4
Questo libro è dedicato a tutti i
Metodologi Fantascientifici sparsi per il mondo,
a quelli che si nascondono celando
il loro scomodo passato studentesco.
Anche se nessuno di loro lo ammetterà mai,
io so che sono moltissimi…
...e che rimpiangono quei giorni.
5
6
PREMESSA
Salve a tutti, sono Eudizio Liscialuna, il noto autore del best seller:
‘Le Sperticate Avventure di Jack Klaardastian (e dei suoi conoscenti)’, e questo
è il mio secondo libro.
E’ un testo autobiografico. Ora voi vi domanderete qual è il futile motivo che
mi ha condotto a questa decisione. Egocentrismo? Manie di protagonismo?
Niente di tutto ciò, ce n’è uno ben preciso: trovare uno sporco lavoro che sia
consono agli studi da me intrapresi.
Subito dopo il conseguimento del
Diploma Universitario
(la cui
denominazione in seguito vi illustrerò), girovagando per le aziende alla ricerca
di un impiego fisso e ben pagato venivo spesso irriso da capiufficio che
ignoravano la mia specializzazione e volevano delucidazioni in merito. Quasi
sempre la barriera di incomprensione fra i nostri due mondi si innalzava e i
colloqui terminavano con un :
<<Le manderemo una cartolina di assunzione dipinta a mano....>> fin troppo
eloquente.
Non che mi dispiacesse passare la vita da eterno disoccupato, i passatempi
erano molti: guadare armadi, creare effervescenze in tamarindi, stritolare cristalli
di glucosio, tentare ibernazioni a caldo, mondificare monetine, allampanarmi
inutilmente, spiccare voli settoriali, astrarre il mondo da un buco di serratura,
turbinare lunettes, mantecare violettes, puntinizzare quadretti, attendere la sera;
ma il pensiero di aver buttato via 7 anni della mia vita (questa era la durata
normale del diploma, che comprendeva 3 anni regolari più altri 4 spacciati per
fuori corso) non mi dava pace. Dovevo dare un senso a tutto quel tempo
passato sui libri: cominciai quindi a scrivere e raccogliere le mie memorie su
carte di caramelle che ora trascrivo qui, per voi. L'alternativa sarebbe stata
diventare un tavolo con una gamba più corta.
Ecco come io scelsi di iscrivermi proprio al Diploma Universitario in
Metodologie Fantascientifiche.
Era un'estate come tutte le altre, passavo le mie vacanze a Roscarola; una non
nota località della Sardinia nord-occidentale dove l'acqua era inquinatissima e
l'unica specialità culinaria del luogo era il fantozziano pesce-ratto. Gli albatro
stavano appollaiati su cumuli di immondizia alla deriva ed il tramonto scendeva
lentamente sul mare, quando un granchio risalì obliquamente il bagnasciuga
lasciando le sue orme sulla sabbia catramata. Giunse fino a me e notai che fra le
chele stringeva un volantino:
7
vuoi vedere cose mai viste?
fare cose che nessuno mai farà?
divertirti molto imparando poco?
SCUOLA CON SECONDI FINI
IN ASTROMATICA
per i secondi fini consultare il sito web:
http://www.mainonpotraidimenticarequestopuzzolentetramontosulmare.tk
<<E che cavolo è un sito web?>> mi domandai.
Una volta tornato dalle vacanze telefonai al mio ex compagno di classe Gatto
Di Tabiunio, anch'esso alle prese con l'onerosa scelta sul cammino postdiploma da intraprendere. Dopo alcuni viaggi a vuoto presso un istituto di
consulenza scolastica che ci illustrò i mille motivi per cui non avremmo dovuto
iscriverci, esortandoci ad intraprendere invece la carriera in miniera, perché,
secondo il nostro consulente, il diamante: <<Dai scava che c'è!>>; contro ogni
logica riempimmo i moduli per il test di ammissione. Le possibilità di venire
selezionati erano tuttavia bassissime; nella nostra regione erano disponibili 7,6
periodico posti. Le selezioni si sarebbero svolte al Palazzetto del Ghiaccio del
vicino capoluogo di provincia (capienza a freddo incalcolabile). Ci recammo lì
in un nebbioso mattino di fine settembre, discutendo durante il tragitto
sull'opportunità di sfruttare il posto 0,6 periodico amputandoci le gambe.
Quando entrammo nella struttura sportiva appositamente resa burocratica per
l'occasione, ci accorgemmo di essere gli unici presenti. Il forte dubbio di aver
sbagliato il giorno e di dover offrire amaro salentino agli amici al bar quella sera
si insinuò in noi; ma proprio in quel nanosecondo entrò sulla pista un grasso
giocatore di hockey che ci chiamò agitando la mazza.
<<Benvenuti!! Ora vi illustrerò brevemente le finalità del corso...poi voi sarete
liberi di scegliere... sedete pure su quelle sedie preparate apposta per voi.>>
8
Erano due 'troni' con persino la corona da applicare al capo. Ci accomodammo
di nostra spontanea volontà, perché mai e poi mai il nostro padrone ed amico
Emiliano De Umbertiis, di cui siamo devoti servitori, avrebbe osato farci del
male. Le cinghie che ci legarono ai braccioli delle sedie erano solo per non farci
cadere. E il casco che scese sulle nostre teste serviva solo per farci una bella
pettinatura in attesa del colloquio orale. Anche i tranquillanti che ci
somministrarono per via endovena venivano forniti dall'organizzazione per il
nostro bene...e mai avrebbero contenuto sostanze che potessero
temporaneamente o permanentemente alterare il nostro stato di coscienza...
Dopo una breve introduzione iniziò il test (compilalo anche tu e controlla le
risposte in appendice D, scoprirai se hai i requisiti per essere ammesso al
corso!).
Nome..........................................................
Cognome.....................................................
N. di scarpe.................................................
Accenti conosciuti ......................................
Eccentricità dell'orbita:................................(solo se sei un pianeta)
QUESTIONARIO:
Sezione lessico-sintattica
1) Cos'è un esterarmo?
A) una nomentisi con abbrivio destro
B) quando sei sulla linea di confine fra due stati e metti il braccio di là
C) una parrucchiera con un bazooka in mano
D) una cosa gigantesca di cui non conosci il nome, ma ti fidi
2) Cosa vuol dire slatchare?
A) sbottonare la camicetta della vostra amante senza usare chele di astice
B) frenare all'ultimo momento saltando in testa al proprio predecessore
C) assumersi tutta la responsabilità per le colpe del mondo
D) hisseggummare manterraffando
9
3) Come si scrive grussaytrimmefffierjottepelereggiare?
a) grussaytrimmefffierjottepelereggiare
b) grussaytrimmeffierjotttepelereggiare
c) grusssaytrimmeffierjottepelereggiare
d) con un gessetto blu
e) non si scrive, si mangia.
4) Un idioma può essere troffoloso?
5) Cos'è un triloppardo?
un leopardo molto grasso
un ghepardo con tre lobi delle orecchie
un trapano per triturare felini
un elemento architettonico neo-naif
6) Cosa rispondereste a questa affermazione: “Scamonpiller trica trica!” ?
7)Cos'è un Pollogaluppo?
a) un pollo
b) un galuppo
c) un attivista che vuole rimanere nell'anonimato per paura dell'arresto
d) un cavallo che razzola
8)Come si coniuga il verbo Erere?
9)Quanti tipi di Molifteni esistono? Elencarli.
10) Coniugare il condizionale passato di redervire.
Sezione nozionistico-culturale
1) In che anno morì il poeta Jacques Devetrus?
a) nel 1973
b) nel 2003
c) nel 2203
10
2) Cosa si produce nelle pasticcerie Randoliane?
a) pasticcini
b) pianeti
c) pan di sterco
d) torte di 'Vermi di Randol'
3) Tradurre la seguente espressione tibetana: <<Pon ziiokio atoki pon!>>
4) Descrivere la struttura armonica dei Canti Steloniani o in alternativa
intonarne uno.
5) Qual è il gioco preferito dal noto serial killer MannoX?
a) Risiko
b) Monopoli
c) Bari
d) Pataglia col morto
e) nessuno dei suddetti
6) A che ora avviene di solito una spaghettata di mezzanotte sui piroscafi
spaziali?
7) Chi è Bernardo Gasparelli?
8) Come si chiama il tarlo che banchettò tutt'inverno col vestito a pois di mia
nonna?
a) tarlo
b) Carlo
c) Parlo
d) Marlo
9) Come si chiama il gruppo musicale che contende alle STILPKILPILKT il
primato in classifica nella terra della grande discarica?
a) Everyone Got a Little Pimple on the Ear
b) Sense of Nonsense
c) Commercial Suicide
d) Seconfano
11
10) Qual è quella Capitale europea nella quale le ceneri del Re vengono
conservate in un mausoleo dove ognuno può andare a mischiare le ceneri dei
propri defunti e spargersele addosso per chiedere perdono?
Sezione logico-matematica
1) A, B e C sono impegnati nella costruzione di una casa per il loro tricheco. C
impedisce ad A di impedire a B di impedire a C quello che vorrebbe impedire.
Chi la spunterà?
2) A e B giocano a carte con un mazzo truccato di 4 assi e 4 re. B vince quando
A ha tutti assi; quando B ha al più 1 asso vince. Chi vince a braccio di ferro?
3) A e B sono in una stanza, D in un'altra, la stanza di C è blu. La stanza
appartenente ad A è rossa. Di che colore ha dipinto la sua stanza D? Ed E?
4) C A D E B. Chi sta in piedi?
) Che numero manca qui?
6)Trovare l'equazione che descrive l'andamento dei molifteni in maggio.
7) Trovare il polimorfismo che descriva la transizione fra i tasti del telefono a
toni e l'orologio magico.
8) 6 x 4?
9) Provare ad andare affanculo (allo stato numerico).
10) A è morto, B è legato, C ha il raffreddore, D la cagaglia, E è con la sua
ragazza e non ha sentito l'appello alla TV.
Ce la farà F a salvare il mondo?
Sezione astratta:
1) disegnare il cielo dei cieli con un matitone allibito
2) immaginate un vento colorato che vi scaldi senza penetrare le vostre verità
3) volo su campo di alabastro arato dalla sera
12
4) paura della frutta come essere onirico che penetra la coscienza del vostro
animale guida
5) claustrofobia in un universo parallelo antecedente il 7
6) cubatura di matrici differenziali in continuo movimento antirelativistico
7) pensare pensieri filiformi in un fresco mattino di fine attimo
8) assurgere a fiori di screzi e merletti pinnacolari
9) vivere un catalettico istante per un pertugio zuccherino che non lascia
speranza nel tramonto
10) magie
Poi un colloquio individuale avrebbe assegnato i posti disponibili. Ce ne
toccarono 3,8 a testa. Non ci restò che perfezionare le iscrizioni una settimana
dopo recandoci alla sede del corso. L'Università l'aveva distaccato in
un'organizzazione più consona agli scopi: la F.I.F.A (Fichissimo Istituto di
Formazione Aziendale).
L’autobus si fermò; l’autista al quale avevamo chiesto indicazioni ci disse che
eravamo arrivati, voltandosi dall’altra parte subito dopo e nascondendo la faccia
in preda a spasmi da risate incontrollabili. Passammo fra radiofari, piante
secolari, gardenie, monumenti ad eroi ignoti, poi uno stupendo edificio grigio
perla con scalinata ci accolse e raggiungemmo l'atrio prospiciente alla cappella
interna del santo protettore. Eravamo arrivati.
Quella sarebbe stata la nostra dimora diurna durante i successivi 3 anni. Ancora
ignari di cosa andavamo incontro, facemmo subito conoscenza con alcuni
nostri futuri compagni di corso provenienti da tutta la regione ed oltre.
Fabiano Adige e Statofattocchi, anche se allora ignoravamo i loro nomi (meglio
così.... chi mai si sarebbe iscritto ad un corso frequentato da uno
STATOFATTOCCHIO?), Dana Tutta Tana che raggiungeva l'apice del
godimento giocando a nascondino, perché tutti urlavano <<Tana per me!!>>.
Max Weber, lo studente più anziano del corso con il suo fido cavallo Ribot.
Machmallah, rifugiato politico libanese, accompagnato dal fratello maggiore
soprannominato 'Dottor Morte'. Questi si stava infatti laureando in medicina.
Gli chiedemmo spiegazioni sul suo bizzarro soprannome e lui ci diede una
dimostrazione pratica: si aprì il soprabito estraendo una siringa piena di un
oscuro liquido per poi iniettarla sul suo vicino in sala d'aspetto, un alunno della
vicina scuola per meningiodepauperati. Quest'ultimo fece appena in tempo a
dire:
<<Cantero' in sol minore una sonata dedicata allo spirito di cameratismo...>>
prima di cadere stecchito al suolo.
13
Seguirono alcuni giorni di dubbi ed indecisioni, ma alla fine perfezionammo
l'iscrizione effettuando una telefonata ad una casella vocale segreta alla quale
tuttavia rispose una pizzeria da asporto. Il messaggio in codice da lasciare era il
seguente: <<I dieci uomini del sonno sono svegli. Tutto è cominciato il
quattrocentoquarantaquattresimo giorno dell'anno successivo alla nuova
apocalisse, la risposta è sì.>>
14
Il primo giorno di Scuola
(N.d.R. questo capitolo è una costante dei libri di Eudizio Liscialuna, persino
nel suo inedito saggio: 'La vita segreta dei catarri sputati nel lavandino' esiste un
capitolo 'il primo giorno di scuola'... è come una metafora della vita... c'è sempre
un primo giorno di scuola per tutti....anche per i catarri sputati nel lavandino)
Ed eccoci arrivati alla nostra prima lezione. Io e Gatto avevamo raggiunto la
scuola per la prima volta usando i mezzi: dei nanetti che trasportavano di tutto.
Il programma delle lezioni non era ancora stato comunicato, ce lo consegnò
direttamente il gran capocorso: Emiliano De Umbertiis. Questi presentandosi
canonicamente illustrò ancora una volta tutti i vantaggi della nostra facoltà.
Passammo tutta la mattinata in sua compagnia. Poi nel pomeriggio il corso più
atteso: ASTROMATICA 1. Emiliano era l'unico esponente del personale
docente che avevamo visto fino a quel momento. Ci domandammo a quel
punto se non fosse l'unico professore assunto. (L’unico altro essere, umano o
non, scorto accanto a lui era una consulente psicologa dalle mansioni non
ancora completamente note al corpo studentesco.) Le nostre ipotesi si
rivelarono fondate. Lui si era auto-ingaggiato con l'esiguo budget a
disposizione, mentre tutti gli altri docenti che conoscemmo in seguito furono
ricattati dall'Umbertiis con machiavellerie e fantasiosi raggiri.
Non ricordo quasi niente del primo giorno di scuola....forse perché la mia testa
era altrove.... mi venne spedita per posta in un pacco contrassegno pochi giorni
dopo. Nella prima pausa caffè del corso, che avvenne penso dopo 10 minuti di
lezione effettiva, cominciammo a fare conoscenza con i nostri compagni. C'era
una certa Moncherì che ci mise subito al corrente delle sue varianti sulle
posizioni del Kamasutra usando le ciliegine sotto spirito. Poi io e Gatto
notammo un altro personaggio singolare...si era presentato in kilt e reggeva una
cornamusa. Scoprimmo poco più tardi che si trattava di Uomo Avunio, colui
che sarebbe diventato nostro compagno di scorribande per i 3+n anni di
università. Poi c'era Machmallah, quel palestinese esiliato capo dei terroristi
kamikaze per conto terzi che avevamo già incontrato all'atto dell'iscrizione.
Nenes Alphanassios studente greco noto per il suo profilo (vedi appendice A).
La Reggiani (o Regiani), una biondona sgallonata che viveva in un
appartamento del centro dove era possibile citofonare ad ogni ora del giorno e
della notte (cosa state pensando maliziosi che non siete altro?...in tutti i citofoni
esistenti è possibile fare ciò! Non è detto che vi rispondano....); le Scaldabanco,
due studentesse che venivano da fuori... ma non si sa da dove di preciso…
dopo il primo appello di esami non si rividero più, da allora la temperatura delle
15
aule si abbassò notevolmente. Richard, uno spilungone con lentiggini e capelli
rossi che vestiva con un giubbotto da college americano. Altri studenti più
diligenti non uscirono dall'aula per fare bella figura, oppure non li notai. Notai
invece il nostro tutore, Eudizio Torrentelli; si sarebbe preso cura di noi per gli
anni a venire, se per esempio uno si faceva la cacca addosso era a lui che
dovevamo chiedere i pannolini di ricambio; avrebbe controllato che tutti
ricevessero la loro merendina e dopo pranzo avrebbe fatto fare a tutti il ruttino.
Subimmo subito il suo primo rimprovero perché avevamo sforato di sole 3 ore
sulla nostra pausa di metà mattina. Verso le dodici e trenta Emiliano riuscì a
riprendere la sua prima illuminante lezione:
<<Li vedete quei bimbi che escono da scuola gridando allegramente?
Possibilmente sperando di non essere investiti da nessuna macchina come
invece è successo adesso...beh, pazienza.… ce ne sono tanti...uno più uno
meno... Ecco, anche loro hanno fatto la loro parte nel grande cammino della
scienza. Questa ve la voglio proprio raccontare: il primo giorno che venni in
questo istituto sbagliai aula e capitai proprio alla materna. Notai subito che
quegli studenti erano molto più svegli di qualsiasi altro che mi era capitato di
vedere nei miei oltre 30 anni di insegnamento, anche se è vero che i miei primi
10 furono dedicati alla lettura di racconti alle piante di soia nel giardino
botanico della facoltà. Era una procedura sperimentale per cui queste dovevano
crescere più rigogliose ed evolversi meglio se qualcuno parlava loro. Così io
arrivavo puntualmente alle nove del mattino col mio libro di favole
sottobraccio. Sentivo le piantine eccitatissime quando il racconto stava per
iniziare e non fiatavano fino a quando non era finito. Cominciai con semplici
favole per bambini, ma poi le mie letture si fecero più impegnative e solo i
germogli più svegli riuscivano a seguire le mie lezioni. Gli altri venivano
inesorabilmente sbattuti fuori e piantati nel campo prospiciente la serra. Mi
dispiaceva molto vedere quegli studenti sbandati che venivano estromessi dal
ciclo di apprendimento, ma non potevo fare altro per loro, non potevo restare
indietro col programma! Clementina, la quarta radichetta del secondo ripiano,
terzo scaffale a destra a partire dalla porta si laureò di lì a pochi anni con una
tesi su se stessa. Queste sono soddisfazioni... ma di cosa stavo parlando? ...ah sì
ora ricordo, io e gli scolari dell'asilo costruimmo il più grande campo magnetico
della galassia. Perfino il Re della Via Lattea si complimentò con noi, fui
convocato proprio quella sera, mentre rincasavo dopo una serata con gli amici
al bar. Un disco volante si fermò sopra di me e un raggio luminoso mi
materializzò a bordo. Feci un viaggio di qualche centinaio di anni luce in pochi
secondi e presenziai al grande ricevimento organizzato in mio onore. Assaggiai
dei vinelli locali niente male intrattenendomi con le più alte autorità galattiche
16
poi a fine serata mi riportarono nel mio letto dove mi svegliai beato la mattina
dopo. Beh, sapete qual è il mio consiglio per questo corso che state per
iniziare? Prendete esempio da loro! Ovviamente in tutto tranne per il fatto di
non dare la mano alla mamma! Se no finite come quella purea di cervello sul
paraurti di quel fuoristrada, che tra l'altro mi sembra di riconoscere, è quello del
mio assistente....>> Era davvero l'assistente di Emiliano, il suo nome (o
soprannome, ma questo non lo capimmo mai) era 'Il Malato'.
Primo giorno di scuola, ma anche di mensa; ci venne dato il nostro bigliettino
per il pranzo, sul foglietto, che deciframmo mesi dopo in aula microscopio, era
scritto: Menu' Cavie Umane (in caso di ingestione accidentale procedere
immediatamente alla lavanda gastrica). Prendemmo in nostri vassoi e li
caricammo il più possibile, poi ci accomodammo ad un tavolo occupato da
'Carne Morta' un oscuro individuo potenziale suicida. Chiacchierammo con lui
del più e del meno; di come due meno fanno un più, e di come sia logica la
cosa, visto che per il meno ci vuole una sola stanghetta mentre per il più ce ne
vogliono due. Poi lui uscì in preda al panico tentando di sfondare la porta della
mensa. Probabilmente aveva intravisto la verità.
Il pomeriggio fu una mezza delusione. Noi tutti credevamo che avremmo
cominciato subito ad usare i computer astrali. Invece il Prof. Rossi dal
maglioncino omonimo ci tediò con 3 ore di teoria. I computer astrali non sono
come quelli normali... e bla bla bla.... i computer astrali non hanno tasti, ma
infiniti silenzi.... e bla bla bla.... i computer astrali non hanno schermo, ma
supernove sfavillanti.... e bla bla bla... insomma, neanche un programmino ci
fece fare.
Io e Gatto ce la svignammo prima della fine. Così, tanto per prendere una
buona abitudine.
17
Il giorno dopo
Il secondo giorno ci ritrovammo quasi tutti nell'atrio dell'istituto prima delle
lezioni a scambiarci impressioni sul nostro esordio scolastico. Io preferii
scambiare quadri impressionisti con l'addetto alla biblioteca. Poi quando ci
appropinquammo alla porta dell'aula trovammo un cartello ad attenderci.
DA OGGI LA SCUOLA CON SECONDI
FINI IN ASTROMATICA
(della durata di due anni)
SI TRASFORMA IN
DIPLOMA UNIVERSITARIO IN METODOLOGIE
FANTASCIENTIFICHE
(durata anni 3 + 4 di fuori corso obbligatorio
+ tesi in internamento di durata incalcolabile)
A fine lezione passare in portineria per il pagamento anticipato delle quote di
iscrizione. (chi non fosse provvisto di contanti può pagare in reni o retine)
Fu allora che capimmo che avevamo commesso un grave errore iscrivendoci a
questa scuola. Eh sì, perché in tutti gli altri corsi si poteva pagare anche in
tessuto epiteliale, bulbi tricogeni e testicoli!
I gesti plateali non tardarono ad arrivare. Dell'aula 666 (uno stanzino a cui si
accedeva attraverso un tetro sottoscala) si udirono urla disumane e, alla fine
della prima ora, degli studenti in essa contenuti non rimase altro che macinato
pronto, usato dal vicino fast-food per cucinare tondini di carne da inserire in
panini al sesamo. Tutto il secondo anno di corso decise di farla finita in quel
modo, gettandosi nel tritacarne elettrico usato per le ore di polpetteria. Per
quanto riguarda noi novellini, le nostre lezioni si aprirono quel mattino con un
pubblico suicidio. Carne Morta estrasse la sua pistola giocattolo e se la svuotò
in gola. Il caso volle che qualcuno... molto burlone... l'avesse scambiata poco
prima con una vera 44 magnum. Risultato: schizzi di sangue e cervella per tutta
l'aula.
Nello stesso momento Moncherì estrasse il pistolino del suo compagno di
banco e poi lascio alla vostra fantasia il seguito. Il dilemma per il primo anno di
18
corso fu il seguente: “Who will be the next?” Elaborammo una teoria di un
oscuro complotto facente capo a una setta satanista in via di estinzione: 'I Figli
del Cognato della Zia da parte di sua Mamma di Satana'. Qualcuno (forse il De
Umbertiis?) aveva stipulato un patto con gli inferi per sacrificare gli studenti dei
suoi corsi in cambio di favori divini per la propria carriera universitaria?
L'alunno sacrificale successivo venne individuato in Richard, forse per via dei
suoi capelli rossi, o per la sua giacca a vento inesplicabile con lo sponsor di una
nota marca di turbo-trattori in bassorilievo. La sera stessa lo incontrammo
casualmente in stazione. Anche lui attendeva il treno che lo avrebbe riportato
alla sua dimora. Richie viveva alla Città della Nebbia. Ecco perché andava
sempre in giro con un faro alogeno nella borsa! Un giorno verso fine anno
fummo invitati a cena a casa sua. Era giugno o luglio, non ricordo bene.
Appena scesi dal vecchio treno usato nella tratta da lui percorsa attendemmo
che lo sbuffo tipico delle locomotive a vapore si diradasse e ci facesse vedere la
sua ridente cittadina. Non successe mai. Sul suo paese persisteva infatti una
nebbia perenne che si tagliava col coltello, si infilava con la forchetta, e si
sorbiva col cucchiaio. Girando a tastoni per le vie del paese tutti in fila dietro di
lui giungemmo alla sua casa. La sua famiglia si era appena radunata per la cena.
Mamma Marion stava preparando in cucina, mentre papa' Howard leggeva il
giornale sul divano, dopo aver passato una dura giornata in ferramenta.
Fummo chiamati tutti a tavola e non si sa come, dal nulla sbucò un certo Artur
Fonzarelli che indossava sempre un giubbotto di pelle nera e sfoderava un
sorriso a tutta dentiera rivolgendo il pollice verso l'alto. Dal piano di sopra scese
anche la sorella di Richard, di cui non ricordo il nome preciso, ma che l'omino
giubbotto-munito salutò con il seguente epiteto:
<<Hey... Ciao Sottiletta!>>
Poi al momento del dolce piombarono in casa i due migliori amici di Richard:
Ralph e Potzi. Ralph ci raccontò le sue famose barzellette sporche e ci fece
sbellicare con i suoi occhiali alla Groucho Marx. Poi andammo tutti nel locale
più rinomato del paese che si chiamava Arnold's; lì Potzi si esibì con il suo
gruppo. Ballammo, bevemmo, facemmo la pipì in un ufficio, ed imparammo ad
accendere il JukeBox con un pugno. Fu una serata divertente.
N.B. Tutti i personaggi citati in questo capitolo sono assolutamente reali. Non
crediate che io sia uso copiare i personaggi che so, da serie televisive degli anni
'70!
19
Capitan Porackt
Ricordo come fosse ieri la prima lezione di Fisica Quantistica! In effetti era ieri,
me la sono guardata su un sito Internet in pausa lavorativa, tanto per rilassarmi
un po'. Non ne potevo più di avere il cervello in tilt per concetti troppo difficili
quali ad esempio il CAPS LOCK! Ma ora non vi voglio parlare di questo,
voglio narrarvi invece della prima lezione di Fisica Iperspaziale, il corso tenuto
da Capitan Porackt. Quando si presentò a noi, era l'unico professore del primo
quadrimestre che non avevamo ancora incontrato; ci avevano detto infatti che
era di ritorno da un viaggio. Tutti pensammo di vederlo arrivare in camicia
hawaiana, bermuda, occhiali da sole e abbronzatura tropicale; invece dopo aver
udito pesanti passi lungo il corridoio, un'armatura dai colori cangianti e dal
pesante scafandro entrò in aula barcollando.
Con uno sforzo immane e dopo alcuni tentativi falliti, finalmente riuscì a
togliersi il casco.
<<Ah, le Lune di Orione! Quando ci vai non vorresti più tornare!>>
Notammo subito che in quell'individuo c'era ben poco di umano. Orecchie che
parevano uscite da una macchina per fare i ravioli e macchie sulla pelle che
rasentavano la luminescenza, lo contraddistinguevano. Per non parlare delle sue
bizzarre calzature alla romana (nel senso di Roma Antica, non pagate
condividendo la spesa con gli amici) imbottite con calzini in crine di
triceratopo. Ci salutò con un gesto convenzionale e si mise immediatamente a
scrivere alla lavagna:
quando ebbe finito e le scritte incomprensibili si poterono ammirare in tutta la
loro ermeticità, si girò verso di noi e ci guardò con aria perplessa:
20
<<Qui det gai loat-e qui det-cat ray-o, …mhh volevo dire, ma su che pianeta
siamo qui?>>.
<<Dovremmo essere sulla Terra>>.
Si affrettò a precisare l'uomo vestito in kilt, con l'evidente scopo di accaparrarsi
subito la simpatia del professore. L'uomo in gonnella si chiamava Uomo
Avunio. Ma le origini etimologiche e l'araldica di questo cognome mi sono
tuttora ignote. Tuttavia sapevo che aveva qualcosa in comune con me e Gatto.
Lo realizzammo nei mesi successivi, facendo tutti i giorni insieme il viaggio per
giungere all'istituto. Era lui l'elemento mancante del nostro trio di supereroi! I
Super Tre!
Questi i nostri superpoteri:
Gatto riusciva a saltare dalla luna fino in cima alle scale, arrampicarsi sul cielo
stellato, dire arrivederci e volare via. Uomo si poteva trasformare in cane
(prevalentemente morto) e viceversa. Se credete che questo non sia un gran
potere non sapete cosa può combinare un vero ‘cane morto’. Pipistrello Tetellìo
(che ero io) aveva un nome dal significato astruso che incuteva da subito un
certo timore. Altri superpoteri non mi erano noti.
Non c'era cosa che i SuperTre non riuscissero a fare, non c'era nemico che non
riuscissero a sconfiggere. Memorabile fu la battaglia finale contro il Cattivone
dei Cattivoni. Il suo obiettivo era come per tutti i cattivoni che si rispettino,
dominare il mondo. Per far ciò aveva messo in atto un piano a suo dire
infallibile. Legarsi la Terra con una catena alle braghe e usarla come portachiavi
in modo da poterla riscattare per usucapione dopo 10 anni. Ma non aveva fatto
i conti con i SuperTre! Al grido di: “3X2, paghi due prendi tre!” i nostri eroi
rubarono tutte le bombe atomiche del mondo e le fecero esplodere. Così il
Cattivone dei cattivoni morì per la radioattività!
E poi i SuperTre volarono via verso il tramonto a bordo della loro SuperAuto
Volante, musica, titoli di coda, riquadro sulla sinistra con errori e scene tagliate.
Nella prima lezione Porackt non spiegò molto, si presentò semplicemente alla
classe rivelando la sua vera identità. Lui era un capitano di vascello spaziale,
aveva viaggiato per l'universo in lungo e in largo e capitava di sovente nella
nostra galassia. Ci narrò che la sua nave era l'ultima superstite della flotta
Avarennia; una leggendaria armata, che durante lo scontro decisivo per la
supremazia di non so quale antico agglomerato stellare, scatenò il Big Bang. In
pratica l'astronave di Capitan Porack era il più vecchio oggetto dell'universo,
anzi, era più vecchia dell'universo stesso! Non era fatta di materia o almeno non
della materia che conosciamo noi. Al posto di protoni-elettroni e neutroni
21
aveva i teplodi , particelle elementari formate da agglomerati di quark strange.
Questi si univano insieme come i mattoncini lego.
La materia così formata ha nell'universo conosciuto effetti macroscopici
sorprendenti: ad esempio poter avere capelli intercambiabili; unico particolare
un po' antiestetico, il pirolo al centro della testa.
