PROVINCIA DI LIVORNO
CONSIGLIO PROVINCIALE
Verbale integrale
DELLA SEDUTA DEL 25 GIUGNO 2010
Inizio seduta ore 10.15
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PUNTO N. 1
APPROVAZIONE VERBALE SEDUTA DEL 17 U.S. FINO AD INTERRUZIONE
PRESIDENTE – BIAGIO DI BONITO detto FABIO
Prego consiglieri, prendere posto.
SEGRETARIO GENERALE
Kutufà – assente - Di Bonito - presente – Adriani – presente – Antonini – assente –
Bagnoli – presente – Bartalesi – presente - Bogi – presente - Bufalini – presente Campioni – presente Carabellese - assente - Ceccantini – assente - Celanti - presente –
Coluccia – assente - Corsinovi – assente – Del Bravo – presente - Gambacciani –
presente – Gori – presente - Gragnoli – presente – Lami – assente – Landi Maida –
presente – Landi Marco – assente - Lupi – presente – Maioli – assente – Marchi –
assente - Mazzola – presente – Mirabelli – presente – Naldini – assente – Pini –
presente – Tortolini - assente – Vaccaro - presente – Zingoni – assente.
PRESIDENTE – BIAGIO DI BONITO detto FABIO
18 presenti, devo dare conto di alcune giustificazioni: il Presidente Kutufà è a
presenziare alla festa della Finanza, l'assessore Mannucci è ugualmente impegnata in
città per motivi istituzionali, il consigliere Landi Marco è assente per motivi di lavoro, il
consigliere Antonini purtroppo è assente per motivi di malattia che sappiamo, il
consigliere Coluccia mi ha telefonato, ha avuto un lutto familiare, per cui non è potuto
essere presente.
Io prima di dare il via ai lavori del consiglio vi voglio dire che questo atteggiamento che
il consiglio assume, i consiglieri assumono, soprattutto i consiglieri di maggioranza
assumono, non è più accettabile. Il consiglio è convocato per le ore nove ed in seconda
convocazione per le ore 10.00, non si può fare l’appello alle 10 e 15, quindi io dal
prossimo consiglio alle 10 e qualche minuto farò l'appello, se la seduta va deserta la
responsabilità sarà degli assenti, io non transigerò più con questo vezzo di strusciarsi nei
corridoi prima di venire in aula. La convocazione è alle ore nove in prima convocazione
a alle ore 10.00 in seconda convocazione, io dal prossimo consiglio alle 10 e 05 farò
l’appello e questo lo dico in particolare a coloro i quali devono dare, devono garantire il
numero legale, l'opposizione che nella precedente legislatura non si presentava fino a
dopo l'appello, stavolta, e li ringrazio, sono presenti, avrebbero potuto anche garantire il
numero legale ad un certo punto, però io credo che questo debba essere garantito dalle
forze di maggioranza, quindi da ora in avanti non transigerò su questo tema. Nomina
degli scrutatori, nomino Celanti e Gragnoli.
Procediamo con la approvazione del verbale della seduta scorsa fino al punto in cui
siamo arrivati, va approvato perché anche se questa è una prosecuzione però la prassi
impone questo.
È aperta la votazione, prego consiglieri votare grazie. Chiusa la votazione, 18 voti
favorevoli, verbale approvato.
Votanti: 18. Favorevoli: 18. Contrari: 0. Astenuti: 0.
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PUNTO N. 2
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DEL PRESIDENTE
DELLA PROVINCIA O SUO DELEGATO
PRESIDENTE – BIAGIO DI BONITO detto FABIO
Si passa al punto n. 2: comunicazioni del Presidente del Consiglio, del Presidente della
Giunta o suo delegato, gli assessori hanno comunicazioni da fare? No, una
comunicazione la devo fare io sull'ordine dei lavori, allora se verrà il Vice Presidente io
mi assenterò a breve, se non arriva purtroppo non potrò assentarmi, rispetto all'ordine
dei lavori, ieri abbiamo fatto conferenza dei capigruppo, le decisioni che sono state
assunte sono le seguenti e sono: proseguiamo con la trattazione del piano triennale, poi
subito dopo faremo il dibattito sulle tematiche della sicurezza sui luoghi del lavoro e poi
vi chiedo di esprimervi, anche se la conferenza dei capigruppo si è espressa
all'unanimità, per cui secondo il regolamento il punto è già stato portato al punto 5, il
punto 24 “risoluzione presentata dai consiglieri Mirabelli, Mazzola, Bagnoli, Adriani,
etc., sostegno per la proposta di legge per l'istituzione del giorno della memoria delle
vittime sul lavoro e altre disposizioni” la conferenza dei capigruppo, unanimemente, ha
deciso di inserirla al punto numero 5, per cui non è competenza del consiglio ma vi
comunico che al punto 5 ci sarà la risoluzione che vi ho detto, che la conferenza dei
capigruppo ha unanimemente deciso di inserire. Per quanto riguarda il dibattito ci sono
10 minuti a disposizione per ogni consigliere ed i consiglieri monogruppo hanno 15
minuti a disposizione.
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PUNTO N. 3
PROSECUZIONE
TRATTAZIONE
“APPROVAZIONE
DEL
PIANO
TRIENNALE DI PROMOZIONE TURISTICA 2010 – 2012 DELLA PROVINCIA
DI LIVORNO”
PRESIDENTE – BIAGIO DI BONITO detto FABIO
Quindi ora passiamo al punto numero tre, prosecuzione trattazione “Approvazione del
piano triennale di promozione turistica 2010, 2012”, siamo in fase di discussione, quindi
ci sono gli interventi dei consiglieri, gli interventi che ci sono già stati, quelli che sono
già intervenuti non avranno più diritto, ed in particolare sono i consiglieri Gori,
Ceccantini, Marchi e Lami che sono intervenuti precedentemente, quindi sulla
trattazione di questo argomento non hanno più diritto ad intervenire, perché è una
prosecuzione di quella trattazione. Quando abbiamo interrotto il consiglio aveva chiesto
di intervenire la consigliera Landi Maida. Prego, vuole intervenire, ha 10 minuti a
disposizione.
CONSIGLIERA - LANDI MAIDA
La ringrazio signor presidente, purtroppo sono stata interrotta per un evento doloroso,
l'evento che si è verificato all'indomani di un altro infortunio mortale sul lavoro. Queste
cose ci toccano, come toccano tutte le persone civili. Quello che voglio dire è che per
quanto riguarda soprattutto il primo infortunio mi piacerebbe anche sapere, se, quando e
da chi, costui era stato sotto a visita medica di idoneità…
PRESIDENTE – BIAGIO DI BONITO detto FABIO
Consigliera, chiedo scusa, stiamo trattando del piano triennale di promozione turistica.
CONSIGLIERA - LANDI MAIDA
Riprendo subito da dove ci siamo lasciati, era una parola in onore di questa persona.
Come già hanno detto coloro che mi hanno preceduto è stata volta una più che
considerevole mole di lavoro, sotto la attenta supervisione dell’assessore Pacini, che ha
tanta esperienza in questo settore, e del Presidente Ceccantini che non ha bisogno di
presentazioni. Nella prima stesura ci siamo anche avvalsi della competente opera
dell’amico Mauro Antonini.
Ci hanno inoltre aiutato a capire meglio i problemi di questo settore le tante audizioni
che gli esperti del turismo ci hanno aiutato ad analizzare nel concreto.
È un piano al quale i partecipanti della mia commissione hanno contribuito ad elaborare
con grande impegno ed a tutte le proposte è stata data pari opportunità con una attenta
valutazione, indipendentemente dagli schieramenti politici, e questo sono contenta di
poterlo dire. È stato dato spazio a tutti e a tutte le idee, sono state esaminate tutte, i più
bravi le hanno limate, le hanno corrette, senza polemiche. Cosa voglio dire con questo?
Mi faccio i complimenti perché è un piano perfetto? Non è un piano perfetto, sarei
presuntuosa, certamente è un piano perfettibile e per questo ci attiveremo ogni sei mesi
per valutarne i risultati e prendere iniziative concrete, nel senso della giusta
correzione per cui con questo intendo dire che il lavoro non è finito, anzi è agli inizi,
perché proprio nella messa a punto dei piani attuativi si scozzeranno più chiaramente le
carte e gli intenti, perché a questo punto sono intenti, dovranno cedere il passo alla
concretezza.
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In considerazione che la crisi è vera, tosta, gli operatori turistici, albergatori,
commercianti e così via, avranno da dare risposte in termini di sacrifici, lavorando più a
lungo, non sotto costo, certamente, ma in un’ottica di guadagno inferiore alle aspettative
che fino ad ora erano stato lecite e questo al fine di mantenere la clientela acquisita e
conquistarne della nuova.
In questo momento all'Elba, complice anche il maltempo, le aspettative, almeno nel
breve periodo, sono per un 40 e qualche volta anche 50 per cento in meno rispetto agli
anni passati e di questo qualcuno in Regione deve prenderne atto, perché sempre la
regione dovrebbe fare pressione, a mio avviso, alle compagnie di navigazione per
estendere alle province confinanti il beneficio di biglietti scontati, a livello dei residenti
forse è troppo chiedere, ma certamente uno sconto considerevole, perché questo
aiuterebbe, almeno nei mesi di bassa stagione, ad allungare le presenze di vicinato.
Insomma, quello che voglio dire è che bisogna tutti insieme trovare il modo di fare
promozione, soprattutto la promozione la deve fare la Regione, perché per fare
promozione ci vogliono soldi, e soldi ormai dove si trovano? Trasferendo somme da
un’asse all'altro, perché soldi in più non ce ne sono, mi sembra di avere capito, e allora
qui ci vuole tanta buona volontà e tanto buonsenso. Proprio ieri abbiamo parlato di
bilancio della APT, a me sembra che queste pieghe si potrebbe trovare l'opportunità di
spostare piccole somme proprio in favore della promozione, è un piccolissimo esempio
che vediamo quanto sarà percorribile. Personalmente avrei preferito un programma più
attento delle esigenze giovanili, i giovani amano confrontarsi con altri, conoscere posti
nuovi, per moltissimi di loro l’andare è imperativo ed in più hanno il vantaggio di non
sentire fatica e sacrifici, anche un alloggio decorosamente modesto, ma appetibile da un
punto di vista economico, potrebbe fare al caso loro. La società parchi ha un patrimonio
di edifici recuperati, che sono costati soldi, soldi di tutti, e sono utilizzati soltanto nei
mesi estivi; si potrebbe studiare con loro l’opportunità di destagionalizzare il turismo
scolastico e riutilizzare di mesi morti questi immobili, vi prego di darmi aiuto in questo
senso.
Il turismo enogastronomico invece merita di per sé una attenzione particolare, perché
secondo me insieme alle terme potrebbe essere una accoppiata vincente sia guardando
ad un turismo interno, che ad un turismo di provenienza del nord Europa, però è
importante cambiare mentalità ed offrire il prodotto termale non soltanto inteso come
luogo di cura, adatto cioè ai malati o ai momentaneamente disabili, ma come centro di
percezione del benessere, indirizzarsi ad un pubblico di età, ma anche a giovani che
hanno bisogno dei due o tre giorni di relax proprio per percepire benessere psicofisico
potrebbe essere un sistema anche per chiudere il cerchio dell’offerta turistica che noi
andiamo a fare. Nella nostra provincia c'è di tutto per investire in questo brend,
paesaggio, cultura, storia, architettura, campagna, mare, gastronomia, paesini collinari,
dimore storiche, di forte richiamo, fattori che a certi popoli interesseranno anche nei
mesi intermedi. Come tutti anche io mi sono impegnata, se ci saranno difficoltà, a
mettere in atto gli intenti questo non ci scoraggerà, anzi le eventuali delusioni ci devono
fare da stimolo per superare noi stessi, purché ci sia però l’aiuto delle istituzioni, della
regione, per promuovere, altrimenti anche i consiglieri avranno le mani bloccate.
PRESIDENTE – BIAGIO DI BONITO detto FABIO
Io non ho altre iscritti a parlare,
nel avendo altri iscritti a parlare do la parola
all’assessore per un replica… Gragnoli? Prego. Una cosa, ti do la parola, però quando
dico che do la parola all’assessore per la replica nessuno si può più prenotare, o vi
prenotate subito oppure do la parola all’assessore, cominciamo a rispettare le regole,
perché qui sennò si prende un andazzo che non va bene.
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CONSIGLIERE – BENITO GRAGNOLI
La ingrazio di questo chiarimento, Presidente, mi auguro che non lo faccia solo con me.
PRESIDENTE – BIAGIO DI BONITO detto FABIO
No, con te non l'ho fatto, dalla prossima volta.
CONSIGLIERE – BENITO GRAGNOLI
Prendo atto, prendo atto, la ringrazio.
Vorrei intervenire nel merito del piano presentato, su cui il nostro gruppo si asterrà, con
molte critiche, la prima critica è su come è stata gestita la notte blu, in questo periodo.
Io non sono uno di quelli che è contrario a fare certe manifestazioni, ma a come si
fanno. Abbiamo gestito la notte blu in un giorno di sabato dove il turismo c'è a
prescindere, c’è a prescindere in tutta la provincia, noi cosa abbiamo fatto? Un evento in
più, quando abbiamo durante la settimana dei vuoti di turismo pazzeschi, dobbiamo
imparare sempre dalla costa romagnola come fare turismo. La costa romagnola lo fa il
venerdì noi lo facciamo il sabato. Poi un altro errore abbiamo fatto, abbiamo fatto tutti i
comuni della costa nella stessa serata la notte blu, facciamolo uno ogni venerdì,
potevamo riempire tutto il mese e potevamo portare più persone. Provate a fare una
analisi: chi si sposta da Firenze viene nella costa livornese per andare a Rosignano a
vedere la notte blu, poi dopo un’ora dice: “mi sono stufato, vado un'ora alla notte blu di
Castagneto, poi mi sono stufato…” ma è una cosa pazzesca, pazzesca, come è stata
organizzata, si sono buttate via risorse e tempo, e in una serata abbiamo bruciato una
iniziativa, ma vi rendete conto? Oltretutto penalizzando i locali esistenti che aspettano il
sabato per poter lavorare, questo è il dramma che è successo nella scorsa settimana.
Questo è il primo punto, il secondo punto… , io intanto ringrazio il consigliere Marchi
che oggi non c’è perché aveva fatto una analisi del piano turistico, ma una analisi che
non riprendeva il piano turistico, era una analisi di intenti, perché leggendo il piano
turistico di tutte quelle cose che ha elencato non ce ne erano nemmeno la metà. Allora
se noi vogliamo fare gli elogi ad un piano turistico per metterci qualche cosa di noi
oggi, benissimo, ma dobbiamo inserirlo all'interno del piano turistico e che la provincia
se ne assuma le responsabilità. Ci sono, come diceva la Maida, alcune cose che non ci
vanno, tipo il prolungamento della stagione turistica, allora noi cerchiamo di fare uno
sforzo per allungare la stagione turistica e poi vediamo che i comuni rilasciano licenze
temporali, allora se voi andate nelle zone turistiche nei paesi turistici come Castagneto,
io porto l’esempio di Castagneto dove l’80 per cento delle licenze sono stagionali, come
possiamo fare ad allungare la stagione turistica? Ma scherziamo? Allora dobbiamo
cominciare a rivedere tutto il sistema, perché da noi il primo di settembre chiudono
molti, e questo vuol dire allungare la stagione? Ma credo che succeda a Rosignano, a
Cecina, da tutte le parti, vero assessore Pacini? Lei è stato anche sindaco a Cecina, mi
dovrà smentire, io le dico quello che conosco: la maggior parte dei comuni hanno
licenze stagionali, pertanto sono licenze di 4 – 5 - 6 mesi, come facciamo ad allungare
una stagione turistica? Il turismo non verrà mai dalle nostre parti, dobbiamo sempre
imparare dagli altri! Allora io dico, vogliamo migliorare, io sono disponibile a
migliorare insieme alla consigliera Maida il piano turistico, però dobbiamo rivedere
alcuni punti che sono deficitari, non possiamo andare a fare le conferenza stampa e dire
che “faremo… faremo… Faremo…” dobbiamo fare! Dobbiamo fare perché la morsa
della crisi ci sta attanagliando tutti ed in questo momento dove il turismo che dovrebbe
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portare il 20 per cento del PIL nella provincia di Livorno, sta portando il 10 per cento in
questo momento, è questo che noi ci preoccupa. Allora è questo che io dico, dobbiamo
intervenire subito in questo senso, grazie.
VICE PRESIDENTE – ALESSANDRO CORSINOVI
La parola all'assessore.
ASSESSORE – PAOLO PACINI
Brevemente cercherò di fare le conclusioni rispetto a questo dibattito, dispiaciuto anche
della interruzione del precedente consiglio, perché credo che un argomento come quello
del piano triennale e quindi un piano strategico riferito al turismo sul nostro territorio
rappresentasse un momento di grande importanza sia in termini di proiezioni future
rispetto all’economia, alla occupazione, agli aspetti sociali, di questo comparto che dico
rappresenta un po' il driver di sviluppo di questa provincia, sia anche perché fare questa
analisi e dotarci di uno strumento in questo momento particolare, di grande difficoltà, di
grande crisi, non tanto relativa a presenze ma in modo particolare a calo di fatturati, per
le imprese, impegnate direttamente nel settore ricettivo, e non solo, ma quindi proprio
per la sua trasversalità sul tutto quello che è l'indotto, il commercio del territorio, che fa
veramente preoccupare, quindi la riduzione della capacità di spesa è un elemento che
sicuramente non dipende in questo momento dell'offerta, ma dipende da una situazione
di congiuntura a livello nazionale, certo poi c'è bisogno anche di fare analisi, quando
dicevamo nel piano le parole d'ordine sono innovazione e qualificazione, sono
estremamente fondamentali perché per competere in un momento di grande concorrenza
c'è bisogno di avere proposte competitive sia in termini di qualità, sia in termini di
prezzi, sia in termini di grande attenzione alle offerte speciali, e riferite in modo
particolare, in questa fase, a quello che rappresenta un po' l'offerta prioritaria che è
quella del turismo balneare, dove anche nell’arco del Mediterraneo molti altri
competitor si sono affacciati con proposte particolarmente interessanti.
Quindi alla luce di questi elementi, di scenari, ci siamo mossi, nessuno pretendendo di
avere bacchette magiche, ma credo con molta umiltà, partendo prima di tutto, creando
delle condizioni di riflessione, particolarmente attente che partissero prima di tutto dalla
partecipazione di tutti gli operatori e di tutti quegli attori, pubblici e privati, che si
ritenevano interessati a definire un quadro di intervento, un quadro, un percorso, una
cornice sulla quale poi ognuno, attraverso le proprie azioni, poter muoversi ma in piena
sintonia rispetto ai progetti. Io credo che questo sia riuscito, io ho avuto modo di fare
tante, tante riunioni, grande partecipazione dal basso, grande partecipazione degli
operatori i quali, tutti, si sono messi in discussione, tutti hanno voluto portare il proprio
contributo, ma hanno voluto condividere degli obiettivi e degli scenari. Io credo che
questo sia intanto un grande risultato, perché sicuramente la condivisione, ma anche la
corresponsabilità nel portare avanti queste azioni è una sfida, una scommessa da parte di
tutti.
Ricordava la consigliera Landi, uno degli obiettivi diceva sono le verifiche, ma quando
ho detto prima, nella presentazione precedente, ho detto un piano triennale, tre anni
sono già tanti, oggi, per essere competitivi e stare sulle sfide globali rispetto anche ad un
settore come il turismo, io credo che oggi si programmi a 6 mesi, quindi noi abbiamo
detto come elemento e come metodo, che questo piano dovrà essere monitorato, dovrà
essere prima costruito, monitorato, ma dovrà permettere, con molta elasticità, di
invertire indirizzi per poter creare aggiustamenti che potessero modificare e riportare
competitività.
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Quindi i tempi, l'elasticità, la promozione, rivolta un po' cercando di innovare il
prodotto, perché pensare all'ottimizzazione, pensare alla formazione, pensare alle risorse
umane, che sono poi gli elementi importanti e la destagionalizzazione rappresenta
l'elemento più forte, mettendo in discussione tutte quelle opportunità creare dal mix di
offerte e di risorse che questi territori hanno, attraverso il confezionamento di nuovi
prodotti fruibili, veri incentivanti, che siano destinati a tutte le tipologie e a quei
segmenti che ricordavano, dal termale, l’enogastronomico, l’ambientale, mettendo a
sistema, il sistema dei parchi, di tutte quelle che sono le offerte particolari insieme agli
operatori. Abbiamo fatto scelte forti di ottimizzazione, abbiamo detto che le scelte di
promozione devono essere accompagnate obbligatoriamente
da fasi di
commercializzazione, proprio perché alla fase di promozione deve essere seguita, ma
anche perché rappresenta la credibilità, la scommessa dell'operatore, perché il turista
che è attratto dall'offerta promozionale deve anche immediatamente capire come si
ha… si dovrà investire in modo particolare anche sui nuovi sistemi, e penso a internet,
pagine web, stamani mattina credo con grande soddisfazione la terza pagina, quarta
pagina di un giornale pubblicava il sistema web dell'offerta turistica regionale, la
provincia di Livorno è al primo posto con l'Elba e con la parte continentale sono i
portali più efficienti attraverso le caratteristiche di accessibilità, di informazione, di
trasparenza e credo che questo sia un segnale estremamente importante.
