Betel brevi saggi spirituali 30.
Marko I. Rupnik
L’arte della vita
Il quotidiano nella bellezza
“È il tempo quando fiorisce il tiglio”
Lipa
L’arte della vita
Il quotidiano nella bellezza
©2011 Lipa Srl, Roma
prima edizione: novembre 2011
Lipa Edizioni
via Paolina, 25
00184 Roma
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fax 06 485876
e-mail: [email protected]
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Autore: Marko I. Rupnik
Titolo: L’arte della vita
Sottotitolo: Il quotidiano nella bellezza
Collana: Betel
Formato: 105x200 mm
Pagine: 272
In copertina: L’ospitalità di Abramo, cappella della Fraternità Sacerdotale Missionari San Carlo Borromeo, Roma
Stampato nel novembre 2011 da Graficapuntoprint – Roma
Proprietà letteraria riservata Printed in Italy
codice ISBN 978-88-89667-18-7
1. EDUCARE E FORMARE .....................................
A colloquio con Boguljub ........................................
Nei figli è condensata l’aria respirata dai genitori ........
Creatività e visione ................................................
A partire dalla fine ................................................
Sulla piazza d’oro dell’Apocalisse............................
Tornare dagli anziani.............................................
Večnaja pamjat’ ....................................................
Si tratta di iniziazione ...........................................
La vita e il suo senso vengono dal Soffio....................
La visione dell’eschaton garantita e partecipata ...........
Divino e umano inseparabili....................................
Divino e umano uniti nella libertà............................
Il simbolo, unità di due mondi.................................
L’occhio spirituale coglie l’unità della vita in comunione...
Saper vivere da minoranza ......................................
Osservare i nascosti e ascoltare i silenziosi..................
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2. L’IMMAGINAZIONE .........................................
L’immagine indispensabile per la vita spirituale .............
Verso il corpo spirituale con l’immaginazione spirituale ...
L’immaginazione ha bisogno di immagini reali...........
La tragedia di una immaginazione passionale.............
La passione ..........................................................
Un’alleanza con i propri occhi e i propri orecchi ............
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Quale intelligenza accede allo spirituale..................... 104
I gemelli dei sensi .................................................. 106
La purificazione dei sensi........................................ 111
3. UN’ABITAZIONE SECONDO L’UOMO NUOVO ......
Dal veleno al farmaco.............................................
L’abito che si estende..............................................
Plasmare secondo l’amore........................................
Lo spazio rivela il luogo del cuore.............................
Ma il matrimonio dov’è? ........................................
Il rischio dell’ideologia anche nel bene .......................
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4. IL VESTITO ....................................................
Il vestito riguarda l’identità della persona...................
Rivestiti di luce .....................................................
Lo stoppino spento.................................................
Il pudore ..............................................................
Vestire la carne secondo la carne ...............................
L’allusione alla gloria perduta..................................
Dietro la moda......................................................
Il vestito parla .......................................................
Pensare secondo la vita ricevuta................................
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5. IL CIBO .........................................................
La preghiera dei pasti .............................................
Preparare e mangiare ..............................................
Alla mensa per la porta della carità...........................
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6. IL FALLIMENTO ..............................................
Le ferite bruciano...................................................
Il contrasto del ricordo.............................................
La preghiera della sera ............................................
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7. LA CONVERSIONE DELLA MENTE ALLA VITA ...... 225
L’epiclesi sulla memoria ferita .................................. 225
“Il nostro pensiero è in pieno accordo con l’eucarestia
e l’eucarestia a sua volta conferma il nostro pensiero”...
Pensare con la sola ragione ......................................
Intelligenza psico-somatica e intelligenza spirituale......
Secondo l’intelligenza spirituale ...............................
L’unità dell’intelligenza e delle mani ........................
Lo spazio del sacro ................................................
La questione dei valori............................................
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1. Educare e formare
A colloquio con Boguljub
La ragazzina non ce la fa piú. Il mondo intorno
a lei gira tutto. Cerca di fissare almeno i suoi amici.
Ma, piú tenta di fermare su di loro lo sguardo, piú
si muovono, ridono e, soprattutto, girano. Le stanno gridando qualcosa. La toccano e la spingono.
Vede ancora il volto di una delle sue piú care amiche: ride tanto ed è tutta sconvolta. La ragazzina
sente un calore soffice. Il rumore, le urla, la musica
cominciano ad allontanarsi come un’eco orribile e
fastidiosa, e dal soffitto inizia a versarsi, come il latte quando trabocca, un liquido rosa violaceo, che si
colora di giallo limone e poi gocciola in rosso, verde chiaro, celeste e arancione. Tutto il mondo si
copre di una vernice colorata, densa, che pian piano si indurisce. La ragazzina scivola lentamente a
terra. Ma intorno a lei i giovani continuano a ballare e a divertirsi. Poi se ne vanno, e la lasciano dov’è
andata a finire, sdraiata dietro a una tavola, su una
panca. Alcune ore piú tardi la trova una delle cameriere che inizia il suo turno di pulizia. Chiama l’am9
M.I. Rupnik – L’arte della vita
bulanza, ma non sa spiegare chi sia e di che cosa si
tratti. “I suoi amici l’hanno lasciata qui…” “I suoi
amici…”, ripete sbigottita quando riaggancia il telefono. La caricano sull’ambulanza e la portano via
d’urgenza, ma senza nome e senza che nessuno si
preoccupi di lei.
