Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] www.settimanalelavita.it Abb. annuo e 45,00 (Sostenitore e 65,00) c/cp n. 11044518 Pistoia La Vita è on line clicca su www.settimanalelavita.it LaVita dal 1897 G I O R N A L E C A T T O L I C O T O S C A N O 10 Anno 116 DOMENICA 10 MARZO 2013 e1,10 1,10 e Dopo il Papa tocca a noi Cappella Sistina: dentro queste pareti, illustrate dall’arte di Michelangelo, nascerà il nuovo Papa I l gesto di rottura di Benedetto XVI ha bisogno ora di essere proseguito e possibilmente arrivare alle sue logiche conseguenze. Quanto è successo non appartiene al passato ma indica un impegno che chiama in causa tutta la chiesa. L’originale e suggestivo pensiero del filosofo tedesco Martin Heiddeger trova qui la sua piena realizzazione. Il passato non finisce nel nulla ma rimane sospeso nell’aria come una indicazione di lavoro e un impegno di proseguimento. Benedetto XVI ha lasciato alla chiesa una eredità che non dobbiamo in nessun modo dimenticare o disperdere. Dovranno cominciare i cardinali, chiamati a una scelta importantissima, tipica dei grandi momenti della storia, la quale non ripassa mai due volte. I segni dei tempi vanno recepiti quando bussano per la prima volta alle nostre porte. Sono indicazioni chiare dello Spirito Santo che guida il cammino della chiesa e del mondo. Come ha affermato Giuseppe De Rita, in momenti come questi, occorre “affrontare il travaglio del riposizionamento”, una strategia per sopravvivere e riprendere a crescere. Benedetto XVI ha fatto le sue denunce, ha indicato le vie da seguire. In conseguenza ora la chiesa intera auspica un Papa che risponda alle aspirazioni comuni: un uomo di Dio, pieno di Spirito Santo, esempio di santità, maestro di vita, coraggioso secondo le esigenze e le urgenze del tempo che stiamo percorrendo, deciso e capace di indicare con chiarezza le mete della conversione e del rinnovamento. Dio certamente farà la sua parte, ma mai come in questo caso, egli ha bisogno di noi. Siamo ai blocchi di partenza per un nuovo viaggio, i giorni in cui la chiesa, provvidenzialmente ricompattata dal gesto di Papa Benedetto, deve sentirsi unita e pronta al salto di qualità (il famoso “balzo in avanti” di Papa Giovanni), necessario per proseguire il programma di evangelizzazione. Papa Giovanni è sinonimo di concilio Vaticano II che purtroppo rimane ancora, incompiuto, davanti a noi. Le idee luminose che ci ha trasmesso rimangono per buona parte sulla carta. Eppure anche i recenti avvenimenti della società fanno capire quanto è necessaria una piena ripresa del tema della partecipazione e della corresponsabilità, categorie che formano l’essenza stessa delle pagine conciliari. Gli uomini di oggi non sembrano più disposti ad accettare indicazioni e comandi che non tengano conto della loro personale libertà. Comunque, come raccomanda caldamente Enzo Bianchi, è necessario che tutti pensino con libertà e sempre con libertà ciascuno possa esprimere le proprie convinzioni. Un tempo opportuno come questo certo non ritornerà facilmente. La parola d’ordine è la sinodalità, che vuol dire collegialità episcopale intorno al Vescovo di Roma (la cui missione attende ancora di essere portata sulle linee di quanto auspicato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) e partecipazione “democratica” di tutti i fedeli alla vita e alla missione della chiesa. Devono finire le nomine che piovono soltanto dall’alto per di più fatte prevalentemente su criteri di appartenenza e non di valore e di meriti (la via più semplice, come affermava Dossetti, per riempire il mondo di mediocrità). La chiesa è di tutti e il concilio ha parlato a sufficienza delle modalità attraverso le quali è possibile mettere in pratica queste convinzioni indispensabili per il suo presente e il suo futuro. Sulla libertà e la partecipazione si gioca il nostro avvenire. Si deve accettare la critica, anzi bisogna suscitare la critica sana e fraterna, insieme al dialogo rispettoso e alla formazione di una opinione pubblica nella chiesa, secondo gli auspici già formulati da Pio XII addirittura nel 1950. A nessuno è lecito dimenticare che la chiesa vive da decenni in stato di scisma sommerso. È tempo di rivedere i problemi di fondo che ci stiamo trascinando dietro. L’impegno dell’evangelizzazione esige da tutti una completa conversione. È questo il programma essenziale della chiesa, quello nuovo e quello antico, quello di sempre. I tempi non permettono distrazioni o pause di riposo. La chiesa non può soltanto vivacchiare, c’è bisogno di una vita piena, esemplare, luminosa, evangelica, sull’esempio di Cristo esattamente come quella che ci ha indicato Benedetto XVI con il suo gesto profetico. Se, come ha lasciato detto il cardinal Martini, la chiesa è indietro di due secoli, non c’è più tempo da perdere. L’invito a “sorgere dal sonno” proviene dal lontano passato. L’apostolo Paolo lo trasmette con forza anche alla comunità cristiana del terzo millennio. Giordano Frosini 2 V primo piano enerati fratelli nell’Episcopato e nel presbiterato! Distinte autorità! Cari fratelli e sorelle! Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa ultima udienza generale del mio pontificato. Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. In questo momento il mio animo si allarga per di abbracciare tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le «notizie» che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo. Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perché abbiamo piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr Col 1,9-10). In questo momento, c’è in me una grande fiducia, perché so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verità del vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita. Il vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verità e vive nella carità. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia. Quando, il 19 aprile di quasi otto anni fa, ho accettato di assumere il ministero petrino, ho avuto ferma questa certezza che mi ha sempre accompagnato. In quel momento, come ho già espresso più volte, le parole che sono risuonate nel mio cuore sono state: Signore, che cosa mi chiedi? E’ un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi, sulla tua parola getterò le reti, sicuro che Tu mi guiderai. E il Signore mi ha veramente guidato, mi è stato vicino, ho potuto percepire quotidianamente la sua presenza. E’ stato un tratto di cammino della chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua e non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. Ed è per questo che oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perché non ha fatto mai mancare a tutta la chiesa e an- Vita La n. 10 10 Marzo 2013 L’ULTIMO DISCORSO DI PAPA BENEDETTO “La gioiosa certezza che il Signore ci è accanto” Un discorso da incorniciare e da conservare negli annali della Chiesa che a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore. Siamo nell’Anno della fede, che ho voluto per rafforzare proprio la nostra fede in Dio in un contesto che sembra metterlo sempre più in secondo piano. Vorrei invitare tutti a rinnovare la ferma fiducia nel Signore, ad affidarci come bambini nelle braccia di Dio, certi che quelle braccia ci sostengono sempre e sono ciò che ci permette di camminare ogni giorno anche nella fatica.Vorrei che ognuno si sentisse amato da quel Dio che ha donato il suo Figlio per noi e che ci ha mostrato il suo amore senza confini.Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano. In una bella preghiera da recitarsi quotidianamente al mattino si dice: «Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio d’avermi creato, fatto cristiano…». Sì, siamo contenti per il dono della fede; è il bene più prezioso, che nessuno ci può togliere! Ringraziamo il Signore di questo ogni giorno, con la preghiera e con una vita cristiana coerente. Dio ci ama, ma attende che anche noi lo amiamo! Ma non è solamente Dio che voglio ringraziare in questo momento. Un Papa non è solo nella guida della barca di Pietro, anche se è sua la prima responsabilità; e io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino; il Signore mi ha messo accanto tante persone che, con generosità e amore a Dio e alla chiesa, mi hanno aiutato e mi sono state vicine. Anzitutto voi, cari Fratelli cardinali: la vostra saggezza, i vostri consigli, la vostra amicizia sono stati per me preziosi; i miei collaboratori, ad iniziare dal mio Segretario di Stato che mi ha accompagnato con fedeltà in questi anni; la segreteria di Stato e l’intera Curia romana, come pure tutti coloro che, nei vari settori, prestano il loro servizio alla Santa Sede: sono tanti volti che non emergono, rimangono nell’ombra, ma proprio nel silenzio, nella dedizione quotidiana, con spirito di fede e umiltà sono stati per me un sostegno sicuro e affidabile. Un pensiero speciale alla chiesa di Roma, la mia diocesi! Non posso dimenticare i fratelli nell’episcopato e nel presbiterato, le persone consacrate e l’intero popolo di Dio: nelle visite pastorali, negli incontri, nelle udienze, nei viaggi, ho sempre percepito grande attenzione e profondo affetto; ma anch’io ho voluto bene a tutti e a ciascuno, senza distinzioni, con quella carità pastorale che è il cuore di ogni pastore, soprattutto del vescovo di Roma, del successore dell’apostolo Pietro. Ogni giorno ho portato ciascuno di voi nella mia preghiera, con il cuore di padre.Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giungesse poi a tutti: il cuore di un Papa si allarga al mondo intero. E vorrei esprimere la mia gratitudine al corpo diplomatico presso la Santa Sede, che rende presente la grande famiglia delle Nazioni. Qui penso anche a tutti coloro che lavorano per una buona comunicazione e che ringrazio per il loro importante servizio. A questo punto vorrei ringraziare di vero cuore anche tutte le numerose persone in tutto il mondo che nelle ultime settimane mi hanno inviato segni commoventi di attenzione, di amicizia e di preghiera. Sì, il Papa non è mai solo, ora lo sperimento ancora una volta in un modo così grande che tocca il cuore. Il Papa appartiene a tutti e tantissime persone si sentono molto vicine a lui. E’ vero che ricevo lettere dai grandi del mondo – dai Capi di Stato, dai Capi religiosi, dai rappresentanti del mondo della cultura eccetera. Ma ricevo anche moltissime lettere da persone semplici che mi scrivono semplicemente dal loro cuore e mi fanno sentire il loro affetto, che nasce dall’essere insieme con Cristo Gesù, nella Chiesa. Queste persone non mi scrivono come si scrive ad esempio ad un principe o ad un grande che non si conosce. Mi scri- vono come fratelli e sorelle o come figli e figlie, con il senso di un legame familiare molto affettuoso. Qui si può toccare con mano che cosa sia Chiesa – non un’organizzazione, non un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo, una comunione di fratelli e sorelle nel Corpo di Gesù Cristo, che ci unisce tutti. Sperimentare la Chiesa in questo modo e poter quasi poter toccare con le mani la forza della sua verità e del suo amore, è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino. In questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi. Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. Sempre – chi assume il ministero petrino non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare, e lo sperimento precisamente ora, che uno riceve la vita proprio quando la dona. Prima ho detto che molte persone che amano il Signore amano anche il Successore di san Pietro e sono affezionate a lui; che il Papa ha veramente fratelli e sorelle, figli e figlie in tutto il mondo, e che si sente al sicuro nell’abbraccio della loro comunione; perché non appartiene più a se stesso, appartiene a tutti e tutti appartengono a lui. Il “sempre” è anche un “per sempre” - non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio. Ringrazio tutti e ciascuno anche per il rispetto e la comprensione con cui avete accolto questa decisione così importante. Io continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che voglio vivere sempre.Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i Cardinali, chiamati ad un compito così rilevante, e per il nuovo successore dell’Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito. Invochiamo la materna intercessione della Vergine Maria Madre di Dio e della Chiesa perché accompagni ciascuno di noi e l’intera comunità ecclesiale; a Lei ci affidiamo, con profonda fiducia. Cari amici! Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie! Vita La S cultura n. 10 “La doppia vita dei numeri” (Feltrinelli) 10 Marzo 2013 Rivivere nei ricordi ettanta pagine in tutto, con un inizio pirandelliano, che ricorda “Sei personaggi in cerca d’autore”, per introdurci, subito, nella cornice del teatro: “Il teatro è un racconto in cui scompare lo scrittore. Non può scrivere: ‘Era una bella nottata di luna’. Lo deve dire uno dei personaggi. Gli avvenimenti sono raccontati e svolti dalle loro voci”. Fa parte dell’Introduzione, nel tentativo tutto repertorio dell’autore di specificare la dimensione vera del visualizzare un’azione, che parte dall’animo per proiettarsi nel vissuto quotidiano; “Mi appassiona il dialogo -continua De Luca-, lo scambio di battute dove la parola è palla da biliardo spinta a rimbalzare tra le sponde, senza governo sulle sue carambole. Nel dialogo... sviluppo lo spirito di contraddizione, indispensabile anticorpo di un isolamento”. E segue un discorso, un po’ filosofico, sul problema, tutto alla maniera dell’autore, che non manca, in certe circostanze narrative, di fermarsi a costruire uno spaccato culturale:“Il dialogo un tempo è stato uno strumento della filosofia: da Platone a Giordano Bruno i dialoghi mettevano in scena un contraddittorio tra una tesi e l’antitesi, conducendo a sintesi il lettore. Erri De Luca ci regala un testo teatrale per ripensare alle care serate in famiglia Asservito in questo modo a una dimostrazione, il povero dialogo si svolgeva ammanettato di fronte a un tribunale invisibile. Invece dev’essere una creatura allo stato brado, il dialogo... “E il ‘monologo’, in un pezzo teatrale? “...è quello del fuoco nel camino, che borbotta, sputa, scricchiola, soffia e fa una ninnananna, una preghiera, un’arringa di avvocato difensore”. De Luca ricorda, qui ad inizio di racconto, “Morso di luna nuova” “storia di tre atti e di un ricovero, durante i bombardamenti su Napoli dell’estate del ‘43”; ora, “rieccomi sul posto con ‘La doppia vita dei numeri’ che “... proviene dalle feste nella mia piccola famiglia d’origine, quando quei pochi c’erano tutti... La sera di capodanno si allestiva la tombola e accadeva il prodigio di estrarre dal canestro dei numeri una folla di storie in una lingua mista” (si legge, nelle pagine teatrali, proprio a proposito di tutto questo, “MAMMA”: Crede che noi abbiamo il potere di fare uscire i numeri. I numeri siamo noi e veniamo estratti ogni volta che uno si ricorda di noi e ci nomina”). Appassionato il ricordo di Eduardo De Filippo, un conterraneo, da cui “nessun napoletano nel 1900 può prescindere”. Ma, la differenza è evidente, ed è lo stesso narratore a precisarla: “I fantasmi di ‘La doppia vita dei numeri’ non sono parenti dei famosissimi ‘questi’ di Eduardo. I suoi erano avanzo di superstizione, il mondo già li aveva licenziati. Quelli della mia notte di capodanno sono invece pronti a farsi convocare, a giocare una partita a tombola, seduti alla tavola dei vivi. I fantasmi rispondono a chi ha bisogno di loro, come i santi. Le donne conoscono la formula”. Alla fine di una introduzione atipica, appare una riflessione di natura filosofica: “Dei filosofi ho letto volentieri quelli prima di Socrate, scrutatori del mondo e delle sue energie. La storia del pensiero non la intendo come evoluzione, Hegel non è più adulto di Talete. Lo stesso vale per l’illuminismo: servì a scrollare colonne e sgarrettare il palazzo dei Filistei, ma insieme a Sansone ci è finito sotto. “Venendo alla scena teatrale, l’azione si riduce a poche sequenze, mentre “Intorno, la città di capodanno sta celebrando il suo incendio rituale”: un testo in tre parti, con due soli protagonisti, un uomo e una donna, due fratelli, due personaggi che nel testo non hanno nome, ma vengono semplicemente identificati da “Pistoia in parole”, una guida nell’anima della città di Silvia Mauro “L e città vanno benedette, anche Pistoia che ogni tanto si incupisce, si rinchiude in se stessa per poi fiorire di nuovo. Perché Pistoia diventa grigia, specialmente in inverno, si inasprisce e lungo i muri perde ogni colore, diventa quasi nera come un quadro di Schiele. Poi, all’improvviso, si colora come d’autunno, con quelle foglie rossastre, e allora la devi benedire”. Una descrizione di Pistoia -“città di crucci”, come la definì Gabriele D’Annunzio- quanto mai sentita e struggente, quella del poeta Roberto Carifi, che con la sua intima e toccante prefazione introduce alla lettura di “Pistoia in parole. Passeggiate con gli scrittori in città e dintorni” (Edizioni ETS, 241 pagine, 24 euro). Il volume, edito nella collana “Città firmate” diretta da Alba Andreini, più che una guida in senso stretto, è infatti un vero e proprio libro tutto da gustare, nel quale gli autori Claudio Panella e Stefano Tubia, tratteggiano un quadro del tutto inedito della città. In un continuo rimando tra spazio fisico e spazio mentale, tra topografia urbana, visivamente percepibile, e deposito immateriale di suggestioni letterarie, rivisitazioni culturali e vera e propria