AINA
ONLUS
Associazione Italiana Nomadi dell’Amore
Le ultime notizie
C
i sono ad oggi 62 bambini nel villaggio: se
ne sono aggiunti 13 da
Novembre. Alcuni dei
nuovi bambini sono Fides Ngugi (9 anni), Nessy Kanjiru
(3 anni), Florence Gakij (9 mesi),
Bridget Kageni (3 anni), Valentine
Nuirote (9 anni) and Fridah Gauchi
(8 mesi). è la prima volta che nel
villaggio ci sono tanti piccoli sotto
ad un anno: questo ha comportato
non solo un maggiore impegno delle house-mothers (le donne che si
occupano della gestione quotidiana
dei bambini, delle vere e proprie
mamme a tutto tondo) ma anche
la necessità di equipaggiarsi con
culle, biberon, giocattoli per neonati, etc. è comunque una fonte di
meraviglia e sorpresa vedere come
i bambini più grandi si occupino
spontaneamente dei più piccoli:
i bebè che sono arrivati da poco
tempo hanno subito trovato un sacco di braccia amorose ed affettuose
ad accoglierli e coccolarli.
C’è stato un attacco di malaria nel
villaggio e molti bambini hanno
dovuto essere ricoverati nel piccolo ospedale di Tigana (a 10 km
di distanza): questo implica doverli
portare lì e spesso andarli a prendere qualche giorno dopo. Questo
sistema non ci piace molto perchè i
bambini rimangono da soli in ospedale e devono anche affrontare il
(seppur breve) viaggio. Stiamo cominciando a pensare a delle soluzioni alternative: una potrebbe essere quella di costruire nel terreno
che abbiamo appena acquistato
un piccolo presidio sanitario con
un medico, aperto anche ai locali.
Chi è il responsabile del villaggio?
C
armine, che si era occupato di tutta la fase di
progettazione e costruzione del villaggio, ci ha
lasciato ed è andato in
America Latina per vivere esperienze diverse. Gli siamo molto
grati per la grande generosità con
la quale ha lavorato e per l’impulso che ha dato affinché il progetto
andasse in porto. Gli auguriamo di
trovare soddisfazione e altrettanto coinvolgimento nel suo nuovo
lavoro.
Dalla fine di Novembre c’è una
nuova persona responsabile per
il villaggio: non gli è servito molto
L’angolo
dei volontari
In questi primi dieci mesi di attività dall’inaugurazione (Aprile
2010) si sono succeduti al villaggio tanti volontari. Si sono alternati circa 30 volontari: ognuno ha
portato lì qualcosa di sé, ognuno
ne è tornato con la sensazione
di appartenere anche a questa
piccola comunità di bimbi e con
il desiderio, quindi, di poterla
aiutare. Alcuni volontari si sono
occupati della nursery e dei materiali ludici e didattici per i bambini; medici e infermieri volontari
hanno portato le loro competenze
scientifiche; gli agronomi hanno
fatto un sopralluogo e migliorato l’andamento della nostra piccola fattoria; qualcuno è andato
per insegnare: chi l’inglese, chi
lo yoga, chi la matematica. Tutti sono andati pensando di dare,
tutti sono tornati con la chiara
consapevolezza di quanto avevano invece ricevuto. Potete leggere
nel nostro sito (www.aina-onlus.
it) le testimonianze e i racconti
che i volontari hanno fatto di questa esperienza.
tempo per farsi amici tutti i piccoli
e per orientarsi nell’oraganizzazione della grande famiglia. Marek
è polacco ma ha lavorato per più
di venti anni in Africa. è stato il
responsabile di un grande centro
per bambini portatori di handicap
ed ha quindi sia l’esperienza che
la professionalità per poterci aiutare con il nostro progetto. Oltre al
polacco che è la sua lingua madre,
Marek parla senza alcun problema
l’inglese, lo swahili e l’italiano: le
sue lingue lo aiuteranno a comunicare con i bambini e con le istituzioni kenyote, nonchè con i responsabili italiani dell’Aina. Marek
Un’altra soluzione potrebbe essere
quella di implementare e migliorare le risorse locali, ad esempio
unendo i nostri sforzi a quelli della
piccola clinica che già esiste presso il vicino centro di Father Francis
per i ragazzi di strada. Potremmo
sobbarcarci i costi di una infermiera o di un medico per i pomeriggi
in modo tale da poter usufruire dei
servizi che loro offrono la mattina.
