Aprile-Giugno 2013 anno VI - n° 2 - aprile-giugno 2013 Sommario Editoriale Patrizio Rosi PAG. 1 Territorio Via Provinciale Lucchese 125/B 51030 Pontelungo (PT) Tel. 0573 91391 Fax 0573 572331 www.vibanca.it Michela Monti SERRAVALLE: LA STORIA PROIETTATA NEL FUTURO » 2 Pistoia nostra Lorenzo Cipriani IL QUARTIERE DI SAN GIOVANNI » 5 Pistoia oggi DIRETTORE RESPONSABILE Luca Lubrani COMITATO DI REDAZIONE Patrizio Rosi Paolo Ferretti Roberto Cresci Mauro Pagliai Stella Passini Carlo Lucarini REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Edizioni Polistampa, Firenze Via Livorno 8/32 50142 Firenze Tel. 055 737871 (15 linee) Foto di copertina, Il portale laterale della chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, con l’Ultima Cena scolpita sull’architrave da Gruamonte (1166) (fotografia di Fabrizio Antonelli). Il comitato di redazione si riserva la decisione di pubblicare o meno articoli e notizie inviati. I materiali inviati alla redazione non saranno restituiti Periodico registrato presso il Tribunale di Pistoia al n° 3/2008 in data 15/04/2008 Linda Meoni CI VEDIAMO IN CENTRO? » 8 Giovani ViBanca dalla Redazione IL BATTESIMO DI GIOVANI VIBANCA » 10 Protagonisti Iacopo Bojola L’APPELLO DI GUERRAZZI » 12 Gente nostra Maria Valbonesi RICORDI E FIGURE DELLA MONTAGNA DI “TANGHERI” » 15 Terra nostra Federica Azzini SOLAIO: DA CASTELLO A BORGO RURALE » 19 Arte ed educazione dalla Redazione 5a BORSA DI STUDIO JORIO VIVARELLI “INNO ALLA VITA” » 22 Sport dalla Redazione I MAGNIFICI 12 BIANCOROSSI! » 24 Genitori e figli Gruppo Arcobaleno IL LUNGO VOLO DELLE CICOGNE » 26 Su il sipario Luca Lubrani IL LUGLIO DEL BLUES » 27 L’orto Finito di stampare in Firenze presso la tipografia editrice Polistampa giugno 2012 Luca De Simone ORTO, È TEMPO DI RACCOGLIERE Spazio Soci » 28 » 29 i è tenuta il 18 maggio, presso l’Auditorium della sede, l’Assemblea ordinaria dei Soci di ViBanca – Banca di Credito Cooperativo di S. Pietro in Vincio, chiamata ad approvare il bilancio 2012 e a rinnovare le cariche sociali. Nonostante il 2012 abbia rappresentato uno dei peggiori anni della storia economica italiana, ViBanca è riuscita a mantenere il proprio posizionamento, come dimostrano i numeri del bilancio approvato. I dati illustrati all’Assemblea mostrano una sostanziale tenuta rispetto all’esercizio precedente; la raccolta diretta ammonta a 228 milioni di euro, sostanzialmente in linea con l’anno precedente, gli impieghi commerciali verso famiglie e imprese, investiti per oltre il 95 per cento nel territorio di riferimento, ammontano a 194 milioni di euro e il patrimonio di vigilanza si attesta a 24.303.000 euro, in lieve aumento. Sono 1313 i Soci al 31 dicembre 2012, in crescita rispetto ai 1226 dell’anno precedente. L’utile netto di esercizio, nonostante le svalutazioni su crediti più alte della storia della Banca, dovute al particolare momento vissuto dall’economia locale, ammonta a 708.849 euro. L’Assemblea, che ha visto un’ampia partecipazione della compagine societaria, è stata inoltre l’occasione per ricordare che ViBanca nel corso del 2012 ha continuato a svolgere un’importante attività di sostegno al territorio anche mediante l’erogazione di borse di studio e interventi a favore di enti e associazioni locali. Proprio in questa direzione nel corso dell’anno è stato avviato il “Progetto Giovani”, rivolto ai Giovani Soci di età inferiore ai trentacinque anni, con l’obiettivo d’investire sulla formazione di una classe che sarà chiamata a governare una società sempre più complessa e articolata. L’Assemblea dei Soci della Banca di Credito Cooperativo di S. Pietro in Vincio ha inoltre rinnovato le cariche sociali per il triennio 2013-2016, confermando la propria fiducia sia al Consiglio di Amministrazione uscente che al Collegio Sindacale. Aprile/Giugno 2013 1 Editoriale Rinnovamento nella continuità Patrizio Rosi Michela Monti Serravalle: la storia proiettata nel futuro S Torri e mura, pievi romaniche e antichi dipinti, sagre e rassegne: e per gli amanti del ricamo, il “Punto Casale” Il profilo del borgo turrito di Serravalle a cavallo fra la piana dove giacciono Firenze, Prato e Pistoia e quella dove si trovano Montecatini e Monsummano. Aprile/Giugno 2013 erravalle Pistoiese è uno degli antichi comuni pistoiesi e si estende sulle propaggini del Montalbano. Il territorio municipale ospita numerose frazioni: nella zona collinare sorgono i borghi medievali di Serravalle, Castellina, Vinacciano, nella piana c’è invece Casalguidi, dove è nato e vissuto il defunto campione di ciclismo ed ex-commissario tecnico Franco Ballerini. Il capoluogo ha origini romane, ma il suo sviluppo risale al Medioevo. Per la sua posizione strategica, Serravalle ha giocato un ruolo di primo piano fin dall’antichità, soprattutto nel mutevole quadro politico medievale, durante la lotta tra guelfi e ghibellini. Restano ben conservati, a testimonianza di questo epico passato, il castello e le torri che maestose si ergono dal profilo della collina su cui Serravalle si adagia, visibili dal tratto dell’autostrada A11 che collega Firenze al litorale toscano. Il patrono del paese è san Ludovico (1274-1297), figlio di Carlo II d’Angiò, re di Napoli. 2 Bartolomeo Vivarini, San Ludovico di Tolosa, 1465 circa: l’effigie del santo patrono di Serravalle, che secondo la leggenda sventò l’assalto dei lucchesi, è custodita presso la Galleria degli Uffizi. Narra la leggenda che nel 1306, dall’alto dei cieli, san Ludovico salvò miracolosamente Serravalle dalla furia vendicatrice dei lucchesi che avevano scoperto che i terrazzani fornivano di nascosto aiuto agli alleati pistoiesi assediati. A lui sono dedicati i festeggiamenti patronali che si tengono ad agosto (solitamente dal giorno 10 al 19), che trovano i momenti clou nel Palio dei rioni (tiro con l’arco) e nello spettacolo pirotecnico del 19 sera. Una visita del paese deve sicuramente iniziare nel borgo antico del capoluogo, con una prima tappa alla chiesa di San Michele (le prime notizie risalgono al 764, in epoca longobarda). Lo stile è romanico, sebbene l’edificio sia stato modificato nel Seicento, anche se l’impianto e il soffitto a capriate sono ancora originali e ben leggibili: custodisce un af- Margherita Buy a villa Belluccio: una saga di famiglia Luca Lubrani Non tutti sanno che una delle più affermate attrici italiane ha legami stretti e consolidati con Serravalle. La famiglia di Margherita Buy, che quest’anno ha tagliato il traguardo dei cinquanta film da protagonista, infatti, ha una villa a Serravalle, dove anche l’attrice trascorre periodi di relax. Da antidiva per eccellenza, è possibile incontrarla all’inaugurazione di una mostra fotografica del padre medico, che, negli ultimi anni, ne ha presentate con successo due a Serravalle e a Monsummano, oppure a passeggio come una pistoiese qualunque nel centro del capoluogo o anche a Montecatini. E la storia della famiglia potrebbe un giorno diventare un libro, una sorta di saga come Un cappello pieno di ciliegie di Oriana Fallaci. “Villa Belluccio – ha confessato Margherita in un’intervista a Laura Laurenzi di “Repubblica” – è una casa meravigliosa. È una villa che meriterebbe una saga, dai tempi dei miei trisnonni. Ci sono passati tut- Aprile/Giugno 2013 3 ti: guerre, occupazioni, le truppe napoleoniche, i tedeschi, gli americani... Sarebbe bello scrivere un libro, ma io sono molto lenta nelle decisioni, una lentezza congenita”. In fondo, gli elementi per una saga ambientata a villa Belluccio ci sarebbero tutti: il trisavolo paterno dell’attrice era di origine francese e fu un ufficiale medico dell’esercito napoleonico che si trasferì prima in Toscana e poi in Veneto, dove il bisnonno Tito Buy, nel 1902, fu uno dei fondatori della squadra del Vicenza. La famiglia materna dell’attrice invece è di origine toscana. Territorio Nella calda luce del tramonto, la torre longobarda, detta comunemente “del Barbarossa”, possente struttura in pietra a base quadrata che domina l’abitato di Serravalle, affiancata dal campanile della chiesa di Santo Stefano. La Rocca nuova di Serravalle con la torre di Castruccio: costruita dai lucchesi ai primi del Trecento per contrastare le mire di fiorentini e pistoiesi, prese il nome del famoso condottiero che coltivò il sogno di farsi signore dell’intera Toscana. fresco trecentesco di San Biagio e una tavola del pistoiese Leonardo Malatesta. Ecco quindi la pieve di Santo Stefano che conserva il Crocifisso ligneo dello scultore pistoiese Giovanni Zeti (1519) e l’organo Agati del 1821. Altra piccola perla è l’oratorio della Vergine Assunta, dove è possibile ammirare un ciclo di affreschi di scuola pistoiese e dove si trova la saletta da cerimonie del Comune. Non si può poi rinunciare a inoltrarsi e passeggiare nella Rocca nuova con la torre di Castruccio, una delle meglio conservate in Toscana. Per accedere invece alla Rocca vecchia con la torre detta del Barbarossa, baluardo alto quaranta metri, è necessario rivolgersi all’ufficio del Turismo, dove i visitatori possono ricevere gratuitamente le nuove audioguide multilingua. Ci si sposta poi a Casalguidi per visitare un’altra chiesa importante del territorio comunale, quella di San Pietro, una delle più antiche pievi del contado pistoiese, risalente al XII secolo, che conserva una tavola di Leonardo Malatesta, il Crocifisso ligneo dell’altare maggiore e l’organo Tronci di fine Ottocento. La frazione è famosa nel mondo per un particolare manufatto: il ricamo detto “punto Casale”, peculiare tipolo- La passata edizione della Fiera di Casalguidi, un evento che attira migliaia di persone dal territorio nella frazione del comune di Serravalle Pistoiese. Serravalle Jazz edizione 2009: gli artisti si esibiscono ai piedi della torre di Castruccio nella magica atmosfera