Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] www.settimanalelavita.it Abb. annuo e 45,00 (Sostenitore e 65,00) c/cp n. 11044518 Pistoia clicca su V 32 dal 1897 La Vita è on line www.settimanalelavita.it G LaVita Anno 116 I O R N A L E iviano in un mondo secolarizzato, in cui il linguaggio religioso, in particolare, per noi, il linguaggio cristiano, non ha possibilità di essere ascoltato e preso in considerazione. Il non credente, il miscredente, colui che non ha alcun riferimento al trascendente, meno che mai alla rivelazione divina, ben difficilmente potrà sintonizzarsi con parole che si rifanno a un mondo in cui egli non ha mai creduto o ha cessato di credere. Se vogliamo essere ascoltati o anche soltanto entrare in dialogo, non abbiamo altra scelta che usare il linguaggio laico, l’unico comprensibile e significativo dell’uomo secolarizzato. Una cosa possibile, a portata di mano, come ci hanno dimostrato tutti coloro che hanno saputo incidere nella cultura contemporanea. Si pensi soltanto ai costituenti cattolici che riuscirono a esprimere verità fondamentali della nostra fede, come, per esempio, la dignità incomparabile e insopprimibile della persona umana, con parole di carattere giuridico, costituzionale, perfettamente laico. Nessuno dei nostri grandi politici del passato ha presentato le sue proposte di carattere politico in nome del Vangelo, ma ha tradotto le proprie convinzioni interiori con un linguaggio che tutti, compresi i non credenti, potevano accettare. Una strada segnata per sempre, che sta diventando sempre più obbligatoria ai nostri giorni. In un ottimo documento del recente passato, che porta la firma del cardinal Joseph Ratzinger, in quel tempo prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, questa elementare verità ha trovato una sua affermazione di principio. I valori di cui siamo portatori – afferma il testo –non sono di per sé valori confessionali, “perché tali esigenze etiche sono radicate nell’essere umano e appartengono alla legge morale naturale. Esse non esigono in chi li difende la professione di fede cristiana, anche se la dottrina della chiesa le conferma e le tutela sempre e dovunque come servizio disinteressato alla verità sull’uomo e al bene comune delle società civili”. La verità sull’uomo e il bene comune delle società: sono questi i punti di riferimento a cui anche il cristiano può e deve rifarsi quando intesse un dialogo con l’uomo secolarizzato del nostro tempo. La fede lo certifica della verità dei suoi ragionamenti, ma questi sono presentati in nome delle esigenze personali e sociali che la legge morale naturale ha scolpito nel cuore di ogni uomo. Il confronto in questo caso diventa anche una sfida culturale, che impegna senza dubbio il cristiano nei suoi rapporti C A T T O L I C O DOMENICA 15 SETTEMBRE 2013 T O S C A N O e1,10 1,10 e Con linguaggio laico con gli altri uomini, ma in qualche modo anche la chiesa nel suo complesso, anche se a essa compete, di per sé, ripetere anzitutto i principi come suonano nei testi ispirati. Uno sforzo in più a cui è necessario sobbarcarsi se vogliamo che l’uomo di oggi riesca ad ascoltarci. Siamo in un mondo laico e da laici in piena regola dobbiamo comportarci. In tal caso, non ci si potrà più arrabbiare con il Vaticano, il solito nemico del progresso e della libertà, che non c’entra niente, ma semplicemente con il diritto naturale e la legge morale, che rimangono alla base di ogni convivenza umana. Se si vuole negare anche la vera natura dell’uomo, lo si dica chiaramente, ma si prenda insieme pure coscienza delle conseguenze disastrose che si rovesciano sull’uomo e sulla società. Un discorso che vale in parti- colare per tutte le questioni oggi dibattute che riguardano l’amore umano, la famiglia e in generale tutte le questioni che vanno sotto il nome di questioni bioetiche. Non sarà certo impossibile difendere anche oggi l’amore vero, il valore della procreazione, le leggi della famiglia, la sacralità della vita, il rispetto di tutti, in particolare degli indifesi e dei più deboli, come sono specialmente i bambini e i minori. Perché, per esempio, non si devono affidare a una coppia omosessuale l’adozione e la cura di questi ultimi? Semplicemente perché essi hanno diritto a un padre e a una madre per una loro crescita armoniosa e senza traumi. Chi ha avuto esperienze di tal genere in una famiglia normale sa bene che l’amore del padre e della madre sono ambedue grandissimi, ma sono anche diversi, irriducibili l’uno all’altro. Il bambino ha diritto ad ambedue e non lo si può privare di un diritto che a lui stesso ha dato la natura, senza compiere una lapalissiana ingiustizia nei suoi riguardi. Altrettanto si può dire degli altri valori che gravitano intorno alla persona e regolano le società umane. Alla resa dei conti, in certi atteggiamenti che oggi vengono gabellati come libertà, sottostà l’immancabile e inestirpabile egoismo dell’uomo, che non vede al di là del suo naso e che si crede padrone della natura e di se stesso. Laicità, per principio, è sinonimo di ragione, autonoma dalla religione, ma non da se stessa. Proprio per questo le scelte che si prospettano, sia in un senso che in un altro, vanno “ragionate”, cioè sottoposte al vaglio di questo inesorabile tribunale della nostra coscienza. Giordano Frosini L'ultima sorpresa di Papa Francesco S i allunga ogni giorno il catalogo dei gesti sorprendenti a cui il Papa venuto dalla fine del mondo sta abituando la sua chiesa. Non ci risulta che nessun Papa in precedenza abbia accettato una discussione con un giornalista che si era rivolto a lui con domande e riflessioni. L’ha fatto Papa Francesco che ha risposto a due articoli di Eugenio Scalfari pubblicati su “Repubblica” il 7 luglio e il 7 agosto. Scalfari, come tutti sanno, è un laico non credente che ha avuto segni di grande attenzione per una figura emergente del nostro tempo, il cardinal Carlo Maria Martini. Il quotidiano pubblica nel numero di mercoledì 11 settembre 2013 la risposta di Papa Francesco e una controrisposta del fondatore di “Repubblica”. Interessanti le parole con cui il Papa si rivolge al suo interlocutore: “La ringrazio, innanzitutto, per l’attenzione con cui ha voluto leggere l’enciclica ‘Lumen fidei’. Essa, infatti nell’intenzione del mio amato predecessore Benedetto XVI, che l’ha concepita e in larga misura redatta, e dal quale, con gratitudine, l’ho ereditata, è diretta non solo a confermare nella fede in Gesù Cristo coloro che in essa già si riconoscono, ma anche a suscitare un dialogo sincero e rigoroso con chi, come lei, si definisce ‘un non credente da molti anni anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazareth’. Mi pare dunque sia senz’altro positivo, non solo per noi singolarmente, ma anche per la società in cui viviamo, soffermarci a dialogare su di una realtà così importante come la fede che si richiama alla predicazione e alla figura di Gesù”. Due brevi conclusioni nascono spontanee: 1) il Papa dialoga con coraggio con figure del mondo laico, spingendosi, come più volte ha raccomandato ai fedeli cattolici, alle periferie della fede e della società; 2) l’attenzione del giornale laico è una piccola lezione al mondo cattolico che, nella sua maggior parte, non ha certamente letto e meditato l’enciclica firmata dai due Papi. R. Papa Francesco durante la recente visita ai rifugiati del Centro Astalli a Roma, durante la quale ha anche auspicato che i conventi vuoti non vengano affittati ma destinati all'accoglienza dello straniero 2 primo piano Vita La n. 32 15 SETTEMBRE 2013 SETTIMANA TEOLOGICA 2013: LA CHIESA È DI TUTTI Sinodalità nella chiesa locale Questa idea è anacronistica anche sul piano della cultura diffusa, perché viviamo in una società democratica, nella quale la società civile è retta da una costituzione che garantisce la laicità dello stato e di tutte le istituzioni civili. In questo quadro non sono le istituzioni che determinano le persone, ma le persone che determinano la società e le sue istituzioni. di Severino Dianich Premessa Il legame fra l’idea della sinodalità e quella della democrazia è evidente, al di là della differenza fra una terminologia tipica dell’esperienza ecclesiale e quella dell’esperienza politica. “La chiesa non è una democrazia” è una specie di assioma amato da molti, ma del tutto discutibile. Si veda come lungo la storia della chiesa si siano trattate le diverse declinazioni della decisione per rivelazione divina, per l’unanimità del consenso, per il principio della major pars e quello della sanior pars, ecc., fino alla decisione del Tridentino di usare il criterio della maggioranza a voto segreto, quindi al di là di ogni possibilità di distinguere la sanior dalla major pars (cfr. E. Ruffini, Il principio maggioritario del 1926, ora Adelphi 1087, p. 30). Se si può dire che la chiesa non è democratica, bisogna anche dire che non è autocratica. Se non è egualitaria, neppure è aristocratica, in forza della pari dignità di tutti i fedeli e del dovuto riconoscimento dei diversi carismi dei fedeli. La chiesa locale soggetto La problematica della chiesa locale è paradossale, perché in realtà essa è la forma ovvia della chiesa e non la sua forma universale, per cui il tema della sinodalità non va fatto discendere dalla struttura universale, ma va studiata nella realtà della vita ecclesiale di ogni giorno. La chiesa nasce infatti in quel tempo e in quel luogo nel quale si dà un evento, dall’esito felice, di comunicazione della fede, per cui scoprire chi è il soggetto di base di questo evento coincide con la risposta alla domanda. “Chi è la chiesa?”. Né mai potrei invitare l’interlocutore a credere in Cristo e, quindi, ad entrare nella chiesa, se non potessi dirigerlo ad una comunità determinata localmente raggiungibile. In essa egli riceve il battesimo e diventa membro della stessa chiesa universale. Il popolo di Dio soggetto Hans Urs Von Balthasar in Sponsa Verbi, pubblicava un saggio dal titolo Wer ist die Kirche (Chi è la chiesa)? «Certo, ci è familiare egli scriveva - attribuire alla Chiesa diversi atti: la Chiesa vuole questo e quello, essa comanda, proibisce, permette questo e quello, essa si rallegra, soffre, soprattutto prega, ringrazia, domanda, spera, sacrifica, di fronte all’uomo insegna, esorta, pasce. In parecchie di queste affermazioni veramente il cristiano medio pensa alla gerarchia, che nelle sue azioni per lo meno rappresenta la Chiesa, se addirittura non si identifica con essa, negli altri suoi atti però egli vede delle manifestazioni della vita complessiva della Chiesa, o forse piuttosto quelle manifestazioni vitali che, spiegate e mediate dalla I problemi gerarchia, in ultima analisi però non devono essere attribuite ad essa ma al soggetto totale della Chiesa» (cfr. 1 H.V Von Balthasar, Chi è la chiesa?, in id., Sponsa Verbi, Morcelliana, Brescia 1969, 139-187, pag.139). Si tratta prima di tutto della comunicazione della fede alla quale ogni credente è deputato e poi di tutto ciò che i credenti fanno nell’ispirazione della fede, anche là dove sul piano formale e giuridico, non possono essere identificati come chiesa. Infatti la chiesa è all’opera ovunque esista una pur sparuta comunità cristiana e là dove in un certo contesto vive anche un solo cristiano che dice e fa qualcosa ispirato dalla fede e con l’intenzione, sia pure implicita, di testimoniare il vangelo. Il soggetto di questo essenziale agire della chiesa, per il concilio Vaticano II, è infatti il popolo di Dio, definito “popolo messianico” (LG 9), nel quale «ad ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di disseminare, per quanto gli è possibile, la fede» (LG 17). Il ruolo di tutti i fedeli come soggetti dell’agire ecclesiale appare in primo piano anche nella liturgia che costituisce il punto più alto dell’agire della chiesa. SC 48: “Perciò la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui”. Tutti i fedeli, quindi, in maniera previa ad ogni distinzione di ruoli, sono soggetti dell’azione della chiesa, nel suo momento fondativo della comunicazione della fede e in quello culminante della celebrazione eucaristica. E nel mezzo cosa accade? Dentro questa domanda sta il problema della sinodalità. I fedeli laici soggetto I padri conciliari insistono sull’idea attribuendo ai fedeli laici una «partecipazione alla missione salvifica stessa della Chiesa» (LG 33), ma anche notando che il loro “annunzio di Cristo fatto con la testimonianza della vita e con la parola acquista una certa nota specifica e una particolare efficacia dal fatto che viene compiuta nelle comuni condizioni del secolo” (LG 35). Ritorna sul tema AG 15 e 21, mentre AA 6 si preoccupa di sottolineare che la loro missione “non consiste soltanto nella testimonianza della vita (ma anche) nell’annunziare Cristo con la parola sia ai non credenti per condurli alla fede, sia ai fedeli per istruirli, confermarli ed indurli ad una vita più fervente”. Si determina così il loro compito in due dimensioni: quella verso l’esterno e anche quella verso la vita interna della comunità. Del resto da un millennio e mezzo in gran parte dell’Europa il popolo cristiano ha compiuto il suo “fundamentale officium” per opera dei laici: il soggetto che concretamente ha evangelizzato e offerto la prima catechesi sono state le famiglie cristiane, non le altre istituzioni ecclesiastiche. Le grandi imprese dell’animazione della comunità e degli impegni caritativi e sociali, che sono state inquadrate in seguito negli ordini religiosi, all’origine quasi sempre sono state opera di fedeli laici e laiche. Dal fatto che il compito fondamentale della comunicazione della fede, che non è affatto secondario o derivato, ma che in maniera originaria costruisce la chiesa, è di tutti i fedeli, nelle diversità dei loro carismi, deriva che i pastori devono “riconoscere i ministeri e i carismi propri” dei laici ai quali il concilio suggerisce: “Non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che, ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li chiami la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità.” (GS 43). Dall’idea cioè che solo i ministri ordinati (impropriamente anche i religiosi) agiscano in nome della chiesa, deriva l’idea che siano le istituzioni ecclesiastiche ad operare nella società civile, attraverso i rapporti che riescono ad intessere con le istituzioni civili, all’interno di un gioco di confronto fra i diversi poteri operanti nella società. di applicazione dei principi L’insufficienza dell’applicazione sia nell’ordinamento canonico che nella prassi, è oggetto oggi nella chiesa di un diffuso, per non dire universale, lamento, riguardo all’ordinamento dei consigli pastorali e degli affari economici, in ordine alle nomine dei responsabili ecclesiastici a tutti i livelli, su quello del funzionamento delle conferenze episcopali (almeno di quella italiana), sul piano dell’esercizio della collegialità episcopale. I soli spazi nei quali è previsto un qualche ruolo decisionale dei fedeli è quello degli ordini e delle congregazioni religiose (capitoli ed elezione dei responsabili) e quello delle associazioni dei fedeli, in base ai loro statuti. Per tutto il resto né i vescovi sul piano della chiesa universale (salvo il concilio ecumenico), né i preti e i fedeli nella chiesa locale, hanno una sede in cui determinare qualcosa della vita della chiesa con una loro decisione collegiale. La contraddizione sta nel fatto che sul piano della fede tutti i credenti hanno carismi e compiti specifici in forza della fede tutti i battezzati hanno diritto e dovere di comunicare la fede e i fedeli sposati nel sacramento ne ricevono il carisma in ordine alla famiglia, mentre il diritto-dovere di decidere le cose della chIesa spetta solo al papa e al vescovo (secondariamente al parroco), nell’ambito specifico del loro carisma e in ogni altro campo fino a quello economico. Benedetto XVI, nel Discorso nel 50° anniversano dell’enciclica Mater et Magistra, del 16 maggio 2011, sporgendosi addirittura nel campo classicamente riservato al carisma episcopale, quello del magistero, invitava i fedeli laici ad essere non “soltanto fruitori ed esecutori passivi” ma anche “collaboratori preziosi dei pastori nella sua formulazione, grazie all’esperienza acquisita sul campo e alle proprie specifiche competenze”. Una prospettiva sul piano teologico L’idea di una necessaria attenzione all’“esperienza acquisita sul campo e alle proprie specifiche competenze”, alle quali si appella anche LG 36 per il contributo che i laici devono dare alla missione della chiesa “con la loro competenza nelle discipline profane e con la loro attività, elevata intrinsecamente dalla grazia di Cristo” indica la strada sulla quale potrebbe muoversi lo sviluppo futuro di una vera sinodalità nella chiesa. Non è corretto pensare i carismi indipendentemente dalle competenze. Per Paolo, infatti, come sono carismi “il dono di far guarigioni il potere dei miracoli. Il dono della profezia” (1 Cor 12,4-11) allo stesso modo lo sono “il linguaggio della sapienza… il linguaggio di scienza… la fede”. Per l’apostolo “tutte queste cose è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole… per l’utilità comune”. Bisognerebbe quindi prospettare non la riduzione dei compiti carismatici alla sola consulenza offerta ai pastori, come accade nell’attuale ordinamento dei consigli, né l’appiattimento dei diversi carismi su di una capacità decisionale indifferenziata, ma il riconoscimento da parte dell’ordinamento canonico di diversi campi di competenza, determinati dalla diversità dei carismi, alla cui convergenza sia destinata su ogni diverso piano una sede sinodale. Ci sono competenze, dal campo della famiglia, a quello della politica e dell’economia, che i vescovi e i preti non hanno. Le competenze che i fedeli esercitano nel mondo non possono non dover determinare la chiesa nella sua struttura interna in modo che essa poi non si muova nel mondo in maniera da incompetente, come spesso accade nel campo dell’attività sociale e politica. Per la sua vita più interna poi il quadro sacramentale determinato dal matrimonio non può non dover determinare in qualche maniera la stessa struttura magisteriale nelle sue competenze nel campo della famiglia: vedi la citata audace sporgenza sul tema di Benedetto XVI. La situazione sul piano pratico Stando l’ordinamento attuale i consigli sarebbero più adeguati al compito se, pur restando consultivi, si concludessero esprimendo un voto che non delibera sull’oggetto in questione, ma sì sulla “consulenza” che il consiglio intende dare al vescovo e al parroco, di