Un Progetto per la Coesione Sociale
“dare voce a chi non ne ha”
Relazione Conclusiva
Indice
A. Premessa
pag.
3
B. I partner del Progetto
pag.
5
C. Le attività svolte
pag.
7
a.
La prima fase
pag.
7
b.
La seconda fase
pag.
8
D. La raccolta fondi
pag.
31
E. Il bilancio economico complessivo
pag.
32
F. Azioni di informazione e pubblicità
pag.
34
G. L‟impatto sociale. Risultati del Progetto
pag.
38
pag.
43
APPENDICE:
Atti del convegno sulla Coesione sociale
1
La presente relazione conclusiva è stata redatta dalla Consulta delle
Organizzazioni di Volontariato di Ostiglia, capofila del Progetto
“dare voce a chi non ne ha”
ed approvata nella riunione del Consiglio esecutivo del 11.08.2010
Ostiglia, agosto 2010
Riprodotto in proprio mediante fotocopiatura da Consulta Organizzazioni del Volontariato – Ostiglia
Via Vittorio Veneto, 35
2
A. PREMESSA.
Ostiglia, piccolo centro della Bassa mantovana, vede operare sul proprio
territorio un numero elevato di Organizzazioni di Volontariato: segno di
grande vitalità nel campo dell‟azione solidale ma anche indice di
frazionamento e di piccole dimensioni delle stesse associazioni.
Da pochi anni, per iniziativa di numerose di tali organizzazioni, è stata
formata la Consulta, con il compito di aiutare, sostenere, aggregare,
rappresentare le forze del Volontariato presenti sul territorio.
Quando, nell‟autunno del 2008, è stato pubblicato il Bando proposto dalla
Fondazione Cariplo, dal Coordinamento regionale dei CSV Lombardi e
dal Comitato di gestione del fondo speciale per il Volontariato con tema:
“La Coesione sociale”, la Consulta si è interrogata sulle proprie capacità
per poter concorrere a tale ambizioso compito. Solo la possibilità di
formare una rete estesa di partner avrebbe garantito la presenza di
risorse sufficienti, pertanto la prima azione è stata rivolta alle
organizzazioni operanti sul territorio, agli Enti ed alle Istituzioni: tale
azione è risultata feconda oltre ogni previsione, ottenendo subito
l‟adesione di ben sedici organizzazioni (altre due si sono successivamente aggregate). Si è potuto così formulare un progetto teso a rimuovere,
per quanto possibile, gli ostacoli per una corretta partecipazione alla vita
sociale, in particolare delle fasce di popolazione che presentano caratteri
di maggiore fragilità e sono meno presenti nella vita della comunità.
Ci siamo orientati verso quella Coesione che gli studiosi di sociologia
definiscono “micro/media”: la vita familiare, nel quartiere, nell‟ambito del
comune, che – anche ad Ostiglia – presenta ormai alcuni segni di
degrado e ostacoli di non facile superamento.
Il Progetto, al quale è stato dato il nome “dare voce a chi non ne ha” è
stato giudicato positivamente dalla commissione incaricata ed è stato
finanziato dal fondo speciale della CARIPLO.
Le attività sono state avviate dal settembre 2009 e si sono protratte per un
anno, fino all‟agosto del 2010.
Il percorso è stato suddiviso in due tappe.
Il primo passo è stato quello di organizzare una ricerca sul territorio
comunale per individuare le situazioni di maggiore problematicità, i punti
di eccellenza esistenti e le lacune da colmare. Per tale indagine ci siamo
avvalsi dell‟autorevole aiuto del prof. Maurizio Ambrosini, docente presso
il Dipartimento di Studi Sociali e Politici dell‟Università di Milano e del prof.
Sergio Splendore, ricercatore presso il medesimo Dipartimento.
3
L‟indagine si è sviluppata tramite quindici interviste condotte, su schemi
preordinati dal prof. Splendore, dalla giovane laureanda in Sociologia
Giorgia Losi che ha registrato e trascritto integralmente circa 20 ore di
conversazione con operatori nei vari campi di interesse.
Il prof. Splendore ha potuto così stendere una corposa relazione
indicando gli aspetti precipui della situazione ostigliese, evidenziando le
situazioni meritevoli di interventi e quelle che già trovano soluzioni ben
strutturate e di notevole livello.
Sulla base di tale lavoro, i partner hanno discusso e deciso le linee di
azione specifiche da sviluppare a partire dal novembre 2009 e nel corso
dei primi otto mesi del 2010.
Il rapporto relativo alla prima fase è stato pubblicato a cura della Consulta
in un libretto che costituisce un documento di riferimento anche per le
Istituzioni e per gli altri Enti che operano nel campo del sociale. In
appendice a tale pubblicazione sono state inserite informazioni aggiornate
sulla situazione demografica ed economica del nostro territorio, nonché
sulle azioni in atto da parte delle Istituzioni.
I risultati del lavoro di ricerca e le linee operative conseguenti sono stati
presentati in una pubblica riunione il 6 marzo 2010.
Nel frattempo, come si è detto, sono state avviate le azioni previste in
modo generale nel Progetto e più puntualmente definite alla luce dei
risultati dell‟indagine sociologica compiuta.
Si tratta di molteplici filoni di attività che hanno interessato praticamente
tutte le situazioni “deboli”, quelle cioè che per motivi culturali, economici,
psico-fisici, ecc. pongono ostacoli ad un numero non irrilevante di persone
per una vita sociale paritaria e dignitosa.
