SENTIREA SCOLTARE online music magazine GIUGNO N. 32 Wilco salvati dal rock and roll H a n s A p p e l q v ist King Kong Laura Veirs Valet Keren Ann Feist Low P nf T h Aer tLOid f FSmog i g h t i n gI Nipoti M a r del i n o Capitano José Malag nino P a r t s & L a Billy b o r NiDcehaodl lC Se t al ircsaO Cristina Zavalloni s The Sea And Cake Labrador Akoustic Desease Buffys eSainte-Marie ntireascoltare www.audioglobe.it vendita per corrispondenza tel. 055-3280121, fax 055 3280122, [email protected] DISTRIbuzione discografica tel. 055-328011, fax 055 3280122, [email protected] MATTHEW DEAR JENNIFER GENTLE “Asa Breed” CD Ghostly Intl Nuovo lavoro per Matthew Dear, uno degli artisti/produttori fra i più stimati del giro elettronico minimale e sperimentale. Con il nuovo lavoro, “Asa Breed”, l’uomo di Detroit, si rivela più accessibile che mai. Sì certo, rimane il tocco à la Matthew Dear, ma l’astrattismo usuale delle sue produzioni pare abbia lasciato uno spiraglio a parti più concrete e groovy. 12 brani come se fossero un incrocio fra le ambientazioni di Brian Eno e le ritmiche di David Byrne. Meraviglioso. NINA NASTASIA & JIM WHITE “You Follow Me” CD Fat Cat Sono passati pochissimi mesi dal bellissimo “On Leaving” che Nina Nastasia è già pronta con un nuovo lavoro. Questa volta accompagnata da Jim White, ricercatissimo batterista dei Dirty Three, in tour con Cat Power e già al lavoro con Bonnie Prince Billy, Nick Cave e Smog, la Nastasia supera nuovamente sé stessa. Lei, voce e chitarra. Jim, batteria. “You Follow Me” vive della sua spontaneità ed è di una meraviglia disarmante. Folk, sana indipendenza artistica e classe purissima. Produce Steve Albini. Inarrivabili. CD !K7 Una delle band più chiacchierate degli scorsi mesi, i londinesi Hot Chip, è stata invitata a compilare il nuovo capitolo della serie DJ Kicks. La selezione svela molte delle influenze dei cinque in un continuo divertentissimo saliscendi tra Electro-Pop, House, Hip Hop, Drum’n’Bass e Jazz. In scaletta: Tom Zé, New Order, Etta James, Ray Charles e Joe Jackson! Uno dei brani migliori della compila è ‘My Piano’ che gli Hot Chip hanno regalato in esclusiva. Senza un attimo di sosta, mai banali o troppo cerebrali. CD !K7 A 2 anni di distanza dal successo di critica di “Valende”, la creatura Jennifer Gentle, ormai nelle sole mani di Marco Fasolo, arriva al nuovo “The Midnight Room”, sempre su Sub Pop. Registrato presso una vecchia e sperduta casa del Polesine ed ispirato forse da questa sinistra collocazione, il nuovo album si districa tra atmosfere notturne, febbrili, e allucinate. Psychedelia, rock’n’roll, Kurt Weill e Nino Rota, lo strano e solitario viaggio musicale dei Jennifer Gentle continua…. MISHA “Teardrop Sweetheart” CD Tomlab “ Te a r d r o p Sweet-heart” è il debutto dei Misha, duo formato da Ashley Yao e John Chao. Il disco è una ricerca continua ed elegante della struttura Pop, attraverso melodie agrodolci e circuiti analogici. Il progetto Misha riesce a far convivere una serie di idee ed influenze infinite e fra le più disparate, dal Pop di Van Dyke Parks e Burt Bacharach a suoni un po’ giocattolosi nelle corde del primo Badly Drawn Boy, dalla Tropicalia agli arrangiamenti in stile Os Mutantes, dai Kraftwerk ai richiami cinematografici. “The Art of Fiction” “DJ Kicks” “Stateless” CD Sub Pop JEREMY WARMSLEY HOT CHIP STATELESS “The Midnight Room” CD Ryko “The Art of Fiction” è il meraviglioso e scintillante debutto del giovanissimo londinese Jeremy Warmsley, personaggio dalle influenze prevedibilmente imprevedibili: Paul Simon, Sam Cooke e la musica classica, Microphones, Steve Reich, Bian Eno, Aphex Twin e Radiohead. Le canzoni del disco si collocano in un momento estatico sospeso tra storie à la Bowie, sensualità, rimorsi ed universalità. Fra folk sghembo, indietronica ed armonie vocali strampalate, Warmsley, è una sorta di versione maschile di Regina Spektor! è pronto l’omonimo debutto degli Stateless, formazione proveniente da Leeds. Guidata dalla voce del cantante Chris James, voluto anche da DJ Shadow affinché partecipasse alle registrazioni del suo disco, la formazione inglese mette insieme guitar sound ed elettronica, ricercati arrangiamenti d’archi e beats sincopati. Uno stile ambizioso ma in grado di creare magiche canzoni sospese tra il rock e l’elettronica. Tra Portishead, Radiohead e Coldplay. NOUVELLE VAGUE APPARAT presents “New “Walls” CD Shitkatapult Dopo la riuscita collaborazione con Ellen Allien, Sascha Ring aka Apparat aka uno degli artisti e produttori più importanti ed innovativi, arriva al suo nuovo lavoro “Walls”. Muri che non dividono, tutt’altro. Le 13 tracce del disco sono un agglomerato perfetto e costruito con precisione certosina, in cui il concetto Pop vive di un rinnovato splendore. Parti groovy, suoni meravigliosi ed elettronica mai sopra le righe. Fra gli ospiti, Raz O’Hara e Josh Eustis, metà Telefon Tel Aviv. PISSED JEANS “Hopes for Men” CD Sub Pop Dopo un album realizzato su Parts Unknown Records ed un 7” per Sub Pop, i Pissed Jeans dalla Pennsylvania, arrivano al debutto per la leggendaria etichetta di Seattle. “Hope For Men” si nutre di punk ipnotico, monolitico ed aggressivo. Ed i Pissed Jeans, il punk, lo sanno fare con ironia ed instabilità, con furbizia ed amarezza. Se siete amanti delle sensazioni forti, questo gruppo potrebbe diventare il vostro favorito. Se avete amato Nomeansno, Flipper, Black Flag e Melvins, Pissed Jeans fanno per voi. Wave” 2CD District 6 Marc Collin dei Nouvelle Vague realizza la seconda uscita per l’ etichetta District 6, una compilation il cui titolo esplica immediatamente i contenuti: “New Wave”. Il concept è chiaramente nelle corde di Collin che in un assurdo gioco di specchi seleziona alcuni dei protagonisti della new wave anni 80, gli stessi che si era divertito a coverizzare con Nouvelle Vague: Duran Duran, Joy Division, Gary Numan, OMD, Telex, Visage e tanti altri, alle prese con classici di The Rolling Stones, David Bowie, The Kinks, The Velvet Underground... GUSTER “Ganging Up On The Sun” CD Ryko Quinto lavoro per Guster da Boston, attivi sin dal ’94 ed ormai molto popolari in patria. La band riesce a rendere moderne le sonorità care a CSN&Y, Fleetwood Mac e Rolling Stones e si trova a proprio agio tra richiami seventies e armonie vintage senza però disdegnare una produzione assolutamente contemporanea. L’impegno dei Guster per il rispetto dell’ambiente è testimoniato dal loro attivismo sul sito … e dal fatto che i loro tour sono organizzati con mezzi ecologici ed energie alternative. Modernamente classici. sommario 4 News 8 The Lights On Pelican, Art Of Fi g h t i n g , P a r t s & L a b o r, Akoustic Desease 12 Speciali 8 Labrador, Marino J o s é M a l a g n i n o , Dead C, The Sea A n d C a k e , W i l c o 34 Recensioni Crowded House, P s y c h i c T V, The Clientele, Vid e o H i p p o s , M e l t Banana, Monotra c t , Te a t r o d e g l i O r r o r i . . . 8 3 Rubriche (Gi)Ant Steps Massimo Urbani We Are Demo: Amelie, Black Ba s s , J o c e l y n P u l s a r. . . Classic Leonard Cohen, Tr u l y, B r i a n J o n e s t o w n Massacre, Buffy S a i n t e - M a r i e Cinema Tarantino-Grindh o u s e , S p i d e r m a n 3 , Mio fratello è fig l i o u n i c o . . . I cosiddetti conte m p o r a n e i Bruno Maderna 26 Direttore Edoardo Bridda Coordinamento Teresa Greco Consulenti alla redazione Daniele Follero Stefano Solventi Staff Valentina Cassano Antonello Comunale Antonio Puglia 96 Hanno collaborato Gianni Avella, Davide Brace, Filippo Bordignon, Marco Braggion, Gaspare Caliri, Roberto Canella, Paolo Grava, Alessandro Grassi, Manfredi Lamartina, Linda Maldini, Alarico Mantovani, Andrea Monaco, Massimo Padalino, Stefano Pifferi, Andrea Provinciali, Stefano Renzi, Vincenzo Santarcangelo, Giancarlo Turra, Fabrizio Zampighi Guida spirituale Adriano Trauber (1966-2004) Grafica Edoardo Bridda, Valentina Cassano in copertina Wilco SentireAscoltare online music magazine Registrazione Trib.BO N° 7590 del 28/10/05 Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Provider NGI S.p.A. Copyright © 2007 Edoardo Bridda. Tutti i diritti riservati. La riproduzione totale o parziale, in qualsiasi forma, su qualsiasi supporto e con qualsiasi mezzo, è proibita senza autorizzazione scritta di SentireAscoltare 102 sentireascoltare news a c u r a d i Te r e s a G r e c o L a D o m i n o a n n u n c i a d a l s u o s i t o u ff i c i a l e c h e p u b b l i c h e r à e n t r o l a fine d e l l ’ a n n o i l n u o v o d i s c o d i R o b e r t Wy a t t , d a l t i t o l o p r o v v i s o r i o C o m i c o per a ; l ’ u l t i m o s u o a l b u m , C u c k o o l a n d, r i s a l e a l 2 0 0 3 … D e b u t t o s u M o r r M u s i c p e r l ’ i s l a n d e s e S e a b e a r ( m o n i k e r d i e t r o c u i s i na s c o n d e S i n d r i M á r S i g f ú s s o n ) c o n T h e G h o s t T h a t C a r r i e d U s A w a y, alb u m c h e s a r à p u b b l i c a t o a s e t t e m b r e e c h e s i a v v a l e d e l l a c o l l a b o r a z i one d i s u o i c o n n a z i o n a l i , t r a c u i O r v a r d e i M ú m , E i k i c h e f a p a r t e d e l l a f o r ma zione live dei Sigur Ròs oltre ad alcuni membri di Benni Hemm Hemm… I l v i d e o d e l s i n g o l o D a n c e To n i g h t d i P a u l M c C a r t n e y ( t r a t t o d a l p r o s s imo a l b u m i n u s c i t a i l 5 g i u g n o M e m o r y A l m o s t F u l l) è a p p a r s o a s o r p r esa s u Yo u Tu b e ; d i r e t t o d a l f r a n c e s e M i c h e l G o n d r y, v e d e N a t a l i e P o r t man p r o t a g o n i s t a … ( h t t p : / / w w w. y o u t u b e . c o m / w a t c h ? v = x T N X r k B S p _ o ) . . . I L i a r s r i t o r n a n o c o n i l q u a r t o a l b u m , c h e s a r à p u b b l i c a t o i l 2 8 a g o s t o su M u t e , e s a r à u n S e l f Ti t l e d … A n n u n c i a t o a n c h e i l c o m e b a c k d e i P i n b a c k, c o n i l q u a r t o d i s c o , T h e Au t u m n O f T h e S e r a p h s, c h e u s c i r à i l p r o s s i m o 11 s e t t e m b r e s u To u c h & Go… C o n i l n u o v o d i s c o F u t u r e A r t i s t s - u s c i t o i l 2 9 m a g g i o s u B a D a B i n g! fanno il loro ritorno i neozelandesi Dead C… Larrikin Love I l 2 2 e 2 3 g i u g n o r i t o r n a a P e s c a r a I n d i e r o c k e t F e s t i v a l 2 0 0 7 a d i n g r e sso g r a t u i t o , c on t r a g l i a l t r i T h e L a s t D r i v e , D e v a s t a t i o n s , T h e s e N e w P u r i t ans e g u e s t d a a n n u n c i a r e ; i l p r o g r a m m a c o m p l e t o a l s i t o u ff i c i a l e ( h t t p : / / w ww. indierocketfestival.it)... To u r e u r o p e o p e r S l y a n d T h e F a m i l y S t o n e, c o n n o v e d a t e i n l u g l i o a partire da Perugia (il 12 al festival Umbria Jazz )… M i k e S k i n n e r s t a l a v o r a n d o a l q u a r t o a l b u m ( a n c o r a s e n z a t i t o l o ) a n ome d i T h e S t r e e t s , p r e v i s t o p e r f i n e a n n o ; l ’ u l t i m o l a v o r o d e l g r u p p o r i s ale a l l ’ a n n o s c o r s o , c o n T h e H a r d Wa y To M a k e A n E a s y L i v i n g… S i s c i o l g o n o a s o r p r e s a g l i e s o r d i e n t i i n g l e s i L a r r i k i n L o v e , c o n u n c o mu n i c a t o i n c u i n o n s o n o s t a t e r e s e n o t e l e r a g i o n i , s e n o n c h e c o n t i n u e r a nno a f a r e m u s i c a ; i l g r u p p o a v e v a p u b b l i c a t o u n a l b u m , T h e F r e e d o m S p ark u s c i t o l ’ a n n o s c o r s o s u I n f e c t i o n e a p p e n a d i s t r i b u i t o d a R y k o / A u d i o g l obe a maggio (recensione pubblicata da SA nel numero precedente)… I S u n s e t R u b d o w n ( Wo l f P a r a d e , S w a n L a k e e F r o g E y e s a s s o r t i t i ) pre p a r a n o i l t e r z o d i s c o ( R a n d o m S p i r i t L o v e) p r e v i s t o p e r l ’ a u t u n n o s u Ja g j a g u w a r ; il s e c o n d o , S h u t U p I A m D r e a m i n g, u s c i t o l ’ a n n o s c o r s o , è distribuito ora in Italia da Self ed è in uscita il 29 giugno prossimo… sentireascoltare Strawberry J a m , i l n u o v o a l b u m d e g l i A n i m a l C o l l e c t i v e è p r e v i s t o p e r settembre su D o m i n o, n e l c u i r o s t e r s o n o e n t r a t i a i n i z i o a n n o … Sanctuary Ro a d , i l r i t o r n o d e l r e d i v i v o M a r c A l m o n d ( d o p o i l q u a s i f a t a l e incidente mot o c i c l i s t i c o c h e e b b e n e l 2 0 0 4 ) s a r à p u b b l i c a t o i l 4 g i u g n o s u Sanctuary Re c o r d s ; d i s c o d i c o v e r a d e c c e z i o n e d i u n i n e d i t o ( R e d e e m Me ) è un via g g i o n e l s u o u n i v e r s o m u s i c a l e a t t r a v e r s o l e c a n z o n i c h e ne hanno infl u e n z a t o l a c r e s c i t a a r t i s t i c a , c o m p r e n d e n d o p e z z i d i D u s t y Springfield, D a v i d B o w i e , F r a n k S i n a t r a . C o n l a p a r t e c i p a z i o n e d i A n t o n y, Jools Holland e S a r a h C r a c k n e l l d e i S t E t i e n n e … Odd Nosdam p u b b l i c h e r à L e v e l L i v e Wi r e s i l 2 8 a g o s t o p r o s s i m o s u A n ticon… Richard Haw l e y s t a u l t i m a n d o L a d y ’s B r i d g e, p r o d o t t o i n s i e m e a C o l i n Elliott, che sa r à p u b b l i c a t o i l 2 0 a g o s t o … Nuovo pezzo d i Ve r t ( R o c k e t M a n ) - a s c o l t a b i l e a n c h e s u l s u o M y S p a c e - in Versions O f T h e P r e p a r e d P i a n o s u K a r a o k e K a l k , r e m i x d a T h e P r e pared Piano d i H a u s c h k a . Ve r t s a r à i n t o u r i n I t a l i a i l 6 g i u g n o a P a d o v a , al Summer St u d e n t s F e s t i v a l , e i l 7 a M i l a n o M a r i t t i m a a l L o c o S q u a d … La Chemikal R e c o r d s a n n u n c i a l o s p l i t d e g l i A e r e o g r a m m e , d o p o q u a s i un decennio d i a t t i v i t à ; i l g r u p p o a v e v a p u b b l i c a t o l ’ u l t i m o d i s c o l o s c o r s o febbraio, My H e a r t H a s A Wi s h T h a t Yo u Wo u l d N o t G o… Vert Due uscite (il 2 1 m a g g i o ) s u R u n e G r a m m o f o n / W i d e : i l d u o n o r v e g e s e Moha con No r v e g i a n i s m e t e r z o a l b u m p e r g l i U l t r a l y d d e l s a s s o f o n i s t a Frode Gjersta d c o n C o n d i t i o n s F o r A P i e c e O f M u s i c… Italia Wave L o v e F e s t i v a l s i t e r r à a S e s t o F i o r e n t i n o ( F I ) d a l 1 7 a l 2 2 luglio prossim i c o n u n r i c c o c a l e n d a r i o , c h e v a d a t h e G o o d T h e B a d A n d The Queen a K a i s e r C h i e f s , d a S c i s s s o r S i s t e r s a ! ! ! , Ti n a r i w e n , J i m i Te nor, Vinicio C a p o s s e l a , i l t u t t o c o n i n g r e s s o g r a t u i t o f i n o a l l e 2 1 … Spaziale Fes t i v a l r i t o r n a a l u g l i o a To r i n o a l l o S p a z i o 2 11 c o n u n p r o gramma che o s p i t a e v e n t i u n i c i i t a l i a n i c o n a r t i s t i s t r a n i e r i , i n a u g u r a n d o il 5 con i Son i c Yo u t h c h e s u o n a n o D a y d r e a m N a t i o n . S i p r o s e g u e i l 6 con i Giardin i d i M i r ò , i l 7 c o n i P e r t u r b a z i o n e , l ’ 8 c o n P e t r o l i l 1 5 c o n Mudhoney, il 1 6 t o c c a a B r i g h t E y e s , i l 1 7 a i Wi l c o ( u n i c a d a t a i t a l i a n a ) , il 18 ai C.S.S … . Neromagazin e p e r i l s u o t e r z o c o m p l e a n n o p u b b l i c a u n n u m e r o s p e c i a l e , Nero Champio n s L e a g u e i n i n g l e s e , c h e g i r e r à l ’ E u r o p a n e l l e p i ù i m p o r tanti manifest a z i o n i c u l t u r a l i d i q u e s t ’ e s t a t e ( B i e n n a l e d i Ve n e z i a , A r t B a sel, Documen t a 1 2 , S k u l p t u r P r o j e k t e ) . I p r i m i t r e e v e n t i d i p r e s e n t a z i o n e saranno ad in g r e s s o g r a t u i t o : i l 1 9 m a g g i o a R o m a ( h 2 3 , T h e L o f t , v i a d i sentireascoltare news a c u r a d i Te r e s a G r e c o P i e t r a l a t a 1 5 9 c o n C a r s t e n N i c o l a i , O k a p i , R o m b i , B o b C o r s i , D i c i a n n ove O m a g g i o ) , i l 2 4 a M i l a n o ( h 2 3 , S o t t o m a r i n o G i a l l o , v. D o n a t e l l o 2 c o n Daf n e B u g g e r i , O k a p i , R o m b i ) e l ’ 8 g i u g n o a Ve n e z i a ( c o n C a r s t e n N i c o l ai). P e r i n f o l i s t a i n v i t i : i n f o @ n e r o m a g a z i n e . i t ( 3 3 3 6 6 2 8 11 7 - 3 3 3 2 4 7 3 0 9 0 ) … A n t i c i p a z i o n i d a S o n i c B e l l i g e r a n z a : i n p r o g e t t o u n d i s c o d i n o i s e r egi s t r a t o u t i l i z z a n d o e s c l u s i v a m e n t e s u o n i d a s k a t e b o a r d , d a l t i t o l o I n S ka t e b o r E D We N o i z e… R e s o n o t o i l t i t o l o d e f i n i t i v o d e l t e r z o d i s c o d e g l i I n t e r p o l: O u r L o v e To A d m i r e u s c i r à i l 6 l u g l i o p r o s s i m o s u C a p i t o l ; a l l i n k ( h t t p : / / w w w. f o r u ms. s p i n n e r. c o m / 2 0 0 7 / 0 5 / 0 1 / i n t e r p o l s - n e w - s o n g - i s - b i - c o a s t a l / ) u n ’ a n t e p r i ma del singolo The Heinrich Maneuver… L a r k i n G r i m m è p a s s a t a d a l l a O n e L i t t l e I n d i a n a l l a Yo u n g G o d d i M i c h ael Gira… Peter Hook M e n t r e v i e n e a n n u n c i a t o c h e i l b i o p i c d i A n t o n C o r b j i n s u I a n C u r t i s , C ont r o l, s a r à p r e s e n t a t o a C a n n e s d a l 1 6 a l 2 7 m a g g i o , P e t e r H o o k c o n f e rma s u l s u o b l o g ( h t t p : / / b l o g . m y s p a c e . c o m / i n d e x . c f m ? f u s e a c t i o n = b l o g . v i e w&f r i e n d I D = 1 8 0 5 7 5 6 7 1 & b l o g I D = 2 6 2 6 7 9 1 8 1 ) l o s c i o g l i m e n t o d e i N e w O r der , d o p o l e v o c i r i c o r r e n t i d e i m e s i s c o r s i . I l b a s s i s t a s a r à t r a i p r o t a g o nisti d e i S a t e l l i t e P a r t y , p r o g e t t o d i P e r r y F a r r e l l a c u i p a r t e c i p a n o a n che T h i e v e r y C o r p o r a t i o n , F l e a & F r u s c i a n t e e S t e v e L i l l y w h i t e n e l l e v e s t i di p r o d u t t o r e e s e c u t i v o . I l l o r o a l b u m , T h e U l t r a - p a y L o a d e d, u s c i r à i l 29 maggio … N u o v o a l b u m p e r M i r a h i n u s c i t a i l 7 a g o s t o p r o s s i m o s u K R e c o r d s : S h are T h i s P l a c e : S t o r i e s a n d O b s e r v a t i o n s è p r o d o t t o d a S t e v e F i s k ( N i r v a na, L O W, B e a t H a p p e n i n g ) e P h i l E l v r u m e a c c o m p a g n a u n a s e r i e d i d o dici s h o r t f i l m a n i m a t i d a B r i t t a J o h n s o n , u n o d e i q u a l i ( C r e d o C i g a l i a ) è c om p r e s o n e l di s c o … D o p o i l L i v e 8 d i d u e a n n i f a , s i è s f i o r a t a u n a n u o v a r e u n i o n s u p a l c o dei P i n k F l o y d. L o s c o r s o 11 m a g g i o a l B a r b i c a n d i L o n d r a , n e l c o r s o d i un c o n c e r t o - t r i b u t o a S y d B a r r e t t ( a c u i h a n n o p a r t e c i p a t o D a m o n A l b arn, R o b y n H i t c h c o c k , K e v i n Ay e r s e d a l t r i ) , i q u a t t r o h a n n o d i n u o v o c a l c a t o la s t e s s a s c e n a , m a i n e s i b i z i o n i s e p a r a t a . P r i m a s o n o c o m p a r s i a s o r p r esa G i l m o u r, Wr i g h t e M a s o n p e r e s e g u i r e A r n o l d L a y n e , p o i R o g e r Wa t ers a c c o m p a g na t o d a l l a s u a b a n d . . . A n n u n c i a t o i l c a s t d e l Tr a f f i c To r i n o F r e e F e s t i v a l ( h t t p : / / w w w. t r a ff i cfes t i v a l . c o m / ) , c h e s i t e r r à d a l l ’ 11 a l 1 4 l u g l i o n e l c a p o l u o g o p i e m o n t e se: L o u R e e d ( c o n B e r l i n, 11 l u g l i o ) , D a f t P u n k e L C D S o u n d s y s t e m ( 12), A r c t i c M o n k e y s e A r t B r u t ( 1 3 ) , A n t o n y & T h e J o h n s o n s e F r a n c o B a t t i ato (14)… sentireascoltare Touch & Go s i s c u s a p e r a v e r a n n u n c i a t o l ’ e n t r a t a n e l s u o r o s t e r d e i Q u i, che pubblican o i n v e c e i l l o r o L o v e ’s M i r a c l e a s e t t e m b r e s u I p e c a c … Il nuovo albu m d i B e n H a r p e r , L i f e l i n e s u s c i r à s u Vi r g i n i l p r o s s i m o 2 8 agosto… La Young Re c o r d s d i M i c h a e l G i r a r i s t a m p e r à i l 1 8 g i u g n o i l p e n u l t i m o album di Lisa G e r m a n o , L u l l a b y F o r L i q u i d P i g c o n u n s e c o n d o C D d i bonus… La terza edizi o n e d e l M U V M u s i c a n d D i g i t a l A r t F e s t i v a l - e v e n t o c h e interseca le a r t i d i g i t a l i e l a m u s i c a e l e t t r o n i c a - s i s v o l g e r à a F i r e n z e d a l 6 al 10 giugno p r o s s i m i n e g l i s p a z i d e l l a L i m o n a i a d i Vi l l a S t r o z z i . P e r i n f o consultare il s i t o u ff i c i a l e ( h t t p : / / w w w. f i r e n z e m u v. c o m ) . . . Face Addict è u n f i l m e u n a m o s t r a f o t o g r a f i c a d i E d o B e r t o g l i o c h e s i svolgerà a Ro m a a l C i n e m a F a r n e s e ( P i a z z a C a m p o D e ’ F i o r i , 5 6 , R o m a , tel 066864395 ) d a l l ’ 11 a l 1 7 m a g g i o ; f o t o g r a f o d e l l a r i v i s t a I n t e r v i e w d i Warhol Berto g l i o è s t a t o t e s t i m o n e e p r o t a g o n i s t a d e l l a N e w Yo r k D o w n town di fine a n n i ’ 7 0 i n i z i ’ 8 0 ( J e a n - M i c h e l B a s q u i a t , K e i t h H a r i n g , J i m Jarmusch, De b b i e H a r r y, J o h n L u r i e ) … Il messicano M u r c o f h a c o m p l e t a t o i l t e r z o a t t e s o a l b u m , C o s m o s , c h e uscirà in tarda e s t a t e … Lisa Germano Da domenica 6 m a g g i o ( i n a u g u r a z i o n e o r e 1 6 ) a domenica 3 giugno il Muse o I n d u s t r i a l e L a F a b b r i c a d e l l a R u o t a d i P r a y ( B I ) ospiterà la m o s t r a L a f a b b r i c a e l a s u a v o c e - Tr a m e s o n o r e dell’industria t e s s i l e r e a l i z z a t a d a g l i a r t i s t i b i e l l e s i L u c a B e r b e r o ( F h i e vel) e Luca Si g u r t à , c o n l a p a r t e c i p a z i o n e d i M a n u e l e C e c c o n e l l o e p a t r o cinata dal Do c B i - C e n t r o S t u d i B i e l l e s i . O r a r i o d i a p e r t u r a : d o m e n i c a o r e 15-18,30. Gru p p i e v i s i t e g u i d a t e s u p r e n o t a z i o n e : t e l . 0 1 5 / 7 3 8 8 3 9 3 … La Thrill Jock e y d i C h i c a g o f e s t e g g i a q u e st ’ a n n o i s u o i 1 5 a n n i e p e r l ’ o c casione pubbl i c h e r à u n b o x d i 1 5 7 ” i n c u i g l i a r t i s t i d e l s u o r o s t e r c o v e r i z zeranno altri a r t i s t i T J . P e r l ’ o c c a s i o n e s i t e r r à u n c o n c e r t o i l 1 0 n o v e m b r e 2007 alla Rou n d h o u s e d i L o n d r a ; a n c o r a n o n c o n f e r m a t a l a s c a l e t t a , p e r il momento ha n n o a d e r i t o A r b o u r e t u m , T h e S e a A n d C a k e , B o b b y C o n n , Califone, Adu l t , O O I O O e To r t o i s e … sentireascoltare The Lights On... pelican L’ e c o d i u n f l e b i l e v e n t o “ p o s t ” h a sospinto sin dagli esordi le pagliuzze strumentali del metal marcato Pelican. Libratesi in volo, sono poi ricadute ben lontano dal fusto da cui in origine furono spiccate via. Esse sono infatti giunte a noi attraverso una prima, preparatoria, e s p e r i e n z a . Q u e l l a d e i Tu s k . A farne parte v’erano già tutti e tre i membri dei futuri Pelican. Laurent L e b e c , Tr e v o r d e B r a u w e L a r r y H e rweg furono un power trio nell’era del dopo grind. Due chitarre e una batteria, rispettivamente. La musica suonata, nei due album consegnati agli annali minori della Windy City (i nostri provengono infatti da Chicago), è nient’altro che grindcore allo stato brado. Get Ready (He W h o C o r r u p t s ) e T h e Tr e e O f N o R e t u r n ( To r t u g a ) s u o n a n o p r o p r i o così. E non lascerebbero sperare quella conversione “concettuale” che il trio ha poi assunto a propria e ff i g e s o n o r a c o l c a m b i a r e r a g i o n e sociale. Non sappiamo bene quando, ma qualcuno – o forse tutti e tre – a un certo punto della loro giovane storia discografica sento- una festa di gala, influenze ben più r a ff i n a t e c h e i n p a s s a t o . N e u r o s i s su tutti. Pulse, Mammoth, Forecast F o r To d a y e T h e W o o d s h a n n o a n cora durate umane (fra i 4 e i 7 minuti), ma parlano una lingua puramente strumentale d’avant metal. Gli Earth e Boris in primis. Te r r i f i c a n t i e l i r i c h e v i s i o n i d ’ u n a landa che post(umana) lo diventa dopo simili incursioni bombardiere. Non accidentale, poi, il fatto che la band si accasi presso la Hydra Head Records, proprietà dell’Isis A a r o n Tu r n e r. I n f a t t i g l i I s i s d i v e n tano sempre più un termine calzante per riferirci al genere ibrido suonato dai nostri. A tal proposito vale un ascolto del meraviglioso The Fire In Our Throats Will Beckon The Thaw (2005). Ascoltando i 9 minuti di Last Day Of Winter (o anche la lunghissima March Into The Sea) ci si imbatte in un perfetto ibrido fra crescendo drammatizzati scuola Neurosis, un uso dilatato e “ambientale” dello strumento chitarra e, risultante delle due prime direttive, in una sorta di psichedelia lirica che del metal arte “d’atmosfera” dei Pellicani. A precedere vi era già stata un altra avvisaglia di grandi cose “a venire”. Australasia (2003) infatti spaziava, con ben due anni d’anticipo su The Fire, su territori post m e t a l e d r o n i n g d i n o n i n d i ff e r e n t e arditezza strumentale e concettuale. Anche qui a farla da padrona è la suite più estesa nel minutaggio. N i g h t A n d D a y d u r a i n f a t t i b e n 11 m i n u t i . 11 m i n u t i a l s e r v i z i o d ’ u n narrare per contrappunti chitarristici, fatti di vuoti siderei e pieni assordanti, che davvero aprono porte della percezione mai prima discostate al nostro orecchio d’incalliti audiofili. Soprattutto, Australasia è una testa di ponte fra il passato (prossimo) del trio e un futuro (altrettanto prossimo) alle porte. Questo futuro, oramai scivolato nella cronaca discografica degli eventi d’attualità, è l’ultimo parto lungo della band di Chicago. City Of Echoes (2007) riflussa il già noto attraverso partiture sempre più curate e “progressive”. Come del resto le progressioni strumentali del gruppo, ancora più l’abilità no il metal suonato come una camicia di forza stilistica della quale d i ff i c i l e s a r e b b e s b a r a z z a r s i . Vi s i dibattono dentro per un poco, e poi decidono per un sostanziale salto qualitativo. Pelican è il nome che danno a questo insperato triplo salto mortale sonoro che con una sola piroetta proietta i nostri molto al di sopra dello steccato metal che fino ad allora così perfettamente li aveva contenuti. Pelican (Hydra Head, 2003) sforna un primo assaggio della nuova creatura. E mostra, quali abiti eleganti ad conserva solo la grammatica. Sgrammaticata a dovere però. Fino a farne lo strumento per descrizioni voiceless d’assoluta armonia e bellezza sonica. La risultante fra epos e pathos è qui felicemente raggiunta e doppiata da risultati artistici di grande validità, suggestione, pregnanza. -, traccia acustica e purgativa delle tante distorsioni a profusione sprecatesi sino a quel mentre, introduce il finale cosmico di Aurora Borealis e Sirius. Un concentrato sonoro di polveri sottili che astrae tutta l’evanescente del disco è quella di avvincere e incantare senza mai far calare l’attenzione sullo svolgimento delle partiture. E, sorpresa delle sorprese, gli echi post si fanno prepotentemente sentire. Il pezzo eponimo, ad esempio, ne è perfettamente c o n s a p e v o l e . Tu t t o p r e s o i n q u e i suoi giochi geometrici chitarra-batteria-chitarra che quasi rasentano geometrie ‘mathematiche’. Nuovo sbocco, forse, allo stile emotivo e epico dai precedenti dischi testimoniato grandemente. sentireascoltare Massimo Padalino The Lights On... art of fighting È il booklet del loro secondo album Second Storey, con quelle palafitte nell’oceano, che forse ci ha suggerito l’immagine dell’acqua, di quel lento ondeggiare sinusoidale. Ma non solo: è proprio la musica degli Art Of Fighting a evocare di per sé l’oceano. La loro formula stilistica tanto struggente quanto rilassante culla come un’onda lunga. Dopo aver salpato da Melbourne, Australia, la loro è una navigazione in oceano aperto: lenta, rispettosa e calma. Immune da ogni tempesta e perturbazione. Ma, attenzione, la traversata è solitaria e improvvisata: bisogna seguire le stelle per orientarsi. Efemeridi di un universo fatto di slow-core e di fluorescenze pop. Non a caso, infatti, la stella-guida alla quale i Nostri fanno riferimento è proprio quella dei Red House Painters. Ma non solo, il baluginare intermittente di Jeff Buckley e quello più tenue dei Coldplay, sui quali gli Art Of Fighting dirigono il timone, sembrano alleggerire un poco quella drammaticità propria della band di Mark Kozelek. Proprio qui, infatti, te facciano della lentezza il loro principio esistenziale, si infilano sottopelle inesorabilmente. Che, a dispetto del nome della band, rappresentano la più palese negazione del combattimento, inteso nella sua accezione comune. Ma se conflitto deve esserci sicuramente è interiore: rivolto malinconicamente verso l’interno. Formati nel 1997 gli Art Of Fighting, dopo u n p a i o d i E P, c o m p l e t a n o l a l o r o definitiva line-up nel 2000. Iniziano così i preparativi per questa lenta e rilassante navigazione in oceano aperto senza meta alcuna. Il varo della loro imbarcazione avviene nel 2001 con la pubblicazion e d e l l o r o p r i m o a l b u m Wi r e s ( Tr i fekta). Mai cerimonia iniziatica fu più fortunata. Infatti il loro esordio valse loro il premio come miglior album alternativo agli Australian R e c o r d I n d u s t r y Aw a r d s 2 0 0 1 . I n questo loro debutto risiedono abbozzate già tutte le loro peculiarità stilistiche. Il passo di queste undici canzoni è quello tipico dello slow-core, però sono già evidenti a n c h e r i c h i a m i a J e ff B u c k l e y ( f o r - r e y ( Tr i f e k t a / B e l l a U n i o n ) , l ’ a l bum consacratore dell’avvenuta maturità stilistica degli Art Of Fighting. La loro proposta musicale, ora molto più curata e dettagliata, scava decisamente in profondità, ammalia con canzoni memorabili e stupisce per la carica emozionale che i Nostri riescono a conferire a ogni singolo passaggio. Ovviamente, il contesto su cui muovono è sempre lo stesso del loro esordio, ma qui è la componente vocale a raggiungere picchi emotivi altissimi. I nomi dei riferimenti che vengono evocati sono tutti di alta caratura: Radiohead, R.E.M. e gli onnipresenti Buckley e Red House Painters. La bellissima Break For Me, la struggente Busted, Broken, F o r g o t t e n e l a s o s p e s a Tw o R i v e r s rappresentano gli episodi più riusciti dell’album, se non addirittura dell’intera loro discografia. Canzoni che se fossero state contenute negli album degli artisti succitati avrebbero fatto gridare al miracolo. Invece, essendo scritte da questa nostalgici navigatori senza meta, restano sospese sopra la superfi- risiede il merito del combo australiano: quel giusto dosare atmosfere solari e consolatorie a quelle più cupe e solitarie, sulle quali muove la loro sezione strumentale. Infatti, di questa rivisitazione pop dello slow-core, il merito è da conferire soltanto alle leggere traiettorie vocali che il cantante riesce a far planare dolcemente su quel dilatato contesto musicale, fatto di trame chitarristiche in crescendo e struggenti note di piano. Ciò che ne scaturisce sono delicate canzoni senza tempo che, nonostan- se anche troppo marcati, sul limite del plagio, in Moonlight) e a quel pop chitarristico inglese tipico di etichette come Sarah Records e 4 A D . L’ a l b u m v i e n e d i s t r i b u i t o i n netto ritardo nel resto del mondo (Stati Uniti, Germania, Giappone e Ta i w a n ) , m a i l t o u r e u r o p e o c h e n e è seguito ha catturato l’attenzione di Simon Raymonde (ex-Cocteau Tw i n s ) , b o s s d e l l a B e l l a U n i o n l a bel, che decise così di occuparsi della distribuzione europea del loro secondo album. (6.5/10) Così nel 2004 prende vita Second Sto- cie dell’oceano come quella nostalgica foschia mattutina. Infatti, nonostante una distribuzione europea (sempre in ritardo rispetto all’uscita in madre patria), questo album è rimasto oggetto soltanto di pochi intimi. (7.8/10) La meta del loro percorso oceanico è ancora celata; ma il loro ultimo album, Runaways (vedere spazio recensioni) sembra darci una romantica chiave di lettura. Noi saremo lì, dove l’oceano incontra la terra, la sabbia, pronti a raccogliere nuovi, preziosi tesori. Andrea Provinciali sentireascoltare The Lights On... parts & labor Il titolo dell’ultimo a l b u m d e i P a r t s & Labor contiene in n u c e l a c h i a v e per decodificare al m e g l i o i l s u o n o di questo furibondo t r i o d i s t a n z a a New York. Mapmak e r ( c a r t o g r a f o appunto) innesca i n f a t t i m o d a l i t à nuove stravolgendo l a s i n t a s s i d e l genere e ridefinend o n e i c o n f i n i , grazie ad un impat t o s o n o r o c h e riesce a coniugare i n m o d o e c l e t tico melodia e disto r s i o n i e c h e h a pochi eguali nel pan o r a m a r o c k a t tuale. Ma chi sono e d a d o v e v e n gono questi tre inva s a t i ? G a l e o t t a fu la Knitting Factor y, t e m p i o d e l l a musica più avant e r a d i c a l e d e l l a Grande Mela. E’ pro p r i o l ì , i n f a t t i , che nel 1999 si incon t r a n o D a n F r i e l e BJ Warshaw, chit a r r i s t a / t a s t i e r i sta e bassista/tastie r i s t a . U n a v o l t a completata la lineu p c o n i l b a t t e rista Jim Sykes, il d i s c o d ’ e s o r d i o non può che venire d i c o n s e g u e n za: ecco quindi Gro u n d s w e l l ( J M Z 2002), una delle co s e p i ù r i u s c i t e ascoltate in ambit o s t r u m e n t a l e negli ultimi anni, un p o t e n t e m i x d i math rock e noise ro c k m e n o c a n o nico, che in termini d i r e s a r i t m i c a paga pegno alla rob o t i c a r e i t e r a t i vità krautrock d’anta n . I tre confezionano u n d i c i p e z z i i n cui Oneida ( Parts & L a b o r ) , s f uriate Lightning Bo l t ( A u t o p i l o t ) , riverberi Trans Am ( T b S t r u t) , p a chidermi à la Melv i n s ( I n t e r v e n tion ) scorazzano all e g r a m e n t e . U n ruolo centrale lo g i o c a d a s u b i t o l’elettronica cheap, t r a a v v e n t u rose soundtracks p e r v i d e o g i o c h i alla Richard P. Jame s s o m m e r s e d a spasmi di rumore bi a n c o ( R a i l g u n ) , e deliranti orge Can - K r a f t w e r k p e r il ventunesimo seco l o ( M i k e B u r k e For President ). Nea n c h e u n a n n o 10 sentireascoltare dopo vede la luce Rise, Rise, Rise (Narnack 2003) disco che punta molto più in alto, svincolando il trio dalle sabbie mobili dei cliché del genere e variando ulteriormente spettro espressivo e modalità d’esecuzione. Senza dubbio aver c o n d i v i s o l ’ a l b u m c o n q u e l Ty o n d a i Braxton, figlio di cotanto padre e già membro fondatore dei Battles, ha stimolato il terzetto a sviscerare un suono che riesce a non perdere in compattezza e coesività. Cimentandosi per la prima volta col cantato con risultati più che apprezzabili. Se nei tre pezzi finali Braxton mostra di che pasta è fatto con le sue suite di rock post-moderno, i Parts & Labor non sono da meno: The Endless Air Show sfodera un assalto sonico come non si ascoltava dai tempi di Sheets Of Easter, umanizzato e compresso in appena tre minuti scarsi. Con influenze e numi tutelari insospettabili, dai Chrome alle musiche tradizionali, e qua e là è rintracciabile perfino una sorta di country deforme. Qualcuno li ha definiti dei No Means No che fanno a pugni con i Savage m e n t o s i c o n c a t e n a m i r a b i l m e nte a g l i a l t r i : u n a m e l o d i a v o c a l e c on t a g i o s a f u o r i e s c e l i b e r a m e n t e d alla m a s s a n o i s e , t r a t a s t i e r e g i o c a t tolo t o r t u r a t e s e n z a r e m o r e e a n t h em s o c i o - p o l i t i c i z z a t i . L’ a l b u m è un m a c i g n o c o m p a t t i s s i m o c h e n o n ri s u l t a m a i c a o t i c o o a u t o r e f e r e n zia l e , g r a z i e a l l a v o r o d i f i n o d e i tre i l c u i i n t e n t o p r i m a r i o r e s t a q u ello d i s c r i v e r e c a n z o n i e o r g a n i z z are s u o n i . I l d r u m m i n g q u a s i t r i b a l e del n u o v o b a t t e r i s t a C h r i s t o p h e r Wein g a r t e n , l e n o t e s c h i z o f r e n i c h e d ella t a s t i e r a d i F r i e l e i l b a s s o m a s sic c i o d i Wa r s h a w s i f o n d o n o a f olle v e l o c i t à , m e n t r e l e v o c i , m a i c ome o r a i n p r i m o p i a n o , t i r a n o l e f i l a di u n s u o n o d a l l ’ i m p a t t o d e v a s t a nte ma perfettamente controllato. C o n l ’ u s c i t a d e l l ’ u l t i m o M a p m a ker ( J a g j a g u w a r, r e c e n s i o n e s u l PDF # 3 1 ) p e r i P a r t s & L a b o r s e m bra e s s e r e a r r i v a t o i l m o m e n t o p r o p izio p e r f a r c o n o s c e r e a f e t t e p i ù am p i e d e l p o p o l o i n d i e l a l o r o m i s c ela noise-pop. Frutto di una formula e d i u n a l i n e u p o r m a i r o d a t a , l ’ a l b um v i v e i s u o i m o m e n t i m i g l i o r i nel l’equilibrio fra sperimentazione e Republic; quello che però li contraddistingue è un invidiabile lavoro di sintesi, che permette al gruppo di non disperdere tanta varietà d’influenze. Il botto è nell’aria e a r r i v a c o l te r z o d i s c o , S t a y A f r a i d ( J a g j a g u w a r, 2 0 0 6 ) d i c u i n o n t u t t i sono stati in grado di apprezzarne d a s u b i t o l e q u a l i t à . L’ a l b u m è u n blocco di granito rock, dotato di geometrie elastiche già a partire d a l l ’ i n i z i a l e A G r e a t D i v i d e , p i c c ola gemma noise-pop e ideale hit del gruppo, paradigma di un suono quasi corale in cui ogni singolo ele- f i s i c i t à , d u e e l e m e n t i c h e s p e sso n o n v a n n o d i p a r i p a s s o n e l s o tto b o s c o i n d i e - r o c k p e r c h é d i ff i c i l m en t e g e s t i b i l i , s o p r a t t u t t o s e s i p e nsa a l l a c o m p o n e n t e p o p c h e r i l a ncia u l t e r i o r m e n t e i n a v a n t i i l d i s c o r so. R a r a m e n t e n e g l i u l t i m i a n n i t a nta c o n c e t t u a l i t à è s t a t a c o s ì b e n d i ssi m u l a t a i n u n d i s c o c h e r a p p r e s e nta u n o d e g l i e s i t i p i ù s i g n i f i c a t i v i del la storia recente del noise-rock. E q u e s t o è s o l o u n o d e i m o t i v i p e r av v i c i n a r s i a q u e s t o g r u p p o e a q ue sto album. Stefano Briffanelli The Lights On... akoustic desease Qualcosa si sta muovendo, in Italia, dalle parti dell’avant-folk, della drone music, dell’elettroacustica. E stavolta non sembra trattarsi dell’ultimo sussulto di un’onda generata da una sorgente sismica distante. Pare piuttosto un fenomeno osservabile a diversi livelli Digitalis, che negli ultimi anni si sono fatte latrici di una variopinta esplosione di creatività, con edizioni limitate ed handmade che, oltre a suonare “storti e diversi”, parlano di questa maniacale ricerca di artwork fuori formato, di oggetti unici, quasi di feticci. In fin citamente dettate da un’attitudine naif, possono scorgersi delle affinità. Non siamo interessati al mezzo con cui si realizza la musica o all’etichetta che le si affibbia: siamo attratti da un suono che sia il più emozionale possibile. Poi le nostre scelte personali ci avvici- di granularità: l’atteggiamento più naturale è quello di abitarlo all’interno, lasciandosi disorientare dal puntiforme flusso di stimoli che ogni uscita rappresenta. Oppure lo si può guardare dall’alto, come se fosse un corpo organico: si finirebbe allora per accorgersi della sua dimensione macroscopica. E ’ c a p i t a t o a R o b Yo u n g c h e , r e censendo le ultime uscite di Orsi/ Becuzzi e MCIAA su The Wire, ha individuato nella connaturata predisposizione, tutta italiana, al sodalizio, una delle possibili ragioni di un simile exploit di uscite e progetti in ambito avant. Fa un n o m e g r o s s o , Yo u n g , s e b b e n e e n passant e in forma retorica, ed è q u e l l o d i M u s i c a E l e t t r o n i c a Vi v a . Il concetto di vita, si sa, è legato a quello di nascita, ed è per tastare il polso di una scena musicale in stato di crescita che guardiamo alla neonata etichetta Akoustic Desease. Stanziata a Prato, fieramente autogestita, la Akoustic Desease è una CD-R label che nasce grazie alla passione di artisti che ruotano attorno ad Antonio Gallucci, musicista già attivo come throuRoof via CD-R e tracce su compilation. E’con lui che abbiamo parlato. « La scelta della cdr label», spiega, «nasce certamente con uno sguardo a realtà estere come Ruralfaune, Whistle Along, dei conti non è che la rinascita della filosofia dei tape network e del do-it-yourself che si rimaterializza ed espande nell’era della rete». Se gli si chiede perché una CD-R label, risponde così: «Sono mosso dal piacere di circondarmi di suoni e persone interessanti, ma ancor più da quello di vedere q u e s t i s t r a n i o g g e t t i m a t e r i a l i z z a rsi tra le mie mani, dopo ore ed ore trascorse a cercar di capire come funzioni la macchina da cucire che mi trovo in casa per preparare i sacchetti che contengono la nostra prima uscita. Ad ognuno le sue forme di masochismo…». Tr e e s I n T h e A t t i c s è l a c o m p i lation inaugurale dell’etichetta, un tributo di16 artisti alla figura e all’opera del pittore, architetto ed ecologista Friedensreich Hund e r t w a s s e r . « L’ i n c o n t r o c o n H u n dertwasser avviene grazie ad una scoperta della mia compagna Laura, che si occupa di arte ed è coresponsabile della creazione degli artwork», racconta Antonio. «Sono letteralmente stato invaso da cataloghi e scritti sulla sua figura e sulla teoria ecologica con la quale è stato in grado di crearsi il suo piccolo mondo utopico ed affascinante». Si scorge molto dell’attitudine naif di Hundertwasser nelle proposte dall’etichetta: «Sebbene le nostre scelte non sono espli- n a n o a p r o d u z i o n i l e g a t e a l l a t e rra, alla ruralità e alla ritualità del suono». Le altre due dell’etichetta sono una l’ennesima conferma del talento di Fabio Orsi; l’altra la prima manifestazione di quello, finora inespresso, di Donato Epiro (vedere spazio recensioni). Uno sguardo in Italia, uno alla situazione internazionale e la consapevolezza di alimentare uno spirito di confraternita, di far parte di una sorta di sodale Internazionale del suono. I progetti futuri dell’etichetta lo confermano: «Non è nel mio stile fare programmi a lungo termine», precisa Antonio, «si programmano due uscite per volta e nel frattempo si instaurano nuove amicizie, si lasciano affiorare affinità ed innamoramenti dell’anima. Le prossime imminenti uscite sono i Monks of The Balhill, un duo francese dedito ad un suono che sa di rituali panici, tra nenie antiche e passaggi schizofrenici, e il francese aManAguitar con le sue improvvisazioni per chitarra acustica e paesaggi invernali. Poi oltre, che con alcuni dei nomi comparsi nella compilation, avremo il piacere di realizzare qualcosa anc h e c o n M a r c e l Tu r k o w s k y , N a t u ralSnowBuildings ed Anla Courtis, il tutto con i tempi da artigiano innamorato del proprio lavoro». Vincenzo Santarcangelo s e n t i r e a s c o l t a r e 11 Labrador MALINCONIA AL POTERE di Manfredi Lamartina L’uscita della centesima pubblicazione targata Labrador, un imponente cofanetto composto da quattro CD, offre l’occasione per ripercorrere la storia dell’etichetta che della malinconia ha fatto un credo e della chitarra acustica un monumento. Ché la Svezia, in fondo, non è così lontana. I m m a g i n a t e l a s c e n a . Ve n e s t a t e nella vostra cameretta, a sospirare malinconie tardo – molto tardo – adolescenziali e a strimpellare canzoncine sdolcinate con la vostra chitarra acustica. Il ciuffo biondiccio ad offuscare lo sguardo e il pallore lunare della vostra pelle che vi fa sembrare dei pers o n a g g i u s c i t i d a u n f i l m d i Ti m B u r t o n . Tu t t o q u e s t o m e n t r e i v o stri amici cantano La Canzone del Sole e la più bella della compagnia sta limonando con il vostro migliore amico. Ma vi fate forza. Con la chitarra declinate in la minore le vostre tristezze di geni incompresi e iniziate a fantasticare. Ché la Svezia, in fondo, non è c o s ì l o n t a n a . Tr e o r e d i v o l o o g i ù di lì per arrivare a Stoccolma. E poi un taxi – no, meglio l’autostop – fino ad arrivare alla sede dell a L a b r a d o r, l ’ e t i c h e t t a c h e d e l l a malinconia ha fatto un credo e della chitarra acustica un monumento. Basti pensare che quando ha deciso di dare una botta di vita al proprio catalogo si è affidata ai Radio Dept. Quasi come cercare un’ubriacatura con una lattina di coca cola. Si parla di L a b r a d o r, d u n q u e . S i p a r l a d i p o p svedese, di musica indipendente, di progetti nati per scommessa e di scommesse vinte sul mercato internazionale. E l’occasione per fare una panoramica su tutto ques t o è d e l l e p i ù i m p o r t a n t i . L’ u s c i ta della centesima pubblicazione t a r g a t a L a b r a d o r. U n i m p o n e n t e cofanetto composto da quattro CD – più un interessante libretto 12 sentireascoltare che ripercorre le tappe fondamentali dell’etichetta – per un totale di cento canzoni, una per ogni album o EP pubblicato nel corso di questi nove anni di vita e musica. D’altronde, il titolo scelto per un’operazione simile non poteva che essere altrettanto imponente, grandioso e tutto sommato legittimamente autoreferenziale. Labrador 100, A Complete History Of Popular Music (Labrador / Goodfellas, aprile 2007) riassume con rara efficacia quello che è stato sin dall’inizio l’obiettivo che cinque ragazzoni scandinavi – Bengt Rahm, Johan Angergård, Joakim Ödlund, Niklas Angergård, Mattias Berglund – si sono posti: promuovere musica popolare. Dove per popolare si intende accessibile ma non facilona, tiepida all’apparenza ma calda e appassionata nella sostanza. Indie pop, insomma. I cui suoni sembrano in gran parte convergere geograficamente in una città situata al di f u o r i d e i c o n f i n i s v e d e s i : G l a s g o w. Dove, guarda caso, sono nate due band che senza timore di smentita si sono rivelate seminali nella costruzione del suono Labrador: i Jesus And Mary Chain e i Belle And Sebastian. Come dire, lo shoegaze in fase germinale e l’indie pop – appunto – nel pieno della maturità. Più altre sporadiche puntate nell’Inghilterra dell’electroclash e della new wave. La cosa interessante di questa operazione monografica è il modo scelto per compilare le scalette dei quattro volumi del cofanetto. Sulla copertina del primo – ricoperta da un fuxia aggressivo e accecante – campeggia una scritta enorme che traccia un segmento temporale preciso, dall’esordio discografico festeggiato nell’ormai lontano ottobre 1998 fino all’agosto 2002. In questo lungo arco di quattro anni si alternano quelle band – in molte delle quali militano i fondatori della Labrador – che detteranno la linea Maginot artistica della casa discografica. Dal pop sognante degli ottimi Club 8 alle paradossali tentazioni latine dei Céleste, i primi ad uscire col marchio dell’etichetta bene in vista. Un campionario di emozioni ben assortite – pur con qualche ballatona strappalacrime di troppo, vedi il melodramma pianistico di Lasse Lindh – che qualche anno più tardi porterà il prestigioso quotidiano inglese The Guardian a parlare della Labrador usando termini notevoli ed impegnativi come “Sweden’s most i n f l u e n t i a l i n d i e l a b e l ” . L’ a r c o d i tempo preso in considerazione dal secondo volume – stavolta vestito con un marroncino autunnale – è decisamente più breve: dal settembre del 2002 all’ottobre del 2003. Appena tredici mesi che segnano evidentemente un’accelerazione nella produzione della casa svedese. E che acceleraz i o n e . Tr a g l i o n n i p r e s e n t i C l u b 8 e le sorprese pop dei Legends, passando per le soffuse carezze notturne targate Douglas Heart, questo periodo è forse quello di maggior estro creativo per la La- b r a d o r, c h e c o m i n c i a a d i n v a d e r e il mercato europeo con più forza e convinzione. E l’ariete usato per sfondare le barriere geografiche e per conquistare le luci della ribalta prende il nome dei già citati Radio Dept. Figli naturali di M y B l o o d y Va l e n t i n e , J e s u s A n d Mary Chain e Slowdive, i Dept escono con il loro primo singolo, Against The Tide, pubblicato inizialmente per la loro etichetta Slottet. La canzone è il manifesto del dream pop del terzo millennio, caratterizzato di registrazioni a bassa(issima) fedeltà, ritmi grezzi e spesso ossessivi ed emozioni che squillano ad ogni nota. Il resto sarà cronaca di un trionfo inaspettato. Articoli su NME, passaparola internazionale, colonne sonore per Hollywood (il film su Maria Antonietta diretto da Sofia Coppola). E si arriva al terzo episodio, stavolta colorato di celeste. Dall’ottobre del 2003 all’aprile del 2005. Un arco di tempo che segna una flessione nella qualità generale dei lavori usciti per la Labrad o r. Q u a l c h e g r a n e l l o d i s a b b i a comincia ad infiltrarsi nel meccanismo pop dell’etichetta. E a parte gli inossidabili – almeno per il momento – Radio Dept e Legends, non tutto gira come dovrebbe. Pelle Carlberg e le sue canzoni a c u s t i c h e . L’ a l l e g r i a s p e n s i e r a t a dei Corduroy Utd. La radiofonia – eccessiva? – dei Laurel Music. Tu t t a r o b a c h e , p u r b e n s c r i t t a e suonata, comincia a mostrare un po’ la corda. La formula sembra essere ripetitiva. Gli artisti si uniformano e non si differenziano tra di loro. La Labrador continua a macinare dischi su dischi. Ma forse non affascina più come prima. Forse. E veniamo al presente, rappresentato dall’ultimo CD – viola – che parte dal maggio del 2005 fino ad arrivare al qui e ora del 2007. E se non è un colpo di reni ci manca poco. E dire che questo cd parla di una piccola grande delusione. Pet Grief dei Radio Dept, pubblicato lo scorso anno. Seguito del magnifico Lesser Matters di cui sopra, l’album che segna il ritorno dei Dept perde un po’ della spensieratezza shoegaze che aveva fatto grande il suo predecessore per lasciarsi sedurre dal pop oscuro dei Cure di Disintegration, senza averne lo stesso appeal dark, ça va sans dire. Un lavoro non male, se non fosse che viene da una band che amiamo alla follia e dalla quale ci aspettiamo molto di più. Ma la Labrador ha diversi assi nella manica. Come i soliti Legends, che virano verso l’electroclash e continuano a farci innamorare. Come gli Irene, che con le loro perfette canzoni pop portano la primavera nella gelida Svezia e nei nostri cuori. Come gli [ingenting], che cantano in svedese senza perdere nulla in credibilità e qualità (d’altronde, la lingua delle emozioni è unica ed universale). Ve r r e b b e d a c h i e d e r s i a l l o r a q u a le sia l’eredità che la Labrador lascia alla musica moderna. Se questi primi dieci anni sono stati un fuoco di paglia o qualcosa di più. Se l’attenzione internazionale è dovuta più al richiamo modaiolo che, a turno, tocca tutte le etichette in circolazione, oppure se i gruppi che orbitano intorno alla scena svedese hanno davvero quelle armi in più che la stampa internazionale ha – pretestuosamente? – trovato nelle loro canzoni. Difficile dirlo adesso, con la mente ancora coinvolta dagli eventi. Come ogni impresa umana, il cammino della Labrador è pieno sia di picchi altissimi che di cadute di stile. Ma dopo l’esplosione creativa dei primi anni, l’assestamento seguente e la fase di stanca successiva, sembra che in quel di Stoccolma le cose abbiano ricominciato a girare per il verso giusto. E nei prossimi mesi le sorprese potrebbero non mancare. Intanto, a chiudere tutto – il cerchio, la storia, il cammino – sono di nuovo i Radio Dept. Sono loro a mettere un punto a questa mastodontica c e l e b r a z i o n e d e l l a L a b r a d o r. E lo fanno con un pezzo inedito, l’unico della raccolta, scritto per l’occasione e intitolato forse programmaticamente We Made The Te a m . F a c c i a m o a l l o r a g r u p p o , squadra, muro. Stringiamoci forte e ripartiamo. Per altre cento avventure da raccontare. Per altri cento modi di intendere la musica pop. Per altri cento dischi da far girare negli stereo e nelle camer e t t e d i t u t t o i l m o n d o . Ta n t i a u g u r i , L a b r a d o r. s e n t i r e a s c o l t a r e 13 Marino José Malagnino POP SENZA VIRGOLETTE di Gaspare Caliri C’è del nuovo in Puglia. Si chiama Malagnino Marino José, e ha formato una “sua” etichetta, la Produzioni Pezzente. Chi vuole lasciarsi stupire metta da parte le perplessità automatiche. E si prepari a prendere sul serio le virgolette. C’è modo e modo C’è modo e modo di parlare del Malagnino. Uno è trattarlo con tenerezza. E “sorridere e assieme riflettere”. Conoscete il retrogusto meschino della tenerezza? È come la stima per riconoscenza, il mancato biasimo per amicizia. Come, che orrore, la compassione. Una via che non ci piace. Si può invece parlare di e con lui senza voler sapere nient’altro che quello che ha fatto, cioè aprire e condurre negli ultimi anni un’etichetta dal nome Produzioni Pez- to, quello che vediamo non è certo percettivamente un triangolo, ma il nostro cervello sa che lo è, sotto sotto. Se volete un ritratto iconicamente credibile, è il momento giusto per andare a vedere un suo concerto. Vi p o s s i a m o d i r e c h e è g i o v a n e m a p e r n u l l a a d o l e s c e n z i a l e . Vi e ne dalla provincia di Brindisi. E che all’inizio del 2005 è uscita una compilation che fungeva da “biglietto da visita” delle Produzioni Pezzente, intitolata Ghirigori. comune, come quando si vede un Ghirigori È Marino stesso a spiegarmi, a margine del nostro intensissimo scambio epistolare, come nacque l’idea della raccolta. «All’epoca inviai delle e-mail dove chiedevo brani che non fossero in inglese, che i gruppi non avessero nemmeno nomi inglesi, che non usassero il trio maledetto chitarra basso e batteria e qualora si trattasse di canzoni che la voce non fosse troppo alta rispetto agli altri strumenti (come invece accade per la musica radiofonica). Chiesi che non mi fosse portato alle orecchie jazz. Che non fosse rock. Che non ci fossero overdub.» Non fu del tutto così (come ammette lo stesso Malagnino, quest’ultima clausola ebbe pietà per gli Ufficio Postale), anche in funzione dell’apparente bizzarria per cui fu pensato l’assemblaggio dei brani; cioè di farla ascoltare a dei bambini e di registrare l’esito, nelle loro riposte, di una domanda cruciale: triangolo con davanti un quadra- secondo voi questa è musica? zente. Se qualcuno sta pensando all’autoproduzione, raramente gli si potrebbe dare ragione con maggiore convinzione. Noi si ride generalmente per molte cose, e abitualmente prima di ridere si sorride, anche solo per logistica mandibolare. Ma del Malagnino non rideremo né sorrideremo, ma ne tracceremo una brevissima storia critica - non sua, ma delle sue idee e delle produzioni dell’etichetta. Macchineremo (noi macchiniamo, sì) un meccanismo di mediazione tra i risvolti sociali di un’idea e la forma musicale che essa si è scelta. Come anguille, saremo. Punto primo. Chi è il Malagnino? La stampa ha il potere di creare ritratti, e si sa che grazie alle facoltà del cervello umano quello che si racconta serve a tratteggiare un carattere nel lettore, quello che non si dice è “saturato” dal suddetto lettore secondo il suo senso più 14 sentireascoltare Scorrendo i brani della compilation possiamo immaginare (come poi è stato) la quasi totale unanimità della risposta negativa di cotanta beata (e crudele) innocenza fanciullesca. I nomi sono vecchie e nuove conoscenze dell’ultra-underground più o meno contemporaneo e della fuga dalla riduzione a genere musicale – per citarne quattro quasi a caso, dagli OvO e O p u s Av a n t r a , a M a s s i m o A i e l l o e I o i o i . C h i p i ù n e h a d i ff i c i l m e n t e si azzarderebbe a metterne. Spunta qualche riflessione immediata. L’ a t t e n z i o n e all’italianità non sembra filo-italianità o nazionalismo ma neo-ruralità. Balugina il mondo futuro del Malagnino. Se ci si pensa, l’autoproduzione è arrangiarsi coi propri strumenti, senza esaltazione del proprio o del localismo, ma dando quel che s i p u ò e a ff i l a n d o l ’ i n g e g n o . C o m e – ehm – fabbricarsi gli strumenti da soli, allo stesso modo usare la stessa lingua con cui si fanno i complimenti agli amici quando ci cucinano la leccornia che mammà ha insegnato ai figli perché procrastinassero le sue ricette. Ma fa stupore, prima che queste prese di posizione, “la” presa di posizione per cui la Prod. Pzz inizia a far parlare di sé. Come si può aggirare il potere adamico (nel senso di originario e fautore di una immensa coda di paglia nell’umanità) delle banche nella distribuzione? Un modo c’è. È geniale come primitivista. Infattibile solo per pigrizia. È il baratto. Baratto p a g n a t o d a l “ To r c i t o E n s e m b l e ” . S i ti avranno fatto un “oooh”, oppure «Il baratto riattiva un senso di co- potrebbe dire molto di questi due no, e lo faranno ora; il packaging municazione. Così come anche la cd, ma, per cura della provviso- di questi album, di questi come di ricerca del proprio mondo perso- ria linearità che sta raggiungendo tutti quelli che verranno, è unico nale. É la comunicazione, reale e l’articolo, velocemente e fatto a mano (dei patchwork di non vorace e veloce come i media alla terza Produzione Pezzente, carta ) da Marino José, il quale sa la vorrebbero, la vita che ci hanno Poesia Sonora:Poesia Con Creta come trovare uno scarto dalla se- tolto.» Sentire queste parole mi ha (2005). r i a l i t à c o n m e z z i m i n i m i . L’ e ff e t t o ricordato il Potlach dei lettristi pre- Sembra che il Malagnino non ne è delicato ed esilarante insieme; situazionisti (fra l’altro ispiratori di voglia sapere di fare uscire dischi poverista (ecco da dove arriva il Fluxus, corrente cara anche a M. poco interessanti, e la sua “dire- nome José), e che gioia ripensare a quei zione artistica”, la sua supervisio- unico. Un altro tassello di quella fi- giorni che non abbiamo vissuto. ne del progetto Pezzente, sembra losofia della musica che le Produ- Se da un lato nessuno «raccoglie essere sempre più chiara. Coeren- zioni Pezzente materializzeranno. più per la propria sussistenza - e tissima, ma in nuce, verso quello Prima, però, tra la fine del 2005 di conseguenza nessuno baratta a cui perverrà. Ma si diceva della (che ha visto anche la pubblicazio- più il proprio raccolto», dall’altro la t e r z a u s c i t a . L’ a u t o r e d e l d i s c o è ne limitatissima di un “malinconico” proposta malagniniana (aggettivo Davide Riccio, giornalista, educa- EP del Sig.Sapio, Acufeni) e l’ini- che evoca energia e finezza pari tore psichiatrico, musicista, scrit- zio del 2006, escono altri cinque a q u e l l e d e l m a l i g n o ) è u n a ff r o n t o tore. Un personaggio di certo non dischi, tutti davvero fuori dall’ordi- verso i meccanicismi dell’industria materializzatosi da poco. E soprat- nario. Inizialmente Musica Per No d i s c o g r a f i c a – u n a ff r o n t o n a t o d a tutto, per quel che riguarda que- Film. Bestiario Musicale ad opera necessità logistiche, non il solito sto disco, scrittore e lettore di se di Davide Riccio/Interferenze ad pamphlet. La risposta ai dubbi che stesso. opera di Luca Pagani e Malagni- nasceranno nel lettore sta comun- Si inizia con un’inquietante pietan- no + Matu (e qui “bestiario” non è que nei dischi, nel senso corale za sci-fi: la prima voce sintetizzata un eufemismo); 5poesiesonore di di partecipazione alla causa pez- al mondo (del 1939), quella del vo- Luisa Sax (ex-sassofonista delle zentifera che trasuda dagli album d e r d i H o m e r D u d l e y, a p r e e c h i u d e pionieristiche Clito); poi nell’anno successivi. l’album, mettendo tra parentesi la n u o v o i l S e l f Ti t l e d d i A l é m o n ( o v - Si riparte da un disco-evento; il poesia sonora. A, il quarto brano, vero la lituana Agne Raceviciute, L i v e A t To r c i t o 3 0 1 2 2 0 0 4 ( 2 0 0 5 ) è per esempio poesia parlata in che suona il tornio in ceramica del- documenta due concerti avvenuti corso d’opera, cioè letta mentre la la madre, che promette analoghe dopo i seminari tenutisi nel luogo si scrive. “So di fumo di sigarette sensazioni a «quando si ascolta che dà titolo al doppio album. Il come l’ostrica sa di mare”, caden- per la prima volta The Art Of The primo cd-r è un’improvvisazione di za Riccio, e fa pensare alla varian- Theremin di Clara Rockmore»); le mezz’ora (splendida dimostrazione te (concreta, cioè raccolta mentre Suonerie D’autore di Davide Ric- di un matrimonio hard-core tra il la si fa) di quei dischi a 45 giri, che cio – anche qui, niente di finto, ma sax e il fiato che lo fa suonare) di oggi non si vedono più, dove Mon- davvero suonerie da scaricare sul Arrington De Dionyso (sì, quello tale leggeva Montale, o Gassman c e l l u l a r e ; i l S e l f Ti t l e d d e i Q u a r t o d e g l i O l d Ti m e R e l i j u n ) ; i l s e c o n d o leggeva Quasimodo. Nessuna no- E Il Cartolaio Di Francia (cioè i la testimonianza di un concerto di- stalgia. Stimmung Blend insieme ai Lar- retto da Scott Rosenberg, accom- S i è d e t t o s o p r a d i c d - r. Tu t t i q u a n - sen Lombriki). passiamo dell’etichetta) e, appunto, s e n t i r e a s c o l t a r e 15 Dischi che si infilano nella quoti- terferenza delle automatizzazioni Non vuol dire, dunque, la missione dianità – quella del lavoro, riguar- – come questa trattasi di una defi- malagniniana, solo un piano per do ad Alémon, per esempio - e vi nizione decisamente imperfetta. evitare si contorcono dentro, scoprendone “Rurale” sta dunque (ma il riman- Anche. Ma soprattutto la messa in le cuciture come fanno le persone do eccede la relazione) per l’an- pertinenza di un «dualismo fatto di per bene con il cartone della pizza coramento alle proprie possibilità, virtuosismo e stuzzicamento» del- prima di metterlo nella raccolta dif- anzi, al fatto che esse rimangono l’orecchio dell’ascoltatore, tramite ferenziata. Bisognerebbe solo tro- i n e s p l o r a t e , s e c i a ff i d i a m o s e m p r e gli “strumenti” di cui ci dota la vita vare un’espressione che riassuma alle possibilità omologate. Non è “normale”, come un ritmo sprigio- questo zeitgeist. Ma non dobbiamo arte del sapersi arrangiare. È fare nato dai palazzi di paese. compiere sforzi; ci ha già pensato qualcosa che si ritiene valido do- L’ o p e r a z i o n e d e l l a N u o v a M u s i c a Malagnino. v e n d o e v o l e n d o s i a r r a n g i a r e . L’ e f - Rurale è semplice, se vogliamo, a fetto estetico, come sarà chiaro nel livello di nomenclatura – il proble- Nuova Musica Rurale primo album firmato da Malagnino, ma è che non si arginano mai le Nel nuovo sito delle Produzioni è una compressione tra la tecnolo- conseguenze delle cose semplici. Pezzente campeggia una scritta gia indotta che impera nelle nostre L’ o b i e t t i v o è f a r e i n m o d o c h e l a – quella che figura sul riquadro del case e il sapore mediterraneo del- musica pop – così come la cono- browser – estremamente eloquen- l’innesto di quella tecnologia sopra sciamo oggi – finisca per neces- te. Dice “Perché esser la parodia un’Italia ancora fortemente simile sitare di virgolette – in modo da del rochenroll se in ogni casa ci a quella rurale di qualche decina farla diventare “pop”. Ché al vero son rumori personalissimi?” – né di anni fa. Pop ci pensa il Malagnino, e chi gli la cosa si ferma lì, perché questo Niente di più felice, operazione sta, nuovamente musicalmente ru- mini-manifesto è confermato dal che comunque ha molte anticipa- ralmente, attorno. Quale migliore programma principale della Pez- zioni illustri, che rendere l’idea conferma di Pop (che dice «ecco zente, ovvero, ormai l’avrete capi- con la autocostruzione di strumen- cosa to, la Nuova Musica Rurale. ti, dal clarinettosupercontrabbasso d’esordio a nome di Marino José Tr a t t a s i d i o p e r a z i o n e d i a ff e r m a - solo di Jacopo Andreini al Jewel- Malagnino? zione di ciò che uno ha, che può pop (cioè il rumore di una custo- fare coi suoi mezzi, senza l’in- dia di cd che si apre e si chiude). 