ministero per i beni e le attività culturali regione marche assessorato alla cultura in collaborazione con consorzio marche spettacolo sinfonica ˇ CAJKOVSKIJ ProgettoGiovaniU35 In collaborazione con la Scuola di Direzione d’Orchestra del Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro fagotto Katarzyna Zdybel (vincitrice del IV Concorso di fagotto “G. Rossini”) direttore Jacopo Rivani venerdì 21 marzo 2014, ore 21.00 Jesi, Teatro Pergolesi lunedì 24 marzo 2014, ore 21.00 Ancona, Aula Magna d’Ateneo “Guido Bossi” Rassegna FORM-OFF, in collaborazione con Università Politecnica delle Marche orchestra filarmonica marchigiana filarmonicamarchigiana.com Programma W. A. Mozart (Salisburgo, 1756 – Vienna, 1791) Die Zauberflöte (Il Flauto Magico): Ouverture K. 620 C. M. von Weber (Eutin, Lubecca, 1786 – Londra, 1826) Concerto per fagotto e orchestra in fa magg., op. 75 J. 127 I. Allegro ma non troppo II. Adagio III. Rondò: Allegro - intervallo - ˇ P. I. Cajkovskij (Votkinsk, Urali, 1840 – San Pietroburgo, 1893) Sinfonia n. 4 in fa min., op. 36 I. Andante sostenuto – Moderato con anima (In movimento di Valse) II. Andantino in modo di canzona III. Scherzo. Pizzicato ostinato: Allegro – Trio IV. Finale: Allegro con fuoco Il concerto è realizzato nell’ambito del Progetto Giovani U 35, promosso dalla FORM con l’intento di sostenere la formazione dei musicisti dando loro l’opportunità di confrontarsi con la realtà professionale e con il grande repertorio della tradizione. Jacopo Rivani, allievo della Scuola di Direzione d’Orchestra del Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro diretta dal Maestro Manlio Benzi, guida l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, composta da musicisti della FORM e da giovani studenti del Conservatorio. Note La contrapposizione fra luce e tenebre propria dei riti iniziatici della massoneria e l’esoterica ambientazione egizia del libretto scritto da Emanuel Schikaneder per l’opera Die Zauberflöte (Il Flauto Magico), K. 620 (Vienna, Theater auf der Wieden, 30 settembre 1791), permisero a Mozart di dare forma compiuta, dopo l’esperimento giovanile del Thamos, re d’Egitto, a quel complesso intreccio di sentimenti fatto di oscuri terrori ancestrali e aneliti verso la luce da cui trae origine, prima ancora che la spiritualità massonica, la stessa cultura germanica. Tale humus poetico-filosofico si condensa musicalmente nell’Ouverture dell’opera: nella sua simbolica insistenza sul mistico numero tre evocato all’inizio dai triplici “tre colpi” rituali dei fiati, poi riproposti come un richiamo divino nel bel mezzo dell’Allegro; ma soprattutto nelle sue forme linguistiche, saldamente radicate nell’idioma germanico, o più precisamente bachiano. L’Ouverture nasce infatti da quel profondo innesto del pensiero musicale di Johann Sebastian Bach nelle strutture del sinfonismo classico che rappresenta la maggior conquista di Mozart nella sua estrema fase creativa. Essa si concentra spasmodicamente attorno ad un’unica idea: il tema principale dell’Allegro; un tema energico, vibrante, pieno di slancio in quel suo progressivo caricarsi ribattendo sempre le stesse note, come una formula magica, e imitando continuamente se stesso, alla maniera di Bach, in un luminoso gioco contrappuntistico dell’intelletto trionfante sulle ombre dell’irrazionalità. Il Concerto per fagotto e orchestra in fa magg., op. 75 J. 127 di Carl Maria von Weber, composto a Monaco nel novembre 1811 ed eseguito per la prima volta