Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 205 30 Giugno 2015 83 Pagine MotoGP Olanda Rossi vince il GP Articoli, commenti e pagelle Periodico elettronico di informazione motociclistica Novità Husqvarna gamma Enduro TE e FE 2016 Scarica l’APP del Magazine Prove Yamaha NMAX 125 E’ solo un 125, ma non lo dà a vedere | PROVA CROSS | LE NUOVE KTM SX 2016 da Pag. 2 a Pag. 13 All’Interno NEWS: Aprilia RSV4 RF il video onboard | M. Clarke Il fascino senza tempo dei grossi “mono” inglesi | N. Cereghini Biaggi, Giugliano e la magia | MOTOGP: DopoGP con Nico e Zam Il GP d’Olanda | Biaggi e Stoner grandi ritorni! KTM SX 2016 PREGI Leggerezza ed agilità DIFETTI Taratura morbida sospensioni PROVA CROSS KTM SX 2016 Le KTM da cross nella loro versione 2016 vengono radicalmente riviste sotto ogni punto di vista. Telaio, sospensioni, motore, estetica le proiettano ancora più nel futuro pur essendo moto già disponibili di Aimone Dal Pozzo Foto Marco Campelli 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove Media J oakim Sauer, storico Product Manager KTM, non ha dubbi nel presentare la nuovissima gamma cross KTM “Le nuove KTM, modello cross anno 2016 sono state riviste da capo a piedi e di fatto sono per il 90% di nuova realizzazione”. A questo aggiungiamo che il progetto è già vincente in quanto ha da poco vinto il campionato americano più ambito, il Supercross ed è in testa alla classifica del National. Sauer prosegue confermandoci che “Stiamo potenziando il reparto ricerca e sviluppo in America e questo ci permette di raccogliere una grossa mole d’informazioni tecniche che completa quelle già ottenute in Austria dal feedback dei piloti europei come Antonio Cairoli e Jeffrey Herlings. Il settore Motorsport è in continua espansione tanto che stiamo costruendo un nuovo capannone 4 apposta per loro. Stiamo investendo in tanti ulteriori settori ma il motocross e le corse rimangono il cuore della nostra azienda.” Infatti, da quando è uscita la prima rivoluzione della moto “moderna” ovvero, il modello Everts (2011), sono stati vinti tanti campionati e dopo un enorme piano d’investimento è stato raggiunto il risultato anche in America con Ryan Dungey. E proprio sullo slancio di questi risultati KTM sforna, ancora una volta, un progetto completamente nuovo, con il chiaro intento di fare un ulteriore balzo in avanti nell’interpretazione della moto da cross del futuro. Punti focali del nuovo sviluppo sono la riduzione di peso, la maneggevolezza e la potenza massima. Per la prima volta dopo lungo tempo i tecnici di Mattighofen hanno potuto agire contemporaneamente su telaio e motore contemporaneamente, ottenendo da entrambi il massimo in termini di sinergia. Partendo dal fulcro delle masse, l’albero motore, hanno costruito attorno ad esso tutta la moto, riposizionando la struttura e la componentistica secondo questo criterio. Anche il pilota è stato “ricollocato” secondo questa logica dato che ormai pilota e moto pesano quasi uguali (90 kg pilota vestito e 100kg la moto) e questo ha comportato una mole enorme di test sia con piloti di livello amatoriale che con i professionisti come Stefan Everts. Il concetto di base del telaio rimane il medesimo, aggiornato ed implementato con tutti i consigli dei piloti e delle riviste specializzate. I portanti sono stati allargati ed ora sono tutti formati ad acqua, il cannotto è stato raddrizzato e chiuso di 0,4 gradi accorciando la moto di 10mm, al fine di ottenere una maggiore guidabilità e maneggevolezza e mantenendo, allo stesso tempo, la stabilità grazie ai punti di maggior spessore. Il forcellone è totalmente nuovo, sono infatti cambiati gli spessori interni per dare più flessibilità longitudinale e meno laterale. Sono da vera favola le nuove pedane no dirt che, pur essendo più larghe, non si bloccano mai chiuse. Il cinematismo del leveraggio della sospensione posteriore vanta una nuova geometria al fine di aumentare la progressione dall’inizio della corsa fino alla massima estensione, abbinandolo contestualmente ad un nuovissimo ammortizzatore WP. Il nuovo mono vanta delle dimensioni esterne ridotte a vantaggio della camera interna ora più ampia che ne migliora il raffreddamento sotto sforzo. Il pistone ha un nuovo anello di tenuta e sono stati progettati ed inseriti nuovi passaggi dell’olio. Ma la vera protagonista sulle nuove KTM è senza dubbio l’inedita forcella ad aria AER da 48mm che risulta essere 1,4 kg più leggera della versione tradizionale. La nuova forcella ha lo stelo di sinistra caricato ad aria specifico per 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine prodotto dalla casa madre e che arriva in dotazione con due diverse camme. Di serie anche la selezione delle mappature al manubrio con la novità fantastica di avere anche una mappatura specifica per il launch control, fondamentale per le partenze e che si attiva facendo due click con il tasto e si ottiene conferma d’inserimento dalla luce del controllo iniezione. La componentistica resta fedele alla qualità degli anni precedenti, troviamo infatti marche top di gamma come Dunlop GeoMax MX32 per il treno gomme, pompa e pinza freni Brembo, piastre forcella ricavate dal pieno e manubrio Neken, abbinato a manopole innovative che prendono spunto dal mondo delle mountain bike e sono vulcanizzate direttamente su un tubo di plastica che viene fissato al manubrio con una brugola. Nuova anche la batteria, di produzione Samsung che ha per- la compressione, mentre quello di destra ha i classici click tradizionali ed è relativo al setting del ritorno. Sempre sull’anteriore sono cambiate le piastre di sterzo che ora sono più rigide, al quale sono stati introdotti anche i supporti del manubrio montati su silent block, minimizzando di fatto la percezione delle vibrazioni al pilota. Le sovrastrutture sono state riviste in maniera integrale, sia per fini estetici (a titolo personale troviamo gli interventi ben riusciti) sia per scopi tecnici, con il chiaro obiettivo di abbassare la sella nella parte posteriore e di migliorare i punti di contatto tra la moto ed il pilota. La zona di presa con gli stivali è ora una superficie ampia e ben rastremata con l’attacco del telaietto al telaio ed offre un’ottima tenuta e percezione anche nelle situazioni più brutte. Sono stati inseriti anche alcuni elementi pratici come un nuovo disegno del 6 Prove messo di ottenere un risparmio di peso di 1 chilo, cosi come il nuovo corpo farfallato anch’esso più leggero di 100 grammi. Le quattro tempi SXF 250 e 350: La gamma benzina dispone di nuovi motori dalla testa ai piedi. Il motore precedente andava già molto bene, come conferma Andy Mayer (responsabile dei motori 4T) e quindi è stato mantenuto il disegno di base ascoltando le richieste dal reparto telaio e spostando l’albero motore indietro. Altro aspetto molto importante è che la frizione è più alta ed ora non gira più nell’olio ottimizzando cosi gli attriti tra i componenti. La biella è più corta ed è stato svolto un gran lavoro sulla testa per ottimizzare i punti di contatto sulle valvole e sulle camme. Cambiano gli attacchi del motore al parafango posteriore che ne limita l’accumulo di fango e le due maniglie ricavate dal nuovo disegno dello stesso, utili per spostare il posteriore della moto quando non si è in sella. Vengono sostituiti anche i radiatori, sempre WP ma con un +15% in più di efficienza di raffreddamento, cosi come per le relative protezioni. Cambia la cassa filtro e la sua funzionalità di utilizzo che elimina ogni possibilità di errore di montaggio del filtro, come capitato più volte sulla versione precedente. Il nuovo collettore dell’impianto di scarico ha un disegno molto particolare per migliorare l’erogazione ed il silenziatore, grazie alla nuova cassa filtro può ora essere più corto e compatto, tanto che è stato spostato di ben 10 cm verso il baricentro della moto. Tutta nuova la posizione di guida: nuovo manubrio con una piega più bassa, nuovo comando del gas direttamente 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine segni di usura dati dallo sfregamento dello stivale. Poi, avendo anche in questo caso aumentato di parecchio la potenza, si è reso necessario rivedere il disegno dell’albero motore aumentandone il diametro ma alleggerendolo contemporaneamente. Cambia totalmente la testa ed i disegni dell’aspirazione e dello scarico. Rimane la frizione con tecnologia dds e l’azionamento idraulico Brembo. Il cambio è stato rivisto per togliere più peso possibile e la versione europea ha solo 4 marce (arrivando ad una velocità massima di 130 km/h) mentre quella americana ne ha una in più per l’utilizzo nel cross country. La potenza massima è cresciuta di 4 cv arrivando a toccare quota 62. Il nuovo bilanciamento di questo propulsore, benché decisamente più potente, lo porta ad essere molto più libero e leggero, tanto che questo aspetto influisce positivamente di telaio che donano stabilità e riducono le vibrazioni. Il cilindro è più corto ed il postone forgiato è 100 gr più leggero. La frizione è sempre di tipologia CSS, ma viene rimpicciolita in quanto ora ha solo 7 dischi. Il cambio è rimasto a 5 velocità ma è stato implementato un sensore elettronico che dona la giusta potenza ad ogni marcia. Nuovo l’impianto frizione, sempre Brembo e migliorato nella leva che ha risolto il problema di bloccaggio riscontrato sui modelli precedenti. Il risultato è che le nuove KTM 250 e 350 hanno guadagnato potenza su tutta la curva di utilizzo, ma in particolar modo sulla parte iniziale di erogazione. Le potenze massime sono ormai numeri da far girar la testa se si pensa che in poco più di 5 anni i tecnici KTM sono riusciti ad aumentare mediamente i cavalli di 8 unità, arrivando a 46 cv sul 250 e 58 sul 350. La base di partenza in termini di performance è già ai massimi livelli per entrambe le 8 Prove parecchio sulla sensazione di guida, in particolar modo nei cambi di direzione, nei salti ed in maniera imbarazzante, negli inserimenti in curva. Il risultato è che pur avendo un’infinità di cavalli sotto al sedere, questi sono facilmente e millimetricamente gestibili, tanto che questa 450 diventa una moto molto più accessibile a tutti rispetto alla precedente che richiedeva tecnica e forma fisica impeccabili anche solo per avvicinarsi al suo potenziale. Le due tempi SX 125: anche sulla piccola 125 il motore è stato completamente rinnovato ed i punti focali sono lo