1 LE DELIZIE DI UNA VACANZANZIANI ************************************ C hi si ricorda di Guglielmo Inglese? Pochi, suppongo: però ve lo dico io chi era. Era quel caratterista del cinema italiano degli anni ’40-50 del Novecento che si sentì dire da Totò: “Buon uomo, lei in Italia è un ospite”, e che a Walter Chiari, che recitava la parte di un testimone in un processo di pretura, lui, che faceva la parte di un cancelliere, disse: “Alzate la mano e dite lo ggioro”. Uno che parlava alla Guglielmo Inglese, due miei amici, marito e moglie di una certa età, se lo trovarono come commensale nella sala da pranzo piuttosto disadorna dell’Hotel Barmoral di Miramare di Rimini, quello in fondo a Viale Andria proprio poco prima della ferrovia. Quel tipo non era al loro tavolo, ma era capotavola di una dozzina di pugliesi di Montemurlo che avevano al seguito mogli e cognate tutte appena uscite dalla parrucchiera e con le unghie laccate di rosso. Il resto della comitiva (Vacanzanziani: soggiorni balneari e montani per la terza età organizzati dal consiglio di quartiere Centro, ma aperti a chiunque ne faceva richiesta per tempo: di qui la presenza dei pugliesi di Montemurlo) era composto da una trentina di donne ed una decina di uomini: dai vari accenti, oltre ai pugliesi molti sembravano pratesi o fiorentini della Piana, ed i rimanenti campani ma non necessariamente napoletani. Uno di questi, uno spilungone dallo sguardo truce e con moglie alta quanto un soldo di cacio, pareva uscito da un film-sceneggiata di Mario Merola, ove avrebbe potuto recitare comodamente nella parte di O’Malamente. Altri, erano tipi piuttosto anonimi che apparivano la mattina a colazione in canottiera alla camionista insieme alle rispettive mogli. Uomini soli non ce n’erano; al contrario, c’erano molte donne sole e per di più tutte vedove e tutte pronte a spiattellare racconti a base del mi’povero marito. 2 I miei due amici avevano scelto quel tipo di compagnia e quel tipo di vacanza un po’ per celia e un po’ per non morir di noia in una città che si stava svuotando già dai primi di Luglio, ed anche per un motivo strettamente bottegaio: la vacanza sulla costa romagnola, tutto sommato, era a buon mercato perché, oltre all’albergo con pensione completa ed al bagno, l’organizzazione offriva anche il viaggio in pullman andata e ritorno. C’era, teoricamente, anche la possibilità di fare un po’ di turismo, andando, con i servizi pubblici che non dovevano mancare, alla scoperta di quella Romagna solatia dolce paese cui regnarono i Guidi e i Malatesta che era ancora nei loro ricordi di scuola; dei tempi, cioè di quando le cose belle - e in questo caso le belle poesie in rima - venivano fatte studiare a memoria. Per di più c’era la possibilità di un abbinamento mare-terme perché avevano scoperto via Internet che a Rimini, e poco lontano da Miramare, c’è uno stabilimento di talassoterapia che andava a fagiolo per il loro bisogno annuale di inalazioni ed insufflazioni. Gli anni prima, si erano arrangiati facendo avanti e indietro con Montecatini ove facevano queste cure inalatorie alle Terme Leopoldine, quelle tutte in travertino quasi in fondo al Viale Verdi, a cento metri dal Tettuccio. Ma era una cosa faticosa: prima il treno fino alla stazioncina pomposamente chiamata Montecatini Centro, poi una lunga scarpinata a piedi fino alla Leopoldine con tappa obbligata al Bar Biondi con vista di tardone e di gente dal sesso ambiguo assidua frequentatrice della zona. Esaurite le formalità burocratiche e le pendenze amministrative, i nostri due coniugi ebbero dall’organizzazione una comunicazione con la quale si davano raccomandazioni un po’ infermieristiche – tipo: portare con sé il libretto sanitario e i farmaci di uso quotidiano - accompagnate dall’indicazione del luogo della partenza: alle sette e mezzo dal piazzale del tribunale. Centro Pecci, raccordo autostradale e poi, finalmente, Autostrada del Sole con grande goduria dell’autista che non se la vedeva mezza di togliersi dal traffico: e via con 3 