della Rocca trecentesca. informa 4 Aprile/Giugno 2013 gia di lavorazione nata proprio a Casalguidi tra l’Ottocento e il Novecento, all’interno della scuola femminile di ricamo delle signorine Morelli. All’interno del palazzo comunale di Casalguidi sono conservati manufatti di pregio. Il periodo migliore per visitare la frazione è il mese di settembre, quando durante la seconda settimana viene organizzata la celebre Fiera di Casalguidi che richiama migliaia di persone da tutta la provincia. Proseguendo l’itinerario nel territorio comunale, si può visitare nella frazione Castellina la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, recentemente oggetto di restauro, fondata nel 1159, che conserva al proprio interno una preziosa tavola del Gemignani, mentre a Vinacciano si trova la massiccia torre esagonale Sozzifanti. Durante l’anno sono diverse le iniziative che richiamano a Serravalle visitatori da ogni parte d’Italia e anche dall’estero: d’estate, ormai, è diventato una tradizione “CGIL incontri”, un meeting organizzato dalla confederazione sindacale che ha portato nel paese i più importanti personaggi del sindacato, dell’industria e della politica (celebre il confronto pubblico tra Giovanni Agnelli e Luciano Lama). Nel mese di agosto ci sono i festeggiamenti patronali e la fiera dedicata a San Ludovico, con la processione in abiti storici. Nello stesso mese viene organizzata dal Comune e dalla fondazione Caripit la nota manifestazione Serravalle Jazz. Infine, tra dicembre e gennaio si può assistere a una serie di concerti d’organo organizzati dal Comune e dall’Accademia di musica per organo di Pistoia. I Il quartiere di San Giovanni Quattro passi nel Medioevo, tra romanico e memorie risorgimentali ’ L Il fianco meridionale della chiesa di San Giovanni visto dal retro dell’hôtel Patria (fotografia di Francesco Rosi). antico quartiere contrassegnato dalla chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, sorta appunto – come dice l’attributo topografico – fuori dalla prima cerchia muraria, al di là del fosso dell’Ombroncello che ancora scorre sotto il lastricato di via Cavour, conservò a lungo certe caratteristiche orticolo-artigiane che gli derivarono dalla sua iniziale estraneità al centro urbano altomedievale e che definirono il suo successivo sviluppo. La chiesa giganteggia ancora nel tessuto edilizio, ma si osserva che dal retro dell’hôtel Patria si vedono spiccare piccoli appezzamenti a verde, un tempo certamente colture ortive. E infatti l’attuale via Crispi fu chiamata nel Settecento via dell’Arancio, evidentemente per una pianta che cresceva in ambito riparato e protetto, com’è tipico per un’essenza del genere. Però è noto che fin dal Trecento quel borgo era intitolato ai Soppedanieri, cioè ai fabbricanti di suppedanea, i cofani in cui le famiglie riponevano vestiti e biancheria, come vediamo dalla grande iconografia domestica dell’epoca. Questa strada ai primi del Novecento ebbe una sua notorietà sui giornali pistoiesi, perché al limite di essa (dove s’immette in piazza Garibaldi) gli anticlericali locali contestarono con una sassaiola il professor Giuseppe Toniolo, uno dei principali esponenti della Settimana Sociale dei Cattolici che si svolgeva appunto a Pistoia. Toniolo, accompagnato dalla gentile signora cui fu rovinato l’ombrellino, stava proprio passando dalla piazza per recarsi ospite in casa di un cattolicone come Alberto Chiappelli, sul Corso; e le sassate giunsero proprio dal lato Pistoia nostra Lorenzo Cipriani Il quartiere di San Giovanni nella pianta di Francesco Leoncini del 1657 (fotografia di Francesco Rosi). meridionale della strada suddetta. Dall’altro lato della chiesa c’è via della Misericordia Vecchia, oggi sbarrata da un moderno fabbricato, che probabilmente insiste sul luogo dov’era l’antico cimitero della parrocchia: infatti lavori recenti hanno addirittura messo in luce qualche reperto. Come si vede da un arco interrotto che sormontava questo vicolo, la chiesa era unita all’oratorio di Sant’Antonio, che da pochi anni non ospita più il glorioso caffè e galleria d’arte Valiani. Il quartiere dominato dalla chiesa, quindi il quartiere di San Giovanni, ebbe il proprio sviluppo fra la prima e la seconda cerchia quando intorno a essa creb- bero abitazioni: e sul davanti (cioè sul lato settentrionale, dove oggi è l’entrata) si svolgeva nel pieno periodo comunale il popolare mercato dei legnami. Poco più oltre c’era via dell’Amore, che ospitava alcune “donne cortesi” che facevano concorrenza a quelle del bordello principale posto sulla Sala: il nome fu tolto nell’Ottocento, per rispetto agli ecclesiastici che abitavano nei pressi. E si scelse l’intitolazione a Giosue Carducci perché il poeta, giunto a Pistoia per insegnare al liceo Forteguerri, vi aveva abitato per un anno. Tornando a ritroso, troviamo un vicolo intitolato alla Zecca, che ha La bicromia romanica della fiancata della chiesa di San Giovanni Fuorcivitas. informa Aprile/Giugno 2013 6 fatto a lungo immaginare chissà quali e quante coniazioni di monete pistoiesi con residui tesori rimasti nel sottosuolo. Ma si sa bene che la città ebbe, nel passato, solo la moneta longobarda del Tremisse. La chiesa di San Giovanni, nella splendida bicromia romanica del suo apparato decorativo esterno (la parete meridionale si vede bene dal retro dell’hôtel Patria), appare oggi affogata dalle costruzioni, peraltro tutte d’interesse storico, che la stringono: un amministratore d’epoca fascista pensò di liberarla demolendo tutto ciò che vi stava intorno, fino alla piazzetta del Sole, per farla risaltare in splendido isolamento. Naturalmente l’idea, documentata dalla stampa dell’epoca, non ebbe seguito. Il quartiere ha sempre avuto la sua apertura verso la seconda cerchia, circondata da fossato, con la piazza che era intitolata ai Domenicani, perché poco oltre la cinta sorgevano il convento dell’ordine mendicante di san Domenico e la sua grande chiesa. Però nel 1904 lo spazio fu scelto per erigervi il monumento a Garibaldi, eroe risorgimentale che riempiva con i suoi monumenti molti luoghi urbani d’Italia. La decisione fu molto dibattuta, perché alcuni pistoiesi volevano erigerla in piazza del Duomo, ma altri ne contestavano il contrasto con la cattedrale. Mise tutti d’accordo la Cassa di Risparmio, che propose di pagare le spese a condizione che la scelta fosse sua. E decise per piazza San Domenico, da allora denominata I piazza Garibaldi. Un particolare dello splendido pulpito di fra Guglielmo che orna San Giovanni Fuorcivitas (fotografia di Fabrizio Antonelli). Ci vediamo in centro? Linda Meoni A passeggio nel cuore di Pistoia: un’esperienza sempre nuova tra eventi e mercatini uccede di passeggiare per il centro di Pistoia e vederlo ogni volta in una veste diversa. Succede anche che, quando meno te l’aspetti, una piazza si trasformi in un giardino. Che dietro ogni angolo, ovunque ci si giri, si possa fare una “sosta” ristoratrice in uno dei vicoli caratteristici della città, gustare specialità di casa nostra messe in tavola da decine di ristoratori che sulla nostra città hanno voluto scommettere e che negli ultimi anni sono cresciuti esponenzialmente di numero. È il cuore del centro storico, piazza della Sala e piazzetta dell’Ortaggio, il principale punto d’incontro e d’aggregazione di oggi per giovani e famiglie. Uno specchio della città che negli anni ha subito una trasformazione radicale, fino a diventare vero e proprio ombelico, “Pistoia Sotterranea”, un percorso nel passato sepolto sotto la nuova città, regala atmosfere di grande suggestione, come nel passaggio sotto le fondamenta del convento delle Convertite (foto: Renzo Cioni dal sito www.gazzettadipistoia.it). un luogo di attrazione che ha portato a Pistoia negli anni un flusso di visitatori e curiosi dalle città limitrofe sempre più massiccio. Ma non è solo qui che si è vissuta la vera trasformazione. Ogni giorno (o quasi) un appuntamento diverso anima gli angoli della città delle piante: ed ecco che il giovedì gli appassionati si danno appuntamento al “’900 in via Roma”, un mercatino di artigianato e antiquariato che affolla con decine di banchi le vie di accesso alla piazza centrale, piazza del Duomo. Il vero cambiamento però a Pistoia lo si è vissuto anche in materia di “confini”. Con la recente pedonalizzazione di piazza San Bartolomeo, delle Scuole Normali e della Sapienza e la prossiPiazza della Sala by night, animata e discreta al tempo stesso. informa Aprile/Giugno 2013 8 “pic-nic” in famiglia in pieno centro storico. E il mercato dell’antiquario ogni seconda domenica del mese nella rinnovata Cattedrale di via Pertini. Senza contare quelle decine di ristoranti, bar e locali che negli ultimi dieci anni sono cresciuti esponenzialmente, dicevamo, nel comparto Sala e limitrofi, facendo di Pistoia una delle città in cui è possibile trascorrere una piacevole serata. “Da sempre il Centro commerciale naturale – spiega il presidente del CCN Giuliano Bruni – cerca di coniugare al meglio quelli che riteniamo essere elementi di crescita per la città, commercio, turismo e cultura. Elencare le decine di iniziative in cantiere e quelle già concluse non è cosa semplice, ma se si volesse registrare un dato di fatto dovremmo dire che le attività subiscono ogni anno una graduale implementazione, segno che la gente Pistoia oggi ma estensione dell’area esclusa al traffico delle auto a comprendere altre zone della città, la fisionomia di Pistoia sta nuovamente cambiando. I lavori di riqualificazione poi hanno fatto il resto, restituendo alla città uno dei patrimoni storici più affascinanti, il chiostro di San Lorenzo e il suo giardino, andando ad aggiungersi alla limitrofa “Pistoia Sotterranea”, un percorso che cammina sotto la città, alla scoperta degli