AINA ONLUS Associazione Italiana Nomadi dell’Amore Le ultime notizie C i sono ad oggi 62 bambini nel villaggio: se ne sono aggiunti 13 da Novembre. Alcuni dei nuovi bambini sono Fides Ngugi (9 anni), Nessy Kanjiru (3 anni), Florence Gakij (9 mesi), Bridget Kageni (3 anni), Valentine Nuirote (9 anni) and Fridah Gauchi (8 mesi). è la prima volta che nel villaggio ci sono tanti piccoli sotto ad un anno: questo ha comportato non solo un maggiore impegno delle house-mothers (le donne che si occupano della gestione quotidiana dei bambini, delle vere e proprie mamme a tutto tondo) ma anche la necessità di equipaggiarsi con culle, biberon, giocattoli per neonati, etc. è comunque una fonte di meraviglia e sorpresa vedere come i bambini più grandi si occupino spontaneamente dei più piccoli: i bebè che sono arrivati da poco tempo hanno subito trovato un sacco di braccia amorose ed affettuose ad accoglierli e coccolarli. C’è stato un attacco di malaria nel villaggio e molti bambini hanno dovuto essere ricoverati nel piccolo ospedale di Tigana (a 10 km di distanza): questo implica doverli portare lì e spesso andarli a prendere qualche giorno dopo. Questo sistema non ci piace molto perchè i bambini rimangono da soli in ospedale e devono anche affrontare il (seppur breve) viaggio. Stiamo cominciando a pensare a delle soluzioni alternative: una potrebbe essere quella di costruire nel terreno che abbiamo appena acquistato un piccolo presidio sanitario con un medico, aperto anche ai locali. Chi è il responsabile del villaggio? C armine, che si era occupato di tutta la fase di progettazione e costruzione del villaggio, ci ha lasciato ed è andato in America Latina per vivere esperienze diverse. Gli siamo molto grati per la grande generosità con la quale ha lavorato e per l’impulso che ha dato affinché il progetto andasse in porto. Gli auguriamo di trovare soddisfazione e altrettanto coinvolgimento nel suo nuovo lavoro. Dalla fine di Novembre c’è una nuova persona responsabile per il villaggio: non gli è servito molto L’angolo dei volontari In questi primi dieci mesi di attività dall’inaugurazione (Aprile 2010) si sono succeduti al villaggio tanti volontari. Si sono alternati circa 30 volontari: ognuno ha portato lì qualcosa di sé, ognuno ne è tornato con la sensazione di appartenere anche a questa piccola comunità di bimbi e con il desiderio, quindi, di poterla aiutare. Alcuni volontari si sono occupati della nursery e dei materiali ludici e didattici per i bambini; medici e infermieri volontari hanno portato le loro competenze scientifiche; gli agronomi hanno fatto un sopralluogo e migliorato l’andamento della nostra piccola fattoria; qualcuno è andato per insegnare: chi l’inglese, chi lo yoga, chi la matematica. Tutti sono andati pensando di dare, tutti sono tornati con la chiara consapevolezza di quanto avevano invece ricevuto. Potete leggere nel nostro sito (www.aina-onlus. it) le testimonianze e i racconti che i volontari hanno fatto di questa esperienza. tempo per farsi amici tutti i piccoli e per orientarsi nell’oraganizzazione della grande famiglia. Marek è polacco ma ha lavorato per più di venti anni in Africa. è stato il responsabile di un grande centro per bambini portatori di handicap ed ha quindi sia l’esperienza che la professionalità per poterci aiutare con il nostro progetto. Oltre al polacco che è la sua lingua madre, Marek parla senza alcun problema l’inglese, lo swahili e l’italiano: le sue lingue lo aiuteranno a comunicare con i bambini e con le istituzioni kenyote, nonchè con i responsabili italiani dell’Aina. Marek Un’altra soluzione potrebbe essere quella di implementare e migliorare le risorse locali, ad esempio unendo i nostri sforzi a quelli della piccola clinica che già esiste presso il vicino centro di Father Francis per i ragazzi di