Roncobilaccio, Piandelvoglio e gli altri posti noti solo per le tormente invernali e le code di decine di chilometri sotto la neve, al gelo e schiacciati tra un autotreno ed una bisarca. Aria condizionata quel che basta, ed animatore che ogni tanto tentava la freddura. Poi, Bologna e l’inevitabile ingorgo al raccordo tra la suddetta Autostrada del Sole e quella Adriatica, con fermata di una mezzoretta sotto il solleone, ma con in bella vista il cartellone verde che indica l’aereoporto di Borgo Panigale. “Di qui è partita la mi’ognata – disse ad alta voce una donna – quando andiede con la su ditta in vaanza premio alle Mardive.” Poi, una fermata per un caffè ed una pipì in un autogrill fra nugoli di gente seminuda, e di nuovo via, fra frutteti a perdita d’occhio e i vigneti del Lambrusco, fino al tanto sospirato cartello indicante Rimini ed il centro commerciale Le Befane. Toh! Sapevano dell’arrivo di quelle del mi’povero marito. L’animatore prese il microfono ed annunciò che, in albergo, ci sarebbe stato un aperitivo di benvenuto e che la giornata era dedicata all’approccio con lo stabilimento balneare ed alla scelta di ombrelloni e sdraie. Sistemarono le valige alla bell’e meglio e si diedero una rinfrescata, ma mal gliene incolse perché, scesi nella hall (meglio sarebbe dire ingresso) per l’aperitivo di benvenuto, trovarono sui tavoli i vassoi vuoti con qualche patatina Pai ed una mezza bottiglia di spuma. Tutto era già stato sbafato dalla comitiva, che non aveva neanche portato su le valige pur di ingoiare pistacchi e salatini e tracannare cochecole e fante; ora era già stravaccata sulle poltroncine di plastica del resede in attesa del pranzo delle dodici e mezza. Stabilimento balneare: molto bello e molto in stile romagnolo con spogliatoi fatti apposta per una clientela solo alberghiera che arriva al bagno già con il costume sotto le vesti . Ombrelloni con sdraie e lettini rigorosamente suddivisi albergo per albergo con precisione da geometra, sabbia fine, fondali per non nuotatori, pochi vuccumprà perché già cacciati a viva forza fin dai primordi della stagione. 4 Tutto il contrario di quanto succede in Versilia e nella Riviera Apuana, dove le cabine, sdraie ed ombrelloni sono affittati alle famiglie per tutta la stagione, ed ove i vuccumprà si fanno vivi ogni trenta secondi. Non si parli, poi, di Liguria dove, per entrare negli stabilimenti balneari, si paga il biglietto d’ingresso: poi, si paga di nuovo cabina, sdraia ed ombrellone, ammesso che sia possibile piantarlo fra i sassi grossi così o negli scogli; vuccumprà ovunque, anche nei bagni di scoglio con equilibrismi da camoscio. Approccio con l’albergo Barmoral, ove sicuramente non avevano mai soggiornato né Carlo principe di Galles né Camilla duchessa di Cornovaglia: era di tre stelle, ma francamente ne meritava sì e no due. Unica differenza con le ex pensioncine di una volta, l’ascensore. Per il resto, cose piuttosto banali e camere che davano tutte sulla strada o su cortili; vista mare neanche a parlarne, anche perché il mare non era a settanta metri come pubblicizzato in un sito Internet, ma a un centocinquanta-duecento metri, previo attraversamento a piedi della strada nazionale Adriatica ove è continuo il passaggio, non solo di auto, moto, filobus e pullman di ogni nazionalità, ma anche di autobetoniere gigantesche dirette a dei cantieri non lontani da Miramare. La maggior parte delle camere erano esposte a mezzogiorno, quindi colpite dal solleone dalla mattina alle sette di sera alle nove e passa. Aria condizionata, niente per via della faccenda delle stelle: se l’albergo Barmoral la avesse avuta, sarebbe salito d’acchito alle quattro stelle che lo avrebbero posto fuori mercato, data la posizione infelice. Era, infatti, su una strada di difficile accesso, per di più lontana sì e no cinquanta metri dalla ferrovia, ove il passaggio di treni passeggeri e merci della linea adriatica era continua, con fracasso quasi infernale giorno e notte. Le camere erano dunque piccoli forni, e, se si tenevano aperte le finestre, c’era da rischiare la disidatrazione. A loro capitò una di queste camere esposte a mezzogiorno, e fu subito protesta della moglie presso l’animatore, che girò la grana al proprietario. 