Si diceva anche di un continuo monitoraggio e controllo, ecco, ed in modo particolare
questo fatto di far crescere anche quella imprenditoria locale che oggi si impegna in
modo particolare, sta dentro il sistema turismo. Abbiamo detto utilizzando anche
strumenti nuovi, esperienze nuove, imparando da quelli che sicuramente hanno già fatto
questo esperienze, attraverso l’introduzione, la andremo a presentare con la Regione e
con l'assessore, un progetto anche di benchmarketing che possa permettere ai nostri
operatori di andare a conoscere le esperienze su quei prodotti dove altre realtà sono da
tempo più affermate, sono i competitor veri, per renderci conto su quali sono gli
elementi ed i punti di forza che fanno diventare
sempre più mete e destinazioni
importanti quelle realtà, su nuovi prodotti che andremo a definire, tra questi il
termalismo, il benessere, tra questi lo sportivo e tra questi anche quello del turismo
sostenibile complessivamente sul nostro territorio.
Abbiamo anche affrontato il concetto che non è più un turismo di destinazione, ma è un
turista che ricerca emozioni, motivazione su un territorio e quindi dobbiamo fortemente
creare una animazione particolare sui nostri territori, sempre più forte che vede
l'impegno da parte di tutti.
Quindi io credo senza nessuna ambizione che questo piano sia il frutto di un buon
lavoro di grande concertazione, che non ha tenuto conto di ideologie, la stessa
commissione mi sembra nelle sedute che si sono volte lo abbiamo affrontato, mettendo,
accettando i contributi di tutti, perché sono stati contributi, giusti, e quindi credo, perché
questa è una sfida, che dobbiamo esserci tutti insieme.
Lo ritengo importante, da monitorare, sul quale dobbiamo partire e non perdere
occasioni per poter tenere questo grande rapporto che abbiamo avuto in questa fase con
il settore degli operatori privati, rispondo anche al consigliere Gragnoli, rispetto alle
osservazioni che faceva, intanto richiamandolo… scusatemi, prima voglio dare anche
una informazione rispetto ad un problema che è quello dell'Elba, questa provincia che
viaggia un po' a due velocità, una parte continentale che nonostante la crisi mantiene le
sue presenze, diminuisce il fatturato, ma le presenze continuano ad essere le stesse
dell'anno passato, nelle prime proiezioni dei primi mesi, nonostante le condizioni
climatiche, eccetera, ma un'isola che invece ha grosse difficoltà in quanto perde attorno
al 20 per cento, sia in termini di presenze, ma in termini anche di fatturato, che poi è
quello che in modo particolare genera l’attività, ma ci sono alcuni rischi relativi anche
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all'occupazione, non per l'anno 2010, ma sicuramente per la durata, perché le assunzioni
stanno slittando, mettendo a rischio anche i problemi dei 90 giorni previsti dalla legge di
assunzione di lavoro effettivo per ottenere la disoccupazione e questo credo sarebbe un
grande problema, io mi sono fatto carico, cioè dietro la richiesta anche degli operatori
dell'Elba di sollecitare la Regione, di avere un incontro con l'assessore regionale,
insieme all’associazione albergatori, andando a rappresentare la destinazione
complessiva Elba, e non sono gli albergatori, perché si correrà il rischio non che a fine
anno chiuda qualche albergo, ma qualche negozio chiuda, quindi l'interessante di tutto il
problema dell’Elba è che stiamo lavorando in un progetto di riposizionamento
dell’Elba, abbiamo bisogno di sollecitazione forte in questo momento a richiedere un
intervento straordinario per la prima quindicina di luglio, ma in modo particolare per la
parte della destagionalizzazione, quindi del settembre e dell’ottobre per creare quelle
condizioni di allungamento, ma oltre che di dare ritorni in termini di reddito, ma anche
possibilità di risolvere il problema dell’occupazione ed evitare il rischio famoso della
mancanza dei requisiti per ottenere la disoccupazione per tanti giovani all'interno
dell'isola. Tra questo abbiamo posto anche il problema dei costi dei trasporti, quindi
invitando la Regione perché il prima possibile attivi un incontro, proprio perché il
problema è serio, se vogliamo lanciare veramente una destagionalizzazione, ognuno
faccia la propria parte, e credo che anche le aziende del trasporto e della navigazione
stiano dentro questo sistema sennò andiamo poco lontano.
Chiudo con la risposta a Gragnoli, io non condivido assolutamente quello che Benito
diceva, non lo condivido, per due motivi, perché lo ritengo, ma in senso benevolo,
disinformato, perché per me la notte blu ha rappresentato un grande successo su questo
territorio, grande successo da parte degli operatori che hanno già immediatamente
attestato il giudizio positivo, ma già da ora sono a richiedere che si lavori per l'anno
prossimo, quindi una grande voglia, proprio perché è un momento di grande difficoltà,
di tentare iniziative di questo genere, ma in modo particolare nasce da un’altra idea,
perché dentro questo piano si trova la parola sistema, fare sistema su questo territorio.
Questo è il primo, il nostro obiettivo era creare un evento sistema, mettere insieme la
gente, mettere insieme le istituzioni, far capire come sul territorio si lavora, ed io credo
che su questo ci siamo riusciti, ci siamo riusciti fortemente perché è la prima volta che
da Livorno a Piombino le amministrazioni condividono un evento, lavorano su un
evento, le associazioni di categoria, gli operatori hanno lavorato insieme. Secondo
elemento, c'era tanta voglia di socialità, di stare insieme e quindi anche da parte delle
gente grande partecipazione. Io ho toccato con mano tutte le realtà, una per una, fino a
notte fonda, ed ho visto grande partecipazione, anche la città di Livorno ha risposto
bene, quindi credo che sia un evento estremamente importante che i due concetti, il
primo concetto dell'evento sistema sia stato superato. Secondo elemento, il nostro
obiettivo era quello di cominciare a sperimentare, a creare un laboratorio,
sull’esperienza di altri, perché questo possa diventare un prodotto maturo da utilizzare
per l'anno prossimo, come lo è la notte rosa per i nostri amici della riviera romagnola di
attrazione, di apertura della stagione turistica. Quindi ci sono tutte le condizioni per
poterlo fare, non a caso già da lunedì si riunisce il comitato per lavorare per l'anno
prossimo.
Ultima considerazione, perché qui mi riferisco a Gragnoli, la notte blu a Rimini per 5
anni si è fatta il sabato sera, è il primo anno, primo anno, dopo il sesto anno che si fa il
venerdì sera…
CONSIGLIERE – BENITO GRAGNOLI
(Fuori microfono)
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L'anno capita tardi anche loro!
ASSESSORE - PAOLO PACINI
Io dico, averla fatta noi il venerdì sera avrebbe voluto dire che la gente non si portava
per le strade, bisognava partire, bisognava partire con il sabato sera, dovremo fare
l’anno prossimo il week end, quindi utilizzarlo mettendo più possibilità, ma noi
abbiamo imparato da chi prima è partito ed è partito per lanciarla il sabato sera.
L'ultimo fatto rispetto ad una considerazione che faceva, si parla di destagionalizzazione
e bisogna pensare che anche le pubbliche amministrazioni cambino strategia, rispetto
alle autorizzazioni, a far vivere i centri, io su questo ti condivido, Benito, ti condivido
perché effettivamente è vero, nonostante la buona volontà delle politiche, nonostante la
capacità imprenditoriale, lo sforzo di tanti operatori che stanno aperti tutto l'anno ed in
modo particolare in quelle realtà marine che sono lontane dai centri, sono poi isolate
rispetto ad un sistema, e quindi il turista non è che viene volentieri in un territorio dove
non vive, dove non ci sono i servizi, eccetera, io però credo che ci siano comuni che
abbiamo già capito queste cose, tu mi hai riferito, io che ho fatto il sindaco in una realtà,
da me le attività stagionali, in una variazione, l’ultima modica del piano del commercio
che abbiamo fatto le attività stagionali non ci sono più, sono diventate attività annuali,
abbiamo dato la possibilità alle stagionali di diventare annuali, proprio per questo
motivo e mi auguro che questo esempio possa essere un esempio, ma penso che già altri
comuni ci stiano lavorando, proprio perché sia fatto su tutta la costa, perché
effettivamente è un punto di debolezza e di criticità.
Io credo, e chiudo, che con questo metodo, il metodo della partecipazione, del
confronto, si possano anche superare queste criticità che sono veramente oggi dei punti
negativi del sistema e dello sviluppo del turismo del nostro territorio. Grazie.
VICE PRESIDENTE – ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie all’assessore, è chiusa la discussione, si può passare alla fase delle dichiarazioni
di voto, se ci sono, qualcuno chiede di intervenire per dichiarazione di voto? Prego
Gragnoli, ne ha facoltà.
CONSIGLIERE – BENITO GRAGNOLI
Grazie Presidente, prendo la parola intanto per ringraziare la quarta commissione, i
componenti della quarta commissione mi hanno riferito che hanno lavorato bene ed in
sintonia per portare un piano che è perfettibile, io penso che sia perfettibile, pertanto
come avevo anticipato sarà il nostro voto di astensione, ma detto questo vorrei
rispondere all'assessore Pacini, che ci dia dei segnali, assessore, perché noi abbiamo una
APT che è un anno che è commissariata, dia un segnale chiaro! Perché a questo punto
una APT che è commissariata, l'altra è stata commissariata, la avete fatta da poco, c’è
questa ancora commissariata da un anno, la stiamo aspettando, non riesco a capire cosa
manca, trovatevi d'accordo, ma fate questo Presidente dell'APT, perché è un segnale
forte.
Questa è la prima cosa, la seconda cosa, vede assessore, io non ho contestato la notte
blu, come evento, io ho contestato i tempi della notte blu e come è stata fatta, io non
contesto se una cosa è fatta bene, la contesto come è stata fatta, perché non ha portato il
risultato che poteva portare. Allora glielo dico in parole povere: se lei me la faceva di
venerdì, è logico che la prima volta ci venivano meno persone, io volevo aprire con il
botto, la capisco, politicamente la capisco, però lei capisce che per l'operatore forse era
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meglio averla fatta o di giovedì o di venerdì, non ci nascondiamo dietro alle parole, ma
diciamo le cose come stanno, capisco che lei la faccia il sabato perché era più facile che
l'evento avesse il boom, ma c'era già, le persone che lei ha portato nel territorio c'erano
già, da Firenze non sono venute il sabato per vedere la notte blu, da Firenze sono venute
per venire al mare ed hanno fatto anche la notte blu, e lei ha riempito, tra virgolette, non
è quello che dice il giornale, perché c'ero anche io in giro, purtroppo per lei c’ero anche
io, non è quello che dice il giornale, non c'erano quelle persone come dice lei, la marea
di persone, essendo anche un sabato, però io, e questa è una proposta e una indicazione
che le posso dare, un suggerimento, il prossimo anno cominciamo a pensarlo
infrasettimana, per portare, specialmente in bassa stagione, le persone a venire al mare,
grazie.
VICE PRESIDENTE – ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie. Ci sono altri che vogliono intervenire per dichiarazione di voto. Prego Gori.
CONSIGLIERA – ERIKA GORI
Grazie Presidente e buongiorno. Intanto io volevo ringraziare l'assessore Pacini perché
credo che abbia elaborato questo piano triennale con il consenso di tutta la commissione
e non solo e credo che questo sia un punto importante da mettere in evidenza. C'è stato
il consenso da parte di tutti i consiglieri e quindi già questo dà un valore a questo piano
triennale che è davvero uno strumento innovativo, basato appunto sul consenso, uno
strumento che pone in essere delle strategie e cerca di dare delle risposte, perché vedete
in questo piano si mettono in evidenza le criticità, ma occorre anche dare delle risposte
e questo piano lo fa, proprio perché pone una strategia nuova, innovativa, ponendo al
centro quello che è il prodotto turismo, integrandolo con quelle che sono le risorse del
territorio, dando quindi un valore aggiunto a questo prodotto e poi soprattutto pone in
essere delle ipotesi e degli obiettivi di programmazione, che non sono scontati ed a cui
bisogna dare valore, occorre valorizzare questo piano, perché ci sono politiche
importanti, come la politica di accoglienza, ma soprattutto tutto il principio per cui non
si può più improvvisare e lavorare da soli.
Un marketing quindi territoriale che deve essere proposto, come tutto poi quel tema
importante delle infrastrutture che sono importanti sul nostro territorio, a partire
dall'aeroporto dell'Elba ai nuovi traffici marittimi e ferroviari, e poi soprattutto un
principio che questo piano mette in evidenza, che il turismo è davvero un fattore
strategico di sviluppo della provincia e che bisogna vedere il turismo nella sua
multidisciplinarità, perché il turismo è legato ad altre politiche, come l’ambiente e la
formazione che questo piano mette in evidenza e quindi da qui la necessità di svolgere
davvero e di promuovere, come questo piano fa, delle politiche di governo del territorio
davvero cercando di realizzare una provincia come la nostra basata sul turismo.
VICE PRESIDENTE – ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie, non ci sono altre richieste di interventi per dichiarazione di voto, io passerei
alla votazione, chiedo a tutti i consiglieri di predisporsi per la votazione, dichiaro aperta
la votazione, prego votare.
Hanno votato tutti. Dichiaro chiusa la votazione: Votanti 22, favorevoli 14, 8 astenuti,
nessun contrario, la delibera risulta approvata.
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Votanti: 22. Favorevoli: 14. Contrari: 0. Astenuti: 8.
Passiamo al successivo punto all’ordine del giorno che prevede il dibattito sulle
tematiche in merito ai problemi della sicurezza sui luoghi di lavoro, argomento che è di
grande attualità anche a seguito delle drammatiche vicende che sono capitate nelle
scorse settimane….
Mi dice il segretario che prima di passare al dibattito bisogna anche fare la votazione di
immediata eseguibilità della delibera che precedentemente abbiamo votato, quindi vi
chiedo di procedere alla
votazione sulla immediata esecutività della delibera di
approvazione del piano triennale di promozione turistica 2010 – 2012 della Provincia di
Livorno, quindi si vota l’immediata eseguibilità. Prego, dichiaro aperta la votazione.
Hanno votato tutti? Dichiaro chiusa la votazione. 15 favorevoli, 6 astenuti. L’immediata
eseguibilità è passata…
Votanti: 21. Favorevoli: 15. Contrari: 0. Astenuti: 6.
Si passa quindi alla discussione come dicevo sulle tematiche relative ai problemi della
sicurezza sui luoghi di lavoro, è una discussione libera, nel senso che non è prevista o
almeno, ho chiesto, ma non è prevista comunicazione da parte della giunta, casomai la
giunta ha la possibilità di fare un intervento, o lo fa subito o lo fa a conclusione del
dibattito, è un problema a discrezione della giunta, ci dica l'assessore cosa vuole fare…
si apre il dibattito, se l’assessore a nome della giunta vuole intervenire nel dibattito
oppure a conclusione, lo farà, prego.
Aspetti assessore, c’è un altro problema, ai sensi e per gli effetti delle normative vigenti
l'immediata eseguibilità della delibera precedentemente votata non ha ottenuto i voti
sufficienti a renderla esecutiva, quindi mi corre l'obbligo di comunicarlo al Consiglio,
ne prenderemo atto e valuteremo il da farsi.
CONSIGLIERE – ELIS BUFALINI
Si possono sapere i nomi?
SEGRETARIO GENERALE
Sulla dichiarazione di immediata eseguibilità vi sono stati 21 votanti, almeno dai dati
qui risultanti di cui 15 favorevoli e 6 astenuti, sulla dichiarazione di immediata
esecuzione occorre la maggioranza assoluta dei componenti il consiglio.
CONSIGLIERE – ELIS BUFALINI
(Fuori microfono – non comprensibile)
I nomi?
SEGRETARIO GENERALE
Chi aveva votato? Allora, favorevoli Bogi, Pini, Del Bravo, Campioni, Tortolini,
Bufalini, Corsinovi, Lami, Sposito… no, Sposito non è possibile, sarà Celanti, non
hanno ancora modificato qua dentro, Bartalesi, Ceccantini, Bagnoli, Lupi, Gori e
Mirabelli, favorevoli, astenuti: Mazzola, Zingoni, Vaccaro, Landi Maida, Maioli e
Gragnoli, va bene?
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VICE PRESIDENTE – ALESSANDRO CORSINOVI
Bene, se così è non possiamo che prenderne atto, poi valuteremo con il segretario come
procedere, se nella prossima seduta del consiglio oppure lasciamo passare i termini e
poi l’immediata eseguibilità…
SEGRETARIO GENERALE
Si pubblica e diventerà esecutiva decorsi 10 giorni…
VICE PRESIDENTE – ALESSANDRO CORSINOVI
Diventerà esecutiva, nel momento in cui, dopo la pubblicazione, ai sensi di legge.
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PUNTO N. 4
DIBATTITO SULLE TEMATICHE DELLA SICUREZZA SUI LUOGHI DI
LAVORO
VICE PRESIDENTE – ALESSANDRO CORSINOVI
Chi inizia gli interventi sul dibattito relativo alle tematiche per la sicurezza sui luoghi di
lavoro? Chi chiede di parlare? Prego assessore.
ASSESSORE - RINGO ANSELMI
Aprire il dibattito sulle vicende, sulle vittime sul lavoro è sempre, come dire, un atto che
non deve dare il senso della normalità, perché come già è stato detto quando avvengono
gli incidenti sul lavoro bisognerebbe che l'indignazione di tutti noi fosse sempre alta, e
quindi prima di tutto il nostro pensiero, penso il nostro cordoglio va sia all'operaio
Dashnor Qalliaj, ed all'autista spezzino Francesco Ratti, che sono stati le vittime
bianche degli incidenti, di questi incidenti sul lavoro.
Tuttavia non c'è nemmeno da dimenticare che è avvenuto in questi giorni un altro grave
incidente, è avvenuto un altro grave incidente su una nave a Portoferraio che ha visto
un'altra persona che è in stato molto grave all'ospedale di Livorno, nel frattempo, in
questi giorni, sono successi anche altri incidenti nella zona portuale, come dire, che
normalmente vengono passati come normali incidenti, ma danno il segno che gli
incidenti sul lavoro sono continuativi e quindi ci danno anche il segnale che da parte di
tutti non va mai abbassata l’attenzione su questi fatti. Quindi nel giro di pochi giorni si
può dire che abbiamo avuto tre gravi incidenti di cui due mortali nella nostra provincia,
rispetto ad una regione che nell'ultimo periodo ha avuto 14 gravi incidenti mortali e
nell'insieme degli incidenti che sono avvenuti rispetto al 2004 - 2009, che siamo passati
da 7.712 incidenti a 5.944 incidenti, tuttavia gli incidenti che portano via la vita alle
persone danno sempre il segno che morire per il lavoro è drammatico.
Io non entro nel merito, e forse non spetta a noi entrare nel merito della dinamica
dell'incidente, ci sono gli enti preposti per valutare, ci sono le indagini da parte della
procura, da parte degli enti preposti, tuttavia noi dovremmo ragionare sul fatto di come
tenere alta l’attenzione sul fatto che la sicurezza sul lavoro è un dato di civiltà di tutta la
comunità. Quindi bisogna anche incominciare a ragionare, quando si ragiona delle
leggi, in Italia, nel nostro paese, che va detto, è un paese a livello europeo che è uno tra i
più dotati sotto l'aspetto normativo che riguarda la sicurezza, tuttavia bisognerà stare
attenti a non debilitare queste leggi che danno la sicurezza sul lavoro, perché la
sicurezza sul lavoro è legata, e non è una parte e sé stante del lavoro, è una parte che
riguarda il lavoro nel suo insieme, è una parte che riguarda il lavoro nel suo insieme,
perché? Perché noi viviamo in questi anni una precarizzazione forte del lavoro, e questo
dato della flessibilità del lavoro che abbiamo all'interno di tutti i luoghi del lavoro,
porta, come dire, nelle statistiche a lungo termine, a vedere i disagi che possono
avvenire anche all'interno degli stessi a luoghi di lavoro, delle stesse produzioni, sia
questa edilizia, sia questo trasporti, sia questo grande fabbrica o piccola fabbrica.