allo Ständetheater di Praga il 19 febbraio 1813, testimonia la grande abilità del compositore nel “teatralizzare” un genere strumentale come il concerto solistico. Già la particolare forma scelta da Weber, di impianto classico settecentesco ma per molti versi prossima a quella del cosiddetto concerto biedermeier dove il solista, come una primadonna all’opera, è sostenuto da un’orchestra compiacente che gli fa da sfondo, si presta ad un simile trattamento. Ma il processo si compie soprattutto grazie ad una musica di specie nuova, carica di tensioni preromantiche nei suoi slanci eroici e nelle sue malinconiche ombrosità, con la quale il futuro autore del Freischütz, assecondando la sua vocazione drammatica e il suo innato gusto per il colore, vivifica le tradizionali formule linguistiche del concerto. Una musica fatta di gesti melodici plastici e armonie dai forti contrasti tonali e timbrici che drammatizzano i funambolismi tecnici dei due movimenti estremi e ancor più la distesa cantabilità di quello centrale: quasi una scena d’opera, con ampi ariosi inframmezzati da libere declamazioni in stile di recitativo, dove la voce elegiaca, piena di pathos del fagotto si esprime al massimo delle sue possibilità espressive. L’opera d’arte, come è stato osservato da più parti, è sempre autobiografica, in quanto inevitabile riflesso della personalità del suo autore. Ciò è vero, naturalmente, anche in riferimento specifico alla musica. Esistono tuttavia opere musicali programmaticamente e dichiaratamente autobiografiche che in modo più esplicito di altre ritraggono l’aspetto interiore del compositore in un momento particolare della sua vita e che dunque, come in pittura, possono essere definite a tutti gli effetti “autoritratti”. ˇ È questo il caso della Sinfonia n. 4 in fa min., op. 36 di Cajkovskij, scritta nel 1877 ed eseguita per la prima volta a Mosca il 10 febbraio 1878 sotto la direzione di Nikolaj Rubinstein. Un annus horribilis il 1877 per il compositore, caratterizzato da una serie di sventure, fra cui soprattutto il disastroso matrimonio con Antonina Miljukova, che se da un lato devastarono profondamente la sua già fragile psiche, dall’altro lo indussero a prendere lucidamente coscienza della tragica ineluttabilità del destino cui l’uomo, per quanto si affanni, non può sottrarsi. Di questo vissuto, la sinfonia costituisce il ritratto musicale. Ce lo conferˇ ma Cajkovskij stesso in una lettera indirizzata alla sua amica mecenate, Nadežda von Meck, dove egli descrive minuziosamente, passo per passo con puntuali riferimenti alle battute della partitura, i sentimenti e i pensieri sottesi alla musica, pur essendo perfettamente consapevole «della vaghezza e dell’inadeguatezza del programma» e che le sue parole sono solo «una complessiva reminiscenza delle forti e orribili sensazioni» vissute e poi trasfigurate in suoni. Il testo della lettera, riportato qui di seguito quasi integralmente nella traduzione italiana di Claudio Casini e Maria Delogu, è una vera e propria “guida all’ascolto”, più efficace di qualsiasi commento. «Nella nostra sinfonia questo è il programma – per quanto è possibile esprimere con parole ciò che significa […] L’introduzione è il germe di tutta la sinfonia, certamente l’idea principale. Questo è il fato, la forza fatale che impedisce lo slancio verso la felicità, che veglia gelosamente perché il benessere e la pace non siano sempre perfetti e senza nubi, che resta sospesa sulle nostre teste come una spada di Damocle