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LaVita
17
Anno 115
dal 1897
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
DOMENICA
29 APRILE 2012
T O S C A N O
Un primo maggio
triste
e1,10
1,10
e
POLITICA: IL FUTURO
DEI CATTOLICI
Il vaticanista Aldo Maria
Valli espone alcune sue
precise idee circa la
futura politica
dei cattolici italiani.
Affermazioni e critiche
rimangono al vaglio dei
lettori
Pagina 2
CATECHESI
DOMENICALI
Quanto sarebbe utile
che la vecchia tradizione
della catechesi
domenicale venisse
ripristinata e aggiornata
Pagina 4
“L
a maggior
parte degli uomini
manca certamente di
giustizia,
indubbiamente di amore, ma ancor
più di significato. L’insignificanza del
lavoro, l’insignificanza del piacere,
l’insignificanza della sessualità, ecco
i problemi di oggi”. La frase di uno
dei più grandi filosofi contemporanei
mette in risalto uno dei motivi fondamentali della grave crisi che sta
attraversando l’uomo di oggi. Di nuovo l’indice puntato contro l’infausto
sonno della ragione, mentre la vita
si sta continuamente e rapidamente
complessificando e più forti si fanno
sentire i venefici stimoli dell’egoismo
e del tornaconto all’interno della società.
Il lavoro deve molto all’influsso
del pensiero cristiano. Per convincersene basta controllare come era
considerato e trattato nel tempo
precedente, anche (anzi soprattutto)
all’interno delle concezioni classiche, di cui il mondo occidentale è il
legittimo erede. Una realtà indegna
dell’uomo vero e per questo da lasciarsi integralmente agli schiavi e ai
rappresentanti di una umanità minore. Il vero valore era l’otium; il lavoro, l’attività, ne era semplicemente
la negazione: la privazione di uno
spazio da dedicarsi allo studio e alla
propria costruzione personale.
Secondo un nostro grande scrittore, Mario Pomilio, Gesù “non è venuto a dimostrare, ma a mostrare”. Egli
non ha messo insieme argomenti in
favore del lavoro, ma si è sottoposto
per più di trenta anni al lavoro nella
piccola azienda del padre putativo, facendo in tal modo toccare con
mano la necessità, la bellezza e i va-
lori che arricchiscono qualsiasi lavoro
umano. La riflessione dei teologi e dei
pensatori cristiani fu fin da principio
una illustrazione continua e sempre
più approfondita di queste convinzioni. Uno dei grandi fondatori della
civiltà medioevale, san Benedetto da
Norcia, unì magistralmente insieme
la preghiera e il lavoro, mettendo in
tal modo le basi della grande civiltà che ancora ci sostiene. Il concilio
Vaticano II e i Papi del nostro tempo
hanno trasmesso non solo alla comunità cristiana un pensiero completo
sul lavoro, che può dare ancora senso
e significato a una delle massime e
più importanti espressioni dello spirito umano. Il lavoro è presentato
come un perfezionamento di colui
che l’esercita, un atto di solidarietà
e di comunione con l’intera società,
addirittura come una partecipazione
alla creazione di Dio, che ha donato all’uomo la terra perché con la
sua intelligenza e la sua operosità la
portasse a compimento. Valori di primissimo piano che qualificano da soli
una concezione antropologica e arricchiscono una società capace di realizzarli. Ne sia cosciente o no, tutta
quanta la cultura occidentale, anche
quella che sembra più lontana, è nata
alla luce del pensiero cristiano.
Si tratta di valori che non tramontano, perché appartengono alla
stessa essenza dell’uomo e della società, anche se oggi due fenomeni
ugualmente universali hanno invaso e
scompigliato un mondo che in realtà
tanto pacifico, almeno a partire dalla
rivoluzione industriale, non era mai
stato. Sono la tecnicizzazione e la
globalizzazione: due realtà che qualificano in modo irreversibile i tempi
moderni, che anzi sono destinate a
far sentire sempre di più il loro peso
e la loro incidenza in tutta quanta
l’attività umana, a cominciare dal lavoro, che rimane il problema centrale
del presente e del futuro delle società
umane. Erra chi pensa che esso interessi soltanto la classe operaia: tutta
la società ne è come attraversata.
Umanizzarla significa umanizzare il
lavoro che vi si pratica.
Ora questi due fatti emergenti e
irrefrenabili possono generare forme
macroscopiche di disoccupazione,
nuove forme di schiavitù, cambiamenti radicali, ricerca di guadagni
sempre maggiori con lo spostamento
delle attività in paesi dove è possibile
una rimunerazione più bassa, dominio incontrastato della finanza. E’
necessario ripensare una nuova etica
del lavoro che, in queste mutate condizioni di vita, continui a mettere la
persona al centro di ogni altra considerazione. Il lavoro, l’economia, la
finanza, lo stato con tutte le diramazioni, l’intero complesso delle nazioni
sono al servizio dell’uomo, e non viceversa. Ciò che la dottrina sociale della
chiesa ha insegnato fin da principio.
A tutti dev’essere garantito un sufficiente grado di benessere, che non si
potrà ottenere se non abbassando il
tenore dei maggiori possidenti. La disoccupazione, poi, è uno dei massimi
mali della società, che va totalmente
sradicato dalla faccia della terra. Una
realizzazione certamente difficile che
sollecita l’attenzione e l’intelligenza
dell’intera comunità cristiana e di
tutti gli uomini di buona volontà.
L’attesa non può essere lunga,
perché ne va di mezzo la vita delle
persone e delle famiglie. Intanto, in
questa attesa, la celebrazione del primo maggio non può essere che in tono
ridotto e non assumere le forme della
protesta e della richiesta di soluzioni
urgenti.
Giordano Frosini
GUIDA AL VOTO
Pubblichiamo
i fac-simile delle schede
elettorali dei comuni di
Pistoia, Quarrata,
Serravalle p.se, San
Marcello p.se e
Marliana, dove si
voterà domenica 6 e
lunedì 7 maggio per il
rinnovo dei consigli
comunali e dei sindaci
Pagina 6
NO AL
QUALUNQUISMO
Un appello rivolto
specialmente ai giovani,
che non si lascino
ingannare dai diversi
predicatori
dell’antipolitica
Pagina 13
IL MALI RISCHIA DI
DIVENTARE L’IRAQ
AFRICANO
Paese avvitato tra
scontri e rivendicazioni
islamiste al Nord, e i
postumi del golpe
Pagina 15
La Vita è on line
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2
L
primo piano
a domanda che tiene
banco sui giornali, riguardante la possibile
rinascita della Dc o di
qualcosa che le assomigli, fa comprensibilmente notizia e suscita
confronti animati, ma risulta meno
appassionante, e molto meno
costruttiva, rispetto all’analisi dei
motivi per cui i cattolici si sono
ritrovati a condividere giudizi, impulsi e passioni. Perché solo se ci
si interroga su tali motivi è anche
possibile tornare a confrontarsi
sui contenuti dell’azione politica e,
dunque, sulle domande decisive alle
quali occorre rispondere, relative a
quale tipo di uomo e di società si
vuole contribuire a dar forma con
il proprio impegno.
Occorre essere chiari. Il cattolico non può volere altro se non
un paese plurale e solidale, animato
dai valori costituzionali.
Non c’è molto da inventare.
Occorre piuttosto applicare,
leggendoli in base alle mutate circostanze storiche e sociali, quei
principi che i padri costituzionali
enuclearono in un momento in cui,
nonostante fossero circondati da
macerie d’ogni tipo, furono capaci
di trovare nel proprio patrimonio
di fede e di ideali le risorse per
guardare al futuro con fiducia.
Anche la nostra Costituzione
è tra le vittime dei due decenni
di politica che abbiamo alle spalle.
Una Costituzione che va onorata
rispettandola e applicandola. E riconoscendo in essa quel fondamento
comune necessario per affrontare
ogni sfida.
Se non ricominceremo a
guardare a noi stessi come a una
comunità, e non solo come a un
aggregato di individualità mosse da
interessi divergenti e conflittuali,
difficilmente riusciremo a costruire
un futuro per il nostro paese.
Sotto questo profilo occorre,
con altrettanta chiarezza, dire qualcosa a proposito dell’autorappresentazione dei cattolici. Scendere
in politica come tali e richiedere
il consenso in base al dato di appartenenza religiosa non è certo la
via che può essere scelta da chi ha
un’idea aperta della società e pensa
che oggi, in uno scenario caratterizzato da tanta frammentazione,
sia più importante aggregare che
separare.
Il cattolico, proprio perché tale,
è animato da spirito di servizio e
lo spirito di servizio va esercitato
verso tutti, specie i più lontani, senza esclusioni precostituite. Il mondo di oggi, segnato dall’estendersi
di forme di comunicazione superficiale e di solitudini sostanziali, non
ha bisogno di catalogare le persone
e i gruppi in base a etichette appiccicate con la colla del pregiudizio.
Non ha bisogno di innalzare
nuove barriere. Ha bisogno di
scambio reciproco e di comunanza.
Non si tratta di rinnegare la
propria identità, ma di metterla a
disposizione come risorsa per la
crescita di tutti. Non si tratta di
svendere i propri ideali, ma di trovare il terreno sul quale dialogare
in vista del bene di tutti.
Nessuna connotazione religiosa
o, peggio ancora, ecclesiastica e clericale può essere d’aiuto su questa
strada. Meglio essere cattolici nei
fatti e nella fatica quotidiana del
confronto, evitando di usare l’idea
n. 17 29 aprile 2012
Cattolici e politica
Cosa fare nel
prossimo futuro
Un cattolico integrale,
il vaticanista Aldo Maria Valli, esprime
con chiarezza il suo pensiero in un
momento in cui la politica italiana si sta
muovendo in cerca di futura sistemazione.
Si tratta naturalmente di un pensiero
personale, peraltro condiviso da molti,
su cui si può discutere.
Sarebbe interessante aprire un dibattito
su un tema così attuale
di Aldo Maria Valli
di cattolicità come scudo e come
arma contundente, piuttosto che
innalzare il vessillo cattolico e poi
comportarsi, nel concreto, in base a
logiche egoistiche.
Il cattolico non fa dell’appartenenza un’armatura.
Il cattolico lavora per la crescita
dell’intera comunità e mette in
comune ciò che ha di più prezioso.
Sono aspetti da sottolineare sempre di nuovo e con decisione, nel
momento in cui sembra prevalere
in alcuni, la tentazione di ragionare
sugli schieramenti, prima di interrogarsi sui contenuti.
Coerenza morale
Oggi è difficile dire che cosa
sia «di destra» e che cosa sia «di
sinistra». Ma soprattutto, rischia di
essere inutile. Per convincersene
basta dialogare un po’ con i giovani,
per i quali queste categorie non
dicono più nulla. In ogni caso, il cattolico deve collocarsi ovunque la
politica sia servizio al bene comune,
ovunque si cerchi di promuovere
la giustizia sociale, ovunque ci sia
coerenza morale tra vita privata e
ruolo pubblico, ovunque l’appartenenza religiosa e la fede siano
rispettate ma mai usate in modo
strumentale o come cappelli ideologici da mettere sopra contenitori
vuoti, ovunque la laicità sia vissuta
nei fatti come stima e attenzione
per tutte le ispirazioni e come desiderio di scambio, senza privilegi e
senza prevaricazioni.
C’è un dovere al quale i cattolici impegnati in politica sono chiamati con particolare urgenza ed è
quello di formare una classe politi-
ca degna di questo nome, in grado
di proporre figure credibili e affidabili, capaci di tirarci fuori dal desolante vuoto di leadership nel quale
siamo sprofondati. C’è un lavoro di
formazione al quale applicarsi con
dedizione, ma prima ancora c’è da
operare per la rinascita di una vera
opinione pubblica.
L’Italia appare oggi come un paese diviso tra «cloroformizzati» ed
esagitati. Da un lato gli indifferenti,
volutamente inconsapevoli e ignoranti dopo essersi lasciati nutrire
per anni unicamente da prodotti
televisivi pensati per divertire in
senso letterale (dal latino divertere,
spostare il pensiero altrove, allontanare); dall’altro gli scalmanati,
perennemente in preda ad agitazione e spinti da volontà di polemica
contro tutti e contro tutto, nel
segno di una scellerata spettacolarizzazione del confronto.
In un discorso del 1999 rivolto
alla città di Milano, nella ricorrenza
di sant’Ambrogio, il cardinale Carlo
Maria Martini disse che il livello
d’allarme lo si raggiunge quando
«lo scadimento etico della politica
non è neppure più percepito come
dannoso per la polis». E aggiunse:
«Non dovremmo più aspettare
decadenze dolorose per aprire gli
occhi».
Non saprei come definire
queste parole se non profetiche. E
lo stesso vale per l’invito, rivolto
dal cardinale nella medesima occasione, a invocare lo Spirito (che
per i credenti è l’aiuto, il difensore,
l’avvocato, il rappresentante della
giustizia), «perché guidi a mettere
le ragioni del consenso al di sopra
dell’ansia del consenso» e perché,
là dove lo scoraggiamento si fa
strada, «scatti un sussulto di profezia pieno di speranza, che faccia
aprire gli occhi a quella visione di
futuro che in linguaggio filosofico si
può chiamare utopia».
I cattolici, in proposito, devono
assumersi responsabilità precise,
anche guardandosi da un rischio
che Ambrogio metteva già in luce
nel suo tempo, quando raccomandava di stare attenti a non prestare
ascolto a chi vuole adulare i credenti, perché «lasciarsi snervare
dall’adulazione» è prova di ignavia,
di quel misto di inerzia e negligenza
che equivale a un vero tradimento
dei più profondi ideali cristiani.
Delineati questi compiti, occorre ribadire che il cattolico
impegnato in politica, pur formato
e nutrito dall’insegnamento della
Chiesa, non può accettare alcuna
forma di tutela clericale sul proprio
operato, né tanto meno di rendersi
mero esecutore di direttive calate,
in forma più o meno esplicita, dalla
gerarchia ecclesiastica.
Non è in gioco soltanto l’indipendenza di analisi e di giudizio,
ma la forma stessa della presenza
in un mondo in cui i cattolici sono
chiamati a fare l’unità nel rispetto
delle diversità.
A questo proposito, il fatto che
Vita
La
la prolusione del forum di Todi sia
stata affidata al presidente della
Conferenza episcopale italiana
è apparso come un sostanziale
tradimento della necessaria laicità
dell’azione politica dei cattolici. Il
rispetto delle sedi e delle circostanze non è solo questione formale. Quando i laici si riuniscono per
dibattere occorre che non si sentano eterodiretti e che non diano
agli altri l’impressione di esserlo.
Ne va di quella libertà di elaborazione culturale così essenziale per
una presenza concreta nella società, specie in un momento in cui le
diverse culture sono chiamate a
fecondarsi reciprocamente, mettendo in comune risorse e ideali.
Sul piano dei contenuti, l’insistenza del presidente dei vescovi
sui cosiddetti valori non negoziabili
ha riproposto un antico problema:
la gerarchia fa appello alla strenua
difesa di alcuni principi come il
diritto alla vita, la famiglia fondata
sul matrimonio e la libertà di educazione (e ci sarebbe da chiedersi
perché soltanto quelli e non altri,
come la legalità e il diritto di cittadinanza), proprio quando, nell’epoca post-ideologica e pluralista che
stiamo vivendo, non si tratta di
trincerarsi e di escludere, ma al
contrario di convergere su quei
valori che possono di fatto consentire una crescita dell’intera società.
Con la fine del berlusconismo,
i cattolici commetterebbero un
errore fatale se pensassero di andare da soli, anziché unirsi a tutti
i riformisti. Il loro ruolo non deve
essere quello di isolarsi dentro una
cittadella assediata, ma di essere
«sale» all’interno di costruzioni
politiche abituate al confronto,
alla frequentazione reciproca, alla
voglia di conoscenza dell’altro. Un
caro amico come padre Bartolomeo Sorge mi ricordava proprio in
questi giorni che il celebre appello
di don Luigi Sturzo non fu ai cattolici, ma agli uomini liberi e forti,
credenti e non credenti, e poneva
come vero discrimine il coraggio,
perché l’ispirazione cristiana, con
il suo bisogno di giustizia, è il contrario del conservatorismo e, se
questo discrimine dovesse dividere
i cattolici, ebbene, diceva Sturzo,
che ciò avvenga.
Il ruolo assegnato al presidente
della Cei a Todi è di per sé espressione di un indirizzo politico: collocare il ritrovato attivismo politico
dei cattolici nel solco di un clericomoderatismo, pensato più per consentire una ricollocazione di soggetti cattolici bruciati dal contatto
prolungato con Berlusconi che non
per disegnare davvero un progetto
per l’Italia intera e, soprattutto, per
il suo domani. Ribadisco qui che
se si decidesse di seguire questa
strada le conseguenze sarebbero
nefaste sotto tutti gli aspetti.
Chi pensa di creare un’aggregazione conservatrice, con la conseguente confluenza nelle file del
Ppe, sbaglia lettura, sia della realtà
italiana, sia della presenza cattolica.
E con questo si esprime anche un giudizio circa il dibattito
sul possibile contenitore politico,
quella «Cosa bianca» di cui si favoleggia spesso senza nascondere un
anacronistico desiderio di ritorno
alla Democrazia cristiana. Davvero
si può immaginare di mettere vino
nuovo in otri vecchi?
Vita
La
29 aprile 2012
La gioia di vivere di
Rabindranath Tagore
P
enso che nessun
lettore al mondo
sia mai riuscito a
sottrarsi al fascino
di Rabindranath Tagore, il
grande poeta indiano di ormai
leggendaria notorietà (anche
in Sardegna, ove ha trovato
perfino qualche appassionato
traduttore in lingua sarda).
Non c’è da meravigliarsene.
Tagore è uno di quei pochi
-pochissimi poeti- che ci parla
con tale grazia e semplicità,
con tale immediatezza da comunicarci subito i suoi stessi
sentimenti, i suoi stati d’animo
e la realtà viva delle cose. Sì,
perché, quando scrive, sembra
che ci parli e ci faccia “vedere”
nello stesso tempo, ciò di cui
tanto mirabilmente ci parla.
“Nato a Calcutta nel 1861,
Rabindranath Tagore, nome
anglicizzato di Rabindranath
Thakur, è il quattordicesimo
figlio di un ricco e nobile brahmano, aperto, per tradizione
familiare, a un’idea europea
della poesia. Studia diritto in
Inghilterra, dove scopre pure,
sui vent’anni, la sua vocazione
alla letteratura, ma anche,
in parallelo, alla musica (e la
musicalità della sua poesia le
è certo debitrice).
Tra il 1882 e il 1883 nascono le sue prime liriche dei
Canti della sera e dei Canti del
mattino, frutto di un’ispirazione profondamente religiosa e,
insieme, di un grande amore
per la natura.