16 sentireascoltare sei l’emulazione diventato»), esterofila. il disco s e n t i r e a s c o l t a r e 17 decalogo del noise Dead C di Massimo Padalino Maestri del rumore come pochi ne abbiamo incontrati negli ultimi trent’anni. Estensibile, deformabile, distorcibile, modulabile, il rumore dei Dead C è b i a n c o e p u r o . I n o c c a s i o n e d e l l ’’ u s c i t a d i F u t u r e Artists ripercorriamo la carriera e la storia del gruppo neozelandese. Siamo nel 1987. Luogo dell’azione, la Nuova Zelanda. Bruce Russell lavora come pubblicista per l’etichetta indipendente Flying Nun, con sede in una città del South I s l a n d , C h r i s t c h u r c h . L’ i n d u s t r i a discografica nazionale sta vivendo un momento di grande crisi nel paese. La EMI, da tempo attiva con una sua filiale in quei paraggi, ne ha da poco chiuso i battenti. L’ i n d i p e n d e n t e F l y i n g N u n d e c i d e di tentare la carta della sopravviv e n z a e d i s p o s t a r e i p r o p r i u ff i c i ad Auchland, stabilendo rapporti di distribuzione con la potente WEA. Siamo ancora, vale ricordarlo, in un’epoca di primitiva espansione del supporto digitale. I cd ci sono, vendono, ma costano un occhio della testa. E le principali etichette indie, di qualsiasi parte del globo terrestre esse siano, stampano ancora i loro lavori su supporti vinilici e persino cassetta. Russell, comunque, non è sereno riguardo la decisione presa dai vertici della Flying Nun. La scena neozelandese è da almeno un decennio che prolifica - cauta e pacifica, ma ri- sul dorso Live Dead See. Un anno è trascorso, ed è nel 1988 che il manufatto discografico esce sul mercato. A dire il vero, la sua è una comparsa alla chetichella. Gli stessi nastri live ivi inclusi parlano di un’esistenza ectoplasmatica. Quella dei Dead C nel loro primo, furtivo, anno di carriera: Paradossalmente, sarà proprio sfruttando la collaudata catena distributiva degli antichi datori di lavoro della Flying Nun che Russell riuscirà a piazzare le prime uscite a nome Dead C sul mercato discografico, nazionale e non. Intanto la sua Xpressway diviene, di fatto, una sorta di punto d’intersezione - tanto da non poterne ben distinguere i confini - fra band e label v e r a e p r o p r i a . R o b b i e Ye a t s , c h e g i à c o n i Ve r l a i n e s a v e v a i n c i s o per la Flying Nun, trova impiego gli lp che il gruppo pubblica fra 1 9 8 3 e 1 9 8 7 . C u i M o r l e y o ff r e u n contributo tutt’altro che simbolico. Se il loro album più regolare, In The Same Room (Flying Nun, 1987), parla la lingua di una wave d a l l e t i n t e d a r k e f o l k y, d o v e i l p i a no ha spesso una sua non minoritaria parte, forse il loro capolavor o r i m a r r à i l c o e v o A t S w i m Tw o Birds. Su entrambi i dischi Morley già non c’è più. Ma vale prestare un orecchio alle nenie psichedelico-catatoniche, a metà fra minimal music e ascendenze gotiche e floydiane, dei due succitati lp d e g l i T K O P. A n c o r a p r i m a , u n i m berbe Michael era stato parte, con l’amico di scuola Richard Ram, dei primordi della scena psych-rock di Dunedin. La band l’aveva chiamata Wr e c k S m a l l S p e a k e r s O n E x p e n sive Stereos (di cui rimane quale testimonianza l’ep postumo, uscito per i tipi Flying Nun nel 1987, River Falling Love). Aggiungiamo solo che la musica da loro proposta, registrata fra il 1984 e i l 1 9 8 6 , a ff r o n t a v a t e r r i t o r i l o - f i talmente spogli e dimessi da parto- gogliosa - soprattutto perchè poco condizionata da improvvide ‘scelte di mercato’. Decide quindi di formare una propria etichetta discog r a f i c a c h e m a n t e n g a i s u o i u ff i c i ancora a Christchurch. Nasce così l a X p r e s s w a y. L’ h o m e - m a d e r e c o r ding sarà il suo campo d’azione. Ma non solo.... tanto nei Dead C quanto nelle fila d e l l a m i c r o s c o p i c a X p r e s s w a y. M a l’altra vera e importante metà creativa del combo ha nome Michael M o r l e y. S i a M o r l e y c h e R u s s e l l avevano bazzicato il retroterra fertilissimo della giovane scena neozelandese - ora incidendo per la Flying Nun, ora per altre etichette minori (la loro inclusa) – prestando le chitarre elettriche a band dai nomi bislacchi (ma di non trascurabile portata artistica). I This Kind Of Punishment di Pet e r J e ff r i e s , a d e s e m p i o . Q u a t t r o rire uno strano connubio fra i coevi n e o z e l a n d e s i Ta l l D w a r v e s , i P e r e Ubu ed accattivanti evanescenze p i n k f l o y d i a n e ( A l i c e I n W o n d e rland potrebbe essere un outtake di A Saucerful Of Secrets). Passiamo adesso a sondare, in breve, la preistoria musicale ed artistica di Russell, che da anni calcava le scene locali con gruppetti più o meno noti. Scontata però questa ‘falsa partenza’, il nostro inizia a fare sul serio proprio con i Dead C. Un paio di ‘uscite minori’ - il 33 giri DR503 del 1987 raccoglie loro “Being Beyond Music... Prima uscita della neonata label, una misteriosa cassetta a nome di un altrettanto fantasmagorico gruppo. Il nastro reca stampigliato 18 sentireascoltare “Live Dead See. The first thing i ever mastered for cassette release, c o m p i l e d f r o m t a p e s m a d e o f p e rformances over the first year of the b a n d ’s e x i s t e n c e ” . ( B . R u s s e l l ) composizioni già datate, seguito a distanza dal mini Helen Said This (1989) - ed ecco che arriva un primo vero assaggio di quei luculliani festini a base di rumore modulato che i nostri ci sapranno, di lì a non molto, regalare. ....It Is Noise” Tr a p d o o r F u c k i n g E x i t ( S i l t b r e e ze, 1990) contiene Power, canzone contro l’invasione statunitense di Panama, e Hell Is Now Love. E n t r a m b e o ff r o n o i l d e s t r o a l c r i tico arguto per elencare, senza comunque tirarle troppo per i capelli, tutta una serie di influenza ‘sghembe’ che il suono Dead C ha saputo attrarre nelle maglie della sua cotta noise. Ci sono i Jesus And Mary Chain, gli Holy Modal Rounders, i Pink Floyd, i Grateful Dead e soprattutto dosi massicce, trasfigurate in pure icone di r u m o r e e s t e n s i b i l e , d i Ve l v e t U n derground e raga-rock. I due veri capolavori del disco sono Helen S a i d T h i s , c h e c o n i u g a Ve l v e t e F u g s , Vi r g i n F o r e s t e S i s t e r R a y , e Bury, rumoroso sketch psico-folk. Dice Bruce a proposito del mini-lp Helen Said This: “With 2 songs clocking in at just about 25 minutes, this guitar monstery at its most ferocious” Krossed e Mighty fungono da degno corollario a questa gogna cui il suono psichedelico degli anni ‘60 viene sottoposto al fine di trascenderlo in puro avant-rock. Ed è solo il principio di quell’azione catartica che il temibile trio imporrà come dictat alle sue partiture improvvisate su canovacci di rumore astratto. Considerando Eusa Kills (Flying Nun, 1990) come tappa di transizione verso la loro fase matura, non si può però non cogliere come l’alternanza di episodi acus t i c i ( A l i e n To B e , S c a r e y N e s t ) e quella di altri elettrici (Now I Fall, I Wa s T h e r e , M a g g o t ) s i a , i n e n t r a m b i i c a m p i a ff r o n t a t i , s e m p r e trascesa in un modus operandi ind e c i f r a b i l e , a s t r a t t o , c a o t i c o . Ve r a cifra stilistica di tutta la psichedelia. Di ieri come di oggi. Ottenere lo status di classicità dell’esecuzione strumentale facendone però il passaggio obbligato per l’irrazionalità (musicale, concettuale ecc...) maggiormente ardita. Questo lo scopo s o t t a c i u t o d e l l ’ o p e r a z i o n e . Ve r t i c e e apice di questa prassi fu il celebratissimo Harsh ‘70s Reality... “Free Music Is The Absence Of Exact Premeditation” Harsh ‘70s Reality (Siltbreeze, 1992) è un album, doppio per durata media rispetto ai precedenti altri, ‘tetragono ai colpi di ventur a ’ . A p r e c o n D r i v e r U . F. O . , v e n tidue minuti che bisogna saper resistere, ancora prima che comprendere. Musica primitiva e non primitivista. Musica che celebra il suono prima che le note. Fisica e fisiologia dell’azione esecutiva ‘dispersa’. Se avessero lasciato dec o m p o r r e a l s o l e i l c a d a v e r e Tw i n I n f i n i t i v e s ( R o y a l Tr u x ) t e n t a n d o poi di ricomporne le carni putrefatte, i Dead C non avrebbero saputo meglio rendere ciò in metafora sonora. O peggio forse. Chitarra, basso, batteria. Synth e tastiere. Ancora tracce, seppure flebili e mai così ‘spezzate’ nel dispiegarsi, di Pink Floyd cosmici e Grateful Dead. Ma come fossero stati macinati assieme senza distinguere tra canzoni e cantanti, disco e band, strumenti ed ossa, la viva carne dalla musica. sentireascoltare 19 Estensibile, deformabile, distorcibile, modulabile, il rumore dei Dead C è bianco e puro. La distorsione geme in sordina. Forse qualcosa di questo caos è stato sottratto con destrezza agli Amm e all’improvvisazione libera. Forse è semplicemente che il suono è m a t e r i a o r g a n i c a . Vi v a . I m b r i g l i a bile a stento. Non se ne fa cavia da laboratorio. E’ esso stesso topino-cavia e laboratorio scientifico al contempo. Sky e Constellation sanno, sin dal titolo, di non essere cose di questo mondo. Ma di fluttuare libere nell’iperspazio. E così anche l’ascolto medesimo. Bolla di sapone fragile in balia del rumore più oscuro e geroglifico. A Wa l k I n T h e W h i t e H o u s e . . . . La marcia di avvicinamento al rock ‘regolare’ segna, sulla tabella di marcia retrospettiva che stiamo vagliando, un’ulteriore tappa significativa. Essa ha nome The Operation Of The Sonne (Siltbreeze, 1994) ed è una sorta di album non u ff i c i a l e r e s o p o i t a l e p e r v o l e r e della band. Incorpora tre improvvisazioni prive della voce biascicata d i D r i v e r U . F. O . e c o n i f e e d b a c k quasi dimenticati nel baule dei trucchetti abusati. Così, per dire anche solo di Mordant Heaven, le musiche rimangono sì psichedeliche ma quanto mai classiche. Ci sono qui i Grateful Dead e la music a c o s m i c a , i Ta n g e r i n e D r e a m e i Floyd. Ma quasi non paiono esterrefatti come al solito. Il trattamento loro riservato, infatti, è nitido piuttosto che caotico. E’ così che il volto ‘umano’ della band neozelandese, scontati i continui vortici elettronici e dei passi quasi jazz dell’opera tutta, si mostra appieno. La sfera di cristallo si è illuminata. Si vede finalmente chiaro nelle influenze dei nostri. E non è cosa da nulla! Morley spiegherà meglio la strategia sul rumore attuata dal terzetto. Molto meglio di mille altre vane parole: “I have been painting for 20 years so it is just an ongoing research of looking at painting and what it can d o , a n d s i l e n c e ’s h a s k i n d o f o f fered itself as an interesting area, you have different responses to what it is. I am looking at how that can be manipulated as a visual thing.” The White House vede la luce nel 1995, dopo un altro bootleg ‘ufficiale’ (Clyma Est Mort, 1994). Etichetta discografica, l’usuale Siltbreeze. Sebbene da alcuni giudicato troppo ‘normale’ è in realtà un altro lavoro epocale dei tre. La forma canzone emerge nitida a d e s s o . Yo u r H a n d s u o n a c o m e f a rebbe Smog in quegli anni. Sporca e catatonica nenia biascicata. Le distorsioni chitarristiche le coprono le terga, ma in modo funzionale alla costruzione del pathos narrativo intrinseco la canzone stessa. Vo o d o o S p e l l e T h e N e w S n o w , prima e seconda song in scaletta, accumulano una certa quantità d’energia noise brada. Distruttiva 20 sentireascoltare la prima, quasi (free)jazzata la seconda. Bitcher e Outside chiud o n o , d a p a r l o r o , o ff r e n d o c i u n a sorta di rivisitazione dello space rock marca Hawkwind, la prima (i vortici elettrici sono quelli di Lord Of Ring, 1972, degli inglesi), e con 17 minuti di shoegazing letto a loro modo la seconda. “Our Noise Grows Out Of Confusion” Repent è l’album del 1996. La copertina è in digipack. Erano quelli invenduti di The White House. Nuova copertina appiccicata sulla v e c c h i a e v i a . L’ a r t e d e l b r i c o l a g e ha sedotto anche i nostri (molto più verosimilmente pronti a smerciare così il non venduto). Repent è disco della stessa pasta di The Operation Of The Sonne. La struttura è davvero free questa volta. Morley non si dà pace alle tastiere e il livello del caos armonico è solo (a tratti) normalizzato. Sibili, fruscii, molto free jazz deformato e mimetizzato. Le suite senza nome incluse nel cd parlano chiaro: avviluppano senza scampo, sono dei boa costrictor del suono lento e biascicato. Iperpsichedelico. Ec- cessivo, denso. Quando però la bomba disinte- gratrice d’armonie detta Dead C esplode, il botto c’è. E la sesta delle composizioni in scaletta, la maggiormente caotica e brutale, sta lì, in chiusura di programma, a r i c o r d a r c e l o . Tu s k s e g u e u n a p a rentesi di due anni in cui i nostri rimangono tutt’altro che cammin (artistico) facendo. gencies of its service, left enough “What Is Free?” marks behind to show others the “ I t ’s a l l a b o u t m i c r o p h o n e p l a c e - way”. ment and room sound. The sound New Electric Music (2002), The that people make together in a Damned r o o m p l a y i n g , t o m e t h a t ’s w h a t 2 0 0 3 ) e l a r a c c o l t a Ve i n , E r u d i t e recording ought to be about”. (B. And Stupid (Ba Da Bing, 2006) Russell) mantengono decentemente in vista (Starlight Furniture, il nome dei Dead C, senza però far Dal 2000 in qua, ogni uscita del gridare al miracolo. terzetto neozelandese è dignitosa Stessa sorte tocca all’ultimissimo ma non eclatante. Ripete schemi, Future Artists (Ba Da Bing, 2007), riformula riassembla il quale certifica una delle ipotesi intuizioni. Ma già tutte compulsa- precedentemente fatte riguardo le te e meglio attuate altrove nella origini del suono Dead C. Quella discografia del gruppo di Morley riguardante, almeno in teoria, la e Russell. Dead C (2000), doppio matrice Amm del medesimo. omonimo, cambia la dicitura del- The Amm Of Punk Rock, prima di l’etichetta discografica sul dorso 5 tracce in scaletta che durano fra stampigliata (la Language, mentre i 3 e i 20 minuti, non parla il lin- la vicenda della Xpressway s’era guaggio impro-disarticolato degli già conlusa 6 anni prima...) ma non Amm quanto piuttosto scorre via i contenuti. Recupera, per lo più, come stolido canovaccio minimal- vecchie registrazioni risalenti ai 5 percussivo. anni precedenti e ha forse il suo cose più riuscite (a parte il finale vertice espressivo in Speederbot. pulsante e circolare). The Magi- Mastodontica! composizione cian è invece una canzone regola- nei suoi 33 minuti di durata riesce re. Cantata e tutto. Naturalmente a fondere l’andamento cingolato di su tappeto di distorsioni fracas- Chrome e Hawkwind a una ricetta sone su ritmo rock 4/4. Le ultime non individuabile di pseudo sono- 3 tracce ripetono lo svolgimento rità noise e jazz. Il free jazz è sta- della prima con variazioni di stile ta indubbiamente una lezione ben minime. Ed anche se non ci vedo imparata dai nostri. Ecco l’ultima il futuro dell’impro-noise in questo parola a riguardo del ‘free’ scritta cd, vale almeno la pena prenderlo da Russell nel suo What Is Free? come spunto per rivisitare, riscol- A Free Noise Manifesto: tandoli, gli album più riusciti della linguaggi, La Non una delle loro carriera dei neozelandesi. Maestri “Free jazz, while chewing up and del rumore come pochi ne abbiamo spitting out many through the exi- incontrati negli ultimi trent’anni. inattivi (vedi i progetti ‘collaterali’, che ci ripromettiamo di trattare più estesamente in un articolo successivo, Gate, A Handful Of Dust, 2 Foot Flame, Dust nonchè i cd solisti di Morley e Russell, The Pavillion Of Dreams, 1996, e Project For A R e v o l u t i o n I n N e w Yo r k , 1 9 9 8 ) . Si tratta di un’opera riassuntiva dell’intera arte dei neozelandesi. Una sorta di loro White Album. La materia prima è sempre il noise più insano. Niente frivolezze poppy q u i . H a l f e Tu s k s o n o a n z i t i t a n i che. Monumentali inni alla scienza del rumore costruita nei tanti laboratori-album disseminati dai nostri sentireascoltare 21 sofisticazioni pop The Sea And Cake d i Va l e n t i n a C a s s a n o e V i n c e n z o S a n t a r c a n g e l o C h i c a g o . L a c i t t à d i To u c h & G o , d e l l ’ H o u s e M u s i c , d e l f o l k d e g l i U n c l e Tu p e l o , d e l l ’ i n d u s t r i a l d e i Ministry e degli esperimenti di Jim O’Rourke. E’ in questo scenario che nascono i Sea And Cake. Un mostro a quattro teste che unisce John McEntire, Sam Prekop, Eric Claridge e Archer Prewitt. Forti i venti Chicago. che attraversano Kroll), Archer Prewitt (in trasferta le dai Poderose correnti lounge-revival Coctails) e p o t u t o s c a m b i a r e p e r u n c o l l etto bianco, nascevano le i n t u i z i oni artistiche che la cont r a d d i s t i n g u o n o John McEntire (ex-Bastro, nonché di una musica calda, divertente e e che l’hanno resa n e g l i a n n i t e r r a m e m b r o d i To r t o i s e e G a s t r D e l g e n i a l e c h e a l l ’ e p o c a d e v e a ver fertile e prosperosa , t a n t o d a f a r Sol fondamentale c o l p i t o s o p r a t t u t t o p e r q u e l l a p a tina spegnere alla presti g i o s a To u c h & nel mondo della produzione locale d i s t r a v a g a n z a e d e s o t i c o c h e la Go venticinque can d e l i n e p r o p r i o e non) abbiano tirato fuori dalle ricopriva lo scorso anno. Fu l c r o , a p a r t i r e loro singole esperienze un mostro c h e s t a v a n e l f r a t t e m p o f o r g i a ndo dagli proliferare a quattro teste chiamato Sea And l a f o r t u n a , a n c h e c o m m e r c i a l e , dei magmatico di scen e e b a n d c h e Cake. Era il 1993. Ma facciamo un Primus. lasceranno un segno f o n d a m e n t a l e passo indietro e torniamo a sfogliare e r a q u e s t a t u t t a l a s t o r i a : s i n da per qualche istantanea in bianco e nero S p e c k y , p r i m o l p p u b b l i c a t o i n v i nile d e g l i S h r i mp B o a t . n e l 1 9 8 9 p e r l a S p e c i m e n P r o d u cts, Ottanta, il futuro di un che verrà. Dalla House Music di Fra n k i e K n u c l e s e personaggio ma e del la sua storica Wa r e h o u s e a l l a - quella Ma stessa p a t ina evidentemente, soprattutto con i non s u c c e s sivi D u e n d e ( B a r / N o n e , 1 9 9 2 ) e C a v ale destrutturazione del l a m a t e r i a f o l k Il degli Uncle Tupelo, d a l l ’ i n d u s t r i a l Boat ( B a r / N o n e , 1 9 9 3 ) , g l i S h r i m p B oat dei Ministry alle s p e r i m e n t a z i o n i futuro nel passato: Shrimp La loro, come quella di altri gruppi, s e p p e r o , c o n i n t e l l i g e n z a p r o f e t ica, O ’ R o u r k e. fu la sorte di Cassandra. Gridavano d i a l o g a r e c o n t u t t e q u e l l e m u s i che Fino ad arrivare a qu e l l a s c u o l a c h e ‘post’ - ed era il crepuscolo degli a l t r e d i v e n u t e p o i p u n t o d i a p p r odo ha marchiato a fuoc o i N i n e t i e s a anni 80 -, ma nessuno gli credette, d i i n n u m e r e v o l i s p e r i m e n t a t o r i r ock colpi di Tortoise e G a s t r D e l S o l e e nei solchi dei loro dischi si volle a venire. che porta il nome di p o s t - r o c k . È q u i ascoltare solo rock, e nemmeno Probabile che le derive prog si s c o n t r a n o c o n d e i m i g l i o ri . A n n i d o p o , c o m e d i p r e n d e s s e r o t r o p p o s u l s e r i o , ma le fredde raffiche kr a u t e , q u i c h e i l solito avviene in questi casi, quei P r e k o p e s o c i a v e v a n o g i à i n t uito jazz scontorna meti c o l o s a m e n t e l e lavori si sarebbero ripresi in mano - c h e i l f u t u r o s t a v a n e l p a s s ato : figure lasciandole ga l l e g g i a r e o r a i n d e b i t a m e n t e r i s t a m p a t i - a ff e r m a n d o nella foschie dub ora in s p u m e f u n k , q u i che, “sì, certo, forse buona parte p e r t a n t o i n t e r p r e t a t a , d e l p r e war che i l classicismo a r r i v a a t o c c a r e d e l l e i n t u i z i o n i d e i v a r i U i , To r t o i s e , f o l k , d e l j a z z c h e a v e v a a t t a c c ato territori quasi auste r i m a s e m p r e To w n & C o u n t r y, G a s t r D e l S o l v i la di grande effetto. Ed è q u e s t a c i t t à comparivano già in nuce”. Come m u s i c a , d e l l ’ u b r i a c h e z z a c r e a t iva che vanta una percen t u a l e c o s p i c u a dei Primus senza alcuna velleità dell’Europa di musicisti dalle no t e v o l i c a p a c i t à progressive, meno smaliziati, ma con corredo tecniche in costante m i g r a z i o n e d a l a s t e s s a no n c h a l a n c e d i u n F r a n k g r u p p o i n d i e d i f i n e a n n i 8 0 , d u n q ue, un realtà all’altra, qu a s i d e i m o d e r n i Z a p p a, g l i S h r i m p B o a t l a s c i a v a n o d o v e v a a d e g u a r s i : c ’ e r a b i s o gno mercenari che abbia n o c o n s a c r a t o banchettare su cellule poliritmiche d i u n s a x - e n o n i m p o r t a v a che la lo ro vita al vole r e d e l l e s e t t e che un giorno si sarebbero dette l o s i m a n e g g i a s s e c o n p a r t i c o l are note. di math, una sciancata combriccola p e r i z i a - e d i u n b a n j o i l c u i s u ono che stupirsi se da u n a s i t u a z i o n e di suoni bluegrass, rock, folk, jazz, odorasse congeniale country e persino di derivazione d ’ a n t e g u e r r a . To c c a v a s e m m a i alla quella di Chicago Sa m P r e k o p , E r i c caraibica. v o c e e a l l a c h i t a r r a d i P r e k o p il Claridge (fautori de g l i S h r i m p B o a t Dalla sei corde e dalla voce di c o m p i t o d i r i s t a b i l i r e l e c o o r d i n ate assieme al determin a n t e a p p o r t o d i Sam Prekop, cantautore che per spazio-temporali Brad Wood, Ian Sch n e l l e r e D a v i d l’algida l ’ a s c o l t a t o r e a l l e s o n o r i t à t i p i che avanguardiste Non c’è e di Jim du n q u e tanto stim o l a n t e 22 sentireascoltare come sembianza si sarebbe che neanche riscoperta spina, del consapevole, tropicalismo balcanica. strumentale quanto loro più e Anche del si e in il t i p ico p o s s i bile r i c o n d urre dell’indie stat u n i t e n s e d i q u e l t o r n o venivano diluite, così trasfigurate S e e s i s t e u n p r o b l e m a di fondo d’anni. da potersi percepire appena, in un n e l l ’ a p p r o c c i a r s i a i S e a And Cake In questo se n s o , g i à C a v a l e , p u r omogeneo pastiche di pop colto è c h e b i s o g n a f a r l o n e lla piena essendo screziato di jazz e tropicalismo. consapevolezza meglio messo a f u o c o d e l q u a r t e t t o , I Sea And Cake dell’omonimo esordio c o s p e t t o d i u n s u o n o c he nasce concedeva d i p i ù a l l ’ a ff e t t a z i o n e ( T h r il l J o c k e y, c o m e p o i t u t t i g l i a l t r i g i à v e c c h i o . L a d i n a m i c a formativa (un aggettivo c h i a v e p e r d e f i n i r e dischi, 1994) paiono accecati sulla d i u n s i m i l e c o l l e t t i v o - e sia detto l’estetica pro b a b i l m e n t e di d’incisività Prekop) primitivismo per artifici genialità e quasi inge n u a perizia strum e n t a l e . e ssere al perdeva via del preziosismo pop di Steely s e n z a a l c u n r i l i e v o c r i t i co - non D a n e Ta l k Ta l k. L a s c r i t t u r a d i c o n t e m p l a i l c o n c e t t o d i c r escita , ma moderni P r e k o p , s e m p r e p i ù r a ff i n a t a , g o d e s e m m a i q u e l l o d i u n a s t a si creativa ingestibile dei arrangiamento f o r t e m e n t e v o l u t a e m a g i stralmente controllata para-orchestrale (sebbene perpetrata. certi per di Barattava e naïf. pop, l’album un a Forgiate n el primo quest’altezza gli strumenti siano a l b u m l e s e m b i a n z e d i u na formula tipico suono S e a A n d C a k e s i s t a v a quelli usuali del quartetto rock, con v i n c e n t e , d a T h e S e a A n d Cake in già delineand o n e l l e l i c e n z e c h e l’innesto di qualche fiato), sì che p o i i d i s c h i d e l q u a r t e t t o saranno quel disco, in u n u l t i m o , i n f r u t t u o s o brani come Jacking The Ball e Bring s e m p l i c i v a r i a z i o n i s u t e m a di un pop tentativo grande M y C a r I F e e l To S m a s h I t s u o n a n o a d u l t o s m a l i z i a t o e d i n t ellettuale: pubblico, accordava all’accessibilità come osanna levati da fedeli non c h e s a v e n d e r s i a i p r o p r i f an, che si della proposta s o n o r a . battezzati ai sacri padri del pop s a d i v e r t i s s m e n t d i m u s i c i sti esperti a m e r i c a n o : B u r t B a c h a r a c h e Va n - n o n d i m e n t i c h i a m o c h e avrebbe vendersi al fatto, di il di Di servigi Immutabile e v o l u z i o n e Dyke Parks sopra tutti. La voce di dovuto scioltisi Prekop si fa quella del cantautore e s t e m p o r a n e o - i n t e n t i a sfogliare definitivamen t e n e l 1 9 9 3 g l i S h r i m p ormai scafato, i coretti si sprecano, c o n s i c u m e r a n e l p r o p r i o album di Boat, Sam Pr e k o p e d E r i c C l a r i d g e le chitarre indugiano arpeggiando f a m i g l i a s t i p a t o d i f o t o i n giallite. con il fondam e n t a l e a p p o r t o a l l a distratte sulla ritmica squadrata ed In chitarra (ex ultratecnica di McEntire, a proprio e s e m p i o , l e d i n a m i c h e r itmiche si Coctails ma anche apprezzato artista agio con tutti i tipi di percussioni, f a n n o p i ù c o m p l e s s e ( a produrre, grafico al la v o r o , t r a l ’ a l t r o , p e r ma con un debole particolare per la p e r l a p r i m a v o l t a , è McEntire), Marvel), della b a t t e r i a e d e l l ’ a c u m e m a r i m b a d e i s u o i To r t o i s e ( C h o i c e l ’ i n c a s t r o t r a l e p a r t i t u r e sempre tecnico del To r t o i s e J o h n M c E n t i r e , Blanket). La tromba di Culabra Cut p i ù r i g o r o s o . U n o r g a n o tinge di davano vita a d u n p r o g e t t o c h e s i invoca lo spirito di un altro nume S t e r e o l a b N a t u r e B o y , l ’ atmosfera voleva ci tutelare di quella Chicago: il Miles s i i n c u p i s c e i n P a r a s o l ed Alone metteva l’amo r e , c h e e r a s t a t o d e i D a v is d e l l a t r i a d e B i r t h O f T h e F o r T h e M o m e n t , l a s t rumentale suoi Coctails, p e r c e r t e a t m o s f e r e C o o l- I n Wa y - B i t c h e s A M a n W h o N e v e r S e e s A Pretty lounge ed un a p p r o c c i o a l l a s e i c o r d e Brew; Bombay e Showboat Angel G i r l T h a t H e D o e s n ’ t L ove Her A civettuolo e re t r ò ; M c E n t i r e e l a r g i v a s o ff i a n o v e n t i d ’ e s o t i s m o , S o L o n g Little cure infinite a d u n s u o n o c h e s i The Captain ribadisce la parentela e l e t t r o n i c i . M a l a f i r m a di Prekop faceva Accadeva in f a t t i di che, Archer Prewitt estem p o r a n e o . iperp r o d o t t o Prewitt Silent Nassau si di un (gennaio attarda su progetto 1 995), ad e sperimenti rendeva stretta con i Gastr Del Sol (in cui s i s c o r g e i n c o n f o n d i b i l e in veri e geometria un a r i t m i c a i n d o t t r i n a t a McEntire milita), Lost In Autumn propri da quel terrem o t o c h e q u a l c h e a n n o chiude la partita sulle note di uno M o m e n t , S o f t S l e e p e T h e Cantina , prima si era c h i a m a t o S p i d e r l a n d e slowcore rarefatto ma pur sempre q u e s t ’ u l t i m a c o n v e l l e i t à prog nel dalla sua coev a a t t i v i t à n e i To r t o i s e : schiavo di sua maestà Melodia. refrain dell’organo. (7.0/10) le ( 7 . 3 /1 0 ) I intuizioni degli e A trattarsi Shrimp Boat standard quattro Sea come And Lamont’s C ake sono sentireascoltare 23 s i n t e t i c h e , l a s c i a n d o d i e t r o d i sé q u a l c h e p e r p l e s s i t à p e r u n s u ono c h e s e m b r a a v e r p e r s o q u e l l ’ u m ano c a l o r e d i u n a v o l t a , B l a c k Tr e e In T h e B e e Ya r d e l a c o n c l u s i v a Do N o w F a i r l y We l l m a n t e n g o n o i n t atto i l c o r d o n e o m b e l i c a l e c h e l e g a il g r u p p o a q u e l p o s t d a l l e s u g g e s t ioni cinematiche da posizionandosi cui p r o v e n g o no, esattamente tra M i l l i o n s N o w L i v i n g Wi l l N e v e r Die e T N T. N o n c h e i n r e a l t à c i f o sse b i s o g n o d i u n s i m i l e r a c c o r d o tra l e p a r t i , m a s i c u r a m e n t e s i t r a t t a di u n c a m b i o d i r o t t a d a s o t t o l i n e are. (6.6/10) E c o m e t u t t e l e m i g l i o r i e d u r a t ure r e l a z i o n i , a n c h e p e r i N o s t r i a r r i v a il esperti animali da s t u d i o , g l i a n n i che andava a congiungere in un sono quelli di mas s i m o f e r m e n t o esoterico creativo, in quel di C h i c a g o : e c c o H i g h L l a m a s , To r t o i s e , S e a A n d così che nel giro di 1 2 m e s i e s c e i l Cake. Come infatti l’arrivo di Sean terzo album del grup p o . I n T h e B i z O’Hagan tra i due Stereolab andò (ottobre 1995) si re s p i r a p i ù c h e ad ispessire le trame orchestrali mai un’atmosfera d i r i l a s s a t e z z a a che deve esser pro p r i o q u e l l a c o n Batchelor Pad Music, allo stesso cui e modo la figura di McEntire si portò Claridge affrontano l e s e s s i o n i d i sempre più in primo piano, andando registrazione a configurare un puzzle sonoro in Prekop, McEnt i r e , del Prewitt nuovo lavoro. partire Appo ggiati incondizi o n a t a m e n t e d a cui una Thrill Jockey ch e n e l f r a t t e m p o tortoisiane sta e tesaurizzando geniali intuizioni le dei prime, To r t o i s e , i quadrilatero dal mini l’elettronica una Stereolab, Space e le dilatazioni assunsero luce sempre soddisfazione dei Age un rilievo maggiori. A matematici, i quattro si lasciano a n d a r e s e n z a S e a A n d C a k e s t a n n o a i To r t o i s e remore a leziosi fr a s e g g i d i u n a come gli High Llamas stanno agli conversazione manierata Stereolab. Queste le premesse che e altamente formal i z z a t a . C o n l a fanno di The Fawn (marzo 1997) il sezione ritmica di M c E n t i r e m e n o v e r o a l b u m d i s v o l t a - s e d i e ff e t t i v a dispotica sono svolta si può parlare - nella storia spesso le seicorde d i P r e k o p e artistica del quartetto chicagoano. Prewitt a recitare d a p r i m e d o n n e : La The Biz orm a i che le in passato, vede dialogare per base ricercato di un pop rimane elegante e solida (il ben assoli quasi fusion , s a n n o d i A r t o drumming Lindsay invece in E s c o r t. T h e K i s s la saudade di The Ravine), ma pare lo sfogo pop d i u n M c E n t i r e questa volta diventa il piedistallo in libera uscita dal g r u p p o m a d r e , ideale per e rimane uno degli e p i s o d i m e g l i o lavoro certosino riusciti di un album p e r c e r t i v e r s i mai prima d’ora i Nostri avevano da fatto: basti ascoltare The Argument considerarsi interlocutorio. (6.7/10 ) puntuale intarsi di Civiliste, digitali in studio di un come per scorgere tra le righe un suono m o m e n t o d e l l a p a u s a , d e l d i s t a cco v o l u t o e n e c e s s a r i o . Tr e a n n i i n cui s i a P r e w i t t c h e P r e k o p s i l a n c i ano i n a v v e n t u r e s o l i s t e , r i n c o r r e ndo ciascuno le il scoprendosi primo proprie s u g g e s t i oni: - con ben c i n q u e p r o v e a l l ’ a t t i v o - i l l u m i n ato a r r a n g i a t o r e d i u n p o p d a i c o n t orni f o l k - b l u e s , p o n e n d o s i c o n l ’ u l t i mo Wi l d e r n e s s ( T h r i l l J o c k e y / W i de, 2005) a cavallo tra tradizione e i n n o v a z i o n e , i l s e c o n d o i n d a g a ndo con perizia tecnica, nel p r i mo o m o n i m o l a v o r o e n e l s u c c e s s ivo W h o ’s Yo u r N e w P r o f e s s o r ? ( T hrill J o c k e y / W i d e , 2 0 0 5 ) , q u e l l ’ i s t i nto jazz-tropicalista è diventato che del simbolo g r u ppo d i s t i n t ivo. Sfogate le pulsioni individuali e f o r t i d i u n p e r c o r s o i n d i v i d u a l e di r i c e r c a e m a t u r a z i o n e , i d u e t o r n ano t r a l e b r a c c i a a c c o g l i e n t i d e i Sea A n d C a k e p e r m e t t e r e a f u o c o il q u i n t o a l b u m , O u i ( o t t o b r e 2 0 00). A d u n p r i m o a s c o l t o n o n s e m bra c h e i l q u a r t e t t o a b b i a f a t t o p assi d a g i g a n t e , a n z i , p a r e n o n s i sia s p o s t a t o d i u n m i l l i m e t r o r i s p etto a l p u n t o i n c u i l o a v e v a m o l a s c i ato, ovvero un impasto s o p r a ffino t r a l ’ e l e t t r i c o e l ’ a c u s t i c o s u cui c o n t i n u a a s p i r a r e i l v e n t o c aldo d e l B r a s i l e , t r a l a n g u i d i g i o c h i di che i Notwist di Neon Golden farà Elettroniche transo c e a n i c h e c h i t a r r a e l a v o c e s o u l f u l d i P r e k op a esplodere tardi Il presagio dunque c h e q u a l c o s a d o m i n a r e d a l l ’ a l t o . N i e n t e d i n u ovo, in maniera plateale (quei flutti di sarebbe cambiat o aleggiava d u n q u e . C o s ì v e r r e b b e d a p e n s are. batteria elettronica così vicini alle M a q u a l c o s a , n e l s o t t e r r a n e o , f a sì nell’aria, ma lasciava meraviglie di Pilot). E se The Fawn c h e i l v o l t o c a m b i a n c o r a u n a v olta intravedere la cost r u z i o n e d i u n e Sporting Life non fanno altro che pur ponte che avrebbe u n i t o C h i c a g o confermare la nascente e prepotente d e g l i e l e m e n t i . L’ e l e t t r o n i c a , che a Londra, un salto t r a n s o c e a n i c o attrazione per certe sperimentazioni buona nulla 24 sentireascoltare cinque anni più nell’immutabilità parte aveva e c o s t a nza giocato nel precedente la v o r o , d i v e n t a p a r t e integrante del c o r p o S e a A n d C a k e , assumendo se m b i a n z e s e m p r e p i ù umane, ritorn a n d o a q u e l l ’ e n e r g i a terribilmente contagiosa che fu dell’esordio e d e l l o r o p r i m o f i o r e n t e periodo ed int e g r a n d o l e e s p e r i e n z e solitarie di P r e k o p e P r e w i t t . E i risultati sono l ì a p o r t a t a d ’ o r e c c h i o : il funky solar e d e l l ’ i n i z i a l e A l l T h e Photos , il trop i c a l i s m o a s i n g u l t i d i The Colony R o o m t r a f i a t i s o r n i o n i , la tortoisiana T h e L e a f t r a g a m e l a n e blues (fo r s e uno dei brani maggiormente d e b i t o r e d e l q u i n t e t t o nella discogr a f i a dei Nostri), la marimba sbar a z z i n a d i M i d t o w n e il basso mai c o s ì t a n t o n a r r a t i v o d i Claridge in Yo u B e a u t i f u l B a s t a r d . Sotto il velo s o t t i l e d e l l a s e m p l i c i t à , i Sea And Ca k e d i m o s t r a n o a n c o r a un volta di s a p e r e t r a s f o r m a r e i l mestiere in ar t e p e c u l i a r e . ( 7 . 0 / 1 0 ) E se i quattro s i p o n g o n o s u l l ’ a l t r o lato della me d a g l i a To r t o i s e , a l l o stesso modo s i f a n n o c o n t r a l t a r e d e l dolente e spe r i m e n t a l e a l t . c o u n t r y di Yankee H o t e l F o x t r o t a f i r m a Wilco, che pro p r i o n e l l o s t e s s o a n n o porterà Twee d y e s o c i a l l a r i b a l t a e alla consa c r a z i o n e d i p u b b l i c o e critica, facendo risplendere Chicago di q u e l l a l u c e c r e a t i v a che ancor ogg i v i e n e a m m i r a t a c o n profondo risp e t t o . F o r s e o ff u s c a t i dal successo d e l l ’ e x U n c l e Tu p e l o , i paladini de l l e s o f i s t i c a z i o n i p o p faranno trasc o r r e r e a l t r i t r e a n n i prima di ritorn a r e s u l m e r c a t o e s u i palchi con un n u o v o l a v o r o . E s c e infatti nel 2 0 0 3 O n e B e d r o o m , disco che pr o s e g u e s u l l a s t r a d a dell’elettronic a a p e r t a c o n T h e Fawn e che s i a p p r o s s i m a a d un easy lis t e n i n g d a n c i n g , s e ci si passa l a d i z i o n e , c o m e ben dimostr a n o l’handclapping decorativo di H o t e l Te l l e l e r i t m i c h e sincopate Sh o u l d e r L e n g t h . S o n o decisamente l e t a s t i e r e e i p a t t e r n ritmici sinteti c i a f a r l a d a p a d r o n e in questo lavo r o c h e p a r e s s e r e u n a dichiarazione d ’ i n t e n t i e u n v o t o all’immediatez z a . I n a l c u n i e p i s o d i la formula fu n z i o n a , c o m e n e l l e già citate Ho t e l Te l l e S h o u l d e r Length , oppure nell’iniziale frenesia Stere o l a b d i F o u r C o r n e r s , ma altrove, o v v e r o n e l l a m a g g i o r parte dei casi , g l i e s p e d i e n t i m e s s i in campo suonano forzati, quasi volessero “svecchiare” un sound che potrebbe non soddisfare più non solo l’ascoltatore di turno, ma gli stessi protagonisti (vedi la cover b o w i a n a d i S o u n d & Vi s i o n t u t t a s y n t h a n n i O t t a n t a ) . (5 . 8 / 1 0 ) Va me g l i o n e l l ’ e p c h e e s c e a r i d o s s o dell’album, Glass (2003): i nomi coinvolti per i remix sono,quelli di Stereolab, Broadcast e Carl Craig, tutti intenti a rimarcare quell’attitudine danzereccia già emergente nei brani del disco, e di cui si diceva, grazie a ritmiche da c l u b c u l t u r e ( H o t e l Te l l r i v i s t a d a Carl Craig), strizzate d’occhio alla b o s sa n o v a ( Te a A n d C a k e a d o p e r a degli Stereolab), synth e drum m a c h i n e ( I n t e r i o r s c o s ì c ome vista dai Broadcast). (6.5/10) C h e s i s i a t r a t t a t o d i una mera o p e r a z i o n e c o m m e r c i a l e o meno p o c o i m p o r t a , s e h a i l p r egio di far e m e r g e r e i n t e r p r e t a z i o n i diverse d i u n s u o n o r i m a s t o f e dele a se s t e s s o i n t u t t o q u e s t o tempo. E v i d e n t e r i m a n e p e r ò l a volontà di s p e r i m e n t a r e e p e r c o r r e re strade a p p e n a t r a s v e r s a l i : i n t e n t o lodevole m a c h e i n i z i a a s a p e r e di trovata ancorandosi e s c l u s i v a mente al m o m e n t o . A l l o r a m e g l i o f ermarsi e t i r a r e u n b e l r e s p i r o p e r tornare, d o p o q u a t t r o l u n g h i a nni, con E v e r y b o d y ( r e c e n s i o n e s u SA #31), a l b u m c h e p r o f u m a d i r o ck sin dal primo ascolto. sentireascoltare 25 26 sentireascoltare II più r d i s t i f r a i fra c o nis econservatori, rvatori, i più trad z i o n atradizionalisti listi tra gli innova t o r igli . O ,innovatori. s e p r e f e r i t e , O, l a pse i ù gpreferite, r ande rock più avangua avanguardisti i ipiù tra band attivit à . Q u a l e band s i a l a din e f iattività. n i z i o n e c hQuale e v i f a psia i ù c ola m odefinizione d o , q u e l l a d e iche W i l c vi o èfa u npiù a s t ocomodo, r i a c h e v a lquella e sempre la la piùin grande rock dei pena di racco n t a r e , f r a v i s i o n i d ’ A m e r i c a e f a n t a s m i i n t e r i o r i , s f i d e i m p o s s i b i l i e t r a g u a r d i s o ff e r t i , l u n ghi viaggi Wilco è una storia che vale sempre la pena di raccontare, fra visioni d’America e fantasmi e ritorni a cas a . interiori, sfide impossibili e traguardi sofferti, lunghi viaggi e ritorni a casa. WILCO Salvati dal rock and roll di Antonio Puglia “La musica è l a m i a s a l v a t r i c e Sono stato mu t i l a t o d a l r o c k a n d r o l l Sono stato ad d o m e s t i c a t o d a l r o c k a n d r o l l Ho avuto il mi o n o m e d a l r o c k a n d r o l l (da Sunken Tr e a s u r e , 1 9 9 6 ) I più avangua r d i s t i f r a i c o n s e r v a t o - Reed, “his life was saved by rock m e z z o m o n d o s o n o l a p iù gra nde ri, i più tradizi o n a l i s t i t r a g l i i n n o v a - and roll”. Uno la cui vita è dipesa r o c k b a n d i n a t t i v i t à . F o r se p erché tori. O, se pr esfaerrài t es, t al at op d i ùe tgt or a n de e Quante volte ch rock band in a t t i v i t à . Q u a l e s i a l a “il rock è mort o ” ? Ve d i a m o : a i t e m p i definizione ch e v i f a p i ù c o m o d o , del prog, ai te m p i d e l p u n k , a i t e m p i quella dei Wi l c o è u n a s t o r i a c h e della new wa v e , a i t e m p i d e l p o s t vale sempre l a p e n a d i r a c c o n t a r e , rock, e proba i ài ci nh-i fra visioni d’Abmi lemr ei cnat ee cf’aenr a t a sgm d i ce ha ev yh M a eatsacl oDl traut m om e edr a c oa ni tdai sicnh H ) ;l l e o note che ha suonato. In ogni moancora quando, insieme all’amato / mento. Quando divorava incessano d i a t o J a y F a r r a r, s t u d i a v a d i l i g e n temente la copia del White Album temente le canzoni di Carter Family che i fratelli maggiori gli avevano Yoi u i cl ocri o lea sNcei i al t o n ndgo p t ee,r oi caonndcaevrat i ad e ca a Jt ae ffe de e i vsoulouiz, i n to con oo nn e ; s li ’ asrat i sq tuaanche lot-s a p e v o l m e n t e - m a p i a c e comunque t a c o s t a n t e m e n t e p e r a n dare oltre p e n s a r l o - , h a n n o r i a d a t tato per i i s u o i l i m i t i . F o r s e p e r c h é del rock n o s t r i t e m p i a l c u n i m i t i f o ndanti del - e d e i g e n e r i a d e s s o a ff i ni - conti r o c k : l a m u s i c a c o m e c u ra; il rock a neo pa um salde le cn ou m r aa net es n pe r er e s sfi oo rntei ;e la band lo diceva qua inmdpooE i si l ip aer ttìr amgi u l ia t ar-teriori, sfide s sl vi b Uin d c li e d s cTu h i pdeel io .CO l a sqhu adnodpoo i n a vTehr el eLt o t o- rcaodmi cei ,opr guar nni e l l eo lionr oc opnetri n e ua grinazioni sm cresci - di sofferti, g ip ree rqi tuoar nl ci uare. Eppure, lun ci gshair àv isaegm ln’ u ea d i zBi eo inneg dTi hR e l tyi m 1 a- d e roel l i-n sg i S mteotnt e -. t a per odg ev checosa lote r e sosl ui ozni oi nset i;l i sl ’tai cr thi set a(una casa. no per cui il r o c k n o n è s o l o v i v o e O u a nfdaon,, “nbeei l lpi sasninmi od eel l as bsat lal a v a ,q d r tsou” ,l sp ua ol cnoa, vbae cl l oi svsei m r d e i K i s s n e g l i i a e i n e s o r a b i l mn en no t e- p vear nagnuardisti dare oltre ct ah ec of as tdainltoerm o ei nptieù a fra ic osnusoei rlvi m i t i . F o r s e p e r c h é del rock a t o r i , o i p i ù t r a d izionalisti u a evnet e r slieo ncea nazl o t .n ri odci kC d a ri ltyt enm ae r tgelri FHaem S Radiohead c oonnsi ce r vYo a tuotrhi ,, oR .iE p. M i ù. ter a dizionalisti veg eto, ma è u n a c o s a t r e m e n d a La musica è l a m i a s a l v a t r i c e / men te seria. J e ff Tw e e d y è u n a d i Sono stato m u t i l a t o d a l r o c k a n d q ueste person e . P a r a f r a s a n d o L o u roll / So no sta t o a d d o m e s t i c a t o d a l Reed , “h is lif e w a s s a v e d b y r o c k rock and roll / H o a v u t o i l m i o n o m e and rock roll” .a nd Unor o ll la” (cduai S v iut an kèe nd iTr p eesaadal dai dischi sure, 1996)c he h a a s c o l t a t o e d a l l e centi anni di un’adolescenza fatta sola, in un pericoloso flashforward di sbronze e chitarre (come ci racdel suo futuro nei Wilco. conta in Heavy Metal Drummer); o Che, se una dozzina d’anni fa poteancora quando, insieme all’amato / v ad ni aot oa m e aar lr amr,a ss tsui m se o J abyi r F d ioa vaad dei lsi g e rne- - e d e i g e n e r i a d e s s o a ff ini - conti t r a g l i i n n o v a t o r i ) . F o r se perché n u a n o a m a n t e n e r e f o r t i e salde le i n c a r n a n o q u e l l a c h e nell’imma r a d i c i , p u r n e l l e l o r o p e r e grinazioni g i n a r i o i n d i e è l a b a n d i deale, un e p r o g r e s s i o n i s t i l i s t i c h e (una cosa n ieùl acvaannognuardisti e dei vari cmhoed feal l od i el ot ircooi p fra note che ha s u o n a t o . I n o g n i m o - b e aeikleYo r s u( p e rN ne g r pqeur ainct oo nscueornt ii dse iv e l or roo, (t rnao ngal i ciansnoo,v a l at om rockperché band r i i)g. l i o Froer se Quante Quan volted o s adr ài v osrta vt oa d mento. i nectet os scahne“il rock è mort o ” ? Ve d i a m o i tlebm pi temente la c o p i a d e l W h i t:ea A um Le o riUnngcelneeTu r o spoe leo .uO n pqou’asnndoob i)n, oTghgei p n e l y 1 d a B e i n g T h e r e s i m e t t m e z z o m o n d o s o n o l a p i ù g r a n dee- i n caatrtni vaint ào p eqru el ’lal al t r ac hmee t ànell’imma del mon g i n a r i o i n d i e è l a b a n d i deale, und o ) . O f o r s e p e r c h é , s e m plicemen O e cl lki s sn iomnoè es oslboavl liavtoo ”e, no quando, per cui il“br o suonava ma cove l i ei n n vegeto, è r udneai K c oi sssa nt er egm do a- t r i atm em i aal cl umnai sms ii tm i of o a nd d aenst si edreel vn ao ns o b ipr e r oncak :v el ar sm mcek cduergal;i iHl er a o rctku i ounsei caal t .c or o t e , p a r l a n o l a s t e s s a l i n g ua di tutti del prog, ai te m p i d e l p u n k , a i t e m p i che i fratelli m a g g i o r i g l i a v e v a n o della new wa v e , a i t e m p i d e l p o s t lasciato in do t e , o an d a v a a c a c c i a rock, e proba b i l m e n t e c ’ e r a g i à c h i di dischi dei C l a s h do p o a v e r l e t t o lo diceva qua n d o E l v i s p a r t ì m i l i t al’ultima edizio d i sR o lpl irneg qSu taol n e -. re. Eppure, ci nsea r à em cu menteanni seria. centi di Juenff’ aTw d o leeesdcye nèz au nfa t tdai queste person e . P r a (f rcaosmaen dcoi rLaocudi sbronze e c h i t a rar e va, da fan, nei panni della star sul rock band in attività. Forse perché palco, bellissima e inesorabilmente J e ff e i s u o i , n o n s i s a q u a n t o c o n sola, in un pericoloso flashforward sapevolmente - ma piace comunque del suo futuro nei Wilco. p Cehnes, asrel ou n- ,a hdaonz n z ion ar i da ’daantnt ai tfoa ppoetre -i b r emaek e rpsu r(ap e re sqpuraenstsoi osnueo;n i l as e vbearnod, co icnogmeen eorrogsaon ies m u no pi no ’csonnot ibn)u, ao gc g r ei spcei r- m o d e l l o e t i c o n e l c a n o n e dei vari t e , p ar l a n o l a s t e s s a l i n g ua di tutti S o n i c Yo u t h , R . E . M . e Radiohead q u e l l i l a c u i v i t a è s t a t a s alvata dal ( n o n a c a s o , l a m i g l i o r e rock band r o c k a n d r o l l . C o m e J e ff Tweedy, i n a t t i v i t à p e r l ’ a l t r a m e t à del mon a n t of o . r s e p e r c h é , s e m plicemen dp op ) .u O q u e l l i l a c u i v i t a è s t a t a s alvata dal r o c k a n d r o l l . C o m e J e ff Tweedy, appunto. sentireascoltare 27 Roots Radici. Uno dei mod i p e r r a c c o n t a re la storia dei Wilc o p u ò e s s e r e i l calcolare quanto si s i a n o a v v i c i n a ti o allontanati da e s s e n e l t e m p o . E alle radici profond e d e l l a m u s i c a degli States è infat t i l e g a t o i l p r i mo p rogetto importa n t e d i Tw e e d y : è il 1987 quando ne l l a n a t i v a B e l leville, Illinois, insi e m e a l l ’ a u t o r e e chi tarrista (nonch é c o m p a g n o d i scuola) Jay Farrar e a l b a t t e r i s t a Mike Heidorn, dà u ff i c i a l m e n t e vita a una band ch e , n e l v o l g e r e di quattro album, fi n i s c e p e r d e l i neare paesaggi ine d i t i p e r i l r o c k alternativo a stelle e s t r i s c e . G l i Uncle Tupelo. Semb r a c h e t e r m i n i come alt. country o a m e r i c a n a n o n sarebbero stati nean c h e i p o t i z z a b i li senza di loro. Se i l l o r o s t i l e è inizialmente nato d a l l ’ e s i g e n z a d i suonare country mu s i c p e r i l p u b blico rurale di Bellev i l l e , n o n m o l t o avvezzo al punk roc k , è s e n z ’ a l t r o vero che i tre sono t r a i p r i m i a r ifarsi esplicitamente a f o l k e c o u n t r y più c lassici (dalla C a r t e r F a m i l y i n giù), e a contamina r e q u e l l a s t e s sa musica con la ru v i d a e v i s i o n a ria irruenza di R.E.M . , M i n u t e m e n e Replacements . Fa r r a r, Tw e e d y e Heidorn pescano a p i e n e m a n i d a l l o scrigno della tradizi o n e , c o n o s s e quio filologico, sì, m a s e n z a t i m o r e di sporcarla, suona n d o r i s p e t t o s i dei canoni del gener e ( d a u n p u n t o di vista lirico quanto d i a l l e s t i m e n to sonoro), e contem p o r a n e a m e n t e riservando loro un t r a t t a m e n t o d e gno del miglior rock i n d i p e n d e n t e . 28 sentireascoltare E’ quanto emerge dal debutto No Depression (Rockville, 1990), ad oggi considerato un classico del genere: un blend dai forti contrasti, che conferisce all’indie di marc a D i n o s a u r J r., a l l o r a i m p e r a n t e , un sapore dichiaratamente rustico. Da tali premesse, era necessario che scaturisse un linguaggio nuov o , c o s a c h e e ff e t t i v a m e n t e a v v i e ne attraverso Still Feel Gone (più rock e centrato, il migliore) e March 16 20, 1992 (acustico, prodotto da Peter Buck, fan della prima o r a ) . J e ff s i c u r a m e n t e a m a q u e l l a musica, ma non si sa ancora per quanto sia disposto a far parte di un sistema che lo vede, necessar i a m e n t e , c o m p r i m a r i o . I Tu p e l o che, si sarà capito, sono meritori di contestualizzazione e trattazione a sé - durano finché Jay riesce a mantenere il controllo; nel moment o i n c u i Tw e e d y p o r t a d a l l a s u a parte il fido John Stirratt (basso), M a x J o h n s to n ( f i d d l e , b a n j o , d o b r o ) e Ken Coomer (batteria) - ovvero l a f o r m a z i on e c h e a v e v a r e a l i z z a t o Anodyne (1993) e aveva strappat o u n c o n t r a t t o a l l a S i r e - , i n s i em e a l m a n a g e r d i l u n g o c o r s o To n y Margherita, nascono di fatto i Wilc o . F a r r a r, d a l c a n t o s u o , s c e g l i e di proseguire coerentemente con i s u o i S o n Vo l t, i l c u i v i a g g i o è a n cora in corso. Radici, si diceva. Quelle del song w r i t i n g d i Tw e e d y s o n o g i à c h i a r e i n p e z z i d e g l i U n c l e Tu p e l o c o m e G u n , T h e L o n g C u t , We ’ v e B e e n Had e No Sense In Lovin’: una vena p i ù m e l o d i c a , a p e r t a e p o p d i q u ella d i c h i a r a t a m e n t e t r a d i t i o n a l d i Far r a r, s e r v i t a d a u n a v o c e n a s a l e e g r a ff i a n t e a l p u n t o g i u s t o , c h e t r ova n e l l e s u e a s c e n d e n z e Yo u n g / Dy l a n u n c a r d i n e s u c u i s v i l u p p a rsi. L a b a l l a d m i d - t e m p o a l l a To m P etty c h e a p r e i l d e b u t t o d e i W i l c o è pro b a b i l m e n t e l a m i g l i o r e e s p r e s s i one d e l l e l o r o p o t e n z i a l i t à a l m o m e nto: I M u s t B e H i g h i n s é n o n è n i e nte d i t r a s c e n d e n t a l e , m a s p i e g a i l v ec c h i o s o u n d d e i Tu p e l o a d o r i z z onti più ampi, nutrendosi di melodia e d e l c l a s s i c r o c k s e m p r e t a n t o c aro a l l e f r e q u e n z e r a d i o f o n i c h e a me r i c a n e . P e r i l r e s t o , A . M . ( R e p r ise / Wa r n e r, 1 9 9 5 ) g e t t a l e b a s i per i l l a v o r o a v e n i r e c o n l e s u e b elle s v i s a t e h o n k y t o n k a l l a S t o n e s (la c a l l i g r a f i c a C a s i n o Q u e e n ) , p i ù un v a s t o a s s o r t i m e n t o d i : j i n g l e j an g l e ( B o x F u l l O f L e t t e r s) , c o u ntry l a n g u i d o ( P i c k U p T h e C h a n ge ), s o f t r o c k ( S h o u l d n ’ t B e A s h a m ed ), G r a m P a r s o n s (I T h o u g h t I H eld Yo u , I t ’s J u s t T h a t S i m p l e , f i r m ata d a S t i r r a t t ) , b l u e g r a s s ( T h a t ’s Not T h e I s s u e ) , l ’ o v v i o N e i l Yo u n g s ter z a t o s u u n a h i g h w a y ( P a s s e n ger S i d e ) . A s c u o t e r e u n p o ’ i l r i s c h i o di u n o s h o c k r a d i o f r i e n d l y a r r i v a ver s o f i n e p r o g r a m m a i l f o l k i n t i m o di D a s h 7 e , i n s o m m a , p a r e c o m u n que p o s s a e s s e r c i v i t a o l t r e l ’ a l t . c o un t r y ; m a s o n o t u t t e i d e e d a s v i l u p p are m e g l i o i n f u t u r o , m a g a r i c o n l ’ o b iet t i v o b e n p u n t a t o v e r s o i l b e r s a g lio. C ’ è p e r ò u n p r o b l e m a - i l p r i mo d i t a n t i - r i g u a r d o l a l i n e u p : Jeff n o n è p o i q u e s t o g r a n d e c h i t a r r i sta, tanto che le p a r t i s o l i s t e d e l d e b u t to sono state c o m p l e t a t e d a B r i a n Hennemann d e i B o t t l e R o c k e t s . L a soluzione è a p o r t a t a d i m a n o , n e l l e vesti di un va l e n t e p o l i s t r u m e n t i s t a e arrangiatore c h e r o n z a v a i n t o r n o agli studios, a l p u n t o d i f i n i r e n e l booklet del c d t r a i r i n g r a z i a m e n t i speciali e, po c o p i ù t a r d i , s u l p a l c o a rimpolpare s u o n o e a r r a n g i a m e n ti. Con i nuovi e n u m e r o s i s t i m o l i d i Jay Bennett i n o r g a n i c o , è t e m p o di alzare imm e d i a t a m e n t e l a p o s t a in gioco. In viaggio La prima, vera s c o m m e s s a d i Tw e e dy si chiama B e i n g T h e r e ( R e p r i s e / Warner, 199 6 ) . L a p e n n a è c o s ì in forma da p r o d u r r e l a b e l l e z z a d i diciannove ca n z o n i ; n e s s u n a è s a crificabile, piu t t o s t o f i n i s c o n o t u t t e su un doppio a l b u m , n e l l a m i g l i o r e tradizione de i ’ 6 0 e ‘ 7 0 . E x i l e O n Main Street e i l W h i t e A l b u m n o n sono citazion i a c a s o , c h é q u e s t o disco è, anzitu t t o , u n d i c h i a r a t o t r i buto al rock a n d r o l l – i l r o c k a n d roll di Jeff, ne l l o s p e c i f i c o . C h e d a un lato indoss a s e n z a i n i b i z i o n i t u t te le sue infl u e n z e , d a l l ’ a l t r o a l z a decisamente i l t i r o d e l s o n g w r i ting, abbando n a n d o s i p i ù s p e s s o al flusso di co s c i e n z a . I r i f e r i m e n t i sono tanto si s t e m a t i c i c h e , d i f a t to, ce n’è un o p e r o g n i c a n z o n e , dal country n a s h v i l l i a n o d i F a r F a r Away al Mers e y b e a t d i I G o t Yo u, dal folk spazi a l e d i R e d E y e d A n d Blue ai Big S t a r d i S a y Yo u M i s s Me , dal Rubb e r S o u l d i O u t t a s i d e (Outtamind) allo Spector sound del suo rifacimento Outtamind (Outta Sight), dal bluegrass di Forget The F l o we r s a l l a S u n R e c o r d s d i S o m e d a y S o o n , d a l j a z z c l u b d i (Wa s I ) I n Yo u r D r e a m s a l l a B a n d d i K i n gpin … Ecco, se c’è un ensemble di musicisti a cui i Wilco – grazie ai polistrumentisti Johnston e Bennett, più una nutrita schiera di ospiti - v o rr a n n o s e m p r e p i ù s o m i g l i a r e è quello di Robbie Robertson e Levon Helm, oltre ovviamente agli Stones, tributati esplicitamente in Monday e nella conclusiva e scollacciata D r e am e r I n M y D r e a m s . S o n o p e r ò i brani d’apertura dei due dischi a fornire significativi squarci sul futuro, su quella che diventerà – e che qui è g i à - l ’ a r t e t o r m e n t a t a d i Tw e e d y. M i s u n d e r s t o o d e S u n k e n Tr e a s u re, manifesti sul vivere il rock and roll, e sull’alienazione (“you’re so misunderstood”), i dubbi (“you still love rock and roll?”) e la frustrazione (“I’d like to thank you all… for nothing”) che ne scaturiscono. Anche musicalmente le due canzoni appartengono a un’altra categoria, e v o ca n d o u n m o o d c h e r i p o r t a a l l e b a l l a t e d e l N e i l Yo u n g d i O n T h e Beach, disturbate da vigorosi e incisivi inserti noise (cortesia di Jay Bennett) che raggiungono picchi di intensità non comune; flash che sembrano provenire dritti dai ’70 e dalle sue leggende rock maledett e ( l ’ a l t r a y o u n g h i a n a d i To n i g h t ’s T h e N i g h t, c e r t o , m a a n c h e q u e l l a di Peter Laughner – fondatore dei primi Pere Ubu, nonché redattore d i C r e e m i n s i e m e a L e s ter Bangs - , c h e p r o p r i o a M i s u n d e r stood pres t a a l c u n i v e r s i d e l l a s u a Amphe t a m i n e ) . L’ h o t e l y a n k e e s embra già d i e t r o l ’ a n g o l o , m a a l m omento, la b a n d d i C h i c a g o p o r t a a c asa un ri s u l t a t o i m p o r t a n t e e p e s ante, che c o n t r i b u i r à n o n p o c o a definirne c r e s c i t a e c a r a t t e r e , o l t r e a fornire u n b u o n n u m e r o d i c l a s sici a be n e f i c i o d i u n ’ a t t i v i t à c o ncertistica sempre più intensa. D a q u i , è u n a r e a z i o n e a catena: m e n t r e a m e t à 1 9 9 7 c ominciano g i à i l a v o r i p e r i l s u o s u c cessore, il b u o n e s i t o d i B e i n g T h e r e (300.000 c o p i e v e n d u t e ) p o r t a i Wilco in u n o s t r a n o p o s t o . L i c o n tatta Billy B r a g g , c h e h a b i s o g n o d i una mano p e r r e a l i z z a r e u n c u r i o so quanto i n c r e d i b i l e p r o g e t t o d i f i l ologia mu s i c a l e : m e t t e r e i n m u s i c a le parole i n e d i t e d i Wo o d y G u t h r i e, un ono r e c h e n o n e r a t o c c a t o n emmeno a D y l a n , l ’ e r e d e d e s i g n a t o ( la leggen d a v u o l e c h e B o b , p r e s e n tatosi alla p o r t a d e l m a e s t r o , f o s s e mandato v i a d a u n a b a b y s i t t e r – l o racconta l u i s t e s s o n e i s u o i C h r o nicles ). Il c o m b a t f o l k s t e r i n g l e s e sottopone c o s ì a Tw e e d y & c o . a l cune poes i e a ff i d a t e g l i d a l l a f i g l i a di Woody, N o r a , r i s a l e n t i a l p e r i o d o fra il 1939 e 1 9 6 7 , c o n l ’ i n t e n t o d i elaborarle i n u n o s t i l e p e r s o n a l e . Registrato f r a D u b l i n o e C h i c a g o c on la par t e c i p a z i o n e , t r a g l i a l t r i , di Natalie M e r c h a n t d e i 1 0 0 0 0 M a n i acs, Mer m a i d A v e n u e ( E l e k t r a , 1 998) è un r i s u l t a t o c h e s o r p r e n d e t u tti per fre s c h e z z a e r o b u s t e z z a d e l le compo - sentireascoltare 29 sizioni. Se a Bragg to c c a i l v e r s a n t e più traditional, ai Wi l c o s i p r e s e n t a l’occasione di misura r s i a n c o r a u n a volta con un linguagg i o , i l f o l k - r o c k , che sanno padroneg g i a r e e a s s e r v i re ai propri scopi co m e p o c h i a l t r i . E allora, fra la clas s i c a C a l i f o r n i a Stars e il groove d i H o o d o o Vo o doo , si verifica un i n e v i t a b i l e c o r tocircuito che porta a D y l a n & T h e Band (senti I Guess I P l a n t e d ) , o capita che un testo p a r t i c o l a r m e n t e toccante ( One By O n e ) v e n g a s e questrato a tempo i n d e t e r m i n a t o da Tweedy per una d e l l e s u e b a l l a d più p ersonali. L’albu m è u n t r i o n f o (sarà tra i più vendu t i d e l l a c a r r i e r a di Bragg, e frutterà a i W i l c o l a p r i ma nomination a un G r a m m y ) , t a n to da incoraggiare la p u b b l i c a z i o n e due anni più tardi di u n s e c o n d o v o lume - Mermaid Ave n u e I I ( E l e k t r a , 2000) - forse un fil o i n f e r i o r e m a ugualmente riuscito , c o n i N o s t r i che provano nuove s o n o r i t à i n A i r l i ne To Heaven e Secr e t s O f T h e S e a e Billy trova un nuov o i n n o a l l a s u a causa in All You Fas c i s t s . A l d i l à d e l valore specifico, di p e r s é e l e v a t o - il g ettare uno sgu a r d o i n e d i t o s u 30 sentireascoltare Guthrie e proiettare il suo universo n e l l a c o n t em p o r a n e i t à , o l t r e D y l a n e la leggenda - , l’intera operazione per i Nostri è un centro inatteso, quasi fortuito e accidentale (pare che sia stato Bennett a insistere, di fronte alle riluttanze iniziali di Tw e e d y ) , n o n d i m e n o u n a l t r o p a s s o non da poco nel costruirsi credibilità. Vu o i p e r r e a z i o n e , v u o i p e r n a t u r a l e evoluzione, Summerteeth (Reprise / Wa r n e r, 1 9 9 9 ) v a i n u n a d i r e z i o n e d i ff e r e n t e . I n t a n t o , l a b a n d a v e v a dovuto fare a meno di Max Johnston, avvalendosi del temporaneo supporto di Bob Egan per gli intensi t o u r p o s t - Be i n g T h e r e ; c i ò s i r i s o l v e i n u n n uo v o e q u i l i b r i o , c h e v e d e Bennett condividere la direzione a r t i s t i c a c o n Tw e e d y. I l p r i m o h a i n mente di espandere suono e arrang i a m e n t i , ap p o g g i a n d o s i l a r g a m e n te sulle sue tastiere piuttosto che su chitarre e strumenti tradizionali dell’alt. country; il secondo, pur p r o v a t o d al l o s t i l e d i v i t a o n t h e road, si concentra su una scrittura b a s a t a s u l f o r t e c o n t r a s t o f r a m elodie solari e testi personali, in- c r e d i b i l m e n t e c u p i , t a l v o l t a v i o l enti ( “ I d r e a m t a b o u t k i l l i n g y o u a gain l a s t n i g h t , a n d i t f e l t a l r i g h t t o me”, r e c i t a i m p a s s i b i l e i n Vi a C h i c a go ). E c c o d u n q u e q u i n d i c i c a n z o n i di p o p - r o c k p s i c h e d e l i c o e m u l t i s tra t o , a l l a m a n i e r a d e i B e a t l e s del ’ 6 7 e r e l a t i v i B e a c h B o y s , c o n una s t r i z z a t i n a d ’ o c c h i o a M o t o w n , Phil S p e c t o r e s p a c e - r o c k . U n p r o f l uvio d i p i a n o f o r t i , o r g a n i , s y n t h , mel l o t r o n , c l a v i c e m b a l i , p e r c u s s i oni, c o r i e d e ff e t t i s o n o r i d a s t u d i o , in u n ’ e s p l o r a z i o n e c i n e m a t i c a c h e si a l l o n t a n a m a r c a t a m e n t e d a l l e r adi c i f o l k p e r a p p r o d a r e i n u l t i m o l uo g o a u n a f o r m u l a p e r s o n a l e d i i n die p o p - r o c k ; q u e l l o c h e , a l l a f i n e del m i l l e n n i o , u n p o ’ t u t t i a s p e t t a v a no. Il soul pop a passo di kraut di A S h o t I n T h e A r m - u n a h i t p l a n eta r i a , s e s o l o v i v e s s i m o i n u n m o ndo p i ù g i u s t o – è g i à u n t r a g u a r d o in s é , c u i s u l l o s t e s s o v e r s a n t e f an n o e c o l e v a r i e I ’ m A l w a y s I n L o ve, C a n ’ t S t a n d I t , E LT, N o t h i n g s e v erg o n n a c h a n g e i n m y w a y ( a g a i n ) , C a ndy F l o s s ; a d e q u i l i b r a r e l ’ e s u b e r a nza d i B e n n e t t c ’ è s e m p r e i l l a t o o s cu r o d i Tw e e d y e l e s u e i n d o l e nze Lennon / Dyl a n : S h e ’s A J a r, Vi a Chicago , My D a r l i n g ( o r c h e s t r a t a alla All Thin g s M u s t P a s s ) , H o w To Fight Lone l i n e s s , m e n t r e a f i n e programma aff i o r a q u a l c h e r e s i d u o folky da Being T h e r e ( l a t i t l e t r a c k , In A Future Ag e) . A d e s s e r e s i n c e r i Summerteeth s o ff r e u n p o ’ l a l u nga distanza, m a s a r à c o m u n q u e u n successo: Pitc h f o r k l o g r a t i f i c a c o n un bel 9.4 e G r e g K o t ( c r i t i c o d e l Chicago Tribu n e , n o n c h é b i o g r a f o ufficiale della b a n d ) l o p a r a g o n a addirittura a P e t S o u n d s. Troppa grazia , f o r s e , m a è c o m u n que un bel sa l t o , s o p r a t t u t t o c o n s i derando l’inc e d e r e f r e n e t i c o d e g l i eventi. Nell’ar c o d i s o l i q u a t t r o a n n i , dal 1996 al 2 0 0 0 , i W i l c o h a n n o d i fatto compiuto u n v i a g g i o a r i t r o s o , in una sorta d i p e r c o r s o d i f o r m a zione attraver s o l ’ e s p l o r a z i o n e d e l le loro radici: r o c k ( B e i n g T h e r e ) , folk ( Mermaid Av e n u e ) , p o p ( S u m merteeth ). Co n i l n u o v o m i l l e n n i o , è giunto fina l m e n t e i l m o m e n t o d i ingranare la q u a r t a e a n d a r e a v a n ti. Più di tutti, s e p o s s i b i l e . In avanti Quando Yank e e H o t e l F o x t r o t a r riva nei nego z i , i l 2 3 a p r i l e 2 0 0 2 , i Wilco non son o p i ù l a s t e s s a b a n d che, circa un a n n o e m e z z o p r i ma, si era ba r r i c a t a n e l s u o n u o vo studio di C h i c a g o , T h e L o f t . N e l frattempo Ken C o o m e r è s t a t o s o stituito dietro i t a m b u r i d a G l e n n Kotche , si è a g g i u n t o i l p o l i e d r i c o Leroy Bach e , s o p r a t t u t t o , a l l a f i n e delle registra z i o n i J a y B e n n e t t è stato cordialm e n t e a c c o m p a g n a t o alla porta. L’ a m i c i z i a c h e Tw e e d y ha intanto str e t t o c o n J i m O ’ R o urke ha finito p e r c o n d i z i o n a r e b u o na parte di q u e s t e s c e l t e , i n s i e m e al carattere d e l l ’ a l b u m s t e s s o , d i chiaratamente s p e r i m e n t a l e ( B a d Timing dell’e x G a s t r D e l S o l p a r e abbia avuto u n ’ i n f l u e n z a d e c i s i v a ) . L’etichetta su c u i s i a p p o g g i a n o n o n è più la Repr i s e , m a l a N o n e s u c h ; un incidente c h e , o l t r e a c a u s a r e u n significativo r i t a r d o n e l l ’ u s c i t a d e l disco, è un c a s o s e n z a p r e c e d e n t i nella storia de l l a d i s c o g r a f i a r e c e n te: entrambe l e l a b e l a p p a r t e n g o n o alla stessa c o m p a g n i a , l a Wa r n e r. Il pubblico ch e a d e s s o è p r o n t o a celebrarne la c o n s a c r a z i o n e è u n nuovo pubbli c o , a p e r t o , l e g a t o a i nuovi modi di vivere la musica (l’album viene messo in streaming sul sito della band, con enorme successo), e ben disposto a seguire l a l or o n u o v a d i r e z i o n e . I n s o m m a , è s t a t o l o s t e s s o Ya n k e e H o t e l F o xtrot a cambiare profondamente i Wilco, trasformandoli nella band che avevano voluto sempre essere: una band che ha qualcosa di - molt o - i m p o r t a n t e d a d i r e , e s o p r a ttutto lo fa secondo i suoi tempi e i suoi modi. Facile intuire quanto tormentato sia stato questo proc e s s o , b a s t a g u a r d a r e I A m Tr y i n g To B r e a k Yo u r H e a r t ( 2 0 0 2 ) , i l b e l film in b/n di Sam Jones che documenta da vicino le fasi della lavorazione. Ma, aldilà di tutto, quello che contribuisce maggiormente ad alimentare ed insieme a rendere credibile l’aura mitologica sorta intorno alla band di Chicago a partire da queste vicende, è la caparbietà che hanno mostrato sin dall’inizio nel perseguire il loro obiettivo. Che era di creare il loro capolavoro, la loro opera più ambiziosa: da qui l’altissimo investimento di energie e di aspettative, che hanno finito per distruggere i vecchi legami - la vecchia identità - in favore di nuovi, più solidi e importanti. Se il quarto album dei Wilco è un trionfo in piena regola, una strage d i c ri t i c a e d i p u b b l i c o i n b a r b a a tutte le previsioni (in primis quelle dei dirigenti Reprise che, ascoltato i l m a s t e r, a v e v a n o p r e f e r i t o s c a r i c a re la band), non può essere che per l a q u a l i t à d e l l a s c r i t t u r a d i Tw e e dy (che produce alcune delle sue migliori liriche); per il suono profondo e multidimensionale di ogni singolo episodio (ricercato in ogni dettaglio, e in questo va reso onore a Bennett); per il modo in cui la vena sperimentale