Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] www.settimanalelavita.it Abb. annuo e 45,00 (Sostenitore e 65,00) c/cp n. 11044518 Pistoia LaVita 17 Anno 115 dal 1897 G I O R N A L E C A T T O L I C O DOMENICA 29 APRILE 2012 T O S C A N O Un primo maggio triste e1,10 1,10 e POLITICA: IL FUTURO DEI CATTOLICI Il vaticanista Aldo Maria Valli espone alcune sue precise idee circa la futura politica dei cattolici italiani. Affermazioni e critiche rimangono al vaglio dei lettori Pagina 2 CATECHESI DOMENICALI Quanto sarebbe utile che la vecchia tradizione della catechesi domenicale venisse ripristinata e aggiornata Pagina 4 “L a maggior parte degli uomini manca certamente di giustizia, indubbiamente di amore, ma ancor più di significato. L’insignificanza del lavoro, l’insignificanza del piacere, l’insignificanza della sessualità, ecco i problemi di oggi”. La frase di uno dei più grandi filosofi contemporanei mette in risalto uno dei motivi fondamentali della grave crisi che sta attraversando l’uomo di oggi. Di nuovo l’indice puntato contro l’infausto sonno della ragione, mentre la vita si sta continuamente e rapidamente complessificando e più forti si fanno sentire i venefici stimoli dell’egoismo e del tornaconto all’interno della società. Il lavoro deve molto all’influsso del pensiero cristiano. Per convincersene basta controllare come era considerato e trattato nel tempo precedente, anche (anzi soprattutto) all’interno delle concezioni classiche, di cui il mondo occidentale è il legittimo erede. Una realtà indegna dell’uomo vero e per questo da lasciarsi integralmente agli schiavi e ai rappresentanti di una umanità minore. Il vero valore era l’otium; il lavoro, l’attività, ne era semplicemente la negazione: la privazione di uno spazio da dedicarsi allo studio e alla propria costruzione personale. Secondo un nostro grande scrittore, Mario Pomilio, Gesù “non è venuto a dimostrare, ma a mostrare”. Egli non ha messo insieme argomenti in favore del lavoro, ma si è sottoposto per più di trenta anni al lavoro nella piccola azienda del padre putativo, facendo in tal modo toccare con mano la necessità, la bellezza e i va- lori che arricchiscono qualsiasi lavoro umano. La riflessione dei teologi e dei pensatori cristiani fu fin da principio una illustrazione continua e sempre più approfondita di queste convinzioni. Uno dei grandi fondatori della civiltà medioevale, san Benedetto da Norcia, unì magistralmente insieme la preghiera e il lavoro, mettendo in tal modo le basi della grande civiltà che ancora ci sostiene. Il concilio Vaticano II e i Papi del nostro tempo hanno trasmesso non solo alla comunità cristiana un pensiero completo sul lavoro, che può dare ancora senso e significato a una delle massime e più importanti espressioni dello spirito umano. Il lavoro è presentato come un perfezionamento di colui che l’esercita, un atto di solidarietà e di comunione con l’intera società, addirittura come una partecipazione alla creazione di Dio, che ha donato all’uomo la terra perché con la sua intelligenza e la sua operosità la portasse a compimento. Valori di primissimo piano che qualificano da soli una concezione antropologica e arricchiscono una società capace di realizzarli. Ne sia cosciente o no, tutta quanta la cultura occidentale, anche quella che sembra più lontana, è nata alla luce del pensiero cristiano. Si tratta di valori che non tramontano, perché appartengono alla stessa essenza dell’uomo e della società, anche se oggi due fenomeni ugualmente universali hanno invaso e scompigliato un mondo che in realtà tanto pacifico, almeno a partire dalla rivoluzione industriale, non era mai stato. Sono la tecnicizzazione e la globalizzazione: due realtà che qualificano in modo irreversibile i tempi moderni, che anzi sono destinate a far sentire sempre di più il loro peso e la loro incidenza in tutta quanta l’attività umana, a cominciare dal lavoro, che rimane il problema centrale del presente e del futuro delle società umane. Erra chi pensa che esso interessi soltanto la classe operaia: tutta la società ne è come attraversata. Umanizzarla significa umanizzare il lavoro che vi si pratica. Ora questi due fatti emergenti e irrefrenabili possono generare forme macroscopiche di disoccupazione, nuove forme di schiavitù, cambiamenti radicali, ricerca di guadagni sempre maggiori con lo spostamento delle attività in paesi dove è possibile una rimunerazione più bassa, dominio incontrastato della finanza. E’ necessario ripensare una nuova etica del lavoro che, in queste mutate condizioni di vita, continui a mettere la persona al centro di ogni altra considerazione. Il lavoro, l’economia, la finanza, lo stato con tutte le diramazioni, l’intero complesso delle nazioni sono al servizio dell’uomo, e non viceversa. Ciò che la dottrina sociale della chiesa ha insegnato fin da principio. A tutti dev’essere garantito un sufficiente grado di benessere, che non si potrà ottenere se non abbassando il tenore dei maggiori possidenti. La disoccupazione, poi, è uno dei massimi mali della società, che va totalmente sradicato dalla faccia della terra. Una realizzazione certamente difficile che sollecita l’attenzione e l’intelligenza dell’intera comunità cristiana e di tutti gli uomini di buona volontà. L’attesa non può essere lunga, perché ne va di mezzo la vita delle persone e delle famiglie. Intanto, in questa attesa, la celebrazione del primo maggio non può essere che in tono ridotto e non assumere le forme della protesta e della richiesta di soluzioni urgenti. Giordano Frosini GUIDA AL VOTO Pubblichiamo i fac-simile delle schede elettorali dei comuni di Pistoia, Quarrata, Serravalle p.se, San Marcello p.se e Marliana, dove si voterà domenica 6 e lunedì 7 maggio per il rinnovo dei consigli comunali e dei sindaci Pagina 6 NO AL QUALUNQUISMO Un appello rivolto specialmente ai giovani, che non si lascino ingannare dai diversi predicatori dell’antipolitica Pagina 13 IL MALI RISCHIA DI DIVENTARE L’IRAQ AFRICANO Paese avvitato tra scontri e rivendicazioni islamiste al Nord, e i postumi del golpe Pagina 15 La Vita è on line clicca su www.settimanalelavita.it 2 L primo piano a domanda che tiene banco sui giornali, riguardante la possibile rinascita della Dc o di qualcosa che le assomigli, fa comprensibilmente notizia e suscita confronti animati, ma risulta meno appassionante, e molto meno costruttiva, rispetto all’analisi dei motivi per cui i cattolici si sono ritrovati a condividere giudizi, impulsi e passioni. Perché solo se ci si interroga su tali motivi è anche possibile tornare a confrontarsi sui contenuti dell’azione politica e, dunque, sulle domande decisive alle quali occorre rispondere, relative a quale tipo di uomo e di società si vuole contribuire a dar forma con il proprio impegno. Occorre essere chiari. Il cattolico non può volere altro se non un paese plurale e solidale, animato dai valori costituzionali. Non c’è molto da inventare. Occorre piuttosto applicare, leggendoli in base alle mutate circostanze storiche e sociali, quei principi che i padri costituzionali enuclearono in un momento in cui, nonostante fossero circondati da macerie d’ogni tipo, furono capaci di trovare nel proprio patrimonio di fede e di ideali le risorse per guardare al futuro con fiducia. Anche la nostra Costituzione è tra le vittime dei due decenni di politica che abbiamo alle spalle. Una Costituzione che va onorata rispettandola e applicandola. E riconoscendo in essa quel fondamento comune necessario per affrontare ogni sfida. Se non ricominceremo a guardare a noi stessi come a una comunità, e non solo come a un aggregato di individualità mosse da interessi divergenti e conflittuali, difficilmente riusciremo a costruire un futuro per il nostro paese. Sotto questo profilo occorre, con altrettanta chiarezza, dire qualcosa a proposito dell’autorappresentazione dei cattolici. Scendere in politica come tali e richiedere il consenso in base al dato di appartenenza religiosa non è certo la via che può essere scelta da chi ha un’idea aperta della società e pensa che oggi, in uno scenario caratterizzato da tanta frammentazione, sia più importante aggregare che separare. Il cattolico, proprio perché tale, è animato da spirito di servizio e lo spirito di servizio va esercitato verso tutti, specie i più lontani, senza esclusioni precostituite. Il mondo di oggi, segnato dall’estendersi di forme di comunicazione superficiale e di solitudini sostanziali, non ha bisogno di catalogare le persone e i gruppi in base a etichette appiccicate con la colla del pregiudizio. Non ha bisogno di innalzare nuove barriere. Ha bisogno di scambio reciproco e di comunanza. Non si tratta di rinnegare la propria identità, ma di metterla a disposizione come risorsa per la crescita di tutti. Non si tratta di svendere i propri ideali, ma di trovare il terreno sul quale dialogare in vista del bene di tutti. Nessuna connotazione religiosa o, peggio ancora, ecclesiastica e clericale può essere d’aiuto su questa strada. Meglio essere cattolici nei fatti e nella fatica quotidiana del confronto, evitando di usare l’idea n. 17 29 aprile 2012 Cattolici e politica Cosa fare nel prossimo futuro Un cattolico integrale, il vaticanista Aldo Maria Valli, esprime con chiarezza il suo pensiero in un momento in cui la politica italiana si sta muovendo in cerca di futura sistemazione. Si tratta naturalmente di un pensiero personale, peraltro condiviso da molti, su cui si può discutere. Sarebbe interessante aprire un dibattito su un tema così attuale di Aldo Maria Valli di cattolicità come scudo e come arma contundente, piuttosto che innalzare il vessillo cattolico e poi comportarsi, nel concreto, in base a logiche egoistiche. Il cattolico non fa dell’appartenenza un’armatura. Il cattolico lavora per la crescita dell’intera comunità e mette in comune ciò che ha di più prezioso. Sono aspetti da sottolineare sempre di nuovo e con decisione, nel momento in cui sembra prevalere in alcuni, la tentazione di ragionare sugli schieramenti, prima di interrogarsi sui contenuti. Coerenza morale Oggi è difficile dire che cosa sia «di destra» e che cosa sia «di sinistra». Ma soprattutto, rischia di essere inutile. Per convincersene basta dialogare un po’ con i giovani, per i quali queste categorie non dicono più nulla. In ogni caso, il cattolico deve collocarsi ovunque la politica sia servizio al bene comune, ovunque si cerchi di promuovere la giustizia sociale, ovunque ci sia coerenza morale tra vita privata e ruolo pubblico, ovunque l’appartenenza religiosa e la fede siano rispettate ma mai usate in modo strumentale o come cappelli ideologici da mettere sopra contenitori vuoti, ovunque la laicità sia vissuta nei fatti come stima e attenzione per tutte le ispirazioni e come desiderio di scambio, senza privilegi e senza prevaricazioni. C’è un dovere al quale i cattolici impegnati in politica sono chiamati con particolare urgenza ed è quello di formare una classe politi- ca degna di questo nome, in grado di proporre figure credibili e affidabili, capaci di tirarci fuori dal desolante vuoto di leadership nel quale siamo sprofondati. C’è un lavoro di formazione al quale applicarsi con dedizione, ma prima ancora c’è da operare per la rinascita di una vera opinione pubblica. L’Italia appare oggi come un paese diviso tra «cloroformizzati» ed esagitati. Da un lato gli indifferenti, volutamente inconsapevoli e ignoranti dopo essersi lasciati nutrire per anni unicamente da prodotti televisivi pensati per divertire in senso letterale (dal latino divertere, spostare il pensiero altrove, allontanare); dall’altro gli scalmanati, perennemente in preda ad agitazione e spinti da volontà di polemica contro tutti e contro tutto, nel segno di una scellerata spettacolarizzazione del confronto. In un discorso del 1999 rivolto alla città di Milano, nella ricorrenza di sant’Ambrogio, il cardinale Carlo Maria Martini disse che il livello d’allarme lo si raggiunge quando «lo scadimento etico della politica non è neppure più percepito come dannoso per la polis». E aggiunse: «Non dovremmo più aspettare decadenze dolorose per aprire gli occhi». Non saprei come definire queste parole se non profetiche. E lo stesso vale per l’invito, rivolto dal cardinale nella medesima occasione, a invocare lo Spirito (che per i credenti è l’aiuto, il difensore, l’avvocato, il rappresentante della giustizia), «perché guidi a mettere le ragioni del consenso al di sopra dell’ansia del consenso» e perché, là dove lo scoraggiamento si fa strada, «scatti un sussulto di profezia pieno di speranza, che faccia aprire gli occhi a quella visione di futuro che in linguaggio filosofico si può chiamare utopia». I cattolici, in proposito, devono assumersi responsabilità precise, anche guardandosi da un rischio che Ambrogio metteva già in luce nel suo tempo, quando raccomandava di stare attenti a non prestare ascolto a chi vuole adulare i credenti, perché «lasciarsi snervare dall’adulazione» è prova di ignavia, di quel misto di inerzia e negligenza che equivale a un vero tradimento dei più profondi ideali cristiani. Delineati questi compiti, occorre ribadire che il cattolico impegnato in politica, pur formato e nutrito dall’insegnamento della Chiesa, non può accettare alcuna forma di tutela clericale sul proprio operato, né tanto meno di rendersi mero esecutore di direttive calate, in forma più o meno esplicita, dalla gerarchia ecclesiastica. Non è in gioco soltanto l’indipendenza di analisi e di giudizio, ma la forma stessa della presenza in un mondo in cui i cattolici sono chiamati a fare l’unità nel rispetto delle diversità. A questo proposito, il fatto che Vita La la prolusione del forum di Todi sia stata affidata al presidente della Conferenza episcopale italiana è apparso come un sostanziale tradimento della necessaria laicità dell’azione politica dei cattolici. Il rispetto delle sedi e delle circostanze non è solo questione formale. Quando i laici si riuniscono per dibattere occorre che non si sentano eterodiretti e che non diano agli altri l’impressione di esserlo. Ne va di quella libertà di elaborazione culturale così essenziale per una presenza concreta nella società, specie in un momento in cui le diverse culture sono chiamate a fecondarsi reciprocamente, mettendo in comune risorse e ideali. Sul piano dei contenuti, l’insistenza del presidente dei vescovi sui cosiddetti valori non negoziabili ha riproposto un antico problema: la gerarchia fa appello alla strenua difesa di alcuni principi come il diritto alla vita, la famiglia fondata sul matrimonio e la libertà di educazione (e ci sarebbe da chiedersi perché soltanto quelli e non altri, come la legalità e il diritto di cittadinanza), proprio quando, nell’epoca post-ideologica e pluralista che stiamo vivendo, non si tratta di trincerarsi e di escludere, ma al contrario di convergere su quei valori che possono di fatto consentire una crescita dell’intera società. Con la fine del berlusconismo, i cattolici commetterebbero un errore fatale se pensassero di andare da soli, anziché unirsi a tutti i riformisti. Il loro ruolo non deve essere quello di isolarsi dentro una cittadella assediata, ma di essere «sale» all’interno di costruzioni politiche abituate al confronto, alla frequentazione reciproca, alla voglia di conoscenza dell’altro. Un caro amico come padre Bartolomeo Sorge mi ricordava proprio in questi giorni che il celebre appello di don Luigi Sturzo non fu ai cattolici, ma agli uomini liberi e forti, credenti e non credenti, e poneva come vero discrimine il coraggio, perché l’ispirazione cristiana, con il suo bisogno di giustizia, è il contrario del conservatorismo e, se questo discrimine dovesse dividere i cattolici, ebbene, diceva Sturzo, che ciò avvenga. Il ruolo assegnato al presidente della Cei a Todi è di per sé espressione di un indirizzo politico: collocare il ritrovato attivismo politico dei cattolici nel solco di un clericomoderatismo, pensato più per consentire una ricollocazione di soggetti cattolici bruciati dal contatto prolungato con Berlusconi che non per disegnare davvero un progetto per l’Italia intera e, soprattutto, per il suo domani. Ribadisco qui che se si decidesse di seguire questa strada le conseguenze sarebbero nefaste sotto tutti gli aspetti. Chi pensa di creare un’aggregazione conservatrice, con la conseguente confluenza nelle file del Ppe, sbaglia lettura, sia della realtà italiana, sia della presenza cattolica. E con questo si esprime anche un giudizio circa il dibattito sul possibile contenitore politico, quella «Cosa bianca» di cui si favoleggia spesso senza nascondere un anacronistico desiderio di ritorno alla Democrazia cristiana. Davvero si può immaginare di mettere vino nuovo in otri vecchi? Vita La 29 aprile 2012 La gioia di vivere di Rabindranath Tagore P enso che nessun lettore al mondo sia mai riuscito a sottrarsi al fascino di Rabindranath Tagore, il grande poeta indiano di ormai leggendaria notorietà (anche in Sardegna, ove ha trovato perfino qualche appassionato traduttore in lingua sarda). Non c’è da meravigliarsene. Tagore è uno di quei pochi -pochissimi poeti- che ci parla con tale grazia e semplicità, con tale immediatezza da comunicarci subito i suoi stessi sentimenti, i suoi stati d’animo e la realtà viva delle cose. Sì, perché, quando scrive, sembra che ci parli e ci faccia “vedere” nello stesso tempo, ciò di cui tanto mirabilmente ci parla. “Nato a Calcutta nel 1861, Rabindranath Tagore, nome anglicizzato di Rabindranath Thakur, è il quattordicesimo figlio di un ricco e nobile brahmano, aperto, per tradizione familiare, a un’idea europea della poesia. Studia diritto in Inghilterra, dove scopre pure, sui vent’anni, la sua vocazione alla letteratura, ma anche, in parallelo, alla musica (e la musicalità della sua poesia le è certo debitrice). Tra il 1882 e il 1883 nascono le sue prime liriche dei Canti della sera e dei Canti del mattino, frutto di un’ispirazione profondamente religiosa