Nel 1883, sposa una fanciulla di dieci anni, precoce-
Nel 150° anniversario della nascita
del poeta di Calcutta, questo
ritratto ne ricorda la straordinaria
ispirazione poetica, ricca al
contempo di gioia e semplicità,
capace di parlare al cuore dei
lettori con la forza visionaria
e universale della vera poesia
di Angelo Mundula
mente perduta. Qualche anno
dopo, perde anche i due piccoli figli avuti da lei. Ma le disgra-
zie familari non inaridiscono
certo la sua vena né la fiorente
produzione letteraria. Pubblica
e subito traduce in inglese, lui
stesso, le sue grandi opere in
prosa e in versi, favorendo una
sempre più vasta conoscenza
della sua poesia anche in
Occidente. Vedono la luce le
raccolte di liriche Offerta di
canti. Ghitangioli, Il Giardiniere
e, presto, Balaka, volentieri
intervallate da opere in prosa
di contenuto mistico e filosofico, vero e proprio semenzaio
della sua ricca produzione
poetica. Nel 1913 riceve il
Nobel per la letteratura.
Muore a Santiniketan, presso
Bolpur, Bengala, nel 1941.Aveva scritto: «Quello che volevo
dire/e che non ho detto/era
solo questo:/attraverso la
mia porta/davanti agli occhi/
ho visto mille volte l’universo
eterno./L’eterna intelligenza
dello sconosciuto/ogni giorno
in tanta semplicità/ha riempito
l’intimo del cuore:/non so se
potrò dire con semplici parole/questa verità».
Tagore ha saputo e voluto
assaporare la vita in tutte le
sue manifestazioni, compiendo un viaggio senza fine, attraverso tutte le «rive dei sette
oceani e dei tredici fiumi»
(come scriveva per significare,
appunto, un viaggio senza fine,
da quell’instancabile viandante
che diceva di essere). Spinto
sempre da quel suo inesausto
amore per la vita che gli faceva
amare la vita e, con la vita, la
natura, la morte e soprattutto,
naturalmente, Dio. Egli è stato
essenzialmente il grande cantore della vita, che ha profuso
Un libro sugli ultimi partigiani d’Italia
La Resistenza di ieri
e di oggi
A
cultura
n. 17
di Leonardo Soldati
ttraverso l’epopea che li vede protagonisti
nella Liberazione dell’Italia dal Nazifascismo,
i partigiani sono stati i principali promotori
della ricostruzione della democrazia italiana.
Grazie al loro coraggio, espresso prima nella battaglia
resistenziale e poi nel dibattito parlamentare, abbiamo
avuto quella meravigliosa opera d’ingegno istituzionale
e politico che è la Costituzione italiana del 1948.
Grazie al sacrificio dei partigiani, il Paese ha potuto imboccare la via della libertà e dello sviluppo civile. Il libro “Ribelli!”, di Domenico Guarino e Chiara
Brilli, Infinito edizioni, raccoglie le storie e le testimonianze di chi l’Italia l’ha
ricostruita, dopo il ventennio fascista:
partigiani di Bologna, Firenze, Genova,
Milano, Napoli, Roma, Parma,Viareggio
e così via... che a soli vent’anni d’età, o
anche meno, misero in gioco tutto, ad
iniziare dalla propria vita, per amore
della libertà e della democrazia.
Al volume è accluso un documentario
in dvd, nel quale si confronta la loro
esperienza con l’Italia del presente con
una lucidità emozionante, promuovendo moniti ed insegnamenti sui quali
riflettere. A Pistoia l’opera è stata presentata presso il
circolo Arci “Giuseppe Garibaldi”.
Oltre ai due autori, sono intervenuti come relatori:
Renzo Corsini, vice presidente del comitato provinciale
Anpi, Maurizio Tempestini, funzionario allo sport del
Comune di Pistoia, Samuele Bertinelli, responsabile
della libreria Edison, Loredana Ferrara, assessore della
Provincia di Prato; ha moderato Daniela Sgambellone.
nelle sue opere tutto l’amore
e la gioia che aveva raccolto a
piene mani da tutto ciò che lo
circondava in terra e da quel
deus absconditus che la sua
intuizione religiosa gli aveva
fatto scorgere in tutte le cose,
nel suo «viaggio senza meta»
(ma subito con una meta ben
precisa) alla ricerca del senso
vero, finale, della vita. In tutte
le sue opere da Ghitangioli a
Balaka, da Il giardiniere a Sfulingo, da Sissu a Le ali della Morte,
da La Barca d’oro a Petali sulle
ceneri, Tagore, con ammirevole
coerenza, ha “raccontato” la
sua vita, ma raccontando la
sua vita ha raccontato insieme,
con la sua straordinaria immaginazione e intuizione poetica,
come ha scritto Yeats, «un
intero popolo, un’intera civiltà,
incommensurabilmente estranei a noi; eppure non siamo
colpiti per la sua diversità, ma
perché vi abbiamo incontrato
la nostra stessa immagine».
È questo, sempre, il premio
della verità. Rabindranath
Tagore ci raggiunge, infatti,
in profondità perché, avendo
scavato a fondo dentro di sé,
vi ha incontrato anche noi,
cogliendo nella sua verità di
uomo la nostra verità di uomini. E il cammino dalla verità
dell’uomo alla Verità di Dio è
stato un cammino tormentato,
com’è per ciascuno di noi,
ma naturale e quasi sempre
inevitabile.
Ha scritto Tagore: «Colui
che vede la Verità/oltre il
3
Tempo e lo Spazio, nella sua
interezza/sol per lui la vita ha
un senso», e poco conta infine
che il suo Dio sia o non sia il
nostro.
Noi ci troviamo di fronte,
insomma, a un poeta universale, ossia a uno di quei pochissimi poeti che hanno saputo
dare voce alla voce del cuore
e dei sentimenti incanalandoli
dentro una cultura sterminata,
ma lasciandoli parlare con
spontaneità, con verità di accenti, accompagnate, s’intende,
da una magistrale conoscenza
della lingua bengalese e dagli
strumenti tecnici necessari a
renderli patrimonio di tutti.
Un poeta che ha saputo
essere insieme limpido e profondo, semplice e grandissimo.
Noi lo leggiamo oggi come
se fosse ancora attivo e vivente, perché i suoi versi ci
parlano con tanta grazia dimessa e, insieme, con tanta
energia che è davvero difficile
sottrarsi al fascino delle sue
parole («Chi sei tu, lettore,
che leggerai le mie poesie fra
cento anni?», si chiedeva ne Il
giardiniere, subito rispondendo
quasi a se stesso: «Apri le tue
porte, guardati intorno./Nel
tuo giardino in fiore cogli i
fragranti ricordi/dei fiori sbocciati cento anni fa»).
Come quei fiori, sbocciati
cento anni fa eppure sempre
vivi, come la natura che continuamente li ricrea, sono i
versi di Rabindranath Tagore.
Lui lo sapeva.
Poeti Contemporanei
L’Aquilone
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole
Anzi d’antico: io vivo altrove e sento
Che sono intorno nate le viole ...
Giovanni Pascoli
Papà, mamma
costruiamo insieme l’aquilone?
Carta tesa, cannucce
colla di farina e un po’ di filo:
ecco l’aquilone vestito di primavera.
Cervo volante
di carta colorata
su su controvento
acquerella l’infinito.
Ali di carta e cieli puliti
contro ali di acciaio
e nubi di fumo.
Dietro di te, non veleni
ma i colori dell’arcobaleno
e petali di carta intrisi di sole.
Grida di gioia, cuori felici
di uomini, bambini,
sogni d’infanzia
ricordi: prati verdi
di lontane primavere,
risvegli di mimose e margherite.
Giochi di nulla,
ma anime all’aria aperta.
Ogni bimbo un aquilone,
un colombo viaggiatore
cuore di carta,
messaggi di pace e d’amore.
Grazie a te, aquilone
libero al vento di primavera.
Lalla Calderoni
4
O
attualità ecclesiale
ttantacinque anni e sette
di pontificato. Due ricorrenze per papa Benedetto,
a tre giorni di distanza
l’una dall’altra, da quando i cardinali,
in quell’aprile del 2005, lo hanno voluto successore di Giovanni Paolo II.
Lui si è definito un “umile lavoratore
nella vigna del Signore”, e spesso
porta in primo piano l’immagine del
granello di senape, il più piccolo tra
i semi ma che, andando in profondità
nella terra, fa crescere una grande
pianta. Due immagini bibliche che
meglio ci aiutano a comprendere
le linee guida del suo magistero; e
forse sono una risposta indiretta
alle critiche di chi afferma che ha
voluto fare marcia indietro e tornare a prima del Concilio Vaticano
II. Lo sottolinea anche il cardinale
Kurt Koch, presidente del Pontificio
Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che, sulle pagine de
“L’Osservatore Romano” scrive:
“Il Papa non vuole assolutamente
tornare indietro, come gli viene oggi
da più parti rimproverato pubblicamente, vuoi per ignoranza vuoi per
appartenenza a quei teologi, che pur
avendo le conoscenze necessarie,
tengono spesso discorsi populistici e
sostengono intenzionalmente il contrario a livello pubblico, confondendo
l’onestà scientifica con l’agitazione in
politica ecclesiale. Papa Benedetto
non vuole assolutamente tornare indietro, ma andare in profondità come
il granello di senape che cresce solo
dalla profondità della terra”. A papa
Benedetto non importano singole
riforme, ricorda ancora il porporato, “importa che il fondamento e il
cuore della fede cristiana tornino a
splendere: aspira a una semplificazione della fede cristiana, come ha
annunciato finora esemplarmente
nelle sue tre encicliche”.
Il Concilio era stato da poco annunciato da papa Giovanni XXIII
quando l’allora giovane professore di
teologia a Bonn tiene all’Accademia
cattolica di Bensberg una conferenza
nella quale delinea, dal punto di vista
teologico, le funzioni del Concilio
nella vita della Chiesa, opponendosi
a chi lo vorrebbe una costruzione
strettamente papale, da una parte,
oppure semplice riunione di vescovi, quasi una sorta di consiglio per
suggerire modifiche organizzative
e politiche. Il Concilio, affermava in
quell’occasione, è per sua natura
“un’assemblea di consultazione e
di decisione, esercita un compito di
direzione, ha funzione di ordine e
di configurazione”. Ancora, “non è
un parlamento e i vescovi non sono
deputati, che ricevono il potere e
il mandato solo e unicamente dal
popolo che li ha eletti. Essi non rappresentano il popolo, ma Cristo, dal
quale ricevono missione e consacrazione”. Nella sua riflessione, Joseph
Ratzinger si sofferma anche sull’infallibilità, che, afferma,“è innanzitutto
propria della Chiesa intera: esiste
qualcosa come una infallibilità della
fede nella Chiesa universale, in forza
della quale questa Chiesa universale
non si può mai lasciar condurre in
errore come Chiesa nella sua totalità.
Questa è la parte che hanno i laici
nell’infallibilità. Che a questa parte
possa spettare a volte un significato estremamente attivo, lo si vide
nella crisi ariana, in cui sembrò per
certi momenti che l’intera gerarchia
fosse caduta preda delle tendenze
di mediazione arianizzanti e solo
I primi interventi
di Joseph Ratzinger
sul Concilio
Vaticano II
di Fabio Zavattaro
l’atteggiamento sicuro dei fedeli assicurò la vittoria della fede nicena”.
La disputa alla quale si riferisce il
giovane teologo Ratzinger è legata
alla dottrina di Ario, poi scomunicato,
che si differenzia dall’affermazione
contenuta nel Credo Niceno dove
a proposito della natura di Cristo
si ribadiva il termine consustanziale,
cioè della stessa sostanza del Padre
e generato e non creato.
Come sappiamo il cardinale
Joseph Frings, arcivescovo di Colonia, porterà a Roma al Concilio il
giovane professore Ratzinger, che
avrà un ruolo non secondario; anzi,
il 15 ottobre del 1962 un gruppo
di teologi si riunisce al Collegio
germanico, con l’intento di dare vita
a un documento complessivo da
proporre in sostituzione di tutti i
documenti dottrinali elaborati nella
fese preparatoria del Concilio dalle
Commissioni centrali. Joseph Ratzinger si presenta alla riunione con
uno schema scritto in latino e che
sarà integrato da un altro elaborato
da un teologo suo connazionale Karl
Rahner. Nel “Diario del Concilio” il
teologo domenicano francese Yves
Congar, creato cardinale da papa
Wojtyla nel 1994, scrive che nelle
prime settimane dei lavori conciliari
lo schema Rahner-Ratzinger “è stato
BENEDETTO XVI
Il giovane
professore
tirato in 3 mila copie e ampiamente
distribuito” tra i padri. Il progetto
viene reso pubblico il 25 ottobre in
un incontro che si tiene all’Angelicum
e al quale partecipano vescovi nord
europei e anche due cardinali italiani:
l’arcivescovo di Milano, Giovanni
F
ino a non molto tempo fa,
in un mondo in cui “il sentire comune era ritmato
ed imbevuto di mentalità
cristiana, la catechesi parrocchiale
si presentava come ‘catechesi per
la dottrina cristiana’” . Il Concilio
Vaticano II “ha preso atto delle mutazioni derivanti da una secolarizzazione crescente” e la catechesi “ha
assunto la dimensione di ‘catechesi
per la vita cristiana’ sottolineando
l’acquisizione e la maturazione di
una mentalità di fede”. Oggi, invece,
“dobbiamo pensare ad una ‘catechesi per l’iniziazione cristiana’”
ossia “una catechesi che inizia a
vivere e comprendere l’esperienza
cristiana attraverso la dimensione
sacramentale”. È un passaggio
dell’intervento che l’arcivescovo
di Genova e presidente della Cei,
cardinal Angelo Bagnasco, ha tenuto
in occasione del convegno catechistico regionale che si è svolto
presso il seminario diocesano.
Passione
per Cristo
“La passione per la catechesi -ha
detto il cardinale- è passione per
Cristo e nella iniziazione cristiana
dei piccoli significa anche mettersi
accanto ai genitori, perché si sentano interpellati nel loro dovere di
educare cristianamente i figli”. Nel
suo intervento, il cardinal Bagnasco
ha ribadito più volte l’importanza
di coinvolgere le famiglie: “Non
bisogna mai scoraggiarsi ed arrendersi nel tentare di coinvolgere
la famiglia superando la ‘delega in
bianco’ da parte di quei genitori
assenti dall’educazione alla fede dei
Vita
La
n. 17 29 aprile 2012
Battista Montini, che sarà eletto Papa
l’anno successivo, e l’arcivescovo di
Genova, Giuseppe Siri. In quell’incontro è proprio il giovane teologo
Joseph Ratzinger a illustrare a vescovi
e cardinali le linee guida dello schema
dottrinale alternativo. Schema che,
pur apprezzato e condiviso, non
troverà il consenso necessario per
sostituire tutti gli schemi dottrinali
elaborati ma, in un certo senso, contribuirà ad accantonare gran parte
delle stesure elaborate nella fase
preparatoria dei lavori del Vaticano II.
CATECHISMO DI DOMENICA
Non è impossibile
Il cardinal Bagnasco rilancia a famiglie e parrocchie:
“un’idea, una possibilità”
figli e sostenendoli nel caso prendano coscienza delle loro difficoltà
educative”.
Nodi
fondamentali
Il cardinale ha parlato di “nodi fondamentali dell’azione catechetica”
di tipo “inclusivo”. Ha invitato a
“non vedere contrapposizione tra
Vangelo e formulazioni dottrinali”
e a “non contrapporre conoscenza
ed esperienza”. Quindi ha richiamato la necessità di “favorire la
formazione alla globalità della vita
cristiana” invitando i catechisti ad
“educare i ragazzi alla Liturgia Eucaristica conducendoli al cuore delle
cose rifuggendo ad ogni superflua
esteriorità e lungaggine per celebrare in modo sobrio ma sentito
il mistero santo di Cristo”. Dopo
aver ricordato che “la domenica
è il giorno in cui tutta la comunità
si pone in stato di iniziazione ed
assolve il suo compito di iniziare le
nuove generazioni”, ha domandato
“perché non pensare alla domenica,
giorno dell’assemblea liturgica, del
riposo, dell’accoglienza nella carità,
come giorno in cui incrociare la
dimensione catechistica e la partecipazione fruttuosa alla liturgia”.
“Fare il catechismo alla domenica è
un’idea, una possibilità, non dobbiamo arrenderci di fronte all’ipotesi.
È difficile ma non impossibile” ha
aggiunto citando l’esempio di alcune
parrocchie della diocesi di Genova
in cui questo già avviene.“ È un dato
di fatto - ha aggiunto - che alcune
parrocchie hanno mantenuto, o
sono riuscite a ripristinare, il catechismo domenicale”. Il risultato, ha
spiegato il card. Bagnasco, è “avere
la famiglia riunita, i genitori che
portano i bambini in parrocchia la
domenica per il catechismo e per
la messa”. In questo modo “si crea
un rapporto anche con la famiglia,
non solo con il bambino, che è
tutto un vantaggio per il bambino
stesso”. L’auspicio, quindi, è che
questa pratica si possa ampliare,
“anche se bisogna fare i conti con
la realtà e quindi con la disponibilità dei catechisti e dei genitori
e magari con gli impegni sportivi
dei bambini”: “Questa dimensione
domenicale della vita comunitaria
potrebbe permettere di superare
la contrapposizione tra l’impegno
catechistico verso i piccoli e quello
verso gli adulti”.
I catechisti
non demordano
Il cardinal Bagnasco ha parlato
anche della fragilità delle famiglie,
ricordando che “in giro c’è una
banalità terrificante a tutti i livelli”
ma, nello stesso tempo, ha esortato
i catechisti a “non demordere e a
non lamentarsi troppo”. Dopo aver
precisato di non avere “ricette”, ha
presentato diversi esempi concreti.
“Ringraziamo che i genitori portano
i loro figli al catechismo - ha detto
- perché, anche se li ‘parcheggiano’,
li portano. Ci sono Paesi in Europa
dove i genitori non fanno neppure
battezzare i figli mentre da noi,
anche se non si può dire se sia per
convinzione o per convenzione, la
maggior parte delle famiglie chiede
ancora i sacramenti per i propri
figli” e di questo “ringraziamo il
cielo e prendiamo il buono che c’è”.
Il cardinale ha parlato anche delle
“coppie di conviventi che vengono
a fare il corso di preparazione al
matrimonio perché hanno deciso di
sposarsi in chiesa”. In casi simili, ha
spiegato, “ringraziamo che vengono,
vediamo il lato positivo”. Infine i problemi relativi alla prima comunione o
alla cresima dei figli. In questo caso,
ha concluso, “è bello che i genitori
facciano la comunione ma, al giorno
d’oggi non bisogna insistere più di
tanto per non mettere in difficoltà i
bambini o i loro familiari”.
Vita
La
“L
a parità è valore aggiunto per
l’intera scuola
italiana, da riconoscere nei fatti e non solo in teoria,
e da promuovere in tutte le sue
dimensioni: istituzionale, pedagogica,
culturale, finanziaria e gestionale”.
Così monsignor Cesare Nosiglia,
arcivescovo di Torino e presidente
della Conferenza episcopale piemontese, aprendo i lavori della prima
Conferenza regionale sulla Scuola,
che si è tenuta il 21 aprile a Torino,
su iniziativa dei vescovi del Piemonte
e della Valle d’Aosta, per affermare
la valenza educativa della scuola
pubblica: statale, paritaria e formazione professionale; sostenere la
riforma scolastica secondo i principi
di sussidiarietà, federalismo e parità;
ribadire il diritto della scuola paritaria cattolica al sostegno finanziario.