fronte alla quale egli si prenderà la responsabilità di accoglierla o di respingerla. Inoltre nessuna norma impedisce al vescovo e al parroco di attribuire egli stesso una capacità decisionale al suo consiglio in una qualche fattispecie di volta in volta determinata. La difficoltà più grave nella situazione attuale di molte chiese consiste nel fatto di un’appartenenza dai confini enormemente incerti. Stante l’attuale ordinamento canonico ogni battezzato deve essere considerato membro della comunità ecclesiale a livello parrocchiale e diocesano e quindi soggetto di diritti nei confronti della sua comunità di appartenenza. L’elaborazione di un ulteriore criterio di appartenenza giuridicamente configurabile è di enorme complessità, ma non è impossibile. A questo punto, come del resto, su tutto il problema, dovremmo ora lasciare la parola ad un canonista che non si diletti esclusivamente nel fare l’esegesi del Codice esistente, ma si impegni a lavorare al de jure condendo (alla fondazione del diritto). Vita La “T 15 SETTEMBRE 2013 u non hai come noi pesi di tradizione, di tentativi non riusciti, di scetticismi accumulati; tu sei un nuovo, senza radici, e per la spinta verso il domani, tu hai più intatta forza di noi e sicurezza di sguardo”. È don Raffaele Bensi che scrive. Si sta rivolgendo a colui che ha aiutato a fare il grande passo della scelta radicale, della conversione prima e del sacerdozio poi. Il destinatario di queste parole, scritte nel settembre del 1952, è infatti don Lorenzo Milani. Se l’esperienza di Barbiana è stata una dei nodi del cammino cristiano nella realtà sociale, lo si deve anche a don Bensi, che aveva finezza di sguardo interiore, e lo si capisce bene da queste parole finora inedite, raccolte in “Perché mi hai chiamato? Lettere ai sacerdoti, 3 n. 32 PUBBLICATE LETTERE INEDITE Il toscano semplice di don Lorenzo Il priore di Barbiana scelse un linguaggio privo di concessioni intellettuali di Marco Testi appunti giovanili e ultime parole”, a cura di Michele Gesualdi, (San Paolo, 216 pagine): don Lorenzo non deve sentirsi penalizzato dall’essere stato una vocazione tardiva, anzi, rappresenta un dono perché su di lui non grava il peso di una assuefazione precoce e di una erudizione ecclesiastica talvolta d’impaccio nel rapporto con gli umili e i semplici. Quando si leggono le parole inedite di don Milani, allora si capisce meglio che cosa il padre spirituale volesse dire. Non perché Lorenzo spieghi e illustri, anzi, non lo fa quasi mai. L’importanza di quelle parole esce fuori dall’uso stesso del linguaggio del priore di Barbiana: nonostante le sue origini borghesi e intellettuali, lui inizia da capo, e da capo significava dagli ultimi. Il linguaggio delle sue lettere è un toscano semplice, di ritorno, vale a dire frutto di una scelta consapevole di rinuncia al bel periodo, alla bella frase, e in fondo alla bellezza stessa, vista come un in più rispetto alla dignità di gente che vive senza luce, senza acqua, mentre l’intellettuale si bea di belle parole fini a se stesse. “Sono ancora molto lontano dal perder la fede e di questa cosa grandemente mi consolo pensando al mio infelice popolo che sta tanto peggio di me e al quale almeno questa spero di poter ancora insegnare”, scrive nel medesimo anno don Lorenzo. Come si vede, la lingua non è ricerca, cultura, espressione forbita, ma semplice e diretta comunicazione “di servizio”, subordinata al fare. Se si guarda bene, è una scelta di sacrificio, perché il convertito Lorenzo mette da parte il bagaglio famigliare, il che vuol dire doni avuti con amore, fatti di belle forme e parole, di cultura, per ricominciare da capo. Una scelta che solo un poeta - nel senso di colui che sceglie l’apparente non senso - poteva compiere, come aveva fatto vent’anni prima il poeta Rebora, scegliendo la dimenticanza di sé e l’addio alle belle parole in un convento rosminiano. Quando don Lorenzo entra in contatto con il mondo colto, mostra sempre una sorta di sospetto, diretto non alle persone, ma alla cultura stessa, vista come strumento di inganno e piacere in sé e per sé. Non è un caso che quando parla, bene, di padre David Maria Turoldo, cui ha affidato la lettura del suo “Esperienze pastorali”, aggiunga anche che “mi fa però paura perché mi viene sempre il dubbio che legga con una vena più di estetismo che di pensiero religioso”. Qualche anno più tardi, sempre scrivendo a don Bensi, rincara la dose: “Il poter studiare non è un sacrificio, è una grazia e va pagata cara, più cara del costo del lavoro nei campi. Se no la scuola è corruttrice e sforna bellimbusti pretenziosi e viziati”. Lorenzo manterrà questa rude semplicità fino in fondo. Al momento della sua agonia, non potendo più parlare, scrisse a un fratello medico su di un foglietto: “Lasciami partire in pace”. La vita che aveva attraversato per 44 anni gli aveva concesso il cambiamento radicale, e a questa conversione Lorenzo è rimasto fedele fino in fondo. Poeti Contemporanei RICORDANDO IL CARDINAL MARTINI Un libro che parla di solidarietà di Alessandro Orlando U ltimamente ho riletto una pubblicazione che, se pur datata, tratta un tema di assoluta attualità e sul quale da sempre si dibatte. Il testo che si intitola “Dialogo sulla solidarietà” riporta il pensiero del compianto Cardinal Carlo Maria Martini e del professor Massimo Cacciari. Nelle dimensioni ha più l’aspetto di un breve saggio che di un libro vero e proprio. Il tema trattato è analizzato da due diverse ottiche, quella religiosa e quella laica, diverse ma complementari l’una all’altra perché dopo un’attenta analisi si scopre la profonda convergenza che esiste tra l’impegno nella ricerca del bene e della tolleranza del proprio simile e un agire etico religioso che abbia come fine ultimo il rispetto e l’aiuto al proprio simile, specie se ultimo. Il prezioso testo contiene una bella ed esplicativa introduzione di monsignor Luciano Baronio per poi dividersi in due parti distinte, la prima che contiene il pensiero e le riflessioni di Martini e Cacciari sul concetto di “Solidarietà”, la seconda parte riporta due interventi distinti dell’uno e dell’altro: “Il fondamento e gli atteggiamenti per costruire una buona società” del cardinal Martini e “L’invenzione dell’individuo” di Cacciari. Una cinquantina di pagi- Getta la guerra Getta la guerra nel pozzo e fai che nessuna mano la possa ritirare su con la corda della violenza e il secchio dell’odio. Gettala nel buio più profondo. Inutili le promesse di pace dietro al velo del presente. Senza più voce le urla disperate delle vittime innocenti della grande sete di potere. ne nelle quali sono racchiusi e analizzati brani del Vangelo e riflessioni laiche di squisita finezza. Un tema, quello della solidarietà trattato da due punti di vista , quello ecclesiale e quello socio-politico. Due punti di vista che nascondono anche un’esigenza comune: quella di dare forza e vita ad una delle tre virtù teologali, la speranza. Nella sua bella prefazione monsignor Baronio afferma con grande acume “…di riaprire il cuore all’utopia perché è meglio morire d’utopia che di noia!” Un impegno alla solidarietà che investa tutti e che riempia il cuore dell’Uomo per una società nuova, solo così potremo emendarci dal vizio dell’intolleranza. Un libro da “assaporare” lentamente, foriero di spunti infiniti per poter riflettere. Distruzione e lacrime di sangue. Sulla terra bruciata non volano più le farfalle. Le madri stringono al petto i loro figli chiedendosi: perché? Getta la guerra nel pozzo Sul cuore stanco della terra risplenderà l’arcobaleno e cresceranno fiori sulla luna. Lalla Calderoni 4 V La ita n. 32 15 SETTEMBRE 2013 LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO SUL SAGRATO DELLA BASILICA VATICANA « attualità ecclesiale Dio vide che era cosa buona» (Gen 1,12.18.21.25). Il racconto biblico dell’inizio della storia del mondo e dell’umanità ci parla di Dio che guarda alla creazione, quasi la contempla, e ripete: è cosa buona. Questo, carissimi fratelli e sorelle, ci fa entrare nel cuore di Dio e, proprio dall’intimo di Dio, riceviamo il suo messaggio. Possiamo chiederci: che significato ha questo messaggio? Che cosa dice questo messaggio a me, a te, a tutti noi? 1. Ci dice semplicemente che questo nostro mondo nel cuore e nella mente di Dio è la “casa dell’armonia e della pace” ed è il luogo in cui tutti possono trovare il proprio posto e sentirsi “a casa”, perché è “cosa buona”. Tutto il creato forma un insieme armonioso, buono, ma soprattutto gli umani, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, sono un’unica famiglia, in cui le relazioni sono segnate da una fraternità reale non solo proclamata a parole: l’altro e l’altra sono il fratello e la sorella da amare, e la relazione con Dio che è amore, fedeltà, bontà, si riflette su tutte le relazioni tra gli esseri umani e porta armonia all’intera creazione. Il mondo di Dio è un mondo in cui ognuno si sente responsabile dell’altro, del bene dell’altro. Questa sera, nella riflessione, nel digiuno, nella preghiera, ognuno di noi, tutti pensiamo nel profondo di noi stessi: non è forse questo il mondo che io desidero? Non è forse questo il mondo che tutti portiamo nel cuore? Il mondo che vogliamo non è forse un mondo di armonia e di pace, in noi stessi, nei rapporti con gli altri, nelle famiglie, nelle città, nelle e tra le nazioni? E la vera libertà nella scelta delle strade da percorrere in questo mondo non è forse solo quella orientata al bene di tutti e guidata dall’amore? 2. Ma domandiamoci adesso: è questo il mondo in cui viviamo? Il creato conserva la sua bellezza che ci riempie di stupore, rimane un’opera buona. Ma ci sono anche “la violenza, la divisione, lo scontro, la guerra”. Questo avviene quando l’uomo, vertice della creazione, lascia di guardare l’orizzonte della bellezza e della bontà e si chiude nel proprio egoismo. Quando l’uomo pensa solo a se stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, allora guasta tutte le relazioni, rovina tutto; e apre la porta alla violenza, all’indifferenza, al conflitto. Esattamente questo è ciò che vuole farci capire il brano della Genesi in cui si narra il peccato dell’essere umano: l’uomo entra in conflitto con se stesso, si accorge di essere nudo e si nasconde perché ha paura (Gen 3,10), ha paura dello sguardo di Dio; accusa la donna, colei che è carne della sua carne (v. 12); rompe l’armonia con il creato, arriva ad alzare la mano contro il fratello per ucciderlo. Possiamo dire che dall’armonia si passa alla “disarmonia”? Possiamo dire questo: che dall’armonia si passa alla “disarmonia”? No, non esiste la “disarmonia”: o c’è armonia o si cade nel caos, dove è violenza, contesa, scontro, paura… Proprio in questo caos è quando Dio chiede alla coscienza dell’uomo: «Dov’è Abele tuo fratello?». E Caino risponde: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello? Sì, tu sei custode di tuo fratello! Essere persona umana Veglia di preghiera per la pace significa essere custodi gli uni degli altri! E invece, quando si rompe l’armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere, da sopprimere. Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e sorelle. Non si tratta di qualcosa di congiunturale, ma questa è la verità: in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti! E anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra i fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, I l nostro è tempo di grandi scoperte scientifiche, di rivoluzioni culturali e sociali, non siamo cavernicoli e primitivi ma raffinatamente tecnologici e la nostra esistenza va assumendo sempre più dimensioni ampie, attente all’ecologia, al mondo animale, alla conservazione del pianeta terra e dei beni culturali. Eppure stiamo facendo fiasco, un fiasco clamoroso. Sembra che la concentrazione in un luogo geografico, politico e sociale, su cui riversare acredini e divisioni, plachi la nostra coscienza e ci consenta di continuare a vivere indisturbati, semplicemente rimuovendo il dramma della Siria e continuando il nostro ritmo quotidiano indisturbato. Se gli organismi internazionali, che peraltro manteniamo profumatamente, presiedono al bene comune che si può declinare in alcune voci essenziali: sconfiggere la fame; offrire a tutti un lavoro degno; garantire un’abitazione decorosa; assicurare la necessaria assistenza sanitaria, ci si può legittimamente chiedere come risolvere il rebus del confronto: banchetti luculliani; stipendi favolosi; dimore lussuose; chirurgia estetica dilagante e costosissima. Questo il nostro quadro civile (cosiddetto). Quello incivile è ancora peggiore, come afferma il Francesco dei nostri giorni, delinea un’oscurità che sale dal cuore della persona umana, dal suo egoismo, dalla sua mancanza di riferimenti al Creatore, dalla sua certezza di essere arbitro assoluto del proprio assoluto destino: “Quando l’uomo pensa solo a abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte! Dopo il caos del Diluvio, ha smesso di piovere, si vede l’arcobaleno e la colomba porta un ramo di ulivo. Penso anche oggi a quell’ulivo che i rappresentanti delle diverse religioni abbiamo piantato a Buenos Aires, in Plaza de Mayo, nel 2000, chiedendo che non ci sia più il caos, chiedendo che non ci sia più guerra, chiedendo pace. 3. E a questo punto mi domando: E’ possibile percorrere la strada della pace? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace? Invocando l’aiuto di Dio, sotto lo sguardo materno della Salus populi romani, Regina della pace, voglio rispondere: Sì, è possibile per tutti! Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: Sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo! La mia fede cristiana mi spinge a guardare alla Croce. Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla Croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani e i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace! Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l’indifferenza verso l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello - penso ai bambini: soltanto a quelli… - guarda al dolore del tuo fratello, e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità. Risuonino ancora una volta le parole di Paolo VI: «Non più gli uni contro gli altri, non più, mai!... non più la guerra, non più la guerra!» (Discorso alle Nazioni Unite), 4 ottobre 1965: AAS 57 [1965], 881). «La pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dai doveri della giustizia, ma alimentata dal sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla misericordia, dalla carità» (Messaggio per la Giornata Mondiale della pace 1976): AAS 67 [1975], 671). Fratelli e sorelle, perdono, dialogo, riconciliazione sono le parole della pace: nell’amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo! Preghiamo, questa sera, per la riconciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazione e per la pace, e diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di pace. Così sia. LA GUERRA È UNA GIRANDOLA La loro pace è la nostra pace L’equipaggiamento di un solo soldato sfamerebbe quei poveri bambini, smunti e atterriti, che nulla hanno a che spartire con i nostri, obesi per troppo cibo e malsana alimentazione di Cristiana Dobner se stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, allora guasta tutte le relazioni, rovina tutto; e apre la porta alla violenza, all’indifferenza, al conflitto”. La concordia nazionale tanto auspicata da tutti e dal nostro servo Francesco che, non a caso, ha scelto per sé questo nome che in filigrana parla di pace e di povertà, è minata nelle sue radici e la guerra, tanto deplorata a parole e tanto sostenuta con i fatti e che porta solo: miseria; fame; malattie; morte. Questa la proposta di noi culturalmente formati. Sarebbe interessante confrontarsi, prima di passare alla Parola evangelica, con alcuni dati statistici: le forniture belliche da quali industrie provengono? gli equipaggiamenti militari quanto costano? le bombe da quali Paesi civilizzati da quali laboratori di ricerca vengono studiate, programmate e, infine, realizzate? In poche parole: chi ci guadagna? quanto guadagna? Tutto sulla pelle altrui. L’esito è la guerra: fame, miseria, malattie. Quando non morte che mina e distrugge quel bene comune che si chiama pace. L’equipaggiamento di un solo soldato sfamerebbe quei poveri bambini, smunti e atterriti, che nulla hanno a che spartire con i nostri, obesi per troppo cibo e malsana alimentazione. Chi saprà ridare allo sguardo di quegli occhietti la gioia, la fiducia in chi ti sta accanto? Chi toglierà dal loro vocabolario interiore il desiderio della vendetta? Chi ridarà le braccine al piccolo ormai monco? Tutta una struttura di distruzione e di morte sorregge la nostra cosiddetta civiltà. Se crediamo nel Risorto non siamo dei falliti o degli illusi malati di utopia, noi guardiamo a Lui che, passato per la tortura della crocifissione, ha donato la pace, quella vera. Non confezionata ma consegnata alle nostre mani che, almeno a tutt’oggi, grondano sangue e denaro sporco, finché non ci sbilanceremo e faremo posto a un’autentica umanità coraggiosa opponendoci all’ingiustizia e bloccando lo sterminio di popolazioni innocenti. Per la loro pace che, però, è anche la nostra, con la voce di Francesco: “Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani, i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace! Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l’indifferenza verso l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità”. Altrimenti sarà una girandola: toccherà anche a noi. Vita La 15 SETTEMBRE 2013 A Torino per vivere insieme “un’iniziativa culturale ed ecclesiale di alto profilo” su un tema centrale per la vita delle persone e per il bene comune del Paese n. 32 attualità ecclesiale SETTIMANA SOCIALE DI TORINO 5 di Mariano Crociata segretario generale della Cei L e Settimane Sociali “intendono essere un’iniziativa culturale ed ecclesiale di alto profilo, capace di affrontare e se possibile anticipare gli interrogativi e le sfide talvolta radicali poste dall’evoluzione della società”. Queste finalità appaiono più che mai attuali dal tema scelto per la 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si terrà a Torino nei giorni 12-15 settembre di quest’anno: “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”. Si tratta di un tema centrale per la vita delle persone e per il bene comune del Paese. Esso era già presente nell’agenda proposta alla Settimana Sociale di Reggio Calabria del 2010, la cui attualità è dimostrata dal dibattito proseguito in questi anni ai vari livelli istituzionali del Paese, oltre che dallo sviluppo stesso degli avvenimenti. Tra i punti all’ordine del giorno dell’agenda (intraprendere, educare, includere, slegare la mobilità sociale, completare la transizione istituzionale), la famiglia appariva trasversalmente come soggetto di futuro, capace di sciogliere i nodi che impediscono al nostro Paese di crescere. Proprio lì nasceva l’esigenza di mettere a tema la famiglia in modo diretto e centrale, in concreta continuità con le riflessioni già « Dio non ci ama perché siamo buoni e belli. Dio ci rende buoni e belli perché ci ama». Questa affermazione di S. Bernardo sintetizza efficacemente il messaggio del “perdono di Dio” contenuto nella prima lettura e nella lettura evangelica. “Rendere buoni” significa “togliere in male che c’è in noi”, ovverosia “perdonare i peccati”, mentre “rendere belli” significa “santificare”. Perdonare i peccati è il “mestiere” di Dio, e quindi di Gesù: «Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io» (seconda lettura 1 Tm 1,12-17). “Mestiere” e potere che Gesù ha trasmesso alla Chiesa: “Come il Padre ha mandato a me, anch’io mando voi. Ricevete lo Spirito Santo. A coloro cui perdonerete i peccati, saranno perdonati” (Gv 20, 21-23).Tutti siamo peccatori e nessuno può ritenersi esente da peccato: « Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. […. ] Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi (1Gv 1, 8.10). Alle tre virtù teologali -fede, speranza, carità- ne va aggiunta una quarta: il pentimento. Dio non ci vuole perfetti, ma pentiti. Gli antichi padri di spirito insegnavano che la santità non consiste nell’essere senza peccato (la prima lettera dell’apostolo Giovanni ne esclude la possibilità), ma nel coraggio di ricominciare caparbiamente da capo dopo ogni sconfitta e dopo il perdono di Dio. Il vero e grave peccato è quello di chi rifiuta questo intervento di Dio. “Dio non si stanca di perdonare, mentre noi facilmente ci stanchiamo di chie- Nella famiglia lo spazio delle “cose nuove” svolte, nel desiderio di declinare il bene comune sui problemi particolarmente urgenti per la comunità nazionale. Nella prospettiva della ricerca continua del bene comune, la famiglia appare quanto mai importante, perché tocca i nodi antropologici essenziali per l’integrità e il futuro della persona umana; costituisce un pilastro fondamentale per costruire una società civile davvero libera, nella quale trovino spazio innanzitutto la libertà religiosa e quella educativa; è dunque condizione fondamentale per una società dove i diritti di tutti e di ciascuno siano realmente rispettati. Il tema della famiglia - e il ruolo che essa ha svolto e continua a svolgere nel cuore della nostra società chiama in causa anche diversi aspetti economici e sollecita ad affrontarli nella prospettiva del primato della persona. Oltre che per queste ragioni, la famiglia emerge come un soggetto portante anche nell’assunzione del compito indicato dagli Orientamenti pastorali decennali su “Educare alla vita buona del Vangelo”: “Nell’orizzonte della comunità cristiana, la famiglia resta la prima e indispensabile comunità educante. Per i genitori, l’educazione è un dovere essenziale, perché connesso alla trasmissione della vita; originale e primario rispetto al compito educativo di altri soggetti; insostituibile e inalienabile, nel senso che non può essere delegato né surrogato”. Tenendo presenti questi aspetti, a Torino si parlerà di famiglia nella prospettiva propria delle Settimane Sociali, che oggi significa, ad esempio: ascoltare la fatica e la speranza che salgono dal vissuto di tante famiglie; riconoscere la famiglia come luogo naturale e insostituibile di generazione e di rigenerazione della persona, della società e del suo sviluppo non solo materiale e civile, ma anche morale e spirituale; essere concretamente vicini ed essere percepiti come vicini dalle famiglie - genitori e figli - che soffrono per i motivi La Parola e le parole 24ma Domenica Tempo Ordinario A nno dergli perdono”, ci ha ricordato recentemente papa Francesco.. Coloro che sono convinti del contrario -«Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”» (lettura evangelica, Lc 15,1-32)-, spingono Gesù a spiegare loro il suo comportamento, giudicato scandaloso, con tre parabole. Nelle prime due, Gesù descrive se stesso nelle figure del pastore che ricerca la pecorella smarrita fino a che non l’abbia rintracciata e della donna che non si dà pace fino a che non abbia ritrovato la moneta smarrita. In tutti e due i casi, la conclusione è una festa celebrativa che vede tutti gli amici e i vicini coinvolti e che, per la solennità con cui si svolge, sembra addirittura sproporzionata rispetto all’entità del ritrovamento. La terza parabola è ancora più paradossale. Gesù descrive un Dio costantemente in attesa del ritorno del peccatore, tanto da corrergli incontro al primo segnale di ritorno («quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro») e da sfidare, nell’organizzare una festa per celebrare questa “risurrezione”, l’incomprensione e la disapprovazione del “fratello buono”, cioè di coloro che sono sempre stati fedeli. La grandezza del perdono di Dio viene evidenziata dai tratti volutamente antipatici con cui Gesù descrive il C “figliol prodigo”: un soggetto egocentrico a cui non importa proprio niente del padre e che, se si pente e decide di tornare, lo fa non certo per il dispiacere arrecato al padre, ma solo per uscire dalla situazione di insostenibile disagio in cui si è trovato. Ebbene, il padre, purché il figlio torni, è disposto ad accontentarsi perfino di questo “dolore imperfetto”, espresso nella formula che recitiamo nel ricevere il sacramento della penitenza con le parole «Mi pento e mi dolgo dei miei peccati perché peccando ho meritato i tuoi castighi» e che è già sufficiente per ottenere l’assoluzione, anche se è auspicabile il livello più alto, quello del “dolore perfetto” che si esprime con le parole «e, soprattutto, perché ho offeso te infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa». Con la prima lettura (Es 32,7-11.13-14) la liturgia ci suggerisce un ulteriore passo, quello di farci carico degli errori degli altri imitando la “compassione” e con la “preghiera di intercessione” praticate con successo da Mosè per il suo popolo. Dio, che aveva detto a Mosè: « Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione», dopo l’accorata supplica di Mosé «si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo». Mosè è una pallida figura di Gesù, modello supremo in quanto agnello di Dio che porta sopra di sé tutti i peccati del mondo, assumen- più diversi; valorizzare l’indicazione presente nella nostra Costituzione che definisce la famiglia come istituzione fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; riconoscere e tutelare sempre e in primo luogo i diritti dei figli; mettere in evidenza il legame che unisce il “favor familiae” con il bene comune e lo sviluppo del Paese, al di là di pregiudizi e ideologie, per cogliere le tante ragioni condivisibili da molti, oltre gli schieramenti e le differenti posizioni culturali e religiose. L’intento della Settimana Sociale è di favorire un approccio critico e al tempo stesso propositivo a un tema così vasto e impegnativo; di suscitare un dibattito e offrire chiavi di lettura in modo che tutti, credenti e non credenti, stimolati da queste sollecitazioni, si impegnino in un discernimento veramente corale a difesa e per la promozione della famiglia, determinati a far scaturire “cose nuove”, frutto di positivo cambiamento e spinta per politiche organiche e coerenti. dosene la responsabilità e distruggendoli con il suo sangue. Il pericolo dell’egocentrismo -preoccuparsi della propria salvezza, e che gli altri si arrangino, con un atteggiamento diametralmente opposto a quello di Mosè e di Gesù-, è sempre in agguato e può insidiare perfino la preghiera che potremmo esser tentati di rivolgere al “Padre mio che è nei cieli” perché “rimetta a me i miei debiti”. Per capire quanto questo sia sbagliato, basta passare in rassegna le preghiere liturgiche che, fatte rarissime eccezioni (per esempio il “Signore, non sono degno”), sono tutte, non a caso, in prima persona plurale. Dovremmo tenere sempre presente che né ci si salva, né ci si danna da soli. Nella seconda lettura (1 Tm 1,12-17), troviamo, anche se in altro modo, lo stesso messaggio della prima. L’apostolo Paolo spiega, infatti, che la sua conversione non riguarda solo la sua salvezza personale, ma è funzionale per la conversione di altri: «Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna». Questo vale anche per noi, nel senso che la stupefatta gioia di fronte all’infinita misericordia dimostrataci da Dio dovrebbe trasparire liberamente in modo da spingere altri ad aprirsi fiduciosamente, senza alcuna paura neppure per i peccati commessi, a quel Dio che li ama e che li “perseguita” instancabilmente con la sua offerta di salvezza e di vita eterna. Don Umberto Pineschi 6 Grazie per “Sinodalità” Con la presente, vorrei ringraziare pubblicamente monsignor Frosini per il bellissimo libro "Sinodalità". Mi auguro tanto che il libro, grazie anche al suo costo modico, abbia una grande diffusione nella diocesi. Inoltre auspico che il tema della Sinodalità, non solo venga affrontato nella Settimana Teologica, ma anche nell’assemblea diocesana di settembre o meglio ancora, in un incontro apposito, nel quale si possa veramente parlare con franchezza, nella verità, nella carità e in comunione tra presbiteri e laici, dell'importanza della corresponsabilità, della collegialità, della comunione della formazione dei laici per il bene delle nostre parrocchie cioè, della nostra chiesa di Pistoia, ovvero, del "corpo di Cristo", lui che ha dato la vita per noi e per la sua chiesa. Non tardiamo, c'è un popolo dei "lontani" che aspetta che la nostra comunione, la nostra fede, la nostra testimonianza, la nostra gioia, la nostra carità, e soprattutto il nostro annuncio: Gesù Cristo, il Signore ci ama, ed è morto e risorto per tutti1 Fernando Berti Una chiesa sinodale Caro Direttore, prima che si conoscesse il titolo della 27a settimana teologica, riflettendo su un suo articolo pubblicato sulla "Vita" proprio sul tema in questione, le scrissi che non riuscivo a vedere nella chiesa e ne tanto meno nella n. 32 15 SETTEMBRE 2013 Vita La Lettere in redazione chiesa di Pistoia, una chiesa "sinodale" che come lei scriveva, e che è stato il "leit motive" delle belle serate della settimana "è partecipazione, corresponsabilità, presenza attiva del popolo di Dio" laici, preti e vescovi insieme. Una presenza un po’ scarsa dei soliti laici interessati? Una quasi invisibile presenza di preti che dimostrano anche in questo caso di non voler sentir parlare di un laicato che potrebbe richiedere più partecipazione, più corresponsabilità e più presenza attiva e mettere a rischio il loro quieto vivere e la loro autorità. Insieme al suo libro, già letto tutto di un fiato, spero siano pubblicate subito non per l’anno prossimo anche le relazioni dei bravissimi oratori, sperando di vedere qualche frutto di questa riflessione a cominciare dal vescovo, almeno da qualche prete, ma soprattutto da tanti laici che si impegnino per una nuova chiesa, che non solo papa Francesco dovrebbe desiderare, ma ogni persona che si professa seguace di Cristo. Grazie. PS. Oratori preparatissimi che lei sa scegliere sempre, ma le domande alla fine sono da cancellare per non lasciare tracce di interventi di persone, fatti per mettersi in mostra, ma che quasi sempre hanno dimostrato di aver capito poco di cosa ha parlato l’oratore. Francesco Benesperi La legge sull’omofobia La legge sull'omofobia sta facendo il suo iter parlamentare nel silenzio dei giornali e delle televisioni. Si parla di tante cose, magari con toni accesi, e non si parla di un provvedimento che nella disgraziata ipotesi che passi (ma ormai sembra, più che un'ipotesi, quasi una certezza), stravolgerebbe il nostro ordinamento giuridico. Introdurrebbe la concezione propria dell'ideologia gender ed estranea, penso, alla grandissima maggioranza degli italiani, secondo cui il "genere" uno se lo sceglie indipendentemente dalla propria sessualità fisica naturale, rendendo penalmente rilevanti due elementi, entrambi soggettivi e transitori, come la "percezione di sé" quanto al genere "anche se opposto al proprio sesso biologico", e "l’attrazione" verso il proprio o l’altro o entrambi i sessi. Introdurrebbe gravi limitazioni alla libertà religiosa e alla libertà di pensiero, andando contro gli art. 19 e 21 della Costituzione: solo per fare un esempio della portata liberticida della legge "antiomofobia", le conseguenze penali per coloro che intraprendessero un'iniziativa pubblica per spingere il legislatore a non varare una legge che autorizzi il matrimonio omosessuale (tra l’altro escluso dallo stesso dettato costituzionale), così come per coloro che osservando le sacre scritture e attenendosi al magistero della chiesa definissero l’omosessualità quale atto intrinsecamente "disordinato", sarebbero la reclusione da 6 mesi a 4 anni, in questo modo si spianerebbe la strada al riconoscimento dei cosiddetti "matrimoni gay", per arrivare prima o poi anche alla adozioni. Non so quanti di noi possano condividere queste cose. So solo che ormai l'ltalia sembra aver rifiutato la qualifica di Patria del diritto e sta stravolgendo il proprio ordinamento giuridico in spregio alla sua coerenza interna, alla legge naturale e alla realtà. Queste cose, a uno che ama il diritto, fanno veramente male.Ancor più male fanno se si pensa a che tipo di società queste ideologie ci riservano per il futuro. La sostituzione della famiglia con la caricatura della famiglia, porta alla sua abolizione, che è lo scopo ultimo a cui mIrano. A chi giova? Si può dire che è questa la nuova forma in cui si presenta lo stato totalitario: la famiglia ha sempre dato noia alle ideologie totalitarie: lo stato totalitario non vuole istituzioni intermedie fra lui e l'individuo: il suo più grande spauracchio è il principio di sussidiarietà. Credo che sarebbe il caso di parlarne, di attivarsi, di arrabbiarsi, prima di ridursi magari a proporre un referendum abrogativo "sul latte versato". Franco Biagioni In morte di Emilia Nannotti Mi si dirà: "cosa mai di grande c'è nell'esser stata una buona madre di famiglia" ed io che ho tanto amato mia miglie, replico con un suo scritto datato 22/11/1996, quando le fu diagnosticata una terribile malattia ereditata, Corea di Huntinggton, un pensiero adamantino: "Chiedo scusa se parlo di me, Vorrei comunque lasciare queste ultime volontà: una tomba molto semplice (di quelle che dopo un po' di anni non esistono più), possibilmente in un cimitero di campagna. Avevo già il posto nella tomba di famiglia Nannotti, nel Cimitero della Misericordia e di questo ringrazio tutti di cuore; lascio quel posto per A.F. nei Nannotti - sempre che Lei ne sia contenta. Voglio dire un altra cosa ancora: ho voluto molto bene a tutti quelli che in quella tomba ci sono sepolti e che lì saranno in seguito." Bello è stato essere stati amati da una donna così. B.G. Pistoia Sette N. 32 15 SETTEMBRE 2013 L a XXVII Settimana Teologica si è svolta all’insegna della Sinodalità segno dei tempi, cioè nella consapevolezza della grande attualità del tema della partecipazione e della corresponsabilità. A tutti i relatori è stato ben presente la sfida dello spirito critico del nostro tempo. “La teologia e la prassi pastorale sono provocate anzitutto a ripensare in concreto il concetto di autorità in uso nella comunità cristiana, slegandolo definitivamente dal modello di autorità proprio dello Stato assoluto e centralizzato, cui era stato di fatto assimilato e con il quale l’autorità della chiesa cattolica è ancora ampiamente considerata intrecciata nell’immaginario sociale” (G. Ferretti). Il concilio Vaticano II ha fondato e raccomandato la partecipazione attiva di tutti i fedeli alla vita e alla missione della chiesa in uno stile veramente comunionale, vicino allo stile democratico, fino al punto di poter dire che, se la chiesa non è una democrazia, essa è chiamata a essere una superdemocrazia, dal momento che il trinomio della civiltà moderna, “libertà, fraternità, uguaglianza”, dovrebbe essere presente in lei allo stato puro. Compito della gerarchia Per questo il richiamo costante di tutti gli interventi è stata la convinzione che la funzione specifica e insostituibile della gerarchia (o ministero ordinato) è quella di salvaguardare la trasmissione fedele della parola di Dio. Un compito che naturalmente riveste lo stesso ministero, in particolare quello dei vescovi e del papa, di una vera e propria autorità nel campo specifico del munus docendi sui temi della fede e della morale, in modo da garantire piena fedeltà alla tradizione apostolica. Il problema però rimane quello di stabilire i limiti di questo potere, perché “non si dà, ovviamente, alcuna autorità sulla terra che sia illimitata” (Dianich). La sua estensione e i suoi limiti vengono determinati sulla base del compito tipico della gerarchia, che è, come abbiamo detto, quello di attendere alla retta trasmissione della fede. Ora “non si possono a priori tracciare con esattezza i campi di competenza dell’autorità, ma si può dire che essa si distende gradualmente tanto quanto le cose della vita della chiesa sono connesse con il suo nucleo primigenio vitale che è l’adesione di fede dei credenti, mentre più da questo nucleo necessitante ci si allontana, tanto più è la libertà del credente, con la varietà e la ricchezza dei carismi, di cui lo Spirito Santo XXVII SETTIMANA TEOLOGICA La sinodalità ha bisogno di una chiesa viva Il tavolo della presidenza mntre sta parlando Franco Garelli di Giordano Frosini arricchisce continuamente il popolo di Dio, a doversi affermare”. Tanto-quanto, cioè nella misura in cui l’oggetto in questione è più o meno vicino al punto di riferimento, che è la trasmissione della fede. È esattamente l’esistenza di questo ineliminabile punto di riferimento che impedisce alla chiesa di darsi una struttura del tutto democratica: la predicazione del termine democrazia alla chiesa non può che fermarsi qui, senza poter proseguire oltre, anche se tutto quello che riguarda lo stile e lo spirito democratico potrà avere una sua larga applicazione nelle sue strutture comunitarie. Ma la legge del tanto-quanto appare, anche a prima vista, come un bel rasoio di Occam, che taglia dai compiti statutari del ministero ordinato molte