Luciano, un volontario che sarà a
Nchiru a Marzo, esperto di presidi
sanitari, si è impegnato a studiare
quale potrebbe essere la migliore
soluzione per i nostri bisogni. Vi faremo presto sapere cosa si deciderà: avremo certamente bisogno di
aiuto e sostegno in caso dovessimo
finanziare un nuovo professionista
presso il centro.
www.aina-onlus.it
Alcuni numeri
dal villaGgio
1-il grande albero di avocado
nel nostro cortile centrale
8-mesi; quelli dell’ospite più
piccola: Fridah
12-anni; quelli dell’ospite più
grande: Betty Kinya
25-le galline del nostro pollaio
50-dollari al mese per la manutenzione della sorgente
95-il numero di uova che usiamo a settimana
225-chili di fagioli che usiamo
al mese
800-dollari: il costo di due
mesi di benzina per il generatore, nostra unica fonte di
elettricità!
ha una bambina piccola che vive a Nairobi:
come papà non solo sa
capire i bisogni dei piccoli ma sa bene come
voler loro bene e come
farsi apprezzare! In
questi pochi mesi che
Marek ha vissuto al
villaggio molti progetti
sono stati completati
e nuovi sono iniziati.
Siamo stati molto fortunati ad averlo incontrato! Auguri, Marek!
L’acqua e gli elefanti
U
n piccolo ma essenziale progetto è stato da
poco portato a termine
con il prezioso aiuto
dei volontari. Dopo un
complesso lavoro e con la curiosa
collaborazione dei lavoratori della
shamba siamo riusciti a portare a
termine un’operazione essenziale
per il rifornimento di acqua nel
villaggio: sono servite varie settimane di impegno e la collaborazione di molte persone per avere
finalmente un pozzo! è collocato
nella shamba, vicino al ruscello
e da lì pompa l’acqua attraverso un
sistema di filtraggio
di base. Dal pozzo
l’acqua raggiunge le
cisterne nel villaggio. Recentemente
è stato aggiunto anche un semplice sistema di irrigazione
che fa uso dell’acqua del pozzo. Dal
momento che spesso ci sono periodi
di scarsità nei quali
l’acqua
piovana
e quella che
arriva dalla sorgente
non ci sono sufficenti,
il pozzo è chiaramente fondamentale. Di
solito, infatti, l’acqua
arriva al villaggio da
una sorgente vicina
attraverso l’impianto
idrico: succede però
frequentemente che
gli elefanti che si abbeverano alla stessa
sorgente intasino le
condutture scalciando fango nell’acqua. Il
villaggio allora rimane all’asciutto
finchè qualcuno non attraversa la
foresta per arrivare alla sorgente
e pulire i filtri. Questa “spedizione” a volte rischia di essere un’avventura visto che l’incontro con gli
elefanti è piuttosto frequente. Abbiamo provato ad usare il metodo
tradizionale di piantare cipolle per
tener lontani gli elefanti ma non
abbiamo avuto molto successo.
Potete vedere qui qualche foto di
una “spedizione” recente e dei lavori di costruzione del pozzo.
Il nostro angelo custode notturno
S
i chiama Samuel e vive,
con la moglie e i suoi
sei bambini, in una casetta appena fuori della
recinzione del nostro
villaggio. Il bambino più piccolo è
nato a Gennaio. Samuel e sua moglie vengono da Amboseli, a sud
del Monte Kenya: sono una tipica
famiglia Masai. Samuel è molto
orgoglioso delle sue origini e della sua appartenenza ad una nobile tradizione di guerrieri. Molto
spesso, sia durante il giorno che di
notte, quando è al lavoro, lo si vede
abbigliato con gli abiti tradizionali
dei Masai. Il suo compito, infatti, è
quello di occuparsi della sicurezza
notturna del villaggio: di notte lo
si può osservare pattugliare con
passo felpato la recinzione del
villaggio alla luce della torcia. Samuel è un personaggio imponente
e rassicurante capace di scacciare ogni preoccupazione notturna.
Anche se la sua cultura Masai gli
imporrebbe di non andare a scuola
perchè ciò pone un problema alla
loro identità
tribale,
Samuel ha deciso di studiare
e sta infatti
frequentando
la scuola superiore
con
l’obiettivo di
diventare
il
primo avvocato Masai.