Per la scuola
pubblica
Al centro del convegno, cui
hanno partecipato in più di 1600,
tra presidi, docenti e studenti delle
scuole piemontesi - insieme ai vescovi piemontesi, ai rappresentanti delle
istituzioni e ai ministri dell’Istruzione,
Francesco Profumo, e del Lavoro,
Elsa Fornero - il tema “La scuola
pubblica per l’educazione”.“La parità
- ha spiegato mons. Nosiglia - viene
definita dalla legge 62 del 2000 un
servizio pubblico dentro il sistema
scolastico nazionale: è quindi necessario che se ne traggano coerentemente le conseguenze in modo che
la sua attuazione risponda alle finalità
proprie della scuola in quanto tale
e sia riconosciuta, anche sul piano
finanziario oltre che pedagogico e
culturale, una risorsa su cui la società
italiana può contare per l’educazione
delle nuove generazioni”. In Piemonte le scuole cattoliche paritarie
sono 631, contano 54 mila alunni e
impiegano 5500 persone, di cui 3700
sono insegnanti. La scuola paritaria,
ha rimarcato l’arcivescovo,“non è un
di più e un privilegio per pochi eletti,
ma un’offerta formativa rivolta a tutti
quelli che intendono usufruirne, con
L’
29 aprile 2012
attualità ecclesiale
n. 17
PARITA’ SCOLASTICA
Passare ai fatti
gli stessi doveri e diritti di ogni altra
scuola. La scuola paritaria, pertanto,
non si pone ‘contro’ o ‘in alternativa’
alla scuola statale, perché garantisce il
diritto all’istruzione e alla formazione
di ciascuno e di tutti”.
Educare al bene
e alla felicità
“La libertà di scelta della scuola è
un diritto primario di cittadinanza, e
come tale non va concessa ma riconosciuta” ha affermato Luisa Ribolzi,
docente di sociologia dell’educazione
presso l’Università di Genova. “Di
fatto -ha fatto notare la sociologa, riferendosi alla condizione della scuola
paritaria in Italia-, esiste una paradossale ‘sussidiarietà alla rovescia’ per
cui le famiglie che mandano i figli alla
scuola paritaria di fatto finanziano lo
Stato, che per i ‘suoi’ studenti spende
espressione con la quale Gesù si
presenta nel vangelo di Giovanni
–“Io sono il buon pastore”- dà
l’intonazione alla liturgia della
parola di questa quarta domenica di Pasqua.
Il brano evangelico è tratto dal capitolo 10 di
Giovanni, ambientato nel contesto della festa
della Dedicazione del tempio. Il quarto vangelo ama collocare le rivelazioni di Gesù e i
suoi “segni” nell’ambito del calendario liturgico ebraico per mettere in risalto che il Cristo
è la piena realizzazione di ciò che Israele
celebrava nelle sue feste. Anche qui Gesù
autodichiarandosi “porta delle pecore” allude
al tempio e si presenta come “il vero tempio”
(Gv 2, 21) in cui “adorare il Padre in Spirito e
verità” (Gv 4, 23). Il brano odierno riporta la
seconda parte del discorso di Gesù, dove egli
fa l’interpretazione e l’applicazione della similitudine del pastore e delle pecore. Mediante la tipica formula giovannea di autorivelazione “Io sono”, carica di allusioni all’autorivelazione di Dio al roveto ardente (Es 3, 14),
Gesù si identifica con il “buon pastore”. Egli
si contrappone al mercenario che riproduce i
tratti tipici del “falso pastore” della tradizione
biblica: alla vista del lupo abbandona le pecore e fugge lasciando che il lupo le rapisca e le
disperda. Questo è il tratto distintivo del mercenario, il quale non ha un impegno diretto
con le pecore, “non gli appartengono”. Invece
Gesù è il buon pastore o, meglio, il “pastore
mediamente più di 6.500 euro a testa.
E questo a fronte di una sistematica
campagna di disinformazione, per
cui si parla di ‘penalizzazione della
scuola statale’ e di ‘privatizzazione
dell’istruzione’”.“Ogni discorso sulla
scuola -ha concluso Ribolzi- non può
prescindere dal suo essere bene
comune, dal fatto che non si possa
parlare di educazione senza fare
riferimento ai discorsi sul valore e,
in ultima istanza, al concetto che
ciascuno ha del bene e della felicità”.
Un tavolo
sulla Legge 62
Sul tema delle risorse, senza le
quali -ha voluto precisare monsignor Nosiglia- “molte delle nostre
scuole paritarie rischiano la chiusura”, il ministro dell’Istruzione ha
rassicurato: “Presto sarà operativo
il decreto di ripartizione dei fondi,
che è già pronto. E l’impegno per
il futuro è che siano rispettate le
scadenze”. Il ministro ha poi annunciato l’indizione, prossimamente, di
una Conferenza generale sullo stato
della Scuola italiana, all’interno della
quale sarà costituito un tavolo sulla
legge 62 del 200, “la cui applicazione
-ha specificato- non è ancora stata
completata”.
Riconoscimento
e integrazione
L’altro aspetto toccato dalla Conferenza regionale sulla scuola è stato
il ruolo della formazione professionale, che -ha chiarito Attilio Bondone,
presidente nazionale Confap- “non è
un di più, o una sorella minore, rispetto al sistema d’Istruzione superiore”.
I dati lo dimostrano: in Piemonte gli
5
enti di formazione professionale di
ispirazione cristiana contano oltre
19 mila allievi e 1200 formatori. “La
formazione professionale non ha
dunque bisogno di di ritagliarsi un
ruolo –ha spiegato Bondone– ma
di vedere riconosciuto il ruolo che
esercita da 150 anni: solo così si
può uscire da uno stato di eterna
precarietà che le impedisce di essere
un efficace strumento integrato al
sistema dell’Istruzione superiore”.
Attuare la parità
La Conferenza regionale della
Scuola si è conclusa con la presentazione di una mozione, sottoscritta
dalla Cep, insieme alle associazioni
delle scuole paritarie e della formazione professionale, che chiede alle
istituzioni “che si giunga alla piena
attuazione della legge di parità, soprattutto nelle sue giuste ed eque
conseguenze di natura economica,
identificando uno strumento finanziario, che lo consenta in modo
sicuro e permanente”.
Monito dalla
Conferenza regionale
Piemonte/Valle d’Aosta
La Parola e le parole
IV Domenica di Pasqua
At 4, 8-12, Sal 118, 1 Gv 3, 1-2, Gv 10, 11-18
bello”, secondo l’espressione del testo greco del vangelo di Giovanni, cioè il pastore
ideale, il pastore modello, il vero pastore. La
bellezza del pastore è il fascino che hanno
la sua bontà e il suo coraggio, è l’attrazione
di un Dio che crea comunione. Il segreto
della bellezza del pastore è racchiusa in un
verbo ripetuto cinque volte: “Io do la mia vita
per le pecore”. E’ una donazione volontaria,
rappresentata, come suggerisce il verbo greco
usato dall’evangelista, con l’immagine della
veste che uno “depone” e “riprende” di nuovo,
chiara allusione alla morte in croce e alla
risurrezione: Non c’è niente di funzionale o
di eroico nel gesto di Cristo buon pastore: egli
è in legame di obbedienza e di amore con
il Padre (“il Padre conosce me e io conosco
il Padre”) e vive un legame di conoscenza,
amore e appartenenza con le pecore (“conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono
me”).Tutto si gioca sul piano della relazione,
non del ruolo, sul piano dell’amore, non del
dovere: “Nessuno ha un amore più grande di
questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,
13). E “questo è il comando che ho ricevuto
dal Padre mio”, il comando che fa bella la
vita: il dono. La rivelazione del Cristo-pastore
rivela anche l’identità del credente come colui
che “conosce il Signore e ne ascolta la voce”.
Ascolto e conoscenza del Signore sono azioni
anzitutto personali che introducono nella vita
spirituale e conducono verso l’unità interiore.
Ma sono anche azioni ecclesiali (Parola e
Sacramenti) che consentono al Signore di governare la sua comunità e di condurla verso
l’unità: “Diventeranno un solo gregge e un
solo pastore”. Il testo intravede il formarsi di
un popolo composto da persone provenienti
non solo da Israele, ma anche dalle genti
(“ho altre pecore che non sono di quest’ovile”), evento che sarà frutto della Pasqua
(“quando sarò innalzato da terra, attirerò
tutti a me”) e si compirà nella Gerusalemme
celeste, quando “l’Agnello sarà il loro pastore”
(Ap 7, 17). L’evangelista Giovanni presenta
Gesù come pastore universale: a lui solo spetta questo titolo. Questo primato assoluto del
Cristo in ordine alla salvezza è dichiarato con
franchezza da Pietro nel suo discorso davanti
al Sinedrio (prima lettura): “In nessun altro
c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro
nome dato agli uomini, nel quale è stabilito
che noi siamo salvati”. Davanti ai “mercenari”
del Sinedrio Pietro presenta la figura di Gesù
pastore e tempio perfetto. Infatti la citazione
del Salmo 118, 22 (“la pietra scartata dai
costruttori è divenuta la pietra d’angolo”)
applica a Gesù ciò che era detto del tempio,
distrutto e ricostruito, odiato dai nemici eppur
sempre vivo e splendente. Il Cristo diventa
così il punto di coesione, la “pietra angolare”
attorno a cui si compagina l’intero edificio
della storia e dell’umanità redenta. L’uomo,
allora, immerso nell’amore di Dio, diventa
come Cristo, “figlio di Dio”: è il tema della
seconda lettura tratta dalla prima lettera
di Giovanni. Anche in questo brano il verbo
“conoscere” dice il legame profondo che lega
Dio al credente. Questo verbo è usato in
negativo perché indica la frattura insanabile
che esiste tra il “mondo”, simbolo della scelta
d’incredulità, e il Padre. Per il credente, invece,
la “conoscenza” d’amore con Dio crea la filiazione. Essa si attua in due fasi: quella intima,
battesimale e quella in continua, progressiva
crescita. Così c’è una filiazione divina realizzata ”fin d’ora”, nell’esistenza cristiana presente e c’è una filiazione piena e definitiva in
cui “noi saremo simili a lui, perché lo vedremo
così come egli è”.
Don Luca Carlesi
6
Vita
La
n. 17 29 aprile 2012
ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012
Come
e
dove
si
vota
Domenica 6 e lunedì 7 maggio nei comuni di Pistoia, Quarrata,
Serravalle p.se, San Marcello p.se e Marliana si terranno
le elezioni del Sindaco e dei relativi consigli comunali.
Pubblichiamo i fac-simile delle schede dei cinque comuni
e una breve nota esplicativa di come si vota
SCHEDA
ELETTORALE
DEL COMUNE DI
SAN MARCELLO P.SE
SCHEDA ELETTORALE DEL COMUNE DI PISTOIA
SCHEDA
ELETTORALE
DEL COMUNE
DI MARLIANA
Guida al voto
Orario di votazione
Le operazioni di voto per le elezioni del sindaco e del consiglio
comunale si svolgono, in occasione del primo turno di votazione dalle 8 alle 22 di domenica 6 maggio e dalle 7 alle 15
di lunedì 7 maggio. Gli eventuali
ballottaggi avranno luogo, dopo
15 giorni, domenica 20 maggio
dalle 8 alle 22 e dalle 7 alle 15
di lunedì 21 maggio.
SCHEDA ELETTORALE
DEL COMUNE
DI QUARRATA
SCHEDA ELETTORALE
DEL COMUNE
DI SERRAVALLE P.SE
Modalità di voto
nei comuni con
popolazione sino
a 15.000 abitanti
(Marliana, San Marcello
P.se e Serravalle P.se)
Nella scheda è indicato, a fianco
del contrassegno, il candidato
alla carica di sindaco. L’elettore
ha diritto di votare per un candidato alla carica di sindaco, segnando il relativo contrassegno.
Può altresì esprimere un voto di
preferenza per un candidato alla
carica di consigliere comunale
compreso nella lista collegata
al candidato alla carica di sindaco prescelto, scrivendo solo il
cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove
occorra, data e luogo di nascita
nell’apposita riga stampata sotto
il medesimo contrassegno.
Modalità di voto
nei comuni con
popolazione
superiore a 15.000
abitanti
(Pistoia e Quarrata)
La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica
di sindaco, scritti entro un apposito rettangolo, al cui fianco
sono riportati i contrassegni
della lista o delle liste con cui il
candidato è collegato. L’elettore
può votare:
- per una delle liste, tracciando
un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si
intende attribuito anche al candidato sindaco collegato;
- per un candidato a sindaco,
tracciando un segno sul relativo
rettangolo, non scegliendo alcuna lista collegata; il voto così
espresso si intende attribuito
solo al candidato alla carica di
sindaco;
- per un candidato sindaco,
tracciando un segno sul relativo
rettangolo, e per una delle liste
collegate tracciando un segno
sul relativo contrassegno, il voto
così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di
sindaco sia alla lista collegata;
- per un candidato a sindaco,
tracciando un segno sul relativo
rettangolo, e per una lista non
collegata tracciando un segno
sul relativo contrassegno; il voto
così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di
sindaco sia alla lista non collegata (VOTO DISGIUNTO).
L’elettore potrà, altresì, manifestare un solo voto di preferenza
per un candidato alla carica di
consigliere comunale, segnando,
sull’apposita riga stampata a
destra di ogni contrassegno di
lista, il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il
cognome e nome e, ove occorra, data e luogo di nascita) del
candidato preferito appartenente alla lista prescelta.
Per il BALLOTTAGGIO il voto
si esprime tracciando un segno
sul rettangolo entro il quale è
scritto il nome del candidato a
sindaco prescelto.
Tratto da: www.utgpistoia.it/amministrative2012
Pistoia
Sette
N.
17
29 APRILE 2012
La resistenza con Padre Turoldo
dualismo, che domina incontrastato
la nostra società.
“Torniamo ai giorni del rischio”,
quando contavano soltanto le cose
che hanno valore assoluto e perenne: il pane scarso condiviso, l’aiuto
generoso e gratuito, la solidarietà
nel pericolo e nella comune povertà. I valori della resistenza sono i
valori della vita e dell’amore, i soli
che meritano la nostra attenzione e
la nostra adesione. Allora eravamo
giovani (chi scrive ha avuto la fortuna di vivere quei giorni insieme
a padre David, che mi fu fratello e
padre, nella Milano desolata e semidistrutta dai bombardamenti, all’in-
Torniamo ai giorni del rischio,
quando tu salutavi a sera
senza essere certo mai
di rivedere l’amico al mattino.
E i passi della ronda nazista
dal selciato ti facevano eco
dentro il cervello, nel nero
silenzio della notte.
Torniamo a sperare
come primavera torna
ogni anno a fiorire.
E bimbi nascano ancora,
profezia e segno
che Dio non si è pentito.
Torniamo a credere
pur se le voci dai pergami
persuadono a fatica:
e altro vento spira
di più raffinata barbarie.
Torniamo all’amore,
pure se anche del familiare
il dubbio ti morde,
e solitudine pare invalicabile…
U
(David Turoldo)
n canto epico che è
anche un programma.
Nel tempo della vita
inconsistente e superficiale nella quale ci troviamo ormai
ingolfati, nel tempo in cui il ricordo
dei nostri giorni migliori si è tanto
impallidito fin quasi a scomparire,
il rimando sofferto alle ore del
sacrificio e dell’impegno eroico è
anzitutto un invito alla speranza,
la stessa che dominava i giorni e
le notti della nostra esistenza sospesa e riusciva a sopravanzare e
vincere anche l’incombente terrore
della morte. Perché tanti sacrifici?
Perché, ancora, tanta irriconoscente dimenticanza? Dove è finito il
messaggio scritto col sangue sui
monti del nostro riscatto e della
nostra liberazione? E i sogni cullati
nel silenzio delle notti insonni e
nei giorni segnati dal rumore assordante delle bombe? E’ tempo
di riconoscere e confessare la nostra infedeltà e i nostri tradimenti,
misurare a pieno la distanza che
ci separa dall’utopia di quel tempo e la povera realtà che oggi ci
ritroviamo fra le mani. La società
che sognavamo non è venuta. L’ingiustizia, la menzogna, l’egoismo
hanno ricercato nuove strade per
affermarsi ancora. La stessa libertà, che dominava dall’alto i nostri
pensieri e le nostre attese, non ha
ancora trovato un suo completo
adempimento, condizionata com’è
dalle nuove tecnologie usate al servizio di facili illusioni e di rinnovate
schiavitù. E la fraternità è venuta
meno, sorpresa e travolta anch’essa
dalla prepotenza del cieco indivi-
I
n una stanza della sede antica
dell’Archivio capitolare di Pistoia, all’interno del complesso del Duomo, era depositata
una grande tavola murale con un
testo reso quasi illeggibile dallo
sporco e da antiche gore di acqua.
Segnalata alla Soprintendenza per
i beni architettonici, paesaggistici,
storici ed etnoantropologici per
le province di Firenze, Pistoia e
Prato, la tavola è stata restaurata
sotto la direzione di Maria Cristina
Masdea ed è ora visibile all’interno
del percorso del Museo Capitolare.
La Soprintendenza si è assunta
completamente l’onere del restauro per salvare un oggetto di rilevante interesse artistico e storico, un
manufatto antico e finora del tutto
sconosciuto, che si può descrivere
così: su una tavola lignea rettangolare di ampie dimensioni (circa
110x65 centimetri) è applicato un
grande foglio di pergamena, che
su tre colonne elenca in scrittura
gotica gli anniversari perpetui per
i defunti che si celebravano in
Duomo; la pergamena è riquadrata
da una cornice di legno e analoghe
cornici di legno separano le tre
colonne. La tavola è completata in
alto da una lunetta semi circolare,
ove è dipinto Cristo che risorge dal
sepolcro contornato da due scheletri; numerosi teschi e tibie ornano
a distanze regolari le cornici.
Quando ho visto la tavola ho
subito compreso la sua antichità,
la sua importanza e la sua rarità
(queste tavole con anniversari
sono oggetti di uso, che diventano
obsoleti in poco tempo e vanno facilmente perduti). In un primo momento ho pensato che la scrittura
fosse di mano di Girolamo Zenoni,
canonico del Duomo, copista, miniatore, bibliofilo, morto nel 1501;
anche se questa ipotesi è sbagliata,
la conoscenza dei registri compilati
da Girolamo Zenoni permette di
terno di quell’oasi fortunata che fu
la chiesa e il convento di san Carlo,
dove convenivano segretamente gli
amici del movimento dell’Uomo e
dove preparavamo insieme il futuro
che ci attendeva) e guardavamo
all’avvenire con gli occhi della fiducia e della speranza. Un sogno
che non durò molto, travolto come
fu dalle vicende della stessa vita
mediocre che avevamo pensato di
superare per sempre.
L’invito del poeta va raccolto e
custodito con la massima fedeltà.
Rileggiamo, insieme a esso, con
senso quasi religioso le ultime volontà espresse dai molti caduti della
resistenza. Una grande lezione, una
eredità fra le più suggestive del
nostro tempo, che è un autentico
peccato dimenticare o disattendere. Con una postilla però: quella
della distinzione fra coscienza e verità, che ci permette di unire nello
stesso ricordo anche coloro che,
dall’altra parte, sacrificarono la loro
vita con nell’animo gli stessi ideali.
