Editoriale 3 4 ruote storiche: Fiat 1500 6 cilindri 4 Registrazione Tribunale di Palermo n. 6 del 20.02.2006 Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione (R.O.C.) n. 14355 Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodioca Italiana Più uniche che rare: Le Bianchine Special Editore Euroblu Service srl Piazza Castelnuovo, 12 - 90141 Palermo P.IVA: 05431650828 Tel. 091. 6110517 - fax 091. 6116039 [email protected] DFranco irettore Responsabile Trifirò [email protected] Fiat 1500 6 cilindri 4 Ruote storiche al lavoro: Fiat 418 30 Eventi: Autocarri d’epoca in Alta Savoia 36 Indirizzario Ricambisti e Specialisti 46 Indirizzario Musei italiani 52 Indirizzario Associazioni, Clubs e Scuderie 53 Annunci e fotoannunci 70 Grafica ed impaginazione Maurilia Moscarelli Hanno collaborato Enrico Barabino, Roberto Gianusso, Francesco Patti, Alessandro Sannia, Luigi Viceconte Redazione Euroblu Service Srl Piazza Castelnuovo, 12 - 90141 Palermo Tel. 091 6110517 - fax 091 6116039 [email protected] Le Bianchine Special 16 Foto Archivio Storico FIAS, Bianchina Club Registro, Roberto Gianusso N.B.: in questo numero sono state utilizzate alcune immagini di provenienza ignota. Gli eventuali autori possono contattare la Direzione per gli eventuali diritti di riproduzione. Stampa Officine Grafiche Riunite Spa fiat 418 30 16 Via Prospero Favier, 10 - 90124 Palermo Esclusivista Pubblicità Euroblu Service srl Piazza Castelnuovo, 12 - 90141 Palermo Tel. 091 6110517 Quotazioni 104 Regolamento Annunci e Abbonamenti 144 [email protected] UFFICIO ABBONAMENTI Piazza Castelnuovo, 12 - 90141 Palermo Tel. 091 6110517 - Fax 091 6116039 [email protected] autocarri d’epoca in alta savoia 36 sommario ANNO III - N. 17 febbraio 2008 editoriale aci se ci sei batti un colpo! di Franco Trifirò Probabilmente ai soli addetti ai lavori non sarà sfuggita la notizia che nel mese di dicembre dello scorso anno l’Avv. Enrico Gelpi, succedendo al Dott. Franco Lucchesi, è stato eletto quale nuovo Presidente dell’Automobile Club d’Italia (A.C.I.). E sicuramente saranno veramente in pochi a sapere che la suddetta nomina, per essere valida ed operativa, dovrà essere addirittura ratificata dal Presidente della Repubblica. Questo avviene perché l’Automobile Club d’Italia, che è la federazione dei 106 Automobil Club provinciali presenti in Italia, è a tutti gli effetti di legge un ente pubblico, che istituzionalmente dovrebbe rappresentare, in base allo Statuto dell’A.C.I. medesimo, “gli interesse generali dell’automobilismo italiano, del quale promuove e favorisce lo sviluppo”. Ed infatti, proprio per conto dello Stato, l’A. C.I. gestisce il Pubblico Registro Automobilistico (P.R.A.), dove vengono regolarmente annotati, come i nostri Lettori ben sanno, tutti i passaggi di proprietà dei veicoli. La cosa però alquanto strana, e per certi versi incomprensibile, è che l’A.C.I. non si è mai occupato finora dell’automobilismo storico nostrano, eccezion fatta di quello agonistico (rallye, slalom, competizioni motoristiche in genere), attraverso il proprio specifico organismo C.S.A.I. ( Commissione Sportiva Automobilistica Italiana): prova ne è che non v’è traccia dell’A.C.I. negli articoli del vigente codice della strada che si riferiscono ai veicoli storici. Ma la cosa ancora più strana, e per certi versi inquietante, è che dell’A.C.I. non c’è traccia neppure nella proposta di testo unificato di disegno di legge sul riordino della normativa del motorismo storico italiano e che Auto & Moto Storiche ha pubblicato integralmente sul numero n°15 di dicembre 2007! Ci auguriamo che il nuovo Presidente, non appena entri nel pieno della propria legale operatività, prenda atto e conoscenza di questa “anomalia” e che possa intraprendere tutte quelle le iniziative necessarie perché l’ente pubblico A.C.I., attraverso le proprie 100 e passa sedi provinciali e forte di una ramificazione capillare sull’intero territorio nazionale pari a circa 1500 delegazioni territoriali, possa essere un punto di riferimento anche per i possessori di veicoli storici. 4 ruote storiche Fiat 1500 elegantemente aerodinamica di Alessandro Sannia 4 ruote storiche c’ è stato un tempo in cui le automobili assomigliavano a delle carrozze con il motore attaccato davanti. Poi qualcuno si accorse che il mondo era cambiato e muoversi poteva funzionare meglio se si fosse ripensato tutto da capo. Certo, l’evoluzione dei prodotti industriali è sempre qualcosa di graduale, ma esistono anche alcuni “strappi” dovuti al genio di un singolo. In questo caso, parliamo del Conte Mario Revelli di Beaumont, illustre stilista freelance che collaborò con le maggiori case automobilistiche e i più famosi carrozzieri 4 ruote storiche prima e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Come ogni grande scoperta, oggi può sembrare ovvio, ma il Conte Revelli fu il primo ad applicare alle forme delle automobili le teorie aerodinamiche che, timidamente, si stavano scoprendo grazie soprattutto ai progressi in campo aeronautico. La cosa che stupisce di più è la rapidità con cui si è passati dal “prima” al “dopo”. Per chi ha un minimo di dimestichezza con le auto d’epoca è facile pensare alle forme della Fiat 508 Balilla, la prima, quella a tre marce. Sono passati trent’anni dall’inizio del secolo, ma il concetto è sempre lo stesso: un abitacolo con dei sedili su cui si sta seduti come su una sedia e, davanti, un volume squadrato, ridotto al minimo necessario per contenere il motore, che incomincia con un radiatore perfettamente verticale. Siamo nel 1932. Le forme si sono un poco evolute seguendo i gusti e, più per moda che per convinzione tecnica, si comincia a smussare qualche spigolo e ad arrotondare qualche angolo. La seconda serie della Balilla, quella a quattro marce, esce nel marzo del 1934. Ha una griglia leggermente inclinata davanti al radiatore che rende la linea della carrozzeria più slanciata, ma di ergonomia ancora non si parla e i volumi sono complessivamente sempre gli stessi. Esattamente un anno dopo la Fiat, però, lancia le gambe e le braccia più distese, in una posizione pubblico è come vedere circolare per le strade decisamente più comoda e sicura. L’accessibilità un’astronave. Ha una forma estremamente profilata, è ottima, grazie a delle ampie portiere apribili ad con il frontale a scudo che scendo molto in basso, armadio, senza il montante centrale, che lasciano i parafanghi che integrano i fanali, il parabrezza completamente libero lo spazio della fiancata. inclinato all’indietro, il