e, insieme, di un grande amore per la natura. Nel 1883, sposa una fanciulla di dieci anni, precoce- Nel 150° anniversario della nascita del poeta di Calcutta, questo ritratto ne ricorda la straordinaria ispirazione poetica, ricca al contempo di gioia e semplicità, capace di parlare al cuore dei lettori con la forza visionaria e universale della vera poesia di Angelo Mundula mente perduta. Qualche anno dopo, perde anche i due piccoli figli avuti da lei. Ma le disgra- zie familari non inaridiscono certo la sua vena né la fiorente produzione letteraria. Pubblica e subito traduce in inglese, lui stesso, le sue grandi opere in prosa e in versi, favorendo una sempre più vasta conoscenza della sua poesia anche in Occidente. Vedono la luce le raccolte di liriche Offerta di canti. Ghitangioli, Il Giardiniere e, presto, Balaka, volentieri intervallate da opere in prosa di contenuto mistico e filosofico, vero e proprio semenzaio della sua ricca produzione poetica. Nel 1913 riceve il Nobel per la letteratura. Muore a Santiniketan, presso Bolpur, Bengala, nel 1941.Aveva scritto: «Quello che volevo dire/e che non ho detto/era solo questo:/attraverso la mia porta/davanti agli occhi/ ho visto mille volte l’universo eterno./L’eterna intelligenza dello sconosciuto/ogni giorno in tanta semplicità/ha riempito l’intimo del cuore:/non so se potrò dire con semplici parole/questa verità». Tagore ha saputo e voluto assaporare la vita in tutte le sue manifestazioni, compiendo un viaggio senza fine, attraverso tutte le «rive dei sette oceani e dei tredici fiumi» (come scriveva per significare, appunto, un viaggio senza fine, da quell’instancabile viandante che diceva di essere). Spinto sempre da quel suo inesausto amore per la vita che gli faceva amare la vita e, con la vita, la natura, la morte e soprattutto, naturalmente, Dio. Egli è stato essenzialmente il grande cantore della vita, che ha profuso Un libro sugli ultimi partigiani d’Italia La Resistenza di ieri e di oggi A cultura n. 17 di Leonardo Soldati ttraverso l’epopea che li vede protagonisti nella Liberazione dell’Italia dal Nazifascismo, i partigiani sono stati i principali promotori della ricostruzione della democrazia italiana. Grazie al loro coraggio, espresso prima nella battaglia resistenziale e poi nel dibattito parlamentare, abbiamo avuto quella meravigliosa opera d’ingegno istituzionale e politico che è la Costituzione italiana del 1948. Grazie al sacrificio dei partigiani, il Paese ha potuto imboccare la via della libertà e dello sviluppo civile. Il libro “Ribelli!”, di Domenico Guarino e Chiara Brilli, Infinito edizioni, raccoglie le storie e le testimonianze di chi l’Italia l’ha ricostruita, dopo il ventennio fascista: partigiani di Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Parma,Viareggio e così via... che a soli vent’anni d’età, o anche meno, misero in gioco tutto, ad iniziare dalla propria vita, per amore della libertà e della democrazia. Al volume è accluso un documentario in dvd, nel quale si confronta la loro esperienza con l’Italia del presente con una lucidità emozionante, promuovendo moniti ed insegnamenti sui quali riflettere. A Pistoia l’opera è stata presentata presso il circolo Arci “Giuseppe Garibaldi”. Oltre ai due autori, sono intervenuti come relatori: Renzo Corsini, vice presidente del comitato provinciale Anpi, Maurizio Tempestini, funzionario allo sport del Comune di Pistoia, Samuele Bertinelli, responsabile della libreria Edison, Loredana Ferrara, assessore della Provincia di Prato; ha moderato Daniela Sgambellone. nelle sue opere tutto l’amore e la gioia che aveva raccolto a piene mani da tutto ciò che lo circondava in terra e da quel deus absconditus che la sua intuizione religiosa gli aveva fatto scorgere in tutte le cose, nel suo «viaggio senza meta» (ma subito con una meta ben precisa) alla ricerca del senso vero, finale, della vita. In tutte le sue opere da Ghitangioli a Balaka, da Il giardiniere a Sfulingo, da Sissu a Le ali della Morte, da La Barca d’oro a Petali sulle ceneri, Tagore, con ammirevole coerenza, ha “raccontato” la sua vita, ma raccontando la sua vita ha raccontato insieme, con la sua straordinaria immaginazione e intuizione poetica, come ha scritto Yeats, «un intero popolo, un’intera civiltà, incommensurabilmente estranei a noi; eppure non siamo colpiti per la sua diversità, ma perché vi abbiamo incontrato la nostra stessa immagine». È questo, sempre, il premio della verità. Rabindranath Tagore ci raggiunge, infatti, in profondità perché, avendo scavato a fondo dentro di sé, vi ha incontrato anche noi, cogliendo nella sua verità di uomo la nostra verità di uomini. E il cammino dalla verità dell’uomo alla Verità di Dio è stato un cammino tormentato, com’è per ciascuno di noi, ma naturale e quasi sempre inevitabile. Ha scritto Tagore: «Colui che vede la Verità/oltre il 3 Tempo e lo Spazio, nella sua interezza/sol per lui la vita ha un senso», e poco conta infine che il suo Dio sia o non sia il nostro. Noi ci troviamo di fronte, insomma, a un poeta universale, ossia a uno di quei pochissimi poeti che hanno saputo dare voce alla voce del cuore e dei sentimenti incanalandoli dentro una cultura sterminata, ma lasciandoli parlare con spontaneità, con verità di accenti, accompagnate, s’intende, da una magistrale conoscenza della lingua bengalese e dagli strumenti tecnici necessari a renderli patrimonio di tutti. Un poeta che ha saputo essere insieme limpido e profondo, semplice e grandissimo. Noi lo leggiamo oggi come se fosse ancora attivo e vivente, perché i suoi versi ci parlano con tanta grazia dimessa e, insieme, con tanta energia che è davvero difficile sottrarsi al fascino delle sue parole («Chi sei tu, lettore, che leggerai le mie poesie fra cento anni?», si chiedeva ne Il giardiniere, subito rispondendo quasi a se stesso: «Apri le tue porte, guardati intorno./Nel tuo giardino in fiore cogli i fragranti ricordi/dei fiori sbocciati cento anni fa»). Come quei fiori, sbocciati cento anni fa eppure sempre vivi, come la natura che continuamente li ricrea, sono i versi di Rabindranath Tagore. Lui lo sapeva. Poeti Contemporanei L’Aquilone C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole Anzi d’antico: io vivo altrove e sento Che sono intorno nate le viole ... Giovanni Pascoli Papà, mamma costruiamo insieme l’aquilone? Carta tesa, cannucce colla di farina e un po’ di filo: ecco l’aquilone vestito di primavera. Cervo volante di carta colorata su su controvento acquerella l’infinito. Ali di carta e cieli puliti contro ali di acciaio e nubi di fumo. Dietro di te, non veleni ma i colori dell’arcobaleno e petali di carta intrisi di sole. Grida di gioia, cuori felici di uomini, bambini, sogni d’infanzia ricordi: prati verdi di lontane primavere, risvegli di mimose e margherite. Giochi di nulla, ma anime all’aria aperta. Ogni bimbo un aquilone, un colombo viaggiatore cuore di carta, messaggi di pace e d’amore. Grazie a te, aquilone libero al vento di primavera. Lalla Calderoni 4 O attualità ecclesiale ttantacinque anni e sette di pontificato. Due ricorrenze per papa Benedetto, a tre giorni di distanza l’una dall’altra, da quando i cardinali, in quell’aprile del 2005, lo hanno voluto successore di Giovanni Paolo II. Lui si è definito un “umile lavoratore nella vigna del Signore”, e spesso porta in primo piano l’immagine del granello di senape, il più piccolo tra i semi ma che, andando in profondità nella terra, fa crescere una grande pianta. Due immagini bibliche che meglio ci aiutano a comprendere le linee guida del suo magistero; e forse sono una risposta indiretta alle critiche di chi afferma che ha voluto fare marcia indietro e tornare a prima del Concilio Vaticano II. Lo sottolinea anche il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che, sulle pagine de “L’Osservatore Romano” scrive: “Il Papa non vuole assolutamente tornare indietro, come gli viene oggi da più parti rimproverato pubblicamente, vuoi per ignoranza vuoi per appartenenza a quei teologi, che pur avendo le conoscenze necessarie, tengono spesso discorsi populistici e sostengono intenzionalmente il contrario a livello pubblico, confondendo l’onestà scientifica con l’agitazione in politica ecclesiale. Papa Benedetto non vuole assolutamente tornare indietro, ma andare in profondità come il granello di senape che cresce solo dalla profondità della terra”. A papa Benedetto non importano singole riforme, ricorda ancora il porporato, “importa che il fondamento e il cuore della fede cristiana tornino a splendere: aspira a una semplificazione della fede cristiana, come ha annunciato finora esemplarmente nelle sue tre encicliche”. Il Concilio era stato da poco annunciato da papa Giovanni XXIII quando l’allora giovane professore di teologia a Bonn tiene all’Accademia cattolica di Bensberg una conferenza nella quale delinea, dal punto di vista teologico, le funzioni del Concilio nella vita della Chiesa, opponendosi a chi lo vorrebbe una costruzione strettamente papale, da una parte, oppure semplice riunione di vescovi, quasi una sorta di consiglio per suggerire modifiche organizzative e politiche. Il Concilio, affermava in quell’occasione, è per sua natura “un’assemblea di consultazione e di decisione, esercita un compito di direzione, ha funzione di ordine e di configurazione”. Ancora, “non è un parlamento e i vescovi non sono deputati, che ricevono il potere e il mandato solo e unicamente dal popolo che li ha eletti. Essi non rappresentano il popolo, ma Cristo, dal quale ricevono missione e consacrazione”. Nella sua riflessione, Joseph Ratzinger si sofferma anche sull’infallibilità, che, afferma,“è innanzitutto propria della Chiesa intera: esiste qualcosa come una infallibilità della fede nella Chiesa universale, in forza della quale questa Chiesa universale non si può mai lasciar condurre in errore come Chiesa nella sua totalità. Questa è la parte che hanno i laici nell’infallibilità. Che a questa parte possa spettare a volte un significato estremamente attivo, lo si vide nella crisi ariana, in cui sembrò per certi momenti che l’intera gerarchia fosse caduta preda delle tendenze di mediazione arianizzanti e solo I primi interventi di Joseph Ratzinger sul Concilio Vaticano II di Fabio Zavattaro l’atteggiamento sicuro dei fedeli assicurò la vittoria della fede nicena”. La disputa alla quale si riferisce il giovane teologo Ratzinger è legata alla dottrina di Ario, poi scomunicato, che si differenzia dall’affermazione contenuta nel Credo Niceno dove a proposito della natura di Cristo si ribadiva il termine consustanziale, cioè della stessa sostanza del Padre e generato e non creato. Come sappiamo il cardinale Joseph Frings, arcivescovo di Colonia, porterà a Roma al Concilio il giovane professore Ratzinger, che avrà un ruolo non secondario; anzi, il 15 ottobre del 1962 un gruppo di teologi si riunisce al Collegio germanico, con l’intento di dare vita a un documento complessivo da proporre in sostituzione di tutti i documenti dottrinali elaborati nella fese preparatoria del Concilio dalle Commissioni centrali. Joseph Ratzinger si presenta alla riunione con uno schema scritto in latino e che sarà integrato da un altro elaborato da un teologo suo connazionale Karl Rahner. Nel “Diario del Concilio” il teologo domenicano francese Yves Congar, creato cardinale da papa Wojtyla nel 1994, scrive che nelle prime settimane dei lavori conciliari lo schema Rahner-Ratzinger “è stato BENEDETTO XVI Il giovane professore tirato in 3 mila copie e ampiamente distribuito” tra i padri. Il progetto viene reso pubblico il 25 ottobre in un incontro che si tiene all’Angelicum e al quale partecipano vescovi nord europei e anche due cardinali italiani: l’arcivescovo di Milano, Giovanni F ino a non molto tempo fa, in un mondo in cui “il sentire comune era ritmato ed imbevuto di mentalità cristiana, la catechesi parrocchiale si presentava come ‘catechesi per la dottrina cristiana’” . Il Concilio Vaticano II “ha preso atto delle mutazioni derivanti da una secolarizzazione crescente” e la catechesi “ha assunto la dimensione di ‘catechesi per la vita cristiana’ sottolineando l’acquisizione e la maturazione di una mentalità di fede”. Oggi, invece, “dobbiamo pensare ad una ‘catechesi per l’iniziazione cristiana’” ossia “una catechesi che inizia a vivere e comprendere l’esperienza cristiana attraverso la dimensione sacramentale”. È un passaggio dell’intervento che l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinal Angelo Bagnasco, ha tenuto in occasione del convegno catechistico regionale che si è svolto presso il seminario diocesano. Passione per Cristo “La passione per la catechesi -ha detto il cardinale- è passione per Cristo e nella iniziazione cristiana dei piccoli significa anche mettersi accanto ai genitori, perché si sentano interpellati nel loro dovere di educare cristianamente i figli”. Nel suo intervento, il cardinal Bagnasco ha ribadito più volte l’importanza di coinvolgere le famiglie: “Non bisogna mai scoraggiarsi ed arrendersi nel tentare di coinvolgere la famiglia superando la ‘delega in bianco’ da parte di quei genitori assenti dall’educazione alla fede dei Vita La n. 17 29 aprile 2012 Battista Montini, che sarà eletto Papa l’anno successivo, e l’arcivescovo di Genova, Giuseppe Siri. In quell’incontro è proprio il giovane teologo Joseph Ratzinger a illustrare a vescovi e cardinali le linee guida dello schema dottrinale alternativo. Schema che, pur apprezzato e condiviso, non troverà il consenso necessario per sostituire tutti gli schemi dottrinali elaborati ma, in un certo senso, contribuirà ad accantonare gran parte delle stesure elaborate nella fase preparatoria dei lavori del Vaticano II. CATECHISMO DI DOMENICA Non è impossibile Il cardinal Bagnasco rilancia a famiglie e parrocchie: “un’idea, una possibilità” figli e sostenendoli nel caso prendano coscienza delle loro difficoltà educative”. Nodi fondamentali Il cardinale ha parlato di “nodi fondamentali dell’azione catechetica” di tipo “inclusivo”. Ha invitato a “non vedere contrapposizione tra Vangelo e formulazioni dottrinali” e a “non contrapporre conoscenza ed esperienza”. Quindi ha richiamato la necessità di “favorire la formazione alla globalità della vita cristiana” invitando i catechisti ad “educare i ragazzi alla Liturgia Eucaristica conducendoli al cuore delle cose rifuggendo ad ogni superflua esteriorità e lungaggine per celebrare in modo sobrio ma sentito il mistero santo di Cristo”. Dopo aver ricordato che “la domenica è il giorno in cui tutta la comunità si pone in stato di iniziazione ed assolve il suo compito di iniziare le nuove generazioni”, ha domandato “perché non pensare alla domenica, giorno dell’assemblea liturgica, del riposo, dell’accoglienza nella carità, come giorno in cui incrociare la dimensione catechistica e la partecipazione fruttuosa alla liturgia”. “Fare il catechismo alla domenica è un’idea, una possibilità, non dobbiamo arrenderci di fronte all’ipotesi. È difficile ma non impossibile” ha aggiunto citando l’esempio di alcune parrocchie della diocesi di Genova in cui questo già avviene.“ È un dato di fatto - ha aggiunto - che alcune parrocchie hanno mantenuto, o sono riuscite a ripristinare, il catechismo domenicale”. Il risultato, ha spiegato il card. Bagnasco, è “avere la famiglia riunita, i genitori che portano i bambini in parrocchia la domenica per il catechismo e per la messa”. In questo modo “si crea un rapporto anche con la famiglia, non solo con il bambino, che è tutto un vantaggio per il bambino stesso”. L’auspicio, quindi, è che questa pratica si possa ampliare, “anche se bisogna fare i conti con la realtà e quindi con la disponibilità dei catechisti e dei genitori e magari con gli impegni sportivi dei bambini”: “Questa dimensione domenicale della vita comunitaria potrebbe permettere di superare la contrapposizione tra l’impegno catechistico verso i piccoli e quello verso gli adulti”. I catechisti non demordano Il cardinal Bagnasco ha parlato anche della fragilità delle famiglie, ricordando che “in giro c’è una banalità terrificante a tutti i livelli” ma, nello stesso tempo, ha esortato i catechisti a “non demordere e a non lamentarsi troppo”. Dopo aver precisato di non avere “ricette”, ha presentato diversi esempi concreti. “Ringraziamo che i genitori portano i loro figli al catechismo - ha detto - perché, anche se li ‘parcheggiano’, li portano. Ci sono Paesi in Europa dove i genitori non fanno neppure battezzare i figli mentre da noi, anche se non si può dire se sia per convinzione o per convenzione, la maggior parte delle famiglie chiede ancora i sacramenti per i propri figli” e di questo “ringraziamo il cielo e prendiamo il buono che c’è”. Il cardinale ha parlato anche delle “coppie di conviventi che vengono a fare il corso di preparazione al matrimonio perché hanno deciso di sposarsi in chiesa”. In casi simili, ha spiegato, “ringraziamo che vengono, vediamo il lato positivo”. Infine i problemi relativi alla prima comunione o alla cresima dei figli. In questo caso, ha concluso, “è bello che i genitori facciano la comunione ma, al giorno d’oggi non bisogna insistere più di tanto per non mettere in difficoltà i bambini o i loro familiari”. Vita La “L a parità è valore aggiunto per l’intera scuola italiana, da riconoscere nei fatti e non solo in teoria, e da promuovere in tutte le sue dimensioni: istituzionale, pedagogica, culturale, finanziaria e gestionale”. Così monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza episcopale piemontese, aprendo i lavori della prima Conferenza regionale sulla Scuola, che si è tenuta il 21 aprile a Torino, su iniziativa dei vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta, per affermare la valenza educativa della scuola pubblica: statale, paritaria e formazione professionale; sostenere la riforma scolastica secondo i principi di sussidiarietà, federalismo e parità; ribadire il diritto della scuola paritaria cattolica al sostegno finanziario. Per la scuola pubblica Al centro del convegno, cui hanno partecipato in più di 1600, tra presidi, docenti e studenti delle scuole piemontesi - insieme ai vescovi piemontesi, ai rappresentanti delle istituzioni e ai ministri dell’Istruzione, Francesco Profumo, e del Lavoro, Elsa Fornero - il tema “La scuola pubblica per l’educazione”.