Il ricordo della resistenza segna anche il tempo della ricomposizione
e della pace. In questo senso, il suo
ritorno annuale è anche una ricorrenza cristiana.
Giordano Frosini
Nel museo del Duomo
Un nuovo piccolo,
grande tesoro
individuare il pittore e il copista
che hanno lavorato alla tavola e
pertanto di datarla con sicurezza.
La tavola era destinata alla sacrestia della Cattedrale e aveva una
funzione pratica: doveva ricordare
ai canonici e ai chierici del Duomo
in quali giorni dovevano celebrare
messa per l’anima di un pio defunto,
giungendo a specificare in molti
casi le modalità della celebrazione
(messa piana o cantata, eventuali
più messe o messe con più celebranti, altre particolari solennità
del rito). L’elenco degli anniversari,
con tutti i nomi che ne risultano,
con la generosità dei lasciti, con le
compagnie e le istituzioni religiose
coinvolte, risulta una fonte di prima
importanza per la storia della pietà
e delle pratiche religiose di laici ed
ecclesiastici in Pistoia nel pieno del
Rinascimento.
Grazie ad un registro in cui
il canonico Girolamo Zenoni ha
annotato, intorno al 1487, tutti i
beni e le dotazioni della cattedrale
(mobili, arredi liturgici, argenti,
libri, ma anche lasciti in denaro per
alcune feste e per gli anniversari
dei defunti) possiamo dedurre che
nell’ultimo decennio del Quattrocento doveva esistere una tavola
murale analoga alla nostra. In questa tavola ora perduta, al giorno
16 ottobre era ricordato Andrea
Zenoni, la cui anima era suffragata
da 20 messe piane e una cantata
per lascito di Girolamo Zenoni,
con la specificazione che alla stessa
data si sarebbe dovuto fare anche
l’anniversario di Girolamo, dopo la
sua morte.
La tavola appena restaurata, alla
stessa data del 16 ottobre, ricorda
l’anniversario dei canonici Girolamo e Iacopo Zenoni, suo fratello.
Iacopo morì nel 1494, Girolamo
nel 1501; la tavola è ovviamente
posteriore a queste date, ma si
può supporre non troppo lontana
dal 1501, perché questi obblighi
di messe erano spesso riscattati
e quindi venivano a cadere, ma
soprattutto perché si aggiungevano
gli anniversari di nuovi defunti, e
quindi periodicamente la tavola
doveva essere rinnovata.
Dai registri conservati in Archivio Capitolare emerge con
sicurezza la registrazione delle
circostanze in cui fu confezionata
la nostra tavola (e non occorre
sottolineare come questa documentazione rappresenti un caso
felicissimo). Nel 1505 il prete
Giusto di Zaccaria, poi noto come
camarlingo del vescovo Antonio
Pucci, ebbe l’incarico di scrivere la
“tavola delle feste e de li anovali” e
un’altra tavola non meglio specificata; un pittore pistoiese minore, che
ha molto lavorato per la cattedrale,
ma al quale finora non era possibile
attribuire alcuna opera,Tommaso di
Talento, fu incaricato di dipingere le
due tavole.
La tavola degli anniversari conservata nel Museo del Capitolo
ha pertanto data ed autori certi;
stando ad una prima ricerca al
momento non si conoscono in
Italia oggetti simili databili fra tardo
Medioevo e primo Rinascimento; la
conservazione di questo oggetto
d’uso, che va a pieno merito dei
canonici della Cattedrale, fu certamente favorita dal suo solido assetto monumentale e da una indubbia
qualità dell’intervento pittorico.
Stefano Zamponi
8
comunità ecclesiale
COPERCOM
Incontri
on-line su
“Minori
e media”
Incontri on line per discutere su
Media e minori.
Intitolato “Media e minori:
l’educazione alla prova” il ciclo
di incontri è proposto dal “Laboratorio animatori cultura e
comunicazione” del Copercom,
Coordinamento delle associazioni per la comunicazione, al quale
aderiscono 29 sigle associative
che «si ritrovano ... in una particolare attenzione alle problematiche educative suscitate dalla
diffusione e dall’uso di strumenti
della comunicazione sociale».
Gli appuntamenti, che si terranno ogni mercoledì sera dalle 21
alle 21.45, saranno introdotti da
un fatto d’attualità collegato al
tema, a cui seguirà la riflessione
di un esperto. In conclusione, una
citazione tratta dal messaggio di
Benedetto XVI per la Giornata
mondiale delle comunicazioni sociali 2012 (20 maggio).
Durante i diversi momenti, è
possibile interagire con gli ospiti
in studio ponendo domande via
chat. Per seguirli, è sufficiente collegarsi all’homepage del Copercom, dove si trovano le istruzioni
tecniche necessarie.
Si comincia il 2 maggio con
Franco Mugerli, presidente del
Comitato Media e minori, e Domenico Delle Foglie, presidente
del Copercom, che parleranno di
“Media e minori: quale tutela per
quali diritti?”.
Mercoledì 9 maggio, interverrà
don Fortunato Di Noto, presidente dell’associazione Meter,
che spiegherà come prevenire e
affrontare i rischi del web.
Il 16 maggio l’attenzione sarà
rivolta al “positivo” che c’è nella
rete, attraverso la presentazione
di alcune buone prassi di famiglie,
associazioni, scuole e così via.
Un occhio al “cittadino digitale”,
verrà rivolto mercoledì 23 maggio da Elisa Manna, responsabile
del settore politiche culturali del
Censis.
Infine, il 29, in studio ci sarà don
Giacomo Ruggeri, esperto di
catechesi e media, che interverrà
su cosa cambia con le nuove tecnologie nell’educazione alla fede,
anche alla luce di una recente
ricerca dei Webmaster cattolici.
Come partecipare
• Per tutti gli utenti. Dal sito
www.copercom.it sarà possibile
accedere alla trasmissione in
audio/video (in diretta, ma senza
interagire nella chat).
• Per gli utenti registrati. Occorre
collegarsi a www.copercom.it/
diretta/ e inserire, quando richiesto, username e password. Così si
può ascoltare e vedere, ma anche
interagire con domande o commenti tramite mail o chat. Per
registrarsi, è sufficiente inviare la
richiesta tramite e-mail a info@
copercom.it.
I
niziato nel mese di aprile 2011,
nel mese di marzo 2012 si è
concluso il Progetto, attivato
dall’Associazione San Martino
de Porres, in collaborazione
con la Caritas diocesana, e finanziato
dalla Fondazione Cassa di Risparmio
di Pistoia e Pescia, bando 2010.
Il progetto, proponendosi il
perseguimento di significativi
obiettivi di coesione sociale, ha
previsto interventi finalizzati al miglior inserimento di undici donne,
di cui sette immigrate e quattro
italiane, nella realtà sociale pistoiese.
Il percorso si è snodato attraverso moduli teorici e attività
pratiche, grazie ai quali le corsiste
hanno potuto rafforzare le loro
abilità comunicative, raggiungere
consapevolezza nel percorso di
integrazione sociale e avvicinarsi in
modo più responsabile al mondo
del lavoro pistoiese.
L’attività si è avvalsa della
collaborazione di un’ampia rete
costituitasi sul territorio tra operatori volontari dell’Associazione
San Martino, della Caritas diocesana, della Mensa don Siro Butelli
e del Centro Mimmo, che, insieme
all’Associazione, hanno offerto alle
corsiste concrete opportunità di
impegno e di esperienza lavorativa.
Per le loro particolari situazioni, dopo le esperienze di studio nei
paesi di origine, le ragazze immigrate, in Italia non avevano ancora
avuto opportunità di formazione
specifica e non erano mai state in
grado di avvicinarsi ad esperienze
lavorative.
Il Progetto, per favorire la responsabilizzazione delle corsiste,
attraverso consapevoli percorsi
di integrazione, ha offerto loro
opportunità di sostegno umano,
culturale e sociale, perché potessero valorizzare e recuperare le loro
competenze pregresse e ricostruire efficacemente il loro bagaglio di
autonomia personale.
Ad alcune corsiste sono stati
forniti corsi specifici di lingua italiana, per rafforzare le competenze
comunicative e dotarle di migliori
È
stata una gradita sorpresa visitare la mostra
di “Arte Sacra” allestita
nel Polo tecnologico del
Comune di Quarrata, la quale
nelle parole del Sindaco Sabrina
Sergio Gori “invita ogni passante
a sostare un attimo davanti a
capolavori che riflettono visioni
dell’artista dinanzi al Mistero”.
Il percorso fotografico inizia con
la Chiesa de “La Vergine” e prosegue con altre dodici fra quelle
costruite nella nostra Diocesi
durante il Novecento.
Sono Chiese bellissime che si
adattano al contesto urbanistico, riprendono i connotati degli
edifici precedenti e riguardo alla
disposizione interna i Progettisti
hanno favorito la partecipazione
alla Liturgia Eucaristica delle vivaci comunità parrocchiali che le
animano.
Un’attenzione particolare in
futuro andrà riservata anche al
Sagrato o Piazza antistante, quale
spazio di prima accoglienza e
segno di apertura della comunità
ecclesiale verso le realtà esterne.
Infatti dopo la Liturgia si esce
n. 17 29 aprile 2012
Vita
La
“Camminando
s’apre cammino”
Percorso di integrazione rivolto a donne immigrate e/o italiane
per acquisire atteggiamenti di cittadinanza attiva
requisiti espressivi, scritti ed orali,
in lingua italiana.
A tutte sono stati rivolte attività formative teoriche, riguardanti
la comunicazione consapevole, la
cittadinanza responsabile, le fondamentali normative riguardanti il
mondo del lavoro. Inoltre, tutte le
corsiste hanno potuto conseguire
l’attestato di un corso specifico per
il trattamento degli alimenti (valido
per cinque anni) e hanno poi svolto
attività pratiche presso i centri diocesani, acquisendo padronanza ed
esperienze di servizio, che possono
risultare spendibili anche in altri
ambiti lavorativi.
Due delle corsiste italiane, con
competenze personali più alte e
con valide esperienze in campo
socio-educativo, hanno particolarmente arricchito la vita dell’Associazione, seguendo in modo molto
positivo la conduzione del doposcuola e di tutte le attività educative rivolte ai bambini immigrati.
Per favorire la costante partecipazione, il Progetto ha attivato
un sostegno socio attitudinale,
monitorato e condiviso, nonché
misure di sostegno al reddito (rese
possibili dal finanziamento della
Fondazione Cassa di Risparmio)
che hanno permesso alle corsiste
di non gravare sui già precari redditi delle famiglie e, anzi, di essere
esse stesse di aiuto nelle necessità
quotidiane.
Degli effetti positivi del Progetto hanno, infatti, goduto anche
le famiglie delle corsiste, che non
solo le hanno viste più serene
perché più attive, ma in vari casi
hanno anche potuto ricevere altre
particolari forme di supporto, erogate dall’Associazione.
Le finalità e gli obiettivi del
Progetto, seppur alti e impegnativi,
sono stati positivamente raggiunti.
E’ questa una nuova, significativa
conferma che, seppur nel piccolo,
qualcosa può cambiare… Credere
nelle persone, investire su di loro
anche quando… non sembrerebbe
possibile… è una sfida che vale la
pena di raccogliere…
Indispensabile rimane, comunque, il coinvolgimento e la collaborazione delle varie realtà Caritas,
da sempre a servizio di chi, per
mille motivi, è in disagio… soprattutto perché è escluso in partenza,
non può percorrere vie preferenziali
né può effettivamente godere di
pari opportunità nell’informazione e
nell’accesso al mondo circostante…
Il Progetto ‘Camminando s’apre
cammino’, costruendo buone pratiche e percorsi possibili di recupero della dignità di ogni persona,
ha effettivamente rafforzato nelle
corsiste la convinzione che anche
per loro qualcosa è possibile e ha
aperto una piccola via di speranza…
verso cammini ulteriori...
Paola Bellandi
Arte sacra a Quarrata
dall’Edificio consacrato per testimoniare la ricchezza spirituale
della fede nei luoghi del quotidiano, anche il rito della “Processione” simboleggia il cammino
del Popolo di Dio lungo le strade
della vita e della storia.
Ed è specifico dei fedeli laici impegnarsi, attraverso adeguate forme
di mediazione, negli ambiti della
società civile e della politica per
essere presenza significativa nella
edificazione della Città: tutelare e
valorizzare il territorio, diffondere
il rispetto verso l’ambiente, promuovere le responsabilità civili ed
il bene comune in un ampio contributo educativo e formativo.
Con la “Chiesa della Beata Vergine
Maria e di Santa Tecla”, l’Architetto Giovanni Michelucci ha compiuto una straordinaria rivisitazione dello stile gotico nella sua affascinante sobrietà e nella modalità
di essere pervasa dalla luce.
Al suo interno è adeguatamente
innalzato lo stupendo Crocifisso
ligneo scolpito da Jorio Vivarelli,
sembra portare in sé tutte le sofferenze dell’umanità lambita dal
vento della Resurrezione poiché
da Lui anticipata il giorno dopo
quel Sabato.
Ammirevoli le stazioni della “Via
Crucis” appositamente realizzate
da qualificati artisti, le fotografie
di alcune di esse sono esposte
nella mostra.
In questa occasione mi soffermo
su quelle realizzate in cemento da
Flavio Bartolozzi.
Negli altorilievi il Figlio di Dio è
posto come ponte fra Cielo e terra, e le altre figure con lo sguardo
rivolto verso l’alto indicano a tutti
noi l’orizzonte a cui riferire la nostra vita (IV IX XI).
In altre vi sono interessanti note
di astrattismo: forte il grido di
angoscia quando Gesù viene spogliato delle vesti (X) che si ripete
laddove ogni persona è privata,
da mani scellerate, della sua dignità di creatura; dal peso della
Croce allo sguardo coinvolgente
di Gesù impresso sul velo posto
dalla Veronica (VI), volto i cui
tratti sembrano magistralmente
raffigurare sia l’Ecce Homo che il
Risorto e dove le mani in questo
caso esprimono invece un agire
compassionevole.
Insomma una mostra di cui sarebbero auspicabili altri allestimenti,
importante per conoscere meglio
taluni Edifici di culto ed anche
attraverso le loro forme architettoniche comprendere il nostro
essere Chiesa in questo tempo.
Di grande significato sono le parole del Santo Padre Benedetto
XVI rivolte agli artisti incontrati
nella Cappella Sistina: “la via della
bellezza ci conduce a cogliere il
Tutto nel frammento, l’Infinito nel
finito, Dio nella storia dell’umanità”.
Massimo Gori
Vita
La
29 aprile 2012
comunità ecclesiale
n. 17
9
UFFICIO LITURGICO DIOCESANO
Riaccendi
una “vecchia amicizia”
Continua l’itinerario degli adulti
che si preparano a ricevere la Cresima
di Federico Coppini
O
rmai è giunto al “giro di
boa” il calendario di incontri di riscoperta della fede
per adulti che attendono di
ricevere la Cresima nella solennità di
Pentecoste il prossimo 27 maggio.
Facciamo il punto della situazione.
Gli incontri si tengono di norma il
lunedì nei locali del seminario. Unica
deviazione alla regola è stata quello di
far rientrare nel calendario degli incontri
la partecipazione alla Messa Crismale
che il vescovo ha celebrato in Cattedrale
il 4 aprile. Il numero delle persone che
partecipano quest’anno si è attestato
sui trenta.
Ma innanzi tutto: chi sono gli “adulti”? Per “Adulti” si intendono tutti coloro
che hanno superato l’età consueta dei
gruppi di preparazione alla Cresima e
che hanno, quindi, dai 16 anni in sù.
La diocesi, già dall’anno pastorale
2010-2011, offre un itinerario di fede
per coloro che chiedono il sacramento
della Cresima in età adulta. E’ il sacramento che completa il cammino
di iniziazione cristiana e conferma il
battesimo ricevuto nell’infanzia.
Per tante persone questo percorso
permette di riscoprire il valore della
fede nella vita e di prendere coscienza
con maggiore responsabilità del dono
del Battesimo. Riscoprire un “mondo”
che ormai sembrerebbe lontano; ricominciare uno stile di vita abbandonato
negli archivi dell’adolescenza.
A volte si ha “necessità di fare la
Cresima” quando ci si deve sposare o
quando si viene scelti come padrino o
madrina per altri sacramenti, ma questa può trasformarsi in una preziosa
occasione per scoprire, o riscoprire, un
Padre che ci ama.
Per questo gli incontri che sono stati
programmati presentano momenti di
riflessione sulla Parola di Dio o di preghiera. Il cammino che viene proposto
cerca di approfondire i temi principali
della nostra fede cristiana, di riprendere
familiarità con il Vangelo e con la vita
della comunità cristiana che, magari, si
è interrotta, per i più diversi motivi, al
tempo della preparazione alla prima
Comunione.
Obiettivo dunque non è solo dare
informazione religiosa, ma offrire con
semplicità motivazioni per riprendere
in mano la propria vita di credenti ed
orientarla verso Dio.
Il “team” che segue l’organizzazione e gli incontri è formato da fra’
Pierluigi della Fraternità apostolica di
Gerusalemme e viceparroco di San
Paolo, da don Luca, parroco di San
Bartolomeo (soprattutto per quanto
riguarda l’approfondimento del punto
di vista liturgico) e da me, Federico (diacono della Cappellanìa dell’Ospedale e
a servizio della Cattedrale).
Ci siamo impegnati a far sì che
questi incontri per adulti, siano incontri
“particolari”, che escono dai consueti
schemi didattici, solitamente usati per la
preparazione dei ragazzi in età normale
(12/15 anni), e dovrebbero diventare
per i partecipanti un momento favorevole, un’occasione privilegiata per fare una
sosta ristoratrice nella corsa affannosa
e stressante contro il tempo. L’intento
sarebbe quello di offrire un’opportunità
per iniziare una seria indagine interiore,
per andare a scoprire le vere ragioni che
muovono le nostre scelte quotidiane,
per indagare sul fine dell’esistenza e
per interrogarsi sui tanti perché, che
alimentano il nostro stesso vivere.
Domande come: “perché ci siamo?”, “dove andiamo?”, “quale ruolo
siamo chiamati a svolgere nel mondo?”,
“Qual’è (o meglio chi è) il fine della
nostra esistenza?” ecc..., sono domande
che esigono una risposta seria e che
impegnano tutti a fare una ponderata
indagine per analizzarsi a fondo e
fare il punto della propria situazione
di cristiani, alla luce della Parola di Dio.
Sarebbe azione inutile, assolutamente sterile, quella che presumesse
di voler impartire delle lezioni accademiche, dogmatiche, soltanto teoriche,
disincarnate cioè dalle reali problematiche esistenziali.
Il nostro impegno è teso ad evitare,
per quanto possibile, il pericolo di limitarsi a riprendere ed approfondire le
nozioni catechistiche impartite durante
la preparazione della prima comunione, di cui forse ancora oggi questi
giovani/adulti sentono l’eco, ma che
probabilmente non hanno più alcuna
incidenza sulla loro vita e che forse non
li coinvolgono più. Bisognerebbe evitare
(e cerchiamo di farlo) che le nostre
“discussioni” possano essere subite
passivamente, che possano apparire
aride, vuote, obsolete ed antiquate,
avulse cioè loro reali situazioni di vita,
senza riscontri oggettivi; risulta a noi più
utile interessare i partecipanti partendo
dalle loro reali esigenze e confrontandole con la Parola di Dio, evitando loro
ogni forma di costrizione.
