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LaVita
Anno 116
I O R N A L E
iviano in un mondo
secolarizzato, in cui il
linguaggio religioso, in
particolare, per noi, il
linguaggio cristiano,
non ha possibilità di
essere ascoltato e preso in considerazione. Il non credente, il miscredente, colui che non ha alcun
riferimento al trascendente, meno
che mai alla rivelazione divina, ben
difficilmente potrà sintonizzarsi
con parole che si rifanno a un mondo in cui egli non ha mai creduto o
ha cessato di credere. Se vogliamo
essere ascoltati o anche soltanto
entrare in dialogo, non abbiamo
altra scelta che usare il linguaggio
laico, l’unico comprensibile e significativo dell’uomo secolarizzato.
Una cosa possibile, a portata di
mano, come ci hanno dimostrato
tutti coloro che hanno saputo incidere nella cultura contemporanea.
Si pensi soltanto ai costituenti cattolici che riuscirono a esprimere
verità fondamentali della nostra
fede, come, per esempio, la dignità incomparabile e insopprimibile
della persona umana, con parole di
carattere giuridico, costituzionale,
perfettamente laico. Nessuno dei
nostri grandi politici del passato ha presentato le sue proposte
di carattere politico in nome del
Vangelo, ma ha tradotto le proprie
convinzioni interiori con un linguaggio che tutti, compresi i non
credenti, potevano accettare. Una
strada segnata per sempre, che sta
diventando sempre più obbligatoria
ai nostri giorni.
In un ottimo documento del recente passato, che porta la firma
del cardinal Joseph Ratzinger, in
quel tempo prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede,
questa elementare verità ha trovato una sua affermazione di principio. I valori di cui siamo portatori
– afferma il testo –non sono di per
sé valori confessionali, “perché
tali esigenze etiche sono radicate
nell’essere umano e appartengono
alla legge morale naturale. Esse
non esigono in chi li difende la professione di fede cristiana, anche se
la dottrina della chiesa le conferma e le tutela sempre e dovunque
come servizio disinteressato alla
verità sull’uomo e al bene comune
delle società civili”.
La verità sull’uomo e il bene
comune delle società: sono questi i
punti di riferimento a cui anche il
cristiano può e deve rifarsi quando intesse un dialogo con l’uomo
secolarizzato del nostro tempo. La
fede lo certifica della verità dei
suoi ragionamenti, ma questi sono
presentati in nome delle esigenze personali e sociali che la legge
morale naturale ha scolpito nel
cuore di ogni uomo. Il confronto
in questo caso diventa anche una
sfida culturale, che impegna senza
dubbio il cristiano nei suoi rapporti
C A T T O L I C O
DOMENICA
15 SETTEMBRE 2013
T O S C A N O
e1,10
1,10
e
Con linguaggio laico
con gli altri uomini, ma in qualche
modo anche la chiesa nel suo complesso, anche se a essa compete, di
per sé, ripetere anzitutto i principi
come suonano nei testi ispirati.
Uno sforzo in più a cui è necessario sobbarcarsi se vogliamo che
l’uomo di oggi riesca ad ascoltarci.
Siamo in un mondo laico e da laici
in piena regola dobbiamo comportarci. In tal caso, non ci si potrà
più arrabbiare con il Vaticano, il
solito nemico del progresso e della
libertà, che non c’entra niente, ma
semplicemente con il diritto naturale e la legge morale, che rimangono alla base di ogni convivenza
umana. Se si vuole negare anche
la vera natura dell’uomo, lo si dica
chiaramente, ma si prenda insieme
pure coscienza delle conseguenze
disastrose che si rovesciano sull’uomo e sulla società.
Un discorso che vale in parti-
colare per tutte le questioni oggi
dibattute che riguardano l’amore
umano, la famiglia e in generale
tutte le questioni che vanno sotto
il nome di questioni bioetiche. Non
sarà certo impossibile difendere
anche oggi l’amore vero, il valore
della procreazione, le leggi della
famiglia, la sacralità della vita, il
rispetto di tutti, in particolare degli
indifesi e dei più deboli, come sono
specialmente i bambini e i minori.
Perché, per esempio, non si devono
affidare a una coppia omosessuale
l’adozione e la cura di questi ultimi? Semplicemente perché essi
hanno diritto a un padre e a una
madre per una loro crescita armoniosa e senza traumi. Chi ha avuto
esperienze di tal genere in una famiglia normale sa bene che l’amore
del padre e della madre sono ambedue grandissimi, ma sono anche
diversi, irriducibili l’uno all’altro.
Il bambino ha diritto ad ambedue
e non lo si può privare di un diritto
che a lui stesso ha dato la natura,
senza compiere una lapalissiana ingiustizia nei suoi riguardi.
Altrettanto si può dire degli
altri valori che gravitano intorno
alla persona e regolano le società
umane. Alla resa dei conti, in certi
atteggiamenti che oggi vengono gabellati come libertà, sottostà l’immancabile e inestirpabile egoismo
dell’uomo, che non vede al di là
del suo naso e che si crede padrone
della natura e di se stesso. Laicità,
per principio, è sinonimo di ragione, autonoma dalla religione, ma
non da se stessa. Proprio per questo le scelte che si prospettano, sia
in un senso che in un altro, vanno
“ragionate”, cioè sottoposte al vaglio di questo inesorabile tribunale
della nostra coscienza.
Giordano Frosini
L'ultima sorpresa di Papa Francesco
S
i allunga ogni giorno il catalogo dei gesti sorprendenti a cui il Papa venuto
dalla fine del mondo sta abituando la sua chiesa. Non ci risulta che nessun
Papa in precedenza abbia accettato una discussione con un giornalista che
si era rivolto a lui con domande e riflessioni. L’ha fatto Papa Francesco che
ha risposto a due articoli di Eugenio Scalfari pubblicati su “Repubblica” il
7 luglio e il 7 agosto.
Scalfari, come tutti sanno, è un laico non credente che ha avuto segni di grande
attenzione per una figura emergente del nostro tempo, il cardinal Carlo Maria
Martini.
Il quotidiano pubblica nel numero di mercoledì 11 settembre 2013 la risposta
di Papa Francesco e una controrisposta del fondatore di “Repubblica”.
Interessanti le parole con cui il Papa si rivolge al suo interlocutore: “La ringrazio, innanzitutto, per l’attenzione con cui ha voluto leggere l’enciclica ‘Lumen
fidei’. Essa, infatti nell’intenzione del mio amato predecessore Benedetto XVI, che
l’ha concepita e in larga misura redatta, e dal quale, con gratitudine, l’ho ereditata,
è diretta non solo a confermare nella fede in Gesù Cristo coloro che in essa già
si riconoscono, ma anche a suscitare un dialogo sincero e rigoroso con chi, come
lei, si definisce ‘un non credente da molti anni anni interessato e affascinato dalla
predicazione di Gesù di Nazareth’. Mi pare dunque sia senz’altro positivo, non solo
per noi singolarmente, ma anche per la società in cui viviamo, soffermarci a dialogare
su di una realtà così importante come la fede che si richiama alla predicazione e
alla figura di Gesù”.
Due brevi conclusioni nascono spontanee:
1) il Papa dialoga con coraggio con figure del mondo laico, spingendosi, come
più volte ha raccomandato ai fedeli cattolici, alle periferie della fede e della società;
2) l’attenzione del giornale laico è una piccola lezione al mondo cattolico che,
nella sua maggior parte, non ha certamente letto e meditato l’enciclica firmata dai
due Papi.
R.
Papa Francesco durante la recente visita ai rifugiati del Centro
Astalli a Roma, durante la quale ha anche auspicato che i conventi
vuoti non vengano affittati ma destinati all'accoglienza dello
straniero
2
primo piano
Vita
La
n. 32 15 SETTEMBRE 2013
SETTIMANA TEOLOGICA 2013: LA CHIESA È DI TUTTI
Sinodalità nella chiesa locale
Questa idea è anacronistica
anche sul piano della cultura diffusa, perché viviamo in una società
democratica, nella quale la società
civile è retta da una costituzione che
garantisce la laicità dello stato e di
tutte le istituzioni civili.
In questo quadro non sono le
istituzioni che determinano le persone, ma le persone che determinano
la società e le sue istituzioni.
di Severino Dianich
Premessa
Il legame fra l’idea della sinodalità
e quella della democrazia è evidente, al di là della differenza fra una
terminologia tipica dell’esperienza
ecclesiale e quella dell’esperienza
politica.
“La chiesa non è una democrazia” è una specie di assioma amato
da molti, ma del tutto discutibile.
Si veda come lungo la storia della
chiesa si siano trattate le diverse
declinazioni della decisione per rivelazione divina, per l’unanimità del
consenso, per il principio della major
pars e quello della sanior pars, ecc.,
fino alla decisione del Tridentino di
usare il criterio della maggioranza a
voto segreto, quindi al di là di ogni
possibilità di distinguere la sanior dalla major pars (cfr. E. Ruffini, Il principio
maggioritario del 1926, ora Adelphi
1087, p. 30).
Se si può dire che la chiesa non
è democratica, bisogna anche dire
che non è autocratica. Se non è
egualitaria, neppure è aristocratica,
in forza della pari dignità di tutti i
fedeli e del dovuto riconoscimento
dei diversi carismi dei fedeli.
La chiesa locale
soggetto
La problematica della chiesa locale è paradossale, perché in realtà
essa è la forma ovvia della chiesa e
non la sua forma universale, per cui
il tema della sinodalità non va fatto
discendere dalla struttura universale,
ma va studiata nella realtà della vita
ecclesiale di ogni giorno.
La chiesa nasce infatti in quel
tempo e in quel luogo nel quale si dà
un evento, dall’esito felice, di comunicazione della fede, per cui scoprire
chi è il soggetto di base di questo
evento coincide con la risposta alla
domanda. “Chi è la chiesa?”.
Né mai potrei invitare l’interlocutore a credere in Cristo e, quindi,
ad entrare nella chiesa, se non potessi dirigerlo ad una comunità determinata localmente raggiungibile.
In essa egli riceve il battesimo e
diventa membro della stessa chiesa
universale.
Il popolo di Dio
soggetto
Hans Urs Von Balthasar in Sponsa
Verbi, pubblicava un saggio dal titolo
Wer ist die Kirche (Chi è la chiesa)?
«Certo, ci è familiare egli scriveva - attribuire alla Chiesa diversi
atti: la Chiesa vuole questo e quello,
essa comanda, proibisce, permette
questo e quello, essa si rallegra,
soffre, soprattutto prega, ringrazia,
domanda, spera, sacrifica, di fronte
all’uomo insegna, esorta, pasce. In
parecchie di queste affermazioni
veramente il cristiano medio pensa
alla gerarchia, che nelle sue azioni
per lo meno rappresenta la Chiesa,
se addirittura non si identifica con
essa, negli altri suoi atti però egli
vede delle manifestazioni della vita
complessiva della Chiesa, o forse
piuttosto quelle manifestazioni
vitali che, spiegate e mediate dalla
I problemi
gerarchia, in ultima analisi però non
devono essere attribuite ad essa ma
al soggetto totale della Chiesa» (cfr.
1 H.V Von Balthasar, Chi è la chiesa?, in
id., Sponsa Verbi, Morcelliana, Brescia
1969, 139-187, pag.139).
Si tratta prima di tutto della comunicazione della fede alla quale ogni
credente è deputato e poi di tutto
ciò che i credenti fanno nell’ispirazione della fede, anche là dove sul piano
formale e giuridico, non possono
essere identificati come chiesa.
Infatti la chiesa è all’opera ovunque esista una pur sparuta comunità
cristiana e là dove in un certo contesto vive anche un solo cristiano che
dice e fa qualcosa ispirato dalla fede
e con l’intenzione, sia pure implicita,
di testimoniare il vangelo.
Il soggetto di questo essenziale
agire della chiesa, per il concilio
Vaticano II, è infatti il popolo di Dio,
definito “popolo messianico” (LG 9),
nel quale «ad ogni discepolo di Cristo
incombe il dovere di disseminare,
per quanto gli è possibile, la fede»
(LG 17).
Il ruolo di tutti i fedeli come
soggetti dell’agire ecclesiale appare in
primo piano anche nella liturgia che
costituisce il punto più alto dell’agire
della chiesa.
SC 48: “Perciò la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non
assistano come estranei o muti
spettatori a questo mistero di fede,
ma che, partecipino all’azione sacra
consapevolmente, piamente e attivamente; offrendo la vittima senza
macchia, non soltanto per le mani
del sacerdote, ma insieme con lui”.
Tutti i fedeli, quindi, in maniera
previa ad ogni distinzione di ruoli, sono soggetti dell’azione della
chiesa, nel suo momento fondativo
della comunicazione della fede e in
quello culminante della celebrazione
eucaristica.
E nel mezzo cosa accade? Dentro
questa domanda sta il problema della
sinodalità.
I fedeli laici
soggetto
I padri conciliari insistono
sull’idea attribuendo ai fedeli laici una
«partecipazione alla missione salvifica
stessa della Chiesa» (LG 33), ma
anche notando che il loro “annunzio
di Cristo fatto con la testimonianza
della vita e con la parola acquista una
certa nota specifica e una particolare
efficacia dal fatto che viene compiuta
nelle comuni condizioni del secolo”
(LG 35).
Ritorna sul tema AG 15 e 21,
mentre AA 6 si preoccupa di sottolineare che la loro missione “non
consiste soltanto nella testimonianza
della vita (ma anche) nell’annunziare Cristo con la parola sia ai non
credenti per condurli alla fede, sia
ai fedeli per istruirli, confermarli ed
indurli ad una vita più fervente”.
Si determina così il loro compito in due dimensioni: quella verso
l’esterno e anche quella verso la vita
interna della comunità.
Del resto da un millennio e
mezzo in gran parte dell’Europa il
popolo cristiano ha compiuto il suo
“fundamentale officium” per opera
dei laici: il soggetto che concretamente ha evangelizzato e offerto la
prima catechesi sono state le famiglie cristiane, non le altre istituzioni
ecclesiastiche.
Le grandi imprese dell’animazione della comunità e degli impegni
caritativi e sociali, che sono state
inquadrate in seguito negli ordini religiosi, all’origine quasi sempre sono
state opera di fedeli laici e laiche.
Dal fatto che il compito fondamentale della comunicazione della
fede, che non è affatto secondario o
derivato, ma che in maniera originaria
costruisce la chiesa, è di tutti i fedeli,
nelle diversità dei loro carismi, deriva
che i pastori devono “riconoscere i
ministeri e i carismi propri” dei laici
ai quali il concilio suggerisce: “Non
pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che,
ad ogni nuovo problema che sorge,
anche a quelli gravi, essi possano
avere pronta una soluzione concreta,
o che proprio a questo li chiami la
loro missione; assumano invece essi,
piuttosto, la propria responsabilità.”
(GS 43).
Dall’idea cioè che solo i ministri
ordinati (impropriamente anche
i religiosi) agiscano in nome della
chiesa, deriva l’idea che siano le
istituzioni ecclesiastiche ad operare
nella società civile, attraverso i rapporti che riescono ad intessere con
le istituzioni civili, all’interno di un
gioco di confronto fra i diversi poteri
operanti nella società.
di applicazione
dei principi
L’insufficienza dell’applicazione
sia nell’ordinamento canonico che
nella prassi, è oggetto oggi nella
chiesa di un diffuso, per non dire
universale, lamento, riguardo all’ordinamento dei consigli pastorali e
degli affari economici, in ordine alle
nomine dei responsabili ecclesiastici
a tutti i livelli, su quello del funzionamento delle conferenze episcopali
(almeno di quella italiana), sul piano
dell’esercizio della collegialità episcopale.
I soli spazi nei quali è previsto
un qualche ruolo decisionale dei
fedeli è quello degli ordini e delle
congregazioni religiose (capitoli ed
elezione dei responsabili) e quello
delle associazioni dei fedeli, in base
ai loro statuti.
Per tutto il resto né i vescovi sul
piano della chiesa universale (salvo
il concilio ecumenico), né i preti e i
fedeli nella chiesa locale, hanno una
sede in cui determinare qualcosa
della vita della chiesa con una loro
decisione collegiale.
La contraddizione sta nel fatto
che sul piano della fede tutti i credenti hanno carismi e compiti specifici in
forza della fede tutti i battezzati hanno diritto e dovere di comunicare la
fede e i fedeli sposati nel sacramento
ne ricevono il carisma in ordine alla
famiglia, mentre il diritto-dovere di
decidere le cose della chIesa spetta
solo al papa e al vescovo (secondariamente al parroco), nell’ambito
specifico del loro carisma e in ogni
altro campo fino a quello economico.
Benedetto XVI, nel Discorso nel
50° anniversano dell’enciclica Mater
et Magistra, del 16 maggio 2011,
sporgendosi addirittura nel campo
classicamente riservato al carisma
episcopale, quello del magistero, invitava i fedeli laici ad essere non “soltanto fruitori ed esecutori passivi”
ma anche “collaboratori preziosi dei
pastori nella sua formulazione, grazie
all’esperienza acquisita sul campo e
alle proprie specifiche competenze”.
Una prospettiva
sul piano teologico
L’idea di una necessaria attenzione all’“esperienza acquisita sul
campo e alle proprie specifiche
competenze”, alle quali si appella
anche LG 36 per il contributo che
i laici devono dare alla missione
della chiesa “con la loro competenza
nelle discipline profane e con la loro
attività, elevata intrinsecamente dalla
grazia di Cristo” indica la strada sulla
quale potrebbe muoversi lo sviluppo
futuro di una vera sinodalità nella
chiesa.
Non è corretto pensare i carismi
indipendentemente dalle competenze. Per Paolo, infatti, come sono carismi “il dono di far guarigioni il potere
dei miracoli. Il dono della profezia”
(1 Cor 12,4-11) allo stesso modo lo
sono “il linguaggio della sapienza… il
linguaggio di scienza… la fede”.
Per l’apostolo “tutte queste cose
è l’unico e il medesimo Spirito che
le opera, distribuendole a ciascuno
come vuole… per l’utilità comune”.
Bisognerebbe quindi prospettare
non la riduzione dei compiti carismatici alla sola consulenza offerta
ai pastori, come accade nell’attuale
ordinamento dei consigli, né l’appiattimento dei diversi carismi su di
una capacità decisionale indifferenziata, ma il riconoscimento da parte
dell’ordinamento canonico di diversi
campi di competenza, determinati
dalla diversità dei carismi, alla cui
convergenza sia destinata su ogni
diverso piano una sede sinodale.
Ci sono competenze, dal campo
della famiglia, a quello della politica e
dell’economia, che i vescovi e i preti
non hanno.
Le competenze che i fedeli esercitano nel mondo non possono non
dover determinare la chiesa nella
sua struttura interna in modo che
essa poi non si muova nel mondo
in maniera da incompetente, come
spesso accade nel campo dell’attività
sociale e politica.
Per la sua vita più interna poi il
quadro sacramentale determinato
dal matrimonio non può non dover
determinare in qualche maniera la
stessa struttura magisteriale nelle
sue competenze nel campo della famiglia: vedi la citata audace sporgenza
sul tema di Benedetto XVI.
La situazione
sul piano pratico
Stando l’ordinamento attuale i
consigli sarebbero più adeguati al
compito se, pur restando consultivi,
si concludessero esprimendo un
voto che non delibera sull’oggetto
in questione, ma sì sulla “consulenza”
che il consiglio intende dare al vescovo e al parroco, di fronte alla quale
egli si prenderà la responsabilità di
accoglierla o di respingerla.
Inoltre nessuna norma impedisce
al vescovo e al parroco di attribuire
egli stesso una capacità decisionale
al suo consiglio in una qualche fattispecie di volta in volta determinata.
La difficoltà più grave nella situazione attuale di molte chiese consiste nel fatto di un’appartenenza dai
confini enormemente incerti.
Stante l’attuale ordinamento canonico ogni battezzato deve essere
considerato membro della comunità
ecclesiale a livello parrocchiale e
diocesano e quindi soggetto di diritti
nei confronti della sua comunità di
appartenenza.
L’elaborazione di un ulteriore
criterio di appartenenza giuridicamente configurabile è di enorme
complessità, ma non è impossibile.
