sommario Distretto 2100 Calabria - Campania Territorio di Lauria n.1 luglio-agosto 2011 allegato al numero 78 della rivista Rotary Reg. Trib. di Milano n.89 del 8/3/86 2 3 4 |7 Direttore Editoriale Pietro Niccoli Direttore Giuseppe Blasi [email protected] Segreteria di Redazione Giuseppe Mensitiere [email protected] Hanno collaborato a questo numero: Giuseppe Ascione - Sergio Civita - Gregorio Corigliano Ernesto d’Ippolito - Alfredo Focà - Mario Giannola Gianni Jandolo - Carmela Laino Giuseppe Sacco - Pier Giorgio Turco - Giuseppe Usuelli Progetto grafico Gianpiero Scafuri Stampa Grafica Pollino S.r.l. Via Cosmai (zona P.I.P.) Castrovillari (CS) Tel. 0981 48 30 78 Rotary Distretto 2100 8 |9 10 | 13 15 16 18 |19 20 Insieme per ricominciare diGiuseppeBlasi Lettera del Governatore diPietroNiccoli Conosci te stesso per abbracciare l’umanità di Kalyan Banerjee Il Settebello del Rotary diMarioGiannola Il bene nel mondo? Si può fare con la Fondazione diGianniJandolo Rotary. E se fosse anche una grande marca? diGiuseppeUsuelli PaulHarrisel’UtopiadiTommasoMoro di Ernesto d’Ippolito Cosenza, città dell’accoglienza di Gregorio Corigliano Il dolce stile di Claudio Greco conquista il Nord diGiuseppeSarlo Gerardo Sacco, dalla Magna Grecia al Terzo Millennio diGiuseppeSarlo Rotary e Bill Gates insieme per sconfiggere la poliomielite diAlfredoFocà Rotariani, “cliccate” e “salvate” diSergioCivita Interactiani: gioia dell’amicizia e del rinnovamento diGiuseppeAscione Volaaltosolochiosa diCarmelaLaino L’ospedale più vicino? Sei giorni nella foresta diPierGiorgioTurco R 2 il punto “ icominciare è il mestiere dell’uomo”. Questa bella frase, incorniciata, qui e nella mente, con molta semplicità, mi è stata regalata da un francescano, Padre Claudio. Sono parole che, da sempre, mi accompagnano nella vita e, in particolare, nella mia lunga esperienza di giornalista. Ricominciare. Che non significa vivere di passato. Perché mi frullano nella mente anche le parole di John Kennedy: “Se conduciamo una battaglia tra il presente e il passato, rischiamo di perdere il futuro”. Perciò affidandoci, un po’ tutti, all’accorta saggezza di Paul Harris, completiamo meglio il pensiero, per un comune proposito: insieme, per ricominciare. Sono convinto che la comunicazione, con pregi e difetti, può come sempre giocare un bel ruolo, non del tutto effimero, nell’arricchimento complessivo di ognuno di noi. Sono per questo grato al Governatore Pietro Niccoli, che ha voluto affidarmi la rivista del nostro Distretto. Con Niccoli ho assunto questo condiviso impegno: aprire porte e finestre sui nostri Club, protendere lo sguardo anche fuori dai recinti rotariani. Il mondo dell’informazione attrae e affascina sempre di più, ma è anche vero che il contenitore-giornale corre seri rischi. Le nuove generazioni sono affabulati dal mondo digitale, usano freneticamente il web, più che frequentare l’edicola digitano i tasti del computer o amano sdraiarsi oziosamente-gioiosamente davanti alla televisione. Ritengo comunque che il foglio stampato non potrà morire. Sostengo tuttavia che bisogna saperlo far vivere. La nostra rivista si propone di contribuire a “fare squadra” dentro e fuori i Club. Da ciò l’invito rivolto a tutti: a tutti facciamo conoscere l’attività che svolgiamo, le idee che dibattiamo. La rivista vuole registrare l’anima dei singoli Club, la varietà e la vivacità delle voci dell’intero Distretto. Profonde e variegate sono le contraddizioni che viviamo nel nostro mondo contemporaneo: povertà e ricchezza, fede e secolarismo, inferno e paradiso. E’, per noi, sempre più tempo di ascolto. E di capacità di comprendere. Ogni qualvolta parliamo delle nostre organizzazioni e delle nostre comunità, finiamo spesso con il parlare solo di noi stessi. Diciamo la verità: trascorriamo tempi in cui un po’ tutti siamo strapazzati dal riflusso e dalla crisi d’identità. Spesso non siamo lucidamente consapevoli di dove andiamo, né forse con chi stiamo. Viviamo tempi informi, in cui si fa fatica a essere veri e interi. Anche da qui nasce la voglia di ritrovarsi in club, sodalizi, comunità, in cui il buongiorno è buongiorno e i valori sono sempre e ancora valori. Insieme per ricominciare Apriamo porte e finestre sui nostri Club ed anche fuori dai recinti rotariani. La comunicazione può giocare un bel ruolo nell’arricchimento complessivo di ognuno di noi Queste le direttrici che vogliamo percorrere ogni mese, nella elaborazione-comunicazione di questa rivista, consapevoli che, insieme, possiamo vivere una ricca esperienza rotariana Giuseppe Blasi Rotary Distretto 2100 Lettera 3 del Governatore Viaggio di un anno: famiglia,continuità,cambiamento Cari Amici Rotariani l’uno, due e tre luglio si terrà a Cosenza la XXXIV Assemblea del Distretto 2100. L’Assemblea distrettuale è il momento conclusivo del percorso di formazione iniziato con le riunioni dei Presidenti 2011-2012 nei Pre-Sipe, nel SIPE e nei Post SIPE; ed è anche il momento più importante prima dell’inizio del nuovo Anno Rotariano perché è l’occasione che permette ai Soci del Distretto di incontrarsi, di condividere le linee-guida del Presidente Internazionale e di parlare insieme dei programmi futuri e delle comuni attività. Per l’anno che sta per iniziare oggi tracceremo il percorso sulla scorta del motto: “Conosci te stesso per abbracciare l’Umanità”. Quando Socrate nel IV Secolo a.C. ha sintetizzato il fine e le regole del Comportamento umano universale con l’espressione conosci te stesso, non poteva certo immaginare che questo suo motto sarebbe divenuto l’esortazione mondiale dell’agire rotariano, scelto da Kalyan Benarjee, Presidente Internazionale per l’anno 20112012. Approfondiremo le tre Enfasi presidenziali: Famiglia (dalla buona famiglia nascono buoni vicinati, dai buoni vicinati nascono buone comunità, dalle buone comunità si realizzano buone nazioni); Conti- nuità (confrontarsi e scoprire le cose che facciamo bene condividendole con chi viene dopo); Cambiamento (se vogliamo la pace, la fine della polio, del degrado ambientale o ridurre la mortalità infantile o prevenire la fame allora dobbiamo diventare lo strumento di tali cambiamenti). Noi Rotariani non possiamo predicare agli altri i nostri buoni principi se non siamo i primi ad osservarli. Non possiamo pretendere di salvare gli altri, di migliorare la società, di creare un mondo migliore se prima non allontaniamo da noi stessi le troppe devianti tentazioni del mondo d’oggi, che ci distraggono dai sani principi di cui siamo dotati come persone e come rotariani. Noi abbiamo il grande sogno di cambiare e migliorare la società, di creare un mondo più giusto; ma per fare questo dobbiamo migliorare noi stessi, entrando nella nostra interiorità facendo prevalere i pregi, gli elementi e i valori positivi che sono in ogni uomo, mettendo in un angolo e limitando i nostri difetti. In questi principi si compendia il mio Motto: “Costruire il Rotariano per migliorare la Società”. Noi abbiamo il dovere di adoperarci per vivere in pace nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro, nei nostri Club. Riconosco che non è cosa facile convivere con gli altri, avere ambizioni, rinunciare talvolta a qualcosa di nostro in favore di altre persone. Tuttavia, è imperativo per noi rotariani, più che per altri, adoperarsi perché nei Club e nel Distretto ci siano serenità e amicizia vera. Dobbiamo riscoprire il Rotary del sorriso, della solidarietà, dell’amore verso il prossimo, per meglio operare nei nostri territori che tanto hanno bisogno della nostra azione di uomini che con volontà, concretezza ed entusiasmo aspirano a migliorare se stessi, la società e il mondo. Al centro del nostro interesse ricordiamocelo sempre c’è l’uomo che deve vivere secondo i valori reali dell’esistenza; i valori fondamentali ed universali rappresentati dal rispetto, dalla dignità e dalla libertà. Diceva Corrado Alvaro “La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile”. Il Rotary attraverso la sua opera deve aver fiducia che la società ritrovi i valori persi. L’uomo di Paul Harris ha di natura una grande sensibilità che lo porta a rinunciare alla unicità della propria esistenza e a viverla servendo la comunità, impegnandosi a dare un’anima al nuovo modello di svi- luppo per garantire il primato dell’uomo e della sua dignità. Cari amici Rotariani, potrei ancora continua-re a parlare di Rotary, ma in un anno di intenso lavoro, nelle lettere mensili, approfondiremo