tetto e la coda arrotondati; Hanno anche i finestrini discendenti e, grossa le pedane quasi scompaiono assorbite dal volume novità, le anteriori montano i deflettori orientabili, dell’abitacolo; la ruota di scorta è incassata nella che permettono di ventilare l’interno senza subire il coda. Tutto sembra disegnato dal vento e dalla fastidioso fruscio dei vetri abbassati. Un’altra novità velocità, come sognano gli artisti futuristi. L’interno è data dalle alette parasole, in bachelite traslucida, ha due comode poltroncine che permettono uno stile che possono essere anche orientate di lato, come di guida completamente diverso dal passato, con un sulle vetture moderne. Decisamente inedita è anche punto H (in gergo tecnico, la posizione dell’anca del la scelta di impiegare per i sedili delle strutture guidatore, vista di lato) molto basso, così da tenere tubolari che restano parzialmente in vista: per il 4 ruote storiche la 1500 e nulla è più come prima. Agli occhi del 4 ruote storiche 4 ruote storiche 4 ruote storiche pubblico degli anni Trenta dovevano sembrare più moderne di una sedia di Philippe Starck. Fra gli accessori compare un’altra novità che per i tempi ha dell’incredibile: l’autoradio. Il servizio radiofonico in Italia trasmette da appena undici anni e gli apparecchi domestici sono ancora qualcosa di un po’ più grande di un attuale forno a microonde; credere che un aggeggio simile possa essere integrato nel cruscotto di un’automobile sembra impossibile. Lo stile rivoluzionario della 1500 è frutto della collaborazione fra il Conte Revelli ed il capo dell’ufficio progettazione carrozzeria della Fiat, 10 l’ingegner Rodolfo Schaeffer, che contribuirà significativamente anche alle altre vetture successive: la 500 Topolino, la 508 C/1100 Nuova Balilla e la 2800. L’unico aspetto ancora tradizionale è il modo di costruire la scocca: una struttura in legno preparata dagli abili falegnami del Lingotto su cui vengono inchiodati i pannelli di rivestimento in lamiera d’acciaio stampata. Bisognerà aspettare l’anno successivo perchè sulla Topolino si passi ad una scocca semiportante completamente in acciaio saldato. Per il resto, la 1500 è una vettura all’avanguardia sotto ogni punto di vista. Il motore 1500 4 ruote storiche è un potente e raffinato sei cilindri in linea a valvole in testa, che riprende il modulo-cilindro della 508 S Balilla Sport, che ha dato ottimi risultati anche nelle corse. E’ in grado di sviluppare 45 cavalli a 4.400 giri al minuto e, accoppiato ad un cambio a quattro marce, spinge la 1500 a 115 chilometri all’ora di velocità massima, che per quei tempi sono un dato di tutto rispetto. Le soluzioni più innovative si trovano però nell’autotelaio, a partire dalla sua concezione di trave portante ad “X”, composta da due longheroni con sezione a “C” saldati al centro per formare un elemento tubolare estremamente rigido e leggero. L’altra grande raffinatezza riguarda le sospensioni: se al retrotreno resta il ponte rigido sostenuto da balestre semiellittiche, onnipresente sulle vetture di quel periodo, all’avantreno la 1500 vanta un complicato schema a ruote indipendenti con ammortizzatori a bagno d’olio sistema Dubonnet. I freni a tamburo sono la parte meno riuscita; non che allora esistessero alternative realmente valide, ma quelli della 1500 sono deludenti, tanto che nel 1938 la fiat presenta una seconda serie, chiamata 1500 B (la prima verrà dunque identificata a posteriori come 1500 A), in cui la maggiore modifica riguarda proprio il potenziamento dell’impianto frenante. All’esterno, invece, si riconosce per la diversa forma dei paraurti e per i cerchi più piccoli, da quindici pollici anziché sedici. Le splendide linee nate nel 1935 sono avveniristiche, ma le mode cambiano in fretta e, soprattutto, risentono dell’influenza straniera. La 1500 è diversa da tutto quello che c’è stato prima, ma anche gli stilisti americani stanno scoprendo l’aerodinamica e oltre oceano la Chrysler Airflow è altrettanto rivoluzionaria che la Fiat in Europa. Soltanto che le forme si evolvono diversamente e nel giro d’un paio d’anni appaiono altre vetture profilate come la Lincoln Zephyr, la Ford Tudor e le Pontiac DeLuxe, tutte con il frontale “a prua di nave”. La Fiat ne prende atto e, ricorrendo nuovamente alla collaborazione del Conte Revelli, aggiorna la 1500 in questa direzione, con un’imponente griglia a spartivento, un lunghissimo cofano incernierato alla base del parabrezza, un robusto paraurti con i rostri ed i fanali che finiscono all’esterno, sopra i parafanghi. Il risultato può apparire però come un passo indietro, pesante e retorico, rispetto alla snella eleganza delle prime due serie. La terza, la 1500 C, viene commercializzata nel 1940, quando ormai l’Italia è ad un passo dalla guerra. La produzione proseguirà fino al 1943, quando poi la Fiat dovrà sospendere qualsiasi attività non destinata a sostenere lo sforzo bellico e, dunque, pressoché completamente la costruzione di autovetture. Alla fine del conflitto i danni causati dai bombardamenti anglo-americani sulla città di Torino sono pesanti e gli stabilimenti Fiat -il vecchio Lingotto e Mirafiori, che non ha fatto neppure in tempo ad entrare in funzione- sono profondamente danneggiati. In più c’è la questione politica, con il senatore Agnelli ed il professor Valletta epurati per aver collaborato, per quanto tiepidamente, con il regime fascista e la fabbrica amministrata da un comitato dei lavoratori. Alla fine, il buon senso prevale e l’azienda può, faticosamente, cominciare a risollevarsi tornando alla produzione dei tipi d’anteguerra, visto che certamente non c’è nessuna disponibilità economica per svilupparne di nuovi. Abolita la grossa e inutile 2800, nonostante la difficoltà nel reperire le materie prime nel 1946 ricominciano ad uscire dal Lingotto le prime 500 B, 1100 A e 1500 C del dopoguerra. La produzione della 1500 prosegue fino al 1949 ed è, complessivamente di circa 42.500 unità. Poi si può cominciare a parlare di aggiornamenti dei vec- 11 12 4 ruote storiche plicati ammortizzatori Dubonnet con un sistema a quadrilateri deformabili con molle a bagno d’olio in scatole verticali, copiato dalla 1100 A, ed unificando il ponte posteriore con quello della 1100 L. Esteticamente si riconosce soltanto per l’aggiunta di altre due coppie di feritoie ai lati del cofano fisso. La produzione dura pochissimo, appena un anno, ed è di soli 2.800 esemplari. Alla Fiera del Levante di Bari del 1949, infatti, la Fiat lancia l’aggiornamento estetico di 