sommario
Distretto 2100
Calabria - Campania
Territorio di Lauria
n.1 luglio-agosto 2011
allegato al numero 78
della rivista Rotary
Reg. Trib. di Milano
n.89 del 8/3/86
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Direttore Editoriale
Pietro Niccoli
Direttore
Giuseppe Blasi
[email protected]
Segreteria di Redazione
Giuseppe Mensitiere
[email protected]
Hanno collaborato a questo
numero:
Giuseppe Ascione - Sergio
Civita - Gregorio Corigliano Ernesto d’Ippolito - Alfredo
Focà - Mario Giannola Gianni Jandolo - Carmela Laino
Giuseppe Sacco - Pier Giorgio Turco - Giuseppe Usuelli
Progetto grafico
Gianpiero Scafuri
Stampa
Grafica Pollino S.r.l.
Via Cosmai (zona P.I.P.)
Castrovillari (CS)
Tel. 0981 48 30 78
Rotary Distretto 2100
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Insieme per ricominciare
diGiuseppeBlasi
Lettera del Governatore
diPietroNiccoli
Conosci te stesso per abbracciare
l’umanità di Kalyan Banerjee
Il Settebello del Rotary diMarioGiannola
Il bene nel mondo? Si può fare
con la Fondazione diGianniJandolo
Rotary. E se fosse anche
una grande marca? diGiuseppeUsuelli
PaulHarrisel’UtopiadiTommasoMoro
di Ernesto d’Ippolito
Cosenza, città dell’accoglienza
di Gregorio Corigliano
Il dolce stile di Claudio Greco
conquista il Nord diGiuseppeSarlo
Gerardo Sacco, dalla Magna Grecia
al Terzo Millennio diGiuseppeSarlo
Rotary e Bill Gates insieme per
sconfiggere la poliomielite
diAlfredoFocà
Rotariani, “cliccate” e “salvate”
diSergioCivita
Interactiani: gioia dell’amicizia e del rinnovamento diGiuseppeAscione
Volaaltosolochiosa diCarmelaLaino
L’ospedale più vicino?
Sei giorni nella foresta
diPierGiorgioTurco
R
2 il punto
“
icominciare è il mestiere dell’uomo”. Questa bella frase, incorniciata,
qui e nella mente, con molta semplicità, mi è stata regalata da un francescano, Padre Claudio. Sono parole che, da sempre, mi accompagnano
nella vita e, in particolare, nella mia lunga esperienza di giornalista. Ricominciare. Che non significa vivere di passato. Perché mi frullano nella
mente anche le parole di John Kennedy: “Se conduciamo una battaglia
tra il presente e il passato, rischiamo di perdere il futuro”. Perciò affidandoci, un po’ tutti, all’accorta saggezza di Paul Harris, completiamo
meglio il pensiero, per un comune proposito: insieme, per ricominciare.
Sono convinto che la comunicazione, con pregi e difetti, può come sempre giocare un bel ruolo, non del tutto effimero, nell’arricchimento
complessivo di ognuno di noi. Sono per questo grato al Governatore
Pietro Niccoli, che ha voluto affidarmi la rivista del nostro Distretto.
Con Niccoli ho assunto questo condiviso impegno: aprire porte e finestre sui nostri Club, protendere lo sguardo anche fuori dai recinti rotariani.
Il mondo dell’informazione attrae e affascina sempre di più, ma è anche
vero che il contenitore-giornale corre seri rischi. Le nuove generazioni
sono affabulati dal mondo digitale, usano freneticamente il web, più
che frequentare l’edicola digitano i tasti del computer o amano sdraiarsi oziosamente-gioiosamente davanti alla televisione. Ritengo comunque che il foglio stampato non potrà morire. Sostengo tuttavia che
bisogna saperlo far vivere. La nostra rivista si propone di contribuire a
“fare squadra” dentro e fuori i Club. Da ciò l’invito rivolto a tutti: a tutti
facciamo conoscere l’attività che svolgiamo, le idee che dibattiamo. La
rivista vuole registrare l’anima dei singoli Club, la varietà e la vivacità
delle voci dell’intero Distretto.
Profonde e variegate sono le contraddizioni che viviamo nel nostro
mondo contemporaneo: povertà e ricchezza, fede e secolarismo, inferno e paradiso. E’, per noi, sempre
più tempo di ascolto. E di capacità
di comprendere. Ogni qualvolta
parliamo delle nostre organizzazioni e delle nostre comunità, finiamo spesso con il parlare solo di
noi stessi. Diciamo la verità: trascorriamo tempi in cui un po’ tutti
siamo strapazzati dal riflusso e
dalla crisi d’identità. Spesso non
siamo lucidamente consapevoli di dove andiamo, né forse con chi
stiamo. Viviamo tempi informi, in cui si fa fatica a essere veri e interi.
Anche da qui nasce la voglia di ritrovarsi in club, sodalizi, comunità, in
cui il buongiorno è buongiorno e i valori sono sempre e ancora valori.
Insieme per ricominciare
Apriamo porte e finestre sui nostri Club ed anche fuori dai
recinti rotariani. La comunicazione può giocare
un bel ruolo nell’arricchimento complessivo di ognuno di noi
Queste le direttrici che vogliamo percorrere ogni mese, nella elaborazione-comunicazione di questa rivista, consapevoli che, insieme, possiamo vivere una ricca esperienza rotariana
Giuseppe Blasi
Rotary Distretto 2100
Lettera 3
del Governatore
Viaggio di un anno:
famiglia,continuità,cambiamento
Cari Amici Rotariani
l’uno, due e tre luglio si
terrà a Cosenza la
XXXIV Assemblea del
Distretto 2100. L’Assemblea distrettuale è il momento conclusivo del
percorso di formazione
iniziato con le riunioni
dei Presidenti 2011-2012
nei Pre-Sipe, nel SIPE e
nei Post SIPE; ed è anche
il momento più importante prima dell’inizio
del nuovo Anno Rotariano perché è l’occasione che permette ai
Soci del Distretto di incontrarsi, di condividere
le linee-guida del Presidente Internazionale e di
parlare insieme dei programmi futuri e delle
comuni attività.
Per l’anno che sta per
iniziare oggi tracceremo
il percorso sulla scorta
del motto: “Conosci te
stesso per abbracciare
l’Umanità”.
Quando Socrate nel IV
Secolo a.C. ha sintetizzato il fine e le regole del
Comportamento umano
universale con l’espressione conosci te stesso,
non poteva certo immaginare che questo suo
motto sarebbe divenuto
l’esortazione mondiale
dell’agire rotariano, scelto da Kalyan Benarjee,
Presidente Internazionale per l’anno 20112012.
Approfondiremo le tre
Enfasi presidenziali: Famiglia (dalla buona famiglia nascono buoni
vicinati, dai buoni vicinati nascono buone comunità, dalle buone comunità si realizzano
buone nazioni); Conti-
nuità (confrontarsi e
scoprire le cose che facciamo bene condividendole con chi viene
dopo); Cambiamento
(se vogliamo la pace, la
fine della polio, del degrado ambientale o ridurre la mortalità infantile o prevenire la
fame allora dobbiamo
diventare lo strumento
di tali cambiamenti).
Noi Rotariani non possiamo predicare agli altri i nostri buoni principi se non siamo i
primi ad osservarli. Non
possiamo pretendere di
salvare gli altri, di migliorare la società, di
creare un mondo migliore se prima non allontaniamo da noi stessi
le troppe devianti tentazioni del mondo d’oggi, che ci distraggono
dai sani principi di cui
siamo dotati come persone e come rotariani.
Noi abbiamo il grande
sogno di cambiare e migliorare la società, di
creare un mondo più
giusto; ma per fare questo dobbiamo migliorare noi stessi, entrando
nella nostra interiorità
facendo prevalere i pregi, gli elementi e i valori
positivi che sono in ogni
uomo, mettendo in un
angolo e limitando i nostri difetti.
In questi principi si
compendia il mio Motto: “Costruire il Rotariano per migliorare la
Società”. Noi abbiamo il
dovere di adoperarci per
vivere in pace nelle nostre famiglie, nei luoghi
di lavoro, nei nostri
Club. Riconosco che
non è cosa facile convivere con gli altri, avere
ambizioni, rinunciare
talvolta a qualcosa di
nostro in favore di altre
persone.
Tuttavia, è imperativo
per noi rotariani, più
che per altri, adoperarsi
perché nei Club e nel
Distretto ci siano serenità e amicizia vera.
Dobbiamo riscoprire il
Rotary del sorriso, della
solidarietà, dell’amore
verso il prossimo, per
meglio operare nei nostri territori che tanto
hanno bisogno della nostra azione di uomini
che con volontà, concretezza ed entusiasmo
aspirano a migliorare se
stessi, la società e il
mondo.
Al centro del nostro interesse ricordiamocelo
sempre c’è l’uomo che
deve vivere secondo i
valori reali dell’esistenza; i valori fondamentali ed universali
rappresentati dal rispetto, dalla dignità e
dalla libertà.
Diceva Corrado Alvaro
“La disperazione più
grave che possa impadronirsi di una società è
il dubbio che vivere
onestamente sia inutile”.
Il Rotary attraverso la
sua opera deve aver fiducia che la società ritrovi i valori persi.