Qualche parola Una torta per il nostro Primo Compleanno
l 30 Aprile 2011 il villaggio
‘Nchiru ha iniziato a
in swahili per voi
famiglia dell’AINA di ‘Nchiru celebrare la Messa. Sia
I
Ecco qualcune delle parole che
usiamo al villaggio e che normalmente non traduciamo in
italiano perchè tutti le usano
così. Anche voi, quindi, dovete
imparare a riconoscerle...
ha compiuto 1 anno! Ci sono
stati grandi e allegri festeggiamenti e tante persone sono
venute a celebrare con noi. I bambini erano tutti in “alta uniforme” per
l’occasione (cioè nei loro vestitini da
festa) e hanno partecipato emozionati e un po’ sperduti ad una giornata carica di eventi e di persone.
Da Roma è arrivata una bella delegazione composta da Vicky e sua
mamma, Magda, Elena, Marilena,
Luciano, Claudio, Joana. Da Nairobi
ci hanno raggiunto l’ Hon. Dr. Kilemi Mwiria, Assistente del Ministro
del distretto di Tigania West, il suo
assistente personale Mr. Kimathi,
il Commissario del Distretto Mr.
Jeremiah Ratunka Ole Kikua,
l’Ufficiale del Distretto Sanitario, il
Comandante di Polizia di Nchiru, il
Rappresentante della RWANJWEE
PRIMARY SCHOOL, il presidente di
ARIA, Mr. Moses Muriuki, il Cancelliere di ARIA e vari altri responsabili
delle politiche del territorio; hanno
partecipato da Meru e da ‘Nchiru
varie autorità e dalle missioni vicine
sono venuti molti religiosi di varie
congregazioni. In tutto ci è parso di
contare 400 persone!
Alle 11 Father Francis Limo Riwa
della chiesa cattolica Santa Rita di
perché era un’occasione
particolarmente
importante, sia perché
questo è lo stile locale,
la Messa è stata arricchita e inframmezzata da balli, canti dei
bambini e vari discorsi:
è durata complessivamente tre ore. Dopo
la messa ci sono stati
ancora altri discorsi,
dai più ufficiali ai meno,
ma davvero tanti hanno
sentito di voler celebrare con noi
questo momento, di ringraziare per
il lavoro fatto e di augurare il meglio per il futuro. La premiazione dei
dieci bambini che avevano conseguito i migliori risultati scolastici è
stato il momento più commovente:
Marek aveva un premio per ognuno
di loro!
è seguito un grande pranzo dislocato in vari locali data la numerosità degli ospiti: carne con verdure,
riso, ugali, pollo con fagioli, patate
dolci, maiale in salsa di verdure
e chapati a volontà sono stati serviti con abbondanza e generosità.
Le “autorità” hanno mangiato nel
refettorio; per i più giovani, invece,
erano allestiti dei tavoli all’aperto
Andare a scuola
a ‘Nchiru
Progetto salute: sviluppi
house mothers – sono le donne
che si occupano dei bambini;
madri loro stesse, lo sono in più
anche per questi bambini del
villaggio, molti dei quali sono
orfani. Vengono da paesini vicini
a Nchiru ma vivono con i nostri
bambini nella stessa grande
casa, mangiano e giocano con
loro, si occupano delle loro
medicine come del momento di
andare a letto, seguendoli nella
routine quotidiana come delle
vere mamme.
Shamba – fa parte della villaggio
ed è la piccola azienda agricola
che dovrebbe dare da mangiare
a tutti i nostri ospiti.
Nursery – è la casa nella quale abitano i bambini più piccoli,
quelli che non vanno ancora a
scuola (fino a 6 anni).
I bambini da tre a cinque anni hanno
adesso una nuova maestra: Priscilla Kainda Kirimbi. La maestra è con
i bambini tutti i giorni, dalle 9 alle
16 per fare con loro tutte le normali attività di stimolo e di risveglio
adatte a questa fascia di età.
