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dal 1897
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
T O S C A N O
10
Anno 116
DOMENICA
10 MARZO 2013
e1,10
1,10
e
Dopo il Papa tocca a noi
Cappella Sistina: dentro queste pareti, illustrate dall’arte di Michelangelo, nascerà il nuovo Papa
I
l gesto di rottura di Benedetto XVI ha bisogno ora di essere proseguito e possibilmente arrivare alle sue logiche conseguenze.
Quanto è successo non appartiene al passato ma indica un impegno che chiama in
causa tutta la chiesa.
L’originale e suggestivo pensiero del filosofo tedesco Martin Heiddeger trova qui la sua piena realizzazione. Il passato non finisce nel nulla ma rimane sospeso nell’aria come una indicazione di lavoro
e un impegno di proseguimento. Benedetto XVI ha
lasciato alla chiesa una eredità che non dobbiamo
in nessun modo dimenticare o disperdere.
Dovranno cominciare i cardinali, chiamati a una
scelta importantissima, tipica dei grandi momenti
della storia, la quale non ripassa mai due volte. I
segni dei tempi vanno recepiti quando bussano per
la prima volta alle nostre porte. Sono indicazioni
chiare dello Spirito Santo che guida il cammino della chiesa e del mondo.
Come ha affermato Giuseppe De Rita, in momenti come questi, occorre “affrontare il travaglio
del riposizionamento”, una strategia per sopravvivere e riprendere a crescere.
Benedetto XVI ha fatto le sue denunce, ha indicato le vie da seguire. In conseguenza ora la chiesa
intera auspica un Papa che risponda alle aspirazioni comuni: un uomo di Dio, pieno di Spirito Santo,
esempio di santità, maestro di vita, coraggioso secondo le esigenze e le urgenze del tempo che stiamo
percorrendo, deciso e capace di indicare con chiarezza le mete della conversione e del rinnovamento.
Dio certamente farà la sua parte, ma mai come
in questo caso, egli ha bisogno di noi. Siamo ai
blocchi di partenza per un nuovo viaggio, i giorni
in cui la chiesa, provvidenzialmente ricompattata
dal gesto di Papa Benedetto, deve sentirsi unita e
pronta al salto di qualità (il famoso “balzo in avanti” di Papa Giovanni), necessario per proseguire il
programma di evangelizzazione.
Papa Giovanni è sinonimo di concilio Vaticano II
che purtroppo rimane ancora, incompiuto, davanti
a noi. Le idee luminose che ci ha trasmesso rimangono per buona parte sulla carta. Eppure anche
i recenti avvenimenti della società fanno capire
quanto è necessaria una piena ripresa del tema
della partecipazione e della corresponsabilità, categorie che formano l’essenza stessa delle pagine
conciliari. Gli uomini di oggi non sembrano più disposti ad accettare indicazioni e comandi che non
tengano conto della loro personale libertà. Comunque, come raccomanda caldamente Enzo Bianchi,
è necessario che tutti pensino con libertà e sempre
con libertà ciascuno possa esprimere le proprie
convinzioni. Un tempo opportuno come questo certo non ritornerà facilmente.
La parola d’ordine è la sinodalità, che vuol dire
collegialità episcopale intorno al Vescovo di Roma
(la cui missione attende ancora di essere portata
sulle linee di quanto auspicato da Giovanni Paolo II
e Benedetto XVI) e partecipazione “democratica”
di tutti i fedeli alla vita e alla missione della chiesa. Devono finire le nomine che piovono soltanto
dall’alto per di più fatte prevalentemente su criteri
di appartenenza e non di valore e di meriti (la via
più semplice, come affermava Dossetti, per riempire il mondo di mediocrità). La chiesa è di tutti e il
concilio ha parlato a sufficienza delle modalità attraverso le quali è possibile mettere in pratica queste convinzioni indispensabili per il suo presente
e il suo futuro. Sulla libertà e la partecipazione si
gioca il nostro avvenire. Si deve accettare la critica,
anzi bisogna suscitare la critica sana e fraterna,
insieme al dialogo rispettoso e alla formazione di
una opinione pubblica nella chiesa, secondo gli auspici già formulati da Pio XII addirittura nel 1950.
A nessuno è lecito dimenticare che la chiesa vive
da decenni in stato di scisma sommerso. È tempo di
rivedere i problemi di fondo che ci stiamo trascinando dietro.
L’impegno dell’evangelizzazione esige da tutti
una completa conversione. È questo il programma essenziale della chiesa, quello nuovo e quello
antico, quello di sempre. I tempi non permettono
distrazioni o pause di riposo. La chiesa non può
soltanto vivacchiare, c’è bisogno di una vita piena,
esemplare, luminosa, evangelica, sull’esempio di
Cristo esattamente come quella che ci ha indicato
Benedetto XVI con il suo gesto profetico.
Se, come ha lasciato detto il cardinal Martini,
la chiesa è indietro di due secoli, non c’è più tempo
da perdere. L’invito a “sorgere dal sonno” proviene
dal lontano passato. L’apostolo Paolo lo trasmette
con forza anche alla comunità cristiana del terzo
millennio.
Giordano Frosini
2
V
primo piano
enerati fratelli nell’Episcopato e nel presbiterato! Distinte autorità!
Cari fratelli e sorelle!
Vi ringrazio di essere venuti
così numerosi a questa ultima
udienza generale del mio pontificato. Come l’apostolo Paolo nel
testo biblico che abbiamo ascoltato,
anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che
guida e fa crescere la Chiesa, che
semina la sua Parola e così alimenta
la fede nel suo Popolo.
In questo momento il mio
animo si allarga per di abbracciare
tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e
rendo grazie a Dio per le «notizie»
che in questi anni del ministero
petrino ho potuto ricevere circa
la fede nel Signore Gesù Cristo, e
della carità che circola nel Corpo
della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e
ci orienta verso la vita in pienezza,
verso la patria del Cielo. Sento di
portare tutti nella preghiera, in
un presente che è quello di Dio,
dove raccolgo ogni incontro, ogni
viaggio, ogni visita pastorale. Tutto
e tutti raccolgo nella preghiera per
affidarli al Signore: perché abbiamo
piena conoscenza della sua volontà,
con ogni sapienza e intelligenza
spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui,
del suo amore, portando frutto in
ogni opera buona (cfr Col 1,9-10).
In questo momento, c’è in me una
grande fiducia, perché so, sappiamo
tutti noi, che la Parola di verità
del vangelo è la forza della Chiesa,
è la sua vita. Il vangelo purifica e
rinnova, porta frutto, dovunque la
comunità dei credenti lo ascolta
e accoglie la grazia di Dio nella
verità e vive nella carità. Questa è
la mia fiducia, questa è la mia gioia.
Quando, il 19 aprile di quasi otto
anni fa, ho accettato di assumere il
ministero petrino, ho avuto ferma
questa certezza che mi ha sempre
accompagnato. In quel momento,
come ho già espresso più volte, le
parole che sono risuonate nel mio
cuore sono state: Signore, che cosa
mi chiedi? E’ un peso grande quello
che mi poni sulle spalle, ma se Tu
me lo chiedi, sulla tua parola getterò le reti, sicuro che Tu mi guiderai.
E il Signore mi ha veramente guidato, mi è stato vicino, ho potuto
percepire quotidianamente la sua
presenza. E’ stato un tratto di cammino della chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche
momenti non facili; mi sono sentito
come san Pietro con gli apostoli
nella barca sul lago di Galilea: il
Signore ci ha donato tanti giorni
di sole e di brezza leggera, giorni
in cui la pesca è stata abbondante;
vi sono stati anche momenti in cui
le acque erano agitate ed il vento
contrario, come in tutta la storia
della Chiesa e il Signore sembrava
dormire. Ma ho sempre saputo che
in quella barca c’è il Signore e ho
sempre saputo che la barca della
chiesa non è mia, non è nostra, ma
è sua e non la lascia affondare; è Lui
che la conduce, certamente anche
attraverso gli uomini che ha scelto,
perché così ha voluto. Questa è
stata ed è una certezza, che nulla
può offuscare. Ed è per questo che
oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perché non ha fatto
mai mancare a tutta la chiesa e an-
Vita
La
n. 10 10 Marzo 2013
L’ULTIMO DISCORSO DI PAPA BENEDETTO
“La gioiosa certezza che
il Signore ci è accanto”
Un discorso
da incorniciare
e da conservare
negli annali
della Chiesa
che a me la sua consolazione, la sua
luce, il suo amore. Siamo nell’Anno
della fede, che ho voluto per rafforzare proprio la nostra fede in Dio
in un contesto che sembra metterlo sempre più in secondo piano.
Vorrei invitare tutti a rinnovare la
ferma fiducia nel Signore, ad affidarci come bambini nelle braccia di
Dio, certi che quelle braccia ci sostengono sempre e sono ciò che ci
permette di camminare ogni giorno
anche nella fatica.Vorrei che ognuno si sentisse amato da quel Dio
che ha donato il suo Figlio per noi
e che ci ha mostrato il suo amore
senza confini.Vorrei che ognuno
sentisse la gioia di essere cristiano.
In una bella preghiera da recitarsi
quotidianamente al mattino si dice:
«Ti adoro, mio Dio, e ti amo con
tutto il cuore. Ti ringrazio d’avermi
creato, fatto cristiano…».
Sì, siamo contenti per il dono
della fede; è il bene più prezioso,
che nessuno ci può togliere! Ringraziamo il Signore di questo ogni
giorno, con la preghiera e con
una vita cristiana coerente. Dio ci
ama, ma attende che anche noi lo
amiamo! Ma non è solamente Dio
che voglio ringraziare in questo
momento. Un Papa non è solo nella
guida della barca di Pietro, anche
se è sua la prima responsabilità; e
io non mi sono mai sentito solo
nel portare la gioia e il peso del
ministero petrino; il Signore mi ha
messo accanto tante persone che,
con generosità e amore a Dio e
alla chiesa, mi hanno aiutato e mi
sono state vicine. Anzitutto voi, cari
Fratelli cardinali: la vostra saggezza,
i vostri consigli, la vostra amicizia
sono stati per me preziosi; i miei
collaboratori, ad iniziare dal mio Segretario di Stato che mi ha accompagnato con fedeltà in questi anni;
la segreteria di Stato e l’intera Curia romana, come pure tutti coloro
che, nei vari settori, prestano il loro
servizio alla Santa Sede: sono tanti
volti che non emergono, rimangono
nell’ombra, ma proprio nel silenzio,
nella dedizione quotidiana, con spirito di fede e umiltà sono stati per
me un sostegno sicuro e affidabile.
Un pensiero speciale alla chiesa di
Roma, la mia diocesi! Non posso
dimenticare i fratelli nell’episcopato e nel presbiterato, le persone
consacrate e l’intero popolo di Dio:
nelle visite pastorali, negli incontri,
nelle udienze, nei viaggi, ho sempre
percepito grande attenzione e profondo affetto; ma anch’io ho voluto
bene a tutti e a ciascuno, senza distinzioni, con quella carità pastorale
che è il cuore di ogni pastore, soprattutto del vescovo di Roma, del
successore dell’apostolo Pietro. Ogni giorno ho portato ciascuno di
voi nella mia preghiera, con il cuore
di padre.Vorrei che il mio saluto e il
mio ringraziamento giungesse poi a
tutti: il cuore di un Papa si allarga al
mondo intero. E vorrei esprimere la
mia gratitudine al corpo diplomatico presso la Santa Sede, che rende
presente la grande famiglia delle
Nazioni. Qui penso anche a tutti
coloro che lavorano per una buona
comunicazione e che ringrazio per
il loro importante servizio. A questo punto vorrei ringraziare di vero
cuore anche tutte le numerose
persone in tutto il mondo che nelle
ultime settimane mi hanno inviato
segni commoventi di attenzione, di
amicizia e di preghiera. Sì, il Papa
non è mai solo, ora lo sperimento
ancora una volta in un modo così
grande che tocca il cuore. Il Papa
appartiene a tutti e tantissime persone si sentono molto vicine a lui.
E’ vero che ricevo lettere dai grandi
del mondo – dai Capi di Stato, dai
Capi religiosi, dai rappresentanti del
mondo della cultura eccetera. Ma
ricevo anche moltissime lettere da
persone semplici che mi scrivono
semplicemente dal loro cuore e mi
fanno sentire il loro affetto, che nasce dall’essere insieme con Cristo
Gesù, nella Chiesa. Queste persone
non mi scrivono come si scrive ad
esempio ad un principe o ad un
grande che non si conosce. Mi scri-
vono come fratelli e sorelle o come
figli e figlie, con il senso di un legame familiare molto affettuoso. Qui
si può toccare con mano che cosa
sia Chiesa – non un’organizzazione,
non un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo,
una comunione di fratelli e sorelle
nel Corpo di Gesù Cristo, che ci
unisce tutti. Sperimentare la Chiesa
in questo modo e poter quasi poter
toccare con le mani la forza della
sua verità e del suo amore, è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti
parlano del suo declino. In questi ultimi mesi, ho sentito
che le mie forze erano diminuite,
e ho chiesto a Dio con insistenza,
nella preghiera, di illuminarmi con
la sua luce per farmi prendere la
decisione più giusta non per il mio
bene, ma per il bene della Chiesa.
Ho fatto questo passo nella piena
consapevolezza della sua gravità e
anche novità, ma con una profonda
serenità d’animo. Amare la Chiesa
significa anche avere il coraggio di
fare scelte difficili, sofferte, avendo
sempre davanti il bene della Chiesa
e non se stessi. Qui permettetemi
di tornare ancora una volta al 19
aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto
che da quel momento in poi ero
impegnato sempre e per sempre
dal Signore. Sempre – chi assume il
ministero petrino non ha più alcuna
privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua
vita viene, per così dire, totalmente
tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare, e lo sperimento
precisamente ora, che uno riceve la
vita proprio quando la dona. Prima
ho detto che molte persone che
amano il Signore amano anche il
Successore di san Pietro e sono
affezionate a lui; che il Papa ha veramente fratelli e sorelle, figli e figlie
in tutto il mondo, e che si sente
al sicuro nell’abbraccio della loro
comunione; perché non appartiene
più a se stesso, appartiene a tutti e
tutti appartengono a lui. Il “sempre”
è anche un “per sempre” - non c’è
più un ritornare nel privato. La mia
decisione di rinunciare all’esercizio
attivo del ministero, non revoca
questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri,
ricevimenti, conferenze eccetera.
Non abbandono la croce, ma resto
in modo nuovo presso il Signore
Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della
Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il
cui nome porto da Papa, mi sarà di
grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una
vita, che, attiva o passiva, appartiene
totalmente all’opera di Dio. Ringrazio tutti e ciascuno anche per
il rispetto e la comprensione con
cui avete accolto questa decisione
così importante. Io continuerò ad
accompagnare il cammino della
Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua sposa che ho cercato
di vivere fino ad ora ogni giorno e
che voglio vivere sempre.Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e
soprattutto di pregare per i Cardinali, chiamati ad un compito così
rilevante, e per il nuovo successore
dell’Apostolo Pietro: il Signore lo
accompagni con la luce e la forza
del suo Spirito. Invochiamo la materna intercessione della Vergine
Maria Madre di Dio e della Chiesa
perché accompagni ciascuno di noi
e l’intera comunità ecclesiale; a Lei
ci affidiamo, con profonda fiducia.
Cari amici! Dio guida la sua Chiesa,
la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non
perdiamo mai questa visione di
fede, che è l’unica vera visione del
cammino della Chiesa e del mondo.
Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa
certezza che il Signore ci è accanto,
non ci abbandona, ci è vicino e ci
avvolge con il suo amore.
Grazie!
Vita
La
S
cultura
n. 10
“La doppia vita dei numeri” (Feltrinelli)
10 Marzo 2013
Rivivere nei ricordi
ettanta pagine in
tutto, con un inizio
pirandelliano, che
ricorda “Sei personaggi in cerca d’autore”, per
introdurci, subito, nella cornice del teatro: “Il teatro è un
racconto in cui scompare lo
scrittore. Non può scrivere:
‘Era una bella nottata di luna’.
Lo deve dire uno dei personaggi. Gli avvenimenti sono
raccontati e svolti dalle loro
voci”. Fa parte dell’Introduzione, nel tentativo tutto
repertorio dell’autore di specificare la dimensione vera
del visualizzare un’azione, che
parte dall’animo per proiettarsi nel vissuto quotidiano;
“Mi appassiona il dialogo -continua De Luca-, lo scambio di
battute dove la parola è palla
da biliardo spinta a rimbalzare
tra le sponde, senza governo
sulle sue carambole. Nel dialogo... sviluppo lo spirito di
contraddizione, indispensabile
anticorpo di un isolamento”.
E segue un discorso, un
po’ filosofico, sul problema,
tutto alla maniera dell’autore,
che non manca, in certe circostanze narrative, di fermarsi
a costruire uno spaccato
culturale:“Il dialogo un tempo
è stato uno strumento della filosofia: da Platone a Giordano
Bruno i dialoghi mettevano in
scena un contraddittorio tra
una tesi e l’antitesi, conducendo a sintesi il lettore.
Erri De Luca ci regala
un testo teatrale per ripensare
alle care serate in famiglia
Asservito in questo modo
a una dimostrazione, il povero
dialogo si svolgeva ammanettato di fronte a un tribunale
invisibile.
Invece dev’essere una
creatura allo stato brado, il
dialogo... “E il ‘monologo’, in
un pezzo teatrale? “...è quello
del fuoco nel camino, che
borbotta, sputa, scricchiola,
soffia e fa una ninnananna,
una preghiera, un’arringa di
avvocato difensore”.
De Luca ricorda, qui ad
inizio di racconto, “Morso
di luna nuova” “storia di tre
atti e di un ricovero, durante
i bombardamenti su Napoli dell’estate del ‘43”; ora,
“rieccomi sul posto con ‘La
doppia vita dei numeri’ che
“... proviene dalle feste nella
mia piccola famiglia d’origine,
quando quei pochi c’erano
tutti... La sera di capodanno si
allestiva la tombola e accadeva il prodigio di estrarre dal
canestro dei numeri una folla
di storie in una lingua mista”
(si legge, nelle pagine teatrali,
proprio a proposito di tutto
questo, “MAMMA”: Crede
che noi abbiamo il potere di
fare uscire i numeri. I numeri
siamo noi e veniamo estratti
ogni volta che uno si ricorda
di noi e ci nomina”).
Appassionato il ricordo
di Eduardo De Filippo, un
conterraneo, da cui “nessun
napoletano nel 1900 può
prescindere”.
Ma, la differenza è evidente, ed è lo stesso narratore
a precisarla: “I fantasmi di ‘La
doppia vita dei numeri’ non
sono parenti dei famosissimi
‘questi’ di Eduardo. I suoi
erano avanzo di superstizione,
il mondo già li aveva licenziati.
Quelli della mia notte di capodanno sono invece pronti
a farsi convocare, a giocare
una partita a tombola, seduti
alla tavola dei vivi. I fantasmi
rispondono a chi ha bisogno
di loro, come i santi. Le donne
conoscono la formula”.