Per ben venti giorni la ragazzina deve essere sotto cura. Sono escluse le visite dei suoi amici – solo
qualche sms. Ma, appena uscita dalla terapia, già alla fine della settimana si radunano di nuovo insieme
per un altro festino. Un tipico festino dei nostri
giorni. I giovani – anzi, i giovanissimi – si trovano
insieme e bevono, bevono tanto e mischiano tutto.
Una musica violenta a tutto volume, un paio di
grandi video al plasma e anche un po’ di droga, almeno per alcuni.
Nataša pensava a queste cose perché quella ragazzina – Valentina si chiamava – abitava vicino a
lei. Conosceva i suoi genitori, sempre presi da tante
cose e in continua agitazione per stare a galla in un
mondo di false competizioni.
Mentre scorreva queste immagini e sentiva un’amarezza quasi fisica nel cuore, saliva a piedi l’ultimo
pezzo di strada verso il monastero: la neve era tanta,
e il tratto che rimaneva era un sentiero stretto. Nevicava ancora, e i monaci aspettavano che smettesse
del tutto per aprire la strada. A dire il vero, all’abate
piaceva molto quand’era cosí, perché gli ospiti si diradavano e si poteva realmente gustare il silenzio
della neve. Il monastero della Madre di Dio era in10
1. Educare e formare
fatti molto conosciuto come una preziosa oasi di sapienza e di spirito, e i visitatori erano numerosi.
Con passo svelto, la giovane donna percorreva gli
ultimi metri che la separavano dal portone. Nataša
era una giovane donna dal cuore sensibile e morbido. Fin dalla sua giovinezza aveva avuto una grande
facilità a tessere amicizie. Dovunque si trovasse, le
capitava di raccogliere le confidenze di altri giovani,
sia ragazze che ragazzi, segno che i suoi coetanei la
consideravano una persona con la quale ci si poteva
aprire. Dopo aver finito gli studi, proprio sotto la
guida spirituale di padre Boguljub, si era trovata a vivere insieme a due amiche con le quali condivideva
una visione di fede e uno stile di vita. E tutte e tre si
erano trovate coinvolte nella vocazione di aiutare chi
cerca di scoprire la fede o di viverla sempre piú
profondamente. Senza clamori e formalismi, con
uno stile sobrio, ma bello, avevano tessuto un’ampia
rete di relazioni spirituali con le persone piú diverse.
Nataša era figlia del fratello di padre Vassilij, il
monaco che nel monastero era riconosciuto da tutti
come il piú fedele e autentico discepolo del grande
Boguljub. Ma lo zio, fedele a Boguljub, aveva sempre rifiutato di prendersi cura spiritualmente di
Nataša. Non voleva mischiare il suo sacerdozio alla
famiglia. “Sacerdozio e parentela non vanno mai
mescolati. Nessuno è profeta a casa sua”, diceva
sempre Boguljub. “Quanti pasticci nella Chiesa a
motivo dei parenti! Tanti problemi irrisolti a causa
di un celibato mal vissuto, di una comunione fraterna inesistente si versano su nipoti e parenti!”
11
M.I. Rupnik – L’arte della vita
Boguljub stesso, un gigante della vita spirituale,
diceva di aver confessato la mamma e il padre solo
nella settimana tra l’ordinazione sacerdotale e la
prima messa, ma poi neanche una volta. E mai aveva confessato qualche altro parente.
Per questo motivo padre Vassilij, che vedeva una
rara genuinità spirituale in Nataša, non voleva parlare di questioni spirituali né con il fratello, né con
la cognata – e tanto meno con Nataša, ma la indirizzava a Boguljub.
Nataša era specializzata in neurochirurgia. Aveva poco meno di quarant’anni. Era una persona
atletica, scattante. Intorno ai vent’anni era stata una
promettente sciatrice e aveva vinto diverse gare
importanti. Ma poi, sul piú bello, aveva interrotto
tutto e si era dedicata allo studio, dicendo che c’è
una stagione per ogni cosa, e che il suo tempo per
lo sport agonistico era finito. Continuava ancora a
sciare, ma per il semplice gusto di farlo. Perciò la
ripida salita al monastero era un piacere per le sue
gambe.
Già da molti anni veniva da padre Boguljub.
Alcune volte per la confessione, altre volte per un
piccolo colloquio, altre ancora solo per una breve visita. Boguljub le aveva sempre voluto un bene particolare fin da quando era piccola. Forse anche perché
il monaco aveva un debole per gli sportivi, tanto
che, nonostante l’età, qualche volta chiedeva all’abate
di poter vedere qualche gara di sci in televisione.
Questa volta Nataša saliva al monastero perché
doveva cominciare a preparare insieme a Boguljub
12
1. Educare e formare
un piccolo libretto. Da molto tempo insisteva per
questo. Alla fine l’anziano monaco aveva ceduto e
l’abate non solo aveva dato il permesso, ma si era
congratulato con Nataša per essere riuscita a convincere il suo confratello.
Avvicinandosi alla grande porta del monastero,
Nataša portava con sé i pensieri che amava e, insieme, le crude immagini della vita della giovanissima
Valentina e dei suoi amici.
Padre Boguljub l’accolse con simpatia. Insieme
andarono in un parlatorio della foresteria che aveva
una grande finestra verso la montagna e il bosco
dietro il monastero. Il paesaggio si apriva sulle alpi
vicine che, sotto la nevicata, sembravano stare sul
palmo della mano.
Boguljub amava tanto la neve. Sapendo che anche Nataša l’amava, aveva pensato a questa stanza.
Arrivati nel parlatorio ben scaldato fin dal mattino,
il monaco aveva aperto la porta a vetri che dava sul
balcone. Da qui un piccolo ponticello, ora pieno di
neve, portava nel grande giardino dietro al monastero. Boguljub era uscito e Nataša dietro di lui.