I bambini più grandi, invece, continuano ad andare alla scuola locale,
quella di ‘Nchiru, la RWANJWEE
PRIMARY SCHOOL. Certo, le difficoltà sono tante: dal doversi svegliare molto presto la mattina per
raggiungere a piedi la scuola, alla
mancanza di pavimenti nelle classi,
dalla frequente assenza degli insegnanti ad una qualità di insegnamento che spesso desidereremmo
migliore. I bambini non si lamentano e, anzi, molti di loro hanno dei
buoni risultati. Cominciamo però
a pensare che vorremmo un luogo più stimolante e attento ai loro
bisogni.
Abbiamo chiesto ai bambini più
grandi quali parole avrebbero
voluto insegnarvi. Eccovi le prime:
Hujambo! - ciao, buongiorno,
come stai?
Asanteni - grazie a tutti
Sema pole pole - parla lentamente!
Shamba - la fattoria
Ndovu - elefante
Tutaonana - a presto!
Karibu - avanti, benvenuto!
Jina lako nani? - come ti chiami?
Jina langu… - mi chiamo...
Mtoto - bambino
hakuna matata – tutto apposto,
nessun problema
Haraka – velocemente!
Asante sana! - grazie!
...e un po’ delle
nostre parole
S
tiamo andando avanti
con il progetto per il nostro presidio sanitario:
già sono state fatte le
fondamenta sul terreno
adiacente al villaggio e la squadra
è al lavoro per iniziare la costruzione dell’edificio. Il medico Luciano Aragona, responsabile del
progetto, sta pensando non solo
a come allestire i locali e a come
gestire i piccoli malati, ma anche
ad impiantare un progetto più ampio che faccia uso di nuove tecnologie. Luciano vorrebbe infatti che
il presidio sia al centro di un largo
progetto di telemedicina in contatto con realtà ospedaliere e professionali in Italia. All’inizio, il progetto sarà rivolto solo ai Bimbi del
Meriggio, ma in tempi lunghi sarà
esteso anche alle altre realtà che
operano intorno a noi (ad esempio
ai ragazzi del Villaggio di Father
Francis) e alla comunità locale. Un
medico italiano di recente pensio-
e nei locali del dormitory. Cucinare
per così tante persone ha richiesto
un’attenta e complessa organizzazione: è stato necessario richiedere l’aiuto di dieci persone e si è
cominciato a lavorare ben tre giorni
prima.
I praticelli del grande spazio centrale erano verdi (l’erba ormai è
cresciuta dappertutto) e tutte le piante (incluse le rose) erano in fiore:
il nostro villaggio ha dato il meglio
di sé. Alla fine della giornata tutti
erano esausti. Però era comune in
ognuno un senso di grande emozione e di soddisfazione non solo per
una giornata ben riuscita ma per un
anno di lavoro e di impegno i cui risultati sono apprezzati da tanti.
namento, Nicola Samà, si è reso
disponibile a risiedere a titolo gratuito presso il villaggio e garantire,
quindi, con la sua presenza un collegamento costante con Luciano
e l’equipe medica italiana. Questo
permetterà ai bambini sia di ricevere cure mediche immediate e attente, sia di evitare i lunghi tempi
dei trasferimenti verso l’ospedale
o le degenze lontane dalla loro
“casa”. Nel frattempo, comunque,
abbiamo deciso di sottoscrivere
un’assicurazione medica (200 euro
al mese) per coprire i costi dei vari
ricoveri di cui ci facciamo regolarmente carico.
Dalla cucina del nostro villaggio
N
ella grande cucina del
villaggio si alterna ai
fornelli una squadra di
tre persone: un cuoco
di nome Isaac Murithi
e due cuoche, Teresa Mwendwa e
Makena. Hanno il compito fondamentale di preparare, ogni giorno,
un centinaio di pasti: a parte i tre
pasti principali della mattina, del
mezzogiorno e della sera per i
bambini e per il personale tutto, ci
sono – solo per i bambini – anche
le merende a metà mattina e metà
pomeriggio. La presenza di queste
tre persone è dunque garanzia non
solo di stomaci pieni ma anche di
buon umore. Cucinano generalmente piatti tradizionali africani,
della cucina swahili, ma si sono lasciate insegnare dai vari volontari
di passaggio anche altri piatti stranieri. Le abbiamo viste alla presa
con gli “spaghetti al ragù” e con la
“pizza margherita” (che hanno destato sorpresa e divertimento anche tra i bambini) e sappiamo che
– anche quando sono soli - si fanno
tentare dal ripetere questi piatti.
