3 MERCOLEDì 9 DICEMBRE 2015 ore 20,45 Teatro Sociale, Sondrio ORCHESTRA SINFONICA DI DUBROVNIK (Dubrovački Simfonijski Orkestar) Jonathan Fournel, pianoforte Nicola Giuliani, direttore 53ª Stagione 2015-2016 Associazione Amici del Teatro Sociale di Sondrio Con il sostegno di La 53ª stagione 2015-2016 è realizzata con il sostegno di: MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI Direzione generale per lo spettacolo dal vivo REGIONE LOMBARDIA Direzione Generale Culture, Identità e Autonomie della Lombardia COMUNITÀ MONTANA ALTA VALTELLINA DI BORMIO COMUNE DI SONDRIO COMUNE DI SONDALO B.I.M. Bacino Imbrifero Montano dell’Adda Fondazione Pro Valtellina Fondazione Credito Valtellinese Con la collaborazione di: ASSOCIAZIONE AMICI DEL TEATRO SOCIALE DI SONDRIO AMICI DELLA MUSICA SONDALO Periodico di cultura musicale e spettacolo Direttore Responsabile: IRENE TUCCI Editore: AMICI DELLA MUSICA, Sondalo Autorizzazione Tribunale di Sondrio nr. 214 Registro Stampa del 2.10.1990 Stampa: Lito Polaris - Sondrio Associazione Amici della Musica, Sondalo Via Vanoni, 32 - 23035 Sondalo (SO) Tel. 348 3256939 - Fax 0342 803082 www.amicidellamusica.org - info@ amicidellamusica.org Cod. Fisc.: 83002220149 - P. IVA 00553720145 In copertina: Foto Previsdomini, Tirano PROGRAMMA GIOACHINO ROSSINI (1792-1868) Tancredi, sinfonia FRYDERYK CHOPIN (1810-1839) Concerto n. 1 in mi minore per pianoforte e orchestra, op. 11 Allegro maestoso Romanza: Larghetto Rondò: Vivace ✽ SERGEJ PROKOFIEV (1891-1953) Sinfonia n. 1 in re maggiore, op. 25 “Classica” Allegro Intermezzo. Larghetto Gavotta. Non troppo allegro Finale. Molto vivace ZOLTÁN KODÁLY (1882-1967) Danze di Galánta (Galántai tàncok) 1. Introduzione - 2. Andante maestoso - 3. Allegretto moderato 4. Allegro moderato - 5. Poco meno mosso - 6. Allegro vivace BENJAMIN BRITTEN (1913-1976) Soirées musicales, op. 9 (Suite su musiche di Rossini) 1. March - 2. Canzonetta - 3. Tirolese 4.Bolero - 5. Tarantella Durata - 1ª parte: 50’ - pausa: 10’ - 2ª parte: 55’ Pianoforte gran coda da concerto Fazioli 278 Ombre cinesi (e altre maniere di muoversi) U n programma da concerto ben impaginato si muove in genere fra i due poli della varietà e della coerenza. La varietà, nel presente programma, è alla luce del sole: difficilmente si possono immaginale compositori così diversi come Chopin e Rossini, per esempio. La coerenza, guardando più da vicino, si esprime in alcuni percorsi parziali, che conducono da un brano all’altro. C’è un brano di Rossini, e c’è un brano da Rossini (le Soirées musicales di Britten). E volendo, così come c’è Britten in dialogo con Rossini, c’è poi anche Prokof ’ev in dialogo col Settecento. Si potrebbe fare perciò, per esempio, un discorso sul rapporto col passato, tema interessantissimo nella musica di tutte le epoche. Invece preferiamo soffermarci su un tratto diverso, che rende anche ragione della particolare brillantezza di questo programma. Ci sono cioè, in esso, una quantità di danze. Così, esplicitamente, si intitolano le Danze di Galanta di Kodály, ma pure le Soirées musicales di Britten lo sono, e danze abbondano pure negli altri brani (sì, il terzo movimento del Concerto di Chopin è una danza, in effetti, e meno stilizzata di quanto saranno in futuro le danze nella produzione del compositore polacco). Più in generale, si può dire che le composizioni in programma interpretino in maniera di volta in volta diversa il tema del movimento e in modi diversi sollecitino la sensibilità fisica, quasi corporea, dell’ascoltatore. I n Gioachino Rossini (1792–1868) possiamo ben dire che la musica solleciti l’ascoltatore a una vera eccitazione corporea, in movimento entusiastico e irrefrenabile. In più, spesso incontra il