antichi cunicoli nascosti. Gli appuntamenti ormai consueti che fanno del centro storico una delle mete più appetibili per il turismo limitrofo si sono moltiplicati: il tradizionale festival Blues con il luglio pistoiese, l’ormai consolidata rassegna “Dialoghi sull’uomo”, i mercatini francese in piazza Duomo e siciliano in piazza San Francesco sono solo alcuni degli appuntamenti fissi. Il “Giardino in città”, giunto ora alla seconda edizione, che cambia l’aspetto del centro grazie a quelle decine e decine di metri quadri di erba stesa sulle piazze dell’Ortaggio e della Sala, per fare un Il centro di Pistoia dal cielo, con piazza del Duomo, la Sala e adiacenze: un luogo tutto da scoprire… le recepisce e le gradisce. Le più nuove sono state il mercatino ‘Viva la Sala’ e le due settimane di ‘Fiabescamente’ dedicate a Pinocchio con attività costruite su misura sul burattino più famoso. Tra le più gradite di sempre sicuramente troviamo i percorsi notturni estivi con le aperture serali del giovedì che quest’anno vedono novità significative come l’organizzazione di sfilate di moda e la creazione di un vero e proprio salotto culturale allestito nel centro della città, in stile Versiliana. Senza contare le varie promozioni o agevolazioni applicate a chi acquista nei nostri negozi. Tutto è ogni giorno in divenire, un’evoluzione che è in qualche modo testimone di una città che ha ancoI ra tanta voglia di fare”. Al mercatino dell’antiquariato “’900 in via Roma” si trova di tutto. E capita anche di fare qualche buon affare… Aprile/Giugno 2013 9 Il battesimo di Giovani ViBanca Il terzo Forum nazionale dei Giovani soci BCC a Palermo Il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi. Nel suo intervento al Forum di Palermo, rivolto ai giovani soci delle Banche di Credito Cooperativo, ha affermato: “Il futuro vi assomiglierà”. I l 6 e il 7 aprile scorso oltre trecentocinquanta giovani soci di banche di credito cooperativo (appartenenti alle quarantacinque associazioni e aggregazioni territoriali dei giovani soci di BCC diffuse in tutta Italia) si sono ritrovati a Palermo presso i Cantieri della Zisa in occasione del Terzo Forum Nazionale dei Giovani Soci organizzato da Federcasse in collaborazione con la Federazione Siciliana delle Banche di Credito Cooperativo. Emblematico il tema in discussione, “Articolo Zero: il lavoro”. È stata questa l’occasione per confrontarsi sul tema caldo del lavoro e della possibilità di applicare la logica della cooperazione ai processi di start-up delle giovani imprese. Ricordando l’esperienza pilota del progetto “Buona Impresa!” del La professoressa Elita Schillaci, docente di Imprenditorialità, Nuove imprese e Business all’Università di Catania. Nel suo intervento al Forum ha affermato: “Il futuro è di chi saprà pensare a un nuovo modello economico collaborativo”. informa Aprile/Giugno 2013 10 Credito Cooperativo italiano (che favorisce la nascita di imprese giovanili con un processo di accompagnamento finanziario, tecnico e consulenziale, in collaborazione con le principali associazioni di impresa), sono state discusse proposte innovative sul modo di dare vita a imprese cooperative e sul “micro venture capital” per le imprese giovanili innovative. È stata inoltre presentata un’indagine sui quarantacinque gruppi dei giovani soci di BCC attivi in tutta Italia, che associano complessivamente oltre diciottomila giovani fino a trentacinque anni: un numero in costante crescita, segno della voglia di partecipare e di costruire un futuro possibile attraverso l’esperienza originale della cooperazione di credito. Durante i lavori del sabato mattina, condotti dal direttore generale di Federcasse Sergio Gatti, è intervenuta fra gli altri, con una relazione sullo scenario evolutivo del lavoro, la docente di Imprenditorialità, Nuove imprese e Business dell’Università di Catania, professoressa Elita Schillaci. “Il futuro – ha detto – è di chi saprà trasformare i problemi in opportunità e pensare a un nuovo modello economico collaborativo. Dobbiamo credere in aziende connesse, così connesse da non poter fallire: il too big to fail diventa oggi too connected to fail”. Una sorta di manifesto, questo, dei giovani soci BCC. Il presidente Alessandro Azzi ha concluso la prima mattinata dei lavori consegnando ai giovani soci dieci parole chiave della cooperazione di credito del futuro. Tra queste, cambiamento, protagonismo, rigore e sobrietà, solidarietà, visione, progetto. Sono queste le parole necessarie anche per innescare la ripresa di cui il Pae- L’intervento al Forum di Lorenzo Cipriani, responsabile Giovani ViBanca, all’inizio della sessione pomeridiana della prima giornata di lavori. se ha bisogno, nella quale uno spazio sempre maggiore deve essere a disposizione dei giovani. “Il futuro – ha detto Azzi – vi assomiglierà. E avrà bisogno del vostro impegno e della vostra speranza”. Gli interventi del pomeriggio sono stati introdotti da un commento e da una presentazione di Lorenzo Cipriani, responsabile Giovani ViBanca, che, coadiuvato da un esponente del club giovani soci della Cassa Rurale d’Anaunia, ha condotto i lavori del resto della giornata presentando i gruppi che durante l’anno aveva- Giovani ViBanca La partecipazione ai laboratori di gruppo a conclusione del Forum è stata attenta e appassionata. no analizzato temi relativi alla comunicazione, al panorama dei giovani soci BCC in Italia, al “micro venture capital” e ai significati della cooperazione. I lavori della mattina seguente sono stati introdotti dal direttore operativo di Federcasse Federico Cornelli che ha tenuto una lezione sulle banche di credito cooperativo, dalla loro nascita alle loro prospettive future. In seguito i vari responsabili dei giovani soci BCC sono stati chiamati a definire alcune linee-guida per l’avvenire, attraverso laboratori di gruppo che hanno visto una partecipazione appassionata di tutti i giovani intervenuti. Giovani ViBanca, all’interno di questo Forum nazionale, si è distinta come una realtà emergente, ma già capace di indicare proposte concrete per la crescita delle nostre BCC. Abbiamo fornito idee nuove, condiviso alcune iniziative di cui siamo stati promotori e recepito le indicazioni della Federazione. Si può dire che con il Forum di Palermo il nostro comparto giovanile ha avuto il suo battesimo e si è presentato a tutto il mondo del Credito cooperativo come un’iniziativa dinamica e innovativa. I Iacopo Bojola L’appello di Guerrazzi Una lettera del patriota risorgimentale, pioniere del federalismo econdatemi! Secondatemi!” sono le parole, che palesano il clima di tensione, con le quali il 4 agosto del 1848, Francesco Domenico Guerrazzi chiosa l’appello inviato, da Livorno, all’amico e collega fiorentino Cosimo Vanni. La città labronica è in fermento. Mentre a Milano il popolo è in rivolta e si fronteggia sulle barricate con le truppe austriache del maresciallo Radetzky, egli si rivolge al Vanni, presidente del Consiglio generale del granduca, affinché sia fatto il possibile per evitare uno scontro armato fra la guardia civica livornese (composta per lo più da cittadini e portuali male armati, ma molto motivati) e le truppe granducali supportate dai potenti cannoni austriaci acquartierati a Pisa. Livorno non può emulare il ca- poluogo lombardo, non vi sono le medesime condizioni, sia sociali che economiche. Questo è il contenuto, in sintesi, di una breve lettera che ho rinvenuto fra le tante che ho nel mio piccolo archivio e che ha solleticato la mia curiosità e il desiderio di conoscere gli eventi del nostro Risorgimento. L’avvocato livornese, assieme al Montanelli e al Mazzoni, in seguito, sarà uno dei componenti del triumvirato che governerà la Toscana per un breve periodo, durante la fuga del granduca. Ma tornando al contenuto della lettera, si può comprendere che le ragioni che ispirano il Guerrazzi sono, certamente, quelle dello scongiurare lo spargimento di sangue, a suo dire, evitabile, se il Consiglio generale provvederà a liberare i prigionieri politici e a proclamare in tempi rapidi gli eletti scaturiti dalle consultazioni avvenute nei collegi di San Frediano e di Rosignano. Come ho appreso, infatti, il Guerrazzi risulterà eletto a Rosignano, in rappresentanza dei Democratici (un gruppo d’intellettuali che propugnavano gli ideali La statua dedicata a Guerrazzi nell’omonima piazza di Livorno, opera dello scultore Lorenzo Gori (1885): nei bassorilievi bronzei che ornano il piedistallo sono raffigurati la prigionia del Guerrazzi a Portoferraio nel 1832 e la proclamazione del governo provvisorio della Toscana nel 1849. Aprile/Giugno 2013 12 federalisti): egli, pur teorizzando la necessità di un’unica Nazione Italiana, riteneva che questo si sarebbe dovuto avverare in un sistema fondato su di una concezione che non mortificasse le peculiari sensibilità e le radici culturali del popolo italiano. In poche parole, la Toscana ai Toscani! Francesco Domenico Guerrazzi è un uomo pragmatico ed è un carissimo amico del nostro filantropo pistoiese Niccolò Puccini, del quale non disdegna, di sovente, l’ospitalità nella villa di Scornio, dove soggiornerà spesso “per rinfrancarsi e godere del- Francesco Domenico Guerrazzi Nato a Livorno il 12 agosto 1804, lo scrittore e uomo politico livornese si laureò in giurisprudenza a Pisa nel 1824 e a Livorno si dedicò all’avvocatura con passione e forza. Fondatore del giornale l’“Indicatore Livornese”, le sue idee politiche (si era affiliato alla Giovine Italia) gli costarono il confino a Montepulciano e il carcere all’isola d’Elba dal 1830 al 1834. Fu triumviro assieme a Giuseppe Mazzini e Giuseppe Montanelli, nel governo provvisorio durante la quiete del suo magnifico ed ameno parco”. Tornando alla missiva in questione, appare evidente il sentimento