strada. Potremmo sobbarcarci i costi di una infermiera o di un medico per i pomeriggi in modo tale da poter usufruire dei servizi che loro offrono la mattina. Luciano, un volontario che sarà a Nchiru a Marzo, esperto di presidi sanitari, si è impegnato a studiare quale potrebbe essere la migliore soluzione per i nostri bisogni. Vi faremo presto sapere cosa si deciderà: avremo certamente bisogno di aiuto e sostegno in caso dovessimo finanziare un nuovo professionista presso il centro. www.aina-onlus.it Alcuni numeri dal villaGgio 1-il grande albero di avocado nel nostro cortile centrale 8-mesi; quelli dell’ospite più piccola: Fridah 12-anni; quelli dell’ospite più grande: Betty Kinya 25-le galline del nostro pollaio 50-dollari al mese per la manutenzione della sorgente 95-il numero di uova che usiamo a settimana 225-chili di fagioli che usiamo al mese 800-dollari: il costo di due mesi di benzina per il generatore, nostra unica fonte di elettricità! ha una bambina piccola che vive a Nairobi: come papà non solo sa capire i bisogni dei piccoli ma sa bene come voler loro bene e come farsi apprezzare! In questi pochi mesi che Marek ha vissuto al villaggio molti progetti sono stati completati e nuovi sono iniziati. Siamo stati molto fortunati ad averlo incontrato! Auguri, Marek! L’acqua e gli elefanti U n piccolo ma essenziale progetto è stato da poco portato a termine con il prezioso aiuto dei volontari. Dopo un complesso lavoro e con la curiosa collaborazione dei lavoratori della shamba siamo riusciti a portare a termine un’operazione essenziale per il rifornimento di acqua nel villaggio: sono servite varie settimane di impegno e la collaborazione di molte persone per avere finalmente un pozzo! è collocato nella shamba, vicino al ruscello e da lì pompa l’acqua attraverso un sistema di filtraggio di base. Dal pozzo l’acqua raggiunge le cisterne nel villaggio. Recentemente è stato aggiunto anche un semplice sistema di irrigazione che fa uso dell’acqua del pozzo. Dal momento che spesso ci sono periodi di scarsità nei quali l’acqua piovana e quella che arriva dalla sorgente non ci sono sufficenti, il pozzo è chiaramente fondamentale. Di solito, infatti, l’acqua arriva al villaggio da una sorgente vicina attraverso l’impianto idrico: succede però frequentemente che gli elefanti che si abbeverano alla stessa sorgente intasino le condutture scalciando fango nell’acqua. Il villaggio allora rimane all’asciutto finchè qualcuno non attraversa la foresta per arrivare alla sorgente e pulire i filtri. Questa “spedizione” a volte rischia di essere un’avventura visto che l’incontro con gli elefanti è piuttosto frequente. Abbiamo provato ad usare il metodo tradizionale di piantare cipolle per tener lontani gli elefanti ma non abbiamo avuto molto successo. Potete vedere qui qualche foto di una “spedizione” recente e dei lavori di costruzione del pozzo. Il nostro angelo custode notturno S i chiama Samuel e vive, con la moglie e i suoi sei bambini, in una casetta appena fuori della recinzione del nostro villaggio. Il bambino più piccolo è nato a Gennaio. Samuel e sua moglie vengono da Amboseli, a sud del Monte Kenya: sono una tipica famiglia Masai. Samuel è molto orgoglioso delle sue origini e della sua appartenenza ad una nobile tradizione di guerrieri. Molto spesso, sia durante il giorno che di notte, quando è al lavoro, lo si vede abbigliato con gli abiti tradizionali dei Masai. Il suo compito, infatti, è quello di occuparsi della sicurezza notturna del villaggio: di notte lo si può osservare pattugliare con passo felpato la recinzione del villaggio alla luce della torcia. Samuel è un personaggio imponente e rassicurante capace di scacciare ogni preoccupazione notturna. Anche se la sua cultura Masai gli imporrebbe di non andare a scuola perchè ciò pone un problema