5 Quest’ultimo si difese dicendo che la camera loro assegnata era stata per vent’anni di una coppia di Iolo che vi aveva soggiornato proprio in quel periodo di canicola senza aver mai notato niente di strano. Cosa confermata dall’accompagnatore che disse che loro erano l’eccezione, in quanto il resto della comitiva era di ventennale fedeltà all’albergo Barmoral perché vi si era sempre trovata a meraviglia. Minacce di andare dai carabinieri, e promessa di un condizionatore portatile per dare un po’ di frescura alla camera ardente e riuscire a far dormire la signora. Il condizionatore portatile, noleggiato pare in un negozio di elettrodomestici di Rimini, ci mise quattro giorni a compiere il tragitto dal centro della città a Miramare, ma alla fine arrivò. Approccio con la sala da pranzo: avvenne quando la comitiva si precipitò, alle dodici e mezza in punto come se avesse suonato la campanella, su per le scale per andar a prendere posto e mangiare al più presto possibile. Loro, essendo all’oscuro del fatto che l’assalto entrasse anch’esso nella tradizione dell’albergo Barmoral e della sua spettabile clientela, si misero per ultimi in coda ed, una volta arrivati al primo piano, ebbero la sensazione di vivere una fotocopia di quanto era successo qualche ora prima per l’aperitivo di benvenuto. Dell’antipasto di verdure era rimasto solo qualche altro vassoio vuoto, ad esclusione di quello di granturco bollito tipo quello che si trova nei supermercati col marchio Bonduelle, e di qualche acciuga in carpione lasciata lì perché giudicata acida. A loro toccò un tavolino a due a fianco ad una colonna e vi si sistemarono, mentre in tutta la sala scoppiava un fracasso di voci, urli, sbatacchio di piatti e di stoviglie che definir casino è un eufemismo. La comitiva, dopo aver ingurgitato ampie scodelle di quell’antipasto di verdure del quale loro erano rimasti senza, si gettò a capofitto su pastasciutte al ragù e lasagne alla bolognese, per continuare con cosce di pollo e braciole di ciccia pomposamente chiamate Paillard dal proprietario dell’albergo, che riceveva in omaggio delle riviste di cucina ove si parlava dei cuochi francesi che hanno fatto la storia della cucina; italiana e romagnola comprese. 6 Frutta di stagione che sapeva solo di frigorifero di Cesena; il tutto annaffiato da caraffe di Tavernello alternato a Gaiosello, Marinello e Riminello. Poi, alle due e mezzo, sotto il solleone che lardellava, tutti al mare alla barba dei consigli medico-televisivi per gli anziani: evitare le ore più calde della giornata e tutto quel che segue. Approccio con l’animatore: gli fecero subito una domanda da un milione di dollari, e cioè cosa proponeva l’organizzazione per l’escursione di un giorno compresa nel prezzo: San Marino, San Leo, Gradara, Cattolica ove gente degli scorsi anni era stata e si era divertita? Nulla di tutto questo, ma casomai un’incursione ad Italia in Miniatura pagando un piccolo supplemento. Se il parco tematico non interessava, rivolgersi a Berlusconi. E cosa c’entrava Berlusconi? Sì c’entrava eccome, perché aveva tagliato i fondi ai comuni ed alle Usl per il turismo sociale, e se non ce n’è non se ne spende. Lo aveva detto anche la televisione e se lo aveva detto la televisione vuol dire che era vero. Alla sera dopocena, comunque, gare di scopa e di briscola assicurate. C’erano diversi mazzi di carte: sia piemontesi sia napoletane. Anzi, di più: l’indomani sera sarebbero andati tutti in Viale Oliveti dove c’era festa, per vedere la danza del ventre fuori da un locale egiziano ed ad ascoltare, davanti alla gelateria, le canzoni dei Pooh, di Cocciante e di Baglioni, Marcella, Patty Pravo e la Berté e tutte le canzoni di hipparé. Approccio con le Terme di Rimini: molto migliore, in un ambiente ampio ed elegante ricavato dalla ristrutturazione di