Politica > News > Italia - venerdì 30 gennaio 2015, 18:00
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L'intervista
Mattarella, la Dc siciliana e la mafia
L'intreccio tra mafia e terrorismo e l'impegno sociale del politico siciliano spiegati da Giovanni Grasso
Paola Alunni
La politica, la formazione cattolica e la Democrazia Cristiana dell'impegno sociale. Piersanti Mattarella
è stato ucciso 35 anni fa per essersi opposto alla mafia ma soprattutto alle sue connivenze con la
politica. Si parlò di terrorismo nero, le indagini furono lunghe e complicate, la requisitoria fu scritta
nel 1991 dal procuratore aggiunto Giovanni Falcone.
Sullo sfondo dell'omicidio del 6 gennaio 1980, le spaccature all'interno della Dc siciliana, tra gli
andreottiani Lima e Ciancimino e il moroteo Mattarella.
A spiegare quel momento storico e le vicende legate al processo che seguì l'uccisione di Piersanti
Mattarella è Giovanni Grasso, giornalista e autore del libro 'Piersanti Mattarella. Da solo contro la
mafia', oltre che autore di 'Piersanti Mattarella. La buona battaglia', trasmesso da la 'Grande Storia' di
Rai Tre.
Grasso spiega che la vicenda di Mattarella e quella di Moro vanno lette insieme e non è un caso che
Estratto ad uso rassegna stampa dalla pubblicazione online integrale e ufficiale
reperibile al link http://www.lindro.it/0-politica/2015-01-30/166089-mattarella-la-dc-siciliana-e-la-mafia
L'Indro è un quotidiano registrato al Tribunale di Torino, n° 11 del 02.03.2012, edito da L'Indro S.r.l.Copyright L'Indro S.r.l. Tutti i diritti riservati
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la morte del primo arrivi a pochi mesi di distanza da quella del presidente della DC.
Dopo il 9 maggio 1978, il "Moro siciliano", come fu definito Piersanti Mattarella, confidò ad un giovane
Leoluca Orlando "E' la fine anche per noi".
Chi era Piersanti Mattarella?
Nel complesso quadro della DC siciliana, un capitolo a parte era rappresentato dalla Dc palermitana. A
Palermo dominava la gestione commissariale di Vito Ciancimino e i suoi signori delle tessere: niente
riunioni di direttivi, niente incontri con l'elettorato, niente manifestazioni popolari. A Piersanti viene
persino rifiutata l'iscrizione al partito di Palermo, costringendolo a rivolgersi al segretario provinciale di
Trapani. Nel 1964 si candida e viene eletto al Comune di Palermo con più di 11 mila preferenze ma per
tutti è il figlio di papà (il padre Bernardo era stato ministro della Repubblica, ndr). Sono gli anni delle
concessioni edilizie contraddistinte da enormi irregolarità con Vito Ciancimino assessore ai Lavori
Pubblici. In tutto questo Mattarella è in minoranza sia in Comune che nel comitato provinciale del partito;
prova ad ostacolare giochi di potere e comitati di affari senza risultati. Capisce di non riuscire ad incidere
su una situazione incancrenita e decide di spostarsi in regione dove invece qualcosa stava cambiando.
Tra il 1961 e il 1964, dopo la spaccatura nazionale tra dorotei (la corrente più moderata, ndr) e fanfaniani,
la potente corrente che faceva capo a Giovanni Gioia passa in minoranza in Sicilia, ma non a Palermo e
alla guida della Regione arriva Giuseppe D'Angelo, a capo di una giunta di centro sinistra, prima
esperienza italiana del tipo. Nel 1967 Piersanti viene eletto in Regione con oltre trentaquattromila
preferenze.
Negli stessi anni si guadagna consensi anche all'interno della Dc siciliana: nel 1968 Moro rompe con la
corrente dorotea dando vita ad un suo gruppo e l'anno dopo è a Palermo per inaugurare la sua componente
siciliana, accanto al giovane Mattarella che da lì a poco viene nominato vicesegretario della DC
provinciale e poi chiamato a far parte della direzione.
Che peso aveva la corrente morotea?
Non più del 10 %, ma nella complicata situazione della Dc locale, condizionata dai Gioia e Ciancimino,
Mattarella si muove fungendo da ago della bilancia. Alla fine degli anni '60, uno dei suoi risultati più
importanti è quello di portare Giuseppe D'Angelo, alla segreteria regionale del partito; il partito è
spaccato in tre potentati, quello di Nino Gullotti, di Giovanni Gioia e di Nino Drago e Salvo Lima che si
sono staccati e formeranno subito dopo la corrente andreottiana in Sicilia. I primi due cercano di
coinvolgere Mattarella che invece propone, facendolo vincere, D'Angelo e alla segreteria regionale inizia
a respirarsi aria nuova. Mentre a Palermo rimane decisamente stantia.
Come nasce e che cosa era 'Gruppo politica'?
