“CHI NON VUOL LAVORARE, NEPPURE MANGI” Analisi di un’esperienza di campo scuola “CHI NON VUOL LAVORARE, NEPPURE MANGI” Analisi di un’esperienza di campo scuola Chi legge sa molto; chi osserva sa molto di più. Alexandre Dumas … chi ama riconosce. Oratorio San Luigi SOMMARIO I. INTRODUZIONE E PRESENTAZIONE DEL CAMPO SCUOLA ............................................................................. 6 A. Motivazioni e obiettivi ................................................................................................................................................ 6 B. Approccio al campo scuola ........................................................................................................................................ 7 C. Strutturazione del campo scuola “Telfes 2014”: descrizione generale .................................................................. 8 D. L’osservazione ............................................................................................................................................................. 10 1. Metodologia .......................................................................................................................................................... 11 2. Strumenti ............................................................................................................................................................... 11 3. Dimensioni ............................................................................................................................................................ 12 4. Modalità di raccolta ed elaborazione dei dati ..................................................................................................... 12 II. I LAVORI DI GRUPPO ............................................................................................................................................... 13 A. Tema e scansione dei quattro lavori di gruppo ........................................................................................................ 13 B. Analisi dei dati ............................................................................................................................................................ 16 III. VITA COMUNITARIA ................................................................................................................................................ 20 A. Introduzione ............................................................................................................................................................... 20 B. Entusiasmo e partecipazione alle attività: analisi dei dati ....................................................................................... 21 C. Rispetto delle regole: analisi dei dati ........................................................................................................................ 22 1. Richiami ................................................................................................................................................................. 24 2. Trasgressione delle regole: azioni compiute di nascosto ..................................................................................... 26 D. Stili relazionali ............................................................................................................................................................ 27 E. Spiritualità .................................................................................................................................................................. 27 F. Sopportazione della fatica ......................................................................................................................................... 28 IV. ANALISI DI ALCUNE DIMENSIONI PARTICOLARI ............................................................................................ 30 A. Gestione dei soldi ...................................................................................................................................................... 30 B. Utilizzo degli smartphone ......................................................................................................................................... 30 C. Percezione della fatica vissuta dagli animatori e loro rapporto con i ragazzi ......................................................... 31 D. Lavoro d’equipe .......................................................................................................................................................... 33 E. Come si esprimono i ragazzi ..................................................................................................................................... 34 V. CONCLUSIONI ............................................................................................................................................................ 35 VI. PREGHIERA ............................................................................................................................................................... 37 I. INTRODUZIONE E PRESENTAZIONE DEL CAMPO SCUOLA A. Motivazioni e obiettivi Il campo scuola di per sé non è una novità per quanto riguarda le proposte di pastorale giovanile che un oratorio può offrire ai preadolescenti e adolescenti della propria Parrocchia. Quest’anno però, tale proposta, nel contesto dell’Oratorio San Luigi di Leno, è stata arricchita di aspetti che l’hanno resa nuova ed originale. Ciò che ha costituito uno stacco rispetto alla tradizione può essere ricondotto a due principali aspetti: in primis, non ci si è limitati ad offrire un pacchetto di semplici iniziative, ma, attraverso alcune decisioni che verranno meglio spiegate in seguito, è stato proposto un vero e proprio stile di comportamento, caratterizzato da alcune modalità di vivere diverse rispetto alla routine quotidiana e che, se rispettate, permettevano di riappropriarsi di alcune dimensioni relazionali e spirituali, che spesso nella società odierna vengono trascurate. Il secondo aspetto inedito è stato il desiderio di poter raccogliere dei dati il più possibile oggettivi, che permettessero di conoscere maggiormente gli stili dei ragazzi e potessero produrre informazioni utili sia per i genitori, sia per gli educatori, al fine di creare una collaborazione tra le due parti ed impostare progetti educativi più efficienti ed efficaci per i ragazzi, maggiormente attinenti alle loro caratteristiche e ai loro bisogni. Tale desiderio si è poi tradotto in un lavoro osservativo e di raccolta ed analisi di dati, che ha dato vita al presente elaborato, con l’auspicio che possa diventare uno strumento di lavoro per i futuri progetti educativi. È importante, come premessa a ciò che verrà di seguito esposto, spendere alcune parole per descrivere meglio lo spirito che ha motivato e caratterizzato il campo scuola 2014. La filosofia di vita che è stata proposta ai ragazzi è sinteticamente esprimibile nel motto benedettino: “ora et labora et noli contristari”, che ha dato il titolo al campo estivo e ne ha guidato lo stile. Questo titolo dal sapore antico è in realtà un invito molto moderno perché ci esorta ad assumere alcuni atteggiamenti e ad avere uno stile di vita che fanno bene al nostro vivere e di conseguenza anche al vivere di quelli che ci stanno accanto o che incontriamo. Letteralmente la frase latina dice: “prega e lavora e sii sereno” e sappiamo che è legata all’esperienza monastica. Non essendo noi dei monaci, potremmo pensare che sia qualcosa fuori dalla nostra portata e che non si addica al nostro tenore di vita. In realtà, l’esortazione è molto efficace e si sposa bene con l’animo umano che, al di là delle stagioni della vita o dei periodi storici, ha sempre le stesse caratteristiche ed esigenze, ossia di vivere serenamente. Per rispondere a questo bisogno, l’esperienza di San Benedetto, che è illuminata dalla preghiera e dall’ascolto della Sacra Scrittura, ci insegna che è buona cosa dotarsi di una regola di vita. Parlare di regole è sempre interessante perché ci invita a riflettere su come noi uomini ci ingegniamo per facilitarci e, a volte, purtroppo, per complicarci la vita, ed è bello riconoscere che cosa ci renda liberi davvero. Con questo campo estivo si è voluto creare un’opportunità per approfondire questi temi e per misurarsi con la bellezza e la responsabilità di vivere assieme. È chiaro, a questo punto, che l’esperienza del campo estivo 6 2014 è stata caratterizzata in modo molto determinato da uno stile particolare e da forti motivazioni che affondano le loro radici in esperienze passate di attività svolte con i preadolescenti e gli adolescenti, durante le quali sono emerse alcune criticità che hanno portato a riflettere su diversi aspetti del nostro modo di vivere, quali appunto lo stile di vita comunitario, la presenza di criteri che regolino la quotidianità, la capacità di scegliere, di assumersi responsabilità e di dare le giuste priorità alle diverse componenti della propria vita. Ricordando che a fondamento di tutto c’è il voler prendersi cura del benessere dei ragazzi e, per esteso, della comunità, ecco che, dopo aver rivolto lo sguardo al passato, ci si è proiettati al futuro, pensando ad un modo per poter dare ai ragazzi della nostra comunità gli strumenti più adeguati per poter conquistarsi la vera libertà e la capacità di essere artefici della propria vita. Il punto di partenza non poteva essere che, da una parte, impostare il campo estivo in un senso ben preciso, attraverso un progetto definito e curato nei dettagli, e, dall’altra parte, la conoscenza approfondita ed oggettiva dei preadolescenti e degli adolescenti di oggi, per non proporre, nel futuro prossimo dell’anno pastorale che inizia, progetti precostituiti e anacronistici. proposta effettiva. La scelta dell’argomento su cui sono stati imperniati i lavori di gruppo (che verrà discusso approfonditamente nel capitolo II) e le regole che hanno caratterizzato lo stile di vita del campo non sono stati scelti a caso, o secondo il semplice criterio di trovare un tema mai trattato in precedenza, ma a partire proprio dalle criticità e dalle necessità riscontrate nelle attività pregresse. Il periodo precedente al campo scuola è stato investito, da parte degli animatori, in un tempo di preparazione individuale sull’argomento scelto e, in un secondo momento, nella condivisione delle riflessioni di ciascuno e di effettiva programmazione delle attività. In particolare, dopo aver individuato nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi (2Ts 3, 4-16) il fil rouge delle attività del campo, gli animatori hanno pregato il testo della Sacra Scrittura e si sono lasciati guidare dall’azione dello Spirito Santo, cercando di attualizzare il messaggio del racconto nella propria esperienza. Si sono poi avvalsi di un commento del professor Sebastiano Pinto, docente di