un’ex colonia marina dell’Opera Balilla, dei tempi delle campagne antitubercolari. Era stata chiusa nel ’45 dal CNL - come tutte le altre di tutta l’Italia – su imbeccata degli inglesi, perché testimonianza dell’aborrito regime liberticida e bastonatore. Sessanta anni sono tanti anche per delle costruzioni che dovevano essere dei piccoli capolavori dell’architettura razionale altrimenti detta littoria: ma tant’è un po’ l’odio 7 politico, un po’ la burocrazia romana, un po’ l’aumento continuo dei costi delle imprese edili, avevano fatto trascorrere gli anni inutilmente. Fino a che l’Italia non scoprì, pochi anni fa, che nella parola inglese wellness si nascondeva quella più casereccia di starbene. E, allora, vai con le terme ed i centri benessere, e Rimini non poteva esser da meno, tantopiù che si poteva sfruttare la novità della talassoterapia, cura pressoché sconosciuta in Italia. Le cure consistenti in inalazioni, insufflazioni ed aerosol, furono fatte da ambedue i coniugi con la massima soddisfazione, anche se le terme non erano proprio a duecento metri a piedi dall’albergo Barmoral come aveva asserito il suo proprietario interpellato per tempo telefonicamente, ma ad un chilometro e mezzo. Si era reso quindi necessario prendere tutti i pomeriggi il solito autobus numero 11; questa volta, però, direzione Riccione. Di fatto, dunque, niente ausilio dell’animatore che non animava granché, e mare la mattina e terme di pomeriggio come nel programma iniziale. Non restava che l’elemento turismo culturale a buon mercato, anche perché i manifesti letti per strada parlavano di due mostre di alto livello, confermate da un breve colloquio con l’impiegata di turno all’ufficietto di Miramare dell’Apt. Si trattava di due manifestazioni che coinvolgevano il mondo dell’archeologia, trattando, una, il ritrovamento a Rimini dei resti di un’abitazione romana del secondo secolo dopo Cristo, e, l’altra, la riscoperta del mondo antico da parte dei primi scultori italiani del Medioevo che gravitavano sulla corte di Federico II a Castel del Monte: quello del centesimo di euro. Altra domanda da un milione di dollari all’animatore, e cioè dove potevano essere ubicati sia il museo civico di Rimini, sia il Castel Sismondo, sedi delle due mostre, rispetto al capolinea dell’11. La risposta intelligente fu che non aveva mai preso l’11 e nessuno della comitiva era mai stato nel centro di Rimini. Quindi, niente museo civico e niente rocca malatestiana. 8 L’inconveniente fu superato chiedendo informazioni a un conducente dell’11: che, anzi, aggiunse che Alberto Angela aveva visitato pochi giorni prima il museo civico, perché ospita quello che era stato trovato pochi anni fa nella cosiddetta casa del chirurgo: pinze, bisturi, cateteri ed altri strumenti arrugginiti da quasi duemila anni di sepoltura, ma non molto dissimili da quelli usati tutt’oggi e che vengono citati quando la cronaca nera dei giornali e delle televisioni deve occuparsi di sanità. Quanto alla scoperta della Romagna solatia dolce paese, poco da fare perché le escursioni organizzate dalle agenzie locali partivano tutte irrimediabilmente nel primo pomeriggio e, cure termali a parte, era un bell’azzardo viaggiare, sì, con pullman con aria condizionata, ma dopo averlo aspettato sotto un sole tanto feroce che avrebbe ucciso un toro. Così passarono ben presto le due settimane; all’atto della partenza ci fu un rinfresco a base di bibite analcoliche (pardon: soft-drinks) e patatine Pai, e poi tutti di nuovo via in autostrada non dopo aver costeggiato il centro commerciale Le Befane con relativo contorno di freddure. Al ritorno a casa, mi telefonarono e diedi loro due notiziole su due fatti accaduti nel frattempo: una, agra, riguardava un loro conoscente comune che aveva una filatura e che era stato costretto a chiuderla dai debiti, mettendo sul lastrico una trentina di dipendenti; l’altra, dolce, che due loro coetanei si erano sposati in gran segreto e che contavano di vivere ancora molto tempo felici del loro amore di serie A.