Aprile-Giugno 2013
anno VI - n° 2 - aprile-giugno 2013
Sommario
Editoriale
Patrizio Rosi
PAG.
1
Territorio
Via Provinciale Lucchese 125/B
51030 Pontelungo (PT)
Tel. 0573 91391
Fax 0573 572331
www.vibanca.it
Michela Monti
SERRAVALLE: LA
STORIA PROIETTATA
NEL FUTURO
» 2
Pistoia nostra
Lorenzo Cipriani
IL QUARTIERE DI SAN GIOVANNI
» 5
Pistoia oggi
DIRETTORE RESPONSABILE
Luca Lubrani
COMITATO DI REDAZIONE
Patrizio Rosi
Paolo Ferretti
Roberto Cresci
Mauro Pagliai
Stella Passini
Carlo Lucarini
REDAZIONE
E AMMINISTRAZIONE
Edizioni Polistampa, Firenze
Via Livorno 8/32
50142 Firenze
Tel. 055 737871 (15 linee)
Foto di copertina,
Il portale laterale della chiesa di San Giovanni
Fuorcivitas, con l’Ultima Cena scolpita
sull’architrave da Gruamonte (1166)
(fotografia di Fabrizio Antonelli).
Il comitato di redazione si riserva
la decisione di pubblicare o meno
articoli e notizie inviati.
I materiali inviati alla redazione
non saranno restituiti
Periodico registrato
presso il Tribunale di Pistoia
al n° 3/2008 in data 15/04/2008
Linda Meoni
CI VEDIAMO IN
CENTRO?
» 8
Giovani ViBanca
dalla Redazione
IL BATTESIMO DI GIOVANI VIBANCA
» 10
Protagonisti
Iacopo Bojola
L’APPELLO DI GUERRAZZI
» 12
Gente nostra
Maria Valbonesi
RICORDI E FIGURE
DELLA MONTAGNA
DI
“TANGHERI”
» 15
Terra nostra
Federica Azzini
SOLAIO: DA CASTELLO
A BORGO RURALE
» 19
Arte ed educazione
dalla Redazione
5a BORSA DI STUDIO JORIO VIVARELLI
“INNO ALLA VITA”
» 22
Sport
dalla Redazione
I MAGNIFICI 12 BIANCOROSSI!
» 24
Genitori e figli
Gruppo Arcobaleno
IL LUNGO VOLO DELLE CICOGNE
» 26
Su il sipario
Luca Lubrani
IL LUGLIO DEL BLUES
» 27
L’orto
Finito di stampare in Firenze
presso la tipografia editrice Polistampa
giugno 2012
Luca De Simone
ORTO, È TEMPO DI RACCOGLIERE
Spazio Soci
» 28
» 29
i è tenuta il 18 maggio, presso l’Auditorium della sede, l’Assemblea ordinaria dei Soci di ViBanca – Banca di Credito Cooperativo di S. Pietro in Vincio, chiamata ad approvare il bilancio 2012 e a rinnovare le
cariche sociali.
Nonostante il 2012 abbia rappresentato uno dei
peggiori anni della storia economica italiana, ViBanca è riuscita a mantenere il proprio posizionamento, come dimostrano i numeri del bilancio approvato. I dati illustrati all’Assemblea mostrano una
sostanziale tenuta rispetto all’esercizio precedente;
la raccolta diretta ammonta a 228 milioni di euro, sostanzialmente in linea con l’anno precedente, gli impieghi commerciali verso famiglie e imprese, investiti per oltre il 95 per cento nel
territorio di riferimento, ammontano a 194 milioni di euro e il
patrimonio di vigilanza si attesta a 24.303.000 euro, in lieve aumento.
Sono 1313 i Soci al 31 dicembre 2012, in crescita rispetto ai
1226 dell’anno precedente.
L’utile netto di esercizio, nonostante le svalutazioni su crediti più alte della storia della Banca, dovute al particolare momento vissuto dall’economia locale, ammonta a 708.849 euro.
L’Assemblea, che ha visto un’ampia partecipazione della compagine societaria, è stata inoltre l’occasione per ricordare che
ViBanca nel corso del 2012 ha continuato a svolgere un’importante attività di sostegno al territorio anche mediante l’erogazione di borse di studio e interventi a favore di enti e associazioni
locali. Proprio in questa direzione nel corso dell’anno è stato avviato il “Progetto Giovani”, rivolto ai Giovani Soci di età inferiore ai trentacinque anni, con l’obiettivo d’investire sulla formazione di una classe che sarà chiamata a governare una società
sempre più complessa e articolata.
L’Assemblea dei Soci della Banca di Credito Cooperativo di
S. Pietro in Vincio ha inoltre rinnovato le cariche sociali per il
triennio 2013-2016, confermando la propria fiducia sia al Consiglio di Amministrazione uscente che al Collegio Sindacale.
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Editoriale
Rinnovamento
nella continuità
Patrizio Rosi
Michela Monti
Serravalle: la storia proiettata
nel futuro
S
Torri e mura, pievi romaniche e antichi dipinti,
sagre e rassegne: e per gli amanti del ricamo,
il “Punto Casale”
Il profilo del borgo turrito
di Serravalle a cavallo fra la piana
dove giacciono Firenze, Prato
e Pistoia e quella dove si trovano
Montecatini e Monsummano.
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erravalle Pistoiese è uno degli antichi comuni pistoiesi e si estende sulle propaggini del Montalbano. Il territorio municipale
ospita numerose frazioni: nella
zona collinare sorgono i borghi
medievali di Serravalle, Castellina, Vinacciano, nella piana c’è invece Casalguidi, dove è nato e vissuto il defunto campione di
ciclismo ed ex-commissario tecnico Franco Ballerini. Il capoluogo ha origini romane, ma il suo
sviluppo risale al Medioevo. Per
la sua posizione strategica, Serravalle ha giocato un ruolo di primo piano fin dall’antichità, soprattutto nel mutevole quadro
politico medievale, durante la lotta tra guelfi e ghibellini. Restano
ben conservati, a testimonianza
di questo epico passato, il castello e le torri che maestose si ergono dal profilo della collina su cui
Serravalle si adagia, visibili dal
tratto dell’autostrada A11 che collega Firenze al litorale toscano. Il
patrono del paese è san Ludovico
(1274-1297), figlio di Carlo II
d’Angiò, re di Napoli.
2
Bartolomeo Vivarini, San Ludovico di
Tolosa, 1465 circa: l’effigie del santo
patrono di Serravalle, che secondo la
leggenda sventò l’assalto dei lucchesi, è
custodita presso la Galleria degli Uffizi.
Narra la leggenda che nel 1306,
dall’alto dei cieli, san Ludovico
salvò miracolosamente Serravalle
dalla furia vendicatrice dei lucchesi che avevano scoperto che i terrazzani fornivano di nascosto aiuto agli alleati pistoiesi assediati. A
lui sono dedicati i festeggiamenti
patronali che si tengono ad agosto
(solitamente dal giorno 10 al 19),
che trovano i momenti clou nel Palio dei rioni (tiro con l’arco) e nello
spettacolo pirotecnico del 19 sera.
Una visita del paese deve sicuramente iniziare nel borgo antico del capoluogo, con una prima
tappa alla chiesa di San Michele
(le prime notizie risalgono al 764,
in epoca longobarda). Lo stile è
romanico, sebbene l’edificio sia
stato modificato nel Seicento,
anche se l’impianto e il soffitto a
capriate sono ancora originali e
ben leggibili: custodisce un af-
Margherita Buy
a villa Belluccio:
una saga di famiglia
Luca Lubrani
Non tutti sanno che una delle più affermate attrici italiane ha legami stretti e consolidati con
Serravalle. La famiglia di Margherita Buy, che
quest’anno ha tagliato il traguardo dei cinquanta
film da protagonista, infatti, ha una villa a Serravalle, dove anche l’attrice trascorre periodi di relax. Da antidiva per eccellenza, è possibile incontrarla all’inaugurazione di una mostra fotografica
del padre medico, che, negli ultimi anni, ne ha presentate con successo due a Serravalle e a Monsummano, oppure a passeggio come una pistoiese qualunque nel centro del capoluogo o anche a
Montecatini.
E la storia della famiglia potrebbe un giorno diventare un libro, una sorta di saga come Un cappello pieno di ciliegie di Oriana Fallaci. “Villa Belluccio – ha confessato Margherita in un’intervista
a Laura Laurenzi di “Repubblica” – è una casa meravigliosa. È una villa che meriterebbe una saga,
dai tempi dei miei trisnonni. Ci sono passati tut-
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ti: guerre, occupazioni, le truppe napoleoniche, i
tedeschi, gli americani... Sarebbe bello scrivere un
libro, ma io sono molto lenta nelle decisioni, una
lentezza congenita”.
In fondo, gli elementi per una saga ambientata a villa Belluccio ci sarebbero tutti: il trisavolo
paterno dell’attrice era di origine francese e fu un
ufficiale medico dell’esercito napoleonico che si
trasferì prima in Toscana e poi in Veneto, dove il
bisnonno Tito Buy, nel 1902, fu uno dei fondatori della squadra del Vicenza. La famiglia materna dell’attrice invece è di origine toscana.
Territorio
Nella calda luce del tramonto, la torre
longobarda, detta comunemente “del
Barbarossa”, possente struttura in pietra a
base quadrata che domina l’abitato di
Serravalle, affiancata dal campanile della
chiesa di Santo Stefano.
La Rocca nuova di Serravalle
con la torre di Castruccio: costruita
dai lucchesi ai primi del Trecento
per contrastare le mire di fiorentini
e pistoiesi, prese il nome del famoso
condottiero che coltivò il sogno
di farsi signore dell’intera Toscana.
fresco trecentesco di San Biagio
e una tavola del pistoiese Leonardo Malatesta. Ecco quindi la
pieve di Santo Stefano che conserva il Crocifisso ligneo dello
scultore pistoiese Giovanni Zeti
(1519) e l’organo Agati del 1821.
Altra piccola perla è l’oratorio
della Vergine Assunta, dove è
possibile ammirare un ciclo di affreschi di scuola pistoiese e dove
si trova la saletta da cerimonie
del Comune.
Non si può poi rinunciare a
inoltrarsi e passeggiare nella Rocca nuova con la torre di Castruccio, una delle meglio conservate
in Toscana. Per accedere invece
alla Rocca vecchia con la torre
detta del Barbarossa, baluardo alto quaranta metri, è necessario rivolgersi all’ufficio del Turismo,
dove i visitatori possono ricevere
gratuitamente le nuove audioguide multilingua.
Ci si sposta poi a Casalguidi per
visitare un’altra chiesa importante del territorio comunale, quella
di San Pietro, una delle più antiche pievi del contado pistoiese, risalente al XII secolo, che conserva una tavola di Leonardo
Malatesta, il Crocifisso ligneo dell’altare maggiore e l’organo Tronci di fine Ottocento. La frazione è
famosa nel mondo per un particolare manufatto: il ricamo detto
“punto Casale”, peculiare tipolo-
La passata edizione della Fiera
di Casalguidi, un evento che attira migliaia
di persone dal territorio nella frazione
del comune di Serravalle Pistoiese.