A questo punto, come del resto,
su tutto il problema, dovremmo ora
lasciare la parola ad un canonista che
non si diletti esclusivamente nel fare
l’esegesi del Codice esistente, ma si
impegni a lavorare al de jure condendo
(alla fondazione del diritto).
Vita
La
“T
15 SETTEMBRE 2013
u non hai come
noi pesi di tradizione, di tentativi non riusciti,
di scetticismi accumulati; tu sei un
nuovo, senza radici, e per la spinta
verso il domani, tu hai più intatta
forza di noi e sicurezza di sguardo”.
È don Raffaele Bensi che scrive.
Si sta rivolgendo a colui che ha
aiutato a fare il grande passo della
scelta radicale, della conversione
prima e del sacerdozio poi. Il destinatario di queste parole, scritte nel
settembre del 1952, è infatti don
Lorenzo Milani.
Se l’esperienza di Barbiana è
stata una dei nodi del cammino
cristiano nella realtà sociale, lo si
deve anche a don Bensi, che aveva
finezza di sguardo interiore, e lo si
capisce bene da queste parole finora inedite, raccolte in “Perché mi
hai chiamato? Lettere ai sacerdoti,
3
n. 32
PUBBLICATE LETTERE INEDITE
Il toscano semplice
di don Lorenzo
Il priore di Barbiana scelse
un linguaggio privo
di concessioni intellettuali
di Marco Testi
appunti giovanili e ultime parole”, a
cura di Michele Gesualdi, (San Paolo, 216 pagine): don Lorenzo non
deve sentirsi penalizzato dall’essere
stato una vocazione tardiva, anzi,
rappresenta un dono perché su di
lui non grava il peso di una assuefazione precoce e di una erudizione
ecclesiastica talvolta d’impaccio nel
rapporto con gli umili e i semplici.
Quando si leggono le parole inedite di don Milani, allora si
capisce meglio che cosa il padre
spirituale volesse dire. Non perché
Lorenzo spieghi e illustri, anzi, non
lo fa quasi mai. L’importanza di
quelle parole esce fuori dall’uso
stesso del linguaggio del priore
di Barbiana: nonostante le sue
origini borghesi e intellettuali, lui
inizia da capo, e da capo significava
dagli ultimi. Il linguaggio delle sue
lettere è un toscano semplice, di
ritorno, vale a dire frutto di una
scelta consapevole di rinuncia al bel
periodo, alla bella frase, e in fondo
alla bellezza stessa, vista come un in
più rispetto alla dignità di gente che
vive senza luce, senza acqua, mentre
l’intellettuale si bea di belle parole
fini a se stesse.
“Sono ancora molto lontano
dal perder la fede e di questa cosa
grandemente mi consolo pensando
al mio infelice popolo che sta tanto
peggio di me e al quale almeno
questa spero di poter ancora insegnare”, scrive nel medesimo anno
don Lorenzo. Come si vede, la
lingua non è ricerca, cultura, espressione forbita, ma semplice e diretta
comunicazione “di servizio”, subordinata al fare.
Se si guarda bene, è una scelta
di sacrificio, perché il convertito
Lorenzo mette da parte il bagaglio
famigliare, il che vuol dire doni avuti
con amore, fatti di belle forme e
parole, di cultura, per ricominciare da capo. Una scelta che solo
un poeta - nel senso di colui che
sceglie l’apparente non senso - poteva compiere, come aveva fatto
vent’anni prima il poeta Rebora,
scegliendo la dimenticanza di sé e
l’addio alle belle parole in un convento rosminiano.
Quando don Lorenzo entra in
contatto con il mondo colto, mostra sempre una sorta di sospetto,
diretto non alle persone, ma alla
cultura stessa, vista come strumento di inganno e piacere in sé e per
sé. Non è un caso che quando parla, bene, di padre David Maria Turoldo, cui ha affidato la lettura del
suo “Esperienze pastorali”, aggiunga
anche che “mi fa però paura perché
mi viene sempre il dubbio che legga
con una vena più di estetismo che
di pensiero religioso”.
Qualche anno più tardi, sempre
scrivendo a don Bensi, rincara la
dose: “Il poter studiare non è un
sacrificio, è una grazia e va pagata
cara, più cara del costo del lavoro
nei campi. Se no la scuola è corruttrice e sforna bellimbusti pretenziosi e viziati”.
Lorenzo manterrà questa rude
semplicità fino in fondo. Al momento della sua agonia, non potendo
più parlare, scrisse a un fratello
medico su di un foglietto: “Lasciami
partire in pace”.
La vita che aveva attraversato
per 44 anni gli aveva concesso il
cambiamento radicale, e a questa
conversione Lorenzo è rimasto fedele fino in fondo.
Poeti
Contemporanei
RICORDANDO IL CARDINAL MARTINI
Un libro che parla
di solidarietà
di Alessandro Orlando
U
ltimamente ho riletto una pubblicazione che, se pur datata, tratta un tema
di assoluta attualità e sul quale da
sempre si dibatte. Il testo che si intitola
“Dialogo sulla solidarietà” riporta il pensiero del
compianto Cardinal Carlo Maria Martini e del professor Massimo Cacciari. Nelle dimensioni ha più
l’aspetto di un breve saggio che di un libro vero e
proprio. Il tema trattato è analizzato da due diverse ottiche, quella religiosa e quella laica, diverse ma
complementari l’una all’altra perché dopo un’attenta analisi si scopre la profonda convergenza
che esiste tra l’impegno nella ricerca del bene e
della tolleranza del proprio simile e un agire etico
religioso che abbia come fine ultimo il rispetto e
l’aiuto al proprio simile, specie se ultimo. Il prezioso testo contiene una bella ed esplicativa introduzione di monsignor Luciano Baronio per poi dividersi in due parti distinte, la prima che contiene
il pensiero e le riflessioni di Martini e Cacciari sul
concetto di “Solidarietà”, la seconda parte riporta due interventi distinti dell’uno e dell’altro: “Il
fondamento e gli atteggiamenti per costruire una
buona società” del cardinal Martini e “L’invenzione
dell’individuo” di Cacciari. Una cinquantina di pagi-
Getta la guerra
Getta la guerra nel pozzo
e fai che nessuna mano
la possa ritirare su
con la corda della violenza
e il secchio dell’odio.
Gettala nel buio più profondo.
Inutili le promesse di pace
dietro al velo del presente.
Senza più voce
le urla disperate
delle vittime innocenti
della grande sete di potere.
ne nelle quali sono racchiusi e analizzati brani del
Vangelo e riflessioni laiche di squisita finezza. Un
tema, quello della solidarietà trattato da due punti
di vista , quello ecclesiale e quello socio-politico.
Due punti di vista che nascondono anche un’esigenza comune: quella di dare forza e vita ad una
delle tre virtù teologali, la speranza. Nella sua bella
prefazione monsignor Baronio afferma con grande
acume “…di riaprire il cuore all’utopia perché è
meglio morire d’utopia che di noia!” Un impegno
alla solidarietà che investa tutti e che riempia il
cuore dell’Uomo per una società nuova, solo così
potremo emendarci dal vizio dell’intolleranza. Un
libro da “assaporare” lentamente, foriero di spunti
infiniti per poter riflettere.
Distruzione
e lacrime di sangue.
Sulla terra bruciata
non volano più le farfalle.
Le madri stringono al petto i loro figli
chiedendosi: perché?
Getta la guerra nel pozzo
Sul cuore stanco della terra
risplenderà l’arcobaleno
e cresceranno fiori sulla luna.
Lalla Calderoni
4
V
La ita
n. 32 15 SETTEMBRE 2013
LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO SUL SAGRATO DELLA BASILICA VATICANA
«
attualità ecclesiale
Dio vide che era cosa buona»
(Gen 1,12.18.21.25). Il racconto biblico dell’inizio della
storia del mondo e dell’umanità ci parla di Dio che guarda alla
creazione, quasi la contempla, e ripete:
è cosa buona. Questo, carissimi fratelli
e sorelle, ci fa entrare nel cuore di Dio
e, proprio dall’intimo di Dio, riceviamo il
suo messaggio.
Possiamo chiederci: che significato
ha questo messaggio? Che cosa dice
questo messaggio a me, a te, a tutti noi?
1. Ci dice semplicemente che questo
nostro mondo nel cuore e nella mente
di Dio è la “casa dell’armonia e della
pace” ed è il luogo in cui tutti possono
trovare il proprio posto e sentirsi “a
casa”, perché è “cosa buona”. Tutto il
creato forma un insieme armonioso,
buono, ma soprattutto gli umani, fatti
ad immagine e somiglianza di Dio, sono
un’unica famiglia, in cui le relazioni sono
segnate da una fraternità reale non solo
proclamata a parole: l’altro e l’altra sono
il fratello e la sorella da amare, e la
relazione con Dio che è amore, fedeltà,
bontà, si riflette su tutte le relazioni
tra gli esseri umani e porta armonia
all’intera creazione. Il mondo di Dio è un
mondo in cui ognuno si sente responsabile dell’altro, del bene dell’altro. Questa
sera, nella riflessione, nel digiuno, nella
preghiera, ognuno di noi, tutti pensiamo
nel profondo di noi stessi: non è forse
questo il mondo che io desidero? Non è
forse questo il mondo che tutti portiamo
nel cuore? Il mondo che vogliamo non è
forse un mondo di armonia e di pace, in
noi stessi, nei rapporti con gli altri, nelle
famiglie, nelle città, nelle e tra le nazioni?
E la vera libertà nella scelta delle strade
da percorrere in questo mondo non è
forse solo quella orientata al bene di
tutti e guidata dall’amore?
2. Ma domandiamoci adesso: è
questo il mondo in cui viviamo? Il creato
conserva la sua bellezza che ci riempie
di stupore, rimane un’opera buona. Ma
ci sono anche “la violenza, la divisione,
lo scontro, la guerra”. Questo avviene
quando l’uomo, vertice della creazione,
lascia di guardare l’orizzonte della
bellezza e della bontà e si chiude nel
proprio egoismo.
Quando l’uomo pensa solo a se
stesso, ai propri interessi e si pone al
centro, quando si lascia affascinare dagli
idoli del dominio e del potere, quando
si mette al posto di Dio, allora guasta
tutte le relazioni, rovina tutto; e apre la
porta alla violenza, all’indifferenza, al
conflitto. Esattamente questo è ciò che
vuole farci capire il brano della Genesi
in cui si narra il peccato dell’essere
umano: l’uomo entra in conflitto con se
stesso, si accorge di essere nudo e si
nasconde perché ha paura (Gen 3,10),
ha paura dello sguardo di Dio; accusa
la donna, colei che è carne della sua
carne (v. 12); rompe l’armonia con il
creato, arriva ad alzare la mano contro
il fratello per ucciderlo. Possiamo dire che
dall’armonia si passa alla “disarmonia”?
Possiamo dire questo: che dall’armonia
si passa alla “disarmonia”? No, non
esiste la “disarmonia”: o c’è armonia o si
cade nel caos, dove è violenza, contesa,
scontro, paura…
Proprio in questo caos è quando Dio
chiede alla coscienza dell’uomo: «Dov’è
Abele tuo fratello?». E Caino risponde:
«Non lo so. Sono forse io il custode di
mio fratello?» (Gen 4,9). Anche a noi
è rivolta questa domanda e anche a
noi farà bene chiederci: Sono forse io il
custode di mio fratello? Sì, tu sei custode
di tuo fratello! Essere persona umana
Veglia di preghiera
per la pace
significa essere custodi gli uni degli altri!
E invece, quando si rompe l’armonia,
succede una metamorfosi: il fratello da
custodire e da amare diventa l’avversario
da combattere, da sopprimere. Quanta
violenza viene da quel momento, quanti
conflitti, quante guerre hanno segnato la
nostra storia! Basta vedere la sofferenza
di tanti fratelli e sorelle. Non si tratta di
qualcosa di congiunturale, ma questa
è la verità: in ogni violenza e in ogni
guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi
tutti! E anche oggi continuiamo questa
storia di scontro tra i fratelli, anche oggi
alziamo la mano contro chi è nostro
fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare
dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti:
abbiamo perfezionato le nostre armi,
la nostra coscienza si è addormentata,
I
l nostro è tempo di grandi
scoperte scientifiche, di rivoluzioni culturali e sociali, non
siamo cavernicoli e primitivi ma
raffinatamente tecnologici e la nostra
esistenza va assumendo sempre più
dimensioni ampie, attente all’ecologia,
al mondo animale, alla conservazione
del pianeta terra e dei beni culturali.
Eppure stiamo facendo fiasco, un
fiasco clamoroso.
Sembra che la concentrazione in un
luogo geografico, politico e sociale, su
cui riversare acredini e divisioni, plachi
la nostra coscienza e ci consenta di
continuare a vivere indisturbati, semplicemente rimuovendo il dramma
della Siria e continuando il nostro ritmo
quotidiano indisturbato.
Se gli organismi internazionali, che
peraltro manteniamo profumatamente, presiedono al bene comune che si
può declinare in alcune voci essenziali:
sconfiggere la fame; offrire a tutti un
lavoro degno; garantire un’abitazione
decorosa; assicurare la necessaria
assistenza sanitaria, ci si può legittimamente chiedere come risolvere il
rebus del confronto: banchetti luculliani;
stipendi favolosi; dimore lussuose; chirurgia estetica dilagante e costosissima.
Questo il nostro quadro civile (cosiddetto).
Quello incivile è ancora peggiore, come
afferma il Francesco dei nostri giorni,
delinea un’oscurità che sale dal cuore
della persona umana, dal suo egoismo,
dalla sua mancanza di riferimenti al
Creatore, dalla sua certezza di essere
arbitro assoluto del proprio assoluto
destino: “Quando l’uomo pensa solo a
abbiamo reso più sottili le nostre ragioni
per giustificarci. Come se fosse una
cosa normale, continuiamo a seminare
distruzione, dolore, morte! La violenza,
la guerra portano solo morte, parlano
di morte! La violenza e la guerra hanno
il linguaggio della morte!
Dopo il caos del Diluvio, ha smesso di
piovere, si vede l’arcobaleno e la colomba
porta un ramo di ulivo. Penso anche
oggi a quell’ulivo che i rappresentanti
delle diverse religioni abbiamo piantato
a Buenos Aires, in Plaza de Mayo, nel
2000, chiedendo che non ci sia più il
caos, chiedendo che non ci sia più guerra,
chiedendo pace.
3. E a questo punto mi domando:
E’ possibile percorrere la strada della
pace? Possiamo uscire da questa spirale
di dolore e di morte? Possiamo imparare
di nuovo a camminare e percorrere le
vie della pace? Invocando l’aiuto di Dio,
sotto lo sguardo materno della Salus
populi romani, Regina della pace, voglio
rispondere: Sì, è possibile per tutti! Questa
sera vorrei che da ogni parte della terra
noi gridassimo: Sì, è possibile per tutti!
Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più
piccolo al più grande, fino a coloro che
sono chiamati a governare le Nazioni,
rispondesse: Sì, lo vogliamo! La mia fede
cristiana mi spinge a guardare alla Croce.
Come vorrei che per un momento tutti
gli uomini e le donne di buona volontà
guardassero alla Croce! Lì si può leggere
la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è
risposto con violenza, alla morte non si
è risposto con il linguaggio della morte.
Nel silenzio della Croce tace il fragore
delle armi e parla il linguaggio della
riconciliazione, del perdono, del dialogo,
della pace. Vorrei chiedere al Signore,
questa sera, che noi cristiani e i fratelli
delle altre Religioni, ogni uomo e donna
di buona volontà gridasse con forza: la
violenza e la guerra non è mai la via
della pace! Ognuno si animi a guardare
nel profondo della propria coscienza e
ascolti quella parola che dice: esci dai
tuoi interessi che atrofizzano il cuore,
supera l’indifferenza verso l’altro che
rende insensibile il cuore, vinci le tue
ragioni di morte e apriti al dialogo, alla
riconciliazione: guarda al dolore del tuo
fratello - penso ai bambini: soltanto a
quelli… - guarda al dolore del tuo fratello, e non aggiungere altro dolore, ferma
la tua mano, ricostruisci l’armonia che si
è spezzata; e questo non con lo scontro,
ma con l’incontro! Finisca il rumore delle
armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta
per l’umanità. Risuonino ancora una
volta le parole di Paolo VI: «Non più gli
uni contro gli altri, non più, mai!... non più
la guerra, non più la guerra!» (Discorso
alle Nazioni Unite), 4 ottobre 1965: AAS
57 [1965], 881). «La pace si afferma
solo con la pace, quella non disgiunta dai
doveri della giustizia, ma alimentata dal
sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla
misericordia, dalla carità» (Messaggio
per la Giornata Mondiale della pace
1976): AAS 67 [1975], 671). Fratelli e
sorelle, perdono, dialogo, riconciliazione
sono le parole della pace: nell’amata
Nazione siriana, nel Medio Oriente, in
tutto il mondo! Preghiamo, questa sera,
per la riconciliazione e per la pace,
lavoriamo per la riconciliazione e per la
pace, e diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di
pace. Così sia.
LA GUERRA È UNA GIRANDOLA
La loro pace
è la nostra pace
L’equipaggiamento di un solo soldato sfamerebbe quei poveri bambini, smunti
e atterriti, che nulla hanno a che spartire con i nostri, obesi per troppo cibo
e malsana alimentazione
di Cristiana Dobner
se stesso, ai propri interessi e si pone
al centro, quando si lascia affascinare
dagli idoli del dominio e del potere,
quando si mette al posto di Dio, allora
guasta tutte le relazioni, rovina tutto; e
apre la porta alla violenza, all’indifferenza, al conflitto”.
La concordia nazionale tanto auspicata
da tutti e dal nostro servo Francesco
che, non a caso, ha scelto per sé questo
nome che in filigrana parla di pace e di
povertà, è minata nelle sue radici e la
guerra, tanto deplorata a parole e tanto
sostenuta con i fatti e che porta solo:
miseria; fame; malattie; morte.
Questa la proposta di noi culturalmente
formati.
Sarebbe interessante confrontarsi, prima di passare alla Parola evangelica,
con alcuni dati statistici: le forniture
belliche da quali industrie provengono?
gli equipaggiamenti militari quanto
costano? le bombe da quali Paesi
civilizzati da quali laboratori di ricerca
vengono studiate, programmate e,
infine, realizzate?
In poche parole: chi ci guadagna?
quanto guadagna?
Tutto sulla pelle altrui. L’esito è la guerra: fame, miseria, malattie. Quando non
morte che mina e distrugge quel bene
comune che si chiama pace.
L’equipaggiamento di un solo soldato
sfamerebbe quei poveri bambini, smunti
e atterriti, che nulla hanno a che spartire con i nostri, obesi per troppo cibo
e malsana alimentazione.
Chi saprà ridare allo sguardo di quegli
occhietti la gioia, la fiducia in chi ti sta
accanto? Chi toglierà dal loro vocabolario interiore il desiderio della vendetta?
Chi ridarà le braccine al piccolo ormai
monco?
Tutta una struttura di distruzione e di
morte sorregge la nostra cosiddetta civiltà. Se crediamo nel Risorto non siamo
dei falliti o degli illusi malati di utopia,
noi guardiamo a Lui che, passato per
la tortura della crocifissione, ha donato
la pace, quella vera.
Non confezionata ma consegnata alle
nostre mani che, almeno a tutt’oggi,
grondano sangue e denaro sporco,
finché non ci sbilanceremo e faremo
posto a un’autentica umanità coraggiosa opponendoci all’ingiustizia e
bloccando lo sterminio di popolazioni
innocenti. Per la loro pace che, però, è
anche la nostra, con la voce di Francesco: “Vorrei chiedere al Signore, questa
sera, che noi cristiani, i fratelli delle
altre Religioni, ogni uomo e donna di
buona volontà gridasse con forza: la
violenza e la guerra non è mai la via
della pace! Ognuno si animi a guardare
nel profondo della propria coscienza e
ascolti quella parola che dice: esci dai
tuoi interessi che atrofizzano il cuore,
supera l’indifferenza verso l’altro che
rende insensibile il cuore, vinci le tue
ragioni di morte e apriti al dialogo,
alla riconciliazione: guarda al dolore
del tuo fratello e non aggiungere altro
dolore, ferma la tua mano, ricostruisci
l’armonia che si è spezzata; e questo
non con lo scontro, ma con l’incontro!