1100 e 1500, seguendo quello già proposto a marzo per la Topolino. La strada percorsa è pero diversa e meno complessa, visto che si sceglie in entrambi i casi di mantenere la “prua di nave” disegnata dal Conte Revelli prima della guerra e di intervenire solo sulla coda. Se, però, sulla 1100 E ci si limita a montare un coperchio che contenga la ruota di scorta e dia accesso dall’esterno al bagagliaio (che prima si raggiungeva da dietro 4 ruote storiche chi modelli. La prima esigenza riguarda il miglioramento delle prestazioni, che vengono generalmente considerate un po’ troppo limitate. La quarta serie, la 1500 D, viene presentata al Salone dell’Automobile di Torino del settembre 1948. Stupisce la generosità con cui i tecnici della Fiat affrontano l’ammodernamento della meccanica, ridisegnando quasi completamente il motore quando, in realtà, tutti sanno che la 1500 è un modello ormai a fine carriera e destinato ad essere sostituito nel giro di poco tempo. Uno sforzo notevole che, alla fine, porta però solo un leggero miglioramento del motore, che guadagna un paio di cavalli, arrivando quindi a 47. La velocità massima sale di conseguenza a 120 chilometri all’ora. Vengono anche migliorati lo sterzo ed il cambio, con l’aggiunta della seconda marcia sincronizzata. Sulle sospensioni, invece, si cerca di fare un po’ di economia, sostituendo i com- 13 4 ruote storiche al sedile posteriore), sulla 1500 E l’intervento è molto più raffinato e meglio riuscito. Si tratta di una vettura poco conosciuta, probabilmente a causa della sua vita brevissima, e per questo anche poco apprezzata. In realtà, è la massima espressione dello 14 stile automobilistico italiano degli anni Quaranta, che gli eventi bellici hanno pressoché azzerato. La sua carrozzeria è la sintesi dei numerosi studi che la Fiat aveva realizzato fra la fine degli anni Trenta e l’inizio del decennio successivo e che avrebbero dovuto portare a sostituire completamente la gamma con vetture nuove: la 400, la 700, la 1300 e la 1700. Di tutto ciò oggi sopravvive solamente un prototipo della seconda. Il resto è andato perso sotto le bombe. La 1500 E riprende, per quanto possibile, i concetti innovativi definiti allora; il più visibile è il terzo volume posteriore, che ancora non è del tutto definito ma prelude alla nascita della moderna berlina degli anni Cinquanta, con il bagagliaio e il cofano posteriore. Chi la disegna, però, non si accontenta e modifica anche il cofano fisso, rendendo più sottili le griglie di aerazione, ed integra le pedane nella forma della fiancata, Motore: Tipo 1500 - Sistemazione anteriore Numero cilindri e disposizione 6 in linea Cilindrata cc. 1493 Alesaggio x corsa mm. 65 x 75 Rapporto di compressione 5,7:1 Potenza max. 45 CV a 4400 giri/min - Coppia max. 11,6 mkg Distribuzione valvole in testa Accensione spinterogeno Raffreddamento acqua, pompa, termostato (circuito: 8 litri) Alimentazione pompa, carburatore Zenith 36 VIF (serb.: 45 litri) Lubrificazione forzata (coppa: 3 chili) 4 ruote storiche fiat 1500 - 1935/48 Trasmissione: Tipo albero sdoppiato - Frizione monodisco Cambio 4 Marce + R.M. (III e IV sincronizzate). Comando a leva centrale Riduzione finale coppia conica elicoid. (Rapp. 9/40) Sospensioni: raccordandole così meglio con i parafanghi. La modifica alla carrozzeria della 1500 è una velleità che sa di riscatto, di voglia di mostrare a tutti che cosa si sarebbe potuto fare se la sorte fosse stata migliore. Dal punto di vista industriale, è un’operazione del tutto inutile: sei mesi dopo nascerà la Fiat 1400. Anteriore ruote indipendenti, molle a elica, ammortizzatori idraulici a bagno d’olio in scatole orizzontali Posteriore assale rigido, balestre, ammortizzatori telescopici barra stabilizzatrice trasversale RUOTE: disco. Pneumatici 5,00x16 (poi5,50x15) FRENI: A pedale idraulico sulle quattro ruote A mano meccanico sulle ruote posteriori poi, a nastro, sulla trasmissione STERZO: vite e settore a rullo - Diametro di sterzata m. 10,00 IMPIANTO ELETTRICO: Tensione 12 V. - Dinamo: 110 W. - Batteria: 40 Ah. struttura: Telaio acciaio (tubolare) DIMENSIONI: Passo m. 2,800 - Carreggiate ant. m. 1,304; post. m. 1,344 Lunghezza m. 4,465 - Larghezza m. 1,562 Altezze massima m. 1,500; minima da terra cm. 17,1 Pesi: A vuoto kg. 1070 - A pieno carico kg. 1487 15 più uniche che rare Bianchine davvero speciali di Luigi Viceconte ed Enrico Barabino Le versioni Special della Bianchina Nel 1958 la Fiat decide di dare un’ulteriore spinta alle vendite della piccola Fiat 500, fino a quel momento, non particolarmente brillanti, e nel settembre di quell’anno, con una abilissima scelta di marketing, presenta la versione sportiva e da “competizione” della Fiat 500, il modello 500 “Sport”, esplicitamente studiato per le gare nella classe 500 c.c. Turismo. Con le sue vittorie questa “piccola auto da corsa”, darà un fortissimo impulso alle vendite della 500 di serie. Forte dei suoi 21 Cv CUNA (25 Cv SAE) e dei quasi 110 Km\h uniti alla elevata maneggevolezza e tenuta di strada, la Fiat 500 Sport si propone come una vera auto da corsa per gli squattrinati giovani dell’ epoca e si accinge a battere molteplici records. Vince ad esempio la famosa 24 ore di Hockenkeim del 1958, piazzando al traguardo finale ben quattro 500 Sport nei primi 4 posti della categoria Turismo. Sono gli anni che precedono il boom economico,nei bar iniziano a furoreggiare i juke-box ed i flipper, la televisione conosce i suoi primi grandi successi ed il seguitissimo Carosello da’, con i suoi messaggi, il primo forte impulso all’ avvento del nuovo consumismo di massa. Sull’ onda del successo della nuova motorizzazione “Sport” anche la cugina Autobianchi, sempre molto attenta alle fluttuazioni ed alle nuove richieste del mercato, decide di iniziare la produzione, alla fine del 1958 di una Bianchina Trasformabile sportiva, 16 denominata “Special”, la quale adotta il gruppo propulsore ed il cambio della Fiat 500 Sport. La piccola Autobianchi non si rivolge solo ai giovani, ma a tutti gli automobilisti smanettoni e grintosi, che amano le riprese ai semafori ed una certa vivacità nelle prestazioni del motore anche, se alla guida di una piccola utilitaria. Questa versione Special fece anche qualche sporadica comparsa in alcune competizioni. E’ una scelta che negli anni successivi sarà ripetuta, con le stesse motivazioni e con maggior successo, anche per la cugina A 112, alla presentazione della versione Abarth da 58 CV nei primi anni ’70. E’ inoltre da sottolineare che l’inedita, elegante