Per arrotondare, Porackt aveva accettato il posto da professore nel Diploma in
Metodologie Fantascientifiche. Era l'unico modo di mantenersi nei suoi piccoli
soggiorni sulla Terra, l'unico pianeta dell'universo conosciuto dove esiste il
denaro, dove le cose non sono di tutti, dove le persone sono egoiste e non
condividono niente.
22
Cyclooòneeee!
Questo urlo strozzato avreste potuto sentire se vi foste avventurati per i
corridoi della facoltà di Metodologie Fantascientifiche in un orario compreso
fra le 13 e le 14, corrispondente alla pausa pranzo giornaliera; ma a dirla tutta
anche in ogni piccola pausa fra un frammento di spiegazione e un altro. Pause
che noi studenti ci prendevamo arbitrariamente e in modalità pseudo-casuale.
Anche nella malaugurata ipotesi che l'aula del Cyclòne fosse già occupata, alcuni
temerari continuavano le loro partite alla ricerca del super-jackpot, noncuranti
che le lezioni fossero già iniziate e che la prof.ssa Insalatina stesse già
spiegando. Ora vi domanderete cos'è questo benedetto Cyclòne; ve lo spiego
subito.
Dopo alcuni giorni di corso, tutto l'entusiasmo con cui avevamo affrontato le
prime lezioni se n'era già andato. Niente più suicidi in classe, niente più nuovi
professori da conoscere o nuove aule da esplorare. (A dire il vero non salimmo
mai al piano nobile dell'istituto, si narrava che lì vi fossero lussuosissime stanze
con arazzi alle pareti, broccati, mobilio con rifiniture in oro zecchino, argenteria
perfino nei bagni. Nonché la sede dell'ambasciata del Re di Babilonia. Un tale
Nabuccodonosor che si narrava bevesse champagne a fiumi, ne poteva
contenere fino a 15 litri! Eravamo troppo in soggezione di fronte a tanto sfarzo
per salire fin lassù, quindi quei luoghi li considerammo tabù e non ci pensammo
più.)
Un giorno arrivammo in classe con leggero ritardo, per esserci soffermati a far
colazione in una scavetteria del centro; era in programma l'ennesima lezione di
astromatica e la cosa ci rendeva alquanto annoiati. Ancora di esercitazioni
pratiche con i computer astrali non se ne vedevano, la spiegazione del prof.
Rossi dagli omonimi maglioncini sembrava non terminare mai. Giunse proprio
a fagiuolo la pausa di metà mattina. Ad un certo momento notammo che
Bigiaster Disaster era intento a prendere a pugni un vecchio monitor. Subito ci
domandammo quale mai potesse essere il motivo del suo infervoramento nei
confronti di quel povero apparecchio. Quando l'orizzonte dello schermo venne
oltrepassato dalla linea di confine del nostro campo visivo, capimmo tutto.
Bigiaster stava facendosi una super partita a flipper! Era un flipper virtuale
ovviamente, ma rimanemmo subito colpiti dall'accuratezza di quel prodotto
software. La pallina non era quadrata come nei simulatori con cui era già
23
capitato di misurarmi! Come in tutti i flipper che si rispettino erano previsti
numerosi bonus, special, ultra, iper, tera.
Eccoli nell'ordine:
Bonus Generico: era ottenibile accendendo tutte le lucine che formavano la
scritta: "IO SONO UN BANALISSIMO UOMO". 500 Punti
Bonus Gallata: era ottenibile accendendo tutte le lucine che formavano la
scritta: "CINNININ". 2000 Punti
Bonus Malus: in caso di scontro fra pallina e veicoli provenienti da destra il
premio della assicurazione sale di 1000 punti.
Half Ball: amavo quel flipper proprio per queste situazioni estreme; tutti gli altri
ti proponevano un banale multiball con tre, quattro, cinque palline impazzite
che schizzavano in ogni direzione. Con l'Half Ball invece la palla non arrivava
mai giù, a volte si incastrava e bisognava spegnere, smontare il vetro e toglierla
di mezzo a mano. E considerate che questo era flipper virtuale!
2 Balls: era un bonus un po' noioso a dir la verità.
Funghetti: allucinazioni per 10000 Punti
Rampa sopraelevata: Permetteva alla pallina di sorvolare tutto il flipper senza
toccare niente. Zero punti.
Rampa 'giro della Morte': ve lo devo spiegare? 500 punti
Rampa 'giro delle Morte': la pallina si aggira fra respingenti a forma di lapide..
ovviamente tombe femminili... 100 punti a morta
Rampa 'giro di vite': la pallina si attorcigliava su se stessa seguendo la regola
della mano destra. (N.d.A. questa battuta la puoi capire solo se sei un fisico)
E ora i bonus a tema:
The Tower : come tutte le favole che si rispettino una bella principessa era
richiusa nella sua torre; il nostro compito era mandare la pallina su per le scale a
chiocciola fino a spiaccicare la bella contro il muro. 5000 Punti.
Twin Towers: di principesse qui ce ne sono due. 10000 Punti.
Anjii Magic Tower: era una torre un po' magica a un po' Anjii anche.
Red Lights: Selezionando contemporaneamente le 4 luci rosse ai 4 lati dello
spazio di gioco, omini e donnine nude invadevano il flipper... ovvio che questo
provocasse grande distrazione nei giocatori. 69 Punti.
Scream the Ice Cream: erano presenti diversi coni gelato; da 2000 punti, da
3000, da 3500, con panna montata + 500, con cialda 4000.
Gazosa with Ice and Popcorns: decisamente un abbinamento da evitare -10000
punti.
Happy Hours: colpendo tutti gli smile disseminati per il flipper non succedeva
niente… pero' eri più felice. Anche perché, se non lo facevi, messaggi
24
subliminali orrorifici sarebbero stati proiettati sullo schermo e si sarebbero
inculcati nella tua coscienza per sempre.
Tuttavia quello che diede a quel flipper un alone di leggenda fu il mitico Jackpot
Cyclòne. Nessuno riuscì mai ad ottenerlo in tutti i nostri anni di permanenza,
ed è proprio quello il più grosso rammarico che ho del periodo passato
all'università.
Si narrava che una porta spazio-temporale si sarebbe aperta ed avrebbe
risucchiato tutti in una dimensione da favola, dove saremmo vissuti felici e
contenti per l'eternità. (Per maggiori informazioni vedi 'Le sperticate avventure
di Jack Klaardastian e dei suoi conoscenti')
Come ottenere il Cyclòne:
Dopo qualche ora di partita dovreste notare al centro del flipper un puntino
luminoso lampeggiante...non premetelo assolutamente o il monitor potrebbe
collassare inghiottendo l'universo...
..continuate invece ad accumulare punti con i vari bonus elencati in precedenza.
Tentate di pescare il Jolly. Ovviamente non ci riuscirete al primo colpo, e
neanche al secondo. Forse non ci riuscirete mai. Ma è un tentativo che va
comunque fatto. Se raggiungete la soglia dei triliardo di punti state molto
attenti, il flipper non segna più di 999.999.999.999, quindi rischiate che i rulli
ruotando tutti contemporaneamente e pesantemente riportino il vostro
punteggio a 0. Munitevi quindi di un pallottoliere 'segnatriliardi' che
comproverà al mondo la vostra performance. Questo avrà anche un altro
scopo. Il pc infatti terrà conto della pallona trigliardosa sul vostro pallottoliere
(più ne avete meglio è), e provvederà ad aprire passaggi segreti inediti, passando
attraverso i quali si potrebbe arrivare a scatenare un uragano. Un uragano
tuttavia non è sufficiente in quanto composto da un normale ciclone.
Per ottenere il Cyclòne aggiungere sale, un po' di pepe e una spruzzatina di
tabasco….....a questo punto urlare <<CYCLÒÒÒNE!!>> ..e dovrebbe essere
fatta per voi!
25
Un mattino qualunque del primo anno
Era mattino, un mattino aulente di immondizia putrefatta… ma pur sempre
aulente. Era d’obbligo passare accanto ai bidoni della spazzatura, spingendo la
bicicletta a mano, per uscire dalla via dove risiedevo. Tuttavia risultava uno
scherzo per me trattenere il respiro per ventisette o anche ventotto secondi;
d'altra parte ormai ero quasi un super eroe. Proprio il giorno prima, alla lezione
di 'Volo a Leva', avevo battuto il record dell'Istituto scavalcando con un sol
balzo il palazzo di fianco. Fors'anche perché ero in coppia con The Biggest
Man in the World, che azionò il dispositivo con tutta la sua forza. Il risultato
non fu altrettanto soddisfacente quando ci scambiammo i compiti.
T.B.M.I.T.W. fece un balzo di pochi metri andandosi a schiantare sull'auto di
Antonino Piana, che a quel tempo frequentava ancora le lezioni con noi.
Passato il pericolo 'olezza di mondezza', salii alla bersagliera (vedi 'Il secondo
tragico Fantozzi') sul mio velocipede e mi scapicollai verso la stazione FS senza
timore che l'asfalto assai umido potesse provocare un qualche sinistro con auto
o motoveicoli provenienti da destra. Avevo dotato la mia bici di un sistema di
frenata pneumoassistita e sentivo il mezzo completamente sotto controllo.
Mastodontici truck da trasporto di scorie radioattive mi passavano a pochi
millimetri, ma io non vacillavo. Temerario, affrontavo la via maestra per
guadagnare quei pochi minuti necessari per non 'rater le train', ipotesi
quest'ultima che avrebbe avuto una disastrosa conseguenza sul mio piano di
studi giornaliero:
Ore 9-11 Architettura dei Frullatori con il Prof. Emiliano De Umbertiis: fu una
lezione illuminante, comprensiva di dimostrazione pratica dove sacrificammo la
merendina di Antonino Piana, consistente in due banane; una ciliegina fu
messa gentilmente a disposizione da Moncherì.
Ore 11-13 Posologia delle Droghe Leggere (e nelle droghe suddette erano
comprese cannella e chiodi di garofano): a tenere questo corso era il braccio
destro di Emiliano, Il Malato, che ci illustrò gli effetti delle suddette droghe
meglio di chiunque altro avrebbe saputo fare.
Ore 14-17 Esercizi di Astronautica. Giorno dedicato alla centrifuga. Come
molti altri anch’io uscii vomitando… ma il prof. ci assicurò che questo effetto
sarebbe passato dopo le 10 ore ininterrotte di tale trattamento previste a fine
corso.
26
Arrivato alla stazione, resi inespugnabile da attacchi esterni il mio mezzo di
locomozione e salii le scale che mi portarono alla sala d'aspetto sopraelevata,
come tutto il resto del mondo ferroviario. Lì trovai i soliti attendisti. La loro
vita era fatta di questo, almeno ai miei parziali occhi. Era un eterogeneo gruppo
di svariate età, conformazioni fisiche e modi di camminare. Anch'io ne facevo
parte senza rendermene conto. Quel giorno il treno partì troppo presto; giusto
il tempo di correre fortissimo sulla banchina, spiccare un balzo felino e
aggrapparmi con le unghie ad un finestrino aperto dal quale mi calai all'interno
del vagone. Nei secondi successivi scoprii che il rapido era in fase di
rallentamento, era solo arrivato un po' lungo.
Il convoglio passava tra lande nebbiose e parcheggi sterminati, paesini di
campagna e campagne di paese, senza mai essere veramente veloce. Era solo la
prima parte del mio viaggio, le rotaie mi conducevano nel cuore della città e si
congiungevano ad altri binari. Poi ci si fermava nel retro della stazione e tutti
scendevano. Alcuni con destinazioni urbane e altri che come me dovevano
continuare il loro percorso su strada ferrata. Quel giorno nel mio
scompartimento c'era una ragazza dormiente. Ero entrato in punta di piedi per
non svegliarla, ma poi visto che occupava tre posti e non c'era spazio per
sedersi la buttai giù a calci in culo! Sto scherzando, non sono così cattivo. Le
feci solletico sotto i piedi con una piuma di pavone e lei mi lasciò un po' di
posto dove riuscii a sedermi. Quando fummo arrivati al capolinea si svegliò. La
seguii come un automa. Fortunatamente era diretta proprio dove andavo io.
Altrimenti mi sarei tranquillamente ritrovato a Nuova York. Attendemmo
insieme la coincidenza, era un giorno privo di compagni di viaggio per me,
forse per motivi non dipendenti dalla loro volontà. Questo mi permetteva di
muovermi indisturbato fra stazioni ferroviarie di linee morte, negozietti del
centro, chiese rinascimentali, pinacoteche del dopolavoro ferroviario, senza che
i miei compagni mi tirassero per i capelli perché era tardi e la lezione era già
iniziata.
Decisi che non avrei mollato la ragazza per niente al mondo, n i e n t e a l
mondo!
Era scesa a Città Regia proprio come facevo io tutti i giorni. Tuttavia si attardò
per molto sulla banchina. Non era previsto l'arrivo di altri treni, se non uno che
sarebbe ritornato esattamente nel luogo da dove venivamo. Che senso aveva il
suo ostinarsi a persistere in codesto luogo? La conclusione alla quale arrivai fu
la seguente: lei era la 'fancazzista' per eccellenza! Si era incantata a contare i
ciottoli sulla massicciata fra una traversina e l'altra. Da amante della statistica
non potei che approvare questa scelta. Pensai volesse stimare quanti sassi erano
occorsi per costruire tutta la linea, la sentii dire:
27
<<…diciassettemilaquattrocentocinquantatre…diciassettemilaquattrocentocinquantaquattro… per oggi basta. >>
ed annotò il numero su un foglio.
Poi si incamminò, non in direzione del sottopasso, ma dalla parte opposta, dove
il cemento si dileguava in un groviglio di binari. Continuò ad incedere fino a
che diventò per me solo una minuscola stanghetta gialla in lontananza. Sì gialla.
Perché indossava un top giallo tutto lavorato all'uncinetto che lasciava
intravedere la pelle nuda. Con quello le verrà un'abbronzatura veramente
rivoluzionaria! Pensai.
Quando fu veramente lontana, tanto che nessuno l'avrebbe più notata,
l’irrazionalità si impadronì del mio corpo e mi misi al suo inseguimento.
Anch'io arrivai nella zona ferrata. Solo sassi, traversine e acciaio. Qua e là
spuntavano le leve degli scambi manuali. Ne azionai alcune a caso provocando
deragliamenti e girotondi imprevisti di treni diretti. La ragazza era giunta dove
esistevano solo magazzini ferroviari. Sembrava che nessun essere umano fosse
atto a muoversi in quei luoghi inospitali. Grosse pale meccaniche si spostavano
per le vie di ferro di quel mondo che non camminava, non strisciava ed era
sobrio. Ella si imbucò in un vagoncino per il trasporto dei minerali drogati.
Droghe pesanti. Poi scese al volo salendo su un nastro trasportatore che
ridiscese fino a raggiungere la cima di una montagna artificiale di scorie. Scivolò
giù di nuovo e giunse ad una spiaggia sabbiosa su un laghetto morto dal colore
simpatico. Il riverbero proiettava ologrammi all'uva tutt'intorno. I raggi non
abbronzavano. Sotto c’era una piccola capanna di paglia, dove vendevano
sigarette e anche bicchieri di orzata. Lei si fermò lì a fumare e al tavolino la
raggiunse un tricheco dai denti intarsiati. Li aveva venduti prima della sua morte
a un avorista che si era messo avanti col lavoro. Parlavano di pesca grossa nel
mare di 'Poi ci Vado'. Anche a me sarebbe piaciuto e infatti ...poi ci vado. Però
non solo, ci andrò con lei. Mi distrassi un attimo e lei era di nuovo in viaggio.
Ora imbarcata su un vaporetto che si inabissò appena dopo che io riuscii a
salire. Navigò nel sottomare lercio e colorato dove i pesci sono macabri e si
nascondono fra le ortiche. Volevo chiederle come si chiamava, ma era sempre
impegnata a parlare con altri passeggeri. Come il lungo uomo col cappello a
'caffiro' che sbuffava vapori di sodio, o il corto antropoverde che non era così
solo perché si vestiva completamente di bianco, non capivo come non si
sporcasse neanche un po’. Non aveva macchioline neanche piccole picciò.
Capolinea del viaggio era un porto di mare. Pirati che non mi vedevano
passavano accanto a noi tutti. Erano come ombre di allegri carnevali. E lei era
28
ancora in viaggio. Ora correva sul pontile, sempre più stretto e con la
particolarità di non giungere mai a riva. Ballava, ballava, sempre più. Tutti
danzavano lì e ondeggiavano assieme in un moto armonico, fino a che si
rimbalzò tutti su una gomma che profumava di caffe'. Caffe' per tutti, ma non
per me. Io non lo prendo mai. Presi invece un taxi:
<<Segua quella ragazza!>>
E lui si impegnò davvero, non la persi mai di vista, ma la cecità era inevitabile in
quel posto. Quando scendeva la sera che usciva dal basso però.
Più la seguivo e più rimanevo affascinato da questa tipa che non aveva meta. O
almeno apparentemente. Dove mai si stava dirigendo? Continuavamo a vagare
per luoghi di transito, fra melasse guadabili e steli in piena costruzione. E più
strada facevo al suo seguito più la mia curiosità aumentava a dismisura.
<<Nessuno su questa terra riuscirà a farmi desistere dal seguirla!>>
queste furono le parole esatte che pensai. Arrivò infatti Capitan PoracKt che
mi diede uno strappo sul suo caccia stellare fino al Fichissimo Istituto.
29
Quella volta che salvammo il mondo
Come tutti i giorni o quasi, eravamo in fila in uno dei tanti corridoi del
Fichissimo Istituto. Procedura tanto necessaria quanto soporifera.
La F.I.F.A. era infatti dotata di un rivoluzionario sistema per rilevare le
presenze: il primo giorno ci fu assegnata una tavoletta di pietra completamente
liscia del peso di circa dieci chilogrammi (ce la dovevamo portare dietro
ovunque perché il suo smarrimento avrebbe comportato il ritorno sul Monte
Sinai per farsene dare un'altra). Ogni mattino un impiegato appositamente
stipendiato avrebbe posto una tacca con il suo scalpello griffante. In questo
modo a fine semestre sarebbe stato possibile per Eudizio Torrentelli contare
tutti i fori e sapere a quante lezioni ogni singolo studente aveva presenziato.
C'erano tuttavia molti modi per evitare questa spiacevole limitazione alla nostra
libertà.
Per ovviare al fatto di doverci portare i 10 kg sulle spalle tutti i giorni,
nascondevamo le tavolette in bagno. Ideammo una complessa struttura
autoreggente che ci permetteva di posizionarli in bilico sulle pareti divisorie dei
cessi, nonché di arrampicarci per spiare le ragazze.
Poi esisteva sempre il metodo del 'timbri tu per me': avevamo costruito
appositamente mezzibusti cartonati visti di profilo che spinti da motorini
elettrici passavano bel belli dinanzi all'impiegato senza che questi dubitasse di
nulla. Le sagome risultavano alquanto somiglianti in quanto fotocopiate dal
nostro esperto Gatto Tabiunio.
Il Gatto passava la maggior parte del suo tempo nella sala fotocopie per
soddisfare la sua sete di conoscenza. Ogni testo che gli capitava a tiro veniva
fotocopiato, rilegato, catalogato e finiva nella sua immensa biblioteca casalinga.
Tutto questo senza pagare neanche una lira; Tabiunio aveva infatti conquistato
la sala fotocopie dopo una guerra di tre giorni col bibliotecario (vedi: LA
GUERRA DELLE FFFOTOCOPIE). Si narra che a fine corso gli abitanti del
suo paesino si scaldarono per numerosi inverni con la carta accumulata dal
Tabiunio.
Per creare le sagome cartonate era tuttavia necessario fotocopiare direttamente
gli individui originali. La macchina era di quelle che fanno passare il foglio
originale in un complesso sistema di rulli per poi risputarlo fuori dopo pochi
secondi nell'esatto orientamento con cui è entrato. C'era la possibilità di
rimanere incastrati all'interno della fotocopiatrice, eventualità quest'ultima che
30
avrebbe comportato l'irrimediabile perdita dell'originale, ma era un rischio che
dovevamo correre!
Espletata questa noiosa procedura burocratica, entrammo in classe. La prima
lezione di quel mattino era Fisica Iperspaziale, tenuta ovviamente dal nostro
eroe, Capitan Porakt. Il suo nome era chiaramente alieno, ma non sapevamo
da quale pianeta venisse, alcuni ipotizzavano addirittura da un'altra galassia.
Quando tutti fummo seduti ai nostri posti, azionò il congegno di autodistruzione del mondo e poi affermò:
<<Avete solo due ore per disattivarlo!>>
L'esercitazione in programma per quel mattino era iniziata. Dagli indizi lasciati
sulla lavagna dedussi che la chiavetta di spegnimento era situata sul pianeta
Marte.
<<Dobbiamo assolutamente trovare un'astronave.>>
dissi ai miei compagni Uomo Avunio e Gatto Tabiunio, che stavano vanamente
tentando di congelare il congegno con l'azoto liquido usato da Max Weber per
conservare i suoi tessuti epiteliali.
Scendemmo nel parcheggio calandoci dalla finestra e, girando l'angolo, la
trovammo. Aveva la forma che ci aspettavamo, la stessa che era descritta nel
famoso fumetto dedicato al nostro professore. Il portellone ci stava aspettando
spalancato e, appena fummo a bordo, si richiuse dietro di noi. Il capitano era al
suo posto, seduto sulla sedia di comando. Ci sistemammo alla plancia. Io
navigatore, Gatto alle manovre, UomoAvunio alla postazione scientifica.
Calcolai la rotta per Marte e in men che non si dica sfrecciammo nella
stratosfera.
<<Merdazza!! Per essere di ritorno in tempo dovremo
l'Ultravelocità!>> imprecai.
<<Ma sei sicuro che esista una cosa del genere?>> obiettò l'Avunio.
attivare
Il capitano sghignazzando ci fece capire che avremmo dovuto cavarcela da soli.
<<Tutte le astronavi che si rispettino hanno l'Ultravelocità. Tutte le serie
televisive ne parlano e non credo proprio che in televisione raccontino
frottole!>>
<<Hai ragione! Se lo fanno vedere in Tv deve essere per forza vero!>>
31
<<Dai cerca il bottone, da qualche parte c'è per forza!>>
Rovistammo su tutto il cruscotto della Porackt III, ma niente pulsante
desiderato. Aria fredda, aria calda, caffè caldo, caffè freddo, lavaggio vetri,
espulsione sedili...
Per fortuna eravamo già arrivati ed atterrati. Ricademmo poco più in là sul
soffice suolo marziano. Ci rimanevano 76 minuti per trovare la chiave e tornare
sulla terra. Ne passammo 71 a giocare ad un videogioco mangiando liquirizie in
un barettino marziano per marinatori di scuola: il BarBuco. Fortuna volle che
la chiavetta del congegno era proprio quella che apriva anche il bagno del
locale. Il Tabiunio la chiese al barista per espletare le sue funzioni corporali
represse durante il viaggio spaziale e la conseguente partita al videogame, un
rarissimo ‘shoot em up’, dove un’astronave del tutto simile a quella del Porack
veniva condotta affrontando mille nemici verso il Pianeta Madre, per salvare il
mondo minacciato da un congegno di autodistruzione.
Una trama già sentita da qualche parte, ma non ricordo dove. Alla fine tutto si
risolse per il meglio. Il mondo venne salvato, per la gioia dei produttori di
rotelle di liquirizia.
32
L’Odissea di Uomo Avunio
Tutte le mattine ero solito recarmi all’Istituto, accompagnato per gran parte del
tragitto dal mio amico Gatto. Fin dai primissimi giorni di corso tuttavia, un
altro personaggio si aggiunse alla nostra piccola comitiva di pendolari dello
studio: Uomo Avunio. Questi infatti capitava proprio alla nostra fermata del
treno e veniva ivi salutato la sera. Quello che non conoscevamo nel dettaglio
era il suo percorso prima di giungere all’appuntamento ormai quotidiano ed
immancabile con noi.
Un giorno ci raccontò di come detenesse il guinness dei primati nel cambio di
mezzi di trasporto per andare a scuola. Ogni tratto o quasi della via era
abbinato ad un apposito abbonamento che garantiva il transito su quel
determinato mezzo.
Avunio abitava a Plan De Castagnes, una località montana inaccessibile alla
civiltà. Aveva stipulato nell'ordine: abbonamento allo 'scuolabus degli orsetti',
unico mezzo di trasporto pubblico del comune, che lo passava a prendere sotto
casa e lo portava fino agli impianti di risalita della stazione sciistica di Lago
Lacco; Skipass della Valle che lo portava in vetta al Monte Mattonzo, dal quale
scendeva con gli sci fino a Mezzocostano Felonzo, per prendere, con
l'abbonamento alpini veterani fatto a nome di suo nonno, la Funicolare delle
Sette Cime. Alla terza cima, Cima Cimòn, c'era la coincidenza col trenino a
cremagliera della Val Di Pon che lo conduceva fino al paesino di Ponte di
Pecchio. Da qui passava il sentiero naturalistico del Parco Nazionale della
Danella, che si poteva percorrere pagando il biglietto d'ingresso e solo in
compagnia di una guida (tassa rifiuti inclusa, sconti comitive). Al termine del
sentiero si giungeva alla civiltà finalmente. Era qui che Uomo svolgeva la
propria vita mondana, nel capoluogo della comunità montana di quella zona
appenninica: Gabbenatico. Era in codesto luogo che la sera andava con gli
amici al bar a scambiare opinioni sulle migliori marche di motoseghe in
circolazione. Qui lasciava la sua auto nel parcheggio pubblico custodito, presso
il quale aveva un abbonamento vitalizio a tariffa superscontata per residenti, in
quanto l'aveva acquistata da un paesano che la teneva registrata a suo nome.
Percorreva qualche chilometro sulla superstrada privata della Val del Monte col
telepass della ditta presso la quale lavorava il fratello, fino a raggiungere
l'imbarcadero sul Lago Gracchione. Si imbarcava con l'auto su un battello
chiatta che lo traghettava dall'altra parte sfruttando i biglietti omaggio turistici
33
offerti gentilmente dalla cartolibreria Due Pini, presso la quale acquistava
abitualmente il suo materiale da cancelleria. Poi alcuni chilometri ancora e
giungeva alla stazione degli autobus di Selvagolada, dove si accomodava,
abbonamento alla mano (dopo aver parcheggiato con i tagliandi da grattare,
acquistati presso l’edicola locale che vendeva la sua rivista erotica preferita: Il
giornalino di Masturbino), sui comodi sedili della corriera che lo portava fino
alla coincidenza a Fregolaro con un'altra, perfettamente identica, ma di un’altra
dimensione (quindi altro abbonamento). Dopo qualche chilometro scendeva
quasi al volo ed entrava per un passaggio nascosto in un condotto di areazione
del traforo del Predan, da cui passava l'autostrada. Qui si trattava di accendere
le intermittenti di emergenza, provocando rallentamenti in galleria, e prendere al
volo qualche mezzo a rimorchio su cui stare comodi fino alla successiva area di
sosta. All'area di servizio autostradale usufruiva del sottopasso per cambiare
direzione di marcia, quindi procedeva imbarcandosi semiclandestinamente su
un autobus a lunga percorrenza proveniente dalla Bafaria, dove un suo amico
pendolare teutonico, un certo Hitler (Adolf, penso fosse il suo nome di
battesimo), gli teneva sempre il posto al lunedì, prestandogli il documento di
viaggio fino al venerdì successivo. Per spacciarsi per lui doveva travestirsi e
simulare il tipico accento tedesco. Ecco perché a volte lo vedevamo arrivare
con il sottonaso sporco di lucido da scarpe; evidentemente dimenticava di
cancellarsi i baffi per intero. Dopo qualche minuto di viaggio finalmente
giungeva alle porte della città, dove saliva sul 17 barrato, un autobus di cui tutti
ignoravano l’esistenza tranne lui e Giovanni De Simpaticis. Percorrevano
insieme vie di periferia che giravano per il circondario di quella zona. Si
fermavano alla Madonnina del Vignaio, dove era d’obbligo offrire come dono
ombrette acquistate all’Osteria dell’Allegria. Un bel posto veramente, ci
andammo a pranzare un giorno del terzo o settimo anno, in attesa del responso
di un esame avanzato. Rischiammo di rimanere lì per sempre a causa della
pergola senza fondo sotto la quale si pranzava in estate. Il tempo scorreva a
grappoli in quel luogo tanto che chi entrava rischiava di non uscire mai più.
Ricordo vagamente i personaggi che si erano accomodati a quella porca mensa.
Max Weber capotavola, con Antonino Piana e Ribot al fianco. Dana Tuttatana
un po’ più in là, di fronte al Testa di Cazzo, abbinamento azzeccato anche se la
conversazione era a senso unico. C’era anche Germanico che era giunto con un
sidecar dell’ultima guerra mondiale accompagnato da un suo amico d’infanzia,
un vecchio nazista che faceva esperimenti genetici su razze inferiori. Poi
l’Idiota, che nonostante non fosse del nostro anno si era imbucato. Servì
comunque a tenere alta la nostra autostima. E poi altri a seguire, da Bigiaster
Disaster a Amodio Spartalo, da Fabiano Adige a Reggiani (o Regiani o
34
entrambi). Una bella riunione di tutto il D.U.M.F. insomma. Fu in
quell’occasione che coniammo il motto: dumfiamo in compagnia!
Dopo l’Osteria, l’autobus proseguiva per tratti di campagna e frazioni; c’erano
spesso sull’autobus matematici in gita.
<<Guardate che bella frazione!>>
dicevano. I 3 quarti dei passeggeri approvavano. Mentre i 12 ventitreesimi delle
persone che prendevano quell’autobus, di solito rimanevano soddisfatte dei 3
mezzi di trasporto offerti dal comune.
Lungo il tragitto si passava anche vicino ad una ghiacciaia ottocentesca. Il
proprietario terriero della zona usava tenere lì le sue riserve di spumante. Lo
‘champagne delle campagne’ era il rustico nome inventato dal quel produttore
vinicolo per promuovere il suo prodotto. Lo teneva in fresco sotto una
montagnola coperta di folta vegetazione, dove viveva una tribu’ di ragazzini
scimmia che si arrampicava sugli alberi dai rami intricati, urlando grida di
battaglia. Il padrone era solito approcciare le belle contadinelle, vestito di tutto
punto, nascondendo la bottiglia ghiacciata avvolta nella neve sotto i covoni di
paglia, per tirarla fuori al momento giusto.