tutte le tematiche Rotariane. Ho posto al centro dell’attenzione temi importanti come il disagio giovanile, la sanità, la legalità e la terza età. Sono questi i temi che verranno affrontati con progetti concreti in Forum e Manifestazioni interclub, con l’impegno del Governatore del Distretto. Carissimi amici il nuovo anno di Servizio 20112012 è appena iniziato. Chiedo a tutti voi un impegno notevole, determinazione e concretezza per realizzare i nostri progetti. Chiedo la vostra collaborazione e mi auguro che tutti insieme riusciremo con armonia e condivisione a svolgere la nostra azione nei confronti dei nostri territori e del Rotary International per una società migliore. Rotary Distretto 2100 4 Presidente internazionale del Rotary Kalyan Banerjee: Conosci te stesso per abbracciare l’umanità "Vi chiedo di guardare nel vostro animo e di esternare la vostra forza interiore per avere un impatto sulle persone e su tutto ciò che vi sta intorno" Rotary Distretto 2100 Kalyan Banerjee, del Rotary Club di Vapi, Gujarat, India, è il Presidente internazionale del Rotary 2011-12. Kalyan's wife, Binota, is a social worker and Inner Wheel club member.La moglie di Kalyan, la Binota, è un assistente sociale e membro del club Inner Wheel. They have two children and four grandchildren. Hanno due figli e quattro nipoti. In qualità di Presidente guiderà una rete globale di un milione e duecentomila soci di duecento Paesi e aree geografiche del mondo. Kalyan Banerjee è uno dei consiglieri della United Phosphorus Limited, la più grande azienda manifatturiera di chimica agraria ed è anche il Presidente di amministrazione della United Phosphorus (Bangladesh) Limited. È membro dell'Istituto Indiano di Ingegneri Chimici e dell'American Chemical Society, past presidente della Vapi Industries Association, ed ex presi- dente della sede di Gujarat per la Confederazione di industriali indiani. Ha preso la laurea in Ingegneria chimica presso l'Indian Institute of Technology, a Kharagpur, nel 1964. Banerjee ha servito il Rotary nel ruolo di consigliere, come amministratore della Fondazione Rotary, membro e presidente di commissioni di task force, leader di gruppi di discussione presso l'Assemblea Internazionale, delegato del presidente e governatore distrettuale. Presidente della commissione PolioPlus regionale dell'Asia sud orientale, è anche stato membro della commissione internazionale PolioPlus per molti anni, per la quale ha partecipato alle riunioni internazionali con l'Organizzazione Mondiale della Sanità e con l'Unicef. Banerjee è un Grande donatore, benefattore, membro della Bequest Society ed ha ricevuto l'encomio per i servizi meritevoli della Fondazione, oltre al Premio per l'eccellenza del servizio. Banerjee ha rivestito anche le vesti di amministratore per una fondazione sponsorizzata da un Rotary club che sostiene molti programmi educativi e comunitari in India, incluso un ospedale con 250 posti letto. "Noi siamo coloro che agiscono nella nostra comunità, i capiguida, quelli che sono più coinvolti, che vedono i problemi e hanno i mezzi per risolverli", ha dichiarato Banerjee. "Vi chiedo di guardare nel vostro animo e di esternare la vostra forza interiore per avere un impatto sulle persone e su tutto ciò che vi sta intorno". Primo Piano 5 Il Settebello del Rotary Una società sempre più globalizzata, fortemente competitiva, ha indotto il Rotary a rivedere le modalità di un impegno e la struttura di un servizio ultrasecolare nel perseguire gli obiettivi della nostra Associazione, quali la convivenza pacifica tra i popoli, il superamento di tante culture diverse, frazionismi, diversità di razza, lingua, religioni, status sociali. In questa previsione, il Rotary si è dotato di un Piano Strategico annunciato all’Institute di Lugano dal Segretario Generale Ed Futa che lo presentò come una novità assoluta, destinato a segnare il futuro del Rotary. Il Piano è transitato attraverso due Institute di Maastrich e Lille. In sintesi era costituito dai famosi sette punti: 1) Completare il programma “Polio”; 2) Individuare un nuovo programma globale del Rotary International; 3) Sostenere la Rotary Foundation; 4) Mantenere e sviluppare l’effettivo; 5) Individuare precisi obiettivi da parte dei Club e perseguirli; 6) Formare la leadership; 7) Migliorare l’immagine pubblica del Rotary. La Commissione della pianificazione strategica ha condotto una revisione e valutazione approfon- dita del Piano secondo i requisiti emersi nel Consiglio di Legislazione del 2007, analizzando i punti forti, i punti deboli, le sfide in relazione alla missione, alla sua visione e alle sue priorità strategiche: 1) sostegno e potenziamento dei Club; 2) potenziamento dell’azione umanitaria; 3) miglioramento dell’immagine pubblica del Rotary. Quanto mai profetiche le parole di Paul Harris: “il nostro è un mondo in continua evoluzione e noi dobbiamo essere pronti a trasformarci in esso”. Dove trasformazione non significa rinuncia ai principi morali, etici, non significa scendere a compromessi, ma integrare, anche a prezzo di un impegno sempre più responsabile, il motto universale del Rotary: “Service Above Self”. PDG Mario Giannola Profetiche le parole di Paul Harris: “il nostro è un mondo in continua evoluzione e noi dobbiamo essere pronti a trasformarci in esso” Coordinatore Rotary zone 12 e 19 Rotary Distretto 2100 6 Primo Piano I Club hanno la possibilità di sviluppare progetti complessi e virtuosi Il bene nel mondo? Si può fare con la Fondazione Come affrontano i Presidenti e Rotariani dei Club l’anno rotariano? E quali sono, quali saranno le loro relazioni con la Fondazione? Al nastro di partenza c’è tutto: il rito, la tradizione, l’ambizione di generare del nuovo, di qualificare quei 365 giorni che separano l’inizio dal termine dell’incarico, di dare e lasciare un’impronta, un senso all’azione e all’impegno, di partecipare attivamente al disegno per “far bene nel mondo”, ma è possibile accorgersi che qualcuno vive le cose diversamente, a volte molto diversamente, generando alcuni disagi, alcuni disorientamenti nei Club, nel territorio, per quel poco o per quel molto che si sa del Rotary e dei suoi programmi all’interno ed all’esterno del sodalizio e magari concorrendo inconsapevolmente a formare un’immagine del sodalizio distorta e negativa. Chissà! Certo immagini diverse e contrastanti della realtà operativa della Fondazione: quella che essa dà di sé attraverso i grandi progetti umanitari e quella percepita da molti Club, da molti Presidenti, da molti Rotariani. Le percezioni, ancorché errate, sono quello che sono: si può al massimo prenderne atto. Ma in un momento come questo, quando il Rotary e la sua Fondazione mettono mano a cambiamenti strategici importanti, quando la “visione futu- ra” impone scelte consapevoli, non è possibile “invecchiare” senza domandarsi nulla. Senza sapere quale sia la differenza tra Fondo Permanente e Fondo Programmi, senza capire il sistema di condivisione, senza ascoltare il Club per seguirne la sensibilità e l’orientamento nelle scelte di investimento etico, senza lavorare in continuità solida, vera, con chi ci seguirà, senza comprendere che il progresso possibile sostenibile oggi è quello che si guadagna giorno per giorno mettendosi in gioco insieme agli altri, sacrificando qualcosa di sé per donarla a chi ci è vicino in un continuo compromesso tra la nostra visione e la necessità di sinergia. I numeri di cui non vogliamo diventare schiavi ci impongono quest’adattamento ad una realtà in costante mutamento. Possiamo domandarci con profitto quanto si sia disposti a non ridurre il Rotary e la Fondazione a banalità (sarebbe un delitto). Quanto si sia disposti a lavorare appunto insieme con altri. Quanto si sia disposti a cambiare ed a rinunciare al nostro immobilismo (il contrario sarebbe cecità). Ma poi, sentiamo la necessità del cambiamento? Ce ne accorgiamo di quale sia l’impatto che ha il nostro comportamento sulla vita del Club, sulla percezione dei nuovi Soci? Noi possiamo intervenire sulle cose che dipendono Rotary Distretto 2100 da noi. Abbiamo grandi potenzialità. Possiamo liberarle, liberarne ancora, sempre che si sappia guardare dietro di noi, davanti a noi, attorno a noi e riflettere su quale sia il nostro ruolo e quale sia il nostro interesse, il nostro sogno. Ed abbiamo un modo per farlo: parlare poco, dire molto, ascoltare di più. Non il chiasso quindi, ma il silenzio di chi continua a fare