pretesti
Occasioni di letteratura digitale
La festa dei giorni d’erba
di Roberto Piumini
11 scene per un film
sulla vita di Tonino Guerra
di Salvatore Giannella
Jane Austen, maestra di vita
di William Deresiewicz
Alzare le pareti
di Davide Longo
Aprile 2012 • Numero 4
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pretesti | Aprile 2012
Il meglio
della narrativa
e della
saggistica
italiana
e straniera
in oltre
24.000 titoli
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Editoriale
Nel mese di marzo ci hanno lasciato due figure fondamentali della letteratura e del cinema italiano degli ultimi cinquant’anni: Tonino Guerra il 21, Antonio Tabucchi il 25. A distanza di pochi
giorni, ma con grande differenza di età, perdiamo due scrittori che tutto il mondo ci ha invidiato
e che hanno esportato l’Italia nella sua forma più elevata al di là delle Alpi e oltreoceano. Tonino
Guerra sceneggiatore per Fellini, Rosi, Antonioni, Tarkovskij e altri, e Antonio Tabucchi scrittore
italiano del Portogallo, della sua storia, dei suoi odori, dei suoi poeti. Insieme hanno in comune,
oltre al nome di battesimo, un altro grande nome del cinema mondiale che è quello di Marcello
Mastroianni, protagonista di tanti film di Tonino Guerra e di Sostiene Pereira tratto dal romanzo
di Tabucchi. Proprio con Tonino Guerra abbiamo inaugurato la rubrica “Anima del mondo” di
PreTesti e ancora conserviamo gelosamente il manoscritto che ci diede sui “luoghi dell’anima”.
Ad Antonio Tabucchi non abbiamo fatto in tempo a chiedere nulla, e per questo ora lo ricordiamo
nella rubrica “Buona la prima” con Il libro dell’inquietudine del suo amato Fernando Pessoa.
E siccome i giganti della letteratura devono essere di esempio per le nuove generazioni, questo
numero, che dedichiamo a Tonino Guerra e ad Antonio Tabucchi, è in gran parte rivolto alla letteratura per l’infanzia. La copertina di Roberto Piumini e il suo racconto inedito, la riflessione di
Daniela De Pasquale per “Il mondo dell’ebook”, i paesaggi di Jules Verne raccontati da Luca Bisin
per “Anima del mondo” e le ricette per la rubrica “Alta cucina” di Francesco Baucia tratte dai
libri dell’autore della Fabbrica di cioccolato Roald Dahl vanno esattamente nella direzione di una
scoperta della rilevanza universale della letteratura per i bimbi e per i ragazzi. Non di poco conto
è la scrittura per i bimbi, semmai essa rappresenta uno stato di purezza primigenia da raggiungere affinché la scrittura si universalizzi al massimo grado. Così i dialetti possono considerarsi
l’infanzia di una lingua ‒ e di dialetti e vernacoli leggeremo nella rubrica a cura dell’Accademia
della Crusca ‒, così i libri a poco prezzo e di piccolo formato studiati da Roberto Dessì rappresentano un grado minimo della diffusione della cultura che è forse massima sapienza nell’istruire le
masse. I bimbi portano con sé la semplicità del mondo che è armonia della natura e bellezza del
creato. È più difficile raggiungere con le parole il loro cuore che quello dei grandi colmi di pregiudizi frutto degli stratagemmi tipicamente adulti di resistenza alla vita. A tale stadio di originaria
disponibilità tendono in fondo tutte le parole; alla purezza di gesti, di disegni, di istanti innocenti
hanno guardato gli scritti di Tonino Guerra e di Antonio Tabucchi. Tra le macerie di un mondo
spesso devastato da violenze e brutture, essi ci hanno preso per mano e ci hanno fatto sognare
luoghi innocenti. Ci hanno preso per mano come bambini. Ci siamo seduti, li abbiamo ascoltati.
Forse abbiamo pianto pensando al “dovremmo essere così” ma “c’è qualcosa che ci trattiene”.
Ora che i maestri sono usciti dall’aula, continuiamo a stare in silenzio. Se facciamo attenzione,
essi stanno continuando a raccontarci le loro storie.
Buoni PreTesti a tutti.
Roberto Murgia
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pretesti | Aprile 2012
Indice
Testi
Il mondo
dell’ebook
Rubriche
05-11
Racconto
La festa dei giorni d’erba
di Roberto Piumini
34-38
Gli eBook per ragazzi non
hanno ancora il lieto fine
di Daniela De Pasquale
16-22
Saggio
11 scene per un film
sulla vita di Tonino
Guerra
di Salvatore Giannella
39-41
Breve (ed economico)
è bello
di Roberto Dessì
42-44
Buona la prima
Fernando Pessoa
“Il libro dell’inquietudine”
(1982)
di Luigi Orlotti
23-26
Anticipazione
Jane Austen, maestra di
vita
di William Deresiewicz
27-33
Racconto
Alzare le pareti
di Davide Longo
45-47
Sulla punta della lingua
Vernacolo o dialetto
in Toscana?
di Annalisa Nesi
48-51
Anima del mondo
Le geografie del possibile
di Luca Bisin
52-55
Alta cucina
Incantatore, affabulatore,
gourmand
di Francesco Baucia
56
Recensioni
57
Appuntamenti
58
Tweets / Bookbugs
4
pretesti | Aprile 2012
Racconto
La festa dei
giorni d’erba
di Roberto Piumini
5
pretesti | Aprile 2012
L
sei, o ventiquattro, con la differenza che un
a Tribù fermò il cammino nelle
numero è uguale e secco, fermo e freddo,
vicinanze del fiume oggi chiamamentre le dita sono diverse, calde, mobili e
to Elkhorn, e allora Acqua del Sole
piene di sangue.
nascente, perché scorreva verso il
punto in cui, al mattino, il sole usciva come
“Mio padre oggi ha ucciso due bufali,” disun frutto di fuoco dalla pianura.
se Piccola Pioggia, muovendo la testa su e
La Tribù lasciò andare un po’ avanti la stergiù, come Lepre di due colori quando parlava
minata mandria di bisonti, a settentrione,
nel cerchio dei grandi. “Il grasso dei bufali
come una bassa e scura foresta mobile. I biche ha ucciso sarà bruciato nella festa.”
sonti, chiamati Fratelli del Cibo, non si fer“Tuo padre è un bravo cacciatore,” disse
mavano mai, ma il loro cammino era lento,
Coltello Pulito, seduto viperché pascolavano di
cino a lui, e lo guardava,
giorno e di notte dormie muoveva la testa su e
vano, così si avanzava
giù, come Piccola Pioggia.
solo dieci lanci di freccia
“Mio padre ha ucciso
ogni giorno.
l’altro bufalo, quello più
La Tribù, quella volta,
grosso,” disse Mano Chiusi sarebbe fermata tresa aggrottando la fronte.
mano-giorni, perché era
“Il grasso di quel bufail tempo della Festa dei
lo, da solo, è abbondante
giorni d’Erba, e bisognacome quello dei due che
va ringraziare gli Spiriti
Era
il
tempo
della
Festa
tuo padre ha ucciso.”
della Terra, dell’Acqua
dei giorni d’Erba, e
“Anche tuo padre è un
e della Luce, innalzando
bisognava ringraziare grande cacciatore,” disse
un totem, purificando il
gli Spiriti della Terra,
Coltello pulito.
corpo, bruciando grasso
di bisonte misto a fiori, dell’Acqua e della Luce “Tuo padre, Piccola Pioggia, ha ucciso i due buraccontando storie attorfali, perché il suo cavallo è molto veloce,”
no al fuoco, ballando e cantando di giorno
disse Rana del Canneto.
e anche di notte, sotto la luna, i canti sacri
“È vero,” disse Coltello Pulito, che ammiradel popolo.
va molto sua sorella, cinque anni più granDopo la Festa avrebbero smontato le tende,
de di lui.
rimesso il totem sulla slitta trascinata dal
Tutti nella Tribù erano più grandi di lui,
cavallo più forte, e ripreso il cammino dietranne Fiore dell’Alba, che ancora beveva il
tro l’immensa mandria dei bisonti.
latte dalla madre e non camminava.
La Tribù non era grande. Da Lepre di due CoDei sei bambini della Tribù, Coltello pulito
lori, che quasi non camminava più, alla pice Rana del Canneto erano fratelli, e avevano
cola Fiore dell’Alba, che ancora non sapeva
due sorelle più grandi. Anche Fiore dell’Alba
camminare, il numero era mano-mano-mae Mano Chiusa erano fratelli.
no-mano-mano, cioè venticinque, o venti-
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pretesti | Aprile 2012
do la Tribù passava di là le vecchie raccoPiccola Pioggia non aveva fratelli o sorelle,
glievano le terre, le mettevano in sacchetti
perché sua madre era morta quando lui era
di pelle e le conservavano per colorare il tonato.
tem e la faccia dei guerrieri durante le feste.
Pietra con Tana, che non parlava quasi mai,
Sul totem, c’era la figura di un coyote, e soaveva due fratelli più grandi, che già avepra c’era una faccia, e sopra ancora il muso
vano cambiato il nome.
di un bisonte.
“Vento Caldo, madre di mia madre, dice
La ragazzina guardava attentamente. Quelche il totem, quest’anno, ha la faccia cattilo che Vento Caldo aveva detto era vero: la
va,” disse Rana del Canneto. “Vuol dire che
faccia era diversa, la bocca era cattiva, facela caccia dei bisonti non sarà buona come
va spavento.
l’anno scorso.”
Rana del Canneto guar“Mio padre ne ucciderà
dando, si avvicinò al totanti come l’anno scortem di un passo. Anche
so,” disse Mano Chiusa
gli occhi della faccia eracon disprezzo. “Anche
no diversi, ma non proquest’anno mio padre
prio cattivi: erano tristi.
sarà un bravo cacciatore!”
Perché la faccia del toPiccola Pioggia aprì la
tem era insieme cattiva
bocca per dire la sua,
e triste? pensò Rana del
quando dal cerchio delle
Canneto. Se uno è cattivo
tende uscì Cavallo Nero,
non è triste. Quando uno
uno dei fratelli grandi di
Sul
totem,
c’era
la
figura
è triste, non è cattivo.
Pietra con Tana, agitando
di un coyote, e sopra Ma forse le facce dei tole braccia.
c’era una faccia,
tem non sono come quel“Via, cuccioli chiacchieroni!” gridò. “Che fate e sopra ancora il muso le degli uomini. I totem
sono sacri, e hanno la
lì, seduti? Basta il vento
di un bisonte
magia.
della prateria a muovere
Rana del Canneto fece un altro passo. Ora,
l’erba! Credete di essere il consiglio della
se avesse allungato la mano avrebbe potuto
Tribù? Andate ad aiutare le donne! Pietra
toccare il totem: ma non lo faceva, perché
con Tana, hai portato il puledro a bere?”
un totem non si doveva toccare senza un
Senza alzare la faccia i bambini si alzarono
buon motivo. I grandi lo toccavano durane corsero via, ciascuno in una direzione dite le preghiere, cantando le canzoni sacre,
versa.
invocando gli Spiriti Amici o ricordando i
Piccola Pioggia rivolse un’occhiata scura al
nomi dei morti, nelle feste all’inizio d’infratello, prima di sparire nella tenda.
verno.
Rana del Canneto stava di fronte al totem, che
Poi la ragazzina si accorse di una cosa: non
era alto più di un uomo. Nella metà supeera vero che la bocca del totem era cattiva,
riore c’erano figure dipinte con i colori che
e gli occhi tristi. Era successo che la vernisi trovavano nelle Terre di Tramonto. Quan-
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pretesti | Aprile 2012
ce si era sciolta. Forse il totem non era stato ben protetto nel viaggio. Forse le piogge
abbondanti del mese avevano imbevuto le
pelli in cui era avvolto, e la vernice rossa
della bocca scivolava agli angoli, e la bocca sembrava cattiva. La vernice blu degli
occhi scivolava verso le guance, e gli occhi
sembravano tristi.
Il totem non era triste né arrabbiato, pensò Rana del Canneto. Togliendo la vernice
colata, la faccia sarebbe tornata serena, e
la caccia sarebbe stata buona come gli altri
anni. Rana del Canneto pensò che adesso poteva toccare il totem, perché aveva un buon
motivo. Si sputò tre volte sulle dita, alzò la
mano e cominciò a pulire un angolo della
bocca. La vernice si scioglieva facilmente, e
in breve metà della bocca tornò serena. La
ragazzina sputò sulle dita dell’altra mano
e l’alzò per completare il lavoro, ma non ci
riuscì: uno schiaffo forte, da dietro, la colpì
e la mandò a ruzzolare sull’erba.
Tenendosi una mano sulla faccia guardò in
su. Vide contro il sole l’alta figura di Acqua
dei Monti, e sentì le sue dure parole:
“Ti ha morso il serpente pazzo, Rana del
Canneto? Non sai che il totem può essere
toccato solo dai grandi? Non sai che una
bambina non può disegnare figure?”
Lei si alzò, e a faccia bassa disse:
“Acqua dei Monti, io ho visto che…”
Un altro schiaffo la colpì, facendola tacere.
L’uomo la guardava con occhi terribili. Rana
del Canneto fece due passi indietro e scappò
dietro la sua tenda. S’inginocchiò nell’erba,
si piegò in avanti, e strinse i pugni, mentre
Pelo Dritto e Zanna Forte, due dei sei cani
della Tribù, l’annusavano e uggiolavano,
girandole attorno.
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Il vento della prateria soffiava da settentrione. Portava l’odore dei Fratelli del Cibo
che pascolavano a migliaia, quietamente, a
mezza giornata di cammino, verso l’Acqua
del Sole Nascente. Il vento portava anche il
canto dei giovani cacciatori, che danzavano
lontano dalle tende, nella stessa direzione,
per prepararsi alla Festa: mancavano due
notti alla luna piena.
I bambini della Tribù si erano riuniti a un
tiro di freccia dall’accampamento, a meridione, così che il vento portasse le loro voci
verso l’Acqua del Sole Nascente e non verso
le orecchie dei grandi. I giovani cacciatori
danzavano in lontananza, e si sentivano i
loro canti e i colpi dei piccoli tamburi.
I grandi erano nella tenda degli anziani a
fumare e parlare. Le donne erano al centro
dell’accampamento, a preparare la focaccia
vicino al fuoco.
I bambini erano sdraiati nell’erba alta, in
modo che nessuno li potesse vedere. Avevano le teste vicine, e si guardavano negli occhi.
“Ho pensato molto,” disse Piccola Pioggia,
muovendo la testa su e giù. “Volevo dirvi il
mio pensiero.”
“Tu sei un grande pensatore, Piccola Pioggia,” disse Coltello Pulito, sdraiato vicino a
lui, muovendo la testa su e giù.
“Dì il tuo pensiero, Piccola Pioggia,” disse
Rana Del Canneto.
“Il mio pensiero è di andare, adesso, dove i
giovani cacciatori stanno danzando, e dire:
‘Noi siamo i bambini della Tribù. Insegnate
anche a noi la danza, così, nel giorno e nella
notte della luna piena, danzeremo con voi
e con le donne, e gli Spiriti ci vedranno e
sentiranno.’”
I bambini rimasero in silenzio per un momento, spaventati dalla proposta.
pretesti | Aprile 2012
“Se facciamo questa cosa, Cavallo Nero ci
prenderà tutti a calci,” disse Coltello Pulito.
“Non c’è solo Cavallo Nero, là a ballare” disse Piccola Pioggia.
“Io la danza la so già fare” disse Mano Chiusa. “L’ho imparata guardando e ascoltando
i cacciatori di nascosto, e l’ho danzata molte volte.”
“Anch’io so battere già il tamburo, come le
donne,” disse Rana del Canneto. “Ma danza
e musica si fanno insieme. Un cavallo con
una zampa sola non corre.”
“Lo dice sempre anche mia madre!” disse
Coltello Pulito, e rise.
“Io vi ho detto il mio pensiero,” disse Piccola Pioggia con una smorfia di sdegno.
“Io penso che il tuo pensiero è buono” disse Rana del Canneto. “Andiamo dai giovani
cacciatori, a chiedere di danzare con loro.
Io, se vogliono, posso suonare il tamburo.”
“Andiamo” disse Mano Chiusa alzandosi in
piedi nell’erba. “Io non ho paura.”
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“Anch’io non ho paura” disse Coltello Pulito. “Però parlerai tu ai giovani cacciatori,
vero, Piccola Pioggia?”
“Parlerà chi avrà la voce” disse Rana del
Canneto, ridendo.
“Anche questo dice mia madre!” disse Coltello Pulito, e rise anche lui.
Tutti guardarono Pietra con Tana. Non aspettavano che dicesse qualcosa, ma desse un
segno.
Il piccolo alzò la mano chiusa, poi allungò
l’indice e il medio uniti, in segno di approvazione.
I quattro giovani cacciatori danzavano, battendo con ritmo regolare sui piccoli tamburi che tenevano sotto il braccio, e lanciando
le invocazioni agli Spiriti della Terra, dell’Acqua e della Luce.