e avvelena inesorabilmente e costantemente la nostra anima. È una forza invincibile, nessuno può dominarla. Non resta che rassegnarsi a una tristezza senza uscita. Il sentimento d’infelicità e disperazione cresce più forte e più ardente. Non è meglio distogliersi dalla realtà e immergersi nel sogno? O gioia! ecco apparire, alla fine, un sogno dolce e gentile. Una figura umana felice e luminosa appare e ci invita a seguirla. Come è bello! Come sono lontani adesso i suoni dell’ossessivo primo tema dell’allegro. I sogni a poco a poco avvolgono del tutto l’anima. Tutto ciò che è cupo e triste è dimenticato. Eccola, eccola… la felicità! No! Erano sogni e il fato ci risveglia. Così tutta la vita è un’interrotta alternativa di dura realtà, di sogni dolcemente passeggeri e visioni di felicità… Non esiste un porto… Dobbiamo navigare su questo mare finché esso non ci inghiotte e non ci sommerge nelle sue profondità […] «Il secondo movimento della sinfonia esprime un’altra fase dell’angoscia. È lo stato malinconico che si prova la sera quando soli, stanchi del lavoro, ci si siede, si prende un libro… ma esso cade di mano. Ecco una torma di ricordi. È triste che, in ogni caso, così tanto sia passato e trascorso, anche se si ricorda con piacere la gioventù. Si rimpiange il passato, anche se non si desidera ricominciare la vita. La vita stanca. È gradevole riposare e guardarsi intorno. Si ricordano molte cose. Ci sono stati momenti felici quando il giovane sangue ribolliva, e la vita era soddisfacente. Ci sono stati momenti penosi, perdite irreparabili. Tutto è lontanissimo adesso. È triste, anche se talvolta è dolce immergersi nel passato. «Il terzo movimento non esprime sentimenti definiti. È fatto di arabeschi capricciosi, di immagini inafferrabili, che passano nella fantasia quando si è bevuto un po’ di vino e si entra nella prima fase dell’ebbrezza. Non si è gioiosi né tristi. Non si pensa a nulla; si lascia libero corso all’immaginazione… e per diverse ragioni si comincia a raffigurarsi strane immagini. Fra queste improvvisamente si ricorda l’immagine di contadini ubriachi e una canzone di strada… Ancora, in lontananza, passa una marcia militare […] immagini strane, selvagge, incoerenti. «Il quarto movimento. Se non si trovano motivi di gioia in se stessi, occorre guardare gli altri. Andare fra il popolo. Osservare quanto esso sia capace di divertirsi, abbandonarsi interamente a sentimenti gioiosi. Un quadro di grande festa popolare. Non appena si smette di pensare a se stessi e ci si lascia trasportare dallo spettacolo della gioia altrui, ecco il fato implacabile che riappare e ci riporta a se stesso. Ma gli altri non ci prestano attenzione. Essi non si sono nemmeno voltati, non ci hanno nemmeno dato un’occhiata, non hanno notato che siamo solitari e tristi. O, come sono allegri, come sono fortunati a provare sentimenti semplici e spontanei! Dobbiamo biasimare solo noi stessi; non dire che tutto è triste al mondo. Ci sono gioie semplici ma forti. Gioire della gioia altrui. Vivere è possibile!» ˇ Ancora... Fino alla Quinta Sinfonia Cajkovskij riuscirà ancora ad illudersi di poter vivere la felicità degli altri. Ma con la Sesta, il suo testamento sinfonico, sarà costretto, come Leopardi nell’autoritratto poetico di A se stesso, ad accettare «l’infinita vanità del tutto». E allora, la vita naufragherà in un disperato Adagio finale, dileguandosi al buio. Cristiano Veroli Katarzyna Zdybel fagotto Nata nel 1983 a Tomaszow Lubelski (Polonia), ha studiato negli anni 20022007 presso la Fryderyk Chopin University of Music di Varsavia laureandosi con il massimo dei voti. Nel 2008-2010 ha frequentato con ottimo profitto la Hochschule fur Musik in Stuttgart sotto la guida del Prof. Marc Engelhardt. Dal 2009 svolge il Dottorato di Ricerca presso la Karol Lipinski University of Music di Breslavia. Ha frequentato lezioni e corsi di specializzazione con Sergio Azzolini, Klaus Thunemann, Frank Morelli, David McGill, Milan Turkovic, Richard Galler, Frantisek Hermann, David McGill. Ha preso parte a numerosi concorsi nazionali polacchi, sia come solista, sia come componente di formazioni cameristiche quali il quintetto di fiati e il trio di strumenti ad ancia. Nel 2007 ha ottenuto il Terzo premio al Michal Spisak international Music Competiton di Dabrowa Gornicza (Redenberg), nel 2009 il Secondo premio e il Premio speciale al Moscow Conservatory International Competition per strumenti a fiato e percussioni, nel 2010 il Primo premio al IV Concorso internazionale di fagotto “G. Rossini” di Pesaro e nello stesso anno il Primo premio al Concorso Internazionale di Strumenti a fiato di Chieri. Dal 2007 è fagotto solista dell’Orchestra Filarmonica di Breslavia. Collabora con numerose orchestre, fra cui: Deutsche Radio Philharmonie SaarbruckenKauserslautern, Polish National Philharmonic Orchestra di Varsavia, Polish Chamber Orchestra di Sopot, Sinfonia Varsovia, Sinfonietta Cracovia, Leopoldinum Chamber Orchestra. Si è esibita come solista con la Stuttgarter Kammerorchester, l’Orchestra Filarmonica di Torino, la Moscow Conserwatory Chamber and Symphonic Orchestra, l’Orchestra Filarmonica di Breslavia, la Chopin University of Music Symphonic Orchestra, la Leopoldinum Chamber Orchestra e la Capella Cracoviensis. Nel 2013 è stato pubblicato il suo primo CD da solista, “Katarzyna Zdybel Portrait”, contenente brani di autori contemporanei per fagotto e quartetto d’archi. Jacopo Rivani direttore Diplomatosi brillantemente in tromba nell’anno 2009, ha seguito masterclass e corsi di alto perfezionamento tenuti, fra gli altri, da C. Quintavalla, A. Brini, A. Lucchi, M. Sohmmerhalder, G. Tarkov (trombettisti) e P. Bellugi, A. Ardizzoni (direttori d’orchestra). Attualmente studia Direzione d’orchestra al Conservatorio Rossini di Pesaro sotto la guida del M° M. Benzi. Dal 2008 collabora con il quartetto ottoni YouBrass Ensemble, con il quale partecipa, tra gli altri, al progetto europeo di musica barocca e rinascimentale “Oralities” esibendosi in Portogallo, Isola di Malta e Bulgaria. Come direttore d’orchestra ha collaborato con l’Orchestra “Dante Alighieri”, l’Orchestra di fiati del corso di alto perfezionamento “Marco Allegri” di Castrocaro Terme (FC), l’Ensemble Orchestrale Conservatorio Rossini di Pesaro, la FORM (Orchestra Filarmonica Marchigiana) e con l’Orchestra Arcangelo Corelli, della quale è anche direttore artistico. Oltre al repertorio sinfonico, del quale ha affrontato alcune delle pagine principali, suo ambito di particolare interesse è quello operistico, avendo diretto “La Serva Padrona” di Pergolesi, “La Traviata” di G. Verdi e “Die Dreigroschenoper” di K. Weill; inoltre, come assistente alla direzione musicale, “La Traviata”, “Rigoletto” e “Falstaff”, oltre alcuni concerti lirici, tra i quali “Ouverture alla trilogia”, per “Ravenna Festival”, alla presenza del M° Riccardo Muti, riscuotendo grande successo. Ha collaborato con diversi artisti italiani, tra i quali Gianluca