alla loro identità tribale, Samuel ha deciso di studiare e sta infatti frequentando la scuola superiore con l’obiettivo di diventare il primo avvocato Masai. Qualche parola Una torta per il nostro Primo Compleanno l 30 Aprile 2011 il villaggio ‘Nchiru ha iniziato a in swahili per voi famiglia dell’AINA di ‘Nchiru celebrare la Messa. Sia I Ecco qualcune delle parole che usiamo al villaggio e che normalmente non traduciamo in italiano perchè tutti le usano così. Anche voi, quindi, dovete imparare a riconoscerle... ha compiuto 1 anno! Ci sono stati grandi e allegri festeggiamenti e tante persone sono venute a celebrare con noi. I bambini erano tutti in “alta uniforme” per l’occasione (cioè nei loro vestitini da festa) e hanno partecipato emozionati e un po’ sperduti ad una giornata carica di eventi e di persone. Da Roma è arrivata una bella delegazione composta da Vicky e sua mamma, Magda, Elena, Marilena, Luciano, Claudio, Joana. Da Nairobi ci hanno raggiunto l’ Hon. Dr. Kilemi Mwiria, Assistente del Ministro del distretto di Tigania West, il suo assistente personale Mr. Kimathi, il Commissario del Distretto Mr. Jeremiah Ratunka Ole Kikua, l’Ufficiale del Distretto Sanitario, il Comandante di Polizia di Nchiru, il Rappresentante della RWANJWEE PRIMARY SCHOOL, il presidente di ARIA, Mr. Moses Muriuki, il Cancelliere di ARIA e vari altri responsabili delle politiche del territorio; hanno partecipato da Meru e da ‘Nchiru varie autorità e dalle missioni vicine sono venuti molti religiosi di varie congregazioni. In tutto ci è parso di contare 400 persone! Alle 11 Father Francis Limo Riwa della chiesa cattolica Santa Rita di perché era un’occasione particolarmente importante, sia perché questo è lo stile locale, la Messa è stata arricchita e inframmezzata da balli, canti dei bambini e vari discorsi: è durata complessivamente tre ore. Dopo la messa ci sono stati ancora altri discorsi, dai più ufficiali ai meno, ma davvero tanti hanno sentito di voler celebrare con noi questo momento, di ringraziare per il lavoro fatto e di augurare il meglio per il futuro. La premiazione dei dieci bambini che avevano conseguito i migliori risultati scolastici è stato il momento più commovente: Marek aveva un premio per ognuno di loro! è seguito un grande pranzo dislocato in vari locali data la numerosità degli ospiti: carne con verdure, riso, ugali, pollo con fagioli, patate dolci, maiale in salsa di verdure e chapati a volontà sono stati serviti con abbondanza e generosità. Le “autorità” hanno mangiato nel refettorio; per i più giovani, invece, erano allestiti dei tavoli all’aperto Andare a scuola a ‘Nchiru Progetto salute: sviluppi house mothers – sono le donne che si occupano dei bambini; madri loro stesse, lo sono in più anche per questi bambini del villaggio, molti dei quali sono orfani. Vengono da paesini vicini a Nchiru ma vivono con i nostri bambini nella stessa grande casa, mangiano e giocano con loro, si occupano delle loro medicine come del momento di andare a letto, seguendoli nella routine quotidiana come delle vere mamme. Shamba – fa parte della villaggio ed è la piccola azienda agricola che dovrebbe dare da mangiare a tutti i nostri ospiti. Nursery – è la casa nella quale abitano i bambini più piccoli, quelli che non vanno ancora a scuola (fino a 6 anni). I bambini da tre a cinque anni hanno adesso una nuova maestra: Priscilla Kainda Kirimbi. La maestra è con i bambini tutti i giorni, dalle 9 alle 16 per fare con loro tutte le normali attività di stimolo e di risveglio adatte a questa fascia di età. I bambini più grandi, invece, continuano ad andare alla scuola locale, quella di ‘Nchiru, la RWANJWEE PRIMARY SCHOOL. Certo, le difficoltà sono tante: dal doversi svegliare molto presto la mattina per raggiungere a piedi la scuola, alla mancanza di