Il capolinea del 17 barrato era davanti alla vecchia scuola di moderne tecnologie
elettriche. Un edificio dove si era fatta la storia della lavatrice e del fornetto
scaldamerende. Lì vicino era situato un Luna Park dove Uomo Avunio doveva
passare a piedi, ma nei giorni in cui gli facevano male si spostava usando le
attrazioni che vi erano all’interno. La ‘Casa degli Errori’ era la sua preferita. Un
viaggio terrificante fra terribili errori grammaticali! Alcuni di essi sono riportati
in ordine sparso su questo libro. All’altro capo del parco vi era la pensilina, lì
prendeva il tram a cavalli che lo conduceva fino alla stazione dei treni, dove lo
incontravamo al bar nel suo tavolino prenotato. Aspettavamo il nostro solito
convoglio, che in pochi secondi ci avrebbe trasportato al capoluogo della
provincia limitrofa. Poi, con abbonamento urbano ridottissimo per studenti
senza speranza di sbocchi lavorativi e dopo qualche cambio volante di autobus,
arrivavamo finalmente a destinazione. La fermata distava circa 300 metri
dall'istituto, così Uomo ebbe la geniale idea di abbonarsi a me che lo
trasportavo in spalla fino alla porta d'ingresso.
35
La guerra delle FFFFFFotocopie
Nebbioso mattino di novembre. I cani uggiolavano nella brughiera. Il pallido
sole non riusciva a rompere la spessa coltre grigia. Funesti presagi aleggiavano
nell'aria, morte e distruzione sarebbero giunte a tormentare il mondo. Gli
ignari studenti F.I.F.A. prendevano come al solito posto nelle loro polverose
aule; tutto era immobile, nell'attesa dell'evento scatenante.
E all'improvviso orde di soldati a cavallo di bianchi destrieri, con lance di carta
ed elmi bianchi extrastrong, sguainavano le loro spade e al cielo le tendevano:
<<Alla Carica!!>>
gridavano. E al vento si piegavano. Spazzati via da folate gelide e maligne come
il cupo inverno.
La pioggia scese fitta su tutti noi e ancora altri eserciti si videro all'orizzonte.
Grigi e di minacciose parole coperti. Tuttavia silenti. La guerra era lì, e ci
guardava dall'alto. Pronta al giudizio di ognuno. Come un'onda giù per il pendio
si riversarono, turbinando nell'aria e avvolgendo ogni cosa. Le spade intrise di
sangue blu, che sparso fu a fiumi sopra quei corpi. Di tutti i colori del cielo le
ferite che dipinsero sulla pelle dei cavalieri, profonde e cruciali.
Nelle aule la battaglia si accese, e fumo nero si levò. Le menti offuscate da quel
mare di sapere vagavano per la radura alla ricerca di un nemico, corollario della
propria esistenza.
Solo pagando a caro prezzo la vita salva si aveva. Scudi di mille pagine con
lucenti copertine, ma lasciati a marcire sotto gambe di tavoli. Un lampo di luce
su loro scendeva... questo Dio creatore che creatore non era. Nascevano cloni
di carta e parevan i veri. Ma da vicino mal distinguevasi la loro faccia. Chi sarà
colui che ci salverà? Chi porrà fine al nostro giogo? Chi ci strapperà da questi
vampiri che l'anima ci succhiarono per anni? Come un messia era atteso il
valoroso cavaliere che avrebbe liberato il nostro volere di sapere. A decine
erano caduti. Sconfitti dal peso incombente di mille menti racchiuse in una
serrata schiera. (dai ...trovate il significato di questa frase se siete capaci!)
Ma uno squarcio nel cielo grigio si aprì! Dove prima c'era solo un’opaca foschia,
un raggio di luce ci fece vedere la verità! Un sol uomo si levò a contrastare ciò
che tutti ritenevano incontrastabile. Vili pusillanimi ottenevano sconticini '1
ogni 10' mendicando ai piedi del custode della 'macchina della replicazione'.
Solo lui ebbe il coraggio di usurpare il potere. E lo fece in codesto mattino di
novembre.
36
Le sue armi furono la costanza nella lotta. O meglio, nel martellamento
zebedeico. Non lasciò scampo ai suoi avversari. Dapprima si fece fratello del
numero uno, colui che teneva le redini del potere in quel preciso istante. Si alleò
con lui e sgominò tutti gli altri suoi leccapiedi… Poi quando fu ben sicuro di
poter assestare il colpo mortale, colpì.
E fu vittoria.
O' Gatto di Tabiunio, nostro eroe valoroso e Re. Tu conquistasti per noi la
libertà di divulgazione. Castelli di cellulosa si ersero al tuo passaggio e la buia
valle dell'oscurantismo fu illuminata da un nuovo astro, il sole della conoscenza.
Rendiamo omaggio a te nostro sovrano, noi tuoi umili sudditi, ti chiediamo:
facci cavalieri. Tendi su di noi la tua spada-pesce che altro non è che un
tagliacarte a forma di pescespada. Noi ti saremo sempre devoti e custodiremo
per te il tempio dove le parole si moltiplicano, così che tu le possa distribuire
alla plebe. Tutti dovranno avere la FFFFFotocopia gratuita! Non solo
l'Emiliano o quello sfruttatore di Torrentelli. I ‘primini’ pero' no! Tributi
dovranno pagare negli anni a venire! Eh sì! ...che' noi combattemmo anche per
loro!
37
Ribellione!
Or vi narrerò della più grande trasgressione che mai fu compiuta durante tutti
gli anni di corso. Consiglio la lettura solo a persone non impressionabili.
L'autobus ci faceva attraversare tutti i giorni una città sconosciuta. Lo
seguivamo come cagnolini ammaestrati senza mai ribellarci. Il paesaggio che
vedevamo dai vetri, che riflettevano il 24.4% delle radiazioni elettromagnetiche,
avrebbe anche potuto essere uno scenario di cartapesta, tanto noi non saremmo
mai scesi a controllare. Avevamo imparato a memoria quella scenografia, ma
non sapevamo cosa c'era dietro le quinte. E il giogo delle lezioni universitarie ci
impediva di essere noi gli attori. Migliaia di vite ci passavano davanti; per
ognuna di esse, il sospetto che fosse meglio della nostra.
Finché un mattino nebbioso decisi di prendere nelle mani il mio destino; lo feci
appena fummo transitati davanti alla fontana dell'Acqua Gialla.
<<Andiamo amici, il mondo ci aspetta! Non possiamo stare tutta la vita su
questo autobus... liberiamoci dall’oppressione delle regole che la società ci
impone!!>>
La quasi totalità dei passeggeri mi guardò come se fossi 'L'Uomo che disse
tutto, ma proprio tutto!' Solo i miei due compari capirono le mie parole; senza
esitare ci gettammo dall'autobus in corsa, rompendo il finestrino con uno di
quei martelletti rossi. Finalmente veniva utilizzato per qualcosa di serio!
Girovagammo per un po’ nei paraggi e poi, resici conto che andare a piedi è
proprio faticoso, riprendemmo l'autobus e andammo a lezione.
38
Rincasando
La sera era il momento in cui tutti ci sentivamo liberi. Dopo una lunga giornata
passata rinchiusi ad apprendere nozioni, il viaggio di ritorno era per noi un
leggero vagabondare in direzione di casa.
Da quando abbandonavamo in anticipo l'ultima lezione serale con la solita
scusa del treno che non ci avrebbe aspettato, a quando io ritrovavo la mia
bicicletta legata con una catena peggio di un cane rabbioso, era come
intraprendere un viaggio fantastico, con la testa sospesa fra le nuvole. Quella
era una dimensione a parte, fatta di mezzi pubblici, fermate inattese, anticipi,
ritardi; dove il mosaico del tempo non combaciava mai alla perfezione. Era
facile perdersi fra gli spazi lasciati vuoti dalle tessere. E in questi spazi non
c'eravamo solo noi. Erano popolati da ogni sorta di individui e di luoghi,
anch'essi dotati di una vita propria.
Fra i frequentatori delle lezioni non ci conoscevamo ancora tutti benissimo ed
eravamo ancora usi farci i cavoli nostri. Così ad esempio ci capitava di
incontrare Richard che con la sua valigetta attendeva il suo trenino privato,
oppure Machmallah che tentavamo sempre di schivare come la peste
bubbonica per timore che ci ammazzasse. Sull'autobus c'era spesso anche la
Reggiani (o Regiani?) accompagnata sovente dalle Scaldabanco (o in questo
caso dovrei chiamarle scaldaposto?), a volte ci si salutava e basta, altre invece si
intrattenevano simpatiche conversazioni parlando di tutto. Ma non era
obbligatorio che ci fossero dei compagni di università per interloquire con i
passeggeri od i passanti.
Tanto per fare un esempio, una volta in stazione venne da noi una ragazza che
non sembrava molto a posto con l'uso di stupefacenti. Ci chiese:
<<Fiii sapete mica che ore sono? ...e dai datemi un millino.>>
Richard rispose subito per noi:
<<No, non fumiamo.>>
La fattorina allora capì subito con chi aveva a che fare e se no scappò a gambe
levate.
Si aprì però fra noi un dibattito infinito sull'opportunità di sfuttare la debolezza
delle ragazze allo sbando per instaurare conoscenze bibliche e non.
Considerammo che sarebbe stato relativamente facile fare leva sulla debolezza
39
di queste tipe e ottenere facilmente le loro grazie. Fu così che feci stampare
delle magliette con scritto 'Io ho un millino, baby!' Purtroppo il mondo
maschile non capì la genialità della trovata e queste rimasero quasi tutte
invendute.
La frase di Richard tuttavia fu lo spunto per un'altra disquisizione fra Uomo
Avunio e Machmallah. Quella di stabilire la miglior marca di sigarette
dell'universo. In realtà i due trovarono subito un accordo. Mach di solito
fumava le ES, la peggior marca in circolazione, ma disse che lo faceva solo per
la sua indigenza economica. La sua marca preferita era in realtà la stessa
dell'Avunio (le Ambassabor de Cologne du Sable), ne avevamo visto un
pacchetto in vetrina dal tabaccaio della stazione. Era rosso con le scritte in oro
a 18 carati e portava impresso il sigillo reale. Di quale re non saprei.
Sul treno, con i problemini di fisica affascinavamo le ragazze sedute di fianco a
noi. Famoso fu il problema dell'uomo che deve salire e scendere dalla
montagna trovandosi a una stessa ora sempre nello stesso posto, sia all'andata
che al ritorno. Impiegammo più di un anno per risolverlo, alla fine da tutti i
calcoli effettuati il posto risultò: Trattoria La Badia, 3° tornante sopra il bosco.
Specialità: Tartufi Mantecati. Ampio parcheggio.
Numerose furono infatti le nostre conquiste. Conoscemmo una quantità
industriale di personaggi di sesso femminile; ad esempio la ragazza che pesava
150kg e fece una super dieta in un giorno. Aveva con sé una valigetta da
geometra non per portare disegni o grafici, ma per contenere la carta d'identità
dove la foto era un poster 1 metro per 60 centimetri, scattata ovviamente prima
della dieta. Successivamente conoscemmo anche una sua amica. Questa era
molto più magra di lei, tuttavia un giorno si fece dare la ricetta per il
dimagrimento. Di lei non rimase più niente.
L'Uomo spesso e volentieri faceva proprio il bambino. Voleva sempre sedersi
nei posti posteriori dell’autobus. Una volta si mise a litigare con una tipa delle
elementari. Questa sfoggiava la sciarpa di una squadra dai colori di un'opposta
fazione calcistica rispetto alle preferenze dell'Uomo. Era seduta con le gambe
penzolanti e stava intonando con voce da pargoletta coretti del tipo:
<< e Juve merda… Juve Juve merda…. O bianconeri ciucciapiselli di tutta
quanta la famiglia Agnelli. >>
Subito l'Uomo non ci vide più, e cominciò ad insultarla pesantemente:
<<Noi abbiamo più scudetti! Pappappero pappappero!>>
40
Fu così che incominciò una serie infinita di rappresaglie fra i due che andò
avanti per tutti gli anni del corso. L’Avunio non veniva minimamente intimorito
dal fatto che lei sosteneva di essere amica di un famoso cantante romagnolo da
balera, assurto di recente alla ribalta nazionale grazie alla sua ultima hit. Alla fine
dovette però arrendersi alla bambina pestifera e lasciarle i posti tanto agognati.
Spesso in stazione trovavamo seduto sulla solita panchina il barbone con la
bussola. Questo strano personaggio era noto per starsene tutto il giorno a
contemplare una bussola magica. Solo dopo anni che lo osservavo lo capii. La
magia non è poi così facile da essere scovata. Soprattutto se si cela nelle crepe
della società moderna. Il barbone con la bussola se ne sta sdraiato sul fianco,
titillandosi il labbro ed osserva... osserva la sua bussola. Questa gli fornisce la
direzione della vita. Poi passa una ragazza, lui la contempla estasiato.... non può
fare a meno di esprimere il suo saluto ad una sì leggiadra creatura.
<<Ciao Bella...>>
ed ecco un rutto immane che fuoriesce dalla sua bocca e si condensa nel fumo
bianco per il freddo invernale. Poi si titilla il labbro e si rimette a fissare la sua
bussola magica, che certamente lo porterà a navigare verso altri lidi onirici
nuovi e lontani.
Un giorno forse riuscirò anch’io a trovare la pace interiore che ha trovato lui.
Un maestro di vita.
41
La Città di Luce
Giornata strana, sole brillante di mezzo inverno. Avevamo frequentato i corsi
della mattina e, non ricordo per quale fortuito caso, ce la svignammo per
raggiungere in tempo-pranzo le nostre abitazioni.
Orari dei treni pressoché ignoti in quella fascia meridiana e parimenti l'aspetto
dei convogli. Giunse infatti un pluricarrozza compartimentato, che se da un lato
poteva fornirci una certa privacy in caso di reperimento di un loculo libero,
dall'altro avrebbe potuto simulare una fetta di inferno se i nostri compagni di
viaggio temporanei si fossero rilevati dei rompicoglioni inverecondi. Dopo una
cernita estemporanea e constatata l'indisponibilità di compartimenti totalmente
human-free, optammo per uno quasi libero con un'innocua signora seduta
compostamente. Stavamo parlando della discrepanza fra i dati sperimentali e la
relativa grandezza di Nibiru, che avevamo visitato in gita scolastica con Capitan
Porackt il giorno prima, quando ad un tratto ella si intromise nel discorso.
<<E' tutta colpa degli ultrasuoni!...sono gli ultrasuoni che la fanno sparire...>>
<<........>>
<<Anche prima quando sono andata in bagno a fare la pipì, il water ha
risucchiato tutto, anche la materia inanimata.>>
<<Come scusi?>>
<<Eh sì, la città di luce era bellissima. Vedete qui... c'è il maglione. Ma voi non
sapete? Studiate... cosa studiate? anche mia figlia li fa i disegni...>>
<<Noi siamo geologhi.>>
mentì Gatto Tabiunio rievocando la nostra prima vocazione mineraria.
<<Ah, perché anch'io ho studiato. Ma mi facevano smettere di sera, perché
c'era il coprifuoco, e il radiotelegrafista lo faceva un mio amico.... e se ce lo
diceva.... ma cosa studiate voi?>>
<<Geologia. La scienza che studia la terra, com'è fatto il sottosuolo e cose del
genere.>>
<<E cos'è quello?... il rosso sì che va, ma voi che cos'è che avete detto che
fate?>>
<<Siamo quelli che guardano la terra, facciamo dei buchi per terra e ci
guardiamo dentro, per scoprire com'è fatta.>>
42
<<Ah, ma non è mica facile, sai ragazzo? Il treno va e come quando c'è il
controllore, se ce lo diceva! Non la tiravano! ....il maglione! Ma la terra lo
sapete che è rotonda eh? ...e dall'altra parte, in Tibet...>>
<<..eh, ma lo sa che all'Università abbiamo dei buchi...profondissimi?>>
<<Ah sì ragazzo? Dimmi....>>
<<...eh sì arrivano anche fino al centro della terra., e noi ci guardiamo
dentro.>>
<<E' come quando passa dentro il tubo con gli ultrasuoni, sono potentissimi, e
sì sì ragazzi miei... anch'io andavo a scuola. ………………......il rosso!>>
<<.....>>
<<E non era come quando adesso, non fate più le nuvole in cielo, che dall'altra
parte del mondo non sono mica uguali sai? Il mio amico me l'ha detto, che
faceva il radioamatore in Tibet. >>
<<......>>
<<E se quel mio amico radiotelegrafista ce lo diceva non succedeva mica che
lanciavano la bomba atomica, perché lui dovete saper che era in Tibet con la
sua radio. E se ce lo diceva non la lanciavano mica.>>
<<Eh ma fa freddo in Tibet... Lo sa che ci sono delle montagne altissime?>>
<<Ah, ma sì il maglione, chi l'ha fatto, ....eh è la mamma… te li vuoi vedere i
disegni? >>
<<Che disegni?>>
<<Ah te li faccio vedere ragazzo sono qua ve'....li ha fatti mia figlia! >>
<<Ha una figlia signora?>>
<<E tu? Quando il cuculo cucula, che cosa ci stai a fare in casa?>>
Bella domanda questa, pensai. Ma non ebbi il coraggio di intromettermi.
<<Eh sì lo disegna mia figlia, all'asilo, la città, ve’ lo vedi qua nel disegno che
c'è? è la città di luce..... il rosso!>>
<<E dov'è questa città signora?>>
<<Ah, lo sa la mamma! Ah sì sì ragazzo, è la mamma! Lei sì che lo sa!>>
<<E lo posso chiedere alla mamma?>>
<<Ah, ma io non te lo dico mica dov'è la mia mamma! Pensa alla tua di
mamma! Tu vai dalla tua di mamma, la mia è mia, cosa vuoi la mia?>>
<<Ah.. no io credevo la mamma in generale...>>
Ma di mamma non ce n'è una sola? Pensai.
43
<<Eh... cosa credi? Che c'aveva l'amico, il radiotelegrafista, in Tibet ve'...ve' te
sei molto allegro te che ridi.. cosa ridi? ve'... non è mica il rosso che c'è...>>
disse rivolgendosi a me.
<<Eh sì sì signora oggi sono molto allegro, mi è successa una cosa
bellissima!>>
<<E' bellissima sì la città di luce. Anche il mio amico telegrafista in Tibet l'ha
vista. La mamma lo sa, che il maglione... ma poi non l'ha mica fatta la spia, e
poi...e poi...>>
<<E poi?>>
<<Eh sì e poi l'hanno lanciata....ah ma la luce...quella sì era tutta la città sospesa
lì nella luce. La città. E con la mamma e tutti, i disegni li ha fatti, è là veh...nella
città di luce!>>
Scendemmo dal treno felici, convinti che un giorno anche noi saremmo riusciti
a vedere 'La città di luce'!
44
L'ultimo giorno del primo quadrimestre...
...tanto per dimostrare che il nostro era un corso veramente avanti, Emiliano
decise di farci assistere alla prima lezione del secondo trimestre. Non pensate
subito che abbia scritto questo libro con superficialità, che abbia detto primo
quadrimestre e poi secondo trimestre perché mi sarei sbagliato. Non è un
errore, la struttura temporale dei corsi era la seguente:
- primo quadrimestre
- pausa esami
- secondo trimestre
- pausa esami
- terzo bimestre (io lo passavo in piscina a fare le gare a cagnolino con il mio
amico Macchio)
- pausa esami
- ultimo mese (alla fine cenone con spumante e cotillons)
Una struttura perfetta! Tutti i corsi universitari dovrebbero essere così
strutturati! Il tipico grappolo d’uva discendente, chi di voi non l’ha disegnato
alle elementari?
Comunque nessuno prese sul serio quella lezione, forse anche perché il corso
era quello di Cabarettismo Applicato. I due clown che si presentarono a noi si
chiamavano Mondino e Nardella. Io, quel giorno, avevo deciso di festeggiare la
fine del quadrimestre organizzando un convegno di sommelier in mensa. Tutti i
vini presenti furono rigorosamente assaggiati e il vincitore venne da me stesso
decretato, anche se non avevo i gradi per farlo, ma dopo la bevuta i gradi li
avrebbe avuti chiunque. Comunque fu proprio bella quella lezione che iniziò
così, con l'appello:
'Chi è nato in Gennaio si alzi si alzi...chi è nato in gennaio si alzi in piè'
...e bevilo, bevilo, bevilo...e bevilo tutto d'un fiato...e l'ha bevuto tutto e non gli
ha fatto male ...è l'acqua che fa male ...il vino fa cantar...'
anche Mondino e Nardella si unirono ai cori, infilandosi dentro anche qualche
punto fondamentale del programma. Fortunatamente ebbi l'accortezza di
prendere qualche appunto, prima di spogliarmi nudo a ballare sui banchi. Fu
grazie a quelle noticciuole su un’etichetta di lambrusco che io passai l'esame
sulla fiducia.
L'epilogo di quello stupendo corso fu un esame a crocette svoltosi sulla
Croisette. Io riuscii tuttavia ad evitare quella trasferta in Francia. In alternativa
45
infatti si poteva consegnare il proprio quadernetto di appunti per dimostrare la
propria assiduità alle lezioni. Io di appunti non ne avevo mai presi. Mi dilettavo
soltanto a provare i vari scherzetti da clown che i nostri insegnanti ci
mostravano di volta in volta. Spesso, io Gatto e Uomo ci appropriavamo
indebitamente del cilindro magico in possesso di Mondino, propinando scherzi
sbellicosi a tutta la carrozza del nostro treno rincasante. Solo nella sopraccitata
occasione avevo riempito pagine e pagine di simboli runici involontari assieme
a qualche parola chiave del programma didattico. Estrapolando il tutto per
mezzo di un decifratore per ubriachi (l'avevamo appena messo a punto proprio
noi per capire quello che diceva l’Ubriacao Brasiliao che spesso incontravamo
in stazione o per le vie del centro) e con la piccola fortuna di trovare in
Mondino un esperto di cultura celtica, riuscii ad accaparrarmi un venti. Nardella
mi disse che se volevo aumentare il mio voto mi bastava un piccolo orale. Io le
dissi che ci avrei pensato seriamente durante le mie visite dentistiche.
Ricordo ancora che i miei compagni di corso non accettarono questa mia
svicolata da un esame che loro non evitarono. Mi giunsero in quel periodo
telegrammi dalla Francia che mi esortavano a raggiungerli per un non ben
precisato festival del Camambert. Non vi andai mai. Temevo i simpatici
scherzetti che di solito mi facevano; ve ne elenco alcuni solo per fare numero:
attaccarmi lo scotch sulla sedia, in modo da farmi stare in aula anche durante le
lezioni della professoressa Zuppetta;
prendere il treno in orario, in modo da lasciarmi solo a vagare per la città in
attesa di altri convogli;
in mensa, sistemarsi nei tavoli in modo tale da obbligarmi a stare seduto
proprio di fronte alla donna barbuta;
uccidere persone a caso per la via e dare la colpa a me.
Ma non divaghiamo, quell’ultimo giorno del primo quadrimestre fu proprio
divertente. Ricordo che dopo la gran bevuta ci fu data la libera uscita e noi
andammo tutti a spassarcela con Moncherì che nel frattempo aveva messo su
un’attività in proprio; proprio nel palazzo di fronte. Tutti già vociferavano di
una sua love story con Germanico. Questo invece mantenne fede al suo aspetto
teutonico e non si lasciò andare a tali frivolezze. Forse fu per quel motivo che
Moncherì abbandonò i corsi. Non ricordo quando li abbandonò, se nel primo o
nel secondo anno, ma di certo so che sparì da un giorno all’altro. Fece
comunque in tempo a fare tante belle cosine con noi. Una volta durante un
laboratorio di oscillostereometria incidemmo insieme una canzone in ultrasuoni
che per anni rimase al numero uno delle classifiche di tutto l’Oceano Atlantico.
Pensate, lei riusciva a cantare ingoiando completamente il microfono…..….
però non ricordo bene… forse non era il microfono.
46
Il Primo Esame
Ricordo come se fosse ieri il brivido del primo esame universitario.
Era l'epilogo del corso della professoressa Brutti: Algebra Funerale. Da quel
primo esame avremmo tastato subito il polso al Diploma. Quanti sarebbero
passati indenni a quell'ostacolo? La prof. in questione incuteva un timore
reverenziale non indifferente, forse perché il suo cognome era eufemistico
rispetto alle sue caratteristiche fisiche.
Per gli scritti dovemmo abbandonare momentaneamente la sede dei nostri
studi. La prof. ci accolse infatti in un'aula attigua al chiostro dove aveva passato
la sua infanzia. Era un convento di frati cappuccini. Ne prendemmo uno alla
macchinetta antistante l'ingresso dell'aula.
Dovemmo accomodarci su una gradinata ed ognuno ebbe il suo foglio bollato.
La professoressa Brutti non si fidava di noi. Ci perquisì tutti e ci dispose a suo
piacimento per l'aula. Poi azionò il cronometro che dava inizio alla prova.
Allo scattare del via tutti si gettarono a capofitto sul loro foglio, scrivendo
all'impazzata per sfruttare il poco tempo a nostra disposizione. Qualche minuto
dopo però i pensieri che vagavano per l'aula erano i seguenti:
....Devo fare la spesa… i finocchi, mi sono scordata di comprarli...
....domenica pomeriggio me ne vado in discoteca a bulleggiarmi....eh sì, sarò il
più ganzo di tutti…
....devo scoreggiare... se ne accorgeranno se la faccio?
....mi è venuta voglia di mettere su un gruppo musicale, lo chiamerò The
Scottish Dead Dogs!
....1 + 1 fa due... e fin lì ci siamo...
..no ..no adesso scoreggio non me frega niente ......ahhh che goduria...
.... guarda quella nuvola,...che bella....sembra uno stercorario...
....supercazzifradicidispermappicicoso....anche se ti sembra abbia un sapore
spaventoso, se lo succhi forte avrai un successo strepitoso...
....supercazzifradicidispermappicicoso!!...
…ma cos’è quest’odore? …che schifo!…qualcuno ha scoreggiato!
...cavolo puzza proprio ....adesso se ne accorgono ....aspetta che faccio finta di
scrivere...
...ho già finito...consegno? ...o aspetto un po' tanto per non far vedere la mia
superiorità genetica?
....che faccia da cazzo quello là in fondo...
....lala...laaalllaaa...lalalala....lala......
47
....quanti quadratini ci saranno in un foglio? 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13....
....oggi voglio andare a fare un giro in giostra....
....come sarebbe bello se tutto il mondo fosse fatto di roba commestibile, non ci
sarebbe neanche da lavorare, tutti mangerebbero fino a sazietà e sarebbero
felici....
....non ce la faccio più ...questo banco è troppo freddo..
....145 146 147 148 149 150 151 ........151........
....ma come faranno a fare le bottiglie tutte uguali?...
....il soffitto...nessuno ci pensa che è una cosa troppo innaturale?...non
dovrebbero esistere soffitti!
....mi manca la mamma...
........566 567 568 569 600 601...
....evviva i gatti, se io fossi un gatto sarei proprio felice, vagabonderei per il
quartiere, e tornerei a casa all'ora di cena, me ne starei al caldo in inverno, e non
farei niente tutto il giorno....
...da grande voglio fare un lavoro dove posso cazzeggiare tutto il giorno. Così
scrivo la mia autobiografia.
…hihihih…hiihihih…ahahah … eheheh… hoohho…. basta… non ce la faccio
più… sto impazzendooooooooo!
Dopo quello scritto, che tutti passammo miracolosamente grazie a Germanico
che si dimenticò un foglio di brutta sul banco, fummo convocati al Fichissimo
Istituto per la prova orale.
Sarebbe valsa la pena di andarci solo ad assistere, infatti per mancanza di aule
libere ci sbatterono nello spogliatoio del corso di Sartoria Rammendosa. Era un
corso di moda avanzato con modelle che sfilavano avanti e indietro tutto il
giorno seminude. Nei mesi precedenti avevamo tentato invano di partecipare
abusivamente agli esami di quel corso. Per i défilé finali venivano infatti
ingaggiate top model bellissime che si facevano spogliare con gli occhi.
Nessuno tuttavia era ammesso. Un apposito erettimetro misurava il grado di
eccitazione degli aspiranti stilisti che venivano immediatamente allontanati in
caso scattasse l'allarme. Di noi tutti solo una persona riuscì nell'impresa di
assistere ad una sfilata da dietro le quinte: Statofattocchi. Fu da quell'episodio
che dubitammo fortemente sulla sua virilità. Comunque lui trasse vantaggio da
quell'esperienza. Maturò un senso artistico che gli permise di creare anni dopo
una linea di biancheria intima per saldocarpentieri. Mise il suo catalogo su
Internet con foto a dir poco indecenti per l'epoca. Mutande senza niente
dentro.
48
L'esame procedeva per il meglio, passarono uno dopo l'altro secchioni e meno
secchioni, alcuni con dei ventini risicati, ma pur sempre sufficienti per dire:
<<Ce l'ho fatta! Andiamo tutti insieme a scolarci un tamarindo al bar!>>
Venne anche il mio turno, scena quasi muta, interrotta da qualche modella a cui
cadeva il reggiseno e che io mi precipitavo a soccorrere. Poi la domanda che
fece pendere l'ago della bilancia verso la sufficienza:
<<Ragazzo, credi che potrei fare anch'io la modella?>>
<<Sì certo Professoressa Brutti, lei ha un portamento molto elegante!>>
<<Va bene, vada...le do 18>>
Dopo di me era il turno di Foscho. Ma di questo non me ne accorsi perché ero
già andato a bere tamarindo con gli altri.
Mi venne raccontata tutta la storia circa un anno dopo, quando trovammo,
appesa al muro nell'ufficio di Torrentelli, una foto di gruppo fatta all'inizio del
corso. C'eravamo tutti, ma la testa di alcuni di noi era stata cancellata con una
croce: Carne Morta, le Scaldabanco e anche questo Foscho del quale ignoravo
l'esistenza fino ad allora. Mi raccontarono tutto Amodio Spartalo e Bigiaster
Disaster, i suoi ex compagni di banco.
Foscho era iscritto come noi alla Scuola con Secondi Fini in Astromatica, era
uno studente schivo, che si mischiava con la folla e non faceva troppo parlare
di sé. Il suo passatempo preferito era ascoltare musica satanica 'strapesa'. Questi
i gruppi che idolatrava:
666 is Only a Number
Evil D
Lou C. Ferrigno
Atomic Bomb Over the Tomb
Fino a che venne il giorno del primo esame, dove lui fu il primo studente
bocciato del corso. Fu una delusione troppo grossa, vedere gli amici felici al bar
a bere tamarindo, mentre lui aveva la morte nel cuore e nelle orecchie. Stava
infatti ascoltando in cuffia il brano: <<to Kill or not to kill? >> dei Deadspear.