Quando era arrivato proprio sulla neve, in giardino,
si era fermato. Con un gesto lento, da anziano, fece
l’atto di tirarsi su il cappuccio della veste monastica.
Nataša prontamente lo aiutò. Anche lei si era tirata
su il cappuccio del giubbotto, di un bel rosso che
risaltava sul colore della neve.
“Dio santo e fedele, che hai risuscitato dalla
morte il tuo unico Figlio Gesú Cristo, che per noi
uomini e per la nostra salvezza hai mandato dal cie13
M.I. Rupnik – L’arte della vita
lo, facci sempre superare il male”, aveva borbottato
Boguljub.
“Perché eterna è la tua misericordia”, aveva fatto eco Nataša.
“Tu fai scendere su di noi questi soffici fiocchi
di neve…”, continuava Boguljub.
“Perché eterna è la tua misericordia”, aveva risposto ancora Nataša.
“Perché eterna è la tua tenerezza, o Padre, verso
di noi, redenti dal tuo Figlio”, aveva aggiunto il
monaco. “Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito
Santo.” “Come era in principio, ora e sempre e nei
secoli dei secoli”, aveva concluso Nataša.
Nei figli è condensata l’aria respirata dai genitori
“Ora possiamo cominciare”, aveva detto Boguljub.
Contenta per la notizia, in un istante Nataša aveva già nella mano un piccolo registratore, ultimo
prodotto della tecnologia. Ripassando ancora una
volta i pensieri che aveva portato lungo la strada e
scorrendo come in un film le immagini della giovanissima Valentina scaricata dagli amici, ubriachi o
drogati, in un abisso di notte e di vertigini dell’abuso, cominciò: “Oggi molti si interrogano su come
educare per la vita. Cosa fare per formare i giovani,
che sembrano sganciati da ogni valore e da ogni
mondo reale?” Ma, già mentre parlava, sentiva che
non era questo ciò che lei voleva, che non era suo
neanche il modo in cui aveva posto la domanda.
14
1. Educare e formare
Padre Boguljub aveva guardato un po’ avanti nella nevicata ed era rimasto in silenzio per molto tempo. Visibilmente scendeva nella sua memoria: si immergeva nel suo cuore in tempi lontani, dove si
confrontava con i santi Padri, dove assisteva al colloquio tra santa Macrina e la sua santa nonna registrato da Gregorio di Nissa, dove si fermava per ascoltare alcuni passaggi delle prediche postbattesimali di
Ambrogio, si confondeva tra i discepoli di Antonio
il Grande per imparare qualche suo consiglio…
Dopo essere stato per un certo tempo assorto,
aveva tirato la mano fuori dalla tasca e aveva preso
quella di Nataša, che teneva il registratore, per avvicinarlo alla bocca. Nataša aveva sentito nel gesto il
calore santo e buono dell’anziano, che non sapeva
quanto fossero potenti e sensibili questi piccoli aggeggi moderni.
“I giovani sono come li hanno voluti coloro che
ora gestiscono il mondo. I genitori vedono condensata nei figli l’aria che loro stessi hanno respirato. Un adolescente ragiona con le coordinate che
ha ricevuto e che trova in giro. Bisogna essere molto accorti per parlare di educazione. È una realtà
complessa, sfumata, e non si può trattare a pennellate contrastanti fatte di bianco e di nero. Tutti i
grandi sistemi filosofici e ideologici, tutti i regimi
politici hanno sempre investito molto sull’educazione. Il che significa che è una realtà esposta alla
manipolazione e all’ideologizzazione.
Se posso dire francamente quello che penso, non
sono i giovani il problema, tanto meno i bambini,
15
M.I. Rupnik – L’arte della vita
ma la generazione dei genitori, cioè di coloro che
creano gli orientamenti culturali. I giovani vengono
buttati in questi orientamenti, che si trasformano in
micidiali boomerang per i genitori e per tutta la società. Soprattutto per quei genitori che subiscono il
clima generale, che ne dissentono, e che si trovano
impotenti ogni volta che un figlio torna a casa con
qualcosa che essi riconoscono come totalmente
estraneo a quanto hanno voluto trasmettergli, e per
di piú dannoso. Eppure, sempre di piú i genitori
sperimentano la totale incapacità di cambiare la situazione e di proteggere i propri figli…”
Boguljub si era fermato. Poi, dopo un attimo,
aveva aggiunto: “Non vedo molto senso nel parlare
dell’educazione. Con quali categorie? Quante di
esse sono proprio quelle che hanno contribuito alla
situazione in cui ci troviamo? Quante categorie,
quante metodologie educative e formative sono
esattamente quelle che hanno creato un’allergia al
senso della vita, a Dio nostro Padre, a Cristo e al
suo Corpo santo, alla Chiesa!
Che vuol dire educare? Semplicemente aprire
una scuola? Tutto è possibile, ma la storia ci ammonisce mostrandoci tanti errori tremendi. L’educazione passa per la scuola? Può darsi. Ma forse per
la scuola è passata anche la superficializzazione delle
domande vere della vita. Forse è passata anche la
scolasticizzazione della fede e persino di Dio stesso,
l’averlo ridotto a un contenuto da imparare grazie a
tre o quattro nozioni razionali. Forse per la scuola è
passato anche il formalismo moralista… E poi, bi16
1. Educare e formare
sognerebbe riflettere sul fatto che si tratta di strutture le cui regole sono ormai dettate dallo stato e
alle quali noi dobbiamo conformarci, senza avere
un minimo spazio per l’esercizio della creatività.
