Parte l’«Internet Festival» a Pisa
A Forlì un convegno tra «Collezionisti e raccolte di documenti»
Ci sarà anche il Cnr tra i protagonisti all’Internet Festival a Pisa da oggi al 13 ottobre. Il programma prevede
14 appuntamenti che vanno dalla sicurezza per i bambini ai big data, dal corpo femminile ai database
genetici, dal “grande fratello” del Governo americano al grafene. All’Internet Festival sono attesi diversi ‘vip’
tra cui lo scrittore Usa Bruce Sterling.
Oggi a Forlì un convegno di alti studi su Collezionisti e raccolte di documenti: tre casi in Italia. Criteri di
selezione dei collezionisti, tecniche di conservazione e comunicazione», un grande simposio su alcune delle
collezioni più memorabili del Bel Paese: quella milanese di Bertarelli, la raccolta Piancastelli di Forlì e quella
Remondini di Bassano, dalle fotografie alle incisioni di Albrecht Dürer e Giambattista Tiepolo.
Pillole di storia
Andrew Carnagie
un ricco mecenate
patito di musica
::: SERGIO DE BENEDETTI
 Quando si parla di Carnegie Hall, la famosa sala newyorkese per concerti, il riferimento vola
ad Andrew Carnegie, uomo d’affari di origine scozzese naturalizzato statunitense, nato nel 1835.
Povero, Andrew emigrò negli
Stati Uniti nel 1848 e trovò un posto di aiuto-casellante nelle ferrovie. Quand’ecco che nel 1863 capitò l’occasione, della vita. A forza
di cambiali, acquistò due pozzi
petroliferi
apparentemente
esausti; invece in poco tempo gli
consentirono l’agiatezza e la possibilità di inserirsi nell’industria
del ferro e dell’acciaio. Nel 1888
era ormai una potenza e nel 1901
fondò la United State Steel Corporation. Industriale –filantropo,
creò nel 1886 il Carnegie Institute
of Technology a Pittsburgh con
un museo d’arte, una sala per
concerti, un museo di storia naturale ed una biblioteca pubblica.
In seguito, nel 1902 la Carnegie
Institution di Washington per la
ricerca scientifica con una dotazione di 22 milioni di dollari, nel
1905 a Philadelphia la Carnegie
Foundation per gli insegnanti di
scuole superiori americane e canadesi, la Carnegie Endowment a
Boston nel 1910 per propagare le
idee pacifiste ed infine la Carnegie Corporation del 1911 a New
York per amministrare le diverse
Fondazioni alla sua morte, avvenuta 8 anni dopo a Lenox, Massachusetts. La Carnegie Hall, inaugurata il 5 maggio 1891 con il famoso Concerto n. 1 in si bemolle
minore...di Ciaikovski, sotto la direzione dello stesso autore e pianoforte solista la tedesca Adele
Aus der Ohe.
Andrew “pretese”questa composizione mémore della prima
assoluta avvenuta a Boston il 25
ottobre 1875 e da lui ascoltata con
particolare commozione, soprattutto nel primo tempo dell’ Allegro ma non troppo e molto maestoso, allegro con spirito, con al
pianoforte Hans Guido von Bülow e la direzione di Benjamin
Johnson Lang. Nell’occasione,
Carnegie volle conoscerli per manifestare tutta la sua soddisfazione e pregarli di trasmettere all’autore la sua gratitudine per aver
potuto ascoltare una composizione così palpitante. Si può facilmente immaginare cosa accadde
in quel giorno del 1891 quando
Andrew conobbe personalmente
CCiajkovskij, invitandolo a cena
dopo il concerto e insistendo perché lasciasse l’albergo dove alloggiava, mettendogli a disposizione
villa con personale e due carrozze
per gli impegni di città a New
York. Per il compositore, bocciato
senza appello dall’inarrivabile direttore d’orchestra Rubinstein,
una bella soddisfazione.
IL BICENTENARIO
Verdi, l’alter ego di García Gutiérrez
A due secoli dalla nascita, tra «Trovatore», «Boccanegra» e le opere irrealizzate,
si svela il rapporto simbiotico del Maestro di Busseto col grande scrittore spagnolo
::: PIETRO MENARINI
 Il 2013 non è solo il bicentenario della nascita di
Giuseppe Verdi, ma anche
dello scrittore spagnolo da lui
prediletto, Antonio García
Gutiérrez, nato a Chiclana,
Cadice, il 4/10/1813 (6 giorni
prima del musicista e morto a
Madrid nel 1884).
Alla concomitanza anagrafica fece seguito tra i due una
comunione, puramente artistica, che andò ben oltre le
due opere Il Trovatore e Simon Boccanegra. Il primo
“incontro” avvenne nel 1850,
allorché Verdi decise di mettere in musica El Trovador.
Su Il Trovatore, andato in
scena al Teatro Apollo di Roma il 19 gennaio 1853, quasi
tutto è stato detto, ma non
che Verdi non fu il primo a
musicare il dramma di Gutiérrez. Nel 1842, infatti, ne
era andata in scena a Pamplona, poi a Madrid, una versione dei fratelli Porcell (Andrés, poeta, e Francisco, musicista). Nel marzo del 1852,
invece, si rappresentò a Trieste il dramma lirico Il Trovatore (poi a Firenze col titolo
La schiava), con musica di
Francesco Cortesi e libretto
(ignobile) di Antonio Lanari,
frutto di un’affrettata e forse
canagliesca operazione mirante ad anticipare Verdi,
mentre il suo progetto era
fermo alla censura. Un altro
aspetto trascurato riguarda la
traduzione del Trovador.