Serravalle Jazz edizione 2009:
gli artisti si esibiscono ai piedi della torre di
Castruccio nella magica atmosfera della
Rocca trecentesca.
informa
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Aprile/Giugno 2013
gia di lavorazione nata proprio a
Casalguidi tra l’Ottocento e il Novecento, all’interno della scuola
femminile di ricamo delle signorine Morelli.
All’interno del palazzo comunale di Casalguidi sono conservati manufatti di pregio. Il periodo
migliore per visitare la frazione è
il mese di settembre, quando durante la seconda settimana viene
organizzata la celebre Fiera di Casalguidi che richiama migliaia di
persone da tutta la provincia.
Proseguendo l’itinerario nel
territorio comunale, si può visitare nella frazione Castellina la
chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, recentemente oggetto di restauro, fondata nel 1159, che conserva al proprio interno una
preziosa tavola del Gemignani,
mentre a Vinacciano si trova la
massiccia torre esagonale Sozzifanti.
Durante l’anno sono diverse le
iniziative che richiamano a Serravalle visitatori da ogni parte d’Italia e anche dall’estero: d’estate,
ormai, è diventato una tradizione
“CGIL incontri”, un meeting organizzato dalla confederazione sindacale che ha portato nel paese i
più importanti personaggi del sindacato, dell’industria e della politica (celebre il confronto pubblico tra Giovanni Agnelli e Luciano
Lama).
Nel mese di agosto ci sono i festeggiamenti patronali e la fiera
dedicata a San Ludovico, con la
processione in abiti storici. Nello stesso mese viene organizzata
dal Comune e dalla fondazione
Caripit la nota manifestazione
Serravalle Jazz. Infine, tra dicembre e gennaio si può assistere a una serie di concerti d’organo organizzati dal Comune e
dall’Accademia di musica per organo di Pistoia.
I
Il quartiere di San Giovanni
Quattro passi nel Medioevo, tra romanico
e memorie risorgimentali
’
L
Il fianco meridionale della chiesa di San
Giovanni visto dal retro dell’hôtel Patria
(fotografia di Francesco Rosi).
antico quartiere contrassegnato
dalla chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, sorta appunto – come dice
l’attributo topografico – fuori dalla prima cerchia muraria, al di là
del fosso dell’Ombroncello che ancora scorre sotto il lastricato di via
Cavour, conservò a lungo certe caratteristiche orticolo-artigiane che
gli derivarono dalla sua iniziale
estraneità al centro urbano altomedievale e che definirono il suo
successivo sviluppo. La chiesa giganteggia ancora nel tessuto edilizio, ma si osserva che dal retro dell’hôtel Patria si vedono spiccare
piccoli appezzamenti a verde, un
tempo certamente colture ortive.
E infatti l’attuale via Crispi fu chiamata nel Settecento via dell’Arancio, evidentemente per una pianta
che cresceva in ambito riparato e
protetto, com’è tipico per un’essenza del genere. Però è noto che
fin dal Trecento quel borgo era intitolato ai Soppedanieri, cioè ai
fabbricanti di suppedanea, i cofani in cui le famiglie riponevano vestiti e biancheria, come vediamo
dalla grande iconografia domestica dell’epoca. Questa strada ai primi del Novecento ebbe una sua notorietà sui giornali pistoiesi, perché
al limite di essa (dove s’immette in
piazza Garibaldi) gli anticlericali
locali contestarono con una sassaiola il professor Giuseppe Toniolo, uno dei principali esponenti della Settimana Sociale dei
Cattolici che si svolgeva appunto a
Pistoia. Toniolo, accompagnato
dalla gentile signora cui fu rovinato l’ombrellino, stava proprio passando dalla piazza per recarsi ospite in casa di un cattolicone come
Alberto Chiappelli, sul Corso; e le
sassate giunsero proprio dal lato
Pistoia nostra
Lorenzo Cipriani
Il quartiere di San Giovanni nella pianta
di Francesco Leoncini del 1657 (fotografia
di Francesco Rosi).
meridionale della strada suddetta.
Dall’altro lato della chiesa c’è via
della Misericordia Vecchia, oggi
sbarrata da un moderno fabbricato, che probabilmente insiste sul
luogo dov’era l’antico cimitero della parrocchia: infatti lavori recenti hanno addirittura messo in luce
qualche reperto. Come si vede da
un arco interrotto che sormontava
questo vicolo, la chiesa era unita
all’oratorio di Sant’Antonio, che da
pochi anni non ospita più il glorioso caffè e galleria d’arte Valiani.
Il quartiere dominato dalla
chiesa, quindi il quartiere di San
Giovanni, ebbe il proprio sviluppo fra la prima e la seconda cerchia quando intorno a essa creb-
bero abitazioni: e sul davanti
(cioè sul lato settentrionale, dove
oggi è l’entrata) si svolgeva nel
pieno periodo comunale il popolare mercato dei legnami. Poco
più oltre c’era via dell’Amore, che
ospitava alcune “donne cortesi”
che facevano concorrenza a quelle del bordello principale posto
sulla Sala: il nome fu tolto nell’Ottocento, per rispetto agli ecclesiastici che abitavano nei pressi. E si scelse l’intitolazione a
Giosue Carducci perché il poeta,
giunto a Pistoia per insegnare al
liceo Forteguerri, vi aveva abitato per un anno.
Tornando a ritroso, troviamo un
vicolo intitolato alla Zecca, che ha
La bicromia
romanica della
fiancata della chiesa
di San Giovanni
Fuorcivitas.
informa
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fatto a lungo immaginare chissà
quali e quante coniazioni di monete pistoiesi con residui tesori rimasti nel sottosuolo. Ma si sa bene che la città ebbe, nel passato,
solo la moneta longobarda del Tremisse.
La chiesa di San Giovanni, nella splendida bicromia romanica
del suo apparato decorativo esterno (la parete meridionale si vede
bene dal retro dell’hôtel Patria),
appare oggi affogata dalle costruzioni, peraltro tutte d’interesse
storico, che la stringono: un amministratore d’epoca fascista pensò di liberarla demolendo tutto ciò
che vi stava intorno, fino alla piazzetta del Sole, per farla risaltare
in splendido isolamento. Naturalmente l’idea, documentata dalla stampa dell’epoca, non ebbe seguito.
Il quartiere ha sempre avuto la
sua apertura verso la seconda cerchia, circondata da fossato, con la
piazza che era intitolata ai Domenicani, perché poco oltre la cinta
sorgevano il convento dell’ordine
mendicante di san Domenico e la
sua grande chiesa. Però nel 1904 lo
spazio fu scelto per erigervi il monumento a Garibaldi, eroe risorgimentale che riempiva con i suoi
monumenti molti luoghi urbani
d’Italia. La decisione fu molto dibattuta, perché alcuni pistoiesi volevano erigerla in piazza del Duomo, ma altri ne contestavano il
contrasto con la cattedrale. Mise
tutti d’accordo la Cassa di Risparmio, che propose di pagare le spese a condizione che la scelta fosse
sua. E decise per piazza San Domenico, da allora denominata
I
piazza Garibaldi.
Un particolare
dello splendido
pulpito di fra
Guglielmo che orna
San Giovanni
Fuorcivitas
(fotografia di Fabrizio
Antonelli).
Ci vediamo in centro?
Linda Meoni
A passeggio nel cuore di Pistoia: un’esperienza
sempre nuova tra eventi e mercatini
uccede di passeggiare per il
centro di Pistoia e vederlo
ogni volta in una veste diversa. Succede anche che,
quando meno te l’aspetti, una
piazza si trasformi in un giardino. Che dietro ogni angolo, ovunque ci si giri, si possa fare una “sosta” ristoratrice in uno dei vicoli
caratteristici della città, gustare
specialità di casa nostra messe in
tavola da decine di ristoratori che
sulla nostra città hanno voluto
scommettere e che negli ultimi
anni sono cresciuti esponenzialmente di numero. È il cuore del
centro storico, piazza della Sala
e piazzetta dell’Ortaggio, il principale punto d’incontro e d’aggregazione di oggi per giovani e
famiglie. Uno specchio della città
che negli anni ha subito una trasformazione radicale, fino a diventare vero e proprio ombelico,
“Pistoia Sotterranea”, un percorso nel passato sepolto sotto la nuova città, regala
atmosfere di grande suggestione, come nel passaggio sotto le fondamenta del convento
delle Convertite (foto: Renzo Cioni dal sito www.gazzettadipistoia.it).
un luogo di attrazione che ha portato a Pistoia negli anni un flusso di visitatori e curiosi dalle città
limitrofe sempre più massiccio.
Ma non è solo qui che si è vissuta la vera trasformazione. Ogni
giorno (o quasi) un appuntamento diverso anima gli angoli
della città delle piante: ed ecco
che il giovedì gli appassionati si
danno appuntamento al “’900 in
via Roma”, un mercatino di artigianato e antiquariato che affolla con decine di banchi le vie di
accesso alla piazza centrale, piazza del Duomo.
Il vero cambiamento però a Pistoia lo si è vissuto anche in materia di “confini”. Con la recente
pedonalizzazione di piazza San
Bartolomeo, delle Scuole Normali e della Sapienza e la prossiPiazza della Sala by night, animata
e discreta al tempo stesso.
informa
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“pic-nic” in famiglia in
pieno centro storico. E
il mercato dell’antiquario ogni seconda
domenica del mese
nella rinnovata Cattedrale di via Pertini.
Senza contare quelle
decine di ristoranti,
bar e locali che negli
ultimi dieci anni sono
cresciuti esponenzialmente, dicevamo, nel
comparto Sala e limitrofi, facendo di Pistoia una delle città in
cui è possibile trascorrere una piacevole serata. “Da sempre il Centro commerciale naturale – spiega il presidente del CCN Giuliano
Bruni – cerca di coniugare al meglio quelli che riteniamo essere
elementi di crescita per la città,
commercio, turismo e cultura.
Elencare le decine di iniziative in
cantiere e quelle già concluse non
è cosa semplice, ma se si volesse
registrare un dato di fatto dovremmo dire che le attività subiscono ogni anno una graduale implementazione, segno che la gente
Pistoia oggi
ma estensione dell’area esclusa al
traffico delle auto a comprendere altre zone della città, la fisionomia di Pistoia sta nuovamente
cambiando. I lavori di riqualificazione poi hanno fatto il resto,
restituendo alla città uno dei patrimoni storici più affascinanti, il
chiostro di San Lorenzo e il suo
giardino, andando ad aggiungersi alla limitrofa “Pistoia Sotterranea”, un percorso che cammina
sotto la città, alla scoperta degli
antichi cunicoli nascosti.