Alla fine, si contano ben ventitré iniziative: una mole di attività veramente
imponente e complessa che si è potuto realizzare grazie all‟importante
finanziamento ottenuto dalla Fondazione CARIPLO, all‟ottimo successo
della ricerca fondi avviata localmente e perseguita tenacemente durante
l‟arco delle attività ed all‟impegno dei numerosi partner, associazioni,
istituzioni ed enti che hanno svolto, ciascuno nei propri specifici campi di
azione, un lavoro di grande rilievo. La Consulta ha seguito tutte le varie
attività coordinandole e sostenendo l‟onere non indifferente dell‟amministrazione del budget, secondo le regole indicate dal bando.
Possiamo dire che il nostro Progetto ha superato le inevitabili difficoltà,
dovute anche alla scarsa esperienza di lavoro in rete ed alla fine è
addirittura cresciuto, superando anche le più ottimistiche previsioni.
Per questo corre l‟obbligo di ringraziare tutti i partecipanti.
4
B. I PARTNER DEL PROGETTO.
La rete costituitasi per la realizzazione del Progetto era fin dall‟inizio
formata da un numero elevato di partner: sei “percipienti” ed undici “non
percipienti”. Nel prosieguo tale numero si è ampliato avendo aderito altri
due Enti (“non percipienti”).
Capofila
(percipiente)
Partner
percipiente
Consulta delle Organizzazioni di
Volontariato – Ostiglia
ARCOBALENO – ONLUS.
L‟Arcobaleno
“
AUSER – ONLUS - delegazione di
Ostiglia
“
Centro L. Leoni – ONLUS
“
Namaste – ONLUS
“
Pier Giorgio Frassati - ANSPI
Partner
non percipiente
ANFFAS – ONLUS - delegazione di
Ostiglia
“
ASL – Consultorio familiare (*)
“
Azienda Ospedaliera Carlo Poma –
Dipartimento di Salute Mentale – UOP
28 Ospedale di Pieve.
“
Casa di riposo – Fondazione G.
Belfanti.
5
Partner
non percipiente
Circolo Scacchistico di Ostiglia.
“
Comune di Ostiglia.
“
Fondazione ANT - Onlus - delegazione
di Mirandola – Sezione di Ostiglia.
“
Istituto Statale Professionale “G.
Greggiati” (*)
“
Lions Club Ostiglia.
“
Orizzonti.
“
Parrocchia di Ostiglia.
“
Pro Loco Ostiglia.
“
Ufficio di Piano Distretto Destra
Secchia.
(*) partner non percipienti che sono
Progetto.
entrati a far parte della rete nel corso del
La rete che si è costituita per la formulazione e la realizzazione del
Progetto, estesa ad un numero elevato di partner, caratterizzati da
esperienze e compiti molto variegati, è risultata il punto di forza del
Progetto stesso e contemporaneamente ha comportato la necessità di
uno sforzo di coordinamento, coesione e mediazione veramente
impegnativo. Tale compito, assunto dalla Consulta delle Organizzazioni
di Volontariato, è stato assolto con efficacia ed ha consentito di
completare un numero straordinario di attività nell‟ambito delle aree
critiche individuate con l‟indagine iniziale.
6
C. LE ATTIVITÀ SVOLTE.
a. La Prima fase
Le interviste. Il rapporto del prof. Splendore.
Consulta delle Organizzazioni di Volontariato
Ostiglia
Come accennato in premessa. La prima fase è
stata caratterizzata da un approfondito lavoro di
Un progetto per la
preparazione, svolto con la supervisione e la
coesione sociale
partecipazione di un docente (il prof. Maurizio
“dare voce a chi non ne ha”
Ambrosini) e di un ricercatore (il prof. Sergio
Splendore) del Dipartimento di Studi Sociali e
Politici dell‟Università di Milano e con numerose
interviste effettuate a cura di Giorgia Losi. I risultati
di tale ricerca sono stati pubblicati in un libretto
intitolato “Un progetto per la coesione sociale”
riprodotto in 100 copie a cura della Consulta, con il
contributo della Agenzia Generale di Ostiglia del Gruppo SAI – Fondiaria.
A tale pubblicazione si rimanda per approfondire i temi trattati e le
evidenze rilevate nel corso della ricerca. Tra queste, in particolare, viene
citata la necessità di affrontare con mezzi appropriati l‟impatto
dell‟immigrazione, al fine di prevenire incomprensioni, sospetti, preclusioni
da parte della popolazione. Sono pure indicati i punti di forza del
volontariato locale che, come del resto si afferma costantemente nelle
recenti opere di natura sociologica scritte sull‟argomento, costituisce una
delle componenti essenziali per la costruzione di una coesione sociale e
per l‟attenuazione degli ostacoli che sempre più la rendono problematica
nella nostra società frammentata.
Tra le attività sostenute con maggiore disponibilità di mezzi e di volontari
dal numeroso mondo delle associazioni operanti ad Ostiglia, nello studio
vengono indicati: le iniziative a favore delle persone anziane ed a quelle
con handicap, l‟aiuto alle persone in difficoltà economica, le iniziative per
la pace sociale. Anche su queste direttrici, pur già caratterizzate da
importanti attività, occorre ancora lavorare per colmare i bisogni, anche
tenendo conto della crescente difficoltà delle Istituzioni preposte al loro
soddisfacimento di disporre di risorse adeguate per garantire alle frange
che ne sono colpite un tenore di vita sociale dignitoso.
Il costo complessivo della Prima fase è stato di 2.477,98 €. (2.323,60 per
prestazioni professionali di terzi, 154,38 per altre spese).
Relazione sulla Prima Fase
Finanziato tramite il Bando Volontariato 2008
7
b.
La Seconda fase.
Nella seconda fase, si è dato corso ad un elevato numero di attività
tendenti ad intervenire prioritariamente nei campi evidenziati nella ricerca
della prima fase come i più meritevoli di attenzione, coerentemente alle
risorse umane, organizzative e finanziarie disponibili. Per quest‟ultimo
aspetto, occorre osservare l‟impegno posto dalla Consulta e dalla
Associazione P.G. Frassati – ANSPI nel ricercare contributi economici da
persone locali e dal mondo dell‟industria, del commercio e del terziario.