Inoltre le strutture costano, e per i soldi è facile che
si perda la libertà necessaria alla Chiesa perché porti
avanti in modo integro proprio la sua missione di
formazione e di educazione. Pensa a quale grande
testimonianza di creatività ha dato la nostra Chiesa,
nei decenni del totalitarismo, quando non poteva
far conto su nessuna struttura…
Creatività e visione
Per educare oggi sono necessarie creatività e visione. Il nostro sguardo non può essere racchiuso
tra una metodologia presa a prestito da qualche
scienza pedagogica e la nostra prassi di 50 anni fa.
Una volta la fede in Europa ha ispirato tutta la cultura, come un lievito. E, ancora piú indietro, all’inizio del cristianesimo, una comunità cristiana piccola, perseguitata ed estremamente varia, assortita,
senza nessuna identità storica e senza appartenere a
nessuna cultura, ha scardinato il potente sistema
educativo classico, che aveva vinto e assoggettato
tutte le altre tradizioni culturali… Oggi, invece,
stiamo scimmiottando il mondo quasi in tutto: a
partire dagli edifici che costruiamo per farne le nostre chiese, fino alla maniera in cui portare avanti la
riunione di un consiglio pastorale, quasi che non ci
possiamo piú capire senza l’ausilio di tecniche di
17
M.I. Rupnik – L’arte della vita
comunicazione, counselors, facilitatori – ho sentito
che si chiamano cosí – e quant’altro…
Ci vuole la visione d’insieme, una visione organica. L’educazione è un dettaglio. Importante, certo, ma va collocato nell’insieme. Ed è l’insieme che
noi abbiamo tradito. Ormai da parecchie generazioni il mondo ci ha convinti a considerare ogni
singola realtà come un tutto.
Quando in Europa, dopo la seconda guerra mondiale, prese il via il piano per il rilancio economico e un’intera generazione si convinse che ai loro
figli non poteva mancare ciò che loro non avevano avuto, con che cosa abbiamo illuminato la visione? Con prediche che dicevano di non occuparci delle cose di quaggiú, mentre noi stessi cercavamo di infilarci sul treno dello standard economico dove salivano tutti, e con questo abbiamo
testimoniato quale fosse il nostro primo valore.
Oppure, con la risposta sociologizzante di una assistenza talmente organizzata da non far trasparire
in nessun modo che è Dio la fonte della carità e
della giustizia e che il nostro servizio è una diaconia che scorre da Lui e rimanda a Lui. E, se realtà
cosí fondamentali non hanno la loro fonte in Dio,
allora, prima o poi, diventano oggetto di manipolazione da parte dell’ideologia politica, economica
o sociale…”
Nataša cominciava già a sentire freddo sulla mano che teneva il registratore, ma era tutta concentrata sul volto luminoso di Boguljub che fissava in
avanti i suoi occhi semichiusi, e tuttavia molto vi18
1. Educare e formare
vaci. Sulla sua barba si cominciava ad attaccare un
po’ di neve.
“È quasi scontato che l’educazione sia soggetta
al valore dominante di turno – aveva ripreso il monaco –. L’orizzonte di un giovane si rinchiude facilmente dentro ad una impalcatura che può essere
o molto ideologica o molto materialista, addirittura
imprigionata in una dinamica consumista di desiderio e soddisfazione: andare a comprare e a divertirsi
come via per trascendere il dato di fatto dell’essere
umano…”
Mentre parlava, Boguljub aveva cominciato a
camminare nella neve, ormai abbastanza profonda.
Il suo abito monastico scivolava lentamente sulla
neve. Nataša si muoveva con agilità accanto a lui.
Mentre Boguljub parlava, era come se continuasse a scorrere dentro di sé testi, immagini, come
se parlasse come a cari amici con tutti coloro che
intessono la tradizione della Chiesa.
A partire dalla fine
“La vita si comprende a partire dalla sua mèta.
Dal suo traguardo, si intuisce il percorso da fare. La
semina si giudica dalla raccolta, dalla mietitura. La
vita dell’uomo, dice l’Apostolo, è come il seme posto nella terra.1 Dal germoglio si vede il valore del
chicco e del terreno. Quando si sta davanti alla vita,
è facile filosofare. Alcuni, constatando che hanno
1
Cf 1Cor 15,37ss.
19
M.I. Rupnik – L’arte della vita
scelto una strada che non porta alla vita vera, per
mancanza di umiltà nel riconoscere i propri sbagli,
cominciano a filosofare per giustificare i loro passi.
E spesso una giustificazione del genere è il tentativo
di rendere regola il loro modo di fare, di farlo vedere non solo normale, ma addirittura conveniente.
Ma questo è possibile – lo ripeto – perché non si
guarda la vita a partire dal raccolto, dai frutti, dall’esito.
Invece, cara Nataša, bisogna essere molto esigenti
quando si tratta della vita. Non ci si può fidare di
nessun ragionamento, se non valutando ciò che è la
vita dell’uomo alla sua ultima stazione, al suo arrivo. Bisogna sottoporre ad un esame severo tutte le
idee, le teorie e le pedagogie esaminando il loro
punto di arrivo, cioè che cosa sarà alla fine l’uomo
che è vissuto secondo questi presupposti. E qui capisci già la debolezza delle teorie, perché come ti
possono garantire quale sarà lo stato dell’uomo alla
fine, dal momento che è sempre in gioco la libertà
della persona? Vedi, è qualcosa di molto simile alle
discussioni sulla creazione: è vero che se ne parla
nelle prime pagine della Bibbia, ma è altrettanto
vero che si capisce bene di che cosa si tratta solo a
partire dai vangeli e dall’Apocalisse, cioè dalla fine.