esalta il carattere dei brani stessi, in un equilibrio miracoloso fra toni crepuscolari e improvvisi raggi di sole, malinconie folk e melodie pop, flussi di noise&drones e arrangiamenti classici. Ciò rende praticamente ogni brano memorabile e per questo, aldilà delle possibili ascendenze, l’album non può che suonare solo e soltanto come i Wilco. Il lavoro in fase di mixing di O’Rourke - sub e n t r a t o a J a y B e n n e t t s u e s p r e ss a i n s i s t e n z a d i Tw e e d y, s u l l a s c i a d e l l ’ e n t u s i a s m o p e r l ’ a l l o ra neona t o s i d e - p r o j e c t L o o s e F ur, insie m e a K o t c h e – c o n t r i b u i sce infine a s m u s s a r e g l i a n g o l i , a d esaltare l e m e l o d i e , a c o n f e r i r e l ucentezza ( e n o n , c o n t r a d d i c e n d o l a credenza p o p o l a r e , a d e n f a t i z z a r e i l lato spe r i m e n t a l e , c o s a c h e i n v e ce voleva B e n n e t t ) ; c o m e h a a ff e r mato di re c e n t e K i m G o r d o n , “ J i m b o” è il Jack N i t z c h e d e i n o s t r i t e m p i, e quel l a s u Ya n k e e H o t e l F o x t rot è una d e l l e s u e m i g l i o r i p e r f o rmance in q u e s t o c a m p o . Ti r a n d o l e somme, l a m a g n u m o p u s d e i W i l c o perpetua u n o d e i p i ù c e l e b r a t i m i t i del rock, q u e l l o s e c o n d o i l q u a l e i traguardi p i ù s i g n i f i c a t i v i s i t a g l i a n o soltanto s u p e r a n d o i p r o p r i l i m i t i , allargando a l m a s s i m o l e p r o p r i e p ossibilità, o s a n d o c i ò c h e n o n e r a s tato anco r a o s a t o . U n r i s u l t a t o c h e premia la b a n d e l a c o l l o c a i n u n a posizione d i v i r t u a l e s e m i - o n n i p o t e nza, simil m e n t e a q u a n t o s u c c e s so ai Ra d i o h e a d n e l p o s t K i d A. I n t e o r i a , a d e s s o d o v r e b be essere t u t t o p i ù f a c i l e . M a c c h é : nonostan t e Ya n k e e a b b i a e l a r g i t o ai suoi au t o r i t u t t e l e g r a t i f i c a z i o n i possibili ( s e s i e s c l u d e u n a g r a n a legale per l ’ u s o n o n a u t o r i z z a t o d i u n campio n e r a d i o f o n i c o - l a v o c e che recita i l t i t o l o d e i d i s c o , t r a t t a dal Conet P r o j e c t ) , i l 2 0 0 3 n o n è u n bell’anno p e r J e ff Tw e e d y. E ’ a n z i un periodo p i u t t o s t o b u i o , c h e c u l m i na in una d i s i n t o s s i c a z i o n e d a g l i a n tidolorifici a s s u n t i p e r c o m b a t t e r e l e emicranie c r o n i c h e c h e l o a s s i l l a n o dall’infan z i a , e c h e , i n s i e m e a g l i attacchi di p a n i c o , e r a n o d i v e n u t e u n enorme o s t a c o l o a l l a s e m p r e p i ù estensiva a t t i v i t à l i v e . L a b a n d p e r ò è un tre n o i n c o r s a , n o n s c i v o l a dallo stato d i g r a z i a i n c u i s i t r o v a , accumula i m p u l s i e ( s a n a ) t e n s i o n e, per poi c h i u d e r s i i n s t u d i o a l a v o r are insie m e a O ’ R o u r k e , s t a v o l t a coinvolto s i n d a l l e p r i m e f a s i d i r e g istrazione i n q u a l i t à d i m e m b r o a g g i unto. Q u e s t o r e n d e A G h o s t I s Born (No n e s u c h / Wa r n e r, 2 0 0 4 ) u na sorta di g e m e l l o o s c u r o d e l s u o predeces s o r e , i n p o s s i b i l e r i s p o s t a a un al t r o d e i m i t i d e l r o c k : q u e llo secon d o i l q u a l e l e o p e r e p i ù t ormentate s o n o l e m i g l i o r i . R i s p e t t o a Yankee , p e r ò , c ’ è q u a l c o s a i n p i ù: nell’ur g e n z a l a n c i n a n t e d e i b r e ak elettrici d i A t L e a s t T h a t ’s W h a t You Said , s e n t i r e a s c o l t a r e 31 nei suoi crescendo, n e l l a t o r r e n z i a le (e immancabilmen t e y o u n g h i a n a ) coda liberatoria, c’è t u t t o u n m o n d o , una grammatica roc k c h e s i s c o m pone e ricompone, p e r f a r s i p u r a espressione. Le can z o n i s i l a s c i a no andare, sciolgon o l e r e d i n i a l l e emozioni, scorrono f l u i d e i n u n o streaming che coinvo l g e m o m e n t i e linguaggi diversi, co m e n e l m o t o r i k incessante di Spide r s ( K i d s m o k e ) , le sue nervose int e r f e r e n z e e l e t triche, le sue impro v v i s e a p e r t u r e melodiche. Una mer a v i g l i o s a s c h i zofre nia, in cui da un l a t o s i r a d i c a lizzano le velleità s p e r i m e n t a l i ( l e interferenze di Hand s h a k e D r u g s e Wishful Thinking , il d r o n e i n f i n i t o di Le ss Than You Th i n k ) , d a l l ’ a l t r o si accentua la class i c i t à d i s c r i t t u ra ed esecuzione, c o n u n Tw e e d y sempre più vicino a i v a r i L e n n o n , Young, Dylan, Parso n s , C h i l t o n , e il gruppo a seguirn e c o n e s t r o e inventiva l’inesaurib i l e v e n a ( i r a g gi di speranza di H u m m i n g b i r d , l o spleen indolente di H e l l I s C h r o m e , le beffe rock di The o l o g i a n s , l e l u centi tessiture di M u z z l e O f B e e s , le sc hegge punky d i I ’ m a W h e e l , le carezze malinco n i c h e d i C o m pany In My Back, gl i s c h e r z i c o u n try di Late Greats ), i n u n t e r r i t o r i o tra folk, pop e rock c h e è s o l o l o r o . Nel suo quasi imposs i b i l e e q u i l i b r i o fra maturata esperi e n z a e n a t u r a le espressività, A G h o s t I s B o r n è il disco più sincero, r e a l e e r i u s c i to dei Wilco, il capo l a v o r o r o c k d i un’era in cui i due t e r m i n i - “ c a p o lavoro” e “rock” – no n s i i n c o n t r a n o più tanto facilmente. To r n a r e a c a s a Buon a parte del su c c e s s o d e l l ’ a l bum (un altro plebi s c i t o d i c r i t i c a e pubblico, che fru t t e r à a i W i l c o il primo posizionam e n t o i n t o p t e n e il primo Grammy) è d o v u t o a u n affiatamento sempre m a g g i o r e a l l’interno della band , r e s a a n c o r a più stabile dall’inne s t o d e l p i a n o di Michael Jorgens t e n . E s e p o c o prima della release d i A G h o s t I s Born il prezioso Le r o y B a c h s i è perso lungo il camm i n o , a l m o m e n to di ripartire in tou r s u b e n t r a n o i l polistrumentista Pat S a n s o n e e i l guitarist extraordina i r e N e l s C l i n e, due acquisti che fan n o d e l g r u p p o di Tweedy una micid i a l e m a c c h i n a 32 sentireascoltare da concerti. E’ questa formazione a sei - quella attualmente in attività che realizza il primo album dal vivo d e i W i l c o , K i c k i n g Te l e v i s i o n ( N o n e s u c h / Wa r n e r, 2 0 0 5 ) , t e s t i m o nianza di due homecoming shows a Chicago del maggio del 2005. Un lavoro che centra l’obiettivo di far fede alla reputazione che i Nostri si sono costruiti in oltre dieci anni, spesi sui palchi di tutto il mondo in un neverending tour di dylaniana memoria, che fa dell’ascolto una benedizione per ogni fan che si rispetti e per chiunque si avvicini a l l ’ u n i v e r s o d i Tw e e d y e i s u o i . Q u i troviamo infatti un gruppo al massimo del suo potenziale espressivo - le svisate alla sei corde del fenomenale Cline (sentite come si insinua tra le crepe di Company In My Back, o esalta i passaggi di Handshake Drugs, o infioretta Ashes Of American Flags con un solo di prima classe), i colpi precisi e inventivi di Glenn Kotche (memorabili i break i n Vi a C h i c a g o ) , i s o l i d i g r o o v e e le fedeli backing vocals dell’inossidabile Stirratt, le intessiture reciproche di Jorgensten e Sansone - , alle prese con il suo repertorio m i g l i o r e - i n p r e v a l e n z a d a Ya n k e e e G h o s t, c o n p r e z i o s e c o n c e s s i o n i a M e r m a i d Av e n u e e S u m m e r t e e t h , più una Misunderstood stellare -, i n u n a c e l eb r a z i o n e c a p a r b i a m e n t e voluta e cercata. Un guardarsi indietro fisiologico e n e c e s s a r i o - p e r p e t r a t o d a Tw e e dy in solitaria nel suo DVD live S u n k e n Tr e a s u r e ( N o n e s u c h / Wa r n e r, 2 0 0 6 ) - , c h e p e r ò v i v e d e l l a c o n s a p e v o le z z a d e l q u i e d e l l ’ o r a . S k y B l u e S k y ( N o n e s u c h / Wa r n e r, maggio 2007 - recensito su SA # 31) è l’album del definitivo ritorno a casa; manco a dirlo, un altro mito c a r o a l r o c k , c o m e i n s e g n a M r. Z i m merman. Mai come oggi la musica dei Wilco punta dritto al cuore dell’America, a Memphis, al Big Pink d e l l a B a n d , a B l o o d O n T h e Tr a c k s , in un folk rock lievemente dimesso, ma capace tuttavia di scossoni sotterranei e profondi. Esaurita naturalmente la propulsione in avanti e t u t t e l e te n s i o n i a d e s s a l e g a t e , resta solo spazio per cantare la serenità del presente, ed esprimerla in un linguaggio il più familiare possibile (la classicità soul di Hate It H e r e , l e n o s t a l g i e s e v e n t i e s d i You A r e M y F a c e) . Q u e l l a c h e s u o n a è una band estremamente rilassata e s i c u r a , a ff i a t a t a e i s p i r a t a ( I m p os s i b l e G e r m a n y, s i n e r g i a i d e a l e fra i l s o n g w r i t i n g d i Tw e e d y e l ’ i n ter p l a y d e l g r u p p o ) , c h e t r o v a p e r f ino i l m o m e n t o d i g i g i o n e g g i a r e con l e a c q u i s i t e c a p a c i t à t e c n i c h e (gli s t a c c h i b u ff o n e s c h i d i S h a k e I t Off, i m i l l e c a m b i d ’ u m o r e d i Wa l k en , l a p a v e m e n t i a n a S i d e O f T h e S ee d s ) , s e n z a r i n u n c i a r e a l l e u r g e nze e s p r e s s i v e d i u n i n t i m i s m o a n c ora s e n t i t o e a c c o r a t o ( S k y B l u e Sky, P l e a s e B e P a t i e n t Wi t h M e , W hat L i g h t ) . L a s u p e r f i c i e r e s t a c a l ma, s o l o a p p e n a i n c r e s p a t a d a u n a lie v e i n q u i e t u d i n e ( l a f i n a l e O n And O n A n d O n ) . “ F o r s e i l s o l e oggi s p l e n d e r à , l e n u v o l e s p a r i r a n no ”, c a n t a J e ff i n E i t h e r Wa y . G i à , f o rse. C o n l ’ i m p l i c i t o a z z a r d o c h e , c o n la c h i u s u r a d e l c e r c h i o , s o p r a g g i u nga a n c h e l a s t a s i d e l l a m a n i e r a . E ’ un r i s c h i o c h e – n e s i a m o q u a s i c erti - i W i l c o c o r r e r a n n o c o s c i e n t e m en t e , p e r v i v e r l o f i n o i n f o n d o . E poi, chissà, scongiurarlo. “ D e v i i m p a r a r e a m o r i r e , s e v uoi v o l e r e s s e r e v i v o ” ( d a Wa r O n War, 2002) Provando a spezzarti il cuore: una guida agli extra S e g l i a l b u m p r i n c i p a l i n o n v i b a sta n o e v o l e t e t u t t o - m a p r o p r i o t utto - , p u ò e s s e r e u t i l e q u a l c h e i n d i ca z i o n e a g g i u n t i v a . I n p r i m i s , p e r un m a g g i o r e a p p r o f o n d i m e n t o s t o r i cob i o g r a f i c o , c ’ è d a p r o c u r a r s i i l l i bro d i G r e g K o t L e a r n i n g H o w To Die ( 2 0 0 4 , n o n a n c o r a t r a d o t t o i n i t a lia n o , r e p e r i b i l e s u A m a z o n . c o m ) ; uno s g u a r d o a f o n d o s u l l a v i t a d i Tw ee d y, l e d i ff i c i l i d i n a m i c h e i n t e r n e alla b a n d , i l u n g h i t o u r, g l i e v e n t i cru c i a l i c u l m i n a t i n e l l a r e a l i z z a z i one d i Ya n k e e H o t e l F o x t r o t . A q u e sto p r o p o s i t o , c o m e g i à i n d i c a t o s o pra, i l f i l m d i S a m J o n e s I A m Tr y ing t o B r e a k Yo u r H e a r t è u n a v i s i one f o n d a m e n t a l e , t a n t o n e l l ’ i l l u s t r a re i p r o g r e s s i n e l l a l a v o r a z i o n e d e l di s c o , q u a n t o n e l f o r n i r e u n r i t r atto i n t i m o e c r u d o d e l g r u p p o d a l l ’ i n ter n o . U n ’ i d e a l e v i a d i m e z z o f r a Let I t B e ( g l i s c a z z i f r a Tw e e d y e Jay B e n n e t t r i c o r d a n o q u e l l i s t o r i c i fra M c C a r t n e y e H a r r i s o n ) e M e e t ing People Is Eas y d e i R a d i o h e a d ( v e d i l’uso del bianc o e n e r o , l ’ a l t e r n a n z a interviste / liv e ) ; l ’ e d i z i o n e i n D V D beneficia di u n b o n u s c o n s c e n e tagliate e bra n i e x t r a . R e s t a n d o i n tema, il docum e n t a r i o d e l 1 9 9 9 M a n In The Sand r a c c o n t a i n m a n i e r a analoga il pro g e t t o M e r m a i d A v e nue, ruotand o p e r ò m a g g i o r m e n t e attorno alle f i g u r e d i B i l l y B r a g g e di Nora, la fig l i a d i G u t h r i e . In attesa di u n D V D l i v e d e l l a b a n d (vista la cance l l a z i o n e p e r p r o b l e m i tecnici di que l l o t r a t t o d a K i c k i n g Television ), i l g i à c i t a t o S u n k e n Treasure ren d e g i à u n o t t i m o s e r vizio, raccont a n d o c i n q u e d a t e d e l tour di Jeff Tw e e d y n e l f e b b r a i o 2006. E’ il mig l i o r m o d o p e r g u s t a r s i ogni sfaccetta t u r a d e l l a p e r s o n a l i t à del leader dei W i l c o , o r a d i v e r t e n t e e cordiale, or a f e r o c e e s a r c a s t i c o , ora intimo e r i f l e s s i v o ; l e e s i b i z i o ni, che in alcu n i c a s i v e d o n o l a p a r tecipazione d i N e l s C l i n e e G l e n n Kotche, atting o n o a n c h e d a l r e p e r torio di Uncle Tu p e l o e L o o s e F u r. In merito a q u e s t ’ u l t i m o p r o g e t t o , che – ricordia m o - v e d e i n a z i o n e Tweedy insiem e a J i m O ’ R o u r k e e lo stesso Kotc h e , s e g n a l i a m o i d u e album finora pubblicati da Drag C i t y, l ’ o m o n i m o L o o s e F u r ( 2 0 0 3 ) e il recente Born Again In The U.S.A. (2006); sperimentale e dilatato il primo, più rock e classico il s e c on d o . A n c h e s e è i n d u b b i a m e n te il più famoso, avendo beneficiato d e l l a s c i a d i h y p e s e g u i t a a Ya n k e e H o t el F o x t r o t , L o o s e F u r n o n è l ’ u n i c o s i d e p r o j e c t d i Tw e e d y. G i à nel 1996, sotto lo pseudonimo di Scott Summit, aveva partecipato a D o w n B y T h e O l d M a i n s t r e a m, i l p r i m o a l b u m d e i G o l d e n S m o g, s upergruppo informale composto da membri di Jayhawks e Soul Asylum; una gradevole collezione di canzoni oscillanti fra alt. country e classic r o c k , b i s s a t a n e l 1 9 9 8 c o n We i r d Ta l e s ( J e ff h a p a r t e c i p a t o i n m i s u r a m i n or e a n c h e a A n o t h e r F i n e D a y del 2006). Dello stesso tenore è la c o l l ab o r a z i o n e a D o w n Wi t h Wi lco (appunto), album del 2003 dei Minus 5 di Scott McCaughey che vede i Nostri in fase di co-scrittura ed esecuzione di alcuni brani; un bell’esercizio di pop-folk con forti f r a g ra n z e B e a t l e s e B i g S t a r. Per concludere, alla categoria fans only, troviamo i due bonus EP di Ya n k e e H o t e l F o x t r o t e A Ghost I s B o r n , e n t r a m b i s c a r i cabili dal s i t o d e l l a b a n d u n a v o l t a inserito i l c d n e l c o m p u t e r ( i n a l cuni paesi s o n o s t a t i r i l a s c i a n t i a n che come s u p p o r t i f i s i c i ) . I l p r i m o , conosciu t o c o m e M o r e L i k e T h e Moon , in c l u d e f r a l e a l t r e c o s e u n ’alternate t a k e d i K a m e r a e u n p r i m o tentativo s u H a n d s h a k e D r u g s , m e ntre il se c o n d o , a c c a n t o a d a l c u n e rese live d i b r a n i d i A G h o s t, r e g ala le ine d i t e P a n t h e r s e K i c k i n g Television ( p o s s i b i l m e n t e i l b r a n o più sporco r e a l i z z a t o d a i W i l c o ) . S olo per ir r i d u c i b i l i i l Wi l c o B o o k del 2004, o g g e t t o d a c o l l e z i o n i s m o fra i più a m b i t i , c o n a r t w o r k r e a l i zzato dal l a b a n d , i n t e r v i s t e , s a g g i , poesie e u n c d d i i n e d i t i r i s a l e n t i al periodo f r a Ya n k e e e G h o s t. D a segnalare i n f i n e i l r e c e n t i s s i m o d o c umentario d i C h r i s t o p h G r e e n e B r e ndan Can t y d e i F u g a z i ( g i à a u t o r i di Sunken Tr e a s u r e ) , S h a k e I t O ff, pubblicato c o m e D V D b o n u s n e l l a e d izione de l u x e d i S k y B l u e S k y, c h e racconta l a g e s t a z i o n e e r e a l i z z a zione del d i s c o t r a m i t e r i c c h e i n t e r viste e di v e r s i c l i p d e l l a b a n d i n s t udio. s e n t i r e a s c o l t a r e 33 turn it on Art Of Fighting – Runaways (Remote Control Records, aprile 2007) Genere: slow-core A r t O f F i g h t i n g . C h e b u ff o n o m e p e r u n a b a n d c h e f a d e l l a m a l i n c o n i a e d e l l a d e l i c a t e z z a i p r o p r i p r i n c i p i e s i s t e n z i a l i , i q u a l i , d e l c o m b a t t i m e nto, s o n o l a p i ù v i v i d a n e g a z i o n e . P a r a d o s s o q u e s t o c h e g i à e r a e m e r s o p osi t i v a m e n t e d a i p r i m i d u e a l b u m d e l l a b a n d a u s t r a l i a n a : Wi r e s ( 2 0 0 1 ) e Se c o n d S t o r e y ( 2 0 0 5 ) . E n t r a m b i d i s t r i b u i t i i n E u r o p a i n n e t t o r i t a r d o r i s p etto a l l a l o r o p u b b l i c a z i o n e i n m a d r e p a t r i a . S t e s s a c o s a s e m b r a a v v e n i r e an c h e p e r R u n a w a y s : p e r o r a d i s t r i b u i t o , f u o r i d a i c o n f i n i n a z i o n a l i , s o l t a nto i n G i a p p o n e . D i s i n t e r e s s e i n c o m p r e n s i b i l e d a t o c h e q u a ( c o m e a n c h e p er i p r i m i d u e a l b u m ) c i t r o v i a m o t r a l e m a n i u n d e l i c a t o t e s o r o d a p r o t e g g ere. Non certo da trascurare. C ’ è l ’ o c e a n o i n q u e s t e c a n z o n i . C ’ è t u t t o l ’ o c e a n o c h e h a n n o d o v u t o a t tra v e r s a r e p e r a r r i v a r e f i n q u a d a M e l b o u r n e , A u s t r a l i a . O n d e l u n g h e c h e si alzano e si abbassan o l e n t a m e n t e , c h e s i p r o p a g a n o d e l i c a t a m e n t e d a q u e l l o s t e s s o c e n t r o c h e f u o r i g i n a t o d alla prima nota che i mai d i m e n t i c a t i R e d H o u s e P a i n t e r s f e c e r o c a d e r e s o l e n n e m e n t e i n q u e l m a r e d i c a l m a . I n f atti, è lo stesso principio d i b a s e , l a l e n t e z z a , a s e g n a r e i l p a s s o d i q u e s t e u n d i c i c a n z o n i , f r a t r a m e c h i t a r r i s t i c h e in crescendo, nostalgic h e n o t e d i p i a n o e u n a v o c e c h e d a s o l a r i e s c e a e n t r a r e s o t t o p e l l e c o n s t r u g g e n t i m e l odie mai banali. È proprio quest’ultim o e l e m e n t o i l v a l o r e a g g i u n t o d e g l i A r t O f F i g h t i n g ; c i ò c h e p i ù r e n d e l a l o r o f o r m u l a o r i g i n ale rispetto alla classica d e f i n i z i o n e d i s l o w - c o r e . L a v o c e d i O l l i e B r o w n e, u n u m b r a t i l e i n c o n t r o t r a C h r i s M a rtin e Andy Yorke (il lea d e r d e i m i s c o n o s c i u t i U n b e l i e v a b l e Tr u t h e f r a t e l l o d e l p i ù f a m o s o T h o m) h a i l p o t e r e di ridestare antiche me l o d i e s t r u g g e n t i c h e c i s e m b r a d i c o n o s c e r e d a s e m p r e . È p r o p r i o q u e s t a s f u m a t u r a p o p del cantato, intessuta in u n d i l a t a t o c o n t e s t o s t r u m e n t a l e m o l t o c u r a t o , a r e n d e r e l a l o r o m u s i c a c o s ì s u g g e s t i va mente spontanea, na t u r a l e e o n e s t a . M a , n o n p e r q u e s t o b a n a l e . I m m a g i n a t e i C o l d p l a y, s p o g l i a t i d i o g n i o r p ello commerciale, sprofo n d a r e n e l l e n t o i n c e d e r e d e i R e d H o u s e P a i n t e r s a m m i c c a n d o a l l a l e g g e r e z z a s t i l i s t i c a dei Bedhead più delica t i . C i ò c h e n e v i e n e f u o r i s o n o s t r u g g e n t i b a l l a d s i n t r o s p e t t i v e : t a n t o i m m e d i a t e n e l l a l oro melodica epifania, q u a n t o p e n e t r a n t i p e r l a l o r o r i c e r c a t e z z a c o m p o s i t i v a . C a n z o n i c o m e M i s t y A s T h e M o r n ing e Territories ci avvo l g o n o c a n d i d a m e n t e m o v e n d o s i i n p u n t a d i p i e d i t a n t o è d o l c e e r a ff i n a t a l a l o r o t r a t t e g g i ata traiettoria. Certo, no n m a n c a n o e p i s o d i p i ù i n c a l z a n t i ( M y s t e r i e s ) o p i ù s b a r a z z i n i ( R i d e A f t e r R i d e – c a n t a t a d alla bassista Peggy Frew) , m a t u t t o c i ò s u ff r a g a a n c or p i ù l a c o m p l e t e z z a d e l l ’ a l b u m . Un disco profondam e n t e l e g g e r o . F a t t o d i o n d e . O n d e l u n g h e c h e c u l l a n o , c h e r i l a s s a n o , c h e s u s s u r r a n o d e l i ca tamente che l’ocean o è f a t t o p e r i n c o n t r a r e l a t e r r a , l a c o s t a , l a s a b b i a . “ I d o n ’ t k n o w w h e r e I ’ m g o i n g / s o me where where the wa t e r m e e t s t h e l a n d ” (S y c a m o r e A n d S a n d ) . (7 . 5 / 1 0 ) Andrea Provinciali 34 sentireascoltare e ok la morale, però vederli (ved e r l i - a s c o l t a r l i a s s i e m e ) f a e ff e t t o , aggiunge quel tocco in più, proprio come il loro scarto musicale rispetto alla tradizione, umile e rispettoso assieme (accade per dire nel bel lavoro ritmico di Barnes su Zozobra e i n t a n t i a l t r i a n f r a t t i ) . Tu t t o s o mmato, visto il prezzo speciale del cofanetto un pensierino ce lo farei ( 7 . 0 /1 0 ) Edoardo Bridda A Hawk And A Hacksaw And The Hun Hangar Ensemble - Self Titled (CD+DVD, Leaf / Wide, 7 maggio 2007) Genere: folk dell’est e balcani assortiti Il doppio form a t o C D p i ù D V D d o cumenta sia il m e g l i o d e l l a c o l l a b o razione del d u o c o n l ’ H u n H a n g a r Ensemble - u n q u a r t e t t o d i m u s i c i sti folk unghe r e s i p e r i q u a l i J e r e m y Barnes ha lett e r a l m e n t e p e r s o l a t e sta - e un doc u m e n t a r i o c e l e b r a t i v o per la serie: u n ’ i n t r o d u z i o n e a g l i A Hawk And A H a c k s a w c o m e f i l o s o fia di coppia e v i t a o n t h e r o a d . La parte aud i o n o n o ff r e g r o s s e sorprese: è m o l t o e s t - f o l k ( z o n e d i riferimento d i c h i a r a t e : o v v i a m e n te Ungheria m a a n c h e R o m a n i a , Serbia e Klez m e r ) c o n m e t à b r a n i traditional e l ’ a l t r a f a t t a d i c o m p o sizioni origina l i s p a r t i t e e q u a m e n t e tra le due for m a z i o n i . L a p a r t e v i deo invece è u n a n a r r a z i o n e e s t e tica: nessuna i n t e r v i s t a o p a r l a t o durante i suoi v e n t i m i n u t i , s o l t a n t o un occhio che c a t t u r a u n a m a n c i a ta di live in m e z z o a l l a g e n t e ( a l cune curiose t a p p e c o n d e g l i i n d i e kid che non s a n n o s e p o g a r e o p pure no) e al c u n i b a c k s t a g e ( p r i m i piani della b e l l a H e a t h e r, J e r e m y che tamburell a v i r t u o s o , l ’ a c q u i s t o di un cappello c o n i c a m p a n e l l i n i ) . La forza di q u e s t e r i p r e s e s t a n e l mood e sopra t t u t t o n e l l ’ a b i l i t à d e l regista di rac c o n t a r e l ’ i n t e r a z i o n e tra i due mus i c i s t i a m e r i c a n i ( u n o che sembra p i ù u n m e t i c c i o e l ’ a l t r a dai lineament i f r a n c o - a n g l o a s s o n i ) nel contesto t r a d - f o l k c o n i l q u a l e hanno deciso d i s p o s a r s i . C ’ è d e terminazione, s e m p l i c i t à e u m i l t à nell’approccio v e r s o m u s i c h e c o s ì lontane dalle p r o p r i e r a d i c i e a b i tudini di vita, e o k l a m u s i c a u n i s c e A A . V V. – S h u t U p A n d D a n c e ! U p d a t e d ( O s t g u t To n / F a m i l y A f f a i r, 2 9 m a g g i o 2 0 0 7 ) Genere: electro ballet L’ e l e c t r o s i i n s i n u a s e m p r e d i p i ù nel panorama della musica contemporanea classica. Come già l’anno scorso avevamo assistito all’eccellente tributo della London S i n f o n i e t t a s u Wa r p , e c o m e i n questi giorni abbiamo visto il guru S t o ck h a u s e n i n s e r i t o n e l p r o g r a m m a d i D i s s o n a n z e i n s i e m e a i B o oks o ad altri alfieri del glitch, così questa produzione tedesca ci riporta sul palco (del balletto). Insomma al dancefloor ‘per intenditori’. L e mu s i c h e r a c c o l t e p e r l ’ e s i b i z i o n e dello Staatsballet di Berlino sono piacevolmente distanti dall’immaginario del balletto post-romantico e starebbero bene in qualsiasi compilation della Raster-Noton o della ~ s c ap e : p a e s a g g i g l i t c h s i d e r a l i , c o s t r u i t i s u l s u o n o e s u l l ’ e ff e t t o minimal-techno, sonorità post-dub, discussioni al limite del minimal s i n f o n i c o . L’ i n n e s c o d i n s i ., a d esempio, ci fa intravedere attraverso tendaggi di arpe(ggiatori) cosa potrebbe diventare il chill-out dopo l’incontro con la techno misurata di P o l e, l a m i s t i c a p r o g r e s s i v e p o s t Ta n g e r i n e D r e a m d i  m e r i a t t u a lizza il suono electro-krauto degli anni 80 e lo riporta a nuova vita, prato perennemente fiorito di beat in crescendo su pattern per nostalgici dei sequencer Amiga. Luciano ritorna per qualche momento ai voc o d e r d e l To u r D e F r a n c e k r a f t w er k i a n o , m e n t r e l a c o n c l u s i v a S y mphony For The Surrealists è una splendida ninna nanna à la Satie, un piccolo gioiellino mozartiano fatto di glockenspiel filtrati con ar- c h i a t i n t e p a s t e l l o e p ercussioni caldissime. U n p r o g e t t o c h e c o n f i n a con l’am b i e n t , m a c h e i n p i ù c o s truisce un p o n t e s u l l o s t r e t t o c h e d i vide il pal c o d e i t e a t r i d a l r a v e , l a classicità d a l l a ‘ s p o r c i z i a ’ i m p e r f ettamente v o l u t a d e l g l i t c h , q u e g l i a zzardi che s i i n t r a v e d e v a n o n e i m i scugli offj a z z d i A m o n To b i n e nelle notti o p e n a i r d e g l i O r b. L a l e zione del l ’ o r m a i s e p o l t a n e w a g e r itorna qui c o n i l s u o u n i c o p u n t o d i f orza: mu s i c a c o m e m e l t i n ’ p o t t r a idealismo d a s t u d i o e a n i m a ( o v viamente) black. (6.7/10) Marco Braggion A A . V V. – R u m b l e I n T h e J u n g l e ( S o u l J a z z / F a m i l y A f f a i r, 1 0 maggio 2007) Genere: ragga-jungle O g n i c o m p i l a z i o n e d e l l a Souljazz è u n s a g g i o s o c i o l o g i c o sugli usi, c o n s u m i , c o m p o r t a m e n t i e conse g u e n z e d e l p e r i o d o m u s i cale preso i n e s a m e . M e g l i o d i q u alsivoglia t e s t o s c r i t t o , R u m b l e I n The Jung l e r i p e r c o r r e l ‘ a g e d ’ o r del ragga j u n g l e , u n a c o n s e g u e n z a del breakb e a t ( c i o è l ’ a n t i t e s i d e l l a cassa in q u a t t r o p r o p r i a d e l l ’ h o u s e e della d i s c o ) n a t a n e l p r i m o l u s tro dei ’90 nella Londra post-rave. U n a m u s i c a , l a j u n g l e , proibiti v a d a b a l l a r e p e r c h é asincrona e m o n c a r i t m i c a m e n t e , nevrotica c o m e l ’ h a r d - c o r e m a c o n più funk n e l D N A , m a l l e a b i l e a t a l punto da p e r m e t t e r g l i - n e l 1 9 9 4 c i rca - l’in c o n t r o c o n l ’ e v o l u t i v o r h yming del reggae: il ragga. I n R u m b l e I n T h e J u n g l e troverete i l m e g l i o d i q u e l p e r i o d o , dai Ragga Tw i n s ( F l i n t y B a r m a n e D emon Roc - s e n t i r e a s c o l t a r e 35 kers, due mc dello U n i t y s o u n d - s y stem) di Ragga Trip, Ta n S o B a c k e Illegal Gunshot ad A s h a S e n a t o r d i One Bible, dai Shut U p a n d D a n c e (Philip ‘PJ’ Johnson e C a r l ‘ S m i l e y ’ Hyman) di No Doub t s i n o a i c l a s sicissimi incredible d i M B e a t W i t h General Levy e Orig i n a l N u t t a h d i Uk A pachi & Shy F x . Tu t t o o v v i amente da ascolta r e ( r e s i s t e n d o nel ballare) sfoglian d o l ’ e s a u s t i v o booklet incluso nel l a c o n f e z i o n e . (7.0/10 ) fidenza, incoraggiati dall’appeal melodico di Fabio Orsi (Sometimes T h e E n d O f S o m e t h i n g) , d a g l i a mmiccamenti al glitch-pop di Mark Hamn (The Passenger Of A Little Gianni Avella A A . V V. – Tr e e s I n T h e A t t i c s . A n H o m a g e To H u n d e r t w a s s e r (Akoustic Desease, aprile 2007) Genere: avant-folk, drone music, psichedelia Che abbiano le sem b i a n z e d i c o l l a ge dada (quelli di (e t r e ) e D o n a t o Epiro) o di semplic i f o l k b a l l a d ( i l napoletano K-Conjo g) ; c h e p r o f u mino di Oriente (lo s c o n t r o t r a i l sax di Valerio Cosi e l a c h i t a r r a d i Wilson Lee a nome C o l d S o l e m n Rytes In The Sun , i l p r o g e t t o B r a d Rose/Micheal Donn e l l y A l l i g a t o r Crystal Moth ) o si s p o r c h i n o d i r u more ( Die Stadt De r R o m a n t i s c h e Punk, Jukka Reve r b e r i i n l i b e r a uscita dai Giardini di M i r ò ) ; c h e s i a no bozzetti di psiche d e l i a s o g n a n t e (il collettivo Stoneb a b y) o d i v a g a zioni improvvisate ( i l g i o v a n i s s i m o terzetto bergamasc o d e i C l a n) , i brani della compila t i o n i n a u g u r a l e Akoustic Desease co n d i v i d o n o t u t t i con il pensiero – o m e g l i o s a r e b be di re la poetica – d i F r i e d e n s r e i ch Hundertwasser a ff l a t o m i s t i c o e suggestioni teoriche , t r o v a n d o d u n que nella dedica al g r a n d e a r c h i tetto, pittore e pens a t o r e v i e n n e s e il comune denomina t o r e - d i c e r t o molto più che un s e m p l i c e p r e t e sto. Trees In The Attics è u n o s g u a r do rivolto dall’Italia a l l e s o r t i d i un movimento artist i c o d i ff i c i l e d a immortalare perché i n u n m o m e n to di massima cres c i t a . L o s c o t t o da pagare è dunque p e r c e r t i v e r s i quello di dover fare i c o n t i u n a s c a letta (composta da b e n 1 8 b r a n i d i artisti diversi) che p u ò d i s o r i e n t a re, soprattutto ad un p r i m o a s c o l t o . Ma non sarà difficile p r e n d e r e c o n - Summer), dalla neniea stralunata di A Man & A Guitar (Monkey On The Moon), dagli ultimi contatti con il rock di (VxPxC), anche con proposte più ostiche ma dotate di grande f a s c i n o ( Va l e r i o C o s i, S e t h, t h r o uR o o f) . Tr e e s I n T h e A t t i c s v a d u n que visto più come manifesto firmato, alla vecchia maniera, da artisti uniti da una sensibilità comune, che come prima vera e propria uscit a ; p i ù c o me c o m u n e d i c h i a r a z i o n e d’intenti che come documento d’archivio. Ciò precisato, non resta che rallegrarsi per la nascita di un’etichetta audace come la Akoustic Des e a s e . ( 7 . 3/ 1 0 ) Vincenzo Santarcangelo A A . V V. – D u b s t e p A l l s t a r s Vo l . 5 M i x e d b y N - Ty p e ( Te m p a , maggio 2007) Genere: dubstep L a q u i n t a c o m p i l a t i o n s u Te m p a p e r riconfermare lo stato dell’arte dubstep. Se le precedenti quattro erano incentrate su una cupezza e una sorta di deriva dark, quest’ultima v u o l e a ff e r m a r e d i p r e p o t e n z a l ’ e s i stenza di una scuola, vuole far confluire il genere in una classicità ormai doverosa, ma nel contempo ci fa intravedere quella che potrebbe essere in fondo già una new wave post-grime, ricca di spunti “altri”. L’ i m p r e s a d i u n ’ e n c i c l o p e d i a d e l m i x n u - d u b s t e p v i e n e a ff i d a t a a l l e m a n i e a i g i r a d i s c h i d i N - Ty p e , g i o v a n e m a e s t r o d el l a s c e n a , a p p a s s i o n a t o c o l l e z i o n i s ta e m i s c e l a t o r e d i s u o n i a c i d i , p u r o u n d e r g r o u n d l o n d i n ese. U n d i s c o r e g i s t r a t o i n p r e s a d i r e tta, v e l o c e , s e n z a u n m o m e n t o d i p au s a , p i e n o d i c o l p i d i s c e n a c h e v an n o d a i p i ù n o t i S k r e a m e H a t cha a l l e p r o d u z i o n i d i a d e p t i c o n o s c iuti n e i f o r u m . I l d u b s t e p d i v e n t a così l ’ u n i c o l u o g o d o v e s i p o s s o n o me s c o l a r e l e a n i m e d e l u s e d a l l ’ i n v ec c h i a m e n t o d e g l i A s i a n D u b F o und a t i o n e d a l l a s c o m p a r s a d i una p o s s i b i l i t à d i m u s i c a r a p / b l a c k di p r o t e s t a p o s t - P u b l i c E n e m y . La s o l u z i o n e s t a s o t t o g l i o c c h i d i t utti: c o m e l ’ h a r d c o r e h a s b a n c a t o ne g l i a n n i ‘ 8 0 - u s c e n d o d i f a t t o dal l ’ a n o n i m a t o d e l l a p r o v i n c i a o d ella c e r c h i a d e l l e f a n t i n e - g r a z i e alla c o e r e n z a e a l l ’ a t t i t u d e , c o s ì o g gi il d u b s t e p p u ò e s p l o d e r e c o m e u n ico s t i l e m e l t i n ’ f u t u r i s t a ( m i s c u g l i o che e l e v a i l s o u l d e l d u b a l l ’ a s t r a z i one d e l l a m a c c h i n a g l i t c h ) g r a z i e alla d e d i z i o n e d i u n a s t r e t t a c e r c h i a di a c c o l i t i c h e s p i n g o n o v e r s o i l n u ovo s e n z a d i m e n t i c a r e l e r a d i c i p r o f on damente black. Q u e s t o d i s c o r i c o n f e r m a l a s t a t ura e l ’ u n i c i t à d e l l a Te m p a . L’ e t i c h etta d i r i f e r i m e n t o p e r i l g e n e r e n o n in v o l v e s u s c h e m i r i t r i t i , b e n s ì a pre a d a s c o l t a t o r i e D J s e m p r e più g i o v a n i , a p e r t i a s o n o r i t à d i v e rse ( v e d i i l r e g g a e / r o c k s t e a d y i n Burn i n ’ , l a t e c h n o m i s s k i t t i n e s c a in A l r i g h t W h a t ’s H a p p e n i n g o i l r o ots i n 5 0 , 0 0 0 Wa t t s , t a n t o p e r c i t a rne a l c u n e ) . S i c u r a m e n t e u n a d elle c o m p i l a t i o n d e l l ’ a n n o , u n a l b u m per c a p i r e d o v e s t a a n d a n d o L o n d r a, e q u i n d i d o v e s t a a n d a n d o l a m usi c a p o s t - c l u b . D o p o q u e s t a n u ova a ff e r m a z i o n e p o s s i a m o c o n s i d era r e l a Te m p a c o m e l a n u o v a Tr o j an. Senza esagerare. (7.0/10) Marco Braggion Alexander Robotnik – My La(te)st Album (Hot Elephant Music / Audioglobe, 8 aprile 2007) Genere: acid italo house Vi s i o n i a c i d e i n s a l s a n o v a n t a . E chi h o u s e . R i t o r n a p r e p o t e n t e m e n t e il c l u b b i s m o s e n s u a l / r o b o t i c o , m ac c h i n a d i d e s i d e r i o a n t i e d i p i c a d ella g e n e r a z i o n e p o s t - t e c h n o - t r a n c e . La p r e s e n z a d i u n m a r c h i o i t a l o c ome q u e l l o d i M a u r i z i o D a m i è u n ge s t o f u g a c e m a i n t e n s o , u n o s t r a ppo turn it on The Clientele - God Save The Clientele (Merge, 8 maggio 2007) Genere: dream/pop Questo disco - i l t e r z o v e r o e p r o p r i o p e r l a b a n d d e l l ’ H a m p s h i r e - s ’ i n t i t o l a come ogni rec e n s i o n e , c r e d o , d o v r e b b e c o n c l u d e r s i : D i o s a l v i i C l i e n t e l e . Già. Non foss e c h e p e r l a c o c c i u t a g g i n e c o n c u i p o r t a n o a v a n t i l a l o r o ossessione/vi s i o n e . L’ a m o r e s c o n f i n a t o p e r l o p s y c h o p o p o n i r i c o d e i t a r d i sixties, quel p e r d e r s i n e l l e c a l i g i n i d i u n ’ i n q u i e t u d i n e e m o t i v a c h e a l l ’ i n i z i o sembrava sol o u n o t t i m o e s p e d i e n t e e i n v e c e s i è r i v e l a t o n e g l i a n n i c a novaccio ines a u r i b i l e , m a t r i c e d i v a r i a z i o n i s u l t e m a a n c o r a o g g i - a n c o r a una volta - co n v i n c e n t i . Accolta in for m a z i o n e l a t a s t i e r i s t a e v i o l i n i s t a M e l D r a i s e y, f o r t i d e l l ’ a c corta produzio n e d i M a r k “ L a m b c h o p ” N e v e r s e d e g l i a r r a n g i a m e n t i o r chestrali dell ’ a n g l o - f r a n c e s e L o u i s P h i l i pp e, i C l i e n t e l e c i p r o p o n g o n o dunque quatt o r d i c i c a n z o n i c h e s c e n d o n o a p a t t i c o l l o r o t i p i c o s p a z i o tempo raggela t o , l u o g o - n o n l u o g o d e l c u o r e e d e l l a m e n t e , s o u l b r u m o s i dalle strane s b a v a t u r e p s y c h ( I H o p e Yo u K n o w ) , f o l k e c t o p l a s m a t i c i t r a i n c a n t e s i m o e a l l u c i n a z i o n e ( No Dreams Last Night ), st r u g g i m e n t i f a n t a s m a d a a n t i c h i a d o l e s c e n t i ( i l c h a m b e r p o p t r a B e e G e e s e L e f t B a n k e d i Isn’t Life Strange? ) e b r e v i s o u n d t r a c k p e r m i r a g g i t r a f e l a t i ( i l b o o g i e a c i d o d i T h e G a r d e n A t N i g h t, i l p a l p i t a n t e errebì di The Dance Of T h e H o u r s ) . C’è la sensaz i o n e c h e M a c L e a n e s o c i a b b i a n o r a g g i u n t o i n c o n t e m p o r a n e a l ’ e q u i l i b r i o d e l l e f o r m e ( vedi le im prendibili sov r a p p o s i z i o n i v o c a l i , i l c o n t r a s t o t r a i t u r g o r i d e l b a s s o e d i l l u c c i c h i o d i t a s t i e r e e c h i t a r r e, la sfug gente cremosi t à d e g l i a r c h i ) e l a m a t u r i t à d e l l a s c r i t t u r a , a l p u n t o c h e p e r s i n o i m o m e n t i p i ù “ a u t o m a t i c i” sembra no colti dalla s c a t o l a d e i s o g n i , s i t r a t t i d e l l ’ i n q u i e t u d i n e o b l i q u a d i S o m e b o d y C h a n g e d , d e l c a r e z z e v o l e languore di Dreams Of L e a v i n g , d e l l a s i e r o s a m a l i n c o n i a d i H e r e C o m e s T h e P h a n t o m , d e l l e o m b r e a f o l a t e s ul cuore di Winter On Vic t o r i a S t r e e t … C ’ è a n c h e i l v a l o r e a g g i u n t o d i u n a T h e Q u e e n O f S e v i l l e c h e i n s e g u e g l i abbandoni desertici dei M o j a v e 3 e q u e l l a B o o k s h o p O f C a s a n o v a c h e s b r u ff o n e g g i a c o n p i g l i o q u a s i d a n c e , a r i badire che sarebbe l’ora d i a l l a r g a r e l a c e r c h i a d e i c o n s e n s i . S e l o m e r i t e r e b b e r o , e f a r e b b e u n g r a n b e n e a l b e n e amato pop. Pertanto: Dio s a l v i i C l i e n t e l e . ( 7 . 3 /1 0 ) Stefano Solventi s e n t i r e a s c o l t a r e 37 della tela house, un a p r o v a d i f o r za, un esserci a pri o r i , u n s e g n a l e che passa attravers o l e a v v i s a g l i e già prepotentemen t e a n n u n c i a t e dalla Scuola Furano ( s i a n e g l i a l bum che in podcast) e d a q u e l l ’ e d o nista del suono tech n o d i To m b o y: il futuro è già stato. N o i s i a m o q u i a rimasticarlo, a ri v i v e r l o e t e r n a mente. Prendete il vocoder i n f a g o t t a t o d i We Love The Music c h e p i ù D a f t Punk non si può (ca t a p u l t a t o n e l r i cordo utopico di Gio r g i o) , i l r i c o r d o balearic post-tenden t i a d i I n A P o sitive Mood , una lac r i m a d i s c u o l a Photekiana in Addio A d d i o m e d i a t a da visioni progress i v e ( q u e s t o s i gnori e signore, è il s i n g o l o s t r a p palacrime che non t a r d e r à a f i g u rare nel prossimo D J s e t d i M i s s Kittin), il ritorno a u n a c o n c e z i o n e europeista (la soffus i s s i m a e i p n o tica A Coffee Shop In R o t t e r d a m) , i l detro itismo 808-303 d i D u b l i n - F l o rence-Siena e di I’m G e t t i n g L o s t In My Brain che rich i a m a i n e v i t a b i l mente il guru Phutu r e. Ma non solo ricordi : q u i c ’ è a n c h e il minimalismo krau t o d i Yo u A r e Fesh! (un richiamo a l l a c o l l a b o r a zione con The Hac k e r ) , l ’ e c c e s s i vità provocatrice po s t - r a v e d i M y Battery Is Low e u n g u s t o p e r l a melodia che pervade t u t t o i l l a v o r o del produttore italian o , o r m a i g i u n t o all’agognata (?) mat u r i t à ( p r e n d e t e ad esempio i cresce n d i o n i r i c i d e l l’incipit Disco Sick ). D a c o n s i g l i a r e anche a chi non baz z i c a p e r d i s c o teche o club. Un lav o r o c h e s e g n a uno standard imbe v u t o d i t u t t o quello che è succes s o e c h e s u c cederà. Un disco ho u s e o r c h e s t r a to co n una maestria c h e f a s c u o l a . Impossibile resistere a l l ’ h e a d ( / a s s ) banging(/shaking). D a c o n s u m a r e 38 sentireascoltare i n q u a l s i a s i p a r t y. G r a z i e A l e x a n d e r per la colonna sonora dell’estate. A p r e s t o , s p er a n d o c h e n o n s i a l ’ u l t i m o . (7 . 2 / 1 0 ) e m o - s t e p t u t t a d a a p p r o f o n d i r e . Ne s e n t i r e m o a n c o r a d e l l e b e l l e dal formicaio Anticon. (7.0/10) Marco Braggion Marco Braggion Alias – Collected Remix (Anticon / Goodfellas, 15 maggio 2007) Genere: glitch-hop emo-step Si faceva presto a dire hip-hop. Oggi che il tutto è sfumato in uno smog post-nucleare dopo lo scoppio delle bombe cLOUDDEAD, Sub t l e e R a d i o h e a d, l e c o o r d i n a t e che tradizionalmente ci legavano al genere si sono allargate in un intimismo soul che non attinge più solo alla protesta black, ma che scava nell’electroemo di casa Morr (un nome per tutti: Lali Puna). Se proprio vogliamo fare i pedanti, il tutto v i e n e a n c he d a p i ù l o n t a n o : d a l l e c r e p e c h e g r u p p i c o m e To r t o i s e, Fugazi o This Heat hanno causato nella forma quadrata del rock(/ blues); ma questa forse è un’altra storia. Già con le precedenti produzioni, A l i a s c i a v e v a a b i t u a t o a l l a r a ff i natezza e all’eclettismo, evadendo momentaneamente dal genere, cercando piani multipli su cui scivolare, rivoluzionando l’ormai obsoleto hip-hop. In questa raccolta di remix ci ripropone la sua versione dei fatt i . I l s u o g u s t o c o s ì r a ff i n a t o c o l p i sce subito dalle prime note: la semplicissima pop wave mèlo di What Yo u G a v e Aw a y , i l g l i t c h d i c h i t a r r e distanti come un’inquadratura di We n d e r s i n M a r s h o f E p i d e m i c s , i l vago sapore björkiano in Alienation e lo splendido drone che riattualizza Given Ground. Ovviamente il ritmo è sempre la base solida su cui costruire la visione, ma la continua v a r i a z i o n e c o n e ff e t t i o n i r i c o - g l i t c h , rende la passeggiata adatta anche a chi non è solito camminare sui carboni ardenti del grime (vedi lo stupendo medley Karmic Retribution/Funny Sticks o la cupa Clue). Un percorso che avanza un’ipotesi di nuovo dubstep, mescolando la l e z i o n e d e i m a e s t r i d e l l a Te m p a e nel contempo aprendo su armonie nordiche che riportano sul piatto l’intera produzione post-ambient d e l l a Ty p e . U n m o d o p e r u s c i r e dalle paludi del grime: la variante Almandino Quite Deluxe – Vi o l e n t P o t a t o ( Wa l l a c e - B a r L a Muerte / Audioglobe, maggio 2007) Genere: noise-garageblues-core U n a l t r o d u o ? S o l o c h i t a r r a e bat t e r i a ? U n l u i ( H e ) e u n a l e i ( S h e)? C i s a r e b b e d a s p a r a r s i i n b o cca, s e i n b a s s o a d e s t r a n o n c i f o s s ero d e i l o g h i f a m i l i a r i ; i l p r i m o è q u ello c o l f a c c i o n e d a r e m i n i s c e n z a c i ne m a t o g r a f i c a , l ’ a l t r o q u e l l o d e l bar p o s t - a p o c a l i s s e p i ù a m a t o d agli italiani. S i g n o r i e s i g n o r e , f r o m B o l o g na, Te n n e s s e … A l m a n d i n o Q u i t e D elu xe! U n d u o m i n i m a l e n e l l a s t r u m e nta z i o n e e g r e z z o f i n o a l m i d o l l o , fie r a m e n t e l o - f i e c o n u n a i d e a f i ssa i n t e s t a : f a r s e m b r a r e B o l o g n a un p e z z o d i A m e r i c a . E i l b e l l o è che c i r i e s c o n o p u r e , n a s c o s t i d i etro l e l o r o b e l l e m a s c h e r e d a w r e s tler c h e d o n a n o u n u l t e r i o r e t o c c o di s t r a n i a m e n t o a l l a d e s t r u t t u r a z i one d e l c o r p o m o r t o d e l r o c k , f r a ntu mato con attitudine garage-punk e r i d o t t o a e s a n g u i b r a n d e l l i d i b l ues distorto. I n q u e s t i n o v e b r e v i p e z z i p r o d otti d a s u a m a e s t à J i m D i a m o n d ( Dirt b o m b s ) i n q u e l d i D e t r o i t , i d u e ma c i n a n o b l u e s - c o r e c o n l a g r a z i a dei P u s s y G a l o r e , o v v i a m e n t e , m a an c h e r o c k ’ n ’ r o l l d ’ a n n a t a a l l a C r am p s ( Wi t c h A f f a i r ) , s c h e g g e d i g ara g e l o - f i (B i g M a t c h ) , s l i d e - g u i t ars s p a r a t e a m i l l e s u g i r i p s y c h o b i l ly. Il risultato fin a l e è q u e l l o c h e o g n i vero amante d e l r o c k s i a u s p i c a : rendere i Wh i t e S t r i p e s u n g r u p po adatto so l o a d u n p u b b l i c o d i fighetti in cal o r e . D o p o t u t t o q u e s t i due dichiaran o e s p l i c i t a m e n t e i n u n pezzo di esse r e p r o u d t o p l a y l o u d . ( 6.8/10 ) Stefano Pifferi Amiina – Kurr (Ever / Audioglobe, 19 giugno 2007) Genere: chamber folk, pop Un quartetto d ’ a r c h i i s l a n d e s e , d i Reykyavik e d o v e s e n n ò ? F o r m a t o da sole ragaz z e , q u i l a n o v i t à . U n a gavetta a fian c o d e g l i i n n o m i n a b i l i di Takk e poi v i a , a t r e a n n i d i d i stanza dal va r o , i l m a r c h i o A m i i n a è una realtà e n o n s u o n a p r o p r i o uguale ai nom i c h e n o n s i p o s s o no dire (più). A n z i , p e n s a t e a q u e l vecchio fanta s m a p e r t r e n t o t t e n n i chiamato Pen g u i n C a f é O r c h e s t r a e calatelo ne l m o n d o d e l l e p r o d u zioni bedroom d i q u e s t i a n n i ( R u gla ). Pensate a J e n s L e k m a n c u o r di panna e ru g i a d a P a t r i c k Wo l f e fateli evapora r e u n p o ’ c o n l ’ a c c e n dino. In pratica, le r a g a z z e f a n n o c h a m ber music fat a t a v i c i n a a l l e C o c o rosie ma più u m i l e : u n a t a s t i e r i n a zucchero a ve l o e u n b e l p o ’ d i s u o nini da mondo d e l l e f a v o l e ( x i l o f o n i e glockenspie l ) , f i a m m e l l e a d a r c o , gelatina di ch i t a r r i n e e u n a m a r e a di altri ogget t i s o n o r i , e s p e d i e n t i ingredienti di u n q u a l c o s a a m e t à tra il magico- N e w s o m e i l d é j à - v u di genere. Un a l b u m c h e p a r e p e n sato elettroni c o e s u o n a t o a c u s t i co. Una colle z i o n e d i t r a c c e c h e sa essere do t t a m a a l l a f o r m a l i t à preferisce una s o t t i l e r i s c o p e r t a d e l folk purista d e i S e t t a n t a ( K o l a p o t ) . Beninteso, non ci sono che (pochi) a c c om p a g n a m e n t i v o c a l i e m a i t e sti, come dire che dalla campagna ci s’addentra in silenzio nel bosco (Hilli) ad ammirar le stelle (Boga) e s e n za a n d a r t r o p p o l o n t a n o . H i l d u r Á r s æ l s d ó t t i r, E d d a R ú n Ó l a f s d ó t t i r, M a r i a H u l d M a r k a n S i g f ú s d ó t tir e Sólrún Sumarliðadóttir (dove quel dóttir che trovate sempre nei cognomi islandesi vuol dire “figlia di”, quindi figlia di Sumarli, di Olafs ecc.), cercheranno di far comprendere alle generazioni nate dai Settanta che il magico è questione di volerlo vedere? Che basta poco e non servono i cartoni giapponesi e nemmeno Candy Candy? Ne prend i a mo a t t o : d i ff i c i l e e c o r a g g i o s o emozionare con queste premesse e Amiina poi non è poi così ebete: tinge paesaggi oltre il bucolico con Lori per dire – tastiere, campanellini, batteria rullante e spezzata – s’incammina per calle tra fumi e lanterne, in Blafeldur, intona una fanfara triste come di addio ai propri cari. Insomma, non è proprio il caso di fare i cretini, anche se qualche cosina un po’ così così c’è (Sexaldur). Questione di voler vedere il neo quando c’è un metro e mezzo di pelle chiara come il latte però. Che poi, volete mettere con quelle pizze della Resonant? (7.0/10) Edoardo Bridda A p p a r a t - Wa l l s ( S h i t k a t a p u l t , maggio 2007) Genere: electro IDM Anche esibendosi in un piccolo club, dal vivo, Apparat è un’esperienza. È uno in grado di trasportarti in uno show potente, magari un p o ’ N o v a n t a m a c o n u n ’ e ff i c a c i a d a Orbital o Faithless. Scarsissime le c o n ce s s i o n i a l l a c a s s a d r i t t a ( o a l suono quadrato di Detroit e certe s c u ol e b e r l i n e s i ) p i u t t o s t o u n a m a l gama pastoso, vivido, aleatorio, nutrito sapientemente a tastiere IDM e ritmi sincopati, iniezioni electro e s a p o r i d a n c e y. U n b a l l o c o p r o t a gonista in scenari multiformi dunque, dove prevalgono aspetti sottilmente psicologici e architetture bio-dinamiche, caratteristiche che s u di s c o s o n o s p o s a t e a u n d i a logo maggiormente mediato, bellamente sublimato in Orchestra Of B u b b l e s ( c o n E l l e n A l l i e n ). Dunque e s c e Wa l l s, t e r z o l a v o r o in proprio s u l l a l u n g a d i s t a n z a , s u mma delle e s p e r i e n z e a c c u m u l a t e i n tre anni t r a s c o r s i t r a d e c i n e d i a pparizioni l i v e e c o l l a b o r a z i o n i a v ario titolo. U n l a v o r o d i s t a n t e – m a n on troppo – d a l l a j o i n t v e n t u r e c o n Mrs Bpitch C o n t r o l ( u n r e m e m b e r e s plicito sol t a n t o n e i F r a c t a l e s n . 1 e n.2 ), e una c o l l e z i o n e v a r i e g a t a t a n t o quanto lo s t a ff c h e h a c o n c o r s o a r ealizzarla. I l m i s s a g g i o è a ff a r e d i J osh Eustis d e i Te l e f o n Te l Av i v ( u n a presenza c h e s i f a s e n t i r e ) , l ’ a r r a ngiamento a g l i a r c h i d i K a t h r i n P f ä n der e Lisa Ve r e n a S t e p f , l a b a t t e r i a è di Jörg W ä h n e r ( i n H a l o e Wh e n ) e le par t i v o c a l i d e l l a v e c c h i a c onoscenza R a z O h a r a ( H a i l i n F r o m the Edge , O v e r A n d O v e r ) e d e l l o s t esso Ring c h e s i c i m e n t a i n A r c a d i a e Birds ( q u e l f a l s e t t o c h e p a r e a metà tra T h o m Yo r k e e C h r i s M artin). C’è m o l t o p o p s o u l f u l l e d i f acile pre s a ( l a s i n c o p a t a H a i l i n g From The E d g e , e i l f u n k d i H o l d e n ), e pure a b b a s t a n z a i n d i e t r o n i c a cameristi c a . U n a p r o p o s t a f u r b a p er un pub b l i c o a d i g i u n o d i s c e n e s candinave c o n u n t o c c o A p p a r a t a s a lvare ogni livellamento. A l t r o v e l a c l a s s e s t a i n certi stru m e n t a l i d a l b u o n g i o c o d i voci ( Li m e l i g h t ) , i n s c e n a r i d a l l e timbriche o r a m a i c a r a t t e r i s t i c h e ( i citati brani c o n R i n g a l l a v o c e ) e i n una bella c a n z o n e c o m e H e a d u p ( t ra i Tele f o n Te l Av i v e l e s t e l l e ) . Certamen t e O r c h e s t r a O f B u b b l e s è una di q u e l l e e s p e r i e n z e c h e n on si ripe t o n o , e p p u r e Wa l l s – c h e fa comun q u e s t o r i a a s é – r a p p r e s enta il pa t c h w o r k d i u n a p e r s o n a l i tà curiosa d a l g r a n d e t a l e n t o . I l r a mmarico è p e r q u e l c o r a g g i o c h e f o r se è man - sentireascoltare 39 cato. La prossima v o l t a l o v o r r e m mo in proprio al ca n t o e c h i s s à … (6.8/10 ) c a s a ) n o n f u n z i o n a n o , i d e m l e s ce n e t t e o f f d i S t P a u l i ( i n e d i t o p r e s en t e a n c h e n e l D V D ) c h e p o t e v a es s e r e u n h i t , o l e f o r z a t u r e s t i l i s t i che d i S o u n d o f S u m m e r . I n s o s t a n za, i l g u a i o d i I t ’s a B i t C o m p l i c a ted è q u e l l o d i n o n f a r e b a n g . Q u e l mi s t o d i r u v i d o u n i t o a q u e l l e d o z zine d i s t r o f e g e n i a l o i d i … a r e p o s s i bly g o n e . (6 . 4 / 1 0 ) Edoardo Bridda A r t B r u t - Ta l k i n g To T h e K i d s DVD (Cargo / Goodfellas, 22 maggio 2007) I t ’s A B i t C o m p l i c a t e d ( M u t e / EMI, 19 giugno 2007) Genere: cockney brit pop Facciamoci un ricam o : p r o p r i o c o m e i King Kong nella L o u i s v i l l e d e l post-rock, gli Art Bru t s o n o i g i o c o lieri del revival pos t - p u n k ( o e m u l rock) di questi anni v i r t u a l - c i t a z i o nisti, e in mezzo a t a n t a s e r i e t à u n saltimbanco di corte c i s t a s e m p r e bene, anzi, alle vo l t e è c a p i t a t o che proprio lui foss e i l p i ù u m a n o e persino il più geni a l e . D u n q u e , a l pari dei ragazzi zap p i a n i d ’ o l t r e a tlanti co, la band de l b a ff u t o E d d i e Argos ha condiviso u n f o r m a t d i f e lici sketch nonché u n c e r t o c i n i s m o per le pratiche del p o p . A l c o n t r a r i o loro però, gli Art Bru t s o n o s t a t i a n che un fenomeno. P e r d i r e i l p o r tale Pitchfork ha vo t a t o F o r m e d A Band come singolo d e l l ’ a n n o , S p i n dice che sono la mig l i o r e l i v e b a n d del pianeta ecc. E sa r à q u e s t o f a r e un po’ da Mark Sm i t h d a c o m i z i o applicato allo sberle ff o d e l k i d l o n dinese, il fatto che E d c a n t a c o m e se avesse perennem e n t e 1 7 a n n i , quel suo posare st o l t o , f o r b i t o e deficiente (la memor a b i l e r i m a M o r rissey/Ennessey…). S a r à . M a v i s t o retrospettivamente Bang Bang Rock’n’Roll è stato u n e s o r d i o c o n i fiocchi e naturalm e n t e u n a b e l l a Kids (peraltro altra frase memorabile e miglior sintesi sfottò soc i o l o g i c o di s e m p r e ) . O k . b i s o g n a parlare del nuovo disco ora, prima un veloce commento sul discorso video: “fans only” per la serie: meglio pagare il biglietto e andarseli a vederli live che guardare il buio c o n c e r t o d i C o l o n i a i n T V, q u a t t r o v i d e o s t r e am a b i l i d a Yo u Tu b e e u n paio di anonimi show-case per televisioni tedesche. E allora com’è q u e s t o s o p h o m o r e ? I t ’s a B i t C o m plicated è più coeso e meno punk, meno angular e più assoli USA, un album senza Kane e senza Guns con un Argos comunque al centro della scena dove non mancano alcune zampate niente male. Nell’ariosa opener Pump Up The Vo l u m e a d e s e m p i o c ’ è u n o s p a s soso incontro a due, Argos e la tipa sono nudi (ma con le scarpe per via dell’altezza) ma lui s’accorge che lei non è troppo attenta alla musica, le risponde con un ritornel- anomalia-ortodossia t u t t a b r i t . E c i riferiamo a Emily Ka n e c h e o r a m a i è un classico indie s e n z a t e m p o , agli headbang punk - r o c k d ’ a t t a c c o come Formed In A B a n d, o p p u r e M y Little Brother. Testi e u n t i r o c h e sfido chiunque a no n r i c o r d a r e c o n un sorriso stampigl i a t o i n f a c c i a . Certo, non dimentic h i a m o R u s t e d Guns Of Milan altro h i t e d e n n e sima esilarante gen i a l a t a a r g o s i a na (vi lascio scoprir e d a s o l i c o s a sono queste pistole a r r u g g i n i t e d i Milano). Tutte cose c h e s ’ i m p a r a n o ascoltando i testi do p o a v e r b a l l a to la musica, e si g o d o n o v e d e n d o i ragazzi nel DVD Ta l k i n g To T h e l o c o s ì “ I kn o w I s h o u d n ’ t , a n d I t ’s possibily wrong to break from your k i s s t o t u r n o n a p o p s o n g ” . A z z e ccata anche l’altra storiella d’amore e ordinario cinismo People In Love dove il cantante interpreta i pensieri di un kid che vuole risolvere i problemi di coppia a modo suo (“So p a s s m e t he w i n e , a c i g a r e t t e t o o , w e h a v e a bo u t a w e e k a n d a h a l f t o get through”). Altrove però, così castigati nell’arrangiamento, episodi come Direct Hit (seguito pop di Formed A Band) o I Wi l l S u r v i v e ( s t o r i a o r d i n a r i a d i un cazzone che ha reso la sua vita un continuo di alcol e gente per 40 sentireascoltare Edoardo Bridda Artanker Convoy – Cozy Endings (The Social Registry / Wide, 19 giugno 2007) Genere: funk-dub, psych rock S e x y c o m e l ’ i m m a g i n e d i c o per t i n a d e l d i s c o , c u r a t i n e l d e t t a glio c o n p e r i z i a i n f i n i t a , i b r a n i d i C ozy E n d i n g s v i v o n o , c o m e t u t t i q u elli s c r i t t i s i n o r a d a l l ’ A r t a n k e r C o n v oy, d e l l a l o r o f u n z i o n e d e i t t i c a - s ono s e g n i , c i o è , i l c u i r u o l o è q u e l l o di e s i b i r e m o s t r a r e i n d i c a r e . M u s ica o r n a m e n t a l e - s e n z a a l c u n a n ota d i b i a s i m o c r i t i c o - c h e s t a v olta h a i l c o m p i t o d i r i c h i a m a r e l ’ a t t en z i o n e d e l p u b b l i c o s u l l e i m m a gini d e i v i d e o a r t i s t i d e l c o l l e t t i v o M UX - g i à a l l a v o r o p r e s s o Tr a n s c u ltu r a , l ’ E l e c t r i c c u l t u r e d i C h i c a go, l ’ E l e c t r o n i c Vi s u a l i z a t i o n L a b ora t o r y, l ’ U n i v e r s i t à d e l l ’ I l l i n o i s . L’ o pe ra in sé consisterebbe dunque, a r i g o r e , n e l d v d c u r a t o d a g l i a r t isti e d a l l o s t e s s o A r t a n k e r, i n u n a se r i e , c i o è , d i n o v e v i d e o c h e a l ter n a n o a s t r a t t i s m i e d e s p e r i m enti o p t i c a l a r t a d i m m a g i n i d i e s i b i z i oni d a l v i v o . M a i l d i s c o , d a l l a s c a let t a p a r z i a l m e n t e d i ff o r m e r i s p e t t o a q u e l l a d e l d v d , s i l a s c i a a s c o l t are, n o n o s t a n t e q u a n t o s i n o r a a ff e r ma t o , c o m e s e c o n d a o p e r a : s e n s ata, d u n q u e l ’ i d e a d i i s o l a r e l e d i v e rse turn it on Crowded House – Time On Earth (Capitol, 29 giugno 2007) Genere: pop Uno ascolta Ti m e O n E a r t h e s i c h i e d e : m a c o m e d i a v o l o f a N e i l F i n n ? Tutti quelli ch e p o s s o n o d e f i n i r s i “ g r a n d i ” – t u t t i – h a n n o m e s s o i l p i e d e i n fallo almeno u n a v o l t a . Z i o M a c c a p e r p r i m o : n o n s i c o n t a n o i s u o i d i s c h i così così (non d a u l t i m o M e m o r y A l m o s t F u l l , r e c e n s i t o i n q u e s t a s t e s s a sezione). Bria n W i l s o n , m a n c o a p a r l a r n e , c i h a m e s s o q u a r a n t ’ a n n i a r i prendersi. E i n v e c e N e i l – c h e m a g a r i n o n g i o c a n e l l a s t e s s a s e r i e , m a u n grande del po p l o è s e n z a d u b b i o - s t a s em p r e i n p i e d i . N o n c h e u l t i m a mente sia sta t o c o n l e m a n i i n m a n o : d a l l o s c i o g l i m e n t o d e i C r o w d e d H o u se nel 1996 (a l t o p d e l l a f o r m a , p e r i n c i s o ) , s i è d e d i c a t o a d u e s o l o a l b u m freschi e ispir a t i ( Tr y W h i s t l i n g T h i s e O n e N i l) , a u n o c o n i l f r a t e l l o n e Tim (Everyon e I s H e r e ) , e i n m e z z o c ’ è s t a t a a n c h e q u e l l a m e r a v i g l i a d e l progetto da s o g n o S e v e n Wo r l d s C o l l i d e ( L i s a G e r m a n o , J o h n n y M a r r , 2/5 dei Radio h e a d , E d d i e Ve d d e r ) . Adesso, con l a f e b b r e d e l l a r e u n i o n c h e i m p a z z a , d e c i d e b e n e d i r i e s u m a r e i l g l o r i o s o m a r c h i o ; è i n f a tti bastata qualche sessi o n c o n N i c k S e y m o u r p e r t r a s f o r m a r e i l s u o t e r z o l a v o r o s o l i s t a n e l r i t o r n o d e l l a c a s a a f f ollata . Richiamato anch e i l f i d o M a r k H a r t ( S u p e r t r a m p ) e c o n v o c a t o M a t t S h e r o d ( B e c k ) a r i m p i a z z a r e i l c o m p ianto Paul Hester dietro i t a m b u r i , l a p o p b a n d p i ù f a m o s a d e l c o n t i n e n t e a u s t r a l e è p r o n t a p e r u n n u o v o g i r o . Dicevamo, co m e d i a v o l o f a N e i l F i n n ? C h é l a m e l o d i a i m m a n c a b i l m e n t e b e a t l e s i a n a d i S h e C a l l e d U p sa di tutto meno che di p o s t i c c i o , e l a c a n z o n e c h e l a p r e c e d e , i l s i n g o l o D o n ’ t S t o p N o w ( s c r i t t a c o n l o z a m p i n o dell’amico Marr assieme a E v e n A C h i l d ) , è u n p o p r oc k f r e s c o e a s s o l u t a m e n t e i s t a n t a n e o . S e n z a a c c u s a r e c o l po, il neo zelandese par e r i p r e n d e r e d a d o v e To g e t h e r A l o n e ( 1 9 9 3 ) a v e v a l a s c i a t o , f o r s e o s a n d o d i m e n o , m a r ievocando in pieno quel s e n s o d i c o m f o r t , q u e l l a c o n f i d e n z i a l i t à c h e n o n d i v e n t a m a i n o s t a l g i a f i n e a s e s t e s s a , i l trademark di ogni disco d e i C r o w d e d H o u s e c h e s i r i s p e t t i . Se certe tona l i t à u m b r a t i l i a t r a t t i f a n n o p e n s a r e a u n a v e r s i o n e p o p d e g l i u l t i m i Ta l k Ta l k, l e c a n z o n i qui conte nute sono - a n c o r a – i l s o g n o p r o i b i t o d i o g n i Tr a v i s , K e a n e e C o l d p l a y d i q u e s t o m o n d o . N e l l a m a l i n c o nica Nobo dy Wants To, n e l l a t e n s i o n e s o t t e r r a n e a d i S a y T h a t A g a i n , n e l r i t o r n e l l o c o r a l e d i S i l e n t H o u s e , n e l l e r arefazioni di A Sigh qua n t o n e l f u n k d i H e a v e n T h a t I ’ m M a k i n g e Tr a n s i t L o u n g e e n e l l e s i x t i e s v i b e s d i Wa l k e d Her Way Down e Even A C h i l d , è i m m e d i a t a m e n t e c h i a r o c o m e i l N o s t r o s a p p i a a n c o r a b e n e d o s a r e m e s t i e r e e passione, lasciando che i l p r i m o s i a u n s e m p l i c e a c c e s s o r i o a l l a s e c o n d a . A n c h e n e i m o m e n t i p i ù d i c h i a r a t a m e n t e melensi - la ballatona H a r r i s o n P o u r L e M o n d e , i l f i n a l o n e P e o p l e A r e L i k e S u n s , o i l s o u l s u s s u r r a t o d i Yo u ’ r e The One Who Makes M e C r y – p u o i s e n t i r e u n a s c i n t i l l a s i n c e r a . Il tocco di Ste v e L i l l y w h i t e e E t h a n J o n e s i n c a b i n a d i r e g i a s i f a s e n t i r e i l g i u s t o , e d è p r o p r i o i n c a s i c o me questo che si coglie t u t t a l a d i s t a n z a f r a u n o c o m e F i n n e , c h e s s ò , g l i U 2 d i o g g i . E ’ p r i n c i p a l m e n t e g r a z i e a l u i , artigiano miracolosame n t e i s p i r a t o , s e Ti m e O n E a r t h s u o n a s p l e n d e n t e , m i s u r a t o e c o n t e m p o r a n e o , o v v e r o c o m e vorresti suonasse la p o p m u s i c a l l a r a d i o . ( B r i t ) P o p p e r s d ’ o g n i d o v e , i n c h i n a t e v i a l M a e s t r o . ( 7 . 1 / 1 0 ) Antonio Puglia sentireascoltare 41 esperienze (quella s i n e s t e t i c a e quella uditiva) in du e c o n t e s t i i n d i pendenti, sebbene l e t r a c k l i s t f i n i scano in parte per s o v r a p p o r s i . L a musica è quella di s e m p r e , e v i v e delle passioni dichia r a t e d e l l e a d e r e ba tterista Artanke r : k r a u t r o c k , Canterbury, Soft Ma c h i n e, d a u n a parte ; il Miles Davi s d e i S e t t a n t a , il funk, il dub e la bo s s a n o v a p e r c e piti da orecchie bian c h e , d a l l ’ a l t r a , ed il pensiero, quind i , n o n p u ò c h e torna re ai Tortoise. S i i n s i s t e d i più, e se ne capisce o r m a i i l m o t i vo, sulla component e a m b i e n t a l e e site specific della pr o p o s t a s o n o r a , in brani come Open U p e E j e c t o r , ma quando c’è da su o n a r e s u l s e r i o i sei non si tirano d i c e r t o i n d i e t r o (Black Dauphin : l’ e s i b i z i o n e l i v e nella sezione video l i r i t r a e c o m e fossero macchine s u o n a n t i ) . C h i ha amato Mature F a n t a s y a v r à d i che gioire, per tutti g l i a l t r i C o z y Endings costituisce u n b u o n p u n to di partenza per a d d e n t r a r s i n e l multicolore universo d e l C o n v o g l i o Artanker. (6.5/10 ) Vincenzo Santarcangelo B a s i l K i r c h i n – P a r t i c l e s ( Tr u n k Records, aprile 2007) Genere: avant jazz Il talento del batteris t a i n g l e s e B a s i l Kirchin affonda le ra d i c i n e g l i a n n i pre-bellici, quando e s o r d ì g i o v a n i s simo nell’orchestra d e l p a d r e I v o r al Paramount di Lon d r a . I l r e s t o è storia, una carriera t r a s c o r s a t r a i l mondo della musica d i c o n s u m o e sperimentazione più e s t r e m a d e g l i anni ‘70, senza dubb i o l ’ a p i c e d e l l a sua creatività. Mus i c a c o n c r e t a e free-jazz hanno rap p r e s e n t a t o p e r anni le basi della su a r i c e r c a , m o l to imperniata sul lin g u a g g i o e s u l l a 42 sentireascoltare traduzione strumentale dei suoni naturali. L’ i n t e r e s s e n e l f a r d i a l o g a r e g l i strumenti come se fossero persone, imitando il linguaggio parlato, lo ha seguito per gran parte della sua vita di musicista e Particles, opera definitiva del compositore, che ci ha lasciati esattamente due anni fa, ne è la riprova. Una specie di testamento questo disco, registrato lottando quotidianamente con un cancro che lo ha stroncato all’età di 77 anni e che si presenta come una sorta di resa dei conti con la prop r i a a r t e . Vo g l i a d i t i r a r e l e s o m m e , riflettendo sul passato, sul presente e su un futuro che non ci sarà. Lo swing da big band intitolato Bye Bye 1941 (il ‘41 è l’anno del suo esordio), che apre l’album conferma la voglia di partire dal principio per arrivare alla fine. La maggior parte degli episodi dell disco, però, fatta eccezione per il cool a piena orchestra di E+Me, sono incentrati sull’idea della conversazione, spesso creata ricalcando dialoghi veri e provando in seguito a trasferirli in t e c n i c a s t r u m e n t a l e . L’ i d e a è a ff a scinante, vicina agli studi sui canti degli uccelli (ai quali lo stesso Kirchin si è interessato) di Messiaen. Nella Concept Suite “Secret Conversations Between Instruments”, in Amundo, nella bellissima Rise And Revolt, gli strumenti vengono messi insieme a chiacchierare di vari argomenti e lo fanno come se fossero degli umani. Di volta in volta sax, batteria, clarinetti, tromboni, contrabbassi, prendono la parola per dire la loro in un’atmosfera totalmente surreale.In un’epoca in cui la gente non riesce a dialogare o parla troppo, sentire che gli strumenti musicali riescono a farlo benissimo pone una questione interessante: e se invece di usare parole a sproposito qualche volta non provassimo a suonare? (7.4/10) disco normale che ha appreso a m e m o r i a l a l e z i o n e K r a n k y o q ual c o s a c h e a b b i a a c h e f a r e c o n le ultime derive elettro-jazz. P a r t e i l p r i m o p e z z o e s i è i n vasi d a u n ’ o n i r i c i t à t u t t a n o r d i c a f atta d i l o o p l i e v i , d r o n e s c r e p u s c o l a ri e t a s t i e r e c a r e z z e v o l i e i n t e r g a l atti c h e , m a è u n c l a m o r o s o a b b a g lio. D a H a t t e n P a s s e r c i s i r i c o l l e g a al passato da dancefloor del Nostro e a i s u o i t r a s c o r s i c o n g e n t e c o me i B i o s p h e r e , e i l p e z z o è t u t t o u n me m o r a b i l i a s t a n t i o d e l l a r a v e c u l t ure d e i p r i m i a n n i 9 0 , u n s u r r o g a t o f uori t e m p o m a s s i m o e v a g a m e n t e t r i ba l i s t a d e l l a M a d c h e s t e r d i m e n t i c ata. S p e l u n k e r p o i è l a s t r a d a c h e se g n a c i ò c h e è m a g g i o r m e n t e t r a tta t o i n q u e s t o d i s c o : d u b b r i s t o l i a no, f u m o s o , n e g r o , l a s c i v o m a p r i v o di c o n s i s t e n z a , r e i t e r a t o a l l ’ e c c e s so. L o e B a r i n d i c a c o n p r e c i s i o n e l ’al t r a s t r a d a b a t t u t a , o s s i a u n c h i l l - out e t e r e o a f a r l e v e c i d e i p r i m i R o yk s o p p c o n u n a p p e a l m i t t e l e u r o peo K r u d e r & D o r f m e i s t e r o P e a c e Or c h e s t r a , a p i a c i m e n t o . È f r a q u e ste d u e s p o n d e b e n m i s c e l a t e f r a l oro c h e s c o r r o n o l e v a r i e K a p t e i n ens S k j e g g , M ø l j e k a l a s , G o d K v e l d e la c o n c l u s i v a F e m b u s s e n H j e m , m a il t u t t o s e n z a l a s c i a r e m i n i m a m e nte t r a c c i a d i s é , a n o n i m o c o m e una l e t t e r a n o n f i r m a t a . U n a l t r o i n s ulso d i s c h e t t o d a m e t t e r e i n s i e m e a i vari B u d d h a B a r . (4 . 