Nel gioco delle correnti basato sulle tessere Mattarella si rende conto di non poter portare alcun
rinnovamento. La sua grande intuizione così, è quella di riunire centinaia di giovani studenti per fare corsi
di politica. Nasce così il gruppo dei salesiani, un laboratorio di politica siciliana, un punto di riferimento a
Palermo e provincia di giovani, universitari e militanti delle associazioni cattoliche. Nelle serate di
formazione vengono invitati anche relatori come Gabriele De Rosa, Leopoldo Elia, Pietro Scoppola. Ma
ad alcuni di questi giovani Mattarella chiede di impegnarsi direttamente nelle elezioni amministrative per
i Consigli comunali; tra di loro ad esempio, c'è Aldo Pisciotta, nipote di Pasquale Almerico. Nel 1971
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Mattarella alle elezioni regionali prende oltre quarantamila preferenze; in campagna elettorale divulga un
libretto di circa quaranta pagine, curato da alcuni ragazzi del Gruppo politica e nell'ultimo capitolo chiede
il voto per continuare l'azione di rinnovamento delle istituzioni siciliane e della Dc.
Dopo l'elezione diventa Assessore alla presidenza con delega al Bilancio, un Assessorato senza
portafoglio, un incarico di serie B che lui invece fa diventare nel giro di pochi anni una delle deleghe più
importanti. Anche perché il bilancio fino a quel momento non era mai stato approvato nei tempi e si
procedeva sempre con quello provvisorio. Soldi che andavano e soldi che venivano senza alcuna
programmazione ma soprattutto senza alcun controllo. Mattarella invece inizia una fase di indirizzo delle
politiche regionali con una rigorosa programmazione del bilancio: collegialità, responsabilità e
trasparenza sono le parole d'ordine.
Quale il rapporto con la Dc nazionale?
In quegli anni si consolida anche il rapporto con i vertici della DC nazionale: Aldo Moro infatti riesce a
portare alla Segreteria Benigno Zaccagnini, ex partigiano cattolico stimato da tutti mentre Mattarella si
lega sempre più ad Aldo Moro. Con il nuovo Segretario, nel '76 la Dc recupera e la tendenza viene
amplificata in Sicilia, dove il partito supera il 40%. Dopo un lungo periodo di crisi del Governo Bonfiglio
e le spaccature tra gullottiani e fanfaniani contro morotei, dorotei e andreottiani, il 9 febbraio del 1978
viene eletto Presidente Piersanti Mattarella. Tra le sue priorità in campo legislativo c'era la legge
urbanistica, la normativa sugli appalti, tutte iniziative che dovevano assicurare la piena conoscenza da
parte dei cittadini anche in funzione di controllo sulla spesa regionale. Poi arriva il 9 maggio del '78,
l'uccisione di Moro, quella di Peppino Impastato.
Durante la sua presidente, Mattarella riesce comunque a far approvare la legge urbanistica che riduce gli
indici di edificabilità dei terreni, un colpo micidiale per i palazzinari e speculatori e quindi per la mafia.
Ma anche per tanti politici locali che proprio grazie a varianti e deroghe si assicuravano rielezioni facili.
Riforma anche la normativa sugli appalti e Mattarella inizia a ricevere lettere minatorie...
Se quindi cerchiamo un perché alla sua uccisione si può dire che derivi da tutto questo...
Per il rinnovamento che stava portando, io dico sempre che il suo è stato un delitto siciliano con risvolti
nazionali. Dopo l'uccisione di Aldo Moro, Piersanti Mattarella stava crescendo tantissimo anche a livello
nazionale. Questo probabilmente farà parte dei tanti altri misteri italiani, ma probabilmente lui avrebbe
potuto ricoprire anche incarichi a livello nazionale, già si parlava della sua candidatura alla Camera...
A proposito della sua uccisione, lei parla di stranezze nella ricostruzione ufficiale...
Il processo ha lasciato tanta amarezza. le indagini sono andate avanti a rilento. Ci sono stranezze come il
killer a faccia scoperta, la macchina che non è stata bruciata, come invece notoriamente fa la mafia.
Falcone disse che era Fioravanti, la moglie Irma lo riconobbe, poi però la pista nera fu abbandonata.
Quale fu il ruolo di Andreotti in tutto questo?
Per quanto riguarda la storia della Dc siciliana, la corrente andreottiana, iniziò a crescere solo dopo la
morte di Mattarella. Rispetto all'omicidio, solo durante il processo contro Giulio Andreotti si parla
dell'omicidio Mattarella. I pentiti parlano di una sua visita a Palermo e di come non abbia fatto nulla per
impedire l'omicidio, ma nelle indagini del caso Mattarella non è mai emerso niente. Si dice anche che in
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seguito all'omicidio, ruppe i suoi legami con la mafia.
Perché Falcone era convinto della colpevolezza dei terroristi di destra?
Perché probabilmente era convinto che la mafia per depistare avesse chiamato terroristi da fuori, del resto
in quel periodo terrorismo nero e mafia si scambiavano favori, c'è un intreccio non ancora chiarito tra
terroristi, mafia e banda della magliana che però non è stato provato per il caso Mattarella, rispetto al
quale tutt'oggi non sono stati trovati gli esecutori. Falcone non ha fatto in tempo a trovare il legame.
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