spostamento dell’albero motore di quasi 4 cm e della frizione di 3 cm, con una riduzione di peso generale di un chilo e mezzo che, su un totale di 17, sono davvero tanti. Il nuovo cilindro viene cilindrate e le innovazioni introdotte per i modelli 2016 hanno portato ulteriore feeling e stabilità. Dal punto di vista ciclistico l’anteriore rimane più alto e galleggia sulle buche alle alte velocità, pur non essendo troppo rigido ed impegnativo da inserire nei canali. La maggior differenza la fa la forcella ad aria che oltre che ad essere di grande comfort ha il pregio di non gravare sulle braccia, rendendo l’indurimento delle braccia un lontano ricordo. In ordine di marcia sembra quasi di essere protagonisti del film “Avatar”, con la mente collegata direttamente alla moto tanto è istintivo l’inserimento in curva. Pensi di curvare e sei già a centro curva senza nemmeno accorgertene. SXF 450: Dopo tre anni dall’ultimo aggiornamento il motore 450 viene ripreso e ripensato. Per prima cosa viene eliminato più di mezzo chilo dai carter motore che ora vantano dei coperchi con finitura a pelle d’oca che ne minimizzano i 9 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove dotato di un’innovativa valvola sullo scarico che ne ottimizza l’erogazione a metà e la nuova trasmissione e cambio a 6 marce permettono una riduzione di peso di ulteriori 200 gr. Non solo, ma grazie a queste modifiche ora è possibile montare il cilindro 150 sulla 125. Il comando frizione ora è Brembo anche su questo modello. SX 250: La 250 a miscela rimane l’unica dell’intera gamma cross 2016 con tutte le specifiche dell’anno precedente. Questa scelta lascerebbe intendere un grande stravolgimento del progetto per il prossimo anno, magari in occasione dei modelli targati dove la 250 due tempi è tra le moto più gettonate in assoluto. Ad ogni modo la quarto di litro si difende sempre bene grazie alla sa leggerezza e dinamicità. Nel terreno pesante di Maggiora la mancanza di trazione in uscita di curva rispetto ai grossi 4T era ampiamente compensata dalla maggiore agilità e 10 11 leggerezza nei cambi direzione e nella guida nei canali di fango. La due tempi si conferma essere una moto divertente da guidare, soprattutto perché di gran lunga meno impegnativa da guidare delle sorelle “senza miscela”. In termini di prestazioni massime non penso abbia speranze contro le 4T, ma per un sano divertimento è il mezzo ideale. A listino sono sempre presenti le minicross, a partire dalla piccola 50 Sx monomarcia, fino ad arrivare alla 85 da competizione e che, grazie alle doti tecniche ed immagine da moto grande, sono l’assoluto riferimento per il mercato che va dai 4 ai 15 anni di età. La gamma cross è già disponibile presso tutti i concessionari della rete di vendita, e la nuova generazione di SX sarà senza dubbio un successo non solo nella competizioni, ma soprattutto sul mercato. 12 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica ABBIGLIAMENTO Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Casco Thor Occhiali Ariete Maglia Alpinestars Pantaloni Alpinestars Guanti Alpinestars Stivali Alpinestars Tech 10 13 Yamaha NMAX 125 PREGI Maneggevolezza e motore DIFETTI Sospensione posteriore Prezzo 2.890 € PROVA SCOOTER YAMAHA NMAX 125 E’ solo un 125, ma in quanto a prestazioni non delude le aspettative date dalla sigla che porta sulla carena: MAX, da sempre sinonimo di sportività per Yamaha. Pecca soltanto nel comfort, ma il prezzo è in linea con la concorrenza: 2.890 euro con ABS di serie di Cristina Bacchetti 14 15 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove Media E’ u n entry level, sì. E’ un 125 cc, ok. Ma quella sigla che ben conosciamo, MAX, non lascia scampo a dubbi: a Iwata sportività è la parola d’ordine, che si tratti di una R1 o di un più modesto scooterino. Scooterino che debutta sul mercato col deciso intento di infastidire la concorrenza – leggasi in primis Honda PCX 125 – e che ha tutte le carte in regola per farlo, a partire da un bel monocilindrico da 125 cc a 4 tempi, raffreddato a liquido e progettato secondo la filosofia Blue Core, che punta a creare una generazione di motori compatti attenti sia alla salvaguardia dell’ambiente che ai tanto temuti consumi. Il propulsore eroga una potenza di 9 kW (poco più di 12 cv) a 7.500 giri ed è forte di una coppia da 11,7 Nm a 7.250 giri. Sull’NMAX troviamo per 16 la prima volta un cilindro a 4 valvole con sistema di attuazione variabile (VVA), utile a garantire un’accelerazione lineare e consumi che si attestano sulla quarantina di chilometri percorribili con un litro di carburante. 6,6 litri la capacità del serbatoio. Nuovo anche il telaio in tubi d’acciaio, leggero e resistente, con il tocco sportivo del tunnel centrale che va a nascondere il serbatoio e un occhio al comfort grazie ai supporti linked type che attutiscono le vibrazioni del propulsore. Per quanto riguarda l’impianto frenante troviamo due bei dischi da 230 mm, coadiuvati nel lavoro dal prezioso sistema ABS di serie. Il compito di placare le asperità del terreno è affidato alla forcella telescopica e al doppio ammortizzatore posteriore con escursione di 90 mm. I cerchi da 13” calzano pneumatici dalle dimensioni generose: 110/70 e 130/70. A spasso per Lisbona con l’NMAX Partiamo subito con una doverosa specifica, e passateci il termine nell’era dei selfie e dell’immagine: l’NMAX non è granché “fotogenico”. Nell’insieme ma soprattutto per quanto riguarda la parte frontale, le immagini non gli rendono grande giustizia: possiamo assicurarvi che dal vivo è decisamente più carino! Detto questo passiamo ad un altro step non trascurabile: il primo colpo d’occhio e le sensazioni che trasmette, in questo caso positive soprattutto per l’evidente cura riservata ai dettagli: belle le finiture generali, i fari a LED, la strumentazione LCD ben leggibile e completa. Importante sottolineare la presenza di un tascone nel retroscudo per gli oggetti da avere sempre a portata di mano e soprattutto di un ampio sottosella che può ospitare un casco full face. Ultima ma non ultima, l’ergonomia una volta in sella. L’abitabilità è ottima sia per il passeggero che per il guidatore – anche alto – che può comodamente allungare le gambe sull’ampia pedana e godersi la guida con il solo disturbo di una sella poco imbottita e di un ammortizzatore posteriore - non regolabile - inclemente col… posteriore. C’è da sottolineare che le strade di Lisbona, tra le quali abbiamo scorrazzato per tutta la giornata, sono costellate di buche e totalmente pavimentate a suon di sconnessi sampietrini. Yamaha ha dunque scelto un terreno decisamente ostile per questo test, mettendo a dura prova il piccolo ottavo di litro anche per quanto riguarda l’intensità del traffico della città portoghese, soprattutto nelle ore di punta. In questo caso però la prova viene decisamente superata: i 127 kg (è leggerissimo!) e l’agilità dell’NMAX ci hanno permesso di svicolare agevolmente tra le auto, supportati da una frenata sicura anche se leggermente spugnosa nella prima 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove parte di corsa delle leve. Intervento dell’ABS non pervenuto, se non in caso di ricercata pinzata su suolo ostile. Promosso. Nei pochi momenti liberi dal traffico e dalle impietose condizioni del terreno, dove abbiamo potuto azzardare una guida un po’ più sprint, NMAX ci ha stupito per la prontezza di risposta al ruotare della manopola del gas e per il brio che riserva nelle prime migliaia di giri del motore. A regimi più alti il propulsore smorza leggermente la sua grinta, ma ai bassi e ai medi si può contare su un’erogazione lineare e pimpante: è davvero un mini TMAX! Il bellissimo ponte 25 de Abril, sospeso sull’estuario del Tago, ci porta fuori dal centro di Lisbona e con i suoi 2 km di carreggiata a tre corsie ci permette di testare la stabilità del piccolo di Iwata, che non perde colpi neanche “in velocità” (100 km/h) e non si lascia intimorire nemmeno dal vento che a 18 19 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica quell’altezza si fa sentire in maniera poco gentile. La protezione dall’aria per il guidatore però è scarsa se non nulla, tant’è che per chi pensa ad un uso extra urbano dell’NMAX, Yamaha mette a disposizione tra gli optionals un parabrezza molto più alto e protettivo. Il lungo ponte ci accompagna nella parte più selvaggia della città, verso la Costa de Caparica, dove possiamo finalmente goderci un po’ di dolci curve e saliscendi, prima di arrivare giù fino al mare. Anche in questo contesto NMAX non nasconde il suo lato giocoso e sportivo, non ci nega nemmeno qualche piega e passa quindi il nostro arduo test (quasi) a pieni voti. ABBIGLIAMENTO SCHEDA TECNICA Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Yamaha N-Max 125 2.890 euro Cilindrata 125 cc Tempi 4 Cilindri 1 Raffreddamento a liquido Avviamento elettrico Alimentazione iniezione Frizione automatica Potenza 9 kw - 7.500 rpm Coppia 78 nm - 7.250 rpm Emissioni Euro 4 Capacità serbatoio carburante 6,6 lt ABS Sì Pneumatico anteriore 110/70-13” Pneumatico posteriore 13 pollici Peso in ordine di marcia 127 Kg Casco Suomy Giacca Alpinestars Stella Air Guanti Alpinestars Stella SP-8 Jeans Alpinestars Scarpe TCX X-Street Colorazioni e prezzi Il nuovo NMAX arriverà nelle concessionarie a fine giugno e sarà disponibile in quattro colorazioni: Midnight Black, Power Red, Frozen Titanium e Milky White. Il prezzo, comprensivo di ABS, si attesta sui 2.890 euro, ben 1.700 in meno rispetto al più prestante XMAX 125 ABS. 20 21 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Media conquistare le attenzioni degli appassionati. La gamma enduro 2016 è strettamente collegata ai recenti successi sportivi del marchio e ha ricevuto significativi miglioramenti e affinamenti. Gli interventi apportati a motore, telaio e sospensioni, incentrati sul miglioramento delle prestazioni in off-road, assicurano il massimo grado di sviluppo per la specialità dell’enduro. La nuova gamma enduro sarà disponibile presso i concessionari autorizzati Husqvarna di tutta Europa a partire da luglio. Husqvarna non ha riposato sugli allori durante lo sviluppo della sua nuova gamma offroad. Lo dimostrano le sovrastrutture affilate e moderne dal design di chiara impostazione Husky, i telai e motori high-tech, la sospensione posteriore con leveraggio, la componentistica di qualità, gli intervalli di manutenzione