Alla fine di una introduzione atipica, appare una
riflessione di natura filosofica:
“Dei filosofi ho letto volentieri quelli prima di Socrate,
scrutatori del mondo e delle
sue energie. La storia del
pensiero non la intendo come
evoluzione, Hegel non è più
adulto di Talete. Lo stesso
vale per l’illuminismo: servì a
scrollare colonne e sgarrettare il palazzo dei Filistei, ma
insieme a Sansone ci è finito
sotto. “Venendo alla scena
teatrale, l’azione si riduce a
poche sequenze, mentre “Intorno, la città di capodanno
sta celebrando il suo incendio
rituale”: un testo in tre parti,
con due soli protagonisti, un
uomo e una donna, due fratelli,
due personaggi che nel testo
non hanno nome, ma vengono
semplicemente identificati da
“Pistoia in parole”, una guida
nell’anima della città
di Silvia Mauro
“L
e città vanno
benedette, anche
Pistoia che ogni
tanto si incupisce,
si rinchiude in se stessa per poi fiorire di nuovo. Perché Pistoia diventa
grigia, specialmente in inverno, si
inasprisce e lungo i muri perde ogni
colore, diventa quasi nera come un
quadro di Schiele. Poi, all’improvviso, si colora come d’autunno, con
quelle foglie rossastre, e allora la
devi benedire”. Una descrizione di
Pistoia -“città di crucci”, come la
definì Gabriele D’Annunzio- quanto
mai sentita e struggente, quella del
poeta Roberto Carifi, che con la sua
intima e toccante prefazione introduce alla lettura di “Pistoia in parole.
Passeggiate con gli scrittori in città e
dintorni” (Edizioni ETS, 241 pagine,
24 euro).
Il volume, edito nella collana “Città
firmate” diretta da Alba Andreini,
più che una guida in senso stretto,
è infatti un vero e proprio libro
tutto da gustare, nel quale gli autori
Claudio Panella e Stefano Tubia, tratteggiano un quadro del tutto inedito
della città. In un continuo rimando
tra spazio fisico e spazio mentale,
tra topografia urbana, visivamente
percepibile, e deposito immateriale
di suggestioni letterarie, rivisitazioni
culturali e vera e propria vita vissuta -che come un fiume carsico riemerge in ogni angolo e in ogni via- il
lettore viene infatti invitato, come
un novello viaggiatore “sentimentale” dei secoli passati, a percorrere
(o ripercorrere) Pistoia con occhi
nuovi e diversi.
Cinque sono quindi gli itinerari
segnalati, all’interno della città o nei
suoi dintorni, ciascuno dei quali appare contraddistinto da un diverso
colore ed impreziosito da citazioni,
immagini, fotografie -d’epoca ed
attuali- disegni e documenti. Ecco
dunque che, da ogni tempo, intellettuali e artisti, esponenti più o
meno illustri della cultura locale, ma
anche nazionale ed internazionale,
guidano il lettore nel cuore e nello
spirito della cultura pistoiese: da
Gianna Manzini a Cino da Pistoia, da
Dante a Niccolò Forteguerri, senza
dimenticare Marino Marini, Mauro
Bolognini, Giovanni Michelucci o
Piero Bigongiari, ognuno legato a Pistoia in un modo tutto suo, ma tutti
quanti accomunati dall’aver lasciato
il proprio segno indelebile nell’anima
della città.
Conclude il volume, oltre all’indice
dei luoghi e dei nomi, anche una
un “lui” e una “lei”; la gioiosa
napoletanità esplode nella
maniera più viva, Napoli è un
tripudio di gioia e già si prepara ai botti che accoglieranno
l’anno nuovo.
Alla tombola partecipano
ospiti inattesi, perché dai
numeri del gioco nascono,
improvvisamente, storie con
personaggi che richiedono
di avere una parte, in questa
recita di fine anno... Si crea la
3
dimensione di un racconto
stravagante, con le premesse
di una noiosa serata, contraddistinta dall’incomunicabilità:
tutto si allontana dietro la
realtà dei botti, come pure
per la presenza di altri ospiti
... E sarà questa la doppia vita
dei numeri, cioè costruire
“un oltremare del tempo”,
in un testo a metà strada
tra narrazione e teatro, tra
Pirandello e, il grande E. De
Filippo. Anche mamma e papà
sono idealmente presenti, anzi
“ringraziano della bella serata”, tra ricordi e affetti.
Il dramma dei senza
lavoro, in un libro
di Pippo Russo
U
n libro-inchiesta sulla precarietà del lavoro, «uno dei
più diffusi e inquietanti drammi dell’Italia di oggi»,
dal titolo indicativo “Vite in Bilico: venti storie (più
una)” del giornalista Pippo Russo, presentato a
Pistoia presso il Museo “Marino Marini” in occasione di un
incontro promosso da Fondazione Valore Lavoro, Cgil Pistoia e
Nidil Cgil. L’opera raccoglie una serie di storie che parlano «di
precariato nel lavoro che è precarietà nella vita» afferma l’autore. Tra le interviste raccolte, due sono riferite al territorio
pistoiese con due storie di un lavoratore e di una lavoratrice di
Mas e K2.Dall’indagine emerge un quadro desolante che ormai
riguarda non più soltanto i giovani o alcuni impieghi, «oggi non
c’è nessun profilo professionale immune dal precariato lavorativo e dalla precarietà esistenziale». Giovani professionisti,
ragazze e ragazzi con doppia laurea, ma anche persone che
avevano un lavoro a tempo indeterminato e che poi l’hanno
perso, trovandosi in età avanzata a dover ripartire, rendendo
palese quello che l’autore definisce «un furto di futuro per
i più giovani ed un furto di passato per gli over 40». Tra le
varie storie raccontate c’è chi rimpiange di aver completato
gli studi all’Università e di aver perso, al momento giusto, il
“treno” del lavoro tutelato, chi abbandonerebbe il progetto
professionale di una vita in cambio di qualsiasi impiego in grado
di garantirgli una retribuzione anche minima. È per questo che
secondo Russo «non siamo di fronte a sconfitte personali, ma
al fallimento di un Paese».
Leonardo Soldati
Poeti Contemporanei
Donna 2013
ricca bibliografia, per invitare ed accompagnare il lettore ad esplorare
e scoprire ancor di più ed ancor
meglio la città, attraverso i numerosi
testi citati.
Se, come sosteneva Leopardi nell’Infinito, esiste un oltre rispetto alla
semplice vista delle cose, allora
anche il paesaggio urbano è prima di
tutto un luogo della mente, un altrove dove dolce è smarrire la via per
poi ritrovarsi.
Tra i fiori dell’anima,
un sottile soffio di dolore,
gocciola come pioggia la malinconia.
Strade in fuga si aprono
in questa primavera
che scende su scale di rugiada,
cercano memorie
di tempi felici
per colorarsi di musiche,
sulle ali dell’emozione.
Uno scialle di sole
scalda il tuo cuore
e i pensieri
ricuciti
coi fili del pianto.
I tuoi sogni, fioriti fra le lacrime
per una violenza senza fine.
Donna,
col peso del mondo sulle spalle,
hai sete d’amore.
Il cuore stanco della terra è con te.
Domani, una piuma scriverà
un nuovo giorno,
una nuova storia,
colorando di arcobaleni
cimiteri di speranza.
Sorriderà il silenzio
fra fiori di mimosa.
Lalla Calderoni
4
attualità ecclesiale
È
il tempo del silenzio.
Anche piazza San Pietro
lo dice guardando alla
finestra chiusa.
Non il “terribile silenzio” che
Jan Ross, opinionista laico di Die
Zeit, temeva ipotizzando una Chiesa completamente muta, senza più
voce.
Ormai tutti sanno che quella
iniziata alle ore 20 di giovedì 28
febbraio 2013 non è assenza di
parole ma è una comunicazione
altra che ogni persona sperimenta
nei tornanti decisivi della propria e
altrui vita.
È un inanellarsi di domande e di
risposte tra l’infinitamente piccolo
e l’Infinito.
È la stessa comunicazione che
si vive entrando in una chiesa, posta sul lato di una piazza affollata o
di una strada rumorosa, dove c’è
un piccolo lume acceso.
Una fiammella che dice di una
presenza.
Nulla di più e tutto di più di
una scintilla.
Occorre fermarsi per accorgersi di quella minuscola lampada
accesa e la sosta è un esercizio
sempre più difficile in una società
che si consuma nella velocità e
nella fretta.
Chi si ferma è perduto.
Qualcuno ci ha detto e ci sta
dicendo che così non è affatto
quando si guarda con onestà dentro se stessi.
C’è un altro messaggio forte
che è venuto in questi giorni: si
sono chiuse e sigillate le porte degli appartamenti pontifici ma se ne
è spalancata una immensa: quella
della preghiera.
Cosa c’è dietro, o meglio, chi
c’è dietro questa porta?
Si è un po’ tutti, seppur in
modo diverso, a cercare risposte
alla domanda suscitata dal colpo di
vento che ha interrotto la brezza
alla quale ci si era abituati.
Le analisi e i commenti ci hanno accompagnato e continueranno
ad accompagnarci in un tempo in
cui la debolezza e la forza si sono
confrontate e si confrontano mettendo sotto esame le logiche del
potere e del successo.
Qualcuno è un po’ più avanti e
qualche altro è un po’ più indietro
nelle riflessioni e nella ricerca di
una risposta.
Nessuno tuttavia può dire di
essere giunto alla meta.
L’impressione di essere arrivati
lascia infatti il posto alla scoperta
che la strada continua alzandosi a
quote sempre più alte.
Salire sul monte è molto faticoso per tutti, credenti e non credenti. Ma è anche molto bello per tutti,
credenti e non credenti.
Si è ancora totalmente coinvolti nell’avventura iniziata l’11 febbraio 2013 e raccontata con impeto
dai media, con i loro pregi e i loro
difetti, con i loro limiti e le loro
potenzialità.
Anche il racconto mediatico
può scuotere la coscienza e invitarla ad andare oltre, pur attraversandoli, i titoli, i testi, le immagini,
i suoni.
I media, d’altra parte, sanno
molto bene che il loro compito si
ferma alla soglia del silenzio, della
preghiera, del mistero.
Varcare quella soglia spetta alla
coscienza diventata come un pelle-
Vita
La
n. 10 10 Marzo 2013
LA PIAZZA E LA FINESTRA
La piazza e la finestra
La luce non si è
spenta e quel volto
rimane per sempre
‘’mysterium lunae’’
di Paolo Bustaffa
grino sulla via dell’Infinito, come un
mendicante della verità. Spetta alla
profondità dello sguardo di ciascuno leggere il messaggio del silenzio
e della preghiera che sfugge alle
parole scritte o pronunciate.
S
ono in piazza san Pietro,
in questa domenica senza
Angelus recitato dal Papa.
Prima sono stato a Castel
Gandolfo, dove il Papa, il Romano
Pontefice emerito, si trova in
attesa che sia pronta per lui la
residenza all’interno del Vaticano.
Si respira un’aria diversa, in piazza
San Pietro; gli occhi sono rivolti
alla finestra dello studio del Papa,
quasi ci si aspettasse di vedere il
suo volto, di ascoltare la sua voce,
il suo invito ad accompagnarlo in
questa ultima parte del cammino
del pellegrino Joseph Ratzinger,
per quasi otto anni Pontefice.
Le sue parole, quelle poche pronunciate il tardo pomeriggio del
28 febbraio, restano nella memoria; un Papa che prima si era definito un semplice umile lavoratore
nella vigna del Signore e che ora
parla da pellegrino. Immagine che
riporta alla mente altre parole
che il cardinal Carlo Maria Martini amava ripetere, e cioè, che
le età della vita, nel proverbio
indiano, sono quattro: la prima è
l’età in cui si impara, si apprende.
È l’età che accompagna le tante
domande dei bambini e nascono
dal desiderio di capire, dalla curiosità e dalla meraviglia che suscita l’esperienza della esistenza. Il
secondo passo è l’età in cui si insegna ciò che si è appreso, è l’età
della giovinezza, dei grandi sogni.
La giovinezza è anche il tempo
dei grandi amori e delle grandi
speranze. Poi arriva la terza età,
Scoprire che per infinito amore
si esce dal mondo e si entra nel
cuore dell’uomo è il frutto dell’abbraccio del pensare e del credere, è
frutto del sentirsi pensati.
Un poeta come padre David
Maria Turoldo può aiutare nel
percorso che si è improvvisamente aperto: “Sommessa è la voce/
trattenuto il respiro/ si ode il sospiro/
e più quanto è taciuto. Dio chiama e
seduce/ pago di un sorriso/ che irradia
dal viso/ degli umili servi/ e l’inonda
di luce”.
La luce non si è spenta, è stata posta più in alto, continua a illuminare la
storia. Quel volto rimane per sempre
“mysterium lunae”.
L’ALTRA DOMENICA
L’Angelus che non c’è
A Castel Gandolfo, Benedetto è quanto mai presente
di Fabio Zavattaro
il tempo in cui ci si ritira nella
foresta, per il proverbio indiano. È
l’età adulta, il tempo in cui l’uomo
ha una visione più ampia della
realtà. Il tempo in cui andare nella
foresta non come fuga dalla realtà,
ma come tempo per capire meglio la realtà. Quanto più si cresce
in responsabilità, sembra dire a
tutti noi il proverbio indiano citato spesso dal cardinale Martini,
tanto più è necessario avere un
tempo per riflettere, momenti di
ritiro e di silenzio.
Infine l’ultima fase della vita è
individuata nella uscita dalla foresta, tempo in cui la persona, da
anziano, impara a mendicare, cioè
si rende conto che la vita ha altri
ritmi; che ad un certo punto si
deve avere il coraggio di accettare
i limiti e accogliere come dono
l’aiuto dell’altro, e godere di questo fatto.
Diceva il cardinale Carlo Maria
Martini: “I vecchi devono imparare
a ritirarsi dalle loro responsabilità
e contemplare maggiormente
l’unità delle cose”. Ecco allora che
la scelta di Papa Benedetto - permettetemi ancora di chiamarlo
Papa e non Papa emerito - è di
quelle che fanno riflettere, che
lasciano il segno. Che anticipano i
tempi. Il Papa non lascia, continua
in altro modo: non lo vediamo, ma
è ancor più presente di quando si
affacciava per la preghiera dell’Angelus, perché le sue parole oggi
fanno memoria, ci interrogano,
ci fanno riflettere. E non solo le
parole che chiedono di scegliere
tra l’io e Dio.
Benedetto XVI, dunque, sceglie
di rinunciare, lo abbiamo sentito,
perché, dice, ci vuole un Papa
meno anziano e con maggiori
energie. Ma sono le energie fisiche che stanno scemando. Le
parole danno maggiore forza e
nuove energie: “la Chiesa è un
corpo vivo, animato dallo Spirito
Santo e vive realmente dalla forza
di Dio. Essa è nel mondo, ma non
è del mondo: è di Dio, di Cristo,
dello Spirito”.
A Castel Gandolfo il Papa rimane
celato alla gente, ma quanto mai
presente; e si avverte in questa
prima domenica senza Angelus.
Fedeli e turisti hanno voluto salire
nella cittadina dei colli romani
proprio per fermarsi nella piazza
davanti il palazzo che da 400 anni
accoglie il Papa nei suoi soggiorni
estivi, e nei momenti di riposo. È
una presenza che si avverte, dicevo; ma che è rispettata nella sua
riservatezza, nella volontà di essere lontano ma quanto mai vicino.
Nel giorno del suo compleanno,
lo scorso anno, ricordò il suo
battesimo e fece una riflessione
sull’acqua della fonte battesimale:
“Penso che possiamo considerare
quest’acqua - disse il 16 aprile
2012 a Castel Gandolfo - come
un’immagine della verità che ci
viene incontro nella fede: la verità
non simulata, ma incontaminata.
Infatti, per poter vivere, per poter
diventare puri, abbiamo bisogno
che ci sia in noi la nostalgia della
vita pura, della verità non travisata, di ciò che non è contaminato
dalla corruzione, dell’essere uomini senza macchia”.
Un Papa che pensa e parla così
non lascia, non si ritira a “vita privata”; sceglie un altro modo per
essere accanto alla chiesa, ai fedeli.
Un altro modo di essere Papa.
Non Romano Pontefice emerito,
dunque, ma Papa che prosegue,
nella preghiera e nel silenzio, il
suo compito di pastore.
Vita
La
Ovunque sia andato,
il Papa ha disseminato
il suo percorso
di interrogativi esigenti
su Dio e sull’uomo.
Dalla rilettura delle sue
parole emerge non solo
un’architettura di Chiesa,
ma anche la ricerca
appassionata del senso
religioso che pervade
l’umanità ad ogni
latitudine
di Fabio Zavattaro
C’
è come un sottile fil rouge
che, lungo questi quasi otto
anni di pontificato, tiene insieme i viaggi internazionali di
Benedetto XVI ed è il Concilio, con le sue
attenzioni al mondo contemporaneo, alla vita
delle comunità cristiane, al dialogo con le
altre religioni. È un cammino che per Joseph
Ratzinger, appena eletto Papa, non poteva
non cominciare se non dai giovani, da quella
tappa a Colonia, voluta da Giovanni Paolo
II e riletta, se così possiamo dire, da Papa
Benedetto con la sua volontà di proporre ai
ragazzi il tempo del silenzio e della preghiera
nell’adorazione all’eucaristia. Credo che non
molti di quei cardinali che lo hanno votato
nel Conclave del 2005 pensassero che lui,
potesse entrare in sintonia e essere capito
subito dai giovani.
Parlando di Concilio, le tappe che segnano questa attenzione sono diverse, ma come
non partire proprio dal viaggio nella patria
del suo predecessore, e, in modo particolare,
dalla tappa di Auschwitz. E come non ricordare quella sua preghiera davanti alle lapidi
che ricordano i milioni di uomini e donne,
ebrei soprattutto, uccisi nel campo di concentramento.
C’era già stata la visita alla Sinagoga
di Colonia; sarebbe poi andato al Tempio
T
attualità ecclesiale
n. 10
BENEDETTO XVI
10 Marzo 2013
radizionalmente, la quarta domenica
di Quaresima è, come la terza di
Avvento, dedicata alla celebrazione
della gioia e prende nome dall’inizio
dell’antifona d’ingresso: “Lætare [rallégrati]”,
invito rivolto da Isaia all’antica Gerusalemme e,
adesso, dallo Spirito Santo, attraverso la liturgia,
a tutti noi.
Le tre letture ci offrono motivazioni oggettive
per una gioia che è alla portata di tutti, perché
non è una conquista nostra, ma un dono che
viene da Dio a prescindere non solo da chi
siamo, ma anche da cosa possiamo aver fatto,
anche di negativo, nella nostra vita. Non esistono, perciò, casi disperati.
Nella prima lettura (Gs 5,91.10-12), si racconta il momento in cui Israele raggiunge la terra
promessa e che così viene definito: «Il Signore
disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi
l’infamia dell’Egitto». È lui e lui solo, cioè, che
ha compiuto questa meraviglia, perché non si
parla di collaboratori, né di Mosè, né di Giosuè,
né di alcun altro. Rivolta adesso a noi, questa
constatazione riguarda la nostra liberazione
dal peccato ed il nostro arrivo nel regno di Dio,
sostanzialmente ad opera di lui, anche se attraverso il ministero della Chiesa.