Finisca il rumore delle armi! La guerra
segna sempre il fallimento della pace,
è sempre una sconfitta per l’umanità”.
Altrimenti sarà una girandola: toccherà
anche a noi.
Vita
La
15 SETTEMBRE 2013
A Torino per vivere
insieme “un’iniziativa
culturale ed ecclesiale di
alto profilo” su un tema
centrale per la vita delle
persone e per il bene
comune del Paese
n. 32
attualità ecclesiale
SETTIMANA SOCIALE DI TORINO
5
di Mariano Crociata
segretario generale della Cei
L
e Settimane Sociali “intendono
essere un’iniziativa culturale ed
ecclesiale di alto profilo, capace di
affrontare e se possibile anticipare
gli interrogativi e le sfide talvolta radicali
poste dall’evoluzione della società”. Queste
finalità appaiono più che mai attuali dal tema
scelto per la 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si terrà a Torino nei giorni
12-15 settembre di quest’anno: “La famiglia,
speranza e futuro per la società italiana”.
Si tratta di un tema centrale per la vita
delle persone e per il bene comune del
Paese. Esso era già presente nell’agenda
proposta alla Settimana Sociale di Reggio Calabria del 2010, la cui attualità è dimostrata
dal dibattito proseguito in questi anni ai vari
livelli istituzionali del Paese, oltre che dallo
sviluppo stesso degli avvenimenti. Tra i punti
all’ordine del giorno dell’agenda (intraprendere, educare, includere, slegare la mobilità
sociale, completare la transizione istituzionale), la famiglia appariva trasversalmente come
soggetto di futuro, capace di sciogliere i nodi
che impediscono al nostro Paese di crescere.
Proprio lì nasceva l’esigenza di mettere a
tema la famiglia in modo diretto e centrale,
in concreta continuità con le riflessioni già
«
Dio non ci ama perché siamo
buoni e belli. Dio ci rende buoni e
belli perché ci ama». Questa affermazione di S. Bernardo sintetizza
efficacemente il messaggio del “perdono di Dio”
contenuto nella prima lettura e nella lettura
evangelica. “Rendere buoni” significa “togliere
in male che c’è in noi”, ovverosia “perdonare i
peccati”, mentre “rendere belli” significa “santificare”. Perdonare i peccati è il “mestiere” di
Dio, e quindi di Gesù: «Cristo Gesù è venuto
nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei
quali sono io» (seconda lettura 1 Tm 1,12-17).
“Mestiere” e potere che Gesù ha trasmesso
alla Chiesa: “Come il Padre ha mandato a me,
anch’io mando voi. Ricevete lo Spirito Santo. A
coloro cui perdonerete i peccati, saranno perdonati” (Gv 20, 21-23).Tutti siamo peccatori e
nessuno può ritenersi esente da peccato: « Se
diciamo di essere senza peccato, inganniamo
noi stessi e la verità non è in noi. […. ] Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un
bugiardo e la sua parola non è in noi (1Gv 1,
8.10). Alle tre virtù teologali -fede, speranza, carità- ne va aggiunta una quarta: il pentimento.
Dio non ci vuole perfetti, ma pentiti.
Gli antichi padri di spirito insegnavano che la
santità non consiste nell’essere senza peccato
(la prima lettera dell’apostolo Giovanni ne
esclude la possibilità), ma nel coraggio di ricominciare caparbiamente da capo dopo ogni
sconfitta e dopo il perdono di Dio. Il vero e grave peccato è quello di chi rifiuta questo intervento di Dio. “Dio non si stanca di perdonare,
mentre noi facilmente ci stanchiamo di chie-
Nella famiglia lo spazio
delle “cose nuove”
svolte, nel desiderio di declinare il bene comune sui problemi particolarmente urgenti
per la comunità nazionale.
Nella prospettiva della ricerca continua
del bene comune, la famiglia appare quanto
mai importante, perché tocca i nodi antropologici essenziali per l’integrità e il futuro
della persona umana; costituisce un pilastro
fondamentale per costruire una società civile
davvero libera, nella quale trovino spazio innanzitutto la libertà religiosa e quella educativa; è dunque condizione fondamentale per
una società dove i diritti di tutti e di ciascuno
siano realmente rispettati. Il tema della famiglia - e il ruolo che essa ha svolto e continua
a svolgere nel cuore della nostra società chiama in causa anche diversi aspetti economici e sollecita ad affrontarli nella prospettiva
del primato della persona.
Oltre che per queste ragioni, la famiglia
emerge come un soggetto portante anche
nell’assunzione del compito indicato dagli
Orientamenti pastorali decennali su “Educare
alla vita buona del Vangelo”: “Nell’orizzonte
della comunità cristiana, la famiglia resta la
prima e indispensabile comunità educante.
Per i genitori, l’educazione è un dovere essenziale, perché connesso alla trasmissione
della vita; originale e primario rispetto al
compito educativo di altri soggetti; insostituibile e inalienabile, nel senso che non può
essere delegato né surrogato”.
Tenendo presenti questi aspetti, a Torino
si parlerà di famiglia nella prospettiva propria
delle Settimane Sociali, che oggi significa, ad
esempio: ascoltare la fatica e la speranza che
salgono dal vissuto di tante famiglie; riconoscere la famiglia come luogo naturale e insostituibile di generazione e di rigenerazione
della persona, della società e del suo sviluppo
non solo materiale e civile, ma anche morale
e spirituale; essere concretamente vicini ed
essere percepiti come vicini dalle famiglie
- genitori e figli - che soffrono per i motivi
La Parola e le parole
24ma Domenica Tempo Ordinario A
nno
dergli perdono”, ci ha ricordato recentemente
papa Francesco..
Coloro che sono convinti del contrario -«Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori
per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano
dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia
con loro”» (lettura evangelica, Lc 15,1-32)-,
spingono Gesù a spiegare loro il suo comportamento, giudicato scandaloso, con tre parabole.
Nelle prime due, Gesù descrive se stesso nelle
figure del pastore che ricerca la pecorella
smarrita fino a che non l’abbia rintracciata e
della donna che non si dà pace fino a che non
abbia ritrovato la moneta smarrita. In tutti e
due i casi, la conclusione è una festa celebrativa che vede tutti gli amici e i vicini coinvolti e
che, per la solennità con cui si svolge, sembra
addirittura sproporzionata rispetto all’entità
del ritrovamento. La terza parabola è ancora
più paradossale. Gesù descrive un Dio costantemente in attesa del ritorno del peccatore, tanto
da corrergli incontro al primo segnale di ritorno
(«quando era ancora lontano, suo padre lo vide,
ebbe compassione, gli corse incontro») e da
sfidare, nell’organizzare una festa per celebrare
questa “risurrezione”, l’incomprensione e la
disapprovazione del “fratello buono”, cioè di coloro che sono sempre stati fedeli. La grandezza
del perdono di Dio viene evidenziata dai tratti
volutamente antipatici con cui Gesù descrive il
C
“figliol prodigo”: un soggetto egocentrico a cui
non importa proprio niente del padre e che,
se si pente e decide di tornare, lo fa non certo
per il dispiacere arrecato al padre, ma solo per
uscire dalla situazione di insostenibile disagio in
cui si è trovato. Ebbene, il padre, purché il figlio
torni, è disposto ad accontentarsi perfino di
questo “dolore imperfetto”, espresso nella formula che recitiamo nel ricevere il sacramento
della penitenza con le parole «Mi pento e mi
dolgo dei miei peccati perché peccando ho meritato i tuoi castighi» e che è già sufficiente per
ottenere l’assoluzione, anche se è auspicabile il
livello più alto, quello del “dolore perfetto” che
si esprime con le parole «e, soprattutto, perché
ho offeso te infinitamente buono e degno di
essere amato sopra ogni cosa».
Con la prima lettura (Es 32,7-11.13-14) la
liturgia ci suggerisce un ulteriore passo, quello
di farci carico degli errori degli altri imitando la
“compassione” e con la “preghiera di intercessione” praticate con successo da Mosè per il
suo popolo. Dio, che aveva detto a Mosè: « Ora
lascia che la mia ira si accenda contro di loro e
li divori. Di te invece farò una grande nazione»,
dopo l’accorata supplica di Mosé «si pentì del
male che aveva minacciato di fare al suo popolo». Mosè è una pallida figura di Gesù, modello
supremo in quanto agnello di Dio che porta
sopra di sé tutti i peccati del mondo, assumen-
più diversi; valorizzare l’indicazione presente
nella nostra Costituzione che definisce la famiglia come istituzione fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; riconoscere
e tutelare sempre e in primo luogo i diritti
dei figli; mettere in evidenza il legame che
unisce il “favor familiae” con il bene comune
e lo sviluppo del Paese, al di là di pregiudizi e
ideologie, per cogliere le tante ragioni condivisibili da molti, oltre gli schieramenti e le
differenti posizioni culturali e religiose.
L’intento della Settimana Sociale è di favorire un approccio critico e al tempo stesso
propositivo a un tema così vasto e impegnativo; di suscitare un dibattito e offrire chiavi
di lettura in modo che tutti, credenti e non
credenti, stimolati da queste sollecitazioni, si
impegnino in un discernimento veramente
corale a difesa e per la promozione della famiglia, determinati a far scaturire “cose nuove”, frutto di positivo cambiamento e spinta
per politiche organiche e coerenti.
dosene la responsabilità e distruggendoli con il
suo sangue.
Il pericolo dell’egocentrismo -preoccuparsi della
propria salvezza, e che gli altri si arrangino,
con un atteggiamento diametralmente opposto
a quello di Mosè e di Gesù-, è sempre in agguato e può insidiare perfino la preghiera che
potremmo esser tentati di rivolgere al “Padre
mio che è nei cieli” perché “rimetta a me i miei
debiti”. Per capire quanto questo sia sbagliato,
basta passare in rassegna le preghiere liturgiche che, fatte rarissime eccezioni (per esempio
il “Signore, non sono degno”), sono tutte, non
a caso, in prima persona plurale. Dovremmo
tenere sempre presente che né ci si salva, né ci
si danna da soli.
Nella seconda lettura (1 Tm 1,12-17), troviamo,
anche se in altro modo, lo stesso messaggio della prima. L’apostolo Paolo spiega, infatti, che la
sua conversione non riguarda solo la sua salvezza personale, ma è funzionale per la conversione di altri: «Ma appunto per questo ho ottenuto
misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in
me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua
magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che
avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna». Questo vale anche per noi, nel senso che la
stupefatta gioia di fronte all’infinita misericordia
dimostrataci da Dio dovrebbe trasparire liberamente in modo da spingere altri ad aprirsi
fiduciosamente, senza alcuna paura neppure
per i peccati commessi, a quel Dio che li ama e
che li “perseguita” instancabilmente con la sua
offerta di salvezza e di vita eterna.
Don Umberto Pineschi
6
Grazie per
“Sinodalità”
Con la presente, vorrei ringraziare
pubblicamente monsignor Frosini
per il bellissimo libro "Sinodalità".
Mi auguro tanto che il libro, grazie
anche al suo costo modico, abbia una
grande diffusione nella diocesi.
Inoltre auspico che il tema della
Sinodalità, non solo venga affrontato
nella Settimana Teologica, ma anche
nell’assemblea diocesana di settembre o meglio ancora, in un incontro
apposito, nel quale si possa veramente parlare con franchezza, nella
verità, nella carità e in comunione tra
presbiteri e laici, dell'importanza della
corresponsabilità, della collegialità,
della comunione della formazione
dei laici per il bene delle nostre parrocchie cioè, della nostra chiesa di
Pistoia, ovvero, del "corpo di Cristo",
lui che ha dato la vita per noi e per
la sua chiesa. Non tardiamo, c'è un
popolo dei "lontani" che aspetta che
la nostra comunione, la nostra fede,
la nostra testimonianza, la nostra
gioia, la nostra carità, e soprattutto
il nostro annuncio: Gesù Cristo, il
Signore ci ama, ed è morto e risorto
per tutti1
Fernando Berti
Una chiesa
sinodale
Caro Direttore,
prima che si conoscesse il titolo della
27a settimana teologica, riflettendo
su un suo articolo pubblicato sulla
"Vita" proprio sul tema in questione,
le scrissi che non riuscivo a vedere
nella chiesa e ne tanto meno nella
n. 32 15 SETTEMBRE 2013
Vita
La
Lettere in redazione
chiesa di Pistoia, una chiesa "sinodale"
che come lei scriveva, e che è stato
il "leit motive" delle belle serate
della settimana "è partecipazione,
corresponsabilità, presenza attiva
del popolo di Dio" laici, preti e vescovi insieme. Una presenza un po’
scarsa dei soliti laici interessati? Una
quasi invisibile presenza di preti che
dimostrano anche in questo caso di
non voler sentir parlare di un laicato
che potrebbe richiedere più partecipazione, più corresponsabilità e più
presenza attiva e mettere a rischio il
loro quieto vivere e la loro autorità.
Insieme al suo libro, già letto tutto
di un fiato, spero siano pubblicate
subito non per l’anno prossimo anche le relazioni dei bravissimi oratori,
sperando di vedere qualche frutto di
questa riflessione a cominciare dal
vescovo, almeno da qualche prete,
ma soprattutto da tanti laici che si
impegnino per una nuova chiesa, che
non solo papa Francesco dovrebbe
desiderare, ma ogni persona che si
professa seguace di Cristo. Grazie.
PS. Oratori preparatissimi che lei sa
scegliere sempre, ma le domande alla
fine sono da cancellare per non lasciare tracce di interventi di persone,
fatti per mettersi in mostra, ma che
quasi sempre hanno dimostrato di
aver capito poco di cosa ha parlato
l’oratore.
Francesco Benesperi
La legge
sull’omofobia
La legge sull'omofobia sta facendo il
suo iter parlamentare nel silenzio dei
giornali e delle televisioni. Si parla di
tante cose, magari con toni accesi,
e non si parla di un provvedimento
che nella disgraziata ipotesi che passi
(ma ormai sembra, più che un'ipotesi,
quasi una certezza), stravolgerebbe
il nostro ordinamento giuridico.
Introdurrebbe la concezione propria
dell'ideologia gender ed estranea,
penso, alla grandissima maggioranza
degli italiani, secondo cui il "genere"
uno se lo sceglie indipendentemente
dalla propria sessualità fisica naturale, rendendo penalmente rilevanti
due elementi, entrambi soggettivi e
transitori, come la "percezione di sé"
quanto al genere "anche se opposto
al proprio sesso biologico", e "l’attrazione" verso il proprio o l’altro
o entrambi i sessi. Introdurrebbe
gravi limitazioni alla libertà religiosa
e alla libertà di pensiero, andando
contro gli art. 19 e 21 della Costituzione: solo per fare un esempio
della portata liberticida della legge
"antiomofobia", le conseguenze penali per coloro che intraprendessero
un'iniziativa pubblica per spingere il
legislatore a non varare una legge
che autorizzi il matrimonio omosessuale (tra l’altro escluso dallo stesso
dettato costituzionale), così come
per coloro che osservando le sacre
scritture e attenendosi al magistero
della chiesa definissero l’omosessualità quale atto intrinsecamente
"disordinato", sarebbero la reclusione
da 6 mesi a 4 anni, in questo modo
si spianerebbe la strada al riconoscimento dei cosiddetti "matrimoni
gay", per arrivare prima o poi anche
alla adozioni.
Non so quanti di noi possano condividere queste cose. So solo che
ormai l'ltalia sembra aver rifiutato
la qualifica di Patria del diritto e sta
stravolgendo il proprio ordinamento
giuridico in spregio alla sua coerenza
interna, alla legge naturale e alla realtà. Queste cose, a uno che ama il
diritto, fanno veramente male.Ancor
più male fanno se si pensa a che tipo
di società queste ideologie ci riservano per il futuro. La sostituzione
della famiglia con la caricatura della
famiglia, porta alla sua abolizione,
che è lo scopo ultimo a cui mIrano.
A chi giova? Si può dire che è questa
la nuova forma in cui si presenta lo
stato totalitario: la famiglia ha sempre
dato noia alle ideologie totalitarie: lo
stato totalitario non vuole istituzioni
intermedie fra lui e l'individuo: il suo
più grande spauracchio è il principio
di sussidiarietà.
Credo che sarebbe il caso di parlarne,
di attivarsi, di arrabbiarsi, prima di
ridursi magari a proporre un referendum abrogativo "sul latte versato".
Franco Biagioni
In morte
di Emilia
Nannotti
Mi si dirà: "cosa mai di grande c'è
nell'esser stata una buona madre di
famiglia" ed io che ho tanto amato
mia miglie, replico con un suo scritto
datato 22/11/1996, quando le fu
diagnosticata una terribile malattia
ereditata, Corea di Huntinggton, un
pensiero adamantino: "Chiedo scusa
se parlo di me, Vorrei comunque
lasciare queste ultime volontà: una
tomba molto semplice (di quelle che
dopo un po' di anni non esistono
più), possibilmente in un cimitero
di campagna. Avevo già il posto
nella tomba di famiglia Nannotti,
nel Cimitero della Misericordia e di
questo ringrazio tutti di cuore; lascio
quel posto per A.F. nei Nannotti
- sempre che Lei ne sia contenta.
Voglio dire un altra cosa ancora: ho
voluto molto bene a tutti quelli che
in quella tomba ci sono sepolti e che
lì saranno in seguito."
Bello è stato essere stati amati da
una donna così.
B.G.
Pistoia
Sette
N.
32
15 SETTEMBRE 2013
L
a XXVII Settimana Teologica si è svolta all’insegna
della Sinodalità segno dei
tempi, cioè nella consapevolezza della grande attualità del
tema della partecipazione e della
corresponsabilità. A tutti i relatori
è stato ben presente la sfida dello
spirito critico del nostro tempo. “La
teologia e la prassi pastorale sono
provocate anzitutto a ripensare in
concreto il concetto di autorità in
uso nella comunità cristiana, slegandolo definitivamente dal modello di
autorità proprio dello Stato assoluto
e centralizzato, cui era stato di fatto
assimilato e con il quale l’autorità
della chiesa cattolica è ancora ampiamente considerata intrecciata
nell’immaginario sociale” (G. Ferretti). Il concilio Vaticano II ha fondato
e raccomandato la partecipazione
attiva di tutti i fedeli alla vita e alla
missione della chiesa in uno stile
veramente comunionale, vicino allo
stile democratico, fino al punto di
poter dire che, se la chiesa non è una
democrazia, essa è chiamata a essere
una superdemocrazia, dal momento
che il trinomio della civiltà moderna, “libertà, fraternità, uguaglianza”,
dovrebbe essere presente in lei allo
stato puro.
Compito
della gerarchia
Per questo il richiamo costante
di tutti gli interventi è stata la convinzione che la funzione specifica
e insostituibile della gerarchia (o
ministero ordinato) è quella di salvaguardare la trasmissione fedele della
parola di Dio.
Un compito che naturalmente
riveste lo stesso ministero, in particolare quello dei vescovi e del papa,
di una vera e propria autorità nel
campo specifico del munus docendi
sui temi della fede e della morale, in
modo da garantire piena fedeltà alla
tradizione apostolica. Il problema
però rimane quello di stabilire i limiti
di questo potere, perché “non si dà,
ovviamente, alcuna autorità sulla
terra che sia illimitata” (Dianich). La
sua estensione e i suoi limiti vengono
determinati sulla base del compito
tipico della gerarchia, che è, come
abbiamo detto, quello di attendere
alla retta trasmissione della fede. Ora
“non si possono a priori tracciare
con esattezza i campi di competenza dell’autorità, ma si può dire che
essa si distende gradualmente tanto
quanto le cose della vita della chiesa
sono connesse con il suo nucleo
primigenio vitale che è l’adesione
di fede dei credenti, mentre più da
questo nucleo necessitante ci si
allontana, tanto più è la libertà del
credente, con la varietà e la ricchezza
dei carismi, di cui lo Spirito Santo
XXVII SETTIMANA TEOLOGICA
La sinodalità ha bisogno
di una chiesa viva
Il tavolo della presidenza mntre sta parlando Franco Garelli
di Giordano Frosini
arricchisce continuamente il popolo
di Dio, a doversi affermare”.