del bene. Può darsi che questi pensieri sembrino una defocalizzazione dal tema della Fondazione eppure è convinzione di molti che per comprendere appieno il senso e l’opera realizzabile attraverso la Fondazione, sia necessario comprendere appieno il senso e il ruolo del nostro impegno. Ed è lecito farci domande e pretendere da noi stessi e dagli altri qualche maggiore disciplina e qualche maggiore efficacia nel “fare bene nel mondo”? Ed è lecito attendersi che la Fondazione sappia ascoltare e sia vicina ai Club non solo come strumento unico ed insostituibile per realizzare progetti ambiziosi ma anche come partner che riesce ad usare la flessibilità necessaria per cogliere le istanze della base? E come si può quindi raggiungere una maggiore somiglianza tra l’immagine che dà di sé la Fondazione e quella che noi di essa a volte percepiamo? È lecito chiedere ai compagni di viaggio che siano in sintonia con il Rotary? La Fondazione è strumento unico e irripetibile per “fare bene nel mondo” e per consentire ai Club di sviluppare progetti complessi e virtuosi che ripetano nel tempo i loro effetti positivi e migliorino la qualità della vita delle comunità. Non vale la pena ricordarci che quello che abbiamo fatto fino ad oggi non basta a conseguire uguale successo oggi? La scommessa è e rimane la conoscenza, la competenza, la consapevolezza, la proprietà del sistema. Fare scelte consapevoli può essere la modalità attraverso la quale si riducono le distanze tra il sistema e noi. E i Presidenti possono identificarsi di nuovo col sistema nel momento nel quale operano delle scelte, decidono conoscendo il profilo del Club e comunicando con esso, su quali programmi investire le proprie donazioni, con quali obiettivi, con quali strategie, con quali tattiche si possa modellare e realizzare i sogni ancora accattivanti di questo sodalizio di volontari. PDG Gianni Jandolo Coordinatore Regionale Fondazione Rotary zone 12, 13B e 19 (Italia, Spagna, Portogallo) Rotary. E se fosse anche una GRANDE MARCA? Sono rotariano da quasi vent’anni, forse anche di più di venti. Non mi ricordo bene. E’ come se lo fossi sempre stato. Lavoro in pubblicità da più di trent’anni. Anche in questo caso è difficile vedere la mia vita dissociata dal mondo della comunicazione. Rotary e comunicazione si sono spesso incrociati, perché ho cercato di onorare il Servire Rotariano con il mio modesto contributo professionale su tematiche di comunicazione. Anche queste brevi note e la piccola provocazione contenuta nascono dalla contaminazione di due passioni: Rotary e Comunicazione, appunto. Penso che il Rotary, nella sua globalità, abbia un problema di comunicazione. Come tutti i problemi possono essere trasformati in opportunità. Il Presidente internazionale eletto ha le idee molto chiare in merito ed ha inserito l’Immagine Pubblica del Rotary fra le sue priorità. Come il comunicare in favore dell’immagine pubblica del Rotary può diventare un’opportunità. Sicuramente non ci mancano i contenuti. Quante volte ci siamo detti: “Ci basterebbe raccontare quello che facciamo per migliorare facilmente la nostra immagine pubblica”. Vero! Ma non basta raccontare. Bisogna essere ascoltati. Bisogna essere credibili. Il mondo della comunicazione ha le sue regole. Se si decide di entrare con l’ambizione di riuscire, queste regole faranno la differenza. Nel titolo parlo di marca. Il concetto di marca, la capacità di costruire una marca e farla crescere nel tempo rispettando la sua origine è uno degli elementi fondamentali che regolano i complessi meccanismi della comunicazione. Molte sono le descrizioni del concetto di marca. Forse la più facile da capire e condividere anche per i non addetti ai lavori, è quella che Quante volte ci siamo detti: “Ci basterebbe raccontare quello che facciamo per migliorare facilmente la nostra immagine pubblica” marca –scusate la ripetizione– la differenza fra il prodotto e la marca. Prodotto è quella cosa che un’azienda produce. Marca è quello stesso prodotto che vive nella testa del consumatore. La stessa entità fisica. Una differenza enorme. Pensate ad una bevanda gasata di colore marroncino e di gusto diciamo particolare, soprattutto se bevuta a temperatura ambiente. Aggiungete una marca qualsiasi, magari Coca-Cola e magicamente quello stesso prodotto si trasforma in qualcosa che da più di cent’anni è in cima alle preferenze dei consumatori. Prendete una qualsiasi scarpa per fare sport, di buona qualità, con la stessa tecnologia di altre. Aggiungete una marca come Nike e magicamente chi la porta si sente un atleta e vive un’emozione. Di magico in questi processi c’è molto poco. C’è al contrario una chiara visione di dove si vuole arrivare ed un percorso costante e coerente nel tempo per arrivarci. Come ho già detto, c’è la capacità di far crescere una marca senza mai tradire i valori originali. Tempo, ci vuole tempo. Nike ci ha messo quarant’anni per trasformare la dea alata della vittoria (Nike) in una virgola che ti dice “Just do it”. Credo che Rotary, da un punto di vista della comunicazione sia già Primo Piano 7 una marca. Ma possa diventare una grande marca, iconica, in altre parole una “Powerbrand”. Come quelle già citate. La definizione di “Powerbrand”, a mio parere, ben si adatta all’essenza del Rotary. “Esistono marche che non si identificano più solo con il loro mercato di riferimento o la categoria merceologica dei propri prodotti. Queste marche sono diventate vere e proprie portatrici di una visione progettuale della vita. Visione che crea il presupposto stesso della loro esistenza e del loro successo sul mercato anche nel lungo periodo” Ma. Soprattutto … “Il Powerbrand esplicita un credo valoriale. L’ideologia che sta alla base del coinvolgimento emotivo delle persone. Del loro senso di appartenenza e della loro condivisione. L’ideologia è spesso espressa sottoforma di un punti di vista in netto anticipo rispetto alle dinamiche convenzionali nella società o che caratterizzano la categoria in cui la marca è presente.” Coinvolgimento, appartenenza, condivisione, anticipazione. Con queste parole non pretendo di indicare una soluzione per il tipo di ruolo che Rotary intenda svolgere nell’ambito della comunicazione. E’ solo uno stimolo per un inizio di discussione: [email protected], mi interessa molto conoscere il vostro parere. PDG Mario Giannola Coordinatore Immagine Rotary zone 12 e 19 Rotary Distretto 2100 8 Società Paul Harris e l’Utopia di Tommaso Moro Si migliora l'umanità nella misura in cui si avvicina l'uomo all'altro uomo, gli si riconosce la eguaglianza “Conosci te stesso, per abbracciare l’umanità”, “Costruire il rotariano, per migliorare l’umanità”: il primo è il motto, adottato dal Presidente Internazionale del Rotary; il secondo è quello scelto dal Governatore del nostro Distretto rotariano Pietro Niccoli. Vi faccio alcune riflessioni aventi ad oggetto proprio il contenuto dei due motti, appena richiamati. Due premesse, brevi, ma, io ritengo, se non essenziali, utili. Il prodotto dell'attività degli scienziati, degli innovatori, degli ideologi è, generalmente, selezionato in due grandi categorie: le invenzioni e le scoperte. E' considerata “invenzione” il risultato, conseguito da un uomo, il quale, per la prima volta, ottenga un prodotto, una macchina, la utilizzazione di un principio, mai prima di lui “inventato”. Laddove per “scoperta” si intende qualcosa, già presente (a volte da sempre) nei giacimenti della natura, della realtà, ma cui, prima, nessuno aveva prestato attenzione: l'erbaccia, per intenderci, di cui nessuno prima aveva “scoperto” le capacità medicamentose (la penicillina, per dirne una). Applicando il principio dicotomico appena enunciato al nostro sodalizio, più volte ho avvertito la diffusa opinione che il Rotary (cioè il Club che Paul Harris e i suoi tre fraterni amici crearono negli Stati Uniti) sia una “invenzione”. A mio sommesso parere sarebbe più esatto riconoscere al Rotary il concetto di “scoperta”. Io penso che l'idea dell'avvicinare più esperienze di vita e di lavoro, il selezionare, fra le varie categorie, Rotary Distretto 2100 chi per impegno, meritocrazia ed approdi conseguiti primeggi, utilizzarne le conoscenze conseguite ed i raccordi sociali derivatine per gli “altri”, appartenesse, da molto tempo, forse da sempre, alle pulsioni, alle speranze, ai progetti, pur non ancora organizzati in dettaglio, di molti. Almeno dal 1516, data di pubblicazione della “Utopia” di