pavimenti nelle classi, dalla frequente assenza degli insegnanti ad una qualità di insegnamento che spesso desidereremmo migliore. I bambini non si lamentano e, anzi, molti di loro hanno dei buoni risultati. Cominciamo però a pensare che vorremmo un luogo più stimolante e attento ai loro bisogni. Abbiamo chiesto ai bambini più grandi quali parole avrebbero voluto insegnarvi. Eccovi le prime: Hujambo! - ciao, buongiorno, come stai? Asanteni - grazie a tutti Sema pole pole - parla lentamente! Shamba - la fattoria Ndovu - elefante Tutaonana - a presto! Karibu - avanti, benvenuto! Jina lako nani? - come ti chiami? Jina langu… - mi chiamo... Mtoto - bambino hakuna matata – tutto apposto, nessun problema Haraka – velocemente! Asante sana! - grazie! ...e un po’ delle nostre parole S tiamo andando avanti con il progetto per il nostro presidio sanitario: già sono state fatte le fondamenta sul terreno adiacente al villaggio e la squadra è al lavoro per iniziare la costruzione dell’edificio. Il medico Luciano Aragona, responsabile del progetto, sta pensando non solo a come allestire i locali e a come gestire i piccoli malati, ma anche ad impiantare un progetto più ampio che faccia uso di nuove tecnologie. Luciano vorrebbe infatti che il presidio sia al centro di un largo progetto di telemedicina in contatto con realtà ospedaliere e professionali in Italia. All’inizio, il progetto sarà rivolto solo ai Bimbi del Meriggio, ma in tempi lunghi sarà esteso anche alle altre realtà che operano intorno a noi (ad esempio ai ragazzi del Villaggio di Father Francis) e alla comunità locale. Un medico italiano di recente pensio- e nei locali del dormitory. Cucinare per così tante persone ha richiesto un’attenta e complessa organizzazione: è stato necessario richiedere l’aiuto di dieci persone e si è cominciato a lavorare ben tre giorni prima. I praticelli del grande spazio centrale erano verdi (l’erba ormai è cresciuta dappertutto) e tutte le piante (incluse le rose) erano in fiore: il nostro villaggio ha dato il meglio di sé. Alla fine della giornata tutti erano esausti. Però era comune in ognuno un senso di grande emozione e di soddisfazione non solo per una giornata ben riuscita ma per un anno di lavoro e di impegno i cui risultati sono apprezzati da tanti. namento, Nicola Samà, si è reso disponibile a risiedere a titolo gratuito presso il villaggio e garantire, quindi, con la sua presenza un collegamento costante con Luciano e l’equipe medica italiana. Questo permetterà ai bambini sia di ricevere cure mediche immediate e attente, sia di evitare i lunghi tempi dei trasferimenti verso l’ospedale o le degenze lontane dalla loro “casa”. Nel frattempo, comunque, abbiamo deciso di sottoscrivere un’assicurazione medica (200 euro al mese) per coprire i costi dei vari ricoveri di cui ci facciamo regolarmente carico. Dalla cucina del nostro villaggio N ella grande cucina del villaggio si alterna ai fornelli una squadra di tre persone: un cuoco di nome Isaac Murithi e due cuoche, Teresa Mwendwa e Makena. Hanno il compito fondamentale di preparare, ogni giorno, un centinaio di pasti: a parte i tre pasti principali della mattina, del mezzogiorno e della sera per i bambini e per il personale tutto, ci sono – solo per i bambini – anche le merende a metà mattina e metà pomeriggio. La presenza di queste tre persone è dunque garanzia non solo di stomaci pieni ma anche di buon umore. Cucinano generalmente piatti tradizionali africani, della cucina swahili, ma si sono lasciate insegnare dai vari volontari di passaggio anche altri piatti stranieri. Le abbiamo viste alla presa con gli “spaghetti al ragù” e con la “pizza margherita” (che hanno destato sorpresa e divertimento anche tra i bambini) e sappiamo che – anche quando sono soli - si fanno tentare dal ripetere questi piatti. Teresa