In caso di mancato recapito rinviare all’ufficio di Vicenza CPO, per la restituzione al mittente, che si impegna a corrispondere l’importo dovuto
ANNO 2013 - NUMERO 1 - MARZO - Trimestrale - E 3,50 - Poste Italiane S.p.A. - Spediz. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) - Art. 1 comma 1, NE/VI
Cambio della guardia
2 - La feritoia del Torrione
Buon lavoro, presidente
di Dino Biesuz
Fuori la politica dall’Ana, è una delle nostre regole principali. Invece ci è entrata alla grande
nella campagna elettorale per l’elezione
del nuovo presidente sezionale. Non come partiti, ovviamente, ma come intensità di azione e metodi usati per convincere gli elettori, con un’azione capillare,
gruppo a gruppo. Adesso però l’impegno messo per vincere le elezioni
deve essere impiegato anche per
guidare la Sezione Ana. La prima cosa da fare è mettere una
pietra sopra le rivalità emerse
nella campagna elettorale, le critiche fatte all’avversario: la stretta di mano fra Cherobin e Spiller fa ben sperare. Lo stesso
ragionamento vale per i sostenitori delle opposte fazioni: remare
contro avrebbe come unico risultato
paralizzare la Sezione, aumentare divisioni già preoccupanti. Luciano Cherobin, il nuovo
presidente, Silvano Spiller, che lo ha sfidato al ballottaggio, ed Enzo Simonelli, uscito al primo turno, devono essere i primi tre della sezione nell’impegno a
mandarla avanti. Cherobin ha vinto in modo chiaro
ma non schiacciante, segno di un certo equilibrio fra
i delegati. Spero che adesso nessuno lavori per mettere i bastoni fra le ruote a chi ha vinto, per dimostrare
che chi lo ha eletto ha sbagliato.
Puntare alla presidenza della sezione Ana non è
come puntare a un seggio al parlamento, dove un eletto può vivacchiare per cinque anni facendo molto
poco e godendo i molti privilegi. Al Torrione non c’è
una poltrona, ma uno sgabello da banco di lavoro e
se la campagna elettorale per conquistarlo è stata così accesa, spero che lo sia stato per la voglia di mettersi a lavorare per gli alpini.
E lavoro ce n’è in quantità. Per l’Adunata del ’16
Galvanin ha già buttato le basi con la lobbying nel
Triveneto e l’indispensabile voto unanime del
Consiglio comunale di Vicenza. Adesso c’è da fare il lavoro in sede
nazionale e poi, se Vicenza sarà candidata, arriverà l’enorme
macchina organizzativa da imbastire e mandare avanti.
Ma secondo me il compito più
importante e difficile che aspetta
il nuovo presidente è il futuro
della nostra associazione. Siamo
in tanti, ma sempre meno e sempre più vecchi. Calano le forze
per mettersi a servizio degli altri,
certi gruppi stanno diventando
circoli per anziani. Un fenomeno irreversibile dopo la fine della leva obbligatoria. Ma secondo me l’Ana ha ancora almeno
tre decenni per continuare ad essere quella che è, una
forza vitale al servizio del Paese. Può farlo “arruolando” i giovani: dai trent’anni in su ci sono alpini che
possono riempire i vuoti nelle file dell’Ana, portare
energie e soprattutto idee nuove. Il problema è come
fare. La risposta è semplice - secondo me: bisogna far
venire a questi giovani la voglia di iscriversi all’Ana, di
andare nelle sedi dei gruppi, di partecipare alla loro
attività. Il come tocca ai nuovi vertici della Sezione
deciderlo. E’ certo che beghe interne, divisioni, gelosie
ed altre amenità non richiameranno nessuno!
E allora un sincero buon lavoro al nuovo presidente e ai consiglieri sezionali.
3
In prima di copertina: Una stretta di mano alpina suggella il passaggio di consegne fra il presidente uscente Giuseppe Galvanin e il nuovo, Luciano Cherobin
(foto Mattiolo).
SOMMARIO
• La feritoia del Torrione
• Nello zaino
• Uno di noi
• La mia naja
• Mondo alpino
• Dalle zone e dai gruppi
• Protezione Civile
• Varie
• Belle notizie
• “Un nostro amico hai chiesto
alla montagna...”
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Anno 2013 - n. 1 - Marzo
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Abbiamo
la forza
per affrontare
grandi sfide
Carissimi alpini,
siamo giunti al rinnovo delle cariche del Consiglio sezionale dopo sei mesi di un intenso dibattito che ho voluto con decisione che avvenisse all’interno
delle nostre sedi alpine, e non fuori. Ho ritenuto giusto essere io a recarmi da
voi perché fosse chiaro sin da subito che la carica di presidente sezionale, alla
quale aspiravo, doveva essere fondata sul senso di servizio.
Assieme abbiamo guardato al nostro futuro e ci siamo scambiati idee,
proposte e desideri su molti temi tra i quali: come coinvolgere maggiormente i giovani alpini e quelli che devono fare i conti con gli impegni famigliari
e di lavoro, come mantenere la vitalità dei gruppi, come garantire l’operatività delle nostre squadre di Protezione civile e come dare sempre più vigore al
nostro impegno per la solidarietà e per la diffusione della cultura alpina.
In queste serate ho conosciuto alpini fantastici che, con il loro impegno
quotidiano, esprimono concretamente ciò che hanno nel proprio cuore: una
grande dedizione per la nostra Associazione, un attaccamento ai valori che
ci accomunano, un amore incondizionato verso la nostra Patria. Non lasciate diminuire questo vostro entusiasmo e continuate a condividerlo con
me e con i consiglieri sezionali che avete eletto. Li ho conosciuti uno ad uno,
ci siamo incontrati nella nostra casa, il “Torrione”, ed abbiamo parlato degli
impegni che ci aspettano e di come lavorare sui temi che ci avete indicato.
Vi posso assicurare che avete eletto degli alpini che sapranno essere consiglieri sezionali dei quali andrete orgogliosi.
Presto inizieremo a svolgere il nostro compito, affronteremo le sfide che ci
aspettano cercando di cogliere i frutti migliori dall’impegno di tutti gli alpini
della nostra Sezione. Tutti sarete coinvolti perché tutti siete importanti.
Continueremo il grande lavoro svolto dal consiglio precedente, guidato
dal presidente Giuseppe Galvanin, che mi onoro di ringraziare a nome
vostro per il suo impegno e per i risultati raggiunti. Grazie Giuseppe, hai
posto lo zaino a terra ed ora tocca a noi raccoglierlo, caricarcelo sulle spalle e guidare questa nostra grande Sezione Alpina con entusiasmo, unità,
senso del dovere verso questa nostra Patria, la quale ha bisogno soprattutto
di Italiani che la sappiano servire!
I nostri alpini della Julia stanno partendo per l’Afghanistan, ricordiamolo:
loro vanno a servire la Patria! Saremo al loro fianco e sosterremo le loro famiglie!
Conto su tutti voi, Vicenza avanti!!!
Il vostro presidente
alpino Luciano Cherobin
4 - Nello zaino
Necessario il ballottaggio con Silvano Spiller per arrivare al risultato definitivo
Luciano Cherobin nuovo presidente
Sarà Luciano Cherobin ad occupare l’ufficio al primo
piano del Torrione: l’assemblea dei delegati lo ha eletto
presidente della Sezione Ana di Vicenza con 362 voti su
679 disponibili; più indietro Silvano Spiller (310 voti).
Per arrivare a questo risultato ci è voluto però il ballottaggio, a confermare un voto molto incerto, dovuto anche alla presenza di tre candidati (la prima volta nei 90
anni di vita della Sezione) e ad una campagna elettorale molto accesa. Nel primo scrutinio Cherobin con 334
voti aveva mancato per 6 punti il quorum per passare al
primo turno, ma aveva un ampio margine su Spiller (257
voti) e su Enzo Simonelli, arrivato a quota 81.
Affollatissima l’assemblea dei delegati che si è riunita nella sala del Patronato Leone XIII a Vicenza, a
confermare quanto fosse sentito questo appntamento,
presieduto da Nino Geronazzo, vice presidente nazionale dell’Ana. Tra gli ospiti il sindaco di Vicenza Achille Variati, l’ex assessore provinciale Nereo Galvanin, il
consigliere regionale Costantino Toniolo e il colonnello
Stefano Fregona del 7° Reggimento alpini, presente con
La sala del Patronato gremita di delegati dei gruppi
(Foto Mattiolo)
un drappello di giovani penne nere vicentine in servizio
attivo. Dopo le formalità di rito, un applauso caloroso è
andato a Giuseppe Galvanin, che ha lasciato dopo 9 anni di presidenza, come prevede lo statuto.
L’insolita (per l’Ana) presenza di due schiere così
numerose di sostenitori dei candidati ha fatto parlare
di Sezione spaccata, ma tutti e due i candidati andati
al ballottaggio hanno gettato acqua sul fuoco. “Dobbiamo recuperare e rafforzare l’unità degli alpini vicentini – ha dichiarato Cherobin dopo l’elezione - con
lo stesso spirito di collaborazione che fa parte dei nostri valori associativi e che ci spinge ad aiutare chi è
più debole”.
“Ringrazio intanto quanti hanno espresso il consenso nei miei confronti – ha detto Silvano Spiller - In questi mesi sono emerse idee e ragionamenti che comunque
saranno utili nel prossimo futuro e che metto a disposizione del nuovo presidente. Il presidente eletto è il capo
di tutti gli alpini di Vicenza, e quindi è anche il mio; le
divisioni perciò cessano nel momento in cui il voto è
Nello zaino -
I consiglieri sezionali
Ecco i risultati del voto per l’elezione dei consiglieri sezionali, che vanno ad affiancarsi nel
Cds ai capizona:
Federico Murzio 370, Giovanni Periz 354,
Maurizio Barollo 347, Paolo Marchetti 324, Nadir
Mercante 324, Giampietro Gollin 312, Elvys Rizzato 306, Oriano Dal Molin 272, Francesco Griselin 264, Luigi Girardi 251, Virginio Zonta 251,
Nicola Stoppa 249, Romeo Zigliotto 242, Diego
Magro 222, Angelo Gobbi 213, Luca Bolla 162.
espresso e confermo fin da ora il mio sostegno a quanto
la Sezione farà da qui al 2015”.
I delegati sono passati poi a eleggere il nuovo Consiglio direttivo sezionale e le altre cariche sociali, quindi hanno votato il bilancio della Sezione, approvato per
la prima volta all’unanimità, con grande soddisfazione
di chi si è impegnato a mettere in ordine i conti del
Torrione.
Revisori dei conti:
Nicolò Paganotto 503, Remo Chilese 343;
supplenti Franco Rodella 250, Erminio Masero
197.
Giunta di scrutinio:
Pierluigi Bassetto 281, Giovanni Bertuzzo
214, Massimo Cedrazzi 204.
5
6 - Nello zaino
Semi di girasole consegnati alle famiglie di chi non è tornato dalla steppa
A Schio il ricordo Nikolajewka
Il momento più
toccante della
celebrazione, la
consegna dei semi
di girasole alle
famiglie di chi
non è tornato
(foto Mattiolo)
Con la cerimonia per i 70 anni dalla battaglia di Nikolajewka è cominciata a Schio la marcia verso il raduno
triveneto dell’Ana del 15 e 16 giugno. Una manifestazione molto partecipata da alpini, cittadinanza e autorità che si sono stretti attorno agli ultimi reduci della tragica Campagna di Russia. E proprio uno di quei ricordi
della steppa citati nei racconti di chi è tornato è stato il
momento culminante della giornata: i campi di girasole.
La manifestazione infatti si è aperta con la lettura dei
330 nomi di alpini scledensi e valleogrini che non sono
tornati a baita: mentre venivano letti i nomi, alle famiglie
toccate dalla tragedia della guerra sono stati donati pacchettini con semi di girasole. «Le distese di girasoli della steppa hanno meravigliato gli alpini d´estate e li hanno nutriti durante il terribile inverno - ha detto il sindaco di Schio Dalla Via - Questi semi devono essere fatti
germogliare, in modo che i loro fiori ci indichino la via
della luce, della pace e della riconciliazione». I girasoli
saranno piantati anche in aiole e giardini pubblici, per
fare da scena al raduno triveneto dell’Ana.
Alpini, cittadini e autoritò hanno sfilato da piazzale
Summano, preceduti dalla Fanfara storica della Sezione
Ana, diretti al sacrario della Ss Trinità. Davanti all’ingresso era spiegato lo striscione Alpini in Russia, delle
penne nere scledensi, con la sua serie di tragici nomi
sullo sfondo di una processione di croci, che desta sempre commozione alla sfilate delle adunate Ana. «A Nikolajewka i nostri militari fecero blocco unico per rompere l´accerchiamento dei russi - ha ricordato il consigliere nazionale Ana Antonio Munari - Oggi, in un momento difficile per l´italia, i reduci sono l´esempio da seguire per ritrovare l´unità necessaria a superare l´ostacolo».
La giornata ha visto la deposizione di corone d’alloro e gli onori ai Caduti. Infine la messa, con reduci di
Russia e parenti di chi non è tornato disposti nei primi
banchi. «Alla memoria dei caduti va reso onore, ma a
chi è tornato deve andare un altro ringraziamento» ha
osservato il presidente Ana Giuseppe Galvanin, facendo
presente che proprio a chi visse gli orrori della guerra
toccò ricostruire le città bombardate ed una società divisa. «Vi ringraziamo per quello che avete fatto: lo dobbiamo a voi se abbiamo libertà, lavoro e benessere».
Nello zaino -
7
Prima iniziativa della commissione impegnata a raccogliere informazioni
sui dispersi in Russia e recuperare le spoglie
Un sito Internet per riportarli a casa
“Noi siamo qui questa sera perché, io ed i capigruppo della zona Berici Settentrionali, che lascio dopo due
anni di straordinaria attività, stanchi di aspettare abbiamo preso in mano la situazione e tassandoci abbiamo
dato corpo ad un gruppo di lavoro che avrà il compito
di rendere operativo il nostro progetto...” C’è tutto lo
spirito alpino in queste parole che Luciano Cherobin ha
pronunciato al Centro congressi Confartigianato per
presentare il sito Internet realizzato per mettere in pratica il motto “Riportiamoli a casa”, cioè recuperare le
informazioni sui vicentini caduti e dispersi nella campagna di Russia.
Un progetto nato due anni fa, alla commemorazione
di Nikolajewka della zona Berici Settentrionali, per opera di Diego Marini, Roberto Pavan, Gianni Periz e lo
stesso Cherobin, e avviato con una tavola rotonda a cui
parteciparono il sindaco di Vicenza Variati, la sede nazionale Ana con Paolo Brunello, Onor Caduti, la Regione con l’assessore Ciambetti e la Sezione Ana di Vicenza con il presidente Galvanin. Dagli interventi emerse
l’impegno a riportare le spoglie a casa, a non dimenticare i figli caduti, a cercare notizie dei dispersi per le
famiglie che non hanno saputo più nulla.