E’ opportuno iniziare insieme un
percorso di seria riflessione, che parta
dalla vita, dall’esperienza per inoltrarsi
poi nei meandri delle problematiche
esistenziali per analizzare seriamente,
alla luce della Parola di Dio, le motivazioni profonde che stanno alla base dei
comportamenti; in una parola, dare il
via (perché il nostro è solo lo spunto per
un cammino di crescita e di ricerca che
MOICA
Festa del lavoro... invisibile
A colloquio con la presidente Annamaria Michelon Palchetti
I
l 3 aprile si è svolta la
giornata internazionale del
lavoro invisibile ed il Moica
ha promosso un’iniziativa
per sottolineare il significato della
“Giornata Internazionale del lavoro invisibile”.
Di questa ricorrenza parliamo
con Annamaria Michelon Palchetti.
“La Giornata internazionale del
lavoro invisibile è un momento in
cui riflettere sull’incredibile mole
di lavoro svolto dalle donne (e...
da qualche uomo) senza retribuzione, ma con un valore economico, oltre che gestionale, educativo,
assistenziale e quant’ altro. L’idea
di dedicargli una giornata dopo
quella della donna, della mamma,
del papà ecc…, viene dall’America e precisamente dal Canada,
dall’Associazione Afeas, che già la
celebra da 10 anni.
In Italia è stato il Movimento italiano casalinghe che l’ha lanciata
nel 2007 con un notevole riscontro mediatico.
Il Moica di Pistoia, primo fra tutti,
aveva subito promosso un convegno formulandone il tema in
‘Rendere visibile il lavoro invisibile’, che è rimasto uno slogan per
tutto il Moica nazionale. Il nostro
movimento lo ha poi esportato a
livello internazionale nell’America
latina suggerendolo all’incontro
mondiale di Asunciòn.
Negli anni scorsi, quotidiani nazionali, riviste a grande e media
tiratura (Famiglia Cristiana) hanno
dedicato all’evento addirittura
qualche copertina oltre che ampi
servizi all’interno; così Madre, tanto per citarne una.
Non a caso l’inserto di Repubblica
del 24/11/07 titolava: ‘l’economia
è salvata dalle casalinghe’ e ancora
‘casalinghe SpA’, sostenendo che
se il valore del lavoro familiare
fosse calcolato nella contabilità
nazionale, si scoprirebbe che è
il vero motore dell’economia
italiana, la produzione ombra che
nessuno paga o vuole pagare…
peggio che nessuno vede o vuole
vedere, che nessuno considera o
vuole considerare da qui appunto
la definizione di ‘Lavoro invisibile’.
Da sottolineare l’interesse e il
coinvolgimento crescente delle
istituzioni a riguardo, il che costituisce certamente elemento forte
e propositivo per l’affermazione
sempre più sentita per il futuro
della giornata internazionale del
lavoro invisibile… che a quel
punto sarà visibile: infatti il primo
di maggio, festa del lavoro, sono
invitata dal Presidente della Repubblica a Roma al Quirinale , e
ciò dimostra l’attenzione per il
nostro lavoro di casalinghe”.
Dr.
dovrebbe proseguire per il resto della
vita) ad una ricerca approfondita sul
fine ultimo della vita, sul vero obiettivo
verso cui tendere, cioè, su Dio stesso.
Nel nostro percorso si parte dalla
considerazione che il mondo, la società
contemporanea, in cui ciascuno di noi
vive immerso, brancola nel buio, si
muove nel vago, nell’incertezza, nella
più totale confusione, senza veri punti
di riferimento, senza bussola, senza fari,
senza approdi sicuri…; che l’uomo di
oggi crede di essere autosufficiente,
perché crede di potersi autodeterminare, di essere “legge a se stesso”;
ancora, che oggi l’uomo crede di poter
fare a meno tranquillamente di Dio,
dell’autore della vita, il nostro Padre,
che vigila costantemente e con infinito
amore sul nostro destino, il vero punto
di riferimento della storia, la vera luce
proiettata sull’universo!
Vogliamo, in questi pochi incontri,
cercare di far capire agli amici che
partecipano che solo in Dio l’uomo
trova la soluzione di tutti i suoi angoscianti interrogativi, solo in Cristo trova
il vero senso della sua vita e che quindi
il cristianesimo diventa la strada che
ci conduce verso la graduale scoperta
di Dio.
E’ un po’ questo l’obiettivo dei nostri
incontri: spingere i partecipanti verso
un’attenta riflessione sulla precarietà
del mondo e dell’uomo per far crescere il desiderio di iniziare un percorso,
attraverso la conoscenza di Cristo
Gesù, la rivelazione del Padre, verso
la scoperta di Dio stesso, fonte della
nostra felicità, di un Dio che ci ama e
che è presente nella storia e nella vita
di ciascuno di noi.”
Illuminanti in tal senso sono le
parole di Benedetto XVI che, a Madrid,
rivolgendosi ai giovani della Gmg nella
Veglia di preghiera del 20 agosto 2011
diceva:
“Cari amici... Dio ci ama!
Questa è la grande verità della nostra vita e che dà senso a tutto il resto.
Non siamo frutto del caso o dell’irrazionalità, ma all’origine della nostra
esistenza c’è un progetto d’amore di
Dio. Rimanere nel suo amore significa
quindi vivere radicati nella fede, perché
la fede non è la semplice accettazione
di alcune verità astratte, bensì una relazione intima con Cristo che ci porta ad
aprire il nostro cuore a questo mistero
di amore e a vivere come persone che
si riconoscono amate da Dio.
Cari giovani, non conformatevi con
qualcosa che sia meno della Verità
e dell’Amore, non conformatevi con
qualcuno che sia meno di Cristo.
Vi invito a chiedere a Dio che vi aiuti a riscoprire la vostra vocazione nella
società e nella Chiesa e a perseverare in
essa con allegria e fedeltà.Vale la pena
accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e seguire con coraggio e
generosità il cammino che ci propone!
Molti sono chiamati dal Signore al
matrimonio, nel quale un uomo e una
donna, formando una sola carne (cfr. Gn
2,24), si realizzano in una profonda vita
di comunione. È un orizzonte luminoso
ed esigente al tempo stesso. Cristo chiama altri, invece, a seguirlo più da vicino.
Che bello è sapere che Gesù ti
cerca, fissa il suo sguardo su di te, e con
la sua voce inconfondibile dice anche a
te: «Seguimi!».
Cari giovani, per scoprire e seguire
fedelmente la forma di vita alla quale il
Signore chiama ciascuno di voi, ciascuno
di noi, è indispensabile rimanere nel suo
amore come amici.”
MPV PISTOIA
Un amico? è
per sempre
Inizitiva dei pro-life pistoiesi
È
chiaro che, quando
ad essere protagonisti sono i bambini, è
sempre un successo. Il
concorso “Un amico è per sempre”, svoltosi per il secondo anno
consecutivo e organizzato dal
Movimento per la Vita di Pistoia,
in collaborazione con il Centro di
Aiuto alla Vita, ha visto coinvolti
circa 300 bambini delle scuole
materne ed elementari della
nostra provincia (Istituto Suore
Mantellate, Istituto comprensivo
Sestini, scuola elementare Rodari
di Agliana, Istituto comprensivo
Raffaello, Direzione didattica IV
circolo, Istituto comprensivo
Martin Luther King Bottegone).
Gli alunni, nei panni di piccoli artisti, hanno presentato vari disegni
ed elaborati, il cui filo conduttore
è stata l’amicizia. Le premiazioni,
avvenute presso l’aula magna
del seminario Vescovile, alla
presenza del Vescovo Mansueto
Bianchi, sono state accompagnate
dall’esposizione dei lavori dei
bambini. Uno dei passaggi che ha
fatto sorridere i presenti è stato
il momento in cui è stato chiesto
ad un bambino: “Vorresti fare il
giornalista? Sai che cosa fa il giornalista?”. Il piccolo con l’ingenuità
che solo quegli anni possono
regalare ha risposto: “Sì, mi piacerebbe! Il giornalista è quello che
vende i giornali”. Così fra i sorrisi
del pubblico, il presentatore del
concorso ha spiegato ai bambini
che: “alle volte, i giornalisti si
comportano come venditori di
giornali..”. Altro intervento che ha
lasciato il “segno”, è stata la riflessione fatta dal Vescovo Mansueto
Bianchi: “Nonostante il tempo
fuori sia grigio, entrare in questa
sala fa assaporare la primavera.
Vedete bambini, l’amicizia nella
vita è come il sole. Quando non
c’è, niente è bello. L’amicizia è il
sole della vita..”.
Matteo Pieracci
10 comunità e territorio
n. 17 29 aprile 2012
Elezioni comunali
Vita
La
Ferrovia Porrettana
Raccolte
Breda, nuova questura
cinquemila firme
e centrale Repower
per il suo rilancio
Chiesto l’impegno della Regione per il
mantenimento funzionale della linea
R
M
anca ormai solo una
settimana all’appuntamento elettorale del 6
e 7 maggio. Forse non
saranno determinanti ai fini della
vittoria di questo o quel candidato,
fatto sta che Breda, nuova questura
e centrale Repower sono stati gli argomenti più ricorrenti nei dibattiti e
nei confronti elettorali, così come nei
comunicati inviati dagli uffici stampa
degli otto candidati a sindaco di Pistoia. Lo stabilimento AnsaldoBreda
di via Ciliegiole ha rappresentato
la prima tappa per diversi big della
politica nazionale, arrivati in città
per sostenere il loro candidato di
riferimento. La questione Breda, e
in particolare l’ipotesi sempre più
probabile di vendita, è stata anche al
centro dell’incontro promosso dalla
Rsu, che si è svolto nella “Cattedrale laica” del nuovo quartiere San
Giorgio, presenti molti esponenti
politici nazionali. La sede della nuova
questura, i cui lavori ormai quasi
terminati, rischiano di essere sospesi
Ecco i temi clou della campagna elettorale
degli otto candidati a sindaco di Pistoia
di Patrizio Ceccarelli
per sempre per i tagli disposti dal
Governo, è stata al centro di incontri
e prese di posizione di esponenti politici nazionali, che hanno interpellato
il Governo, e degli stessi candidati
delle varie liste che hanno promesso
il loro interessamento affinché la
situazione si sblocchi ed abbia una
conclusione positiva. La centrale Repower, infine, è stata l’argomento del
confronto, promosso dal Comitato
di Bottegone-Badia-Agliana, che ha
visto la presenza degli otto candidati
a sindaco alla Capannina di Bottegone, davanti ad oltre 400 cittadini, che
hanno esposto timori e perplessità
sul progetto, attualmente al vaglio
della Regione. Su questo argomento,
in particolare, sette degli otto candidati a sindaco, ovvero Annamaria
Celesti (Pdl), Daniela Simionato
(Lega Nord), Alessio Bartolomei
(Terzo Polo), Paolo Bonacchi (Cittadini Sovrani), Giacomo Del Bino
(Movimento 5 stelle), Enrico Guastini
(lista ecologista Per un’altra Pistoia)
e Mario Capecchi (Pcl), hanno detto,
con diverse motivazioni, di essere
contrari alla realizzazione della centrale Repower in quell’area. Diversa
la posizione di Samuele Bertinelli, che
ha preso tempo, affermando «di voler
attendere la conclusione del procedimento regionale sulla valutazione
di impatto ambientale» e di ritenere
sbagliato, per il momento, anticipare
un sì o un no. Ricordiamo che si
vota per l’elezione del sindaco e del
consiglio comunale anche a Quarrata,
Serravalle, San Marcello e Marliana.
Economia
Fermo l’export pistoiese
La crisi colpisce soprattutto il mobile e la carta.
Bene i settori della moda. In calo anche il vivaismo
L’
export pistoiese segna
il passo. I dati relativi al
2011 sono per la maggior parte negativi e in
controtendenza rispetto alla media
regionale e nazionale. Lo dice il
report di Assindustria, secondo cui
il risultato pistoiese relativo al 2011
(+0,8%) risulta sensibilmente peggiore rispetto alla media della Toscana
(+13,7%) e dell’Italia (+11,4%).
«Tuttavia - spiega Renzo Vettori, responsabile dell’Ufficio studi
di Assindustria - se si escludono
dal confronto alcune componenti
merceologiche caratterizzate da
forti elementi di variabilità, come
le esportazioni del ferrotranviario pistoiese, o di anomalia, come
quelle di metalli preziosi e non ferrosi, che Pistoia non ha, si osserva
come la traiettoria di fondo delle
esportazioni pistoiesi a cavallo
della crisi non si sia discostata in
modo significativo rispetto a quella
degli altri ambiti di riferimento».
Pistoia ha condiviso con le altre province toscane i buoni risultati ottenuti dalla maggior parte
dei settori della moda. In senso
negativo si sono invece distinti i
mobili, il ferrotranviario, gli articoli in carta e cartone. Positivo ma
contenuto il risultato delle piante
vive, per le quali il peso di Pistoia sul
totale nazionale nel 2011 è sceso al
41% (era il 52% nel 2008). «La crescita delle esportazioni pistoiesi
- aggiunge Cristiana Pasquinelli,
vicepresidente di Assindustria - è
stata condizionata in modo negativo soprattutto dai risultati ottenuti nei confronti dell’area dell’euro,
ma alcune destinazioni storiche ed
importanti sono cresciute in modo
significativo (Germania +6,8%,
Stati Uniti +21,3%). La crescita
nei confronti di destinazioni non
tradizionali, come diversi paesi
dell’Europa centrale, e dell’Estremo
Oriente, testimonia l’impegno delle aziende per la ricerca di nuovi
assetti delle relazioni commerciali,
anche nel caso dei prodotti pistoiesi più tradizionali».
P.C.
accolte oltre 5000 firme in provincia di Pistoia contro lo smantellamento della ferrovia Porrettana. La petizione promossa dal
comitato “Viva la Porrettana viva” e da Legambiente, è stata
consegnata venerdì scorso al presidente della Regione Toscana,
Enrico Rossi, insieme ad uno specifico atto firmato in modo bipartisan dai
candidati a sindaco, nel quale si chiede il rispetto dei protocolli d’intesa
già stipulati e il mantenimento di un confronto preliminare con i cittadini,
attraverso le associazioni di rappresentanza del territorio.
Tra i firmatari della petizione popolare, molti pendolari delle zone collinari e montane della provincia di Pistoia e dei paesi della valle del Reno
della provincia di Bologna, per i quali il treno è l’unico mezzo di trasporto
per raggiungere i
luoghi di lavoro e di
studio in città.
«Nonostante le
promesse di politici
e amministratori dice Antonio Sessa,
presidente di Legambiente Pistoia - pochi
giorni fa c’è stato
l’ennesimo tentativo
da parte delle Ferrovie di smantellare gli scambi, in alcune piccole stazioni montane (Corbezzi,
Piteccio e Mulino del Pallone), tentativo che è fallito solo grazie all’intervento di una settantina di nostri manifestanti. Adesso vogliamo risposte
chiare delle istituzioni».
Nella petizione viene chiesto, tra l’altro, che la Regione Toscana si
impegni «a promuovere ogni azione utile e a ricercare possibili soluzioni
per il mantenimento della perfetta funzionalità infrastrutturale della linea,
in particolare della funzionalità degli incroci ferroviari, anche attivandosi
presso Rete ferroviaria italiana (Rfi) per il perseguimento di tale obiettivo;
e che si concretizzi con urgenza in un impegno formale scritto da parte di
Rfi». Si chiede inoltre che «si attivi quanto prima un momento di confronto e dialogo tra le istituzioni e associazioni del territorio, sia toscane che
emiliane, sulle misure che si intendono adottare per organizzare insieme
l’assetto migliore possibile per l’immediato e per il futuro della Ferrovia
Porrettana».
P.C.
AlcolOut
Il vivere sano tra i giovani
di Edoardo Baroncelli
S
i è conclusa lo scorso 19 aprile l’annuale edizione del circuito
AlcolOut. La manifestazione finale ha visto la partecipazione
di numerose scuole cittadine che con i propri rappresentanti
hanno potuto assistere ai vari momenti d’intrattenimento caratterizzati da un torneo di volley e da vari momenti dedicati all’arte che
hanno permesso così di unire sport e spettacolo e sensibilizzare i giovani
sulle problematiche sociali dei giorni nostri.
“ Il progetto – dicono dalla Provincia – quest’anno è stato più ambizioso
rispetto alle precedenti edizioni in quanto ha visto l’adesione di quasi
tutti gli Istituti scolastici superiori di Pistoia come il Liceo classico Forteguerri, il Liceto Artistico Petrocchi, lo scientifico Amedeo d’Aosta, il Fedi
e quello per i geometri e ha organizzato una seri di incontri di formazione con studenti ed insegnanti su alcune tematiche fondamentali come le
emergenze educative come la guida stadale, l’abuso di alcol, l’uso scorretto di farmaci e l’utilizzo scorretto di internet.”
L’emergenza primaria resta tuttavia quella dell’abuso di alcol; non per
niente l’ultimo rapporto del Censis dice che c’è stato un calo generalizzato di uso di alcolici nella popolazione mentre è invece cresciuto l’abuso
da parte dei giovani sempre più legato a comportamenti o situazioni
psicologiche a rischio.
Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore allo sport Roberto
Fabio Cappellini che ha ricordato l’importanza della manifestazione sempre più intenta ad “utilizzare lo sport nella sua funzione migliore ossia di
difesa e ostacolo ad emergenze sociali di vario tipo”.
Il progetto giunto alla sua settima edizione è stato promosso e realizzato
grazie alla Provincia di Pistoia, all’Associazione Quasar in collaborazione
con la Regione Toscana, il CONI, l’Aci di Pistoia e il Centro Alcologico
Regionale.
Vita
La
29 aprile 2012
comunità e territorio
n. 17
BANCA DI PISTOIA
TRADIZIONI
Gli appuntamenti
in vista della Giostra
Tre mesi di iniziative per pistoiesi e turisti.
Nuovo regolamento per la gara e tutela dei cavalli
di Patrizio Ceccarelli
S
i alza il sipario sulla Giostra
dell’Orso 2012. «Sarà una
Giostra diversa dal solito spiega Fabio Dolfi, presidente del Comitato cittadino – perché,
per questa edizione, ci sono tantissime novità relative alla competizione,
come il varo del nuovo regolamento,
con il passaggio da tre a due cavalieri
titolari per rione, fino alle nuove
norme per la tutela della salute del
cavallo: visite mediche specifiche e
severi controlli antidoping. La sfilata
sarà impreziosita dal grande lavoro
della “Compagnia dell’Orso” che
raggiunge il traguardo importante
dei dieci anni di vita. Un’altra novità
rilevante è quella dell’album di figurine inerente la Giostra dell’Orso che
sarà in distribuzione da fine maggio
in tutte le edicole cittadine». «Ci
troviamo di fronte un tabellone di
eventi – aggiunge l’assessore comunale alla cultura, Mirco Vannucchi
– che si protrae per quasi tre mesi,
con l’intento di tenere viva l’estate
pistoiese. Nelle ultime edizioni
sempre più turisti hanno riempito
le tribune di piazza Duomo e per
la città questa manifestazione rappresenta una opportunità che deve
essere consolidata nel tempo».