distanziati, l’affidabilità, senza contare i serbatoi con la capacità più elevata oggi disponibile sul mercato. Dalla leggera e agilissima due tempi TE 125, fino alla quattro tempi FE 501 dalle prestazioni News importanti, la gamma enduro offre sette modelli premium per soddisfare i bisogni sia degli agonisti che degli amatori. Ingegneri e designer hanno lavorato assieme ai team ufficiali che Husqvarna schiera nell’off-road per fornire aggiornamenti importanti: un gran numero di input per lo sviluppo dei modelli 2016 è arrivato dai già ricordati top rider Husqvarna quali il campione mondiale Enduro 2 Pela Renet, la star dell’enduro estremo Graham Jarvis e il campione nazionale statunitense Andrew DeLong. Le migliorie a telaio, sospensioni e motore hanno portato a una guida più leggera, confortevole ed efficace. La nuova geometria delle sospensioni e le loro tarature riviste, insieme a diverse modifiche a livello di motori e al selettore di mappe al manubrio di serie, migliorano la maneggevolezza, la confidenza e il controllo del mezzo. Su tutte le versioni enduro 2016 un nuovo perno ruota anteriore da 22 mm di diametro, più leggero e ottimizzato, rimpiazza il precedente perno da 26 mm per offrire miglior HUSQVARNA GAMMA ENDURO 2016 Sono numerosi gli interventi sulla nuova gamma enduro Husqvarna 2T e 4T. Dall’esperienza molto positiva delle gare sono arrivate novità a livello di ciclistica, cambio, frizione e gestione elettronica. Vendite a partire da luglio L’ austriaca Husqvarna presenta la gamma enduro 2016, con motori a due e a quattro tempi, con la quale ha tutta l’intenzione di mettere le basi per un’ulteriore crescita internazionale. Il 2014 è stato l’anno dei record, ricco di successi a livello globale sia nelle vendite che nelle competizioni. Le Husky hanno vinto nelle competizione di enduro estremo, come l’Hell’s Gate dove si è 22 imposto Graham Jarvis, in importanti campionati nazionali come l’AMA National Enduro dove ha trionfato Andrew DeLong, nei rally come quello di Sardegna, e si sono imposte nel mondiale enduro nella combattutissima categoria E2 grazie a Pela Renet. Il 2015 si annuncia come un altro anno importantissimo per Husqvarna e la gamma enduro 2016 è stata messa a punto non solo per lottare per la vittoria in gara, ma anche per 23 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb stabilità e un maggior feeling dell’avantreno. Anche i piedini forcella con minore offset aiutano a migliorare il comportamento della forcella. Su tutte le moto le piastre forcella lavorate CNC e anodizzate nere, prevedono ora un offset di 22 mm. Progettate per distribuire in modo uniforme la forza di serraggio sugli steli della forcella, insieme al nuovo perno ruota anteriore e alla diversa geometria dei piedini assicurano miglior agilità e stabilità. Le piastre consentono inoltre quattro diverse posizioni del manubrio, per adattarsi alle esigenze di una grande varietà di piloti. A completamento degli aggiornamenti al perno ruota anteriore e ai piedini, la forcella 4CS – giunta al quarto anno di produzione – è stata sviluppata per migliorare smorzamento, 24 maneggevolezza, assorbimento e comfort. Registri di facile accesso rendono possibili rapidi interventi di taratura. La sospensione posteriore con leveraggio accoppiato al mono ammortizzatore ad alte prestazioni DCC (Dual Compression Control) realizzato da WP ha settaggi rivisti per combinarsi con le modifiche alla geometria e alla taratura dell’avantreno. Tutti i modelli enduro sono dotati di cambio a sei marce con rapportatura specifica per l’enduro. Sulle FE 250 e 350 il cuscinetto dell’albero del cambio è stato modificato per garantire un’azione ancora più fluida. La frizione DDS con molla a tazza, abbinata all’azionamento idraulico Brembo su tutti i modelli (eccetto la TE 125 che monta Magura), permette cambiate rapide e precise e un’azione della frizione più costante. Per il 2016, inoltre, il cestello frizione dei modelli FE 450 e FE 501 è stato alleggerito di 80 grammi. Modifiche al sistema di lubrificazione della FE 250 e della FE 350 ne migliorano la lubrificazione in condizioni estreme, aiutando al contempo a evitare danni legati a rabbocchi con quantità eccessive di olio. Altri sviluppi per il 2016 prevedono nuovi parasteli, un selettore di mappe di accensione di serie, freni disco anteriori e posteriori GFK, raggi più leggeri per un risparmio di peso di 100 grammi, una corona Supersprox 2K bicomponente anodizzata blu per un look più racing, una nuova copertura della sella e per finire nuovi colori e grafiche che rispecchiano la tradizione Husqvarna. 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News APRILIA RSV4 RF IL VIDEO ONBOARD DELLA NOSTRA PROVA E L’INTERVISTA A PIERO SOATTI Un giro sull’ammiraglia sportiva di Noale sul Marco Simoncelli World Circuit, e due chiacchiere con il responsabile della piattaforma a 4 cilindri Aprilia A distanza di qualche mese dalla nostra prova, vi riportiamo a Misano – al Marco Simoncelli World Circuit – dove abbiamo avuto il primo contatto con la spettacolare Aprilia RSV4 RF, di cui trovate qui la nostra prova e con la quale abbiamo poi avuto modo di approfondire la conoscenza a Monza in occasione della nostra Comparativa delle supersportive 2015. Ma nella stessa occasione abbiamo avuto modo anche di parlare con Piero Soatti, responsabile della piattaforma a 26 quattro cilindri Aprilia V4, dunque in qualche modo “papà” della RSV4 in questa sua ultima versione. Nella nostra intervista Piero ci racconta cosa è cambiato sulla Superbike di Noale per renderla più competitiva: un motore di fatto praticamente nuovo (che ha cancellato l’unica “macchiolina” sulla scheda tecnica delle precedenti versioni di RSV4, ovvero quella leggera carenza di cavalleria che la penalizzava) e una ciclistica rivista, ma anche la nuova, spettacolare piattaforma multimediale V4-MP. 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Tecnica e storia aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Uno splendido esempio della più classica scuola inglese! È la BSA DBD34 Gold Star, monocilindrica di 500 cm3 qui mostrata nella versione Clubman IL FASCINO SENZA TEMPO DEI GROSSI “MONO” INGLESI di Massimo Clarke | Negli anni Cinquanta e Sessanta le case inglesi non hanno prodotto solo le splendide bicilindriche Triumph, Norton e BSA che le hanno rese famose. Ma anche eccellenti monocilindriche, da gara come Norton Manx e Matchless G50, e tanti modelli di serie P er lungo tempo tanti sportivi e appassionati italiani hanno sognato le grosse cilindrate costruite dalle aziende d’oltremanica. Marchi come Triumph, Norton, BSA e Matchless erano quasi mitici. Alcune nostre case erano diventate famose nel mondo per i loro successi in campo agonistico, 28 ma la produzione di serie era formata da moto di cilindrata generalmente modesta, nate per il normale impiego di tutti i giorni e destinate fondamentalmente al mercato interno, sul quale modelli più grandi non avrebbero potuto avere una buona diffusione per ragioni economiche. Il boom delle maximoto sarebbe arrivato solo sul Attorno alla metà degli anni Sessanta la monocilindrica BSA di maggiore cilindrata era la 441 con cambio in blocco e motore di notevole compattezza, successivamente realizzato anche in versione di 500 cm3 finire degli anni Sessanta. Prima, i modelli di prestazioni più elevate proposti dalle industrie italiane sono stati dei monocilindrici di 175 cm3, ai quali hanno fatto seguito alcuni eccellenti 250. Le poche bicilindriche nostrane non erano certo brillanti e avevano una cilindrata che arrivava al massimo a 350 cm3. C’erano un paio di grossi mono, ma erano di impostazione non proprio modernissima, avevano un costo elevato, prestazioni tutto sommato mediocri e venivano considerati un poco come pacifici mastodonti. I numeri di vendita erano assai modesti e ben presto queste moto, che pure avevano un loro innegabile fascino, sono uscite di scena. Nomi come Falcone e Saturno (realizzato anche in versioni destinate alle gare di velocità e di cross) sono comunque entrati nella leggenda. La scuola inglese dei Big Single In Inghilterra la situazione era ben diversa e le 500 monocilindriche erano numerose. Quasi tutte avevano origine in progetti d’anteguerra o che risalivano agli anni Quaranta, che in seguito erano stati ampiamente aggiornati. E i costruttori continuavano a lavorare al loro sviluppo, per soddisfare la forte richiesta da parte del mercato interno; non solo queste moto erano popolarissime per l’utilizzazione quotidiana, ma venivano ampiamente adibite a uso sportivo, e trovavano largo impiego nelle numerosissime gare off-road, dal cross al trial; in pratica ogni fine settimana c’era solo l’imbarazzo della scelta. A questa florida situazione si aggiungeva, nella maggior parte dei casi, una considerevole domanda da parte degli appassionati americani. Negli USA infatti queste moto venivano apprezzate per un 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Tecnica e storia aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Questo bellissimo esemplare di G80 del 1961, in versione da trial, mostra chiaramente l’essenzialità e la purezza di linee dei monocilindrici Matchless normale uso stradale, ma ancor più come mezzi di svago e per essere utilizzate nelle sempre più popolari competizioni su piste in terra battuta o su percorsi fuoristrada. L’importanza di questo mercato era tale che dall’inizio degli anni Cinquanta alla metà del decennio successivo diversi modelli monocilindrici di 500 cm3 sono stati realizzati solo per essere esportati negli States. Parlare di moto inglesi da Gran Premio equivale a parlare di Norton Manx bialbero e di Matchless G 50 monoalbero, destinate ai piloti privati e costruite in numeri modesti per le gare di velocità. In questa sede però ci si riferisce a modelli che sono stati normalmente prodotti in serie per essere utilizzati su strada, o nei percorsi offroad. Realizzati secondo gli schemi tipici della scuola inglese questi monocilindrici di 500 cm3 avevano la distribuzione ad aste e bilancieri ed erano quasi tutti a corsa lunga; solo la Velocette e le ultime monocilindriche Matchless e AJS, 30 che erano praticamente uguali e facevano parte dello stesso gruppo industriale, avevano misure “quadre” (rispettivamente 86 x 86 mm e 86 x 85,5 mm). Altre caratteristiche comuni erano la lubrificazione a carter secco, la trasmissione primaria