Tommaso Moro. Fra le pieghe di quell'aureo libretto non è difficile “leggere” la filosofia del Rotary, una sorta di pre-Costituzione del nostro sodalizio. Ancora. Cosa sono i “motti”, di volta in volta “lanciati” dagli esponenti del nostro sodalizio? A quale categoria appartengono? In buona sostanza, il “motto” è programma, o altro? Anche qui, mi permetto esprimere una mia modesta opinione. E' certamente “altro”. Perché il “programma”, per un verso, è già tutto in quella congerie di sentimenti speranze desideri aspirazioni, che, nel già citato libro di Tommaso Moro, hanno, insieme, un approdo ed uno snodo; per altro verso hanno ricevuto assetto costituzionale esaustivo negli scritti del nostro fondatore Paul Harris. Ragione per la quale, nel “motto”, di volta in volta adottato da un esponente apicale del Rotary, io leggerei una sorta di aspetto, dimensione insistita, accentuazione operativa, nel che il nostro dirigente di turno coglie l'eco del Rotary nella propria sensibilità e spiritualità. Ora mi pare si possa passare alle “dichiarazioni di intenti”, richiamate a capo del presente intervento. Non prima d'uno sguardo, indispensabile e preoccupato, a una polemica appena esplosa. Se, nella misura in cui, il Rotary coniuga felicemente passato e presente -in funzione d'un futuro, da non accettare acriticamente e fatalisticamente, ma da costruire (non da soli, assurda, presuntuosa pretesa, ma con “chi ci sta”, con chi “sa e vuole il progresso”)-, 1'oggi è particolarmente all'attenzione del rotariano, e non tanto per il civico dovere dell'informazione e della cultura, quanto e più per adattare lo strumento “rotariano, l'additivo rotariano, al momento, alle esigenze del momento, al deficit del momento, alla crisi, alle crisi del momento”. Cos'altro è, infatti, il Rotary, se non l'espressione d'un volontariato extra-istituzionale, proteso a fornire -alla società e allo Stato, nelle sue articolazioni istituzionali ed enti locali- una sorta di “consulenza”, di integrazione, qualificate dalla qualità culturale e dall'etica dell'onestà, proprie “della”, “nella”, offerta? Nel momento in cui da altissimo soglio si aggredisce la scuola pubblica, e in tanti sembra ne abbiano dimenticato la funzione essenziale e primaria nella trasmissione del Società 9 sapere e nella formazione dei giovani (con espressione felice Piero Calamandrei la definì “organo costituzionale”; mentre Bobbio rammentava come “l'adempimento della funzione scolastica da parte dello Stato è cominciata ben prima della nascita dello stato sociale”), il Rotary deve ribadire ed esaltare il proprio ruolo e compito. Nella duplice direzione: da un lato, deve concorrere nella formazione d'una pubblica opinione, sempre più moderna ed europea, dall'altro deve accentuare la propria capacità di integrazione e miglioramento dell'istruzione informativa e formativa. La prima riflessione che mi è venuta di fare attiene alla “lontananza” storica geografica psicologica antropologica tra l'odierno Presidente Internazionale del Rotary ed il rvWil 6saviov scritto sul frontone del Tempio di Delfi. Il motto delfico (attribuito a Talete, uno dei sette savi, da altri a Chilone) è probabilmente uno dei precetti più antichi, citati e commentati, nella storia dell'uomo e del suo pensiero: da poeti come Pindaro ai tragici greci, a Socrate, da Platone ai neoplatonici, a Plutarco, a Cicerone, ad Origene, ad Ambrogio e ad Agostino. La indispensabilità del rapporto dell'uomo con se stesso, come tramite e mediazione tra l'uomo e le cose e tra l'uomo e gli altri uomini ha il nome di coscienza (mediazione razionale le mille miglia lontana dal narcisismo intimistico egocentrico ed egoista). Il motto per Socrate significa conoscere e riconoscere in sè ciò che è universalmente umano, nella consapevolezza delle possibilità e dei limiti a tutti comuni, ed ancor più dei doveri cui la natura umana ci chiama, e conseguentemente dei fini, cui dobbiamo tendere con tutta l'anima. Al detto greco corrisponde quello latino "nosce te ipsum". Concetto, inscrivibile nella stessa filosofia ed etica la nota frase di Sant'Agostino: “Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas”. Evidentemente tutto il ricco patri- monio, sintetizzato nel “comando” di Apollo, attraverso i secoli e gli spazi, è pervenuto alla massima autorità del Rotary, che gli dà nuovi fremiti d'ala, sottolineandone la finalità filantropica, esaltata nella qualità dell' “abbraccio”. Non meno interessante l' “idea” di Niccoli, mutuata dalle vecchie “corporazioni di mestiere”. “Costruire” richiama l'impegno del muratore, dapprima impegnato a conoscere i segreti dell'arte, l'uso degli strumenti, le regole della corretta costruzione, la scelta dei materiali, ed insieme lo spirito di collaborazione tra maestro ed apprendisti; e subito dopo espresso nella laboriosità, che ignora la pigrizia, l'approssimazione, la superficialità, nella applicazione costante, indefessa, delle regole antiche, con la curiosità sempre vigile alle tecniche più nuove, ai ritrovati più moderni. Niccoli, al pari del suo illustre Collega d'oltreoceano, ha di mira l'umanità, e guarda alla costruzione del rotariano quale strumento per migliorarla. Egli sa che soltanto dal basso, dalla base dell'umanità, può lievitare la costruzione, che addirittura postula la premessa di indispensabili fondamenta. Si migliora l'umanità nella misura in cui si avvicina l'uomo all'altro uomo, gli si riconosce, al di là di generica parità di diritti e doveri, la eguaglianza. Qualche anno fa molto interesse destò un dibattito culturale fra due eminenti pensatori liberali, Alessandro Pizzorno e Norberto Bobbio, appunto sulla “eguaglianza”. Bobbio e Pizzorno conclusero il loro approfondimento sulla eguaglianza, identificandola nel concetto di “inclusione”. Un tempo sembrò il massimo di apertura all' “altro” la esortazione: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Che era la plastica dimostrazione del perpetuarsi, probabilmente involontario, della mentalità e dei sentimenti di chi continua a ritenersi l'ombelico del mondo e si pone come punto di riferimento (in sostanza unico punto di arrivo) per il “prossimo” (che, infatti, significa “vicino”, dunque ancora lontano!). “Ama il prossimo tuo come prossimo tuo” diventi l'utopia dell'umanità, e, prima, la speranza e l'impegno di ogni rotariano. Lo si legge, del resto, già nell'imperativo categorico di Immanuel Kant: “agisci in modo da considerare l'altro uomo sempre come fine, mai come mezzo” . Ernesto d’Ippolito Past President Rotary Cosenza Nord Rotary Distretto 2100 10 Speciale Cosenza città dell’accoglienza Il centro storico è fra i più belli d’Italia Università a livelli d’eccellenza Lasciata la grande incompiuta l’A/3- Cosenza ti viene incontro con il traffico delle città metropolitane. Anche se non lo è, anche per via dei non numerosi abitanti, nei fatti è come se lo fosse perché c’è un via vai di macchine, automezzi, autocarri, Suv e quindi di persone davvero eccezionale. E’ vero molti per affari, lavoro e studio, ma altri perché hanno davvero voglia di conoscere la città dei Bruzi. Probabilmente hanno letto quanto hanno scritto i viaggiatori e gli scrittori di fine ottocento che alla Calabria tutta e segnatamente a Cosenza hanno dedicata considerevoli riflessioni. George Gissing, tra gli altri, ha sostenuto che Cosenza ha interessi e meraviglie che danno la tentazione di girarla tutto il giorno. E’ inadeguato, scriveva più di cento anni fa Gissing, chiamarla pittoresca perché ad ogni passo, dall’inizio della strada principale al piede della collina fino al severo castello medievale che ne corona la sommità, c’è da stupirsi e da ammirare. Non sono molti a sapere che Cosenza è identificata come la Atene della Calabria per il suo passato di cultura: l’Accademia cosentina è una delle primissime accademie che siano state fondate in Europa. Non a caso qualche anno fa la Regione ha riconosciuto Cosenza come città d’arte. E questo con un atto formale, una deliberazione che ha voluto mettere in risalto il patrimonio storico e artistico della città con la conseguenza che porta la città bruzia ad essere punto di riferimento economico e turistico dell’intera Calabria, di per sé, come tale, tutta un museo all’aperto. E’ una città, Cosenza, che sorge sui sette colli nella valle del fiume Crati, alla confluenza col Busento. La parte storica della città che i co- Rotary Distretto 2100 sentini chiamano la Città