comico. In che modo il movimento può sposarsi con la comicità? Riportiamo la domanda all’ambito degli esseri umani in carne e ossa. A farci ridere, possono essere i loro movimenti bruschi, illogicamente rapidi; ridiamo infatti quando nelle vecchie comiche di Stanlio e Ollio, complici questioni tecnologiche legate al numero di fotogrammi per secondo, gli attori subiscono le loro tragicomiche peripezie (secchi d’acqua in testa, assi che sbattono sul naso, e così via) a un ritmo vertiginoso. Ma anche, un’altra cosa che ci può far ridere è la ripetizione identica di un movimento. È il fenomeno del tic, molto utilizzato nelle imitazioni caricaturali. In Rossini sia la rapidità, sia la ripetizione, sono elementi cardine del comico. Basate sulla ripetizione sono tante strutture ritmiche della sua musica. E basato sulla ripetizione è il celebre procedimento del crescendo rossiniano: a un certo punto, verso la fine di ognuna delle due sezioni della Sinfonia che introduce l’opera, i temi veri e propri cessano, e si presenta – appunto – un crescendo, basato su una sola breve frase ripetuta più volte. Rossini sfrutta un preciso meccanismo psicologico: un conto è – genericamente – ascoltare delle strutture musicali che crescono di intensità, altro conto è ascoltare sempre la medesima struttura che viene detta e ridetta, affidata a sempre più strumenti, e con questi strumenti che suonano in maniera sempre più assertiva. Infine, le energie vitali vogliono sfogarsi. Ecco perciò che compare l’altro tratto di cui si diceva or ora e il tempo in extremis accelera, precipitando. È vero che Tancredi nell’opera infine morirà in battaglia (sia pur riconciliato con l’amata), e perciò non si profila alcun completo lieto fine. Eppure, le umane vicende, anche le bellicose e tragiche, vengono lette da Rossini sotto il profilo di un’energia vitale che mai si spegne e tutto trasfigura. Dove il comico invece si fa caricaturale, con un movimento che prende a procedere per scatti, è nelle Soirées musicales op. 9 (1935– 1936) di Benjamin Britten (1913–1976). C’è una microstoria d’amore da raccontare. Lei (la si indovina bellissima, nonostante sia solo una sagoma in bianco e nero) è sulla terrazza del castello, lui, l’innamorato, come da prassi più in basso e implorante. Lei gli spiega che non può sposarlo, perché è squattrinato, e perciò il padre ha stabilito il matrimonio con un signorotto dal portafoglio più interessante. Scena di folle disperazione. L’innamorato si allontana e, prodigio, gli appaiono alcune fatine, porgendogli un artistico forziere; in esso si indovinano meraviglie. Lui sale a cavallo, torna alla magione di lei (che nel frattempo sta respingendo il ricco quanto sgraziato pretendente) ed esibisce il forziere. Il futuro suocero lo apre e abbraccia l’innamorato, porgendogli la mano della figlia. In quel momento anche lo spettatore può vedere cosa c’era dentro il forziere: a lettere cubitali, leggiamo “libretto di risparmio postale”. È la trama, fra l’ironico e il demenziale, di un cortometraggio del 1938 intitolato The Tocher (La dote), più precisamente (come si sarà intuito) uno spot per le poste generali britanniche. Non è un film con attori in carne e ossa, bensì basato su sagome ritagliate che proiettano ombre cinesi. L’artefice è Lotte Reiniger, che nella sua produzione avrebbe talvolta affrontato trame musicali per eccellenza, come Carmen e Papageno. L’esito, nel caso di The Tocher, è delizioso (il cortometraggio è attualmente disponibile su Internet su un popolare sito di condivisione video) anche perché la vicenda è contrappuntata da musiche di scena di Benjamin Britten. Quando si interpellò quest’ultimo per mettere in musica questa esilissima vicenda d’amore e di libretti