VENEZIA
«Situata nel punto più interno dell'Adriatico, a metà strada fra Oriente e Occidente,
sull'unico grande itinerario marittimo del commercio medievale; porto mediterraneo,
eppure così a nord da trovarsi quasi nel cuore dell'Europa; Venezia era il punto su cui
convergevano tutte le vie di traffico terrestri e marittime che potessero essere percorse da
bestie da soma o solcate da navi. [...] Ma se la geografia aveva dato a Venezia una
posizione senza pari, i Veneziani fecero il resto. Per tutti i primi anni della loro storia
sfidarono Costantinopoli a oriente, e il Papa e il Sacro Romano Imperatore a occidente: a
volte rivolgendosi a uno, a volte all'altro, ma sempre ostinatamente attaccati alla loro
indipendenza... [...] Capaci, se minacciati, di ritirarsi nelle loro isole [...] Consapevoli
sempre che, per essi, l'avvenire si trovava sul mare e in quelle terre orientali il cui calore si
era insinuato nella loro civiltà e aveva scaldato il loro sangue. Erano occidentali e orientali
insieme, questi veneziani: cuori caldi nell'amare e nel conquistare, teste fredde nel
progettare e nel governare».
Eileen Power
Il Comune di Venezia comprende sia territori insulari che di terraferma ed è
articolato attorno ai due distinti centri di Venezia (al centro dell'omonima laguna)
e di Mestre (nella terraferma). È il primo comune del Veneto per popolazione e
per superficie.
La città di Venezia è stata per più di un millennio capitale della Repubblica di
Venezia e conosciuta a questo riguardo come la Serenissima, la Dominante e la
Regina dell'Adriatico.
Per le peculiarità urbanistiche e per il suo patrimonio artistico, Venezia è
universalmente considerata una tra le più belle città del mondo ed è annoverata,
assieme alla sua laguna, tra i patrimoni dell'umanità tutelati dall'Unesco. È la città
con il più alto flusso turistico in Italia: 29.326.000 presenze in provincia nell'anno
2002, rispetto a Roma (19.486.000) e a Firenze (9.540.000).
Qualche dato:
• 260.000 abitanti, dei quali 70.000 nel centro storico
• 118 isole collegate da 355 ponti
• 177 tra rii e canali
• 127 campi e 38 parrocchie
• due sistemi viari, d'acqua e di terra,
che si intersecano per mezzo dei
ponti e disegnano la struttura della
città.
• 4 ponti sul Canal Grande: il ponte
della Costituzione (Santiago
Calatrava, 2008), il ponte degli
Scalzi (1934), il ponte di Rialto
(Antonio Da Ponte, 1591), il ponte
dell'Accademia (1933).
Il toponimo
Il toponimo Venezia (e le sue antiche varianti: Venédia, Venétia, Venésia, Venéxia,
Vinegia) era utilizzato inizialmente per indicare tutta la terra delle popolazioni
venete preromane.
Venetia compare così nella suddivisione amministrativa augustea dell'Italia (7
d.C) e, accanto all'antica Istria, faceva parte della X Regio. Il toponimo continuò
ad essere utilizzato sotto i Bizantini che chiamavano Venetikà o, in latino Venetia
maritima, la fascia costiera da Chioggia a Grado. Il nome ha indicato
successivamente il ducato di Venezia e solo più tardi la sua capitale: è noto infatti
che il centro è sorto in epoca tarda riunendo gli abitati sorti sulle sue isole.
Territorio
Il territorio si presenta nettamente diviso nelle due realtà della Venezia insulare
(centro storico e isole) e della terraferma.
Il centro storico di Venezia sorge in mezzo alla laguna omonima, su un totale di
118 isolette, consolidate nei secoli grazie a palificazioni in legno, che ne hanno
permesso l'urbanizzazione. Le isolette sono separate da canali navigabili e
collegate tra loro da ponti ad uso esclusivamente pedonale.
L'estensione totale del centro storico, escluse le acque interne e le isole maggiori,
è pari a 797,96 ettari. È uno dei centri storici più grandi d'Italia e d'Europa.
La parte storica della città è suddivisa in sei sestieri: Dorsoduro, Santa Croce, San
Polo, San Marco, Cannaregio, Castello.
I sestieri della città antica si articolano intorno alla doppia ansa del Canal
Grande, la via d'acqua principale da cui si snoda una fitta rete dei canali minori.