Quindi per ragionare di ciò che è successo nel nostro territorio noi dovremmo pensare,
sia come Consiglio Provinciale, ma io penso come forze politiche, e nell'insieme anche
come istituzioni, istituzione di tutto il territorio, se le azioni che noi abbiamo messo in
campo, sotto l'aspetto anche della cultura e del diritto al sapere e al far crescere appunto
la sensibilità sulla cultura della sicurezza, è una linea che noi dobbiamo continuare a
perseguire in maniera forte o rafforzarla, coinvolgendo ancora di più tutti gli enti. A me
viene in mente, avendo fatto delle verifiche, che a livello toscano siamo tra le regioni
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più dotate anche sotto l'aspetto di U.S.L. per gli interventi che può la U.S.L. fare per i
controlli, per vedere come vengono controllati i cantieri, per intervenire nelle aziende
dove ci possono essere pericoli per i lavoratori. È stato riconosciuto alla Regione
Toscana un dato positivo, sotto questo aspetto di impegno e di risorse impegnate, fino a
che si può dire che noi in Toscana abbiamo anche un organico tre volte superiore per il
controllo dei posti, degli incidenti e dei cantieri di lavoro, tre volte superiore a quello
che è la Lombardia, abbiamo d'altro canto altri enti ed il modo di operare di altri enti,
penso all’I.N.A.I.L., penso all’I.N.P.S., penso alla A.S.L., penso ad altri enti anche di
forze sia di Polizia, Carabinieri, eccetera, che fanno parte dell'ispettorato e si riuniscono
volta per volta per concordare anche le azioni di intervento sui cantieri e quindi per
mantenere la comunicazione tra di loro, che è per come mi viene riferito anche da questi
enti, un continuo incontrarsi per avere e darsi informazioni. Tuttavia, se io penso
all'I.N.A.I.L., a livello ispettivo l'I.N.A.I.L. territoriale della provincia di Livorno ha tre
ispettori in tutta la provincia, a fronte di migliaia e migliaia di aziende che abbiamo
all'interno della provincia e quindi il livello di intervento anche di un ente che
normalmente e giustamente registra e poi è quello che va ad interloquire, come dire, sia
con chi ha avuto gli incidenti, sia con le famiglie che hanno avuto le persone
infortunate, comunque rispetto al dato che viene avanti sulla riorganizzazione anche
degli enti, forse da parte nostra va tenuta una attenzione maggiore anche sotto questo
aspetto.
Noi abbiamo come provincia programmato, a partire dal 2009, un atto di
programmazione che prevede, attraverso il fondo sociale europeo, un investimento di
650 mila euro, che va ad incidere sulle attività che riguarda in particolare la formazione.
Io lo elenco, non sto a ripercorrere tutto il programma fatto all'inizio del 2009, però
queste azioni, attraverso anche Provincia Sviluppo che segue tutto il percorso, e che
sono azioni iniziate già dal lontano 2003 e mano a mano sono state implementate
nell’arco degli anni, sono azioni che prevedono l'intervento formativo sulle RLS, i
responsabili della sicurezza sul lavoro nelle aziende, che mediamente anno per anno
vengono coinvolti 150 RLS per la formazione, sono azioni che coinvolgono i preposti,
cioè i responsabili delle aziende che sono addetti alla sicurezza ed anche questi vengono
coinvolti un centinaio di responsabili delle aziende. È stato fatto all'interno di questo
percorso, anche attraverso il ruolo che svolge Provincia Sviluppo per la Provincia, sono
state coinvolte le scuole, per partire, fare la cultura della formazione, a partire dalle
classi, dagli istituti superiori; siamo partiti dagli istituti superiori perché sono quelle
scuole, come dire, che danno, ed è il primo passo, cioè che il giorno dopo diciamo sono
al lavoro, e sono stati coinvolti dal 2003 ad oggi ed oggi continuiamo anche per il
programma successivo, centinaia e centinaia di ragazzi. È un lavoro di cultura della
sicurezza, che dentro questo percorso ha cercato di coinvolgere ed ha coinvolto anche
gli insegnanti e quest'anno 12 istituti superiori. Abbiamo fatto, non più tardi di 15 giorni
fa, un protocollo anche come Provincia con il Provveditorato agli Studi, per cercare di
coinvolgere in maniera più ampia tutti gli istituti della provincia sul tema della sicurezza
e dentro questo protocollo prevediamo anche di intervenire a partire dalle classi
inferiori, dalle medie, con il concetto che mano a mano che le persone cominciano ad
avere, come dire, il senso, i messaggi della sicurezza che può essere messa nei cervelli
dei ragazzi e delle ragazze in giovane età, diventa patrimonio culturale delle persone,
dentro questo percorso quindi sono state coinvolte le scuole, l'I.N.A.I.L., l'I.N.P.S. e la
A.S.L., che sistematicamente svolgono anche ore di formazione in accordo con i Presidi
in questi istituti.
Queste sono le azioni che noi possiamo svolgere a livello di programmazione, perché
discutere sull'incidente avvenuto? Io mi sentirei, mi sento in grossa difficoltà salvo di
andare a vedere le particolarità di come sono avvenuti gli incidenti. Mi sento in
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difficoltà per il senso che queste cose, siccome non è con un atto, con un documento che
si fermano dall’oggi al domani, noi vogliamo pensare il lunga scadenza a quali sono le
azioni che dobbiamo mettere in piedi.
Dentro queste azioni che sono state fatte nella provincia mi permetto anche di ricordare
il protocollo firmato appunto anche all'interno dei porti con le Autorità Portuali di
Livorno, di Massa e di Piombino insieme alla Regione e a tutti i Comuni, per
l’intervento e la formazione all'interno delle autorità portuali, pur tuttavia, come vedete,
accadono gli incidenti, il giorno in cui è accaduto l'incidente di Francesco Ratti, il
camionista spezzino, era in corso la formazione per gli RLS delle ditte che facevano
parte dell’Autorità Portuale. Vedete che quindi le azioni spesso non dipendono
direttamente dalla...
Io ho convocato la scorsa settimana il comitato di coordinamento della sicurezza di cui
fanno parte gli enti che vi ho già accennato e da questi, emerge, da chi opera
direttamente sulla sicurezza, emerge a volte questo dato di impotenza. Mi denunciano:
“ma il cantiere dove è successo l'incidente dell'operaio albanese era stato messo sotto
sequestro e lì non ci si poteva lavorare”, mi denunciano il fatto che rispetto anche alle
azioni da fare, loro convengono, come è convenuto e come si è scritto anche nel nostro
programma di intervento, che il problema della sicurezza è nella testa delle persone, ma
non solo degli operai o degli impiegati che operano, è un problema che riguarda anche
le aziende, i dirigenti delle aziende, i datori di lavoro, ed per i datori di lavoro si è
convenuto, nel piano che si predispone per il 2010 – 2011, abbiamo già dato indirizzo
attraverso Provincia Sviluppo di discutere un programma nel quale intervenire sui datori
di lavoro. Intervenire sui datori di lavoro perché la cultura della sicurezza non è
solamente dell'operaio indigeno o dell’operaio extracomunitario, è un problema di
cultura che riguarda tutta la società e la sensibilità della sicurezza è diversa anche da
datore di lavoro a datore di lavoro. Vi leggo dei dati che ci danno su una ricerca delle
aziende, le quali intervengono e sentono la necessità del bisogno di fare corsi sulla
sicurezza e informazione sulla sicurezza, aziende con oltre il 20 per cento di addetti, il
39,4 per cento non ritiene di fare corsi della sicurezza, da 10 a 19 dipendenti il 54 per
cento non ritiene di fare corsi sulla sicurezza, da 2 a 9 il 73 per cento non ritiene di fare i
corsi sulla sicurezza, su un addetto l'85 per cento non ritiene di fare corsi sulla
sicurezza. Dentro questo quadro, dentro questo sistema il programma che noi abbiamo
messo insieme per vedere di attivare sia la sicurezza interna alle aziende, che spetta alle
aziende, ma quella anche con il contributo che può venire dagli enti locali, etc., prevede
nell'arco di 12 mesi di coinvolgere circa 20 mila persone sulla informazione e sulla
formazione sulla sicurezza.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Inviterei l’assessore ad avviarsi alla conclusione, grazie.
ASSESSORE - RINGO ANSELMI
Vado alla fine e do alcuni dati, le attività formative fin qui realizzate in particolare
nell’ultimo anno sono: una azione su agricoltura in sicurezza, il soggetto attuatore in
agenzia, finanziata dal fondo sociale per 37 mila euro e spiccioli; per il gruppo
ormeggiatori la formazione per la sicurezza dal fondo sociale europeo 140 mila euro;
l'integrazione della sicurezza nei processi aziendali da fondo sociale europeo 19 mila
euro e spicci; lingua italiana e sicurezza per immigrati che anche ora ultimamente
Provincia Sviluppo manderà un libretto in 5 lingue perché serve anche per i lavoratori
immigrati dove ci saranno tutti i punti che riguardano i maggiori punti sulla sicurezza, le
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norme da rispettare, etc. E' stato fatto un percorso di aggiornamento e qualificazione
per la sicurezza alla SVS per 22.500 euro e con la legge 236 per le aziende dal fondo
statale è stato finanziato per 270.577 euro. Queste azioni sono state quindi attivate per
393 mila e rotti euro, queste risorse si aggiungono i circa 300 mila euro, con cui
attraverso Provincia Sviluppo facciamo l'azione per la cultura della scuola per gli
immigrati, per le aziende, per le RLS e per i preposti, grazie.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie all’assessore Anselmi, si sono scritti a parlare nell’ordine, per il momento
Zingoni e Bogi. Zingoni può intervenire, ne ha facoltà. Prego.
CONSIGLIERE - MAURIZIO ZINGONI
Sicuramente in questi momenti qui ha fatto bene il Consiglio Provinciale l’altra volta a
sospendere la seduta, non solo per il sentimento di vicinanza nei confronti del
lavoratore, ma anche perché sulla sicurezza non deve mai calare la guardia.
E' vero quello che dice l'assessore, che laddove c'è precarietà del lavoro, laddove c'è
poco lavoro, la sicurezza è il primo fattore che viene messo da parte e quello che sta
accadendo nella nostra provincia con la forte crisi occupazionale senz’altro non aiuta la
prevenzione della sicurezza. Non aiuta, non l'hanno aiutato, come dice l'assessore,
neppure la precarietà che dal 1997, con l'introduzione del pacchetto Treu, introdotto dal
primo governo Prodi, ha contribuito a questo senso di precarietà nel lavoro, ma questa è
l'evoluzione, sta accadendo così in tutta Europa, il problema vero è che la legislazione
in Italia c'è, basterebbe bene applicarla, basterebbe dividere bene i ruoli tra controllore e
controllato, molto spesso chi fa i controlli della sicurezza è lo stesso soggetto che fa
anche formazione, è lo stesso soggetto che deve in un certo modo anche avere anche le
funzioni ispettive.
Quello che mi preoccupa è sapere che siamo una regione che ha tre volte l'organico
degli ispettori della sicurezza della Lombardia e puntualmente si verificano questi
episodi.
Ora l'assessore non ci ha dato in termini percentuali il rapporto tra gli infortuni che
accadono in regione Toscana e quelli in Lombardia, però anche lì c'è da capire come
viene fatta e come viene applicata. Io sono rimasto sorpreso dal fatto che un lavoratore,
che lavora sul mare, in un porto, non sapesse nuotare, io credo che dovremmo magari
pensare ad una diversa impostazione della sicurezza, io credo che sia il primo requisito
di sicurezza per un lavoratore che lavora sul mare saper nuotare o perlomeno mantenersi
a galla. Così come mi chiedevo come potessero, nel momento in cui c'era il boom del
cantiere navale, quando allora si costruivano traghetti, che ci fosse della manodopera
che non conosceva l'italiano e guarda caso gli incidenti che accadevano al cantiere erano
dovuti a questo, ad incomprensioni nel linguaggio, urlare “scansati” ad un italiano si
capisce subito cosa vuol dire, urlarlo ad un albanese o ad un extracomunitario, quello ci
pensa un pochino prima di capire cosa vuol dire, quindi dovremmo calibrare la
sicurezza in funzione delle necessità, dovremmo cominciare a separare i ruoli tra
controllore e controllato, dovremmo anche smettere di pensare che la sicurezza si fa con
i convegni, con le commissioni speciali, ma la si dovrebbe fare più in termini concreti.
Io credo che quello è accaduto in questi giorni a Livorno abbia destato anche
preoccupazioni perché le affermazioni che ci sono state anche da parte delle massime
autorità degli enti locali, che è tutto sotto controllo, è tutto a posto e dopo pochi vedere
che sono partiti 8 avvisi di garanzia, tra i quali al Presidente dell’Autorità Portuale,
questo vuole dire che non era tutto a posto o perlomeno c'erano dei coni d'ombra di
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determinate situazioni, perchè un avviso di garanzia non parte a caso.
Ecco dovremo interrogarci su queste cose, evitare di celebrare la sicurezza, come spesso
viene fatto, di riempirsi la bocca con questa parola, ma agire più sul concreto, andando
ad individuare quelli che sono i fabbisogni formativi. Adesso in ogni azienda c'è un
rappresentante dei lavoratori della sicurezza, in capo a queste persone è affidato il ruolo
di verificare che siano osservate tutte le condizioni della sicurezza che la legge 626 e le
successive siano applicate correttamente, ma credo che quello che è accaduto in questi
giorni e la fame di lavoro che c’è in questa regione e in questa provincia, comporti
sempre più il lavoratore, non per malafede ma a cercare sempre di più, a rendere, ad
avere, ad acquisire lavoro, a fare lavoro, piuttosto che a garantire i normali standard di
sicurezza.
Credo che dovremmo dare una impostazione diversa, la normativa in Italia c'è, la
normativa credo che sia la più ridondante d'Europa, come diceva l’assessore, basta
applicarla correttamente, quello che credo che a questo punto ci debba essere una netta
separazione tra coloro che fanno i controlli e coloro che danno le autorizzazioni. Mi
risulta che in ambito portuale siano in capo allo stesso soggetto, la A.S.L., e quindi
cominciare a pensare che siano soggetti diversi chi deve dare le autorizzazioni e dire che
i lavoratori sono in sicurezza e coloro che devono avere le funzioni ispettive.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie al collega Zingoni, è iscritto a parlare Luca Bogi, ne ha facoltà.
CONSIGLIERE - LUCA BOGI
Vorrei chiedere questa cortesia, siccome parlo a nome del gruppo se si può estendere a
15 minuti. Siccome ce ne toccavano 10 a Consigliere abbiamo detto che faccio un
intervento e rimaniamo nei 15.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Bene, 15 minuti allora, perchè il regolamento nuovo prevede che se un gruppo
monocellulare... certo può rimanere nei 15, quindi i gruppi più piccoli contano di più di
quelli grossi, alla fine, dal punto di vista...
CONSIGLIERE - LUCA BOGI
Intanto su questo tema diciamo siamo molto sensibili su questo argomento e lo sono
anche personalmente perché sono 20 anni che faccio il tecnico della prevenzione nei
luoghi di lavoro e mi occupo di questo. Siamo d'accordo con quello che ha detto
l'assessore, vorrei aggiungere alcuni dati di carattere generale e poi delle proposte per
l'ente provincia, visto che è la cosa su cui possiamo agire.
Questi dati che vorrei aggiungere, come diceva anche il consigliere Zingoni che mi ha
preceduto, sono che la nostra normativa è tra le migliori nel mondo. In particolare il
decreto legislativo 81/2008 che è stato emanato dal Governo Prodi, nell’ultimo atto che
ha potuto fare, ed è entrato in vigore il primo maggio 2008. Successivamente è stato
modificato del Presidente del Governo con il decreto legislativo 106 del 2009, che ha
apportato alcune modifiche, alcune positive perché correggevano dei meri errori
materiali, altre un po' meno che, secondo il mio punto di vista, motivato con una
sburocratizzazione, ha reso più difficili i controlli dei libri matricolari per gli ispettori
dell’I.N.P.S., dell’I.N.A.I.L. e della A.S.L..
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Viceversa la Regione Toscana, anche nel 2007, aveva già una propria legge con la quale
cercava di tutelare in maniera più incisiva soprattutto il lavoro nel cantiere perché,
badate bene, parlo solo dei casi mortali, dei circa mille morti che ci sono nei luoghi di
lavoro, circa la metà sono nell’ambiente di lavoro, perché l'altra metà riguarda incidenti
a causa della strada, cioè sia in itinere, quindi tra casa e luogo di lavoro, sia perché molti
sono incidenti sulla strada di persone che lavorano con gli automezzi. Quindi circa 500
persone sono morte nel 2008 e quasi altrettanto nel 2009 sui luoghi di lavoro e su questi
possiamo incidere. Per quello che mi risulta, per le persone che conosco, sia la Regione,
sia la A.S.L., sono molto presenti su questa problematica, e anche la A.S.L. di Livorno,
e vorrei solo dire al consigliere Zingoni, che fosse bisogna anche capire bene come
funziona il discorso del controllo, il controllore ed il controllato. Quando la A.S.L. fa
prevenzione è prevenzione, quando fa repressione è anche quella una forma di
prevenzione, non so lui a cosa si riferisse ma se la formazione viene fatta dagli operatori
che quotidianamente operano, che fanno le inchieste infortuni, forse è più mirata magari
di un professionista che viene dal nord Italia e fa questo tipo di formazione in tutta
Italia.
Vorrei dare solo due indicazioni, una di carattere generale ed una che riguarda invece la
nostra provincia, i nostri enti pubblici. La legislazione è sufficiente, è importante,
bisogna applicarla, il sistema che gestisce questo forse non è proprio così, mi spiego
meglio: l'I.N.A.I.L. ha un avanzo da anni di miliardi di euro, è un dato, vuol dire che le
aziende spendono e poi questo non si spende. Secondo me andrebbe speso per la
sicurezza nei luoghi di lavoro, ma non poco, 10 miliardi di euro, metà di una finanziaria,
secondo me si potrebbe fare qualche cosa di più. C'è un altro problema del sistema, ho
sentito parlare che vanno gli avvisi di garanzia, la situazione è questa, e ve lo dico molto
chiaramente, per esperienza personale: abbiamo recepito una normativa europea, il
concetto è adesso che anche il lavoratore è responsabile di quello che fa ed è
perseguibile, non penalmente, a meno che non faccia delle cose che riguardano le
omissioni e sabotare i mezzi di protezione, ma almeno in sede amministrativa, cosa
succede? I.N.A.I.L., non è una polizza casko, non paga comunque, anzi, se l'ufficiale di
Polizia Giudiziaria, la Magistratura, riconosce che è colpa del lavoratore, non si paga,
abbiamo vedove, abbiamo orfani che oltre al dispiacere non hanno nemmeno l'aiuto
economico, chiaro? Quindi si cerca di tutelare al massimo il lavoratore, anche quando si
capisce che forse se il comportamento poteva essere diverso in quel momento... è chiaro
che in questo modo a qualcuno la colpa si dà, ed è il datore di lavoro perché
probabilmente non è riuscito a formare come diceva l'assessore, come diceva anche il
consigliere Zingoni, non è passata l'informazione e la formazione, però è chiaro che
nel registro degli indagati ci finisce la catena, i preposti, come diceva l’assessore, la
dirigenza, il datore di lavoro, per forza, perchè se scarichiamo tutto sulle spalle del
lavoratore avremo quello che vi ho detto prima.
Le leggi ci sono ed ora mi vorrei soffermare un attimo su quello che può fare l'ente
provincia, perché sono qui, poi dico anche due cose sul Comune, ma sono comuni le
due cose. Ogni volta che si fa un appalto pubblico il committente ha delle
responsabilità. C'è tutta una normativa, molto, molto efficace, se applicata, perché noi
come ente pubblico dobbiamo controllare il DURC, documento unico di regolarità
contributiva, che vuol dire che dobbiamo, prima di appaltare, essere sicuri che i
lavoratori sono in regola con la contribuzione dell’I.N.P.S., una cosa importante, non si
paga l’azienda che ha vinto l'appalto, ma si pagano direttamente all'I.N.P.S. i contributi
mancanti, è una cosa importante, va applicata, dobbiamo fare un documento unico di
valutazione del rischio delle interferenze, abbreviato DUVRI, tra noi, gli appaltatori, i
diversi subappaltatori ed è il committente che ne è la garanzia, ora siamo un po' a ranghi
larghi, stamani mancano un po' di persone, spero che non cada nel vuoto quello che sto
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dicendo sulla Provincia, mi spiego meglio con due esempi: abbiamo appaltato la
verniciatura di queste stanze sotto, delle scale, c'era un consiglio, io sono uscito fuori,
ho visto uno che non era italiano, che lavorava su una scala di 6 metri con il pennello e
con la cintura che era un metro sotto dove stava lui sui gradini a della scala, io
Consigliere, sono uscito fuori , gli ho detto a brutto muso: “guarda, se scivoli, hai due
metri la lunghezza della fune, il fatto che è attaccata un metro sotto, dopo due metri di
caduta lo strappo è 1500 chili sulla colonna vertebrale, forse sarà meglio che scenda e ti
sistemi in un altro modo” non so, forse gliel'ho detto un po' brutale e l'ha fatto, io avrei
detto: “ma tu chi sei, cosa mi dici?” invece lui l’ha fatto, è ritornato dopo e aveva un
bastone lungo con un rullo, va bene? Lui poteva scivolare e ammazzarsi quella mattina,
è sceso, è andato, ha preso questo rullo con il pennello, ha tinto tre gradini sotto ed
aveva la cintura così, una cosa banale, però me ne sono accorto perchè ho una mentalità,
una cultura, quello che diceva l'assessore, bisogna premere su questo.