Tanto-quanto, cioè nella misura
in cui l’oggetto in questione è più o
meno vicino al punto di riferimento,
che è la trasmissione della fede. È
esattamente l’esistenza di questo
ineliminabile punto di riferimento
che impedisce alla chiesa di darsi una
struttura del tutto democratica: la
predicazione del termine democrazia
alla chiesa non può che fermarsi qui,
senza poter proseguire oltre, anche
se tutto quello che riguarda lo stile
e lo spirito democratico potrà avere
una sua larga applicazione nelle sue
strutture comunitarie.
Ma la legge del tanto-quanto
appare, anche a prima vista, come
un bel rasoio di Occam, che taglia
dai compiti statutari del ministero
ordinato molte foglie e anche forse
qualche ramo. Evidentemente quanto
più si restringe il campo dell’autorità,
tanto più si allarga quello della partecipazione, all’interno del quale viene
meno anche la cosiddetta teologia
dell’ultima parola, che ha senso solo
nelle questioni di assoluta pertinenza del magistero, e lascia spazio
all’affermazione di una completa
sinodalità. L’autorità non ha nessun
diritto esclusivo se non in quello che
gli garantisce la rivelazione e la tradizione: andare oltre è semplicemente
un abuso che, se è stato compiuto,
va decisamente eliminato. Siamo
coscienti di essere dinanzi a una vera
e propria rivoluzione, necessaria se
vogliamo rendere alla comunità i
diritti che col tempo le sono stati
tolti. Il nostro non è però un invito
alla rivoluzione, ma semplicemente
a far sì che questi principi trovino la
loro collocazione all’interno del diritto futuro. Il peso della sinodalità è
tutt’altro che leggero. Ma il processo
è ormai iniziato e si ha il diritto di
pensare che si tratta di un processo
irreversibile. La chiesa di domani è
appena ai suoi albori.
Un popolo passivo?
Non è nostro intento fare l’elenco delle possibili invasioni di campo
della gerarchia. Soltanto, a modo di
esempio, possiamo ricordare: una
certa gestione della politica attiva,
tolta così dalle mani dei naturali gestori, che sono i fedeli laici; la prassi
abbastanza consolidata della gestione
di diverse attività pastorali che chiamano direttamente in causa altre
componenti della chiesa; certi interventi in campo educativo e familiare
senza nemmeno una consultazione
previa dei diretti interessati; lo scarso
rispetto piuttosto abituale dei diversi
consigli nati dal concilio Vaticano II; la
nomina dei vescovi fatta in maniera
decisamente verticistica; lo stato di
passività in cui si mantiene il cosiddetto popolo di Dio (il quale, peraltro, ha al suo attivo un atteggiamento
di rassegnazione quasi generalizzato);
in ultimo, si può dire che il principio
ereditato dal passato: “quod omnes
tangit ab omnibus approbari debet”
non ha lasciato nessun ricordo ai
nostri giorni ed è completamente
scomparso dai nostri orizzonti. Si
tratta di indicazioni di vera e doverosa partecipazione, se vogliamo di
democrazia, spazzate via dal vento
degli anni, ma che dovrebbero oggi
essere riprese in considerazione e
riportate a galla, naturalmente attualizzandole al presente.
Lo stato di stanchezza e di
scontentezza in cui versa la parte
più viva della comunità non soltanto
va capito, ma bisogna fare di tutto
per eliminarlo, prima che il nostro
disinteresse in un campo così vitale
produca altri danni.
Si è parlato di un’invasione di
campo da parte della gerarchia, ma
naturalmente, anche se più difficile
e più raro, ci può essere anche il
processo inverso. Insieme a quello
dei fedeli, è necessario salvaguardare
anche il compito dei pastori, ai quali
appartiene il dovere e il diritto di
garantire, in forza del sacramento
che li ha costituiti tali, l’autenticità
della fede e l’unità della chiesa. Il
limite invalicabile per tutti coloro che
volessero addivenire alla concezione
di una democrazia totale all’interno
della chiesa.
Verso il futuro
L’attuale teologia dei consigli
(tutti gli organismi di partecipazione
hanno come regola fondamentale
solo la consultività) appare troppo
stretta a una concezione della chiesa popolo di Dio, come ci è stata
trasmessa dal concilio Vaticano II.
C’è qualcosa da rivedere nell’attuale
ordinamento della chiesa, anche se
nel tempo dell’attesa rimane per tutti
l’obbligo di rimanere fedeli all’attuale
legislazione, cercando soprattutto
di dare dignità e nobiltà al concetto
di consultazione. Ma la teologia sta
andando decisamente oltre questo
stato di ipertrofia della funzione
gerarchica nella vita della chiesa. In
tutti i campi, eccettuato quello della
fede e della morale, si può procedere
oltre, verso una effettiva partecipazione decisionale da parte dell’intero
popolo di Dio.
La storia è ricca di queste esperienze partecipative, come l’elezione
dei vescovi, l’accettazione del famoso
principio “Ciò che riguarda tutti
dev’essere trattato e approvato da
tutti”, la dottrina della ricezione, la
partecipazione di sacerdoti non vescovi (e, in qualche modo, anche dei
laici) agli stessi concili ecumenici, per
non parlare della democrazia vera
e propria in vigore da sempre negli
ordini religiosi e nella stessa elezione
del vescovo di Roma. In questo clima anche l’opinione pubblica, come
aveva già auspicato Pio XII nel 1950,
deve avere diritto di cittadinanza
nella chiesa. Una grande storia che
segna il nostro passato, che dev’essere a ogni costo ripresa, approfondita,
attualizzata nel nostro tempo.
Tutta la chiesa, in tutti i suoi ordini, è sinodale. Più volte è risuonata
la frase di san Giovanni Crisostomo:
“Sinodo è il nome della chiesa”.
Sinodo, cioè cammino comune
dell’intero popolo di Dio. E il giudizio unanime è stato quello di un
“deficit” ingiustificabile nella chiesa
di oggi, In particolare l’attenzione
era rivolta alla sinodalità delle chiese
particolari, sia a livello diocesano che
parrocchiale. La sinodalità alla nostra
portata, consegnata alla nostra diretta responsabilità.
Il dovere comune è ora quello di
sostare a riflettere comunitariamente, in modo spregiudicato e libero,
sul da farsi urgentemente in questo
particolare momento della nostra
storia. I segni dei tempi, che sono la
voce dello Spirito Santo, vanno colti
e assecondati nel momento in cui si
presentano. Domani potrebbe essere
troppo tardi.
8
comunità ecclesiale
CHIESA DI SAN PAOLO
Veglia di preghiera per la pace
S
abato 7 settembre,
in una serata ancora
di fine estate, nella
Chiesa di San Paolo
si è svolta la Veglia di Preghiera
per la Pace nel mondo e in particolare per la Siria, in comunione
con la Chiesa di Roma e con il
Santo Padre, Papa Francesco. La
Fraternità di Gerusalemme ha
promosso insieme alle altre tre
parrocchie del centro di città la
Veglia di preghiera a cui hanno
partecipato diversi sacerdoti, tra
cui don Paolo Palazzi e il nostro
Vescovo, Mansueto Bianchi.
Dobbiamo far presente che in
diverse parrocchie ci state tante
iniziative, che ha unito la Chiesa
di Pistoia con la Chiesa di Roma.
È bello vedere come il senso
della pace ha toccato e sensibilizzato tanta gente, più o meno
O
melia particolare,
quella del vescovo
di Pistoia, nel rifugio
Smi di Campotizzoro, durante una messa celebrata
domenica scorsa per raccogliere
l’invito di papa Francesco a
pregare per la pace in giorni nei
quali si sta, forse, preparando
un nuovo, pericoloso, conflitto
armato. “Sopra si costruivano
armi, sotto si dava scampo alla
morte: qui è come scendere
nella culla di Caino”. Molte le
persone che, con monsignor
Mansueto Bianchi, sono scese a
20 metri sotto il livello stradale,
all’interno di quello che fino agli
anni Ottanta del secolo scorso
fu un importante stabilimento
industriale (dove si fabbricavano
munizioni per l’esercito italiano,
ma non solo. Negli ultimi anni
di attività si produssero anche,
fra l’altro, i tondini da cui si
ricavavano le monete di euro).
Molto appropriato un salmo
all’inizio della messa celebrata in
una delle tante gallerie scavate
dalla fine degli anni trenta per
dare ospitalità, contro i bombardamenti aerei, agli operai e
alle loro famiglie nella fabbrica
degli Orlando: qui potevano
credente, ma direi anche più o
meno “praticante”. La bellissima
serata è iniziata con i Vespri alle
19.00, è proseguita con l’adorazione silenziosa (accompagnata
dalla possibilità di accedere al
sacramento della riconciliazione)
e dalle 21.00 fino a mezzanotte
è iniziata l’adorazione animata
(rosario meditato, canti e preghiera di lode).
Per essere in comunione
ancora di più con Papa Francesco, è stato seguito il libretto
della Celebrazione della Veglia
di Preghiera del Santo Padre, e
come introduzione è stato letto
l’Allocuzione dell’Angelus del 1
settembre in cui viene indetto
la giornata di preghiera: “..Il 7
settembre in Piazza San Pietro ci
riuniremo in preghiera e in spirito
di penitenza per invocare da Dio
questo grande dono per l’amata
nazione Siriana e per tutte le situazione di conflitto e di violenza
nel mondo. L’umanità ha bisogno
di vedere gesti di pace e sentire
parole di speranza e di pace!
Chiedo a tutte le Chiese particolari che, oltre a vivere questo
giorno di digiuno, organizzino
qualche atto liturgico con questa
intenzione”.
È vero quello che ha detto
il Santo Padre, l’umanità ha
bisogno di vedere gesti di pace
e di sentire parole di speranza
e di pace. In questo, siamo tutti
coinvolti, anche personalmente, perché dobbiamo essere
strumenti e portatori di pace
e di speranza. Molta gente ha
necessità di sentire e di vedere
parole di speranza, e soprattutto la “Speranza”, perché la
vera speranza è una persona:
Gesù! Questi momenti forti di
preghiera e di comunione, non
solo in comunione con il Santo
Padre ma con tutte le Chiese
nel mondo, ci spingono anche
personalmente a essere uomini
che vivono di speranza, che
sanno annunciarla con la propria
vita e testimoniarla in ogni luogo
in cui la vita ci conduce.
La Chiesa di San Paolo si
era riempita, e nell’intervallo tra
il rosario meditato e i canti, nei
momenti di silenzio, si percepiva
un “silenzio adorante”, un silenzio che diveniva preghiera, preghiera di invocazione, preghiera
del Cuore… Dopo il rosario
(intervallato dall’inno orientale
akatistos alla Madonna) e la
proclamazione delle litanie lauretane, c’è stata l’adorazione
con i canti e la lode a Dio. La
serata stata una sequenza, un
passaggio dal silenzio, alla preghiera meditata, alla preghiera
del Cuore e infine al giubilo, alla
preghiera della lode per Dio!
È stato un crescendo di preghiera, di abbandono al Signore,
sentendoci in comunione con
la Chiesa di Roma, con il Santo
Padre e con tante persone nel
mondo, anche con coloro che
vivevano la preghiera mediante
la televisione. Ha senz’altro seminato in tutti, più o meno credenti,
un seme: siamo delle creature
nate per qualcosa di più grande
di noi, delle nostre capacità, e la
Chiesa è il luogo in cui il Dio della
Pace ci aspetta e ci accoglie tutti
con amorevole attesa!
Pierluigi Biagioni
Fernando Berti
PREGHIERA PER LA PACE
La canzone infame
della
guerra
Il vescovo di Pistoia ha celebrato messa nel rifugio antiaereo di
Campotizzoro: “Da qui vogliamo scrivere la canzone della pace”
trovare rifugio oltre seimila persone, con una infermeria, locali
tecnici, scale elicoidali, ricambio
d’aria e anche una piccola cappella intitolata a santa Barbara,
patrona del paese nato attorno
alla fabbrica, sul territorio di San
Marcello. “Potrebbe sembrare
soltanto un incontro originale
in un luogo particolare – ha
introdotto mons. Bianchi – ma
in realtà il significato è profondo
perché questo, dove si è respirato
autentico terrore, è un luogo che
aiuta a sentire vicini, fratelli quei
popoli che sono sotto il segno
dell’oppressione ma anche, in
generale, gli inermi, i poveri,
quelli che possono solo piangere
e sanguinare, patire e morire”.
“Questo – ha proseguito
Bianchi riferendosi alle immagini di sofferenza che vediamo
in questi giorni sui media – è
spazio che aiuta ad ascoltare
il grido disumano delle madri, il
pianto disperato dei bambini che
nessuno ascolta perché i genitori
non ci sono più: queste mura
conservano la memoria e l’eco
della canzone di Caino. Ma qui
gli uomini hanno collocato anche
una cappella, segno di vita nel
cuore della morte”.
E alla “canzone di Caino”,
(“la canzone infame che si va
cantando nel mondo e che si
chiama guerra, ma che è anche consumismo, materialismo,
indifferenza, menefreghismo,
sfruttamento delle persone e
delle risorse”) il vescovo ha
contrapposto la “canzone della
croce” (“che canta l’accoglienza,
il servizio, il dono”).
Essere qui accogliendo l’in-
vito di papa Francesco è perché
“vogliamo scrivere la canzone
della pace”. Preparato da don
Domenico Fini, parroco di Bardalone, un particolare “percorso” ha
accompagnato le tante persone
che sono scese nel bunker per
la celebrazione eucaristica calpestando le pavimentazioni in
cemento armato: foglie di ulivo,
poche all’ingresso e sempre più
evidenti mano a mano che si
scendeva fino ai rami frondosi
collocati sull’altare. “Un richiamo –ha commentato Bianchi– a
come tutti noi, ogni giorno, possiamo calpestare segni della pace,
ma anche un segno di speranza
per far crescere le ragioni della
pace”.
Resa possibile anche grazie
alla disponibilità dell’associazione
che gestisce il museo rifugio Smi,
15 SETTEMBRE
Festa della congregazione
"Serve del Signore"
La congregazione è stata fondata da monsignor Henrique
Golland Trinidad, vescovo di Bonfim Bahia
I
Vita
La
n. 32 15 SETTEMBRE 2013
l 15 settembre si celebra la festa della congregazione Serve del Signore,
che, a Pistoia, hanno sede nel palazzo vescovile. La congregazione venne
fondata nella diocesi di Bonfim, da monsignor Henrique Golland Trinidad
nel 1952.
Lo scorso anno pertanto si è tenuto l'anno giubilare della congregazione e
nell'ambito di questa solenne celebrazione il vescovo di Pistoia Mansueto Bianchi
ha evidenziato alcuni aspetti significativi della figura del fondatore, sottolineando
che monsignor Henrique era un "vescovo sulla strada"; ne ha ricordato la passione
per la gente, per la povera gente, che proprio sulla strada andava ad incontrare
nelle zone più lontane e difficili del Brasile. L'importante per monsignor Henrique
era l'incontro, il colloquio, consolare, asciugare le lacrime.
La madre della congregazione, suor Eva, per celebrare questo anniversario ci
invita a leggere una splendida poesia, scritta da monsignor Henrique che rivela
e testimonia la sua anima francescana e il suo grande amore per Dio.
Daniela Raspollini
la celebrazione è stata animata dalla corale parrocchiale di
Campotizzoro. “Spero di non
aver disturbato troppo e mi
auguro anche che l’attenzione
oggi catalizzata sul rifugio di
Campotizzoro possa servire per
rinnovare l’attenzione sulla vita
della nostra montagna”.
Sulla messa nel rifugio, mons.
Bianchi, in mattina, è stato intervistato a Radio Vaticana, nella
rubrica “Non un giorno qualsiasi,”
da Federico Piana. “Portare la
parola del papa in un luogo in
cui si è sperimentata l’atrocità
e la durezza della guerra, attrezzato anche per difendersi
dai gas letali, ha un forte valore
pedagogico – ha detto - specie
oggi, quando la follia degli uomini
sembra vicina alla follia della
guerra”.
PARROCCHIA
DELLA VERGINE
Preghiera
per la pace
Aderendo all’invito di Papa
Francesco, sabato 7 dicembre
si è tenuta, presso la parrocchia della Vergine di Pistoia,
una giornata di preghiera e
di riflessione per la pace nel
mondo, e nella Siria in particolare. L’adorazione, nella
sera, ha costituito il momento
più intenso con la partecipazione di numerosi fedeli a
testimonianza dell’impegno
della chiesa per la pace dei
popoli e dei cuori.
MOICA
Eccellenza
del fatto
a mano
Al termine del corso “L’eccellenza del fatto a mano,
un’arte antica quale il
ricamo è tornata ad essere
moderna”, il Moica di Pistoia
terrà un seminario conclusivo venerdì 20 settembre
alle 16,30 presso l’antico
palazzo dei vescovi in piazza
Duomo Pistoia. Nell’occasione saranno presentati ed
esposti i manufatti eseguiti
dalle corsiste.
CENTRO ASCOLTO
CARITAS
QUARRATA
Incontro su
avviamento
al lavoro e
tutela della
disabilità
Venerdì 20 settembre alle ore
21, presso la sala conferenze
“La Pineta” in via Trieste 27
a Quarrata, la Caritas zonale
organizza una conferenzadibattito su “La crisi degli
aiuti economici europei fra
avviamento al lavoro e tutela
della disabilità”. Relatore sarà
l’avvocato Leonardo Bardi.
EX CHIESA SAN
GIOVANNI BATTISTA
Poesia della chiesa Odissea
degli umili poveri illustrata
Amo la Chiesa del Signore
E con Lei sogno sempre, sempre
Io sogno con la Chiesa
Nelle lunghe notti di insonnia,
Io sogno con la chiesa,
Per giorni e giorni, anche,
Quando prego, lavoro o riposo,
Quando soffro o gioisco
Quando sento di avere il coraggio o la paura,
Sogno con la Chiesa di Dio anche.
Si, sogno sempre, perchè io l’amo,
Perché di lei ho bisogno,
Perché il mondo ha bisogno della Chiesa,
Sogno, perchè so che lei mi ama.
Ma sogno, anche perché so
che la Chiesa non ha bisogno di me
Sogno con la Chiesa proprio così,
Poveri come il presepe,
trasfigurata come il Tabor.
Sanguinante come il Calvario.
Dono come la Cena del Signore.
Umile come Gesù.
68 tavole di Amelio Bucciantini sono esposte dal 12 al
30 settembre nella ex chiesa
San Giovanni Battista di Pistoia, con il seguente orario:
dal martedì alla domenica
dalle ore 10 alle 12 e dalle
16 alle 19. Nell’ambito di
questa mostra giovedì 26
settembre alle 17 ci sarà la
conferenza tenuta dal professor Giancarlo Savino dell’Università di Firenze “Letture
dall’Odissea”. Gli studenti
delle classi 3A e 3B del liceo
classico Forteguerri di Pistoia,
coordinati dalle professoresse
Anna Brancolini e Maria
Porta, leggono brani tratti dal
poema omerico.
Vita
La
È
ormai una tradizione ben consolidata che richiama
l’attenzione della
parrocchia intera fin dai mesi
invernali. L’impegno e’ notevole per cui presuppone
una preparazione seria e
prolungata.
Nella nostra parrocchia
l’iniziativa del Centro Estivo
ha origini abbastanza remote
risalenti a don Mauro e più
recentemente rinverdite, con
notevole successo, da don
Roberto.
Dall’anno 2011, abbiamo
ripreso pienamente il ritmo
dei precedenti anni migliori,
riscuotendo accoglienza e
approvazione da parte di tutti,
bambini e genitori, al di là di
ogni più rosea aspettativa.
Potrebbero essere sufficienti alcuni numeri da cui
partire per una più completa
presentazione: 170 sono i
bambini, dai 6 agli 11 anni,
iscritti quest’anno, anche se,
ovviamente non tutti hanno
partecipato sempre; 28 sono
gli animatori, di età e maturità
diverse, che si sono impegnati
nel servizio ai bambini; 5
persone che hanno curato
il servizio della cucina per
tutti i giorni; 6 insegnanti
volontarie che, nel mese di
luglio hanno accompagnato
i bambini nell’impegno dei
compiti scolastici, svolti nel
pomeriggio, 3 giorni la settimana; 7 sono state le settimane di durata, dal lunedì 10
giugno al venerdì 27 luglio; 9
sono le ore quotidiane, dalle
8 alle 17 (come minimo!), per
5 giorni a settimana, in cui i
bambini trovano accoglienza e
attenzione nel nostro Centro
estivo San Michele.
