Betel brevi saggi spirituali 30. Marko I. Rupnik L’arte della vita Il quotidiano nella bellezza “È il tempo quando fiorisce il tiglio” Lipa L’arte della vita Il quotidiano nella bellezza ©2011 Lipa Srl, Roma prima edizione: novembre 2011 Lipa Edizioni via Paolina, 25 00184 Roma ✆ 06 4747770 fax 06 485876 e-mail: [email protected] www.lipaonline.org Autore: Marko I. Rupnik Titolo: L’arte della vita Sottotitolo: Il quotidiano nella bellezza Collana: Betel Formato: 105x200 mm Pagine: 272 In copertina: L’ospitalità di Abramo, cappella della Fraternità Sacerdotale Missionari San Carlo Borromeo, Roma Stampato nel novembre 2011 da Graficapuntoprint – Roma Proprietà letteraria riservata Printed in Italy codice ISBN 978-88-89667-18-7 1. EDUCARE E FORMARE ..................................... A colloquio con Boguljub ........................................ Nei figli è condensata l’aria respirata dai genitori ........ Creatività e visione ................................................ A partire dalla fine ................................................ Sulla piazza d’oro dell’Apocalisse............................ Tornare dagli anziani............................................. Večnaja pamjat’ .................................................... Si tratta di iniziazione ........................................... La vita e il suo senso vengono dal Soffio.................... La visione dell’eschaton garantita e partecipata ........... Divino e umano inseparabili.................................... Divino e umano uniti nella libertà............................ Il simbolo, unità di due mondi................................. L’occhio spirituale coglie l’unità della vita in comunione... Saper vivere da minoranza ...................................... Osservare i nascosti e ascoltare i silenziosi.................. 9 9 14 17 19 25 28 30 33 34 38 43 47 50 57 62 67 2. L’IMMAGINAZIONE ......................................... L’immagine indispensabile per la vita spirituale ............. Verso il corpo spirituale con l’immaginazione spirituale ... L’immaginazione ha bisogno di immagini reali........... La tragedia di una immaginazione passionale............. La passione .......................................................... Un’alleanza con i propri occhi e i propri orecchi ............ 76 76 84 88 95 97 99 Quale intelligenza accede allo spirituale..................... 104 I gemelli dei sensi .................................................. 106 La purificazione dei sensi........................................ 111 3. UN’ABITAZIONE SECONDO L’UOMO NUOVO ...... Dal veleno al farmaco............................................. L’abito che si estende.............................................. Plasmare secondo l’amore........................................ Lo spazio rivela il luogo del cuore............................. Ma il matrimonio dov’è? ........................................ Il rischio dell’ideologia anche nel bene ....................... 118 118 123 126 132 136 139 4. IL VESTITO .................................................... Il vestito riguarda l’identità della persona................... Rivestiti di luce ..................................................... Lo stoppino spento................................................. Il pudore .............................................................. Vestire la carne secondo la carne ............................... L’allusione alla gloria perduta.................................. Dietro la moda...................................................... Il vestito parla ....................................................... Pensare secondo la vita ricevuta................................ 145 145 146 149 154 157 158 160 176 179 5. IL CIBO ......................................................... La preghiera dei pasti ............................................. Preparare e mangiare .............................................. Alla mensa per la porta della carità........................... 187 187 192 200 6. IL FALLIMENTO .............................................. Le ferite bruciano................................................... Il contrasto del ricordo............................................. La preghiera della sera ............................................ 207 207 216 220 7. LA CONVERSIONE DELLA MENTE ALLA VITA ...... 225 L’epiclesi sulla memoria ferita .................................. 225 “Il nostro pensiero è in pieno accordo con l’eucarestia e l’eucarestia a sua volta conferma il nostro pensiero”... Pensare con la sola ragione ...................................... Intelligenza psico-somatica e intelligenza spirituale...... Secondo l’intelligenza spirituale ............................... L’unità dell’intelligenza e delle mani ........................ Lo spazio del sacro ................................................ La questione dei valori............................................ 