“Riportiamoli a casa” il nome del progetto, riferito
a quei 2519 ragazzi nati nel Vicentino che sono ancora
nella steppa russa. E c’è fretta di farlo, perché lo sviluppo urbanistico rischia di cancellare i resti di piccoli cimiteri di guerra e il commercio dei piastrini induce i
russi a favorirne la raccolta, cancellando per sempre la
possibilità di poter riconoscere le spoglie dei nostri caduti. I promotori hanno costituito una commissione storica, nell’ambito dell’Ana, coordinata da Roberto Pavan,
segretario Tiziano Ziggiotto, che come prima iniziativa
ha aperto un sito Internet ( www.cadutiinrussiavicenza.
altervista.org ), presentato nella serata al Centro congressi. “Sarà uno degli strumenti che metteremo a disposizione per chi vorrà percorrere con noi questa strada, la strada di chi ha il coraggio di non dimenticare, di
chi ha il coraggio di confrontarsi con la memoria senza
ideologie ma guardando solo all’uomo, di chi vuole che
ciò che è accaduto serva per le generazioni attuali e
future, perché sappiano costruire un mondo migliore”.
Lo scopo della Commissione è di trovare tutte le
strade possibili per riportare a casa quanti più possibili
resti dei nostri soldati. Il sito contiene tutti i nomi di
quelli che non son tornati: pochissimi sono corredati da
notizie (reparto, data e luogo di morte; o semplicemente “disperso”). Ma in un’altra pagina tutti possono inserire informazioni, nomi, foto e date, per arricchire un
database che possa agevolare le ricerche e riportare a
casa qualcun altro.
Nella stessa serata Giancarlo Cioffi, reduce di Russia
del Savoia Cavalleria, ha fatto rivivere le emozioni di
quell’immane tragedia presentando il suo libro “Silvano
Abba mio grande capitano”, ovvero l’ultima carica di
700 cavalieri lanciati al galoppo nella steppa contro 2500
sovietici armati di mitragliatrici. Una pagina epica scritta in un’ansa del Don a Isbuscenskji e fatta rivivere da
uno dei protagonisti: con un grande valore e una strategia azzeccata consentirono di rompere l’accerchiamento. 32 i caduti italiani, fra loro il capitano Abba, comandante di uno degli squadroni del Savoia, medaglia d’oro al valor militare.
Dino Biesuz
Fotonotizia
I 94 anni di Girolamo Zaffan
L’alpino Girolamo Zaffan ha festeggiato 94 anni
circondato da una rappresentanza del gruppo
di Montorso Vicentino.
8 - Nello zaino
Luca Barisonzi racconta l’Afghanistan
Presentato ad Arzignano il libro dell’alpino
rimasto paralizzato in uno scontro coi Talebani
Se proprio non è il primo esempio di memorialistica sulla missione militare italiana in
Afghanistan, di sicuro è il più incisivo. “La
Patria chiamò” è il diario di Luca Barisonzi,
l’alpino reso paraplegico dalle ferite riportate
nello stesso scontro a fuoco dove morì il caporale Luca Sanna il 18 gennaio 2011 (Mursia,
pp.114, € 12).
L’autore ha presentato il libro per la prima
volta in Veneto il 9 febbraio al liceo “Da Vinci”
di Arzignano, in un incontro organizzato dal
gruppo Ana “Mario Pagani” durante l’assemblea d’istituto.
Scritte con Paola Chiesa, le pagine raccontano il percorso di Luca, ventenne di Pavia, che
La sala del liceo di Arzignano durante la presentazione
sceglie ciò che in un passato lontano era chiadel libro di Luca Barisonzi.
mato il mestiere delle armi, e che oggi, invece,
trovo, su una sedia a rotelle, ma lo devo a Luca Sanna.
lo stesso Barisonzi definisce un modo di “servire” spinto
Ti sei arruolato per “aiutare gli altri” per poi scondal “desiderio di aiutare gli altri”. Una strada che ha portrarti con la paura vissuta di notte negli avamposti
tato Luca dalla benestante Pavia alla base di Bala Murghab
o nei posti di combattimento avanzati. C’è una cortra le montagne afghane, e da lì all’ospedale Niguarda di
relazione tra le due cose?
Milano e alle terapie per ricominciare una vita diversa.
La paura veniva sovrastata dalla forte volontà di esIl titolo può essere fuorviante. Lontana da essere un
sere
di difesa al nostro Paese e d’aiuto al popolo afghainno alla Nazione e al militarismo, l’opera è prima di
no,
l’addestramento
faceva il resto. Nel posto dove mi
tutto una testimonianza e, come tale, apre una finestra
trovavo,
purtroppo,
non
basta il supporto logistico, dobsul mondo militare e sulle missioni all’estero sulle quabiamo anche combattere gli insorti, e non permettergli
li, nonostante tutto, si conosce ancora poco. E, quel poil traffico di armi e oppio per finanziare il terrorismo.
co, è spesso alterato dalle circostanze nelle quali si parIl 18 gennaio 2011, nello stesso episodio nel quale
la: la morte dei militari nei teatri operativi.
rimanesti ferito, morì Luca Sanna. Cosa rimane di
Nel 2011 l’Associazione Nazionale Alpini promosse
quel legame che tu definisci fraterno?
una raccolta fondi per costruire una casa domotica per
Rimangono gli insegnamenti e il ricordo di tutti i
Barisonzi. L’abitazione, consegnata lo scorso anno, comomenti
passati fianco a fianco.
stò 846mila euro e vide gli alpini vicentini in prima fila.
Il
tuo
ferimento e la morte di Sanna hanno camIl che tocca un problema che nel libro di Barisonzi è
biato anche la vita dei suoi commilitoni. Cosa muta
solo sfumato: l’assistenza ai militari che tornati dalle
nelle relazioni con i familiari, con gli amici, un evenmissioni affrontano disagi fisici e psicologici derivanti
to traumatico del genere una volta tornati a casa? Ne
da notevoli stress emotivi. Come la perdita di arti o la
parlate tra di voi?
morte e il ferimento di un commilitone, per esempio.
La prima volta che ci siamo rincontrati dopo l’attenIn rappresentanza del Comando della Brigata Julia
tato,
guardandoci negli occhi, abbiamo riportato alla
c’era il ten. col. Bonivento.
luce
ciò
che era successo. Adesso quanto ci ritroviamo
Luca, le voci dei bambini afghani, le pale degli
tutti,
riaffiorano
i ricordi dei bei momenti passati in
elicotteri che sferzano l’aria, il vento delle tempeste
missione, e la voglia, di continuare il nostro percorso.
di sabbia, gli spari. L’Afghanistan è descritto anche
Passare ogni giorno a piangerci addosso sarebbe il moin un insieme di rumori; come riesce, oggi, a rappordo peggiore di onorare Luca e chi, ha dato la vita per
tarsi con i silenzi e i suoni di una vita diversa?
permetterci di continuare a vivere liberi.
Non è assolutamente facile continuare a combattere
Federico Murzio
ogni giorno, e doverlo fare nella situazione in cui mi
Nello zaino -
9
Cerimonia in città e carosello della fanfara alla vigilia
della partenza della Brigata per l’Afghanistan
La Julia cittadina onoraria di Arzignano
Ci sono rimandi storici che calati nel quotidiano superano qualsiasi retorica; come chiamare gli
alpini gens Iulia, per esempio. Tale accostamento, un azzardo per chiunque non si chiami Caio
Giulio Cesare, non abbia sconfitto i Galli, e non
abbia attraversato il Rubicone nel 49 a.C., può
farlo oggi solo un altro generale. E, infatti, ad
appellare così i suoi alpini è Ignazio Gamba, comandante della Brigata Julia; l’occasione, il conferimento della cittadinanza onoraria che Arzignano ha concesso proprio al reparto alpino.
“Il richiamo alla gens è molto più che una simpatica assonanza, è un richiamo a un’appartenenza, allo spirito di corpo, a una storia comune, a
una famiglia. Ciò che è stato fatto oggi è la conseguenza di un percorso iniziato anni fa con il conferimento della cittadinanza all’8° Reggimento Alpini; un sentiero che sottolinea il legame profondo tra Arzignano e le truppe alpine nato già durante la Grande Guerra quando
la Val Chiampo fu retrovia per gli alpini del “Vicenza”, e per tutti quei soldati come Fabio Filzi che poi entrarono
nella storia patria. Oggi come ieri, con la Julia in partenza per l’Afghanistan, questi alpini devono sapere che non
saranno soli” dirà poi Paolo Marchetti, capogruppo di Arzignano, in un’affollatissima sala consiliare. “Gli alpini
della Brigata Julia sono una certezza in un momento nel quale la popolazione guarda alle istituzioni con sfiducia;
sono un esempio di servizio allo Stato da seguire. Oggi concediamo loro la cittadinanza in nome della condivisione di valori di cooperazione, aiuto, solidarietà” motiva Giorgio Gentilin, sindaco di Arzignano.
Parole di apprezzamento per l’iniziativa e per il lavoro della Julia sono state espresse anche dal prefetto di Vicenza Melchiorre Fallica e da Antonio Cappelleri, procuratore della Repubblica, dal colonnello dei Carabinieri
Michele Sarno e da Fabio Dametto della Guardia di Finanza.
In un evento che ha scavalcato le sfumature locali coinvolgendo, di fatto, tutta la sezione
di Vicenza, hanno partecipato
con i vessilli anche penne nere
dalle altre quattro sezioni vicentine; presenti i vice presidenti
sezionali di Vicenza Silvano
Spiller, Enzo Simonelli e il consigliere nazionale Antonio Munari. Al termine della cerimonia
la Fanfara della Brigata Julia si
è esibita in carosello nella centralissima piazza Marconi.
Nelle due foto, un momento
della cerimonia in municipio
e il concerto della fanfara
della Julia ad Arzignano
10 - Nello
Rubrica
zaino
“Visti da Fuori” abbandona le montagne,
sale in treno e va a Roma
di Federico Murzio
Dimenticate per un momento Roma Capitale, con i suoi palazzi del potere, dove risiede la gente che conta; dimenticate il blu o il grigio delle auto di servizio che sfrecciano tra le vie acciottolate della città millenaria dei Cesari, dei Papi e dei Re. Dimenticate tutto questo, anche se è proprio
lì che andremo. Sembra uno scherzo ma non lo è.
Perché è vero, la dottoressa Belinda Boccia, Viceprefetto del Viminale, lavora all’Ispettorato
Generale di Amministrazione, una carriera iniziata nel 1985 per oltre vent’anni negli Uffici di c.d.
diretta collaborazione, Gabinetto e Ufficio legislativo centrale del Ministero dell’Interno, che l’ha portata a conoscere gli inquilini del palazzo da allora fino ad oggi, collaborando con molti personaggi di primo piano della Repubblica. Ma è anche colei che nel bel mezzo del terremoto abruzzese lascia Roma e va a sostituire volontariamente una
collega a L’Aquila, con l’incarico di vice coordinatore del COM 1 (Centro Operativo Misto). Qui, per la prima
volta incontra gli alpini e la Protezione Civile Ana. Conosce i volontari vicentini ed è talmente colpita che dell’esperienza scriverà poi nella rivista “Prefetti”.
Origini partenopee, romana d’adozione, Belinda Boccia, rispettosa fino in fondo del suo ruolo, accetta volentieri l’intervista per Alpin fa Grado e mette in chiaro le cose fin da subito con una dichiarazione che non lascia
spazio a dubbi: «Ringrazio l’ufficio Stampa e Comunicazione del ministero dell’Interno per avermi consentito questa
intervista e ciò che dirò è solo mia opinione personale».
[
Il viceprefetto Belinda Boccia ha conosciuto gli alpini durante
l’emergenza terremoto all’Aquila ed ha definito l’Ana “un’isola
di eccellenza nel mondo del volontariato”. Grande professionalità
e organizzazione e soprattutto la capacità di risolvere i problemi.
Finita la leva obbligatoria, hanno il compito di trasmettere ai
giovani la loro conoscenza della protezione civile.
Dottoressa Boccia, davvero non conosceva l’Ana
prima dell’esperienza a L’Aquila come vice coordinatore del COM 1?
No. Dell’Ana. conoscevo ciò che sa la maggioranza
delle persone: il “colore” delle adunate più che l’attività volontaristica.
Le sue parole sono un colpo all’ego dei nostri vertici nazionali, se ne rende conto?
Sono consapevole che una certa ritrosia nel far conoscere il bene compiuto è parte del carattere alpino,
notoriamente schivo. Ma non si può amare appieno ciò
che non si conosce bene; ecco perché un po’ di marketing istituzionale è necessario e non guasta. Lo affermo
anche come viceprefetto che sa quanto l’attività delle
Prefetture sia spesso misconosciuta.
Dopo L’Aquila ha definito l’Ana un’ “isola di eccellenza nel mondo del volontariato”. Sono passati
quattro anni e ha avuto modo di conoscere meglio il
nostro ambiente: è ancora della stessa opinione?
(Boccia sorride) Sì.
Ho conosciuto l’Ana, ed in particolare le squadre di
protezione civile dell’Ana Vicenza, in teatri operativi
dove gli alpini hanno dimostrato efficienza, concretezza e senso dello Stato.
Anche l’Ana, però, come tutte le associazioni complesse e dotate di molte diramazioni, può incorrere in
peccati e logiche tipiche delle “grandi organizzazioni”,
rischiando di perdere un po’ del carattere genuino che
la contraddistingue.
Quali sono i punti di forza dell’Ana?
In primis l’autosufficienza umana e strumentale,
l’elevata professionalità, il radicato spirito di corpo che
colpisce al cuore perché se ne riscontra la carenza in
tante componenti della società civile; e che nell’Ana
dal punto di vista organizzativo include una gerarchia
Nello
zaino - 11
Rubrica
11
di comando rispettata da tutti i membri. Non da ultimo
un eminente senso pratico. In questo gli alpini hanno
una particolare forma mentis che permette di risolvere
i problemi, non di crearli. In Italia questo è un approccio quasi rivoluzionario.
Cosa l’ha colpita di più?
Le riunioni a fine emergenza, quando si fa il punto
della situazione, per capire cosa è andato bene e cosa
no. Quello che in gergo tecnico è il cosiddetto “debriefing”. La ricerca di soluzioni migliorative. Per voi si
tratta di una prassi normale, ma vi assicuro che non è
una pratica comune.
La forte specializzazione delle squadre, in secondo
luogo. Ricordo che più di una volta l’intervento degli
alpini è stato risolutivo. Pur essendo una figlia orgogliosa del Sud Italia non posso poi non rimarcare la
differenza tra il volontariato settentrionale e quello meridionale.
Quale differenza?
Il volontario settentrionale di solito ha un lavoro,
una famiglia, una propria vita, e dedica parte del proprio
tempo e della propria professionalità alla solidarietà.
Per i volontari meridionali, i più giovani soprattutto, la
solidarietà offerta è alimentata dalla speranza di imparare “qualcosa”, un lavoro utile per il domani, in altre
parole, è un’opportunità.
In entrambi i casi comunque il variegato mondo del
volontariato italiano rappresenta una realtà che il mondo c’invidia, perché nelle altre nazioni ciò che fanno i
volontari italiani viene lautamente pagato.
Ha accennato al senso pratico. C’è un episodio
che ricorda in modo particolare nell’emergenza
abruzzese?
C’è un simpatico aneddoto che ha coinvolto Piergiorgio Bonora e la squadra Ana Vicenza Città.
Si era in piena emergenza nella seconda metà di
aprile 2009, all’incirca alle 21, quando incominciava a
far buio e le giornate post sisma erano interminabili,
mi chiamano e mi dicono: “Belinda, c’è un problema”,
“Ancora? A quest’ora?”.