e più robusta carrozzeria della Autobianchi Bianchina paga, nei confronti della cugina torinese, uno scotto di circa 30 Kg di peso in eccesso che penalizzano ulteriormente la vivacità della ripresa e le prestazioni generali. Si tratta quindi di una versione speciale ed il successo decretato dalle vendite conferma, ancora una volta, l’elevata capacità d’analisi imprenditoriale che lo staff Autobianchi dimostra, sfruttando appieno il comune fenomeno di “diversificazione e personalizzazione” che proprio in quel periodo coinvolge gli automobilisti italiani, desiderosi di elaborare e maggiorare le prestazioni dei motori delle proprie vetture, alimentando così il mercato di tutta una serie di accessori e di kit di maggiorazione, accessori ed orpelli. Questi hanno come fonte comune l’esasperata ricerca della differenziazione dalla massa degli altri automobilisti, accontentando e soddisfacendo,nel contempo, anche l’indole corsaiola che la maggioranza degli italiani possiede in quantità industriale nel proprio patrimonio genetico. 17 più uniche che rare 18 TRASFORMABILE SPECIAL 1959 - Prima serie Le caratteristiche esterne modificate nella Trasformabile Special, rispetto alla versione normale, sono minime. Si limitano infatti ad una piccola scritta “Special”, dorata, posta sotto la scritta Bianchina nella parte inferiore destra del cofano posteriore ed alla scala del tachimetro che arriva fino a 120 km\h. La tinta prevista (bicolore) e’ il rosso turismo, abbinato ad un grigio chiaro nella parte superiore della carrozzeria, associata ad una tappezzeria interna bicolore rosso ed avorio. Sono comunque disponibili a richiesta tutte le altre tinte previste per i modelli normali, con una corrispondente maggiore attesa nei tempi di consegna. La vettura mantiene, dal punto di vista estetico, tutte le caratteristiche identificative della versione standard e, se proprio dovessimo trovare un difetto alla versione Special del 1959, questo sta proprio nell’anonimità della vettura, nella sua assoluta mancanza di protagonismo, dato che la sua livrea esterna e’ quasi indistinguibile, ad una osservazione superficiale, dalla versione più tranquilla. Molte sono invece le modifiche per quello che riguarda il propulsore ed il gruppo cambio, identici a quelli che equipaggiano la Fiat 500 Sport e che tanto lustro sportivo hanno già dato alla casa torinese. Il motore è contraddistinto dalla sigla 110 004, al posto della sigla 110 000 ed e’ caratterizzato da un aumento di potenza del 27% conseguente alle seguenti modifiche tecniche: 1.Alesaggio aumentato da 66 a 67.4 mm, con conseguente aumento di cilindrata da 479 cc a 499 cc (piccolo incremento di cilindrata del 4,1%). 2.Valvole di aspirazione e scarico con diametro aumentato rispettivamente di 2 ed 1 mm e conseguente rinforzo delle molle valvola. 3.Testata nuova e più robusta con condotti maggiorati e lucidati. 4.Camera di scoppio di forma modificata nel volume e nel profilo. 5.Pistoni di nuova concezione con il cielo rialzato ( a saponetta ), che portano il rapporto di compressione da 7 : 1 ad 8.6 : 1 6.Carburatore Weber 26 IMB 3, maggiorato nel diametro del diffusore (22 mm) e nel getto principale (0,125). 7.Albero a camme in acciaio invece che in ghisa con maggiore alzata delle valvole e nuova fasatura per la ricerca di un diagramma che favorisca un maggior riempimento di miscela nel cilindro e maggiori prestazioni. 8.Puleggia sull’albero motore ridotta di diametro per ridurre i giri della ventola, essendo aumentati i giri del motore. 9.Potenza 21 CV a 4600 giri\min coppia max 3,6 Kgm a 3400 giri/min. 10.Coppia conica del differenziale “lunga”, portata ad 8\39 a fronte del 8\41 in modo da ottenere una maggiore velocità pari ad oltre 105 km\h. La seconda serie della Trasformabile Special viene presentata nella primavera del 1960 al Salone di Ginevra e questa volta l’Autobianchi decide di caratterizzare la livrea della vettura,rinnovando e modificandone anche l’ estetica, con varianti che la caratterizzano e la rendono immediatamente riconoscibile anche dall’esterno, in modo da soddisfare l’orgoglio latino di chi possiede un modello Speciale e vuole farlo notare a tutti ! Le modifiche estetiche che balzano agli occhi immediatamente sono i grandi paraurti avvolgenti, privi di gommini, gli stessi che verranno adottati per la versione cabriolet 1° serie. Ai lati dei baffetti anteriori trovano alloggiamento due fanalini tondi per le luci di posizione e per le frecce, al posto di quelli tradizionali ad unghia, che sono a loro volta sostituiti da una finta griglia in zama cromata. Vengono variate le plastiche dei fanalini posteriori, sempre a tre sezioni, ma non più a mela, che presentano il catarifrangente avvitato esternamente alla lente trasparente. La meccanica rimane invece invariata. Alcune delle Trasformabili Special prodotte in questo periodo vengono esportate sui mercati esteri, insieme ad un modello “esportazione” caratterizzato dalla sigla 140B , approntato specificatamente per il mercato USA. I colori della carrozzeria e la tappezzeria di questa versione Special, oltre al già citato rosso turismo/grigio, sono gli stessi del coetaneo modello standard. più uniche che rare TRASFORMABILE SPECIAL 1960 Seconda serie 19 più unche che rare TRASFORMABILE SPECIAL 1961 Lo scarso seguito commerciale che ha distinto il primi anni di vita della Fiat 500, (quasi un insuccesso) soprattutto se confrontato con l’ entusiastica accoglienza tributata alla Autobianchi Bianchina, inducono i vertici della Fiat ad approntare continue modifiche per cercare il rilancio della scarna Fiat Nuova 500. Finalmente, nel 1960 con l’inizio della produzione della “500 D”, la casa torinese riesce a riguadagnare il terreno perduto ed a riconquistare la sua fetta di 20 mercato. E’ in quei mesi che si crea una diatriba tra i vertici della Fiat e quelli Autobianchi, causata dai ritardi nelle forniture dei particolari meccanici modificati e aggiornati, innescando quindi una serie di polemiche per chiarire se i ritardi stessi siano dovuti all’incapacità operativa di una produzione spiazzata da una risposta di mercato inattesa (come sosteneva la Fiat), o ad una precisa scelta di mercato tendente a limitare la produzione di una concorrente giudicata oltremodo pericolosa (come più unche che rare sostiene invece l’ Autobianchi). Il risultato e’ che comunque le vendite della Bianchina Trasformabile precipitano e solo nella primavera del 1961 i clienti Autobianchi potranno vedere soddisfatte,con regolarità, le