La leggenda narra che quel giorno Foscho se ne andò dicendo: <<Voi avrete
anche passato questo lurido esame, ma ricordate che un giorno io vi sotterrerò
tutti!>>
Mantenne la parola. Infatti di lì a pochi anni venne assunto come becchino alla
facoltà. Era lui che conservava i cadaveri per gli esperimenti di rigenerazione dei
tessuti, resuscitamorti e scuola di zombies. Una figura di riferimento per tutti.
49
Ma torniamo all'esame. Quell'esame è vero, lo passai, ma lo dovetti ridare
ugualmente. Il secondo trimestre prevedeva infatti il corso di Matematica
dell'Assurdo, non si sa come abbinato a doppia mandata a quello di Algebra
Funerale. Non era neanche la titolare, la professoressa Zappetta, ma decise di
bocciarmi con conseguente invalidazione retroattiva di tutta la mia carriera
matematica a partire dalle elementari.
Ma questo ve lo racconterò un'altra volta.
50
Il primo ministage
Iniziò subito dopo gli esami di riparazione settembrini e fu una cosa molto
divertente, ma non per i ragni che vivevano nello scantinato dove ci avevano
relegato; infatti data la scarsità di fondi ormai cronica del nostro diploma
universitario, fummo costretti a cibarci di questi simpatici aracnidi che
arrostivamo con un becco bunsen.
Avvenimento importantissimo di questo stage fu l'arrivo di un nuovo studente
che aveva abbandonato il mondo della scienza tradizionale per dedicarsi come
noi alla fantafisica. Reggiani o Regiani? Da quel momento in poi non sapemmo
più distinguerli!
Chi era mai quell'individuo che mai avevo visto prima? L'arcano venne subito
svelato. Uno studente sfuggito alla Facolta di Ingegnosità si era infatti
impunemente unito al nostro corso. Ed era un assonimo della nostra biondona
sgallonata! Da quel momento risultò impossibile distinguerli. Nessuno si
ricordò più chi fosse l'uno e chi l'altra. Anche quando vennero introdotte
innovative tessere magnetiche per la rilevazione delle presenze collegate ad un
cervellone centrale non si riuscì a mettere ordine a questa confusione di
identità.
Risultato: Regiani e Reggiani si laurearono entrambi, nonostante non fu mai
permesso di dare a tutti e due lo stesso esame, i prof. non ne volevano sapere di
distinguerli. Così capitava che il povero Regiani (o Reggiani) che ci teneva a
farsi interrogare non riusciva a mostrare la sua preparazione impeccabile perché
la Regiani (o Reggiani) aveva esposto alla perfezione gli stessi concetti un attimo
prima. Sì perchè i due erano proprio dei secchioni. Chiunque avrebbe pagato
per una fortuna del genere e loro invece no, volevano proprio sgobbare e
studiarsele tutte, le materie; tutto il programma dalla prima all'ultima pagina!
Anche io e Fabiano Adige una volta tentammo lo stesso giochetto, ma fummo
inesorabilmente scoperti.
Ecco la suddivisione dei vari gruppi per i 4 progetti assegnatici:
- il gruppo di Germanico (in compagnia di Moncherì, Regiani o Reggiani) si
occupò di determinare la fluidodinamica dell'intero complesso oceanico
mondiale, stabilendo un metodo di previsione di estinzione delle specie ittiche;
- il gruppo del 'Testa di Cazzo' (con Dana, Buffer Three State, Regiani o
Reggiani) si prese la briga di trovare un nuovo modo di elevare la temperatura
della materia passando per lo zero assoluto;
51
- il gruppo di Amodio Spartalo, Digiaster Disaster, Fabiano Adige,
Statofattocchi, e Richard aveva il compito di correggere la rotta di un asteroide
quel tanto che bastava per non farlo schiantare sulla terra.
Rimase libero solo l'ultimo esperimento ridicolo che toccò chiaramente a noi,
d'altra parte eravamo la feccia del corso. Uomo Avunio, Io, Gatto (che tuttavia
non fu mai presente perché impegnato in una campagna di salatura dei cosciotti
di triceratopo), Linzia la Cubista, una Tossicodipendente che abitava in uno
Zoo, e Max Weber, facemmo una ricerca sul funzionamento della ruota di
bicicletta, c'eravamo stufati infatti dello strapotere di Indurain al giro d'Italia!
Avremmo venduto la nostra invenzione solo a ciclisti italiani e finalmente il
tricolore avrebbe trionfato anche al Tour!
Lo stage iniziò con un ripassino delle più importanti istituzioni di Endorfisica I
...ad esempio il pendolo... che venne sradicato da un vecchio orologio da muro
situato nell'ufficio del De Umbertiis. Venne redatta una mirabile tesina (vedi
appendice C) e poi si procedette con lo studio a noi assegnato. Ecco il prodotto
del nostro duro lavoro:
LA RUOTA
La ruota è un oggetto di forma rotonda sostenuto nel nostro caso da stanghette
metalliche dette raggi. Per far girare la nostra ruota di bicicletta non abbiamo
usato i pedali, ma bensì dei contrappesi legati con filo da pesca. Ci hanno
fornito lastre di piombo in abbondanza, forse per proteggerci dalle radiazioni
del vicino fornetto scalda merende. Noi invece lo abbiamo usato
impropriamente per mettere in moto la rotazione, che avevamo il compito di
monitorare per ricavarne le leggi che la governano. Questi i risultati:
Legge n.1
È vietato fumare in aula.
Legge n.2
Chiunque venga trovato a fare sesso con Moncherì per la seconda volta prima
che tutta la classe abbia usufruito del suo turno verrà potato.
Legge n.3
Scemo chi Legge n.4
Prima di giocare a flipper sui pc del laboratorio, assicurarsi che non vi siano
lezioni in corso.
52
Legge n.5
Se proprio volete giocare a Flipper sui Pc del laboratorio mentre vi sono lezioni
in corso, assicuratevi di non urlare 'Cyclone'!
Legge n.6
Povero il ciclista senza la ruota davanti.
Legge n.7
Povero pescatore, senza filo per pescare.
Legge n.8
I raggi fanno attrito, ma senza si cade.
Legge n.9
Il 'senza’ della precedente legge può essere riferito indifferentemente a soggetto
e complemento.
Legge Riassuntiva
La ruota gira. Un po’ come la vita.
53
Partitelle e particelle
Il calcio, come certamente sapete, nel nostro paese riveste un ruolo primario nei
costumi della società. Non poteva quindi mancare anche in questo libro un
capitolo dedicato a tale sport.
La prima volta che ci misurammo in plural tenzone fu nell’attesa di una lezione
del Prof. Parassiti. Era anche la sua prima lezione in assoluto se non ricordo
male. Non ricordo invece cosa insegnasse il suddetto professore, forse qualcosa
a che vedere col suo nome. Ricordo il suo esame, che verteva su come far
passare acqua in tubi lungo i muri senza farla congelare. Lo superai, forse
perché uno dei miei superpoteri, mutuato da un vecchio cartone animato che
eravamo usi vederci nelle pause fra una lezione e l’altra per poi ripercorrerne le
gesta nel tempo libero, era proprio quello di far assumere al mio corpo lo stato
fluido.
Essendo il primo giorno del secondo trimestre era anche il primo giorno di
primavera. Bei tempi quelli in cui le stagioni erano ben distinte e
matematicamente ripartite. Io avevo commesso un clamoroso errore. Avevo
mantenuto l’abbigliamento invernale. Mi dissi che sarebbe stato troppo
rischioso azzardare la magliettina di cotone e la camicia di Lino (il mio bidello
delle elementari). Per cui misi il primo vestito che trovai nell’armadio. Non si
poteva levare se non con un trinciapolli ben affilato.
La mattinata proponeva materie che avevano ridestato in noi il terrore:
- Studio di Fourier di Rantoli Umani
- Esercitazioni di Accalappiaquark
Tutto era andato bene, io ero anche riuscito ad intercettare un nugolo di quark
strange. Gatto si era occupato dei down. Uomo Avunio degli up. Poi, a fine
lezione avevamo fatto una bella macedonia mettendoli insieme nella tazza da
picnic di Bigiaster Disaster. Non fu una buona idea.
Nella parte posteriore del Fichissimo Istituto, c’era un campo dove solitamente
Capitan Porakt parcheggiava la sua astronave. Subito pensammo che quello
sarebbe stato un posto ideale per una partitella. Le squadre erano così
composte: da un lato io, Bigiaster Disaster, Uomo Avunio, Gatto Tabiunio,
Amodio Spartalo, Nenes Alphanassios, La tossicodipendente che Abitava in
uno Zoo, Linzia la Cubista, dall’altro Il Testa di Cazzo, Poliargento Racing
Team, The Biggest Man in The World, Dana Tuttatana, Buffer Three State,
Richard, Fabiano Adige, Statofattocchi. Arbitro dell’incontro: Germanico, che
54
con la sua teutonica freddezza avrebbe imparzialmente condotto le sorti
dell’incontro.
La tenzone procedeva fra folate dei due schieramenti, numeri d’alta scuola del
sottoscritto e scorrettezze di ogni sorta per cercare di fermarmi, quando il caso
volle che la palla andasse a cozzare proprio sul contenitore di strangeletti. La
reazione a catena che avrebbe trasformato il nostro pianeta in una Strana Stella
era iniziata. Già strana erba e strani alberi avevano cominciato a crescere
tutt’intorno e le vicine macchine stranamente parcheggiate cominciarono a
muoversi come se fossero ferme. Strani estraniamenti stranieri stradivaricarono
Stradivari in vari stadi di variazioni. Stranamente tutto ritornò ad essere normale
di lì a pochi attimi. Tant’è che io ne fui un po’ stranito.
Giunsi in classe allo stato disintegrato. Tentai di ricompormi un po’, ma anche
il prof. si accorse palesemente di quanto era successo. La mia testa continuò a
vagare fra le nuvole per i cieli attorno all’Istituto mentre il mio corpo era lì,
seduto in aula.
Fu da quel momento che cominciai irrimediabilmente a distrarmi dagli studi e
dare la priorità ad altre cose. Come giri in bici per la campagna senza meta a
scopo logico. Capitava sovente che fuggissi da lezione per avventurarmi sulla
mia bicicletta da guerra per aspri sentieri e strade polverose. A volte
raggiungevo paesini sperduti, dove si svolgevano scontri fra contrade dagli
stendardi sgargianti. Un pomeriggio venni addirittura investito…..
….cavaliere.
Ma si parlava di calcio ed ecco a voi un’altra partita da ricordare:
era un giorno di tardissima primavera, il 3 agosto. I corsi continuavano
inesorabilmente al Fichissimo Istituto, non c'era tregua per noi. Avevamo tutti
bisogno di sfogarci un po' dopo le ore passate in aula. Max Weber propose una
partitella a calcio alla Rocca Fortificata (un appezzamento di dimensioni esigue
proprio nel centro della 'city').
Subito tutti accettammo con entusiasmo, ma sceso dall’abituale treno notai che
gli altri miei compagni si erano dileguati. L'appuntamento era 10 minuti più in là
nel tempo e ben 4 km più in là nello spazio. Raggiunsi già trafelato il luogo
indicatomi e poi me ne stetti mezz'ora ad aspettare, osservando i vecchietti che
ci provavano con le bambine sul triciclo. Max Weber giunse con un supertele
sottobraccio e tutti i suoi amici al seguito fra i quali un Maradona in gonnella (e
non era una metafora).
Fu un bel match. Capovolgimenti di fronte, colpi di testa, giramenti di capo.
D’altra parte eravamo tutti dei gran cervelloni, anche perché l’Idiota non aveva
preso parte alla partitella!
55
Uccidi il Cittadino e vinci un qualcosino
La sera in cui ci fu la prima puntata del Grande Concorso a Superpremi,
stavamo tutti e tre rincasando beati dopo una dura giornata di studi all'Istituto
Pseudouniversitario. Per tutti e tre intendo ovviamente: Io, Gatto Tabiunio e
Uomo Avunio.
Il programma del giorno era stato il seguente:
9-11: Raschiatura Fondobarile
11-13: Esperimenti di Micorobotica (coltivazione di funghi robot)
13-14: Pausa pranzo, che venne consumata nella solita mensa intercorso, dove
la Vecchia Signora, una cuoca juventina che cucinava solo piatti in bianco e
nero, ci aveva servito un lauto pasto costituito da spaghetti al nero di seppia,
melanzane ripiene alla ricotta, formaggio al pepe nero, dolcetti liquirizia e
zucchero.
14-17: Cabarettismo Applicato: la lezione del giorno riguardava imitazioni e
travestimenti, cosicché noi tre, dovendo uscire con un leggero anticipo per non
perdere il solito treno fantasma, ce ne andammo a casa con le sembianze di
Benito Mussolini, Maradona e Statofattocchi.
Salimmo sul solito convoglio che ci avrebbe riportato a casa ed ignari ce ne
stavamo appisolati in attesa della sua partenza.
Il vagone risultava pressoché deserto, cosa alquanto strana per la categoria di
abbonamento da noi sottoscritta (riduzione sardine). Pensammo subito di aver
sbagliato treno, ma poi chiedendo a un controllore avemmo la conferma che
era il convoglio giusto.
Di lì a poco in effetti partì. Ci domandammo per tutto il viaggio il motivo di
questa mancanza di passeggeri, ma lo scoprimmo solo al nostro arrivo all'urbe
desiderata. Tutti erano davanti agli schermi televisivi. Stavano seguendo le
ultime fasi del sorteggio del concorso “Uccidi il Cittadino e Vinci un
Qualcosino”.
Era l'ultima trovata per accaparrarsi l'audience della fascia preserale. Uccidendo
il cittadino sorteggiato, si poteva vincere ogni sorta di oggetti la cui sillabazione
finisse per ino; che ne so, un motorino, un violino, e via dicendo.
Arrivammo a capire il meccanismo proprio nel momento clou del sorteggio del
cittadino da ricercare.
<<Il cittadino estratto è.... Eudizio Liscialuna!>>
56
<<NOOOOOUOUOUOUOUUOUUOUO!!>>
Questo fu l'urlo strozzato in gola di noi tre tutti.
E la mia foto comparve sullo schermo del televisore. Subito pensai:
Statofattocchi è in pericolo!
Durante la lezione infatti avevamo deciso di scambiarci le identità e, se io
conservavo ancora le sue sembianze, non ero del tutto sicuro che lui si fosse
tolto il travestimento, anche perché il suo compagno di auto, Fabiano Adige, il
mercoledì faceva sempre pressione per velocizzare il viaggio di ritorno in attesa
del turno infrasettimanale di coppa. Ora lo so cosa penserete: che banalità, il
solito patito di calcio! Niente affatto. Fabiano Adige era iscritto al club 'Amici
dell'Affettato', ed un mercoledì sì e uno no era appunto il turno della coppa.
Ero abbastanza tranquillo sul fatto di riuscire ad arrivare a casa incolume grazie
al travestimento, ma forse sarebbe stato meglio passare la notte in stazione,
marinare la scuola il giorno dopo per presentarsi verso le sette di sera negli studi
del programma che veniva trasmesso in diretta dalla città di Mediolaneuaorum.
Non avrei mai pensato che invece i miei due compari potessero tendermi un
agguato.
Quei cani morti pensarono infatti di intascare la fottuta ricompensa. Con una
banale scusa mi convinsero a seguirli nei bagni della stazione. Dissero che
sarebbe stato meglio fare la pipì subito perché poi magari non ne avremmo più
avuto il tempo. Un ragionamento che pareva filare, finché non mi ritrovai
rinchiuso in quel bagno puzzolente con i miei due compari che confabulavano
all’esterno:
<<Vai è fatta per noi. Pensa se vinciamo un postino! Poi possiamo mandare
tutte le lettere che vogliamo in giro e farlo suonare due volte alle porte senza
che nessuno si lamenti.>>
<<Anche un albino non sarebbe male,anche se il suo utilizzo sarebbe limitato
alle ore meno assolate, non vorrei si scottasse.>>
<<Beh, a me, a dir la verità, non dispiacerebbe neanche un grappino!>>
<<Ma solo uno? >>
<<Beh no penso che in quel caso ti diano la fornitura a vita>>
<<Ma sei sicuro?>>
<<Dovremmo informarci meglio su questa cosa, non vorrei che prendessimo
una fregatura.>>
<<Anche un pulmino non sarebbe male, però io vorrei quello della scuola.
Quando ero alle elementari volevo sempre andare a casa in pulmino, ma mia
mamma me lo impediva!>>
57
<<E che ne diresti di un mattino?>>
<<Fantastico, avere un mattino solo nostro! Ma ti rendi conto?>>
<<Scarterei il pannolino e anche il chinino, a meno che non si prenda un virus
malarico che provochi dissenteria.>>
<<Io voglio uno scatolino. L’ho sempre sognato.>>
<<Ma quello che si fa giocando a calciobalilla?>>
<<Sì anche, ma non solo. Lo scatolino è questo e anche di più. È sempre stato
il mio pallino.>>
<<Allora io spero di vincere un pallino! In pratica è qualsiasi cosa io
desideri!>>
<<Ma dev’essere veramente il tuo pallino! Altrimenti se ne accorgono!>>
<<Bigiaster Discaster e Fabiano Adige vorrebbero un casino.>>
<<Sì , ma ognuno con un significato diverso dall’altro.>>
<<Certo!>>
<<E se vincessimo un porcospino?>>
<<Speriamo di no!>>
<<Non sapremmo proprio dove metterlo!>>
<<Al Parco Nazionale del Pollino!>>
<<Ma dovremmo vincere anche quello!>>
<<Eh già…>>
<<Con un frustino farei un bel giochino, legherei un manichino ad un pattino e
dandogli fuoco con un acciarino scalderei il mio pentolino.>>
<<Contenente?>>
<<Un brodino.>>
<<Ma come lo uccidiamo?>>
<<Io direi di congelarlo nell’azoto liquido fino a che i conduttori del
programma non ci consegnino i premi. Poi possiamo anche scongelarlo nella
sala degli esperimenti con i superconduttori.>>
<<Sì magari scongelandosi ritorna in vita, chissà.>>
<<Sì quella volta Antonino Piana si era rianimato da solo.>>
<<Però c’era voluto un campo magnetico applicato.>>
<<Sì è vero, Antonino era uso prestarsi come solenoide umano.>>
<<Ma come superconduttore cosa useremo?>>
<<Io direi lo stesso conduttore del programma, con il successo che sta avendo
è decisamente super!>>
<<Concordo!>>
I miei compari continuarono a fantasticare per altre due o tre ore e infatti riuscii
a fuggire da quella scomoda situazione. Così potei presentarmi il giorno dopo
58
negli studi televisivi per ritirare il mio premio. Pescai dall'urna degli “ini ino” ciò
che avrei vinto.
Il presentatore annunciò:
<<Non è morto il cittadino e ha vinto un..... RUTTINO!>>
L'unica consolazione fu che il ruttino me lo fece la valletta più carina del
programma proprio davanti al naso; aveva sicuramente mangiato….
…un tombino!
59
Il solito Attacco Alieno
L'ultimo treno. Era imperativo prenderlo. La nostra vita era quella di pendolari;
avanti e indietro per la regione, tutti i giorni, tutte le settimane, fino alla fine del
corso o finché qualche altro evento imponderabile non avesse interrotto la
nostra routine quotidiana. Quel semestre il mio piano di studi comprendeva i
seguenti quattro esami:
Antimateria
Interfacce cerebrali Uomo-Ranuncolo
Guida Stunt (su camioncino del latte)
Matematica dell'Assurdo
Quella sera eravamo particolarmente in ritardo; il mio amico Avunio aveva
voluto seguire fino all'ultimo secondo la lezione della professoressa Zuppetta;
un lurido corso integrativo intitolato: Controindicazioni alla Matematica
dell'Assurdo - Esercitazioni Teoriche e Non. Io e Gatto avevamo cercato di
svignarcela prima, ma lui da perfetto cane morto ci aveva fatto fare la solita
figura da venditori di broccoli nei confronti della prof. Fatto sta che ci eravamo
dovuti cimentare in una corsa folle per prendere l'autobus delle 18.02, ma
questo non sarebbe bastato, perché quel mezzo arrivava in stazione alle 18.37;
troppo tardi per prendere il treno delle 18.29. Avunio aveva però calcolato che
con un cambio rapido e una piccola corsetta ce l'avremmo fatta.
Dovevamo scendere alla fermata del quartiere Marakallallèllee (ore 18.18) e
tagliare per il centro fino ad incontrare la linea delle micronavette che
passavano ogni minuto, dove si stava solo in quattro e quel cagnaccio di Uomo
si sedeva sempre anche se c'erano vecchietti ultracentenari in piedi. Da qui
avremmo impiegato circa dieci minuti ad arrivare in stazione, ma scendendo
due fermate prima si poteva percorrere un sentiero pedonale che passava per il
parco e guadagnare ancora alcuni preziosi attimi. L'importante era correre.
Tutto andò come previsto fino alla discesa dalla navetta alla fermata
Piazzagiardino. Erano le 18.25. Non avevamo calcolato il fattore pioggia. Una
pioggia fine che rendeva viscido l'asfalto e impediva alle nostre scarpe da guida
di avere il giusto grip per una progressione da quattrocentometristi, che ci
avrebbe permesso di cogliere l'appuntamento col semaforo verde. Quando
l'arancione scattò uniformandosi con i lampioni della via, capimmo che era
finita. Alle 18.31 fu di nuovo il colore della speranza, percorremmo gli ultimi
60
inutili cento metri ed entrammo in stazione proprio mente l'altoparlante
annunciava:
<<L'INTERREGIONALE 368 PROVENIENTE DA FELSINARUM PER
MEDIOLANEUAORUM SUBIRÀ UN RITARDO DI ….>>
<<Sìììììììììììììì!!!>>
<<Diciannove ore e 20 minuti…>>
<<Noooouuuuoooooouuuoouou!!>>
<<...CAUSA ATTACCO ALIENO.>>
Li vedevamo in lontananza, con le loro cosmoplananti lanciavano raggi violetti
a terra. Da una prima stima di Gatto, gli alieni stavano attaccando una
panetteria del centro. Ma i conti li aveva fatti con la calcolatrice pallottolosa che
usavamo per le nostre esercitazioni nel corso di Matematica dell'Assurdo.
Gli extramondestri si stavano avvicinando, l'altoparlante annunciò ancora:
<<ATTACCO ALIENO …ATTACCO ALIENO SUL BINARIO
CINQUE….NON FERMA A…MEZZANO RONDÀNI>>
<<Quasi quasi lo prendo>> dissi ai miei due amici, <<passa proprio vicino a
casa mia!>>
<<Non fare il cane morto, ci lasci qua da soli?>>
<<Senti chi parla, quando mi avevano sorteggiato per il concorso 'Ammazza il
cittadino e vinci un panino' voi avete cercato subito di prendermi; e non me ne
frega un cappero se avevo già dato l'esame di 'Similmorte in catalessi'. Voi vi
scordavate di trafugare il mio cadavere e io finivo cremato.>>
<<...ma no, ci saremmo ricordati, al massimo avremmo attaccato un post-it sul
feretro con su scritto 'non bruciare prima di 48 ore'>>
<<...sì, sì come quella volta che alle 'esercitazioni di invaso e travaso all'estero'
avete allagato il deserto di Nubia lasciando senz'acqua l'Egitto.>>
<<...non è stata colpa nostra, noi avevamo lasciato un post-it sul rubinetto.>>
Mentre noi discutevamo, l'attacco alieno passò sopra la stazione. I ferrovieri
erano in preda al panico e anche la Polizia MetroFerroTramvFiloviaria
sembrava impotente. Questo era un lavoro per noi. Dal tabellone degli arrivi,
squarciato in due da un raggio viola, ci interfacciammo al 'Capostazione
Automatico'. Collegammo i fili nel modo che ci aveva insegnato 'Il Malato' e
subito si videro i risultati: 71 deragliamenti su tutto il territorio nazionale con
188 morti e 1360 feriti. Nessuno si curò più dell'attacco alieno, anzi molti 'lo
presero' perchè molto più affidabile delle ferrovie statali.
61
Il Matrimonio di Eudizio Torrentelli
Eudizio Torrentelli si sposava. Chi sarà mai stata colei che s'era accaparrata il
nostro factotum di corso?
Noi ipotizzammo che dovesse essere una racchia storica, ce ne diede conferma
un anno dopo la Reggiani o Regiani che dir si volesse. Ci disse che aveva visto
le foto del figlio in braccio a chi l'aveva concepito ed aveva avuto pietà per
quella povera creatura, tanto da augurargli una morte prematura.
Torrentelli per festeggiare l'evento aveva portato un cabaret di pasta al forno.
Tuttavia solo i docenti erano stati invitati, noi studenti fummo trattati
giustamente come essere inferiori.
Ci avrebbero lasciati fuori dalla sede sotto il sole cocente fino alla fine del
rinfresco.
Ma Cane Avunio ne fece un'altra delle sue, dovette ricorrere a tutti i suoi
superpoteri, ma alla fine riuscì a mettere le mani sulla pasta al forno del
Torrentelli. E sono sicuro che lo fece per puro piacere, in quanto palesemente
già sazio. Infatti la mattina eravamo passati per il centro della Città Regia e
avevamo fatto tappa in un'accogliente bottega d'altri tempi.
Un affabile salumiere ci aveva accolto con tutti gli onori del caso, offrendoci
subito in assaggio scarti della macellazione suina. Prelibatezze alle quali non
riuscimmo proprio a dire di no. Lo scopo dell'entrata in quel negozio era
l'acquisto del necessario per lo spuntino di metà mattina. Da parte di Gatto e
Uomo ovviamente, perché io avevo come al solito la mia merendina verde
fluorescente che mi avrebbe abbondantemente riempito lo stomaco.
Il negoziante era un arzillo post-post-giovane, sì insomma un quasi vecchio, ma
ancora non arteriosclerotico al 100%.
Gatto e Uomo si fecero fare un panino a testa. Ricordo ancora gli ingredienti di
quello dell'Avunio: insalata russa e mortadella bolognese. Non sapevano però
che il tipo era uso approfittare dei clienti occasionali come eravamo noi; del
resto la selvaggia concorrenza delle nuove catene di distribuzione, che
mettevano in ginocchio le vecchie tradizionali botteghe a gestione familiare,
non gli lasciava scelta. Ogni appiglio doveva essere usato per far quadrare il
bilancio a fine mese. Lo vedevamo tutto indaffarato dietro il bancone e ogni
tanto la sua testa faceva capolino.
<<Ho abbondato un po', che faccio lascio?>> fu la sua frase conclusiva. Così
ce ne andammo con il nostro sacchettino per la merenda consistete in:
2 panini dimensione 'baguette' panificate nel forno dei frati benedettini in
ciabatte; per produrle erano state usate solo rare sementi antiche, acqua santa e
62
salgemma diamantata estratta dalla 'montagna del diavolo' da un gruppo di nani
minatori capitanati da una pallida ragazzina. Queste erano ripiene di
approssimativamente 1 kg di insalata russa, proveniente direttamente dalla
pianura del Volga, mortadella di cinghiale ammaestrato (la più cara sul mercato),
Fromage de foi de gras au patè d'egalitè et fraternitè che veniva circa 1300 lire al
grammo.
Senza contare le guarnizioni dei pani che erano state fatte con semi di rare
piante aromatiche del Sahara e disposte sulle pagnotte da maestri della scuola
d'arte di Parigi.
Poi un brick di tè freddo verde e oro delle piantagioni di sir Mc Thea a Ceylon
e una cedrata di cedroni giganti del libano che, ce lo poté confermare
Machmallah, provenivano da un albero di cui è rimasto un solo esemplare che
fruttifica una volta ogni 7 anni. Il conto complessivo azzerò in un sol colpo le
disponibilità mensili dei due.
Con tutto questo ben di Dio a disposizione per lo spuntino capite bene che
Uomo dovrebbe essere già stato praticamente sazio, invece la voglia di rifarsi
dei soldi sperperati ebbe il sopravvento. Ce la mise proprio tutta per mangiare a
sbafo a quel rinfresco. Non mancò la solita sbrodolata sulla camicia, tipica di
tutti i banchetti all’inpiedi. Fortunatamente i colori predominanti della camicia
avunia erano gli stessi delle lasagne al forno, per cui nessuno si accorse della
macchia.
Per mesi si narrò che dopo quel banchetto l’Avunio aveva accumulato così
tante calorie che per smaltirle organizzò una traversata della Lapponia a
digiuno.
63
L'ammanettato
Durante gli anni di frequentazione dei corsi universitari, cominciai a viaggiare
esclusivamente in treno. Questo cambiamento di mezzo di trasporto avvenne,
dopo essere stato multato per riutilizzo ripetuto del biglietto di corsa singola,
sulla corriera del paese che mi portava in città. Lo feci per combattere lo spreco
di carta per i biglietti degli autobus! Io riutilizzai lo stesso per più di due mesi e
quel controllore invece che complimentarsi con me mi fece anche la multa!
Sprecando in questo modo altra carta per giunta! Al giorno d’oggi tutto va al
contrario di come dovrebbe!
Per protesta allora decisi di passare totalmente agli chemins de fer.
La strada ferrata era molto meglio della strada normale; se le facevi una
domanda lei ti rispondeva subito, e non c’era argomento che la mettesse in
difficoltà. Preferii optare per questa scelta anche perché l’affollamento degli
autobus scolastici era troppo per uno studente del mio calibro. Ormai non ero
più un povero mortale. Stare accalcato fra minorenni mezze nude e disinibite,
che non avevano altro desiderio che quello di provare le loro prime esperienze
sessuali con un uomo maturo ed esperto, non si addiceva al mio rango. Ora
comincio ad avere qualche dubbio sulla mia sanità mentale di quel tempo.
Ma torniamo ai fatti. Ce n’erano parecchi che nei pressi della stazione ti
chiedevano ‘millini’. Ne incontravamo spesso anche la sera tarda rincasando
dalla città Regia. Solitamente li evitavamo, traslando i nostri assorbimenti di
radiazioni elettromagnetiche nello spettro ultravioletto.
Rincasando parlavamo sovente di eventi improbabili, come attacchi terroristici
con aeroplani contro i grattacieli di New York. Cose che non si sarebbero
certamente mai verificate.
A volte si arrivava a casa veramente tardi. I corsi invernali finivano che ormai
era buio. Poi autobus, treno, cambio di treno, bicicletta. Il viaggio sembrava
non finire mai. Quella sera ero appena giunto ad una stazione intermedia dove
abitualmente prendevo la mia coincidenza. Salii sul convoglio locale, girai come
al solito per il treno alla ricerca di un posto dove sedermi, possibilmente di
fianco a qualche bella ragazza, invece niente. Quella volta trovai solo un posto
vicino all'Ammanettato. Costui era un tristo figuro che faceva sempre il nostro
tragitto. Era stato ammanettato lì molti anni prima, ma qualcuno se l'era
dimenticato. Viveva di sigarette e merendine scroccate. Riusciva benissimo ad
aprire le manette per andare in bagno, ma siccome era convinto di essere
innocente e una sua fuga avrebbe comprovato il contrario, tornato dalla ritirata
se le rimetteva.