Teresa Mwendwa lavora e abita
nel villaggio-famiglia Bimbi del
Meriggio fin dalla sua apertura. è
felice di vivere e di lavorare in questo contesto: le piace cucinare, le
piace stare con i bambini, va d’accordo con tutto il personale. è una
persona radiosa, soddisfatta e felice di poter mettere ogni giorno a
tavola qualcosa di buono. Il piatto
che preferisce preparare è il riso
con piselli, ma quello che preferisce mangiare è il purea di patate.
Le abbiamo detto che c’è allora un
legame forte tra la cucina italiana
e quella kenyota, rappresentato
dal piatto veneto dei “risi e bisi”,
ma non l’abbiamo fatta ridere.
Teresa ha una figlia di tre anni, che
vive con la nonna e gli zii mentre la
mamma è al lavoro: proprio perché ha una bambina piccola come
tanti dei bambini del villaggio, Teresa sa apprezzare la bellezza e
l’allegria degli ospiti del villaggio e
li adora. Loro anche, amano Teresa: li abbiamo visti piangere ogni
volta che si allontana per qualche
giorno per tornare a casa sua.
Teresa, come mamma, sa anche
quanto sia difficile convivere con
la paura che i bambini possano
ammalarsi e soffrire.
Teresa e Makena ci offrono per
una ricetta che utilizzano almeno
quattro volte alla settimana. è la
ricetta per fare i chapati, una sorta
di panino che si cuoce in padella
e si accompagna ad ogni tipo di
minestra. Il chapati in realtà è un
pane tipico indiano, ma le specialità swahili – della costa del Kenya
e anche dell’interno – riflettono i
contatti che il paese ha avuto con
i mercanti arabi e con altri popoli che commerciavano sulle rotte
dell’Oceano Indiano. Oramai però
in Kenya il chapati è divenuto un
piatto tradizionale.
Ingredienti
Servono farina, uova, zucchero,
sale, margarina, latte, acqua calda.
D
tattare Attilio per definire il resto:
il suo numero è 333.7994907 e la
sua e-mail è ulisseattilio@libero.
it.
Tra Febbraio e Marzo sono stati
al villaggio Valentina, Clelia, Elsa,
Tonino e Giulio. Avevano già esperienze di volontariato in Burkina
Faso e hanno voluto dare a noi il
loro contributo, quest’anno, dopo
averci cercato e scoperto nella
rete di internet. Valentina e Clelia,
infermiere entrambe, si sono occupate della formazione delle house-mothers e di seguire i bambini.
Tonino e Giulio hanno partecipato
alla preparazione delle fondamenta del nuovo edificio per il presidio
sanitario e offerto le loro competenze specifiche per migliorare le
colture nella shamba.
Martina e Leonardo sono stati da gennaio a aprile. Martina si
Per la prossima Newsletter Makena e Teresa ci proporranno la ricetta delle “sambusa”: una sorta
di frittelle ripiene di carne o verdura.
Metodo
-mescolare un cucchiaino
da tè di zucchero ed uno di
sale
-aggiungere due cucchiai di
margarina
-aggiungere 4 uova e lavorare
l’impasto
-aggiungere gradualmente un chi-
L’angolo dei volontari
a Gennaio a Marzo è
stato al villaggio AINA
il fotografo Attilio Ulisse.
Ha scattato migliaia di
fotografie, tutte – a nostro parere
- magnifiche e ne ha poi scelte una
ventina per una mostra fotografica
che si è tenuta ad Acquapendente
il 14 e 15 Maggio dalla quale sono
stati già ricavati 1250 euro. La bellezza delle fotografie di Attilio ci ha
però anche aiutato ad illustrare e
a dare colore al nostro nuovo sito
che sarà online tra poco. Chi non
ha avuto la possibilità di andare
alla mostra ma vorrebbe poter
comprare una delle riproduzioni
(60x90cm) delle splendide foto di
Attilio (ed aiutarci così un’altra
volta) lo può ancora fare. Basta
guardare le foto sul sito www.attilioulisse.com, scegliere e poi con-
lo di farina e mescolare bene
-aggiungere acqua tiepida e latte
in modo tale da farne risultare un
impasto morbido
-lasciare riposare l’impasto al fresco per 30 minuti
-dividere l’impasto in piccole palline e stendere con il mattarello fino
ad un’altezza di pochi mm
-cucinare ogni sfoglia ottenuta in
una padella leggermente unta
è occupata prevalentemente dei
bambini per i quali ci sono sempre mille cose da fare: dall’accompagnamento in ospedale al
mantenimento dei rapporti con le
scuole. Leonardo si è scontrato
con le difficoltà di trovare una soluzione al problema degli elefanti
che abbeverandosi alla sorgente
sporcano con il fango le tubature.