foglie e anche forse qualche ramo. Evidentemente quanto più si restringe il campo dell’autorità, tanto più si allarga quello della partecipazione, all’interno del quale viene meno anche la cosiddetta teologia dell’ultima parola, che ha senso solo nelle questioni di assoluta pertinenza del magistero, e lascia spazio all’affermazione di una completa sinodalità. L’autorità non ha nessun diritto esclusivo se non in quello che gli garantisce la rivelazione e la tradizione: andare oltre è semplicemente un abuso che, se è stato compiuto, va decisamente eliminato. Siamo coscienti di essere dinanzi a una vera e propria rivoluzione, necessaria se vogliamo rendere alla comunità i diritti che col tempo le sono stati tolti. Il nostro non è però un invito alla rivoluzione, ma semplicemente a far sì che questi principi trovino la loro collocazione all’interno del diritto futuro. Il peso della sinodalità è tutt’altro che leggero. Ma il processo è ormai iniziato e si ha il diritto di pensare che si tratta di un processo irreversibile. La chiesa di domani è appena ai suoi albori. Un popolo passivo? Non è nostro intento fare l’elenco delle possibili invasioni di campo della gerarchia. Soltanto, a modo di esempio, possiamo ricordare: una certa gestione della politica attiva, tolta così dalle mani dei naturali gestori, che sono i fedeli laici; la prassi abbastanza consolidata della gestione di diverse attività pastorali che chiamano direttamente in causa altre componenti della chiesa; certi interventi in campo educativo e familiare senza nemmeno una consultazione previa dei diretti interessati; lo scarso rispetto piuttosto abituale dei diversi consigli nati dal concilio Vaticano II; la nomina dei vescovi fatta in maniera decisamente verticistica; lo stato di passività in cui si mantiene il cosiddetto popolo di Dio (il quale, peraltro, ha al suo attivo un atteggiamento di rassegnazione quasi generalizzato); in ultimo, si può dire che il principio ereditato dal passato: “quod omnes tangit ab omnibus approbari debet” non ha lasciato nessun ricordo ai nostri giorni ed è completamente scomparso dai nostri orizzonti. Si tratta di indicazioni di vera e doverosa partecipazione, se vogliamo di democrazia, spazzate via dal vento degli anni, ma che dovrebbero oggi essere riprese in considerazione e riportate a galla, naturalmente attualizzandole al presente. Lo stato di stanchezza e di scontentezza in cui versa la parte più viva della comunità non soltanto va capito, ma bisogna fare di tutto per eliminarlo, prima che il nostro disinteresse in un campo così vitale produca altri danni. Si è parlato di un’invasione di campo da parte della gerarchia, ma naturalmente, anche se più difficile e più raro, ci può essere anche il processo inverso. Insieme a quello dei fedeli, è necessario salvaguardare anche il compito dei pastori, ai quali appartiene il dovere e il diritto di garantire, in forza del sacramento che li ha costituiti tali, l’autenticità della fede e l’unità della chiesa. Il limite invalicabile per tutti coloro che volessero addivenire alla concezione di una democrazia totale all’interno della chiesa. Verso il futuro L’attuale teologia dei consigli (tutti gli organismi di partecipazione hanno come regola fondamentale solo la consultività) appare troppo stretta a una concezione della chiesa popolo di Dio, come ci è stata trasmessa dal concilio Vaticano II. C’è qualcosa da rivedere nell’attuale ordinamento della chiesa, anche se nel tempo dell’attesa rimane per tutti l’obbligo di rimanere fedeli all’attuale legislazione, cercando soprattutto di dare dignità e nobiltà al concetto di consultazione. Ma la teologia sta andando decisamente oltre questo stato di ipertrofia della funzione gerarchica nella vita della chiesa. In tutti i campi, eccettuato quello della fede e della morale, si può procedere oltre, verso una effettiva partecipazione decisionale da parte dell’intero popolo di Dio. La storia è ricca di queste esperienze partecipative, come l’elezione dei vescovi, l’accettazione del famoso principio “Ciò che riguarda tutti dev’essere trattato e approvato da tutti”, la dottrina della ricezione, la partecipazione di sacerdoti non vescovi (e, in qualche modo, anche dei laici) agli stessi concili ecumenici, per non parlare della democrazia vera e propria in vigore da sempre negli ordini religiosi e nella stessa elezione del vescovo di Roma. In questo clima anche l’opinione pubblica, come aveva già auspicato Pio XII nel 1950, deve avere diritto di cittadinanza nella chiesa. Una grande storia che segna il nostro passato, che dev’essere a ogni costo ripresa, approfondita, attualizzata nel nostro tempo. Tutta la chiesa, in tutti i suoi ordini, è sinodale. Più volte è risuonata la frase di san Giovanni Crisostomo: “Sinodo è il nome della chiesa”. Sinodo, cioè cammino comune dell’intero popolo di Dio. E il giudizio unanime è stato quello di un “deficit” ingiustificabile nella chiesa di oggi, In particolare l’attenzione era rivolta alla sinodalità delle chiese particolari, sia a livello diocesano che parrocchiale. La sinodalità alla nostra portata, consegnata alla nostra diretta responsabilità. Il dovere comune è ora quello di sostare a riflettere comunitariamente, in modo spregiudicato e libero, sul da farsi urgentemente in questo particolare momento della nostra storia. I segni dei tempi, che sono la voce dello Spirito Santo, vanno colti e assecondati nel momento in cui si presentano. Domani potrebbe essere troppo tardi. 8 comunità ecclesiale CHIESA DI SAN PAOLO Veglia di preghiera per la pace S abato 7 settembre, in una serata ancora di fine estate, nella Chiesa di San Paolo si è svolta la Veglia di Preghiera per la Pace nel mondo e in particolare per la Siria, in comunione con la Chiesa di Roma e con il Santo Padre, Papa Francesco. La Fraternità di Gerusalemme ha promosso insieme alle altre tre parrocchie del centro di città la Veglia di preghiera a cui hanno partecipato diversi sacerdoti, tra cui don Paolo Palazzi e il nostro Vescovo, Mansueto Bianchi. Dobbiamo far presente che in diverse parrocchie ci state tante iniziative, che ha unito la Chiesa di Pistoia con la Chiesa di Roma. È bello vedere come il senso della pace ha toccato e sensibilizzato tanta gente, più o meno O melia particolare, quella del vescovo di Pistoia, nel rifugio Smi di Campotizzoro, durante una messa celebrata domenica scorsa per raccogliere l’invito di papa Francesco a pregare per la pace in giorni nei quali si sta, forse, preparando un nuovo, pericoloso, conflitto armato. “Sopra si costruivano armi, sotto si dava scampo alla morte: qui è come scendere nella culla di Caino”. Molte le persone che, con monsignor Mansueto Bianchi, sono scese a 20 metri sotto il livello stradale, all’interno di quello che fino agli anni Ottanta del secolo scorso fu un importante stabilimento industriale (dove si fabbricavano munizioni per l’esercito italiano, ma non solo. Negli ultimi anni di attività si produssero anche, fra l’altro, i tondini da cui si ricavavano le monete di euro). Molto appropriato un salmo all’inizio della messa celebrata in una delle tante gallerie scavate dalla fine degli anni trenta per dare ospitalità, contro i bombardamenti aerei, agli operai e alle loro famiglie nella fabbrica degli Orlando: qui potevano credente, ma direi anche più o meno “praticante”. La bellissima serata è iniziata con i Vespri alle 19.00, è proseguita con l’adorazione silenziosa (accompagnata dalla possibilità di accedere al sacramento della riconciliazione) e dalle 21.00 fino a mezzanotte è iniziata l’adorazione animata (rosario meditato, canti e preghiera di lode). Per essere in comunione ancora di più con Papa Francesco, è stato seguito il libretto della Celebrazione della Veglia di Preghiera del Santo Padre, e come introduzione è stato letto l’Allocuzione dell’Angelus del 1 settembre in cui viene indetto la giornata di preghiera: “..Il 7 settembre in Piazza San Pietro ci riuniremo in preghiera e in spirito di penitenza per invocare da Dio questo grande dono per l’amata nazione Siriana e per tutte le situazione di conflitto e di violenza nel mondo. L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace e sentire parole di speranza e di pace! Chiedo a tutte le Chiese particolari che, oltre a vivere questo giorno di digiuno, organizzino qualche atto liturgico con questa intenzione”. È vero quello che ha detto il Santo Padre, l’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace e di sentire parole di speranza e di pace. In questo, siamo tutti coinvolti, anche personalmente, perché dobbiamo essere strumenti e portatori di pace e di speranza. Molta gente ha necessità di sentire e di vedere parole di speranza, e soprattutto la “Speranza”, perché la vera speranza è una persona: Gesù! Questi momenti forti di preghiera e di comunione, non solo in comunione con il Santo Padre ma con tutte le Chiese nel mondo, ci spingono anche personalmente a essere uomini che vivono di speranza, che sanno annunciarla con la propria vita e testimoniarla in ogni luogo in cui la vita ci conduce. La Chiesa di San Paolo si era riempita, e nell’intervallo tra il rosario meditato e i canti, nei momenti di silenzio, si percepiva un “silenzio adorante”, un silenzio che diveniva preghiera, preghiera di invocazione, preghiera del Cuore… Dopo il rosario (intervallato dall’inno orientale akatistos alla Madonna) e la proclamazione delle litanie lauretane, c’è stata l’adorazione con i canti e la lode a Dio. La serata stata una sequenza, un passaggio dal silenzio, alla preghiera meditata, alla preghiera del Cuore e infine al giubilo, alla preghiera della lode per Dio! È stato un crescendo di preghiera, di abbandono al Signore, sentendoci in comunione con la Chiesa di Roma, con il Santo Padre e con tante persone nel mondo, anche con coloro che vivevano la preghiera mediante la televisione. Ha senz’altro seminato in tutti, più o meno credenti, un seme: siamo delle creature nate per qualcosa di più grande di noi, delle nostre capacità, e la Chiesa è il luogo in cui il Dio della Pace ci aspetta e ci accoglie tutti con amorevole attesa! Pierluigi Biagioni Fernando Berti PREGHIERA PER LA PACE La canzone infame della guerra Il vescovo di Pistoia ha celebrato messa nel rifugio antiaereo di Campotizzoro: “Da qui vogliamo scrivere la canzone della pace” trovare rifugio oltre seimila persone, con una infermeria, locali tecnici, scale elicoidali, ricambio d’aria e anche una piccola cappella intitolata a santa Barbara, patrona del paese nato attorno alla fabbrica, sul territorio di San Marcello. “Potrebbe sembrare soltanto un incontro originale in un luogo particolare – ha introdotto mons. Bianchi – ma in realtà il significato è profondo perché questo, dove si è respirato autentico terrore, è un luogo che aiuta a sentire vicini, fratelli quei popoli che sono sotto il segno dell’oppressione ma anche, in generale, gli inermi, i poveri, quelli che possono solo piangere e sanguinare, patire e morire”. “Questo – ha proseguito Bianchi riferendosi alle immagini di sofferenza che vediamo in questi giorni sui media – è spazio che aiuta ad ascoltare il grido disumano delle madri, il pianto disperato dei bambini che nessuno ascolta perché i genitori non ci sono più: queste mura conservano la memoria e l’eco della canzone di Caino. Ma qui gli uomini hanno collocato anche una cappella, segno di vita nel cuore della morte”. E alla “canzone di Caino”, (“la canzone infame che si va cantando nel mondo e che si chiama guerra, ma che è anche consumismo, materialismo, indifferenza, menefreghismo, sfruttamento delle persone e delle risorse”) il vescovo ha contrapposto la “canzone della croce” (“che canta l’accoglienza, il servizio, il dono”). Essere qui accogliendo l’in- vito di papa Francesco è perché “vogliamo scrivere la canzone della pace”. Preparato da don Domenico Fini, parroco di Bardalone, un particolare “percorso” ha accompagnato le tante persone che sono scese nel bunker per la celebrazione eucaristica calpestando le pavimentazioni in cemento armato: foglie di ulivo, poche all’ingresso e sempre più evidenti mano a mano che si scendeva fino ai rami frondosi collocati sull’altare. “Un richiamo –ha commentato Bianchi– a come tutti noi, ogni giorno, possiamo calpestare segni della pace, ma anche un segno di speranza per far crescere le ragioni della pace”. Resa possibile anche grazie alla disponibilità dell’associazione che gestisce il museo rifugio Smi, 15 SETTEMBRE Festa della congregazione "Serve del Signore" La congregazione è stata fondata da monsignor Henrique Golland Trinidad, vescovo di Bonfim Bahia I Vita La n. 32 15 SETTEMBRE 2013 l 15 settembre si celebra la festa della congregazione Serve del Signore, che, a Pistoia, hanno sede nel palazzo vescovile. La congregazione venne fondata nella diocesi di Bonfim, da monsignor Henrique Golland Trinidad nel 1952. Lo scorso anno pertanto si è tenuto l'anno giubilare della congregazione e nell'ambito di questa solenne celebrazione il vescovo di Pistoia Mansueto Bianchi ha evidenziato alcuni aspetti significativi della figura del fondatore, sottolineando che monsignor Henrique era un "vescovo sulla strada"; ne ha ricordato la passione per la gente, per la povera gente, che proprio sulla strada andava ad incontrare nelle zone più lontane e difficili del Brasile. L'importante per monsignor Henrique era l'incontro, il colloquio, consolare, asciugare le lacrime. La madre della congregazione, suor Eva, per celebrare questo anniversario ci invita a leggere una splendida poesia, scritta da monsignor Henrique che rivela e testimonia la sua anima francescana e il suo grande amore per Dio. Daniela Raspollini la celebrazione è stata animata dalla corale parrocchiale di Campotizzoro. “Spero di non aver disturbato troppo e mi auguro anche che l’attenzione oggi catalizzata sul rifugio di Campotizzoro possa servire per rinnovare l’attenzione sulla vita della nostra montagna”. Sulla messa nel rifugio, mons. Bianchi, in mattina, è stato intervistato a Radio Vaticana, nella rubrica “Non un giorno qualsiasi,” da Federico Piana. “Portare la parola del papa in un luogo in cui si è sperimentata l’atrocità e la durezza della guerra, attrezzato anche per difendersi dai gas letali, ha un forte valore pedagogico – ha detto - specie oggi, quando la follia degli uomini sembra vicina alla follia della guerra”. PARROCCHIA DELLA VERGINE Preghiera per la pace Aderendo all’invito di Papa Francesco, sabato 7 dicembre si è tenuta, presso la parrocchia della Vergine di Pistoia, una giornata di preghiera e di riflessione per la pace nel mondo, e nella Siria in particolare. L’adorazione, nella sera, ha costituito il momento più intenso con la partecipazione di numerosi fedeli a testimonianza dell’impegno della chiesa per la pace dei popoli e dei cuori. MOICA Eccellenza del fatto a mano Al termine del corso “L’eccellenza del fatto a mano, un’arte antica quale il ricamo è tornata ad essere moderna”, il Moica di Pistoia terrà un seminario conclusivo venerdì 20 settembre alle 16,30 presso l’antico palazzo dei vescovi in piazza Duomo Pistoia. Nell’occasione saranno presentati ed esposti i manufatti eseguiti dalle corsiste. CENTRO ASCOLTO CARITAS QUARRATA Incontro su avviamento al lavoro e tutela della disabilità Venerdì 20 settembre alle ore 21, presso la sala conferenze “La Pineta” in via Trieste 27 a Quarrata, la Caritas zonale organizza una conferenzadibattito su “La crisi degli aiuti economici europei fra avviamento al lavoro e tutela della disabilità”. Relatore sarà l’avvocato Leonardo Bardi. EX CHIESA SAN GIOVANNI BATTISTA Poesia della chiesa Odissea degli umili poveri illustrata Amo la Chiesa del Signore E con Lei sogno sempre, sempre Io sogno con la Chiesa Nelle lunghe notti di insonnia, Io sogno con la chiesa, Per giorni e giorni, anche, Quando prego, lavoro o riposo, Quando soffro o gioisco Quando sento di avere il coraggio o la paura, Sogno con la Chiesa di Dio anche. Si, sogno sempre, perchè io l’amo, Perché di lei ho bisogno, Perché il mondo ha bisogno della Chiesa, Sogno, perchè so che lei mi ama. Ma sogno, anche perché so che la Chiesa non ha bisogno di me Sogno con la Chiesa proprio così, Poveri come il presepe, trasfigurata come il Tabor. Sanguinante come il Calvario. Dono come la Cena del Signore. Umile come Gesù. 68 tavole di Amelio Bucciantini sono esposte dal 12 al 30 settembre nella ex chiesa San Giovanni Battista di Pistoia, con il seguente orario: dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Nell’ambito di questa mostra giovedì 26 settembre alle 17 ci sarà la conferenza tenuta dal professor Giancarlo Savino dell’Università di Firenze “Letture dall’Odissea”. Gli studenti delle classi 3A e 3B del liceo classico Forteguerri di Pistoia, coordinati dalle professoresse Anna Brancolini e Maria Porta, leggono brani tratti dal poema omerico. Vita La È ormai una tradizione ben consolidata che richiama l’attenzione della parrocchia intera fin dai mesi invernali. L’impegno e’ notevole per cui presuppone una preparazione seria e prolungata. Nella nostra parrocchia l’iniziativa del Centro Estivo ha origini abbastanza remote risalenti a don Mauro e più recentemente rinverdite, con notevole successo, da don Roberto. Dall’anno 2011, abbiamo ripreso pienamente il ritmo dei precedenti anni migliori, riscuotendo accoglienza e approvazione da parte di tutti, bambini e genitori, al di là di ogni più rosea aspettativa. Potrebbero essere sufficienti alcuni numeri da cui partire per una più completa presentazione: 170 sono i bambini, dai 6 agli 11 anni, iscritti quest’anno, anche se, ovviamente non tutti hanno partecipato sempre; 28 sono gli animatori, di età e maturità diverse, che si sono impegnati nel servizio ai bambini; 5 persone che hanno curato il servizio della cucina per tutti i giorni; 6 insegnanti volontarie che, nel mese di luglio hanno accompagnato i bambini nell’impegno dei compiti scolastici, svolti nel pomeriggio, 3 giorni la settimana; 7 sono state le settimane di durata, dal lunedì 10 giugno al venerdì 27 luglio; 9 sono le ore quotidiane, dalle 8 alle 17 (come minimo!), per 5 giorni a settimana, in cui i bambini trovano accoglienza e attenzione nel nostro Centro estivo San Michele. Il tutto nel più puro stile del servizio, a prezzi contenuti, facendosi premura di venire incontro alle situazioni diverse delle famiglie. I contenuti di questo particolare itinerario formativo, oltre a fornire una esperienza di vita insieme, di condivisio- 15 SETTEMBRE 2013 comunità ecclesiale n. 32 PARROCCHIA DELLE CASERMETTE 9 Il centro estivo: un gran