postali, si pensò di comune accordo con lui che il punto di partenza avrebbero potuto essere melodie di Rossini. Quel Rossini del cui comico musicale abbiamo appena detto qualcosa, e che, giusto per dirne una, al termine del suo Petit train de plaisir (nella finzione musicale, un autentico treno che deraglia facendo vittime) sotto il titolo “il dolore degli eredi” anziché un composto lamento scrive una danza sfrenata e giubilante. Dalle musiche di scena per The Tocher nasce poi la suite Soirées musicales, che qui si ascolta: alla Marcia corrisponde la prima scena (la disputa fra innamorato e padre della sposa), la Canzonetta è il momento delle fatine, e così via. Al muoversi scattante della musica di Britten/Rossini, anche in assenza di immagini, ben possiamo immaginare associate le ombre cinesi della Reiniger, con la loro curiosa meccanicità. D el Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 op. 11 in mi minore (1830) di Fryderyk Chopin (1810–1849) si diceva in apertura che il tema principale del terzo tempo è una danza. Per la precisione, quella danza polacca della zona di Cracovia, ricca di accenti in contrattempo, che si chiama Krakowiak. E proprio Krakowiak si intitola un altro brano per pianoforte e orchestra di quegli anni giovanili di Chopin, in cui nascono anche i due Concerti. La danza, in questo brano così come nel terzo tempo del Concerto, è certo in parte trasfigurata e filtrata dalle tecniche colte della composizione, ma ancora nettamente percepibile. Sarà verso la fine del percorso creativo di Chopin che il processo di trasfigurazione della danza ne scioglierà i connotati corporei, tanto che sull’estrema Polacca-fantasia nessun coreografo sarebbe più capace di immaginare una sequenza regolare di passi. Nel Concerto di Chopin, a rompere la quadratura e a far da contrappunto al corpo nel muoversi della musica è la voce, protagonista del primo e soprattutto del secondo tempo del concerto. Della voce, la musica di Chopin intende cogliere il mistero e trasporlo sulla tastiera, trovando una via per la quale anche il pianoforte possa cantare, a modo suo. E non si tratta di ricalcare letteralmente movenze e fioriture del canto di Bellini, per dirne uno, bensì di escogitare qualcosa di ben diverso e allo stesso tempo di totalmente analogo. Il concerto per pianoforte e orchestra era all’epoca il genere musicale impiegato dai giovani o meno giovani pianisti per imporsi all’attenzione. Era d’obbligo che il concerto per pianoforte e orchestra un pianista se lo scrivesse da sé (uniche eccezioni ammesse nella prassi: i fanciulli prodigio, che ancora non maneggiassero con sufficiente perizia l’arte della composizione, e... le donne), e c’erano diverse caratteristiche ricorrenti che il brano doveva avere. Prima fra tutte, l’esibizione delle qualità pianistiche del solista. È proprio che in questo ambito che l’impronta di Chopin è più impressionante, riuscendo (sia pur con le contraddizioni di un’opera relativamente giovanile) a trasfigurare l’agilità pianistica in qualcosa in cui si danno il cambio corpo e voce, il primo con le sue scansioni regolari, la seconda con l’abolizione della quadratura e l’adozione di una libertà che sospende tempo e pulsazione (il celebre rubato chopiniano). Z oltán Kodály (1882–1967) scrive le Galántai tàncok (Danze di Galánta) nel 1933 per gli ottant’anni della Società Filarmonica di Budapest. Galánta si trova oggi in Slovacchia, ma all’epoca era una piccola località dell’Impero Austro-Ungarico, con una popolazione in maggioranza ungherese e una forte presenza di gitani: Kodály visse lì dai tre ai dieci anni, e lì conobbe il verbunkos, quella danza popolare in cui si mescolano tradizioni fra loro diversissime, fra cui