a catena e il cambio separato; quello in blocco è stato impiegato solo dalla BSA per le 441 (derivate da modelli di cilindrata inferiore e apparse nel 1965) e per le ultime 500, costruite nel 1971-72. Nel mondiale di cross fino al 1963 le grosse monocilindriche hanno dominato la scena; quelle che hanno conquistato il titolo iridato in genere erano realizzazioni quasi artigianali o moto costruite in qualche esemplare soltanto. È il caso delle svedesi Lito, Monark e della stessa Husqvarna. Le inglesi erano molto vicine come prestazioni ma erano più pesanti e impegnative (o forse era una questione di manico; per diverso tempo i migliori specialisti sono stati scandinavi…). A loro comunque va il merito di avere Le 500 monocilindriche Matchless sono state largamente impiegate nel cross fino a buona parte degli anni Sessanta riempito le griglie di partenza; in genere infatti erano in libera vendita e questo faceva sì che venissero impiegate da un gran numero di piloti privati. Poi, quasi alla metà degli anni Sessanta, sono arrivate le BSA della serie con cambio in blocco, più leggere e agili. In sella a queste moto nel 1964 e 1965 il grande Jeff Smith ha vinto gli ultimi mondiali prima dell’inizio dell’era dei due tempi. I grossi mono ad aste e bilancieri hanno continuato a combattere validamente, ma si trattava di una battaglia persa, che comunque qualcuno (la CCM, che aveva preso il testimone dalla BSA, dalla quale aveva rilevato moto, ricambi, attrezzature e diritti) ha portato avanti anche negli anni Settanta. La timida risposta italiana In Italia di 500 monocilindriche inglesi ne sono arrivate piuttosto poche; gli appassionati più facoltosi, che potevano permettersi moto estere di rilevante cilindrata, sceglievano quasi invariabilmente le bicilindriche. Rimane il fatto che nel periodo tra la metà degli anni Cinquanta e la fine degli anni Sessanta chi voleva una grossa monocilindrica poteva solo acquistarne una inglese. Per la verità, fino al 1967 la Guzzi ha tenuto in listino il Falcone (la produzione era ripresa nel 1963, dopo alcuni anni di interruzione), ma gli esemplari venduti sono stati davvero pochissimi. Le inglesi erano davvero un’altra cosa… L’ultima casa britannica che ha offerto un grosso monocilindrico stradale di serie è stata la BSA, con la B 50, costruita fino al 1972. Le classiche monocilindriche inglesi di 500 cm3 sono oggi assai rare, in Italia. In Inghilterra si trovano invece ancora senza particolari problemi. Per i modelli più appetibili e più ricchi di fascino i prezzi richiesti sono però piuttosto elevati. Del resto moto come la BSA DBD 34 o la Matchless G 85 CS certe quotazioni le meritano senz’altro… 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Costume NO FUORILEGGE NO PARTY di Alberto Capra | Il vero fighetto: oltre che da scomodità e clima, immune anche ai controlli delle forze dell’ordine! A l contrario di quanto accade in Italia, nella gran parte dei paesi civilizzati è possibile modificare le proprie moto senza incorrere in alcun tipo di sanzione. Dalle nostre parti, invece, ogni componente dev’essere certificato e nient’affatto chiaro è quali omologazioni siano necessarie per cosa. Le specifiche di alcuni particolari devono essere dettagliatamente previste dal libretto di circolazione – come le misure delle gomme – mentre alcuni accessori sembra possano essere comunque installati, a patto che abbiano superato dei generici procedimenti di approvazione – è il caso delle frecce e degli specchietti. La cosa tuttavia è discussa, e spesso nemmeno le forze dell’ordine sembrano avere le idee completamente chiare su questo tipo di problematiche. Chiunque abbia una moto e la utilizzi abitualmente è ben conscio dell’infinità di discussioni alle quali è possibile dover fare fronte al primo posto di blocco, specialmente se all’agente incaricato di effettuare i controlli è stato specificamente richiesto di dissuadere i motociclisti dal frequentare una determinata tratta. In questo senso, alcuni percorsi sono diventati, nel tempo, delle vere e proprie trappole. L’unica soluzione? Guidare a modo e avere la moto in regola o, se possibile, del tutto originale. Accortezze del tutto superflue per i nostri amici fighetti, sempre impavidamente alla guida di mezzi clamorosamente illegali e molto spesso equipaggiati con attrezzatura che in alcun modo potrebbe circolare sulle nostre strade. Perché se a voi tocca questionare anche per 32 dimostrare che il vostro scarico rigorosamente di serie è veramente quello con cui la vostra moto è uscita di fabbrica, dev’essere sicuramente colpa vostra. Probabilmente è una questione di karma: in un’altra vita eravate dei truffatori o qualcosa del genere. Giustamente oggi non vi crede più nessuno. Di che vi lamentate? Al motociclista fighetto, tanto per dire, queste cose non accadono mai: non viene fermato e, quando capita, tutto si risolve in un’amichevole stretta di mano. Nessuna multa, un buffetto al massimo. Un fatto peraltro del tutto noto, a quanto pare, se così tanti sono ancora i preparatori che continuano a chiedere decine di migliaia di Euro per moto che tutt’al più potrebbero arredare un soggiorno e, soprattutto, se così tanti sono ancora quelli disposti a darglieli – che, poi, lo sono? O sono pochissimi? Mistero. E la sensazione di essere davvero l’unico a preoccuparsi di cose del genere è inevitabile, in certi frangenti. «Bella la moto, eh, ma come fai se ti fermano?» chiedo, ogni tanto. «Ma non ti ferma nessuno e se lo fanno non se ne accorgono neanche» è la puntuale risposta – ovviamente davanti a una special che accesa farebbe uscire di casa il buon Nico per vedere se il vicino è tornato. D’altro canto di che stupirsi? Il fighetto non sente il caldo e neppure il freddo, ha i polsi d’acciaio e non prende la multa. E, poi, anche gliela sequestrassero o, addirittura, gliela confiscassero, sai che gliene importa? Tanto per farne un’altra non servono neanche duemila Euro. 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine dalla passione di due ragazzi molto giovani, che si sono avvicinati alle moto da meno di 5 anni e che trasudano entusiasmo e anche un po’ di “beata innocenza” da tutti i pori. In questa intervista ho parlato unicamente con Jared Erickson (31 anni) perché il suo socio Bobby Russell (27 anni) è dovuto scappar via per una piccola emergenza, ma sono riuscito comunque a sapere e scoprire tutto quello che volevo. Per cominciare, se dovessi descrivere il tuo lavoro a uno sconosciuto incontrato per caso in un bar, cosa gli diresti? «Bah, in realtà non so nemmeno io cosa gli direi, abbiamo aperto da appena 4 mesi per cui tutto questo è ancora un progetto che sta appena iniziando a svilupparsi. Forse direi che gestisco uno spazio a metà strada tra un motoclub ed un negozio… ed un’officina… ed un coffee shop. Come vedi la definizione e ancora piuttosto confusa». On the road Parliamo prima di voi, qual’è il vostro background e come siete arrivati alle moto? «Siamo entrambi cresciuti qui in Georgia. Io sono un graphic designer e Bobby e sua moglie sono fotografi. Le moto, che sono il motivo per cui ci siamo conosciuti, sono entrate nella nostra vita da relativamente breve, forse 5 anni. Ad entrambi è piaciuto subita la parte meccanica, il fatto di sporcarci le mani restaurando o modificando qualche vecchio mezzo per poi crearne uno nuovo e completamente nostro. Andiamo entrambi in moto (io recentemente mi sono preso anche una Kawasaki KDX200 per fare fuoristrada) ma è la parte meccanica che ci affascina, l’officina». Come è nata l’idea di Brother Moto e quale è il vostro obiettivo a medio termine? «Con Bobby ci siamo resi conto che non c’era ad Atlanta uno spazio dove la gente potesse incontrarsi come fosse un motoclub ma allo BROTHER MOTO UN’OFFICINA PER CONDIVIDERE LA PASSIONE di Pietro Ambrosioni | Il modello nordeuropeo dell’officina condivisa si diffonde negli USA. Per avvicinare gli appassionati ad una visione più completa del motociclismo, che passa anche per l’amore per la meccanica Q uesta settimana vi parlo di qualcosa che ha riacceso in me la speranza: forse non proprio tutti i giovani americani se ne infischiano delle moto. Forse c’è un futuro anche al di fuori dell’off road da competizione o dal mondo HD. Visto che sono ancora ad Atlanta, lo scorso weekend sono andato con un amico a visitare 34 Brother Moto, un locale/negozio/club completamente nuovo, sia “fisicamente” che concettualmente. L’idea e l’ambiente mi sono piaciuti talmente tanto che sono tornato per realizzare una breve intervista, e ho scoperto altre cose che mi fanno piacere il tutto ancora di più. Brother Moto è in poche parole un qualcosa che si può solo descrivere dicendo… che prima non c’era. Nasce 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine On the road aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb stesso tempo potesse lavorare sulle moto, come in un’officina. Io vivo in un loft e lui vive in appartamento e non c’è certo spazio per parcheggiare nessuna moto, men che meno lavorarci! L’idea dunque è quella di uno spazio “community” dove poter parcheggiare la moto in settimana, lavorarci sopra alla sera (negli orari di apertura - tutta la settimana fino a tardi, chiusura totale il lunedì) e allo stesso tempo conoscere altri motociclisti, organizzare serate educative e farsi un po’ di esperienza. Perché sai, per chi come noi è abbastanza nuovo nel settore delle moto non è molto semplice, i vecchi “guru” delle volte ti mettono a disagio». Scusa se mi permetto di chiederlo, ma l’aspetto finanziario? Come contate di mandare avanti la baracca? 