esegesi dell’Antico Testamento presso la Facoltà Teologica Pugliese, al suddetto brano della Scrittura come strumento per un ulteriore approfondimento nella preparazione personale. Altro elemento adottato per una preparazione previa, senza pretesa di coglierne tutti gli aspetti e gli stimoli di riflessione, è stato il testo di Romano Guardini: “Le età della vita”, suggerito dal Professor Giuseppe Mari, docente di Pedagogia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, al fine di ampliare l’analisi dei destinatari del progetto. In seguito, alla luce delle personali riflessioni in merito, sono stati definiti i punti che avrebbero caratterizzato i lavori di gruppo ed è stata definita la proposta complessiva del campo scuola (che verrà descritta nel successivo paragrafo). Ne sono nati così i quattro lavori di gruppo, con attività specifiche e orientate a obiettivi definiti, e sono state B. Approccio al campo scuola Fin dall’inizio del lavoro di preparazione del campo, c’è stata la chiara consapevolezza di quanto siano ambiziose e allo stesso tempo importanti le premesse descritte nel precedente paragrafo, e questo ha comportato la necessità e la decisa volontà di non avere un approccio superficiale, ma, al contrario, ha dato vita al desiderio di approfondire gli aspetti riguardanti ciò che poi si sarebbe tradotto nella 7 C. Strutturazione del campo scuola “Telfes 2014”: descrizione generale Il campo scuola si può definire come un’opportunità che la Parrocchia di Leno, nella struttura particolare dell’Oratorio San Luigi, offre ai ragazzi preadolescenti ed adolescenti della medesima, e che dà la possibilità di trascorrere una settimana in un ambiente extra-familiare, durante la quale si alternano escursioni, momenti di svago, libera aggregazione, e momenti di preghiera, riflessione e lavori di gruppo. Il campo scuola 2014 è stato strutturato in due turni, in base all’età dei partecipanti: Turno 1: preadolescenti della scuola secondaria inferiore – anni di nascita: 2002, 2001, 2000 (più un piccolo gruppo del 1999), per cui l’età era compresa tra i 12 e i 14 anni (più un piccolo gruppo di 15 anni). Il numero complessivo dei ragazzi è stato di 72, accompagnati da 10 adulti di cui 7 animatori. Periodo di campo: dal 20 luglio al 27 luglio 2014. Turno 2: adolescenti della scuola secondaria superiore – anni di nascita: 1999, 1998 e 1997, per cui l’età era compresa tra i 15 e i 17 anni. Periodo di campo: dal 27 luglio al 3 agosto 2014. Il numero complessivo dei ragazzi è stato di 44, accompagnati da 14 adulti di cui 10 animatori. Il gruppo degli adulti era composto da due sacerdoti, don Davide Colombi e, per la prima settimana, don Alberto Baiguera, da una religiosa, Suor Laure Azankpo, da animatori volontari di età compresa tra i 20 e i 35 anni, e da un piccolo gruppo di adulti con l’incarico di gestire la cucina. Gli animatori, sotto la guida dei sacerdoti, si sono occupati della programmazione della settimana (cfr. paragrafo 1 B), hanno partecipato e condotto le attività del campo, assu- discusse le modalità con cui si sarebbe fatta la proposta e come poi sarebbe stata portata avanti. Parallelamente, è stato impostato un progetto osservativo che permettesse di raccogliere quei dati necessari per approfondire la conoscenza dei ragazzi e che potessero poi fornire la base su cui pianificare i futuri progetti educativi (di questo si parlerà approfonditamente nel paragrafo D). Anche questa fase ha richiesto impegno nella direzione della ricerca di modalità adeguate sia al tipo di esperienza, sia alle caratteristiche degli operatori e dei ragazzi, cercando di conciliare la non intrusività del metodo e la capacità di essere il più informativo possibile. Infine sono stati svolti due incontri informativi: uno con i genitori di tutti i ragazzi partecipanti al campo estivo e uno con i ragazzi del secondo turno, i più grandi. Questi incontri hanno avuto come obiettivo quello di comunicare l’impostazione del campo scuola e condividerne le premesse con genitori e partecipanti, affinché ci fosse piena consapevolezza del tipo di proposta che si sarebbe svolta. 8 mendo così un ruolo educativo nei confronti dei ragazzi. Il campo scuola si è svolto a Telfes, una località del Tirolo austriaco. Il luogo offre la possibilità di effettuare escursioni, quali camminate e visite a luoghi naturali di particolare bellezza ed interesse. Oltre alle gite, la programmazione prevedeva che venissero effettuati quattro lavori di gruppo durante la settimana, per ciascun turno. Un’altra caratteristica peculiare del campo scuola riguarda la caratterizzazione comunitaria dello stile di vita, che prevedeva la partecipazione allo svolgimento dei lavori domestici nei termini di pulizia degli ambienti, preparazione degli ambienti per la colazione ed i pasti, e l’animazione della Santa Messa. Per assolvere a questi compiti, i ragazzi sono stati divisi in turni di servizio e a rotazione, durante la settimana, erano chiamati a svolgere una delle suddette mansioni. Al fine di dare la possibilità ai ragazzi di esprimersi e di raccontarsi e, al tempo stesso, di tenere informate le famiglie dell’andamento del campo, veniva proposto al termine di ogni giorno ad un gruppo di ragazzi di aggiornare un “Diario di bordo” sul sito dell’Oratorio di Leno (www.oratorioleno.it). Si è detto nei paragrafi precedenti che il campo scuola 2014 si è caratterizzato anche per alcune forti e significative proposte decise dal team educativo, e che sono state comunicate e condivise con i genitori: per il primo turno, è stato scelto che i ragazzi non gestissero direttamente i soldi, ma che fossero gli animatori a regolamentarne l’utilizzo, con l’obiettivo di aiutarli a valorizzare già quanto era loro offerto, evitare di far crescere stimoli indotti non necessari e mantenere una certa sobrietà nei consumi. Per quanto riguarda entrambi i turni, inoltre, è stata presa la decisione di ritirare gli smartphone durante la giornata e di consegnarli per un paio d’ore la sera, dopo la cena, al fine di favorire una maggiore interazione faccia a faccia tra i ragazzi e promuovere anche una certa autonomia dalla famiglia. Un altro aspetto su cui si è voluto essere precisi e determinati si riferisce all’invito rivolto ai ragazzi a non portare cibo nelle camere e a trascorrere il tempo libero negli spazi I lavori di gruppo sono attività che hanno come filo conduttore un tema particolare, che viene declinato in diverse attività e hanno l’obiettivo di far riflettere i ragazzi, di confrontarsi e diventare più consapevoli di alcuni aspetti riguardanti la crescita personale. Oltre alle gite ed ai lavori di gruppo, come anticipato in precedenza, sono stati proposti momenti di preghiera e la partecipazione alla celebrazione quotidiana della Santa Messa: i ragazzi erano liberi di non mancare alla celebrazione. La particolarità di quest’ultima espressione fa riferimento al fatto che si è voluto invitare i ragazzi a riconoscere come valido il comportamento della partecipazione all’Eucarestia giornaliera, ma aprendo alla possibilità arbitraria di non assistervi. 9 comuni, ampi ed accoglienti, presenti nella struttura ospitante. È stato ritenuto importante cercare di trasmettere ai ragazzi la capacità di regolarsi in riferimento ai tempi delle diverse attività e di gestire i locali della struttura per l’effettivo utilizzo per cui erano disposti. L’idea era che valorizzare la funzionalità dei singoli spazi (camere, sala da pranzo, giardino, ecc.) favorisse l’efficienza e la vivibilità dei luoghi stessi, al fine di rendere migliore la qualità della vita comunitaria. Insomma, in cucina non si dorme e in camera non si mangia! Per responsabilizzare maggiormente i ragazzi, è stata sperimentata in entrambe le settimane una nuova modalità di richiamare al rispetto dei doveri: qualora venisse notata qualche inadempienza, venivano affissi in uno spazio predisposto dei post-it su cui erano riportati i compiti che non erano stati svolti (es. riordinare le camere, pulire le scale, ecc.), con l’invito rivolto ai ragazzi di prendere l’iniziativa in autonomia e svolgere ciò che veniva richiesto di fare. Va segnalato anche che, per quanto riguarda i partecipanti al secondo turno di campo scuola, ciascuno di loro ha avuto un colloquio individuale con il sacerdote. In definitiva, la strutturazione del campo scuola ha voluto proporre ai partecipanti uno stile di vita comunitario, caratterizzato dalla cooperazione e dalla corresponsabilità, nonché dalla riscoperta di momenti di riflessione e preghiera a scandire i ritmi della giornata dettati dalle varie attività in programma. Inoltre, ha voluto promuovere uno stile di vita meno on line e di conseguenza maggiormente orientato a creare legami interpersonali attraverso il dialogo dal vivo e a fare nuove conoscenze. D. L’osservazione Al fine di raccogliere dati utili per gli obiettivi sopra riportati, è stato progettato, come già anticipato, un lavoro osservativo. Tale lavoro è stato discusso all’interno del gruppo di educatori che, dopo aver ponderato l’idea considerando i costi ed i benefici che avrebbe comportato, si è dichiarato disponibile ad impegnarsi anche in un’attività di questo tipo. Pertanto, è stato redatto un documento di progetto che stabilisse con precisione la metodologia, le dimensioni da considerare, gli strumenti per la raccolta dei dati e le modalità d’analisi dei dati, ed ha visto il coinvolgimento di un professionista, la prof.ssa Paola Corsano, docente di psicologia dell’adolescenza presso il corso di laurea magistrale in Psicologia all’Università degli studi di Parma, che ha visionato il progetto iniziale ed ha fornito preziosi consigli per il suo perfezionamento. Di seguito sono definite nel dettaglio le diverse componenti di questo progetto. 10 1. Metodologia Il progetto ha previsto una osservazione sul campo non strutturata di tipo etnografico. Questo tipo di osservazione prevede che l’osservatore si uniformi all’oggetto di osservazione, comprendendone l’organizzazione ed assumendo dei ruoli all’interno del gruppo in cui si inserisce e svolge la sua attività. Se da una parte questo tipo di procedura permette di cogliere molte sfaccettature proprie di ciò che si osserva e di avere un corpus di informazioni molto ampio, dall’altra parte porta con sé l’inconveniente che l’osservatore può essere influenzato dalla visione del gruppo a scapito dell’oggettività. La scelta della metodologia è stata dettata dalla strutturazione del campo estivo stesso, per cui non sarebbe stato possibile predisporre un’ambientazione controllata né la non intrusività dell’osservatore. Il ruolo di osservatore è stato assunto da tutti gli animatori – volontari e non professionisti – del campo estivo. Essi hanno programmato, guidato e partecipato a tutte le attività, e sono stati pertanto parte integrante del gruppo, in cui hanno portato il loro contributo attivo. Alla luce di queste considerazioni, è bene precisare fin da ora che l’osservazione di cui parliamo e che ha fornito i dati che verranno esposti ed analizzati nel presente lavoro, è stata svolta rispettando in assoluto l’anonimato dei ragazzi, senza esprimere giudizi, ma semplicemente rilevando impressioni ed opinioni degli animatori, attraverso gli strumenti che verranno tra poco descritti, non in riferimento ad individui, ma a dimensioni che potessero descrivere abitudini e modalità comportamentali nell’interazione quotidiana di tutti i partecipanti al campo scuola (ragazzi ed adulti insieme). Si precisa dunque che non si tratta di uno studio di casi particolari né di rilevazioni individualizzate, ma di un’osservazione di abitudini, modalità e interazioni di un gruppo nel suo costituire un sistema unitario. 