appunto quella gitana. Così come Béla Bartók, e insieme a lui, Kodály fu fra i primi a riservare alle melodie popolari un’attenzione in qualche modo scientifica, andando per villaggi a documentarle con i metodi di quella che poi sarebbe stata l’etnomusicologia. E così come Bartók impiega poi nella sua attività di compositore parte delle melodie con cui viene a contatto. Nelle Danze di Galánta, le danze popolari mantengono una fisionomia totalmente riconoscibile e vanno a costruire una struttura musicale dalle caratteristiche ibride. In parte, l’andamento è rapsodico, ossia passa vivacemente da un’idea all’altra secondo la regola istintiva e antiaccademica del contrasto, mimando quasi i meccanismi corporei e psicologici di chi prima non sa che melodia intonare, o quali passi di danza compiere, e poi invece si cala nel verbunkos, via via più turbinoso, e infine rallenta stremato. D’altro canto, il fatto che il brano sia scritto per un’orchestra importante, anche per evidenziarne le qualità e lo smalto, fa sì che Kodály impieghi una particolare brillantezza, e talvolta anche cambi repentini d’atmosfera, con tagli quasi cinematografici, per generare col susseguirsi delle immagini musicali una meraviglia sempre rinnovata. L’ ultimo volto che assumono danza e movimento in questo programma non è così facile da decifrare. Abbiamo parlato in un precedente programma di sala della Sinfonia n. 1 op. 25 in re maggiore (Sinfonia classica, 1916–1917) di Sergej Prokof ’ev (1891–1953), brano che meritoriamente si ascolta con una certa frequenza in sala da concerto. Ricordavamo, allora, che Prokof ’ev aveva «l’intenzione di comporre un’opera sinfonica senza l’aiuto del pianoforte. In una tale opera i timbri orchestrali avrebbero dovuto essere più puri. Nacque così l’idea di una sinfonia nello stile di Haydn». Osservavamo che per Prokof ’ev riferirsi a Haydn e al Settecento significa saltare a piè pari il «sentimentale» Ottocento. Guardare indietro significa guardare a un’epoca (talvolta dai contorni più immaginari che reali: tale è il potere della memoria) di trasparenza, vivacità, asciuttezza, anche ironia, e dalla quale sia bandito ogni patetismo. Osservavamo però, allo stesso tempo, che le linde immagini del Settecento tendono in Prokof ’ev a farsi inquiete. Per spiegare meglio cosa si intende con questo, è opportuno ricordare un aspetto tipico di tanta parte della musica di Prokof ’ev e di come essa si muove. Prendiamo come esempio una pagina notissima come il finale della Settima sonata per pianoforte. Il movimento è inesorabile. La tenuta ossessiva del tempo diventa strumento di esperienza tragica. A ogni impulso segue il successivo nel luogo prefissato, irretito da una maglia dalla quale nessun respiro (né dell’interprete, né dell’ascoltatore) può evadere. Ecco, anche il Settecento conosce l’inesorabilità della pulsazione ritmica, ma in termini solitamente molto diversi. Il movimento incessante è più frequentemente sinonimo di vitalità, brio, fiduciosa operosità, gioiosa espressione del corpo. Nel finale della Sinfonia classica di Prokof’ev eccitazione e inquietudine si ibridano. Può ben capitare di cogliere solo la prima, all’ascolto. E probabilmente la seconda viene colta per lo più per influenza culturale, che subisce chi ben conosce le altre zone della produzione di Prokof ’ev. Resta il fatto che dopo il corpo che si muove ridendo, o gioiosamente eccitandosi, o strettamente abbracciando quella sua meravigliosa espressione che è la voce, oppure riandando alle sue radici popolari, qui in chiusura di concerto troviamo una musica che sollecita mente e corpo dell’ascoltatore a “muoversi” sospesi fra sorriso e sarcasmo. L’ironia è un’arte meravigliosamente ambigua, e nel