229 232 234 239 243 248 252 1. Educare e formare A colloquio con Boguljub La ragazzina non ce la fa piú. Il mondo intorno a lei gira tutto. Cerca di fissare almeno i suoi amici. Ma, piú tenta di fermare su di loro lo sguardo, piú si muovono, ridono e, soprattutto, girano. Le stanno gridando qualcosa. La toccano e la spingono. Vede ancora il volto di una delle sue piú care amiche: ride tanto ed è tutta sconvolta. La ragazzina sente un calore soffice. Il rumore, le urla, la musica cominciano ad allontanarsi come un’eco orribile e fastidiosa, e dal soffitto inizia a versarsi, come il latte quando trabocca, un liquido rosa violaceo, che si colora di giallo limone e poi gocciola in rosso, verde chiaro, celeste e arancione. Tutto il mondo si copre di una vernice colorata, densa, che pian piano si indurisce. La ragazzina scivola lentamente a terra. Ma intorno a lei i giovani continuano a ballare e a divertirsi. Poi se ne vanno, e la lasciano dov’è andata a finire, sdraiata dietro a una tavola, su una panca. Alcune ore piú tardi la trova una delle cameriere che inizia il suo turno di pulizia. Chiama l’am9 M.I. Rupnik – L’arte della vita bulanza, ma non sa spiegare chi sia e di che cosa si tratti. “I suoi amici l’hanno lasciata qui…” “I suoi amici…”, ripete sbigottita quando riaggancia il telefono. La caricano sull’ambulanza e la portano via d’urgenza, ma senza nome e senza che nessuno si preoccupi di lei. Per ben venti giorni la ragazzina deve essere sotto cura. Sono escluse le visite dei suoi amici – solo qualche sms. Ma, appena uscita dalla terapia, già alla fine della settimana si radunano di nuovo insieme per un altro festino. Un tipico festino dei nostri giorni. I giovani – anzi, i giovanissimi – si trovano insieme e bevono, bevono tanto e mischiano tutto. Una musica violenta a tutto volume, un paio di grandi video al plasma e anche un po’ di droga, almeno per alcuni. Nataša pensava a queste cose perché quella ragazzina – Valentina si chiamava – abitava vicino a lei. Conosceva i suoi genitori, sempre presi da tante cose e in continua agitazione per stare a galla in un mondo di false competizioni. Mentre scorreva queste immagini e sentiva un’amarezza quasi fisica nel cuore, saliva a piedi l’ultimo pezzo di strada verso il monastero: la neve era tanta, e il tratto che rimaneva era un sentiero stretto. Nevicava ancora, e i monaci aspettavano che smettesse del tutto per aprire la strada. A dire il vero, all’abate piaceva molto quand’era cosí, perché gli ospiti si diradavano e si poteva realmente gustare il silenzio della neve. Il monastero della Madre di Dio era in10 1. Educare e formare fatti molto conosciuto come una preziosa oasi di sapienza e di spirito, e i visitatori erano numerosi. Con passo svelto, la giovane donna percorreva gli ultimi metri che la separavano dal portone. Nataša era una giovane donna dal cuore sensibile e morbido. Fin dalla sua giovinezza aveva avuto una grande facilità a tessere amicizie. Dovunque si trovasse, le capitava di raccogliere le confidenze di altri giovani, sia ragazze che ragazzi, segno che i suoi coetanei la consideravano una persona con la quale ci si poteva aprire. Dopo aver finito gli studi, proprio sotto la guida spirituale di padre Boguljub, si era trovata a vivere insieme a due amiche con le quali condivideva una visione di fede e uno stile di vita. E tutte e tre si erano trovate coinvolte nella vocazione di aiutare chi cerca di scoprire la fede o di viverla sempre piú profondamente. Senza clamori e formalismi, con uno stile sobrio, ma bello, avevano tessuto un’ampia rete di relazioni spirituali con le persone piú diverse. Nataša era figlia del fratello di padre Vassilij, il monaco che nel monastero era riconosciuto da tutti come il piú fedele e autentico discepolo del grande Boguljub. Ma lo zio, fedele a Boguljub, aveva sempre rifiutato di prendersi cura spiritualmente di Nataša. Non voleva mischiare il suo sacerdozio alla famiglia. “Sacerdozio e parentela non vanno mai mescolati. Nessuno è profeta a casa sua”, diceva sempre Boguljub. “Quanti pasticci nella Chiesa a motivo dei parenti! Tanti problemi irrisolti a causa di un celibato mal vissuto, di una comunione fraterna inesistente si versano su nipoti e parenti!” 11 M.I. Rupnik – L’arte della vita Boguljub stesso, un gigante della vita spirituale, diceva di aver confessato la mamma e il padre solo nella settimana tra l’ordinazione sacerdotale e la prima messa, ma poi neanche una volta. E mai aveva confessato qualche altro parente. Per questo motivo padre Vassilij, che vedeva una rara genuinità spirituale in Nataša, non voleva parlare di questioni spirituali né con il fratello, né con la cognata – e tanto meno con Nataša, ma la indirizzava a Boguljub. Nataša era specializzata in neurochirurgia. Aveva poco meno di quarant’anni. Era una persona atletica, scattante. Intorno ai vent’anni era stata una promettente sciatrice e aveva vinto diverse gare importanti. Ma poi, sul piú bello, aveva interrotto tutto e si era dedicata allo studio, dicendo che c’è una stagione per ogni cosa, e che il suo tempo per lo sport agonistico era finito. Continuava ancora a sciare, ma per il semplice gusto di farlo. Perciò la ripida salita al monastero era un piacere per le sue gambe. Già da molti anni veniva da padre Boguljub. Alcune volte per la confessione, altre volte per un piccolo colloquio, altre ancora solo per una breve visita. Boguljub le aveva sempre voluto un bene particolare fin da quando era piccola. Forse anche perché il monaco aveva un debole per gli sportivi, tanto che, nonostante l’età, qualche volta