Voce vallesina della Anno 61° - N. 32 settimanale della Diocesi di Jesi www.vocedellavallesina.it Domenica 28 settembre 2014 Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi ORDINAZIONE DIACONALE DI ROSSOLINI VERSO LA GIORNATA DIOCESANA Siamo alla solita solfa Pensavo che il rammarico della “fermata di sei anni” fosse solo per la Ferrari che non vince. Ma ora ci pensa Marchionne che, passando una mancetta di 27 milioni a Montezemolo, farà ripartire la casa di Maranello. A Jesi invece tale sessennio di “fermata” si riferisce alla ripartenza (si dice così in gergo calcistico, oggi) delle lottizzazioni residenziali private. Lo annuncia con malcelato orgoglio l’ultimo numero di Jesioggi (p. 7), periodico dell’amministrazione comunale. Si tratta di 15 villette unifamiliari in zona colle Paradiso-Nuovo Ospedale, per capirci. Sentite alcuni passaggi: “É questo un primo intervento che riteniamo giusto valorizzare perché sia l’indicatore di una inversione di tendenza. Presto porteremo in Consiglio anche il frazionamento dell’area Appennini-Piccitù che permetterà di sbloccare altre lottizzazioni”. E, in cauda venenum: “[Questi sono] interventi importanti non solo per il settore edile, ma anche per il Comune, visto che proprio gli oneri di urbanizzazione rappresentano la voce principale di finanziamento delle opere pubbliche”. Siamo alla solita, doppia solfa. Prima: si plaude alla ripresa edilizia perché “la crisi” ha penalizzato soprattutto questo settore. Ignorando che quanto a “consumo di terreno” (espressione mangereccia, ma efficace) in Italia negli ultimi 50 anni abbiamo cementificato un’area pari a Lombardia, Emilia e Liguria insieme. É sensato proseguire così? È sensato special- Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi mente a Jesi, dove (lo ripeto da 30 anni!) con una popolazione ferma a 40.000, la superficie della città si è dilatata di almeno cinque volte? Quanto ai muratori a spasso, quelli del nostro Comune seguono la logica dei mercanti di armi: ci vogliono le guerre, sennò chiudiamo le industrie belliche! La guerra qui è contro l’ambiente (anche alla faccia di tutti i Piani Paesaggistici stilati dalla Regione). Oltre che a trovare altri lavori (oggi alcuni giovani tornano a campi, ad esempio) non si potrebbero impegnare gli edìli nel restauro e manutenzione dell’“esistente” (specie nel degradato “centro storico”: cosa che non succede nei lindi paesi della Vallesina)? Ah, già (e così siamo alla seconda solfa): da questi lavori il Comune (non solo il nostro, sia chiaro) non prende gli “oneri di urbanizzazione” in grazia dei quali il Bel Paese è stato ridotto a una grigia landa di invasive costruzioni (anche sul greto dei torrenti, con conseguenti disastri e lacrime di coccodrillo). Lamentiamo questo alla vigilia della IX Giornata diocesana della custodia del Creato col tema “Gente sana in terra sana”. Certo, si riferisce anzitutto alle varie forme di inquinamento di terra, aria, acqua che condizionano la nostra salute. Ma l’inquinamento da cemento non è da meno: anzi, in fondo si fa prima a risanare una discarica abusiva che a restituire alla luce del sole delle terre sepolte da colate di cemento. Sabato 4 ottobre alle 21,15 nella chiesa di San Massimiliano Kolbe sarà ordinato diacono Stefano Rossolini dal vescovo Gerardo Rocconi. Giovedì 2 ottobre alle 21,15 veglia di preghiera per il diaconato. «Da quando sono parroco in questa parrocchia di San Massimiliano Kolbe – scrive don Franco Rossetti - ho sempre apprezzato la disponibilità di Stefano, che ha saputo sapientemente conciliare il suo lavoro presso il Comune, prima di Monterado e ora di Jesi, con il servizio in parrocchia». AL MUSEO DIOCESANO IN ANTEPRIMA Festival della Didattica Dopo il successo delle Giornate Europee del Patrimonio, in cui tanti sono stati i visitatori che hanno voluto gettare uno “sguardo nuovo” su Palazzo Ripanti e sulla collezione d’arte che ospita, il Museo diocesano si prepara ad un altro intenso fine settimana. L’appuntamento è stavolta con il 2° Festival della Didattica museale a Jesi, promosso dall’Assessorato alla cultura e dedicato alla presentazione delle attività pensate dal personale specializzato dagli istituti culturali della città per le scuole di ogni ordine e grado. In parti- colare il museo diocesano, per il quale l’azione educativa costituisce una componente essenziale della sua mission, concentrerà le sue attività sabato 27, giorno nel quale saranno presentati e realizzati in anteprima i nuovi laboratori didattici dedicati alle tecniche artistiche. Alle 16:30 i bambini dai 5 anni in su potranno partecipare al laboratorio “Mostri da museo”, finalizzato alla scoperta del mondo bizzarro e fantastico della decorazione a “grottesca”; alle 17:30 seguirà il laboratorio “Ricetta per una tavoCONTINUA A PAG. 6 IX GIORNATA DELLA CUSTODIA DEL CREATO GENTE SANA IN TERRA SANA DOMENICA 5 OTTOBRE 2014 CHIESA DEGLI AROLI Monsano Ore 15,00: Ore 15,30: Ore 16,30: Ore 17,45: accoglienza incontro ecumenico di preghiera relazione di padre Adriano Sella buffet [email protected] IL 5 OTTOBRE SI APRE IL PRIMO DEI DUE SINODI DEI VESCOVI DEDICATI ALLA FAMIGLIA. IMPORTANZA DEL DOCUMENTO PREPARATORIO Il travaglio e la ricerca della Chiesa di fronte alla crisi della famiglia Per la Chiesa “non è l’ora di limitarsi a ribadire la dottrina ufficiale, ma quella di stendere una sintesi bilanciata delle sfide che la Chiesa ha di fronte riguardo al tema della famiglia”. Ce lo ricorda il periodico Aggiornamenti Sociali con la sua ampia sintesi che propone in vista del Sinodo che si apre in Vaticano il prossimo 5 ottobre. E ci ricorda che il tema sarà ulteriormente ripreso nell’ottobre del 2015 con un Sinodo ordinario che dovrà offrire tutti gli elementi conclusivi per permettere a papa Francesco di darci un documento ufficiale che sarà edito nel 2016. Un cammino lungo, dunque, un vero travaglio della Chiesa intorno al tema che costituisce uno dei fattori più importanti di ogni tempo e di ogni società sia dal punto di vista laico-sociale che dal punto di vista religioso. Il prossimo Sinodo (Sinodo – synodòs- vuol dire cammino insieme) è stato preceduto da un questionario di una quarantina di domande rivolte a tutto l’episcopato del mondo allo scopo di avere un quadro attuale delle realtà e delle istanze proprie del mondo cattolico dei cinque continenti sul tema della famiglia. Ne è seguito un documento preparatorio detto “Instrumentum laboris”, che è la sintesi delle varie proposte. Una sintesi che costituisce la base “di lavoro e di travaglio” del Sinodo. Si parla “di lavoro e di travaglio” perché non sarà né facile né semplice uscirne dato che le relazioni dei vescovi, tra di loro, non sono affatto omogenee nella descrizione della realtà di oggi. Risaltano, a volte, posizio- ni agli antipodi tra popolo e popolo per le profonde differenze di vita, di interpretazioni e di legislazioni riferite alla cellula prima di ogni società. E si differenziano non poco anche nei suggerimenti che possono aiutare a salvaguardare il nucleofamiglia. Così l’Instrumentum laboris esalta la consapevolezza della Chiesa di “mettersi in discussione, senza limitarsi a stigmatizzare i mali della società contemporanea”. La riflessione si struttura in tre livelli di lavoro. Il primo è quello pastorale in senso stretto: quali le vie più efficaci per l’insegnamento da parte della Chiesa su un tema tanto importante quanto delicato e urgente? Il secondo livello è orientato all’approfondimento del concetto di “legge naturale” che fino a oggi per la Chiesa è stato un caposaldo nella interpretazione della realtàfamiglia. Un concetto che oggi “nei diversi contesti culturali, risulta essere assai problematico, se non addirittura incomprensibile. La legge naturale è percepita come un retaggio del passato”. E allora: “Quali le nuove categorie che favoriscano l’accesso degli uomini e delle donne ai valori della tradizione della Chiesa?” Il terzo livello è quello della vita concreta: tanti cristiani manifestano difficoltà ad accettare l’insegnamento della Chiesa nella sua integrità: “tra la dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia e le convinzioni vissute di molti cristiani si è creato un abisso” (card. Kasper in Il vangelo della famiglia). A questo punto bisogna riconoscere che il Sinodo “non potrà limitarsi a un elenco di prescrizioni”. Tanto più che non “si potrà dimenticare l’insegnamento di papa Francesco riguardo a una verità che non è mai assoluta, ma è una relazione: essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita” (lettera ad E.Scalfari). É un cammino, quello delle coppie e della famiglia, che incontra effettive difficoltà di intenderci quando ci incontriamo con il concetto “di matrimonio, di coppia, di fecondità, di genitorialità, di natura, di famiglia” e di genere. Di qui anche la necessità di “riarticolare la tradizionale distinzione tra matrimonio quale istituzione sociale e matrimonio come sacramento della Chiesa”. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 | in_diocesi 28 settembre 2014 | Voce della Vallesina ASSEMBLEA DIOCESANA CON D0N ARMANDO MATTEO S. SEBASTIANO, S. MARIA DEL PIANO E S. MARIA DEL COLLE Il mondo è cambiato. E la pastorale? Benvenuto tra noi, don Luca La vigilia della festa patronale, domenica 21 settembre la chiesa diocesana è stata chiamata a raccolta. Il Vescovo con i preti e diaconi e con la gente ha celebrato il Vespro di san Settimio, cantando la sua testimonianza fino al sangue per impiantare una comunità credente nella nostra Vallesina. Così abbiamo voluto dare inizio all’anno pastorale. Quindi ha preso la parola don Armando Matteo, professore di teologia fondamentale all’Università Urbaniana di Roma, è veramente esperto della condizione del cristianesimo in questa nostra epoca di grande passaggio. Ha iniziato con una espressione di Antoine de Saint-Exupéry: “«Se vuoi costruire una nave non richiamare prima di tutto gente che procuri la legna, che prepari gli attrezzi necessari, non distribuire compiti, non organizzare lavoro. Prima risveglia invece negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà svegliata in loro questa sete gli uomini si metteranno subito al lavoro per costruire la nave». É la passione del Vangelo che va risvegliata in ognuno di noi proprio in considerazione del fatto che il cristianesimo, la prassi cristiana, si è cacciata in un angolo o resta ferma sulla spiaggia. É difficile riassumere tutto il contenuto offerto da don Armando. La sua proposta si potrà trovare per intero nel sito della diocesi di Jesi. E ci si augura che sia ripreso nei diversi contesti, parrocchiali o associativi nei quali è sempre necessario contestualizzare la nostra pastorale. Perché questo è stato il senso dell’intervento. La prima parte è stata un movimento a ritroso e voleva provare a capire da dove deriva quel senso generale di spaesamento che stiamo vivendo. L’impietosa analisi storica che ha fatto offre la radice all’attuale condizione della Chiesa e dei credenti, e può aver lasciato smarriti, forse anche per l’accentuazione problematica o “negativa”. Ma nessuno ha potuto contestarla. Anzi si è tradotta finalmente in un’analisi lo slogan “il mondo è cambiato: cambiare la pastorale”. La descrizione è partita da lontano nell’ambito delle scienze anche sociali, psicologiche e filosofiche che hanno prodotto la distanza e lo spaesamento. Il punto d’arrivo è la constatazione che veniamo da una profonda rivoluzione/trasformazione che riguarda il nostro modo di essere al mondo, il nostro sentimento di vita, il nostro modo di sognare, di amare, di progettare, di valutare nulla di meno che l’umano in quanto tale; una trasformazione che mette in difficoltà il cristianesimo, così come lo conosciamo e lo pratichiamo. (Non solo il cristianesimo, ovviamente è oggi in difficoltà). Nel secondo movimento, il punto di partenza per individuare la Chiesa che oggi serve è offerto direttamente dall’Evangelii Gaudium di Papa Francesco. Con questo documento, il papa vuole far sorgere in noi la nostalgia del mare lontano e sconfinato, il desiderio di metterci di nuovo a solcare le grandi acque del nostro tempo. Con questa Esortazione ci fa dono del suo sogno di Chiesa (della nave che ha in mente e a cuore) e dobbiamo accogliere queste parole con grande entusiasmo, perché nascono da un forte amore per Dio e per l’umanità. E come è questo sogno? Don Armando lo ha descritto in questi movimenti. Oggi serve una Chiesa 1) che non tema il cambiamento né di cambiare; 2) che sappia prendere l’iniziativa; 3) che faciliti l’azione della grazia, 4) che sappia coltivare un’intensa mistica dell’incontro, 5) che sappia custodire la prossimità con i poveri e le periferie, 6) che sappia dare fastidio, 7) che torni sempre e daccapo allo sguardo d’amore di Gesù. Alla sua proposta sono seguiti alcuni interventi che lui stesso poi ha ripreso, puntualizzando le questioni che ci stanno a cuore. La nostra comunità diocesana, ha precisato il vicario per la pastorale don Mariano, è ormai chiamata a “uscire”. Se non bastava l’esortazione del Papa, nell’incontro è stata approfondita la motivazione storica e culturale. L’occhio che guarda la condizione umana della gente è indispensabile quanto lo sguardo su Gesù e di Gesù su di noi. Pena l’insignificanza, è il restare della nave agli ormeggi. Da due anni abbiamo provato a ritrovarci in assemblea, perché la Chiesa siamo tutti (lo ripete spesso Papa Francesco) e perché la missione è affidata a tutti e a ciascuno. Due anni fa abbiamo guardato alla crisi, alla fede e alla famiglia. Lo scorso anno ci siano guardati dentro le relazioni comunitarie, e abbiamo dovuto riconoscere quanta difficoltà si fa per far sì che “la vocazione laicale sia considerata appieno nella pastorale condivisa”. I preti e diaconi si sono guardati dentro per tutto l’anno, come racconta la nuova esortazione pastorale del Vescovo. Ora con creatività (sei volte la parola è presente nell’esortazione del Papa) e coraggio, ognuno prenda il largo con quell’atteggiamento di misericordia che è ricordato dal Papa e che è di Gesù. m.p. Foto don Cristiano Marasca Si è tenuta sabato 20 settembre la celebrazione che ha ufficializzato il passaggio del testimone da don Giovanni Rossi a don Luca Giuliani, nuovo parroco di San Sebastiano, Santa Maria del Piano e Santa Maria del Colle. Dopo essere stati accolti all’ingresso con una breve canzone animata dai bambini delle elementari, hanno partecipato alla celebrazione, insieme al vescovo don Gerardo Rocconi, i sacerdoti don Mario Massaccio, don Paolo Ravasi, don Gianni Giuliani, i diaconi Leonardo Bartolucci e Marco d’Aurizio ed il seminarista Matteo Cannelloni. Una volta raggiunto l’altare, il rappresentante delle due parrocchie ha ringraziato il nostro vescovo per aver garantito una continuità pastorale e ha assicurato piena disponibilità nel cammino da percorrere insieme. Nel momento dell’omelia, invece, è stato don Gerardo a sottolineare, prima della spiegazione del vangelo, l’importanza del servizio sacerdotale come guida per la comunità e a spiegare come il cambio dei parroci sia un’esigenza della diocesi e non delle singole realtà parrocchiali. In seguito il cancelliere diocesano mons. Anselmo Rossetti ha letto il “Decreto di nomina” da parte del vescovo. Il nuovo parroco quindi, dopo essersi recato di fronte a don Gerardo in mezzo al presbiterio, ha rinnovato le promesse fatte nel giorno della sua Ordinazione. Fatto ciò, don Luca ha eseguito i riti esplicativi, i quali consistono nel ricevere il Libro dei Vangeli e le esortazioni dal vescovo, per poi aspergere i fedeli e baciare l’altare. Durante l’offertorio sono state raccolte delle sagome rappresentanti delle mani con su scritto un saluto o una preghiera a piacere dei fedeli. Tutte queste poi sono state incollate su palloncini innalzati per tutto il resto della celebrazione. Terminata la Santa Messa il nuovo parroco ha ricevuto alcuni doni da parte dei parrocchiani e ha ascoltato le espressioni di benvenuto, di bambini e ragazzi, scritte durante l’ora di catechismo tenuta prima della celebrazione. Un ottimo inizio per don Luca, dunque, il quale nel suo discorso finale ha sottolineato come i parrocchiani che hanno visto cambiare il proprio pastore, da Cupramontana a Jesi, abbiano ingrandito il fiume Esino con le loro “lacrime”. Federico Maria Balestra Foto Candolfi Frasassitours 60048 SASSO di Serra S.Quirico (AN) - tel 0731/85017 fax 0731/85001 www.frasassitours.it Email: [email protected] Licenza n. 13847 del 18.9.87 Polizza Ass. RC 53769 Alliance Global Assistance San Giovanni Rotondo 5 ottobre 2014 Mercatini di Natale Friuli 11 - 12 ottobre 2014 Innsbruck Merano Bolzano 6-8 dicembre Raccolta e Sagra Castagne 19 ottobre Verona Presepi nell’Arena 7 dicembre India Classica 4- 15 novembre 2014 Presepi a Napoli 13 – 14 dicembre Cremona Sagra Torrone 23 novembre Merano e Bolzano 13 –14 dicembre Urbino e Candelara 14 dicembre Capodanno a: Isola di Madeira dal 30 dicembre al 4 gennaio 2015 Parigi dal 30 dicembre al 3 gennaio 2015 Programmi dettagliati sul nostro sito internet: www.frasassitours.it oppure richiedeteci i programmi e vi saranno inviati senza impegno tramite posta regione | 3 Voce della Vallesina | 28 settembre 2014 scusateilbisticcio PRESENTATO AL PALAZZO DELLA SIGNORIA IL NUOVO LIBRO DI CORRADO OLMI Per ricordare, raccontare, sorridere (ghiribizzi lessicali) PeterPun (con la u) www.peterpun.it AI FERRI CORTI SULLA FERRARI Cambio di vocale… automobilistico Scintille tra Diego Della Valle e Sergio Marchionne. Pomo (vermiglio) della discordia: la Ferrari (non nel senso di Isabella né di Paola, per fortuna). Come dire: RISSA SULLA ROSSA. UMORISMO PIÙ CHE MACABRO Bisenso… catastrofico Della famigerata ISIS tutto si potrà dire, ma non che sia un movimento che stenta a… decollare. UN COMICO IN FASCE Scarto iniziale… promettente Quando l’Albertone nazionale muoveva i primi passi nel mondo dello spettacolo. Come dire: gli ESORDI di SORDI. INTEGRAZIONE RIUSCITA Si ha quando un nativo di Yaoundé si stabilisce a Camerano: un camerunese cameranese. Oppure, quando un nativo di Dakar si trasferisce sulla “perla dell’Adriatico”: un senegalese senigalliese (chi non ricorda il pugile Kalambay?) U.S.A.: EQUIPARAZIONE DIRITTI TRA BIANCHI E NERI Quando lo zio Sam si sedette accanto allo zio Tom. DENOMINATORE COMUNE Eva, Newton, New York, Steve Jobs e… concorrente del medico: quale parola di quattro lettere accomuna i cinque precedenti vocaboli? *** Risposte ai quesiti precedenti: - La soluzione alternativa è la seguente: parca – barca. Le Parche – com’è noto – filavano lo stame della vita (Làchesi, in particolare). - La capitale della Liberia è Monrovia. Libreville è la capitale del Gabon, Freeetown della Sierra Leone. lacitazione A cura di Riccardo Ceccarelli Una bella festa il 18 settembre per Corrado Olmi, ritornato a Jesi per presentare la sua ultima impresa letteraria: il libro, da lui stesso scritto e illustrato “Rimembranze: reminiscenze di un sopravvissuto”. In tanti lo hanno atteso nella Sala Maggiore del Palazzo della Signoria; amici, familiari, estimatori che lo hanno applaudito, abbracciato, si sono congratulati con lui. Corrado, apparso in gran forma, ha risposto di buon grado a tutti. Gli fa sempre piacere ritornare a Jesi, la città in cui ha trascorso la giovinezza e affrontato per la prima volta il