manifestarsi nei segni del corpo non fa eccezione alla regola. Alfonso Alberti ORCHESTRA SINFONICA DI DUBROVNIK L’Orchestra stabile è stata fondata nel 1925, come Filarmonica di Dubrovnik ed in seguito, fino al 1992, denominata Orchestra della città di Dubrovnik. La maggior parte dei componenti l’Orchestra si è diplomata presso l’Accademia di Musica di Zagabria. Numerosi i concerti effettuati in tutta Europa e negli Stati Uniti. Recentemente l’orchestra si è esibita al Kennedy Center di Washington, Kurhaus - Bad Schwalbach, Herkules Saal - Monaco di Baviera, Basf Ludwigshafen, Lisinski – Zagabria. La Dubrovnik Symphony Orchestra è stata insignita del “Milka Trnina”, il premio musicale più prestigioso in Croazia. Ha collaborato con artisti di fama internazionale quali Lovro von Matačić, Antonio Janigro, Zubin Mehta, Kiril Kondrashin, Milan Horvat, Anton Nanut, David Ojstrah, Lord Yehudi Menuhin, Mstislav Rostropovich, Svjatoslav Richter, Henryk Szeryng, Uto Ughi, Christoph Eschenbach, Stefan Milenkovich, Ivo Pogorelic, Monika Leskovar, Radovan Vlatkovic, Mischa Maisky, Yuri Bashmet, Julian Rachlin, Michel Legrand. JONATHAN FOURNEL, pianoforte Nato nel 1993 a Sarrebourg in Francia, è ammesso nel 2001 al Conservatorio di Strasburgo, quindi entra nel 2006 alla Musikhochschule di Saarbrücken dove studia con Robert Leonardy e Jean Micault. Nel 2009 Jonathan è ammesso all’unanimità al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi, dove riceve l’insegnamento di Bruno Rigutto, Brigitte Engerer, Claire Désert e, a partire dal 2013, di Michel Dalberto. Nel corso degli ultimi anni partecipa a varie masterclass dei pianisti Jean Micault, Laurent Cabasso, Gisèle Magnan, Aldo Ciccolini e del violinista Régis Pasquier. Jonathan Fournel ha ottenuto molti riconoscimenti prestigiosi; nell’ottobre 2013 vince il Primo Premio al 65° Concorso Internazionale “Gian Battista Viotti” di Vercelli eseguendo in finale il Secondo Concerto di Chopin e nel giugno 2014 gli viene assegnato il Primo Premio al “The Scottish International Piano Competition” di Glasgow, eseguendo, in finale, una superba interpretazione del Secondo Concerto di Brahms accompagnato dalla Royal Scottish National Orchestra. Malgrado la giovane età, vanta già una importante attività concertistica come solista in recital e in festival, dal “Lille Piano Festival” al “Festival International de Colmar”, presso l’Auditorium Gustav Mahler di Milano, all’Arsenal di Metz e, recentemente , al Teatro Carlo Felice Genova per la Stagione della GOG. NICOLA GIULIANI, direttore Ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio di Musica “N. Piccinni” di Bari; in seguito si è perfezionato frequentando numerosi corsi e masterclasses per direzione d’orchestra, (“Kirill Kondrashin Conductors Masterclass” in Olanda, Pomeriggi Musicali di Milano, Accademia “O. Respighi” di Roma con i Maestri M. Atzmon, E. Erdely, G. Kuhn, N. Samale). Ha diretto orchestre in Italia, Russia, Ucraina, Germania, Belgio, Spagna, Olanda, Danimarca, Romania, Bulgaria, Polonia, Stati Uniti, Venezuela, Messico e Cina collaborando con solisti tra cui Leo Nucci, Fiorenza Cossotto, Chris Merrit, Katia Ricciarelli, Albina Shagimuratova, Jose Bros, Roberto Scandiuzzi, Natalia Lomeiko, Benedetto Lupo, Oystein Baadsvik, Ning Feng, Giuseppe Albanese, Julian Rachlin. Collabora frequentemente con la Filarmonica “G. Enescu” di Bucarest, Orchestra Sinfonica Nazionale Ucraina di Kiev, Orchestra Filarmonica di Sofia, dirigendole in sede ed in tournées realizzate in Italia, Germania (Gewandhaus di Lipsia, Herkules-Saal di Monaco, Jahrhunderthalle di Francoforte, Musikhalle di Amburgo, Svetlanov Hall Dom Musiki di Mosca, Sala Verdi del Conservatorio di