La stessa ditta in appalto ha lavorato qui fuori, se io ero in servizio lo dovevo multare,
674, articolo del Codice Penale, ha imbrattato, noi quando siamo committenti abbiamo
delle responsabilità, quindi come committenti dobbiamo valutare il lavoro che fanno,
l'assessore Schezzini in commissione ci diceva che ci sono ditte che fanno dei ribassi
spaventosi, addirittura vengono scartate per questo motivo, sono perfettamente
d'accordo. La fase successiva è che quando siamo committenti dobbiamo controllare,
andare anche sul cantiere a vedere e dobbiamo anche noi, i nostri tecnici, verificare che
coloro che sono addetti al controllo e che paghiamo lo facciano effettivamente, e la
prima volta che troviamo una ditta che ha una persona che non ci deve essere in cantiere
e che non rispetta le regole sulla sicurezza, non la paghiamo e va a casa, perchè è
previsto dal contratto, così vuole la Regione Toscana, così vuole anche la nostra
Provincia e così vogliono gli enti che controllano.
Il comune però fa uguale, e non lo facciamo in un cantiere nascosto, lo facciamo in via
Cairoli e via Ricasoli, spero che questa cosa sia di dominio e la dicano anche al
Comune, io posso dirlo qui, ma lo dico dei due enti più importanti, ma l'ente pubblico è
tutto che ha queste responsabilità, basta vedere cosa succede a Natale e a gennaio
quando levano i festoni con le lampadine, scale di 6 metri, si sale e una persona toglie il
festone, che sono una decina di chili, capite bene che non avendo nessun ancoraggio se
scivola va in terra, da 6 metri può essere mortale, poi dopo faremo le polemiche, e si
piange, ma perchè? Io l'ho detto anche alla polizia municipale, “ha visto cosa fa
quello?” il problema è economico, non è che non ci arrivano, perché 600 euro cosa un
furgone, ponte sviluppabile, per poterci andare in sicurezza, e si ritorna al discorso di
abbattere i costi, non sono compatibili certe cose, non è solo abbattere i costi della
sicurezza di non comprare la cintura e il casco, il problema è che quelli lì dovevano
usare per due giorni un ponte sviluppabile motorizzabile e sarebbe costato circa 1500
euro, l'uomo che sale sulla scala niente! Se però poi è penalizzato anche dal punto di
vista economico in caso di infortunio allora forse si potrebbe ottenere qualche cosa.
Quindi sono perfettamente d’accordo, mi scuso se sono stato un pochino duro, però
queste cose me le sono trovate tante volte e mi rendo conto che dobbiamo passare dai
discorsi più generici a delle cose impegnate, sono d'accordissimo sul discorso della
cultura, di far crescere la cultura, anche questo è far crescere la cultura, anche un ente
come il nostro può creare questa cultura, il problema rimane grosso per questo modo
che abbiamo dal ‘96, dal ‘97 di fornitura del lavoro, c'è una somministrazione di lavoro
temporaneo, diciamo così, di precari, diciamolo così, mi dite come si fa a formare un
lavoratore che oggi lavora per 15 giorni in un panificio, poi per due mesi fa il
metalmeccanico, come si fa a formarlo? Una volta un lavoratore probabilmente
rimaneva nella propria industria ed in quel modo lì aveva la conoscenza del lavoro, i
cicli produttivi cambiavano molto meno velocemente, con questo sistema, questo è
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quello che dicono i nostri controllori, dicono che è difficile fare una formazione
adeguata e seria, non è un caso che il maggior numero di infortuni anche mortali
avviene nei primi giorni di lavoro, non è un caso, quindi questo modo di
somministrazione del lavoro va ripensato, sia in generale per le politiche del lavoro su
cui non siamo d'accordo per tutto un problema di stabilità, di speranza nella vita, di
futuro, ma anche per questo aspetto della sicurezza che non è sicuramente secondario,
grazie.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie al collega, allora adesso è iscritta a parlare Erika Gori e poi si prepara Silvio
Lami, al termine di questo dibattito faremo anche, immediatamente dopo, un punto che
nell'ordine del giorno era inserito al punto 24, ma che considerato l'argomento la
conferenza dei capigruppo ha deciso di mettere in discussione immediatamente dopo il
dibattito, ed è la risoluzione presentata dai consiglieri Mirabelli, Mazzola, Bagnoli,
Adriani, Carabellese, Bufalini, Maria Teresa Sposito, quando era ancora Consigliera,
Bogi, Marco Landi avente per oggetto: Sostengo alla proposta di legge per l’istituzione
del giorno della memoria delle vittime del lavoro ed altre disposizioni per
l’informazione sui problemi della sicurezza, quindi esauriti gli interventi per i quali vi
prego di prenotarvi, faremo poi questa discussione sulla risoluzione, quindi ora la parola
a Erika Gori. Prego.
CONSIGLIERA - ERIKA GORI
Grazie, intanto volevo mettere in evidenza che questo dibattito lo ritengo doveroso,
doveroso per coloro che non ci sono più, e quindi è giusto dar loro voce, e doveroso per
noi che siamo qui, perchè credo che noi abbiamo tutti una responsabilità politica verso
la collettività.
La sicurezza è aspetto importante del lavoro ed a mio avviso purtroppo è un aspetto che
non viene messo alla attenzione da tutta la politica, sia di destra che di sinistra, con la
politica con la P maiuscola e così magari ci intendiamo tutti.
Credo che appunto la sicurezza debba essere invece interpretata come un valore e come
un diritto, bisogna far passare un messaggio che è importante che è questo: realizzare
sicurezza significa realizzare un obiettivo civile, una crescita sociale ed economica e
che sicurezza non è un costo, e questo bisognerebbe ben sottolinearlo, bensì un
investimento ed un valore aggiunto, ma soprattutto è un diritto, un diritto per tutti e per
tutti i lavoratori. Si può realizzare la sicurezza solo ed esclusivamente con il rispetto
delle regole da parte di tutti perché credo che non si possa continuare a pensare che
poveri lavoratori vadano al lavoro e non tornino nelle loro famiglie, non si può
continuare a parlare di sicurezza solo quando ci sono infortuni e morti, ma soprattutto
credo che il messaggio che si passa, che quando ci sono morti sul lavoro sono morti
bianche, anche questo bisogna metterlo da parte, perchè questi sono morti e basta.
Allora credo che sia importante mettere in campo una azione efficace, una azione vera
e diceva l'assessore basata sulla formazione, sulla formazione perché occorrono esperti,
occorrono professionisti, occorre consapevolezza da parte sia degli imprenditori ma
anche dei lavoratori affinché non succeda quello che diceva prima Luca, che i lavoratori
poi si trovino in situazioni tali di rischio. Pi credo che sia importante anche collegare
una azione preventiva a quella repressiva, perché credo che adesso chi non rispetta la
sicurezza debba cominciare a pagare, e come paga? Forse mettendo anche in campo e
realizzando una carta dei diritti per i lavoratori, una carta che mette in evidenza quella
che è la consapevolezza e che crei anche una rete nazionale dei rappresentanti, perchè
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credo che non ci possa essere sicurezza se non mettendo al centro chi è veramente
interessato a questo.
Quindi poi l'innovazione per poter davvero fare fronte a quelle che sono ipotesi di
rischio, ma anche azioni più importanti, azioni di assistenza alle aziende a livello
territoriale e volevo puntare il dito sull’I.N.P.S. che sapete meglio di me che è l'istituto
per eccellenza per la sicurezza. Io credo che si debba creare un sistema anche che premi
chi fa sicurezza, perchè non si può essere tutti uguali, quindi sanzoniamo chi non fa
sicurezza, ma anche premiamo chi fa sicurezza e questo credo che sia un messaggio
importante da mettere in evidenza, come quello che bisogna pensare che la nostra
società è globale, multi culturale, e quindi dobbiamo realizzare una cultura della
sicurezza anche per chi magari, come un extracomunitario, non sa quali sono le regole,
quindi aiutiamo anche questi soggetti.
Io volevo concludere sull'appello che aveva fatto il Presidente Napolitano durante il
primo maggio, lui ha detto che la sicurezza è una emergenza nazionale e tutti noi, a
partire dalle istituzioni, ma anche dai semplici cittadini, dobbiamo essere responsabili,
ed io credo che dobbiamo fare di più in questo consiglio, ovvero accendere quei
riflettori che purtroppo a volte per azioni inique vengono messi da parte, accendiamoli
tutti insieme, perché solo in questo modo possiamo davvero garantire i lavoratori, e
sottolineiamo che sono davvero gli assi portanti del nostro Paese, della nostra regione e
della nostra provincia.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie alla collega, è iscritto a parlare Silvio Lami, poi seguirà Michele Mazzola, prego.
CONSIGLIERE - SILVIO LAMI
Anche io come l’assessore Anselmi vorrei partire da alcuni dati dell’I.N.P.S., i dati sono
al 2008 ovviamente, a settembre avremo i dati aggiornati al 2009, che parlano, nel
complesso, di un totale di 800 mila invalidi e 130 mila vedove. Al 2008 abbiamo avuto
1.120 infortuni mortali, oltre tre il giorno, un dato sostanzialmente migliore degli anni
precedenti, che sembrava invertire un po' una tendenza e farci rientrare un po’ nei dati
europei, bene l'impressione che ho che a settembre avremo dati ancora peggiori di quelli
del 2008. Questi dati li dico perché, secondo me, è vero serve una maggiore cultura
sulla sicurezza, servono anche leggi migliori che non penalizzino, come diceva il
consigliere Bogi il lavoratore, ma che individuino responsabilità certe da parte del
datore di lavoro, ma credo che serva anche un quadro generale, politico, di rispetto delle
leggi, di rispetto delle istituzioni. Io credo che avremo nei prossimi anni, con quello che
sta succedendo attualmente nel nostro paese, un aumento delle morti, guardate quando
si parla delle morti i dati che ho citato parlano dei morti dati dall’I.N.A.I.L., dei morti
accaduti sul luogo di lavoro, a questi dovremo sommare i morti di non lavoro, in questo
anno abbiamo avuto un numero impressionante di giovani che si sono uccisi per la
disperazione, per la mancanza di lavoro, e questi dati non vengono registrati, ma sono
comunque un fenomeno sociale agghiacciante.
Credo che servano normative certe e, come diceva anche l'assessore, come diceva anche
Bogi, una cultura diversa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, però, voglio dire, tutto
questo contrasta, tutte queste cose di principio contrastano con il fatto che sulla
finanziaria viene abolito l'istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro,
che verrà accorpato all’I.N.A.I.L. e non si capisce con quali funzioni.
Vanno aggiunte anche le preoccupazioni che arrivano dalle nuove disposizioni previste
nei provvedimenti in materia di semplificazione dei rapporti con la pubblica
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amministrazione, con i cittadini e le imprese. In questo caso verrà ridotta la certezza per
la magistratura di essere messa a conoscenza dei delitti penali perseguiti. Voglio dire,
tutte queste cose danno il segnale di una situazione che non è quasi più controllabile,
per cui io credo che se da una parte possiamo fare, e su questo aveva ragione il
consigliere del PDL, dobbiamo uscire dagli steccati dei convegni, dei seminari e capire
cosa sta succedendo veramente nella società, perché i fatti di Pomigliano danno un
segnale chiaro di quello che sta succedendo. Qui c'è una emergenza, da una parte una
emergenza lavoro, da un’altra parte una emergenza sicurezza sociale in termini di
salario, di sopravvivenza, ma c’è anche una emergenza istituzionale, voglio dire che si
può discutere di cosa ci pare, ma poi ormai la situazione è tale che chi determina le
scelte di questo paese sono i gruppi delle banche, delle finanziarie, è chiaro che di qui
non se ne esce.
Dico questo anche per dire che secondo me non è una questione trasversale alla morte
sul posto di lavoro, perchè probabilmente non è di destra e di sinistra, ormai qui
neanche io più capisco dove sta la destra e dove sta la sinistra, ma sicuramente è un
fatto di classe perchè finché moriranno i lavoratori, è chiaro che è un elemento di classe,
non si è mai visto un banchiere che muore sul posto di lavoro, o un politico che muore
sul posto di lavoro, qualche banchiere è morto ma per questioni… qualcuno lo hanno
trovato suicida sotto un ponte.
Ecco io vorrei chiudere questo mio intervento che probabilmente suonerà anche stonato
con una lettera di una operaia di Pomigliano d'Arco, per descrivere qual è il clima ormai
di inciviltà e di attacco allo stato sociale e alle sue istituzione in questo paese e come
questo poi ha una ricaduta sulla condizione di vita dei singoli lavoratori. Questa è una
lettera che ho recuperato dall’ANSA, che ho trovato molto significativa, quindi ne do
lettura e con questo concludo: “quando mi chiederai di portarti al parco, a giocare al
mare o semplicemente a fare una passeggiata, a mangiare un gelato, dovrò dirti di no,
perché il mio lavoro non me lo permetterà” - è Anna Solimeno, mamma di tre bambini,
operaia dello stabilimento FIAT di Pomigliano D’Arco di Napoli, si rivolge al più
piccolo dei suoi tre bambini, in una lettera aperta di risposta allo spot Fabbrica Italia,
realizzato dalle aziende in onda sulle reti nazionali, l’operaia contesta lo spot e le
condizioni di lavoro chieste dall’azienda per la produzione della Panda nello
stabilimento locale: “caro figlio mio - scrive - siccome non riesco a dormire per i mille
problemi che mi affollano la mente, voglio raccontarti la verità di questo piano
industriale che la FIAT sta attuando per incrementare i propri profitti economici
predicendo il futuro sul raddoppiamento della produzione e della esportazione di auto
all’estero. Le sole cose che raddoppieranno saranno gli utili nei conti della FIAT ed il
carico di lavoro di noi poveri operai e per me raddoppieranno le possibilità di
ammalarmi per colpa dei turni massacranti e prestazioni di lavoro sempre più pesanti e
sarò assente da casa, per tutti i giorni della settimana, e quelle poche ore che sarò
presente sarò così stanca e stressata che non avrò nemmeno la forza di abbracciarti.
Bimbo mio - conclude Anna - quando mi chiederai chi sono potrò solo dirti che sono
una schiava dalla FIAT moderna, ma pur sempre schiava di un sistema che ci massacra
per i propri interessi, pagandoci sempre meno e togliendoci spazi per la nostra vita
sociale e familiare, oltre ad averci tolto tutti i diritti. La verità non è quindi quella
trasmessa alle reti nazionali da fabbrica Italia”. Questo per dire che oggi questa
condizione qui, che si vorrebbe generalizzare, si parte da Pomigliano d'Arco per
distruggere tutto un tessuto di diritti consolidati, è che quando un lavoratore viene
assunto, lo diceva prima molto bene anche il consigliere Bogi, viene assunto per tre
mesi o anche a contratto a tempo indeterminato però poi insieme al contratto gli viene
fatta firmare la lettera di licenziamento, dico, in questo quadro qui diventa difficile
meravigliarsi se qualcuno ci muore sul posto di lavoro, grazie.
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VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie, la parola a Michele Mazzola.
CONSIGLIERE – MICHELE MAZZOLA
Grazie Presidente. Intervenire in queste situazioni è sempre molto difficile, io devo dire
che non sono riuscito a preparare nulla e chi come me ha avuto modo, magari venendo
dalla Val di Cornia, c'è qui Matteo, ma lo stesso Assessore, di doversi confrontare più
volte con queste situazioni, sa bene che ogni volta si apre una ferita grave. Io ho avuto
purtroppo molto giovane la necessità di confrontarmi con i familiari di un operaio morto
e lo shock di quella situazione penso che me lo porterò dietro e con me chi ha avuto
esperienze simili, in continuo. Dico questo perché penso che si debba fare una
riflessione seria oggi su quello su cui stiamo discutendo e lo dico con una vena molto
polemica nei confronti delle due istituzioni della Provincia, il Presidente della Giunta e
il Presidente del Consiglio, che non hanno saputo evitare nella propria agenda
appuntamenti paralleli ad un dibattito così fondamentale. Io anche per il rapporto
personale che penso di avere instaurato con Giorgio Kutufà, al di là della opposizione,
rimango molto scandalizzato da questa decisione e spero che questo, glielo manifesterò
io stesso appena possibile, ma sia messo a verbale e sia soppesato da tutti i presenti,
come rimango scandalizzato dal fatto che il consiglio oggi non sia al suo pieno delle
presenze. Forse non ci si rende conto che noi siamo una settimana dopo 72 ore in cui
abbiamo registrato due morti, più tutti gli incidenti prima citati, forse non ci si rende
conto che quando si preparano gli interventi non si parla di numeri, io devo dire che
l'intervento che ha fatto il consigliere Bogi è stato un intervento modello per la capacità
tecnica e di riferimenti che ha avuto, però quei numeri, come lui ci ha manifestato anche
la sua partecipazione emotiva, vanno un po’ oltre questa volta, qui non si discute del PIL
in termini generici, non si discute di qualcosa che sono statistiche annuali, qui si discute
di persone che sono andate al lavoro e non sono più tornate a casa, si discute di morti
bianche, non si discute di incidenti generici, non si discute di altre cose, bisogna che
questo sia... Ah, Presidente, guardi, la avevo appena criticata per la sua assenza a questa
discussione, per correttezza ripeto quello che ho detto, io sono rimasto un po’
scandalizzato dal fatto che sia stato convocato questo consiglio mentre lei aveva sulla
sua agenda altri impegni istituzionali, perché stavo dicendo che stiamo discutendo di un
evento tragico, che ha visto in 72 ore o poco più due morti e che quindi forse merita
che, se si dà valore anche al ruolo del consiglio, quando se ne discute il consiglio sia
presente in tutti i suoi componenti e le massime cariche di questo ente siano presenti e
ci dicano anche qual è il loro punto di vista e soprattutto cosa hanno intenzione di
mettere in atto.
Chiudo questa parentesi, e sarò brevissimo per i motivi che ho detto prima, dicendo solo
una cosa: io condivido chi richiama la necessità del fatto di fare corsi di formazione, che
la sicurezza è questione culturale e a seguire, ma io sono anche convinto che non si
possa distinguere il problema della sicurezza da un più ampio problema di
organizzazione del mondo lavoro. Silvio prima ha fatto un paragone, ha letto una lettera,
forse ci dobbiamo rendere conto che ciò che avviene non avviene per caso, avviene
perché ci sono dei responsabili oggettivi e la politica è la prima responsabile in questa
vicenda. Io non ho mai condiviso chi scarica del tutto la colpa sulle proprietà, perchè le
proprietà tendono a guadagnare, le proprietà agiscono in un tessuto politico e sociale
che ormai ha ceduto la battaglia a difesa delle classi lavoratrici e riuso volutamente
questo termine, perché quando di fronte ad accordi come quelli di Pomigliano, neanche
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la più grossa forza di opposizione come il PD riesce a prendere una posizione netta di
rifiuto, vuol dire che qualche cosa non funziona in ambito politico, vuol dire che non
siamo stati in grado noi, come porte politica, di creare le condizioni affinché nel 2010
certi accordi non fossero più proponibili, affinché chi pensa che il costo del lavoro sia la
frontiere su cui si combatte con la Cina o con la Polonia, non potrebbe neanche pensarlo
se noi avessimo fatto bene il nostro lavoro, e le responsabilità ci sono, e ci sono tutte, e
la politica le deve sentire sue, deve tornare a mettere in atto non discorsi, non corsi, va
bene tutto, ma deve confrontarsi con il problema, perché come diceva il consigliere
Bogi se io ho un contratto a 15 giorni, se io ho un contratto a tre mesi, ed in questo
contratto io porto a casa neanche 800 euro al mese, mi dite che corso di formazione mi
fate e come io vado al lavoro la mattina? Io non penso che queste cose siano
distinguibili, penso che sia il caso di mettersi a riflettere seriamente, lo dico io, che
conto poco, lo hanno detto recentemente 100 economisti in una lettera pubblicata anche
dal sole 24 ore, bisogna però che la politica ascolti e riapra un dibattito serio.