64
Lo vidi quasi tutti i giorni dall'inizio alla fine del corso. Poi, dopo la grande
ristrutturazione delle Ferrovie Statali, sparì dalla nostra tratta insieme al vagone
su cui era ammanettato. La nuova politica ferroviaria aveva previsto infatti
l'ammodernamento della linea. I vecchi vagoni venivano dirottati altrove. In
occasione della stesura di questo volume ho deciso di fare una ricerca al catasto
ferroviario per individuare tutti gli spostamenti dell'Ammanettato in questi anni.
Marzo 1992. L'ammanettato viene arrestato durante una manifestazione per la
cedrata libera e per mancanza di mezzi viene accompagnato in treno al
commissariato. Era quasi mezzanotte e il poliziotto che lo stava scortando
doveva tornare al ballo per poter lasciare la scarpetta di cristallo nel posto
giusto in modo che il principe la trovasse, così se lo scordo' lì.
1992 – 1994. Linea Parmae-Rondinarum, che percorreva 4 volte nell'arco delle
24 ore.
Aprile 1994. Ristrutturazione delle FFSS. I vagoni più vetusti vengono
accatastati in attesa di altri utilizzi al deposito centrale.
Maggio 1994. Stagione turistica presso la tratta Sabbiagrigia – Lugano
Marittima.
Settembre 1994. Vagone aggiuntivo ai convogli per ultrà, messi a disposizione
della squadra della Piscoiese e saltuariamente dell’Apropoliana.
Maggio-Settembre 1995. Stagione turistica come trenino della Val di Pon (su
questo fatto Uomo Avunio poté darci conferma).
Novembre 1995 – Settembre 1997. Carrozza sala d’aspetto, vicino alla carrozzadentista sul trenino medico della solidarietà in giro per l’Africa.
Fine 1997. Ritorno in Europa a bordo di un cargo marittimo dirottato.
Gennaio 1998. Mostra fotografica ‘Il treno dei desideri dei miei pensieri
all’incontrario va’, itinerante per tutta la penisola.
Dal febbraio 1998 al dicembre 1999. Quartier generale della setta ‘I Gatti di
Maria Stuarda‘, che lo occupò pacificamente dopo un sanguinario attentato.
Anno 2000. Il vagone venne accatastato per sempre in un cimitero per treni in
località Fronzola-Guidetti, sull’Appennino Luneziano.
Pochi anni dopo decisi di andare alla ricerca del vagone dove l’ammanettato
aveva passato tutti questi anni. Per vedere che fine avesse fatto, se avesse
trovato finalmente la pace.
Mi armai dell’equipaggiamento da montagna in dotazione all’esercito
luneziamo, da poco costituito da un mio conoscente. Scarponi da mezza
montagna, magliette verde mimetico, zaino essenziale, carta per caldarroste,
roncola da combattimento.
65
Scesi al volo dal treno che non fermava nella suddetta stazioncina di montagna.
Mi misi subito alla ricerca dei vagoni di quel treno abbandonato. Qualcuno o
qualcosa doveva averlo spostato dalla sua posizione originaria.
C’era infatti un binario morto con alcuni vagoni abbandonati, ma
dell’ammanettato nessuna traccia. Trovai invece un particolare assai inquietante.
I ganci che dovevano tenere collegato l’ultimo vagone erano stati tranciati di
netto. Come se qualcuno li avesse segati via. Il treno era stato tagliato in due da
una forza misteriosa. Non c’era spiegazione a tutto ciò, chi mai si era
impadronito di quel vagone, e con esso anche di quel povero ed onesto
prigioniero?
Questo lo scoprirete nella prossima puntata!
66
La Ragazza Sgrusa
La Ragazza Sgrusa prendeva sempre il mio stesso treno. Saliva probabilmente
alla stazione prima della mia. Era una tipa che stava molto sulle sue. Ad
esempio: se qualcuno si sedeva di fianco a lei e tentava un accenno di
conversazione, ella si voltava dall'altra parte; rovistava un po' nel suo zaino,
prendeva in mano la boccetta di spray al peperoncino e gliela spruzzava negli
occhi. Poi mentre questi era lì a contorcersi a terra, tenendosi il volto con le
mani, ricominciava a rovistare nello zaino, ne estraeva un fulminatore e gli dava
una bella scossa stordente, così da farlo svenire.
Una volta la sentii parlare con una sua amica, anche se amica è un termine un
po' grosso quando ci si riferisce ad altre ragazze che interagiscono con lei. Si
stavano raccontando il momento del primo bacio; l'amica l'aveva donato una
sera d'estate ad un ragazzo che aveva in sé tutto il mistero della notte, mentre il
sole rosso come l'amore si tuffava nel mare dorato.
Lei invece in un modo leggermente meno romantico. Era stata assunta in un
supermarket come rappresentante di chewing gum per l'alito. Per dimostrarne
l'efficacia, doveva distribuire baci alla francese ai clienti. Dopo un bacio sulla
bocca a una stupenda fanciulla, chi non avrebbe acquistato un pacco scorta
secolare del prodotto che avrebbe ricordato per mesi quel magico momento?
L'esatto istante in cui le labbra del banalissimo impiegato nel settore terziario si
erano congiunte con quelle di un individuo di sesso opposto dall'aspetto
divino...
Ma lei decise di guastare i piani della multinazionale senza scrupoli che faceva
leva sulle debolezze umane, quali la mancanza di soldi per le studentesse
universitarie e la mancanza di figa per il banalissimo impiegato del settore
terziario. Al primo giorno di lavoro si presentò sorridente e pronta ad offrire la
propria bocca che ancor non aveva visto l'apostrofo rosa fra le parole 'Ti Amo'.
I primi acquirenti non tardarono ad essere accalappiati dal luminoso stand con
gigantografie di labbra e denti; già la sua collega aveva fatto sognare il primo
grigissimo e banalissimo impiegato del settore terziario avanzato, che se n'era
andato con un set di valigie pieno di confetti verdi e blu, quando un altro ed un
altro ancora erano già in fila per ottenere la loro parte di paradiso. Lei
intrattenne il suo uomo con un gran sorriso, gli mostrò i vari gusti disponibili e
gli fece scegliere il sapore che avrebbe avuto quel loro primo ed ultimo bacio.
Poi si girò per un attimo a rovistare nello zaino e non vista si spalmò la bocca
con una miscela di aglio, cipolla, peperonata rancida e cacca. Quando le due
bocche si unirono in un bacio appassionato l'impiegato parve dapprima
67
rimanere in un limbo sognante, poi barcollò per un po', per piombare al suolo
privo di conoscenza, in preda a spasmi di vomito e flatulenze incontrollabili.
Allora lei rovistò qualche secondo nel suo zaino ed estrasse un sacchetto a
tenuta stagna, nel quale vomitò tutto il suo disgusto per quel suo primo bacio.
Poi lo regalò, svuotandoglielo sul capo, a quel grigissimo impiegato del settore
terziario che le aveva fatto conoscere il piacere orale.
La ragazza sgrusa di lì a poco diventò la mia ossessione. Come fare breccia nel
suo cuore di granito? Questa era la domanda che mi ponevo e che mi assillò per
tutto l'inverno. Di tanto in tanto mi capitava di incrociarla sul treno. C'era
spesso un posto libero vicino a lei, ma il timore di bruciare tutte le mie chances
in un sol colpo era troppo grosso. Non potevo rischiare di porre fine per
sempre ai miei sogni di idillio con lei. Dovevo trovare le parole giuste prima di
rivolgermi a quell'essere inespugnabile. Non potevo rischiare di fare la fine di
quel bulletto che, salendo sul treno e vedendola seduta sola soletta, si andò
spavaldamente a sedere di fronte a lei. Poi per dimostrare la sua galletteria
distese le gambe in senso obliquo in modo che lei rimanesse 'prigioniera' in un
angolo. Grave errore questo da parte sua. Infatti lei allungò la mano verso il suo
zaino sistemato nel portabagagli proprio sopra di lui. Tirando una cordicella la
bottiglia contenuta al suo interno si stappò, facendo fuoriuscire l'acido che lei
usava abitualmente per sciogliere i suoi scheletri nell'armadio. Il getto colpì
proprio le gambe del malcapitato galletto metropolitano, che si liquefecero
completamente dal ginocchio alla caviglia. Poi con tono di rimprovero
esclamò:
<<Non si mettono i piedi sul sedile!>>
E così dicendo prese i due pesanti anfibi rimasti sulla poltroncina, che in effetti
contenevano ancora i piedi del ragazzo e glieli tirò in faccia rompendogli il
naso. Quella scena mi fece capire veramente quanto era sgrusa.
L'inverno passò e la stagione degli amori torno a fare capolino. Era il primo
giorno di primavera; l'usanza locale era quella di regalare fiori di ciliegio alle
ragazze di cui ci si era invaghiti. Tutti i baldi giovini si presentavano alla propria
dama con il loro mazzo in mano. Era questo il momento per dichiarare quello
che ci si era tenuti dentro per tutto il lungo inverno. Lo si tirava fuori e lo si
donava alla ragazza dei propri sogni, il mazzo intendo. Anch'io avevo un bel
mazzo grosso da donare, volevo darlo a Moncherì, convinto che avrebbe
ricambiato regalandomi la sua ciliegina, invece proprio quel giorno decise di
metterla sotto spirito. Prese infatti i voti e si ritirò a fare la casalinga suora. Così
io rimasi con il mazzo in mano.
68
La giornata scolastica finì. Il tempo passava inesorabilmente. Il mio mazzo si
stava afflosciando. Stavo rincasando senza averlo ancora dato a nessuna e per
me si prospettava una serataccia, quando dal sottopasso vidi sbucare proprio lei,
la ragazza sgrusa. Era vestita del nero più cupo, e ancor più scura in volto stava
aspettando il treno per tornarsene a casa; non aveva ricevuto neanche un mazzo
quel giorno, glielo si leggeva in faccia.
Pensai: o adesso o mai più. Barcollando col mazzo in mano mi diressi verso di
lei. Distavamo pochi metri, ma il tragitto fra noi sembrò non finire mai.
Quando fui di fronte a lei, i suoi occhi chiarissimi trapassarono da parte a parte
la mia anima. Le diedi il mazzo.
Lei mi guardò stupita e poi si voltò a rovistare nel suo zainetto. Stavo per
darmela a gambe, ma fu più rapida di me. Si girò di scatto e mi diede quello che
mi doveva dare. Non lo dimenticherò mai.
Fu quella l'ultima volta che la vidi...
....questo fino a pochi giorni fa. Stavo passeggiando per le la piazza del mio
paese, fra le bancarelle di un mercatino del disco usato, ed eccola lì. Non era
cambiata affatto, stessa faccia sgrusa. Ebbi l'impulso di andare verso di lei.
Subitaneamente però mi arrestai. Era in compagnia del suo uomo, un
appartenente alla categoria dei non degni. Non degno di vivere, non degno di
lei.
Mi girai, rovistai un po' nel mio zaino, estrassi un dematerializzatore portatile e
lo disintegrai.
69
L'Arca di Machmallah
Ricordo benissimo il grande nubifragio. Avvenne nei giorni dell'esame di
Astromatica I. Il corso era tenuto, oltre che dal titolare della cattedra, anche da
un baby docente molto promettente. Allora non potevamo sapere la misera fine
che avrebbe fatto. Morì di vecchiaia.
Al tempo era giovane ed arzillo, poi fondò una mega ditta e fu completamente
assorbito dal lavoro. La morte del prof. avvenne pochi anni dopo. Trovarono
un mucchietto di cenere una mattina davanti al PC. Era lui. Il suo
invecchiamento era stato repentino. Era la dimostrazione che il troppo lavoro
non fa bene.
Anch'io una volta feci un colloquio per entrare a fare parte della suddetta ditta.
C'era un corso di Inutilità preventivo da frequentare. Mi scartarono senza
alcuna pietà. Forse non gradivano la mia attitudine a passare i pomeriggi fra gli
insetti che popolavano le aiuole selvagge ubicate nel retro dello stabile. Era un
mondo microscopico e colorato, dove tutto ronzava e sfarfallava nel caldo sole
di giugno. Nei giorni di pioggia mi dedicavo a scaricare programmi software
inutili, come screensavers al gusto fragola o mente assortite. Erano i tempi dove
non si aprivano mille finestre virus auto-installanti e tutto il mondo virtuale era
più libero e sereno. Anche questa mia attività non doveva essere molto gradita.
Anche Merdieri, una nostra vecchia conoscenza, era presente per qualche
motivo. Era sempre nel primo banco e millantava di essere lì solo per un
aggiornamento, si prendeva il lusso di presenziare a una lezione sì e due no e
diceva di aver già conseguito l'ingresso alla supermultinazionale, dalla quale
questo corso era organizzato.
Merdieri era stato nostro professore alla F.I.F.A. Era il classico mezzo
professore fighetto che si atteggiava a gran conoscitore del mondo. Durante il
secondo anno aveva tenuto un corso integrativo di logica Tootzie.
Uomo Avunio aveva anch’esso ottenuto l'ingresso nella supermultinazionale
alcuni anni prima (questo significava che solo i più cani morti potevano sperare
di farcela) e me lo poté confermare; Merdieri era la merda della ditta.
Il baby docente all'Università gestiva il modulo di Esercizi di Astromatica I. Chi
è quel pazzo che lascerebbe un posto del genere? Mi domando. Era proprio per
dare l'orale di quell'esame che ci eravamo recati alla grande università cittadina
in quell'uggioso mattino. Era la prima volta che mi recavo al campus
universitario. Tutto procedette per il meglio, presi un bel 24 esponendo i
concetti su una lavagnetta a cancellazione istantanea; il prof. Rossi dal
70
maglioncino omonimo non amava il disordine. Al suo fianco il baby docente si
occupava di controllare la correttezza formale delle mie dissertazioni.
Ricordo che prima di me lo superò anche Nenes, nonostante la nottata
precedente l’avesse passata in un noto disco club della città, dove faceva l’uomo
immagine. Le pubbliche relazioni di Nenes consistevano nel giocare a ombre
cinesi con le clienti. (Vedi appendice A alla voce Nenes Alphanassios per capire
di cosa si tratta).
Fui per un breve periodo suo compagno di banco alle lezioni del primo
quadrimestre. Nenes Alphanassios ne sapeva solo a metà di Metafisica, il che lo
portava al 25% di conoscenza dell’argomento. Troppo poco per passare
l’esame. Per questo era uso copiare i compiti in classe dal sottoscritto. Aveva
sottoscritto una sottoscrizione per scriver sotto a ogni scritto le soluzioni
copiandole da un mio foglio di brutta. Capitan Porakt lo scopriva sempre grazie
ai suoi superpoteri. Ma il Capitano era sempre molto magnanimo verso i suoi
studenti, così Nenes non ebbe problemi durante il primo anno di corso.
Eravamo diventati così amiconi che una volta lo riaccompagnai a casa. Fu
subito dopo un esame, non ricordo quale. Mi chiese se potevo dargli uno
strappo alla sua abitazione. Io subito pensai fino al capoluogo della nostra
provincia, dove egli dimorava. Non immaginavo che lui per ‘casa’ intendesse
l’isola di Tegoios sperduta nell’Ellesponto. Così intrapresi un interminabile
viaggio in sua compagnia, nel quale mi insegnò anche a guidare senza cambio e
dove potei aprire i miei orizzonti al mondo; infatti fino a quel momento i miei
viaggi in macchina si limitavano al giro del quartiere.
Ma non fu l'esame l'evento più importante della giornata. Usciti infatti ci
rendemmo subito conto della catastrofe. Il cielo era più nero del nero, la
pioggia gelida scendeva pesante e le folate di vento sferzavano inesorabilmente
chiunque si avventurasse allo scoperto. L'acqua aveva già invaso gli scantinati
della facoltà e dal cielo continuava a scenderne una quantità smodata. Il prato
era diventato un acquitrino. Vedevo nel parcheggio le persone con l'acqua alle
caviglie che tentavano di mettere in salvo le loro autovetture. C'era anche Linzia
la Cubista, che rischiava di affogare ogni qual volta una macchina passando
provocava un'onda con le ruote.
Machmallah prese il suo bastone e salì sull'altura:
<<Lui mi ha parlato stanotte! Ha detto di costruire un'arca. Io la costruirò e mi
salverò e voi morirete tutti!! Non smetterà di piovere finché questa terra non
sarà lavata dai peccati di voi occidentali.>>
Dal cielo i fulmini si attorcigliavano al bastone nodoso di Mahc.
71
Piovve per molti giorni e molte notti. Ma nessuno salì sull’arca di Machmallah;
infatti i corsi erano finiti e gli studenti già tutti partiti per le vacanze primaverili.
Quell’anno decisi di passare quelle brevi vacanze girovagando in bicicletta senza
meta per la pianura padana. Il motivo? Avevo già speso tutti i soldi riservati al
budget carburante per riaccompagnare Nenes a casa.
Mach partì a bordo della sua arca e da quel momento in poi non lo rivedemmo
più, ma in cuor nostro sappiamo che prima o poi ritornerà e ci ucciderà tutti!
72
Antitutto
Ricordo come fosse ieri quando quell'uomo sul treno si alzò e confessò tutto!
Ma proprio tutto! Fu subito eliminato dalla Società Occulta Antitutto.
Io sospettavo da sempre dell'esistenza di una tale organizzazione, ma avevo
fatto finta di niente. Come tutti. Perché fare finta di tutto sarebbe stato troppo
pericoloso!
<<PERSONA SOTTO AL TRENO... PERSONA... SUL BINARIO
CINQUE ...BINARIO CINQUE... >>
quello fu l’annuncio dell’altoparlante quella mattina.
Ecco, ce l'avevano fatta! L'avevano fatto fuori. Io un finale così me lo aspettavo
da tempo. Uno a questo mondo non può arrivare e raccontare proprio tutto!
Proprio non può! In che mondo viviamo? Dove non si può dire tutto. Bisogna
tenersi sempre qualcosa dentro. Ma lui quella volta volle tirare fuori quello che
non aveva mai tirato fuori! E ne pagò le conseguenze. Eh sì che le pagò! Ora è
il nostro eroe. Ma non c’è più. E questo sarà forse anche il nostro destino,
prima o poi. Noi diplomati in Metodologie Fantascientifiche dobbiamo vivere
nell’ombra, temere tutto. Orecchie invisibili ci ascoltano. Occhi inaudibili ci
guardano.
Ecco come tutto successe quel mattino di febbraio. Eravamo in attesa di recarci
alla Città Regia per un esame, quasi sicuramente di Astromatica. Ci eravamo
seduti sul muretto in attesa del convoglio; a quell’ora passava sempre un
direttissimo per via collaterale. Sul binario con noi c’erano tante persone
normali. Persone nella loro ignoranza ignari di quello che accadeva nel nostro
mondo. Non sapevano, ad esempio, che i giorni del calendario vengono
sorteggiati da una loggia segreta che ne decreta la successione. È proprio così.
Tutte le sere si riunisce un’apposita assemblea che sorteggia il giorno per
l’indomani.
A volte viene sorteggiato il martedì, oppure il mercoledì, a volte il giovedì,
sabato, domenica e anche tanti lunedì. I venerdì invece vengono eliminati. E
succede da troppo tempo ormai. Ecco perché si dice di alcune persone ‘gli
manca qualche venerdì’, ma presto mancheranno a tutti, vedrete! Forse è
meglio fermarsi qua. Meglio non dire tutto. Non vorrei dover compiere prima o
poi lo stesso estremo gesto del nostro malcapitato eroe.
Tutto si svolse troppo rapidamente perché qualcuno potesse intervenire per
fermare la Società Occulta. Anche noi eravamo in fondo solo apprendisti. Non
riuscimmo a capire quello che era successo se non dopo un’assemblea
73
straordinaria dei ‘supertre’, svoltasi durante il tragitto ferroviario che
percorremmo quel giorno.
Avevamo sentito spesso di convogli bloccati, causa investimenti di persone, ma
fino a quel giorno non era mai successo nella nostra stazione. Era divertente
immaginare i brandelli di carne umana che venivano proiettati contro le persone
in attesa sul binario. Ma sotto c’era qualcosa, non erano semplici incidenti o
poveri sbandati che non avevano altro da fare se non sperimentare il passaggio
attraverso gli oggetti per effetto tunnel. Al corso del professor Amore, colui che
aveva un amore incommensurabile per i suoi studenti, tanto da bocciarli
ripetutamente agli esami per averli sempre con sé, avevamo ipotizzato da tempo
che si potesse attraversare un muro per effetto di questa proprietà fisica. Tutti
gli atomi del corpo dovevano però trovarsi nella stessa configurazione allo
stesso momento rispetto agli atomi del muro; una possibilità su miliardi di
miliardi. Provando ripetutamente qualcuno prima o poi ce l’avrebbe fatta! E
volevamo assolutamente essere noi! Quando avevamo udito di questi eventi
pensavamo: Vai, un altro che ci ha provato! Aggiungiamolo alla statistica, e
prima o poi per la legge dei grandi numeri capiterà il momento favorevole.
Per questo durante la riunione che effettuammo sul treno, potendo analizzare i
dati ci venne il dubbio che qualcosa non quadrava. Tutti quelli che tentavano
l’esperimento, il giorno prima avevano mangiato cavoletti di Bruxelles. Il
legame era fin troppo evidente! Guardatevi le spalle!
74
La Telefonata
Un giorno di noncorso me ne stavo allegramente coricato nella mia postazione
onirica, quando un suono acutissimo si insinuò nella mia mente.
Lungi da me pensare che non si trattasse di un effetto speciale indotto dal mio
stato vegetativo appositamente causato dall'ingestione di pasti fin troppo
abbondanti che seguivano una faticosa mattinata di percorrenze e impertinenze
ciclistiche. Tentai di convincermi poi che qualche altro automa avrebbe fatto
cessare quella tortura al mio posto, ma con mio rammarico il lancinante
decibellio continuò fino allo smembramento di tutto il mio canovaccio di sogni.
A quel punto non mi restò che mettere in moto le mie legnose gambe e
percorrere i tre metri e ventisette centimetri che mi separavano dall'apparecchio
telefonico.
<<Ciao, tu non mi conosci, sono Bananacchi, un amico del tuo amico biondo
che viene sempre in piscina con te; sai quello a cui piace tanto la musica
hardcore, che va sempre in quella discoteca nei pressi di un capoluogo di
provincia prealpino la cui squadra di calcio ha la maglia blu. Volevo un
consiglio spassionato da parte tua. Ora ti spiego: io, dopo avere conseguito il
diploma di maturità in un noto liceo scientifico della nostra città che tu ben
conoscerai, mi iscrissi a ingegneria nucleare; la scelta non risultò tanto felice in
quanto la mia difficoltà nei calcoli matematici, avendo io imparato le tabelline
solo in quinta superiore, era rilevante. Tu sicuramente sarai al corrente che per i
calcoli nei problemini di fisica nucleare le tabelline sono fondamentali, quindi
mi scoraggiai subito. Poi il mio professore di fisica quantistica, un certo
Ainstain o qualcosa del genere mi disse subito: -Ragazzo, ma cosa sei venuto a
fare qua, non è meglio che ti prendi una bella licenza di pesca? - Questo gettò il
mio morale ancora più giù e così affrontai il primo anno come chi sa già di
andare incontro ad un destino infausto. Ora tu sai benissimo che per fare il
rinvio del servizio militare occorre riuscire a passare almeno un appello durante
il primo anno di corso. Bene, cambiando facoltà adesso sarei ancora in tempo
per dare almeno un esame e riuscire a rimandare la naia ancora una volta:
almeno fino all'anno prossimo. Ma a quanto mi ha detto il tuo amico biondo
che viene sempre in piscina con te, quello a cui piace tanto la musica hardcore e
che va sempre in quella discoteca nei pressi di un capoluogo di provincia
prealpino la cui squadra di calcio ha la maglia blu, il corso che frequenti è una
vera cazzata. Così pensavo anche di restare in pari e diplomarmi in poco tempo,
perché sai, i miei mi mantengono agli studi e non vorrei dar loro troppe
75
preoccupazioni, anche considerando il fatto che mi hanno appena comprato
un’auto nuova e anche se il tuo amico biondo che viene sempre in piscina con
te, a cui piace tanto la musica hardcore e che va sempre in quella discoteca nei
pressi di un capoluogo di provincia prealpino la cui squadra di calcio ha la
maglia blu, ha detto che la mia macchina è una merda, che ha un cambio che fa
cagare e non ha ripresa e insieme al cugino impasticcato me l'ha rovesciata,
usando un paranco e poi dopo averla trascinata capovolta sulla statale per circa
due chilometri agganciata con una fune a traino, gli ha dato fuoco lasciandomi a
piedi sotto la pioggia a 200 km da casa mia. Secondo te è stato un
comportamento corretto da parte sua? Poi suo cugino non mi ha neanche
salutato. Se ne sono andati ad ascoltare la loro musica preferita, mi sembra di
avertelo già detto vero? La loro musica favorita è l'hardcore e vanno sempre in
quella discoteca nei pressi di un capoluogo di provincia prealpino la cui squadra
di calcio ha la maglia blu, ma quella sera dovevano andare ad ascoltare i Jalisse;
si erano anche fatti fare le magliette da una sartoria di grido delle fiandre. Anche
se sopra avevano disegnate delle scimmie sorridenti con due banane infilate nel
culo, non l'ho capita bene quella storia lì. Comunque ti dicevo che lui mi ha
parlato di te e del diploma che fai, allora io previdente mi sono informato,
perché non sono mica stupido. Sono andato al campus e mi hanno detto che
Metodologie Fantascientifiche è un diploma serio e che garantirà un sicuro
lavoro a quelli che usciranno; possibilmente io gradirei un lavoro dove non ci
fosse da pensar molto, dove potessi anche schiacciare un pisolino dopo pranzo
magari chiuso in bagno a tirarmi una bella sega guardando le foto del mare di
mia cugina. Oppure le foto che il mio amico, che viene sempre in piscina con te
a cui piace tanto la musica hardcore e che va sempre in quella discoteca nei
pressi di un capoluogo di provincia prealpino la cui squadra di calcio ha la
maglia blu, ha scattato a quella ragazza a cui va dietro. Com'è che si chiama?
Giovanna? Si è appostato una sera su un lampione proprio di fronte alla finestra
del bagno ed è così che ha scoperto il segreto della sua collezione di scorregge
che lei tiene conservate in quei piccoli contenitori per rullini fotografici, ne ha
una parete piena e sono tutte catalogate con data, ora e pensiero del momento.
Ne sei al corrente vero? Beh, comunque, il motivo per cui ho pensato di
chiamarti, è perché sono un po' indeciso e non vorrei commettere un'altra
avventata decisione. Vorrei sapere se in base a quello che ti ho detto il corso di
Metodologie Fantascientifiche fa per me. Cosa mi consigli di fare?>>
<<……Ma va a cagher!>>
E così anche Bananacchi si iscrisse al corso di Metodologie Fantascientifiche.
Se volete cercarlo, potete trovarlo là che frequenta le lezioni.
76
Il più grande affare della storia
Ora vi racconto come, partito per scambiare un CD dei 'Virulenti Becchini' per
conto di Spartalo che l'aveva comprato usato da Foscho che ce l'aveva doppio,
mi ritrovai ad essere un latifondista lunare.
Eravamo usi passare il nostro tempo girovagando per i negozi di dischi della
città. Lì avevamo provati tutti. I nostri preferiti erano quelli che accettavano il
baratto. Ad esempio il negozio del Truzzo Metallaro. A quei tempi eravamo
anche noi dei truzzi-metallari. Soprattutto Uomo Avunio. Il Gatto invece era
l'unico che ascoltava solo musica pop da alta classifica e rinnegava i suoi ascolti
precedenti se il brano in questione scendeva oltre la terza posizione. Quando
girando per il centro noi ci soffermavamo nelle vetrine dei negozi di musica, lui
preferiva tirare un occhio a quella di fianco, che era quasi sempre un negozio di
abbigliamento o di calzature, in rari casi una macelleria equina. E anche nei
tratti di trasferimento fra un negozio e l'altro, Gatto si faceva sempre tirare per
la coda. Non c'era una volta che non si attaccasse con le unghie al vetro, dove
avevano appena esposto un nuovo capo di tendenza. Se poi passavamo da via
Colle Bonaparte, era finita.
Non era una collina, ma un vicoletto strettissimo, dove avevamo calcolato che
un cm di bottega valeva circa un miliardo dell'unità monetaria in vigore a
quell'epoca. Per questo i negozianti si erano attrezzati per sfruttare al meglio lo
spazio disponibile, installando i propri negozi in posti inverosimili: su un
balcone pensile, in una nicchia assieme alla statua di un santo, dentro un tubo di
gronda e così via.
Lì non c'era neanche un negozio di dischi per fortuna, quindi non ci dovevamo
passare spesso. Tuttavia vi transitavamo lo stesso perché faceva molto fico. Era
la via più lussuosa e rinomata e quando sbucavi sulla strada principale
proveniente da quel buio vicoletto, gli sguardi di ammirazione dei passanti si
posavano inevitabilmente su di te. Ma erano veramente sguardi di
ammirazione? O era lo sdegno del cittadino orgoglioso che vedeva profanata la
via, che era il fiore all'occhiello del suo borgo, da forestieri chiassosi e spesso
con le braghe stracciate? La seconda ipotesi ora mi sembra la più plausibile.
Un giorno eravamo passati di lì per fare il solito giretto pre-lezione in centro.
Un'abitudine che avevamo preso dopo aver constatato che il direttissimo
Stazione-Fifa partiva prestissimo dalla stazione, tanto da non far neanche in
tempo a respirare per riuscire a prenderlo. Poi faceva un giro di
circonvallazione talmente lungo che riuscivamo ad arrivare in ritardo ai corsi.
Invece usando appositi cambi di mezzi diretti nelle più svariate direzioni si
77
riusciva tranquillamente ad arrivare in orario; anzi, avanzava anche tempo per
concedersi passeggiate a sfondo ludico-turistico-alimentar-shoppereccio per la
città.