Particolarmente significativa la somma messa a disposizione dalla
Società E-ON, proprietaria della locale centrale termoelettrica che, come
già per altri casi, ha voluto ancora una volta dimostrare la propria
sensibilità per la popolazione locale.
Come già accennato in premessa, il grande numero dei partner aderenti
al progetto (19), ed il vasto raggio di competenze nelle varie discipline di
aiuto in cui il volontariato locale opera hanno consentito di avviare un
numero particolarmente elevato (ben 23 attività) di azioni tese a
rimuovere gli ostacoli per la coesione sociale.
Le varie iniziative presentano caratteristiche molto diverse le une dalle
altre, sia per la durata (alcune si sono realizzate in una giornata, altre
sono proseguite per mesi) o per il numero di partner partecipanti alle
singole attività: in alcuni casi l‟azione è stata condotta da due o tre
organizzazioni, in altri vi hanno partecipato molte delle 19 complessive.
Anche le persone beneficiarie variano da pochissime decine (è il caso, ad
es., di alcuni corsi) ad alcune centinaia (la manifestazione durante la festa
del volontariato, la festa per la fine dell‟anno scolastico, ecc.).
Nella seguente descrizione si è cercato di esporre in modo omogeneo e
sintetico i punti caratterizzanti delle numerose attività che sono state
svolte nel periodo novembre 2009 – agosto 2010 e che hanno nel loro
insieme costituito la così detta Seconda fase (o fase esecutiva) del
Progetto. Nella presentazione si è cercato di seguire l‟ordine cronologico,
con riferimento alla data di inizio delle singole attività.
Le spese attribuite nel seguito alle singole attività si riferiscono alle quote
a carico del Progetto. In molti casi, altre spese sono state sostenute dai
singoli partner che vi hanno provveduto con risorse proprie. Si noti che
alcune spese (in particolare: pubblicità, materiali di consumo, altre spese
gestionali) non sempre sono attribuibili ad una singola attività e sono
pertanto rilevabili solo nella contabilità complessiva (v. pag. 32).
8
1. Sostegno scolastico ai bambini immigrati e non.
a) Scopi: L‟iniziativa, già sperimentata in
altri anni scolastici a cura dell‟Associazione Pier Giorgio Frassati, tende ad
attenuare le difficoltà di inserimento
scolastico e lo scarso rendimento che ne
consegue di ragazzi in gran parte
stranieri e a ricostituire un gruppo unito tra questi e gli altri studenti.
b) Partner gestore, altri partner coinvolti: L‟iniziativa è stata ideata e
gestita dall‟Associazione P.G. Frassati, in particolare dal gruppo
insegnanti volontari che opera nel suo ambito. I locali per lo
svolgimento dell‟attività sono gestiti dalla P.G. Frassati che li utilizza
in base ad un comodato con la Parrocchia, proprietaria degli stessi
che ne sostiene i costi di funzionamento (riscaldamento, luce,
acqua, rifiuti, pulizie, materiali di consumo, ecc.) ed alla quale la
P.G. Frassati corrisponde periodicamente quanto è in grado di
raccogliere per le spese di gestione.
c) Periodo di svolgimento: L‟attività di doposcuola è iniziata fin dal
giorno 5 ottobre 2009 ed è proseguita fino al 17 dicembre 2009
(inizio della pausa natalizia). Ripresa regolarmente l‟11 gennaio
2010 per concludersi il 20 maggio 2010 con una piccola festa di
chiusura. Complessivamente sono state svolte 87 lezioni da 1,5 ore
cad. per gli scolari delle elementari ed altrettante per gli studenti
delle medie.
d) Impegno di volontari: Hanno prestato la loro attività
complessivamente 13 insegnanti volontari: 4 per i bambini delle
elementari e 9 per quelli delle medie. La presenza media è stata di
4 insegnanti per giornata. L‟ impegno complessivo è stato di circa
500 ore-uomo.
e) Tipologia e numero beneficiari:
Complessivamente hanno
frequentato il doposcuola 10 scolari delle elementari (7 stranieri, 3
italiani) e 14 studenti delle medie (9 stranieri e 5 italiani). Nel
periodo in questione, ogni ragazzo ha potuto fruire di 130 ore di
lezione.
f) Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Per l‟attività
sono state impegnate strutture della Parrocchia (2 aule in comodato
alla P.G. Frassati) per 87 giornate. Il costo stimato di gestione delle
strutture (riscaldamento, luce, pulizie, materiali di consumo, ecc.) è
di 10 € per giorno e per aula: complessivamente 1.740,00 €. Per i
docenti si è provveduto all‟assicurazione tramite il tesseramento
all‟associazione (130,00 €). Dalla Frassati sono stati acquistati
materiali per il supporto didattico e per la festa di chiusura. A carico
del fondo del progetto vengono riportate le spese per la struttura e
9
quelle per l‟assicurazione dei docenti (complessivamente 1.870,00
€).
2. Progetto incontro giovani della
Classe
2^
AO
dell’Istituto
Profess.le Statale G. Greggiati
con gli anziani della Casa di
riposo di Ostiglia. Compilazione
di un report sull'attività.
a. Scopi:
L‟iniziativa, sostenuta
dalla classe 2^ AO dell‟Istituto
Professionale Statale è stata
svolta con il coordinamento della Consulta ed in accordo con la
Fondazione G. Belfanti che gestisce la locale Casa di Riposo. Lo
scopo era quello di portare i ragazzi a considerare l‟importanza del
contatto e della rivalutazione della memoria degli anziani, tramite
una preparazione degli incontri in accordo con il personale direttivo
e l‟animatrice della Casa di riposo, uno svolgimento degli incontri
stessi, un‟analisi in classe dei risultati ottenuti, la stesura di un report
dell‟attività con scritti di ragazzi, foto, ecc. Di tale lavoro l‟Istituto ha
prodotto un libretto, intitolato “Volontariamente insieme”. Alla classe
la Consulta ha destinato un riconoscimento per l‟impegno e la
qualità del lavoro, donando in un pubblico incontro, una targa ed un
apparecchio fotografico (utile per ripetere analoghe esperienze).