Tassinari, Cesare Pezzi, Francesca Temporin, Gian Luca Pasolini, Gladys Rossi, Giuseppe Altomare, Paolo Coni e altri. È direttore artistico della stagione “Soundrack - il cinema” a teatro, promossa dall’Orchestra Arcangelo Corelli e dal Comune di Ravenna, oltre che direttore artistico assieme a Silvia Biasini della stagione concertistica cesenate “Suoni e Colori – in concerto a S. Agostino”, esperienza che ha unito i giovani più talentuosi del territorio ad artisti di chiara fama, realizzando quattro appuntamenti musicali che hanno registrato un’affluenza di oltre 4000 spettatori. OrchestraFilarmonicaMarchigiana Violini I Alessandro Cervo ** Giannina Guazzaroni * Alessandro Marra Theresia Herrmann (a) Laura Di Marzio Cecilia Cartoceti (a) Cristiano Pulin Giovanni Verducci (a) Lisa Maria Pescarelli Magdalena Frigerio (a) Matteo Metalli Emanuele Rossini Violini II Simone Grizi * Laura Barcelli Baldassarre Cirinesi Debora Bontempo Scavo (a) Alberto De Stefani Maria Pia Prete (a) Simona Conti Shuai Shao (a) Paolo Moscatelli (a) Sandro Caprara Viole Fabio Cappella * Massimo Augelli Cristiano Del Priori Malgorzata Maria Bartman (a) Lorenzo Anibaldi Martina Novella Andrea Pomeranz ** * (a) Violoncelli Alessandro Culiani * Antonio Coloccia Gabriele Bandirali Akita Thano (a) Elisabetta Cagni Nicolino Chirivì Moreno Amiconi (a) Contrabbassi Luca Collazzoni * Matteo Panni (a) Andrea Dezi Luca Di Chiara (a) Filippo Angeloni (a) Flauti Francesco Chirivì * Maria Sole Mosconi (a) Saverio Salvemini Oboi Davide Bertozzi * Marco Vignoli Clarinetti Danilo Dolciotti * Orlando Pacheco Sosa (a) Carlos Villanueva Carrasco (a) Corni David Kanarek * Giovanni Cacciaguerra Giampaolo Baldelli (a) Roberto Quattrini Lorenzo Perugini (a) Trombe Giuliano Gasparini * Manolito Rango Tromboni Massimo Gianangeli * Eugenio Gasparrini Diego Copponi Basso Tuba Arcangelo Fiorello (a) Timpani Adriano Achei * Percussioni Alessandro Carlini Enea Guerra (a) Niccolò Bitti (a) Fagotti Luca Franceschelli * Giacomo Petrolati Primo Violino Concertatore Prime parti Allievi del Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro Ispettore d’orchestra Michele Scipioni prossimi appuntamenti CLERICI presenta “the voice”: il VIOLONCELLO S. Prokof’ev Sinfonia n. 1 in re magg., op. 25 Classica Clerici solo A. Casella Concerto per violoncello e orchestra, op. 58 ˇ P. I. Cajkovskij Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra, op. 33 Violoncello Umberto Clerici Direttore Giuseppe Ratti giovedì 10 aprile 2014, ore 21.00 Ancona, Aula Magna d’Ateneo “Guido Bossi” Rassegna FORM-OFF, in collaborazione con Università Politecnica delle Marche ˇ 800-900: CAJKOVSKIJ vs CASELLA M. Ravel Introduction et Allegro, per flauto, arpa, clarinetto e quartetto d’archi A. Casella Concerto per violoncello e orchestra, op. 58 ˇ P. I. Cajkovskij Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra, op. 33 S. Prokof’ev Sinfonia n. 1 in re magg., op. 25 Classica Violoncello Umberto Clerici Arpa Margherita Scafidi Direttore Giuseppe Ratti venerdì 11 aprile 2014, ore 21.00 Macerata, Teatro Lauro Rossi domenica 13 aprile 2014, ore 21.15 Chiaravalle, Teatro “Valle” lunedì 14 aprile 2014, ore 21.00 Jesi, Teatro Pergolesi FORM ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA Via degli Aranci, 2 - 60121 Ancona | Tel. 071 206168 - Fax 071 206730 filarmonicamarchigiana.com | [email protected] supporto informatico e multimediale www.gruppoeidos.it Via Gola della Rossa, 15 - 60035 Jesi Tel. 0731 207079