Intanto, il 15 maggio è il termine
utile per presentare le domande di
ammissione al concorso per realizzare il prossimo palio: mentre il 30 maggio verrà decretato il vincitore, che
poi avrà a disposizione tutto il mese
di giugno per realizzarlo. Queste, invece, le manifestazioni previste da qui
al 25 luglio. Il 30 maggio è in programma una conferenza sui santi di Pistoia,
curata da Alberto e Lorenzo Cipriani.
In particolar modo, si farà riferimento
a Sant’Agata, co-patrona della città,
insieme a San Jacopo, e soggetto
del disegno del prossimo Palio. Il 16
giugno «Storie di Pistoia all’ombra
di Grandonio», con i bambini delle
scuole materne ed elementari della
città che metteranno in mostra tutti i
loro elaborati per un progetto che ha
già preso il via lo scorso settembre.
Dal 19 giugno al 5 luglio si svolgerà il
Palio calcistico dei rioni. Il 23 giugno
si terrà la Festa dei rioni. Il 1° luglio
si svolgerà la sfilata storica per le
vie del centro. Il 6 luglio, il Convivio
sotto le stelle in piazza del Duomo,
con le premiazioni del Palio calcistico
e uno spettacolo di ballo. Il 21 luglio
sono in programma la presentazione
del Palio 2012 e la vestizione di San
Jacopo. Il 22 e il 23 luglio in piazza del
Duomo si svolgeranno le prove della
Giostra dell’Orso. Infine, il 25 luglio,
a partire dalle ore 21, si disputerà
l’attesissima Giostra.
ISTITUTI RAGGRUPPATI
Inaugurazione asilo nido
“Cavallo bianco”
V
enerdì 27 aprile, gli Istituti
Raggruppati di Pistoia
inaugurano il nuovo Asilo
Nido “Cavallo Bianco”,
presso le ex Scuderie Vescovili di
Pistoia in via Puccini 19.
Questo progetto, fortemente
voluto dagli Istituti Raggruppati stessi
e dall’Istituto diocesano di Pistoia, è
stato realizzato per incrementare la
qualità dei servizi alla persona per
tutta la comunità pistoiese ed in
particolar modo per l’area del centro
storico riuscendo così a potenziare il
numero dei servizi educativi presenti
in città, promuovendo una nuova
possibile risposta al bisogno delle
famiglie del territorio per l’educazione dei piccoli dai 12 ai 36 mesi,
grazie anche al contributo di 556mila
euro previsti dal Piano integrato di
sviluppo urbano sostenibile (Piuss)
dell’amministrazione comunale ed
al contributo della Fondazione Cassa
di Risparmio di Pistoia e Pescia che
ha provveduto all’acquisto di tutti
gli arredi della nuova struttura, per
un importo complessivo di circa
65mila euro.
Interverranno: Giancarlo Niccolai, presidente degli Istituti Raggruppati, Renzo Berti, sindaco di
Pistoia, monsignor Mansueto Bianchi,
Vescovo della diocesi di Pistoia, Ivano
Paci, presidente della Fondazione
Cassa di Risparmio di Pistoia e
Pescia, Stella Targetti, vicepresidente
della Regione Toscana con delega a
Scuola, università e ricerca e Vannino
Chiti, vicepresidente del Senato della
Repubblica.
I
Assemblea
annuale
l 6 maggio
(quando i pistoiesi sono chiamati alle urne
comunali) per la città
di Pistoia si verificherà
un altro evento significativo: l’Assemblea
della Banca di Pistoia
a cui tutti i soci sono
invitati a partecipare
per l’annuale verifica
e per l’elezione del
nuovo CdA.
Sarà un’assemblea
particolarmente importante, dopo quei
cambiamenti verifica- La vecchia canonica di Chiazzano dove nacque e fu
salvata la Cassa Rurale, diventata oggi Banca di Pistoia
tisi a settembre che
lasciarono perplessi
molti associati.
Sarà l’occasione perché tutti possano riaffermare le idealità e le finalità
della Banca, nella fedeltà alla sua storia e ai suoi valori: essere a servizio
delle persone, con un fattivo cooperativismo e uno speciale attenzione alla
dimensione cristiana della solidarietà.
Del resto, fu questo lo spirito di chi, agli inizi del secolo passato, capì
che dalle crisi si esce insieme, non dimenticando la cooperazione, l’attenzione ai più deboli… Ebbero coraggio quei fondatori che non vollero
mai dimenticare il legame con il loro territorio, con le problematiche reali
della gente.
Sebbene la situazione fosse anche allora tanto complessa, essi non
puntarono semplicemente alla speculazione, al profitto, agli opportunismi,
al potere di lobbie… Avevano molto chiaro, infatti, che sul profitto che,
inevitabilmente anche le Banche di credito cooperativo ricercano, incombe
sempre un’ ipoteca sociale; anche il profitto deve conservare sempre una
valenza etica condivisa trasparente. E il profitto più valido consiste proprio
nell’essere differenti e nell’avere il coraggio di non farsi deviare …
L’augurio più sincero per tutti i soci è, dunque, che la Banca di Pistoia,
affrontando sempre percorsi tecnicamente contenibili, non voglia avventurarsi in scelte di rischio finanziario… ma soprattutto non si affidi mai
a persone che non siano realmente parte della tradizione originaria della
Banca… e che, quindi, potrebbero deviarla dalla sua natura…con grande
delusione di chi sceglie la Banca di Pistoia perché è (e deve rimanere) differente.
A tutti i soci, sensibili e attenti a come… va il mondo… l’invito a
partecipare all’Assemblea, a dibattere sul suo futuro, a collaborare perché
questa Banca possa continuare a significare per Pistoia un punto di riferimento chiaro, perché trasparente nelle finalità e mai deviato verso opportunismi speculativi.
Per mantenere fedeltà a questi valori.
R.
Dal 21 aprile al laboratorio Lampadani di Pistoia
Tuija Matela
per la prima
volta in Italia
O
spiti internazionali al laboratorio
Lampadani. Da sabato 21 aprile nello
show room di via Monfalcone 32 a
Pistoia sono esposte le opere della
pittrice finlandese Tuija Matela. Tuija Matela vive
a Kuopio (Finlandia). Artista che all’attività di
pittrice unisce quella di coreografa e insegnante
di danza, Tuija vive a Kuopio dove si è laureata in
arti visive all’Ingman college of design. Dal 2008
espone in Estonia, in Finlandia ed in Ungheria.
Oggi per la prima volta le sue opere arrivano in
Italia, grazie all’amicizia che la lega agli artigiani
di Lampadani. Alle pareti del laboratorio, una
serie di quadri dove, attraverso una “preziosa”
materia pittorica, Tuija illustra storie e flash di
una quotidianità assolutamente femminile, resa
con sottilissime velature di colore.
11
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12
I
n margine al convegno “Etica
e politica per il bene comune”,
intervistiamo la presidente delle Acli di Pistoia Elena Pampana alla quale abbiamo rivolto alcune
domande.
In margine al convegno DEL 13 APRILE IN SEMINARIO
Qual è stato il contenuto
del suo intervento al convegno?
Per parlare di una nuova politica,
maggiormente orientata al bene comune bisogna affermare un concetto
di giustizia che, invece di abbandonarsi a derive giustizialiste, sia radicato
nel Vangelo e indissolubilmente legato
alla libertà e alla verità. L’equità sociale, quella che invochiamo sopratutto in questo tempo di provvedimenti
che dovrebbero aiutarci a superare
la crisi economica, deve essere infatti
intesa come una manifestazione del
concetto di giustizia e di democrazia,
altrimenti si riduce ad essere solo
la variabilità di un’equazione economica-matematica e non concorre
a realizzare concretamente il bene
comune. Per far questo, inoltre, bisogna rimettere al centro le comunità,
realizzando in concreto il principio di
uguaglianza sostanziale e di sussidarietà, perché la buona politica è quella che affonda le proprie radici nelle
comunità, in quelle che vanno avanti
nonostante tutto, che si aiutano e si
sostengono; sono le comunità all’interno delle quali si costruiscono legami
di senso tra le persone.
Intervista con Elena Pampana, presidente delle Acli di Pistoia
Le Acli nascono come
patto associativo tra lavoratori cristiani che vogliono
testimoniare la loro fede nel
mondo del lavoro e dare concretezza alla solidarietà. Cosa
rimane oggi di questi valori?
“Etica e politica per il bene
comune”
Resta sostanzialmente tutto,
anche se declinato tenendo conto di
quella che è la realtà che ci troviamo
a vivere. Si riassume tutto in quelle
che definiamo le quattro fedeltà: al
lavoro, alla Chiesa, alla democrazia e
al futuro. La sfida di oggi è quella di
guardare avanti, ai problemi delle nostre comunità, facendo al tempo stesso
tesoro di un percorso associativo iniziato all’indomani del dopo guerra.
Quali sono i servizi proposti dalle Acli?
Il Patronato è uno dei servizi storici delle Acli che è stato capace di evolversi nel tempo. Adesso non siamo più
solamente quelli che aiutano i cittadini
nelle domande di pensione, ma assistiamo i lavoratori che hanno problemi
di salute e invalidità, assistiamo le
colf e i datori di lavoro sui contratti di
lavoro e in tutte le vicende relative al
rapporto che si instaurano tra la colf e
il datore di lavoro, ci occupiamo delle
domande di disoccupazione e anche
pratiche in convenzione con l’estero,
solo per fare alcuni esempi. Per non
dimenticare anche il nostro Centro di
assistenza fiscale che si occupa dell’
assistenza fiscale per la dichiarazione
dei redditi, imu, successioni e locazioni.
L’obbiettivo che ci siamo posti come
patronato è quello di stare vicini al
cittadino attraverso l’ampliamento
della rete dei nostri segretariati sociali
coinvolgendo i nostri circoli e, quando
possibile, anche le parrocchie come
ad esempio è stato fatto a Quarrata
e Montale.
Il rischio di povertà è in
crescita per le persone che
in precedenza non erano in
pericolo. Qual è il punto di
vista delle Acli?
L’anno scorso le Acli hanno
presentato una proposta articolata
diretta a tutte le famiglie che vivono
in condizione di povertà “assoluta”.
L’idea centrale è costituita da una
social card diretta a tutte le famiglie
che vivono in povertà assoluta (Il 5,1%
del totale, circa tre milioni di persone),
comprese le famiglie di immigrati stabilmente residenti che darebbe diritto
non solo ad un importo medio di 129
euro mensili, ma anche a servizi alla
persona (formazione, inserimento professionale, cura…). A questo vanno ad
aggiungersi le esperienze locali come
il Fondo famiglia e lavoro a cui hanno
collaborato anche le Acli di Pistoia.
Le Acli come affrontano
il problema dell’integrazione multietnica?
Pensiamo che l’integrazione
multietnica passi in primo luogo da
azioni concrete. Le Acli a livello nazionale, sono state tra i promotori della
campagna “L’Italia sono anch’io” che
promuoveva due leggi di iniziativa
popolare (sono state raccolte oltre
100mila firme) una riforma del diritto
di cittadinanza che concedesse la
cittadinanza italiana anche ai bambini
nati in Italia da genitori stranieri regolari e una nuova norma che permettesse il diritto elettorale amministrativo
ai lavoratori regolarmente presenti in
Italia da cinque anni. A livello locale,
invece le Acli di Pistoia lavorano concretamente all’integrazione attraverso
lo sportello immigrati che fornisce
ai cittadini stranieri informazione,
assistenza, e orientamento sulle leggi
italiane in materia di immigrazione,
aiuto nel rinnovo dei titoli di soggiorno
e sull’accesso ai servizi socio sanitari
nel territorio oltre che offrire un punto
d’ascolto per quanti abbiamo subito
discriminazioni o atti lesivi della loro
dignità e dei loro diritti.
Qual è il pensiero delle
Acli in merito alla crisi occupazionale e all’articolo 18?
Recentemente la direzione nazionale delle Acli ha analizzato le
proposte del Governo in materia occupazionale giudicando positivamente
l’introduzione dell’Aspi, la stretta sulle
collaborazioni autonome e continuative ed il fatto che il lavoro a tempo
indeterminato diventa la forma di
impiego prevalente, riducendo le
molte forme contrattuali che in questi
anni hanno acuito la piaga del precariato. Restano tuttavia, delle ombre
Vita
La
n. 17 29 aprile 2012
ad esempio sull’indennità in caso di
licenziamento e sull’apprendistato;
in quest’ultimo caso la direzione ha
sottolineato l’importanza di porre
modalità di certificazione della formazione conseguita al fine di renderla
spendibile anche per le attività lavorative future. Personalmente, se dovessi
individuare una priorità, la identificherei nella crisi occupazionale che
sta affliggendo sopratutto i giovani. La
questione non è solo quella che ruota
intorno al cosiddetto posto fisso, il vero
problema sono le barriere d’acceso
al mercato del lavoro e sopratutto la
progressiva perdita di speranza che si
sta diffondendo tra i giovani in ordine
alla ricerca di un occupazione. È impressionante il dato di quanti giovani
non studino, né lavorino. È necessario
agire concretamente sia per abbattere
queste barriere in entrata, sia per
creare un vero e proprio percorso di
ingresso al mondo del lavoro, che non
si risolva nel passaggio da un tirocinio
ad uno stage ad una collaborazione
a progetto, valorizzando ad esempio,
l’apprendistato e le competenze
acquisite anche in attività svolte al di
fuori dei normali percorsi educativi
come il servizio civile ed il volontariato.
Le Acli vedono con favore la proposta
del governo riguardo all’art. 18 dello
statuto dei lavoratori, che ammette la
risoluzione del rapporto di lavoro per
ragioni di carattere economico, ma
contemporaneamente ne richiama
ad un uso responsabile commisurato
alle misure di risarcimento al lavoratore piuttosto onerose per l’impresa.
Resta arbitro il giudice sulle decisioni
riguardanti i licenziamenti per motivi
economici e per quelli a carattere discriminatorio.
Daniela Raspollini
sport pistoiese
AUTO STORICHE
Un tour di successo
per i Veteran
D
ella serie “iniziative di successo” segnaliamo quella d’esordio
stagionale del Veteran Car Club
Pistoia. L’associazione pistoiese,
che raggruppa gli appassionati delle quattro
ruote (nella foto un paio di appassionati), ha
infatti, inaugurato la stagione 2012 con una
manifestazione molto suggestiva, il “Tour dei
profumi e del gusto della montagna”. Dopo
la pausa invernale, sono tornati quindi gli
appuntamenti con i raduni del Veteran Car
Club Pistoia, e sono ricominciati con una
prima uscita da applausi, dedicata appunto a un evento che da sempre intende valorizzare le
eccellenze del nostro tratto di Appennino. È stata una giornata perfetta: le auto storiche si
sono radunate davanti allo stabilimento Ansaldo Breda posto in Via Ciliegiole, luogo da dove
ha preso avvio questo incantevole giro che ha portato gli amanti del genere a fare deliziose
scoperte. “Dopo una sosta al circolo Smos Unione di Bardalone, ospiti della gentilissima
signora Orietta, per una gustosa colazione -hanno raccontato all’unisono gli organizzatori
del Veteran Car Club-, gli equipaggi si sono spostati poco distante, a Campotizzoro, dove
da poco tempo è stato realizzato un interessante percorso per la visita dell’ex stabilimento
Smi. Tutto questo al fine di conoscere la storia dei numerosi operai che durante il periodo
bellico producevano munizioni da guerra. Lì gli intervenuti hanno potuto visitare quei posti,
spesso sconosciuti agli stessi residenti”. Non meno interessante, aggiungiamo noi, si è rivelata
la visita al rifugio antiaereo, il cosiddetto rifugio della linea gotica, nel quale le maestranze
trovavano riparo in caso di attacco aereo. Le auto d’epoca, poi, hanno ripercorso la strada
a ritroso sino alle Panche e da lì, scollinando dal monte Paradiso, sono giunte a Piteccio, ove
sono state accolte da tante persone al locale circolo ricreativo. Dopo il giro, d’obbligo una
sosta per pranzare. Pranzo sapientemente preparato dalla signora Maida la quale, supportata
dalle sue amiche cuoche, ha fatto gustare ai partecipanti squisite specialità tipiche dei nostri
monti. D’ora in poi, gli interessati potranno contattare il Veteran Car Club e prendere parte
a bei momenti rievocativi-culinari. Non poco, in questo periodo di crisi.
Gianluca Barni
Calcio - Basket
Tempi Supplementari
N
di Enzo Cabella
elle ultime due giornate di
campionato la Pistoiese ha
conquistato due vittorie, che
acquistano un valore significativo in quanto ottenute fuori casa. Questa
performance dimostra che la squadra ha
ormai superato il periodo critico seguito
alla sconfitta in casa con Mezzolara, che
aveva praticamente estromesso la squadra
arancione dalla corsa ai palyoff. La classifica
è migliorata, se non come posizione — era
nona e nona è rimasta, sia pure a braccetto
con il Lanciotto — certamente come punti,
che adesso sono 50. Dopo aver perso tutti
gli obiettivi, sia il presidente Ferrari che l’allenatore Indiani hanno detto che puntano
ad arrivare a quota 59: vorrebbe dire vincere tutte e tre le partite che mancano alla
fine del campionato. L’impresa è alla portata degli arancioni, visto che gli avversari
si chiamano Pelli S. Croce,Virtus Pavullese,
che si trovano nelle posizioni basse della
classifica, e Lanciotto, l’unico che può rappresentare un ostacolo importante se non
fosse che si tratta dell’ultima giornata di
campionato, dove c’è più voglia di vacanze
che di lottare. Il campionato della Pistoiese
può essere giudicato esattamente come le
due parti esso in cui è diviso: disastroso nel
girone d’andata, chiuso con appena 17 punti, ottimo nel ritorno, dove ha guadagnato
ben 33 punti. E se la promozione (prima)
e i playoff (dopo) sono obiettivi falliti, dob-
biamo osservare che almeno c’è stata la
valorizzazione di tutti i giovani ‘under’, da
Gaffino a Ceccherini, da Varoli a Elmi, da
Arzeo a Paolicchi, Firenze, Nencioli, Cantoni. Avremmo voluto vedere impiegato
di più Bugelli, un centravanti che è stato il
miglior marcatore nel proprio girone del
campionato nazionale Juniores.
Il Pistoia Basket ha perso malamente a
Scafati ed è scivolato al quarto posto della
classifica. Comunque, fa sempre parte del
quintetto delle migliori ed è quel che conta
in vista dei playoff che cominceranno tra
due settimane. La squadra di Moretti ne ha
solo una da giocare, contro Forlì (ultimo
in classifica), poiché all’ultima giornata riposerà, secondo il calendario. Questo riposo
è un bene, perché permetterà al coach di
recuperare, sul piano fisico e mentali, tutti
i giocatori, considerando che gli ‘effettivi’
sono soltanto sette. Anche per questo
gruppo ridotto, bisogna fare i complimenti
a Moretti e ai suoi uomini che hanno fatto sfoggio di uno spirito di sacrificio e di
un’appartenenza alla maglia che ha stupito
tutti. Jones, Hardy, Galanda (e Toppo, che
è infortunato) sono i trascinatori di una
squadra che meriterebbe di andare molto
avanti nei playoff, ma non possiamo sottacere la crescita di Saccaggi e Gurini. Insomma, ai playoff la squadra pistoiese potrebbe
essere una rivelazione. Mai dire mai.