Nella notte della Festa dei Giorni D’Erba,
avrebbero danzato insieme ai grandi cacciatori. I tamburi sarebbero stati suonati dalle
pretesti | Aprile 2012
lo Pulito, che si nascondeva dietro gli altri.
donne, così i giovani cacciatori avrebbero
“Cosa volete, allora? Perché venite a disturpotuto muovere anche le braccia: adesso
barci?” chiese aspro Cavallo Nero, guardanerano loro a dover suonare, come avevano
do Piccola Pioggia negli occhi.
fatto i padri e i nonni quando erano stati
Il bambino rispose, cercando di tenere gli
giovani cacciatori.
occhi fermi in quelli del giovane cacciatore.
Ai giovani cacciatori piaceva molto danza“Siamo venuti a chiedervi di insegnarci la
re. Erano contenti ed eccitati. Cavallo Nero e
danza. Così potremo danzare anche noi,
Lancia Veloce alzavano le gambe più in alto,
quando ci sarà la luna piena, e gli Spiriti ci
battevano i tamburi con più violenza, e grisentiranno. Rana del Canneto potrebbe suodavano le invocazioni con più voce. Si sennare il tamburo.”
tivano forti come biCavallo Nero si volsonti. Presto avrebtò verso gli altri tre
bero chiesto agli angiovani cacciatori,
ziani di andare nella
che lo guardavano,
prateria a visitare le
incerti. Poi si mise a
altre Tribù, e cercarsi
ridere forte, e anche
una moglie giovane
gli altri risero.
e forte.
“Avete
sentito?”
Dopo la Danza della
disse ai compagni.
Buona Pioggia, i quat“I cuccioli di coyotro giovani parlarote drizzano il pelo e
no fra loro, ridendo,
Ai
giovani
cacciatori
mostrano i denti! Voe fu proprio allora
piaceva molto danzare.
gliono danzare come
che nell’erba spuntò
Erano contenti ed eccitati. noi nella notte della
la piccola processioCavallo Nero e Lancia
luna piena! Forse vone di bambini.
Cavallo Nero spenVeloce alzavano le gambe gliono anche venire
a cacciare il bisonte
se il suo sorriso e si
più in alto, battevano i
e domare i cavalli!
alzò.
tamburi con più violenza,
Tu, Piccola Pioggia,
“Che fate qui?” dise
gridavano
le
invocazioni
che parli tanto, vuoi
se brusco. “Stiamo
con più voce.
anche scendere lunpreparando la danza
go il fiume, a cercarti
sacra, e non vogliauna sposa? Cosa darai in dono a suo padre?
mo cuccioli fra i piedi!”
Il cane della tua tenda?”
Lancia Veloce, Braccio Levato e Falco in Attesa
I giovani cacciatori ridevano e battevano
risero tutti insieme, battendo forte i tambupiano sui tamburi, come se le parole di Cari per spaventare i bambini. Ma i bambini
vallo Nero fossero una canzone.
non si spaventarono. Davanti a tutti c’era
I bambini fecero un passo indietro.
Piccola Pioggia, poi Mano Chiusa, poi Rana
Quando le risate finirono, Cavallo Nero si
del Canneto, poi Pietra con Tana, e poi Coltel-
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pretesti | Aprile 2012
voltò verso i piccoli e sputò per terra vicino
ai loro piedi.
“Tornate alle tende, piccoli serpenti! Andate, prima che vi prendiamo a calci! Dovete crescere, prima di fare la danza! Chissà
come rideranno i vostri padri, quando racconteremo quello che avete detto! Via!”
Il primo a scappare fu Coltello Pulito, che si
mise a correre verso le tende a grandi balzi.
Gli altri quattro si voltarono e camminarono in fila, come erano venuti, in silenzio.
Il vento portava le risate dei giovani cacciatori. Poi ricominciarono i colpi di tamburo,
e gli scoppi delle voci nel canto.
Coltello Pulito, correndo, si voltò, e vide
che i compagni erano indietro. Si fermò ad
aspettarli.
Passarono davanti a lui. Piccola Pioggia teneva la faccia bassa e i pugni stretti davanti
al petto. Mano Chiusa si tirava i capelli vicino all’orecchia come se volesse strapparli.
Rana del Canneto aveva le labbra che tremavano. Pietra con Tana era molto pallido.
Coltello Pulito si mise in coda, e abbassò la
testa, guardando i piedi di Pietra con Tana
che pestavano l’erba davanti a lui. Cercò di
mostrarsi molto scontento.
Pietra con Tana andò al fiume, a guardare i
cavalli che bevevano. I cavalli della tribù
erano mano-mano, uno per ogni cacciatore,
due per le slitte pesanti e un puledro pezzato bianco e nero. Il padre di Pietra con Tana,
Aquila che Stringe, l’aveva catturato con
l’aiuto di Cavallo Nero da pochi giorni, prima di guadare il fiume. Era troppo piccolo
per essere domato, ma abbastanza grande
per correre come gli altri cavalli. Era molto
giocoso, e Pietra con Tana lo guardava spesso, pensando che, anche se lui non sapeva
11
ancora domare i cavalli, quando suo padre
o Cavallo Nero, o Lancia Veloce, lo avessero
domato, lui avrebbe potuto cavalcarlo.
I cavalli, dopo la bevuta, si staccarono dal
fiume e si raggrupparono vicino alle tende
per la notte. Solo il puledro pezzato restò
indietro, annusando l’acqua quieta vicino
alla riva. La luna, che sarebbe stata piena la
notte dopo, si rifletteva nell’acqua, tremolando, fra sue le zampe. Ogni tanto l’animale alzava la testa e guardava il bambino
seduto sulla sponda, come per fargli capire
che si era accorto di lui, poi abbassava di
nuovo il muso nell’acqua.
Il vento era calato, come sempre di sera in
quella stagione, ma dalle tende arrivava a
tratti, più forte di quello del fiume, l’odore
delle piccole frittelle che le donne stavano
preparando per la Festa.
Il puledro uscì dall’acqua, spezzando con
gli zoccoli il disco argentato della luna.
Si sentivano i coyote, lontani e sparsi nella prateria. I cani della tribù rispondevano,
ma senza minaccia, come per un saluto.
D’improvviso, Pietra con Tana ebbe un pensiero.
Rana del Canneto svegliò i compagni. Lei poteva svegliarsi quando voleva, e così poco
prima dell’alba uscì e andò a picchiare con
le dita sull’esterno delle tende, nel punto in
cui sapeva che i compagni, all’interno, erano stesi a dormire.
Piano piano, senza sfiorare i grandi addormentati, ciascuno dei bambini uscì nell’aria
ancora fredda di notte.
Rana del Canneto, Pietra con Tana e Coltello
Pulito rimasero fuori dal cerchio delle tende, nascosti nell’erba.
Un velo di latte saliva dall’erba, ad oriente.
pretesti | Aprile 2012
C’era luce, ormai, in cielo:
Il tamburo era sotto la slitun immenso latte rosato
ta di Lepre di Due Colori, il
allargava di minuto in mipiù anziano della Tribù,
nuto lo spazio e svelava
e veniva usato solo due o
verdi lontananze.
tre volte all’anno, quando
Solo allora, camminando
c’era da prendere un’impiano, seguiti dai cani delportante decisione. Era
la tribù, silenziosi e incugrande come una testa di
riositi, Rana del Canneto,
puledro, legato con lacci a
Pietra con Tana e Coltello
un largo anello di strisce
Pulito entrarono nel cerdi pelle intrecciate.
chio delle tende, e si agIl suo nome era Grande Rigiunsero ai compagni.
chiamo, e il suo suono era
Sedettero tutti attorno al
sacro e indiscutibile.
Toglierlo da sotto la slit- Si sentivano i coyote, totem, rivolti a oriente.
lontani e sparsi nella Coltello Pulito porse a Pietra
ta non fu difficile, anche
perché non c’era nessuno
prateria. I cani della con Tana il bastone corto e
in giro, così presto. Piccotribù rispondevano, grosso con cui sua madre
la Pioggia e Mano Chiusa,
ma senza minaccia, Luna del Giorno conciava le
pelli: portare quel bastone
silenziosi come volpi in
come
per
un
saluto.
era il suo compito, e lui
caccia, sollevarono le pello aveva eseguito. I cani,
li, slegarono i lacci che teaccucciati attorno, aspettavano in silenzio,
nevano Grande Richiamo e lo portarono al
con il muso fra le zampe, soffiando ogni
totem. Poi, mentre Mano Chiusa teneva il
tanto dall’umido naso nero.
tamburo sotto un braccio, Piccola Pioggia,
Il primo colpo di vento mosse i capelli dei
appoggiandosi al totem, si arrampicò sulle
bambini e i peli delle bestie. Poi, in un rosspalle del compagno, che era più robusto.
so barbaglio, il sole spuntò sopra l’erba, tinIn cima, tenendosi al totem con un braccio,
gendo di luce le cinque facce attente.
abbassò l’altro e Mano Chiusa, cercando di
Pietra con Tana si alzò in piedi, alzò il bracnon spostarsi, gli passò il tamburo. Piccola
cio, e con tutta la sua forza colpì tre volte
Pioggia infilò l’anello di pelle intrecciata inGrande Richiamo.
torno alla testa di bisonte, lo fece scorrere in
basso, sopra la faccia dalla vernice sciolta,
Strano fu il risveglio della Tribù, quella
fino al muso di coyote. Poi saltò giù dalle
mattina.
spalle di Mano Chiusa. Alzando le braccia
Tre colpi profondi, dal centro dell’accampasistemarono insieme l’anello di pelle nella
mento, scacciarono il sonno dalle teste dei
scanalatura che, come un collare del coyogiovani, delle giovani, delle madri, dei pate, correva tutto attorno al totem, e lo fecero
dri, delle vecchie e dei vecchi. Tutti si svescorrere fino a quando il tamburo pendette
gliarono, tranne la piccola Fiore dell’Alba,
verso il centro dell’accampamento.
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pretesti | Aprile 2012
che continuò a dormire sotto le pelli.
La Tribù uscì dalle tende, vide i bambini seduti attorno al totem, e rimase sorpresa. Tutti guardarono Lepre di Due Colori, che osservava i bambini in silenzio.
Poi l’anziano andò a prendere nella tenda il
Bastone del Giudizio, e tornò fuori, camminò
verso il totem, e sedette di fronte ai bambini. Allora tutta la tribù andò a sedere attorno a loro, in un largo giro completo.
Lepre di Due Colori parlò.
“Vedo una mano di bambini,” disse il vecchio con voce consumata, ma ancora sicura.
“Ho sentito tre forti colpi di tamburo. C’è
qualcosa da decidere, nella Tribù. Parlate.”
“Padre della Tribù,” disse Piccola Pioggia a
voce alta, “I bambini vogliono parlare di
cose accadute, e fare una domanda.”
Lepre di Due Colori mosse appena il capo,
“Vedo una mano di
bambini,” disse il vecchio
con voce consumata, ma
ancora sicura. “Ho sentito
tre forti colpi di tamburo.
C’è qualcosa da decidere,
nella Tribù. Parlate.”
con serietà, perché il piccolo continuasse.
“Qualche giorno fa eravamo riuniti a parlare,” disse Piccola Pioggia. “Parlavamo dei
nostri padri, Lupo Ardente e Aquila che Stringe, e della caccia dei bisonti. Parlavamo insieme, fuori dal cerchio delle tende. Venne
Cavallo Nero, ci sgridò, disse che stavamo
facendo vento all’erba, e ci fece scappare.”
Piccola Pioggia tacque. Lepre di Due Colori
chiese:
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“Solo questo è accaduto?”
“No” rispose Rana del Canneto. “Qualche
giorno fa, guardando il totem, vidi che la
vernice della faccia si era sciolta, e dava al
totem una faccia cattiva e triste. Pensai che
potevo toccare il totem, perché avevo una
ragione per farlo, e cominciai a pulire la
faccia. Fui colpita da Acqua dei Monti, che
mi sgridò perché avevo toccato il totem, e
avevo disegnato figure. Volli dire cosa stavo facendo, ma lei mi colpì di nuovo, e mi
scacciò.”
Nel silenzio, Lepre di Due Colori fece segno
di continuare.
Parlò Mano Chiusa.
“Ieri, Padre della Tribù, siamo andati dove
i giovani cacciatori danzavano e cantavano,
e abbiamo chiesto di imparare la danza e il
canto, per fare la Festa, e chiamare gli Spiriti. Siamo stati derisi da Cavallo Nero, e dagli
altri. Cavallo Nero ha chiesto se volevamo
anche cacciare i bisonti o cercare spose nelle altre Tribù, e ha sputato per terra verso
di noi.”
Mano Chiusa tacque.
Il cerchio della Tribù stava immobile, in silenzio.
Lepre di due Colori si voltò verso Cavallo
Nero, che sedeva dietro di lui, un po’ verso
destra.
“I cuccioli della Tribù hanno parlato di te,
Cavallo Nero,” disse. “Hanno fatto un racconto. Il racconto è falso o vero?”
“È vero, Padre della Tribù,” rispose il giovane cacciatore a faccia alta.
Il vecchio si voltò verso un’altra parte del
cerchio, di fronte a lui.
“Rana del Canneto ha parlato di te, Acqua dei
Monti. Ha fatto il suo racconto. Il suo racconto è falso o vero?”
pretesti | Aprile 2012
“È vero, Padre della Tribù,” rispose la donna.
Il vecchio tornò a guardare Cavallo Nero, e
disse:
“Cavallo Nero, giovane cacciatore, figlio del
valoroso Aquila che Stringe, che è figlio mio,
sembra che tu sappia molto su quello che
possono o non possono fare i cuccioli della
Tribù. Puoi dirci quale Spirito te lo ha rivelato?”
“Nessuno Spirito, Padre della Tribù” rispose Cavallo Nero, meno sicuro di prima. “Io
ho detto le cose dell’uso della gente, per
quello che io sapevo.”
alta, guardando il totem: “Saggio è ciò che è
giusto. Impariamo dai Fratelli del Cibo, dai
Coyote, dagli Uccelli: i loro piccoli, appena possono fare una cosa, la fanno. Appena
possono correre, corrono. Appena possono
cacciare, cacciano. Appena possono volare,
volano. Se i cuccioli sanno parlare, parlino
fra loro, e parlino ai grandi, nel rispetto. Se
i cuccioli sanno fare figure, le facciano, nel
rispetto. Se i cuccioli sanno danzare e cantare, danzino e cantino, nel rispetto. Questo
è il buon uso della gente, che toglie il danno
e non ne fa. Ho detto.”
“Saggio è ciò che è giusto. Impariamo dai Fratelli del
Cibo, dai Coyote, dagli Uccelli: i loro piccoli, appena
possono fare una cosa, la fanno.”
Il vecchio chiese ad Acqua del Monte:
“Anche tu, donna, hai detto le cose dell’uso
della gente?”
“Sì, Padre della Tribù,” rispose lei, a bassa
voce.
Il vecchio si rivolse ai bambini:
“Ora dite, cuccioli, qual è la vostra domanda?”
Coltello Pulito aveva un altro compito, quel
giorno. Disse:
“Possono i cuccioli della Tribù riunirsi a
parlare, fare figure, danzare e cantare?”
“Questa è anche la domanda del piccolo
Pietra con Tana?” chiese il vecchio.
Pietra con Tana inghiottì, strinse i pugni, e
disse:
“Sì, Padre della Tribù.”
Lepre di Due Colori appoggiò il Bastone del
Giudizio alle gambe incrociate, alzò le mani,
cantando una breve preghiera. Poi prese il
bastone, e tenendolo sollevato, disse a voce
14
Poi Lepre di Due Colori si alzò, e andò a sfilare Grande Richiamo dal totem, e lo riportò
sotto la slitta.
Il fuoco era acceso davanti al totem, il grasso dei bufali sacri era tutto bruciato, la Tribù aveva mangiato e bevuto, erano cominciati i canti e le danze, le mani delle donne
battevano i tamburi.
La luna era tonda e bianchissima nel cielo
fitto di stelle.
Non c’erano nuvole, e il vento si era calmato da un poco.
I cani della Tribù, impauriti dal fuoco, dal
rumore e dal movimento, si erano accucciati dietro le tende, dove iniziava il silenzio
della prateria.
Il fuoco mandava lampi gialli sui danzatori
e sul totem, e ombre sulle tende e sull’erba.
Due bambini, nel cerchio dei cacciatori,
danzavano e cantavano. Altri due, che non
pretesti | Aprile 2012
sapevano danzare, battevano vicino al totem dei bastoni al ritmo dei tamburi, e gridavano le invocazioni.
Rana Del Canneto batteva con la sua mano
leggera sul tamburo di una delle sorelle che
erano andate in altre Tribù. Batteva con la
mano e con le dita. Danzava con la mano e
le dita sul tamburo. Battendo, faceva invisi-
bili disegni, segreti e veloci, sulla pelle tesa
del bisonte.
Lepre di due Colori e gli altri due anziani sedevano con le spalle al totem, e cantavano
le invocazioni con le vecchie mani alzate
verso la luna.
Nella tenda, Fiore dell’Alba dormiva. •
Roberto Piumini
Roberto Piumini, nato in provincia di Brescia nel 1947, è uno degli
autori più amati dai giovani e dagli adulti. Ha scritto fiabe, poesie, filastrocche, romanzi, racconti, testi per il teatro, la televisione
e i cartoni animati, e tradotto opere di Browning, Shakespeare,
Milton e Plauto. Ha pubblicato libri presso oltre settanta editori
italiani. Nella sua ricchissima bibliografia ricordiamo, tra le opere
più recenti, Volare alto. La gioia delle piccole cose (con illustrazioni
di Marco Somà, Giunti 2012), il romanzo L’amatore (Barbera 2011)
e l’autobiografia L’autore si racconta (Franco Angeli 2012). Il suo
libro La gazza Rubina (con Giulia Orecchia, Feltrinelli 2010) è disponibile in ebook da Biblet.