chiedeva all’abate di poter vedere qualche gara di sci in televisione. Questa volta Nataša saliva al monastero perché doveva cominciare a preparare insieme a Boguljub 12 1. Educare e formare un piccolo libretto. Da molto tempo insisteva per questo. Alla fine l’anziano monaco aveva ceduto e l’abate non solo aveva dato il permesso, ma si era congratulato con Nataša per essere riuscita a convincere il suo confratello. Avvicinandosi alla grande porta del monastero, Nataša portava con sé i pensieri che amava e, insieme, le crude immagini della vita della giovanissima Valentina e dei suoi amici. Padre Boguljub l’accolse con simpatia. Insieme andarono in un parlatorio della foresteria che aveva una grande finestra verso la montagna e il bosco dietro il monastero. Il paesaggio si apriva sulle alpi vicine che, sotto la nevicata, sembravano stare sul palmo della mano. Boguljub amava tanto la neve. Sapendo che anche Nataša l’amava, aveva pensato a questa stanza. Arrivati nel parlatorio ben scaldato fin dal mattino, il monaco aveva aperto la porta a vetri che dava sul balcone. Da qui un piccolo ponticello, ora pieno di neve, portava nel grande giardino dietro al monastero. Boguljub era uscito e Nataša dietro di lui. Quando era arrivato proprio sulla neve, in giardino, si era fermato. Con un gesto lento, da anziano, fece l’atto di tirarsi su il cappuccio della veste monastica. Nataša prontamente lo aiutò. Anche lei si era tirata su il cappuccio del giubbotto, di un bel rosso che risaltava sul colore della neve. “Dio santo e fedele, che hai risuscitato dalla morte il tuo unico Figlio Gesú Cristo, che per noi uomini e per la nostra salvezza hai mandato dal cie13 M.I. Rupnik – L’arte della vita lo, facci sempre superare il male”, aveva borbottato Boguljub. “Perché eterna è la tua misericordia”, aveva fatto eco Nataša. “Tu fai scendere su di noi questi soffici fiocchi di neve…”, continuava Boguljub. “Perché eterna è la tua misericordia”, aveva risposto ancora Nataša. “Perché eterna è la tua tenerezza, o Padre, verso di noi, redenti dal tuo Figlio”, aveva aggiunto il monaco. “Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.” “Come era in principio, ora e sempre e nei secoli dei secoli”, aveva concluso Nataša. Nei figli è condensata l’aria respirata dai genitori “Ora possiamo cominciare”, aveva detto Boguljub. Contenta per la notizia, in un istante Nataša aveva già nella mano un piccolo registratore, ultimo prodotto della tecnologia. Ripassando ancora una volta i pensieri che aveva portato lungo la strada e scorrendo come in un film le immagini della giovanissima Valentina scaricata dagli amici, ubriachi o drogati, in un abisso di notte e di vertigini dell’abuso, cominciò: “Oggi molti si interrogano su come educare per la vita. Cosa fare per formare i giovani, che sembrano sganciati da ogni valore e da ogni mondo reale?” Ma, già mentre parlava, sentiva che non era questo ciò che lei voleva, che non era suo neanche il modo in cui aveva posto la domanda. 14 1. Educare e formare Padre Boguljub aveva guardato un po’ avanti nella nevicata ed era rimasto in silenzio per molto tempo. Visibilmente scendeva nella sua memoria: si immergeva nel suo cuore in tempi lontani, dove si confrontava con i santi Padri, dove assisteva al colloquio tra santa Macrina e la sua santa nonna registrato da Gregorio di Nissa, dove si fermava per ascoltare alcuni passaggi delle prediche postbattesimali di Ambrogio, si confondeva tra i discepoli di Antonio il Grande per imparare qualche suo consiglio… Dopo essere stato per un certo tempo assorto, aveva tirato la mano fuori dalla tasca e aveva preso quella di Nataša, che teneva il registratore, per avvicinarlo alla bocca. Nataša aveva sentito nel gesto il calore santo e buono dell’anziano, che non sapeva quanto fossero potenti e sensibili questi piccoli aggeggi moderni. “I giovani sono come li hanno voluti coloro che ora gestiscono il mondo. I genitori vedono condensata nei figli l’aria che loro stessi hanno respirato. Un adolescente ragiona con le coordinate che ha ricevuto e che trova in giro. Bisogna essere molto accorti per parlare di educazione. È una realtà complessa, sfumata, e non si può trattare a pennellate contrastanti fatte di bianco e di nero. Tutti i grandi sistemi filosofici e ideologici, tutti i regimi politici hanno sempre investito molto sull’educazione. Il che significa che è una realtà esposta alla manipolazione e all’ideologizzazione. Se posso dire francamente quello che penso, non sono i giovani il problema, tanto meno i bambini, 15 M.I. Rupnik – L’arte della vita ma la generazione dei genitori, cioè di coloro che creano gli orientamenti culturali. I giovani vengono buttati in questi orientamenti, che si trasformano in micidiali boomerang per i genitori e per tutta la società. Soprattutto per quei genitori che subiscono il clima generale, che ne dissentono, e che si trovano impotenti ogni volta che un figlio torna a casa con qualcosa che essi riconoscono come totalmente estraneo a quanto hanno voluto trasmettergli, e per di piú dannoso. Eppure, sempre di piú i genitori sperimentano la totale incapacità di cambiare la situazione e di proteggere i propri figli…” Boguljub si era fermato. Poi, dopo un attimo, aveva aggiunto: “Non vedo molto