palcoscenico: dove pure ha conosciuto sua moglie con la quali ha felicemente festeggiato quest’anno il sessantesimo anniversario di matrimonio. È appunto a lei che il libro è dedicato. Tanti, sincerissimi auguri: una coppia così speciale li merita davvero. Dopo l’introduzione dell’assessore Luca Butini, che ha assicurato a Corrado Olmi il patrocinio del Comune e la collocazione del libro nella Biblioteca Comunale, ha preso la parola il prof. Antonio Ramini. ‘L’aedo di Jesi’, ha definito il relatore l’autore del libro e ha aggiunto ‘di eccezionale valore artistico’ ricordando quanto originalmente Corrado Olmi abbia saputo raccontare e descrivere Jesi e la sua vera anima. ‘Nessuna altra città d’Italia – ha osservato – può vantare un cantore simile’. Ha rilevato poi che il nuovo libro come il precedente, ‘Lo zibaldino’, richiama La tenuta di un matrimonio Il matrimonio religioso è significativamente più stabile di quello civile. […] I dati dimostrano che questa assunzione maggiore responsabilità [con il matrimonio religioso] non è inutile, non si traduce in una pura scelta formale. La probabilità di un matrimonio religioso di reggere, magari di durare davvero “finché morte non vi separi”, è praticamente doppia dell’analoga probabilità di un matrimonio civile. Si tratta di un risultato che deve far riflettere, perché ci dice che la minore responsabilità individuale e di coppia impegnata nelle unioni d’oggi trova il suo sbocco inevitabile nella minore tenuta di quelle unioni, nella loro maggiore provvisorietà, nel loro maggior grado d’instabilità. Roberto Volpi, La nostra società ha ancora bisogno della famiglia? Il caso Italia, Via e Pensiero, Milano 2014, da Il foglio, 18 settembre 2014, pag. I. lapulce Usi e riusi Or corre quasi un anno da quando, per aver messo male un piede all’ultimo gradino di una vecchia scala, mi fu applicato per una settimana in ospedale un tutor (che per chi non sapesse, come non lo sapevo io, è una struttura rigida per far star buona la gamba). Un attrezzo del costo di almeno di 30-40 euro. Dopodichè l’ho tolto e relegato in soffitta. Ma all’Asur non potevano richiedermelo per una bella sterilizzata e il suo riuso? Eppoi parlano male dei tagli alla sanità. Delegazione ASSONAUTICA Autoscuole Leopardi; non seriosamente, ma scherzosamente, sdrammatizzando malinconie che non sono nelle corde dell’autore. Ha rimarcato infine come le esperienze che Corrado Olmi racconta non siano strettamente personali, ma abbiano riferimenti alla vita pubblica, alla storia, a personaggi indimenticabili del mondo dello spettacolo. Fanno parte quindi di un grande affresco disegnato dall’artista con spontaneità e naïveté. Per la verità non si può definire una vera e propria ‘fatica letteraria’ il nuovo libro del nostro autore. Corrado Olmi scrive e disegna secondo un estro armonico, senza pressioni, senza l’assillo di scadenze, sempre con diletto personale e fantasia. Il segno di questa libertà d’ispirazione è ben evidente nelle ‘Rimembranze’. Corrado racconta non solo la sua vita d’artista. Risale anche ai più lontani ricordi dell’infanzia, si sofferma a descrivere con brevi ‘flash back’ la Jesi di un tempo, poi, divagando, le città che ha visitato durante le sue tournée, gli incontri e gli aneddoti aggiungendo a tutto in buone dosi il sale della sua filosofia di vita. Nelle ultime pagine espande anche di più gli orizzonti gettando lo sguardo sulla storia delle Marche e d’Italia. Si inoltra così per vie non ancora da lui frequentate, ma che potrebbe continuare ad esplorare. Chissà se il nostro amico affronterà una nuova avventura. Il libro si legge a perdifiato. Una pagina tira l’altra come le ciliegie ed è qualità rara. Spesso i libri vengono appena sfogliati, scorsi qua e là distrattamente e messi da parte. Non avviene con questo, come del resto anche con i precedenti di Corrado Olmi che scrive e disegna con stile fresco, saporoso, colloquiale, piacevole per tutti, giovani e giovanissimi compresi. Il nostro affabulatore osserva e racconta con gusto e schiettezza, in apparenza per divertire e divertirsi. Ma, a voler scrutare nelle intenzioni, si può rintracciare una motivazione più profonda. Vero è che Corrado ama molto la vita. Sa che la sua è stata ed è ancora bella e ricca di affetti. Per questo non vuole cancellare i ricordi che possono fermare il tempo e costituire un patrimonio spirituale inalienabile, ma per affetto e con affetto condivisibile. Segno di una sana e saggia longevità. Bravo Corrado: allora non smettere, non posare sulla scrivania penna e matita. Dài, provaci ancora! Augusta Franco Cardinali JESI: DAL 24 AL 30 SETTEMBRE A PALAZZO DEI CONVEGNI Tre artisti in mostra con pitture e sculture La collettiva di pittura e scultura degli artisti Adalberto Bartoli, Sandro Cappannini e Antonio Fontana alla seconda edizione (la prima a Falconara, la terza si terrà forse in Ancona) si inaugurerà mercoledì nella Galleria del Palazzo dei Convegni di Jesi alle 18. I tre artisti sono molto diversi tra loro, si distinguono per il genere. Con Bartoli siamo nel tema dei “falsi d’autore”, genere prezioso a cui i collezionisti tengono molto, come i galleristi, quando dipinge liberamente ci troviamo immersi in paesaggi in bilico tra Rosseau il Doganiere e atmosfere alla De Chirico. Cappannini proviene da esperienze di Brut Art e di introspezione, da Bologna a Roma, sensazione astratte, voci interiori e visioni invadono la carta e la pasta colorata svela un fragile mondo interiore che diventa concreto. Fontana da decenni ci restituisce sculture in bronzo, oggi in cartonato, di visioni di uomini abitatori di mondi simbolici, ancentrali, di sforzi e di enigmi quotidiani. CORINALDESI s.r.l. Point AUTOMOBIL CLUB d’ITALIA Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi di Formazione Professionale CQC – per merci pericolose A.D.R. – per Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica Jesi, Via Mura Occidentali, 31 - tel. 0731 209147 c.a. - fax. 0731 212487 - Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - fax 0731 201914 Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - sede Consorzio Autoscuole Corinaldesi Jesi, Via Marx, Zipa - operazioni collaudi Senigallia, via R. 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Matteo Donati, operatore Caritas a Pesaro, Lucia Gambi insegnante elementare con i due figli piccoli Carlo e Cesare e altri quattro ragazzi vivono in un appartamento messo a disposizione della diocesi di Jesi e seguono gli oratori di diverse parrocchie. Tra l’altro, il padre di Matteo è diacono della chiesa di Faenza e direttore del settimanale diocesano. Hanno lasciato le loro città e famiglie di origine per andare in città nuove ed essere operatori per la formazione e per l’accoglienza. A Jesi da diversi anni opera il Movimento dell’Oratorio Don Bosco. Gli aderenti vivono in diverse città italiane e hanno una missione in Perù dove sperimentano la vita di sacrificio nella diocesi dove il fondatore del movimento gestisce una parrocchia. “Molti di noi, prima o poi, fanno questo viaggio - mi raccontavano Matteo e Lucia - serve alla nostra maturazione perché dobbiamo affrontare situazioni di estrema povertà in condizioni difficili. Questo ci aiuta, una volta ritornati, a essere umili nell’affrontare i problemi”. Oggi la Chiesa vive una crisi vocazionale che si ripercuote nelle diocesi sia per mancanza di preti sia perché le congregazioni non attraggono più giovani come prima. Sono cambiati i tempi? Forse, ma in questo cambiamento si cominciano a vedere esperienze religiose diverse: comunità monastiche che tentano di vivere insieme monaci e monache; comunità del movimento Don Bosco per l’educazione e per l’accoglienza che si ispirano a san Giovanni Bosco e in cui si inserisce la vita familiare di Matteo e Lucia che approfondiscono la religiosità e aiutano i ragazzi in ricerca; le esperienze di Don Oreste Benzi con l’accoglienza di ragazzi con vari problemi, anche di disabilità. Sta cambiando il modo di rispondere “Eccomi” che sempre deve vedere il Cristo nell’uomo. Per cercarlo servono idee e metodi nuovi dove l’accoglienza ai problemi è data non più dal sant’uomo spirituale, ma da una comunità che si presenta come famiglia, come gruppo. La famiglia è una risorsa dove domandarsi chi è Dio, chi è il prossimo, passa attraverso l’esperienza comunicativa di chi con i fatti dimostra che l’appartenenza è molto importante. I ragazzi e le ragazze hanno bisogno di un luogo per mettersi alla prova, dove liberamente e con serenità affrontare le domande su Dio e sull’uomo. Matteo e Lucia con i ragazzi ospiti, i loro due bambini, cercheranno di gestire l’oratorio delle parrocchie di San Giuseppe e del Divino Amore consapevoli che la loro vocazione oltre a essere quella di padre e di madre è quella di chi donarsi ad altri bambini che non cercano soltanto un luogo dove giocare, ma cercano anche l’affetto, un senso alla loro vita e un percorso di vita spirituale. di Riccardo Ceccarelli Sono, dicono le statistiche, che le guerre oggi nel mondo (controllare su Internet), sono “10 in corso e 8 i conflitti militari”, soprattutto in Medio Oriente e in Africa, ma ce ne sono altre decine, chiamate con un eufemismo “punti caldi”, dove si combatte e di questi se ne parla limitatamente o quasi per niente. Dimenticati dall’opinione pubblica mondiale. L’attenzione è stata rivolta per poco più di un mese sulla guerra tra Israele e i palestinesi della Striscia di Gaza, ora lo è di nuovo per l’Iraq contro l’Isis, lo Stato Islamico del levante o Califfato; scontro portato alla ribalta internazionale per le atrocità commesse contro civili e contro gli aderenti a religioni diverse da un islam intriso di fanatismo, condannato in parte anche dagli stessi mussulmani. Papa Francesco ha provato a ricomporre questo “quadro”, costruendo un puzzle con tanti pezzi dicendo «che si sta combattendo la terza guerra mondiale, una guerra combattuta a pezzi con crimini, massacri e distruzioni» (ai giornalisti di ritorno da Seoul, 18 agosto). L’osservazione non poteva essere più precisa; è quello infatti che sta avvenendo sotto i nostri occhi (quando ce le fanno vedere, le guerre) nella più grande disattenzione, visto che non avviene sotto casa nostra e che apparentemente non ci riguarda in modo diretto. Nella visita al sacrario militare di Redipuglia, il 13 settembre, papa Francesco è ritornato su questi temi: «…trovandomi qui, in questo cimitero, trovo a dire soltanto: la guerra è una follia. Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione! La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere… sono motivi che spingono avanti la decisione bellica, e questi motivi sono spesso giustificati da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è l’impulso distorto. L’ideologia è una giustificazione, e quando non c’è l’ideologia, c’è la risposta di Caino: “A me che importa?”. “Sono forse io il custode di mio fratello”(Gen 4,9). La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà…” A me che importa?”». È stato osservato dal prof. Agostino Giovagnoli, professore di Storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano, come il papa, trovandosi «in un contesto mutato, dove alla guerra tradizionale o alla divisione in due blocchi, si sono sostituiti conflitti differenti in zone lontane del mondo, individua degli elementi comuni caratterizzanti: gli interessi economici e la brama di potere che hanno soppiantato ideologie, e il disinteresse e l’indifferenza di larga parte del mondo» (Avvenire, 14 settembre). Le parole dei Papi, a cominciare da Benedetto XV che parlò del primo conflitto mondiale come di una “inutile strage”, a riguardo della pace, non sono state prese in grande considerazione, osannate al momento, come la “Pacem in terris” di Giovanni XXIII, in concreto poi, di fronte ad interessi che di “umano” hanno ben poco, messe da parte. Ora papa Francesco pone l’accento sull’indifferenza (“A me che importa?”) e sull’egoismo che caratterizzano i nostri atteggiamenti nei confronti delle sofferenze che la guerra induce, arrivando a chiamarla autentica “follia”. Follia è stoltezza, è malattia mentale, è dimostrazione pratica di irrazionalità, contraddizione delle più elementari regole di vita e di convivenza tra gli uomini. La pace come unico “risultato” dell’azione tra gli uomini senza un fondamento che vada oltre l’umano per ancorarsi ad un assoluto riflesso sull’uomo, sarà impossibile, e la “follia” della guerra sarà sempre nelle possibilità immediate e future degli uomini. Arrivando magari alla “follia” aggiuntiva, quella di chiamare Dio a garante della violenza da perpetrare. Lo ha detto chiaramente ancora una volta papa Francesco, domenica scorsa, 21 settembre, durante la sua visita in Albania: «Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione». Alla follia della guerra, insita - sembra - nelle più segrete strutture dell’essere umano, proviamo a sostituire la “follia della pace” come dono datoci da Dio e plasmato dalle nostre mani. «Beati i facitori di pace», ha detto Gesù. foto_notizia Uno scatto di Anna Vincenzoni dalle fiere di San Settimio che per tre giorni, dal 23 al 25 settembre, con l’anteprima nella sera del patrono, rallegrano il centro jesino. Gli ambulanti si ingegnano ogni anno per attirare i visitatori e incentivare gli acquisti. Un “A meno non posso” si legge in una pubblicità esposta presso una bancarella a Porta Valle. t e r r e l e m e n t a r i Foglie morte di Silvano Sbarbati Gioco: giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, ci si accorge che i bambini e i ragazzini in pre-adolescenza quando sono insieme giocano in un modo diverso da quello dei nostri tempi. E ci mancherebbe, diranno i miei tre lettori, i tempi cambiano, perché non dovrebbe cambiare il modo di giocare? Vero, ma io intendo quel modo di giocare senza giocattoli, senza play station, senza marchingegni elettronici che ha a che fare con lo stare assieme e basta. Adesso li si vede correre, agitarsi, gridare senza posa. Un mio amico, scuotendo la testa, ha mormorato: gli mancano le porte… e intendeva quelle del calcio. O forse intendeva le regole che danno senso al gioco. I tempi cambiano. Ospedale: a dicembre l’ospedale di viale della Vittoria si svuoterà. Trasferito in quello nuovo sulla collina. Già molto stanze sono rimaste vuote. Letterina per Babbo Natale: mi porti per regalo un piccolo, magari ristretto, magari limitato dibattito cittadino su che cosa diventerà quella struttura svuotata di funzioni sanitarie? Ti scrivo, babbo Natale, con parecchio anticipo, perché magari ricevendo questa “letterina” tra le prime hai più tempo per rispondere. Grazie in anticipo. Strisce pedonali: l’altra mattina, un sabato mattina, mi sono fermato dinanzi ad un passaggio pedonale, per una cortesia forse esagerata visto che i pedoni, un bel gruppetto di adulti e bambini, erano ancora indecisi sul da fare. Poi, al mio stop, hanno attraversato e uno di loro mi ha fatto un cenno di ringraziamento e un bel sorriso gentile. Sono stato contento perché mi sembrava che in quel momento io e lui lo eravamo reciprocamente. Quel sorriso avrà fatto bene anche al cuore della mia automobile… Dehors: un mio amico che da anni non torna a Jesi mi confida sottovoce, temendo di essere fuori dal coro ripetendo cose scontate, che è rimasto colpito dai tanti luoghi per giovani disseminati in giro. Soprattutto colpito dagli spazi esterni ai bar, alle gelaterie, ai locali pubblici in genere. Gli ricordano luoghi di città metropolitane importanti. Il miracolo degli aperitivi e degli apericena. Un tempo Jesi era la “piccola Milano delle Marche”. Forse siamo tornati ad esserlo… jesi | 5 Voce della Vallesina | 28 settembre 2014 IL LIBERTINO PER ANTONOMASIA. LE LONTANE ORIGINI DI UN MITO CHE HA INTERESSATO PER SECOLI MUSICA E LETTERATURA Don Giovanni, il dissoluto punito La 47° Stagione Lirica del Pergolesi verrà inaugurata quest’anno dal “Don Giovanni” di Mozart: un’opera su cui molto è stato scritto e molto forse si continuerà a scrivere, sia perché il personaggio che ne è protagonista, entrato nel mito, è immortale, sia perché l’opera mozartiana presenta aspetti strutturali e di contenuto che suscitano ancora discussioni. La leggenda di Don Giovanni ha lontane e complesse origini. Si ritiene generalmente che sia un’invenzione letteraria di Tirso de Molina, drammaturgo madrileno vissuto tra il 16° e il 17° secolo, autore di oltre quattrocento opere fra le quali ‘El burlador de Sevilla y el Convidado de piedra’, pubblicata nel 1630, da cui Lorenzo da Ponte avrebbe tratto poi il libretto del melodramma mozartiano. Non è così. Già prima di Tirso de Molina (vero nome Gabriel Tellez) la storia del libertino punito era diffusamente conosciuta. Giovanni Macchia pubblicò nel ’66 un libro, “Vita, avventure e morte di Don Giovanni”, che scopriva le oscure origini del mito: ‘Un libro geniale e definitivo’, stando al giudizio di un musicologo di chiara fama, Massimo Mila. La storia ricostruita dall’autore è avvincente. Vale la pena raccontarla. Tirso de Molina oltre che drammaturgo fu uomo di chiesa. Nel 1601 entrò nell’ordine della Mercede dove ricoprì importanti cariche. Venne perciò a contatto con altre congregazioni religiose, in particolare con i gesuiti. Apparteneva a questo ordine un predicatore, Zehntner, autore di un racconto che suggestionò profondamente Tirso de Molina. Narrava la storia di un nobile, il conte Leonzio che, corrotto dalle dottrine di Machiavelli, non crede più né a Dio né a Satana. Il suo cinismo lo spinge ad uccidere due gentiluomini, difesi da due figure allegoriche, Veritas e Coscienza, e addirittura ad oltraggiare il teschio di un suo antenato, Geronzio. Questi gli appare e Leonzio spavaldamente lo invita a cena. Nell’aspetto di un Convitato di pietra Geronzio si presenterà suscitando l’angolodellapoesia Felicità È un cielo azzurro e nuvole bianche che disegnano l’orizzonte è l’inizio, la promessa prima dell’evento È l’attesa che si fa carezza del cambiamento È il dono semplice di sé in un’ora del giorno il percorso senza fretta del ritorno È accorgersi del filo d’erba che diventa grano è sentire vicino chi è lontano È la pioggia e il sole per mano la pace attorno dell’arcobaleno… Maria Giannetta Grizi orrore fra i presenti che fuggono, mentre Leonzio sarà afferrato dal suo antenato e precipitato agli inferi. Da un autore anonimo il racconto venne allora rielaborato in forma teatrale per essere presentato agli allievi delle scuole religiose insieme ad altri esempi adatti a denunciare le rovinose teorie morali e politiche di Machiavelli. Sarà solo nel 1630 che Tirso de Molina trasformerà la storia in un vero e proprio dramma destinato ad avere grande successo. Se ne appropriarono immediatamente la Commedia dell’arte e le ballate popolari d’Europa, diffuse anche in Italia dalla Toscana alla Sicilia. In Francia prima dell’opera di Mozart a diffondere il mito di Don Giovanni fu Molière. Il grande commediografo venne a conoscenza della storia dopo il 1630, a Napoli, in occasione della rappresentazione di una compagnia spagnola della Commedia dell’arte. La recita si intitolava ‘L’Ateista fulminato’. Anonimo era l’autore, ma la derivazione dal ‘Burlador’ era evidente. La definizione psicologica del personaggio subì nel tempo modifiche. In Tirso de Molina Don Giovanni è un beffeggiatore più che un seduttore. Cinico