2. Strumenti Gli animatori sono stati dotati di alcune linee guida per l’osservazione, che hanno avuto la funzione di aiutarli a tenere ben presenti gli aspetti su cui prestare attenzione durante lo svolgimento della loro attività e hanno costituito una sorta di scaletta secondo cui stilare dei report nei diversi momenti prestabiliti della giornata. Lo strumento principale è dunque costituito da resoconti fatti dagli animatori. Ciascuno aveva il compito di redigere un report dopo ogni lavoro di gruppo, per un totale di 4 report per turno, in cui si è prestata particolare attenzione alla partecipazione dei ragazzi, alle loro capacità propositive e riflessive nell’affrontare momenti di lavoro strutturati che necessitano di attenzione e impegno cognitivo. Inoltre un report a fine giornata, per un totale di 6 report per turno, che hanno interessato svariati aspetti circa la percezione del rispetto delle regole, dagli scambi interattivi tra animatori e ragazzi alla percezione delle modalità aggregative tra pari, dalla capacità propositiva e attiva dei ragazzi alla percezione di passività, la sfera degli interessi dei ragazzi, senza trascurare la percezione di fatica, successo/insuccesso degli animatori stessi. Oltre ai report, sono stati considerati, come strumenti attraverso i quali raccogliere dati utili, gli interventi on line che i ragazzi hanno fatto in riferimento al campo scuola sulle diverse piattaforme social (principalmente Facebook e Instagram). 11 3. Dimensioni Le dimensioni d’interesse sono complessivamente riconducibili a tre macro-categorie: 1. Comprensione delle regole in relazione ai diversi contesti (lavori di gruppo, turni di servizio, gite e momenti liberi); 2. Strategie interattive e di partecipazione (come i ragazzi si sono relazionati tra loro e con gli animatori/educatori, come hanno partecipato alle attività proposte); 3. Interessi ed aspetti legati all’emotività in relazione alle attività svolte e allo stile di vita proposto durante il campo scuola. smo (assente) a 100% di entusiasmo (alto). b. Partecipazione, su tre livelli: attiva, superficiale, passiva. c. Rispetto delle regole, declinato in sei livelli: puntualità, rispetto dei turni di lavoro, rispetto degli altri, rispetto delle consegne, richiami, azioni compiute di nascosto. d. Sopportazione della fatica, su tre livelli: alta, media, bassa. In aggiunta, sono state selezionate alcune parole chiave ritenute particolarmente significative per i fini di questo lavoro, e sono state selezionate, isolate e trascritte le parti di tutti i resoconti in cui ciascuna parola chiave veniva menzionata. Confrontando i report del primo e del secondo turno, è stata fatta un’analisi di come sono state contestualizzate le parole chiave e gli aspetti ad esse afferenti. Questo passaggio ha permesso di completare con informazioni aggiuntive le variabili rappresentate mediante grafici, nonché di rilevare tutti quegli aspetti non operazionalizzabili e che possono essere presentati solo in termini descrittivi. Di seguito viene indicato l’elenco delle parole chiave considerate: argomenti/parlare et sim.; capacità e derivati; entusiasmo e derivati; fatica; gruppo e derivati; lamentele e derivati; linguaggio; richiami/richiamare; rispetto/rispettare; smartphone/telefono et. sim; soddisfazione e derivati. 4. Modalità di raccolta ed elaborazione dei dati Al termine del campo scuola sono stati raccolti e trascritti tutti i report. Quindi sono state selezionate alcune dimensioni e sono state operazionalizzate, per poterle facilmente rappresentare mediante grafici. Ciò significa che ogni dimensione di interesse è stata divisa in livelli che la potessero descrivere nel dettaglio ed è stata contata la frequenza con cui ciascun livello delle varie dimensioni considerate è stato riferito nei report. Di seguito è riportato l’elenco di tali dimensioni scomposte nei rispettivi livelli, divise per ambiti. Ambito: Lavori di gruppo a. Attenzione, su quattro livelli: alta, media, bassa, assente. b. Richiami, su due livelli: continui, sporadici. c. Partecipazione, su tre livelli: attiva, superficiale, passiva. d. Rispetto delle regole, declinato in quattro livelli: turni di comunicazione, svolgimento delle consegne, permanenza nel gruppo, cura dell’ambiente. Ambito: Giornata (gite, tempo libero, giochi, ecc.) a. Entusiasmo dei ragazzi, presentato secondo la tendenza nel tempo su un continuum da 0% di entusia12 II. I LAVORI DI GRUPPO A. Tema e scansione dei quattro lavori di gruppo Il fulcro delle attività di gruppo è stato un estratto della Seconda Lettera ai Tessalonicesi (2Ts 3,6-12) che viene riportato di seguito. Da questo brano è stato tratto il tema generale per le riflessioni, ovvero il lavoro e le considerazioni in merito. Le quattro attività hanno interessato il significato del lavoro, le motivazioni ad esso sottostanti, la libertà e la responsabilità ad esso riferite – con particolare attenzione ai processi di scelta – e ai concetti di bisogni e desideri. Le tematiche sono state comuni ad entrambi i turni di campo scuola, con qualche leggero aggiustamento per assecondare le diverse capacità astrattive e di riflessione dovute alla diversa età dei partecipanti. Ora verrà meglio specificato come sono stati scanditi i quattro lavori di gruppo: sarà riportato il titolo, sottotitolo e il mandato di ciascun lavoro, così come era presente nel libretto del campo fornito ai ragazzi, con una breve spiegazione del tipo di attività svolta. [4] E riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore, che quanto vi ordiniamo già lo facciate e continuiate a farlo. [5] Il Signore diriga i vostri cuori nell’amore di Dio e nella pazienza di Cristo. [6] Vi ordiniamo pertanto, fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, di tenervi lontani da ogni fratello che si comporta in maniera indisciplinata e non secondo la tradizione che ha ricevuto da noi. [7] Sapete infatti come dovete imitarci: poiché noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, [8] né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi. [9] Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare. [10] E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi. [11] Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. [12] A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace. [13] Voi, fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene. [14] Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo per lettera, prendete nota di lui e interrompete i rapporti, perché si vergogni; [15] non trattatelo però come un nemico, ma ammonitelo come un fratello. [16] Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi. Primo lavoro di gruppo “LAVORATE IN PACE” In un periodo dove si parla tanto e in diversi modi del lavoro ascoltiamo che cosa ci dice la Scrittura. In tanti passaggi della Sacra Scrittura si parla del lavoro e con significati profondi. Il brano della seconda lettera che Paolo scrive alla comunità di Tessalonica ci dà una prospettiva particolare. Prendetevi del tempo per leggere il testo che ci accompagnerà lungo tutto il campo augurandovi che possa illuminare la vostra riflessione. [In seguito alla frase precedente, sul libretto era riportato il brano 2Ts 3,6-12 già trascritto sopra.] Mandato: quante volte, soprattutto negli ultimi mesi, abbiamo sentito parlare del lavoro. Se ne parla con toni di 13 speranza, di paura, di fiducia o sfiducia, di fatica. Ne parla la politica, la Chiesa, la scuola. Non solo se ne parla ma lo vediamo nell’agire dei nostri genitori, delle persone che incontriamo, oppure lo percepiamo per le tante cose che ci circondano capendo che qualcuno le ha preparate. Ma che cosa è il lavoro? Perché si lavora? Chi lavora? Anche a voi è chiesto un lavoro? Ci piacerebbe sapere cosa pensate in riferimento a queste domande. Nello spazio sotto riportato provate a rispondere e a confrontarvi, in seguito, nel gruppo. [A questo punto, sul libretto c’era uno spazio bianco per annotare le riflessioni personali] In questo primo lavoro i ragazzi erano dunque chiamati a riflettere sul personale significato attribuito alla parola “lavoro” e, in un secondo momento, a condividerne i contenuti. L’obiettivo di partenza era quello di giungere ad una definizione di lavoro e di capirne le implicazioni nella propria vita. È bene precisare che la riflessione condotta ha fatto riferimento al “lavoro” in senso lato, e non esclusivamente al lavoro come professione, portando il ragionamento anche all’esperienza diretta dei ragazzi. È la Scrittura stessa che dice che l’uomo, con il suo agire in uno stile secondo il volere di Dio, diventa suo collaboratore nel costruire il suo Regno. Il lavoro e la fatica che comporta trovano, perciò, senso nello scoprirsi parte di un progetto più grande che coinvolge il singolo individuo e l’intera umanità. “Il Signore diriga i vostri cuori nell’amore di Dio e nella pazienza di Cristo” (2Ts 5) che ci rende meno lucidi. Grazie a Dio ci sono tanti belli esempi. Mandato: abbiamo appena discusso riguardo cosa sia la libertà e su quanto noi siamo effettivamente liberi. È pur vero, però, che per essere veramente liberi è necessario scegliere e ogni attimo della nostra vita dipende dalle scelte che abbiamo fatto, facciamo o faremo. Che cosa ci fa scegliere, prendere posizione, decidere? Sarete chiamati, ora, a calarvi in situazioni che possono più o meno presentarsi nella vostra vita quotidiana. A voi il compito di decidere una e una sola tra le tre possibili scelte proposte. Fatto ciò vi confronterete sulla scelta effettuata provando a motivare la vostra scelta come giusta. [A questo punto, sul libretto erano riportati 4 casi-tipo in cui erano descritte situazioni verosimili, con tre opzioni di scelta per ciascuno, in merito a come si riteneva più opportuno reagire]. L’obiettivo in questo secondo lavoro era quello di far sperimentare situazioni di scelta che potrebbero capitare nella quotidianità, far confrontare i ragazzi riguardo ai diversi punti di vista emergenti e considerare che cosa voglia dire essere liberi di scegliere. È bene considerare che il concetto di libertà, per come è stato