Chiudo sulla questione degli appalti, la Regione su questo ha fatto già molto, la
provincia ha un codice etico, bisogna però rendersi conto che così continua a non
bastare, c'è la necessaria di una spinta, questa spinta e questo ruolo lo può giocare solo
la politica, i proprietari giustamente fanno il loro lavoro, tendono a massimizzare i
profitti e così hanno sempre fatto e continueranno a fare sempre; i lavoratori sono
sempre più atomizzati, i sindacati non riescono più a condurre da soli la difesa dei
lavoratori, la politica ha la necessità di difendere gli strati più deboli di questa società.
Se la politica perde questo orizzonte, ma si diverte ad andare ai convegni di
CONFINDUSTRIA a bere lo champagne, andare a frequentare altri salotti, come hanno
fatto in passato anche alcuni esponenti della sinistra, che io ho sempre criticato e
continuerò a criticare, non andremo da nessuna parte! Grazie.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie a Michele Mazzola, nel frattempo si è iscritto a parlare anche Adriani, ne ha
facoltà, poi Rossella Lupi, subito dopo. Prego.
CONSIGLIERE - CRISTIANO ADRIANI
Innanzitutto anche io all'inizio dell'intervento mi associo alle parole di cordoglio e di
vicinanza alle famiglie colpite da queste vicende drammatiche di questi giorni, fatti che
impongono certamente una riflessione profonda all'intero mondo della politica su quella
che è la situazione attuale del mondo del lavoro, caratterizzato da pericolosi elementi di
precarietà, elementi di insicurezza, anche fisica, come dimostrano queste vicende oggi
al centro della nostra discussione.
Per moltissimo lavoratori la precarietà è diventata una vera e propria dimensione di vita,
questo è il dato attuale. Scriveva qualche giorno fa Bernabò sul Tirreno: l'inseguimento
dei costi di produzione cinese mette progressivamente in discussione un sistema di
regole, spinge a far diventare sempre più deboli, sempre meno tutelati, sempre più
precari. Il contesto attuale ci parla di pressoché totale assenza di una politica industriale
nazionale, di un quadro di regole non chiare, un paese dove l’assioma qualità del lavoro
– qualità di un sistema economico e produttivo non sembra più valere, a differenza di
quanto avviene negli altri paesi del mondo occidentale, del mondo industrializzato, il
tutto come al solito a discapito dei più deboli, dei meno tutelati, anche a discapito di un
tema importante e delicato come quello della sicurezza. In questo quadro anche la
vicenda Pomigliano fa calare una nube di incertezza circa le prospettive del futuro, con
il tentativo di seppellire diritti dei lavoratori e conquiste decennali di civiltà dietro la
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minaccia della perdita del posto di lavoro, con una soluzione che è figlia di un ricatto,
che mette in gioco fondamenti indisponibili della Costituzione, dal diritto di sciopero a
quello della salute. Tornando nello specifico al tema della sicurezza, certo questo non è
il momento delle polemiche, è stato detto più volte durante il corso del dibattito, tuttavia
è necessario secondo me analizzare politicamente la situazione attuale, le scelte che
sono state fatte, partendo da alcune considerazioni su quanto è stato fatto in questo
ambito nel passato e nel presente, per capire bene quale sia anche la prospettiva che si
intende delineare per il futuro. In questo senso posso dire che l'ultimo governo di centro
sinistra, lo diceva Bogi nel suo intervento, aveva ritoccato la normativa sulla sicurezza
rendendola più rigorosa, appunto con il passaggio dalla legge 626 al decreto legislativo
81/2008 con provvedimenti finalizzati al potenziamento dei controlli, si pensi in questo
senso all’aumento degli ispettori, nonché alla necessità di rendere più efficienti le
procedure.
La legislazione sul lavoro, essenziale per costruire il giusto clima, prevedeva per
esempio le comunicazioni, circa le assunzioni, che arrivassero ai centri per l'impiego
con un congruo anticipo di tempo, con l’obiettivo di combattere il lavoro nero e lo
scandalo dei morti di lavoro proprio durante la prima giornata di lavoro. Purtroppo il
centro destra a livello nazionale ha invertito questa tendenza, dal punto di vista della
sicurezza, adottando provvedimenti che ci hanno fatto tornare indietro rispetto a quanto
era stato fatto fino ad ora, l’obbligo della comunicazione è stato ripristinato al giorno
precedente, agli ispettorati sono state tagliate le risorse, dando priorità ad altri ambiti.
Scelte incomprensibili e talvolta inaccettabili, come quello di insistere sul controllo che
riguarda le aziende di immigrati.
Con l'ultima manovra è stato eliminato l'istituto di ricerca sulla sicurezza, insomma un
quotidiano attacco al contratto nazionale che detta le linee, ci dice qual è la prospettiva
anche da un punto di vista culturale, non solo sociale ed economico che si intende dare
al paese, che intende dare al paese la parte che governa oggi a livello nazionale.
Lo spazio di manovra per la politica, le risposte che le istituzioni devono dare, secondo
me risiedono in larga parte sul terreno della programmazione, degli strumenti di
programmazione territoriale ed economica, quelle che sono di competenza della
provincia e degli altri enti locali; strumenti di programmazione territoriale che devono
favorire la qualità dello sviluppo, la qualità del lavoro e dentro concetti come qualità
dello sviluppo e qualità del lavoro ci sta ampiamente anche il tema della sicurezza.
A questo scopo ha corrisposto il piano territoriale di coordinamento variato
dall’amministrazione provinciale, a questi scopi devono valere i piani strutturali che
sono di competenza dei comuni, il piano regolatore del porto, il piano operativo
triennale del porto, strumenti attraverso i quali si deve costruire un quadro di regole
certe per chi lavora, che deve puntare sulla qualità del lavoro, “deve” puntare sulla
qualità del lavoro, per discernere tra le aziende che si attengono ai requisiti richiesti in
termini di sicurezza, da quelle che invece scelgono scorciatoie purtroppo pericolose,
insomma costruire un quadro di regole certe e trasparenti, con le quali si danno anche le
concessioni sulle banchine e sul porto di Livorno, che aiuti la costruzione di una
situazione in cui si punta in modo deciso sulla qualità delle aziende, sulla qualità del
lavoro ed anche sulla sicurezza, grazie.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie, si è iscritta a parlare la Rossella Lupi, ne ha facoltà, prego, poi dopo Antonio
Ceccantini.
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CONSIGLIERA - GRAZIELLA LUPI
Sono molto contenta che ci sia stata questa discussione oggi qui in provincia, lo ritengo
un segnale significativo e contemporaneamente apprezzo tutti gli interventi che sono
stati fatti. Credo che da punti di vista diversi siano stati colti aspetti diversi che vanno a
contribuire, a rendere il problema sicurezza uno, credo, dei problemi prioritari che
riguardano il lavoro.
Vorrei aggiungere una riflessione personale a quelle che sono già state fatte e parto dal
considerare che come l'aspetto sicurezza sia da estendere all'intero problema del lavoro,
e quindi della precarietà del lavoro, sia in termini di quantità di lavoro disponibile, sia in
termini di tipologie di lavoro, e quindi lavori più a rischio, lavori più tutelati ed anche
qui c'è una grossa diversificazione presente, sia rispetto al fatto che negli ultimi anni la
precarizzazione ulteriore che è stata indotta dalla crisi economica e da alcune
caratteristiche inerenti i contratti a tempo, hanno innescato ulteriormente questo aspetto.
Ecco, a questo vorrei dire che come è da estendere il problema della precarietà del
lavoro al problema della sicurezza, credo che nello stesso modo sia da estendere un
aspetto assolutamente credo importante e determinante, che è di tipo culturale
e
sociologico, che è quello di una induzione alla deregolamentazione che si è andata
assolutamente affermando da diversi anni, purtroppo, che è partita sia dai livelli
nazionali, sia dai livelli locali, sia dai singoli livelli di dirigenza in vari settori, quindi
una deregolamentazione vista come un modo per accelerare, snellire, questo ha
contribuito, da un certo punto di vista, ad indurre il fatto che poi la stessa cultura che
vede nel mettere in atto le regole una garanzia, sia un po' saltato, e qui è l'altro aspetto,
l'aspetto del rispetto delle regole.
Possiamo pensare che tutto questo problema della sicurezza non sia legato al fatto che
c'è una induzione a credere che rispettare le regole possa essere un fatto opinabile?
Nella nostra cultura, nella nostra società, e dalla nostra politica, devo dire, non sta
passando purtroppo l'idea che le regole, tutto sommato poi si possono anche derogare,
che poi tutto sommato sono un fatto opinabile e forse sono un intralcio, sono dei lacci
che legano l’autonomia, l'efficienza, in alcuni casi. Io credo che una riflessione in
questo senso sia necessaria, perché avverto con molta preoccupazione questo aspetto
involutivo della società da questo punto di vista e credo che sia molto legato, perché la
cultura della sicurezza che così bene l'assessore Anselmi e altri consiglieri ci
ricordavano, è legata strettamente a questo, cioè molto spesso se vogliamo essere onesti
con noi stessi, sappiamo che le stesse persone che devono controllare, che devono
mettere in atto sistemi di sicurezza, in fondo pensano che comunque sono regole, a
volte, come dire, che fanno pendere tempo, se siamo onesti lo dobbiamo riconoscere, io
l'ho sentito dire tantissime volte. Allora c'è qui tutto il problema ovviamente di insistere
su un aspetto del controllo che renda assolutamente esigibile questo, ma dall'altro lato
credo che il lavoro grosso che c'è da fare da parte di tutti e quindi prima di tutto da parte
delle istituzioni, sia davvero sull'aspetto culturale a tutto campo, sul fatto che chi
rispetta le regole non sia preso in giro o non sia visto come una persona troppo rigida
che rispetta le regole e quasi, quasi dà noia, questo forse è uno dei problemi a livello
culturale, sociale e sociologico, direi, che è importante affrontare, ed io qui inserisco
un altro elemento, cioè il fatto che lo dobbiamo fare sicuramente come istituzione, ma
credo che lo dobbiamo fare tutti a livello individuale. Credo che tutti, tutti noi, ma tutti
intendo i cittadini, occorra anche una maggiore assunzione di responsabilità rispetto a
questo, e aggiungo, rispetto anche al fatto di segnalare, così come ci faceva l'esempio
Luca Bogi, tutte le volte che siamo spettatori di qualche cosa che non va, perchè tante
volte invece si sorride e ci si gira dall’altra parte, forse è una assunzione di
responsabilità invece segnalare la cosa, grazie.
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VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Antonio Ceccantini, poi ho iscritto a parlare Matteo Tortolini e Federico Mirabelli.
CONSIGLIERE - ANTONIO CECCANTINI
Grazie signor Presidente, signori consiglieri, io parto dalle considerazioni che faceva
prima la collega consigliera Lupi, su cui c'è piena e totale concordia: le regole non solo
non vengono rispettate, ma spesso e volentieri a non sono uguali per tutti, perché forse
questa è la cosa ancora più clamorosa, per chi è nel mondo del lavoro, sia lato impresa,
sia lavoro autonomo, sia lavoro dipendente in tutte le sue varie forme e chi ha avuto
modo di avere qualche esperienza negli anni, si può rendere conto di come veramente ci
siano situazioni, spesso al di fuori delle cosiddette regole, che però continuano ad
essere diciamo così, non viste da chi dovrebbe e altre che sono ipercontrollate, è questo
il problema, cioè io lato azienda, sono circa 20 anni che lavoro in varie parti d'Italia, mi
sono reso conto che non è tutto uguale, non è uguale in ogni parte del territorio, non è
uguale da azienda ad azienda, questo è il problema. Il controllo che c'è sulle realtà
piccole è diverso da quello che c'è sulle grandi realtà, il controllo che c’è su determinati
settori è completamente diverso rispetto ad altri, allora o qui ci mettiamo in testa che le
regole valgono per tutti, in ogni parte del territorio e per tutte le aziende, oppure da
questo problema non ne usciremo mai. Quello che avete detto, colleghi consiglieri, è
pienamente condivisibile, ma purtroppo, se entriamo nel meccanismo di ogni singolo
contesto produttivo ci rendiamo conto di come il prezzo o la gara di appalto è figlio di
determinate logiche. La corsa continua al ribasso provoca continuamente queste
degenerazioni, cioè il pensare che comunque vada in ogni caso ci sono dei valori
aggiunti che qualcuno possa recuperare, tali da poter remunerare, non raggiunti si
recuperano poi sul costo di produzione e sul costo del lavoro, spesso, a volte, è
disarmante sentire determinate analisi che vengono fatte anche da illustri esponenti
nazionali, esperti perché pare che uno venga dalla luna e questo riguarda sia servizi che
prodotti di consumo, di tutti i tipi, questo è il punto, fino a toccare le grandi gare di
appalto, che toccano anche i servizi pubblici, questo è grave e essenziale, questo ha
citato prima Bogi è un esempio minimo, ha fatto bene a citarlo, ci sono casi forse ancora
più clamorosi di questi. Allora come uscirne? Perché è questo che penso un ente
pubblico debba poi dare una prospettiva, perché noi facciamo analisi, discutiamo, però
siamo sempre qui a distanza di mesi, se non di anni, a discutere delle tragedie, che poi la
tragedia dura un mese, due, tre, dopodiché non se ne parla più e purtroppo se ne riparla
quando succederà un'altra tragedia, qui o le regole sono rigorose e valgono per tutti e gli
enti di controllo sono messi in condizioni di poter lavorare, perché anche quello che sta
succedendo in questa ultima ipotetica manovra, perlomeno per quanto si legge, perchè
ancora non è definitiva non lo sarà finché non sarà votata, l'accorpamento in questo caso
di I.N.A.I.L., ISPELS, perchè per chi non lo sapesse, sotto questo punto di vista c'è un
controllo da parte dell'I.N.A.I.L., ma c’è anche un altro ente che è l’ISPELS, che tra
l’altro è fatto da personale molto qualificato, in numeri nettamente inferiori rispetto alle
necessità, che spesso si trova in contrasto con gli altri enti di controllo, secondo la
nuova manovra Tremonti dovrebbero essere accorpati in un unico contesto, poi c’è la
A.S.L. che ha un suo dipartimento che opera a livello locale su questi temi. Se voi
parlate con questi tre soggetti separatamente, a parte che non si muovono in modo
organico, perchè ognuno ha la sua logica con cui effettua controlli, verifiche, eccetera,
ma soprattutto non hanno i mezzi, hanno le strutture, non hanno la possibilità di poter
fare quello che veniva detto giustamente prima anche per altri, qui c'è poco da fare, qui
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serve solo un tipo di controllo preciso, puntuale e soprattutto, ripeto, che possa valere
per tutti, perché le situazioni dove alla fine scatta il ricatto occupazionale, e qui vengo
anche ai ragionamenti che faceva Michele Mazzola, in questi non c'è solo la FIAT a
Pomigliano D'Arco, perché poi è lì che si degenera, c'è l'abbassamento del livello
qualitativo del lavoro, c’è l’abbassamento del livello di sicurezza, c’è l’abbassamento
del livello di controllo ambientale, sono tutte cose che ormai abbiamo visto in tutta una
serie di esempi che potremmo citare da 20 anni a questa parte, è un film già visto, così
come pensare di ridurre continuamente il costo del lavoro, tenendo e soprattutto
contenendo a quel punto i permessi, le ore, alla fine anche da un punto di vista
qualitativo, ed anche su questo ci sono fiumi di pubblicazioni, non porta ad un livello
qualitativo del servizio del prodotto, attenzione perché poi è dimostrato che oltre i certi
limiti non c'è più quella attenzione e lo dico dalla parte imprenditoriale, non lo dico
dalla parte, diciamo così, del lavoro dipendente, questo è dimostrato, soprattutto in
contesti dove ci sono catene di montaggio, anche lì si parla di catene di montaggio che
ormai a mio avviso sarebbero anche superate come concezione e come logica, questo
non è futuro, questo assolutamente non è il futuro, e questo provoca gli infortuni sul
lavoro, in quantità esponenziale, andate a vedere certi numeri e anche nel nostro
territorio, quando noi abbiamo insediamenti che nascono e muoiono nell'arco, se va
bene, di un anno, due, tre, con centinaia di occupati, in condizioni che poi leggiamo,
perché questi sono dati mi sembra inconfutabili, detti non sono da chi ci lavora, ma mai
smentiti neanche dalla proprietà, con condizioni addirittura peggiori anche di quelle di
cui si è discusso tanto in questi giorni nei giornali, io veramente rimango allibito, ma
soprattutto poi non ci dobbiamo meravigliare di come poi purtroppo dobbiamo gestire
situazioni di questo tipo. Quindi è difficile come Provincia, anche perché ci sono
competenze ovviamente limitate, sotto questo punto
di vista, non abbiamo
competenze dirette tali per cui possiamo fare una legge, un regolamento che possa
influenzare questo o quel territorio, se non dare un indirizzo ad un atto politico che è in
questo senso, ma ripeto, qui, al di là di tutti i corsi che possiamo sviluppare sulla
formazione, ma anche lì giustamente lo avete detto prima, come si fa a tirare fuori delle
professionalità quando abbiamo dei turn over forti, se non folli in determinati contesti di
lavoro? Le professionalità non le tirerai fuori mai, perchè c’è la rotazione continua su
determinati contesti. Ecco le forme di lavoro cosiddette “flessibili”, cioè non le tiri fuori
più, quello che succedeva prima nelle aziende dove costruivi delle figure professionali.
Oggi questo non c'è, perché si punta tutto su una rotazione che porta ovviamente a non
avere determinati impegni da un punto di vista di tempi, e questo comporta sì una
grande flessibilità, una grande dinamicità sotto questo punto di vista, vedi cosa è
successo nella famosa fabbrica all'interporto che produce... no? Però questo non porta a
costruire le professionalità, che tra l’altro servono anche all’azienda, perché alla fine poi
quando ci si ritrova sul mercato del lavoro da un punto di vista aziendale, sei costretto
continuamente a cercare personale qualificato, che non hai, che comunque devi formare,
e che in ogni caso ti porta poi ad un risultato dal punto di vista qualitativo che non è
quello che dovrebbe essere, quindi questo in prospettiva sul medio e lungo termine, è
deficitario anche per la parte produttiva, solo che in questo momento non viene visto,
perchè si fa un ragionamento soltanto sul breve termine, è l’ottica immediata dove si
cerca e si guarda soltanto il costo, oggi, immediato, e non costruisco più le
professionalità che mi servono per costruire il futuro. In tutto questo quadro ci sono
anche degli esempi positivi, perchè non è tutto negativo, purtroppo gli esempi positivi
spesso vengono soffocati in questo contesto che c'è.
Gli esempi positivi sono dove le regole vengono rispettate, i controlli ci sono, dove c'è
una attenzione, dove non ci sono questi vincoli, clausole assurde che limitano
fortemente anche determinate libertà e diritti, e questo è un dato di fatto su cui penso
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che non ci sia spazio di discussione. Grazie.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie al collega, adesso è iscritto Matteo Tortolini e poi Federico Mirabelli.
CONSIGLIERE - MATTEO TORTOLINI
Io credo che facciamo cosa utile soprattutto per le famiglie, i cari dei lavoratori
scomparsi, come dire, se oltre a fare una discussione, una riflessione che comunque non
fa mai male, si cerca di darci qualche compito, e soprattutto se evitiamo di buttare in
politica ciò che non va buttato in politica con la p minuscola.
Io sono lontano mille miglia da questo governo, ritengo che buttare in politica e, come
dire, attaccare il governo quando ci sono dei lavoratori che muoiono sia un cattivo modo
di affrontare un problema serio, così come ritengo che equiparare, in modo francamente
stucchevole e del tutto improprio, la Regione Toscana alla Lombardia per motivi tutti
politici, come ho sentito fare al Consigliere Zingoni sia il modo uguale e contrario di
affrontare in modo poco serio un problema serio.