consegne della Trasformabile Terza Serie D. Anche la versione “Special” di questa serie subisce le stesse traversie produttive e la commercializzazione inizia solo nel maggio 1961. Il motore e’ sempre quello del modello Sport, ma aggiornato nella versione D, contraddistinto sempre dalla sigla 110 004, ma con filtro dell’ aria più grande, saldato e con la parte superiore apribile. La carrozzeria presenta invece la scomparsa delle finte griglie anteriori, sostituite dalle frecce anteriori ad unghia, adottate diverse e più grandi calotte copriruota cromate. I pannelli portiere presentano una tasca centrale rialzata, i paraurti sempre avvolgenti ora presentano sui rostri nuovi gommini bianchi. Un nuovo serbatoio a cubo da 21 litri sostituisce quello piatto. I colori della carrozzeria disponibili per questa versione Special, oltre al già citato rosso turismo/ grigio, sono gli stessi del coetaneo modello standard. Invariata la tappezzerie interna rispetto al modello normale. 21 più unche che rare 22 Bianchina Trasformabile Special 3ª serie 1961 più unche che rare 23 più unche che rare 24 BERLINA 4 POSTI 110 DBA\1 SPECIAL La nuova Bianchina denominata “Berlina 4 Posti”, studiata per sostituire il modello Trasformabile, viene progettata dall’ ing. Rapi, che tenta di risolvere il problema della scarsa abitabilità per posteriore che aveva pesantemente limitato negli ultimi anni, le vendite del modello precedente. La nuova berlina presentata nel 1962, ripropone le linee della cabriolet con l’ aggiunta di un innovativo padiglione squadrato posteriormente, che identificherà negli anni successivi,con il soprannome “ televisore “, il modello di vettura. L’ auto e’ spaziosa, molto robusta, con un’eccellente equipaggia la Trasformabile Special del 1961, paraurti avvolgenti con gommini bianchi come quelli della Cabriolet, tachimetro con scala a 120 km\h al posto dei 110 km\h e scritta Special dorata sul cofano posteriore. I colori e la tappezzeria bicolore sono gli stessi del coetaneo modello standard. più unche che rare visibilità, ben rifinita ma, per la sua forma decisamente antesignana è considerata un po’ goffa e non raccoglierà gli stessi consensi ed i medesimi successi della Trasformabile. La versione Special, caratterizzata dalla sigla telaio 110 DBA/1, ha il medesimo motore 110 004 che 25 più uniche che rare 26 BERLINA 4 POSTI 110 FBA\1 SPECIAL Nel giugno 1965, sempre con notevole ritardo rispetto alla cugina di casa Fiat, anche la Berlina in versione “Special” adotta la nuova meccanica aggiornata della Fiat “500 F”, caratterizzata da un filtro dell’ aria più grande, con ricircolo del gas di sfiato, semiassi e frizione maggiorati, motorino d’ avviamento a tre bulloni, serbatoio benzina a barilotto. La sigla del motore di questo modello e’ 110 F 004 ora il carburatore è un Weber 26 IMB 5 , per consentire una velocità vicina ai 110 km\h. I paraurti restano quelli avvolgenti della versione Cabriolet con gommini bianchi ai rostri; l’ unica modifica è relativa agli attacchi delle lame centrali, ora a due punti invece che a tre. La scritta Special posteriore e’ ora cromata. Anche l’interno subisce numerose modifiche,così come il modello standard, quali le sellerie ed i pannelli rigorosamente monocolori, con cuciture verticali e finta pelle elastica, la presenza del portacenere ed il devio luci interamente in plastica. Completamente neri ed in plastica anche il pulsante clacson ed il cassetto porta oggetti. I cerchioni non sono più pieni, ma con il centro vuoto. Nel corso degli anni di produzione verranno ulteriormente modificati anche i fanali posteriori che saranno completamente in plastica, i sedili con le molle in acciaio al posto degli elastici (in seguito i sedili saranno anche ribaltabili) ed i lampeggiatori laterali di dimensioni più piccole. Presenti inoltre nelle versioni lusso un rivestimento del cruscotto in finto legno,il rivestimento un plastica nera della parte superiore della plancia, delle portiere e della parte posteriore superiore e due vani appoggia braccia posteriori ed un portacenere posteriore al centro del tunnel. Le ultime Bianchina Special prodotte sono quasi interamente equipaggiate con l’allestimento interno “Lusso” . I colori carrozzeria sono gli stessi previsti per il modello standard mentre la tappezzeria della versione lusso adotta nuovi colori. La meravigliosa avventura della Bianchina finisce nel 1969, con la cessazione della produzione, ma come per le storie più belle, anche per la simpatica vettura di Desio la favola ha oggi un lieto fine. La Bianchina attualmente è il piccolo oggetto di desiderio di tutti i collezionisti di auto d’epoca in quanto oltre a rappresentare degnamente il boom automobilistico italiano degli anni ’60 è l’icona della simpatia e della spensieratezza espresse alla massima potenza. Le Berline Special, ed in particolare la Trasformabile Special, sono ora molto ambite dai collezionisti, anche stranieri, dato che poche sono le vetture che si sono salvate dalla rottamazione. Inoltre e’ sempre molto difficile trovare vetture dotate ancora di motore originale (sigla 110 004 o 110 F 004), dato l’uso comune di sostituirlo alle prime avvisaglie di problemi meccanici, con un più moderno motore della 500 F o peggio ancora della Fiat 126, riciclato dai recuperi. E’ per questi motivi che le Trasformabili Special, soprattutto le prime serie, se ben restaurate, hanno raggiunto quotazioni pari, se non maggiori, delle ricercatissime Bianchina Cabriolet. L’ importante per tutti i modelli e’ un restauro fedele, dato che troppe volte si trovano vetture restaurate con colori o tappezzerie non conformi e non previste, con motorizzazioni errate, con particolari di serie successive, compromettendo in questo modo in maniera pesante, tutto il grande lavoro effettuato. Non ci stancheremo mai di ribadire che è sempre quindi consigliabile, prima di iniziare il restauro, mettersi in contatto con gli esperti del Bianchina Club e del Bianchina Registro, sodalizi nati proprio per aiutare gli appassionati ed i possessori della Bianchina. Consultando il sito internet www. bianchina.org chiaro ed esaustivo, (in cui si possono trovare migliaia di fotografie e di informazioni tecniche) troverete un filo diretto con gli organi del club per la risoluzione di tutte le problematiche tecniche e burocratiche. E’ possibile inoltre scrivere al info@bianchinaclub. com e [email protected] oppure, Segreteria Nazionale Bianchina Club Castel d’Azzano via Castello 13 37060 (VR) o telefonare al numero 045 8520870 