vecchia rispecchia gli standard tipici dei centri antichi del Mezzogiorno, che hanno la caratteristica di avere vicoli stretti, fabbricati e palazzi signorili, costruiti sui colli Torrevetere, Guarassano e Pancrazio, alla sinistra del fiume Crati. Non sono molte invece le abitazioni sugli altri quattro colli: Gramazio, Mussano,Veneri e Triglio. Da anni,ormai,non è raro incontrare viaggiatori e turisti che girano a piedi, guardano, fotografano, si informano, commentano. Quel che desta ammirazione e curiosità culturale sono le origini della città, che si fanno risalire al quarto secolo a.C.. quando tutta l’area della Valle del Crati era considerata strategica per i Bruzi, che proprio qui costruirono la loro capitale, col nome di Cosentia. Passata sotto l’impero di Roma, Cosenza divenne una delle stazioni, con la Via Capura Rhegium, l’attuale Via Popilia. Sotto l’impero di Augusto la città acquista una ruolo commerciale di vaste proporzioni, fino all’arrivo del re dei Visigori, Alarico, che, dopo il sacco di Roma, muore proprio a Cosenza, facendosi seppellire sotto il Busento. In epoca medievale è fra le città preferite dall’imperatore Federico II di Svevia. E’ stato il re Luigi III d’Angiò a voler risiedere, con la moglie, nel castello dando alla città il titolo di centro del Ducato di Calabria. In età moderna, nasce l’Accademia cosentina che ebbe il culmine sotto la guida di Bernardino Telesio. E’ nel sedicesimo secolo che Cosenza ha registrò una imponente fioritura umanistica, una vera e propria rinascita intellettuale tanto che da allora fu definita l’Atene della Calabria. Nel periodo del Risorgimento si registrarono in città movimenti patriottici e liberali, tra i quali quello dei fratelli Bandiera che a capo di un gruppo di repubblicani veneziani volevano aiutare i fratelli calabresi. Catturati in Sila dopo una durissima lotta con le guardie dei Borboni, Attilio ed Emilio Bandiera furono fucilati presso il Vallone di Rovito nel 1844. Un vallone che registra quotidianamente frotte di turisti e visitatori interessati a conoscere questa parte di storia della città. Ma veniamo ad oggi. Col boom economico, Cosenza ebbe una ripresa rapida e di tutto rispetto, ebbe una forte espansione edilizia e registrò un incremento di popolazione, del tutto inatteso. Come ti accoglie Cosenza, a parte l’aspetto puramente storico? E’ il centro storico a farla da padrone. E’ fra i più belli e i più ammirati d’Italia. Di quei centri storici che si vuole proprio vedere e che in molti fanno a gara per visitare, per gli edifici monumentali, per i palazzi padronali, per l’arredo urbano, per la presenza di Chiese, conventi, piazze e slarghi vari. In tanti si fermano ad assaggiare l’acqua che sgorga dalla fontana cosiddetta dei tredici canali, un’acqua leggera che proviene dall’altipiano della Sila. Sempre nel centro storico sorge il Duomo, che risale al 1100, mentre il castello è situato sul colle Pancrazio, uno dei sette col- Speciale 11 li della città. Ed il castello fu la roccaforte di Corradino di Svevia, lo “Stupor Mundi”. Non mancano quanti si fermano ad ammirare i conventi di San Gaetano e San Domenico, con Chiese annesse. Da qualche anno punto di attrazione è divenuto Palazzo Arnone, situato sul Colle Trigli, ex sede del carcere e del Tribunale, restituito da poco agli antichi splendori. Un palazzo che adesso ospita la Galleria nazionale, la Sovrintendenza e, tra le altre opere, la Stauroteca, una preziosissima croce-reliquiario, donata da Federico II alla città di Cosenza, ma anche opere di Matia Preti e Luca Giordano. Sempre nel centro storico ha trovato ospitalità il Museo dei Bretti e degli Enotri, un tempo sede del convento di Sant’Agostino. Ma come si fa in poco spazio a dire di tutti gli altri monumenti, le altre Chiese, i chiostri, i complessi monumentali che fanno di Cosenza, la città dell’accoglienza. Basta girare, chiedere, leggere, venire, visitare e soffermarsi ad ammirare. D’altro canto Bernardino Telesio, da par suo, lo diceva: ”La città può fare a meno di me, ma sono io che non posso fare a meno di essa. Cosenza mi scorre nelle vene e la amo.” E con Bernardino Telesio,conosciuto come il Primo degli uomini nuovi, Cosenza fu la patria an- che di Aulo Giano Parrasio, il fondatore dell’Accademia cosentina, l’istituzione che è nata per diffondere la cultura cittadina, la valorizzazione di artisti e scienziati, la difesa dei grandi valori umani, artistici, scientifici della società non solo cosentina. Ed il Teatro? Completato tra la fine dell’ottocento ed i primi del novecento, venne riconosciuto alla fine degli anni settanta come teatro di tradizione, per l’intensa attività che vi si svolge. Oggi il centro culturale d’eccellenza di Cosenza, della sua area urbana e di tutta la Calabria è costituito dall’Università, uno dei migliori atenei italiani, di dimensioni medie. Ateneo che vanta il più grande campus universitario italiano. Tutto qui? Anche se fosse, vi pare poco? Ma non è così, al turista e al visitatore che gira, ovviamente a piedi per la città non può sfuggire che sull’isola pedonale, in un primo tempo contestata, sorge una galleria d’arte che quelli bravi definiscono “en plein air”. E’ un Museo all’aperto, conosciuto come M.A.B. e cioè Museo all’aperto Bilotti, unico in tutta Italia. Un Museo che “ospita”, si fa per dire, una serie di sculture di artisti di levatura mondiale che un mecenate cosentino ha voluto donare alla città. Tra questa opere la “grande Bagnante” di Emilio Greco, ”san Giorgio e il Drago” di Salvator Dalì, ”Ettore e Andromaca” di Giorgio De Chirico, “Il Cardinale” di Giacomo Manzù. Ed ancora “quattro Paracarri e la Bifrontale”, ”Il Ferro rosso” di Pietro Consagra, solo per citarne alcune. Dobbiamo parlare delle biblioteche, dei cinema, del planetario? Al visitatore il compito di approfondire ulteriori e non pochi altri aspetti di una città che, a prima vista, potrebbe non apparire, ma ad una seconda di vista, certamente è uno dei centri meridionali e italiani che ti viene incontro e, per il carattere dei cosentini, non ti abbandona. Anzi, ti segue nel tuo percorso di cittadino che vuole apprendere, approfondire le proprie conoscenze sulla storia, la cultura, la vita delle città italiane. E non ti abbandona neanche dal punto di vista degli eventi che, bene o male, si succedono tutto l’anno, col brutto e col buon tempo. Alberghi e ristoranti. Tutti di buon livello, molti di ottimo, addirittura a cinque stelle. Tutto bene? Certo! Anche se, come in tutte le città del Sud, molto è stato fatto, ma molto altro resta da fare, in tutti settori. Quello dei collegamenti tra Cosenza e il resto del mondo è un problema che va affrontato, al più presto possibile e compatibilmente con le disponibilità politiche ed economiche del Paese, la piaga del lavoro che non c’è è comune all’intero Paese e significativamente all’intero Mezzogiorno, solo per citare le problematiche che affliggono i nostri paesi e le nostre città. Ma a queste carenze, si contrappongono -almeno- le Accoglienze. Gregorio Corigliano Giornalista Rai Rotary Distretto 2100 12 Eventi Il dolce stile di Claudio Greco conquista il Nord La mia vita di artista. Ha cominciato da bambino, lottando per affermare la sua personalità. A voglia di raccontare tutto. Il romanzo di Claudio Greco per affermare la propria personalità inizia da bambino. Sente di parlare di tutto: Cosenza, Milano, New York, Miami, Brasilia. Le sue idee nascono in cielo, a bordo dei suoi voli aerei in viaggio da una parte all’altra dell’universo. E’ tra i pochi che invoca seriamente il bene dell’ubiquità: perché confessa che il suo cuore è a Cosenza, la sua mente a Milano e le sue idee in giro per il mondo. Claudio Greco, stilista di fama, ambasciatore della moda più avanzata, è uno straordinario comunicatore del bello. Ha scelto di fare lo stilista perchè è uno dei modi più felici per fare comunicazione. Ha una voglia matta di spiegare la Calabria in giro per il mondo. Ecco perché per farsi capire ha scelto di fare lo stilista. Con Armani e Versace è legato da una amicizia planetaria. Quando il Governatore del Distretto 2100 del Rotary International, Pietro Niccoli, gli ha proposto di assicurare la sua presenza e quella delle sue splendide creature a Villa Bonifati, a Castrovillari, nella serata sotto le stelle alle falde del Pollino, non ha saputo dir di no. E’ uno stilista che si fa ammirare per la sua facile comunicazione, il suo modo di porsi ma soprattutto