Passammo anche quel giorno da via Colle Bonaparte, perché per andare dal
Truzzo-Metallaro si trovava proprio di strada. Ci soffermammo davanti alla
vetrina di un esercizio veramente singolare (uno alla volta, perché il poco spazio
a disposizione non permetteva altre soluzioni): vendeva pezzi di buio. I
frammenti in questione venivano da un universo parallelo solido. La
caratteristica più bella di questi che sembrano cristalli, ma non lo sono, è quella
di emettere onde antifotoniche. Sono molto potenti e con essi si riescono a
creare zone ristrettissime di buio pesto anche in pieno giorno. L'ideale per
dormire in classe. Oppure ci si può divertire puntando i raggi di buio sugli occhi
dei passanti e fargli credere di essere diventati ciechi. Uno spasso, ne
acquistammo tutti uno. Io spesi tutti i soldi che avevo. Diventò impellente
quindi realizzare un buono scambio col Truzzo-Metallaro per fare un po' di
cresta sul CD di Spartalo. Fortunatamente i 'Virulenti Becchini' erano
abbastanza richiesti sul mercato discografico locale. Il Truzzo però mi disse che
per motivi contingenti non poteva assolutamente liquidarmi la somma. Dovevo
scegliere un articolo all'interno del suo negozio che corrispondesse in prezzo.
La mia scelta cadde su un bandierone teschiato dei GigaZomb da 99 metri per
99. Questo, oltre a rendermi il più truzzo metallaro di tutto il corso, mi lasciava
con un bel problema. Ora dovevo i soldi a Spartalo e non avevo assolutamente
niente in tasca. O meglio, avevo il cristallo rabbuiante!
Ebbi un'idea clamorosa. Ricordai che in un borghetto sperduto del centro
avevo visto un negozio per albini. A loro sarebbe sicuramente interessato il
'Mantello magico dell'oscurità'! Mi presentai al proprietario e maneggiando
abilmente il bandierone abbinato al mio pezzo di buio riuscii a fargli credere
che quel vessillo fosse veramente magico. Anche lui però non volle sborsare un
franco svizzero. Mi disse di scegliere qualcosa di mio gradimento nel suo
negozio. Ora, non so se siete mai stati in un negozio per albini, ma vi posso
assicurare che non vi troverete molto di più che una vasta gamma di occhiali da
sole e creme protettive anti UV. Io però riuscii a scovare la cosa che avrebbe
risolto tutti i miei problemi economici! La mascotte del negozio: una tigre
bianca della Malesia. Il tempo di comparire a lezione era però giunto e dovetti
recarmici con la mia tigre al guinzaglio. Ad Amodio non dissi che quello era il
suo CD, mi limitai a chiudere l'animale nell'ufficio di Torrentelli.
Un paio di studenti del primo anno vennero divorati nel corso della giornata;
questo permise alla tigre di starsene buona buona, addormentata sotto la
scrivania e non essere notata. Pensai tutta la mattina a dove poter vendere la
78
mia tigre per ricavarne un bel po' di soldini, ma la soluzione la trovai solo in
pausa pranzo. Avevano appena aperto un'aula con una nuova tecnologia che
permetteva di collegarsi via terminale con tutti i luoghi più reconditi del mondo.
Il 'Testa di Cazzo' durante una delle sue masturbazioni mentali aveva ipotizzato
da tempo una cosa del genere. Lì trovai uno studente del primo anno che stava
giocando a briscola in cinque con altre quattro persone sparse per il globo: Un
Tonkelauense, un abitante di Rapa Nuj , un Lemuranio, uno Jeti.
Il 'Cazzeggiatore' (così venne denominata quella persona da quel momento in
poi) mi permise di intromettermi nella partita in cambio di qualche consiglio
strategico, così io potei completare una complessa trattativa di scambio-beni.
La tigre venne girata allo Jeti che la usò come cagnolino da salotto, in cambio
mi diede delle stallattiti di ghiaccio perenne che a suo dire non si scioglievano
mai (forse perché dove abita lui la temperatura non sale mai sopra lo zero
centigrado); io però fui furbo, le vendetti al tonkelauense in cambio dei diritti
di sfruttamento del dominio internet del suo stato. Questo mi portò ad avere
più contatti perfino del Cazzeggiatore e accrebbe a dismisura la mia popolarità
all’interno della comunità virtuale. Forte di questa popolarità riuscii a mettere in
piedi una joint venture con le popolazioni dell’Isola di Pasqua per lo
sfruttamento delle feste quaresimali, mi pagarono con qualche testone di pietra.
A questo punto intervenne il lemuriano che me li comprò subito, (perché se
non lo sapete quelle teste sono cervelli elettronici di giganteschi robot marini
con i quali i lemuriani combattevano, ai tempi in cui l’esperimento genetico
denominato ‘uomo’ non era ancora stato avviato, una battaglia senza sosta
contro Atlantide) in cambio di uno spicchio di Luna. Quindi se cercate un
posto per trascorrere la luna di miele rivolgetevi a me, ve l’affitto.
79
Animali Asimmetrici
Ve l'avevo già accennato in un altro capitolo che Uomo Avunio una volta mi
aveva chiuso dentro un Guscio di apprendimento in Ibernazione? No? Beh
allora non mi resta che raccontarvelo ora!
Fu durante il secondo stage operativo all'inizio del terzo anno. Dovete sapere
che negli stage di inizio anno si mettevano in pratica tutte le nozioni apprese….
….in vacanza! Il nostro tutor era infatti un bagnino. Si presentò con la sua
ciambella cordata sottobraccio, la canottiera a strisce orizzontali bianche e
rosse, un remo sulla spalla. Il pattino l'aveva lasciato parcheggiato fuori.
Fummo divisi in tanti gruppi, e ad ognuno venne assegnata una cabina. Io mi
ero premunito di un trapano per forare opportunamente le pareti e poter spiare
quella stangona della Regiani che si cambiava il costume. Avevo scelto il gruppo
con cura proprio per capitare di fianco alla cabina della Reggiani; mi appostai
in attesa, al buio. La porta si aprì, ma non entrò una stangona bionda, bensì un
tappetto nero e peloso! Capii subito che qualcosa non andava. Come potevo
essermi sbagliato? Avevo letto attentamente i nomi sulla porta. Regiani o
Reggiani? Bah!
Mentre noi sperimentavamo, il bagnino impartiva lezioni di nuoto alle bimbe
delle elementari.
Le aveva disposte su una griglia virtuale e le faceva andare avanti e indietro,
indietro e avanti. Metodi di allenamento a metà fra l'arcaico e il rivoluzionario.
Le moderne tecnologie applicate alla più ferrea disciplina spartana. Anche
Amodio approvava e contribuiva con bastonate sulla schiena delle povere
piccole. Bastonate virtuali ovviamente, date con segmenti digitali gravitanti in
uno spazio vettoriale a 16 bit.
Durante questo secondo ministage ci affidarono il compito di misurare la
velocità della luce. Fu facile: dietro la porta d'ingresso c'era infatti uno strano
apparecchio con sotto la targhetta 'Contatore della luce'. Ci bastò leggerlo alle
10 e alle 11, vedere quanti 'lucioni' (chiamammo così la particella che veniva da
esso conteggiata per mezzo di rulli rotanti numerati) erano passati di lì e
dividere per il tempo.
Deducemmo che la luce ha una velocità variabile! Spedimmo la nostra relazione
al gran rettorato per la pubblicazione su tutte le riviste scientifiche conosciute,
ma il nostro tutore sottrasse dalla cassetta delle lettere il plico già francobollato
con all'interno il nostro compendio. Voleva avere per se tutta la gloria! Fu forse
a causa di questo che non sfondai mai nel mondo accademico. Quel Torrentelli
prima o poi me la pagherà!
80
Ma torniamo all’oggetto del capitolo. Come poté accadere che rimasi
intrappolato in una delle famigerate celle di apprendimento onirico? Il cane
morto disse che non l’aveva fatto apposta, ma secondo me non era vero.
Io andavo sempre a dormire dentro i gusci dopo pranzo; era il luogo più
rilassante di tutto il palazzo. Quella volta mi ero proprio appisolato per bene e
non sentii i 17000 decibel prodotti dal motore di avviamento
dell'apparecchiatura. Così l'apprendimento ebbe inizio.
Quando sei lì in ibernazione, tutto bello addormentato, in realtà una piccola
parte del tuo cervellino è lì, bella sveglia a captare ogni singola parolina
sussurrata al tuo ipotalamo. Si possono imparare molte cose in questo modo,
senza annoiarsi troppo in aula. L'unico inconveniente che potrebbe capitare è
che si inneschi un ciclo nozionistico paradossale che potrebbe portarti alla
demenza globale.
Ma questo capita una volta su cento, ed essendo già capitato nel nostro corso
ad Antonino Piana io stavo tranquillo. La macchina era stata riprogrammata
proprio il giorno prima non so da chi. Forse un patito di zoologia, fatto sta che
tornai fuori con una cultura spaventosa sugli animali asimmetrici. Tutto quello
che a questo mondo non rispettava l'asse. A volte credevo di esserlo anch'io
asimmetrico. A volte scambiavo il mio asse di simmetria con la riga dei capelli e
ovviamente tentavo di correggerlo.
Per questo ora sono sempre spettinato.
81
Quel giorno in cui andammo tutti a prendere il gelato...
...in Siberia, invece di assistere al corso di spade laser, ce lo ricorderemo tutti
per molti anni, forse per tutta la vita. Fu a causa di quella marachella che
Statofattocchi venne espulso per sempre dal Diploma; naturalmente non era
colpa sua, comunque non fu un male. Statofattocchi trovò subito lavoro per via
di quelle conoscenze fatte al bar scolando Amaro Alpino. Si occupò di allestire
il catalogo moda di un atelier per saldocarpentieri.
Il nostro docente era un cavalieri Jedi decaduto. L’esame di quel corso tutti lo
passarono, in quanto il prof. Lux era molto abbattuto quel giorno perché c'era
stata la finale del torneo di condominio di calcio in cortile e la squadra del prof.
aveva perso ai rigori. L'unico che non passò l'esame fu Poliargento Racing
Team, il prof. si rifiutò di fargli la prova per la scarsa presenza in aula.
Un'ingiustizia, tutta colpa dei banchi non abbastanza grandi da contenere
un'auto. Finì così il sogno della prima squadra automobilistica laureata.
Era un pomeriggio afoso di inizio giugno. Nella buia catacomba situata sotto la
cappella del santo protettore degli Istituti di Formazione, bagliori luminosi
giungevano, insieme all'odore di carne bruciata. Alcuni studenti della vicina
scuola per Freaks erano stati appositamente adescati per fare sparring partners
nei duelli; gli arti amputati venivano riciclati e dati in pasto all'attiguo corso di
Sartoria Rammendosa dove venivano ricuciti un po' a caso sui malcapitati
sopravvissuti.
Il caldo all'interno di quell'antro stava diventando insopportabile tanto che
decidemmo di anticipare la pausa di metà pomeriggio. Avevamo da poco
scoperto la presenza di un bar dove avevano appena installato un videogame
che ci mandava in visibilio. Già pregustavo il momento in cui i miei compagni
si sarebbero gettati su quell'oggetto ludico, mentre io con calma avrei ordinato
un bel godippo alla menta che mi sarei succhiato in santa pace. Ma non accadde
niente di tutto questo. Il bar era infatti ufficiosamente chiuso per lavori in
corso. Non era neanche possibile il senso unico alternato. Ricordammo allora
che nel nostro tragitto in autobus, un giorno vedemmo gli studenti del primo
anno seduti ai tavolini di una gelateria che gustavano coppe mastodontiche
sopra le quali Pirmin Zurbriggen si allenava fra i paletti e i biscotti guarnizione.
La proposta fu subito condivisa da tutti e ci incamminammo sotto il sole
cocente per raggiungere la gelateria, approssimativamente situata un chilometro
più a monte. Lungo il tragitto fummo colti da alcuni miraggi: autoplananti alla
panna, ciclocross su grattachecca all'amarena, tiramisù sono svenuto. Poi
ricordo che vidi gente china sopra di me, erano angeli quelli. Bionde chiome e
82
voci soavi. Uno assomigliava alla Regiani o Reggiani o viceversa, infatti tornai
subito in me. Non so chi dei due fosse, ma sicuramente non era un angelo
biondo. Comunque mi trasportarono fino alla gelateria 'il Siberiano', ed
entrando notai subito un brusco cambiamento di clima. Al bancone stavano un
paio di eschimesi con le racchette ai piedi. Probabilmente avevano appena finito
di giocare a calcio-tennis. L'intenzione iniziale per quella pausa pomeridiana era
di prenderci il nostro bel gelatino e tornare subito a lezione. Invece non andò
così. Come accade sempre in questi casi, il tirare tardi ci portò a dimenticarci
che in fondo stavamo frequentando un corso che avrebbe avuto ripercussioni
sulla nostra vita futura.
Ma in quel caldo pomeriggio non avevamo altri pensieri, se non l'evasione
totale da ogni vincolo mentale e fisico. A noi si unì anche 'il Cazzeggiatore', lo
trovammo già in gelateria. Anche lui stanco della solita routine: giocare partite
di tris con coreani assetati di conoscenza.
Il fattaccio successe quando ormai ogni reminiscenza di ricordo dell'attività
didattica in corso in quel momento si era allontanata da noi. La porta del locale
si spalancò, modalità saloon, e apparve una sagoma nera dallo svolazzante
mantello.
Fece due passi avanti ed estrasse dal fodero la sua spada laser, poi cominciò a
rotearla in aria esclamando:
<<Lo so che siete qui. Sento la vostra presenza! L'orario della pausa è finito
ormai. E' tempo di pagare per le vostre malefatte>>
E noi in coro:
<<Ma non è colpa nostra! Non avevamo l'orologio!!>>
<<E quello cos'è?>>
disse il prof. indicando il polso di Statofattocchi che sfoggiava un quadrante
superhighteck. Noi tutti ci schernimmo:
<<Ma noi gli avevamo detto di dircelo quando erano passati 10 minuti! Ce
l'aveva lui l'orologio!!>>
Il prof. da principio obiettò che di minuti ne erano passati ben 97, ma appena ci
giustificammo dicendo che non c'era molta differenza perché 10 e 97 erano
dello stesso ordine di grandezza, da buon fisico non ebbe più niente da ridire
nei nostri confronti.
83
La colpa era tutta di Statofattocchi! Dovette affrontare le ire del prof. in un
duello senza esclusione di colpi.
La sconfitta per lui giunse presto. I suoi pezzi furono spediti alla scuola di
sartoria rammendosa, dove ebbero un po' di difficoltà a rimetterli insieme. Ma
tanto anche prima non ci si capiva molto!
Negli anni post-diploma mi giunsero notizie di Statofattocchi, indiscrezioni lo
davano sposato e con prole numerosa, ma così numerosa che una piccola
repubblica parlamentare sorse dal nulla proprio nel mezzo del suo soggiorno.
84
Ascensore per l'Inferno
Ci eravamo trasferiti da poco nella nuova lussuosissima sede della F.I.F.A,
situata in zona decontaminata su un cratere dell'ultimo conflitto atomico. Il
nostro corso era collocato al primo piano di un circo.
Abitualmente per salire io usavo le scale di corda utilizzate dai trapezisti. Avevo
un certo timore a prendere l'ascensore, anche perché questo era dotato di soli 3
tasti:
- Primo piano
- Pianoterra
- Inferno
Frequentammo beatamente i corsi della mattinata, anche se a dir la verità non
ricordo bene di cosa trattassero. Forse perché nella terrazza sulla quale si
affacciavano le nostre aule avevano aperto da poco un solarium nudista per sole
donne.
Poi dopo la pausa pranzo trascorsa come al solito alla mensa regionale dei
poveri, fummo di nuovo scaricati davanti alla nuova sede.
Uomo Avunio, Gatto Tabiunio e Fabiano Adige si diressero senza esitazione
verso l'ascensore e, vedendo che io tardavo, non mancarono di prendersi gioco
di me per la mia riluttanza ad usufruire di quel mezzo di trasporto. Bigiaster
Disaster, che era una decina di metri attardato, vedendo un varco, si precipitò
anch'esso verso quella scatola con superficie calpestabile di un metro quadro,
proprio nel momento in cui Uomo decise di premere il tasto Inferno. Per la
verità nessuno seppe mai se le intenzioni dell'Uomo fossero sempre state quelle
o se fu un semplice incidente dovuto alla presenza del Disaster.
Seguirono giorni di panico. Sei giorni, sei notti, sei ore, sei minuti, sei secondi e
seicentosessantasei millesimi per la precisione.
Eravamo tutti seduti in aula per il corso di Ingegneria Frenetica, quando notai la
mancanza dei quattro; non immaginai che potessero essere rimasti intrappolati
nell'ascensore, pensai che si fossero attardati come al solito in sala merenda.
Decisi allora di uscire anch'io, ma appena fuori dall'aula notai subito che
qualcosa non andava. Un acre fumo nerastro aleggiava per il corridoio, non so
se sognai o fui desto, ma dita tentacolari mi chiamarono fino al luogo dove
tutto era accaduto. Un campanellino squillante non stava ad indicare l'inizio
dell'intervallo, come invece pensarono quelli del corso di Macelleria Mimetica.
85
Quel suono era il segnale evidente di un grido d'allarme lanciato da quei
dannati.
Appropinquandomi alla porta del montacarichi, sentii chiaramente urla
disumane provenire da lì dietro. Un buon profumino di plastica abbrustolita
precedette di poco il fumo nero e greve che si propagò da dietro la porta.
Corsi urlando per il corridoio in preda al panico:
<<Torrentelli!! Torrentelli!! Sono dannati!! Sono dannati!!!>>
<<Che succede qui? È questo il modo di correre per il corridoio? In castigo
nell'angolino!>>
<<Mah... loro sono rimasti...>>
<<Niente mah e mah! Ti ho beccato fuori dall'aula durante l'orario di lezione,
per di più che urlavi! Subito nell'angolino e non fiatare!>>
Così io stetti in castigo tutto il pomeriggio; non ci sarebbe stata più speranza
per miei compagni ormai. Erano spacciati! Ecco il resoconto dettagliato del loro
viaggio negli inferi tratto dal diario di Gatto:
Un dì d'avril c'ancor non er maturo
spinto fui da un fatal errore
intro l' ascensor e io: "fanculo!
1
1 Un giorno d'aprile, indica la primavera. Con questa connotazione temporale
Gatto di Tabiunio vuole evidenziare che erano ancora i tempi spensierati della
gioventù oppure era veramente aprile.
La prima ipotesi è confermata delle parole seguenti quando io ancora non ero
maturo, non aveva ancora la saggezza, la maturità per affrontare la vita o il
tanto temuto mondo del lavoro.
2 ‘fatal error’, qui probabilmente il Gatto si riferiva alle frequenti esercitazioni
nel laboratorio di Astromatica dove gli errori fatali portavano sovente alla
sparizione di interi pianeti.
3 all'interno dell'ascensore, in questo caso la figura dell’ascensore viene vista
come il mezzo di passaggio da una vita ordinaria a qualcosa di più, come ad
esempio essere un Metodologo Fantascientifico. Fanculo è un’espressione che
indica un improperio nei confronti del soggetto agente.
4 Bigiaster, detto il Disaster, come dice il suo stesso appellativo, combinava
sempre guai.
86
Sor Bigiaster frena mo' l' tuo ardore"
non feci tempo a proferir parola
che un altro Uom urlò poi per l'orrore:
4
"non riuscirem mai più a tornar a scola
tu ha premuto il tasto de l'Inferno!"
e questo è sol l'inizio de la fola;
vi narro or cosa vi vidi interno
e voi lo so che non mi crederete
benche' passati siano autunno e inverno.
10
Io tremo ancor e mi son fatto prete
ch'i possa infin éspiar le mie gran colpe
benché di brugna ancor io abbia sete
per non parlar di tette, culi e polpe!
La porta spalancossi e un diavol venne
cornuto era e furbo come volpe
6 Altro Uom, è chiaramente riferito a Uomo Avunio, anche se sovente
prendeva le sembianze di cane (morto).
7 a scola, si riferiva probabilmente al seminario avanzato su ‘Come scolare
l’Olio di Gomito’
8 il tasto de’ l’Inferno, era senza dubbio un tasto dolente, ma non come le
lezioni del Prof. Amore
9 la fola, la storia, secondo l’idioma dell’autore
13 mi son fatto prete, qua Gatto ammetteva fare uso di stupefacenti come
acqua santa e incensi vari
15 di brugna ancor abbia sete, Gatto era altresì ghiotto di succo alla prugna
16 tette culi e polpe, qui l’autore si riferisce ai sette cuculi dell’Apocalisse e ai
polpi femmina che infestavano l’Inferno
87
tant'è Fabian immantinente svenne,
ma dopo aver mirato la sua faccia
ch' un ghigno sbeffeggiante avea perenne,
20
scappammo via ed iniziò la caccia
soltanto l'fabio non riuscì a fuggir
e cucinato fu come focaccia;
ma non crediate questo sia morir
perché laddentro eterna è sofferenza
e mentre il diavol era lì a dormir
se ne filo' dalla sua credenza
noi altri invece fummo soverchiati
da un demon laido co' sua flatulenza
30
perché l'for in cui ci fum calati
era proprio quel del deretano
e fuor di lì fummo proiettati...
“nessun mai qui ci darà una mano!”
Benchè sonam l'allarme a più e più fiate
“non odo Torrentelli quel villano!
24 focaccia, l’autore vuole dire che era uso andare a caccia per le sterminate
praterie
28 credenza, superstizione diffusa fra le umane genti
32 quel del deretano, si riferisce alla porta di dietro dell’istituto che avrebbero
potuto usare Gatto e soci per non restare bloccati nell’infernale ascensore
33 di lì fummo proiettati, era sempre stato il nostro sogno finire in un film e
finalmente gatto lo realizzò
35 sonam l'allarme, driiiiiinn
88
ma solo una gran puzza di stronzate”
Poi dallo specchio magico vedemmo
che erano già pronte le portate,
e quindi il refettorio raggiungemmo.
Qualcun le nostre anime affettò
e divorati d'esser attendemmo.
40
Per tutto il dì la bolgia banchettò,
ma l'pranzo era inver un po' stomgoso
che Lucifer alfin non ci mangiò;
e su pe' l'ascensor a ritroso
vedemmo poi la luce ancor
e quindi uscimmo. Ma era nuvoloso.
39 le portate, era un gioco che facevamo di frequente nell’intervallo: prendere a
portate sulla testa l’Idiota
41 Qualcun le nostre anime affettò, probabilmente è stato il salumiere che ci
faceva i panini ‘abbondando sempre troppo’
42 divorati d'esser, il nostro desiderio di essere era tale che ci divorava l’anima
43 l'pranzo era inver un po' stomgoso, in questo verso vengono evocati i pranzi
che facevamo alla mensa
89
Un Esame
Terzo anno. Secondo trimestre. Uno degli esami più ostici di tutto il corso:
Spinnologia Molecolare. Ovvero come far girare trottole piccole come non mai.
A dirla tutta il difficile non era il farle girare, ma far uscire la musica.
Sapete, quella musichetta che esce dalle trottole? Quelle con la manovella di
carica che va su e giù? Non ho mai capito se la manovella ci fosse anche nelle
trottole atomiche. Ma non era quello l'importante, il vero scopo del corso era
un altro, almeno per me.
I teorici ipotizzavano di poter rimpicciolire gli oggetti eliminando l'immane
spazio che c'era fra le microparticelle. Questo avrebbe significato la possibilità
di rendere reali molti film fantascientifici.
Ma senza musica che vita sarebbe stata? Non avrei mai voluto vivere in un
micromondo incantato privo di suoni. Tra l'altro in quel periodo eravamo presi
da diversi progetti musicali.
Quella sì che fu fantascienza. Io e Uomo avevamo l'intenzione sempre più seria
di formare un gruppo di metallo pesante. Tipo piombo o giù di lì, o anche
qualcosa di radioattivo creato in laboratorio, se ce ne fosse stata la possibilità.
Il progetto fallì miseramente nonostante ci appoggiarono moralmente in molti;
Fabiamo Adige, ad esempio, ci raccontò che anche lui da giovane c'aveva
provato, con una fantomatica canzone DeathSlashTrashGoa, composta a 4
mani e un piede, che imperversò nel suo bar per tutta la stagione. Anche
Bigiaster Disaster non era indifferente al richiamo del metallo, ma il miglior fan
che avremmo potuto avere se n'era andato già da tempo. Era Foscho, che
probabilmente ora stava ascoltando comunque qualche sataneria, mentre
dissotterrava cadaveri nel cimitero maledetto dell'università.
Proprio in quell'anno anche Machmallah e Tao formarono un duo dance indyarabo che tuttora spopola nelle discoteche di mezzo mondo. E per spopola
intendo che ci scappano una ventina di morti a serata! Considerata una media di
100 serate a stagione, duemila persone all'anno in meno su questa terra.
Comunque troppo pochi per tenere sotto controllo la situazione demografica!
A questo proposito vorrei aprire una parentesi, e consigliare a Voi, lettori, il
suicidio, anzi, prima di suicidarVi potreste andare in giro ad ammazzare un po'
di persone. Possibilmente gente che merita la morte. Il mondo sarebbe meno
affollato e con gente migliore sei voi tutti lo faceste. Pensateci.
Tao e Mach riuscirono a realizzare il progetto perché evidentemente molto più
commerciale del nostro. La dance la ascoltano un po' tutti, è risaputo. Lo
potevamo constatare ad occhio osservando gli amici di Linzia, la cubista. Vi
90
dico solo che non erano tutti umani. A proposito di quest'ultima, non volevo
dirlo, perché un po' me ne vergogno, ma ci fu un progetto dance che ci vide coprotagonisti. Componemmo infatti in maniera quasi estemporanea un
motivetto un po' commerciale che narrava le gesta di un arancino impazzito. Ci
furono anche delle prove di ballo, effettuato su un apposito cubo costruito
durante lo stage di settembre. Ci eravamo appena trasferiti nella nova sede
F.I.F.A. e subito ci facevamo riconoscere. Un episodio della mia vita che
preferirei dimenticare. Devo ammettere però che fu divertente essere degli
affermati dj seppur in uno spazio-tempo così esiguo.
Ritornando al nostro gruppo metal, c'è da dire che invece fu un progetto di più
ampio respiro che durò tutta una stagione. Ci ritrovavamo fra una lezione e
l'altra a comporre. Forse per questo eravamo molto bravi con le pause. Erano le
note il nostro problema. Proprio non riuscivamo a metterne in fila tre in
maniera decente! Però le nostre belle soddisfazioni ce le siamo tolte lo stesso!
Come quando improvvisammo un coro polifonico sull'autobus. Era un
pomeriggio primaverile e l'aria frizzantina rendeva i nostri cori gioiosi. Un
fremito di allegria ci permeava e non potemmo fare a meno di esternare la
nostra gioia nel modo più spontaneo che conoscevamo: il canto.
Viaggiavamo sul solito bus urbano diretti verso la stazione dei razzotreni che ci
avrebbero riportato alle nostre rispettive case. Ci eravamo sistemati nei nostri
posti preferiti: il fondo platea. Un emiciclo con un'acustica impeccabile. Un
signore davanti a noi stava allegramente fischiettando.
La melodia, la riconoscemmo subito e partimmo con il coro.
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
Laaa laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
91
Laaa
Laaa
Laaa
Laaa
Laaa
laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
laaa lllaaa laaaa laaaaaaaaa
laaa lllaaa..
Non eravamo neanche al centocinquesimo laaa che l’espulsione automatica
sedili era già scattata. L’autista del mezzo l’aveva messa in funzione senza
alcuna pietà! Planammo su un chioschetto di limonate farcite. Attutirono alla
perfezione la caduta.
Ma tornando all'esame ricordo che era la quarta volta che lo provavo;
nonostante questo ero esattamente in pari...
...con quelli dell'anno successivo. Infatti ormai passavo il mio tempo con
personaggi come Lo Speziale, L'Idiota, Il Cazzeggiatore, Tao, ‘L’Uom che
schifo a tutti faceva’, 'La donna che paga in natura' e Skeletor.
Lo Speziale aveva una teoria, a proposito della dimensione delle mammelle dei
mammiferi di sesso femminile. Era una teoria minuziosa, che prevedeva
numerosi esperimenti di laboratorio per verificare la perfezione della
mammella. Innanzitutto la dimensione, ma numerosi altri parametri venivano
considerati: forma, volume globale, antigravitoni per centimetro cubo (che
come è noto misurano la capacità delle tette di vincere la forza di gravità),
ellissosità capezzolo, gommosità a freddo, gommosità a caldo, resistenza agli
stress. Alla fine le mammelle più belle (a dispetto del cognome) risultò averle
Skeletor. Tutti avanzarono numerosi dubbi sulla serietà della sua ricerca.
L’esame quel giorno procedette candidato dopo candidato. Subito i più ferrati,
dai quali cercammo di assorbire quante più nozioni possibili, ma che trasmisero
anche la solita sensazione pre-colloquio: il ‘non sapere un cazzo’.
Scelsi ad hoc la mia posizione nella lista degli interrogati. Mi presentai subito
dopo L'Idiota. In questo modo fui sicuro di fare bella figura.
Fiducia infondata la mia, in quanto la figura fu pessima. Ma il mio diciotto con
infamia me lo guadagnai!
92
Il cervello dell'Idiota supporta l'XOR?
...mi sa proprio di no! visto che è composto da due soli strati di cellule che
rivestono internamente il cranio. Il resto è riempito con il liquido usato per
quelle penne a sfera trasparenti con dentro i pesciolini. Non so se ci siano i
pesciolini anche all'interno della testa dell'Idiota, ma ciò è molto probabile.
Tutto questo lo scoprimmo il giorno che ci eravamo introdotti abusivamente
alla BrainSystem, la ditta che aveva affittato una parte del fabbricato della sede
F.I.F.A.
Fin dal primo giorno del terzo anno notammo vicino alla nostra nuova sede
questa persona giuridica.
<<Cosa mai ci farà una ditta seria vicino alla F.I.F.A?>> ci domandammo
dopo aver visto la targhetta:
BRAINSYSTEM s.r.m.l.
Siamo una ditta seria
Cosa mai produrranno lì dentro? questa era la domanda che arrovellava la
nostra mente tutte le volte che la porta a combinazione si apriva e sbirciavamo
all'interno. Si udivano altresì urla disumane oltre quella soglia che accrescevano
esponenzialmente la nostra curiosità. Linzia (la cubista), ci disse che si trattava
di un gruppo dance in voga in quel periodo, ma quella spiegazione non ci lasciò
completamente soddisfatti.
Elaborammo quindi in gran segreto, durante la pausa mensa, un astuto piano.
Nel tavolo da quattro completamente vassoiato, io, GattoTabiunio, Fabiano
Adige e Bigiaster Disaster programmammo ciò che segue: avremmo aspettato
che, come tutte le mattine, qualche dipendente dovesse entrare digitando il suo
codice personale abbinato a scansione dell'alito (l'ipotesi azzardata da Adige era
che non fosse il pestilenziale fiato a venire scannerizzato, ma bensì il rumore
tipico dell'alitata in faccia). In tal modo, memorizzando i tasti premuti e
allenandoci a riprodurre alla perfezione quel sordo suono, avremmo potuto
facilmente introdurci lì dentro.