Vita
La
Perché il ‘’marcio’’
e il qualunquismo
non abbiano futuro
di Alberto Campoleoni
29 aprile 2012
dall’Italia
n. 17
ASTENSIONE E ANTIPOLITICA
Fiducia ai giovani
A
stensione e antipolitica.
Sono due spauracchi che
si rincorrono in questi
giorni sulla scena politica
italiana, dove peraltro si sta consumando da tempo un dramma,
quello di una classe politica ormai
sfiduciata di fatto, travolta da scandali
ed episodi di corruzione, più o meno
vasti. Partiti e persone che sembrano
aver dimenticato la strada del bene
comune avendo intrapreso piuttosto
quella degli interessi privati. È vero
che non si deve e non si può fare
di tutte le erbe un fascio, ed è vero
anche che non pochi rappresentanti
della politica e delle istituzioni -a
cominciare dal presidente della Repubblica- conservano profili di alto
livello. Tuttavia la crisi del sistema
italiano è seria. Ne è una prova la
stessa necessità, venutasi a creare in
questi mesi, di un governo “tecnico”,
che proprio alla politica, e ai partiti,
di fatto ha chiesto un passo indietro.
Ebbene, se questa è la scena
principale, non è strano l’irrompere
dei due “attori” ricordati all’inizio:
l’astensione e l’antipolitica. I sondaggi accrediterebbero il “partito
dell’astensione”, ad esempio, addirittura ad oltre il 35%. Ci saranno
mille motivi, certo, ma il segnale della
sfiducia è forte. E altri sondaggi – che
spaventano i partiti – sono quelli che
danno in questi giorni il Movimento
5 stelle in grande crescita, oltre il 7%.
L’antipolitica che avanza, si è subito
detto, facendo leva sulla fortissima
carica di critica al sistema che il
movimento di Beppe Grillo porta
con sé. Qualcuno l’ha addirittura
accostato al Fronte dell’Uomo qualunque, di Guglielmo Giannini.
Qualunquismo e populismo.
Il rischio, però, è che si tratti di
un giudizio frettoloso. A guardar
bene, infatti, alcune istanze legate
al movimento grillino potrebbero
aprire nuovi scenari di partecipazione. Anche perché, per quanto ci
sia un’Italia malata davvero, stanca,
provata dalla crisi economica e occupazionale, tuttavia non mancano
nel Paese segnali positivi, di uomini
e donne, molti giovani, che credono
nell’impegno personale a vantaggio
di tutti, per i quali ha ancora senso
il “bene comune”. Un’Italia per la
quale la richiesta di parlamentari
“incensurati” – per tornare a temi
cari ai “Grillini” – o di una politica
che non sia “professione” in senso
negativo – ecco la richiesta, ad esempio, di mandati a tempo determinato
– o che sia fatta da gente nuova, non
compromessa con stagioni ormai
impresentabili, significa la volontà di
un rinnovamento autentico e di un
impegno nuovo.Ascoltare con serietà e fare tesoro di richieste in realtà
molto diffuse è il modo migliore per
evitare quel rischio dell’antipolitica
che pure qualcuno può cavalcare. E
magari anche combattere la deriva
delle astensioni.
In questo quadro, ecco il monito
forte del presidente Napolitano, il
quale non smette di sottolineare
l’importanza di cambiare, chiede passione per il Paese e ricorda che, tolto
il marcio, il sistema democratico e gli
C’
è da stare tranquilli? O prepariamo i
fazzoletti? Non si
sa più a chi dare
bado, una volta sfogliati i giornali
o sentiti i tiggì.Va male ma andrà
meglio? Oppure va male ma in
futuro sarà ancora peggio?
Non riportiamo discorsi da bar
sport, ma riflessioni che vengono
da autorevoli e serie fonti; la Banca d’Italia e il Fondo monetario
internazionale. La prima ha ben
presente la gravità della situazione, ma loda gli sforzi attuati dal
governo Monti e indica come
giusta la strada del risanamento intrapreso. Il secondo ci ha
recentemente gelati: la nostra
economia è in recessione, i conti
ancora in squilibrio e lo saranno
per anni. Significa che continuiamo a spendere più di quanto
incassiamo, quindi ingrassiamo
un debito pubblico che andrebbe
ridimensionato.
C’è da dire che entrambe le fonti,
pur autorevolissime, non sono...
fonte di verità incontrovertibile.
Bankitalia non è solo numeri e
statistiche, ma anche il braccio
finanziario di un Paese, il nostro.
E da tempo esercita una moral
suasion sulla politica e i cittadini.
Monti è la risposta, per Bankitalia
e per chi volle, fortissimamente
volle Monti alla guida del Paese:
Mario Draghi, ex presidente ora
alla guida della più potente Bce.
Il Fondo monetario, invece, è
altrettanto serio e autorevole,
ma da tempo cerca di intrufolarsi
dentro le dinamiche dell’euro e
dei debiti pubblici europei. Pronto a tirare fuori soldi se l’eurozona ne avesse bisogno. Ma non si fa
mai nulla per nulla. Quando l’Fmi
sgancia, allega ai soldi il libretto
delle istruzioni: dovete fare così
e cosà. Basta chiedere informazioni ai Paesi del Secondo e Terzo
mondo beneficiari di fondi Fmi.
Chiaro che questa influenza non
è per nulla gradita da chi comanda in Europa, cioè dalla Bce, cioè
dai tedeschi.
Ma alla fine della fiera – si dirà il
cittadino-lettore italiano – siamo
di fronte ad un lungo tunnel, o
alla luce che s’intravvede in fon-
CRISI ECONOMICA
Più buio
che luce?
Siamo di fronte a qualcosa
di complesso e complicato
di Nicola Salvagnin
do?
Siamo di fronte alla terra del nonlo-so. Non è una crisi economica
qualunque. Lo sanno e lo dicono
ormai tutti. Non una di quelle
cose che manda un po’ tutto giù,
quindi segue una più o meno rapida ripresa. Lo scoppio di una bolla
borsistica, l’impennata del petrolio, una guerra...
No, siamo di fronte a qualcosa di
estremamente più complesso e
complicato. Il 2012 rappresenta
ormai il quinto anno d’immersione in questa situazione che i
più davano per risolta tra il 2010
e il 2011. Non ci si aspetta un
granché dal 2013, e ormai si parla
apertamente di previsioni che interessano il... 2017.
Ma la sensazione è che molte
cose, e molto grandi stiano cambiando. E nulla sarà più come prima. La crisi finanziaria del 2008 ha
raccontato al mondo che nessun
piatto di minestra è gratis, che la
crescita economica continua era
solo finta, determinata dalla carta
finanziaria ma non da ricchezza
reale. Ha raccontato che l’Occidente impigrito e un po’ impoverito dalle bollette petrolifere
prima, dalla delocalizzazione delle
sue fabbriche dopo, non può più
reggere condizioni di vita splendide e finanziate a debito.Viviamo
da pascià (chiedete conferma a un
etiope) ma con i soldi altrui. Dobbiamo cominciare a restituirli, e
questa volta a fondi arabi, banche
cinesi, finanzieri brasiliani. Soldi
che non abbiamo.
Dovremo quindi farne, di soldi.
Già, ma come? (e qui s’innesca lo
stucchevole mantra della “crescita
economica”).Viviamo ormai di
terziario, di servizi. Le fabbriche
stanno altrove, i proprietari delle
stesse hanno cambiato di mano
nel corso di questi anni e ora
13
stessi partiti, sono occasioni positive
per costruire una società migliore.“Il
marcio ha sempre potuto manifestarsi, e sempre si deve estirpare: ma
anche quando sembra diffondersi e
farsi soffocante, non dimentichiamo
tutti gli esempi passati e presenti di
onestà e serietà politica, di personale
disinteresse, di applicazione appassionata ai problemi della comunità.
Guai a fare di tutte le erbe un fascio,
a demonizzare i partiti, a rifiutare la
politica”: così il presidente, intervenendo a ricordo di un uomo che fu
esempio proprio di onesta passione
politica, Benigno Zaccagnini.
Ad ascoltare il presidente ci sono
certo i tanti giovani (e meno giovani)
che, a cominciare dalle amministrative, si presentano nei territori al
giudizio degli elettori nei movimenti,
nelle liste civiche, anche in quei partiti così criticati a livello nazionale
e nei quali tuttavia sperimentano i
primi passi di un’avventura dove riversare entusiasmo e passione. Ecco,
anche da qui parte il rinnovamento.
abitano a Mumbai, nel Qatar, a
Singapore. L’agricoltura vive di
sussidi. L’innovazione non abita
più in Europa, ma si è stabilmente
insediata negli Usa o in Corea, da
dove escono applicazioni internet,
tablet pc, social networks, smart
tivù.
Per duecento anni noi europei
siamo stati il motore dello sviluppo umano (treni, auto, medicine...). Poi il tutto s’è spostato
oltreoceano (telefono, computer,
televisione, aerei) e ora lo sviluppo si rimpalla tra le due sponde
dell’oceano: quello Pacifico.
Noi europei, noi italiani siamo
ormai ridotti al ruolo di forti consumatori di prodotti altrui, che
vivono nella parte più interessante, tranquilla e ricca di storia
e bellezze del mondo. Stop. Secondo voi, il decorso della storia
mondiale si può cambiare con un
decreto legge di Mario Monti?
Ma i decreti legge montani possono e devono rendere questo Paese meglio gestito, più sicuro, più
accogliente per il lavoro, più bello
e funzionale. Quindi il bicchiere
mezzo vuoto dell’Fmi non è inventato, ma la speranza che suscitano le parole di Bankitalia non
è del tutto infondata. Basta solo
che tutti siano consapevoli che la
ricreazione dell’ultimo ventennio
è finita, e può darsi che non ce ne
saranno più di così belle e lunghe.
14 dall’italia
“L’
arretramento
del sistema
pubblico nel
campo dell’assistenza sociale è un fatto ormai rilevante e molto evidente: basti pensare
che la percentuale dei servizi gestiti
direttamente dai Comuni è attestata
alla media del 42% su scala nazionale,
con una quota che al nord-ovest è
scesa al 24,2% mentre al sud si eleva
fino al 54%”: così Michele Mangano,
presidente dell’Auser, ente nazionale
di assistenza, ha introdotto l’incontro
di presentazione sul V Rapporto nazionale “Enti locali e Terzo settore”,
svoltosi il 17 aprile a Roma. “Il dato
di fondo è che cresce il ricorso alle
convenzioni con il volontariato – ha
proseguito il presidente – a seguito
di un quadro normativo che sollecita ormai da anni i comuni alle
dismissioni dei servizi in gestione
diretta a favore dell’affidamento a
soggetti terzi per ridurre i costi”. La
gestione del welfare comunale, così
come rilevata dall’Auser attraverso
il rapporto che è giunto alla sua
quinta edizione, evidenzia che “nel
giro di un solo anno il crollo della
gestione diretta dei servizi sociali
nei comuni è stato di ben 6 punti,
dal 48% del 2010 al 42% del 2011,
il che – fa notare il presidente - la
dice lunga su quale momento stiamo
attraversando. Prova ne è anche la
notevole riduzione del personale in
servizio che nel giro di tre anni si è
contratto del 6,6%”.
Difficoltà
gestionali per le
cooperative sociali
Nell’analisi delle tendenze in atto
negli enti locali, il presidente dell’Auser ha evidenziato che “le prestazioni
sociali, quali assistenza domiciliare
agli anziani e servizi per l’infanzia,
vengono erogate sempre più frequentemente attraverso contratti di
lavoro atipici. Inoltre, per i forti limiti
imposti alle assunzioni pubbliche, i
comuni ricorrono sempre più a ‘prestazioni occasionali’ che retribuiscono anche mediante i ‘buoni lavoro’,
voucher, come lavoro accessorio”. La
critica che viene dal Rapporto consiste nel fatto – come ha sottolineato
il presidente – che “attraverso questa
forma contrattuale spesso l’amministrazione comunale può nascondere
l’uso sostitutivo e non integrativo
del personale selezionato”. Altro
elemento di forte criticità per le
organizzazioni di volontariato – ha
detto – è “che ormai si raggiungono
a volte i tre anni di ritardo per il
pagamento di quanto dovuto alle
cooperative sociali, con gravi ripercussioni sulla tenuta economica delle
stesse. A questo si aggiunga che il
5 per mille ritarda a sua volta di 2
anni, aumentando ulteriormente le
difficoltà gestionali”. La proposta di
Mangano è che “parte del recupero
dell’evasione fiscale venga destinata
a finanziare il terzo settore e i servizi sociali che sono così duramente
penalizzati in questa fase”.
Aumenta il ricorso
al volontariato
Ma qual è il rapporto tra gli
enti locali e il terzo settore? Lo ha
spiegato Francesco Montemurro,
responsabile del rapporto e direttore di Ires “Lucia Morosini”. I casi
esaminati riguardano 96 procedure
di gara e 98 “determinazioni dirigenziali”, pubblicate dai comuni apparte-
Vita
La
n. 17 29 aprile 2012
I Comuni sempre
più ricorrono a noprofit e volontariato
di Luigi Crimella
nenti al campione considerato. Si è
quindi trattato di selezioni pubbliche
“ristrette” (a licitazione privata) e di
affidamenti diretti, in base ai quali
i comuni hanno poi trasferito alle
imprese sociali e alle associazioni di
volontariato la gestione dei servizi
alla persona. Per lo più si tratta di
assistenza domiciliare agli anziani,
assistenza educativa territoriale ai
minori, asili nido e mensa, altri servizi
sociali. La spesa media rilevata per
bando è stata di poco più di 59 mila
euro, mentre gli affidamenti diretti
hanno avuto importi medi di circa 8
mila euro (per lo più ad associazioni
di volontariato per servizi sociali
‘integrativi’).“Si ha l’impressione – ha
detto Montemurro – che negli ultimi
mesi sia cresciuto in modo considerevole il ricorso alle organizzazioni
di volontariato, allo scopo di contenere la spesa sociale a fronte della
progressiva riduzione delle risorse
pubbliche, tenendo conto del fatto
che tali organizzazioni si avvalgono
di solito di prestazioni volontarie e
gratuite dei propri soci”.
Punti deboli
e paradossi
Il rapporto dell’Auser evidenzia
S
ono tutti molto preoccupati. I cittadini, perché le
notizie di malversazioni si
moltiplicano, da Nord a
Sud. E la classe dirigente politica,
perché sente franare la legittimazione. Forse il movimento di
protesta di turno può incassare
nelle elezioni il dividendo dell’indignazione muta e disillusa. Ma il
pericolo è sistemico, quella che
vent’anni fa Luciano Cafagna chiamò “la grande slavina” e bisogna
preoccuparsi davvero. Certo, i
vuoti sono sempre riempiti, ma il
rischio è (ancora una volta) che
lo siano al ribasso. E il rischio decadenza del complessivo sistemaPaese non è poi tanto teorico.
Di questo clima greve si è
nuovamente fatto interprete il
presidente della Repubblica, commemorando Benigno Zaccagnini,
protagonista, ormai trentacinque
anni fa, del “rinnovamento” della
Dc.
Napolitano, citando le parole
del politico e prima partigiano
cattolico di Ravenna, ha definito
“il partito come strumento. Ecco,
il partito e la politica possono e
debbono ancor oggi essere questo. Non sono il regno del male,
del calcolo particolaristico e della
corruzione”. Ha tenuto a ricordare, accanto al “marcio”, i non
pochi “esempi passati e presenti
di onestà e serietà politica, di personale disinteresse, di applicazione appassionata ai problemi della
comunità”, concludendo: “Guai a
fare di tutte le erbe un fascio, a
demonizzare i partiti, a rifiutare la
politica”.
Eppure oggi la gente vuole fatti,
mentre le tasse aumentano, i servizi diminuiscono, i posti di lavoro
ENTI LOCALI E WELFARE
Costretti
o convinti?
che 8 amministrazioni su 10 riconoscono nel loro statuto la funzione e
il valore del volontariato, ma soltanto
il 45% di essi hanno poi elaborato
specifiche linee guida per gli operatori comunali in rapporto allo stesso
volontariato. La consulta del volontariato, organismo che avrebbe lo
scopo di chiarificare i rispettivi ambiti
operativi, risulta presente soltanto
in un comune su quattro, specie nel
centro-nord. Ciò fa dire all’Auser
che “a fronte del rilevante apporto
che associazioni e imprese sociali
forniscono alla gestione dei servizi
sociali, le amministrazioni pubbliche
sono ancora inadempienti nella creazione di regole davvero efficienti e
trasparenti per consentire al terzo
settore di erogare servizi di qualità
alla cittadinanza e di giocare un ruolo
importante nella programmazione
sociale”. Con questo V° Rapporto
emerge così il dubbio che i comuni
di fatto si appoggino sempre più al
no-profit e al volontariato per motivi
di ristrettezze economiche crescenti
e non perché convinti della bontà
del coinvolgimento di tale energie
di volontariato popolare, che comunque ha bisogno di una precisa
regolamentazione e valorizzazione. PARTITI E POLITICA
Arduo ma doveroso
Il cambiamento richiamato anche dal presidente della Repubblica
di Francesco Bonini
e le retribuzioni sono tagliati e
con questi le prospettive dei giovani e dei padri e delle madri di
famiglia. Certo, il dimagrimento
può fare bene, ma bisogna cominciare dall’alto, o quantomeno da
quello che è più visibile. Il capo
dello Stato ha concluso esortando a muoversi velocemente per
“cambiare quel che va cambiato,
per riformare quel che va riformato oggi qui, senza ulteriore
indugio, per trasmettere ai giovani
la ‘vocazione alla politica’”.
Presto e bene, insomma, e con
giudizio. La parola vocazione è
molto impegnativa. Implica un
taglio, un’ascesi, cioè un percorso
nuovo in vista di un obiettivo
grande. Se usiamo la parola
vocazione insomma dobbiamo
accettarne le implicazioni, che già
Pio XI, il Pontefice del rifiuto dei
totalitarismi del XX secolo, oggi
giustamente rivalutato, richiamava
nella definizione, poi largamente
ripresa della politica come forma esigente di carità. Che è e
resta una definizione laica.Vale
insomma per tutti, non solo per
i credenti. Implica la stoffa delle
persone. E un processo di selezione trasparente e rigoroso, tanto
all’interno delle forze politiche,
che, finché non s’inventeranno
forme migliori, restano necessarie,
che in sede elettorale.
È arduo. Tanto più che il tempo
passa veloce e l’annuncio dei
cambiamenti non può più bastare.
Anzi, ormai sortisce l’effetto opposto, se non è seguito dai fatti.
Vita
La
U
n Paese spaccato in
due, per metà nelle
mani dei tuareg e
degli islamisti, e per
l’altra affidata al nuovo capo di
Stato ad interim Dioncounda
Traorè, che deve ricostruire
le istituzioni dopo ilo colpo di
Stato militare che il 22 marzo
ha deposto l’allora presidente
Amadou Toumani Tourè.