senso nel parlare dell’educazione. Con quali categorie? Quante di esse sono proprio quelle che hanno contribuito alla situazione in cui ci troviamo? Quante categorie, quante metodologie educative e formative sono esattamente quelle che hanno creato un’allergia al senso della vita, a Dio nostro Padre, a Cristo e al suo Corpo santo, alla Chiesa! Che vuol dire educare? Semplicemente aprire una scuola? Tutto è possibile, ma la storia ci ammonisce mostrandoci tanti errori tremendi. L’educazione passa per la scuola? Può darsi. Ma forse per la scuola è passata anche la superficializzazione delle domande vere della vita. Forse è passata anche la scolasticizzazione della fede e persino di Dio stesso, l’averlo ridotto a un contenuto da imparare grazie a tre o quattro nozioni razionali. Forse per la scuola è passato anche il formalismo moralista… E poi, bi16 1. Educare e formare sognerebbe riflettere sul fatto che si tratta di strutture le cui regole sono ormai dettate dallo stato e alle quali noi dobbiamo conformarci, senza avere un minimo spazio per l’esercizio della creatività. Inoltre le strutture costano, e per i soldi è facile che si perda la libertà necessaria alla Chiesa perché porti avanti in modo integro proprio la sua missione di formazione e di educazione. Pensa a quale grande testimonianza di creatività ha dato la nostra Chiesa, nei decenni del totalitarismo, quando non poteva far conto su nessuna struttura… Creatività e visione Per educare oggi sono necessarie creatività e visione. Il nostro sguardo non può essere racchiuso tra una metodologia presa a prestito da qualche scienza pedagogica e la nostra prassi di 50 anni fa. Una volta la fede in Europa ha ispirato tutta la cultura, come un lievito. E, ancora piú indietro, all’inizio del cristianesimo, una comunità cristiana piccola, perseguitata ed estremamente varia, assortita, senza nessuna identità storica e senza appartenere a nessuna cultura, ha scardinato il potente sistema educativo classico, che aveva vinto e assoggettato tutte le altre tradizioni culturali… Oggi, invece, stiamo scimmiottando il mondo quasi in tutto: a partire dagli edifici che costruiamo per farne le nostre chiese, fino alla maniera in cui portare avanti la riunione di un consiglio pastorale, quasi che non ci possiamo piú capire senza l’ausilio di tecniche di 17 M.I. Rupnik – L’arte della vita comunicazione, counselors, facilitatori – ho sentito che si chiamano cosí – e quant’altro… Ci vuole la visione d’insieme, una visione organica. L’educazione è un dettaglio. Importante, certo, ma va collocato nell’insieme. Ed è l’insieme che noi abbiamo tradito. Ormai da parecchie generazioni il mondo ci ha convinti a considerare ogni singola realtà come un tutto. Quando in Europa, dopo la seconda guerra mondiale, prese il via il piano per il rilancio economico e un’intera generazione si convinse che ai loro figli non poteva mancare ciò che loro non avevano avuto, con che cosa abbiamo illuminato la visione? Con prediche che dicevano di non occuparci delle cose di quaggiú, mentre noi stessi cercavamo di infilarci sul treno dello standard economico dove salivano tutti, e con questo abbiamo testimoniato quale fosse il nostro primo valore. Oppure, con la risposta sociologizzante di una assistenza talmente organizzata da non far trasparire in nessun modo che è Dio la fonte della carità e della giustizia e che il nostro servizio è una diaconia che scorre da Lui e rimanda a Lui. E, se realtà cosí fondamentali non hanno la loro fonte in Dio, allora, prima o poi, diventano oggetto di manipolazione da parte dell’ideologia politica, economica o sociale…” Nataša cominciava già a sentire freddo sulla mano che teneva il registratore, ma era tutta concentrata sul volto luminoso di Boguljub che fissava in avanti i suoi occhi semichiusi, e tuttavia molto vi18 1. Educare e formare vaci. Sulla sua barba si cominciava ad attaccare un po’ di neve. “È quasi scontato che l’educazione sia soggetta al valore dominante di turno – aveva ripreso il monaco –. L’orizzonte di un giovane si rinchiude facilmente dentro ad una impalcatura che può essere o molto ideologica o molto materialista, addirittura imprigionata in una dinamica consumista di desiderio e soddisfazione: andare a comprare e a divertirsi come via per trascendere il dato di fatto dell’essere umano…” Mentre parlava, Boguljub aveva cominciato a camminare nella neve, ormai abbastanza profonda. Il suo abito monastico scivolava lentamente sulla neve. Nataša si muoveva con agilità accanto a lui. Mentre Boguljub parlava, era come se continuasse a scorrere dentro di sé testi, immagini, come se parlasse come a cari amici con tutti coloro che intessono la tradizione della Chiesa. A partire dalla fine “La vita si comprende a partire dalla sua mèta. Dal suo traguardo, si intuisce il percorso da fare. La semina si giudica dalla raccolta, dalla mietitura. La vita dell’uomo, dice l’Apostolo, è come il seme posto nella terra.1 Dal germoglio si vede il valore del chicco e del terreno. Quando si sta davanti alla vita, è facile filosofare. Alcuni, constatando che hanno 1 Cf 1Cor 15,37ss. 19 M.I. Rupnik – L’arte della vita scelto una strada che non porta alla vita vera, per mancanza di umiltà nel riconoscere i propri sbagli, cominciano a