vita vissuta -che come un fiume carsico riemerge in ogni angolo e in ogni via- il lettore viene infatti invitato, come un novello viaggiatore “sentimentale” dei secoli passati, a percorrere (o ripercorrere) Pistoia con occhi nuovi e diversi. Cinque sono quindi gli itinerari segnalati, all’interno della città o nei suoi dintorni, ciascuno dei quali appare contraddistinto da un diverso colore ed impreziosito da citazioni, immagini, fotografie -d’epoca ed attuali- disegni e documenti. Ecco dunque che, da ogni tempo, intellettuali e artisti, esponenti più o meno illustri della cultura locale, ma anche nazionale ed internazionale, guidano il lettore nel cuore e nello spirito della cultura pistoiese: da Gianna Manzini a Cino da Pistoia, da Dante a Niccolò Forteguerri, senza dimenticare Marino Marini, Mauro Bolognini, Giovanni Michelucci o Piero Bigongiari, ognuno legato a Pistoia in un modo tutto suo, ma tutti quanti accomunati dall’aver lasciato il proprio segno indelebile nell’anima della città. Conclude il volume, oltre all’indice dei luoghi e dei nomi, anche una un “lui” e una “lei”; la gioiosa napoletanità esplode nella maniera più viva, Napoli è un tripudio di gioia e già si prepara ai botti che accoglieranno l’anno nuovo. Alla tombola partecipano ospiti inattesi, perché dai numeri del gioco nascono, improvvisamente, storie con personaggi che richiedono di avere una parte, in questa recita di fine anno... Si crea la 3 dimensione di un racconto stravagante, con le premesse di una noiosa serata, contraddistinta dall’incomunicabilità: tutto si allontana dietro la realtà dei botti, come pure per la presenza di altri ospiti ... E sarà questa la doppia vita dei numeri, cioè costruire “un oltremare del tempo”, in un testo a metà strada tra narrazione e teatro, tra Pirandello e, il grande E. De Filippo. Anche mamma e papà sono idealmente presenti, anzi “ringraziano della bella serata”, tra ricordi e affetti. Il dramma dei senza lavoro, in un libro di Pippo Russo U n libro-inchiesta sulla precarietà del lavoro, «uno dei più diffusi e inquietanti drammi dell’Italia di oggi», dal titolo indicativo “Vite in Bilico: venti storie (più una)” del giornalista Pippo Russo, presentato a Pistoia presso il Museo “Marino Marini” in occasione di un incontro promosso da Fondazione Valore Lavoro, Cgil Pistoia e Nidil Cgil. L’opera raccoglie una serie di storie che parlano «di precariato nel lavoro che è precarietà nella vita» afferma l’autore. Tra le interviste raccolte, due sono riferite al territorio pistoiese con due storie di un lavoratore e di una lavoratrice di Mas e K2.Dall’indagine emerge un quadro desolante che ormai riguarda non più soltanto i giovani o alcuni impieghi, «oggi non c’è nessun profilo professionale immune dal precariato lavorativo e dalla precarietà esistenziale». Giovani professionisti, ragazze e ragazzi con doppia laurea, ma anche persone che avevano un lavoro a tempo indeterminato e che poi l’hanno perso, trovandosi in età avanzata a dover ripartire, rendendo palese quello che l’autore definisce «un furto di futuro per i più giovani ed un furto di passato per gli over 40». Tra le varie storie raccontate c’è chi rimpiange di aver completato gli studi all’Università e di aver perso, al momento giusto, il “treno” del lavoro tutelato, chi abbandonerebbe il progetto professionale di una vita in cambio di qualsiasi impiego in grado di garantirgli una retribuzione anche minima. È per questo che secondo Russo «non siamo di fronte a sconfitte personali, ma al fallimento di un Paese». Leonardo Soldati Poeti Contemporanei Donna 2013 ricca bibliografia, per invitare ed accompagnare il lettore ad esplorare e scoprire ancor di più ed ancor meglio la città, attraverso i numerosi testi citati. Se, come sosteneva Leopardi nell’Infinito, esiste un oltre rispetto alla semplice vista delle cose, allora anche il paesaggio urbano è prima di tutto un luogo della mente, un altrove dove dolce è smarrire la via per poi ritrovarsi. Tra i fiori dell’anima, un sottile soffio di dolore, gocciola come pioggia la malinconia. Strade in fuga si aprono in questa primavera che scende su scale di rugiada, cercano memorie di tempi felici per colorarsi di musiche, sulle ali dell’emozione. Uno scialle di sole scalda il tuo cuore e i pensieri ricuciti coi fili del pianto. I tuoi sogni, fioriti fra le lacrime per una violenza senza fine. Donna, col peso del mondo sulle spalle, hai sete d’amore. Il cuore stanco della terra è con te. Domani, una piuma scriverà un nuovo giorno, una nuova storia, colorando di arcobaleni cimiteri di speranza. Sorriderà il silenzio fra fiori di mimosa. Lalla Calderoni 4 attualità ecclesiale È il tempo del silenzio. Anche piazza San Pietro lo dice guardando alla finestra chiusa. Non il “terribile silenzio” che Jan Ross, opinionista laico di Die Zeit, temeva ipotizzando una Chiesa completamente muta, senza più voce. Ormai tutti sanno che quella iniziata alle ore 20 di giovedì 28 febbraio 2013 non è assenza di parole ma è una comunicazione altra che ogni persona sperimenta nei tornanti decisivi della propria e altrui vita. È un inanellarsi di domande e di risposte tra l’infinitamente piccolo e l’Infinito. È la stessa comunicazione che si vive entrando in una chiesa, posta sul lato di una piazza affollata o di una strada rumorosa, dove c’è un piccolo lume acceso. Una fiammella che dice di una presenza. Nulla di più e tutto di più di una scintilla. Occorre fermarsi per accorgersi di quella minuscola lampada accesa e la sosta è un esercizio sempre più difficile in una società che si consuma nella velocità e nella fretta. Chi si ferma è perduto. Qualcuno ci ha detto e ci sta dicendo che così non è affatto quando si guarda con onestà dentro se stessi. C’è un altro messaggio forte che è venuto in questi giorni: si sono chiuse e sigillate le porte degli appartamenti pontifici ma se ne è spalancata una immensa: quella della preghiera. Cosa c’è dietro, o meglio, chi c’è dietro questa porta? Si è un po’ tutti, seppur in modo diverso, a cercare risposte alla domanda suscitata dal colpo di vento che ha interrotto la brezza alla quale ci si era abituati. Le analisi e i commenti ci hanno accompagnato e continueranno ad accompagnarci in un tempo in cui la debolezza e la forza si sono confrontate e si confrontano mettendo sotto esame le logiche del potere e del successo. Qualcuno è un po’ più avanti e qualche altro è un po’ più indietro nelle riflessioni e nella ricerca di una risposta. Nessuno tuttavia può dire di essere giunto alla meta. L’impressione di essere arrivati lascia infatti il posto alla scoperta che la strada continua alzandosi a quote sempre più alte. Salire sul monte è molto faticoso per tutti, credenti e non credenti. Ma è anche molto bello per tutti, credenti e non credenti. Si è ancora totalmente coinvolti nell’avventura iniziata l’11 febbraio 2013 e raccontata con impeto dai media, con i loro pregi e i loro difetti, con i loro limiti e le loro potenzialità. Anche il racconto mediatico può scuotere la coscienza e invitarla ad andare oltre, pur attraversandoli, i titoli, i testi, le immagini, i suoni. I media, d’altra parte, sanno molto bene che il loro compito si ferma alla soglia del silenzio, della preghiera, del mistero. Varcare quella soglia spetta alla coscienza diventata come un pelle- Vita La n. 10 10 Marzo 2013 LA PIAZZA E LA FINESTRA La piazza e la finestra La luce non si è spenta e quel volto rimane per sempre ‘’mysterium lunae’’ di Paolo Bustaffa grino sulla via dell’Infinito, come un mendicante della verità. Spetta alla profondità dello sguardo di ciascuno leggere il messaggio del silenzio e della preghiera che sfugge alle parole scritte o pronunciate. S ono in piazza san Pietro, in questa domenica senza Angelus recitato dal Papa. Prima sono stato a Castel Gandolfo, dove il Papa, il Romano Pontefice emerito, si trova in attesa che sia pronta per lui la residenza all’interno del Vaticano. Si respira un’aria diversa, in piazza San Pietro; gli occhi sono rivolti alla finestra dello studio del Papa, quasi ci si aspettasse di vedere il suo volto, di ascoltare la sua voce, il suo invito ad accompagnarlo in questa ultima parte del cammino del pellegrino Joseph Ratzinger, per quasi otto anni Pontefice. Le sue parole, quelle poche pronunciate il tardo pomeriggio del 28 febbraio, restano nella memoria; un Papa che prima si era definito un semplice umile lavoratore nella vigna del Signore e che ora parla da pellegrino. Immagine che riporta alla mente altre parole che il cardinal Carlo Maria Martini amava ripetere, e cioè, che le età della vita, nel proverbio indiano, sono quattro: la prima è l’età in cui si impara, si apprende. È l’età che accompagna le tante domande dei bambini e nascono dal desiderio di capire, dalla curiosità e dalla meraviglia che suscita l’esperienza della esistenza. Il secondo passo è l’età in cui si insegna ciò che si è appreso, è l’età della giovinezza, dei grandi sogni. La giovinezza è anche il tempo dei grandi amori e delle grandi speranze. Poi arriva la terza età, Scoprire che per infinito amore si esce dal mondo e si entra nel cuore dell’uomo è il frutto dell’abbraccio del pensare e del credere, è frutto del sentirsi pensati. Un poeta come padre David Maria Turoldo può aiutare nel percorso che si è improvvisamente aperto: “Sommessa è la voce/ trattenuto il respiro/ si ode il sospiro/ e più quanto è taciuto. Dio chiama e seduce/ pago di un sorriso/ che irradia dal viso/ degli umili servi/ e l’inonda di luce”. La luce non si è spenta, è stata posta più in alto, continua a illuminare la storia. Quel volto rimane per sempre “mysterium lunae”. L’ALTRA DOMENICA L’Angelus che non c’è A Castel Gandolfo, Benedetto è quanto mai presente di Fabio Zavattaro il tempo in cui ci si ritira nella foresta, per il proverbio indiano. È l’età adulta, il tempo in cui l’uomo ha una visione più ampia della realtà. Il tempo in cui andare nella foresta non come fuga dalla realtà, ma come tempo per capire meglio la realtà. Quanto più si cresce in responsabilità, sembra dire a tutti noi il proverbio indiano citato spesso dal cardinale Martini, tanto più è necessario avere un tempo per riflettere, momenti di ritiro e di silenzio. Infine l’ultima fase della vita è individuata nella uscita dalla foresta, tempo in cui la persona, da anziano, impara a mendicare, cioè si rende conto che la vita ha altri ritmi; che ad un certo punto si deve avere il coraggio di accettare i limiti e accogliere come dono l’aiuto dell’altro, e godere di questo fatto. Diceva il cardinale Carlo Maria Martini: “I vecchi devono imparare a ritirarsi dalle loro responsabilità e contemplare maggiormente l’unità delle cose”. Ecco allora che la scelta di Papa Benedetto - permettetemi ancora di chiamarlo Papa e non Papa emerito - è di quelle che fanno riflettere, che lasciano il segno. Che anticipano i tempi. Il Papa non lascia, continua in altro modo: non lo vediamo, ma è ancor più presente di quando si affacciava per la preghiera dell’Angelus, perché le sue parole oggi fanno memoria, ci interrogano, ci fanno riflettere. E non solo le parole che chiedono di scegliere tra l’io e Dio. Benedetto XVI, dunque, sceglie di rinunciare, lo abbiamo sentito, perché, dice, ci vuole un Papa meno anziano e con maggiori energie. Ma sono le energie fisiche che stanno scemando. Le parole danno maggiore forza e nuove energie: “la Chiesa è un corpo vivo, animato dallo Spirito Santo e vive realmente dalla forza di Dio. Essa è nel mondo, ma non è del mondo: è di Dio, di Cristo, dello Spirito”. A Castel Gandolfo il Papa rimane celato alla gente, ma quanto mai presente; e si avverte in questa prima domenica senza Angelus. Fedeli e turisti hanno voluto salire nella cittadina dei colli romani proprio per fermarsi nella piazza davanti il palazzo che da 400 anni accoglie il Papa nei suoi soggiorni estivi, e nei momenti di riposo. È una presenza che si avverte, dicevo; ma che è rispettata nella sua riservatezza, nella volontà di essere lontano ma quanto mai vicino. Nel giorno del suo compleanno, lo scorso anno, ricordò il suo battesimo e fece una riflessione sull’acqua della fonte battesimale: “Penso che possiamo considerare quest’acqua - disse il 16 aprile 2012 a Castel Gandolfo - come un’immagine della verità che ci viene incontro nella fede: la verità non simulata, ma incontaminata. Infatti, per poter vivere, per poter diventare puri, abbiamo bisogno che ci sia in noi la nostalgia della vita pura, della verità non travisata, di ciò che non è contaminato dalla corruzione, dell’essere uomini senza macchia”. Un Papa che pensa e parla così non lascia, non si ritira a “vita privata”; sceglie un altro modo per essere accanto alla chiesa, ai fedeli. Un altro modo di essere Papa. Non Romano Pontefice emerito, dunque, ma Papa che prosegue, nella preghiera e nel silenzio, il suo compito di pastore. Vita La Ovunque sia andato, il Papa ha disseminato il suo percorso di interrogativi esigenti su Dio e sull’uomo. Dalla rilettura delle sue parole emerge non solo un’architettura di Chiesa, ma anche la ricerca appassionata del senso religioso che pervade l’umanità ad ogni latitudine di Fabio Zavattaro C’ è come un sottile fil rouge che, lungo questi quasi otto anni di pontificato, tiene insieme i viaggi internazionali di Benedetto XVI ed è il Concilio, con le sue attenzioni al mondo contemporaneo, alla vita delle comunità cristiane, al dialogo con le altre religioni. È un cammino che per Joseph Ratzinger, appena eletto Papa, non poteva non cominciare se non dai giovani, da quella tappa a Colonia, voluta da Giovanni Paolo II e riletta, se così possiamo dire, da Papa Benedetto con la sua volontà di proporre ai ragazzi il tempo del silenzio e della preghiera nell’adorazione all’eucaristia. Credo che non molti di quei cardinali che lo hanno votato nel Conclave del 2005 pensassero che lui, potesse entrare in sintonia e essere capito subito dai giovani. Parlando di Concilio, le tappe che segnano questa attenzione sono diverse, ma come non partire proprio dal viaggio nella patria del suo predecessore, e, in modo particolare, dalla tappa di Auschwitz. E come non ricordare quella sua preghiera davanti alle lapidi che ricordano i milioni di uomini e donne, ebrei soprattutto, uccisi nel campo di concentramento. C’era già stata la visita alla Sinagoga di Colonia; sarebbe poi andato al Tempio T attualità ecclesiale n. 10 BENEDETTO XVI 10 Marzo 2013 radizionalmente, la quarta domenica di Quaresima è, come la terza di Avvento, dedicata alla celebrazione della gioia e prende nome dall’inizio dell’antifona d’ingresso: “Lætare [rallégrati]”, invito rivolto da Isaia all’antica Gerusalemme e, adesso, dallo Spirito Santo, attraverso la liturgia, a tutti noi. Le tre letture ci offrono motivazioni oggettive per una gioia che è alla portata di tutti, perché non è una conquista nostra, ma un dono che viene da Dio a prescindere non solo da chi siamo, ma anche da cosa possiamo aver fatto, anche di negativo, nella nostra vita. Non esistono, perciò, casi disperati. Nella prima lettura (Gs 5,91.10-12), si racconta il momento in cui Israele raggiunge la terra promessa e che così viene definito: «Il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto». È lui e lui solo, cioè, che ha compiuto questa meraviglia, perché non si parla di collaboratori, né di Mosè, né di Giosuè, né di alcun altro. Rivolta adesso a noi, questa constatazione riguarda la nostra liberazione dal peccato ed il nostro arrivo nel regno di Dio, sostanzialmente ad opera di lui, anche se attraverso il ministero della Chiesa. La seconda lettura (2 Cor 5,17-21) ribadisce lo stesso concetto, spiegandolo, con cristallina chiarezza: « Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione». Noi siamo creature nuove (en- Un viaggio, una domanda maggiore di Roma, e avrebbe messo la sua preghiera tra le pietre del Muro occidentale a Gerusalemme.Visitando il mausoleo dell’Olocausto,Yad Vashem, dirà: i nomi dei milioni di ebrei uccisi “nell’orrenda tragedia della Shoah” sono “incisi in modo indelebile nella memoria di Dio Onnipotente”. È proprio Benedetto XVI che, parlando ai parroci di Roma, ricorda che il documento Nostra aetate, risponde “in modo più sintetico e più concreto alle sfide del nostro tempo”. Con la memoria, parlando per 45 minuti senza testo scritto, ricorda quei giorni del Concilio; ricorda: “dall’inizio erano presenti i nostri amici ebrei, che hanno detto, soprattutto a noi tedeschi, ma non solo a noi, che dopo gli avvenimenti tristi di questo secolo nazista, del decennio nazista, la Chiesa cattolica deve dire una parola sull’Antico Testamento, sul popolo ebraico”. Ma anche l’Islam “è una grande sfida e la Chiesa deve chiarire anche la sua relazione con l’Islam. Una cosa che noi, in quel momento, non abbiamo tanto capito, un po’, ma non molto. Oggi sappiamo quanto fosse necessario”. È il tema del dialogo nella diversità delle fedi, che Benedetto XVI interpreta recandosi a Istanbul, visita a Santa Sofia e silenziosa preghiera con accanto l’Imam. Ma il tema del dialogo con le altre religioni e in particolare con l’Islam vive di altri momenti, dall’incontro di Assisi, preghiera per la pace nel mondo, alla lezione di Ratisbona, dove una cattiva interpretazione delle parole del Papa suscita violente manifestazioni proprio nel mondo arabo. Il tema che affronta è fede e ragione, e si sofferma su un dialogo tra l’imperatore Manuele II Paleologo e un dotto arabo con la domanda “inaccettabile” sul rapporto religione e violenza. Dirà il Papa: “nel mondo occidentale