di malessere per il presagio di uno sviluppo violento degli eventi. Soltanto il 2 settembre del ’48 il Consiglio generale emanerà l’agognato decreto, indicante gli eletti. La lettera è scritta su di una bella carta spessa, stondata sugli angoli e bordata in rilievo: inoltre, anch’esso in rilievo, è facilmente individuabile uno stemma che ne rivela il pregio, contenente le iniziali “F D G”. Questo indica, a mio modo di vedere, la i moti risorgimentali, ma al ritorno del granduca, alla fine del 1849, venne condannato all’ergastolo, pena commutata nell’esilio in Corsica dove rimase sino al 1856. La sua cattura fu una delle micce dei moti livornesi del 1849. Eletto deputato nel 1860, fu un fiero oppositore della politica della destra. Influenzato da Byron, il suo primo romanzo storico, La battaglia di Benevento, ebbe un successo immediato e in esso come nei successivi romanzi, come L’assedio di Firenze, il Guerrazzi oltre a dimostrare talento di scrittore seppe divulgare le proprie idee politiche. Altri suoi titoli di volontà del Guerrazzi di conferire un carattere di ufficialità alla lettera, sia per il suo contenuto che per il rango del destinatario Cosimo Vanni, che in quest’occasione non è più l’amico-collega, ma il presidente del Consiglio generale. A conferma della mia convinzione sta il fatto che altre missive in mio possesso indirizzate anch’esse dal Guerrazzi al Vanni, che precedono di quattro anni questa nostra, essendo datate rilievo sono Isabella Orsini, duchessa di Bracciano e Beatrice Cenci. Morì a Cecina il 25 settembre 1873. Il Carducci raccolse e pubblicò le sue opere nel 1880. Protagonisti La firma del Guerrazzi in calce alla lettera inviata all’amico Cosimo Vanni. 1844, sono molto più semplicemente vergate su carta velina d’uso comune. In queste, infatti, i due avvocati si scambiano notizie e suggerimenti sulla trattazione di cause o, più in generale, su argomenti prettamente attinenti alla loro professione. Tornando alla cronaca dei fatti, a onor del vero, l’intervento tardivo dell’apparato granducale, oltre all’intransigenza del monarca a non voler trattare con i plenipotenziari, provocarono nel 1849 i moti di Livorno che ebbero un tragico epilogo. Durante i pochi giorni dell’assedio perirono ottocento insorti (fra essi anche alcuni pistoiesi), mentre nelle fila dei cosiddetti “regolari” le perdite furono molto contenute. Dopo il rientro del granduca in Toscana fu celebrato un processo alquanto sommario e il Guerrazzi fu prima imprigionato e di seguito inI viato al confino. Il sepolcro di Guerrazzi, inumato nel 1873, nella quinta cappella del Famedio antistante il santuario della Madonna delle Grazie di Montenero a Livorno (1875-1899). Giuseppe Cosimo Vanni Fu uno dei protagonisti della vita politica e culturale fiorentina. Accademico dei Georgofili, svolse la professione di avvocato e intrattenne una copiosa corrispondenza con i principali personaggi toscani dell’Ottocento. Una delle principali cause legali che trattò e che lo misero in luce presso la società del tempo fu quella condotta per parte dei Panciatichi contro la marchesa Charlotte de Lesteyre, moglie per procura del marchese Ferdinando Ximenes d’Aragona e nipote del conte de Mirabeau. Avverso a essa, infatti, i figli della sorella di Ferdinando Xi- informa Aprile/Giugno 2013 14 menes, alla sua morte (1816), avanzarono le loro pretese sul cospicuo patrimonio dello zio, che dopo un contenzioso legale e diplomatico durato diversi anni venne a loro attribuito. L’epilogo della vicenda provocò la fusione delle due famiglie, dando origine ai Panciatichi Ximenes d’Aragona. Mi piace ricordare che i Panciatichi, di origine pistoiese, furono costretti a trasferirsi nel capoluogo dall’amministrazione corte medicea, visto che con gli altri patrizi locali, i Cancellieri, si erano distinti qualche secolo prima per aver dato origine alle lotte intestine fra guelfi bianchi e neri. I La caccia, nei giorni antichi della Montagna, non era un passatempo, ma un espediente per non tirare la cinghia. Giovanni Fattori, Il salto delle pecore, 1886 circa, Firenze, Galleria d’Arte Moderna di palazzo Pitti: le vicende della pastorizia nell’interpretazione del grande macchiaiolo. Aprile/Giugno 2013 Ricordi e figure di “tangheri” della Montagna Le gesta dei montanini: arguti, sanguigni e svelti di mano… tangheri non sono una stirpe specificamente montanina. Anzi, stando al dizionario Devoto-Oli, tanghero significa in generale “persona rozza, ignorante e goffa”. Ma siccome verso la metà del Settecento piacque al compianto pievano Jacopo Lori d’intitolare I tangheri di montagna la raccolta dei suoi poemetti sugli usi e costumi di San Marcello e dintorni, ormai vien fatto di chiamare così i montanini, per metterne in evidenza quell’aspetto di grossolana e ispida semplicità, materialmente rappresentata dalle “scarpe grosse” in un altro vecchio detto che è quasi un proverbio: montanino, scarpe grosse e cervello fino. Pertanto il seguente discorso escluderà, oltre alle donne, anche tutta la gente “perbene”, beneducata, benestante e più o meno 15 istruita; e guarderà soltanto ai secoli passati, perché va da sé che ormai di tangheri non ce ne sono più, né in montagna né altrove – o mi sbaglio? Vorrei cominciare con un ricordo d’infanzia. Poco dopo la guerra, quando ancora usavano le “donne di servizio”, ne capitò a casa nostra una proveniente dalla montagna, la quale, presa sufficiente confidenza con la zia e con la mamma, uscì in questa per tutti noi strabiliante osservazione: “Ma che mariti buoni avete… non vi picchiano mai”. In effetti l’abitudine di “menare le mani” era assai diffusa in montagna: a chi tocca, tocca – e non è detto che i più deboli fossero i meno attaccabrighe. Esemplare, o quasi, è a questo proposito un episodio del 1681. Il 26 agosto, sull’aia di Bastiano di Campo Magno, mezzadro del pievano Belli, si batteva il grano. Alla battitura era presente, per incarico del pievano, anche Simone Bucci. A un certo punto sopraggiunse, a chiedere al contadino uno staio di grano, la moglie di Michele Buonhomini, Caterina. E da qui le versioni dei fatti divergono, perché Simone sosteneva di essersi limitato a dirle che non poteva pretendere il grano prima che fosse ripulito e che Gente nostra Maria Valbonesi La Montagna d’autunno presso i Taufi, vicino a Cutigliano (courtesy “Podere I Taufi”, www.itaufi.it): sui sentieri percorsi oggi dagli escursionisti passavano un tempo coloro che “arrotondavano” col piccolo contrabbando. Svizzera: la legge lo puniva duramente, ma la gente non se ne scandalizzava più di tanto e chi poteva lo faceva. Purtroppo però c’erano le guardie e c’erano i delatori. Così, sempre nell’estate del 1681, Elisabetta Pedracci e Francesco Tonarelli furono sorpresi sul prato dei Taufi, sopra Cutigliano, con tre libbre di sale “forestiero”. Francesco riuscì a scappare, ma la povera Elisabetta venne arrestata e successivamente condannata alla frusta e alla confisca dei beni. I veri mestieri, tuttavia, erano altri: pastore, boscaiolo, carbonaio – e spesso portavano lontano da casa, in una sorta di faticosa mi- per tutta risposta Caterina gli si era avventata addosso strappandogli i capelli e costringendolo a difendersi; mentre secondo Caterina era stato lui ad aggredirla con insulti e percosse – quasi che il grano fosse andata a rubarlo. Si trattava, parrebbe, di credere o all’una o all’altro. Invece quell’originale del marito crede a tutti e due e in base a questa doppia fiducia prima va a casa di Simone per rendergli le bastonate ricevute da Caterina e, non facendosi lui trovare, bastona al posto suo sua madre Angelica; poi, tornato a casa propria, bastona di santa ragione anche la Caterina, in quanto responsabile di tutta quella “diceria”. Violenze simili – e anche molto peggiori, perché ogni tanto ci scappa il morto – gremiscono i verbali del Tribunale della Montagna, che aveva sede a San Marcello. Fra tanti, il reato più caratteristico della Montagna alta, in quanto poco praticabile zona di confine, era il contrabbando, specialmente di sale. A quei tempi portare sale “forestiero” in Toscana era un po’ come oggigiorno portare valuta pregiata in La battitura del grano: talvolta, come nell’episodio di Bastiano di Campo Magno ricordato nell’articolo, poteva essere l’occasione di qualche baruffa. informa 16 Aprile/Giugno 2013 grazione stagionale. Tutti ricordano la commovente descrizione che Renato Fucini fa ne Le veglie di Neri dei carbonai che “vanno in Maremma” e “tornano di Maremma”. Meno nota è quella dei pastori fatta dal canonico Alfonso Pisaneschi agli inizi del Novecento: “… giovanottoni dall’occhio tranquillo e selvaggio educato alla severità dell’alta montagna; uomini di mezz’età con panciotto e sopracalzoni di pelli di capra, ampio cappello di mezzalana, grossa e lunga verga e pesante ombrellone d’incerato…”. Nipoti, questi pastori, di quello settecentesco che il pievano Lori si diverte a descrivere quando scende in paese a trovar la sua “dama”: “Quel dì che dell’armento / dispensato custode arriva in piazza / una scena, un portento / allo sguardo comun fa di se stesso. / Entra da un feltro oppresso / sì insolito sì strano / il fanatico cranio / che sol che venga avanti / urta per tutti i canti… Peggio poi se gli accade / di sborsare un quattrino / al fruttaiol vicino / sul mezzo della strada / cala allora i calzoni a tutti in faccia / e che credi che faccia? / Nota la gofferia! Trae la moneta / da una bolgia segreta / onde razzoli pur quanto si voglia / non può trarre un quattrin se non si spoglia”. Sembra tonto, ma non è detto che lo sia. Come tutt’altro che matto è il suo, se non compaesano, contemporaneo Bastiano di Francesco M. di Gavinana. Chi non ci crede venga a leggere la circostanziata dichiarazione