Quando l’uomo sperimenta concretamente la salvezza, e perciò ha una conoscenza esperienziale e
razionale del Dio che salva, allora è molto meno
vulnerabile a tante teorie sulla creazione. La creazione si comprende bene quando la si vede posta in
atto dallo stesso Dio che hai conosciuto come tuo
20
1. Educare e formare
Redentore. In questo modo non siamo tentati di
specularvi in modo astratto, come su una realtà
lontana che non ci riguarda. La questione di Qualcuno che ci salvi da una vita che ci scappa di mano,
che non riusciamo a trattenere, donandoci la vita
che rimane è invece una questione esistenziale e
immediata…
Proprio come la creazione, cogliamo il valore e
il senso della nostra esistenza a partire dalla nostra
vita nascosta con Cristo in Dio,2 che comincia con la
nostra risurrezione battesimale, grazie alla quale si
vive da risorti e si va incontro, da risorti, alla nostra
morte. Allo stesso modo, nella santa eucarestia non
ricordiamo il passato di nostro Signore se non in
quanto la sua morte, la sua passione e la sua risurrezione costituiscono la nostra redenzione e il nostro
passaggio in Lui verso il Padre. Nell’eucarestia partecipiamo alla sua vita nell’eschaton, ci è data una
reale comunicazione alla sua umanità gloriosa presso il Padre, che è la nostra, quella che Lui ha assunto nell’incarnazione e che ormai è indivisibilmente
congiunta alla sua divinità. È solo dalla vera e reale
partecipazione all’eschaton del nostro Signore che
riusciamo a elaborare una visione per la vita delle
donne e degli uomini.
Senza questa partecipazione reale, siamo troppo
esposti alle illusioni. Perciò, vedi, Nataša, la grande
tradizione ha sempre legato la questione della formazione e dell’educazione a quella della liturgia.
2
Col 3,3.
21
M.I. Rupnik – L’arte della vita
Solo partecipando alla vita di Cristo cosí come ce la
comunica la liturgia possiamo vivere in vista di ciò
che siamo chiamati a diventare. La nostra risposta a
Colui che ci chiama si compie solo nell’aldilà, perché il compimento è la festa della liturgia celeste.
Ma, prima che io mi faccia prendere la mano da
quanto sto dicendo e prosegua, tu volevi un libro
fatto in che modo?”, si era interrotto all’improvviso
padre Boguljub.
Un sorriso solare era apparso sul volto di Nataša,
anche lei con qualche fiocco di neve attaccato al
bordo del cappuccio. “Padre Boguljub, non importa la forma del libro. Vorrei solo farla parlare su
questioni tanto importanti, forse oggi piú di sempre, per saper vivere bene.”
“Allora, se è cosí, prima di tornare dentro –
perché non bisogna esagerare nello star fuori! –,
vorrei solo ribadire che l’arte di vivere è un’arte
che si elabora contemplando la fine. Proprio come,
per creare un’opera d’arte, si cerca di plasmare la
materia secondo quella visione che all’artista è stato
dato di contemplare, sull’ultimo orizzonte, con una
intuizione straordinaria.
Se ti vedi già partecipe della liturgia dell’Agnello sulla piazza d’oro descritta alla fine dell’Apocalisse,3 in comunione con tutti, allora vivrai e farai
le tue scelte in forza di questa reale visione, che la
liturgia e la comunità nella fede ci aprono, ci fanno
condividere e di cui ci nutrono.”
3
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Cf Ap 21,21.
1. Educare e formare
A passi lenti erano tornati nel parlatorio. Sul balcone si erano scossi bene le scarpe e Nataša aveva
aiutato il monaco a pulirsi l’abito.
“Signore del cielo e della neve, santo e luminoso è il tuo Nome”, aveva mormorato a bassa voce il
monaco.
Entrando nella stanza, dove un tepore piacevole
si diffondeva dalla vecchia stufa a legna, a Nataša
era sembrato di sentire l’odore delle pere e delle
mele secche. Il monaco infatti aveva aperto un armadietto e aveva tirato fuori un bel cestino di pere
e mele essiccate e lo aveva messo sul tavolo davanti
al quale si erano seduti. Avevano sistemato le sedie
in modo da guardare il paesaggio. Il tavolo era bello, di legno massello, di quel frassino che con il
tempo acquista un tono d’oro antico.
“Che tenerezza di Dio per noi è una nevicata
come questa!”, aveva esclamato a bassa voce padre
Boguljub e aveva preso, lento, una fettina di pera.
Nataša aveva guardato la sua mano e il suo volto.
Qualcosa di una profonda maturità spirituale si rifletteva nel suo aspetto e nei suoi gesti. Le mani e
gli occhi sono infatti il luogo in cui si rivela di piú
la maturità di una persona. Nei suoi occhi la luce
penetrava senza resistenza e li rendeva umili. Tutto
diventava aperto a quanto c’è di piú lontano e la
luce, dal di dentro, illuminava e rendeva la persona
tutto sguardo,4 anticipando la fine dei tempi, quan4 Pseudo-Macario, Omelia 1,2, tr. it. in Id., Spirito e fuoco, Magnano 1995, 56.