domina largamente l’opinione, che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall’universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture”. I viaggi africani - Benin, Angola, Cameroun - hanno come linee guida il tema della missione, possiamo dire del decreto Ad Gentes. Viaggi per dire che non bisogna “rubare” il futuro di questi popoli, messaggio all’occidente che vive e spreca l’ottanta per cento delle risorse, lasciando ciò che rimane ai tre quarti della popolazione mondiale.Viaggi nel sud del mondo, nell’America Latina dei grandi contrasti, nella Cuba che vive la difficile transizione del dopo Fidel Castro, con una Chiesa che sempre più chiede spazio per la sua opera di evangelizzazione. All’Avana incontra il leader maximo, colloquio privato, fatto di domande sulla liturgia e su Dio, di un uomo nel quale la fede, appresa nella sua giovinezza, è forse solo sopita ma non del tutto dimenticata. Ci sono poi le visite in Gran Bretagna, il discorso alla Westminster Hall, in Francia, la lezione su fede e cultura al Collegio des Bernardin, e le parole pronunciate a Berlino al Reichstag, il Parlamento federale, di un figlio della Germania che ricorda la Costituzione nata dalle macerie della seconda guerra mondiale e che ribadisce con vigore i diritti della persona di fronte all’arroganza del potere. Proprio in Germania, il tema del dialogo ecumenico torna con forza visitando, settembre 2011, Erfurt la città dove Lutero ha studiato, si è formato, e da dove è partito per andare ad affiggere alla porta del duomo di Wittemberg le 95 tesi sulle indulgenze. Incontro che per Papa Benedetto parte da una La Parola e le parole IV domenica di Quaresima anno c Gs 5,91.10-12; Sal 33; 2 Cor 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32 trati, cioè, nella terra promessa) per opera del solo Dio, che ci salva attraverso Cristo che però agisce attraverso gli apostoli ed i loro successori (vescovi e sacerdoti), come era accaduto, in figura, al popolo d’Israele attraverso il ministero di Mosè e di Giosuè. Perché non siano dubbi, questa stessa verità viene ripetuta, con altre parole, una seconda volta: « Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione». Paolo aggiunge uno stupefacente elemento: quando accettiamo la riconciliazione, siamo noi a fare un favore a Dio e non, come sembrerebbe logico, viceversa: « È Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio». È Dio che ci cerca anche quando noi non pensiamo a lui. È lui che ci perseguita con il suo amore anche quando noi non ne vorremmo sapere. Queste parole di Paolo ci introducono alla meditazione dell’incredibile parabola del cosiddetto “figliol prodigo” (lettura evangelica, Lc 15,1-3.11-32), che si presta ad una serie pressoché infinita di considerazioni, tanta è la sua ricchezza. Possiamo qui sceglierne alcune, da mettere in collegamento con quanto detto a proposito delle precedenti due letture. La parabola è, prima di tutto, una reazione di Gesù alla critica dei farisei e degli scribi che mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Leggendo il vangelo, uno degli elementi che sorprende di più è che, di fronte alla debolezza umana, c’è sempre una smisurata comprensione da parte di Gesù che, nel passato, è stata giudicata perfino scandalosa (S. Agostino [De adulterinis coniugiis II,6,5], per esempio, nota che l’episodio dell’adultera manca in vari codici perché creava problemi in tema di adulterio), mentre c’è severità da parte di chi, comunque peccatore, avrebbe invece dovuto essere contento della generosità divina nei confronti dei peccatori. Venendo ai particolari della parabola, sembra che Gesù ce l’abbia messa tutta a dipingere la figura del figliol prodigo con tratti sgradevoli: è un egoista che non solo offende il padre quando se ne va, ma lo offende anche nella varie fasi del ritorno.Torna solo perché ha fame, non perché gli importi del padre. In tutta la parabola, non appare mai neppure un briciolo di amore verso questo padre che ha un amore così esagerato da sconfinare nella dabbenaggine: da lui non una parola, non diciamo di rimprovero, ma neppure di ricordo o di allusione per quanto è accaduto. Nel preparare la sua con- 5 domanda che non dava pace al padre della Riforma: “come posso avere un Dio misericordioso?”. Questa domanda gli penetrava nel cuore e stava dietro ogni sua ricerca teologica e ogni lotta interiore, dirà Benedetto XVI. Una domanda che colpisce: “chi si preoccupa ancora di questo, anche tra i cristiani? Che cosa significa la questione su Dio nella nostra vita? Nel nostro annuncio?”. Una riflessione che, in qualche modo, si pone in continuità con un altro documento conciliare, la costituzione Gaudium et spes, su Chiesa e mondo contemporaneo, che “ha analizzato molto bene il problema tra escatologia cristiana e progresso mondano, tra responsabilità per la società di domani e responsabilità del cristiano davanti all’eternità, e così ha anche rinnovato l’etica cristiana, le fondamenta” dirà il Papa. Certo quella domanda di Lutero porta con se altre questioni che Benedetto XVI evidenzia: “non viene forse devastato il mondo a causa della corruzione dei grandi, ma anche dei piccoli, che pensano soltanto al proprio tornaconto? Non viene forse devastato a causa del potere della droga, che vive, da una parte, della brama di vita e di denaro e, dall’altra, dell’avidità di piacere delle persone dedite ad essa? Non è forse minacciato dalla crescente disposizione alla violenza che, non di rado, si maschera con l’apparenza della religiosità?” Le domande in questo senso potrebbero continuare, “il male non è un’inezia”. Il male, la follia del terrorismo, che Benedetto XVI percepisce scendendo a Ground zero, la ferita al mondo e non solo a New York in quell’11 settembre 2001: “Dio della comprensione, sopraffatti dalla dimensione immane di questa tragedia, cerchiamo la tua luce e la tua guida, mentre siamo davanti ad eventi così tremendi”. Per finire, come un fermarsi con il pensiero alla visita a Gerusalemme, il Santo Sepolcro. La tomba vuota ci parla di speranza: “Qui Cristo morì e risuscitò, per non morire mai più. Qui la storia dell’umanità fu definitivamente cambiata. Il lungo dominio del peccato e della morte venne distrutto dal trionfo dell’obbedienza e della vita; il legno della croce svela la verità circa il bene e il male; il giudizio di Dio fu pronunciato su questo mondo e la grazia dello Spirito Santo venne riversata sull’umanità intera”. fessione, il figliol prodigo non riesce neppure ad immaginare che il padre possa ancora amarlo e perdonarlo nonostante sia stato offeso: gli basterebbe essere considerato un servo, e questo solo per poter mangiare. Attribuisce, cioè, al padre il suo stesso atteggiamento egoistico. In lui manca quindi la dimensione dell’amore. Il padre sa tutto questo, ma si accontenta di quello che il figliol prodigo gli dà. Gli basta, cioè, che egli sia tornato, non importa come, e lo abbraccia, lo bacia e lo festeggia come se niente fosse successo, facendo arrabbiare il fratello buono, con il quale chi ascolta la parabola istintivamente solidarizza. In termine tecnico, quello del figliol prodigo si chiama “dolore imperfetto”, quello, cioè, per il quale ci pentiamo dei nostri peccati non perché sono “offesa di Dio infinitamente buono”, ma perché “ci siamo meritati i suoi castighi”. Dolore che, secondo il catechismo, è sufficiente per avere l’assoluzione nella confessione sacramentale, come è stato sufficiente per il figliol prodigo non solo per non essere cacciato in malo modo, come si sarebbe ampiamente meritato e come forse avremmo fatto noi, ma addirittura per essere riammesso, a pieno titolo, a godere dei privilegi di figlio. Questo solo ed esclusivamente perché il padre è acriticamente innamorato di lui (Gesù nella parabola descrive di proposito un caso limite), proprio come Dio lo è sempre e comunque per noi suoi figli, non importa -ecco il messaggio della parabola- quanto colpevoli possiamo essere. don Umberto Pineschi Pistoia Sette N. 10 10 Marzo 2013 L’ incontro con monsignor Bregantini era molto atteso, non solo dall’Agesci di zona di Pistoia e dagli Uffici della pastorale del lavoro e della Caritas della diocesi di Pistoia e di Pescia, ma, possiamo dire, da buona parte della nostra chiesa pistoiese. L’incontro non ha tradito le attese: dopo la preghiera iniziale proposta da don Fausto Corsi, assistente di Zona, e da don Luca Carlesi, assistente del Gruppo Pistoia 1, incaricati di gestire l’incontro, monsignor Bregantini ha proposto una riflessione iniziale, proponendo il libro di Ester, ne ha evidenziato la storia, le varie figure e ha proposto Ester come una attualizzazione di chi lotta, in situazioni di difficoltà, per la giustizia, la verità e il bene comune. Dopo l’intervento di Bregantini sono iniziate le domande che hanno spaziato su molti aspetti, sia sull’attualità, sia sulla vita della chiesa; in particolare ci preme ricordare le osservazioni proposte sul senso del bello come lotta alle mafie, la chiesa istituzionale troppo accondiscendente con il potere, il modo di parlare ai giovani di Gesù e della fede, il problema dell’omosessualità, l’educare ai valori in una realtà egocentrica e laica, il problema del lavoro e del I n preparazione alla visita ai vicariati che verrà condotta dal vescovo Mansueto Bianchi nella seconda parte dell’anno pastorae, Don Cristiano D’Angelo, vicario per la Pastorale nella diocesi di Pistoia, ha scritto una lettera ai sacerdoti e ai diaconi per ricordare gli obiettivi, i motivi e le modalità della visita. Fra marzo e aprile si svolgeranno assemblee pastorali nelle parrocchie e dovrà essere predisposta una sintesi scritta presentando al vescovo la situazioone della comunità locale. Fra maggio e giugno mons. Bianchi effettuerà le visite e a settembre (sabato 21 dalle 10 alle 13 in Seminario), si terrà una assemblea diocesana e verifica e progettazione. Di seguito il testo integrale della lettera. La visita del vescovo: motivi, obiettivi, modalità Quest’anno il vescovo ha programmato una visita ai vicariati che egli condurrà personalmente nella seconda parte dell’anno pastorale. L’iniziativa è stata presentata a dicembre 2012 ai vicari foranei e nei mesi successivi il vescovo ha spiegato personalmente in tutti i vicariati ai presbiteri e ai diaconi, i motivi, gli obbiettivi e le modalità di questa visita, che possono essere sintetizzati così: 1) Valorizzare il cammino delle comunità pastorali, che egli viene a visitare per conoscere, ascoltare, soste- IN SEMINARIO Incontro con monsignor Giancarlo Maria Bregantini La serata è stata organizzato da Agesci di zona Pistoia e dagli uffici della Pastorale del lavoro e della Caritas di Pistoia e Pescia precariato. Queste sono solo alcune delle domande fatte: monsignor Bregantini ha risposto con delicatezza e coraggio, ricordando la sua storia e il suo impegno come vescovo della diocesi di Locri–Gerace: “La mafia si vince non sfidandola in un confronto fisico, ma svuotandola dall’interno, facendo emergere le povertà che il comportamento mafioso porta con sé… in questo modo si recide il consenso”. Il bello apre il cuore e la mente. Di fronte ad una storia di chiesa troppo accondiscendente con il potere, Bregantini ha ricordato il giudizio di un vescovo italiano trapiantato in Grecia che evidenziava ai propri confratelli che questo comportamento era negativo e dannoso e poi si sarebbe dovuto convertire, come già successo con il fascismo. L’importante è essere, non sembrare. L’autenticità è il presupposto di un corretto “vivere politico”, è un richiamo per tutti noi nella nostra vita quotidiana e nel nostro servizio. Per quanto riguarda il problema del precariato, monsignor Bregantini ha richiamato l’esperienza della sua terra di nascita, il Trentino, che, meglio di altre regioni, sta reggendo il confronto con la crisi, anche grazie ad uno sviluppato sistema di cooperative tra esse solidali. In questo momento di crisi occorre riscoprire il senso della comunità e del coraggio. Motivi, obiettivi e modalità della visita Il vescovo Mansueto visita i Vicariati Lettera del vicario per la pastorale nere. La visita del vescovo sarà anzitutto un momento di ascolto delle singole realtà nella loro specificità e ricchezza. Sarà pertanto un’occasione dove dare spazio alle parrocchie per esprimere riflessioni pastorali concrete, problemi, e suggerimenti per crescere insieme, come comunità diocesana, nel servizio della nuova evangelizzazione. 2) Accompagnare la realizzazione del programma pastorale diocesano nelle zone, ascoltando il lavoro fatto, interrogandosi sulle eventuali fatiche o difficoltà incontrate, cercando di capire i motivi che possono averne favorito la realizzazione o al contrario impedita.Tutto questo per aiutarci a crescere nella capacità di realizzazione di un programma pastorale nato da una condivisione diocesana e a servizio del cammino comune. 3) Favorire uno stile di incontro e di sinodalità all’interno delle parrocchie e delle zone. I lavori preparatori, che prevedono anzitutto le assemblee parrocchiali, hanno come primo scopo quello di far conoscere all’interno delle parrocchie la ricchezza che c’è, creando un’occasione dove le realtà pastorali della parrocchia si raccontano le attività, le fatiche e le gioie del cammino. Nella seconda fase inoltre, le parrocchie potranno ascoltare il cammino l’uno delle altre, favorendo così il crescere della comunione, la diffusione di idee e iniziative pastorali, l’incoraggiamento e il sostegno delle attività intraprese e l’arricchimento del reciproco ascolto. Come si realizzerà la visita del vescovo nei vicariati? Ripeto qui quello che il vescovo ha condiviso e deciso insieme ai vicari foranei nell’ultima riunione del 12 febbraio scorso, ma che era già emerso durante il suo giro di incontro con i preti nei vicariati: Marzo-aprile 2013: assemblee pastorali parrocchiali e preparazione di una sintesi parrocchiale scritta dove si presenta al vescovo la situazione della parrocchia secondo la griglia che egli ha presentato ai vicariati. Nella presentazione dovrà essere esposto a che punto è l’attuazione del programma pastorale diocesano; inoltre la sintesi sarà un’occasione per esprimere le originalità della parrocchia, per segnalare problematicità e soprattutto per suggerimenti in vista di un cammino futuro per la Diocesi. Maggio–giugno 2013: incontro del vescovo nei vicariati con i presbiteri, i diaconi, i rappresentanti delle comunità religiose e dei movimenti e associazioni ivi presenti, e con gli operatori pastorali della zona. I vicari foranei o una piccola commissione costituita per l’occasione dovrà redigere una breve relazione di vicariato a partire dalle relazioni delle parrocchie, dove dovranno emergere con maggiore oggettività possibile le situazioni delle parrocchie, le iniziative pastorali, le differenze, le ricchezze, le problematicità, le proposte, le iniziative. La sintesi di zona servirà per aprire e introdurre la visita del vescovo al vicariato. Sarà cura dei vicari foranei, in accordo con i preti e i diaconi del vicariato, fissare quanto prima la data e il luogo per l’incontro con il vescovo. Sabato 21 settembre 2013 (ore 10-13) in Seminario vescovile di Pistoia: assemblea diocesana di verifica e progettazione dell’anno pastorale. In questa assemblea saranno presentati a tutta la diocesi, presbiteri e diaconi, rappresentanti delle comunità religiose e Educare ai valori di una scelta cristiana oggi è senz’altro più difficile rispetto agli anni passati, ma la Parola di Dio, unita alla testimonianza ed alla scoperta del bello nel creato aprono le porte di un cammino e di un dialogo che l’animo umano cerca ed ha sempre cercato. Queste mie ricostruzioni dell’intervento di Bregantini sono ovviamente ridotte e sommarie; difficile è ricostruire tutto quello che ci ha detto e il modo con cui lo ha detto. La sua serenità e chiarezza anche nel toccare argomenti difficili ci ha veramente impressionato, ed anche se fossimo molto bravi a scrivere, non saremmo capaci di rendere il senso pieno degli interventi e il clima che si è creato. Dovevamo esserci per comprendere fino in fondo. Buona strada Alessandro Paci dei movimenti, rappresentanti dei consigli pastorali parrocchiali, i risultati della visita a partire dai quali ci confronteremo e progetteremo per il futuro cammino pastorale diocesano. Con questa mia lettera ho voluto solo richiamare quanto il vescovo ha già ampiamente discusso e presentato, incontrando tutti i preti e i diaconi nei singoli vicariati nei mesi scorsi. Adesso sarà compito dei vicari foranei insieme ai preti di ogni singolo vicariato condurre avanti il lavoro che ci attende, che vuole essere soprattutto un’occasione di ascolto e di comunione tra noi, presbiteri e comunità, e con il vescovo. Nessuno, dunque, si scoraggi o ritenga troppo alto il lavoro, ognuno faccia quello che è possibile nella sua realtà, secondo le caratteristiche e le situazioni concrete della stessa. I vicari foranei, che hanno condiviso il lavoro preparatorio della visita del vescovo ai vicariati, sapranno chiarirvi dubbi e domande, e anch’io sono a vostra disposizione per qualsiasi necessità. La Pasqua ormai vicina ci fa ben sperare, mettendo davanti ai nostri occhi la fruttuosa fecondità del donare la vita con amore e autenticità: queste apriranno le porte dei nostri cuori all’intelligenza e alla forza necessarie per trasformare i fallimenti e le fatiche delle nostre povere persone e realtà in strade di resurrezione. Questo chiediamo per noi e per la nostra Chiesa al