che otto onorati e rispettabili abitanti del borgo montano, compreso il pievano Giovan Jacopo Bizzarri, hanno sottoscritto il 25 maggio 1745 e Piero Chelucci Palmerini riporta in un libretto del 1968: “non è matto né fuori di sé, ma bensì malizioso, e fa solo da mat- Una carbonaia tradizionale in funzione: i mestieri caratteristici della Montagna erano il pastore, il boscaiolo e, appunto, il carbonaio. Gente nostra Il riposo dei taglialegna in un dipinto dell’Ottocento. La piazza e la chiesa di Gavinana in una cartolina d’epoca. to […] e va a tagliar la legna e castagni nelle selve di quelli che non ne ha paura, e se le porta a casa […] e solo cerca di gabbare qualcheduno, se gli riesce, con farsi imprestare denari senza restituirli […] già che si dichiara che a lui non li posson far niente, perché non ha niente del suo…”. Ben altra tempra di tanghero era stato Giovan Battista Corsini, detto Bistone dell’Orso, il quale verso il 1675 – racconta il capitano Domenico Cini – “con un colpo d’archibugio a tre palle incatenate” liberò i monti intorno a San Marcello da un orso che faceva strage di bestiame, compresi i “cavalli nobili di Sua Altezza Serenissima”. E Sua Altezza a sua volta lo liberò – non doveva essere uno stinco di santo – da un “bando di galera”, elargendogli inoltre una mancia di quaranta scudi e la facoltà di portare tutte le armi che voleva. Fra verbalizzazioni poliziesche e testimonianze letterarie, non si finirebbe mai di individuare tipi e casi particolari. Ma in generale questi “tangheri” sono, come s’è visto, poveri e rudi boscaioli, carbonai, pecorai, contadini – contrabbandieri e cacciatori di frodo informa 18 Aprile/Giugno 2013 quando capita – spesso in viaggio, finché la salute regge, dai loro boschi alle carbonaie, le ferriere e i pascoli della Maremma. Tratti alquanto primitivi di spontanea e sbrigativa giovialità presentano anche alcuni preti. Come “il famoso Diavolocane”, parroco di Pontepetri, a dare un’idea del quale basta il soprannome; o don Natalino, parroco di Prunetta, ricordato anche lui dal canonico Pisaneschi, “tipo ameno che predicava, suonava l’organo e addobbava la chiesa con un gusto da troglodita…”. Figli dunque, anche i preti, della montagna, dove tuttavia – non lo dimentichiamo – per molta gente costituiscono, oltre che la guida morale e spirituale e il tramite cristiano della beneficenza, l’unica possibilità di educazione scolastica. Ma c’è una Musa che non conosce scuole, nemmeno elementari, e non ha sorriso soltanto a Beatrice di Pian degli Ontani, ma anche a tanti tangheri; i quali, molto prima e dopo Beatrice, aiutati, come del resto lei, dall’aspro vino della loro terra, per secoli hanno animato piazze e osterie, rallegrato veglie e fatiche con la esibizione di un’arte che è veramente se stessa soltanto all’aria fina dei monti e sulle labbra degli analfabeti: l’improvvisazione I poetica. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE Manoscritti Jacopo Lori, I Tangheri di Montagna, BCFP. Atti criminali del Capitano della Montagna, ASP. Fonti edite D. Cini, Osservazioni storiche sopra l’antico stato della montagna pistoiese, 1737. A. Pisaneschi, Sui monti pistoiesi, 1914. Solaio: da castello a borgo rurale A due passi da Pistoia, un grumo di case ci narra antiche vicende e tradizioni ncora una volta il viaggio che ci accingiamo a fare nella storia del nostro territorio ci porterà lontano nel tempo, ma molto vicino nello spazio. Ancora una volta scopriremo che umili luoghi intorno a noi, poche case, una strada, dei campi nascondono suggestioni ed echi di un passato pluricentenario. Si tratta, stavolta, del piccolo borgo di Solaio, che si raggiunge da Pontelungo prendendo via di Rondinino. Solaio si compone di alcune, semplici abitazioni disposte più o meno a quadrilatero, circondate da vasti e floridi campi irrigati dal- le gore che deviano dal corso del fiume Vincio. Un cancello, lungo il muro di cinta dell’agglomerato, ci ricorda che qui una volta, “a buio”, ci si chiudeva dentro. A levante, inseriti nelle murature, conci di pietra ben squadrati disposti ad angolo ci parlano di strutture solide e di materiali robusti scalpellinati per durare nel tempo. Certe case, stranamente più alte delle altre, ci lasciano immaginare preesistenti torri. Nel cuore del castellare, un portone con ampio arco ribassato e le spesse mura ci dicono che la loro funzione era quella di proteggere soprattutto la corte interna e la prestigiosa casa che vi si trova. Sulla facciata della casa stessa, uno stemma consunto, con le immagini del bastone e della conchiglia del pellegrino e l’iscrizione abbreviata “Opera di San Jacopo”, ci dice che questo luogo ha avuto a che fare con le più prestigiose istituzioni cittadine del passato. E una madonnina in ceramica, racchiusa in una nicchia del muro di cinta, ci dice che lì, sul confine, sulla soglia, lei protegge, da molto oramai, il “dentro” dal “fuori”. Così Solaio ci parla della sua storia e del suo destino, sui quali esistono non poche testimonianze storiche e documentarie. Tutto inizia, con certezza, intorno al Veduta di Solaio (fotografia di Fabrizio Antonelli). Terra nostra Federica Azzini Mille. È il 1032 quando in una “cartula venditionis”, un atto di vendita, si annota la cessione di un podere con casa a Solaio: “locus qui dicitur Solaio” (in una località che è chiamata Solaio) al prezzo di una lira e dieci soldi. Nel 1068 un altro contratto testimonia la cessione di una quarta parte di un lotto di terreno con casa, valutata ancora una lira e dieci soldi, in “locus et finibus Solagio” (in località e dentro i confini di Solaio). Nei primi decenni del XI secolo, Solaio era quindi un luogo già abitato, con case e campi coltivati intorno. Faceva parte di un vasto possedimento fondiario e comitale, proprio di un conte, come risulta da un atto del 12 settembre 1065 nel quale si ricorda un castello a Solaio di proprietà della ricca famiglia dei Tassimani, di stirpe franca, che discendeva dai conti Cadolingi – nel 961 Ermengarda dei Cadolingi sposò tale Tassimano –, dai quali per linea femminile avevano ereditato beni e castel- Sull’edificio principale dell’antico castellare, una lapide ricorda il passaggio di Solaio sotto la giurisdizione dell’Opera di San Jacopo, di cui ricorrono i simboli, potente magistratura pistoiese: il numero romano sembra essere un numero civico o catastale (fotografia di Fabrizio Antonelli). Aprile/Giugno 2013 20 li in Pistoia e dintorni: uno a Santa Maria Ripalta e uno a Solaio, appunto. Nel 1095 Ugo II dei Cadolingi è citato in un documento col titolo di conte di Solaio. La struttura arcaica del castello cominciava però a dare segni di cedimento: parte dei possedimenti comitali venivano venduti, ceduti o allivellati. Memoria di questo cambiamento è anche un atto del 26 aprile 1081 con il quale Pancio del fu Bellino, capostipite della notissima famiglia dei Panciatichi, donò alla canonica di San Zeno un podere a Solaio come suffragio dell’anima del compianto figlio Ardiccione. Che il castello di Solaio fosse di fatto to e dedito alla coltivazione dei campi e alla cura del territorio. Resta da scoprire come, perché e quando fu apposta sulla facciata della casa più interna, la più prestigiosa del nucleo, la lapide con i simboli iacopei e l’iscrizione “Opera di San Jacopo”, a cui segue il numero romano LXXXVII (I). In un’epoca imprecisata e per motivi ancora oscuri quella casa o forse tutto Solaio passarono dalla giurisdizione vescovile a quella dell’Opera di San Jacopo, una potente magistratura cittadina pistoiese, fondata nel 1148, che si arricchì di lasciti e donazioni e che si occupò di amministrare affari privati e pubblici fino al 1777. Secondo i fatti documentati, nel XIII secolo Solaio era uno tra i 124 comuni rurali del Comune di Pistoia; nel censimento del 1244, noto come Liber Focorum, si registra tra Solaio e San Pierino in Vincio la presenza di sole diciannove famiglie, a differenza, ad esempio di Groppoli che ne contava ben settantotto. Questo ci dice che, all’epoca, il borgo non era molto popolato e che forse non versava in buone condizioni, a causa anche di carestie, pestilenze, dissesti idrogeologici, lotte in- testine che resero il contado pistoiese malsano, povero e poco sicuro. Ancora nel 1562 il comune rurale di Solaio era popolato da 124 persone. I dati rilevati per il censimento fiscale del 1674 ci dicono che a Solaio furono contate 133 “teste”: fra queste nessuna apparteneva a un ricco, 74 erano dei così detti “comodi”, 41 i poveri e 18 i bambini. Solaio continuerà ad essere censito e ricordato come piccolo comune rurale del contado pistoiese anche dopo l’Unità d’Italia, mantenendo pressoché inalterati il numero degli abitanti, il tipo di colture prodotte, l’uso e la funzione delle strutture. Nel 1924, per un affitto annuo di ottocento lire la Cassa Rurale di San Pierino si trasferisce a Solaio, in una parte della casa allora di proprietà dei Querci e ci resterà I sino al 1944. Solaio, 3 novembre 1940: soci e dirigenti della Cassa rurale ed artigiana di San Piero in Vincio, in posa dopo l’assemblea dedicata al bilancio e al rinnovo delle cariche sociali. Si riconoscono lo storico presidente Raffaello Morosi, il direttore Arrigo Romagnani, il cassiere Odoardo Braccini, Cesare e Francesco Biagioni con figli e familiari. Terra nostra ancora un possedimento comitale lo ribadisce un atto del 1113: alla morte del conte Ugo, fu donato al vescovo di Pistoia. Del castello che fu, Solaio conserva oggi solo un vago aspetto: le case ricostruite sulla struttura delle primitive mura, l’apertura dell’antico portone, le gore interrate utilizzate come piccoli fossati, l’aspetto racchiuso e protetto del borgo. La descrizione del castello di Groppoli, coevo e non troppo lontano dal