Milano, etc.), Olanda, Germania, Spagna, Danimarca e Cina. E’ stato direttore ospite del Teatro dell’Opera di Odessa, Opera Nationala Romana Timisoara e Cluj, Lvov National Opera Theatre, National Opera of Ucraine. Con l’Orchestra e Coro della Radio di Kiev ha registrato diversi programmi sinfonico-corali tra cui: la Dante Simphonie di Liszt e la Messa di Gloria di Bellini, la Messa di Requiem di Verdi, la Sinfonia n. 9 di Beethoven, Carmina Burana di Orff e la Sinfonia n. 2 di Mahler. Per la “Musica di Rai Tre” sono andati in onda due concerti diretti con l’Orchestra Sinfonica della Radio di San Pietroburgo e l’Orchestra della Radiotelevisione di Mosca. Ha tenuto masterclasses per Giovani Direttori al Conductor Institute dell’Università del Sud Carolina a Columbia e per i cantanti del “Young Talent Opera Programme” al Teatro Bolshoj di Mosca. Recentemente ha diretto l’Orquesta Sinfonica de Estado de Mexico, Orchestra Sinfonica dell’Arena di Verona, Orchestra Filarmonica di Sofia, China Radio Symphony Orchestra, “Ruskaya Filarmonia” Moscow City Symphony Orchestra, Orchestra Filarmonica di Belgrado, Janacek Philharmonic Orchestra, Martinù Philharmonic Orchestra, Istanbul State Symphony Orchestra, Slovak State Sinfonietta, SudWestfalen Deutshe Philharmonie, The National Philharmonic of Russia, Croatian Radiotelevision Symphony Orchestra. INGRESSI Soci: ingresso con abbonamento 53ª Stagione Non soci: biglietto posto numerato - € 25 - € 22 - € 18 (ridotto € 15 - € 12 - € 8) in vendita presso: SONDRIO Comune di Sondrio, Ufficio Relazioni con il Pubblico - tel. 0342 526311 Biglietteria del Teatro dalle ore 18 del giorno del concerto, anche tramite POS I biglietti si possono acquistare online sul sito www.teatrosocialesondrio.it (non sono acquistabili online i biglietti che godono di riduzioni), oppure, presso i seguenti Punti vendita Vivaticket: SONDRIO La Pianola - Via Battisti, 66 - tel.0342 219515 MORBEGNO VanRadio - Via Vanoni, 44 - tel. 0342 612788 CHIAVENNA Musica - Via Dolzino, 14 - tel. 0343 32629 TIRANO Il Mosaico - Viale Italia, 29 - tel. 0342 719785 PROGETTO “–25” Prezzi agevolati agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado, universitari e allievi delle scuole di musica. Ingresso singolo concerto: € 5 (genitore accompagnatore del minorenne: € 8); abbonamento a tutti i concerti: € 30 (solo studenti). SERVIZIO GRATUITO BUS NAVETTA (per i Soci) SEMOGO Isolaccia Piandelvino/Fiordalpe Premadio, bivio BORMIO, Perego Santa Lucia, ponte Grailè SONDALO, v.le Libertà Grosio Grosotto Mazzo/Tovo/Lovero Sernio, Valchiosa TIRANO, p.za Marinoni Madonna, rotonda Villa di Tirano,stazione Bianzone, stazione Tresenda, stazione S.Giacomo, stazione Chiuro/Ponte, stazione Montagna piano, Trippi Sondrio, p.le Bertacchi SONDRIO, TEATRO (via Alessi) 18,45 18,52 18,55 19,00 19,10 19,13 19,25 19,33 19,38 19,41 19,44 19,50 19,55 20,00 20,03 20,06 20.09 20,12 20,16 20,20 20,25 20,30 COLICO, stazione Piantedo Delebio Regoledo, bivio per stazione MORBEGNO, stazione Talamona, stazione Ardenno, bivio centro S.Pietro, bivio Castione, bivio centro Sondrio, rotonda v.le Milano SONDRIO, TEATRO (Via Alessi) 19,30 19,40 19,45 19,50 20,00 20,05 20,10 20,15 20,20 20,25 20,30 PARCHEGGIO AUTO Parcheggio interrato P.za Garibaldi, aperto 24 ore, dopo le ore 19: € 0,50/ora (entrata da Via Alessi) PROVINCIA DI SONDRIO PROVINCIA SONDRIO COMUNE DIDISONDRIO COMUNEDI DISONDALO SONDRIO COMUNE COMUNE DI SONDALO N. 5 - 2015 N. 10 - 2014 SUPPLEMENTO NR.1S.p.A. AL PERIODICO Poste Italiane Spedizione in Abbonamento Postale Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale “AMICI DELLA MUSICA-SONDALO” NR. 5/2014 D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Sondrio art. 1, comma 1, DCB Sondrio