Signore, nell’approssimarsi della Pasqua, perché la fede ci renda fecondi di speranza, giustizia e carità, per il bene del mondo. don Cristiano D’Angelo 8 comunità ecclesiale Agenda diocesana venerdì 8 marzo Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola ore 18,30: don Umberto Pineschi celebra la Missa Pro eligendo Pontifice nella forma straordinaria del Rito Romano promossa dall’associazione Madonna dell’Umiltà Sabato 9 marzo Parrocchia di San Benedetto ore 16: Via Crucis con i ragazzi del catechismo. È stato consegnato loro un libretto nel quale a ciascuna stazione viene proposta una riflessione DOMENICA 10 MARZO Equipe Notre Dame settore Firenze e Tirreno Lucca, Firenze e Siena Parrocchia dell’Immacolata ore 9.30: accoglienza; ore 10: messa; ore 11.15: Relazione su “La fede nella coppia nella storia della salvezza; relatrice Rosanna Virgili, biblista; ore 15: gruppi di formazione; ore 16.15: assemblea finale con domande; ore 16.45:Vespri INFO: Cristina e Pier Luca Benedetti - [email protected] LUNEDI 11 MARZO Scuola di formazione teologica In seminario ore 20,45-22,15 Corso speciale: “Gesù Cristo oggi” quattro domande fondamentali su Gesù e il cristianesimo” Il vero fondatore del cristianesimo è San Paolo? Andrea Vaccaro MARTEDI 12 MARZO Scuola di formazione teologica In seminario ore 20,45-22,15 I anno: Introduzione alla scrittura, padre Daniele Ancone Convegni Maria Cristina alle Mantellate ore 16,30: Conversazione sul tema religioso, mons. Mario Leporatti Mercoledi 13 marzo Pastorale Terza Età e Anteas Centro Monteoliveto ore 16: Il credente di fronte alla morte: tra paura e speranza, relatore monsignor Mansueto Bianchi GIOVEDI 14 MARZO In Cattedrale Incontri quaresimali con il vescovo, monsignor Mansueto Bianchi Con l’Evangelista Luca in cammino verso la Pasqua Ogni giovedì di Quaresima alle ore 21 VENERDI 15 MARZO In seminario ore 21: riunione con il vescovo delle Aggregazioni laicali Accademia Gherardeschi Chiesa di Santonuovo ore 21: Vespro d’organo, Serenella Secchiero all’organo Agati-Tronci 1885 INFO: www.accademiagherardeschi.it Anteas Pistoia Viale Matteotti 37 sala Magni (presso Cisl) Ore 16: “attacchi di panico: come affrontarli e come liberarsene.” relatore Giuseppe Bruni. SABATO 16 MARZO Missio diocesi di Pistoia Centro missionario diocesano Parrocchia de La Vergine Quaresima missionaria 2013 Tempo dedicato alla riflessione, alla condivisione, alla solidarietà a sostegno dei nostri missionari Fidei donum sacerdoti e laici: don Umberto Guidotti, padre Marcello Tronchin, padre Romualdo De Poli, Nadia Vettori ore 21:XXI Veglia di preghiera in memoria dei missionari martiri. Insieme al nostro vescovo, monsignor Mansueto Bianchi renderemo grazie a Dio perché anche nel corso del 2012 tanti nostri fratelli e sorelle, sacerdoti, religiosi e laici, hanno testimoniato Cristo Risorto con il loro sangue DOMENICA 17 MARZO Associazione Damaris Aula magna Seminario Vescovile Nell’ambito di “Venerdì musica” ore 18: Concerto straordinario: Franco Mezzana al violino, Martina Lopez al violoncello e David Boldrini al pianoforte. Musiche di Beethoven n. 10 10 Marzo 2013 Dopo la rinuncia di benedetto xvi Vita La Cosa cambia nelle messe “Nella preghiera Eucaristica non si nomini il Papa” “D urante il tempo della sede vacante, nella preghiera eucaristica, non si nomini il Papa”. C’è anche questa prescrizione nella lettera che don Luca Carlesi, direttore dell’ufficio liturgico in diocesi di Pistoia, ha indirizzato ai sacerdoti, ai diaconi e al “popolo di Dio che è in Pistoia”, per fornire indicazioni liturgiche nel particolare periodo che, per la Chiesa cattolica, si è aperto con la rinuncia di Papa Benedetto XVI. Una comunicazione, quela di don Luca, che ricalca le indicazioni diffuse in tutte le diocesi del mondo. Per “sede apostolica vacante” -scrive don Luca- “si intende la definizione giuridica del periodo di tempo fra la morte o la rinuncia di un Pontefice e l’elezione del nuovo successore di Pietro durante il quale la sede apostolica di Roma rimane senza titolare”. Ma cosa cambia nelle formule liturgiche in un periodo così particolare? Soprattutto visto che il Pontefice non è defunto ma ancora in vita. La prima regola è, appunto, che durante la “preghiera eucaristica” recitata dal celebrante (la preghiera centrale in ogni Messa, che di norma cita non solo il vescovo diocesano ma anche, per nome, il Papa regnante), non si nomini il Papa. Don Luca Carlesi, evidentemente in base a disposizioni vaticane, indica gli adattamenti da seguire in tutte le diocesi (tranne quella di Roma). “L’Ufficio diocesano liturgico -prosegue don Luca- informerà su data e ora nella quale il vescovo Bianchi presiederà, in Cattedrale, la solenne celebrazione eucaristica a carattere diocesano chiamata ‘pro eligendo romano Pontefice’. Si raccomanda inoltre che per l’intero periodo della sede vacante ‘tutti i pastori e i fedeli elevino a Dio ferventi orazioni perché illumini le menti degli elettori e li renda concordi nello svolgimento del loro ufficio, sì che l’elezione del romano Pontefice 150 anni dalla nascita di Madre Caiani 600 pellegrini partiti da Poggio a Caiano per l’ultima udienza del Papa A nche Pistoia ha partecipato all’ultima udienza del Papa, tenuta il 27 febbraio in un’assolata e gremita piazza San Pietro, da Benedetto XVI. Un’udienza che le suore minime di Poggio a Caiano avevano fissato molto tempo prima della rinuncia del Pontefice al soglio petrino, per fare memoria dei 150 anni della nascita di Madre Maria Margherita Caiani, la loro fondatrice. Da Poggio a Caiano sono partiti quattrocento fedeli e altri duecento da altre parti sia della Toscana sia di altre regioni, dove le suore minime sono conosciute e apprezzate, come a Pistoia. Sul pullman della Misericordia (che contestualmente festeggiava i 125 anni di vita) ha viaggiato Daniela Raspollini, collaboratrice del nostro settimanale, la quale ha affermato: “Quando ho saputo dell’udienza, che in un primo momento si sarebbe dovuta tenere in Sala Nervi, ho aderito con slancio-spiega- per una devozione personale nei confronti di Madre Caiani, una figura forte e che in città si conosce da sempre per la sua esperienza fondata su valori di solidarietà e accoglienza verso quello che lei chiamava ‘popolo’”. “Con la mia presenza a Roma – aggiunge- ho voluto ringraziare la madre e mostrare il mio riconoscimento verso di lei e i suoi insegnamenti, che mi hanno sostenuto anche in momenti non facili. Madre Caiani è un esempio sia sollecita, unanime e giovi alla salvezza delle anime e al bene di tutto il popolo di Dio’”. Viene suggerito di invitare le comunità a continuare, in questi giorni, la preghiera per Papa Benedetto XVI e per l’elezione del nuovo Pontefice. Si indicano, a tale proposito, intenzioni ad hoc per le preghiere dei fedeli. Quando sarà dato l’annuncio dell’elezione del nuovo Papa, anche a Pistoia e in tutta la diocesi le campane dovranno contemporaneamente essere suonate a festa; appena possibile i fedeli dovranno essere radunati per il “Te Deum” e la Messa “per il Papa”. Diocesi di Pistoia Pellegrinaggio a Malta Si comunica che il Pellegrinaggio a Malta, sulle orme di San Paolo, organizzato dalla diocesi dal 1 al 5 agosto del 2013, è stato annullato. Pellegrinaggio diocesano a Roma per tutti noi”. Nel frattempo c’è stata la scelta a sorpresa di Papa Benedetto XVI. “Ho capito che l’udienza avrebbe assunto anche un’altra valenza di portata storica. È stata una giornata intensa, di grande gioia e di grande emozione, sapendo di assistere a una novità assoluta nel corso della chiesa. –racconta Daniela- Le parole di Benedetto XVI sono state piene di fede e di amore, di incoraggiamento per tutti noi cristiani a riporre fiducia in Gesù. È una giornata da non dimenticare”. Sara Bessi L’8 giugno 2013 è previsto il pellegrinaggio diocesano a Roma. Le parrocchie o le associazioni che intendono partecipare sono pregate di comunicarlo all’ufficio diocesano pellegrinaggi (diacono Luciano Bani cell. 3356151860). La celebrazione eucaristica presieduta da monsignor vescovo e concelebrata dai sacerdoti presenti (che dovranno portarsi camice e stola bianca) sarà alle ore 10,45 nella Basilica papale di S. Maria Maggiore, unica Basilica resasi disponibile. Dopo la celebrazione, ogni gruppo potrà organizzarsi la visita di Roma come meglio crede. L’Ufficio ha a disposizione 4 pullman che possono essere prenotati. San Giuseppe, modello di fede e di responsabilità di don Giordano Favillini I l 19 marzo la Chiesa ricorda San Giuseppe, un santo molto particolare la cui notorietà è cresciuta con il passare dei secoli. All’inzio della chiesa non era molto considerato sia liturgicamente che agiograficamente, poi man mano che questa cresceva e si espandeva nel mondo con tutto ciò che questo comporta si è compreso l’importanza di questo santo e il suo ruolo di protettore del Popolo di Dio. San Giuseppe è prima di tutto un grande esempio di fede, Dio gli parla nel sonno e subito Giuseppe “fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore”( Mt.1,21), La fede di Giuseppe è totale, è obbedienza e collabora- zione con il piano di Dio, si trova a svolgere il suo compito in una situazione in cui si doveva abbandonare e basta, fidandosi di diventare padre di un Figlio che non era suo e la garanzia che venisse da Dio si poggiava su un sogno rivelatore, non su dei fatti. Giuseppe è per noi un grande modello di fede, in questo Anno della fede guardiamo a lui e chiediamo la sua intercessione perché la nostra fede sia forte, perseverante e obbediente. San Giuseppe è anche modello ed esempio di responsabilità “Egli si alzò nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto”(Mt.2,13), non solo diventa padre legale di Gesù ma si prende veramente a cuore la realtà di questo Figlio che fin dalla tenera età viene perseguitato, Giuseppe non retrocede di fronte alle difficoltà ma le affronta con obbedienza e impegno. La fedeltà di Giuseppe ci deve interpellare,oggi viviamo in una cultura che non stima più la fedeltà, l’umile servizio, ma si considera molto il riscontro personale che può venire dalle nostre attività e l’interesse che possiamo ricavarci, Giuseppe agisce unicamente per piacere alla volontà di Dio e per difendere questo Figlio particolare che ha ricevuto e la sua madre. Dio ha avuto un’immensa fiducia in Giuseppe, gli ha affidato ciò che aveva di più caro il suo figlio unigenito e sua madre la vergine Maria ,in forza di questo fatto la Chiesa lo ha eletto suo patrono particolare e nello stesso tempo gli ha affidato le famiglie e la vita religiosa poiché è stato contemporaneamente padre e sposo esemplare e uomo consacrato al servizio di Dio. Giuseppe ha realizzato la sua vita di fede attraversi il lavoro, ha insegnato a Gesù a lavorare e attraverso di esso è stato colui che ha introdotto insieme a Maria Gesù nelle realtà umane del lavoro, delle relazioni sociali, della cultura di Israele. Affidiamoci alla sua intercessione in questo anno della fede. Vita La 10 Marzo 2013 Conoscere Toniolo INCONTRO A SAN PIERO Giovani e partecipazione M ercoledì 20 marzo alle 21 presso la chiesa parrocchiale di San Piero Piazza Gramsci di Agliana ci sarà un incontro-dibattito con Frei Betto. domenicano brasiliano, teologo, scrittore. Frei Betto parlerà sul tema: Giovani e partecipazione, nuove forme di cittadinanza per una politica di Giustizia. Sulle orme di mons. Oscar Romero. Nell’occasione sarà presentato anche il suo ultimo libro. L’incontro è organizzato dalle parrocchie di San Piero Agliana, Santomato e Stazione di Montale, nonché dalla Casa della solidarietà Rete Radié Resch di Quarrata. BIBLIOTECA FORTEGUERRIANA La storia Templare Conferenza con Franco Cardini e Barbara Frale L e associazioni Nueter e Armonia hanno organizzato per venerdì 15 marzo alle 16 presso la Biblioteca Forteguerriana di Pistoia un interessante convegno sulla storia dell’ordine Templare indagata nei suoi aspetti storicodocumentari, con particolare riferimento ad alcune zone del pistoiese e del bolognese. L’introduzione e l’approfondimento storico spetteranno a due importanti storici e saggisti, Franco Cardini e Barbara Frale che delineeranno la storia e le vicende dei Templari. Seguiranno poi le relazioni di: Renzo Zagnoni sulla Croce Brandelliana di Prunetta, Barbara Foschi su un inedito documento templare di ambito bolognese, Francesca Rafanelli sull’antica tradizione medioevale di Piteglio e Iacopo Cassigoli sulla Chiesa del Tempio a Pistoia. LE PIASTRE Via Crucis U na bella iniziativa è nata durante questa Quaresima a Le Piastre da parte della Pro Loco “Alta Valle del Reno”. Ogni venerdì di preparazione alla Pasqua, continuativamente dalla mattina alla sera, ci sarà nella chiesa parrocchiale di S. Ilario la proiezione di un filmato ispirato alla Via Crucis tratta dal libro “Le mie mani ferite” (ed. Paoline). Tale filmato è stato curato dallo studio fotografico “Carpe Diem” di Le Piastre. L’originalità di questa Via Crucis consiste nel riproporre non solo le quattordici stazioni del cammino della croce, ma anche nel richiamare il ministero salvifico di tutta vita di Gesù attraverso i gesti della sue mani. Le mani, infatti, sono il fulcro di ogni stazione diventando simbolo della sofferenza ma anche dell’amore e della speranza... per riflettere insieme. comunità ecclesiale n. 10 9 Incontro con il professor Paolo Nepi venerdì 15 marzo alle 21,15 all’Auditorium BCC di Vignole di Valentina Raimondo e Massimo Gori S e osserviamo in profondità quanto hanno realizzato gli uomini e le donne agli inizi del ‘900 nelle nostre parrocchie ne rimaniamo stupiti! I tempi odierni sembrano solcati da individualismo, superficialità e disorientamento ma lo sappiamo, quei decenni furono più difficili dei nostri per gli acuti contrasti ideologici legati anche alla dimensione religiosa. È stata una testimonianza luminosa quella del beato Toniolo, la sua formazione umana e spirituale, la preparazione con lo studio e l’impegno nella docenza universitaria. Una fede limpida e l’amore verso la Chiesa vissuta come luogo dove trovare sia le motivazioni del vivere che il sostegno della grazia. L’amore fedele nei confronti della moglie e l’affetto paterno verso i figli nonostante le sofferenze per la prematura scomparsa di alcuni di loro. Altamente qualificata la conoscenza nelle discipline economiche affinché le teorie potessero concretizzarsi in una prassi operativa orientata al bene comune, nei suoi scritti proponeva un’Economia aperta alle istanze etiche nella consapevolezza della dimensione trascendente dell’uomo. I numerosi amici anche pistoiesi che ha entusiasmato e preparato per realizzare progetti finalizzati ad uno sviluppo sociale ed economico delle famiglie. Ma non intendiamo celebrare il passato se pur ammirevole, quanto piuttosto attingere ancora a quei valori che generano una comunità solidale e guardare al domani con speranza promovendo un senso di responsabilità nella chiesa e nella città. L’incontro pubblico è organizzato dall’Azione cattolica diocesana e il professor Paolo Nepi è presidente del Corso di scienze della comunicazione all’università di Roma Tre e delegato regionale Ac. Si svolge presso l’auditorium della Bcc di Vignole e montagna pistoiese (in via IV novembre, n. 108) anche per ricordare le amicizie tra il professor Toniolo e don Dario Flori (detto Sbarra) cappellano a Vignole, il dottor Alberto Chiappelli presidente dell’Azione cattolica di Pistoia e don Orazio Ceccarelli parroco a Ferruccia. È questa una conferenza propedeutica a due significativi appuntamenti: la 1° settimana sociale regionale che si terrà nella nostra diocesi dal 3 al 5 maggio sul tema “Un’agenda di speranza per la Toscana” e la 47° settimana sociale dei cattolici italiani che si svolgerà in settembre a Torino sul tema “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”, nel ricordo di quella prima che nel 1907 si tenne proprio a Pistoia. Movimento dei Focolari Messa per Chiara Lubich Sarà celebrata dal vescovo Mansueto Bianchi il 10 marzo alle 18 nella chiesa di Santa Maria Assunta a Quarrata di Daniela Raspollini D omenica 10 marzo alle 18, nella chiesa di Santa Maria Assunta a Quarrata, monsignor Mansueto Bianchi celebrerà la messa per il quinto anniversario della scomparsa di Chiara Lubich, fondatrice e presidente del movimento dei Focolari. Il movimento dei Focolari, Opera di Maria, nasce a Trento il 7 dicembre 1943, quando Chiara Lubich si consacra a Dio. Durante la seconda guerra mondiale, la città di Trento era stata colpita da violenti bombardamenti. Il 13 maggio 1944, mentre usciva da un rifugio, Chiara incontrò una donna che aveva perduto quattro figli a causa della guerra e accettò di condividere il suo dolore, vedendo in esso il dolore dell’umanità. Questo atto, come l’attenzione ai poveri della città, furono considerati una potente rivoluzione sociale in quel momento di grande disagio. Chiara presto coinvolse con sé un gruppo di amiche, formando di fatto il primo nucleo del movimento: cominciarono a vivere insieme e la loro casa era un punto di riferimento per i bisognosi della città. Ben presto il movimento si estese e nacquero i primi appuntamenti estivi sulle Dolomiti: le “Mariapoli” dove arrivano persone da tutta l’Italia. Nel 1949 in un ritiro a Tonadico, Chiara Lubich ebbe particolari intuizioni sul progetto di Dio e sul futuro di lei stessa e dell’Opera di Maria. Uno strumento che serviva già allora per rimanere collegati dopo i momenti estivi fu un foglio a ciclostile molto semplice che comunicava la spiritualità e le