Tra le isole maggiori della laguna si ricordano la Giudecca, Murano, Burano,
Torcello, Sant'Erasmo, Pellestrina e la lunga e sottile isola del Lido con i suoi
stabilimenti balneari.
Nella terraferma si trovano i due grandi centri di Mestre e Marghera, oltre ad altre
frazioni minori. Tali centri hanno avuto un grande sviluppo dopo il secondo
dopoguerra, come sfogo per l'espansione edilizia e industriale di Venezia, che non
disponeva di spazi edificabili nella laguna circostante. Nella terraferma risiedono
circa i due terzi della popolazione del comune.
Un po' di storia
In arabo Venezia si dice al-bunduqiyya. Venezia è l'unica città europea ad avere
un nome arabo e questo semplice fatto dice quanto la Serenissima sia stata per
lunghi secoli la principale cerniera di raccordo fra l'Europa e l'Oriente, fra la
Cristianità e il vasto mondo musulmano affacciato sul Mediterraneo. La città
vanta una storia millenaria di rapporti e scambi tra mondi antagonisti, ma
comunque in contatto e solo ogni tanto in guerra. Dal Mille alla fine dello Stato
veneziano (1797), il del rapporto fra Venezia e il mondo arabo e turco è sempre
stato in evoluzione, sul filo dei commerci, dei pellegrinaggi e delle crociate, degli
scontri ma anche delle alleanze, delle peripezie degli schiavi e dei convertiti.
Protagonisti furono gli ambasciatori con i loro cerimoniali, i dragomanni e i
consoli, i mercanti con i loro fondachi, i marinai e gli schiavi, i pirati e le spie. Un
viavai di persone e merci che disegna, un secolo dopo l'altro, un quadro vivido di
contiguità, di familiarità, di relazioni tra mondi diversi ma non necessariamente
ostili.
La laguna veneta si forma nell'800 a.C. circa da un precedente ambiente fluviopalustre e si suppone che qui vi fossero insediamenti umani sin dall'epoca
preistorica vista la ricchezza di risorse che favorivano caccia e pesca. In età preromana, vale a dire nel periodo paleoveneto, la civiltà era ben radicata nella zona
con popolazioni dedite alla pesca, alla produzione del sale, ai trasporti marittimi e
alle altre attività mercantili connesse. Snodo di intensi traffici commerciali che
collegavano l'Adriatico con il centro e nord Europa, in questo periodo vengono a
svilupparsi alcuni insediamenti, tra i quali spicca, ormai con una fisionomia
protourbana, il centro di Altino.
La venuta dei Romani non fa che rafforzare questa situazione. Il sistema dei porti
viene potenziato (a questo periodo risale Chioggia), mentre l'entroterra viene
bonificato e centuriato, cosa peraltro ancora visibile nell'attuale disposizione di
strade e fossi. La laguna divenne forse luogo di villeggiatura per la nobiltà, come
testimoniano alcuni ritrovamenti.
Secondo il Chronicon Altinate (XI secolo), il primo insediamento a Venezia sulla
Riva Alta (Rialto) risalirebbe al 25 marzo del 421 con la consacrazione della
chiesa di San Giacometo sulle rive dell'attuale Canal Grande: studi recenti hanno
però dimostrato che San Giacomo di Rialto è assai più tarda, risalendo alla metà
del XII secolo. Gli abitanti della terraferma cercarono rifugio nelle lagune a
seguito delle varie ondate di invasioni barbariche che si succedettero dal V secolo,
in particolare quella degli Unni (452) e dei Longobardi (568). Tuttavia Venezia si
presentava allora come un insieme di piccoli insediamenti ancora molto
eterogeneo, mentre maggiore importanza assumono alcuni centri limitrofi come
Torcello, Ammiana, Metamauco. Parallelamente, si trasferiscono nelle lagune di
Venezia e di Marano le maggiori istituzioni religiose: il Patriarca di Aquileia a
Grado e il vescovo di Altino a Torcello.
Venezia fu eretta nel 697 a ducato dipendente dall'Esarcato di Ravenna. Nell'821
Rialto diviene capitale del Ducato, assumendo nel tempo il nome stesso del
territorio e dello Stato e diventando definitivamente Venezia.