Disponibile su www.biblet.it
15
pretesti | Aprile 2012
Saggio
11 SCENE
PER UN FILM
SULLA VITA DI
TONINO
GUERRA
Immagini e parole di un amante
della bellezza
di Salvatore Giannella
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1. Lugano, casa di via Motta 33. Sulla targhetta:
Giuseppe Prezzolini. Interno notte. Un uomo scrive una lettera:
“Caro Valentino Bompiani, presidente di tutti
gli Autori ed Editori… Non conosco personalmente Antonio Guerra, autore de Il polverone,
ma ho il coraggio di affermare che il Guerra
scrive come un classico, pensa come un moderno e
conclude con spirito; la sua chiave di casa sta sul
pianerottolo della porta d’uscita. Inizia i suoi
raccontini in versi liberi con qualche battuta
che sembra una scemenza e
finisce con una chiusura che
vi fa pensare. È un coraggioso ‘umorista’, non si dà delle
arie. Pare che dica: ‘Senti questo scherzo’. È proprio contemporaneo. Cito: ‘Un contadino quando si accorse che la
moglie lo aveva tradito, fece apparecchiare per tre. E mangiarono tutta la vita guardando il terzo piatto vuoto davanti a loro’.
È un breve, sintetico, profon- Guerra con Fellini
do racconto: un capolavoro…
Di passata osserverò che alcune delle ‘vignette’ del Guerra furono concepite in dialetto romagnolo; ma mi dispiace di non avere familiarità con quella parlata, e non credo che i paragoni tra le due versioni giovino molto a capire
l’una e l’altra. Il senso è chiaro, tanto nell’una
che nell’altra. Cito ancora: ‘La prima parola che
ho sentito / nella mia vita / è stata: «Dove vai?» /
Eravamo in un camerone. Io e la mamma, / seduti
su dei sacchi / di granoturco. / Avevo un anno in
tutto / e non sapevo / che cos’erano le parole / e dove
andavano a finire’.
Vedete come ci possa stupire un bimbo di un
anno, con quattro versi in dialetto. Furono
versi scritti in dialetto? E poi tradotti? O prima
furono in lingua? E che cosa importa? Piuttosto ci vorrebbe un lapis di un Longanesi per rifare i gesti, pieni d’infinito, come certe poesie
dell’Ungaretti e del Leopardi?
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Altre volte la storiella non è così semplice, e
anzi penetra in quei più riposti antri dell’animo umano che capita a molti di scavarsi nel
proprio intimo. Sentite questa: ‘Due donne
mangiano un panino su una panchina ai giardini
pubblici, perché sono state abbandonate dai rispettivi amanti. Si sentono così sole che pensano di andare a dormire assieme. Quella delle due che aveva
offerto la casa per la notte vide l’altra così appetitosa che pensò di farla dormire dalla parte del letto
che abitualmente occupava lei tenendo per sé quella dell’uomo che amava. E soffrì di
gelosia, perché sentì di guardare
l’amica come l’avrebbe guardata
lui’.
Mi direte: ‘Beh, che cosa c’è di
straordinario? Saprei scriverne una anche io, altrettanto
carina’. E io risponderei: ‘Non
lo so’. Scrivere semplice pare
facile, ma invece è molto più
difficile di quanto pensiamo…
Non conosco personalmente
il Guerra e ci siamo scambiati
forse una cartolina. Ho scritto questo articolo
per lui, ma più che per lui per il principio della semplicità, della verità, della concretezza,
delle molte cancellature; e del genio che a esse
s’affida. Suo, Giuseppe Prezzolini.”
2. Roma, piazzale Clodio. Interno giorno.
Guerra scrive a Prezzolini: “Pazienza, vorrà
dire che dovrò esserle riconoscente per tutta la
vita”. È la frase che ricalca i suoi grazie mandati già a Carlo Bo, che nel ’46 ha voluto arricchire con una preziosa prefazione un libretto
di poesie in dialetto pubblicato a sue spese (I
Scarabòcc, Gli scarabocchi) “e così mi ha tirato
fuori dall’ombra”; è il segno di gratitudine
che ha mandato all’amatissimo Elio Vittorini,
il quale ha accolto due suoi libri nella collana
I gettoni; e la riconoscenza che ha rinnovato a
quel “grande uomo” che si chiama Gianfranco
Contini, autore di un saggio su I bu, la raccol-
pretesti | Aprile 2012
ta di Antonio (ribattezzato Tonino da Federico
Fellini) di tutte le poesie in romagnolo.
3. Troisdorf, città della Renania-Vestfalia, in Germania. Auditorium comunale. Interno giorno.
Che ci fa Tonino Guerra in questa grande città tedesca, fatta di casette con tetti spioventi a
comporre quartieri intorno a strade dai nomi
scioglilingua? Lui è tornato perché l’amministrazione comunale, mezzo secolo dopo la fine
“Le faccio una proposta:
venga a vivere da noi.
L’aria è buona. E il paese,
tutta la valle bagnata dal
Marecchia, ha bisogno di un
poeta, dell’arte e della regia
di un poeta.”
della seconda guerra mondiale, ha dedicato in
suo onore un ciclo dei suoi migliori tra i 120
film sceneggiati per i maggiori registi del Novecento, Fellini e Antonioni in primo luogo,
e che gli meriteranno nel 2011 il Jean Renoir
Award, premio alla carriera assegnatogli in
doppia cerimonia, a Hollywood e a New York,
dalla Writers Guild of America, associazione degli sceneggiatori statunitensi. Tornato a
Troisdorf, perché in tempo di guerra, nella foresta confinante, qui Tonino finì in un campo
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di lavoro e di concentramento. Non uno dei
più terribili, ma certo costruito con lo stesso
proverbiale stampino con il quale furono forgiate le varie Dachau. Qui quel piccolo italiano, arrestato dai fascisti in un rastrellamento
a Santarcangelo di Romagna mentre portava
da mangiare ai gatti su ordine di suo padre,
era ai lavori forzati più deprimenti in una fabbrica di esplosivi. Lavorava e sognava la casa
in Italia. Sul volto del borgomastro tedesco c’è
una leggera tensione quando Tonino prende la
parola. Che dirà? Riporterà alla luce quell’antico scheletro nell’armadio della città? Avrà
parole aspre? Saranno sufficienti le scuse ufficiali e postume avanzate dalla città? Il poeta presto scioglie la tensione con le sue parole. Quel periodo di internato non è stato mai
da lui maledetto, anzi spesso indicato come
sorgente della sua vena creativa nel cinema e
nella letteratura. Era nato in quelle baracche,
acceso dalla sofferenza, il suo talento poetico.
Qui Gioacchino Strocchi, medico ravennate,
suo compagno di prigionia, annotava i testi
poetici che Tonino recitava ai compagni perché non perdessero l’allegria neanche nei posti
più bui. Così, al ritorno in Romagna, fiorirono
“I scarabocc”. “Se non ci fosse stata la guerra,
io non sarei diventato qualcuno. Quei giorni
drammatici che ho passato in prigionia a Troisdorf, avevo 23-24 anni, ogni giorno con l’idea
della morte, mi hanno fatto diventare uomo,
scrittore, poeta. Ancora adesso quei momenti
mi sembrano i più avventurosi della mia vita.
I miei primi versi sono nati a Troisdorf per i
miei compagni di prigionia romagnoli. La sera
mi chiedevano di dire qualcosa in dialetto che
li aiutasse a distrarsi e a dormire. Io, non avendo carta e penna, cercavo tutto il giorno di imparare quelle poesie a memoria mentre lavoravo. A guerra finita il dottor Strocchi, che era
riuscito a trascriverle, me le portò. Carlo Bo,
il rettore dell’università di Urbino, le lesse, gli
piacquero e così decisi di pubblicarle.” Fu con
il sale del dolore che Tonino condì la “cucina
pretesti | Aprile 2012
e presiedo la fiera dell’antiquariato. I suoi genitori conoscevano bene questo borgo dell’Appennino, culla
dei Malatesta. Le faccio una
proposta: venga a vivere da
noi. L’aria è buona. E il paese, tutta la valle bagnata dal
Marecchia, ha bisogno di un
poeta, dell’arte e della regia
di un poeta.”
astratta”, preparando ai
compagni di sventura le tagliatelle unicamente con la
fantasia e con la sua innata
arte di raccontare le storie
facendole sembrare realtà.
4. Napoli, un bar storico
all’angolo di via Chiaia, tra la
nuova e la vecchia città. Esterno giorno.
Tonino sta collaborando
alla sceneggiatura del film
Matrimonio all’italiana, di
Vittorio De Sica. Il regista,
in una pausa dei lavori, lo
invita a bere un caffè. Lo
stanno gustando quando
entrano due persone che
chiedono quattro caffè,
li pagano ma ne bevono
soltanto due. “E gli altri
due?”, chiede Tonino a De
Sica. La risposta che ottiene è questa: “Gli altri due
caffè sono rimasti sospesi,
cioè a disposizione di chi
non può permettersi la tazzina”. E infatti, qualche minuto più tardi, un
uomo povero entra e domanda: “Scusate, c’è
un caffè sospeso?”. “Come no”, e gliel’hanno
servito. Sul diario, Tonino annota: “Gesti così,
a Napoli, ce ne sono tantissimi”.
6. Pennabilli, Casa dei Mandorli, esterno giorno. Un uomo
scrive una pagina di diario:
“Da anni cerco delle risposte, voglio sbarcare da qualche parte per vivere in modo
diverso. Ho pensato a Tbilisi e anche a New York, a Parigi e anche a Mosca, in quel
pianeta Russia che mi ha regalato mia moglie Lora. La
Russia è una terra che mi ha
dato moltissimo, mi ha regalato il modo di capire e di
inventare delle cose. Mi ha
riportato a dipingere, come
facevo da ragazzo. Mi ha fatto sentire la grande
musica che non stava nelle orecchie. E invece
un giorno, lasciata Santarcangelo, ho attraversato con Gianni un ponticello sul Presale, che
è un affluente del Marecchia, e sono arrivato
a calpestare le foglie di un orto disordinato e
accogliente… A molti farebbe bene arrivare in
un orto di campagna. Mescolare i pensieri tra
le foglie dell’insalata e l’aria pulita sventolata
dalle foglie dei cavoli. Gli anni Novanta ormai
li abbiamo sulla punta della lingua. Credo che
saranno gli anni in cui noi, vuoti di ideologie,
avremo gli occhi sulla natura, con gli alberi,
con la pioggia, con la neve. Dobbiamo riallacciare i fili di seta con il prossimo, altrimenti il
ghiaccio della solitudine ci chiuderà nella tri-
“Se ci capiterà di
incontrare un albero
fiorito, ormai sarebbe
ora di salutarlo
incantati togliendoci
il cappello”
5. Santarcangelo di Romagna. Piazza Grande, davanti al Caffè Centrale. Esterno giorno.
Tonino è seduto al tavolino sotto casa. Sta gustandosi un caffè prima della consueta pausa
dopo pranzo. Gli si avvicina uno sconosciuto,
alto, senza tempo. “Scusi, sto cercando il poeta
Guerra. Mi hanno detto che frequenta questa
piazza…” “Sono io, sono Tonino Guerra. Desidera?” “Sono Gianni, vengo da Pennabilli, a
trenta chilometri da qui. Lì faccio il barbiere
19
pretesti | Aprile 2012
stezza della sua morte. La natura non è inquinata, è l’uomo che lo è. Lavoriamo sull’uomo,
dunque. Impareremo a tagliarci le unghie per
non graffiare? Potrebbero essere gli anni della
spiritualità e della poesia; una poesia non solo
“Non parlare di memoria”,
mi ha raccomandato l’ultima
volta che l’ho visto, il giorno
prima che nella sua casa
entrasse il silenzio.
“Parla di progetti e di futuro.”
di parole ma soprattutto di gesti. Per esempio:
se ci capiterà di incontrare un albero fiorito,
ormai sarebbe ora di salutarlo incantati togliendoci il cappello.”
7. Strada Marecchiese, tra la Riviera romagnola e
Pennabilli. In un’auto che avanza sotto la pioggia,
tra dirupi e picchi in miniatura che ricordano gli
sfondi dei quadri di Piero della Francesca e di Leonardo da Vinci, due uomini dialogano. Hanno volti
noti: Federico Fellini, venuto a trovare per l’ultima
volta l’amico e collaboratore Tonino Guerra, con il
quale ha vinto l’Oscar a Los Angeles per Amar-
20
cord. Il grande regista parla delle storie che sta inventando ma che è diventato difficile mandare in
porto e farne dei film.
TONINO: “La Valmarecchia è una valle piena
di storia. Ma io la grande storia, i grandi castelli li lascio alle spalle. Io voglio consigliare
ai viaggiatori, con i miei luoghi dell’anima e
le mie invenzioni poetiche, di vedere la valle
in un altro modo. Tappeti di mosaico, alberi
d’acqua, orti dei frutti dimenticati, musei con
un quadro solo. Posti che poca gente ha visto,
trascurati, dove poter incontrare se stessi. Posti che potrebbero fare da cornice a film…”
FELLINI: “Tonino, ma non ti rendi conto che
noi continuiamo a fare gli aeroplani ma non ci
sono più aeroporti?”
8. Roma, Palazzo del Quirinale. Interno giorno.
Tonino, premiato con il David di Donatello,
parla al capo dello Stato Giorgio Napolitano:
“Signor Presidente, quando sono venuto a
Roma, cinquant’anni fa, un mio amico pittore,
Renzo Vespignani, mi ha portato a vedere le
cose più belle della città. Era un giorno molto
caldo, piazza San Pietro era deserta. Gli chiesi
come mai non ci fosse nessuno. ‘Guarda meglio’, mi rispose. Pian piano vidi che tutta la
lunga ombra dell’obelisco era piena di gente.
Signor Presidente, noi siamo la sua ombra, contenti se tiene in tasca la nostra Costituzione!”.
9. Santarcangelo, casa Guerra, esterno giorno. Tonino è a letto, nuovamente aggredito dalla malattia.
Dal cronista amico ha appena ricevuto la copia staffetta dell’ultimo, nuovo libro (Polvere di sole. 101
storie per accendere l’umanità) pubblicato dalla
sua prima casa editrice, la Bompiani. Si rivolge al
giornalista, diventato nonno, con consigli di laureato in pedagogia com’è.
“Ai tuoi nipoti rendi sapienti le mani.
Meglio insegnare a un ragazzo dove mettere
le luci nella casa e il tavolo e l’armadio e le sedie da comprare, piuttosto che ripetergli che la
Cappella Sistina è fatta da Michelangelo.”
pretesti | Aprile 2012
10. Pennabilli, giardino della Casa dei Mandorli.
Esterno giorno. Il cronista amico parla alla moglie
Lora, al figlio Andrea e a chi ha voluto bene a Tonino. Sono davanti al suo corpo senza vita, spirato (beffa del destino) nella Giornata mondiale della
poesia, il 21 marzo 2012.
“Non c’è bisogno che vi parli dello sceneggiatore di 120 film con i più grandi registi del
mondo, del poeta Omero della civiltà contadina, dell’architetto del paesaggio e dell’unico regista di una valle. Lo conoscete tutti, e
quindi non vi parlerò di quest’uomo tenero
e rude, ironico e generoso, geniale maestro e
umile ascoltatore, fustigatore e consolatore.
Un uomo che è una colonna della cattedrale
laica della civiltà.
Né vi parlerò di memoria, quel continente
da cui lui traeva linfa vitale. ‘Non parlare di
memoria’, mi ha raccomandato l’ultima volta che l’ho visto, il giorno prima che nella
sua casa entrasse il silenzio. ‘Parla di progetti e di futuro. E ai sindaci della Valmarecchia
dì di restare uniti.’ Ma è della sua più vitale
sceneggiatura che voglio parlarvi, del suo
principale progetto dei suoi 23 anni vissuti a
Pennabilli, da quel 1989 in cui Gianni Giannini lo avvicinò nella Piazza Grande intuendo
che poesia fa rima anche con economia. È il
progetto della Valmarecchia come Valle Dipinta: questa valle dell’Appennino centrale (che
Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani e già ministro dei Beni culturali italiani, si
è spinto a definire “la più bella d’Italia”) va
arricchita di numerose altre invenzioni poetiche e colorate, come i suoi luoghi dell’anima.
Questo sforzo comporterà creatività e unità (ricordiamoci che i mandorli della valle fioriscono tutti insieme). Comporterà una connessione inedita tra cittadini e sindaci. Per esempio,
mi piace pensare che presto, uscendo dall’autostrada al casello di Rimini Nord-Santarcangelo, si possa leggere questo ulteriore cartello:
Valmarecchia, la Valle Dipinta di Tonino Guerra.