notizie della famiglia dei Focolari ormai costituita: era la nascita del futuro giornale “Città Nuova” che includeva una frase tratta dal Vangelo commentata da Chiara e conosciuta anche oggi come “Parola di Vita”. Dopo i tragici fatti della rivoluzione ungherese del 1956, Chiara raccolse l’appello di Papa Pio XII che chiedeva che il nome di Dio ritornasse nelle piazze, nelle case, nelle fab- I briche, nelle scuole facendo nascere i “volontari di Dio”, ovvero laici che si impegnano a vivere in modo radicale la spiritualità evangelica dell’unità, mirando ad emulare nel nostro secolo la vita dei primi cristiani. Pochi anni dopo, nel 1964, Papa Giovanni XXIII diede la prima approvazione con la determinazione che il presidente del movimento dei Focolari doveva essere sempre una donna. Nello stesso anno Chiara fondò la cittadella di Loppiano nelle colline del Valdarno, prima di una serie di Cittadelle in vari paesi del mondo. Tali comunità vivono la spiritualità dell’unità in tutti i momenti della vita. Nel 1966 diede vita al movimento Gen (Generazione Nuova) rivolto a tutti i giovani del mondo. Nel 1991 visitò il Brasile e, colpita dalla miseria delle favelas, lanciò l’economia di comunione prospettando una nuova teoria e prassi economica basata anche su una diversa distribuzione degli utili aziendali ed aggregando in breve tempo migliaia di aziende in questo progetto. Dal 1997 al 1998 si dedicò ad aprire nuove prospettive per il dialogo interreligioso, fu invitata a parlare della sua esperiena interiore in Thailandia a 880 tra monache e monaci buddisti, a New York a 3.000 musulmani neri nella moschea di Harlem e in Argentina alla comunità ebraica di Buenos Aires. Chiara Lubich muore il 14 marzo 2008 e al suo funerale hanno partecipato migliaia di persone: numerose le personalità politiche e i rappresentanti delle diverse religioni. Papa Benedetto XVI allora fece giungere un suo messaggio nel quale affermava che la Lubich era un donna in piena sintonia col pensiero dei Papi, che talvolta riusciva ad intuire ed attuare in anticipo. Le è succeduta alla guida del Movimento dei Focolari Maria Voce, Emmaus, una delle sue più strette collaboratrici, eletta all’unanimità dall’assemblea Generale del Movimento. Viaggio a Trento l movimento dei Focolari della Toscana organizza un viaggio a Trento, presso il centro Mariapoli di Cadine, da giovedì 25 aprile a domenica 28. Trento, nella sua storia, si è più volte candidata città del dialogo ecumenico e civile. Proprio qui, infatti, vede la luce l’ideale dell’unità di Chiara Lubich che, da oltre 65 anni, sprona milioni di persone nei cinque continenti a viverlo in prima persona e a costruire brani di fraternità sempre più ampi in ambito religioso, politico, economico, artistico, giuridico, sociale, nella comunicazione, ecc. Per questo accorrono a Trento visitatori da molti Paesi del mondo, desiderosi di conoscere i luoghi che hanno visto il manifestarsi di questo dono di Dio. Il primo giorno il pranzo è al sacco o a proprio carico. La quota di partecipazione per gli adulti è di 250 euro, mentre i ragazzi e i giovani euro 150. I bambini con meno di due anni viaggiano gratuitamente. La quota è comprensiva del viaggio in pullman (Trento e Valle di Primiero). Le prenotazioni vanno inviate ai Focolari via e-mail entro il 30 marzo insieme all’acconto di € 50 a persona. INFO: Giuseppe Messeri 3347051795 - gmesseri54@gmail. com. www.focolare.org 10 comunità e territorio CENTRALE REPOWER Vita La n. 10 10 Marzo 2013 SANITà «Impianto compatibile Medico pistoiese con l’ambiente» vince Gram Award per infettivologia Ma le preoccupazioni di Comitati e Coldiretti rimangono alte Ha presentato il miglior caso clinico a livello nazionale, coinvolgendo diverse figure professionali e strutture universitarie e private U di Patrizio Ceccarelli I l Comitato di BottegoneBadia-Agliana informa con una nota che «condivide pienamente le motivazioni di quanti, all’assemblea del 19 febbraio, hanno duramente contestato amministratori, tecnici, sindacati sulla questione Repower». «Di fronte ai firmatari di un protocollo di intesa per una centrale inquinante, ingiustificata, inutile, inopportuna, incomprensibile, imposta dall’alto - si legge nel documento del comitato -, la reazione di cittadini e non di sudditi, non poteva essere diversa. Chi si aspettava e si aspetterà in futuro discussioni accademiche su un progetto sulla pelle dei cittadini può rimanere a casa». Il comitato invita ora tutti a vigilare sulle prossime mosse della Provincia, «in particolare della presidente Federica Fratoni e dell’assessore Paolo Magnanensi». Sarà infatti la Provincia che dovrà rilasciare l’Autorizzazione Integrata Ambientale. «Ma non essendoci la conformità urbanistica - conclude il comitato -, il giudizio non potrà che essere negativo. Si auspica che qui si chiuda la partita nell’interesse di tutti». Intanto la responsabile del settore Valutazione impatto ambientale (Via) della Regione, Paola Garvin, ha ribadito che «sia per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, sia per gli aspetti legati al rischio idraulico, il progetto di centrale a ciclo combinato (245 megawatt) a Canapale, nel comune di Pistoia, è compatibile con l’ambiente». Garvin lo ha spiegato alla commissione agricoltura del Consiglio regionale, presieduta da Loris Rossetti (Pd). Nei giorni scorsi i rappresentanti della Coldiretti pistoiese, in audizione, avevano manifestato molte perplessità sul parere positivo alla centrale espresso dalla Giunta toscana, in particolare per gli effetti sulle certificazioni ambientali, che hanno permesso alle aziende vivaistiche di imporsi sui mercati esteri. La decisione della Giunta, espressa lo scorso dicembre, ha concluso un iter iniziato all’aprile 2011, quando la società Repower Produzione Italia ha depositato la relativa documentazione per la centrale. Il futuro impianto dovrebbe sorgere nell’area precedentemente occupata dallo stabilimento Radicifil. Garvin ha assicurato che «non ci sarà particolato primario nelle emissioni in atmosfera ed anche il particolato secondario sarà trascurabile. Sul rischio idraulico, con l’Autorità di bacino sono state concordate opere di messa in sicurezza e sono state previste casse di espansione». Spiegazioni che però non convincono i comitati, che rimangono contrari alla realizzazione dell’impianto. COMUNE DI PISTOIA Marzo mese della donna U lna serie di iniziative per stimolare una riflessione che indaghi la condizione della donna oggi e le complessità del mondo femminile. Con questo slogan il Comune di Pistoia ha deciso quest’anno di dedicare tutto il mese di marzo all’universo femminile organizzando una serie di appuntamenti. Lo scorso week end si sono tenuti alcuni appuntamenti come la mostra Testimoni silenziose oltre allo spettacolo Quattro ritratti di madri di Arnold Wesker con Maria Teresa Bardi. Durante questo week end sono in programma due iniziative; una sabato mattina alle ore 10.45 presso la Biblioteca San Giorgio Ragazzi con Storie a confronto ossia un babbo ed una mamma che leggeranno storie nelle quali i protagonisti maschili dialogano con protagoniste femminili che fanno cose assai diverse dallo sposare un principe soprattutto se azzurro; mentre nel pomeriggio presso la Biblioteca San Giorgio è prevista la cerimonia di donazione alla biblioteca dell’opera “Il cielo addosso omaggio a Gianna Manzini” a cura dell’artista pistoiese Rossella Baldecchi; inoltre verrà inaugurazione della mostra di Rossella Baldecchi presso le vetrine e nello spazio espositivo. Giovedì prossimo 14 marzo alle 21 allo spazio delle musiche Melos ci sarà un concerto di canti tradizionali femminili nel mondo denominato “I canti delle donne” con Daniela Dolce e l’ensemble vocale “AlmaDea” mentre sabato16 presso la saletta Gherardeschi andrà in scena”donne sopra le righe” e nell’occasione verrà presentato il volume “Era meglio nascere orfani” di Deborah Benini. Gli appuntamenti proseguono anche giovedì 21 marzo con un ricordo della poetessa Alda Merini in occasione dell’anniversario della sua nascita. Sabato 23 alle ore 16.30 presso la Biblioteca San Giorgio è in programma una performance teatrale a cura della compagnia Il Rubino diretta da Dora Donarelli, presidente dei soci Coop di Pistoia. La compagnia porterà in scena le donne di domani: le ragazze di Eve Ensler e di Sara Barbanera si muovono nel mondo rapido, violento e cinico della contemporaneità, cercando affetto e qualche sicurezza.Tutte queste storie di giovani donne servono per uno spunto di una riflessione che abbraccia il futuro di tutta l’umanità, mettendo in discussione le scelte che gli adulti compiono giornalmente. Al circo Arci di Bonelle Lidia Castellani presenterà il suo romanzo “Il Corpo non sbaglia” e Stefano Ciccone dell’Associazione Maschile Plurale il suo “Essere maschi”. Appuntamento conclusivo sabato 30 marzo sempre alla San Giorgio con la presentazione del libro “I piedi lontani”di Lucia Focarelli. Edoardo Baroncelli n medico dell’ospedale di Pistoia, il dottor Michele Trezzi, ha ottenuto il primo premio nell’ambito della terza edizione del “Gram Award - Per la ricerca e l’innovazione in infettivologia” che si e’ svolto lo scorso febbraio a Roma. Il medico con “un caso d’infezione di protesi vascolare dell’aorta ascendente ed endocardite da staphylococcus aureus” è stato il primo classificato per avere presentato il miglior caso clinico a livello nazionale; erano circa una sessantina i centri presenti, sia ospedalieri che universitari, provenienti da tutta Italia. Il dottor Trezzi che ha 38 anni, è nato Milano e vive a Siena, lavora con una borsa di studio per la ricerca, da circa tre anni, presso la unità operativa aziendale di malattie infettive di Pistoia, diretta dal dottor Corrado Catalani, occupandosi prevalentemente del trattamento domiciliare nei pazienti affetti da HIV. Il caso descritto che si è aggiudicato l’importante riconoscimento ha riguardato un paziente di 69 anni, di Pescia, che da circa due anni aveva febbre persistente e per il quale anche la risposta agli antibiotici è stata negativa. Il caso clinico ha coinvolto figure professionali territoriali, diverse discipline specialistiche, strumenti diagnostici di recente generazione (la risonanza magnetica cardiaca effettuata presso la Fondazione toscana CNR “Gabriele Monasterio” di Pisa), strutture ospedaliere-universitarie regionali (la cardiochirurgia e la farmacologia fiorentina) e private convenzionate (Istituto Radiologico Toscano per l’esecuzione della PET). “Il merito di questo importante risultato - ha commentanto il dottor Catalani - va certamente al dottor Trezzi per dedizione, impegno, tenacia e competenza, ma anche a tutti i miei colleghi medici ed al personale infermieristico che si sono adoperati con capacità professionali e relazionali che ci proiettano già verso l’organizzazione che sarà attuata del nuovo ospedale dov’è richiesta operatività collaborativa aziendale con enormi vantaggi per i casi clinici complessi”. MICROCREDITO A Pistoia erogati prestiti per oltre un milione di euro Il sistema, adesso consultabile anche online, si rivolge a persone e famiglie in difficoltà e a microimprese I l Sistema Provinciale Microcredito Pistoiese, iniziativa nata nel marzo del 2009 e concepita come una evoluzione del precedente progetto “Mi fido di te”, avviato nel 2007 a Pistoia, con l’obiettivo di erogare microcrediti a soggetti non bancabili, esclusi dal circuito finanziario tradizionale, adesso è anche online (www.microcredito-pistoia.org). Il sito web, gestito dagli stessi volontari del progetto, è accessibile e facile da consultare. Oltre a trovare tutte le informazioni inerenti al progetto, alla sua natura e storia, il sito è un ottimo e facile strumento per conoscere le modalità e i requisiti di accesso, le condizioni economiche e i dettagli operativi. Al 31 dicembre 2012 il sistema del microcredito pistoiese ha erogato crediti per un milione e 300mila euro. Il progetto vede la partecipazione di dodici soggetti – Banca di Pistoia, Banca di Pescia, Banca di Vignole e Montagna Pistoiese, Banca di Masiano, Banca della Valdinievole, Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, Arciconfraternita della Misericordia di Pistoia, Fondazione Un Raggio di Luce Onlus, Caritas Diocesana di Pistoia, Caritas Diocesana di Pescia, Provincia di Pistoia – e si rivolge a persone e famiglie in condizioni di particolare vulnerabilità, non bancabili e con problemi finanziari straordinari, non capaci di soddisfare i bisogni prioritari; a microimprese, con difficoltà di accesso al sistema bancario tradizionale, ma promotrici di buone idee imprenditoriali; a organizzazioni non profit, con l’obiettivo di sostenere lo start-up e il rafforzamento/sviluppo di microimprese e supportare iniziative con impatto socio-economico. L’ammontare dei microcrediti concedibili varia a seconda del tipo di beneficiario. Per i microcrediti sociali si va da 1.000 a 7.000 euro, mentre per quelli imprenditoriali da 1.000 a 25.000 euro. La durata massima è di 5 anni, il rimborso è mensile con un tasso di interesse particolarmente basso. Vita La 10 Marzo 2013 comunità e territorio n. 10 FONDAZIONE BANCHE DI PISTOIA E VIGNOLE 11 Mostre Il Campus scientifico «Il cielo addosso» “Il Futuro Presente” sulle orme di Archimede La pittrice Rossella Baldecchi dona al Comune un trittico ispirato a Gianna Manzini. Sarà collocato nella Biblioteca San Giorgio «I di Silvia Mauro S e per Bertrand Russell la matematica è la sola scienza in cui non si sa mai di cosa si stia parlando, né se quello che si dice sia vero, in realtà – dice Enrico Giusti, chiamato quest’anno, direttamente dal museo fiorentino della matematica il “Giardino di Archimede”, a prendere parte alla direzione scientifica del Campus “Il Futuro Presente” - proprio da questa disciplina, spesso avvertita come ostica e lontana, prendono vita le applicazioni più importanti per l’umanità, come ad esempio il computer. Parte da qui l’idea di dedicare la settima edizione del Campus scientifico “Il Futuro Presente” - organizzato ed interamente finanziato, come ogni anno, dalla Fondazione Banche di Pistoia e Vignole per gli studenti delle classi III, IV e V delle scuole superiori – al tema della matematica, in tutte le sue possibili declinazioni: dalla sua evoluzione storica, con lezioni su Archimede e Cartesio, alla sua rilevanza nella vita culturale e civile, con l’intervento del filosofo Giulio Giorello, fino alle sue molteplici applicazioni pratiche, che vanno dalle macchine di Alan Turing ai modelli usati nel campo della salute e dello sport. “La geometria degli oggetti, dello spazio e delle idee. Sulle orme di Archimede: l’intelligenza della Matematica fra realtà e immaginazione” è infatti il titolo e l’argomento centrale dell’edizione 2013 del Campus scientifico, presentato venerdì 1° marzo agli insegnanti degli istituti scolastici di Pistoia, Prato e del circondario di Empoli-Vinci. Ma – come ha ricordato Bruno Carli, direttore scientifico del Campus - come sempre il programma spazierà tra molti altri argomenti, nell’ottica dell’incontro tra discipline e culture: quindi dall’astronomia alla cosmologia, dall’evoluzione al Bosone di Higgs, per arrivare a toccare, con la lezione del genetista Edoardo Boncinelli, argomenti al confine tra la biologia e la filosofia. “Come ogni anno, i relatori chiamati ad intervenire sono di altissimo livello” - ha fatto notare Ezio Menchi, ideatore e responsabile del progetto - “ma starà poi ai ragazzi trovare il giusto equilibrio tra leggerezza ed intelligenza, per vivere a pieno questa esperienza straordinaria, il cui riscontro, tra chi ha partecipato alle precedenti edizioni, è sempre stato più che positivo”. Nella cornice medicea di Villa La Magia a Quarrata, dal 2 al 7 settembre, gli studenti – selezionati quanto più equamente possibile per genere, provenienza territoriale e tipologia di scuola - saranno, infatti, impegnati quotidianamente in lezioni e conversazioni di ambito scientifico e in svariate attività ricreative. “Un’esperienza unica e senza eguali sul territorio nazionale: una settimana di vita in comune, a contatto diretto con docenti e ricercatori spesso di fama internazionale, nonché interamente gratuita per coloro che vi parteciperanno” - ha ricordato il vicepresidente della Fondazione, Giorgio Mazzanti, nel corso della presentazione - “Il 70% dei nostri interventi è, infatti, in favore delle scuole e dei giovani e questa iniziativa è il nostro fiore all’occhiello”. Gli studenti interessati devono inviare, entro il 30 giugno, il modulo della domanda, reperibile a scuola, alla sede della Fondazione Banche di Pistoia e Vignole, in via Giusti n. 29/c a Quarrata (PT). E’ possibile inviare la domanda anche per e-mail (info@ fondazionepistoiaevignole.it) o tramite il form presente sul sito www. fondazionepistoiaevignole.it. l cielo addosso». Si intitola così l’opera che la pittrice pistoiese Rossella Baldecchi ha donato al Comune di Pistoia e che sabato 9 marzo (ore 17.30) verrà inaugurata, alla presenza delle autorità cittadine, nella Sala Manzini della biblioteca San Giorgio, dove rimarrà esposta in forma definitiva. Nella stessa occazione verrà inaugurata una mostra personale con altre opere in tema dell’artista. Sarà anche presentato il catalogo, offerto in dono agli intervenuti all’inaugurazione. «Il cielo addosso» è un trittico di grandi dimensioni che ha comportato all’artista, insieme a tutti gli altri lavori che saranno esposti fino al 6 di aprile, un anno di lavoro. «Ho elaborato