Il tutto nel più puro stile
del servizio, a prezzi contenuti, facendosi premura di
venire incontro alle situazioni
diverse delle famiglie.
I contenuti di questo particolare itinerario formativo,
oltre a fornire una esperienza
di vita insieme, di condivisio-
15 SETTEMBRE 2013
comunità ecclesiale
n. 32
PARROCCHIA DELLE CASERMETTE
9
Il centro estivo: un gran bel servizio
a famiglie e bambini
ne e socializzazione per una
crescita serena e positiva, si
incentrano, nel rispetto della
nostra specifica vocazione
parrocchiale, sulla ricerca di
quella conoscenza più profonda e precisa di Gesù capace
di esercitare su ogni persona,
piccola o grande che sia, uno
speciale fascino e una notevole attrattiva: ogni nostra
giornata è iniziata con un momento di preghiera costituito
dalla proclamazione di un
brano di Vangelo, da un canto
appropriato all’argomento,
da alcune riflessioni adatte ai
destinatari, e dalla preghiera
“meditata” del Padre Nostro.
È stato un momento intenso
ben oltre le nostre aspettative
che ha coinvolto fortemente i
nostri piccoli (e meno piccoli!)
protagonisti. Abbiamo lasciato libertà di partecipazione
anche a bambini provenienti
da altre confessioni religiose
che hanno preferito astenersi da questi momenti, pur
avendo partecipato in pieno
al resto delle nostre attività.
Abbiamo cercato di creare e
mantenere per tutto il giorno
un clima di gioiosa serenità, di
accoglienza piena verso tutti,
anche se, ovviamente non ci
siamo riusciti in pieno. Ma, si
sa, la perfezione…
Momenti ricreativi ben
coordinati, attività sportive
le più variegate, guidate da
esperti nelle varie discipline,
svolte nei diversi luoghi a
disposizione (Palestra, campino, la Tenda, Campo scuola, e
vari Parchi cittadini facilmente
raggiungibili) con due giornate alla settimana dedicate
a due impegni decisamente particolari. Ogni martedì
l’appuntamento è alla Piscina
di Porretta, raggiunta con un
“caratteristico” viaggio in
Festa alla parrocchia
della Vergine
Sabato 14 settembre
Ore 15: festa dei bambini
Ore 21,30: La compagnia teatrale “I narranti” presenta il cabaret “improvvisa… azione” sotto un cielo stellato della Vergine
Domenica 15 settembre
Ore 11: Messa con le coppie degli sposi che festeggiano il 25°,
50° e più anni di matrimonio
Martedì 17 settembre
Ore 21: adorazione eucaristica per la pace nel mondo, per i
disoccupati e per i bisognosi di Pistoia
Giovedì 19 settembre
Ore 21: Maria nelle immagini, nei canti e nelle preghiere:
emozionante serata mariana sul sagrato della chiesa
Venerdì 20 settembre
Ore 21,30: “Emme come Maria, emme come musica” la
gioia di amare si esprime cantando: rassegna di musica sacra
realizzata dai gruppi: Sicomoro, Pistoia Gospel singers, coro
catecumenale di Vignole, gruppo musicale della parrocchia di
San Paolo (Pt)
Domenica 22 settembre
Ore 11: Messa con la preghiera per le persone bisognose
Ore 16: Messa festiva presieduta dal vicario generale, don
Paolo Palazzi
Ore 17: processione mariana con la partecipazione del rione
del “Drago”
treno, che aggiunge un tono di
singolarità a questa giornata.
Il giovedì, invece, prevede una
“Gita” più specifica per tutto
il giorno, che ha coinvolto
bambini e, spesso, genitori
in un più grande interesse..
Siamo stati allo Zoo di Pistoia,
al Cavallino Matto, al Ponte So-
speso di Mammiano, all’Acqua
Village, al Parco Avventura di
Cutigliano e al Mare, presso
Cecina. Ogni volta dalle 90
alle 100 persone hanno vissuto
insieme momenti di grande
entusiasmo e condivisione.
Tutto questo, come sappiamo
bene, coopera a far crescere
in armonia ed equilibrio, valorizzando le possibilità e le
capacità di ciascuno.
Il servizio è naturalmente
aperto a famiglie provenienti
da tutta la città e anche oltre,
seguito con interesse ed entusiasmo, vissuto con gratitudine
e grande adesione da tutti:
ci risulta difficile pensare di
non continuarlo anche per gli
anni che verranno. Abbiamo
ricevuto richieste per un
eventuale servizio di Oratorio
nel periodo invernale: Non è
facile assumersi un impegno
del genere, ma ci siamo resi
attenti ad una necessità che
eventualmente emerga in tal
senso. Potrebbe diventare una
realtà per la parrocchia in
prospettiva di pastorale giovanile. Non vogliamo escluderlo
a priori, pur consapevoli delle
difficoltà e dell’impegno.
Non possiamo che ringraziare tutti coloro che hanno
dato, direttamente o indirettamente, il loro contributo e la
loro collaborazione e in primo
luogo Colui a cui continuiamo
ad affidare il nostro impegno
e la nostra dedizione e nel
nome del quale ci sforziamo
sempre di portare a compimento ogni nostro servizio.
Lorenzo Marineschi
PARROCCHIA DI OSTE E DI TIZZANA
Cambio di parroci
Don Marino Marini passa a Tizzana e viene sostituito,
a Oste, da don Simone Amidei
D
on Marino Marini è da 16 anni
è parroco a Oste (Montemurlo) e adesso il vescovo lo
manda a Tizzana (Quarrata),
parrocchia drammaticamente alla ribalta
della cronaca nazionale, il 28 dicembre
2012 e nelle settimane successive, per
il brutale assassinio di don Mario del
Becaro.
La popolosa parrocchia nel territorio
di Montemurlo viene affidata a un giovane
sacerdote pistoiese, il trentaquattrenne
don Simone Amidei.
La decisione è comunicata da mons.
Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia, in
due lettere che questo sabato hanno
raggiunto le comunità parrocchiali e di
cui viene data lettura nelle Messe, prefestive e festive, di questa domenica in
cui si celebra la Natività di Maria “regina
della pace”.
“So bene – scrive il vescovo ai
parrocchiani di Oste riferendosi a don
Marino – quanto lo stimiate e amate per
la sua bontà, per la dedizione senza limiti,
per la sua umiltà”. E, sempre sul parroco
ultrasettantenne, nella lettera alla comunità di Tizzana, il vescovo lo definisce
“prete dal cuore davvero grande, capace
di dono e di servizio senza misura, umile
e rispettoso di ogni persona”.
Don Marino è dunque la persona
giusta (“dopo la tragedia che la vostra
parrocchia ha vissuto e con voi tutta
la diocesi”) per “ripartire insieme con
speranza”. Non manca, nello scritto, un
accenno a don Mario ricordato “con
affetto e gratitudine”.
Don Simone Amidei, uno dei sacerdoti più giovani come età della diocesi di
Pistoia, è stato ordinato 5 anni fa dallo
stesso monsignor Bianchi: venne mandato a Gavinana come collaboratore e
poi gli fu affidata la pastorale giovanile
diocesana. È poi stato inviato, dallo stesso Bianchi, a Roma per perfezionare gli
studi accademici alla Pontificia Università
Lateranense.
Festa parrocchiale Sant’Angelo a Bottegone
Sabato 14 settembre
ore 18: Rosario
ore 18,30: celebrazione festiva
ore 21: rassegna di cori parrocchiali
domenica 15 settembre
ore 7,30 e ore 11: Messa a S. Angelo
ore 9: Messa a La Pergola
Lunedì 16 settembre
Ore 18: Rosario
Ore 18,30: Celebrazione eucaristica
Martedì 17 settembre
Ore 7,30: preghiera delle lodi
Ore 7,45: celebrazione per i defunti
Ore 8,15-12- Adorazione eucaristica
Mercoledì 18 settembre
Ore 18: Rosario
Ore 18,30: celebrazione eucaristica
Giovedì 19 settembre
Ore 19,30: Messa presieduta da monsignor Giordano Frosini. Per chi festeggia
l’anniversario di matrimonio e per le
famiglie della nostra comunità
Venerdì 20 settembre
Ore 16,30: adorazione eucaristica
Ore 17,30: rosario
Ore 18,00: celebrazione eucaristica
Sabato 21 settembre
Ore 16: monsignor Mansueto Bianchi
amministra la cresima a 33 adolescenti
della parrocchia
Domenica 22 settembre
Messa: 7.30-9. alla Pergola
Ore 11: In memoria e suffragio di don
Gianfranco Puggelli celebra Mons.Angelo
Pirovano. I canti sono eseguiti dal coro
dei Senegalesi
Lunedì 23 Settembre: Festa di San
Pio da Pietrelcina con la partecipazione
dei gruppi di preghiera delle parrocchie di
Fornacelle, Poggio a Caiano, Montemurlo,
Mastromarco e La Vergine
Ore 21:Adorazione Eucaristica, rosario e
celebrazione eucaristica.
Martedì 24 Settembre Giornata
dedicata ai nostri defunti.
Ore 7.30: Preghiera delle lodi.
Ore 7.45: Celebrazione Eucaristica per
tutti i defunti.
Ore 8.15/12: Adorazione Eucaristica.
Ore 16.30:Via Crucis e visita al Cimitero.
Ore 17.30: Celebrazione Eucaristica in
chiesa
Mercoledì 25 Settembre: Giornata
dei Gruppi Parrocchiali
Ore 18: Rosario
Ore 18.30:Celebrazione Eucaristica
Giovedì 26 Settembre Giornata di
sostegno alla scuola materna parrocchiale
Ore 18: Rosario
Ore 18.30: Celebrazione Eucaristica
Venerdì 27 Settembre Giornata dedicata ai malati e infermi della Comunità.
Ore 16: Adorazione Eucaristica
Ore 17.30: Rosario
Ore 18: Celebrazione Eucaristica con
l'amministrazione del Sacramento
dell'Unzione agli ammalati e alle persone
sofferenti
Sabato 28 Settembre
Ore 18: Rosario
Ore 18.30: Celebrazione Festiva
Domenica 29 Settembre Festa di
San Michele Arcangelo - Festa per tutti i
bambini battezzati nell'anno 2013
Orario delle Celebrazioni: 7.30-9-11:
Celebra Fratel Elia Matija
Ore 17: Adorazione Eucaristica
Ore 17.30: Processione Eucaristica
10 comunità e territorio
n. 32 15 SETTEMBRE 2013
Vita
La
MONDIALI DI CICLISMO
Conclusi i lavori
di asfaltatura e messa
in sicurezza stradale
EVENTI COLLATERALI
«Quando
si lavorava
in bicicletta»
Tante proposte sportive, culturali, storiche, artistiche,
didattiche e musicali, tutte dedicate alle “due ruote”
D
In provincia di Pistoia sono stati
spesi oltre 3 milioni di euro.
Otto le gare previste sul territorio,
due le partenze da piazza Duomo
di Patrizio Ceccarelli
S
i sono conclusi i lavori di asfaltatura e messa
in sicurezza strade, previsti per i Mondiali
di ciclismo 2013, in programma sul nostro
territorio dal 22 al 29 settembre prossimi,
realizzati dalla Provincia di Pistoia in veste di stazione
appaltante.
La corsa, che vedrà protagonisti i più forti campioni
del ciclismo su strada, interesserà Pistoia con ben 8
gare previste sul territorio provinciale, delle quali 7
entreranno nei confini comunali del capoluogo, mentre
2 saranno le partenze dalla centrale piazza Duomo,
rispettivamente la cronometro femminile a squadre,
domenica 22 settembre, e la cronometro maschile
«under 23», il lunedì successivo.
“La partita dei mondiali di ciclismo rappresenta
un’occasione importante non solo per la promozione
del territorio, ma anche per le ricadute dell’evento
in termini economici e di infrastrutture – sottolinea
la presidente della Provincia, Federica Fratoni (nella
foto) – la Provincia di Pistoia è quella che ha maggiormente beneficiato dei finanziamenti regionali. Abbiamo
ottimizzato al massimo le risorse a disposizione, alle
quali anche gli enti locali hanno dato una grossa com-
S
ono già più di trenta le
adesioni alla giornata di
sport per tutti prevista
al parco verde del Villone
Puccini per domenica prossima 15
settembre.
La manifestazione, che rientra
nell’ambito degli eventi collaterali
organizzati in occasione dei Campionati del mondo di Ciclismo
previsti nella nostra città dal 22 al
29 settembre, è come sempre promossa ed organizzata dalla Provincia e dal Comune di Pistoia, e rappresenta una vera e propria vetrina
di promozione e di conoscenza per
tutte le discipline e le realtà sportive provinciali oltre a raccogliere
circa cinquemila presenze fra adulti
e bambini oltre agli addetti ai lavori
partecipazione, a partire dal Comune di Pistoia che ha
collaborato fattivamente agli interventi, impegnandole
su un chilometraggio piuttosto lungo, mettendo mano
a vari tratti stradali con criticità e a tratti strategici di
collegamento con i grossi assi viari”.
Sono 77 i km di strade coinvolte dall’evento ciclistico su tutto il territorio provinciale, dei quali circa 40
km quelli che interessano l’area pistoiese.
I lavori del lotto relativo all’area pistoiese, realizzati
attraverso tre diversi affidamenti, ammontano a circa
3 milioni e 100 mila euro e sono stati finanziati da Regione Toscana, Provincia di Pistoia, Provincia di Prato e
Comuni interessati dal passaggio delle gare.
I lavori sono stati eseguiti, per la Provincia di Pistoia, nei comuni di Pistoia, Quarrata, Serravalle Pistoiese,
Larciano e Lamporecchio; per la Provincia di Prato, nei
comuni di Carmignano e Seano.
Gli interventi hanno riguardato principalmente
l’asfaltatura delle strade interessate dal passaggio delle
corse, la messa in sicurezza di alcuni tratti attraverso
l’intubamento di fosse stradali per la realizzazione di
camminamenti e l’installazione di barriere di sicurezza.
Sport per tutti
Adesioni numerose
ed agli appassionati di sport.
“La giornata del 15 settembre
sarà davvero una giornata speciale
– dicono dalla provincia – in quanto
ci sarà un’attenzione particolare
rivolta ai mondiali di ciclismo; infatti
oltre alle consuete postazioni delle
varie discipline sportive saranno
presenti anche particolari stand
specifici dedicati alla bicicletta oltre
ad una esibizione acrobatica dei bikers e le gimcane per i bambini.”
Tuttavia sempre nell’ambito dei
mondiali di ciclismo la Provincia
in collaborazione con i Comuni di
Pistoia, Montecatini Terme, Pescia
e Serravalle Pistoiese organizzerà il
Pinocchio Bike school ossia un progetto rivolto agli alunni della scuola
primaria con lo scopo di coinvolgere i ragazzi e sensibilizzarli sulle
tematiche legate a questa disciplina.
Per qualsiasi tipo di informazione è sufficiente rivolgersi al servizio
sport della Provincia di Pistoia oppure mandare una mail alla referente Simona Pallini e cioè s.pallini@
provincia.pistoia.it
Edoardo Baroncelli
alle mostre di biciclette
d’epoca e di mestieri, a
quelle di quadri, dalle rappresentazioni teatrali, alla
presentazione di libri, dalle rievocazioni storiche, ai convegni: un’offerta
variegata e suggestiva, pensata per
immergersi nel mondo del ciclismo e
nelle memorie legate ai grandi campioni che ne hanno scritto la storia.
Sono 23 in tutto gli eventi collaterali previsti sul territorio nel mese di
settembre, in occasione dei Mondiali di Ciclismo 2013. “Aspettando i
Mondiali – Calendario Eventi collaterali della Provincia di Pistoia” è il
titolo della brochure, realizzata con il coordinamento della Provincia,
che raccoglie tutte le iniziative dedicate alla bicicletta che animeranno il
nostro territorio durante il mese di settembre e non solo, arricchendo
di tradizione, conoscenza, arte e divertimento la kermesse sportiva internazionale. Un ricco calendario di eventi, che spazia fra tante proposte
sportive, culturali, storiche, artistiche, didattiche e musicali, tutte sempre
incentrate sulla bicicletta e sulla tradizione ciclistica propria della Toscana. Tante anche le iniziative prettamente sportive, a partire dal memorial
“Michela Fanini”, premondiale 18° giro della Toscana internazionale, al
29° Piccolo giro della Toscana, gara nazionale riservata alla categoria
allievi, fino a momenti di pura aggregazione e divertimento. Tra gli appuntamenti culturali organizzati a Pistoia, segnaliamo la mostra “Quando si
lavorava in bicicletta”, aperta fino al 30 settembre nelle Sale affrescate
del Comune di Pistoia. Si tratta di una esposizione unica nel suo genere,
che mette insieme 23 esemplari di biciclette che artigiani e commercianti
utilizzavano per spostarsi di paese in paese, offrendo i loro servigi a chi
ne faceva richiesta.Visitando la mostra sarà possibile ammirare ad esempio la bicicletta del burattinaio, che monta sul manubrio un vero e proprio teatrino, o quella del fotografo, completamente attrezzata come un
moderno studio fotografico. E ancora di notevole interesse la bicicletta
della Croce Rossa dedicata al pronto soccorso, oppure la bici del venditore di caldarroste, attrezzata con l’apposito fornello per la cottura delle
castagne. Gli esemplari, pezzi unici risultato dell’ingegno e dell’estro che
i proprietari hanno messo per adattare il mezzo alle proprie esigenze,
provengono da tre diverse collezioni private, quelle di Ernesto Franchi,
Mauro Grifoni e Floriano Musolesi.
Un biglietto unico
per tutti i treni
regionali
Lo scopo è incentivare l’uso del mezzo ferroviario e
facilitare gli spostamenti durante il periodo delle gare
U
n unico biglietto per circolare su tutti i treni regionali di Trenitalia, nella settimana del Mondiale di ciclismo, in Toscana, dal 22
al 29 settembre. Si chiama Toscana Rail Ticket ed è stato ideato
da Trenitalia e Regione in collaborazione con il Comitato organizzatore. Lo scopo è facilitare la mobilità nei territori interessati dal
Mondiale e incentivare l’utilizzo del treno.
Tre le tipologie di Toscana Rail Ticket, con validità di 3, 4 o 8 giorni. Il
ticket valido tre giorni coprirà il periodo dal 27 al 29 settembre, quello
in cui si correranno le gare conclusive, e di maggiore richiamo (costo 36
euro); il secondo sarà valido per le prime 4 giornate del Mondiale, dal 22
al 25 settembre (costo 44 euro); il terzo, valido 8 giorni, coprirà invece
tutta la settimana, dal 22 al 29 settembre (costo 80 euro).
«Alcuni mesi addietro, abbiamo chiesto a Trenitalia uno strumento che
potesse consentire ai visitatori che verranno in Toscana in occasione
dei mondiali di utilizzare il Tpl (trasporto pubblico locale, ndr) su rotaia
per i loro spostamenti in libertà sulla direttrice delle gare - ha spiegato
l’assessore regionale ai trasporti Vincenzo Ceccarelli - Direi che con il
Toscana Rail Ticket siamo andati addirittura oltre, creando un biglietto
che apre le porte dell’intera rete ferroviaria, con una assoluta flessibilità
di utilizzo, promuovendo la rotaia come veicolo per la conoscenza del
territorio. Accanto a questo è in via di definizione, con Rfi e Trenitalia,
anche il piano straordinario di servizi aggiuntivi, che presto presenteremo e che contribuirà a dare una risposta in tema di mobilità, durante le
gare mondiali».