ogni mercoledì sera. più uniche che rare 27 più unche che rare Trasformabile SPECIAL 1959/62 caratteristiche estetiche: Berlina 4 posti con tetto in tela carrozzaria trasformabile con riscaldamento e ventilazione interna regolabile con motore potenziato e paraurti magiorati motore: Tipo 110 004 - Sistemazione posteriore Cilindri 2 in linea - Cilindrata 499 cc Alesaggio e corsa 67,4x70 - Rapporto di compressione 8,6 :1 Potenza CV 21 CUNA a 4600 giri/min Coppia max 3,1 mkg a 3500giri/min Distribuzione valvole in testa - Accensione spinterogeno Raffreddamento ad aria forzata con ventilatore e termostato Lubrificazione forzata alimentazione: Pompa meccanica e carburatore Weber 26 IMB 3 diffusore 22 mm serbatoio benzina: Tipo piatto/cubo con capacità litri 21 filtro aria: alto 1960 medio senza ricircolo gas trasmissione: Tipo a bracci oscillanti - Frizione monodisco a secco Marce 4 + RM - Comando a leva centrale Coppia conica elicoidale al ponte 8/39 lungo sospensioni: Anteriore a balestra trasversale e bracci oscillanti superiori con ammortizzatori telescopici - Posteriore a molloni elicoidali e bracci trasversali con ammortizzatori telescopici ruote e pneumatici: disco in acciaio e pnumatici convenzionali Pirelli Rolle 125/12 con fianco bianco freni: A pedale idraulico su tutte le ruote A mano meccanico sulle sole ruote posteriori sterzo: a vite a settore elicoidale impianto elettrico: Tensione 12 volt dinamo 230 Watt batteria in ebanite 32 Ah dimensioni: Passo mm 1840 - Carreggiata anteriore mm 1121 Carreggiata posteriore 1135 - Lunghezza vettura mm 3040 Larghezza mm 1340 - Altezza mm 1320 portiere: a vento pesi: A vuoto KG 520 - A pieno carico Kg 832 velocità: oltre 105 K/h prezzo di listino: lire 590.000 28 caratteristiche estetiche: Berlina 4 posti con lunotto posteriore verticale. Carrozzaria portante chiusa. Meccanica di riferimento 500 D. Motore modello sport motore: berlina Special 2 serie 1965/69 caratteristiche estetiche: Berlina 4 posti con lunotto posteriore verticale. Carrozzaria portante chiusa. Meccanica di riferimento 500 F. Motore modello sport motore: Tipo 110 004 - Sistemazione posteriore Cilindri 2 in linea - Cilindrata 499 cc Alesaggio e corsa 67,4x70 - Rapporto di compressione 8,6 :1 Potenza CV 21 CUNA a 4600 giri/min Coppia max 3,1 mkg a 3500giri/min Distribuzione valvole in testa - Accensione spinterogeno Raffreddamento ad aria forzata con ventilatore e termostato Lubrificazione forzata Tipo 110F 004 - Sistemazione posteriore Cilindri 2 in linea - Cilindrata 499 cc Alesaggio e corsa 67,4x70 - Rapporto di compressione 8,6 :1 Potenza CV 21 CUNA a 4600 giri/min Coppia max 3,1 mkg a 3500giri/min Distribuzione valvole in testa - Accensione spinterogeno Raffreddamento ad aria forzata con ventilatore e termostato Lubrificazione forzata alimentazione: alimentazione: serbatoio benzina: serbatoio benzina: filtro aria: filtro aria: trasmissione: trasmissione: sospensioni: sospensioni: ruote e pneumatici: ruote e pneumatici: freni: freni: sterzo: sterzo: impianto elettrico: impianto elettrico: dimensioni: dimensioni: portiere: portiere: pesi: pesi: velocità: velocità: prezzo di listino: prezzo di listino: Pompa meccanica e carburatore Weber 26 IMB 5 diffusore 22 mm tipo a cubo con capacità litri 21 medio senza ricircolo gas Tipo a bracci oscillanti - Frizione monodisco a secco Marce 4 + RM - Comando a leva centrale Coppia conica elicoidale al ponte 8/39 lungo Anteriore a balestra trasversale e bracci oscillanti superiori con ammortizzatori telescopici - Posteriore a molloni elicoidali e bracci trasversali con ammortizzatori telescopici disco in acciaio e pnumatici convenzionali Pirelli Sempione 125/12 4 PR con fianco bianco A pedale idraulico su tutte le ruote A mano meccanico sulle sole ruote posteriori a vite a settore elicoidale Tensione 12 volt dinamo 230 Watt batteria in ebanite 32 Ah Passo mm 1840 - Carreggiata anteriore mm 1121 Carreggiata posteriore 1135 - Lunghezza vettura mm 3040 Larghezza mm 1340 - Altezza mm 1320 controvento A vuoto KG 534 - A pieno carico Kg 854 oltre 105 K/h lire 575.000 più uniche che rare berlina Special 1 serie 1962/64 Pompa meccanica e carburatore Weber 26 IMB 5 e 7 diffusore 22 mm tipo a barilotto con capacità litri 22 grande con ricircolo gas Tipo a bracci oscillanti - Frizione monodisco a secco Marce 4 + RM - Comando a leva centrale Coppia conica elicoidale al ponte 8/39 lungo Anteriore a balestra trasversale e bracci oscillanti superiori con ammortizzatori telescopici - Posteriore a molloni elicoidali e bracci trasversali con ammortizzatori telescopici disco in acciaio e pnumatici convenzionali Pirelli Sempione 125/12 4 PR con fianco bianco A pedale idraulico su tutte le ruote A mano meccanico sulle sole ruote posteriori a vite a settore elicoidale Tensione 12 volt dinamo 230 Watt batteria in ebanite 32 Ah Passo mm 1840 - Carreggiata anteriore mm 1121 Carreggiata posteriore 1135 - Lunghezza vettura mm 3040 Larghezza mm 1340 - Altezza mm 1320 controvento A vuoto KG 534 - A pieno carico Kg 854 oltre 105 K/h lire 575.000 29 ruote storiche al lavoro Fiat 418 compagno di scuola e di lavoro di Francesco Patti “v ietato parlare al conducente”….e fin qui si riesce anche a comprenderne le ragioni; “vietato sostare sulla piattaforma”….mah, non capivo quale fastidio si arrecasse rimanendo su quella pedana intagliata a listelli, magari a guardare comodamente ciò che accade al di là del finestrino; “vietato sputare” ….Sputare? ma che razza di divieto era mai questo? ma era un autobus destinato trasportare persone o animali? E poi, in questo secondo caso, le scritte sarebbero state di improbabile comprensione! Insomma, quell’autobus si contraddistingueva per una serie di divieti sul quale io, bambino con tanto di pantaloni corti e calzini in vista, salivo stringendo per mano mia mamma. Leggevo e rileggevo quelle targhette a caratteri rossi su fondo argento, pronto a scovare qualche passeggero intento a chiacchierare con l’autista o qualcuno che si trattenesse inopportunamente sulla piattaforma posteriore (ma cosa avrebbe poi fatto di male?). Certo che pensare a una persona che trattenesse i suoi eccessi salivari in un nome di un avvertimento scritto…. 