considerato e proposto nelle riflessioni di gruppo, è da intendersi nella possibilità data agli uomini di realizzarsi, ciascuno secondo il proprio genere. In quest’ottica, la scelta diventa la condizione capace di perseguire il bene della persona a discapito della semplice arbitrarietà del gesto. In tal senso, è parso appropriato condurre i ragazzi a riconoscere che essere liberi non riguarda solamente la scelta di ciò che piace o non piace, ma muoversi a favore di ciò che sia giusto e resistere verso ciò che è sbagliato. Secondo lavoro di gruppo “C’È POCA SCELTA TRA LE MELE MARCE” (William Shakespeare) Forse la fatica dello scegliere è dovuta alla confusione 14 In questo caso, la Scrittura, ancora, dice che, se è Dio che guida le scelte, i comportamenti che ne seguono saranno orientati ad una apertura sia verso sé, sia verso gli altri, e all’assunzione delle responsabilità che ne derivano. “A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace” (2Ts 12) se le scelte personali siano guidate maggiormente da ciò che si teme o da ciò che si desidera. In questo caso, la Scrittura invita a considerare il fatto che lo sforzo decisionale, con il suo carico di fatica ed investimento emotivo, non si basa sulle sole capacità umane, ma va posto nelle mani di una Provvidenza che sta già disegnando un futuro per ciascuno. “Voi, fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene” (2Ts 13) Terzo lavoro di gruppo “SEMBRA FACILE MA NON È DIFFICILE” Quello che facciamo non è mai solo per noi. Quarto lavoro di gruppo “BISOGNI O DESIDERI?” Due esperienze di tensione che viviamo: ci raccontano, ci orientano. Mandato: quando scegliamo, numerosi aspetti entrano nel processo decisionale e molte volte neanche ci accorgiamo di come siamo influenzati dalla realtà per come la percepiamo o ci viene presentata. Nel lavoro che vi proporremo nel foglio allegato (ve lo consegniamo a parte), sarete chiamati a fare delle scelte in riferimento a due ipotetici scenari. Una volta che avrete fatto le vostre scelte, qui sotto, provate a riportare le motivazioni delle decisioni e confrontatevi con i membri del vostro gruppo. [Sono stati consegnati due “problemi” a ciascun ragazzo, che implicavano lo scegliere le soluzioni ritenute migliori; sul libretto c’era poi lo spazio per trascrivere le proprie scelte]. In questo terzo lavoro la centralità era di nuovo sulla scelta, ma con un’attenzione particolare ad alcuni aspetti che subentrano e influiscono su tale processo cognitivo. Questa attività ha permesso di notare come, in base al modo in cui i problemi vengono posti, si è influenzati a scegliere in un modo piuttosto che nell’altro ed ha avuto come obiettivo anche quello di diventare più consapevoli dei propri criteri di scelta, come, ad esempio, riflettere Mandato: avete mai considerato il fatto che noi siamo in qualche modo il risultato dei nostri bisogni e dei nostri desideri? Sono come una “carica a molla” che ci spingono in avanti. Credo sia importante, prima di tutto, capire cosa sono i bisogni e i desideri e poi provare a dare un nome a queste due realtà del nostro esistere. Nel lavoro che segue, troverete due piatti di cartone sui quali ognuno dovrà scrivere un bisogno e un desiderio (anche non personali) che devono, però, essere diversi da quelli degli altri. Una volta che tutti si sono espressi, si dovrà prendere in esame quanto riportato e verificarne le coerenze o le differenze e dare le definizioni di bisogno e di desiderio. [Sul libretto erano presenti due riquadri per le due definizioni di “bisogno” e “desiderio”] Una volta che avete dato le definizioni di bisogno e di desiderio, provate a rispondere agli stimoli sotto riportati: 15 B. Analisi dei dati In questo paragrafo verranno esposti e descritti i risultati della raccolta dati in riferimento ai resoconti che ciascun animatore, per entrambi i turni, ha scritto in seguito ad ogni singolo lavoro di gruppo. Per quanto riguarda l’attenzione dimostrata dai ragazzi del primo turno, gli animatori riferiscono per il 57,14% delle volte un livello medio di attenzione, per il 21,42% un’attenzione assente, per il 14,28% un livello alto e per il 7,16% un livello basso. Quando parlano dei richiami, per il 53% delle volte li definiscono continui, mentre il restante 47% delle volte sporadici. Cosa desidero? Cosa mi appassiona? (In riferimento a vita affettiva, studio, il creato, il lavoro, l’arte/musica, ecc.) Il mio lavoro quotidiano è mirato a soddisfare i miei bisogni o anche i miei desideri? [Anche in questo caso sul libretto era previsto uno spazio per le risposte] In questo ultimo lavoro si è voluto impegnare i ragazzi nella riflessione sul significato di bisogni e desideri, cercando di capirne le caratteristiche peculiari degli uni e degli altri. Inoltre si è voluto dare l’occasione per ragionare sui propri bisogni e desideri, e condividerli. Questo quarto lavoro è stato caratterizzato dalla considerazione che il riflettere e lo scegliere a partire dai bisogni, fa riferimento alle sole componenti che mancano, mentre il riflettere e lo scegliere a partire dai desideri indica la volontà di portare ad altri quello che riteniamo sia importante. Invitare quindi i ragazzi a cogliere tale differenza può essere un aiuto nel renderli consapevoli delle proprie caratteristiche e di che cosa vogliano condividere con gli altri. “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi” (2Ts 16) Non a caso, tra le righe dei mandati, sono state riportate tra parentesi delle brevi frasi descrittive di come erano strutturati i libretti forniti ai ragazzi: è stata infatti volontà degli educatori fornire tali libretti, non semplicemente per avere un supporto su cui ciascuno potesse leggere i testi proposti e le consegne, ma affinché potessero diventare veri e propri strumenti per la riflessione, una sorta di diario personale, anche da conservare, che restasse poi in possesso ai ragazzi, ricco di tutti i contenuti emersi durante le attività e, perché no, da condividere a casa con chi non ha partecipato al campo scuola. 16 L’attenzione dei ragazzi del secondo turno è riferita alta per il 54,17% delle volte, media per il 29,16%, bassa per il 12,50% e assente per il 4,17% delle volte. I richiami in questo caso sono definiti continui con una frequenza del 14% e sporadici per l’86% delle volte. volte. In merito al rispetto delle regole, sono stati riscontrati livelli alti per tutte le dimensioni, con qualche difficoltà nel rispetto dei turni di comunicazione (rispettati il 38% delle volte nel primo turno e il 58% delle volte nel secondo). Questi risultati vengono rafforzati dai dati riguardanti il modo in cui gli animatori hanno definito la partecipazione dei ragazzi ai lavori stessi: nel primo turno, partecipazione attiva per il 60,02% delle volte, superficiale il 26,67% delle volte e passiva il 13,31%; nel secondo turno, attiva con una frequenza dell’80%, superficiale il 12% e passiva l’8% delle 17 18 Una prima considerazione è dunque il fatto che il secondo turno ha mostrato nel complesso più attenzione e partecipazione attiva ai lavori di gruppo, e questo aspetto si riflette nel fatto che, durante i lavori, nel primo turno c’è stato bisogno prevalentemente di continui richiami, mentre nel secondo turno i richiami sono stati il più delle volte sporadici. Non basta però mettere in evidenza le differenze tra i due turni; è importante considerare come nel secondo turno i livelli di attenzione alta e di partecipazione attiva abbiano riportato valori significativamente positivi. A ciò fanno eco i riferimenti degli animatori alla soddisfazione: essa è riferita nella quasi totalità dei casi segnalati alla soddisfazione personale per i lavori di gruppo, in modo più marcato nei report degli animatori del secondo turno, dove viene espressamente scritto che i ragazzi si dimostrano molto intelligenti. Se nel primo turno ci sono pochi accenni alla soddisfazione per il risultato dei lavori di gruppo, nel secondo turno la soddisfazione è ampiamente riferita sia per il risultato, sia per il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei ragazzi. La diversa qualità dello svolgimento dei lavori di gruppo nei due turni è confermata dall’analisi delle tipologie di richiami effettuati in generale durante la settimana: sul numero complessivo di riferimenti ai richiami effettuati, durante il primo turno, nel 69% dei casi gli animatori riferiscono i richiami ai lavori di gruppo; nel secondo turno, i richiami riferiti ai lavori di gruppo sono il 42% (cfr. paragrafo III C1). 19 III. VITA COMUNITARIA A. Introduzione Caratteristica peculiare di un campo scuola è la proposta di condurre una vita comunitaria: i partecipanti infatti sono chiamati per una settimana a vivere condividendo spazi e impegnandosi a collaborare per il normale svolgimento delle attività quotidiane. Se si considera il sempre crescendo individualismo che caratterizza lo stile di vita della società occidentale, il campo scuola si configura come opportunità per sperimentare un diverso modo di vivere, che evidenzia l’imprescindibile interdipendenza tra le persone e corrisponde ad una riscoperta della filosofia di vita cristiana. Nel Vangelo stesso, e più precisamente negli Atti degli Apostoli, si racconta delle abitudini di chi componeva le prime comunità cristiane, così descritte: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. […] Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno frequentavano il Tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo” (At 2, 42-48). nell’esperienza odierna. Che cosa comporta, nel concreto, per i ragazzi, il condurre uno stile di vita di questo tipo? Innanzitutto, il condurre una vita comunitaria porta ad uscire dall’individualismo e a scoprire la realtà che caratterizza l’essere umano come essere relazionale per eccellenza. Di conseguenza, si sperimenta la necessità di instaurare relazioni significative con gli altri, interagire e negoziare le decisioni, nonché condividere delle regole essenziali per una buona convivenza. Quest’ultimo aspetto si accompagna ad un’assunzione di responsabilità e di impegno individuale . Se da una parte viene favorita l’instaurazione di legami affettivi, dall’altra viene sviluppato anche un senso di autonomia e di autoefficacia, necessaria per la crescita personale, soprattutto in una fase come la preadolescenza e l’adolescenza. Non bisogna dimenticare che è questo un periodo in cui i ragazzi, tra le altre cose, definiscono la propria identità, e lo scoprirsi efficaci ed autonomi nel mondo favorisce il loro sviluppo psicologico e rafforza la loro autostima. Sono stati qui riassunti i motivi principali per cui lo sperimentare uno stile di vita comunitario sia importante ed educativo, e in virtù di ciò, l’osservazione ha puntato a raccogliere dati anche in riferimento alla modalità dei ragazzi di rispondere ed adeguarsi alle esigenze di uno stile di vita di questo tipo. Ecco che, nella