C’era un pastore con un intero gregge di pecore che
doveva attraversare una tendopoli per raggiungere i
pascoli. Il pastore era irremovibile, voleva per forza
passare tra le tende degli sfollati. Dopo un rapido consulto fra i coordinatori del Com fu chiamato il Bonora,
capocampo della tendopoli e fu chiesto a lui ed ai volontari Ana della squadra Vicenza Città di verificare una
possibile soluzione del problema, anche perché la situazione si stava ingarbugliando. E cosa fecero gli alpini di Vicenza? Realizzarono una passerella di legno
che permise al pastore e alle pecore di attraversare la
tendopoli senza causare disagio agli sfollati.
Le risparmio le battute che nel frattempo circolavano, visto che l’Abruzzo è terra di “arrosticini”.
A Roma cosa pensano dell’Ana e della protezione
civile alpina?
“Senza gli alpini, cosa avremmo fatto?” è stato il
commento di molti prefetti che hanno avuto a che fare
con le penne nere durante le calamità naturali. Intendiamoci: sono parole pronunciate da prefetti e galantuomini di prim’ordine come Goffredo Sottile, attuale
Commissario per l’emergenza rifiuti a Roma, o Mario
Moscatelli, già Prefetto di Viterbo, Trieste e Torino.
La sospensione della leva nel 2004 ha messo l’Ana in difficoltà: oggi manca il ricambio generazionale.
La sospensione della leva è conseguenza delle richieste della Nato che “imponevano” la standardizzazione degli Eserciti dei Paesi membri su canoni professionistici.
Governo e Parlamento hanno recepito queste indicazioni. Possiamo discutere su come il tutto è stato attuato, ma non possiamo prescindere dalle condizioni
geopolitiche nazionali e internazionali e dalle direttive
Nato.
Una ragione in più per darsi da fare.
In che senso?
Gli alpini dell’Ana, i volontari delle squadre di protezione civile alpina, portano inciso dentro di loro il
seme della solidarietà. E’ fondamentale che questo modo d’essere e le conoscenze acquisite, prima durante il
servizio militare in montagna, poi in lunghi anni di vo-
12 - Nello zaino
lontariato, non siano disperse ma siano trasmesse ai più
giovani. Insomma, trasmettere l’esempio dei “bravi
maestri” ai ragazzi e alle ragazze in modo che non vada perduto.
Torniamo al 2004. L’Ana non la prese molto bene.
Si parlò, qualcuno ne parla ancora, di snaturalizzazione delle Truppe Alpine.
Sono reazioni comprensibili. Mi rendo conto che per
i “vecchi” nonni alpini sentire parlare gli alpini oggi in
servizio con accento napoletano, calabrese o siciliano
possa risultare strano.
Osservo tuttavia il tutto sotto una diversa prospettiva. Spesso i meridionali che si arruolano sono ragazzi
che provengono da backgrounds sociali e culturali diversi da quelli settentrionali, spesso senza punti di riferimento. Nell’Esercito, in particolare nelle Truppe
Alpine, trovano delle regole, disciplina e, grazie allo
spirito di corpo e alla vicinanza dell’Ana, una famiglia
di appartenenza, dei valori, un patrimonio umano positivo da spendere poi nella società civile. Nell’ottica del
sistema Paese mi sembra un ottimo affare.
Quindi ci sono dei punti in comune tra alpini di
ieri e quelli di oggi?
Certamente. Un pescatore siciliano e un montanaro
bergamasco avranno comunque delle affinità e troveranno il modo di intendersi, perché entrambi conoscono l’asprezza della natura, le difficoltà e i disagi di una
vita in ambienti estremi; entrambi imparano da piccoli
il valore della solidarietà. Il che spiega, per esempio,
perché lo scrittore napoletano Erri De Luca e il bellunese Mauro Corona riescano a comprendersi anche
senza parlare, attraverso lunghi silenzi.
Quello che a settentrione si chiama spirito alpino, a
meridione si chiama in altro modo, ma è la stessa cosa.
Al Ministero della Difesa però si discute di un
taglio di 140mila unità nei prossimi 10 anni. Difficile pensare che la contrazione non interesserà anche
le Truppe Alpine, tra l’altro in un frangente dove i
ragazzi, perfino quelli settentrionali, ritrovano interesse per la divisa.
Per ragioni storiche ci troviamo nella situazione di
contare in servizio più ufficiali e sottoufficiali di carriera che non soldati di truppa: una piramide rovesciata. La condizione ottimale di un esercito moderno è il
contrario. Si è costretti così ad operare dei tagli, i bandi di concorso sono congelati e vengono adottati tutti i
provvedimenti necessari per ottimizzare e valorizzare
le risorse disponibili .
Nello specifico delle Truppe Alpine, senza nulla togliere agli altri corpi, va rimarcato che la Nato nelle
attuali missioni all’estero richiede all’Italia soprattutto
Alpini e Carabinieri. Gli alpini, in servizio e in congedo, sono sulla bocca di tutti. L’attuale Capo di Stato
Maggiore dell’Esercito proviene dalle Truppe Alpine.
E’ questo il momento per l’Ana di far valere un certo
“peso”, fatto di storia, efficienza e tradizioni, e purtroppo di morti in servizio.
Quindi il gioco è nelle mani dell’Ana?
Se vogliamo metterla così.
Parliamo di risorse. Molti lodano l’Ana, la protezione civile alpina, l’efficienza e la professionalità
dei volontari. Però efficienza e professionalità hanno
un costo. E sull’argomento chi di dovere è sempre
sordo.
E’ esattamente ciò che dicevo poc’anzi. Un esempio:
il Bacchiglione esonda periodicamente coinvolgendo
vari comuni del Vicentino. Intervengono le squadre di
protezione civile. Molto bene, molto bravi. Ma poi un
rendiconto agli Enti Locali occorre pur farlo: “Cari Amministratori locali, meno risorse significa meno mezzi,
minore formazione, e quindi minor efficienza nell’emergenza; come la mettiamo?”. Può apparire un discorso semplicistico, ma non lo è. Soprattutto se lo propongono gli alpini abituati a rendere conto al centesimo di
ogni soldo ricevuto e speso in attività di Protezione e
Difesa Civile.
Qual è la differenza?
La Protezione Civile risponde come linea di comando al Dipartimento Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri; interviene nelle calamità naturali.
La Difesa Civile risponde come linea di comando al
Ministero dell’Interno; interviene in occasione, per
esempio, del disinnesco di un ordigno.
Abbiamo sfiorato il tema “giovani”. C’è chi pensa che alle nuove generazioni manchino spunti aggreganti e formativi.
Con tutti i suoi limiti la leva obbligatoria era un’opportunità di crescita. Quella alpina in particolare, da cui
il ruolo dell’Ana come punto di riferimento.
Oggi andrebbero individuati altri momenti di formazione, magari limitati nel tempo, magari nella legge quadro sul volontariato nazionale. Anche perché i
giovani hanno tanta più generosità e solidarietà di
quanto si possa lontanamente immaginare. Occorre
dare concreta attuazione al dettato dell’art. 53 della
Costituzione: chi ha di più deve dare di più. Oggi più
che mai si tratta di un imperativo etico e morale. Occorre insegnare che non tutto è facile, che non si ottiene tutto subito; combattere il messaggio mistificatorio che viene dalla televisione. In questo senso gli
alpini sono un esempio.
Nello zaino -
13
Il soggiorno realizzato nel 1969 dall’Ana sull’Altopiano del Renon
[
Costalovara casa degli Alpini
Un luogo per le vacanze di
figli e nipoti degli alpini
(Casa del Bocia) diventato
presidio di italianità ed
elemento aggregante con la
gente sudtirolese
Costalovara, un grande chalet immerso
in una ambiente meraviglioso.
La storia del soggiorno alpino di Costalovara inizia
da lontano. E’ un racconto nel quale s’intrecciano nomi di alpini entrati in un immaginario albo d’oro
dell’Associazione; è una storia di fatti, progetti, investimenti, intuizioni. Una storia costruita con impegno,
un po’ di fortuna, e molto, molto lavoro.
In questi ultimi anni il soggiorno è rinato sull’onda
dello spirito aggregativo che caratterizza dal 1919 tutta l’attività associativa. Il valore del soggiorno perciò
supera quello economico per assumerne uno sociale,
umano: alpino. Per le penne nere, certo, ma non solo
per loro.
1965
L’idea prende forma tra il settembre e l’ottobre 1965
quando durante una riunione del Consiglio direttivo
nazionale il presidente Ugo Merlini propone di acquistare una proprietà nei dintorni di Bolzano –si legge
nei documenti dell’epoca- da destinare “all’istituenda
Casa del bocia”. Si tratta di alcuni terreni sull’altopiano di Renon, sopra Bolzano, individuati dal presidente della sezione Alto-Adige Genesio Barello. I primi
lotti sono comprati già a novembre 1965. La spesa è
finanziata con il ricavato della vendita di una proprietà in Val Gardena, frutto di una donazione della società Montecatini all’Ana avvenuta nel 1952. Altri lotti
che formano l’attuale estensione del soggiorno alpino
sono acquistati nel 1970 e nel 1971.
Casa del bocia
Le ragioni che giustificano Costalovara come il sito più adatto per il soggiorno alpino, al di là della unicità della bellezza del paesaggio, risiedono nel pecu-
liare patrimonio storico, umano e sociale dell’Alto
Adige; nonché, in ultima analisi, nel ruolo aggregante
ricoperto dall’Ana.
Nella ricostruzione scritta nel 2005 dal vice presidente nazionale dell’epoca, il bresciano Alessandro
Rossi, si legge: “In un contesto di convivenza sociale
particolarmente delicato per le tensioni accumulatesi
in Alto Adige nel periodo che ha preceduto e seguito
la II Guerra Mondiale, venne avvertita, con straordinaria intuizione ed altrettanto rara sensibilità politica,
l’esigenza di creare un presidio di italianità che andasse ben oltre le rovinose coloriture ideologiche di
quella stagione. Di conseguenza, i Governi del tempo,
appoggiarono in modo massiccio, sia sul piano finanziario sia con la fornitura di mezzi tecnici e materiali,
l’idea di un soggiorno alpino per figli e nipoti di soci
dell’Ana”.
Collaborazione
Continua poi Rossi: “La radicale modificazione dei
rapporti sociali, che avrebbe potuto incidere sulle relazioni e sulle abitudini degli indigeni (si veda, ad
esempio, la richiesta da parte delle autorità locali di
affidare al nostro soggiorno i bambini di lingua tedesca), venne non solo decisamente sostenuta ma, l’esecuzione dell’opera stessa venne propiziata mediante
l’apporto diretto di Genieri, Alpini e Artiglieri del IV°
Corpo d’Armata Alpino a ciò evidentemente autorizzato dai superiori Comandi militari”.
1969
L’anno della svolta è proprio il 1969, nel 50° anniversario della fondazione dell’ANA. Il soggiorno al-
14 - Nello zaino
pino è inaugurato mentre nel Paese cresce un clima di
contestazione e si riaffacciano tensioni politiche ed
economiche. Tra gli alpini, però, l’entusiasmo per aver
portato a compimento un’opera che segnerà il passo
nella vita associativa negli anni a venire, è alle stelle.
Bastino le poche frasi che Arturo Andreoletti, socio
fondatore dell’ANA e presidente nazionale dal 1920 al
1923, scrive di proprio pugno a Genesio Barello. La
lettera è datata 24 febbraio 1969 e all’epoca Andreoletti ha 86 anni: “Non ho parole per dirti tutta la mia
viva e sincera ammirazione per quanto visto e constatato ieri l’altro a Bolzano nel quadro della tua grande
famiglia (alpina, ndr) […] Ma, soprattutto mi ha procurato viva soddisfazione ed una
grande ammirazione quanto hai saputo realizzare –tutto solo ed in umile silenzio- lassù, a Costalovara, in
favore dei figli dei nostri alpini”.
Impegno
Qualsiasi sintesi sulla genesi del
soggiorno di Costalovara, seppur
scevra da dettagli, risalta l’impegno
di Genesio Barello. Il presidente della sezione Alto Adige fu uno dei principali fautori del progetto e ne seguì
passo dopo passo la realizzazione,
nonché tenne i collegamenti tra l’Ana, le autorità locali e nazionali, e le
Truppe Alpine all’insegna della massima correttezza. Annota Rossi: “Notevole la corrispondenza con l’Autorità ministeriale centrale per rendicontare circa l’andamento dei lavori
e delle spese ma, anche, per la sistemazione dell’acquedotto del Renon nonché della sponda del lago e della
strada di accesso”. Un impegno notevole per l’epoca
anche sul fronte finanziario. Scrive ancora Rossi: “Del
1 aprile 1969 un interessante relazione, sollecitata dagli
organi centrali, dal Genio Civile di Bolzano che fa ammontare il costo complessivo dell’opera a 288 milioni
di lire dell’epoca, 2,3 milioni di euro al valore odierno.
(1. Continua)
F.M.
[Ha collaborato Silvano Spiller]
La depandance Rifugio alpino
il soggiorno di Costalovara
Il Soggiorno alpino è sito a soli 20 km da Bolzano, sull’altopiano di Renon a 1100 metri di altezza. Area
turistica rinomata a livello internazionale, Costalovara è facilmente raggiungibile da chi proviene dal Brennero uscendo a Bolzano Nord e seguendo le numerose e chiare indicazioni presenti sulla strada provinciale.
Aperto sia nella stagione estiva sia in quella invernale, il Soggiorno ha una grande disponibilità ricettiva:
120 posti nel corpo principale e 25 nella foresteria (tutte le camere, molto accoglienti, sono complete di servizi).
A fianco del Soggiorno, immerso nella vegetazione e vicino al lago, c’è un sentiero che s’inoltra nel bosco:
un’affascinante passeggiata, facile e pianeggiante, particolarmente indicata per i più giovani. Durante i mesi
estivi l’altopiano offre splendide passeggiate; in quelli invernali invernali è particolarmente invitante per le
piste da sci sul Corno Renon e da fondo a Soprabolzano.
Per prenotazioni e ulteriori informazioni: tel. e fax 0471/285771; 0471/345118. Cell.335/807147. Email:ana.
[email protected]://www.anacostalovara.it/
Nello zaino -
15
Nel centenario della nascita dell’alpino e partigiano vicentino medaglia d’oro
Toni Giuriolo ricordato sull’Appennino
Si è svolta domenica 16 dicembre, a Lizzano in Belvedere nell’Appennino emiliano, l’annuale commemorazione della morte del capitano degli alpini Antonio Giuriolo, medaglia d’oro al valor militare, caduto durante la
guerra di liberazione. Questa edizione ha avuto un particolare significato, visto che ricorreva il centenario della
nascita. Alla cerimonia, svoltasi al cippo eretto in località Corona dove Giuriolo fu colpito a morte dai nazisti,
hanno partecipato, oltre ad una nutrita rappresentanza di
alpini e cittadini della zona, rappresentanze ufficiali dei
Comuni di Lizzano, di Arzignano (guidate dai sindaci
Alessandro Agostini e Giorgio Gentilin) e di Vicenza (con
il Consigliere comunale e componente del direttivo dell’Istrevi Pio Serafin), delle sezioni Ana Bolognese-Romagnola e di Vicenza (con i vessilli), e numerosi gagliardetti dei Gruppi Alpini del posto e di Vicenza (il “Pagani” di
Arzignano, quello di Sovizzo e il “Giuriolo” dei Ferrovieri). Fra il pubblico, erano inoltre presenti Pierantonio
e Luciana Giuriolo, nipoti della Medaglia d’Oro.