È da inizio d’anno che
il Mali si è riproposto sulla
scena internazionale provocando non pochi timori nella
regione tra i Paesi limitrofi.
Lo scorso gennaio ha infatti
preso vita la quarta ribellione
in cinquant’anni dei Tuareg, gli
‘uomini blù del Sahara, nella
regione dell’Azawad, un’ampia
area desertica e scarsamente
popolata nella parte settentrionale del Paese.
Una pressione, quella
esercitata dall’Mnla (Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad), che ha
portato in qualche misura al
rovesciamento di Tourè da
parte di un gruppo di militari
che lo accusavano di incompetenza proprio nel contrasto
alle ribellioni al Nord. I golpisti,
guidati dal colonnello Amadou
Sanogu, hanno sospeso la
Costituzione e sciolto il governo, attirando la condanna
della comunità internazionale
e provocando la reazione di
Stati Uniti e Unione Europea,
che hanno sospeso i loro aiuti,
anche umanitari, verso il Mali.
Intanto nell’Azawad i Tuareg, sfruttando la fragilità
e l’isolamento della giunta
militare, sono avanzati conquistando le province di Gao,
Kidal e della mitica Timbuctu,
storica capitale dell’impero
del Mali, che nel Medioevo do-
L
e presidenziali
francesi hanno
sempre il loro fascino, tanto più in
questa Europa disorientata.
Il primo turno non è chiamato a dare risposte, ma
piuttosto a dare voce alle
tendenze. Ne possiamo allora sottolineare tre. La prima
è l’alta partecipazione, forse
favorita proprio dal rilievo
tradizionale dell’appuntamento e dall’ampia offerta
politica presentata.
La seconda considerazione è collegata: l’area della
protesta, espressa cioè da
candidati che si vogliono
collocare fuori dal sistema
tradizionale, è significativa,
ma in complesso, tanto sulla
destra che sulla sinistra
“radicali”, resta largamente
minoritaria e non sembra
proporre una situazione di
delegittimazione forte.
Insomma, l’ara della competizione “utile” per il governo,
che è bipolare, anche per
effetto del sistema elettorale, si restringe, ma resta
maggioritaria: i due candidati
maggiori infatti, hanno ottenuto qualcosa di meno del
60%, qualcosina in più rispetto ai sondaggi. Insomma
29 aprile 2012
dall’estero
n. 17
Il Mali rischia di
diventare l’Iraq africano
Paese avvitato tra
scontri e rivendicazioni
islamiste al Nord,
e i postumi del golpe
di Angela Carusone
minava l’area sahariana sotto il
profilo economico e culturale.
Abitata principalmente da musulmani, la regione negli ultimi
anni è finita nel mirino di Al
Qaida, anche a causa del suo
enorme potenziale minerario:
già ricca di bauxite, il deserto
conterrebbe anche estesi giacimenti di petrolio e di uranio.
I Tuareg dell’Mnla hanno
assicurato di voler rispettare
i confini con gli Stati limitrofi,
smarcandosi così dalle milizie
di Al Qaida del Maghreb islamico (Agmi) che imperversano nell’area e sono legate
all’altro gruppo di ribelli del
Nord, i Tuareg jihadisti degli
Ansar Dine. La situazione nella
regione è però molto fluida e,
oltre che con le forze inviate
da Bamako, le milizie ribelli
combattono anche tra di loro.
Fa quando le regioni e le città
di Gao, Kidal e Timbuctu sono
cadute nelle mani dei ribelli,
sono state segnalate numerose violenze nonostante la zona
sia diventata inaccessibile alle
organizzazioni internazionali:
saccheggi, sequestri, scontri,
mentre sono oltre 200mila i
maliani, tra cui 60mila bambini,
in fuga dai combattimenti.
Il primo compito di Traorè, che si è insediato grazie
alla mediazione del Burkina
Faso, è quindi proprio quello
di affrontare la crisi al Nord,
ormai nelle mani dei ribelli.
Oltre che formare un nuovo
governo, in base agli accordi
con la giunta militare che ha
lasciato il potere, dovrà essere di unità nazionale e sarà
dotato di pieni poteri. Traorè,
già presidente dell’Assemblea
Nazionale, è un matematico
che è stato a lungo sindacalista.
“Politico ma non politicante”,
così ama definirsi, è stato per
anni presidente dell’Adema,
uno dei movimenti politici
che rovesciarono nel 1991 il
regime di Moussa Traorè, al
potere da 22 anni.
Più volte ministro, ora che
ha la responsabilità del Paese,
potrebbe chiedere l’aiuto degli
altri Stati della regione per
affrontare la questione Nord.
In particolare l’Ecowas, l’organizzazione politica dell’Africa
occidentale, che ha già messo
in preallarme una task force
ELEZIONI I PRESIDENZIALI N FRANCIA
Una domanda
di
credibilità
L’elettorato stanco dell’apparenza
esige concretezza politica
di Francesco Bonini
– è la terza considerazione
– le grandi famiglie politiche, pur restando ciascuna
sotto la soglia psicologica
del 30%, restano saldamente in campo. Ma sono
consapevoli della necessità
di rimodularsi. Sull’onda del
vento di quella che definiamo “antipolitica”, tanto il
presidente uscente, quanto
il suo sfidante, hanno scelto
di assecondare i toni, gli
umori profondi dell’elettorato che, comunque sia, pur
rifiutando le sirene della
protesta, vuole qualcosa di
nuovo, nel senso di serio e
affidabile. Così i socialisti
hanno scelto il poco profilato Hollande e Sarkozy ha
dovuto molto disciplinarsi.
I tempi sono molto cambiati, rispetto a cinque anni fa,
e l’elettorato, preoccupato
e deluso, non ha voglia di
seguire le stupefacenti evoluzioni di acrobati e saltimbanchi. Pretende credibilità.
Non è un caso che mai
un presidente uscente sia
arrivato secondo al primo
turno e sia sensibilmente
sotto nei sondaggi per il bal-
di 2.000 uomini. In realtà,
affermano gli osservatori, “un
intervento militare dell’Ecowas contro i ribelli Tuareg e gli
islamisti che hanno occupato
il Nord, è piuttosto difficile
a causa della complessità nel
definire il contenuto della
missione e i suoi obiettivi”.
D’altra parte, però, i capi
dei Stato della region e hanno
ribadito di recente la necessità di “preservare l’integrità
territoriale del Mali”. Inoltre,
malgrado le difficoltà, per la
Francia e per certi paesi della
regione come il Niger un
intervento militare potrebbe
essere il modo per tentare di
riulire la sona da Al Qaida e
dagli islamisti che moltiplicano
le minacce e i rapimenti di
occidentali nel Sahel.
E in proposito i Tuareg
dell’Mnla hanno già offerto i
propri servigi. “Noi tendiamo
la mano ai Paesi coinvolti
dalla minaccia terrorista per
chiedere loro di stabilire con
l’Mnla una partnership nella
lotta contro il terrorismo”,
ha affermato ai primi di aprile
il portavoce del Movimento.
“L’Mnla potrebbe essere un
alleato molto prezioso per
sbarazzarsi degli islamisti”,
sostiene Jean Christophe Rufiu, ex ambasciatore francese
in Senegal. Ma, a suo giudizio,
ci sarebbe da pagare un “forte
prezzo politico”, accordando
per esempio ai ribelli Tuareg
“una forte autonomia”.
lottaggio.
Al di là dell’esito del ballottaggio, tra quindici giorni,
e dell’“effetto alternanza”,
che ovviamente è un’eventualità tutt’altro che remota
in tempi di crisi, l’interesse
delle presidenziali francesi
è insomma soprattutto
sui processi più strutturali.
Oggi, infatti, in Europa, c’è
bisogno di buona politica,
per dare risposte di governo a processi economici e
strategici di crisi e ristrutturazione che implicano il
ruolo delle istituzioni europee e l’influenza dei principali Paesi sulle stesse.
La cosiddetta antipolitica,
che forse si può meglio definire protesta radicalizzata,
risponde alla vecchia legge
della domanda e dell’offerta
e, più in profondità a quello
che in latino si definisce
“horror vacui”. Il vuoto viene inevitabilmente riempito.
Per questo bisogna essere
molto rigorosi sulla qualità.
Dalla Francia viene qualche
indicazione. Anche per preparare le campagne elettorali del prossimo anno, nei
due vicini e partner storici
della Francia, la Germania
e l’Italia.
15
Dal mondo
Tunisia
islamica e laica
L’articolo 1 della costituzione
tunisina vigente dal 1959
-quello che presenta la “Tunisia come uno stato libero, indipendente e sovrano, che ha
l’islam come religione di stato,
ha l’arabo come lingua ufficiale ed è una repubblica”rimane immodificato, così
voluto dal partito islamico
moderato Ennahda che dirige
il primo esecutivo tunisino
dopo l’era di Ben-Ali. È una
decisione formale, assunta
dalla commissione incaricata
di esaminare la carta costituzionale, che presta il fianco
a contrasti interni nel partito
governativo: una sua fazione
preme perché la costituzione
non si limiti a riconoscere
l’islam come religione di stato,
ma consideri anche la sharia
(la legge islamica, sostenuta
dagli integralisti) come una
delle fonti del diritto.
Scuole
del Brasile
Nella rete municipale di Vitoria da Conquista, nello stato
brasiliano di Bahia, è stato
adottato l’impiego dell’uniforme “intelligente” allo scopo di
impedire agli alunni di marinare le lezioni scolastiche. È
un sistema che fa leva sull’utilizzo di una radiofrequenza
attivata da un particolare
microchip disposto sotto una
manica dell’uniforme ed in
grado di svelare ai genitori
degli scolari il luogo esatto
dove i ragazzi si trovano veramente. Congegno e procedimento sono costati all’incirca
cinquecentomila euro. I ventimila studenti delle venticinque scuole comunali di Vitoria
hanno ricevuto gratuitamente
l’apparecchiatura:Vitoria è la
prima città del grande paese
latino-americano a fare uso
della nuova, rivoluzionaria
tecnologia.
Teatro
a Mogadiscio
A distanza di 20 anni dall’ultimo spettacolo, il teatro nazionale di Mogadiscio riapre
i battenti illuminando la speranza per la “rinascita della
Somalia. All’atto dell’inaugurazione, il primo ministro Abduweli Mohamed Ali ha dichiarato che ciò è stato reso possibile grazie al sacrificio delle
forze armate somale; ed il
presidente somalo Sheik Sharif Ahmed ha fatto presente
che “la ripresa di queste tradizioni culturali risalenti a 700
anni fa sarà importante per il
processo di pace”. Nonostante
gli sforzi dell’esercito sorretto dalle truppe dell’Unione
africana (Amisom), e pur con
l’appoggio della Nato che ha
deciso di estendere la missione antipirateria sino alla fine
del 2014, il paese del Corno
d’Africa versa in condizione di
instabilità a causa dei ribelli
qaedisti di al-Shabaab.
16 musica e spettacolo
È
sabato 21 Luglio
2001, ultimo giorno del G8 di Genova. Poco prima
della mezzanotte, più di 300
poliziotti fanno irruzione nella
scuola “Armando Diaz”.
In testa c’è il VII Nucleo,
seguono gli agenti della Digos
e della Mobile, mentre l’Arma dei Carabinieri circonda
l’edificio. Vengono arrestate
e picchiate ben 93 persone,
sebbene nessuna di esse abbia
opposto la benché minima resistenza. In gran parte, si tratta
di ragazzi e giornalisti stranieri
(soprattutto tedeschi, francesi ed inglesi), che stanno
semplicemente dormendo. Il
verbale della Polizia parla di
“perquisizione”, in quanto si
sospetta la presenza di gruppi
Black Block.
La portavoce della Questura, in conferenza stampa,
afferma che i 63 referti medici,
agli atti della Polizia Giudiziaria, sono invece dovuti a ferite
pregresse.
Molti dei presunti Black
Block scoprono solo una volta
giunti in ospedale di essere
stati arrestati con l’accusa
di associazione a delinquere
finalizzata alla devastazione
ed al saccheggio, resistenza
aggravata e porto d’armi.
Dopo il pestaggio nella scuo-
I
l suicidio desta non
solo scandalo e clamore, ma anche cinico intereresse. Anche
per questo negli ultimi
tempi le cronache giornalistiche hanno dedicato
molto spazio alla lunga
catena di suicidi di imprenditori falliti o persone che
hanno perso il lavoro. È il
risvolto più drammatico e
meno raccontabile di una
crisi che se, da un lato, non
accenna a diminuire (e
secondo molti osservatori
non ha ancora toccato il
punto peggiore), dall’altro,
rimbalza da un mezzo di
comunicazione all’altro lasciando una scia di pessimismo, disillusione e rabbia.
Il dato che molte testate
hanno ripreso secondo
cui la media dei suicidi è in
aumento è impressionante
ma rischia di essere proposto e interpretato soltanto
nei suoi drammatici risvolti
emotivi. La morte è un
argomento da trattare con
estrema delicatezza e grande attenzione, sia per pudore verso chi ne è colpito
o se la procura, sia perché
quando è autoindotta può
provocare tragici effetti di
emulazione in soggetti che
già vedono compromesso
il loro equilibrio psicologico a causa delle difficoltà
che stanno attraversando.
La crisi in corso ha certamente ragioni economiche
e finanziarie, ma si connota
sempre più come una crisi
culturale e valoriale. La
mancanza di certezze, il
senso di precarietà, la pau-
n. 17
Vita
La
29 aprile 2012
CINEMA
Scuola Diaz: non pulire
questo sangue
Un film di Daniele Vicari
di Leonardo Soldati
la e le umiliazioni subite in
ospedale, sempre da parte di
reparti della Polizia di Stato,
una cinquantina di arrestati
vivono l’inferno delle torture
nella caserma lager di Bolzaneto. Solo dopo diversi giorni
di detenzione nel carcere di
Voghera, vengono rimpatriati
con espulsione dall’Italia con
l’accusa di terrorismo. Prodotto dalla prestigiosa Fandango
e girato tra Italia, Francia e
Romania, la pellicola ha ricevuto il premio del Pubblico al
62° Festival di Berlino 2012,
sezione “Panorama Special”,
e varie nomination ai David di
Donatello. Nel cast, tra gli altri,
Elio Germano e Claudio Santamaria. Forte è l’effetto del
film sulle violenze perpetuate
nella cosiddetta “macelleria
messicana”, nonostante la vi-
cinanza temporale degli eventi
e l’abbondanza di documentazione e testimonianze. Da un
lato spinge sull’azione, il ritmo
narrativo, ma dall’altro umanizza il racconto nel seguire
singole vicende: è un “pugno
nello stomaco”, che non lascia
vie di fuga agli spettatori non
inclini ai film semi-documentaristici di denuncia. Il regista,
Daniele Vicari, si dimostra
abile nel ricostruire sfondi,
scontri e sadismi in un’emotiva
e frenetica verosimiglianza, realizzando un saggio di cinema
politico in versione moderna
sulla «più grave sospensione
dei diritti democratici in un
Paese occidentale dopo la II
Guerra mondiale», sulla quale
è caduto un colpevole oblio.
Produce choc a tutto schermo,
accelerando o rallentando
lo sguardo della cinepresa,
spaccando i protagonisti tra
“buoni”, “semibuoni”, “cattivi” e “cattivissimi”, facendosi
paladino dei furori giovanili
che avrebbero in fondo sempre ragione, senza fumisterie
complottiste ma solo limitandosi a ripercorrere quelle
tragiche ore, nell’intreccio di
storie di pacifici no-global con
i vandalismi dei Black Bloc,
scusante ufficiale dell’esplodere di tanta violenza. Innocenti
feriti ed arrestati, incolpati di
aggressioni e rivolte senza
colpe, in un disegno criminoso
di dare esempi cruenti, anche
falsificando prove. Persino
i colpevoli riconosciuti tali
sono rimasti impuniti, nessuno
si è preoccupato di indagare
sulle responsabilità ai livelli
alti della politica. In mezzo dei
volti e delle storie di singoli,
anche di poliziotti non sempre
dalla parte dei “cattivi”, collegati tutti al dramma collettivo
di quegli assalti immotivati.
MASS MEDIA
Non solo brutte
notizie
Chi si toglie la vita per problemi di lavoro
e chi riesce a ricominciare
di Marco Deriu
ra per un presente difficile
e per un futuro che potrebbe esserlo ancora di più
trovano nei media un luogo
di amplificazione perché
favoriscono l’immedesimazione di molti e chiamano
cinicamente in causa il (falso) principio per cui “mal
comune, mezzo gaudio”. Ma
vale il timore che notizie
di questo genere diventino
una sorta di triste esempio.
Per non parlare di chi usa
queste tristi statistiche
come strumento a supporto delle proprie analisi
della situazione attuale o
delle proprie opinioni più o
meno “politiche”...
Forse, in un sussulto di
deontologia e di buon senso, alcune testate si sono
accorte che la continua
insistenza su notizie negative rischia di provocare
nei destinatari una sorta di
assuefazione che si ripercuote anche sulle vendite
dei giornali e sull’audience
dei tg. E così hanno pensato
d’incrementare gli spazi
per fare breccia nel muro
negativo di questi argomenti, rilanciando le storie
positive di chi è riuscito a
trasformare la crisi in una
risorsa per ricominciare.
I quotidiani online e le
testate cartacee ospitano
spazi crescenti, diventati in
alcuni casi vere e proprie
rubriche fisse raccontando
l’Italia che “ce la fa”. C’è
la vicenda dell’ex operaio
licenziato insieme ai suoi
colleghi che, con grande
spirito di sacrificio ed equivalente determinazione, ha
rilevato l’azienda presso cui
lavorava ed è riuscito a riassorbire almeno una parte
degli ex dipendenti. Ci sono
le storie di imprese grandi
e piccole che scommettono
sull’innovazione grazie a
un’idea dei loro proprietari
o di chi ci lavora, ridando
vigore alla propria produzione. E ci sono tanti altri
esempi di persone che, travolte dalla crisi e trovatesi
a dover fare i conti con un
lavoro che da un giorno
all’altro non c’era più, hanno dato spazio allo spirito
d’iniziativa e alla creatività
per aprirsi altre strade.
Mentre sui suicidi ci vorrebbe un rispettoso silenzio, le storie a lieto fine
dovrebbero trovare sui me-
dia uno spazio maggiore. Il
momento continua a essere buio e difficile, ma proprio per questo la nostra
sete di notizie deve trovare
risposta, per non finire inesorabilmente schiacciata dal
sensazionalismo delle “bad
news” e da un’atmosfera
che, se si fa troppo cupa,
diventa irrespirabile, insopportabile e per certi versi
anche irresponsabile.
In certe situazioni e in certi
momenti storici quello di
cercare a tutti i costi e in
tutti i luoghi storie positive
dovrebbe essere per le
testate giornalistiche e per
i mezzi di comunicazione in
genere un impegno prioritario. Non soltanto perché
l’esempio può servire da
stimolo per riaprire alla
speranza il cuore di chi
scivola pian piano verso la
rassegnazione, ma anche
perché la potenziale rinascita del nostro Paese, da
cui dipende il futuro della
collettività sociale, passa
anche attraverso la possibilità di riconoscere, laddove
ci sono, i punti di forza e
le occasioni da sfruttare in
senso positivo.
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Un primo maggio triste