Vita
La
15 SETTEMBRE 2013
comunità e territorio
n. 32
Fondazione Banche di Pistoia e Vignole-Montagna Pistoiese
Il campus “Il futuro presente”
sulle orme di Archimede
N
ell’anniversario della nascita di Archimede - nato
con tutta probabilità ben
2.300 anni fa - la lezione,
ancora attualissima, del celebre
matematico è stata alla base della
settima edizione del Campus scientifico “Il Futuro Presente”, iniziativa
interamente gratuita per i trenta
studenti selezionati - in quanto promossa e finanziata dalla Fondazione
Banche di Pistoia e Vignole-Montagna Pistoiese - che si è aperta con
la consueta cerimonia inaugurale,
lunedì 2 settembre a Villa La Magia a
Quarrata. Grazie alla collaborazione
del Comune di Quarrata, in questa
meravigliosa cornice medicea, i
ragazzi provenienti dagli istituti
superiori di Pistoia, Prato e Firenze
hanno infatti preso parte, dal 2 al 7
settembre, ad una vacanza-studio di
tipo collegiale e residenziale, a contatto diretto per un’intera settimana
con docenti e ricercatori universitari
di fama nazionale ed internazionale,
impegnandosi in quotidiane lezioni
su tematiche di ambito scientifico.
“Il Campus – ha chiarito a questo
riguardo Franco Benesperi, presi-
dente della Fondazione
– ha il grande merito
di valorizzare la cultura
scientifica, spesso e a
torto ritenuta non alla
pari rispetto a quella umanistica, oltre a
consentire ai ragazzi
di socializzare tra loro,
vivendo un’esperienza
di vita in comune, nonché di entrare a stretto
contatto con docenti
ed esperti, in un contesto diverso rispetto a
quello scolastico”.
Al tema della matematica, in tutte
le sue possibili declinazioni - dalla sua
evoluzione storica, alla sua rilevanza
nella vita culturale e civile, fino alle
sue molteplici applicazioni pratiche
- è stata dunque dedicata questa settima edizione del Campus scientifico.
“La geometria degli oggetti, dello spazio e delle idee. Sulle orme di Archimede: l’intelligenza della Matematica
fra realtà e immaginazione” è stato
infatti il titolo e l’argomento centrale
dell’edizione 2013, perché - come
ha ricordato durante la cerimonia
inaugurale Enrico Giusti, chiamato
quest’anno direttamente dal museo
fiorentino della matematica il “Giardino di Archimede” a prendere parte
alla direzione scientifica del Campus
- la matematica è sì fucina di idee e
palestra della fantasia di docenti e
ricercatori, ma anche componente
fondamentale di tutte le applicazioni
tecniche che governano la nostra vita
quotidiana.
Come in ogni passata edizione,
il programma ha tuttavia spaziato
tra molti altri argomenti, nell’ottica dell’incontro tra discipline e
COMUNE DI AGLIANA
Laboratorio “Officinae”
C
ompie 20 anni il laboratorio comunale di plasticaceramica e disegno “Officinae”, ideato e curato da
Vanni Melani.
In questi due decenni, Officinae
ha preso parte alle più disparate attività culturali dai viaggi per l’Italia, al
ricevimento di ospiti prestigiosi passando per l’allestimento di mostre ed
esposizioni e per l’assidua presenza
alla Mostra mercato allestita, fino al
2009, in occasione dei festeggiamenti
del “Giugno aglianese”.
“Purtroppo negli ultimi anni –
riferisce Melani – con i tagli al set-
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
tore della cultura abbiamo dovuto
ridimensionare le nostre iniziative”.
Ciò che non è cambiata è, però, la
qualità delle splendide realizzazioni
di ceramica da parte dei corsisti di
Officinae.
Quello curato da Melani è l’unico laboratorio che in 19 edizioni
ha sempre mantenuto lo stesso
operatore e che può basarsi, quindi,
su personale preparato e qualificato.
Durante le ultime edizioni del
laboratorio sono stati una trentina,
in aumento e tra cui alcuni giovani,
i corsisti che hanno partecipato ad
“Officinae”, trovandosi per due sere
a settimana nel laboratorio di via
Bellini a San Niccolò.
Dal 1993 ad oggi sono quasi 200
le persone che hanno partecipato
ai corsi dell’apprezzato laboratorio.
Vanno sicuramente messi in luce
alcuni importanti risultati come la
realizzazione del bassorilievo che
campeggia nella sala del consiglio
comunale di Agliana, come varie
mostre allestite sia sul territorio
locale sia invitando, anno dopo anno,
moltissimi istituti d’arte provenienti
da tutta la Toscana. In passato i corsisti del laboratorio hanno visitato
anche importanti musei come quelli
di Firenze,Venezia e Ferrara.
Per formalizzare l’iscrizione ai
corsi di “Officinae” 2013-2014 è
possibile rivolgersi all’Ufficio cultura
del Comune di Agliana 0574-6781
oppure allo stesso Vanni Melani
347-5109206.
Marco Benesperi
culture - quindi dall’astronomia alla
cosmologia, dall’evoluzione al Bosone di Higgs, fino ai cambiamenti
climatici - in quanto lo scopo ultimo,
come ha chiarito Bruno Carli, direttore scientifico del Campus, non è
svolgere in maniera esauriente una
tematica, ma favorire l’incontro tra la
competenza dei docenti e la curiosità
degli studenti. “Il Campus è piacere,
divertimento, gioco intelligente: una
possibilità preziosa per interagire con
gli altri ed ampliare la propria crescita”, ha ulteriormente precisato Ezio
Menchi, responsabile del progetto e
consigliere della Fondazione, dando
il via alla settimana di lezioni e vita
in comune per i trenta fortunati
studenti.
Per assaporare un pizzico dello
spirito del Campus, appassionati e curiosi hanno, invece, dovuto attendere
la cerimonia conclusiva, che, sabato
11
7 settembre - dopo la proiezione
di un video riassuntivo di tutte le
passate edizioni del Campus, di cui
è stata distribuita una copia omaggio ai presenti - ha visto il pubblico
confrontarsi con l’attualissimo tema
delle nanotecnologie e delle nanoscienze, grazie alla lectio magistralis
del direttore della Scuola Normale
Superiore di Pisa Prof. Fabio Beltram
dal titolo “Pensare in piccolo!”: una
finestra aperta sulle incredibili rivoluzioni in atto nel campo della ricerca,
le cui applicazioni allungheranno
presto l’aspettativa di vita di tutti
noi. Perché proiettare nel futuro
l’intelligenza creativa dei nostri studenti, consentendo loro di gettare
uno sguardo verso le nuove frontiere
della conoscenza, significa in ultimo
mostrare la strada per sognare, progettare e pensare davvero in grande.
Silvia Mauro
VENDEMMIA
Si coglierà
l’uva fino
ad
ottobre
Il ritorno del caldo ha ottimizzato la qualità
I
dei grappoli
l grosso dei grappoli sarà raccolto tra un paio di settimane, ma qualche produttore prevede che il sangiovese rimarrà sulle viti ancora un
mesetto. La vendemmia pistoiese sarà buona per qualità e quantità,
nonostante gli eccessi di pioggia di primavera.
“Gli acquazzoni di qualche giorno fa ed il successivo ritorno del clima estivo
-spiega Vincenzo Tropiano, direttore di Coldiretti Pistoia- hanno ottimizzato
la produzione”.
La superficie vitata in provincia si aggira sugli 800 ettari. Buona/ottima la
qualità della vendemmia 2013, in leggera crescita la quantità: a livello regionale
Assoenologi stima il 5% in aumento.
“Si preannuncia una vendemmia con qualità più che buona -spiega Stefano
Noci, dell’omonima azienda agricola del Montalbano quarratino-. Molto
dipenderà da questi ultimi giorni di maturazione. Se tutto va bene, la nostra
produzione di uva crescerà”.
Previsioni analoghe sul versante SudEst del Montalbano. “Buona la qualità,
quantità stabile”, spiegano dall’azienda Sommavilla, nel comune di Lamporecchio.
Le aziende adattano il calendario all’andamento climatico. “Solo tra una
settimana partiremo con la vendemmia anticipata dell’uva per produrre vini
bianchi e vinsanto - spiegano dall’azienda Marini Giuseppe di Pistoia - Dopo
procederemo con la raccolta classica”.
I tempi di vendemmia si protrarranno fino ad ottobre.“Ora vendemmiamo il
merlot - spiegano dall’azienda Giuliano Tiberi di Casalguidi - poi procediamo
con la raccolta delle uve complementari per la produzione del nostro Chianti.
Per il sangiovese se parla tra un mese”.
Comune unico
Abetone vuole passare
sotto l'Emilia Romagna
Comune unico? No grazie, meglio passare sotto la giurisdizione
dell’Emilia Romagna. La pensa così il sindaco di Abetone,
Giampiero Danti, a proposito del comune unico montano. Il
primo cittadino della stazione sciistica più famosa dell'Italia
centrale ha annunciato che chiederà alla Regione Toscana di
poter utilizzare la tornata referendaria sul Comune unico, per
consultare gli abetonesi anche su un altro quesito, ossia sulla
possibilità che il loro Comune passi sotto l'Emilia Romagna.
Il sindaco Danti sostiene che siano pochi gli elementi
che legano Abetone a San Marcello, sia dal punto di vista
economico, sia dal punto di vista sociale e culturale. Ben altra
affinità ci sarebbe, invece, con i comuni del versante modenese,
come Pievepelago e Fiumalbo, con le cui popolazioni i cittadini
di Abetone da sempre condividono i principali aspetti sociali,
economici e culturali della loro vita.
Da qui la richiesta alla Regione Toscana di poter utilizzare il
referendum consultivo sulla proposta di legge regionale per la
fusione dei comuni della montagna pistoiese e sulla possibilità
di passare sotto la tutela istituzionale della Regione Emilia
Romagna.
12
“S
arebbe disponibile ad aiutarmi?”
Come dire di no,
se la richiesta viene
direttamente da... Papa Francesco. E
così, monsignor Pietro Parolin, ha
detto un altro “sì” a quella Chiesa
che fin da quando era ragazzo aveva
sempre detto di voler servire.
“Segretario di Stato, che emozione!”, mi dice al telefono dalla
Nunziatura di Caracas, dove rimarrà
ancora qualche settimana prima di
trasferirsi a Roma.
Non mi dica che non se l’aspettava. “Ero lontano un mondo dal
pensare che un giorno sarei arrivato
a ricoprire questo incarico, così
impegnativo. Mai mi sarei sognato,
mai avrei immaginato e anche - per
la verità - mai l’ho cercato. Magari,
come dice San Paolo, il Signore vuole
scegliere quelli meno capaci, ma che
lui sa possono realizzare qualcosa di
buono. È stata un’ulteriore sorpresa
del Signore nella mia vita”.
È disarmante la semplicità di
mons. Pietro, nonostante vi fossi
preparata, infatti me l’avevano sottolineato tutti quanti hanno o hanno
avuto il piacere di conoscerlo. Eppure, mentre aspettavo di prendere la
linea, nutrivo un po’ di apprensione.
E, invece, ancora una volta “in pieno
stile Papa Francesco”, mons. Parolin
ha “rotto il ghiaccio”: Come sta? Io
bene, e lei? “Abbastanza bene, ma
in questi giorni è stata davvero una
maratona, come del resto succede
in queste circostanze. Avevo preso
degli impegni, che dovevo onorare,
così ho dovuto correre. Mi sono
persino bruciato la faccia sotto il
sole rovente”.
Immagino che anche il suo telefono sia rovente. “I primi giorni sì.
Adesso un po’ meno. C’è un pro-
Vita
La
n. 32 15 SETTEMBRE 2013
PARLA PIETRO PAROLIN
Il mondo non è dei violenti
Spazio alle persone buone
Raggiunto da una telefonata in Nunziatura a Caracas,
il Segretario di Stato scelto da Papa Francesco, si racconta
di Romina Gobbo
verbio qui che dice che le acque del
fiume, dopo aver inondato, tornano
nel loro letto.Tutto torna presto alla
normalità”.
Mi diceva dei suoi ultimi impegni
in Venezuela... “Spero di riuscire a
sistemare alcune questioni prima di
tornare in Italia, ma qui è davvero
difficile. Non si conclude mai niente.
Si ripresentano sempre gli stessi
problemi. Vorrei almeno riuscire ad
agevolare il compito all’incaricato
d’affari che dovrà sostituirmi fino alla
nomina del prossimo nunzio”.
La realtà di cui parla mons. Parolin è quella di un Venezuela spaccato
dopo le elezioni del 14 aprile scorso,
che hanno portato alla presidenza
Nicolas Maduro. L’opposizione rimane critica e la tensione è molto forte,
aggravata dalla pesante situazione
economica.
Con alle spalle una “gavetta”
come il Venezuela adesso, ma anche il
Messico e la Nigeria prima, lei arriva
ben temprato alla Segreteria di Stato.
“Io faccio quello che posso, quello
che mi sento di fare, ma lo faccio
con tutto il cuore; ci metto amore spero di non risultare presuntuoso,
dicendo questo - cerco sempre che
le cose vengano fatte nel migliore dei
modi. Per il resto, mi considero una
persona di media capacità”.
Guardi che tutti quelli con cui
ho parlato mi hanno ribadito quanto
lei sia professionalmente preparato.
“Anche questo mi stupisce. Però è
anche vero che c’è l’immagine che
uno ha di se stesso e quella che gli
altri hanno di lui”.
Veramente io so anche che a
scuola è sempre stato il primo della
classe. “Avrà parlato con don Giulio
Perini, mio insegnante di lettere. Mi
piacevano tanto il latino e il greco.
Purtroppo non c’è più don Frigo,
considerato il ‘terrore degli alunni’.
Se avesse potuto parlare con lui, saprebbe che invece con la matematica
non andava proprio. Solo che il bene
che lui mi voleva suppliva anche alle
mie deficienze”.
Immagino che il Medio Oriente
sarà sicuramente in cima alla sua
agenda futura. “È un ambito al quale
si dovrà certamente dare grande
priorità, come del resto il Papa sta
già facendo. Sono in gioco l’equilibrio
del mondo, la convivenza presente
e futura di varie religioni, dei grandi
gruppi etnici. O andiamo verso un
mondo dove sapremo integrare le
nostre differenze e farne occasione
di crescita, o andremo verso la guerra totale, al di là dei problemi contingenti. Ci sarà molto da lavorare.
Purtroppo fa molto più rumore un
albero che cade che una foresta che
cresce. Ma non è vero che il mondo
è dei violenti, il mondo è fatto per
la maggior parte da persone buone,
bisogna dare loro voce. La Chiesa
deve dare spazio e protagonismo a
queste persone affinché prevalgano il
dialogo, la pace, la concordia, insomma la “Civiltà dell’amore”“.
Passerà per Vicenza a festeggiare
prima di andare a Roma? “Verrò a
Vicenza e ringrazio fin da ora tutti
quelli che mi hanno manifestato il
loro appoggio e la loro vicinanza.
Ma praticamente ho appena finito di
festeggiare la nomina a nunzio. Invece
di altri festeggiamenti, chiedo a tutti
di continuare a pregare”.
spor t pistoiese
PALLAVOLO
A
Avis, una società
in forte crescita
ll’insegna delle cifre. È ricominciata l’attività di
Avis Volley Pistoia (nella foto uno striscione al
palazzetto dello sport di Pistoia) ed è ripartita
dai numeri. La giovane società maschile – ha
appena tre anni di vita – ha concluso la scorsa stagione
annoverando 50 tesserati per 3 campionati complessivi disputati. L’anno passato sono arrivati anche i primi risultati,
con il buon piazzamento alle finali regionali del torneo under 13 “3 contro 3” (7° posto su 18 squadre partecipanti). La nuova annata, quindi, si presenta ricca di impegni e
novità. In primis il via a un corso di pallavolo maschile nel
comune di Agliana, riservato a ragazzi nati dal 2001 al
2004, che si alleneranno il lunedì alla palestra delle scuole
di Spedalino (18.30-20) e il giovedì al palazzetto ITC
Capitini (18-20). Questo nuovo corso nasce grazie alla collaborazione con il Volley Aglianese. Sul versante pistoiese saranno fatti 3 campionati: under 13 e 14 con i ragazzi del 2000/2001; under 12
con quelli del 2002 e 2003; minivolley di 2° livello con i bambini del 2004/2005. Per i più piccolini
(2006/2007) è stata rinnovata la collaborazione con il Pistoia Volley La Fenice, sodalizio con cui saranno tenuti corsi maschili e femminili di avviamento alla pallavolo. Sempre attivo il corso Pallandia,
rivolto ai bimbi e alle bimbe della scuola dell’infanzia, anch’esso realizzato in collaborazione con il
Pistoia Volley La Fenice e patrocinato dal Comune di Pistoia. Altra novità, la collaborazione con prestigiosi club di pallavolo maschile. Avis Volley Pistoia, che già dal 2011 fa parte del Progetto Nazionale
Scuola di Pallavolo, ideato dalla celebre Scuola di Pallavolo Anderlini Modena, ha stretto rapporti con
la Folgore Pallavolo San Miniato, il cui direttore tecnico e responsabile del settore giovanile è il coach
pistoiese Davide Saielli. In forza di questa alleanza, alcuni giovani della società pistoiese avranno la
possibilità di allenarsi con i gruppi della compagine pisana e partecipare con essi ai rispettivi campionati. Questo riguarderà soprattutto il gruppo dei 2000 che, non essendo molto numeroso, ha così
la possibilità di disputare un torneo di livello e quindi crescere. Per ulteriori informazioni sui vari corsi
e i periodi di prova, è possibile contattare Avis Volley Pistoia telefonicamente al 3388294581, per
posta elettronica scrivendo ad [email protected] oppure tramite il social network Facebook
(profilo Avis Volley Pistoia).
Gianluca Barni
Calcio - Basket
Tempi Supplementari
di Enzo Cabella
A
d Arezzo si sono incontrate
le due squadre favorite per la
vittoria finale. Il risultato è stato
di parità (1-1): alla rete degli
amaranto aretini ha risposto nel finale di
gara l’arancione Bigoni. Stando al risultato,
dunque, nessuna delle due squadre è risultata migliore dell’altra, ma se consideriamo
il fattore campo possiamo dire che la Pistoiese può vantare qualche chance in più.
Pareggiare sul campo della rivale numero
uno è una performance non indifferente.
E’ vero che fino al vantaggio dell’Arezzo la
squadra di Morgia non aveva fatto gran che,
si era limitata soprattutto a fare opera di
contenimento, bloccando le iniziative degli
avversari. Da quando, però, è passata in
svantaggio si è vista la vera Pistoiese: ha
reagito da vera squadra, ha manovrato in
scioltezza, ha mostrato doti di carattere
ed ha creato un paio di occasioni da rete
prima di realizzare quella con Bigoni, che
si sta adattando con esito positivo al ruolo
di centravanti, lui che non ha queste caratteristiche. Nell’ultima mezz’ora di gioco,
dunque, la squadra arancione ha mostrato
il suo vero volto, offrendo una prestazione
pienamente positiva. Se si attendeva una
verifica probante dopo il largo successo sul
Bastia, la risposta è arrivata puntuale. Ora
si tratta di dare un’altra prova della sua
forza proprio contro il Gualdo, una delle
squadre che vengono dipinte come possibili outsider nella corsa alla promozione.
La squadra umbra ha quattro punti come
la Pistoiese, quindi è un confronto che
può dare riscontri significativi, anche alla
luce delle due successive gare (Colligiana
e Narnese) che la Pistoiese dovrà giocare
in trasferta. Si deve tenere presente che
Morgia non ha potuto ancora impiegare il
centravanti De Angelis, causa un infortunio
che ne protrae il rientro in squadra, un’assenza senza dubbio pesante.
Il Pistoia Basket ha cominciato la preparazione precampionato. Le prime amichevoli
hanno dato riscontri positivi. Sono piaciuti
i quattro americani, alcuni dei quali del
tutto neofiti del basket europeo e italiano,
così come Galanda, Meini e Cortese (gli
unici confermati della scorsa stagione)
hanno dimostrato di poter essere ancora
molto utili alla causa. Lo abbiamo già detto:
il campionato di serie A è difficilissimo, la
squadra pistoiese è una neo promossa e
dovrà vedersela contro formazioni fortissime; l’obiettivo è la salvezza, ma il lavoro di
coach Moretti, lo straordinario calore del
pubblico e l’unità del gruppo possono permettere di centrare l’obiettivo.
Vita
La
dall’Italia
n. 32
GIOVANI E LAVORO
15 SETTEMBRE 2013
Priorità nell’agenda
dell’Europa, ma spetta
ai governi nazionali
Conferenza
Comece
al Parlamento Ue
su formazione,
occupazione
e inclusione.