La seconda lettura (2 Cor 5,17-21) ribadisce
lo stesso concetto, spiegandolo, con cristallina
chiarezza: « Se uno è in Cristo, è una nuova
creatura; le cose vecchie sono passate; ecco,
ne sono nate di nuove.Tutto questo però viene
da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante
Cristo e ha affidato a noi il ministero della
riconciliazione». Noi siamo creature nuove (en-
Un viaggio,
una domanda
maggiore di Roma, e avrebbe messo la sua
preghiera tra le pietre del Muro occidentale a
Gerusalemme.Visitando il mausoleo dell’Olocausto,Yad Vashem, dirà: i nomi dei milioni
di ebrei uccisi “nell’orrenda tragedia della
Shoah” sono “incisi in modo indelebile nella
memoria di Dio Onnipotente”.
È proprio Benedetto XVI che, parlando
ai parroci di Roma, ricorda che il documento
Nostra aetate, risponde “in modo più sintetico e più concreto alle sfide del nostro tempo”. Con la memoria, parlando per 45 minuti
senza testo scritto, ricorda quei giorni del
Concilio; ricorda: “dall’inizio erano presenti i
nostri amici ebrei, che hanno detto, soprattutto a noi tedeschi, ma non solo a noi, che
dopo gli avvenimenti tristi di questo secolo
nazista, del decennio nazista, la Chiesa cattolica deve dire una parola sull’Antico Testamento, sul popolo ebraico”. Ma anche l’Islam
“è una grande sfida e la Chiesa deve chiarire
anche la sua relazione con l’Islam. Una cosa
che noi, in quel momento, non abbiamo tanto
capito, un po’, ma non molto. Oggi sappiamo
quanto fosse necessario”.
È il tema del dialogo nella diversità delle
fedi, che Benedetto XVI interpreta recandosi
a Istanbul, visita a Santa Sofia e silenziosa
preghiera con accanto l’Imam. Ma il tema del
dialogo con le altre religioni e in particolare
con l’Islam vive di altri momenti, dall’incontro
di Assisi, preghiera per la pace nel mondo,
alla lezione di Ratisbona, dove una cattiva
interpretazione delle parole del Papa suscita
violente manifestazioni proprio nel mondo
arabo. Il tema che affronta è fede e ragione,
e si sofferma su un dialogo tra l’imperatore
Manuele II Paleologo e un dotto arabo con
la domanda “inaccettabile” sul rapporto religione e violenza. Dirà il Papa: “nel mondo
occidentale domina largamente l’opinione,
che soltanto la ragione positivista e le forme
di filosofia da essa derivanti siano universali.
Ma le culture profondamente religiose del
mondo vedono proprio in questa esclusione
del divino dall’universalità della ragione un
attacco alle loro convinzioni più intime. Una
ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle
culture”.
I viaggi africani - Benin, Angola, Cameroun
- hanno come linee guida il tema della missione, possiamo dire del decreto Ad Gentes.
Viaggi per dire che non bisogna “rubare” il
futuro di questi popoli, messaggio all’occidente che vive e spreca l’ottanta per cento delle
risorse, lasciando ciò che rimane ai tre quarti
della popolazione mondiale.Viaggi nel sud del
mondo, nell’America Latina dei grandi contrasti, nella Cuba che vive la difficile transizione
del dopo Fidel Castro, con una Chiesa che
sempre più chiede spazio per la sua opera di
evangelizzazione. All’Avana incontra il leader
maximo, colloquio privato, fatto di domande
sulla liturgia e su Dio, di un uomo nel quale
la fede, appresa nella sua giovinezza, è forse
solo sopita ma non del tutto dimenticata.
Ci sono poi le visite in Gran Bretagna, il
discorso alla Westminster Hall, in Francia, la
lezione su fede e cultura al Collegio des Bernardin, e le parole pronunciate a Berlino al
Reichstag, il Parlamento federale, di un figlio
della Germania che ricorda la Costituzione
nata dalle macerie della seconda guerra mondiale e che ribadisce con vigore i diritti della
persona di fronte all’arroganza del potere.
Proprio in Germania, il tema del dialogo
ecumenico torna con forza visitando, settembre 2011, Erfurt la città dove Lutero ha
studiato, si è formato, e da dove è partito per
andare ad affiggere alla porta del duomo di
Wittemberg le 95 tesi sulle indulgenze. Incontro che per Papa Benedetto parte da una
La Parola e le parole
IV domenica di Quaresima anno c
Gs 5,91.10-12; Sal 33; 2 Cor 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32
trati, cioè, nella terra promessa) per opera del
solo Dio, che ci salva attraverso Cristo che però
agisce attraverso gli apostoli ed i loro successori
(vescovi e sacerdoti), come era accaduto, in
figura, al popolo d’Israele attraverso il ministero
di Mosè e di Giosuè. Perché non siano dubbi,
questa stessa verità viene ripetuta, con altre
parole, una seconda volta: « Era Dio infatti che
riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a
noi la parola della riconciliazione».
Paolo aggiunge uno stupefacente elemento:
quando accettiamo la riconciliazione, siamo noi
a fare un favore a Dio e non, come sembrerebbe logico, viceversa: « È Dio stesso che esorta.
Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi
riconciliare con Dio». È Dio che ci cerca anche
quando noi non pensiamo a lui. È lui che ci perseguita con il suo amore anche quando noi non
ne vorremmo sapere.
Queste parole di Paolo ci introducono alla
meditazione dell’incredibile parabola del cosiddetto “figliol prodigo” (lettura evangelica,
Lc 15,1-3.11-32), che si presta ad una serie
pressoché infinita di considerazioni, tanta è la
sua ricchezza. Possiamo qui sceglierne alcune,
da mettere in collegamento con quanto detto a
proposito delle precedenti due letture.
La parabola è, prima di tutto, una reazione di
Gesù alla critica dei farisei e degli scribi che
mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Leggendo il vangelo,
uno degli elementi che sorprende di più è che,
di fronte alla debolezza umana, c’è sempre una
smisurata comprensione da parte di Gesù che,
nel passato, è stata giudicata perfino scandalosa (S. Agostino [De adulterinis coniugiis II,6,5],
per esempio, nota che l’episodio dell’adultera
manca in vari codici perché creava problemi in
tema di adulterio), mentre c’è severità da parte
di chi, comunque peccatore, avrebbe invece dovuto essere contento della generosità divina nei
confronti dei peccatori.
Venendo ai particolari della parabola, sembra
che Gesù ce l’abbia messa tutta a dipingere la
figura del figliol prodigo con tratti sgradevoli: è
un egoista che non solo offende il padre quando se ne va, ma lo offende anche nella varie
fasi del ritorno.Torna solo perché ha fame, non
perché gli importi del padre. In tutta la parabola, non appare mai neppure un briciolo di amore verso questo padre che ha un amore così
esagerato da sconfinare nella dabbenaggine:
da lui non una parola, non diciamo di rimprovero, ma neppure di ricordo o di allusione per
quanto è accaduto. Nel preparare la sua con-
5
domanda che non dava pace al padre della
Riforma: “come posso avere un Dio misericordioso?”. Questa domanda gli penetrava
nel cuore e stava dietro ogni sua ricerca teologica e ogni lotta interiore, dirà Benedetto
XVI. Una domanda che colpisce: “chi si preoccupa ancora di questo, anche tra i cristiani?
Che cosa significa la questione su Dio nella
nostra vita? Nel nostro annuncio?”.
Una riflessione che, in qualche modo, si
pone in continuità con un altro documento
conciliare, la costituzione Gaudium et spes,
su Chiesa e mondo contemporaneo, che
“ha analizzato molto bene il problema tra
escatologia cristiana e progresso mondano,
tra responsabilità per la società di domani e
responsabilità del cristiano davanti all’eternità, e così ha anche rinnovato l’etica cristiana,
le fondamenta” dirà il Papa. Certo quella
domanda di Lutero porta con se altre questioni che Benedetto XVI evidenzia: “non
viene forse devastato il mondo a causa della
corruzione dei grandi, ma anche dei piccoli,
che pensano soltanto al proprio tornaconto? Non viene forse devastato a causa del
potere della droga, che vive, da una parte,
della brama di vita e di denaro e, dall’altra,
dell’avidità di piacere delle persone dedite ad
essa? Non è forse minacciato dalla crescente
disposizione alla violenza che, non di rado, si
maschera con l’apparenza della religiosità?”
Le domande in questo senso potrebbero
continuare, “il male non è un’inezia”.
Il male, la follia del terrorismo, che Benedetto XVI percepisce scendendo a Ground
zero, la ferita al mondo e non solo a New
York in quell’11 settembre 2001: “Dio della
comprensione, sopraffatti dalla dimensione
immane di questa tragedia, cerchiamo la tua
luce e la tua guida, mentre siamo davanti ad
eventi così tremendi”.
Per finire, come un fermarsi con il pensiero alla visita a Gerusalemme, il Santo
Sepolcro. La tomba vuota ci parla di speranza: “Qui Cristo morì e risuscitò, per non
morire mai più. Qui la storia dell’umanità fu
definitivamente cambiata. Il lungo dominio
del peccato e della morte venne distrutto
dal trionfo dell’obbedienza e della vita; il
legno della croce svela la verità circa il bene
e il male; il giudizio di Dio fu pronunciato su
questo mondo e la grazia dello Spirito Santo
venne riversata sull’umanità intera”.
fessione, il figliol prodigo non riesce neppure ad
immaginare che il padre possa ancora amarlo
e perdonarlo nonostante sia stato offeso: gli
basterebbe essere considerato un servo, e questo solo per poter mangiare. Attribuisce, cioè,
al padre il suo stesso atteggiamento egoistico.
In lui manca quindi la dimensione dell’amore.
Il padre sa tutto questo, ma si accontenta di
quello che il figliol prodigo gli dà. Gli basta, cioè,
che egli sia tornato, non importa come, e lo abbraccia, lo bacia e lo festeggia come se niente
fosse successo, facendo arrabbiare il fratello
buono, con il quale chi ascolta la parabola istintivamente solidarizza.
In termine tecnico, quello del figliol prodigo si
chiama “dolore imperfetto”, quello, cioè, per il
quale ci pentiamo dei nostri peccati non perché
sono “offesa di Dio infinitamente buono”, ma
perché “ci siamo meritati i suoi castighi”.
Dolore che, secondo il catechismo, è sufficiente per avere l’assoluzione nella confessione
sacramentale, come è stato sufficiente per il
figliol prodigo non solo per non essere cacciato
in malo modo, come si sarebbe ampiamente
meritato e come forse avremmo fatto noi, ma
addirittura per essere riammesso, a pieno titolo,
a godere dei privilegi di figlio.
Questo solo ed esclusivamente perché il padre
è acriticamente innamorato di lui (Gesù nella
parabola descrive di proposito un caso limite),
proprio come Dio lo è sempre e comunque
per noi suoi figli, non importa -ecco il messaggio della parabola- quanto colpevoli possiamo
essere.
don Umberto Pineschi
Pistoia
Sette
N.
10
10 Marzo 2013
L’
incontro con monsignor Bregantini era
molto atteso, non solo
dall’Agesci di zona di
Pistoia e dagli Uffici della pastorale
del lavoro e della Caritas della diocesi di Pistoia e di Pescia, ma, possiamo
dire, da buona parte della nostra
chiesa pistoiese.
L’incontro non ha tradito le
attese: dopo la preghiera iniziale
proposta da don Fausto Corsi,
assistente di Zona, e da don Luca
Carlesi, assistente del Gruppo Pistoia 1, incaricati di gestire l’incontro,
monsignor Bregantini ha proposto
una riflessione iniziale, proponendo
il libro di Ester, ne ha evidenziato la
storia, le varie figure e ha proposto
Ester come una attualizzazione di chi
lotta, in situazioni di difficoltà, per la
giustizia, la verità e il bene comune.
Dopo l’intervento di Bregantini
sono iniziate le domande che hanno
spaziato su molti aspetti, sia sull’attualità, sia sulla vita della chiesa; in
particolare ci preme ricordare le
osservazioni proposte sul senso del
bello come lotta alle mafie, la chiesa
istituzionale troppo accondiscendente con il potere, il modo di parlare ai
giovani di Gesù e della fede, il problema dell’omosessualità, l’educare
ai valori in una realtà egocentrica
e laica, il problema del lavoro e del
I
n preparazione alla visita ai
vicariati che verrà condotta
dal vescovo Mansueto Bianchi
nella seconda parte dell’anno
pastorae, Don Cristiano D’Angelo,
vicario per la Pastorale nella diocesi
di Pistoia, ha scritto una lettera ai
sacerdoti e ai diaconi per ricordare
gli obiettivi, i motivi e le modalità
della visita.
Fra marzo e aprile si svolgeranno
assemblee pastorali nelle parrocchie
e dovrà essere predisposta una sintesi scritta presentando al vescovo
la situazioone della comunità locale.
Fra maggio e giugno mons. Bianchi
effettuerà le visite e a settembre (sabato 21 dalle 10 alle 13 in Seminario),
si terrà una assemblea diocesana e
verifica e progettazione. Di seguito il
testo integrale della lettera.
La visita del vescovo:
motivi, obiettivi,
modalità
Quest’anno il vescovo ha programmato una visita ai vicariati che egli
condurrà personalmente nella seconda
parte dell’anno pastorale. L’iniziativa
è stata presentata a dicembre 2012
ai vicari foranei e nei mesi successivi il
vescovo ha spiegato personalmente in
tutti i vicariati ai presbiteri e ai diaconi,
i motivi, gli obbiettivi e le modalità di
questa visita, che possono essere sintetizzati così:
1) Valorizzare il cammino delle
comunità pastorali, che egli viene a
visitare per conoscere, ascoltare, soste-
IN SEMINARIO
Incontro con monsignor
Giancarlo Maria Bregantini
La serata è stata organizzato da Agesci di zona Pistoia
e dagli uffici della Pastorale del lavoro e della Caritas di Pistoia e Pescia
precariato.
Queste sono solo alcune delle
domande fatte: monsignor Bregantini
ha risposto con delicatezza e coraggio, ricordando la sua storia e il suo
impegno come vescovo della diocesi
di Locri–Gerace: “La mafia si vince
non sfidandola in un confronto fisico,
ma svuotandola dall’interno, facendo
emergere le povertà che il comportamento mafioso porta con sé… in
questo modo si recide il consenso”.
Il bello apre il cuore e la mente.
Di fronte ad una storia di chiesa
troppo accondiscendente con il
potere, Bregantini ha ricordato il
giudizio di un vescovo italiano trapiantato in Grecia che evidenziava
ai propri confratelli che questo comportamento era negativo e dannoso
e poi si sarebbe dovuto convertire,
come già successo con il fascismo.
L’importante è essere, non sembrare.
L’autenticità è il presupposto di
un corretto “vivere politico”, è un
richiamo per tutti noi nella nostra
vita quotidiana e nel nostro servizio.
Per quanto riguarda il problema
del precariato, monsignor Bregantini
ha richiamato l’esperienza della sua
terra di nascita, il Trentino, che, meglio di altre regioni, sta reggendo il
confronto con la crisi, anche grazie
ad uno sviluppato sistema di cooperative tra esse solidali.
In questo momento di crisi
occorre riscoprire il senso della
comunità e del coraggio.
Motivi, obiettivi e modalità della visita
Il vescovo Mansueto
visita i Vicariati
Lettera del vicario per la pastorale
nere. La visita del vescovo sarà anzitutto
un momento di ascolto delle singole
realtà nella loro specificità e ricchezza.
Sarà pertanto un’occasione dove dare
spazio alle parrocchie per esprimere
riflessioni pastorali concrete, problemi, e
suggerimenti per crescere insieme, come
comunità diocesana, nel servizio della
nuova evangelizzazione.
2) Accompagnare la realizzazione
del programma pastorale diocesano nelle
zone, ascoltando il lavoro fatto, interrogandosi sulle eventuali fatiche o difficoltà
incontrate, cercando di capire i motivi che
possono averne favorito la realizzazione
o al contrario impedita.Tutto questo per
aiutarci a crescere nella capacità di realizzazione di un programma pastorale
nato da una condivisione diocesana e a
servizio del cammino comune.
3) Favorire uno stile di incontro e di
sinodalità all’interno delle parrocchie e
delle zone. I lavori preparatori, che prevedono anzitutto le assemblee parrocchiali,
hanno come primo scopo quello di far
conoscere all’interno delle parrocchie la
ricchezza che c’è, creando un’occasione
dove le realtà pastorali della parrocchia
si raccontano le attività, le fatiche e le
gioie del cammino. Nella seconda fase
inoltre, le parrocchie potranno ascoltare
il cammino l’uno delle altre, favorendo
così il crescere della comunione, la
diffusione di idee e iniziative pastorali,
l’incoraggiamento e il sostegno delle
attività intraprese e l’arricchimento del
reciproco ascolto.
Come si realizzerà la visita del vescovo nei vicariati? Ripeto qui quello che il
vescovo ha condiviso e deciso insieme ai
vicari foranei nell’ultima riunione del 12
febbraio scorso, ma che era già emerso
durante il suo giro di incontro con i preti
nei vicariati:
Marzo-aprile 2013: assemblee
pastorali parrocchiali e preparazione di
una sintesi parrocchiale scritta dove si
presenta al vescovo la situazione della
parrocchia secondo la griglia che egli ha
presentato ai vicariati. Nella presentazione dovrà essere esposto a che punto
è l’attuazione del programma pastorale
diocesano; inoltre la sintesi sarà un’occasione per esprimere le originalità della
parrocchia, per segnalare problematicità
e soprattutto per suggerimenti in vista di
un cammino futuro per la Diocesi.
Maggio–giugno 2013: incontro del
vescovo nei vicariati con i presbiteri, i
diaconi, i rappresentanti delle comunità
religiose e dei movimenti e associazioni
ivi presenti, e con gli operatori pastorali
della zona. I vicari foranei o una piccola
commissione costituita per l’occasione
dovrà redigere una breve relazione di
vicariato a partire dalle relazioni delle
parrocchie, dove dovranno emergere con
maggiore oggettività possibile le situazioni delle parrocchie, le iniziative pastorali,
le differenze, le ricchezze, le problematicità, le proposte, le iniziative. La sintesi
di zona servirà per aprire e introdurre la
visita del vescovo al vicariato.
Sarà cura
dei vicari foranei, in accordo con i preti
e i diaconi del vicariato, fissare quanto
prima la data e il luogo per l’incontro
con il vescovo.
Sabato 21 settembre 2013 (ore
10-13) in Seminario vescovile di Pistoia: assemblea diocesana di verifica e
progettazione dell’anno pastorale. In
questa assemblea saranno presentati
a tutta la diocesi, presbiteri e diaconi,
rappresentanti delle comunità religiose e
Educare ai valori di una scelta
cristiana oggi è senz’altro più difficile
rispetto agli anni passati, ma la Parola
di Dio, unita alla testimonianza ed
alla scoperta del bello nel creato
aprono le porte di un cammino e di
un dialogo che l’animo umano cerca
ed ha sempre cercato.
Queste mie ricostruzioni dell’intervento di Bregantini sono ovviamente ridotte e sommarie; difficile
è ricostruire tutto quello che ci ha
detto e il modo con cui lo ha detto.
La sua serenità e chiarezza anche
nel toccare argomenti difficili ci ha
veramente impressionato, ed anche
se fossimo molto bravi a scrivere,
non saremmo capaci di rendere il
senso pieno degli interventi e il clima
che si è creato.
Dovevamo esserci per comprendere fino in fondo. Buona strada
Alessandro Paci
dei movimenti, rappresentanti dei consigli
pastorali parrocchiali, i risultati della
visita a partire dai quali ci confronteremo
e progetteremo per il futuro cammino
pastorale diocesano.