Quando Verdi iniziò ad interessarvisi non esistevano versioni né in italiano, né in
francese. Il 6/12/1850 il Maestro scrisse a Giulio Ricordi:
«Fammi il piacere di comprarmi un piccolo Dizionario
Italiano-Spagnolo e spedirmelo a Piacenza al più presto!». Il dizionario in questione sarà poi utilizzato dalla
moglie Giuseppina Strepponi, ma per uso privato. L’assenza di una traduzione ufficiale (la prima è del 2001) fece
sì che il modello dei copioni
del Trovatore, che tutti i burattinai avevano in repertorio,
non poté essere il dramma
originale, bensì, come ho potuto scoprire, una maldestra
riconversione in dramma del
libretto verdiano operata a
tempo di record da certo Giu-
L’omaggio
E Muti dirige la «Messa
di Requiem» in streaming
::: NAZZARENO CARUSI
 Stasera, a 200 anni giusti dalla nascita, Riccardo Muti
onora Verdi (e l'Italia) a Chicago con la Messa di Requiem, la
Chicago Symphony, Tatiana Serjan, Daniela Barcellona, Mario Zeffiri, Ildar Abdrazakov e il Coro preparato da Duain Wolfe. Il concerto andrà in diretta streaming, gratuita, alle 2.30 di
stanotte (ore 19,30 di Chicago) e resterà visibile nei prossimi
giorni sui siti collegati: cso.org/verdi , facebook.com/chicagosymphony e riccardomutimusic.com.
Nel suo libro mastro Verdi, l'italiano (Rizzoli, 2012) Muti,
direttore che gli sta come nessuno, ha pittato il Compositore
come «il musicista della Vita, e certo è il musicista della mia vita». Vero. E l'amore ha fatto che arrivato lui è stata un’altra storia. Se posso, anche più di Toscanini. Genio sì, genissimo il
Parmense, ma senza il sole caldo che Riccardo ha in cuore, in
testa e in mano ad accendere le luci (non sempre limpide, ma
sempre luci) che le pagine verdiane anche le più cupe, anche
le più tinte di quel mezzo fra terragno e sangue, hanno. Per me
e il po' che afferro, la Messa non so mai se meditarla dopo o
prima l’Adelchie gli Inni sacri del Manzoni, in morte del quale fu pensata; poi mi chiedo, invece, se alla nostalgia dell'assoluto non urga riandare ancora all'Addio ai monti, a memoria
come d'uso quando eravamo seri; e poi pure fisso in aria,
mentre vortica il Dies irae, come fosse scolpito là sull'esplosione tremendissima, l'Ei fu di che il Poeta chiuse in quattro
lettere la grandezza smisurata e tragica di Bonaparte. Alla fine,
frustro, m'accorgo che non serve, che nulla spiega la musica
se nonsentirla ebasta, senz'altranecessità allapienezza della
comprensione sua che l'arte e il suo possesso. Basta lei, e solo
lei, se suonata come Muti fa. Senza cerche forzate e vane di
dov'è che trasse il suo giudizio. Scrisse Paolo Isotta, che più
d'ogni altro intende gl'inviluppi dell'esecuzioni di queste partiture immense, che “la più autorevole tradizione interpretativa della Messa, rappresentata dai maestri Serafin, Karajan e
Muti, conscia com’è della sua eteroclità, adopera tutti gli strumenti dell’arte per renderla omogenea nello stile, unitaria
nella struttura, per lisciarne le asperità e occultarne alcune ingenuità tecniche rilevabili passim.
Per questo non cesseremo di ringraziarli”. Non altro v'è da
dire, se non che il disco (EMI) di questo capolavoro che stringe
la morte d’una tenaglia non divina ma certo ai troppo umani
inaccessibile, diretta da Muti proprio con la sua Chicago Symphony, ha avuto il Grammy Award 2011 per il migliore disco.
.
CELEBRATO L’UOMO E L’ARTISTA
Sopra l’iniziativa di cd di Libero, «Giuseppe Verdi, il
genio della lirica». A lato un’immagine rielaborata
del Verdi giovane al Regio di Parma. Nel tondo,
Garcia Gutierrez [web]
seppe Giandolini, intitolata
Leonora di Siviglia e Rioz di
Navarra, detto il Trovatore
(Milano 1854 e 1878). Verdi,
quindi, divenne l’involontario “padre mediato” della tradizione burattinesca. Tra il
1850 e il 1856 il Maestro valutò l’opportunità di mettere
in musica El bastardo, un
buon dramma di García Gutiérrez, edito nel 1838. Sorprendente appare l’attenzione del Maestro, poiché quel
testo non fu mai rappresentato.
Nel 1856 Verdi iniziò ad interessarsi ad un altro capolavoro di García Gutiérrez, Simón Bocanegra, del 1843,
forse il suo dramma più complesso e perfetto. Dopo le solite peripezie con la censura e
col librettista Piave, il Simon
Boccanegra andò in scena alla Fenice di Venezia il 12 mar-
zo 1857. L’insuccesso fu clamoroso; Verdi ne elaborò una
seconda versione, col libretto
ottimamente modificato da
Arrigo Boito (Teatro alla Scala, 24 marzo 1881). L’accoglienza in Spagna (Teatro
Real di Madrid, 7 gennaio
1861) fu migliore, ma, come
palesò la stampa madrilena,
di ciò fu complice l’orgoglio
campanilistico: Verdi si era rifatto a Gutiérrez. Tuttavia, a
richiamare il pubblico contribuì anche l’idea dell’impresario del Teatro Príncipe di abbinare all’opera la ripresa del
dramma, da tempo assente
dalle scene.
Il 9 e 19/9/1857 il Maestro
scrive a Vincenzo Tonelli di
aver fatto tradurre un dramma spagnolo, con la seria intenzione di metterlo in musica. Nella seconda però specifica: «Sono nella desolazione!
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