La burocrazia, la complessità delle soluzioni tecniche, la necessità
di garantire accesso all’acqua anche a loro, gli hanno (e ci hanno)
impedito di avere per adesso acqua limpida. Leonardo ha raccolto
le storie che Joseph racconta ai
suoi bambini quando vanno a letto: tradotte in inglese e italiano e
illustrate dai Bambini del Meriggio
saranno presto disponibili in un
delizioso libretto.
Sessantanove
Sono ad oggi (Giugno 2011) sessantacinque i bambini ospitati
nel villaggio: l’ultima arrivata è
Jelida Kathambi, di cinque anni.
La piccola Rachel, invece, che
era arrivata da noi a soli tre
mesi, è stata trasferita in un altro centro di accoglienza.
Può accadere che, nei loro primi
due anni di vita, i bambini infettati alla nascita si positivizzino.
Così è successo a Rachel: è risultata negativa agli ultimi test
di HIV e ha quindi potuto lasciare I bimbi del Meriggio. Questa
è una bellissima notizia e ci
rende felici sapere in buona salute questa deliziosa bimbetta,
anche se è stato triste vederla
andare via.
Balli e giochi, zanzare e pesci
S
i sono avvicendati in
questi mesi tanti attivi
volontari e - grazie al
loro impegno - sono stati portati a termine molti
piccoli ma essenziali progetti.
Le finestre di quasi tutte le case
sono ora dotate di zanzariere: Stefano, che si è occupato di questo
progetto, è anche riuscito ad insegnare al nostro falegname come
terminare il lavoro. Stefano, che è
anche un appassionato di balli latino-americani, ha introdotto i nostri bambini al divertimento e alle
acrobazie di queste danze.
La grande sala della mensa è stata
abbellita da un murale che ralle-
gra i bimbi più piccoli con disegni
di animali; Silvia, la giovane autrice di questi “affreschi”, ha prodotto un murale anche per la classe
dei più grandi: li stimola alla lettura e alla riflessione con pensieri di
personaggi famosi.
Un gruppo di maestre (Antonella,
June, Annalisa..) si sono dedicate alla formazione delle house
mothers dei bimbi del nido, introducendo una serie di giochi
di gruppo e di attività di risveglio
e stimolo delle abilità motorie e
sensoriali.
La grande vasca costruita nella
shamba per l’allevamento di pesci, è ora non solo completata ma
anche popolata da circa 1000 larve di Tilapia, un pesce comune in
Africa e nel Medio-Oriente (dove
è chiamato “pesce San Pietro”). è
un pesce molto nutriente e a cre-
scita rapida: presto avremo non
solo la possibilità di dare pesce
da mangiare ai bambini, ma avremo anche pesce da rivendere sul
mercato, ampliando così le nostre
entrate e quindi la possibilità di
portare avanti nuovi progetti.
Il presidio sanitario
S
iamo molto orgogliosi
di essere andati tanto
avanti, e tanto rapidamente! Grazie ai fondi
raccolti con il progetto
“Ridiamo l’oro all’Africa” (www.
ridiamoloroallafrica.com) e grazie
al contributo generoso di “March
to the top” abbiamo potuto fare
passi da gigante: come ben potete
vedere, c’è ormai già il tetto!
Nei prossimi mesi ci dedicheremo
agli interni (intonaco, piastrelle,
pavimentazione, arredamento, attrezzature sanitarie) e speriamo di
poter inaugurare il presidio a Febbraio. Luciano, il responsabile del
progetto, ha già indicato quali sono
le attrezzature di base (microscopio, piccolo laboratorio per le analisi, sterilizzatore, ferri chirurgici,
frigorifero per i medicinali...) e noi
abbiamo dato inizio alla raccolta
fondi per fornire il presidio di tutto ciò che può servire. Luciano ha
anche dato via alla costruzione di
una rete di scambi e contatti con
i piccoli e medi centri medici che
operano nella nostra zona: in condizioni di tanta difficoltà potersi
aiutare a vicenda e poter condividere le risorse è fondamentale.