Io credo che noi in questi momenti bisogna stare vicini alle famiglie e cercare di
immaginare qualche proposta, qualche ragionamento per farci fare un passo in avanti, io
vengo da una città lo diceva Michela Mazzola prima, che ha visto molti ragazzi, sia
piombinesi, che anche lavoratori che vengono da altri paesi d'Europa o del mondo
morire sul lavoro. Io mi ricordo il 2004, allora facevo l'amministratore in comune a
Piombino e ci furono due morti nel giro di un anno e mezzo, uno di quelli ho avuto la
sfortuna, devo dire, di vederlo un’ora dopo il decesso perché arrivammo direttamente in
acciaieria, e chi si occupa di questi problemi lo sa, è davvero traumatizzante, diciamo
così, per chi si occupa o tenderebbe a occuparsi con spirito positivo di questi problemi
vedere sul campo la triste realtà. Ecco perché ritengo che, insomma, bisogna portare la
discussione su un piano proprio, partendo da un punto, a me non convince, lo dico a
Michele, l'impostazione per cui le imprese fanno il suo ed il problema è la politica, non
convince. A parte il fatto che c'è un concetto di responsabilità sociale delle imprese che
è bene ribadire, ma se l'assunto è quello lì, noi il problema non lo risolveremo mai, se
non si entra nell'ottica che da questa vicenda non se ne esce se non si mettono tutti i
soggetti a tavolino con investimenti, con concertazione istituzionale, con responsabilità
sociale delle imprese, con enti locali attenti a trascinare le imprese su un terreno
migliore, naturalmente in termini gradualistici, in termini di mentalità, ma non se ne
esce. Cioè noi non possiamo trasformare il tema della sicurezza sul lavoro come una
specie di guardie e ladri, dove ci sono i ladri, che tanto sono ladri, passatemi la battuta, e
le guardie, che se non fanno le guardie non svolgono il loro ruolo. Anche perché sa può
produrre in sicurezza, si può produrre in sicurezza! Portavo l'esempio della Lucchini, io
parlo delle cose che conosco meglio, la Magona che fa una produzione diversa dalla
Lucchini, che non ha il ciclo integrale, ma è una azienda forse una delle migliori che
abbiamo, ed il Presidente lo sa che annualmente fa manifestazione per la sicurezza, che
investe per la sicurezza, che mette la sicurezza come fiore all'occhiello del proprio agire
industriale, non è mica vero che non si può produrre in sicurezza, noi non dobbiamo
mandare un messaggio, come dire, negativo per cui c'è un destino ineluttabile, per cui
c’è il cattivo, che è cattivo in quanto tale, e poi c'è quello che deve controllare il cattivo
e se non lo fa è colpa sua. Bisogna mettere insieme tutti i soggetti che naturalmente
hanno anche interessi diversi, ma io continuo a pensare che ci sono imprese, che noi
sbagliamo a mettere tutte le imprese sullo stesso piano, perché ci sono imprese, diciamo
“cattive”, diciamo così, come le compagnie buone e le compagnie cattive, sono imprese
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che lavorano al nero, che è un'altra grande piaga, dove proliferano gli incidenti sul
lavoro, che vanno combattute anche con gli strumenti giuridici, ma ci sono anche
imprese che si sforzano di stare un terreno di qualità della produzione, secondo me noi
si sbaglia se si dà una idea del tessuto imprenditoriale italiano che ha mille limiti, come
un tessuto che noi dobbiamo consegnare ad una idea produttiva incline alle morti sul
lavoro, sbagliamo! Io questo lo dico, guardate, sapendo che ci sono anche imprese che li
sottovalutano questi problemi, ma se noi si manda un messaggio indistinto, si può anche
riconsegnare le chiavi e andare a casa, perché il minuto dopo da dove si ricomincia?
Allora si può produrre in sicurezza, secondo me ha detto bene Bogi, io condivido il suo
intervento, noi bisogna far funzionare quello che c'è: concertazione istituzionale, A.S.L.,
imprese, sindacati, enti locali, certe volte funzionano questi strumenti, altre volte
funzionano meno, presidiamo i tavoli di concertazione tra enti diversi che svolgono
ruoli diversi, facciamoli funzionare, mettiamo la testa lì, è qui compito anche delle
amministrazioni, da tante parti funzionano, da altre meno, lavoriamo su questo, perché
io non vedo... anche la cosa che diceva Zingoni, che capisco diciamo culturalmente, ma
non mi convince politicamente, cioè il problema non è di controlli contrapposti, il
problema è la sinergia tra soggetti diversi, io la vedo così, però capisco anche
l'argomento, anche se naturalmente non lo condivido. Punto primo, quindi sforzo forte
di far funzionare quello che c'è e di far funzionare i luoghi di integrazione e di
concertazione su temi della sicurezza sul lavoro. Punto numero due, chi l’ha detto ha
ragione, qui bisogna prendersi una responsabilità: attenzione ai ribassi, io non conosco
nel dettaglio gli appalti della Provincia di Livorno, ma sappiamo benissimo che è
pratica anche di enti e istituzioni pubbliche praticare il massimo ribasso, è inutile girarci
attorno, lo sappiamo. Poi qualcuno dice: “perché ci sono meno risorse...” il discorso
sarebbe lungo, però noi politicamente bisogna lavorare per l'offerta economica
migliore, non per il massimo ribasso, e bisogna farlo a tutti i livelli ed assumersi le
responsabilità, poi naturalmente è facile dirlo, si fanno i conti con i bilanci, però non
credo che possa essere quello un sistema, io parlo anche di lavorazioni pesanti, penso
alle realtà portuali, per esempio, mi riferisco a Livorno, ma perché è una pratica diffusa
e noi su questo bisogna alzare le barricate. Se noi si vuole fare una operazione seria,
bisogna mettersi nelle condizioni a tutti i livelli di praticare le offerte economiche
migliori e non quelle dei massimi ribassi, anche dove si governa noi, soprattutto dove si
governa noi, scusatemi la puntata politica, poi il problema riguarda tutte le istituzioni.
Io la affronterei così, è una questione di presidiare quello che c’è, di insistere, perchè
veniva detto prima da Erika e da altri, non può essere questo il sistema con cui si manda
avanti un paese, cero, c’è una questione più profonda, di medio o lungo periodo, e non
ritorno sulle cose che condivido, la cultura, gli investimenti, perché comunque sia nella
sicurezza bisogna investire, ho voluto solo aggiungere due punti secondo me concreti
dove noi possiamo impostare una iniziativa. C'è una questione più profonda,
naturalmente, questa è la mia opinione, peraltro devo dire suffragata anche da fatti e da
numeri, mi rendo conto che è di parte, però bisogna dirsi la verità: i lavoratori nel 2010
contano molto meno di quanto contavano negli anni ‘70, non perché negli anni ‘70
andasse tutto bene, forse c'era un “eccesso” di avanzata di diritti, uso un... anche
qualche dirigente del partito comunista come Giorgio Amendola, si lanciò in questa
sfida contro corrente in quegli anni, però non c’è dubbio che oggi il mondo del lavoro
conta parecchio meno, è meno organizzato, è diviso, è diviso perché oggi ci sono nelle
stesso reparto, e lo sappiamo molto bene, troppo realtà dove ci sono lavoratori che
fanno lo stesso lavoro e hanno differenze retributive forti, perchè abbiamo differenze
contrattuali, perchè ci sono differenze tra giovani e meno giovani, perchè molte volte
quando vai a dare volantini fuori dalla fabbrica trovi dell'età mia che ti dice: chissà se
andrò in pensione, poi arriva un altro che dice: non vedo di andarci. Perchè quelli entrai
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al lavoro dopo la Dini, riforma giusta, andranno in pensione con il 46 per cento
dell'ultima retribuzione, perchè, lasciatemelo dire, si danno anche messaggi
diseducativi, questa è una questione tutta politica, non c’entra nulla con gli infortuni,
perché noi si fanno rientrare, mi dispiace dirlo, ma questa è la mia opinione, 105
miliardi di capitali dall'estero, tassati al 5 per cento e poi si porta l'invalidità per avere la
pensione dal 75 all’84, dal 74 all’85 ed il 74 per cento te lo danno se ti manca un
braccio e mezza spalla, lasciamo perdere le false pensioni, l’85 te lo danno se stai su un
letto e guardi il soffitto dalla mattina alla sera, questi sono messaggi diseducativi di un
paese che non funziona, e che ci dà anche il senso del rapporto e di quanto conta il
lavoro rispetto ad altri soggetti della produzione. Questo naturalmente è un
ragionamento di lungo periodo, ma da lì si passa, perché alla fine dico: agiamo sul costo
del lavoro, per abbassare le tasse, secondo me è questo... naturalmente mi rendo conto
che qui ora poi si fa un’altra discussione, non la voglio fare, però credo debba
interessare tutti e non c’entra nulla il governo e noi si sbaglia se si imposta una
discussione partigiana su un tema serio, però c'è una questione di fondo di come noi si
ridà ruolo ad un mondo che oggettivamente ha perso peso nel corso degli anni,
oggettivamente l’ha perso.
L’ultima cosa, la voglio dire, secondo me bisogna evitare, anche, io capisco,
Pomigliano, insomma, capisco gli argomenti di Michele Mazzola, eccetera, ma quello
è un accordo che a me indubbiamente non piace in alcuni punti, che per altro agisce
anche lì su una maggiore pressione, ne parlavo prima con Federico Mirabelli, sul
lavoratore, penso alla riduzione del tempo mensa, ci sono dei punti di quell'accordo
indigeribili, però non scordiamoci che anche il sindacato ha una funzione importante ,
perché a Piombino 21 turni è dall’inizio del ‘900 che si fanno, se a Pomigliano c'è un
sindacato che non vuole 21 turni sbaglia! Se a Pomigliano c’è un sindacato che non si
misura con l'assenteismo sbaglia! Se a Pomigliano, come è successo a Piombino quando
è stata privatizzata l’acciaieria, la prima cosa che è stata fatta è la revisione del monte
ore dei permessi sindacali, non per far smettere di fare il sindacato, ma perché c'era
bisogno di dare una ripulita. Luciano Lama e altri dirigenti sindacali dettero un ruolo e
una funzione nazionale al movimento operaio e svolsero una funzione nell’interesse del
paese, io dico che quell'accordo è sbagliato, ma in virtù di quell'accordo noi si rischia,
questo sì ed ho finito, per responsabilità di tanti, la FIAT ha le sue, intendiamoci, ha le
sua, ma di immaginare che in Italia lo sviluppo è incompatibile con i diritti, e questo,
badate, deve premere a tutti, alla FIAT, alla FIOM ed anche al PD, per cui anziché dire
il PD cosa dice su quell’accordo, preoccupiamoci che la Lucchini, quando venga
venduta, non diventi un’altra Pomigliano, e di questo sono tutti responsabili, non c'è chi
è dalla parte dei lavoratori e chi è contro i lavoratori, e secondo me la politica, se mai
deve svolgere un ruolo, dovrebbe dire questo.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Prego Mirabelli.
CONSIGLIERE - FEDERICO MIRABELLI
Io stamani sono qui in Consiglio Provinciale Livorno con la testa seguendo i
ragionamenti degli interventi di tutti i colleghi consiglieri, ma con il cuore sono con i
miei compagni a Pomigliano, che oggi sono lì a manifestare fuori dallo stabilimento, a
manifestare contro un sistema di relazioni sindacali e industriali che in qualche maniera
avalla uno sviluppo di questo paese comprimendo alcuni diritti fondamentali essenziali
del lavoratore e tra questi diritti dei lavoratori c'è anche quello di lavorare in condizioni
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di salute e sicurezza ed in questo accordo ci sono degli elementi di forte debolezza su
questi aspetti, si lanciano dei segnali negativi.
Si è inaugurata da un po’ di tempo a questa parte quella che è la stagione non più del
diritto del lavoro, ma del ricatto del lavoro. Io immagino sempre quello che è successo
alla Thyessenkrupp a Torino, pur di lavorare si sono accettate le condizioni peggiori.
Poi, come spesso capita, quando c'è un infortunio mortale o un infortunio, quello è la
conseguenza di una serie di infortuni mancati, come si dice in termine tecnico della
sicurezza dei luoghi di lavoro, cioè un insieme di operazioni che vengono compiute, a
volte fatte male, a volte con maggiore precisione, dove si rischia un infortunio e
nemmeno il lavoratore se ne accorge, migliaia di operazioni e quando su queste migliaia
di operazioni nell’attività lavorativa e nella produzione bisogna intervenire per ridurre i
rischi. Per ridurre i rischi si interviene essenzialmente in due maniere: una è la
prevenzione, quindi facendo l'informazione e tutte le materie che vengono utilizzate, il
ciclo di lavoro, tutte le sostanze che si utilizzano all'interno dello stabilimento
produttivo; prevenzione, questo è un elemento centrale, capire i rischi che abbiamo
davanti, saperli valutare e comportarsi di conseguenza di fronte ai rischi, l'altro aspetto
è quello che riguarda la vigilanza, sicuramente in Italia probabilmente e posso dire
anche nella provincia di Livorno siamo bravi ed abbiamo fatto un lavoro anche
decisamente positivo per quanto riguarda la prevenzione e la formazione in questo
senso. C'è un elemento di debolezza che riguarda la vigilanza, probabilmente non
dipende nemmeno da noi, ma da un sistema nazionale che deve essere regolato, in
qualche maniera, verso questo tipo di direzione e di obiettivo, mancano le risorse umane
per fare vigilanza, è necessario anche un coordinamento tra tutti i soggetti per effettuare
nel miglior modo e più efficace possibile, perchè non tutto è controllabile all’interno del
nostro territorio provinciale, non tutti i cantieri possono essere controllati, con queste
risorse, non tutti i luoghi di lavoro possono essere controllati, è chiaro che sulla
vigilanza devono essere fatti degli investimenti forti, in termini di risorse umane da
impiegarci dentro. Ciò che serve, rispetto al lavoro egregio fatto dalla sola formazione, i
certificati che vengono rilasciati, gli attestati di partecipazione, sono una cosa esemplare
e importante ed abbiamo un bagaglio di lavoro importante nella nostra provincia,
bisogna mettere una lente di ingrandimento dentro i luoghi di lavoro, perchè poi bisogna
passare da quello che si acquisisce nei corsi di formazione alla pratica quotidiana, è lì
dentro nella pratica quotidiana che c'è il problema del rispetto delle regole, laddove se
uno rispetta la regola rischia di essere un lavativo, questo è il dato, questo è un concetto
culturale che non può passare, bisogna creare le condizioni per le quali si lavora e si
produce in sicurezza ed il fatto di farlo in sicurezza è un elemento di qualità anche del
prodotto che viene fatto all'interno di un sito produttivo e questo devo essere un punto di
vantaggio per i lavoratori e per le imprese del territorio che operano in questa maniera.
È qui che ci deve essere il cambio culturale a 360 gradi, il rispetto delle regole è un
elemento centrale, non è un elemento negativo o un fattore di non competitività, questo
è l’aspetto, ma bisogna intervenire e capire dentro il luogo di lavoro, perchè ora è lì che
bisogna concentrarsi, dove bisogna intervenire.
Rispetto delle regole: spesso si è fatto un dibattito sulla sicurezza dove anche quando è
stato rivisitato il testo unico si è lanciato il segnale della semplificazione a tutto tondo.
Io sono per esperienza personale, di RLS che ho fatte all’interno della mia azienda e
sono convinto che invece l'insieme dei passaggi che sono previsti dalla legge, l’insieme
dei passaggi che sono previsti dai rapporti delle prassi dentro le aziende, costituiscano
non elemento di burocrazia, ma inizino a costruire quella che è una rete di protezione
per i lavoratori, perché non si può accettare la semplificazione, così, dire che la
sicurezza è burocrazia, no, la sicurezza si ha se c'è un adeguato numero di pratiche, di
prassi, di regole che sono messe in campo e vengono tutte rispettate, ma sono
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necessarie, non sono un peso, non devono essere percepite in questa maniera.
Alcune questioni che possono riguardare più la parte nostra, diretta, io penso che al di là
del dibattito che è stato fatto oggi sia necessario, all'interno della commissione
competente in materia, riprenderlo questo dibattito, riprendere i lavori nella passata
legislatura in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, fare delle audizioni con il tavolo
provinciale della sicurezza, tutti i soggetti che sono all'interno del tavolo provinciale
della sicurezza, vedere e aggiornare, attraverso delle proposte, delle linee di intervento,
quella che può essere l’agenda, tra virgolette, politica di questo tavolo provinciale sulla
sicurezza, cercando di capire, laddove sono state le criticità maggiori e dando una spinta
politica forte a vedere se si riescono a eliminarle o ridurle.
Penso che sia necessario fare un confronto, anche sempre in commissione, per quanto
riguarda il codice etico degli appalti, fare una verifica là dove viene applicato, perchè
non viene applicato ed anche qui capire come si può intervenire e aggiornare questo
aspetto che riguarda la sicurezza dei luoghi di lavoro.
L'altro aspetto, e infine concludo, è quello che riguarda il porto, anche qua c’è un
protocollo sul porto di Massa Carrara, Livorno e Piombino, dove i capofila sono la
Regione Toscana con le Autorità Portuali dei vari porti, nelle varie città, ci sono alcuni
aspetti però di questo protocollo che non sono applicati, allora siccome anche le
province, tra cui la nostra, è un soggetto firmatario, dietro la Regione Toscana e le Port
Authority, è necessario da parte nostra prendersi un impegno affinchè con i soggetti
dentro, interessati in modo particolare i lavoratori del porto, i sindacati le Autorità
Portuali, affinché ci sia una piena applicazione di questo accordo, in modo tale da
garantire le maggiori condizioni di sicurezza, a partire dalla parte che riguarda il
rappresentante dei lavoratori di sito, che è una parte che riguarda la normativa
nazionale, che con questo accordo viene recepito, ma è necessario creare le condizioni
per applicarlo. In questo caso, se verrà applicato, avremmo la prova che la sicurezza è
un investimento, se il responsabile dei lavoratori di sito invece non viene applicato vuol
dire che c'è qualcuno che percepisce la sicurezza come un costo da non poter sostenere e
allora qui esploderanno le contraddizioni.
Il lavoro non è semplice su questa materia, bisogna mantenere alta l’attenzione, io non
so quanti giornali sono stati presenti qua, hanno seguito il dibattito per intero, non so
cosa riporteranno anche domani sui nostri quotidiani, però sulla sicurezza bisogna
mantenere l’attenzione alta sempre, quotidianamente, un faro acceso quotidianamente,
non con un consiglio come oggi, però con un lavoro quotidiano, con gli amministratori,
chi opera in rete su queste cose, le organizzazioni sindacali e le imprese, sulle quali però
hanno una responsabilità, mi sento di poter dire, primaria, di pretendere che le regole
che ci sono siano rispettate, al limite di fare anche delle contestazione ai lavoratori, che
non rispettano le regole della sicurezza, cosa che sono convinto mai nessuno ha fatto
una cosa di questo tipo, tra gli imprenditori e i datori di lavoro.
Tornando alla questione di Pomigliano, per concludere veramente, lì c’è una condizione,
qui bisogna fare attenzione, io non voglio discutere l’investimento in sè, io penso che si
poteva, attraverso altre relazioni sindacali, coniugare questo investimento con altri
aspetti sicuramente più positivi, però ora bisogna che io il ruolo della politica, io penso
che quando c’era il centro sinistra al governo abbia svolto un ruolo politico in un
momento in cui c'erano le divisioni sindacali ed ha sempre cercato di ricompattare la
situazione e creare le condizioni di vantaggio sia per le imprese che per i lavoratori,
quello che mi preoccupa sulla vicenda di Pomigliano non è tanto il comportamento della
FIAT, posso comprendere il comportamento della FIAT come comprendo il
comportamento dei sindacali, quello che mi preoccupa è l'atteggiamento del governo,
perché non vorrei che dietro quella partita ci fosse partita politica più grossa, che
riguarda lo statuto dei lavoratori, dei diritti dei lavoratori e che si voglia lanciare un
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messaggio negativo al paese e su questo bisogna fare attenzione e richiamare
eventualmente un governo, quando ci sono partite di questo tipo, ad un ruolo più
neutrale, di arbitro, cercando di tutelare gli interessi di un paese, ma cercando anche su
questo interesse generale del paese che sia un elemento di cui si fanno carico sia i datori
di lavoro e sia anche i lavoratori, e l’accordo di Pomigliano, sostanzialmente, a mio
giudizio è decisamente sbilanciato a favore degli imprenditori e contro i lavoratori.
Io non conosco la questione del profitto, io prendo una busta paga, pago le tasse, in
fondo all’anno forse avrò mille euro che mi avanzano, però c'è un valore, e non è per
me un valore, è uno strumento, però c'è un valore che soprattutto è il diritto alla vita, ed
io credo che questo deve essere l'elemento universale, tra destra e sinistra, che riguarda
tutti i lavoratori, le persone in Italia, che è il diritto di vivere ed è inaccettabile morire
sul lavoro perché magari una regola non viene rispettata.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Io ho iscritto Vito Bartalesi e Costanza Vaccaro, fatemi sapere subito se ci sono altri
iscritti a parlare perchè ad un certo punto questa discussione dovrà concludersi. È vero
che in conferenza dei capigruppo, secondo me erroneamente, io non c’ero, ma non è
stato dato alcun limite a questa discussione, come invece era stato fatto in altre
occasioni, per altri argomenti, siamo già a oltre due ore nelle quali ci siamo impegnati in
questa discussione ed io ho ancora 4 iscritti a parlare, quindi se qualcun altro vuole
iscriversi a parlare, prema il pulsante, così ci organizziamo, perché ad una certa ora poi
dobbiamo chiudere. Io spero che qualche altro punto all'ordine del giorno si possa fare,
altrimenti diventa quasi una seduta tematica. Allora ho iscritto a parlare Vito Bartalesi,
Costanza Vaccaro, poi nel frattempo Elis Bufalini e Benito Gragnoli e Alessandra Del
Bravo, a questo punto io chiudo le iscrizioni a parlare e dobbiamo affrontare il problema
della discussione sulla risoluzione che è stata presentata, quindi vi invito, nei limiti nel
possibile, ad interventi che pur nel rispetto dei diritti di ciascuno, che con il nuovo
regolamento consentono di poter intervenire, su questo tipo di discussione per 10
minuti, ecco se uno ne risparmia qualcuno di minuti a disposizione per i colleghi che
sono iscritti a parlare, meglio ancora. Vito Bartalesi e poi si prepara Costanza Vaccaro.