La vicinanza con l'Impero franco, il rapporto privilegiato con l'oriente Bizantino e
contemporaneamente la distanza da Costantinopoli ne fece uno dei principali porti
di scambio tra l'Occidente e l'Oriente, permettendo lo sviluppo di una classe
mercantile dinamica e intraprendente che nel corso di quattro secoli trasforma la
città da remoto insediamento e avamposto imperiale a potenza padrona dei mari,
ormai totalmente indipendente.
È annoverata fra le Repubbliche marinare; a ricordo di ciò il leone di San
Marco, emblema della Serenissima, appare nelle insegne marine della bandiera
italiana insieme ai simboli di Genova, Pisa ed Amalfi. Il capo del governo era il
Doge (dal latino dux), il quale vide, col passare del tempo, il suo potere sempre
più vincolato da nuovi organi istituzionali.
All'apice della sua potenza, nel XIII secolo, Venezia dominava gran parte delle
coste dell'Adriatico, regioni quali la Dalmazia, l'Istria, molte delle isole dell'Egeo,
Creta, Cipro, Corfù, ed era la più importante potenza militare e tra le principali
forze mercantili nel Medio oriente. Nel XV secolo il territorio della Repubblica si
estendeva dall'Adda all'Istria, dal Bellunese, al Polesine veneto. Ma la decadenza
cominciò a farsi sentire già nel XV secolo: eventi storici come l'accrescersi della
potenza Ottomana e lo spostamento dei commerci verso le Americhe, colpirono
duramente la vocazione marittima della città che finì per volgere i suoi interessi
economici verso l'entroterra.
Nel XVIII secolo Venezia fu tra le città più raffinate d'Europa, con una forte
influenza sull'arte, l'architettura e la letteratura del tempo, ma questo non era che
un segno del suo inesorabile tramonto. Dopo oltre 1.000 anni d'indipendenza, il
12 maggio 1797 il doge Ludovico Manin e il Maggior Consiglio vennero costretti
da Napoleone ad abdicare, per proclamare il "Governo Provvisorio della
Municipalità di Venezia".
Con il Trattato di Campoformio tra francesi e austriaci, il 17 ottobre 1797 la
"Municipalità di Venezia" cessò di esistere e furono ceduti all'Austria il Veneto,
l'Istria, la Dalmazia e le Bocche di Cattaro, che andarono a formare la "Provincia
veneta" dell'Impero austro-ungarico. Tornata ai francesi, fu di nuovo Austriaca
sino all'Unità d'Italia.
Nel 1848 la città partecipò attivamente ai moti rivoluzionari e sotto l'iniziativa di
Daniele Manin fu, sebbene per poco, indipendente con l'istituzione della
Repubblica di San Marco. Dopo un anno di assedio da parte degli austriaci, la
Repubblica dovette arrendersi il 22 agosto 1849.
Nel 1866 entrò a far parte del Regno d'Italia e l'annessione fu sancita dal
plebiscito del 21 ottobre 1866.
Luoghi e monumenti
Il luogo più celebre di Venezia è Piazza
San Marco, l'unica nel centro storico a
essere caratterizzata dal toponimo "piazza":
le altre piazze sono chiamate infatti
"campi" o "campielli".
La Basilica di San Marco è rivestita da
mosaici che raccontano la storia di
Venezia, assieme ai bassorilievi che
raffigurano i mesi dell'anno. Sopra la porta
principale, i quattro cavalli bronzei di
Costantinopoli che furono trasportati a Venezia in seguito alla quarta Crociata del
1204. La pianta a croce greca è sovrastata da cinque grandi cupole. La fabbrica
attuale è la terza Basilica dedicata a San Marco che sorge in questo luogo: le
prime due andarono distrutte. Questa versione fu ispirata dalla chiesa dei Santi
Apostoli di Costantinopoli (distrutta dai musulmani pochi anni dopo la conquista
del 1453), di cui è una sorta di replica in scala ridotta. L'interno è rivestito di
mosaici a fondo oro che raffigurano passi biblici e allegorici. Era la cappella dei
Dogi della Repubblica di Venezia.
Il Palazzo Ducale sorge a fianco della
Basilica: a unirli, la Porta della Carta,
opera di Bartolomeo Bono, che oggi è
l'uscita del museo di Palazzo Ducale.
L'ingresso principale è sul lato che guarda
alla laguna. Sede del governo della
Serenissima, è stato costruito nel XV
secolo con marmi d'Istria. La Sala del
Maggior Consiglio per secoli fu la più
grande sede di governo del mondo.