questo dipinto - spiega Baldecchi - e le altre opere esposte, dopo aver letto “Ritratto in piedi” di Gianna Manzini». «Qui lo splendido trittico “Il cielo addosso” di Rossella Baldecchi spiega Elene Becheri, assessore alla cultura del Comune di Pistoia - vivrà la sua vita futura, in compagnia dei tanti lettori che ogni giorno abitano questo spazio dedicato alla letteratura contemporanea, grazie alla generosità dell’artista, che ha voluto donare l’opera al Comune di Pistoia, andando ad arricchire con la propria testimonianza artistica un luogo già fortemente caratterizzato dalla presenza di opere d’arte contemporanea. Ma Rossella ha fatto alla città altri regali importanti di cui le siamo immensamente grati: per un mese lo spazio espositivo della Biblioteca ospiterà i disegni preparatori del trittico, e nelle vetrine esterne sarà accolta una emozionante sequenza di piccole tele che accompagneranno idealmente il percorso del visitatore verso la sala del primo piano, tessendo un irresistibile legame ideale con la emozionante opera che ritrae una giovane Gianna Manzini immersa nella lettura della sua opera più importante, “Ritratto in piedi”, e attorniata dai tanti elementi simbolici legati alla tomba del padre: il miglio, gli uccellini, le violette». Un momento particolarmente fecondo, quello attuale, per Rossella Baldecchi, che pochi giorni fa ha inaugurato un’altra “personale” nella Sala Banti di Montemurlo, a cura dell’assessorato alla cultura. P.C. SERRAVALLE Aiuole e rotonde sponsorizzate Saranno le ditte private a curare la manutenzione degli spazi verdi, in cambio di pubblicità A Ponte Stella, Casalguidi e Cantagrillo (Serravalle Pistoiese) sono in arrivo aiuole e rotatorie sponsorizzate che, per tre anni e senza gravare sulle casse comunali, saranno gestite da aziende private, in base al bando comunale “Adotta il verde pubblico”. I progetti arrivati sono quello del gruppo formato da Elettrotecnica Agostini, Vannucci Piante e Gruppo Giardini, quello del giardiniere professionale Alessio Borselli e quello della Ditta Chiti Ilvano. “Il bando ha dato un’occasione alle aziende per farsi pubblicità e al Comune di avere un verde pubblico esteticamente gradevole e ben curato - spiega l’assessore all’ambiente, Luca Santucci - In cambio della sistemazione di questi spazi le aziende potranno collocare all’interno dell’aiuola il proprio logo”. La gestione delle due rotonde di Ponte Stella (quella collocata tra via del Redolone e la variante per Pistoia, e l’altra tra via Montalbano e via del Redolone) coinvolge tre aziende, trattandosi di due spazi piuttosto grandi. L’Elettronica Agostini fornirà gli impianti di irrigazione, Vannucci Piante il verde e gli alberi, mentre il Gruppo Giardini curerà la manutenzione. Ad Alessio Borselli è riconfer- mata la gestione delle due aiuole di piazza Biagini a Cantagrillo, inoltre si occuperà di quella posta allo stop di intersezione tra via Montalbano e via Pollacci, (dopo il cimitero procedendo verso il paese) e di quella collocata all’intersezione tra via Montalbano e viale Europa. Alla ditta Chiti Ilvano vanno le tre aiuole in piazza Gramsci: quella di fronte al Comune, quella di fronte all’ingresso della Chiesa e quella piccola di fronte alla mesticheria. “Delle altre aree a verde - conclude l’assessore - se ne occuperà, come sempre, il Comune, garantendo un allestimento dignitoso e una cura stagionale”. PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] 12 Vita La n. 10 10 Marzo 2013 L’8 marzo le artigiane incontreranno le operatrici di “Libere tutte” A MONTECATINI Contro la violenza sulle donne le spighe delle imprenditrici di Confartigianato Contestualmente, l’associazione degli artigiani lancia le “quote rosa”, un particolare pacchetto di sconti sui servizi per le donne titolari d’impresa S aranno dedicate alle donne vittime di violenza le spighe di grano, simbolo scelto dalle imprenditrici di Confartigianato Pistoia per celebrare l’8 marzo. Venerdì 8 marzo alle 11, le dirigenti del gruppo provinciale Donne Impresa saranno a Montecatini, nella sede di “Libere tutte” (via Marconi, 51), per incontrare le operatrici del centro antiviolenza che da anni aiuta le donne ad affrontare ed elaborare il trauma della violenza e gli effetti che questa produce. Contestualmente Confartigianato lancerà le “quote rosa”, un un particolare pacchetto di agevolazioni e sconti sui servizi per le imprese gestite da donne. Sostenuta dalla Banca del Monte di Lucca, la consegna delle spighe vuole ricordare, in occasione della Festa della donna, la lotta che, nell’Ottocento, le trecciaiole combatterono per sconfiggere la concorrenza cinese. Giunta alla X edizione, la “festa delle spighe” costituisce un appuntamento ormai tradizionale per le imprenditrici pistoiesi che, a partire dal 2004, dedicate alle titolari d’impresa”. “Ma ciò che più ci preme, in questo momento _ conclude la presidente di Donne impresa _ è legare il nostro messaggio di legalità e di solidarietà al femminile alla denuncia contro le violenze perpertrate contro le donne, spesso all’interno della stessa famiglia, per mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica su questo terribile fenomeno”. Un po’ di storia hanno consegnato le spighe ai sindaci della provincia, al Prefetto, alle forze dell’ordine, alle giornaliste pistoiesi, alle dirigenti scolastiche, alla presidente del Tribunale di Pistoia e ad alcune esponenti della Magistratura, alla presidente e agli assessori e consiglieri donna della Provincia di Pistoia, alle monache-artigiane dei conventi di clausura pistoiesi e, lo scorso anno, alle badanti. Come spiega la presidente provinciale del gruppo Donne Impresa di Confartigianato, Claudia Venturini, “l’idea di sostituire la mimosa con le spighe di grano è nata dalla scoperta che il celebre sciopero delle trecciaiole del 1896 fu effettuato per protestare contro le tariffe da fame applicate dai committenti dopo che il mercato era stato invaso dalle trecce di paglia di riso importate dalla Cina a prezzi stracciati: le trecciaiole boicottarono la lavorazione delle trecce con cui si realizzavano i famosi cappelli di paglia di Firenze, riuscendo a bloccare l’intera filiera e a scon- Correva l’inizio del ‘700 quando, per la brillante idea di un artigiano di Signa (tale Domenico Michelacci) si avviò nell’area fiorentina la lavorazione delle trecce di paglia di grano, con le quali venivano poi realizzati cappelli, borse e altri manufatti di uso comune: in poco tempo il cappello di paglia, la famosa “paglietta”, conquistò i mercati di tutto il mondo accompagnando la moda maschile e femminile e diventando uno “status symbol” delle più diverse classi sociali. Attraverso la coltivazione apposita del grano e la lavorazione della paglia, questa attività favorì e aiutò a svilupparsi un’economia agricola asfittica, figgere la concorrenza sleale”. “Ancora oggi _ prosegue Venturini _ gli artigiani e i piccoli imprenditori conto terzi soffrono un’analoga concorrenza sleale ed è per questo che le imprenditrici di Confartigianato Pistoia hanno scelto di ricordare la lotta delle trecciaiole, optando per le spighe di grano al posto della mimosa. Ed è sempre in questa ottica che l’associazione ha pensato di lanciare, in occasione della festa della donna, le Quote rosa, ovvero delle agevolazioni permettendo ad un’infinità di contadine e povere donne di arrotondare i magri introiti familiari. Ma quel sogno di benessere e di riscatto di intere generazioni di donne fu messo in crisi dalle tariffe bassissime dovute all’importazione di trecce di paglia di riso dalla Cina, che venivano immesse sul mercato a prezzi di insostenibile concorrenza. Questo portò, nel 1896, al famoso e storico sciopero delle trecciaiole, sostenuto anche da contadini e piccoli artigiani, che boicottarono la lavorazione delle trecce, la rifinitura e l’assemblaggio. Lotta dura e lunga, lotta per la sopravvivenza e per difendere un’economia agricolo/ artigianale, che lentamente fu vinta migliorando le tariffe e bloccando le importazioni. Si dette così gradualmente vita al “distretto della paglia” che durò fino alla fine degli anni ‘50 quando la disattenzione politica, sindacale e istituzionale permise il riaffermarsi delle trecce di paglia di riso importate, decretando la fine della lavorazione della paglia, da allora di appannaggio esclusivo, quale monopolio mondiale, della Cina. spor t pistoiese NUOTO “Pistoiesi”, 26 squilli ai regionali N uotatori Pistoiesi, grandi numeri. Sono ormai anni che la piccola, grande società nostrana, presieduta da Giancarlo Lotti e diretta tecnicamente da Massimiliano Lombardi, è nell’élite della disciplina sportiva, in Italia e all’estero, pur senza poter disporre delle risorse e dei mezzi degli squadroni. Nemmeno delle strutture, visto che la famosa piscina olimpica non è mai stata edificata a Pistoia. Questa volta, priva dell’azzurra Alice Nesti, appena rientrata dall’Arizona dove ha svolto uno stage di preparazione atletica con la Nazionale italiana, la nostra formazione, guidata dall’assistente di Lombardi, Alice Ieri (anche il capo coach era reduce dagli States), ha ben figurato a Livorno, ai Campionati Regionali di categoria, conquistando un bottino di 26 medaglie, 10 ori, 10 argenti e 6 bronzi per un significativo sesto posto di squadra. A imporsi su tutti, com’era prevedibile, l’altro azzurro, Niccolò Bonacchi (nella foto), capace di ottenere 5 ori (nei 50m, 100m e 200m dorso, nei 50m e 100m farfalla) e un argento (nei 50m stile libero). Molto positivo il comportamento dell’azzurrina Giulia Gabbrielleschi, che si è aggiudicata 3 ori nei 400m misti, 400m e 800m stile libero; bene pure Lorenzo Gabrielli, abile nell’imporsi nei 200m farfalla e nel salire sul secondo gradino del podio nei 100m farfalla e sul terzo nei 200m misti. Un titolo regionale toscano anche per Marco Porta nei 50m dorso; Porta che ha vinto pure un argento nei 100m della stessa specialità. Elogi anche per Yari Venturi, che ha riportato a casa 2 argenti, nei 100m e 200m rana, e 2 bronzi, nei 200m farfalla e 400m misti; Camilla D’Orso, 2 argenti nei 100m farfalla e 400m misti, 1 bronzo nei 200m farfalla; Lorenzo Iacometti, 1 argento nei 400m misti e 1 bronzo nei 200m dorso; Asya Sforzi, 1 argento nei 100m farfalla e 1 bronzo nei 200m farfalla; Jacopo Giannoni, 1 argento nei 200m farfalla. Non hanno raccolto medaglie, ma hanno tenuto alto il nome del club pistoiese anche Matteo Bellucci, Giulio Masi, Chiara Magnolfi, Renzo Scaccia, Angelica Monari, Emma Leonetti, Matteo Maffei, Erika Lenzi, Irene Bovani, Umberto Trinci e Matteo Sabatino. Una Nuotatori, quindi, da applausi: primo esame stagionale superato con il massimo dei voti. Gianluca Barni Calcio - Basket Tempi Supplementari I di Enzo Cabella Nonostante i ripetuti ammonimenti della vigilia di coach Moretti, la partita tra Pistoia Basket e Imola è finita secondo le generali previsioni. Pronostico rispettato, successo pistoiese, conferma del primo posto in classifica, la regina del campionato è sempre lei. E’ vero che una sfida tra la prima e l’ultima della classe può finire con un successo di quest’ultima, ma al 99 per cento dei casi la capolista riesce ad avere ragione della cenerentola. Così è stato tra Pistoia e Imola, che solo sulla carta poteva correre il rischio di affrontare la gara con troppa sufficienza. In realtà, sono proprio questi testa-coda che nascondono i maggiori pericoli. Toppo e compagni, però, non hanno voluto correre rischi e alla fine hanno conquistato i due punti. Se è vero che la formazione romagnola ha cercato ogni mezzo per mettere il bastone tra le ruote del carro pistoiese è anche vero che, quando si è trattato di rompere l’equilibrio e di far pendere l’ago della bilancia dalla parte dei biancorossi pistoiesi, l’Imola ha dovuto arrendersi. Ed è stata, quella di Toppo e compagni, una vittoria che ha permesso di mantenere inviolato il PalaCarrara, un altro primato della squadra di Moretti. IL campionato, oggi, è sospeso, in quanto ci sono da giocare (a Trento) le ‘final four’ di coppa Italia, cui partecipa anche la squadra di Moretti. Gli addetti ai lavori hanno dichiarato che la Coppa interessa, quindi la squadra biancorossa si presenta con i favori del pronostico, anche perché Moretti potrebbe recuperare Hicks, giocatore talentuoso che non ha giocato le ultime partite di campionato per infortunio. Disporre di Hicks vorrebbe dire aumentare notevolmente le chances di successo. A margine della partita con Imola, c’è stato un simpatico intermezzo. Sono sfilati in campo alcuni dei protagonisti del ‘periodo d’oro’ del basket pistoiese. Un gioioso ritorno al passato, un rifiorire di emozioni, occhi lucidi. E grazie al supertifoso Giacomo Vettori, con la collaborazione di Luca Magni, Saverio Melegari e Cristiano Rabuzzi, verrà prodotto un Dvd (interviste, filmati e aneddoti) che racconterà trent’anni di storia della pallacanestro di casa nostra. Una bella iniziativa per ricordare ai tifosi più anziani i vecchi, indimenticabili successi e ai giovani per far capire che cosa voglia dire il basket a Pistoia. La Pistoiese, col nuovo allenatore Morgia in panchina, sta cercando di riacquistare credibilità e passione. La promozione è sfumata da tempo e così i playoff. Sono miseramente fallire le promesse d’inizio stagione, il campionato ormai non ha più nulla da dire e si sta stancamente trascinando verso l’epilogo. Ma non è tanto il presente quanto il futuro a preoccupare: il presidente Ferrari vorrà ancora guidare la società? Vita La 10 Marzo 2013 n. 10 L’esempio svizzero 13 dall’Italia I “gatti grassi” messi a dieta È ragionevole pagare al capo di un’azienda uno stipendio mille volte superiore a quello di un suo impiegato? Ed è ragionevole, per un’azienda, impiegare una simile quantità di risorse con le quali, appunto, si potrebbe stipendiare un’intera fabbrica invece che un uomo solo? La logica di un bimbo direbbe di no; la logica di quest’ultimo decennio, invece, ha detto sì. I top manager (o “gatti grassi” come li chiamano oltreoceano) di molte, troppe aziende e banche, guadagnano in un anno quel che un colletto bianco percepisce in una ventina di vite lavorative. Si dirà: sono manager eccezionali, oppure è il frutto del loro merito. E qui sta la logica che ha portato gli svizzeri per primi (con un referendum popolare) a tagliare le unghie a quei gatti grassi. Perché nemmeno Anticipati i test di ammissione all’Università di Alessandro Orlando D a quest’anno i test di ammissione per le facoltà universitarie di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura sono anticipati a luglio e dal 2014 addirittura a aprile, non più a settembre come è sempre accaduto. Ed è polemica poiché migliaia di studenti rischiano di non potersi preparare per partecipare alle prove. I tempi che intercorrono tra l’esame di stato (esame di maturità) e le prove di selezione per acceso alle facoltà sono brevissimi, quasi inesistenti. Dal punto di vista del ministro anticipare a luglio i test di ingresso è il modo per offrire “un migliore servizio agli studenti”, oltre ancora ad arrivare a un allineamento di date con le università degli altri Paesi europei: “Abbiamo preannunciato l’operazione a marzo dell’anno scorso e nei prossimi giorni daremo le prime indicazioni sui contenuti dei test, che saranno allineati a quelli dell’esame di maturità creando così una continuità nella preparazione”. Da parte degli studenti, delle associazioni dei genitori e del Codacons si denuncia una violazione del diritto allo studio, considerato che ci sarà un tempo limitatissimo per prepararsi su materie a volte sconosciute, ed è stato annunciato un ricorso collettivo al Tar. In mezzo ad un mare di polemiche il ministro Profumo continua a sostenere “rendere il sistema più ordinato” mentre l’Associazione di Consumatori dichiara che si tratta di una scelta irrazionale perché “è come se si trattasse dell’ammissione a qualche corso scolastico serale e non invece dell’inizio di un percorso di studio decisivo”. Il ricorso al Tar è pronto, la partita è ancora aperta, staremo a vedere. Superman avrebbe capacità proporzionate a tali stipendi, che vengono pagati anche se le cose vanno male, o così così. Per non parlare delle splendide buonuscite accordate a manager incapaci pur di riuscire a rimuoverli. E magari, per far quadrare i conti, quelle stesse aziende licenziano o mettono in cassa integrazione anche migliaia di persone. Questo andazzo ha da anni travalicato le Alpi e trovato terreno fertile pure nel tessuto economico italiano. Non è solo questione di giustizia, che pure… Il meccanismo per ingrassare i felini, magari senza dare troppo nell’occhio, è semplice: si chiama “stock option”. Oppure, il vecchio premio di produzione. Al raggiungimento di determinati obiettivi, scattano bonus da favola. O, nel caso di “stock option”, si assegnano azioni aziendali che si potranno vendere dopo un tot di tempo o quando la quotazione in Borsa arriverà a un certo livello. Quest’ultimo meccanismo ha portato, negli anni scorsi, a “drogare” N on che si abbia paura dell’Europa, ma con l’Europa bisogna fare i conti. E del giudizio dell’Europa non si può non tenere conto, non fosse altro che per il rilievo economico finanziario che ogni sospiro dei capi di Stato e di Governo ha sulla tenuta dello spread e in generale sulle performance dei Paesi deboli, come l’Italia oggettivamente è. Non sorprende, quindi, l’iniziativa del premier tecnico Mario Monti, di invitare a Palazzo Chigi i leader dei tre principali partiti italiani (Pd, Pdl e M5S) in vista del consiglio