per il suo modo di interpretare le più curiose esigenze del mondo donna. Claudio Greco, stilista, personal shopper, innovativo creatore di tendenze molto apprezzate, gran- Rotary Distretto 2100 de amico e consulente di moda per star del cinema e dello spettacolo italiano, fondatore della prima scuola per modelli e modelle in Calabria, proprio di recente ha accettato di collaborare con la rivista Donna Magazine quale responsabile editoriale delle rubriche e dei video servizi di moda. Il centro del suo motore, nonostante Milano gli porti tanta fatica ma altrettanti strepitosi successi, resta Cosenza. Qui ha realizzato un'agenzia di moda che offre occupazione a quanti si cimentano nel complesso mondo delle sfilate. Farla crescere non è stato facile. Ci siamo tuttavia riusciti grazie anche all'impegno entusiastico di due dinamici imprenditori: Carmelo Ambrogio e Linda Suriano I premi assegnatigli in questi ultimi anni non gli danno respiro. Nel mondo della moda continua a fare scuola e spettacolo. Nei giorni scorsi, al teatro romano di Nola, al Premio “Napoli cultura all classic” gli è stato conferito un riconoscimento internazionale per l’attività svolta nel campo della Moda. Il Premio “Napoli Cultural all Classic” è dedicato alle eccellenze nei vari campi della cultura, dell’arte e della ricerca scientifica e tecnologica che si sono contraddistinte durante l’anno per le loro capacità creative e umane. Dopo qualche giorno ha aperto il Festival di Taormina con una collezione dedicata al cinema e alle attrici che hanno dato lustro al Festival dagli anni '60 sino ai giorni nostri. E’in partenza per New York. Sarà al Columbus day per sfilare con i suoi modelli per far conoscere agli americani la collezione ispirata alla Calabria. Poi negli Emirati Arabi incontrerà imprenditori interessati alla moda e alla cultura italiana e lui farà da momento ideale per diffonderle. Quanto costa fare lo stilista in una terra così difficile come la Calabria? “È difficile ma molto appassionante. È una terra così ricca di arte e natura da ispirarmi. Sono legatissimo alla mia terra e alla mia Cosenza che porto in giro per il mondo con le sfilate. I programmi milanesi ? “A settembre, aiutato dal mio fraterno amico Fabio Rotella, presenterò in un locale glamour – Holliwood living – una collezione inserita nel calendario del pret a porter che si svolgerà a fine estate.” Manca un libro alla sua stupenda storia. “Si, ci sto lavorando da mesi e conto di pubblicarlo in autunno con la casa editrice di Walter Pellegrini.” Giuseppe Sarlo Eventi 13 Gerardo Sacco, dalla Magna Grecia al terzo Millennio Attraverso l’oro e l’argento vengono creati raffinati e originali “racconti preziosi” Sono in molti a scommettere che sarà difficile scoprire negli Annuari del Rotary un altro “rotariano” dalla caratura artistica internazionale come Gerardo Sacco. E’ talmente estesa e oltre ogni confine la fama del Maestro Orafo di Crotone che i primi a custodirne gelosamente “l’appartenenza” sono proprio i rotariani calabresi che lo hanno visto per tantissimi anni indossare all’occhiello della giacca la ruotina inventata da Paul Harris. In testa il neo Governatore del Distretto 2100 del Rotary International, Pietro Niccoli, che all’atto ufficiale del suo insediamento alla guida di uno dei più prestigiosi Distretti lo chiama a testimoniare e scrivere una splendida pagina di storia rotariana. Ed il concittadino del più celebre Pitagora non delude le attese e accoglie l’invito. Presentare Gerardo Sacco, che domina la scena artistica di tutto il mondo rendendo illustre la Calabria che gli ha dato i natali e tanto successo, è come scoprire l’acqua calda. Spendere il suo nome e vederlo protagonista di una serata di rilevante “eccellenza artistica” serve a far capire che il meeting rotariano di Cosenza avrà un forte appeal mondano. Lo firmano Gerardo Sacco, un fuoriclasse della moda internazionale, anch’egli calabrese, Claudio Greco e una giovane mozzafiato, Miss Italia 2009 Maria Perussi. Maria Perussi è l’ultima sorpresa dell’evento rotariano cosentino. In gergo calcistico passa come l’ultimo colpo. E’ un omaggio alla donna. Un’attenzione particolare per le donne rotariane, talvolta, involontariamente, trascurate in eventi di elevato spessore, ma che il Governatore del Distretto 2100 intende “recuperare ” in una occasione che rappresenta un appuntamento storico per la città di Cosenza ed il Distretto 2100 del Rotary International: l’Assemblea distrettuale. IL governatore vuol fare bella figura e ricorre a tutto il suo estro inventivo per cui invita l’orafo delle dive ad offrire un ennesimo saggio di bravura, impreziosendo la passerella di Villa Bonifati con la presentazione dei gioielli più prestigiosi della sua collezione. Gerardo Sacco risponde all’appello di Niccoli e presenta il fascino delle sue creature sullo scenario di un Rotary che rilancia la sua sfida sul confronto per una Calabria diversa e più competitiva sul piano dello sviluppo socio culturale ed economico Ma torniamo al personaggio che ogni donna amerebbe avere come amico ma anche per ricordare che gli ultimi due itinerari successo di Gerardo Sacco si chiamano Vibo Valentia e Madrid. Per un mese dal 30 aprile al 30 maggio Palazzo Gagliardi di Vibo Valentia, ha ospitato una sua mostra dal titolo “I racconti preziosi di Gerardo Sacco, dalla Magna Grecia al III Millennio. Omaggio a Vibo Valentia e alla sua provincia”. E’ con grande entusiasmo e tanta emozione che Gerardo Sacco è riuscito anche in questa occasione a dare risalto ad un territorio carico di storia e di cultura. Un vero e proprio cantastorie, che attraverso l’oro e l’argento riesce a dar forma a dei veri “racconti preziosi”, fatti di raffinata esecuzione ed originale ispirazione. Oggi è di ritorno da Ma- drid dove l' Istituto italiano di cultura di Madrid ospita una mostra dedicata al maestro orafo calabrese, noto fra l' altro per i gioielli creati per numerose star del cinema, da Liz Taylor a Monica Bellucci. La kermesse di Gerardo Sacco, sabato sera, a Castrovillari è molto attesa. I suoi gioielli sono in giro per il mondo. Ai suoi amici più confidenti ha ammesso che la platea di Villa Bonifati “…lo stuzzica”. Questo vuol dire che dovrà mettercela tutta. E’ una sfida che accetta visto che il parterre è di tutto rispetto. Giuseppe Sarlo Rotary Distretto 2100 )2%)', %)" '*'! $ &) ))"-& " ')+"'%+" )!"*+)/"&% *"*+$/"&% "% #)!& &) '#1/, '!!,)' %+'$)%' %&%+)& &% " *+ &-)%+&)" # "*+)++& &) -#/12/ 00#* )# '01/#112)# " %$ '((! %&) ## %") %")"//& " *#,+& '#1/, '!!,)' %+'$)%' %+)-%+& '!&#)+%#), * /,0', %+'$)%' )"$&%" '**!!"& &##) &) )*%+/"&% (,) "*+)++,# &) '')&-/"&% "#%"& " ')-"*"&% # &%& "*+)++,# " /#0'"#+1' ,/# -#11!,), #1/)# !$# )'% !'! %($- )%* ) ,/# #+ "#)) *'!'4' %)" '*' $ )'% $$% %($- )%* ) &) -#/12/ 3,/' %&) ## %") %")"//" " *#,+& '#1/, '!!,)' %+'$)%' $$#)# )),11 " !.2-#+"#+1# %$(! 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La vaccinazione di massa di tutti i bambini del mondo, intrapresa dal Rotary italiano e poi dal Rotary International ed i risultai incredibili raggiunti si possono racchiudere in tre punti principali: 1) La poliomielite colpisce in maniera invalidante e perenne il corpo e la mente, colpisce il bambino e sconvolge la sua famiglia, colpisce la società: tutti elementi che attraverso spinte emozionali inducono una mobilitazione ed una presa di coscienza. 2) Il Vaccino di Sabin possiede una efficace immunogenicità, è facilmente trasportabile, è facilmente somministrabile, è diretto contro i vari ceppi patogeni del virus polio, ha bassissimi costi perché Sabin non ha sfruttato con il brevetto la sua scoperta. 