21
Abbiamo una grande responsabilità: trasferire
la nostra linfa vitale perché le opere e i progetti di Tonino possano continuare a produrre
altra linfa, altra bellezza, altra vita. Siamo uniti, state uniti nel nome di Tonino. Nell’ultimo
incontro Tonino mi ha incitato: ‘Ricordaglielo
anche tu alla gente e ai sindaci. Devono essere
legati dallo scorrere dell’acqua di un fiume che
non conosce la geografia politica se non quella
che potrebbe essere disegnata dalla Bellezza,
che è il petrolio della nostra Italia. Per esempio, dai fiori che, ansa dopo ansa, dalla riviera
fino alla sorgente del Marecchia, potrebbero
con una manciata di semi segnare con profumi e colori diversi, nel cambiare delle stagioni, il viaggio dell’acqua del fiume. Perché in
questa Valle Dipinta un frutto possa dissetare
un viaggiatore. E perché si possa tornare a salutare, incantati, un albero fiorito togliendosi
il cappello.”
11. Lugano, Biblioteca cantonale, sezione Archivio Prezzolini. Il cronista sfoglia le pagine di diario dello scrittore. Affiora una pagina scritta dalla
sua terrazza sul mare a Vietri, nell’amata Costiera
Amalfitana.
“Ora quando vedete una nuvoletta che attraversa lentamente il cielo, s’attarda a guardare
il mondo… pensate che forse mi son trasformato in quella, son fuggito dalla porta o dalla
finestra di casa o da una fessura come un fumo
di sigaretta e sto recuperando una innocenza
lontana come se mi fossi tuffato in quel mare
sotto la mia terrazza.” •
Ciao Tonino, il tuo amico e discepolo,
Salvatore Giannella
pretesti | Aprile 2012
Una vita in 13 tappe
1920 Antonio Guerra nasce a Santarcangelo di Romagna.
1938 Si diploma maestro elementare.
1944-45 È prigioniero nel campo di concentramento di Troisdorf
(Germania).
1946 Ritorna a casa. Nello stesso anno si laurea in Pedagogia a
Urbino. Pubblica a sue spese il suo primo libro, I scarabocc.
1952 Pier Paolo Pasolini pubblica Poesia dialettale del Novecento, dove si sofferma
a lungo sul romagnolo Guerra. Inizia il fortunato viaggio di Tonino poeta e
scrittore. L’equilibrio e L’uomo parallelo, editi da Bompiani, saranno i libri tra le
sue prime prose che amerà di più.
1953 Scrive la sua prima sceneggiatura per il film di Aglauco Casadio Un ettaro di
cielo. È l’avvio della sua prolifica attività di sceneggiatore (oltre cento film).
1960 Firma L’avventura, con Michelangelo Antonioni. Comincia un sodalizio artistico che dura fino alla scomparsa del regista.
1973 Esce Amarcord, prima sceneggiatura scritta con Federico Fellini: il film ha un
successo strepitoso. Vince l’Oscar a Los Angeles.
1977 Si sposa in seconde nozze, a Mosca, con Eleonora Kreindlina.
1981 Dà avvio con Il miele alla stagione dei poemi, sempre in dialetto.
1984 Lascia Roma per trasferirsi in Romagna, a Santarcangelo prima e poi, dal
1989, a Pennabilli, nel Montefeltro storico, tra Romagna e Marche. Qui indirizza il suo talento creativo per valorizzare la Valmarecchia.
2012 Muore a Santarcangelo il 21 marzo, Giornata mondiale della poesia.
Salvatore Giannella
Salvatore Giannella, giornalista, ha diretto “Genius”
(1984), “L’Europeo” (1985), “Airone” (1986-1994) e ha
curato, dal 2000 al 2007, le pagine di cultura e scienza
del settimanale “Oggi”. Ha scritto libri e sceneggiato
documentari per “La Storia siamo noi”.
22
pretesti | Aprile 2012
Anticipazione
JANE
AUSTEN,
MAESTRA
DI VITA
Emma, un romanzo che
può cambiare l’esistenza
di William Deresiewicz
Pubblichiamo, in esclusiva per i lettori di PreTesti, un brano del libro
La vita secondo Jane Austen (TEA, 258 pagine, 13 €), in libreria
dal 19 aprile.
P
a causa dell’estrema fiducia che ri­pone nel
restare attenzione ai “piccoli partiproprio giudizio, ingarbuglia sempre tutto,
colari” significa notare la vita che
anche se per motivi tutt’altro che dilettevoli.
scorre, prima che finisca; e non
Questo però accade per­ché in realtà la sua
solo. Ponendo l’ac­cento sulle loro
coscienza è intorpidita, come lo era la mia.
piccole attività quotidiane, non limitandosi a
Non riesce a sentire ciò che sente, né a sapediscuterne, ma ripetendole e riprendendole
re ciò che vuole.
più volte (rac­contando la stessa storia ora
Comunque alla fine Emma impara che la
in sintesi ora per esteso, ora in un salotto,
vita di ogni gior­no non solo è più gioiosa
ora in un altro) ‒ i personaggi di Emma in
‒ e più drammatica ‒ di quanto pos­sa imeffetti non fanno che aggrapparsi alla vita.
maginare, ma è anche più gioiosa e dramTessono la trama della comunità, un filamenmatica di quan­to avesse immaginato, di tutte
to di conversazione alla volta. Creano il loro
le sue macchinazioni e
mondo parlandone.
dei suoi sogni a occhi
Ancora una volta in difaperti. Lei giocava coi
ficoltà è proprio Emma.
sentimenti,
tuttavia
Ama spet­tegolare con
la monotona, banala sua migliore amica,
le, vecchia vita quotila signora Weston, ma,
diana è il luogo in cui
quando interviene la sii sentimenti esistono
gnorina Bates, non vede
realmente. Quando lo
l’ora di allon­
tanarsi e
scopre, comprende anritiene che le lettere di
che qual è l’uomo che
Jane Fairfax siano un
destino peggiore delLa vita per Emma diviene dovrebbe sposare, e
allo stesso modo io ho
la morte. È la persofinalmente reale,
na più intelligente e di
e leggendola io sentivo capito infine che questo è l’obiettivo a cui
bell’a­
spetto della sua
che lo stesso stava
il romanzo mirava fin
cerchia, oltre che la più
accadendo
a
me
dall’inizio. Il libro sa
ricca e di buona fami­
fin dalle prime pagine
glia, eppure pensa di
qual è il romantico futuro dell’eroina, ma
meritare una vita più interessante di quello rivela molto lentamen­te, è un segreto celala offerta da Highbury. Al pari di un cattivo
to nel profondo. Non è vero che Emma di­fetta
lettore, è alla ricerca di intrighi e avventure,
nell’intreccio; anzi, è talmente ingegnoso
eppure finisce solamente per isolarsi da tutti
da riuscire a rimanere celato fino all’ultimo,
quelli che la circondano, e di conseguenza per
quando tutti i pezzi prendono improvvisaestraniarsi da se stessa. L’aspetto divertenmente il loro posto, richiamati da una forza
te del romanzo è dato dal fatto che l’eroina,
24
pretesti | Aprile 2012
invi­sibile, come la limatura di ferro attirata
dalla calamita.
La vita per Emma diviene finalmente reale,
e leggendola io sentivo che lo stesso stava
accadendo a me. Vivere i miei giorni da
sonnambulo non mi soddisfaceva più. Leggere Emma, sentirmi chiedere di prendere
sul serio la vita di personaggi come Harriet
Smith e Jane Fairfax ‒ non le vite eccitan­
ti di eroi ed eroine, con le quali è tanto gratificante identificar­si, né quelle affascinanti
delle celebrità, così divertenti da leg­gere, e
nemmeno le vite impressionanti delle persone autore­voli che mi era capitato di conoscere da lontano e che mi face­vano sentire
tanto importante, ma le vite quotidiane di
perso­ne comuni, degne di nota per l’unica ragione di essere vite ‒ alla fine mi ha
portato a cominciare a prendere sul serio
la mia stessa vita. Non che non avessi mai
considerato seriamente i miei pro­getti e le
25
mie grandi ambizioni, certo che l’avevo fatto. Quello di cui non avevo mai tenuto conto erano i piccoli avvenimen­ti, quei minuscoli frammenti di emozione di cui la vita è
pie­na. Io non ero Stephen Dedalus, né il Marlow di Conrad. Ero Emma. Ero Jane Fairfax.
Ero la signorina Bates. Non ero un ribelle, ma
un buffone. Non fluttuavo in uno splendido
isola­mento a un milione di miglia sopra la
massa. Ero parte della massa. Dopotutto, ero
una persona normale. Soprattutto, ero una
persona. Cominciando per la prima volta a
prendere sul serio la mia vita, cominciai anche a prendere sul serio il mondo. Di nuo­vo,
mi sorprese l’idea di non averlo mai fatto
davvero. Non mi ero sempre preoccupato
dei grandi problemi: la politica, la giustizia
sociale, il futuro? Non avevo passato un sacco di tempo a discuterne con gli amici, a decidere come risolverli? Ma in definitiva tutti
quei discorsi erano soltanto teorici, non più
pretesti | Aprile 2012
La Austen mi aveva insegnato cosa significa serietà
morale nel senso profondo del termine: assumersi la
responsabilità delle piccole cose, non di quelle grandi.
Essere responsabili di se stessi.
reali nei sentimenti che li riguardavano dei
progetti di Emma di mettere ordine nelle vite
di chi le stava intorno. La Austen mi aveva
insegnato cosa significa serietà morale nel
senso profondo del termine: assumersi la responsabilità delle piccole cose, non di quelle grandi. Essere responsabili di se stessi.
A mano a mano che procedevo nella lettura di Emma, la mia vita cominciò ad assumere un senso di gravità mai speri­mentato prima. Era uno di quegli sbalorditivi momenti in cui ti guardi intorno e vedi il mondo
come se lo vedessi realmente per la prima
volta; a un tratto ne percepisci la presenza
co­me una realtà anziché come un insieme di
concetti: l’acqua è davvero bagnata, il cielo è veramente azzurro, il mondo è l’u­nico
che abbiamo. Come disse Virginia Woolf, la
più intuitiva tra le lettrici della Austen, a
proposito di Clarissa Dalloway: “sempre
aveva l’impressione che vivere, anche un
solo gior­no, fosse molto, molto pericoloso”.
Non perché la vita sia così pericolosa, ma
perché è tanto importante. •
Tratto da La vita secondo Jane Austen
di William Deresiewicz (TEA)
Traduzione di Claudio Carcano
© William Deresiewicz, 2011
© 2012 TEA S.p.A., Milano
William Deresiewicz
William Deresiewicz, professore associato di inglese presso l’Università
di Yale fino al 2008, ha pubblicato numerosi saggi e collabora come critico letterario per alcune tra le principali testate statunitensi, “The New
York Times”, “The New Republic”, “The Nation”. È autore anche di
Jane Austen and the Romantic poets, saggio letterario dedicato alla grande
scrittrice inglese.
26
pretesti | Aprile 2012
Racconto
ALZARE
LE PARETI
di Davide Longo
A
lzare le pareti gli era parsa la faccenda più seria affrontata in vita
sua, fino a quando non si era trattato di mettere mano al tetto.
Era stato a cavalcioni di una trave, afflitto
da problemi di inclinazione e trigonometria,
che la vita gli aveva palesato, con la chiarezza di un croco in un campo polveroso, una di
quelle verità di cui fa sporadicamente dono
ai suoi viandanti: saper entrare in una casa e
costruirne una non sono la stessa cosa.
Detto questo, non si era perso d’animo;
occorreva solo pensarci due volte prima di
piantare ogni singolo chiodo, e quando il
martello era pronto ad abbattersi, pensarci
27
ancora una volta. Il che avrebbe significato
tempi più lunghi. Niente di grave: la stagione buona sarebbe durata un altro mese e terminata la copertura avrebbe lavorato al riparo per tutto l’autunno.
Talvolta, nel tardo pomeriggio, quando il cielo restituiva i vapori della giornata in rapidi
e furiosi acquazzoni, Thomas guardava attraverso i vetri del furgone la casa immobile
sotto la pioggia, come un’arca in costruzione:
qualcosa di biblico e profondamente morale.
Cercava allora una stazione che trasmettesse
un pezzo per clavicembalo solo (il che non
accadeva mai), quindi abbassava il sedile e
restava a fissare le pareti e lo scheletro del
pretesti | Aprile 2012
tetto prendere confidenza con il temporale.
‒ Facciamo tutto con il braccio meccanico –
Una volta che le nubi si erano avviate verso
disse l’uomo, che nel frattempo aveva porla pianura, usciva dal furgone e si accendeva
tato lo sguardo sulla costruzione alle spalle
una sigaretta. Era stato un fumatore accanidi Thomas. Anche il giovane, fermo accanto, ma ora non lo era più. Quando si accendeto alla portiera del camion, fissava la casa.
va una sigaretta ora sapeva esattamente cosa
Le guance butterate e gli occhi grandi facestava facendo e perché.
vano pensare a uno di
La schiena poggiata
quei ragazzi le cui anal cofano, soppesava
tenne non riescono a
con lo sguardo il legno
captare troppo lontachiaro del tavolato conno. Thomas ne aveva
tro quello compatto e
conosciuti e alcuni li
selvaggio del bosco.
aveva voluti a lavorare
‒ Pace! ‒ gridava agli
con sé: in una squadra
alberi, al lago e ai venci vuole sempre qualti chilometri quadrati
cuno che non abbia
senza anima viva attorla tentazione di esseno alla sua piccola prore creativo; gente che
- Pace! - gridava agli
prietà.
pensa di saperla più
Nel pomeriggio arrivò
lunga degli altri e del
alberi, al lago e ai venti
il camion con le tegochilometri quadrati senza destino ce n’è anche
le. Aveva avvertito che
troppa.
anima viva attorno alla
c’erano alcuni chilome‒ Ottimo – disse. – Alsua
piccola
proprietà
tri di sterrata da percorlora, se non vi spiace,
rere, ma quando i due
io continuo con il tetto.
operai scesero non avevano comunque l’aria
Arrivato alla scala, si voltò: i due erano nella
contenta. ‒ Cristo Santo, ‒ sentì dire al più
stessa posizione in cui li aveva lasciati. Il più
giovane ‒ credevo non sarebbe finita più!
vecchio aveva alzato la visiera del berretto
Il più vecchio, un uomo che sembrava penda baseball, come gli servisse altro campo videre da una parte, gli venne incontro e gli
sito per rendersi conto della cosa.
porse la mano. Masticava qualcosa che pote‒ Giù al lago – fece Thomas ‒ c’è una cassa
va essere un pezzo di cuoio.
di birra al fresco. Per quando avrete finito, se
‒ Problemi? ‒ domandò Thomas.
vi va.
‒ Abbiamo visto di peggio – fece quello con
‒ Ci va eccome! ‒ dissero, ma nessuno dei
l’aria di uno che dice di una donna grassa
due mosse un passo.
che è semplicemente un po’ in carne. – Dove
Quando si decisero non gli ci volle molto: il
scarichiamo?
braccio meccanico sollevava con disinvoltu‒ Ho fatto un po’ di spiazzo – indicò Thomas.
ra le tegole imballate e le posava a terra con
‒ Volete una mano?
la delicatezza di una balia.
28
pretesti | Aprile 2012
Alle cinque i due gettarono nel cassone gli
elastici che avevano trattenuto le tegole. Thomas scese dal tetto, infilò i guanti da lavoro
nella tasca posteriore e si diresse al lago che
ciondolava mansueto una trentina di metri
più in basso. Mentre i due sedevano, Thomas prese le birre. Sul terreno intorno c’erano qualche torsolo di mela, una buccia di banana e alcuni tozzi di pane: avanzi dei pasti
che aveva consumato godendosi lo sciabordio dell’acqua. Erano due settimane che non
tornava nella stanza presa in affitto in paese.
I due presero le birre e ringraziarono con
il capo. Il più vecchio diede un altro lungo
sguardo alla casa.
posso cavarmela benissimo da solo.
L’uomo e il ragazzo guardarono Thomas ridacchiare. Nei minuti che seguirono bevvero in silenzio: sorsi brevi e frequenti, finché
l’uomo non si mise in piedi.
‒ Abbiamo un bel po’ di strada – disse.
‒ Sì – fece Thomas – mi dispiace di non avere
di meglio…
‒ Anche troppo – disse l’uomo – anche
troppo.
Il ragazzo si diresse a lunghe falcate verso il
camion con l’evidente scopo di arrivare per
primo. Vedendolo arrancare lungo il pendio,
Thomas pensò a un uccello preistorico rimasto impantanato a metà del guado evolutivo.
E poi ti ho già detto che ci sono cose che non si chiedono,
una ha a che fare con il guidare e l’altra con le donne.
O si capisce quando è il momento oppure
è meglio lasciar perdere.
‒ Si è preso una bella gatta da pelare, eh?
Thomas sorrise.
‒ Con calma si fa tutto – disse.
L’uomo si studiò le dita intorno alla lattina.
Il ragazzo giocava con un rametto cercando
di farci salire una formica guerriera. Di tanto
in tanto sbirciava anche lui la casa, ma come
si guarda e non si guarda la donna di un amico quando si spoglia.
‒ Come si chiama quel tale che abita appena
dopo il ponte? – chiese l’uomo.
‒ Il vecchio Luther – disse il ragazzo.
‒ Il vecchio Luther! – disse l’uomo. ‒ Potrebbe farsi dare due dritte da lui. Un tempo ci
sapeva fare con le costruzioni.
‒ Ci sono stato ‒ annuì Thomas. ‒ Ha detto che è un quadrato con quattro stanze:
29
‒ Posso guidare? – domandò non appena
Thomas e l’uomo l’ebbero raggiunto.