30 31 ruote storiche al lavoro 32 Però a me quell’autobus piaceva, piaceva tanto. Piaceva per il suo aspetto esteriore contrassegnato dal parabrezza di forma arcuata incorniciato fra montanti dipinti di un mordace colore nero, piaceva per il possente suono del motore, piaceva per quei tergicristalli a pantografo dal movimento simmetrico così diversi da quelli delle auto. Era il Fiat «418», uno degli autobus di maggior successo fra le aziende italiane di trasporto pubblico negli anni a cavallo fra i Sessanta e i Settanta del secolo appena archiviato. Veniva prodotto in due versioni, differenti fra esse per la misura della lunghezza e per il numero dei posti interni. Il «418 AC» (dove la C stava appunto per “corto”) misurava infatti 10,175 m; il «418 AL» (lungo) raggiungeva invece gli 11 metri esatti. Rispettivamente il numero di posti a sedere era di 14 e 19. L’estetica del «418» era gradevole e piuttosto progredita per il periodo. Il parabrezza, come accennato, aveva tutta la parte superiore fortemente bombata ed era sormontato da due “luci” inclinate verso l’interno. In più il colore nero dei montanti dava un tocco simpatico alla “faccia” dell’autobus ricordando le celeberrime mascherine indossate dalla Banda Bassotti di Walt Disney (ma qui sono forse esageratamente influenzato dai ricordi d’infanzia). La calandra ad elementi orizzontali era inserita fra i due fari quadrangolari abbinati ai “vetrini” in cui erano alloggiate lampade a doppio filamento per luci di posizione e indicatori di direzione. La differenza estetica più evidente fra la versione «AC» e l’«AL» era visibile osservando l’autobus sul fianco destro. Le tre porte a soffietto per la salita e la discesa dei passeggeri erano infatti intervallate da coppie di finestrini di uguale dimensione sul «418 AL», mentre sull’«AC» il vetro a fianco alla porta anteriore era di larghezza ridotta. Sul lato sinistro si notava il finestrino centrale fisso che fungeva da uscita d’emergenza. Il conducente aveva a disposizione un’apertura a scorrimento orizzontale sopra la quale era ricavata una fascia parasole. Sempre a sinistra, vi era il grande sportello per l’accesso al propulsore e uno, più piccolo e in prossimità della coda dell’autobus, atto a contenere le batterie (due da 12V ciascuna per complessivi 24 Volt di tensione all’impianto elettrico), il ripostiglio e l’interruttore generale di corrente. Anche la disposizione dei posti era differente fra i due «418»: sul lato sinistro vi erano infatti due file di sedili sul “lungo”, che si riducevano ad una soltanto sul “corto”. Qualche diversità era anche nell’orientamento dei posti subito dietro la zona di guida. Diversi poi anche gli appigli in corrispondenza di ogni porta (tre tubi verticali sull’«AL», un corrimano centrale fra i gradini sull’«AC»). Strumenti e spie del «418» erano raccolti in una plancia stilisticamente piacevole. Due oblò e una serie di spie erano disposti vicino a pulsanti di generose dimensioni e dalla grafica chiara, utilizzati nella produzione automobilistica di casa Fiat del periodo. A sinistra vi era il tachimetro (scalato sino a 120 all’ora) con il contachilometri. A fianco era un elemento circolare con ben cinque indicatori all’interno: livello carburante, pressione impianto frenante anteriore, pressione impianto frenante ruote storiche al lavoro posteriore, pressione olio motore, termometro liquido di raffreddamento. Il contagiri era previsto solo per gli allestimenti a cambio manuale invece che automatico, e a questo proposito va detto che solo il «418 AL» poteva essere richiesto con la trasmissione automatica. Sull’«AC» era disponibile il solo cambio manuale a 5 rapporti. Di contro i «418 AL» automatici avevano numerose spie che sovrintendevano proprio al controllo della trasmissione. Fra queste si distinguevano: bassa pressione al circuito pneumatico del cambio, elevata temperatura dell’olio della trasmissione, eccessiva pressione nel circuito del cambio, posizione di folle. Altre segnalazioni, comuni a tutti i «418», erano per la corretta attivazione del dispositivo di freno motore (si attivava comunque automaticamente ad ogni pressione sul pedale dei freni) e per l’insufficiente pressione nel circuito delle sospensioni. Logicamente non mancava l’indicatore luminoso per 33 ruote storiche al lavoro 34 segnalare una porta aperta, costituito da una sola spia che si spegneva quando tutte le tre porte erano chiuse. Sul cruscotto vi erano inoltre i comandi per la regolazione della luminosità del quadro e per il test delle spie. Gli interruttori, gradevoli al tatto per via dell’area zigrinata, attivavano il ventilatore, il tergicristallo, le luci esterne, le luci interne (su due livelli d’intensità) e l’illuminazione ai cartelli. Tutta la plancia era poi facilmente sollevabile per accedere alle connessioni elettriche. Nel sottoplancia vi era una leva collegata ad una persiana che parzializzava l’afflusso d’aria al radiatore. I cerchi ruota erano i celebri Trilex, diffusamente impiegati sui mezzi pesanti Fiat, il cui nome rimandava alla caratteristica di essere scomponibili in tre parti. Signori, si parte! Leggera pressione sui tre pulsanti e un circuito pneumatico provvedeva alla chiusura delle porte. A richiesta si poteva anche avere un dispositivo (comunque escludibile) che teneva frenato il veicolo fin quando tutte le tre porte non fossero chiuse. Rimanendo in tema di porte, va detto che quella posteriore poteva essere comandata anche da un pulsante posto nelle vicinanze del bigliettaio, mentre quella anteriore era attivabile attraverso un pulsante esterno inserito nella calandra e camuffato tramite forma a testa di bullone. Sui «418» a cambio meccanico, si partiva innestando la seconda marcia. La prima era un rapporto molto ridotto che serviva solo per le partenze su ripide salite. Dopo aver inserito e ruotato la chiave nel blocchettino di contatto, l’avviamento del motore avveniva girando la manetta dell’acceleratore a mano nella posizione di “minimo” e agendo successivamente su una levetta posta nelle vicinanze. In caso di temperatura esterna sotto zero, la levetta andava ruotata e mantenuta per alcuni istanti in direzione opposta in modo da attivare il termo-avviatore. Per spegnere era sufficiente portare la manopola dell’acceleratore a mano su “stop”. Il «418» andava in moto con un sussulto. Occorreva poi attendere qualche minuto affinché la pressione nei circuiti degli impianti frenanti e di comando delle porte raggiungesse i valori corretti e il bus era pronto per muoversi. Ventilazione e riscaldamento del «418» erano modesti. Due bocchette frontali, a fianco al cartello di testa, immettevano aria in vettura e l’autista aveva a disposizione una bocchetta per l’aria calda e una per il flusso dinamico. Tramite un convogliatore si poteva inviare l’aria verso il parabrezza. Tutto