“La parità - ha spiegato mons. Nosiglia - viene definita dalla legge 62 del 2000 un servizio pubblico dentro il sistema scolastico nazionale: è quindi necessario che se ne traggano coerentemente le conseguenze in modo che la sua attuazione risponda alle finalità proprie della scuola in quanto tale e sia riconosciuta, anche sul piano finanziario oltre che pedagogico e culturale, una risorsa su cui la società italiana può contare per l’educazione delle nuove generazioni”. In Piemonte le scuole cattoliche paritarie sono 631, contano 54 mila alunni e impiegano 5500 persone, di cui 3700 sono insegnanti. La scuola paritaria, ha rimarcato l’arcivescovo,“non è un di più e un privilegio per pochi eletti, ma un’offerta formativa rivolta a tutti quelli che intendono usufruirne, con L’ 29 aprile 2012 attualità ecclesiale n. 17 PARITA’ SCOLASTICA Passare ai fatti gli stessi doveri e diritti di ogni altra scuola. La scuola paritaria, pertanto, non si pone ‘contro’ o ‘in alternativa’ alla scuola statale, perché garantisce il diritto all’istruzione e alla formazione di ciascuno e di tutti”. Educare al bene e alla felicità “La libertà di scelta della scuola è un diritto primario di cittadinanza, e come tale non va concessa ma riconosciuta” ha affermato Luisa Ribolzi, docente di sociologia dell’educazione presso l’Università di Genova. “Di fatto -ha fatto notare la sociologa, riferendosi alla condizione della scuola paritaria in Italia-, esiste una paradossale ‘sussidiarietà alla rovescia’ per cui le famiglie che mandano i figli alla scuola paritaria di fatto finanziano lo Stato, che per i ‘suoi’ studenti spende espressione con la quale Gesù si presenta nel vangelo di Giovanni –“Io sono il buon pastore”- dà l’intonazione alla liturgia della parola di questa quarta domenica di Pasqua. Il brano evangelico è tratto dal capitolo 10 di Giovanni, ambientato nel contesto della festa della Dedicazione del tempio. Il quarto vangelo ama collocare le rivelazioni di Gesù e i suoi “segni” nell’ambito del calendario liturgico ebraico per mettere in risalto che il Cristo è la piena realizzazione di ciò che Israele celebrava nelle sue feste. Anche qui Gesù autodichiarandosi “porta delle pecore” allude al tempio e si presenta come “il vero tempio” (Gv 2, 21) in cui “adorare il Padre in Spirito e verità” (Gv 4, 23). Il brano odierno riporta la seconda parte del discorso di Gesù, dove egli fa l’interpretazione e l’applicazione della similitudine del pastore e delle pecore. Mediante la tipica formula giovannea di autorivelazione “Io sono”, carica di allusioni all’autorivelazione di Dio al roveto ardente (Es 3, 14), Gesù si identifica con il “buon pastore”. Egli si contrappone al mercenario che riproduce i tratti tipici del “falso pastore” della tradizione biblica: alla vista del lupo abbandona le pecore e fugge lasciando che il lupo le rapisca e le disperda. Questo è il tratto distintivo del mercenario, il quale non ha un impegno diretto con le pecore, “non gli appartengono”. Invece Gesù è il buon pastore o, meglio, il “pastore mediamente più di 6.500 euro a testa. E questo a fronte di una sistematica campagna di disinformazione, per cui si parla di ‘penalizzazione della scuola statale’ e di ‘privatizzazione dell’istruzione’”.“Ogni discorso sulla scuola -ha concluso Ribolzi- non può prescindere dal suo essere bene comune, dal fatto che non si possa parlare di educazione senza fare riferimento ai discorsi sul valore e, in ultima istanza, al concetto che ciascuno ha del bene e della felicità”. Un tavolo sulla Legge 62 Sul tema delle risorse, senza le quali -ha voluto precisare monsignor Nosiglia- “molte delle nostre scuole paritarie rischiano la chiusura”, il ministro dell’Istruzione ha rassicurato: “Presto sarà operativo il decreto di ripartizione dei fondi, che è già pronto. E l’impegno per il futuro è che siano rispettate le scadenze”. Il ministro ha poi annunciato l’indizione, prossimamente, di una Conferenza generale sullo stato della Scuola italiana, all’interno della quale sarà costituito un tavolo sulla legge 62 del 200, “la cui applicazione -ha specificato- non è ancora stata completata”. Riconoscimento e integrazione L’altro aspetto toccato dalla Conferenza regionale sulla scuola è stato il ruolo della formazione professionale, che -ha chiarito Attilio Bondone, presidente nazionale Confap- “non è un di più, o una sorella minore, rispetto al sistema d’Istruzione superiore”. I dati lo dimostrano: in Piemonte gli 5 enti di formazione professionale di ispirazione cristiana contano oltre 19 mila allievi e 1200 formatori. “La formazione professionale non ha dunque bisogno di di ritagliarsi un ruolo –ha spiegato Bondone– ma di vedere riconosciuto il ruolo che esercita da 150 anni: solo così si può uscire da uno stato di eterna precarietà che le impedisce di essere un efficace strumento integrato al sistema dell’Istruzione superiore”. Attuare la parità La Conferenza regionale della Scuola si è conclusa con la presentazione di una mozione, sottoscritta dalla Cep, insieme alle associazioni delle scuole paritarie e della formazione professionale, che chiede alle istituzioni “che si giunga alla piena attuazione della legge di parità, soprattutto nelle sue giuste ed eque conseguenze di natura economica, identificando uno strumento finanziario, che lo consenta in modo sicuro e permanente”. Monito dalla Conferenza regionale Piemonte/Valle d’Aosta La Parola e le parole IV Domenica di Pasqua At 4, 8-12, Sal 118, 1 Gv 3, 1-2, Gv 10, 11-18 bello”, secondo l’espressione del testo greco del vangelo di Giovanni, cioè il pastore ideale, il pastore modello, il vero pastore. La bellezza del pastore è il fascino che hanno la sua bontà e il suo coraggio, è l’attrazione di un Dio che crea comunione. Il segreto della bellezza del pastore è racchiusa in un verbo ripetuto cinque volte: “Io do la mia vita per le pecore”. E’ una donazione volontaria, rappresentata, come suggerisce il verbo greco usato dall’evangelista, con l’immagine della veste che uno “depone” e “riprende” di nuovo, chiara allusione alla morte in croce e alla risurrezione: Non c’è niente di funzionale o di eroico nel gesto di Cristo buon pastore: egli è in legame di obbedienza e di amore con il Padre (“il Padre conosce me e io conosco il Padre”) e vive un legame di conoscenza, amore e appartenenza con le pecore (“conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”).Tutto si gioca sul piano della relazione, non del ruolo, sul piano dell’amore, non del dovere: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). E “questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio”, il comando che fa bella la vita: il dono. La rivelazione del Cristo-pastore rivela anche l’identità del credente come colui che “conosce il Signore e ne ascolta la voce”. Ascolto e conoscenza del Signore sono azioni anzitutto personali che introducono nella vita spirituale e conducono verso l’unità interiore. Ma sono anche azioni ecclesiali (Parola e Sacramenti) che consentono al Signore di governare la sua comunità e di condurla verso l’unità: “Diventeranno un solo gregge e un solo pastore”. Il testo intravede il formarsi di un popolo composto da persone provenienti non solo da Israele, ma anche dalle genti (“ho altre pecore che non sono di quest’ovile”), evento che sarà frutto della Pasqua (“quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”) e si compirà nella Gerusalemme celeste, quando “l’Agnello sarà il loro pastore” (Ap 7, 17). L’evangelista Giovanni presenta Gesù come pastore universale: a lui solo spetta questo titolo. Questo primato assoluto del Cristo in ordine alla salvezza è dichiarato con franchezza da Pietro nel suo discorso davanti al Sinedrio (prima lettura): “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati”. Davanti ai “mercenari” del Sinedrio Pietro presenta la figura di Gesù pastore e tempio perfetto. Infatti la citazione del Salmo 118, 22 (“la pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo”) applica a Gesù ciò che era detto del tempio, distrutto e ricostruito, odiato dai nemici eppur sempre vivo e splendente. Il Cristo diventa così il punto di coesione, la “pietra angolare” attorno a cui si compagina l’intero edificio della storia e dell’umanità redenta. L’uomo, allora, immerso nell’amore di Dio, diventa come Cristo, “figlio di Dio”: è il tema della seconda lettura tratta dalla prima lettera di Giovanni. Anche in questo brano il verbo “conoscere” dice il legame profondo che lega Dio al credente. Questo verbo è usato in negativo perché indica la frattura insanabile che esiste tra il “mondo”, simbolo della scelta d’incredulità, e il Padre. Per il credente, invece, la “conoscenza” d’amore con Dio crea la filiazione. Essa si attua in due fasi: quella intima, battesimale e quella in continua, progressiva crescita. Così c’è una filiazione divina realizzata ”fin d’ora”, nell’esistenza cristiana presente e c’è una filiazione piena e definitiva in cui “noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”. Don Luca Carlesi 6 Vita La n. 17 29 aprile 2012 ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012 Come e dove si vota Domenica 6 e lunedì 7 maggio nei comuni di Pistoia, Quarrata, Serravalle p.se, San Marcello p.se e Marliana si terranno le elezioni del Sindaco e dei relativi consigli comunali. Pubblichiamo i fac-simile delle schede dei cinque comuni e una breve nota esplicativa di come si vota SCHEDA ELETTORALE DEL COMUNE DI SAN MARCELLO P.SE SCHEDA ELETTORALE DEL COMUNE DI PISTOIA SCHEDA ELETTORALE DEL COMUNE DI MARLIANA Guida al voto Orario di votazione Le operazioni di voto per le elezioni del sindaco e del consiglio comunale si svolgono, in occasione del primo turno di votazione dalle 8 alle 22 di domenica 6 maggio e dalle 7 alle 15 di lunedì 7 maggio. Gli eventuali ballottaggi avranno luogo, dopo 15 giorni, domenica 20 maggio dalle 8 alle 22 e dalle 7 alle 15 di lunedì 21 maggio. SCHEDA ELETTORALE DEL COMUNE DI QUARRATA SCHEDA ELETTORALE DEL COMUNE DI SERRAVALLE P.SE Modalità di voto nei comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti (Marliana, San Marcello P.se e Serravalle P.se) Nella scheda è indicato, a fianco del contrassegno, il candidato alla carica di sindaco. L’elettore ha diritto di votare per un candidato alla carica di sindaco, segnando il relativo contrassegno. Può altresì esprimere un voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale compreso nella lista collegata al candidato alla carica di sindaco prescelto, scrivendo solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, data e luogo di nascita nell’apposita riga stampata sotto il medesimo contrassegno. Modalità di voto nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti (Pistoia e Quarrata) La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco, scritti entro un apposito rettangolo, al cui fianco sono riportati i contrassegni della lista o delle liste con cui il candidato è collegato. L’elettore può votare: - per una delle liste, tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito anche al candidato sindaco collegato; - per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, non scegliendo alcuna lista collegata; il voto così espresso si intende attribuito solo al candidato alla carica di sindaco; - per un candidato sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle liste collegate tracciando un segno sul relativo contrassegno, il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista collegata; - per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una lista non collegata tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista non collegata (VOTO DISGIUNTO). L’elettore potrà, altresì, manifestare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale, segnando, sull’apposita riga stampata a destra di ogni contrassegno di lista, il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, data e luogo di nascita) del candidato preferito appartenente alla lista prescelta. Per il BALLOTTAGGIO il voto si esprime tracciando un segno sul rettangolo entro il quale è scritto il nome del candidato a sindaco prescelto. Tratto da: www.utgpistoia.it/amministrative2012 Pistoia Sette N. 17 29 APRILE 2012 La resistenza con Padre Turoldo dualismo, che domina incontrastato la nostra società. “Torniamo ai giorni del rischio”, quando contavano soltanto le cose che hanno valore assoluto e perenne: il pane scarso condiviso, l’aiuto generoso e gratuito, la solidarietà nel pericolo e nella comune povertà. I valori della resistenza sono i valori della vita e dell’amore, i soli che meritano la nostra attenzione e la nostra adesione. Allora eravamo giovani (chi scrive ha avuto la fortuna di vivere quei giorni insieme a padre David, che mi fu fratello e padre, nella Milano desolata e semidistrutta dai bombardamenti, all’in- Torniamo ai giorni del rischio, quando tu salutavi a sera senza essere certo mai di rivedere l’amico al mattino. E i passi della ronda nazista dal selciato ti facevano eco dentro il cervello, nel nero silenzio della notte. Torniamo a sperare come primavera torna ogni anno a fiorire. E bimbi nascano ancora, profezia e segno che Dio non si è pentito. Torniamo a credere pur se le voci dai pergami persuadono a fatica: e altro vento spira di più raffinata barbarie. Torniamo all’amore, pure se anche del familiare il dubbio ti morde, e solitudine pare invalicabile… U (David Turoldo) n canto epico che è anche un programma. Nel tempo della vita inconsistente e superficiale nella quale ci troviamo ormai ingolfati, nel tempo in cui il ricordo dei nostri giorni migliori si è tanto impallidito fin quasi a scomparire, il rimando sofferto alle ore del sacrificio e dell’impegno eroico è anzitutto un invito alla speranza, la stessa che dominava i giorni e le notti della nostra esistenza sospesa e riusciva a sopravanzare e vincere anche l’incombente terrore della morte. Perché tanti sacrifici? Perché, ancora, tanta irriconoscente dimenticanza? Dove è finito il messaggio scritto col sangue sui monti del nostro riscatto e della nostra liberazione? E i sogni cullati nel silenzio delle notti insonni e nei giorni segnati dal rumore assordante delle bombe? E’ tempo di riconoscere e confessare la nostra infedeltà e i nostri tradimenti, misurare a pieno la distanza che ci separa dall’utopia di quel tempo e la povera realtà che oggi ci ritroviamo fra le mani. La società che sognavamo non è venuta. L’ingiustizia, la menzogna, l’egoismo hanno ricercato nuove strade per affermarsi ancora. La stessa libertà, che dominava dall’alto i nostri pensieri e le nostre attese, non ha ancora trovato un suo completo adempimento, condizionata com’è dalle nuove tecnologie usate al servizio di facili illusioni e di rinnovate schiavitù. E la fraternità è venuta meno, sorpresa e travolta anch’essa dalla prepotenza del cieco indivi- I n una stanza della sede antica dell’Archivio capitolare di Pistoia, all’interno del complesso del Duomo, era depositata una grande tavola murale con un testo reso quasi illeggibile dallo sporco e da antiche gore di acqua. Segnalata alla Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici ed etnoantropologici per le province di Firenze, Pistoia e Prato, la tavola è stata restaurata sotto la direzione di Maria Cristina Masdea ed è ora visibile all’interno del percorso del Museo Capitolare. La Soprintendenza si è assunta completamente l’onere del restauro per salvare un oggetto di rilevante interesse artistico e storico, un manufatto antico e finora del tutto sconosciuto, che si può descrivere così: su una tavola lignea rettangolare di ampie dimensioni (circa 110x65 centimetri) è applicato un grande foglio di pergamena, che su tre colonne elenca in scrittura gotica gli anniversari perpetui per i defunti che si celebravano in Duomo; la pergamena è riquadrata da una cornice di legno e analoghe cornici di legno separano le tre colonne. La tavola è completata in alto da una lunetta semi circolare, ove è dipinto Cristo che risorge dal sepolcro contornato da due scheletri; numerosi teschi e tibie ornano a distanze regolari le cornici. Quando ho visto la tavola ho subito compreso la sua antichità, la sua importanza e la sua rarità (queste tavole con anniversari sono oggetti di uso, che diventano obsoleti in poco tempo e vanno facilmente perduti). In un primo momento ho pensato che la scrittura fosse di mano di Girolamo Zenoni, canonico del Duomo, copista, miniatore, bibliofilo, morto nel 1501; anche se questa ipotesi è sbagliata, la conoscenza dei registri compilati da Girolamo Zenoni permette di terno di quell’oasi fortunata che fu la chiesa e il convento di san Carlo, dove convenivano segretamente gli amici del movimento dell’Uomo e dove preparavamo insieme il futuro che ci attendeva) e guardavamo all’avvenire con gli occhi della fiducia e della speranza. Un sogno che non durò molto, travolto come fu dalle vicende della stessa vita mediocre che avevamo pensato di superare per sempre. L’invito del poeta va raccolto e custodito con la massima fedeltà. Rileggiamo, insieme a esso, con senso quasi religioso le ultime volontà espresse dai molti caduti della resistenza. Una grande lezione, una eredità fra le più suggestive del nostro tempo, che è un autentico peccato dimenticare o disattendere. Con una postilla però: quella della distinzione fra coscienza e verità, che ci permette di unire nello stesso ricordo anche coloro che, dall’altra parte, sacrificarono la loro vita con nell’animo gli stessi ideali. Il ricordo della resistenza segna anche il tempo della ricomposizione e della pace. In questo senso, il suo ritorno annuale è anche