‒ No, – fece l’uomo ‒ mi fai venire la nausea
quando guidi. In sette anni di marina non ho
mai avuto la nausea come quando tu ti metti
al volante per cinque minuti. E poi ti ho già
detto che ci sono cose che non si chiedono,
una ha a che fare con il guidare e l’altra con
le donne. O si capisce quando è il momento
oppure è meglio lasciar perdere. Chiedere è
l’ultima cosa da fare.
Il ragazzo scivolò imbronciato sul sedile del
passeggero. Quando si accorse che Thomas
lo fissava toccò qualcosa sul cruscotto, come
ci fossero dei tasti che era suo compito tenere
sotto controllo e premere al momento giusto.
‒ È mio nipote – disse l’uomo. – È un po’ len-
pretesti | Aprile 2012
to, ma prima o poi il lavoro gli entrerà in testa e allora lo farà meglio di molti altri.
Thomas annuì.
‒ Alcune persone sono l’ideale per certi lavori – disse. ‒ Una volta che hanno capito di
cosa si tratta.
‒ Il concetto è proprio questo! – disse l’uomo lasciando intravedere per un momento il
pezzo di cuoio che non aveva mai smesso di
masticare.
‒ Sembra un pezzo di cuoio quello che ha in
bocca – disse Thomas.
‒ Ormai non ci faccio più caso. Lo metto in
bocca la mattina e la sera mia moglie deve ri-
30
cordarmi di buttarlo prima di andare a letto.
Lo tengo anche quando mangio.
‒ Immagino servirà a qualcosa.
L’uomo si accarezzò le reni.
‒ Qualche mese fa sento dire in tv che i dolori alla schiena derivano quasi sempre da
una cattiva masticazione: mandibole poco
allenate. Il tale dice di tagliare a pezzi vecchie scarpe di cuoio o una borsa. Cuoio vero,
roba animale, niente roba sintetica o trattata.
Farne dei dischetti e masticarli. Io mi dico:
“Abbiamo provato tutto, proviamo anche
questa”. Ed eccoci qua.
‒ Sta meglio la sua schiena?
pretesti | Aprile 2012
‒ Una bellezza.
‒ Ottimo.
‒ Già – disse l’uomo, quindi afferrò la maniglia della portiera per salire sul camion, ma
poi si bloccò. Riportò a terra il piede che stava ormai sul predellino e guardò Thomas.
‒ Posso farle una domanda? Quanti anni si è
fatto alla fine?
‒ Dodici.
‒ Niente sconti?
‒ Niente sconti.
‒ Deve averli fatti incazzare parecchio! ‒ ridacchiò l’uomo soffiando fuori l’aria con il
suono che fa la vescica natatoria di un pesce
quando viene forata.
Carolin è abituata alla
vita in campagna. Siamo
cresciuti nello stesso
paese. Quando lei faceva
l’università siamo stati
insieme tre anni, poi però
io presi un’altra strada…
Thomas pensò fosse un caso. Non aveva l’aspetto del pescatore e nemmeno di uno che
se ne sta seduto a guardare documentari sui
pesci. Il fatto che fosse stato in marina non
voleva dire niente. La maggior parte dei marinai non sa pescare, come la maggior parte
della gente che è nata su un’isola non sa nuotare.
‒ Da quanto è fuori? – chiese l’uomo.
‒ Tre anni, più o meno.
‒ E cosa ha fatto? Prima di capitare qui, intendo.
‒ Sa tenere un segreto?
‒ Non mi capita spesso di doverlo fare. Mia
31
moglie me lo chiede ogni tanto, ma sono faccende che non interessano a nessuno, anche
se lei pensa il contrario. Dunque non faccio
nessuna fatica a tenermele per me.
‒ Fa lo stesso. Ho fatto consulenze per sistemi di sicurezza: gente con molto denaro che
cerca di tenerselo stretto.
‒ Un bel lavoro.
‒ Di giorno non è male, ma poi la sera ti ritrovi da solo e in mutande in una camera d’albergo, con i pedalini afflosciati alle caviglie e
l’aria stanca. Ci ho messo un paio d’anni, ma
ho capito che non era il modo di invecchiare
che faceva per me.
L’uomo guardò il lago, l’azzurro del cielo riflesso sull’acqua e l’enorme aureola nera degli abeti.
‒ Certo qui è un’altra cosa – disse. –
Ha intenzione di viverci solo?
‒ Non sono questi i programmi.
‒ Una donna?
‒ Proprio così.
‒ Spero non abbia intenzione di cercarla da
queste parti. L’unica che valesse qualcosa era
Margit, la figlia del borgomastro, ma ha finito col farsi ingravidare da un rappresentante
di Zurigo. Le altre o sono brutte o non sono
di grande compagnia. E per lo più entrambe
le cose.
‒ Ho intenzione di pescare fuori zona.
‒ Per la gente della nostra età quelle dell’Est
sono la cosa migliore. Anche quelle asiatiche,
ma soffrono troppo il freddo e sono silenziose. In un posto così le sembrerebbe di avere
in casa un fantasma.
‒ Carolin è abituata alla vita in campagna.
Siamo cresciuti nello stesso paese. Quando
lei faceva l’università siamo stati insieme tre
anni, poi però io presi un’altra strada…
pretesti | Aprile 2012
‒ Quant’è che non la vede?
‒ Trentadue anni – disse Thomas. – Ora però
ha divorziato, ha un figlio grande che lavora
all’estero, finito il tetto conto di andarla a trovare con qualche fotografia della casa e chiederle di trasferirsi qui con me.
L’uomo sfregò una scarpa sull’altra e durante l’operazione tenne gli occhi fissi sui piedi,
come non fosse del tutto certo che fossero i
suoi.
‒ Lei che ne dice? – chiese Thomas.
L’uomo alzò le spalle.
‒ Prese alla sprovvista le donne possono fare
cose molto avventate. Credo che con la figlia
del borgomastro sia andata…
‒ Intendo della casa – lo interruppe Thomas.
‒ La casa?
L’uomo sollevò lo sguardo su quelli che
avrebbero dovuto essere i solidi montanti
per il tetto.
‒ Quando proverà a metterci le tegole verrà
giù all’istante – disse.
‒ Perché? Cos’ha che non va?
‒ Non saprei da dove cominciare, ma è quello che succederà.
‒ È messa così male?
‒ È la casa più brutta che io abbia mai visto
e quel che è peggio è pericolosa. Le cadrà in
testa e se non succede, cosa di cui dubito, le
verrà qualche accidenti per via dell’acqua e
degli spifferi.
‒ Qual è il suo consiglio?
‒ Faccia una bella fiammata, sporga denuncia all’assicurazione, compri altro legname e chieda a Luther di darle una mano.
È molto avido, le basterà tentarlo con un po’
di denaro.
32
Il suono del clacson frantumò il silenzio e
ogni cosa intorno per qualche secondo sembrò raccogliersi in se stessa nel tentativo di
resistere all’urto.
Anche Thomas e l’uomo incassarono la testa
tra le spalle facendosi piccoli.
Poi il frastuono cessò e quel che ne rimaneva si allontanò ondulante, come una serpe
che senza fretta svanisce fra gli sterpi. Allora
l’uomo fece un passo indietro e guardò il ragazzo che, rimessosi al suo posto, li fissava
con grandi occhi primordiali.
‒ Non credi basti bussare sul vetro? – gli disse – Oppure chiamarmi e dire: “Zio Johan,
mi sono stufato, portiamo a casa il culo!”.
Lo so che sei tonto, ma cerca di metterci del
tuo, Cristo Santo! Ci sono mille modi per attirare l’attenzione, ma quando io e questo signore siamo a due passi, suonare il clacson
è l’ultimo che ti deve passare per la testa.
Lo capisci?
Il ragazzo lo scrutava attento.
‒ Lo capisci o no?
Il ragazzo annuì.
‒ Devi dire “Sì, zio”, altrimenti non sono sicuro che tu abbia davvero capito.
‒ Sì, zio – disse il ragazzo.
‒ Bravo ragazzo.
Una volta sul camion, con la retromarcia già
ingranata e il motore che sbuffava, l’uomo si
sporse dal finestrino.
‒ Quella alla banca di Berna comunque fu la
migliore. Conservo ancora l’articolo del giorno dopo.
‒ Fummo fortunati – fece Thomas.
‒ Sempre e solo fortuna? Anche le altre
volte?
pretesti | Aprile 2012
‒ Quali altre volte? – scosse la testa Thomas.
L’uomo sorrise mostrando il suo pezzo di
cuoio.
‒ Per la casa segua il mio consiglio – disse
iniziando a retrocedere piano. ‒ Vada da Luther con qualche centinaio di franchi in una
busta. Risolverà un sacco di problemi e nessuno si farà male.
Thomas levò in alto la birra come a dire “Ok”.
‒ E in bocca al lupo con quella sua…
‒ Carolin!
‒ Carolin – disse l’uomo.
L’ultima cosa che Thomas vide, quando il camion era già in fondo al vialetto, fu il ragazzo che inclinava la testa e la poggiava sulla
spalla dello zio, come un cane che una volta
seduto cerca la gamba del padrone, per avere
qualche contezza di sé. •
Davide Longo
Davide Longo è nato a Carmagnola, non lontano da Torino. Nel 2001 ha pubblicato per la Marcos y Marcos il
romanzo Un mattino a Irgalem con il quale ha vinto il Premio Grinzane opera prima e il Premio Via Po. Dello stesso anno è il libro per bambini Il laboratorio di Pinot. Nel
2004 è uscito il suo secondo romanzo il Mangiatore di pietre
(Marcos y Marcos), Premio Città di Bergamo e del Premio
Viadana. È regista di documentari (Carmagnola che resiste,
Memorie dell’altoforno), autore di testi teatrali (Pietro fuoco e cobalto, Il lavoro cantato, Ballata di un amore italiano, About Fenoglio) e autore radiofonico per RadioRai (Centolire,
Luoghi non comuni). Ha scritto per “Repubblica”, “Avvenire”, “Slow Food”, “Donna”,
“GQ”, “Travel” e il quotidiano olandese “Ncr.next”. Del 2006 è La vita a un tratto (Corraini). Nel 2007 ha curato per Einaudi l’antologia Racconti di montagna, e pubblicato
per Corraini il libro E più non dimandare, realizzato con il pittore Valerio Berruti. Nel
gennaio 2010 è uscito per l’editore Fandango il suo terzo romanzo L’uomo verticale,
vincitore del Premio Lucca. Nell’estate dello stesso anno, il volume Il signor Mario,
Bach e i settanta (Keller Editore). È ora nelle librerie con il suo ultimo romanzo, Ballata
di un amore italiano, edito da Feltrinelli. Vive a Torino dove insegna scrittura presso la
Scuola Holden. I suoi libri sono tradotti in molti paesi.
33
pretesti | Aprile 2012
Il mondo
dell’ebook
GLI EBOOK
PER RAGAZZI
NON HANNO
ANCORA IL
LIETO FINE
I “nativi digitali” sono già pronti a leggere gli eBook,
ma il libro elettronico sta ancora sperimentando
modalità e contenuti adatti ai più piccoli.
di Daniela De Pasquale
34
pretesti | Aprile 2012
I
I bambini oggi si avvicinano prestissimo
bambini sono il futuro. Anche dei lialla lettura. Il progetto “Nati per leggere”
bri. L’editoria sotto il metro e cinquanvede pediatri e bibliotecari promuovere la
ta è una sineddoche dell’editoria tout
lettura ad alta voce non per far addormencourt: un pianeta in miniatura, perché
tare i bambini ma per svegliarne la mente,
piccoli sono i destinatari, le dimensioni del
meglio di un videogame. Paragone azzeccamercato, il numero di editori e titoli in catato, dal momento che si tratta di “nativi dilogo, ma che ci può dire molto dell’univergitali”, come Mark Prenski ha definito nel
so di cui fa parte. Innanzitutto perché rap2001 la generazione dei nati dal 1990: per
presenta il più conveniente investimento di
loro le tecnologie sono scontate, come lo era
lungo periodo per un editore: far appassiol’acqua in casa per i loro genitori e faticano a
nare un bambino ai libri significa fidelizzarimmaginare un mondo senza internet.
lo fino a quando sarà vecchio. Basti pensare
Eppure i dati che riguardano l’editoria dial fenomeno Harry Potter, che ha avvicinato
gitale per ragazzi non seguono la logica del
alla lettura tanti ragazzi accompagnandodiscorso e rimangoli verso l’età adulta o a
tanti personaggi divenNel 2001 Mark Prenski ha no delle dimensioni
di una nicchia che
tati protagonisti di saghe
definito
“nativi
digitali”
la
fatica a decollare.
e libri seriali, soprattutto
generazione dei nati a
Escludendo i classici
fantasy. Inoltre si tratta
liberi da diritti, siamo
di un settore ad alta inpartire dal 1990:
passati dai 420 titonovazione dove nascono
per loro le tecnologie
li di gennaio 2010 ai
e si sperimentano nuovi
sono
scontate,
come
lo
1.182 a febbraio 2012:
prodotti editoriali.
era l’acqua in casa per i meno del 5% del cataSono proprio i più giovani a trascinare le vendite
loro genitori, faticano a logo digitale italiano.
di libri: secondo i dati
immaginare un mondo A contendersi questa
piccola fetta c’è solo
Istat elaborati dall’AIE
senza
internet,
hanno
il 42% degli editori
per la Children’s Book
un innato rapporto di
attivi nel segmento:
Fair di Bologna, l’edi82 competitor, casimpatia con i tablet
toria per ragazzi vanpitanati dal gruppo
ta per il 2011 un 2%
Giunti che detiene il 30%, seguito da Salani
di crescita. Il 56,9% dei ragazzi tra i 6 i 17
(12%) e Piemme (11%).
anni ha letto almeno un libro, dato inferioPer vedere cosa succederà entro cinque anni,
re rispetto al 2010 ma più alto della media
possiamo sbirciare nel mercato americano,
nazionale che raggiunge appena il 45%.
ma solo per scoprire che, percentuali a parIl merito va ai genitori che fanno crescere
te, la situazione è simile: Scholastic, princiuna domanda più qualificata anche nella
pale editore di settore, registra un ricavo da
fascia prescolare, a soddisfare la quale trodigitale pari a al 7,4% laddove case editrici
viamo 197 editori che hanno immesso sul
per adulti raggiungono il 20%.
mercato 2.317 novità.
35
pretesti | Aprile 2012
Come mai? A quanto riferisce il “New York
Times”, una motivazione è legata al costo
dei device (il 44% dei bambini vive in famiglie a basso reddito), ma più in generale sono proprio i genitori a non comprare
eBook per i loro figli. Ha fatto il giro della
rete il video di una bimba che clicca invano sulle pagine di un magazine. La mamma
scrive: “Per mia figlia di un anno le riviste
di carta sono iPad rotti. Sarà così per il resto
della sua vita, Steve Jobs ha codificato parte
del suo sistema operativo”. Ironia non colta dagli immancabili detrattori che l’hanno
addirittura accusata di non essere una buo-
gia dell’età evolutiva alla Sapienza, mentre
la conoscenza dei bambini si basa su tutti i
sensi, l’eBook coinvolge solo la vista e crea
distacco tra se stessi e il testo.
Giuste considerazioni, se si accetta che l’eBook non nasce per soppiantare la lettura
classica, ma le si affianca, offrendo l’opportunità di sperimentare nuovi linguaggi e
forme di apprendimento. Non è stato necessario coinvolgere psicologi quando furono
inventati i libri pop-up o quando sul mercato comparvero i librigame o i mangiadischi
che introducevano i bambini nel mondo
delle fiabe sonore.
Gli eBook per i più piccoli rappresentano un’evoluzione
più che di una rivoluzione della lettura, in cui i confini tra
apprendimento e gioco, computer e giocattoli, consumo e
produzione si fanno più sfumati
na madre per non aver insegnato a sua figlia
a riconoscere la carta nella sua immutabile,
odorosa e sfogliabile tangibilità. Anche chi è
più propenso a leggere eBook e lavora con
eReader o tablet fa fatica a pensare alla lettura digitale come supporto nell’educazione dei figli: un intruso digitale catturerebbe
troppo l’attenzione del bambino, rovinando
l’intima atmosfera della lettura di una favola della buonanotte.
Considerazione supportata anche da psicologi e specialisti. Per Junko Yokota (Centro per la didattica presso la National Louis
University di Chicago), forma e dimensione di alcuni libri sono fondamentali per l’esperienza emotiva legata alla lettura, e non
si prestano a una conversione digitale. Per
Anna Oliverio Ferraris, docente di psicolo-
36
Più che di una rivoluzione si tratta di un’evoluzione della lettura, in cui i confini tra
apprendimento e gioco, computer e giocattoli si fanno più sfumati.
Per Allison Druin (Università del Maryland), più le tecnologie permetteranno di
riprodurre la lettura su carta più l’attenzione si sposterà sul contenuto. Nel frattempo,
c’è chi prova a percorrere la strada dei contenitori, proponendo tablet baby-friendly,
indistruttibili e dal prezzo contenuto come
l’iXL di Fisher Price o il Nook Kids. Se non
li avete mai sentiti nominare è forse perché
gli stessi bambini non si accontentano di un
giocattolo e preferiscono l’eReader di mamma e papà, a cui sono in grado di spiegare
funzionalità sconosciute, come già avviene
con i cellulari. Si può azzardare l’idea che
pretesti | Aprile 2012
37
il momento in cui si usa il tablet insieme
ai bambini sia un’ottima occasione per familiarizzare con le tecnologie, e limitare il
digital divide tra genitori e figli.