Dopo l’inno nazionale e gli onori ai Caduti, con la
posa di una corona di alloro della Città di Vicenza e di
un omaggio floreale da parte dell’associazione “Piccoli
Maestri” di Malo, si sono succeduti gli interventi del
sindaco Agostini, del presidente del Consiglio di Arzignano Alexandre Galiotto e di Pio Serafin, i quali hanno evidenziato il credito e la considerazione che le Comunità rappresentate hanno riservato e dedicano tuttora
al comandante partigiano Toni Giuriolo. Il consigliere
regionale del Veneto Stefano Fracasso, conterraneo del
Capitano Toni, ha auspicato che la condotta ed il pen-
siero di Giuriolo possano proporsi come ideali punti di
riferimento per i giovani nel loro approccio all’impegno
civile. E’ stato letto il messaggio fatto pervenire per
l’occasione dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre un momento toccante è stato l’omaggio
di un fiore posto sul cippo da parte della signora Clara
Castelli, presente in nome di Ferruccio Pilla recentemente deceduto, compagno di lotta di Giuriolo e testimone diretto della sua morte.
I convenuti si sono poi spostati in località Corno
alle Scale, al Santuario della Madonna dell’Acero, dove
è stata celebrata la funzione religiosa. L’appuntamento
si è infine concluso con un momento conviviale, durante il quale c’è stato lo scambio di doni fra gli esponenti
delle istituzioni partecipanti e la presentazione del volume “Toni Giuriolo – Un maestro di libertà”, da poco
in libreria, proposta dall’autore, lo studioso vicentino
Antonio Trentin.
Un bilancio di mezzo milione
Ha superato il mezzo milione di euro il bilancio 2012 della sezione Ana di Vicenza, approvato dall’assemblea
dei delegati. Chiude con un disavanzo di 3.452 euro, dovuto alle spese per organizzare le celebrazioni per i 90
anni della Sezione, che hanno superato i 34 mila euro. Dal tesseramento sono arrivati quasi 360 mila euro, 211
mila dei quali vanno però a Milano. Fra le spese maggiori figurano l’attività del Gruppo sportivo (63 mila euro),
il giornale Alpin fa grado (35 mila), le attività sezionali (36 mila) e la gestione della sede (30 mila).
Alcune voci di spesa però vedono anche delle entrate: 39 mila euro dal Gruppo sportivo, 13 mila dai festeggiamenti per il novantesimo e dall’attività sezionale, settemila da Alpin fa grado. La fanfara storica costa 12
mila euro e ne “rende” settemila; il pullman sezionale invece rende poco in termini economici (897 euro contro
5.656 di spese). Per la protezione civile solo spese, 31 mila euro. Ottomila euro sono andati in beneficenza.
16 - Uno di noi
Ampelio Pillan, atleta per gli altri
Campione di corsa e sci è diventato istruttore per trasmettere
agli altri la sua passione. Adesso aiuta i malati di Parkinson
Ampelio Pillan è un atleta alpistato coinvolto da un amico, allono. Madre natura gli ha dato gamra presidente dell’associazione: ha
be e polmoni che lo fanno primegcominciato a conoscere meglio
giare in montagna, di corsa e sugli
problemi e difficoltà, tanto che ha
sci. La naja alpina gli ha fatto crestudiato esercizi specifici per i
scere dentro la voglia di condivimalati, raccolti in un libretto illudere con gli altri questa sua bravustrato pubblicato dall’associaziora, fino a farlo entrare nell’Assone. Ampelio insegna una ginnasticiazione vicentina malati di Parca particolare, che non può fermakinson, dove lavora per alleviare
re il progredire della malattia, ma
le conseguenze di questa malattia
può aiutare a rallentarla, assieme
incurabile. La naja alpina è quella
ad altre attività praticate
di tanti altri: Car a Montorio nel
dall’AvmP, come il corso di Thai
1960, corso per marconisti a S.
chi, il coro diretto da Bortolo BroGiorgio a Cremano, infine Tragliato per la terapia della voce,
smissioni all’Orobica a Merano.
concerti, gite e camminate sui
Ma qui le cose cambiano, perchè
Colli. Ci sono anche feste, inconle sue doti atletiche emergono ed
tri con medici e logopedisti ed
entra nella squadra sportiva: sci in
anche le vacanze, dove il nostro
inverno e biathlon in estate (allora
alpino è aiutato dalla moglie Pulsi facevano 18 mesi), oltre a qualcheria.
che guardia a Vipiteno, ai tempi
In questa attività di volontariadei bombaroli sudtirolesi.
to sono coinvolti adesso anche gli
Il primo successo arriva nel
alpini del Tosato, il gruppo di AmAmpelio
Pillan
con
il
figlio
Siro
alle
Alpiniadi
1968, con la prima spedizione itapelio Pillan, che parla di un vero
dell’anno scorso
liana alla Vasaloppet (Quarto degli
e proprio gemellaggio con l’Asitaliani); partecipa due volte al Trosociazione, tanto che il ricavato
feo Mezzalama, durissima competizione in alta quota;
delle offerte alla loro marronata è stato devoluto all’asultima competizione la corsa in montagna “Le Tre Cime
sistenza ai malati di Parkinson. “Sto dando a questo
di Lavaredo”, dove arriva terzo con i colori del Gruppo
gruppo tutto il mio impegno ed entusiasmo – spiega
sportivo alpini.
Pillan – a volte con non pochi sacrifici, ma quello che
Ma con i risultati cresce il desiderio di condividere
ricevo da loro supera ogni mia spettativa”.
con altri la propria passione, l’entusiasmo di arrivare al
Sono circa 200 gli iscritti all’AvmP, una sessantina
traguardo. Organizza corsi e di alpinismo, è istruttore di
partecipano assiduamente alle attività; alcuni provengosci escursionismo del Cai e tecnico di atletica Fidal. Si
no anche da fuori, Abano, Cittadella, Schio, Verona.
è aggiornato in fisioterapia, ha guidato i primi corsi sci
“Vorrei che tutti gli ammalati di Parkison potessero coper ciechi e ipovedenti, segue anche sordomuti e dibenoscre la nostra associazione, che uscissesro di casa, che
tici; ha seguito la figlia con problemi di diabete, portannon si vergognassesro del loro stato, ceh non si isolasdola ad essere una delle poche maratonete italiane diasero. Stando assieme diventga più facile vincere anche
betiche.
la depressione che molto spesso sopraggiunge. DesideDa circa 6 anni Ampelio Pillan segue i malati di Parro anche rivolgermi agli alpini che magari sono stati
kinson, tramite l’associazione che ha sede in via del
colpiti dalla malattia – conclude Pillan. Venite in assoMercato nuovo a Vicenza (0444 963246 www.parkinciazione, che ci sarà un alpino ad aspettarvi!”
sonvicenza.it). Della malattia non sapeva niente ed è
dibi
17
Dalla caserma Calvi con furore
Ero un giovane tranquillo, a modo, cresciuto nell’amNon ebbi il tempo di rendermi conto se a scatenare il
biente parrocchia-patronato-campetto. La chiamata alle
finimondo fosse stato l’improprio uso del termine che io
armi segnò un giro di boa nella mia vita e prima di capir
credevo cognome o chissà che altro; fatto sta che mi trovai
bene come, mi ritrovai al Battaglione reclute in quel di
a correre come una lepre attraverso il cortile, inseguito
Belluno. I primi quindici giorni furono piuttosto duri,
dal maresciallo che lanciando la pinza per un pelo non mi
quasi traumatici. Appena il tempo per riprendermi un po’
centrò il cranio, dal sergente, dal mulo zoppicante e dal
ed eccomi sbattuto al battaglione “Pieve di Cadore” - caveterinario che tentava inutilmente di ristabilire la ragioserma Pier Fortunato Calvi a Tai di Cadore dove, con
ne. Mai avrei pensato si saper correre a tale velocità e mai
viva apprensione appresi da radio naja che i veci erano
credo di essermi sentito così perdutamente spacciato. Socosì cattivi che quelli dell’artiglieria - ben noti per la loro
no momenti in cui l’istinto sopravvale la ragione: vidi la
durezza - erano angeli al confronto.
cabina telefonica sotto il portico della palazzina comando
Con un po’ di sollievo appresi che saremmo stati invee vi fui dentro d’un balzo tentando di barricarmi come
ce inquadrati per un altro mese nel plotone ”allievi” (plomeglio potevo: avevo trovato il mio Forte Alamo! Come un
tone “tubi”per i veci) per impratichirci negli incarichi
energumeno, Minchia ci si lanciò contro con calci, pugni
assegnati e nelle regole del battaglione operativo. Dopo
e uno sfoggio del più sporco linguaggio da caserma.
ore di lezione, marce, poligono, percorCon leggero ritardo che mi sembrò
si di guerra, corvè e picchetti, non c’eun’eternità, giunsero anche il sergente
ra il sospirato riposo ma ancora guarLanciaporchi e il tenente veterinario.
die, servizi vari e tra questi il più teNespolo si era fermato a pascolare i
muto: il lavapentole. Le pentole della
fiori che ornavano l’aiuola alla base
naja sono grandi come le caliere delle
dell’asta della bandiera. Il Maresciallo
malghe, le teglie assomigliano a piscine
stava ormai esaurendo il suo repertorio
per bambini e i mestoli grandi come
di oscenità ed era passato a sconvenienbadili.
ti apprezzamenti sulla moralità di mia
Affogato dentro una tuta blu detta
madre e su presunte poco onorevoli
“el toni”, con stivaloni di gomma e il
prominenze emergenti dal cranio di
berretto norvegese detto “la stupida”,
mio padre. Ci volle tutta l’arte del cami buttai nell’impresa. Se le pentole
pitano della Compagnia Comando e
sono gigantesche, anche il secchiaio
uomo di spirito per calmare le acque.
non era da meno, come pure lo scarico
Conosciuti i fatti, decise che per lavare
dove finì la grossa spugna che sfuggentanta offesa, avrei dovuto frequentare
domi di mano andò a creare una mia una serie di lezioni sulle varianti delnialluvione debordante sul pavimento.
la definizione dell’apparato riproduttiFranco Segalla con un altro mulo
Bisognava intervenire rapidamenvo maschile, in uso nelle varie regioni
te e dopo essermi sorbito antipatiche valutazioni sul quodella Penisola. Docenti: il sergente maggiore “Lanciaporziente intellettivo mio e di tutti i “tubi”, il caporale capochi” per le Tre Venezie, l’alpino Ubert Brunner per il
cucina mi urla: “Va suito in mascalcia e fate dare dal
Trentino-Alto Adige, il sergente Serge Lacroix per il Piemarescialo Minchia la tenaja da incudine”.
monte e Valle d’Aosta e il sergente Gennaro Impagnatiel“Minchia” non era proprio il cognome ma l’organo
lo per il Regno delle Due Sicilie.
maschile così come definito nel mediterraneo paese natio
Lavorai sodo ma soprattutto imparai in fretta onde
del sottufficiale e che gli era stato affibbiato per quel suo
limitare il numero delle lezioni che si tenevano presso
ossessivo ripeterlo tra un moccolo e l’altro, onde rendere
la sala-studio dello spaccio mentre i docenti, vuoi per
più autorevoli i suoi giudizi, mentre accudiva a muli e
l’impegno che per lo sgolamento nell’insistere sulle giuconducenti e in particolar modo quando aveva tra i piedi
ste pronunce, avevano sempre tanta ma tanta di quella
il sergente maggiore “Lanciaporchi”, bellunese d.o.c. e
sete che, secondo la condanna, a mie spese dovevo spebestemmiatore ancora più d.o.c.
gnere.
Arrivo dunque trafelato in zona muli e mi avvicino al
L’esame finale, sotto l’alto controllo del capitano delmaresciallo che, coadiuvato dal sergente Lanciaporchi e
la compagnia e la parte offesa in veste di esperto nella
dal tenente veterinario è alle prese con il mulo “Nespolo”,
materia di studio, andò bene e tornarono pace e armonia.
dolorante per un’infezione allo zoccolo. Mi sbatto sull’atAl reparto salmerie girava voce che quando passavo dalle
tenti, porto la mano al copricapo e “Signor maresciallo
parti delle scuderie, il mulo Nespolo ragliava a crepapelle,
Minchia, ho urgente bisogno della pinza da incudine; me
con vivo disappunto del maresciallo. Minchia!
la potrebbe gentilmente prestare per un lavoro in cucina?”
Franco Segalla
18 - Mondo alpino
Fratello parroco ti scrivo..
Perché certe ritrosie alla lettura della Preghiera dell’Alpino e agli squilli delle nostre trombe?
di Luigi Girardi
“In caserma comandano i colonnelli e in Chiesa comandano i preti” ha
sentenziano un arcaico sacrestano,
aggiungendo anche un “ostia!” a definitivo sigillo del suo dogma. Un po’ è
da capire: spirito di corpo! Noi però ci
concediamo qualche riflessione che vogliamo estendere
anche a quei, fortunatamente pochi, religiosi che la pensano come il nostro sacrestano (escluso l’ostia finale). Da
sempre sento dire che “voce di popolo è voce di Dio” e ho
voluto quindi conoscere il pensiero di un popolano e tanto per restare nell’ambiente, di un artigliere di montagna:
Gregorio, classe ‘46, conducente al 6° Artiglieria - Gruppo
Lanzo. Gli chiedo che cosa ne pensa di quei parroci che
mal digeriscono o addirittura vietano l’uso dei nostri simboli nella casa di Dio, durante quelle liturgie a cui “la
nostra millenaria civiltà cristiana” ci ha educati e che ci
accompagnano in momenti di dolore, di gioia e di commemorazione, benedicendo “i nostri gruppi dei nostri battaglioni”. Non ci risulta ci siano espliciti divieti da parte dei
vertici ecclesiastici a concedere l’uso dei nostri simboli in
chiesa, nel rispetto del luogo e della buona educazione.
“Anzitutto - inizia Gregorio - una chiesa non è proprietà privata del sacerdote; egli ne è il custode e la gestisce in
funzione del suo mandato. Tutte le chiese intese come strutture murarie sono state realizzate al 100 per cento con i
contributi del popolo fedele che le ha volute quale luogo di
rispetto, ove celebrare riti e pregare il Dio in cui crede”.
“È vero, è difficile dire che non sia così”.
“Ma vado sul concreto - incalza l’artigliere - al 6° ho
fatto anche il trombettiere e ancora lo faccio quando mi
invitano a dare l’attenti o suonare il silenzio al funerale
di qualche commilitone “andato avanti” o durante qualche funzione commemorativa. Capita comunque che qualche prete, ripeto qualche, non vuole sentir squilli nella
“sua” chiesa. Ma dico io: che differenza c’è tra lo squillo
di una tromba, il suono di una chitarra, i rintocchi di una
campana, le gravi note di un organo o i colpi su un tamburello? Perché questi strumenti si e la tromba no? Mi
risulta che in qualche libro sacro sta scritto che nel giorno del giudizio universale squilleranno le trombe, mica
strimpellamenti di chitarre o rintocchi di campane non
ancora in uso ai tempi del Messia”.