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: La gestione complessiva è
stata assicurata dalla direzione dell‟Istituto Greggiati e da un gruppo
di tre insegnanti che hanno seguito la classe nell‟attività; hanno
collaborato la Consulta di Ostiglia e la Fondazione G. Belfanti.
c. Periodo di svolgimento: Le attività preliminari sono iniziate nel
dicembre 2009 e l‟attività si è conclusa nel febbraio 2010.
d. Impegno di volontari: l‟attività di preparazione e di consuntivazione
si sono svolte prevalentemente nell‟ambito dell‟orario scolastico. Un
pomeriggio di incontro è avvenuto in orario extra scolastico.
Impegno volontari Consulta: 6 ore. Studenti e insegnanti: 60 ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: La classe in questione è formata da
ventuno ragazzi (età intorno ai 15 anni); nella Casa di riposo sono
state incontrate circa venti persone, alcune delle quali molto
anziane. Il supporto è stato offerto da tre insegnanti.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Per la
pubblicazione del libretto di report l‟Istituto ha provveduto con mezzi
propri. La Consulta ha contribuito fornendo tre risme di carta (10,50
€). Per il riconoscimento dell‟attività la Consulta ha predisposto una
10
pergamena con relativa cornice (24,00 €) ed acquistato un
apparecchio fotografico (69,90 €). Complessivamente 104,40 € le
spese sostenute dalla Consulta ed a carico del Progetto.
3. Corso di
immigrati.
alfabetizzazione
per
a. Scopi: Il corso (1° livello) è stato
ideato per migliorare l‟inserimento
nella comunità di persone immigrate
con l‟insegnamento dei rudimenti
essenziali della lingua italiana. I
partecipanti hanno utilizzato un testo
sperimentato, idoneo per tale tipo di didattica. Successivamente, a
richiesta di numerosi partecipanti è stato programmato un secondo
corso (2° livello) per un approfondimento del primo corso ed alcune
nozioni riguardanti la grammatica, la capacità di lettura, ecc. Ai
partecipanti con adeguata frequenza, sia del 1° che del 2° livello,
sono stati rilasciati attestati di partecipazione. Ai partecipanti è stata
spiegata l‟importanza di un loro corretto inserimento nel tessuto
sociale per evitare contrapposizioni e incomprensioni reciproche.
Come omaggio, è stata fornita una copia della Costituzione Italiana.
Al termine dei due corsi è stata organizzata una piccola festa con
rinfresco.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: L‟attività è stata condotta
dall‟Associazione P. G. Frassati – ANSPI che gestisce l‟Oratorio
parrocchiale. Per la didattica è stata incaricata la Cooperativa
sociale IG di Villa Poma, esperta di tali attività. Le attività si sono
svolte nei locali messi a disposizione dalla Parrocchia di Ostiglia.
c. Periodo di svolgimento: Il corso di 1° livello si è articolato in un
incontro preliminare, in venti lezioni da due ore con cadenza di due
incontri alla settimana ed un incontro conclusivo. Periodo: 18
gennaio - 31 marzo 2010. Il successivo corso di 2° livello è stato
effettuato dal 3 maggio al 30 giugno con tre incontri settimanali da
due ore ciascuno. Anche in questo caso sono stati effettuati un
incontro preliminare ed uno conclusivo.
d. Impegno di volontari: La Frassati ha tenuto i rapporti con la Coop.
IG, seguito l‟andamento dei corsi, partecipato agli incontri preliminari
e conclusivi, provveduto per i materiali, alla contabilizzazione e ai
pagamenti: Tot. 10 ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: Al primo corso si sono iscritte 21
persone (Paese d‟origine: 8 Marocco, 6 Romania, 2 Macedonia, 1
Cina, Georgia, Indonesia, Moldavia, Ucraina). La frequenza media è
stata intorno al 75 %. Al secondo corso si sono iscritte 17 persone
11
(Paese d‟origine: 12 Romania, 4 Marocco, 1 Rep. Domenicana).
Frequenza media: 70%.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Per il corso
di primo livello: 973,18 alla Coop. IG per l‟insegnante e per i libri di
testo; 50,00 € per venti copie della Costituzione Italiana distribuite ai
partecipanti al 1° livello; 35,00 € per spese di cartoleria e per
attestati di partecipazione; 51,00 € per la piccola festa finale.
Per il corso di secondo livello: Coop. IG 751,30 €; inoltre: 30 € per
cartoleria e attestati.
Per il corso è stata effettuata una raccolta di fondi (112,00 nella
prima fase + 240,00 € nella seconda fase: complessivamente:
352,00 €). Per l‟utilizzo dei locali, il costo complessivo stimato
(10,00 € per lezione) è di 44 x 10,00 = 440,00 €.
La spesa complessiva è stata di 2.325,48 (costi) – 352,00 €
(raccolta contributi). La spesa a carico del fondo è stata 1.973,48 €.
4. Festa di Carnevale per la Terza e la
Quarta età.
a. Scopi: La festa in occasione del
carnevale è svolta tradizionalmente
a cura dei Servizi Sociali del
Comune con l‟apporto di Associazioni (Auser, Pro Loco, ANT, Circoli
per anziani L. Leoni e A. Zani). Quest‟anno la Consulta ha
collaborato attivamente ed ha inserito l‟evento tra le iniziative
rientranti nel Progetto. Si tratta di un‟occasione di incontro,
animazione, divertimento che coinvolge persone che spesso hanno
poche occasioni per una vita di comunità. Il trasporto effettuato dai
volontari AUSER ha consentito di raggiungere anche casi di disagio
e di isolamento.