Le numerose app per bambini in commercio aprono l’importante capitolo degli
enhanced eBook. Si tratta di eBook arricchiti che possono essere letti e sfogliati come
un libro, ascoltati come audiolibro, studiati grazie a funzionalità aggiuntive che abilitano ricerca, evidenziazione, annotazione
ed esplorati grazie a elementi interattivi e
Ci sono poi i bambini che non amano leggere: per loro esistono app che prevedono
uno storytelling interattivo con un intervento sulla struttura narrativa molto simile a
quello del gaming: per esempio, alla fine di
ciascun capitolo il bambino può proseguire
la lettura solo se guadagna punti giocando.
Nella fascia di età 7/10 torna utile la distinzione fra libro arricchito e libro digitale, da proporre in base alle abilità di lettura acquisite.
Come fa notare Judy Newman, presidente
di Scholastic Book Club, “intorno agli 8 anni
di condivisione. In questo modo la lettura
diventa un’esperienza multisensoriale che
può stimolare le competenze linguistiche.
La giornalista e redattrice Laure Deschamps
(L’enfant et la tablette. Genèse du livre numérique jeunesse) analizza i vantaggi della lettura digitale per le diverse fasce d’età e parte
dagli apprendisti lettori: quando si incontra
una parola difficile si può attivare l’audio
o il dizionario, si può scegliere di leggere o
ascoltare la storia, mentre le parole vengono
evidenziate per seguire il testo.
si comincia a perdere interesse per la lettura. I media digitali sono in competizione per
attirarsi l’attenzione dei ragazzi. È molto
importante per noi, come editori, l’impegno
nella produzione di contenuti che spingano i bambini a leggere per divertimento”.
A supporto, una ricerca inglese rivela che
i bambini sotto i dieci anni sono più bravi
a navigare in rete e a usare le nuove tecnologie che a leggere e vestirsi da soli. In questo
processo, allo scrittore è richiesto uno sforzo
notevole per rivedere il suo ruolo, e l’edi-
pretesti | Aprile 2012
tore deve ricorrere a nuove professionalità
per garantire una qualità elevata ai prodotti
digitali, che non renda passiva la fruizione e
trovi quell’equilibrio tra testo immagine che
caratterizza i migliori libri pop-up. Brutte illustrazioni, testi scritti o tradotti male,
animazioni inutili
possono stimolare
un’attività ludica,
ma non invogliare
alla lettura. Le sperimentazioni modello non mancano: è il
caso del neo premio
Oscar The Fantastic
Flying Books of Mr
Morris Lessmore, o
Timbuktu, newsma- Gianni Rodari
gazine su iPad che propone l’attualità ai più
piccoli unendo le potenzialità delle app gioco e quelle educative. Ottimo anche perché
è realizzato da una donna italiana under 35
e laureata in Comunicazione che ha vinto
il contest “Mind the Bridge” per volare a
San Francisco e far decollare la sua startup.
Un duro colpo ai luoghi comuni che si annidano in almeno cinque concetti di questa frase.
Si aprono dunque enormi prospettive per
un genere rimasto fino ad oggi appannaggio
del cartaceo per esigenze di qualità e fruibilità. Joe Wikert di O’Reilly sostiene che così
come le prime trasmissioni televisive erano
la mera ripresa di trasmissioni radiofoniche,
anche l’editoria digitale oggi non sta sfruttando tutto il suo potenziale. Resta il problema della compatibilità dei formati,
al momento lontani
da un modello aperto multidispositivo
e multipiattaforma.
Chi realizza eBook
per ragazzi non può
fare a meno di Apple
e dell’iPad per mancanza di alternative concrete. È stato proprio
Steve Jobs a creare il nuovo mercato e ancora lo domina. Uno dei più grandi autori per
bambini, Gianni Rodari, scriveva nella sua
Grammatica della fantasia che a vedere per
primi le cose si può passare da sognatori.
Ma ora che il sogno è quasi realtà, l’eredità
non va tralasciata: tocca ai grandi per primi
usare fantasia e immaginazione per proporre ai più piccoli novità da favola. •
Gli eBook arricchiti devono mantenere il giusto equilibrio
tra testo e immagine, e ogni animazione deve essere
funzionale al racconto, per rendere il lettore non fruitore
passivo ma coprotagonista
38
pretesti | Aprile 2012
BREVE
Il mondo
dell’ebook
(ED ECONOMICO)
È BELLO
I libri millelire risorgono e si trasformano in
eBook: per una lettura breve ma intensa, per
riscoprire un classico d’annata, per dare una
chance al libro digitale
di Roberto Dessì
C’
Newton Compton. Erano certo altri tempi,
era una volta il millelire. Il licon telefoni a gettoni al posto di ultrasofistibretto tascabile che si comcati smartphone. Con Internet ancora monprava per pochi spiccioli, rica delle tre “w” che l’hanno resa celebre.
nunciando al caffè o al resto
Tempi in cui i libri profumavano di carta e
del quotidiano, dapprima in edicola e più in
inchiostro, si compravano in libreria e al più
là nel tempo anche nelle librerie. Letture brein edicola. Quelli elettronici a noi tanto cari
vi e a buon mercato, ma non per questo prierano dei pupi, prototipi in fasce sconosciuve di piacevolezza e interesse. D’altronde,
ti al grande pubblico e senza adeguati supautori come Epicuro, Stendhal e Shakespeaporti hardware: il primo rozzo eReader sare non sono proprio degli ultimi arrivati.
rebbe arrivato giusto
Sono passati più di
venti anni da quan- I millelire sono una filosofia, un paio di anni dopo.
La storia però è cido il pioniere Marun’idea.
Tanto
forte
da
clica, e le buone idee
cello Baraghini dieessere ripresa e imitata
‒ soprattutto quelle
de vita, con la sua
premature per i loro
creatura controcornegli anni a venire.
tempi – sono Fenici
rente Stampa Alterpronte a rinascere adattate ai nuovi contenativa, a ben più che un prodotto letterario:
sti: benvenuti nel XXI secolo, quello della
i millelire sono più una filosofia, un’idea.
Rete con la “r” maiuscola che manda gambe
Tanto forte da essere ripresa e imitata negli
all’aria giornali e le tv in crisi di identità e
anni a venire, addirittura citata in un’encicredibilità, dove gli eBook rappresentano il
clopedia, divenuta sostantivo a memoria
presente e il futuro dell’editoria, necessitanpresente e futura. Idea ben presto seguita da
do tutt’al più di una ulteriore spintarella per
un’altra casa editrice di occhio molto lungo:
39
pretesti | Aprile 2012
in feuilleton. Sulla scia di Newton Compton
spiccare definitivamente il volo. Sarà forse il
e Feltrinelli, anche le Edizioni Piemme hanmillelire a dargliela?
no recentemente tenuto a battesimo una
Ah già, anche le mille lire non ci sono più da
propria striscia di eBook brevi ed economiun pezzo, sostituite dagli euro più di un deci. Gli Shots sondano i sette vizi capitali con
cennio fa. Basta però un rapido calcolo per
sette brevi saggi a 99 centesimi l’uno. E chisla conversione: zero e 51 centesimi, commersà che i peccati non diventino presto più dei
cialmente arrotondati a zero e 49. Che, guarcanonici sette.
da caso, è anche il nome scelto da Newton
Oltreoceano il dono della sintesi ‒ o chissà,
Compton per riproporre in formato digitale
l’indolenza dello scrittore ‒ è stato spunto
la serie dei Gialli Economici, tanto celebri neper l’ennesima riuscigli anni ’90. Tornano a
ta iniziativa editoriale
mietere successi sotto
I
piccoli
ed
economici
Amazon, che ne ha rinuove insegne il telibri hanno fatto trionfale battezzato i frutti sinmibile Abate Nero di
Wallace, il pacato deingresso nelle classifiche gles. Un chiaro omaggio ai singoli musicatective Charlie Chan
dei best seller digitali,
li, anch’essi retaggio
di Biggers, e i Trentabivaccandovi
con
di un passato lontano
nove scalini di Buchan
impressionante regolarità fatto di juke box e vida cui trasse ispirazionili 45 giri, e un pane il maestro della surallelismo musical-letterario quanto mai
spense Alfred Hitchcock. Dall’oblio rispunazzeccato: gli eBook pubblicati come single
tano anche i fantasy e la letteratura classica,
sono più brevi di un romanzo ma più lunghi
moderna e contemporanea. 200 nuove uscidi un semplice racconto, adatti a sviluppate previste per il 2012, tutte rispettanti ‒ di
re nel dettaglio una buona idea, un piccolo
nome e di fatto ‒ l’antica equivalenza “100
saggio o un reportage giornalistico. Anche
pagine uguale mille lire”.
in questo caso venduti a prezzo tanto basBisogna però essere realisti: il tasso di camso da indurre all’acquisto d’impulso: finora,
bio reale è quello più mnemonico, ma assai
stando ai numeri dichiarati dalla società, gli
meno conveniente, uno a mille, un euro per
impulsi sono stati più di 2 milioni.
ogni banconota Montessori. Prezzo su cui
Successo presto emulato anche alle nostre
ha deciso di attestarsi un altro prodotto edilatitudini: i piccoli ed economici libri hantoriale digitale diretto discendente dei milleno fatto un trionfale ingresso nelle classilire. Con la collana Zoom, Feltrinelli rispolfiche dei best seller digitali, bivaccandovi
vera pezzi da novanta del proprio catalogo
con impressionante regolarità. Oltre a Banquali Benni, Yoshimoto e De Luca, lancianduna, una menzione d’onore spetta all’inedo nel contempo, non senza sapienti scelte
dito Super Santos di Roberto Saviano che
di marketing, le nuove leve della letteratura
ha rapidamente conquistato critica e pubitaliana. Banduna, di Alessandro Mari, è il
blico, ma ben si stanno comportando ancase study perfetto di come un editore posche gli altri eBook della collana Feltrinelli,
sa sfruttare il doppio canale di prezzo cone le proposte low cost di Newton Compton.
tenuto e sintesi, declinandolo ulteriormente
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pretesti | Aprile 2012
Le performance di questi eBook stanno rovesciando i tradizionali paradigmi commerciali anche tra gli editori più conservativi.
Il “Wall Street Journal” di qualche settimana fa registrava l’inversione di tendenza di
Simon & Schuster, membro del famigerato
cartello delle six sisters of publishing, gettatasi nella mischia per sfruttare gli eBook in
versione “assaggio letterario” come Cavallo di Troia, banco di prova per testare autori emergenti o di prodotti sul cui successo
non si scommetterebbe più di un dollaro.
In questo caso, a copia digitale. A favore
degli scettici del low cost, si può dire che
proprio la forza degli eBook millelire ne
costituisce anche la principale debolezza.
La sensazione trasmessa dal discount è sì di
convenienza, ma parallelamente di bassa
qualità; un fattore già messo in luce, tra gli
altri, da un’inchiesta sull’“Huffington Post”.
Parafrasando un Bill Gates d’annata, occorre però ricordare che “the market is king”: è
il mercato a decidere, a decretare il successo o il fallimento di un’iniziativa editoriale.
In questo caso, oltre agli autori e alle loro
storie, parlano e raccontano i numeri. E tutti
hanno il segno “più” davanti. •
Le performance di
questi eBook stanno
rovesciando i tradizionali
paradigmi commerciali
anche tra gli editori più
conservativi
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pretesti | Aprile 2012
Buona la prima
Storie di libri
ed edizioni
FERNANDO
PESSOA
“IL LIBRO
DELL’ INQUIETUDINE”
(1982)
di Luigi Orlotti
F
ernando Pessoa non avrebbe mai immaginato che prima di vedere pubblicato il proprio Libro dell’inquietudine sarebbe dovuto trascorrere esattamente lo stesso numero
di anni, dopo la morte, del suo soggiorno sulla terra. Fernando Antonio Nogueira
Pessoa, nato a Lisbona il 13 giugno 1888 e morto nella stessa città il 30 novembre 1935,
è l’autore-non autore del Livro do Desassossego, scritto da Bernardo Soares, eteronimo-semieteronimo, autore falsamente vero dell’immaginazione assolutamente falsa di Fernando Pessoa.
Ci sarebbero voluti esattamente quarantasette anni perché Jacinto do Prado Coelho, con Maria Aliete Galhoz e Teresa Sobral Cunha, riuscissero a venire a capo di quanto aveva disseminato qui e là quell’impostore di un contabile portoghese che rispondeva al nome di Fernando
Pessoa. Si potrebbe anzi dire che con la morte del poeta-romanziere abbia avuto inizio per gli
studiosi portoghesi un viaggio nell’al di là simile a quello compiuto da Dante Alighieri “nel
mezzo del cammin di nostra vita”, che li avrebbe sottoposti alle stesse prove terribili e faticose
per riuscire a far emergere dall’altro mondo quel mirabile capolavoro tradotto poi in più di
quaranta lingue nel nostro mondo. Pessoa si esclissa a quarantasette anni nell’altra dimensione della vita, quella esoterica dalla quale si era sempre lasciato affascinare con gli esperimenti
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pretesti | Aprile 2012
medianici e l’interesse per l’occultismo, e per
recuperare il suo romanzo incompiuto tre
ricercatori affrontano il viaggio dei viaggi,
quello nell’al di là, facendone ritorno però
con un manoscritto inedito, sensazionale,
straordinario: il Livro do Desassossego.
Nel 1982 appare dunque la prima edizione
mondiale del Livro do Desassossego. Nel 1986
esce la prima traduzione italiana a cura di
Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre:
si parlerà quindi di Libro dell’inquietudine.
Scrive Antonio Tabucchi nella sua introduzione alla traduzione italiana a proposito
della parola desassossego: “Desassossego, derivato regressivo di desassossegar, indica in
portoghese una perdita o una privazione:
la mancanza di sossego, cioè di tranquillità e
di quiete. Ma Soares allarga le frontiere del
desassossego fino a zone assai remote: dalla
connotazione vagamente decadente di certi testi in cui il desassossego appare associato
al tedio, fino allo snervamento, all’ansia, al
disagio, alla pena, al turbamento, all’inadeguatezza e alla ‘incompetenza verso la vita’”.
E più avanti, sempre nell’introduzione di Tabucchi, leggiamo quanto ci saremmo immaginati, visti gli elementi cronologici di contatto fra tutti i protagonisti di questa vicenda
umana e editoriale: “Bernardo Soares non
sogna, perché non dorme. Egli ‘sdorme’, per
usare una sua parola; frequenta cioè quello
spazio di iper-coscienza o di coscienza libera che precede il sonno. Un sonno che tuttavia non arriva mai. Il libro dell’inquietudine è
un’enorme insonnia”. Ecco allora condensato in questa primigenia intuizione un caso
clamoroso nella storia della letteratura: il romanzo di un autore-non autore morto-non
43
morto che vive e si tramanda nel lavoro dei
suoi interpreti.
Poco importa allora se la prima edizione italiana del Libro dell’inquietudine sarà all’incirca la metà dell’edizione portoghese di Jacin-
Antonio Tabucchi
to do Prado Coelho e che verrà tradotta per
intero da Piero Ceccucci soltanto nel 2005.
A cosa serve infatti un libro di frammenti,
un testo incompleto, se non abbiamo altro
modo di leggerlo che quello con il quale si
affrontano i pensieri anonimi dei “baci perugina”? In fondo è a questa accusa di superficialità, di estemporaneità, di provvisorietà,
spesso rivolta a tutta l’opera di Fernando
Pessoa (perché la maggior parte di quest’opera è stata pubblicata postuma da altri),
che risponde il genio di lettore e studioso di
Antonio Tabucchi e di Maria José de Lancastre. Il libro dell’inquietudine diventa allora
paradigmatico per avvicinarsi a tutta l’ope-
pretesti | Aprile 2012
ra poetica di Fernando Pessoa, che è opera
di insonnia, o di veglia per altri sogni, come
accade nel Marinaio, tradotto sempre in una
memorabile edizione da Antonio Tabucchi.
Così accade che il plurimo Pessoa dorma nella veglia del suo interprete italiano più noto:
Antonio Tabucchi. E accade che un grande
editore come Feltrinelli, grazie
a un altrettanto grande, e mai
abbastanza ricordato, direttore editoriale come Franco Occhetto inseriscano nel 1986 in
una collana di allora recente
ideazione da parte dello stesso Occhetto, Impronte, questo
“libro dell’al di là”, che diventa in pochi anni il nuovo riferimento mondiale della letteratura portoghese. Fu la rinascita di un nuovo interesse da
parte del grande pubblico per
gli scrittori di lingua portoghese del secondo Novecento, dopo gli anni
di oscurantismo della dittatura salazarista.