Gli appuntamenti ormai consueti che fanno del centro storico
una delle mete più appetibili per
il turismo limitrofo si sono moltiplicati: il tradizionale festival
Blues con il luglio pistoiese, l’ormai consolidata rassegna “Dialoghi sull’uomo”, i mercatini francese in piazza Duomo e siciliano
in piazza San Francesco sono solo alcuni degli appuntamenti fissi. Il “Giardino in città”, giunto ora
alla seconda edizione, che cambia
l’aspetto del centro grazie a quelle decine e decine di metri quadri
di erba stesa sulle piazze dell’Ortaggio e della Sala, per fare un
Il centro di Pistoia dal cielo,
con piazza del Duomo, la Sala e
adiacenze: un luogo tutto da scoprire…
le recepisce e le gradisce. Le più
nuove sono state il mercatino ‘Viva la Sala’ e le due settimane di
‘Fiabescamente’ dedicate a Pinocchio con attività costruite su
misura sul burattino più famoso.
Tra le più gradite di sempre sicuramente troviamo i percorsi notturni estivi con le aperture serali
del giovedì che quest’anno vedono novità significative come l’organizzazione di sfilate di moda e
la creazione di un vero e proprio
salotto culturale allestito nel centro della città, in stile Versiliana.
Senza contare le varie promozioni o agevolazioni applicate a chi
acquista nei nostri negozi. Tutto
è ogni giorno in divenire, un’evoluzione che è in qualche modo testimone di una città che ha ancoI
ra tanta voglia di fare”.
Al mercatino dell’antiquariato “’900
in via Roma” si trova di tutto. E capita
anche di fare qualche buon affare…
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Il battesimo
di Giovani
ViBanca
Il terzo Forum nazionale
dei Giovani soci BCC a
Palermo
Il presidente di
Federcasse, Alessandro Azzi.
Nel suo intervento al Forum
di Palermo, rivolto ai giovani
soci delle Banche di Credito
Cooperativo, ha affermato: “Il
futuro vi assomiglierà”.
I
l 6 e il 7 aprile scorso oltre trecentocinquanta giovani soci di
banche di credito cooperativo (appartenenti alle quarantacinque associazioni e aggregazioni territoriali dei giovani soci di BCC diffuse
in tutta Italia) si sono ritrovati a
Palermo presso i Cantieri della Zisa in occasione del Terzo Forum
Nazionale dei Giovani Soci organizzato da Federcasse in collaborazione con la Federazione Siciliana delle Banche di Credito
Cooperativo. Emblematico il tema in discussione, “Articolo Zero: il lavoro”. È stata questa l’occasione per confrontarsi sul tema
caldo del lavoro e della possibilità
di applicare la logica della cooperazione ai processi di start-up delle giovani imprese.
Ricordando l’esperienza pilota
del progetto “Buona Impresa!” del
La professoressa
Elita Schillaci, docente
di Imprenditorialità,
Nuove imprese e
Business all’Università
di Catania. Nel suo
intervento al Forum
ha affermato: “Il futuro
è di chi saprà pensare
a un nuovo modello
economico
collaborativo”.
informa
Aprile/Giugno 2013
10
Credito Cooperativo italiano (che
favorisce la nascita di imprese giovanili con un processo di accompagnamento finanziario, tecnico
e consulenziale, in collaborazione con le principali associazioni
di impresa), sono state discusse
proposte innovative sul modo di
dare vita a imprese cooperative e
sul “micro venture capital” per le
imprese giovanili innovative.
È stata inoltre presentata un’indagine sui quarantacinque gruppi dei giovani soci di BCC attivi in
tutta Italia, che associano complessivamente oltre diciottomila
giovani fino a trentacinque anni:
un numero in costante crescita,
segno della voglia di partecipare e
di costruire un futuro possibile attraverso l’esperienza originale della cooperazione di credito.
Durante i lavori del sabato mattina, condotti dal direttore generale di Federcasse Sergio Gatti, è
intervenuta fra gli altri, con una
relazione sullo scenario evolutivo
del lavoro, la docente di Imprenditorialità, Nuove imprese e Business dell’Università di Catania,
professoressa Elita Schillaci. “Il
futuro – ha detto – è di chi saprà
trasformare i problemi in opportunità e pensare a un nuovo modello economico collaborativo.
Dobbiamo credere in aziende connesse, così connesse da non poter
fallire: il too big to fail diventa oggi too connected to fail”. Una sorta di manifesto, questo, dei giovani soci BCC.
Il presidente Alessandro Azzi
ha concluso la prima mattinata
dei lavori consegnando ai giovani
soci dieci parole chiave della cooperazione di credito del futuro.
Tra queste, cambiamento, protagonismo, rigore e sobrietà, solidarietà, visione, progetto. Sono queste le parole necessarie anche per
innescare la ripresa di cui il Pae-
L’intervento
al Forum
di Lorenzo Cipriani,
responsabile
Giovani ViBanca,
all’inizio
della sessione
pomeridiana
della prima giornata
di lavori.
se ha bisogno, nella quale uno spazio sempre maggiore deve essere
a disposizione dei giovani. “Il futuro – ha detto Azzi – vi assomiglierà. E avrà bisogno del vostro
impegno e della vostra speranza”.
Gli interventi del pomeriggio
sono stati introdotti da un commento e da una presentazione di
Lorenzo Cipriani, responsabile
Giovani ViBanca, che, coadiuvato da un esponente del club giovani soci della Cassa Rurale d’Anaunia, ha condotto i lavori del
resto della giornata presentando i
gruppi che durante l’anno aveva-
Giovani ViBanca
La partecipazione ai laboratori di gruppo
a conclusione del Forum è stata attenta
e appassionata.
no analizzato temi relativi alla comunicazione, al panorama dei
giovani soci BCC in Italia, al “micro venture capital” e ai significati della cooperazione.
I lavori della mattina seguente
sono stati introdotti dal direttore
operativo di Federcasse Federico
Cornelli che ha tenuto una lezione sulle banche di credito cooperativo, dalla loro nascita alle loro
prospettive future. In seguito i vari responsabili dei giovani soci
BCC sono stati chiamati a definire
alcune linee-guida per l’avvenire,
attraverso laboratori di gruppo
che hanno visto una partecipazione appassionata di tutti i giovani intervenuti.
Giovani ViBanca, all’interno di
questo Forum nazionale, si è distinta come una realtà emergente,
ma già capace di indicare proposte
concrete per la crescita delle nostre BCC. Abbiamo fornito idee nuove, condiviso alcune iniziative di
cui siamo stati promotori e recepito le indicazioni della Federazione. Si può dire che con il Forum
di Palermo il nostro comparto giovanile ha avuto il suo battesimo e
si è presentato a tutto il mondo del
Credito cooperativo come un’iniziativa dinamica e innovativa. I
Iacopo Bojola
L’appello di Guerrazzi
Una lettera del patriota risorgimentale,
pioniere del federalismo
econdatemi! Secondatemi!” sono le parole, che palesano il clima di tensione,
con le quali il 4 agosto del
1848, Francesco Domenico Guerrazzi chiosa
l’appello inviato, da Livorno, all’amico e collega
fiorentino Cosimo Vanni.
La città labronica è in fermento. Mentre a Milano il
popolo è in rivolta e si fronteggia sulle barricate con
le truppe austriache del
maresciallo Radetzky, egli
si rivolge al Vanni, presidente del Consiglio generale
del granduca, affinché sia fatto il possibile per evitare uno
scontro armato fra la
guardia civica livornese (composta per lo
più da cittadini e portuali male armati, ma molto
motivati) e le
truppe granducali supportate dai potenti
cannoni austriaci
acquartierati a Pisa. Livorno non
può emulare il ca-
poluogo lombardo, non vi sono le
medesime condizioni, sia sociali
che economiche.
Questo è il contenuto, in sintesi, di una breve lettera che ho rinvenuto fra le tante che ho nel mio
piccolo archivio e che ha solleticato la mia curiosità e il desiderio
di conoscere gli eventi del nostro
Risorgimento.
L’avvocato livornese, assieme
al Montanelli e al Mazzoni, in seguito, sarà uno dei componenti
del triumvirato che governerà la
Toscana per un breve periodo, durante la fuga del granduca.
Ma tornando al contenuto della lettera, si può comprendere che
le ragioni che ispirano il Guerrazzi sono, certamente, quelle dello scongiurare lo spargimento di
sangue, a suo dire, evitabile, se il
Consiglio generale provvederà a
liberare i prigionieri politici e a
proclamare in tempi rapidi gli
eletti scaturiti dalle consultazioni
avvenute nei collegi di San Frediano e di Rosignano.
Come ho appreso, infatti, il
Guerrazzi risulterà eletto a Rosignano, in rappresentanza dei Democratici (un gruppo d’intellettuali che propugnavano gli ideali
La statua dedicata a Guerrazzi nell’omonima piazza di Livorno,
opera dello scultore Lorenzo Gori (1885): nei bassorilievi bronzei che
ornano il piedistallo sono raffigurati la prigionia del Guerrazzi a
Portoferraio nel 1832 e la proclamazione
del governo provvisorio della Toscana nel 1849.
Aprile/Giugno 2013
12
federalisti): egli, pur teorizzando
la necessità di un’unica Nazione
Italiana, riteneva che questo si
sarebbe dovuto avverare in un sistema fondato su di una concezione che non mortificasse le peculiari sensibilità e le radici
culturali del popolo italiano. In
poche parole, la Toscana ai Toscani!
Francesco Domenico Guerrazzi è un uomo pragmatico ed è
un carissimo amico del nostro filantropo pistoiese Niccolò Puccini, del quale non disdegna, di
sovente, l’ospitalità nella villa di
Scornio, dove soggiornerà spesso “per rinfrancarsi e godere del-
Francesco
Domenico
Guerrazzi
Nato a Livorno il 12 agosto 1804,
lo scrittore e uomo politico livornese si laureò in giurisprudenza a Pisa nel 1824 e a Livorno si dedicò all’avvocatura con
passione e forza. Fondatore del
giornale l’“Indicatore Livornese”, le sue idee politiche (si era
affiliato alla Giovine Italia) gli
costarono il confino a Montepulciano e il carcere all’isola
d’Elba dal 1830 al 1834. Fu
triumviro assieme a Giuseppe
Mazzini e Giuseppe Montanelli,
nel governo provvisorio durante
la quiete del suo magnifico ed
ameno parco”.
Tornando alla missiva in questione, appare evidente il sentimento di malessere per il presagio di uno sviluppo violento degli
eventi. Soltanto il 2 settembre del
’48 il Consiglio generale emanerà
l’agognato decreto, indicante gli
eletti.
La lettera è scritta su di una
bella carta spessa, stondata sugli
angoli e bordata in rilievo: inoltre, anch’esso in rilievo, è facilmente individuabile uno stemma
che ne rivela il pregio, contenente le iniziali “F D G”. Questo
indica, a mio modo di vedere, la
i moti risorgimentali, ma al
ritorno del granduca, alla fine del 1849, venne condannato all’ergastolo, pena commutata nell’esilio in Corsica
dove rimase sino al 1856. La
sua cattura fu una delle micce dei moti livornesi del 1849.