Agli intervenuti sono stati illustrati gli scopi del progetto e le modalità
per richiedere assistenza per migliorare la propria vita di comunità.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: Comune (Servizi Sociali) e le
associazioni sopra citate hanno svolto un ruolo nella
predisposizione, nell‟effettuazione della festa. La Consulta ha
assunto il compito di contrattualizzare e retribuire il personale per
l‟animazione della serata (un esperto animatore, un cantante dotato
di apparecchiatura per il play-back) e di acquistare un‟attrezzatura
usa e getta per il gonfiaggio dei palloncini.
c. Periodo di svolgimento: il giovedì 11 febbraio 2010.
d. Impegno di volontari: Per il trasporto (AUSER): 4 ore, per
l‟approntamento della cena (Pro Loco) 16 ore, per l‟assistenza nella
serata: 25 ore.
12
e. Tipologia e numero beneficiari: Alla festa hanno partecipato
complessivamente 130 persone anziane. Sono intervenuti anche
sindaco e membri della giunta, oltre al personale dei Servizi Sociali
e rappresentanti delle Associazioni.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Gli
intervenuti hanno contribuito al costo della cena. Il Comune ha
sostenuto le altre spese di organizzazione e materiali. La Consulta
si è assunta il costo degli animatori (250,00 € compreso il
versamento di imposte) e il costo dell‟attrezzo usa e getta (70,00 €).
Complessivamente 320,00 € a carico del Progetto.
5. Pubblico incontro per attivare la
cittadinanza sul problema della
coesione e informare delle attività
in corso (6 marzo 2010).
Università degli studi di Milano
Dipartimento di Studi Sociali e Politici
Sergio Splendore
Giorgia Losi
a. Scopi: A conclusione della prima
fase, centrata su un‟indagine
sociologica per evidenziare i
principali ostacoli per una piena
integrazione che sono presenti in numerose fasce della
popolazione, si è avviato un lavoro di progettazione con tutti i
partner per stabilire le attività possibili sui temi individuati. A questo
punto è apparso importante svolgere un primo incontro divulgativo e
per tale scopo è stato organizzato un pubblico incontro con le
associazioni, le Istituzioni e la popolazione. L‟incontro ha dato anche
l‟occasione per premiare gli alunni del ITP Greggiati che avevano
già svolto la propria attività (vedi punto 2) e per porre l‟attenzione su
un esempio positivo di azioni derivanti dal Progetto.
Durante l‟incontro sono stati resi disponibili: copie del libretto
predisposto dall‟Istituto Greggiati e del libretto edito a cura della
Consulta riportante le conclusioni della prima fase del Progetto con
la sintesi delle interviste effettuate nel corso dell‟indagine ed in
appendice una aggiornata nota sulla situazione statistica dei
principali parametri demografici di Ostiglia.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: Tutti i partner del progetto.
c. Periodo di svolgimento: L‟incontro si è svolto il giorno 6 marzo 2010
nella Sala comunale “Delle Colonne” alla presenza delle autorità.
d. Impegno di volontari: per la fase di preparazione (compresa la
stampa del libretto contenente il report sulla prima fase, delle
locandine, ecc.) e per lo svolgimento dell‟incontro: 12 ore a carico
Consulta.
e. Tipologia e numero beneficiari: L‟incontro diretto ad operatori nel
sociale, ai volontari impegnati nelle varie associazioni, ai
Presentazione risultati ricerca
13
rappresentanti delle istituzioni (Comune, Piano di Zona, ASL,
Ospedale C. Poma) nonché alla cittadinanza, ha visto una nutrita
partecipazione e registrato un elevato livello di interventi, sia dei
relatori che del pubblico. La classe premiata era rappresentata dal
vice preside, da insegnanti e da un gruppo di giovani ragazzi.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: per l‟incontro
la Consulta ha sostenuto spese di pubblicità (locandine, ecc.) e per
la pubblicazione del report conclusivo della prima fase.
Complessivamente 230,00 € a carico del Progetto.
6. Sostegno in piscina nelle operazioni
di spogliatoio per persone disabili.
a. Scopi: L‟Associazione L‟Arcobaleno
pratica attività di acqua-terapia per
disabili nella piscina comunale.
Alcuni casi gravi risultano di difficile
coinvolgimento in tale attività in
quanto il personale, in numero
limitato, non può seguirli per le operazioni di spogliatoio prima e
dopo le sessioni in acqua. Per evitare l‟esclusione di tali persone, i
cui familiari non possono provvedere direttamente (perché
impegnati nel lavoro, anziani, residenti in altre località e con scarse
possibilità di movimento, ecc.) l‟associazione ha provveduto ad un
contratto con una persona idonea; le spese complessive (pari a
1600 €) verranno ripianate con il fondo del Progetto.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: L‟attività è stata proposta e
viene svolta da L‟Arcobaleno; la Consulta finanzia la parte
concordata.
c. Periodo di svolgimento: Il contratto per l‟assistenza decorre dal 5
aprile 2010 ed ha una durata di 4 mesi.
d. Impegno di volontari: in questo caso, l‟attività di volontari si limita
unicamente ai contatti per definire l‟intervento intercorsi tra Consulta
(2 ore) e direttivo de L‟Arcobaleno (2 ore). Totale 4 ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: le persone che svolgono l‟attività di
piscina e richiedono l‟assistenza in spogliatoio, a causa di disabilità
medio – gravi, sono complessivamente una quindicina.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Il contratto
con la giovane operatrice dotata di adatte competenze ha un costo
complessivo di 1.600,00 €. A carico del fondo del Progetto sono
state assunte le intere spese per un totale di 1.610,00 € (compresi i
costi bancari relativi ai pagamenti).