23
M.I. Rupnik – L’arte della vita
do la gloria dello Spirito verrà dall’interno, ornando e ricoprendo i corpi dei santi, una gloria che essi possiedono già, ma nascosta in loro.5 È proprio
vero che la sintesi di una persona è lo sguardo. E le
mani sono l’espressione corporea piú immediata di
questa sintesi. Sono le mani infatti a far vedere immediatamente la loro apertura. La pelle diventa
asciutta e liscia, perché donano tutto e non trattengono piú niente. “Che bello!”, aveva sussurrato a
mezza voce Nataša, seguendo i suoi pensieri.
Ma lei non sapeva ancora vedere senza guardare.
L’anziano Boguljub, invece, aveva visto Nataša senza che lei avesse notato su di sé il suo sguardo.
Boguljub aveva colto la sensibilità del cuore della
giovane donna e, piú l’aveva frequentata, piú il suo
modo di essere e di porsi con gli altri acquistava
qualcosa di misterioso e di affascinante, amabile ma
allo stesso tempo sfuggente, docile e libero insieme.
Boguljub constatava con gioia la sua crescita sempre
piú integra.
Il monaco, con un gesto lento, aveva preso la
candela e Nataša lo aveva aiutato ad accenderla.
L’aveva messa sul tavolo dove, oltre al cestino di pere e di mele secche, c’era anche la Sacra Scrittura.
5 “Nel giorno della risurrezione, per la potenza del sole
di giustizia, dall’interno esce la gloria dello Spirito Santo che
avvolge e riveste i corpi dei santi; questa gloria era nascosta
dentro le anime. Ciò che uno ora ha in sé uscirà allora all’esterno nel suo corpo”: Pseudo-Macario, Omelia 5, 20 (9), tr.
it. cit., 119-20.
24
1. Educare e formare
Sulla piazza d’oro dell’Apocalisse
“Padre – aveva ripreso Nataša –, dunque l’eschaton non è una semplice idealizzazione?”
“Ma che dici?! La Parola di Dio ci rivela Cristo
come Agnello trionfante che celebra la sua Pasqua
eterna con il Padre. E l’eucarestia è una vera icona
dell’eschaton, cioè l’ambito della rivelazione del
mistero di Dio. Nell’eucarestia dunque, in un modo reale, palpabile, entriamo in unione con Cristo.
Per mezzo dello Spirito Santo, la nostra offerta entra in Cristo cosí radicalmente da essere abitata da
Cristo come suo vero Corpo, suo vero Sangue.
Noi pertanto nell’eucarestia, partecipando al pane e
al calice, attingiamo nuovamente alla nostra fonte, a
ciò che realmente siamo, cioè il Corpo del Signore.
In Lui ci affacciamo su quella piazza tutta d’oro con
Colui che siede sul trono e l’Agnello, insieme agli
apostoli, ai santi, a tutto il Corpo della Chiesa esteso attraverso i tempi, i secoli e ogni luogo.
Ecco, Nataša: in Cristo noi siamo questa realtà, lo
sono tutti coloro che gli appartengono. Questo lo sei
tu, lo sono io. Di conseguenza, se vogliamo qui e
ora vivere bene, è da lí che dobbiamo attingere la
forza e la forma. È lí la forma formans, la forma formatrice della nostra storia, del nostro divenire. Viviamo radicati nel futuro e ispirati dal futuro da cui
traiamo la nostra verità. La memoria del futuro:6 ec6 “Ricordare eventi passati (croce, risurrezione) è naturale. Ricordare tuttavia qualcosa che non è ancora accaduto
(la seconda parusia) non può essere spiegato che trasferendoci
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M.I. Rupnik – L’arte della vita
co la forma per una visione dell’insieme della vita
dell’uomo.”
Il monaco aveva preso in mano una bella croce
dorata fatta da padre Vassilij e l’aveva portata fuori
sul balcone, posandola delicatamente sulla neve. Poi
era tornato, guardando la Bibbia e la candela sul tavolo, la croce d’oro sulla neve e i fiocchi che vi cadevano sopra.
“Vieni domani mattina alla nostra povera eucarestia in monastero, e vedrai che cosa significa stare
sulla piazza d’oro in una comunione totale e sentire
il soffio dello Spirito che accarezza il Corpo di Cristo nella gloria.”
Dopo una breve pausa, Boguljub, incantato dallo spettacolo della neve bianca che cadeva sulla croce d’oro, aveva aggiunto a mezza voce: “Che tocco
lieve questi fiocchi sull’oro della croce gonfia dello
Spirito!”
in uno spazio esistenziale in cui hanno trovato guarigione la
frammentarietà e la successione obbligatoria dei tre elementi
del tempo (passato, presente e futuro). È quel che avviene esattamente nel regno di Dio. In tale regno tutte le realtà non si
convertono in presente …, ma ‘nel secolo futuro che non invecchierà’. La ‘fine’ costituisce la ‘ragione’ per la quale ‘sussistono’ sia il passato sia il presente e di conseguenza ‘il secolo
futuro senza fine’ diviene … non un effetto, come invece accade nel nostro tempo posteriore alla caduta, ma la causa di tutti
gli eventi passati e presenti … In tal modo il memoriale eucaristico diventa anche memoriale del futuro, cioè ‘della seconda
e gloriosa parusia’ [anafora della divina liturgia di san Giovanni
Crisostomo e di san Basilio]”: I. Zizioulas, Eucaristia e regno di
Dio, tr. it. (or. greco 1994) Magnano 1996, 47.61.
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1. Educare e formare
Nataša continuava a guardarlo con due occhi calmi e morbidi che sottolineavano l’espressione del
suo volto, constatando che padre Boguljub stava
sempre un po’ indugiando su quella piazza d’oro
della Gerusalemme celeste. “Prendimi con te, padre
Boguljub, su quella piazza.”