36 «Il sistema è semplice: ci sono diversi livelli di iscrizione annuale al club, a partire da un minimo di $20 ad un massimo di $175. Il livello più alto ti permette di lasciare la moto parcheggiata qui se sei nel mezzo di un lavoro e hai pieno accesso a tutti i benefici del club, mentre la fascia bassa ha diritto a venire qui a lavorare sulla moto ma poi ogni sera deve riportarsela via. Al momento abbiamo 90 soci». Ma vivete di questo? «No, sia io che Bobby abbiamo per ora mantenuto i nostri lavori di grafico e fotografo. Per aprire Brother Moto però non abbiamo tirato fuori un soldo: abbiamo realizzato una special che abbiamo messo all’asta e il ricavato ha permesso di pagare per tutto quello che vedi, non abbiamo mandato i nostri conti personali in rosso. Brother Moto fin da subito è stato un progetto basato sulla community». Tutto qui? Sono certo che questo bellissimo locale non si paghi solo con i pochi dollari dei soci. «No, abbiamo anche una parte vendita di accessori e abbiamo recentemente acquisito il locale di fianco dove allargheremo il negozio e faremo anche una caffetteria, entro la fine del 2015». Fate riparazioni? «No, qui i soci lavorano sulle proprie moto. Ci sono dei soci che passano molto tempo ad aiutare gli altri perché hanno una grande passione, ma questa non è un’officina tradizionale dove lasci la moto il lunedì e la ritiri riparata il venerdì. Non abbiamo un meccanico fisso. Quando un socio ha un problema che non riesce a risolvere e nessun’altro riesce ad aiutarlo lo indirizziamo presso alcune officine convenzionate dove la riparazione viene eseguita da un professionista. Noi non ci prendiamo rischi, tutti i soci sono assicurati ma firmano anche uno scarico totale di responsabilità». L’ambiente è molto bello e un po’ hipster. Fate filtro per selezionare i nuovi soci o si “filtrano” da soli? «Hehehe, non è la prima volta che ci chiamano hipster… Diciamo che siamo appassionati di moto vintage e la cosa è ben visibile ovunque. Il proprietario di una Hayabusa col forcellone allungato capisce subito che qui non c’è molto per lui: fosse solo per la totale mancanza degli attrezzi che gli servono. Il gruppo dei soci è 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito molto affiatato e non ci facciamo problemi se nel weekend arrivano le mogli, le fidanzate o anche i figlioletti, non siamo i classici motociclisti sporchi e cattivi che la gente pensa. Una o due volte al mese facciamo anche dei seminari, che possono essere sulla meccanica, sulla guida o su qualsiasi altra cosa che riguardi il mondo delle moto». Ecco qui, dunque. Adesso sapete perché uno come me, che ormai dopo tanti anni di marciapiede è diventato un po’ cinico, si sia tanto entusiasmato per uno stanzone con qualche attrezzo e una dozzina di vecchie moto. Questi sono giovani che 5 anni fa nemmeno facevano parte o si sognavano il mondo delle moto. Sono entrati in modo cordiale, creandosi uno spazio che la “vecchia guardia” forse non gli avrebbe mai 38 Periodico elettronico di informazione motociclistica concesso. Garbati, entusiasti, desiderosi di fare gruppo e di coinvolgere altri giovani. Hanno applicato concetti nuovi ad un mondo che sta diventando decrepito: l’asta per creare la liquidità iniziale a me sembra tanto un crowd funding e non potrei essere più felice di sostenere quello che Jared e Bobby stanno facendo. È vero, in molti qui hanno la barbona, il capello tagliato “a modo”, le camicie a scacchi e le Red Wings ma a me non importa un fico secco: il 25enne che oggi lavora di fresa e martello sulla sua CB350 scalcinata un domani potrebbe essere il proprietario di una Gold Wing o di una CBR1000. E magari comprare una moto anche a suo figlio. Questa è la carne fresca che al momento il Scarica l’APP del Magazine On the road mercato non sembra in grado di attirare, questo è il futuro, anche se al momento a qualcuno non sembra un granché. Forse anche in Italia si dovrebbe provare ad invertire la tendenza e aprire qualcosa del genere. Per concludere, vorrei sottolineare come questi ragazzi non siano assolutamente degli sprovveduti pieni di bei sogni: Jared è cristallino quando dice che per ora il progetto è ancora in fase iniziale e per questo, ad esempio, stanno affittando il locale e non si sono svenati per comprarlo. Se qualcosa dovesse andare storto, se la loro visione non dovesse rivelarsi azzeccata avrebbero sempre la possibilità di tirare giù la serranda e tornare ai propri lavori a tempo pieno. Ma si sa, se non cominci non saprai mai dove puoi arrivare! 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito NICO CEREGHINI BIAGGI, GIUGLIANO E LA MAGIA Biaggi è andato forte, meglio di così era difficile fare. La sua presenza ha suscitato qualche gelosia tra gli altri piloti e Davide ha saputo trasformarla in energia positiva. Tutto bene? Sì, però... Media C iao a tutti! Contenti di Max Biaggi? Io certamente sì: sulla carta gli davo il quinto posto e lui c’è andato vicinissimo due volte, e poi in gara 2 ha fatto un gran lavoro chiudendo a meno di sei secondi dal vincitore Rea. Meglio di così era difficile fare, forse gli sarebbe servita in entrambe le corse una partenza più aggressiva, ma le prime curve non sono mai state il suo maggior punto di forza in SBK, e poi tre anni senza il contatto 40 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica diretto con gli avversari devono avere il loro peso. Un po’ di circospezione, quando hai 44 anni e ti trovi ruota a ruota con tanti giovani affamati, mi sembra sana. Mi è piaciuto Biaggi, mi sono piaciuti moltissimo Sykes, Rea, Davies e soprattutto Davide Giugliano. Trepidavo per il 34 della Ducati, e per tanti motivi. Intanto avevo passato qualche ora con lui a Brescia, nel nuovo D-Store Dainese, il sabato precedente a Misano. E lì lo avevo trovato come sempre molto gradevole e carico il giusto, deciso a regalarci final- mente una vittoria. Poi lo avevo studiato a distanza: le sue dichiarazioni della vigilia quando reclamava la stessa considerazione mediatica riservata a Max, le due cadute del venerdì, le conseguenze fisiche pesanti, le preoccupazioni per la domenica. Vederlo lì davanti a lottare per vincere mi ha scaldato il cuore, e il suo secondo posto in gara 2 ha dato un senso compiuto alla sua domenica. Davide mi piace perché é tosto, ha del fegato, e poi perché mi pare che abbia fatto un gran lavoro per crescere: da pilota velocissimo ma sciupone, sta diventando del tutto affidabile. E il violento high-side australiano di inizio stagione, che lo ha tenuto fermo a lungo, proprio non ci voleva. Ma voglio soffermarmi su quel fastidio per la presenza ingombrante di Max Biaggi, fastidio che solo Giugliano ha esternato ma che probabilmente era piuttosto diffuso tra i piloti del mondiale SBK. Tutte le considerazioni sull’interesse che il rientro di Max ha suscitato e sul ritorno che il campionato avrà magari nel prossimo futuro, tutte le chiacchiere che abbiamo fatto intorno al fascino dei grandi rientri da Hailwood in avanti, non potevano certo soffocare il sentimento di gelosia che i colleghi devono aver provato. Un sentimento naturale, e che Davide ha saputo trasformare in energia positiva correndo al di sopra del dolore fisico. Quanto a tutte quelle telecamere puntate sul numero 3, che sono sembrate troppe anche a qualche nostro lettore, permettete che dica la mia. Si è trattato di una bella pagina di motociclismo ma anche di un grande evento mediatico, utile a Max, alla SBK e a Mediaset. Una bella convergenza di interessi che andava colta ed è stata trattata molto bene. Questi sono i nostri tempi e così si fa. Lo spettacolo mi è piaciuto anche se forse serviva un po’ di leggerezza in più, e però devo dirvi che ho provato la stessa piccola amarezza che mi disturbava quando seguivo Editoriale in prima persona la Dakar per Italia1: l’occhio della telecamera qualche volta é invadente e spesso, purtroppo, banalizza i fatti e soffoca la magia. Penso a Mike Hailwood al TT del 1978, quando tornò in moto dopo dieci anni e trionfò con la Ducati. Sono circolate poche immagini, non c’erano dichiarazioni pre, post e durante, e del testimone e grande tecnico Franco Farné non ricordo commenti ma solo gli occhi lucidi. Tu potevi soltanto immaginare, ma l’immaginazione é straordinariamente potente. E così é nata la leggenda. SI È TRATTATO DI UNA BELLA PAGINA DI MOTOCICLISMO MA ANCHE DI UN GRANDE EVENTO MEDIATICO, UTILE A MAX, ALLA SBK E A MEDIASET 41 SPECIALE MOTOGP GP D’OLANDA 42 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica passa per primo sul traguardo, saltando però, di fatto, una curva. «Negli ultimi due giri ho spinto fortissimo, ma Marc è rimasto lì: all’ultima chicane ero già dentro alla curva, ma Marc è entrato, mi ha toccato e ho dovuto allargare» dice Rossi. «Nell’ultima chicane succede sempre così: io all’interno, Valentino ha chiuso ed è uscito di pista» è la valutazione di Marquez. FINALE CONTROVERSO Insomma, un episodio che farà discutere a lungo, che i due protagonisti, apparentemente, hanno commentato con il sorriso e una stretta di mano nel parco chiuso: difficile dire chi ha torto o ragione, perché da una parte c’è stato il contatto, dall’altra un taglio di chicane. Per Rossi, in ogni caso, una vittoria importantissima, che spezza il ritmo di Lorenzo, terzo al traguardo e mai in lotta per la vittoria, e gli consente di allungare nuovamente in classifica generale: adesso ha 10 punti in più del compagno di squadra, che qui ha patito troppo le gomme 2014. VALENTINO ROSSI VINCE IL GP D’OLANDA MotoGP BEN TORNATO MARQUEZ Al di là del risultato finale, il GP d’Olanda ha detto che Marquez, con il ritorno alla ciclistica 2014, è nuovamente quello della passata stagione, solo un po’ meno esplosivo. In tutto il fine settimana, Marc ha guidato bene e la vittoria era alla sua portata, che avrebbe sicuramente conquistato se davanti a sé, all’ultima chicane, si fosse trovato qualsiasi altro avversario. Ma Rossi non è uno qualsiasi e come si era già visto in Argentina, Valentino non si fa certo intimorire dagli attacchi di Marc, apparso piuttosto indispettito sul podio. BENE IANNONE, MALE DOVIZIOSO Buona gara di Andrea Iannone, quarto, anche se a quasi 20” dal primo (19”109), mentre Andrea Dovizioso ha chiuso solo 12esimo, anche se a metà gara era arrivato in scia al compagno di squadra, per poi perdere improvvisamente secondi e posizioni: bisogna capire cosa è successo. Gara “gambero” anche per le Suzuki, lontanissime le Aprilia. di Giovanni Zamagni | Spettacolare battaglia tra Marquez e Rossi. Contatto all’ultima curva, Valentino taglia il traguardo in testa. Lorenzo è terzo V ince di forza Valentino Rossi dopo un discutibile contatto con Marc Marquez all’ultima curva, terzo Jorge Lorenzo. Bene Andrea Iannone, quarto, solo 12esimo Andrea Dovizioso alle spalle di Danilo Petrucci. Pochi giri e si capisce che sarà una gara a 2, con Rossi davanti a dettare il ritmo, Marquez incollato a un decimo di distanza. Si va avanti così per metà gara, poi iniziano i “giochini” tattici, con entrambi i piloti che rallentano, nessuno vuole stare davanti. Al 18esimo 44 giro Rossi rallenta vistosamente, ma Marquez non passa: lo fa al ventesimo alla prima curva. Lo spagnolo