“Gregorio, mi sbalordisci. Ma dove cavolo ti sei andato
a trovare tutte ‘ste storie, anzi, scusa: queste verità?”
“Caro Gigi, basta un po’ di buon senso e far lavorare
il cervello in dotazione dalla nascita. Non sempre la Chiesa - nella fragilità umana dei suoi ministri - è stata coerente con la dottrina che predica, ma non per questo è da
condannare in blocco solo perché qualche suo ministro
non ha ben capito il messaggio e la testimonianza del Nazzareno. A costui lasciamogli il tempo per riflettere e capire l’errore, certamente fatto in buona fede. La storia è
piena di esempi e regole che si sono rivelate inutili, superate o addirittura sbagliate”.
Ancora una volta mi rendo conto che anche gente non
usa a esibirsi in inutili citazioni inglesi o latine, dispone
di una mente pensante e una morale solida.
“Ognuno prega come gli viene naturale, l’importante è parlare con Dio - incalza il buon conducente muli Per quale motivo non dovremmo recitare la “Preghiera
dell’alpino” a fine messa? Forse perché usiamo un linguaggio da soldati?” Gregorio è ormai inarrestabile come
un fiume in piena.
“Perché Dio non dovrebbe ascoltare le parole di un
alpino che deve portare le armi così come il contadino
porta la zappa o l’ingegnere il regolo? L’apostolo Pietro,
armato di spada difese il suo Maestro recidendo un orecchio ad un gendarme. I Crociati non partivano armati
solo di fede e crocefissi ma anche di lance e spade. E le
guardie svizzere che ci fanno in Vaticano?”
E allora, caro buon fratello parroco, lasciaci il nostro
cappello e le nostre insegne nella casa di Dio, che è anche
nostra e tua. Lasciaci cantare in essa le Sue lodi e recitare
la nostra preghiera; accompagnando i sacri uffizi con le
limpide e struggenti note della tromba, alternandole a
quelle solenni dell’organo e quelle metalliche della chitarra. E dato che siamo in tema - se puoi - prova a non far
coincidere la prima Comunione dei nostri figli e nipoti con
il giorno dell’Adunata Nazionale Alpini.
E ora, stringiamoci la mano e solleva con noi il bicchiere per un onesto brindisi conciliatore: come alle
nozze di Cana e alla purtroppo ultima cena del nostro
sommo Capo.
L’angolo di
Bepi Sugaman
Mondo alpino -
19
Bovini o conigli ma sempre allevatori
Nel 1976, assieme a suo fratello
Alessio, accompagnai Giovanni Coppello, invalido su sedia a rotelle, a Lonigo per il decimo anniversario della
consegna dell’organo a Padre Faccin
destinato ai fratini del convento, in
memoria dei caduti del btg. Val Leogra
e del Gruppo artiglieria Val Isonzo, donato dai reduci, dai familiari e grazie alla spontanea
sottoscrizione di tanta altra brava gente, compreso il
gruppo alpini di Malo.
In quell’occasione fui testimone del commovente
incontro di Zoppello con un suo vecchio amico di naja
dopo trent’anni dal congedo; un veronese della sua
stessa squadra. Ricordarono il passato e parlarono del
presente; il vecchio amico racconta di fare l’allevatore
di bestiame e di possedere una moderna stalla con quaranta capi di bestiame selezionato. Anche Zoppello
disse di averne un allevamento, più modesto, metà capi, e invitò l’amico a venirlo a trovare, ospite a casa
sua.
Passa del tempo ed un bel giorno arriva a Malo l’amico veronese con sua moglie avvolta in una morbida
pelliccia, su una lussuosa Mercedes.
Chiedono in giro dove fosse la fattoria
dell’allevatore Zoppello. Ai più il nome
un tale allevatore risultava sconosciuto,
finchè un po’ perplessa, una persona
affermò di conoscere un certo Zoppello
abitante in via Pace, vicino all’ospedale.
Quando i visitatori si presentarono, la signora Zoppello rimase assai imbarazzata davanti tanto lusso ma
subito si riprese e fece accomodare gli ospiti in casa.
Arriva allegro anche il marito ed esauriti i convenevoli di rito e rinverditi di ricordi, il veronese chiede all’amico-collega di poter visitare il suo l’allevamento.
Zoppello felice e di buon umore, lo precede attraverso l’orto e si ferma davanti la sua conejara. Il veronese stupito e incredulo fa: “Ma, Zoppello, tutto qua?!”
“Beh, te gavea parlà de un alevamento de vinti capi.
Conteli se no i xe giusti!” “Ah Cicio Cicio, no te se
proprio cambià” e la cosa si concluse lì con abbraccio
e una sonora risata: proprio come ai bei tempi della
naja.
Giovanni (Gianni) De Marchi
Bene la colletta alimentare
Il 24 novembre si è svolta in tutta Italia la 16^ edizione della Giornata nazionale della Colletta alimentare, organizzata dalla Fondazione Banco alimentare e dalla Compagnia delle opere. All’iniziativa aderisce anche l’Associazione nazionale alpini e, nonostante il periodo di crisi che tutti stiamo vivendo, ha
visto emergere la generosità delle persone. Il gesto di donare una parte della spesa è entrato così nel
cuore della gente, divenendo un vero e proprio gesto di popolo.
Sono stati impegnati 130 mila volontari in più di 9.000 supermercati di tutt’Italia. Sono state raccolte
9.622 tonnellate di prodotti alimentari, confermando, nonostante la crisi, il dato dello scorso anno, aiutando così la povertà che tocca un aspetto vitale della condizione umana. Il cibo raccolto sarà ora distribuito alle oltre 8.600 strutture caritative convenzionate con la rete del Banco Alimentare che assistono
ogni giorno un milione 700 mila.
Alla presenza degli alpini – che è come sempre un elemento di successo nella raccolta perché infondono fiducia e simpatia – si aggiunge quella delle migliaia di volontari di altri enti che hanno operato
assieme a noi.
L’adesione alla Colletta alimentare porta in sè la soddisfazione e la sensazione di aver fatto qualcosa di
buono per chi ne usufruirà e soprattutto dà agli alpini l’opportunità di esprimersi a pieno e di dimostrare
che il più bel dono è “dare senza aver nulla in cambio”.
20 -- Dai
gruppi
20
Rubrica
Altavilla
Nuovo gemellaggio con i friulani di Porcia
Dopo Canove, gli alpini di Altavilla si sono gemellati con i friulani di Porcia (PN), per rinnovare gli ideali di amicizia e fratellanza fra “penne nere”. Nato
nel 1933 e rifondato 29 anni fa, il gruppo ha visto il
cambio della guardia al vertice, con Dino Centofante
che ha ricevuto il testimone da Aldo Ruggera, nominato cassiere. Non cambia la spirito dei suoi soci,
impegnati negli incontri culturali e formativi con gli
studenti delle scuole medie, delle materne ed elementari, nelle visite alla residenza Papa Luciani per portare un sorriso e allegria agli anziani ospiti e nell’organizzare momenti di festa come la marronata e la
Befana alpina. Continua poi la partecipazione alle
attività dell’Ana e il lavoro affinchè le nuove leve
riempiano i vuoti provocati dal passare del tempo.
tagna a quota 1060 dagli alpini di Caltrano; eseguito in
sasso faccia vista e legno, contiene una scultura in cirmolo rappresentante, su una croce greca, alcune scene
della vita di Cristo e i simboli dei quattro evangelisti. E’
stato eretto in una zona panoramica, servita però solo da
sentieri montani. Soci e simpatizzanti si sono generosamente prodigati a ripristinare i sentieri, a trasportare
i materiali e infine ad erigere il capitello. Queste le motivazioni alla base dell’iniziativa: richiamare le memorie
storiche, culturali e religiose degli antichi abitanti fatte
di lavoro, fatica e rispetto per l’ambiente; celebrare il
150° anno dell’unità di Italia; promuovere l’escursionismo attraverso l’offerta di un capitello e di un percorso
turistico lungo il quale ammirare le varietà di fiori, piante e animali tipici delle montagne caltranesi. Questo
capitello sarà seguito da altri, posizionati in luoghi panoramici, per creare un intero percorso montano. Si
vuole infine dare la possibilità di accedere dal capitello,
attraverso sentieri in fase di manutenzione, ai luoghi
storici della Prima Guerra mondiale e ricordare tutti i
combattenti che, in quel lontano periodo storico hanno
lavorato e combattuto per difendere la nostra patria.
Cogollo Del Cengio
Pellegrinaggio sul Cauriol
in ricordo di don Agostini
Caltrano
Nuovo capitello e percorso turisico
Foto ricordo davanti
al piccolo museo di Caoria
Un momento dell’inaugurazione del capitello
Ha una valenza molteplice il capitello costruito in mon-
Gli alpini di Cogollo del Cengio hanno deciso di rendere omaggio alla memoria di don Luigi Agostini nel
60° della morte. Il Gruppo infatti è dedicato alla memoria di questo sacerdote, cappellano militare del
Battaglione Feltre, che combattè sul fronte Trentino
Dai
gruppi-- 21
21
Rubrica
nella catena del Lagorai, sul monte Cauriol, durante
la Prima Guerra mondiale. Don Luigi fece erigere fra
l’altro anche una piccola chiesetta sulle pendici del
monte Cauriol, a quota 1900 metri, che fu in seguito
distrutta. Ne rimangono i ruderi e due splendide e
pesanti colonne in granito a perenne memoria.
Una piccola porzione di roccia venne raccolta nel
tempo e ora fa da cimelio e testimonianza nella nostra
sede. Don Luigi venne poi nominato parroco di Cogollo, dove curò amorevolmente la sua missione di
fede.
Un discreto numero di soci del gruppo Ana, in un
uggioso martedì di ottobre, armati di scarponi, zaino
e naturalmente cappello alpino si è diretto in pullman
fino a Caoria; aiutati poi dal tempo che era migliorato gli alpini sono partiti scarpinando sull’aspra salita
per raggiungere malga Laghetti a quota 1600 e proseguire poi per i ruderi della Chiesetta a quota 1900.
Una chiacchierata, qualche foto ed una preghiera è
stata la dimostrazione di gratitudine e affetto che legano gli alpini di Cogollo all’ex cappellano militare.
Al rientro dopo 6 ore si sono fermati al rifugio Refavaie per rifocillare lo stomaco e riposare le ossa. Nel
pomeriggio è stato visitato, con gli alpini del Gruppo
di Caoria, il grazioso e ben fornito museo della guerra allestito nel piccolo paese. Alla fine si è valutato
che è stata una buona esperienza che potrà essere ripetuta nei prossimi anni.
Costabissara
Festeggiati i 65 anni
di fondazione del Gruppo
Il capogruppo di Costabissara con sindaco e vice.
L’1 ed il 2 dicembre è stato un fine settimana tutto
speciale, per i festeggiamenti per il 65° anno di fondazione.
Si è cominciato sabato sera all’auditorium comunale
con un meravoglioso Coro Ana di Creazzo ed una
superba Banda Ceccato di Montecchio, che hanno
donato momenti di vera musica, accompagnati da un
presentatore d’eccezione, Gilberto Saterini, che ha
condotto con simpatia la serata, condita con spassose storielle.
Era presente l’amministrazione comunale quasi al
completo ed il sindaco Maria Cristina Franco e il
vice Giovanni Maria Forte hanno consegnato una
targa di riconoscimento per l’attività sociale che il
Gruppo Ana svolge quotidianamente per la comunità bissarese. Erano presenti anche Giampietro Gollin,
componente della giunta sezionale e il capozona Fernando Zanini.
La domenica è cominciata con un momenti di misticismo e di sacralità che sarà difficile ripetere: padre
Antonio Santini dei frati di Monte Berico ha celebrato una messa solo per gli alpini in Baita, tutti insieme
uniti a dire messa con lui. Chi non c’era farà fatica
a capire.
Infine il pranzo sociale, a cui ha partecipato il presidente di Sezione, Giuseppe Galvanin. “Alpinamente
lo ringrazio – ha detto il capogruppo Attilio Marcon
- con la speranza che continui, anche dopo la fine del
suo mandato, a seguirci ed ad essere con noi”.
Gambugliano
Restaurata una fontana
della Grande guerra
In occasione del 4 Novembre è stata inaugurata la
Fontana “Due canne”, che si trova lungo la Valdiezza,
costruita nel 1917 dal Genio militare e restaurata dagli alpini del gruppo Ana.
La giornata è cominciata con l’alzabandiera e gli onori al monumento ai Caduti; dopo la messa i partecipanti si sono trasferiti nell’area della fontana, dove il
capogruppo Beppino Zarantonello ha illustrato l’intervento degli alpini, cominciato nel giugno 2011 e
durato un anno.
Il sindaco di Gambugliano ha portato agli alpini i ringraziamenti dell’amministrazione comunale per il
valore acquisito dal luogo; è seguita la scopertura e
la benedizione di una lapide che ricorda il restauro.
22 - Rubrica
Dai gruppi
All’ora di pranzo rinfresco al campo sportivo, accompagnato dalle cante alpine, in un’atmosfera di cordialità che solo gli alpini sanno trasmettere.
suono della tromba con l’Inno degli Alpini, i partecipanti i sono recati alla Chiesetta del cimitero per l’innumazione. Nutrita è stata la partecipazione degli
alpini e della comunità, con la presenza di numerosi
gagliardetti alpini e di labari delle associazioni combattentistiche, segno evidente che i valori ispiratori
di queste cerimonie patriottiche sono ancora vivi.
Malo
Il Gruppo Giovani
ha festeggiato i 3 anni
La fontana restaurata dagli alpini
Grancona
L’alpino Severino Marcon
è tornato a baita
Il Comune di Grancona ha commemorato la ricorrenza del 4 Novembre a ricordo di tutti i Caduti e l’Anniversario della vittoria nella Grande Guerra. Appuntamento il 2 novembre presso il monumento in Piazza Marconi per l’alzabandiera e l’onore ai Caduti. Al
nuovo cimitero si è svolta poi la cerimonia dell’ultimo
saluto in patria all’alpino Severino Marcon, finalmente tornato “a baita”. Fatto prigioniero dai tedeschi
dopo l’8 gennaio del 1943 a Fiume, venne internato
in Germania e morì l 6 gennaio 1945 nel campo di
prigionia di Gross Fullen a soli 25 anni. Ora è tornato nella sua Grancona, grazie alla nipote Marilisa che
ha recuperato le sue spoglie al cimitero militare di
Amburgo-Ojendort dove si trovava sepolto.
La messa è stata celebrata dal parroco don Domenico
Pegoraro che nella sua omelia ha ricordato il sacrificio in guerra di molti giovani e tra questi anche l’alpino Severino. Terminata la funzione religiosa, il
sindaco Antonio Mondardo ha ricordato che per oltre
sessant’anni Severino era stato dimenticato da tutti,
ma non dai suoi familiari, e ora le sue spoglie rientrate a Grancona potranno riposare in pace nella sua
terra natale. La cerimonia si è conclusa con le note
dell’Inno di Mameli e del Silenzio. E’ seguita la lettura della Preghiera dell’alpino poi, accompagnati dal
Da 3 anni la scommessa di creare un gruppo giovani
all’interno del gruppo Alpini di Malo è stata vinta;
questa foto testimonia l’unione che si è creata, un’amicizia, che tra le tante cose, si manifesta ogni anno
con il tradizionale “rosto de usei” all’inizio di gennaio. Quest’anno i giovani hanno invitato anche il capogruppo Danilo Panizzon per ringraziarlo del sostegno che ha sempre dato alle iniziative personali e di
solidarietà con risultati veramente soddisfacenti. Il
tutto sempre per il bene del gruppo, con spirito allegro
ma nel rispetto reciproco.