e crudele si diverte a ingannare e a sfidare la Provvidenza. La sua totale condanna dipende dall’assoluta mancanza di scrupoli, dal perfido spregio per le donne da lui possedute, dalla demoniaca crudeltà con cui umilia e uccide. Nella seconda metà del 17° secolo è in Inghilterra che Don Giovanni incomincia ad assumere la fisionomia classica del libertino impenitente. Così lo considera Thomas Shadwell, seguace di Ben Johnson e autore di un dramma di grande successo, ‘The libertine’. Un simile profilo si conserverà successivamente in letteratura mentre il mito di don Giovanni continuerà a vivere attraverso la musica: da Gluck, autore di una opera-balletto, fino a Malipiero, Dargomyzskij e Stravinskij autore di ‘La carriera di un libertino’, melodramma su libretto di W. H. Auden, che ebbe una memorabile pri- ma a Venezia nel ’51. Poco a poco dunque in ‘Don Giovanni’ si perderà il significato della condanna derivata dalla sfida a Dio e alla Provvidenza. Subentrerà una misoginia di cui terranno conto sia Da Ponte che Mozart. E sarà, questa, una nuova interpretazione che influenzerà tutta la letteratura romantica. Da Ponte e Mozart, ma anche Casanova Figura singolare, Lorenzo da Ponte, scrittore e librettista veneto. Convertito dall’ebraismo al cristianesimo, ricevette gli ordini religiosi, ma condusse una vita libertina e indipendente. Viaggiò instancabilmente in diverse città italiane ed europee fino ad approdare a New York dove morì nel 1836, quasi novantenne. Svolse un’intenza attività di librettista soprattutto alla corte di Vienna. Consegnò a Mozart, oltre al ‘Don Giovanni’, ‘Così fan tutte’ e ‘Le nozze di Figaro’. Scrisse libretti anche per altri musicisti, Salieri compreso. Per il ‘Don Giovanni’ attinse a numerose fonti letterarie, tra le quali il dramma ‘Il convitato di pietra’ di G. Gazzaniga, rappresentato a Vienna e tratto da un libretto di G. Bertati, ‘Don Juan Tenorio’. La prima rappresentazione dell’opera di Mozart avvenne con grande successo a Praga nell’ottobre del 1787. Sembra che alla prima fosse presente il dongiovanni del tempo, Giacomo Casanova, che era effettivamente amico di Lorenzo Da Ponte. Qualcuno sostiene pure che abbia lui stesso scritto alcuni versi del libretto. Successivamente l’opera fu rappresentata a Vienna, con cantanti meno bravi dei precedenti e con significative modifiche. Venne tolta la scena finale dove tutti i personaggi commentavano la fine di Don Giovanni. Mozart e Da Ponte credevano di avere così alleggerito di significati moraleggianti l’opera rendendola più gradita agli spettatori. Si sbagliavano perché il pubblico dimostrò di preferire a quella viennese la versione praghese, che intesero anche come un invito alla ribellione contro la classe nobiliare. Un enigma insoluto Da un punto di vista strettamente musicale l’opera mozartiana ha suscitato dubbi destinati a rimanere insoluti. A quale genere appartiene? Alcuni episodi relativi ai personaggi di Leporello, Zerlina, Masetto farebbero pensare ad un’opera buffa. La terrificante apparizione del Convitato di pietra, la perdizione e la condanna del protagonista riconducono invece ad una tragedia a fosche tinte. Simili chiavi di lettura hanno suggerito interpretazioni diverse, adatte ad esaltare l’uno o l’altro carattere. Dove è dunque la verità? Non si sbaglierebbe forse a mettere a confronto l’opera con il temperamento di Mozart, uomo ed artista. Le testimonianze del tempo lo descrivono vivace, scherzoso, istintivo, a volte impertinente, ma anche lucidamente razionale e profondamente intuitivo; in grado quindi di comprendere l’universo dei sentimenti umani, compresi fragilità, corruzione e riscatto. Considerata sotto questa luce l’opera mozartiana può apparire non ‘contraddittoria’, ma ‘a tutto tondo’; dunque come quella in cui più compiutamente si è manifestato il grande genio del Salisburghese. Augusta Franco Cardinali Scena di Henry Moore per il “Don Giovanni” di Mozart rappresentato al festival di Spoleto nel 1967 con la regia di Giancarlo Menotti. UNA SCRITTRICE INNAMORATA DI UN ANGOLO SEGRETO DELLE MARCHE Nel giardino della vita Gabriella Lalìa è nata a Roma ed è vissuta a lungo fuori dai confini d’Italia per aver svolto attività a lei affidate dal Ministero degli Affari Esteri, ma ha scelto di fermarsi in un paesino marchigiano, nemmeno segnato sulle carte geografiche, che l’ha incantata a prima vista. È Piticchio, un luogo magico sospeso tra cielo e terra, circondato da colline dai dolci profili, con le antiche mura, la gente semplice e accogliente e la quiete, indispensabile per chi, come lei, ama scrivere e meditare. A Piticchio Gabriella Lalìa ha dedicato lo scorso anno un piccolo libro che ne descrive il fascino segreto. Considera questo paese un microcosmo in cui ha trovato in essenza tutto ciò che di autenticamente bello caratterizza la nostra regione. Dopo aver pubblicato una silloge di poesie, ‘Ossidiana’, un libro di racconti, ‘Con mano lieve il tempo’, edito dalla GEI, con il quale ha vinto il Premio letterario indetto dal Rotary Club e ‘Il castello di Piticchio’, ora ha fatto apparire, edita ugualmente dalla GEI in una raffinata veste tipografica, una nuova raccolta di racconti, “Come vento tra i rami”. La presentazione del libro è avvenuta il 19 settembre presso l’Enoteca Regionale. Dino Mogianesi ha illustrato l’opera, di piccolo formato, ma consistente nei contenuti, segnalando innanzi tutto la pregevole qualità dello stile evidente anche nelle precedenti pubblicazioni e certo derivata da un’approfondita preparazione letteraria. A suo avviso selezionando e raccogliendo i suoi ricordi autobiografici l’autrice ha intenso ‘mettere ordine nel disordine’, cioè filtrare le sue esperienze al fine di dare un senso e un orientamento alla sempre mutevole realtà. Si stagliano di netto nella raccolta alcune figure di primo piano: come quella della madre, ‘icona della fragilità femminile’, con la quale l’autrice ha avuto un difficile rapporto e la nonna, una maestra di vita, una donna coraggiosa che riusciva ad affrontare con passione e consapevolezza sia le più complesse che le più semplici esperienze. Affabulatrice, curiosa, ‘al limite del prodigioso’, la scrittrice la ritiene essenziale anche alla sua formazione artistica. Si ritrovano poi nel libro gli incontri con persone di paesi stranieri, i ricordi di luoghi, profumi, sapori, le osservazioni minuziose e le confessioni di sentimenti che, se pure l’hanno appena sfiorata, sono riusciti a segnarla. Tutto è trattato con una leggerezza e una sorridente delicatezza che lasciano trasparire la serenità di spirito conquistata dall’autrice. Come sottotitolo Gabriella Lalìa ha scritto ‘Racconti del mio giardino della memoria’. Specifica nell’introduzione che quello a cui fa riferimento è il giardino della vita, cioè ‘un luogo dai confini indefiniti, sempre animato, dove la sola cosa ‘coltivata’ è lo sguardo da posare su cose, incontri che hanno messo radici in punti diversi della mia vita e ancora oggi schiudono foglie’. Un giardino, cioè, da curare e coltivare costantemente. Augusta Franco Cardinali Foto Vincenzoni 6 | psicologia_società AVULSS: 27 settembre decennale per il Centro Per continuare a divertirsi 28 settembre 2014 | Voce della Vallesina La mente e l’anima Mammi...? di Federico Cardinali L’Associazione Avulss gestisce da dieci anni il centro pomeridiano “Divertirsi insieme” per diversamente abili e desidera festeggiare questo anniversario con un incontro presso il Teatro Studio “V. Moriconi” di Jesi nel pomeriggio di sabato 27 settembre. Alle 17 il saluto della presidente Donatella Gnemmi e dei rappresentanti delle istituzioni e una tavola rotonda su “Esperienze maturate e prospettive future”. Alle 19 un concerto della corale “Brunella Maggiori”. La cittadinanza è invitata a partecipare a partecipare. Ingresso a offerta libera: il ricavato andrà a beneficio delle attività dell’associazione. Le attività del Centro costituiscono una occasione di socialità e un modo per mettere insieme le potenzialità di ciascuno. La manifestazione ha il patrocinio del comune di Jesi e la collaborazione del Centro Servizi Volontariato. GRUPPI CARITATIVI DELLA DIOCESI Una ricerca sociale La commissione diocesana per i problemi sociali e del lavoro, sta partecipando, insieme all’azienda Servizi alla Persona, ad una ricerca sociale finalizzata a conoscere in modo dettagliato le attività di gruppi, centri di ascolto ed associazioni di varia natura che operano nella Diocesi di Jesi nel contrasto alla situazioni di povertà materiale. La prima fase della ricerca, che si concretizza in una intervista al responsabile di ogni gruppo sopra menzionato, si sta ultimando in queste settimane. Invitiamo i gruppi che non fossero stati ancora intervistati, a contattare il referente della commissione diocesana per questa ricerca. I risultati di questo lavoro saranno uno strumento per le istituzioni pubbliche e per i soggetti privati che devono attivare le politiche e gli interventi di contrasto al disagio materiale. Per eventuali segnalazioni contattare Giorgio Berti (3383697329). AL MUSEO DIOCESANO IN ANTEPRIMA Festival della Didattica CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA la dorata”, per i bambini un po’ più grandi, dai 10 anni in su, diretto alla conoscenza delle tecniche artistiche e dei materiali utilizzati in passato dagli artisti per la realizzazione delle opere d’arte. L’ingresso al museo e la partecipazione ai laboratori è gratuita, ma si consiglia la prenotazione allo 0731.226749. Durante l’orario di apertura del museo, sabato 27 dalle 16 alle 19 e domenica 28 dalle 17 alle 20, sarà inoltre possibile visionare il materiale e ricevere informazioni su tutte le attività didattiche rivolte alle scuole e ai gruppi interessati a vivere un’esperienza speciale nelle nostre sale. Il programma completo della due giorni jesina è scaricabile dal sito www.comune.jesi.it o sulla pagina facebook Museo diocesano - Jesi. RASSEGNA ORGANISTICA A SETTEMBRE Rosora e Serra S. Quirico La Rassegna Organistica “Suoni dal Passato” prosegue con due concerti: venerdì 26 settembre, ore 21.15 a Rosora presso la chiesa di San Michele Arcangelo, si esibirà Juan Paradell Solé, organista titolare della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” in Vaticano, mentre domenica 28 settembre, a Serra San Quirico alle 18, presso la chiesa di Santa Lucia si esibirà Ferdinando Bastianini, organista titolare della Basilica Cattedrale di Viterbo e della chiesa di Santa Maria della Verità Di Viterbo. colloqui con lo psicologo Da qualche mese fa il mammo a tempo pieno. Così sentenziava qualche giorno fa un grande quotidiano a proposito del marito di uno dei nostri ministri-donna. Volendo parlare, in questo modo e con quest’orribile vocabolo, di un uomo che si prende cura dei propri figli. Niente di originale, in realtà: è da un po’ di tempo che questa parola gira nella stampa e nel linguaggio quotidiano. Mammo. Proviamo a cogliere tutta l’originalità (!) e la profondità (!) di questa parola. Perché i due punti esclamativi? Stanno a dire che di originale e di profondo questa parola non ha proprio niente. Anzi. Essa rivela un pensiero e una mentalità vecchi e retrivi. Un modo di pensare, tuttavia, ancora piuttosto diffuso. E non solo tra le vecchie generazioni, ma anche tra i più giovani. Moderni e tecnologici. Anche se, per rispetto alla verità, dobbiamo dire che qualcosa sta cambiando. Come si vede bene, la parola mammo altro non è che il maschile di mamma. Perché l’abbiamo inventata? Due pensieri a me sembra che stanno alla base di una parola tanto brutta. Il primo. Prendersi cura dei figli è compito della mamma. Meglio: prendersi cura dei figli è compito soltanto della mamma. In realtà dovremmo ampliare lo sguardo e riconoscere che il prendersi cura è un compito che la nostra società affida (quasi) esclusivamente alla donna. Prendersi cura di un malato in famiglia è lei a doverlo fare; così con gli anziani. Nella coppia è lei che deve prendersi cura del marito. Anche la casa, con tutto ciò che richiede la vita di ogni giorno, è sulle spalle di lei. Lui, tuttalpiù, cambierà una lampadina quando non funziona o attacca un chiodo per appendere un quadro. Lavatrice, lavastoviglie, forno, cucina, frigo, letto da rifare, panni da sistemare, armadi, pulizie, spesa e tanto altro non sono (quasi) sempre e soltanto affidati a lei? Così è anche per i figli. Lui lavora, si dice. E lei? Oggi la maggior parte delle donne svolgono anch’esse un lavoro fuori casa. Eppure la sera, quando tornano, si ritrovano con la casa che le aspetta. Tutta la casa le aspetta. Compresi i figli. I compiti, il pediatra, gli insegnati, la babysitter, metterli a letto, svegliarli, vestirli, la colazione e... tutto il resto. Perché deve fare tutto lei? Che domanda, perché lei è una donna, e lui è... stanco! E qui arriva il secondo pensiero. Il babbo, quest’uomo che appartiene al sesso forte, è incapace di accudire ai figli, di prendersi cura di loro. Non solo, quando lo fa – cosa che comincia ad essere un po’ più frequente nelle giovani coppie – arriva questa profonda e originale parola: mammo. Per dire, così, che un uomo che si prende cura dei figli sta svolgendo un lavoro che non sarebbe proprio suo. Anzi, che suo non lo è affatto. Tanto che lo andiamo a definire come una sorta di brutta copia della mamma. Una mamma al maschile: un MAMMO appunto. Beh, non c’è che dire, abbiamo un sacco di fantasia, no!? È vero, i sessantenni di oggi – i nonni – sono cresciuti in famiglie con confini molto rigidi e netti tra i compiti di una madre e di quelli di un padre. I nostri padri erano occupatissimi nel lavoro fuori casa, magari anche nel doppio lavoro quando riuscivano a trovarne uno, tanto erano difficili i tempi del dopo guerra che li avevano accompagnati nella loro giovinezza. E noi abbiamo imparato da loro che compito di un padre è lavorare e portare a casa i soldi per la famiglia. Fatto questo, un uomo è a posto. I trentenni di oggi stanno cambiando e provano a condividere un po’ di più la casa e tutto quanto essa porta con sé. Compresi i figli. Oggi una giovane donna che non svolga un lavoro fuori casa comincia ad essere un’eccezione. Anche questo, certo, contribuisce a scoprire la necessità di con-dividere la cura della famiglia. Tutto ciò è bello. Anche giusto, direi. E non solo per una condivisione della fatica. È bello e giusto per una buona relazione di coppia. Bello e giusto per i figli. Che, finalmente, possono scoprire che c’è un BABBO nella loro vita. Un uomo che si prende cura di loro, che sa condividerci del tempo, che sa giocare, aiutarli nei compiti, tenerli in braccio e lasciarsi abbracciare. Con affetto. Con tenerezza. Proprio come un babbo. Che sa stare accanto alla mamma, convinto che non le sta rubando niente. Anzi, che sta portando nella loro casa quell’energia maschile che solo un uomo può mettere in campo. Accanto al femminile che le mamme non fanno e non faranno mai mancare. Babbi, allora, e non mammi – buttiamola questa parola! Perché è di un babbo che hanno bisogno i nostri figli. E le nostre famiglie. Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected]) o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI PER SACERDOTI E RELIGIOSI Corso di Formazione È iniziato venerdì 12 settembre il Corso di Formazione per sacerdoti e religiosi sulla Psicologia delle relazioni familiari. Il Corso si svolge presso l’Istituto di Terapia Familiare di Ancona ed è condotto dagli psicoterapeuti della famiglia Federico Cardinali e Gabriella Guidi. Al Corso partecipano sedici tra sacerdoti e religiosi delle varie diocesi delle Marche. Il programma del Corso prevede tre giornate di lavoro. Nella prima abbiamo studiato la struttura della famiglia (nonni, genitori, figli; la relazione di coppia tra coniugi e genitori). La seconda affronterà il ciclo vitale della famiglia: le varie tappe che una famiglia percorre nel suo processo evolutivo, dal fidanzamento fino alla vecchiaia e alla morte. Nella terza giornata ci confronteremo con le problematiche delle nuove famiglie (famiglie separate, ricostituite, single, coppie gay, ecc.). Il secondo incontro sarà venerdì 10 ottobre. Per ogni informazione si può telefonare al 338.9888883 o consultare il sito dell’Istituto www.itfa.it. Chiesa Monumentale di San Marco via San Marco – Jesi (AN) Un INVITO per tutte le FAMIGLIE DOMENICA BENEDIZIONE Ore 16.45 delle FAMIGLIE 28 Settembre Chiesa di San Marco (Jesi) SOLENNE in occasione della festa di Santa Teresa di Lisieux L’8 luglio 1897, date le sue gravi condizioni, Teresa venne trasferita in infermeria e madre Agnese di Gesù, giorno dopo giorno, ne annotò gli Ultimi colloqui: “Sento di avviarmi al riposo. Ma soprattutto sento che la mia missione sta per cominciare: la mia missione di far amare il Signore come io l’amo. Sì voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra. Dopo la mia morte farò cadere una pioggia di rose. Nessuno m’invocherà invano. Lavorerò fino alla fine del mondo per i miei fratelli che sono sulla terra, fino a che non li vedrò tutti in Paradiso." E’ il terzo anno in cui ci ritroviamo, attorno a S. Teresa, per invocare la sua benedizione sulle nostre Famiglie. Quest’anno la celebrazione con la benedizione è particolarmente significativa in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi con Papa Francesco sul tema della Famiglia. 1) L’APPUNTAMENTO è per le ore 16.45 di Domenica 28 Settembre, nella Chiesa Monumentale di San Marco, (durata 45 minuti circa). 2) Ogni Famiglia porti possibilmente una rosa o comunque un fiore da offrire alla Santa. 3) Nella via della Chiesa i posti auto sono limitati, vi invitiamo pertanto ad organizzarvi di conseguenza e parcheggiare in vie alternative. Le Monache Carmelitane di Jesi Don Gianni Giuliani Mi ami tu? Seguimi! (Gv 21,15.19) Dietro a Gesù per un cammino di conversione e di rinnovamento Esortazione pastorale del vescovo Gerardo Rocconi a presbiteri e diaconi, Comunità Religiose, Consacrate, Consigli Pastorali, Comunità Parrocchiali, Gruppi, Associazione e Movimenti ecclesiali e a tutto il popolo di Dio Dal Vangelo secondo Giovanni (21,15-19) Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». INTRODUZIONE Nella recente Assemblea della CEI Papa Francesco ci disse che sempre era rimasto colpito da questo dialogo di Gesù con Pietro. E sentiva forte quella conclusione: Tu seguimi! Pietro era passato per tanti stati d’animo: la vergogna per il tradimento e il rinnegamento, l’imbarazzo perché non sapeva come rispondere a quelle domande incalzanti di Gesù. E poi la pace. Gesù gli dava ancora fiducia. È quanto sta accadendo a noi. Il Signore Gesù alla nostra Chiesa Jesina dice: Mi ami tu? Lo dice a ciascuno di noi: lo dice a me, lo dice ai Sacerdoti, ai Diaconi, ai Religiosi, ai Consacrati, a chi svolge un ministero, agli educatori, insomma a tutto il popolo di Dio. Ancora una volta Gesù fa la sua proposta di amore alla sua Chiesa e le dice: Seguimi. 