Nicola, il “medico residente” ha
già fatto il suo primo sopralluogo
nel villaggio ed è tornato entusiasta della gente, dei bambini, del
luogo e del lavoro che lo aspetta.
Ora è in Italia per le varie incombenze burocratiche ma non vede
l’ora di rientrare a ‘Nchiru.
Il presidio sanitario si trova a sinistra del cancello di entrata, sul
Ci ha raccontato
V
elentine ha dieci anni e
vive nel nostro villaggio
da quando è aperto. Valentine frequenta la sesta classe ed è sempre
così attenta a scuola che prende
spesso qualche premio. A scuola,
la sua materia preferita è la matematica.
I suoi genitori sono entrambi
morti quando era molto piccola.
Ha un fratello ed una sorella, ma
non abitano qui con lei. Valentine
sa di essere sieropositiva ma spera di poter guarire. Si dice felice
di vivere in questo villaggio dove
ci sono persone che le vogliono
bene e che si prendono cura di lei.
Quando le abbiamo chiesto quale
è il suo cibo preferito ha risposto:
la verdura! E il gioco preferito? Il
calcio! Da grande vorrebbe poter
terreno che abbiamo comprato
un anno fa. Si tratta di un lungo
edificio rettangolare che ospiterà,
nella parte adiacente alla strada,
il presidio sanitario (in modo tale
L’angolo dei volontari
essere un chirurgo. Valentine
saluta tutti “gli amici italiani e
americani dell’aina” ma vorrebbe mandare a Martina un saluto
particolare perchè si fermava
sempre a giocare con lei.
O
ltre ai volontari che abbiamo già menzionato,
nei mesi estivi sono
stati al villaggio anche
Roberta, Sara, Greta,
Michele, Annarita e Valerio. Valerio ha vissuto per più di due mesi
al villaggio: non solo si è occupato di raccogliere le lettere per gli
sponsors e creare insieme ai bam-
l’Aina, che hanno sostenuto questo progetto fin dalla sua nascita,
si impegneranno a farci conoscere
anche negli U.S.A e ad aiutarci con
regolarità. Sono venuti in visita ad
Agosto per vedere i progressi fatti,
trovare i bambini (molti dei quali
conoscono già da tanto tempo) e
conoscere Marek.
Settantottesima
L
a settantottesima bambina che è arrivata a
Settembre nel villaggio
è Mary Wanjiku, di 11
anni. Nei mesi dell’estate sono anche arrivate Teresia (9
anni), Linda (7), Benjamin (2), Nicholas (3), Cynthia (3), Glory (4) e
Agnes (6). C’è stato certo un grand
da fare per le housemothers della
nursery in questi mesi: stiamo già
pensando a cercarne una nuova
per garantire che ogni bambino
possa essere ben seguito e che
le house mothers non siano sotto
troppa pressione.
Nuovi numeri
10 - i maialini nati a Settembre
nella nostra piccola fattoria
30 – i salvadanai con le informazioni sul villaggio AINA che
Marek ha avuto la geniale idea
di distribuire nelle banche e nei
centri commerciali di Meru e
Nairobi e che hanno dato buon
frutto
48 - i chili di farina che un benefattore indiano ci ha portato in
che, nel futuro, sia accessibile dalla strada per la comunità locale) e,
nella parte volta verso l’interno
del nostro villaggio, un dormitorio
per i maschietti.
regalo ad Agosto
77 – le paia di scarpe arrivate in
dono da un gruppo di avvocati
che ci sono vicini e che ci aiutano
92 – i chili di fagiolini, cresciuti
con i consigli dei volontari siciliani, raccolti alla fine della
stagione: molti sono stati mangiati, ma molti sono stati anche
venduti!
bini le cartoline per Natale, ma ha
dimostrato una grande attenzione
e sensibilità nei loro confronti dei
bambini. Ha dato attenzione al gioco con tutti e offerto la sua preziosa compagnia quando alcuni di loro
sono stati ricoverati in ospedale.
Dall’america sono venuti Barbara
March con il marito Roy ed i loro
amici. Gli “americani” amici del-
Scarica

aina onlus - Riviera Oggi