronte a un
passaggio faticoso, doloroso, l’orizzonte si può aprire nella scoperta
più grande e nel senso più profondo.
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