filosofare per giustificare i loro passi. E spesso una giustificazione del genere è il tentativo di rendere regola il loro modo di fare, di farlo vedere non solo normale, ma addirittura conveniente. Ma questo è possibile – lo ripeto – perché non si guarda la vita a partire dal raccolto, dai frutti, dall’esito. Invece, cara Nataša, bisogna essere molto esigenti quando si tratta della vita. Non ci si può fidare di nessun ragionamento, se non valutando ciò che è la vita dell’uomo alla sua ultima stazione, al suo arrivo. Bisogna sottoporre ad un esame severo tutte le idee, le teorie e le pedagogie esaminando il loro punto di arrivo, cioè che cosa sarà alla fine l’uomo che è vissuto secondo questi presupposti. E qui capisci già la debolezza delle teorie, perché come ti possono garantire quale sarà lo stato dell’uomo alla fine, dal momento che è sempre in gioco la libertà della persona? Vedi, è qualcosa di molto simile alle discussioni sulla creazione: è vero che se ne parla nelle prime pagine della Bibbia, ma è altrettanto vero che si capisce bene di che cosa si tratta solo a partire dai vangeli e dall’Apocalisse, cioè dalla fine. Quando l’uomo sperimenta concretamente la salvezza, e perciò ha una conoscenza esperienziale e razionale del Dio che salva, allora è molto meno vulnerabile a tante teorie sulla creazione. La creazione si comprende bene quando la si vede posta in atto dallo stesso Dio che hai conosciuto come tuo 20 1. Educare e formare Redentore. In questo modo non siamo tentati di specularvi in modo astratto, come su una realtà lontana che non ci riguarda. La questione di Qualcuno che ci salvi da una vita che ci scappa di mano, che non riusciamo a trattenere, donandoci la vita che rimane è invece una questione esistenziale e immediata… Proprio come la creazione, cogliamo il valore e il senso della nostra esistenza a partire dalla nostra vita nascosta con Cristo in Dio,2 che comincia con la nostra risurrezione battesimale, grazie alla quale si vive da risorti e si va incontro, da risorti, alla nostra morte. Allo stesso modo, nella santa eucarestia non ricordiamo il passato di nostro Signore se non in quanto la sua morte, la sua passione e la sua risurrezione costituiscono la nostra redenzione e il nostro passaggio in Lui verso il Padre. Nell’eucarestia partecipiamo alla sua vita nell’eschaton, ci è data una reale comunicazione alla sua umanità gloriosa presso il Padre, che è la nostra, quella che Lui ha assunto nell’incarnazione e che ormai è indivisibilmente congiunta alla sua divinità. È solo dalla vera e reale partecipazione all’eschaton del nostro Signore che riusciamo a elaborare una visione per la vita delle donne e degli uomini. Senza questa partecipazione reale, siamo troppo esposti alle illusioni. Perciò, vedi, Nataša, la grande tradizione ha sempre legato la questione della formazione e dell’educazione a quella della liturgia. 2 Col 3,3. 21 M.I. Rupnik – L’arte della vita Solo partecipando alla vita di Cristo cosí come ce la comunica la liturgia possiamo vivere in vista di ciò che siamo chiamati a diventare. La nostra risposta a Colui che ci chiama si compie solo nell’aldilà, perché il compimento è la festa della liturgia celeste. Ma, prima che io mi faccia prendere la mano da quanto sto dicendo e prosegua, tu volevi un libro fatto in che modo?”, si era interrotto all’improvviso padre Boguljub. Un sorriso solare era apparso sul volto di Nataša, anche lei con qualche fiocco di neve attaccato al bordo del cappuccio. “Padre Boguljub, non importa la forma del libro. Vorrei solo farla parlare su questioni tanto importanti, forse oggi piú di sempre, per saper vivere bene.” “Allora, se è cosí, prima di tornare dentro – perché non bisogna esagerare nello star fuori! –, vorrei solo ribadire che l’arte di vivere è un’arte che si elabora contemplando la fine. Proprio come, per creare un’opera d’arte, si cerca di plasmare la materia secondo quella visione che all’artista è stato dato di contemplare, sull’ultimo orizzonte, con una intuizione straordinaria. Se ti vedi già partecipe della liturgia dell’Agnello sulla piazza d’oro descritta alla fine dell’Apocalisse,3 in comunione con tutti, allora vivrai e farai le tue scelte in forza di questa reale visione, che la liturgia e la comunità nella fede ci aprono, ci fanno condividere e di cui ci nutrono.” 3 22 Cf Ap 21,21. 1. Educare e formare A passi lenti erano tornati nel parlatorio. Sul balcone si erano scossi bene le scarpe e Nataša aveva aiutato il monaco a pulirsi l’abito. “Signore del cielo e della neve, santo e luminoso è il tuo Nome”, aveva mormorato a bassa voce il monaco. Entrando nella stanza, dove un tepore piacevole si diffondeva dalla vecchia stufa a legna, a Nataša era sembrato di sentire l’odore delle pere e delle mele secche. Il monaco infatti aveva aperto un armadietto e aveva tirato fuori un bel cestino di pere e mele essiccate e lo aveva messo sul tavolo davanti al quale si erano seduti. Avevano sistemato le sedie in modo da guardare il paesaggio. Il tavolo era bello, di legno massello, di quel frassino che con il tempo acquista un tono d’oro antico. “Che tenerezza di Dio per noi è una nevicata come questa!”, aveva esclamato a bassa voce padre Boguljub e aveva preso, lento, una fettina di pera. Nataša aveva guardato la sua mano e il suo volto. Qualcosa di una profonda maturità spirituale si rifletteva nel suo aspetto e nei suoi gesti. Le mani e gli occhi sono infatti il luogo in cui si rivela di piú la maturità di una persona. Nei suoi occhi la luce penetrava senza resistenza e li rendeva umili. Tutto diventava aperto a quanto c’è di piú lontano e la luce, dal di dentro, illuminava e rendeva la persona tutto sguardo,4 anticipando la fine dei tempi, quan4 Pseudo-Macario, Omelia 1,2, tr. it. in Id., Spirito e fuoco, Magnano 1995, 56. 