Eletto deputato nel 1860, fu
un fiero oppositore della politica della destra.
Influenzato da Byron, il suo
primo romanzo storico, La
battaglia di Benevento, ebbe un
successo immediato e in esso come nei successivi romanzi, come
L’assedio di Firenze, il Guerrazzi
oltre a dimostrare talento di scrittore seppe divulgare le proprie
idee politiche. Altri suoi titoli di
volontà del Guerrazzi di conferire un carattere di ufficialità alla
lettera, sia per il suo contenuto
che per il rango del destinatario
Cosimo Vanni, che in quest’occasione non è più l’amico-collega,
ma il presidente del Consiglio generale. A conferma della mia convinzione sta il fatto che altre missive in mio possesso indirizzate
anch’esse dal Guerrazzi al Vanni, che precedono di quattro anni questa nostra, essendo datate
rilievo sono Isabella Orsini, duchessa di Bracciano e Beatrice
Cenci. Morì a Cecina il 25 settembre 1873. Il Carducci raccolse e pubblicò le sue opere nel
1880.
Protagonisti
La firma del Guerrazzi in calce
alla lettera inviata all’amico
Cosimo Vanni.
1844, sono molto più semplicemente vergate su carta velina d’uso comune. In queste, infatti, i
due avvocati si scambiano notizie
e suggerimenti sulla trattazione
di cause o, più in generale, su argomenti prettamente attinenti alla loro professione.
Tornando alla cronaca dei fatti, a onor del vero, l’intervento tardivo dell’apparato granducale, oltre all’intransigenza del monarca
a non voler trattare con i plenipotenziari, provocarono nel 1849 i
moti di Livorno che ebbero un tragico epilogo. Durante i pochi giorni dell’assedio perirono ottocento
insorti (fra essi anche alcuni pistoiesi), mentre nelle fila dei cosiddetti “regolari” le perdite furono molto contenute. Dopo il
rientro del granduca in Toscana
fu celebrato un processo alquanto sommario e il Guerrazzi fu prima imprigionato e di seguito inI
viato al confino.
Il sepolcro di Guerrazzi, inumato
nel 1873, nella quinta cappella
del Famedio antistante il santuario
della Madonna delle Grazie di Montenero
a Livorno (1875-1899).
Giuseppe Cosimo Vanni
Fu uno dei protagonisti della vita politica e culturale fiorentina. Accademico dei Georgofili, svolse la professione di avvocato e intrattenne una copiosa corrispondenza con i principali personaggi
toscani dell’Ottocento.
Una delle principali cause legali che trattò e
che lo misero in luce presso la società del tempo
fu quella condotta per parte dei Panciatichi contro la marchesa Charlotte de Lesteyre, moglie per
procura del marchese Ferdinando Ximenes d’Aragona e nipote del conte de Mirabeau. Avverso a
essa, infatti, i figli della sorella di Ferdinando Xi-
informa
Aprile/Giugno 2013
14
menes, alla sua morte (1816), avanzarono le loro
pretese sul cospicuo patrimonio dello zio, che dopo un contenzioso legale e diplomatico durato diversi anni venne a loro attribuito. L’epilogo della
vicenda provocò la fusione delle due famiglie, dando origine ai Panciatichi Ximenes d’Aragona.
Mi piace ricordare che i Panciatichi, di origine
pistoiese, furono costretti a trasferirsi nel capoluogo dall’amministrazione corte medicea, visto
che con gli altri patrizi locali, i Cancellieri, si erano distinti qualche secolo prima per aver dato origine alle lotte intestine fra guelfi bianchi e neri.
I
La caccia, nei giorni
antichi della Montagna,
non era un passatempo,
ma un espediente per non
tirare la cinghia.
Giovanni Fattori, Il salto delle pecore,
1886 circa, Firenze, Galleria d’Arte
Moderna di palazzo Pitti: le vicende della
pastorizia nell’interpretazione del grande
macchiaiolo.
Aprile/Giugno 2013
Ricordi e figure di “tangheri”
della Montagna
Le gesta dei montanini: arguti, sanguigni e svelti
di mano…
tangheri non sono una stirpe specificamente montanina. Anzi,
stando al dizionario Devoto-Oli,
tanghero significa in generale
“persona rozza, ignorante e goffa”. Ma siccome verso la metà del
Settecento piacque al compianto
pievano Jacopo Lori d’intitolare I
tangheri di montagna la raccolta
dei suoi poemetti sugli usi e costumi di San Marcello e dintorni,
ormai vien fatto di chiamare così
i montanini, per metterne in evidenza quell’aspetto di grossolana
e ispida semplicità, materialmente rappresentata dalle “scarpe
grosse” in un altro vecchio detto
che è quasi un proverbio: montanino, scarpe grosse e cervello fino.
Pertanto il seguente discorso
escluderà, oltre alle donne, anche
tutta la gente “perbene”, beneducata, benestante e più o meno
15
istruita; e guarderà soltanto ai secoli passati, perché va da sé che ormai di tangheri non ce ne sono più,
né in montagna né altrove – o mi
sbaglio?
Vorrei cominciare con un ricordo d’infanzia.
Poco dopo la guerra, quando ancora usavano le “donne di servizio”, ne capitò a casa nostra una
proveniente dalla montagna, la
quale, presa sufficiente confidenza con la zia e con la mamma, uscì
in questa per tutti noi strabiliante
osservazione: “Ma che mariti buoni avete… non vi picchiano mai”.
In effetti l’abitudine di “menare
le mani” era assai diffusa in montagna: a chi tocca, tocca – e non è
detto che i più deboli fossero i meno attaccabrighe. Esemplare, o
quasi, è a questo proposito un episodio del 1681. Il 26 agosto, sull’aia
di Bastiano di Campo Magno,
mezzadro del pievano Belli, si batteva il grano. Alla battitura era presente, per incarico del pievano, anche Simone Bucci. A un certo
punto sopraggiunse, a chiedere al
contadino uno staio di grano, la
moglie di Michele Buonhomini,
Caterina. E da qui le versioni dei
fatti divergono, perché Simone sosteneva di essersi limitato a dirle
che non poteva pretendere il grano prima che fosse ripulito e che
Gente nostra
Maria Valbonesi
La Montagna d’autunno
presso i Taufi, vicino
a Cutigliano
(courtesy “Podere I Taufi”,
www.itaufi.it): sui sentieri
percorsi oggi dagli
escursionisti passavano
un tempo coloro
che “arrotondavano”
col piccolo contrabbando.
Svizzera: la legge lo puniva duramente, ma la gente non se ne scandalizzava più di tanto e chi poteva
lo faceva. Purtroppo però c’erano
le guardie e c’erano i delatori. Così, sempre nell’estate del 1681, Elisabetta Pedracci e Francesco Tonarelli furono sorpresi sul prato dei
Taufi, sopra Cutigliano, con tre libbre di sale “forestiero”. Francesco
riuscì a scappare, ma la povera Elisabetta venne arrestata e successivamente condannata alla frusta e
alla confisca dei beni.
I veri mestieri, tuttavia, erano
altri: pastore, boscaiolo, carbonaio
– e spesso portavano lontano da
casa, in una sorta di faticosa mi-
per tutta risposta Caterina gli si era
avventata addosso strappandogli i
capelli e costringendolo a difendersi; mentre secondo Caterina era
stato lui ad aggredirla con insulti
e percosse – quasi che il grano fosse andata a rubarlo. Si trattava,
parrebbe, di credere o all’una o all’altro. Invece quell’originale del
marito crede a tutti e due e in base a questa doppia fiducia prima
va a casa di Simone per rendergli
le bastonate ricevute da Caterina
e, non facendosi lui trovare, bastona al posto suo sua madre Angelica; poi, tornato a casa propria,
bastona di santa ragione anche la
Caterina, in quanto responsabile
di tutta quella “diceria”.
Violenze simili – e anche molto
peggiori, perché ogni tanto ci scappa il morto – gremiscono i verbali
del Tribunale della Montagna, che
aveva sede a San Marcello. Fra tanti, il reato più caratteristico della
Montagna alta, in quanto poco praticabile zona di confine, era il contrabbando, specialmente di sale. A
quei tempi portare sale “forestiero” in Toscana era un po’ come oggigiorno portare valuta pregiata in
La battitura
del grano: talvolta,
come nell’episodio
di Bastiano di Campo
Magno ricordato
nell’articolo, poteva
essere l’occasione
di qualche baruffa.
informa
16
Aprile/Giugno 2013
grazione stagionale. Tutti ricordano la commovente descrizione
che Renato Fucini fa ne Le veglie
di Neri dei carbonai che “vanno in
Maremma” e “tornano di Maremma”. Meno nota è quella dei pastori fatta dal canonico Alfonso Pisaneschi agli inizi del Novecento:
“… giovanottoni dall’occhio tranquillo e selvaggio educato alla severità dell’alta montagna; uomini
di mezz’età con panciotto e sopracalzoni di pelli di capra, ampio
cappello di mezzalana, grossa e
lunga verga e pesante ombrellone
d’incerato…”.
Nipoti, questi pastori, di quello
settecentesco che il pievano Lori si
diverte a descrivere quando scende
in paese a trovar la sua “dama”:
“Quel dì che dell’armento / dispensato custode arriva in piazza / una
scena, un portento / allo sguardo
comun fa di se stesso. / Entra da un
feltro oppresso / sì insolito sì strano / il fanatico cranio / che sol che
venga avanti / urta per tutti i canti… Peggio poi se gli accade / di
sborsare un quattrino / al fruttaiol
vicino / sul mezzo della strada / cala allora i calzoni a tutti in faccia /
e che credi che faccia? / Nota la gofferia! Trae la moneta / da una bolgia segreta / onde razzoli pur quanto si voglia / non può trarre un
quattrin se non si spoglia”.
Sembra tonto, ma non è detto
che lo sia. Come tutt’altro che
matto è il suo, se non compaesano, contemporaneo Bastiano di
Francesco M. di Gavinana. Chi
non ci crede venga a leggere la circostanziata dichiarazione che otto onorati e rispettabili abitanti
del borgo montano, compreso il
pievano Giovan Jacopo Bizzarri,
hanno sottoscritto il 25 maggio
1745 e Piero Chelucci Palmerini
riporta in un libretto del 1968:
“non è matto né fuori di sé, ma
bensì malizioso, e fa solo da mat-
Una carbonaia
tradizionale in funzione:
i mestieri caratteristici
della Montagna erano
il pastore, il boscaiolo
e, appunto, il carbonaio.
Gente nostra
Il riposo dei taglialegna in un dipinto
dell’Ottocento.