I giovani cristiani
del Continente
hanno fatto sentire
la propria voce
Messaggi
di speranza
Al vescovo di Calahorra e
di La Calzada-Logrono (Spagna),
mons. Juan José Omella, è spettato
il compito di aprire l’incontro. Il
vescovo è partito da un’analisi dei
dati e delle possibili cause della
disoccupazione in Spagna, tra le più
elevate nell’Ue, per poi estendere
il discorso all’intera Ue e raccomandare una serie di proposte, sia
in chiave nazionale sia a livello europeo. Mons. Omella ha auspicato,
fra l’altro, una significativa revisione
“del modello economico, che privilegi le persone e l’economia reale
rispetto alla speculazione finanziaria”; la trasformazione del mercato
del lavoro; “maggior formazione,
adeguata alle esigenze delle imprese; “processi di accompagnamento
personale per la ricerca e il mantenimento del proprio lavoro”;
autoimprenditorialità. Patrizia Toia,
eurodeputata italiana, ha ribadito i
dati “allarmanti” presenti nell’Ue,
sottolineando il fatto che “si profila
della “formazione duale” e dei tirocini in azienda, sostegni alle piccole
e medie imprese. Le relazioni e i
vivaci interventi in aula hanno toccato una vasta gamma di temi: s’è
parlato di revisione dei percorsi
formativi nazionali; di “rischio di
esclusione sociale e politica” di
milioni di giovani; della rilevanza
formativa del volontariato e della
doverosa valorizzazione delle “competenze non formali”; mentre non
si è mai parlato di tutele sindacali
ed è complessivamente rimasto
sotto traccia il nodo del rapporto
tra le generazioni (“se lavorano gli
anziani - ha commentato un giovane
polacco - per noi non ci sarà mai
posto”).
Responsabili
“N
on possiamo
aspettare di
avere 40 anni
per trovare
lavoro, fare famiglia e avere dei
figli”: dal fondo della sala si alza
la voce di una ragazza che parla
inglese, esprimendo un sentimento
diffuso fra i 300 giovani accorsi
alla conferenza promossa il 4 settembre al Parlamento europeo e
intitolata “Creating new opportunities for young people. What
is needed now?”. Quali risposte
dare alla disoccupazione giovanile,
divenuta, a seguito della crisi economica, un problema gravissimo
e diffuso in tutti i Paesi aderenti
all’Unione? Come orientare in tal
senso i sistemi formativi nazionali,
le iniziative per l’impiego dei singoli
Stati, i fondi strutturali comunitari?
Su questi interrogativi si è sviluppato un serrato confronto tra
politici, esperti, rappresentanti di
organismi giovanili ed ecclesiali nel
corso della conferenza promossa
dalla Comece (Commissione degli
episcopati della Comunità europea) in collaborazione con Konrad
Adenauer Stiftung, Rete Juventutis
e Don Bosco International.
13
il rischio di estendere la precarietà
del lavoro alla vita e al futuro dei
nostri giovani”. Toia ha enumerato
progetti e interventi attuati dall’Ue
per la crescita e l’occupazione
giovanile, affermando poi che non
esistono risposte univoche e che
“occorre unire le forze” (Ue, Stati,
imprese), lanciando “messaggi di
speranza” alle giovani generazioni.
Problemi, “ricette”
Detlef Eckert, alto funzionario
della Commissione europea, ha
sostenuto dal canto suo che “la disoccupazione giovanile è finalmente
divenuta una priorità nell’agenda
politica europea”, puntualizzando
alcuni programmi varati in sede Ue.
Ma -ha ricordato- “la maggior parte
delle azioni per favorire l’economia e il mercato del lavoro sono
di competenza nazionale” -l’Ue ha
scarse competenze legislative in
materia- e in questo senso i governi
dovrebbero mostrare “maggiori e
reali iniziative”. Tra le “ricette” identificate da Eckert figurano sgravi alle
imprese che assumono, riforme dei
centri per l’impiego, rafforzamento
DOPO ANNI DI SACRIFICI
Un po’ d’ossigeno
alla scuola italiana
Approvato dal Consiglio dei ministri il pacchetto di misure che riporta il sistema
dell’istruzione al centro dell’attenzione pubblica.
Il neo del dietrofront sull’esenzione dal pagamento dell’Imu per le paritarie
di Alberto Campoleone
“S
ono commossa
e orgogliosa per
essere il ministro
che ha riportato
l’istruzione al centro dell’agenda
politica e grata a tutto il Consiglio
dei ministri per aver lavorato intensamente per ottenere questo
risultato. È stata un’azione collegiale per permettere il rilancio
della pubblica istruzione italiana”.
Così il ministro Maria Chiara Carrozza dopo il Consiglio dei ministri che ha varato un pacchetto
di misure dal titolo “L’Istruzione
riparte”. Un pacchetto da 400
milioni, investimenti per rendere
la scuola italiana “più moderna e
funzionale”.
Una parte importante dei fondi va
a sostenere gli studenti, con 100
milioni per le borse di studio degli
universitari a partire dal 2014 e
per gli anni successivi. Ci sono poi
15 milioni per il 2014 “per garantire ai capaci e meritevoli ma privi
di mezzi il raggiungimento dei più
alti livelli di istruzione”.Vogliono
coprire, seguendo graduatorie
regionali, le spese di trasporto e
ristorazione degli studenti delle
scuole secondarie di primo e
secondo grado. Altri 15 milioni
serviranno per la connettività
wireless delle scuole, per permettere di scaricare materiali didattici
e contenuti digitali, senza costi. Sei
milioni sono invece per le borse
di studio agli studenti iscritti alle
Istituzioni dell’Alta formazione
artistica, musicale e coreutica, secondo una graduatoria nazionale.
Lotta alle spese per i libri di testo,
con anche finanziamento di 8 milioni per coprire l’acquisto da parte di scuole secondarie di libri di
testo ed e-book da dare in comodato d’uso agli alunni in situazioni
economiche disagiate.
Nel pacchetto scuola c’è un po’
di tutto, compresi 15 milioni per
la lotta alla dispersione scolastica,
con la previsione di un programma di didattica integrativa e di
prolungamento dell’orario per
gruppi di alunni dove necessario.
Ci sono soldi per l’orientamento
degli studenti e poi quelli per la
formazione dei docenti, oltre alla
possibilità di mutui (impegnando tra l’altro la Banca europea
degli investimenti) per far fronte
all’emergenza dell’edilizia scolastica. Tra i provvedimenti, anche
l’abolizione del bonus maturità,
sull’onda della stagione dei test
di ammissione alle facoltà. Così
discussi in questi giorni.
C’è molto nel pacchetto scuola e
e protagonisti
Fra gli interventi più efficaci
risuonati durante la conferenza
quelli di Sarah Prenger (Giovani
lavoratori cristiani - Germania),
don Giovanni D’Andrea (Opere
salesiane - Italia), Xavier Deleval
(Dirigenti cristiani - Belgio), Pascal
Lejeune (Commissione Ue), Lothar Harles (Centri di formazione
sociale cattolica - Germania). Nel
concludere i lavori, padre Patrick
Daly, segretario generale Comece, ha affermato: “Mi colpisce che
si sia più volte fatto riferimento
all’empowerment” - processo di
crescita, di formazione, di responsabilità - e dunque “al protagonismo
dei giovani in questa difficile fase”
economica e sociale. Citando Mark
Zuckerberg, inventore di Facebook
(“ha creato un mondo nuovo, in cui
abitiamo tutti”), Daly ha ricordato
come s’imponga una riflessione sul
protagonismo dei giovani, ai quali
occorre però fornire adeguate opportunità, educative e professionali,
dando loro gli strumenti per “essere attori del loro futuro”.
ci vorrà del tempo per “guardarci
dentro” con attenzione, magari
riflettendo anche su qualche ambito che può far discutere, come
ad esempio la questione, ampia,
dei libri di testo. Certo, siamo di
fronte a un passo importante del
governo, a una presa di responsabilità attesa sulla scuola che deve
tornare a essere una priorità per
il Paese e per questo ha bisogno
(anche) di investimenti sostanziosi. Il ministro si è speso per questo e incassa - con la scuola tutta
- un risultato importante.
Da sottolineare, invece, l’improvviso e non preventivato dietro
front per quanto riguarda l’esenzione dal pagamento dell’Imu
per le paritarie, quelle Onlus. Era
inserito nel pacchetto, così come
nel comunicato che lo avrebbe
illustrato dopo l’approvazione,
ma non ha passato il vaglio del
Consiglio dei ministri. Forse se
ne riparlerà in sede di definizione
della Service tax.
Per adesso sembra uno scivolone
grave, che può avere conseguenze
pesantissime per tante scuole
paritarie. Scuole che oltre alle difficoltà che si possono immaginare
per ogni istituto scolastico, devono continuare a combattere per
essere riconosciute in concreto
- come peraltro definisce la legge
da anni - scuole pubbliche.
14 dall’italia
4 SETTEMBRE 1963
Padre Bernard
Ardura, postulatore
della causa di
beatificazione dello
statista
scomparso
esattamente 50 anni
fa, ripercorre
i tratti salienti
della vita di un
uomo che seppe
coniugare fede
e potere
Robert Schuman
“pellegrino”
dell’Europa unita
di Gianni Borsa
“L’
Europa unita
p re fi g u ra l a
solidarietà universale dell’avvenire”: appuntata fra le sue innumerevoli carte custodite nella casa di
Scy-Chazelles, a due passi da Metz, si
trova anche questa frase che coniuga
due elementi fondamentali nella vita
di Robert Schuman, l’integrazione
politica europea e lo sguardo rivolto
al futuro. “Proprio così, era un cristiano
che guardava con speranza al domani,
operando per un mondo migliore.Tutta
la sua esistenza è stata posta al servizio del bene comune”, spiega padre
Bernard Ardura, francese, presidente del
Pontificio comitato di scienze storiche e
postulatore della causa di beatificazione
dello statista scomparso esattamente
50 anni fa, il 4 settembre 1963. Nato
nel 1886 in Lussemburgo da padre
lorenese e madre lussemburghese,
aveva studiato a Berlino, Monaco di
Baviera e Strasburgo, per poi trasferirsi
a Metz, capoluogo del dipartimento
della Mosella, in Francia, dove inizierà
sin da giovane l’attività di avvocato
e l’impegno politico che lo porterà a
ricoprire più volte la carica di ministro
e di capo del governo di Parigi. Nel
suo “curriculum” figurano anche la
persecuzione subita dai nazisti e una
formazione multiculturale e plurilingue.
È ricordato soprattutto per la Dichiarazione resa il 9 maggio 1950 quando
era ministro degli Esteri, considerata il
punto d’inizio della costruzione della
Comunità europea (Ceca, 1951; Cee,
1957), oggi Unione europea.
Padre Ardura, lei sta lavorando intensamente alla
causa di beatificazione di
Robert Schuman e ci si avvia
alla definizione della “positio”. Possiamo attenderci un
politico santo?
“È ciò per cui stiamo lavorando.
Abbiamo finora valutato oltre 40mila
pagine e percorso ogni attimo della
vita di Schuman proprio per vedere se
nella sua azione politica, a vari livelli,
locale, nazionale e internazionale, si
possano pienamente identificare le
virtù cristiane. Il lavoro è tutt’altro che
semplice: Schuman non ci ha infatti
lasciato scritti teologici o testi di spiritualità. Semmai - è la mia convinzione
- ci consegna una spiritualità vissuta e
incarnata, una vita ispirata al vangelo e
una carità spesa nella città degli uomini
e sempre ordinata al bene comune. Qui
risiede la singolarità della sua esistenza
credente”.
Vita
La
n. 32 15 SETTEMBRE 2013
Schuman è conosciuto per
la sua Dichiarazione. Perché
è così importante questo
atto politico?
“Perché con quel documento,
preparato assieme a Jean Monnet e
in accordo con alcuni governi di allora,
in primis quello tedesco del cancelliere
È
un capitolo aggiunto tardivamente -e colpevolmentealla storiografia della Resistenza: la testimonianza
offerta da 615mila ufficiali e soldati
italiani che i tedeschi rinchiusero dopo
l’8 settembre 1943 nei Lager e che
ci rimasero diciotto mesi, sino alla
fine della guerra nel maggio 1945,
avendo rifiutato di servire sotto il III
Reich o di aderire alla Repubblica di
Salò. La decisione presa da Hitler il 20
settembre 1943 li privò persino dello
status di prigionieri di guerra e così gli
“Internati militari italiani” non poterono
godere delle garanzie previste dalle
convenzioni internazionali.
La quarta Resistenza, è stata chiamata:
accanto a quella dei partigiani in armi,
del sotterraneo sostegno popolare ai
“combattenti dell’ombra”, dei soldati
del Cil, il Corpo italiano di liberazione. Un fronte, quello dei campi di
concentramento, che pose problemi
logistici a Berlino: che ne guadagnò
in forza-lavoro coatta ma fu costretta
a impiegare decine di migliaia di
carcerieri, molti dei quali sottratti alle
esigenze belliche. Esso influì inoltre
negativamente sulla possibilità per la
Rsi sia di mettere in piedi un esercito
degno di questo nome, sia di trarne
motivo di propaganda; anche perché
la condizione di “schiavi di Hitler”
nella quale i prigionieri furono ridotti
si tradusse in una miserabile vendetta
per i 600mila “no” a Salò. Oltretutto
solo una trentina dei più che trecento
ufficiali superiori, generali e ammiragli,
aderì alla Repubblica sociale.
In memorie, diari, lettere, rapporti c’è
molta sofferenza, fame, denuncia di
violenze, ma anche fierezza e orgoglio,
nella coscienza di una dignità umana
da difendere. In quei 773 giorni di prigionia inflitti ai reclusi italiani i tedeschi
perdettero, dal punto di vista dell’onore,
anche l’ultimo successo militare che
avevano riportato, quello contro l’ex
Konrad Adenauer, egli ha contribuito
a cambiare il destino dell’Europa. Il
continente era stato sempre percorso
da atti di guerra, da violenze indicibili,
comprese le guerre franco-tedesche,
come quella del 1870, e le due guerre
mondiali del ‘900. Ai conflitti, tragici in
sé, erano seguite umiliazioni politiche e
la nascita di sentimenti di rivincita, di
vendetta. Schuman si rende conto, all’indomani della seconda guerra mondiale,
che occorre una svolta epocale, a partire
dalla riconciliazione tra la Francia e la
Germania, che passi dalla condivisione
di interessi concreti. Da qui la proposta,
contenuta nella Dichiarazione del 1950,
di porre sotto un’autorità comune, aperta agli altri Paesi europei, la produzione
del carbone e dell’acciaio, elementi essenziali dell’industria siderurgica e delle
produzioni belliche. Ne nascerà l’anno
successivo la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, nucleo fondamentale
del percorso di integrazione economica
e politica europea, che è giunto, con oltre
60 anni di pace e di sviluppo, fino ai
nostri giorni”.
Schuman uomo di fede e
“di potere”. Si possono conciliare questi due aspetti?
“Pare che lo statista lorenese ci sia
riuscito. Va detto che fin dall’infanzia,
e specialmente grazie alla madre, egli
modella l’intera esistenza, il suo essere,
il suo agire, sulla sequela del vangelo.
Una preghiera semplice, l’attenzione ai
poveri e la solidarietà, la messa... La sua
scelta vocazionale, in particolare, lo porta a decidere di spendersi interamente
al servizio della comunità civile, prima
come deputato della Mosella, poi al
governo nazionale in Francia, quindi su
scala europea: sarà fra l’altro presidente
dell’Assemblea parlamentare europea
e vivrà tutti gli ultimi anni a girare il
continente come promotore e ‘pellegrino’
dell’Europa unita. Era un cristiano mite,
intelligente e preparato, generoso. E
la sua fede si può misurare proprio in
questa rivoluzione che dà i natali alla
Comunità europea: rivoluzione nel senso
che supera il circolo vizioso delle guerre
e porta pace e cooperazione tra i popoli
e gli Stati”.
Siamo di fronte a un personaggio “attuale”?
“Sì. Ci ricorda il valore della pace
e della dignità umana; ci indica la
necessità di una Europa unita e moderna; ci conferma che per fare politica
bisogna essere donne e uomini dalle
forti convinzioni. Egli non ha tenuto in
tasca la sua fede, e non avrebbe mai
preso decisioni contrarie al suo essere
cristiano; piuttosto cercava di convincere i suoi interlocutori, con il confronto
aperto, della bontà delle sue idee e dei
suoi progetti. In un’Europa attraversata
da nazionalismo e populismi Schuman
segnala che per camminare insieme bisogna condividere non solo le procedure
politiche, ma interessi concreti, valori alti,
grandi obiettivi comuni”.
PER NON DIMENTICARE
La quarta Resistenza:
i militari (tanti i cattolici)
che seppero dire "no"
In 615mila, fra ufficiali e soldati, si rifiutarono di servire Hitler o
di aderire alla Repubblica di Salò. Finirono nei lager per 18 mesi.
Dalle testimonianze e dagli archivi emergono storie
di straordinaria esemplarità religiosa
di Angelo Paoluzzi
alleato italiano.
Da qualche anno gli storici sono tornati
a scrutare quel fenomeno, l’unico del
genere nella seconda guerra mondiale,
e se ne servono anche per rivalutare
comportamenti attribuibili al carattere
di un popolo. Con testimonianze che,
a settant’anni dagli avvenimenti di cui
si parla, possono essere indicate come
esemplari anche dal punto di vista
religioso. Nei documenti riemersi dalle
polveri degli archivi - e nei quali non ci si
deve meravigliare che un grande spazio
sia concesso ai problemi della fame,
del freddo, delle violenze subìte, delle
sofferenze materiali - sono sottesi elementi di religiosità, da tradursi in vere e
proprie professioni di fede. Da rileggere,
in questo senso, le trenta, densissime
pagine del capitolo “Il tempo del Lager
tempo di Dio: la deportazione come
esperienza religiosa”, esemplare analisi
condotta da Vittorio Emanuele Giuntella, anche per aver sperimentato sulla
propria pelle quella situazione, nel suo
ormai classico “Il nazismo e i Lager”.
Alcune personalità di spicco lasciarono
un segno. Ad esempio Giuseppe Lazzati, nei cui confronti un compagno di
detenzione nel campo di Sandhostel,
Alessandro Natta, avrà parole di
ammirazione, così come riconoscerà
il ruolo positivo svolto dai cappellani
cattolici. Alcune figure dei quali, come
il salesiano don Francesco Luigi Pasa,
don Ascanio Micheloni, don Giuseppe
Barbero, sono altrettante leggende del
mondo concentrazionario.
Altrove, nel campo di Gross Hesepe,
si costituì, attorno a un animatore
lombardo, Rimero Chiodi, una cellula
dell’Azione cattolica, con tanto di tessera, intitolata a un giovane martire,
Renato Scalandri, ucciso nel 1944
a Hammerstein mentre portava la
comunione ad altri internati. E un’altra
esistenza esemplare è quella di Federico Ferrari, vittima dei suoi carcerieri
alla vigilia della liberazione, autore di
un diario nel quale si respira religiosità.
Vi sintetizza, con lucidità di giudizio e
nessun rancore, la miseria del popolo
cattolico nell’inferno pagano del nazismo e coglie nella gente lembi di una
umanità che attenuano la disperazione.
Sostenuto dalla fede non come ultimo
appiglio ma come sostanza di vita,
continua ad alimentare sentimenti di
amicizia verso i compagni di sventura,
facendosi intensamente partecipe dei
loro problemi.
Un’atmosfera del genere è largamente
presente nella memorialistica che sta
affluendo da alcuni anni a questa parte,
a parziale compenso dell’indifferenza
che per lungo tempo ha circondato
“quelli dei reticolati”. È anche necessario ricordare, senza voler rivendicare
particolari meriti, come si spese la
Chiesa per il recupero dei reduci, specialmente attraverso la Pontificia Opera
di Assistenza, che diffuse ai parroci
precise istruzioni sul modo con il quale
essi dovevano essere trattati: non come
malati e bambini, ma come uomini che
avevano un orgoglio, portatori di una
dura esperienza vissuta.