Antonio Tabucchi sarà tanto capace di vegliare il sonno del poeta Pessoa da diventare lui
stesso un altro Fernando Pessoa, eteronimo
tra gli eteronimi del poeta. È un destino raro
per i cultori di Pessoa, sicuramente il destino
44
al quale tutti ambiscono. E ora che Tabucchi
non c’è più non dobbiamo abbatterci. Basterà sognare il sonno degli studiosi, di Franco
Occhetto, di Antonio Tabucchi, di Luciana
Stegagno Picchio per citarne alcuni, di tutti
coloro che hanno contribuito a tramandare
l’opera dell’ortonimo Pessoa, e che oggi non
sono più tra noi, per diventare
noi stessi testimoni di un ideale chiamato letteratura, che si
inserisce a sua volta in quella
corrente di equivoci di identità
fra autori reali e personaggi inventati che ha radice in Omero
e passa per Shakespeare. A noi
lettori non resta che chiedere
in dono la speciale sensibilità
del poeta di Lisbona e di tutti i suoi eteronimi sparsi per il
mondo: “Sentire tutto in tutte
le maniere; saper pensare con
le emozioni e sentire con il pensiero; non desiderare molto se non con l’immaginazione; soffrire con civetteria; vedere
chiaramente per scrivere correttamente; conoscersi con finzione e tattica, naturalizzarsi
differenti e con tutti i documenti; in definitiva, utilizzare dall’interno tutte le sensazioni,
sgranellandole fino a Dio”. •
pretesti | Aprile 2012
Sulla punta
della lingua
Come parliamo,
come scriviamo
Rubrica a cura
dell’Accademia della Crusca
Vernacolo
o dialetto in Toscana?
di Annalisa Nesi
L
a maggior parte dei toscani risponderebbe alla domanda affermando che in Toscana l’italiano è “di
casa”, cioè endemico, e il parlare
quotidiano, familiare, se ne discosta per pochi tratti. Dunque non si può definirlo dialetto, ma vernacolo. Nella regione, escludendo la Lunigiana e la Romagna Toscana
linguisticamente appartenenti ai dialetti
settentrionali, si distingue «il parlar bene»,
possessivo (piacciano per piacciono, si va a i’
cine per andiamo al cinema, i’ mi hane per il
mio cane).
De Amicis, nell’Idioma gentile, non esenta
certo i toscani e i fiorentini, nati e cresciuti
nella culla della lingua, dal dovere di una
maggior cura nell’evitare i “dialettismi”, a
maggior ragione perché riconosciuti dagli
altri italiani “maestri dalla nascita”. L’autore del libro Cuore non è l’unico ‒ nel perio-
Tutti i dialetti dell’area centrale d’Italia (umbro,
marchigiano, laziale) distano meno dalla lingua e anche a
questi viene spesso attribuito la statuto di vernacolo,
a sottolineare un diverso o minor grado di dialettalità
cioè sorvegliato e aderente alle regole della
lingua (per quanto possa essere obbiettivo
non sempre e facilmente raggiunto nel caso
della caratteristica pronuncia spirante: casa,
ma la hasa, per citare un esempio classico) e
«il parlar male», con meno attenzione alla
pronuncia (sono andaho per sono andato) o a
certe forme del verbo o dell’articolo o del
45
do fra Otto e Novecento ‒ a riconoscere la
presenza del dialetto in Toscana, sono però
gli stessi toscani a non valutare come tale
lo scarto dalla lingua che considerano, a
ragione, minimo in confronto alla distanza
dei «veri» dialetti.
In realtà anche tutti i dialetti dell’area centrale d’Italia (umbro, marchigiano, laziale)
pretesti | Aprile 2012
distano meno dalla lingua e anche a questi
i dialetti del territorio italiano (fatta ecceviene spesso attribuito la statuto di vernazione per le lingue minoritarie) hanno una
colo, a sottolineare un diverso o minor grabase comune nel latino e ne rappresentano
do di dialettalità.
l’evoluzione con le diversità proprie delLa consultazione dei dizionari storici perle differenti aree geografiche. Nella storia
mette di mostrare come vernacolo sia stato
linguistica del nostro paese assistiamo alla
usato in modo generico per dialetto anche in
formazione dei volgari – così si denominano
riferimento ad aree non toscane come trole realtà linguistiche conseguenti ai mutaviamo negli autori (ad esempio in Foscomenti subiti dalla lingua latina parlata luolo o in Pascoli) o nei titoli di dizionari che
go per luogo – che possiamo considerare
presentano in realtà il lessico dialettale o
tutti sullo stesso piano finché uno fra i tanti
in raccolte di poesie e racconti, soprattutto
non emerge e viene prescelto come modulo
di area toscana, umbra o laziale, ma anche
espressivo della lingua letteraria. Si tratta
per i dialetti triestino, pavese o napoletano. Ma al di
La parola dialetto e l’aggettivo
là dell’uso o del significato
dialettale, pur con le opportune
visti attraverso il tempo,
differenze di sostanza rispetto al resto
oggi vernacolo (aggettivo
d’Italia, sono da impiegare anche per
e sostantivo) e vernacolare
le varietà toscane
(aggettivo) sono da riferirsi all’uso scritto dei dialetti
toscani in testi soprattutto poetici (la poedel fiorentino dei grandi autori del Trecensia in vernacolo pisano di Renato Fucini, ad
to e dunque lingua scritta sulla quale si fonesempio) e in testi teatrali (il teatro vernada la norma. La forma scritta fissa e rende
colo fiorentino, livornese).
stabile il fiorentino di quel periodo che nel
Dialetto, secondo la definizione scientifica,
parlato cambia, si evolve, come del resto gli
è un sistema linguistico presente in un’area
altri dialetti toscani e non toscani. Si pensi
territoriale di estensione variabile, ma coa buono, tuono che portano alla lingua il camunque circoscritta, che viene impiegato
ratteristico dittongo che si chiuderà in bono
in ambiti sociali e culturali ristretti. Di fatto
e tono nel secolo successivo. Le forme senza
il dialetto si definisce in rapporto o in condittongo sono fuori dalla lingua, dunque
trasto con la lingua: dunque, secondo un
dialettali.
criterio spaziale, la lingua si distribuisce su
La parola dialetto e l’aggettivo dialettale, pur
tutto il territorio nazionale, è impiegata –
con le opportune differenze di sostanza riseppure secondo varietà e gradazioni – da
spetto al resto d’Italia, sono da impiegare
tutti, permette una comunicazione a largo
dunque anche per le varietà toscane. Infatraggio in tutti gli ambiti culturali e istituti, soprattutto in base a fenomeni fonetici,
zionali. Quanto all’origine sia la lingua che
di pronuncia, la Toscana presenta diverse
46
pretesti | Aprile 2012
varietà dialettali: accanto a quella fiorentina (certamente la più nota e generalizzata
ad orecchio non toscano) si hanno quelle
senese, pisano-livornese, lucchese, elbana,
aretina, amiatina, garfagnina, massese.
Citando dal fiorentino, frasi come la hosa he
t’ha’ fatto ‘la cosa che hai fatto’ o come i’ che
tu fa’ poi? ‘che cosa fai dopo’ si collocano
a livello di dialetto, così come penzare, inzieme per ‘pensare’ e ‘insieme’ (tipica pronuncia del pistoiese o del senese), i’ cane per
‘il cane’ (fiorentino o pratese), andonno per
‘andarono’ (certamente oggi meno diffuso
e avvertito come arcaico o rustico), èramo
per ‘eravamo’ (senese e elbano, ad esempio). Anche il lessico toscano, che pure si è
riversato largamente nella lingua, mostra il
lato dialettale con significative differenze
interne alla regione.
Si pensi al frutto denominato cachi per il
quale si hanno sia varianti che denominazioni altre; per citarne solo alcune e
prescindendo dalla loro appartenenza ai
diversi dialetti toscani: cachì, caco, cacco,
47
diòspero, lòto e lóto, pómo, pomocaco e pomocacco. Ancora, quelle che con parola tecnica chiamiamo efèlidi ‒ e con parola italiana
corrente lentiggini ‒ sono in Toscana anche
crusca e frusca, sémbola e sémbela, sémmola
e sémola, lenticchie, per citare i più diffusi.
Per ‘bambino, ragazzo, figlio’ e in certe aree
anche ‘fidanzato’ si ha citto, senese e aretino, bimbo, pistoiese, lucchese, pisano-livornese, bambino, fiorentino e pratese. A volte
la regione ‒ intesa nei confini linguistici ‒
risponde compattamente, acquaio ‘lavandino da cucina dove si lavano le stoviglie’, ma
non concorda certamente col resto d’Italia.
Resta tuttavia l’idea comune che in Toscana non ci sia un dialetto anche se quel che
si parla in Toscana è riservato – come per
quelle parlate che anche intuitivamente definiamo dialettali ‒ ad un livello di comunicazione familiare, amicale, tendenzialmente informale. Ecco dunque che la parola vernacolo è stata a lungo riservata alla toscanità
linguistica, proprio per questa condizione
speciale determinata dalla storia. •
pretesti | Aprile 2012
LE GEOGRAFIE
DEL POSSIBILE
Anima del
mondo
Paesaggi della letteratura
I viaggi (non troppo) immaginari di Jules Verne
di Luca Bisin
I
l signor Jeorling è soprattutto un
uomo di scienza, non cede facilmente
alle seduzioni della fantasia e tuttavia non si può certo dire che lo spirito
d’avventura gli faccia difetto: i suoi studi di
geologia e mineralogia valgono bene una
spedizione fino alle estreme latitudini meridionali del mondo e una lunga permanenza
sulle isole Kerguelen, gli ultimi scorci di civiltà prima che il deserto antartico distenda
i suoi ghiacci inospitali e ancora largamente
incogniti. Ma anche quando, avendo ormai
concluso le proprie ricerche e non trovando più grandi attrattive nel lungo e buio inverno di quelle regioni sempre sferzate dal
vento gelido, si risolve finalmente a fare ritorno nel natio Connecticut, egli non manca di assecondare il proprio gusto per l’imprevisto: l’occasione di un passaggio sulla
goletta Halbrane, sotto l’esperta conduzione
48
del capitano Len Guy, offre la lusinga irresistibile di un viaggio del quale sia fissata
la meta ma restino incerti la durata e l’andamento, secondo il fatidico avvertimento
di Edgar Allan Poe, di cui Joerling oltre che
conterraneo è assiduo lettore: “fare sempre
i calcoli con l’imprevisto, l’inatteso, l’inconcepibile”. L’inconcepibile, in effetti, non
tarda a palesarsi proprio nella figura del
capitano Guy, che dello scrittore americano
si rivela essere non soltanto un estimatore
altrettanto entusiasta, ma persino un fedele adepto: la storia fantastica di Gordon
Pym, imbarcatosi di nascosto su una baleniera in partenza dall’isola di Nantucket, e
di lì trascinato nel vorticoso concatenarsi
di eventi straordinari fino all’epilogo tragico e incerto, proprio nei territori misteriosi
del continente antartico, questa storia che
Poe ha consegnato alla finzione letteraria di
pretesti | Aprile 2012
rinaio della Jane, l’ufficiale Patterson, il perun diario tenuto dallo stesso Gordon Pym,
sonaggio secondario di un’avventura che
rappresenta per il capitano Guy la fedele
così, dalle pagine fantasiose del romanzo di
esposizione di eventi realmente accaduti,
Poe, irrompe improvvisamente nella realtà
tanto indubitabili da spingerlo a condurre
gettando nello scompiglio la lucida mente
la Halbrane e il suo equipaggio alla ricerca
del signor Jeorling: “Tutto ciò era dunque
dei presunti superstiti di quelle avventure
vero!... Edgar Poe, dunque, aveva appronimmaginarie. Progetto troppo audace antato un’opera da storico e non da romanche per lo spirito ardito del signor Jeorling,
ziere!... Per un moil quale non può che
mento credetti che la
risolversi a tenere
testa mi scoppiasse,
per folle il capitano
che diventassi pazGuy e a manifestazo, io che accusavo il
re discretamente il
capitano Len Guy di
proprio scetticismo:
esserlo!... Ma alla fine
“Così voi non crededovetti arrendermi
te, signor Jeorling…”
all’evidenza dei fatti.
“Né io, né alcun altro
Len Guy si girò verso
vi crederebbe, capidi me e guardandotano Guy; siete il primi disse: ‘Ci credete
mo che io abbia udiora?...’ ‘Ci credo… ci
to sostenere che non
“Tutto
ciò
era
dunque
credo!’ balbettai”.
si tratta di un semvero!... Edgar Poe, dunque, Ciò che spinse soplice romanzo…”
prattutto Jules VerMa quello con l’inaveva approntato
ne a pubblicare nel
concepibile è un conun’opera da storico
1897 La sfinge dei
to che, per quanta
e
non
da
romanziere!
”
ghiacci non è forse il
cura ci si è messa,
proposito di dare un
spesso non torna.
compimento e una spiegazione alla storia
Sulla rotta per l’isola di Tristan da Cunha –
che Poe, sessant’anni prima, aveva invece
la medesima rotta che nel suo romanzo Poe
voluto lasciare sospesa all’incertezza e al
fa seguire alla goletta Jane prima che questa
mistero, quanto piuttosto il bisogno di racs’inoltri verso il polo sud, verso i mari inecontarci questo cedere balbettante della rasplorati dell’Antartide e verso un destino
gione di fronte a una fantasia che si fa realtà
inesorabile e misterioso – l’avvistamento di
sotto ai nostri occhi smarriti. A Edmondo
un iceberg alla deriva scompagina i piani
De Amicis, che gli fa visita nel 1895, Vere incrina le certezze, quando lo sciogliersi
ne svela questa regola segreta della sua imdel ghiaccio lascia lentamente affiorare la
maginazione letteraria: nella scrittura dei
presenza inquietante di un corpo umano.
propri romanzi egli non inventa anzitutto i
Issato a bordo, questo si rivela essere, senza
personaggi e i fatti, non escogita gli avvenipossibilità di dubbio, il cadavere di un ma-
49
pretesti | Aprile 2012
menti, gli intrecci, le peripezie per collocarli poi nell’allestimento meticolosamente accurato dei luoghi più esotici e fantasiosi. Al
contrario, egli crea dapprima questi stessi
luoghi dando loro la plastica esattezza di
un personaggio nella meticolosa dedizione alle regole della scienza, della tecnica,
della storia, della geografia, dà una forma
e una logica ai mondi prossimi o distanti,
le, dei fiumi, degli astri, dei cieli, delle città:
non semplicemente lo sfogo di una fantasia sfrenata, temeraria, spesso preveggente,
bensì la trepidazione di spingersi là dove
il confine tra la geografia del reale e quella
dell’immaginario si fa liquido e incerto.
Forse, allora, Roland Barthes mancava il
segno quando, commentando L’isola misteriosa, notava che l’intenzione fondamentale
di Verne sarebbe quella di ridurre il mondo a uno “spazio noto e chiuso”, il bisogno,
borghese e ingenuamente positivista, di
appropriarsi, chiudersi, installarsi; e nella
quasi maniacale dedizione dello scrittore
Se una storia è inverosimile
dobbiamo forse concludere
che non è vera?, domanda lo
scrittore all’inizio de
Il castello dei Carpazi
Jules Verne
reali o immaginari, lasciando poi che siano
essi stessi a ispirare i Phileas Fogg, i Nemo,
gli Otto Lindenbrok, i Michele Strogoff, i
Michel Ardan, a suggerire i viaggi e le avventure, a disporre i margini del possibile
e del fantastico. E potrebbe essere proprio
questo il cruccio che Verne insegue lungo i
suoi Viaggi straordinari nei mondi conosciuti
e sconosciuti, attraverso l’infaticabile affastellarsi degli abissi, dei deserti, delle iso-
50
per l’invenzione tecnologica, lo scrupolo
scientifico, la precisione geografica riconosceva il puntiglio un po’ pedante dell’enciclopedista o la smania di ridarci, quasi
al modo di un pittore fiammingo, l’immagine dettagliata di un mondo senza vuoti
e incertezze, finito e minuzioso, “mentre
fuori la tempesta, cioè l’infinito, infuria vanamente”. Perché, invece, proprio lungo i
margini di ciò che è noto, o che potrebbe
diventarlo un giorno, Verne vede affacciarsi il profilo di un altrove che, anche quando
si presenta nella figura improbabile di un
viaggio al centro della terra o di un mondo
sottosopra, non smette tuttavia di offrirci
l’appiglio di una regola e una decifrazione,
lo spazio di una comprensione possibile
pretesti | Aprile 2012
che non ce lo rende però meno inquietante. Se una storia è inverosimile dobbiamo
forse concludere che non è vera?, domanda
lo scrittore all’inizio de Il castello dei Carpazi. E l’avvertimento a guardarci da questo
abbaglio non rilancia tanto la provocazione
del fantastico, la minacciosa incombenza di
una dimensione imperscrutabile e recondita, ma ci annuncia piuttosto l’insondabile
vastità del mondo che già abitiamo: “Se il
nostro racconto non è verosimile oggi, può
esserlo domani, grazie alle risorse scientifiche che sono patrimonio del futuro”.
Forse, è proprio dalla loro persistente plausibilità, da questo bisogno di un’invenzione
che esige anzitutto di essere creduta e di un
luogo che, sia pure il più irraggiungibile e
incerto, reclama tuttavia per sé uno spazio
e un tempo, che i viaggi di Verne traggono
51
la loro potenza simbolica, la forza di una
seduzione che, come accade a tutti i grandi
scrittori per ragazzi, scansa la facile lusinga
del bizzarro e del sensazionale per assurgere alla dimensione del mito.