condivisione dei pasti, nella collaborazione ai lavori domestici, nella preghiera e nella partecipazione alla Santa Messa, il campo scuola si struttura nel solco delle caratteristiche essenziali e primitive delle comunità cristiane, e l’eco della regola benedettina “Ora et labora et noli contristari” risuona più forte ed assume significato anche 20 B. Entusiasmo e partecipazione alle attività: analisi dei dati In questo paragrafo si fa riferimento a come gli animatori hanno riferito di aver percepito l’entusiasmo dimostrato dai ragazzi, in relazione alle svariate attività proposte durante il campo scuola. Analizzando i livelli di entusiasmo riferiti per ciascuna giornata, è stato possibile tracciare un grafico di tendenza dei livelli di entusiasmo nel tempo e subisce a metà settimana una diminuzione, fino a livelli medi verso la fine del campo. Nel secondo turno invece, fin dall’inizio viene denunciato da parte degli animatori un basso (e talvolta quasi assente) entusiasmo, che non migliora nel corso del tempo. Se nei report degli animatori del primo turno si parla di livelli elevati di entusiasmo all’unanimità, nel secondo turno, salvo due casi specifici che si riferiscono alla gita al laghetto e alla monorotaia, in cui si è percepito molto o abbastanza entusiasmo da parte dei ragazzi, per il resto se ne rileva una mancanza quasi assoluta, aggiungendo aggettivi in riferimento agli atteggiamenti dei ragazzi quali “svogliati”, “sdegnati”, “apatici”. Passando a considerare la dimensione di partecipazione alle attività della giornata (esclusi i lavori di gruppo di cui si è parlato in II B), per quanto riguarda la prima settimana, c’è stato un 38% di segnalazioni di partecipazione definita attiva, il 33% delle volte è definita superficiale e il restante 29% passiva. Durante la seconda settimana, viene segnalata una partecipazione attiva per l’11% delle volte, la partecipazione superficiale ha una frequenza del 6% e la partecipazione viene definita passiva nell’83% dei casi. Questi dati coincidono con i livelli di entusiasmo rilevati, con un’evidente passività che caratterizza il tenore del secondo turno di campo scuola. Il confronto tra il primo e il secondo turno evidenzia una netta differenza nel modo esplicito manifestato dai ragazzi di rispondere alle proposte. Per quanto riguarda il primo turno, il livello di entusiasmo è alto per i primi due giorni 21 no”; “vi partecipano dimostrando di divertirsi”). Da notare inoltre che nei resoconti vengono riportate anche le ripercussioni di questo generico mancato entusiasmo sul morale degli animatori del secondo turno (questo aspetto verrà approfondito nel capitolo IV C). C. Rispetto delle regole: analisi dei dati L’analisi del rispetto delle regole ha come base la rilevazione della frequenza con cui gli animatori hanno riferito nei report che i ragazzi hanno avuto rispetto della puntualità, dei turni di lavoro, degli altri e delle consegne date, nonché la frequenza con cui è stata segnalata la necessità di richiami e la frequenza in cui è stato riferito dagli animatori di aver scoperto i ragazzi fare qualcosa di nascosto in trasgressione alle regole. Considerando i grafici, nel primo turno si nota una frequenza medio/alta per le dimensioni del rispetto di puntualità (83%), turni di lavoro (88%), degli altri (63%) e delle consegne (79%); viene rilevata altresì un’elevata frequenza di necessità di richiami (92%) e una bassa frequenza di azioni compiute di nascosto (29%). Per quanto riguarda il secondo turno, le dimensioni di rispetto di puntualità (14%), turni di lavoro (50%), degli altri (31%) e delle consegne (53%) hanno invece, come è evidente, frequenze medio/basse. In particolare, il livello di rispetto della puntualità è nettamente inferiore rispetto al primo turno, e di per sé molto basso. Per quanto riguarda la frequenza della segnalazione di necessità di richiami, anche in questo caso come nel primo turno, il valore è elevato (94%). Un ulteriore livello che si differenzia decisamente dalla tendenza del primo turno è la segnalazione di azioni compiute di nascosto in trasgressione alle regole, che passa dal 29% al 56%. Un interessante commento dimostra che i ragazzi del secondo turno riconoscono la loro mancanza di entusiasmo e passività: “L’inedia è dilagante anche se i ragazzi sembrano rendersene conto quando gli viene fatto notare”. C’è però un aspetto ulteriore da notare: nei resoconti del secondo turno, ci sono alcune segnalazioni in cui viene riportato che, nonostante lo scarso se non assente entusiasmo iniziale, nel corso delle attività e/o alla fine, i ragazzi dimostrano di impegnarsi, divertirsi e di essere contenti. (“nonostante il mancato entusiasmo, però, portano a buon termine le attività che vengono loro proposte, impegnandosi, anche divertendosi – per esempio, nel caso dell’attività serale”; “dopo l’attività sono entusiasti”; “sono poi rimasti contenti dell’uscita”; “dimostrano impegno nello svolgerle [le proposte] e si diverto22 23 In linea generale, i ragazzi del primo turno sono descritti come più rispettosi. In particolare, sempre nel primo turno, viene esplicitato che i ragazzi hanno rispetto della figura dell’animatore, mentre per quanto riguarda il secondo turno, il rapporto tra animatori e ragazzi appare più complesso (per approfondire questo aspetto, cfr. capitolo IV C). Nei report degli animatori del secondo turno vengono marcatamente segnalati, come casi particolari, la mancanza di rispetto nel momento della celebrazione della Santa Messa (cfr. paragrafo III E) e la trasgressione della regola di riconsegnare lo smartphone prima di andare a dormire. Inoltre, sempre durante la seconda settimana, viene sottolineato l’episodio in cui “nel tardo pomeriggio abbiamo raccomandato di ordinare la stanza e preparare i bagagli, lavoro che è stato svolto solo da una camera”; a seguito di tale inadempimento, gli animatori hanno deciso di anticipare di un’ora la sveglia la mattina successiva, per far sì che si riuscissero a sistemare le stanze prima della partenza. Ancora, nei resoconti della prima settimana ci sono situazioni in cui viene riferito un “pessimo autocontrollo” e la mancanza di rispetto per l’ambiente, nel particolare, durante la gita alle cascate. Un altro aspetto di cui è bene trattare è il linguaggio. Nei report della prima settimana, nessun animatore ha fatto riferimento al linguaggio utilizzato dai ragazzi. In quelli del secondo turno, ci sono pochi riferimenti che però denotano un linguaggio volgare, che necessita di ripetuti richiami (cfr. paragrafo III C1), senza differenze significative segnalate in base al genere. Finora si è parlato di frequenza della necessità di richiami e di frequenza di azioni compiute di nascosto dai ragazzi in linea generale; siccome è interessante approfondire questi aspetti per capire nel dettaglio quali dimensioni partico- lari sono state oggetto di richiami o di trasgressioni delle regole mediante azioni compiute di nascosto, si rimanda l’approfondimento ai prossimi paragrafi. 1. Richiami Come è stato rilevato pocanzi, in entrambi i turni di campo scuola è presente un’alta frequenza di riferimenti alla necessità di richiami. Tale informazione è però di per sé poco descrittiva; è necessario pertanto entrare nello specifico, per capire in quali ambiti particolari c’è stata una maggiore frequenza di richiami. Si è così passati ad analizzare gli ambiti in cui ciascuna segnalazione di richiamo è stata contestualizzata dagli animatori, con i risultati che verranno descritti di seguito. Durante il primo turno di campo, il 54% delle segnalazioni di richiami è riferito al mantenere l’attenzione durante i lavori di gruppo, e il 15% al rispettare i turni di comunicazione, sempre durante i lavori di gruppo, per un totale del 69% di richiami contestualizzati nei lavori di gruppo. Il 23% di richiami è inoltre segnalato in riferimento al rispetto dei turni di lavoro e delle consegne e il restante 8% volto a mantenere l’ordine durante i pasti. Per quanto attiene al secondo turno, il 21% dei richiami è riferito al mantenimento dell’attenzione durante i lavori di gruppo, il 16% al rispetto dei turni di comunicazione e il 5% al mantenimento di un certo grado di serietà, per un totale del 42% di richiami contestualizzati nei lavori di gruppo. I richiami volti al rispetto dei turni di lavoro e delle consegne corrispondono al 27%, il 16% interessa richiami ad un linguaggio più appropriato e meno volgare, un 5% di richiami sono contestualizzati durante la celebrazione della Santa Messa, un altro 5% per il rispetto dell’ambiente e, di nuovo, 5% per “essere gruppo”, ovvero volti a richiama24 25 re alla dimensione comunitaria dello stile di vita. Una prima evidente differenza riguarda il fatto che più della metà dei richiami riferiti nel primo turno riguardano i lavori di gruppo (69%), mentre la stessa contestualizzazione nel secondo turno è più limitata (42%). Questa diversa distribuzione dei richiami dimostra ciò che già c’è stato modo di constatare nel capitolo II, ovvero impegno e coinvolgimento maggiori nei lavori di gruppo dimostrati dai ragazzi del secondo turno, dove si rileva anche il fatto che in un paio di casi è stato evidenziato che durante il lavoro di gruppo non c’è stato bisogno di richiami. Per quanto riguarda la dimensione compresente nei due grafici, ovvero i richiami volti al rispetto dei turni di lavoro e delle consegne, non c’è una significativa differenza nei due turni (23% e 27%). Va notato inoltre che, per quanto attiene ai richiami di dimensioni che esulano dai lavori di gruppo, gli animatori del secondo turno hanno riferito un ventaglio molto più ampio di tipologie di interventi. La prevalenza di questi richiami su quelli riferiti ai lavori di gruppo dà ragione anche ai risultati emersi in riferimento al rispetto delle regole analizzati all’inizio del paragrafo C, dove, si ricorda, nel secondo turno, i valori dei livelli di rispetto di puntualità, turni di lavoro e consegne, e rispetto degli altri sono medio/bassi. che i ragazzi hanno fatto di nascosto, ci permette di capire quali regole in particolare non hanno accettato, al punto da cercare delle scappatoie. Nei report della prima settimana, viene riferito solo un paio di volte il fatto che i ragazzi abbiano fatto qualcosa di nascosto, senza però specificare che cosa. Durante la seconda settimana, sono più numerosi i riferimenti ad azioni compiute di nascosto che gli animatori hanno notato. La maggior parte fa riferimento alla mancata riconsegna degli smartphone prima di andare a dormire. La tendenza di questa trasgressione aumenta esponenzialmente verso la fine del campo scuola. Inoltre, un’altra trasgressione importante che viene segnalata riguarda il fatto che i ragazzi, già dal secondo giorno (ma nulla porta ad escludere che ciò sia avvenuto fin dall’inizio del campo), abbiano nascosto del cibo nelle camere. Durante la settimana è avvenuto anche che di notte scendessero in cucina e sottraessero del cibo da portarsi in camera. Altre segnalazioni ripetute, sempre nel secondo turno, sono riferite a scherzi che i ragazzi si sono fatti tra loro e rivolti anche ad alcuni animatori. È interessante, infine, segnalare che in un resoconto viene raccontato che si nota come i ragazzi dimostrino in un primo momento di rispettare le regole di fronte ai richiami degli animatori, ma che cerchino poi di nascosto, quando pensano di non essere visti, di trasgredirle (“Mi sono sentito efficace negli interventi in quanto, anche se ho dovuto insistere un po’, sono riuscito a far rispettare le regole. Ho notato anche che di nascosto cercano sempre di trasgredirle”). 