L’uomo di Paul Harris
ha di natura una grande
sensibilità che lo porta a
rinunciare alla unicità
della propria esistenza
e a viverla servendo la
comunità, impegnandosi a dare un’anima al
nuovo modello di svi-
luppo per garantire il
primato dell’uomo e
della sua dignità.
Cari amici Rotariani, potrei ancora continua-re a
parlare di Rotary, ma in
un anno di intenso lavoro, nelle lettere mensili,
approfondiremo tutte le
tematiche Rotariane.
Ho posto al centro dell’attenzione temi importanti come il disagio
giovanile, la sanità, la
legalità e la terza età.
Sono questi i temi che
verranno affrontati con
progetti concreti in Forum e Manifestazioni
interclub, con l’impegno
del Governatore del Distretto.
Carissimi amici il nuovo
anno di Servizio 20112012 è appena iniziato.
Chiedo a tutti voi un
impegno notevole, determinazione e concretezza per realizzare i
nostri progetti. Chiedo
la vostra collaborazione
e mi auguro che tutti insieme riusciremo con
armonia e condivisione
a svolgere la nostra
azione nei confronti dei
nostri territori e del Rotary International per
una società migliore.
Rotary Distretto 2100
4 Presidente
internazionale del Rotary
Kalyan Banerjee:
Conosci te stesso
per abbracciare l’umanità
"Vi chiedo di guardare
nel vostro animo
e di esternare
la vostra forza interiore
per avere un impatto
sulle persone e su tutto
ciò che vi sta intorno"
Rotary Distretto 2100
Kalyan Banerjee, del Rotary
Club di Vapi, Gujarat, India, è il
Presidente internazionale del
Rotary 2011-12. Kalyan's wife,
Binota, is a social worker and
Inner Wheel club member.La
moglie di Kalyan, la Binota, è un
assistente sociale e membro del
club Inner Wheel. They have
two children and four grandchildren. Hanno due figli e
quattro nipoti. In qualità di Presidente guiderà una rete globale
di un milione e duecentomila
soci di duecento Paesi e aree
geografiche del mondo.
Kalyan Banerjee è uno dei consiglieri della United Phosphorus
Limited, la più grande azienda
manifatturiera di chimica agraria ed è anche il Presidente di
amministrazione della United
Phosphorus (Bangladesh) Limited. È membro dell'Istituto Indiano di Ingegneri Chimici e
dell'American Chemical Society,
past presidente della Vapi Industries Association, ed ex presi-
dente della sede di Gujarat per
la Confederazione di industriali
indiani. Ha preso la laurea in Ingegneria chimica presso l'Indian
Institute of Technology, a Kharagpur, nel 1964.
Banerjee ha servito il Rotary nel
ruolo di consigliere, come amministratore della Fondazione
Rotary, membro e presidente di
commissioni di task force, leader di gruppi di discussione
presso l'Assemblea Internazionale, delegato del presidente e
governatore distrettuale. Presidente della commissione PolioPlus regionale dell'Asia sud
orientale, è anche stato membro
della commissione internazionale PolioPlus per molti anni,
per la quale ha partecipato alle
riunioni internazionali con l'Organizzazione Mondiale della Sanità e con l'Unicef.
Banerjee è un Grande donatore,
benefattore, membro della Bequest Society ed ha ricevuto l'encomio per i servizi meritevoli della Fondazione, oltre al Premio per
l'eccellenza del servizio. Banerjee
ha rivestito anche le vesti di amministratore per una fondazione
sponsorizzata da un Rotary club
che sostiene molti programmi
educativi e comunitari in India,
incluso un ospedale con 250 posti letto.
"Noi siamo coloro che agiscono
nella nostra comunità, i capiguida, quelli che sono più coinvolti, che vedono i problemi e
hanno i mezzi per risolverli", ha
dichiarato Banerjee. "Vi chiedo
di guardare nel vostro animo e
di esternare la vostra forza interiore per avere un impatto sulle
persone e su tutto ciò che vi sta
intorno".
Primo Piano 5
Il Settebello del Rotary
Una società sempre più globalizzata, fortemente competitiva, ha indotto il Rotary a rivedere le modalità di un impegno e la struttura di un servizio ultrasecolare nel
perseguire gli obiettivi della nostra
Associazione, quali la convivenza
pacifica tra i popoli, il superamento di tante culture diverse,
frazionismi, diversità di razza, lingua, religioni, status sociali.
In questa previsione, il Rotary si è
dotato di un Piano Strategico annunciato all’Institute di Lugano
dal Segretario Generale Ed Futa
che lo presentò come una novità
assoluta, destinato a segnare il futuro del Rotary.
Il Piano è transitato attraverso due
Institute di Maastrich e Lille. In
sintesi era costituito dai famosi
sette punti: 1) Completare il programma “Polio”; 2) Individuare un
nuovo programma globale del Rotary International; 3) Sostenere
la Rotary Foundation; 4) Mantenere e sviluppare l’effettivo; 5) Individuare precisi obiettivi da parte
dei Club e perseguirli; 6) Formare
la leadership; 7) Migliorare l’immagine pubblica del Rotary.
La Commissione della pianificazione strategica ha condotto una
revisione e valutazione approfon-
dita del Piano secondo i requisiti
emersi nel Consiglio di Legislazione del 2007, analizzando i punti
forti, i punti deboli, le sfide in relazione alla missione, alla sua visione e alle sue priorità strategiche: 1) sostegno e potenziamento
dei Club; 2) potenziamento dell’azione umanitaria; 3) miglioramento dell’immagine pubblica del
Rotary.
Quanto mai profetiche le parole
di Paul Harris: “il nostro è un
mondo in continua evoluzione e
noi dobbiamo essere pronti a trasformarci in esso”.
Dove trasformazione non significa rinuncia ai principi morali,
etici, non significa scendere a
compromessi, ma integrare, anche a prezzo di un impegno sempre più responsabile, il motto universale del Rotary: “Service Above
Self”.
PDG Mario Giannola
Profetiche le parole
di Paul Harris:
“il nostro è un mondo
in continua evoluzione
e noi dobbiamo essere
pronti a trasformarci
in esso”
Coordinatore Rotary zone 12 e 19
Rotary Distretto 2100
6 Primo Piano
I Club hanno la possibilità di sviluppare progetti complessi e virtuosi
Il bene nel mondo?
Si può fare con la Fondazione
Come affrontano i Presidenti e Rotariani dei Club
l’anno rotariano? E quali sono, quali saranno le
loro relazioni con la Fondazione? Al nastro di
partenza c’è tutto: il rito,
la tradizione, l’ambizione
di generare del nuovo,
di qualificare quei 365
giorni che separano l’inizio dal termine dell’incarico, di dare e lasciare
un’impronta, un senso
all’azione e all’impegno, di
partecipare attivamente
al disegno per “far bene
nel mondo”, ma è possibile accorgersi che qualcuno vive le cose diversamente, a volte molto diversamente, generando
alcuni disagi, alcuni disorientamenti nei Club,
nel territorio, per quel
poco o per quel molto
che si sa del Rotary e dei
suoi programmi all’interno ed all’esterno del
sodalizio e magari concorrendo inconsapevolmente a formare un’immagine del sodalizio distorta e negativa. Chissà!
Certo immagini diverse e
contrastanti della realtà
operativa della Fondazione: quella che essa dà
di sé attraverso i grandi
progetti umanitari e quella percepita da molti
Club, da molti Presidenti, da molti Rotariani. Le
percezioni, ancorché errate, sono quello che
sono: si può al massimo
prenderne atto. Ma in
un momento come questo, quando il Rotary e la
sua Fondazione mettono
mano a cambiamenti
strategici importanti,
quando la “visione futu-
ra” impone scelte consapevoli, non è possibile
“invecchiare” senza domandarsi nulla.
Senza sapere quale sia la
differenza tra Fondo Permanente e Fondo Programmi, senza capire il sistema di condivisione,
senza ascoltare il Club
per seguirne la sensibilità
e l’orientamento nelle scelte di investimento etico,
senza lavorare in continuità solida, vera, con chi
ci seguirà, senza comprendere che il progresso
possibile sostenibile oggi
è quello che si guadagna
giorno per giorno mettendosi in gioco insieme
agli altri, sacrificando
qualcosa di sé per donarla a chi ci è vicino in un
continuo compromesso
tra la nostra visione e la
necessità di sinergia. I numeri di cui non vogliamo
diventare schiavi ci impongono quest’adattamento ad una realtà in costante mutamento. Possiamo domandarci con
profitto quanto si sia disposti a non ridurre il Rotary e la Fondazione a
banalità (sarebbe un delitto). Quanto si sia disposti a lavorare appunto
insieme con altri. Quanto si sia disposti a cambiare ed a rinunciare al
nostro immobilismo (il
contrario sarebbe cecità).
Ma poi, sentiamo la necessità del cambiamento? Ce ne accorgiamo di
quale sia l’impatto che ha
il nostro comportamento
sulla vita del Club, sulla
percezione dei nuovi Soci?