3) Mobilitazione e operatività secondo il “modello Rotary che precede una prima fase: dal progetto di fattibilità, finanziamento, acquisto vaccini e vaccinazione con i volontari rotariani: tutto a carico del Rotary; seconda fase: coinvolgimento di testimonial (gratuiti), di OMS, di UNICEF, CDC di Atlanta, di Governi e, di Banche e di privati: l’ultimo la fondazione Bill & Melinda Gates; NID (National Immunization Day), comunicazione e informazione, simboli, eccetera. Questi i punti principali di una operazione vincente che se collegati ad un risultato di grande visibilità e “misurabilità” potrebbe essere significativo nella scelta dei futuri progetti strategici del Rotary stesso. Albert Bruce Sabin, che fu il primo testimonial della campagna di vaccinazione globale del Rotary, non ebbe il premio Nobel per la sua scoperta e non brevettò il vaccino: “Tanti insistevano perchè brevettassi il vaccino ma non ho voluto. E’ il mio regalo a tutti i bambini del mondo”. I primi passi del progetto polio plus: il 22 ottobre 1979, il Rotary Club Treviglio vara il programma: “Vaccini Antipolio” su idea di Sergio Mulitsch di Palmenberg. Nel febbraio 1980 parte per le Filippine il primo aereo con 500.000 dosi di vaccino antipolio, sull’aereo vi è Sergio Mulitsch tra i volontari. Il Rotary International assume un impegno quinquennale per la fornitura e distribuzione di vaccino antipolio per sei milioni di bambini nelle Filippine. Nel 1982 . Sergio Mulitsch di Palmenberg lancia l’operazione Marocco con i sette Governatori dell’anno 82–83: vaccinare tutti i bambini in Marocco contro la polio. Nel 1985 il Rotary induce l‘OMS ad approvare una risoluzione per il lancio (nel 1988) del programma globale di immunizzazione per l’eradicazione della polio. Dopo lunghi anni di duro lavoro, il Rotary ed i suoi partner sono sul punto di eradicare la tenace malattia della polio, ma proprio adesso è necessaria una forte spinta per darle il colpo decisivo. E' un'opportunità di proporzioni storiche. Il Rotary sta raccogliendo duecento milioni per equiparare i trecentocinquantacinque milioni della sovvenzione-sfida lanciata dalla Fondazione Bill & Melinda Gates. I 555 milioni di dollari andranno direttamente a sostegno delle campagne d'immunizzazione nei Paesi in via di sviluppo, dove ancora ci sono gli ultimi focolai della polio. PDG Alfredo Focà Rotary Distretto 2100 16 internet Rotariani,“cliccate”e“salvate” Ogni Socio deve avere la propria scheda compilata ed aggiornata in ogni sua parte Nel 1995, Gigi Gallone, Ugo Malasomma ed io, dopo aver pubblicato su Internet il primo sito di un Rotary Club al mondo (prima ancora di quello del Rotary International di Evanstone), iniziammo ad ipotizzare la realizzazione di un portale che raccogliesse tutti i futuri siti dei vari Distretti italiani. Registrammo il dominio rotarynet.it e cominciammo a progettare un contenitore che tendesse a conservare sistematicamente i dati di tutti i Soci di un Distretto rotariano per poterli poi restituire, a richiesta, ordinati nelle più svariate forme, secondo le necessità di chi interrogava il data-base. Dal punto di vista tecnico la cosa portò pochissime complicazioni, mentre le maggiori difficoltà furono trovate nell’inserimento dei dati dei singoli Soci. La diffidenza verso la novità propria di chi rifiuta ogni cambiamento non ha consentito che il sistema funzionasse completamente da subito, e ancora oggi – dopo ben sedici anni dalla sua prima stesura – il programma risente della mancanza del necessario, continuo, aggiornamento dei dati. Eppure, avendo ormai quasi del tutto completato la reingegnerizzazione del portale iniziata sotto il governatorato di Francesco Socievole e proseguita con Michelangelo Ambrosio, i vantaggi del suo possibile pieno utilizzo sarebbero enormi. È stata data la possibilità a ciascun Socio di poter modificare la propria scheda (e solo quella…), mentre può consultare quelle di tutti gli altri. Il Presidente, il Segretario e il Segretario Esecutivo possono intervenire sulle schede di tutti i Soci del proprio Club e non su altri. Coloro che frequentano gli avvenimenti distrettuali avranno avuto modo di verificare i vantaggi delle prenotazioni on-line e della preparazione con consegna immediata dei badges di riconoscimento che riportano tutti i dati (se sono correttamente inseriti nelle relative schede) del Socio iscritto all’evento. I dirigenti dei Club possono utilizzare le e-mail di tutti i loro Soci per inviare programmi, comunicazioni e quant’altro con un semplice “clic”, senza doversi preoccupare di reperire i vari indirizzi e senza doverli digitare. Ci stiamo dedicando ad un sistema di correzione automatica degli indirizzi e-mail inseriti nella schede. Qualora il sistema si vedrà rifiutata la consegna del messaggio, si metterà automaticamente in contatto con il cellulare del Socio per chiedergli la conferma o meno dell’indirizzo risultante sulla sua scheda, ed altrettanto accadrà nel caso che un sms (il sito può inviare anche sms multipli, ma a pagamento) risulti non recapitato. Il sistema scriverà automaticamente una e-mail al Socio chiedendogli conferma dei suoi numeri telefonici. Rotary Distretto 2100 Questi accorgimenti, che andranno in funzione nel corso dell’anno, porteranno ad una maggiore esattezza dei dati riportati nelle schede di ciascuno e faranno sì che il sito divenga sempre più un utile strumento di comunicazione fra i Soci. In una situazione ideale sarebbe auspicabile che ciascun Rotariano accedesse alla propria scheda e la compilasse con grande attenzione, partendo dall’inserimento della fotografia, e via via aggiornasse tutti i dati nelle varie caselle. Occorre tener presente che è possibile far sì che alcuni dati sensibili non appaiano a tutti, ma per il buon funzionamento del sistema è necessario riempire comunque ogni casella. Ma ci sono, per i Rotariani (il sito non consente l’accesso ai dati dei Soci se non si è Socio e non si è in possesso della propria password personale) centinaia di potenziali utilizzi. Se questo primo accenno troverà il favore di qualche interessato potremmo, nel tempo, illustrare poco per volta le capacità del sistema. Insisto però ancora una volta sull’assoluta necessità di avere la propria scheda compilata ed aggiornata in ogni sua parte. Ciascun Socio può farlo da sé utilizzando la password che gli è stata a suo tempo inviata in automatico dal sistema, oppure chiedere al Segretario del proprio Club di farlo per lui. Qualora non fosse possibile rintracciare la propria password, inviando un’e-mail a [email protected] ne verrà inviata una nuova con cui si potrà entrare nel sito e cambiarla con un’altra più gradita o più facilmente memorizzabile. In conclusione: trovate dieci minuti del vostro tempo e connettetevi all’indirizzo www.rotary2100.it. Scegliete il vostro Club dalla linguetta in alto a destra, cliccate poi su “organigramma” (a sinistra) e quindi sul vostro nominativo. Controllate i dati che sono inseriti, completateli o modificateli se necessario e non dimenticate di cliccare su “salva” (in fondo a ciascuna pagina) per confermare i cambiamenti che avrete apportato. Attenzione: se non “salvate” resta tutto come prima… Sergio Civita Delegato Distrettuale sito Web 18 Nuove generazioni Interact: gioia dell’amicizia e del rinnovamento Siamo noi giovani i testimoni consapevoli di un mondo che cambia velocemente e che offre sempre nuove possibilità Rotary Distretto 2100 L’Interact è un’associazione che ha precisi obiettivi: servire, sviluppare valori come la leadership, aiutare e rispettare gli altri. Ed è anche altro: è amicizia, gioia, voglia d’incontrarsi. Noi Interactiani ci consideriamo una grande famiglia, sempre in movimento, capace cioè di tessere amicizie sincere ed in grado di migliorare la qualità della vita di ciascuno. Avendo la possibilità di muovermi spesso per motivi di studio da un Comune all’altro, è emersa in me la consapevolezza di una progressiva e sistematica perdita di educazione civica da parte dei ragazzi in età adolescenziale, pronti a diventare i cittadini di domani. In linea con molti progetti posti in essere dalle scuole di ogni ordine e grado, noi interactiani vogliamo affrontare il problema dell’educazione alla cittadinanza attraverso una serie d’incontri con autorità istituzionali del nostro territorio. L’obbiettivo nu- mero uno da perseguire dovrà essere la tutela del patrimonio ambientale. Le cronache di ogni giorno ci parlano di un territorio offeso e devastato da incuria, speculazioni ed aggressioni edilizie che non possono lasciarci indifferenti. Recenti avvenimenti politici hanno dimostrato come sia possibile motivare la gente su temi, come l’energia e l’acqua, che condizionano lo sviluppo individuale e comunitario. Il nostro compito sarà allora provare ad unire tutte le forze disponibili per sviluppare una sorta di rete sul territorio che intercetti piccole e grandi emergenze ambientali e si attivi per farvi fronte. Siamo noi giovani i testimoni consapevoli di un mondo che cambia velocemente e che offre sempre nuove possibilità; ma siamo anche gli artefici principali del nostro destino, indissolubilmente legato a quello del nostro pianeta. Ebbene il nostro pianeta è qui: la nostra terra, le nostre radici. A