0 / 1 0 ) Alessandro Grassi Daniele Follero B j ø r n To r s k e - F e i l K n a p p (Smalltown Supersound / Wide, 11 g i u g n o 2 0 0 7 ) Genere: dub, chill-out Guardi il nome, guardi l’etichetta e immagini già cosa andrai ad ascoltare al 90 percento: o l’ennesimo Black Engine – Ku Klux Knows ( Wa l l a c e / A u d i o g l o b e , m a g g i o 2007) Genere: metal jazz core C a m b i a r e i d e n t i t à r i m a n e n d o se s t e s s i è d i v e n t a t o o r m a i i l l e i t m otiv d e l l a c a r r i e r a d i M a s s i m o P u p i llo, L u c a M a i e J a c o p o B a t t a g l i a , o v ve - ro gli Zu al co m p l e t o . C h e s t a v o l t a si liberano an c h e d e l n o m e . I l v a l o re aggiunto di q u e s t o n u o v o c a m b i o di pelle, batt e z z a t o B l a c k E n g i n e , si chiama Era l d o B e r n o c c h i , m u s i cista il cui nom e p o t r e b b e d i r e p o c o ai più, se non l o s i a c c o s t a s s e a l l e sue numerose e i m p o r t a n t i c o l l a b o razioni: Mick H a r r i s , B i l l L a s w e l l, Giovanni Lind o F e r r e t t i. L’ i n t e r e s se di Bernocc h i , c h e i n q u e s t a o c casione affian c a g l i Z u c o n c h i t a r r a ed electronics , s i è p o i s p i n t o f i n o a l cinema, colla b o r a n d o c o n G a b r i e l e Salvatores a l l e c o l o n n e s o n o r e d i Nirvana e De n t i . Era destino c h e a r t i s t i i t a l i a n i c o s ì , potremmo di r e , c o l l a b o r a t i v i , u n giorno si sare b b e r o i n c o n t r a t i . Chiunque, pri m a o d o p o , a s c o l t a n do il trio roma n o , s i s a r à c h i e s t o i n cosa si sare b b e t r a s f o r m a t o q u e l sound secco, p e s a n t e c o m e u n m a cigno, a metà t r a i l j a z z e i l d o o m metal, se vi s i f o s s e a g g i u n t a u n a chitarra. La ri s p o s t a a l l e v o s t r e f a n tasie sta in qu e s t o K u K l u x K n o w s , in tutto e per t u t t o u n d i s c o f i r m a t o Zu, ma che ag g i u n g e b e n z i n a s u u n fuoco già alto : i m m a g i n a t e T h e Wa y Of The Anima l P o w e r s, c o n l e s u e sonorità spig o l o s e , q u e l l a t e n d e n za verso i ton i s c u r i e g e l a t a m e n t e metallici, e ag g i u n g e t e u n a c h i t a r r a distorta in stil e N a p a l m D e a t h , d r o nes e noisetro n i c a . La tendenza d e l t r i o r o m a n o a p r e diligere uno s t i l e m a r c a t a m e n t e segnato dal m e t a l , q u i s i r e a l i z z a in maniera ot t i m a l e , t r o v a n d o n e l la chitarra di B e r n o c c h i u n a l l e a t o sincero e fed e l e . E a l l o r a c i s i p u ò divertire a sf i d a r e l a v e l o c i t à d e l l’hard core ( F i s h t a n k M i d g e t S u rfer) e a tocca r e l e v e t t e p i ù a l t e d e l noise ( Cut It, P a c k I t , S h i p I t) . C o n questi presup p o s t i , t u t t o è p e r m e s - so. Il disco ha un approccio molto live. Del resto, chi ha seguito gli Zu dal vivo negli ultimi due anni, ascoltando Ku Klux Knows si accorgerà di quanto quest’ultimo sia frutto di idee elaborate in concerto, tanto da sembrare, in alcuni casi, registrato in presa diretta. Un passetto avanti per i tre musicisti ostiensi, che si mantiene in b i l i c o t r a p a s s a t o e p r e s e n t e , a ff a c ciandosi timidamente verso un camb i a me n t o c h e s i p r e f e r i s c e s o l t a n t o sfiorare, scolpendo lentamente, ma anche continuamente, la statua del proprio stile. (7.1/10) Daniele Follero Bonde Do Role – Bonde Do Role With Lasers (Domino / Self, 8 giugno 2007) Genere: trash pop Sulla scia del planetario clamoroso successo ottenuto dalle C.S.S. ecco arrivare i Bonde Do Role, inusuale terzetto formato da due Mc ( M a ri n a Ve l l o e P e d r o D ’ E y r o t ) e d u n d j ( R o d r i g o G o r k y) c h e c o n l a b a n d d i L e t ’s M a k e A L o v e . . . c o n d ivide origine geografica (ovviamente il Brasile) ed attitudine musicale (tra il rock maldestro e la dance). L a n c i a t o d a D i p l o, c h e n e h a p r o dotto l’EP d’esordio ed ha contrib u i t o a s s i e m e a E g g F o o Yo u n g, Dj Chernobyl e Radio Clit alla genesi di questo Bonde Do Role Wi t h L a s e r s , i l t e r z e t t o d i R i o D e Janeiro macina, in poco più di trenta minuti, una discreta quantità d’influenze che vanno dall’hip hop al baile funk, dall’heavy metal all’electro baloccandosi con tastiere giocattolo, batterie elettroniche di seconda/terza mano, chitarrine proto hawaiane e quant’altro la loro balordaggine cheap and chic ispira e comanda. Detto così, parrebbe di trovarsi di f r o n te a l l ’ e n n e s i m o , i r r e s i s t i b i l e gingillo pop della stagione, invece, la cruda realtà parla di un disco sì strano e stranito, ma dagli esiti irreversibilmente incerti. Se è vero, infatti, che l’iniziale Danca Do Zumbi risulta come un esaltante intreccio tra Alice Coop e r, To m To m C l u b e S a l t ‘ N ’ P e p a e la successiva Solta O Frango dello spot Nokia uno degli stupid rap p i ù c o n t a g i o s i d e l p e r i o d o, il resto d e l l ’ a l b u m s i ( d i ) s p e r d e progressi v a m e n t e t r a n e n i e i r r i t a nti ( Gere m i a ) , v o m i t i A f r i k a B a m b aata fuori t e m p o m a s s i m o ( Q u e r o Te Amar, M a r i n a D o B a i r r o ) e d i mprobabili, m a p r o p r i o i m p r o b a b i l i , metal-rap ( B o n d a l l i c a ) c h e r e n d o n o difficolto s o c o n c e d e r s i p e r s i n o u n secondo ascolto dell’album. O r a , s e n z a d u b b i o d i e t r o tutto que s t o b a i l ( a m ) e c i s a r à s icuramen t e u n ’ i r o n i a e d u n a “ f o l l ia” che il v o s t r o c r o n i s t a n o n è i n grado di c o g l i e r e , v i s t o c h e l a D o mino si è s c a p i c o l l a t a p e r m e t t e r l i sotto con t r a t t o e l e d a t e e s t i v e d e l loro tour e u r o p e o s o n o p r e s s o c h é sold out, m a s e i l p o p d i o g g i , p e r “vendere” e d e s s e r e a p p e t i b i l e , d e ve per for z a p a s s a r e d a s t r o n z a t e come que s t e a l l o r a è m e g l i o c h e chiudiamo t u t t i b o t t e g a . (4 . 0 / 1 0 ) Stefano Renzi Chemical Brothers - We Are The Night (Virgin, luglio 2007) Genere: Genere: eclectic dance novanta S e c i v o l t i a m o i n d i e t r o , n on possia m o c h e f a r e i m e r i t a t i e l ogi ai chi m i c i ( a l m e n o d a l p u n t o di vista di u n i d e a l t i p i c o t r e n t e n n e di ora - e c i s t o d e n t r o a n c h ’ i o ) . P ezzi killer c o m e L e t F o r e v e r B e e Music Re s p o n s e , s u b l i m a z i o n e d e lla macro s c u o l a f u s i o n e - t o t a l e d e i Novanta, u n i v a n o m e g l i o d i c h i u nque altro s u l l a p i a z z a i l m o n d o r a ve e l’uni v e r s o r o c k d ’ a s s a l t o , i m mergendo q u e s t o s p l e n d i d o b l e n d in calde s p e z i e v i n t a g e , q u a l i l ’ L SD e cer t o m i n i m a l i s m o p r ê t à p o rter volga r i z z a t o d a l b r e a k b e a t . S o prattutto i d u e a v e v a n o d a t o a l l a g e nerazione d e i N o v a n t a u n ’ i d e a d i l i ve, rave e l i s t e n i n g b a n d p o t e n t e e proteifor m e , c h i m i c a e o r g a n i c a . Tante pa s t i c c h e i n u n a i n s o m m a , e anche l ’ e s p r e s s i o n e d e l N u o v o sotto for m a d i s i m m e t r i a a u t o r e - a scoltatore r i v o l t a a l b a l l o ; c o n u n ’ a simmetria c h e p r e v e d e v a m o l t e p l i c i possibilità d i f u i z i o n e i n p r o p r i o ( c u ff ia-stereo) t r a s p a c e - d a n c e d a v i a g gio in ae r e o ( S t a r G u i t a r ) , m i s s i l i t erra-terra à l a P r o d i g y d a h e a d b a n g post-rave ( E l e k t r o b a n k ) , e r e l a z i o ni face-tof a c e f a t t e d i w a v e - s o n g e lectro per i l s i n g a l o n g p i ù u d d u e s c o ( The Gol - sentireascoltare 43 den Path con Wayne C o y n e ) . Tu t t o ciò – pace - è van i f i c a t o . C o n i l debole singolo per v o c e s o u l f u l l d i Ali Love ( Do It Aga i n ) , i l d u o p r o segue la china di P u s h T h e B u tton e di Galvanize ( c h e c o m u n q u e teneva la bandiera p i u t t o s t o a i z z a ta); rimane quella c o c c i u t a f u s i o n e di comunitarismo hip p y e c o m u n i t à globale attuale, e r i m a n e u n a p o litica superpartes c h e p o n e i l s i n co-beat soprattutto p e r l a s e r i e s e “io europeo ballo e t u a r a b o b a l l i allora tutto il mond o p u ò b a l l a r e ” . Peccato che, pur gio c a n d o l a s e m piterna carta guest, i N o s t r i f i n i s c a no per assomigliare ( s a l v o u n o s t u dio con i controcazz i ) a u n a b a n d d i kid emuli che cerca n o d i s f o n d a r e . Sfortuna per loro, l e n u o v e g e n e razioni quel modern o e q u e l f i g o non ce lo vedono, e p e c c a t o d o p pio i coetanei non t r o v e r a n n o O u t Of Control ma una c o m m e r c i a l e We Are The Night dal r i t o r n e l l o b r u t t o come il peccato, r a d d o p p i a t o d a un etno coro femmin i l e i n d e c o r o s o . L’attesa All Rights R e v e r s e d c o n i lanciatissimi Klaxo n s t r o v a i r a gazzi anonimi come n o n m a i . U n a marchetta niente pi ù . E i l r e s t o è pressoché noto: la r e i t e r a z i o n e d e l suono Orbital di Sat u r a t e , i l p r e g e vole crescendo amb i e n t - t e c h n o c o n chitarra noiseggianti d i B u r s t G e n e rator e il tentativo p o c o c o n v i n c e n te di ripetere la fasc i n o s a T h e G o l den Path (la bowian a s e n i l e B a t t l e Scars con Willie Nel s o n ) . D i v e r t e n ti invece le incursio n i n e i t e r r i t o r i elettro degli ’80 tipo S u g a r h i l l G a n g (The Salmon Dance c o n F a t l i b , m e glio Modern Midnigh t C o n v e r s a t i o n con i pasticci acidi a l s y n t h ) , m e n tre a cavar la suffic i e n z a a l l ’ i n t e r a operazione – a sorp r e s a - u n p i c - 44 sentireascoltare c o l o s e g r e to : T h e P i l l s W o n ’ t H e l p Yo u N o w c o n d e i M i d l a k e i n s t a t o di grazia. Applauso da 7.5 …e no, n o n f a m e di a p e r c u i : v o t o t r e n t e n ni (6.0/10), voto ventenni (5.0/10). Facciamo media: (5.5/10). Edoardo Bridda Clinic – Funf (Domino / Self, 22 giugno 2007) Genere: wave rock psych Av e v a n o d e t t o c h e , a d e s s o c h e p o tevano contare su uno studio tutto l o r o i n q u el d i L i v e r p o o l , a v r e b b e r o p u b b l i c at o u n d i s c o d o p o l ’ a l t r o . N o n l a s c i a te v i i n g a n n a r e : F u n f n o n è il nuovo album di Ade Blackburn e co., è solo una raccolta di b sides, rarità e stranezze assortite disseminate nel corso dei primi dieci anni di carriera. Se prendiamo per buono l’assunto che un brano dei Clinic vale l’altro, vi sembrerà di aver già sentito queste dodici gemme oscure da qualche parte. E qui sta il bello di questo dischetto, che è s o s t a n z i a l m e n t e u n a ff a r e p e r f a natici, ma potrebbe anche essere un’ottima introduzione ai freaks inglesi: fra i VU radicali di The Castle, il Barrett vintage di The Majestic, il s u r f g a r a g e d i Yo u C a n ’ t H u r t Yo u Anymore, il Morricone deviato di Golden Rectangle e il punk demente e sciamannato di Magic Boots, Funf è in pratica un giro completo nell’allucinato parco giochi dei q u a t t r o i n e ff a b i l i m a s c h e r a t i , i n u n range espressivo che copre l’intero arco dai primi EP e alle prove più recenti. (6.5/10) Antonio Puglia C h r i s E l l i o t – F i e r c e Tr u t h & Fortune (Viper / Goodfellas, 10 aprile 2007) Genere: songwriting acustico Chris Elliot è un giovane esordiente proveniente da Liverpool. Fareste però bene a scordarvi da subito i più n o t i s e g n a li s u l l a m a p p a s o n o r a d i quella città, siano essi quei quattro più famosi di Gesu’ o la neopsiched e l i a w a v e d i Te a r d r o p E x p l o d e s ed Echo & The Bunnymen. Nulla di t u t t o c i ò i n F i e r c e Tr u t h & F o r t u n e , che da un “blind test” diremmo senza esitazione lavoro d’oltreoceano, non ci fossero la dizione a fungere d a g u i d a e u n a r i b a l d a L o v e D on’t M e a n A T h i n g c h e p a r e s o t t r a t t a al C o s t e l l o d i t r o p p i c h i l i f a , s e b be n e p i ù s p e s s o t o r n i a l l a m e n t e quel p i c c o l o g r a n d e a r t i s t a , a n n i d a t o tra l e p i e g h e d e l l a c a n z o n e d ’ a u t ore a n n i O t t a n t a , d i P e t e r C a s e . Ti ene b e n f i s s o l o s g u a r d o s u l l ’ A t l a n t i co, C h r i s , r i m e s c o l a n d o c o n s c i o l t e zza i n v i d i a b i l e p e r u n d e b u t t a n t e c o un t r y, b l u e s , f o l k e p e r s i n o a c c e nni r o c k a b i l l y c h e - s u l l a s c i a d i q u ella t r a d i z i o n e n a t a p i ù d i q u a r a n t ’ anni o r s o n o – s ’ è t r a m a n d a t a n e l t e mpo f i n o a l l a c l a s s i c i t à . A d i s t i n g u erlo d a l l a c o n c o r r e n z a , c o n t r i b u i s c ono u n a p e n n a d i g i à n o t e v o l e ( l a d eli c a t e z z a a e r e a d i A l l I S e e . i l b l ues d ’ o m b r e N o t E v e n T h e r e ) e d a i f r utti l e s t i a i m p r i m e r s i i n t e s t a ( c o m e nel sensazionale trittico d’apertura A M i l l i o n R e a s o n s -L a y I t L o w - O u t For T h e S e a ) , u n p o r g e r s i s e n z a p r e t ese e l a p r o d u z i o n e d i P a u l H e m m i ngs ( e x d i L a ’s e L i g h t n i n g S e e d s) a b e n e d i r e l ’ a m a l g a m a i n m o d o a v ve d u t o , i n n e s s u n c a s o i n v a d e n t e . Lo c o m p r o v a n o , s u l r e s t o , i l i e v i a r omi j a z z d i B u t t e r f l y, l a p a e s a n a H an d s o m e M a n e i l d u e t t o H u r t , C h eat A n d L i e , r a ff o r z a n d o u n ’ i s p i r a z i one per nulla tronfia laddove il rischio è l a t e n t e a o g n i m i n u t o . A l c o n t r a rio, E l l i o t r e s t a s u l f i l o d e l l ’ i n n o d i a s en z a e s a g e r a r e , m o s t r a n d o p e r s ino u n v o l t o s o r r i d e n t e d a B u d d y H olly s p r o v v i s t o d i e l e t t r i c i t à ( R a i s e The D e a d , O h L o v e , L o r d A b o v e ) . G i oca a l l a p a r i c o n l a m a t u r i t à q u e s t o in g l e s e d e l p r o f o n d o n o r d , l a s c i a ndo i n t u i r e d i s a p e r f a r e a d d i r i t t u r a me g l i o e r e g a l a r e u l t e r i o r i s o d d i s f a zio n i p r o s s i m e v e n t u r e . P o t r e b b e ba s t a r e a n c h e s o l o u n a l t r o d i s c o , ma n e l f r a t t e m p o n o n i n s e r i t e l o n ella turn it on I l Te a t r o D e g l i O r r o r i – D e l l ’ I m p e r o D e l l e Te n e b r e ( Te m p e s t a / Ve n u s , 6 a p r i l e 2 0 0 7 ) Genere: cantautorato noise-rock Esistono disc h i d a a s c o l t a r e e d e s i s t o n o d i s c h i d a l e g g e r e . L’ e s o r d i o d i questo gruppo d i n o n e s o r d i e n t i a p p a r t i e n e d i d i r i t t o a l l a s e c o n d a c a t e g o ria in virtù non s o l t a n t o d i u n n o m e d a l l e e v i d e n t i r e m i n i s c e n z e a r t a u d i a n e , né di un titol o a l t i s o n a n t e e d a s a g g i s t i c a r i n a s c i m e n t a l e . D e l l ’ I m p e r o Delle Tenebre v i a p p a r t i e n e p e r c h é è l e t t e r a t u r a , a n z i a l t a l e t t e r a t u r a c h e sfrutta, invece d i c a r t a e p e n n a , n o t e e p e n t a g r a m m a . Per intenders i , q u e s t o d i s c o è i n t e r a m e n t e d a l e g g e r e n e l l o s t e s s o m o d o in cui lo era N o n I o d e i B a c h i D a P i e t r a , d i c u i s e m b r a l a v e r s i o n e “ p i e na”. Ma non f r a i n t e n d e t e m i . L e d i ff e r e n z e c i s o n o e s o n o e v i d e n t i , m a i l sentimento di f o n d o c h e l o p e r m e a n o n è c o s ì d i v e r s o . S e l ì l ’ a c c o p p i a t a Dorella/Succi p r o c e d e v a p e r s o t t r a z i o n e , d i s i d r a t a n d o i l s u o n o n e l l o s t e s so modo in cu i l a s c r i t t u r a m i n i m a l i s t a d e l s e c o n d o r i s u l t a v a i n a r i d i t a d a g l i e v e n t i e d a u n s e n s o d i apocalisse incipiente, qu i i q u a t t r o p r o t a g o n i s t i s p a z z a n o v i a l ’ a s c o l t a t o r e c o n u n s u o n o m u s i c a l m e n t e c o s ì p i e n o da mettere letteralmente p a u r a , c o m e f o s s e q u e l c a r r a r m a t o r o c k d a c u i p r e n d e i l t i t o l o u n p e z z o d e l l ’ a l b u m ; m a il senso letterario dei t e s t i d i u n C a p o v i l l a ( s t u p e f a c e n t e n e l l ’ i n e d i t o r u o l o d e l c a n t a u t o r e n o i s e ) è s u l l a s t e s s a l unghezza d’onda in qua n t o a p a t h o s e d d o l o r o s a p a r t e c i p a z i o n e . Roba che sco t t a , i n s o m m a , d i n a m i t e p u r a t r a s p o s t a s u p e n t a g r a m m a . D a l p u n t o d i v i s t a s t r u m e n t a l e , l’impian to sonoro è r o d a t i s s i m o e s f r u t t a n o n s o l o i l n o i s e - b l u e s t r i t u r a t o d a O n e D i m e n s i o n a l M a n i n u n d ecennio di onorata carrie r a , m a a n c h e s u g g e s t i o n i d i v e r s e i n c u i g r o s s o m e r i t o h a n n o g l i e l e m e n t i i n b a l l o : s e l a batteria di Francesco Va l e n t e è u n m e t r o n o m o s c a v e z z a c o l l o , c h i t a r r a e b a s s o ( G i o n a t a M i r a i e G i u l i o R a g n o F a v ero rispet tivamente) so n o u n m o s t r o a p i ù t e s t e c h e s i i n t e r s e c a , s i e v i t a , s i r i n c o r r e d i v o l t a i n v o l t a . Dal punto di v i s t a d e l l a c o m u n i c a t i v i t à q u e l l a d e l q u a r t e t t o è m u s i c a c h e , c o m p l i c e l ’ i t a l i c o v e r b o , i n v i t a a pensa re, a riflettere s u l l ’ a t t u a l i t à i n v i r t ù d i u n a s c r i t t u r a d a i f o r t i c o n n o t a t i d a c a n t a u t o r a t o r o c k c h e , p r i v a d i mediazio ni o barriere li n g u i s t i c h e , s i f a d i r e t t a e d e ff i c a c i s s i m a . C o m e d i v o l t a i n v o l t a D e A n d r è , B e n e o G a b e r i mmersi nel rifferama ottu n d e n t e e o p p r i m e n t e c h e d e v e i n e g u a l m i s u r a a J e s u s L i z a r d , B i r t h d a y P a r t y , M e l v i n s, Scratch Acid (la cui E y e b a l l v i e n e l i b e r a m e n t e r i l e t t a i n D i o M i o ) m a m o l t o , m o l t o p i ù c o m p a t t o e m e s s o a f u o co. Ad emergere d a l l e l i r i c h e d i C a p o v i l l a è u n s e n s o d i e t e r n a e i n e l u t t a b i l e s c o n f i t t a . Q u e l l a d e l X X I s e colo, privo di memoria st o r i c a ( l a t i t l e t r a c k ) ; q u e l l a d e l p a r t i g i a n o p r o t a g o n i s t a d i C o m p a g n a Te r e s a ( s e c o n d o chi scrive capolavoro in d i s c u s s o d e l l ’ i n t e r o d i s c o ) ; q u e l l a d i u n a s o c i e t à c h e i m p a z z i s c e p e r l ’ i m m e d i a t o , g r a n dguignole sco spettacolo d e l l a v a n i t à t e l e v i s i v a m a c h e n o n n e t r a e n e s s u n i n s e g n a m e n t o . I l Te a t r o D e g l i O r r o r i mette su disco le paure , i t i m o r i , l e f r u s t r a z i o n i d e l q u o t i d i a n o … i n u n a p a r o l a s o l a l ’ i m p e g n o s o c i a l e c h e d a sempre si richiede all’ar t i s t a , a l l a s u a f u n z i o n e d i c o s c i e n z a c r i t i c a d e l l a s o c i e t à ; f i g u r a c h e m a i c o m e o g g i g i o r no sembra invece ridotta a m a c c h i e t t a d i s e s t e s s a , i n c a s t r a t a i n o ff e n s i v a m e n t e n e l l ’ i n g r a n a g g i o d e l l o s p e t t a c o l o a tutti i costi. (8.0/10 ) Stefano Pifferi sentireascoltare 45 lista dei “nuovi Tizio o C a i o ” : a n c h e se il giochetto è fin t r o p p o f a c i l e , sarebbe ingiusto ne i c o n f r o n t i d e l suo talento genuin o . Guardatelo crescere, piuttosto: s a r à m o l t o p i ù appagante. ( 7.4/10 ) Giancarlo Turra Cosmetic – Sursum Corda ( Ta f u z z y – C a n e A n d a l u s o , 2 0 0 7 ) Genere: indie / shoegaze Sogliano sul Rubiconde, terra di confine tra shoegaze, stoner e noise. Almeno per i Cosmetic, che rapiti dal fascino del rock “espanso” mescolano Queens Of The Stone A g e , M y B l o o d y Va l e n t i n e , S o n i c Yo u t h , Ve r d e n a , - r i s p e t t i v a m e n t e i n c h i a v e d i b a s s o , n e i r i ff d i c h i t a r ra, in groppa alle fulgide stilettate d i s o t t o f o n d o , n e i r i ff p o t e n t i – a pastiche melodici di confine e testi in italiano. Un suono granitico veicolato da voci quasi inconsistenti, queste ultime non troppo dissimili dalle “desinenze forbite” della Carmen Consoli nazionale – per lo meno nell’impostazione generale, dal momento che chi canta ha qualche pelo in più sul petto – e al tempo stesso osmotiche al pari dei rutti sonici di Kevin Shields. Acaciarosa oltre ad introdurre egregiamente al disco, mastica le speranze residue dei fans di Will Oldham, Sulle riviste pigia sul pedale dell’acceleratore trasformando una progressione quasi domestica in punk acido alla Black Rebel Motorcycle Club, Sursum Corda evacua un giro di basso alla Beck per poi banchettare a chitarre spacey e feedback, in un gioco al rialzo che quando non deborda nella maniera – talvolta ci si chiede dove finisca un brano e ne cominci un altro -, regala più di un momento memorabile. Peccato per i testi, a nostro modo di vedere non del tutto lucidi, sostenuti tuttavia da un coraggio e una volontà – provate voi ad accostare le irregolarità della lingua di Dante al lato più selvaggio del fuzz – raramente riscontrabile in formazioni emergenti. (6.5/10) Fabrizio Zampighi 46 sentireascoltare Danava – Self Titled (Kemado / Wide, 14 maggio 2007) Genere: psych-hard rock U n c u m u l o d i r i ff d i c h i t a r r a r u b a ti a piene mani ai Blue Cheer e ai Black Sabbath, una passione spropositata per l’hard rock fiorito nella stagione dei primi 70 e poco altro. Questo è l’esordio dei Danava da Portland, Oregon. Tu t t e s u i t e s o p r a i 6 m i n u t i ( c o n punte di 12) dove a farla da padrone sono vere e proprie sferragliate chitarrose, rigurgiti hard a rincorrersi lungo scalinate di note e battaglie innescate dalle due chitarre che giocano a chi produce l’assolo più pesante e/o complesso. Questo è il gioco messo in atto dall’incipit B y T h e M a rk , m a l a d d o v e l a s t r u t t u ra composita dei brani tende a stufare data la propria lunghezza, ci pensano lievi inserti progressive a rendere più respirabile l’atmosfera e meno delirante il risultato (Eyes In Disguise). Quiet Babes Astray In A Manger gioca ancora la carte dell’hard rock tout court, mentre Longdance nel suo minutaggio svela anche fantasmi che ricordano i primi Queens Of The Stone Age, arie meno datate per un disco che comunque fatica non poco a decollare. Madie Shook è l’ennesimo richiamo alle s p e t t r a l i t à v o c a l i d i O z z y O s b o u rne e lo scheletro di Paranoid è più d i u n a p r e se n z a f a s t i d i o s a … Un primo episodio acerbo che ripercorre pedissequamente le strade fin troppo solcate da gruppi storici e non, ma che non paventa abbastanza personalità e coraggio da rimescolare le carte in tavola, come ad esempio hanno fatto negli ultimi anni e con successo i Comets On F i r e. D e s t i n a t i a l c a m b i a m e n t o o a l l ’ o b l i o . ( 4. 5 / 1 0 ) Alessandro Grassi Dead C - Future Artists (Ba Da Bing, 2007) Genere: noise/avant Copertina con tappezzeria a fiorelloni. Booklet inesistente. I soli titoli dei pezzi e dell’album, oltre alla gloriosa ragione sociale Dead C, permettono di classificare questo manufatto digitale come l’ultima opera partorita dalla premiata d i t t a M o r l e y & R u s s e l l . I l d u o , m e nte c r e a t i v a e c u o r e p u l s a n t e d e l l ’ i n t era o p e r a z i o n e a r t i s t i c a i m b a s t i t a v enti a n n i o r s o n o , n o n s e m b r a p i ù e s s ere c a p a c e d i r a p i r e e s t u p i r e . C h i già ha conosciuto The White House o H a r s h ‘ 7 0 s R e a l i t y r i m a r r à d e l uso. C h i i n v e c e , m a g a r i p e r r a g i o n i solo s q u i s i t a m e n t e a n a g r a f i c h e , s ’ è per s o q u e l l ’ e p o c a e l e u s c i t e c o e v e del t e r z e t t o … B e h , a l l o r a t e n t i p u r e la carta Future Artist. Dall’abbozzo lo-fi T h e M a g i cian ( c h e c i r i p o r t a i n d i e t r o d i 1 5 a nni a l l ’ e p o c a d ’ o r o d e l l a b a s s a f e del t à d i S m o g e G u i d e d B y Vo i c es ), f i n o a i v e n t i m i n u t i d e l l a c o n c l u siva G a r a g e ( m i n i m a l - r a g a d i p u r a s c uo l a n e o z e l a n d e s e ) , c ’ è b e n p o c o di n o n r i s a p u t o i n q u e s t e c o m p o s i zio n i . Av v i n c e r a n n o f o r s e i l p r o f a no. Tu t t i c o l o r o c h e , a l c o n t r a r i o , già p o s s e g g o n o a l m e n o i d u e s u c c i tati i l l u s t r i a l b u m n e r i m a r r a n n o d e l usi. ( 6 . 0 /1 0 ) Massimo Padalino D e a t h Ve s s e l - S t a y C l o s e ( AT P / Sub Pop, giugno 2007) Genere: nu country P u b b l i c a t o n e l 2 0 0 5 p e r l a Nor t h E a s t I n d i e , q u e s t o S t a y C l ose p r o v o c ò u n a c e r t a s e n s a z i o n e nel v i v a c e p i a n e t a a l t - c o u n t r y, t a nto d a g u a d a g n a r s i l e a t t e n z i o n i d ella s e m p r e o c c h i u t a S u b P o p , c h e oggi f i n a l m e n t e n e g a r a n t i s c e l a d i s tri b u z i o n e i n t e r n a z i o n a l e , c o n s e n t en d o c i d i c o n o s c e r e l a o n e m a n b and D e a t h Ve s s e l , o v v e r o i l c h i t a r r ista e c a n t a n t e J o e l T h i b o d e a u d a Pro v i d e n c e , R h o d e s I s l a n d . C o a d i u va t o , n a t u r a l m e n t e , d a u n m a n i p o l o di a m i c i q u a l i i l c o n c i t t a d i n o c h i t a rri s t a e o r g a n i s t a E r i k C a r l s o n ( aka A r e a C ) , i l m u l t i s t r u m e n t i s t a P ete Donnelly (già b a s s i s t a e c a n t a n t e dei The Figg s) e l e B a i r d S i s t e r s (ovvero Laura e q u e l l a M e g g i à c a n tante degli Es p e r s ) a b a n j o e c o r i . Si tratta d’una p r o p o s t a p a r t i c o l a r e per almeno d u e m o t i v i : i l p r i m o è la voce di Jo e l , u n s o p r a n o d e c i samente fem m i n i n o , u n o s g r a z i a to candore d a g e i s h a c o y o t e , u n a stentorea car n a l i t à d a a d o l e s c e n t e angelicato. Il s e c o n d o è l a m i s c e l a di country, um o r i c e l t i c i e s o t t i g l i e z ze elettronich e . U n “ g e s t o ” s o n o r o naturale che s t e m p e r a t r a d i z i o n e e contemporane i t à , m a n d o l i n o e “ n o i ses”, lap stee l c r e m o s e e a r p e g g i seriali, solari t à c a m p e s t r e e u m o r i foschi (l’imm a n c a b i l e i n f l e s s i o n e “eerie” che no n p u ò m a n c a r e i n u n concittadino d i H . P. L o v e c r a f t ) . Ne viene fuor i c o s ì u n a s c a l e t t a d i dieci pezzi co m e m i n i m o g r a d e v o l i - l’incantevole m e s t i z i a d i N o t h i n g Left To Bury, l o z a m p e t t i o u g g i o l o so di Mandan D i n k , l a c a n t i l e n a n t e morbidezza d i M e a n S t r e a k - e t a l ora eccellenti, c o m e l a t o r v a B l o w i n g Cave (elettric i t à r i v e r b e r a t a e p e r turbazioni el e t t r o n i c h e , q u a s i u n Lanegan rifa t t o d a F e i s t) , l a s p igolosa e sin c o p a t a D e e p I n T h e Horchata (asc e n d e n z e w a v e e v i o lino abrasivo, t i p o i C r a n b e r r i e s s e fossero sbocc i a t i s u g l i A p p a l a c h i ) , l’alternanza t r a m i s t e r o e s p i g l i a tezza di Brea k T h e E m p r e s s C r o w n (tra Fairport e L u c i n d a Wi l l i a m s) . C’è anche un a r i u s c i t a S n o w D o n ’ t Fall , cover d i To w n e s Va n Z a n d t dal brumoso p a s s o O l d h a m, m a l a mistura ottima l e d i t r i s t e z z a e l u c c i chio è conseg u i t a d a l l a c o n c l u s i v a White Mole , i l c u i l i r i s m o f r a g i l e e carnoso si sc i o g l i e i n u n v i b r a n t e incedere Gran t L e e B u f f a l o . D i s c o ammaliante e strano. Come, indubb i a me n t e , l ’ a u t o r e . ( 6 . 9 /1 0 ) Stefano Solventi D J F o o d & D K – N o w, L i s t e n A g a i n ! ( N i n j a Tu n e / F a m i l y A f f a i r, 2 a p r i l e 2 0 0 7 ) Genere: electro turntablizm Se seguite il podcast di Solid Steel sapete già che aria tira in casa Ninja. La politica dell’etichetta si basa da sempre su un’ortodossia del turntable, mescolata a viaggi sonori in tutte le parti del globo ritmico. I mattatori per quest’ennesima compilation sono due dei DJ che hanno fatto la storia del movimento e quindi non hanno bisogno di presentazioni. I l s et ( d e l l a d u r a t a c o m p l e s s i v a d i poco più di un’ora) spazia attraverso il blues, il rock, l’electropop e ovviamente il rap: un concentrato velocissimo di black music che s e n za a l c u n a d i s c o n t i n u i t à s p a c c a il beat in quattro e lo eleva al massimo della sua essenza. I passaggi curatissimi e veramente impercettibili fanno salire ancora una volta i monaci zen della puntina sul gradino più alto del podio. Q u e ll o c h e m a n c a p e r ò , è l a s p e rimentazione sul suono à la Kid K o a la , l ’ u s o i p e r c r i t i c o e a t t i v o dello strumento, la voglia di osare non solo sulla scelta della playlist. L’ o p e r a z i o n e - e c c e l l e n t e d a l p u n t o d i v is t a t e c n i c o - r i s c h i a d i c a d e r e nell’iper-perfezionismo e nell’autocompiacimento. Per chi va a pane e giradischi, una bomba; per tutti gli altri, un mix che farà comunque s c u l e t t a r e i l d a n c e f l o o r. ( 6 . 0 / 1 0 ) Marco Braggion s o l ’ e t e r n i t à . S e n o n l o a v esse fatto a d e s s o p r o b a b i l m e n t e s t arebbe in q u a l c h e b e t t o l a a d a r r o s t i re bistec c h e i n f o r m a t o o ff e r t a s p eciale per l a f i n a l e d e l S u p e r B o w l . Ma lui la c h i t a r r a q u e l g i o r n o l ’ h a i mbraccia t a e c o n l a f o r z a g r a n i t i c a di un di n o s a u r o d e l G i u r a s s i c o h a scolpito a c a r a t t e r i c u b i t a l i l a p a rola EAR T H n e l l a s t o r i a d e l l ’ h e a v y rock anni ’90. C a r l s o n è a l t r e s ì u n o che vuole m o l t o b e n e a i s u o i f a n , uno che li r i e m p i e d i c o s e t r a u n d i sco vero e l ’ a l t r o . C o s ì d o p o i l g r a n r ientro dal l ’ o b l i o d i d u e a n n i f a , a d esso tam p o n a i l v u o t o c o n u n e p e un dvd, r i u n i t i s o t t o i l n o m e d i Hiberna c u l u m. L’ e p è p o c a c o s a . In pratica l u i i n s i e m e a i c o m p r i m a r i con cui ha f a t t o r i s o r g e r e g l i E a r t h (Adrienne D a v i s a l l a b a t t e r i a , J o n a s Haskins a l b a s s o e S t e v e M o o r e a lle tastie r e ) r i l e g g e c o n i l t a g l i o southernd o o m d i H e x t r e c l a s s i c i del loro r e p e r t o r i o , p i ù u n a r a r i t à ( A Plague O f A n g e l s ) r e p e r i b i l e f i n o ad oggi s o l o i n u n 1 2 p o l l i c i c o n diviso con i S u n n O ) ) ). D a q u e s t ’ ultimi, per l ’ o c c a s i o n e , a r r i v a G r e g Anderson a d a r e u n a m a n o i n d u e d ei quattro b r a n i . Tu t t o a m p i a m e n t e evitabile i n a t t e s a d i s e n t i r e u n v ero disco nuovo. M a i l p e z z o f o r t e d i q u e sto Hiber n a c u l u m s t a n e l d v d c ontenente i l d o c u m e n t a r i o Wi t h i n The Dron e . D i r e t t o d a S e l d o m H unt il film r a c c o g l i e i n t e r v i s t e e s pezzoni di c o n c e r t i r i s a l e n t i a l t o u r europeo d e l l ’ a n n o s c o r s o f a t t o c on i Sunn O ) ) ). C ’ è q u a l c o s a d i p r o f ondamen t e a p p a g a n t e n e l s e n t i r e Carlson p r o n u n c i a r e l a p a r o l a “ d rone”, an c h e p e r c h é l u i p a r l a c o s ì come suo n a : l e n t o , l e n t i s s i m o , drooonico. Earth – Hibernaculum (CD + DVD, Southern Lord / Wide, aprile 2007) Genere: doom hard rock Dylan Carlson è un bellissimo esemplare di uomo yankee e basterebb e r o g i à s o l o q u e i m a g n i f i c i b a ff o n i sergioleoneschi a consegnarlo al m i t o . D i ff i c i l e t r o v a r e q u a l c u n o c h e incarni il physique due role meglio d i l ui . L’ a m e r i c a n i t u d i n e d e l l ’ u o m o che viene dai boschi di Seattle e che un giorno ha imbracciato una chitarra per lanciare un drone ver- sentireascoltare 47 Ad un certo punto s i v e d o n o l u i e O’Malley, seduti uno a f i a n c o a l l ’ a l tro, nella roulotte ch e l i s c a r r o z z a avanti e indietro. Il p r i m o i n t e n t o a parlare e a fumare, i l s e c o n d o c o n un notebook mentre c e r c a d i a t t a c care qualche presa u s b o e t h e r n e t . Sembrano padre e fi g l i o . ( 6 . 5 / 1 0 ) Antonello Comunale Edible Woman – The Scum Album (Ame-Psychotica-Bloody Sound / Audioglobe, maggio 2007) Genere: post-punk noise Dalla defezione all a ( q u a s i ) p e r fezione. Ovvero, co m e p e r d e r e u n pezzo importante e o s a r e l ’ i m p o s sibile. Solo chi ha ascolta t o l a g r u m o s a mezzora di monolitic o a s s a l t o m a t h noise dell’esordio ( S p a r e M e / C a l f , Psychotica, 2004) p u ò i n t e n d e r e quanto pesasse nell ’ e c o n o m i a d e l la proposta del grup p o l a c h i t a r r a . E se l’unica pecca d i q u e l l ’ e s o r d i o , se di pecca si può p a r l a r e , e r a u n a tropp o didascalica d e d i z i o n e a g l i stilemi di genere, il c a m b i o d i f o r mazione ha permes s o a l q u i n t e t t o di co mpiere un balz o i n a v a n t i c h e non ci saremmo asp e t t a t i . L’ i n s e r i mento del synth in v e c e d e l l a c h i tarra ha portato ad u n a r i e l a b o r a zione e ridefinizione d e l s u o n o c h e ha avuto come prim a c o n s e g u e n za l’amplificazione d e l l e s t r u t t u r e post-punk sottese a l p r i m o d i s c o . Post-punk però com e l o i n t e n d o n o alla GSL, per intend e r s i , c i o è v e n a to da mille umori div e r s i : o r a r e i t e rato alla Oneida, or a , p e r r i m a n e r e in ter ritorio italico, s c o m p o s t o e d e strutturato alla To T h e A n s a p h o n e (più per sperimental i a ff i n i t à e l e t t i ve che per manifes t a z i o n i s o n o r e , in verità). Stretti tra le due in t r o / o u t r o e l e t troniche (le complem e n t a r i F r o m A Taste Of Gez e To A F u l l O f G e z) , gli otto pezzi pieni d e l d i s c o v i vono dell’urgenza comunicativa dell’esordio, come n e l v o r t i c e c a taclismatico di Mous e m a n ( O n e i d a meets Zorn?) o ne l s a b b a t r i b a l e di Mystic River . Ma q u e l l ’ u r g e n z a sembra screziarsi in m i l l e d i ff e r e n ti riflessi come se f o s s e p r o i e t t a t a attraverso un prism a : n e e s c o n o gemme di pop dra m m a t i c a m e n t e 48 sentireascoltare b u c o l i c o , la n c i n a z i o n i p s i c h e d e l i c h e (S o l v i n g E v e r y t h i n g I n A B a t h ) , malinconiche litanie ultraterrene, intensi squarci alla God Machine ( R i g h t - Wi n g ) e m o l t o d i p i ù . Nota di merito ulteriore una scrittura mai banale e una voce che non t r a d i s c e i n f l u e n z e . L’ e n n e s i m a d i mostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che il rock italiano non teme confronti. (7.0/10) Stefano Pifferi Eildentroeilfuorieilbox84 Omota’l (Creative Commons, maggio 2007) Genere: art/wave Siamo fieri di annunciare il debutto degli alfieri del grott-rock, già segnalati in un We Are Demo di qualche tempo fa. Seppure sotto l’egida Creative Commons, questo mini album - dal titolo, al solito, in reverse - è un passo vero e proprio nei ranghi dell’ufficialità, affrontata dal trio romano col consueto glamour deragliato & avariato. La scaletta è una raffica breve di incubi garruli, di spasmi nonsense e sarcasmo nervoso. Non cambiano i nomi e i numi di riferimento. Siamo cioè dalle parti di un funk-psych-wave capace di mischie CCCP nei fanghi acidi Grandfunk serializzati Devo (Sopraleonde), di gighe acide come un Rino Gaetano fatto di benzedrina sull’Interstellar Overdrive (Scale mobili), di soul colti da metastasi krautpsych come potrebbe Jim O’Rourke dopo un trip zappiano (Cippah), di marcette electrowave dadaiste e striniti singulti funk come una joint venture tra Skiantos, RUNI e Marta Sui Tubi (Volareueb, La danza delle incomprensioni). Poi ci sarebbero tutti i risvolti esistenziali e sociopolitici dietro la cortina fumogena grottesca, culminanti nelle esilaranti ovazioni da taverna tributate ai luminari del pensiero quali Newton e Darwin, allarmata facezia contro le insidie portate dai famigerati “disegni intelligenti” e altre consimili amenità. Ma con questi effetti collaterali ognuno se la sbrighi in proprio. C’è questa proposta sonica interessante cui raccomandiamo più intensità, augurandole fortuna. (6.7/10) Stefano Solventi Fabio Orsi – Faded On The Blowing Of Winter (Akoustic Desease, aprile 2007) Donato Epiro – After Dinner Black Out (Akoustic Desease, aprile 2007) Genere: drone, elettroacustica I p r i m i d u e t i t o l i - s e s i e c c e t t u a la c o m p i l a t i o n i n a u g u r a l e - n e l c a t alo g o A k o u s t i c D e s e a s e l a s c e r e b b ero q u a s i p e n s a r e a d u n a s c e n a n ella s c e n a : e n t r a m b i p r o v e n i e n t i del l e p a r t i d i Ta r a n t o , D o n a t o E p i r o e F a b i o O r s i c o n d i v i d o n o i n t e l l i g e nza m u s i c a l e e p e r c o r s i d i v i t a , s e b be n e a l l ’ a s c o l t o s i s c o r g a n o , e v i d e nti, l e d i ff e r e n z e d ’ a p p r o c c i o . F a d e d O n T h e B l o w i n g O f Wi n ter , i l n u o v o b r a n o d i F a b i o O r s i , è div i s o i n d u e p a r t i c h e o c c u p a n o per i n t e r o i l 3 p o l l i c i e l e g a n t e m e n t e or n a t o d a u n a r t w o r k m i n i m a l e m a di g r a n d e i m p a t t o . L a m u s i c a s t a vol t a , i n d u g i a m e n o s u l l a c o m p o n e nte m e l o d i c a : i l b r a n o s i a p r e c o n dei c a m p i o n i d i c o r n a m u s e d i s t e s i su u n o s t r a t o p e r c u s s i v o c h e g e ne r a u n o s t a t o d i a t t e s a p a n i c a . Ben p r e s t o s i s c o p r e d i c o s a : i l s e g u en t e s t a d i o è u n m a e s t o s o p a e s a ggio d i t r a n c e s o s p e s a e q u a s i c o s mica c h e s i p r o t r a e f i n o a t u t t a l a p r i ma s e z i o n e . L a s e c o n d a c o n s i s t e i n un c l a s s i c o d r o n e s i n u s o i d a l e s e nza s p a z i o e s e n z a t e m p o s t e m p e r ato a p p e n a d a l l e n o t e d i u n a c h i t a rra, l a p r i m a v e r a e p r o p r i a c o n c e s s i one a l l a m e l o d i a d i u n O r s i p i ù e s s en ziale che mai (7.5/10) D o n a t o E p i r o , c l a s s e 1 9 8 1 , è , per s u a s t e s s a a m m i s s i o n e p a s s a t o at t r a v e r s o l e c a n z o n i d e l l o Z e c c h ino d ’ O r o , l a m u s i c a s a c r a e g l i s t udi c l a s s i c i , i B l a c k S a b b a t h e d i l post rock. Ha collaborato con Maisie e L a r s e n L o m b r i k i e c o n A f t e r Din n e r B l a c k O u t g i u n g e a d u n a ma t u r a f o r m a d i m u s i c a c o n c r e t a ed e l e t t r o a c u s t i c a . I d i c i o t t o m i n u t i del s u o 3 p o l l i c i ( a l t r a s p l e n d i d a c o nfe z i o n e ) v i v o n o d i u n c u t - u p a c u s ma t i c o - m a i n c u i s e m b r a n o c o n v i v ere c a m p i o n i p r o c e s s a t i e m u s i c a s uo n a t a - a s s e m b l a t o c o n p r e c i s i one c h i r u r g i c a e c u r a n e i p a r t i c o l ari. S e s i f a t i c a a t r o v a r e u n a c o s t a nte n a r r a t i v a , l a s i c e r c h i i n q u e l c o nti n u o s t a t o d i t e n s i o n e c h e p r o t e nde c o n t i n u a m e n t e i l b r a n o i n u n a di m e n s i o n e i n - f i n i t a . L a t e c n i c a è lar - turn it on Marino José Malagnino – Pop (Pezzente, gennaio 2007) Genere: nuova musica rurale Iniziamo dal c o r t o c i r c u i t o t r a g e n e r e e t i t o l o – s v e n t a t o – e d a l l a p r i m a traccia. Ques t o o v v i a m e n t e n o n è u n d i s c o p o p – s e q u e s t e t r e l e t t e r e stanno a indic a r e c i ò c h e c o m u n e m e n t e s i a n t e p o n e a “ r o c k ” o s i p o s p o n e a “indie”. Io B a l l o C o n L e B a b b u c c e è u n a s u i t e c i r c o l a r e ( i l m o t i v o i n i z i a l e , cantato sotto l a d o c c i a , r i e m e r g e p e r c h i u d e r e i l p e z z o ; i n m e z z o a l r e s t o , il distico esila r a n t e “ I o h o u n a a m i c a e l a c a p i s c o / a n c h e s e n o n s o n o u n a donna / qualc h e v o l t a s a n g u i n o ” ) e c o n t e m p o r a n e a , n o n i n u n a a c c e z i o n e colta, ma che r i g u a r d a i t e m p i c h e c o r r o n o . M a l a t e m p o r a ? F o r s e . Pop è il man i f e s t o ( c h e c o m p r e n d e i l p r e z i o s o a i u t o , t r a g l i a l t r i , d i Mr.Brace e d i L o m p a) d e l l a N u o v a M u s i c a R u r a l e d i m e s s e r M a r i n o J o s é – se è vero ch e e s s a è u n a g g i o r n a m e n t o d e l c o n c r e t i s m o ; è m u s i c a c o n creta, non com e l a p o e s i a d i D a v i d e R i c c i o ( a l t r o s o d a l e a l M a l a g n i n o p e r la Pezzente); l o è p e r c h é r a c c o g l i e c i ò c h e i n g i r o s i s e n t e , c o m e l e s u o nerie del cellu l a r e , d i c u i q u a s i o g n i b r a n o è c o s p a r s o – c h e f r a l ’ a l t r o f u n g o n o d a u n i c o c o l l e g a m e n t o possibile (e ciò è parad o s s a l e e d e l t u t t o e l o q u e n t e a l l o s t e s s o t e m p o ) c o n l a c o m p o s i z i o n e t r a d i z i o n a l e . F o r s e c he questo essere “pop” è e q u i p o l l e n t e a c i ò c h e f u n e l l e a r t i v i s i v e i l p o p d e l l a F a c t o r y e d i Wa r h o l ? Q u e s t a m u s i c a, di fatto, ci chiarisce la d i m e n s i o n e f r a t t a l e d e l c o n c e t t o d i p o p - a r t , c i o è l a s u a m a n c a t a a p p a r t e n e n z a a u n d o minio defi nito, la sua ri p r o d u c i b i l i t à a o g n i l i v e l l o . Pensiamo alle p a r t i v o c a l i ; s o n o p e r l o p i ù i m p r o c a n t a t e p a r a t r a s h e b r u i t i s t e ( B C E ) c h e r i c o r d a n o l e parabole dei Residents ( U . S . A . I l N a p a l m S a k a s h i t a ) . N o n v o r r e i e s a g e r a r e – m a s i s a c h e i l r e c e n s o r e , c o n u n ’operazio ne concettual m e n t e s b a g l i a t a , s p e s s o a p p i o p p a p e n s i e r i c h e b a l u g i n a n o n e l l e o p e r e ( o , p e g g i o : n e l l a sua testa) direttamente a g l i a u t o r i , c h e d e v o n o p a s s ar e l a v i t a a c o n f e r m a r e o n e g a r e ; m a c ’ è i l s o s p e t t o c h e i l Malagnino stia avviando ( s o l o s o t t o c e r t i p u n t i d i v i s t a e c o n t u t t e l e p e c u l i a r i t à d e l c a s o ) u n a v e r s i o n e i t a l i o t a , e u ropea, pu gliese, glocale a l l a s c e m e n z a o r g a n i z z a t a e i n t e l l i g e n t i s s i m a d e l g r u p p o d i S a n F r a n c i s c o , d i q u e l m o d o di rubare storie, cose, m e l o d i e d i t u t t i ( p r o p r i o p e r c h é b r u t t e , d i c u i n e s s u n o s i v u o l e i n t e r e s s a r e ) p e r r i v e r s a r l e a quei me desimi tutti. In m o d o c h e s i r e n d a n o c o n t o . C o m e l e o d i a t e b a n c h e , M a l a g n i n o s i p r e n d e l a l i c e n z a d i f a re proprio il collettivo. È c o s ì c h e q u e s t a m u s i c a c o n c r e t a t o r n a a l l a c o n c e z i o n e o r i g i n a r i a , s o c i o p o l i t i c a d e l t e r m ine. Pop è un disc o c h e p a r t e c i p a d e l l ’ i n c l a s s i f i c a b i l i t à , m a n o n è i n c l a s s i f i c a b i l e , l o s i p u ò a v v i c i n a r e e p u ntellare di riferimenti; ce r t o e s s o p u ò s e m p r e f a r e s p a l l u c c e e s c u o t e r s e l i v i a . S a r à q u a l c h e c o s a d i p i ù g r a n d e d i noi e lui, forse. Ma tent a t a i n m o d o o n e s t o e i n c a p p o t t a t a i n u n a s e m i s e r i e t à l e g g e r a c h e n e r i d u c e s o t t i l m e n t e (ed effica cemente) la s p a v e n t e v o l e z z a . ( 7 . 5 / 1 0 ) Gaspare Caliri sentireascoltare 49 gamente debitrice d e i g r a n d i p a d r i della musique concr e t e e d e l l ’ e l e t troacustica - il primo n o m e a v e n i r e in mente è quello di L u c F e r r a r i - , la se nsibilità quella , s t r a o r d i n a r i a , di un famelico e lung i m i r a n t e a s c o l tatore nel pieno dell ’ e r a d i i n t e r n e t (7.3/10 ) viata tra la sensibilità dell’autore e la sua calligrafia chitarristica, la capacità di muoversi agilmente nel solco tra estro e risolutezza, tra commozione e ingegno, tra sincopi palpitanti e viluppi pensosi, come dimostra il trittico dedicato al rimp i a n t o D e r e k B a i l e y . (7 . 0 /1 0 ) Vincenzo Santarcangelo Stefano Solventi Francesco Guaiana - Clouds In Motion (FGR, aprile 2007) Genere: jazz avant Dopo aver speso pa r e c c h i d e i s u o i 34 anni ad affinare t e c n i c a e s e n s i bilità tra la natia Pal e r m o e B o s t o n , incrociando le corde d e l l a c h i t a r r a coi bei nomi del jaz z n o s t r a n o ( d a Bona fede a Rava , d a F r e s u a B a t taglia) e internazio n a l e ( d a P a u l Jeffrey a Mick Goo d r i c k , d a J o h n Taylor a Michael C o h e n) , e d o p o aver esordito col trio N o j a z ( N o j a z, Exaudi Records, 20 0 1 ) o t t e n e n d o riscontri piuttosto lu s i n g h i e r i , F r a n cesco Guaiana azza r d a c o n q u e s t o Clouds In Motion l ’ a v v e n t u r a i n proprio. Spremuti s u l l a t a v o l o z z a espressiva cromatis m i d u t t i l i e a r guta visionarietà, e a r m a t o d i u n a solitudine vibrante d a p i t t o r e d i suoni, allestisce q u a t t o r d i c i b o z zetti strumentali o r a a s s o r t i o r a tesi, coniugando le p o s s i b i l i t à d e l l a chitarra (acustica, e l e t t r i c a e p r e parata) alle esigenz e d e l l a r a ff i g u razione. Tema portante è il c o n t r a s t o t r a il movimento lento, n a t u r a l e , d e l mondo che si rivela ( i l f o l k m a d r i galesco tra sospen s i o n i F a h e y d i Pano rama , le evanes c e n z e p a s t e l l o tra arpeggi sospesi d e l l a t i t l e t r a c k ) ed il compiersi bru s c o , i n n a t u r a l e del tempo “moderno ” ( i s i n g u l t i & sussulti di Frantic , lo s c o r t i c a t o l i n guaggio-macchina d i F a b b r i c a ) . Una meditazione ch e c o v a i n q u i e tudine (le stolide re i t e r a z i o n i s o t t o al jazz flamencato d i R i f f, i l g r o viglio blues scontro s o e m i s t e r i c o - quasi zeppelinian o - d i P e n s i e r i densi ), una specie d i s c h i v a f r e n e sia trattenuta tra il d i r e e i l n o n d i r e ombre, misteri e g i o i a ( g l i u m o r i bossa infeltriti di Se g n a l i d i f u m o , la vivace apprensio n e C a n t e r b u r y di Quadretto ). Un d i s c o i n s o m m a che sancisce la cons o n a n z a s e n o n conseguita quanto m e n o b e n a v - F r a n c e s c o Tr i s t a n o – N o t F o r Piano (Infiné Music /Self, 6 aprile 2007) Genere: piano music Tr a s c o r s i i p r i m i , g i u s t i f i c a t i , a t t i m i di smarrimento, in cui ci si chiedeva a mezza bocca se si trattasse proprio di lui, la sfida di Francesco Tr i s t a n o è s t a t a d i c h i a r a t a v i n t a all’unanimità. Una scommessa audace: ci si giocava la reputazione di primo della classe guadagnata negli ambienti dell’Accademia bruciando le tappe grazie ad una t e c n i c a s o p r a ff i n e - o r a c o m p r e s s a nello spazio di un dodici pollici -; si tornava a casa, vittoriosi, con una rilettura al piano di Strings Of Me brillante, sobria e di insolito buon g u s t o . M a Tr i s t a n o , s i s a , è a r t i sta da album: i suoi sono i tempi l u n g h i d e l la c l a s s i c a , e l ’ a s c o l t o preteso quello del pubblico assorto nel silenzio di una sala da concerto, piuttosto che quello distratto di chi, vivaddio, in quel momento è in pista solo per ballare. E così, ecco N o t F o r P ia n o: i l d i s c o - p r o d o t t o dal genio dell’elettronica Murcof che contiene Strings Of Me ed un a l t r o c l a s s ic o d e l l a D e t r o i t Te c h n o (lo storico inno dei dancefloor The Bells, di Jeff Mills, resa altrettanto godibile); ma anche molto altro, a concedergli un ascolto vigile in grado di superare l’attrito solitamente o ff e r t o d a u n d i s c o p e r s o l o p i a n o - ma l’ironico titolo la dice lunga -, e rivelarne così l’essenza policroma. Come fosse un Bildungsroman sentimentale, Not For Piano parla di tutti gli amori di chi lo ha compos t o . L’ a m o r e p e r i l j a z z , n e l l ’ i n i z i a le Hello e nei brani scritti a quatt r o m a n i c on i l s o d a l e R a m i K h a l i f é (The Melody, Jeita). Quello per la classica del Novecento: gli echi di minimalismo disseminati un po’ ovunque, assai evidenti in Hymn e nel lirismo melodico à la Michael 50 sentireascoltare N y m a n d i B a r c e l o n e t a Tr i s t ; l a s t es s a t e c n i c a s t r u m e n t a l e d i Tr i s t a no, c h e d e v e p i ù d i q u a n t o n o n c o n ce d a a l l ’ o p e r a p e r p i a n o p r e p a r a t o di J o h n C a g e ( s i a s c o l t i c o m e l o s tru m e n t o d i v e n t a p e r c u s s i o n e i n H y mn e n e i c r e s c e n d o ) . P e r l a f i s i c i t à del r i t m o , c h e s i a q u e l l o f o r s e n n a t o del s a m b a ( 2 M i n d s 1 S o u n d ) , o q u ello s c a r n i f i c a t o d e l l ’ e l e t t r o n i c a ( a n c ora u n a c o v e r : A n d o v e r d e g l i A u t e c h re). U n a s c o m m e s s a v i n t a c o n c l a sse i n f i n i t a , s i d i c e v a , e d o r a s i a t t e nde la mossa a venire. (7.3/10) Vincenzo Santarcangelo Bob Frank and John Murry World Without End (Decor / Goodfellas, 4 giugno 2007) Genere: folk rock L’ a p p a s s i o n a t o d i A m e r i c a n a c h e è i n v o i h a s e m p r e s o g n a t o u n paio d i z i i c o s ì , u n p o ’ f a l e g n a m i u n po’ b e c c h i n i , l e s p a l l e g r o s s e e n ella t e s t a ( n e l c u o r e ) s t o r i e d a r a c c on t a r e . S t o r i e d i f r o n t i e r a e f a n t a s mi, d i f a n t a s m i c a d u t i n e l t e n t a t i v o di d o m a r e ( p l a s m a r e , d e f i n i r e ) l a f r on t i e r a . F a n t a s m i n o n d e l t u t t o p aci f i c a t i , c o n q u a l c o s a d a d i r e a d un p r e s e n t e c h e n o n s m e t t e d i s c on t r a r s i c o n n u o v e p i ù o m e n o l e g itti m e f r o n t i e r e . B o b F r a n k , 6 2 a n n i da M e m p h i s , e J o h n M u r r y, v e n t i set t e n n e d a Tu p e l o , s o n o i d u e s t rani z i i d e l c a s o . Z i i d ’ A m e r i c a , n atu r a l m e n t e . I l p r i m o è u n v e t e r a n o in p i s t a d a i p r i m i s e t t a n t a , i l s e c o ndo u n c h i t a r r i s t a e c a n t a u t o r e g i à a l la v o r o c o n s v a r i a t i p r o g e t t i q u a l i The D i l l i n g e r s e L u c e r o , a r e a M e m p his. U n g i o r n o s ’ i n c o n t r a n o e d e c i d ono d i a v v i a r e u n c o m b o c h i a m a t o Los G u e r o s, f i n c h é n o n m a t u r a n o l ’ i dea d i u n d i s c o d i m u r d e r b a l l a d s in d u o , m a g a r i p r o d o t t o d a Ti m M oo n e y d e g l i A m e r i c a n M u s i c C l ub . Q u e s t o d i s c o . I n c u i a p p u n t o die c i f a n t a s m i – c o n d a t a d i t r a p a sso a l l e g a t a - s i a g i t a n o i n a l t r e t t a nte t r a c c e . L i v e d i a l z a r s i d a l l a c i n t ola in su e raccontare con voce calda e b r u m o s a , d a n d o v i t a - s i c ! - a b a l lad o r a l u c c i c o s e ( B u b b a R o s e , 1 9 61 ) o r a e c t o p l a s m a t i c h e ( J o h n Wi llis, 1 8 4 4 ) , o r a c u p e e s d r u c c i o l e voli ( i l b r o d o D i r t y T h r e e / D i r e S t r aits d i B o s s We a t h e r f o r d , 1 9 3 3 ) e ora p i ù d i s t e s e ( l a p l a c i d a d i g r e s s i one R e d H o u s e P a i n t e r s - Wi l l a r d G r ant Conspiracy d i Tu p e l o , M i s s i s s i p p i , 1936 ). Organ i , v i o l i n i , l a p - s t e e l e percussioni - l ’ a r m a m e n t a r i o s t a n dard del caso - s i m u o v o n o s u u n o sfondo di fee d b a c k e b r u m e e l e t troniche (ved i l ’ a l l u c i n a t o f i n a l e d i Joaquin Murie t t a , 1 8 5 3 o l a m a z u r ca macabra d a C a v e m a r i o n e t t a d i Madeline, 179 6 ) . Una voglia d i c o n t a g i a r e l a t r a dizione di mo d e r n i t à c h e s i f e r m a forse un attim o p r i m a d i d i v e n t a r e davvero inter e s s a n t e , s e n z a e v i tare all’impas t o u n r e t r o g u s t o d i messinscena, e v i d e n t e p e r s i n o n e l la grana lo-fi d e l l a g h o s t ( e h m … ) track. Disco c o m u n q u e b e n i d e a t o , ben scritto, be n s u o n a t o , b e n i n t e r pretato. (6.8 /1 0 ) Stefano Solventi Fridge – The Sun (Domino / Self, 15 giugno 2007) Genere: eclectic instrumental Ma come vive K i e r a n H e b d e n ? C i pare una dom a n d a d e l t u t t o l e g i t tima all’imme d i a t a v i g i l i a d e l l a s u a nuova pubblic a z i o n e , l a q u i n t a ( s e non andiamo e r r a t i ) d a l l a p r i m a vera dello sc o r s o a n n o . U n a m a c china musical e i l l o n d i n e s e , c h e s i alterna tra stu d i o d i r e g i s t r a z i o n e e console, live s e t e h o m e r e c o r d i n g , strumenti trad i z i o n a l i e d a p p a r e c chi elettronici s e n z a a p p a r e n t e s o luzione di co n t i n u i t à , l u i s c h i v o e riservatissimo e s p o n e n t e d i q u e s t o nuovo appro c c i o a l l a d i s c o g r a f i a basato su di u n a i n d i s c r i m i n a t a e sfacciata prol i f e r a z i o n e . U n a s c e l t a forse suicida, c h e i n t e m p i d i r a b bioso peer to p e e r c o m e q u e l l i c h e stiamo vivend o , n o n p o s s i a m o c h e rispettare ed a p p o g g i a r e . Ma veniamo a i f a t t i . P e r q u e s t o e n nesima uscita i l N o s t r o s i r i c o n g i u n ge al laptop fo l k e r A d e m I l h a n ( p e r l’occasione al b a s s o ) e d a l b a t t e r i sta Sam Jeff e r s , t o r n a n d o a d a r e vita ad un pro g e t t o , q u e l l o d e i F r i dge, originari a m e n t e n a t o s u i b a n chi di scuola a t t o r n o a l l a m e t à d e g l i anni novanta e d i n t e r r o t t o , d o p o alcune altale n a n t i p r o d u z i o n i , n e l corso del 20 0 1 . M i r a c o l o s a m e n t e riemerso dagl i a b i s s i s p a z i o / t e m p o rali, il terzetto i n g l e s e r i c o m i n c i a i l proprio camm i n o d a d o v e l o a v e v a interrotto sei a n n i o r s o n o e c i o è d a un sound qu a s i i n t e r a m e n t e s t r u - mentale (fanno eccezioni i vocalizzi d i L o s t Ti m e ) t a l m e n t e e c l e t t i c o e d agile da eludere qualsiasi tentativo d i c a t a l o g a z i o n e . Tr a i d i e c i e p i s o d i contenuti in The Sun tutto appare naturale ma allo stesso tempo irragionevole, dal funk mutante modell o K ir k D e G i o r g i o d e l l a t i t l e t r a c k , all’ambient folk di Our Place In This e Ye a r s A n d Ye a r s A n d Ye a r s …, dallo svelto e scattante post punk di Eyelids alla prolissa new wave d i C lo c k s , d a l l ’ e l e t t r o n i c a g i o c a t t o losa di Comets alle reminescenze To r t o i s e d e l l a p u r b u o n a O r a m . Detto tra noi e, ontraddicendoci con quanto espresso in apertura, sarebbe bene che il buon Kieran considerasse seriamente la possibilità di prendersi una discreta pausa anche perché il dubbio che possa interrompersi questa incredibile striscia di ottime produzioni è più che lecito. Confidando nella sua saggezza, per il momento: (7.0/10) Stefano Renzi Guster - Gangin’Up On The Sun (Reprise / Ryko / Audioglobe, 4 giugno 2007) Genere: rock/pop I G u s t e r d a B o s t o n , o v v e r o u n a d e lle tante rivincite del pop rock venato Americana. College e lo-fi, AOR e jingle jangle, power e post-glam, quel che occorre per stemperare un messaggio adrenalinico nel soft drink inebriante. Memorie omeopatiche al servizio di un repertorio tutto sommato innocuo, per quanto stimolante. Sono in quattro, come gli album già licenziati dal ‘94 al 2003. Per il quinto, il qui present e G a n g i n ’ U p O n T h e S u n, s i s o n o fatti un bel respiro profondo e poi via ad allacciare link agili tra Ben F o l d s e C o l d p l a y ( D e a r Valentine ), P a v e m e n t e G o m e z ( O n e Man Wre c k i n g M a c h i n e ) , To m P e tty e Eels ( L i g h t n i n g R o d ) , N e i l Yo u ng e Arc t i c M o n k e y s ( n o n c i c r e d ete? Pren d e t e T h e B e g i n n i n g O f T he End e d i t e m i s e n o n s o m i g l i a a d una Vam p i r e B l u e s d i s i n n e s c a t a p unk-pop). I l m o t i v o p e r c u i a l l a f i ne riesco n o a g u a d a g n a r s i u n a s ufficienza p i u t t o s t o a m p i a è t u t t o i l reticolo di s u g g e s t i o n i m e t a b o l i z z a t e che puoi i n t u i r e n e l l a p o l p a c a t c h y, come i v o c a l i z z i b e a c h b o y s i a n i tra strali d i s t o r t i d i c h i t a r r a e s y n t h in Ruby F a l l s ( s o r t a d i G r a n d a d d y con più v o g l i a d ’ i r r e t i r e c h e t u r b a re) o i tur g o r i e r r e b ì - s o u l à l a Wi n wood nel l e s t r o f e d i C ’ m o n . D e l i z iosamente s u p e r f i c i a l i , a n c h e q u a n d o il cuore è a m a r e g g i a t o d a u n o strisciante “ d i s s e n s o ” ( T h e C a p t a i n , Manifest D e s t i n y ) . L a b i r r e t t a c h e ogni tanto è g i u s t o c o n c e d e r e a l l e nostre au t o r a d i o a c c a l d a t e . ( 6 . 3 /1 0 ) Stefano Solventi Half Cousin – Iodine (Gronland / Audioglobe, 30 aprile 2007) T h e Tw i l i g h t S a d - F o u r t e e n Autumns & Fifteen Winters (Fat Cat / Audioglobe, maggio 2007) Genere: junkyard pop; shoegazing folk O l t r e a p r o v e n i r e e n t r a m b e dal folto s o t t o b o s c o s c o z z e s e ( i primi dalle m i n u s c o l e i s o l e O r k n e y, i secondi d a G l a s g o w ) , q u e s t e d u e band con d i v i d o n o l o s t e s s o p u n t o di parten z a – l ’ i n d i e f o l k - p u r a p p rodando a e s i t i d i v e r s i p e r f o r m a e d approccio. I n r e a l t à p e r g l i H a l f C o u sin , ovve r o K e v i n C o r m a c k e J i m m y Hogarth, p a r l a r e d i f o l k è q u a n t o meno limi t a n t e . D a b a s i r u s t i c h e e quasi inti m i s t e s v i l u p p a n o u n p o p casalingo, g i o c o s o e d e l i z i o s a m e n t e post-mo d e r n o ; J u n k y a r d p o p l o chiamano, e n o n a t o r t o , p e r q u e l l ’attitudine b r i c - a - b r a c e a r t i g i a n a l e che mette i n s i e m e c h i t a r r e a c u s t i c h e e fisar m o n i c h e c o n b e a t m e t a l l i ci, xilofo n i e s y n t h t a l v o l t a o s c u r i. A parte i n v e n t i v a e f a n t a s i a , c h e pure non d i f e t t a n o ( s e n t i t e i n q u a n te direzio n i s i s v i l u p p a l ’ i n i z i a l e Big Chief ), è t u t t a v i a i l s o n g w r i t i n g a fare la d i ff e r e n z a , c o n p a r t i c a ntate che r i p r e n d o n o D o n o v a n ( l ’indolente A b i d e ) e S i m o n & G a r f u n kel, salvo s e n t i r e a s c o l t a r e 51 poi in sterzare verso u n m e l o d i c o e catchy electro-pop ( T h e A b s e n t e e ) , o sporcare acquerel l i i n a p p a r e n z a innocui di forti tinte p s i c h e d e l i c h e (Police Torch ), lasc i a n d o t r a p e l a re qua e là una cert a c u p e z z a a l l a Drake (inconfondib i l e n e l l o s t r u mentale Home Hel p ) . E c l e t t i s m o alla riscossa per il d u o , c h e f a c o s ì un ulteriore passo av a n t i r i s p e t t o a l già p romettente eso r d i o T h e F u n ction Room (2004). ( 6 . 