14
7. Incontri aperti a operatori ed a persone interessate su Aiuto
psicologico a famiglie con un sofferente oncologico o dopo la
sua scomparsa.
a. Scopi:
Il corso tenuto da psicologa
esperta convenzionata per lo scopo da
ANT, ha la finalità di formare sia personale
volontario che familiari di persone assistite
per sostenerle durante il decorso di
malattie molto gravi o in fase terminale e di
aiutare i parenti nell‟elaborare il lutto dopo
la loro scomparsa.
È stato giudicato
meritevole di essere annoverato tra le
iniziative tese a ridurre gli ostacoli per una vita sociale, in quanto –
come noto – le situazioni del genere tendono a provocare
isolamento delle famiglie colpite, sia per oggettive difficoltà di ordine
logistico e pratico, sia per un senso di impotenza e quasi di paura da
parte delle persone esterne che tendono ad interrompere o ridurre i
contatti. I volontari che intervengono in questi casi svolgono un
compito esemplificando come si possa invece dare sostegno ed
aiuto in tali casi.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: Il corso è stato organizzato
da ANT che ha provveduto reperire una psicologa esperta. La
Consulta ha sostenuto tale iniziativa provvedendo a coprirne
parzialmente le spese. L‟Associazione Pier Giorgio Frassati ha
messo a disposizione un‟aula dell‟Oratorio.
c. Periodo di svolgimento: dal 8 al 25 marzo 2010 per un numero
complessivo di quattro incontri da 1,5 ore ciascuno.
d. Impegno di volontari: Partecipanti al corso 20 volontari x 6 ore =
120 ore; Fase organizzativa: 4 ore ANT, 2 ore Consulta. Totale
126 ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: Al corso hanno aderito 24 volontari
con una presenza media di 20 persone (prevalentemente
dell‟associazione ANT, e di Ospedale aperto, ma anche di altre
associazioni).
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: ANT ha
impegnato per il corso una somma di 700,00 €; Il fondo del Progetto
ha coperto 632,50 € attingendoli dalla raccolta fondi; il rimanente
(67,50 €) è stato ripianato da attività di auto-finanziamento mediante
ricerca di offerte da parte di ANT.
Per l‟utilizzo dell‟aula (quattro incontri), il costo forfetario è pari a
40,00 € che la Consulta ha corrisposto alla Parrocchia che gestisce i
locali (riscaldamento, pulizie, energia, ecc.).
15
8. Osservatorio per l’elaborazione di
politiche sociali.
Individuazione
bisogni inespressi tramite ascolti nel
Centro di ascolto.
a. Scopi:
L‟Associazione Namaste ONLUS, nella quotidiana pratica di
ascolto delle persone che si rivolgono
al Centro, viene a contatto con numerose situazioni di bisogno. Da
quelle relative alle pratiche burocratiche a quelle di mancanza di
mezzi di sussistenza, del lavoro, dell‟alloggio, del vestiario, ecc. Ad
una parte di questi bisogni è in grado di rispondere direttamente con
fornitura di generi vari e con la disponibilità di alcuni posti letto per
l‟accoglienza temporanea. Tramite i finanziamenti del Progetto ha
potuto ampliare i propri interventi, a fronte di una domanda che negli
ultimi due anni è cresciuta in modo drammatico. Per poter
coordinare le proprie attività e fornire anche alle Istituzioni un quadro
aggiornato sulle necessità recepite, ha intrapreso una sistematica
rilevazione di quanto emerge dai colloqui. Tramite scheda
individuale, appositamente predisposta, vengono raccolte le
informazioni più significative di ciascun utente del Centro di Ascolto
(dati anagrafici, nazionalità, tipologia delle richieste/bisogni, etc.). I
dati vengono periodicamente elaborati in modo da evidenziare le
tendenze in atto (tipologia dei bisogni, nazionalità degli utenti, etc.). I
risultati di queste elaborazioni vengono sintetizzati in relazioni
periodicamente messe a disposizione delle Istituzioni preposte alle
politiche assistenziali (Comune, Piano di Zona).
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: L‟attività è stata interamente
svolta a cura di Namaste.
c. Periodo di svolgimento: L‟attività di ascolto è attiva da anni;
l‟Osservatorio è stato avviato recentemente; riguardo il Progetto, si
considera il trimestre maggio – luglio 2010
d. Impegno di volontari: 10-12 ore/settimana di ascolto + 6-8 ore/mese
di elaborazione. Complessivamente 160 ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: Mediamente vengono effettuati 3040 contatti al mese. Le persone sono prevalentemente straniere (8085 %) ma anche italiane. Tra gli stranieri, prevalgono i marocchini
ed i romeni.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: In pratica
l‟attività si basa su prestazioni volontarie e comporta solo piccole
spese per cancelleria, telefono, collegamento internet.
16
Complessivamente, nel trimestre si stimano in 100,00 € che sono
state erogate dal fondo.