sta davanti quattro giri, quando Valentino ripassa e prova anche ad allungare. Inizia l’ultimo giro, Rossi arriva ad avere 0”5 di vantaggio a metà pista, ma Marquez ricuce lo strappo e si arriva all’ultima chicane. Valentino stacca forte, Marc di più, si infila nella destra, la Honda si muove, perde un po’ il controllo, tocca Rossi sulla spalla e lo spinge fuori. Valentino è costretto a tagliare la chicane, Marc perde tempo, Rossi 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica ROSSI: «MI HA SPINTO FUORI PISTA» «Sinceramente non so cosa avrei dovuto fare, lui mi ha buttato fuori, per non andare fuori pista avrei dovuto essere due moto più indietro. Con Marquez una carenata la prendi sempre: avrei dovuto sparire, essere trasparente come succede nella play station. Nel penultimo giro avevo preso un po’ di margine, ho provato anche nell’ultimo a spingere nello stesso modo, ma ero troppo al limite e lui è riuscito a recuperare. Alla chicane ho frenato profondo, l’ho visto entrare ma era troppo tardi, io ero già in traiettoria e ci siamo toccati. Forse Marquez dovrebbe rivedere le immagini: la mia idea è che ero completamente davanti e che non avrei potuto fare diversamente da quello che ha fatto, tanto è vero che lui mi ha toccato dietro al gomito, a conferma che io ero davanti più di metà moto». MotoGP MARQUEZ: «ENTRAMBI SAPPIAMO COSA E’ SUCCESSO» «Mentalmente mi sento di aver vinto la gara: io l’ultima curva l’ho fatta tutta, lui ha tagliato nella sabbia. Io ho fatto tutto perfettamente, come l’avevo studiata alla vigilia: ho messo le ruote dove dovevo metterle, ho fatto la traiettoria che dovevo fare, non potevo immaginare che lui avrebbe tagliato la chicane. Nessuno cerca il contatto: io ho fatto la linea giusta, Valentino aveva lo spazio per fare la curva, la mia idea è che eravamo appaiati. Per me non è importante rivedere le immagini: io so cosa è successo e anche lui lo sa: ero all’interno, quindi avevo la traiettoria migliore». IL SORPASSO ROSSI: “ERO DAVANTI” MARQUEZ: “COME SE AVESSI VINTO” di Giovanni Zamagni | Il contatto all’ultimo curva è naturalmente l’episodio chiave del GP d’Olanda: entrambi i piloti sono convinti di avere ragione. Rossi e Marquez, dopo la conferenza stampa, sono stati chiamati in direzione gara per rivedere le immagini T utto in una curva: quando una gara si decide all’ultimo sorpasso, spesso finisce a sportellate. Se poi a giocarsi la vittoria sono due campionissimi disposti a tutto come Valentino Rossi e Marc Marquez, il contatto è praticamente inevitabile. In 46 altri tempi, sarebbe finita anche a mani in faccia, ma adesso, fortunatamente, c’è maggiore rispetto tra i protagonisti. Al di là dei finti sorrisi, però, c’è grande rancore soprattutto, come ovvio che sia, da parte di Marquez, convinto di aver subito un torto. Ecco cosa hanno detto i due protagonisti. 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP VALENTINO ROSSI “MARQUEZ È FORTE NELL’ULTIMO GIRO. MA ANCH’IO…” di Giovanni Zamagni | Il campione della Yamaha ripercorre il suo terzo successo stagionale, il nono sulla pista di Assen. “Quando sei così competitivo fin dal primo turno, è fondamentale sfruttare l’occasione” È E’ un campione straordinario, capace di imprese fuori dalla norma. Comunque la si pensi sul contatto con Marc Marquez all’ultima chicane che ha deciso il GP d’Olanda, quello che Valentino Rossi è riuscito a fare ad Assen ha dell’incredibile. Primo nelle FP1, primo nelle FP3, primo in qualifica, sempre protagonista: ancora una volta Valentino è riuscito a trasformarsi, a cambiare pelle, a diventare veloce fin dal primo giro del primo turno di prove libere, in un cambiamento di approccio alla gara che non riesce a fare nemmeno un ragazzino. Figurarsi quanto è difficile per un campione di 36 anni che ha già vinto tutto e di più: ecco perché quello che sta facendo è straordinario. E lo è anche quello che ha fatto all’ultima curva: 48 qualsiasi altro pilota avrebbe perso contro Marquez. Non Rossi. «Oggi è stata bella: era importante cercare di fare il massimo, sfruttare l’occasione. Quando vai forte così, in un campionato che sarà tirato probabilmente fino all’ultima gara, non devi farti scappare la possibilità di vincere, perché Lorenzo, quando è andato forte così, ce l’ha sempre fatta e ha recuperato tanto. Oggi quindi era importante prendere 25 punti invece di 20. All’inizio mi sono un po’ preoccupato, perché Jorge è stato subito velocissimo, poi però io e Marquez siamo riusciti ad andare via: da una parte ero contento, perché Lorenzo era fuori dai giochi, ma dall’altro ho pensato che sarebbe stato un bel problema con Marc, perché con lui alla fine è sempre difficile. Ho spinto per tanti giro, ho fatto un buon ritmo, ma non riuscivo mai a staccarlo. Ero un po’ stanco, ero un po’ al limite, lui mi ha passato. E’ stato davanti, andava forte, però sapevo che potevo andare un po’ di più. Nel penultimo giro ho fatto 1’33”6, eguagliando il suo giro veloce che aveva fatto al quarto passaggio: lui ha detto che lì ha fatto un errore, ma non è vero, sono andato semplicemente più forte, rifilandogli mezzo secondo. Ho provato a replicare all’ultimo giro, ma non ce l’ho fatto e lui mi ha ripreso e siamo arrivati all’ultima chicane. La voglio rivedere, magari mi sbaglio (Rossi rimarrà della stessa opinione anche dopo aver rivisto le immagini, NDA): io ero davanti, ero già entrato, mi ha preso dietro al gomito 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito con la moto, un po’ come era successo in Argentina, mi ha buttato fuori. L’unico modo per rimanere in pista sarebbe stato essere come alla play station, che sei trasparente, ma io c’ero e non ho potuto fare altro». Ti aspettavi l’attacco all’ultima chicane? «Speravo di avere un pelo di vantaggio, ma nell’ultimo settore, se sei dietro, in scia, fa molta differenza, perché hai un riferimento. Sapevo che in una ipotetica battaglia con Marquez sarebbe stata molto dura la ultima “esse”, perché lui, in 50 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica quelle curve lì, con la Honda, entra molto forte. Ho cercato di fare il massimo, ma quando ho piegato a destra e ho visto il cordolo, ho creduto che fosse fatta. In quel momento è arrivato, ma ormai era un po’ tardi, perché io avevo già quasi il ginocchio per terra: credo che anche lui, quando la riguarderà, si convincerà di questa cosa (Marquez non si è convinto, è rimasto sulle sue posizioni, NDA)». Dopo il taglio della chicane, hai temuto di essere penalizzato? «Sinceramente no: è stato lui a buttarmi nella ghiaia, io non sarei potuto rimanere in pista in nessun modo, era l’unica scelta che avevo. Ho sperato di non cadere, perché quando arrivi nella sabbia puoi anche stenderti, perché dipende dalla profondità. Ho provato a dare il gas e ce l’ho fatta ad uscire». La sensazione è che qualsiasi altro avversario avrebbe perso contro il sorpasso di Marquez… «Lui nell’ultimo giro è forte, ma anch’io… Nel 2014, non ero mai riuscito a fregarlo alla fine, mi aveva sempre battuto le volte che ero riuscito a stargli vicino: era importante batterlo all’ultimo giro, sia per il valore della vittoria rispetto al secondo posto, sia per i cinque punti in più del campionato». Perché l’anno scorso non riuscivi a batterlo e quest’anno lo hai già fatto due volte? «E’ anche una questione tecnica. Sono molto contento di avere un po’ di punti di vantaggio su Marquez, perché sono convinto che dalla prossima gara sarà dura con lui. L’anno scorso lui aveva una moto più competitiva ed era superiore: batterlo era veramente difficile. Nel 2015 siamo migliorati tanto, è una lotta diversa: ce la si può fare». Può essere considerata la gara della svolta, per tutto quello che è successo da giovedì a sabato? «Questa vittoria è figlia anche del lavoro iniziato a Barcellona, perché dopo l’Argentina non sono stato più troppo competitivo, pur arrivando sul podio. A Barcellona ho modificato molto il setting, il nuovo telaio mi ha aiutato ed è stato differente MotoGP l’approccio. Ma ogni pista avrà la sua storia». Cosa rappresentano questi 10 punti di vantaggio? «E’ importante che Jorge capisca che recuperare punti è difficile: mi aveva quasi raggiunto, ma è un’altra volta a dieci punti. E’ importante, ma mancano ancora talmente tante gare. Oggi dovevo fare una gara “alla Lorenzo”: ci ho provato dalla prima curva e mi è quasi venuta, ma lui di solito dà 3-4 secondi a tutti… Una gara così, comunque, è una bella iniezione di fiducia». 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine stato più avanti, Marquez sostiene di essere stato all’interno e, quindi, sulla giusta traiettoria – e la Direzione Gara l’ha considerato un “normale incidente di gara”, ritenendo poi che Rossi non potesse fare diversamente che tagliare la chicane. La Honda ha deciso di non fare reclamo. Cosa ha detto Lorenzo dopo aver conquistato il terzo posto? Lorenzo: «Il successo di Rossi dimostra che la moto era vincente, ma per me era impossibile tenere il ritmo di Valentino e Marc. Sono partito benissimo, all’inizio ho superato più piloti di quanto mi aspettassi, ma poi non sono riuscito a spingere più forte. Diciamo che in una situazione difficile, ho salvato il salvabile». Come mai Andrea Dovizioso è arrivato solo 12esimo a 29”418, dopo essere stato quinto a meno di un secondo dal compagno di squadra, poi quarto al traguardo? Risponde Dovizioso: «Si è rotta la parte dietro MotoGP del codone, la moto si muoveva sul posteriore e questo ha creato delle vibrazioni sull’anteriore. In gara pensavo che fosse un problema di gomma e la situazione è peggiorata giro dopo giro, tanto che la mia GP15 vibrava anche in rettilineo: una volta al box abbiamo scoperto il problema. Lorenzo non era alla mia portata, me la sarei giocata con Iannone per il quarto posto». Dall’inizio dell’anno, Dovizioso è già stato rallentato o fermato da tre problemi tecnici - l’inconveniente al freno motore a Jerez, la rottura della corona al Mugello, il codone ad Assen – e anche Iannone ne ha avuti alcuni all’elettronica nelle prime gare: è una situazione preoccupante? Vista dall’esterno sì, è preoccupante, ma lo stesso Dovizioso getta acqua sul fuoco. «Non siamo preoccupati, ci sono tanti aspetti a cui bisogna pensare in una MotoGP ci sono milioni di dettagli. Non siamo fragili, può capitare. Purtroppo è sempre successo a me nel momento sbagliato». SPUNTI, DOMANDE E CONSIDERAZIONI DOPO IL GP D’OLANDA di Giovanni Zamagni | Quali sono state le chiavi del GP d’Olanda? La Direzione Gara è intervenuta in qualche modo? Come mai Andrea Dovizioso è arrivato solo 12esimo? E come mai Dani Pedrosa è arrivato solo ottavo? Q uali sono state le chiavi del GP d’Olanda? 