Noi possiamo intervenire
sulle cose che dipendono
Rotary Distretto 2100
da noi. Abbiamo grandi
potenzialità. Possiamo liberarle, liberarne ancora, sempre che si sappia
guardare dietro di noi,
davanti a noi, attorno a noi
e riflettere su quale sia il
nostro ruolo e quale sia il
nostro interesse, il nostro
sogno. Ed abbiamo un
modo per farlo: parlare
poco, dire molto, ascoltare di più. Non il chiasso
quindi, ma il silenzio di chi
continua a fare del bene.
Può darsi che questi pensieri sembrino una defocalizzazione dal tema della Fondazione eppure è
convinzione di molti che
per comprendere appieno
il senso e l’opera realizzabile attraverso la Fondazione, sia necessario comprendere appieno il senso
e il ruolo del nostro impegno.
Ed è lecito farci domande e pretendere da noi
stessi e dagli altri qualche
maggiore disciplina e
qualche maggiore efficacia nel “fare bene nel
mondo”? Ed è lecito attendersi che la Fondazione sappia ascoltare e
sia vicina ai Club non
solo come strumento
unico ed insostituibile
per realizzare progetti
ambiziosi ma anche
come partner che riesce
ad usare la flessibilità necessaria per cogliere le
istanze della base? E
come si può quindi raggiungere una maggiore
somiglianza tra l’immagine che dà di sé la Fondazione e quella che noi
di essa a volte percepiamo? È lecito chiedere ai
compagni di viaggio che
siano in sintonia con il
Rotary?
La Fondazione è strumento unico e irripetibile per “fare bene nel mondo” e per consentire ai
Club di sviluppare progetti complessi e virtuosi che ripetano nel tempo
i loro effetti positivi e
migliorino la qualità della vita delle comunità.
Non vale la pena ricordarci che quello che abbiamo fatto fino ad oggi
non basta a conseguire
uguale successo oggi? La
scommessa è e rimane la
conoscenza, la competenza, la consapevolezza,
la proprietà del sistema.
Fare scelte consapevoli
può essere la modalità
attraverso la quale si riducono le distanze tra il
sistema e noi. E i Presidenti possono identificarsi di nuovo col sistema
nel momento nel quale
operano delle scelte, decidono conoscendo il
profilo del Club e comunicando con esso, su quali programmi investire le
proprie donazioni, con
quali obiettivi, con quali
strategie, con quali tattiche si possa modellare e
realizzare i sogni ancora
accattivanti di questo sodalizio di volontari.
PDG Gianni Jandolo
Coordinatore Regionale
Fondazione Rotary
zone 12, 13B e 19
(Italia, Spagna, Portogallo)
Rotary. E se fosse anche
una GRANDE MARCA?
Sono rotariano da quasi vent’anni,
forse anche di più di venti. Non mi
ricordo bene. E’ come se lo fossi
sempre stato. Lavoro in pubblicità
da più di trent’anni. Anche in questo caso è difficile vedere la mia vita
dissociata dal mondo della comunicazione. Rotary e comunicazione si sono spesso incrociati, perché
ho cercato di onorare il Servire Rotariano con il mio modesto contributo professionale su tematiche
di comunicazione. Anche queste
brevi note e la piccola provocazione contenuta nascono dalla contaminazione di due passioni: Rotary
e Comunicazione, appunto.
Penso che il Rotary, nella sua globalità, abbia un problema di comunicazione. Come tutti i problemi possono essere trasformati
in opportunità. Il Presidente internazionale eletto ha le idee molto chiare in merito ed ha inserito
l’Immagine Pubblica del Rotary fra
le sue priorità.
Come il comunicare in favore dell’immagine pubblica del Rotary
può diventare un’opportunità. Sicuramente non ci mancano i contenuti. Quante volte ci siamo detti: “Ci basterebbe raccontare quello che facciamo per migliorare facilmente la nostra immagine pubblica”. Vero! Ma non basta raccontare. Bisogna essere ascoltati. Bisogna essere credibili. Il mondo
della comunicazione ha le sue regole. Se si decide di entrare con
l’ambizione di riuscire, queste regole faranno la differenza.
Nel titolo parlo di marca. Il concetto
di marca, la capacità di costruire
una marca e farla crescere nel tempo rispettando la sua origine è
uno degli elementi fondamentali
che regolano i complessi meccanismi della comunicazione.
Molte sono le descrizioni del concetto di marca. Forse la più facile
da capire e condividere anche per
i non addetti ai lavori, è quella che
Quante volte
ci siamo detti:
“Ci basterebbe
raccontare
quello che facciamo
per migliorare
facilmente la nostra
immagine pubblica”
marca –scusate la ripetizione– la
differenza fra il prodotto e la marca. Prodotto è quella cosa che
un’azienda produce. Marca è quello stesso prodotto che vive nella testa del consumatore.
La stessa entità fisica. Una differenza enorme. Pensate ad una bevanda gasata di colore marroncino e di gusto diciamo particolare,
soprattutto se bevuta a temperatura ambiente. Aggiungete una
marca qualsiasi, magari Coca-Cola
e magicamente quello stesso prodotto si trasforma in qualcosa che
da più di cent’anni è in cima alle
preferenze dei consumatori.
Prendete una qualsiasi scarpa per
fare sport, di buona qualità, con la
stessa tecnologia di altre. Aggiungete una marca come Nike e magicamente chi la porta si sente un
atleta e vive un’emozione.
Di magico in questi processi c’è
molto poco. C’è al contrario una
chiara visione di dove si vuole arrivare ed un percorso costante e
coerente nel tempo per arrivarci.
Come ho già detto, c’è la capacità
di far crescere una marca senza mai
tradire i valori originali. Tempo, ci
vuole tempo. Nike ci ha messo quarant’anni per trasformare la dea alata della vittoria (Nike) in una virgola che ti dice “Just do it”.
Credo che Rotary, da un punto di
vista della comunicazione sia già
Primo Piano 7
una marca. Ma possa diventare una
grande marca, iconica, in altre parole una “Powerbrand”. Come quelle già citate.
La definizione di “Powerbrand”, a
mio parere, ben si adatta all’essenza del Rotary.
“Esistono marche che non si identificano più solo con il loro mercato di riferimento o la categoria
merceologica dei propri prodotti.
Queste marche sono diventate vere
e proprie portatrici di una visione
progettuale della vita. Visione che
crea il presupposto stesso della
loro esistenza e del loro successo sul
mercato anche nel lungo periodo”
Ma. Soprattutto …
“Il Powerbrand esplicita un credo
valoriale. L’ideologia che sta alla
base del coinvolgimento emotivo
delle persone. Del loro senso di appartenenza e della loro condivisione. L’ideologia è spesso espressa sottoforma di un punti di vista
in netto anticipo rispetto alle dinamiche convenzionali nella società o che caratterizzano la categoria in cui la marca è presente.”
Coinvolgimento, appartenenza,
condivisione, anticipazione. Con
queste parole non pretendo di indicare una soluzione per il tipo di
ruolo che Rotary intenda svolgere
nell’ambito della comunicazione. E’
solo uno stimolo per un inizio di discussione: [email protected], mi interessa molto conoscere il vostro parere.
PDG Mario Giannola
Coordinatore Immagine Rotary
zone 12 e 19
Rotary Distretto 2100
8 Società
Paul Harris e l’Utopia di Tommaso Moro
Si migliora l'umanità nella misura
in cui si avvicina l'uomo all'altro uomo,
gli si riconosce la eguaglianza
“Conosci te stesso, per abbracciare l’umanità”, “Costruire il rotariano, per migliorare l’umanità”: il
primo è il motto, adottato dal Presidente Internazionale del Rotary;
il secondo è quello scelto dal Governatore del nostro Distretto rotariano Pietro Niccoli.
Vi faccio alcune riflessioni
aventi ad oggetto proprio il contenuto dei due motti, appena richiamati. Due premesse, brevi,
ma, io ritengo, se non essenziali,
utili. Il prodotto dell'attività degli scienziati, degli innovatori,
degli ideologi è, generalmente,
selezionato in due grandi categorie: le invenzioni e le scoperte.
E' considerata “invenzione” il risultato, conseguito da un uomo,
il quale, per la prima volta, ottenga un prodotto, una macchina, la utilizzazione di un
principio, mai prima di lui “inventato”. Laddove per “scoperta”
si intende qualcosa, già presente
(a volte da sempre) nei giacimenti della natura, della realtà,
ma cui, prima, nessuno aveva
prestato attenzione: l'erbaccia,
per intenderci, di cui nessuno
prima aveva “scoperto” le capacità medicamentose (la penicillina, per dirne una).
Applicando il principio dicotomico appena enunciato al nostro
sodalizio, più volte ho avvertito la
diffusa opinione che il Rotary
(cioè il Club che Paul Harris e i
suoi tre fraterni amici crearono
negli Stati Uniti) sia una “invenzione”. A mio sommesso parere
sarebbe più esatto riconoscere al
Rotary il concetto di “scoperta”. Io
penso che l'idea dell'avvicinare più
esperienze di vita e di lavoro, il selezionare, fra le varie categorie,
Rotary Distretto 2100
chi per impegno, meritocrazia ed
approdi conseguiti primeggi, utilizzarne le conoscenze conseguite
ed i raccordi sociali derivatine per
gli “altri”, appartenesse, da molto
tempo, forse da sempre, alle pulsioni, alle speranze, ai progetti, pur
non ancora organizzati in dettaglio, di molti. Almeno dal 1516,
data di pubblicazione della “Utopia” di Tommaso Moro. Fra le
pieghe di quell'aureo libretto non
è difficile “leggere” la filosofia del
Rotary, una sorta di pre-Costituzione del nostro sodalizio.