bel servizio a famiglie e bambini ne e socializzazione per una crescita serena e positiva, si incentrano, nel rispetto della nostra specifica vocazione parrocchiale, sulla ricerca di quella conoscenza più profonda e precisa di Gesù capace di esercitare su ogni persona, piccola o grande che sia, uno speciale fascino e una notevole attrattiva: ogni nostra giornata è iniziata con un momento di preghiera costituito dalla proclamazione di un brano di Vangelo, da un canto appropriato all’argomento, da alcune riflessioni adatte ai destinatari, e dalla preghiera “meditata” del Padre Nostro. È stato un momento intenso ben oltre le nostre aspettative che ha coinvolto fortemente i nostri piccoli (e meno piccoli!) protagonisti. Abbiamo lasciato libertà di partecipazione anche a bambini provenienti da altre confessioni religiose che hanno preferito astenersi da questi momenti, pur avendo partecipato in pieno al resto delle nostre attività. Abbiamo cercato di creare e mantenere per tutto il giorno un clima di gioiosa serenità, di accoglienza piena verso tutti, anche se, ovviamente non ci siamo riusciti in pieno. Ma, si sa, la perfezione… Momenti ricreativi ben coordinati, attività sportive le più variegate, guidate da esperti nelle varie discipline, svolte nei diversi luoghi a disposizione (Palestra, campino, la Tenda, Campo scuola, e vari Parchi cittadini facilmente raggiungibili) con due giornate alla settimana dedicate a due impegni decisamente particolari. Ogni martedì l’appuntamento è alla Piscina di Porretta, raggiunta con un “caratteristico” viaggio in Festa alla parrocchia della Vergine Sabato 14 settembre Ore 15: festa dei bambini Ore 21,30: La compagnia teatrale “I narranti” presenta il cabaret “improvvisa… azione” sotto un cielo stellato della Vergine Domenica 15 settembre Ore 11: Messa con le coppie degli sposi che festeggiano il 25°, 50° e più anni di matrimonio Martedì 17 settembre Ore 21: adorazione eucaristica per la pace nel mondo, per i disoccupati e per i bisognosi di Pistoia Giovedì 19 settembre Ore 21: Maria nelle immagini, nei canti e nelle preghiere: emozionante serata mariana sul sagrato della chiesa Venerdì 20 settembre Ore 21,30: “Emme come Maria, emme come musica” la gioia di amare si esprime cantando: rassegna di musica sacra realizzata dai gruppi: Sicomoro, Pistoia Gospel singers, coro catecumenale di Vignole, gruppo musicale della parrocchia di San Paolo (Pt) Domenica 22 settembre Ore 11: Messa con la preghiera per le persone bisognose Ore 16: Messa festiva presieduta dal vicario generale, don Paolo Palazzi Ore 17: processione mariana con la partecipazione del rione del “Drago” treno, che aggiunge un tono di singolarità a questa giornata. Il giovedì, invece, prevede una “Gita” più specifica per tutto il giorno, che ha coinvolto bambini e, spesso, genitori in un più grande interesse.. Siamo stati allo Zoo di Pistoia, al Cavallino Matto, al Ponte So- speso di Mammiano, all’Acqua Village, al Parco Avventura di Cutigliano e al Mare, presso Cecina. Ogni volta dalle 90 alle 100 persone hanno vissuto insieme momenti di grande entusiasmo e condivisione. Tutto questo, come sappiamo bene, coopera a far crescere in armonia ed equilibrio, valorizzando le possibilità e le capacità di ciascuno. Il servizio è naturalmente aperto a famiglie provenienti da tutta la città e anche oltre, seguito con interesse ed entusiasmo, vissuto con gratitudine e grande adesione da tutti: ci risulta difficile pensare di non continuarlo anche per gli anni che verranno. Abbiamo ricevuto richieste per un eventuale servizio di Oratorio nel periodo invernale: Non è facile assumersi un impegno del genere, ma ci siamo resi attenti ad una necessità che eventualmente emerga in tal senso. Potrebbe diventare una realtà per la parrocchia in prospettiva di pastorale giovanile. Non vogliamo escluderlo a priori, pur consapevoli delle difficoltà e dell’impegno. Non possiamo che ringraziare tutti coloro che hanno dato, direttamente o indirettamente, il loro contributo e la loro collaborazione e in primo luogo Colui a cui continuiamo ad affidare il nostro impegno e la nostra dedizione e nel nome del quale ci sforziamo sempre di portare a compimento ogni nostro servizio. Lorenzo Marineschi PARROCCHIA DI OSTE E DI TIZZANA Cambio di parroci Don Marino Marini passa a Tizzana e viene sostituito, a Oste, da don Simone Amidei D on Marino Marini è da 16 anni è parroco a Oste (Montemurlo) e adesso il vescovo lo manda a Tizzana (Quarrata), parrocchia drammaticamente alla ribalta della cronaca nazionale, il 28 dicembre 2012 e nelle settimane successive, per il brutale assassinio di don Mario del Becaro. La popolosa parrocchia nel territorio di Montemurlo viene affidata a un giovane sacerdote pistoiese, il trentaquattrenne don Simone Amidei. La decisione è comunicata da mons. Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia, in due lettere che questo sabato hanno raggiunto le comunità parrocchiali e di cui viene data lettura nelle Messe, prefestive e festive, di questa domenica in cui si celebra la Natività di Maria “regina della pace”. “So bene – scrive il vescovo ai parrocchiani di Oste riferendosi a don Marino – quanto lo stimiate e amate per la sua bontà, per la dedizione senza limiti, per la sua umiltà”. E, sempre sul parroco ultrasettantenne, nella lettera alla comunità di Tizzana, il vescovo lo definisce “prete dal cuore davvero grande, capace di dono e di servizio senza misura, umile e rispettoso di ogni persona”. Don Marino è dunque la persona giusta (“dopo la tragedia che la vostra parrocchia ha vissuto e con voi tutta la diocesi”) per “ripartire insieme con speranza”. Non manca, nello scritto, un accenno a don Mario ricordato “con affetto e gratitudine”. Don Simone Amidei, uno dei sacerdoti più giovani come età della diocesi di Pistoia, è stato ordinato 5 anni fa dallo stesso monsignor Bianchi: venne mandato a Gavinana come collaboratore e poi gli fu affidata la pastorale giovanile diocesana. È poi stato inviato, dallo stesso Bianchi, a Roma per perfezionare gli studi accademici alla Pontificia Università Lateranense. Festa parrocchiale Sant’Angelo a Bottegone Sabato 14 settembre ore 18: Rosario ore 18,30: celebrazione festiva ore 21: rassegna di cori parrocchiali domenica 15 settembre ore 7,30 e ore 11: Messa a S. Angelo ore 9: Messa a La Pergola Lunedì 16 settembre Ore 18: Rosario Ore 18,30: Celebrazione eucaristica Martedì 17 settembre Ore 7,30: preghiera delle lodi Ore 7,45: celebrazione per i defunti Ore 8,15-12- Adorazione eucaristica Mercoledì 18 settembre Ore 18: Rosario Ore 18,30: celebrazione eucaristica Giovedì 19 settembre Ore 19,30: Messa presieduta da monsignor Giordano Frosini. Per chi festeggia l’anniversario di matrimonio e per le famiglie della nostra comunità Venerdì 20 settembre Ore 16,30: adorazione eucaristica Ore 17,30: rosario Ore 18,00: celebrazione eucaristica Sabato 21 settembre Ore 16: monsignor Mansueto Bianchi amministra la cresima a 33 adolescenti della parrocchia Domenica 22 settembre Messa: 7.30-9. alla Pergola Ore 11: In memoria e suffragio di don Gianfranco Puggelli celebra Mons.Angelo Pirovano. I canti sono eseguiti dal coro dei Senegalesi Lunedì 23 Settembre: Festa di San Pio da Pietrelcina con la partecipazione dei gruppi di preghiera delle parrocchie di Fornacelle, Poggio a Caiano, Montemurlo, Mastromarco e La Vergine Ore 21:Adorazione Eucaristica, rosario e celebrazione eucaristica. Martedì 24 Settembre Giornata dedicata ai nostri defunti. Ore 7.30: Preghiera delle lodi. Ore 7.45: Celebrazione Eucaristica per tutti i defunti. Ore 8.15/12: Adorazione Eucaristica. Ore 16.30:Via Crucis e visita al Cimitero. Ore 17.30: Celebrazione Eucaristica in chiesa Mercoledì 25 Settembre: Giornata dei Gruppi Parrocchiali Ore 18: Rosario Ore 18.30:Celebrazione Eucaristica Giovedì 26 Settembre Giornata di sostegno alla scuola materna parrocchiale Ore 18: Rosario Ore 18.30: Celebrazione Eucaristica Venerdì 27 Settembre Giornata dedicata ai malati e infermi della Comunità. Ore 16: Adorazione Eucaristica Ore 17.30: Rosario Ore 18: Celebrazione Eucaristica con l'amministrazione del Sacramento dell'Unzione agli ammalati e alle persone sofferenti Sabato 28 Settembre Ore 18: Rosario Ore 18.30: Celebrazione Festiva Domenica 29 Settembre Festa di San Michele Arcangelo - Festa per tutti i bambini battezzati nell'anno 2013 Orario delle Celebrazioni: 7.30-9-11: Celebra Fratel Elia Matija Ore 17: Adorazione Eucaristica Ore 17.30: Processione Eucaristica 10 comunità e territorio n. 32 15 SETTEMBRE 2013 Vita La MONDIALI DI CICLISMO Conclusi i lavori di asfaltatura e messa in sicurezza stradale EVENTI COLLATERALI «Quando si lavorava in bicicletta» Tante proposte sportive, culturali, storiche, artistiche, didattiche e musicali, tutte dedicate alle “due ruote” D In provincia di Pistoia sono stati spesi oltre 3 milioni di euro. Otto le gare previste sul territorio, due le partenze da piazza Duomo di Patrizio Ceccarelli S i sono conclusi i lavori di asfaltatura e messa in sicurezza strade, previsti per i Mondiali di ciclismo 2013, in programma sul nostro territorio dal 22 al 29 settembre prossimi, realizzati dalla Provincia di Pistoia in veste di stazione appaltante. La corsa, che vedrà protagonisti i più forti campioni del ciclismo su strada, interesserà Pistoia con ben 8 gare previste sul territorio provinciale, delle quali 7 entreranno nei confini comunali del capoluogo, mentre 2 saranno le partenze dalla centrale piazza Duomo, rispettivamente la cronometro femminile a squadre, domenica 22 settembre, e la cronometro maschile «under 23», il lunedì successivo. “La partita dei mondiali di ciclismo rappresenta un’occasione importante non solo per la promozione del territorio, ma anche per le ricadute dell’evento in termini economici e di infrastrutture – sottolinea la presidente della Provincia, Federica Fratoni (nella foto) – la Provincia di Pistoia è quella che ha maggiormente beneficiato dei finanziamenti regionali. Abbiamo ottimizzato al massimo le risorse a disposizione, alle quali anche gli enti locali hanno dato una grossa com- S ono già più di trenta le adesioni alla giornata di sport per tutti prevista al parco verde del Villone Puccini per domenica prossima 15 settembre. La manifestazione, che rientra nell’ambito degli eventi collaterali organizzati in occasione dei Campionati del mondo di Ciclismo previsti nella nostra città dal 22 al 29 settembre, è come sempre promossa ed organizzata dalla Provincia e dal Comune di Pistoia, e rappresenta una vera e propria vetrina di promozione e di conoscenza per tutte le discipline e le realtà sportive provinciali oltre a raccogliere circa cinquemila presenze fra adulti e bambini oltre agli addetti ai lavori partecipazione, a partire dal Comune di Pistoia che ha collaborato fattivamente agli interventi, impegnandole su un chilometraggio piuttosto lungo, mettendo mano a vari tratti stradali con criticità e a tratti strategici di collegamento con i grossi assi viari”. Sono 77 i km di strade coinvolte dall’evento ciclistico su tutto il territorio provinciale, dei quali circa 40 km quelli che interessano l’area pistoiese. I lavori del lotto relativo all’area pistoiese, realizzati attraverso tre diversi affidamenti, ammontano a circa 3 milioni e 100 mila euro e sono stati finanziati da Regione Toscana, Provincia di Pistoia, Provincia di Prato e Comuni interessati dal passaggio delle gare. I lavori sono stati eseguiti, per la Provincia di Pistoia, nei comuni di Pistoia, Quarrata, Serravalle Pistoiese, Larciano e Lamporecchio; per la Provincia di Prato, nei comuni di Carmignano e Seano. Gli interventi hanno riguardato principalmente l’asfaltatura delle strade interessate dal passaggio delle corse, la messa in sicurezza di alcuni tratti attraverso l’intubamento di fosse stradali per la realizzazione di camminamenti e l’installazione di barriere di sicurezza. Sport per tutti Adesioni numerose ed agli appassionati di sport. “La giornata del 15 settembre sarà davvero una giornata speciale – dicono dalla provincia – in quanto ci sarà un’attenzione particolare rivolta ai mondiali di ciclismo; infatti oltre alle consuete postazioni delle varie discipline sportive saranno presenti anche particolari stand specifici dedicati alla bicicletta oltre ad una esibizione acrobatica dei bikers e le gimcane per i bambini.” Tuttavia sempre nell’ambito dei mondiali di ciclismo la Provincia in collaborazione con i Comuni di Pistoia, Montecatini Terme, Pescia e Serravalle Pistoiese organizzerà il Pinocchio Bike school ossia un progetto rivolto agli alunni della scuola primaria con lo scopo di coinvolgere i ragazzi e sensibilizzarli sulle tematiche legate a questa disciplina. Per qualsiasi tipo di informazione è sufficiente rivolgersi al servizio sport della Provincia di Pistoia oppure mandare una mail alla referente Simona Pallini e cioè s.pallini@ provincia.pistoia.it Edoardo Baroncelli alle mostre di biciclette d’epoca e di mestieri, a quelle di quadri, dalle rappresentazioni teatrali, alla presentazione di libri, dalle rievocazioni storiche, ai convegni: un’offerta variegata e suggestiva, pensata per immergersi nel mondo del ciclismo e nelle memorie legate ai grandi campioni che ne hanno scritto la storia. Sono 23 in tutto gli eventi collaterali previsti sul territorio nel mese di settembre, in occasione dei Mondiali di Ciclismo 2013. “Aspettando i Mondiali – Calendario Eventi collaterali della Provincia di Pistoia” è il titolo della brochure, realizzata con il coordinamento della Provincia, che raccoglie tutte le iniziative dedicate alla bicicletta che animeranno il nostro territorio durante il mese di settembre e non solo, arricchendo di tradizione, conoscenza, arte e divertimento la kermesse sportiva internazionale. Un ricco calendario di eventi, che spazia fra tante proposte sportive, culturali, storiche, artistiche, didattiche e musicali, tutte sempre incentrate sulla bicicletta e sulla tradizione ciclistica propria della Toscana. Tante anche le iniziative prettamente sportive, a partire dal memorial “Michela Fanini”, premondiale 18° giro della Toscana internazionale, al 29° Piccolo giro della Toscana, gara nazionale riservata alla categoria allievi, fino a momenti di pura aggregazione e divertimento. Tra gli appuntamenti culturali organizzati a Pistoia, segnaliamo la mostra “Quando si lavorava in bicicletta”, aperta fino al 30 settembre nelle Sale affrescate del Comune di Pistoia. Si tratta di una esposizione unica nel suo genere, che mette insieme 23 esemplari di biciclette che artigiani e commercianti utilizzavano per spostarsi di paese in paese, offrendo i loro servigi a chi ne faceva richiesta.Visitando la mostra sarà possibile ammirare ad esempio la bicicletta del burattinaio, che monta sul manubrio un vero e proprio teatrino, o quella del fotografo, completamente attrezzata come un moderno studio fotografico. E ancora di notevole interesse la bicicletta della Croce Rossa dedicata al pronto soccorso, oppure la bici del venditore di caldarroste, attrezzata con l’apposito fornello per la cottura delle castagne. Gli esemplari, pezzi unici risultato dell’ingegno e dell’estro che i proprietari hanno messo per adattare il mezzo alle proprie esigenze, provengono da tre diverse collezioni private, quelle di Ernesto Franchi, Mauro Grifoni e Floriano Musolesi. Un biglietto unico per tutti i treni regionali Lo scopo è incentivare l’uso del mezzo ferroviario e facilitare gli spostamenti durante il periodo delle gare U n unico biglietto per circolare su tutti i treni regionali di Trenitalia, nella settimana del Mondiale di ciclismo, in Toscana, dal 22 al 29 settembre. Si chiama Toscana Rail Ticket ed è stato ideato da Trenitalia e Regione in collaborazione con il Comitato organizzatore. Lo scopo è facilitare la mobilità nei territori interessati dal Mondiale e incentivare l’utilizzo del treno. Tre le tipologie di Toscana Rail Ticket, con validità di 3, 4 o 8 giorni. Il ticket valido tre giorni coprirà il periodo dal 27 al 29 settembre, quello in cui si correranno le gare conclusive, e di maggiore richiamo (costo 36 euro); il secondo sarà valido per le prime 4 giornate del Mondiale, dal 22 al 25 settembre (costo 44 euro); il terzo, valido 8 giorni, coprirà invece tutta la settimana, dal 22 al 29 settembre (costo 80 euro). «Alcuni mesi addietro, abbiamo chiesto a Trenitalia uno strumento che potesse consentire ai visitatori che verranno in Toscana in occasione dei mondiali di utilizzare il Tpl (trasporto pubblico locale, ndr) su rotaia per i loro spostamenti in libertà sulla direttrice delle gare - ha spiegato l’assessore regionale ai trasporti Vincenzo Ceccarelli - Direi che con il Toscana Rail Ticket siamo andati addirittura oltre, creando un biglietto che apre le porte dell’intera rete ferroviaria, con una assoluta flessibilità di utilizzo, promuovendo la rotaia come veicolo per la conoscenza del territorio. Accanto a questo è in via di definizione, con Rfi e Trenitalia, anche il piano straordinario di servizi aggiuntivi, che presto presenteremo e che contribuirà a dare una risposta in tema di mobilità, durante le gare mondiali». Vita La 15 SETTEMBRE 2013 comunità e territorio n. 32 Fondazione Banche di Pistoia e Vignole-Montagna Pistoiese Il campus “Il futuro presente” sulle orme di Archimede N ell’anniversario della nascita di Archimede - nato con tutta probabilità ben 2.300 anni fa - la lezione, ancora attualissima, del celebre matematico è stata alla base della settima edizione del Campus scientifico “Il Futuro Presente”, iniziativa interamente gratuita per i trenta studenti selezionati - in quanto promossa e finanziata dalla Fondazione Banche di Pistoia e Vignole-Montagna Pistoiese - che si è aperta con la consueta cerimonia inaugurale, lunedì 2 settembre a Villa La Magia a Quarrata. Grazie alla collaborazione del Comune di Quarrata, in questa meravigliosa cornice medicea, i ragazzi provenienti dagli istituti superiori di Pistoia, Prato e Firenze hanno infatti preso parte, dal 2 al 7 settembre, ad una vacanza-studio di tipo collegiale e residenziale, a contatto diretto per un’intera settimana con docenti e ricercatori universitari di fama nazionale ed internazionale, impegnandosi in quotidiane lezioni su tematiche di ambito scientifico. “Il Campus – ha chiarito a questo riguardo Franco Benesperi, presi- dente della Fondazione – ha il grande merito di valorizzare la cultura scientifica, spesso e a torto ritenuta non alla pari rispetto a quella umanistica, oltre a consentire ai ragazzi di socializzare tra loro, vivendo