Mwendwa lavora e abita nel villaggio-famiglia Bimbi del Meriggio fin dalla sua apertura. è felice di vivere e di lavorare in questo contesto: le piace cucinare, le piace stare con i bambini, va d’accordo con tutto il personale. è una persona radiosa, soddisfatta e felice di poter mettere ogni giorno a tavola qualcosa di buono. Il piatto che preferisce preparare è il riso con piselli, ma quello che preferisce mangiare è il purea di patate. Le abbiamo detto che c’è allora un legame forte tra la cucina italiana e quella kenyota, rappresentato dal piatto veneto dei “risi e bisi”, ma non l’abbiamo fatta ridere. Teresa ha una figlia di tre anni, che vive con la nonna e gli zii mentre la mamma è al lavoro: proprio perché ha una bambina piccola come tanti dei bambini del villaggio, Teresa sa apprezzare la bellezza e l’allegria degli ospiti del villaggio e li adora. Loro anche, amano Teresa: li abbiamo visti piangere ogni volta che si allontana per qualche giorno per tornare a casa sua. Teresa, come mamma, sa anche quanto sia difficile convivere con la paura che i bambini possano ammalarsi e soffrire. Teresa e Makena ci offrono per una ricetta che utilizzano almeno quattro volte alla settimana. è la ricetta per fare i chapati, una sorta di panino che si cuoce in padella e si accompagna ad ogni tipo di minestra. Il chapati in realtà è un pane tipico indiano, ma le specialità swahili – della costa del Kenya e anche dell’interno – riflettono i contatti che il paese ha avuto con i mercanti arabi e con altri popoli che commerciavano sulle rotte dell’Oceano Indiano. Oramai però in Kenya il chapati è divenuto un piatto tradizionale. Ingredienti Servono farina, uova, zucchero, sale, margarina, latte, acqua calda. D tattare Attilio per definire il resto: il suo numero è 333.7994907 e la sua e-mail è ulisseattilio@libero. it. Tra Febbraio e Marzo sono stati al villaggio Valentina, Clelia, Elsa, Tonino e Giulio. Avevano già esperienze di volontariato in Burkina Faso e hanno voluto dare a noi il loro contributo, quest’anno, dopo averci cercato e scoperto nella rete di internet. Valentina e Clelia, infermiere entrambe, si sono occupate della formazione delle house-mothers e di seguire i bambini. Tonino e Giulio hanno partecipato alla preparazione delle fondamenta del nuovo edificio per il presidio sanitario e offerto le loro competenze specifiche per migliorare le colture nella shamba. Martina e Leonardo sono stati da gennaio a aprile. Martina si Per la prossima Newsletter Makena e Teresa ci proporranno la ricetta delle “sambusa”: una sorta di frittelle ripiene di carne o verdura. Metodo -mescolare un cucchiaino da tè di zucchero ed uno di sale -aggiungere due cucchiai di margarina -aggiungere 4 uova e lavorare l’impasto -aggiungere gradualmente un chi- L’angolo dei volontari a Gennaio a Marzo è stato al villaggio AINA il fotografo Attilio Ulisse. Ha scattato migliaia di fotografie, tutte – a nostro parere - magnifiche e ne ha poi scelte una ventina per una mostra fotografica che si è tenuta ad Acquapendente il 14 e 15 Maggio dalla quale sono stati già ricavati 1250 euro. La bellezza delle fotografie di Attilio ci ha però anche aiutato ad illustrare e a dare colore al nostro nuovo sito che sarà online tra poco. Chi non ha avuto la possibilità di andare alla mostra ma vorrebbe poter comprare una delle riproduzioni (60x90cm) delle splendide foto di Attilio (ed aiutarci così un’altra volta) lo può ancora fare. Basta guardare le foto sul sito www.attilioulisse.com, scegliere e poi con- lo di farina e mescolare bene -aggiungere acqua tiepida e latte in modo tale da farne risultare un impasto morbido -lasciare riposare l’impasto al fresco per 30 minuti -dividere l’impasto in piccole palline e stendere con il mattarello fino ad un’altezza di pochi mm -cucinare ogni