8 / 1 0 ) In quanto glasweg i a n i , i q u a t t r o Twilight Sad hanno i n v e c e m o l t o più in comune con l e b a n d d e l l a Chemikal Undergro u n d ( l o r o , i n vece escono per Fat C a t ) : a t t i n g o n o dal folk celtico come i D e R o s a , s v i luppano muri sonori s i m i l – p o s t a l l a Mogwai, si affidano a l l ’ a s p r o a c c e n to locale come gli A r a b S t r a p e s i abbandonano a lang u i d e z z e d e n s e di epos come i recen t i A e r e o g r a m me . Quello che però l i c a r a t t e r i z z a è soprattutto la sma c c a t a i m p r o n t a shoegaze che danno a l l o r o s u o n o , in partenza acustico m a q u a s i s e m pre soffocato da di s t o r s i o n i , e c h i , riverberi e wall of s o u n d , m a n t e nendo la scrittura en f a t i c a e d a p e r ta. Nei paragoni di p r e s e n t a z i o n e è sta to scomodato p e r s i n o i l g e n i o di Van Dyke Parks; t r o p p a g r a z i a per una band non m e n o c h e b u o n a . Nulla più. ( 6.5/10 ) Antonio Puglia Hans Appelqvist Sifantin Och Mörkret (Häpna, 8 maggio 2007) Genere: folk, experimental Il rischio che Hans A p p e l q v i s t c o r r e dopo un disco della s t a t u r a d i N a i ma , per sua natura m u l t i s t r a t i c o , è quello di lasciarsi t r a s p o r t a r e d o l cemente dai mille ri v o l i c h e h a n n o alimentato sinora i l s u o d i s c o r s o musicale. E’ un risc h i o c h e a t t u a l mente si fa sentire p i ù c h e a l t r o v e in ambito avant-folk , d o v e a c c a d e spesso che la man c a n z a d i i d e e viene spacciata per n a i v e t e , i l g i rare a vuoto di innu m e r e v o l i d i s c h i fatto passare per a t t i t u d i n e s p e r i mentale. Sifantin Och Mörkre t, n u o v a u s c i t a su Häpna a soli sei m e s i d a l l ’ i m p o r tante predecessore, è u n d i s c o c h e si fa carico fino in fo n d o d i u n s i m i le cimento, pagando n e i n p a r t e l o 52 sentireascoltare scotto ma riuscendo al tempo stesso a confermare la grandezza dell’artista Appelqvist. Espunte anche le ultime scorie digitali che ancora comparivano in Naima, le tracce di Sifantin Och Mörkret suonano per la gran parte come delle campfire songs nel senso dell’Animal Collective: abbozzi di melodia che sbocciano da una chitarra strimpellata attorno a un fuoco ed in seguito sporcati da suoni trovati e field recordings di varia provenienza (soprattutto versi di animali, strumenti giocattolo, stralci di conversazioni d i b a m b i n i ) . L’ a t m o s f e r a g e n e r a l e è quella bucolica di un arcadico stato di natura perennemente agognato: i suoni nostalgici richiami a non abb a n d o n a r n e l a r i c e r c a . I n Wa n x i a n e F r e c k e n åg e s S p a s i t o r n a i n v e c e a respirare profumo d’Oriente, grazie a miniature di suono che emulano strumenti tradizionali. Non mi meraviglierei se all’ascolto di un simile disco si recriminasse circa una dispersione di forza creativa che lo pervade tutto intero e che finisce inevitabilmente per disor i e n t a r e - se n o n r i s c h i a a d d i r i t t u r a d i a l i m e n t ar e s o s p e t t i d i p o c h e z z a compositiva. Ma quando si torna a f a r e c o s e n o r m a l i - i n Ta l k i j a n g n a s A k t l o s v e de s e a b b r a c c i a a d d i r i t t u ra una chitarra elettrica per buttar giù un refrain rock - ci si accorge d i r i m p i a n ge r e s e m p l i c e m e n t e q u e i fulgori di genio che abbiamo vis t o c o s ì s p e s s o a ff i o r a r e d a q u e l la lunga, ininterrotta dichiarazione d’amore. (7.0/10) Vincenzo Santarcangelo Hearts Of Black Science – The G h o s t Yo u L e f t B e h i n d ( C l u b A C 30 / Goodfellas, giugno 2007) Genere: electro-rock È gia tutto sintetizzato perfettamente nel nome della band: Hearts Of Black Science. Dunque: cupo romanticismo malinconico. Se a ciò si aggiunge la loro provenienza geografica i giochi sono ben presto fatti. Nord europa, più precisamente Svezia. Con queste coordinate è d i ff i c i l e s b a g l i a r s i . E i n f a t t i n o n c i s b a g l i a m o . A ff a t t o . T h e G h o s t Yo u Left Behind rappresenta un condensato electro-rock dalle evidenti tinte pop malinconiche, rimasto i n e s o r a b i l m e n t e s c h i a c c i a t o d alle p e s a n t i m a c e r i e d a r k . Vi e n e f o rse in mente Him? S o n o d u e i c o m p o n e n t i d e l g r u p po: D a n i e l Ä n g h e d e ( g i à n e g l i A s tro q u e e n) , c h e s i o c c u p a d e l l a p arte u m a n a d e l p r o g e t t o ( v o c e , c h i t arra e b a s s o ) , e To m a s A l m g r e n , c h e in v e c e s i d e s t r e g g i a c o n l a s t r u m en t a z i o n e e l e t t r o n i c a . L a l o r o f o r mula s t i l i s t i c a t e n d e v e r s o s o n o r i t à new w a v e ( D e p e c h e M o d e e C u r e s u tutt i ) , m a q u e l r o m a n t i c i s m o s f a r z oso e t r o p p o i n v a s i v o , o s t e n t a t o i n ogni s i n g o l o p a s s a g g i o m u s i c a l e , f i n i sce p e r r e n d e r e l a l o r o p r o p o s t a s t e rile s e n o n a d d i r i t t u r a l a g n o s a . È i n f atti i l c o n t e s t o m u s i c a l e , s o p r a t t u t t o gli i n s e r t i e l e t t r o n i c i , a t r a s p o r t a r e tut t o ( c u p e z z a , m a l i n c o n i a , n o s t a l gia) v e r s o t e r r i t o r i p i ù p r o p r i a m e n t e kit s c h . L e p o c h e b u o n e i d e e ( S n o w fall e Wa l k i n g Wi t h T h e S u n ) v e n g ono r i d i c o l i z z a t e d a s i n t h e t a s t i e r e in p u r o s t i l e O t t a n t a s e m p r e s o p r a le r i g h e . A s c o l t a r e M i l e s p e r c r e d e re. Romanticamente a n a c r o n i s tici. F u o r i t e m p o m a s s i m o . C o m e i n d os s a r e u n m a g l i o n e d i l a n a i n p i eno agosto. (4 . 5 / 1 0 ) Andrea Provinciali Humanoira – L’ a r t e di sciogliere la neve (Snowdonia / A u d i o g l o b e , 11 m a g g i o 2 0 0 7 ) Genere: pop-post-rock S i c o m i n c i d a l l ’ i n i z i o d e l d i sco ( A d i o s N o n n i n i ) , s e n z a f a r e e co n o m i a d i p e n s i e r i s e v e r i . L e l i r i che c i s o n o ( “ S o n o t a l m e n t e r i c c o da n o n r i u s c i r e a s p i e g a r m i c o n p a role p o v e r e ” ) ; m a , n o n s i c a p i s c e per c h é , l ’ “ i t a l i a n o ” d e g l i H u m a n o i r a di L’ A r t e d i s c i o g l i e r e l a n e v e s em b r a g i u s t a p p o s t o a l l a m u s i c a ; a p pa r e g o ff o , n e l l a c o n f e z i o n e m u s i c ale, turn it on M e l t - B a n a n a – B a m b i ’s D i l e m m a ( A - Z a p R e c o r d s / G o o d f e l l a s , maggio 2007) Genere: cartoon-hardcore Si è scritto gi u s t a m e n t e c h e c o n B a m b i ’s D i l e m m a i M e l t - B a n a n a s a r e b bero tornati a f a r e r o c k d o p o l e t e n t a z i o n i e l e c t r o d i C e l l - S c a p e ( A - Z a p , 2003). Meglio p e r ò s i s a r e b b e f a t t o a s o t t o l i n e a r e a n c o r a u n a v o l t a c o m e per i quattro g i a p p o n e s i r o c k f i n i s c a i n e v i t a b i l m e n t e p e r f a r r i m a c o n h a rdcore e spess o a n c h e c o n g r i n d : i n q u e s t o s e n s o , b r a n i c o m e S p i d e r S n i p e e Heiwaboke r i b a d i s c o n o c o n f o r z a c h e l e r a d i c i d i u n g r u p p o c o m e q u e l l o di Tokyo stan n o l ì i n f o n d o , i n q u a l c h e c a p i t o l o d i m e n t i c a t o d e i l i b r i d i storia del pun k . L e c h i t a r r e d i I c h i r o u A g a t a , a d e s e m p i o , n o n d i v a g a n o impazzite com e a l s o l i t o , m a e r i g o n o s e m m a i i l m u r o d i s u o n o d i d u e a n t h e miche declam a z i o n i i n s t i l e h a r d c o r e o l d s c h o o l . Anche laddov e i M e l t - B a n a n a t o r n a n o a c o n c e d e r e i n t e r m i n i d i i n t e g r i t à punk, lo fanno a f a v o r e d i s o l u z i o n i c o m u n q u e i n c o m p r o m i s s o r i e : a c c a d e q u a n d o f i n i s c o n o p e r a p p a r i r e come una versione suon a t a - d a v v e r o i n t u t t i i s e n s i - d e g l i A t a r i Te e n a g e R i o t i n T F o r To n e e L o c k T h e H e a d ; come degli Yeah Yeah Ye a h s i n a s t i n e n z a d a r i t a l i n i n C r a c k e d P l a s t e r C r i s i s e P l a s m a G a t e Q u e s t ; q u a n d o s c i mmiottano i Beastie Boy s i n C a t B r a i n L a n d o l ’ a m b i e n t t e c h n o i n Ty p e : E c c o S y s t e m. Tu t t o q u e s t o n o n i m p e d i sce di tra stullarsi come s e m p r e c o n e ff e t t i s t i c a c a r t o o n ( C r o w ’s P a i n t B r u s h ) e d i l a s c i a r s i s e d u r r e d a s o l u z i o n i v agamente pop ( Green Ey e d D e v i l , T h e C a l l O f T h e Va g u e ) . B a m b i ’s D i l e m m a f i n i s c e c o s ì p e r s u o n a r e c o m e u n o dei dischi più potenti de i M e l t - B a n a n a d a u n p o ’ d i t e m p o a q u e s t a p a r t e e p e r r i c o n f e r m a r l i a i v e r t i c i d e l l a a t t u ale scena japanoise. ( 7. 0 / 1 0 ) Vincenzo Santarcangelo s e n t i r e a s c o l t a r e 53 quando veste melod i e c h e s i c u r o i rischierebbero anche i Geni, volete critici indicheranno c o m e “ r i n n o v a - c h e l ’ e x P. I . L . - c h e a l l a c a t e g o r i a trici pur restando ne l l a t r a d i z i o n e ” , non appartiene, pur avendola cor- ma che ricordano un g i à s e n t i t o i n teggiata da vicino - non cada? Pun- radio. La prima scia c h e s i p a l e s a è tualmente, quella dei Litfiba ( R a d i o C a r o n t e ) . dante d’anni che ci separa dal suo Gli arrangiamenti so n o c u r a t i e n o n ultimo lavoro sul serio indispen- si fanno mancare nu l l a , m a s u g g e - s a b i l e ( Ta k e M e To G o d, I s l a n d riscono un sospetto , c i o è c h e l ’ a r - 1994), ha alternato cose carine a peggio di chitarra di I l m i o A m o r e è una discreta quantità di scivoloni, pop (che peraltro pr e s e n t a u n f e l i - culminati nel fervore di una conver- ce l’i ntermezzo di fi a t i e u n a c o d a sione al cattolicesimo che lascia convincente) occhie g g i ( a n z i f a c c i a p e r p l e s s i . To c c a p e r ò d a r a t t o a J a h occhi dolci) ai mezz u c c i d a m a i n - (ehm…) di non essersi seduto sugli stream. E la parte v o c a l e – t r a n n e allori, d’aver cercato con costanza quando si teatralizz a i n m o d o s i n - nuovi percorsi su quelle terre sono- cero, mentre altrov e l a t e a t r a l i t à re di confine così moderne da esser nasconde la ricerca d i m u s i c a l i t à e a questo punto norma. Si avventura bellezza – le fa il pa i o . E l a b e l l e z - lì anche Heart And Soul, sovente za non si cerca.E al l o r a f o r s e q u e - mescolando l’amore per il dub alle sto disco è un mezz o p e c c a t o , c o n suggestioni etniche assimilate al- alcune cose che no n s i p e r d o n a n o lorché - ragazzino nei sobborghi di facilmente, ma, in fin d e i c o n t i , c o n Londra - si perdeva dietro alla ra- alcuni margini di pr o m e s s a . È q u i dio a onde medie. Un po’ muezzin che accade qualcos a . L e s p e r a n z e (strepitose l’oscura Through The prendono corpo già n e l l e c a n z o n i Mist And Up The Mountain e un’af- successive, fino a in c r i n a r e l a p r o - f i l a t a E t e r n a l Wa n d e r e r c h e s t o r d i - spettiva iniziale. Cir o e A n n a s v e l a sce come ai vecchi tempi) e un po’ definitivamente le m i r e p o s t - r o c k della band; la title-t r a c k è u n a H e roes trasognata e pe r n u l l a m a r z i a le, che si infrange s u l m u r o p o s t - e che rifrange un vio l i n o g i o c a t t o l o davvero azzeccato. L’ A c c h i a p p a c i trulli conferma la cre s c i t a , f a c e n d o spiccare la lingua i t a l i o t a – i n u n modo simile a quella b o l l a c h e s o n o stati i Massimo Volu m e – d i l a g a n t i in Muschio , parabol a d i t e a t r o - n a r razione-vangelico, co n c h i t a r r a s u g gestionata dal live d i U m m a g u m m a dei Pink Floyd, e vo c i r a c c o l t e . I n somma, pareggio. ( 6 . 0 / 1 0 ) Gaspare Caliri nella dozzina abbon- profeta in levare (Lord Keep Me, una title track in odore di Clash circa Bankrobber), dispone nel mezzo l’alchimista stiloso e sicuro di sé e dei propri mezzi (Desolation, Whatever Happens, l’autobiog r a f i c a I R e m e m b e r T h a t Ti m e ) . Sorprende, addirittura: butta lì del Bristol sound storto (The Sweetest Feeling, complice la voce di Clea Rose) e un quasi funk refrigerato ( I ’ d L o v e To Ta k e Yo u ) , c h i u d e n d o così il cerchio col ringraziamento all’Immagine Pubblica nascosto tra le note di Blue Lines; si declina acustico (Appalachian Mountain) e s ’ a d a t t a a u n m o l l e w e s t e r n ( Ta k e Jah Wobble – Heart And Soul Me Home), infine si concede uno ( Tr o j a n / G o o d f e l l a s , 1 9 m a r z o sfogo 2007) Bowl). Genere: dub come non faceva da un dieci anni Uomo di talento Joh n Wo b b l e e t u t - in qua. Nonostante peccatucci (sa- tavia non esente da d i f e t t i , l a s m a- rebbe lui, sennò?) come una sca- nia di voler pubblica r e a r i t m i s f i a n - letta bisognosa di qualche taglio e canti forse il peggio r e . Tr a s c a ff a l i l ’ u s o a t r a tt i s m o d a t o d e l v o c o d e r, e ricerche ne compu t o u n a t r e n t i n a , Wo b b l e p a r e e s s e r r i s o r t o ( n o : n o n live e collaborazion i e s c l u s e , c e r - faccio apposta…). Che lo dessimo to di aver sicurame n t e t r a l a s c i a t o p e r b o l l i t o t r o p p o p r e s t o ? ( 7 . 2 /1 0 ) qualcosa. Ora, se a c e r t e c a d e n z e 54 sentireascoltare d’acido chitarrismo Convincendo, (Dust oltretutto, Giancarlo Turra Jennifer Gentle - The Midnight Room (Sub Pop / Audioglobe, 19 giugno 2007) Genere: psych/pop P e r s o p e r s t r a d a i l b a t t e r i s t a A l es s i o G a s t a l d e l l o , l a M a r c o F a s o l o’s O n e M a n B a n d , a l t r i m e n t i d etta J e n n i f e r G e n t l e , t o r n a a f a r s i v iva p e r i t i p i S u b P o p a d u e a n n i dal f o r t u n a t o Va l e n d e. C o m e a l l ora a n z i p i ù ( i n t e n s a m e n t e ) d i a l l ora, t r a t t a s i d i u n t u ff o t r a i m o d i e le a t m o s f e r e f r e a k / p s y c h d e i s i x t ies d a c u i i l p a l o m b a r o m u l t i s t r u m en t i s t a ( c h i t a r r e , b a s s o , b a t t e r i a , ta s t i e r e v a r i e . . . ) r i e m e r g e c o l r e tino p i e n o d i m o s t r i c i a t t o l i a n f i b i , n atu r a l m e n t e p s i c o t r o p i , i c a s t i c a m e nte l i s e r g i c i , g r o t t e s c a m e n t e v i s i o n ari. P r e n d e t e a t i t o l o d i e s e m p i o i l v au d e v i l l e s g a n g h e r a t o b e a t d i I t ’s In H e r E y e s , o l ’ a p n e a e v a n e s c e nte t u t t a p u n g o l i d i c h i t a r r e e d e cto p l a s m i d ’ h a r m o n i u m d i Q u a r t e r To T h r e e , o a n c o r a l o s t o m p m a c a bro e f o r s ’ a n c h e a v a r i a t o d i Te l e p h one Ringing. I n e v i t a b i l m e n t e c a p i t a d i s c o r g ere s p e t t r i d a l l a f i s i o n o m i a s o s p e tta, c o m e i K i n k s s w i n g a n t i e s d r u c cio l e v o l i n e l l a b e ff a r d a Ta k e M y H a nd , i P r e t t y T h i n g s v o r t i c o s i n e l d e l irio m a d r e p e r l a c e o d i T h e F e r r y m en , a d d i r i t t u r a i l Wa i t s p i ù i n v a s a t o tra i v a t i c i n i a m n i o t i c i d i G r a n n y ’s H ou s e . Tr a n q u i l l i , n o n s t o s c o r d a ndo i l v a t e B a r r e t t : c ’ è e c c o m e , a nni d a t o n e l d n a d i p r e s s o c h é t u t t e le t r a c c e , a m o ’ d i f a n t a s m a p a c i f i ca t o n e l l ’ i n i z i a l e Tw i n G h o s t s e n ella l e n t a d e r i v a d i C o m e C l o s e r , s orta d i v a s c e l l o i n t e r s t e l l a r e c o i m oto r i s p e n t i . M a a r r i v i a m o a l d u n q ue. A l l e d o l e n t i n o t e , s e v o g l i a m o . Per c h é i n q u e l f a m o s o r e t i n o m a n c a la p r e d a p i ù i m p o r t a n t e , l a p i ù d i ff ici - le. Questa pre d a è l ’ a b i s s o s t e s s o , già carburante i r r i n u n c i a b i l e p e r g l i immaginifici d e c o l l i d e l l ’ i m m a g i n i f i co Syd. Il bu o n M a r c o i n v e c e n o n ne cattura ab b a s t a n z a , q u a s i p e r nulla. Padron e g g i a l ’ i n c a s t r o d e l l e tessere con g u i z z a n t e i n g e g n o s i t à , ma scorda di r e n d e r c i p a r t e c i p i d e l le sue ossess i o n i . C ’ i n t r i g a , m a n o n ci scuote. Ci c o n v i n c e , m a n o n c i avvince. Rag i o n p e r c u i n o n r e s t a che osservarn e l e e v o l u z i o n i c o m e si fa con le co s e c u r i o s e . I n a t t e s a della prossim a b i z z a r r i a . ( 6 . 0 /1 0 ) t i v o r a g g i u n t o , s u t u t t i , è c h e d i ff i cilmente si lascia che la banalità si intrufoli in questi pezzi pop; il che è cosa non facile da ottenere, per un nugolo di melodie che si aspettano di risultare orecchiabili (Il bar dei miei sogni). Una promozione, la nostra, che risente della serenità (non agrodolce, ma vagamente surreale) che lascia l’ascolto dei r a c c o n t i d e l l a Vi t a s o c i a l e d i q u e st’uomo, a suo dire per nulla disinvolta. Razzolerà male, ma predica bene. (6.7/10) Stefano Solventi Gaspare Caliri Jet Set Roger – La vita sociale (Snowdonia / Audioglobe, maggio 2007) Genere: pop-wave Quelle pose d a b u r a t t i n o - b u r a t t i naio alla Cam e r i n i , c o n a l c u n i a c cenni di vin t a g e - b o o g i e ( S t u p i d o romantico , Un ’ a l t r a s c u s a ) , q u e l l a “wave” ( Il To s s i c o e i l C o m m e s so , che vince i l p r e m i o a l l a p r i m a canzone che h a i n s e r i t o n e l t e s t o la frase “I cap e l l i a l l a Va l d e r r a m a ” ) che ancora no n h a i n i z i a t o i l r i f l u s so, quelle picc o l e p r e t e s e d i s o f i s t i cazione che h a a v o l t e i l p o p . Canzoni tristi ( a c u i p a r t e c i p a A n d y dei Bluvertigo , c h e s a r à f e l i c e d e l l’epiteto di cu i n o n s i r i e s c e a l i berare, né n o i l o f a r e m o ) e p p u r e scanzonate, s o r e l l e d i q u e l l e d e i Baustelle . Un a v o c e t r a B i a n c o n i e Tricarico. I l b r e s c i a n o - l o n d i n e s e che sta dietro a q u e s t e d e f i n i z i o n i facilone è Je t S e t R o g e r , a u t o r e di La vita so c i a l e , u n a d e l l e d u e uscite con cui l a S n o w d o n i a i n i z i a a festeggiare i d i e c i a n n i d i a t t i v i t à . Ma al di là d e l l e f r a s i d e s c r i t t i v e , come siamo m e s s i a r e s a ? A b b a stanza bene; u n m e r i t o e u n o b i e t - Joanna Newsom and the Ys Street Band - EP (Drag City / Wide, 24 aprile 2007) Genere: avant folk Chiamatelo, se volete, appendice, questo EP licenziato dall’imprendibile Joanna. Appendice ad un album uscito ormai da mesi (ma che ancora non ha finito di sorprendere e turbare) e anche ad una personalità capricciosa, intensa, versicolore, forse enigmatica e forse burlon a . Ta n t o c h e d a u n a p a r t e a c c o g l i con un ghigno il calembour springsteeniano della ragione sociale, dall’altra t’insospettisci per questa scaletta all’insegna della lettera C (che vorrà dire? Che ci sarà dietro? O d d ìo , m i s f u g g e l ’ a r c a n o . . . ) . In ogni caso, trattasi di soli tre p e z zi p e r q u a s i m e z z ’ o r a d i a c u stiche mirabilie & carabattole. C’è l’incanto sospeso di Clam, Crab, Cockle, Cowrie, ripresa dall’album d’esordio, chitarra e voce più controcanto maschile, aria angelicata Paul Simon e toccante fragranza d a l iv e i n s t u d i o . C ’ è u n a C o s m i a dilatata fino a raddoppiarsi rispetto a l l a v e r s i o n e d i Y S, t u t t a u n a m a r e a che monta e ondeggia tra sfarfallii di fisarmonica, trilli di banjo e chit a r r e, u l u l a t i ( d i t h e r e m i n ? ) , s o n a gli, guizzi vetrosi, incapricciamenti esotici/balcanici, caracollante dolcezza, mistero terrigno, memorie L e d Z e p, F a i r p o r t e - a r g h ! - p r i m i Q u e e n. Poi c’è Colleen, il pezzo inedito, marcetta al passo di percussioni sorde, infiorescenze medievali di fisarmonica, chitarre, arpa, quel canto tutto squittii e ombre, voca- l i z z i d i s t e s i e s t r i z z a t i , una Kate B u s h t a r a n t o l a t a c o i Pentangle a g u a r d a r l e l e s p a l l e . Insomma, c ’ è c h e q u e s t o d i s c h e t t o aggiunge u n ’ a l t r a r o t e l l a a q u e l miracolo s o m a r c h i n g e g n o d ’ i m mediatezza s t r u t t u r a t a - s p e c i e d i f o l k-prog ca p a c e d i b r u c i a r e p i g l i o i ndie-wave, g r o v i g l i o a g i l e , l a b i r i n t o dipanato - c h e l ’ a r g u t a r a g a z z a h a deciso di p r o p i n a r c i . B o n t à s u a . ( 7 . 0 /10 ) Stefano Solventi Kalabrese – Rumpelzirkus (Stattmusik, maggio 2007) Genere: electrojazzfunk downtempo I l p e r s o n a g g i o c h e h a c a mbiato le s o r t i d e l b l a c k - p o p n e g l i anni 90 ( t r a g l i a l t r i ) è s t a t o Tr icky ; poi, c o m e t u t t e l e s t e l l e , s i è spento in m i l l e p r o g e t t i e p e r s o n a l ità distur b a t e . O g n i t a n t o q u a l c u no racco g l i e i s u o i s p u n t i e l i r i v ede, tenta d i r a p p e z z a r l i i n m a n i e r e consone a l l o z e i t g e i s t . K a l a b r e s e (aka Sa c h a Wi n k l e r) c i p r o v a i n questo suo d e b u t t o , m a s c h e r a n d o i l t entativo di r i a p p r o p r i a r s i d e l l ’ e r e d i t à del mae s t r o d i e t r o a u n a c o l t r e di electro p o s t - 2 K f u n k e g g i a n t e d i c hiara pro venienza chill-out. I l d u b / r o c k s t e a d y s i f o n de con il f u n k e c o n l a t r a d i z i o n e j azzy della F - C o m m u n i c a t i o n s i n t u t t o il disco: d o w n t e m p o r i l a s s a n t e n e l l ’eccellen t e a p r i p i s t a O i s i Z u k u n f t , i l richiamo all’electrodavis nella b l uesissima A u f D e m H o f , i l r i c o r d o ( ormai qua s i d ’ i m p i c c i o d o p o l e s f u riate LCD S o u n d s y s t e m ) d e i Ta l k i ng Heads i n H a f e n l i e d e i n H i d e , e asytronica d a s p i a g g i a c a r a i b i c a i n Body Ti ght. I l r a g a z z o d i Z u r i g o c o s t ruisce un bel paesaggio di d e e p-minimal- s o u l r a l l e n t a t a , c o m e c i piaceva q u a l c h e a n n o f a n e l l e c ompilation p o s t - K & D d e l l a ! K 7 . U n disco ben p r o d o t t o , f e a t u r i n g a z z e c cati e una t e c n i c a r i t m i c a a s s e s t a t a . I lati ne g a t i v i s o n o l a m a n c a n z a di singoli d a b r i v i d o e l a p r o l i s s i t à insensata d i t r o p p e t r a c c e . A t t e n d i amo che il g i o v a n e p r e n d a s u l s e r i o la missio n e e c h e s i s t a c c h i d e f i n i tivamente d a l l a d e f u n t a e i m p o l v e rata afrolounge dei 70.(6.0/10) Marco Braggion s e n t i r e a s c o l t a r e 55 L a O t r a c i n a – To n a l E l l i p s e O f alla visione, che induce allo stato Non The One (Holy Mountain, giugno di trance senza bisogno di additivi q u a n d o a t t a c c a c o n l a c h i t a r r a , vedi 2007) psicotropici. l a s t r i z z a t i n e d ’ o c c h i o f a t t a a H en - Genere: heavy psichedelia Nei cinque lunghi pezzi strumen- d r i x n e l l a c e n t r a l e B u n e , l a p a cca Neanche il tempo di a s s o r b i r e q u e l tali si trovano così detriti di trenta s u l l e s p a l l e d a t a a M o n t g o m ery mastodonte era e passa anni di storia della musi- n e l l a s u c c e s s i v a M S t R N g W Tc hcr Love, Love, Love ed e c c o c h e c e l i ca con la S maiuscola, come nella F t L V N g N S p R T e l ’ a b b r a ccio ritroviamo di nuovo d i f r o n t e . D o p o paradigmatica Sailor of The Salvian a L o r e n M a z z a c a n e C o n n o r s n ella una strepitosa mess e d i u s c i t e i n Seas, in cui passaggi epocali lungo c o n c l u s i v a S i g h n s . D o v e i n v e c e mi cd-r per la Colour S o u n d , e t i c h e t t a una linea rossa che dai Black Sab- s e m b r a c h e c i s i a n o i m a r g i n i per di ca sa, il combo ne w y o r c h e s e d a l bath/Blue Cheer arriva agli Sleep/ costruirsi uno stile più personale è sangue italiano (la c h i t a r r a è q u e l - O m a p p r o da n o i n e r m i s u m a r z i a n i q u a n d o p r e n d e d i p e t t o i l m i c r o f ono la della nostra vecch i a c o n o s c e n z a lidi sludge. e s i d e d i c a a v o c a l i z z i t a n t o e t erei Ninni Morgia) appr o d a p e r q u e s t o Ma è il senso del tutto a rimandare q u a n t o c o n c r e t i . I n q u e s t ’ o t t i c a , il esordio ufficiale ni e n t e m e n o c h e a qualcosa di lontano ed alieno, ad d i s c o i n i z i a n e l m i g l i o r e d e i modi alla Holy Mountain, e t i c h e t t a c h e un suono che nell’immaginario col- c o n d u e b r a n i c h e f a n n o l a r g o uso più di tutte ha ultim a m e n t e i n c a r - lettivo si è fatto esemplare visione d e l l e p a r t i v o c a l i c o n l a c h i t a r r a che nato al meglio il nu o v o s e n t i m e n - su pentagramma di mondi lontani e s e m p l i c e m e n t e g l i v a d i e t r o . Fai - to cosmic-psichedel i c o a m e r i c a n o . sognati, tanto quanto su carta si è Non un caso, d’altro n d e , d a t o c h e materializzato, esempio tra i tan- r i e s f a p e n s a r e a d d i r i t t u r a a i P o pol di quell’afflato cos m i c o e d i l a t a - ti, negli incubi Lovecraftiani. Non to tipico delle uscit e t a r g a t e H o l y a c a s o l a f i n a l e , l i s e r g i c a O d e To d a m e n t a l e d e l s u o n o d i L i c h ens Mountain è pervaso l ’ i n t e r o a l b u m Amalthea incorpora quel fraseggio l o s i i n t e n d e a m e r a v i g l i a a n che del collettivo americ a n o . altro che l’entità aliena di Incontri Musica follemente s p a z i a l e c h e s i R a v v i c i n a t i d e l Te r z o Ti p o i n v i a - g u a r d a n d o i l d v d a c c l u s o a l d i sco abbevera delle mir e c o s m i c h e d i v a s u l l a Te r r a c o m e m e s s a g g i o d i Sun Ra – dopotutto S p a c e I s T h e saluto. Colonna sonora del cosmo Place , ricordate? – a n n e g a n d o l e i n per come lo possiamo intendere noi una tempesta sonora i n c u i p s i c h e - t e r r e s t r i , To n a l E l l i p s e O f T h e O n e delia espansa, visi o n a r i e t à p r o g , rischia di diventare uno degli album accenni kraut e fram m e n t i d i a t a v i - classici del genere che non possia- co bl ues distorto si f r a n g o n o i n u n mo non definire psichedelico. Otti- tutt’uno. Musica co m e p o l v e r e d i mo, non c’è che dire. (7.5/10) post-k r a u t che cometa cristallizzat a , c o m e r e c i t a Stefano Pifferi lo sticker in copertin a . C o m e a d i r e le ap erture alari deg l i A m o n D u u l, la fuga in avanti ch e f u d e i p r i m i , immensi King Crim s o n, l’amore per la reiterazione d i a l c u n e f r a s i musicali à la Can ed i n p i ù l ’ a m o r e per l’improvvisazion e c h e n o n s c a de quasi mai nel se n s o d i d i s t r u t tiva catarsi di mol t i c o m p a g n i d i etichetta. Un piacere p e r l ’ o r e c c h i o e per la mente, se a n c o r a n o n s i fosse capito. Music a c h e s t i m o l a i n n o v a tivo Vu h! (6 . 5 /1 0 ) C h e l a v o c e s i a c o m p o n e n t e f on - e c h e f o t o g r a f a u n c o n c e r t o d e l l ’ an n o s c o r s o t e n u t o a l l ’ E m p t y B o t t l e di C h i c a g o . L’ i n i z i o p e r s o l a c h i t a r r a è t r e m e n d a m e n t e n o i o s o , m a q u a ndo c o m i n c i a a c a n t a r e o c o m u n q u e ad e s p r i m e r s i c o n l a v o c e l ’ i p n o s i co m i n c i a p i a n o p i a n o a m a n i f e s t a rsi. Q u e l l o c o n i l d u o d e i W h i t e / L i ght è i n v e c e u n c a o t i c o e s p e r i m e n t o di d r o n e n o i s e p s i c h e d e l i c o c h e s u ona e s a t t a m e n t e c o m e l a s o m m a d elle Lichens – Omns (Kranky / Wide, 7 maggio 2007) White/Lichens – Self Titled (Holy Mountain / Goodfellas, 24 aprile 2007 ) Genere: psichedelia, drone noise Una primavera abbastanza impegnata per Rob Lowe, che ritorna con un disco nuovo, un dvd e una c o l l a b o r a z i o n e c o n i W h i t e / L i g h t. Il precedente The Psychic Nature Of Being era un lavoro acerbo e i n s i c u r o m a q u e s t o O m n s, s e c o n - p a r t i e s i a v v i c i n a c o m e i d e a d i b ase a q u e l l a d e g l i H a s h J a r Te m p o , ov v e r o M o t g o m e r y + B a r d o P o n d. Lo s t i l e p e r ò è p i ù s i m i l e a q u e l l o dei p r i m i G r o w i n g, e r g o v a s t e p i a n ure d i d r o n e s c h e p a r t o n o q u i e t i e di v e n t a n o v i a v i a p i ù m i n a c c i o s i , con i l l i r i s m o d i L o w e a d a p r i r e s q u arci nel caotico marasma noise. Riferimenti ovviamente anche a E a r t h e S u n n O ) ) ) c o m e s i e vin c e f a c i l m e n t e d a l l a d o o m e g g i a nte B e l i a l . I n s o m m a t u t t o g i à r i s a p uto e g i à s e n t i t o . Q u e s t o d i s c o a n n oia d o d i s c o e ff e t t i v o a n o m e L i c h e n s , c o n s l a n c i o e i n p i ù c ’ è l ’ a g g r a v an - aggiusta il tiro e inquadra meglio t e n e r d c h e i t i t o l i d e i b r a n i s ono la visione psichedelica dello stra- c h i a m a t i c o n i l n o m e d e i d e moni no bassista nero dei 90 Day Men. d e l l a G o e t i a e v o c a t i d a R e S a l o mo - Sempre più fulminato da una vaga n e , c r e d o a i t e m p i d e i b a b i l o n e si o e confusa idea di mistica orientale, d e i s u m e r i . C i m a n c a p o c o c h e non Lowe usa voce e chitarra per dipin- a p p a i a a n c h e “ G o z e r i l d i s t r u g g ito - gere lunghe e sottilissime trame di r e ” s o t t o l e s e m b i a n z e d e l l ’ o m one psichedelia spaziale, narcotica, se- di marshmellows... (5.5/10) rena e appena un po’ malinconica. 56 sentireascoltare particolarmente Antonello Comunale turn it on M o n o t r a c t – Tr u e n o O b s c u r o ( L o a d / G o o d f e l l a s , 2 4 a p r i l e 2 0 0 7 ) Genere: elettro-noise/no-wave Un classico d i s c o L o a d c h e p r o c r a s t i n a l e o v v i e t à n o - w a v e . U n g r a n d i s c o Load che non p u ò f a r e a m e n o d i c i t a r e l a n o - w a v e . U n d i s c o c h e n o n p o t e va che uscire p e r L o a d c h e r i e s c e a f a r e n o - w a v e i n m o d o n o n d e r i v a t i v o . Un disco di no - w a v e c h e f a p a r l a r e d i s é s e n z a n e c e s s a r i a m e n t e p a r l a r e d i New York tra S e t t a n t a e O t t a n t a - e c h e s o l o l a L o a d p o t e v a f i u t a r e . Si sarà capito c h e i l c l i m a x è f i n z i o n e r e c e n s o r i a , e c h e c h i s c r i v e p a s serebbe diret t a m e n t e a d a p p o g g i a r e l ’ u l t i ma p o s i z i o n e s e n z a p a s s a r e d a l via. Treno Ob s c u r o d e i M o n o t r a c t n o n p r e s e n t a p r e s s o c h é p e r n u l l a p u n t i deboli, incerte z z e , d i f e t t i . M e z z ’ o r a ( l a l u n g h e z z a p e r f e t t a d i u n a l b u m , a mio vedere) d i r u m o r e c o n v i n c e n t e , c o n s a p e v o l e d e i p r o p r i d e b i t i m a i n d i f ferente alla d e f e r e n z a . S i p a r t e ( M u d d y T h u n d e r ) d a i D N A m i s c e l a t i a u n a versione tech n o d e l l a m u t a n t - d i s c o p o l i r i t m i c a ( o p s , s i e r a d e t t o n i e n t e NY!), con arp e g g i o m a l a t i s s i m o e t r a s c i n a t o d i c h i t a r r a . S i r i e s c e p e r s i n o a incastonare , a v v o l t o n e l b e c e r u m e , u n e pi s o d i o d i d e l i c a t e z z a f e b b r i l e e l y n c h i a n a , c o m e u n a r o s a c he sboccia coi petali cosp a r s i d i i n s e t t i n i p a r a s s i t i ; è l a s p e t t r a l e U n d e r M y A r m , c o n u n f i l o d i v o c e f e m m i n i l e m u s i calissima, che fa il paio c o n l a v e r s i o n e i n d u s t r i a l e d e i S i l v e r M t . Z i o n ( R e d Ti d e ) . E p o i B a l l a d o f L e c h o n h a d e n tro i Dead C missati su u n a b a t t e r i a - a n e l l o m a n c a n t e t r a f r e e - j a z z e p o s t - r o c k – a n c o r a u n a v o l t a , d e l t u t t o n o - w ave. Big N accompagna u n a f i l a s t r o c c a s c a z z a t a c o n u n s y n t h d i s o t t o f o n d o ( c h e p o i i n v a d e l a s c e n a ) i l q u a l e r i c orda l’EML 200 di Ravens t i n e . I Monotract a r r i v a n o a L o a d d o p o e s s e r p a s s a t i – c o n X p r m n t l L v r s ( 2 0 0 6 ) – d a T h u r s t o n M o o r e ( e dalla sua Ecstatic Peac e ) . N o n è u n c a s o . Te n i a m o l i d ’ o c c h i o . M a t e m i a m o a n c h e i l p e g g i o ; c h e p e r d a n o l a l o r o approssi mazione melo d i c a p e r e n n e m e n t e i n t o r t a t a d a l l a p e r c u s s i v i t à c h e s p u m e g g i a s e n z a c o n t r o l l o ( C a f u y K aka ). Che si tengano a b a d a . I n t a n t o g o d i a m o c i q u e s t o c o n s i g l i a b i l i s s i m o d i s c o . ( 7 . 3 / 1 0 ) Gaspare Caliri s e n t i r e a s c o l t a r e 57 Lightning Dust – Self Titled ( J a g j a g u w a r, 1 9 g i u g n o 2 0 0 7 ) Genere: psych/folk Salutati - temporan e a m e n t e - g l i impetuosi Black Mo u n t a i n, i c a n a desi Amber Webber e J o s h u a We l l s fanno il nido in un te a t r i n o m e n t a l e dove pressoché tutto a c c a d e s e n z a frago re, dove ogni p a l p i t o s g o m i t a per farsi pregnante e d o g n i r i v e r bero tenta di aprirsi u n v a r c o l u n g o la schiena. Organi h a m m o n d , c h i tarre trepide, violin o , p i a n o e l e t trico, una sparuta b a t t e r i a : q u e s t o l’armamentario, bas t e v o l e a d a l l e stire romanticherie s p e t t r a l i i n c u i la voce di Amber si d e s t r e g g i a c o n una certa apprension e a l l i m i t e d e l la goffaggine, quasi s i s e n t i s s e c o r po estraneo. Non è, i n e ff e t t i , u n a gran voce. Limitata n e l l ’ e s t e n s i o n e , il vibrato elargito co n s t u c c h e v o l e generosità, prigion i e r o di ubbie gothic-dark e frego l e p s i c o p o m p e che ne fanno un bi g n a m i S i o u x i e dalle tacite ambizion i G r a c e S l i c k. Priva oltretutto di c u o r e , e q u e s t o è il grave. Del resto , è c i ò c h e s i meritano queste ca n z o n i . C o s t r u i te su alcune buon e , b u o n i s s i m e intuizioni melodiche , però preda di strutture fin tropp o s c h e m a t i c h e per non dire frettolo s e . E ’ q u e l c h e capita ai biechi torm e n t i d e l l ’ i n i z i a le Listened On o all a v e r v e n o i r d i Heaven , dove s’avv e r t e l a p r e s e n za di un progetto est e t i c o e f o r m a l e che precede di gran l u n g a l ’ u r g e n za espressiva. In al t r e p a r o l e , l a d dove i “pionieri” de l l ’ u l t i m a r i s c o perta psych-folk - E s p e r s , Ve t i v e r , Faun Fables ... - te n t a n o d i g e t t a re lu ce su una dim e n s i o n e n u o v a perché dimenticata, d i r e i n v e n t a r s i una magica verginit à e s p r e s s i v a , i Lightning Dust fann o g l i s m o r f i o s i con le ombre, recita n o s a p e n d o d i farlo, si cuciono add o s s o l a p a r t e . Allestiscono una ver a e p r o p r i a “ r i vista”, come dimostr a q u e l l o s c o n certa nte intruso co u n t r y - p o p c h e risponde al nome d i Wi n d M e U p . Ciò non toglie che r i e s c a n o a d a z zeccare situazioni i n t r i g a n t i , c o m e l’eter ea malinconia d i C a s t e l s A n d Caves o gli spiragli f o l k - s o u l a p e r ti da Days Go By ( p r a t i c a m e n t e un apocrifo Cat Po w e r ) . Ti r a t e l e somme però, credo c h e i n m o l t i 58 sentireascoltare consiglieranno loro di rientrare alla b a s e . ( 5 . 7 /1 0 ) Stefano Solventi Little Annie – Songs From The Coal Mine Canary (Durtro Jnana / Goodfellas, aprile 2007) Genere: cabaret soul-jazz Ci sono volti che guarderesti senza m a i s t a n c a r t i . Vo l t i c h e r a c c o n t a n o s t o r i e c o m e l i b r i . Vo l t i c h e v i v e n d o si sono meritati un impalpabile appeal di carisma. Il volto di Annie Anxiety Bandez è uno di questi. Lo sguardo ti fulmina immediatamente anche se arriva da una malconcia jpeg in bassissima risoluzione e non ha l’eyeliner a mettere in evidenza. Dal vivo probabilmente Annie trasforma le persone in pietra e ipnotizza i presenti con mezzo sorriso. Lei è una che ha scritto ormai un voluminoso capitolo nella storia s e g r e t a d e l l ’ a r t e m a d e i n N e w Yo r k . Un curriculum che alla voce “Spiriti a ff i n i c o n c u i s i è c o l l a b o r a t o ” e l e n ca gente come Current 93, Coil, Crass, Adrian Sherwood, Kid Congo P o w e r s , L a r r y Te e , Wo l f g a n g P r e s s , N u r s e W i t h Wo u n d , B i m S h e r m a n , e tanti altri ancora… Insomma il profilo della dark lady che per prenderti per le palle non ha bisogno di fare mossette o scoprire due cm di pelle. Con il pericolo però di giocare sempre sulla linea di confine che separa l’attore dal personaggio. E s a t t a m e n te i l c a r a t t e r e c h e a l b e r ga nelle canzoni di questo Songs From The Coal Mine Canary, ultimo nato nella discografia di Annie e primo concepito nell’accoglient e c a s a D u r t r o J n a n a d i D a v i d Ti bet. A dare una mano ci sono “Sua Onnipresenza” Antony e Joe Budenholzer già in Backworld e Small Creatures. Le stilosissime ballad d i A n n i e , c h e s a n n o t a n t o d i t o rch s o n g s a n n i 3 0 q u a n t o d i n o t t u rno c a n t a u t o r a t o j a z z , s t a n n o s e m pre l ì , t r a l a s u g g e s t i o n e e l a m a n i era, t r a l o s t a n d a r d e l ’ a z z a r d o . A n t ony, l u n g i d a l l ’ a i u t a r e a m u o v e r e i n d ire z i o n i p i ù a v v e n t u r o s e , a ff o g a t utto n e l l a c o n s u e t a m e l a s s a m è l o dei J o h n s o n s . A n n i e , d a l c a n t o s u o , se n o n è d i v e n t a t a l a p r e f e r i t a d i Da v i d Ly n c h è s o l o p e r c h é l a s u a v oce n o n è c h e s i a s t r a o r d i n a r i a , m a con d e l l e c o r d e v o c a l i p i ù p o t e n t i , c ome q u e l l e d i J u l e e C r u i s e p e r e s e m pio, i l r e g i s t a d i Ve l l u t o B l u a v r e bbe a d o r a t o e u t i l i z z a t o i n q u a l c h e suo f i l m . U n d i s c o c h e s a d i m a n i e r a ma c h e s i l a s c i a s e n t i r e s e n z a n o i a per t u t t a l a s u a d u r a t a . P r o b a b i l m en t e a p p a r t i e n e a l l a c a t e g o r i a d elle c o s e c h e m i g l i o r a n o i n v e c c h i a ndo e n o n m i s t u p i r e i s e f r a 3 0 a n n i , in o c c a s i o n e d e l l a r i s t a m p a c o n b o nus e o u t t a k e s , i l m e s t e s s o d e l 2 037 s i s p e r t i c a s s e n e l l e l o d i i p e r b o l i che c h e s i c o n s e r v a n o s o l o p e r i c l a ssi ci inattaccabili. (6.5/10) Antonello Comunale M i c k H a r v e y – Tw o O f D i a m o n d s (Mute, maggio 2007) Genere: rock d’autore S i c o m p i e u n e r r o r e s o t t o v a l u t a ndo M i c k H a r v e y, t r a t t a n d o l o a l l a s tre g u a d e i n u m e r o s i “ c a t t i v i s e m i ” che n e g l i a n n i h a n n o s c o r t a t o i l p e r e gri n a r e d i N i c h o l a s C a v e . P r e m e sso c h e o g n u n o d i l o r o h a l a s c i a t o , chi p i ù e c h i m e n o , u n a t r a c c i a i m por t a n t e e c h e g l i o t t i m i G r i n d e r man r i v e l a n o u n N i c k p i ù c o l l a b o r a tivo d i q u a n t o s i c r e d e s s e , g i o v a sot t o l i n e a r e c h e - l a d d o v e B l i x a f u un b r a c c i o a d e g u a t a m e n t e “ s i n i s tro” - i l p i ù q u i e t o M i c k r a p p r e s e n t ava d i c e r t o i l d e s t r o . Q u e l l o r i f l e s s ivo e r a z i o n a l e , c i o è , v o l t o a p o n d era r e e p e s a r e m o s s e e d i c h i a r a z ioni m e n t r e o s t e n t a u n p o l i e d r i c o t a l en t o s t r u m e n t a l e e i n t e r e s s i a r t i s tici m u l t i f o r m i . I n q u e l l o c h e è i l s u o se c o n d o a l b u m s o l i s t a v e r o e p r o prio i n u n d e c e n n i o b u o n o ( d a c o m p uta re due tributi a Serge Gainsbourg e u n a s f i l z a d i c o l o n n e s o n o r e ) , Har v e y f a d i f a t t i t u t t o o q u a s i d a s o lo. B e n g l i e n e i n c o g l i e , p e r c h é q u e sta d o z z i n a d i b r a n i p o s s i e d e u n i t a r i età d i s c r i t t u r a e d e s e c u t i v a e n t r a mbe e s e m p l a r i , t i p i c h e d e l l ’ a r t i s t a m atu - ro e che non a p p a r t e n g o n o a l s i d e man di lusso o a l l ’ i n t e r p r e t e c o m u n que acuto. E’, i n s o s t a n z a , u n p a s s o avanti notevo l e r i s p e t t o a l b u o n o One Man’s Tr e a s u r e ( M u t e , 2 0 0 5 ) , nonché la sua c o s a m i g l i o r e c o n l e personali rile t t u r e d e l r e p e r t o r i o d i “Gainsbarre” p r o p o s t e c o n l ’ e g i d a Intoxicated M a n . N o n p r o s p e t t a a l cunché di inat t e s o Tw o O f D i a m o nds, per chi s’ è a c c o m p a g n a t o o l t r e che a Re Inki o s t r o a n c h e a i C r i m e And City Solu t i o n: c a n z o n i d ’ a u t o re che portan o i n s p a l l a l a t r a d i z i o ne senza fars i s c h i a c c i a r e , i n t r i s e di folk e coun t r y e b l u e s . Agili nel lor o t r a n s i t a r e d a u n Cohen sedut o s u l l a “ M e r c y S e a t ” ( Little Star ) a f r e q u e n t i s o s p e n s i o n i da Hazlewoo d m u t a t o i n c h a n s o n nier ( Sad Dar k E y e s , s t r e p i t o s a ; l a mesta Here I A m ) , m e g l i o s e a t t r a verso una bri o s a O u t O f Ti m e M a n dei Manonegr a c h e n e l l a c o l l i s i o n e tra The Passe n g e r e L o v e M e Tw o Times sostitu i s c e i l l u n g o S e n n a con deserti G o - B e t w e e n s . S l o w Motion Movie S t a r e i l g o s p e l b i a n co Everything I s F i x e d p o t r e b b e r o appartenere a l p i ù t r a g i c o L a n e g a n e nessuno a v r e b b e a c h e r i d i r e ; Home Is Far F r o m H e r e p o r t a D y l a n in punta di pi e d i v e r s o M o r r i c o n e, tratteggiando i n s i e m e a B l u e A rrows – breve d i p a n a r s i t r a p o p t i n to di jazz e co n t e n u t o m e l o d r a m m a – i momenti m i g l i o r i d e l l a r a c c o l t a . Che è, l’avret e a ff e r r a t o , u n a d e l l e migliori in am b i t o d i r o c k “ c l a s s i c o ” ad aver visto l a l u c e n e l f i n q u i p i u t tosto mediocr e 2 0 0 7 . ( 7 . 4 /1 0 ) Giancarlo Turra M i s h a – Te a r d r o p S w e e t h e a r t ( To m l a b / W i d e , g i u g n o 2 0 0 7 ) Genere: electro-pop Taipei, Taiwan . Q u e s t a è l a p r o v e - nienza originaria dei Misha, autori di un freschissimo album di pop cristallino. Dietro tale sigla, infatti, s i n a s c o n d o n o A s h l e y Ya o e J o h n C h a o. D o p o a v e r t r a s c o r s o l ’ i n f a n zia nella loro madre patria si sono persi di vista, ma, nonostante abbiano intrapreso direzioni divergent i , s i s o n o r i n c o n t r a t i a N e w Yo r k appena finito il college. Proprio lì ha preso corpo il progetto Misha. Due anni dopo la loro partecipaz i o n e a l l a A l p h a b e t S i n g l e s S er i e s s u To m l a b , s e n e e s c o n o c o n Te a r d r o p S w e e t h e a r t, i l l o r o d e butto assoluto. Il tema principale dell’album è l’amore che, intessuto in queste delicate trame sonore, in bilico tra cantautorato tradizionale e sperimentazioni moderne in bassa fedeltà, risulta ancor più dolce e luminoso all’ascolto. Undici canzoni che scivolano via veloci tra folk pop, minimalismi elettronici, orchestrazioni anni Sessanta alla Bacharach e digressioni tropicali. Immaginate il Beck meno frenetico alle prese con il pop dei Sessanta, c h e f l i r t a c o n i N o t w i s t e g l i A l l um i n i u m G r o u p, c o n u n ’ a t t i t u d i n e m e l od i c a t r a d i z i o n a l e . I Misha incantano per la loro semplicità stilistica. Si accontentano di s e st e s s i , s e n z a a m p o l l o s e r i c e r catezze o scorciatoie modaiole . M e l od i e t a n t o s b a r a z z i n e e s o l a r i ma non per questo mielose e appiccicose. Basta poco per rimaner e a m m a l i a t i d a s i ff a t t a s e m p l i c i t à s t i l i st i c a . A d d i r i t t u r a i l r i t o r n e l l o d i Crystal In Love sembra evocare i Blur di Boys And Girls (riferimento che compare in più di un episodio) s e n za p r e t e s e g e n e r a z i o n a l i . Q u a si tutte le canzoni si mantengono sullo stesso ottimo livello melodico. M a We a t h e r b e e s e S u m m e r s e n d r i sultano essere una spanna sopra tutte le altre. La seconda, graziosa all’inverosimile, rischia di farci innamorare inevitabilmente: sembra di ascoltare i primi Cure immersi nelle delicatissime malinconie dei K o më i t ( s ì , p r o p r i o q u e l l i r e m i x a t i d a R o b e r t L i p p o k) c o n i l f i n e d i scrivere la canzone pop perfetta. Te a rd r o p S w e e t h e a r t n o n r i v o l u zionerà di certo i canoni della canzone pop odierna, ma sicuramente riuscirà almeno a rinfrescare la n o s t r e a f o s e g i o r n a t e e s t ive; il che non è poco. (6.8/10) Andrea Provinciali M o n k s – D e m o Ta p e s 1 9 6 5 ( P l a y Loud! / Goodfellas, 25 maggio 2007) Genere: rock’n’roll/beat S e i l k r a u t r o c k h a s a p u to essere c o s ì s t r a v a g a n t e a n c h e nelle sue m a n i f e s t a z i o n i m e n o i ntelligenti, l o d o b b i a m o a n c h e a q uesti fin t i m o n a c i c h e s c o r r a z z a vano nelle b a l e r e t e d e s c h e d i m e t à degli anni S e s s a n t a . S i n a r r a i n f a t t i – il solito J u l i a n C o p e – c h e a l l o r a i Monks , a r r i v a t i i n G e r m a n i a i n qualità di m i l i t a r i a m e r i c a n i p e r difendere l ’ a v a m p o s t o d ’ O c c i d e n t e , miscela r o n o ( n o n c u r a n t i d i f o r m e di coe r e n z a ) t u t t i i g e n e r i d i rock’n’roll c h e s i p a s s a v a n o i l t e s t i mone come m o d e s e m e s t r a l i i n t e r r a anglosas s o n e . C o n d i v a n o c o n l i r iche sov v e r s i v e i l o r o b e a t – q u a si un trat t a t e l l o n u g g e t s – f o r t i d e l fatto che i t e d e s c h i a l l o r a n o n c a p i vano nulla i n l i n g u a i n g l e s e . Va d a s é che non p o s s i a m o r i m a n e r e i n d i ff erenti alla p u b b l i c a z i o n e d e l l e r e gistrazioni i n e d i t e c h e p o r t a r o n o a l c apolavoro B l a c k M o n k Ti m e; i n q ueste fres c h i s s i m e D e m o Ta p e s 1 965 viene i n f a t t i r a c c o l t o m a t e r i a l e di prova d e i n o v e l l i M o n k s e d e i The Five To r q u a y s ( T h e r e S h e Walks e la s e c o n d a B o y s A r e B o y s ) – il fugace n o m e p r e c e d e n t e d e l g r u ppo prima c h e i n d o s s a s s e t u n i c a e si rasasse i capelli con la chierica. L a c o s a p r i n c i p a l e d a d ire è che q u e s t i s o n o b o z z e t t i r i t m i ci e armo n i c i , p r o v e d i l u n g a t e e spezzate, “ p e r v e d e r e l ’ e ff e t t o c h e fa”. Sono d e m o t a p e , a p p u n t o , q u i ndi tenta t i v i d i s t r u t t u r e , i n n e s t i p er far bal l a r e c o n p i ù c o n v i n z i o n e gli astanti g e r m a n i c i . E l a c a r i c a è forse an c o r p i ù f o r t e d e i r i ff d e i K inks della p r o t o t i p i c a Yo u R e a l l y G ot Me - in I H a t e Yo u s i s e n t e t u t t a la futura d i r o m p e n z a b a t t e r i s t i c a di Zappi D i e r m a i e r, o l a s e c c h e z z a concet t u a l e d e i m o t o r - b a t t i t i d e i Neu! . N o n c ’ è l a s c h i e t t e z z a e la geniale c o m p r e s s i o n e d i B l a c k M onk Time . Q u e s t a r a c c o l t a c i f a p erò capire q u a n t o e r a n o i m p o r t a n t i p er i Monks l e s t r u t t u r e r i t m i c h e , l a percussio n e e l a t e s t u r a ; c i f a a s s istere alla sentireascoltare 59 manovra di allungamento dei pez- m a b a s t a d i r e s e m p l i c e m e n t e New zi prima che venisse colto il “fiat” Yo r k , giusto per il disco. E a noi sembra t e m p o d e l l a B i g B a n d ( u n g r a nde una serie di intelaiature rock’n’roll s p e l e o l o g o ) . D i r e c h e n e l D u n g eun a d u s o d e i d j a ff e z i o n a t i a l p e r i o d o . & D r a g o n s d i r o b a c h e c ’ è n e l suo Probabilmente a qualcuno risulterà d i s c o , P a t r i c k è d e c i s a m e n t e i l più un esercizio di lucro – sì, ma fa c a l l i g r a f i c o d i t u t t i , p e r s i n o d e i più niente. (7.3/10) vecchi. citare Matthew Herbert al P e s c a s t i l i c h e m a n c o i l n o n n o e li Gaspare Caliri u n i s c e t o g l i e n d o p o c h i n o d i s é : U ntil Naked Musicians - A Sicilian Wa y Of Cooking Mind (Improvvisatore Involontario / Wide, 15 maggio 2007) Genere: impro jazz avant E’ un calderone psy c h i c o e s o r d i dello in cui ventidu e - s e h o c o n tato bene - musicis t i ( p i ù o m e n o profe ssionisti, più o m e n o j a z z i s t i , comunque tutti sicili a n i a p a r t e u n o che è sardo) s’impe g n a n o a d i s a r ticolare, scomporre, g r a t t u g i a r e v i a la pelle dal consue t o m a n i f e s t a r s i delle cose. Archi, c h i t a r r e , o t t o n i , percussioni, ma an c h e c o m p u t e r, elettroniche ed una v o c e r e c i t a n t e (beffarda piuttosto e a n z i c h e n ò ) . C’è organizzazione n e l l ’ i m p r o v v i sazione, ovvero ci s o n o d e g l i s p a r titi che le maestranz e s o n o t e n u t e a rispettare, ma il ma s t r o c o n d u t t o r e Francesco Cusa ha p e n s a t o b e n e d i sostituire le note co n s i m b o l i s p e ciali, per cui non ca m b i a l ’ i d e a d i convenzione però c a m b i a l a c o n venzione stessa, all a r a d i c e . Col risultato che tutto sembra galleggiare sul brodo acido d’una fantasia un po’ folle un po’ lucida, ben competente e vivace, imbrigliata in un incubo garrulo, sbrigliata quando c’è da riformulare parentele e a ff i n i t à , s o n i c h e o m n e m o n i c h e o a ff e t t i v e c h e s i a n o . Q u a s i v e n t i minuti lisergici, sfarfallanti e angos c i o s i p e r l ’ i n i z i a l e L’ a v v i t a m e n t o del capitalismo, poi s’avvia una A Night In A Caravan che è rigurgito Ellington rumbesco tra spasmi funk devoluti, quindi più avanti ecco la torva concretezza e l’angoscioso caracollare di Gurdjieff, Jod o r o w s k y, L u g o , e a n c o r a i l r a g l i o sintetico in loop tra ghigni fusion e guizzi swing in Del perché è impossibile che l’uomo sia atterrato sulla luna. Senza contare il pastiche canzonettaro - rimembranze Modug n o , L i t t l e To n y, D e A n d r è , B r u n o 60 sentireascoltare Yo u S a i d I ’ m G o n e p e r d i r e è s u bli m e D o o - Wo p i n a c q u e M e r s e y s u un c l a s s i c o u p - t e m p o l o u n g e - j a z z ato Martino, Mina, Cocciante... - stemperato nei riverberi liquidi di Italian G r a f f i t i C o l l a p s e Vo l . I . L’ e s p e r i m e n t o può dirsi riuscito, malgrado quel sapore di laboratorio, di allestimento, di coltissima goliardia. Un ascolto destinato a sinapsi operose dentro crani disposti a darsi una spettinata di tanto in t a n t o . (6 . 8 /1 0 ) Stefano Solventi Patrick Cleandenim Baby Comes Home (Broken Horse / Goodfellas, 16 aprile 2007) Genere: big band, lounge, anni 50 Baby Comes Home è il disco d’esordio di un ragazzo sui vent’anni che prima, quando ancora studiava arte, faceva parte dei Clockwork, un trio simil-Radiohead un po’ jazz targato K a n s a s C i t y. B a b y C o m e s H o m e è pure un motivetto spy-movie anni 50 (legni e legnetti, tocco exotica) con il quale inizia la tracklist di un disco fondamentalmente pop datato retroattivamente tra gli anni 40 e i 50. Rimandi studiati e grande eleganza dunque, melodie fresche e m a i p o mp o s e , a n z i i m p e c c a b i l i , giochi di prestigio altroché, dato che suonare con l’orchestra (che in questo caso ne conta 12 di elementi) tira fuori dei mondi di suoni interi. In giro leggi Bacharach, Scott Wa l k e r e Va n D y k e P a r k s a p p i c c i c a ti su ogni gomma pop fatta d’archi e fiati, per non parlare di tutti quelli che dicono che lo swing è nato con gli scozzesi (Belle And Sebastian), i norvegesi (Sondre Lerche) e pers i n o g l i i r l a n d e s i ( P a t r i c k Wo l f ) . Vo r r e b b e r o t u t t i f a r e b e l l a f i g u r a ( r o b a p r i m a d e i B e a t l e s b o h … ) . Co g n a c & C a v i a r p i g l i a d a l l e S i t Com d e i S e s s a n t a t o g l i e n d o a l p o p per d a r e a l l a s o u n d t r a c k , D a y s Wi t h out R a i n m e t t e s u u n ’ a l t r a b a s e j a zzy e v e l l u t i x i l o f o n a t i , c o n R o c k e t To T h e M o o n a p o r t a r e i l r o c k ’ n ’ r o ll a t e a t r o ( d i c o n o l a l e z i o n e d i B o bby D a r r i n e D i o n D i M u c c i ) e B i r d s Of F a s h i o n è u n b a r r i c a t o v a u d e ville c o m e q u e l l i d i M c C a r t n e y ( l a m usi c a d e l l a T V p r i m a d e l l a T V ) . O gni b r a n o c ’ h a u n a s u a s p l e n d i d a co r e o g r a f i a r e t r ò m a l e s t r u t t u r e non s o n o m a i c e r v e l l o t i c h e e i n f i n e tro v i a m o q u e s t a c a r a t t e r i s t i c a b a t t eria a rinfrescarli: un tocco pimpante e p i e n o d i b o l l i c i n e ( m i c r o f o n a t o otti m a m e n t e p e r a l t r o ) , c h e r a p p r e s en t a l ’ e l e m e n t o p o p u l a r d i u n d i s c o rso a d o g n i m o d o b a l l a b i l e c h e n o n si f a m a n c a r e n e m m e n o i r i t m i l a tini ( W h i s p e r s O n l y H u r t T h e m ) e i l t an g o ( H o l l y w o o d ) . B a b y C o m e s H o me è u n g r a n d i s c o . Ta n t i d i s c h i a s sie m e . I l m o o d d i u n ’ e p o c a . U n a ff are d a p r i m o d e l l a c l a s s e . E d è p r o prio l a t r o p p a i n t e l l i g e n z a e n e w y o r chi t u d i n e a f r e n a r l o u n p o ’ . U n p e c c ato d ’ a u t o c e l e b r a z i o n e s o t t o s o t t o , ma nulla di grave. (7.0/10) Edoardo Bridda turn it on P s y c h i c T V - P T V 3 H e l l ’s I n v i s i b l e I s H e r / e ( S w e e t N o t h i n / Goodfellas, 28 maggio 2007) Genere: post trash hippy Era dal 2003 c h e c o r r e v a n o v o c i i n s i s t e n t i a p r o p o s i t o d i u n n u o v o d i s c o di Genesis P - O r r i d g e s o t t o l a s i g l a c h e d a s e m p r e l o a c c o m p a g n a , g l i Psychic TV. C ’ e r a s t a t o , è v e r o , u n t o u r m o n d i a l e c o n u n a g i o v a n e l i n e u p l’anno succes s i v o c h e a v e v a m o s t r a t o u n a r i n n o v a t a f o r m u l a r o c k i s t a p o i però tutto pa r v e c o n c e n t r a r s i n e l l ’ a ff a r e r e u n i o n d e i T h r o b b i n g G r i s t l e e così l’album r i m a n d a t o a d a t a d a d e s t i n a r s i . Quest’anno le c o s e s i s o n o m e s s e i n s e s t o : a d a p r i l e , d o p o r i p e t u t i r i t a r di, i TG interr o m p o n o i l s i l e n z i o d i s c o g r a f i c o c o n u n l a v o r o i m m e n s o , m a non passano d u e m e s i c h e G e n e s i s b i s s a c o n H e l l ’s I n v i s i b l e I s H e r / e il nuovo album d e g l i P s y c h i c g i u n t o a d e s t i n a z i o n e d o p o b e n d u e a n n i d i session interm i t t e n t i . È s t a t a u n a m o s s a ne c e s s a r i a e s i g n i f i c a t i v a p e r i l cantante perc h é i l n u o v o s f o r z o , d e f i n i t o d a l l o s t e s s o m u s i c i s t a c o m e “ i l Dark Side Of T h e M o o n d e l n u o v o m i l l e n n i o ” , s e g n a i l d e f i n i t i v o s u p e r a m e n t o d i u n l u n g o p e r i o d o d i t r ansizione che lo ha coin v o l t o a p a r t i r e d a l l a d e p r e s s i o n e d i f i n e N o v a n t a e d è c o n t i n u a t o c o n l ’ i n s e d i a m e n t o i n una nuova identità sessu a l e n e l D u e m i l a s p a c c a t o . Nonostante le s u e s c e l t e s i a n o a p p a r e n t e m e n t e f o l l i , O r r i d g e n o n è i m p a z z i t o , l a v o r a s u s e s t e s s o c o n estrema visceralità e s e c i t a r e i P i n k F l o y d p a r e u n ’ e r e s i a , è q u e s t i o n e d i s a p e r a s c o l t a r e e v e d e r e . L’ a l b u m i nfatti, per chi lo vuole le g g e r e t r a l e r i g h e , r a p p r e s e n t a u n a r i c o n g i u n z i o n e c o n i l p a s s a t o p i ù r e m o t o d e l m u s i c i s ta. Poiché signore e sig n o r i , a l p a r i d i u n F e r r e t t i , a n c h e l ’ e x r a g a z z o i n d u s t r i a l e è t o r n a t o a c a s a . D o v e ? Tr a l e mura di un deriva psic h e d e l i c a c o n l a q u a l e t r a i l 1 9 7 5 e 1 9 7 6 a l c u n e p e n n e a v e v a n o d e s c r i t t o l a p r i m i s s i m a musica dei Gristle, una d a r k s i d e d e l s o g n o s e s s a n t o t t i n o d e g e n e r a t a i n c u p e l a c e r a z i o n i r u m o r i s t e e s t r a z i a n t i u r l a. Dunque Genesis hipp y o f r e a k r i n n e g a t o s ì , p r o p r i o l u i , u n ’ i p o t e s i f a l s a s o l o p e r c h i n o n l ’ h a c o n o s c i u t o b e n e, un’evi denza che il n u o v o l a v o r o r i - c o n f e r m a d i s e g n a n d o i c o n f i n i d i u n a p e r s o n a l e A l t a m o n t s o n i c a p e r i l v e ntunesimo secolo, una f o r m u l a c h e p e s c a a p i e n e m a n i d a l l a t o s c u r o d i f i n e S e s s a n t a , a m m i c c a n d o c o n l ’ e s o terico e il comunitarism o m a n s o n i a n o . Sono premess e c h e l a p e r f o r m a n c e – d i u n o r a e t r e d i c i m i n u t i – d e l n o s t r o n o n t r a d i s c e , a n z i , a s o r presa (e a riprova dello s t a t o d i s a l u t e a t t u a l e ) H e l l ’s è t r a l e m i g l i o r i p r o v e d e l r e p e r t o r i o s o l i s t a d i s e m p r e , u n o zibaldone di rockismi ba g n a t i n e l l ’ a c i d o a t t r a v e r s o a l m e n o t r e d e c a d i d i r o c k ( e d i r a m a z i o n i ) , u n o r a c o l o i n g r a d o di supe rare il trash a f a v o r e d i u n a f o r m a e s p r e s s i v a c h e s e d a u n a p a r t e t r a s c e n d e i l l u d i c o e i l r i d i c o l o , d all’altra si concede all’e c c e s s o ( ’ 9 0 ) c o m e a l l ’ i n f a n t i l i s m o ( ’ 6 0 ) , a l l ’ e s t e t i c a d e l m a k e u p ( ’ 7 0 ) c o m e a q u e l l a d e l l ’ occultismo più gotico (‘8 0 ) . O r r i d g e c a n t a c o n p o t e n t e c a r i c a i g u a n e s c a e v i s c e r a l i r o m a n t i c i s m i ( e c h i c h e v i r ano persi no verso il pr i m o B o n o i n L i e s , A n d T h e n ! ) , a l t r o v e s i r i v e l a a n g o s c i a n t e c o m e a i t e m p i d e i T h r o b b i n ’ ( In Thee Body tra ulula t i e n e c r o f i l i a ) , o p p u r e s i c o n c e d e u n m a n t r a ( M i l k B a b a ) , u n a p o s a i n o m a g g i o a g l i a mati Brian Jonestown Ma s s a c r e ( M a x i m u m S w i n g ) , o p p u r e u n a n a r c o s i s t i l e S u n d a y M o r n i n g (N e w Yo r k S t o r y ) . Tanta roba certo, ma que l c h e p i ù c i p i a c e è q u e s t o s u r f a r e s a t a n a s s o s o p r a i g e n e r i d a i c o n a , d a g r a n d e p e r f ormer. Da rockstar. Pers o n a g g i o o l t r e e b a s t a , G e n e s i s , g e n e r o s o , d u t t i l e , i n d i p e n d e n t e . Tr o p p a f o r s e è l a c a r n e al fuoco ma il canovac c i o p i ù s o l i d o d i q u a n t o s e m br i , u n a b a n d d i g i o v a n i n e w y o r c h e s i c o m p a t t a e p i e n a m e n t e integrata con lui/lei/ess o i l c u i u n i c o d i f e t t o è q u e l l o d i a v e r p u n t a t o p r o p r i o s u l g e n d e r p e r a t t i r a r e i c u r i o s i e i n vece è un grande album e b a s t a . ( 7 . 2 / 1 0 ) Edoardo Bridda sentireascoltare 61 Paul McCartney – Memory Almost Full (Hear Music / Universal, 5 giugno 2007) Genere: pop, rock, folk Poco meno di due a n n i f a , S i r P a u l aveva segnato un b e l p u n t o a s u o favore grazie alla f o r t u n a t a c o l l a borazione con Nige l G o d r i c h , c o n vincendo un po’ tu t t i ( c o s a c h e non accadeva da tem p o p e r u n s u o album solista) e ris c h i a n d o p e r s i no di far breccia n e g l i i n d i e k i d s . Funzionava a mera v i g l i a , C h a o s And Creation In T h e B a c k y a r d, perché a un songwr i t i n g i s p i r a t o e insolitamente intimo a c c o m p a g n a va una visione di in s i e m e c o e r e n te, un mood ricercat o e f o r t e m e n t e voluto. E’ lo stesso m o t i v o p e r c u i questo Memory Alm o s t F u l l , i n v e ce, non funziona com e d o v r e b b e . I l che è paradossale, s e s i p e n s a c h e queste canzoni nas c o n o e s p l i c i t a mente come una so r t a d i c o n c e p t sulla memoria e su l p a s s a t o , a n dando a pescare a r i t r o s o n e l v i s suto dell’ex Beatle. E ’ q u i n d i f a c i l e supporre che il pro d u c e r d i t u r n o , David Khane (The S t r o k e s , B r u c e Springsteen), abbia a v u t o u n r u o l o diverso nel guidare i l N o s t r o r i s p e t to a Mr. Radiohead ; f r a n c a m e n t e , ci viene il sospetto c h e c i ò c h e ascoltiamo sia mag g i o r p a r t e f a r i na del sacco dell’aut o r e , c h e a n c h e qui suona quasi tut t i g l i s t r u m e n t i (eccetto alcune tra c c e p r e p a r a t e in precedenza con la t o u r i n g b a n d ) e, si presume, ha a v u t o p i ù l i b e r t à nel selezionare il m a t e r i a l e e d a r rangiarlo a suo pia c i m e n t o . E c c o che si trastulla con u n m a n d o l i n o in Dance Tonight - f i l a s t r o c c a i n t i ma come le sa fare s o l o l u i , a l l a A l l Together Now , per c a p i r c i , m a c o n tutta la maturità de l l ’ o c c a s i o n e - , si produce in sperico l a t i s o l o d i c h i tarra, giochicchia c o n i m p r o b a b i l i basi al laptop e voc o d e r ( l a w i n g siana See Your Sun s h i n e e F e e t I n The Clouds ), scaten a i l s u o m i g l i o r urlo alla Little Richa r d i n N o d Yo u r Head (pasticciata pe r ò d a f i g u r e d i archi simil Kashmir . . ) ; p o i a n c o r a mette assieme ’60 ( q u e l l i s u o i i n Ever Present Past - c o l c l a v i o l i n e ripescato da Baby Yo u ’ r e a R i c h Man -, quelli dei B e a c h B o y s d i Vinta ge Clothes ), ’7 0 ( c e r t e k i t c h i tudini alla ELO / Que e n c h e a ff i o r a - 62 sentireascoltare no spesso), perfino ’90 (Only Mama Knows, che pare un momento scat e n a t o d e gl i S p a r k l e h o r s e , l a b e c k i a n a T h at Wa s M e) . U n a v a r i e t à che sa di pasticcio e manca di messa a fuoco, di fatto il lirismo - che dovrebbe stare al centro del disco - pare più forzato che sincero, costretto in arrangiamenti e melodie n o n a l l ’ a l t e z z a ( Yo u Te l l M e , H o u s e O f Wa x ) . P o s s i b i l m e n t e s t a v o l t a Macca si è lasciato andare più del solito, come d’altronde è successo a l c u n e v o l te n e l s u o p e r c o r s o s o lista (ehm, la maggior parte delle volte a pensarci bene, tranne fors e p e r F l o w e r s I n T h e D i r t… o o p s come non detto, ai tempi c’era Elvis Costello). O, più semplicemente, questa volta il materiale non è esattamente di prima qualità, ma ad uno che ha scritto 3453453,3 periodico canzoni pop in quarant’anni e passa, possiamo perdonarlo facilmente. Peccato però, perché il suo intimismo da terza età cominciava a piacerci. (5.8/10) Antonio Puglia Pelican – City Of Echoes (Hydra Head, maggio 2007) Genere: post rock, post metal Un album che sembra avvicinarsi, a tratti, al post rock tout court. City Of Echoes, il pezzo che titola il CD, compie una prima incursione verso lande perlomeno transitate dalle g e o m e t r i e r i t m i c h e d e i D o n C a b a ll e r o. E n o n è f o r s e u n a c o i n c i d e n za. Bliss In Concrete, ad esempio, p u r m a i r i nu n c i a n d o a d u n a n a r r a zione su basi hard, colpisce per la mancanza di fronzoli “psichedelici” quali quelli in passato riscontrati. Vi è a n z i u n a s o r t a d i r i v i s i t a z i o n e d e l d e a t h m e t a l . M a c o m e s e f oss e r o i D o n C a b a l l e r o d e g l i e s ordi a c o m p i e r e i l m i s f a t t o . I F u c k ing C h a m p s p o t r e b b e r o p r o b a b i l m e nte t r o v a r e i n L e b e c & C o m p a n y d e i te m i b i l i r i v a l i . N o n f o s s e p e r i l f atto c h e r i p r e n d o n o , i n q u e s t o s t e sso b r a n o , a n c h e i l t h r a s h , a d u n cer t o p u n t o d e l s u o s v o l g i m e n t o , per r i p i e g a r e p o i i n u n c r e s c e n d o a uti s t i c o f r a h a r d c o r e e h a r d r o c k . Del r e s t o i n o s t r i s o n o a b i t u a t i a stu p i r c i . A D e l i c a t e S e n s e O f B a l a nce , c o i s u o i l a n g u o r i q u a s i s l i n t i ani, c h i u d e u n a l b u m f a t t o d i 8 c o m po nimenti, dove nessuno supera i 7 m i n u t i d i l u n g h e z z a . M a n c a l a p i èce d e r e s i s t a n c e d e i p r e c e d e n t i . M a la v a r i e t à s t i l i s t i c a e l a c o m p a t t e zza e s e c u t i v a s o n o i n f i n i t a m e n t e m ag giori. (7.0/10) Massimo Padalino People Press Play – People Press Play (Morr Music / Wide, giugno 2007) Genere: electro pop A n c h e s e i d a n e s i P e o p l e P r ess P l a y s o n o a l l o r o d e b u t t o a s s o l uto, i c o m p o n e n t i d e l l a b a n d s o n o tut t ’ a l t r o c h e d e i n o v e l l i . L a c a n t a nte S a r a S a v e r y a v e v a g i à e s o r d i t o da s o l i s t a c o n i l p r o g e t t o S a v e r y ; gli a l t r i t r e e l e m e n t i – A n d e r s R em m e r , J e s p e r S k a a n i n g e T h o mas K n a k – a v a v a n o g i à c o l l a b o r a t o in s i e m e n e i F u t u r e 3 e s i n g o l a r m en t e a v e v a n o g i à d a t o v i t a a p r o get t i s o l i s t i r i s p e t t i v a m e n t e c o n Dub Tr a c t o r, A c u s t i c e O p i a t e. C h i g i à c o n o s c e i p r o g e t t i s u c c i tati p u ò b e n i m m a g i n a r s i q u e l l ’ o c e ano e l e t t r o n i c o , f a t t o d i s i n t e t i z z a t o ri e c o m p u t e r, n e l q u a l e s o n o i m m ersi i P e o p l e P r e s s P l a y. M a n o n c’è s o l o q u e s t o . I n f a t t i l a l o r o p r o p o sta è s ì s o s t e n u t a d a u n s o l i d a s t rutt u r a e l e t t r o n i c a m a s i l a s c i a r a pire d o l c e m e n t e d a a t m o s f e r e p i ù pro p r i a m e n t e p o p s e n o n a d d i r i t t u r a , in a l c u n i e p i s o d i , s h o e g a z e . P e r far l a b r e v e s i a m o m o l t o v i c i n i a c erte s o n o r i t à i n d i e t r o n i c h e ; n o n a c aso è p r o p r i o l a M o r r M u s i c l ’ e t i c h etta r e g i n a i n t a l e a m b i t o . M a i l c o mbo d a n e s e n o n s i a c c o n t e n t a d i q uel l e a t m o s f e r e g l i t c h d i f a c c i a t a , ne s c a n d a g l i a i f o n d a l i c o g l i e n d one l ’ e s s e n z a . A l l o r a t a n t o v a l e c hia m a r e l e c o s e c o n i l l o r o v e r o n o me: electro pop. Q u e s t o e n o n a l t r o è i l campo d’azion e s u l q u a l e s i m u o v o no i Nostri. Se l a s e z i o n e s t r u m e n tale spinge ve r s o q u e l l e s f u m a t u r e elettroniche m o l t o v i c i n e a i L a l i Puna è la vo c e d i S a r a S a v e r y a riportare il tu t t o i n u n a d i m e n s i o n e di pop cristall i n o , p u r o . I n f a t t i q u e l suo modo ril a s s a n t e q u a s i j a z z a to di modular e l e c o r d e v o c a l i d à l’impressione d i a v v o l g e r e t u t t o i n una dimension e e l e g a n t e m e n t e m a linconica, allo s t e s s o t e m p o i n t i m a e accogliente m a a n c h e s o l a r e e di più ampio r e s p i r o . L e i n f l u e n z e sono tante, d a B r i a n E n o a i B o a r ds Of Canada f i n o a c e r t e s f u m a t ure alla My Bl o o d y Va l e n t i n e . P r o prio quest’ulti m i s o n o e v o c a t i i n p i ù di un episodio n e l l ’ a l b u m ( G i r l , T h e Walk e Stop ). C a n z o n i c o m e A l w a y s Wrong e Han g i n g O n o n d e g g i a n o rilassate tra r i m a n d i d u b e d e r i v e elettro-minima l i , v a l o r i z z a n d o m a gistralmente l e d o t i v o c a l i d e l l a S a very . Ma è T h e s e D a y s l a c a n z o n e più riuscita de l l ’ a l b u m : s c i v o l a l e g gera sopra pr a t i e l e t t r o n i c i s o r r e t t a da una melod i a p o p t a n t o s t r u g g e n te quanto imm e d i a t a . S e m b r a q u a s i ripercorrere i f a s t i d i ( T h i s I s ) T h e Dream Of Eva n A n d C h a n d i D n t e l. Purtroppo il r e s t o è d i p i ù b a s s o l i vello, ma dob b i a m o a m m e t t e r e c h e il disco nel su o c o m p l e s s o è d i b e n altro calibro r i s p e t t o a t u t t e l e r e centi uscite in t a l i a m b i t i m u s i c a l i . Un semplice m a d e l i c a t o i n c o n t r o fra digitale e a n a l o g i c o . ( 6 . 