2. Trasgressione delle regole: azioni compiute di nascosto Come è già stato largamente descritto nel primo capitolo, il campo scuola oggetto di questo studio si è delineato attraverso decise linee di comportamento proposte ai partecipanti, in conformità con uno stile di vita comunitario e cristiano. L’interesse nei confronti di ciò che gli animatori hanno segnalato nei resoconti, in riferimento alle azioni 26 D. Stili relazionali Osservare gli stili relazionali dei ragazzi, ovvero le modalità con cui si aggregano e interagiscono tra loro, è utile, in questo caso specifico, al fine di individuare strategie secondo cui impostare future iniziative a loro rivolte che siano massimamente adatte alle loro esigenze e alle loro abitudini relazionali. Il gruppo di amici, nel periodo preadolescenziale e adolescenziale, riveste importanti funzioni per lo sviluppo psicologico e sociale dell’individuo: esso costituisce un contesto di sperimentazione di sé in una fase in cui ci si slega dalla famiglia, diventa un importante oggetto di investimento affettivo, fornisce sostegno e contribuisce alla costruzione di una propria identità personale e sociale. I criteri di scelta del gruppo di amici possono essere vari, ma di sicuro riflettono i bisogni che i ragazzi cercano di soddisfare e gli spazi relazionali in cui si sentono protetti e a loro agio. Al fine di progettare iniziative che li coinvolgano, assume quindi grande importanza capire in che modo i ragazzi preferiscono aggregarsi, per poter ricreare per loro le condizioni contestuali più adatte perché si sentano accettati, liberi di esprimersi e motivati a sperimentarsi. Analizzando le descrizioni degli stili aggregativi propri dei ragazzi fatte dagli animatori, non si riscontrano significative differenze per i due turni di campo. In entrambi i casi, si denotano gruppi formati in base all’età, coesi al loro interno e che mostrano difficoltà nell’interazione con quelli di età diverse (cfr. paragrafo III F). Inoltre viene riportata la tendenza dei ragazzi a separarsi in base al genere e a fondere occasionalmente i gruppi di maschi e femmine dello stesso anno. C’è una peculiarità riguardante il gruppo dei più giovani: nei report vengono riferiti alcuni casi di isolamento. Ciò non è mai stato riferito riguardo agli stili aggregativi del secondo gruppo. Questo aspetto è l’unico discriminante tra il primo ed il secondo turno di campo. Un’ultima nota va aggiunta in merito all’impatto dello smartphone sulle relazioni interpersonali tra i ragazzi (di cui si è scritto nei resoconti della seconda settimana), per cui si rimanda al paragrafo IV B. E. Spiritualità “Instructions for living a life. Pay attention. Be astonished. Tell about it.” Mary Oliver. Questa poesia dell’Americana Mary Oliver, tocca alcuni aspetti del vivere che dicono la dimensione spirituale dell’essere umano. Letteralmente il testo dice: “Istruzioni per vivere la vita. Fai attenzione. Stupisciti. Raccontalo.” Che cosa intendiamo per spiritualità? È il luogo dove l’uomo cerca la verità dell’esistere. La ricerca si alimenta dell’esperienza interiore, della ricerca di senso, del confronto con alcune realtà che apparentemente ci superano come la morte, il limite, il mistero. La spiritualità conosce l’importanza della solitudine, del silenzio, del meditare, si alimenta dell’alterità. Non si tratta solo di celebrazione della Santa Messa, la riflessione va ben oltre il celebrare e ben oltre il sentirsi parte o meno di una Chiesa che ci è madre. Qui si tratta di un respiro. Che respiro siamo? Chi respira in noi? E’ difficile affrontare questo paragrafo con le stesse caratteristiche descrittive e di raccolta dati dei precedenti capitoli, si riportano solamente alcune considerazioni dei report degli ani27 F. Sopportazione della fatica La sopportazione della fatica è una dimensione che attiene trasversalmente a tutte le attività svolte durante i due turni di campo scuola. Anche in questo caso, la rilevazione avviene attraverso l’analisi di come gli animatori hanno riferito nei report di aver percepito la capacità di sopportare la fatica mostrata dai ragazzi. Nuovamente, confrontando i risultati dei due turni, emerge una grande differenza tra i due gruppi. Per quanto riguarda il primo turno, si descrive un’alta capacità di sopportare la fatica nel 21% dei casi in cui si fa riferimento a questo aspetto; il 54% dei casi fa riferimento ad un livello medio e il 25% ad un livello basso di tolleranza. Passando a considerare il secondo turno, non è presente alcun riferimento ad un’alta sopportazione della fatica; nel 5% dei casi è definita media e per il restante 95% bassa. matori che dicono una notevole fragilità in riferimento alla dimensione celebrativa. La dimensione spirituale è ben altra cosa e non ci sembra giusto rinchiuderla in una “misura testuale”. Ci limitiamo a domandarci sulla falsa riga della poetessa Mary: a cosa è attento il respiro dei nostri ragazzi? Per che cosa si meraviglia il loro respiro? Che cosa racconta il respiro dei nostri figli? “Tanti sono comunque arrivati in ritardo alla Messa, che, da pochi, è stata vissuta con serietà ed attenzione” “Durante la Messa c’è stato un gruppo significativo (prevalentemente maschile di 4 o 5 persone) che è stato distratto (chiacchiere e risate) in modo continuativo nonostante i richiami, denotando una mancanza di rispetto in riferimento al momento particolare”. È interessante considerare la seguente descrizione, presente in un resoconto della seconda settimana, che riguarda l’atteggiamento generale del gruppo di ragazzi nei confronti della celebrazione della Santa Messa, ricordando che era previsto che, a turno, ogni gruppo di servizio in cui erano divisi i ragazzi, aveva il compito di animarla (leggere le Letture, preparare e leggere le preghiere): “Ho riscontrato inoltre una forte resistenza da parte del mio gruppo ad affrontare l’impegno di animare e partecipare alla Santa Messa. Questo discorso, peraltro, è estendibile a tutta la settimana e, mi è sembrato, a tutti i gruppi (oltre alle chiacchiere anche tanti ritardi e molta superficialità nel vivere questo momento particolare della giornata). Quando la Messa non era “obbligatoria”, i partecipanti, oltre a noi adulti (animatori e cuochi), erano quasi esclusivamente i ragazzi del gruppo con l’incarico di animarla (e non sempre tutti), più qualche rara eccezione”. L’opinione degli animatori del primo turno in riferimento a questo tema è positiva (“sopportano bene”, “abbastanza”). Ciò che emerge come difficoltà dei ragazzi corrisponde al far fatica ad integrarsi con i gruppi di anni diversi dal proprio (cfr. paragrafo III D), rispettare i turni della comunicazione e motivare le scelte durante i lavori di gruppo. Nei report degli animatori del secondo turno si riferisce all’unanimità l’incapacità di sopportare anche la minima fatica, sia fisica, sia nel rispetto delle regole, sia riferita agli sforzi cognitivi di approfondire alcuni aspetti dei temi dei lavori di gruppo e nel mantenere l’attenzione durante il momento della comunicazione delle consegne. In relazione anche ai dati sulla qualità dei lavori di gruppo, sembra che il punto critico non sia tanto la sopportazione della fatica in merito ai momenti di riflessione, quanto in qualsiasi altro aspetto della quotidianità. 28 vita comunitario in cui si contemplino anche i bisogni degli altri oltre ai propri (cfr. paragrafo III C e III C1, in particolar modo i dati del secondo turno). Per quanto riguarda la fatica vissuta dagli animatori, si rimanda al paragrafo IV C. Il tema della fatica si è rivelato un punto cruciale per quanto riguarda le caratteristiche dei preadolescenti e adolescenti di oggi. A tal proposito, oltre alla percezione degli animatori, sono significativi alcuni dati emersi durante le discussioni nei lavori di gruppo. È emerso infatti che l’evitare la fatica è uno dei criteri secondo i quali i ragazzi scelgono e l’obiettivo che guida i loro comportamenti. Pare che il loro stile di vita sia evitare la fatica anche in merito al dover prendere delle scelte. Un altro aspetto emerso è la fatica a condurre uno stile di 29 IV. ANALISI DI ALCUNE DIMENSIONI PARTICOLARI A. Gestione dei soldi Come già accennato nel capitolo I, al paragrafo C, si è pensato di proporre una gestione diversa del denaro rispetto ai due turni: Il primo turno ha visto la regolamentazione dei soldi da parte degli animatori, mentre per il secondo turno si è pensato di lasciarne la gestione alla responsabilità dei ragazzi stessi. Difficile fare delle valutazioni che pongano sullo stesso piano le caratteristiche e le responsabilità dei membri dei rispettivi turni ma è interessante notare che, mentre i primi, date le forzate ristrettezze economiche, hanno fatto i conti con la realtà ridimensionando le prospettive di acquisto e arrivando a spendere non più di € 10 a testa in tutta settimana e avanzando buona parte di quanto era stato loro consegnato dai genitori, i secondi, nella maggior parte dei casi hanno dato fondo alle loro risorse arrivando addirittura a non avere soldi a sufficienza per le ultime attività previste e a richiedere un prestito a qualche amico o animatore. In certi casi, la somma spesa dai ragazzi del secondo turno per esigenze o attrattive non strettamente legate alla proposta del campo scuola è arrivata a superare la cifra di € 100. Questo dato fa stridore con l’organizzazione e la gestione dell’intera proposta, sapendo che dal punto di vista economico, il campo scuola ha richiesto un intervento dell’oratorio per calmierare la quota di iscrizione e rendere accessibile la partecipazione al maggior numero di famiglie. all’utilizzo degli smartphone: i ragazzi avevano la possibilità di utilizzarli dal momento in cui finiva la cena fino al termine della giornata, e dovevano riconsegnarli prima di andare a dormire. L’analisi delle ripercussioni di questa scelta sugli atteggiamenti dei ragazzi ha messo in evidenza due stili diversi di adeguarsi a tale regola in base ai due turni di campo. Durante il primo turno, la proposta di non utilizzare lo smartphone durante la giornata è stata ben accettata. Viene segnalato nei report un episodio in cui tale regola viene discussa, chiedendone la