noi dunque spetta, con lucidità e coraggio, il compito di rimboccarci le maniche e far nostro il fortunato motto di Obama alle ultime elezioni: Yes,we can! Giuseppe Ascione IRD 2011-2012 Nuove generazioni 19 Vola alto solo chi osa Quest’anno progetti per gli ambienti a rischio e per la tutela della salute Un nuovo anno che inizia, una nuova avventura, sfide entusiasmanti, traguardi ambiziosi. Perché vola alto solo chi osa. Nel motto scelto per l’anno sociale 2011/2012, la voglia del Rotaract Distretto 2100 di ripartire, più forte che mai, alla volta di un nuovo principio, nuove realtà, ma con le certezze di sempre: la compattezza del sodalizio rotaractiano e la fortissima unità di intenti dell’intero Distretto. Unità ed armonia già dimostrate in occasione dell’appuntamento inaugurale, quel S.I.D.E. che ha visto oltre 200 ragazzi, provenienti dall’intero Distretto, gremire la Sala dei Baroni del Maschio Angioino di Napoli. Un tourbillon di emozioni, voci, volti, amici di vecchia data e giovani Soci incuriositi ai Progetti di Service ed alle Azioni ideati per l’anno che ci apprestiamo a vivere. Perché la progettualità è e resta il vero collante, l’anello di congiunzione, la risposta ai perché di tanti chilometri in automobile o treno, il filo rosso tra trentasette Club, tante realtà disomogenee, distanti e non sempre in passato adeguatamente collegate, ma che con passione e fervore associativo già dal 19 marzo si sono riconosciute in un unicum di impegno e dedizione. A partire dall’Azione Interna, sempre attenta all’affiliazione di nuovi Soci, ma anche all’istruzione dei più esperti, sul significato e sul valore della spilla che tutti portiamo, in un Distretto di oramai circa 800 Rotaractiani; tra le Quattro Vie, rivestirà nuovamente pregnanza centrale l’Azione Professionale, concentrata su un Progetto di preparazione alle prove di accesso alle Facoltà Universitarie a numero chiuso, nonché nella costante opera di ravvicinamento tra mondo dello studio ed universo lavorativo; l’opera del Progetto di Pubblico Interesse sarà concentrato su due tematiche di notevole e scottante attualità, il monitoraggio delle acque pubbliche nelle Regioni che compongono il Distretto e la realizzazione di percorsi guidati per ipovedenti; senza dimenticare gli aspetti della comprensione ed il respiro internazionale dell’Associazione, da sempre punti di forza del 2100, che saranno orientati ai Paesi dell’Est europeo, realtà spesso sorprendentemente obliterate, ma problematiche e disastrate, nonostante l’apparente vicinanza al- l’opulenza occidentale. Saremo sempre vicini alla ricostruzione delle zone terremotate dell’Abruzzo, tenteremo di sensibilizzare Istituzioni e popolazione civile sul degrado del patrimonio artistico universitario e di aiutare il reinserimento degli emarginati attraverso la lettura, ci dedicheremo allo sport e ad una sana educazione ai suoi valori attraverso momenti assembleari e di puro divertimento ed aggregazione, cercheremo di portare testimonianze di legalità, nelle nostre martoriate terre, anche attraverso la promozione di una sana cultura del contegno di noi giovani come utenti delle strade. Svilupperemo Progetti di valorizzazione di aree ambientali a rischio e di tutela della salute in molteplici aspetti, della donazione degli organi, della presenza all’interno della società, dei costumi e della moda, senza mai dimenticare la collaborazione con tutti i componenti la grande Famiglia Rotariana. In conclusione, i Progetti sono tanti ed ambiziosi, la passione non manca, l’impegno dell’intera Squadra Distrettuale è encomiabile, ma soltanto tutti insieme riusciremo a volare alto: osiamo! Carmela Laino RRD 2011-2012 Rotary Distretto 2100 20 Testimoni del nostro tempo Pier Giorgio Turco L’ospedale più vicino? Viaggio di sei giorni nella foresta Ho vissuto tra i lebbrosi della Liberia e i bambini del Monzambico 1993-2011 Un'esperienza di 19 anni, un imbarcarsi nella più felice ed affascinante delle avventure. Africa: palestra e maestra di vita; è come se fossi stato seduto su un banco di scuola a svolgere un tema dal titolo universale: il servizio. I miei maestri: i poveri, gli ammalati, i ragazzi della strada e i missionari. Tutto inizia nell'agosto del '93: su invito di un mio amico missionario saveriano mi recai in Congo, nella provincia del Sud-Kiwu. Partendo dalla diocesi di Uvira impiegammo otto ore per percorrere 90 km e raggiungere Fizi. Lì, nell'attimo in cui mi fu detto: "Dottore, ecco il suo ospedale", fui colpito dallo sconforto e da un'indicibile delusione. Comunque al mattino seguente, partendo dalla missione di solo suore, raggiunsi l'ospedale ed il mio intervento fu l'assistenza ad un parto, che, malgrado tutto l'immaginabile, si concluse felicemente. Subito dopo iniziai il mio lavoro da oculista. Operavo in una stanza la cui unica illuminazione veniva fornita da una grande pila appoggiata sulle spalle di un infermiere e che egli dirigeva a piacere provocando, in presenza di una suora chirurgo che mi aiutava, il mio linguaggio più "elegante". Riuscii comunque ad operare diversi am- Rotary Distretto 2100 malati di cataratta, che, malgrado l'inadeguatezza del tutto e la mancanza di un microscopio, riacquistarono parzialmente la vista. Mi resi conto della utilità della mia presenza, quando, nei giorni seguenti, seppi che alcuni pazienti, per raggiungere l'ospedale, percorrevano la foresta a piedi anche per 67 giorni. L'anno seguente andai a lavorare in un ospedale militare di Zagabria. Poi fu la volta del Mozambico, paese dove la grande "patologia" era ed è la miseria. Al mio arrivo in ospedale tutta l'attrezzatura era rappresentata da una pila rotta e da un quadro luminoso fulminato. Dovetti ripartire quasi subito per procurare l'attrezzatura necessaria e l'anno seguente fu realizzato un ottimo ambulatorio oculistico e un adeguato strumentario chirurgico. Essendo amico di padre Aldo Marchesini, missionario e chirurgo dell'ospedale di Quelimane, sono stato sempre ben accetto. Sono ritornato in Mozambico nel 2007, lavorando fino ad oggi con un collega etiope, con cui abbiamo realizzato un ottimo lavoro clinico e chirurgico, raccogliendo alla fine tante soddisfazioni, ma vivendo anche tanti dolori. Questo perchè la patologia tumorale dai 2 ai 10 anni, indicibilmente deturpante, ci obbligava a poter attuare solo una terapia antidolorifica. Il tempo vissuto accanto a loro dovrebbe essere stato senza orologi. Sono creature che devono affrontare esperienze di dolore per le quali non sono preparate avendo troppa poca vita alle spalle. Ho prestato la mia opera anche in ospedali del Burkina Faso, Ghana, Cameroun, Liberia, Senegal e Madagascar. Dal 2004 al 2006 mi sono recato 11 volte in Nigeria. Nell'ospedale di Emekuku, nel cuore del Biafra, è stato il posto dove, spe- cie chirurgicamente, ho potuto lavorare meglio e di più. Si è sempre trattato di ospedali "africani" in cui emergevano in ogni momento difficoltà diverse riguardanti l'igiene, la collaborazione e la fornitura del materiale; spesso mancava la garza, l'ovatta, il cerotto, i liquidi da iniettare endovena ed i ferri sterilizzati. Tengo a sottolineare che tutto il mio lavoro è stato realizzato impiegando i fondi donati generosamente da tutti i Governatori del Distretto 2100, da moltissimi Presidenti dei Club e da tanti amici: una vera gara di generosità e di amore. Penso che due siano state le cose più belle che sono riuscito a fare. In Liberia l'attività svolta nell'ospedale metodista di Fibi con i suoi 650 lebbrosi: gli ammalati più dolci e più teneri che io in oltre 50 anni di lavoro abbia mai curato ed operato. Pensate che quando al mattino della partenza salutai tutti tramite l'addetto alle relazioni con noi medici e gli dissi che mi dispiaceva andarmene, mi rispose: “Anche a noi dispiace molto perché non ti avremo più, ma anche tu non avrai più noi”. La seconda è l'avere realizzato a Quelimane, in Monzambico, con la collaborazione e l'aiuto di Fra' Antonio Triggiante, cappuccino, un orfanotrofio: "Casa Famiglia", dove oggi sono ospitati ben 58 ragazzi, tutti raccolti dalla strada: conoscono solo la loro solitudine e la loro povertà. Ed ora, mentre il tempo si va facendo sempre più breve, scendi mio sipario..... le luci sulla ribalta di questa mia esperienza si vanno spegnendo..... ma scendi lentamente.....lasciami vivere ancora nei ricordi più belli, perché la vita è ciò che si ricorda per raccontarlo. Pier Giorgio Turco