1) La decisione della Bridgestone di portare le gomme 2014; 2) La capacità di Valentino Rossi di essere veloce fin dal primo giro; 3) La ritrovata fiducia di Marc Marquez grazie al telaio 2014. 52 La Direzione Gara è intervenuta in qualche modo sul contatto all’ultima chicane tra Valentino Rossi e Marc Marquez? Sì, su invito della Honda, la Direzione Gara ha richiamato Rossi e Marquez, presente il Team Principal HRC Livio Suppo, per rivedere le immagini. I due piloti sono rimasti fermi sulle proprie posizioni – riassumendo: Rossi dice di essere 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Aleix Espargaro e Maverick Vinales hanno chiuso al nono e al decimo posto: hanno forse sbagliato a montare la gomma più morbida al posteriore? No, anzi, entrambi i piloti non hanno avuto problemi di gomme, ma sono stati rallentati dalla minore potenza del motore: in un giro, la Suzuki può essere competitiva, ma sulla distanza soffre ancora troppo». Come mai Dani Pedrosa è arrivato solo ottavo? Dopo la caduta nel warm up Pedrosa è stato costretto a cambiare moto e ha avuto problemi alla frizione in partenza e per tutto il GP. 54 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP Come è andata l’Aprilia? Male. Alvaro Bautista ha chiuso 17esimo a 59”857 (una media di 2”3 al giro), Marco Melandri 19esimo e ultimo a un giro. Giri veloci in gara Marquez 1’33”617 (4); Rossi 1’33”673 (25); Lorenzo 1’33”813 (3); Dovizioso 1’34”140 (3); Iannone 1’34”394 (3); P.Espargaro 1’34”470 (2); A.Espargaro 1’34”477 (2); Crutchlow 1’34”536 (3); Smith 1’34”616 (16); Pedrosa 1’34”651 (4). 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP dritto, come se lo avesse preparato. Non essendo mai stato pilota faccio fatica a giudicare, a dire se Valentino avrebbe effettivamente potuto fare la curva». stato pronto di riflessi ad andare dritto nella ghiaia. Marquez ha fatto un sorpasso da ultima spiaggia, ma gli è andata male». «Non c’era spazio per Marquez per entrare, come si vede dalla immagini: Valentino sta facendo la sua linea ed è davanti, anche se di poco. Marc ci ha voluto provare lo stesso, ma non si poteva passare. All’inizio avevo qualche dubbio anch’io, ma rivedendo le immagini ho capito che Valentino ha ragione». provare: a posizioni invertite, avrebbe tentato anche Valentino. L’intenzione di Marquez, quindi, era giusta, ma ha sbagliato i calcoli, non c’era spazio per passare e si sono toccati. Rossi poi è uscito di pista, ma anche Marquez, quindi giusto non intervenire. Comunque, dal punto di vista sportivo il tentativo ci sta». DAVIDE TARDOZZI – TEAM COORDINATOR DUCATI CARLO PERNAT – MANAGER DAVIDE BRIVIO – TEAM MAIO MEREGALLI – DIRETTORE MANAGER SUZUKI «L’attacco all’ultima curva ci sta, uno ci deve SPORTIVO YAMAHA «Ragionevolmente si può giudicare come un contatto di gara. Rossi è stato costretto ad andare dritto per il tipo di entrata fatta da Marquez: Valentino, a quel punto, non aveva alternativa al taglio di chicane». ROSSI-MARQUEZ CHI HA RAGIONE? SHUEI NAKAMATO – VICE PRESIDENTE ESECUTIVO HRC di Giovanni Zamagni | Ecco qualche opinione dopo il contatto all’ultima curva che ha deciso il GP d’Olanda. Posizioni diverse, ma, sostanzialmente, si può parlare di “incidente di gara”. In Honda, però, sono avvelenati, a cominciare dal numero due esecutivo di HRC Shuhei Nakamoto D ifficile emettere una sentenza incontestabile, perché un po’ di ragione e di torto ce l’hanno entrambi: Valentino Rossi ha ragione quando dice che era davanti, Marc Marquez è corretto quando afferma che lui era all’interno e Rossi non ha evitato il contatto. Quando due campioni così si giocano la vittoria in una chicane come quella di Assen, il contatto ci può stare e rientra nella 56 «Marquez ha fatto un gran ultimo giro e una staccata al limite, ma Rossi aveva mezza moto avanti e doveva chiudere. Direi che è un contatto normale tra due fenomeni». casistica degli “incidenti di gara”. Giusto, quindi, che non si siano presi provvedimenti né contro l’uno né contro l’altro. Ma quali sono state le reazioni nel paddock? LIVIO SUPPO – TEAM PRINCIPAL HRC «La manovra di Marquez ci stava, Rossi è stato bravo ad aspettare il contatto e ad andare «Faccio solo una considerazione: all’ultima chicane Marquez e Rossi sono arrivati con un distacco di 0”0, sul traguardo separati da 1”242. Vedete voi…». EMILIO ALZAMORA – MANAGER DI MARQUEZ «Quando il tuo pilota dà la vita per conquistare una vittoria, una Casa dovrebbe sempre fare ricorso». SILVANO GALBUSERA – CAPO TECNICO DI ROSSI «Ho visto l’immagine solo in un riquadro alla televisione: dato che Valentino era davanti, Marc per tentare il sorpasso in quella curva avrebbe dovuto anticiparla un po’ per essere primo nella linea. E’ entrato, ha toccato Valentino, che è 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb LE PAGELLE DEL GP D’OLANDA di Giovanni Zamagni | Dieci a Rossi, perfetto; 9,5 a Marquez, doveva provarci; 7 a Lorenzo e a Iannone. 5 a Dovizioso 10 VALENTINO ROSSI Perfetto dal primo giro di giovedì mattina all’ultimo di sabato pomeriggio. Sempre davanti, sempre a dettare il ritmo, in prova come in gara, nell’ennesima trasformazione vincente della sua incredibile carriera. I 26 giri sono stati un concentrato di velocità, tattica, aggressività, intelligenza, pazienza e nell’ultima chicane ha dimostrato una capacità di reazione pazzesca: chiunque altro ci avrebbe impiegato qualche secondo a capire cosa stava succedendo, lui, presa 58 Ma battere Rossi è un po’ più difficile e adesso il rischio è cadere nelle “sindrome Stoner 2008”, quando Casey, dopo il famoso sorpasso di Laguna Seca, perse la testa. Valentino è un avversario tosto, ma lo è anche Marquez, nuovamente veloce come nel 2014. Guerra psicologica. 6,5 POL ESPARGARO Finalmente davanti al compagno di squadra sia in prova sia in gara. Ma prendere quasi un secondo al giro è un po’ troppo per un Campione del Mondo. Da ricostruire. 7 6 la sportellata, ha fatto immediatamente l’unica cosa possibile per vincere il GP. Scegliete voi l’aggettivo che preferite. JORGE LORENZO Pur in grande difficoltà, è riuscito a limitare i danni conquistando un prezioso terzo posto. Dopo quattro vittorie consecutive e 103 giri in testa, ci sta una gara in difesa. Umano. 9,5 7 5,5 MARC MARQUEZ Un campione ci deve sempre provare all’ultima curva, non deve tagliare il traguardo con il rimorso di non aver fatto il possibile per salire sul gradino più alto del podio. La sua manovra non è stata scellerata, tutt’altro, e sarebbe stata vincente contro qualsiasi altro pilota. ANDREA IANNONE Ottiene il massimo risultato possibile con una Ducati decisamente in affanno rispetto ai primi GP. Fino all’anno scorso si metteva in evidenza per sorpassi incredibili, ma errori altrettanto importanti, nel 2015 esalta per la sua concretezza. Encomiabile. CAL CRUTCHLOW Dopo tre zeri consecutivi aveva assolutamente bisogno di portare a casa un risultato e ci è riuscito senza infamia e senza lode. La sensazione è che se prova a spingere un po’ di più va per terra, se amministra finisce lontanissimo. Sotto tono. BRADLEY SMITH Reduce da tre GP positivi è tornato nei ranghi. Secondo livello. 5 DANI PEDROSA Dopo le prove sembrava competitivo, ma la 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito caduta nel warm up l’ha messo KO fisicamente, psicologicamente e tecnicamente. Eterno Paperino. primi giri a serbatoio pieno. Ma la sua è una prestazione più che sufficiente. All’inseguimento. 7 5 ALEIX ESPARGARO Con la Suzuki puoi farti vedere solo in prova e lui lo fa sempre al meglio. Veloce. MAVERICK VINALES Sempre dietro al compagno di squadra, ma in gara gli arriva in scia. ANDREA DOVIZIOSO Ancora una volta viene rallentato da un problema tecnico, ma fino al 14esimo giro era stato protagonista di una buona rimonta, stava rimediando a una pessima qualifica. C’è sempre qualcosa che va storto. Sfortunato. 6,5 6 6 DANILO PETRUCCI Velocissimo in prova, in gara fatica di più, sia per la moto sia per le sue difficoltà nei 60 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica ALVARO BAUTISTA Ha il merito di mantenere la calma e il sorriso: non è poco nella sua situazione. 4 6 9 7 MARCO MELANDRI Si va avanti solo perché non si trova l’accordo sui soldi: così, però, ci perdono lui e l’Aprilia. Avvilente. MotoGP DUCATI GP 15 Forse ci eravamo abituati troppo bene nelle prime gare, ma la GP15 non graffia più: in prova è più lenta anche delle Suzuki, in gara vede da lontanissimo Yamaha e Honda. YAMAHA M1 Sette vittorie in otto gare, un equilibrio generale che gli avversari si sognano: siamo vicini alla perfezione. SUZUKI GSX-RR Manca potenza, ma è più competitiva delle aspettative. 8 4 HONDA RC213V Gli amanti della tecnica saranno sconvolti nel costatare che per ritrovare competitività si è dovuti tornare alla ciclistica 2014, ma quello che conta è il risultato. APRILIA RS-GP Non si vedono miglioramenti. 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Olanda Classifica Generale 62 Classifica GP Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Punti 1 Valentino ROSSI 163 1 Valentino ROSSI 25 2 Jorge LORENZO 153 2 Marc MARQUEZ 20 3 Andrea IANNONE 107 3 Jorge LORENZO 16 4 Marc MARQUEZ 89 4 Andrea IANNONE 13 5 Andrea DOVIZIOSO 87 5 Pol ESPARGARO 11 6 Bradley SMITH 77 6 Cal CRUTCHLOW 10 7 Cal CRUTCHLOW 57 7 Bradley SMITH 9 8 Pol ESPARGARO 56 8 Dani PEDROSA 8 9 Maverick VIÑALES 52 9 Aleix ESPARGARO 7 10 Dani PEDROSA 47 10 Maverick VIÑALES 6 11 Danilo PETRUCCI 44 11 Danilo PETRUCCI 5 12 Aleix ESPARGARO 38 12 Andrea DOVIZIOSO 4 13 Scott REDDING 30 13 Scott REDDING 3 14 Yonny HERNANDEZ 28 14 Yonny HERNANDEZ 2 15 Hector BARBERA 16 15 Loris BAZ 1 16 Loris BAZ 14 17 Alvaro BAUTISTA 11 18 Jack MILLER 11 19 Stefan BRADL 9 20 Michele PIRRO 8 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP DOPOGP CON NICO E ZAM IL GP D’OLANDA 2015 AD ASSEN Rossi o Marquez? Chi meritava di vincere? Lo spagnolo torna ad essere veloce. Merito del telaio 2014? Ducati in difficoltà T ra Rossi e Marquez è guerra vera, in pista e soprattutto nel post gara a colpi di sorrisi. Iniziamo con l’analisi dell’ultima curva e del contatto che ha aperto un dibattito destinato a durare a lungo. Valentino ha dominato fin dal giovedì dimostrando di essersi nuovamente adattato grazie all’ennesima trasformazione vincente della sua incredibile carriera. Merito anche della pista? Gomme dure e rapportatura corta del cambio lo hanno avvantaggiato? Ce lo spiega l’Ing. Bernardelle che come al solito 64 approfondisce gli argomenti della tecnica. Nella puntata di oggi approfondirà l’argomento telai. Ad Assen infatti Yamaha ha portato un nuovo telaio, come anche Ducati, mentre Marquez ha corso con quello della passata stagione. Parliamo anche dei Ducati, che dopo l’inizio di stagione al di sopra delle aspettative ora sembra in difficoltà. Tutta sfortuna? Come sempre tanta tecnica con l’Ing. Bernardelle che, insieme a Nico Cereghini e Giovanni Zamagni, risponderà alle domande e ai commenti dei lettori. 