nostro, ci può dare un’idea di come fosse Solaio: circondato da mura e da un fossato, con porte e bastioni, all’interno il complesso di Groppoli aveva vari edifici, tra i quali la residenza del conte e una chiesa. Il castello di Solaio non doveva essere molto diverso; probabilmente non ospitava edifici religiosi poiché non se ne conservano tracce né materiali né toponomastiche (al contrario di Groppoli). Nel Dizionario dei nomi del luoghi del 2006, indagine approfondita sull’origine e il significato dei nomi geografici, si può rintracciare il toponimo di Solaro (in provincia di Alessandria), documentato dal 913 nelle diverse declinazioni di Solarjo, Solaria, Solarium, Solario, Solaio come derivazione dal latino Solarium, nell’accezione di “casa rurale rustica”. Occorre ricordare poi che a poca distanza dal nostro Solaio passava la romana via Cassia e che ancora oggi, lì vicino, c’è un luogo chiamato “il Miglio”, di chiara derivazione latino-romana. Negli anni Sessanta, proprio a Solaio, fu rinvenuto casualmente un frammento di anfora romana. Anche nei secoli successivi al Mille, il periodo più documentato e forse interessante, Solaio continuerà ad essere un luogo abita- 5a Borsa di Studio Jorio Vivarelli “Inno alla vita” La premiazione dei giovani vincitori nell’edizione 2012-2013 della Borsa di studio “Jorio Vivarelli” con i dirigenti di ViBanca e della Fondazione Vivarelli. Aprile/Giugno 2013 22 i è conclusa con un lusinghiero successo la quinta edizione della Borsa di Studio intitolata a Jorio Vivarelli promossa da ViBanca con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico di Pistoia e in collaborazione con la Fondazione Pistoiese Jorio Vivarelli. Abbiamo ricevuto ben 163 richieste di iscrizioni distribuite in ambito letterario (85), teatrale (8) e artistico (70). Gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Pistoia e provincia sono stati chiamati a sviluppare il tema “Inno alla vita”, scelto prendendo spunto dall’opera del Maestro Vivarelli che dal 1987 si trova nel Parco della Pace di Nagasaki:un altro esemplare dell’opera sarà collocato all’ingresso del nuovo Ospedale di Pistoia. La Commissione Giudicatrice, dopo un’attenta valutazione delle opere presentate, ha deliberato l’assegnazione dei seguenti premi: 1° Premio: Borsa di Studio di euro 1.000,00 Punti scuola Elena Meoni Passaggio di valori ITCS Filippo Pacini 10 Giuditta Mitidieri Cosa vuol dire rinascere… Liceo Amedeo di Savoia 10 2° Premio: Borsa di Studio di euro 600,00 Virginia Presi Voluptas Vivendi Liceo Forteguerri 4 Guendalina Ferri Ritratti in musica Liceo Mantellate 4 Filippo Bartolozzi Madre Liceo Artistico P. Petrocchi 4 3° Premio: Borsa di Studio di euro 300,00 Francesco Vettori Come un albero Liceo Mantellate 3 Matteo Mazzone Inno alla vita Liceo Amedeo di Savoia 3 Samuele Gaggioli Salire Liceo Amedeo di Savoia 3 4° Premio: Borsa di Studio di euro 200,00 Matilde Masi Forte come l’acqua ITCS Filippo Pacini 2 Chiara Maraia Mary Liceo C. Salutati 2 Beatrice Mannelli L’amore non sarà mai negato Liceo Amedeo di Savoia 2 5° Premio: Borsa di Studio di euro 100,00 Matilde Toti Ritorno alla vita Liceo Lorenzini -Pescia 1 Sara Novelli Mani di Pace Liceo Artistico P.Petrocchi 1 Antonio Topo Beyond the screen Liceo Artistico P.Petrocchi 1 Giulia Vicario Nel celeste ITCS Filippo Pacini 1 Sono stati inoltre assegnati i contributi agli Istituti Scolastici in base ai risultati ottenuti dai propri studenti. Liceo Scientifico Amedeo di Savoia ITCS Filippo Pacini Liceo Mantellate Liceo Artistico Policarpo Petrocchi Liceo Niccolò Forteguerri Liceo Coluccio Salutati – Montecatini Terme Liceo Carlo Lorenzini – Pescia euro euro euro euro euro euro euro 846,00 611,00 329,00 282,00 188,00 94,00 50,00 Borsa di studio Vivarelli Commissione Giudicatrice Professor Paolo Baldassarri Presidente della Commissione Avvocato Patrizio Rosi Presidente di ViBanca Fotografo Aurelio Amendola Professoressa Rossella Baldecchi Professor Sergio Beragnoli Professoressa Veronica Ferretti Professoressa Sabina Candela Professor Daniele Negri Professoressa Cristina Rabuzzi Aprile/Giugno 2013 23 Arte ed educazione STUDENTI VINCITORI dalla Redazione I magnifici 12 o, Fiorello Topp 198 to al ala-pivot, Nato . no ta pi cm, ca ritrea) ad Asmara (E . 80 il 12 luglio 19 ne io ag Ottava st a Pistoia. biancorossi! Pistoia Basket 2000: un omaggio alla società e al team che ci regalano tante emozioni Giacomo Galanda, ala-pivot, alto 210 cm. Nato a Udine il 30 genn aio 1975. Palmarès: 17 campiona ti di serie A , 3 scudetti, una Coppa Ita lia e una Supercop pa italiana , 215 prese nze nella Nazionale azz con il bilan urra, cio di una me dag d’oro, una lia d’argento e una di b ronzo agli Europ ei, una d’arge nto alle Olimpiadi del 2004. P istoia Basket 2000: sinonimo di batticuore per tanti appassionati, di grandi obiettivi e giustificate speranze per la società guidata da Roberto Maltinti, per il roster e la città tutta, grazie all’impegno costante di Giorgio Tesi Group e degli sponsor che si sono affiancati. Al momento in cui scriviamo, la squadra biancorossa, dopo una regular season brillantissima in LegADue, è in procinto di giocarsi la A in finale play-off con Brescia. La scaramanzia ci impedisce di proseguire: è doveroso comunque rendere omaggio, con questa galleria fotografica, ai dodici protagonisti che ci hanno regalato – e continueranno a regalarci – tante emozioni e soddisfazioni. I play, Guido Meini, Nato alto 188 cm. il 19 a Pescia (Pt) . 79 ottobre 19 ze en 33 pres in serie A. Lorenzo Saccaggi, play, alto 191 cm. Nato a Massa il 30 agosto 1992 (foto di Niccolò Caranti). Aprile/Giugno 2013 24 Riccardo Cortese, guardia-a alto 197 c la, m. Nato a Cento (Fe) il 12 m aggio 198 6. Jacopo B orra, pivo t, alto 215 c m. Nato a Torino il 9 ma 1990 (foto ggio di Niccolò Caranti). Roberto R ullo play-guard , ia, alto 193 cm. N ato a Lanciano (Ch) il 2 maggio 1 990 (foto di Niccolò Caranti). Michael H icks, ala, alto 196 c m Nato a Pa nama City il 4 agosto 1976. Dalla stag ione 2001-200 2 è in Italia , dove ha g iocato soprattutt o in Lega D ue. o, alaDiego Fajard 8 cm. 20 pivot, alto ta an S a È nato rife ne Te de z Cru marzo 1 (Spagna) l’1 è 08 20 1976. Dal to za liz natura ocato italiano. Ha gi dre ua in molte sq n be e spagnole ati in on pi m ca i tredic di Italia. Prima ia ha venire a Pisto a un in giocato ana. squadra irani Fabio Bon gi, vice allena tore. Graves, m. Antonio 1c , alto 19 guardia nsfield Ma Nato a husetts) (Massac 1985 rile cato il 17 ap to ha gio s a In p sa Francia, A, in negli US . e Israele Turchia Paolo Moretti, capo coach. Nato ad Arezzo il 30 giugno 1970. Da giocatore ha conquistato tre scudetti consecutivi con la Virtus Bologna, due Coppe Italia con Verona e Fortitudo Bologna. Con la Nazionale azzurra una medaglia d’argento agli Europei 1997. Da allenatore: 2005 Livorno (serie A), Reggio Calabria (A2), Brindisi. A Pistoia dalla stagione 2008-2009. Le fotografie di Niccolò Caranti sono pubblicate sotto licenza CC BY-SA 3.0 Aprile/Giugno 2013 25 Sport Pistoia Basket 2000 Gruppo Arcobaleno Il lungo volo delle cicogne Un convegno per approfondire le problematiche dell’adozione e i risultati conseguiti dai gruppi guidati da Simona Giorgi 8 giugno scorso, presso la Sala maggiore del Comune di Pistoia, si è svolto il convegno “L’aeroporto delle cicogne – Pistoia e l’adozione”, organizzato dal gruppo Arcobaleno – Genitori adottivi della ASL di Pistoia, col patrocinio della Società della Salute della Toscana, dell’Azienda ASL 3 di Pistoia, del Comune e dell’Associazione Pistoiese per la Riabilitazione (APR) onlus. Il titolo del convegno ha preso spunto da uno dei libri scritti da Simona Giorgi, psicologa e psicoterapeuta dell’unità funzionale “Salute mentale infanzia e adolescenza” dell’ASL 3 nonché ideatrice del Gruppo Arcobaleno – Genitori adottivi dell’ASL pistoiese. Il convegno è stato la prima occasione per noi, genitori adottivi di Pistoia, di confronto e approfondimento su diversi aspetti del percorso adottivo ed è stato pensato essenzialmente per portare la cittadinanza a conoscenza del lavoro svolto dall’ASL di Pistoia e in prima persona da Simona Giorgi nonché della realtà delle famiglie adottive. Il gruppo “Arcobaleno” è nato quale spazio aperto ai genitori adottivi e a coloro in procinto di diventarlo dove, attraverso il confronto e la condivisione, affrontare e rielaborare le comuni difficoltà, i dubbi, i momenti di criticità. La dottoressa Giorgi ha avuto l’illuminante idea di far incontrare famiglie con gli stessi bisogni, accompagnandole in modo discreto nel difficile e meraviglioso cammino del genitore adottivo: informa Aprile/Giugno 2013 è stata una guida stimolante, in grado di far emergere le risorse presenti in ciascuno attraverso la riflessione sulle proprie difficoltà, mirando non a “indottrinare”, ma a porsi piuttosto come una persona che, con estrema naturalezza, riusciva a far venir fuori dai genitori le possibilità di lavoro su se stessi e di comprensione dei propri problemi. Una delle maggiori criticità dell’essere genitori adottivi è la ge- Il libro di Simona Giorgi, L’aeroporto delle cicogne, che ha dato il titolo e lo spunto al convegno sull’adozione organizzato dal Gruppo Arcobaleno. stione del passato del proprio figlio, l’accoglienza del dolore vissuto in seguito all’abbandono da parte della famiglia originaria. Simona Giorgi ha lavorato molto su questo aspetto, creando appositi strumenti insieme al professor Rodolfo De Bernart, direttore dell’istituto di 26 Terapia familiare di Firenze. Essi consistono in un montaggio di cartoni animati dal titolo Il lungo volo dell’aquilone che ci ha fatto riflettere sui momenti salienti del vissuto di un bimbo adottato, fornito consigli pratici per affrontare