sfoglia ottenuta in una padella leggermente unta è occupata prevalentemente dei bambini per i quali ci sono sempre mille cose da fare: dall’accompagnamento in ospedale al mantenimento dei rapporti con le scuole. Leonardo si è scontrato con le difficoltà di trovare una soluzione al problema degli elefanti che abbeverandosi alla sorgente sporcano con il fango le tubature. La burocrazia, la complessità delle soluzioni tecniche, la necessità di garantire accesso all’acqua anche a loro, gli hanno (e ci hanno) impedito di avere per adesso acqua limpida. Leonardo ha raccolto le storie che Joseph racconta ai suoi bambini quando vanno a letto: tradotte in inglese e italiano e illustrate dai Bambini del Meriggio saranno presto disponibili in un delizioso libretto. Sessantanove Sono ad oggi (Giugno 2011) sessantacinque i bambini ospitati nel villaggio: l’ultima arrivata è Jelida Kathambi, di cinque anni. La piccola Rachel, invece, che era arrivata da noi a soli tre mesi, è stata trasferita in un altro centro di accoglienza. Può accadere che, nei loro primi due anni di vita, i bambini infettati alla nascita si positivizzino. Così è successo a Rachel: è risultata negativa agli ultimi test di HIV e ha quindi potuto lasciare I bimbi del Meriggio. Questa è una bellissima notizia e ci rende felici sapere in buona salute questa deliziosa bimbetta, anche se è stato triste vederla andare via. Balli e giochi, zanzare e pesci S i sono avvicendati in questi mesi tanti attivi volontari e - grazie al loro impegno - sono stati portati a termine molti piccoli ma essenziali progetti. Le finestre di quasi tutte le case sono ora dotate di zanzariere: Stefano, che si è occupato di questo progetto, è anche riuscito ad insegnare al nostro falegname come terminare il lavoro. Stefano, che è anche un appassionato di balli latino-americani, ha introdotto i nostri bambini al divertimento e alle acrobazie di queste danze. La grande sala della mensa è stata abbellita da un murale che ralle- gra i bimbi più piccoli con disegni di animali; Silvia, la giovane autrice di questi “affreschi”, ha prodotto un murale anche per la classe dei più grandi: li stimola alla lettura e alla riflessione con pensieri di personaggi famosi. Un gruppo di maestre (Antonella, June, Annalisa..) si sono dedicate alla formazione delle house mothers dei bimbi del nido, introducendo una serie di giochi di gruppo e di attività di risveglio e stimolo delle abilità motorie e sensoriali. La grande vasca costruita nella shamba per l’allevamento di pesci, è ora non solo completata ma anche popolata da circa 1000 larve di Tilapia, un pesce comune in Africa e nel Medio-Oriente (dove è chiamato “pesce San Pietro”). è un pesce molto nutriente e a cre- scita rapida: presto avremo non solo la possibilità di dare pesce da mangiare ai bambini, ma avremo anche pesce da rivendere sul mercato, ampliando così le nostre entrate e quindi la possibilità di portare avanti nuovi progetti. Il presidio sanitario S iamo molto orgogliosi di essere andati tanto avanti, e tanto rapidamente! Grazie ai fondi raccolti con il progetto “Ridiamo l’oro all’Africa” (www. ridiamoloroallafrica.com) e grazie al contributo generoso di “March to the top” abbiamo potuto fare passi da gigante: come ben potete vedere, c’è ormai già il tetto! Nei prossimi mesi ci dedicheremo agli interni (intonaco, piastrelle, pavimentazione, arredamento, attrezzature sanitarie) e speriamo di poter inaugurare il presidio a Febbraio. Luciano, il responsabile del progetto, ha già indicato quali sono le attrezzature di base (microscopio, piccolo laboratorio per le analisi, sterilizzatore, ferri chirurgici, frigorifero per i medicinali...) e noi abbiamo dato inizio alla raccolta fondi per fornire il presidio di tutto ciò che può servire. Luciano ha anche dato via alla costruzione