Ancora. Cosa sono i “motti”, di
volta in volta “lanciati” dagli esponenti del nostro sodalizio? A quale
categoria appartengono? In buona
sostanza, il “motto” è programma,
o altro? Anche qui, mi permetto
esprimere una mia modesta opinione. E' certamente “altro”. Perché il “programma”, per un verso,
è già tutto in quella congerie di
sentimenti speranze desideri aspirazioni, che, nel già citato libro di
Tommaso Moro, hanno, insieme,
un approdo ed uno snodo; per altro verso hanno ricevuto assetto
costituzionale esaustivo negli
scritti del nostro fondatore Paul
Harris. Ragione per la quale, nel
“motto”, di volta in volta adottato
da un esponente apicale del Rotary, io leggerei una sorta di
aspetto, dimensione insistita, accentuazione operativa, nel che il
nostro dirigente di turno coglie
l'eco del Rotary nella propria sensibilità e spiritualità.
Ora mi pare si possa passare alle
“dichiarazioni di intenti”, richiamate a capo del presente intervento. Non prima d'uno sguardo,
indispensabile e preoccupato, a
una polemica appena esplosa. Se,
nella misura in cui, il Rotary coniuga felicemente passato e presente -in funzione d'un futuro, da
non accettare acriticamente e fatalisticamente, ma da costruire
(non da soli, assurda, presuntuosa
pretesa, ma con “chi ci sta”, con
chi “sa e vuole il progresso”)-,
1'oggi è particolarmente all'attenzione del rotariano, e non tanto
per il civico dovere dell'informazione e della cultura, quanto e più
per adattare lo strumento “rotariano, l'additivo rotariano, al momento, alle esigenze del momento,
al deficit del momento, alla crisi,
alle crisi del momento”.
Cos'altro è, infatti, il Rotary, se non
l'espressione d'un volontariato extra-istituzionale, proteso a fornire
-alla società e allo Stato, nelle sue
articolazioni istituzionali ed enti
locali- una sorta di “consulenza”, di
integrazione, qualificate dalla qualità culturale e dall'etica dell'onestà, proprie “della”, “nella”, offerta?
Nel momento in cui da altissimo
soglio si aggredisce la scuola pubblica, e in tanti sembra ne abbiano
dimenticato la funzione essenziale
e primaria nella trasmissione del
Società 9
sapere e nella formazione dei giovani (con espressione felice Piero
Calamandrei la definì “organo costituzionale”; mentre Bobbio rammentava come “l'adempimento
della funzione scolastica da parte
dello Stato è cominciata ben
prima della nascita dello stato sociale”), il Rotary deve ribadire ed
esaltare il proprio ruolo e compito. Nella duplice direzione: da
un lato, deve concorrere nella formazione d'una pubblica opinione,
sempre più moderna ed europea,
dall'altro deve accentuare la propria capacità di integrazione e miglioramento dell'istruzione informativa e formativa.
La prima riflessione che mi è venuta di fare attiene alla “lontananza” storica geografica psicologica antropologica tra l'odierno
Presidente Internazionale del Rotary ed il rvWil 6saviov scritto sul
frontone del Tempio di Delfi. Il
motto delfico (attribuito a Talete,
uno dei sette savi, da altri a Chilone) è probabilmente uno dei
precetti più antichi, citati e commentati, nella storia dell'uomo e
del suo pensiero: da poeti come
Pindaro ai tragici greci, a Socrate,
da Platone ai neoplatonici, a Plutarco, a Cicerone, ad Origene, ad
Ambrogio e ad Agostino. La indispensabilità del rapporto dell'uomo con se stesso, come tramite e mediazione tra l'uomo e le
cose e tra l'uomo e gli altri uomini
ha il nome di coscienza (mediazione razionale le mille miglia lontana dal narcisismo intimistico
egocentrico ed egoista). Il motto
per Socrate significa conoscere e
riconoscere in sè ciò che è universalmente umano, nella consapevolezza delle possibilità e dei limiti a tutti comuni, ed ancor più
dei doveri cui la natura umana ci
chiama, e conseguentemente dei
fini, cui dobbiamo tendere con
tutta l'anima. Al detto greco corrisponde quello latino "nosce te ipsum". Concetto, inscrivibile nella
stessa filosofia ed etica la nota
frase di Sant'Agostino: “Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore
homine habitat veritas”.
Evidentemente tutto il ricco patri-
monio, sintetizzato nel “comando”
di Apollo, attraverso i secoli e gli
spazi, è pervenuto alla massima
autorità del Rotary, che gli dà
nuovi fremiti d'ala, sottolineandone la finalità filantropica, esaltata nella qualità dell' “abbraccio”.
Non meno interessante l' “idea” di
Niccoli, mutuata dalle vecchie
“corporazioni di mestiere”. “Costruire” richiama l'impegno del
muratore, dapprima impegnato a
conoscere i segreti dell'arte, l'uso
degli strumenti, le regole della
corretta costruzione, la scelta dei
materiali, ed insieme lo spirito di
collaborazione tra maestro ed apprendisti; e subito dopo espresso
nella laboriosità, che ignora la pigrizia, l'approssimazione, la superficialità, nella applicazione costante, indefessa, delle regole antiche, con la curiosità sempre vigile
alle tecniche più nuove, ai ritrovati più moderni.
Niccoli, al pari del suo illustre Collega d'oltreoceano, ha di mira
l'umanità, e guarda alla costruzione del rotariano quale strumento per migliorarla. Egli sa che
soltanto dal basso, dalla base dell'umanità, può lievitare la costruzione, che addirittura postula la
premessa di indispensabili fondamenta. Si migliora l'umanità nella
misura in cui si avvicina l'uomo
all'altro uomo, gli si riconosce, al
di là di generica parità di diritti e
doveri, la eguaglianza.
Qualche anno fa molto interesse
destò un dibattito culturale fra due
eminenti pensatori liberali, Alessandro Pizzorno e Norberto
Bobbio, appunto sulla “eguaglianza”. Bobbio e Pizzorno conclusero il loro approfondimento
sulla eguaglianza, identificandola
nel concetto di “inclusione”.
Un tempo sembrò il massimo di
apertura all' “altro” la esortazione:
“ama il prossimo tuo come te
stesso”. Che era la plastica dimostrazione del perpetuarsi, probabilmente involontario, della mentalità e dei sentimenti di chi
continua a ritenersi l'ombelico del
mondo e si pone come punto di riferimento (in sostanza unico
punto di arrivo) per il “prossimo”
(che, infatti, significa “vicino”, dunque ancora lontano!).
“Ama il prossimo tuo come prossimo tuo” diventi l'utopia dell'umanità, e, prima, la speranza e
l'impegno di ogni rotariano. Lo si
legge, del resto, già nell'imperativo categorico di Immanuel
Kant: “agisci in modo da considerare l'altro uomo sempre come
fine, mai come mezzo” .
Ernesto d’Ippolito
Past President Rotary
Cosenza Nord
Rotary Distretto 2100
10 Speciale
Cosenza
città dell’accoglienza
Il centro storico è fra i più belli d’Italia
Università a livelli d’eccellenza
Lasciata la grande incompiuta l’A/3- Cosenza ti viene incontro
con il traffico delle città metropolitane. Anche se non lo è, anche per
via dei non numerosi abitanti, nei
fatti è come se lo fosse perché c’è
un via vai di macchine, automezzi, autocarri, Suv e quindi di persone davvero eccezionale. E’ vero
molti per affari, lavoro e studio, ma
altri perché hanno davvero voglia
di conoscere la città dei Bruzi.
Probabilmente hanno letto quanto hanno scritto i viaggiatori e gli
scrittori di fine ottocento che alla
Calabria tutta e segnatamente a
Cosenza hanno dedicata considerevoli riflessioni. George Gissing, tra gli altri, ha sostenuto che
Cosenza ha interessi e meraviglie
che danno la tentazione di girarla
tutto il giorno. E’ inadeguato, scriveva più di cento anni fa Gissing,
chiamarla pittoresca perché ad
ogni passo, dall’inizio della strada
principale al piede della collina fino
al severo castello medievale che ne
corona la sommità, c’è da stupirsi
e da ammirare.
Non sono molti a sapere che Cosenza è identificata come la Atene
della Calabria per il suo passato di
cultura: l’Accademia cosentina è
una delle primissime accademie
che siano state fondate in Europa.
Non a caso qualche anno fa la Regione ha riconosciuto Cosenza
come città d’arte. E questo con un
atto formale, una deliberazione
che ha voluto mettere in risalto il
patrimonio storico e artistico della città con la conseguenza che porta la città bruzia ad essere punto di
riferimento economico e turistico
dell’intera Calabria, di per sé, come
tale, tutta un museo all’aperto.
E’ una città, Cosenza, che sorge sui
sette colli nella valle del fiume
Crati, alla confluenza col Busento.