un’esperienza di vita in comune, nonché di entrare a stretto contatto con docenti ed esperti, in un contesto diverso rispetto a quello scolastico”. Al tema della matematica, in tutte le sue possibili declinazioni - dalla sua evoluzione storica, alla sua rilevanza nella vita culturale e civile, fino alle sue molteplici applicazioni pratiche - è stata dunque dedicata questa settima edizione del Campus scientifico. “La geometria degli oggetti, dello spazio e delle idee. Sulle orme di Archimede: l’intelligenza della Matematica fra realtà e immaginazione” è stato infatti il titolo e l’argomento centrale dell’edizione 2013, perché - come ha ricordato durante la cerimonia inaugurale Enrico Giusti, chiamato quest’anno direttamente dal museo fiorentino della matematica il “Giardino di Archimede” a prendere parte alla direzione scientifica del Campus - la matematica è sì fucina di idee e palestra della fantasia di docenti e ricercatori, ma anche componente fondamentale di tutte le applicazioni tecniche che governano la nostra vita quotidiana. Come in ogni passata edizione, il programma ha tuttavia spaziato tra molti altri argomenti, nell’ottica dell’incontro tra discipline e COMUNE DI AGLIANA Laboratorio “Officinae” C ompie 20 anni il laboratorio comunale di plasticaceramica e disegno “Officinae”, ideato e curato da Vanni Melani. In questi due decenni, Officinae ha preso parte alle più disparate attività culturali dai viaggi per l’Italia, al ricevimento di ospiti prestigiosi passando per l’allestimento di mostre ed esposizioni e per l’assidua presenza alla Mostra mercato allestita, fino al 2009, in occasione dei festeggiamenti del “Giugno aglianese”. “Purtroppo negli ultimi anni – riferisce Melani – con i tagli al set- PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] tore della cultura abbiamo dovuto ridimensionare le nostre iniziative”. Ciò che non è cambiata è, però, la qualità delle splendide realizzazioni di ceramica da parte dei corsisti di Officinae. Quello curato da Melani è l’unico laboratorio che in 19 edizioni ha sempre mantenuto lo stesso operatore e che può basarsi, quindi, su personale preparato e qualificato. Durante le ultime edizioni del laboratorio sono stati una trentina, in aumento e tra cui alcuni giovani, i corsisti che hanno partecipato ad “Officinae”, trovandosi per due sere a settimana nel laboratorio di via Bellini a San Niccolò. Dal 1993 ad oggi sono quasi 200 le persone che hanno partecipato ai corsi dell’apprezzato laboratorio. Vanno sicuramente messi in luce alcuni importanti risultati come la realizzazione del bassorilievo che campeggia nella sala del consiglio comunale di Agliana, come varie mostre allestite sia sul territorio locale sia invitando, anno dopo anno, moltissimi istituti d’arte provenienti da tutta la Toscana. In passato i corsisti del laboratorio hanno visitato anche importanti musei come quelli di Firenze,Venezia e Ferrara. Per formalizzare l’iscrizione ai corsi di “Officinae” 2013-2014 è possibile rivolgersi all’Ufficio cultura del Comune di Agliana 0574-6781 oppure allo stesso Vanni Melani 347-5109206. Marco Benesperi culture - quindi dall’astronomia alla cosmologia, dall’evoluzione al Bosone di Higgs, fino ai cambiamenti climatici - in quanto lo scopo ultimo, come ha chiarito Bruno Carli, direttore scientifico del Campus, non è svolgere in maniera esauriente una tematica, ma favorire l’incontro tra la competenza dei docenti e la curiosità degli studenti. “Il Campus è piacere, divertimento, gioco intelligente: una possibilità preziosa per interagire con gli altri ed ampliare la propria crescita”, ha ulteriormente precisato Ezio Menchi, responsabile del progetto e consigliere della Fondazione, dando il via alla settimana di lezioni e vita in comune per i trenta fortunati studenti. Per assaporare un pizzico dello spirito del Campus, appassionati e curiosi hanno, invece, dovuto attendere la cerimonia conclusiva, che, sabato 11 7 settembre - dopo la proiezione di un video riassuntivo di tutte le passate edizioni del Campus, di cui è stata distribuita una copia omaggio ai presenti - ha visto il pubblico confrontarsi con l’attualissimo tema delle nanotecnologie e delle nanoscienze, grazie alla lectio magistralis del direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa Prof. Fabio Beltram dal titolo “Pensare in piccolo!”: una finestra aperta sulle incredibili rivoluzioni in atto nel campo della ricerca, le cui applicazioni allungheranno presto l’aspettativa di vita di tutti noi. Perché proiettare nel futuro l’intelligenza creativa dei nostri studenti, consentendo loro di gettare uno sguardo verso le nuove frontiere della conoscenza, significa in ultimo mostrare la strada per sognare, progettare e pensare davvero in grande. Silvia Mauro VENDEMMIA Si coglierà l’uva fino ad ottobre Il ritorno del caldo ha ottimizzato la qualità I dei grappoli l grosso dei grappoli sarà raccolto tra un paio di settimane, ma qualche produttore prevede che il sangiovese rimarrà sulle viti ancora un mesetto. La vendemmia pistoiese sarà buona per qualità e quantità, nonostante gli eccessi di pioggia di primavera. “Gli acquazzoni di qualche giorno fa ed il successivo ritorno del clima estivo -spiega Vincenzo Tropiano, direttore di Coldiretti Pistoia- hanno ottimizzato la produzione”. La superficie vitata in provincia si aggira sugli 800 ettari. Buona/ottima la qualità della vendemmia 2013, in leggera crescita la quantità: a livello regionale Assoenologi stima il 5% in aumento. “Si preannuncia una vendemmia con qualità più che buona -spiega Stefano Noci, dell’omonima azienda agricola del Montalbano quarratino-. Molto dipenderà da questi ultimi giorni di maturazione. Se tutto va bene, la nostra produzione di uva crescerà”. Previsioni analoghe sul versante SudEst del Montalbano. “Buona la qualità, quantità stabile”, spiegano dall’azienda Sommavilla, nel comune di Lamporecchio. Le aziende adattano il calendario all’andamento climatico. “Solo tra una settimana partiremo con la vendemmia anticipata dell’uva per produrre vini bianchi e vinsanto - spiegano dall’azienda Marini Giuseppe di Pistoia - Dopo procederemo con la raccolta classica”. I tempi di vendemmia si protrarranno fino ad ottobre.“Ora vendemmiamo il merlot - spiegano dall’azienda Giuliano Tiberi di Casalguidi - poi procediamo con la raccolta delle uve complementari per la produzione del nostro Chianti. Per il sangiovese se parla tra un mese”. Comune unico Abetone vuole passare sotto l'Emilia Romagna Comune unico? No grazie, meglio passare sotto la giurisdizione dell’Emilia Romagna. La pensa così il sindaco di Abetone, Giampiero Danti, a proposito del comune unico montano. Il primo cittadino della stazione sciistica più famosa dell'Italia centrale ha annunciato che chiederà alla Regione Toscana di poter utilizzare la tornata referendaria sul Comune unico, per consultare gli abetonesi anche su un altro quesito, ossia sulla possibilità che il loro Comune passi sotto l'Emilia Romagna. Il sindaco Danti sostiene che siano pochi gli elementi che legano Abetone a San Marcello, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista sociale e culturale. Ben altra affinità ci sarebbe, invece, con i comuni del versante modenese, come Pievepelago e Fiumalbo, con le cui popolazioni i cittadini di Abetone da sempre condividono i principali aspetti sociali, economici e culturali della loro vita. Da qui la richiesta alla Regione Toscana di poter utilizzare il referendum consultivo sulla proposta di legge regionale per la fusione dei comuni della montagna pistoiese e sulla possibilità di passare sotto la tutela istituzionale della Regione Emilia Romagna. 12 “S arebbe disponibile ad aiutarmi?” Come dire di no, se la richiesta viene direttamente da... Papa Francesco. E così, monsignor Pietro Parolin, ha detto un altro “sì” a quella Chiesa che fin da quando era ragazzo aveva sempre detto di voler servire. “Segretario di Stato, che emozione!”, mi dice al telefono dalla Nunziatura di Caracas, dove rimarrà ancora qualche settimana prima di trasferirsi a Roma. Non mi dica che non se l’aspettava. “Ero lontano un mondo dal pensare che un giorno sarei arrivato a ricoprire questo incarico, così impegnativo. Mai mi sarei sognato, mai avrei immaginato e anche - per la verità - mai l’ho cercato. Magari, come dice San Paolo, il Signore vuole scegliere quelli meno capaci, ma che lui sa possono realizzare qualcosa di buono. È stata un’ulteriore sorpresa del Signore nella mia vita”. È disarmante la semplicità di mons. Pietro, nonostante vi fossi preparata, infatti me l’avevano sottolineato tutti quanti hanno o hanno avuto il piacere di conoscerlo. Eppure, mentre aspettavo di prendere la linea, nutrivo un po’ di apprensione. E, invece, ancora una volta “in pieno stile Papa Francesco”, mons. Parolin ha “rotto il ghiaccio”: Come sta? Io bene, e lei? “Abbastanza bene, ma in questi giorni è stata davvero una maratona, come del resto succede in queste circostanze. Avevo preso degli impegni, che dovevo onorare, così ho dovuto correre. Mi sono persino bruciato la faccia sotto il sole rovente”. Immagino che anche il suo telefono sia rovente. “I primi giorni sì. Adesso un po’ meno. C’è un pro- Vita La n. 32 15 SETTEMBRE 2013 PARLA PIETRO PAROLIN Il mondo non è dei violenti Spazio alle persone buone Raggiunto da una telefonata in Nunziatura a Caracas, il Segretario di Stato scelto da Papa Francesco, si racconta di Romina Gobbo verbio qui che dice che le acque del fiume, dopo aver inondato, tornano nel loro letto.Tutto torna presto alla normalità”. Mi diceva dei suoi ultimi impegni in Venezuela... “Spero di riuscire a sistemare alcune questioni prima di tornare in Italia, ma qui è davvero difficile. Non si conclude mai niente. Si ripresentano sempre gli stessi problemi. Vorrei almeno riuscire ad agevolare il compito all’incaricato d’affari che dovrà sostituirmi fino alla nomina del prossimo nunzio”. La realtà di cui parla mons. Parolin è quella di un Venezuela spaccato dopo le elezioni del 14 aprile scorso, che hanno portato alla presidenza Nicolas Maduro. L’opposizione rimane critica e la tensione è molto forte, aggravata dalla pesante situazione economica. Con alle spalle una “gavetta” come il Venezuela adesso, ma anche il Messico e la Nigeria prima, lei arriva ben temprato alla Segreteria di Stato. “Io faccio quello che posso, quello che mi sento di fare, ma lo faccio con tutto il cuore; ci metto amore spero di non risultare presuntuoso, dicendo questo - cerco sempre che le cose vengano fatte nel migliore dei modi. Per il resto, mi considero una persona di media capacità”. Guardi che tutti quelli con cui ho parlato mi hanno ribadito quanto lei sia professionalmente preparato. “Anche questo mi stupisce. Però è anche vero che c’è l’immagine che uno ha di se stesso e quella che gli altri hanno di lui”. Veramente io so anche che a scuola è sempre stato il primo della classe. “Avrà parlato con don Giulio Perini, mio insegnante di lettere. Mi piacevano tanto il latino e il greco. Purtroppo non c’è più don Frigo, considerato il ‘terrore degli alunni’. Se avesse potuto parlare con lui, saprebbe che invece con la matematica non andava proprio. Solo che il bene che lui mi voleva suppliva anche alle mie deficienze”. Immagino che il Medio Oriente sarà sicuramente in cima alla sua agenda futura. “È un ambito al quale si dovrà certamente dare grande priorità, come del resto il Papa sta già facendo. Sono in gioco l’equilibrio del mondo, la convivenza presente e futura di varie religioni, dei grandi gruppi etnici. O andiamo verso un mondo dove sapremo integrare le nostre differenze e farne occasione di crescita, o andremo verso la guerra totale, al di là dei problemi contingenti. Ci sarà molto da lavorare. Purtroppo fa molto più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Ma non è vero che il mondo è dei violenti, il mondo è fatto per la maggior parte da persone buone, bisogna dare loro voce. La Chiesa deve dare spazio e protagonismo a queste persone affinché prevalgano il dialogo, la pace, la concordia, insomma la “Civiltà dell’amore”“. Passerà per Vicenza a festeggiare prima di andare a Roma? “Verrò a Vicenza e ringrazio fin da ora tutti quelli che mi hanno manifestato il loro appoggio e la loro vicinanza. Ma praticamente ho appena finito di festeggiare la nomina a nunzio. Invece di altri festeggiamenti, chiedo a tutti di continuare a pregare”. spor t pistoiese PALLAVOLO A Avis, una società in forte crescita ll’insegna delle cifre. È ricominciata l’attività di Avis Volley Pistoia (nella foto uno striscione al palazzetto dello sport di Pistoia) ed è ripartita dai numeri. La giovane società maschile – ha appena tre anni di vita – ha concluso la scorsa stagione annoverando 50 tesserati per 3 campionati complessivi disputati. L’anno passato sono arrivati anche i primi risultati, con il buon piazzamento alle finali regionali del torneo under 13 “3 contro 3” (7° posto su 18 squadre partecipanti). La nuova annata, quindi, si presenta ricca di impegni e novità. In primis il via a un corso di pallavolo maschile nel comune di Agliana, riservato a ragazzi nati dal 2001 al 2004, che si alleneranno il lunedì alla palestra delle scuole di Spedalino (18.30-20) e il giovedì al palazzetto ITC Capitini (18-20). Questo nuovo corso nasce grazie alla collaborazione con il Volley Aglianese. Sul versante pistoiese saranno fatti 3 campionati: under 13 e 14 con i ragazzi del 2000/2001; under 12 con quelli del 2002 e 2003; minivolley di 2° livello con i bambini del 2004/2005. Per i più piccolini (2006/2007) è stata rinnovata la collaborazione con il Pistoia Volley La Fenice, sodalizio con cui saranno tenuti corsi maschili e femminili di avviamento alla pallavolo. Sempre attivo il corso Pallandia, rivolto ai bimbi e alle bimbe della scuola dell’infanzia, anch’esso realizzato in collaborazione con il Pistoia Volley La Fenice e patrocinato dal Comune di Pistoia. Altra novità, la collaborazione con prestigiosi club di pallavolo maschile. Avis Volley Pistoia, che già dal 2011 fa parte del Progetto Nazionale Scuola di Pallavolo, ideato dalla celebre Scuola di Pallavolo Anderlini Modena, ha stretto rapporti con la Folgore Pallavolo San Miniato, il cui direttore tecnico e responsabile del settore giovanile è il coach pistoiese Davide Saielli. In forza di questa alleanza, alcuni giovani della società pistoiese avranno la possibilità di allenarsi con i gruppi della compagine pisana e partecipare con essi ai rispettivi campionati. Questo riguarderà soprattutto il gruppo dei 2000 che, non essendo molto numeroso, ha così la possibilità di disputare un torneo di livello e quindi crescere. Per ulteriori informazioni sui vari corsi e i periodi di prova, è possibile contattare Avis Volley Pistoia telefonicamente al 3388294581, per posta elettronica scrivendo ad [email protected] oppure tramite il social network Facebook (profilo Avis Volley Pistoia). Gianluca Barni Calcio - Basket Tempi Supplementari di Enzo Cabella A d Arezzo si sono incontrate le due squadre favorite per la vittoria finale. Il risultato è stato di parità (1-1): alla rete degli amaranto aretini ha risposto nel finale di gara l’arancione Bigoni. Stando al risultato, dunque, nessuna delle due squadre è risultata migliore dell’altra, ma se consideriamo il fattore campo possiamo dire che la Pistoiese può vantare qualche chance in più. Pareggiare sul campo della rivale numero uno è una performance non indifferente. E’ vero che fino al vantaggio dell’Arezzo la squadra di Morgia non aveva fatto gran che, si era limitata soprattutto a fare opera di contenimento, bloccando le iniziative degli avversari. Da quando, però, è passata in svantaggio si è vista la vera Pistoiese: ha reagito da vera squadra, ha manovrato in scioltezza, ha mostrato doti di carattere ed ha creato un paio di occasioni da rete prima di realizzare quella con Bigoni, che si sta adattando con esito positivo al ruolo di centravanti, lui che non ha queste caratteristiche. Nell’ultima mezz’ora di gioco, dunque, la squadra arancione ha mostrato il suo vero volto, offrendo una prestazione pienamente positiva. Se si attendeva una verifica probante dopo il largo successo sul Bastia, la risposta è arrivata puntuale. Ora si tratta di dare un’altra prova della sua forza proprio contro il Gualdo, una delle squadre che vengono dipinte come possibili outsider nella corsa alla promozione. La squadra umbra ha quattro punti come la Pistoiese, quindi è un confronto che può dare riscontri significativi, anche alla luce delle due successive gare (Colligiana e Narnese) che la Pistoiese dovrà giocare in trasferta. Si deve tenere presente che Morgia non ha potuto ancora impiegare il centravanti De Angelis, causa un infortunio che ne protrae il rientro in squadra, un’assenza senza dubbio pesante. Il Pistoia Basket ha cominciato la preparazione precampionato. Le prime amichevoli hanno dato riscontri positivi. Sono piaciuti i quattro americani, alcuni dei quali del tutto neofiti del basket europeo e italiano, così come Galanda, Meini e Cortese (gli unici confermati della scorsa stagione) hanno dimostrato di poter essere ancora molto utili alla causa. Lo abbiamo già detto: il campionato di serie A è difficilissimo, la squadra pistoiese è una neo promossa e dovrà vedersela contro formazioni fortissime; l’obiettivo è la salvezza, ma il lavoro di coach Moretti, lo straordinario calore del pubblico e l’unità del gruppo possono permettere di centrare l’obiettivo. Vita La dall’Italia n. 32 GIOVANI E LAVORO 15 SETTEMBRE 2013 Priorità nell’agenda dell’Europa, ma spetta ai governi nazionali Conferenza Comece al Parlamento Ue su formazione, occupazione e inclusione. I giovani cristiani del Continente hanno fatto sentire la propria voce Messaggi di speranza Al vescovo di Calahorra e di La Calzada-Logrono (Spagna), mons. Juan José Omella, è spettato il compito di aprire l’incontro. Il vescovo è partito da un’analisi dei dati e delle possibili cause della disoccupazione in Spagna, tra le più elevate nell’Ue, per poi estendere il discorso all’intera Ue e raccomandare una serie di proposte, sia in chiave nazionale sia a livello europeo. Mons. Omella ha auspicato, fra l’altro, una significativa revisione “del modello economico, che privilegi le persone e l’economia reale rispetto alla speculazione finanziaria”; la trasformazione del mercato del lavoro; “maggior formazione, adeguata alle esigenze delle imprese; “processi di accompagnamento personale per la ricerca e il mantenimento del proprio lavoro”; autoimprenditorialità. Patrizia Toia, eurodeputata italiana, ha ribadito i dati “allarmanti” presenti nell’Ue, sottolineando il fatto che “si profila della “formazione duale” e dei tirocini in azienda, sostegni alle piccole e medie imprese. Le relazioni e i vivaci interventi in aula hanno toccato una vasta gamma di temi: s’è parlato di revisione dei percorsi formativi nazionali; di “rischio di esclusione sociale e politica” di milioni di giovani; della rilevanza formativa del volontariato e della doverosa valorizzazione delle “competenze non formali”; mentre non si è mai parlato di tutele sindacali ed è complessivamente rimasto sotto traccia il nodo del rapporto tra le generazioni (“se lavorano gli anziani - ha commentato un giovane polacco - per noi non ci sarà mai posto”). Responsabili “N on possiamo aspettare di avere 40 anni per trovare lavoro, fare famiglia e avere dei figli”: dal fondo della sala si alza la voce di una ragazza che parla inglese, esprimendo un sentimento diffuso fra i 300 giovani accorsi alla conferenza promossa il 4 settembre al Parlamento europeo e intitolata “Creating new opportunities for young people. What is needed now?”