Nell’Antichità, i Greci e i Romani chiamavano la “città dei morti” i luoghi dove venivono custoditi i
morti, da qui è anche l’origine della parola necropoli (dal gr. νεκρός “morto” e πόλις: “città dei
morti”). Il termine necropoli viene utilizzato per identificare un raggruppamento di sepolture
appartenenti a un periodo storico precedente al cristianesimo. Nel periodo succesivo, questi luoghi
vengono identificati con la parola “cimitero” che significa “dormitorio”.
I pagani credevano all’aldilà ma le immaginavano come “larve “, cioè “ombre” o ‘fantasmi “, che
abitavano gli inferi, cioè le parti inferiori della terra (nella religione cristiana poi inferi, o inferno, è
passato a significare il luogo di coloro che muoiono in disgrazia di Dio). Jacques Le Goff, il
celebre medievista francese, che quasi venticinque anni fa pubblicò “La nascita del Purgatorio” un
saggio appassionante.
La forza del poema dantesco prosegue Jaques Le Goff:
ha contribuito in maniera decisiva ad ancorare nell’immaginario collettivo l’esistenza di
questo “terzo luogo”, la cui nascita era tutto sommato recente.
Ai tempi dei cristiani, la sepoltura era chiamata “depositio “, cioè “deposito” riferito a qualcosa di
temporaneo. Il termine “deposito” era, secondo il diritto romano, l’opposto di “donatio “, cioè
donazione, quando una cosa veniva data per sempre.
Sant’Agostino, qualche tempo dopo, approfondendo la riflessione sull’utilità delle preghiere per i
defunti, afferma:
Non vi è motivo, tuttavia, di dubitare che le anime dei defunti non traggano sollievo dalle
preghiere dei congiunti ancora in vita, quando viene offerto per loro il Sacrificio del
Mediatore o vengono distribuite elemosine in chiesa. Queste opere, però, servono
soltanto a coloro che, da vivi, hanno meritato… Anche se alcuni saranno salvati per
mezzo del fuoco (nel Purgatorio), tale fuoco sarò più terribile di tutto quanto un uomo
possa patire in questa vita.
Ma c’è di più, Sant’Agostino dice che la preghiera di intercessione si sviluppa non solo dai vivi ai
defunti, ma anche in senso inverso, infatti sostiene:
Tutti siamo peccatori; tutti conduciamo una vita nella qule si può peccare; da questa vita
tutti noi ce ne dovremo andare. Giacché Dio sarò tanto misericordioso con te, quanto tu
sarai stato misericordioso con il prossimo; tanto riceverai nell‘altra vita, quanto dai nella
presente. Prega dunque per i defunti, affinché quando saranno nella vita eterna non
dimentichino di pregare per te…
Un esempio della devozione alle anime del purgatorio è rappresentato da Maria Simma che ha
trovato la vocazione che Dio le ha assegnata: aiutare le anime del purgatorio con la preghiera, la
sofferenza espiatoria e l’apostolato.
Maria Agata Simma è nata il 5 febbraio 1915 a Sonntag (Vorarlberg). Sonntag è situato all’estremo
lembo del Grosswalsertal, a circa 30 Km. ad est di Feldkírch, in Austria.
I suoi tre soggiorni in convento l’hanno formata e l’hanno fatta progredire spiritualmente,
preparandola così al suo apostolato in favore delle anime del purgatorio. La sua vita spirituale è
caratterizzata dall’amore filiale verso la Santissima Vergine e dal desiderio di soccorrere le anime
dei purgatorio, ma anche d’aiutare con tutti i mezzi le Missioni.
Ella ha votato la sua verginità alla Madonna e ha fatto la consacrazione a Maria del Santo Grignon
de Montfort, in favore, soprattutto, dei defunti, si è pure offerta a Dio, facendogli il voto come “ani .
ma vittima”, vittima d’amore e d’espiazione.