6 / 1 0 ) Andrea Provinciali Pissed Jeans – Hope For Men (Sub Pop / Audioglobe, 5 giugno 2007) Genere: grunge, stoner E dire che ne l q u i e o r a d e l 2 0 0 7 questa parol a s e m b r e r e b b e q u a si una bestem m i a . E p p u r e è c o s ì . Grunge. Ma n o n q u e l l o l e c c a t o d i produzione e a v a r o d i e m o z i o n i d e l post Cobain. N o . Q u i s i a m o d a l l e parti dei Nir v a n a c a f o n i , s c r a u s i e punk di Ble a c h , e d e i s e m i n a l i e ancora più ca f o n i M e l v i n s. G e n t e che le chitar r e l e s u o n a v a n o c o n una vanga al p o s t o d e l p l e t t r o . Che le corde v o c a l i p a r e v a n o p e r cuoterle con u n ’ o n d a t a d i r a b b i a incontrollabile p r o v e n i e n t e d a l l a t o più oscuro de l l o r o c u o r e . P r o p r i o come fanno i Pissed Jeans. Che con Hope For Men sembrano lanciarsi in un brutale de profundis della musica tutta. Un frullato di basi stoner e attitudine garage dove triturare speranze e redenzioni attese e mai realizzate. Un CD che conta una s e r i e d i r i ff c h e p e s a n o c o m e m a c i gni sulle tue orecchie. Una raccolta di canzoni che se ne fottono se non sono up to date con lo schifo che ci circonda. E che anzi ti mostrano sorridendo il dito medio mentre la tua spocchia segnala le infiniti ruggini di un genere dato per spacciato troppo in fretta. Un disco, insomma, che non poteva non essere marchiato Sub Pop. Non fa male ogni tanto voltarsi indietro e ricordarsi da dove si proviene. (7.0/10) vo della sua prima band e che, addirittura, per l’uso eccessivo che ne faceva, finì per caricare troppo anche i suoi primi album, è in The Bragg & Cuss quasi del tutto ass e n t e . È r i n t r a c c i a b i l e s o l o in pochi e p i s o d i c h e n o n a c a s o risultano e s s e r e s i c u r a m e n t e i m igliori del d i s c o : R e d D r a g o n Wi s h es e Lilly W h i t e . C e r t o , l a c a p a c i t à di scri v e r e b e l l i s s i m e c a n z o n i - Whiskey S t r a i g h t e S i l v e r Tr e e s - è innata, m a q u e l l a s u a p e c u l i a r ità dram m a t i c a d e l c a n t a t o t r a g i c o ne rap p r e s e n t a v a s i c u r a m e n t e un valore a g g i u n t o . D i c i ò c e n e l a mentiamo i l g i u s t o , d a t o c h e q u e ste dodici c a n z o n i s o n o c o m u n q u e f iglie di un r a ff i n a t o e c u r a t i s s i m o c a ntautorato country-folk. (6.3/10) Manfredi Lamartina Andrea Provinciali R o c k y Vo t o l a t o – T h e B r a g g & Cuss (Barsuk / Second Nature, 19 giugno 2007) Genere: country-folk Prolifico interprete della scena indipendente del Northwest stat u n i t e n s e , R o c k y Vo t o l a t o s e n e esce con un nuovo album a nome proprio che si va ad aggiungere ai quattro precedenti. Ma se l’ultimo Makers ci aveva stupito positivamente, The Bragg & Cuss fa registrare un piccolo passo indietro. Ovviamente non significa che l ’ e x c a n t a n t e d e i Wa x w i n g - b a n d di punta della scena emocore - abbia rivoluzionato negativamente il suo approccio stilistico. Solo, quell ’ e v ol u z i o n e c h e l o a v e v a a v v i c i n a t o a s o n g w r i t e r s d e l c a l i b r o d i Wi l l O l d h a m e I r o n & Wi n e è q u i d e v i a ta da una virata verso sonorità più t r a d i z i o n a l m e n t e c o u n t r y. C e r t o , quei richiami ci sono sempre, come s e m p r e è v i v i d a l ’ i n f l u e n z a d i E ll i o t t S m i t h, m a i l t u t t o a d e s s o s u o na molto più classico. Dipenderà forse dall’utilizzo onnipresente dell’armonica? Ma anche quella profondità emozionale che finora aveva segnato ogni passo del Nostro, sembra un poco attenuata. Adesso i punti di riferimento da lui adottati sembrano essere Johnny Cash e i Wi l c o. M a a c e r t e a l t i t u d i n i , s i s a , è v e r a m e n t e d i ff i c i l e r e s p i r a r e . Q u e l la drammaticità propria della voce d i Vo t o l a t o c h e f u i l t r a t t o d i s t i n t i - Rothko – Eleven Stages Of Intervention (Bip Hop / Wide, giugno 2007) Genere: post-rock P i a n o s e q u e n z a l u n g h i s s i mo. Foto g r a f i a l i m p i d a . I m m a g i n e sgranata. R o t h k o . E l e v e n S t a g e s Of Inter v e n t i o n. P o s t - r o c k s t r u m entale dal l ’ e v i d e n t e i m p a t t o c i n e m a tico. Dieci t r a c c e c h e s i m u o v o n o s ospese sul b o r d o d e l l a p e l l i c o l a , c h e lambisco n o a t m o s f e r e o r a a s f i s s ianti, ora t o r r i d e , m a s e m p r e c a r i c he di ma l i n c o n i c a s u s p e n c e . D i e ci episodi s t r u m e n t a l i l u n g h i s s i m i c he già dai t i t o l i , s u g g e s t i v i o l t r e m o do, fanno a c c e d e r e i n s c e n a r i c i n e matografici d a i f o n d a l i s o s p e s i e m a rcatamen t e c u p i . O c c o r e p r e d i s p o sizione vi s i v a , p r i m a c h e a u d i t i v a , per farsi s c i v o l a r e f i l m i c a m e n t e s ugli occhi q u e s t o a l b u m . Tu t t o g i à sentito? O v v i a m e n t e s ì . M a i q u a t t ro musici s t i i n g l e s i – c h e s i a v v a l g ono anche d e l l a c o p r e s e n z a d i d u e b assi – fan n o t u t t o i n m a n i e r a e c c e l sa. Come d e l r e s t o h a n n o s e m p r e f atto anche n e i l o r o l a v o r i p r e c e d e nti; non a c a s o , i n f a t t i , h a n n o s e mpre pub b l i c a t o p e r e t i c h e t t e i n dipendenti e u r o p e e d i t u t t o r i s p e t t o come Lo R e c o r d i n g s , To o P u r e , B ella Union e K r a a k . I l p u n t o d i r i f e r i mento prin c i p a l e r i m a n e s e m p r e quello dei G o d s p e e d Yo u ! B l a c k Emperor, m a q u i i l s u o n o r i s u l t a molto più sentireascoltare 63 essenziale, scevro d a o r c h e s t r a zioni ridondanti. No v i t à r e g i s t r a t e nessuna. Ma la brav u r a s t i l i s t i c a e quell’attitudine da c o l o n n a s o n o r a resta no completame n t e i n t a t t e . L o stesso buon film de l l o s t e s s o b u o n regista. Per un’inten s a d i g r e s s i o n e cinematica. Per chi m a i n e a v e s s e voglia. ( 6.3/10 ) Andrea Provinciali Savage Republic – Siam EP (Neurot Recordings / Goodfellas, 1 marzo 2007) Genere: trance-rock Non c’è Bruce Liche r e l o s i s a p e va, c’è però un iniz i o c h e s e m b r a cristallizzare il temp o , c o m e s e C u stoms distasse qua l c h e o r a i n v e c e di diciotto anni. 193 8 è q u e l l o c h e tutti volevano, ovver o s o l i t a e “ s e l vaggia” turbolenza d i t o m e r o t o tom, di percussioni e c h i t a r r e a s p r e come se a suonare f o s s e u n ’ e n t i t à che racchiude Killin g J o k e , i P i l d i Flowers Of Romanc e e Vi r g i n P r u nes infiammati dal s o l e l o s a n g e l i no. La saggezza di p u b b l i c a r e u n EP – senza prodig a r s i m a g a r i i n un full-length a ris c h i o r i e m p i t i v i – consente ad ogni m i n u t o d e i v e n t i complessivi di esse r e v i s s u t o e d i commuoversi al cosp e t t o d a l l ’ e p i c i tà psichedelica di M a r s h a l l Ti t o e Monsoon , oppure co n c e d e r s i a l s o gno tribale della title - t r a c k c h e c o n la rispettosissima c o v e r d i H e a d s Will Roll di Echo An d T h e B u n n y men richiama a que i g i o r n i f u r e n t i di metà ’80. Seppur a s s e n t e i n s t u dio, il genio di Lich e r è r i n t r a c c i a bile nell’artwork di S i a m , u n a p r e rogativa che da sem p r e v a d i p a r i passo con quella sce n a c h e u n t a l e A Produce ebbe l’one r e d i b a t t e z z a re Trance… Bentorn a t i . ( 7 . 0 / 1 0 ) Gianni Avella Stafraenn Hakon - Gummi (Resonant / Goodfellas, maggio 2007) Genere: islandic sound Con un pop intimist a i n p r o s s i m i t à siste di un’ora e mezza di trasvolata googlemaps sopra l’isola con tutto – ma proprio tutto – a suonare esattamente come dovrebbe, anzi pure con una certa patina in più perché oltre c’è la storia ed è meglio andarsene con un certo d e c o r o . Yo r k e e M a r t i n t e n d o n o l e mani (la radioheadiana Svefn e la C o l d p l a y - l i k e K v e f) . S e n t i m e n t i a l calor bianco, luccichii di campanellini, animismo nordico, chitarre folkish e crescendi elfici, trilli glitch e polvere d’angelo a cadere dal c i e l o . I n u t i le c i t a r e i s o l i t i q u a t t r o a paragone. Sono quelli e basta. Non li staremo a ripetere stancamente perché in questo quarto lavoro, la stella islandese sigla l’apice di un percorso personale che lo ha port a t o a l l a fo r m a c a n z o n e , p r o p r i o come le nobili anime nordiche prima di lui. Una splendida torre sopra a una nuvola. Un cantautorato new age per gente che crede alla storia della natura amica e della fuga verso l’incontaminato. E dunque stappiamo le bottiglie perché il l i b r o d e l p os t - r o c k d i v e n t a t o “ a ff a r e Reykjavik” è stato dato alle stampe. Dietro di sé il profumo di un format d’umanità in strofe e placidi arrangiamenti ambient-folk-elettronici, la voce agrodolce di Birgir Hilmarsson (già Blindfold/Ampop) e quella n a s a l e - o t t an t a d i E f t e r k l a n g C a s p e r Clausen. Siamo buoni. Siamo mort i . A d i e u . (R I P / 1 0 ) Edoardo Bridda albionica, un afflato l i v e d a g r a n d e produzione floydiana , e s o p r a t t u t t o una pacifica grande u r i s l a n d e s e a tutto campo, Gumm i p o t r e b b e e s sere – lo è lo è – i l D i v i s i o n B e l l di casa Resonant. Il p a m p h l e t c o n - 64 sentireascoltare Stateless – Self Titled (!K7 / Audioglobe, 18 giugno 2007) Genere: pop, soul, trip-hop È davvero particolare questo esordio eponimo degli inglesi Stateless. D i r e s t i t r i p h o p , p e r v i a d e l l e bat t e r i e e l e t t r o n i c h e c h e s c a n d i s co n o c o n m e t r o n o m i c a p r e c i s i o n e le m a l i n c o n i e a s s o r t i t e d i q u e s t i d i eci b r a n i . D i r e s t i p o p , p e r v i a d e l l ’in t e r p r e t a z i o n e i n f a l s e t t o d i C hris J a m e s , c h e p e r u n o s t r a n o s c h e rzo d e l d e s t i n o s e m b r a e s s e r s i t r a p i an t a t o l e c o r d e v o c a l i d i u n a l t r o C h ris, a n c h e l u i i n g l e s e , c h e d i c o g n o me f a M a r t i n e c a n t a n e i C o l d p l a y. Di r e s t i s o u l , p e r l a d e v a s t a n t e c om m o z i o n e c h e t i p r e n d e p e r l a gola d u r a n t e l ’ a s c o l t o d i B l o o d s t r e a m , la E v e r y b o d y H e r e Wa n t s Yo u d e l ter z o m i l l e n n i o . S t e s s o b a s s o r o b o tico e d i s t a c c a t o , s t e s s a v o c a l i t à s t r ug g e n t e , s t e s s o s e n s o d i m e r a v i g lia. Brividi con la “b” maiuscola solo a p a r l a r n e e a p p l a u s i a s c e n a a p erta a l l ’ a s c o l t o . P a r e c h e p i ù d i q u a l c uno s t i a s c o m m e t t e n d o f o r t e s u l l ’ a v ve n i r e d i q u e s t i c i n q u e r a g a z z i d i L ee d s . D J S h a d o w g i à l o s c o r s o a nno i n v i t ò J a m e s a c a n t a r e n e l s u o The O u t s i d e r. E l a s t a m p a m u s i c a l e in g l e s e s i i n t e r r o g a s u c o m e s i a s t ato p o s s i b i l e c h e u n s i m i l e c o n c e n t r ato d i t a l e n t o e p r o s p e t t i v e c o m m e r c iali s i a s t a t o l a n c i a t o d a u n ’ e t i c h e t t a in d i p e n d e n t e t e d e s c a , l ’ o t t i m a ! K 7. E i n t a n t o c h e i l m o n d o s i p r e p a r a ad u n n u o v o i n a r r e s t a b i l e f e n o m e no, n o i c i l i m i t i a m o a c h i u d e r e g l i o cchi e a d a p r i r e i l c u o r e a l l a s p l e n dida b a l l a t a I n s c a p e , c h e r i a g g i o r n a la l e z i o n e d e i D e p e c h e M o d e p i ù d ark m e t t e n d o i n f i b r i l l a z i o n e b r i v i d i ed emozioni. (7.3/10) Manfredi Lamartina Sterling – Cursed (File 13 / Goodfellas, giugno 2007) Genere: prog(horror)metal H o s e m p r e s o s p e t t a t o c h e A ndy L a n s a n g a n r a p p r e s e n t a s s e l ’ a n ima p r o g d e i 9 0 D a y M e n , c h e l a s vol t a d i To E v e r y b o d y i n d i r e z i o n e di u n a s c r i t t u r a r i c e r c a t a s i a c o i nci s a i n t o t o c o n i l s u o i n g r e s s o de f i n i t i v o n e l g r u p p o . U n d i s c o c o me Cursed non fa che confermarlo e v a s c o n s i g l i a t o s i n d a o r a a q u anti a b b i a n o d e p r e c a t o l a m e t a m o r f osi i n t e r c o r s a t r a ( I t ( I s ) I t ) C r i t i cal B a n d ( S o u t h e r n , 2 0 0 0 ) e i d i schi a v e n i r e d e i c h i c a g o i a n i . L’ i n c l i na z i o n e d e l p i a n i s t a v e r s o s o n o rità d i i s p i r a z i o n e l a t o s e n s u c l a s s i ca, v e r s o g l i e c c e s s i e l e l u n g a g gini turn it on Silver Daggers - New High&ORD (Load / Goodfellas, 25 aprile 2007) Genere: no wave, jazzcore È da un po’ di t e m p o c h e i b u o n i v i z i f u n k ( n o ) w a v e c h e p e r c o r r o n o l a s p i n a dorsale dell’u n d e r g r o u n d l o s a n g e l i n o t e n t a n o d ’ u s c i r e d a l l ’ a n o n i m a t o ; u n o di questi in cu i c r e d i a m o s o n o i S i l v e r D a g g e r s , u n t r i o ( a l l a r g a t o a q u i n t e t to) che scazz a n d o l a c o v e r d e l l ’ o m o n i m a c a n z o n e d i J o a n B a e z h a p e n s a to di darsi all ’ a v a n t g a r a g e p i ù c a n g i a n t e t r o v a n d o p r e s t o a N e w Yo r k ( e a casa Load) un i d e a l e b o m b e r d a l q u a l e s g a n c i a r e i p r o p r i s p r o l o q u i . I cinque fanno j a z z - c o r e a l f u l m i c o t o n e i n i e t t a t o d i L o w e r E a s t S i d e , a m morbato dalla S S T e a s s i l l a t o d a n e r v o s i s m i a s s o r t i t i e s o n o u n a b a n d tutt’altro che a v v e z z a a l c u l t o d e l d i l e t t a n t i s m o : J a c k s o n B a u g h ( v o c e e chitarra) potr à a n c h e d e p i s t a r e c o n q u e l c a n t a t o à l a D a v i d T h o m a s , m a sentite quella s e i c o r d e : c ’ è u n n e r v o s i s m o p a r t i c o l a r e , u n p r e c i s o f u n k ridotto a un b r a n d e l l o , p i c c o l e s c a r i c h e s u l l e q u a l i s ’ i n s e r i s c o n o i l s a x c o riaceo di Jenn a T h o r n h i l l o l a t r o m b a s p a s t i c a d i W I l l i a m S t a n g e l a n d M e n c h a c a . U n t r e n o . E c o m u n q u e in corsa verso il caos L i g h t n i n g B o l t , a f r e n a r e c i p e n s a n o l ’ a s c i u t t o ( m a c a o t i c o ) b a t t e r i s t a M a r c u s S a v i n o e il devoto albiniano Stev e n K i m a l b a s s o ( s o p r a t t u t t o l u i ) . S e m p r e s e i d u e n o n v e n g o n o r e l e g a t i i n f o n d o a l l a s a la per dar spazio a un in t e r p l a y c h e c o n t e m p l a u n a t e l a d i t a s t i e r e - s e r p e n t e ( s i s a m a i c h e p e n s i n o d i n o n a v e r e un suono abbastanza in c i s i v o ) . A l c a p i t o l o p a r a g o n i t r o v i a m o g l i o l a n d e s i T h e E x , v e t e r a n i n e l l ’ u n i r e j a z z a l p u n k, più che i No Means N o ( i l b a s s o s i p e r ò ) , o p p u r e i n o s t r a n i Z u ( m a s o n o m o l t o p i ù d i s p e r s i v i ) , d e t t o q u e s t o è la componente New Yo r k , d i i e r i e d i o g g i , l a v a r i a b i l e d e t e r m i n a n t e e q u a l c u n o , a p r o p o s i t o d ’ i n i e z i o n i d ’ a n g o l a rità, già li antepone all’L C D S o u n d s y s t e m . I l f u n k c ’ è m a s t a t e i n g u a r d i a : p r i m a d i b a l l a r e i S i l v e r D a g g e r s è m e g l io munirsi di coraggio. E n o i c e l ’ a b b i a m o . C i p o t e t e c r e d e r e . ( 7 . 2 / 1 0 ) Edoardo Bridda sentireascoltare 65 dell’album rock trova n o i n u n g r u p po come Sterling o t t i m a d i m o r a e finisce per innestars i s u l l a p a s s i o ne - comune a tutt i i p e r s o n a g g i coinvolti sin dal 200 0 n e l p r o g e t t o - per il metal storico e p e r g l i h o r r o r di scuola. Sì che, cr e a t u r a a q u a ttro teste - oltre a La n s a n g a n , To n y Lazzara (batteria d e g l i A t o m b o m bpocketknife e dei M i l e m a r k e r ) , A l Burian (basso dei M i l e m a r k e r ) e d Eric Chaleff (chitar r a ) - , g l i S t e r ling di Cursed - te r z o d i s c o d o p o Murderer (Swey, 20 0 2 ) e S t e r l i n g (File13, 2003) - pos s o n o d e d i c a r s i a ricamare di orditur e b a r o c c h e t r e lunghe suite di meta l s t r u m e n t a l e à la Isis- Pelican. Lur k e r è m a l i n c o nia pagana in stile N e u r o s i s c o l a t a in for ma di pesanti ri ff d i c h i t a r r a s u insistite scale di pia n o f o r t e . A c a c i a parte con una linea m e l o d i c a p i a no-chitarra memore d e i G o b l i n c h e musicano Dario Arge n t o , m a è s o l o il preludio di una se c o n d a f a s e p s i chedelica in cui so n o i l p o s s e n t e drumming di Lazzar a e l a c h i t a r r a effettata di Chaleff a d e s s e r e p r o tagonisti di un cre s c e n d o e p i c o come dei Godspe e d Yo u ! B l a c k Emperor in fissa pe r l ’ h o r r o r, o s c u ro come Bohren Un d D e r C l u b O f Gore senza alcuna f i s i m a j a z z . A n che Eyes suona co m e l a c o l o n n a sonora dei nostri p e g g i o r i i n c u b i , tastiera vintage ad i n c u t e r e t e r r o r e e ritmica che rallen t a s i n o a r i p i e garsi su se stessa i n u n a d i n a m i c a speculare al cresce n d o d i A c a c i a . Si tratta di un disco t u t t o s o m m a t o particolare, che cre d o p o s s a r i s u l tare gradito a molt i p e r l ’ i m m a g i nario che riesce ad e v o c a r e e p e r la cura con cui è sc r i t t o e s u o n a t o ; ma puzza a tratti de l p e g g i o r p r o g e fini sce per sfibrare a n c h e l ’ a s c o l tatore meglio dispos t o d o p o r i p e t u t i ascolti. ( 5.0/10 ) Vincenzo Santarcangelo The Editors - An End Has A Start (Kitchenware / Self, 22 giugno 2007) Genere: wave/pop Joy Division che tornano fra i vivi per fare i balocchi sul dancefloor (Bones, The Racing Rats), magari con la mediazione degli Ultravox più potabili (la title track manda barbagli à la She Came To Dance) o dei Cure via Echo And The Bunnymen (Escape The Nest). Però tra una bruma e l’altra s’intravedono complicanze che scomodano certo folk pop iperteso Coldplay e l’aura prog annacquata Elbow (When Anger Shows), salvo rivangare quei primissimi Radiohead che in parecchi - non del tutto a torto - accusavano di scopiazzare gli U2 (in Smokers Outside The Hospital Doors aleggia chiaro lo spettro di I Can’t). bilmente la rotta rispetto al solco Interpol dell’esordio. Ovvero, siamo sempre a battere sul chiodo della wave danzereccia, quel piglio da 66 sentireascoltare immediato, che incisivo mischiava e profondo, miracolosamente trame acustiche e spleen di matrice wave, in una scrittura indie pop deliziosamente smithsiana. Roba da perderci la testa, fra gli addetti ai lavori e fra le nuove leve di seguaci del genere, al punto che i National oggi sono una delle indie band americane più richieste in UK. Sarà merito anche del baritono di Matt Berninger, che nelle sue inflessioni crepuscolari non può che ricordare l’ennesimo Ian Curtis, e tutte le palpitazioni romantiche del caso. E’ un’illusione che si fa quasi reale in Mistaken For Strangers, un brano potente che potrebbe essere uscito dal canzoniere degli Interpol – se solo Banks e i suoi fossero capaci di costruire così bene delle trame sonore elettroacustiche -; ma, ad essere onesti, quello della band di Cincinnati è un disegno ben diverso dal diventare l’ennesima sensazione emulwave. Come in Alligator, il focus è fisso sulla scrittura, che vuole es- Le chitarre che sfrigolano riverberi affilati fino a farsi fumettistiche, senso di allarme a blandire la cassa in quattro, il vocione imbronciato e struggente (che azzarda addirittura croonerismi soul nelle strofe di Spiders), riff tanto prevedibili quanto caramellosi. Una coltre di addobbi che non basta certo a rendere interessanti queste trame bolse, questa reiterazione di non-idee. Anzi, sembrano gli elettrodi infilati nel cadavere per farlo sobbalzare: all’inizio il gioco è così macabro che diverte, poi infastidisce, infine annoia. La chiusura di Well Worn Hand, con la wave finalmente disillusa tra piano sperso e trilli di mandolino, somiglia ad un sollievo. (5.2/10) sere autoriale strizzando l’occhio Stefano Solventi giore. Se nel miraggio Joy Division Seconda prova per il quartetto da Birmingham, che corregge sensi- molti perché arriva dopo un album che, giusto un paio d’anni fa, ha fatto parlare di sé. A ragione: quello di Alligator era un incantesimo che si reggeva su pochi, indispensabili elementi e su un songwriting ai vari Cohen, Cave e Staples, suggestioni sicuramente aiutate da voce e testi. Nondimeno, c’è un lavoro sugli arrangiamenti che conferisce uno spessore e una potenza inediti per la band, con dense stratificazioni di suoni e enfasi sulle percussioni: a prova di ciò, sentite come si sviluppa l’iniziale Fake Empire, che nel breve volgere di due minuti assume toni epici degni dei migliori U2 (replicati in Guest Room) e orchestrati alla Sufjan Stevens (che, tra l’altro, è ospite del disco); gli allestimenti sonori restano comunque misurati, senza indulgere troppo in enfasi, che pure sarebbe il rischio mag/ Arcade Fire di Brainy e Squa- The National – Boxer (Beggars / Self, 25 maggio 2007) Genere: wave, folk, songwriting Si rifanno vivi i nuovi pupilli della Beggars, ed è un ritorno atteso da l o r Vi c t o r i a e n e l l a n e w o r d e r i a n a Apartment Story si rientra ancora di diritto in certi canoni wave, poi arrivano ad equilibrare i timbri gentili e acustici di Green Gloves, Racing Like A Pro e la romanticis- bire i Lambchop e Cash. Diventa g e . E i t e r m i n i d i p a r a g o n e, in tutta s i n c e r i t à , s o n o u n p o ’ i n gombranti. I n o g n i c a s o , u n a b a n d c he merita d i e s s e r e t e n u t a i n c o n s i derazione. (6.9/10) così chiaro che i National vogliono Daniele Follero sima Slow Show con i suoi teneri crescendo alla Belle & Sebastian, m e n t r e S t a r t A Wa r a r r i v a a l a m - assolutamente alzare la posta, e a giudicare anche solo da Gospel (una signora canzone, che vedremmo bene in bocca all’ultimo Jarvis Cocker), ci sentiamo pronti a scommettere insieme a loro. Anche se Boxer vi sembra immediato del suo predecessore, dategli una possibilità. E poi un’altra. E poi un’altra ancora… (7.2/10) Antonio Puglia una specie di 12” con all’interno un 7”. Mah, a cosa serva tutto ciò non si capisce bene, né loro ce lo sanno spiegare. Una strategia per sopperire alla mancanza di un prodotto che si propagandi da solo? Non T h e P o i s o n A r r o w s – S t r a i g h t To The Drift (File 13 / Goodfellas, giugno 2007) Genere: indie, noise, post Ascoltare un E P d i q u a t t r o p e z z i e guardarsi into r n o , s t u p i t i . I l c a l e n dario che seg n a u n b a l z o a l l ’ i n d i e tro – gli anni N o v a n t a c h e a n c o r a bruciano nel n o s t r o c u o r e – i s u o n i che richiaman o c e r t e e p i c h e c h i t a r ristiche dei J u n e O f ‘ 4 4, i l s u d o r e che cola copi o s o t r a u n a d i s s o n a n za e una me l o d i a . G l i a m e r i c a n i Poison Arrow s t o r n a n o c o n S t r a i ght To The D r i f t, c h e è u n c o n centrato di sa n o e v i t a l e i n d i e r o c k . Quello che n a s c e p o s t e m a t u r a (Illi)noise. Qu a t t r o b r a n i c h e g r a f fiano ed emo z i o n a n o . P a o l o I o c c a dei Franklin D e l a n o o s p i t e v o c a l e nel monologo c o n c l u s i v o i n i t a l i a n o di Lockaway . E a n c h e d i q u e s t o c i vantiamo un b e l p o ’ . H a n n o r a g i o ne quelli del l a p u b b l i c i t à , q u a n d o dicono che c’ è p i ù g u s t o a d e s s e r e italiani. ( 7.0/1 0 ) Manfredi Lamartina si direbbe. In realtà, al di là delle “sperimentazioni” sul formato del vinile e l’orrendo nome della band che, onestamente, si commenta da solo, c’è veramente tanto di buono in Unanimous Bangers. Non ci si aspetti chitarre distorte e tre accordi in croce, né sfacciataggine garage: la musica dei Punks non ha nulla a che vedere con il punk. Il riferimento più diretto è s e n z’ a l t r o l a p s i c h e d e l i a l i s e r g i c a di fine anni ‘60: i suoni ovattati e trattati al delay di A Saucerful Of S e c r e t s d e i P i n k F l o y d; i p r i m i t i vismi percussivi mescolati all’elett r o n i c a d i A ff e n s t u n d e d e i P o p o l Vu h e l ’ i d e a d e l t r i p s e n s o r i a l e d i M a g i c a l M y s t e r y To u r d e i B e a t l e s , rivivono insieme in un album tutto c o n ce n t r a t o s u l l ’ a l t e r a z i o n e d i c o - This Et Al – Baby Machine (Cargo / Goodfellas, giugno 2007) Genere: post-punk I n t e r p o l, B l o c P a r t y, Mogwai, Q u e e n O f T h e S t o n e A g e, …Trail O f D e a d , s p r a z z i d i n o i s e , shoega z e , e m o c o r e d i u l t i m a generazio n e e d i g r e s s i o n i a d d i r i t t ura doom, i l t u t t o m i s c h i a t o a d h o c da questi b r a v i “ a s c o l t a t o r i ” T h i s Et Al nel l o r o a l b u m d ’ e s o r d i o , B a by Machin e . Q u e s t i q u a t t r o i n g l e s i di Leeds r i e s c o n o i n q u e s t a m a stodontica i m p r e s a s e n z a a d d i r i t t u r a spende r e n u l l a i n o r i g i n a l i t à . S i curamente b r a v i a s t r u t t u r a r e l e c a n zoni: diffi c i l e s e n t i r e c o s ì t a n t i c a m bi di tem p o e d i g e n e r e i n u n a s t essa trac c i a . M a c i ò a v v i e n e i n t u t t i gli undici e p i s o d i c h e c o m p o n g o n o l’album. Tu t t i p o t e n z i a l i s i n g o l i : energici, n e r v o s i e s c a t t a n t i p r o p r io come il m e r c a t o r i c h i e d e . Tu t t i c onditi con l a s t e s s a a t t i t u d i n e v o c a l e alla Bloc P a r t y . D u n q u e : n o n s o l o derivativi o l t r e m i s u r a , m a a n c h e s o rprenden t e m e n t e r i p e t i t i v i . D i c e v a mo appun t o : b r a v i “ a s c o l t a t o r i ” , n i e nte di più. A l l o r a m e g l i o i n d o s s a r e l e cuffiette d e l l ’ i P o d c h e a r m e g g i a r e con gli s t r u m e n t i . (4 . 0 / 1 0 ) Andrea Provinciali scienza. Ascoltare questo disco può mettere in discussione il proprio stato di coscienza che, se non già alterato per conto suo, si riscopre in una d i m en s i o n e o n i r i c a t r a e c h i p o r t a t i a l l ’ e s t r e m o ( F u c k Yo u , M a n ) , r i t m i ipnotici (Untitled Part.2; Te r r o r- The Punks – Unanimous Bangers (5 Rue Christine, 2007) Genere: psychedelia fied Lights) e suoni ovattati, filtrati Simpatico esp e r i m e n t o , q u e s t o d e l - rienza che assomiglia all’ascolto di la 5 Rue Chris t i n e , d i p u b b l i c a r e u n musica in stato di dormiveglia, con LP a due velo c i t à ! S ì , p r o p r i o c o s ì : quell’indefinitezza come se tra noi e il supporto sonoro si frapponesse qualcosa. Un’espe- che è propria Tied & Tickled Tr i o - Aelita (Morr / Wide, giugno 2007) Genere: space film music L i d a v a m o i n r o t t a v e r s o un moder n a r i a t o c o o l j a z z a p p e n a sfiorato d a l l e m a c c h i n e n e l D V D A.R.C. e i n v e c e i l n u o v o l a v o r o d el Tickled Tr i o c a m b i a l e c a r t e i n t avola e, a s o r p r e s a , t o g l i e g l i o t t o ni. Al loro p o s t o , c l a s s i c i b e a t n u - elettronici t e d e s c h i ( g e o g r a f i e a f r i c ane Map s t a t i o n c o m e r i s c i a c q u i Tarwater/ come viene s p i e g a t o n e l l e n o t e d i d e l l e p e r c e z i o n i i n f a s e r. e . m . To R o c o c o R o t ) e s o p r a t tutto linee presentazione d i q u e s t a p r i m a r e - Unico difetto di questo disco sta t a s t i e r i s t i c h e e m e l l o t r o n , grappoli lease The nell’estremizzazione dei suoi ele- d i x i l o f o n i e G l o c k e n s p i el per una Punks, il disco c o n t i e n e a l c u n e t r a c - menti d’ispirazione. In poche pa- ( c h a m b e r ) f i l m m u s i c c h e sa al tem - ce che girano a 3 3 g i r i e a l t r e a 4 5 role, più volte si ha l’impressione p o e s s e r e m a l i n c o n i c a , nostalgica (con la possib i l i t à d i p o t e r l e a s c o l - di ascoltare i riferimenti succitati, e s o t t i l m e n t e s p e t t r a l e , s enza farsi tare ad entram b e l e v e l o c i t à ) , c o m e come in una sorta di revival vinta- m a n c a r e c e r t i s c a r t i i n t e l ligenti nel dei semi-sconosciuti sentireascoltare 67 dub ( Tamaghis con e c h i d i M a pstation e Sabres O f P a r a d i s e) o in lande tortoisiane ( O t h e r Vo i c e s Other Rooms ). E no n c ’ è c h e d i r e , il gruppo dei fratelli A r c h e r s e m b r a un’altra cosa. Totalm e n t e . Vi r a t a a 180° che le liner no t e s a n d r a n n o a chiarire, perché Ae l i t a è n a t o d a perfo rmance pensat a p e r i l f e s t i v a l di Hausmusik, circa u n ’ o r a d i s u g gestioni legate al f u t u r i s m o , a l l a musica cosmica e a l c o s t r u t t i v i s m o russo tanto amato d a i K r a f t w e r k . Un corpus sonico ch e è s t a t o r e g i strato, missato e pro d o t t o n e l l ’ a r c o di un weekend di lì a p p r e s s o . N e è uscito un album “i m m e d i a t o ” , t u t t’altro che estempo r a n e o e p i ù d i ogni altra cosa po r t a t o r e d i u n o spleen tutto contem p o r a n e o : q u e l futuro che ieri c’era e o g g i n o n c ’ è più. Quel fantastico c h e s ’ è p e r s o . I TTT attivano ricor d i e p r o s p e t t ive attraverso texture m i n i m a l i : a b i l i tocchi drammatici à l a M o r r i c o n e , carillon (la residen t s i a n a C h l e b nikov ) e calibrati to c c h i S e s s a n t a (You Said Tomorro w Ye s t e r d a y ) . Non tutto splende ( a u t o m a t i s m i electro non mancan o i n A R o c k e t Debris Cloud Drifts ) m a l ’ a l c h i m i a s’innesca come d’inc a n t o … e M a j o r Tom è di nuovo tra n o i . ( 7 . 0 / 1 0 ) Edoardo Bridda Tr a v i s – T h e B o y W i t h N o N a m e ( S o n y, 1 0 m a g g i o 2 0 0 7 ) Genere: brit-folk-pop Com’è che si chiamava l’album di Sing, quella del video con la battaglia a colpi di cibo? Ah già, The Invisible Band, un titolo che non ha portato esattamente fortuna ai suoi autori. E’ andata a finire che invisibili lo sono diventati per davv e r o , i Tr a v i s : p r i m a l ’ i n c i d e n t e a l batterista Neil Primrose nel 2002, 68 sentireascoltare poi l’opaco 12 Memories, album d i ff i c i l e e c u p o , s e g u i t o d a q u a t t r o anni di silenzio, se si eccettua una divertita esibizione sul palco londinese del Live 8. Ci eravamo quasi dimenticati dei quattro scozzesi, distratti da orde di new britpoppers di ogni genere e dalle continue ondate di giovani di belle speranze. Loro invece lavoravano nell’ombra come niente fosse, col solito Nigel Godrich a rivestire il tutto della sua luminescenza e, stavolta, con la straordinaria assistenza del padreterno Brian Eno. Ci sono tutti i numeri del “disco del gran ritorno” per Fran Healey e i suoi, che dalla loro hanno sempre avuto una quintessenziale leggerezza e un innato sesto senso nel forgiare melodie solari e malinconiche quanto basta, senza mai sprofondare nell’autoindulgenza pretenziosa dei Coldplay (giusto accarezzandola un po’). Nel riprendere pari pari la formula di The Man Who e del citato The Invisible Band (i Crowded House più folky + i Radiohead più gigioni, se la cosa avesse un senso), The Boy With No Name non è altro che un bell’album di genere, che probabilmente ha il solo merito di ricordarci dell’esistenza di una band che davamo per spacciata, e invece gode di buona salute. Ci va benissimo così, perché a parte Big Chair – un maldestro tentativ o d i E n o d i f a r s u o n a r e i Tr a v i s come gli U2 tecnologici - e qualche amenità di troppo, l’ascolto fila liscio, con picchi deliziosi come la conclusiva New Amsterdam (e bella ghost track, come tradizione) e il probabile singolo spaccatutto Selfish Jean (che però somiglia t a n t o a Tr a i n s To B r a z i l d e i G u i l - lemots, che a sua volta somigliava a i D e x y ’s M i d n i g h t R u n n e r s … v a b bè). Ah, tenete conto che il voto c h e s e g u e è p i ù p e r a ff e t t o c h e p e r altro. (6.8/10) Antonio Puglia Tw o G a l l a n t s – T h e S c e n e r y O f Farewell EP (Saddle Creek / Self, 30 maggio 2007) Genere: alt.country rock C i n q u e p e z z i p e r u n E P c h e c o sti t u i s c e u n a s s a g g i o - i n a t t e s a del t e r z o a l b u m s u l l a l u n g a d i s t a nza previsto per il prossimo autunno d e l l ’ a l t . c o u n t r y r o c k d e l d u o d i San F r a n c i s c o . E s s e n z i a l m e n t e s i t r atta d i l u n g h e b a l l a d a c u s t i c h e o r a agi t a t e d a u n i m p e t o c o u n t r y – i n cui l i p r e f e r i a m o d i g r a n l u n g a - ( c ome n e l l ’ i n i z i a l e S e e m s L i k e H o m e To M e ) , o r a r a l l e n t a t e i n m i d t e mpo p s y c h r o c k i n d o l e n t e ( L a d y ) , d ebi t r i c i t a n t o d e l p a d r e D y l a n , q u ant o d e l f i g l i o C o n o r O b e r s t. Con u n ’ e p i c a d e l r a c c o n t o c h e l i a v v ici n a a l l o S p r i n g s t e e n p i ù c i n e m a t ico. S i a s c o l t i i l t e s o c e n t r a l e U p The C o u n t r y , i n c u i u n ’ a r m o n i c a e un v i o l i n o t i n g o n o a p r o f u s i o n e d i u mo r i C a s h u n a b a l l a d c h e s i s n o d a na t u r a l m e n t e v e r s o l a s u a c o n c l u sio n e , m e n t r e v e n g o n o e v o c a t i s c e nari d i s e r e a s s o l a t e i n p a e s a g g i r u r ali. C o m e è g i u s t o c h e s i a , d e l r e s t o. Il c a l l i g r a f i s m o c h e s f i o r a n o i n p i ù di u n ’ o c c a s i o n e e c h e l i a c c o m p a g na v a s i n d a l d i s c o p r e c e d e n t e è t em p e r a t o q u i d a u n ’ u r g e n z a e s p r es s i v a c h e s i a v v e r t e p a l p a b i l m e nte, a n c h e s e i p e z z i n o n s o n o m e mo r a b i l i n e l l a s c r i t t u r a . M a s i l a s cia n o t r a s p o r t a r e d a l l a f o g a e q u e sto b a s t a , p e r o r a . I n a t t e s a d i u l t e r iori conferme. (6.0/10) Te r e s a G r e c o Vo l t – S e l f T i t l e d ( I n T h e R e d / Goodfellas, 7 maggio 2007) Genere: electro-billy Q u e s t o d i s c o d e i f r a n c e s i Vo l t si d e s c r i v e g i à d a s o l o , s v i l u p p a ndo l o s t u p o r e c h e p u ò g e n e r a r e l ’ i nte s t a z i o n e ; u n a l b u m ( q u a s i ) e l e t tro n i c o c h e e s c e p e r l a g a r a g i s s i m a In The Red (!). N o n n e v i e n e d i s t i l l a t o u n r e v ival d e l l a m u t a n t d i s c o o d e l l ’ e l e c tro p u n k ( a p a r t e f o r s e i n A l l e s N eu , con stacchetto addirittura da turn it on Video Hippos – Unbeast The Leash (Monitor / Wide, 19 giugno 2007) Genere: noise-pop Sbucano prat i c a m e n t e f u o r i d a l n u l l a q u e s t i Vi d e o h i p p o s , d u o d i B a l t i mora al debut t o a s s o l u t o e c o n l e i d e e b e n p r e c i s e i n t e s t a . A l d i l à d e l l e freakerie di r i t o ( d a l l a c o p e r t i n a a l l ’ i m m a g i n a r i o c a r t o o n e s c o , d a l g i o c o di parole del t i t o l o f i n o a d a r r i v a r e a l l o o k d e i d u e ) J i m Tr i p l e t t e K e v i n O’Meara dimo s t r a n o l a p a d r o n a n z a d e i p r o p r i m e z z i t i p i c a d i c h i v u o l e fare la propria c o s a a d i s p e t t o d i c h e a r i a t i r a i n g i r o . F o r m a m e n t i s t u t t a indie-rock, go m m o s i r i t o r n e l l i s u g i r o t o n d i d i t a s t i e r e e s y n t h e v o c i u n p o ’ nasali per un d i s c o c h e n o n p u ò n o n r i c o r d a r e i l n o i s e - p o p d e i p r i m o r d i , per intenderci q u e l l o n a t o c o i J e s u s a n d M a r y C h a i n. C e r t o l e v a r i e To o t h Sub , Bear Fig h t , D o w n f a l l e N a r w h a l s r i e s c o n o a d i s c o s t a r s i d a q u e l l a m a trice in virtù d i u n a f r e s c h e z z a c o m p o s i t i v a c h e a l m o m e n t o è r a r o t r o v a r e in giro, sopra t t u t t o s u q u e s t o t i p o d i s o n o r i t à . I n f a t t i i n u n c o n t e s t o s i m i l e , e c o n q u e s t o t i p o d i a t t i t u d ine, ci sta bene anche la p u l s i o n e a s p e r i m e n t a r e , c o m e i l m u g g i t o c h e è Yo u T h o u g t h I Wa s D e a d o i r u m o r i s m i sottopelle che ogni tant o f a n n o l a l o r o c o m p a r s a e c h e n o n a l t e r a n o l ’ e q u i l i b r i o f a t i c o s a m e n t e r a g g i u n t o . I n o g ni caso, e tanto per sgo m b e r a r e i l c a m p o d a i d u b b i : U n b e a s t T h e L e a s h è u n a d e l l e s o r p r e s e p i ù i n a s p e t t a t e di questo 2007. ( 7.2/10 ) Roberto Canella sentireascoltare 69 Talking Heads inner v o s i t i ) , m a u n o sviluppo che – cosa ( q u a s i ) s t r a n a – ad ascolto avven u t o n o n s t o n a con le scelte dell’et i c h e t t a . N i e n t e da ributtare nel mazz o ; m a n e a n c h e a un capolavoro. I due cantanti emettono latrati Wa t e r b o y s – B o o k O f L i g h t n i n g piuttosto divertiti e grezzi; non è nel ridicolo oggi rispolverata dagli un caso che entrambi provengano da formazioni punk-garage – dai N o - Ta l e n t s l a v o c e i m p e r t i n e n t e di Lili Z, mentre Jack A era negli Splash Four. Lili risulta a volte imparentata con le Blow (86 Friends), quando il beat retrocede a una sua normalizzazione, ma soprattutto quando è assente l’elemento perturbatore dell’omologazione ballabile. Cosa sarà mai? Una vecchia conoscenza; la distorsione della chitarra - che fa sgusciare l’electroclash di questi brani da un lato verso qualcosa di più industriale; dall’altro (e nella maggior parte dei casi) verso sporcizia rockabilly (Cou- ples, ma soprattutto I Don’t Feel So Good, che sembra una cavalcata/remix dei Cramps). Tu t t o questo qualcosa tipo mi fa pensare a l’electro-garage, o e l e c t r o - b i l l y, m a n o n q u e l l o d e i Suicide, o forse in una variante più abrasiva dei dischi successivi al primo (a quello, si sa, non si può più arrivare). Anzi no: questo disco suona un po’ come dei Suicide prodotti da Adrian Sherwood – un po’ Pankow di Freiheit, per esemp i o ( Vo l t ! ) . L a I n T h e R e d , i n s o m ma, non è proprio quel monolite che si credeva, ma ciononostante mantiene una coerenza fortissima – quella che insegna che i nervi fuor di pelle si ballano con gusto. (6.7/10) Gaspare Caliri (Universal, maggio 2007) Genere: rock Ci siamo amati intensamente, Mike, che fanno vent’anni tra poco. Dapprima con la tua “grande musica”, epica e roboante senza scadere Arcade Fire, poi con quel “Blues Del Pescatore” che reinventava in magistrale scintillio il folk d’oltremanica. Il tempo è nel frattempo trascorso, l’hai speso perdendo un ragazzo acquatico dietro l’altro e cercando di rincorrere le lancette. Alla fine sei caduto in quello che uno stizzito Lloyd Cole bollò come “misticismo da bazar”. Hai fatto dischi inutili, oltre che brutti, in sedici tonde primavere di buchi nell’acqua. Ora rispolveri un’ennesima volta la gloriosa ragione sociale, ritrovi i vecchi amici e te ne esci con un nuovo album. Da una scorsa dei titoli parrebbe che nulla sia cambiato, e l’inizio non male di Crash Of Angel Wings (Lennon e Hitchcock su caracollare da Highway 61) fa presagire un guardarsi indietro se non a This Is The Sea, almeno verso A Girl Called Johnny. Invece, sotto l’impegno quasi niente, p e r c h é L o v e W i l l S h o o t Yo u D o w n è g l a m b a n a l e e N o b o d y ’s B a b y Anymore un Bolan tronfio che fa il verso al Dylan di metà Settanta. Capisci d’averla fatta grossa, per cui tiri fuori l’Irlanda, ma Strange Arrangement l’avevi già scritta, come del resto altre cose qui contenute. Per di più, la voce è quasi ovunque un birignao indigesto: il fondo si tocca nei Crowded House alle prese con Blonde On Blonde e una spiacevole, innomin a b i l e s i m u l a z i o n e d a Tr a v e l l i n g Wilburys. Nientemeno. Forse il mio dispiacere ti tocca e allora un pochino m’illudi: in Sustain ritrovo un bagliore e una tromba spagnoleggiante che s’incastra disinvolta a l l a c o n f e s s i o n e . Tr o v o l a d i s c r e t a parabola celtico-dylaniana - a suo tempo scartata da F i s h e r m a n ’s B l u e s - Yo u I n T h e S k y e l a p a s s a b i l e g i g a c o u n t r y E v e r y b o d y Ta k e s A Tu m b l e . Tu t t a v i a t i f a i p r e n d e r e d i n u o v o 70 sentireascoltare dalla foga di convincermi che la bussola non l’hai persa e che sia ancora il 1988. C’eravamo tan- to amati, Mike. Dovevi proprio? (5.0/10) Giancarlo Turra Wa y n e R o b b i n s & T h e H e l l s a y e r s - The Lonesome Sea (Dell’Orso / Goodfellas, 19 marzo 2007) Genere: psych folk rock Dal North Carolina una nuova proposta che potrebbe alleviare i malumori di chi non ha ancora digerito lo split dei Grandaddy, il rincoglionimento di Corgan e l’inevitabile esaurimento della vena N e i l Yo u n g . D i f a t t i , i n q u e s t o T h e Lonesome Sea - uscito nel 2004 ma solo oggi distribuito in Europa - i l c h i t a r r i s t a e c a n t a n t e Wa y n e Robbins cospira assieme ai quattro Hellsayers (basso, batteria, chitarre e tastiere) un folk psichedelico languido, fiabesco, aspro, sognante. Capace fin dall’inizial e T i m e I s A B i r d I n Yo u r E y e s d i sciorinare una rumba desertica tra lap steel dolciastra e riverberi brumosi degna delle antiche ballads Smashing Pumpkins col sovrappiù delle impalpabili angosce J a s o n Ly t l e . P e r p o i a d d o m e s t i c a r e l ’ i m p e t o d e l l o Yo u n g p e r i o d o Mirrorball tra preziosismi pop à l a W i l c o n e l l a s u c c e s s i v a S a r a h ’s Lament. Il botto d’inizio scaletta si completa con la setosa apprensione di Jesus, che prima arpeggia dylaniana e poi deflagra in squarci noise flaminglipsiani. A questo punto è il caso di chiedersi con cosa abb i a m o a c h e f a r e . Va d e t t o c h e l a scrittura è duttile e la calligrafia ben definita, radicate nella tradi- zione west coast (il luccicoso indolenzimento di Sunset Ode, il valzer accorato coi cori CSN&Y di Queen A n n e ’s R e v e n g e ) m a c a p a c i d i c o n i u g a r s i w a v e / p o p ( i l d i s t i l l a t o Yo L a Te n g o / To m P e t t y d i F o r g i v e ness) e stemperare moderne acidit à f o l k b l u e s ( l a c a l i g i n o s a E d i t h ’s Dream, liquori e asprezze tra Lan e g a n e M o l i n a ) . Tu t t a v i a , q u a l c o sa non convince ed obbliga a stare sul chi vive: sarà per quell’aria un po’ automatica, come d’una catena di conseguenze al servizio di un talento appena sopra la media. In questi casi, le opere seconde sono illuminanti. Non dovremo attendere molto. Anzi, molto poco, a quanto si dice. (6.5/10) Stefano Solventi White Stripes - Icky Thump (XL / Self, 15 giugno 2007) Genere: hard blues, rock, folk Nessuna illusione: Jack & Meg non si sono definitivamente dati al country rock. Almeno, non ancora. Mica è così semplice, è più una fantasia da purista all’ultimo Windmill - Puddle City Racing Lights 14 maggio per Matthew Genere: psych/pop Album d’esordio Thomas Dillon, ventiseienne Newport Pagnell, cinquanta da mi- glia a nord di Londra, più o meno. Quanto alla musica, le coordinate sono un po’ meno semplici, ma non si rischia certo di smarrirsi: c’è il sogno totale dei tardi Mercury Rev e quello avariato dei Flaming ogni dubbio, rockaccio Zeppelin / L i p s d i m e z z o , c ’ è l ’ a ff l a t o c o r a l e Sabbath con la novelty di un im- dei Polyphonic Spree a pettinare b i z z a r r i t o s y n t h Te r r y R i l e y ( a n z i , turbolenze Arcade Fire, ci sono pare sia lo stesso modello usato stranianti decori elettronici e found da Joe Meek) – non resta che but- voices che ricordano sia l’ipnosi tarsi sulle annunciate sorprese di questo Icky Thump. Sì, perché quel maniaco da studio di Jack s’è proprio divertito un casino a giocare e pasticciare coi generi, nell’ambizione di fare un album rock vario, lungo e compiaciuto, in cui mettere dentro nuove perversioni e passioni. Beccatevi dunque l’hard-maria- c h i d i C o n q u e s t , c o n u n i n e ff a b i l e duello kitsch tromba / chitarra elettrica in call and response, o il folk made in Scotland di Prickly Thorn But Sweetly Worn, con tanto di cornamuse e coda alla Baba O’Riley (St. Andrew). Per il resto, più c h e p o t e n z i a l i r i ff - k i l l e r a l l a S e v e n Nation Army o Blue Orchid, c’è un stadio, e poi è troppo scontato uscirsene con un album di old time music, con tutti i crismi e la devozione del caso, solo perché adesso si fa base a Nashville e non più a M o t o r C i t y. O n o ? E a l l o r a , t o l t e di mezzo le tastiere e le atmosfere vagamente goth di Get Behind Me Satan, resta una formula (ancora, se non di più) smaccatamente vintage, tanto nei rigorosi suoni analogici, quanto nelle modalità e nell’attitudine. Così, appurato che il salto temporale nei seventies si perpetua più che mai – sentire da subito la title track per togliersi (Melodic, 2007) videogame dei Grandaddy che il patchwork elettroacido dei Bran Va n 3 0 0 0 . Soprattutto, c’è il piano a comandare quasi sempre la marcia, definendo assieme alla voce (un semifalsetto indolenzito non lontano dal p i ù s g h e m b o Wa y n e C o y n e ) e a g l i archi un senso di solitudine romant i c a , m e m o r e t a n t o d e l l ’ a ff l i z i o n e teatrale Big Star quanto dei vat i c i n i l u n a r i Wa t e r b o y s ( B o a r d i n g Lounges), salvo accendere spesso e volentieri caroselli dream-glam in sella al drumming roboante-rob o t i c o ( n e l l ’ i n i z i a l e To k y o M o o n , nella cinematica Asthmatic, nella carezzevole Fluorescent Lights...). bello sfoggio di spacconaggine da Detto poi di una ballad che prefi- guitar hero, vedi Catch Hell Blues gura i Pavement più allampanati e Little Cream Soda.E poi basta, nell’antro del mago Linkous (Pla- ché tolti questi sfizi, i White Stripes stic Pre-Flight Seats), di una Re- fanno… i White Stripes, vedi Bone place Me che sciorina il fantasma B r o k e , I ’ m S l o w l y Tu r n i n g I n t o Yo u , d i u n g o s p e l a ff r a n t o e d i q u e l l a F i t o lo stomp blues detroitiano Rag che benedice d’archi carezzevoli e & Bone. Meglio quando il ritmo si s b u ff i d ’ o t t o n i u n a e m e r i t a m i s c e l - a b b a s s a , c o m e i n Yo u D o n ’ t K n o w lanea Lips/Rev/Spree, non resta What Love Is, negli intrecci semi a c u s t i c i d i 3 0 0 M P H To r r e n t i a l O u tpour Blues, A Martyr For My Love F o r Yo u e i l c o u n t r y h o n k s t o n e siano di Effect And Cause, dove il livello della scrittura regge discretamente. Insomma, il sesto album di Jack & Meg è un bel minestrone che prendere atto di questo lavoro sostanzialmente privo di soluzioni soniche originali ma dalla scrittura intensa, pienamente convinta delle angosce e delle visioni che mette in gioco. (6.6/10) Stefano Solventi autoindulgente. Che facciamo, ci mettiamo a sperare in un secondo disco dei Racounteurs? E’ un’opzione da considerare. (6.5/10) Antonio Puglia s e n t i r e a s c o l t a r e 71 Backyard Art Fleury – I Luoghi del Potere (Italian Records, 1980 - Die Schachtel / Demos, maggio 2007) Genere: avant-rock Dopo le fondamentali ristampe di Gaznevada e Stupid Set, altri importanti tasselli dell’Italian Records vengono rievocati. Ad essere presi in esame, dalle sempre infallibile NOME, sono gli Art Fleur y, d i m e n t i c a t i b r e s c i a n i a u t o r i d i un lavoro, I Luoghi del Potere, licenziato dall’etichetta bolognese nel 1980. Il disco nacque come colonna sonora di un film immaginario che Augusto Ferrari (tastiere), Mauriz i o To m a s o n i ( s a x s o p r a n o , f l a u t o e clarinetto) e Giangi Frugoni (chitarra e basso) svilupparono dopo l’iniziazione al celebre festival del Parco Lambro e la tournee di spalla agli Henry Cow. Per comodità (o meglio impossibilità ) inseriti, parliamo del 1980, nel calderone wave italico che all’epoca vedeva nei Gaznevada e nell’Italian Records di Oderso “voglio essere To n y W i l s o n ” R u b i n i g l i e p i c e n t r i nevralgici, gli Art Fleury in realtà furono un rantolo tardo prog e spigolosità art-wave inimmaginabile anche da quelle frange “irregolari” (vedi Confusional Quartet) della wave tricolore. Detto del concept che lo animava, I Luoghi del Potere sviluppava un idea di suono molto prossima alle coeve esperienze di This Heat e new wave che apriva al prog (per lo più kraut), quindi totale anarchia della forma canzone come i Faust d i Ta p e s o p p u r e , s c o r r e n d o n e g l i anni, al dissacrante approccio dei Residents: campioni disco e sampler rubati alla Marilyn Monroe d i B y e - b y e b a b y, i m p r o v v i s i d e r a gliamenti tra musique concrete e 72 sentireascoltare folklore alieno, frammenti jazz e scorie cosmic-prog. La ristampa della la Die Schachtel, come al solito lussuosissima, vede un artwork totalmente rinnovato ora furoreggia un pugno sinistro chiuso semmai ci fossero dubbi sulle tendenze dei Nostri - un libretto generoso di notizie che raccomandiamo e l’inclusione de L’ O v e r d o s e , l ’ u l t i m o s i n g o l o t a r g a to Italian qui riproposto per intero. Se qualcuno cercava le origini del nostro (e forse non solo nostro) post-rock, ecco dove dirigersi. (8.0/10) Gianni Avella Asobi Seksu – Citrus (Friendly Fire, 2006 - One Little Indian / Goodfellas, 29 maggio 2007) Genere: shoegaze Questo Citrus, quando uscì l’anno scorso per Friendly Fire, raccolse critiche moderatamente entusiaste. Ma l’entusiasmo cos’è, senza stupore? Può essere rassicurante? Non che un anno basti a creare un passato remoto da valutare con la giusta distanza. Ma gli Asobi Seksu si rifanno a un approccio shoegaze ormai storicizzato, e a volte lo mischiano con delle influenze post (Red Sea) non proprio verginelle. Ora il disco viene ristampato da One Little Indian (chi aggrotta non ha tutti i torti), con l’aggiunta di una traccia finale, All Through The Day. Ed è l’occasione per riascoltarlo. La cosa migliore è probabilmente l’usignolo giappon e s e s p r i g i o n a t o d a l c o r p o d i Yu k i Chikudate; sembra fatto apposta per cantare lo shoegaze, ovvero per calarsi in quell’ossimoro cinetico che fa sì che guardandosi le scarpe ci si senta rarefatti come se si stesse seduti tra i cirri. E all’uo- po pare particolarmente adatta anche una lingua esotica come quella del Sol Levante (usata in alcune canzoni) – specie dal momento che la voce non è bambinesca come in molte cantanti giapponesi. I nomi che è il caso di citare sono evidenti, e non si può che partire d a i M y B l o o d y Va l e n t i n e . E s i a chiaro che non c’è quasi nessuna nuvola in questo cielo che non sia coperta da oscuramenti molto più famosi. Cioè, è praticamente tutto derivativo, per di più con una parziale perdita (come nella ninnananna All Through The Day) del fastidio originario dello shoegaze, una delle cose che lo hanno reso più appagante. E che, soprattutto, ne hanno ponderato il sentimentalismo. In Citrus i feedback di chitarra sono in realtà più un accompagnamento, non inviluppano la voce ma le fanno da tappeto volante in direzione mainstream (Thursday). E questo, che è punto di caratterizzazione, è punto anche debole – s i e s c l u d a i l f i n a l e d i N e w Ye a r s , canzone che fra l’altro ha la tipica batteria di Psychocandy. Ma se è un modo per evitare un eserciziario di cliché (Strings), si accetta. (6.0/10) Gaspare Caliri D a v i d B o w i e – Yo u n g A m e r i c a n s Deluxe (RCA, 1975 - Emi, 19 aprile 2007) Genere: blue eyed soul Nel 1975 David Bowie già studiava la terza reincarnazione: Ziggy Stardust si era “spento” nella famosa notte dell’Hammersmith Odeon ed il caschetto modernista dei primi giorni neanche lo si ricordava. Bastava osservargli la nuova chioma p e r i n t u i r e c h e q u e l c i u ff o , l i s c i o e furbo, sarebbe stato punzecchiato da una diversa brezza. Decise, dopo i favori della natia Albione, di colonizzare il territorio americano e vi si trasferì nel 1974 col solito orecchio vigile. Un soggiorno newyorkese e uno losangelino, poi una vibrazione proveniente dalla Pennsylvania dove un singolare battito funk danzabile viene etichettato Philly sound. Lui sentenzia (e quando Bowie sentenzia..) che bisogna rigare in quella direzione, pertanto via alla volta di Philadelphia con dietro uno stuolo di nuovi personaggi e tende nei famigerati Sigma Studios. Mick Ronson – che intanto girava con un disco dove riprendeva addirittura il nostro Lucio Battisti – non c’è ed al suo posto subentra il colored Carlos Alomar mentre ai cori (molti, moltissimi) si scorge l’ugola di un giovanissimo Luther Va n d r o s s c h e i n s i e m e a l l ’ e d u l c o rato sax di David Sanborn tagliano di blue eyed soul l’evento. Yo u n g A m e r i c a n s è l ’ a l b u m a p e r t o da quella swingante title-track che sfuma citando A Day In The Life dei Beatles, che riprende Across The Universe degli stessi (dignitosa) e disegna anthem disco-chic quali Fascination e Fame, quest’ultima un funk molto Sly Stone scritto e cantato con colui che definì il glam solo rock and roll col rossetto, John Lennon, e che frutterà al prossimo Duca Bianco (che ormai si reggeva a cocaina) il primo numero uno negli states. Nella nuova ristampa, la quarta dalla sua prima volta, oltre ai bonus John, I’m Only Dancing ( A g a i n ) , W h o C a n I B e N o w ? e I t ’s Gonna Be Me è allegato un DVD che ritrae il Nostro sul palco del Dick Cavett Show per un intervista e d u e p e z z i l i v e , Yo u n g A m e r i c a n s e 1984 da gustare nel proprio salotto. (7.0/10) Gianni Avella Dead Meadow – Howls From T h e H i l l s ( To l e t t a R e c o r d s , 2 0 0 1 - Xemu / Goodfellas, 17 aprile 2007) Genere: stoner/rock I Dead Meadow sono ormai abbastanza stagionati, e non solo per la musica che fanno - sta per uscire il loro sesto album; ma per rivanga- re il concetto stanno ripubblicando sull’etichetta Xemu le loro prime uscite. Dopo la ristampa dell’esord i o S e l f Ti t l e d , c i r i p r o p o n g o n o o r a anche il loro secondo lavoro, del 2001, originariamente uscito per la To l e t t a R e c o r d s , d a l t i t o l o H o w l s From The Hills. Come il disco precedente (del 2000), anche questo album è semplicemente riassumibile ricordando le origini dell’hardrock. Le canzoni sono passi di pachiderma metallico, acido e lento (splendida la ballata con sitar The One I Don’t Know), sudista e sudato, assolutamente tradizionali nella loro oscurità – e assimilabili al primo disco dei Black Sabbath (Dusty Nothing), più che alle evoluzioni involute e primitiviste del secondo. Ma non tutto il vecchio è da buttare, come ci hanno spiegato, tra gli altri, i Brian Jonestown Massacre. Certo, questi ultimi puntavano sulla combinazione, non proprio sul mimetismo. E bisogna sapersi destreggiare, con la tradizione (ci sanno fare benissimo con il nervosismo del guitarsolo di The White Worm), sennò si diventa ridicoli. Proprio la chitarra – elemento ovviamente centrale in un disco come questo – riesce a non essere servile al genere per cui è predisposta (One And Old), in un modo similmente convincente a i r e v i v a l i s m i d i A c i d M o t h e r Te m ple. Se volete farvi tre quarti d’ora da diabolici fine Sessanta, quindi, con questi ragazzi l’esperimento riuscirà. Se poi amate i cortocircuiti tecnologici, infilando il cd in un pc, vi potrete vedere il video di una loro performance piuttosto grezza (e per questo spesso interessante) nel 2000. Non vedrete sporchi capelloni dark-freak, ma ragazzi giovanissimi. (6.5/10) Gaspare Caliri G i l b e r t o G i l – S e l f Ti t l e d ( P h i l i p s , 1971- Runt / Goodfellas, 29 marzo 2007) Genere: tropicalia Erano pericolosi, Gilberto Gil e c o m p a g n o C a e t a n o Ve l o s o . U n a condotta contro, la loro, nel militarismo severo del Brasile dei ’60. Non perdevano occasione di denigrare divisa e istituzioni, (esemp l a r e l a p e r f o r m a n c e d i Ve l o s o presso una Tv brasiliana dove suonò il classico natalizio Boas Festas puntandosi una rivoltella alla tempia), tant’è vero che, inevitabil- s e n t i r e a s c o l t a r e 73 mente, le sbarre accolsero il duo in una calda estate del 1968. San Paolo, Rio De Janeiro e Salvad o r, p o i l ’ e s i l i o e u r o p e o i n q u e l d i Londra dove un Gil meno malinconico del collega (ah, la saudade…) ebbe occasione di confrontarsi e legare, tra gli altri, con Incredibile String Band e Pink Floyd. In tale scenario nacque il terzo omonimo disco (dopo il debutto del 1967 Louvação ed i due album autointitolati del ’68 e ’69) del futuro ministro della cultura, il primo ad avvalersi – su espressa richiesta del produttore Ralph Mace - del cantato in inglese e registrato nei famosi Chappell Studios londinesi. Un lavoro acustico nel classico stile Gil, aperto da un’arrembante Nega (Photograph Blues) che ricorda tanto Richie Havens quanto i Rolling Stones di Sympathy for the Devil e seguito da un intensissima versione – bella come l’originale, simile ma non uguale, sentita con diverso sentimento – di Can’t F i n d M y Wa y H o m e d e i B l i n d F a i t h di Steve Winwood. The Three Mushrooms, scritta col conterraneo di stanza inglese Jorg e M a u t n e r, v i v e i n u n c r e s c e n d o armonico tra vocalizzi goliardici e levigate soul, cosi come Mamma e Wolkswagen Blues (ripresa dal disco del 1969) screziano di velato jazz l’ambiente e Crazy Pop Rock rispetta totalmente la premessa. L a r i s t a m p a i n C D o ff r e t r e b o n u s l i v e d i C a n ’ t F i n d M y Wa y H o m e , Up From The Skies di Jimi Hendrix e u n a S g t . P e p p e r ’s L o n e l y H e a r t s Club Band dei Beatles assolutamente prodigiosa! (7.5/10) Gianni Avella Larsen – Musm2 (Important Records, giugno 2007) Genere: post-apocaliptic-rock Dopo una visibilità alle soglie dell’impossibile – circola(va) un oscurissima edizione in vinile licenziata dall’Enterruption di Seattle e una stampa in CD reperibile nella tournée americana del 2003 – Musm dei Larsen smette il suo celato essere e si rigenera, grazie all’ottima Important, con sei nuove bonus che vanno ad integrare le originarie dieci tracce. 