La parte storica della città che i co-
Rotary Distretto 2100
sentini chiamano la Città vecchia
rispecchia gli standard tipici dei
centri antichi del Mezzogiorno, che
hanno la caratteristica di avere vicoli stretti, fabbricati e palazzi signorili, costruiti sui colli Torrevetere, Guarassano e Pancrazio, alla
sinistra del fiume Crati. Non sono
molte invece le abitazioni sugli
altri quattro colli: Gramazio, Mussano,Veneri e Triglio.
Da anni,ormai,non è raro incontrare viaggiatori e turisti che girano a piedi, guardano, fotografano,
si informano, commentano. Quel
che desta ammirazione e curiosità culturale sono le origini della città, che si fanno risalire al quarto secolo a.C.. quando tutta l’area della Valle del Crati era considerata
strategica per i Bruzi, che proprio
qui costruirono la loro capitale, col
nome di Cosentia.
Passata sotto l’impero di Roma, Cosenza divenne una delle stazioni,
con la Via Capura Rhegium, l’attuale Via Popilia. Sotto l’impero di
Augusto la città acquista una ruolo commerciale di vaste proporzioni, fino all’arrivo del re dei Visigori, Alarico, che, dopo il sacco di
Roma, muore proprio a Cosenza,
facendosi seppellire sotto il Busento. In epoca medievale è fra le
città preferite dall’imperatore Federico II di Svevia. E’ stato il re
Luigi III d’Angiò a voler risiedere,
con la moglie, nel castello dando
alla città il titolo di centro del Ducato di Calabria.
In età moderna, nasce l’Accademia
cosentina che ebbe il culmine sotto la guida di Bernardino Telesio.
E’ nel sedicesimo secolo che Cosenza ha registrò una imponente
fioritura umanistica, una vera e
propria rinascita intellettuale tanto che da allora fu definita l’Atene
della Calabria.
Nel periodo del Risorgimento si
registrarono in città movimenti patriottici e liberali, tra i quali quello dei
fratelli Bandiera che a capo di un
gruppo di repubblicani veneziani volevano aiutare i fratelli calabresi.
Catturati in Sila dopo una durissima
lotta con le guardie dei Borboni, Attilio ed Emilio Bandiera furono fucilati presso il Vallone di Rovito nel
1844. Un vallone che registra quotidianamente frotte di turisti e visitatori interessati a conoscere questa
parte di storia della città.
Ma veniamo ad oggi. Col boom
economico, Cosenza ebbe una ripresa rapida e di tutto rispetto, ebbe
una forte espansione edilizia e registrò un incremento di popolazione, del tutto inatteso.
Come ti accoglie Cosenza, a parte l’aspetto puramente storico? E’
il centro storico a farla da padrone. E’ fra i più belli e i più ammirati
d’Italia. Di quei centri storici che si
vuole proprio vedere e che in molti fanno a gara per visitare, per gli
edifici monumentali, per i palazzi
padronali, per l’arredo urbano, per
la presenza di Chiese, conventi,
piazze e slarghi vari.
In tanti si fermano ad assaggiare
l’acqua che sgorga dalla fontana cosiddetta dei tredici canali, un’acqua
leggera che proviene dall’altipiano
della Sila. Sempre nel centro storico sorge il Duomo, che risale al
1100, mentre il castello è situato sul
colle Pancrazio, uno dei sette col-
Speciale 11
li della città. Ed il castello fu la roccaforte di Corradino di Svevia, lo
“Stupor Mundi”. Non mancano
quanti si fermano ad ammirare i
conventi di San Gaetano e San Domenico, con Chiese annesse. Da
qualche anno punto di attrazione
è divenuto Palazzo Arnone, situato
sul Colle Trigli, ex sede del carcere e del Tribunale, restituito da
poco agli antichi splendori. Un
palazzo che adesso ospita la Galleria nazionale, la Sovrintendenza
e, tra le altre opere, la Stauroteca,
una preziosissima croce-reliquiario, donata da Federico II alla città di Cosenza, ma anche opere di
Matia Preti e Luca Giordano.
Sempre nel centro storico ha trovato ospitalità il Museo dei Bretti
e degli Enotri, un tempo sede del
convento di Sant’Agostino. Ma
come si fa in poco spazio a dire di
tutti gli altri monumenti, le altre
Chiese, i chiostri, i complessi monumentali che fanno di Cosenza,
la città dell’accoglienza. Basta girare, chiedere, leggere, venire, visitare e soffermarsi ad ammirare.
D’altro canto Bernardino Telesio,
da par suo, lo diceva: ”La città può
fare a meno di me, ma sono io che
non posso fare a meno di essa. Cosenza mi scorre nelle vene e la
amo.”
E con Bernardino Telesio,conosciuto come il Primo degli uomini nuovi, Cosenza fu la patria an-
che di Aulo Giano Parrasio, il
fondatore dell’Accademia cosentina, l’istituzione che è nata per diffondere la cultura cittadina, la valorizzazione di artisti e scienziati,
la difesa dei grandi valori umani, artistici, scientifici della società non
solo cosentina.
Ed il Teatro? Completato tra la fine
dell’ottocento ed i primi del novecento, venne riconosciuto alla fine
degli anni settanta come teatro di
tradizione, per l’intensa attività
che vi si svolge.
Oggi il centro culturale d’eccellenza
di Cosenza, della sua area urbana
e di tutta la Calabria è costituito
dall’Università, uno dei migliori
atenei italiani, di dimensioni medie. Ateneo che vanta il più grande campus universitario italiano.
Tutto qui? Anche se fosse, vi pare
poco? Ma non è così, al turista e al
visitatore che gira, ovviamente a
piedi per la città non può sfuggire
che sull’isola pedonale, in un primo tempo contestata, sorge una
galleria d’arte che quelli bravi definiscono “en plein air”. E’ un Museo all’aperto, conosciuto come
M.A.B. e cioè Museo all’aperto Bilotti, unico in tutta Italia. Un Museo che “ospita”, si fa per dire, una
serie di sculture di artisti di levatura
mondiale che un mecenate cosentino ha voluto donare alla città. Tra questa opere la “grande Bagnante” di Emilio Greco, ”san
Giorgio e il Drago” di Salvator Dalì,
”Ettore e Andromaca” di Giorgio
De Chirico, “Il Cardinale” di Giacomo Manzù. Ed ancora “quattro
Paracarri e la Bifrontale”, ”Il Ferro
rosso” di Pietro Consagra, solo per
citarne alcune.
Dobbiamo parlare delle biblioteche,
dei cinema, del planetario? Al visitatore il compito di approfondire ulteriori e non pochi altri aspetti di una città che, a prima vista, potrebbe non apparire, ma ad una seconda di vista, certamente è uno
dei centri meridionali e italiani
che ti viene incontro e, per il carattere dei cosentini, non ti abbandona. Anzi, ti segue nel tuo percorso di cittadino che vuole apprendere, approfondire le proprie
conoscenze sulla storia, la cultura,
la vita delle città italiane. E non ti
abbandona neanche dal punto di
vista degli eventi che, bene o male,
si succedono tutto l’anno, col brutto e col buon tempo.
Alberghi e ristoranti. Tutti di buon
livello, molti di ottimo, addirittura a cinque stelle.
Tutto bene? Certo! Anche se, come
in tutte le città del Sud, molto è stato fatto, ma molto altro resta da
fare, in tutti settori. Quello dei
collegamenti tra Cosenza e il resto
del mondo è un problema che va
affrontato, al più presto possibile e
compatibilmente con le disponibilità politiche ed economiche del
Paese, la piaga del lavoro che non
c’è è comune all’intero Paese e significativamente all’intero Mezzogiorno, solo per citare le problematiche che affliggono i nostri
paesi e le nostre città.
Ma a queste carenze, si contrappongono -almeno- le Accoglienze.
Gregorio Corigliano
Giornalista Rai
Rotary Distretto 2100
12 Eventi
Il dolce stile
di Claudio Greco
conquista il Nord
La mia vita di artista. Ha cominciato da bambino, lottando per affermare la sua personalità. A voglia di raccontare tutto.
Il romanzo di Claudio Greco per
affermare la propria personalità
inizia da bambino.
Sente di parlare di tutto: Cosenza,
Milano, New York, Miami, Brasilia.
Le sue idee nascono in cielo, a
bordo dei suoi voli aerei in viaggio
da una parte all’altra dell’universo.
E’ tra i pochi che invoca seriamente il bene dell’ubiquità: perché
confessa che il suo cuore è a Cosenza, la sua mente a Milano e le
sue idee in giro per il mondo.
Claudio Greco, stilista di fama,
ambasciatore della moda più
avanzata, è uno straordinario comunicatore del bello.
Ha scelto di fare lo stilista perchè
è uno dei modi più felici per fare
comunicazione.
Ha una voglia matta di spiegare la
Calabria in giro per il mondo.
Ecco perché per farsi capire ha
scelto di fare lo stilista.
Con Armani e Versace è legato da
una amicizia planetaria.
Quando il Governatore del Distretto 2100 del Rotary International, Pietro Niccoli, gli ha proposto di assicurare la sua presenza
e quella delle sue splendide creature a Villa Bonifati, a Castrovillari, nella serata sotto le stelle alle
falde del Pollino, non ha saputo
dir di no.
E’ uno stilista che si fa ammirare
per la sua facile comunicazione, il
suo modo di porsi ma soprattutto
per il suo modo di interpretare le
più curiose esigenze del mondo
donna.