Adiacenti al palazzo, il Ponte dei Sospiri,
le carceri e i Piombi.
Di fronte al Palazzo Ducale sorge il campanile di San Marco: costruito nel 1173
come faro per i naviganti, fu restaurato da Bartolomeo Bon nel XV secolo. Crollò
il 14 luglio 1902 e venne interamente ricostruito. La loggetta in marmo rosso di
Verona è opera di Jacopo Sansovino, e su di essa si trovano i bassorilievi che
raffigurano allegorie con le imprese della Repubblica del Leone.
L'Arsenale, il cuore dell'industria navale
veneziana a partire dal XII secolo. È legato
al periodo più florido della vita della
Serenissima: grazie alle imponenti navi qui
costruite, Venezia riuscì a contrastare i
Turchi nel Mar Egeo e a conquistare le
rotte del nord Europa.
L'Arsenale di Venezia ha anticipato di
secoli il moderno concetto di fabbrica,
intesa come complesso produttivo in cui
maestranze specializzate eseguono in successione le singole operazioni di
assemblaggio di un manufatto, lungo una catena di montaggio e utilizzando
componenti standard. Rappresenta l'esempio più importante di grande complesso
produttivo a struttura accentrata dell'economia preindustriale.
Tra gli edifici religiosi: la
Basilica di Santa Maria
Gloriosa dei Frari, la Basilica
della Salute, la Chiesa di Santa
Maria dei Miracoli, la Chiesa
di San Zaccaria.
La Chiesa del Redentore fu
realizzata presso l'isola della
Giudecca su progetto di
Andrea Palladio.
Le sinagoghe e il ghetto
ebraico.
La basilica di San Pietro di Castello fino al 1807 fu cattedrale del patriarcato di
Venezia; è situata all'estremità nord-orientale della città di Venezia, nel sestiere di
Castello, non lontano dai bacini dell'Arsenale.
Fondata nel VII secolo sull'Isola di Olivolo, dove sorgeva un antico abitato poi
inglobato nella nascente città di Venezia, secondo la tradizione fu consacrata dal
vescovo di Eraclea San Magno come chiesa dedicata ai santi bizantini Sergio e
Bacco.
Nel 775 il doge Maurizio Galbaio creò una nuova sede vescovile a Olivolo,
staccandosi da Grado e nominando Obelario quale primo vescovo della futura
Diocesi di Castello.
Divenuta Venezia la nuova capitale del Ducato (812), nell'841 la cattedrale fu
rifondata dal potente vescovo Orso Partecipazio, figlio e nipote di dogi, e
ridedicata a san Pietro apostolo.
Rimaneggiata più volte nei secoli, nel 1451, con la soppressione del Patriarcato di
Grado e la costituzione della Diocesi di Castello a Patriarcato di Venezia, la
basilica di San Pietro divenne
la nuova cattedrale patriarcale.
Dal 1630 alla caduta della
Repubblica la Serenissima
Signoria svolgeva un annuale
pellegrinaggio nella basilica
l'8 gennaio per celebrare la
liberazione della città dalla
peste.
Con
la
caduta
della
Repubblica di Venezia e il
venir meno della funzione della basilica di San Marco come chiesa di Stato,
sottoposta all'autorità di un Primicerio ducale, nel 1807, per volere di Napoleone,
la sede patriarcale venne trasferita a San Marco. Con la traslazione della sede, il
Monastero attiguo alla basilica venne trasformato in polveriera per ordine di
Eugenio di Beauharnais, Viceré d'Italia.
Tra i palazzi: Palazzo Fortuny, in stile gotico donato alla città di Venezia dalla
vedova dell'artista spagnolo Mariano Fortuny, Palazzo Grassi, opera di Giorgio
Massari, Palazzo Mocenigo dalla facciata di impronta rinascimentale, Palazzo
Grimani, di proprietà demaniale e sede della Corte d'Appello e Palazzo Loredan
in stile gotico. Spesso nel nome vengono citate due o più famiglie come ad
esempio Palazzo Cavalli-Franchetti, oppure è specificato il ramo della famiglia
(es. Palazzo Morosini del Pestrin).