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP STORIE DI MOTOGP CAPIROSSI E IL GP DI ASSEN di Giovanni Zamagni | Si parla del GP d’Olanda con un ospite d’eccezione: Loris Capirossi. I ricordi sono tanti in un circuito con una storia così lunga alle spalle S i parla del GP d’Olanda con un ospite d’eccezione: Loris Capirossi. I ricordi sono tanti in un circuito con una storia così lunga alle spalle. Nel 2013, Lorenzo operato da 24 ore scende in pista e conclude 5°. Nel 2007 Rossi vinse partendo dalla 13ª posizione. Nel 1999 protagonista fu proprio Capirossi, che in 250 battagliò con Valentino per il gradino più alto del podio, in una gara che entrò negli annali. Loris descrive poi nei particolari il circuito di Assen, spiegando difficoltà e curiosità del tracciato olandese. 66 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Sport aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb BIAGGI E STONER GRANDI RITORNI! di Giovanni Zamagni | Velocissimo in prova, più in difficoltà in gara: inevitabile quando perdi gli automatismi da pilota. Max, comunque, è stato protagonista di una grandissima prestazione. E Casey cosa avrebbe fatto se avesse corso in Texas e in Argentina? C ome tanti appassionati, non mi sono perso nemmeno un secondo della gara SBK di Misano Adriatico: da venerdì mattina a domenica sera ho seguito in diretta sul web i tempi delle libere, ho letto su Moto.it commenti e interviste, ho seguito tutto quello trasmesso in TV da Italia1, 68 affascinato dalla nuova sfida di Max Biaggi, tornato in pista a quasi 44 anni (li compirà il prossimo 26 giugno), 986 giorni dopo l’ultima gara da pilota a tempo pieno. Nel sondaggio promosso alla vigilia da Moto.it, avevo votato Biaggi sul podio, convinto che potesse addirittura vincere, perché ritengo Max nettamente più forte di tutti gli attuali protagonisti della SBK. Ho sbagliato pronostico, ma quanto fatto dal campione dell’Aprilia è stato comunque straordinario e mi permette di fare qualche considerazione, pensando anche a quanto ottenuto da un altro fuoriclasse, Troy Bayliss, nelle due gare disputate in Australia e Thailandia a inizio campionato. BIAGGI PIU’ FORTE, MA… Luca Cadalora, tre volte campione del mondo e grande conoscitore di tutti gli aspetti del motociclismo, l’aveva predetto nella puntata di “DopoGP” dedicata al GP della Catalunya. «Biaggi sarà velocissimo in prova, ma in gara farà più fatica». E così è stato. Primo in entrambi i turni del venerdì, Max ha chiuso la Superpole al quinto posto, a soli 37 millesimi dalla seconda posizione, ma in Gara1 ha faticato a prendere il ritmo. Normale che sia così: in partenza Biaggi ha pagato la mancanza di abitudine al contatto ravvicinato con gli avversari e anche nel finale, pur avendone di più del compagno di Marca Leon Haslam, non ha mai affondato la staccata, come avrebbe invece fatto in passato, rimanendo alle sue spalle pur avendo la possibilità di conquistare il quinto posto. «Da quando provo questa moto non sono mai caduto una volta. A volte cadere, fare una scivolata, non è proprio un male, perché ti aiuta a capire dove sia il limite tuo e della moto. Io non ho cercato il limite mio e della moto. Non sono più un pilota professionista che corre stabilmente nel Mondiale e quindi ho spinto certamente al massimo, come tutti i miei avversari, ma probabilmente non al limite» ha dichiarato Max nell’intervista pubblicata domenica da Carlo Baldi. Ed è così: Biaggi è certamente più forte di Haslam, 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb ma l’abitudine a fare certe cose, a prendere certi rischi inevitabilmente la perdi, anche se ti chiami Max Biaggi e hai conquistato sei titoli mondiali. patisce inevitabilmente nella sfida ravvicinata, ma che per tutto il resto ha ancora molto da insegnare a (quasi) tutti i suoi avversari. GARA2: A 5”911 DA REA LA SBK DEVE RINGRAZIARE MAX Non a caso, Biaggi è andato molto meglio in gara2. Allenato com’è, non ha subito minimamente la fatica di un’altra manche a due ore di distanza dalla prima, piuttosto ha potuto “sfruttare” l’esperienza fatta in precedenza, è stato più aggressivo, si è “ricordato” di automatismi che non puoi ritrovare girando da solo in prova, anche se conosci a memoria ogni centimetro dell’asfalto di Misano. Il distacco dal vincitore – 5”911, più che dimezzato rispetto a Gara1 - rappresenta un dato di grandissimo valore, che la dice lunga sulle qualità del fuoriclasse dell’Aprilia, che 70 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica E STONER COSA FAREBBE? Quanto fatto da Biaggi mi ha fatto pensare a cosa avrebbe potuto fare Casey Stoner se avesse corso in MotoGP in Texas e in Argentina al posto dell’infortunato Dani Pedrosa sulla Honda RC213V. Io credo che avrebbe ottenuto più o meno lo stesso risultato ottenuto da Max: sarebbe stato velocissimo in prova, avrebbe conquistato un posto nelle prime due file, ma in gara avrebbe probabilmente fatto più fatica. D’accordo, Casey è un talento straordinario, forse il più Sport grande fenomeno espresso dal motociclismo moderno, ma in gara avrebbe avuto a che fare con campioni come Rossi, Lorenzo, Marquez, Dovizioso, Iannone, sicuramente più forti di Rea, Sykes, Giugliano, Haslam, Torres: Stoner, come Biaggi, avrebbe inevitabilmente pagato la mancanza di abitudine a lottare per 45 minuti a un ritmo indiavolato con questi fenomeni. Purtroppo manca – e mancherà – la controprova, ma credo che quanto visto a Misano con Biaggi sarebbe successo anche in MotoGP con Stoner. Se, effettivamente, Biaggi correrà nuovamente in Malesia, probabilmente andrà ancora più forte di quanto non abbia già fatto domenica scorsa. Per il momento, però, la SBK deve ringraziare Max, per mille motivi, anche per il risultato ottenuto: se Biaggi fosse salito sul podio, sarebbe stato un ulteriore smacco per una SBK già agonizzante. Con i due sesti posti, invece, il livello del campionato è per così dire salvo e l’attenzione mediatica ottenuta grazie a Biaggi è stata di gran lunga superiore a quella avuta dall’intero campionato da molto tempo a questa parte. 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Il pilota spagnolo, ritiratosi ufficialmente dalle competizioni a fine 2013, è rimasto legato alla Ducati in qualità di testimonial ed ambasciatore del marchio. Da grande sportivo quale è, Carlos ha sempre mantenuto un ottimo livello di allenamento e di preparazione fisica e non sarà certo un problema per lui risalire sulla Panigale R e le sue capacità di guida e la sua esperienza saranno certamente di grande aiuto per i tecnici di Borgo Panigale, per proseguire nello sviluppo della bicilindrica italiana, che la settimana scorsa a Misano ha regalato alla Ducati l’ottocentesimo podio nel mondiale delle derivate dalla serie. Ecco quanto ha dichiaro il campione del mondo SBK del 2011. Superbike «Sono molto contento di avere l’opportunità di scendere di nuovo in pista in sella alla Ducati Panigale R Superbike – ha affermato Carlos - Il progetto sta crescendo costantemente e sono onorato e felice di poter dare il mio contributo. Spero, dopo essermi tolto di dosso un po’ di ruggine, di poter fornire al team un utile feedback. E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho guidato una Superbike e ci tengo a precisare che non penso ad un mio rientro in gara. Tuttavia mi piace l’idea di rivivere alcune delle emozioni che mi hanno accompagnato nella mia carriera ed affronterò questi tre giorni di test con la massima concentrazione ed il massimo impegno». TEST SBK 2015 CHECA TORNA IN SELLA ALLA PANIGALE AL MUGELLO di Carlo Baldi | Lo spagnolo sostituirà l’infortunato Luca Scassa al Mugello nel Ducati Superbike Test Team, ma non pensa ad un ritorno alle gare C arlos Checa torna in sella alla Panigale Superbike nei tre giorni di prove che il Ducati Test Team Superbike svolgerà all’autodromo del Mugello dal 30 Giugno al 2 Luglio. Lo spagnolo sostituirà Luca Scassa, caduto nelle prove cronometrate di 72 Misano Adriatico, alle quali stava partecipando come wild card, si è fratturato la clavicola sinistra. Nel comunicato diramato questa mattina Ducati Corse si è affrettata a dichiarare che per Checa sarà solo un piacevole ritorno in pista, ma che lo spagnolo non intende ritornare alle corse. 73 LE FOTO PIÙ BELLE DEL GP DI GERMANIA Il Gran Premio MX in Germania raccontato attraverso le immagini più spettacolari di Massimo Zanzani 74 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 76 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Motocross Media 78 79 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 80 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 81 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine EDITORE: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. Iva 11921100159 RESPONSABILE EDITORIALE Ippolito Fassati CAPO REDATTORE Edoardo Licciardello REDAZIONE Andrea Perfetti Maurizio Gissi Maurizio Tanca Cristina Bacchetti Thomas Bressani Francesco Paolillo Aimone dal Pozzo Marco Berti GRAFICA Thomas Bressani COLLABORATORI Nico Cereghini Massimo Clarke Giovanni Zamagni Carlo Baldi Massimo Zanzani Enrico De Vita Ottorino Piccinato Antonio Privitera Antonio Gola Alfonso Rago COPYRIGHT Tutto il materiale contenuto in Moto. it Magazine è oggetto di diritti esclusivi di CRM S.r.l. con sede in Milano, Via Melzo 9. Ne è vietata quindi ogni riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione scritta di CRM S.r.l. MOTO.IT Via Melzo 9- 20129 Milano Reg. trib. Mi Num. 680 del 26/11/2003 Capitale Sociale Euro 10.000 i.v. Email: [email protected] 82 83