Con questa mia lettera ho voluto
solo richiamare quanto il vescovo ha
già ampiamente discusso e presentato,
incontrando tutti i preti e i diaconi nei singoli vicariati nei mesi scorsi. Adesso sarà
compito dei vicari foranei insieme ai preti
di ogni singolo vicariato condurre avanti
il lavoro che ci attende, che vuole essere
soprattutto un’occasione di ascolto e di
comunione tra noi, presbiteri e comunità,
e con il vescovo. Nessuno, dunque, si
scoraggi o ritenga troppo alto il lavoro,
ognuno faccia quello che è possibile nella
sua realtà, secondo le caratteristiche e le
situazioni concrete della stessa.
I vicari foranei, che hanno condiviso
il lavoro preparatorio della visita del
vescovo ai vicariati, sapranno chiarirvi
dubbi e domande, e anch’io sono a vostra disposizione per qualsiasi necessità.
La Pasqua ormai vicina ci fa ben
sperare, mettendo davanti ai nostri
occhi la fruttuosa fecondità del donare
la vita con amore e autenticità: queste
apriranno le porte dei nostri cuori
all’intelligenza e alla forza necessarie
per trasformare i fallimenti e le fatiche
delle nostre povere persone e realtà in
strade di resurrezione. Questo chiediamo
per noi e per la nostra Chiesa al Signore,
nell’approssimarsi della Pasqua, perché
la fede ci renda fecondi di speranza,
giustizia e carità, per il bene del mondo.
don Cristiano D’Angelo
8
comunità ecclesiale
Agenda
diocesana
venerdì 8 marzo
Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola
ore 18,30: don Umberto Pineschi
celebra la Missa Pro eligendo Pontifice nella forma straordinaria del
Rito Romano promossa dall’associazione Madonna dell’Umiltà
Sabato 9 marzo
Parrocchia di San Benedetto
ore 16: Via Crucis con i ragazzi del
catechismo. È stato consegnato loro
un libretto nel quale a ciascuna stazione viene proposta una riflessione
DOMENICA 10 MARZO
Equipe Notre Dame settore Firenze e
Tirreno Lucca, Firenze e Siena
Parrocchia dell’Immacolata
ore 9.30: accoglienza; ore 10: messa;
ore 11.15: Relazione su “La fede nella
coppia nella storia della salvezza;
relatrice Rosanna Virgili, biblista; ore
15: gruppi di formazione; ore 16.15:
assemblea finale con domande;
ore 16.45:Vespri
INFO: Cristina e Pier Luca Benedetti - [email protected]
LUNEDI 11 MARZO
Scuola di formazione teologica
In seminario ore 20,45-22,15
Corso speciale: “Gesù Cristo oggi”
quattro domande fondamentali su
Gesù e il cristianesimo”
Il vero fondatore del cristianesimo è
San Paolo? Andrea Vaccaro
MARTEDI 12 MARZO
Scuola di formazione teologica
In seminario ore 20,45-22,15
I anno: Introduzione alla scrittura,
padre Daniele Ancone
Convegni Maria Cristina
alle Mantellate
ore 16,30: Conversazione sul tema
religioso, mons. Mario Leporatti
Mercoledi 13 marzo
Pastorale Terza Età e Anteas
Centro Monteoliveto
ore 16: Il credente di fronte alla
morte: tra paura e speranza, relatore
monsignor Mansueto Bianchi
GIOVEDI 14 MARZO
In Cattedrale
Incontri quaresimali con il vescovo,
monsignor Mansueto Bianchi
Con l’Evangelista Luca in cammino
verso la Pasqua
Ogni giovedì di Quaresima alle ore 21
VENERDI 15 MARZO
In seminario
ore 21: riunione con il vescovo delle
Aggregazioni laicali
Accademia Gherardeschi
Chiesa di Santonuovo
ore 21: Vespro d’organo, Serenella
Secchiero all’organo Agati-Tronci
1885
INFO: www.accademiagherardeschi.it
Anteas Pistoia
Viale Matteotti 37 sala Magni (presso
Cisl)
Ore 16: “attacchi di panico: come
affrontarli e come liberarsene.”
relatore Giuseppe Bruni.
SABATO 16 MARZO
Missio diocesi di Pistoia
Centro missionario diocesano
Parrocchia de La Vergine
Quaresima missionaria 2013
Tempo dedicato alla riflessione, alla
condivisione, alla solidarietà a sostegno dei nostri missionari Fidei donum
sacerdoti e laici: don Umberto Guidotti, padre Marcello Tronchin, padre
Romualdo De Poli, Nadia Vettori
ore 21:XXI Veglia di preghiera in
memoria dei missionari martiri. Insieme al nostro vescovo, monsignor
Mansueto Bianchi renderemo grazie
a Dio perché anche nel corso del
2012 tanti nostri fratelli e sorelle,
sacerdoti, religiosi e laici, hanno
testimoniato Cristo Risorto con il
loro sangue
DOMENICA 17 MARZO
Associazione Damaris
Aula magna Seminario Vescovile
Nell’ambito di “Venerdì musica”
ore 18: Concerto straordinario:
Franco Mezzana al violino, Martina
Lopez al violoncello e David Boldrini
al pianoforte. Musiche di Beethoven
n. 10 10 Marzo 2013
Dopo la rinuncia di benedetto xvi
Vita
La
Cosa cambia nelle messe
“Nella preghiera Eucaristica non si nomini il Papa”
“D
urante il tempo
della sede vacante, nella preghiera eucaristica,
non si nomini il Papa”. C’è anche
questa prescrizione nella lettera che
don Luca Carlesi, direttore dell’ufficio liturgico in diocesi di Pistoia, ha
indirizzato ai sacerdoti, ai diaconi e
al “popolo di Dio che è in Pistoia”,
per fornire indicazioni liturgiche
nel particolare periodo che, per la
Chiesa cattolica, si è aperto con la
rinuncia di Papa Benedetto XVI. Una
comunicazione, quela di don Luca,
che ricalca le indicazioni diffuse in
tutte le diocesi del mondo.
Per “sede apostolica vacante”
-scrive don Luca- “si intende la
definizione giuridica del periodo di
tempo fra la morte o la rinuncia di
un Pontefice e l’elezione del nuovo
successore di Pietro durante il quale
la sede apostolica di Roma rimane
senza titolare”.
Ma cosa cambia nelle formule liturgiche in un periodo così particolare? Soprattutto visto che il Pontefice
non è defunto ma ancora in vita.
La prima regola è, appunto, che
durante la “preghiera eucaristica”
recitata dal celebrante (la preghiera
centrale in ogni Messa, che di norma
cita non solo il vescovo diocesano ma
anche, per nome, il Papa regnante),
non si nomini il Papa.
Don Luca Carlesi, evidentemente
in base a disposizioni vaticane, indica
gli adattamenti da seguire in tutte le
diocesi (tranne quella di Roma).
“L’Ufficio diocesano liturgico
-prosegue don Luca- informerà su
data e ora nella quale il vescovo
Bianchi presiederà, in Cattedrale,
la solenne celebrazione eucaristica
a carattere diocesano chiamata
‘pro eligendo romano Pontefice’. Si
raccomanda inoltre che per l’intero
periodo della sede vacante ‘tutti i
pastori e i fedeli elevino a Dio ferventi orazioni perché illumini le menti
degli elettori e li renda concordi
nello svolgimento del loro ufficio, sì
che l’elezione del romano Pontefice
150 anni dalla nascita
di Madre Caiani
600 pellegrini partiti da Poggio a Caiano per l’ultima udienza del Papa
A
nche Pistoia ha partecipato all’ultima udienza
del Papa, tenuta il 27 febbraio in un’assolata e
gremita piazza San Pietro, da Benedetto XVI.
Un’udienza che le suore minime di Poggio a
Caiano avevano fissato molto tempo prima della rinuncia
del Pontefice al soglio petrino, per fare memoria dei 150
anni della nascita di Madre Maria Margherita Caiani, la
loro fondatrice.
Da Poggio a Caiano sono partiti quattrocento fedeli
e altri duecento da altre parti sia della Toscana sia di
altre regioni, dove le suore minime sono conosciute e
apprezzate, come a Pistoia.
Sul pullman della Misericordia (che contestualmente
festeggiava i 125 anni di vita) ha viaggiato Daniela Raspollini, collaboratrice del nostro settimanale, la quale
ha affermato: “Quando ho saputo dell’udienza, che in un
primo momento si sarebbe dovuta tenere in Sala Nervi,
ho aderito con slancio-spiega- per una devozione personale nei confronti di Madre Caiani, una figura forte e
che in città si conosce da sempre per la sua esperienza
fondata su valori di solidarietà e accoglienza verso quello
che lei chiamava ‘popolo’”.
“Con la mia presenza a Roma – aggiunge- ho voluto
ringraziare la madre e mostrare il mio riconoscimento
verso di lei e i suoi insegnamenti, che mi hanno sostenuto
anche in momenti non facili. Madre Caiani è un esempio
sia sollecita, unanime e giovi alla salvezza delle anime e al bene di tutto
il popolo di Dio’”.
Viene suggerito di invitare le comunità a continuare, in questi giorni,
la preghiera per Papa Benedetto XVI
e per l’elezione del nuovo Pontefice.
Si indicano, a tale proposito, intenzioni ad hoc per le preghiere dei fedeli.
Quando sarà dato l’annuncio
dell’elezione del nuovo Papa, anche
a Pistoia e in tutta la diocesi le
campane dovranno contemporaneamente essere suonate a festa; appena
possibile i fedeli dovranno essere
radunati per il “Te Deum” e la Messa
“per il Papa”.
Diocesi di Pistoia
Pellegrinaggio
a Malta
Si comunica che il Pellegrinaggio
a Malta, sulle orme di San Paolo,
organizzato dalla diocesi dal 1 al 5
agosto del 2013, è stato annullato.
Pellegrinaggio
diocesano a
Roma
per tutti noi”.
Nel frattempo c’è stata la scelta a sorpresa di Papa
Benedetto XVI.
“Ho capito che l’udienza avrebbe assunto anche
un’altra valenza di portata storica. È stata una giornata
intensa, di grande gioia e di grande emozione, sapendo
di assistere a una novità assoluta nel corso della chiesa.
–racconta Daniela- Le parole di Benedetto XVI sono
state piene di fede e di amore, di incoraggiamento per
tutti noi cristiani a riporre fiducia in Gesù. È una giornata
da non dimenticare”.
Sara Bessi
L’8 giugno 2013 è previsto il pellegrinaggio diocesano a Roma.
Le parrocchie o le associazioni
che intendono partecipare sono
pregate di comunicarlo all’ufficio
diocesano pellegrinaggi (diacono
Luciano Bani cell. 3356151860).
La celebrazione eucaristica presieduta da monsignor vescovo
e concelebrata dai sacerdoti
presenti (che dovranno portarsi
camice e stola bianca) sarà alle
ore 10,45 nella Basilica papale di
S. Maria Maggiore, unica Basilica
resasi disponibile.
Dopo la celebrazione, ogni gruppo potrà organizzarsi la visita di
Roma come meglio crede.
L’Ufficio ha a disposizione 4
pullman che possono essere prenotati.
San Giuseppe, modello di fede
e di responsabilità
di don Giordano Favillini
I
l 19 marzo la Chiesa ricorda
San Giuseppe, un santo molto particolare la cui notorietà è cresciuta con il passare
dei secoli. All’inzio della chiesa non
era molto considerato sia liturgicamente che agiograficamente, poi
man mano che questa cresceva e
si espandeva nel mondo con tutto ciò che questo comporta si è
compreso l’importanza di questo
santo e il suo ruolo di protettore
del Popolo di Dio. San Giuseppe è
prima di tutto un grande esempio
di fede, Dio gli parla nel sonno e
subito Giuseppe “fece come gli
aveva ordinato l’Angelo del Signore”( Mt.1,21), La fede di Giuseppe
è totale, è obbedienza e collabora-
zione con il piano di Dio, si trova a
svolgere il suo compito in una situazione in cui si doveva abbandonare e basta, fidandosi di diventare
padre di un Figlio che non era suo
e la garanzia che venisse da Dio
si poggiava su un sogno rivelatore,
non su dei fatti. Giuseppe è per
noi un grande modello di fede, in
questo Anno della fede guardiamo
a lui e chiediamo la sua intercessione perché la nostra fede sia
forte, perseverante e obbediente.
San Giuseppe è anche modello
ed esempio di responsabilità “Egli
si alzò nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in
Egitto”(Mt.2,13), non solo diventa
padre legale di Gesù ma si prende
veramente a cuore la realtà di
questo Figlio che fin dalla tenera
età viene perseguitato, Giuseppe
non retrocede di fronte alle difficoltà ma le affronta con obbedienza e impegno.
La fedeltà di Giuseppe ci deve
interpellare,oggi viviamo in una
cultura che non stima più la fedeltà, l’umile servizio, ma si considera
molto il riscontro personale che
può venire dalle nostre attività e
l’interesse che possiamo ricavarci,
Giuseppe agisce unicamente per
piacere alla volontà di Dio e per
difendere questo Figlio particolare
che ha ricevuto e la sua madre.
Dio ha avuto un’immensa fiducia
in Giuseppe, gli ha affidato ciò
che aveva di più caro il suo figlio
unigenito e sua madre la vergine
Maria ,in forza di questo fatto la
Chiesa lo ha eletto suo patrono
particolare e nello stesso tempo
gli ha affidato le famiglie e la vita
religiosa poiché è stato contemporaneamente padre e sposo
esemplare e uomo consacrato al
servizio di Dio. Giuseppe ha realizzato la sua vita di fede attraversi il
lavoro, ha insegnato a Gesù a lavorare e attraverso di esso è stato
colui che ha introdotto insieme a
Maria Gesù nelle realtà umane del
lavoro, delle relazioni sociali, della
cultura di Israele. Affidiamoci alla
sua intercessione in questo anno
della fede.
Vita
La
10 Marzo 2013
Conoscere Toniolo
INCONTRO A SAN PIERO
Giovani e
partecipazione
M
ercoledì 20 marzo
alle 21 presso la
chiesa parrocchiale
di San Piero Piazza
Gramsci di Agliana ci sarà un
incontro-dibattito con Frei Betto.
domenicano brasiliano, teologo,
scrittore. Frei Betto parlerà sul
tema: Giovani e partecipazione,
nuove forme di cittadinanza per
una politica di Giustizia. Sulle
orme di mons. Oscar Romero.
Nell’occasione sarà presentato
anche il suo ultimo libro.
L’incontro è organizzato dalle
parrocchie di San Piero Agliana,
Santomato e Stazione di Montale,
nonché dalla Casa della solidarietà Rete Radié Resch di Quarrata.
BIBLIOTECA
FORTEGUERRIANA
La storia
Templare
Conferenza con Franco
Cardini e Barbara Frale
L
e associazioni Nueter e
Armonia hanno organizzato per venerdì 15
marzo alle 16 presso
la Biblioteca Forteguerriana di
Pistoia un interessante convegno
sulla storia dell’ordine Templare
indagata nei suoi aspetti storicodocumentari, con particolare
riferimento ad alcune zone del
pistoiese e del bolognese.
L’introduzione e l’approfondimento storico spetteranno a due importanti storici e saggisti, Franco
Cardini e Barbara Frale che delineeranno la storia e le vicende
dei Templari.
Seguiranno poi le relazioni di:
Renzo Zagnoni sulla Croce
Brandelliana di Prunetta, Barbara
Foschi su un inedito documento
templare di ambito bolognese,
Francesca Rafanelli sull’antica tradizione medioevale di Piteglio e
Iacopo Cassigoli sulla Chiesa del
Tempio a Pistoia.
LE PIASTRE
Via Crucis
U
na bella iniziativa è
nata durante questa
Quaresima a Le Piastre
da parte della Pro Loco
“Alta Valle del Reno”.
Ogni venerdì di preparazione alla
Pasqua, continuativamente dalla
mattina alla sera, ci sarà nella
chiesa parrocchiale di S. Ilario la
proiezione di un filmato ispirato
alla Via Crucis tratta dal libro “Le
mie mani ferite” (ed. Paoline).
Tale filmato è stato curato dallo
studio fotografico “Carpe Diem”
di Le Piastre.
L’originalità di questa Via Crucis
consiste nel riproporre non solo
le quattordici stazioni del cammino della croce, ma anche nel
richiamare il ministero salvifico
di tutta vita di Gesù attraverso i
gesti della sue mani.
Le mani, infatti, sono il fulcro di
ogni stazione diventando simbolo della sofferenza ma anche
dell’amore e della speranza... per
riflettere insieme.
comunità ecclesiale
n. 10
9
Incontro con il professor Paolo Nepi venerdì 15 marzo alle 21,15
all’Auditorium BCC di Vignole
di Valentina Raimondo e Massimo Gori
S
e osserviamo in profondità quanto hanno
realizzato gli uomini e le donne agli inizi
del ‘900 nelle nostre parrocchie ne rimaniamo stupiti!
I tempi odierni sembrano solcati da individualismo, superficialità e disorientamento ma lo
sappiamo, quei decenni furono più difficili dei nostri
per gli acuti contrasti ideologici legati anche alla
dimensione religiosa.
È stata una testimonianza luminosa quella del
beato Toniolo, la sua formazione umana e spirituale,
la preparazione con lo studio e l’impegno nella
docenza universitaria.
Una fede limpida e l’amore verso la Chiesa
vissuta come luogo dove trovare sia le motivazioni
del vivere che il sostegno della grazia.
L’amore fedele nei confronti della moglie e
l’affetto paterno verso i figli nonostante le sofferenze per la prematura scomparsa di alcuni di loro.
Altamente qualificata la conoscenza nelle discipline economiche affinché le teorie potessero
concretizzarsi in una prassi operativa orientata al
bene comune, nei suoi scritti proponeva un’Economia aperta alle istanze etiche nella consapevolezza
della dimensione trascendente dell’uomo.
I numerosi amici anche pistoiesi che ha entusiasmato e preparato per realizzare progetti
finalizzati ad uno sviluppo sociale ed economico
delle famiglie.
Ma non intendiamo celebrare il passato se pur
ammirevole, quanto piuttosto attingere ancora a
quei valori che generano una comunità solidale e
guardare al domani con speranza promovendo un
senso di responsabilità nella chiesa e nella città.
L’incontro pubblico è organizzato dall’Azione
cattolica diocesana e il professor Paolo Nepi è presidente del Corso di scienze della comunicazione
all’università di Roma Tre e delegato regionale Ac.
Si svolge presso l’auditorium della Bcc di
Vignole e montagna pistoiese (in via IV novembre, n. 108) anche per ricordare le amicizie tra il
professor Toniolo e don Dario Flori (detto Sbarra)
cappellano a Vignole, il dottor Alberto Chiappelli
presidente dell’Azione cattolica di Pistoia e don
Orazio Ceccarelli parroco a Ferruccia.
È questa una conferenza propedeutica a due
significativi appuntamenti: la 1° settimana sociale
regionale che si terrà nella nostra diocesi dal 3 al
5 maggio sul tema “Un’agenda di speranza per la
Toscana” e la 47° settimana sociale dei cattolici
italiani che si svolgerà in settembre a Torino sul
tema “La famiglia, speranza e futuro per la società
italiana”, nel ricordo di quella prima che nel 1907
si tenne proprio a Pistoia.