Montegalda
Realizzato dagli alpini
un originale presepio
La sera del 20 dicembre gli alpini di Montegalda,
Montegaldella e dei paesi del circondario si sono dati appuntamento davanti all’ex Ghiacciaia di Montegaldella, per la benedizione del Presepio degli alpini,
realizzato da un gruppetto di soci di Montegaldella
DaiRubrica
gruppi - 23
con un’impostazione davvero originale, visto che sono gli alpini con i muli carichi di doni a rendere omaggio al Bambino. Sono intervenuti il presidente Ana
Galvanin, il vice Simonelli, i sindaci di Montegalda
e Montegaldella e il parroco don Gabriele, che ha
impartito la benedizione. Ancora una volta le penne
nere hanno offerto alla collettività un’opera legata
alla fede de alle tradizioni cristiane, a testimonianza
di un aspetto dello spirito alpino.
Mossano
50 anni fa il Vajont
Gli alpini raccontano
Quest’anno ricorre il 50° anniversario del disastro del
Vajont, che provocò duemila morti a Longarone, e il
Gruppo Ana apre le manifestazioni commemorative
ricordando uno degli aspetti più significativi delle
operazioni di soccorso, l’intervento degli alpini della
Brigata Cadore, arrivati pochissime ore dopo l’immane onda distruttrice.
Questo intervento sarà ricordato con la manifestazione “Vajont – Testimonianze sull’operato degli alpini”,
racconti immagini e testimonianze delle penne nere
che parteciparono all’opera di soccorso. Appuntamento il 20 aprile alle 20 nella palestra comunale di Ponte di Mossano.
Priabona
Sandrigo
Doppio riconoscimento
a Gianni Marchesin
Era dal 2000, con
Ilario Ballardin, che
non veniva dato ad
un alpino il “Riconoscimento impegno
sociale”, assegnato
ogni anno, durante il
periodo pre natalizio, a persone, organizzazione o enti
particolarmente benemeriti per l’attività svolta nella
comunità sandricense da parte della Pro Loco.
Doppio riconoscimento quindi per l’alpino Gianni
Marchesin, insignito anche dal capogruppo Mario
Mascotto del titolodi Alpino dell’anno 2012 “per la
sua disponibilità e dedizione alle iniziative del Gruppo”. Il Gruppo alpini di Sandrigo stringe a sè con
riconoscenza Gianni ponendolo come esempio a tutti i propri iscritti e a faro per i giovani che vorranno
entrare a far parte della “mejo fameja verde”.
S. Gottardo e Zovencedo
Una scultura dedicata
a tutti gli alpini
Nuovo direttivo
e pranzo sociale
Come ogni anno gli alpini del Gruppo Ana si sono
ritrovati ai primi di gennaio per il pranzo sociale, dopo la messa in ricordo degli amici “andati avanti”. La
festa è continuata nel pomeriggio, in compagnia degli
amici degli alpini, e si è conclusa con le elezioni del
nuovo consglio direttivo. Nuovo capogruppo è stato
eletto Tiziano Dal Pozzolo, che subentra a Carlo Bertoldo, che prende la carica di segretario. Vice capogruppo è Claudio Crosara, tesoriere Paolo Melchioretto. Consiglieri Igor Fochesato, Paolo Meneguzzo,
Alberto Cengia, Francesco Corsara, Paolo Crosara,
MarioGianni Xotta.
L’alpino scultore davanti alla sua opera
In occasione della manifestazione Scultori in strada
svoltasi a San Gottardo l’8 settembre scorso, organizzata dall’amministrazione comunale di Zovencedo, il
24 - Rubrica
Dai gruppi
capogruppo del Gruppo Alpini di San Gottardo e Zovencedo, Mirko Casarotto, si è complimentato con il
socio alpino Evaristo Franceschini, per la bella scultura realizzata completamente a mano su pietra di
Vicenza, per abbellire il muretto di una strada.
A chi gli ha chiesto cosa significala scultura che ha realizzato. Evaristo ha risposto che è un’opera dedicata a
tutti gli alpini.
labora per la celebrazione delle ricorrenze con i Combattenti e Reduci e opera a favore della parrocchia.
Del rinnovato direttivo fanno parte Paolo Cavaliere,
Bruno Belluzzo, Fabio Maule, Vittorio Battocchio,
Tarcisio Maule , Tarcisio Guarda, Renato Vignato,
Gaetano Zaupa. (Dal Giornale di Vicenza)
San Vito di Leguzzano
Due reduci di guerra
sono andati avanti
L’ultimo saluto
a Francesco Munarini
Una larga rappresentanza di cittadini e alpini ha accompagnato all’ultima dimora il 15 novembre Francesco Munarini, morto alla bella età di 91 anni. A
soli 19 anni partì per la guerra, nel 1940, nei ranghi
del Battaglione Vicenza, divisione Julia.
Nel ‘42 fu assegnato al Battaglione Val Leogra, sempre nel 9° Alpini: questo fatto gli evitò la campagna
di Russia ma non l’internamento in Germania. Il caporal maggiore Munarini infatti fu fatto prigioniero
dai tedeschi in Montenegro il 9 settembre del ‘43 assieme ai suoi comilitoni è tornò a casa solo dopo la
fine della guerra.
Selva di Montebello
Pellizzaro capogruppo da oltre 40 anni
Pietro Pellizzaro è stato confermato alla guida del
Gruppo Ana, incarico rivestito da oltre quarant´anni.
Una carriera che ha fatto tappa anche nella Sezione
Ana di Vicenza, prima come consigliere e poi vicepresidente, dove Pellizzaro ha contribuito a costituire la struttura della Protezione civile, divenendone il
responsabile.
Durante i precedenti mandati il gruppo alpini di Selva è stato chiamato a portare il suo aiuto in svariate
emergenze, dall´alluvione in Piemonte del 1994 a
quella in Versilia del 1996, dal terremoto in Umbria
del 1997 all´alluvione di Sarno del 1998, fino
all´emergenza profughi nel Kossovo del 1999 e
all´alluvione di Aosta del 2000.
Numerose anche le attività svolte dal gruppo sul territorio. Il Gruppo Ana, che compirà cinquant´anni nel
2014, oltre a perseguire i propri fini associativi, col-
Torrebelvicino
A due mesi uno dall’altro due reduci di guerra sono
andati avanti. Sono Domenico Pietrobelli, 91 anni, del
3° Artiglieria da montagna, e Abramo Marsiglio, 88 anni, geniere alpino. Hanno avuto un destino simile, prima
sul fronte di guerra (Grecia, Albania e Montenegro) e
poi dopo l’8 settembre 1943, quando furono catturati dai
tedeschi e internati in Germania.
Vicenza – San Pio X
Una Natale alpino
davvero impegnativo
Il Gruppo Alpini “G. Reolon” di San Pio X durante il
periodo delle Feste Natalizie appena trascorso ha promosso e portato a termine alcune iniziative e manifestazioni che hanno comportato un notevole impegno
di lavoro per la loro realizzazione. Tali iniziative sono state pensate per raggiungere un duplice obiettivo
di sensibilizzare e “risvegliare” in qualche modo la
popolazione del quartiere offrendo qualcosa di interessante al fine di un coinvolgimento della gente un
po’ più marcato e di poter raccogliere fondi da destinare ad associazioni e a persone del quartiere in particolare stato di bisogno.
Si è cominciato con due “marronate” al mercato di
Via Fabiani e al supermercato A&O di Via Giuriato
alle quali è seguita l’offerta delle “Stelle di natale”
per conto dell’Avill di Vicenza in contemporanea alle “Stelle di mandorlato” per conto della Lilt. Il 21
dicembre il Gruppo ha offerto “Cioccolata e vin brulé”
al clienti del mercato di Via Fabiani. La manifestazione più suggestiva e di maggior dispendio di energie è stato il “Natale Alpino” che si è svolta il 22
dicembre.
Tutto è cominciato in mattinata nella sede del Gruppo
con la partecipazione di Babbo Natale per un gruppo
DaiRubrica
gruppi - 25
di bambini della scuola materna di Via Calvi. Nel
pomeriggio il clou della manifestazione, con la presenza sempre di Babbo Natale e di alcuni giocolieri
ad allietare i più piccoli; è seguita, nella palestra Altair, l’esibizione musicale degli alunni della Media
“Barolini” e il concerto di canti natalizi del coro “Voisings Vocal Group”, mentre all’esterno, sul piazzale
antistante la chiesa, funzionavano punti di ristoro con
l’offerta di frittelle, wurstel, cioccolata e vin brulé.
In serata, in chiesa si è esibita la Corale “San Martino”
di Lerino con canti e riflessioni sul tema del Natale.
Mella mattinata di domenica 23 dicembre una quindicina di alpini sono andati nelle case di un’ottantina
di anziani e ammalati del quartiere per portare loro
gli auguri di Buone Feste con un omaggio floreale
offerto dal Gruppo e una lettera per conto della Parrocchia.
Dall’analisi delle manifestazioni fatta in questi giorni
in seno al Gruppo, a parte l’encomiabile e disinteressato apporto di forze e di lavoro svolto da molti soci
in particolare per la realizzazione del “Natale Alpino”,
notando la scarsa partecipazione di pubblico, si è avu-
ta la netta sensazione che ormai ogni evento di una
certa importanza, compresi quelli attinenti al periodo
natalizio, non trovino più nella popolazione in genere
un grande interesse. Non resta che domandarci: cosa
bisogna inventare per “svegliare” la gente?
Il chiosco natalizio allestito dagli alpini di San Pio X
26 - Dai Gruppi
Precisazione
Fu pagata la restauratrice del capitello di Arsiero
Sono Sofia Terzo e nel numero di dicembre della
vostra rivista avete scritto di me in quanto restauratrice del capitello di contrà Draghi (pag 24, Arsiero,
restaurato il capitello di contrà Draghi).
Vi scrivo per chiedervi di correggere quanto si afferma su di me e cioè che avrei lavorato gratis per due
settimane. La cosa non è vera ed è una pubblicità
abbastanza nociva per la mia attività.
La verità invece, è che tramite alcuni appassionati è stata fatta per me una raccolta di generose offerte
tra fedeli ed interessati al caso, tutti, e sottolineo tutti estranei alla contrada.
Vorrei, e credo non sia una richiesta impossibile,
che venisse fatta quanto prima un’errata corrige, giusto per non alimentare le speranze di chi potrebbe
aspettarsi di vedersi regalare le cose e per rendere
giustizia a chi ha dimostrato tanta generosità.
Vi ringrazio e vi auguro buon lavoro.
Cordialmente
Sofia Terzo
Ci scusiamo con la pittrice di Chiuppano e con i lettori per l’involontario errore. Probabilmente gli alpini di Arsiero pensavano che il restauro fosse stato gratuito perché non era gravato sulle casse del Gruppo.
Tutto sommato è una nota di merito in più per chi si è interessato al recupero, perché dimostra che l’attaccamento al capitello è diffuso anche fuori della contrada Draghi.
Dalle zone -
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Alta Val Liona
Festeggiato S. Maurizio patrono degli alpini
San Maurizio, patrono delle truppe alpine, da dieci anni viene festeggiato dagli alpini della Zona Alta Val Liona.
Anche quest’anno ci siamo ritrovati nella chiesa parrocchiale di San Germano dei Berici per la messa. La cerimonia, ottimamente organizzata dai gruppi alpini di San Germano e Villa del Ferro, ha visto la partecipazione
anche delle comunità che fanno parte della zona Alta Val Liona.
Il parroco don Lorenzo all’omelia ha ricordato le virtù del Santo, un comandante della legione Tebea che subì
il martirio piuttosto che tradire la propria fede e i propri soldati. Le stesse virtù sono alla base delle truppe alpine e degli alpini in congedo che sono organizzati dall’Ana. Dopo il rito religioso la cerimonia è continuata con
una suggestiva fiaccolata, una lunga fila di luci è scesa nel centro di San Germano per poi risalire fino a raggiungere il Monumento dove sono stati resi gli onori ai Caduti. La serata si è conclusa con l’ammainabandiera.
La fiaccolata rende davvero unica la cerimonia e vuole testimoniare, con la presenza degli alpini, la volontà di
credere nello stesso emblema e continuare a donare il proprio gesto umanitario a chi ne ha bisogno. Al termine
gli organizzatori hanno preparato, nei locali della parrocchia, un ricco buffet per tutti gli intervenuti. Si tratta di
una cerimonia itinerante e quest’annoverrà organizzata dal gruppo di Grancona.
M. B.
Castellari Alto Bacchiglione
29° Pellegrinaggio alla Madonna delle Grazie
Il 14 ottobre si è celebrato nella chiesetta della Madonna delle Grazie di Costabissara l’annuale pellegrinaggio
della zona Castellari Alto Bacchiglione. Alla celebrazion hanno partecipato con i gagliardetti gli undici gruppi
che formano la zona e il gruppo di Creazzo; era presente anche la bandiera dei Combattenti e reduci della zona
Dueville-Monticello con il loro presidente.
La cerimonia ha avuto la gradita presenza del vice presidente sezionale Enzo Paolo Simonelli. Il coro alpino di
Creazzo ha accompagnato la funzione religiosa alla quale ha assistito un folto gruppo di penne nere con i loro
familiari. Alla fine è stato offerto il consueto rinfresco. Il pellegrinaggio alla Madonna delle Grazie è giunto
quest’anno alla 29° celebrazione ed è in programma per il 30° anniversario una manifestazione ancor più ampia
e sentita.
G. P.
Valchiampo
Festeggiati i 100 anni
di Giuseppe Dal Barco
Gli alpini della vallata e del
Gruppo di Nogarole hanno
fesetggiato i 100 anni di Giuseppe Dal Barco.
Porta bene il suo secolo di
vita e ricorda ancora la campagna di Grecia e Albania,
nei ranghi del battaglione
Vicenza, Divisione Julia.
Ecco la foto ricordo della
festa, che si è svolta nella
sede del Gruppo di Nogarole.
28 - Protezione civile
Festeggiata a Schio la Squadra Val Leogra
Un impegno che dura da 25 anni
La Squadra di protezione civile “Val Leogra” con
sede a Schio nella storica Caserma Pietro Cella, ha
compiuto 25 anni, celebrati con una cerimonia alla
quale hanno partecipato il presidente della Sezione
Ana di Vicenza, Giuseppe Galvanin, il coordinatore
della Protezione civile sezionale, Roberto Toffoletto,
i sindaci Luigi Dalla Via di Schio e Giorgio Calli di
Torrebelvicino e una folta rappresentanza di alpini ed
amici dei gruppi dell’Alto Vicentino.