Claudio Greco, stilista, personal
shopper, innovativo creatore di
tendenze molto apprezzate, gran-
Rotary Distretto 2100
de amico e consulente di moda per
star del cinema e dello spettacolo
italiano, fondatore della prima
scuola per modelli e modelle in Calabria, proprio di recente ha accettato di collaborare con la rivista
Donna Magazine quale responsabile editoriale delle rubriche e dei
video servizi di moda.
Il centro del suo motore, nonostante Milano gli porti tanta fatica ma altrettanti strepitosi successi, resta Cosenza.
Qui ha realizzato un'agenzia di
moda che offre occupazione a
quanti si cimentano nel complesso
mondo delle sfilate. Farla crescere
non è stato facile. Ci siamo tuttavia riusciti grazie anche all'impegno entusiastico di due dinamici
imprenditori: Carmelo Ambrogio e Linda Suriano
I premi assegnatigli in questi ultimi anni non gli danno respiro.
Nel mondo della moda continua a
fare scuola e spettacolo.
Nei giorni scorsi, al teatro romano
di Nola, al Premio “Napoli cultura
all classic” gli è stato conferito un
riconoscimento internazionale
per l’attività svolta nel campo della
Moda.
Il Premio “Napoli Cultural all
Classic” è dedicato alle eccellenze
nei vari campi della cultura, dell’arte e della ricerca scientifica e
tecnologica che si sono contraddistinte durante l’anno per le loro
capacità creative e umane. Dopo
qualche giorno ha aperto il Festival di Taormina con una collezione dedicata al cinema e alle attrici che hanno dato lustro al
Festival dagli anni '60 sino ai giorni
nostri.
E’in partenza per New York. Sarà
al Columbus day per sfilare con i
suoi modelli per far conoscere agli
americani la collezione ispirata
alla Calabria.
Poi negli Emirati Arabi incontrerà
imprenditori interessati alla moda
e alla cultura italiana e lui farà da
momento ideale per diffonderle.
Quanto costa fare lo stilista in una
terra così difficile come la Calabria?
“È difficile ma molto appassionante. È una terra così ricca di arte
e natura da ispirarmi. Sono legatissimo alla mia terra e alla mia
Cosenza che porto in giro per il
mondo con le sfilate.
I programmi milanesi ?
“A settembre, aiutato dal mio fraterno amico Fabio Rotella, presenterò in un locale glamour –
Holliwood living – una collezione
inserita nel calendario del pret a
porter che si svolgerà a fine estate.”
Manca un libro alla sua stupenda
storia.
“Si, ci sto lavorando da mesi e
conto di pubblicarlo in autunno
con la casa editrice di Walter Pellegrini.”
Giuseppe Sarlo
Eventi 13
Gerardo Sacco,
dalla Magna Grecia al terzo Millennio
Attraverso l’oro e l’argento vengono creati raffinati
e originali “racconti preziosi”
Sono in molti a scommettere che sarà difficile scoprire negli Annuari del Rotary un altro
“rotariano” dalla caratura artistica internazionale come Gerardo
Sacco.
E’ talmente estesa e oltre
ogni confine la fama del
Maestro Orafo di Crotone che i primi a custodirne gelosamente
“l’appartenenza” sono
proprio i rotariani calabresi che lo hanno visto
per tantissimi anni indossare all’occhiello della giacca la ruotina inventata da Paul Harris.
In testa il neo Governatore del Distretto 2100
del Rotary International, Pietro Niccoli, che
all’atto ufficiale del suo
insediamento alla guida
di uno dei più prestigiosi Distretti lo chiama
a testimoniare e scrivere una splendida pagina
di storia rotariana. Ed il
concittadino del più celebre Pitagora non delude le attese e accoglie
l’invito.
Presentare Gerardo Sacco, che domina la scena
artistica di tutto il mondo rendendo illustre la
Calabria che gli ha dato
i natali e tanto successo,
è come scoprire l’acqua
calda.
Spendere il suo nome e
vederlo protagonista di
una serata di rilevante
“eccellenza artistica”
serve a far capire che il
meeting rotariano di
Cosenza avrà un forte
appeal mondano.
Lo firmano Gerardo
Sacco, un fuoriclasse
della moda internazionale, anch’egli calabrese,
Claudio Greco e una
giovane mozzafiato,
Miss Italia 2009 Maria
Perussi.
Maria Perussi è l’ultima sorpresa dell’evento
rotariano cosentino. In
gergo calcistico passa
come l’ultimo colpo.
E’ un omaggio alla donna. Un’attenzione particolare per le donne rotariane, talvolta, involontariamente, trascurate in eventi di elevato
spessore, ma che il Governatore del Distretto
2100 intende “recuperare ” in una occasione
che rappresenta un appuntamento storico per
la città di Cosenza ed il
Distretto 2100 del Rotary International: l’Assemblea distrettuale.
IL governatore vuol fare
bella figura e ricorre a
tutto il suo estro inventivo per cui invita
l’orafo delle dive ad offrire un ennesimo saggio di bravura, impreziosendo la passerella di
Villa Bonifati con la
presentazione dei gioielli più prestigiosi della sua collezione.
Gerardo Sacco risponde
all’appello di Niccoli e
presenta il fascino delle
sue creature sullo scenario di un Rotary che
rilancia la sua sfida sul
confronto per una Calabria diversa e più competitiva sul piano dello
sviluppo socio culturale
ed economico
Ma torniamo al personaggio che ogni donna
amerebbe avere come
amico ma anche per ricordare che gli ultimi
due itinerari successo di
Gerardo Sacco si chiamano Vibo Valentia e
Madrid.
Per un mese dal 30 aprile al 30 maggio Palazzo
Gagliardi di Vibo Valentia, ha ospitato una
sua mostra dal titolo “I
racconti preziosi di Gerardo Sacco, dalla Magna Grecia al III Millennio. Omaggio a Vibo
Valentia e alla sua provincia”.
E’ con grande entusiasmo e tanta emozione
che Gerardo Sacco è riuscito anche in questa
occasione a dare risalto
ad un territorio carico di
storia e di cultura. Un
vero e proprio cantastorie, che attraverso
l’oro e l’argento riesce a
dar forma a dei veri “racconti preziosi”, fatti di
raffinata esecuzione ed
originale ispirazione.
Oggi è di ritorno da Ma-
drid dove l' Istituto italiano di cultura di Madrid ospita una mostra
dedicata al maestro orafo calabrese, noto fra l'
altro per i gioielli creati
per numerose star del cinema, da Liz Taylor a
Monica Bellucci.
La kermesse di Gerardo
Sacco, sabato sera, a
Castrovillari è molto
attesa.
I suoi gioielli sono in
giro per il mondo. Ai
suoi amici più confidenti
ha ammesso che la platea di Villa Bonifati “…lo
stuzzica”. Questo vuol
dire che dovrà mettercela tutta.
E’ una sfida che accetta
visto che il parterre è di
tutto rispetto.
Giuseppe Sarlo
Rotary Distretto 2100
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Polio Plus 15
Rotary e Bill Gates
insieme per sconfiggere la poliomielite
Sabin: “Non ho voluto brevettare
il vaccino. E’ il mio regalo a tutti i bambini
del mondo”
In un congresso scientifico presso
l’Istituto Superiore di Sanità ho
avuto la possibilità di illustrare
l’azione del Rotary International
nella vaccinazione contro la poliomielite virale. Probabilmente è la prima volta che a livello scientifico si
riconoscono i merito del Rotary nella lotta contro una delle malattie più
antiche e dagli effetti tragici.
La poliomielite è una malattia infettiva virale antica che ha subito
alla fine del settecento una trasformazione da endemica ad epidemica: dai primi dell’800 si contano decine di crisi epidemiche che
hanno permesso la diffusione a livello globale della poliomielite.
La vaccinazione di massa di tutti i
bambini del mondo, intrapresa
dal Rotary italiano e poi dal Rotary
International ed i risultai incredibili raggiunti si possono racchiudere in tre punti principali: 1) La
poliomielite colpisce in maniera invalidante e perenne il corpo e la
mente, colpisce il bambino e sconvolge la sua famiglia, colpisce la società: tutti elementi che attraverso spinte emozionali inducono una
mobilitazione ed una presa di coscienza. 2) Il Vaccino di Sabin possiede una efficace immunogenicità, è facilmente trasportabile, è
facilmente somministrabile, è diretto contro i vari ceppi patogeni
del virus polio, ha bassissimi costi
perché Sabin non ha sfruttato
con il brevetto la sua scoperta. 3)
Mobilitazione e operatività secondo il “modello Rotary che precede una prima fase: dal progetto
di fattibilità, finanziamento, acquisto vaccini e vaccinazione con
i volontari rotariani: tutto a carico
del Rotary; seconda fase: coinvolgimento di testimonial (gratuiti), di
OMS, di UNICEF, CDC di Atlanta, di Governi e, di Banche e di privati: l’ultimo la fondazione Bill &
Melinda Gates; NID (National
Immunization Day), comunicazione e informazione, simboli, eccetera.