Movimento dei Focolari
Messa per Chiara Lubich
Sarà celebrata dal vescovo Mansueto Bianchi il 10 marzo alle 18
nella chiesa di Santa Maria Assunta a Quarrata
di Daniela Raspollini
D
omenica 10 marzo alle
18, nella chiesa di Santa
Maria Assunta a Quarrata, monsignor Mansueto
Bianchi celebrerà la messa per il
quinto anniversario della scomparsa
di Chiara Lubich, fondatrice e presidente del movimento dei Focolari.
Il movimento dei Focolari, Opera
di Maria, nasce a Trento il 7 dicembre 1943, quando Chiara Lubich si
consacra a Dio.
Durante la seconda guerra mondiale, la città di Trento era stata
colpita da violenti bombardamenti.
Il 13 maggio 1944, mentre usciva
da un rifugio, Chiara incontrò una
donna che aveva perduto quattro
figli a causa della guerra e accettò di
condividere il suo dolore, vedendo in
esso il dolore dell’umanità. Questo
atto, come l’attenzione ai poveri
della città, furono considerati una
potente rivoluzione sociale in quel
momento di grande disagio.
Chiara presto coinvolse con sé
un gruppo di amiche, formando di
fatto il primo nucleo del movimento:
cominciarono a vivere insieme e la
loro casa era un punto di riferimento
per i bisognosi della città. Ben presto
il movimento si estese e nacquero i
primi appuntamenti estivi sulle Dolomiti: le “Mariapoli” dove arrivano
persone da tutta l’Italia.
Nel 1949 in un ritiro a Tonadico,
Chiara Lubich ebbe particolari intuizioni sul progetto di Dio e sul futuro
di lei stessa e dell’Opera di Maria.
Uno strumento che serviva già
allora per rimanere collegati dopo i
momenti estivi fu un foglio a ciclostile molto semplice che comunicava la
spiritualità e le notizie della famiglia
dei Focolari ormai costituita: era la
nascita del futuro giornale “Città
Nuova” che includeva una frase
tratta dal Vangelo commentata da
Chiara e conosciuta anche oggi come
“Parola di Vita”.
Dopo i tragici fatti della rivoluzione ungherese del 1956, Chiara
raccolse l’appello di Papa Pio XII che
chiedeva che il nome di Dio ritornasse nelle piazze, nelle case, nelle fab-
I
briche, nelle scuole facendo nascere i
“volontari di Dio”, ovvero laici che si
impegnano a vivere in modo radicale
la spiritualità evangelica dell’unità, mirando ad emulare nel nostro secolo
la vita dei primi cristiani.
Pochi anni dopo, nel 1964, Papa
Giovanni XXIII diede la prima approvazione con la determinazione
che il presidente del movimento
dei Focolari doveva essere sempre
una donna.
Nello stesso anno Chiara fondò
la cittadella di Loppiano nelle colline
del Valdarno, prima di una serie di
Cittadelle in vari paesi del mondo.
Tali comunità vivono la spiritualità
dell’unità in tutti i momenti della vita.
Nel 1966 diede vita al movimento
Gen (Generazione Nuova) rivolto a
tutti i giovani del mondo. Nel 1991
visitò il Brasile e, colpita dalla miseria
delle favelas, lanciò l’economia di
comunione prospettando una nuova
teoria e prassi economica basata
anche su una diversa distribuzione
degli utili aziendali ed aggregando in
breve tempo migliaia di aziende in
questo progetto.
Dal 1997 al 1998 si dedicò ad
aprire nuove prospettive per il
dialogo interreligioso, fu invitata a
parlare della sua esperiena interiore
in Thailandia a 880 tra monache e
monaci buddisti, a New York a 3.000
musulmani neri nella moschea di
Harlem e in Argentina alla comunità
ebraica di Buenos Aires.
Chiara Lubich muore il 14 marzo
2008 e al suo funerale hanno partecipato migliaia di persone: numerose
le personalità politiche e i rappresentanti delle diverse religioni. Papa
Benedetto XVI allora fece giungere
un suo messaggio nel quale affermava
che la Lubich era un donna in piena
sintonia col pensiero dei Papi, che
talvolta riusciva ad intuire ed attuare
in anticipo. Le è succeduta alla guida
del Movimento dei Focolari Maria
Voce, Emmaus, una delle sue più
strette collaboratrici, eletta all’unanimità dall’assemblea Generale del
Movimento.
Viaggio a Trento
l movimento dei Focolari
della Toscana organizza un
viaggio a Trento, presso il
centro Mariapoli di Cadine,
da giovedì 25 aprile a domenica
28.
Trento, nella sua storia, si è più
volte candidata città del dialogo
ecumenico e civile. Proprio qui, infatti, vede la luce l’ideale dell’unità
di Chiara Lubich che, da oltre 65
anni, sprona milioni di persone nei
cinque continenti a viverlo in prima persona e a costruire brani di
fraternità sempre più ampi in ambito religioso, politico, economico,
artistico, giuridico, sociale, nella
comunicazione, ecc.
Per questo accorrono a Trento visitatori da molti Paesi del mondo,
desiderosi di conoscere i luoghi
che hanno visto il manifestarsi di
questo dono di Dio.
Il primo giorno il pranzo è al sacco o a proprio carico. La quota
di partecipazione per gli adulti è
di 250 euro, mentre i ragazzi e i
giovani euro 150. I bambini con
meno di due anni viaggiano gratuitamente. La quota è comprensiva
del viaggio in pullman (Trento e
Valle di Primiero).
Le prenotazioni vanno inviate
ai Focolari via e-mail entro il 30
marzo insieme all’acconto di € 50
a persona.
INFO: Giuseppe Messeri 3347051795 - gmesseri54@gmail.
com. www.focolare.org
10 comunità e territorio
CENTRALE REPOWER
Vita
La
n. 10 10 Marzo 2013
SANITà
«Impianto compatibile Medico pistoiese
con l’ambiente»
vince Gram
Award
per infettivologia
Ma le
preoccupazioni
di Comitati
e Coldiretti
rimangono alte
Ha presentato il miglior caso clinico a livello nazionale,
coinvolgendo diverse figure professionali e strutture
universitarie e private
U
di Patrizio Ceccarelli
I
l Comitato di BottegoneBadia-Agliana informa con
una nota che «condivide
pienamente le motivazioni
di quanti, all’assemblea del 19 febbraio, hanno duramente contestato
amministratori, tecnici, sindacati
sulla questione Repower». «Di
fronte ai firmatari di un protocollo
di intesa per una centrale inquinante,
ingiustificata, inutile, inopportuna,
incomprensibile, imposta dall’alto - si
legge nel documento del comitato
-, la reazione di cittadini e non di
sudditi, non poteva essere diversa.
Chi si aspettava e si aspetterà in futuro discussioni accademiche su un
progetto sulla pelle dei cittadini può
rimanere a casa». Il comitato invita
ora tutti a vigilare sulle prossime
mosse della Provincia, «in particolare
della presidente Federica Fratoni e
dell’assessore Paolo Magnanensi».
Sarà infatti la Provincia che dovrà
rilasciare l’Autorizzazione Integrata
Ambientale. «Ma non essendoci la
conformità urbanistica - conclude
il comitato -, il giudizio non potrà
che essere negativo. Si auspica che
qui si chiuda la partita nell’interesse
di tutti».
Intanto la responsabile del settore
Valutazione impatto ambientale
(Via) della Regione, Paola Garvin, ha
ribadito che «sia per quanto riguarda
le emissioni in atmosfera, sia per gli
aspetti legati al rischio idraulico, il
progetto di centrale a ciclo combinato (245 megawatt) a Canapale,
nel comune di Pistoia, è compatibile
con l’ambiente». Garvin lo ha spiegato alla commissione agricoltura
del Consiglio regionale, presieduta
da Loris Rossetti (Pd). Nei giorni
scorsi i rappresentanti della Coldiretti pistoiese, in audizione, avevano
manifestato molte perplessità sul
parere positivo alla centrale espresso
dalla Giunta toscana, in particolare
per gli effetti sulle certificazioni
ambientali, che hanno permesso
alle aziende vivaistiche di imporsi
sui mercati esteri. La decisione della
Giunta, espressa lo scorso dicembre,
ha concluso un iter iniziato all’aprile
2011, quando la società Repower
Produzione Italia ha depositato la
relativa documentazione per la centrale. Il futuro impianto dovrebbe
sorgere nell’area precedentemente
occupata dallo stabilimento Radicifil.
Garvin ha assicurato che «non ci sarà
particolato primario nelle emissioni
in atmosfera ed anche il particolato
secondario sarà trascurabile. Sul
rischio idraulico, con l’Autorità di
bacino sono state concordate opere
di messa in sicurezza e sono state
previste casse di espansione». Spiegazioni che però non convincono i
comitati, che rimangono contrari alla
realizzazione dell’impianto.
COMUNE DI PISTOIA
Marzo mese della donna
U
lna serie di iniziative per stimolare una riflessione che indaghi la condizione della donna oggi e le complessità del mondo femminile. Con questo slogan il Comune di Pistoia ha deciso quest’anno di dedicare tutto il mese di marzo all’universo femminile organizzando una serie di appuntamenti.
Lo scorso week end si sono tenuti alcuni appuntamenti come la mostra Testimoni silenziose oltre allo
spettacolo Quattro ritratti di madri di Arnold Wesker con Maria Teresa Bardi.
Durante questo week end sono in programma due iniziative; una sabato mattina alle ore 10.45 presso la Biblioteca
San Giorgio Ragazzi con Storie a confronto ossia un babbo ed una mamma che leggeranno storie nelle quali i
protagonisti maschili dialogano con protagoniste femminili che fanno cose assai diverse dallo sposare un principe
soprattutto se azzurro; mentre nel pomeriggio presso la Biblioteca San Giorgio è prevista la cerimonia di donazione alla biblioteca dell’opera “Il cielo addosso omaggio a Gianna Manzini” a cura dell’artista pistoiese Rossella
Baldecchi; inoltre verrà inaugurazione della mostra di Rossella Baldecchi presso le vetrine e nello spazio espositivo.
Giovedì prossimo 14 marzo alle 21 allo spazio delle musiche Melos ci sarà un concerto di canti tradizionali femminili
nel mondo denominato “I canti delle donne” con Daniela Dolce e l’ensemble vocale “AlmaDea” mentre sabato16
presso la saletta Gherardeschi andrà in scena”donne sopra le righe” e nell’occasione verrà presentato il volume
“Era meglio nascere orfani” di Deborah Benini.
Gli appuntamenti proseguono anche giovedì 21 marzo con un ricordo della poetessa Alda Merini in occasione
dell’anniversario della sua nascita.
Sabato 23 alle ore 16.30 presso la Biblioteca San Giorgio è in programma una performance teatrale a cura della
compagnia Il Rubino diretta da Dora Donarelli, presidente dei soci Coop di Pistoia. La compagnia porterà in scena
le donne di domani: le ragazze di Eve Ensler e di Sara Barbanera si muovono nel mondo rapido, violento e cinico
della contemporaneità, cercando affetto e qualche sicurezza.Tutte queste storie di giovani donne servono per uno
spunto di una riflessione che abbraccia il futuro di tutta l’umanità, mettendo in discussione le scelte che gli adulti
compiono giornalmente. Al circo Arci di Bonelle Lidia Castellani presenterà il suo romanzo “Il Corpo non sbaglia”
e Stefano Ciccone dell’Associazione Maschile Plurale il suo “Essere maschi”.
Appuntamento conclusivo sabato 30 marzo sempre alla San Giorgio con la presentazione del libro “I piedi lontani”di
Lucia Focarelli.
Edoardo Baroncelli
n medico dell’ospedale di Pistoia, il dottor Michele Trezzi, ha
ottenuto il primo premio nell’ambito della terza edizione del
“Gram Award - Per la ricerca e l’innovazione in infettivologia”
che si e’ svolto lo scorso febbraio a Roma. Il medico con “un
caso d’infezione di protesi vascolare dell’aorta ascendente ed endocardite
da staphylococcus aureus” è stato il primo classificato per avere presentato il miglior caso clinico a livello nazionale; erano circa una sessantina i
centri presenti, sia ospedalieri che universitari, provenienti da tutta Italia.
Il dottor Trezzi che ha 38 anni, è nato Milano e vive a Siena, lavora con
una borsa di studio per la ricerca, da circa tre anni, presso la unità operativa aziendale di malattie infettive di Pistoia, diretta dal dottor Corrado
Catalani, occupandosi prevalentemente del trattamento domiciliare nei
pazienti affetti da HIV. Il caso descritto che si è aggiudicato l’importante
riconoscimento ha riguardato un paziente di 69 anni, di Pescia, che da
circa due anni aveva febbre persistente e per il quale anche la risposta
agli antibiotici è stata negativa. Il caso clinico ha coinvolto figure professionali territoriali, diverse discipline specialistiche, strumenti diagnostici
di recente generazione (la risonanza magnetica cardiaca effettuata presso
la Fondazione toscana CNR “Gabriele Monasterio” di Pisa), strutture
ospedaliere-universitarie regionali (la cardiochirurgia e la farmacologia
fiorentina) e private convenzionate (Istituto Radiologico Toscano per
l’esecuzione della PET).
“Il merito di questo importante risultato - ha commentanto il dottor
Catalani - va certamente al dottor Trezzi per dedizione, impegno, tenacia
e competenza, ma anche a tutti i miei colleghi medici ed al personale infermieristico che si sono adoperati con capacità professionali e relazionali
che ci proiettano già verso l’organizzazione che sarà attuata del nuovo
ospedale dov’è richiesta operatività collaborativa aziendale con enormi
vantaggi per i casi clinici complessi”.
MICROCREDITO
A Pistoia erogati
prestiti
per oltre
un
milione
di
euro
Il sistema, adesso consultabile anche online, si rivolge
a persone e famiglie in difficoltà e a microimprese
I
l Sistema Provinciale Microcredito Pistoiese, iniziativa
nata nel marzo del 2009 e
concepita come una evoluzione del precedente progetto
“Mi fido di te”, avviato nel 2007 a
Pistoia, con l’obiettivo di erogare
microcrediti a soggetti non bancabili, esclusi dal circuito finanziario
tradizionale, adesso è anche online
(www.microcredito-pistoia.org). Il
sito web, gestito dagli stessi volontari
del progetto, è accessibile e facile da
consultare. Oltre a trovare tutte le
informazioni inerenti al progetto, alla
sua natura e storia, il sito è un ottimo
e facile strumento per conoscere le
modalità e i requisiti di accesso, le
condizioni economiche e i dettagli
operativi. Al 31 dicembre 2012 il
sistema del microcredito pistoiese
ha erogato crediti per un milione
e 300mila euro. Il progetto vede la
partecipazione di dodici soggetti
– Banca di Pistoia, Banca di Pescia,
Banca di Vignole e Montagna Pistoiese, Banca di Masiano, Banca della
Valdinievole, Cassa di Risparmio di
Pistoia e della Lucchesia, Fondazione
Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia,
Arciconfraternita della Misericordia
di Pistoia, Fondazione Un Raggio di
Luce Onlus, Caritas Diocesana di
Pistoia, Caritas Diocesana di Pescia,
Provincia di Pistoia – e si rivolge
a persone e famiglie in condizioni
di particolare vulnerabilità, non
bancabili e con problemi finanziari
straordinari, non capaci di soddisfare
i bisogni prioritari; a microimprese,
con difficoltà di accesso al sistema
bancario tradizionale, ma promotrici
di buone idee imprenditoriali; a organizzazioni non profit, con l’obiettivo
di sostenere lo start-up e il rafforzamento/sviluppo di microimprese
e supportare iniziative con impatto
socio-economico. L’ammontare
dei microcrediti concedibili varia a
seconda del tipo di beneficiario. Per
i microcrediti sociali si va da 1.000
a 7.000 euro, mentre per quelli
imprenditoriali da 1.000 a 25.000
euro. La durata massima è di 5 anni,
il rimborso è mensile con un tasso
di interesse particolarmente basso.
Vita
La
10 Marzo 2013
comunità e territorio
n. 10
FONDAZIONE BANCHE DI PISTOIA E VIGNOLE
11
Mostre
Il Campus scientifico «Il cielo addosso»
“Il Futuro Presente”
sulle orme di Archimede
La pittrice Rossella Baldecchi dona al Comune un
trittico ispirato a Gianna Manzini. Sarà collocato nella
Biblioteca San Giorgio
«I
di Silvia Mauro
S
e per Bertrand Russell la
matematica è la sola scienza
in cui non si sa mai di cosa
si stia parlando, né se quello
che si dice sia vero, in realtà – dice
Enrico Giusti, chiamato quest’anno,
direttamente dal museo fiorentino
della matematica il “Giardino di
Archimede”, a prendere parte alla
direzione scientifica del Campus
“Il Futuro Presente” - proprio da
questa disciplina, spesso avvertita
come ostica e lontana, prendono
vita le applicazioni più importanti
per l’umanità, come ad esempio il
computer.
Parte da qui l’idea di dedicare
la settima edizione del Campus
scientifico “Il Futuro Presente” - organizzato ed interamente finanziato,
come ogni anno, dalla Fondazione
Banche di Pistoia e Vignole per gli
studenti delle classi III, IV e V delle
scuole superiori – al tema della
matematica, in tutte le sue possibili
declinazioni: dalla sua evoluzione
storica, con lezioni su Archimede e
Cartesio, alla sua rilevanza nella vita
culturale e civile, con l’intervento del
filosofo Giulio Giorello, fino alle sue
molteplici applicazioni pratiche, che
vanno dalle macchine di Alan Turing
ai modelli usati nel campo della salute
e dello sport.
“La geometria degli oggetti, dello
spazio e delle idee. Sulle orme di
Archimede: l’intelligenza della Matematica fra realtà e immaginazione” è
infatti il titolo e l’argomento centrale
dell’edizione 2013 del Campus scientifico, presentato venerdì 1° marzo
agli insegnanti degli istituti scolastici
di Pistoia, Prato e del circondario di
Empoli-Vinci. Ma – come ha ricordato
Bruno Carli, direttore scientifico del
Campus - come sempre il programma
spazierà tra molti altri argomenti,
nell’ottica dell’incontro tra discipline
e culture: quindi dall’astronomia alla
cosmologia, dall’evoluzione al Bosone
di Higgs, per arrivare a toccare, con
la lezione del genetista Edoardo
Boncinelli, argomenti al confine tra
la biologia e la filosofia.
“Come ogni anno, i relatori chiamati ad intervenire sono di altissimo
livello” - ha fatto notare Ezio Menchi,
ideatore e responsabile del progetto - “ma starà poi ai ragazzi trovare
il giusto equilibrio tra leggerezza
ed intelligenza, per vivere a pieno
questa esperienza straordinaria, il cui
riscontro, tra chi ha partecipato alle
precedenti edizioni, è sempre stato
più che positivo”.
Nella cornice medicea di Villa
La Magia a Quarrata, dal 2 al 7
settembre, gli studenti – selezionati
quanto più equamente possibile per
genere, provenienza territoriale e
tipologia di scuola - saranno, infatti,
impegnati quotidianamente in lezioni
e conversazioni di ambito scientifico e in svariate attività ricreative.
“Un’esperienza unica e senza eguali
sul territorio nazionale: una settimana
di vita in comune, a contatto diretto
con docenti e ricercatori spesso
di fama internazionale, nonché interamente gratuita per coloro che
vi parteciperanno” - ha ricordato
il vicepresidente della Fondazione,
Giorgio Mazzanti, nel corso della
presentazione - “Il 70% dei nostri
interventi è, infatti, in favore delle
scuole e dei giovani e questa iniziativa
è il nostro fiore all’occhiello”.