L’AIUTO DELLE ANIME DEL PURGATORIO PER MARIA SIMMA
Già fin dall’infanzia, Maria Simma era venuta in aiuto delle anime del purgatorio con preghiere
guadagnando loro delle indulgenze. A partire dal 1940 le anime del purgatorio vennero certe volte
a domandarle soccorso in preghiera. Nel giorno di tutti i Santi del 1953 la Simma cominciò ad
aiutare i defunti con sofferenze espiatorie. Soffrì moltissimo per un ufficiale morto in Carinzia nel
1660.
Questi dolori corrispondevano ai peccati da espiare.
Durante la settimana che segue la festa di tutti i Santi, pare che le anime del purgatorio
ricevano delle grazie, tramite l’intervento della Santissima Vergine. Il mese di novembre sembra
pure essere per loro un tempo di grazie particolarmente abbondanti.
Maria Simma era felicissima di vedere finito il mese di novembre, ma fu solo alla festa
dell’Immacolata (8 dicembre) che ebbe inizio veramente la sua missione.
Un prete di Colonia, morto nel 555, si presentò a lei con l’aria disperata: veniva a chiederle delle
sofferenze espiatorie che lei doveva accettare spontaneamente, altrimenti egli avrebbe dovuto
soffrire fino al giudizio universale. La Simma accettò; e fu per lei una settimana di dolori terribili.
Ogni notte quest’anima veniva a darle nuove sofferenze. Era come se le avessero slogato tutte le
membra. Quest’anima l’opprimeva, la schiacciava, per così dire; e sempre, da ogni parte, nuove
spade penetravano in lei con violenza. Un’altra volta era come se si appoggiasse contro di lei una
lama spuntata, che, incurvandosi, in seguito alla resistenza, si conficcava in ogni parte del suo corpo.
Quest’anima doveva espiare omicidi (aveva partecipato al martirio delle compagne di Sant’Orsola),
la sua mancanza di fede, adulteri e Messe sacrileghe.
A Maria Simma venne chiesto se anche persone di altre religioni, oltre ai cristiani, vanno in Cielo.
Lei rispose:
Si, e sono felici. Chiunque viva bene la sua fede è felice. Ma è attraverso la fede cattolica
che guadagniamo di più per il Cielo.
COME POSSIAMO VENIRE IN AIUTO DELLE ANIME DEL PURGATORIO?
1. Soprattutto con il sacrifico della Messa, che nulla potrebbe supplire.
2. Con delle sofferenze espiatorie: ogni sofferenza fisica o morale, offerta per le anime.
3. Il Rosario è, dopo il Santo Sacrificio della Messa, il mezzo più efficace per aiutare le anime del
purgatorio. Porta loro un gran sollievo. Ogni giorno numerose anime sono liberate per mezzo
del Rosario, altrimenti avrebbero dovuto soffrire lunghi anni ancora.
4. Anche la Via Crucis può portare loro grande sollievo.
5. Le indulgenze sono di un valore immenso, dicono le anime. Esse sono un’appropriazione della
soddisfazione offerta da Gesù Cristo a Dio, Suo Padre. Chiunque, durante la vita terrena,
guadagni molte indulgenze per i defunti, riceverà pure, più degli altri nell’ultima ora, la grazia
di guadagnare interamente l’indulgenza plenaria accordata ad ogni cristiano in “articulo
mortis”.E’una crudeltà non mettere a profitto questi tesori della Chiesa per le anime dei
defunti. Vediamo! Se ci si trovasse davanti a una montagna piena di monete d’oro e si avesse
la possibilità di prendesse a piacimento per soccorrere dei poveretti incapaci di prenderne,
non sarebbe crudele rifiutar loro questo servizio? In parecchie località l’uso delle preghiere
indulgenziate diminuisce di anno in anno, e così anche nelle nostre regioni. Bisognerebbe
esortare maggiormente i fedeli a questa pratica di devozione.
6. Le elemosine e le buone opere, soprattutto i doni in favore delle Missioni, aiutano le anime del
purgatorio.