Molte residenze private mantengono invece la tradizionale denominazione Ca',
che indicava il nome della casata e dell'edificio: ad esempio Ca' Foscari, sede
dell'omonima Università cittadina, Ca' Corner, progettata nel XVI secolo da
Jacopo Sansovino, Ca' Rezzonico, nel sestiere di Dorsoduro e opera del
Longhena, Ca' Pesaro, Ca' Vendramin Calergi e Ca' Dario, tristemente nota per il
tragico destino di alcuni dei suoi proprietari.
A Venezia, vista la sua antica vocazione commerciale, sono inoltre presenti i
fondachi, antichi edifici di origine medioevale adibiti a magazzino e a ricovero
per i mercanti stranieri. Lungo il Canal Grande sono visibili il fondaco dei
Tedeschi, il fondaco dei Turchi ed il fondaco del Megio (miglio).
Tra i maggiori campi veneziani: San Polo, Santa Margherita, Santi Giovanni e
Paolo, Santo Stefano, San Bartolomeo, Sant'Angelo, San Trovaso, della Salute.
Venezia è un pesce
Venezia è un pesce. Guardala su una carta geografica. Assomiglia a una sogliola colossale
distesa sul fondo. Come mai questo animale prodigioso ha risalito l'Adriatico ed è venuto
a rintanarsi proprio qui? Poteva scorrazzare ancora, fare scalo un po' dappertutto, secondo
l'estro; migrare, viaggiare, spassarsela come le è sempre piaciuto: questo fine settimana in
Dalmazia, dopodomani a Istanbul, l'estate prossima a Cipro. Se si è ancorata da queste
parti un motivo ci deve essere. I salmoni si sfiancano controcorrente, si arrampicano sulle
cascate per andare a fare l'amore in montagna. Barene, sirene e polene vanno a morire nel
mar dei Sargassi.
Gli altri libri sorriderebbero di quello che ti sto dicendo. Ti raccontano della nascita dal
nulla della città, la sua strepitosa fortuna commerciale e militare, la decadenza: fiabe. Non
è così, credimi. Venezia è sempre esistita come la vedi, o quasi. È dalla notte dei tempi che
naviga; ha toccato tutti i porti, ha strusciato addosso a tutte le rive, le banchine, gli
approdi: sulle squame le sono rimaste attaccate madreperle mediorientali, sabbia fenicia
trasparente, molluschi greci, alghe bizantine. Un giorno però ha sentito tutto il gravame di
queste scaglie, questi granelli e schegge accumulati sulla pelle un poco per volta; si è resa
conto delle incrostazioni che si stava portando addosso. Le sue pinne sono diventate
troppo pesanti per sgusciare fra le correnti. Ha deciso di risalire una volta per tutte in una
delle insenature più a nord del Mediterraneo, la più tranquilla, la più riparata, e di riposare
qui.
[…]
C'è un romanzo di Bohumil Hrabal dove un bambino ha l'ossessione dei chiodi. Li pianta
solo sui pavimenti: a casa, in albergo, dagli ospiti. Tutti i parquet di legno che gli capitano
a tiro vengono martellati dalla mattina alla sera. Come se il bambino volesse fissare le
case al terreno, per sentirsi più sicuro. Venezia è fatta così; solo che i chiodi non sono di
ferro ma di legno, e sono enormi, da due a dieci metri di lunghezza, con un diametro di
venti, trenta centimetri. Sono piantati nella melma del fondale.
Questi palazzi che vedi, le architetture di marmo, le case di mattoni non si potevano
costruire sull'acqua, sarebbero sprofondate nel fango. Come si fa a gettare fondamenta
solide sulla melma? I veneziani hanno conficcato nella laguna centinaia di migliaia,
milioni di pali. Sotto la basilica della Salute ce ne sono almeno centomila; anche ai piedi
del ponte di Rialto, per contenere la spinta dell'arco di pietra. La basilica di san Marco
poggia su zatteroni di rovere sostenuti da una palafitta d'olmo. I tronchi se li sono
procurati nei boschi del Cadore, sulle Alpi venete; li hanno fatti scendere fino alla laguna
lasciandoli galleggiare lungo i fiumi, sul Piave. Ci sono larici, olmi, ontani, querce, pini,
roveri. […]
Alberi capofitti a testa in giù, piantati con una specie di incudine tirata su a forza di
carrucole. […]
Stai camminando sopra una sterminata foresta capovolta, stai passeggiando sopra un
incredibile bosco alla rovescia.
(Tiziano Scarpa, Venezia è un pesce, Feltrinelli, 2000)
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