23 M.I. Rupnik – L’arte della vita do la gloria dello Spirito verrà dall’interno, ornando e ricoprendo i corpi dei santi, una gloria che essi possiedono già, ma nascosta in loro.5 È proprio vero che la sintesi di una persona è lo sguardo. E le mani sono l’espressione corporea piú immediata di questa sintesi. Sono le mani infatti a far vedere immediatamente la loro apertura. La pelle diventa asciutta e liscia, perché donano tutto e non trattengono piú niente. “Che bello!”, aveva sussurrato a mezza voce Nataša, seguendo i suoi pensieri. Ma lei non sapeva ancora vedere senza guardare. L’anziano Boguljub, invece, aveva visto Nataša senza che lei avesse notato su di sé il suo sguardo. Boguljub aveva colto la sensibilità del cuore della giovane donna e, piú l’aveva frequentata, piú il suo modo di essere e di porsi con gli altri acquistava qualcosa di misterioso e di affascinante, amabile ma allo stesso tempo sfuggente, docile e libero insieme. Boguljub constatava con gioia la sua crescita sempre piú integra. Il monaco, con un gesto lento, aveva preso la candela e Nataša lo aveva aiutato ad accenderla. L’aveva messa sul tavolo dove, oltre al cestino di pere e di mele secche, c’era anche la Sacra Scrittura. 5 “Nel giorno della risurrezione, per la potenza del sole di giustizia, dall’interno esce la gloria dello Spirito Santo che avvolge e riveste i corpi dei santi; questa gloria era nascosta dentro le anime. Ciò che uno ora ha in sé uscirà allora all’esterno nel suo corpo”: Pseudo-Macario, Omelia 5, 20 (9), tr. it. cit., 119-20. 24 1. Educare e formare Sulla piazza d’oro dell’Apocalisse “Padre – aveva ripreso Nataša –, dunque l’eschaton non è una semplice idealizzazione?” “Ma che dici?! La Parola di Dio ci rivela Cristo come Agnello trionfante che celebra la sua Pasqua eterna con il Padre. E l’eucarestia è una vera icona dell’eschaton, cioè l’ambito della rivelazione del mistero di Dio. Nell’eucarestia dunque, in un modo reale, palpabile, entriamo in unione con Cristo. Per mezzo dello Spirito Santo, la nostra offerta entra in Cristo cosí radicalmente da essere abitata da Cristo come suo vero Corpo, suo vero Sangue. Noi pertanto nell’eucarestia, partecipando al pane e al calice, attingiamo nuovamente alla nostra fonte, a ciò che realmente siamo, cioè il Corpo del Signore. In Lui ci affacciamo su quella piazza tutta d’oro con Colui che siede sul trono e l’Agnello, insieme agli apostoli, ai santi, a tutto il Corpo della Chiesa esteso attraverso i tempi, i secoli e ogni luogo. Ecco, Nataša: in Cristo noi siamo questa realtà, lo sono tutti coloro che gli appartengono. Questo lo sei tu, lo sono io. Di conseguenza, se vogliamo qui e ora vivere bene, è da lí che dobbiamo attingere la forza e la forma. È lí la forma formans, la forma formatrice della nostra storia, del nostro divenire. Viviamo radicati nel futuro e ispirati dal futuro da cui traiamo la nostra verità. La memoria del futuro:6 ec6 “Ricordare eventi passati (croce, risurrezione) è naturale. Ricordare tuttavia qualcosa che non è ancora accaduto (la seconda parusia) non può essere spiegato che trasferendoci 25 M.I. Rupnik – L’arte della vita co la forma per una visione dell’insieme della vita dell’uomo.” Il monaco aveva preso in mano una bella croce dorata fatta da padre Vassilij e l’aveva portata fuori sul balcone, posandola delicatamente sulla neve. Poi era tornato, guardando la Bibbia e la candela sul tavolo, la croce d’oro sulla neve e i fiocchi che vi cadevano sopra. “Vieni domani mattina alla nostra povera eucarestia in monastero, e vedrai che cosa significa stare sulla piazza d’oro in una comunione totale e sentire il soffio dello Spirito che accarezza il Corpo di Cristo nella gloria.” Dopo una breve pausa, Boguljub, incantato dallo spettacolo della neve bianca che cadeva sulla croce d’oro, aveva aggiunto a mezza voce: “Che tocco lieve questi fiocchi sull’oro della croce gonfia dello Spirito!” in uno spazio esistenziale in cui hanno trovato guarigione la frammentarietà e la successione obbligatoria dei tre elementi del tempo (passato, presente e futuro). È quel che avviene esattamente nel regno di Dio. In tale regno tutte le realtà non si convertono in presente …, ma ‘nel secolo futuro che non invecchierà’. La ‘fine’ costituisce la ‘ragione’ per la quale ‘sussistono’ sia il passato sia il presente e di conseguenza ‘il secolo futuro senza fine’ diviene … non un effetto, come invece accade nel nostro tempo posteriore alla caduta, ma la causa di tutti gli eventi passati e presenti … In tal modo il memoriale eucaristico diventa anche memoriale del futuro, cioè ‘della seconda e gloriosa parusia’ [anafora della divina liturgia di san Giovanni Crisostomo e di san Basilio]”: I. Zizioulas, Eucaristia e regno di Dio, tr. it. (or. greco 1994) Magnano 1996, 47.61. 