Questi i punti principali di una operazione vincente che se collegati ad
un risultato di grande visibilità e
“misurabilità” potrebbe essere significativo nella scelta dei futuri
progetti strategici del Rotary stesso. Albert Bruce Sabin, che fu il
primo testimonial della campagna
di vaccinazione globale del Rotary, non ebbe il premio Nobel per la
sua scoperta e non brevettò il vaccino: “Tanti insistevano perchè
brevettassi il vaccino ma non ho voluto. E’ il mio regalo a tutti i bambini del mondo”.
I primi passi del progetto polio
plus: il 22 ottobre 1979, il Rotary
Club Treviglio vara il programma:
“Vaccini Antipolio” su idea di Sergio Mulitsch di Palmenberg. Nel
febbraio 1980 parte per le Filippine il primo aereo con 500.000 dosi
di vaccino antipolio, sull’aereo vi è
Sergio Mulitsch tra i volontari. Il
Rotary International assume un
impegno quinquennale per la fornitura e distribuzione di vaccino
antipolio per sei milioni di bambini
nelle Filippine. Nel 1982 . Sergio
Mulitsch di Palmenberg lancia
l’operazione Marocco con i sette
Governatori dell’anno 82–83: vaccinare tutti i bambini in Marocco
contro la polio. Nel 1985 il Rotary
induce l‘OMS ad approvare una risoluzione per il lancio (nel 1988)
del programma globale di immunizzazione per l’eradicazione della polio.
Dopo lunghi anni di duro lavoro,
il Rotary ed i suoi partner sono sul
punto di eradicare la tenace malattia della polio, ma proprio adesso è necessaria una forte spinta per
darle il colpo decisivo. E' un'opportunità di proporzioni storiche.
Il Rotary sta raccogliendo duecento milioni per equiparare i trecentocinquantacinque milioni della sovvenzione-sfida lanciata dalla Fondazione Bill & Melinda Gates. I 555 milioni di dollari andranno direttamente a sostegno
delle campagne d'immunizzazione nei Paesi in via di sviluppo, dove
ancora ci sono gli ultimi focolai della polio.
PDG Alfredo Focà
Rotary Distretto 2100
16 internet
Rotariani,“cliccate”e“salvate”
Ogni Socio deve avere la propria scheda
compilata ed aggiornata in ogni sua parte
Nel 1995, Gigi Gallone, Ugo Malasomma ed io,
dopo aver pubblicato su Internet il primo sito di un
Rotary Club al mondo (prima ancora di quello del Rotary International di Evanstone), iniziammo ad ipotizzare la realizzazione di un portale che raccogliesse tutti i futuri siti dei vari Distretti italiani.
Registrammo il dominio rotarynet.it e cominciammo
a progettare un contenitore che tendesse a conservare
sistematicamente i dati di tutti i Soci di un Distretto
rotariano per poterli poi restituire, a richiesta, ordinati nelle più svariate forme, secondo le necessità di
chi interrogava il data-base.
Dal punto di vista tecnico la cosa portò pochissime
complicazioni, mentre le maggiori difficoltà furono
trovate nell’inserimento dei dati dei singoli Soci.
La diffidenza verso la novità propria di chi rifiuta ogni
cambiamento non ha consentito che il sistema funzionasse completamente da subito, e ancora oggi –
dopo ben sedici anni dalla sua prima stesura – il programma risente della mancanza del necessario, continuo, aggiornamento dei dati.
Eppure, avendo ormai quasi del tutto completato la
reingegnerizzazione del portale iniziata sotto il governatorato di Francesco Socievole e proseguita con
Michelangelo Ambrosio, i vantaggi del suo possibile pieno utilizzo sarebbero enormi.
È stata data la possibilità a ciascun Socio di poter modificare la propria scheda (e solo quella…), mentre può
consultare quelle di tutti gli altri. Il Presidente, il Segretario e il Segretario Esecutivo possono intervenire sulle schede di tutti i Soci del proprio Club e non
su altri.
Coloro che frequentano gli avvenimenti distrettuali
avranno avuto modo di verificare i vantaggi delle prenotazioni on-line e della preparazione con consegna
immediata dei badges di riconoscimento che riportano tutti i dati (se sono correttamente inseriti nelle
relative schede) del Socio iscritto all’evento.
I dirigenti dei Club possono utilizzare le e-mail di tutti i loro Soci per inviare programmi, comunicazioni
e quant’altro con un semplice “clic”, senza doversi preoccupare di reperire i vari indirizzi e senza doverli digitare. Ci stiamo dedicando ad un sistema di correzione automatica degli indirizzi e-mail inseriti nella
schede. Qualora il sistema si vedrà rifiutata la consegna
del messaggio, si metterà automaticamente in contatto
con il cellulare del Socio per chiedergli la conferma
o meno dell’indirizzo risultante sulla sua scheda, ed
altrettanto accadrà nel caso che un sms (il sito può inviare anche sms multipli, ma a pagamento) risulti non
recapitato. Il sistema scriverà automaticamente una
e-mail al Socio chiedendogli conferma dei suoi numeri telefonici.
Rotary Distretto 2100
Questi accorgimenti, che
andranno in funzione nel
corso dell’anno, porteranno ad una maggiore esattezza dei dati riportati nelle schede di ciascuno e faranno sì che il sito divenga
sempre più un utile strumento di comunicazione
fra i Soci.
In una situazione ideale
sarebbe auspicabile che
ciascun Rotariano accedesse alla propria scheda e
la compilasse con grande
attenzione, partendo dall’inserimento della fotografia, e via via aggiornasse tutti i dati nelle varie caselle. Occorre tener presente che è possibile far sì
che alcuni dati sensibili non appaiano a tutti, ma per
il buon funzionamento del sistema è necessario
riempire comunque ogni casella.
Ma ci sono, per i Rotariani (il sito non consente l’accesso ai dati dei Soci se non si è Socio e non si è in possesso della propria password personale) centinaia di
potenziali utilizzi. Se questo primo accenno troverà
il favore di qualche interessato potremmo, nel tempo, illustrare poco per volta le capacità del sistema.
Insisto però ancora una volta sull’assoluta necessità
di avere la propria scheda compilata ed aggiornata in
ogni sua parte. Ciascun Socio può farlo da sé utilizzando la password che gli è stata a suo tempo inviata in automatico dal sistema, oppure chiedere al Segretario del proprio Club di farlo per lui.
Qualora non fosse possibile rintracciare la propria password, inviando un’e-mail a [email protected]
ne verrà inviata una nuova con cui si potrà entrare nel
sito e cambiarla con un’altra più gradita o più facilmente memorizzabile.
In conclusione: trovate dieci minuti del vostro tempo
e connettetevi all’indirizzo www.rotary2100.it. Scegliete
il vostro Club dalla linguetta in alto a destra, cliccate
poi su “organigramma” (a sinistra) e quindi sul vostro
nominativo. Controllate i dati che sono inseriti, completateli o modificateli se necessario e non dimenticate
di cliccare su “salva” (in fondo a ciascuna pagina) per
confermare i cambiamenti che avrete apportato.
Attenzione: se non “salvate” resta tutto come prima…
Sergio Civita
Delegato Distrettuale sito Web
18 Nuove generazioni
Interact:
gioia dell’amicizia
e del rinnovamento
Siamo noi giovani
i testimoni consapevoli
di un mondo
che cambia
velocemente
e che offre sempre
nuove possibilità
Rotary Distretto 2100
L’Interact è un’associazione che
ha precisi obiettivi: servire, sviluppare valori come la leadership, aiutare e rispettare gli altri.
Ed è anche altro: è amicizia,
gioia, voglia d’incontrarsi.
Noi Interactiani ci consideriamo
una grande famiglia, sempre in
movimento, capace cioè di tessere amicizie sincere ed in grado
di migliorare la qualità della vita
di ciascuno.
Avendo la possibilità di muovermi
spesso per motivi di studio da un
Comune all’altro, è emersa in me
la consapevolezza di una progressiva e sistematica perdita di educazione civica da parte dei ragazzi in età adolescenziale, pronti a diventare i cittadini di domani.
In linea con molti progetti posti
in essere dalle scuole di ogni ordine e grado, noi interactiani vogliamo affrontare il problema
dell’educazione alla cittadinanza
attraverso una serie d’incontri
con autorità istituzionali del nostro territorio. L’obbiettivo nu-
mero uno da perseguire dovrà
essere la tutela del patrimonio
ambientale.
Le cronache di ogni giorno ci parlano di un territorio offeso e devastato da incuria, speculazioni
ed aggressioni edilizie che non
possono lasciarci indifferenti.
Recenti avvenimenti politici
hanno dimostrato come sia possibile motivare la gente su temi,
come l’energia e l’acqua, che condizionano lo sviluppo individuale
e comunitario.
Il nostro compito sarà allora provare ad unire tutte le forze disponibili per sviluppare una
sorta di rete sul territorio che intercetti piccole e grandi emergenze ambientali e si attivi per
farvi fronte.
Siamo noi giovani i testimoni
consapevoli di un mondo che
cambia velocemente e che offre
sempre nuove possibilità; ma
siamo anche gli artefici principali del nostro destino, indissolubilmente legato a quello del nostro pianeta.
Ebbene il nostro pianeta è qui:
la nostra terra, le nostre radici.
A noi dunque spetta, con lucidità e coraggio, il compito di rimboccarci le maniche e far nostro
il fortunato motto di Obama alle
ultime elezioni: Yes,we can!