9. Interventi di sostegno a persone in
difficoltà
economica:
medicinali,
vestiario, ecc.
a. Scopi: Le difficoltà economiche di
questo periodo, hanno evidenziato un
notevole aumento di richieste di beni di
prima necessità; molti sono i casi di
famiglie, spesso con bimbi piccoli/lattanti, che non possono contare
su alcun reddito causa perdita del lavoro di uno o di entrambi
coniugi. Il centro distribuzione esistente, già accessibile tramite filtro
del Centro di ascolto, è stato riorganizzato e potenziato. Si è inoltre
aperta una linea di credito con una farmacia locale per la fornitura,
con accesso previo autorizzazione del Centro di Ascolto di
Namaste, per la fornitura di presídi per la prima infanzia.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: L‟attività è svolta da Namaste,
collaborano: Parrocchia, Gruppo volontari di S. Vincenzo, Consulta.
c. Periodo di svolgimento: (mar.- lug. 2010)
d. Impegno di volontari: 4-6 ore/settimana: complessivamente 65 ore
e. Tipologia e numero beneficiari: : in prevalenza stranieri di diverse
nazionalità (con netta maggioranza di marocchini e romeni), ma
anche italiani (c.a 15-20%), residenti/domiciliati ad Ostiglia ma
anche nei comuni limitrofi, compresi quelli fuori provincia/regione
(Melara, Gazzo Veronese, Bonferraro, etc.). La distribuzione nel
periodo di osservazione ha riguardato 35-40 persone/mese.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: il costo
indicativo per forniture alimentari oltre a quelle approvvigionate
nell‟ambito del Progetto (per quanto riguarda le forniture alimentari
nell‟ambito del Progetto, si veda il successivo punto 12), per
medicinali, ecc. (il vestiario è usato e raccolto gratuitamente), in
base ai consuntivi storici più recenti, è di c.a 250-300€/mese. Tali
spese sono rimaste a carico di Namaste. Il Fondo ha contribuito
con un importo forfetario di 5,00 €/giorno di apertura per le spese
generali (riscaldamento, energia, ecc.): complessivamente 110
gg*5,00 = 550,00 €
17
10. Trasporti persone anziane ai Circoli
sociali e altre forme di partecipazione alla vita sociale.
a. Scopi: Auser con un buon numero di
volontari svolge servizi per conto del
Comune sia per il trasporto di
persone anziane per visite mediche,
cure, ecc. che per il centro diurno
attivo ad Ostiglia per la cura di malattie psichiche, che per persone
portatrici di handicap. Insieme a tali attività, ha dato la propria
disponibilità per trasportare persone non in grado di spostarsi
autonomamente anche per motivi di partecipazione alla vita sociale.
Per diverse manifestazioni del presente progetto tale disponibilità è
stata utilizzata da diverse persone: vedi ad esempio, per la festa di
carnevale, per quella di primavera, per il pellegrinaggio alla
Comuna, ecc.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: Il servizio, in accordo con il
Comune di Ostiglia, viene sostenuto dalla locale sezione dell‟Auser.
c. Periodo di svolgimento: marzo - luglio 2010
d. Impegno di volontari: 20 ore
e. Tipologia e numero beneficiari: alcune decine di persone anziane o
di portatori di handicap con difficoltà a muoversi in autonomia.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Per tale
servizio non sono state contabilizzate spese dirette a carico del
Progetto, in quanto la gestione delle autovetture è assicurata dal
Comune.
11. Pellegrinaggio
mariano
al
Santuario della Madonna della
Comuna.
a. Scopi: Per le persone assistite
domiciliarmente dall‟Assistenza
Sociale del Comune di Ostiglia e
per i ricoverati della locale Casa
di riposo è stato organizzato un
pellegrinaggio durante il mese mariano al vicino Santuario della
Comuna. A quanti hanno aderito all‟iniziativa è stato garantito il
trasporto da volontari AUSER con mezzi del Comune e della
a un momento di incontro e
Parrocchia. Inoltre, per consentire
socializzazione, l‟iniziativa è stata allargata anche ad altre persone
di Ostiglia. A tutti, dopo la funzione loro dedicata nella chiesa del
18
Santuario, è stato offerto un momento di intrattenimento con un
rinfresco in una trattoria del luogo.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: L‟organizzazione è stata
assunta dalla Consulta e dal Comune di Ostiglia con il concorso
dell‟AUSER che ha provveduto per il trasporto. Inoltre hanno
collaborato la Parrocchia di Ostiglia, i Circoli anziani L. Leoni e A.
Zani, l‟Associazione Pier Giorgio Frassati – ANSPI.
c. Periodo di svolgimento: L‟attività è stata svolta il 26 maggio 2010
dalle 14.30 alle 18.00 circa.
d. Impegno di volontari: per la fase organizzativa la Consulta ha
impegnato 3 ore; per la fase realizzativa (trasporto e assistenza in
loco), oltre alle assistenti sociali sono stati impegnati sei volontari
dell‟AUSER per un totale di 20 ore. Complessivamente 23 ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: All‟incontro hanno partecipato 24
persone assistite domiciliarmente e 10 persone della Casa di riposo
più altre due persone anziane.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Le spese per
il rinfresco offerto ai partecipanti ammontano a 114,05 €.
12. Raccolta fondi e distribuzione di aiuti
alimentari per famiglie in difficoltà
economica.
a. Scopi: In accordo con Namaste che sta
attuando
un
monitoraggio
sulla
situazione delle richieste di aiuto che
pervengono al suo Centro di ascolto, si è
deciso di avviare una campagna per
l‟erogazione di aiuti in generi alimentari
per i numerosi casi di necessità emersi
soprattutto a far data dal 2009. Alla
prima idea di istituire buoni per spesa
alimentare non si è potuto fare fronte a
causa della mancata adesione dei
supermercati e discount del luogo. Si è pertanto deciso di
provvedere direttamente all‟acquisto di generi di prima necessità (a
cura della Consulta, su elenchi stilati da Namaste) ed alla loro
distribuzione tramite gli operatori volontari del Centro di ascolto.