europeo del 14 marzo. Un appuntamento vicinissimo al quale il governo italiano ha il dovere di presentarsi con un’idea di Europa che possibilmente goda della convergenza delle principali forze politiche italiane. Andare in ordine sparso e sparare a palle incatenate sul proprio esecutivo e sul governo europeo non solo non è uno spettacolo commendevole, ma soprattutto è un comportamento politicamente suicidario. Dietro questa mossa di Monti si intravede la sagoma del Quirinale. Una presenza tanto più solida e rassicurante nelle ore difficili della Repubblica, nelle quali tutti i tentativi di dialogo sembrano scontare ancora il clima arroventato della campagna elettorale. I cittadini guardano al Colle, e al suo inquilino, come un sigillo di garanzia per la tenuta democratica del Paese e per la qualità del dibattito pubblico. Nei giorni a venire, è la speranza che si fa strada nell’opinione pubblica più avvertita, le polveri dello scontro elettorale pian piano si depositeranno per lasciare spazio a una riflessione più pacata, magari lontana dai riflettori di un’informazione ancora troppo urlata e Con un referendum popolare è stato deciso di fissare un tetto ai compensi dei top manager che oggi guadagnano mille volte di più dei loro dipendenti. Non è solo una questione etica. Ci sono anche le distorsioni, evidenti, del mercato azionario di Nicola Salvagnin i corsi azionistici e, in definitiva, l’operatività aziendale tutta concentrata sui risultati del prossimo trimestre, e non su una sana crescita valutata nell’arco di diversi anni. Tutto e subito, e ancora oggi il mondo sta pagando questa ingordigia. Perché la crisi finanziaria non nasce dal niente, ma dalla voglia di fare enormi profitti subito, con strumenti finanziari che hanno inquinato l’intera economia mondiale. Gli svizzeri, ma sono solo i primi, hanno deciso di dire basta. I megacompensi dovranno essere decisi dalle assemblee degli azionisti e valutati secondo i risultati ottenuti di anno in anno. Perché di brutto c’era e c’è pure il meccanismo con cui nascono, queste ingiustizie. I ristretti consigli di amministrazione di grandi aziende e banche decidono autonomamente di assegnarsi lauti stipendi o meravigliosi bonus. Così meravigliosi che basta un anno, ad un top manager pure incapace, per sistemare se stesso e la sua famiglia per diverse generazioni. Ma noi vorremmo sottolineare un altro aspetto, pur considerando un principio generale che si rischia di travolgere con queste considerazioni. E cioè che il merito va comunque premiato, che chi ha grandi responsabilità deve avere adeguati compensi; che non si può pagare i manager delle aziende statali dieci volte meno di quelle private, altrimenti i migliori se ne andranno via. Quindi, fatto salvo il principio del merito, deve però essere contemperato da quello dell’equità, o almeno della sana gestione aziendale. Strapagare non è solo iniquo, ma anche dannoso. Per dare ad uno, si sacrificano cento: cioè chi l’azienda la fa realmente camminare, chi produce, vende, amministra. Sono tutti gli altri lavoratori a sobbarcarsi il peso di simili emolumenti, perché quando poi i costi si sono rivelati eccessivi, ecco che il nuovo top manager invoca il “taglio dei costi”. Indovinate quali. Non tifare per lo sfascio Il Quirinale può garantire la giusta dose di realismo e di solida concretezza riformista a questa difficile fase repubblicana di Domenico Delle Foglie poco pensata. E’ possibile immaginare che dagli incontri separati di Monti con Bersani, Berlusconi e Grillo, e in particolare dalla qualità del dialogo che si svilupperà a Palazzo Chigi, il presidente della Repubblica potrà trarre alcune indicazioni preziose in vista delle consultazioni per la formazione del nuovo governo. La saggezza di Giorgio Napolitano non è in discussione, così come il suo desiderio di garantire all’Italia un posto fra i Grandi in Europa e nel Mondo, ma a condizione di tenere unito il Paese attorno a un’idea di comunità solidale che sa trovare dentro di sé le risorse morali per fronteggiare anche la più grave delle crisi istituzionali che l’Italia sia stata chiamata a vivere. Lo spettro dell’ingovernabilità certamente lo angustia, ma ancor più lo rende pensoso il rischio di uno sfilacciamento della coesione na- zionale se, all’interno delle forze politiche, vecchie e nuove, emergono e si consolidano egoismi di partito che fanno perdere di vista il bene comune. Che in questo preciso momento, coincide con la costruzione di un governo in grado di preparare il futuro attraverso un’immediata svolta riformista. Il Quirinale, come tutti noi cittadini responsabili, immagina e spera che il governo futuro possa contare su una maggioranza in grado di dotare il Paese di una legge elettorale che garantisca governabilità e rappresentatività. Che possa mandare un segnale di speranza al Paese con interventi fiscali in grado di dare ossigeno immediato alle famiglie e ai lavoratori. Che sappia traghettare il Paese per un periodo congruo a garantire un fisiologico ricambio delle classi dirigenti, così che i vecchi partiti si riassettino e i nuovi si sperimentino nell’Agorà. Nessuno può e deve tifare per lo sfascio nella speranza, mal riposta, di lucrare sulle macerie delle istituzioni, dell’economia e della società. Questa consapevolezza talvolta si appanna quando vecchi e nuovi pregiudizi prendono il posto del realismo. Se qualcuno non l’ha ancora capito, la casa brucia. E se tutti i pompieri non collaborano, non possono bastare neppure la saggezza e la lungimiranza del presidente della Repubblica. Questa è l’ora dell’orgoglio repubblicano. 14 dall’italia LAVORO FESTIVO n. 10 10 Marzo 2013 Non bruciamo la domenica G li orari e i giorni di apertura (o chiusura) degli esercizi commerciali sono un tema che non cessa di interessare e anche dividere l’opinione pubblica, il mondo politico nonché la stessa Chiesa, soprattutto per gli aspetti legati al riposo festivo, alla celebrazione cristiana della domenica, alla vita comunitaria, alla dimensione dei legami familiari. Recentemente la Corte Costituzionale italiana si è pronunciata sulla materia, prendendo in considerazione numerosi ricorsi presentati da diverse Regioni italiane, in forma e con modalità e contenuti diversi, ma tutti accomunati dall’intento di salvaguardare, in qualche modo, la domenica come giorno festivo e di riposo oltre che di armonia familiare e sociale. La Corte Costituzionale ha di fatto rigettato tutti i ricorsi regionali variamente motivati a difesa dei piccoli esercizi (Piemonte), del riposo settimanale (Friuli e Toscana), del rispetto delle peculiarità socio-culturali (Lombardia) e altre. La Consulta ha così sancito, a quanto sembra una volta per tutte, la prevalenza del principio di “tutela della concorrenza” e del valore superiore della liberalizzazione, “rimuovendo vincoli e limiti alle modalità di esercizio delle attività economiche”. Tutto ciò -sostiene la Corte- va “a beneficio dei consumatori” creando “un mercato più dinamico e più aperto all’ingresso di D opo il cosiddetto “paziente di Berlino” che qualche anno fa guarì dall’Hiv grazie a un trapianto di cellule del midollo, lunedì è giunta la notizia di una bambina di due anni e mezzo che, nata nel 2010 da una mamma portatrice di Hiv, è stata sottoposta subito dopo la nascita per un anno e mezzo a una cura con un “cocktail” di farmaci che sembra abbiano debellato il male. L’annuncio è stato fatto a un congresso specialistico in corso ad Atlanta, negli Usa, dalla virologa della Johns Hopkins University di Baltimora, Deborah Persaud. Per comprendere la portata e le conseguenze di questa notizia, abbiamo intervistato il professor Roberto Cauda, direttore dell’Istituto clinica delle malattie infettive dell’Università Cattolica di Roma, nonché componente della Commissione nazionale sull’Aids del Ministero della salute. Come si può valutare questa notizia rimbalzata sui media di tutto il mondo? “Anzitutto il consesso in cui è stata annunciata: si tratta dell’appuntamento che noi del settore conosciamo sinteticamente come Croi, da Conference Retrovirus Opportunistic Infections, in corso ad Atlanta, negli Usa. È uno dei congressi mondiali più autorevoli dove si radunano scienziati che fanno il punto sull’evoluzione delle conoscenze. Due anni fa, per citare l’altro caso clamoroso, venne presentato il famoso ‘paziente di La Corte Costituzionale ha liberalizzato totalmente la commercializzazione, rigettando tutte le istanze delle Regioni. Da monsignor Casile (Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro) l’invito a ‘’non sacrificare all’economia’’ il giorno del Signore di Luigi Crimella nuovi operatori”. Di fronte a questi pronunciamenti abbiamo raccolto il parere di monsignor Angelo Casile, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei. Ormai sembra una cosa fatta: la domenica non è più “sacra” e il mercato sembra aver vinto. Qual è il pensiero della Chiesa italiana in materia? “Per rispondere mi rifaccio a una recente prolusione del presidente della Cei, cardinale Bagnasco, che ebbe a precisare: ‘Non è assolutamente indifferente né efficace parcellizzare il tempo del riposo in base alle leggi del mercato. La domenica, che nella tradizione del nostro Paese è dedicata alla famiglia e, se cristiana, al Signore nella comunità, non può essere sacrificata all’economia, indebolendo anche in questo modo un istituto che sempre di più si conferma, insieme alla persona, come la prima risorsa di una società che voglia essere non una moltitudine di individui ma un popolo coeso e solidale’. Mi pare un intervento chiaro e motivato”. Alcuni obiettano che dietro alle resistenze al lavoro domenicale ci sia una visione agreste e superata della società. Cosa risponde? “La società agricola aveva mantenuto un rapporto tra lavoro e festa molto forte e attento ai ritmi del riposo e del lavoro di cui godevano indirettamente anche gli animali e la stessa terra. Pensiamo alla mirabile descrizione leopardiana contenuta ne ‘Il sabato del villaggio’. Con la progressiva industrializzazione del lavoro, la società ha gradualmente perso il rapporto tra giorno feriale e giorno festivo. Papa Leone XIII nell’enciclica Rerum Novarum richiamava il dovere di riconoscere nella vita sociale gli obblighi imposti dalla legge di Dio e di rispettare i valori religiosi, ai quali si ricollega il riposo festivo a vantaggio dei lavoratori. Il riposo festivo, scriveva, scaturisce dalla ‘dignità dell’uomo LOTTA ALL’HIV Speranza dalla bimba guarita Il caso americano apre nuove prospettive. Il professor Cauda: “La novità è rappresentata dalla precocità dell’intervento, entro le 30 ore dal momento della nascita, e forse dai dosaggi” di Luigi Crimella Berlino’, primo a guarire dall’Hiv con trapianto di cellule del midollo che lo ha reso resistente al virus. In questo caso, invece, quello che si sa è che la bambina è stata trattata non con una terapia nuova, perché i tre farmaci citati sono in uso da molti anni. La novità è rappresentata dalla precocità dell’intervento, entro le 30 ore dal momento della nascita, e forse dai dosaggi che ancora non sono stati diffusi”. Quindi un evento che lascia ben sperare per il futuro? “È chiaro che si tratta di un caso che merita particolare attenzione. Non dimentichiamo che il virus ha la capacità di mascherarsi e integrarsi nel sistema genetico, il che lo rende particolarmente difficile da eradicare. Siccome sono state fatte prove e ricerche e si è atteso del tempo prima di dare quest’annuncio alla comunità scientifica, mi pare che possiamo per il momento assumere il fatto che, anticipando le terapie, potremo ottenere dei risultati comunque molto interessanti”. Cosa la fa essere così mo- deratamente ottimista? “Dalle informazioni finora conosciute e chiaramente in attesa di una ufficializzazione sul piano della letteratura scientifica, penso si possa ipotizzare che la bambina sia funzionalmente guarita: cioè che sia stata riscontrata una remissione del male a lungo termine, in assenza di trattamento e con test ripetuti che non evidenziano la presenza virale attiva nel sangue”. Ammettendo tutto questo, quali ricadute di tipo medico e curativo è possibile che avvengano da qui in avanti? “Ribadendo che i farmaci non sono nuovi, anzi sono in uso già da diversi anni, e non sono particolarmente costosi, si può anzitutto ipotizzare una loro adozione di ampio respiro nei Paesi dove l’Hiv è particolarmente diffuso, come ad esempio in certi Paesi africani. Se la filosofia è impedire che il virus si annidi nelle cellule dove si integra col materiale genetico, il risultato annunciato su questa bambina, curata precocemente, la- scia aperta una grande speranza”. Qual è la situazione dell’Hiv oggi nel mondo? Sarà una battaglia che verrà vinta? “L’infezione è ancora molto diffusa, sia nel nord sia nel sud del mondo. È comparsa negli anni ‘80 e da allora ha colpito milioni di persone. Oggi, però, è profondamente diversa rispetto ad allora. La mortalità è sotto controllo, soprattutto al nord. Al sud invece, dove maggiore è la povertà, i problemi rimangono, anche se appaiono lentamente in via di soluzione. Sono stati fatti molti passi in avanti grazie a politiche di solidarietà. Molto ci sarebbe ancora da fare. Nei Paesi avanzati occorre far emergere il ‘sommerso’ e la percezione del rischio, che spesso è scarsa. Comunque con le cure retrovirali si riesce ad assicurare una vita più lunga, con la malattia tenuta sotto controllo, e quindi una qualità e quantità dell’esistenza decisamente migliore. Nel sud del mondo il discorso, come già detto, cambia. Lì ci vorrebbe maggiore solidarietà internazionale”. Vita La di cui Dio stesso dispone con grande rispetto’. Oggi tutto sembra essere cambiato”. Esiste qualche eccezione che renda accettabile il lavoro festivo? “Sì, ad esempio la Chiesa ha espresso la sua attenzione nei confronti del lavoro e del riposo festivo anche attraverso la costituzione di cappelle nei luoghi della sofferenza, gli ospedali, e nei luoghi dei trasporti. Si è assicurata così un’assistenza religiosa agli uomini e alle donne che sperimentavano le difficoltà più diverse dovute alla malattia e alla precarietà del viaggio. In ultima analisi, fatta salva l’attenzione ai lavoratori (imprenditori e dipendenti) nei luoghi puramente commerciali, occorre evitare di creare in essi delle cappelle, considerato che siamo di fronte a luoghi dove è prevalente la logica mercantile che rischia di corrompere la proposta evangelica”. Il tema della famiglia sembra essere un “argomento forte” per insistere sul dovere del riposo festivo. È così? “È vero: un’armonizzazione tra i tempi del lavoro e quelli dedicati alle relazioni umane e familiari favorisce un tenore di vita dignitoso, basato su stili di vita adeguati alle proprie possibilità e sui rapporti interpersonali e non sulla ricchezza economica individuale. L’eccessivo lavoro domenicale, invece, incrementa i problemi familiari e i suoi già fragili equilibri, in quanto impedisce di riunirsi per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale. Occorre custodire il rapporto armonioso tra i tempi della famiglia e i tempi del lavoro”. Oltre alla famiglia, il lavoro festivo mette in crisi anche la parrocchia, allontanando i fedeli. Come ovviare a questo pericolo? “Qui bisogna guardarsi da un equivoco: non si tratta di contrapporsi semplicemente ai centri commerciali o d’invitare i cattolici a disertarli nei giorni festivi, anche in considerazione del fatto che la semplice apertura in questi giorni non aumenta i consumi, semmai li sposta da un giorno all’altro. Occorre invece elevare la qualità della vita nelle nostre comunità parrocchiali e favorirne, all’interno, legami personali virtuosi. Se nelle nostre comunità si vivono rapporti cordiali, sereni, accoglienti, fraterni non si ha la necessità di stordirsi nei luoghi del tutto e subito, tutto è commercio, tutto è in vendita”. Quindi, rimane immutato l’insegnamento della Chiesa sulla domenica, giorno di Dio? “Per noi cristiani, la domenica è il giorno della Chiesa, il giorno dell’uomo e il giorno della famiglia. È un giorno speciale perché rappresenta l’oasi in cui fermarsi per assaporare la gioia dell’incontro e dissetare la nostra sete di Dio. Certo occorre crederci, coltivare questo profondo significato, riempirlo di contenuti, occasioni, incontri. Ma ricordiamo il momento centrale della domenica: la Messa festiva, in cui la comunità si stringe intorno al proprio Signore. È questione di fede e di amore reciproco”. Vita La C o re a d e l N o rd , nuovo atto. La dinastia Kim torna a sfidare la comunità internazionale e, a due mesi esatti dal razzo-satellite del 12 dicembre, annuncia di aver completato il terzo test nucleare di ‘livello superiore’, con detonazione sotterranea da 7 chilotoni e sisma artificiale, minacciando anche “passi più forti” se gli Usa alimenteranno altre ostilità con il Consiglio di Sicurezza Onu convocato d’urgenza per un inasprimento delle sanzioni già imposte al paese dalle Nazioni Unitee. Pyongyang ha incassato la condanna unanime: dal presidente americano Barack Obama, che lo ha definito un “atto altamente provocatorio”, al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che ha parlato di “chiara e grave violazione delle risoluzioni”, fino ai Paesi vicini Corea del Sud e Giappone, e a Russia, Francia, Gran Bretagna, Italia, Ue e Nato. Perfino la Cina, in una mossa tanto pesante e rara contro l’alleato, ha spinto il ministro degli Esteri Yang Jiechi a convocare l’ambasciatore nordcoreano a Pechino per esprimere “forte insoddisfazione