criticità, come la narrazione della propria storia attraverso la “favola arcobaleno”, e proposto attraverso il video Cari fratelli vicini e lontani spunti per utilizzare in modo proficuo la risorsa “fratria”. Solamente dopo l’accoglienza di quel lavoro sulla “verità narrabile” si trova la serenità necessaria per raccontarlo a nostra volta a nostro figlio, iniziando, se è piccolo, dalla “favola arcobaleno”, creata solo per lui e che contiene la sua storia. Le prime fiabe scritte da genitori adottivi sono diventate parte di Cavalcando l’arcobaleno, libro di Simona Giorgi che indica anche tracce per costruire le fiabe stesse, affinché riescano, in modo semplice e diretto, a far comprendere i momenti più importanti e i problemi principali dell’adozione. Il gruppo è stato per tutti noi genitori adottivi un autentico dono e la frequenza si è rivelata una risorsa preziosissima anche per le coppie in attesa di diventarlo. Hanno partecipato in ugual misura sia le mamme che i papà: il fatto che la coppia possa partecipare unita rafforza la motivazione di questo particolare percorso genitoriale. Ricordiamo sempre la serata dedicata al paese di origine di nostro figlio, quando altre coppie che avevano già adottato bimbi da su il sipario... Luca Lubrani Il luglio del Blues esso provenienti ci hanno donato la loro esperienza e i loro consigli. Nel gruppo abbiamo condiviso l’emozione del primo incontro col figlio: un dono immenso, nella consapevolezza che solo chi aveva vissuto la nostra esperienza poteva comprendere la gioia di quel momento. Il gruppo ci ha dato preziose informazioni da utilizzare al momento della scelta della scuola, del momento giusto per iniziarla e dell’ambiente più adatto ai bimbi. Preziosissimi i racconti di molti genitori adottivi: da come abbiano affrontato il programma di terza elementare, al momento del fatidico “albero genealogico” (che facilmente potrebbe essere sostituito da un “albero degli affetti”, come ha tentato di fare, cercando di diffonderlo nelle scuole, il libro Figli di un tappeto volante, di cui si è discusso al convegno…), fino a problematiche più impegnative. Ma soprattutto il gruppo ci è servito ad accogliere il vissuto dei nostri figli, a non lasciarlo fuori dalla porta pensando di poter colmare tutto con l’amore. Il gruppo ci ha insegnato ad accettare e accogliere la sofferenza che i nostri figli hanno dovuto vivere, il loro dolore. Oltre alla dottoressa Giorgi, grande risorsa per tutti noi, disponibile in qualsiasi momento a trattare ogni problematica, i genitori del gruppo “Arcobaleno” ringraziano tutti gli sponsor che hanno contribuito alla riuscita dell’evento e in particolare ViBanca. I Aprile/Giugno 2013 Giunge alla 34a edizione il Pistoia Blues Festival, uno dei più longevi e prestigiosi festival musicali italiani, che anche quest’anno avrà il suo cuore nella prestigiosa piazza del Duomo, ma che durante il week-end invaderà musicalmente tutto il centro storico di Pistoia dal 3 al 7 luglio 2013. Una kermesse che si annuncia particolarmente ricca di star internazionali e di importanti esclusive. Ben Harper: l’artista californiano si esibirà il 3 luglio con Charlie Musselwithe, mago dell’Harmonica Blues. Come la serata di avvio di mercoledì 3 luglio, che vedrà sul palco del Festival, in esclusiva italiana, Ben Harper insieme al grande bluesman Charlie Musselwhite per presentare il loro ultimo capolavoro, Get Up, pubblicato per la leggendaria Stax Records. Non sarà da meno la serata di giovedì 4 luglio con l’arrivo dei Black Crowes: per la prima volta al Pistoia Blues, uno dei più acclamati gruppi rock americani con oltre venti milioni di album venduti nel mondo. Venerdì 5 luglio sarà la volta di due artisti icone dell’art-rockprogressive inglese: sullo stesso palco si avvicenderanno come headliner i Van Der Graaf Gene- 27 rator e Steven Wilson. I primi hanno fatto la storia del progressive rock inglese grazie all’estro di Peter Hammil. Steven Wilson, dopo i capolavori pubblicati con i Porcupine Tree, ha realizzato dei dischi come solista di grande rilievo come l’ultimissimo The raven that refused to sing (and other stories). Sabato 6 luglio un’altra grande esclusiva per il Pistoia Blues: dall’Inghilterra, l’unica tappa italiana dei Beady Eye, il nuovo progetto di Liam Gallagher degli Oasis che con il nuovo lavoro BE ha dato seguito all’ottimo esordio Different gear, still speeding (Sony). Non sono da meno le aperture con i gallesi Cold Comittee e gli italiani Blastema, reduci dalla partecipazione all’ultimo Sanremo e prodotti da Dori Ghezzi. Non poteva mancare una serata dedicata quasi esclusivamente al grande blues. Domenica 7 luglio la chiusura del festival sarà affidata a dei grandi nomi: Robert Cray, Robben Ford, Lucky Peterson e alla sorpresa tutta italiana del progetto “Buzz”, formato da Federico Zampaglione e Mario Donatone e del set acustico di grande qualità del toscanissimo Finaz con il suo progetto solista “Guitar Solo”. Steven Wilson, sul palco di Pistoia Blues il 5 luglio coi Van Der Graaf Generator, miti del progressive rock britannico. Luca De Simone Orto, è tempo di raccogliere Si entra nell’estate ed è tempo di raccolti, anche se l’abbondante pioggia dei mesi precedenti ha sicuramente disturbato il programma delle piantagioni previste e ha aumentato il rischio di malattie. Hanno il colore del sole i fiori degli zucchini che spiccano tra il verde degli ortaggi Luglio È un mese d’oro, dedicato ai raccolti e alle semine. Si possono estrarre le ultime patate tardive e si controllerà il buon andamento delle file di pomodori da conserva o da insalata. Ogni mattina si raccolgono i fiori di zucca da gustare ripieni, fritti in pastella o nel risotto. Questo è un mese importante per mettere a punto la preparazione dell’orto per l’inverno, andando a utilizzare le parti di terreno che sono rimaste vuote. Dove sono stati coltivati i fagioli cannellini si vanga superficialmente la terra e vi si possono seminare lattughe, scarole invernali, la cicoria e i radicchi. È consigliabile una seconda semina di fagiolini, con quella di rape e porri. Agosto Questo mese può essere definito il “festival dei pomodori”. Bisogna fare attenzione all’invasione di afidi, che possono essere combattuti con un macerato di orti- informa Aprile/Giugno 2013 28 ca. È possibile anche raccogliere gli ortaggi freschi. Se è troppo caldo, certi tipi di insalate possono tendere a tallire velocemente, nonostante adeguate innaffiature e una prudenziale ombreggiatura. Si possono anche raccogliere cocomeri e meloni. Inoltre, è consigliabile piantare broccoli e cavolfiori. Settembre È sempre tempo di pomodori, che restano i protagonisti principali dell’orto estivo. Chi ha piantato il “costoluto di Novoli” deve staccare i pomodori dalla pianta quando sono belli rossi e maturi. Si possono raccogliere le ultime barbabietole in produzione da luglio e le zucche (meglio evitare marciumi, mettendo sotto una tavoletta), da cui possono essere estratti anche i semi per essere utilizzati l’anno successivo. Fate attenzione alla cicoria, che può essere aggredita dal mal bianco. Tra le semine, quella dei ravanelli. È possibile anche rinnovare il fragoleto con piantine (meglio sempre le rifiorenti) coltivate in vasetti o partendo da stoloni prelevati da piante in coltivazione. dal 1° al 5 maggio 2013 Contrasto tra realtà e sogno, questa città sull’acqua, costruita da Pietro il Grande nel Settecento, testimonia con i suoi eclettici edifici dai teneri colori pastello, tra i quali spiccano cupole d’oro, la volontà dello zar di aprirsi all’Occidente: una finestra sull’Euro- Aprile/Giugno 2013 pa, una vetrina che fa rifulgere i delicati ma imponenti palazzi, disegnati da architetti italiani, che ornano le via tra cui il celeberrimo Nevskij Prospekt. Siamo stati accolti da una temperatura mite, ideale per gustare le meraviglie di questa città affascinante. Favoriti da un’organizzazione perfetta, curata dall’agenzia Much More & Partners, abbiamo ammirato i monumenti e gli edifici più importanti, tra cui la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, Sant’Isacco, l’Ammiragliato, lo Smol’nyj e il palazzo Jusupov, tra i più ricchi e lussuosi esempi d’Europa e scenario di molti segreti legati alla storia russa, quindi il palazzo di Caterina II a Puškin, caratterizzato dalla lunghissima facciata in stile barocco, dipinta in turchese e impreziosita da colonne bianche, tetti aggettanti, stucchi, capitelli e fregi dorati con la spettacolare Sala d’Ambra recentemente restaurata. Inoltre abbiamo avuto il privilegio dell’apertura “riser- 29 aggio vata” in esclusiva al nostro gruppo per la visita al Museo Ermitage, splendente nel verde smeraldo delle sue facciate. Costruito come reggia da Pietro il Grande per dimostrare l’opulenza del proprio regno, ricco di decorazioni barocche, il tetto è sormontato da statue che sembrano volersi tuffare nella Neva. Oggi uno dei più grandi musei al mondo, occupa sei bellissimi palazzi e raccoglie migliaia di opere d’arte, tra cui le più note di Canova, Caravaggio, Leonardo da Vinci, Matisse, Michelangelo, Raffaello, Rembrandt, Tiziano, Van Gogh e altri artisti, collocate in interni di spettacolare bellezza. Sono stati davvero cinque giorni indimenticabili: siamo ripartiti col piacere di aver assaporato tanto della cultura, dell’arte, del gusto e delle tradizioni di San Pietroburgo, sicuramente una delle città più belle del mondo. Nelle immagini, il gruppo dei gitanti e il palazzo dell’Ermitage con uno dei suoi capolavori, Amore e Psiche di Antonio Canova. spazio soci • spazio soci • spazio soci • spazio soci San Pietroburgo in Il nostro viaggio a Macarons, allegra bontà Massimo Falbo Ricetta professionale Ricetta Ingredienti L’origine dei macarons è dibattuta, ma i più