La piazza e la chiesa di Gavinana in
una cartolina d’epoca.
to […] e va a tagliar la legna e castagni nelle selve di quelli che non
ne ha paura, e se le porta a casa
[…] e solo cerca di gabbare qualcheduno, se gli riesce, con farsi
imprestare denari senza restituirli […] già che si dichiara che a lui
non li posson far niente, perché
non ha niente del suo…”.
Ben altra tempra di tanghero
era stato Giovan Battista Corsini,
detto Bistone dell’Orso, il quale
verso il 1675 – racconta il capitano Domenico Cini – “con un colpo d’archibugio a tre palle incatenate” liberò i monti intorno a San
Marcello da un orso che faceva
strage di bestiame, compresi i “cavalli nobili di Sua Altezza Serenissima”. E Sua Altezza a sua volta lo liberò – non doveva essere
uno stinco di santo – da un “bando di galera”, elargendogli inoltre
una mancia di quaranta scudi e la
facoltà di portare tutte le armi che
voleva.
Fra verbalizzazioni poliziesche
e testimonianze letterarie, non si
finirebbe mai di individuare tipi
e casi particolari. Ma in generale
questi “tangheri” sono, come s’è
visto, poveri e rudi boscaioli, carbonai, pecorai, contadini – contrabbandieri e cacciatori di frodo
informa
18
Aprile/Giugno 2013
quando capita – spesso in viaggio,
finché la salute regge, dai loro boschi alle carbonaie, le ferriere e i
pascoli della Maremma.
Tratti alquanto primitivi di
spontanea e sbrigativa giovialità
presentano anche alcuni preti. Come “il famoso Diavolocane”, parroco di Pontepetri, a dare un’idea
del quale basta il soprannome; o
don Natalino, parroco di Prunetta, ricordato anche lui dal canonico Pisaneschi, “tipo ameno che
predicava, suonava l’organo e addobbava la chiesa con un gusto da
troglodita…”. Figli dunque, anche
i preti, della montagna, dove tuttavia – non lo dimentichiamo –
per molta gente costituiscono, oltre che la guida morale e spirituale
e il tramite cristiano della beneficenza, l’unica possibilità di educazione scolastica.
Ma c’è una Musa che non conosce scuole, nemmeno elementari, e non ha sorriso soltanto a
Beatrice di Pian degli Ontani, ma
anche a tanti tangheri; i quali,
molto prima e dopo Beatrice, aiutati, come del resto lei, dall’aspro
vino della loro terra, per secoli
hanno animato piazze e osterie,
rallegrato veglie e fatiche con la
esibizione di un’arte che è veramente se stessa soltanto all’aria
fina dei monti e sulle labbra degli analfabeti: l’improvvisazione
I
poetica.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Manoscritti Jacopo Lori, I Tangheri di
Montagna, BCFP. Atti criminali del Capitano della Montagna, ASP.
Fonti edite D. Cini, Osservazioni storiche sopra l’antico stato della montagna pistoiese, 1737. A. Pisaneschi,
Sui monti pistoiesi, 1914.
Solaio: da castello
a borgo rurale
A due passi da Pistoia, un grumo di case ci narra
antiche vicende e tradizioni
ncora una volta il
viaggio che ci accingiamo a fare nella storia del nostro territorio ci porterà lontano
nel tempo, ma molto vicino nello
spazio. Ancora una volta scopriremo che umili luoghi intorno a
noi, poche case, una strada, dei
campi nascondono suggestioni ed
echi di un passato pluricentenario. Si tratta, stavolta, del piccolo
borgo di Solaio, che si raggiunge
da Pontelungo prendendo via di
Rondinino.
Solaio si compone di alcune,
semplici abitazioni disposte più o
meno a quadrilatero, circondate
da vasti e floridi campi irrigati dal-
le gore che deviano dal corso del
fiume Vincio.
Un cancello, lungo il muro di
cinta dell’agglomerato, ci ricorda
che qui una volta, “a buio”, ci si
chiudeva dentro. A levante, inseriti nelle murature, conci di pietra ben squadrati disposti ad angolo ci parlano di strutture solide
e di materiali robusti scalpellinati per durare nel tempo. Certe case, stranamente più alte delle altre, ci lasciano immaginare
preesistenti torri. Nel cuore del castellare, un portone con ampio arco ribassato e le spesse mura ci dicono che la loro funzione era
quella di proteggere soprattutto la
corte interna e la prestigiosa casa
che vi si trova. Sulla facciata della casa stessa, uno stemma consunto, con le immagini del bastone e della conchiglia del pellegrino
e l’iscrizione abbreviata “Opera di
San Jacopo”, ci dice che questo
luogo ha avuto a che fare con le
più prestigiose istituzioni cittadine del passato. E una madonnina
in ceramica, racchiusa in una nicchia del muro di cinta, ci dice che
lì, sul confine, sulla soglia, lei protegge, da molto oramai, il “dentro” dal “fuori”.
Così Solaio ci parla della sua
storia e del suo destino, sui quali
esistono non poche testimonianze storiche e documentarie. Tutto inizia, con certezza, intorno al
Veduta di Solaio
(fotografia di Fabrizio Antonelli).
Terra nostra
Federica Azzini
Mille. È il 1032 quando in una
“cartula venditionis”, un atto di
vendita, si annota la cessione di
un podere con casa a Solaio: “locus qui dicitur Solaio” (in una località che è chiamata Solaio) al
prezzo di una lira e dieci soldi. Nel
1068 un altro contratto testimonia la cessione di una quarta parte di un lotto di terreno con casa,
valutata ancora una lira e dieci
soldi, in “locus et finibus Solagio”
(in località e dentro i confini di
Solaio). Nei primi decenni del XI
secolo, Solaio era quindi un luogo già abitato, con case e campi
coltivati intorno. Faceva parte di
un vasto possedimento fondiario
e comitale, proprio di un conte,
come risulta da un atto del 12 settembre 1065 nel quale si ricorda
un castello a Solaio di proprietà
della ricca famiglia dei Tassimani, di stirpe franca, che discendeva dai conti Cadolingi – nel 961
Ermengarda dei Cadolingi sposò tale
Tassimano –, dai
quali per linea femminile avevano ereditato beni e castel-
Sull’edificio principale dell’antico
castellare, una lapide ricorda
il passaggio di Solaio sotto la
giurisdizione dell’Opera di San
Jacopo, di cui ricorrono i simboli,
potente magistratura pistoiese:
il numero romano sembra essere
un numero civico o catastale
(fotografia di Fabrizio Antonelli).
Aprile/Giugno 2013
20
li in Pistoia e dintorni: uno a Santa Maria Ripalta e uno a Solaio,
appunto. Nel 1095 Ugo II dei Cadolingi è citato in un documento
col titolo di conte di Solaio.
La struttura arcaica del castello cominciava però a dare segni di
cedimento: parte dei possedimenti comitali venivano venduti,
ceduti o allivellati. Memoria di
questo cambiamento è anche un
atto del 26 aprile 1081 con il quale Pancio del fu Bellino, capostipite della notissima famiglia dei
Panciatichi, donò alla canonica di
San Zeno un podere a Solaio come suffragio dell’anima del compianto figlio Ardiccione. Che il castello di Solaio fosse di fatto
to e dedito alla coltivazione dei
campi e alla cura del territorio.
Resta da scoprire come, perché e
quando fu apposta sulla facciata
della casa più interna, la più prestigiosa del nucleo, la lapide con
i simboli iacopei e l’iscrizione
“Opera di San Jacopo”, a cui segue
il numero romano LXXXVII (I). In
un’epoca imprecisata e per motivi ancora oscuri quella casa o forse tutto Solaio passarono dalla
giurisdizione vescovile a quella
dell’Opera di San Jacopo, una potente magistratura cittadina pistoiese, fondata nel 1148, che si
arricchì di lasciti e donazioni e
che si occupò di amministrare affari privati e pubblici fino al 1777.
Secondo i fatti documentati,
nel XIII secolo Solaio era uno tra
i 124 comuni rurali del Comune
di Pistoia; nel censimento del
1244, noto come Liber Focorum, si
registra tra Solaio e San Pierino
in Vincio la presenza di sole diciannove famiglie, a differenza, ad
esempio di Groppoli che ne contava ben settantotto. Questo ci dice che, all’epoca, il borgo non era
molto popolato e che forse non
versava in buone condizioni, a
causa anche di carestie, pestilenze, dissesti idrogeologici, lotte in-
testine che resero il contado pistoiese malsano, povero e poco sicuro. Ancora nel 1562 il comune
rurale di Solaio era popolato da
124 persone. I dati rilevati per il
censimento fiscale del 1674 ci dicono che a Solaio furono contate
133 “teste”: fra queste nessuna apparteneva a un ricco, 74 erano dei
così detti “comodi”, 41 i poveri e
18 i bambini. Solaio continuerà
ad essere censito e ricordato come piccolo comune rurale del
contado pistoiese anche dopo l’Unità d’Italia, mantenendo pressoché inalterati il numero degli abitanti, il tipo di colture prodotte,
l’uso e la funzione delle strutture.
Nel 1924, per un affitto annuo di
ottocento lire la Cassa Rurale di
San Pierino si trasferisce a Solaio,
in una parte della casa allora di
proprietà dei Querci e ci resterà
I
sino al 1944.
Solaio, 3 novembre 1940: soci
e dirigenti della Cassa rurale ed artigiana
di San Piero in Vincio, in posa dopo
l’assemblea dedicata al bilancio
e al rinnovo delle cariche sociali.
Si riconoscono lo storico presidente
Raffaello Morosi, il direttore Arrigo
Romagnani, il cassiere Odoardo Braccini,
Cesare e Francesco Biagioni
con figli e familiari.
Terra nostra
ancora un possedimento comitale lo ribadisce un atto del 1113: alla morte del conte Ugo, fu donato
al vescovo di Pistoia.
Del castello che fu, Solaio conserva oggi solo un vago aspetto: le
case ricostruite sulla struttura delle primitive mura, l’apertura dell’antico portone, le gore interrate
utilizzate come piccoli fossati, l’aspetto racchiuso e protetto del
borgo. La descrizione del castello
di Groppoli, coevo e non troppo
lontano dal nostro, ci può dare
un’idea di come fosse Solaio: circondato da mura e da un fossato,
con porte e bastioni, all’interno il
complesso di Groppoli aveva vari
edifici, tra i quali la residenza del
conte e una chiesa. Il castello di
Solaio non doveva essere molto
diverso; probabilmente non ospitava edifici religiosi poiché non se
ne conservano tracce né materiali né toponomastiche (al contrario di Groppoli).
Nel Dizionario dei nomi del luoghi del 2006, indagine approfondita sull’origine e il significato dei
nomi geografici, si può rintracciare il toponimo di Solaro (in
provincia di Alessandria), documentato dal 913 nelle diverse declinazioni di Solarjo, Solaria, Solarium, Solario, Solaio come
derivazione dal latino Solarium,
nell’accezione di “casa rurale rustica”. Occorre ricordare poi che
a poca distanza dal nostro Solaio
passava la romana via Cassia e
che ancora oggi, lì vicino, c’è un
luogo chiamato “il Miglio”, di
chiara derivazione latino-romana. Negli anni Sessanta, proprio
a Solaio, fu rinvenuto casualmente un frammento di anfora
romana.