Gli studenti interessati devono
inviare, entro il 30 giugno, il modulo
della domanda, reperibile a scuola,
alla sede della Fondazione Banche di
Pistoia e Vignole, in via Giusti n. 29/c
a Quarrata (PT). E’ possibile inviare
la domanda anche per e-mail (info@
fondazionepistoiaevignole.it) o tramite il form presente sul sito www.
fondazionepistoiaevignole.it.
l cielo addosso». Si intitola così l’opera che la pittrice
pistoiese Rossella Baldecchi ha donato al Comune di Pistoia e che sabato 9 marzo (ore 17.30) verrà inaugurata,
alla presenza delle autorità cittadine, nella Sala Manzini
della biblioteca San Giorgio, dove rimarrà esposta in forma definitiva.
Nella stessa occazione verrà inaugurata una mostra personale con altre
opere in tema dell’artista. Sarà anche presentato il catalogo, offerto in
dono agli intervenuti all’inaugurazione. «Il cielo addosso» è un trittico di
grandi dimensioni che ha comportato all’artista, insieme a tutti gli altri
lavori che saranno esposti fino al 6 di aprile, un anno di lavoro. «Ho elaborato questo dipinto - spiega Baldecchi - e le altre opere esposte, dopo
aver letto
“Ritratto
in piedi” di
Gianna Manzini». «Qui
lo splendido
trittico “Il cielo addosso”
di Rossella
Baldecchi spiega Elene
Becheri, assessore alla
cultura del
Comune di
Pistoia - vivrà la sua
vita futura, in
compagnia
dei tanti
lettori che ogni giorno abitano questo spazio dedicato alla letteratura
contemporanea, grazie alla generosità dell’artista, che ha voluto donare
l’opera al Comune di Pistoia, andando ad arricchire con la propria testimonianza artistica un luogo già fortemente caratterizzato dalla presenza
di opere d’arte contemporanea. Ma Rossella ha fatto alla città altri regali
importanti di cui le siamo immensamente grati: per un mese lo spazio
espositivo della Biblioteca ospiterà i disegni preparatori del trittico, e
nelle vetrine esterne sarà accolta una emozionante sequenza di piccole
tele che accompagneranno idealmente il percorso del visitatore verso
la sala del primo piano, tessendo un irresistibile legame ideale con la
emozionante opera che ritrae una giovane Gianna Manzini immersa nella
lettura della sua opera più importante, “Ritratto in piedi”, e attorniata dai
tanti elementi simbolici legati alla tomba del padre: il miglio, gli uccellini,
le violette». Un momento particolarmente fecondo, quello attuale, per
Rossella Baldecchi, che pochi giorni fa ha inaugurato un’altra “personale”
nella Sala Banti di Montemurlo, a cura dell’assessorato alla cultura.
P.C.
SERRAVALLE
Aiuole e rotonde sponsorizzate
Saranno le ditte private a curare la manutenzione degli spazi verdi,
in cambio di pubblicità
A
Ponte Stella, Casalguidi
e Cantagrillo (Serravalle
Pistoiese) sono in arrivo
aiuole e rotatorie sponsorizzate che, per tre anni e senza
gravare sulle casse comunali, saranno
gestite da aziende private, in base al
bando comunale “Adotta il verde pubblico”. I progetti arrivati sono quello
del gruppo formato da Elettrotecnica
Agostini, Vannucci Piante e Gruppo
Giardini, quello del giardiniere professionale Alessio Borselli e quello della
Ditta Chiti Ilvano.
“Il bando ha dato un’occasione alle
aziende per farsi pubblicità e al
Comune di avere un verde pubblico
esteticamente gradevole e ben curato
- spiega l’assessore all’ambiente, Luca
Santucci - In cambio della sistemazione
di questi spazi le aziende potranno
collocare all’interno dell’aiuola il
proprio logo”.
La gestione delle due rotonde di
Ponte Stella (quella collocata tra via
del Redolone e la variante per Pistoia,
e l’altra tra via Montalbano e via del
Redolone) coinvolge tre aziende,
trattandosi di due spazi piuttosto
grandi. L’Elettronica Agostini fornirà
gli impianti di irrigazione, Vannucci
Piante il verde e gli alberi, mentre il
Gruppo Giardini curerà la manutenzione. Ad Alessio Borselli è riconfer-
mata la gestione delle due aiuole di
piazza Biagini a Cantagrillo, inoltre si
occuperà di quella posta allo stop di
intersezione tra via Montalbano e via
Pollacci, (dopo il cimitero procedendo
verso il paese) e di quella collocata
all’intersezione tra via Montalbano e
viale Europa. Alla ditta Chiti Ilvano
vanno le tre aiuole in piazza Gramsci:
quella di fronte al Comune, quella di
fronte all’ingresso della Chiesa e quella
piccola di fronte alla mesticheria.
“Delle altre aree a verde - conclude
l’assessore - se ne occuperà, come
sempre, il Comune, garantendo un
allestimento dignitoso e una cura
stagionale”.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12
Vita
La
n. 10 10 Marzo 2013
L’8 marzo le artigiane incontreranno le operatrici di “Libere tutte” A MONTECATINI
Contro la violenza sulle donne le spighe
delle imprenditrici di Confartigianato
Contestualmente, l’associazione degli artigiani lancia le “quote rosa”,
un particolare pacchetto di sconti sui servizi per le donne titolari d’impresa
S
aranno dedicate alle
donne vittime di
violenza le spighe di
grano, simbolo scelto
dalle imprenditrici di Confartigianato Pistoia per celebrare
l’8 marzo.
Venerdì 8 marzo alle 11, le
dirigenti del gruppo provinciale
Donne Impresa saranno a
Montecatini, nella sede di “Libere tutte” (via Marconi, 51),
per incontrare le operatrici del
centro antiviolenza che da anni
aiuta le donne ad affrontare
ed elaborare il trauma della
violenza e gli effetti che questa
produce.
Contestualmente Confartigianato lancerà le “quote
rosa”, un un particolare pacchetto di agevolazioni e sconti
sui servizi per le imprese
gestite da donne.
Sostenuta dalla Banca del
Monte di Lucca, la consegna
delle spighe vuole ricordare,
in occasione della Festa della
donna, la lotta che, nell’Ottocento, le trecciaiole combatterono per sconfiggere la
concorrenza cinese.
Giunta alla X edizione, la
“festa delle spighe” costituisce
un appuntamento ormai tradizionale per le imprenditrici
pistoiesi che, a partire dal 2004,
dedicate alle titolari d’impresa”.
“Ma ciò che più ci preme,
in questo momento _ conclude
la presidente di Donne impresa
_ è legare il nostro messaggio
di legalità e di solidarietà al
femminile alla denuncia contro le violenze perpertrate
contro le donne, spesso all’interno della stessa famiglia, per
mantenere viva l’attenzione
dell’opinione pubblica su questo terribile fenomeno”.
Un po’ di storia
hanno consegnato le spighe
ai sindaci della provincia, al
Prefetto, alle forze dell’ordine,
alle giornaliste pistoiesi, alle
dirigenti scolastiche, alla presidente del Tribunale di Pistoia e
ad alcune esponenti della Magistratura, alla presidente e agli
assessori e consiglieri donna
della Provincia di Pistoia, alle
monache-artigiane dei conventi
di clausura pistoiesi e, lo scorso
anno, alle badanti.
Come spiega la presidente
provinciale del gruppo Donne
Impresa di Confartigianato,
Claudia Venturini, “l’idea di sostituire la mimosa con le spighe
di grano è nata dalla scoperta
che il celebre sciopero delle
trecciaiole del 1896 fu effettuato per protestare contro
le tariffe da fame applicate
dai committenti dopo che il
mercato era stato invaso dalle
trecce di paglia di riso importate dalla Cina a prezzi stracciati:
le trecciaiole boicottarono la
lavorazione delle trecce con cui
si realizzavano i famosi cappelli
di paglia di Firenze, riuscendo a
bloccare l’intera filiera e a scon-
Correva l’inizio del ‘700
quando, per la brillante idea
di un artigiano di Signa (tale
Domenico Michelacci) si avviò
nell’area fiorentina la lavorazione delle trecce di paglia di
grano, con le quali venivano
poi realizzati cappelli, borse e
altri manufatti di uso comune:
in poco tempo il cappello di
paglia, la famosa “paglietta”,
conquistò i mercati di tutto
il mondo accompagnando la
moda maschile e femminile e diventando uno “status
symbol” delle più diverse classi
sociali.
Attraverso la coltivazione
apposita del grano e la lavorazione della paglia, questa attività favorì e aiutò a svilupparsi
un’economia agricola asfittica,
figgere la concorrenza sleale”.
“Ancora oggi _ prosegue
Venturini _ gli artigiani e i piccoli imprenditori conto terzi
soffrono un’analoga concorrenza sleale ed è per questo
che le imprenditrici di Confartigianato Pistoia hanno scelto
di ricordare la lotta delle trecciaiole, optando per le spighe
di grano al posto della mimosa.
Ed è sempre in questa ottica
che l’associazione ha pensato
di lanciare, in occasione della
festa della donna, le Quote
rosa, ovvero delle agevolazioni
permettendo ad un’infinità di
contadine e povere donne di
arrotondare i magri introiti
familiari.
Ma quel sogno di benessere e di riscatto di intere
generazioni di donne fu messo
in crisi dalle tariffe bassissime
dovute all’importazione di
trecce di paglia di riso dalla
Cina, che venivano immesse sul
mercato a prezzi di insostenibile concorrenza. Questo portò,
nel 1896, al famoso e storico
sciopero delle trecciaiole, sostenuto anche da contadini e
piccoli artigiani, che boicottarono la lavorazione delle trecce, la rifinitura e l’assemblaggio.
Lotta dura e lunga, lotta
per la sopravvivenza e per difendere un’economia agricolo/
artigianale, che lentamente fu
vinta migliorando le tariffe e
bloccando le importazioni.
Si dette così gradualmente
vita al “distretto della paglia”
che durò fino alla fine degli anni
‘50 quando la disattenzione
politica, sindacale e istituzionale permise il riaffermarsi
delle trecce di paglia di riso
importate, decretando la fine
della lavorazione della paglia, da
allora di appannaggio esclusivo,
quale monopolio mondiale,
della Cina.
spor t pistoiese
NUOTO
“Pistoiesi”, 26 squilli
ai regionali
N
uotatori Pistoiesi, grandi numeri. Sono ormai
anni che la piccola, grande società nostrana, presieduta da Giancarlo Lotti e diretta tecnicamente da Massimiliano Lombardi, è nell’élite della
disciplina sportiva, in Italia e all’estero, pur senza poter disporre delle risorse e dei mezzi degli squadroni. Nemmeno
delle strutture, visto che la famosa piscina olimpica non è
mai stata edificata a Pistoia. Questa volta, priva dell’azzurra
Alice Nesti, appena rientrata dall’Arizona dove ha svolto
uno stage di preparazione atletica con la Nazionale italiana,
la nostra formazione, guidata dall’assistente di Lombardi,
Alice Ieri (anche il capo coach era reduce dagli States), ha
ben figurato a Livorno, ai Campionati Regionali di categoria, conquistando un bottino di 26 medaglie, 10 ori, 10 argenti e 6 bronzi per un significativo sesto posto di squadra.
A imporsi su tutti, com’era prevedibile, l’altro azzurro, Niccolò Bonacchi (nella foto), capace
di ottenere 5 ori (nei 50m, 100m e 200m dorso, nei 50m e 100m farfalla) e un argento (nei
50m stile libero). Molto positivo il comportamento dell’azzurrina Giulia Gabbrielleschi, che
si è aggiudicata 3 ori nei 400m misti, 400m e 800m stile libero; bene pure Lorenzo Gabrielli,
abile nell’imporsi nei 200m farfalla e nel salire sul secondo gradino del podio nei 100m farfalla e sul terzo nei 200m misti. Un titolo regionale toscano anche per Marco Porta nei 50m
dorso; Porta che ha vinto pure un argento nei 100m della stessa specialità. Elogi anche per
Yari Venturi, che ha riportato a casa 2 argenti, nei 100m e 200m rana, e 2 bronzi, nei 200m
farfalla e 400m misti; Camilla D’Orso, 2 argenti nei 100m farfalla e 400m misti, 1 bronzo nei
200m farfalla; Lorenzo Iacometti, 1 argento nei 400m misti e 1 bronzo nei 200m dorso; Asya
Sforzi, 1 argento nei 100m farfalla e 1 bronzo nei 200m farfalla; Jacopo Giannoni, 1 argento
nei 200m farfalla. Non hanno raccolto medaglie, ma hanno tenuto alto il nome del club pistoiese anche Matteo Bellucci, Giulio Masi, Chiara Magnolfi, Renzo Scaccia, Angelica Monari,
Emma Leonetti, Matteo Maffei, Erika Lenzi, Irene Bovani, Umberto Trinci e Matteo Sabatino.
Una Nuotatori, quindi, da applausi: primo esame stagionale superato con il massimo dei voti.
Gianluca Barni
Calcio - Basket
Tempi Supplementari
I
di Enzo Cabella
Nonostante i ripetuti ammonimenti
della vigilia di coach Moretti, la partita
tra Pistoia Basket e Imola è finita secondo le generali previsioni. Pronostico rispettato, successo pistoiese, conferma
del primo posto in classifica, la regina del
campionato è sempre lei. E’ vero che una
sfida tra la prima e l’ultima della classe può
finire con un successo di quest’ultima, ma
al 99 per cento dei casi la capolista riesce
ad avere ragione della cenerentola. Così è
stato tra Pistoia e Imola, che solo sulla carta
poteva correre il rischio di affrontare la
gara con troppa sufficienza. In realtà, sono
proprio questi testa-coda che nascondono
i maggiori pericoli. Toppo e compagni, però,
non hanno voluto correre rischi e alla fine
hanno conquistato i due punti. Se è vero
che la formazione romagnola ha cercato
ogni mezzo per mettere il bastone tra le
ruote del carro pistoiese è anche vero che,
quando si è trattato di rompere l’equilibrio
e di far pendere l’ago della bilancia dalla parte dei biancorossi pistoiesi, l’Imola ha dovuto arrendersi. Ed è stata, quella di Toppo e
compagni, una vittoria che ha permesso di
mantenere inviolato il PalaCarrara, un altro
primato della squadra di Moretti. IL campionato, oggi, è sospeso, in quanto ci sono da
giocare (a Trento) le ‘final four’ di coppa Italia, cui partecipa anche la squadra di Moretti.
Gli addetti ai lavori hanno dichiarato che la
Coppa interessa, quindi la squadra biancorossa si presenta con i favori del pronostico,
anche perché Moretti potrebbe recuperare
Hicks, giocatore talentuoso che non ha
giocato le ultime partite di campionato
per infortunio. Disporre di Hicks vorrebbe
dire aumentare notevolmente le chances di
successo.
A margine della partita con Imola, c’è stato
un simpatico intermezzo. Sono sfilati in campo alcuni dei protagonisti del ‘periodo d’oro’
del basket pistoiese. Un gioioso ritorno al
passato, un rifiorire di emozioni, occhi lucidi. E grazie al supertifoso Giacomo Vettori,
con la collaborazione di Luca Magni, Saverio
Melegari e Cristiano Rabuzzi, verrà prodotto
un Dvd (interviste, filmati e aneddoti) che
racconterà trent’anni di storia della pallacanestro di casa nostra. Una bella iniziativa
per ricordare ai tifosi più anziani i vecchi,
indimenticabili successi e ai giovani per far
capire che cosa voglia dire il basket a Pistoia.
La Pistoiese, col nuovo allenatore Morgia in
panchina, sta cercando di riacquistare credibilità e passione. La promozione è sfumata
da tempo e così i playoff. Sono miseramente
fallire le promesse d’inizio stagione, il campionato ormai non ha più nulla da dire e si
sta stancamente trascinando verso l’epilogo.
Ma non è tanto il presente quanto il futuro
a preoccupare: il presidente Ferrari vorrà
ancora guidare la società?
Vita
La
10 Marzo 2013
n. 10
L’esempio svizzero
13
dall’Italia
I “gatti grassi” messi a dieta
È
ragionevole pagare al capo
di un’azienda uno stipendio mille volte superiore a
quello di un suo impiegato?
Ed è ragionevole, per un’azienda, impiegare una simile quantità di risorse
con le quali, appunto, si potrebbe
stipendiare un’intera fabbrica invece
che un uomo solo?
La logica di un bimbo direbbe di
no; la logica di quest’ultimo decennio,
invece, ha detto sì. I top manager (o
“gatti grassi” come li chiamano oltreoceano) di molte, troppe aziende e
banche, guadagnano in un anno quel
che un colletto bianco percepisce in
una ventina di vite lavorative.
Si dirà: sono manager eccezionali,
oppure è il frutto del loro merito. E
qui sta la logica che ha portato gli
svizzeri per primi (con un referendum popolare) a tagliare le unghie a
quei gatti grassi. Perché nemmeno
Anticipati
i test di
ammissione
all’Università
di Alessandro Orlando
D
a quest’anno i test di ammissione per le facoltà
universitarie di Medicina,
Odontoiatria, Veterinaria e Architettura sono anticipati
a luglio e dal 2014 addirittura a
aprile, non più a settembre come
è sempre accaduto. Ed è polemica
poiché migliaia di studenti rischiano di non potersi preparare per
partecipare alle prove. I tempi che
intercorrono tra l’esame di stato
(esame di maturità) e le prove di
selezione per acceso alle facoltà
sono brevissimi, quasi inesistenti.
Dal punto di vista del ministro
anticipare a luglio i test di ingresso
è il modo per offrire “un migliore
servizio agli studenti”, oltre ancora
ad arrivare a un allineamento di
date con le università degli altri
Paesi europei: “Abbiamo preannunciato l’operazione a marzo
dell’anno scorso e nei prossimi
giorni daremo le prime indicazioni
sui contenuti dei test, che saranno
allineati a quelli dell’esame di maturità creando così una continuità
nella preparazione”.
Da parte degli studenti, delle
associazioni dei genitori e del Codacons si denuncia una violazione
del diritto allo studio, considerato
che ci sarà un tempo limitatissimo
per prepararsi su materie a volte
sconosciute, ed è stato annunciato un ricorso collettivo al Tar. In
mezzo ad un mare di polemiche
il ministro Profumo continua a
sostenere “rendere il sistema più
ordinato” mentre l’Associazione di
Consumatori dichiara che si tratta
di una scelta irrazionale perché “è
come se si trattasse dell’ammissione a qualche corso scolastico
serale e non invece dell’inizio di
un percorso di studio decisivo”. Il
ricorso al Tar è pronto, la partita è
ancora aperta, staremo a vedere.
Superman avrebbe capacità proporzionate a tali stipendi, che vengono
pagati anche se le cose vanno male,
o così così. Per non parlare delle
splendide buonuscite accordate a
manager incapaci pur di riuscire a
rimuoverli. E magari, per far quadrare
i conti, quelle stesse aziende licenziano o mettono in cassa integrazione
anche migliaia di persone.