una ricorrenza cristiana. Giordano Frosini Nel museo del Duomo Un nuovo piccolo, grande tesoro individuare il pittore e il copista che hanno lavorato alla tavola e pertanto di datarla con sicurezza. La tavola era destinata alla sacrestia della Cattedrale e aveva una funzione pratica: doveva ricordare ai canonici e ai chierici del Duomo in quali giorni dovevano celebrare messa per l’anima di un pio defunto, giungendo a specificare in molti casi le modalità della celebrazione (messa piana o cantata, eventuali più messe o messe con più celebranti, altre particolari solennità del rito). L’elenco degli anniversari, con tutti i nomi che ne risultano, con la generosità dei lasciti, con le compagnie e le istituzioni religiose coinvolte, risulta una fonte di prima importanza per la storia della pietà e delle pratiche religiose di laici ed ecclesiastici in Pistoia nel pieno del Rinascimento. Grazie ad un registro in cui il canonico Girolamo Zenoni ha annotato, intorno al 1487, tutti i beni e le dotazioni della cattedrale (mobili, arredi liturgici, argenti, libri, ma anche lasciti in denaro per alcune feste e per gli anniversari dei defunti) possiamo dedurre che nell’ultimo decennio del Quattrocento doveva esistere una tavola murale analoga alla nostra. In questa tavola ora perduta, al giorno 16 ottobre era ricordato Andrea Zenoni, la cui anima era suffragata da 20 messe piane e una cantata per lascito di Girolamo Zenoni, con la specificazione che alla stessa data si sarebbe dovuto fare anche l’anniversario di Girolamo, dopo la sua morte. La tavola appena restaurata, alla stessa data del 16 ottobre, ricorda l’anniversario dei canonici Girolamo e Iacopo Zenoni, suo fratello. Iacopo morì nel 1494, Girolamo nel 1501; la tavola è ovviamente posteriore a queste date, ma si può supporre non troppo lontana dal 1501, perché questi obblighi di messe erano spesso riscattati e quindi venivano a cadere, ma soprattutto perché si aggiungevano gli anniversari di nuovi defunti, e quindi periodicamente la tavola doveva essere rinnovata. Dai registri conservati in Archivio Capitolare emerge con sicurezza la registrazione delle circostanze in cui fu confezionata la nostra tavola (e non occorre sottolineare come questa documentazione rappresenti un caso felicissimo). Nel 1505 il prete Giusto di Zaccaria, poi noto come camarlingo del vescovo Antonio Pucci, ebbe l’incarico di scrivere la “tavola delle feste e de li anovali” e un’altra tavola non meglio specificata; un pittore pistoiese minore, che ha molto lavorato per la cattedrale, ma al quale finora non era possibile attribuire alcuna opera,Tommaso di Talento, fu incaricato di dipingere le due tavole. La tavola degli anniversari conservata nel Museo del Capitolo ha pertanto data ed autori certi; stando ad una prima ricerca al momento non si conoscono in Italia oggetti simili databili fra tardo Medioevo e primo Rinascimento; la conservazione di questo oggetto d’uso, che va a pieno merito dei canonici della Cattedrale, fu certamente favorita dal suo solido assetto monumentale e da una indubbia qualità dell’intervento pittorico. Stefano Zamponi 8 comunità ecclesiale COPERCOM Incontri on-line su “Minori e media” Incontri on line per discutere su Media e minori. Intitolato “Media e minori: l’educazione alla prova” il ciclo di incontri è proposto dal “Laboratorio animatori cultura e comunicazione” del Copercom, Coordinamento delle associazioni per la comunicazione, al quale aderiscono 29 sigle associative che «si ritrovano ... in una particolare attenzione alle problematiche educative suscitate dalla diffusione e dall’uso di strumenti della comunicazione sociale». Gli appuntamenti, che si terranno ogni mercoledì sera dalle 21 alle 21.45, saranno introdotti da un fatto d’attualità collegato al tema, a cui seguirà la riflessione di un esperto. In conclusione, una citazione tratta dal messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2012 (20 maggio). Durante i diversi momenti, è possibile interagire con gli ospiti in studio ponendo domande via chat. Per seguirli, è sufficiente collegarsi all’homepage del Copercom, dove si trovano le istruzioni tecniche necessarie. Si comincia il 2 maggio con Franco Mugerli, presidente del Comitato Media e minori, e Domenico Delle Foglie, presidente del Copercom, che parleranno di “Media e minori: quale tutela per quali diritti?”. Mercoledì 9 maggio, interverrà don Fortunato Di Noto, presidente dell’associazione Meter, che spiegherà come prevenire e affrontare i rischi del web. Il 16 maggio l’attenzione sarà rivolta al “positivo” che c’è nella rete, attraverso la presentazione di alcune buone prassi di famiglie, associazioni, scuole e così via. Un occhio al “cittadino digitale”, verrà rivolto mercoledì 23 maggio da Elisa Manna, responsabile del settore politiche culturali del Censis. Infine, il 29, in studio ci sarà don Giacomo Ruggeri, esperto di catechesi e media, che interverrà su cosa cambia con le nuove tecnologie nell’educazione alla fede, anche alla luce di una recente ricerca dei Webmaster cattolici. Come partecipare • Per tutti gli utenti. Dal sito www.copercom.it sarà possibile accedere alla trasmissione in audio/video (in diretta, ma senza interagire nella chat). • Per gli utenti registrati. Occorre collegarsi a www.copercom.it/ diretta/ e inserire, quando richiesto, username e password. Così si può ascoltare e vedere, ma anche interagire con domande o commenti tramite mail o chat. Per registrarsi, è sufficiente inviare la richiesta tramite e-mail a info@ copercom.it. I niziato nel mese di aprile 2011, nel mese di marzo 2012 si è concluso il Progetto, attivato dall’Associazione San Martino de Porres, in collaborazione con la Caritas diocesana, e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, bando 2010. Il progetto, proponendosi il perseguimento di significativi obiettivi di coesione sociale, ha previsto interventi finalizzati al miglior inserimento di undici donne, di cui sette immigrate e quattro italiane, nella realtà sociale pistoiese. Il percorso si è snodato attraverso moduli teorici e attività pratiche, grazie ai quali le corsiste hanno potuto rafforzare le loro abilità comunicative, raggiungere consapevolezza nel percorso di integrazione sociale e avvicinarsi in modo più responsabile al mondo del lavoro pistoiese. L’attività si è avvalsa della collaborazione di un’ampia rete costituitasi sul territorio tra operatori volontari dell’Associazione San Martino, della Caritas diocesana, della Mensa don Siro Butelli e del Centro Mimmo, che, insieme all’Associazione, hanno offerto alle corsiste concrete opportunità di impegno e di esperienza lavorativa. Per le loro particolari situazioni, dopo le esperienze di studio nei paesi di origine, le ragazze immigrate, in Italia non avevano ancora avuto opportunità di formazione specifica e non erano mai state in grado di avvicinarsi ad esperienze lavorative. Il Progetto, per favorire la responsabilizzazione delle corsiste, attraverso consapevoli percorsi di integrazione, ha offerto loro opportunità di sostegno umano, culturale e sociale, perché potessero valorizzare e recuperare le loro competenze pregresse e ricostruire efficacemente il loro bagaglio di autonomia personale. Ad alcune corsiste sono stati forniti corsi specifici di lingua italiana, per rafforzare le competenze comunicative e dotarle di migliori È stata una gradita sorpresa visitare la mostra di “Arte Sacra” allestita nel Polo tecnologico del Comune di Quarrata, la quale nelle parole del Sindaco Sabrina Sergio Gori “invita ogni passante a sostare un attimo davanti a capolavori che riflettono visioni dell’artista dinanzi al Mistero”. Il percorso fotografico inizia con la Chiesa de “La Vergine” e prosegue con altre dodici fra quelle costruite nella nostra Diocesi durante il Novecento. Sono Chiese bellissime che si adattano al contesto urbanistico, riprendono i connotati degli edifici precedenti e riguardo alla disposizione interna i Progettisti hanno favorito la partecipazione alla Liturgia Eucaristica delle vivaci comunità parrocchiali che le animano. Un’attenzione particolare in futuro andrà riservata anche al Sagrato o Piazza antistante, quale spazio di prima accoglienza e segno di apertura della comunità ecclesiale verso le realtà esterne. Infatti dopo la Liturgia si esce n. 17 29 aprile 2012 Vita La “Camminando s’apre cammino” Percorso di integrazione rivolto a donne immigrate e/o italiane per acquisire atteggiamenti di cittadinanza attiva requisiti espressivi, scritti ed orali, in lingua italiana. A tutte sono stati rivolte attività formative teoriche, riguardanti la comunicazione consapevole, la cittadinanza responsabile, le fondamentali normative riguardanti il mondo del lavoro. Inoltre, tutte le corsiste hanno potuto conseguire l’attestato di un corso specifico per il trattamento degli alimenti (valido per cinque anni) e hanno poi svolto attività pratiche presso i centri diocesani, acquisendo padronanza ed esperienze di servizio, che possono risultare spendibili anche in altri ambiti lavorativi. Due delle corsiste italiane, con competenze personali più alte e con valide esperienze in campo socio-educativo, hanno particolarmente arricchito la vita dell’Associazione, seguendo in modo molto positivo la conduzione del doposcuola e di tutte le attività educative rivolte ai bambini immigrati. Per favorire la costante partecipazione, il Progetto ha attivato un sostegno socio attitudinale, monitorato e condiviso, nonché misure di sostegno al reddito (rese possibili dal finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio) che hanno permesso alle corsiste di non gravare sui già precari redditi delle famiglie e, anzi, di essere esse stesse di aiuto nelle necessità quotidiane. Degli effetti positivi del Progetto hanno, infatti, goduto anche le famiglie delle corsiste, che non solo le hanno viste più serene perché più attive, ma in vari casi hanno anche potuto ricevere altre particolari forme di supporto, erogate dall’Associazione. Le finalità e gli obiettivi del Progetto, seppur alti e impegnativi, sono stati positivamente raggiunti. E’ questa una nuova, significativa conferma che, seppur nel piccolo, qualcosa può cambiare… Credere nelle persone, investire su di loro anche quando… non sembrerebbe possibile… è una sfida che vale la pena di raccogliere… Indispensabile rimane, comunque, il coinvolgimento e la collaborazione delle varie realtà Caritas, da sempre a servizio di chi, per mille motivi, è in disagio… soprattutto perché è escluso in partenza, non può percorrere vie preferenziali né può effettivamente godere di pari opportunità nell’informazione e nell’accesso al mondo circostante… Il Progetto ‘Camminando s’apre cammino’, costruendo buone pratiche e percorsi possibili di recupero della dignità di ogni persona, ha effettivamente rafforzato nelle corsiste la convinzione che anche per loro qualcosa è possibile e ha aperto una piccola via di speranza… verso cammini ulteriori... Paola Bellandi Arte sacra a Quarrata dall’Edificio consacrato per testimoniare la ricchezza spirituale della fede nei luoghi del quotidiano, anche il rito della “Processione” simboleggia il cammino del Popolo di Dio lungo le strade della vita e della storia. Ed è specifico dei fedeli laici impegnarsi, attraverso adeguate forme di mediazione, negli ambiti della società civile e della politica per essere presenza significativa nella edificazione della Città: tutelare e valorizzare il territorio, diffondere il rispetto verso l’ambiente, promuovere le responsabilità civili ed il bene comune in un ampio contributo educativo e formativo. Con la “Chiesa della Beata Vergine Maria e di Santa Tecla”, l’Architetto Giovanni Michelucci ha compiuto una straordinaria rivisitazione dello stile gotico nella sua affascinante sobrietà e nella modalità di essere pervasa dalla luce. Al suo interno è adeguatamente innalzato lo stupendo Crocifisso ligneo scolpito da Jorio Vivarelli, sembra portare in sé tutte le sofferenze dell’umanità lambita dal vento della Resurrezione poiché da Lui anticipata il giorno dopo quel Sabato. Ammirevoli le stazioni della “Via Crucis” appositamente realizzate da qualificati artisti, le fotografie di alcune di esse sono esposte nella mostra. In questa occasione mi soffermo su quelle realizzate in cemento da Flavio Bartolozzi. Negli altorilievi il Figlio di Dio è posto come ponte fra Cielo e terra, e le altre figure con lo sguardo rivolto verso l’alto indicano a tutti noi l’orizzonte a cui riferire la nostra vita (IV IX XI). In altre vi sono interessanti note di astrattismo: forte il grido di angoscia quando Gesù viene spogliato delle vesti (X) che si ripete laddove ogni persona è privata, da mani scellerate, della sua dignità di creatura; dal peso della Croce allo sguardo coinvolgente di Gesù impresso sul velo posto dalla Veronica (VI), volto i cui tratti sembrano magistralmente raffigurare sia l’Ecce Homo che il Risorto e dove le mani in questo caso esprimono invece un agire compassionevole. Insomma una mostra di cui sarebbero auspicabili altri allestimenti, importante per conoscere meglio taluni Edifici di culto ed anche attraverso le loro forme architettoniche comprendere il nostro essere Chiesa in questo tempo. Di grande significato sono le parole del Santo Padre Benedetto XVI rivolte agli artisti incontrati nella Cappella Sistina: “la via della bellezza ci conduce a cogliere il Tutto nel frammento, l’Infinito nel finito, Dio nella storia dell’umanità”. Massimo Gori Vita La 29 aprile 2012 comunità ecclesiale n. 17 9 UFFICIO LITURGICO DIOCESANO Riaccendi una “vecchia amicizia” Continua l’itinerario degli adulti che si preparano a ricevere la Cresima di Federico Coppini O rmai è giunto al “giro di boa” il calendario di incontri di riscoperta della fede per adulti che attendono di ricevere la Cresima nella solennità di Pentecoste il prossimo 27 maggio. Facciamo il punto della situazione. Gli incontri si tengono di norma il lunedì nei locali del seminario. Unica deviazione alla regola è stata quello di far rientrare nel calendario degli incontri la partecipazione alla Messa Crismale che il vescovo ha celebrato in Cattedrale il 4 aprile. Il numero delle persone che partecipano quest’anno si è attestato sui trenta. Ma innanzi tutto: chi sono gli “adulti”? Per “Adulti” si intendono tutti coloro che hanno superato l’età consueta dei gruppi di preparazione alla Cresima e che hanno, quindi, dai 16 anni in sù. La diocesi, già dall’anno pastorale 2010-2011, offre un itinerario di fede per coloro che chiedono il sacramento della Cresima in età adulta. E’ il sacramento che completa il cammino di iniziazione cristiana e conferma il battesimo ricevuto nell’infanzia. Per tante persone questo percorso permette di riscoprire il valore della fede nella vita e di prendere coscienza con maggiore responsabilità del dono del Battesimo. Riscoprire un “mondo” che ormai sembrerebbe lontano; ricominciare uno stile di vita abbandonato negli archivi dell’adolescenza. A volte si ha “necessità di fare la Cresima” quando ci si deve sposare o quando si viene scelti come padrino o madrina per altri sacramenti, ma questa può trasformarsi in una preziosa occasione per scoprire, o riscoprire, un Padre che ci ama. Per questo gli incontri che sono stati programmati presentano momenti di riflessione sulla Parola di Dio o di preghiera. Il cammino che viene proposto cerca di approfondire i temi principali della nostra fede cristiana, di riprendere familiarità con il Vangelo e con la vita della comunità cristiana che, magari, si è interrotta, per i più diversi motivi, al tempo della preparazione alla prima Comunione. Obiettivo dunque non è solo dare informazione religiosa, ma offrire con semplicità motivazioni per riprendere in mano la propria vita di credenti ed orientarla verso Dio. Il “team” che segue l’organizzazione e gli incontri è formato da fra’ Pierluigi della Fraternità apostolica di Gerusalemme e viceparroco di San Paolo, da don Luca, parroco di San Bartolomeo (soprattutto per quanto riguarda l’approfondimento del punto di vista liturgico) e da me, Federico (diacono della Cappellanìa dell’Ospedale e a servizio della Cattedrale). Ci siamo impegnati a far sì che questi incontri per adulti, siano incontri “particolari”, che escono dai consueti schemi didattici, solitamente usati per la preparazione dei ragazzi in età normale (12/15 anni), e dovrebbero diventare per i partecipanti un momento favorevole, un’occasione privilegiata per fare una sosta ristoratrice nella corsa affannosa e stressante contro il tempo. L’intento sarebbe quello di offrire un’opportunità per iniziare una seria indagine interiore, per andare a scoprire le vere ragioni che muovono le nostre scelte quotidiane, per indagare sul fine dell’esistenza e per interrogarsi sui tanti perché, che alimentano il nostro stesso vivere. Domande come: “perché ci siamo?”, “dove andiamo?”, “quale ruolo siamo chiamati a svolgere nel mondo?”, “Qual’è (o meglio chi è) il fine della nostra esistenza?” ecc..., sono domande che esigono una risposta seria e che impegnano tutti a fare una ponderata indagine per analizzarsi a fondo e fare il punto della propria situazione di cristiani, alla luce della Parola di Dio. Sarebbe azione inutile, assolutamente sterile, quella che presumesse di voler impartire delle lezioni accademiche, dogmatiche, soltanto teoriche, disincarnate cioè dalle reali problematiche esistenziali. Il nostro impegno è teso ad evitare, per quanto possibile, il pericolo di limitarsi a riprendere ed approfondire le nozioni catechistiche impartite durante la preparazione della prima comunione, di cui forse ancora oggi questi giovani/adulti sentono l’eco, ma che probabilmente non hanno più alcuna incidenza sulla loro vita e che forse non li coinvolgono più. Bisognerebbe evitare (e cerchiamo di farlo) che le nostre “discussioni” possano essere subite passivamente, che possano apparire aride, vuote, obsolete ed antiquate, avulse