1 - La gioia del Vangelo Questa parola di Gesù cade in un momento preciso: da una parte troviamo delle difficoltà per tutte le situazioni esterne che viviamo, ma anche per le nostre fragilità e povertà; ma nello stesso tempo avvertiamo l’importanza di essere annunciatori del Vangelo proprio in questo tempo, in un mondo assetato e affamato non solo di pane, ma della Parola di Dio. Ecco perché ci ha colpito la recente esortazione del Papa Evangelii Gaudium: la sentiamo come la risposta a tutte le domande della Chiesa e del mondo di oggi e come un invito a non arrenderci, ma a rispondere generosamente all’invito del Signore “Tu seguimi”. Seguire il Signore: per far che? Il Papa in EG ci risponde che oggi la Chiesa è chiamata a essere una “Chiesa in uscita” (cfr EG 20-24). L’impegno pastorale della Chiesa, oggi, si pone all’interno di una rinnovata preoccupazione missionaria. La nostra Chiesa diocesana non vuole sottrarsi a questa chiamata. Si tratta di rinnovare una vibrante passione per la missione, che tutto rianima e ricompone attorno al primato di un Vangelo annunciato e testimoniato. La sfida è profonda, come un cambiamento di ottica e di orientamento: “Costituiamoci in tutte le regioni della terra in uno stato di permanente missione” (EG 25). È la conversione missionaria di ogni Chiesa particolare e di ogni fedele di Cristo, a partire dal vescovo (cfr EG 31). Sarebbe errato dire che non facciamo niente. Ma una esortazione così forte ci fa intendere che il Papa chiede qualcosa di più. C’è un rinnovamento da operare, un atto di coraggio da fare, una conversione da vivere nel cuore, nella mente, nelle scelte. Sì, nel cuore, nella mente e nelle scelte, perché vita spirituale e missione sono strettamente connesse: “Se vogliamo crescere nella vita spirituale non possiamo rinunciare ad essere missionari” (EG 272). “La missione non è parte della mia vita… è qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra e per questo mi trovo in questo mondo” (273). Sono parole forti che devono far riflettere su come si deve intendere la vita cristiana e ogni ministero. Noi siamo nel mondo per essere missionari dell’amore di Dio, per aiutare a scoprire la gioia e la forza del Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo. 2 - Un anno di discernimento L’anno pastorale è iniziato con l’assemblea diocesana dello scorso 19 ottobre che aveva per tema “la vocazione laicale in una pastorale condivisa”. È stata vissuta tutta tra noi, senza relatori esterni e tutta attenta alla dimensione di Chiesa (Sensus Ecclesiae) dentro la quale sono collocati i diversi ministeri (come quello presbiterale) e le diverse vocazioni (come quella laicale). È stata una buona esperienza di Comunità Cristiana nelle sue componenti fondamentali (clero/laici/vita consacrata), finalizzata a far crescere la corresponsabilità, superando le tensioni tra preti e laici e cercando le vie per una organizzazione pastorale più condivisa. Solo da una chiesa sinodale può nascere e sviluppare una chiesa missionaria. (Atti pubblicati sulla Rivista Diocesana) Il discernimento comunitario in 10 gruppi ha raccolto anzitutto le esperienze significative di comunità al plurale dove, cioè, sono presenti insieme le diverse vocazioni. Ha affrontato il problema dell’appartenenza, resa difficile non solo in città, ma anche nei paesi. Ha esaminato soprattutto come un laico possa portare avanti la sua tipica vocazione nel mondo, cercando di creare legami. Infine si sono raccolte indicazioni per lavorare insieme nel futuro verso una realtà significativa e importante. Sono stati indicati diversi obiettivi, ma poi il Consiglio Pastorale Diocesano ha proposto un cammino verso la costruzione della Comunione tra le vocazioni e i ministeri, l’organizzazione, la valorizzazione, la relazione reciproca. Cosa di cui si parla in questa esortazione. L’anno pastorale 2013/14 è stato vissuto anche dai Sacerdoti in maniera un po’ insolita: non sono stati fatti incontri di aggiornamento particolari, non incontri di studio, ma si è voluto riflettere per un anno intero su loro stessi, sul significato della loro presenza nella Diocesi, chiedendosi cosa il Signore vuole da loro in questo particolare momento della storia e della Chiesa. La domanda nasceva da una fatica che si sta facendo: si avverte una certa stanchezza e la difficoltà a rispondere a tutte le richieste che vengono dal popolo di Dio. Ma in tutto questo si ha la certezza che non si è abbandonati dall’amore di Dio: tutt’altro. Anche un momento di fatica serve per comprendere che il Signore chiama a una svolta, a una crescita e forse a rispondere in maniera nuova alle richieste del popolo di Dio. Per questo ci si è dati un anno di riflessione… in ascolto dello Spirito 1- IN ASCOLTO DELLO SPIRITO 1.1 - Una “tregiorni” per partire Tutto è cominciato con una tregiorni in cui i Sacerdoti sono stati accompagnati a rientrare in sé stessi, a interrogarsi sul loro essere sacerdoti: questo prima di vedere come organizzarsi, prima di chiedersi cosa fare. Alla fine sono emersi alcuni pensieri importanti da ricordare e da sottolineare. Il lavoro di quei tre giorni può essere sintetizzato in un Decalogo del Sacerdote: 1- È più importante come vivo io da sacerdote di quel che faccio come sacerdote. 2- È più importante ciò che fa Cristo attraverso di me di quel che faccio io. 3- È più importante che io viva l’unità nel presbiterio che buttarmi a capofitto da solo nel ministero. 4- È più importante il servizio della preghiera e della parola che non quello delle mense. 5- È più importante seguire i collaboratori che fare da me e da solo più lavori possibili. 6- È più importante essere presente a pochi punti centrali del tutto con una presenza che irradia vita, che esserlo a tutti i punti in fretta e a metà. 7- È più importante agire in unità che nell’isolamento, per quanto in gamba io sia. Quindi è più importante collaborare che lavorare, è più importante la communio della actio. 8- È più importante, perché più feconda, la croce, che i risultati concreti. 9- È più importante l’apertura sul tutto (quindi su tutta la comunità, sulla diocesi, sulla Chiesa universale) che gli interessi particolari, per quanto importanti essi siano. 10- È più importante che venga testimoniata a tutti la fede che soddisfare tutte le esigenze tradizionali. Con questa consapevolezza, con la volontà da parte loro di crescere nella fede e nella disponibilità al servizio, i Sacerdoti sentono che è possibile affrontare i vari problemi della diocesi. Per fare questo è necessario un atteggiamento di conversione. Conversione come accoglienza della volontà di Dio, conversione nel fare pastorale, conversione nel porre in atto relazioni più profonde. È necessaria una conversione sia personale, sia come presbiterio. Finché la soluzione dei problemi la si cerca negli altri... è difficile che ci si muova anche di poco. Importante è non solo lo stile del ministero, ma lo stile della vita nelle sue relazioni e nella sua giornata ordinata. La vita buona del Vangelo è chiesta anche ai preti, a tutti. A questo punto è sembrato opportuno fare una lettura della situazione della diocesi. I Sacerdoti sono pochi. Sono complessivamente anziani. Ci sono problemi di salute. Si direbbe: Non si arriva da nessuna parte! Ma si deve credere che il Signore spesso parla anche attraverso le povertà. Si tratta allora di mettersi in ascolto e di accogliere la luce che il Signore dona. 1.2 - Rinnovamento in vista di una Chiesa che è Comunione Ma una cosa è emersa fin dall’inizio: la chiamata che il Signore sta operando è fondamentalmente un invito alla Comunione. Comunione all’interno del Clero, comunione dei Ministri con tutto il popolo di Dio, comunione fra le Associazioni. In questo discorso della comunione c’è la conversione dell’intero popolo di Dio e i Pastori hanno anche questo ruolo, quello di favorire la comunione: fin da ora possiamo dire che la risposta a tutte le difficoltà, la svolta da dare, la fatica da operare, la parola da declinare in tutte le maniere e situazioni è sempre la stessa: la Chiesa è comunione. In questo cammino di rinnovamento ci sono subito alcune cose da superare: il camminare da soli, il non riconoscersi membra di un unico corpo. Il primo cambiamento deve avvenire nel Vescovo, il quale dovrà essere attento alle persone, dovrà attardarsi ad ascoltare persone e situazioni, dovrà mettere in atto una paternità sensibile, generosa, attenta. I Ministri Ordinati dovranno favorire la comunione, esortare alla comunione, cercare all’interno delle comunità loro affidate di favorire segni di comunione, incoraggiare. I Religiosi e i Consacrati dovranno particolarmente essere luce, manifestando come il Signore va messo al primo posto, nella consapevolezza che nel riferimento costante a lui nasce la comunione. Le Associazioni laicali dovranno sentirsi sempre più inserite nel cammino della diocesi. Tutti i laici dovranno essere aiutati a non svolgere più un ruolo gregario, ma ad assumersi autentiche responsabilità. 1.3 - La speranza, caratteristica della comunione con il Signore La molteplicità dei problemi non può indurci alla disperazione. Papa Francesco in EG ci ricorda che il Signore è più forte (cfr EG 276), dona il suo Spirito, è potenza di Dio. E anche là dove si vedono tanti segni di morte, dobbiamo vedere la vita che sta risorgendo (cfr EG 275-280). Partire con un pensiero di disperazione significa annullare ogni frutto. Quando Pietro sul lago fissa gli occhi su Gesù, cammina sull’acqua; ma nel momento in cui si lascia prendere dalla paura, va a fondo (cfr Mt 14,2233). Perdere la fiducia è aprire la strada al fallimento. Dare fiducia al Signore è già certezza di frutto e rinnovamento. Non permettiamo che passi un pensiero di disperazione, un pensiero secondo il quale non c’è futuro. La certezza che il Signore non ci lascia soli ci spinge a metterci in cammino e a cercare strade da percorrere, non soluzioni, perché noi sappiamo bene che dobbiamo fare tutto quello che c’è da fare, ma restiamo servi inutili. Il nostro impegno deve essere pieno, ma sappiamo che non dovremo mai pretendere di avere la soddisfazione di poter dire: Ho risolto tutti i problemi, ho tutto sotto controllo, le cose vanno bene. Il giorno che accadesse questo forse sta per avvenire il peggio. La Chiesa per sua natura vive nella precarietà perché non si regge sulle sue forze ma deve sempre fare riferimento e ricorrere al Signore: Quando sono debole, è allora Esortazione pastorale che sono forte (2 Cor 12,10). Una Chiesa che vuole essere forte del suo, sta cedendo alle tentazioni fatte a Gesù nel deserto. Riassumendo La speranza ci caratterizzi, pur nella fragilità e precarietà del momento presente. Necessità di abbandonare le proprie sicurezze per mettersi in ascolto dello Spirito. Ognuno si senta coinvolto in un cammino di conversione da percorrere. La Chiesa è Comunione: solo l’accoglienza reciproca fra tutte le realtà ecclesiali e una sincera collaborazione permetteranno di realizzare la comunione. 2 - I PASTORI 2.1 - La comunione con il Signore Non è qui il caso di elencare le caratteristiche proprie dei Pastori. Anche perché, dato lo spazio disponibile, ogni discorso sarebbe riduttivo e, quindi, fuorviante. Ci limitiamo a dire che ciò che deve caratterizzare i Ministri ordinati è la “Carità Pastorale”, cioè quell’amore che è proprio di Cristo, il Buon Pastore, nella cui persona i Pastori trovano il modello per la loro vita. Cristo, Buon Pastore, è il riferimento. Poi le circostanze, le esigenze, le sensibilità indicheranno come incarnare nella vita concreta l’opera del Buon Pastore. Per questo la vita personale dei Ministri va sostenuta con i mezzi propri di un cammino di fede, ma anche accogliendo la Parola del Magistero della Chiesa. Sto pensando alla EG e allo stupendo intervento del Papa durante l’ultima assemblea dei Vescovi italiani del 19-22 maggio scorsi. Ed è sempre per motivi di fede che va accettata la “novità”, in particolare quella di essere sempre più corresponsabili nel servire questa Diocesi, sapendo che il Signore l’ha affidata, per quanto loro compete, in particolare a loro, proprio a loro. Non può mancare una intensa vita spirituale. Papa Francesco nella catechesi del 16 ottobre u.s. diceva: L’apostolo è quello che prega. Prega e poi evangelizza. Perché il primato della preghiera anche di fronte all’urgente necessità di annunciare la Parola? Perché è Dio che tocca il cuore, è solo Dio che converte. Per questo ai Sacerdoti si raccomanda la S. Messa quotidiana, la Celebrazione fervorosa e integra della Liturgia delle Ore, la Confessione assidua, la Meditazione e Lectio Divina, l’Adorazione Eucaristica, la Devozione a Maria SS espressa soprattutto con il rosario (cfr PO 5.18 e PDV 48). 2.2 - Necessità di riorganizzarsi In questo momento di particolare fragilità e complessità della vita i Pastori sono chiamati a una conversione pastorale. Diciamo pure a riorganizzarsi. Diversa è la situazione dei pastori rispetto a 50 anni fa (numero, età, salute, esigenze del popolo): ma sono chiamati a riorganizzarsi non con lo spirito di una qualsiasi azienda che deve ristrutturarsi, bensì sempre nella consapevolezza che il pastore è il Signore Gesù. Alcuni criteri potrebbero essere questi. In una situazione difficile e complessa come è quella della Chiesa oggi, sono molteplici le risposte da trovare e le vie da percorrere. Ma un atteggiamento di fondo i pastori non possono perderlo: quello di camminare nella fedeltà alla Chiesa e ai suoi orientamenti. In articolare oggi l’esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, definita dal Papa stesso programmatica, è un punto di riferimento. È necessario riapprofondire la costituzione Lumen Gentium: questo per capire il ruolo della Chiesa in quanto tale, il ruolo dei laici e il servizio dei pastori. Questi ultimi devono avere la consapevolezza che non sono delegati della comunità, ma inviati per la comunità. L’essere presenza sacramentale di Gesù, però, non li pone su un piedistallo e non dà licenza ad assumere atteggiamenti autoritari: tutt’altro! Chiede di amare la Chiesa come sposa e di servirla con dedizione e generosità fino al dono della vita. Questo comporta il rifiuto dei propri comodi, delle proprie visioni, dei propri privilegi e anche delle proprie sicurezze. 2.3 - Fiducia ai fratelli laici In Ef 5,29 leggiamo: Nessuno ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa. Paolo parla ai mariti, e fa riferimento a Cristo, lo Sposo. Il Ministro, in quanto sacramento di Cristo, si rapporta alla Comunità come sposo. Lo spezzare la Parola e l’Eucaristia mette in risalto questo legame sponsale. E allora la domanda che sempre va posta è questa: Cosa i Pastori stanno offrendo alla comunità-sposa perché cresca? Qual è il dono grande, vero, sicuro che i pastori offrono? Qual è il buon pascolo in cui i pastori accompagnano, nel nome di Cristo, il gregge loro affidato? In questo rapporto sponsale è importante il dialogo. Presbitero e Comunità dialogano, decidono, scelgono. Quanto è importante permettere che la sposa cresca. Ma Cristo non permette semplicemente che la sposa cresca, bensì le dà vita e la fa crescere. I pastori, pertanto, opereranno perché i laici si assumano anche grandi responsabilità: nella evangelizzazione, nella carità, e nell’animazione del popolo di Dio. Del resto tutto il popolo di Dio è chiamato a vivere queste tre dimensioni. Doveva essere la strada di sempre: oggi non se ne può fare proprio a meno! È necessario cercare vie (e la risposta non è data una volta per sempre) per scoprire o far nascere servizi e ministeri. Anzi, è necessario arrivare a una “ministerialità diffusa”: meglio che tanti facciano poco, che alcuni soltanto facciano tutto! E allora diventa necessario anche formare le persone chiamate e disponibili. Infatti è necessario che il Pastore-sposo esorti, educhi, faccia la propria parte perché crescano servizi e ministeri. Come si diceva in un passato non molto lontano, il compito del pastore non è quello della “sintesi dei ministeri”, ma è quello del “ministero della sintesi”. Non è chiamato a far tutto, ma è chiamato a coordinare, sostenere, incoraggiare il ministero di tanti, di tutti. Questo comporta che il suo compito è insostituibile, ma che deve sostenere, favorire, accogliere il compito di altri. È chiaro il discorso di Pietro in occasione dell’istituzione dei Diaconi: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola» (At 6,2-4) 2.4 - Un servizio disponibile e generoso I Ministri Ordinati non possono mai dimenticare lo spirito con cui hanno chiesto di accedere al Ministero. Quelle promesse non sono di un momento. Vale la pena ricordarle: disponibilità a servire il popolo di Dio, obbedienza, preghiera, conformazione al mistero eucaristico, adesione alla Parola di Dio. Si richiede disponibilità e quindi conversione. Ci si chiede pertanto di mettersi in gioco. I programmi più belli non servono a nulla se rimangono sulla carta e non sono vissuti. Ritengo che per l’oggi i Pastori siano chiamati a un supplemento di generosità: compresa la disponibilità di lasciare le proprie sicurezze, i propri posti per assumere altre responsabilità magari più grandi e impegnative. Sono chiamati a vincere soprattutto la paura, ricordando che il vero contrario della fede è la paura. Più che mai possiamo e dobbiamo immaginare una stretta collaborazione fra Presbiteri, Famiglie e Religiosi: una collaborazione che potrà essere più ricca e soprattutto possibile all’interno delle Unità Pastorali. 