restituzione anticipata. In riferimento al secondo turno, ci sono solo due segnalazioni di assenza (totale e parziale) di lamentele nei confronti di tale scelta; in questo caso, nonostante si fosse a conoscenza di questa opzione fin dal principio, prevale il peso della non accettazione di questo stile di vita proposto, che si declina in: I. Lamentele; II. Negoziazione delle regole (in questo caso chiedendo di poterlo tenere la notte – cfr. IV C dove si parla degli argomenti di discussione); III. Trasgressione vera e propria della riconsegna prima della notte (cfr. paragrafo III C2). Inoltre, viene segnalato che il mancato rispetto della puntualità diventa motivo di negoziazione della regola di non utilizzare lo smartphone durante la giornata (i ragazzi riferiscono che senza smartphone non possono sapere l’ora) e la responsabilità della mancanza di puntualità viene scaricata sugli animatori. Interessanti sono le rappresentazioni che i ragazzi hanno B. Utilizzo degli smartphone Come è già stato detto nel paragrafo I C, una delle regole che ha caratterizzato il campo scuola è stata quella relativa 30 degli smartphone e che emergono dalle descrizioni: smartphone “come un fratello”, come una parte di sé; se ne sente la mancanza; corrisponde ad un bisogno. Il materiale raccolto è informativo anche sugli utilizzi particolari e principali che ne fanno i ragazzi: per sapere l’ora, giocare, farsi e fare fotografie, ascoltare la musica (sia in momenti di attesa, sia durante le camminate – sia con auricolari sia a volume alto), inviare messaggi. Viene notato dagli animatori anche l’impatto dello smartphone sulle interazioni tra i ragazzi, nel confronto tra i momenti liberi senza e con lo smartphone: gli unici casi di isolamento vengono notati quando i ragazzi sono in possesso dello smartphone. Inoltre esso diventa il tramite delle interazioni: quando ne sono in possesso, anche se si trovano vicini, comunicano tramite lo smartphone o parlano di ciò che guardano con esso (video, fotografie, messaggi). Anche dal punto di vista fisico, si è notato come, una volta in possesso dello smartphone, l’attenzione e l’inclinazione della testa fossero costantemente verso il basso, perdendo di vista la possibilità di incrociarsi con lo sguardo. pate 24 ore su 24 nelle loro mansioni, con un carico non indifferente di responsabilità. È opportuno precisare questi aspetti perché portano a capire che, durante un campo estivo, ci sono molte variabili che entrano in gioco e, oltre al divertimento e al piacere, per gli animatori, queste iniziative possono essere anche fonte di stress e di fatica, che si ripercuotono naturalmente sul loro umore e sul loro operato. Nei report del primo turno, si denota un’alta percezione della fatica, in particolar modo verso la fine della settimana, principalmente in relazione alla gestione del gruppo. Per quanto riguarda le informazioni riguardanti il secondo turno, è evidente e più marcata la fatica accusata dagli animatori diffusamente durante tutta la settimana e su più fronti: avvicinare i ragazzi, coinvolgerli (cfr. paragrafo III B), farsi ascoltare, impostare interventi educativi, trasmettere contenuti ai ragazzi, e, dulcis in fundo, fatica fisica che si aggiunge verso il fine settimana. Una componente che ha pesato sugli animatori del secondo turno riguarda le lamentele. Nuovamente, infatti, emerge una spaccatura tra la tendenza del primo turno e quella del secondo. Nei report del primo turno, non si riferisce di particolari lamentele espresse dai ragazzi (né per la fatica, né per il tipo di attività proposte, né per la privazione dello smartphone). Durante il secondo turno, gli animatori riferiscono più volte di frequenti e generali lamentele. Nello specifico emerge che le lamentele dei ragazzi sono rivolte ai seguenti aspetti: I. Decisione di privarli dello smartphone (cfr. paragrafo IV B); II. Proposte fatte dagli animatori (cfr. paragrafo III B); III. Fatica (cfr. paragrafo III F). È evidente invece come, sempre nel secondo turno, non ci siano state lamentele in riferimento ai lavori di gruppo C. Percezione della fatica vissuta dagli animatori e loro rapporto con i ragazzi È interessante a questo punto, anche alla luce delle considerazioni fatte finora, volgere lo sguardo sul rapporto tra ragazzi e animatori (così come si delinea dai report) e ai termini in cui gli animatori parlano del loro vissuto durante il campo scuola. Non bisogna infatti dimenticare che attività come i campi scuola richiedono tempo ed energie per la preparazione, impegnano persone che, nella maggior parte dei casi volontariamente, decidono di dedicarsi a tali progetti e, nel periodo dell’effettivo svolgimento dell’iniziativa, sono occu31 (tranne un caso riferito all’ultimo lavoro, unico dei quattro collocato al pomeriggio, dopo la camminata della mattina). Questo conferma i dati precedenti che delineano, al contrario rispetto alla tendenza generale, un buon coinvolgimento e interesse dei ragazzi del secondo turno nei temi trattati nei lavori di gruppo, e una loro partecipazione attiva in queste attività. Se per quanto riguarda il primo turno, c’è una segnalazione in cui si percepisce rispetto da parte dei ragazzi nei confronti della figura dell’animatore, gli animatori del secondo turno risentono invece di una certa ostilità mostrata nei loro confronti da parte dei ragazzi, principalmente legata al rispetto delle regole e, in particolare, alla privazione dello smartphone durante la giornata. In merito a quest’ultimo aspetto, nel primo turno non ci sono ripercussioni sull’idea che i ragazzi si sono fatti dell’animatore, mentre durante il secondo turno pare che abbia influito sul modo dei ragazzi di considerare gli animatori. Infatti è espressa più di una volta nei resoconti della seconda settimana la percezione che questa proposta abbia avuto ripercussioni negative sull’idea che i ragazzi si sono fatti degli educatori (ovvero, animatori “come carabinieri”; animatori lontani), trovandosi pertanto di fronte ad una difficoltà non indifferente nel gestire questo aspetto. Tornando ai dati illustrati nel paragrafo III B in cui si parla dell’entusiasmo espresso dai ragazzi, nei report del secondo turno di campo scuola è importante notare la segnalazione delle ripercussioni di questo mancato entusiasmo sul morale degli animatori, che riferiscono di provare sconforto (“Proviamo in generale un po’ di sconforto in riferimento alla difficoltà di trovare proposte che possano essere accolte con entusiasmo dai ragazzi”). Passando ora a considerare più approfonditamente il rap- porto tra animatori e ragazzi, così come esso si delinea attraverso i resoconti, è interessante notare nuovamente la spaccatura che si crea tra il tipo di rapporto instauratosi nel primo turno e nel secondo. Durante la prima settimana, lo si descrive nei termini seguenti: “Tutto sommato i ragazzi hanno rispetto nei confronti della figura dell’animatore”; “Ho vissuto la giornata nel migliore dei modi, valorizzato da tutti i ragazzi, con efficacia degli interventi, vicinanza”; “Il rapporto tra animatore e ragazzi è ottimo: sono in sintonia, efficace negli interventi”; “I ragazzi mi coinvolgono parecchio”; “L’efficacia negli interventi è buona, percezione della vicinanza dei ragazzi”; “Buona vicinanza e efficacia”; “C’è una buona interazione con i ragazzi”; “Ragazzi percepiti abbastanza vicini”. L’idea è uniformemente corrispondente ad un rapporto di buona intesa reciproca, rispetto e vicinanza, accompagnato dalla percezione, da parte degli animatori, di efficacia dei propri interventi. Nella seconda settimana si parla del rapporto tra animatori e ragazzi nel modo che segue: “Ho avuto la percezione di non essere capace di star loro vicino”; “Ho notato che spesso capita che rispondano male, non solo ai compagni, ma anche a noi animatori”; “La percezione che ho avuto è di fare sempre un po’ di fatica ad avvicinarmi a loro”; “La mia efficacia degli interventi è stata bassa, percezione della lontananza dei ragazzi”; “Noto un certo distacco”; “Non mi sento per niente accettata dai ragazzi”; “Parlando con i ragazzi abbiamo constatato che anche loro, come noi, notano un certo distacco tra ragazzi di anni diversi e tra animatori e ragazzi”; “Ho notato minor distacco”; “I ragazzi li sento vicini, mi sento coinvolto da loro. Percepisco i miei interventi efficaci”; “Mi sento efficace negli interventi e coinvolto dai ragazzi che in alcuni casi mi esprimono molto affetto”; “Mi 32 sento […] rispettato”; “Efficacia variabile a volte scarsa negli interventi. Ragazzi alcuni percepiti vicini, altri meno”; “Si scherza tranquillamente con i ragazzi ma quando è ora di lavorare seriamente non sembrano capaci di staccare e ripartire”. Appare evidente come, in questo caso, non ci sono pareri unanimi, ma gli animatori si dividono in chi non si percepisce efficace ed accettato (con un lieve miglioramento verso la fine della settimana), chi percepisce una parziale efficacia ed accettazione, e chi invece delinea in termini totalmente positivi il rapporto instaurato con i ragazzi. È interessante sottolineare anche la nota in cui si dice che è facile scherzare con i ragazzi, ma è difficile intraprendere con loro momenti in cui si affrontino le attività in modo serio. Infine vengono riportati gli argomenti di cui gli animatori hanno riferito di aver parlato con i ragazzi. Va considerato che non bisogna intenderli come gli unici argomenti di cui i ragazzi hanno parlato con gli animatori, ma di argomenti che, per il fatto di essere stati annotati, sono stati particolarmente significativi per gli autori dei report. Molte interazioni riguardano le attività del campo in entrambi i turni. Nella prima settimana, gli argomenti riferiti corrispondono ad un ventaglio più ristretto di temi: attività del campo per la maggior parte; a seguire, in quanto a frequenza, scuola e scelte di vita; esperienze personali e interesse per le esperienze degli animatori; musica, film e tv; sport e hobby. Nei report del secondo turno si trova una maggiore varietà di argomenti riferiti: la più alta frequenza riguarda discussioni sulle attività del campo; a seguire sport e hobby; esperienze personali e interesse per le esperienze degli animatori; il look; la scuola e le scelte di vita; musica, film, tv; utilizzo degli smartphone e regole. È bene considerare che viene anche sottolineato in un resoconto della seconda settimana che i ragazzi manifestano molta voglia di raccontarsi, traducendo una ricerca di relazioni che va in apparente contraddizione con la distanza percepita, in particolar modo nel secondo turno, tra animatori e ragazzi. D. Lavoro d’equipe Nonostante siano pochi i riferimenti a questa dimensione, è bene citare i passaggi in cui gli animatori hanno giudicato il loro “lavoro di squadra”. Si premette che tutti i commenti che verranno riportati sono stati estratti dai resoconti della seconda settimana. Un primo riferimento si