cioè loro reali situazioni di vita, senza riscontri oggettivi; risulta a noi più utile interessare i partecipanti partendo dalle loro reali esigenze e confrontandole con la Parola di Dio, evitando loro ogni forma di costrizione. E’ opportuno iniziare insieme un percorso di seria riflessione, che parta dalla vita, dall’esperienza per inoltrarsi poi nei meandri delle problematiche esistenziali per analizzare seriamente, alla luce della Parola di Dio, le motivazioni profonde che stanno alla base dei comportamenti; in una parola, dare il via (perché il nostro è solo lo spunto per un cammino di crescita e di ricerca che MOICA Festa del lavoro... invisibile A colloquio con la presidente Annamaria Michelon Palchetti I l 3 aprile si è svolta la giornata internazionale del lavoro invisibile ed il Moica ha promosso un’iniziativa per sottolineare il significato della “Giornata Internazionale del lavoro invisibile”. Di questa ricorrenza parliamo con Annamaria Michelon Palchetti. “La Giornata internazionale del lavoro invisibile è un momento in cui riflettere sull’incredibile mole di lavoro svolto dalle donne (e... da qualche uomo) senza retribuzione, ma con un valore economico, oltre che gestionale, educativo, assistenziale e quant’ altro. L’idea di dedicargli una giornata dopo quella della donna, della mamma, del papà ecc…, viene dall’America e precisamente dal Canada, dall’Associazione Afeas, che già la celebra da 10 anni. In Italia è stato il Movimento italiano casalinghe che l’ha lanciata nel 2007 con un notevole riscontro mediatico. Il Moica di Pistoia, primo fra tutti, aveva subito promosso un convegno formulandone il tema in ‘Rendere visibile il lavoro invisibile’, che è rimasto uno slogan per tutto il Moica nazionale. Il nostro movimento lo ha poi esportato a livello internazionale nell’America latina suggerendolo all’incontro mondiale di Asunciòn. Negli anni scorsi, quotidiani nazionali, riviste a grande e media tiratura (Famiglia Cristiana) hanno dedicato all’evento addirittura qualche copertina oltre che ampi servizi all’interno; così Madre, tanto per citarne una. Non a caso l’inserto di Repubblica del 24/11/07 titolava: ‘l’economia è salvata dalle casalinghe’ e ancora ‘casalinghe SpA’, sostenendo che se il valore del lavoro familiare fosse calcolato nella contabilità nazionale, si scoprirebbe che è il vero motore dell’economia italiana, la produzione ombra che nessuno paga o vuole pagare… peggio che nessuno vede o vuole vedere, che nessuno considera o vuole considerare da qui appunto la definizione di ‘Lavoro invisibile’. Da sottolineare l’interesse e il coinvolgimento crescente delle istituzioni a riguardo, il che costituisce certamente elemento forte e propositivo per l’affermazione sempre più sentita per il futuro della giornata internazionale del lavoro invisibile… che a quel punto sarà visibile: infatti il primo di maggio, festa del lavoro, sono invitata dal Presidente della Repubblica a Roma al Quirinale , e ciò dimostra l’attenzione per il nostro lavoro di casalinghe”. Dr. dovrebbe proseguire per il resto della vita) ad una ricerca approfondita sul fine ultimo della vita, sul vero obiettivo verso cui tendere, cioè, su Dio stesso. Nel nostro percorso si parte dalla considerazione che il mondo, la società contemporanea, in cui ciascuno di noi vive immerso, brancola nel buio, si muove nel vago, nell’incertezza, nella più totale confusione, senza veri punti di riferimento, senza bussola, senza fari, senza approdi sicuri…; che l’uomo di oggi crede di essere autosufficiente, perché crede di potersi autodeterminare, di essere “legge a se stesso”; ancora, che oggi l’uomo crede di poter fare a meno tranquillamente di Dio, dell’autore della vita, il nostro Padre, che vigila costantemente e con infinito amore sul nostro destino, il vero punto di riferimento della storia, la vera luce proiettata sull’universo! Vogliamo, in questi pochi incontri, cercare di far capire agli amici che partecipano che solo in Dio l’uomo trova la soluzione di tutti i suoi angoscianti interrogativi, solo in Cristo trova il vero senso della sua vita e che quindi il cristianesimo diventa la strada che ci conduce verso la graduale scoperta di Dio. E’ un po’ questo l’obiettivo dei nostri incontri: spingere i partecipanti verso un’attenta riflessione sulla precarietà del mondo e dell’uomo per far crescere il desiderio di iniziare un percorso, attraverso la conoscenza di Cristo Gesù, la rivelazione del Padre, verso la scoperta di Dio stesso, fonte della nostra felicità, di un Dio che ci ama e che è presente nella storia e nella vita di ciascuno di noi.” Illuminanti in tal senso sono le parole di Benedetto XVI che, a Madrid, rivolgendosi ai giovani della Gmg nella Veglia di preghiera del 20 agosto 2011 diceva: “Cari amici... Dio ci ama! Questa è la grande verità della nostra vita e che dà senso a tutto il resto. Non siamo frutto del caso o dell’irrazionalità, ma all’origine della nostra esistenza c’è un progetto d’amore di Dio. Rimanere nel suo amore significa quindi vivere radicati nella fede, perché la fede non è la semplice accettazione di alcune verità astratte, bensì una relazione intima con Cristo che ci porta ad aprire il nostro cuore a questo mistero di amore e a vivere come persone che si riconoscono amate da Dio. Cari giovani, non conformatevi con qualcosa che sia meno della Verità e dell’Amore, non conformatevi con qualcuno che sia meno di Cristo. Vi invito a chiedere a Dio che vi aiuti a riscoprire la vostra vocazione nella società e nella Chiesa e a perseverare in essa con allegria e fedeltà.Vale la pena accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e seguire con coraggio e generosità il cammino che ci propone! Molti sono chiamati dal Signore al matrimonio, nel quale un uomo e una donna, formando una sola carne (cfr. Gn 2,24), si realizzano in una profonda vita di comunione. È un orizzonte luminoso ed esigente al tempo stesso. Cristo chiama altri, invece, a seguirlo più da vicino. Che bello è sapere che Gesù ti cerca, fissa il suo sguardo su di te, e con la sua voce inconfondibile dice anche a te: «Seguimi!». Cari giovani, per scoprire e seguire fedelmente la forma di vita alla quale il Signore chiama ciascuno di voi, ciascuno di noi, è indispensabile rimanere nel suo amore come amici.” MPV PISTOIA Un amico? è per sempre Inizitiva dei pro-life pistoiesi È chiaro che, quando ad essere protagonisti sono i bambini, è sempre un successo. Il concorso “Un amico è per sempre”, svoltosi per il secondo anno consecutivo e organizzato dal Movimento per la Vita di Pistoia, in collaborazione con il Centro di Aiuto alla Vita, ha visto coinvolti circa 300 bambini delle scuole materne ed elementari della nostra provincia (Istituto Suore Mantellate, Istituto comprensivo Sestini, scuola elementare Rodari di Agliana, Istituto comprensivo Raffaello, Direzione didattica IV circolo, Istituto comprensivo Martin Luther King Bottegone). Gli alunni, nei panni di piccoli artisti, hanno presentato vari disegni ed elaborati, il cui filo conduttore è stata l’amicizia. Le premiazioni, avvenute presso l’aula magna del seminario Vescovile, alla presenza del Vescovo Mansueto Bianchi, sono state accompagnate dall’esposizione dei lavori dei bambini. Uno dei passaggi che ha fatto sorridere i presenti è stato il momento in cui è stato chiesto ad un bambino: “Vorresti fare il giornalista? Sai che cosa fa il giornalista?”. Il piccolo con l’ingenuità che solo quegli anni possono regalare ha risposto: “Sì, mi piacerebbe! Il giornalista è quello che vende i giornali”. Così fra i sorrisi del pubblico, il presentatore del concorso ha spiegato ai bambini che: “alle volte, i giornalisti si comportano come venditori di giornali..”. Altro intervento che ha lasciato il “segno”, è stata la riflessione fatta dal Vescovo Mansueto Bianchi: “Nonostante il tempo fuori sia grigio, entrare in questa sala fa assaporare la primavera. Vedete bambini, l’amicizia nella vita è come il sole. Quando non c’è, niente è bello. L’amicizia è il sole della vita..”. Matteo Pieracci 10 comunità e territorio n. 17 29 aprile 2012 Elezioni comunali Vita La Ferrovia Porrettana Raccolte Breda, nuova questura cinquemila firme e centrale Repower per il suo rilancio Chiesto l’impegno della Regione per il mantenimento funzionale della linea R M anca ormai solo una settimana all’appuntamento elettorale del 6 e 7 maggio. Forse non saranno determinanti ai fini della vittoria di questo o quel candidato, fatto sta che Breda, nuova questura e centrale Repower sono stati gli argomenti più ricorrenti nei dibattiti e nei confronti elettorali, così come nei comunicati inviati dagli uffici stampa degli otto candidati a sindaco di Pistoia. Lo stabilimento AnsaldoBreda di via Ciliegiole ha rappresentato la prima tappa per diversi big della politica nazionale, arrivati in città per sostenere il loro candidato di riferimento. La questione Breda, e in particolare l’ipotesi sempre più probabile di vendita, è stata anche al centro dell’incontro promosso dalla Rsu, che si è svolto nella “Cattedrale laica” del nuovo quartiere San Giorgio, presenti molti esponenti politici nazionali. La sede della nuova questura, i cui lavori ormai quasi terminati, rischiano di essere sospesi Ecco i temi clou della campagna elettorale degli otto candidati a sindaco di Pistoia di Patrizio Ceccarelli per sempre per i tagli disposti dal Governo, è stata al centro di incontri e prese di posizione di esponenti politici nazionali, che hanno interpellato il Governo, e degli stessi candidati delle varie liste che hanno promesso il loro interessamento affinché la situazione si sblocchi ed abbia una conclusione positiva. La centrale Repower, infine, è stata l’argomento del confronto, promosso dal Comitato di Bottegone-Badia-Agliana, che ha visto la presenza degli otto candidati a sindaco alla Capannina di Bottegone, davanti ad oltre 400 cittadini, che hanno esposto timori e perplessità sul progetto, attualmente al vaglio della Regione. Su questo argomento, in particolare, sette degli otto candidati a sindaco, ovvero Annamaria Celesti (Pdl), Daniela Simionato (Lega Nord), Alessio Bartolomei (Terzo Polo), Paolo Bonacchi (Cittadini Sovrani), Giacomo Del Bino (Movimento 5 stelle), Enrico Guastini (lista ecologista Per un’altra Pistoia) e Mario Capecchi (Pcl), hanno detto, con diverse motivazioni, di essere contrari alla realizzazione della centrale Repower in quell’area. Diversa la posizione di Samuele Bertinelli, che ha preso tempo, affermando «di voler attendere la conclusione del procedimento regionale sulla valutazione di impatto ambientale» e di ritenere sbagliato, per il momento, anticipare un sì o un no. Ricordiamo che si vota per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale anche a Quarrata, Serravalle, San Marcello e Marliana. Economia Fermo l’export pistoiese La crisi colpisce soprattutto il mobile e la carta. Bene i settori della moda. In calo anche il vivaismo L’ export pistoiese segna il passo. I dati relativi al 2011 sono per la maggior parte negativi e in controtendenza rispetto alla media regionale e nazionale. Lo dice il report di Assindustria, secondo cui il risultato pistoiese relativo al 2011 (+0,8%) risulta sensibilmente peggiore rispetto alla media della Toscana (+13,7%) e dell’Italia (+11,4%). «Tuttavia - spiega Renzo Vettori, responsabile dell’Ufficio studi di Assindustria - se si escludono dal confronto alcune componenti merceologiche caratterizzate da forti elementi di variabilità, come le esportazioni del ferrotranviario pistoiese, o di anomalia, come quelle di metalli preziosi e non ferrosi, che Pistoia non ha, si osserva come la traiettoria di fondo delle esportazioni pistoiesi a cavallo della crisi non si sia discostata in modo significativo rispetto a quella degli altri ambiti di riferimento». Pistoia ha condiviso con le altre province toscane i buoni risultati ottenuti dalla maggior parte dei settori della moda. In senso negativo si sono invece distinti i mobili, il ferrotranviario, gli articoli in carta e cartone. Positivo ma contenuto il risultato delle piante vive, per le quali il peso di Pistoia sul totale nazionale nel 2011 è sceso al 41% (era il 52% nel 2008). «La crescita delle esportazioni pistoiesi - aggiunge Cristiana Pasquinelli, vicepresidente di Assindustria - è stata condizionata in modo negativo soprattutto dai risultati ottenuti nei confronti dell’area dell’euro, ma alcune destinazioni storiche ed importanti sono cresciute in modo significativo (Germania +6,8%, Stati Uniti +21,3%). La crescita nei confronti di destinazioni non tradizionali, come diversi paesi dell’Europa centrale, e dell’Estremo Oriente, testimonia l’impegno delle aziende per la ricerca di nuovi assetti delle relazioni commerciali, anche nel caso dei prodotti pistoiesi più tradizionali». P.C. accolte oltre 5000 firme in provincia di Pistoia contro lo smantellamento della ferrovia Porrettana. La petizione promossa dal comitato “Viva la Porrettana viva” e da Legambiente, è stata consegnata venerdì scorso al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, insieme ad uno specifico atto firmato in modo bipartisan dai candidati a sindaco, nel quale si chiede il rispetto dei protocolli d’intesa già stipulati e il mantenimento di un confronto preliminare con i cittadini, attraverso le associazioni di rappresentanza del territorio. Tra i firmatari della petizione popolare, molti pendolari delle zone collinari e montane della provincia di Pistoia e dei paesi della valle del Reno della provincia di Bologna, per i quali il treno è l’unico mezzo di trasporto per raggiungere i luoghi di lavoro e di studio in città. «Nonostante le promesse di politici e amministratori dice Antonio Sessa, presidente di Legambiente Pistoia - pochi giorni fa c’è stato l’ennesimo tentativo da parte delle Ferrovie di smantellare gli scambi, in alcune piccole stazioni montane (Corbezzi, Piteccio e Mulino del Pallone), tentativo che è fallito solo grazie all’intervento di una settantina di nostri manifestanti. Adesso vogliamo risposte chiare delle istituzioni». Nella petizione viene chiesto, tra l’altro, che la Regione Toscana si impegni «a promuovere ogni azione utile e a ricercare possibili soluzioni per il mantenimento della perfetta funzionalità infrastrutturale della linea, in particolare della funzionalità degli incroci ferroviari, anche attivandosi presso Rete ferroviaria italiana (Rfi) per il perseguimento di tale obiettivo; e che si concretizzi con urgenza in un impegno formale scritto da parte di Rfi». Si chiede inoltre che «si attivi quanto prima un momento di confronto e dialogo tra le istituzioni e associazioni del territorio, sia toscane che emiliane, sulle misure che si intendono adottare per organizzare insieme l’assetto migliore possibile per l’immediato e per il futuro della Ferrovia Porrettana». P.C. AlcolOut Il vivere sano tra i giovani di Edoardo Baroncelli S i è conclusa lo scorso 19 aprile l’annuale edizione del circuito AlcolOut. La manifestazione finale ha visto la partecipazione di numerose scuole cittadine che con i propri rappresentanti hanno potuto assistere ai vari momenti d’intrattenimento caratterizzati da un torneo di volley e da vari momenti dedicati all’arte che hanno permesso così di unire sport e spettacolo e sensibilizzare i giovani sulle problematiche sociali dei giorni nostri. “ Il progetto – dicono dalla Provincia – quest’anno è stato più ambizioso rispetto alle precedenti edizioni in quanto ha visto l’adesione di quasi tutti gli Istituti scolastici superiori di Pistoia come il Liceo classico Forteguerri, il Liceto Artistico Petrocchi, lo scientifico Amedeo d’Aosta, il Fedi e quello per i geometri e ha organizzato una seri di incontri di formazione con studenti ed insegnanti su alcune tematiche fondamentali come le emergenze educative come la guida stadale, l’abuso di alcol, l’uso scorretto di farmaci e l’utilizzo scorretto di internet.” L’emergenza primaria resta tuttavia quella dell’abuso di alcol; non per niente l’ultimo rapporto del Censis dice che c’è stato un calo generalizzato di uso di alcolici nella popolazione mentre è invece cresciuto l’abuso da parte dei giovani sempre più legato a comportamenti o situazioni psicologiche a rischio. Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore allo sport Roberto Fabio Cappellini che ha ricordato l’importanza della manifestazione sempre più intenta ad “utilizzare lo sport nella sua funzione migliore ossia di difesa e ostacolo ad emergenze sociali di vario tipo”. Il progetto giunto alla sua settima edizione è stato promosso e realizzato grazie alla Provincia di Pistoia, all’Associazione Quasar in collaborazione con la Regione Toscana, il CONI, l’Aci di Pistoia e il Centro Alcologico Regionale. Vita La 29 aprile 2012 comunità e territorio n. 17 BANCA DI PISTOIA TRADIZIONI Gli appuntamenti in vista della Giostra Tre mesi di iniziative per pistoiesi e turisti. Nuovo regolamento per la gara e tutela dei cavalli di Patrizio Ceccarelli S i alza il sipario sulla Giostra dell’Orso 2012. «Sarà una Giostra diversa dal solito spiega Fabio Dolfi, presidente del Comitato cittadino – perché, per questa edizione, ci sono tantissime novità relative alla competizione, come il varo del nuovo regolamento, con il passaggio da tre a due cavalieri titolari per rione, fino alle nuove norme per la tutela della salute del cavallo: visite mediche specifiche e severi controlli antidoping. La sfilata sarà impreziosita dal grande lavoro della “Compagnia dell’Orso” che raggiunge il traguardo importante dei dieci anni di vita. Un’altra novità rilevante è quella dell’album di figurine inerente la Giostra dell’Orso che sarà in distribuzione da fine maggio in tutte le edicole cittadine». «Ci troviamo di fronte un tabellone di eventi – aggiunge l’assessore comunale alla cultura, Mirco Vannucchi – che si protrae per quasi tre mesi, con l’intento di tenere viva l’estate pistoiese. Nelle ultime edizioni sempre più turisti hanno riempito le tribune di piazza Duomo e per la città questa manifestazione rappresenta una opportunità che deve essere consolidata nel tempo». Intanto, il 15 maggio è il termine utile per presentare le domande di ammissione al concorso per realizzare il prossimo palio: mentre il 30 maggio verrà decretato il vincitore, che poi avrà a disposizione tutto il mese di giugno per realizzarlo. Queste, invece, le manifestazioni previste da qui al 25 luglio. Il 30 maggio è in programma una conferenza sui santi di Pistoia, curata da Alberto e Lorenzo Cipriani. In particolar modo, si farà riferimento a Sant’Agata, co-patrona della città, insieme a San Jacopo, e soggetto del disegno del prossimo Palio. Il 16 giugno «Storie di Pistoia all’ombra di Grandonio», con i bambini delle scuole materne ed elementari della città che metteranno in mostra tutti i loro elaborati per un progetto che ha già preso il via lo scorso settembre. Dal 19 giugno al 5 luglio si svolgerà il Palio calcistico dei rioni. Il 23 giugno si terrà la Festa dei rioni. Il 1° luglio si svolgerà la sfilata storica per le vie del centro. Il 6 luglio, il Convivio sotto le stelle in piazza del Duomo, con le premiazioni del Palio calcistico e uno spettacolo di ballo. Il 21 luglio sono in programma la presentazione del Palio 2012 e la vestizione di San Jacopo. Il 22 e il 23 luglio in piazza del Duomo si svolgeranno le prove della Giostra dell’Orso. Infine, il 25 luglio, a partire dalle ore 21, si disputerà l’attesissima Giostra. ISTITUTI RAGGRUPPATI Inaugurazione asilo nido “Cavallo bianco” V enerdì 27 aprile, gli Istituti Raggruppati di Pistoia inaugurano il nuovo Asilo Nido “Cavallo Bianco”, presso le ex Scuderie Vescovili di Pistoia in via Puccini 19. Questo progetto, fortemente voluto dagli Istituti Raggruppati stessi e dall’Istituto diocesano di Pistoia, è stato realizzato per incrementare la qualità dei servizi alla persona per tutta la comunità pistoiese ed in particolar modo per l’area del centro storico riuscendo così a potenziare il numero dei servizi educativi presenti in città, promuovendo una nuova possibile risposta al bisogno delle famiglie del territorio per l’educazione dei piccoli dai 12 ai 36 mesi, grazie anche al contributo di 556mila euro previsti dal Piano integrato di sviluppo urbano sostenibile (Piuss) dell’amministrazione comunale ed al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia che ha provveduto all’acquisto di tutti gli arredi della nuova struttura, per un importo complessivo di circa 65mila euro. Interverranno: Giancarlo Niccolai, presidente degli Istituti Raggruppati, Renzo Berti, sindaco di Pistoia, monsignor Mansueto Bianchi, Vescovo della diocesi di Pistoia, Ivano Paci, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, Stella Targetti, vicepresidente della Regione Toscana con delega a Scuola, università e ricerca e Vannino Chiti, vicepresidente del Senato della Repubblica. I Assemblea annuale l 6 maggio (quando i pistoiesi sono chiamati alle urne comunali) per la città di Pistoia si verificherà un altro evento significativo: l’Assemblea della Banca di Pistoia a cui tutti i soci sono invitati a partecipare per l’annuale verifica e per l’elezione del nuovo CdA. Sarà un’assemblea particolarmente importante, dopo quei cambiamenti verifica- La vecchia canonica di Chiazzano dove nacque e fu salvata la Cassa Rurale, diventata oggi Banca di Pistoia tisi a settembre che lasciarono perplessi molti associati. Sarà l’occasione perché tutti possano riaffermare le idealità e le finalità della Banca, nella fedeltà alla sua storia e ai suoi valori: essere a servizio delle persone, con un fattivo cooperativismo e uno speciale attenzione alla dimensione cristiana della solidarietà. Del resto, fu questo lo spirito di chi, agli inizi del secolo passato, capì che dalle crisi si esce insieme, non dimenticando la cooperazione, l’attenzione ai più deboli… Ebbero coraggio quei fondatori che non vollero mai dimenticare il legame con il loro territorio, con le problematiche reali della gente. Sebbene la situazione fosse anche allora tanto complessa, essi non puntarono semplicemente alla speculazione, al profitto, agli opportunismi, al potere di lobbie… Avevano molto chiaro, infatti, che sul profitto che, inevitabilmente anche le Banche di credito cooperativo ricercano, incombe sempre un’ ipoteca sociale; anche il profitto deve conservare sempre una valenza etica condivisa trasparente. E il profitto più valido consiste proprio nell’essere differenti e nell’avere il coraggio di non farsi deviare … L’augurio più sincero per tutti i soci è, dunque, che la Banca di Pistoia, affrontando sempre percorsi tecnicamente contenibili, non voglia avventurarsi in scelte di rischio finanziario… ma soprattutto non si affidi mai a persone che non siano realmente parte della tradizione originaria della Banca… e che, quindi, potrebbero deviarla dalla sua natura…con grande delusione di chi sceglie la Banca di Pistoia perché è (e deve rimanere) differente. A tutti i soci, sensibili e attenti a come… va il mondo… l’invito a partecipare all’Assemblea, a dibattere sul suo futuro, a collaborare perché questa Banca possa continuare a significare per Pistoia un punto di riferimento chiaro, perché trasparente nelle finalità e mai deviato verso opportunismi speculativi. Per mantenere fedeltà a questi valori. R. Dal 21 aprile al laboratorio Lampadani di Pistoia Tuija Matela per la prima volta in Italia O spiti internazionali al laboratorio Lampadani. Da sabato 21 aprile nello show room di via Monfalcone 32 a Pistoia sono esposte le opere della pittrice finlandese Tuija Matela. Tuija Matela vive a Kuopio (Finlandia). Artista che all’attività di pittrice unisce quella di coreografa e insegnante di danza, Tuija vive a Kuopio dove si è laureata in arti visive all’Ingman college of design. Dal 2008 espone in Estonia, in Finlandia ed in Ungheria. Oggi per la prima volta le sue opere arrivano in Italia, grazie all’amicizia che la lega agli artigiani di Lampadani. Alle pareti del laboratorio, una serie di quadri dove, attraverso una “preziosa” materia pittorica, Tuija illustra storie e flash di una quotidianità assolutamente femminile, resa con sottilissime velature di colore. 11 PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] 12 I n margine al convegno “Etica e politica per il bene comune”, intervistiamo la presidente delle Acli di Pistoia Elena Pampana alla quale abbiamo rivolto alcune domande. In margine al convegno DEL 13 APRILE IN SEMINARIO Qual è stato il contenuto del suo intervento al convegno? Per parlare di una nuova politica, maggiormente orientata al bene comune bisogna affermare un concetto di giustizia che, invece di abbandonarsi a derive giustizialiste, sia radicato nel Vangelo e indissolubilmente legato alla libertà e alla verità. L’equità sociale, quella che invochiamo sopratutto in questo tempo di provvedimenti che dovrebbero aiutarci a superare la crisi economica, deve essere infatti intesa come una manifestazione del concetto di giustizia e di democrazia, altrimenti si riduce ad essere solo la variabilità di un’equazione economica-matematica e non concorre a realizzare concretamente il bene comune. Per far questo, inoltre, bisogna rimettere al centro le comunità, realizzando in concreto il principio di uguaglianza sostanziale e di sussidarietà, perché la buona politica è quella che affonda le proprie radici nelle comunità, in quelle che vanno avanti nonostante tutto, che si aiutano e si sostengono; sono le comunità all’interno delle quali si costruiscono legami di senso tra le persone. Intervista con Elena Pampana, presidente delle Acli di Pistoia Le Acli nascono come patto associativo tra lavoratori cristiani che vogliono testimoniare la loro fede nel mondo del lavoro e dare concretezza alla solidarietà. Cosa rimane oggi di questi valori? “Etica e politica per il bene comune” Resta sostanzialmente tutto, anche se declinato tenendo conto di quella che è la realtà che ci troviamo a vivere. Si riassume tutto in quelle che definiamo le quattro fedeltà: al lavoro, alla Chiesa, alla democrazia e al futuro. La sfida di oggi è quella di guardare avanti, ai problemi delle nostre comunità, facendo al tempo stesso tesoro di un percorso associativo iniziato all’indomani del dopo guerra. Quali sono i servizi proposti dalle Acli? Il Patronato è uno dei servizi storici delle Acli che è stato capace di evolversi nel tempo. Adesso non siamo più solamente quelli che aiutano i cittadini nelle domande di pensione, ma assistiamo i lavoratori che hanno problemi di salute e invalidità, assistiamo le colf e i datori di lavoro sui contratti di lavoro e in tutte le vicende relative al rapporto che si instaurano tra la colf e il datore di lavoro, ci occupiamo delle domande di disoccupazione e anche pratiche in convenzione con l’estero, solo per fare alcuni esempi. Per non dimenticare anche il nostro Centro di assistenza fiscale che si occupa dell’ assistenza fiscale per la dichiarazione dei redditi, imu, successioni e locazioni. L’obbiettivo che ci siamo posti come patronato è quello di stare vicini al cittadino attraverso l’ampliamento della rete dei nostri segretariati sociali coinvolgendo i nostri circoli e, quando possibile, anche le parrocchie come ad esempio è stato fatto a Quarrata e Montale. Il rischio di povertà è in crescita per le persone che in precedenza non erano in pericolo. Qual è il punto di vista delle Acli? L’anno scorso le Acli hanno presentato una proposta articolata diretta a tutte le famiglie che vivono in condizione di povertà “assoluta”. L’idea centrale è costituita da una social card diretta a tutte le famiglie che vivono in povertà assoluta (Il 5,1% del totale, circa tre milioni di persone), comprese le famiglie di immigrati stabilmente residenti che darebbe diritto non solo ad un importo medio di 129 euro mensili, ma anche a servizi alla persona (formazione, inserimento professionale, cura…). A questo vanno ad aggiungersi le esperienze locali come il Fondo famiglia e lavoro a cui hanno collaborato anche le Acli di Pistoia. Le Acli come affrontano il problema dell’integrazione multietnica? Pensiamo che l’integrazione multietnica passi in primo luogo da azioni concrete. Le Acli a livello nazionale, sono state tra i promotori della campagna “L’Italia sono anch’io” che promuoveva due leggi di iniziativa popolare (sono state raccolte oltre 100mila firme) una riforma del diritto di cittadinanza che concedesse la cittadinanza italiana anche ai bambini nati in Italia da genitori stranieri regolari e una nuova norma che permettesse il diritto elettorale amministrativo ai lavoratori regolarmente presenti in Italia da cinque anni. A livello locale, invece le Acli di Pistoia lavorano concretamente all’integrazione attraverso lo sportello immigrati che fornisce ai cittadini stranieri informazione, assistenza, e orientamento sulle leggi italiane in materia di immigrazione, aiuto nel rinnovo dei titoli di soggiorno e sull’accesso ai servizi socio sanitari nel territorio oltre che offrire un punto d’ascolto per quanti abbiamo subito discriminazioni o atti lesivi della loro dignità e dei loro diritti. Qual è il pensiero delle Acli in merito alla crisi occupazionale e all’articolo 18? Recentemente la direzione nazionale delle Acli ha analizzato le proposte del Governo in materia occupazionale giudicando positivamente l’introduzione dell’Aspi, la stretta sulle collaborazioni autonome e continuative ed il fatto che il lavoro a tempo indeterminato diventa la forma di impiego prevalente, riducendo le molte forme contrattuali che in questi anni hanno acuito la piaga del precariato. Restano tuttavia, delle ombre Vita La n. 17 29 aprile 2012 ad esempio sull’indennità in caso di licenziamento e sull’apprendistato; in quest’ultimo caso la direzione ha sottolineato l’importanza di porre modalità di certificazione della formazione conseguita al fine di renderla spendibile anche per le attività lavorative future. Personalmente, se dovessi individuare una priorità, la identificherei nella crisi occupazionale che sta affliggendo sopratutto i giovani. La questione non è solo quella che ruota intorno al cosiddetto posto fisso, il vero problema sono le barriere d’acceso al mercato del lavoro e sopratutto la progressiva perdita di speranza che si sta diffondendo tra i giovani in ordine alla ricerca di un occupazione. È impressionante il dato di quanti giovani non studino, né lavorino. È necessario agire concretamente sia per abbattere queste barriere in entrata, sia per creare un vero e proprio percorso di ingresso al mondo del lavoro, che non si risolva nel passaggio da un tirocinio ad uno stage ad una collaborazione a progetto, valorizzando ad esempio, l’apprendistato e le competenze acquisite anche in attività svolte al di fuori dei normali percorsi educativi come il servizio civile ed il volontariato. Le Acli vedono con favore la proposta del governo riguardo all’art. 18 dello statuto dei lavoratori, che ammette la risoluzione del rapporto di lavoro per ragioni di carattere economico, ma contemporaneamente ne richiama ad un uso responsabile commisurato alle misure di risarcimento al lavoratore piuttosto onerose per l’impresa. Resta arbitro il giudice sulle decisioni riguardanti i licenziamenti per motivi economici e per quelli a carattere discriminatorio. Daniela Raspollini sport pistoiese AUTO STORICHE Un tour di successo per i Veteran D ella serie “iniziative di successo” segnaliamo quella d’esordio stagionale del Veteran Car Club Pistoia. L’associazione pistoiese, che raggruppa gli appassionati delle quattro ruote (nella foto un paio di appassionati), ha infatti, inaugurato la stagione 2012 con una manifestazione molto suggestiva, il “Tour dei profumi e del gusto della montagna”. Dopo la pausa invernale, sono tornati quindi gli appuntamenti con i raduni del Veteran Car Club Pistoia, e sono ricominciati con una prima uscita da applausi, dedicata appunto a un evento che da sempre intende valorizzare le eccellenze del nostro tratto di Appennino. È stata una giornata perfetta: le auto storiche si sono radunate davanti allo stabilimento Ansaldo Breda posto in Via Ciliegiole, luogo da dove ha preso avvio questo incantevole giro che ha portato gli amanti del genere a fare deliziose scoperte. “Dopo una sosta al circolo Smos Unione di Bardalone, ospiti della gentilissima signora Orietta, per una gustosa colazione -hanno raccontato all’unisono gli organizzatori del Veteran Car Club-, gli equipaggi si sono spostati poco distante, a Campotizzoro, dove da poco tempo è stato realizzato un interessante percorso per la visita dell’ex stabilimento Smi. Tutto questo al fine di conoscere la storia dei numerosi operai che durante il periodo bellico producevano munizioni da guerra. Lì gli intervenuti hanno potuto visitare quei posti, spesso sconosciuti agli stessi residenti”. Non meno interessante, aggiungiamo noi, si è rivelata la visita al rifugio antiaereo, il cosiddetto rifugio della linea gotica, nel quale le maestranze trovavano riparo in caso di attacco aereo. Le auto d’epoca, poi, hanno ripercorso la strada a ritroso sino alle Panche e da lì, scollinando dal monte Paradiso, sono giunte a Piteccio, ove sono state accolte da tante persone al locale circolo ricreativo. Dopo il giro, d’obbligo una sosta per pranzare. Pranzo sapientemente preparato dalla signora Maida la quale, supportata dalle sue amiche cuoche, ha fatto gustare ai partecipanti squisite specialità tipiche dei nostri monti. D’ora in poi, gli interessati potranno contattare il Veteran Car Club e prendere parte a bei momenti rievocativi-culinari. Non poco, in questo periodo di crisi. Gianluca Barni Calcio - Basket Tempi Supplementari N di Enzo Cabella elle ultime due giornate di campionato la Pistoiese ha conquistato due vittorie, che acquistano un valore significativo in quanto ottenute fuori casa. Questa performance dimostra che la squadra ha ormai superato il periodo critico seguito alla sconfitta in casa con Mezzolara, che aveva praticamente estromesso la squadra arancione dalla corsa ai palyoff. La classifica è migliorata, se non come posizione — era nona e nona è rimasta, sia pure a braccetto con il Lanciotto — certamente come punti, che adesso sono 50. Dopo aver perso tutti gli obiettivi, sia il presidente Ferrari che l’allenatore Indiani hanno detto che puntano ad arrivare a quota 59: vorrebbe dire vincere tutte e tre le partite che mancano alla fine del campionato. L’impresa è alla portata degli arancioni, visto che gli avversari si chiamano Pelli S. Croce,Virtus Pavullese, che si trovano nelle posizioni basse della classifica, e Lanciotto, l’unico che può rappresentare un ostacolo importante se non fosse che si tratta dell’ultima giornata di campionato, dove c’è più voglia di vacanze che di lottare. Il campionato della Pistoiese può essere giudicato esattamente come le due parti esso in cui è diviso: disastroso nel girone d’andata, chiuso con appena 17 punti, ottimo nel ritorno, dove ha guadagnato ben 33 punti. E se la promozione (prima) e i playoff (dopo) sono obiettivi falliti, dob- biamo osservare che almeno c’è stata la valorizzazione di tutti i giovani ‘under’, da Gaffino a Ceccherini, da Varoli a Elmi, da Arzeo a Paolicchi, Firenze, Nencioli, Cantoni. Avremmo voluto vedere impiegato di più Bugelli, un centravanti che è stato il miglior marcatore nel proprio girone del campionato nazionale Juniores. Il Pistoia Basket ha perso malamente a Scafati ed è scivolato al quarto posto della classifica. Comunque, fa sempre parte del quintetto delle migliori ed è quel che conta in vista dei playoff che cominceranno tra due settimane. La squadra di Moretti ne ha solo una da giocare, contro Forlì (ultimo in classifica), poiché all’ultima giornata riposerà, secondo il calendario. Questo riposo è un bene, perché permetterà al coach di recuperare, sul piano fisico e mentali, tutti i giocatori, considerando