e contrarietà”. Il regime del ‘giovane generale’ Kim Jong-un ha mostrato i muscoli tra crescenti timori di nuovi test nucleari o lanci di missili, in linea con la politica cara al padre, Kim Jong-il, per la quale i militari vengono prima di tutto. La detonazione - secondo i dati della Ctbto, l’agenzia di controllo sui test nucleari con sede a Vienna - è avvenuta nel sito di Punggye-ri, nel nordest del Paese, già teatro dei primi due test, provocando un ‘sisma artificiale’ di magnitudo 5 sulla scala Richter. La Corea del Nord ha riconosciuto a “L a povertà estrema nel mondo può essere eliminata nell’arco di una generazione. Non è una questione di risorse: si tratta di avere la volontà politica” e un quadro normativo e finanziario “adeguato”. Andris Piebalgs, commissario europeo per lo sviluppo, ha presentato a Bruxelles un documento per fare il punto sugli obiettivi del millennio e definire una piattaforma comune fra i 27 Stati Ue, per poi “alimentare il dibattito in sede Onu e nel resto del mondo” su questo cruciale argomento. Per Piebalgs “i prossimi due anni saranno cruciali per la comunità internazionale, che dovrà dimostrare di voler realizzare” i traguardi indicati dagli obiettivi di sviluppo del millennio. Gli otto Millennium Development Goals riguardano la lotta alla povertà, l’istruzione primaria per tutti, la parità dei sessi, la riduzione della mortalità 10 Marzo 2013 dall’estero n. 10 COREA DEL NORD Ancora una sfida col rischio di nuove sanzioni Sul nucleare la dinastia Kim torna ad alzare la posta contro il mondo occidentale di Angela Carusone tre ore di distanza “la prova nucleare” e detto di aver usato un ordigno miniaturizzato con forza esplosiva maggiore degli esperimenti del 2009 e del 2006. A prescindere all’effettiva riuscita del test, su cui gli esperti dei servizi militari e di intelligence occidentali lavoreranno nei prossimi giorni, lo scopo di Pyongyang è sviluppare una testata per un missile a lungo raggio. Secondo fonti diplomatiche, il timore è che si arrivi a un ordigno di una tonnellata o meno di peso che consenta il suo montaggio su un vettore a lunga gittata capace di coprire 10.000 chilometri fino a minacciare i Paesi vicini e, potenzialmente, gli Stati Uniti. Un altro fattore di preoccupazione è l’ipotesi dell’utilizzo di uranio arricchito invece che del plutonio: sarebbe la prova che i piani nucleari di Pyongyang non si sono mai fermati. Uno scenario dai contorni inquietanti che il regime, dopo gli avvicendamenti alla guida delle potenze legate alle vicende nordcoreane (Russia, Usa, Cina, Giappone e Corea del Sud, gli stessi del tavolo a Sei in stallo sull’abbandono dei programmi atomici di Pyongyang), si prepara a usare per strappare aiuti vista l’economia in crisi cronica. Un test per “difendere sicurezza e sovranità dall’atto feroce e ostile deciso dagli Usa”, ha annunciato il tg della tv di Stato, riferendosi al peso avuto da Washington nella condanna del Consiglio di sicurezza di dicembre. Ma per Obama non c’é tempo da perdere: serve un’azione internazionale “rapida” e “credibile” in ambito Onu, con “gli Usa che continueranno a prendere misure necessarie per difendersi, così come gli alleati”. L’obiettivo di americani e occidentali è far votare quanto prima dal Consiglio di sicurezza dell’Onu nuove e severe sanzioni nei confronti del regime di Pyongyang: i quindici sarebbero d’accordo su una rapida condanna dei nuovi test nucleari, ma i negoziati per l’adozione di OBIETTIVI DEL MILLENNIO È ora di fare sul serio Commissione Ue rilancia l’impegno mondiale contro fame e povertà infantile, il miglioramento della salute materna, la lotta all’Aids e alla malaria, la sostenibilità ambientale e lo sviluppo di un partenariato mondiale per lo sviluppo.Tali obiettivi rimangono però molto lontani da raggiungere e quindi la commissione invita ad accelerare gli impegni da parte dei “Paesi ricchi” nei due prossimi anni e a stabilire sin da ora traguardi effettivamente realizzabili entro il 2030. Il termine era stato stabilito nel 2015, ma già l’Onu ha avviato l’elaborazione di nuovi “obiettivi di sviluppo sostenibile” con la Conferenza di Rio+20: “Su questo sfondo la Commissione europea fa appello a un approccio comune che agisca su entrambi i fronti”. Se da un lato gli obiettivi del millennio si sono rivelati uno strumento di mobilitazione mondiale, rimangono vari imperativi intesi a eliminare la povertà, contrastare i cambiamenti climatici, la scarsità delle risorse, il degrado ambientale e le disuguaglianze sociali”. Per la Commissione, eliminazione della povertà estrema e sviluppo sostenibile sono “due sfide mondiali interconnesse”, due facce della stessa medaglia. Il documento del collegio s’intitola “Un’esistenza dignitosa per tutti” e sulla base di questo si svolgerà in primavera un confronto tra Consiglio, Parlamento e Commissione Ue. I ventisette devono infatti definire una posizione univoca da portare all’Onu nel mese di settembre. Janez Potocnik, commissario sloveno per l’ambiente, spiega dal canto suo:“Gli sforzi per eliminare la povertà devono andare di pari passo con lo sviluppo sostenibile, altrimenti risulteranno vani”. Permangono su questo fronte, come spiega Potocnik, “problemi di volontà politica” da parte dei Paesi più sviluppati e impegno solidale verso le regioni più povere del mondo in Africa,Asia,America latina e centrale.Ad esempio, l’impegno a devolvere lo 0,7% del Pil in cooperazione allo sviluppo e aiuti umanitari resta un obiettivo lontano per quasi tutti i Paesi aderenti all’Ue: la media comunitaria è ferma allo 0,42%. Ma dove è possibile trovare nuovi finanziamenti per la cooperazione allo sviluppo? Piebalgs fornisce il suo parere:“La tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe fornire nuove sanzioni potrebbero richiedere settimane per le resistenze cinesi. Washington tuttavia preme perché si faccia presto: la Corea del Nord, ha sintetizzato oggi il capo del Pentagono, Leon Panetta, è ormai “una minaccia seria” per gli Stati Uniti. Negli anni i programmi nucleari e missilistici della Corea del Nord hanno dato vita a sanzioni a più riprese, sia da parte dell’Onu e della Ue, sia da parte dei singoli Paesi. Per quanto riguarda il Consiglio di Sicurezza Onu, l’organismo ha imposto e ampliato sanzioni in quattro riprese, seguite rispettivamente al test missilistico del luglio 2006, ai test nucleari dell’ottobre 2006 e del maggio 2009 e al lancio di un razzo il 12 dicembre 2012. Le sanzioni del Consiglio di sicurezza vengono applicate da tutti i Paesi membri e includono l’embargo sulla vendita, la fornitura e il trasferimento di armi e materiale bellico alla Corea del Nord, il divieto sull’import e l’export di numerosi prodotti e tecnologie contenute in un elenco dettagliato dell’Onu, il divieto all’export di beni di lusso. Il congelamento di fondi e risorse della Corea del Nord. Più dure quelle giapponesi, che prevedono un embargo commerciale totale con la Corea del Nord. dei capitali”, che probabilmente mancheranno nel futuro bilancio pluriennale Ue, attualmente in fase di definizione. Per la Commissione il nuovo quadro di impegno globale per lo sviluppo “dovrà stabilire un numero limitato di obiettivi chiari, con traguardi non solo quantitativi ma anche qualitativi, come standard in materia di istruzione, nutrizione, acqua potabile e aria pulita”. Per “garantire a tutti un’esistenza dignitosa, i nuovi obiettivi dovranno stabilire un livello di vita minimo al di sotto del quale nessuno - uomo, donna o bambino - dovrà più trovarsi alle soglie del 2030”. Anche per questo è “essenziale che il nuovo quadro abbracci una serie di tematiche cruciali e che si applichi a tutti i Paesi, che tenga conto di tutte le categorie di cittadini e che garantisca un partenariato reale tra Stati, società civile e settore privato, tanto in ambito nazionale che internazionale”. 15 Dal mondo Tra Cina e Giappone La disputa fra Cina e Giappone sull’arcipelago delle Senkaku o Diaoyu, infiammatasi con i caccia nipponici più volte levatisi in volo per contrastare velivoli cinesi addentratisi nello spazio aereo giapponese, è riesploso il 30 gennaio allorché una fregata cinese ha agganciato nel mirino del suo sistema di puntamento una nave della marina giapponese, una operazione anormale, foriera di rischi. Già precedentemente era accaduto che un elicottero della marina di Tokyo fosse stato preso di mira da un radar cinese. Ora pare delinearsi per aprile la possibilità di un vertice fra i leader dei due paesi, per giungere ad un chiarimento. Pirelli in Russia A Voronezh, nel sud-ovest russo, la nascita di una seconda linea di produzione dà luogo in questo mese di marzo alla produzione delle mescole di pneumatici Premium: è il progetto concepito da Pirelli e da Russian Technologies per lo stabilimento russo, uno del più moderni del paese, una fabbrica che nel 2015 conseguirà la piena capacità operativa di quattro milioni di pneumatici all’anno. La Russia è un mercato strategico di rilevante importanza per l’azienda italiana Pirelli. Con i pneumatici Premium, verrà realizzato un grande ed efficiente centro logistico al servizio del clienti del mercato interno russo e di quelli esteri. Ferragamo e l’Asia L’anno trascorso, il 2012, è stato festeggiato dalla “Salvatore Ferragamo” vantando ricavi pari a 1,15 miliardi di euro, un volume di affari in crescita del 17% rispetto ai 986 milioni di euro incassati nel 2011. L’area operativa “Asia-Pacifico” si conferma ancora come il primo mercato per i ricavi di Ferragamo, con un fatturato annuo pari a 420 milioni di euro equivalente a circa il 37% del totale), in presenza di un fattore di crescita del 18%. Fra i prodotti maggiormente ambiti sul promettente mercato orientale hanno fatto spicco le calzature, con un +20%, oltre che le borse e gli accessori con un +16%. 16 musica e spettacolo È da circa un anno che nei negozi di dischi (e anche con più comodo ed economico acquisto su internet) si trovano le assolutamente appetitose serie di cd dedicati ai grandi protagonisti del jazz anni ‘50 e primi anni Sessanta -quello immediatamente precedente all’era delle avanguardie- firmati dall’etichetta Real Gone Jazz (bel marchio per dire, in traduzione, quello d’una volta). Siamo quindi nell’epoca hardbop e, in qualche caso, mainstream (vedi i nomi di Bobby Hackett e Oscar Peterson), ma a scorrere la lista dei nomi del catalogo il jazzofilo viene assalito da un’ondata di irripetibile benessere e da una pericolosa smania di acquistarli il più possibile. Il merito particolare di questa collana, suddivisa in box da due o a quattro cd, è che non contempla una scelta antologica, non è -per intendersiun ‘the best of’ ma raccoglie gli album originali più significativi di ciascun artista. Si ha così la possibilità di accaparrarsi otto lp originali in mucchio, al prezzo di circa quindici euro (in rete sono anche meno), quando con tale cifra, fino ad ieri, si poteva acquistare a malapena un singolo disco -magari con solo qualche bonus-track. Nel caso di nomi particolarmente importanti, come Miles Davis, A nna Karenina è uno dei personaggi tragici più complessi e profondi che la letteratura russa ci abbia lasciato. Il libro di Tolstoj, infatti, è al tempo stesso un affresco esatto dei propri tempi, soprattutto della Russia aristocratica, e la storia di una donna che ha il coraggio di seguire l’amore, anche a costo di sacrificare ogni cosa (pure suo figlio). Il romanzo, infatti, ambientato nelle più alte classi sociali russe, approfondisce i temi dell’ipocrisia, della gelosia, della fede, della fedeltà, della famiglia, del matrimonio, della società, del progresso, del desiderio e della passione, nonché il conflitto tra lo stile di vita agrario e quello urbano. Proprio per questi motivi il romanzo ha da subito attratto il cinema e le grandi dive cinematografiche si sono succedute nella voglia d’interpretare un personaggio così affascinante e destinato a rimanere nell’immaginario collettivo. Basti dire che sia la divina Greta Garbo che la “Rossella O’Hara”,Vivien Leigh, si cimentarono nell’interpretazione di questo ruolo. Oggi ci viene offerta una nuova versione cinematografia del libro di Tolstoj a opera del regista inglese Joe Wright, in cui a incarnare il volto sofferente Vita La n. 10 10 Marzo 2013 UNA COLLANA IMPERDIBILE Real gone jazz series “The amazing Bud Powell”) e Thelonious Monk, dalla tromba morbida e voce soffice di Chet Baker al suono robusto dei sax di Sonny Rollins e Gerry Mulligan, ora in coppia con il vellutato Ben Webster, ora con Johnny Hodges -altri due giganti del sax, entrambi debitori di una lunga esperienza con Duke Ellington (anch’egli documentato, e come poteva mancare?). Spiccano anche i box di arrangiatori jazzistici, come Nelson Riddle e Quincy Jones che, in periodi differenti ma a più riprese, hanno contribuito allo splendore intramontabile delle canzoni di Sinatra. Tra i vocalist, tra cui certo non manca “The Voice”, si notano nomi più e meno celebri: Sarah “Sassy” Vaughan, la ‘divina’ a buon diritto, Carmen McRae, Ella, ma anche Blossom Dearie, Julie London e Peggy Lee, più inclini a un pop jazzato, e la meno quotata June Christie, jazz-singer a tutti gli effetti, ottima anche con le piccole formazioni. Tra gli uomini Ray Charles, certo non inquadrabile in un unico genere, e Billy Eckstine, amato soprattutto dagli appassionati di lungo corso, rappresentano il canone maschile. I titoli che però mi hanno più incuriosito -visto che gli ascoltatori navigati già possiederanno certo molti dei dischi proposti- sono quelli dedicati ai jazzisti meno noti, come Horace Parlan, Booker Ervin ed Elmo Hope. Ecco, grazie alla Real Gone Jazz, si potranno ascoltare lp introvabili o perlomeno dimenticati, senza contare che il jazzofilo attende l’ingresso nel già polposo carnet -diritti permettendo- di gente straordinaria come Zoot Sims o Erroll Garner. Attendiamo fiduciosi. Miles Davis di Francesco Sgarano Charles Mingus, Art Blakey o Dave Brubeck, l’etichetta ha optato per cofanetti da addirittura 10 cd, con una ventina di titoli originali.Tuttavia anche i nomi meno giganteschi non sono di minore interesse. Basti pensare alle ultime uscite, di questi primi mesi del 2013, andate ad omaggiare il sassofono venato di soul di Oliver Nelson o il clarinettista di origini italiane Tony Scott, oppure l’ancora attivissimo Lee Konitz, altosassofonista alfiere del cool-jazz e poi solista di gusto raffinato, che ha recentemente avuto un’altra segnalazione in cofanetto (6 cd) per l’etichetta Milestone. Basterà insomma puntare il dito a caso e non mancheranno sorprese: dall’organista Hammond Jimmy Smith al vibrafonista Milt Jackson, per anni colonna del Modern Jazz Quartet, complesso presente con ben due volumi, vista la prolificità durante gli anni ‘50; si va dal sax free di Ornette Coleman ai pianoforti modernisti di Bud Powell (con la serie imprescindibile dei quattro CINEMA Bellissima, ma vuota Così è l’Anna Karenina (Keira Knightley) del regista inglese Joe Wright di Paola Dalla Torre della protagonista c’è la giovane diva inglese Keira Knightley. La storia è nota. Anna è la perla dell’alta società di San Pietroburgo finché non lascia suo marito per l’affascinante conte Vronskij, ufficiale dell’esercito. Innamorandosi l’uno dell’altra, oltrepassano il limite dei banali adulteri, passatempi comuni dell’epoca. Anche quando Vronskij inizia a diventare sempre più distante, Anna non riesce a tornare da un marito che detesta e che non le permette di vedere il figlio. Incapace di accettare di essere stata lasciata da Vronskij e di ritornare a una vita che odia, si uccide. Il film, come il romanzo, contiene anche la storia d’amore di Konstantin Levin e Kitty, solida e onesta, che si pone continuamente in contrasto con quella di Anna e Vronskij, che è macchiata dall’incertezza della situazione, che crea scompiglio, ritorsioni e sospetti. Il regista sceglie una via di messa in scena particolare per questa sua trasposizione cinematografica: fa recitare i suoi attori su un palco cinematografico e dietro le quinte di esso, alternando a sequenze di questo tipo sequenze, invece, tradizionali, per evidenziare la teatralità della storia raccontata e forse anche la situazione di estremo disagio in cui si viveva nella Russia dell’epoca, sempre costretti su un “palcoscenico” in cui non è permesso nessun errore. La regia è certamente affascinante, con alcune scene molto suggestive (come quella del primo ballo fra Anna e Vronskij), ma la scelta di questa teatralità depotenzia un po’ la forza emotiva della storia raccontata, lasciando lo spettatore freddo e distante rispetto alle vicende messe in scena. Inoltre il regista esclude totalmente dal film ogni tipo di riflessione religiosa e spirituale che, invece, era uno dei tempi portanti del libro di Tolstoj. Così facendo ci offre un’Anna Karenina rivisitata in maniera moderna (anche per la scelta della protagonista, così giovane per un ruolo così complesso) ma senza la profondità che il romanzo portava con sé. Un’Anna bellissima esteriormente, dunque, quanto vuota interiormente. Sostieni LaVita Abbonamento 2013 Sostenitore 2013 Amico 2013 euro 45,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore responsabile: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia GF Press Masotti IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.308372 e-mail: [email protected] - [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 e-mail: [email protected] sito internet: www.settimanalelavita.it CHIUSO IN TIPOGRAFIA: 6 MARZO 2013