Sarebbe lungo elencare tutte le attività svolte in
questi anni; ci limitiamo a menzionare le più significative a partire dagli interventi neve, al terremoto in
Abruzzo, alla tromba d’aria a Riese (TV), alle esondazioni in Val Leogra e Liguria, fino al terremoto che
quest’anno ha colpito l’Emilia Romagna. Crediamo
possano comunque dare la dimensione del nostro impegno i 995 giorni/uomo impiegati esclusivamente
negli interventi in soccorso alle popolazioni colpite,
a cui sono da aggiungere esercitazioni, servizi comandati da varie amministrazioni pubbliche e assistenziali e corsi di aggiornamento e addestramento.
Va ricordato che la Squadra si è impegnata a portare sui luoghi disastrati, materiali di vario genere
consegnandoli direttamente nelle mani di terremotati, alluvionati e tutti coloro che ne avevano impellente bisogno. Merita doverosa segnalazione anche l’iniziativa
degli studenti ed insegnanti del Liceo scientifico Tron di Schio che in
tre giorni hanno raccolto mille euro, consegnati poi tramite gli alpini,
su indicazione del sindaco di Cento, alla direzione della biblioteca
della frazione di Casumaro.
Gli ottimi rapporti
tra l’Unità di protezione
civile sezionale e le
squadre periferiche concorrono ad agglomerare e
quindi potenziare le sinergie a favore di chi ne ha necessità. Tutto ciò trae origine dalla formazione ricevuta nei giorni di naja alpina. Vanno ringraziati anche
gli aggregati alle nostre squadre che “vivono” con noi
le varie esperienze: non sono alpini ma “solo per caso” poiché diversamente non sarebbero così legati a
stretto gomito con noi, condividendo i nostri ideali,
l’impegno e la vocazione al servizio. La nostra Squadra
è una famiglia forte e unita e tale rimane, contando
che prima o poi gli alpini di qualche gruppo che considera la protezione civile come una spina nel fianco
e rinuncino a sterili frizioni.
Non possiamo d’altro canto essere sempre presenti alla solita “marronata” per gli anziani o alla raccolta alimentare; tutte iniziative encomiabili ma altrettanto lo sono anche il nostro impegno, sacrificio e
lavoro per chi lo invoca e che tornano e che ben fanno figurare tutta l’Ana e la Sezione di Vicenza di cui
tutti siamo parte. Sono comunque i terremotati, gli
esondati, i disastrati e tutti coloro a cui possiamo dare una mano a farci andare avanti ed essere fieri quando sentiamo dire: “Xe qua i Alpini, viva i Alpini che i
vien darne ‘na man”.
Giancarlo Piazza
La Squadra di protezione civile Val Leogra con il sindaco di Schio Dalla Via
Protezione civile -
29
Squadra alpinistica, ci piace il difficile
Nata da pochi anni, ha già svolto interventi molto impegnativi. Dieci specialisti
Cos’è? …. A cosa serve? Per dire cos’è, forse è meglio
cominciare a dire, cosa non è: non è il soccorso alpino.
Impossibile sostituirsi agli amici del Cnsas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) per il quale abbiamo
un grandissimo rispetto. Le squadre specialistiche della
protezione civile Ana nascono dall’esigenza di avere del
personale specializzato nel compiere alcune funzioni per
le quali le squadre territoriali, per loro natura, non sono
attrezzate ne addestrate a fare.
I non addetti ai lavori spesso non sono a conoscenza,
che il decreto legislativo 81/08, sulla salute dei lavoratori,
deve essere applicato anche in Protezione civile e che alAl lavoro per sgomberare un
cuni tipi di dispositivi di protezione individuale (come
tetto dalla troppa neve caduta
corde, imbragature, moschettoni, ecc ) necessitano di un’adeguata preparazione per poter essere usati. La squadra alpinistica pertanto è di supporto alle altre unità e viene
chiamata ad operare quando ci si trova a lavorare in ambienti scoscesi se non addirittura strapiombanti, definiti appunto ‘difficili’.
Nella pratica di tutti i giorni, tutto ciò si traduce in lavori di messa in sicurezza di alberi danneggiati da eventi atmosferici in prossimità o all’interno di centri abitati, di pulitura da detriti mobili di pareti rocciose sovrastanti strade od abitazioni, sgombero di eccezionali accumuli di neve da tetti di edifici, la messa in sicurezza di
volontari impegnati in lavori di manutenzione fluviale e più in generale ovunque ci sia un lavoro che necessiti,
per essere eseguito, l’essere assicurati ad una corda.
Il nucleo di Vicenza è nato (ufficiosamente) in occasione dell’esercitazione tenutasi a Creazzo nel marzo del
2007 quando alcuni alpinisti provenienti da diverse squadre si ritrovarono ad operare per la bonifica e messa in
sicurezza di una frana staccatasi a ridosso di una strada comunale qualche settimana prima. Nel febbraio 2008 il
nucleo è stato impegnato nella pulizia dei tetti di alcuni comuni della Val Zoldana che erano gravati da più di un
metro e mezzo di neve. I primi 6 volontari presenziarono in Val di Lamen (Feltre) nell’ aprile 2008 all’esercitazione nazionale delle squadre alpinistiche dell’ Ana. In seguito ci sono state altre esperienze operative, ma non è
mai stato trascurato l’addestramento, fondamentale per qualsiasi volontario di protezione civile.
Da allora, la Squadra Alpinistica assieme ad altre squadre specialistiche e non, ha dato vita ad attività di vario
tipo: dall’evacuazione di strutture scolastiche alla ricerca di persone scomparse in supporto agli amici del nucleo
cinofilo fino al supporto del soccorso alpino in una simulazione di catastrofe avvenuta recentemente nelle vicinanze di Marano.
Un po’ di tempo è passato ed inevitabilmente qualche volto è cambiato; alcuni di coloro che hanno dato vita
al gruppo, con qualche rammarico, ci hanno lasciato mentre altri ne sono entrati a far parte. Oggi la squadra,
composta da 10 elementi coordinati da uno speleologo di grande esperienza, conta, oltre il caposquadra, cinque
alpinisti esperti e quattro in formazione. I prossimi obiettivi sono quelli di arricchire la dotazione di materiali e
la preparazione dei componenti, con il completamento della formazione dei nuovi arrivati e la specializzazione
ulteriore dei più esperti con l’ introduzione di nuove tecniche di lavoro che saranno possibili in seguito all’ acquisto, quasi completato, di nuovi materiali.
Con orgoglio possiamo finalmente dire che la squadra Alpinistica si sta avviando, a grandi passi, a diventare
una realtà all’interno dell’Unità di protezione civile della Sezione di Vicenza, anche se ancora qualcosa bisogna
fare per guadagnarsi la stima e la fiducia di chi opera sul campo da molto più tempo.
Isidoro Polato
Vice Caposquadra
30 - Varie
Fotonotizia
A Lonigo “Avanti Savoia!”
In occasione della 2° adunata della zona Val de
Gua’ ospitata a Lonigo, l’amministrazione comunale ha concesso la cittadinanza onoraria al Reggimento Savoia Cavalleria. Nella foto di gruppo:
autorità civili, associative, militari e reduci del
Savoia Cavalleria.
Sgresende
Vite parallele
Le coincidenze sono davvero tante. Andrea
Busato e Roberto Gobbo sono due amici per
la pelle, classe 1981: la prima a non essere
più soggetta all’obbligo di leva e qui comincia
il bello. I loro padri, veci alpini del gruppo di
Arsiero, sono ambedue classe 1953, arruolati nel 1973: Narciso Busato, attuale capogruppo alpini di Arsiero, alla 264ª compagnia del
btg. Val Cismon a S. Stefano di Cadore e Corrado Gobbo alla 78ª btg. Belluno. Tutti e due
congedati nel 1974 con il grado di caporalmaggiore.
Ma non finisce qui: i loro padri erano nati
lo stesso anno e stesso mese; febbraio 1916:
Alfonso Busato alpino della 60ª compagnia
del btg. “Vicenza” a Tolmino (andato avanti
nel 1991) e Vittorino Gobbo anche lui dello
stesso battaglione. Per concludere: tutti e due
richiamati nel ‘39 per la campagna di Grecia
e Albania. Se non sono vite parallele queste!...
Varie -
31
RINNOVO DIRETTIVI per il triennio 2013-2015
Altavilla
Capogruppo Dino Centofante
Vice Dino Girardello e Angelo Pertile, Segreteria Angelo Tessarolo e Valentino De Franceschi, Cassiere Aldo Ruggera Consiglieri
Bruno Adami, Pietro Casarotto, Stefano Creazzo, Giuliano Giaretta, Luciano Galvanin,
Benedetto Nicoletti, Francesco Pellizzaro, Mario Todesco.
Arcugnano
Capogruppo Renato Scotton
Alfieri Fortunato Casarotto, Sergio Moretto,
Ottorino Vellere. Responsabile Sede Clemente Donadello. Responsabili Parco Alessandro
Bisarelli, Ottaviano Bedin Consiglieri Maurizio
Pertegato, Graziano Costa, Antonio Quaglia,
Mario Maran, Asterio Carolo, Alcide Bedin,
Silvano Moretto, Gianni Dal Santo, Silvano
Zampogna.
Bastia Di Rovolon
Capogruppo Severino Riondato
Segretario Giampaola Bovoni, Vice Capogruppo Rolando Gomiero e Flavio Tibaldo,
Alfieri Fabio Tomasin e Renzo Trevisan Consiglieri Rino Germi, Sergio Sanvido, Ottorino
Paccagniella, Vittorio Contrato, Moreno Mandruzzato, Mario Saggiorato, Lino Broetto, Ferdinando Modesti.
Bolzano Vic.
Capogruppo Emilio Rocchetto
Vice Albano Paccagnella, Romano Rossi, Nereo Strazzabosco, Cassiere Ottorino Brusaporco, Alfieri Pietro Brusaporco, Giovanni
Rizzotto, Segretario Tarcisio Zulian Consiglieri G. Battista De Paoli, Aldo Cavazzin, Lino
Gasparotto, Bruno Menin, Valter Segalin, Ruggero Mrchioron, Bruno Spiller, Vittorio Zulian,
Alessandro Nigri, Pasquale Piazza, Renato
Tomasi.
Caldogno
Capogruppo Domenico Cappellari
Vice Adolfo Zerbato. Segretario e Alfiere Carletto Stegagnolo, Cassiere Pietro Borsin,
Gruppo Giovani Moreno Zerbato e Gianluca
Sandri. Consiglieri Silvano Bertoldo, Giampietro Gollin, Ottavio Menara, Giobatta Munaretto,
Giampietro Nertempi, Amando Pilotto e Francesco Varo.
Castelnovo
Capogruppo Giuseppe Zamberlan
Vice Severino Casarotto e Silvio Garbin. Cassiere Paolo Perin. Segretario Andrea Zarantonello. Alfieri Rodolfo Romare, Francesco
Rodighieri e Mario Campana. Consiglieri
Sergio Boscato, Andrea Castagna, Dino Conforto, Luigino Faccioli, Paolo De Rossi, Rino
Filippi, Marino Garbin, Gianfranco Renso.
Cogollo Del Cengio
Capogruppo Renzo Mioni
Vice Arturo Zorzi e Stefano Zorzi. Segretario Pier
Giuseppe Mioni. Cassiere Elverino Zordan. Consiglieri Bellarmino Calgaro, Adelino Colpo, Gianni Micheli, Giuseppe Thiella, Fernando Zordan.
Crespadoro
Capogruppo Renzo Roncari
Vice Vicenzo Zanconato, Segretario Marco
Dalla Pozza, Alfiere Adamo Cocco, Consiglieri Vittorino Tibaldo, Sereno Sitara, Fernando
Ferrari, Antonio Selmo, Massimo Graizzaro,
Giuseppe Zordan, Giovanni Marana, Celestino
Mecenero.
Grancona
Capogruppo Mirco Bisognin
Consiglieri Bruno Bellin, Antonio Bertesina,
Gianfranco Casalin, Primo Covolo, Giuseppe
Ferron, Gianantonio Fornaro, Pietro Marconato,
Alberto Missiaggia, Enzo Panarotto, Sergio Panarotto, Miguel Omaggio, Gianfranco Tancredi,
Gianfranco Ularetti. Aggregati Luciano Barbato,
Mauro Crestati, Michele Marconato.
Montecchio Magg.
Capogruppo Remo Chilese
Vice Epifanio Brugnolo (Vicario e Tesoriere)
Maurizio Colombara e Adamo Mecenero. Revisori Silvano Tessari, Anastasio Roetta e Gianluigi Quaggiotto. Consiglieri Giuseppe Bertinato, Rino Colombara, Marco Cozza, Silvano
Dalla Motta, Romano Folco, Umberto Lovato,
Antonio Mazzaia, Renato Meggiolaro, Silvano
Meggiolaro, Giovanni Orsato, Roberto Zancan,
Antonio Sorgato, Giuseppe Tasson, Giulio Vezzaro, Luigi Zambon, Renato Zanni.
Montecchio Prec.
Capogruppo Franco Rodella
Vice e Cassiere Angelo Dal Ferro, Segretario
Luigino Dal Santo, Alfiere e Aiuto Cassiere
Gianfrenco Veroncelli, Alfiere Girolamo Poli, Responsabile Sede Roberto Retis, Responsabile
Cucina Roberto Rodella. Consiglieri Floriano
Borgo, Massimo Boscato, Ottorino Buzzacchera,
Andrea Giovanni Gasparotto, Michele Grendene,
Luca Lunardi, Luigino Marangoni, Diego Papini,
Bruno Pigato, Giuseppe Pigato, Silvano Sartori.
Montorso
Capogruppo Adriano Ongaro
Consiglieri Davide Ferrari, Giuseppe Iposi, Federico Zorzi, Vittorio Fongaro, Isidoro Castagna,
Mauro Asnicar, Giorgio Brea, Rodolfo Battaglia,
Michele Baldissarotto, Silvano Bauce, Angelo
Dario, Giuseppe Biasin, Renzo Nicolato, Roberto Munari, Nereo Sottoriva, Tranquillo Tadiotto,
Giuseppe Zaffani, Orazio Zorzi.
Polegge
Capogruppo Pierluigi Bassetto
Vice R. Piccolin e A. Dalla Valle. Segretario P.
Beltramello. Vice Segretario D. Bertarello. Cassiere F. Bellò. Consiglieri Cera, G. Giacomello,
Collicelli, D. Malosso, G. Pellattiero, Padovani,
Peron.
Perarolo
Capogruppo Guglielmo Bedin
Segretario Renato Bogoni. Consiglieri Lorenzo Bedin, Rosimbo Bedin, Mario Maran E Francesco Antonello. Amici Degli Alpini Patrik Bergozza.
Pozzolo
Capogruppo Silvio De Grandi
Consiglieri Antonio Bellin, Franco Cattin, Simone Crivellaro, Gianfranco Sella, Fernando Scalzotto, Attilio Sommo Cerato, Dino Vallerin. Per
gli Amici degli Alpini Andrea Bellin.
S. Germano Villa
Capogruppo Luca Pasqualotto
Consiglieri Serafino Bianca, Mauro Castagna,
Gabriele Ceolato, Marco Dalla Vecchia, Claudio
Matteazzi, Giuseppe Mattiolo, Graziano Mattiolo,
Corrado Tagliaferro, Emilio Trevisan, Siro Trevisan, Remigio Trevisan. Amici degli Alpini Sabrina Godalli.