74 sentireascoltare Il lavoro, ribattezzato semplicemente Musm2, conta su outtake risalenti al debutto del 1996 No Arms, No Legs: Identification Problems (Montage, Heidi 037 e Rebirth che già andavano oltre il noise), l’interessante pièce di cinque episodi CartoAnimalettiMatti, progetto in onore del pioniere dell’animazione Winsor Mc dove i torinesi propongono una forma canzone – vedi The Centaurus – visionaria e densa; un insospettabile cover di Ve g e t a b l e M a n d i S y d B a r r e t t c h e sembra nata esattamente per Modenese & Co e delle session extra r i n v e n u t e d a l l e s e d u t e d i R e v e r. In attesa del Cd+DVD che documenta la tournee Abeceda, poss i a m o a n c h e a ff e r m a r e c h e d e i Larsen ormai conosciamo (quasi) tutto. (7.0/10) Gianni Avella Te r r y R i l e y – L e s Ye u x F e r m é s & Lifespan (Elision Fields / Goodfellas, 16 aprile 2007) Genere: minimalismo In casi come questi ci sono un sacco di cose evitabili che bisogna d i r e . Ti p o c h e Te r r y R i l e y è t r a i padri della musica minimalista. Che ha avuto la capacità di rivolgersi a Oriente e di non snobbare il mondo che sberluccica attorno al terrazzo colto della musica contemporanea. Ci si aspetterà a questo punto un “ma” o un “invece”, immagino. “Invece” il passo successivo è di non s o ff e r m a r s i s o l o s u c i ò p e r c u i è f a m o s o Te r r y R i l e y - I n C , i d e r v i sci e gli arcobaleni - ma di fare un breve cenno a tre episodi della sua vita, e tra questi di concentrarci su due. Parliamo delle occasioni in cui Te r r y s c r i s s e d e l l e c o l o n n e s o n o r e cinematografiche – un’esperienza in cui la musica contemporanea è p a r s a s e n t i r s i a p r o p r i o a g i o . Ve r r à i n m e n t e f o r s e N o M a n ’s L a n d d i A l a i n Ta n n e r, d e l 1 9 8 5 ; m a o r a i due casi precedenti (e forse più riusciti, dal punto di vista musicale) sono raccolti in questo digipack uscito per la Elision Fields. La prima parte fu appunto scritta p e r L e s Ye u x F e r m é s d i J o ë l S a n t o n i , e u s c ì p e r l a Wa r n e r n e l 1 9 7 2 con il titolo della seconda traccia, Happy Ending; ecco, forse qualcuno ricorderà questo nome e rimarrà a bocca aperta; la registrazione in causa è infatti rimasta indisponibile per decenni e nel frattempo è divenuta leggendaria – per la sua assenza, certo, ma anche perché ritenuta equiparabile da alcuni critici alle più celebri composizioni rileyiane. Giunta qualche anno dopo A Rainbow…, e a ridosso di Persian Surgery Dervishes, questo “lieto fine” è – a parere di chi scrive – un ottimo saggio esemplificativo del Riley elettroacustico a cavallo delle due composizioni del periodo, e un modo delizioso di avvicinarsi a lui, lasciandosi andare al respiro dei tempi e nella freschezza afosa che oggi possono ricevere le nostre orecchie volenterose. Lifespan è poi la colonna sonora d i L e S e c r e t d e l a Vi e d i A l e x a n der Whitelaw (già pubblicata nel 1974 da Philips); è meno incisiva, più convenzionale (The Oldtimer), specie nel suo orientalismo (Slow Melody In Bhairavi), più cinematograficamente fruibile. È da meno di Journey… e di Happy Ending, sì, ma non riduce certo la preziosità del pacchetto – e ne è esempio In The Summer. E quindi, non so come dire e forse non è il caso di dare voti, ma abbiamo tra le mani una potenziale (e abbondante) ora che non capita spesso, e nessuno si lamenterà se con un (8.0/10) inviteremo a interessarsi a quel simpatico pizzetto di quasi settant’anni. Gaspare Caliri T h e S c i e n t i s t s – S e d i t i o n ( AT P / Goodfellas, maggio 2007) Genere: blues punk Vi c e n d a l u n g a e t o r m e n t a t a q u e l l a degli Scientists e del loro iperattivo deus-ex-machina Kim Salmon: nati dalle ceneri del primo gruppo punk della provinciale Perth, Australia occidentale, subirono cambi di formazione continui e – destino comune a quei Birthday Party cui erano in parte stilisticamente accostabili – cercarono nel vecchio continente il riscontro di pubblico e critica. Non arrivò mai, ovviamente, perché trasferitosi a Londra in lieve ritardo, il gruppo fu accusato di ricalcare Cave e accoliti mentre poco o punto era invece lo scarto anagrafico. Fatto sta che, dallo scioglimento in poi, attorno alla band si è andato creando un culto con adepti come Mudhoney, Laughing Hyenas ed Henry Rollins. Riformatisi nel 2006 proprio grazie alla richiesta di Mark Arm e soci d i p r e s e n z i a r e a l l ’ A l l To m o r r o w ’s Parties da loro curato, presentano un fumigante live registrato di lì a poco, in parte celebrazione e in parte riassunto d’una discografia frammentaria e intricata quanto basta, nondimeno ricca di ruvidi gioielli dal fascino malato. Distante dall’altro filone del rock degli antipodi votato a Radio Birdman e Saints, il loro intruglio di blues deviato secondo la prescrizione beefheartiana – corretto da minimalismo rumorista tipicamente Suicide, atmosfere crampsiane e deragliamenti degni degli Stooges – si mantiene tuttora fresco come in quei centrali Eighties in cui gli Scienziati precorsero (via Pussy Galore…) sonorità oggi patrimonio di etichette come In The Red e Sympathy For The Record Industry (che chiuse difatti un cerchio pubblicando nel 2001 una loro compilation). Ben concepito per quanto pertiene alla scaletta, Sedition incastona in undici compatti episodi un pugno di classici poco conosciuti eppure n i e n t ’ a ff a t t o m i n o r i , d a u n a S w a m pland magistrale compendio delle influenze di cui sopra alle dodici battute degenerate lungo criptici sentieri di Backwards Man e Blood Red River, passando attraverso autentici distillati d’impuro “miele di fango” Burnout e Solid Gold Hell o il martellare agitato di Rev Head e We H a d L o v e . C o m e d i t e ? C h e , tirate le somme cronologiche, pare un anticipazione del grunge? Esatto… (7.4/10) Giancarlo Turra We e n – C h o c o l a t e A n d C h e e s e (Elektra, 1994 - Schnitzel / Goodfellas, maggio 2007) Genere: indie-rock A s c o l t a n d o g l i We e n , i l d e t t o s e condo cui il sonno della ragione generi mostri viene in mente dopo un paio di minuti o giù di lì. Figli degeneri di Zappa e progressive, c u g i n i c a m p a g n o l i d i Wa y n e C o y n e senza la sua capacità di scrittura, i f i n t i f r a t e l l i D e a n e G e n e We e n - all’anagrafe Mickey Melchiondo e Aaron Freeman - sono i compagni di liceo di Bobby Conn (solo che lui a lezione dicono c’andass e … ) o g l i E l i o e l e S t o r i e Te s e per chi vuol restare nell’orticello “indie” senza sporcarsi le mani. Il che, tradotto in parole più povere, significa scatologia sparsa a piene mani, umorismo di grana poco fine e intrecci strumentali tanto virtuosi quanto vacui, incastrati a forza dentro composizioni che fanno di tutto per incrociare pop, folk, hard rock e musical con una naturalezz a d a c o l o r a n t e f u o r i l e g g e . L’ i n f a n tile spacciato per demenziale, chi ha fatto la battuta che dà di gomito perché lo stupido sei tu che non ridi. Dedicato alla memoria di John Candy (il cui spirito fallì nel benedire le sonorità qui contenute, nonostante il brillare pop seventies W h a t D e a n e r Wa s Ta l k i n g A b o u t ) , Chocolate And Cheese giungeva nei negozi nel 1994 in pieno boom del rock indipendente, ed era il secondo disco per un’Elektra che li aveva reclutati dopo la lunga gavetta. Allargava ancor di più la già ampia tavolozza, appioppando all’ascoltatore country inebetito (Drifter In The Dark), Prince alle prese col Philly sound (Freedom Of ‘76) e l’electro (Roses Are Free: invero discreta), caraibi artritici ( Vo o d o o L a d y ) e M e s s i c o d a c a r t o l i n a ( B u e n a s Ta r d e s A m i g o ) . Altrove vi imbattete in chitarre spaziali che folleggiano sopra e sotto le righe, idiozie belle (?) e buone (??) su AIDS e meningite, ballate riguardanti l’infedeltà femminile e canzonette che parlano di pony moribondi. C’è pure chi li trovava - e li trova tuttora - divertenti per non dire geniali, e nessuno o quasi che serbi ricordo dei They Might Be Giants. A suo tempo, di Chocolate And Cheese mi piacque giusto la copertina. Nonostante il tempo che è trascorso, non ho cambiato idea. (5.5/10) Giancarlo Turra s e n t i r e a s c o l t a r e 75 Dal vivo Bloc Party – Alcatraz, Milano quelle che reggono meglio on sta- t o r i o . L e l u c i d e l t e a t r o d i s e g n ano (13 maggio 2007) g e ) . L’ e n t e r t a i n m e n t è q u i n d i a s - u n O l d h a m s p e t t r a l e , s u g g e s t i v o in Nonostante il disam o r a m e n t o d i a l - sicurato, a tutti i livelli. Insomma, q u a n t o i l i n e a m e n t i g i à p a r t i c o lari meno metà della cri t i c a p e r l ’ a t t e - il concerto mainstream di una pop d e l s u o v i s o s i a c c e n t u a n o c o s ì ar - so sophomore recor d , a s e n t i r e l e band che ambisce a diventare sem- r i c c h i t i d i o m b r e . L u i p a r e s e n t i r si a notizie provenienti d a l l ’ U K e r a g i à pre più grande, a beneficio dei tanti p r o p r i o a g i o , s a l t e l l a n d o e s u o n an - ben chiaro che i Blo c P a r t y f o s s e r o fan adoranti. Che altro aspettarsi? d o c o n i l f i d o A l e x a d a c c o m p a g nar - ulteriormente esplos i ( q u a n t o m e n o come fenomeno prolungando Antonio Puglia generazionale), i l b a t t e r i s t a c h i e d e r à a l p u b b lico dell’esordio. B o n n i e ‘ P r i n c e ’ B i l l y - Te a t r o quali pezzi gradirebbe sentire e i nostre parti Masini, Faenza (28 aprile 2007) b i s d u r a n o q u a s i d i p i ù d e l c o n cer - il seguito è nutrito e d e n t u s i a s t a Finalmente è giunta l’ora del teatro t o s t e s s o . G e n e r o s i t à a s s o l u t a . Un come in patria (e, pe n s i a m o , a l t r e t - - grazioso e gremito - per vedere c a r i s m a t a n t o f o r t e c h e D y l a n vie - tanto giovane: quasi t u t t i f r a i 1 7 e Will Oldham. Un’occasione come n e i n m e n t e p e r f o r z a . Q u e s t o non i 25), quel che più d i t u t t o i n t e r e s - poche per apprezzare uno dei miti s a r à s t a t o i l N e w p o r t F o l k F e s t i val sa verificare è se la p l a s t i c o s i t à e del folk degli ultimi anni (facciamo o l a R o y a l A l b e r t H a l l o v e i l p a d r e di l’enfasi di A Weeke n d I n T h e C i t y t a n t i a n n i ) . L’ i n i z i o d e l c o n c e r t o è L i k e A R o l l i n g S t o n e v e n n e c h i a ma - sono arrivate su pa l c o , o s e a l m e - inusuale, infatti sulle parole di rin- t o “ J u d a s ! ” , m a o g g i c i s o n o d egni no lì si è rimasti a q u e l l a s p i g o l o s a graziamento e presentazione delle e r e d i c h e r e n d o n o q u e l l ’ a p p e l l a tivo grinta wave che ave v a m o n o t a t o a successive date di Strade Blu da a n c o r p i ù f u o r i l u o g o , q u a s i u n a be - fine 2004, quando i q u a t t r o a v e v a - parte degli organizzatori, dietro al s t e m m i a . Q u e s t o è i l f o l k c h e r i v ive no solo un EP all’at t i v o e a p r i r o n o , sipario ancora chiuso si sente una n e l l a v o c e d i B o n n i e P r i n c e B i l l y. sempre a Milano, pe r g l i I n t e r p o l . chitarra che inizia a suonale le note Sembrerebbe di sì, c o n s i d e r a n d o di I See A Darkness, poi arriva la che Silent Alarm, pe r f o r z a d i c o s e , v o c e c h e su s s u r r a a p p e n a … “ We l l B o r e d o m s – I n t e r z o n a , Ve r o n a ( 5 si prende buona par t e d e l l a s c a l e t - you’re my friend…” Come dire, il maggio 2007) ta, con immancabili i n n i c o m e B a n - Nostro ha una gran voglia di inizia- A l c e n t r o d e l l ’ a m p i o s a l o n e d ella quet, Helicopter, Th i s M o d e r n L o v e re a suonare e questo nonostante il n u o v a s e d e d i I n t e r z o n a v i s o n o tre e Lik e Eating Glass a f a r e i n e v i t a - tour pressoché infinito che lo impe- b a t t e r i e p i ù l a p o s t a z i o n e d i Ya mat - bilmente la parte de l l e o n e ; K e l e e gna già da mesi e che gli ha causa- s u k a E y e : i l t u t t o d i s p o s t o i n c i r c olo, i suoi, dal canto loro , l i s n o c c i o l a n o to un lieve malore a Firenze pochi c o n i N o s t r i l ’ u n o d i f r o n t e a l l ’ a l tro. con la giusta carica e p r o f e s s i o n a - g i o r n i p r i m a . L’ a p e r t u r a d e l s i p a r i o A b o l i t o i l p a l c o , g l i a s t a n t i p o s s ono lità, senza sbavatur e . G i à , p e r c h é r i v e l a u n a fo r m a z i o n e r i d o t t a a i m i - c i n g e r e l i b e r a m e n t e d a o g n i l a to i l’esperienza raccolta s u i p a l c h i e u - nimi termini, oltre alla elettrica di propri beniamini. ropei negli ultimi du e a n n i ( l ’ A m e r i - Oldham il solo Alex Nielson alla r i s c o n o i r e s o c o n t i , l a b a n d p orta ca è ancora da conqu i s t a r e , g u y s … ) batteria. Un po’ poco, ma soltanto g r o s s o m o d o i n t o u r l o s h o w che mostra i suoi effetti: l a b a n d s a g u i - a p a r o l e p er c h é l e d u e o r e a s e g u i - l a v i d e , f r a l ’ a l t r o , t r a i p r o t a g oni - dare il pubblico, dan d o a g l i a s t a n t i re saranno come minimo generose. s t i d e l P r i m a v e r a S o u n d l a s c o rsa esattamente quello c h e v o g l i o n o . L i Due ore di emozioni, fatte di brani e s t a t e . N e l l ’ a r c o d i u n ’ o r a e m ez - fa ballare, cantare e d i v e r t i r e , l i i n - presi, stravolti e rivoluzionati, a vol- z a d i c o n c e r t o i B o r e d o m s - p i ù di canta con un light sh o w p e n s a t o a d te non immediatamente riconoscibi- v e n t ’ a n n i d i s c o r r i b a n d e a l l e s p alle hoc per enfatizzare i m o m e n t i t o p i - li. I See A Darkness appunto e The e status oramai semileggendario - ci, accontenta le lor o r i c h i e s t e n e i Letting Go sono gli album predilet- s i l a n c i a n o i n u n a s e r i e d i s e r r ate bis, senza tralasci a r e c o m u n q u e ti, ma non si tralasciano nemmeno s u i t e p e r c u s s i v e c u i g l i i n t e r v en - la promozione dell’u l t i m o l a v o r o ( a Ease Down The Road e Master t i m e z z o v o c e , s y n t h , s a m p l e r del giudicare dalle reaz i o n i , I S t i l l R e - And Everyone senza contare altre l e a d e r c a r i s m a t i c o d o n a n o u n sa - member e Song For C l a y s e m b r a n o chicche sparse dell’intero reper- p o r e s o s t a n z i a l m e n t e p s i c h e d e lico Appu rato che l’hype l o e g r e g i a m e n t e . A l l a f i n e p r o prio dalle 76 sentireascoltare Linda Maldini D a q u a n t o r ife - Cat Power - Foto: Roberto Contarini e kraut: l’effe t t o c o m p l e s s i v o è u n a f i n a l m e n t e c e l a f a . L’ u b r i a c a d e l t r a u n a c a n z o n e s u a e t ante - ma sorta di tribal i s m o t r a n c e c h e p a r e proprio folk da cameretta, quella t a n t e - c o v e r ( d e g l i S t o n e s, di Ger- sperimentare roots” gatta randagia che se lo portava s h w i n , d i G n a r l s B a r k l e y...). Viene della tradizio n e r i t m i c a n i p p o n i c a , in giro per il mondo con quel puz- s p o n t a n e a q u e l l a f a m o s a retorica ricollocandole i n u n c o n t e s t o a l i e n o zo d’alcol e sigarette non c’è più, p u g i l i s t i c a e c i s ’ a n n o i a s olo a pen - dall’afflato “co s m i c o ” . U n a s o r t a d i dal Frequenze Disturbate di Urbino s a r l a . L’ e x r a g a z z a d i ff i c i le ce l’ha rituale colletti v o c a t a r t i c o c h e m a n - perlomeno, una data preambolo per f a t t a , h a s c o n f i t t o i p r o p ri demoni da in estasi s o p r a t t u t t o l e g i o v a n i una nuova lei che bella com’è se e f i n a l m e n t e l ’ A m e r i c a p r ima - e le leve, alcune d e l l e q u a l i , i n m e z z o si mette pure a cantare con quella g r a n d i p l a t e e d e l p i a n e t a dopo - le al fragore, a z z a r d a n o g u a r d a c a s o voce che c’ha allora… Allora suc- t e n d o n o l a m a n o , l a e s a l t ano. Il suo movenze da r a v e p e r s i n o p r i m a c h e cede che si porta una superband è i l c l a s s i c o r i s c a t t o , u n matrimonio Yamatsuka E y e , n e l r u o l o d i s c i a - in tournée. Jim White alla batteria, c o n l a t r a d i z i o n e d a c u i ha sempre mano, dia eff e t t i v a m e n t e i l l a a d Judah Bauer (già con i Jon Spencer a t t i n t o , p r o p r i o c o m e q uel Bright un intermezzo t e c h n o . S i h a l a c e r - Blues Explosion) alla chitarra, Greg E y e s c h e o r a a r r i v a a S pringsteen tezza di pren d e r e p a r t e a d u n l i v e Foreman alle tastiere e Eric Pap- e g r e g i o e c o m p u n t o . L ei – chia - act tanto spe t t a c o l a r e q u a n t o n o n parozzi al basso. Un quartetto un r o – p e n s a i n n e r o : O t i s Redding, convenzionale . I n m e z z o a l l o s t o r - pochino più ringhioso ma sostan- i g r a n d i n e r i d e i S e s s a n t a. Strisce dimento gene r a l e f i s s o l o s g u a r d o zialmente bravi session man per il b i a n c h e e s t r i s c e n e r e e una ri - sui volti tras o g n a t i e a s s o r t i , s u i piano bar americano, ovvero - e il c o n c i l i a z i o n e , u n a b b r a c cio con se visi imberbi d i r a g a z z i n i s o r r i d e n t i c i n e m a c i i n s e g n a – d a s i n g l e b a r. s t e s s a e u n a p o s a c h e è naturale che rimbalzan o s u e g i ù s e n z a s o - Nessuno scerno: i ragazzi suonano e s t u d i a t a . U n a v o c e - cacchio - sta, increduli. U n a v o l t a a c a s a , p r i - egregiamente, perfetti nei tempi, c h e n o n s i d i s c u t e . F a n c iullezza e ma di accinge r m i a s c r i v e r e i l p e z - tastierina appena un po’ puntellata, e s p e r i e n z a , e a t t o r n o u n o show di zo, do una ris p o l v e r a t a a i d i s c h i d e i ma chissenefrega. Lei. Che voce. q u e l l i t u t t o a p p o s t o c o n l e blue no - Can : cerco ap p i g l i . I n f o n d o , n o n o - Splendida, calda, vibrante. Adora- t e s e l e i m p e n n a t e d ’ u g o l a. In Italia stante tutto, n o n a v e v o m a i s e n t i t o bile poi il modo con cui tiene il pal- s o n o i n t a n t i a c e l e b r a r e la regina nulla di simile i n v i t a m i a . co, sempre sulla destra, con quel a l t e r n a t i v a . P a r d o n c l a s s ica. E 18 braccio teso e le gambe piegate, e u r o d i c l a s s i c i t à p e r g i unta. Au - questi vestiti anni Ottanta, il truc- t o i n d u l g e n t e p e r a l c u n i e bella bel - co e poi la coda, come quella della l a p e r a l t r i c h e s o n l ì a d a pplaudirla Canalis e manco sembra la Cat fo- a n c h e q u a n d o d i b a l l a t e n e inanella tografata da Stefano Giovannini. A o t t o d i f i l a c o n t a n d o s o l t anto sulla Cat finalment e c a n t a n t e s s a c l a s s i - Bologna, come a Roma e a Milano, p r o p r i a d e t e r m i n a z i o n e a essere… ca, americana . L e i c h e s a l e g r a d i n o c’è chi vuole un cameriere che por- C a t P o w e r, l a s t e l l a c h e il mondo dopo gradino i l m o n t e d e l l a t r a d i - t i u n a l t r o c a ff è e c h i è r a p i t o d a l - farà brillare e cadere. zione soul e b l u e s s t e l l e s t r i s c e e la songwriter finalmente performer sulle “super Alarico Mantovani Cat Power & Dirty Delta Blues - Estragon (Bologna, 7 maggio 2007) Edoardo Bridda s e n t i r e a s c o l t a r e 77 Cul De Sac To r c h i e r a , + I/O Milano - Cascina parentesi. Ma andiamo con ordine. moti neuronali? E se tutta questa ( 11 maggio Una serata così densa di cose non s e r a t a f o s s e u n a f r a s e a d e ff e t t o ? 2007) può che partire presto. Alle 21:15 I l To r c h i e r a è u n p o s t o a p p a g a n t e . (non so bene chi avesse tutta ‘sta C’è fretta) già Fennesz inizia il suo pure la birra artigianale Gaspare Caliri Lisa Germano – Spazio 2 11 , a c l a s s i c o s e t . Ve n t i m i n u t i d o p o , s i facoltà parla per approssimazione, il palco di scegliere dove posizionarsi. È è già ridiventato vuoto e aspetta con un accavallamento generale qualcun altro. Gli Sparklehorse, di aprono direte voi, visto che con Fennesz gli I/O, e che protraggono, tra i sono in tournée; si potrebbe così sorseggi della bionda di cui sopra, chiudere il blocco e passare agli l’after-show da discoteca che se- i stoppati australiani, in un crescendo di umori guirà. In uno strabordante Spazio p o s t j a z z a t i . Ve n g o n o i n m e n t e i che sa tanto proprio della musica 2 11 f a c o s ì l a s u a c o m p a r s a i n Sinistri, ex-Starfuckers – ma non d e g l i s p o r c h i t r e . N i e n t ’ a ff a t t o . C h i tarda serata una sorridente Lisa ovviamente di si avvicenda è proprio il gruppo Germano, accompagnata dal bas- paternità o precedenza, così per d i Wa r r e n E l l i s , p e r u n c o n c e r t o sista Sebastian Steinberg (già nei automatismo musicofilo. È così che – che Soul Coughing). Circondata - let- si ascoltano e apprezzano i Cul impallidisce rispetto alle vagonate teralmente, visto l’esiguo spazio De Sac, è quel che ci si aspetta di musica cui abituano chi li va a - da un gruppo di fedelissimi fan da loro; una sensibilità che va v e d e r e a p p e n a p u ò . Wa r r e n h a u n a delle prime file, Lisa inizia a snoc- oltre i criteri di innovazione – pur barba lunga così, i capelli di cui dà ciolare il suo repertorio, eseguito riuscendo a dire qualcosa riguardo l’impressione di non occuparsi da per la maggior parte al piano con l’argomento, se vogliamo. È così tempo, è selvaggio come il rumore brevi incursioni alla chitarra elet- che si apprezza questo concerto, che sprigiona il suo violino. Mick trica. La scaletta attinge preva- nonostante ma Tu r n e r – s a r à c h e f o r s e s i r e n d e lentemente dagli ultimi due album quanto basta per concedere una conto di avere poco tempo – sembra Tr a i n . addirittura energico. Jim White è il (Lullaby For Liquid Pig e In The meravigliosa Nessuna novità? Per uno che è velocissimo collante tra le riflessive profondo loro elucubrazioni dei dischi dei Dirty to, in prevalenza 4AD. Ecco allora minime uscite, probabilmente no Three e la follia rumorista dal vivo. Small Heads e Beautiful Schizofre- (oppure un assiduo frequentatore È il collante perché la sua batteria li è sanguigna allo stesso livello sia nic da Love Circus, If I Think Of del ascolta – anche spesso – senza più su album che sentita dal vivo. Ma seguirne ogni minima traccia, forse tutto avrà E tocca agli Sparklehorse. Quale e biologica. disposizione, gambe loro Qualche persino rilassate minimali loro un non duri Death conoscitore sorriso la che tocchi per My sedia Space). discorso molto; Kit delle Ma chi piacevolmente nel certo intensissimo finisce – abbastanza ma da piccolo club venga rovinata dal brusio continuo del pubblico del sabato sera, che evidentemente è in buona parte presente per M a y b e Wo r l d , q u e s t o q u a s i p e r i n tero), con tante puntate nel passa- L o v e e I t ’s A R a i n b o w d a l p r o g e t t o OP8 (con Giant Sand e Calexico); estratti da Slide all’elettrica che non rendono però, in acustico, giu- faccia Linkous? stizia completa ai pezzi, Reptile di Fenomenologia / Energia, due Forse per reazione alla dirompenza della soprattutto, e l’autocitazione - con pezzi di Fetus (il disco migliore di Franco Battiato?), che i nostri limita alle melodie più tranquille, e, un paio di anni fa coverizzarono direi, rassicuranti. Si fa in tempo a per il tributo alla fase più prog del pensare cosa si può dire di questo nel 2001 con Steinberg. In questo cantautore siciliano. Mi accorgo concerto mentre ancora è in corso caso la mancanza di una band e di poi mia – il che in genere è un brutto segno. arrangiamenti consoni non limita- sedia) è posizionato su una grossa Una breve scossa dai pensieri mi è no più di tanto la forza di canzoni lastra di marmo – all’aperto. Sono sprigionata dall’invito dell’“amico” intense ed empatiche, che reggono sopra riportati dei nomi con due Christian Fennesz sul palco, ma è bene anche con accompagnamento date, distanti la vita media di una una scossa che dura giusto il tempo scarno. Prendono vita così sotto i persona. Smetto per un attimo di di far raggiungere al chitarrista la nostri occhi i fantasmi interiori e pensare al concerto. sua postazione. Ma in fin dei conti, le inquietudini della Germano, ac- Gaspare Caliri penso già col senno di poi e ancora compagnati dalla liricità e sinceri- sono lì in piedi a ondeggiare, mi tà che la contraddistingue. E’ uno Sparklehorse sento rasserenato ma mi accorgo show nello show guardarla espri- Live, di far fatica a seguire il concerto. mersi ad occhi chiusi in perfetta Milano (22 maggio 2007) Nulla credo, sintonia con il piano (sia pur tra- Ciò che in cuor mio pensavo fosse ma neanche di personale. E mi ballante, su cui scherzerà per tutta il concerto dei Dirty Three in realtà chiedo: ma se fossero canzoni che la sera). Il flusso onirico ininterrot- li ha visti come poco più che una accompagnano to e la simbiosi totale con la sua Dirty il palco Three Fennesz - + (come Tr a n s i l v a n i a 78 sentireascoltare la + sporcizia di Mark E’ un peccato che l’atmosfera inti- sentire masticare a fatica l’italiano che esprimerà presto. To r i n o ( 5 m a g g i o 2 0 0 7 ) australiana, generalizzabile, volutamente si dei Paper Doll - del concept live Seven Worlds Collide di Neil Finn al quale la Nostra aveva partecipato Sparklehorse - Foto: Roberto Contarini musica sono messe però a dura cui in ogni caso non si aveva alcun ri sixties, di vestitini “handmade” prova dal vocio, tanto che Lisa si dubbio. Un’incursione in un univer- comprati a due lire interrompe più volte infastidita, in so di fragilità ed emozioni sottili. go di Soho per caso, di indie-pop cerca di concentrazione, e invitan- Te r e s a G r e c o do al silenzio. D’altra parte lei è in forma e si vede, e non sembrano esserci tracce della depressione che l’aveva accompagnata negli in un sobbor- genuino e ballabilissimo. E andare alla velocità della luce con un po- Of Montreal – Bronson, Ravenna (17 maggio 2007) ker di canzoni dal loro ultimo mir a b o l a n t e H i s s i n g F a u n a , A r e Yo u In una parola, “fresco”. Basta poco The Destroyer? che trasudano al- ultimi tempi rendendo i concerti per capire che l’estate è arrivata legria leggiadra in ogni nota, in un discontinui; unisce come al solito e allora tutto diventa un percorso synth svolazzante, nelle chitarre alcune canzoni senza soluzione di di azioni e di aspettative, di gio- sbarazzine, nel basso metronomi- continuità l’una nell’altra – come chi prosaici, di gestualità più li- co, nella drum machine fredda e n e l l e i n i z i a l i N o b o d y ’s P l a y i n g / T h e bere. E quindi via ad immaginarsi aritmetica come il ghiaccio nel no- Day con breve citazione da Moon con un cocktail bizzarro fatto con stro cocktail da abitanti della pri- Palace dal primo album - giocando il frutto della passione, con le in- ma fila. La prima ora vola fantasti- con sottile autoironia, né mancano fradito ai piedi e con qualche per- camente sulle ali delle hit di The i commenti tra una song e l’altra, in sonaggio fuori posto che come al S u n l a n d i c Tw i n s , S a t a n i c P a n i c cui non risparmia più volte le lodi solito coglie la prima occasione In The Attic e dell’ultimo disco che gli capita per imbattersi in un edito (ossia lungo tutto il periodo t e v o l u t a i n Yo u n g G o d . L’ a v r e m m o pogo assolutamente stonato. Sono Polyvinyl) e l’indie-pop sdolcinato volentieri vista in un contesto più le 23 spaccate, i nostri georgiani e ben miscelato ad atmosfere di- tranquillo, di certo il fine settimana calcano il palco del Bronson con sco va cozzando contro una coltre non ha aiutato, e il party time, su estrema puntualità e subito si è di psichedelica lieve a cottura len- cui la Nostra ad un certo punto ha immersi in un mondo puntigliosa- ta, che è quella cavalcata furiosa scherzato presentando l’omonimo mente colorato, in un caleidosco- di The Past Is A Grotesque Animal, pezzo da Lullaby, si è rivelato arma pio di sensazioni leggere, frattali fedelissima all’originale. 10 minuti a doppio taglio. Per quasi un’ora di sonorità fruttate, dolciastri inne- di delirio in crescendo. Da qui la e mezza, bis a richiesta compresi sti di serenità spaesata in chiave musica cambia ed i nostri comin- – To D r e a m e We S u c k - L i s a l a s c i a d i s c o g a y. E l o r o s u l p a l c o s o n o l a ciano a guardarsi indietro, e allora così in chi l’ha ascoltata un segno trasposizione di queste sensazioni via a ripescare qualche track da tangibilissimo del suo talento, su limpidissime: un tripudio di colo- un passato glorioso (scorrono lun- al Michael Gira che l’ha fortemen- sentireascoltare 79 musicisti teatralizzanti mostrano il meccanismo di avvicinamento alla maschera da parte della musica, del tipo: “Se dovessimo recitare quella parte, faremmo così”. Zak passa direttamente a interpretaFennesz - Foto: Roberto Contarini re, senza mettere in luce il meccanismo di entrata nella parte. È così che si ipnotizza un pubblico, non dandogli tempo di fare i suoi discorsi razionali. La prosa della loro musica è attoriale, e dal vivo tutto ciò esplode come un trip nei boschi. I Parenthetical Girls sono spettacolo, non fanno il vaudeville. Noi sospendiamo la nostra incre- go la strada Old People In The Ce- ai sospetti Xiu Xiu aumenta le metery da Aldhils Arboretum, The riserve. Peacock Parasols dallo splendido (tramite Coquelicot Asleep In The Pop- né chi verrà dopo confermerà il pies e quella perla di psych-surf- timore. E la fruizione del concerto Pere Ubu – Circolo degli Artisti, pop che è Fun Loving Nun tratta si spoglierà di ragionamenti così Roma (15 maggio 2007) dal quasi dimenticato The Gay Pa- schizzinosi. La definizione di “gigante della rade) per unirle poi ad altri giocosi Certo, nella musica dei Parenthe- musica” non potrebbe essere più episodi di recente produzione che tical Girls, anche dal vivo, si per- calzante per David Thomas: con si dipanano lungo il prolungato bis cepiscono le pose tese del gruppo la sua mastodontica corporatura (l’apice del concerto si raggiunge di Jamie, come un (molto più vela- (in totale contrasto con la voce con il quasi onomatopeico inno to) disfattismo fatto di arzigogoli di acuta T h e P a r t y ’s C r a s h i n g U s c o n d e n - rumore. Sono poi di Portland, e a alla perfezione la creatura di Al- sato di pop-meraviglia fatto alla quanto pare una vena arty in quel fred Jarry, e s’impone su tutta la m a n i e r a Ta l k i n g H e a d s ) . S e m p r e posto ce l’hanno quasi tutti. Ma la scena nonostante il suo atteggia- di pop si parla, ma di pop fatto sola loro presenza è ingombrante mento riservato ed imperturbabile. con tutta la decenza e la dignità per loro stessi. E ciò, più che peso Al di là della stazza, la definizio- possibile… mercenari impellente, ne diventa l’arma per ne gli sta a pennello soprattutto dell’ultima wave sensation (chi è eccellenza di seduzione del pub- per quella manciata di album che stato a uno show dei Klaxons potrà blico. È l’androginia tenera e in- hanno cambiato la storia del rock. tranquillamente dimenticare quella quietante di Zak Pennington che Di quei mitici Pere Ubu originari poltiglia insipida nu rave e genu- invade il palcoscenico, come l’ete- è rimasto solo lui, dopo le innu- flettersi davanti alla perfezione di rea figura al violino di Rachael merevoli incarnazioni che si sono questo show!). Fanno un’ora e 45, Jensen, il suo sguardo severo e succedute da trent’anni a questa e l’unica sensazione che rimane perso insieme. Le melodie tronfie parte. La formazione che lo ac- è che non ci si poteva attendere e struggenti (ma mai pacchiane) compagna niente di meglio e niente di meno; m a a n c h e f r a g i l i s s i m e . Vi s t o c h e rispetto: il chitarrista Keith Moli- una conferma in chiave live di dieci a me piacciono i limiti, le zone di na collabora con Thomas anche anni di eccelso lavoro su disco. Un frontiera del comportamento, non n e i Tw o P a l e B o y s , l ’ i n s t a n c a b i l e gruppo da rispettare in toto. ho potuto non notare un ibrido m o t o r e r i t m i c o d i M i c h e l e Te m p l e tra il distacco teatrale e lo scaz- e Steve Mehlman è solido e pos- zo esistenziale. Il mascheramento sente, mentre Robert Wheeler è il r u ff i a n o d a i n g e s t i b i l e d i v e n t a i m - “disturbatore” del gruppo. Il blues palpabile. Zak non inscena il met- d i S l o w Wa l k i n g D a d d y è l ’ i n t r o d u - tersi la maschera, la interpreta con zione perfetta per il concerto, uni- Un sistema di attese disatteso. coerenza e coesione imbarazzanti, ca eccezione tra l’altro all’ordine Quando uno teme che l’ala del come quando, in mezzo al pubbli- alfabetico della scaletta. La mag- mentore Jamie Stewart sia troppo co, si sdraia a terra a pancia in gior parte dei pezzi successivi è ingombrante da gestire per una giù, muovendo i piedi in aria come presa dall’ultimo Why I Hate Wo- band, vedere sul palco un gruppo un bimbo o una pin-up, cantando men e dagli album degli ultimi die- s p a l l a ( i b o l o g n e s i M y Aw e s o m e con la faccia appoggiata a terra ci anni, con pochi ma significativi (così pure il microfono). Spesso i b a l z i n e l p a s s a t o . L’ e s i b i z i o n e è Astenersi Alessandro Grassi Parenthetical Girls + My Aw e s o m e M i x t a p e - Z e r o M u s i c Club, Bergamo (4 maggio 2007) Mixtape) che fanno 80 sentireascoltare ambientare Ma né i My escamotage Aw e s o m e dulità di pubblico musicale. Gaspare Caliri indie-pop) e “paperesca”) è impersona comunque di tutto The Horrors quantomeno avvincente: il gruppo riesce a coniugare frenesia punk (esemplare Caroleen a questo proposito, davvero irresistibile), allo sperimentalismo onomatopeico dei brani più rarefatti e rallentati. I pezzi sono tutti abbastanza fedeli alle versioni in studio, per quanto Wheeler manipoli imprevedibilmente il suo theremin artigianale (unico strumento rimastogli, avendo perduto i sintetizzatori in viaggio), instaurando una presenza incessante ed ossessiva che permane dall’inizio alla fine. David Thomas è assolutamente irreprensibile: la sua voce camaleontica balza da un brano all’altro con un’energia che n o n s i a ff i e v o l i s c e m a i , u n a f u r i a sonora che si fatica a credere che esca da quel viso statico e quasi restio a cantare. Il gruppo è così b e n a ff i a t a t o c h e g l i u n i c i m o m e n t i deboli del concerto, se proprio li vogliamo cercare, sono forse quelli dei classici (The Modern Dance, S t r e e t Wa v e s e l ’ i n n o F i n a l S o l u tion), mentre la nuova produzione, da Wheelhouse a Flames Over Nebraska, brilla di luce propria tra l’impeccabile esecuzione e la q u a n t i t à d i e n e r g i a p r o f u s a . L’ u n i co rammarico della serata è che i Pere Ubu sono paradossalmente il gruppo di apertura (l’headliner è Mick Harvey dei Birthday Party), per cui possono elargire solo un’ora, bis inclusi, della loro musica, lasciando il pubblico appagato da indovinate leccornie, ma non stile Cure sotto un treno, frangette Il lungagnone pare aver mandato glam metal californiano, caschet- i video dei Pistols (in particolare ti mod, completi dell’Ottocento e l a M y Wa y v i c i o u s i a n a ) a m e m o r i a mise attillate dark-rock. In pratica c o n t u t t a l a l e z i o n e d e l t e a t r o o ff a tutto lo scibile da Jack The Ripper seguire: porta una scala sul palco ai Sisters Of Mercy (passando ov- e ci gira attorno come un pazzo. viamente per i Misfits), ma la sor- Sale. Si espone. Gioca con una presa vera arriva dall’aspetto dato vecchia radio e fa suoni ubueschi. più per scontato, il sound. A parte Lega il roadie con il cavo del mi- D r a w J a p a n d a l r i ff p i u t t o s t o r i c o - crofono. Si contorce in movenze noscibile e un rockabilly vampiriz- art-punk. Scende tra il pubblico zato non ben identificato, lo show e si concede ai fan. Prende, con è un misto di saturazioni “Andy Gill l’aiuto del chitarrista, un tavolo e meets Ramones” e pesto gore à la due sedie dal bar e improvvisa un Cave, un carro armato di ferraglia siparietto all’italiana. A contralta- trash-punk-rock scaraventata sugli re, non tanto il look esagerato di mente puntato sull’immagine per a s t a n t i . G a r a g e d a r k e N o Wa v e . del chitarrista (che farebbe impal- catturare l’immaginario punk-rocki- Sporcizia e velocità a tutto volu- lidire Nikki Sixx), quanto la curiosa sta dell’Estragon infrasettimanale me. In tutto ciò – tra una tastiera a androginia del tastierista truccato reduce dal megaponte primaverile. m a c i n a r e u n a s e r i e d i r i ff a t e d a b - in baschetto beat, pose da famiglia Il minimo è trovarsi di fronte a un movie accelerato, la batteria a bat- Addams e contorsioni sotto anfe- look da trattato di semiotica, cosa tere dannata e la chitarra a riem- tamina. Dimenticavamo la musica: che in un locale pressoché vuoto, pimento con roboanti cattiverie – è immaginate il disco omonimo regi- ma colmo di fedeli kid in tinta e al- la performance di Faris Badwan lo strato in lo-fi e mandato a una volta tri perlopiù giovanissimi (groupie s h o w n e l l o s h o w, u n a s f i d a l a n c i a - e mezza la velocità. Uno spassoso comprese), prontamente accade. I ta a distanza con Angus Andrew, bilico tra visceralità e kitchume cinque siglano il patto estetico con tra biascichi e urla, rantoli e de- estetizzante. abiti neri come la pece, cotonature clami Mark Smith in posa Rotten. del tutto sazio. Andrea Monaco The Horrors – Estragon, Bologna (2 maggio 2007) Si sapeva, il gruppo scoperto da James Oldham avrebbe decisa- Edoardo Bridda sentireascoltare 81 82 sentireascoltare #7 EASY TO LOVE di Stefano Solventi Miseria e nob i l t à . G r a n d e z z a e t r a gedia. Genia l i t à e d i s s i p a z i o n e . Una storia ita l i a n a . C h e c i s e n t i i l sapore delle p e r i f e r i e , b e l l e t t o f r e t toloso su fer i t e c i c a t r i z z a t e m a l e . Roma, dunqu e . P r i m a v a l l e , a d i r l a tutta. Un fio r e s e l v a t i c o s b o c c i a g l i o i n f a c c i a a l C r e a t o r e d i Ay l e r e Coltrane, movenze che informano il fenomenale Dedications (Red Records, 1980). E’ una febbre in via d’implosione, sguinzagliata sulle tracce del cuore: ecco avviarsi la sua strana carriera a ritroso, dal nella suburbi a p a s o l i n i a n a . F i n d a bambino, Ma s s i m o è u n m o s t r o . Inizia col clar i n e t t o , m a è n e l s a x , l’impervio sax a l t o , c h e t r o v a l a s u a vera voce. Un a c l a m o r o s a r i v e n d i cazione di esi s t e n z a n e l g r i g i o r e . Mario Schian o, s a s s o f o n i s t a e o rganista free ja z z , è i l p r i m o a s c o r gere talento n e l q u i n d i c e n n e U r b a ni, tanto da in c l u d e r l o n e l s e s t e t t o che registra S u d ( S p l a s c h R e c o r d s , 1973). Quind i i l p i a n i s t a G i o r g i o Gaslini lo no t a n e l l a m i s c h i a d e l suo corso di j a z z a l C o n s e r v a t o r i o di Santa Cec i l i a : f i n d a s u b i t o n e stima il piglio i s t i n t i v o e l a p r e p a razione, rimp r o v e r a n d o g l i a l c o n tempo la diss e n n a t a m a n c a n z a d i self control. Vi s t a l u n g a , q u e l l a d i Gaslini. Nel b e n e e n e l m a l e . Poi il fiore s b o c c i a . U n o s t u p e n do fiore carn i v o r o . L’ i n c o n t i n e n z a espressiva p r o d u c e u n a m u s i c a sbrigliata, imp e t u o s a , a r o t t a d i c o l lo contro le ri n g h i e r e c h e c h i o s t r a no i palazzoni d i b o r g a t a . I l j a z z i t a liano capisce s u b i t o d i n o n p o t e r n e fare a meno. F i o c c a n o l e c o l l a b o razioni con P i e r a n n u n z i, L i g u o r i , Fresu . Ad Um b r i a J a z z ‘ 7 4 s i g u a dagna l’ammir a z i o n e d i u n a l e g g e n da come Sonn y S t i t t . R a v a l o p o r t a con sé a New Yo r k ( d o v e i l N o s t r o scompare per d u e g i o r n i , d o r m e n d o su una panch i n a d i C e n t r a l P a r k ) . Da ognuno co g l i e , i m p a r a , e s p l o r a . Ma quel che p i ù g l i p r e m e è i l r a - free verso il cuore della “cosa” jazz, quel crogiolo/caleidoscopio che fu l a r i v o l u z i o n e b o p d i C h a r l i e P a r k e r. I l c o n t r a b b a s s i s t a G i o v a n n i To mmaso, storica figura del jazz rock coi Perigeo, lo vuole nello splendid o Vi a G . T. ( R e d R e c o r d s , 1 9 8 6 ) , dove Massimo dimostra un senso maturato da Urbani. Asciutto, affilato, vibrante, il sound è un’ode generosa ai numi imprendibili che da sempre ossessionano il sassofonista. Il Cole Porter di Star Eyes e della title track sono velluto che s o ff o c a i l f u o c o , s i n u o s o e d u t t i l e i l timbro del sax come nervi spalmati su stati di grazia e abbandono, palpitante il piano di Flores a ricucire un pacificazione in fieri. La classica Good Morning, Heartache tiene al guinzaglio una malinconia svolazzante come t’immagini avrebbe potuto Bird stesso dopo aver contemplato le placide trepidazioni delle Ballads coltraniane. Coltrane che è presenza palpabile nell’originale A Tr a n e F r o m T h e E a s t , a p p r e n s i o n e spirituale e carnalità fosca riconducibili al periodo Crescent, ma anche nei guizzi e sfarfallii bop/swing di Three Little Words (che il grande John interpretò assieme a Milt Jackson). In mezzo al programma ancheggia una volitiva I Got Rock, piglio funk-rock dritto e squillante, i l r i ff d e l s a x c o l t o t r a r o v e l l o f e b brile e lucido raziocinio, bestia sonica ormai del tutto sotto controllo. dell’interplay ormai pari al furore formale. Arriva quindi, col 1987, q u e s t o E a s y To L o v e i n q u a r t e t t o con Roberto Gatto ai tamburi, Furio Di Castri al contrabbasso e l’altrettanto compianto Luca Flores al piano. La combinazione di personalità e voci si rivela azzeccatissima: la puntigliosità assorta e lunare del piano e l’imprendibile calligrafismo ritmico di basso e batteria (si sent a l a t r e p i d a N i g h t Wa l k ) s i r i v e l a n o la trama ideale per il quid artistico Perché a volte il jazz assomiglia ad una spasmodica, toccante ricerca di sé, della propria voce come uno stare nel mondo tra le cose del mondo. Ahimè, spesso è una ricerca (e un trovare) che sublima lo smarrimento irrimediabile dell’uomo dietro al musicista. Non rius c i r à , U r b a n i , a s o p r a v v i v e r s i . Tr a i pochi altri lavori autografi spicca un eccellente The Blessing (Red Records, 1993), ossequio parkeriano definitivo. Uscito postumo. sentireascoltare 83 una rubrica jazz a cura di Stefano Solventi e Fabrizio Zampighi Da Primavalle a Central Park, dai sacri ragli del free al febbricitante caleidoscopio del bop, la formidabile carriera a ritroso di Massimo Urbani. (Gi)Ant Steps Massimo Urbani WE ARE DEMO WE ARE DEMO a cura di Stefano Solventi e Fabrizio Zampighi Side A C’è una cosa che salta agli occhi se ci si avvicina alla musica degli Amelìe: il grande equilibrio formale che sottintende. Una scrittura appassionante, matura e semplice al tempo stesso, risultato di un’attività artigianale in cui viene riposta ogni cura e non di uno sfizio brufoloso da levarsi al più presto. Ce ne eravamo già accorti ai tempi del precedente T h e Tr a b a n t E p , l o r i b a d i a m o ora che nel piatto del lettore gira - con una certa soddisfazione Be Low: cinque tracce che non ne vogliono sapere di puntare al ribasso, trasformandosi invece nell’ennesimo omaggio a quell’idea di pop “elegante” da sempre una costante della formazione. Un s u n t o e ff i c a c e d i a r r a n g i a m e n t i puntigliosi ma non debordanti, ganci melodici piacevoli e poco consueti, a c u i s i a ff i a n c a n o p a c a t e z z a n e i toni e solida perizia strumentale. Qualità che emergono dalle voci e dal pianoforte di Do It Over come dalle chitarre tremolanti di Slow, dalle atmosfere vagamente à la J e ff B u c k l e y d i S h a k e Yo u c o m e dalle accelerazioni al guinzaglio di Get High, in un alternarsi di quadretti melodici articolati capace 84 sentireascoltare di catturare anche l’attenzione di Paolo Benvegnù. (7.2/10) Che bella sorpresa i Black Bass. Una band che pur suonando “demo” a t u t t i g l i e ff e t t i – c o n l e g i u s t i f i c a t e ingenuità del caso -, non disdegna di mostrare idee brillanti, pur evitando di seguire facili scorciatoie partorisce una musica personale e immediata. Merito della voce di Sara, svogliata e intensa al pari di quella dell’ultima Nada, ma anche di bassi ipnotici, chitarre elettriche impastate di wah wah, batterie granitiche. Un conciliabolo di proletari del rock che rende al massimo quando le strutture si dilatano sfiorando la psichedelia (Città sconosciute) o magari rallentano tingendosi di nero (Sai quello che sei), ma che non esita a inerpicarsi in slanci melodici e intrecci vocali a c u s t i c i ( Ve n g o c o n t e ) . ( 6 . 5 / 1 0 ) “Ottime potenzialità creative, suoni sporchi e un’attenzione per la varietà e il tiro delle strutture fanno pensare ai No Seduction come a musicisti ben sintonizzati sugli scopi da raggiungere [...]”. Ai tempi dell’omonimo cd d’esordio li avevamo sottovalutati i No Seduction, o per meglio dire ne avevamo intuito le qualità senza scendere troppo nel particolare, limitandoci a cogliere soltanto il senso generale del progetto. Mai avremmo immaginato di doverci confrontare con una crescita tanto repentina e un secondo disco - appunto Experience More Powerful Orgasm – che quasi dispiace relegare nella nostra piccola rubrica dei demo, tanta è la qualità che lascia trasparire. Dal canto suo la band di Chioggia si premura di rinfrescarci la memoria su quelle che sono le sue priorità, a cominciare dalle chitarre laceranti che attraversano le dieci tracce in scaletta e dalla #17 voce ruvida che intasa i microfoni: fendenti irrispettosi della buona creanza in bilico tra Kings Of Leon (La Clinique), post-punk deviante i n c h i a v e B i r t h d a y P a r t y, L i a r s p r i ma maniera (Our Song In A Ring To n e ) e n o i s e . C o n i n p i ù , a f a r e da contorno, quattro episodi ripresi dal dischetto di cui si diceva in a p e r t u r a ( T h e L i t t l e S o n g O f Ye s & No, Memories Of An Irresistible Masochist, Midday Microwaves, The Infection). (7.0/10) Fabrizio Zampighi Side B Quello di spulciare tra decine e decine di demo non è un lavoro semplice e alla lunga può risultar e a n c h e u n p o ’ p e s a n t e . Tr a u n pregevole disco a fedeltà talmente bassa da risultare dannoso all’udito ed esperimenti elettronici che a volte non si capisce dove vogliano andare a parare, può sorgere effettivamente il desiderio di ascoltare “solo” belle canzoni, semplici, lisce, solari e che diamine! Ecco perché i Jocelyn Pulsar sono stati e sono una piacevolissima sorpresa, un respiro di sollievo, un attimo di relax. Un concentrato di pop italiano non sempre così “indie” come forse si vorrebbe, ma per fortuna, WE ARE DEMO che ne abbiamo già pieni gli scatoloni! Uno strumentale in punta di dita acustica-piano-violino che è uno zuccherino stesi su un divano sotto il sole introduce una serie di ballate dal ritmo più o meno ciond o l a n t e , r i ff d i a c u s t i c a s t o p p a t a c o m e c e r t i B u i l t To S p i l l , l a s i m p a tica pronuncia del cantante (Forlì, cosa ci vuoi fare?) che non può non ricordare Luca Carboni o Samuele Bersani magari accompagnati dai The Thrills in braghette a far coretti. Piccola delizia da portarsi sotto l’ombrellone. (6.7/10) Ascoltando il lungo demo dei Naked Pectore più volte mi sono trovato a pensare: “non è possibile!”. Da dove vengono? Romagna. Ma deve essere in realtà una omonima località su qualche pianeta ancora sconosciuto della galassia. E’ la vendetta della pattumiera cosmica. Elettronica scrausa, vocalizzi in falsetto e assoli di chitarra improbabili e datati a gravitar nello spazio, cupi tappeti di synth siderali, impossibili colonne so- nore tra il ridicolo e l’inquietante, musica da videogiochi che incontra profondità doom metal, ballate di folk medievale o dal vago gusto latinoamericano cantate in dialetto romagnolo (per chi lo capisce c’è da schiattare dal ridere), cori, risa, grida, versi, rutti. Gli Oliver Onions che coverizzano i Pink Floyd, i Daft Punk che remixano gli Eagles con uno special guest alla voce di Sgabanàza. Fantasia in espansione, estetica nerd tra presa per il culo e vezzo intellettuale. I Naked Pectore sono “troppo”, in ogni senso, nel bene e nel male. Le parole non bastano. I Naked Pectore sono cariche, il Beck se lo avessimo so- completamente fuori dal tempo e di gnato un quarto di secolo fa. Il suo testa. E adesso? (7.0/10) 100% Martian Milk EP cammina a Milano e i suoi contrasti, il distac- scatti sul filo di una demenzialità co un po’ snob degli ambienti “in- disinnescata e innocente, ufologi- die”, la sua multiculturalità, una ca e cartoonesca come un Fatboy certa eleganza spesso più pretesa che altro. Gli studenti di design, grafica o moda sbronzi fuori dal kebabbaro dopo l’ennesima notte in cui han dato tutto. Energia che non si capisce dove sia diretta ma che sarebbe un peccato conservare intatta. Giovani corpi, belli, accessoriati accuratamente, in movimento. Del promo dei Fou colpisce subito la qualità della registrazione, il riuscitissimo incastro vocale maschile-femminile che può ricordare le rimpiante decadenze degli Scisma, la stessa cura (spesso addirittura eccessiva) nel comporre testi sarcastici ma sempre eleganti ed evocativi nella loro indecifrabile modernità, l’immediata musicalità delle canzoni nonostante certe spigolosità fatte di chitarre e tastiere Slim se scrivesse la soundtrack di Gino il Pollo. Divertente, con qualche groove azzeccato. (voto: 6.5/10). Gli Egon di Per me, Sofia sono invece un quartetto dedito al connubio tra indie-rock ed elettronica con qualche tentazione avant. Pensate ai Notwist immischiati O’Rourke con qualche concessione all’emopop Negramaro. Sincopi funk-prog e perturbazioni digitali, linee di basso dilatate e sinuose, cambi di scena per esotici jazzfolk, reiterazioni post e parentesi psych. Non tutto si tiene, ma quel che si tiene è buono. (voto: 6.4/10). C o n R o m i n a D a n i e l e v i e n e i l d i ff i c i l e . Ve n t i c i n q u e n n e d a N a p o l i , g i à premiata al Demetrio Stratos ‘05, fa sperimentazione vocale al limi- energiche, talvolta soniche al limi- te dell’udibilità. La sua proposta è te della saturazione, strutture post quindi sconcertante, una Diamanda punk tutt’altro che semplici, inserti Galas imbrigliata in una ragnatela elettronici, voci campionate ed al- Glass, il selvatico espressionismo t r i e ff e t t i s p e c i a l i . Q u a e l à p u n t e di certe Allun, improvvisazione sel- di Marlene e Baustelle ma giusto vatica & patologica tra organizza- per dare dei riferimenti. Molto bra- zione e destrutturazione, tra suono vi e basta. (7.2/10) e il rumore d’un suono che sferza Davide Brace B o n u s Tr a c k Bubblegun fa robo-pop house ludico, vocoder e synth eighties, bambolotti Kraftwerk con le pile troppo la vita. Il valore della proposta è intuibile, ma sta parecchio al di sopra delle mie possibilità. (voto: s.v/10). Stefano Solventi sentireascoltare 85 Classic Buffy Sainte-Marie CANTO UNIVERSALE DELL’ANTIPOCAHONTAS di Filippo Bordignon Monografia e interv i s t a a u n o d e i più grandi gioielli d e l c a n t a u t o r a t o canadese di sempre ; i c o n a u n d e rground della cultura n a t i v a a m e r i cana, Buffy Sainte-M a r i e s i r a c c o n ta attraverso le rive n d i c a z i o n i d e i ’60, i ricordi delle s p e r i m e n t a z i o n i trascorse e una sen s i b i l i t à s o c i a l e amorevole ma risolu t a . Il c anto univers a l e d e l l ’ a n t i Pocahontas Rispetto ai collegh i N e i l Yo u n g, Leonard Cohen e J o n i M i c h e l l Buffy Sainte-Marie g i u n s e p e r p r i ma a l traguardo del l a p u b b l i c a z i o ne discografica e la s u a v o c e , s t r u mento potente e part i c o l a r i s s i m o , s i dimostrò da subito c a p a c e d i m a t u rità fuori dal comune . L a s u a f i g u r a è stata a lungo sm i n u i t a a c a u s a , tra l’ altro, di un sa b o t a g g i o v o l u to negli USA dall’al l o r a p r e s i d e n t e Lynd on Johnson, il q u a l e f e c e t e r ra bruciata attorno a g l i a r t i s t i m i l i tanti nel Red Power, M o v i m e n t o p e r i Diritti Civili degli I n d i a n i d ’ A m e rica. Quella musica r i c c a d i e s t r o e poesia venne ce n s u r a t a d a l l e stazioni radiofonich e e i d i s c h i d i Buffy, guarda caso, n o n f u r o n o d i sponibili nei negozi p e r u n l u n g o e vergognoso periodo . P u r t r o p p o p e r qualsiasi strategia r e p r e s s i v a , s i può insabbiare un t a l e n t o m a n o n annullarlo: oggi Buff y è a t t i v a p i ù che mai nell’ambito d e i d i r i t t i c i v i l i e nella salvaguardia d e l p a t r i m o n i o culturale, storico e t r a d i z i o n a l e d e gli indiani nativi del n o r d A m e r i c a e la su a opera ha sub i t o l a r i v a l u t a zione che molti appa s s i o n a t i d i m u sica ‘senza frontier e ’ a u s p i c a v a n o da te mpo. Beverly Sainte-Mar i e n a s c e i l 2 0 febbr aio 1941 nella r i s e r v a d e g l i i n diani Piapot, nella Q u ’ A p p e l l e Va l ley (Saskatchewan, C a n a d a ) ; v i e n e 86 sentireascoltare adottata da una famiglia del Massachussets e trascorre l’adolescenza nel Maine. Le sue doti si manifestano precocemente e in forma compiuta: non ha ancora terminato il c o l l e g e ( c on s e g u i r à u n D i p l o m a i n Belle Arti e uno in Filosofie Orientali) e le sue canzoni sono già motivo di un fitto passaparola. Inizia così un’intensa attività live che la porter à a e s i b i r si a r m a t a d i s o l a c h i t a r r a nelle riserve indiane, nei teatri e nei festival di tutto il Canada e gli States. All’indomani dall’uscita del suo album d’esordio la cantautrice, a soli 24 anni, si sarà esibita in Europa, Asia e Australia venendo presentata come una tra le promesse p i ù o r i g i n a l i d e l G r e e n w i c h Vi l l a g e . N e l ’ 6 4 , f o rt e d e l l a s p e r a n z a c h e “ I t e m p i s t a n n o c a m b i a n d o ” l a Va n g u a r d p u b b l i c a l ’ o p e r a p r i m a I t ’s M y Wa y . S i t r a t t a d i u n m a n i f e s t o impegnato e acustico, forte di pezzi inseriti nella tradizione di folk appalachiano e blues. Now That The B u f f a l o ’s G o n e i n a p e r t u r a p r e n d e subito di petto il problema degli indiani nativi: “Quando una guerra tra nazioni è perduta, gli sconfitti, è noto, ne pagano le conseguenze. Ma quando i tedeschi caddero per mano vostra, rispettabili signore e signori, non li privaste della dignità né della loro terra. Cosa avete fatto invece a queste persone?”. Le linee melodiche sono elementari, l’accompagnamento funzionale e mai ricercato eppure (o proprio per questo) episodi quali Ananais vibrano di un’intensità paragonab i l e a l l a m i g l i o r e O d e t t a. C o ’ d i n e ( r i p r e s a , t r a i t a n t i , d a i Q u i c k s i lver Messenger Service) condanna con baritona fermezza vizi e abusi capaci di ridurre l’uomo in catene. Nel tradizionale Cripple Creek Buff y s u o n a i l m o u t h b o w, l o s t r u m e n to a corde (una sola, quella di un a r c o v e r o e p r o p r i o ) p i ù a n t i c o del m o n d o . D a s e g n a l a r e U n i v e r sal S o l d i e r , c a v a l l o d i b a t t a g l i a c o n se g n a t o a D o n o v a n c h e , c o n u n ’ i n ter p r e t a z i o n e b u o n a p e r l e f a m i g lie, s a p r à f a r n e c a n z o n e d i p r o t e s t a tra l e p i ù c e l e b r i d i s e m p r e . B i l l b o ard M a g a z i n e s i p r o n u n c i a : M i g l i ore R i v e l a z i o n e d e l ’ 6 4 . M a n y A Mile ( Va n g u a r d , ’ 6 5 ) p r o s e g u e r i v e l a ndo i n f l e s s i o n i g o s p e l e a m p l i f i c a ndo u n p a t h o s s i m i l e a l l o S h a w n P hillips di I’m A Loner. Il cantato a c a p p e l l a L a z a r u s n o n b i s o g n a che d i u n p a i o d i o r e c c h i e p e r s t a r l o ad a s c o l t a r e ; n e l 2 0 0 4 v e r r à c a m p i o na t o d a K a n y e We s t p e r i l b r a n o D ead O r A l i v e d e l r a p p e r C a m ’ R o n . La s t r a p p a l a c r i m e U n t i l I t ’s Ti m e For Yo u To G o s i d i m o s t r e r à i l p e zzo p i ù n o t o d e l l a c a n t a u t r i c e , v a n t an d o n e g l i a n n i d e c i n e d i p r e s t i g i ose i n t e r p r e t a z i o n i ( E l v i s P r e s l e y, J anis J o p l i n , B a r b r a S t r e i s a n d , N e i l Dia m o n d … ) . I n L i t t l e W h e e l S p i n And S p i n ( Va n g u a r d , ’ 6 6 ) l a f a c c e nda s i c o m p l i c a g i à d a l l a t i t l e t r a c k , ali m e n t a t a d a l l ’ i p n o t i c a i t e r a z i o n e di s t r u t t u r a e r i t o r n e l l o o s s e s s i v i . For t e d i u n a p r e g i a t a l i n e u p i n c h i ave f o l k - r o c k l ’ o p e r a s i s n o d a t r a b a lla t e t r a d i z i o n a l i e v o c a l i z z i c h e p r en d o n o d a l s o p r a n o d i J o a n B a e z pur g e s t e n d o c o n f a c i l i t à a n c h e i r egi s t r i p i ù b a s s i . F i r e & F l e e t & C an d l e l i g h t ( Va n g u a r d , ‘ 6 7 ) c o n t i ene o m a g g i t r a s c u r a b i l i ( a l l a M i t c h ell), c a n z o n e t t e e b i z z a r r i e ( Ly k e Wake D i r g e s u m u s i c a d i B e n j a m i n B rit t e n s ’ a c c o s t a a Ti m B u c k l e y c he, nello stesso anno, aprirà mente e c u o r e a i p r i m i v i a g g i s t e l l a r i con G o o d b y e A n d H a l l o) . L e s o r p r ese c o n t i n u a n o : I ’ m G o n n a B e A C o un t r y G i r l A g a i n ( Va n g u a r d , ’ 6 8 ) g ab b a l a s u m m e r o f l o v e i m m e r g e n do s i n e l m o n d o d e l c o u n t r y. L o s tep a s e g u i r e s p i a z z a a n c h e i f a n più l u n g i m i r a n t i : I l l u m i n a t i o n s ( Van - Classic guard, ’69) c h i u d e i l d e c e n n i o a l l’insegna della s p e r i m e n t a z i o n e . L e illuminazioni d i B u ff y s o n o u n m i s t o di spiritualità e d e v o c a z i o n i r e l i g i o se per sinteti z z a t o r e B u c h l a e f o r mazione rock . G o d I s A l i v e , M a g i c Is Afoot (test o t r a t t o d a l r o m a n z o Beautiful los e r s d i C o h e n ) , T h e Vampire , The A n g e l i m p a s t a n o u n dark folk con i l p r o v e r b i a l e v i b r a t o , qui spinto alle e s t r e m e c o n s e g u e n ze, quasi un b e l a t o a r t i f i c i a l e . L a base lo-fi e d i s t o r t a d i A d a m a n t i cipa il feeling r o c k d i P J H a r v e y . Guess Who I S a w Yo u I n P a r i s è quiete europe a p r i m a d e l l a t e m p e sta conclusiva P o p p i e s , c h e p r e c e de le allucina z i o n i e s i s t e n z i a l i d e l Buckley di S t a r s a i l o r p u b b l i c a t e nel ’71. A que s t o p u n t o B u ff y s p o s a il compositore / p r o d u t t o r e / s e s s i o n man Jack Nitz s c h e , d a l q u a l e a v r à un figlio: Dak o t a S t a r b l a n k e t Wo l fchild. In She U s e d To Wa n n a B e A Ballerina ( Va n g u a r d , 7 1 ) l a c o produzione d i N i t z s c h e p l a s m a u n prodotto in b i l i c o t r a l a f l u i d i t à d i Leon Russell e i l t r i b u t o a l l ’ a m e r i can roots mu s i c d i E l t o n J o h n p e riodo Tumblew e e d C o n n e c t i o n . In Moonshot ( Va n g u a r d , ’ 7 2 ) l a t i tletrack vale t u t t o i l d i s c o . S c r i t t a dopo un inco n t r o c o n g l i s t u d e n t i di una scuola c a t t o l i c a c h e n o n r i u scivano a con c e p i r e u n a s p i r i t u a l i t à antecedente a l l e S a c r e S c r i t t u r e , l a canzone è tra l e m i g l i o r i d e l l ’ i n t e r o catalogo e il t e s t o u n a c o m m o v e n te digression e n e l t e r r i t o r i o d e l l a metafisica. Qu i t e P l a c e ( Va n g u a r d , ’73) trascorre b u c o l i c o s e n z a i n f a mia e senza l o d e . N a t i v e N o r t h American Ch i l d ( Va n g u a r d , ’ 7 4 ) è un concept s u g l i i n d i a n i d e l N o r d America con r e i n t e r p r e t a z i o n i e d u e pregevoli ine d i t i : Wa y Wa y Wa y e il richiamo et n i c o I s k e t a y o S e w o w . Buffy (MCA, ‘ 7 4 ) s e g n a u n a c a m b i o d’etichetta e u n ’ i n u t i l e v i r a t a v e r s o il pop da clas s i f i c a . C h a n g i n g Woman (MCA, ’7 5 ) e S w e e t A m e r i c a (ABC, ’76) no n a g g i u n g o n o n u l l a a quanto già ca n t a t o . D a l ’ 7 6 a l l ’ 8 1 Buffy sarà ne l c a s t d e l l a t r a s m i s sione televis i v a p e r b a m b i n i S e same Street a s s i e m e a l f i g l i o , p e r parlare alle n u o v e g e n e r a z i o n i d e i nativi america n i . N e l l ’ 8 2 U p W h e re We Belong ( s c r i t t a c o l m a r i t o e Will Jennings e i n t e r p r e t a t a d a J o e C o c k e r e J e n n i f e r Wa r n e s ) v i n - t o r n a a l l a m u s i c a r e g i s t r a ndo con il c e l ’ A c a d e m y Aw a r d c o m e m i g l i o r s u o M a c C o i n c i d e n c e A nd Likely c a n zo n e d e l l ’ a n n o . I l s u o a t t i v i s m o S t o r i e s ( C a p i t o l ) ; p o p l e vigato da sociale non viene mai meno: fonda a r r a n g i a m e n t i t i p i c i d e l l e ballate da i l p r o g e t t o N i h e w a n F o u n d a t i o n ’s c l a s s i f i c a d i f i n e ’ 8 0 , e m ozionante C r a d l e b o a r d Te a c h i n g p e r l a s a l vaguardia del patrimonio culturale e tradizionale dei nativi american i , co n t i n u a a e s i b i r s i n e l l e r i s e r ve e viene nominata rappresentante del Canada per l’UNESCO; nel ’ 9 3 i n a u g u r a l ’ I n t e r n a t i o n a l Ye a r Of Indigenous Peoples dichiarato dalle Nazioni Unite. È anche tra i primi artisti a cimentarsi nella manipolazione digitale con Macintosh ( r e a li z z e r à u n a s e r i e d i o p e r e v i s i v e oggi terribilmente datate). Nel ’91 i n F a l l e n A n g e l s e T h e B i g Ones Get Aw a y e a f u o c o i n B u r y My Heart A t W o u n d e d K n e e d o v e , a suon di r o c k , s i t r a t t a i l m a s s a c r o degli in d i a n i D a k o t a S i o u x d a p arte degli S t a t i U n i t i n e l 1 8 9 0 . U p Where We B e l o n g ( E M I , ’ 9 6 ) r i a r r a n gia episo d i p a s s a t i a t t r a v e r s o m e s tiere. Nel 2 0 0 4 e s c e i l L i v e A t C a r negie Hall ( Va n g u a r d ) d e l 1 9 6 9 , a r iaffermare l ’ i m p o r t a n z a d i u n a v o c e apolide a più di un’accezione. sentireascoltare 87 Classic INTERVISTA Buffy, è mai stato valido il verso di Wilde: “Ogni uomo uccide la cosa che ama”? Macché, è una bidonata! Quand’eri agli inizi cosa chiedevi alla vita? M’interessava solo fare musica, arte, ballare, ridere assieme a Dio e starmene in compagnia degli animali. Tutti i miei sogni si sono realizzati: vivo in mezzo al nulla nel verde delle montagne, con le mie capre, cavalli, gatti e uccelli d’ogni sorta. Unico rammarico che mi porto dietro: siamo ancora circondati da un gran numero di scuole militari (West Point, Annapolis, Air Force Academy, Army College of War, Royal Military Academy) e non è mai stata ventilata l’ipotesi di una scuola di pace funzionante come quelle sopra citate. Oggi quali sono le tue ambizioni? Proprio ieri ho terminato il mio nuovo album! 9 canzoni inedite e un remake molto ipnotico di Little Wheel Spin & Spin. È il terzo album col mio co-produtore/ bassista/ chitarrista Chris Birkett. Ci piace lavorare insieme: l’ho invitato nel mio studio alle Hawaii per qualche settimana e abbiamo sperimentato un approccio più coinvolgente ed efficiente dal punto di vista artistico; io e lui, da soli, a suonare la maggior parte degli strumenti. Per il resto ci siamo avvalsi di qualche aiuto esterno in fase di sovraincisione, come nel caso di Randy Bachman e del mio vecchio amico Taj Mahal. L’album respira un’atmosfera tribale ben amalgamata con un feeling up-tempo e pezzi quasi house/ dance; ci sono alcune canzoni d’amore sul genere Up Where We Belong, una bizzarria rockabilly alla Elvis, una versione nativa americana di America the Beautiful e alcuni brani piuttosto insoliti. Decisamente il mio lavoro preferito. Ora si tratta di contrattare distribuzione e tutto il resto. È la prima volta che un artista spedisce un intero album attraverso la linea telefonica (via modem) direttamente alla casa discografica (che ci ha concesso massima autonomia). È stato comunque necessario il coraggio di Nigel Grainge e Chris Hill della londinese Ensign Records, che hanno accettato a scatola chiusa il materiale inviatogli. Come può un artista fondere realtà e fantasia vivendo con serenità il proprio quotidiano? È proprio ciò che faccio. Vivendo in una fattoria tra le montagne ho pace in abbondanza. Attraverso l’arte e la musica esprimo la mia realtà mescolandola con la fantasia: questa si chiama creatività. Non siamo fatti a immagine del Creatore? Lui si che è il ‘creativo’! Per chi non ha mai rinnegato questo dono che abbiamo fin dall’infanzia è una capacità naturale. Cos’è Dio per te? Credo senza riserve in un’entità estranea a qualsiasi nome; qualche volta la chiamo Spirito Santo, Creatore, Pachemama o Madre Generatrice ma nessun nome riesce a descrivere la gioia che il rivolgermi a essa mi procura. Riscoprire il disegno di Dio nella natura fa si che lo veda in ogni suo essere. Ti persuade l’idea di una nuova vita dopo la morte? Credo che il mondo successivo sia diametralmente opposto a questo, tanto quanto la vita lo è dalla vita nella tomba. Sarà come venire promossi al successivo anno scolastico; porteremo con noi solo le cose/ i valori che hanno un valore effettivo. A questo proposito amo rileggere il Libro di Urantia. Sicura che nessuna guerra possa dirsi necessaria? È una reazione immatura tra squa- 88 sentireascoltare dre di sbruffoni in competizione. Per alcuni rappresenta un motivo di guadagno e ci danno dentro; e noi stiamo buoni buoni anche quando le teste di legno della politica parlano della necessità della guerra per risolvere i conflitti senza menzionare altre alternative. Prima o poi ne usciremo definitivamente ma per il momento è troppo invitante per questi miliardari sguazzarci dentro o lasciare che sia; e nessun cittadino che si ribelli con qualche azione costruttiva! Come spieghi la reazione distaccata del pubblico a Illuminations? Era troppo precoce per i tempi. Piacque agli studenti d’arte e di musica elettronica ma fu uno choc per quelli che mi stimavano come cantautrice folk. Sono sempre stata motivata dalla curiosità e l’elettronica fu uno dei tanti espedienti per saggiare nuovi linguaggi così come il mouthbow o lo studio di musiche tribali. L’utilizzo di quelle apparecchiature mi ha insegnato molto ma riuscivo a utilizzarle compiutamente solo nelle colonne sonore per dei film (cosa che di tanto in tanto mi capitò di fare negli anni successivi). Jack Nitzsche: un artista di grande talento. Cosa vuoi ricordare invece dell’uomo? La persona più problematica che abbia mai conosciuto. Nonostante questo era anche molto divertente e dotato di un estremo talento creativo; le colonne sonore che ha composto per certi film sono indimenticabili. Il country è spesso associato ad ascoltatori dalla mentalità piuttosto chiusa, talvolta persino razzista, eppure ti ci sei buttata senza alcuna titubanza… Mai avuto pregiudizi da questo punto di vista: ogni genere ha i suoi fan e i suoi fanatici. Ho scritto un sacco di roba country e mi andava semplicemente di registrarla. A Chet Atkins piacquero molto i miei primi tre album e mi invitò a Nashville per registrare con Floyd Cramer, Junior Husky, Charlie McCoy, Grady Deal e altri suoi amici. Com’era lungimirante, Chet: mi mise in contatto con Oggi qual è la condizione dei nativi americani? Di cambiamenti ce ne sono stati a non finire, troppi per elencarli in questa sede. Basti pensare che nei primi anni ’60 la maggior parte degli indiani che vivevano nelle riserve o in certe aree urbane avevano quasi smarrito il senso della propria identità, erano stati sconfitti sul piano legale e per loro le opportunità di usufruire di un’istruzione adeguata sembravano un miraggio. Tra i nativi americani si contavano pochissimi avvocati o gente famosa perciò erano tagliati fuori dai grandi poteri che regolano le nostre vite. Negli ultimi quarant’anni grazie a un’instancabile lavoro alla radice del problema (che abbiamo portato avanti su tutti i fronti possibili) essi sono riusciti a riscattare la propria condizione nel mondo dell’arte, dell’istruzione, della sanità e in tanti altri. Adesso nelle regioni popolate dagli indiani diplomi e lauree non sono più una novità. Chissà perchè la maggior parte dei figli di musicisti hanno gusti musicali pessimi, alla meglio roba tipo MTV. Che ascolta tuo figlio Dakota? Suona la tastiera in alcune band locali. Per lo più fanno musica propria, con un feeling orientato verso il reggae e le sonorità hawaiane. L’eterno ritorno di Nietzsche: una delle interpretazioni formulate a questo proposito ritiene che l’uomo sia incapace di imparare dagli errori della Storia e sia dunque condannato a ripeterli infinitamente. La gente impara sia dalla propria storia che da quella collettiva. Ho analizzato attentamente il pensiero di Nietzsche durante gli studi uni- versitari ma non si presta a flessibilità, è limitato, cinico, talvolta persino immaturo e in ultima analisi non così acuto come alcuni credono. Quando ci evolveremo come ‘specie’ capiremo quanto siano obsolete le sue parole. Ironia della sorte ho conosciuto molto bene un suo pronipote. Cosa ti ha ferito maggiormente quand’eri bambina? La mancanza di rispetto, le umiliazioni e gli insulti da parte degli uomini e dei ragazzi. quando vengo a contatto con persone che si abbandonano agli eccessi del vino, della birra o di cose così. Le risposte alle grandi questioni nazionali e internazionali stanno nelle mani della politica? No. Le risposte sono nelle nostre mani, nelle nostre menti, nei nostri cuori e nelle scelte che facciamo ogni giorno. Ricordi Universal Soldier? Cantavo: “Gli ordini non gli provengono più dai piani alti ma da lui stesso, da me e da te. Non lo vedete? Non è così che metteremo fine alla Guerra”. A un artista è consentito ignorare fatti e conseguenze della propria attualità? Dipende, in molti lo fanno. Il mio nuovo album contiene canzoni che parlano di eroi, indiani, soldati, mercenari, contesti ambientali, cupidigia; ma pure di amore, pace, balli e di tante altre cose che ci fanno sorridere e ci ricordano semplicemente la bellezza della vita. Il nuovo millennio ci permetterà di condurre una vita semplice? Una vita semplice è sempre possibile, ma dipende dalle scelte e dalla volontà del singolo. La mia giornata trascorre accudendo i miei animali e i miei familiari. Certo magari per accedere ai capricci della città ho comunque bisogno di prendere un aereo per spostarmi. Ma ciò che scelgo, in assoluto, è la semplicità. Mi sento fortunata ad aver inteso la bellezza di Madre Natura quand’ero ragazza, prima che la trasformassero in un motivo di speculazione immobiliare. Innegabile, specialmente durante i ’60, una proficua connessione tra droghe e creatività… Le droghe , come tante altre esperienze, alla fine non fanno che intaccare le nostre percezioni. Odio l’alcol, gli oppiacei, mi piace invece l’erba e altre sostanze psichedeliche; detesto però tutto ciò che viene trattato chimicamente (coca, metamfetamina...). So bene ciò che è particolarmente dannoso per la mia psiche. Mi fa ancora un certo che Le istituzioni scolastiche sono una buona opportunità per… cosa? Quando mi iscrissi all’università essa rappresentava la possibilità per accedere alla conoscenza, condividere esperienze differenti, prepararsi per il viaggio in un mondo senza frontiere e formulare nuove idee. Oggi troppo spesso significa soltanto ritirare buoni pasto e sperare di essere inseriti in qualche azienda. Qual è l’aspetto più straordinario dell’essere un artista? Elaborare nuove idée. Là dove c’è musica, immagini, parole o qualsiasi altra forma, il lampo dell’idea, prima di essere esternato, è innanzitutto un vero e proprio miracolo. In un secondo momento è meraviglioso poter lavorare su di esso e renderlo tangibile sottoforma di canzone, poesia o dipinto. Poi magari altri artisti amano quello che hai composto e vogliono farlo loro perciò si prendono la briga di impararlo, interpretarlo e proporlo al loro pubblico e tornare a renderlo un successo. Bellissimo! sentireascoltare 89 Classic cantautori e musicisti tipo Kris Kristopherson, Mickey Newberry, Norbert Putnam; condividemmo della musica eccezionale e dei momenti divertentissimi, gli sarò sempre grata per questo. L’esperienza più divertente della mia carriera è stata registrare con Norbert e la sua band, gli Area Code 615 ai Quadraphonic Studios. di Edoardo Bridda “I’m here to destroy t h i s f - - - e d u p system!” ste dentro e fuori il music biz. Una (Anton Newcombe, 1 9 9 5 ) “we were against t h e g r a i n f r o m square one. I wante d t o s h o w h o w scummy and fake th e m u s i c b i z i s ” D a n d y Wa r h o l s ( d i c u i C o u r t n e y è (Anton Newcombe, 2 0 0 5 ) erano le band capofila di un movi- Questo mese Goodf e l l a s h a d i s t r i buito in Italia due r i s t a m p e d i u n gruppo con un nom e c h e p a r e u n act grindcore califo r n i a n o , i B r i a n Jonestwon Massacre . È l a b a n d d i un personaggio che a l l ’ a n a g r a f e f a Anton Newcombe e s e n o n v i d i c e nulla questo nome è s i c u r a m e n t e perché siete a digiu n o d i D i g ! E s e non sapete nemmen o d i D i g , b e h , allora si rende nece s s a r i a u n a p i c cola e importante pr e m e s s a p e r c h é qui si tratta di un l u n g o m e t r a g g i o rock che ti lascia un s e g n o d e n t r o , perché più inside d i c o s ì l a s t o r i a non poteva essere r a c c o n t a t a . Dig! è un reality di 1 7 0 0 0 o r e c o n densato in un ora e q u a r a n t a m i n u t i che racconta, per b o c c a d i C o u r t ney Taylor-Taylor be n s e t t e a n n i d i vicende legate a du e r e a l t à r o c k i - I Jonestown circa nel 1997 Classic Brian Jonestown Massacre REVOLUTION STARTS OVER 1967 AGAIN! 