2.5 - Pastorale delle Vocazioni Nella Comunità ci sono diverse vocazioni: la vocazione laicale, la vocazione sponsale, la vocazione consacrata, la vocazione missionaria, la vocazione e il ministero presbiterale. Nella Comunità ci sono ruoli diversi che vanno rispettati. Ognuno ha il suo ruolo: per questo è necessario rispettare e favorire la ministerialità dei laici, come ribadito dalla Assemblea diocesana. Oggi la Chiesa jesina vive una preoccupazione a motivo della penuria dei presbiteri. È necessario che ognuno faccia la sua parte perché il Signore possa darci pastori secondo il suo cuore in numero sufficiente. Il numero dei pastori: nella nostra terra abbiamo una tradizione, una storia, una attesa. Anche se dobbiamo prendere atto che i pastori non saranno più numericamente come sono stati 50 anni fa, non possiamo nemmeno concludere superficialmente che ne abbiamo comunque più che nelle terre di missione. Viviamo in un contesto diverso e diverse sono le esigenze e le attese. E pertanto è urgente una seria pastorale vocazionale, opera della comunità intera, ma che vede i pastori, ad imitazione di Gesù, particolarmente sensibili nel chiamare ed educare i futuri pastori. Gesù ha chiamato. Ha preso l’iniziativa. È importante che i Pastori chiamino e guardino “con amore” e che propongano una vita di sequela e di ministerialità. Dobbiamo renderci conto di una situazione che viviamo: perché negli ultimi anni c’è stato un calo di vocazioni presbiterali così marcato? Dobbiamo prendere atto che sono cambiati i tempi. Questo vale per ogni vocazione di speciale consacrazione. Una volta si entrava in seminario o in un istituto religioso da bambini e con facilità: i motivi potevano essere tanti. A volte all’origine c’era l’amicizia con un sacerdote e in famiglia c’era stima per il sacerdozio e per la persona consacrata. Ogni sacerdote sa che deve in parte il suo sacerdozio al parroco o a un altro sacerdote. Così per i missionari e per le persone consacrate. Oggi siamo in una situazione diversa. Indubbiamente è sempre necessario un modello. Spesso l’ipotesi sacerdozio o vita religiosa nasce dall’incontro con una persona “affascinante”, gioiosa nel vivere la sua adesione a Cristo. Ma perché di fatto questa prima intuizione abbia seguito, sono necessari altri ingredienti. È necessario un cammino di fede. L’incontro con una persona che abbia proposto una scelta di consacrazione con la propria vita o con le parole, può avere seguito se c’è un incontro con Cristo. E questo ci pone una domanda: nelle nostre comunità, nelle nostre associazioni giovanili quanto la Parola del Signore è abbondantemente proclamata? Quanto è Lui, il Signore Gesù, il motivo dello stare insieme? Non dimentichiamolo: la sola aggregazione, anche se brillante e festosa, non è ancora “fare Chiesa”! La pastorale vocazionale inizia dall’educare alla preghiera, dallo spezzare la Parola, dall’accompagnare ai Sacramenti, fino all’aiutare a porsi le domande più forti sul senso della vita. Così intesa, tutta la pastorale non può essere che vocazionale. Dobbiamo a questo punto chiederci se non ci siano state delle manchevolezze in ordine all’opera educativa. Sicuramente sono state tante le iniziative, le attività, ma non sempre si è curata una “relazione profonda” con il Signore. La Chiesa si riunisce nel nome di Gesù, vive una profonda relazione con lui, prega, ascolta, accoglie e vive la sua Parola; lo incontra nei sacramenti. Con serenità, senza colpevolizzarci, ma con altrettanta serietà dobbiamo chiederci se, forse, la scarsità di vocazioni di questi ultimi decenni non sia dovuta proprio all’aver fatto poco perché i nostri giovani non perdessero il gusto della preghiera, la disponibilità all’incontro con il Signore nella meditazione della Parola di Dio, l’assiduità ai Sacramenti, la gioia dell’Adorazione Eucaristica, la disponibilità alla direzione spirituale. Se così fosse, e personalmente credo che lo sia, dobbiamo proprio ripartire da qui, cioè dal rimediare a ciò in cui si è mancato. Noi sappiamo che nel passato tante vocazioni sono maturate perché accanto ai motivi che sono stati accennati, c’è stata la famiglia che le ha sostenute. Ormai comincia a essere chiaro per tutti che non si fa pastorale giovanile e pastorale vocazionale prescindendo dalla famiglia. Non è qui il caso di approfondire il discorso della pastorale familiare, ma sia chiaro che quello della famiglia è un tema importante e che la famiglia va coinvolta nella pastorale vocazionale. Ora, quali scelte può fare la Diocesi? In questi ultimi tempi si è dato un nuovo impulso all’Ufficio Diocesano per la Pastorale delle Vocazione (UPV), in cui collaborano rappresentanti di molteplici vocazioni. Il primo compito che l’UPV si è dato, secondo l’esortazione evangelica: “La messe è abbondante ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai alla sua messe” (Mt 9,35-38) è stato quello di animare la preghiera per le vocazioni. Chiedo alle parrocchie di favorire gli incontri fra i membri del UPV e i gruppi parrocchiali, soprattutto giovanili. In ogni caso l’UPV è chiamato a proporre e animare alcune iniziative, attività, incontri che indico a titolo di esempio: a- Anzitutto la preghiera, personale e comunitaria. E i Sacerdoti sono chiamati ad esortare le comunità perché la preghiera non manchi mai. b- L’UPV sosterrà percorsi dove nella preghiera e nell’ascolto si fa discernimento vocazionale. I pastori indichino e orientino i giovani a inserirsi in questi cammini. c- La direzione spirituale è un servizio che i Sacerdoti (e non solo) sono chiamati a dare perché chi “cerca” abbia la possibilità di essere aiutato. d- È importante la visita periodica ai gruppi giovanili e alle comunità parrocchiali da parte del Direttore soprattutto, ma anche da parte degli altri membri dell’UPV per sensibilizzare a questo discorso. e- Un momento importante per porre e porsi la domanda è il cammino verso la Cresima. Il ritiro dei Cresimandi si potrebbe fare in seminario con l’aiuto del Direttore e dei membri dell’UPV. f- Ma non dimentichiamo che tutta la pastorale è di natura sua vocazionale, è risposta a un Dio di amore che interpella, chiede e chiama. Riassumendo I Sacerdoti sono chiamati a una vita di santità, dediti al “gregge” loro affidato”. Non è possibile per un pastore una vita mediocre. Sappiano i pastori vivere con fiducia e generosità anche i loro limiti. Il Signore cerca la loro fedeltà, non altro. I Pastori curino la loro vita spirituale: la loro adesione piena a Cristo li renderà testimoni gioiosi e affascinanti. Abbiano coscienza che la gioia con cui è vissuto il Ministero Sacerdotale è la migliore pastorale vocazionale. I Pastori sono necessari, ma non per questo devono essere soli e fare tutto. Da soli non sono la Chiesa! I pastori diano fiducia ai fratelli laici: li coinvolgano, li chiamino, li sostengano, si fidino. Pastori e laici riscoprano l’urgenza di una seria pastorale vocazionale. La pastorale vocazionale esige un forte annuncio della fede prima, un accompagnamento nella preghiera, nell’ascolto, una educazione anche attraverso la direzione spirituale, una chiamata. L’Ufficio Diocesano per la Pastorale delle Vocazioni sia a disposizione delle parrocchie, dei gruppi, per offrire il proprio aiuto nell’animazione Esortazione pastorale vocazionale della pastorale. Non sia ignorato, se ne accolga il servizio. 3 - I LAICI 3.1 - Chiamati a corresponsabilità Ancor prima di pensare cose nuove sulle responsabilità che i laici possono assumersi, è necessario partire dal cammino fatto. Non è giusto dire che nel recente passato non si è fatto niente o che i laici non si sono mossi in nulla. Sto pensando in questo momento a tutte quelle persone che hanno fatto un cammino di formazione, a quelle persone, già formate che manifestano disponibilità, a quelle persone che già sono o possono essere una risorsa. E allora chiediamoci: Che ne è dei ministeri già nati? Quanto i pastori e la comunità sono stati e sono accoglienti? Quanto ci impegniamo perché nascano nuovi ministeri? Per fare questo cammino vedo utile che ci confrontiamo sugli atti della nostra assemblea diocesana dello scorso ottobre. Ricordiamo quelle due importanti domande: a) siamo una Chiesa che sostiene la vocazione laicale (o il sacerdozio comune, che è un aspetto importante)? b) verso quale investimento pastorale per i prossimi anni (organizzazione e comunione, servizio agli ultimi, cammino di educazione ed evangelizzazione)? In fondo è come dire che i vari problemi vanno affrontati anche dai laici, perché, insieme ai pastori, sono Chiesa. È necessario che cogliamo anche quell’impulso che ci viene dal recente Convegno Regionale sulla Evangelizzazione che ha sottolineato l’importanza dei laici, e della donna in particolare, nella Chiesa di oggi. Abbiamo investito su una “Scuola per i ministeri”, (proseguita poi con la formazione di animatori dei fidanzati) finalizzata alla formazione di persone disponibili a prendersi la responsabilità in un servizio che proprio all’atto della domanda era stato condiviso dal parroco. È sicuramente utile rendere permanente un Corso per i ministeri di fatto, individuando quelle necessità e quelle persone che i parroci possono suggerire? Una delle abilitazioni potrebbe essere quella della conduzione, in unione al parroco, di una piccola comunità. Per parlare dei Laici, forse bisogna cominciare dai Sacerdoti. Bisogna che i Sacerdoti si mettano veramente in ascolto, che non pretendano di avere tutte le risposte e tutte le soluzioni. C’è da riscoprire le parole di Pietro: Noi ci dedicheremo alla preghiera e alla predicazione. È la prima convinzione che ci porta ad accogliere il servizio dei Laici. C’è da riscoprire anche il valore della comunione: tra i Preti, tra Preti e Laici e tra Laici e Laici. I Laici sono chiamati ad assumersi responsabilità non perché i Preti non ce la fanno più, ma perché c’è un ruolo dei Preti e uno dei Laici, da vivere nel rispetto e nell’accoglienza reciproci. Non dimentichiamo, inoltre, che accanto ai servizi della Parola, della Liturgia e della Carità, i Laici hanno il loro specifico servizio “nel secolo”. Quando chiamiamo i Laici a corresponsabilità, c’è una mentalità da superare: i Pastori non possono più cercare perfetti esecutori, ma “imperfetti corresponsabili”. Infatti le persone non sono a loro immagine e somiglianza, bensì hanno le loro caratteristiche buone e meno buone, che comunque vanno accolte, rispettate e, a volte, almeno tollerate. In altre parole bisogna accettare la fatica di lavorare sempre insieme. Ma proprio il discorso della imperfezione e della inadeguatezza ne apre un altro; quello della formazione permanente, anche per i Laici. E non fermiamoci di fronte a una o tante esperienze negative. Bisogna scoprire e favorire vocazioni laicali. Ma fintanto valorizziamo anche quelle che ci sono. Sappiamo, infatti, che ci sono tanti Laici che affermano di voler servire la Chiesa e mettersi a disposizione del Vangelo. Ce ne sono altri che lamentano di non essere né chiamati, né valorizzati. Ma superiamo anche polemiche, tensioni o rivendicazioni. La Chiesa non è un’azienda. Laici e Preti possono lavorare bene a condizione che ci si lasci guidare dallo Spirito. E la Chiesa ha bisogno di Laici che vivano con questo spirito e non di persone che facciano un “generico volontariato”. 3.2 - La corresponsabilizzazione dei Laici esige formazione Imparare a pensare ai Laici non come esecutori, ma come corresponsabili, richiede per essi una formazione. Anzitutto la formazione teologica. Per questa, dove e quando è possibile, è bene servirsi dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSR) di Ancona. Ma sappiamo bene che per tanti questa strada sarebbe difficile. Abbiamo portato avanti per anni la scuola per ministeri. Forse non ha dato tutti quei frutti che avremmo desiderato, ma sarebbe ingiusto dire che non sia stata utile. Parlando di formazione dei Laici, è importante che si educhino e siano educati a non cercare se stessi o un modo di affermarsi. Anche per loro è fondamentale imparare lo spirito di comunione. Non abbiamo bisogno di uno che faccia tutto (con il rischio di non essere accettato), ma di tanti che insieme facciano tutto. Ciò richiede spirito di comunione, umiltà, disponibilità e formazione. È necessaria una formazione teologica, una formazione pastorale e pratica, ma anche una formazione spirituale. Mancando quest’ultima non è garantita né la serietà del servizio, né la comunione. A conclusione di un percorso formativo, è bene che, come si fa con i catechisti, anche per altri servizi ci sia un mandato: serve per responsabilizzare chi lo riceve e aiuta la comunità a “riconoscerlo”. È opportuno che vengano maggiormente valorizzati i ministeri dell’Accolitato e del Lettorato. 3.3 - I servizi dei Laici Non dimentichiamo la loro indole secolare. Questo è il loro specifico. Ma sono chiamati anche ad assumersi quegli impegni che sono propri della Chiesa intera. E il Signore potrebbe mandarci o famiglie o singole persone che vogliono vivere la loro vita pienamente a servizio della comunità. Sarebbe un dono immenso. Sto pensando anche a persone che già svolgono un servizio di “custodi” nelle parrocchie. Debitamente preparate potrebbero essere ancor più preziose. A una persona o una famiglia che si mette a disposizione in questa maniera della comunità deve essere poi riconosciuto un peso là dove si devono fare scelte. Il Signore potrebbe mandarci… È vero, tutto è dono. Ciò non toglie il nostro impegno. È necessario favorire, formare, chiamare, famiglie o singole persone che si assumano responsabilità importanti, fino alla conduzione pastorale di una parrocchia, per quello che è loro possibile, lasciando a un Ministro Ordinato ciò che è strettamente di sua competenza. È necessario cercare un gruppo (piccolo o grande che sia) di persone che insieme possano mantenere viva una comunità che potrà usufruire della presenza del parroco solo per la domenica. Anche se non impossibile, forse è difficile trovare un laico che da solo si assuma una responsabilità piena. Per questo bisogna creare una mentalità ministeriale, per cui tanti portino avanti ciascuno un piccolo servizio. Riassumendo È l’ora di pensare ai Laici non solo come a dei collaboratori, ma come a corresponsabili. Una Chiesa- Comunione è una Chiesa tutta ministeriale. È necessario offrire un aiuto a quei laici che accettano di assumersi delle responsabilità: per questo è necessario far nascere una scuola permanente di formazione alla ministerialità. Alla base di tutto è necessario un cambiamento di atteggiamento. Bisogna imparare a dare fiducia ai laici fino ad accogliere la loro disponibilità a servizi di grande responsabilità. È necessario valorizzare i ministeri istituiti dell’Accolitato e del Lettorato. 4 - RELIGIOSI/E E CONSACRATI/E La vita religiosa, specialmente femminile, in Diocesi è presente con poche comunità. Sono stati chiusi negli ultimi anni tanti centri apostolici. Siamo convinti che la loro presenza nella Chiesa è necessaria, anzi costitutiva. Nel guardare a loro, possiamo farci le stesse domande che ci siamo fatti per i laici: quale impegno specifico possono svolgere nella nostra realtà della Vallesina? Possono essere per noi tutti dei punti di riferimento per la vita spirituale, per la guida di alcune realtà parrocchiali, per l’accompagnamento alle famiglie, per l’animazione giovanile e vocazionale? Certamente sì! Parlando dei laici abbiamo affermato che è necessario, più che puntare su una singola persona, cercare un gruppo di persone che possano mantenere viva una comunità che potrà usufruire della presenza del parroco solo per la domenica: tutto questo possiamo affermarlo soprattutto per presenze di piccole comunità religiose. Per questo, forse, più che assistere alla chiusura delle case, dovremmo darci da fare a chiedere ad alcuni Istituti la presenza di piccoli nuclei di Religiose/i. Più volte le religiose e i religiosi ci hanno sollecitati a dare risalto alla vita consacrata nelle parrocchie e nella diocesi. Dobbiamo riconoscere la loro preparazione e il loro specifico servizio, affidando responsabilità. Guardando in avanti vogliamo vedere i Religiosi e i Consacrati in prima fila nell’assunzione di responsabilità. Desideriamo essere arricchiti dalla loro testimonianza e dalla loro freschezza di luminosità nel dare il primato a Dio. Non molto tempo fa avevo scritto così: “Dai religiosi dai consacrati attendiamo che ci stupiscano! Hanno scelto una vita luminosa, una vita in cui Gesù è messo al primo posto e le esigenze del Regno di Dio prevalgono su ogni altro interesse. La loro vita deve parlare prima ancora delle loro parole. Devono chiaramente indicare che hanno trovato il vero tesoro e hanno acquistato la perla di grande valore. È chiaro che chi ha coscienza di tutto questo, vive nella gioia”. I consacrati e le consacrate sono i testimoni della gioia, perché hanno scelto di non anteporre nulla a Cristo; l’incontro con Cristo è sempre motivo di gioia (cfr EG, 1). L’esperienza di comunione tra presbiteri, laici e consacrati rivela una Chiesa al cui centro c’è il Signore. Anche nel linguaggio dovremo coniugare queste presenze in connessione tra loro: “presbiteri, laici e consacrati”. Riassumendo I religiosi e le religiose siano testimoni credibili del primato di Dio e come tali siano accolti. Piccole comunità, centri di preghiera, testimoni della gioia fraterna e disponibilità a sostenere la vita spirituale di tutti: la Comunità intera favorisca tutto questo. Consacrati e consacrate disponibili ad assumere responsabilità nelle parrocchie e nella Diocesi. 5 - LA PARROCCHIA 5.1 - La situazione La parrocchia sembra avere un momento di stanchezza. In più parti vediamo che nella Chiesa si cammina a due marce: la parrocchia spesso si limita a curare l’esistente, mentre la vivacità missionaria l’hanno alcune “nuove realtà”. Sicuramente in una visione di pastorale integrata vale quello che dice il Papa: La parrocchia, ancora necessaria, ha bisogno di rimettersi a nuovo e Gruppi e Movimenti, per lo più recenti, vero dono dello Spirito, non possono prescindere né fare a meno della parrocchia. È anche vero che alcune associazioni vivono una difficoltà e, in questo tempo, sembra che spesso lavorino solo per sé, per la propria sopravvivenza. Questo ci impegna a favorire le Associazioni, anche dal punto di vista numerico degli associati, perché poi possano esprimere, oltre alla cura dei propri aderenti, un impegno generoso a servizio del Vangelo e della Chiesa. In particolare dobbiamo riscoprire il ruolo dell’Azione Cattolica. La stabilità della Parrocchia, la vivacità di alcuni movimenti, la storia e l’esperienza di altre associazioni hanno bisogno di un luogo dove ritrovarsi, sostenersi, aiutarsi per servire la Comunità cristiana: questo luogo non può essere che il Consiglio Pastorale Parrocchiale. 5.2 - Il consiglio pastorale parrocchiale Il CPP è un momento importante di comunione e corresponsabilità. Ogni parrocchia abbia il CPP. È anche il primo e fondamentale passo per dire che si crede nelle sorelle e fratelli laici. Ci diceva il Papa nella recente assemblea dei Vescovi: “Dare fiducia ai laici è un rischio. Ma non dar loro fiducia è un rischio immensamente più grande”. Tanti Parroci non hanno una buona esperienza del CPP. Il motivo sembra essere nel fatto che difficilmente le persone si lasciano coinvolgere e mantengono gli impegni presi. Sicuramente questa è l’esperienza di qualcuno. Ma sarebbe un errore generalizzare. Infatti vediamo anche tanti laici che vivono la parrocchia con grande generosità e profondo senso di responsabilità. E allora bisogna dire che in alcune parrocchie c’è addirittura soddisfazione per il lavoro del Consiglio Pastorale. La risposta dei laici è diversa nelle diverse parrocchie. Ogni situazione è a sé. Ma è sicuro che non possiamo fare a meno del Consiglio Pastorale Parrocchiale. È il primo modo di dar voce ai Laici. Ma il primo a crederci e a volerlo deve essere il parroco. Allora dobbiamo pensare come far sì che il CPP funzioni. Diverse sono le forme in cui nelle parrocchie si è costituito o si è tentato di costituire il Consiglio Pastorale. Sembra importante, comunque, che non debbano mancare nel CP oltre al Parroco, al Diacono e ai Religiosi, coloro che hanno ruoli importanti all’interno delle Associazioni o svolgano servizi particolarmente significativi. Bisogna chiamare persone che hanno già una vera responsabilità nella Comunità e bisogna coinvolgere Gruppi e Associazioni soprattutto nei loro Responsabili. Ed è importante anche che ci siano degli esperti. Certo, a loro volta i laici devono sentirsi corresponsabili della vita delle Comunità. Il loro compito non può essere semplicemente quello di dar dei bei consigli al parroco, ma in uno spirito di comunione è fare insieme il cammino e portare insieme la responsabilità con il peso che questa comporta. Il Consiglio Pastorale è uno spaccato della parrocchia dove i Consiglieri sentono il battito del cuore della comunità. Solo così è possibile conoscere la comunità. Ma è necessario che i Consiglieri abbiano anche una profonda attenzione a quanto il Signore dice. Solo così potranno scegliere il meglio per la comunità. Nel Consiglio Pastorale Parrocchiale si esprime soprattutto la Comunione. Presbiteri, Diaconi, Religiosi, Rappresentanti delle realtà della Comunità Parrocchiale, Responsabili di associazioni, altri membri designati per il loro ruolo… tutti sono chiamati a vivere la Comunione ecclesiale che si esprime nell’unica fede e in un unico obiettivo: aiutare la comunità a vivere la fede, la speranza e la carità. Per questo il Consiglio Pastorale Parrocchiale Esortazione pastorale deve porsi sempre in atteggiamento di obbedienza allo Spirito. Riassumendo È necessario ridare vita alle parrocchie. Per questo è importante non distruggere i patrimonio di tradizione che la parrocchia vive, ma è importante essere attenti e accoglienti anche nei confronti dei doni che il Signore vuole fare oggi. L’espressione del Papa “Chiesa in uscita” è applicabile fondamentalmente alla parrocchia. La missionarietà, l’attenzione ai poveri, l’annuncio del Vangelo ai lontani, la formazione dei vicini sono le caratteristiche fondamentali della parrocchia. Ogni parrocchia abbia il Consiglio Pastorale parrocchiale: persone formate sapranno fare, insieme al parroco, un buon discernimento sul cammino da compiere. Ogni parrocchia abbia il Consiglio per gli affari economici. L’esperienza dice che per il buon andamento di tali consigli è necessario che i membri siano attenti alla Parola di Dio, siano attenti alle indicazioni del Magistero, abbiano a cuore la vita della Chiesa e abbiano anche buone capacità “amministrative”. 