Prego.
CONSIGLIERE – VITO BARTALESI
Sono contento di questa partecipazione, di questo dibattito, per me è un valore, e quindi
ho ascoltato volentieri e voglio portare il mio contributo.
Intanto io difficilmente riuscirò a scindere in questo mio intervento quello che è il mio
ruolo qui di consigliere provinciale, con la mia attività professionale che ormai da tanti
anni, tutti i giorni si misura con problemi relativi alla sicurezza, anche in maniera
piuttosto corposa e piuttosto importante. Intanto la prima cosa che io voglio dire, voglio
portare la mia esperienza, ogni volta che accade un infortunio, un incidente, c'è sempre
una norma che non è rispettata o qualche cosa che dal punto di vista legale e
organizzativo viene trascurato. Questo è il primo elemento che noi dobbiamo avere
presente e chiaro, se vogliamo affrontare la questione dal punto di vista della sicurezza
reale. L'altra è che la sicurezza è una situazione specifica che per certi motivi interagisce
con quella che è la questione complessiva dell'organizzazione del lavoro e del mondo
del lavoro, ma che si sviluppa precisamente e principalmente su questioni oggettive
specifiche, quindi io capisco i richiami, la situazione drammatica di Pomigliano, ma se
vogliamo parlare di sicurezza, e se vogliamo fare un passo in avanti relativamente alla
sicurezza, dobbiamo rimanere attaccati e fermi a quella che è la situazione, sia del
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mondo del lavoro, sia normativa. La legge 81 del 2008, la legge fatta dal governo Prodi
è una legge rivoluzionaria da questo punto di vista. Intanto, mi è sembrato che nel
dibattito non sia chiaro un punto che io voglio ribadire qui con forza, la legge 81
prevede che nelle gare di appalto i costi della sicurezza non siano costi comprimibili,
vale a dire quando vengono fatte le gare di appalto, viene messa a libera concorrenza la
parte del lavoro, e quindi la parte strutturale, ma quando si parla di sicurezza e di costi
della sicurezza, questi non sono costi che rientrano nel ribasso, ma rimangono tali e
quali come vengono organizzati nel momento in cui si decide di fissare la gara di
appalto. Questo è un elemento che noi dobbiamo tenere assolutamente di conto, perché
se noi non conosciamo queste questioni, va a finire che ci perdiamo su questi elementi.
Allora c'è una responsabilità del mondo dell’impresa, senz’altro, c'è una responsabilità
collettiva, ma io credo che l'elemento sia sempre e comunque riconducibile ad una
questione di coordinamento e di concertazione riguardo al rispetto delle regole. Il
rispetto delle regole si divide in due grossi filoni, chi è comunque all'interno del mondo
e delle regole e puoi controllarlo, e chi a priori, a prescindere si colloca fuori da questo
mondo delle regole, vale a dire è impossibile andare a controllare la questione del
lavoro nero o del lavoro sommerso, perché non è possibile incidere a quel livello con gli
strumenti che noi abbiamo a disposizione, quindi quando noi parliamo di controlli ci
riferiamo esclusivamente a tutta la parte del mondo del lavoro, codificata, registrata, che
è all'interno delle regole sulle quali naturalmente noi dobbiamo e possiamo sviluppare
determinate azioni anche dal punto di vista del controllo.
La prevenzione parte da un elemento fondamentale, che è una azione, un atto minimo,
quotidiano, che può o non può produrre l'incidente, l'operatore si trova nel punto
sbagliato quando cade un tubo, sale in quota e non si aggancia con la cintura di
sicurezza, questi sono gli elementi che quando si arriva in fondo producono l'incidente
mortale, che nasce da una banalità e produce un dramma.
Detto questo noi possiamo fare qualche cosa, intanto dovremmo prendere la buona
abitudine quando parliamo della questione della sicurezza, anche il rispetto complessivo
delle persone, di scindere un po' la questione dalla questione politica più generale. La
sicurezza è un atto, è un elemento che tu pratichi quotidianamente, quindi io non la
butterei in politica, non la metterei dal punto di vista della conflittualità tra governo e
opposizione, ma direi primo elemento fondamentale una azione coordinata per le
emersione del lavoro nero. Riportare all'interno delle regole tutte quelle parti di mondo
del lavoro che adesso sono fuori e nel momento in cui questo emerge si sottopone a
determinate normative e comunque produce un passo in avanti.
Io sono d'accordo sul fatto che non esistono i buoni e i cattivi nella questione della
sicurezza, c'è un rapporto di lavoro e ci sono delle metodologie, quello che noi
possiamo fare, che secondo me invece non facciamo con sufficiente determinazione, è il
fatto di produrre delle azioni che continuino a mantenere al centro dei rapporti
imprenditoriali la questione della sicurezza. I tavoli
comprensoriali, territoriali sulla
sicurezza all'interno dei quali si analizza e si discute quella che è la situazione, il trend e
comunque si richiamano lavoratori, imprese, pubblica amministrazione, a concertare un
elemento all'interno del quale tutti possono starci relativamente alla questione della
sicurezza, lo dobbiamo fare, ma lo dobbiamo fare come iter costante della gestione dei
rapporti nel mondo del lavoro. Quello, insieme al rispetto della regola, insieme al
considerare la questione della sicurezza elemento quotidiano che è lo svilupparsi di
singole e precise azioni, credo che sia il maggiore contributo che noi possiamo dare a
questa questione.
Io stamani mattina non volevo intervenire, sono intervenuto per puntualizzare alcune
questioni che mi sembrava giusto puntualizzare, il fatto di dire che dal punto di vista
della normativa il nostro paese ha una normativa molto avanzata relativamente a questa
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gestione del mondo del lavoro, ma soprattutto sono intervenuto per dire, per dirci e per
dirmi che non ci siamo se noi discutiamo esclusivamente a seguito di azioni dolose e
dolorose, ci siamo se affrontiamo e teniamo la sicurezza come elemento nel quale ci
confrontiamo costantemente nella nostra azione politica, grazie.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie, la parola a Costanza Vaccaro.
CONSIGLIERA - COSTANZA VACCARO
Grazie Presidente, io per impossibilità personale oggi avevo deciso di non intervenire,
di seguire con attenzione lo svolgimento del dibattito che stiamo trattando, però alcune
riflessioni, non ultimo alcuni interventi di colleghi Consiglieri che mi hanno preceduto
mi hanno spinto a prendere la parola per sottoporre in modo molto veloce, diciamo pure
lapidario alcune osservazioni. Io innanzitutto mi stringo a coloro che mi hanno
preceduto nel dire che ogni morte sul lavoro scuote veramente le coscienze, stringe i
cuori, provoca grande dolore, se non addirittura sentimenti e sensazioni di rabbia
quando si tratta di morti che potrebbero e dovrebbero essere evitate come nel caso delle
morti bianche, magari con più prudenza, con più attenzione, con più buonsenso e con
più senso di responsabilità.
Condivido anche quello che diceva qualcuno prima relativamente al fatto che non
dobbiamo strumentalizzare momenti, situazioni, circostanze di questo tipo, così gravi e
così difficili, strumentalizzarle da un punto di vista politico, addebitando responsabilità
politiche da una parte o da quell’altra perché sarebbe una sorta di scarica barile che non
renderebbe assolutamente onore al mandato elettivo a cui ci hanno chiamato e che ci
hanno consegnato i cittadini della nostra provincia. Vorrei dire che qualcuno prima
parlava, ho letto nel passare velocemente in rassegna la stampa di questi ultimi giorni,
un intervento del sindaco, ma anche un intervento del Presidente della Provincia che
diceva “bisogna capire dove intervenire, bisogna appoggiare i lavoratori e far sentire
che le istituzioni ci sono”, mi risulta, nel caso specifico, e poi per parlare in senso più
lato, mi risulta ad esempio che la stessa banchina 78 fosse una banchina interdetta e ad
oggi non risulta che vi siano state delle deroghe o delle revoche a proposito della
fruizione di quella banchina, questo lo dico perchè sarebbe opportuno, perchè è vero
che è nel sottobosco della mancanza di regole che in qualche modo vanno ad attecchire
atteggiamenti colposi, atteggiamenti assolutamente di grande irresponsabilità che
purtroppo poi provocano anche morti innocenti e prima Tortolini diceva “dobbiamo far
funzionare quello che c'è” mai frase dal Consigliere Tortolini a mio avviso fu
pronunciata in questo consiglio più opportunamente e più in senso appropriato, è vero
Tortolini, e le criticità che noi abbiamo, ripeto derivano dal fatto che spesso siamo in
una condizione di mancanza di regole, la cosa grave è quando il non rispettare queste
regole riguarda proprio gli enti pubblici, perchè la mancanza di regole non è
giustificabile per quanto riguarda le aziende, le imprese private, ma a maggior ragione
ci deve essere un senso morale, io dico anche dell'etica, più amplificato, più importante
e più rigoroso quando si parla di enti pubblici e dico questo perché lungi da me il fatto
di intervenire su una materia giudiziaria su cui sta ovviamente inquisendo ed indagando
la magistratura, lungi dal fare un intervento che possa in qualche modo sollecitare o
inibire una azione della magistratura di cui noi abbiamo assoluta e totale fiducia, però
vorrei anche far rilevare che ci sono state, sulle vicende di cui stiamo parlando, delle
fortissime irregolarità politiche e amministrative, perché l'autorità portuale dal 31
dicembre 2009 sta ronfando, sta nicchiando, sta dormendo, nella procedura di rinnovo
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delle concessioni delle aree demaniali, che essendo aree pubbliche sono soggette a gare
di appalto, è dal 31 dicembre che sono scadute, non soltanto siamo in ritardo di quasi 7
mesi, essendo a luglio, ma queste gare dovevano essere indette ben prima del 31
dicembre, quindi ci sono delle responsabilità, se non legali, se non penali, di carattere
politico e di carattere amministrativo, bene dice l'Italia dei Valori quando dice
“vogliamo che siano colpiti tutti, colpevoli diretti ed indiretti”, colpiti non da un punto
di vista, ripeto, penale e legale, anche, se fosse il caso, ma soprattutto colpite quelle
persone che hanno il dovere politico, civico di dare, di fare le cose a norma, di creare
condizioni di sicurezza sulla base delle quali poi possono lavorare a norma i nostri a
concittadini. Allora le concessioni demaniali ho detto sono scadute il 31 dicembre del
2009, l’Autorità Portuale ha assolutamente dormito, queste sono delle irregolarità, delle
mancanze di carattere politico e di carattere amministrativo che noi, nei nostri diversi
ruoli, nelle rispetto dei reciproci ruoli tra maggioranza ed opposizione, dobbiamo
assolutamente dire, condannare, con assoluta forza, almeno dal punto di vista politico,
qui vogliamo delle risposte ben precise, al di là di quelli che saranno gli accertamenti da
parte della magistratura, noi vogliamo sapere perché i bacini, le aree e le banchine, dal
31 dicembre 2009 sono occupate, sono sfruttate, non dico abusivamente, ma attraverso
tacite proroghe, questo è profondamente ingiusto, questo è profondamente sbagliato,
qualcuno subito dopo i due incidenti mortali che si sono susseguiti nell’arco di 72 ore, si
è subito sperticato sui giornali e sulla stampa nel dire che tutto era a posto e tutto era in
regola, poi leggiamo i giornali e vediamo “quella banchina è un colabrodo” - “non
chiamatelo incidente” vuol dire che si poteva evitare; sappiamo che quella banchina era
stata interdetta, non sappiamo se ci sono revoche o deroghe rispetto a quella
interdizione, ci auguriamo di sì, al fine di scongiurare responsabilità penali, ci
richiamiamo su questo ulteriore fatto, sul fatto che queste concessioni non sono state
rinnovate, allora come si fa a parlare di regole, come si fa a parlare di sicurezza, come si
fa a parlare di prevenzione e di politiche culturali e sanzionatorie, che io condivido
assolutamente, parlando con voi, perchè questa diventa demagogia, queste diventano
belle parole che ci diciamo nell'ambito di un consesso elettivo, ma che non solo non
producono risultati, ma purtroppo poi si concretizzano in vere e proprie sventure, in
fatalità che potrebbero essere evitate.
Allora rinnovo, e vado a concludere, mi scuso tra l'altro l’intervento che ho fatto è di
tutt’altro tenore rispetto a quello che avrei voluto fare riguardante più la politica
culturale dei sistemi preventivi e sanzionatori che potremmo mettere in atto, ma su
questo debbo dire che mi ha preceduto il collega dell'Italia dei Valori, Luca Bogi, che
giustamente ha detto “quando noi enti pubblici siamo committenti dobbiamo avere un
senso di responsabilità ancora maggiore” e qui invece scopriamo che il senso di
responsabilità è sotto terra, che l’Autorità Portuale dorme, che ci sono indagati, tra cui
uno di questi è direttamente il Presidente dell’Autorità Portuale, e su queste o cose non
si scherza.
Su Pomigliano, visto che qualcuno l’ha tirato fuori, io so che quando la democrazia
chiama in causa, affida mansioni di responsabilità e di governo, mansioni esecutive, a
un colore politico che non è propriamente il colore politico della maggioranza di questa
provincia e di molti comuni, so che si fa difficoltà ad accettare questo status quo, questo
sistema di cose e questo stato di cose, cosiddetto di democrazia e di maggioranze che
vincono e di opposizioni, come nel nostro caso, che debbono fare le opposizioni e
quindi non governano e non hanno responsabilità di governo, attenzione, perché a
Pomigliano si è espressa una maggioranza assolutamente chiara, e quindi da questo
punto di vista è inutile che si facciano delle sterili polemiche, che si parli sempre di
governo ladro, e un’altra equazione che non mi piace è il fatto che impresa - datore di
lavoro uguale padrone, schiavista, non va bene, questa è una cultura che noi dobbiamo
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evitare, perchè così facendo, ripeto, è un rimbalzo di responsabilità che non soltanto
porta a niente, ma porta soprattutto ad alimentare quel senso di anti politica e di distanza
che i nostri concittadini che muoiono davvero, tutti i giorni, per una pagnotta di pane da
portare a loro stessi, a casa, alla loro famiglia e ai loro figli, quel senso di anti politica
che i nostri concittadini stanno maturando a tutti i livelli, queste cose non sono questioni
di destra, né questioni di sinistra, richiamano tutti noi ad un grande senso di
responsabilità, quindi fatemi la cortesia, quando parliamo di queste cose accertiamo non
responsabilità legali e penali che non competono a noi, ma quelle almeno politiche e
amministrative, sì, facciamolo, senza falsi timori, senza qualunquismo, senza ipocrisie e
senza nasconderci dietro un dito, grazie.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie collega Vaccaro, è iscritto Benito Gragnoli, ne ha facoltà, prego collega.
CONSIGLIERE - BENITO GRAGNOLI
Grazie Presidente. Intanto mi associo al cordoglio ed alla vicinanza delle famiglie
purtroppo dei lavoratori morti. Io vorrei fare un intervento più che altro diverso, anche
se mi spingerà sicuramente da parte di alcuni che sono intervenuti prima di me a fare
anche un intervento politico. Il tema della salute e della sicurezza sul lavoro, costituisce
un ambito privilegiato di competenza istituzionale e come tale rappresenta un pieno e
costante impegno per la tutela della salute, l’integrità e la dignità della persona, in ogni
ambiente di lavoro, nel rispetto di quanto stabilito dall’articolo 1 e 4 della Costituzione,
pertanto nei luoghi di lavoro devono attivarsi tutte quelle azioni positive che assicurino
a ogni cittadino la possibilità di esercitare compiutamente il proprio diritto al lavoro.
Il Ministero delle Politiche Sociali e del Lavoro, in linea con il decreto legislativo
9.04.2008 numero 81, che aveva richiamato anche un collega prima, meglio nota come
testo unico salute e sicurezza sul lavoro, si ripropone di costruire e diffondere la cultura
della sicurezza e prevenzione, dando spazio a tutte le attività ed iniziative che
contribuiscono a promuovere nei lavoratori comportamenti responsabili, improntati alla
sicurezza e non solo della propria incolumità ma anche quella altrui, e da individuare
strategie che concorrono al contrasto del fenomeno degli infortuni. Come diceva bene
prima il collega che è intervenuto le leggi ci sono, questa legge è stata modificata nel
2009, le leggi ci sono, basta applicarle. Ogni azienda o amministrazione o attori sociali,
concorrono alla sua attuazione e devono applicarla quotidianamente, ogni azienda deve
dotarsi di un codice etico, una azienda pubblica deve dotarsi di un codice etico e noi
sappiamo che in questa provincia molte amministrazioni non si sono dotate di un codice
etico, ogni azienda privata ha delle certificazioni tipo la 231 che sono stringenti sotto
questo aspetto. Chi segue le 231, mi sembra che sei tu un esperto sul lavoro, sono molto
stringenti specialmente per quelle piccole aziende che hanno difficoltà di bilancio,
sicché ci sono degli sforzi inumani da parte delle aziende per fare queste certificazioni,
se non lo sapete ve lo dico io che ho una azienda e so quello che vuol dire, controllati
giornalmente, controllati giornalmente, benissimo, pertanto non è vedere le aziende
come padronali, ma vedere le aziende, perchè ad un titolare, ad un proprietario di
azienda a cui muore un lavoratore è un dramma per l'azienda, un dramma per la
famiglia prima, un dramma per l’azienda, costi aziendali e ripercussioni aziendali,
pertanto ha tutto l'interesse un imprenditore a non avere questi morti nella azienda, a
non avere questi morti nella azienda, è bene chiarirlo subito.
La nostra provincia è una di quelle più colpite da questi incidenti, a volte succedono per
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la familiarità, l’abitudine, la ripetizione dei gesti del lavoro, leggerezze che vengono
pagate care dai lavoratori, lo stress, il mancato rispetto delle procedure. Io
personalmente ritengo che questo non debba accadere mai, ogni lavoratore che muore è
una sconfitta per tutti noi, per la società civile. è inconcepibile che nel 2010 ancora
possano accadere queste cose. Come enti pubblici abbiamo il dovere che chi si
aggiudica le gare con il massimo ribasso, io vi leggo il giornale di stamani, ci sono gare
dagli enti pubblici di questa provincia addirittura al 40 per cento, o sono falsati i costi
delle gare oppure c'è qualche cosa che non quadra, vi rendete conto, si mette in gara per
fare questo microfono, costa 100 euro, uno lo fa a 60 euro, allora o è sbagliato il
preventivo iniziale della gara o sennò c'è qualche cosa che non torna. Portate pazienza,
io dico questa provincia come tutta l'Italia.
Il meccanismo dei subappalti dove si risparmia sulla sicurezza e sui costi, spesso
scegliendo maestranze poco preparate e precarie, nel nostro paese purtroppo c'è un dato
statistico che le morti bianche, qualcuno diceva morti, ha ragione, superano il doppio
degli omicidi della criminalità e peggio di una guerra. Ora io vorrei intervenire
politicamente perché ci sono stato trascinato, purtroppo perchè io non volevo
intervenire facendo la parte del centro destra, la parte del centro sinistra, come qualcuno
ha voluto fare, allora io ho sentito ora Costanza intervenire su chi rappresenta quella
istituzione oggi dove sono successi i due incidenti, non ho sentito nessuno mettere in
discussione questo, allora se mi ci tirate, io ve lo dico, nessuno ha messo in discussione
il Presidente, nessuno, anche quelli che oggi puntano il dito sul centro destra che sono
all'interno della maggioranza, che fanno riferimento addirittura alle stesure del POT, del
PTC e tutto, ma scherziamo? Ma veramente scherziamo? Amministrate tutto voi e
puntato il dito sul centro destra, non riesco a capire. Lo stato italiano ha fatto le leggi,
devono essere rispettate, punto, e non si può nemmeno mettere a raffronto il ritorno dei
capitatali all'estero con il rispetto delle leggi sulla sicurezza sul lavoro, ma scherziamo
veramente?! Ma veramente volete trascinare una discussione in una discussione puerile,
di basso profilo, qui si parla di cose importantissime, perché qui c'è il valore della vita,
io ho sempre creduto nel valore della vita, e non mi ci trascinate più a livello politico,
perchè ci sono mille risposte, come Bogi ha fatto una denuncia, chiara, con queste
amministrazioni, dove ci sono lavoratori, tutt’oggi sia all'interno del palazzo o
all'interno del palazzo di fronte dove lavorano in non sicurezza, l'ha detto lui, non l’ho
detto io, denunce chiare.