“Ti ho appena detto che ciò che noi siamo qui
ora è fondato lí e prende forma in quel Corpo del
Signore che sta lassú nella gloria. Domani mattina lo
celebreremo portando il nostro pane e il nostro vino. E questa nostra offerta, per il potere dello Spirito, sarà trasformata nel suo stesso Corpo che ci
sarà restituito come comunione. Mangiando di questo corpo, noi diventiamo un solo corpo con Lui, e
in questo corpo ci ritroviamo tutti, anche noi due.7
Capisci allora i due registri di Cristo: nella gloria
dell’eschaton e nella Chiesa che ancora cammina
quaggiú protesa verso l’eschaton. Non si tratta solo
di guardare in alto, ma anche in avanti e, soprattutto,
a partire da lassú a quaggiú. In questo breve momento, nello spazio della liturgia, noi superiamo in qualche maniera la nostra condizione. Nel corpo del
Signore la Chiesa – e ciascuno di noi dentro – passa
7 “Se vuoi sapere che cos’è il Corpo di Cristo, ascolta
ciò che dice l’Apostolo ai fedeli: ‘Voi siete Corpo di Cristo e
sue membra’. Dunque, poiché voi siete il Corpo di Cristo e
le sue membra, è il vostro stesso mistero che è posto sulla tavola del Signore, è il vostro mistero che voi ricevete. Voi rispondete: Amen all’affermazione di quello che voi siete e la
vostra risposta è come la vostra firma”: Agostino, Sermone
272, PL 38, 1247.
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M.I. Rupnik – L’arte della vita
al di là del suo peccato e della sua miseria e coincide
con quello che è agli occhi di Dio, con questo corpo
glorioso, con la sua vita trasfigurata...
Vedi, Nataša, è questo il fondamento di una visione organica, di una visione d’insieme, sulla persona umana. Da qui si può leggere correttamente
tutto ciò che può accadere nella vita di una persona, di tutta una nazione, si può leggere soprattutto
qual è il significato della Chiesa: una realtà in cui
vivo già l’anticipo di quella comunione totale che
ci aspetta, un anticipo che diventa la forza, la memoria, la gioia della mia vita…”
Tornare dagli anziani
Boguljub si era di nuovo seduto vicino alla tavola e per la prima volta si era girato verso Nataša e la
guardava con uno sguardo da anziano saggio e buono.
“È talmente naturale secondo la vita vera che tu
mi cerchi e bussi al mio cuore… Se si comprendono le cose della vita guardando indietro, a partire
dalla fine, allora è secondo il ritmo stesso della vita
che i giovani guardino agli anziani e, in proporzione alla loro pace e felicità, siano interessati a sentire
una parola di vita e per la vita. Si cerca una sorta di
viatico. Cosí è un segno di grave smarrimento il
fatto che nel nostro tempo i vecchi siano un disturbo e vengano eliminati. La separazione dai vecchi
aiuta a rinchiudere le giovani generazioni in realtà
che sono giudicate importanti, ma che di fatto non
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1. Educare e formare
appartengono a ciò che determina la qualità della
vita. Normalmente i vecchi non sanno rapportarsi
alle novità della tecnica, alle mode del vestito, del
comportamento… e perciò danno fastidio. Ma, mettendoli da parte, ci si imprigiona nel nostro mondo
e si giudica la vita quasi sempre in modo sbagliato.
Mi capisci, vero? Quando dico ‘qualità della vita’
non intendo lo standard economico o qualsiasi altro
indicatore di una vita senza il soffio di Dio, ma una
vita che supera la morte, che è impregnata d’amore,
che è sinergia con lo Spirito Santo… Quale altra
‘qualità della vita’ posso cercare? Con questa espressione non si può intendere se non una vita che sia
libera dalla morte, cioè che davvero vada oltre la
tomba. Eliminare gli anziani vuol dire favorire la
vita secondo questo mondo, e non secondo lo Spirito. Andare da un anziano e porgli delle domande,
mentre lo si aiuta in qualche piccola cosa che ormai
non è piú in grado di fare senza difficoltà, esercitando quindi la nostra carità, è uno dei primi passi
nell’educazione.
Ma, quando si interrompe la trasmissione delle
conquiste della sapienza da una generazione all’altra, è il segno che qualcuno comincia a pensare di
conoscere già la vita, di sapere già come affrontare
il futuro. Intuisci subito che, se matura in noi una
consapevolezza del genere, vuol dire che abbiamo
ridotto la vita a quattro semplici cose. Se a questo
quadro aggiungi il fatto che oggi siamo sempre piú
convinti che la vita si possa affrontare con la scienza
e con le piú diverse teorie, capisci il rischio che
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M.I. Rupnik – L’arte della vita
corriamo. L’incognito è considerato solo una condizione transitoria della nostra mente che ancora
non ha conosciuto tutto e, quindi, non può ancora
padroneggiare tutto, ma si crede che si tratti, appunto, di una condizione transitoria.
Quando non si cercano piú quegli anziani che
hanno raccolto come un distillato prezioso il significato sapienziale della loro esperienza e delle loro
conoscenze, è chiaro che l’educazione è impostata
su criteri teorici, su presupposti astratti, anche se
giustificati con tante ‘sperimentazioni’. Ma le sperimentazioni si possono fare anche sulle scimmie o
sui criceti. A che cosa abbiamo ridotto il mistero
della persona umana?