6 - LE UNITÁ PASTORALI Da tempo parliamo di Unità Pastorali: è necessario che entriamo ormai in maniera decisa in questa prospettiva. Le Unità Pastorali possono offrire delle possibilità che la parrocchia da sola non ha. Nello stesso tempo le Unità Pastorali non stravolgono l’attuale sistema di parrocchie e nello stesso tempo comprendono zone discretamente ampie. L’esigenza di pastori visibili e individuabili richiede che il territorio di una UP non sia troppo grande. E poi la ricchezza costituita dal legame della gente con il proprio pastore non può essere gettata via. 6.1 - Cosa sono le Unità pastorali L’Unità pastorale è una particolare unione di più parrocchie affidate dal Vescovo a una cura pastorale unitaria e chiamate a vivere un cammino condiviso e coordinato di autentica comunione. La logica della costituzione delle Unità pastorali non è quella della semplice aggregazione dovuta alle carenze delle singole comunità; occorre partire da una logica di comunione, per cui sono condivise risorse e potenzialità, per un arricchimento generale. È necessaria una duplice attenzione: quella di permettere che si mantenga e si alimenti il senso di appartenenza di ogni cristiano alla sua comunità parrocchiale; nello stesso tempo quella di permettere che ognuno si apra alla collaborazione e si senta inserito in un contesto più grande. Per questo ogni parrocchia mantiene il suo Consiglio Pastorale per l’organizzazione della sua vita interna; ed essendo, tra l’altro, ente giuridico a sé, mantiene la sua Commissione per gli affari economici per la gestione dei beni della parrocchia stessa. Le attuali UP dovranno essere riviste in tempi brevi, ma è necessario che una UP abbia una certa omogeneità così che ci sia la possibilità di una autentica attività pastorale unica e si permetta la valorizzazione di tutte le vocazioni. Sono molteplici i modi di attuare le UP. I fatti ci dicono che hanno cominciato a camminare meglio le UP dove ci sono parrocchie piccole e omogenee. L’incapacità di fare da sole e il fatto che non ci sia una parrocchia predominante ha permesso un lavoro migliore. Ma è necessario rendersi conto che l’UP non è semplicemente un fatto di servizi per rispondere alla propria inadeguatezza: è una esigenza di comunione. Bisogna lavorare insieme, pur se in termini diversi, anche là dove sembra che non si ha bisogno degli altri. Onestamente dobbiamo riconoscere che abbiamo cominciato a parlare di Unità Pastorali per necessità, quella necessità data in particolare dalla scarsità di sacerdoti. Ma questa consapevolezza, ora, non deve condizionarci. Oggi diciamo che il discorso delle Unità Pastorali è importante in se stesso. E allora affrontiamo “generosamente” questo discorso. E per farlo è necessario spirito di conversione, capacità di adattamento, consapevolezza che i propri doni vanno messi in comune e che la propria povertà non va nascosta. Non dimentichiamo che l’Unità Pastorale non è un fatto di parroci, ma di comunità. Però è anche vero che l’Unità Pastorale favorisce ed esige una qualche forma, più o meno intensa a seconda dei casi, di vita comune fra i presbiteri. Salvaguardando le esigenze del popolo di Dio, va accolto il desiderio di quei presbiteri che desiderano fare vita comune, anche se va ricordato che le esperienze di vita comune basate su amicizia o affinità fra le persone sono fallite. Infatti nella vita comune fra presbiteri occorre fondarsi su un discorso di fede o, potremmo dire, su una risposta a una vocazione nella vocazione. Perché l’UP funzioni è necessaria una “programmazione” che tenga conto del cammino delle singole parrocchie, ma che preveda anche servizi e scelte che le parrocchie da sole non possono darsi. Di seguito verranno indicate alcune delle possibili iniziative che l’UP può portare avanti. Certo, tutto questo richiede larghezza di vedute e disponibilità, ma è anche necessario vincere la paura, soprattutto da parte di chi è chiamato a svolgere un servizio più significativo. La stessa responsabilità e lo stesso impegno che si mettono per la parrocchia devono essere sentiti per l’UP. 6.2 - Unità Pastorale e parrocchie Invece di pensare alle Unità Pastorali, non sarebbe possibile accorpare le parrocchie, facendo di alcune di esse un solo ente? Attualmente sembra più opportuno di no: per motivi giuridici; per rispetto delle tradizioni di ciascuna comunità; per favorire la vicinanza dei pastori ai fedeli; perché è importante mantenere quelle relazioni sane, buone, costruttive che sono possibili solo in realtà a misura d’uomo. Riguardo ai motivi per cui non possiamo abolire le parrocchie, voglio dare rilievo al fatto che i sacerdoti devono essere vicini ai fedeli. Non possiamo permettere che il prete diventi un funzionario. Il fatto che i parroci conoscessero bene i loro fedeli, è stato un dato positivo nella vita della Chiesa di un recente passato. Ciò era facilitato dal numero consistente dei pastori e da un altro modo di concepire la pastorale. Per questo, accanto a un rinnovamento, non dimentichiamo che la prima forma di pastorale è il farsi vicino del pastore al proprio gregge, è permettere alle pecorelle di riconoscere la voce del pastore, è incoraggiare, esortare, condurre, richiamare, amare, offrire la vita, ascoltare. Quelle espressioni fiorite di Papa Francesco (il pastore deve avere l’odore delle pecore) vanno prese in tutto il loro significato. 6.3 - I soggetti - I presbiteri. In ogni unità pastorale ci sono più presbiteri ed è auspicabile che attuino qualche forma di fraternità. Il vescovo nomina un presbitero parroco di tutte le parrocchie dell’UP o un coordinatore dei parroci e dell’attività dell’UP. Altri sacerdoti possono svolgere il loro ministero su più parrocchie. È fondamentale la volontà dei sacerdoti di collaborare. - I diaconi. I diaconi, oltre alla loro possono essere chiamati a svolgere più parrocchie. Senza avere il titolo il diacono può essere responsabile parrocchia. presenza nella comunità, un servizio nell’UP o in di legale rappresentante, della pastorale di una - Le persone consacrate. All’interno dell’Unità pastorale le persone consacrate porteranno il loro carisma e le comunità religiose saranno valorizzate nella progettazione. Ai religiosi non sacerdoti e alle religiose possono essere affidati incarichi che comportino responsabilità, compresa l’animazione pastorale. - Famiglie: auspichiamo la presenza e l’accoglienza di famiglie che si dedichino a tempo pieno al servizio della Chiesa. A loro possono essere affidate responsabilità, quali la cura di una parrocchia, sotto la guida di un presbitero che ha il titolo di parroco-legale rappresentante. - I laici e le aggregazioni laicali. Le unità pastorali favoriscono il nascere di nuove forme di servizi laicali, sia all’interno della comunità cristiana con nuove ministerialità, sia nella comunità civile, come nel mondo del lavoro e dell’impegno sociale e politico. Le aggregazioni presenti nell’Unità pastorale si integrino nell’attività portando il loro contributo. 6.4 - Compiti delle Unità pastorali Il compito principale dell’Unità Pastorale è vivere la missione ecclesiale attraverso una progettazione comune. A questo si arriva gradualmente. L’Unità pastorale non è una “superparrocchia” e l’obiettivo non è far tutto insieme, annullando la vita di ogni comunità. Ci sono alcuni elementi essenziali comuni a tutte le Unità Pastorali. All’interno delle UP le parrocchie rimangono con la loro autonomia. Il Vescovo nomina tra i presbiteri dell’Unità un presbitero coordinatore o moderatore. Si dovrà costituire un Consiglio Pastorale di Unità Pastorale formato dai presbiteri presenti, dai diaconi, da alcuni rappresentanti dei singoli Consigli pastorali parrocchiali e da esperti. Il Consiglio di Unità pastorale non cancella gli organismi di partecipazione parrocchiale anche se occorre armonizzare il rapporto. 6.5 – Il Consiglio di Unità Pastorale Il Consiglio di Unità pastorale ha il compito di progettare il cammino da compiere e verificarne l’attuazione. Si possono suggerire questi ambiti in cui il Consiglio Pastorale di UP può riflettere e programmare. Nella liturgia: curare la formazione degli animatori, determinare alcune celebrazioni di UP, vigilare che non si accavallino celebrazioni, permettere e facilitare, per coloro che lo desiderano, una mobilità, facendo un “orario di Unità Pastorale”. Nella catechesi: omogeneizzare il percorso di iniziazione cristiana secondo le indicazioni diocesane. Curare la formazione dei catechisti e degli altri operatori. Armonizzare l’attività educativa dei gruppi o movimenti presenti nell’UP. Nella carità: curare la formazione degli operatori nell’attività caritativa, promuovere almeno un Centro di Ascolto ogni UP. Nella pastorale familiare: coordinare la vita dei gruppi famiglia, fare insieme la formazione per i fidanzati, seguire insieme le giovani coppie, preparare le famiglie al Battesimo dei figli, preparare coppie per la pastorale della famiglia. Nella pastorale giovanile: fare formazione comune per gli animatori dei gruppi di adolescenti e giovani; curare insieme la formazione degli animatori dell’oratorio; dove è il caso pensare a un oratorio di unità pastorale; costituire gruppi giovanili di UP o aderenti alle varie associazioni. Nella pastorale sociale: interessarsi del mondo del lavoro, avere a cuore i migranti, curare l’educazione alla pace, alla giustizia, difendere l’ambiente. Nella pastorale della salute: pensare a forme di vicinanza più organica al mondo della sofferenza, curare la formazione dei ministri straordinari della Comunione, favorire le associazione di volontariato… Riassumendo La Pastorale venga attuata anche tenendo conto delle Unità Pastorali. È bene che i Pastori dell’UP vivano qualche forma di fraternità. I momenti di preghiera siano intensi, lo scambio di opinioni frequente, i momenti di condivisione tanti. Ci sia il Consiglio Pastorale di Unità Pastorale, necessario per una programmazione dell’UP che, però, si armonizzi con il cammino delle singole parrocchie, le quali non perdono la loro fondamentale autonomia. L’UP permetta la valorizzazione di ogni ministero e delle varie Associazioni, così che anche le realtà più povere non perdano la loro vitalità. Si riconoscano le competenze dell’UP perché nulla vada perduto CONCLUSIONE Arrivati a conclusione di questa esortazione, ci accorgiamo che un discorso di rinnovamento ha bisogno di tanti altri passi e scelte. Questa esortazione vuole limitarsi a offrire il percorso che l’Assemblea Diocesana prima e le Assemblee dei Sacerdoti poi hanno fatto in questo anno. C’è altra strada da fare. Il Signore ci conceda di mettere in atto quanto ci siamo finora detti. Ora sarà necessario tradurre queste indicazioni in passi concreti: potrà esserne investito anche il Consiglio Pastorale Diocesano. Siamo partiti in questa riflessione interrogandoci su quanto il Signore ci chiede. Subito si fa avanti la tentazione dello scoraggiamento. La nostra inadeguatezza di fronte alla richiesta del Signore rischia di farci cadere nella tristezza e nella paura. A conclusione dobbiamo dire una parla di speranza. Sì, ci si chiede di non avere paura: non siamo soli, il Signore ci accompagna. È la nostra forza. Il Risorto è il vincitore. È lui che porta la vita e la salvezza: noi siamo chiamati ad essergli fedeli. Ascoltiamo ancora quelle parole del Papa che ci vengono offerte in EG: Cristo risorto e glorioso è la sorgente profonda della nostra speranza, e non ci mancherà il suo aiuto per compiere la missione che Egli ci affida (E.G.275) La sua risurrezione contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali… nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto (EG 276). [Ogni fedele] è ben consapevole che la sua vita darà frutto, ma senza pretendere di sapere come, né dove, né quando. Ha la sicurezza che non va perduta nessuna delle sue opere svolte con amore, non va perduta nessuna delle sue sincere preoccupazioni per gli altri, non va perduto nessun atto d’amore per Dio, non va perduta nessuna generosa fatica, non va perduta nessuna dolorosa pazienza (EG 279). Questa è la nostra certezza, qui è il fondamento di ogni nostro impegno: nulla va perduto, anche se ci fosse da donare la vita. Su ogni buon proposito, su ognuno che mette la sua vita nelle mani di Dio, e anche su ognuno che ha paura, invoco la benedizione del Signore, mentre chiedo per la nostra Chiesa e per ognuno in particolare la preghiera di intercessione di Maria Santissima. Jesi, 15 agosto 2014 Solennità dei Maria SS. Assunta in Cielo Gerardo Rocconi, Vescovo pastorale | 11 Voce della Vallesina | 28 settembre 2014 La chiesa locale Il diario del vescovo Gerardo Giovedì 25 settembre Ore 17: Seminario, Incontro con gruppo di discernimento vocazionale Venerdì 26 settembre Ore 18: Biblioteca Diocesana, Convegno “Liberi di credere” Sabato 27 settembre Ore 9.30: Pianello Vallesina, Festa delle Protezione Civile Ore 18: Castelbellino, Inizio Ministero del nuovo parroco Domenica 28 settembre Ore 10: Santa Maria Fuori Monsano, S. Messa e presentazione del nuovo viceparroco Ore 18: San Lorenzo a Cupramontana, Inizio Ministero del nuovo parroco Ore 21: Chiusura Corsi di Cristianità Lunedì 29 settembre Ore 18: Rosora, S. Messa nella Festa del patrono San Michele Martedì 30 settembre Ore 15-19: Il vescovo riceve in Duomo per Confessioni o colloqui Mercoledì 1 ottobre Ore 9: Cappella delle Suore del Duomo, S. Messa nella festa di Santa Teresina Ore 18: Monastero delle Carmelitane, S. Messa nella festa di S. Teresina Giovedì 2 ottobre Ore 17: Seminario, Incontro con gruppo di discernimento vocazionale Venerdì 3 ottobre Ore 18: Parr. Regina della Pace, Incontro con i Cresimandi Sabato 4 ottobre Ore 17: Parrocchia San Francesco, S. Messa e Cresima Ore 19: Parrocchia San Pietro Martire, Festa di San Francesco Ore 21: Parrocchia San M. Kolbe, Ordinazione diaconale Domenica 5 ottobre Ore 9.30: Montecarotto, S. Messa nella festa del patrono San Placido Ore 11: Parrocchia Regina della Pace, S. Messa e Cresima Ore 15.30: Seminario, AC, Giornata Unitaria Ore 16,30: Giornata del Creato, momento di preghiera ecumenico Ore 18: Monteroberto, S. Messa e presentazione del nuovo parroco Ore 21: Episcopio, Lectio Divina Voce dellaVallesina SETTIMANALE DI ISPIRAZIONE CATTOLICA DELLA DIOCESI DI JESI FONDATO NEL 1953 a cura di don Corrado Magnani [email protected] La parola della domenica Disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: “Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Sì, signore”, ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha 28 settembre 2014 26A Domenica del tempo ordinario Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32) compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. É venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli». Un “Sissignore” sterile... e falso Una strana ma possibile vicenda familiare è contenuta nella parabola riferita da Matteo. In una famiglia ci stanno figli bravi che non danno dispiaceri, che obbediscono puntualmente al desiderio dei genitori; e ci sono pure figli ribelli, incontrollabili, le cui reazioni sconcertano la famiglia stessa. E DIO DA CHE PARTE STA? Dalla parte di quest’ultimi! É sconcertante. Gesù dice ai “sissignore” (= i capi religiosi): “In verità vi dico: i pubblicani (= i ladri) e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”. Perché passano avanti ai “buoni”? Stando alla parabola, il figlio bravo che dice subito “sì” è in realtà incapace di prendere in mano la propria vita. Ha paura, opponendosi, di perdere la stima del padre. Ma non lo ama, perché NON FA la sua volontà (… “ma non andò” - v. 29). Lo vede come una persona a cui si deve obbedire. Crede che l’amore si debba meritare. Rimane dipendente da chi lo ha generato, magari con una tristezza evidente che gli toglie la voglia di darsi da fare. Gesù stesso dà l’esempio di questa libertà. Resta per tre giorni fuori della famiglia, meravigliandosi addirittura che i suoi genitori non abbiano capito che doveva realizzare la propria vita al di fuori delle loro previsioni (vedi Luca 2,42-52).Un altro figlio apparentemente buono e obbediente è quello della parabola del Padre misericordioso (Luca 15,25-32). Non si azzarda neanche di chiedere un capretto per far festa con gli amici, ma invidia e ha rancore per il fratello festeggiato, che ha ritrovato la sua strada, dopo aver detto “no” alla vita del padre. Per poter dire un vero sì bisogna aver fatto l’esperienza gioiosa del sentirsi amati a prescindere dagli sbagli e persino dalle offese fatte. Altrimenti non si sente il diritto di esistere: non si crede nell’amore che la vita offre. Di conseguenza si invidia o si giudica male quelli che si permettono di dire no. Domanda: Siamo figli che dicono veramente sì al Padre quando osserviamo i comandamenti, andando certo a messa la domenica, MA senza andare a lavorare nella “sua vigna” che è il mondo da salvare con gesti di condivisione, con la compassione piuttosto che con il giudizio? Il SI’ non è una parola, ma É UN FARE. La “vigna” del Signore non viene col- tivata a forza di “sissignore”. Occorre fare scelte coerenti, pratiche, radicali, sul campo, che richiedono spesso nuovi stili di vita che costano anche incomprensione ed emarginazione. La parabola ci invita a ripensare sul vero senso dell’obbedienza come singolo e come comunità (chiesa). Ci si può dimostrare ribelli… per amore; e si può essere fedeli… per disaffezione, per abitudine o per paura; cioè dire sì sempre e comunque e dovunque, ma tutto finisce lì. Si può essere indisciplinati, ma animati da amore reale. E si può essere persone che sotto la crosta di un ossequio formale e di un perbenismo soddisfatto, coprono una realtà piuttosto ambigua. Ci si domanda se nella chiesa d’oggi forse siano da temere non tanto i “no” del rifiuto, quanto i “sì” del consenso superficiale: quelli gridati nei grandi raduni; i “sì”delle dichiarazioni di principio che non costano nulla, delle proclamazioni della propria fedeltà e la condanna delle infedeltà altrui. Gesù dice: “Non chi dice signore, signore entrerà nel regno dei cieli, ma CHI FA la volontà del Padre mio…” (e, come commento, varrebbe la pena leggere il testo di Matteo 7, 21-27). notizie_brevi 5 ottobre: giornata diocesana del Creato 19 ottobre: marcia Perugia-Assisi 5 ottobre: giornata unitaria Azione Cattolica 18 e 19 ottobre: incontro regionale Unitalsi La giornata diocesana per la custodia del Creato si svolgerà domenica 5 ottobre presso la chiesa degli Aroli di Monsano. L’accoglienza è prevista alle 15 e alle 15,30 si svolgerà l’incontro ecumenico di preghiera; alle 16,30 è prevista una conversazione di padre Adriano Sella. La proposta è a cura della Diocesi di Jesi (Commissione Ecumenismo e Commissione Lavoro e Società), della Chiesa Avventista e della Chiesa Ortodossa Romena. La Commissione Diocesana per la Pastorale sociale e del Lavoro, Giustizia, Pace e Custodia del Creato sta organizzando un pullman per partecipare alla Marcia Perugia-Assisi (20 km circa da Ponte San Giovanni) domenica 19 ottobre. L’invito è esteso a tutti, particolarmente ai giovani. Informazioni (anche su opzioni per non camminatori) e adesioni: [email protected] - 3473679744 (Maria, pomeriggio) - 3383697329 (Giorgio) “...Il carisma dell’AC è comunitario: non si vive isolatamen- Sabato 18 e domenica 19 ottobre la città di Jesi accoglierà te, ma insieme, in una testimonianza corale ed organica. il settimo raduno regionale dei giovani unitalsiani sul tema L’esperienza associativa costituisce una scuola di grande “Per - Correre la Verità nella Carità: la fede in un cammino valore...” Queste parole riprese dal Progetto Formativo di d’amore”. L’arrivo è previsto per il sabato alle 15.30 con l’acAzione Cattolica spiegano l’importanza dei momenti unita- coglienza in piazza Federico II. ri come quello di inizio anno, che quest’anno sarà domenica 5 ottobre, dalle 9,30 presso il Centro Pastorale Diocesa- OGGI SPOSI no (ex-Seminario). Sarà presente don Dino Pirri, assistente 28 settembre: Lorenzo Contadini e Pamela Piaggesi a Monte nazionale del settore ragazzi. Roberto. Direttore responsabile Beatrice Testadiferro Comitato editoriale: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Lombardi Responsabile amministrativo Antonio Quaranta Proprietà: Diocesi di Jesi Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 Composizione grafica Giampiero Barchiesi Stampa Rotopress International s.r.l, Loreto Spedizione in abbonamento postale Associato alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Questo numero è stato chiuso in redazione martedì 23 settembre alle 17 e stampato alle 18 del 23 settembre. Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge. 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Ci sostenevamo a vicenda e avevamo capito che la preghiera era la nostra forza. Tu volevi la nostra (di papà e mamma) benedizione e noi chiedevamo la tua intercessione per sentirci meno soli quando eri in seminario. Grazie David perché sei stato un figlio stupendo, grazie perché amavi tutto della vita e non ti ho mai sentito lamentarti nemmeno quando ne avevi tutto il diritto perché la malattia ti stava consumando. Grazie per l’insegnamento che ci hai lasciato, quello di seguire il Signore anche quando ci chiede di attraversare una valle oscura o un muro di fuoco. La tua fede era forte, più forte della mia e di quella di tuo padre messe insieme. Un giorno mi dicesti: “Mamma, conosci il significato del mio nome David?” “No” risposi e tu felice mi dicesti: “Amato da Dio”. Questo mi riempì di gioia, e oggi che tu sei con Lui a contemplare il suo volto, a godere della sua visione, penso che Lui, che ti ha voluto con sé così giovane e bello, pieno di entusiasmo per la vita, ti stia amando come non avremmo potuto farlo io e tuo padre. Voglio ringraziare anche tutte le persone che ti ricordano con affetto e simpatia. Penso ai parrocchiani di Moie, alcuni dei quali mi parlano ancora di te. Ringrazio il gruppo “Rinnovamento nello Spirito” di cui anche tu facevi parte insieme a me e a tuo padre, e posso dire che è stato proprio questo gruppo a facilitare il nostro incontro con il Risorto. É stata proprio l’azione dello Spirito Santo a darci la vita nuova, quella vita che non muore ma che è destinata alla gloria per l’eternità. Ringrazio il gruppo “Padre Pio” che ogni anno ti ricorda nella Santa Messa che celebriamo per la ricorrenza del transito del Santo, poiché la data è la stessa del tuo transito in cielo. Grazie al coro Polifonico “David Brunori” che ha voluto assumere il tuo nome e con molto impegno e bravura si esibisce in varie manifestazioni religiose e non. Grazie ai catechisti che, sollecitati da Beatrice, la capogruppo, hanno fissato una data per ricordarti insieme ad altri, in una Santa Messa, così da sentirci uniti nella comunione dei Santi. Infine un grandissimo grazie va ai tuoi compagni di seminario, oggi sacerdoti, che con tanta generosità e affetto ci hanno accompagnato durante questi vent’anni venendo ogni anno qui a Moie a celebrare la S. Messa in tuo ricordo. Questi cari ragazzi ci portano una ventata di gioia con la loro allegria, facendoci sentire importanti e facendoci constatare che Dio non abbandona i suoi figli. Grazie David per essere stato nostro figlio, grazie Signore per avercelo dato così bello. Troppo bello per restare a lungo su questa terra: gli angeli hanno le ali e volano in cielo. Ma è solo questione di tempo… Ecco ancora un poco e saremo di nuovo insieme. Insieme a te e a tua sorella Angelique, la famiglia sarà di nuovo riunita. Ciao David La tua mamma CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CEI La famiglia e il Sinodo «Sono molti i passaggi della prolusione del card. Bagnasco al Consiglio permanente della Cei che ci scaldano il cuore» afferma Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari. «Ci piace la mappa delle priorità con lo sguardo aperto a tutto l’umano, all’intimo della persona, ma al tempo stesso a tutto il mondo. «Ci piace l’attenzione - al primo posto! - alle crisi globali, alla guerra, a quello che succede lontano da casa, che apre la Chiesa italiana a un’attenzione e a una solidarietà senza confini, anziché rinchiudersi nel ristretto mondo delle nostre case, delle nostre città, dei nostri circuiti (anche ecclesiali). «Ci piace anche l’attenzione alla singola madre che accoglie un figlio down, con una generosità di vita che sconfigge, da sola, ogni ideologia e ogni razionalità disumana. «Ovviamente non poteva mancare l’attenzione al Sinodo di ormai prossima apertura, all’educazione, al lavoro e alla crisi. Ci piace la centralità della famiglia, soprattutto per la chiarezza: ci piace la definizione della famiglia come “grembo naturale della vita dove i figli non si producono ma si generano”. «Perché generare vuol dire non possedere ciò che si crea, anzi, procrea. E questo diventa subito, da orizzonte antropologico, responsabilità sociale. Non c’era bisigno della crisi per riconoscere che la famiglia naturale è il presidio della tenuta affettiva e sociale». 14° anniversario Ricordo 25-6-1931 2000 22-7-2014 3 ottobre 2014 Prof. Palmiero Coloso Antonella Coloso ECCOMI SEMPRE PRONTI SERVIRE “Dio è padrone del nostro giardino. Quando vuole, raccoglie i fiori che più gli piace” Franco Rumori Ceramista So che in fondo al sentiero il Signore mi aspetta Nel quinto anniversario della scomparsa di Antonella Coloso i familiari la ricordano con la celebrazione eucaristica mercoledì 24 settembre alle ore 18,30 presso la Chiesa del Crocifisso di Montecarotto. Fiore del muro screpato piccolo, misterioso, dorme ancora il tuo cuore, silenzioso è il tuo respiro, svegliati sublime creatura l’aurora si colora di soavi melodie d’amore. Umile fiore appena l’alba ti desta ti schiudi al primo bacio del sole. Il volto delicato di ogni fiore ti saluta con una gioia silenziosa ognuno di essi ti dona il suo colore, la sua grazia, il suo profumo, la tua bellezza diventa regale. Splendido fiore, i tuoi petali di seta sprigionano alla vita un antico meraviglioso amore, ogni giorno respiro la tua essenza e la custodisco nel cuore. Ti amo umile fiore… mio sublime Amore! Dolcemente ti strappo dalle crepe per non farti male ti stringo qui, radice e tutto, nella mia mano e ti ammiro, capolavoro di bellezza e profumo, nel ciel turchino si dissolve il tuo candore la tua fragranza s’addormenta tra le stelle. In nome dell’amore con te per sempre umile fiore, con i tuoi petali di seta nella brezza del vento un volo etereo tra musiche ancestrali in un cielo di stelle verso le sublimi vie dell’amore. Tua, Luana Papà, ti voglio un bene immenso Luigi Anna Maria e Maria Cristina 26 SETTEMBRE ALLE 18 PRESSO LA PETRUCCIANA Si parla di libertà di Religione Di recente il centro di ricerca americano “Pew Forum” ha pubblicato una ricerca sulla situazione della libertà di religione del mondo determinando che ben l’85% della popolazione mondiale soffre a causa di gravi o gravissime violazioni della libertà di religione. Cosa è esattamente la libertà di religione? Si tratta di un diritto stabilito dall’art. 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo firmata a Parigi nel 1948 che consiste nel riconosce a un individuo il diritto inalienabile di professare, rifiutare o cambiare una religione. Questo diritto può essere esercitato privatamente o in pubblico con la piena facoltà di influenzare, attraverso il proprio credo, la vita sociale e istituzionale di un paese. La libertà di religione è uno dei diritti fondanti di tutte le democrazie moderne, non a caso è sempre stato uno dei diritti presi di mira dalle dittature di varia ispirazione ideologica. Le gravi violazioni della libertà di religione sono di recente venute a galla anche nei media nazionali. Tutti ricorderanno il caso delle ragazze cristiane rapite in Nigeria, la distruzione di chiese in Egitto e le brutali aggressioni in Siria e Iraq. É necessario chiarire da subito che, se è vero che la religione maggiormente perseguitata al mondo è quella cristiana, al secondo posto troviamo l’Islam. I Mussulmani, come i cristiani, soffrono in moltissime parti del mondo terribili persecuzioni. Esempi sono l’India, la Birmania e il Laos, ma non dobbiamo dimenticare che i mussulmani sciiti or ahmadyy sono perseguitati al pari dei cristiani (o forse persino peggio) in Pakistan e Iraq. Vi sono poi una miriade di piccole o piccolissime religioni che sono costantemente sotto attacco, pensiamo alla religione indigena del Messico, ai Bahi’a in Iran, i Falungdon in China, i buddisti in Afganistan e molti altri ancora. Il risultato di questa situazione globale disperata è che 4,5 miliardi di persone nel mon- do sono a richio di violenza solo per possedere una particolare religione. Per queste ragioni a febbraio 2014 si è costituita in Italia l’Associazione “Liberi di Credere” (www.liberidicredere. com) che è l’unica organizzazione italiana che si occupa in modo esclusivo e specializzato di difendee e promuovere la libertà di religione in Italia e nel mondo. Con l’idea di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana, Liberi di Credere ha organizzato la Prima Conferenza Nazionale sulla Libertà di Religione che si terrà a Jesi venerdì 26 settembre alle 18. La Conferenza è sostenuta dalla BCC di Filottrano e patrocinata dalla Diocesi (commissione diocesana problemi sociali, giustizia e pace e custodia del creato) e dal Comune di Jesi. Durante la conferenza alcuni relatori d’eccezione avranno modo di presentare ai partecipanti il problema della libertà di religione nel mondo. Il prof. Massimo Introvigne, presidente dell’Osservatorio sulla Libertà di Religione presso il Ministero degli Affari Esteri, parlerà della situazione dei cristiani nel mondo. Mrs Elsa Chyrum è una vera e propria istituzione mondiale per i diritti del popolo Eritreo, uno dei popoli al mondo che sta soffrendo forse la più terribile persecuzione contro tutte le fedi e religioni. Mons Tonucci, Vescovi di Padova e Loreto, è un ex diplomatico vaticano che ha rivestito anche il ruolo di rappresentante della Santa Sede presso le Nazioni Unite. L’Avv. Antonio Mastri, professionista cristiano con una lunga esperienza in politica che lo ha portato anche a ricoprire la carica di Presidente della Provincia di Ancona, presenterà una prospettiva tutta italiana al problema chiarendo il quadro legislativo e costituzionale nel nostro paese. Per maggiori informazioni si prega di visitare il sito www.liberidicredere. com o di scrivere a [email protected] Umile fiore Una Santa Messa in ricordo sarà celebrata il 3 ottobre alle 19 nella chiesa San Francesco d’Assisi a Jesi. Voce della Vallesina Per i ricordi delle persone care 0731.208145 esperienze | 13 Voce della Vallesina | 28 settembre 2014 TESTIMONIANZA DALLE VOLONTARIE UNITALSIANE ALL’HOSPITALITÈ CUPRAMONTANA. EUROJAM 2014 DEGLI SCOUT D’EUROPA Siamo da poco rientrate dallo stage con l’Unitalsi a Lourdes, un esperienza di due settimane come volontari dell’Hospitalité “Cuore Immacolato di Maria” una équipe di volontari Unitalsiani, meglio conosciuti come “gli arancioni” che hanno deciso di vivere il servizio a Lourdes in modo ancora diverso dal servizio svolto nei pellegrinaggi. Lourdes con l’Unitalsi non è solo per i barellieri e le sorelle, che deci- Eurojam?? Cos’è? Cosa significa? É una parola composta da altre due, che sono Euro e Jam, marmellata in inglese. Esattamente! L’Eurojam è proprio un miscuglio di ragazzi e ragazze di tutta Europa! É un evento che si manifesta ogni 10 anni, viene organizzato dall’Associazione degli Scout D’Europa (FSE) e vi partecipano tutti i ragazzi e le ragazze di età compresa tra gli 11 e i 16 anni. Nel 1984 è stato fatto a Velles in Francia, dieci anni dopo, nel 1994 a Viterbo in Italia, nel 2003 a Zelazko in Polonia e quest’anno, dal 3 al 10 agosto, è toccato alla Normandia! Precisamente a Saint-Evroult-NotreDame-du-Bois, in una gigantesco terreno con altissimi faggi e betulle! Eravamo in 12.000 persone tra ragazzi, Capi e volontari, provenienti da tutti i paesi dell’Associazione tra cui Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Polonia, Germania, Belgio, Romania, Ucraina, Svizzera e anche il Canada! Noi ragazze del Gruppo Scout di Cupramontana siamo partite in treno da Ancona per arrivare a Milano e continuare da lì la strada in pullman. Emozionate e curiosissime abbiamo intrapreso il grande viaggio, veramente bello, durante il quale abbiamo cantato e ci siamo divertite. Dopodiché siamo arrivate in un campo pieno di felci e alberi altissimi che abbiamo dovuto modellare per poter piantare le nostre tende e le nostre costruzioni, tra cui il tavolo, il lavabo, le docce e i forni per cucinare. Domenica 3 agosto c’è stata la cerimonia di apertura in un immenso campo con tutti gli Scout che partecipavano all’evento: un’enorme distesa di gente che condivideva lo stesso nostro spirito di fratellanza e la nostra stessa Legge! Ogni giorno poi ci sono state diverse attività: gemellaggi con Squadriglie (un’unità formata Maldive... No Lourdes! dono di mettersi al servizio di chi è meno fortunato e di chi ha più bisogno ma è anche accoglienza, organizzazione e gestione del Salus, la casa per eccellenza degli unitalsiani a Lourdes. L’equipe Hospitalité “Cuore Immacolato di Maria” ha il compito di gestire uno dei più importanti servizi del Salus il Self Service luogo di conforto e d’incontro di ogni pellegrinaggio, il compito a noi affidato consiste nel distribuire i pasti, mantenere pulito la sala da pranzo, asciugare i recipienti in cui viene servito il pasto e servire al bar situato al primo piano del Salus. Il servizio è testimonianza di vera gioia, “donare se stessi agli altri” verso il pellegrino, la dama il barelliere che al Salus viene a trovare ristoro; di servizio e di umiltà, gli orari e l’impegno per effettuare tutto ciò non sono leggeri, ma si è consapevoli di essere “servi utili” e di contribuire alla miglior riuscita di ogni pellegrinaggio. Parte fondamentale di questi 10 giorni è stata la formazione spirituale curata e seguita da un sacerdote, ogni giornata è stata scandita dalla recita del Rosario e dalla celebrazione della Messa, ci è stata data la possibilità di conoscere il Santuario e i luoghi vicino Lourdes, tra cui Bartrès, Betharram e la Citè Saint Pierre e inoltre abbiamo potuto ascoltare le testimonianze al Cenacolo – comunità di recupero per tossicodipendenti – e al convento delle suore di Betlemme. L’Hospitalité, oltre ai momenti di servizio e di formazione, permette l’incontro di tanti volontari appartenenti a realtà unitalsiane diverse ma parte comunque della grande famiglia che è l’Unitalsi ognuno con le proprie caratteristiche, i pregi e i difetti, ma tutti uniti nel prestare aiuto, nel condividere fatiche, preghiere, servizi, con un unico obiettivo comune confermare il senso cristiano del servizio e l’importanza del donare se stessi senza chiedere nulla in cambio. Chi vorrà provare sarà il benvenuto fra noi. Un caloroso saluto e un arrivederci con un fraterno e arancione abbraccio! Luciana, Marta e Luciana Natura e spiritualità da 6 o 7 ragazze) spagnole con cui abbiamo condiviso un momento di scambio e di divertimento, con le polacche e le francesi abbiamo cucinato e cenato insieme; un giorno c’è stato il Grande Gioco, un altro giorno un pellegrinaggio a piedi fino alla splendida cattedrale di Lisieux sulle orme di Santa Teresa di Lisieux, pellegrinaggio svolto in mezzo alla natura e ricco di spiritualità. Il 10 agosto c’è stata la cerimonia di chiusura con la Mes- sa celebrata in latino, il rinnovo della nostra Promessa Scout e il canto dell’addio per salutarci e per rivederci alla prossima Avventura! La sera siamo ripartite per ritornare nelle nostre case e per riportare la nostra gioia e la grande allegria vissuta alla gente vicina a noi. In poche parole è stata un’avventura imperdibile!! Buona Caccia Riparto Guide di Cupramontana www.citroen.it PERCHÉ UNA PLANCIA SENZA È PIÙ SEMPLICE? NUOVA CITROËN C4 CACTUS CON TOUCH PAD 7”. Nuova Citroën C4 Cactus, associando un design innovativo ad una tecnologia utile, è l’auto che risponde alle domande di oggi. Con il Touch Pad 7” di serie, Nuova Citroën C4 Cactus offre un’innovativa interfaccia di guida 100% touch ed intuitiva. Con un semplice touch, puoi accedere al climatizzatore, al navigatore, ai tuoi contenuti multimediali e ai servizi di connettività Citroën Multicity Connect. Nuova Citroën C4 Cactus reinventa il viaggio in auto semplificando la tua quotidianità. TI ASPETTIAMO XXXXXXXXXXXXX. 