Anche nei secoli successivi al
Mille, il periodo più documentato e forse interessante, Solaio continuerà ad essere un luogo abita-
5a Borsa di Studio Jorio Vivarelli
“Inno alla vita”
La premiazione dei giovani vincitori
nell’edizione 2012-2013 della Borsa
di studio “Jorio Vivarelli” con i dirigenti
di ViBanca e della Fondazione Vivarelli.
Aprile/Giugno 2013
22
i è conclusa con un lusinghiero successo la quinta
edizione della Borsa di
Studio intitolata a Jorio Vivarelli promossa da ViBanca con il patrocinio dell’Ufficio
Scolastico di Pistoia e in collaborazione con la Fondazione Pistoiese
Jorio Vivarelli. Abbiamo ricevuto
ben 163 richieste di iscrizioni distribuite in ambito letterario (85),
teatrale (8) e artistico (70). Gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Pistoia e provincia
sono stati chiamati a sviluppare il
tema “Inno alla vita”, scelto prendendo spunto dall’opera del Maestro Vivarelli che dal 1987 si trova
nel Parco della Pace di Nagasaki:un
altro esemplare dell’opera sarà collocato all’ingresso del nuovo Ospedale di Pistoia.
La Commissione Giudicatrice,
dopo un’attenta valutazione delle
opere presentate, ha deliberato l’assegnazione dei seguenti premi:
1° Premio: Borsa di Studio di euro 1.000,00
Punti scuola
Elena Meoni
Passaggio di valori
ITCS Filippo Pacini
10
Giuditta Mitidieri
Cosa vuol dire rinascere…
Liceo Amedeo di Savoia
10
2° Premio: Borsa di Studio di euro 600,00
Virginia Presi
Voluptas Vivendi
Liceo Forteguerri
4
Guendalina Ferri
Ritratti in musica
Liceo Mantellate
4
Filippo Bartolozzi
Madre
Liceo Artistico P. Petrocchi
4
3° Premio: Borsa di Studio di euro 300,00
Francesco Vettori
Come un albero
Liceo Mantellate
3
Matteo Mazzone
Inno alla vita
Liceo Amedeo di Savoia
3
Samuele Gaggioli
Salire
Liceo Amedeo di Savoia
3
4° Premio: Borsa di Studio di euro 200,00
Matilde Masi
Forte come l’acqua
ITCS Filippo Pacini
2
Chiara Maraia
Mary
Liceo C. Salutati
2
Beatrice Mannelli
L’amore non sarà mai negato
Liceo Amedeo di Savoia
2
5° Premio: Borsa di Studio di euro 100,00
Matilde Toti
Ritorno alla vita
Liceo Lorenzini -Pescia
1
Sara Novelli
Mani di Pace
Liceo Artistico P.Petrocchi
1
Antonio Topo
Beyond the screen
Liceo Artistico P.Petrocchi
1
Giulia Vicario
Nel celeste
ITCS Filippo Pacini
1
Sono stati inoltre assegnati i contributi agli Istituti Scolastici in base ai risultati ottenuti dai propri studenti.
Liceo Scientifico Amedeo di Savoia
ITCS Filippo Pacini
Liceo Mantellate
Liceo Artistico Policarpo Petrocchi
Liceo Niccolò Forteguerri
Liceo Coluccio Salutati – Montecatini Terme
Liceo Carlo Lorenzini – Pescia
euro
euro
euro
euro
euro
euro
euro
846,00
611,00
329,00
282,00
188,00
94,00
50,00
Borsa di studio
Vivarelli
Commissione Giudicatrice
Professor
Paolo Baldassarri
Presidente della Commissione
Avvocato
Patrizio Rosi
Presidente di ViBanca
Fotografo
Aurelio Amendola
Professoressa
Rossella Baldecchi
Professor
Sergio Beragnoli
Professoressa
Veronica Ferretti
Professoressa
Sabina Candela
Professor
Daniele Negri
Professoressa
Cristina Rabuzzi
Aprile/Giugno 2013
23
Arte ed educazione
STUDENTI VINCITORI
dalla Redazione
I magnifici 12
o,
Fiorello Topp
198
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ala-pivot,
Nato
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ad Asmara (E
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ne
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Ottava st
a Pistoia.
biancorossi!
Pistoia Basket 2000:
un omaggio alla società
e al team che ci regalano
tante emozioni
Giacomo
Galanda,
ala-pivot,
alto 210
cm. Nato
a Udine
il 30 genn
aio 1975.
Palmarès:
17
campiona
ti di serie A
,
3 scudetti,
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Coppa Ita
lia e una
Supercop
pa italiana
,
215 prese
nze nella
Nazionale
azz
con il bilan urra,
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d’oro, una lia
d’argento
e una di b
ronzo
agli Europ
ei,
una d’arge
nto alle
Olimpiadi
del 2004.
P
istoia Basket 2000: sinonimo di batticuore per tanti
appassionati, di grandi
obiettivi e giustificate speranze
per la società guidata da Roberto
Maltinti, per il roster e la città tutta, grazie all’impegno costante di
Giorgio Tesi Group e degli sponsor che si sono affiancati. Al momento in cui scriviamo, la squadra biancorossa, dopo una regular
season brillantissima in LegADue,
è in procinto di giocarsi la A in finale play-off con Brescia. La scaramanzia ci impedisce di proseguire: è doveroso comunque
rendere omaggio, con questa galleria fotografica, ai dodici protagonisti che ci hanno regalato – e
continueranno a regalarci – tante
emozioni e soddisfazioni.
I
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Guido Meini,
Nato
alto 188 cm.
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a Pescia (Pt)
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in serie A.
Lorenzo Saccaggi,
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Nato a Massa il 30
agosto 1992 (foto di
Niccolò Caranti).
Aprile/Giugno 2013
24
Riccardo
Cortese,
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Caranti).
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1976.
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Turchia
Paolo Moretti, capo
coach. Nato ad Arezzo
il 30 giugno 1970.
Da giocatore ha
conquistato tre scudetti
consecutivi con la Virtus
Bologna, due Coppe
Italia con Verona
e Fortitudo Bologna.
Con la Nazionale azzurra
una medaglia d’argento
agli Europei 1997.
Da allenatore: 2005
Livorno (serie A), Reggio
Calabria (A2), Brindisi.
A Pistoia dalla stagione
2008-2009.
Le fotografie di Niccolò
Caranti sono pubblicate sotto
licenza CC BY-SA 3.0
Aprile/Giugno 2013
25
Sport
Pistoia
Basket 2000
Gruppo Arcobaleno
Il lungo volo delle cicogne
Un convegno per approfondire le problematiche
dell’adozione e i risultati conseguiti dai gruppi
guidati da Simona Giorgi
8 giugno scorso, presso la
Sala maggiore del Comune di Pistoia, si è svolto il
convegno “L’aeroporto
delle cicogne – Pistoia e
l’adozione”, organizzato dal gruppo Arcobaleno – Genitori adottivi
della ASL di Pistoia, col patrocinio
della Società della Salute della Toscana, dell’Azienda ASL 3 di Pistoia,
del Comune e dell’Associazione Pistoiese per la Riabilitazione (APR)
onlus. Il titolo del convegno ha preso spunto da uno dei libri scritti da
Simona Giorgi, psicologa e psicoterapeuta dell’unità funzionale
“Salute mentale infanzia e adolescenza” dell’ASL 3 nonché ideatrice del Gruppo Arcobaleno – Genitori adottivi dell’ASL pistoiese.
Il convegno è stato la prima occasione per noi, genitori adottivi di
Pistoia, di confronto e approfondimento su diversi aspetti del percorso adottivo ed è stato pensato
essenzialmente per portare la cittadinanza a conoscenza del lavoro
svolto dall’ASL di Pistoia e in prima
persona da Simona Giorgi nonché
della realtà delle famiglie adottive.
Il gruppo “Arcobaleno” è nato
quale spazio aperto ai genitori
adottivi e a coloro in procinto di
diventarlo dove, attraverso il confronto e la condivisione, affrontare e rielaborare le comuni difficoltà, i dubbi, i momenti di
criticità. La dottoressa Giorgi ha
avuto l’illuminante idea di far incontrare famiglie con gli stessi bisogni, accompagnandole in modo
discreto nel difficile e meraviglioso cammino del genitore adottivo:
informa
Aprile/Giugno 2013
è stata una guida stimolante, in
grado di far emergere le risorse
presenti in ciascuno attraverso la
riflessione sulle proprie difficoltà,
mirando non a “indottrinare”, ma
a porsi piuttosto come una persona che, con estrema naturalezza,
riusciva a far venir fuori dai genitori le possibilità di lavoro su se
stessi e di comprensione dei propri problemi.
Una delle maggiori criticità dell’essere genitori adottivi è la ge-
Il libro di Simona Giorgi, L’aeroporto
delle cicogne, che ha dato il titolo e lo
spunto al convegno sull’adozione
organizzato dal Gruppo Arcobaleno.
stione del passato del proprio figlio,
l’accoglienza del dolore vissuto in
seguito all’abbandono da parte della famiglia originaria. Simona
Giorgi ha lavorato molto su questo
aspetto, creando appositi strumenti insieme al professor Rodolfo
De Bernart, direttore dell’istituto di
26
Terapia familiare di Firenze. Essi
consistono in un montaggio di cartoni animati dal titolo Il lungo volo dell’aquilone che ci ha fatto riflettere sui momenti salienti del
vissuto di un bimbo adottato, fornito consigli pratici per affrontare
criticità, come la narrazione della
propria storia attraverso la “favola
arcobaleno”, e proposto attraverso
il video Cari fratelli vicini e lontani
spunti per utilizzare in modo proficuo la risorsa “fratria”.
Solamente dopo l’accoglienza di
quel lavoro sulla “verità narrabile”
si trova la serenità necessaria per
raccontarlo a nostra volta a nostro
figlio, iniziando, se è piccolo, dalla “favola arcobaleno”, creata solo
per lui e che contiene la sua storia.
Le prime fiabe scritte da genitori
adottivi sono diventate parte di Cavalcando l’arcobaleno, libro di Simona Giorgi che indica anche tracce per costruire le fiabe stesse,
affinché riescano, in modo semplice e diretto, a far comprendere
i momenti più importanti e i problemi principali dell’adozione.
Il gruppo è stato per tutti noi
genitori adottivi un autentico dono e la frequenza si è rivelata una
risorsa preziosissima anche per le
coppie in attesa di diventarlo.