trova all’interno di una più ampia constatazione di ripetute lamentele da parte dei ragazzi, dove si riporta, come giustificazione a questo atteggiamento, che “probabilmente la colpa è da dare al fatto che non c’era una meta precisa e non c’è stata una grande preparazione ed organizzazione del pomeriggio da parte di noi animatori”, laddove il maltempo ha obbligato a proporre una passeggiata un po’ improvvisata nel suo itinerario. Questo “smarrimento”, che si contestualizza all’inizio della settimana, viene segnalato anche in un altro intervento, in cui si dice: “Il lavoro d’equipe va bene: c’è sintonia, ma talvolta manca unanimità di consapevolezza di ciò che si farà in riferimento alle attività”. Le precedenti constatazioni vanno lette alla luce del fatto che, ad ogni fine giornata, il gruppo di animatori si ritrovava per fare un bilancio del giorno trascorso e rivedere le attività in programma per il giorno successivo. Inoltre, la mattina e la sera, gli animatori si riunivano per la preghiera comune. La percezione della qualità del proprio operato da parte degli animatori migliora decisamente verso la fine della settimana: “Il lavoro d’equipe è stato positivo: buona intesa 33 e voglia di confrontarci strada facendo”. Ciò dimostra che, nella prima parte del secondo turno, più variabili non strettamente legate alla programmazione delle attività, sono intervenute influenzando la percezione della qualità del proprio lavoro. L’aspetto curioso, trattandosi del secondo turno e nel solco delle considerazioni fatte finora, è che non solo non ci sono critiche o commenti negativi riguardo il campo, ma si trovano abbondanti riferimenti positivi, tra i quali se ne elencano alcuni tipici: #camposcuola #2014 #laghetto #bellissimo; #ilcampomigliore; #ilcamposcuolapiùbello; #campofinito:-(; #grazieragazzi #vivogliobene; #tanto #bene #vacanza #fantastica #camposcuola #2014 #telfes #austria #grazie #di #tutto♥︎ Oltre a riferimenti all’esperienza del campo, si trovano molti termini che riguardano scherzi e slang propri dei ragazzi e che, talvolta, coinvolgono anche gli animatori, o, ancora, attività organizzate dagli animatori. E. Come si esprimono i ragazzi È interessante, per i fini della presente trattazione, volgere lo sguardo anche alle modalità espressive dei ragazzi, che l’esperienza del campo scuola ha dato modo di notare, e in particolare, al modo di manifestare la propria emotività. All’interno dei resoconti viene fatto un solo riferimento, nella seconda settimana, alla manifestazione di affetto, nell’intervento che segue: “Mi sento efficace negli interventi e coinvolto dai ragazzi che in alcuni casi mi esprimono molto affetto (abbracci e interesse nei miei confronti) indistintamente tra maschi e femmine”. Nel progetto iniziale, si pensava di utilizzare gli interventi quotidiani del “Diario di bordo” come strumenti d’analisi dell’espressività dei ragazzi. In realtà, questi si sono rivelati molto “giornalistici” e poco caratterizzati dal punto di vista di commenti personali ed espressioni emotive, in riferimento alle attività o ai momenti vissuti durante la giornata. Contemporaneamente, però, l’utilizzo condiviso di piattaforme social, quali Facebook e Instagram, da parte di animatori e ragazzi, ha permesso di individuare molte espressioni che traducono i risvolti emotivi suscitati dall’esperienza del campo scuola. Il linguaggio analizzato è quello presente nei commenti alle fotografie pubblicate e agli hashtag con cui i ragazzi hanno etichettato le fotografie del campo estivo, e, in particolar modo, è in riferimento al secondo gruppo che vi ha partecipato. 34 V. CONCLUSIONI Intervento di: Giuseppe Mari Ordinario di Pedagogia generale Università Cattolica del Sacro Cuore siamo in grado di sostenere la frustrazione della mancata soddisfazione senza ricorrere a pratiche compensative che fanno raggiungere un facile piacere, ma comportando danni per la salute e degrado morale. Purtroppo oggi questo accade con una certa frequenza. Di fronte al consumo di sostanze e all’abuso alcolico da parte dei nostri adolescenti/giovani oppure ai comportamenti impropri (come bullismo, vandalismo, violenza...) e alla promiscuità affettiva e sessuale, non possiamo sottovalutare il fatto che si tratta di ragazzi e ragazze che hanno ampio accesso agli strumenti intellettuali per affrontare la vita: vanno a scuola per anni, sono informati... che cosa non funziona? Siamo di fronte a una sproporzione evidente tra la crescita intellettuale e la maturità morale: d’altro canto, conoscere qualcosa non significa sapersi comportare in coerenza con quello che si conosce. Dentro il problema della capacità di governarsi e di guidare bisogni/istinti si trova un’altra questione che non va sottovalutata. La società dei consumi (che ha guidato negli ultimi decenni lo sviluppo sociale, ma non sappiamo come evolverà data la crisi economica in cui ci troviamo) punta a fare in modo che la persona viva soggetta ai suoi bisogni: infatti questo accresce la propensione al consumo. Di conseguenza, viviamo in un mondo che tende a infantilizzarci perché il bambino vive essenzialmente inseguendo la continua soddisfazione: tecnicamente, si dice che è “narcisista”. Chi è il narcisista? Colui che fa della sua soddisfazione la misura del bene e del male. Il problema è che essere narcisisti significa cercare sempre e soltanto la propria soddisfazione, con il risultato di condurre un’esistenza totalmente Il fine dell’educazione è far diventare uomini e donne. Certamente questo accade anche in forma spontanea, se pensiamo a come l’identità psicofisica del bambino e della bambina cambiano seguendo i ritmi naturali dello sviluppo, ma questo non basta perché l’essere umano non è un “essere vivente” come tutti gli altri, ha cioè una sua originalità che possiamo associare alla libertà. Infatti, come gli altri animali, l’essere umano subisce il condizionamento ambientale, ma – a differenza di loro – da esso non è determinato nel suo comportamento. Faccio un esempio. L’essere umano che ha fame (esattamente come l’animale) cerca il cibo, ma – se ha una ragione per rimandare la soddisfazione del bisogno – a differenza dell’animale, è in grado di oltrepassare il bisogno. Questo significa essere liberi: saper praticare un comportamento che va oltre la soddisfazione dei bisogni, cioè “governare se stessi”. Il comportamento libero, come l’ho appena descritto, non prende forma spontaneamente, ma attraverso un percorso che va guidato: in questo consiste l’educazione. Attraverso la pratica educativa, l’adulto – che è tale perché ha imparato a governare sufficientemente i suoi bisogni – guida colui che sta crescendo a conseguire gradualmente questa capacità. Perché è importante raggiungere questa meta? Perché lo richiede la vita. La vita, infatti, non è detto che si pieghi ai nostri bisogni e, quando questo accade, occorre che noi 35 ripiegata su se stessi. Ma questo è sbagliato perché l’essere umano è strutturalmente relazionale, quindi ha una aspirazione profonda a entrare in relazione con gli altri e, se non ci riesce, precipita nella stima di sé e rischia di cercare la compensazione della sua frustrazione nel consumo cieco a ogni livello, finendo per consumare se stesso. Torna quindi il problema del “governo di sé”, della conquista quindi di se stessi attraverso il controllo dei propri bisogni e la graduale capacità di andare oltre i bisogni per saper praticare azioni gratuite, quelle che ci fanno incontrare la libertà nella sua pienezza. Certo, tutto questo comporta una fatica. Che cosa mettiamo sull’altro piatto della bilancia allo scopo di motivare a fare la fatica della conquista? L’autostima. L’essere umano desidera arrivare a stimarsi perché a questo è legato il riconoscimento della propria dignità. Praticando la conquista il ragazzo e la ragazza arrivano a poter dire di se stessi che valgono, quindi maturano la disposizione a custodirsi nella propria dignità evitando di praticare i comportamenti avvilenti che oggi invece constatiamo con frequenza. Questo infatti accade perché i nostri giovani rischiano di non conquistare mai niente, essendo spesso addirittura anticipati nei loro desideri, comunque continuamente colmati di beni e sottratti alle esperienze di fatica che hanno permesso alle generazioni precedenti di farsi un’idea circa se stessi e il mondo, e di maturare pratiche comportamentali fattive e progettuali. Vorrei rileggere le riflessioni precedenti alla luce della visione cristiana della vita e credo che una parola chiara, a questo riguardo, ci provenga dal Vangelo di Marco (cap. 8, v. 36): “Che giova all’uomo conquistare il mondo se perde la sua anima?”. Quello che i nostri ragazzi sanno e sanno fare grazie alle conoscenze e alle informazioni che hanno acquisito, corrisponde alla “conquista del mondo”, ma, se non sono in grado di governare se stessi orientandosi verso comportamenti coerenti con la loro dignità, è come se perdessero l’anima. La fede cristiana è il massimo annuncio della dignità umana perché professa che Dio – in Cristo – è morto per noi. Ci sollecita quindi ad avere coscienza del fatto che valiamo (siamo creati a Sua immagine come dice il Libro della Genesi) e a praticare una vita all’altezza di quello che siamo. Di conseguenza, ci domanda di disciplinarci per non cedere al richiamo di pratiche che danno una soddisfazione temporanea, ma corrompono. Pensiamo alla parabola del “padre misericordioso” o del “figliol prodigo” (Vangelo di Luca, cap. 15, versetti 11-32). Un giovane chiede al padre la sua parte di eredità e la riceve. Se ne va per la sua strada e finisce con il dissipare le sue sostanze nei divertimenti e nei piaceri, fino a quando – per sopravvivere – si ritrova a badare a un branco di porci. Ha fame, non ha soldi per comprarsi da mangiare, arriva a desiderare di nutrirsi delle ghiande di cui si cibano gli animali che sta pascolando. A questo punto “rientra in se stesso” e si rende conto del suo degrado. Perché? Per la ragione che sta desiderando ciò che è adatto all’animale, quindi sta vivendo al di sotto della sua dignità. Penso che i nostri ragazzi siano esposti al rischio di fare la stessa esperienza. Non essendo capaci di custodire se stessi, rischiano di praticare comportamenti degradanti. Dobbiamo guidarli a conquistare il “governo di sé” grazie al quale, facendo fatica ma provando anche la soddisfazione della propria conquista, riuscire a scegliere solo ciò che merita di essere scelto perché è coerente con la nostra dignità di figli di Dio. Questo vuol dire essere liberi, diventando uomini e donne capaci di affrontare la vita. 36 VI. PREGHIERA Santo Spirito, vieni e illumina le nostre menti. Rendici docili alla tua volontà e capaci di cogliere il vero bene: per noi e per le persone che incontreremo. Amen 11 OTTOBRE 2014 Finito di stampare nel mese di ottobre 2014 37 Oratorio San Luigi, via Re Desiderio 35, 25024 Leno (BS) - www.oratorioleno.it