concordano nel ritenerli di provenienza francese. Secondo il celebre Larousse Gastronomique sono stati creati nel 1791 in un convento vicino Cormery. Secondo altri il loro debutto risale addirittura all’arrivo di Caterina de’ Medici, che li avrebbe commissionati a un pasticcere italiano, portandoli con sé nel 1533 quando sposò Enrico II di Valois, re di Francia. Nell’Ottocento i macarons, parenti delle meringa, venivano serviti due a due con marmellate, liquori e spezie: alla fine del secolo nacque il “macaron parisien” o Gerbet. L’iniziativa di colorarli con tinte pastello diverse a seconda dell’aroma pare si debba alla celebre casa francese di pasticceria Ladurée: ai primi del Novecento Pierre Desfontaines, nipote del fondatore, ebbe l’idea di accoppiarli e farcirli di crema. Da allora i macarons si presentano come piccoli “sandwich” allegramente colorati. Aprile/Giugno 2013 Mandorle sgusciate, 250 g Zucchero a velo, 250 g Albumi, 195 g Zucchero, 250 g Colorante q.b. Procedimento Passate al cutter a freddo le mandorle sgusciate (o mandorle in polvere) con lo zucchero a velo, senza farli riscaldare, sino a ottenere una massa fine. Montate gli albumi con lo zucchero (non dovranno essere troppo montati). Amalgamate le due masse e introducete il composto ottenuto nel sac-à-poche. Distribuitelo a dischetti, ben separati l’uno dall’altro, con una bocchetta di 8 mm di diametro in una teglia da forno dal fondo rivestito con un foglio di silicone speciale Silpat o carta da forno. Lasciate riposare finché si sia formata una pellicola sulla superficie dei dischetti. Infornate a 150 °C per 12-14 minuti circa. Per staccare i macarons passare un po’ d’acqua fredda sotto il Silpat o la carta da forno. Crema alla vaniglia (da inserire fra i due macarons) Burro, 250 g Zucchero a velo, 140 g Mandorle in polvere, 160 g I semi di un baccello di vaniglia Lavorate al mixer il burro a temperatura ambiente con lo zucchero e le mandorle in polvere, aggiungendo i semi del baccello di vaniglia, sino a ottenere una pasta omogenea con cui farcire i macarons. 30 “2° Corso base di Pasticceria” “Corso 2° livello di Pasticceria” Pan di Spagna e Pasta frolla 30 settembre e 1° ottobre dalle 20.30 alle 23.30 Dessert al piatto 9 e 10 ottobre dalle 20.30 alle 23.30 Meringhe e Creme 28 e 29 ottobre dalle 20.30 alle 23.30 Cioccolato 6 e 7 novembre dalle 20.30 alle 23.30 Torte da forno e Bignè 25 e 26 novembre dalle 20.30 alle 23.30 Biscotteria da tè 4 e 5 dicembre dalle 20.30 alle 23.30 Quota di partecipazione Quota di partecipazione SOCIO euro 130,00 NON SOCIO euro 180,00 SOCIO euro 130,00 NON SOCIO euro 180,00 Chiusura Iscrizioni: 15 settembre 2013 Numero massimo di partecipanti: 15 Chiusura Iscrizioni: 15 settembre 2013 Numero massimo di partecipanti: 15 Programma ViBanca organizza il 3° Corso di Fotografia Il corso, curato dal docente Marco Tanteri, si articolerà in n. 6 lezioni in aula dalle ore 21.00 alle ore 23.00 Sala Auditorium ViBanca Via Provinciale Lucchese 125/b Pistoia Sono previste n. 2 uscite di gruppo per effettuare riprese fotografiche (città di Pistoia e Lucca). Mercoledì 4 settembre 2013 Mercoledì 11 settembre 2013 Domenica 15 settembre 2013 Mercoledì 18 settembre 2013 Mercoledì 25 settembre 2013 Domenica 29 settembre 2013 Mercoledì 2 ottobre 2013 Mercoledì 9 ottobre 2013 La fotocamera e gli obiettivi Profondità di campo e rapporto tempo-diaframma Uscita con i corsisti per effettuare riprese fotografiche (Pistoia – Città) La composizione Visione del lavoro svolto durante l’uscita del 15 settembre Uscita con i corsisti per effettuare riprese fotografiche (Lucca – Città) Classificazione delle fotografie (ritratto, figura ambientata, paesaggio, still life, reportage) Visione del lavoro svolto durante l’uscita del 29 settembre Chiusura iscrizioni 31 luglio 2013 Numero minimo partecipanti: 15 - Numero massimo partecipanti: 40 COSTI GRATUITO per i SOCI NON SOCI euro 30,00 per l’intero corso Aprile/Giugno 2013 Corso di fotografia I programmi dettagliati dei Corsi ed i moduli di iscrizione sono reperibili in tutte le Agenzie VIBanca e nel sito www.vibanca.it Ufficio SOCI ViBanca Tel. 0573 9139 1 - [email protected] Carlo Lucarini (tel. 0573/913946) Stella Passini (tel. 0573/913951) 31 spazio soci • spazio soci • spazio soci • spazio soci Corso di Pasticceria in collaborazione con Veronica Betti Simone Margelli in aggio Gita Sociale Giustizia, viaggio, amore. Questi sono i temi trattati nella stagione del “Cinema in Banca” iniziata a ottobre 2012 e terminata a maggio 2013. Tre tematiche che, nella storia, il cinema ha esaminato con grande attenzione e che, con la stessa attenzione, noi abbiamo cercato di mettere a fuoco. In particolare, l’obiettivo è stato osservare le modalità con cui l’oggetto cinematografico analizza il tema specifico e le tecniche con cui cerca di far riflettere lo spettatore. In questo modo l’Auditorium di ViBanca ogni martedì si trasforma in un luogo dove il tempo e lo spazio sono in continuo movimento attraverso i personaggi e i mondi che la macchina da presa, con i suoi autori, ci proietta. Lo scopo di questo cineforum è quello di creare un contatto diretto tra il pubblico e il cinema, così da poter guar- dare una storia e andare oltre la sua rappresentazione. Soprattutto grazie alla capacità di assaporare un’emozione e uno stato d’animo che nello specifico possono provare un detenuto, un viaggiatore oppure un innamorato. In questi mesi siamo entrati in ogni decennio della settima arte attraverso i più grandi registi di sempre, come Charles Chaplin, Ingmar Bergman, Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Stanley Kubrick, Michael Haneke e tantissimi altri. Abbiamo esplorato ogni luogo: dagli Stati Uniti alla Corea del Sud, passando per l’Italia, la Romania, il Belgio, la Francia, la Spagna, Hong-Kong, come se il cinema fosse un contenitore universale di parole, immagini e di emozioni: come in un sogno. I curatori dell’iniziativa Veronica Betti e Simone Margelli Siena - La Porta del Cielo - Cammino di Santa Caterina insieme a te alla scoperta di arte, cultura, natura e tradizioni Il Duomo di Siena apre al pubblico, solo fino al 27 ottobre, la “Porta del Cielo”, un tesoro nascosto, un percorso sopra la Cattedrale rimasto inaccessibile per secoli. La visita inizia salendo le scale a chiocciola nascoste all’interno delle due imponenti torri che si trovano al lato della facciata, prosegue poi raggiungendo le volte stellate della navata destra, da dove prende il via la passeggiata panoramica vera e propria che regala suggestive e inedite vedute dentro e fuori la basilica. Domenica 15 settembre 2013 D Ore 7.15 Quote di partecipazione - (Numero massimo partecipanti 34) SOCIO euro 30,00 NON SOCIO euro 55,00 Ore 9.45 Ore 10.30 Ore 11.45 Ore 15.15 Ore 15.30 Ritrovo dei partecipanti presso la Sede di ViBanca – Partenza per Siena in pullman riservato Visita guidata “La Porta del Cielo” Visita Guidata “Duomo di Siena” Tempo a disposizione – Pranzo libero Ritrovo presso la Basilica di San Domenico Partenza per il “Cammino di Santa Caterina” – Visita guidata alla Basilica di San Domenico- Casa di Santa Caterina – Fontebranda – Battistero – Oratorio di Santa Caterina della notte. Al termine rientro a Pistoia con pullman riservato La quota comprende: Prenotazioni e Visite guidate per “Duomo di Siena”,“La Porta del Cielo” e “Cammino di Santa Caterina” – Biglietto ingresso Battistero – Viaggio A/R con Pullman riservato. Informazioni e prenotazioni: Ufficio SOCI ViBanca Tel. 0573 9139 1 - [email protected] Carlo Lucarini (tel. 0573/913946) Stella Passini (tel. 0573/913951) Cariche Sociali - Triennio 2013-2016 Consiglio di Amministrazione Collegio Sindacale Presidente Vicepresidente Consiglieri Presidente Sindaci effettivi Patrizio Rosi Claudio Geri Alessandro Carrara, Paolo Ferretti Grazia Innocenti, Alessandro Noli Stefano Pecchioli Sindaci supplenti Stefano Sala Roberto Becciani Luca Tognozzi Francesco Federighi Emanuele Coen anno VI - n° 2 - aprile-giugno 2013 Sommario Editoriale Patrizio Rosi PAG. 1 Territorio Via Provinciale Lucchese 125/B 51030 Pontelungo (PT) Tel. 0573 91391 Fax 0573 572331 www.vibanca.it Michela Monti SERRAVALLE: LA STORIA PROIETTATA NEL FUTURO » 2 Pistoia nostra Lorenzo Cipriani IL QUARTIERE DI SAN GIOVANNI » 5 Pistoia oggi DIRETTORE RESPONSABILE Luca Lubrani COMITATO DI REDAZIONE Patrizio Rosi Paolo Ferretti Roberto Cresci Mauro Pagliai Stella Passini Carlo Lucarini REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Edizioni Polistampa, Firenze Via Livorno 8/32 50142 Firenze Tel. 055 737871 (15 linee) Foto di copertina, Il portale laterale della chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, con l’Ultima Cena scolpita sull’architrave da Gruamonte (1166) (fotografia di Fabrizio Antonelli). Il comitato di redazione si riserva la decisione di pubblicare o meno articoli e notizie inviati. I materiali inviati alla redazione non saranno restituiti Periodico registrato presso il Tribunale di Pistoia al n° 3/2008 in data 15/04/2008 Linda Meoni CI VEDIAMO IN CENTRO? » 8 Giovani ViBanca dalla Redazione IL BATTESIMO DI GIOVANI VIBANCA » 10 Protagonisti Iacopo Bojola L’APPELLO DI GUERRAZZI » 12 Gente nostra Maria Valbonesi RICORDI E FIGURE DELLA MONTAGNA DI “TANGHERI” » 15 Terra nostra Federica Azzini SOLAIO: DA CASTELLO A BORGO RURALE » 19 Arte ed educazione dalla Redazione 5a BORSA DI STUDIO JORIO VIVARELLI “INNO ALLA VITA” » 22 Sport dalla Redazione I MAGNIFICI 12 BIANCOROSSI! » 24 Genitori e figli Gruppo Arcobaleno IL LUNGO VOLO DELLE CICOGNE » 26 Su il sipario Luca Lubrani IL LUGLIO DEL BLUES » 27 L’orto Finito di stampare in Firenze presso la tipografia editrice Polistampa giugno 2012 Luca De Simone ORTO, È TEMPO DI RACCOGLIERE Spazio Soci » 28 » 29 Aprile-Giugno 2013