7. L’ardere delle candele aiuta le anime: prima perché quest’attenzione d’amore dà loro un aiuto
morale poi perché le candele sono benedette e rischiarano le tenebre in cui si trovano le
anime. Un bambino di undici anni di Kaiser chiese a Maria Simma di pregare per lui. Era in
purgatorio per avere, il giorno dei morti, spento al cimitero le candele che bruciavano sulle
tombe e per avere rubato la cera per divertimento. Le candele benedette hanno molto valore
per le anime. Il giorno della Candelora Maria Simma dovette accendere due candele per
un’anima mentre sopportava per essa delle sofferenze espiatorie.
8. Il gettare dell’acqua benedetta mitiga le pene dei defunti. Un giorno, passando, Maria Simma,
gettò dell’acqua benedetta per le anime. Una voce le disse: “Ancora!”.
Tutti i mezzi non aiutano le anime nella stessa maniera. Se durante la sua vita qualcuno ha poca
stima per la Messa, non ne approfitterà molto quando sarà in purgatorio. Se qualcuno ha mancato di
cuore durante la sua vita riceve poco aiuto. Coloro che peccarono diffamando gli altri devono espiare
duramente il loro peccato. Ma chiunque abbia avuto buon cuore in vita riceve molto aiuto.
Un’anima che aveva tralasciato di assistere alla Messa poté domandare otto Messe per suo sollievo,
poiché durante la sua vita mortale aveva fatto celebrare otto Messe per un’anima dei purgatorio.
Le anime del purgatorio si preoccupano molto di noi e del Regno di Dio. Ne abbiamo la prova da
certi avvertimenti che esse diedero a Maria Simma. Quelli che seguono sono stati presi dalle sue
note:
Non bisogna lamentarsi dei tempi che attraversiamo.
E’ necessario dire ai genitori che essi ne sono i principali responsabili. 1 genitori non possono
rendere un peggiore servizio ai foro figli che assecondano tutti i loro desideri, dando loro tutto ciò
che vogliono, semplicemente perché siano contenti e non gridino. L’orgoglio può così prendere
radice nel cuore di un bambino.
Più tardi, quando il bambino comincia ad andare a scuola, non sa né recitare un Pater, né fare un
segno di Croce. Di Dio, alle volte, non sa assolutamente nulla. 1 genitori si discolpano dicendo che
questo è il dovere del catechista e dei maestri di religione.
Là dove l’insegnamento religioso non comincia dalla più tenera età la religione non tiene, più tardi.
LA DEVOZIONE DELLE ANIME DEL PURGATORIO A NAPOLI
La devozione delle anime del purgatorio ha avuto un forte impatto a Napoli a causa della peste del
1656. A quei tempi, la Chiesa veniva vista come un ossario un luogo di sepoltura collettiva, proprio a
causa del notevole aumento di decessi per la pestilenza che stroncò più di trecentomila vittime.
Il dolore per la perdita di tante vite ha acuito la necessità di dare sollievo alle anime purganti che
sono in attesa di procedere verso la dimora eterna: il purgatorio, luogo di transito, diventa così
serbatoio di spiriti tutelari.
La frase tutta napoletana “a refrische ‘e ll’anime d’o priatorio”, intende il sollievo per le anime
dall’arsura delle fiamme del purgatorio, anche attraverso un’attività meramente pratica, la
“pulizia” dei teschi negli ossari.
Ai primi del Seicento viene fondata la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco
(dal 17 al 31 agosto chiusa al pubblico), da Giulio Mastrillo che secondo la storia tradizionale
sarebbe stato salvato dall’aggressione di un gruppo di malviventi, da una schiera di anime invocate
in suo soccorso.
La fondazione della chiesa d’e cape e morte o d’e capuzzelle, è fondamentale per lo sviluppo
del culto delle anime del purgatorio in Campania e rappresenta il centro dello spostamento nella
devozione, verso la folla dei poveri dell’aldilà. Questa propensione cultuale ha anche degli esiti
nell’architettura.
Grazie a: napoletanosinasce.com, repubblica.it, animedelpurgatorio.com, carromano, perchè sono
stati fonte di ispirazione affinché potessi scrivere questo articolo.
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