Večnaja pamjat’
E qui entra in gioco la nozione di memoria, che
per noi cristiani è fondamentale. Fare memoria non
significa semplicemente evocare ciò che è avvenuto
nel passato, scomponendo la vita in frammenti autonomi e momentanei, ma partecipare integralmente, con tutta la profondità spirituale, al mistero
presente nella memoria eterna di Dio. Già Platone
in qualche maniera diceva che il sapere è la memoria
del trascendente. La memoria allora in un certo senso
è esprimere, mediante il ricordo, l’eternità nella lingua del tempo.8
8 Cf P. Florenskij, La colonna e il fondamento della verità,
tr. it. (or. russo Moskva 1914) Milano 1974, 252-4.
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1. Educare e formare
Mi segui? Vedi, non intendo la memoria semplicemente come il tentativo dell’uomo di risuscitare il passato, di strapparlo alla dimenticanza. Questa
facoltà ci ricorda proprio che la nostra vita è frantumata e che la morte e il tempo regnano su di noi,
perché ciò che è passato non c’è oggi e non risuscita semplicemente perché lo ricordiamo. Perciò il
nostro ricordo è accompagnato dalla tristezza, dalla
nostalgia. Ma, proprio perché il dono della memoria umana è cosí ambiguo, ha dentro un significato
che ce lo dischiude solo Cristo e la vita nuova che
ci è donata in Lui. Dio ha una memoria reale e
creativa: quanto l’amore di Dio ricorda esiste realmente ed è custodito nella sua eterna memoria come pegno dell’esistere eterno di tutto ciò che Lui
ama.
Sei mai stata a un funerale celebrato nel rito bizantino? Alla fine si canta Večnaja pamjat’, ‘Eterna
memoria’, perché la memoria di Dio è la vita. La
memoria di Dio significa che Lui è rivolto verso il
mondo, lo mantiene e lo vivifica. E allora si vuole
che il morto viva nell’eterna memoria del Signore.
Di per sé, questo canto non fa altro che esplicitare
quello che il sacerdote dice già nella liturgia bizantina: ‘Di tutti noi si ricordi il Signore nel suo regno
in ogni tempo’. Con questo, noi non facciamo altro che integrare coloro di cui facciamo memoria
nella memoria vivificante di Cristo, Dio-Uomo. La
sua memoria è quella di Dio nei confronti dell’uomo – il trionfo eterno sul nulla da cui Lui ci chiama – e quella dell’uomo nei confronti di Dio, un
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M.I. Rupnik – L’arte della vita
uomo che finalmente non si scorda piú di Dio, non
si allontana da Lui, che è la Vita. La memoria di
Cristo, Dio-Uomo, è questa memoria una e duplice che è appunto la vita eterna: la memoria dell’uomo, che è la sua risposta d’amore in risposta all’amore di Dio, incontro e comunione con Dio che
è la vita della vita. Tramite il ricordo che l’uomo
custodisce di Dio, egli risponde alla memoria che
Dio ha dell’uomo. Se questa memoria è dono di
vita, la memoria che l’uomo ha di Dio consiste allora nel ricevere questo dono, nell’assimilare senza
sosta questa vita e nel farla crescere, come sa e come può...9
Cosí, capisci subito che non considerare la memoria vuol dire ancora una volta non vedere il futuro. Ed è abbastanza comune che la sensibilità per
questa memoria sia tramandata dagli anziani, da coloro che già guardano la vita dall’ultima fermata,
che in un certo senso è il futuro di chi è giovane.
Questa memoria è strettamente intrecciata alla sapienza, come ti ho già detto. E questa sapienza è
fondamentale nel dischiudere il cuore delle persone
a una comprensione vera della vita. Perciò la questione del metodo nell’educazione non è sufficiente, ma non basta neanche elencare una serie di contenuti, alla maniera di una lista di concetti o di verità astratte.
9 Cf A. Schmemann, L’eucaristia sacramento del regno, tr.
it. (or. russo Paris 1984) Magnano 2005, 164-75.
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1. Educare e formare
Si tratta di iniziazione
In fondo, l’educazione è una questione di iniziazione… Se vuoi un esempio di come i metodi scientifici dell’educazione non siano sufficienti, guarda le
situazioni nelle quali è necessario affrontare il dolore,
il fallimento, la ferita… Prima o poi, ciascuno di noi
si trova davanti alla sofferenza, agli insuccessi, alla
croce. Si tratta di questioni tanto reali che nessuno
riesce ad eluderle, ad aggirarle, a deviare… Ma ancora piú reale è la vita che ci aspetta dopo la morte. In
un certo senso è ancora facile anestetizzare la croce e
il male, ma non esiste farmaco prodotto dall’uomo
che ci faccia entrare nella vita senza tramonto alla
quale ci introduce la morte. Ma un’educazione che
non riesca ad educare a questo passaggio è un’educazione per la morte. Dunque, a che serve?”
Nataša si era alzata ed era andata a raccogliere la
croce d’oro sul balcone. L’aveva presa tra le mani
con attenzione. Per la bellezza dell’oro sulla neve,
non aveva resistito a sfiorarla con le labbra. Boguljub osservava e aveva avuto un piccolo sussulto di
gioia nel vedere quante cose la giovane donna aveva assorbito. “Signore, Tu che sei fedele lungo le
generazioni, sii propizio a questa giovane dal cuore
morbido.” Nataša, dal balcone, si era voltata verso
di lui con una piccola smorfia che camuffava un
sorriso, mentre si strusciava le labbra che, per il gelo dell’oro, si erano attaccate alla croce.
“Nataša, ricordati che la memoria della sapienza
raccoglie in sé l’esperienza e la sua idea, la sua vi33
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