Questo andazzo ha da anni
travalicato le Alpi e trovato terreno
fertile pure nel tessuto economico
italiano. Non è solo questione di
giustizia, che pure… Il meccanismo
per ingrassare i felini, magari senza
dare troppo nell’occhio, è semplice:
si chiama “stock option”. Oppure,
il vecchio premio di produzione. Al
raggiungimento di determinati obiettivi, scattano bonus da favola. O, nel
caso di “stock option”, si assegnano
azioni aziendali che si potranno vendere dopo un tot di tempo o quando
la quotazione in Borsa arriverà a un
certo livello.
Quest’ultimo meccanismo ha
portato, negli anni scorsi, a “drogare”
N
on che si abbia paura
dell’Europa, ma con
l’Europa bisogna fare
i conti. E del giudizio
dell’Europa non si può non tenere conto, non fosse altro che per
il rilievo economico finanziario
che ogni sospiro dei capi di Stato
e di Governo ha sulla tenuta dello spread e in generale sulle performance dei Paesi deboli, come
l’Italia oggettivamente è.
Non sorprende, quindi, l’iniziativa del premier tecnico Mario
Monti, di invitare a Palazzo Chigi
i leader dei tre principali partiti
italiani (Pd, Pdl e M5S) in vista del
consiglio europeo del 14 marzo.
Un appuntamento vicinissimo
al quale il governo italiano ha il
dovere di presentarsi con un’idea
di Europa che possibilmente goda
della convergenza delle principali
forze politiche italiane. Andare in
ordine sparso e sparare a palle
incatenate sul proprio esecutivo
e sul governo europeo non solo
non è uno spettacolo commendevole, ma soprattutto è un
comportamento politicamente
suicidario.
Dietro questa mossa di Monti si
intravede la sagoma del Quirinale.
Una presenza tanto più solida
e rassicurante nelle ore difficili
della Repubblica, nelle quali tutti
i tentativi di dialogo sembrano
scontare ancora il clima arroventato della campagna elettorale.
I cittadini guardano al Colle, e
al suo inquilino, come un sigillo
di garanzia per la tenuta democratica del Paese e per la qualità
del dibattito pubblico. Nei giorni
a venire, è la speranza che si fa
strada nell’opinione pubblica più
avvertita, le polveri dello scontro
elettorale pian piano si depositeranno per lasciare spazio a
una riflessione più pacata, magari
lontana dai riflettori di un’informazione ancora troppo urlata e
Con un referendum popolare è stato
deciso di fissare un tetto ai compensi
dei top manager che oggi guadagnano
mille volte di più dei loro dipendenti.
Non è solo una questione etica.
Ci sono anche le distorsioni, evidenti,
del mercato azionario
di Nicola Salvagnin
i corsi azionistici e, in definitiva, l’operatività aziendale tutta concentrata
sui risultati del prossimo trimestre,
e non su una sana crescita valutata
nell’arco di diversi anni. Tutto e
subito, e ancora oggi il mondo sta
pagando questa ingordigia. Perché la
crisi finanziaria non nasce dal niente,
ma dalla voglia di fare enormi profitti
subito, con strumenti finanziari che
hanno inquinato l’intera economia
mondiale.
Gli svizzeri, ma sono solo i primi,
hanno deciso di dire basta. I megacompensi dovranno essere decisi
dalle assemblee degli azionisti e
valutati secondo i risultati ottenuti
di anno in anno. Perché di brutto
c’era e c’è pure il meccanismo con
cui nascono, queste ingiustizie. I
ristretti consigli di amministrazione
di grandi aziende e banche decidono
autonomamente di assegnarsi lauti
stipendi o meravigliosi bonus. Così
meravigliosi che basta un anno, ad
un top manager pure incapace, per
sistemare se stesso e la sua famiglia
per diverse generazioni.
Ma noi vorremmo sottolineare
un altro aspetto, pur considerando
un principio generale che si rischia
di travolgere con queste considerazioni. E cioè che il merito va comunque premiato, che chi ha grandi
responsabilità deve avere adeguati
compensi; che non si può pagare i
manager delle aziende statali dieci
volte meno di quelle private, altrimenti i migliori se ne andranno via.
Quindi, fatto salvo il principio
del merito, deve però essere contemperato da quello dell’equità, o
almeno della sana gestione aziendale.
Strapagare non è solo iniquo, ma
anche dannoso. Per dare ad uno, si
sacrificano cento: cioè chi l’azienda
la fa realmente camminare, chi produce, vende, amministra. Sono tutti
gli altri lavoratori a sobbarcarsi il
peso di simili emolumenti, perché
quando poi i costi si sono rivelati
eccessivi, ecco che il nuovo top
manager invoca il “taglio dei costi”.
Indovinate quali.
Non tifare
per lo sfascio
Il Quirinale può garantire la giusta dose di realismo e di solida
concretezza riformista a questa difficile fase repubblicana
di Domenico Delle Foglie
poco pensata.
E’ possibile immaginare che dagli
incontri separati di Monti con
Bersani, Berlusconi e Grillo, e
in particolare dalla qualità del
dialogo che si svilupperà a Palazzo Chigi, il presidente della
Repubblica potrà trarre alcune
indicazioni preziose in vista delle
consultazioni per la formazione
del nuovo governo. La saggezza
di Giorgio Napolitano non è in
discussione, così come il suo
desiderio di garantire all’Italia un
posto fra i Grandi in Europa e nel
Mondo, ma a condizione di tenere
unito il Paese attorno a un’idea di
comunità solidale che sa trovare
dentro di sé le risorse morali per
fronteggiare anche la più grave
delle crisi istituzionali che l’Italia
sia stata chiamata a vivere. Lo
spettro dell’ingovernabilità certamente lo angustia, ma ancor più
lo rende pensoso il rischio di uno
sfilacciamento della coesione na-
zionale se, all’interno delle forze
politiche, vecchie e nuove, emergono e si consolidano egoismi di
partito che fanno perdere di vista
il bene comune. Che in questo
preciso momento, coincide con
la costruzione di un governo in
grado di preparare il futuro attraverso un’immediata svolta riformista. Il Quirinale, come tutti noi
cittadini responsabili, immagina e
spera che il governo futuro possa
contare su una maggioranza in
grado di dotare il Paese di una
legge elettorale che garantisca
governabilità e rappresentatività.
Che possa mandare un segnale di
speranza al Paese con interventi
fiscali in grado di dare ossigeno
immediato alle famiglie e ai lavoratori. Che sappia traghettare il
Paese per un periodo congruo a
garantire un fisiologico ricambio
delle classi dirigenti, così che i
vecchi partiti si riassettino e i
nuovi si sperimentino nell’Agorà.
Nessuno può e deve tifare per lo
sfascio nella speranza, mal riposta, di lucrare sulle macerie delle
istituzioni, dell’economia e della
società. Questa consapevolezza
talvolta si appanna quando vecchi
e nuovi pregiudizi prendono il
posto del realismo. Se qualcuno
non l’ha ancora capito, la casa
brucia. E se tutti i pompieri non
collaborano, non possono bastare
neppure la saggezza e la lungimiranza del presidente della Repubblica. Questa è l’ora dell’orgoglio
repubblicano.
14 dall’italia
LAVORO FESTIVO
n. 10 10 Marzo 2013
Non bruciamo la domenica
G
li orari e i giorni di apertura (o chiusura) degli
esercizi commerciali sono
un tema che non cessa di
interessare e anche dividere l’opinione pubblica, il mondo politico nonché
la stessa Chiesa, soprattutto per gli
aspetti legati al riposo festivo, alla celebrazione cristiana della domenica,
alla vita comunitaria, alla dimensione
dei legami familiari. Recentemente
la Corte Costituzionale italiana si
è pronunciata sulla materia, prendendo in considerazione numerosi
ricorsi presentati da diverse Regioni
italiane, in forma e con modalità e
contenuti diversi, ma tutti accomunati dall’intento di salvaguardare, in
qualche modo, la domenica come
giorno festivo e di riposo oltre che di
armonia familiare e sociale. La Corte
Costituzionale ha di fatto rigettato
tutti i ricorsi regionali variamente
motivati a difesa dei piccoli esercizi
(Piemonte), del riposo settimanale
(Friuli e Toscana), del rispetto delle
peculiarità socio-culturali (Lombardia) e altre. La Consulta ha così
sancito, a quanto sembra una volta
per tutte, la prevalenza del principio
di “tutela della concorrenza” e del
valore superiore della liberalizzazione, “rimuovendo vincoli e limiti alle
modalità di esercizio delle attività
economiche”. Tutto ciò -sostiene la
Corte- va “a beneficio dei consumatori” creando “un mercato più
dinamico e più aperto all’ingresso di
D
opo il cosiddetto “paziente di Berlino” che
qualche anno fa guarì
dall’Hiv grazie a un
trapianto di cellule del midollo,
lunedì è giunta la notizia di una
bambina di due anni e mezzo che,
nata nel 2010 da una mamma
portatrice di Hiv, è stata sottoposta subito dopo la nascita
per un anno e mezzo a una cura
con un “cocktail” di farmaci che
sembra abbiano debellato il male.
L’annuncio è stato fatto a un congresso specialistico in corso ad
Atlanta, negli Usa, dalla virologa
della Johns Hopkins University di
Baltimora, Deborah Persaud. Per
comprendere la portata e le conseguenze di questa notizia, abbiamo intervistato il professor Roberto Cauda, direttore dell’Istituto clinica delle malattie infettive
dell’Università Cattolica di Roma,
nonché componente della Commissione nazionale sull’Aids del
Ministero della salute.
Come si può valutare questa notizia rimbalzata sui
media di tutto il mondo?
“Anzitutto il consesso in cui è
stata annunciata: si tratta dell’appuntamento che noi del settore
conosciamo sinteticamente come
Croi, da Conference Retrovirus
Opportunistic Infections, in corso
ad Atlanta, negli Usa. È uno dei
congressi mondiali più autorevoli
dove si radunano scienziati che
fanno il punto sull’evoluzione delle
conoscenze. Due anni fa, per citare l’altro caso clamoroso, venne
presentato il famoso ‘paziente di
La Corte Costituzionale ha liberalizzato
totalmente la commercializzazione,
rigettando tutte le istanze delle Regioni.
Da monsignor Casile (Ufficio Cei
per i problemi sociali e il lavoro)
l’invito a ‘’non sacrificare all’economia’’
il giorno del Signore
di Luigi Crimella
nuovi operatori”. Di fronte a questi
pronunciamenti abbiamo raccolto il
parere di monsignor Angelo Casile,
direttore dell’Ufficio nazionale per i
problemi sociali e il lavoro della Cei.
Ormai sembra una cosa
fatta: la domenica non è più
“sacra” e il mercato sembra
aver vinto. Qual è il pensiero
della Chiesa italiana in materia?
“Per rispondere mi rifaccio a una
recente prolusione del presidente
della Cei, cardinale Bagnasco, che
ebbe a precisare: ‘Non è assolutamente indifferente né efficace
parcellizzare il tempo del riposo in
base alle leggi del mercato. La domenica, che nella tradizione del nostro
Paese è dedicata alla famiglia e, se
cristiana, al Signore nella comunità,
non può essere sacrificata all’economia, indebolendo anche in questo
modo un istituto che sempre di più
si conferma, insieme alla persona,
come la prima risorsa di una società
che voglia essere non una moltitudine
di individui ma un popolo coeso e
solidale’. Mi pare un intervento chiaro
e motivato”.
Alcuni obiettano che dietro alle resistenze al lavoro
domenicale ci sia una visione
agreste e superata della società. Cosa risponde?
“La società agricola aveva mantenuto un rapporto tra lavoro e festa
molto forte e attento ai ritmi del
riposo e del lavoro di cui godevano
indirettamente anche gli animali e la
stessa terra. Pensiamo alla mirabile
descrizione leopardiana contenuta
ne ‘Il sabato del villaggio’. Con la progressiva industrializzazione del lavoro,
la società ha gradualmente perso il
rapporto tra giorno feriale e giorno
festivo. Papa Leone XIII nell’enciclica
Rerum Novarum richiamava il dovere
di riconoscere nella vita sociale gli
obblighi imposti dalla legge di Dio e
di rispettare i valori religiosi, ai quali si
ricollega il riposo festivo a vantaggio
dei lavoratori. Il riposo festivo, scriveva, scaturisce dalla ‘dignità dell’uomo
LOTTA ALL’HIV
Speranza dalla bimba guarita
Il caso americano apre nuove prospettive. Il professor Cauda:
“La novità è rappresentata dalla precocità dell’intervento,
entro le 30 ore dal momento della nascita, e forse dai dosaggi”
di Luigi Crimella
Berlino’, primo a guarire dall’Hiv
con trapianto di cellule del midollo
che lo ha reso resistente al virus.
In questo caso, invece, quello che si
sa è che la bambina è stata trattata
non con una terapia nuova, perché
i tre farmaci citati sono in uso da
molti anni. La novità è rappresentata dalla precocità dell’intervento,
entro le 30 ore dal momento della
nascita, e forse dai dosaggi che ancora non sono stati diffusi”.
Quindi un evento che lascia
ben sperare per il futuro?
“È chiaro che si tratta di un caso
che merita particolare attenzione.
Non dimentichiamo che il virus
ha la capacità di mascherarsi e
integrarsi nel sistema genetico,
il che lo rende particolarmente
difficile da eradicare. Siccome
sono state fatte prove e ricerche
e si è atteso del tempo prima di
dare quest’annuncio alla comunità
scientifica, mi pare che possiamo
per il momento assumere il fatto
che, anticipando le terapie, potremo ottenere dei risultati comunque molto interessanti”.
Cosa la fa essere così mo-
deratamente ottimista?
“Dalle informazioni finora conosciute e chiaramente in attesa
di una ufficializzazione sul piano
della letteratura scientifica, penso
si possa ipotizzare che la bambina sia funzionalmente guarita:
cioè che sia stata riscontrata una
remissione del male a lungo termine, in assenza di trattamento e
con test ripetuti che non evidenziano la presenza virale attiva nel
sangue”.
Ammettendo tutto questo,
quali ricadute di tipo medico e curativo è possibile
che avvengano da qui in
avanti?
“Ribadendo che i farmaci non
sono nuovi, anzi sono in uso già
da diversi anni, e non sono particolarmente costosi, si può anzitutto ipotizzare una loro adozione di
ampio respiro nei Paesi dove l’Hiv
è particolarmente diffuso, come
ad esempio in certi Paesi africani.
Se la filosofia è impedire che il
virus si annidi nelle cellule dove
si integra col materiale genetico,
il risultato annunciato su questa
bambina, curata precocemente, la-
scia aperta una grande speranza”.
Qual è la situazione
dell’Hiv oggi nel mondo?
Sarà una battaglia che verrà vinta?
“L’infezione è ancora molto diffusa, sia nel nord sia nel sud del
mondo. È comparsa negli anni ‘80
e da allora ha colpito milioni di
persone. Oggi, però, è profondamente diversa rispetto ad allora.
La mortalità è sotto controllo,
soprattutto al nord. Al sud invece, dove maggiore è la povertà,
i problemi rimangono, anche se
appaiono lentamente in via di soluzione. Sono stati fatti molti passi
in avanti grazie a politiche di solidarietà. Molto ci sarebbe ancora
da fare. Nei Paesi avanzati occorre
far emergere il ‘sommerso’ e la
percezione del rischio, che spesso
è scarsa. Comunque con le cure
retrovirali si riesce ad assicurare
una vita più lunga, con la malattia
tenuta sotto controllo, e quindi
una qualità e quantità dell’esistenza decisamente migliore. Nel sud
del mondo il discorso, come già
detto, cambia. Lì ci vorrebbe maggiore solidarietà internazionale”.
Vita
La
di cui Dio stesso dispone con grande
rispetto’. Oggi tutto sembra essere
cambiato”.
Esiste qualche eccezione
che renda accettabile il lavoro festivo?
“Sì, ad esempio la Chiesa ha
espresso la sua attenzione nei confronti del lavoro e del riposo festivo
anche attraverso la costituzione di
cappelle nei luoghi della sofferenza,
gli ospedali, e nei luoghi dei trasporti.
Si è assicurata così un’assistenza
religiosa agli uomini e alle donne
che sperimentavano le difficoltà
più diverse dovute alla malattia e
alla precarietà del viaggio. In ultima
analisi, fatta salva l’attenzione ai lavoratori (imprenditori e dipendenti)
nei luoghi puramente commerciali,
occorre evitare di creare in essi delle
cappelle, considerato che siamo di
fronte a luoghi dove è prevalente
la logica mercantile che rischia di
corrompere la proposta evangelica”.
Il tema della famiglia sembra essere un “argomento
forte” per insistere sul dovere del riposo festivo. È così?
“È vero: un’armonizzazione tra i
tempi del lavoro e quelli dedicati alle
relazioni umane e familiari favorisce
un tenore di vita dignitoso, basato
su stili di vita adeguati alle proprie
possibilità e sui rapporti interpersonali e non sulla ricchezza economica
individuale. L’eccessivo lavoro domenicale, invece, incrementa i problemi
familiari e i suoi già fragili equilibri,
in quanto impedisce di riunirsi per
ritrovare le proprie radici a livello
personale, familiare e spirituale.
Occorre custodire il rapporto armonioso tra i tempi della famiglia e
i tempi del lavoro”.
Oltre alla famiglia, il lavoro festivo mette in crisi anche
la parrocchia, allontanando i
fedeli. Come ovviare a questo
pericolo?
“Qui bisogna guardarsi da un
equivoco: non si tratta di contrapporsi semplicemente ai centri
commerciali o d’invitare i cattolici
a disertarli nei giorni festivi, anche
in considerazione del fatto che la
semplice apertura in questi giorni
non aumenta i consumi, semmai li
sposta da un giorno all’altro. Occorre invece elevare la qualità della vita
nelle nostre comunità parrocchiali e
favorirne, all’interno, legami personali
virtuosi. Se nelle nostre comunità si
vivono rapporti cordiali, sereni, accoglienti, fraterni non si ha la necessità
di stordirsi nei luoghi del tutto e
subito, tutto è commercio, tutto è
in vendita”.
Quindi, rimane immutato
l’insegnamento della Chiesa
sulla domenica, giorno di Dio?
“Per noi cristiani, la domenica è il
giorno della Chiesa, il giorno dell’uomo e il giorno della famiglia. È un
giorno speciale perché rappresenta
l’oasi in cui fermarsi per assaporare
la gioia dell’incontro e dissetare la
nostra sete di Dio. Certo occorre
crederci, coltivare questo profondo
significato, riempirlo di contenuti,
occasioni, incontri. Ma ricordiamo il
momento centrale della domenica:
la Messa festiva, in cui la comunità
si stringe intorno al proprio Signore. È questione di fede e di amore
reciproco”.
Vita
La
C
o re a d e l N o rd ,
nuovo atto. La dinastia Kim torna a
sfidare la comunità
internazionale e, a due mesi
esatti dal razzo-satellite del
12 dicembre, annuncia di aver
completato il terzo test nucleare di ‘livello superiore’, con
detonazione sotterranea da
7 chilotoni e sisma artificiale,
minacciando anche “passi più
forti” se gli Usa alimenteranno
altre ostilità con il Consiglio
di Sicurezza Onu convocato
d’urgenza per un inasprimento delle sanzioni già imposte
al paese dalle Nazioni Unitee.