26 1. Educare e formare Nataša continuava a guardarlo con due occhi calmi e morbidi che sottolineavano l’espressione del suo volto, constatando che padre Boguljub stava sempre un po’ indugiando su quella piazza d’oro della Gerusalemme celeste. “Prendimi con te, padre Boguljub, su quella piazza.” “Ti ho appena detto che ciò che noi siamo qui ora è fondato lí e prende forma in quel Corpo del Signore che sta lassú nella gloria. Domani mattina lo celebreremo portando il nostro pane e il nostro vino. E questa nostra offerta, per il potere dello Spirito, sarà trasformata nel suo stesso Corpo che ci sarà restituito come comunione. Mangiando di questo corpo, noi diventiamo un solo corpo con Lui, e in questo corpo ci ritroviamo tutti, anche noi due.7 Capisci allora i due registri di Cristo: nella gloria dell’eschaton e nella Chiesa che ancora cammina quaggiú protesa verso l’eschaton. Non si tratta solo di guardare in alto, ma anche in avanti e, soprattutto, a partire da lassú a quaggiú. In questo breve momento, nello spazio della liturgia, noi superiamo in qualche maniera la nostra condizione. Nel corpo del Signore la Chiesa – e ciascuno di noi dentro – passa 7 “Se vuoi sapere che cos’è il Corpo di Cristo, ascolta ciò che dice l’Apostolo ai fedeli: ‘Voi siete Corpo di Cristo e sue membra’. Dunque, poiché voi siete il Corpo di Cristo e le sue membra, è il vostro stesso mistero che è posto sulla tavola del Signore, è il vostro mistero che voi ricevete. Voi rispondete: Amen all’affermazione di quello che voi siete e la vostra risposta è come la vostra firma”: Agostino, Sermone 272, PL 38, 1247. 27 M.I. Rupnik – L’arte della vita al di là del suo peccato e della sua miseria e coincide con quello che è agli occhi di Dio, con questo corpo glorioso, con la sua vita trasfigurata... Vedi, Nataša, è questo il fondamento di una visione organica, di una visione d’insieme, sulla persona umana. Da qui si può leggere correttamente tutto ciò che può accadere nella vita di una persona, di tutta una nazione, si può leggere soprattutto qual è il significato della Chiesa: una realtà in cui vivo già l’anticipo di quella comunione totale che ci aspetta, un anticipo che diventa la forza, la memoria, la gioia della mia vita…” Tornare dagli anziani Boguljub si era di nuovo seduto vicino alla tavola e per la prima volta si era girato verso Nataša e la guardava con uno sguardo da anziano saggio e buono. “È talmente naturale secondo la vita vera che tu mi cerchi e bussi al mio cuore… Se si comprendono le cose della vita guardando indietro, a partire dalla fine, allora è secondo il ritmo stesso della vita che i giovani guardino agli anziani e, in proporzione alla loro pace e felicità, siano interessati a sentire una parola di vita e per la vita. Si cerca una sorta di viatico. Cosí è un segno di grave smarrimento il fatto che nel nostro tempo i vecchi siano un disturbo e vengano eliminati. La separazione dai vecchi aiuta a rinchiudere le giovani generazioni in realtà che sono giudicate importanti, ma che di fatto non 28 1. Educare e formare appartengono a ciò che determina la qualità della vita. Normalmente i vecchi non sanno rapportarsi alle novità della tecnica, alle mode del vestito, del comportamento… e perciò danno fastidio. Ma, mettendoli da parte, ci si imprigiona nel nostro mondo e si giudica la vita quasi sempre in modo sbagliato. Mi capisci, vero? Quando dico ‘qualità della vita’ non intendo lo standard economico o qualsiasi altro indicatore di una vita senza il soffio di Dio, ma una vita che supera la morte, che è impregnata d’amore, che è sinergia con lo Spirito Santo… Quale altra ‘qualità della vita’ posso cercare? Con questa espressione non si può intendere se non una vita che sia libera dalla morte, cioè che davvero vada oltre la tomba. Eliminare gli anziani vuol dire favorire la vita secondo questo mondo, e non secondo lo Spirito. Andare da un anziano e porgli delle domande, mentre lo si aiuta in qualche piccola cosa che ormai non è piú in grado di fare senza difficoltà, esercitando quindi la nostra carità, è uno dei primi passi nell’educazione. Ma, quando si interrompe la trasmissione delle conquiste della sapienza da una generazione all’altra, è il segno che qualcuno comincia a pensare di conoscere già la vita, di sapere già come affrontare il futuro. Intuisci subito che, se matura in noi una consapevolezza del genere, vuol dire che abbiamo ridotto la vita a quattro semplici cose. Se a questo quadro aggiungi il fatto che oggi siamo sempre piú convinti che la vita si possa affrontare con la scienza e con le piú diverse teorie, capisci il rischio che 29 M.I. Rupnik – L’arte della vita corriamo. L’incognito è considerato solo una condizione transitoria della nostra mente che ancora non ha conosciuto tutto e, quindi, non può ancora padroneggiare tutto, ma si crede che si tratti, appunto, di una condizione transitoria. Quando non si cercano piú quegli anziani che hanno raccolto come un distillato prezioso il significato sapienziale della loro esperienza e delle loro conoscenze, è chiaro che l’educazione è impostata su criteri teorici, su presupposti astratti, anche se giustificati con tante ‘sperimentazioni’. Ma le sperimentazioni si possono fare anche sulle scimmie o sui criceti. A che cosa abbiamo ridotto il mistero della persona umana? Večnaja pamjat’ E qui entra in gioco la nozione di memoria, che per noi cristiani è fondamentale. Fare memoria non significa semplicemente evocare ciò che è avvenuto nel passato, scomponendo la vita in frammenti autonomi e momentanei, ma partecipare integralmente, con tutta la profondità spirituale, al mistero presente nella memoria eterna di Dio. Già Platone in qualche maniera diceva che il sapere è la memoria del trascendente. La memoria allora in un certo senso è esprimere, mediante il ricordo, l’eternità nella lingua del tempo.8 8 Cf P. Florenskij, La colonna e il fondamento della verità, tr. it. (or. russo Moskva 1914) Milano 1974, 252-4. 