Vorrei parlare anche di Pomigliano, allora intanto vorrei far presente a chi è intervenuto,
su Pomigliano non sono in discussione i diritti sul lavoro sulla sicurezza, assolutamente
no, come diceva anche chi mi ha preceduto prima, la legge non mette in discussione la
sicurezza sul lavoro, mai e poi mai è stato messo in discussione il problema sulla
sicurezza sul lavoro, mai e poi mai! Non potete trascinare la discussione a questo
livello, io ve lo chiedo perché si sminuisce il messaggio che diamo all'esterno, noi
dobbiamo essere compatti nelle verifiche, i controlli e vedere che tutto funzioni, ma non
dividerci politica di centro destra - politica di centro sinistra, perchè i morti non hanno
colore, muoiono tutti, sia di destra che di sinistra, lo volete capire oppure no? Grazie.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie al collega Gragnoli, ho iscritto ancora Bufalini e poi Del Bravo, poi si chiudono
gli interventi. Prego Bufalini.
CONSIGLIERE - ELIS BUFALINI
Io credo che il consiglio scorso deve rimanere impresso nella memoria di queste
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istituzioni, noi ci siamo trovati in una condizione difficile, una condizione dote siamo
stati costretti in una solita seduta, per esprimere il nostro cordoglio, la nostra
commozione, a fare due minuti di silenzio, uno all'inizio e uno dopo la comunicazione
del Presidente, durante la seduta del consiglio, alla fine del consiglio. Io credo questo,
per un territorio come il nostro, che ha un storia industriale, una storia che ha con il
mondo del lavoro dei legami, sia nella visione economica, sociale, una impronta
culturale, è una ferita che rimane per noi.
Io non voglio entrare nei dettagli di questa questione, intanto ho trovato veramente di
cattivo gusto l'intervento della mia collega capogruppo del PDL, perchè sembra
utilizzare queste morti per iniziare una discussione sull’Autorità Portuale, queste non si
mischiano, ci vuole rispetto per le cose, ci vuole rispetto per le persone, chiaramente
questo è stato un intervento strumentale in rapporto ad una questione che ha tutta
un'altra valenza, saranno le autorità preposte a giudicare le responsabilità, noi dobbiamo
fare altre valutazioni, le persone non muoiono per responsabilità politiche, muoiono e ci
sono responsabilità dirette che portano davanti ad un Tribunale, non si muore per
responsabilità politiche... ma sono di tutti noi, non si possono indicare in una persona
sola, perché se si indicano in una persona sola fanno pensare ad una volontà politica di
utilizzare questo tipo di condizione.
Io ho molto apprezzato, per esempio, l'intervento di Luca Bogi che anche per la sua
esperienza personale, professionale, ha fatto un intervento che è politico, ma che entra
anche in dettagli tecnici, io ho un'altra formazione in confronto a Luca e farò un
intervento che è più su un aspetto e su una riflessione politica: noi riteniamo e le
democrazie, l’evolversi delle democrazie dal dopoguerra ad oggi hanno sempre ritenuto
il lavoro uno dei punti fondamentali di quello che è il costruire una socialità, una
società. Io credo che oggi questo tipo di condizione sia cambiata, che il lavoro non è più
una delle questioni fondamentali, una delle priorità, uno degli obiettivi su cui la politica,
l'economia , tutti lavorano, ma in poco tempo sono cambiate molte cose. Io faccio
l'esempio, quando è successo l'attentato delle torri gemelle, ora con questa crisi, la
prima risposta che vi è stata da parte di tutti i vari paesi europei, ed anche negli Stati
Uniti, è stata quella di restringere i diritti, questa è stata la prima reazione che abbiamo
avuto davanti a momenti di grande difficoltà di questi paesi. Noi siamo in un contesto
economico dove si ritiene, secondo me in questo momento, di teorizzare il fatto di
mettere l'uomo come fosse la sua vita anche lui parte del gioco della domanda e
dell'offerta del mercato, questo non può essere, è chiaro che con le nuove dinamiche
dell’economia noi abbiamo milioni di cittadini a che entrano nell'offerta di manodopera,
noi non possiamo far diventare questo una discussione a ribasso di mercato, noi
dobbiamo capire che un conto è un prodotto, che giustamente deve stare sul mercato, un
conto è la vita di un uomo. Allora io credo che in questo momento noi andiamo ad
affrontare una crisi, giustamente dobbiamo chiedere a tutti i vari soggetti che possono
essere lavoratori, sindacati, imprenditori, delle responsabilità, eventualmente anche dei
sacrifici, però chiaramente non si può fare un'altra cosa, noi siamo in un momento oggi
dove è difficile mantenere il lavoro, sembra quasi impossibile trovarlo, non si può
utilizzare questa cosa per mettere sotto ricatto i lavoratori, perché questo oggi è quello
che sta succedendo, perché oggi giustamente una persona che deve mantenere una
famiglia, con le difficoltà che ci sono è molto più propenso ad accettare condizioni che
in un momento diverso questo non avrebbe accettato, perciò c'è la crisi, io credo
corretto anche quello che si dice in queste condizioni, come in una famiglia, sia giusto
anche tirare la cinghia, ma io credo che sia inaccettabile che da questo momento di crisi
si voglia trasformare questo nella costruzione di un nuovo sistema economico e sociale,
questo lo ritrovo profondamente sbagliato, non è che questa crisi non ci deve portare a
ricostruire un nuovo modello di relazioni economiche e sociali, ma non può essere
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secondo me fatto a questo prezzo, al prezzo della vita delle persone.
Io credo che bisogna con forza credere fermamente in quel paradigma che ha
accompagnato le democrazie occidentali dal dopoguerra ad oggi che la democrazia
porta allo sviluppo economico, questa è stata la forza, è stata la forza che ha fatto sì che
una parte di questo mondo progredisse in un certo modo, e credo che sia su questo che
bisogna continuare a credere e a investire.
La crescita dei diritti io credo che porta ed aiuta un migliore sviluppo, è questo, noi
abbiamo visto che la crescita dei diritti nel nostro paese c'è stata dagli anni ‘60 in poi
dopo il boom economico, perché è chiaro che i diritti costano, perchè per avere diritti ci
vogliono investimenti, per garantire sicurezza ci vogliono investimenti, e allora bisogna
semplicemente passare in un concetto dove gli investimenti su questi settori non sono
dei costi, ma sono investimenti, aiutano le aziende e la nostra economia a produrre.
So che è difficile, ma non credo che abbiamo altra strada, non credo che sia possibile
continuare a costruire una economia pressando sulle parti più deboli perché la forza di
pressare su quelle più forti non la abbiamo. Non è che la politica per dimostrare di
esercitare il suo potere lo esercita solamente con chi ha la forza di farlo, noi dobbiamo
sicuramente avere la capacità, io qui apprezzo molto la lettera che la scorsa domenica ha
fatto il Presidente della Provincia, perchè è una lettera che in ogni caso va in questa
direzione, si rende conto che allo stato delle condizioni ci sono questioni che ci mettono
in difficoltà, abbiamo una crisi che ci porta molti problemi, abbiamo una finanziaria che
ci porta molti tagli, se noi lasciamo le cose come stanno è chiaro l'impoverimento del
nostro territorio.
Noi abbiamo bisogno di fare una discussione che sia anche molto partecipata e che veda
molti dei cittadini del nostro territorio partecipare, perché bisogna avere il coraggio di
fare anche dei cambiamenti strutturali che ci permettano di pensare di ritrovare uno
sviluppo e una crescita che ci permetta di mantenere i diritti dei lavoratori e
salvaguardare la loro salute, la loro vita, e la possibilità di costruirsi una famiglia,
perché al di là del fatto che noi ci rendiamo conto di queste cose solo quando si
infortunano e muoiono i lavoratori, non è nemmeno dignitoso il fatto che noi in Italia
abbiamo molti lavoratori che lavorano 8 ore il giorno e non sono in grado di mantenere
la loro famiglia, io credo che una repubblica fondata sul lavoro vuol dire: io lavoro e
con questo lavoro ho la dignità di mandare i miei figli a scuola, di fare le mie cose e
questo oggi in Italia non è così. Io credo che pur con sfumature diverse ritengo che
comunque la responsabilità è della politica, come diceva anche Mazzola, non c'è tanto
nelle singole situazioni, ma c'è in un clima generale, in questa società, dove alcune cose
in questo momento vengono consentite, mentre prima non lo erano, tutti hanno parlato
di Pomigliano, io sono contento del risultato, perchè io sono convinto che era giusto
andare avanti sull'investimento però un segnale alla FIAT ci voleva, io sono convinto
che anche il 38 per cento degli operai che hanno detto no nell’insieme è un segnale
positivo, è un segnale che comunque gli operai hanno la responsabilità di dire “si
continua sul nostro lavoro” ma fanno anche capire che alcuni diritti non sono toccabili,
vi ringrazio.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Era iscritta Del Bravo ma rinuncia, voleva fare una ulteriore brevissima comunicazione
l'assessore perché ci doveva dare dei dati.
ASSESSORE - RINGO ANSELMI
Durante il dibattito, e questo mi sembra utile anche per come è andato il dibattito, la
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discussione, la attenzione che deve essere messa, mi sono arrivato i dati del 2009 degli
infortuni in tutta la provincia suddivisi per provincia, parlo del 2009, non sono ancora
pubblicati, eccetera, si sanno i del 2008. Nel 2009 in provincia ci sono stati
all’I.N.A.I.L. 6.587 denunce di infortuni, di cui 5.070 a Livorno, 1001 a Piombino, 516
all'isola d'Elba. Gli infortuni in franchigia, sotto i 4 giorni, sono 857, questi qui sono
dati I.N.A.I.L., che mi sono pervenuti in mattinata mentre c'era il dibattito, e mi
sembrava giusto anche informare il consiglio in funzione del dibattito che c'è stato, per
le cose che sono state dette. Io mi fermo qui, se vuole intervenire il Presidente, quindi
chiuderà lui il dibattito, se avrà occasione di discutere nelle commissioni anche per
approfondire il tema della flessibilità del lavoro. Grazie.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie assessore, voleva intervenire il Presidente, prego Kutufà.
PRESIDENTE - GIORGIO KUTUFA’
Mi pare l'ampio numero degli interventi ed anche la passione con cui i consiglieri hanno
partecipato a questa discussione dimostra quanto ci sia sensibilità in questo consesso
riguardo ai problemi della sicurezza sul lavoro, del resto il trauma che tutti abbiamo
subito nell’ultimo consiglio che si era iniziato e qui veniva ricordato nel ricordo di una
tragedia, è terminato nell'annuncio di una ulteriore morte sul lavoro. Io mi sono recato
in tutte e due le occasioni sui luoghi di questi gravissimi fatti ed ho portato la solidarietà
unanime del consiglio ai colleghi di lavoro, ai familiari, a tutti coloro che sono stati i più
colpiti da questa grande tragedia. Certo questo ci porta, come è avvenuto qui, a
interrogarci su tutto quello che è stato fatto e si può fare per evitare il ripetersi di questi
dolorosissimi fatti, c'è una leggera, ora non conosco i dati comparativi rispetto a quelli
che venivano portati qui da Anselmi, comunque c'è un leggerissimo trend di
miglioramento in questo settore, quello degli infortuni, ma assolutamente insufficiente
rispetto alla dimensione ancora enorme dei problemi ed alle tragedie, non si può
accettare nemmeno un morto, ovviamente, nemmeno un infortunato, tutti i numeri sono
sempre eccessivi, qualsiasi sia l'elemento di miglioramento.
Noi come amministrazione provinciale, penso che lo abbia fatto l'assessore Anselmi in
sede di introduzione, abbiamo assunto questo problema con grande impegno per quelle
che sono le responsabilità che possono fare capo a noi e riguardo sia alle azioni di
prevenzione, di informazione, di formazione e di informazione, e gli atti lo dimostrano,
probabilmente ci sarà stato anche un dettaglio delle azioni che sono state da noi fatte in
questo periodo, probabilmente dobbiamo domandarci se come e fare di più. Intanto
devo dire che questo elemento è sempre stato fermo nelle nostre iniziative e noi, con
una piccola dose di orgoglio, se mi è consentito, siamo stati tra le amministrazione
locali le prime a rompere l’indicazione dell’offerta al minimo ribasso, e noi da tempo
abbiamo adottato quel codice, non condiviso ancora complessivamente sul territorio,
codice etico degli appalti che porta alla scelta dell’offerta economicamente più
vantaggiosa e abbiamo escluso la logica del minimo ribasso, perché sappiamo che dietro
questa logica del minimo ribasso poi si va incontro ad appalti, subappalti ed altro, e ad
una precarizzazione del lavoro che comporta sicuramente dei rischi aumentati per i
lavoratori che sono impegnati in questo. Questo non toglie che probabilmente mi è
stato riferito nell'intervento molto attento alla problematica ed anche nei termini come
ha sottolineato il consigliere Bogi che la stessa amministrazione magari nel complesso
delle azioni che ha fatto possono avere avuto anche casi in cui il rispetto pieno di queste
regole da parte delle imprese che hanno vinto gli appalti non ci sia stato, di questo mi
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dispiaccio, c'è sicuramente un indirizzo di questa amministrazione, ripeto, il fatto che
noi abbiamo fatto la scelta che ora mi pare stia maturando anche a livello nazionale di
andare all’offerta economicamente più vantaggiosa, lo stimolo lo abbiamo dato anche al
codice etico in questa direzione, dimostra che da parte di questa amministrazione c'è
stata una volontà sicuramente di creare le condizioni perché il lavoro avvenga, gli
appalti avvengano avendo la persona al centro e con il massimo rispetto di chi è
impegnato a realizzare le opere che vengono appaltate, questo è un elemento che ha
sempre caratterizzato questa azione. Certo noi siamo all'interno di una competizione
internazionale, che rischia di portare appunto effetti di attacco al sistema dei diritti che
questo paese, con una evoluzione che io ho apprezzato molto, è riuscita giustamente a
realizzare, e pur avendo realizzato questa politica dei diritti, come vedete,
disgraziatamente il dramma degli infortuni non è stato nemmeno risolto, quindi non è
che questa frontiera pur avanzata noi abbiamo, credo per le leggi della sicurezza, io non
sono un tecnico del settore, ma sono di grande livello, di grande civiltà, però poi la
applicazione non è piena e quindi disgraziatamente al di là della civiltà giuridica di
sostegno, la realtà non è conseguente, dico, non possiamo assolutamente arretrare da
questo livello, la competizione internazionale non può giustificare questa enorme
precarizzazione che conosce il lavoro, e il lavoro con appalti, subappalti, e così via, che
porta a introdurre elementi di insicurezza che creano le condizioni in cui si verificano
ovviamente in maniera più numerosa questi infortuni. Quindi da parte nostra c'è una
volontà assolutamente di andare e rimanere fermi sull'impegno, e credo la maniera
migliore per onorare le vittime è quella di creare le condizioni perché questi infortuni
non si abbiano a ripetere.
Ecco, questo è quello che mi sento di dire, convinto che in questo ci si possa
riconoscere tutto il consiglio. Anche io ritengo che temi come questi, che interrogano la
coscienza di ognuno, l'impegno che credo tutti abbiano a salvaguardia dei grandi valori
della vita e quello che ne consegue, non consentono elementi di speculazione politica o
altro, che anche qui ho ascoltato, tentativi di responsabilizzazione e da questo punto di
vista io mi rimetto ovviamente alle indagini e a chi ha il potere per farle e le cognizioni
e gli elementi tecnici, non sono in grado assolutamente e non voglio scendere a dare
giudizi su persone o cose. Sicuramente anche da questo punto di vista è bene che lo
stato tuteli i lavoratori, e tuteli il rispetto delle leggi e lo faccia con grande severità e
impegno, ma da questo punto di vista io credo che gli strumenti di cui è dotata la
magistratura e altro, siano per tutti elemento di sicurezza che queste verità vengono
acclarate.
Termino dicendo, come sicuramente avrà assunto come impegno l'assessore Anselmi,
che tutto quello che è stato fatto, è soltanto una parte di quello che è necessario, i fatti
tragici di questi giorni ci richiamano ad un impegno superiore e noi cercheremo di
metterlo in campo. Da questo punto di vista la discussione che c'è stata, anche una
formulazione di una risoluzione e altro è dalla giunta assunta come ulteriore stimolo ad
andare avanti su questa strada, e credo che si possa anche prendere un impegno che
questo tipo di dibattiti, invece di collegarli disgraziatamente, come succede, a fatti
tragici come quelli che sono avvenuti, diventino un elemento di periodica riflessione di
questa amministrazione e delle altre amministrazioni, non suscitati dall’onda emotiva
di un avvenimento, ma dimostrino un impegno e una progressione in questo senso per
cercare di sconfiggere questa piaga assolutamente inaccettabile nel nostre paese come in
tutti gli altri.
Io quindi ritengo che un'altra soluzione che possiamo prendere è quella, noi lo
facciamo, c'è la giornata della sicurezza, facciamo delle iniziative con le scuole e altro,
ma possiamo benissimo farlo in commissione ed anche in consiglio, una periodica
verifica degli impegni ed anche della situazione della sicurezza sul lavoro nel nostro
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territorio, come una risposta seria ai problemi drammatici che queste vicende di questi
ultimi giorni hanno posto ai nostri occhi.
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Grazie, la discussione sul punto n. 4 all’ordine del giorno è chiusa, per ovvi motivi di
opportunità siccome in conferenza dei capigruppo è stato deciso di attaccare a questo
punto all'ordine del giorno anche il punto numero 24, cioè la risoluzione, io metterei
questa risoluzione che immagino tutti i consiglieri conoscono, perché l'hanno vista
insieme alla convocazione dell’ordine del giorno in votazione, consentendo interventi
solo per dichiarazione di voto, senza aprire il dibattito sulla risoluzioni, ma solo per
eventuali richieste di dichiarazione di voto.
Dopodichè, considerato che la conferenza dei capigruppo aveva previsto di chiudere il
consiglio comunque prima delle 14.00 e che la discussione importante, doverosa e
necessaria che c'è stata su questo argomento ci ha impegnato per oltre tre ore,
cominciare a eseguire l'ordine dei lavori secondo i punti iscritti all'ordine del giorno ci
creerebbe delle difficoltà anche perché nel frattempo gli assessori che dovrebbero
rispondere, per la maggiore parte, hanno chiesto licenza di allontanarsi per precedenti
impegni istituzionali assunti, quindi di conseguenza io metto in votazione la risoluzione,
apro le iscrizioni per dichiarazione di voto, si vota e poi si conclude la seduta del
consiglio.
E’ prevista la riconvocazione del consiglio per la prossima settimana nella giornata del
giorno uno, diversamente dalla prima ipotesi di convocazione che invece era stata
fissata per il giorno 30, quindi lunedì l'ufficio di Presidenza formalizzerà la
riconvocazione del consiglio per il giorno uno e probabilmente anche per la settimana
successiva, perché neanche della prossima seduta riusciremo a esaurire l'ordine dei
lavori.
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PUNTO N. 24
RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI: FEDERICO MIRABELLI,
MICHELE MAZZOLA, FABRIZIO BAGNOLI, CRISTIANO ADRIANI,
PIETRO CARABELLESE, ELIS BUFALINI, MARIA TERESA SPOSITO, LUCA
BOGI E MARCO LANDI, AVENTE PER OGGETTO: “SOSTEGNO ALLA
PROPOSTA DI LEGGE PER L’ISTITUZIONE DEL GIORNO DELLA
MEMORIA DELLE VITTIME SUL LAVORO E ALTRE DISPOSIZIONI PER
L’INFORMAZIONE SUI PROBLEMI DELLA SICUREZZA SUL LAVORO”;
VICE PRESIDENTE - ALESSANDRO CORSINOVI
Quindi metto in approvazione il punto numero 24, la risoluzione, chi chiede di
intervenire per dichiarazione di voto? Nessuno? Colleghi dell’opposizione, Vaccaro,
Gragnoli, prego sedersi, si vota. Si procede alla votazione se non c’è dichiarazione di
voto.
Dichiaro aperta la votazione sul punto 24. Dichiaro chiusa la votazione, 14 voti
favorevoli, due astenuti, la risoluzione è approvata, dichiaro chiusa la seduta del
consiglio.
Votazione: Favorevoli 14. Astenuti: 2. Contrari: 0.
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Il presente verbale è composto da n. 46 pagine
termine della seduta ore 13.40
Il Presidente
Il Segretario Generale
F.to Dott. Di Bonito Fabio
F.to Dott. Fabio Martino Battista
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Verbale - Provincia di Livorno