Pyongyang ha incassato
la condanna unanime: dal
presidente americano Barack
Obama, che lo ha definito un
“atto altamente provocatorio”, al segretario generale
dell’Onu, Ban Ki-moon, che
ha parlato di “chiara e grave
violazione delle risoluzioni”,
fino ai Paesi vicini Corea del
Sud e Giappone, e a Russia,
Francia, Gran Bretagna, Italia,
Ue e Nato. Perfino la Cina, in
una mossa tanto pesante e
rara contro l’alleato, ha spinto
il ministro degli Esteri Yang Jiechi a convocare l’ambasciatore
nordcoreano a Pechino per
esprimere “forte insoddisfazione e contrarietà”.
Il regime del ‘giovane generale’ Kim Jong-un ha mostrato i muscoli tra crescenti
timori di nuovi test nucleari
o lanci di missili, in linea con
la politica cara al padre, Kim
Jong-il, per la quale i militari
vengono prima di tutto. La
detonazione - secondo i dati
della Ctbto, l’agenzia di controllo sui test nucleari con
sede a Vienna - è avvenuta nel
sito di Punggye-ri, nel nordest
del Paese, già teatro dei primi
due test, provocando un ‘sisma
artificiale’ di magnitudo 5
sulla scala Richter. La Corea
del Nord ha riconosciuto a
“L
a povertà
estrema
nel mondo
può essere
eliminata nell’arco di una
generazione. Non è una
questione di risorse: si tratta
di avere la volontà politica”
e un quadro normativo e
finanziario “adeguato”. Andris Piebalgs, commissario
europeo per lo sviluppo,
ha presentato a Bruxelles
un documento per fare il
punto sugli obiettivi del
millennio e definire una
piattaforma comune fra i 27
Stati Ue, per poi “alimentare
il dibattito in sede Onu e
nel resto del mondo” su
questo cruciale argomento.
Per Piebalgs “i prossimi due
anni saranno cruciali per
la comunità internazionale,
che dovrà dimostrare di
voler realizzare” i traguardi
indicati dagli obiettivi di
sviluppo del millennio. Gli
otto Millennium Development
Goals riguardano la lotta alla
povertà, l’istruzione primaria
per tutti, la parità dei sessi,
la riduzione della mortalità
10 Marzo 2013
dall’estero
n. 10
COREA DEL NORD
Ancora una sfida
col rischio
di nuove sanzioni
Sul nucleare
la dinastia Kim
torna ad alzare
la posta contro
il mondo
occidentale
di Angela Carusone
tre ore di distanza “la prova
nucleare” e detto di aver usato un ordigno miniaturizzato
con forza esplosiva maggiore
degli esperimenti del 2009 e
del 2006.
A prescindere all’effettiva
riuscita del test, su cui gli
esperti dei servizi militari
e di intelligence occidentali lavoreranno nei prossimi
giorni, lo scopo di Pyongyang
è sviluppare una testata per un
missile a lungo raggio. Secondo
fonti diplomatiche, il timore è
che si arrivi a un ordigno di
una tonnellata o meno di peso
che consenta il suo montaggio
su un vettore a lunga gittata capace di coprire 10.000
chilometri fino a minacciare i
Paesi vicini e, potenzialmente,
gli Stati Uniti.
Un altro fattore di preoccupazione è l’ipotesi dell’utilizzo di uranio arricchito invece
che del plutonio: sarebbe la
prova che i piani nucleari di
Pyongyang non si sono mai
fermati. Uno scenario dai contorni inquietanti che il regime,
dopo gli avvicendamenti alla
guida delle potenze legate alle
vicende nordcoreane (Russia,
Usa, Cina, Giappone e Corea
del Sud, gli stessi del tavolo a
Sei in stallo sull’abbandono dei
programmi atomici di Pyongyang), si prepara a usare per
strappare aiuti vista l’economia
in crisi cronica.
Un test per “difendere sicurezza e sovranità dall’atto feroce e ostile deciso dagli Usa”,
ha annunciato il tg della tv di
Stato, riferendosi al peso avuto
da Washington nella condanna
del Consiglio di sicurezza di
dicembre. Ma per Obama non
c’é tempo da perdere: serve
un’azione internazionale “rapida” e “credibile” in ambito
Onu, con “gli Usa che continueranno a prendere misure
necessarie per difendersi, così
come gli alleati”.
L’obiettivo di americani
e occidentali è far votare
quanto prima dal Consiglio
di sicurezza dell’Onu nuove e
severe sanzioni nei confronti
del regime di Pyongyang: i
quindici sarebbero d’accordo su una rapida condanna
dei nuovi test nucleari, ma i
negoziati per l’adozione di
OBIETTIVI DEL MILLENNIO
È ora di fare sul serio
Commissione Ue rilancia l’impegno mondiale contro fame e povertà
infantile, il miglioramento
della salute materna, la lotta
all’Aids e alla malaria, la
sostenibilità ambientale e lo
sviluppo di un partenariato
mondiale per lo sviluppo.Tali
obiettivi rimangono però
molto lontani da raggiungere
e quindi la commissione invita ad accelerare gli impegni
da parte dei “Paesi ricchi”
nei due prossimi anni e a
stabilire sin da ora traguardi
effettivamente realizzabili
entro il 2030. Il termine era
stato stabilito nel 2015, ma
già l’Onu ha avviato l’elaborazione di nuovi “obiettivi di
sviluppo sostenibile” con la
Conferenza di Rio+20: “Su
questo sfondo la Commissione europea fa appello a
un approccio comune che
agisca su entrambi i fronti”.
Se da un lato gli obiettivi del
millennio si sono rivelati uno
strumento di mobilitazione
mondiale, rimangono vari
imperativi intesi a eliminare
la povertà, contrastare i
cambiamenti climatici, la
scarsità delle risorse, il degrado ambientale e le disuguaglianze sociali”. Per la
Commissione, eliminazione
della povertà estrema e sviluppo sostenibile sono “due
sfide mondiali interconnesse”, due facce della stessa
medaglia. Il documento del
collegio s’intitola “Un’esistenza dignitosa per tutti” e
sulla base di questo si svolgerà in primavera un confronto
tra Consiglio, Parlamento e
Commissione Ue. I ventisette devono infatti definire
una posizione univoca da
portare all’Onu nel mese di
settembre. Janez Potocnik,
commissario sloveno per
l’ambiente, spiega dal canto
suo:“Gli sforzi per eliminare
la povertà devono andare di
pari passo con lo sviluppo
sostenibile, altrimenti risulteranno vani”. Permangono
su questo fronte, come
spiega Potocnik, “problemi
di volontà politica” da parte
dei Paesi più sviluppati e
impegno solidale verso le regioni più povere del mondo
in Africa,Asia,America latina
e centrale.Ad esempio, l’impegno a devolvere lo 0,7%
del Pil in cooperazione allo
sviluppo e aiuti umanitari
resta un obiettivo lontano
per quasi tutti i Paesi aderenti all’Ue: la media comunitaria è ferma allo 0,42%.
Ma dove è possibile trovare
nuovi finanziamenti per la
cooperazione allo sviluppo?
Piebalgs fornisce il suo parere:“La tassa sulle transazioni
finanziarie potrebbe fornire
nuove sanzioni potrebbero
richiedere settimane per le
resistenze cinesi. Washington
tuttavia preme perché si faccia
presto: la Corea del Nord, ha
sintetizzato oggi il capo del
Pentagono, Leon Panetta, è
ormai “una minaccia seria”
per gli Stati Uniti.
Negli anni i programmi
nucleari e missilistici della Corea del Nord hanno dato vita
a sanzioni a più riprese, sia da
parte dell’Onu e della Ue, sia
da parte dei singoli Paesi. Per
quanto riguarda il Consiglio di
Sicurezza Onu, l’organismo ha
imposto e ampliato sanzioni
in quattro riprese, seguite
rispettivamente al test missilistico del luglio 2006, ai test
nucleari dell’ottobre 2006 e
del maggio 2009 e al lancio di
un razzo il 12 dicembre 2012.
Le sanzioni del Consiglio di
sicurezza vengono applicate
da tutti i Paesi membri e
includono l’embargo sulla
vendita, la fornitura e il trasferimento di armi e materiale
bellico alla Corea del Nord,
il divieto sull’import e l’export di numerosi prodotti e
tecnologie contenute in un
elenco dettagliato dell’Onu,
il divieto all’export di beni
di lusso. Il congelamento di
fondi e risorse della Corea
del Nord. Più dure quelle
giapponesi, che prevedono un
embargo commerciale totale
con la Corea del Nord.
dei capitali”, che probabilmente mancheranno nel
futuro bilancio pluriennale
Ue, attualmente in fase di
definizione.
Per la Commissione il nuovo
quadro di impegno globale
per lo sviluppo “dovrà stabilire un numero limitato di
obiettivi chiari, con traguardi
non solo quantitativi ma
anche qualitativi, come standard in materia di istruzione,
nutrizione, acqua potabile e
aria pulita”. Per “garantire a
tutti un’esistenza dignitosa,
i nuovi obiettivi dovranno
stabilire un livello di vita
minimo al di sotto del quale
nessuno - uomo, donna o
bambino - dovrà più trovarsi
alle soglie del 2030”. Anche
per questo è “essenziale che
il nuovo quadro abbracci una
serie di tematiche cruciali e
che si applichi a tutti i Paesi,
che tenga conto di tutte le
categorie di cittadini e che
garantisca un partenariato
reale tra Stati, società civile
e settore privato, tanto in
ambito nazionale che internazionale”.
15
Dal mondo
Tra Cina
e Giappone
La disputa fra Cina e
Giappone sull’arcipelago
delle Senkaku o Diaoyu,
infiammatasi con i caccia
nipponici più volte levatisi
in volo per contrastare
velivoli cinesi addentratisi
nello spazio aereo giapponese, è riesploso il 30
gennaio allorché una fregata cinese ha agganciato
nel mirino del suo sistema
di puntamento una nave
della marina giapponese,
una operazione anormale,
foriera di rischi. Già precedentemente era accaduto
che un elicottero della
marina di Tokyo fosse stato
preso di mira da un radar
cinese. Ora pare delinearsi
per aprile la possibilità di
un vertice fra i leader dei
due paesi, per giungere ad
un chiarimento.
Pirelli
in Russia
A Voronezh, nel sud-ovest
russo, la nascita di una seconda linea di produzione
dà luogo in questo mese
di marzo alla produzione
delle mescole di pneumatici Premium: è il progetto
concepito da Pirelli e da
Russian Technologies per
lo stabilimento russo, uno
del più moderni del paese,
una fabbrica che nel 2015
conseguirà la piena capacità
operativa di quattro milioni
di pneumatici all’anno. La
Russia è un mercato strategico di rilevante importanza per l’azienda italiana
Pirelli. Con i pneumatici
Premium, verrà realizzato
un grande ed efficiente
centro logistico al servizio
del clienti del mercato
interno russo e di quelli
esteri.
Ferragamo
e l’Asia
L’anno trascorso, il 2012,
è stato festeggiato dalla
“Salvatore Ferragamo”
vantando ricavi pari a 1,15
miliardi di euro, un volume
di affari in crescita del 17%
rispetto ai 986 milioni di
euro incassati nel 2011.
L’area operativa “Asia-Pacifico” si conferma ancora
come il primo mercato per
i ricavi di Ferragamo, con
un fatturato annuo pari a
420 milioni di euro equivalente a circa il 37% del
totale), in presenza di un
fattore di crescita del 18%.
Fra i prodotti maggiormente ambiti sul promettente
mercato orientale hanno
fatto spicco le calzature,
con un +20%, oltre che le
borse e gli accessori con
un +16%.
16 musica e spettacolo
È
da circa un anno che
nei negozi di dischi (e
anche con più comodo ed economico acquisto su internet) si trovano
le assolutamente appetitose
serie di cd dedicati ai grandi
protagonisti del jazz anni ‘50
e primi anni Sessanta -quello
immediatamente precedente
all’era delle avanguardie- firmati dall’etichetta Real Gone
Jazz (bel marchio per dire, in
traduzione, quello d’una volta).
Siamo quindi nell’epoca hardbop e, in qualche caso, mainstream (vedi i nomi di Bobby
Hackett e Oscar Peterson), ma
a scorrere la lista dei nomi del
catalogo il jazzofilo viene assalito da un’ondata di irripetibile
benessere e da una pericolosa
smania di acquistarli il più possibile. Il merito particolare di
questa collana, suddivisa in box
da due o a quattro cd, è che
non contempla una scelta antologica, non è -per intendersiun ‘the best of’ ma raccoglie gli
album originali più significativi
di ciascun artista. Si ha così la
possibilità di accaparrarsi otto
lp originali in mucchio, al prezzo di circa quindici euro (in
rete sono anche meno), quando con tale cifra, fino ad ieri, si
poteva acquistare a malapena
un singolo disco -magari con
solo qualche bonus-track. Nel
caso di nomi particolarmente
importanti, come Miles Davis,
A
nna Karenina
è uno dei personaggi tragici
più complessi e
profondi che la letteratura
russa ci abbia lasciato. Il
libro di Tolstoj, infatti, è al
tempo stesso un affresco
esatto dei propri tempi,
soprattutto della Russia
aristocratica, e la storia di
una donna che ha il coraggio di seguire l’amore,
anche a costo di sacrificare
ogni cosa (pure suo figlio).
Il romanzo, infatti, ambientato nelle più alte classi
sociali russe, approfondisce
i temi dell’ipocrisia, della
gelosia, della fede, della fedeltà, della famiglia, del matrimonio, della società, del
progresso, del desiderio e
della passione, nonché il
conflitto tra lo stile di vita
agrario e quello urbano.
Proprio per questi motivi
il romanzo ha da subito attratto il cinema e le grandi
dive cinematografiche si
sono succedute nella voglia
d’interpretare un personaggio così affascinante
e destinato a rimanere
nell’immaginario collettivo.
Basti dire che sia la divina
Greta Garbo che la “Rossella O’Hara”,Vivien Leigh,
si cimentarono nell’interpretazione di questo ruolo.
Oggi ci viene offerta una
nuova versione cinematografia del libro di Tolstoj a
opera del regista inglese
Joe Wright, in cui a incarnare il volto sofferente
Vita
La
n. 10 10 Marzo 2013
UNA COLLANA IMPERDIBILE
Real gone
jazz
series
“The amazing Bud Powell”) e
Thelonious Monk, dalla tromba
morbida e voce soffice di Chet
Baker al suono robusto dei
sax di Sonny Rollins e Gerry
Mulligan, ora in coppia con
il vellutato Ben Webster, ora
con Johnny Hodges -altri due
giganti del sax, entrambi debitori di una lunga esperienza
con Duke Ellington (anch’egli
documentato, e come poteva
mancare?). Spiccano anche i
box di arrangiatori jazzistici,
come Nelson Riddle e Quincy
Jones che, in periodi differenti ma a più riprese, hanno
contribuito allo splendore
intramontabile delle canzoni
di Sinatra. Tra i vocalist, tra cui
certo non manca “The Voice”,
si notano nomi più e meno
celebri: Sarah “Sassy” Vaughan,
la ‘divina’ a buon diritto, Carmen McRae, Ella, ma anche
Blossom Dearie, Julie London
e Peggy Lee, più inclini a un
pop jazzato, e la meno quotata June Christie, jazz-singer
a tutti gli effetti, ottima anche
con le piccole formazioni. Tra
gli uomini Ray Charles, certo
non inquadrabile in un unico
genere, e Billy Eckstine, amato
soprattutto dagli appassionati
di lungo corso, rappresentano
il canone maschile. I titoli che
però mi hanno più incuriosito
-visto che gli ascoltatori navigati già possiederanno certo
molti dei dischi proposti- sono
quelli dedicati ai jazzisti meno
noti, come Horace Parlan,
Booker Ervin ed Elmo Hope.
Ecco, grazie alla Real Gone
Jazz, si potranno ascoltare lp
introvabili o perlomeno dimenticati, senza contare che
il jazzofilo attende l’ingresso
nel già polposo carnet -diritti
permettendo- di gente straordinaria come Zoot Sims o
Erroll Garner. Attendiamo
fiduciosi.
Miles Davis
di Francesco Sgarano
Charles Mingus, Art Blakey o
Dave Brubeck, l’etichetta ha
optato per cofanetti da addirittura 10 cd, con una ventina
di titoli originali.Tuttavia anche
i nomi meno giganteschi non
sono di minore interesse.
Basti pensare alle ultime uscite, di questi primi mesi del
2013, andate ad omaggiare il
sassofono venato di soul di
Oliver Nelson o il clarinettista
di origini italiane Tony Scott,
oppure l’ancora attivissimo
Lee Konitz, altosassofonista
alfiere del cool-jazz e poi solista di gusto raffinato, che ha
recentemente avuto un’altra
segnalazione in cofanetto (6
cd) per l’etichetta Milestone.
Basterà insomma puntare il
dito a caso e non mancheranno sorprese: dall’organista
Hammond Jimmy Smith al
vibrafonista Milt Jackson, per
anni colonna del Modern Jazz
Quartet, complesso presente
con ben due volumi, vista la
prolificità durante gli anni ‘50;
si va dal sax free di Ornette
Coleman ai pianoforti modernisti di Bud Powell (con la serie
imprescindibile dei quattro
CINEMA
Bellissima, ma vuota
Così è l’Anna Karenina (Keira Knightley)
del regista inglese Joe Wright
di Paola Dalla Torre
della protagonista c’è la
giovane diva inglese Keira
Knightley. La storia è nota.
Anna è la perla dell’alta
società di San Pietroburgo finché non lascia suo
marito per l’affascinante
conte Vronskij, ufficiale
dell’esercito. Innamorandosi l’uno dell’altra, oltrepassano il limite dei banali
adulteri, passatempi comuni
dell’epoca. Anche quando
Vronskij inizia a diventare
sempre più distante, Anna
non riesce a tornare da un
marito che detesta e che
non le permette di vedere
il figlio. Incapace di accettare di essere stata lasciata
da Vronskij e di ritornare a
una vita che odia, si uccide.
Il film, come il romanzo,
contiene anche la storia
d’amore di Konstantin Levin e Kitty, solida e onesta,
che si pone continuamente
in contrasto con quella di
Anna e Vronskij, che è macchiata dall’incertezza della
situazione, che crea scompiglio, ritorsioni e sospetti.
Il regista sceglie una via di
messa in scena particolare
per questa sua trasposizione cinematografica: fa recitare i suoi attori su un palco cinematografico e dietro
le quinte di esso, alternando a sequenze di questo
tipo sequenze, invece,
tradizionali, per evidenziare
la teatralità della storia
raccontata e forse anche
la situazione di estremo
disagio in cui si viveva nella
Russia dell’epoca, sempre
costretti su un “palcoscenico” in cui non è permesso
nessun errore.
La regia è certamente affascinante, con alcune scene
molto suggestive (come
quella del primo ballo fra
Anna e Vronskij), ma la
scelta di questa teatralità
depotenzia un po’ la forza
emotiva della storia raccontata, lasciando lo spettatore freddo e distante
rispetto alle vicende messe
in scena. Inoltre il regista
esclude totalmente dal
film ogni tipo di riflessione
religiosa e spirituale che,
invece, era uno dei tempi
portanti del libro di Tolstoj. Così facendo ci offre
un’Anna Karenina rivisitata
in maniera moderna (anche per la scelta della protagonista, così giovane per
un ruolo così complesso)
ma senza la profondità che
il romanzo portava con sé.
Un’Anna bellissima esteriormente, dunque, quanto
vuota interiormente.
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CHIUSO IN TIPOGRAFIA: 6 MARZO 2013
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