E vogliamo concludere con Teresio
Olivelli, protagonista di un’etica della
Resistenza nella quale si sintetizzano
tutti i valori dei “ribelli per amore”:
un ufficiale italiano, esponente dei
partigiani cattolici, teorico dei valori
di libertà, ucciso a bastonate per aver
difeso un compagno di prigionia. “Sui
monti ventosi e nelle catacombe della
città - così si conclude la sua ‘Preghiera
del ribelle’ -, dal fondo delle prigioni, noi
Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu
solo sai dare. Dio della pace e degli
eserciti, Signore che porti la spada e la
gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli
per amore”.
Vita
La
15 SETTEMBRE 2013
n. 32
dall’estero
MALI
Un difficile cammino
di pacificazione e unità
Il nord del
Paese,
ancora in balia
di scontri,
resta affidato
a forze di aiuto
straniere
di Angela Carusone
U
nità e pacificazione:
da circa vent’anni è
il difficile obiettivo
del Mali, dove il
nord del Paese è terreno di
scontro per le richieste di
indipendenza dei tuareg.
Tutti gli osservatori si interrogano sul seguito dell’intervento militare lanciato
lo scorso gennaio verso la
parte settentrionale: “senza
l’appoggio di truppe straniere,
in particolari francesi e del
Ciad, non sarebbe stato possibile nulla”, ricorda Jacques
Delcroze. Dopo un’invasione
che non anno potuto contenere, spiega lo studioso, le
truppe maliane, di fronte alla
prospettiva di una significativa
e durevole presenza militare
straniera, si ritrovano in una
situazione inedita.
E
rano in tanti,
sabato sera a
pregare uniti nella
cattedrale grecocattolica dell’Assunzione a
Damasco. L’appello di pace
di Papa Francesco ha toccato
nel profondo i cuori della
popolazione siriana. I media
siriani hanno dato ampio risalto al discorso di Francesco
da piazza san Pietro, sabato
sera. “Un evento eccezionale
-lo ha definito monsignor
Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco- che ha dato
un soffio di incoraggiamento
e speranza a tutta la popolazione siriana”. Al telefono da
Damasco a parlare è il patriarca melkita Gregorios III
Laham: “In cattedrale erano
accorsi tutti i vescovi cattolici
della città, di tutti i riti e delle
altre denominazioni cristiane,
ortodossi e protestanti. Con
loro una enorme folla di
fedeli. Lo stesso è accaduto
in altre chiese del Paese. Il
popolo siriano vuole la pace
e prega per averla”. Una
convinzione questa espressa
continuamente dal patriarca
che, in più di un’occasione ha
chiesto “ai leader del mondo
e delle potenze occidentali di
permettere ai siriani di riconciliarsi tra loro, senza interferenze esterne”. Chiaro il riferimento alle milizie islamiche,
alcune delle quali affiliate
ad Al Qaeda, formate da
La storia è vecchia. Nel
1993, con l’applicazione degli
accordi di pace che avevano
decretato la smilitarizzazione
delle tre regioni del nord
(Kidal, Gao e Timbuctu), e
per calmare le velleità indipendentiste dei tuareg, fu
presa la decisione di integrare centinaia di combattenti
ribelli nell’esercito regolare, ma le milizie “integrate”,
dubitando della parola del
governo, già l’anno dopo si
diedero alla macchia con le
armi. Poi, nel 2006, i soldati
“integrati” hanno conquistato
il campo militare di Kidal e
hanno raggiunto nel deserto
il capo del movimento “Difesa
dell’Islam”, una formazione
tuareg di tendenza fondamentalista, sancendo quello che
l’esercito lealista definisce il
tradimento definitivo.
Nel 2012, “stesse cause,
stesse conseguenze”, scrive
Dorothee Thienot. I ribelli accusano il governo di non aver
dato avvio alla decentralizzazione promessa, in mancanza
di indipendenza. E la reclamano nuovamente. Gli scontri
diventano un vero e proprio
conflitto, con il massacro di
numerosi lealisti. “L’indulgenza dei dirigenti politici nei
Amadou Haya Sanogo, capo della giunta
confronti dei ribelli – afferma
Thienot – porta al colpo di
Stato di marzo, giudicato come
un male necessario: nessuna
soluzione politica, governo ad
interim, concertazione nazionale, elezioni, avrebbe potuto
ristabilire l’ordine in un Paese
destinato alla divisione, e in cui
non vi era più fiducia”.
Il movimento, partito dalla
caserma di Kati, nella periferia
di Bamako, ha incontrato il favore di gran parte della popolazione e della gioventù della
capitale, senza portare però
a una vera e propria riforma
dell’apparato della difesa.
Riconosciuto come capo
della giunta, il capitano Amadou
Haya Sanogo ha messo i suoi
uomini alla testa dei sistemi
di sicurezza, ma è stato subito neutralizzato dai partner
internazionali del Mali, il cui intervento è stato necessario lo
scorso gennaio per arginare gli
insorti del nord.“La popolazione delle regioni settentrionali
ha così poca fiducia nell’esercito nazionale che ha costituito
milizie di autodifesa, e diverse
centinaia di loro membri, uomini e donne, aspettano di
essere integrati nell’esercito
alle stesse condizioni dei tuareg
nel 1993”, sottolinea Delcroze.
Anche perché molti dei ‘lealisti’
tornati nelle guarnigioni del
nord dopo la riconquista dello
scorso gennaio “manifestano
pari disprezzo sia verso lo Stato
LA CRISI SIRIANA
Il patriarca Gregorios
chiede al Papa
di scrivere a Obama
"Forse - precisa - potrebbe fermare l'ulteriore escalation di morte che
provocherebbe un attacco Usa. Chiedo al Santo Padre di rivolgersi
direttamente al Congresso per evitare altre devastazioni e morti.
La Siria invoca pace non bombe"
di Daniele Rocchi
stranieri, che si stanno macchiando di abusi e violenze
sulla popolazione siriana ed
in modo particolare sulla minoranza cristiana. “Il discorso
del Papa è stato ascoltato in
Siria -dice- e in tutto il Medio
Oriente, in Egitto, Giordania,
Iraq, a Gerusalemme. Una
iniziativa straordinaria che
-sottolinea Gregorios III- non
ha solo una valenza spirituale
e religiosa ma detiene in sé
anche una sostanza politica
e diplomatica dal momento
che si rivolge alla comunità
internazionale perché si
impegni concretamente per
arrivare ad una soluzione negoziale del conflitto”. Non un
irenismo di facciata ma una
mobilitazione per la pace.
“Perché invece di armare
i contendenti, fornendo
loro armi, non si pensa alla
conferenza di Ginevra, dove
poter far dialogare le parti in
conflitto?”. La domanda del
patriarca melkita pretende
una risposta da parte della
diplomazia. Risposta che
tarda a venire ma che il Papa
ha nuovamente invocato
domenica all’Angelus quando
ha detto: “No alla violenza
in tutte le sue forme; no alla
proliferazione delle armi e
al loro commercio illegale.
Ce n’è tanto! Ce n’è tanto!
E sempre rimane il dubbio:
questa guerra di là, quest’altra di là - perché dappertutto
ci sono guerre - è davvero
una guerra per problemi o
è una guerra commerciale
per vendere queste armi nel
commercio illegale? Questi
sono i nemici da combattere,
uniti e con coerenza, non
seguendo altri interessi se
non quelli della pace e del
bene comune”. La Giornata
di preghiera e di digiuno di
sabato scorso, nelle parole del
Patriarca, non si ferma solo
alle buone intenzioni ma si
spinge oltre fino a ribadire la
via della Santa sede alla soluzione del conflitto.Tre principi
generali, enunciati solo pochi
giorni fa da monsignor Dominique Mamberti, segretario
per i rapporti con gli Stati,
agli ambasciatori in Vaticano:
“Adoperarsi per il ripristino
del dialogo fra le parti e per
la riconciliazione del popolo
siriano; preservare l’unità
del Paese e garantire la sua
integrità territoriale” insieme
al “rispetto dei diritti umani e,
in particolare, di quello della
libertà religiosa; esortare la
popolazione e anche i gruppi
di opposizione a prendere le
distanze da gruppi estremisti,
spesso provenienti da altri
Paesi, di isolarli e di opporsi
corrotto sia verso gli abitanti
che sono venuti a difendere”,
aggiunge lo studioso.
L’interminabile “ripiegamento tattico” effettuato
dall’esercito durante i mesi
di occupazione gi è costato la
reputazione presso la popolazione. E – avvertono gli esperti – la pacificazione potrà avvenire solo un cambiamento
radicale dell’ atteggiamento
dei militari. “Per i soldati che
si sentono umiliati – spiega
ancora Delcroze – si tratta
innanzitutto di ritrovare fiducia in se stessi, senza cedere
alla tentazione di vendicarsi.
Ma, a dispetto degli annunci
trionfalistici di questi ultimi
mesi, senza un processo di
riconciliazione credibile, a cui
l’esercito dovrebbe prendere
parte, la prospettiva di un
Mali pacificato e unito appare
come un miraggio”.
La presenza di militari
francesi e africani, provenienti
dal Ciad, e, più tardi, di oltre
dodicimila ‘caschi blu’ attesi
nel quadro della futura forza
di pace delle Nazioni Unite,
potrebbe quindi prolungarsi
mentre il Paese è alla ricerca
di una unità attorno alla quale
ricondurre tutte le proprie
componenti.
apertamente e chiaramente
al terrorismo”.
“Per convincere il Congresso
americano a seguire la voce
del Papa e la strada da lui
indicata per riportare la
pace in Siria -afferma risoluto Gregorios III- sono pronto
ad andare negli Usa a parlare con il Congresso a dire
a ciascuno dei componenti
che il popolo siriano vuole la
pace e non le bombe. Dopo
la veglia di sabato ieri a
Damasco e in altre città del
Paese le chiese erano stracolme di fedeli che continuavano a pregare. Pregavano
perché le parole del Papa
siano accolte dai potenti della terra. La gente siriana è
straordinaria, ha una grande
fede”. La preghiera del Papa
per la pace da una parte e
le interviste di Obama ai più
grandi network americani
per convincere gli americani
ad attaccare la Siria, dall’altra. “Il monito di Papa Francesco - aggiunge il patriarca
- risuona alto ma sembra
non toccare il presidente
Usa. Forse una lettera personale del Papa ad Obama
potrebbe fermare l’ulteriore
escalation di morte che provocherebbe un attacco Usa.
Chiedo al Papa di rivolgersi
direttamente al Congresso
per evitare altre devastazioni
e morti. La Siria invoca pace
non bombe”.
15
Dal mondo
Agricoltura
in Malawi
Un milione e mezzo di persone, il 9,5% circa della popolazione del Malawi, non potrà
fronteggiare le proprie necessità alimentari tra il 2013 e il
2014. Rischia la denutnzione
e la fame perché il raccolto
di granturco è inferiore alla
quantità riferita alla media
stagionale; è il risultato di
uno studio approntato dal
governo in collaborazione
con alcune agenzie dell’Onu.
Improvvide scelte governative
e siccità costringono il paese
in una condizione di malnutrizione cronica. L’economia
del Malawi, terra compresa
fra Zambia, Mozambico e Tanzania, è prettamente agricola,
1’85% della comunità vive
in aree rurali. Fra le colture
agricole, oltre a quella del
granturco, spiccano quelle del
tabacco e del cotone, pressoché interamente destinate ai
mercati esteri.
Pane
in Argentina
È un tempo lontano quello
in cui l’Argentina di Juan Domingo Peron spediva verso la
Spagna navi cariche di cereali
per sfamare il paese iberico
dopo la guerra civile. Nel
1947 Buenos Aires esportava
400mila tonnellate di grano
verso i porti spagnoli, e ciò
non metteva a repentaglio
la produzione destinata al
mercato interno. Fra il 1996
e il 2005 la terra argentina
produceva ancora 15 milioni
di tonnellate di grano all’anno.
Oggi il crollo della produzione
di farina, il prezzo del “pane
bianco” incrementato del
700% in sette anni, e l’inflazione che supera il 20% annuo
dal 2010 mettono in ginocchio un paese, già granaio del
mondo. Il governo di Cristina
Fernandez Kirchner addita i
grandi agricoltori, responsabili
di avere accumulato 3,5 milioni di tonnellate rivendute.
Ue e terrorismo
I ministri degli affari esteri
dell’Unione europea, dopo
lungo dibattiti e una volta
superate le resistenze di taluni paesi-membri riluttanti, in
questa estate hanno concordato di iscrivere l’ala militare
dell’Hezbollah libanese nella
lista nera delle organizzazioni
terroristiche. Il movimento
Hezbollah è attivo nelle terre
martoriate del vicino oriente:
è parte del governo in Libano,
mentre in Siria appoggia il
regime di Bashar al-Assad. Il
ministro degli esteri libanese,
Adnan Mansur, ha affermato
che “alcuni Stati hanno esercitato forti pressioni sull’Unione”. Il ministro israeliano per
la giustizia, signora Tzipi Livni,
colei che coordina le trattative di pace con i palestinesi,
ha dichiarato la propria soddisfazione davanti alla decisione
assunta dall’Unione europea.
16 musica e spettacolo
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
Abbattuta la barriera
tra cinema del reale
e cinema di finzione
“I
l solo voto
unanime è
stato per
l’attore greco di Miss Violence, quasi
un simbolo ricorrente nel
programma della Mostra: la
disgregazione della famiglia
e la violenza domestica”. Il
direttore della Mostra di
Venezia, Alberto Barbera,
svela a posteriori alcune
dinamiche che hanno portato la giuria presieduta
da Bernardo Bertolucci al
verdetto della 70esima edizione del Festival.
“Il solo voto unanime
è stato per l’attore greco
di Miss Violence, quasi un
simbolo ricorrente nel
programma della Mostra: la
disgregazione della famiglia
e la violenza domestica”. Il
direttore della Mostra di
Venezia, Alberto Barbera,
svela a posteriori alcune
dinamiche che hanno portato la giuria presieduta
da Bernardo Bertolucci
al verdetto della 70esima
edizione del Festival, la cui
selezione - anche alla vigilia - era stata annunciata
“in linea” con il profondo
momento di crisi vissuto in questo particolare
momento storico: “Una
macrofotografia a 360°
dei nostri giorni”, diceva
Barbera.
Direttore che, per la
prima volta nella storia
della Mostra, è stato capace di inserire in concorso
due documentari, The
Unknown Known di Errol
Morris e Sacro GRA di
Gianfranco Rosi. Scelta
vincente, come dimostra
il Leone d’Oro assegnato
a quest’ultimo, regista che
quindici anni dopo Così
ridevano di Gianni Amelio
riporta l’Italia alla vittoria
del Festival.
È un’affermazione forte,
un riconoscimento che
certifica definitivamente
la morte di una ghettizzazione (per la prima
volta un documentario
vince a Venezia, a Cannes
è successo nel 2004 con
Fahrenheit 9/11 di Michael
Moore e nel 2008 con La
classe di Laurent Cantet),
dimostrando con forza che
la barriera tra cinema del
reale e cinema di finzione
è stata abbattuta.
Un premio che deve
essere inteso soprattutto
in questo senso visto che,
proprio come accaduto
l’anno scorso con il film
Vita
La
n. 32 15 SETTEMBRE 2013
Mondiale della Comunicazione ha attribuito anche
una menzione speciale ad
Ana Arabia di Amos Gitai,
con la motivazione: “È un
film-manifesto sull’importanza della tradizione orale
e un altro fulgido esempio
nella filmografia del regista
israeliano di come il cinema possa trasformarsi in
‘strumento di speranza’:
per proseguire sulla strada
della coesistenza e del dialogo”. A Philomena, inoltre,
è andato il Premio per la
Promozione del Dialogo Interreligioso, assegnato dalla
Giuria Internazionale di
Interfilm, che vuole richiamare l’attenzione su opere
che rafforzano la mutua
comprensione, il rispetto e
la pace tra diverse tradizioni religiose e filosofiche.
Ancora, il Premio Civitas Vitae - Rendere la
longevità risorsa di coesio-
ne sociale, assegnato a un
regista o interprete capace
di veicolare un’immagine al
di fuori degli schemi di una
persona longeva, è stato
attribuito al regista Uberto Pasolini per Still Life,
inserito nella sezione Orizzonti, dove ha vinto per la
migliore regia: “Suonando il
valzer degli addii – si legge
nella motivazione - ridà a
chi è morto in assoluta solitudine il primo privilegio
di un uomo: una storia, la
propria. Impiegato del Comune incaricato di trovare
i parenti di chi è deceduto,
il protagonista Eddie Marsan incarna magnificamente
le virtù del film: rispetto
raro, sensibilità umanista e
commozione senza tranelli.
Still Life getta un ponte tra
i vivi e i morti, portandone
alla luce i legami che non si
sciolgono”.
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L’incoronazione di “Sacro GRA”
di Gianfranco Rosi premia
l’intuizione
del direttore Alberto Barbera che
ha voluto due documentari
in concorso e la speranza
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Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia.
Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente
in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio.
Valerio Sammarco e Federico Pontigia
più bello del Concorso (The Master di Paul
Thomas Anderson, Leone
d’Argento e Coppa Volpi
ai due interpreti maschili),
quest’anno la giuria presieduta da Bertolucci ha
voluto ribadire con due
premi di peso la qualità di
un film, il sopracitato Miss
Violence, che ottiene il Leone d’Argento per la regia
di Alexandros Avranas e la
Coppa Volpi per la migliore
interpretazione maschile
(Themis Panou).
Era questo, forse, il film
più “forte” dell’intero Concorso, e non solo per la
delicata tematica affrontata.
Ma l’indicazione arrivata da
Bertolucci insieme agli altri
8 giurati (anche se, ricordiamolo, non all’unanimità)
non deve essere sottovalutata, perché come ha ricordato lo stesso Gianfranco
Rosi, “non deve esistere
una separazione ideologica
tra documentario e cinema di finzione, quello che
conta è saper distinguere
ciò che è vero da ciò che
è falso”. Proprio quello
che tenta di fare un’opera
come Sacro GRA (che ar-
riverà nelle sale italiane il
26 settembre), viaggio tra
l’umanità nascosta ai margini del Raccordo Anulare
di Roma.
Anche in questa direzione, allora, vanno decifrati
gli altri due importanti riconoscimenti assegnati a La
moglie del poliziotto di Philip Groening e a Stray Dogs
di Tsai Ming-liang, rispettivamente Premio Speciale
della Giuria e Gran Premio
della Giuria: i due film forse più ostici di Venezia 70,
e non solo in termini di
durata (172’ e 138’), opere
“esemplari” che tentano di
ragionare sul cinema non
solo in termini di racconto,
ma che provano ad andare
oltre il concetto stesso di
visione, quasi costringendo
lo spettatore a riconsiderare le coordinate del tempo
(quello di Tsai Ming-liang)
e la sua frammentazione
(quello di Groening).
In quest’ottica, non bisogna dunque sorprendersi
se Philomena di Stephen
Frears ha ottenuto solo il
premio per la miglior sceneggiatura: mettendo d’accordo praticamente tutti,
il film con Judi Dench si
allontana però dai requisiti
di “sorpresa” che lo stesso
Bertolucci aveva invocato
di scorgere tra le opere in
Concorso. Che Judi Dench
sia un’attrice straordinaria
non lo scopriamo oggi: magari la Coppa Volpi femminile ad Elena Cotta (per Via
Castellana Bandiera) va letta proprio così, attraverso
un’interpretazione (muta)
di straordinaria intensità,
con la quale un’attrice di 82
anni dimenticata dal cinema
(non dal teatro), è riuscita
a “sorprendere” i giurati, e
non solo.
Ma Venezia 70 non è
solamente riconoscimenti
ufficiali, bensì quelli collaterali, quali il Premio Signis,
che ha celebrato la propria
65esima presenza al Lido.
L’ha fatto assegnando il
premio a Philomena di
Stephen Frears, che “offre
un intenso e sorprendente
ritratto di una donna resa
libera dalla fede. Nella sua
ricerca della verità, sarà
sollevata dal peso di un’ingiustizia subita grazie alla
sua capacità di perdonare”.
L’Associazione Cattolica
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Direttore responsabile:
Giordano Frosini
STAMPA: Tipografia GF Press Masotti
IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia
FOTOCOMPOSIZIONE:
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Registrazione Tribunale di Pistoia
N. 8 del 15 Novembre 1949
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CHIUSO IN TIPOGRAFIA: 11 settembre 2013
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n. 32 15 SETTEMBRE