che gli ‘effettivi’ sono soltanto sette. Anche per questo gruppo ridotto, bisogna fare i complimenti a Moretti e ai suoi uomini che hanno fatto sfoggio di uno spirito di sacrificio e di un’appartenenza alla maglia che ha stupito tutti. Jones, Hardy, Galanda (e Toppo, che è infortunato) sono i trascinatori di una squadra che meriterebbe di andare molto avanti nei playoff, ma non possiamo sottacere la crescita di Saccaggi e Gurini. Insomma, ai playoff la squadra pistoiese potrebbe essere una rivelazione. Mai dire mai. Vita La Perché il ‘’marcio’’ e il qualunquismo non abbiano futuro di Alberto Campoleoni 29 aprile 2012 dall’Italia n. 17 ASTENSIONE E ANTIPOLITICA Fiducia ai giovani A stensione e antipolitica. Sono due spauracchi che si rincorrono in questi giorni sulla scena politica italiana, dove peraltro si sta consumando da tempo un dramma, quello di una classe politica ormai sfiduciata di fatto, travolta da scandali ed episodi di corruzione, più o meno vasti. Partiti e persone che sembrano aver dimenticato la strada del bene comune avendo intrapreso piuttosto quella degli interessi privati. È vero che non si deve e non si può fare di tutte le erbe un fascio, ed è vero anche che non pochi rappresentanti della politica e delle istituzioni -a cominciare dal presidente della Repubblica- conservano profili di alto livello. Tuttavia la crisi del sistema italiano è seria. Ne è una prova la stessa necessità, venutasi a creare in questi mesi, di un governo “tecnico”, che proprio alla politica, e ai partiti, di fatto ha chiesto un passo indietro. Ebbene, se questa è la scena principale, non è strano l’irrompere dei due “attori” ricordati all’inizio: l’astensione e l’antipolitica. I sondaggi accrediterebbero il “partito dell’astensione”, ad esempio, addirittura ad oltre il 35%. Ci saranno mille motivi, certo, ma il segnale della sfiducia è forte. E altri sondaggi – che spaventano i partiti – sono quelli che danno in questi giorni il Movimento 5 stelle in grande crescita, oltre il 7%. L’antipolitica che avanza, si è subito detto, facendo leva sulla fortissima carica di critica al sistema che il movimento di Beppe Grillo porta con sé. Qualcuno l’ha addirittura accostato al Fronte dell’Uomo qualunque, di Guglielmo Giannini. Qualunquismo e populismo. Il rischio, però, è che si tratti di un giudizio frettoloso. A guardar bene, infatti, alcune istanze legate al movimento grillino potrebbero aprire nuovi scenari di partecipazione. Anche perché, per quanto ci sia un’Italia malata davvero, stanca, provata dalla crisi economica e occupazionale, tuttavia non mancano nel Paese segnali positivi, di uomini e donne, molti giovani, che credono nell’impegno personale a vantaggio di tutti, per i quali ha ancora senso il “bene comune”. Un’Italia per la quale la richiesta di parlamentari “incensurati” – per tornare a temi cari ai “Grillini” – o di una politica che non sia “professione” in senso negativo – ecco la richiesta, ad esempio, di mandati a tempo determinato – o che sia fatta da gente nuova, non compromessa con stagioni ormai impresentabili, significa la volontà di un rinnovamento autentico e di un impegno nuovo.Ascoltare con serietà e fare tesoro di richieste in realtà molto diffuse è il modo migliore per evitare quel rischio dell’antipolitica che pure qualcuno può cavalcare. E magari anche combattere la deriva delle astensioni. In questo quadro, ecco il monito forte del presidente Napolitano, il quale non smette di sottolineare l’importanza di cambiare, chiede passione per il Paese e ricorda che, tolto il marcio, il sistema democratico e gli C’ è da stare tranquilli? O prepariamo i fazzoletti? Non si sa più a chi dare bado, una volta sfogliati i giornali o sentiti i tiggì.Va male ma andrà meglio? Oppure va male ma in futuro sarà ancora peggio? Non riportiamo discorsi da bar sport, ma riflessioni che vengono da autorevoli e serie fonti; la Banca d’Italia e il Fondo monetario internazionale. La prima ha ben presente la gravità della situazione, ma loda gli sforzi attuati dal governo Monti e indica come giusta la strada del risanamento intrapreso. Il secondo ci ha recentemente gelati: la nostra economia è in recessione, i conti ancora in squilibrio e lo saranno per anni. Significa che continuiamo a spendere più di quanto incassiamo, quindi ingrassiamo un debito pubblico che andrebbe ridimensionato. C’è da dire che entrambe le fonti, pur autorevolissime, non sono... fonte di verità incontrovertibile. Bankitalia non è solo numeri e statistiche, ma anche il braccio finanziario di un Paese, il nostro. E da tempo esercita una moral suasion sulla politica e i cittadini. Monti è la risposta, per Bankitalia e per chi volle, fortissimamente volle Monti alla guida del Paese: Mario Draghi, ex presidente ora alla guida della più potente Bce. Il Fondo monetario, invece, è altrettanto serio e autorevole, ma da tempo cerca di intrufolarsi dentro le dinamiche dell’euro e dei debiti pubblici europei. Pronto a tirare fuori soldi se l’eurozona ne avesse bisogno. Ma non si fa mai nulla per nulla. Quando l’Fmi sgancia, allega ai soldi il libretto delle istruzioni: dovete fare così e cosà. Basta chiedere informazioni ai Paesi del Secondo e Terzo mondo beneficiari di fondi Fmi. Chiaro che questa influenza non è per nulla gradita da chi comanda in Europa, cioè dalla Bce, cioè dai tedeschi. Ma alla fine della fiera – si dirà il cittadino-lettore italiano – siamo di fronte ad un lungo tunnel, o alla luce che s’intravvede in fon- CRISI ECONOMICA Più buio che luce? Siamo di fronte a qualcosa di complesso e complicato di Nicola Salvagnin do? Siamo di fronte alla terra del nonlo-so. Non è una crisi economica qualunque. Lo sanno e lo dicono ormai tutti. Non una di quelle cose che manda un po’ tutto giù, quindi segue una più o meno rapida ripresa. Lo scoppio di una bolla borsistica, l’impennata del petrolio, una guerra... No, siamo di fronte a qualcosa di estremamente più complesso e complicato. Il 2012 rappresenta ormai il quinto anno d’immersione in questa situazione che i più davano per risolta tra il 2010 e il 2011. Non ci si aspetta un granché dal 2013, e ormai si parla apertamente di previsioni che interessano il... 2017. Ma la sensazione è che molte cose, e molto grandi stiano cambiando. E nulla sarà più come prima. La crisi finanziaria del 2008 ha raccontato al mondo che nessun piatto di minestra è gratis, che la crescita economica continua era solo finta, determinata dalla carta finanziaria ma non da ricchezza reale. Ha raccontato che l’Occidente impigrito e un po’ impoverito dalle bollette petrolifere prima, dalla delocalizzazione delle sue fabbriche dopo, non può più reggere condizioni di vita splendide e finanziate a debito.Viviamo da pascià (chiedete conferma a un etiope) ma con i soldi altrui. Dobbiamo cominciare a restituirli, e questa volta a fondi arabi, banche cinesi, finanzieri brasiliani. Soldi che non abbiamo. Dovremo quindi farne, di soldi. Già, ma come? (e qui s’innesca lo stucchevole mantra della “crescita economica”).Viviamo ormai di terziario, di servizi. Le fabbriche stanno altrove, i proprietari delle stesse hanno cambiato di mano nel corso di questi anni e ora 13 stessi partiti, sono occasioni positive per costruire una società migliore.“Il marcio ha sempre potuto manifestarsi, e sempre si deve estirpare: ma anche quando sembra diffondersi e farsi soffocante, non dimentichiamo tutti gli esempi passati e presenti di onestà e serietà politica, di personale disinteresse, di applicazione appassionata ai problemi della comunità. Guai a fare di tutte le erbe un fascio, a demonizzare i partiti, a rifiutare la politica”: così il presidente, intervenendo a ricordo di un uomo che fu esempio proprio di onesta passione politica, Benigno Zaccagnini. Ad ascoltare il presidente ci sono certo i tanti giovani (e meno giovani) che, a cominciare dalle amministrative, si presentano nei territori al giudizio degli elettori nei movimenti, nelle liste civiche, anche in quei partiti così criticati a livello nazionale e nei quali tuttavia sperimentano i primi passi di un’avventura dove riversare entusiasmo e passione. Ecco, anche da qui parte il rinnovamento. abitano a Mumbai, nel Qatar, a Singapore. L’agricoltura vive di sussidi. L’innovazione non abita più in Europa, ma si è stabilmente insediata negli Usa o in Corea, da dove escono applicazioni internet, tablet pc, social networks, smart tivù. Per duecento anni noi europei siamo stati il motore dello sviluppo umano (treni, auto, medicine...). Poi il tutto s’è spostato oltreoceano (telefono, computer, televisione, aerei) e ora lo sviluppo si rimpalla tra le due sponde dell’oceano: quello Pacifico. Noi europei, noi italiani siamo ormai ridotti al ruolo di forti consumatori di prodotti altrui, che vivono nella parte più interessante, tranquilla e ricca di storia e bellezze del mondo. Stop. Secondo voi, il decorso della storia mondiale si può cambiare con un decreto legge di Mario Monti? Ma i decreti legge montani possono e devono rendere questo Paese meglio gestito, più sicuro, più accogliente per il lavoro, più bello e funzionale. Quindi il bicchiere mezzo vuoto dell’Fmi non è inventato, ma la speranza che suscitano le parole di Bankitalia non è del tutto infondata. Basta solo che tutti siano consapevoli che la ricreazione dell’ultimo ventennio è finita, e può darsi che non ce ne saranno più di così belle e lunghe. 14 dall’italia “L’ arretramento del sistema pubblico nel campo dell’assistenza sociale è un fatto ormai rilevante e molto evidente: basti pensare che la percentuale dei servizi gestiti direttamente dai Comuni è attestata alla media del 42% su scala nazionale, con una quota che al nord-ovest è scesa al 24,2% mentre al sud si eleva fino al 54%”: così Michele Mangano, presidente dell’Auser, ente nazionale di assistenza, ha introdotto l’incontro di presentazione sul V Rapporto nazionale “Enti locali e Terzo settore”, svoltosi il 17 aprile a Roma. “Il dato di fondo è che cresce il ricorso alle convenzioni con il volontariato – ha proseguito il presidente – a seguito di un quadro normativo che sollecita ormai da anni i comuni alle dismissioni dei servizi in gestione diretta a favore dell’affidamento a soggetti terzi per ridurre i costi”. La gestione del welfare comunale, così come rilevata dall’Auser attraverso il rapporto che è giunto alla sua quinta edizione, evidenzia che “nel giro di un solo anno il crollo della gestione diretta dei servizi sociali nei comuni è stato di ben 6 punti, dal 48% del 2010 al 42% del 2011, il che – fa notare il presidente - la dice lunga su quale momento stiamo attraversando. Prova ne è anche la notevole riduzione del personale in servizio che nel giro di tre anni si è contratto del 6,6%”. Difficoltà gestionali per le cooperative sociali Nell’analisi delle tendenze in atto negli enti locali, il presidente dell’Auser ha evidenziato che “le prestazioni sociali, quali assistenza domiciliare agli anziani e servizi per l’infanzia, vengono erogate sempre più frequentemente attraverso contratti di lavoro atipici. Inoltre, per i forti limiti imposti alle assunzioni pubbliche, i comuni ricorrono sempre più a ‘prestazioni occasionali’ che retribuiscono anche mediante i ‘buoni lavoro’, voucher, come lavoro accessorio”. La critica che viene dal Rapporto consiste nel fatto – come ha sottolineato il presidente – che “attraverso questa forma contrattuale spesso l’amministrazione comunale può nascondere l’uso sostitutivo e non integrativo del personale selezionato”. Altro elemento di forte criticità per le organizzazioni di volontariato – ha detto – è “che ormai si raggiungono a volte i tre anni di ritardo per il pagamento di quanto dovuto alle cooperative sociali, con gravi ripercussioni sulla tenuta economica delle stesse. A questo si aggiunga che il 5 per mille ritarda a sua volta di 2 anni, aumentando ulteriormente le difficoltà gestionali”. La proposta di Mangano è che “parte del recupero dell’evasione fiscale venga destinata a finanziare il terzo settore e i servizi sociali che sono così duramente penalizzati in questa fase”. Aumenta il ricorso al volontariato Ma qual è il rapporto tra gli enti locali e il terzo settore? Lo ha spiegato Francesco Montemurro, responsabile del rapporto e direttore di Ires “Lucia Morosini”. I casi esaminati riguardano 96 procedure di gara e 98 “determinazioni dirigenziali”, pubblicate dai comuni apparte- Vita La n. 17 29 aprile 2012 I Comuni sempre più ricorrono a noprofit e volontariato di Luigi Crimella nenti al campione considerato. Si è quindi trattato di selezioni pubbliche “ristrette” (a licitazione privata) e di affidamenti diretti, in base ai quali i comuni hanno poi trasferito alle imprese sociali e alle associazioni di volontariato la gestione dei servizi alla persona. Per lo più si tratta di assistenza domiciliare agli anziani, assistenza educativa territoriale ai minori, asili nido e mensa, altri servizi sociali. La spesa media rilevata per bando è stata di poco più di 59 mila euro, mentre gli affidamenti diretti hanno avuto importi medi di circa 8 mila euro (per lo più ad associazioni di volontariato per servizi sociali ‘integrativi’).“Si ha l’impressione – ha detto Montemurro – che negli ultimi mesi sia cresciuto in modo considerevole il ricorso alle organizzazioni di volontariato, allo scopo di contenere la spesa sociale a fronte della progressiva riduzione delle risorse pubbliche, tenendo conto del fatto che tali organizzazioni si avvalgono di solito di prestazioni volontarie e gratuite dei propri soci”. Punti deboli e paradossi Il rapporto dell’Auser evidenzia S ono tutti molto preoccupati. I cittadini, perché le notizie di malversazioni si moltiplicano, da Nord a Sud. E la classe dirigente politica, perché sente franare la legittimazione. Forse il movimento di protesta di turno può incassare nelle elezioni il dividendo dell’indignazione muta e disillusa. Ma il pericolo è sistemico, quella che vent’anni fa Luciano Cafagna chiamò “la grande slavina” e bisogna preoccuparsi davvero. Certo, i vuoti sono sempre riempiti, ma il rischio è (ancora una volta) che lo siano al ribasso. E il rischio decadenza del complessivo sistemaPaese non è poi tanto teorico. Di questo clima greve si è nuovamente fatto interprete il presidente della Repubblica, commemorando Benigno Zaccagnini, protagonista, ormai trentacinque anni fa, del “rinnovamento” della Dc. Napolitano, citando le parole del politico e prima partigiano cattolico di Ravenna, ha definito “il partito come strumento. Ecco, il partito e la politica possono e debbono ancor oggi essere questo. Non sono il regno del male, del calcolo particolaristico e della corruzione”. Ha tenuto a ricordare, accanto al “marcio”, i non pochi “esempi passati e presenti di onestà e serietà politica, di personale disinteresse, di applicazione appassionata ai problemi della comunità”, concludendo: “Guai a fare di tutte le erbe un fascio, a demonizzare i partiti, a rifiutare la politica”. Eppure oggi la gente vuole fatti, mentre le tasse aumentano, i servizi diminuiscono, i posti di lavoro ENTI LOCALI E WELFARE Costretti o convinti? che 8 amministrazioni su 10 riconoscono nel loro statuto la funzione e il valore del volontariato, ma soltanto il 45% di essi hanno poi elaborato specifiche linee guida per gli operatori comunali in rapporto allo stesso volontariato. La consulta del volontariato, organismo che avrebbe lo scopo di chiarificare i rispettivi ambiti operativi, risulta presente soltanto in un comune su quattro, specie nel centro-nord. Ciò fa dire all’Auser che “a fronte del rilevante apporto che associazioni e imprese sociali forniscono alla gestione dei servizi sociali, le amministrazioni pubbliche sono ancora inadempienti nella creazione di regole davvero efficienti e trasparenti per consentire al terzo settore di erogare servizi di qualità alla cittadinanza e di giocare un ruolo importante nella programmazione sociale”. Con questo V° Rapporto emerge così il dubbio che i comuni di fatto si appoggino sempre più al no-profit e al volontariato per motivi di ristrettezze economiche crescenti e non perché convinti della bontà del coinvolgimento di tale energie di volontariato popolare, che comunque ha bisogno di una precisa regolamentazione e valorizzazione. PARTITI E POLITICA Arduo ma doveroso Il cambiamento richiamato anche dal presidente della Repubblica di Francesco Bonini e le retribuzioni sono tagliati e con questi le prospettive dei giovani e dei padri e delle madri di famiglia. Certo, il dimagrimento può fare bene, ma bisogna cominciare dall’alto, o quantomeno da quello che è più visibile. Il capo dello Stato ha concluso esortando a muoversi velocemente per “cambiare quel che va cambiato, per riformare quel che va riformato oggi qui, senza ulteriore indugio, per trasmettere ai giovani la ‘vocazione alla politica’”. Presto e bene, insomma, e con giudizio. La parola vocazione è molto impegnativa. Implica un taglio, un’ascesi, cioè un percorso nuovo in vista di un obiettivo grande. Se usiamo la parola vocazione insomma dobbiamo accettarne le implicazioni, che già Pio XI, il Pontefice del rifiuto dei totalitarismi del XX secolo, oggi giustamente rivalutato, richiamava nella definizione, poi largamente ripresa della politica come forma esigente di carità. Che è e resta una definizione laica.Vale insomma per tutti, non solo per i credenti. Implica la stoffa delle persone. E un processo di selezione trasparente e rigoroso, tanto all’interno delle forze politiche, che, finché non s’inventeranno forme migliori, restano necessarie, che in sede elettorale. È arduo. Tanto più che il tempo passa veloce e l’annuncio dei cambiamenti non può più bastare. Anzi, ormai sortisce l’effetto opposto, se non è seguito dai fatti. Vita La U n Paese spaccato in due, per metà nelle mani dei tuareg e degli islamisti, e per l’altra affidata al nuovo capo di Stato ad interim Dioncounda Traorè, che deve ricostruire le istituzioni dopo ilo