Ma non avevamo fatto i conti col nostro assistente di corso: Eudizio
Torrentelli. Anche stavolta il mio omonimo decise di metterci i bastoni tra le
ruote.
93
Questi affisse infatti alle pareti cartelli che recitavano:
VIETATO SOSTARE NEL CORRIDOIO
i tragressori saranno puniti con la fustigazione
Noi aggirammo questo divieto tenendoci in movimento nel corridoio.
Organizzavamo piccole gare di atletica o numeri da circo.
Nelle pause fra una lezione e l'altra eravamo usi passare la maggior parte del
tempo con un gioco primordiale chiamato NR (pronuncia NèR). Utilizzava lo
stesso schema logico delle Reti Neurali Artificiali. Queste le dinamiche ludiche
nei dettagli: uno stimolatore visivo-motorio veniva innescato nell'ambito di un
gruppo di persone che si disponevano secondo uno schema circolare. Ad ogni
doppio errore di un singolo elemento della catena scattava la correzione, tutti
gli altri elementi dovevano infatti infliggere una punizione corporale al nodo
carente. In questo modo si stimolava l'elemento in questione a non commettere
ulteriori errori. In caso di 'mancato apprendimento' la correzione doveva essere
fatta aumentando i 'pesi' della punizione. Notai però che gli elementi più
carenti, che avevano cioè subito numerose correzioni, aumentavano i pesi
incoerentemente nei confronti degli altri elementi.
Dopo mesi di studi dedussi che in realtà il metodo portava all'essere cani morti
bastardissimi. Gli elementi, a lungo andare infatti, non tendevano a un
miglioramento globale, ma ad un istinto egoistico di bastardaggine che li
induceva più che a evitare errori propri a procurare errori altrui. Fu durante lo
studio di questo gioco che affibbiammo a Uomo Avunio il soprannome di Cane
Morto o Cane Avunio perché, essendo il cane il miglior amico dell'uomo ed
essendo Avunio il miglior amico di se stesso, l'unico soprannome che gli si
addiceva era questo.
Dopo un paio di appostamenti e di simulazioni al computer del nostro piano
procedemmo. Con il sopraccitato gioco creammo un diversivo mentre due di
noi si introdussero abusivamente nella BrainSystem. I due a caso erano Fabiano
Adige e Bigiaster Disaster, seguiti non si sa per quale motivo dall'Idiota.
Anch'egli stava infatti partecipando ad una partita a NR e vide quella porta
aperta come unica via di fuga dall'ennesima 'correzione'.
Di quello che successe all'interno posso darvi solo resoconti indiretti. Fabiano
venne subito scoperto perché si distrasse ad ammirare lo screen saver di un
dipendente che mostrava donnine nude, mentre Disaster, premendo interruttori
a caso nel tentativo di entrare nei laboratori, mandò in corto circuito l'impianto
94
elettrico; quindi nel buio brancolò per un po' fino ad estrarre un accendino dalla
tasca ed illuminare l'ambiente circostante con la sua piccola fiammella, troppo
vicino al rilevatore antincendio però. Gli estintori a pioggia entrarono in
funzione e allagarono tutto. Il solito disaster!
Solo l'Idiota disse di aver visto quello che succedeva là dentro.
La Brainsystem stava producendo il più grande cervellone del mondo, e per fare
questo venivano usati cervelli umani! I poveri cristi che capitavano nelle grinfie
di quei pazzi venivano anestetizzati e sdraiati su un tavolo operatorio.
I crani venivano svuotati di tutta la materia cerebrale che andava ad aumentare
la massa del super-cervellone e riempiti col liquido citato in precedenza Il bello
era che gli studenti continuavano a fare la stessa vita che facevano prima.
Nessuno si accorgeva della differenza!
Si narra che anche l'Idiota venne catturato e sottoposto al trattamento, ma una
volta aperto il cranio l'operatore addetto allo svuotamento pronunciò le
seguenti parole:
<<Ah, cavolo, questo l'avevamo già fatto, richiudete!>>
L'intento della BrainSystem era di usare il cervellone aggregato così costruito
per elaborare un sistema infallibile di giocate al totocalcio e vivere di rendita.
Ma non avevano tenuto conto che la materia grigia era di proprietà di studenti
di metodologie fantascientifiche (del primo anno per giunta!). Forse per questo
la ditta fallì subito dopo. Questa la versione accreditata per vera di tutta la
faccenda, ma c'è da tenere conto del fatto che le uniche testimonianze che
abbiamo sono quelle dell'Idiota e in quanto tali vanno prese con le molle.
Doing.
95
Il Tarlo
Un giorno dell'ultimo anno di corso, un tarlo mentale si insinuò in noi.
Avevamo veramente scelto la strada giusta nel tortuoso labirinto della vita?
Questo momento di riflessione giungeva dopo tre anni passati nel Fichissimo
Istituto; al quarto anno i fondi provenienti da Alpha Centauri non arrivarono e
ci dovemmo trasferire. Ci assegnarono un’ala della facoltà di fisica, la cui vista
dava su un bosco di piante millenarie. Loro sì che sapevano tutto!
Ora che eravamo tornati nell'usuale mondo universitario, ci chiedevamo se la
Meccanica Quantistica non fosse forse più affidabile della Matematica
dell'Assurdo, se la Botanica non fosse più utile della Radicocrazia e se la
Chimica Fisica non fosse un attimo più seria del corso integrativo di Pozioni
d'Amore.
In preda a questi dubbi esistenziali vagavamo per il campus, mischiandoci agli
altri studenti universitari e perlustrando ogni singola facoltà, per renderci meglio
conto delle cose che non avremmo mai saputo. Un mattino nebbioso ci
introducemmo in quella di biologia molecolare. Ogni edificio aveva un colore
che lo caratterizzava, un grigio-violaceo a dir poco cadaverico era la tinta di quel
ramo di studi. Non so perché avessero scelto quel colore, ma la cosa non mi
piaceva affatto.
Sbuffi di vapore che passavano sotto la porta ed acquaragia in bottiglie ai lati di
una colonna preannunciavano polveri bianche e calcinacci caduchi. Una voglia
di morte mi pervadeva come quando più non potei essere felice ancor.
Evidentemente nel mio cervello infilossi un vibrione maligno o qualche altro
elettroinibitore, che più non mi fece pronunciar parola, ma discorsi insensati sì.
E per altro, in questo edificio che temuto sempre stato era, fondatezze di
questo trovai.
Virus? Sì, quelli erano sì!
Avevo sbirciato un'illustrazione schematica da tomo o in sogni di bambino.
Erano macro e non micro come quel che farnetica in mio cervello, ma uguali
forse per come coltivano vegetali. In serra inserrati vicino alla facoltà, ora
capivo tutto, ma non enormemente. Coltivavano bene i fiori tropicali e anche i
batteri asiatici o similmente, chè vegetali anche loro erano. Era un pantografo
dal braccio come non mai, che prendevali et ugualiavali in scala, ma tanto
piccoli che niuno puote vedere, ma osservare solo le conseguenze come tu ora
osservi la mia pazzia. Ecco tutto ti ho detto su questi che non furono generati,
ma creati e perché non so, ma forse troppe domande sono cattiva cosa per chi
non vuole più altro che un letto e brodino di miele.
96
Fabiano Adige
C'è sempre un momento in cui il buio scende sulla vita di alcuni di noi.
Il momento in questione scoccò per Fabiano Adige alla fine del secondo anno
di corso. Gli esami non erano andati un granché bene per lui, tanto che si
poteva dire che fosse regredito a metà della scuola elementare.
La decisione fu drastica. Abbandonare la fantascienza per ritornare al più
concreto mondo del lavoro.
Si fece assumere in un altoforno. Il suo compito era quello di raccogliere i
granellini di limatura di ferro e accumularli e, una volta raggiunta la massa
critica, procedere alla loro fusione.
Il caporeparto di Fabiano era un energumeno tutto panza e muscoli che con
una frusta in mano tentava di tenere l’ordine in quella fonderia. Urla di lamento
giungevano alle orecchie di chiunque passasse nelle vicinanze di quel luogo.
Schiocchi seguiti da gemiti di dolore.
Fabiano era abituato alle frustate in quanto uno dei nostri passatempi preferiti,
fra una lezione e l’altra, era appunto autofustigarci. Questo per un sano senso di
autopenitenza che tutti dovremmo avere.
Quello che però l’Adige non riusciva a sopportare era l’inutilità del suo lavoro.
Non c’era scopo in quello che faceva e non c’erano pause fra una lezione e
l’altra! Quello che era un piacere per lui, il sano sapore della frusta, stava
diventando una routine monotona e dolorosa. Anche gli altri passatempi di cui
si nutriva gli erano stati di colpo negati, come ad esempio passare ore a
costruire modellini di aerei da caccia, esatta riproduzione di velivoli nazisti usati
nella seconda guerra mondiale. Dopo la costruzione li facevamo decollare in
squadriglia per bombardare i vicini condomini della zona.
Nell’altoforno invece solo grissini lunghissimi disposti in verticale e crostate a
mille piani. Un lavoro opprimente che non lasciava intravedere sbocchi per il
futuro!
Un giorno approfittando di una distrazione del suo carceriere fuggì dalla sua
postazione, prese la cornetta e telefonò:
<<Mamma!! chiama la F.I.F.A.! Io qua non ci sto un minuto di più! >>
E così, un giorno che le lezioni erano già iniziate da circa un mese, lo vedemmo
ricomparire in classe più arzillo che mai! Tanto che quel giorno si fece fustigare
tre volte!
97
Ma che fine ha fatto ora? Me lo domandai per tanti anni fino a che un giorno
mi arrivarono sue notizie. Una missiva mi giunse infatti molto tempo dopo il
conseguimento della mia laurea, portata da un piccione viaggiatore che rimase
intrappolato nella mia rete da pesca al granchio asimmetrico.
Sono le ultime avventure di Fabiano Adige, come ei le narrò:
`É: à| áÑ|xzÉ vÉÅx {É wtàÉ |Ä Å|É âÄà|ÅÉ á~ÉÅÉwÉ xátÅxAAAAA
`tÇvtÇwÉÅ| áÉÄÉ Ä:xátÅx w| WtÅ|z|tÇ x mtÅÑ|ÄÄÉ? àxÄxyÉÇt| tÄ WtÅ| ÑxÜ ytÜx
Ä:xátÅx? Å| w|xwx âÇ ÑÜ|ÅÉ tÑÑâÇàtÅxÇàÉ tÄ ÖâtÄx Åt| á| ÑÜxáxÇà´? Ü|àÉÜÇt| tÄÄt vtÜ|vt x Å|
w|xwx âÇ âÄàxÜ|ÉÜx tÑÑâÇàtÅxÇàÉ tÇv{x ÖâxáàÉ vÉÇ áàxááÉ xá|àÉA
TÄ àxÜéÉ àxÇàtà|äÉ Ü|âáv|| t ytÜÅ| Ü|vxäxÜx ÇxÄ áâÉ áàâw|É? Ä:xátÅx wâÜ´ H Å|Çâà|? z|âáàÉ |Ä
àxÅÑÉ w| ytÜÅ| âÇt wÉÅtÇwt? w| tÇÇtyy|tÜx Äx áâx Ñ|tÇàx ÉÇÇ|äÉÜx x w| v{|xwxÜÅ| vÉÅx Åt|
átÑxäÉ vÉᶠÑÉvÉ wxÄÄ:tÜzÉÅxÇàÉ ÉzzxààÉ wxÄ vÉÜáÉ ;fàtàÉ@ytààÉvv{|áà|vt<A
`| v{|xáx Ät Å|t á|àâté|ÉÇx wxzÄ| xátÅ|? xw xááxÇwÉ |É |Ç ÖâxÄ ÅÉÅxÇàÉ âÇÉ áàâwxÇàx
ÑxÇá|ÉÇtàÉ? tÄÄ:âÄà|ÅÉ xátÅx vÉÇ àxá| vÉÇvÄâát z|õ wt v|ÇÖâtÇà:tÇÇ| Å| ÑÜÉÑÉáx w| tÇwtÜx t
áàâw|tÜx |Çá|xÅx t Äâ| ÇxÄ áâÉ âyy|v|É tÄ átutàÉ Åtàà|ÇtA fxzâ|ÜÉÇÉ vÉᶠáx| átutà|? |Ç vâ| |É
tÜÜ|ätäÉ tÄÄx G x Åx Çx tÇwtäÉ tÄÄx DG? |Ç vâ| Äâ| Å| ytvxät áàâw|tÜx âÇ i|wxÉvÉÜáÉ
ÉÄÉzÜty|vÉ ytààÉ wt áâÉ| áàâwxÇà| |Ç àxá| x w| vâ| Äâ| ÇÉÇ átÑxät ÇâÄÄtA
_x Åtàà|Çtàx àÜtávÉÜÜxätÇÉ ÇxÄ yâÅÉ wxÄÄt áât Ñ|Ñt x yÜt wÉÅtÇwx t àÜtw|ÅxÇàÉ wxÄ
WtÅ|N tÄ áxáàÉ átutàÉ Å| v{|xáxM 5Åt ÑxÜv{° àâ vÉÇà|Çâ| t äxÇ|Üx Öâ| tÄ átutàÉ Åtàà|ÇtR
`| áÉÇÉ w|ÅxÇà|vtàÉA5
e|áÑ|xzt| àâààt Ät áàÉÜ|t wt vtÑÉ x Äâ| vÉÅÅxÇà´ M 5T{? ᶠ¢ äxÜÉ? àÉÜÇt Z|Éäxw¶ x ät| t
ytÜx Ä:xátÅx vÉÄ ÑÜÉyA mtÅÑ|ÄÄÉ x ÑÉ| àÉÜÇt ÇxÄ Å|É âyy|v|É v{x Üxz|áàÜ|tÅÉ |Ä DK vÉÇ
|ÇytÅ|tA5
WÉÑÉ âÇt ÑÜxÑtÜté|ÉÇx áâÄÄ:xátÅx wxÄÄÉ mtÅÑ|ÄÄÉ? ytààt Ät WÉÅxÇ|vt xw âÇ Ñt|É w| áxÜx
tÄ Z|Éäxw¶? Å| Üxvt| wt mtÅÑ|ÄÄÉ? àÜx ÉÜx w| tààxát wtätÇà| tÄ áâÉ âyy|v|É? wâx wÉÅtÇwx t
äxÜÉ É ytÄáÉ? âÇt ÑtÜà|àt t uÜ|ávÉÄt? âÇt àxÄxyÉÇtàt wxÄ WtÅ| x áàÉÑA
dâxáàÉ |Ä Å|É âÄà|ÅÉ xátÅxA
Y|ÜÅtàÉ
Ytu|tÇÉ Tw|zx
98
Il Fabiano non l’avevo più visto da quel giorno del terzo anno in cui entrammo
in contatto con il corso post-laurea dei ‘revisori del cazzo’. Era frequentato
prevalentemente da ragazze, e devo dire anche molto diligenti. La loro
abnegazione per gli studi le portava a ‘rivedere’ anche fuori dagli orari di
lezione.
Fu grazie a questi contatti che riuscì a trovarsi da solo la tesi da svolgere che
cominciò immediatamente senza neanche aspettare di aver dato tutti gli esami.
Scomparse praticamente nel nulla. Probabilmente l’argomento della tesi doveva
affascinarlo a tal punto da non pensare più ad altro (per ulteriori dettagli Vedi
appendice C, Estratti di Tesi di Laurea).
99
Tutti, ma proprio tutti, alla cena di classe
Eravamo fuori corso a quel tempo e le nostre vicissitudini private ci avevano un
po' allontanato, ma un giorno ricevetti una telefonata da parte di Max Weber.
Stava organizzando una bella cena per tutti gli alunni del nostro anno. Doveva
essere un bel ritrovo, per discutere un po' delle varie tesi assegnateci, per
scambiarci titoli e relatori. Io avevo portato il mio, un certo Ainstain, chiuso nel
portabagagli, ma alla fine me lo dovetti tenere. Non trovai niente di meglio.
Aveva organizzato tutto Max, l'aveva sponsorizzata come la cena delle cene,
l'evento che ci avrebbe legato per sempre. Forse fu per questo che ci
ritrovammo io, la Tossicodipendente che abitava in uno Zoo, Antonino Piana
(che a quel tempo avevano già abbandonato gli studi da anni) e amici del Weber
mai visti prima. In pratica gli unici ancora iscritti al diploma eravamo io e Max.
Capitammo in un bar del dopolavoro CaCophone (che come voi ben tutti
sapete è una multinazionale di telefonia mobile specializzata in sfruttamento
delle risorse in via di esaurimento: gli umani). Era consuetudine in quel luogo
non pronunciare mai parola ai compagni di tavolino, anzi se questo fosse
successo sarebbe stato sintomo di gran maleducazione. Le persone rette
dovevano comunicare con armoniosi gesti, per portare il telefonino all'orecchio,
e squilletti di intesa che venivano lanciati tutt'intorno.
A noi si unirono anche un'amica della Tossicodipendente che abitava in uno
Zoo e a loro volta amici dell'amica della Tossicodipendente che abitava sempre
nello stesso Zoo. La Tossicodipendente in questione la passammo a prendere a
casa, cioè... allo Zoo. Quando arrivammo dormiva nella gabbia dei leoni,
strafatta, in pigiama e con la siringa ancora nel braccio. Rinvenne per un attimo
e disse che ci avrebbe raggiunto più tardi dopo aver dato la cena alle bestie. E
dopo aver pronunciato la parola cena guardò dritto in direzione di Antonino
Piana con la favilla negli occhi. Fortunatamente ce ne accorgemmo e lo
portammo via con noi prima che diventasse cibo per gattoni.
Dopo la sosta al bar dei cellulari decidemmo di concludere la serata in disco.
L'amica della Tossicodipendente che abitava in uno Zoo era nel giro della dance
e ci aveva promesso un'entrata gratis nel locale più commerciale del momento:
'Il Taurodromo'. Lì la tauromachia era ancora praticata a livello agonistico.
Noi certamente non avremmo potuto competere, andavamo lì soprattutto per
vedere lo spettacolo delle bestie. Ci divertiva vedere i salti che facevano.
Godevamo soprattutto della vista del sangue, quando qualche malcapitato
veniva incornato a morte.
100
Allora sì che si scatenava la pubblica tragedia, ma solo nelle immediate
vicinanze del fatto. In tutto il resto della sala il clima di festa restava immutato.
La Tossicodipente aveva detto che forse lì avremmo trovato Linzia, la Cubista:
quello era il suo regno. Danzava i balli che lì venivano jokeyati dai Disk
jokeyatori. In quel luogo si poteva salire su cubi di vari materiali e dimensioni
ed essere esposti al pubblico ludibrio. Era una delle passioni di Linzia.
Facemmo un rapido giro del locale, ma di lei non c'era traccia. L'unico posto
dove non avevamo guardato era il privatissimo anfiteatro multidimensionale.
Ma lì noi comuni mortali non potevamo entrare. Le porte e gli omaccioni che
ne erano a guardia non erano tuttavia a prova di metodologo fantascientifico.
Non ci volle niente a me e Max per entrare indisturbati. Antonino Piana invece
ebbe un po' di problemi, se per problemi si intende essere pestati a sangue da
due energumeni con auricolare incorporato. Mentre si sfogavano su di lui noi
passammo indisturbati e al centro dell'anfiteatro sapete chi vedemmo? Proprio
lei! Linzia! La cubista! Era là sul suo ipercubo che ballava come una forsennata
fra queste ed altre sette dimensioni.
A quel punto fu naturale abbandonarci con lei ai balli indiavolati versando
a.a.a.a.ranciata tutt’attorno.
Ci fecero anche una foto che venne pubblicata all’interno di un collage al
collagene su un famoso giornale di tendenza cittadino. Ma noi non lo
acquistammo mai. Fu un vero peccato.
101
Il Laureato?
E giunse il fatidico giorno della laurea.
Ma noi metodologhi fantascientifici siamo veramente laureati?
E qual è il nostro titolo di studio?
Ci possiamo fregiare dell'appellativo di Dott. o Ing.?
Su queste domande mi sto interrogando ancora oggi, mentre nel mio impiego
da returnatore batto sui tasti alla ricerca di un qualche passaggio
iperdimensionale che mi liberi da questa posizione.
La mia discussione di tesi avvenne al termine di una reclusione forzata nei
sotterranei dell'Università. Il mio relatore infatti, un certo Ainstain, mi aveva
rapito sfruttandomi come schiavo da miniera. A lungo pensai che se questa
doveva essere la mia fine, tanto valeva intraprendere quella sporca carriera da
subito, tanto il diamante: “Dai scava che prima o poi c'è!”.
In realtà la caverna di Ainstain era un vero e proprio laboratorio: da lì si
accedeva ad un gigantesco ciclotrone (da non confondere con Cyclone! Ma a
volte ebbi il dubbio che le due cose fossero strettamente collegate; soprattutto
quando particellone cromate passavano a tutta velocità sulla mia testa). Nel
corso del mio internamento ebbi l'occasione di incontrare svariati personaggi
che erano rimasti rinchiusi anch'essi nella caverna e non trovavano più l'uscita.
Molti erano vittime di Ainstain che si prendeva spesso gioco degli studenti in
erba intrappolandoli con figure di interferenza sonore dalle quali questi
novellini non riuscivano a liberarsi.
La mia discussione verteva su un esperimento di Paramagnetismo. Il campo
magnetico in questione veniva generato da una gigantesca calamita situata
proprio al centro della caverna. Nessun oggetto ferroso riusciva a sfuggirvi. Era
per questo che gli studenti che si erano più arrugginiti non uscivano più da lì!
Ainstain invece si teneva sempre in esercizio escogitando sempre nuovi e
simpaticissimi esperimenti. Una volta fece levitare una torta con un
superconduttore ai savoiardi inzuppati in azoto liquido. Gli studenti che
mangiarono quella torta ebbero la lingua congelata per anni. Non c’è che dire,
Ainstain era proprio un burlone!
Alla segreteria ci imposero di limitare al minimo indispensabile l'uso di carta per
la stampa delle tesi. Questo per salvaguardare l’ambiente. Io decisi di optare per
la soluzione migliore: un foglio di carta velina. Era così leggera che tuttora copie
della mia tesi orbitano nella troposfera in balia delle correnti ascensionali.
102
Non ricordo come successe, ma un giorno vidi una porta spalancarsi nel buio
della caverna e sentii una voce che mi chiamava, era quella di Emiliano de
Umbertiis. Proclamava che il momento della mia laurea era giunto.
Ainstain mi aveva chiuso nella caverna per così tanto tempo che appena rividi la
luce ne fui accecato. Mi venne in seguito rivelato che l'accecamento era
provocato da un raggio laser arrivato da un satellite orbitante. Capii subito che
era uno scherzo dei miei compari Gatto e Uomo. Ricordo infatti che alcuni
anni prima durante il corso di Olografia modificando un cannone laser ci
divertivamo a disintegrare la retina di persone a caso in tutto il mondo, usando
i satelliti come specchi. Fu in quel modo che i miei ex compari di parteciparono
alla mia laurea.
Appena fui all'aria aperta il mio pensiero più forte fu quello di fuggire per
sempre. Era troppo il timore che con un qualche stratagemma Ainstain mi
rinchiudesse di nuovo nella caverna a scavare cristalli di salgemma. Fu per
questo che alla presentazione della tesi mandai un ologramma. Il luogo
prestabilito era l'aula magna di campagna della nostra Università. Proprio vicino
alla stalla. Prima di me erano impegnati nelle loro esposizioni personaggi che
non avevo mai visto al Fichissimo Istituto. Evidentemente dovevano essere
passati troppi anni e i miei compari si erano già laureti da tempo. Appresi anche
che la sede dei corsi si era ormai spostata definitivamente da là, quei tetri figuri
erano troppo seri per i miei gusti. Non avevano certamente il nostro spirito
goliardico, la loro vita era dedicata allo studio ed affrontavano la laurea come il
momento più importante della loro vita. Molti al momento della discussione
erano così emozionati che proiettarono sulla lavagna luminosa i propri occhilucidi.
Il mio unico pensiero invece era svicolare il più possibile da discussioni
accademiche e abbandonare per sempre quel mondo a cui non appartenevo più.
Esposi alla perfezione il contenuto del mio foglio di carta velina, fu quello che
non era ivi contenuto che mi diede qualche problema. Infatti le domande a
tradimento del gran rettore Damigian non tardarono ad arrivare.
Evidentemente il mio libretto universitario infarcito di ‘18 con infamia’ non
doveva aver destato nella commissione una bella impressione.
Quando ormai la figuraccia era stata consumata decisi di interrompere il
collegamento olografico con una bella dissolvenza. Feci appena in tempo a
sentire la commissione che proclamava che da quel momento il mio percorso
di studi era concluso. Non riuscii tuttavia ad udire il titolo di studio che mi
competeva.
Un dubbio che rimarrà per l’eternità.
103
La pergamena
Ora vi racconto di quel giorno in cui ritornai alla facoltà a ritirare la mia
pergamena manoscritta in oro zecchino che comprova che sono un
Metodologo Fantascientifico ad Indirizzo Metafisico-Astrale.
Il ricordo della tesi si era ormai perso nel tempo e nulla più mi legava al mondo
universitario. Avevo da poco terminato il mio servizio nella Legione. Dieci anni
passati su una nave stellare che mi portò a combattere all'altro capo del nostro
sistema. E su questo potrei scrivere un altro libro, quindi non mi dilungherò
oltre. Ve lo racconterò quando la sagoma rossa di Nibiru si delineerà
all'orizzonte terrestre.
Di tanti giorni disponibili, nella mia vuota vita, per tornare in quel luogo in cui
non mettevo piede da anni, andai a scegliere proprio quello di termine delle
domande di ammissione. Una marea di studenti si accalcava infatti davanti ai
cancelli della segreteria in preda ad un'euforia disperata; dovevano perfezionare
le iscrizioni proprio entro quel giorno.
L'edificio che ospitava i luoghi adibiti alle procedure burocratiche dell'ateneo
aveva un atrio immenso. Tuttavia disponeva solamente di una minuscola
porticina atta all'afflusso degli utenti.
Minacciosi cartelli scritti con un noto word processor di marca lanciavano
avvertimenti relativi a compilazione di piani di studi e studi di piani. Il piano
cartesiano che si intersecava con l'asse delle quote dava origine ad angoli
complementari fra essi, che potevano descrivere archi di circonferenza, se
partendo da punti scelti secondo una funzione casuale lungo l'ordinata, si
operava una rotazione attorno allo zero geometrico. In tutti i casi non erano
affari miei.
Entrai più volte in capannelli dove si stava discutendo dei più svariati argomenti
a sfondo accademico: dare l'esame di Analisi II o tentare il colpaccio con la
lotteria di capodanno? Realizzare un esperimento di fusione dell'atomo sul
gelato o tentare di attraversare un muro di corsa per qualche nota legge
quantistica?
Discussioni in cui non mi intromisi mai per non rivelare la mia identità. Non
volevo che si buttassero ai miei piedi idolatrandomi.
Finalmente giunse il mio turno allo sportello. Esibii l'attestato di laurea
sostitutivo alla gentile impiegata. Questa sparì nel 'retrobottega' della segreteria.
Sembrò non tornare più. Poi, alla sua ricomparsa, mi comunicò che non potevo
ritirare la pergamena perché non era ancora stato depositato l'originale del
diploma di maturità. Cosa assai strana questa. Avevo firmato la delega per il
104
trasferimento diretto dal mio istituto, la burocrazia avrebbe dovuto aver già
provveduto; al posto del diploma c'era una lettera che recitava così:
Ci è impossibile rilasciare l'originale Diploma di Maturità in quanto sprovvisti
della Licenza Media dello studente che non ci è mai stata presentata sotto copia
autenticata.
Subito fuori dalla facoltà sentii una voce che scandiva a chiare lettere il mio
nome.
<<Ciao! Ti ricordi di me? Sono Bananacchi, l’amico di quel tuo amico che ama
molto la musica che viene suonata in quella discoteca che c’è vicino a quel
capoluogo di provincia pedemontano, dove una volta mi hanno pestato a
sangue. Io non capisco perché, non stavo facendo niente di male, giravo per la
discoteca guardandomi intorno e ad un tratto quattro ceffi vestiti con delle
canottiere trasparenti a retina mi circondarono e mi portarono in un angolo
buio, dove mi misero le mani addosso lasciandomi esanime al suolo. Mi
ritrovarono le donne delle pulizie la mattina dopo, incastonato nel cestino della
spazzatura. Poi uscito di lì mi accorsi che la mia macchina era rimasta bloccata
nel parcheggio della discoteca. Fortuna che proprio lì vicino ce n’era un’altra
che apriva alle sei e andava avanti fino a mezzogiorno, così decisi di andare lì
dentro a dormire. Non avevo calcolato che la musica era troppo forte per farlo,
ma dopo una decina di minuti i timpani mi si ruppero e così non sentii più
niente e mi appisolai. Mi svegliai preso a calci in culo dal mio amico che è anche
tuo amico ed ama molto la musica che viene suonata in quella discoteca che c’è
vicino a quel capoluogo di provincia pedemontano. Lui era rimasto a ballare e a
scambiare pilloline colorate con altri suoi amici e suo cugino che veste come lui.
Si fanno fare sempre le magliette uguali di colori fluorescenti con tessuti alieni.