. Quali risposte dare alla disoccupazione giovanile, divenuta, a seguito della crisi economica, un problema gravissimo e diffuso in tutti i Paesi aderenti all’Unione? Come orientare in tal senso i sistemi formativi nazionali, le iniziative per l’impiego dei singoli Stati, i fondi strutturali comunitari? Su questi interrogativi si è sviluppato un serrato confronto tra politici, esperti, rappresentanti di organismi giovanili ed ecclesiali nel corso della conferenza promossa dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) in collaborazione con Konrad Adenauer Stiftung, Rete Juventutis e Don Bosco International. 13 il rischio di estendere la precarietà del lavoro alla vita e al futuro dei nostri giovani”. Toia ha enumerato progetti e interventi attuati dall’Ue per la crescita e l’occupazione giovanile, affermando poi che non esistono risposte univoche e che “occorre unire le forze” (Ue, Stati, imprese), lanciando “messaggi di speranza” alle giovani generazioni. Problemi, “ricette” Detlef Eckert, alto funzionario della Commissione europea, ha sostenuto dal canto suo che “la disoccupazione giovanile è finalmente divenuta una priorità nell’agenda politica europea”, puntualizzando alcuni programmi varati in sede Ue. Ma -ha ricordato- “la maggior parte delle azioni per favorire l’economia e il mercato del lavoro sono di competenza nazionale” -l’Ue ha scarse competenze legislative in materia- e in questo senso i governi dovrebbero mostrare “maggiori e reali iniziative”. Tra le “ricette” identificate da Eckert figurano sgravi alle imprese che assumono, riforme dei centri per l’impiego, rafforzamento DOPO ANNI DI SACRIFICI Un po’ d’ossigeno alla scuola italiana Approvato dal Consiglio dei ministri il pacchetto di misure che riporta il sistema dell’istruzione al centro dell’attenzione pubblica. Il neo del dietrofront sull’esenzione dal pagamento dell’Imu per le paritarie di Alberto Campoleone “S ono commossa e orgogliosa per essere il ministro che ha riportato l’istruzione al centro dell’agenda politica e grata a tutto il Consiglio dei ministri per aver lavorato intensamente per ottenere questo risultato. È stata un’azione collegiale per permettere il rilancio della pubblica istruzione italiana”. Così il ministro Maria Chiara Carrozza dopo il Consiglio dei ministri che ha varato un pacchetto di misure dal titolo “L’Istruzione riparte”. Un pacchetto da 400 milioni, investimenti per rendere la scuola italiana “più moderna e funzionale”. Una parte importante dei fondi va a sostenere gli studenti, con 100 milioni per le borse di studio degli universitari a partire dal 2014 e per gli anni successivi. Ci sono poi 15 milioni per il 2014 “per garantire ai capaci e meritevoli ma privi di mezzi il raggiungimento dei più alti livelli di istruzione”.Vogliono coprire, seguendo graduatorie regionali, le spese di trasporto e ristorazione degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Altri 15 milioni serviranno per la connettività wireless delle scuole, per permettere di scaricare materiali didattici e contenuti digitali, senza costi. Sei milioni sono invece per le borse di studio agli studenti iscritti alle Istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica, secondo una graduatoria nazionale. Lotta alle spese per i libri di testo, con anche finanziamento di 8 milioni per coprire l’acquisto da parte di scuole secondarie di libri di testo ed e-book da dare in comodato d’uso agli alunni in situazioni economiche disagiate. Nel pacchetto scuola c’è un po’ di tutto, compresi 15 milioni per la lotta alla dispersione scolastica, con la previsione di un programma di didattica integrativa e di prolungamento dell’orario per gruppi di alunni dove necessario. Ci sono soldi per l’orientamento degli studenti e poi quelli per la formazione dei docenti, oltre alla possibilità di mutui (impegnando tra l’altro la Banca europea degli investimenti) per far fronte all’emergenza dell’edilizia scolastica. Tra i provvedimenti, anche l’abolizione del bonus maturità, sull’onda della stagione dei test di ammissione alle facoltà. Così discussi in questi giorni. C’è molto nel pacchetto scuola e e protagonisti Fra gli interventi più efficaci risuonati durante la conferenza quelli di Sarah Prenger (Giovani lavoratori cristiani - Germania), don Giovanni D’Andrea (Opere salesiane - Italia), Xavier Deleval (Dirigenti cristiani - Belgio), Pascal Lejeune (Commissione Ue), Lothar Harles (Centri di formazione sociale cattolica - Germania). Nel concludere i lavori, padre Patrick Daly, segretario generale Comece, ha affermato: “Mi colpisce che si sia più volte fatto riferimento all’empowerment” - processo di crescita, di formazione, di responsabilità - e dunque “al protagonismo dei giovani in questa difficile fase” economica e sociale. Citando Mark Zuckerberg, inventore di Facebook (“ha creato un mondo nuovo, in cui abitiamo tutti”), Daly ha ricordato come s’imponga una riflessione sul protagonismo dei giovani, ai quali occorre però fornire adeguate opportunità, educative e professionali, dando loro gli strumenti per “essere attori del loro futuro”. ci vorrà del tempo per “guardarci dentro” con attenzione, magari riflettendo anche su qualche ambito che può far discutere, come ad esempio la questione, ampia, dei libri di testo. Certo, siamo di fronte a un passo importante del governo, a una presa di responsabilità attesa sulla scuola che deve tornare a essere una priorità per il Paese e per questo ha bisogno (anche) di investimenti sostanziosi. Il ministro si è speso per questo e incassa - con la scuola tutta - un risultato importante. Da sottolineare, invece, l’improvviso e non preventivato dietro front per quanto riguarda l’esenzione dal pagamento dell’Imu per le paritarie, quelle Onlus. Era inserito nel pacchetto, così come nel comunicato che lo avrebbe illustrato dopo l’approvazione, ma non ha passato il vaglio del Consiglio dei ministri. Forse se ne riparlerà in sede di definizione della Service tax. Per adesso sembra uno scivolone grave, che può avere conseguenze pesantissime per tante scuole paritarie. Scuole che oltre alle difficoltà che si possono immaginare per ogni istituto scolastico, devono continuare a combattere per essere riconosciute in concreto - come peraltro definisce la legge da anni - scuole pubbliche. 14 dall’italia 4 SETTEMBRE 1963 Padre Bernard Ardura, postulatore della causa di beatificazione dello statista scomparso esattamente 50 anni fa, ripercorre i tratti salienti della vita di un uomo che seppe coniugare fede e potere Robert Schuman “pellegrino” dell’Europa unita di Gianni Borsa “L’ Europa unita p re fi g u ra l a solidarietà universale dell’avvenire”: appuntata fra le sue innumerevoli carte custodite nella casa di Scy-Chazelles, a due passi da Metz, si trova anche questa frase che coniuga due elementi fondamentali nella vita di Robert Schuman, l’integrazione politica europea e lo sguardo rivolto al futuro. “Proprio così, era un cristiano che guardava con speranza al domani, operando per un mondo migliore.Tutta la sua esistenza è stata posta al servizio del bene comune”, spiega padre Bernard Ardura, francese, presidente del Pontificio comitato di scienze storiche e postulatore della causa di beatificazione dello statista scomparso esattamente 50 anni fa, il 4 settembre 1963. Nato nel 1886 in Lussemburgo da padre lorenese e madre lussemburghese, aveva studiato a Berlino, Monaco di Baviera e Strasburgo, per poi trasferirsi a Metz, capoluogo del dipartimento della Mosella, in Francia, dove inizierà sin da giovane l’attività di avvocato e l’impegno politico che lo porterà a ricoprire più volte la carica di ministro e di capo del governo di Parigi. Nel suo “curriculum” figurano anche la persecuzione subita dai nazisti e una formazione multiculturale e plurilingue. È ricordato soprattutto per la Dichiarazione resa il 9 maggio 1950 quando era ministro degli Esteri, considerata il punto d’inizio della costruzione della Comunità europea (Ceca, 1951; Cee, 1957), oggi Unione europea. Padre Ardura, lei sta lavorando intensamente alla causa di beatificazione di Robert Schuman e ci si avvia alla definizione della “positio”. Possiamo attenderci un politico santo? “È ciò per cui stiamo lavorando. Abbiamo finora valutato oltre 40mila pagine e percorso ogni attimo della vita di Schuman proprio per vedere se nella sua azione politica, a vari livelli, locale, nazionale e internazionale, si possano pienamente identificare le virtù cristiane. Il lavoro è tutt’altro che semplice: Schuman non ci ha infatti lasciato scritti teologici o testi di spiritualità. Semmai - è la mia convinzione - ci consegna una spiritualità vissuta e incarnata, una vita ispirata al vangelo e una carità spesa nella città degli uomini e sempre ordinata al bene comune. Qui risiede la singolarità della sua esistenza credente”. Vita La n. 32 15 SETTEMBRE 2013 Schuman è conosciuto per la sua Dichiarazione. Perché è così importante questo atto politico? “Perché con quel documento, preparato assieme a Jean Monnet e in accordo con alcuni governi di allora, in primis quello tedesco del cancelliere È un capitolo aggiunto tardivamente -e colpevolmentealla storiografia della Resistenza: la testimonianza offerta da 615mila ufficiali e soldati italiani che i tedeschi rinchiusero dopo l’8 settembre 1943 nei Lager e che ci rimasero diciotto mesi, sino alla fine della guerra nel maggio 1945, avendo rifiutato di servire sotto il III Reich o di aderire alla Repubblica di Salò. La decisione presa da Hitler il 20 settembre 1943 li privò persino dello status di prigionieri di guerra e così gli “Internati militari italiani” non poterono godere delle garanzie previste dalle convenzioni internazionali. La quarta Resistenza, è stata chiamata: accanto a quella dei partigiani in armi, del sotterraneo sostegno popolare ai “combattenti dell’ombra”, dei soldati del Cil, il Corpo italiano di liberazione. Un fronte, quello dei campi di concentramento, che pose problemi logistici a Berlino: che ne guadagnò in forza-lavoro coatta ma fu costretta a impiegare decine di migliaia di carcerieri, molti dei quali sottratti alle esigenze belliche. Esso influì inoltre negativamente sulla possibilità per la Rsi sia di mettere in piedi un esercito degno di questo nome, sia di trarne motivo di propaganda; anche perché la condizione di “schiavi di Hitler” nella quale i prigionieri furono ridotti si tradusse in una miserabile vendetta per i 600mila “no” a Salò. Oltretutto solo una trentina dei più che trecento ufficiali superiori, generali e ammiragli, aderì alla Repubblica sociale. In memorie, diari, lettere, rapporti c’è molta sofferenza, fame, denuncia di violenze, ma anche fierezza e orgoglio, nella coscienza di una dignità umana da difendere. In quei 773 giorni di prigionia inflitti ai reclusi italiani i tedeschi perdettero, dal punto di vista dell’onore, anche l’ultimo successo militare che avevano riportato, quello contro l’ex Konrad Adenauer, egli ha contribuito a cambiare il destino dell’Europa. Il continente era stato sempre percorso da atti di guerra, da violenze indicibili, comprese le guerre franco-tedesche, come quella del 1870, e le due guerre mondiali del ‘900. Ai conflitti, tragici in sé, erano seguite umiliazioni politiche e la nascita di sentimenti di rivincita, di vendetta. Schuman si rende conto, all’indomani della seconda guerra mondiale, che occorre una svolta epocale, a partire dalla riconciliazione tra la Francia e la Germania, che passi dalla condivisione di interessi concreti. Da qui la proposta, contenuta nella Dichiarazione del 1950, di porre sotto un’autorità comune, aperta agli altri Paesi europei, la produzione del carbone e dell’acciaio, elementi essenziali dell’industria siderurgica e delle produzioni belliche. Ne nascerà l’anno successivo la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, nucleo fondamentale del percorso di integrazione economica e politica europea, che è giunto, con oltre 60 anni di pace e di sviluppo, fino ai nostri giorni”. Schuman uomo di fede e “di potere”. Si possono conciliare questi due aspetti? “Pare che lo statista lorenese ci sia riuscito. Va detto che fin dall’infanzia, e specialmente grazie alla madre, egli modella l’intera esistenza, il suo essere, il suo agire, sulla sequela del vangelo. Una preghiera semplice, l’attenzione ai poveri e la solidarietà, la messa... La sua scelta vocazionale, in particolare, lo porta a decidere di spendersi interamente al servizio della comunità civile, prima come deputato della Mosella, poi al governo nazionale in Francia, quindi su scala europea: sarà fra l’altro presidente dell’Assemblea parlamentare europea e vivrà tutti gli ultimi anni a girare il continente come promotore e ‘pellegrino’ dell’Europa unita. Era un cristiano mite, intelligente e preparato, generoso. E la sua fede si può misurare proprio in questa rivoluzione che dà i natali alla Comunità europea: rivoluzione nel senso che supera il circolo vizioso delle guerre e porta pace e cooperazione tra i popoli e gli Stati”. Siamo di fronte a un personaggio “attuale”? “Sì. Ci ricorda il valore della pace e della dignità umana; ci indica la necessità di una Europa unita e moderna; ci conferma che per fare politica bisogna essere donne e uomini dalle forti convinzioni. Egli non ha tenuto in tasca la sua fede, e non avrebbe mai preso decisioni contrarie al suo essere cristiano; piuttosto cercava di convincere i suoi interlocutori, con il confronto aperto, della bontà delle sue idee e dei suoi progetti. In un’Europa attraversata da nazionalismo e populismi Schuman segnala che per camminare insieme bisogna condividere non solo le procedure politiche, ma interessi concreti, valori alti, grandi obiettivi comuni”. PER NON DIMENTICARE La quarta Resistenza: i militari (tanti i cattolici) che seppero dire "no" In 615mila, fra ufficiali e soldati, si rifiutarono di servire Hitler o di aderire alla Repubblica di Salò. Finirono nei lager per 18 mesi. Dalle testimonianze e dagli archivi emergono storie di straordinaria esemplarità religiosa di Angelo Paoluzzi alleato italiano. Da qualche anno gli storici sono tornati a scrutare quel fenomeno, l’unico del genere nella seconda guerra mondiale, e se ne servono anche per rivalutare comportamenti attribuibili al carattere di un popolo. Con testimonianze che, a settant’anni dagli avvenimenti di cui si parla, possono essere indicate come esemplari anche dal punto di vista religioso. Nei documenti riemersi dalle polveri degli archivi - e nei quali non ci si deve meravigliare che un grande spazio sia concesso ai problemi della fame, del freddo, delle violenze subìte, delle sofferenze materiali - sono sottesi elementi di religiosità, da tradursi in vere e proprie professioni di fede. Da rileggere, in questo senso, le trenta, densissime pagine del capitolo “Il tempo del Lager tempo di Dio: la deportazione come esperienza religiosa”, esemplare analisi condotta da Vittorio Emanuele Giuntella, anche per aver sperimentato sulla propria pelle quella situazione, nel suo ormai classico “Il nazismo e i Lager”. Alcune personalità di spicco lasciarono un segno. Ad esempio Giuseppe Lazzati, nei cui confronti un compagno di detenzione nel campo di Sandhostel, Alessandro Natta, avrà parole di ammirazione, così come riconoscerà il ruolo positivo svolto dai cappellani cattolici. Alcune figure dei quali, come il salesiano don Francesco Luigi Pasa, don Ascanio Micheloni, don Giuseppe Barbero, sono altrettante leggende del mondo concentrazionario. Altrove, nel campo di Gross Hesepe, si costituì, attorno a un animatore lombardo, Rimero Chiodi, una cellula dell’Azione cattolica, con tanto di tessera, intitolata a un giovane martire, Renato Scalandri, ucciso nel 1944 a Hammerstein mentre portava la comunione ad altri internati. E un’altra esistenza esemplare è quella di Federico Ferrari, vittima dei suoi carcerieri alla vigilia della liberazione, autore di un diario nel quale si respira religiosità. Vi sintetizza, con lucidità di giudizio e nessun rancore, la miseria del popolo cattolico nell’inferno pagano del nazismo e coglie nella gente lembi di una umanità che attenuano la disperazione. Sostenuto dalla fede non come ultimo appiglio ma come sostanza di vita, continua ad alimentare sentimenti di amicizia verso i compagni di sventura, facendosi intensamente partecipe dei loro problemi. Un’atmosfera del genere è largamente presente nella memorialistica che sta affluendo da alcuni anni a questa parte, a parziale compenso dell’indifferenza che per lungo tempo ha circondato “quelli dei reticolati”. È anche necessario ricordare, senza voler rivendicare particolari meriti, come si spese la Chiesa per il recupero dei reduci, specialmente attraverso la Pontificia Opera di Assistenza, che diffuse ai parroci precise istruzioni sul modo con il quale essi dovevano essere trattati: non come malati e bambini, ma come uomini che avevano un orgoglio, portatori di una dura esperienza vissuta. E vogliamo concludere con Teresio Olivelli, protagonista di un’etica della Resistenza nella quale si sintetizzano tutti i valori dei “ribelli per amore”: un ufficiale italiano, esponente dei partigiani cattolici, teorico dei valori di libertà, ucciso a bastonate per aver difeso un compagno di prigionia. “Sui monti ventosi e nelle catacombe della città - così si conclude la sua ‘Preghiera del ribelle’ -, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare. Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore”. Vita La 15 SETTEMBRE 2013 n. 32 dall’estero MALI Un difficile cammino di pacificazione e unità Il nord del Paese, ancora in balia di scontri, resta affidato a forze di aiuto straniere di Angela Carusone U nità e pacificazione: da circa vent’anni è il difficile obiettivo del Mali, dove il nord del Paese è terreno di scontro per le richieste di indipendenza dei tuareg. Tutti gli osservatori si interrogano sul seguito dell’intervento militare lanciato lo scorso gennaio verso la parte settentrionale: “senza l’appoggio di truppe straniere, in particolari francesi e del Ciad, non sarebbe stato possibile nulla”, ricorda Jacques Delcroze. Dopo un’invasione che non anno potuto contenere, spiega lo studioso, le truppe maliane, di fronte alla prospettiva di una significativa e durevole presenza militare straniera, si ritrovano in una situazione inedita. E rano in tanti, sabato sera a pregare uniti nella cattedrale grecocattolica dell’Assunzione a Damasco. L’appello di pace di Papa Francesco ha toccato nel profondo i cuori della popolazione siriana. I media siriani hanno dato ampio risalto al discorso di Francesco da piazza san Pietro, sabato sera. “Un evento eccezionale -lo ha definito monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco- che ha dato un soffio di incoraggiamento e speranza a tutta la popolazione siriana”. Al telefono da Damasco a parlare è il patriarca melkita Gregorios III Laham: “In cattedrale erano accorsi tutti i vescovi cattolici della città, di tutti i riti e delle altre denominazioni cristiane, ortodossi e protestanti. Con loro una enorme folla di fedeli. Lo stesso è accaduto in altre chiese del Paese. Il popolo siriano vuole la pace e prega per averla”. Una convinzione questa espressa continuamente dal patriarca che, in più di un’occasione ha chiesto “ai leader del mondo e delle potenze occidentali di permettere ai siriani di riconciliarsi tra loro, senza interferenze esterne”. Chiaro il riferimento alle milizie islamiche, alcune delle quali affiliate ad Al Qaeda, formate da La storia è vecchia. Nel 1993, con l’applicazione degli accordi di pace che avevano decretato la smilitarizzazione delle tre regioni del nord (Kidal, Gao e Timbuctu), e per calmare le velleità indipendentiste dei tuareg, fu presa la decisione di integrare centinaia di combattenti ribelli nell’esercito regolare, ma le milizie “integrate”, dubitando della parola del governo, già l’anno dopo si diedero alla macchia con le armi. Poi, nel 2006, i soldati “integrati” hanno conquistato il campo militare di Kidal e hanno raggiunto nel deserto il capo del movimento “Difesa dell’Islam”, una formazione tuareg di tendenza fondamentalista, sancendo quello che l’esercito lealista definisce il tradimento definitivo. Nel 2012, “stesse cause, stesse conseguenze”, scrive Dorothee Thienot. I ribelli accusano il governo di non aver dato avvio alla decentralizzazione promessa, in mancanza di indipendenza. E la reclamano nuovamente. Gli scontri diventano un vero e proprio conflitto, con il massacro di numerosi lealisti. “L’indulgenza dei dirigenti politici nei Amadou Haya Sanogo, capo della giunta confronti dei ribelli – afferma Thienot – porta al colpo di Stato di marzo, giudicato come un male necessario: nessuna soluzione politica, governo ad interim, concertazione nazionale, elezioni, avrebbe potuto ristabilire l’ordine in un Paese destinato alla divisione, e in cui non vi era più fiducia”. Il movimento, partito dalla caserma di Kati, nella periferia di Bamako, ha incontrato il favore di gran parte della popolazione e della gioventù della capitale, senza portare però a una vera e propria riforma dell’apparato della difesa. Riconosciuto come capo della giunta, il capitano Amadou Haya Sanogo ha messo i suoi uomini alla testa dei sistemi di sicurezza, ma è stato subito neutralizzato dai partner internazionali del Mali, il cui intervento è stato necessario lo scorso gennaio per arginare gli insorti del nord.“La popolazione delle regioni settentrionali ha così poca fiducia nell’esercito nazionale che ha costituito milizie di autodifesa, e diverse centinaia di loro membri, uomini e donne, aspettano di essere integrati nell’esercito alle stesse condizioni dei tuareg nel 1993”, sottolinea Delcroze. Anche perché molti dei ‘lealisti’ tornati nelle guarnigioni del nord dopo la riconquista dello scorso gennaio “manifestano pari disprezzo sia verso lo Stato LA CRISI SIRIANA Il patriarca Gregorios chiede al Papa di scrivere a Obama "Forse - precisa - potrebbe fermare l'ulteriore escalation di morte che provocherebbe un attacco Usa. Chiedo al Santo Padre di rivolgersi direttamente al Congresso per evitare altre devastazioni e morti. La Siria invoca pace non bombe" di Daniele Rocchi stranieri, che si stanno macchiando di abusi e violenze sulla popolazione siriana ed in modo particolare sulla minoranza cristiana. “Il discorso del Papa è stato ascoltato in Siria -dice- e in tutto il Medio Oriente, in Egitto, Giordania, Iraq, a Gerusalemme. Una iniziativa straordinaria che -sottolinea Gregorios III- non ha solo una valenza spirituale e religiosa ma detiene in sé anche una sostanza politica e diplomatica dal momento che si rivolge alla comunità internazionale perché si impegni concretamente per arrivare ad una soluzione negoziale del conflitto”. Non un irenismo di facciata ma una mobilitazione per la pace. “Perché invece di armare i contendenti, fornendo loro armi, non si pensa alla conferenza di Ginevra, dove poter far dialogare le parti in conflitto?”. La domanda del patriarca melkita pretende una risposta da parte della diplomazia. Risposta che tarda a venire ma che il Papa ha nuovamente invocato domenica all’Angelus quando ha detto: “No alla violenza in tutte le sue forme; no alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale. Ce n’è tanto! Ce n’è tanto! E sempre rimane il dubbio: questa guerra di là, quest’altra di là - perché dappertutto ci sono guerre - è davvero una guerra per problemi o è una guerra commerciale per vendere queste armi nel commercio illegale? Questi sono i nemici da combattere, uniti e con coerenza, non seguendo altri interessi se non quelli della pace e del bene comune”. La Giornata di preghiera e di digiuno di sabato scorso, nelle parole del Patriarca, non si ferma solo alle buone intenzioni ma si spinge oltre fino a ribadire la via della Santa sede alla soluzione del conflitto.Tre principi generali, enunciati solo pochi giorni fa da monsignor Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati, agli ambasciatori in Vaticano: “Adoperarsi per il ripristino del dialogo fra le parti e per la riconciliazione del popolo siriano; preservare l’unità del Paese e garantire la sua integrità territoriale” insieme al “rispetto dei diritti umani e, in particolare, di quello della libertà religiosa; esortare la popolazione e anche i gruppi di opposizione a prendere le distanze da gruppi estremisti, spesso provenienti da altri Paesi, di isolarli e di opporsi corrotto sia verso gli abitanti che sono venuti a difendere”, aggiunge lo studioso. L’interminabile “ripiegamento tattico” effettuato dall’esercito durante i mesi di occupazione gi è costato la reputazione presso la popolazione. E – avvertono gli esperti – la pacificazione potrà avvenire solo un cambiamento radicale dell’ atteggiamento dei militari. “Per i soldati che si sentono umiliati – spiega ancora Delcroze – si tratta innanzitutto di ritrovare fiducia in se stessi, senza cedere alla tentazione di vendicarsi. Ma, a dispetto degli annunci trionfalistici di questi ultimi mesi, senza un processo di riconciliazione credibile, a cui l’esercito dovrebbe prendere parte, la prospettiva di un Mali pacificato e unito appare come un miraggio”. La presenza di militari francesi e africani, provenienti dal Ciad, e, più tardi, di oltre dodicimila ‘caschi blu’ attesi nel quadro della futura forza di pace delle Nazioni Unite, potrebbe quindi prolungarsi mentre il Paese è alla ricerca di una unità attorno alla quale ricondurre tutte le proprie componenti. apertamente e chiaramente al terrorismo”. “Per convincere il Congresso americano a seguire la voce del Papa e la strada da lui indicata per riportare la pace in Siria -afferma risoluto Gregorios III- sono pronto ad andare negli Usa a parlare con il Congresso a dire a ciascuno dei componenti che il popolo siriano vuole la pace e non le bombe. Dopo la veglia di sabato ieri a Damasco e in altre città del Paese le chiese erano stracolme di fedeli che continuavano a pregare. Pregavano perché le parole del Papa siano accolte dai potenti della terra. La gente siriana è straordinaria, ha una grande fede”. La preghiera del Papa per la pace da una parte e le interviste di Obama ai più grandi network americani per convincere gli americani ad attaccare la Siria, dall’altra. “Il monito di Papa Francesco - aggiunge il patriarca - risuona alto ma sembra non toccare il presidente Usa. Forse una lettera personale del Papa ad Obama potrebbe fermare l’ulteriore escalation di morte che provocherebbe un attacco Usa. Chiedo al Papa di rivolgersi direttamente al Congresso per evitare altre devastazioni e morti. La Siria invoca pace non bombe”. 15 Dal mondo Agricoltura in Malawi Un milione e mezzo di persone, il 9,5% circa della popolazione del Malawi, non potrà fronteggiare le proprie necessità alimentari tra il 2013 e il 2014. Rischia la denutnzione e la fame perché il raccolto di granturco è inferiore alla quantità riferita alla media stagionale; è il risultato di uno studio approntato dal governo in collaborazione con alcune agenzie dell’Onu. Improvvide scelte governative e siccità costringono il paese in una condizione di malnutrizione cronica. L’economia del Malawi, terra compresa fra Zambia, Mozambico e Tanzania, è prettamente agricola, 1’85% della comunità vive in aree rurali. Fra le colture agricole, oltre a quella del granturco, spiccano quelle del tabacco e del cotone, pressoché interamente destinate ai mercati esteri. Pane in Argentina È un tempo lontano quello in cui l’Argentina di Juan Domingo Peron spediva verso la Spagna navi cariche di cereali per sfamare il paese iberico dopo la guerra civile. Nel 1947 Buenos Aires esportava 400mila tonnellate di grano verso i porti spagnoli, e ciò non metteva a repentaglio la produzione destinata al mercato interno. Fra il 1996 e il 2005 la terra argentina produceva ancora 15 milioni di tonnellate di grano all’anno. Oggi il crollo della produzione di farina, il prezzo del “pane bianco” incrementato del 700% in sette anni, e l’inflazione che supera il 20% annuo dal 2010 mettono in ginocchio un paese, già granaio del mondo. Il governo di Cristina Fernandez Kirchner addita i grandi agricoltori, responsabili di avere accumulato 3,5 milioni di tonnellate rivendute. Ue e terrorismo I ministri degli affari esteri dell’Unione europea, dopo lungo dibattiti e una volta superate le resistenze di taluni paesi-membri riluttanti, in questa estate hanno concordato di iscrivere l’ala militare dell’Hezbollah libanese nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. Il movimento Hezbollah è attivo nelle terre martoriate del vicino oriente: è parte del governo in Libano, mentre in Siria appoggia il regime di Bashar al-Assad. Il ministro degli esteri libanese, Adnan Mansur, ha affermato che “alcuni Stati hanno esercitato forti pressioni sull’Unione”. Il ministro israeliano per la giustizia, signora Tzipi Livni, colei che coordina le trattative di pace con i palestinesi, ha dichiarato la propria soddisfazione davanti alla decisione assunta dall’Unione europea. 16 musica e spettacolo MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA Abbattuta la barriera tra cinema del reale e cinema di finzione “I l solo voto unanime è stato per l’attore greco di Miss Violence, quasi un simbolo ricorrente nel programma della Mostra: la disgregazione della famiglia e la violenza domestica”. Il direttore della Mostra di Venezia, Alberto Barbera, svela a posteriori alcune dinamiche che hanno portato la giuria presieduta da Bernardo Bertolucci al verdetto della 70esima edizione del Festival. “Il solo voto unanime è stato per l’attore greco di Miss Violence, quasi un simbolo ricorrente nel programma della Mostra: la disgregazione della famiglia e la violenza domestica”. Il direttore della Mostra di Venezia, Alberto Barbera, svela a posteriori alcune dinamiche che hanno portato la giuria presieduta da Bernardo Bertolucci al verdetto della 70esima edizione del Festival, la cui selezione - anche alla vigilia - era stata annunciata “in linea” con il profondo momento di crisi vissuto in questo particolare momento storico: “Una macrofotografia a 360° dei nostri giorni”, diceva Barbera. Direttore che, per la prima volta nella storia della Mostra, è stato capace di inserire in concorso due documentari, The Unknown Known di Errol Morris e Sacro GRA di Gianfranco Rosi. Scelta vincente, come dimostra il Leone d’Oro assegnato a quest’ultimo, regista che quindici anni dopo Così ridevano di Gianni Amelio riporta l’Italia alla vittoria del Festival. È un’affermazione forte, un riconoscimento che certifica definitivamente la morte di una ghettizzazione (per la prima volta un documentario vince a Venezia, a Cannes è successo nel 2004 con Fahrenheit 9/11 di Michael Moore e nel 2008 con La classe di Laurent Cantet), dimostrando con forza che la barriera tra cinema del reale e cinema di finzione è stata abbattuta. Un premio che deve essere inteso soprattutto in questo senso visto che, proprio come accaduto l’anno scorso con il film Vita La n. 32 15 SETTEMBRE 2013 Mondiale della Comunicazione ha attribuito anche una menzione speciale ad Ana Arabia di Amos Gitai, con la motivazione: “È un film-manifesto sull’importanza della tradizione orale e un altro fulgido esempio nella filmografia del regista israeliano di come il cinema possa trasformarsi in ‘strumento di speranza’: per proseguire sulla strada della coesistenza e del dialogo”. A Philomena, inoltre, è andato il Premio per la Promozione del Dialogo Interreligioso, assegnato dalla Giuria Internazionale di Interfilm, che vuole richiamare l’attenzione su opere che rafforzano la mutua comprensione, il rispetto e la pace tra diverse tradizioni religiose e filosofiche. Ancora, il Premio Civitas Vitae - Rendere la longevità risorsa di coesio- ne sociale, assegnato a un regista o interprete capace di veicolare un’immagine al di fuori degli schemi di una persona longeva, è stato attribuito al regista Uberto Pasolini per Still Life, inserito nella sezione Orizzonti, dove ha vinto per la migliore regia: “Suonando il valzer degli addii – si legge nella motivazione - ridà a chi è morto in assoluta solitudine il primo privilegio di un uomo: una storia, la propria. Impiegato del Comune incaricato di trovare i parenti di chi è deceduto, il protagonista Eddie Marsan incarna magnificamente le virtù del film: rispetto raro, sensibilità umanista e commozione senza tranelli. Still Life getta un ponte tra i vivi e i morti, portandone alla luce i legami che non si sciolgono”. Sostieni LaVita Abbonamento 2013 Sostenitore 2013 Amico 2013 L’incoronazione di “Sacro GRA” di Gianfranco Rosi premia l’intuizione del direttore Alberto Barbera che ha voluto due documentari in concorso e la speranza euro 45,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. Valerio Sammarco e Federico Pontigia più bello del Concorso (The Master di Paul Thomas Anderson, Leone d’Argento e Coppa Volpi ai due interpreti maschili), quest’anno la giuria presieduta da Bertolucci ha voluto ribadire con due premi di peso la qualità di un film, il sopracitato Miss Violence, che ottiene il Leone d’Argento per la regia di Alexandros Avranas e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile (Themis Panou). Era questo, forse, il film più “forte” dell’intero Concorso, e non solo per la delicata tematica affrontata. Ma l’indicazione arrivata da Bertolucci insieme agli altri 8 giurati (anche se, ricordiamolo, non all’unanimità) non deve essere sottovalutata, perché come ha ricordato lo stesso Gianfranco Rosi, “non deve esistere una separazione ideologica tra documentario e cinema di finzione, quello che conta è saper distinguere ciò che è vero da ciò che è falso”. Proprio quello che tenta di fare un’opera come Sacro GRA (che ar- riverà nelle sale italiane il 26 settembre), viaggio tra l’umanità nascosta ai margini del Raccordo Anulare di Roma. Anche in questa direzione, allora, vanno decifrati gli altri due importanti riconoscimenti assegnati a La moglie del poliziotto di Philip Groening e a Stray Dogs di Tsai Ming-liang, rispettivamente Premio Speciale della Giuria e Gran Premio della Giuria: i due film forse più ostici di Venezia 70, e non solo in termini di durata (172’ e 138’), opere “esemplari” che tentano di ragionare sul cinema non solo in termini di racconto, ma che provano ad andare oltre il concetto stesso di visione, quasi costringendo lo spettatore a riconsiderare le coordinate del tempo (quello di Tsai Ming-liang) e la sua frammentazione (quello di Groening). In quest’ottica, non bisogna dunque sorprendersi se Philomena di Stephen Frears ha ottenuto solo il premio per la miglior sceneggiatura: mettendo d’accordo praticamente tutti, il film con Judi Dench si allontana però dai requisiti di “sorpresa” che lo stesso Bertolucci aveva invocato di scorgere tra le opere in Concorso. Che Judi Dench sia un’attrice straordinaria non lo scopriamo oggi: magari la Coppa Volpi femminile ad Elena Cotta (per Via Castellana Bandiera) va letta proprio così, attraverso un’interpretazione (muta) di straordinaria intensità, con la quale un’attrice di 82 anni dimenticata dal cinema (non dal teatro), è riuscita a “sorprendere” i giurati, e non solo. Ma Venezia 70 non è solamente riconoscimenti ufficiali, bensì quelli collaterali, quali il Premio Signis, che ha celebrato la propria 65esima presenza al Lido. L’ha fatto assegnando il premio a Philomena di Stephen Frears, che “offre un intenso e sorprendente ritratto di una donna resa libera dalla fede. Nella sua ricerca della verità, sarà sollevata dal peso di un’ingiustizia subita grazie alla sua capacità di perdonare”. L’Associazione Cattolica LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore responsabile: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia GF Press Masotti IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.308372 e-mail: [email protected] - [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 e-mail: [email protected] sito internet: www.settimanalelavita.it CHIUSO IN TIPOGRAFIA: 11 settembre 2013