S. Giovanni in Monte
Capogruppo Paolo Campesato
Consiglieri Almerino Bonato, Fabio Dalla Rosa, Mario Gasparella, Simone Maran, Maurizio
Mattiello, Damiano Rappo, Andriano Santiago,
Giuseppe Tomasetto. Amici degli Alpini Celestino Rossato.
Seghe di Velo
Capogruppo Flavio Pettinà
Vice Paolo Algeri e Rosito Schiro. Segretario
Lorenzo Mottin. Alfiere Venanzio Fontana. Consiglieri Fiorenzo Busa, Francesco Dalla Via,
Paolo Dal Maso, Alberto Fabrello, Alberto Rossi,
Simone Rudella.
Vicenza Borgo Casale
Capogruppo Virginio Zonta
Consiglieri Clodio Marchesini, Franco Mietto,
Lorenzo Carta, Gianfranco Lovato, Pietro Brendolin, Paolo Valeri, Bruno Boesso, Lino Silvestri,
Luciano Peruzzi, Renzo Nani.
Vicenza Reolon
Capogruppo Giuseppe Testolin
Consiglieri Giuseppe Azzolin, Carlo Alberto
Lobba, Antonio Maglio, Mario Sartori, Franco
Scantamburlo, Roberto Schiavon, Augusto Trentin, Alberto Ziglio.
Zovencedo S. Gottardo
Capogruppo Mirko Casarotto
Consiglieri Ottavio Calgarotto, Giorgio Bertoldo,
Claudio Mazzucco, Claudio Casarotto, Roberto
Fortunato, Guerrino Franceschini, Giuseppe
Picco, Ardolino Maran, Amelio Casarotto, Paolo
Franceschini, Mario Mattiello. Amici degli Alpini Alessandro Maran e Renzo Maran.
32 - Varie
Appuntamenti e incontri
Il 59° raduno dei “veci”
del Btg Pieve di Cadore
Erano una moltitudine gli alpini da la bala rossa a gremire prima il duomo di Pieve per la cerimonia religiosa
e successivamente, nella piazza intitolata al Tiziano, per
quella civile.
All’alzabandiera e alla deposizione di una corona d’alloro sulla lapide che ricorda i volontari Cadorini caduti
durante i Moti Risorgimentali del 1848, era presente la
bandiera del comune di Pieve, decorata di Medaglia
d’oro. Sono intervenuti il generale Audisio che ha raccontato dell’intervento di soccorso con la sua 75° Cp,
alle popolazioni del Longaronese colpite dall’immane
disastro del Vajont; il col. Sfarra, già comandante della
167° Cp. mortai del battaglione, ha colto l’occasione
per salutare il Cadore dal comando del 7° Alpini. La
kermesse si è conclusa con l’applaudito concerto della
fanfara di Vivaro e con un arrivederci collettivo al prossimo anno per il 60° raduno dei “Veci”.
Cuciniere a Strigno
cerca commilitoni
Artiglieri della 41.a gruppo Agordo
Gli artiglieri alpini del terzo contingente 1965 della 41ª
batteria del gruppo Agordo si sono ritrovati nella Baita
di Dueville per un festoso convivo a base di porchettta.
Eccoli tutti assieme, con la “vittima” un primo piano.
Info: Sebastiano De Pretto 0444 591435.
Raduno a Feletto Umb.
Nel ricordo del gen. Alzetta
In occasione del 52° raduno dei
congedati del primo scaglione
1938, in collaborazione con il
gruppo alpini di Fleetto Umberto (Ud), in programma l’8 giugno 2013, si svolgerà una giornata di ricordo in memoria del
compianto generale Antonietto
Alzetta. Informazioni ad Angelo
Tessarolo, del gruppo di Altavilla, 0444 348798.
Alpini che si fanno onore
Torri Lerino
Natalino Cecchetto, cuciniere a Strigno nel 1965 (65ª
compagnia btg Feltre), del gruppo di Campedello, cerca commilitoni con cui ritrovarsi alla caserma Degol.
Nella foto è indicato dalla freccia assieme agli altri cucinieri durante il campo invernale; gli ufficiali erano il
cap. D’Ambrogio e il ten. Catone. Telelefono 0444
531446 e 328 80317602.
Il socio Roberto Ortile, qui
ritratto con il dott. Prospero del Centro trasfusionale del “S. Bortolo” di Vicenza, ha superato il traguardo delle 200 donazioni di sangue.
All’eccezionale donatorealpino i complimenti del
Gruppo di Torri – Lerino e
quelli della redazione.
Belle notizie -
Nati
33
Belle famiglie
Fara Vic.
Vittoria Boschiero di Alessandro e Alessandra
Guzzonato
Tre generazioni (forse)
Molino di Altissimo
Teresa Pagani di Giampietro e Michela
Montorso
Emma Ferrari di Davide e Silvia
Nogarole
Giulia Bruttomesso di Stefano ed Anna Viviani
Giulia Zoso di Loris ed Edvige Raschietti
Sarmego
Margherita Cracco di Ezio ed Elena Costa
Seghe di Velo
Giovanni Pietro Rossi di Alberto e Arianna
Grendene
Vanessa Schiro di Giulio e Debora Busa
Torreselle
Vanessa Sottoriva di Fabio e Lisa
Vicenza – Campedello
Leone Gaspari di Francesco e Flavia Mattiello
Vicenza – Salviati
Gabriel Fasolo di Marco e Anna Fortunato
Zugliano - Grumolo
Federico Bidese di Liberiano
e Simonetta Stimoli
Precisazione
Il capogruppo di Poiana Maggiore comunica che
Willi Radon non è socio del suo gruppo, come abbiamo pubblicato nel numero di dicembre 2012. In
questo caso infatti il socio è la mamma della piccola Margherita, Perla Cristofari, aggregata al
gruppo di Noventa.
Dino Veronese, del Gruppo di Tavernelle, è qui ritratto assieme al nipote Francesco (chissà se riuscirà a
diventare un vero alpino) ed al papà del piccolo, Luca Faedo.
Nozze
Arzignano
Edoardo Bedeschi e Stefania Melzani
Arzignano
Marco Bernardini e Katia Dalla Manica
Nogarole
Ivan Leonardi e Rita Chiarello
Vancimuglio
Daniele Chimento e Sara Prendin
34
34 -- Belle
Rubrica
notizie
NOZZE D’ARGENTO
COSTABISSARA
Franca Martini e Flavio Pilastro
NANTO
Graziano e Loretta Zancan
LONGARE
Gabriella Zaltron e Girolamo Zancan
NOZZE D’ORO
Altavilla
Pietro Casarotto e Giuliana Carboniero
LONGARE
Maria Lotto e Luigi Stimamiglio
CAMPIGLIA
Bruno Moretti e Bruna Mazzaron
MALO
Bortolino Festa e Anna Bottos
Belle
notizie - 35
Rubrica
MARANO
Pietro Zambon e Carmela Corrà
MONTEVIALE
Gino Bertoldo e Wilma Camolini
MONTE DI MALO
Guido Grotto e Maria Iadini
SAN GOTTARDO
Dino Gobbo e Nadia Crivellaro
MONTEVIALE
Giannina Galla e Ampelio Pozza
SEGHE DI VELO
Aldo Martini e Bianca Stella
36 - Rubrica
Belle notizie
THIENE
Giacomo Orazio Marcante e Mirella Pobbo
NOZZE DI DIAMANTE
CREAZZO
Armando Santorini e Vittoria Rizzotto
VICENZA S.BORTOLO
Luisa Giacobbo e Gianni Marzari
VICENZA SETTECA’
Caterina Brunello e Gino Santagiuliana
SARCEDO
Giuseppe Cappellotto e Teresa Cavedon
VELO D’ASTICO
Valentino Canale e Adelia Bicego
Un nostro amico hai chiesto alla montagna
Rubrica - 37
Il vessillo sezionale è listato a lutto per la scomparsa di numerosi amici alpini.
Alla loro memoria vada il nostro pensiero riconoscente per la dedizione associativa dimostrata.
Ai congiunti dei soci scomparsi giungano, nel momento del dolore, le più sentite condoglianze
ed i sensi della solidarietà fraterna delle “penne nere” vicentine.
ALONTE
BRENDOLA
CASTELNOVO
COSTOZZA
DUEVILLE
Severino Girardi
1940 - Btg. Feltre
Livio Nicolato
1938 - Pionieri Cadore
Gino Comparin
1921 - Btg. Tolmezzo
Cipriano Fiscato
1923 -Brg. Cadore
Enzo Binotto
1936 - 7° Rgt. alpini
ARSIERO
BOLZANO VIC.
CHIAMPO
CREAZZO
DUEVILLE
Antonio Lovato
1950
Giuseppe Bressan
1919 - Art. montagna
Marino Bevilacqua
1940 - Gr. Pieve
Pietro Ambrosini
1949
Ferdinando Cecchin
1932
BRENDOLA
BOLZANO VIC.
CHIAMPO
CREAZZO
ENNA S.CATERINA
Antonio Ghiotto
1930 - Brig. Cadore
Emilio Moro
1948 - Gr. Pieve
Antonio De Marchi
1958
Adriano Cobbe
1960
BRENDOLA
CALTRANO
Bruno Albanello
1945
6* Rgt. art. montagna
CRESPADORO
ENNA S. CATERINA
Antonio Zaupa
1936 - Brig. Cadore
Angelo Dal Santo
1942 - Gr. Pieve
Luigi Ferrari
1953 - 7° Rgt. alpini
Ferdinando Dal Lago
1938 - Btg. Belluno
COSTOZZA
Germano Parise
1941 - Btg. Feltre
38 - Rubrica
GAMBELLARA
MELEDO
PIOVENE ROCCHETTE
S. ROCCO DI TRETTO
SAREGO
Diego Framarin
1953 - Btg. Belluno
Dante Giorio
1925
Roberto Zanon
1936 - Btg. Belluno
Lorenzo Dalla Vecchia
1928
Adileno Negro
7* Rgt. alpini
GRANCONA
MONTECCHIO PREC.
PONTE DI BARBARANO
S. VITO LEGUZZANO
SCHIO
Mario Bisognin
1939
C.do truppe Carnia
Elvio Gasparini
1933 - Btg. Belluno
Cirillo Bellin
1932
6° Rgt. art. montagna
Francesco Munarini
1921
Btg. Vicenza e Val Leogra
Silvio Tomasi
7° Rgt. alpini
POZZOLO DI VILLAGA
SANDRIGO
Silvano Giacomuzzo
1935 - 6° Rgt. alpini
Armando Pigato
1924
6° Rgt art. montagna
GRUMOLO DELLE A.
Dino Riello
1931 - Btg. Feltre
ISOLA vic.
Florido Romare
1927
LUGO
Luigi Crosara
1935 - 7° Rgt. alpini
MONTE DI MALO
Efrem Vanzo
1934 - Btg. Gemona
MONTEGALDA
Ettore Cavaliere
1933 - Btg. Feltre
MOSSON
Caterino Mattielli
1940
Alpini d’arresto
S. GIOVANNI IN MONTE
Rienzo Pavan
1919 - Gr. Conegliano
S. ROCCO DI TRETTO
Emilio Dalla Vecchia
1934 - Btg. Belluno
SANTORSO
Igino Menegozzo
Gr. Lanzo
SANTORSO
Moreno Ferracin
Alpino
SEGHE DI VELO
Fernando Chiappin
1927
6° Rgt. art. montagna
SELVA DI
MONTEBELLO
Gianfranco Gambaretto
TAVERNELLE
Silvano Fongaro
1936
Rubrica
TAVERNELLE
Bruno Grignolo
1932
THIENE
Gastone Maculan
1945
6° Rgt. art. montagna
TORREBELVICINO
Validio Scapin
1926 - 7° Rgt. alpini
TORREBELVICINO
VICENZA B.go Casale
Giuseppe Cogo
1941 - Btg. Belluno
VICENZA B.go Casale
VICENZA Maddalene
Alberto Bellotto
1933 - Cap. magg.
VICENZA V. Periz
Abramo Marsiglio
1924 - Geniere alpino
Armando Paiusco
1938 - 21° Rgt. alpini
Giovanni Carollo
1923
TORREBELVICINO
VICENZA Campedello
VICENZA Salviati
Guido Nicoletti
1931 - Alpino
Fancesco Lazzaretti
1959 - Btg. Belluno
ZUGLIANO GRUMOLO
Domenico Pietrobelli
1921
3° Rgt. art. montagna
VALLI DEL P.
Adriano Tadiotto
7° Rgt. alpini
Luciano Boaria
Trasm. Julia
VICENZA Laghetto
VICENZA S. Bortolo
Valter Professione
1958 - 7° Rgt. alpini
Fausto Crestani
1940
TORREBELVICINO
Giovanni Sella
1925 - 6° Rgt. Vipiteno
Ottorino Trentin
1934 - Btg. Cadore
ZANÉ
ZUGLIANO GRUMOLO
THIENE
Franco Miotello
1948
Trasmissioni Cadore
- 39
VICENZA B.go Casale
VICENZA Maddalene
Umberto Beggiato
1932 - 7° Rgt. alpini
Pierdamiano Boscato
1942 - Alpino
VICENZA Settecà
Lino Ambrosini
1943 - 7° Rgt. alpini
Elio Zanin
1933
3* Rgt. art. montagna
28 -- Appuntamenti
Rubrica
Aspettando il Triveneto a Schio
Domenica 17 Marzo (mattinata) a Schio
• Cerimonia e sfilata con la Fanfara Storica per la FESTA DEL TRICOLORE
Sabato 23 Marzo a Marano Vicentino
• “Caro Terenzio .... Grazie”
Letture di brani di Terenzio Sartore.
Canti eseguiti dal Coro Ciclamino.
Sabato 13 Aprile a S. Vito di Leguzzano
• Rassegna cinematografica.
- Mattinata: PICCOLO ALPINO per gli studenti delle Medie
- Serata: I RECUPERANTI per la cittadinanza e ospiti.
Le proiezioni saranno commentate da storici preparati sulla materia.
- Durante tutto il fine settimana, sarà aperta al pubblico una mostra di cimeli e reperti bellici.
Venerdì 19 Aprile a Torrebelvicino
• Serata culturale con prof. Claudio Gattera.
“Canzoni di Guerra - Monte Pasubio” con il coro “Aqua Ciara” di Recoaro.
Domenica 21 Aprile (pomeriggio) a Malo
• “Penne nere in Afghanistan” con la partecipazione di Luca Barisonzi
Sabato 27 Aprile a San Rocco del Tretto
• “Strafexpedition” - relatore: Siro Ofelli.
Domenica 28 Aprile a Enna (VI)
• Escursione guidata alle cannoniere e alle opere belliche sul Monte Enna. E’ previsto un ristoro.
17, 18, 19 Maggio a Torrebelvicino
• Festa Alpina al Parco di Pievebelvicino, con i cori delle Scuole Medie di:
Torrebelvicino, Valli del Pasubio, Malo e il coro “Monte Pasubio” .
Sabato 25 Maggio a Schio
• Presentazione dell’ultimo libro di Manuel Grotto in sede e orario da definire
Sabato 8 Giugno a Santorso
• “LA STRADA DELLE 52 GALLERIE” - relatore: Carlo Bettanin
Da sabato 8 a sabato 15 Giugno a Schio
• Inaugurazione delle mostre storiche a Palazzo Fogazzaro
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Nello zaino - Sezione di Vicenza