Perché l’ignoto che ha una longitudine e
una latitudine, che può essere indicato su
una carta geografica, realizzato in un ingegnoso esercizio della tecnica, esposto nella
precisa pertinenza a un ordine della scienza
non ci riesce per questo meno grave e angosciante. Esso, invece, reca in sé la promessa inquietante di poter farcisi incontro, un
giorno, per reclamare il nostro credito, sopraffare la nostra titubanza, imporci, come
al signor Joerling, l’ammissione di uno straordinario che ci stava già sempre davanti
agli occhi: “Ci credo… ci credo!”. •
pretesti | Aprile 2012
Alta cucina
Leggere di gusto
INCANTATORE,
AFFABULATORE,
GOURMAND
Roald Dahl: favole, avventure e ricette
di una vita straordinaria
di Francesco Baucia
N
di Agente 007 - Si vive solo due volte, uno dei
ell’introduzione ai suoi corsi
più riusciti film della serie di James Bond).
sui capolavori della letteratuE dopo queste vicende, una fortunata carra Vladimir Nabokov era soriera di narratore di favole, sia per ragazzi
lito ricordare ai suoi studenti
che per adulti, caratterizzate da ampie dosi
che ogni grande scrittore associa in sé tre
di humour e di un apparente cinismo che
qualità fondamentali: l’affabulatore, l’insenasconde uno sguardo disincantato sulle
gnante e l’incantatore. Sarebbe difficile non
virtù, ma soprattutto sui vizi, del mondo
riconoscere questi tre profili in Roald Dahl,
che lo circonda. Ma se appunto l’intento di
l’autore britannico di origine norvegese che
“correggere i costumi ridendone” (sopratè largamente riconosciuto come il beniatutto se si tratta dei costumi che riguardano
mino dei giovani lettori di tutto il mondo.
i rapporti tra il mondo dei bambini e quelE altrettanto difficile sarebbe immaginare
lo degli adulti) costituisce la spinta iniziauna figura più adatta della sua ‒ un uomo
le della sua scrittura, Dahl non mette mai
sornione e imponente con le fattezze dei
da parte il proprio talento di incantatore.
giganti scandinavi ‒ per sedersi accanto a
E così, da buon mago,
un fuoco e intrattenedà fondo ai materiali
re con la magia della
Già la vita stessa di
che la sua inseparabiparola e del racconDahl,
senza
l’intervento
le valigetta (in questo
to un’ideale tribù di
della sua ingegnosa
caso la memoria e l’aubambini curiosi. Già
tobiografia) gli mette
la vita stessa di Dahl,
fantasia, basterebbe a
senza l’intervento deltenere incollati alla serie a disposizione per ricavarne incanti nuovi
la sua ingegnosa fantadi
avventure
che
ne
e divertenti per il suo
sia, basterebbe a tenere incollati alla serie di compongono la sequenza giovane pubblico; illusionismi che tuttavia i
avventure che ne comgenitori farebbero bene a non liquidare con
pongono la sequenza: un’infanzia difficile,
sufficienza come l’ennesima distrazione.
segnata dalla morte prematura del padre,
Come tutte le favole degne di rispetto, ane trascorsa tra le mura di inquietanti istiche le sue hanno una morale. Ne è l’esemtuti scolastici; il lavoro in Africa orientale
pio perfetto uno dei suoi libri più famosi,
per una compagnia petrolifera, poco dopo i
La fabbrica di cioccolato (1964). Vi si racconta
vent’anni; lo scoppio della seconda guerra
la visita-premio in una industria dolciaria
mondiale e il servizio nella Royal Air Force
offerta a cinque bambini dal suo proprietacome pilota di caccia; le numerose missioni
rio, l’eccentrico e gigionesco Willy Wonka.
nel Mediterraneo e in Africa, alcune segnaLa fabbrica in questione non è però un ordite da drammatici incidenti che lo portano
nario stabilimento. È piuttosto un labirinto,
a un passo dalla tomba; l’attività di spioun’immensa giostra, un universo che semnaggio svolta per conto del servizio segrebra uscito dalla fantasia di Lewis Carroll,
to britannico (di cui forse fa tesoro nel 1967
dove una tribù di omiciattoli canterini (gli
quando si trova a scrivere la sceneggiatura
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pretesti | Aprile 2012
Umpa-Lumpa) lavora indefessamente alle
strampalate invenzioni di Wonka: i confetti senza confini (che si possono leccare per
più di un anno senza comprometterne la dimensione), i croccantini che fanno crescere
la barba, le caramelle a cubetto che si girano da sole come tante piccole facce, la teletrasmissione
delle barrette di cioccolato.
Ma anche la visita-premio
non è proprio quello che si
direbbe una passeggiata: è
invece un percorso a ostacoli, una gara a eliminazione
attraverso cui Wonka intende selezionare il fortunato
tra i bambini che meriterà
di ricevere in eredità il suo
impero dolciario. Questi
sarà il poverissimo Charlie,
l’unico tra i suoi simili a es-
comunque in serbo, al termine dell’avventura, una scorta a vita di dolci, in un perfetto lieto fine.
Scritto sulla scorta di un ricordo d’infanzia ‒ l’azienda alimentare Cadbury inviava agli alunni della scuola frequentata da
Dahl i propri prodotti da assaggiare e votare ‒, questo
libro ha al centro un tema
frequentissimo nelle pagine
dell’autore: il cibo. Si tratta di una cucina fantasiosa,
alla pari delle ingegnose
creazioni di Wonka, un ricettario fantastico disegnato per suscitare il riso, la
meraviglia e, a volte, anche
il disgusto dei piccoli lettori. Lo stesso Dahl, insieme
alla seconda moglie Felicity e a Josie Fison, ha cerca-
Come tutte le favole degne di rispetto, anche le sue hanno
una morale. Ne è l’esempio perfetto uno dei suoi libri più
famosi, La fabbrica di cioccolato
sere portatore sano di valori infantili, mentre gli altri incarnano i vizi che l’opulenza
carica sulle spalle dei piccoli maleducati:
la teledipendenza, l’obesità, la masticazione compulsiva di chewing gum, il capriccio. Ma Wonka, come Dahl, conosce bene la
massima qualis pater, talis filius, e così anche
i genitori dei giovani mostri saranno vittima, alla stregua dei figli, dei trabocchetti
della fabbrica di cioccolato, mentre l’unico
a scampare sarà il nonno di Charlie, Joe, incantato da tutto almeno quanto il nipote, e
forse di più. Anche per i villains, Wonka ha
54
to di renderle realizzabili (e in alcuni casi
più appetibili) nel libro Le rivoltanti delizie
di Roald Dahl (Ugo Mursia Editore). Di cibo,
di pietanze predilette e di ricordi, l’autore
ha raccontato anche in Memories with food at
Gypsy House (Viking Press), scritto sempre
con Felicity e pubblicato postumo nel 1991.
Dal momento che questo libro non è mai
stato tradotto, i lettori italiani si potranno
consolare ottimamente con il saggio di Elena Massari I bravi bambini mangiano cioccolata. Il cibo e gli affetti nella vita e nei racconti di
Roald Dahl (Cleup). Oppure ancora potran-
pretesti | Aprile 2012
no sfogliare i due godibilissimi (non solo
da parte dei ragazzi) volumi autobiografici di Dahl, Boy e In solitario (entrambi editi
da Salani), a caccia di suggestioni culinarie.
Ne presentiamo qui una tratta dal secondo
libro, e precisamente dall’episodio in cui
al giovane Roald, allo scoppio della guerra, viene affidato dall’esercito britannico il
comando di un plotone per tenere d’occhio
la colonia tedesca di Dar es Salam. Il sergente della truppa improvvisa con i pochi
ingredienti a sua disposizione quello che
Dahl definisce: “il miglior risotto che avessi mai mangiato”, anche se gli ingredienti
sono solo riso integrale e banane. “Le fette
di banana erano calde e dolci e facevano da
condimento al riso, come il burro”, scrive
Dahl. Senza sposare l’austerità della cucina militare, si può riprodurre questa ricetta
dalle ascendenze indiane arricchendola con
una presa di curry. Una volta preparato un
soffritto con sedano e poca cipolla si fa tostare il riso e lo si cuoce versando poco per
volta del brodo vegetale. Nel frattempo si
fanno dorare nell’olio le fette di banana, poi
a cottura del riso ultimata si uniscono, mescolando per bene, il curry e le banane, e si
guarnisce con una manciata di prezzemolo
fresco tritato. Un bicchiere di Gewürztraminer fresco si accompagna ottimamente a
questo risotto, singolare almeno quanto il
suo “narratore”. •
RISOTTO ALLE BANANE
Ingredienti per 4 persone
350 gr di riso integrale (o basmati)
1 costa di sedano
1/2 cipolla
olio d’oliva
800 ml di brodo vegetale
2 banane verdi
2 cucchiaini di curry
1 manciata di prezzemolo fresco tritato
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pretesti | Aprile 2012
Leggere un film
Recensioni
GIBUTI
di Elmore Leonard
tusso, si aggira per il golfo di Aden inseguendo
È ormai arcinoto l’aneddoto secondo cui Marle gesta dei corsari contemporanei, per trovarsi
tin Amis, recandosi in visita dal premio Nobel
invischiata in una ragnatela di doppi giochi e
Saul Bellow, si sia sorpreso intravvedendo sugli
trame che celano la complicità di malavita, terscaffali delle librerie dello scrittore “laureato”
rorismo, finanza e servizi segreti. Inconsapenumerosi volumi di Elmore Leonard. La dovolmente emulo di Emilio Salgari, Leonard ha
manda spontanea potrebbe essere: cosa ci fanscritto Gibuti senza muoversi dagli States, come
no i libri del decano dei crime novelist nella biha confidato in una recente intervista a “Reblioteca di un autore “alto” come Bellow? Ma la
pubblica”. Non risente tuttavia di profondità
domanda è mal posta e, soprattutto, ammantadescrittiva l’intreccio, che come
ta di una snobistica diffidenal solito ha per fiori all’occhielza. Che tanto Amis quanto
lo piuttosto il montaggio delle
Bellow sono disposti a rispescene e le impareggiabili pagidire al mittente, dal momenne di battute scambiate dai perto che si trovano d’accordo
sonaggi, per merito delle quali
su questa affermazione: “Per
Leonard si è meritato, da parte
una credibile e generosa indi Stephen King, l’appellativo
fusione di piacere narrativo
di miglior dialoghista della letin una prosa miracolosamenteratura americana (battute che
te purgata da ogni falsa quaperaltro hanno profondamenlità, non c’è davvero nessuno
te influenzato anche le scenegal pari di Elmore Leonard”.
giature di Quentin Tarantino).
Per i lettori che ancora non
E sempre sorprendente risulta
abbiano sperimentato il propoi l’artificio che da tempo codigioso cocktail letterario di
stituisce una delle cifre stilistimarca Leonard, si presenta
che dell’autore: quell’abilità di
in questi giorni una nuova
Disponibile su
avvincere i lettori agli eventi
occasione per assaporarlo. È
www.biblet.it
narrati non raccontandoli diretuscita, in libreria e in ebook
tamente, ma facendoli apparire
per Einaudi, la traduzione
proprio attraverso i dialoghi dei protagonisti,
di Gibuti, penultima fatica dell’ottantaseiena fatti avvenuti. Leonard crea così un incastro
ne autore originario di New Orleans. Dopo le
di prospettive che, invece di annacquare, increatmosfere western e noir dei due precedenti romenta la suspense permettendo al contempo ai
manzi usciti in italiano (Su nella stanza di Honey
lettori di penetrare più fondo nella mente dei
e Road dogs), Leonard sorprende i suoi fans con
personaggi in scena. Così nel romanzo seguiauna storia ambientata nell’Africa orientale, tra
mo gli eventi di Gibuti insieme a Dara e Xavier
pirati, terroristi e registi di documentari. È promentre visionano il girato del loro documentaprio una filmaker sexy e intraprendente, Dara
rio, provando la sensazione, pagina dopo pagiBarr, la protagonista di Gibuti: in compagnia del
na, di stare sperimentando un’esperienza unisuo cameraman di fiducia, il settantenne afroaca: quella di “leggere” un film.
mericano Xavier LeBo, dall’aspetto di un wa-
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pretesti | Aprile 2012
LONDON
BOOK FAIR
Appuntamenti
e gli altri eventi del mese
LONDON BOOK FAIR
Giunta alla quarantunesima edizione, la London
Book Fair apre i battenti il 16 aprile e si conferma
un appuntamento irrinunciabile per operatori e
appassionati. Il ricchissimo programma della tre
giorni londinese dedica quest’anno una particolare attenzione alla Cina, mercato emergente dalle
straordinarie potenzialità, ma anche fucina di importanti talenti letterari. Più di 180 editori e 21 autori provenienti dalla Cina parteciperanno a una
serie di iniziative in cui verranno approfondite le
dinamiche attuali del mercato editoriale cinese,
i possibili scenari di sviluppo dell’industria editoriale, le tendenze più recenti del panorama letterario, le problematiche legate alla traduzione.
Ospiti d’onore saranno lo scrittore inglese Peter
James, creatore della serie di thriller che ha per
protagonista l’ispettore Roy Grace, giunta al suo
ottavo capitolo con il romanzo Not Dead Yet (in
Italia sono uscite le prime quattro avventure); lo
scrittore e sceneggiatore cinese Bi Feiyu, vincitore
del Man Asian Literary Prize del 2010; lo scrittore per ragazzi Patrick Ness, di cui sono apparsi
in Italia Il buco nel rumore (2008) e il recente Sette
minuti dopo la mezzanotte (2012). Tra gli altri autori
presenti alla kermesse Anthony Horowitz, Sarah
Hall, Jung Chan.
Dal 16 al 18 aprile
INCROCI DI CIVILTÀ - INCONTRI INTERNAZIONALI DI LETTERATURA A VENEZIA
Sarà il neuroscienziato e scrittore portoghese Antonio Damasio a inaugurare la quinta edizione
del festival letterario veneziano dedicato all’incontro tra le culture. Organizzata dal Comune di
Venezia e dall’Università Ca’ Foscari, la manifestazione accoglierà in varie sedi della città lagunare scrittori, saggisti, intellettuali da 17 paesi, tra
i quali lo scrittore olandese Cees Nooteboom, gli
svedesi Steve Sem-Sandberg e Per Olov Enquist,
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la giallista spagnola Alicia Giménez-Bartlett,
gli italiani Roberto Calasso e Andrea Molesini.
La scrittrice egiziana Ghada Abdel Aal, l’algerina Malika Mokkedem e la libanese Alawiya Sobh
discuteranno della letteratura araba al femminile; lo scrittore russo Vladimir Sorokin presenterà
un testo inedito ispirato alla città di Venezia; Wim
Emmerik e Giselle Meyer, poeti olandesi della lingua dei segni, offriranno un saggio del loro suggestivo e particolarissimo linguaggio poetico.
Dal 18 al 21 aprile
SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO
Il Salone Internazionale del Libro di Torino compie venticinque anni: la prima edizione si inaugurava infatti il 18 maggio 1988. Per festeggiare
l’evento l’edizione del 2012 chiuderà una serie
di manifestazioni, in corso già da febbrario, che
sotto il titolo “La Città Visibile. Torino 1988-2012”
intendono approfondire il rapporto simbiotico
tra il Salone del Libro e la città di Torino, ripercorrendone le vicendevoli influenze e il dinamico
evolversi delle rispettive identità nel corso degli
ultimi venticinque anni. Il motivo conduttore del
Salone di quest’anno è “Vivere in rete: le mutazioni indotte dalle tecnologie digitali”, in cui autori,
editori, lettori torneranno a interrogarsi sugli scenari prevedibili o auspicabili che ci riserva l’inarrestabile evoluzione delle tecnologie digitali, con
la loro ricaduta sui modelli dell’industria editoriale, ma anche e soprattutto sulle pratiche stesse
della scrittura, della lettura, dell’apprendimento.
I Paesi ospiti di quest’anno sono la Spagna e la
Romania, cui saranno dedicati incontri, dibattiti, presentazioni, e che saranno rappresentati da
autori come Norman Manea, Mircea Cartarescu,
Fernando Savater, Javier Cercas, Ildefonso Falcones, Antonio Soler.
Dal 10 al 14 maggio
pretesti | Aprile 2012
Tweets
@melamela
a
Buongiorno. Una si svegli
la mattina e, bevendo il
k.
caffè, si compra tre eboo
@Pianeta_eBook
Abbonamento a rivist
e digitali
“a sazietà” per 10 do
llari al
mese. È il futuro del
commercio
dei contenuti digitali?
@giuliop
asserini
Ebook Tutti a p
iangere
ri e il pro
i colofumo de
lla carta.
poveri re
E ai
ggilibri c
hi ci pen
sa?!
@lastrad
abreve
Cioè, un
o si legg
e un eBo
Edition e
ok Kindle
non può
aggiung
Anobii. M
erlo su
o
Come fa tivazione? “Perc
r scappa
hé no.”
re gli ute
nti.
@sgnacchero
gli ebook avranno
sicuramente tutti i pregi del
mondo, ma io sono attratto
dai difetti.
@theincipit
ook
Chi legge gli eb
legge di più.
Bookbugs
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pretesti | Aprile 2012
I TUOI LIBRI SEMPRE CON TE
E UN’INTERA LIBRERIA A DISPOSIZIONE
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Aprile 2012 • Numero 4 • Anno II
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Roberto Murgia
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Redazione:
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Fabio Fumagalli
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In copertina: Roberto Piumini • foto di Lara Scapaccino
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