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Ti osserviamo con piacere quando prepari con precisione la mensa eucaristica, quando proclami la Parola di Dio, quando passi tra i banchi per la raccolta delle offerte, quando guidi la preghiera del Rosario, quando vieni incontro a tutte le nostre richieste, a volte anche banali, alle quali tu non dici mai di no. Ti siamo vicini. Grazie per la tua testimonianza. Vittoria e Sergio Fantini Quando il Vescovo, secondo il “rito”, mi chiederà: «Sai se Stefano è degno di essere ordinato Diacono?», io risponderò non solo in base alla mia personale conoscenza di Stefano, ma anche a nome di quanti partecipano alla Messa quotidiana e oggi esultano con tutta la comunità parrocchiale per questo momento di grazia: Mafalda, Luisella, Paola, Sergio, Vittoria, Teresa, Ersilia, Maria Pia… Da quando sono parroco in questa parrocchia di San Massimiliano Kolbe, ho sempre apprezzato la disponibilità di Stefano, che ha saputo sapientemente conciliare il suo lavoro presso il Comune, prima di Monterado e ora di Jesi, con il servizio in parrocchia. Ha frequentato 5–12 OTTOBRE 2014 PARROCCHIA SAN MASSIMILIANO KOLBE Settimana della comunità parrocchiale Sabato 27 settembre ore 15 INAUGURAZIONE ANNO CATECHISTICO lancio di palloncini – rinfresco Giovedì 2 ottobre ore 21,15 VEGLIA DI PREGHIERA in preparazione al diaconato di Stefano Rossolini Venerdì 3 ottobre ore 19 Incontro per tutti i diciottenni - nati nel 1996 con la visione del film: “SCIALLA” di Francesco Bruni con la presentazione del prof. Michele Contadini ore 20,30: pausa per la cena ore 21: breve preghiera comunitaria e consegna di un “ricordo” con grande senso di responsabilità il Corso di preparazione al Diaconato. Auguri, Stefano, e buon lavoro, sia come operaio del Comune che come operaio nella Vigna del Signore. Don Franco Rossetti, parroco Nella foto Stefano con le colleghe del comune di Monterado. Sabato 4 ottobre ore 21 Il vescovo presiede la Messa festiva della domenica e ordina Diacono Stefano Rossolini Al termine del Rito momento conviviale nel piazzale della chiesa Domenica 5 ottobre ore 11,30: Celebrazione comunitaria degli anniversari di Matrimonio ore 18,00: preghiera del Rosario, Vespro e Benedizione Eucaristica presieduti dal nuovo diacono Lunedì 6 - martedì 7 - mercoledì 8 ore 18: Preghiera del Vespro ore 18,30: celebrazione dell’Eucaristia Giovedì 9 ottobre ore 17,30 -18,30 Adorazione eucaristica e confessioni ore 18,30: celebrazione eucaristica venerdÌ 10 ottobre ore 17,30: Celebrazione comunitaria del sacramento dell’unzione dei malati Sabato 11 ottobre ORE 18,30 Cresima ore 19,30 inaugurazione pesca di beneficienza Domenica 12 ottobre celebrazioni dell’Eucaristia ore 9 e 11,30 con Battesimi ore 16,30: Celebrazione dei Vespri all’aperto a seguire giochi per e con le famiglie Giovedì 16 - 23 - 30 ottobre ore 21,15 “Evangelii gaudium” / 3 Esortazione Apostolica di papa Francesco pagina_aperta | 15 Voce della Vallesina | 28 settembre 2014 JESI IL PALAZZO E DINTORNI Corso Matteotti: croce senza delizia Con l’avvento dell’amministrazione Bacci, parve cavallo vincente fin dal primo momento l’attesa restaurazione del corso Matteotti, intendendosi, per essere precisi, la parte che tutti dichiariamo “essenziale”, quella che va dal caffè Ciro (punto di riferimento storico anche se i gestori sono cambiati non so quante volte) alla piazza della Repubblica. “Il rifacimento del Corso Matteotti a nostro avviso non è più rinviabile” (vedi Programma di mandato). Era previsto che i lavori sarebbero stati realizzati nella terza fase, cioè, grosso modo, negli ultimi due anni della legislazione. Ci siamo quasi e si pensa solo e soltanto a risistemare la parte seconda del Corso, quella a monte, quella di gran lunga meno importante, quella che ha conosciuto solo tormenti, quella che è costata anche la carriera a uno degli assessori dalle maggiori responsabilità. Della parte essenziale del Corso non se ne parla più. Nonostante che la passata amministrazione abbia lasciato un bel gruzzolo a disposizione. Che il lavoro sia complesso, che comporti una capacità organizzativa non indifferente, che molti agenti che vi metteranno le mani dovranno essere coordinati al minuto, che i tempi dovranno essere stretti al massimo e super-controllati per ovvi motivi, tutti lo sanno. Ma questo non giustifica minimamente il continuare a ignorare un lavoro di necessario recupero estetico e funzionale – un vero ammodernamento – del Corso “dei negozi e delle Vasche”. Lavoro che sembra finito fuori da ogni prospettiva. Così ci si concentra nella parte del Corso meno importante e intorno alla quale si sta ventilando un “doppio turno” nella esecuzione dei lavori per rimediare gli errori del recente passato. Con disagi per i cittadini e con maggiori spese. Il tratto da Ciro all’Arco è diventata una vera ferita viva nel cuore della città. Ferita dopo l’attuazione del progetto ancora imperante, del quale sarebbe bene salvare soltanto il senso unico. Tutto il resto, (forse comprendendo anche la ciclabile) dovrebbe saltare. Bisogna tornare a dare respiro a un’arteria centrale e bella nel suo genere. E non sbagliano quei cittadini e commercianti (moltissimi) che reclamano ancora e sempre la possibilità di attraversare il Corso da via Mura Occidentali a via Pastrengo. Sarà un risparmio di tempo e di benzina. Sarà meno inquinamento. Sì, perché oggi sono otto su dieci le auto che sfruttano il senso unico della parte superiore del Corso e che vanno poi a destra e non a sinistra. Segno che vogliono andare al centro storico. Tant’è che semplifichiamo il tutto e non costringere a un amplissimo giro tondo. Conclusione. Mentre l’altra iniziativa nel centro storico segnata come molto importante dal Mandato di Programma – la sistemazione del complesso S. Martino - sta andando avanti con progetto valido e, c’è da augurarselo, realizzabile con la partecipazione dei privati come previsto, non è accettabile che del Corso “vero” non se dia più alcuna spiegazione. Da anni c’è un progetto di massima (che, per carità, merita revisione) del quale pare che non se ne faccia più niente! Nonostante che trattasi di un progetto che dovrebbe cancellare una delle due vergogne estetiche del nostro centro storico. Perché la seconda vergogna è data dal perdurare del defenestramento del monumento di Federico II che chiede di essere messo in pace da sempre: forse la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi sarebbe in grado di offrire una risposta. v.m. A JESI IL TEATROTELLO.IT (GIÀ PETITE ECOLE) Riaprono le iscrizioni alla Scuola Con l’inizio del mese di ottobre riprendono le lezioni alla Scuola di Teatro, l’unica vera scuola di teatro a Jesi, che oltre ad essere completamente autofinanziata è giunta al suo ventisettesimo anno di esperienza. Dopo una permanenza “nomade” presso i locali delle Circoscrizioni e presso la Scuola media Federico II, dal 2000 le lezioni si svolgono in uno spazio “definitivo” molto originale: 280 mq a Jesi in via dell’Esino 13 che, grazie all’intervento di ingegneri, architetti, geometri, elettricisti e saldatori, da bottega di falegname è diventato “Bottega Teatrale”. Un bellissimo “limen” tra città e campagna, attrezzato come teatro con una capienza di circa 90 posti a sedere, e un’aula didattica per la Scuola TeatrOtello. A più di vent’anni dalla sua nascita, oggi la Scuola di Teatro è una solida realtà di formazione culturale e umana che trae alimento e gratificazione dalla qualità e dalla quantità dei risultati. Essa ha classi distinte per bambini ed adolescenti nel pomeriggio, giovani ed adulti la sera e ha una presenza capillare nelle scuole di ogni ordine e grado della Vallesina. Altre informazioni telefonando al 333\1600201 – 0731\202842, cocuje@ libero.it, facebook: Teatrotello.it A MOIE PRESENTATA LA NUOVA GUIDA DIDATTICA PER L’IRC I piccoli lo sguardo verso l’Oltre Cuori in festa domenica scorsa alla Biblioteca “La Fornace” di Moie. La guida didattica per l’Insegnamento della Religione Cattolica nella scuola dell’infanzia, per i tipi della casa editrice ELI, è stata presentata dallo staff completo degli autori. Laura Porfiri, insegnante e coordinatrice della scuola dell’infanzia “Pallavicino” di Moie, Rosita Roncaglia, insegnante e coordinatrice della scuola dell’infanzia “Aldo Moro” di Recanati e Diego Mecenero, teologo e giornalista. Agli autori va aggiunto il pedagogista e logopedista Eugenio Lampacrescia, presente come esperto. A scanso di equivoci Mecenero sgombra subito il campo da una possibile confusione: “L’insegnamento della religione cattolica ha a che fare con la capacità dell’essere umano di simbolizzare, con il gusto per la metafora come via per apprendere l’indicibile” e gli mette dentro il “guizzo dell’‘altro’”. “La fede è un’altra cosa!” Si tratta di “capacità ancestralmente profonde”, il cui affinamento “non può essere demandato ai diciotto anni”. Fin da piccoli si deve respirare il tessuto di MOIE: LA NUOVA PISCINA tradizioni simboliche, continua Mecenero, altrimenti il rischio è quello di non riuscire più a entrare in certe realtà. Altro passo. Di quale religione parliamo? Di quella che appartiene al proprio contesto antropologicoculturale. Nel nostro caso la religione cattolica. “Non si dà una scelta”. Piacevolmente spiazzante anche la frase di Laura Porfiri: “la religione cattolica non va insegnata, ma condivisa e sperimentata. Come si fa? Partendo dai momenti di vita quotidiana.” Rosita Roncaglia pone invece l’accento sull’azione didattica motivazionale: “in questa società di passioni tristi c’è bisogno di risvegliare le passioni felici”. Chiama poi in campo gli studi di Gardner sulle intelligenze multiple, che hanno tanto a che fare con la didattica. Illuminante anche Eugenio Lampacrescia. “Il 70% di coloro che stanno male e chiedono un aiuto psicologico”, dice, “ha in realtà perso il contatto con la dimensione spirituale.” Ecco perché l’educazione religiosa è così importante: essa risulta “fondamentale per costruire persone che siano integrate nella loro complessità.” La cosa che alla fine conta è ‘in-segnare’, cioè lasciare dentro un segno appassionato, continuano gli autori, che dall’istruzione della mente sappia passare alla sapienza del cuore. Il giro di presentazioni non si ferma qui. Il 10 ottobre alle 18 sarà il turno della scuola dell’infanzia “Aldo Moro” di Recanati. Marco Bevilacqua La nuova piscina intercomunale Palablu, realizzata da Cis Srl con il cofinanziamento del Comune di Maiolati Spontini, aprirà al pubblico sabato 27 settembre. Presso la sala conferenze CIS sono state illustrate le caratteristiche dell’impianto più moderno e funzionale della Vallesina. «Il costo complessivo è di 4,5 milioni di euro - afferma Sergio Cerioni presidente del Cis - e servirà oltre 17.000 famiglie dei 12 comuni soci oltre quelle provenienti da fuori. La prima fase con la vasca semiolimpionica è stata completata rispettando il budget previsto». 16 | attualità 28 settembre 2014 | Voce della Vallesina A CUPRAMONTANA DAL 2 AL 5 OTTOBRE HA REALIZZATO UNA TRADUZIONE PER UN CONVERTITORE La Sagra dell’Uva Sagra dell’Uva edizione 77°. A Cupramontana si rinnova l’appuntamento da giovedì 2 ottobre a domenica 5. Tra gli ospiti i grandi nomi della musica italiana, amati non solo dalle giovani generazioni. Ron, Tiromancino, Marta Sui Tubi e Modena City Rambles. Un accenno alla sagra è in programma sabato 27 settembre con un convegno alle 17 “L’Istituto Marchigiano di Tutela Vini tra presente e futuro: risultati, obiettivi, strategie” e le premiazioni dei vincitori del Premio Nazionale Etichetta D’Oro e della XII edizione del Medagliere Del Verdicchio. Giovedì 2 ottobre alle 19,30 la Banda Musicale di Cupramontana con la banda di Morro d’Alba e concerto finale dell’orchestra Andrea Catani in Apple Fabrizio e gli Accademia alle 21,30. Giorni con gli immancabili stand gastronomici e il verdicchio, ma giorni ricchi di spettacoli musicali, popolari e di tradizione, mostre ed eventi. Tra cui, fino al sabato Cupra Espone con prodotti artigianali e alimentari. Ogni giorno mostre fotografiche, tra cui quella a cura del circolo Carpe Diem. Gruppi folk come La Damigiana alle 18 il venerdì e il Massaccio sabato alle 17,30. Domenica alle 10 la Fondazione Amatori premia i migliori allevatori di bestiame, alle 15,30 sfilata dei carri allegorici. Il programma completo è consultabile anche dalla pagina internet www.sagradelluva.it I big della musica italiana si esibiranno da venerdì 3. Venerdì 3, ore 23:00, Modena City Ramblers; sabato 4, ore 21,30 Marta Sui Tubi e a seguire, ore 23, Tiromancino; domenica 5, ore 19,15, Ron in trio. I biglietti per assistere ai concerti sono acquistabili tramite il circuito CiaoTickets, sia online (www.ciaotickets.com) sia nei punti vendita e presentano una novità: l’acquisto in prevendita ha un prezzo inferiore rispetto all’acquisto in loco la sera del concerto. Modena City Ramblers: 10,00 in prevendita e 12,00 alla biglietteria di Cupra Montana la sera del concerto. Marta Sui Tubi e Tiromancino: 10,00 in prevendita e 12,00 alla biglietteria di Cupra Montana la sera dei concerti. Ron in trio: 6,00 in prevendita e 7,00 alla biglietteria di Cupra Montana la sera del concerto. Agnese Testadiferro SAN MARCELLO: IL BASKET JESINO SI ARRICCHISCE Scuola pallacanestro Taurus Sarà l’ex capitano dell’Aurora Basket Jesi, Alberto “Lupo” Rossini il responsabile della Scuola Pallacanestro Taurus, nuova ambiziosa realtà della palla a spicchi jesina. La Scuola Pallacanestro Taurus Jesi è nata poche settimane fa dalla collaborazione tra Wispone Taurus Basket Jesi e Unione Basket 2010 San Marcello, società dilettantistiche gestite da Stefano Fava e Alberto Rossini, e si pone come obiettivo fondamentale quello di valorizzare l’attività giovanile, coinvolgendo nel settore “young” i bambini e le bambine nati dal 2001 al 2009 e insegnando loro i sani valori dello sport. Rossini e Fava, volto noto del basket jesino, da alcuni anni stanno svolgendo un lavoro encomiabile su ragazzini e ragazzine di San Marcello, Belvedere, Monte San Vito e Morro d’Alba, sia dal punto di vista sportivo che umano, e adesso cercheranno di ripetere il successo dell’Unione Basket San Marcello. Un modo alternativo di fare sport, quello con la s maiuscola, ponendo i ragazzi al centro di un progetto davvero ambizioso e considerando squadra e società come un’unica grande famiglia, in cui i bambini possono crescere e migliorare settimana dopo settimana. Questi avranno anche la possibilità di assistere alle partite della squadra principale, ovvero la Wispone Taurus Basket che parteciperà al campionato regionale di serie D. Alberto Rossini e Stefano Fava possono partire già da una base solida, con tutti i ragazzi iscritti che prenderanno parte al campionato di categoria: i campionati maggiori saranno quelli dell’under 14 maschile e femminile e dell’Under 13 maschile. Per ogni info visitare il sito web www.taurusbasketjesi.it o scrivere a [email protected] Andrea Catani, 20 anni di Jesi, studente di Ingegneria Civile a Bologna, tra le menti del mondo Apple. Vert e Moovit sono le due app (applicazioni, cioè programmi per smartphone, tablet…) che hanno avuto un contributo importante dal giovane jesino appassionato dell’iPhone, lo smartphone della Apple, colosso americano fondato da Steve Jobs. Vert è stata premiata tra le migliori app utility dell’App Store e Andrea viene ufficialmente ringraziato nella sezione informativa del programma. Moovit è tra le prime app più utilizzate dell’App Store per la navigazione. Parliamo della prima app, Vert. È un’app di conversione di unità di misura e valuta. Non gradendo il fatto che fosse solo in inglese, ho scritto allo sviluppatore dell’app chiedendogli la possibilità di aiutarli nell’aggiornare l’app con testi in italiano. Lo sviluppatore si è meravigliato (essendoci molte cose da tradurre e scrivere) e ha accettato. Mi ha inviato tutti i documenti e le unità da tradurre e, avendo del tempo libero (in treno ad esempio) ho tradotto l’app. Lo sviluppatore una settimana fa, dopo avermi invitato al Beta Test (il test dell’app riservato agli sviluppatori per confermare che non ci siano problemi. È la Apple stessa che vuole questo test al fine di approvare e lanciare sul mercato il programma) ha lanciato l’app americano nominandomi tra gli utenti che hanno contribuito all’aggiornamento in diverse lingue. Una app che può servire a tutti, non solo agli studenti ad esempio! Vert è un’app per la conversione, ad esempio: ci sono le sezioni, PESO: ci saranno grammi, decagrammi, chili, oncie, libbre....e tu puoi trasformare e vedere ad esempio 5 chili a quante libbre corrispondono e viceversa. ci sono sezio- ni che vanno dalle unità di LUNGHEZZA, VOLUME, VALUTA, alle unità meno comuni come RADIOATTIVITA’, CORRENTE ELETTRICA, ENERGIA, PRESSIONE, fino ad altre unità come taglie dei vestiti (conversione tra misure americane e italiane..) o misure in cucina! Moovit, perché hai voluto dare il tuo contributo? Frequento l’Università a Bologna e Moovit non considerava minimamente la città! Questa app si occupa di trasporto pubblico. Segnala i tempi entro i quali arriveranno i pullman, le metro, i tram, i treni... Non essendoci Bologna, ma essendoci in città molti studenti che come me usufruiscono dei trasporti, ho deciso di chiedere allo sviluppatore inviando una mail (in inglese, come tutte le mail inviate anche allo sviluppatore dell’altra app) di poterlo aiutare. Grazie a me e altri utenti di Padova, Trieste, Trento, Taranto... l’app ha aggiunto molte nuove città. Sulla loro pagina fb (community moovit) ci sono anche io. Il lavoro qua è stato molto più impegnativo perché ho dovuto aggiungere moltissimi orari di tutte le linee e modificare i percorsi (molti erano sbagliati). circa 60 linee e 15 percorsi per linea. Hai altre proposte in attivo? Grazie a un’emittente Moovit italiano insieme ad altre persone sto cercando di convincere la TPER (Trasporto Passeggeri Emilia Romagna) a integrare i loro orari con l’app Moovit. Un augurio ad Andrea: di avere presto, con le conoscenze che grazie allo studio universitario sta immagazzinando, una app tutta sua e, magari, un giorno di sviluppare per la Vallesina qualcosa di interessante per il trasporto pubblico! Agnese Testadiferro ANGELI DI ROSORA: GOL 2014 DA LOCCIONI Gli universitari incontrano l’azienda Daniele Bartocci FABRIANO:progetto europeo per lo sviluppo rurale Identità dei Colli Esini A Fabriano presso la Sede della Comunità Montana dell’Esino Frasassi il 24 settembre sarà presentato il “TUR 2 - PROMOZIONE DEL TERRITORIO, DELLE TIPICITÀ E DEL TURISMO DEI COLLI ESINI NELL’ERA WEB 2.0”. Il progetto ha l’obiettivo di valorizzare il territorio dei Colli Esini Frasassi come destinazione turistica, con azioni di promozione e commercializzazione dell’offerta, iniziative artistico-culturali per potenziare l’attrattività del territorio e attività di comunicazione. Un progetto che punta a un salto di qualità nella capacità competitiva dell’offerta turistica, conferendo una identità forte e riconoscibile ad un territorio dalle straordinarie potenzialità, ricco di eccellenze ambientali, paesaggistiche e storico-artistiche. È cofinanziato dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, il progetto TUR 2 si colloca nel quadro delle strategie regionali sul turismo ed è sostenuto da un ampio partenariato che vede la Comunità Montana dell’Esino Frasassi nel ruolo di capofila. Presentati martedì 23 settembre i progetti realizzati da venti selezionati studenti delle facoltà di Economia e Commercio, Ingegneria, Scienze Agrarie e Scienze della Vita e dell’Ambiente che hanno partecipato alla terza edizione del progetto Grow on Loccioni (GOL). Il primo progetto di carattere multidisciplinare in Italia che mette in sinergia il mondo universitario con il mondo aziendale. Promotore il Prorettore della Univpm Gian Luca Gregori che da tre anni accademici coinvolge gli studenti facendoli entrare nell’azienda della Vallesina che da oltre quaranta anni guarda al futuro. Presenti alla giornata finale la famiglia Loccioni al completo, i venti studenti, i collaboratori interni e esterni, il referente del progetto Fabrizio Pieralisi, il Magnifico Rettore Univpm Sauro Longhi, il Pro Rettore Univpm Gian Luca Gregori, Direttore Facoltà di Ingegneria Dario Amodio, Direttore del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente Paolo Mariani. a.t.