E a volte gli alieni ci sono anche disegnati sopra. Io non so perché, ma credo
che quei due lì ce l’abbiano un po’ con me; ma io non gli ho fatto niente! Lo
giuro. Non so perché, prima eravamo amici per la pelle, io e quel tuo amico che
ama molto la musica che viene suonata in quella discoteca che c’è vicino a quel
capoluogo di provincia pedemontano; lo accompagnavo anche a scuola quando
non aveva la patente. Ma lui non ha neanche un briciolo di gratitudine, mi tratta
malissimo adesso. Forse perché passa tanto tempo insieme a quel suo cugino,
quello con la maglietta con due occhi da alieno fluorescenti. Sembra proprio
che ti guardino quegli occhi, ti scrutano e alla fine non capisci più dove sei,
proprio come quando mi sono svegliato dopo che mi avevano pestato in quella
discoteca ubicata vicino a un capoluogo pedemontano. Quella notte il mio
amico che è anche tuo amico e che va sempre a ballare in quella discoteca
situata vicino a quel capoluogo di provincia prealpino credo che assunse quelle
105
pastigliette colorate che gli forniva sempre suo cugino, perché rimase a ballare
per così tanto tempo che io non mi accorsi di niente; quando rinvenni era
ancora lì che ballava e sembrava che fosse appena arrivato, invece era stato tutta
notte in pista e fuori il sole era già alto. Ma quello non sarebbe stato un
problema se non avessi avuto la faccia tumefatta da tutte le botte che mi
avevano dato. Io non capisco proprio perché si comportano così, io cosa gli ho
fatto? Eh? Tu lo capisci? Io proprio no che non lo capisco. Ma tu cosa ci fai
qui? Non avevi finito il corso? Io ci sono quasi, mi mancano tredici esami,
ormai è fatta per me. Però ti volevo chiedere una cosa: secondo te devo
frequentare tutte le lezioni, anche quelle che ho già frequentato l’anno scorso,
ma senza esito, visto che mi hanno bocciato agli esami, o posso anche studiare
e basta sulle fotocopie che tanto qua si possono fare gratis perché è stata vinta
una guerra tanto tempo fa; non so come sia questa storia, ma così mi hanno
detto e io ne approfitto. Faccio le fotocopie anche dei giornaletti porno dei miei
compagni di corso, e poi me li vado a leggere in bagno; è sempre stato il mio
sogno fare questa vita e finalmente ci sto riuscendo; per ora non mi pagano, ma
chissà un giorno. Alla fine forse con questo diploma riuscirò a realizzare il mio
sogno! Io spero proprio di farcela. Che mi dici tu a riguardo?>>
<<…Mo’ va a cagher!!>>
Rincasando passai alla segreteria delle medie, al mio paese. Chiesi che fine aveva
fatto la mia licenza. Il preside in persona mi rispose che non l'avevano mai
trovata. Probabilmente era andata persa in qualche falò carnevalesco. Potevo
però riottenerla facilmente presentando la licenza elementare e convincendo
uno a caso dei miei ex-professori a testimoniare per me dell'esame superato
positivamente.
Mi recai allora all'attigua scuola elementare. Il direttore, che sempre aveva
incusso timore in noi alunni si dimostrò molto gentile. Con un gran sorriso mi
disse che i loro archivi venivano distrutti dopo dieci anni e che io avevo
sicuramente l'originale della licenza elementare in un cassetto del comò di casa
mia, probabilmente sotto qualche canottiera ingiallita.
Aveva ragione, la trovai proprio lì, in un angolo della mia memoria. Non ci fu il
tempo di prenderla perché il comò era già stato demolito molti anni prima. E le
canottiere si erano ormai decomposte.
Unica soluzione: rifare tutto da capo.
Ora sono iscritto alla primina serale e stasera ho anche una verifica di aste. Non
sono pronto, vado ad esercitarmi.
106
La tragedia Greca
Una volta, mentre assistevo ad una tragedia greca, mi imbattei in colui che era
stato mio relatore della tesi. Un certo Ainstain. L'opportunità di assistere a
quella tragedia mi fu data da un'amica che si atteggiava nel senso più specifico
del termine. Ella mi procurò dei biglietti falsi inesistenti per lo spettacolo. Così
entrai in teatro dall'apposito passaggio per imbucati che è situato proprio sotto
le gambe della maschera strappa biglietti. Ma non fui l'unico; infatti data la
grande affluenza di pubblico in possesso dello stesso biglietto che avevo io,
quella sera la compagnia fu costretta ad otto bis e mezzo. Ainstain era lì per
assistere all'esibizione della figlia. Si trattava infatti di una rappresentazione
inscenata da una scuola materna. Ricordavo infatti che pochi anni prima nel suo
studio avevo visto disegni dalla mano infantile, appesi alle pareti. Lo spettinato
professore era uso infatti procreare come un coniglio. Ora capivo il motivo dei
suoi attacchi di sonno quando era all'università. Aveva addirittura appeso
un'amaca in ufficio nella quale si dondolava beato fra i sogni nelle prime ore del
pomeriggio.
Dopo l'infima esposizione della tesi con conseguente fuga finale, il mio timore
era quello che mi riconoscesse. La clessidra del tempo aveva fatto cadere
abbastanza granelli da coprire i suoi ricordi di me? O l'ennesima figuraccia era
già alle porte?
Io guardai lo spettacolo dall'alto della gradinata, dove potevo facilmente tenere
d'occhio quella chioma bianca che probabilmente impediva la visuale a due o
tre spettatori della fila retrostante la sua.
I tebani si ‘edipanavano’ un po’ ovunque per il teatro, mentre incestuosi atti
venivano compiuti all’intorno e cadaveri sparsi per la sala venivano profanati
dai più famosi guerrieri del tempo. Mi venne addirittura voglia di seppellire io
stesso le spoglie del traditor di patria; chiamai anche al telefono Amodio per
chiedere consiglio sul da farsi, ma quest’ultimo mi rispose di buttarmi dalla
rupe.
Poi, dopo aver salutato l'amica ed averla ringraziata dei biglietti, nonché di
avermi prontamente restituito il mio libro preferito che le avevo prestato
quindici anni prima, uscii in tutta fretta per evitare l'incontro con il baffone
linguacciuto.
I miei compari di visione però decisero di tirare tardi e atteggiarsi anche loro. E
si andarono proprio a sedere vicino al capannello dove il professore stava
dissertando di argomenti mondani.
107
Io tentai dapprima di nascondermi sotto una mattonella del pavimento, ma non
vi riuscii perché il mio corpo non era più abituato allo stato liquido. Mi ero un
po' arrugginito. Tentai di mimetizzarmi fra la folla ed anche fra le tartine del
rinfresco, ma proprio quando credevo di averla scampata ecco che un'ombra mi
comparve alle spalle. Riconobbi subito la silhouette della chioma di Ainstain.
Sentii una mano sulla spalla, e qualcuno chiamò il mio nome. C'era qualcosa di
strano però, di strano e familiare in quella voce. Per uno strano gioco di faretti
l’angolazione della luce cambiò e un'altra sagoma venne proiettata sul muro...
Nenes Alphanassioss!!
E la tragedia si trasformò subito in allegoria!
108
APPENDICI-T
109
APPENDICE A – Professori, alunni, comparse e scomparse.
(in ordine fastidioso, cioè scelto appositamente per renderne più difficile la
consultazione)
A: tipico personaggio da gioco logico-matematico
Antonino Piana: Studente favorito di Emiliano de Umbertiis, tuttora alle prese
con il pre-esamino di precorso di Treninielettronica 0
B: anch'esso personaggio sempre presente in giochi logico-matematici
C: nel 99% dei casi c'era sempre anche lui nei giochi logico-matematici
D: personaggio di secondo piano dei giochi logico-matematici
E: personaggio dei giochi logico-matematici a volte usato a volte no.
F: raramente veniva chiamato in causa, ma quando succedeva si faceva sempre
trovare pronto...nei giochi logico matematici.
Prof.ssa Brutti: il cognome spiegava alla perfezione le sue caratteristiche fisiche
Bananacchi: l'unico studente ancora iscritto al corso di Metodologie
Fantascientifiche.
Il Buffer: entità pseudoumana di sesso femminile che divenne in seguito
consulente di corso. {il buffer era così chiamato per la sua attitudine a riempirsi
di dati, per la maggior parte inutili, che poi riversava, arrivata a casa, in appositi
quadernetti copertinati fantasia. Il buffer non aveva peli sulla lingua...
tutt'intorno sì!}
The Biggest Man in the World: non era certo piccolo
Eudizio Torrentelli: il nostro tutor. Mio omonimo, ci seguiva in tutti i nostri
spostamenti per annotare le marachelle che combinavamo.
Il Malato: sulle sue condizioni mentali nessuno aveva dubbi (era il fido braccio
destro di Emiliano)
Dana Tuttatana: il nome dice già tutto...anzi ...molto meno.
Emiliano De Umbertiis: fondatore della Laurea in Metodologie
Fantascientifiche. Il corso venne smantellato subito dopo il suo
prepensionamento.
Fabiano Adige: compagno di mille partite a flipper (CYCLONE!!)
Foscho: questo studente losco fu visto solo rarissime volte nel primo anno di
corso, ma molte volte nel camposanto attiguo all'Università intento a
dissotterrare cadaveri.
Carne Morta: l'eroe del corso, l'unico che ebbe il coraggio di farla finita.
Gatto Tabiunio: mio fedele compagno fin dal momento dell'iscrizione.
L'Idiota: era lo studente più famoso dell’anno successivo al nostro. Chissà poi
perchè?
110
Mahcmallah: capo dei terroristi palestinesi in esilio, iscrittosi al corso con una
borsa di studio per studenti stranieri ottenuta per eliminazione fisica dei
concorrenti.
Ribot: era il cavallo di Max Weber, venivano sempre a scuola insieme. Ribot
frequentava i corsi insieme a noi.
Max Weber: era lo studente più anziano della facoltà, nato a Erfurt il 21 aprile
del 1864. Fu storico, economista, sociologo e uomo politico; i problemi
metodologici gli furono suggeriti dalle esigenze di queste sue attività. Nato da
famiglia di tradizione liberale, partecipò in gioventù alle discussioni del Verein
für Sozialpolitik, associazione dei «socialisti della cattedra». Dopo alcune
ricerche sulla divisione del lavoro e sull'economia agricola, Weber orientò la sua
ricerca verso la metodologia delle scienze sociali (sociologia della religione e
sociologia del potere) e dell'economia. Nel 1894 divenne professore di
economia politica alle università di Friburgo in Brisgovia e nel 1896 si spostò a
quella di Heidelberg. Dopo aver preso posizione a favore dell'intervento nella I
guerra mondiale, partecipò alla redazione della Costituzione della Repubblica di
Weimar, per la quale pensò a una compresenza di democrazia parlamentare e
del potere affidato al «capo carismatico». I suoi scritti fondamentali sono i
seguenti: Sulla teoria delle società mercantili nel Medioevo (1889); La storia
agraria romana nel suo significato per il diritto pubblico e privato (1891); Le
relazioni dei lavoratori della terra nella Germania orientale (1892); L'etica
protestante e lo spirito del capitalismo (1904-1905); Le sètte protestanti e lo
spirito del capitalismo (1906); I rapporti agrari nell'antichità (1909); Parlamento
e governo nel nuovo ordinamento della Germania (1918); Economia e società
(postuma, 1922). Per la metodologia delle scienze storico-sociali sono
soprattutto importanti i saggi: Roscher e Knies e il problema logico
dell'economia politico-storica (1903-1906); L'oggettività conoscitiva della
scienza sociale e della politica sociale (1904); Studi critici sulla logica delle
scienze della cultura (1906); Su alcune categorie della sociologia comprendente
(1913); Il significato della avalutatività delle scienze sociologiche ed economiche
(1917); La scienza come professione - La politica come professione (1919).
Morì a Monaco il 14 giugno del 1920. Nessuno capì mai come facesse a
frequentare il nostro corso.
Merdieri: un mezzo professorino di merda che a dir la verità non conoscemmo
mai bene. Avrebbe potuto anche essere la persona più simpatica del mondo, ma
ci stava sul cazzo!
Pipistrello Tetellio (io, alias Eudizio Liscialuna): ero così chiamato per le mie
doti di volo notturno ed ingestione di mosche.
111
Giovanni De Simpaticis e Adolf Hitler: compagni di viaggio occasionali di
Uomo Avunio.
Poliargento Racing: di questa entità iscritta al corso si ricorda soprattutto la
macchina da rally tirata a lustro, parcheggiata nel giardino dell'istituto.
Prof. Damigian: Gran Rettore dell'Ateneo; abitava in Corso Ateneo (vedi
Monopoli).
Prof. Ainstain: non faceva altro che fare linguacce a tutti, cotonarsi la folta
capigliatura e fare battutacce sporche alle studentesse che frequentavano il suo
corso.
Prof. Na' Cicca: illustre esperto di materiali gommosi, si vantava di poter
costruire un ponte di elastici dalla terra alla luna.
Prof. Zampillo: era un toscanaccio sempre pronto a mangiarsi fiorentine e
fuggire senza pagare il conto.
Prof.ssa Zuppetta: solo lei sapeva cucinare a dovere la zuppa di omomorfismi
cotti con la 'salsa dei pagani' e contorno di insalata rizza.
Reggiani e Regiani: tuttora non mi ricordo chi era l'una e chi era l'altro,
nonostante una fosse una superfiga bionda alta 1.90 che indossava sempre
minigonne vertiginose e l'altro un tappetto nero e peloso
Richie: era proprio Richard Cunningam, ricordate? Quello della serie Happy
Days.
Lo Speziale: studente di un anno indietro a noi. Tradiva le sue origini
marinaresche per via del tentacolo che gli spuntava dalla camicia.
Le Scaldabanco: studentesse molto utili nei mesi invernali.
Statofattocchi: ?/:()|-/%)=<
Uomo Avunio: era un cane morto, (sacchetti e scatoline erano la sua passione.
E non chiedetemi il significato di questa frase!)
La signora sul treno: la incontrammo un giorno su un convoglio antidiluviano e
sparì nel nulla nello scarico della toilette probabilmente per colpa degli
ultrasuoni.
Capitan Porackt: ci coinvolgeva sovente nelle sue scorribande nello spazio, ma
alla fine riuscivamo sempre a riportare le chiappe sulla nostra amata Terra.
Dott.ssa Gennariello: assistente incompetente del gran rettore Damigian.
Prof. Parassiti: del suo corso capimmo un tubo.
L'Uomo che disse tutto, ma proprio tutto!: attenti a non fare la sua fine!
Prof. Amore: Il suo amore per gli studenti era espresso dal Laplaciano della
curva cardioide palpitante per loro.
Prof.ssa Giorgia: presiedeva il corso di praticantato (del nome della prof. non
sono del tutto sicuro potrebbe anche essersi trattato di qualche altra nota
cantante)
112
Proff. Mondino e Nardella: erano due famosi cabarettisti. Tenevano il loro
corso in maniera impeccabile.
Struzzi: era noto per nascondere la testa nella sabbia al momento degli orali.
La Vecchia Signora: cuoca juventina.
Germanico: stutente tetesco (venne successivamente assunto come filosofo del
quarto reich per condurre esperimenti su cavie umane. Spesso veniva usato
Antonino Piana).
Il Testa di Cazzo: le masturbazioni mentali erano la sua specialità.
Moncherì: offriva cioccolatini alla ciliegia nonché la propria ciliegina a tutti.
Linzia la Cubista: svettava dal suo cubo con la sua invidiabile statura di 1 metro
e 20(mm)
La Tossicodipendente che viveva in uno Zoo: era una fattorina irrecuperabile.
Raudicelli: parrucchiere astratto elettromagnetico.
Il Cazzeggiatore: fu un pioniere della chat e del sesso telematico.
Nenes Alphanassios: studente greco, noto per il suo profilo che riscuoteva gran
successo fra le donne. A pagina 108 potete ammirare il 'profilo greco' di Nenes.
TAO: conosceva a menadito tutti i metodi di accoppiamento, orientali e non.
Prof. Mah!?: era noto per la sua visione relativistica delle cose.
La ragazza sgrusa: vedi il capitolo ‘La ragazza sgrusa’.
Amodio Spartalo: noto per la sua educazione spartana e corrispondente dal
futuro del quotidiano 'le Termophili'.
Prof. Cazzino: cercava di compensare le sue lacune acquistando simboli fallici,
come autovetture sportive o grattacieli.
Prof. Ricotta: fu il relatore del mio compagno Gatto Tabiunio. Nel suo
laboratorio si producevano latticini radioattivi.
Bigiaster Disaster: era il guastatore del corso, quanti danni combinò! Ultimo di
tutti strappare la lista dei personaggi… quelli che mancano sono nella parte in
suo possesso!
113
APPENDICE B - I CORSI
PSICOANALISI MATEMATICA 1, 2, 3, 4 e anche 5
Questo corso serviva a capire ed aiutare gli studenti che impazzivano dopo
essere stati bocciati 27 volte nei corsi di Analisi delle normali Università. Un
servizio che noi studenti di Metodologie Fantascientifiche rendevamo nei
confronti di quei poveri cristi e che salvò molte persone dalla pazzia. O no?
Dopotutto si erano rivolti a noi!
- ALGEBRA FUNERALE
La professoressa Brutti era la titolare.
E chi meglio di lei avrebbe potuto illustrare la matematica sulle lapidi bianche
del cimitero?
Erano croci o simboli di addizione quelli? Il dubbio sorgeva sempre.
- ANTIMATERIA
Questa materia come dice il nome stesso non era una materia, era appunto
l'antitesi della materia. Quindi non poteva essere spiegata, non si potevano fare
verifiche, non c'erano esami.
Una pacchia!
- ASTROMATICA I
Era uno dei corsi principe del nostro diploma.
Si occupava dei calcoli teorici e pratici per stabilire e variare l'ordine universale.
Nel primo anno di corso tutte le preoccupazioni del prof. Rossi, dal
maglioncino omonimo, furono di tenerci lontano dai 'computer astrali'.
- ASTROMATICA II
Il professor Mah si occupò della parte di esercitazioni.
Era l'incaricato a risolvere tutti i nostri dubbi!
Mah...!!
- ASTROMATICA III
Il corso di Astromatica III era tenuto sogghignando da prof. Telesforino.
Aveva anche un assistente che si era costruito da solo, addetto ad illustrare le
meraviglie della telerboristeria.
Questa l'applicazione più utile delle moderne tecnologie a suo dire.
114
- ARCHITETTURA DEI FRULLATORI
Era il corso tenuto da Emiliano de Umbertiis. L'importanza di esso ci fu
illustrata ampiamente durante l'esame di ammissione.
Se riuscivi a capire i frullatori potevi sperare di sopravvivere al grande tritacarne
della vita!
- CABARETTISMO APPLICATO
Questo era uno dei corsi più utili di tutta la scuola, veniva condotto da due
clown, uno portava una parrucca rossa ricciola e l'altro baffi enormi.
In effetti non erano veri e propri clown da circo, non si rincorrevano dandosi
calci nel culo e ruzzolando per terra, non sapevano camminare sul filo o andare
in monociclo. Erano solo travestiti, per catturare la simpatia del pubblico
probabilmente o forse, ipotesi più inquietante, quello era il loro aspetto reale.
-GOMMOGRAFIA GEOMETRICA
Tutti gli insulti ricevuti dal prof. Na’ Cicca durante il corso mi rimbalzarono
addosso!
- GUIDA STUNT (SU CAMIONCINO DEL LATTE)
Era senza dubbio il corso di guida più arduo che si potesse trovare in giro.
Era tenuto a turno dagli autisti della cooperativa casearia 'Il calio'. Questi non
solo riuscivano a fare numeri da circo, sfrecciando a tutta velocità con i loro
camioncini pieni di bidoni di latte, ma addirittura a non formare un filo di
panna!
- INGEGNERIA FRENETICA
Dai presto, dai leggi qua, e poi di là, non fermarti! Informati su questo
bellissimo corso! Non perdere tempo veloce su, su dai!
- INTERFACCE CEREBRALI UOMO-RANUNCOLO
Era un corso integrativo di esercizi.
Da qualche parte avevamo infatti studiato la conformazione delle reti neurali di
tutti gli esseri viventi. Qui potevamo mettere in pratica le nostre conoscenze
senza rischi, tanto la cavia per gli esperimenti era sempre Antonino Piana!
- LOGICA TOOZIE
Questo corso venne tenuto da Merdieri.
Non lo frequentai mai.
115
Mi venne narrato che le lezioni consistevano in modi alternativi di controllare
lavatrici, nonché travestirsi da casalinga inquieta che lavorava a tempo perso in
una clinica privata.
- MATEMATICA DELL'ASSURDO
La matematica dell'assurdo era la materia più facile di tutto il corso.
Nonostante ciò fui bocciato 19 volte all'esame.
Assurdo!!
- MELEMATICA
1 mela + 1 mela = 2 mele
Uno torsolo più una mezza mela? Eh, eh, eh, non è così facile come sembra!!
- SPADE JEDI:
Particolarità del corso, non poteva essere recuperato, a meno di avere una testa
di ricambio.
La prova finale infatti consisteva in un duello all'ultimo sangue con un cavaliere
Jedi decaduto.
- TRENINIELETTRONICA 0
Questo era un precorso che solo alcuni pazzi frequentarono. Non era infatti
obbligatorio, ma tenuto nei pomeriggi liberi del primo quadrimestre per tutti
quegli studenti che non avevano mai giocato con i trenini elettrici da piccoli.
Io lo preferivo di gran lunga alle lezioni.
- TRENINIELETTRONICA 1
In questo corso si faceva sul serio. Non come nella parte 0 dove non veniva
legato nessuno sui binari, e dove non venivano fatti scontrare treni con testate
nucleari trasportate a bordo.
- VOLO A LEVA
Datemi un punto d'appoggio… e possibilmente uno di atterraggio morbido!
- RASCHIATURA FONDOBARILE
Corso allestito all’ultimo momento tanto per far raggiungere al diploma il
numero minimo di ore di lezione per renderlo un corso universitario
riconosciuto.
116
APPENDICE C - TESI e RELAZIONI
Pipistrello Tetellio
Realizzazione del controllo digitale di un esperimento di risonanza di campanelli
Relatore: un certo Ainstain
Per la tesi mi capitò un certo Ainstain. Mi chiuse a chiave nei sotterranei del
campus e riuscii ad uscire dopo un anno e mezzo. Per fortuna avevo
frequentato quanto bastava 'Il Cazzeggiatore' ed appreso i mille segreti del
perditempo su internet, così quell’anno passò allegramente e mi preparò al
mondo del lavoro più di quanto avrebbe potuto fare uno stage in azienda.
Buffer Three State
Costruzione di un macchinario per creare l'atleta perfetto (e superdotato)
Relatore prof. Cazzino
Al 91° giorno si verificò un fatto increscioso, l'atleta C sì ribello e uscì dal suo
perimetro di contenzione tentando di accoppiarsi con chiunque.
(N.d.A. molti sostengono che non fu un errore, ma una deliberata
manomissione da parte di Buffer che infatti dovette sacrificare la propria
verginità per tenere a bada il superdotato atleta.)
Gatto Tabiunio
Costruzione di un windsurf termoionico con gli scarti della lavorazione del latte
Relatore prof. Ricotta
(Il windsurf in questione venne lasciato poi a marcire in un sottoscala della
facoltà.)
Bigiaster Disaster
Progettazione e realizzazione di un sistema di trasporto per mattonelle da cesso usate
Relatore esterno: ing. Ca' Gava
……
117
Uomo Avunio
51° Festival Di SanRemo. Sez. nuove proposte. Canzone: Il cane morto
Relatore: Giorgia
C'è un cane morto per strada
Morto nel corpo e nell'anima.
Guarda quelli! Sembrano tutti cani morti!
C'è un cane morto per strada
Tutti possono vederlo
Che ci sono persone che ti lascerebbero morire da solo come quel solitario cane
morto per strada....ma io no!
No!!! Oh oh oh oh oh!
C'è un cane morto nella via
E nessuno ha ancora chiamato la polizia
…
Fabiano Adige
Confronto pratico dettagliato fra il PRE e il POST. Legge Merlin.
Relatore: Prof. Mah?!
Ecco possiamo affermare che nonostante tutto, il modo di andare a puttane lo
si trova sempre. (N.d.A. questa tesi il Fabiano se la procurò saggiamente da
solo, infatti la finì molto tempo prima di aver dato tutti i suoi esami e poi sparì
nel nulla.)
Amodio Spartalo
Le foto del mare
Relatore: the dog of Coppetone Logo
Si trattava di una vacanza a Pinarella di Cervia. La classica giornata da mare
veniva messa in luce alla perfezione dalle diapositive proiettate sulla lavagna
luminosa.
Ma quel burlone di Amodio per fare uno scherzo a tutti mentre eseguiva la sua
presentazione, osò inserire fra i lucidi proiettati, degli schemi esplicativi di un
esperimento di fisica quantistica!
118
Reggiani
Come Essere Scambiato per una biondona Sgallonata
Relatore: proff. Montino e Nardella
Regiani
Come Essere Scambiata per un tappetto nero e peloso
Relatore: proff. Montino e Nardella
(N.B. il nome degli studenti delle due precedenti tesi è stato posto a caso.)
Il Cazzeggiatore
Realizzazione di un Dispositivo per scolare l'olio di gomito
Relatore ing. Carlo Untore
(non perdonai mai il Cazzeggiatore per avermi soffiato la tesi, l'olio di gomito
l’avrei voluto scolare io!!)
119
Relazione: Il Pendolo
SCOPO DELL’ESPERIENZA: Ricavare il valore dell’accelerazione
gravitazionale (g) tramite ripetute misurazioni del periodo di un pendolo,
sfruttando la relazione che lega g, periodo(T), e lunghezza del pendolo (L).
MATERIALE UTILIZZATO: Un pendolo (a orologio) di lunghezza variabile,
una coppia inseparabile di fotocellule collegate ad un elaboratissimo
elaboratore. Un metro retrattile a sangue freddo.
PROCEDIMENTO: Il pendolo fissato ad un apposito sostegno è stato lasciato
in balia della forza gravitazionale.
…
L’elaboratore interfacciato alle fotocellule ha consentito di memorizzare i valori
di cento periodi completi con la precisione del milionesimo di secondo.
…
L’elaborazione statistica delle informazioni è stata fatta tramite un foglio
elettronico, che ha consentito di rilevare i seguenti dati: valor minimo e
massimo, valor medio, scarti, scarti quadratici, carte, denari, primiera, settebello
e varianza.
…
PROBLEMI AFFRONTATI: il ritardo nell’acquisizione dati dovuto alla
jurassica lentezza degli elaboratori, l’eccessivo sbandamento del pendolo non
imputabile ai sottoscritti, la corda di sospensione usurata dalle innumerevoli
prove.
CREDITS: doverosi vanno i nostri ringraziamenti alla Macrosoft per il
notevole supporto software e alla F.I.F.A. Engeenering Departement per il
supporto logistico e meccanico.
120
APPENDICE D - Risposte del Test di Ammissione alla Scuola con Secondi
Fini in Astromatica
Sezione lessico-sintattica:
1) B C o D (La nomentisi non può avere abbrivio destro!)
2) B
3) A ...e poi si mangia!
4) Sì
5) D
6) Worcatrozzo Bondiscamon
7) C
8) Con un bastoncino di legno
9) Infiniti (la domanda non è considerata giusta se non li hai elencati tutti)
10)
Non si può perché redervire significa divenire inconiugabile al
condizionale.
Sezione nozionistico-culturale:
1) Nel 2203
2) Pianeti
3) Intraducibile
4) I canti steloniani non hanno struttura armonica quindi è bene che tu ne abbia
intonato uno.
5) Pataglia col morto
6) Verso le tre
7) Boh!!
8) Marlo! E chi volevate che fosse? Quel gran bastardo!
9) Commercial Suicide
10) Ma sei normale?
Sezione logico-matematica:
1) B perchè:
C vorrebbe impedire (un qualcosa), ma non ce la fa perché impedisce ad A di
impedire a B di impedirgli di fare quel qualcosa.
B impedisce a C di fare quel qualcosa e a sua volta fa impedire ad A di farsi
impedire. A viene impedito da C e basta.
121
È chiaro che quello che vorrebbe impedire C e quello che impedisce non sono
la stessa cosa, altrimenti non sarebbe stato usato il condizionale 'vorrebbe'.
2) Vince chi ha più RE perché loro hanno le braccia. In caso di 2 re per parte
perde chi ha il re di fiori perché è una checca.
3) Di blu e rosso
4) Ahhhhhhhhh!
5) Lì niente.
6) Molifteni per di qui 7)
|1
|4
|7
|*
2
5
8
0
3|
6|
9|
#|
* f(x) 8) 24? (N.B. il punto interrogativo è fondamentale per la correttezza della
risposta)
9) (questa era facile, ma bisogna averci provato seriamente!)
10) Sì.
Sezione astratta:
- In questa sezione le risposte vanno bene tutte, ma se sei venuto a controllarle
hai sbagliato!
122
APPENDICE E - Estratti di colloqui di lavoro post-laurea.
-Ragazzo, è inutile che cerca di spiegarmi le finalità del suo titolo di studio. Se
vuole questo lavoro la pala per spalare la merda è quella, altrimenti arrivederci.
-Si metta nei miei panni, non posso assumerla per dormire e basta sperando che
lei un giorno sogni l'invenzione che renderà la mia azienda leader del mercato.
-Lei avrà molta difficoltà a trovare un lavoro su un altro pianeta sa?
-Returnatore? Ma che termine è mai questo? Le ho detto che il suo compito
sarà di copiare da questa lista e premere invio al termine di ogni voce!
-No ragazzo, orario spezzato significa che c'è una pausa pranzo di circa due ore,
non che ci sono quei salti nel continum spazio-tempo, o come diavolo si
chiama, di cui lei parla.
-Per fare il venditore lei deve essere un pescecane! Non me ne frega niente se
conosce un ristorantino niente male dove fanno il pescegatto!
-Dormire non è un compito remunerato nella nostra azienda! Non ho la più
pallida idea di cosa siano quei 'Lavoratori Onirici' di cui lei tanto parla!
-Sono 50.000 a litro di sangue, un milione per un rene, 600.000 per un occhio,
1500.000 per un polmone. 5 milioni per il cuore, ovvio però che in quest'ultimo
caso deve comunicarci il nome di un'altra persona a cui intestare l'assegno.
-Mah, le dirò .... una testa come la sua mi sembra sprecata qui... le do l’indirizzo
di questo mio amico imprenditore; ha una ditta dove collaudano i caschi.
-Senta io parto per un viaggio di qualche lustro, mi richiama al mio ritorno?
-Guardi abbiamo appena assunto un metodologo fantascientifico proprio il
mese scorso, direi che due nella stessa azienda sono veramente troppi.
-Senta ora sono impegnato, la richiamo io.-E non vuole il mio numero? -Non si preoccupi, lo trovo io. Provando sequenze numeriche casuali…123
-No il sig. XXXX non c'è...-Ma neanche oggi? È il settimo giorno di fila che provo, mi aveva detto di
richiamarlo, che mi avrebbe trovato un incarico in azienda...-Eh, no ci spiace il sig. XXXX purtroppo è morto!-Guardi, se ha già un lavoro come spugnetta per francobolli le consiglio di
tenerselo stretto! Sfrutti quest'esperienza lavorativa al meglio! Potrebbe
risultarle utile in futuro!
Ti è piaciuto questo libro? Vuoi saperne di più sul Diploma in
Metodologie fantascientifiche?
Consulta il sito web:
www.mainonpotraidimenticarequestopuzzolentetramontosulmare.tk
Troverai nuovi episodi inediti e molto altro ancora. Se vorrai, potrai
addirittura iscriverti e frequentare il corso online!
Diventa anche tu Metodologo Fantascientifico!
124
Scarica

Untitled - Pecksniff