30 1. Educare e formare Mi segui? Vedi, non intendo la memoria semplicemente come il tentativo dell’uomo di risuscitare il passato, di strapparlo alla dimenticanza. Questa facoltà ci ricorda proprio che la nostra vita è frantumata e che la morte e il tempo regnano su di noi, perché ciò che è passato non c’è oggi e non risuscita semplicemente perché lo ricordiamo. Perciò il nostro ricordo è accompagnato dalla tristezza, dalla nostalgia. Ma, proprio perché il dono della memoria umana è cosí ambiguo, ha dentro un significato che ce lo dischiude solo Cristo e la vita nuova che ci è donata in Lui. Dio ha una memoria reale e creativa: quanto l’amore di Dio ricorda esiste realmente ed è custodito nella sua eterna memoria come pegno dell’esistere eterno di tutto ciò che Lui ama. Sei mai stata a un funerale celebrato nel rito bizantino? Alla fine si canta Večnaja pamjat’, ‘Eterna memoria’, perché la memoria di Dio è la vita. La memoria di Dio significa che Lui è rivolto verso il mondo, lo mantiene e lo vivifica. E allora si vuole che il morto viva nell’eterna memoria del Signore. Di per sé, questo canto non fa altro che esplicitare quello che il sacerdote dice già nella liturgia bizantina: ‘Di tutti noi si ricordi il Signore nel suo regno in ogni tempo’. Con questo, noi non facciamo altro che integrare coloro di cui facciamo memoria nella memoria vivificante di Cristo, Dio-Uomo. La sua memoria è quella di Dio nei confronti dell’uomo – il trionfo eterno sul nulla da cui Lui ci chiama – e quella dell’uomo nei confronti di Dio, un 31 M.I. Rupnik – L’arte della vita uomo che finalmente non si scorda piú di Dio, non si allontana da Lui, che è la Vita. La memoria di Cristo, Dio-Uomo, è questa memoria una e duplice che è appunto la vita eterna: la memoria dell’uomo, che è la sua risposta d’amore in risposta all’amore di Dio, incontro e comunione con Dio che è la vita della vita. Tramite il ricordo che l’uomo custodisce di Dio, egli risponde alla memoria che Dio ha dell’uomo. Se questa memoria è dono di vita, la memoria che l’uomo ha di Dio consiste allora nel ricevere questo dono, nell’assimilare senza sosta questa vita e nel farla crescere, come sa e come può...9 Cosí, capisci subito che non considerare la memoria vuol dire ancora una volta non vedere il futuro. Ed è abbastanza comune che la sensibilità per questa memoria sia tramandata dagli anziani, da coloro che già guardano la vita dall’ultima fermata, che in un certo senso è il futuro di chi è giovane. Questa memoria è strettamente intrecciata alla sapienza, come ti ho già detto. E questa sapienza è fondamentale nel dischiudere il cuore delle persone a una comprensione vera della vita. Perciò la questione del metodo nell’educazione non è sufficiente, ma non basta neanche elencare una serie di contenuti, alla maniera di una lista di concetti o di verità astratte. 9 Cf A. Schmemann, L’eucaristia sacramento del regno, tr. it. (or. russo Paris 1984) Magnano 2005, 164-75. 32 1. Educare e formare Si tratta di iniziazione In fondo, l’educazione è una questione di iniziazione… Se vuoi un esempio di come i metodi scientifici dell’educazione non siano sufficienti, guarda le situazioni nelle quali è necessario affrontare il dolore, il fallimento, la ferita… Prima o poi, ciascuno di noi si trova davanti alla sofferenza, agli insuccessi, alla croce. Si tratta di questioni tanto reali che nessuno riesce ad eluderle, ad aggirarle, a deviare… Ma ancora piú reale è la vita che ci aspetta dopo la morte. In un certo senso è ancora facile anestetizzare la croce e il male, ma non esiste farmaco prodotto dall’uomo che ci faccia entrare nella vita senza tramonto alla quale ci introduce la morte. Ma un’educazione che non riesca ad educare a questo passaggio è un’educazione per la morte. Dunque, a che serve?” Nataša si era alzata ed era andata a raccogliere la croce d’oro sul balcone. L’aveva presa tra le mani con attenzione. Per la bellezza dell’oro sulla neve, non aveva resistito a sfiorarla con le labbra. Boguljub osservava e aveva avuto un piccolo sussulto di gioia nel vedere quante cose la giovane donna aveva assorbito. “Signore, Tu che sei fedele lungo le generazioni, sii propizio a questa giovane dal cuore morbido.” Nataša, dal balcone, si era voltata verso di lui con una piccola smorfia che camuffava un sorriso, mentre si strusciava le labbra che, per il gelo dell’oro, si erano attaccate alla croce. “Nataša, ricordati che la memoria della sapienza raccoglie in sé l’esperienza e la sua idea, la sua vi33