colpo di Stato militare che il 22 marzo ha deposto l’allora presidente Amadou Toumani Tourè. È da inizio d’anno che il Mali si è riproposto sulla scena internazionale provocando non pochi timori nella regione tra i Paesi limitrofi. Lo scorso gennaio ha infatti preso vita la quarta ribellione in cinquant’anni dei Tuareg, gli ‘uomini blù del Sahara, nella regione dell’Azawad, un’ampia area desertica e scarsamente popolata nella parte settentrionale del Paese. Una pressione, quella esercitata dall’Mnla (Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad), che ha portato in qualche misura al rovesciamento di Tourè da parte di un gruppo di militari che lo accusavano di incompetenza proprio nel contrasto alle ribellioni al Nord. I golpisti, guidati dal colonnello Amadou Sanogu, hanno sospeso la Costituzione e sciolto il governo, attirando la condanna della comunità internazionale e provocando la reazione di Stati Uniti e Unione Europea, che hanno sospeso i loro aiuti, anche umanitari, verso il Mali. Intanto nell’Azawad i Tuareg, sfruttando la fragilità e l’isolamento della giunta militare, sono avanzati conquistando le province di Gao, Kidal e della mitica Timbuctu, storica capitale dell’impero del Mali, che nel Medioevo do- L e presidenziali francesi hanno sempre il loro fascino, tanto più in questa Europa disorientata. Il primo turno non è chiamato a dare risposte, ma piuttosto a dare voce alle tendenze. Ne possiamo allora sottolineare tre. La prima è l’alta partecipazione, forse favorita proprio dal rilievo tradizionale dell’appuntamento e dall’ampia offerta politica presentata. La seconda considerazione è collegata: l’area della protesta, espressa cioè da candidati che si vogliono collocare fuori dal sistema tradizionale, è significativa, ma in complesso, tanto sulla destra che sulla sinistra “radicali”, resta largamente minoritaria e non sembra proporre una situazione di delegittimazione forte. Insomma, l’ara della competizione “utile” per il governo, che è bipolare, anche per effetto del sistema elettorale, si restringe, ma resta maggioritaria: i due candidati maggiori infatti, hanno ottenuto qualcosa di meno del 60%, qualcosina in più rispetto ai sondaggi. Insomma 29 aprile 2012 dall’estero n. 17 Il Mali rischia di diventare l’Iraq africano Paese avvitato tra scontri e rivendicazioni islamiste al Nord, e i postumi del golpe di Angela Carusone minava l’area sahariana sotto il profilo economico e culturale. Abitata principalmente da musulmani, la regione negli ultimi anni è finita nel mirino di Al Qaida, anche a causa del suo enorme potenziale minerario: già ricca di bauxite, il deserto conterrebbe anche estesi giacimenti di petrolio e di uranio. I Tuareg dell’Mnla hanno assicurato di voler rispettare i confini con gli Stati limitrofi, smarcandosi così dalle milizie di Al Qaida del Maghreb islamico (Agmi) che imperversano nell’area e sono legate all’altro gruppo di ribelli del Nord, i Tuareg jihadisti degli Ansar Dine. La situazione nella regione è però molto fluida e, oltre che con le forze inviate da Bamako, le milizie ribelli combattono anche tra di loro. Fa quando le regioni e le città di Gao, Kidal e Timbuctu sono cadute nelle mani dei ribelli, sono state segnalate numerose violenze nonostante la zona sia diventata inaccessibile alle organizzazioni internazionali: saccheggi, sequestri, scontri, mentre sono oltre 200mila i maliani, tra cui 60mila bambini, in fuga dai combattimenti. Il primo compito di Traorè, che si è insediato grazie alla mediazione del Burkina Faso, è quindi proprio quello di affrontare la crisi al Nord, ormai nelle mani dei ribelli. Oltre che formare un nuovo governo, in base agli accordi con la giunta militare che ha lasciato il potere, dovrà essere di unità nazionale e sarà dotato di pieni poteri. Traorè, già presidente dell’Assemblea Nazionale, è un matematico che è stato a lungo sindacalista. “Politico ma non politicante”, così ama definirsi, è stato per anni presidente dell’Adema, uno dei movimenti politici che rovesciarono nel 1991 il regime di Moussa Traorè, al potere da 22 anni. Più volte ministro, ora che ha la responsabilità del Paese, potrebbe chiedere l’aiuto degli altri Stati della regione per affrontare la questione Nord. In particolare l’Ecowas, l’organizzazione politica dell’Africa occidentale, che ha già messo in preallarme una task force ELEZIONI I PRESIDENZIALI N FRANCIA Una domanda di credibilità L’elettorato stanco dell’apparenza esige concretezza politica di Francesco Bonini – è la terza considerazione – le grandi famiglie politiche, pur restando ciascuna sotto la soglia psicologica del 30%, restano saldamente in campo. Ma sono consapevoli della necessità di rimodularsi. Sull’onda del vento di quella che definiamo “antipolitica”, tanto il presidente uscente, quanto il suo sfidante, hanno scelto di assecondare i toni, gli umori profondi dell’elettorato che, comunque sia, pur rifiutando le sirene della protesta, vuole qualcosa di nuovo, nel senso di serio e affidabile. Così i socialisti hanno scelto il poco profilato Hollande e Sarkozy ha dovuto molto disciplinarsi. I tempi sono molto cambiati, rispetto a cinque anni fa, e l’elettorato, preoccupato e deluso, non ha voglia di seguire le stupefacenti evoluzioni di acrobati e saltimbanchi. Pretende credibilità. Non è un caso che mai un presidente uscente sia arrivato secondo al primo turno e sia sensibilmente sotto nei sondaggi per il bal- di 2.000 uomini. In realtà, affermano gli osservatori, “un intervento militare dell’Ecowas contro i ribelli Tuareg e gli islamisti che hanno occupato il Nord, è piuttosto difficile a causa della complessità nel definire il contenuto della missione e i suoi obiettivi”. D’altra parte, però, i capi dei Stato della region e hanno ribadito di recente la necessità di “preservare l’integrità territoriale del Mali”. Inoltre, malgrado le difficoltà, per la Francia e per certi paesi della regione come il Niger un intervento militare potrebbe essere il modo per tentare di riulire la sona da Al Qaida e dagli islamisti che moltiplicano le minacce e i rapimenti di occidentali nel Sahel. E in proposito i Tuareg dell’Mnla hanno già offerto i propri servigi. “Noi tendiamo la mano ai Paesi coinvolti dalla minaccia terrorista per chiedere loro di stabilire con l’Mnla una partnership nella lotta contro il terrorismo”, ha affermato ai primi di aprile il portavoce del Movimento. “L’Mnla potrebbe essere un alleato molto prezioso per sbarazzarsi degli islamisti”, sostiene Jean Christophe Rufiu, ex ambasciatore francese in Senegal. Ma, a suo giudizio, ci sarebbe da pagare un “forte prezzo politico”, accordando per esempio ai ribelli Tuareg “una forte autonomia”. lottaggio. Al di là dell’esito del ballottaggio, tra quindici giorni, e dell’“effetto alternanza”, che ovviamente è un’eventualità tutt’altro che remota in tempi di crisi, l’interesse delle presidenziali francesi è insomma soprattutto sui processi più strutturali. Oggi, infatti, in Europa, c’è bisogno di buona politica, per dare risposte di governo a processi economici e strategici di crisi e ristrutturazione che implicano il ruolo delle istituzioni europee e l’influenza dei principali Paesi sulle stesse. La cosiddetta antipolitica, che forse si può meglio definire protesta radicalizzata, risponde alla vecchia legge della domanda e dell’offerta e, più in profondità a quello che in latino si definisce “horror vacui”. Il vuoto viene inevitabilmente riempito. Per questo bisogna essere molto rigorosi sulla qualità. Dalla Francia viene qualche indicazione. Anche per preparare le campagne elettorali del prossimo anno, nei due vicini e partner storici della Francia, la Germania e l’Italia. 15 Dal mondo Tunisia islamica e laica L’articolo 1 della costituzione tunisina vigente dal 1959 -quello che presenta la “Tunisia come uno stato libero, indipendente e sovrano, che ha l’islam come religione di stato, ha l’arabo come lingua ufficiale ed è una repubblica”rimane immodificato, così voluto dal partito islamico moderato Ennahda che dirige il primo esecutivo tunisino dopo l’era di Ben-Ali. È una decisione formale, assunta dalla commissione incaricata di esaminare la carta costituzionale, che presta il fianco a contrasti interni nel partito governativo: una sua fazione preme perché la costituzione non si limiti a riconoscere l’islam come religione di stato, ma consideri anche la sharia (la legge islamica, sostenuta dagli integralisti) come una delle fonti del diritto. Scuole del Brasile Nella rete municipale di Vitoria da Conquista, nello stato brasiliano di Bahia, è stato adottato l’impiego dell’uniforme “intelligente” allo scopo di impedire agli alunni di marinare le lezioni scolastiche. È un sistema che fa leva sull’utilizzo di una radiofrequenza attivata da un particolare microchip disposto sotto una manica dell’uniforme ed in grado di svelare ai genitori degli scolari il luogo esatto dove i ragazzi si trovano veramente. Congegno e procedimento sono costati all’incirca cinquecentomila euro. I ventimila studenti delle venticinque scuole comunali di Vitoria hanno ricevuto gratuitamente l’apparecchiatura:Vitoria è la prima città del grande paese latino-americano a fare uso della nuova, rivoluzionaria tecnologia. Teatro a Mogadiscio A distanza di 20 anni dall’ultimo spettacolo, il teatro nazionale di Mogadiscio riapre i battenti illuminando la speranza per la “rinascita della Somalia. All’atto dell’inaugurazione, il primo ministro Abduweli Mohamed Ali ha dichiarato che ciò è stato reso possibile grazie al sacrificio delle forze armate somale; ed il presidente somalo Sheik Sharif Ahmed ha fatto presente che “la ripresa di queste tradizioni culturali risalenti a 700 anni fa sarà importante per il processo di pace”. Nonostante gli sforzi dell’esercito sorretto dalle truppe dell’Unione africana (Amisom), e pur con l’appoggio della Nato che ha deciso di estendere la missione antipirateria sino alla fine del 2014, il paese del Corno d’Africa versa in condizione di instabilità a causa dei ribelli qaedisti di al-Shabaab. 16 musica e spettacolo È sabato 21 Luglio 2001, ultimo giorno del G8 di Genova. Poco prima della mezzanotte, più di 300 poliziotti fanno irruzione nella scuola “Armando Diaz”. In testa c’è il VII Nucleo, seguono gli agenti della Digos e della Mobile, mentre l’Arma dei Carabinieri circonda l’edificio. Vengono arrestate e picchiate ben 93 persone, sebbene nessuna di esse abbia opposto la benché minima resistenza. In gran parte, si tratta di ragazzi e giornalisti stranieri (soprattutto tedeschi, francesi ed inglesi), che stanno semplicemente dormendo. Il verbale della Polizia parla di “perquisizione”, in quanto si sospetta la presenza di gruppi Black Block. La portavoce della Questura, in conferenza stampa, afferma che i 63 referti medici, agli atti della Polizia Giudiziaria, sono invece dovuti a ferite pregresse. Molti dei presunti Black Block scoprono solo una volta giunti in ospedale di essere stati arrestati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata e porto d’armi. Dopo il pestaggio nella scuo- I l suicidio desta non solo scandalo e clamore, ma anche cinico intereresse. Anche per questo negli ultimi tempi le cronache giornalistiche hanno dedicato molto spazio alla lunga catena di suicidi di imprenditori falliti o persone che hanno perso il lavoro. È il risvolto più drammatico e meno raccontabile di una crisi che se, da un lato, non accenna a diminuire (e secondo molti osservatori non ha ancora toccato il punto peggiore), dall’altro, rimbalza da un mezzo di comunicazione all’altro lasciando una scia di pessimismo, disillusione e rabbia. Il dato che molte testate hanno ripreso secondo cui la media dei suicidi è in aumento è impressionante ma rischia di essere proposto e interpretato soltanto nei suoi drammatici risvolti emotivi. La morte è un argomento da trattare con estrema delicatezza e grande attenzione, sia per pudore verso chi ne è colpito o se la procura, sia perché quando è autoindotta può provocare tragici effetti di emulazione in soggetti che già vedono compromesso il loro equilibrio psicologico a causa delle difficoltà che stanno attraversando. La crisi in corso ha certamente ragioni economiche e finanziarie, ma si connota sempre più come una crisi culturale e valoriale. La mancanza di certezze, il senso di precarietà, la pau- n. 17 Vita La 29 aprile 2012 CINEMA Scuola Diaz: non pulire questo sangue Un film di Daniele Vicari di Leonardo Soldati la e le umiliazioni subite in ospedale, sempre da parte di reparti della Polizia di Stato, una cinquantina di arrestati vivono l’inferno delle torture nella caserma lager di Bolzaneto. Solo dopo diversi giorni di detenzione nel carcere di Voghera, vengono rimpatriati con espulsione dall’Italia con l’accusa di terrorismo. Prodotto dalla prestigiosa Fandango e girato tra Italia, Francia e Romania, la pellicola ha ricevuto il premio del Pubblico al 62° Festival di Berlino 2012, sezione “Panorama Special”, e varie nomination ai David di Donatello. Nel cast, tra gli altri, Elio Germano e Claudio Santamaria. Forte è l’effetto del film sulle violenze perpetuate nella cosiddetta “macelleria messicana”, nonostante la vi- cinanza temporale degli eventi e l’abbondanza di documentazione e testimonianze. Da un lato spinge sull’azione, il ritmo narrativo, ma dall’altro umanizza il racconto nel seguire singole vicende: è un “pugno nello stomaco”, che non lascia vie di fuga agli spettatori non inclini ai film semi-documentaristici di denuncia. Il regista, Daniele Vicari, si dimostra abile nel ricostruire sfondi, scontri e sadismi in un’emotiva e frenetica verosimiglianza, realizzando un saggio di cinema politico in versione moderna sulla «più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la II Guerra mondiale», sulla quale è caduto un colpevole oblio. Produce choc a tutto schermo, accelerando o rallentando lo sguardo della cinepresa, spaccando i protagonisti tra “buoni”, “semibuoni”, “cattivi” e “cattivissimi”, facendosi paladino dei furori giovanili che avrebbero in fondo sempre ragione, senza fumisterie complottiste ma solo limitandosi a ripercorrere quelle tragiche ore, nell’intreccio di storie di pacifici no-global con i vandalismi dei Black Bloc, scusante ufficiale dell’esplodere di tanta violenza. Innocenti feriti ed arrestati, incolpati di aggressioni e rivolte senza colpe, in un disegno criminoso di dare esempi cruenti, anche falsificando prove. Persino i colpevoli riconosciuti tali sono rimasti impuniti, nessuno si è preoccupato di indagare sulle responsabilità ai livelli alti della politica. In mezzo dei volti e delle storie di singoli, anche di poliziotti non sempre dalla parte dei “cattivi”, collegati tutti al dramma collettivo di quegli assalti immotivati. MASS MEDIA Non solo brutte notizie Chi si toglie la vita per problemi di lavoro e chi riesce a ricominciare di Marco Deriu ra per un presente difficile e per un futuro che potrebbe esserlo ancora di più trovano nei media un luogo di amplificazione perché favoriscono l’immedesimazione di molti e chiamano cinicamente in causa il (falso) principio per cui “mal comune, mezzo gaudio”. Ma vale il timore che notizie di questo genere diventino una sorta di triste esempio. Per non parlare di chi usa queste tristi statistiche come strumento a supporto delle proprie analisi della situazione attuale o delle proprie opinioni più o meno “politiche”... Forse, in un sussulto di deontologia e di buon senso, alcune testate si sono accorte che la continua insistenza su notizie negative rischia di provocare nei destinatari una sorta di assuefazione che si ripercuote anche sulle vendite dei giornali e sull’audience dei tg. E così hanno pensato d’incrementare gli spazi per fare breccia nel muro negativo di questi argomenti, rilanciando le storie positive di chi è riuscito a trasformare la crisi in una risorsa per ricominciare. I quotidiani online e le testate cartacee ospitano spazi crescenti, diventati in alcuni casi vere e proprie rubriche fisse raccontando l’Italia che “ce la fa”. C’è la vicenda dell’ex operaio licenziato insieme ai suoi colleghi che, con grande spirito di sacrificio ed equivalente determinazione, ha rilevato l’azienda presso cui lavorava ed è riuscito a riassorbire almeno una parte degli ex dipendenti. Ci sono le storie di imprese grandi e piccole che scommettono sull’innovazione grazie a un’idea dei loro proprietari o di chi ci lavora, ridando vigore alla propria produzione. E ci sono tanti altri esempi di persone che, travolte dalla crisi e trovatesi a dover fare i conti con un lavoro che da un giorno all’altro non c’era più, hanno dato spazio allo spirito d’iniziativa e alla creatività per aprirsi altre strade. Mentre sui suicidi ci vorrebbe un rispettoso silenzio, le storie a lieto fine dovrebbero trovare sui me- dia uno spazio maggiore. Il momento continua a essere buio e difficile, ma proprio per questo la nostra sete di notizie deve trovare risposta, per non finire inesorabilmente schiacciata dal sensazionalismo delle “bad news” e da un’atmosfera che, se si fa troppo cupa, diventa irrespirabile, insopportabile e per certi versi anche irresponsabile. In certe situazioni e in certi momenti storici quello di cercare a tutti i costi e in tutti i luoghi storie positive dovrebbe essere per le testate giornalistiche e per i mezzi di comunicazione in genere un impegno prioritario. Non soltanto perché l’esempio può servire da stimolo per riaprire alla speranza il cuore di chi scivola pian piano verso la rassegnazione, ma anche perché la potenziale rinascita del nostro Paese, da cui dipende il futuro della collettività sociale, passa anche attraverso la possibilità di riconoscere, laddove ci sono, i punti di forza e le occasioni da sfruttare in senso positivo. Sostieni LaVita Abbonamento 2012 Sostenitore 2012 Amico 2012 euro 45,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. 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