Giuseppe Ascione
IRD 2011-2012
Nuove generazioni 19
Vola alto solo chi osa
Quest’anno progetti per gli ambienti a rischio e
per la tutela della salute
Un nuovo anno che inizia, una nuova avventura, sfide entusiasmanti,
traguardi ambiziosi. Perché vola alto solo chi osa.
Nel motto scelto per l’anno sociale 2011/2012, la
voglia del Rotaract Distretto 2100 di ripartire,
più forte che mai, alla
volta di un nuovo principio, nuove realtà, ma
con le certezze di sempre:
la compattezza del sodalizio rotaractiano e la fortissima unità di intenti
dell’intero Distretto. Unità ed armonia già dimostrate in occasione dell’appuntamento inaugurale, quel S.I.D.E. che ha
visto oltre 200 ragazzi,
provenienti dall’intero
Distretto, gremire la Sala
dei Baroni del Maschio
Angioino di Napoli.
Un tourbillon di emozioni, voci, volti, amici di
vecchia data e giovani
Soci incuriositi ai Progetti di Service ed alle
Azioni ideati per l’anno
che ci apprestiamo a vivere. Perché la progettualità è e resta il vero
collante, l’anello di congiunzione, la risposta ai
perché di tanti chilometri in automobile o treno,
il filo rosso tra trentasette Club, tante realtà disomogenee, distanti e
non sempre in passato
adeguatamente collegate,
ma che con passione e
fervore associativo già
dal 19 marzo si sono riconosciute in un unicum
di impegno e dedizione.
A partire dall’Azione Interna, sempre attenta all’affiliazione di nuovi
Soci, ma anche all’istruzione dei più esperti, sul
significato e sul valore
della spilla che tutti portiamo, in un Distretto di
oramai circa 800 Rotaractiani; tra le Quattro
Vie, rivestirà nuovamente pregnanza centrale
l’Azione Professionale,
concentrata su un Progetto di preparazione alle
prove di accesso alle Facoltà Universitarie a numero chiuso, nonché nella costante opera di ravvicinamento tra mondo
dello studio ed universo
lavorativo; l’opera del
Progetto di Pubblico Interesse sarà concentrato
su due tematiche di notevole e scottante attualità, il monitoraggio delle acque pubbliche nelle
Regioni che compongono il Distretto e la realizzazione di percorsi guidati per ipovedenti; senza dimenticare gli aspetti della comprensione ed
il respiro internazionale
dell’Associazione, da
sempre punti di forza del
2100, che saranno orientati ai Paesi dell’Est europeo, realtà spesso sorprendentemente obliterate, ma problematiche e
disastrate, nonostante
l’apparente vicinanza al-
l’opulenza occidentale.
Saremo sempre vicini
alla ricostruzione delle
zone terremotate dell’Abruzzo, tenteremo di
sensibilizzare Istituzioni e popolazione civile sul
degrado del patrimonio
artistico universitario e di
aiutare il reinserimento
degli emarginati attraverso la lettura, ci dedicheremo allo sport e ad
una sana educazione ai
suoi valori attraverso momenti assembleari e di
puro divertimento ed aggregazione, cercheremo
di portare testimonianze
di legalità, nelle nostre
martoriate terre, anche
attraverso la promozione
di una sana cultura del
contegno di noi giovani
come utenti delle strade.
Svilupperemo Progetti
di valorizzazione di aree
ambientali a rischio e di
tutela della salute in molteplici aspetti, della donazione degli organi, della presenza all’interno
della società, dei costumi
e della moda, senza mai
dimenticare la collaborazione con tutti i componenti la grande Famiglia Rotariana.
In conclusione, i Progetti sono tanti ed ambiziosi, la passione non
manca, l’impegno dell’intera Squadra Distrettuale è encomiabile, ma
soltanto tutti insieme riusciremo a volare alto:
osiamo!
Carmela Laino
RRD 2011-2012
Rotary Distretto 2100
20 Testimoni del nostro tempo
Pier Giorgio Turco
L’ospedale più vicino?
Viaggio di sei giorni nella foresta
Ho vissuto tra i lebbrosi della Liberia e i bambini del Monzambico
1993-2011 Un'esperienza di 19
anni, un imbarcarsi nella più felice
ed affascinante delle avventure.
Africa: palestra e maestra di vita; è
come se fossi stato seduto su un banco di scuola a svolgere un tema dal
titolo universale: il servizio. I miei
maestri: i poveri, gli ammalati, i ragazzi della strada e i missionari.
Tutto inizia nell'agosto del '93: su
invito di un mio amico missionario saveriano mi recai in Congo,
nella provincia del Sud-Kiwu. Partendo dalla diocesi di Uvira impiegammo otto ore per percorrere 90 km e raggiungere Fizi. Lì, nell'attimo in cui mi fu detto: "Dottore, ecco il suo ospedale", fui colpito dallo sconforto e da un'indicibile
delusione. Comunque al mattino
seguente, partendo dalla missione
di solo suore, raggiunsi l'ospedale
ed il mio intervento fu l'assistenza
ad un parto, che, malgrado tutto
l'immaginabile, si concluse felicemente.
Subito dopo iniziai il mio lavoro da
oculista. Operavo in una stanza la
cui unica illuminazione veniva
fornita da una grande pila appoggiata sulle spalle di un infermiere
e che egli dirigeva a piacere provocando, in presenza di una suora chirurgo che mi aiutava, il mio
linguaggio più "elegante". Riuscii
comunque ad operare diversi am-
Rotary Distretto 2100
malati di cataratta, che, malgrado
l'inadeguatezza del tutto e la mancanza di un microscopio, riacquistarono parzialmente la vista. Mi
resi conto della utilità della mia presenza, quando, nei giorni seguenti, seppi che alcuni pazienti, per
raggiungere l'ospedale, percorrevano la foresta a piedi anche per 67 giorni.
L'anno seguente andai a lavorare in
un ospedale militare di Zagabria.
Poi fu la volta del Mozambico,
paese dove la grande "patologia" era
ed è la miseria. Al mio arrivo in
ospedale tutta l'attrezzatura era
rappresentata da una pila rotta e da
un quadro luminoso fulminato.
Dovetti ripartire quasi subito per
procurare l'attrezzatura necessaria
e l'anno seguente fu realizzato un
ottimo ambulatorio oculistico e un
adeguato strumentario chirurgico.
Essendo amico di padre Aldo
Marchesini, missionario e chirurgo dell'ospedale di Quelimane,
sono stato sempre ben accetto.
Sono ritornato in Mozambico nel
2007, lavorando fino ad oggi con un
collega etiope, con cui abbiamo
realizzato un ottimo lavoro clinico e chirurgico, raccogliendo alla
fine tante soddisfazioni, ma vivendo anche tanti dolori. Questo
perchè la patologia tumorale dai 2
ai 10 anni, indicibilmente deturpante, ci obbligava a poter attuare
solo una terapia antidolorifica. Il
tempo vissuto accanto a loro dovrebbe essere stato senza orologi.
Sono creature che devono affrontare esperienze di dolore per le quali non sono preparate avendo troppa poca vita alle spalle.
Ho prestato la mia opera anche in
ospedali del Burkina Faso, Ghana,
Cameroun, Liberia, Senegal e Madagascar. Dal 2004 al 2006 mi sono
recato 11 volte in Nigeria. Nell'ospedale di Emekuku, nel cuore
del Biafra, è stato il posto dove, spe-
cie chirurgicamente, ho potuto
lavorare meglio e di più. Si è sempre trattato di ospedali "africani" in
cui emergevano in ogni momento
difficoltà diverse riguardanti l'igiene, la collaborazione e la fornitura del materiale; spesso mancava la
garza, l'ovatta, il cerotto, i liquidi da
iniettare endovena ed i ferri sterilizzati.
Tengo a sottolineare che tutto il
mio lavoro è stato realizzato impiegando i fondi donati generosamente da tutti i Governatori del Distretto 2100, da moltissimi Presidenti dei Club e da tanti amici: una
vera gara di generosità e di amore.
Penso che due siano state le cose
più belle che sono riuscito a fare.
In Liberia l'attività svolta nell'ospedale metodista di Fibi con i
suoi 650 lebbrosi: gli ammalati
più dolci e più teneri che io in oltre 50 anni di lavoro abbia mai curato ed operato. Pensate che quando al mattino della partenza salutai tutti tramite l'addetto alle relazioni con noi medici e gli dissi che
mi dispiaceva andarmene, mi rispose: “Anche a noi dispiace molto perché non ti avremo più, ma
anche tu non avrai più noi”. La seconda è l'avere realizzato a Quelimane, in Monzambico, con la collaborazione e l'aiuto di Fra' Antonio Triggiante, cappuccino, un
orfanotrofio: "Casa Famiglia", dove
oggi sono ospitati ben 58 ragazzi,
tutti raccolti dalla strada: conoscono solo la loro solitudine e la
loro povertà.
Ed ora, mentre il tempo si va facendo
sempre più breve, scendi mio sipario..... le luci sulla ribalta di questa mia
esperienza si vanno spegnendo.....
ma scendi lentamente.....lasciami
vivere ancora nei ricordi più belli,
perché la vita è ciò che si ricorda per
raccontarlo.
Pier Giorgio Turco
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