Hanno partecipato in ugual misura sia le mamme che i papà: il fatto che la coppia possa partecipare unita rafforza la motivazione di
questo particolare percorso genitoriale. Ricordiamo sempre la serata dedicata al paese di origine di
nostro figlio, quando altre coppie
che avevano già adottato bimbi da
su il sipario...
Luca Lubrani
Il luglio del Blues
esso provenienti ci hanno donato
la loro esperienza e i loro consigli.
Nel gruppo abbiamo condiviso
l’emozione del primo incontro col
figlio: un dono immenso, nella consapevolezza che solo chi aveva vissuto la nostra esperienza poteva
comprendere la gioia di quel momento. Il gruppo ci ha dato preziose informazioni da utilizzare al
momento della scelta della scuola,
del momento giusto per iniziarla e
dell’ambiente più adatto ai bimbi.
Preziosissimi i racconti di molti genitori adottivi: da come abbiano affrontato il programma di terza elementare, al momento del fatidico
“albero genealogico” (che facilmente potrebbe essere sostituito da
un “albero degli affetti”, come ha
tentato di fare, cercando di diffonderlo nelle scuole, il libro Figli di
un tappeto volante, di cui si è discusso al convegno…), fino a problematiche più impegnative.
Ma soprattutto il gruppo ci è servito ad accogliere il vissuto dei nostri figli, a non lasciarlo fuori dalla
porta pensando di poter colmare
tutto con l’amore. Il gruppo ci ha
insegnato ad accettare e accogliere
la sofferenza che i nostri figli hanno dovuto vivere, il loro dolore.
Oltre alla dottoressa Giorgi,
grande risorsa per tutti noi, disponibile in qualsiasi momento a trattare ogni problematica, i genitori
del gruppo “Arcobaleno” ringraziano tutti gli sponsor che hanno
contribuito alla riuscita dell’evento e in particolare ViBanca.
I
Aprile/Giugno 2013
Giunge alla 34a edizione il Pistoia Blues Festival, uno dei più
longevi e prestigiosi festival musicali italiani, che anche quest’anno
avrà il suo cuore nella prestigiosa
piazza del Duomo, ma che durante il week-end invaderà musicalmente tutto il centro storico di Pistoia dal 3 al 7 luglio 2013. Una
kermesse che si annuncia particolarmente ricca di star internazionali e di importanti esclusive.
Ben Harper:
l’artista californiano
si esibirà il 3 luglio
con Charlie
Musselwithe,
mago
dell’Harmonica
Blues.
Come la serata di avvio di mercoledì 3 luglio, che vedrà sul palco
del Festival, in esclusiva italiana,
Ben Harper insieme al grande
bluesman Charlie Musselwhite per
presentare il loro ultimo capolavoro, Get Up, pubblicato per la leggendaria Stax Records.
Non sarà da meno la serata di
giovedì 4 luglio con l’arrivo dei
Black Crowes: per la prima volta
al Pistoia Blues, uno dei più acclamati gruppi rock americani con oltre venti milioni di album venduti
nel mondo.
Venerdì 5 luglio sarà la volta di
due artisti icone dell’art-rockprogressive inglese: sullo stesso
palco si avvicenderanno come
headliner i Van Der Graaf Gene-
27
rator e Steven Wilson. I primi hanno fatto la storia del progressive
rock inglese grazie all’estro di Peter Hammil. Steven Wilson, dopo
i capolavori pubblicati con i Porcupine Tree, ha realizzato dei dischi come solista di grande rilievo
come l’ultimissimo The raven that
refused to sing (and other stories).
Sabato 6 luglio un’altra grande
esclusiva per il Pistoia Blues: dall’Inghilterra, l’unica tappa italiana
dei Beady Eye, il nuovo progetto
di Liam Gallagher degli Oasis che
con il nuovo lavoro BE ha dato seguito all’ottimo esordio Different
gear, still speeding (Sony). Non sono da meno le aperture con i gallesi Cold Comittee e gli italiani Blastema, reduci dalla partecipazione
all’ultimo Sanremo e prodotti da
Dori Ghezzi.
Non poteva mancare una serata dedicata quasi esclusivamente
al grande blues. Domenica 7 luglio
la chiusura del festival sarà affidata a dei grandi nomi: Robert Cray,
Robben Ford, Lucky Peterson e alla sorpresa tutta italiana del progetto “Buzz”, formato da Federico
Zampaglione e Mario Donatone e
del set acustico di grande qualità
del toscanissimo Finaz con il suo
progetto solista “Guitar Solo”.
Steven Wilson, sul palco di Pistoia
Blues il 5 luglio coi Van Der Graaf
Generator, miti del progressive rock
britannico.
Luca De Simone
Orto, è tempo di raccogliere
Si entra nell’estate ed è tempo di raccolti, anche se
l’abbondante pioggia dei mesi precedenti ha sicuramente disturbato il programma delle piantagioni
previste e ha aumentato il rischio di malattie.
Hanno il colore del sole
i fiori degli zucchini
che spiccano
tra il verde degli ortaggi
Luglio
È un mese d’oro, dedicato ai raccolti e alle semine. Si possono
estrarre le ultime patate tardive e si
controllerà il buon andamento delle file di pomodori da conserva o da
insalata. Ogni mattina si raccolgono i fiori di zucca da gustare ripieni, fritti in pastella o nel risotto.
Questo è un mese importante
per mettere a punto la preparazione dell’orto per l’inverno, andando
a utilizzare le parti di terreno che
sono rimaste vuote. Dove sono stati coltivati i fagioli cannellini si vanga superficialmente la terra e vi si
possono seminare lattughe, scarole invernali, la cicoria e i radicchi.
È consigliabile una seconda semina di fagiolini, con quella di rape e
porri.
Agosto
Questo mese può
essere definito il “festival dei pomodori”. Bisogna fare attenzione all’invasione di
afidi, che possono essere combattuti
con un macerato di orti-
informa
Aprile/Giugno 2013
28
ca. È possibile anche raccogliere
gli ortaggi freschi. Se è troppo caldo, certi tipi di insalate possono
tendere a tallire velocemente, nonostante adeguate innaffiature e
una prudenziale ombreggiatura.
Si possono anche raccogliere cocomeri e meloni. Inoltre, è consigliabile piantare broccoli e cavolfiori.
Settembre
È sempre tempo di pomodori,
che restano i protagonisti principali dell’orto estivo. Chi ha piantato il
“costoluto di Novoli” deve staccare
i pomodori dalla pianta quando sono belli rossi e maturi. Si possono
raccogliere le ultime barbabietole
in produzione da luglio e le zucche
(meglio evitare marciumi, mettendo sotto una tavoletta), da cui possono essere estratti anche i semi per
essere utilizzati l’anno successivo.
Fate attenzione alla cicoria, che può
essere aggredita dal mal bianco. Tra
le semine, quella dei ravanelli. È
possibile anche rinnovare il fragoleto con piantine (meglio sempre le
rifiorenti) coltivate in vasetti o partendo da stoloni prelevati da piante in coltivazione.
dal 1° al 5 maggio 2013
Contrasto tra realtà e sogno, questa città sull’acqua, costruita da Pietro il Grande nel Settecento, testimonia con i suoi eclettici edifici dai
teneri colori pastello, tra i quali
spiccano cupole d’oro, la volontà
dello zar di aprirsi all’Occidente: una finestra sull’Euro-
Aprile/Giugno 2013
pa, una vetrina che fa rifulgere i delicati ma imponenti palazzi, disegnati
da architetti italiani, che ornano le
via tra cui il celeberrimo Nevskij Prospekt.
Siamo stati accolti da una temperatura mite, ideale per gustare le meraviglie di questa città affascinante.
Favoriti da un’organizzazione perfetta, curata dall’agenzia Much More &
Partners, abbiamo ammirato i monumenti e gli edifici più importanti,
tra cui la Fortezza dei Santi Pietro e
Paolo, Sant’Isacco, l’Ammiragliato, lo
Smol’nyj e il palazzo Jusupov, tra i
più ricchi e lussuosi esempi d’Europa e scenario di molti segreti legati alla storia russa, quindi il palazzo di Caterina II a Puškin, caratterizzato dalla
lunghissima facciata in stile barocco,
dipinta in turchese e impreziosita da
colonne bianche, tetti aggettanti, stucchi, capitelli e fregi dorati con la
spettacolare Sala d’Ambra
recentemente restaurata.
Inoltre abbiamo avuto il privilegio dell’apertura “riser-
29
aggio
vata” in esclusiva al nostro gruppo
per la visita al Museo Ermitage,
splendente nel verde smeraldo delle
sue facciate. Costruito come reggia
da Pietro il Grande per dimostrare
l’opulenza del proprio regno, ricco
di decorazioni barocche, il tetto è
sormontato da statue che sembrano
volersi tuffare nella Neva. Oggi uno
dei più grandi musei al mondo, occupa sei bellissimi palazzi e raccoglie
migliaia di opere d’arte, tra cui le più
note di Canova, Caravaggio, Leonardo da Vinci, Matisse, Michelangelo,
Raffaello, Rembrandt, Tiziano, Van
Gogh e altri artisti, collocate in interni di spettacolare bellezza.
Sono stati davvero cinque giorni
indimenticabili: siamo ripartiti col
piacere di aver assaporato tanto della cultura, dell’arte, del gusto e delle
tradizioni di San Pietroburgo, sicuramente una delle città più belle del
mondo.
Nelle immagini, il gruppo dei gitanti e il palazzo dell’Ermitage con
uno dei suoi capolavori, Amore e Psiche di Antonio Canova.
spazio soci • spazio soci • spazio soci • spazio soci
San Pietroburgo
in
Il nostro viaggio a
Macarons, allegra bontà
Massimo Falbo
Ricetta professionale
Ricetta
Ingredienti
L’origine dei macarons è dibattuta,
ma i più concordano nel ritenerli di
provenienza francese. Secondo il
celebre Larousse Gastronomique
sono stati creati nel 1791 in un convento vicino Cormery. Secondo altri il loro debutto risale addirittura
all’arrivo di Caterina de’ Medici, che
li avrebbe commissionati a un pasticcere italiano, portandoli con sé
nel 1533 quando sposò Enrico II di
Valois, re di Francia.
Nell’Ottocento i macarons, parenti
delle meringa, venivano serviti due
a due con marmellate, liquori e spezie: alla fine del secolo nacque il
“macaron parisien” o Gerbet. L’iniziativa di colorarli con tinte pastello diverse a seconda dell’aroma
pare si debba alla celebre casa francese di pasticceria Ladurée: ai primi del Novecento Pierre Desfontaines, nipote del fondatore, ebbe
l’idea di accoppiarli e farcirli di crema. Da allora i macarons si presentano come piccoli “sandwich”
allegramente colorati.
Aprile/Giugno 2013
Mandorle sgusciate, 250 g
Zucchero a velo, 250 g
Albumi, 195 g
Zucchero, 250 g
Colorante q.b.