qui. Anzi, va ricordato che il passaggio d’acqua all’impianto di sbrinamento era comandato da un rubinetto posto sotto uno dei fiat 418 Motore: a ciclo diesel Cilindri 6 in linea Alesaggio 122 mm Corsa 140 mm Cilindrata 9819 cm³ Potenza massima 190 CV a 2500 giri/min Coppia massima 67 kgm a 1200 giri/min Trasmissione: Cambio automatico con convertitore idraulico di coppia a doppia rotazione oppure cambio meccanico a cinque rapporti Freni a tamburo pneumatici Trazione anteriore Pneumatici 10,00-20 (a richiesta 11,00-20) ruote storiche al lavoro coperchi laterali esterni del bus. Successivamente questa manopola viene più comodamente spostata nel posto guida. Il rodaggio prescritto era di ben 4000 km. Del resto, a pensarci bene, non erano nemmeno parecchi, considerato che la vita media di un veicolo del genere è di diverse centinaia di migliaia di chilometri. Il «418» era spinto da un 6 cilindri in linea di quasi 10 litri di cilindrata in grado di esprimere una potenza massima di 190 CV e una coppia di 67 kgm. La tabella di manutenzione era quanto mai ricca ed articolata, e prevedeva operazioni fra le più variegate: ad intervalli neanche tanto lunghi c’era da sostituire l’olio motore, l’olio del filtro aria, i filtri carburante (ce n’erano due, diversi), nonché il filtro interno al gruppo di regolazione della pressione pneumatica. Numerosi erano poi i punti da ingrassare: mozzi ruota, tiranteria del cambio e del freno di stazionamento, giunti cardanici, cuscinetti e albero di comando della ventola sul radiatore Ogni ventimila chilometri andavano anche puliti gli iniettori e ogni quaranta occorreva eseguire un lungo e complesso lavaggio dell’impianto di raffreddamento. Persino il livello di lubrificante all’interno del motorino d’avviamento doveva essere periodicamente verificato. I «418» hanno calcato le strade urbane di moltissime città italiane. Chi ha utilizzato il servizio di trasporto pubblico nei decenni passati è stato certamente ospitato a bordo di quest’autobus che ha fatto da sfondo al paesaggio urbano e al traffico municipale. Quello relativo agli autobus è un sottoinsieme del già ristretto collezionismo di mezzi pesanti. Se è vero che diversi autotrasportatori oggi in pensione si sono dedicati al recupero di camion d’epoca, è altrettanto vero che gli autobus possono contare su un numero esiguo di sostenitori, quanto meno in Italia. Ciononostante, la frenetica attività di alcuni appassionati ha permesso che il settore assumesse un suo rilievo, consolidatosi in questi ultimi anni. Le rimesse delle aziende di trasporto pubblico possono rivelare autentiche sorprese fra i mezzi posti in disuso. Può valere la pena dare un’occhiata. Sospensioni: Pneumatica mista su molle a balestra e ad aria Correttore di assetto a valvole livellatrici Ammortizzatori idraulici telescopici anteriori e posteriori Impianto elettrico: a 24 V, generatore 1500 W Dimensioni «418 AC»: Lunghezza 10175 mm Larghezza 2500 mm Altezza 3155 mm Passo 4850 mm Diametro di sterzata 17,5 m Numero posti a sedere passeggeri 14 Numero posti in piedi 80 Peso 8500 kg Dimensioni «418 AL»: Lunghezza 11000 mm Larghezza 2500 mm Altezza 3170 mm Passo 5375 mm Diametro di sterzata 19 m Numero posti a sedere passeggeri 19 Numero posti in piedi 81 Peso 8830 kg Velocità max: 69 km/h («418 AC» e «418 AL» a cambio manuale) 59 km/h («418 AL» a cambio automatico) 35 eventi Autocarri d’epoca in Alta Savoia di Roberto Gianusso 36 eventi 37 eventi i mmaginate di non voler parlare di camion per un intero week-end e un ottimo sistema per staccare la spina è una bel viaggio in moto. Così, una calda domenica mattina di inizio estate partiamo per una passeggiata in Alta Savoia, meta Albertville, dove alcuni anni fa si sono svolte la olimpiadi invernali. É sempre bello visitare questi centri alpini in piena estate, non si trova mai nessuno e la pace è sovrana. Tutto sbagliato: invece di trovare pace e tranquillità abbiamo trovato molti amici che stavano prendendo parte ad un raduno di camion, la prima edizione dell’Accrosseur du Volant, simpatica manifestazione organizzata dai cugini transalpini del Club Savoyard des Accrosseur du Volant per riunire un bel gruppo di colleghi provenienti dall’Alta Savoia, ma anche dal confinante Piemonte e dallaValle d’Aosta. Abbiamo impiegato pochi minuti per fare amicizia con Jean Claude Augè, autista ormai in pensione, presidente dell’associazione, il quale ci ha invitato alla festa con una insistenza ed allo stesso tempo una cordialità che non possiamo contraddire. Curiosando sul piazzale del centro olimpico, possiamo contare una ottantina di autocarri tra normali, decorati e d’epoca, alcuni dei quali provenienti dall’Italia. Il maggior interesse lo suscitano gli autocarri decorati (i francesi sono maestri nella decorazione di motrici e rimorchi) ed 38 eventi 39 40 eventi eventi 41 42 eventi eventi 43 eventi 44 anche leader nell’organizzazione di manifestazioni categoria trattori decorati è stato assegnato al di questo genere, prima tra tutte per importanza e trattore di Claudio Garelli proveniente da Carrù in successo riscosso il raduno di autocarri decorati a provincia di Cuneo, un Mercedes Benz Actros con Le Mans. disegni raffiguranti l’Alaska, realizzati da Sergio Al termine della manifestazione sono stati assegnati Carazza di Mondovì. i soliti premi alle diverse categorie di autocarri Nella categoria autocarri leggeri decorati si è partecipanti. aggiudicato il secondo premio Alberto Pietrolini Segnaliamo che il secondo premio assegnato alla di None in provincia di Torino, che ha portato ad disegni che raffigurano la sua famiglia. Tra gli autocarri non decorati spiccavano i soliti musoni americani, che sulle strade francesi si eventi Albertville il suo Volkswagen LT 35 decorato con incontrano più frequentemente che dalle nostre parti. Segnaliamo la presenza ad Albertville di una nutrita schiera di autocarri d’epoca tutti francesi: Renault, Delalaye, Delage, Hostchiss, Berliet, Latil tra cui spiccavano alcuni pezzi molto particolari,un Latil 4x4 esemplare unico, realizzato dalla casa parigina per il distretto dell’Alta Savoia per effettuare manutenzioni stradali, un Berliet GCK con autogrù per soccorso stradale, ed un Delahaye 6x6 prodotto su licenza Dodge per l’esercito francese. Molto curioso un Simpar carro attrezzi appartenente ad una carrozzeria locale, realizzato sulla base di un Renault Estafette. Insomma, anche se non è stata una tranquilla domenica di montagna, è valsa la pena fare questo viaggio ad Albertville. 45