90 sentireascoltare è sicuramente nota, e parliamo dei l e a d e r ) , l ’ a lt r a g i à l a s a p e t e m a p r o babilmente la conoscete soltanto di n o m e . D a nd y s e B r i a n J o n e s t o w n mento stanziato a San Francisco che a inizio Novanta voleva rivoluzionare il mondo facendo saltare il sistema alle fondamenta. Ok, è la solita storia, ma con uno come Ant o n , s p o r c o, b e l l o e d r o g a t o ( q u a n d o a p p u n t o Ta y l o r e s o c i e r a n o i buoni, pop e soprattutto su major), le cose sono più serie di quanto si creda. E parliamo di musica, di un personaggio che ha fatto una dozzina di dischi in dieci anni e nessuno scartabile. Un eroe/antieroe. S i c u r a m e n te l ’ a n t i e r o e d e l l a v i c e n da DIG!, proprio come è antieroico il nome che l’uomo ha scelto per la band: Brian Jones è il martire degli Stones, la prima mente crea- t i v a d e l c om b o , q u e l l o c h e v e n n e esiliato e poi finì in piscina riverso. Jones poi, come cognome di Jim, è l’inquietante personaggio del mas- s a c r o d i J o n e s t o w n , i l p r e d i c ato r e d e g l i a n n i ’ 7 0 . G i à . I S e t t a nta. Q u a n d o i l s o g n o f i n ì , a n c h e g r azie a u n o c o m e C h a r l e s M a n s o n , u n al t r o a m a t o m u r d e r e r s a n t o n e f a uto r e d i q u e l q u a l c o s a c h e è a n d ato s t o r t o e c h e b i s o g n a p o r t a r e a s so l u t a m e n t e i n d i e t r o . Q u i s t a i l t rip: tornare alla genuina psichedelia e a l l e n o c c i o l i n e c o m e p a n e q u o t i dia n o p e r c h é … B e h , p e r c h é a v e v ano r a g i o n e g l i S p a c e m e n 3 : “ a v e v ano c a p i t o d o v e b i s o g n a v a t o r n a re”, d i c h i a r a A n t o n n e l 1 9 9 5 r e c a n d osi alla Bomb Records. D a q u i s ’ i n i z i a e a l f i l e N e w c o mbe m a n c a t a n t o . Tu t t o . P a r t i a m o d alla f i n e , d a l l o s d e g n o i n s e g u i t o alla p u b b l i c a z i o n e d e l f i l m d e l l a Ti m o ner c h e n e l 2 0 0 5 s i b e c c a p u r e i l G r and J u r y p r i z e a l S u n d a n c e f i l m f e s t i val. S e g u e u n a m a t o / o d i a t o s u c c e sso t r a i n a t o p r o p r i o d a l d o c u m e n t a rio. U n t o u r s o l d o u t . S u a s a n t i t à I ggy P o p c h e s ’ e s a l t a c o n u n e l o q u e nte “ t h a t ’s a f u c k i n g g r e a t b a n d ! ” . A n ton r i m a n e s u l p e z z o , a l l u c i n a t o , t i r an n o e g e n i a l e . A l P r i m a v e r a S o u nd, n e l 2 0 0 6 , f a u n o s h o w c o n i c o n tro cazzi e oramai lo sanno tutti che è u n g r a n d e , l ’ h a d e t t o l a t v e p ure l ’ e x a m i c o C o u r t n e y, m a q u e l c h e ci p r e m e ( c h e l o s p a z i o è p o c o ) è che t u t t o i l l a v o r o s v o l t o d a g l i e s o r d i ad o r a , t u t t o i l b e l l o d e l l a s t o r i a c h e la Ti m o n e r p e r l o p i ù s p e t t a c o l a r i z z a, è f r u t t o d i u n e s t e n u a n t e l a v o r o sul campo. U n a d e d i z i o n e e u n g u s t o c h e f a nno d e l n o v e l l o J o n e s u n o c o n p o c h i ri v a l i i n u n a f u s i o n e t o t a l e c o n l a ma t e r i a p s y c h r o c k , u n a v i t a a d i r p oco s a c r i f i c a t a i n t e r a m e n t e a l m e s t i ere e a l m i t o d e l l a r o c k s t a r. L a g e ne r o s i t à d i t u t t o q u e s t o l a s i v e d e fin d a M e t h o d r o m e , i l p r i m o a l b u m di u n a b a n d d a l n o m e l u n g o ( d a d ove c r e d e t e c h e v e n g a i l n o m e B l ack Courtney e Brian Classic Rebel Motorcy c l e C l u b ? ) c h e i n o p posizione ai n o m i c o r t i t i p o R i d e e Lush cava l c a l ’ o n d a d i s p i e g a t a dello shoegaz e e d e l f e e b a c k p o p iniziata - app u n t o - c o n g l i S p a c e men e con i Je s u s A n d M a r y C h a i n (oltre naturalm e n t e a i m i t o l o g i c i M y Bloody Valen t i n e e L o o p) . G i u s t o sotto la scor z a , i l t e s t a m e n t o d e l rock sottoform a d i d i s c h i d e g l i S t o nes, quelli di B r i a n , l a c u i t e s t a è appiccicata a m o d i e r o e d e i f u m e t ti sul logo de l l a b a n d ( u n a s c r i t t a rotonda tutt’a t t o r n o e u n o s f o n d o nero). Quel caschet t o b i o n d o c h e f u m a n mano escluso d a l l a c o p p i a J a g g e r Richards fino a l l o s f a c e l o n e r v o s o e che ora può g o d e r s i u n a i m p e r i o sa rivincita pe r i n t e r p o s t a p e r s o n a . Anton è la cl a s s i c a r o c k s t a r f i g l i a di puttana: fi n t a m e n t e c o m u n i t a r i o non accetta c o n s i g l i n é i n t r o m i s s i o ni. In più, ad o r a i c l i c h é d e l r o c k , i junkies e le b i z z a r r i e . F i n d a s u bito, per dire , s i p r e n d e u n o c o m e Joel Gion, un a s p e c i e d i e m u l o d i Bez degli Hap p y M o n d a y s, u n o c h e suona le mara c a s e s o s t a n z i a l m e n te non fa nulla . N i e n t e d i m e g l i o p e r alzare la ten s i o n e n e l g r u p p o : i n dieci anni si a l t e r n e r a n n o s e s s a n t a persone nei B J M . A l c u n i r i t o r n e r a n no (per conve n i e n z a ) , a l t r i n o , c o m e caschetto-Len n o n M a t t H o l l y w o o d (chitarra, qua l c h e c a n z o n e , v o c e ) che in cinque a n n i h a s o ff e r t o c o m e un cane all’o m b r a d i A n t o n , n e a n che Peter Ha y e s c h e f o r m a i B l a c k Rebel Motorcy c l e C l u b e R o b C a m - p a n e l l a f o n d a t o r e d e i Wa r l o c k s . Tu t t a g e n t e c h e d e v e m o l t o a i B J M ( e si s e n t e ) , r a g a z z i c h e h a n n o a s s or b i t o d a l s u o c a r i s m a m a c h e soprattutto ne ha subito gli scleri e l e b o t t e . L a Ti m o n e r, f i g u r i a m o c i , ne ha almeno un poker di pestaggi serissimi: il più mitico è senz’altro quello durante un live che - presenti i talent scout che avevano portato i D a n d y ’s a l l a C a p i t o l - a v r e b b e f a t to di lui un artista sotto contratto, sicuro al 100%. Naturalmente, succede un gran casino: Anton attacca briga con tutta la band colpevole di non suonare come dovrebbe e la domanda sorge spontanea: stress da prova d’esame o sabotaggio? È l’ambivalenza l’ordigno alla base del cranio di Mr Brian Jonestown, lui che nelle interviste è quasi un fanatico monotematico (“la rivoluzione, la musica e la rivoluzione, bla bla bla”). E tutto ciò, dicevamo inizia con M e t h o d r o m e ( B o m p , 1 9 9 5 , 7 . 5 /1 0 ) pubblicato per la sanfranciscoana Bomb!, in una città che li odierà p i u t t o s t o i n f r e t t a p e r i l l o r o a pproccio shoegaze sporco e cazzone. Settanta minuti di viaggio confuso, acido e narcotico. Droni a palla, subconscio garantito. Un esordio che qualsiasi fan del genere dovrebbe avere che ha il solo demerito di non averlo inventato. La missione dei BJM – e il concetto è c i cl i c o – s a r à , d ’ o r a i n p o i , q u e l l a di riportare le cose sulla retta via, fuori dal business, sulla via di Da- m a s c o d e i Ve l v e t e d e g li Stones. L a w i l d e s i d e p e r e c c e l l e nza, quel l a c h e c o r r e v e l o c e e A nton a in s e g u i r l a . R e g i s t r a t o l ’ e s o rdio, quel b a s t a r d o n e h a g i à t r e in uscita. U n a f a m e c h e m a n c o t u t t a l’Africa. D i e c i m e s i t r e d i s c h i . I l p rimo è un v e r o t r i p , i l s e g u i t o d e l f amigerato a l b u m d e g l i S t o n e s T h e i r Satanic M a j e s t i e s R e q u e s t a c u i fa rispo s t a u n S e c o n d R e q u e st (Bomp, 1 9 9 6 , 7 . 5 /1 0 ) , i l q u a l e , prendendo s p u n t o d a g l i s t e s s i c a l c h i psichede l i c i e o r i e n t a l i , t r a s f o r m a il metho d r o n e i n u n a ff a r e f o l k - psych per i n d i a n i e r r a n t i c o n i n i e z i o ni massic c e d i s i t a r e d o z z i n e d i strumenti n o n r o c k i s t i q u a l i m e l l o t ron, farfi s a , d i d g e r i d o o , t a b l a , c o nga, gloc k e n s p i e l . N e w c o m b e s u o na di tutto e f a t u t t o r i g o r o s a m e n t e in proprio ( e a r r i v a p e r s i n o a p a r l a r e con l’ac c e n t o i n g l e s e ! ) . H o l l y w o o d prova a i n t e r f e r i r e m a n o n s e r v e a nulla. Il l e a d e r h a i l c o n t r o l l o m a x imo, nien t e l o s e p a r a d a l l a m i s s i o n e per con t o d i J o n e s c h e r i p e t e a memoria la s t o r i a a u n a v e l o c i t à c h e è parago n a b i l e s o l t a n t o a l l o s p e e d. L’ a l b u m s u c c e s s i v o T h ank God f o r M e n t a l I l l n e s s ( B o mp, 1996, 6 . 8 /1 0 ) v i e n e r e g i s t r a t o e prodotto i n u n g i o r n o a l c o s t o d i 17 dollari. S i t r a t t a d i u n a m a n c i a t a di sporchi c o u n t r y - b l u e s p r i m i S e t t a nta, veri e s i n c e r i , p o i n e a n c h e u n r e spiro e ar r i v a Ta k e I t f r o m t h e M a n! (Bomp, 1 9 9 6 , 7 . 3 /1 0 ) , c h e a b u o n titolo è i l v e r o s t a n d a r d b e a t - p s y ch firmato B J M . I l d i s c o s i g l a u n a p i e na padro - sentireascoltare 91 Matt Hollywood in uno shot di DIG! 92 sentireascoltare ma Strung è un album tutt’altro che Exile (giusto per paragonarlo all’album più freak degli Stones), anzi tradisce gli Stones per le chitarre zuccherine dei Byrds, mette in campo l’hammond e una scrittura più matura e sentita. Malgrado tutto, la parabola umana discendente arriva inesorabile a fine anno: appena dichiarata Joel Gion in uno shot di DIG! Classic nanza dell’idioma s t o n e s p e r i o d o Between The Button s e d e l g a r a g e nuggets dello stess o p e r i o d o c o n brani come Vacuum B o o t s e u n p r i mo anthem intitolato W h o ? . A r r i v a t i sin qui l’unico a fa r g l i s e r i a m e n t e concorrenza è Nikk i S u d d e n ( u n altro che gioca con i l f u o c o s a c r o del rock), tuttavia l’ a n n o s u c c e s s i vo è dedicato ai rew i n d e a i n u o v i equilibri: il drone-so u n d i n c o n t r a l a ricerca vintage con G i v e I t B a c k (Bomp, 1997, 7.5 /10 ) u n g e t t o n e d i lusso, noccioline e o r i e n t e , B e a t l e s e blues. L’album è c o m e i l w h i s k e y, corrode. Nello stes s o a n n o l e v i cende prendono una b r u t t a p i e g a . Anton, troppo an t i - s i s t e m a p e r avere a che fare c o n i l b u s i n e s s , manda Gion – il d e f i c i e n t e d e l l e maracas - a firmare p e r l a T V T R e cords, ovvero la maj o r l e a g u e d e l l e indie label american e . E s c e S t r u n g Out in Heaven (TVT, 1 9 9 8 , 7 . 0 /1 0 ) dopodiché, durante i l s u c c e s s i v o tour (questa volta n a z i o n a l e ) M a t t Holly wood, Dean Ta y l o r, l o s t e s s o uomo maracas se n e v a n n o s b a t tendo la porta. Per l ’ u o m o l ’ e r o i na d iventa una aff a r e p e r i c o l o s o l ’ i n a t t e s a p a t e r n i t à ( u n f i g l i o a v uto d a l l ’ a t t r i c e Tr i c i a Ve s s e y, q u e l l a di G h o s t D o g ) , d u r a n t e u n c o n c erto c o l p i s c e c o n u n c a l c i o i n t e s t a un r a g a z z o d e l p u b b l i c o ( g l i a v e v a ti r a t o d e g l i o r t a g g i , b a h ) . F i n i r à in g a l e r a . A n c o r a . Q u e s t a v o l t a p erò l a c o r s a r a l l e n t a , s a l v o u n m i n i di c o u n t r y b l u e s a l l a b u o n a B r ing I t A l l B a c k H o m e A g a i n ( B o mp, 1 9 9 9 , 6 . 5 /1 0 ) . C i v o r r a n n o d u e a n n i a r i p u l i rlo, m a n e v a r r à l a p e n a : B r a v e r y Re p e t i t i o n a n d N o i s e ( B o m p , 2 0 01, 7 . 0 /1 0 ) s e m b r a u n a m i s s i v a r i v olta a g l i O a s i s ( J u s t F o r To d a y ) c o me d i r e , “ v o i d o v r e s t e a s c o l t a r v i La n e g a n b r u t t e f i g h e t t e ” . Ta n t i o r g ani e o r g a n e t t i n e l d i s c o , a n c h e a r chi, s o p r a t t u t t o u n b u o n p o p d e l l ’ A n ton c h e è d i v e n t a t o c a n t a u t o r e ( S t o l en ) m a c h e n o n d i m e n t i c a i l d e s erto ( O p e n H e a r t S u r g e r y ) . U n a v i a bat t u t a d u e a n n i p i ù t a r d i c o n l ’ a i uto d i E d H a r c o u r t e K u r t H e a s l e y nel m a g i s t r a l e A n d T h i s I s O u r M u sic ( Te e P e e , 2 0 0 3 , 7 . 5 /1 0 ) , l ’ a l b um d e l l a p i e n a m a t u r i t à ( W h e n J o c k ers A t t a c k) , n o n c h é l ’ u l t i m o a f i rma B J M , s e s i e s c l u d e i l m i n i s u l l a s cia We A r e T h e R a d i o ( Te e P e e , 2 0 05, 6 . 5 /1 0 ) . Ta n t o c i s a r e b b e a n c o r a d a d i r e ma preferiamo concludere con una delle tante missive firmate Anton: “prendi i miei dischi, li riascolti ora e suonano ancora freschi, originali, non c’è tutta quella merda pop che li ha invecchiati subito. The business sucks”. Lo ripete dal ’95 e su questo, non ci piove, aveva ragione. Classic sentireascoltare 93 Classic Cl a ssic album Leonard Cohen - Songs Of [Ristampa Sony 2007] Leonard Norman Co h e n d a M o n t r e a l , Q u e b e c , c l a s s e ’ 3 4 , a v e v a g i à m a t u rato una discreta fam a i n p a t r i a f i n d a i t e m p i d e l l ’ e s o r d i o L e t U s C o m p a r e Mythologies, una r a c c o l t a d e l ’ 5 6 , e p o i c o n T h e S p i c e - B o x o f E a r t h (1961). Attenzione, n o n s t i a m o p a r l a n d o d i m u si c a : s t i a m o p a r l a n d o d i poesie. The Favorit e G a m e d e l ’ 6 3 e B e a u t i f u l L o s e r s d i t r e a n n i p i ù tardi furono invece d u e r o m a n z i a c c o l t i c o n f a v o r e e s c a n d a l o , q u i n d i c o m plessivamente bene . M a f i n d a l l ’ u n i v e r s i t à d e n t r o a l l e t t e r a t o c o v a v a i l cantautore. La carta d’identità d e n u n c i a v a i f a t i d i c i t r e n t a t r é a n n i q u a n d o L e o n a r d irruppe nel Greenwic h Vi l l a g e . R i m a s e r o c o l p i t i i n m o l t i , d a l u i e d a l l ’ a n g o scia angelicata delle s u e c a n z o n i . S o p r a t t u t t o l ’ a n f i t r i o n a J u d y C o l l i n s e d il celebre discografi c o J o h n H a m m o n d . Q u e s t o d i s c o f u u n a p r e p o t e n t e , incontenibile, natura l e c o n s e g u e n z a . U n d e b u t t o d o v u t o , c u i n o n p o t e v a essere imposto titolo d i v e r s o . C a n z o n i , c e r t o , c a nz o n i c o m e n o n s e n ’ e r a no m ai sentite prim a . A p a r t i r e d a l s o a v e a b b a n d o n o d i S u z a n n e , f i l i d i passione, peccato e f a t a l i s m o d i p a n a t i e i n t r e c c i a t i s e n z a p o s a t r a a r c h i e c o r i a n g e l i c i . S i a m o l o n t a n i u n ’ e p oca intera dalle frenesie s o c i o e s i s t e n z i a l i d e l f o l k m i l i t a n t e . L o s t i l e a l l u s i v o e l a c o n i c o d i C o h e n c o z z a v a c o i d eliri illumina(n)ti di sua m a e s t à D y l a n p u r s c o r r e n d o in u n s o l c o n o n t r o p p o d i s t a n t e . N o n è u n c a s o s e i l n o s t r o De Andr é amerà entram b i s e n z a r i s e r v e e - a q u a n t o n e s o - s e n z a p r e f e r e n z e . Infatti una Stories O f T h e S t r e e t f i n i s c e p e r b a l u g i n a r e p s y c h - f o l k c o m e u n a m i s c h i a i n s t a b i l e t r a G a i n s b o u r g e Jefferson Airplane , c o s ì c o m e l a f a n f a r a m a c a b ra d i S i s t e r s O f M e r c y c o n t i e n e c e r t i s o g n i a l l a m p a n a t i B a r rett assieme al Fred Nei l p i ù p l a c i d o , c o s ì c o m e l a s o r n i o n a a m a r e z z a d i O n e O f U s C a n n o t B e W r o n g c i o n d o l a t r a eb brezza derelitta e vis i o n e d o l c i a s t r a . P o t r e b b e e s s e r e u n a r i v o l u z i o n e c o p e r n i c a n a , n o n f o s s e c h e è s o l o u n p u nto di vista diverso, la c o s i d d e t t a n u o v a e r a i n d a g a t a d a u n s i g n o r e a l l a m p a n a t o , u n p o ’ g u i t t o u n p o ’ l o r d , d a n d y col cuore da clochard im m e r s o i n u n l a g o d i c o n t r i z i o n e e a ff a n n i e m o t i v i , m e n t r e i l m o n d o d i v e n t a u n o s p e t t r o . Prendete la livida pe r o r a z i o n e d i M a s t e r S o n g - c o n l ’ a r p e g g i o s e r r a t o a r i m a g l i a r e u n v a l z e r s t o p p o s o , l a t r om ba fa ntasma e le fol a t e d ’ a r c h i - o p p u r e l ’ a s p r e z z a s o l e n n e e s d e g n o s a d i T h e S t r a n g e r S o n g , o a n c o r a l a s an guigna tensione di Te a c h e r s : s o n o o p e r e d i s c a v o , c u p i c o n t r a l t a r i a i d e c o l l i s p e r a n z o s i e n v o g u e . P r o t o t i p i cui Nick Cave guarderà c e n t o , m i l l e v o l t e p r i m a d ’ i n t i n g e r e l a p e n n a n e l l ’ i n c h i o s t r o d e l l a b i l e b e r l i n e s e . L a s t e ssa So Long, Marianne , t r a g l i e p i s o d i p i ù “ c a n o r i ” d e l l ’ i n t e r o r e p e r t o r i o C o h e n c o l s u o c h o r u s s t r u g g e n t e e v e n t oso, ammiccando le freg o l e i r i s h d e l l ’ i m m i n e n t e Va n M o r r i s o n, p r e f i g u r a i r i g u r g i t i r o m a n t i c i c a v e a n i d a T h e G ood Son in avanti. Della qui presente e d i z i o n e r i m a s t e r i z z a t a v a s o t t o l i n e a t o i l ( p r e v e d i b i l e ) m a g g i o r n i t o r e o l t r e a d u e t r a c c e mai uscite in edizioni uffi c i a l i , l a t a r a n t e l l a w e s t e r n d i S t o r e R o o m – v e n a t a d ’ i n t r i g a n t e i m p e r t i n e n z a , g r a c i d i o d ’ h am mond e chitarrina ac i d u l a – e l a s t u p e n d a B l e s s e d I s T h e M e m o r y , c h e i n c e d e o p p i a c e a t r a m a l i e e s o t i c h e . B o nus sfiziose di un album c h e g i à r e c a v a i n c a l c e l a c h i o s a : c a p o l a v o r o . Stefano Solventi 94 sentireascoltare Truly - Blue Psychedelic Tales “Psichedelia B l u e ” , s i l e s s e d a q u a l c h e p a r t e , n e l m a r e m a g n u m d e l l a s t a m p a U S A , q u a n d o f u d ’ u o p o recensire il primo parto d i s c o g r a f i c o d e i Tr u l y. E r a i l 1 9 9 5 . C o m e d i r e … u n ’ e r a g e o l o g i c a f a o f o r s e p i ù . I l g r u n ge storico era oramai un a n i m a l e m o r e n t e , q u a n d o u n C D d i b e l l e z z a a s s o l u t a a t t e r r ò s u l m e r c a t o d i s c o g r a f i c o s t atunitense ed europeo di 1 2 a n n i f a . U n ’ a p p a r i z i o n e i n s o r d i n a l a s u a , m a n o n p e r q u e s t o m e n o i m p o r t a n t e . F a s t Stories… From Kid Co m a , i n f a t t i , è u n a l b o a t i p i c o , a n c h e p e r l o s t r e t t o n e s s o f r a m u s i c h e e t e s t i i n e s s e r a ccoltivi. In pratica, un co n c e p t : “ Soul slasher K i d C o m a x - r a y. H o s p i t a l . N e g l e c t e d r a i n y d a y s w h e n h i s t h o u g h t s s h o o t o u t t o t h e o t h er side of town his thou g h t s s h o o t o u t ! R i g h t n o w ! . . . ” ( d a Tr a g i c Te l e p a t h i c ( S o u l C r a s h e r ) ) Nati nel 1990 c o m e t r i o , i n q u e l d i S e a t t l e , i Tr u l y – o s s i a l ’ e x b a s s i s t a d e i S o u n d g a r d e n H i r o Ya m amoto, un reduce dagli S c r e a m i n g Tr e e s ( i l b a t t e r i s t a M a r k P i c k e r e l ) e i l c h i t a r r i s t a - c a n t a n t e R o b e r t R o t h ( p a rte dei fu Storybook Kr o o k s ) – e s o r d i r o n o d a l v i v o , s t r a n o c o n n u b i o s o l o a p e n s a r c i , c o n g l i a c i d - g r u n g e r J e s us Lizard. Era l’ottobre d e l 1 9 9 0 . P o c o d o p o ( i n p i e n a e p o c a B a d m o t o r f i n g e r , i S o u n d g a r d e n g r u n g e a i l o r o s g o ccioli) fu il turno del loro E P d i d e b u t t o . H e a r t A n d L un g s, e d i t o d a l l ’ a l l o r a f r e s c a d i “ n i r v a n i a n o ” s u c c e s s o S u b Pop, mette in fila pezzi qu a l i T h e C o l o r I s M a g i c e H e a r t A n d L u n g s c h e c i c a t a p u l t a n o a p p i e n o n e l c u o r e d e l Tr u l y - sound. Un gusto per la p s i c h e d e l i a p i ù d i l a t a t a e c h i t a r r i s t i c a , u n a p a t i n a g r e v e e d e n s a m e n t e s p o r c a d i c h i t a r r i s mo fuzzato e distorto, po c o o n u l l a r i m a n e i n q u e s t e c a n z o n i d e l l e r i s p e t t i v e b a n d d i o r I g i n e d e i t r e n o s t r i c a v a l i e ri grunge. Leslie Cough i n g U p B l o o d ( S u b P o p , 1 9 9 3 ) , s e c o n d o E P c o n t e n e n t e l a s o n g p o i r i p r e s a p e r l ’ e s o d i o lungo tar gato Capitol R e c o r d s , s i s p i n g e a n c h e p i ù i n l à . L a t r a c c i a e p o n i m a è i n f a t t i u n a g r e z z a c a v a l c a t a s composta, come sei i Nir v a n a r i f a c e s s e r o Wi l d T h i n g d e i Tr o g g s c o n u n s o v r a p p i ù d i a n f e t a m i n i c o f u r o r e a s o r reggere la cattiveria urla t a c o n f o g a n e l b r a n o . U n a c o n f e r m a c h e i Tr u l y n o n s o n o u n a b a n d d i s c a r s i e p i g o n i d e i m ostri sacri grunge e, al c o n t e m p o , l ’ a n t i p a s t o s u c c u l e n t o d i q u e l c h e a v v e r r à n e l 1 9 9 5 d i F a s t S t o r i e s . F a s t S t o r i es... From Kid Coma (Ca p i t o l , 1 9 9 5 ) a r r i v a s u g l i s c a ff a l i d i d i s c h i , C D l u n g o o d o p p i o v i n i l e , a d i n i z i o e s t a t e 1 9 95. Le 13 tracce in scale t t a c o n c e n t r a n o i b r a n i d i m i n u t a g g i o m a g g i o r e a l l a f i n e d e l d i s c o ; m a n m a n o s i p r o c e d e dall’inizia le opener Blu e F l a m e F o r d a l l a c o n c l u s i v a , p r o g r e s s i v a C h l o r i n e , g i u s t i f i c a n o l ’ a z z a r d a t o u t i l i z z o d e l l ’aggettivo progressive p e r d e s c r i v e r e q u e s t a f o r m a d i g r u n g e e v o l u t o , c o n c e t t u a l e , a t e m a . B l u e F l a m e F o r d , B l ue Lights , nonché una at m o s f e r a d i “ q u i t e d i s p e r a t i o n ” c o s ì d i ff u s a e i m p e r a n t e n e l c l i m a m e d i o d i q u e s t a s t o r i a v i sionaria di Kid Coma, giu s t i f i c a n o a n c h e q u e l l a d e f i n i z i o n e d i “ b l u e p s i c h e d e l i c a ” c o n i a t a a p p o s t a p e r i l g r u p p o i n questione. Il disco inizia s u b i t o c o n u n v e r t i c e d i p a t h o s : b r e v e b r u m o s a i n t r o e p o i v i a c o n B l u e F l a m e F o r d . L e l i r iche sono criptiche, osc u r a m e n t e e v o c a t i v e , l a m u s i ca è u n a s o r t a d i g a r a g e - g r u n g e f i t t o d i p o l i f o n i e v o c a l i e p i che. Il tiro rimane però d a v v e r o e ff i c a c e e m i c i d i a l e . P r e n d e s u b i t o e d a l p r i m o a s c o l t o . S e g u e I f Yo u D o n ’ t L e t I t Die , dalla quale si comin c i a a v e d e r e l a p a s s i o n e d e i n o s t r i p e r i D o o r s p i ù t e t r i e s o g n a t i , c o m e f o s s e r o , a n c o r a una volta, ripresi e sfatt i n e l c a l d e r o n e e m o t i v o d i s p e r a t i s s i m o d i K u r t C o b a i n . M a i l p a l i n s e s t o h a a n c o r a a l t r e , e ben gra dite, gemme d a o ff r i r c i . B l u e L i g h t s e H u r r i c a n e D a n c e , p e r e s e m p i o , d o v e v i s i o n i r u v i d e d e b b o n o m o l t o al gioco di feedback n e l l a p r i m a e a l l e e l e u c u b r a z i o n i i n s t r u m e n t a l m a g g i o r m e n t e f r e a k e d i l a t a t e l a s e c o n d a . Hot Sum mer 1991 va d i m e l l o t r o n a l l a c o n q u i s t a d i q u e s t a m e d e s i m a e p i c a d e l l a r i v e l a z i o n e d e l l a p a r e t e i n v i sibile che divide l’ everyd a y l i f e d a i s u o i p i ù r e c o n d i t i i n c u b i ( p s i c a n a l i t i c i ) . E s s a è c e l e b r a t a e c a n t a t a u n p o ’ d o v unque nel disco. All’app r o s s i m a r s i d e l l a c o n c l u s i o n e d e l l ’ a s c o l t o , c i s i i m b a t t e a n c h e n e i p i c c o l i c a p o l a v o r i p r o g dei Truly. Virtually , ipno t i c a e c i r c o l a r e c a v a l c a t a , e l a f i n a l e C h o l o r i n e , d a v v e r o u n l u n g o s a g g i o i n n o t e d i m u s i ca sofisti catamente arm o n i z z a t a p e r g l i a n n i ‘ 9 0 d e l g r u n g e . I K i n g C r i m s o n c o m e s a n t i n i d a r i v e r i r e . P u r t r o p p o l a Capitol, come a tanti c a p i t ò i n q u e g l i a n n i d i f o r s e n n a t a r i n c o r s a a l l a n e x t b i g t h i n g d e l d o p o N i r v a n a , n o n p r o mosse per nulla il CD di Ya m a m o t o e s o c i . I l r i s u l t a t o f u u n d i v o r z i o a c r i m o n i o s o , d a p a r t e d e i n o s t r i , e u n a s e c o n da sortita che fu ancor p i ù n e g l e t t a d e l l a p r i m a . N o n t a n t o p e r q u a l i t à m u s i c a l i i n t r i n s e c h e , q u a n t o p e r i l f a t t o c h e uscì per la minuscola T h i c k ( n e l d i c e m b r e 1 9 9 7 ) . L e m u s i c h e s i f a n n o i n F e e l i n g Yo u U p l i n e a r i , m a g a r i u n p o ’ sghembe o magari tout co u r t p e r f e t t e p o p s o n g ( P u b l i c A c c e s s G i r l s ) . C o n c l u d e i n s o r d i n a , s i c u r a m e n t e i n g i u s t a m ente per il valore artistic o d e l g r u p p o , u n a r a c c o l t a d i v a r i e e d e v e n t u a l i d a l t i t o l o Tw i l i g h t C u r t a i n s ( S w e e t N o t h i ng, 2000). Fast Stories , p e r ò v a r i s c o p e r t o . L a s t o r i a d e l g r u n g e c h e h a d a v v e r o c o n t a t o q u a l c o s a p a s s a a n c h e attraverso le sue tredici b e l l i s s i m e c a n z o n i . Massimo Padalino sentireascoltare 95 Classic Lost Gru n ge Heroes l a s e ra d e l l a p r i m a Quentin Tarantino GRINDHOUSE di Antonello Comunale Nel cinema Grindhouse di Tarantino e Rodriguez, i film sono fatti come si facevano una volta. Con l’amore incondizionato per la serie B a suon di zombie, mitra, psicopatici, san gue, sesso e ironia. Un affresco cinefilo che ha fatto flop in America e ora sbarca in Eu ropa tagliato a metà. Le strizzatine d’occhio di Tarantino mostrano la corda ma diverto no ancora, mentre Rodriguez fa come i bambini a luna park. L a d i e s a n d G e n t l e m e n . We l c o m e to violence… Negli U.S.A. le grindhouse erano i cinemini di periferia dove si proiettavano filmacci di serie B, Yu b a r i i n K i l l B i l l p i a n g e l a c r i m e di sangue come Katherine McColl in Paura nella città dei morti viventi. Q u e n t i n Ta r a n t i n o è i l g r a n d m a - Ragionano rapidamente imbastire la cosa. Fare si riallaccino in tutto ai degli anni ’70, finanche grana trasandata della C, D e se possibile anche Z. Nelle grindhouse si promuoveva anche il concetto di “double-bill feature”, ovvero due film al prezzo di uno. Erano un luogo ai margini come in una dimensione parallela del cinema, pieni di maniaci, drogati, prostitute, disoccupati depressi e altra gente del settore “mondocane”. Ergo: zero pretese intellettuali e acceleratore a tavoletta su sesso e violenza e ancora sesso e violenza, sesso e violenza, violenza e sesso. In Italia tutto questo è paragonabile alle salette parrocchiali e ai cosiddetti “pidocchietti” di quartiere dove venivano passati in pompa magna film di seconda e terza visione. Salette che sono progressivamente scomparse caus a a v v e n t o d e l l e V H S e d e l l a T V. I cinemini dell’oratorio resistono ancora, ma i pidocchietti così come le salette a luci rosse sono definitivamente tramontati. E’ l’evoluzione che cede il passo al profresso, ma è soprattutto un pezzo di s t o r i a s o c i a l e n o n i n d i ff e r e n t e . I l consumo del cinema di genere si è poi progressivamente individualizzato con le videocassette, le tv locali e i più recenti, i DVD. Ma la pratica bassa ci fa da fondamenta. Lucio Fulci non sarà paragonabile a Ta r k o v s k i j m a t u t t e l e i m m a g i n i scorrono, si riproducono e si evol- ster della citazione, del post-moderno, del giochetto pulp-intellettuale, della strizzatina d’occhio. Q u e n t i n Ta r a n t i n o è a n c h e u n m a lato terminale di cinefilia. Ormai lo sappiamo tutti. Lui lavorava in un video noleggio e aveva tutto il tempo di guardarsi e riguardarsi centinaia di film. Ma non gli bastava, perchè evidentemente quando smontava da lavoro se non andava in qualche bar a bersi qualcosa e a sparare cazzate (da qui probabilmente la tipica sequenza tarantiniana della chiacchierata al bar) il Nostro si immergeva in qualche grindhouse. E non era il solo. Non molto tempo fa Joe Dante, nel ricordare la figura di Mario Bava in uno special televisivo, ricordava di aver visto i primi film di Bava proprio in un cinema grindhouse. Così come devono aver frequentato queste salette di terz’ordine gente sparsa del calibro di Abel Ferrara, M a r t i n S c o r s e s e , Ti m B u r t o n , C o e n Brothers e dulcis in fundo lo sparr i n g p a r t n e r d i Ta r a n t i n o , R o b e r t Rodriguez. L’ i d e a d i f a r e u n d o p p i o f i l m d e l genere, che rinverdisse i “bei tempi andati”, pare sia venuta in mente proprio a Rodriguez. Questi si presenta un giorno a casa di Q u e n t i n e i n s i e m e s i s o ff e r m a n o a guardare la vecchia locandina di Decidono di dividersi due titoli e di fare un tipico double bill. Decidono di replicare anche l’impasse da bobina mancante che spesso si verificava nelle proiezioni dell’epoca. Quest’idea in particolare viene a Ta r a n t i n o , c h e s i r i c o r d a u n e p i s o dio specifico accaduto durante la proiezione in un drive-in di La spia senza domani con Oliver Reed. Semplicemente ad un certo punto la proiezione si interrompeva con un avviso di scuse per la bobina mancante e il film si ritrovava catapultato di botto nell’azione. Decidono anche di riprodurre i gustosissimi trailer che passavano tra un film e l’altro. Dalla seratina a casa di Quentin alla distribuzione nelle sale americane di Grindhouse il passo è breve. Il double bill prevede un primo film di Rodriguez c h i a m a t o P l a n e t Te r r o r e u n s e c o n d o d i Ta r a n t i n o , c h i a m a t o D e a th Proof. Anche i generi in cui si iscrivono i due film sono standard e canonici dell’epoca. Zombie movie per Rodriguez e high race car m o v i e p e r Ta r a n t i n o . N e l m e z z o vengono ficcati una serie di trailer di finti film firmati da registi amici e volti noti nel settore: Rob Zomb i e , E l i R o t h , E d g a r Wr i g h t . Tu t t o q u e s t o è q u e l l o c h e è p a s sato in America, dove il film ha debuttato nelle sale lo scorso 6 vono, anche le sue, e così Go Go un double bill epoca grindhouse. aprile. Il risultato al botteghino è 96 sentireascoltare su come film che B movies nella filipellicola. l a s e ra d e l l a p r i m a stato un clamoroso floppone, che ha mandato tutti in allarme. A dispetto della falsissima notizia battuta pure dall’Ansa, secondo cui la decisione di distribuire in Europa il film spezzato in due è stata pres a d a i p r o d u t t o r i d e l l a We i n s t e i n Company per correre ai ripari dopo l’insuccesso nelle sale americane, l’intenzione di tranciare in due il film e di distribuire le parti separatamente era già stata abbondantemente presa prima dell’uscita negli States. Il motivo è il semplicissimo: voler raccattare quanti più soldi possibile, ma va anche detto che la durata eccessiva del double bill in questione ha certamente aiutato a tenere alla larga gli spettatori statunitensi. Dei due, il primo a girare dalle nostre parti è manco a d i r l o Ta r a n t i n o , a r r i v a t o i n a n t e p r i ma al festival di Cannes con una versione del film allungata di mezz ’ o r a . P l a n e t Te r r o r p r o b a b i l m e n te arriverà nelle nostre sale dopo l’estate. Rimane ancora un mistero come si deciderà di risolvere la versione dvd del film. Sta di fatto che è già attesissimo e probabilmente riuscirà da solo a far rientrare ampiamente dei costi. They Call Him Machete… i fake trailer I fake trailer inseriti in Grindhouse sono una delle chicche più divertenti di tutta l’operazione nostalgia che sta dietro al film. Il primo che passa, prima dei titoli di testa e Machete, diretto personalmente da Robert Rodriguez e interpre- tato da quella magnifica faccia di c u o i o d i D e n n y Tr e j o , l ’ u o m o c h e contende ad Henry Silva la palma d’oro come miglior caratterista di tutti i tempi. Il presupposto è chiaro: un tipico action movie anni ’70, c o n Tr e j o p e r p r o t a g o n i s t a e u n a dose massiccia di ardore e orgoglio messicano. “Have you ever killed one man before?” domanda la tipica faccia da spaghetti-western a Denny Machete. Quest’ultimo si gira e lo guarda semplicemente senza battere ciglio. Le citazioni ovviamente si sprecano. “They soon realize… they just fucked with the wrong mexican”. Il trailer è piaciuto talmente tanto che Rodriguez si è detto dispostissimo a t r a r n e u n f i l m . Tr e j o l o h a p r e s o i n parola arrivando quasi a minacciar e q u e l l i d e l l a We i n s t e i n C o m p a n y per farlo. E a questo punto speriamo che il film si faccia o altrimenti D a n n y Tr e j o s i i n c a z z a ! Il secondo trailer tocca a Rob Zomb i e . We r e w o l f Wo m e n o f t h e S S è un aperto omaggio ai nazi erotici dell’epoca. Film come il celeberrimo Ilsa la belva delle SS. Dichiaratamente grottesco e posticcio, non manca l’apparizione della moglie di Rob, Sheri Moon Zombie, nella parte di Eva Krupp che si divide tra il canto teatrale, le frustate sadiche e la magnifica tagline: “ We a r e n o w i n t o t a l c o n t r o l o f p u r e wolf”. Straordinario come sempre U d o K i e r, u n a l t r o d a e l e n c a r e t r a i caratteristi migliori di sempre, ins i e m e a To m To w l e s e B i l l M o s l e y. M a i l c l o u d e l t r a i l e r, c h e n a r r a di come i nazisti facessero esperimenti segreti per trasformare le donne in lupe mannare, è l’apparizione finale di Nicholas Cage nella parte di Fu Manchu. Goliardissimo. Il trailer diretto da Edgar Wr i g h t ( S h a u n O f T h e D e a d ) e i n titolato Don’t è sicuramente il più divertente tra tutti quelli messi in Grindhouse. In esso c’è la riproduzione peculiare dei ghost house movie di quell’epoca. Anche nei vestiti e nelle capigliature degli s v e n t u r a t i . Tu t t o è d e l i z i o s a m e n te seventies fashion, finanche nel design del titolo su fermo immagine. Il refrain su cui gioca tutto il trailer è semplicemente perfetto: “If…you…are…thinking...of…goi n g … i n t o . . t h i s … h o u s e … . . D O N ’ T. If…you…are…thinking...of…opening…this…door…..DON’T”. Ed è tutto un prendere in giro le sit u a z i o n i t i p i c h e d e g l i h o r r o r, d a l l a porta chiusa, allo scantinato, tutto costruito con il refrain a fare da colonna sonora. Se stai pensando di a p r i r e q u e l l a p o r t a … N O N FA R L O . Il fake trailer diretto da Eli Roth (Cabin Fever, Hostel), intitolato Thanksgiving, se la contende con Don’t per il titolo di migliore della serie. Il richiamo qui è ai più grezzi e beceri slasher movie. Si parla di un tipico serial killer con cappellaccio da inquisitore che nel giorno del ringraziamento se ne va in giro a fare una strage. Le situazioni goliardiche abbondano come sempre in Roth. Già di culto le scene con la cheerleeder e i due poliziotti vicino al cadavere senza testa: sentireascoltare 97 l a s e ra d e l l a p r i m a e ff e t t i s t a d e i f i l m d i R o m e r o . A r r i v a puntuale il taglio della bobina mancante proprio sul più bello e arriva anche il cameo splatterosissimo di Q u e n t i n Ta r a n t i n o . L a s o u n d t r a c k inizialmente avrebbe dovuto farla John Carpenter, ma poi quest’ultimo si è defilato. Rodriguez allora se l’è composta da solo citando palesemente il maestro e arrivando ad usare anche un pezzo della colonna sonora di Fuga da New Yo r k . A n c h e l ’ a r i a d e l f i l m è m o l t o carpenteriana, fredda e notturna e c o m e n o t a Ta r a n t i n o “ s e m b r a p r o prio lo zombie movie che Carpenter non ha mai fatto”. Al di là di questo, l’episodio di Rodriguez è “ I t ’s b l o o d ! ” d i c e i l p r i m o . “ S o n o f per stare allo stesso gioco di Dal vincente a bitch” dice il secondo, interpre- tramonto all’alba. Grezzo, cafone, rètro e sopra le righe, senza che tato dal magnifico e redivivo Mi- esagerato, stupido. Sceneggiatura nemmeno cerchi di incamminarsi c h a e l B i e h n ( Te r m i n a t o r , A l i e n s , c h e a ff o n d a c o n t u t t o i l c o r p o n e l l e nel sentiero del giochino intellet- Abyss). Il finale con l’umano cotto idiozie tipiche del genere. Sangue tuale della ricostruzione e riconte- al posto del tacchino è un’altra ca- in dosi massicce. Ironia all’enne- stualizzazione dei materiali bassi sima potenza. Citazionismo oltre che invece preme da sempre fare il livello di guardia. Detto in altri a Ta r a n t i n o . P e r a p p a s s i o n a t i d e l l a t e r m i n i : u n o s p a s s o . L’ i d e a c h e s t a serie B ma tutto sommato godibilis- d i e t r o a P l a n e t Te r r o r è q u e l l o d e l - s i m o p e r t u t t i , q u e s t o P l a n e t Te r r o r l’assedio zombesco tutto girato in è un vero e proprio secondo capi- notturno. Ma non si tratta di veri e tolo di Dal tramonto all’alba, che propri zombi, bensì di persone in- però rimane tutt’ora imbattibile. fonata da antologia. Ora Roth parla di fare un Grindhouse 2 insieme a Wr i g h t s v i l u p p a n d o i r i s p e t t i v i trailer in film più definiti. Oltre a questi che si sono poi effettivamente visti nella versione double-bill americana di Grindhouse, inizialmente era previsto anche u n f i n t o t r a i l e r d i r e t t o d a Ta r a n t i n o e intitolato Cowgirls in Sweden, apertamente ispirato alla sexploitation svedese ed il giochino ha preso talmente piede che Rodriguez ha pensato bene di lanciare un contest vero e proprio. Il vincitore è stato Hobo With A Shotg u n , d i r e t t o d a J a s o n E i s e n e r, R o b Cotterill e John Davies che è passato soltanto in poche copie della versione americana del film. Sta d i f a t t o c h e R o d r i g u e z e Ta r a n t i n o hanno comunque lanciato l’ennesima moda e la rete si è riempita di finti trailer girati amatorialmente e ispirati al cinema di genere. Ba- fettate da un virus. A tal riguardo Rodriguez dice di aver preso l’idea direttamente da una discussione avuta con Umberto Lenzi a proposito del suo Incubo sulla città contaminata. Alcuni tagli di inquadratura sono presi pari pari da La notte dei morti viventi di Romero, così come da Zombi 2 di Fulci. I personaggi assurdi richiamano mille situazioni del genere zomb i e - h o r r o r, l a s t e s s a a m b i e n t a z i o ne nell’ospedale può ricordare gli i n t e r n i d e i f i l m d i R o m e r o . L’ a p e r tura è di quelle che non si dimentica con la lap dance di Rose McGowan. In seguito vediamo come perché dichiaratamente U n Va n i s h i n g P o i n t t r a l e c o s c e … Death Proof I l f i l m d i Ta r a n t i n o p r o s e g u e n e l l a riproposizione dei generi di serie B e di un cinema impolverato da riscoprire e riguardare con nuovi occhi. Arrivati a questo punto della sua filmografia si capisce che i primi due film fanno un po’ testo a parte e che a partire da Jackie Brown, il Nostro ha cominciato un’opera di archeologia cinematografica tutta sua, nonostante gli epigoni di cui si circonda (vedi lo stesso Rodriguez o Eli Roth che fa recitare Edwige Fenech insieme a Luc Merenda in Hostel 2…). Se s t a a n d a r e s u Yo u t u b e e i m b a t t e r s i alla bella Rose viene mangiata e in cose come Zombreros, Demo- amputata una gamba e come que- nessa, Isle Of The Flesheaters sta se la sostituisca con un mitra, o M i s t e r M u e r t e : Tr i a l o f t h e U n - citando apertamente il leggendario vol. 2), adesso con Death Proof dead… Ash e la sua sega elettrica nella Ta r a n t i n o t o r n a a l g e n e r e a m e r i c a - serie di Evil Dead. E ancora fa una no, e più specificamente al genere bruttissima fine Fergie dei Black delle corse stradali e degli inciden- a l l ’ i n f e r n o … P l a n e t Te r r o r Eyes Peas, così come ci rimette ti di macchina. Più che un genere Rodriguez è un appassionato dei le penne in modo gustosissimo il vero e proprio, un sottogenere con f i l m d i z o m b i . P l a n e t Te r r o r n a s c e g r a n d e To m S a v i n i , i n d i m e n t i c a b i l e una storia di tutto rispetto e qual- Quando non c’è 98 sentireascoltare più posto Jackie Brown rileggeva la blaxploitation e Kill Bill i film di kung fu (il vol. 1) e lo spaghetti-western (il pietra miliare puntualmente l a s e ra d e l l a p r i m a che c i t a t a n e l f i l m . L’ a t t a c c o è t i p i c a mente tarantiniano. Un paio di piedi femminili poggiati sul cruscotto di una macchina a tutto gas tra le campagne dell’America di provincia. Lettering vintage dei titoli, con font psichedelico anni ’60. E ancora Jungle Julia che si stende su un divano a fumare marijuana sotto una gigantografia di Brigitte Bardot in una casa dove è appeso anche il manifesto di Paranoia di Umberto Lenzi. Riprese impazzite dei piedi delle ragazze da feticista allo stadio terminale (In questo senso Death Proof è il film di non r i t o r n o p e r l ’ o s s e s s i o n e d i Ta r a n tino), e il panorama di riferimento è già chiarissimo. Sta già tutto nella soggettiva della macchina nera (con teschio bianco e il papero incazzato del tir di Convoy) di Stuntmen Mike in corsa ad aggredire l’asfalto. Va n i s h i n g P o i n t d i R i c h a r d S a r a fian viene poi espressamente citato dalle ragazze durante la loro d i s c u s s i o n e a l Te x a s C h i l i P a r l o r i l l o c a l e d i Wa r r e n , o v v e r o Ta r a n t i n o himself, in quella che sembra la versione femminile della celebre chiacchierata introduttiva de Le Iene. Death Proof è una divertita girandola di situazioni tarantiniane: locali, belle donne, piedi, shorts, rock acido anni ’60, citazioni a iosa. La parte di Stuntmen Mike inizialmente doveva essere interpretata da Sylvester Stallone, poi Ta r a n t i n o h a c e r c a t o d i c o n t a t t a r e p r i m a M i c h e y R o u r k e e p o i Vi n g Rhames, ma in entrambi i casi non ha funzionato, poi in ultima battuta è toccata a Kurt Russell e quest’ultimo ha inevitabilmente macchiato di suo il personaggio del misogino psycho killer che se ne va in giro con una macchina “a prova di morte” ad irretire ed uccidere gentili fanciulle dal fascino evidente. Il taglio che dà al personaggio del killer (non solo in senso metaforico, vista la stupenda cicatrice che porta sulla faccia) è inevitabilmente a g r o d o l c e , g o ff o e c a z z o n e . Tr u c e quando deve esserlo e imbranato quando le vittime lo aggrediscono e non se lo aspetta. In questo sen- Forse che arrivati a questo punto so Stuntmen Mike è il miglior per- la smetta di rifare i B movies visti sonaggio interpretato da Russell da ragazzo? Forse che decida se d o p o q u e l l i f a t t i p e r C a r p e n t e r. L a essere apertamente grezzo e ca- parte degli inseguimenti in macchi- fone come Rodriguez o autore un na fa il verso agli esempi illustri po’ sopra le righe come ai tempi d e l s e t t o r e : Va n i s h i n g P o i n t , m a di Pulp Fiction? Forse che dia un anche Gone in 60 Seconds, Mad freno agli epigoni e a chi mangia Max, Duel e Hazzard. sul suo nome? N o n u l t i m i i f i l m d i R u s s M e y e r, i n Tu t t e c o s e v e r i s s i m e e c h e d a l particolare Faster Pussycat Kill prossimo film non potranno più es- Kill! che viene preso a modello sere rimandate, ma almeno per ora soprattutto nel finale con il trio Death Proof rimane una diverten- di donne incazzate nere. La par- tissima operazione di modernaria- te con Zoe Bell (nota stuntwoman to vintage e un film in cui il Nostro già al lavoro con Uma Thurman in si prende un po’ meno seriamente Kill Bill) sul cruscotto della mac- del solito. Un film minore desti- china è da antologia dell’adrenali- nato a sedimentare piano piano na. In pratica donne e motori. Cosa nel tempo come già era stato per s i p u ò v o l e r e d i p i ù d a Ta r a n t i n o ? Jackie Brown. sentireascoltare 99 VISIONI Mio fratello è figlio unico (di Daniele Luchetti - Italia 2007) D a l l a c i t a z i o n e d e l l a c a n z o n e o m o n i m a d i R i n o G a e t a n o p r e n d e i l t ito l o i l f i l m d i L u c h e t t i , i s p i r a t o a l r o m a n z o I l F a s c i o c o m u n i s t a d i A n t onio P e n n a c c h i ( M o n d a d o r i , 2 0 0 3 ) , i n c u i s i d e l i n e a v a u n r i t r a t t o s o c i o p o l i t ico d e l l ’ I t a l i a d i p r o v i n c i a n e l p e r i o d o i n i z i s e s s a n t a f i n e s e t t a n t a . F i l m e l i bro h a n n o i n c o m u n e i l t o n o i r o n i c o e d i s t a c c a t o c o n c u i g u a r d a n o a l ’ 6 8 e al m o n d o d i q u e g l i a n n i d i v i s o - i n m o d o i n c o n c i l i a b i l e - i d e o l o g i c a m e n t e tra d e s t r a e s i n i s t r a . A l r e g i s t a e a g l i s c e n e g g i a t o r i R u l l i e P e t r a g l i a i n r e altà i n t e r e s s a r a c c o n t a r e , a t t r a v e r s o i l l o r o r a p p o r t o c o n f l i t t u a l e / a ff e t t i v o, il p e r c o r s o e m o t i v o e d i f o r m a z i o n e d i d u e f r a t e l l i , c r e s c i u t i i n u n a c i t t a dina d i p r o v i n c i a , l a L a t i n a / L i t t o r i a d i n a t a l i f a s c i s t i , c h e p r e n d o n o p o l i t i c a m en t e d u e s t r a d e o p p o s t e e i c u i d e s t i n i s i i n c r o c i a n o n e l c o r s o d e g l i a nni. P e r c u i s c o r r e l a v i t a p o l i t i c a d e l p e r i o d o v i s t a a t t r a v e r s o l e p e r s o n e che l a f a n n o , c o n t u t t e l e c o n t r a d d i z i o n i d e l c a s o . C o n u n c a s t c h e p u n t a s ulla f r e s c h e z z a d e i d u e p r o t a g o n i s t i ( a p r e v a l e r e è E l i o G e r m a n o s u l p u r ef f i c a c e S c a m a r c i o ) e l ’ e s p e r i e n z a d e i c o m p r i m a r i ( d a A n g e l a F i n o c c h i aro a L u c a Z i ng a r e t t i e A s c a n i o C e l e s t i n i ) , i l f i l m p r o s e g u e i l p e r c o r s o del r e g i s t a ( d a l P o r t a b o r s e a L a s c u o l a ) c h e i n c r o c i a v i t a e f o r m a z i o n e s o cia l e , p o l i t i c a e s o c i e t à c o n i l c o n s u e t o t a g l i o c r i t i c o e l a p r e d o m i n a n z a dei s e n t i m e n t i d i t r u ff a u t i a n a m e m o r i a . C o n s c e l t e s t i l i s t i c h e d e c i s e , c ome il frequentissimo uso d i c a m e r a a m a n o e m o l t i p r i m i p i a n i c h e r a ff o r z a n o l a s o g g e t t i v i t à d e l l a n a r r a z i o n e , mai sopra le righe e fin d e n t r o l a q u o t i d i a n i t à . C o n t o n i d o c u m e n t a r i s t i c i . E c o n q u a l c h e f o r z a t u r a e b o z z e t t i s m o in alcune caratterizzaz i o n i ( c o m e p e r i l n o s t a l g i c o f a s c i o d i Z i n g a r e t t i ) . L’ o s t i n a z i o n e d e l f r a t e l l o p i ù p i c c o l o A c cio e il senso di esclusio n e s u b i t o e s e n t i t o l o p o r t a a s c e l t e c o n t r a s t a n t i , i n c u i f i n i r à p e r n o n r i c o n o s c e r s i p i ù n egli anni e per avvicinar s i d a l l ’ a l t r a p a r t e , p r o p r i o m e n t r e i l m a g g i o r e f a r à l a s u a d r a m m a t i c a s c e l t a v e r s o l a l otta armata. E si assister à , n e l f i n a l e d e l f i l m , a l c o n s e g u e n t e r i t o r n o a l p r i v a t o ( c h e n o n s a r à p i ù p o l i t i c o ) , p e r A c cio, con estrema franche z z a . l a s e ra d e l l a p r i m a a c u r a d i Te r e s a G r e c o Te r e s a G r e c o 100 sentireascoltare Antonello Comunale sentireascoltare 101 l a s e ra d e l l a p r i m a Spiderman 3 (di Sam Raimi – Usa, 2007) Non è facile p e r u n o c r e s c i u t o a p a n e e E vi l D e a d a m m e t t e r e c h e i l b u o n vecchio Sam h a f a t t o u n f i l m s b a g l i a t o , m a c o m e d i r e b b e M a r c e l l u s Wa l lace: “Questa è u n a v e r i t à d i f r o n t e a c u i i l t u o c u l o d e v e e s s e r e r e a l i s t a ” . Spiderman 3 è v i t t i m a d e l s e m p l i c i s s i m o f a t t o c h e è i l t e r z o s e q u e l d e l l a serie e che ar r i v a t i a q u o t a 3 n o n t i p u o i p e r m e t t e r e d i f a r v e d e r e l e s t e s s e cose dei prim i d u e . D e v i f a r v e d e r e d i p i ù . S i t r a t t a i n p r a t i c a d e l l a t e o r i a dell’esplosion e e s p o n e n z i a l e c h e h a a v u t o i l s u o m a s s i m o r a p p r e s e n t a n te in Joel Silv e r, i l p r o d u t t o r e d i g r a n d i s e r i e a c t i o n a n n i ’ 8 0 e ’ 9 0 c o m e Trappola di c r i s t a l l o e A r m a l e t a l e . L a t e o r i a è s e m p l i c i s s i m a e f i n a n c h e condivisibile. S e g i r i i l n u m e r o d u e d i u n f i l m s p e t t a c o l a r e a l l o r a i l n u m e r o di sparatorie, d i e s p l o s i o n i e d i m o r t i a m m a z z a t i d e v e n e c e s s a r i a m e n t e essere superi o r e a l p r i m o f i l m . Va d a s e c h e l a t e o r i a f u n z i o n a a s c a l a e più aumentan o i s e q u e l p i ù d e v o n o n e c e s s a r i a m e n t e a u m e n t a r e q u e s t i elementi. Il d i s c o r s o n o n f a u n a g r i n z a , m a e s s e n d o S p i d e r m a n u n ’ i c o n a nazionale ed e s s e n d o u n f u m e t t o n e v i r a t o i n f i l m p e r f a r e s u p e r i n c a s s i , le uniche cose c h e s i p o s s o n o a u m e n t a r e a d i s m i s u r a s o n o l e s c e n e t t e d i corredo e i ne m i c i d e l l ’ a r r a m p i c a m u r i . Q u e s t o t e r z o s e q u e l c i è s t a t o v e n duto così: Sp i d e r m a n q u e s t a v o l t a c o m b a t t e d a s o l o c o n t r o t u t t i . C o n t r o L’uomo sabbia , Ve n o m , i l f i g l i o d i G o b l i n , i l s u o l a t o c a t t i v o e p u r e c o n t r o Mary Jane ch e l o v u o l e l a s c i a r e . Q u i n d i s u l l a c a r t a c ’ e r a n o t u t t e l e p r e m e s s e p e r u n a s u p e r b a r a c c o n ata degna del più atteso d e i b l o c k b u s t e r. Il problema è c h e S a m v u o l e n e c e s s a r i a m e n t e f a r e l ’ a u t o r e e a l l o r a s i p r e o c c u p a d i d u e c o s e c h e c o m plicano la sceneggiatura : l a p s i c o l o g i a d e i p e r s o n a g g i e i l r e g i s t r o f u m e t t i s t i c o d e l f i l m . I n S p i d e r m a n 3 s i c e r c a di dare un minimo di inq u a d r a t u r a p s i c o l o g i c a a t u t t i i p e r s o n a g g i . P e r q u a n t o r i g u a r d a i l t a g l i o f u m e t t i s t a , a s s i s tiamo per tutto il film a c o n t i n u i c a m b i d i r e g i s t r o , c h e v a n n o d a l l a c o m m e d i a , a l m u s i c a l , d a l l ’ h o r r o r, a l l ’ a c t i o n e addirittura al film strappa l a c r i m e n e l l ’ o r r i b i l e f i n a l e . I n q u a l c h e m o d o q u e s t o t e r z o c a p i t o l o d e l l ’ a r r a m p i c a m u r i r u ba le idee a Superman 2 e 3 , q u e l l i m i t i c i c o n C h r i s t o p h e r R e e v e . D a l n u m e r o 2 p r e n d e l ’ i d e a d e i c a t t i v o n i c h e si alleano contro l’erore . Va d a s e c h e l a j o i n t v e n t u r e t r a l ’ u o m o s a b b i a e Ve n o m è s i f u m e t t i s t i c a m a è a n c h e u n ’ occasione sprecatissima , i n p r i m i s s u l p i a n o d e l l a s c e n e g g i a t u r a e i n s e c o n d i s s u l p i a n o s p e t t a c o l a r e . D a S u p e r m an 3 viene rubata l’idea d e l l a p a r t e c a t t i v a d e l l ’ e r o e c h e p r e n d e i l s o p r a v v e n t o . Q u e l l a d e l s i m b i o n t e a l i e n o c h e s i imposses sa di Peter Pa r k e r è u n ’ a l t r a i d e a d e l f u m e t t o c h e v i e n e m a l g e s t i t a e m e n o m a l e c h e q u e s t o d o v e v a e s sere l’epi sodio più dark d e l l a s e r i e . P u ò m a i e s s e r e d a r k u n P e t e r P a r k e r c o n c i u ff o a n n i ’ 8 0 e a r i a d a f i g h e t t o londinese che balla per l e s t r a d e d i N e w Yo r k ? N o . E’ i r o n i c o e s o p r a l e r i g h e e d è b u t t a t o v i a c o m e t a n t i a l t r i e lementi in quella maced o n i a c h e h a n n o c h i a m a t o s c e n e g g i a t u r a . U n f i l m s e n z a c a p o n e c o d a . N o n s u o n a r l a p i ù Sam. Bruno Maderna IL PIONIERE DI TUTTO di Daniele Follero Venezia, città d’arte, città di mercanti, culla del carnevale e del barocco italiano. Sfarzosa, bella, romantica, italiana. Darmstadt, cittadina della Germania Occidentale, nei pressi di Francoforte, simbolo dell’avanguardia musicale europea dal dopo-guerra ai giorni nostri, casa comune di quella “Nuova Musica” nata dalle ceneri di Anton Webern. Tedesca, concreta, sperimentale. Nascere a Venezia e morire a Darmstadt: il percorso della vita di Maderna. L’ i r r e f r e n a b i l e cammino del a lieto fine, però, il protagonista ghiane (consistenti nell’ultilizza- non può morire e, difatti, la scon- zione di una serie di dodici note fitta definitiva degli occupanti te- come base per la composizione), “...Ecco la casa della musica. E’ deschi termina prima della vita del nella loro versione radicale Anton fatta di mattoni musicali...C’è una Nostro che, ben presto, nel 1947 Webern, estesa a tutti i parametri stupenda porta atonale, seriale, viene chiamato ad insegnare com- e non solo alle altezze, i composi- elettronica: basta sforarla con le posizione al Conservatorio Bene- tori di Darmstadt sperimentarono dita per cavarne tutta una roba d e t t o M a r c e l l o d i Ve n e z i a p r o p r i o tutte le possibilità di un linguaggio alla Nono-Berio-Maderna. Da far dal suo ex maestro Malipiero. che, di fatto, annullava ogni prin- delirare Ma la carriera italiana di Maderna cipio melodico dando predominan- ha già gli anni contati. Nel 1949 è za al colore e alla spazialità del presente a Darmstadt per la prima suono. Gros- volta, con una buona nomea di di- La tecnica del puntillismo (il cui sato (questo il suo nome vero al- rettore d’orchestra ed una discre- significato aderisce solo in par- l’anagrafe, sostituito presto con ta pratica compositiva. Un legame, te al suo omologo pittorico), che il cognome della madre da nubi- quello con la cittadina tedesca, consiste le) nasce nel capoluogo veneto il che si intensificherà sempre di più posizione per “macchie sonore”, 21 aprile del 1920, ed è grazie al e che si scioglierà solo con la sua sottraendo alla musica le sue pos- nonno paterno che muove i pri- morte (il 13 novembre del 1973). sibilità discorsive, e quindi melo- pioniere di tutto Stockhausen...” (Gianni Rodari) i c o s i d d e t t i c o n t e m p o ra n e i a cura di Daniele Follero Bambino prodigio, Bruno mi passi nel mondo della musi- nel concepire la com- diche, nasce proprio in questi anni c a . L’ i s t i n t o d e l n o n n o h a r a g i o n e Darmstadt e Maderna, insieme a Luigi Nono, quasi subito sulle doti fuori dal Fondamentale per la trasformazio- veneziano anche lui e suo allievo comune del nipote che, dopo qual- ne musicale post-bellica, l’Istituto più autorevole, ne è il precurso- che anno, è già un professionista: Kranichstein nacque nel 1964 per r e . S e r e n a t a n . 2 p e r 11 s t r u m e n - a soli sette anni si esibisce come iniziativa di Wolfgang Steinecke ti (1954) del primo e Polifonica- solista nel concerto per violino di e con il proposito di ricostruire Monodia-Ritmica Max Bruch e l’anno seguente arri- la vita musicale tedesca, mortifi- (1951), rappresentano l’atto di na- va addirittura a dirigere le orche- cata da decenni di regime. Ma se scita dell’avanguardia postweber- s t r e d e l Te a t r o a l l a S c a l a d i M i l a - inizialmente i punti di riferimento niana in Italia. Dipingere lo spa- n o e d e l l ’ A r e n a d i Ve r o n a . C o n u n dei celebri Ferienkursen di Dar- zio con i suoni, rendendo l’ascolto esordio così sarebbe difficile im- mstadt neoclassicismo qualcosa di tridimensionale: era maginare altro futuro che quello di di Stravinskij e l’atonalismo de- questo l’obiettivo principale che musicista, per il giovane Maderna, gli anni ‘20 e ‘30, la cosa cambiò questa musica si prefiggeva, ma che comincia presto il suo cam- radicalmente con l’arrivo di stu- anche il motivo che l’ha resa così mino di studi di perfezionamento denti stranieri i cui nomi basta- incomprensibile e presto isolata con maestri di un certo rilievo, no da soli a rendere l’idea della nella sua battaglia a tutto campo come Gian Francesco Malipie- portata di questa trasformazione: contro i canoni della classicità. ro ed Hermann Scherchen. Sarà Pierre Boulez, Olivier Messiaen, la guerra ad interrompere i primi Karlheinz Henry Lo studio di Fonologia di Milano passi del compositore che, verso Pousseur, tutti compositori cre- e la sperimentazione elettronica la fine del conflitto aderisce alla sciuti con il culto del serialismo Ma lo spirito avventuriero di Ma- resistenza viene weberniano. In pratica, affascinati derna fece sì che il compositore catturato dai nazisti. Nelle storie dalle tecniche seriali schoenber- veneziano antifascista 102 sentireascoltare e erano il Stockhausen, del precorresse secondo i tempi (1958-60) di Stockhausen divente- ti, nasce, da un’iniziativa sua e di rà, insieme a Transiciòn II (1959) Luciano Berio, lo Studio di Fo- di Mauricio Kagel l’emblema del nologia della RAI di Milano, che genere presto diventa, grazie alle speri- una volta si può ritrovare in que- mentazioni dei suoi fondatori, il sti primi tentativi di utilizzo delle terzo polo della musica elettronica nuove tecnologie, l’origine di un europea, insieme a Parigi e a Co- gusto e di un’attitudine compositi- lonia, dove operavano rispettiva- va che ancora oggi sembra essere mente Schaeffer e Stockhausen. prevalente. Maderna padre della La creatività di Berio e Maderna folktronica? Anche questo è pos- seppe mediare tra la musica con- sibile... creta del compositore elettroacustico. i c o s i d d e t t i c o n t e m p o ra n e i più di una volta. Nel 1955 infat- Ancora francese e il purismo elettronico del tede- Gli anni ‘60 tra alea e “riscoperta” sco, arrivando ad utilizzare sia le della melodia tecniche della registrazione che Il problema di Maderna è che pro- quelle della generazione di suoni, prio non riesce ad appagare la sua in base alle proprie esigenze ar- sete di sperimentazione. E quan- tistiche. Notturno (1956) e Con- do sembra aver trovato la strada tinuo (1958) sono i primi risultati giusta con gli esperimenti elettro- e si distaccava dalle sottigliezze di questa nuova esperienza del nici, vi si allontana. Gli anni ‘60 teoriche e il ferreo controllo mate- Maderna compositore: “le solle- sono per lui anni di allontanamen- matico di Boulez. In questo senso citazioni della materia fonica si to dal radicalismo dei primi anni, vanno intese intese molte compo- traducono in immediate situazio- di riscoperta della melodia, di una sizioni a cavallo tra gli anni ‘60 e ni espressive che tendono a pla- dimensione lineare della musica i ‘70: dalla Serenata Per Un Sa- smare liberamente le articolazioni a scapito di quella timbrica. Una tellite per 7 strumenti (1969) e il f o r m a l i ” ( A n d r e a L a n z a ) . L’ e l e t t r o - melodia, non C o n c e r t o P e r Vi o l i n o d e l l o s t e s - nica si avvia così a diventare una come residuo neoclassico, ben- so anno, fino a giungere a Solo e risorsa imprescindi- sì come forma di comunicazione Juilliard Serenade (1971). bile, fonte inesauribile alla quale originaria, espressione generati- L’ i n t e r e s s e p e r l ’ a l e a s i a c c a v a l - attingere per riconsiderare la na- va della musica. La “riscoperta” la, negli ultimi anni della vita di tura dei suoni. Il risultato di que- della dimensione interpretativa fa Maderna, con quello per il tea- sto processo è sotto gli occhi di sì che le opere di questo perio- tro, logica conseguenza, per molti tutti...Sembra strano pensarlo, ma do siano spesso legate a virtuo- compositori dell’epoca (tra i quali è pur vero che la musica elettroni- si dello strumento: Honeyreves Berio e Nono), di quell’enfasi sul- ca, in tutte le sue forme, è nata in per (1961), la gestualità sonora già messa in questi studi, luoghi di incontro di ad esempio, o i tre Concerti per pratica più di un decennio prima. arte, tecnologia e idea. oboe e orchestra (1962-73) scritti Prima di lasciare questo mondo, Nonostante il suo pionierismo, Ma- per l’oboista Lothar Faber, cui è infatti, derna non rimase legato per lungo dedicata esplicitamente l’Aulodia teatrali che il compositore lascia tempo all’elettronica “pura”, pre- Per Lothar del 1965, per oboe in ferendo concentrarsi sulle possi- d’amore e chitarra. ( 1 9 7 0 ) , Ve n e t i a n J o u r n a l ( c a n t a - bilità combinatorie degli strumenti Dopo la tabula rasa è ora di vol- ta scenica per tenore e strumenti elettronici con quelli acustici. Il tare lo sguardo per vedere cosa del 1972) e l’operina buffa Satyri- risultato più felice di questo suo è rimasto del passato: la stagione con (1973) tratta da Petronio. interesse è Musica Su Due Di- del post-modernismo è alle porte. La sua morte, così rapida, im- mensioni (1957), una composizio- Contemporaneamente prevedibile come i suoi immedia- ne per flauto e nastro magnetico di (riarrangiata in seguito per flauto nua, espressiva comunque, flauto e intesa pianoforte all’attività sono eredità: soprattutto Ritratto di opere Erasmo conti- ti cambi di rotta, scosse tutto il riconoscimen- mondo musicale. In sua memoria e orchestra nel 1963 col titolo Di- to, anche la carriera di direttore non servivano parole, ma musica, mensioni III), scritta per il cele- d’orchestra. Ed è proprio questo il linguaggio che lui aveva predi- bre flautista, nonché suo amico e ruolo che, nel periodo di maggiore letto nella vita. E’ forse per que- collaboratore, Severino Gazzel- intensità degli esperimenti alea- sto che nacquero Rituel In Memo- loni. E’ ancora Maderna ad accen- tori di Cage, lo fa riflettere sulle riam Bruno Maderna di Boulez, dere la miccia delle avanguardie. possibilità dell’interprete di inter- Calmo di Berio e Duo Pour Bruno Il contrasto tra la materia sonora venire a proprio piacimento sulla di Franco Donatoni: era questo viva e la macchina, affascinerà direzione dell’opera. Un sentimen- l’epitaffio che l’amico Bruno e il ben presto grandi nomi della mu- to di libertà che allo stesso tempo grande musicista Maderna merita- sica si avvicinava all’autore americano vano di più. contemporanea. Kontakte compositore, con Maderna grande sentireascoltare 103 104 sentireascoltare