Procedimento
Passate al cutter a freddo le mandorle sgusciate (o mandorle in
polvere) con lo zucchero a velo, senza farli riscaldare, sino a ottenere una massa fine.
Montate gli albumi con lo zucchero (non dovranno essere troppo montati). Amalgamate le due masse e introducete il composto ottenuto nel sac-à-poche. Distribuitelo a dischetti, ben separati l’uno dall’altro, con una bocchetta di 8 mm di diametro
in una teglia da forno dal fondo rivestito con un foglio di silicone speciale Silpat o carta da forno. Lasciate riposare finché
si sia formata una pellicola sulla superficie dei dischetti.
Infornate a 150 °C per 12-14 minuti circa. Per staccare i macarons passare un po’ d’acqua fredda sotto il Silpat o la carta da
forno.
Crema alla vaniglia
(da inserire fra i due macarons)
Burro, 250 g
Zucchero a velo, 140 g
Mandorle in polvere, 160 g
I semi di un baccello di vaniglia
Lavorate al mixer il burro a temperatura ambiente con lo zucchero e le mandorle in polvere, aggiungendo i semi del baccello
di vaniglia, sino a ottenere una pasta omogenea con cui farcire i macarons.
30
“2° Corso base di Pasticceria”
“Corso 2° livello di Pasticceria”
Pan di Spagna e Pasta frolla
30 settembre e 1° ottobre dalle 20.30 alle 23.30
Dessert al piatto
9 e 10 ottobre dalle 20.30 alle 23.30
Meringhe e Creme
28 e 29 ottobre dalle 20.30 alle 23.30
Cioccolato
6 e 7 novembre dalle 20.30 alle 23.30
Torte da forno e Bignè
25 e 26 novembre dalle 20.30 alle 23.30
Biscotteria da tè
4 e 5 dicembre dalle 20.30 alle 23.30
Quota di partecipazione
Quota di partecipazione
SOCIO euro 130,00
NON SOCIO euro 180,00
SOCIO euro 130,00
NON SOCIO euro 180,00
Chiusura Iscrizioni: 15 settembre 2013
Numero massimo di partecipanti: 15
Chiusura Iscrizioni: 15 settembre 2013
Numero massimo di partecipanti: 15
Programma
ViBanca
organizza il 3° Corso di Fotografia
Il corso, curato dal docente Marco Tanteri, si
articolerà in n. 6 lezioni in aula dalle ore
21.00 alle ore 23.00
Sala Auditorium ViBanca
Via Provinciale Lucchese 125/b
Pistoia
Sono previste n. 2 uscite di gruppo per effettuare riprese fotografiche (città di Pistoia e
Lucca).
Mercoledì 4 settembre 2013
Mercoledì 11 settembre 2013
Domenica 15 settembre 2013
Mercoledì 18 settembre 2013
Mercoledì 25 settembre 2013
Domenica 29 settembre 2013
Mercoledì 2 ottobre 2013
Mercoledì 9 ottobre 2013
La fotocamera e gli obiettivi
Profondità di campo e rapporto tempo-diaframma
Uscita con i corsisti per effettuare riprese fotografiche
(Pistoia – Città)
La composizione
Visione del lavoro svolto durante l’uscita del 15 settembre
Uscita con i corsisti per effettuare riprese fotografiche
(Lucca – Città)
Classificazione delle fotografie (ritratto, figura ambientata,
paesaggio, still life, reportage)
Visione del lavoro svolto durante l’uscita del 29 settembre
Chiusura iscrizioni 31 luglio 2013
Numero minimo partecipanti: 15 - Numero massimo partecipanti: 40
COSTI
GRATUITO per i SOCI
NON SOCI euro 30,00
per l’intero corso
Aprile/Giugno 2013
Corso di fotografia
I programmi dettagliati dei Corsi
ed i moduli di iscrizione sono reperibili
in tutte le Agenzie VIBanca e nel sito www.vibanca.it
Ufficio SOCI ViBanca Tel. 0573 9139 1 - [email protected]
Carlo Lucarini (tel. 0573/913946)
Stella Passini (tel. 0573/913951)
31
spazio soci • spazio soci • spazio soci • spazio soci
Corso
di Pasticceria
in collaborazione con
Veronica Betti
Simone Margelli
in
aggio
Gita Sociale
Giustizia, viaggio, amore.
Questi sono i temi trattati nella stagione del “Cinema
in Banca” iniziata a ottobre 2012 e terminata a maggio
2013. Tre tematiche che, nella storia, il cinema ha esaminato con grande attenzione e che, con la stessa attenzione, noi abbiamo cercato di mettere a fuoco.
In particolare, l’obiettivo è stato osservare le modalità
con cui l’oggetto cinematografico analizza il tema specifico e le tecniche con cui cerca di far riflettere lo spettatore. In questo modo l’Auditorium di ViBanca ogni martedì si trasforma in un luogo dove il tempo e lo spazio
sono in continuo movimento attraverso i personaggi e i
mondi che la macchina da presa, con i suoi autori, ci
proietta.
Lo scopo di questo cineforum è quello di creare un contatto diretto tra il pubblico e il cinema, così da poter guar-
dare una storia e andare oltre la sua rappresentazione.
Soprattutto grazie alla capacità di assaporare un’emozione e uno stato d’animo che nello specifico possono provare un detenuto, un viaggiatore oppure un innamorato.
In questi mesi siamo entrati in ogni decennio della settima arte attraverso i più grandi registi di sempre, come
Charles Chaplin, Ingmar Bergman, Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Stanley Kubrick, Michael Haneke
e tantissimi altri. Abbiamo esplorato ogni luogo: dagli
Stati Uniti alla Corea del Sud, passando per l’Italia, la Romania, il Belgio, la Francia, la Spagna, Hong-Kong, come se il cinema fosse un contenitore universale di parole, immagini e di emozioni: come in un sogno.
I curatori dell’iniziativa
Veronica Betti e Simone Margelli
Siena - La Porta del Cielo - Cammino di Santa Caterina
insieme a te alla scoperta di arte, cultura, natura e tradizioni
Il Duomo di Siena apre al pubblico, solo fino al 27 ottobre, la “Porta del Cielo”, un tesoro nascosto,
un percorso sopra la Cattedrale rimasto inaccessibile per secoli. La
visita inizia salendo le scale a
chiocciola nascoste all’interno delle due imponenti torri che si trovano al lato della facciata, prosegue poi raggiungendo le volte
stellate della navata destra, da dove prende il via la passeggiata panoramica vera e propria che regala suggestive e inedite vedute
dentro e fuori la basilica.
Domenica 15 settembre 2013
D
Ore 7.15
Quote di partecipazione - (Numero massimo partecipanti 34)
SOCIO euro 30,00 NON SOCIO euro 55,00
Ore 9.45
Ore 10.30
Ore 11.45
Ore 15.15
Ore 15.30
Ritrovo dei partecipanti presso la Sede di ViBanca –
Partenza per Siena in pullman riservato
Visita guidata “La Porta del Cielo”
Visita Guidata “Duomo di Siena”
Tempo a disposizione – Pranzo libero
Ritrovo presso la Basilica di San Domenico
Partenza per il “Cammino di Santa Caterina” – Visita
guidata alla Basilica di San Domenico- Casa di Santa
Caterina – Fontebranda – Battistero – Oratorio di Santa
Caterina della notte.
Al termine rientro a Pistoia con pullman riservato
La quota comprende: Prenotazioni e Visite guidate per “Duomo di Siena”,“La
Porta del Cielo” e “Cammino di Santa Caterina” – Biglietto ingresso Battistero – Viaggio A/R con Pullman riservato.
Informazioni e prenotazioni:
Ufficio SOCI ViBanca Tel. 0573 9139 1 - [email protected]
Carlo Lucarini (tel. 0573/913946)
Stella Passini (tel. 0573/913951)
Cariche Sociali - Triennio 2013-2016
Consiglio di Amministrazione
Collegio Sindacale
Presidente
Vicepresidente
Consiglieri
Presidente
Sindaci effettivi
Patrizio Rosi
Claudio Geri
Alessandro Carrara, Paolo Ferretti
Grazia Innocenti, Alessandro Noli
Stefano Pecchioli
Sindaci supplenti
Stefano Sala
Roberto Becciani
Luca Tognozzi
Francesco Federighi
Emanuele Coen
anno VI - n° 2 - aprile-giugno 2013
Sommario
Editoriale
Patrizio Rosi
PAG.
1
Territorio
Via Provinciale Lucchese 125/B
51030 Pontelungo (PT)
Tel. 0573 91391
Fax 0573 572331
www.vibanca.it
Michela Monti
SERRAVALLE: LA
STORIA PROIETTATA
NEL FUTURO
» 2
Pistoia nostra
Lorenzo Cipriani
IL QUARTIERE DI SAN GIOVANNI
» 5
Pistoia oggi
DIRETTORE RESPONSABILE
Luca Lubrani
COMITATO DI REDAZIONE
Patrizio Rosi
Paolo Ferretti
Roberto Cresci
Mauro Pagliai
Stella Passini
Carlo Lucarini
REDAZIONE
E AMMINISTRAZIONE
Edizioni Polistampa, Firenze
Via Livorno 8/32
50142 Firenze
Tel. 055 737871 (15 linee)
Foto di copertina,
Il portale laterale della chiesa di San Giovanni
Fuorcivitas, con l’Ultima Cena scolpita
sull’architrave da Gruamonte (1166)
(fotografia di Fabrizio Antonelli).
Il comitato di redazione si riserva
la decisione di pubblicare o meno
articoli e notizie inviati.
I materiali inviati alla redazione
non saranno restituiti
Periodico registrato
presso il Tribunale di Pistoia
al n° 3/2008 in data 15/04/2008
Linda Meoni
CI VEDIAMO IN
CENTRO?
» 8
Giovani ViBanca
dalla Redazione
IL BATTESIMO DI GIOVANI VIBANCA
» 10
Protagonisti
Iacopo Bojola
L’APPELLO DI GUERRAZZI
» 12
Gente nostra
Maria Valbonesi
RICORDI E FIGURE
DELLA MONTAGNA
DI
“TANGHERI”
» 15
Terra nostra
Federica Azzini
SOLAIO: DA CASTELLO
A BORGO RURALE
» 19
Arte ed educazione
dalla Redazione
5a BORSA DI STUDIO JORIO VIVARELLI
“INNO ALLA VITA”
» 22
Sport
dalla Redazione
I MAGNIFICI 12 BIANCOROSSI!
» 24
Genitori e figli
Gruppo Arcobaleno
IL LUNGO VOLO DELLE CICOGNE
» 26
Su il sipario
Luca Lubrani
IL LUGLIO DEL BLUES
» 27
L’orto
Finito di stampare in Firenze
presso la tipografia editrice Polistampa
giugno 2012
Luca De Simone
ORTO, È TEMPO DI RACCOGLIERE
Spazio Soci
» 28
» 29
Aprile-Giugno 2013
Scarica

2013 n°2 - VIBanca