di una rete di scambi e contatti con i piccoli e medi centri medici che operano nella nostra zona: in condizioni di tanta difficoltà potersi aiutare a vicenda e poter condividere le risorse è fondamentale. Nicola, il “medico residente” ha già fatto il suo primo sopralluogo nel villaggio ed è tornato entusiasta della gente, dei bambini, del luogo e del lavoro che lo aspetta. Ora è in Italia per le varie incombenze burocratiche ma non vede l’ora di rientrare a ‘Nchiru. Il presidio sanitario si trova a sinistra del cancello di entrata, sul Ci ha raccontato V elentine ha dieci anni e vive nel nostro villaggio da quando è aperto. Valentine frequenta la sesta classe ed è sempre così attenta a scuola che prende spesso qualche premio. A scuola, la sua materia preferita è la matematica. I suoi genitori sono entrambi morti quando era molto piccola. Ha un fratello ed una sorella, ma non abitano qui con lei. Valentine sa di essere sieropositiva ma spera di poter guarire. Si dice felice di vivere in questo villaggio dove ci sono persone che le vogliono bene e che si prendono cura di lei. Quando le abbiamo chiesto quale è il suo cibo preferito ha risposto: la verdura! E il gioco preferito? Il calcio! Da grande vorrebbe poter terreno che abbiamo comprato un anno fa. Si tratta di un lungo edificio rettangolare che ospiterà, nella parte adiacente alla strada, il presidio sanitario (in modo tale L’angolo dei volontari essere un chirurgo. Valentine saluta tutti “gli amici italiani e americani dell’aina” ma vorrebbe mandare a Martina un saluto particolare perchè si fermava sempre a giocare con lei. O ltre ai volontari che abbiamo già menzionato, nei mesi estivi sono stati al villaggio anche Roberta, Sara, Greta, Michele, Annarita e Valerio. Valerio ha vissuto per più di due mesi al villaggio: non solo si è occupato di raccogliere le lettere per gli sponsors e creare insieme ai bam- l’Aina, che hanno sostenuto questo progetto fin dalla sua nascita, si impegneranno a farci conoscere anche negli U.S.A e ad aiutarci con regolarità. Sono venuti in visita ad Agosto per vedere i progressi fatti, trovare i bambini (molti dei quali conoscono già da tanto tempo) e conoscere Marek. Settantottesima L a settantottesima bambina che è arrivata a Settembre nel villaggio è Mary Wanjiku, di 11 anni. Nei mesi dell’estate sono anche arrivate Teresia (9 anni), Linda (7), Benjamin (2), Nicholas (3), Cynthia (3), Glory (4) e Agnes (6). C’è stato certo un grand da fare per le housemothers della nursery in questi mesi: stiamo già pensando a cercarne una nuova per garantire che ogni bambino possa essere ben seguito e che le house mothers non siano sotto troppa pressione. Nuovi numeri 10 - i maialini nati a Settembre nella nostra piccola fattoria 30 – i salvadanai con le informazioni sul villaggio AINA che Marek ha avuto la geniale idea di distribuire nelle banche e nei centri commerciali di Meru e Nairobi e che hanno dato buon frutto 48 - i chili di farina che un benefattore indiano ci ha portato in che, nel futuro, sia accessibile dalla strada per la comunità locale) e, nella parte volta verso l’interno del nostro villaggio, un dormitorio per i maschietti. regalo ad Agosto 77 – le paia di scarpe arrivate in dono da un gruppo di avvocati che ci sono vicini e che ci aiutano 92 – i chili di fagiolini, cresciuti con i consigli dei volontari siciliani, raccolti alla fine della stagione: molti sono stati mangiati, ma molti sono stati anche venduti! bini le cartoline per Natale, ma ha dimostrato una grande attenzione e sensibilità nei loro confronti dei bambini. Ha dato attenzione al gioco con tutti e offerto la sua preziosa compagnia quando alcuni di loro sono stati ricoverati in ospedale. Dall’america sono venuti Barbara March con il marito Roy ed i loro amici. Gli “americani” amici del-