Inoltre, per dare risonanza nella cittadinanza ed aumentare la
capacità di erogazione si è avviata una campagna di fund raising nel
centro cittadino, con distribuzione di diverse centinaia di volantini
esplicativi dell‟iniziativa. Lo slogan adoperato è stato: “Per ogni euro
raccolto ne verrà aggiunto un altro dal fondo erogato dalla Fondazione CARIPLO”. L‟iniziativa di fund raising , tramite apposito banco
19
sul suolo pubblico, allestito a più riprese durante i giorni di mercato e
dopo la Messa domenicale, è stata autorizzata dal Comune ed ha
fruttato complessivamente offerte per 906,68 €.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: L‟iniziativa è stata sostenuta
dalla Consulta (fasi organizzative, fund raising, approvvigionamento,
trasporto e scarico generi alimentari) e da Namaste (riconoscimento
esigenze, distribuzione, gestione generi in deposito, elencazione
necessità).
c. Periodo di svolgimento: I contatti con gli esercizi locali sono iniziati a
fine febbraio 2010. Dopo oltre un mese di tentativi per l‟istituzione
dei buoni di acquisto, il primo acquisto di generi alimentari è
avvenuto il 27 aprile 2010 con successivi numerosi approvvigionamenti fino al mese di luglio . La distribuzione, iniziata dal mese di
maggio, è proseguita fino al mese di agosto durante gli orari di
apertura del Centro di ascolto di Namaste (ore 10 – 11 di tutti i giorni
feriali).
d. Impegno di volontari: Per le fasi preliminari e per gli acquisti a cura
della Consulta nonché per la raccolta di offerte: 30 ore; per la
sistemazione dei generi approvvigionati e per l‟erogazione a cura
dei volontari di Namaste 30 ore. Complessivamente 60 ore
e. Tipologia e numero beneficiari: Con i generi approvvigionati a
carico del fondo, sono stati approntati oltre 150 pacchi viveri
distribuiti a famiglie e persone con problemi economici.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: A far data
dal mese di maggio e fino a tutto agosto 2010, sono stati acquistati
e distribuiti generi alimentari per complessivi 1.972,33 €. Di questi
906,68 € provenienti dalla raccolta fondi specifica e 1.065,65 € dal
fondo del progetto.
13. Torneo di scacchi per tutti.
a. Scopi: dare occasione negli
ambienti del Circolo per anziani di
avvicinare o esercitare la pratica
degli scacchi, quale momento di
incontro e di socializzazione. Il
torneo
segue
incontri
per
l‟apprendimento del gioco erogati
nei mesi scorsi anche all‟interno
delle Associazioni per persone diversamente dotate.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: Circolo “Luciana Leoni”
insieme al Circolo scacchistico di Ostiglia, Anffas, Aido, Consulta.
20
c. Periodo di svolgimento: Il torneo, aperto a tutti e senza quote di
adesione è stato svolto domenica 16 maggio 2010 nei locali del
Circolo Culturale Ricreativo “L. Leoni”.
d. Impegno di volontari: Dei circoli interessati per la programmazione e
per la fase esecutiva: complessivamente 10 ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: Al torneo hanno partecipato
complessivamente oltre 30 persone, compresi alcuni giovanissimi
ed alcuni portatori di handicap.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Il circolo “L.
Leoni” ha provveduto ad acquistare una serie di scacchiere
complete di cronometro: tale costo (347,50 €) è stato inserito tre le
spese del Progetto. Altri costi (premi e riconoscimento per i
partecipanti, ecc.) sono rimasti a carico delle associazioni
organizzatrici che hanno provveduto con raccolta fondi per
autofinanziamento.
14. Teatro sperimentale per giovani
diversamente abili.
a. Scopi:
la
“teatro-terapia”
è
riconosciu-ta come sistema efficace
per far superare difficoltà personali
a perso-ne con difficoltà psicofisiche.
Nel
caso
specifico
l‟Associazione L‟Arco-baleno ha
istituito un corso della durata di
circa quattro mesi, con sedute settimanali di 1,5 ore, tenuto dalla
Cooperativa “Partinverse” specializzata nel genere.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: L‟intera preparazione e
l‟allestimento della serata sono state supportate dall‟Associazione
L‟Arcobaleno insieme alla Cooperativa incaricata del corso. La
Consulta ha finanziato tramite il Fondo del Progetto, parte delle
spese sostenute. La Pro Loco ha reso disponibile il teatro che ha in
gestione.
c. Periodo di svolgimento: Lo spettacolo, di elevato impatto, è stato
eseguito nel teatro municipale “Paganini” nella serata di giovedì 13
maggio 2010.
d. Impegno di volontari: complessivamente 6 ore (3 Consulta, 3
L‟Arcobaleno).
e. Tipologia e numero beneficiari: una decina gli “attori” coinvolti nella
performance teatrale, ma importanti riflessi sono anche da
considerare sulle relative famiglie e sui loro amici anche se soltanto
semplici spettatori (delle prove e dello spettacolo). Il pubblico è
stato particolarmente numeroso.
21
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Dal fondo
del Progetto sono stati stanziati 1.000,00 € per concorrere alle
spese sostenute da L‟Arcobaleno: per la Cooperativa specializzata
per il periodo di corso (1.851,20 €) e per la realizzazione dello
spettacolo (amplificazione, luci, ecc.: circa 400 €).
15. 6^ Festa del Volontariato Convegno sulla Coesione sociale.
a. Scopi: Tradizionalmente, durante
la Festa del Volontariato, viene
svolto un convegno riguardante il
tema di volta in volta prescelto per
la manifestazione.
Il tema di
quest‟anno è stato: “La coesione
sociale: il ruolo delle Istituzioni e del Volontariato”. In qualità di
relatori sui vari aspetti del tema, sono intervenuti Umberto Mazza,
sindaco di Ostiglia; Laura Predella, presidente del Consiglio
Provinciale; Nella Roveri, scrittrice e saggista; Claudio Piccina,
coordinatore del Piano di Zona; Paola Rossi, direttore del CSVM.
Tra il pubblico, responsabili di associazioni e volontari che hanno
avuto modo di ascoltare una esposizione sistematica su significato e
modalità per ripristinare la coesione sociale, nonché sui compiti
specifici delle Istituzioni e sul ruolo del volontariato al riguardo.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti:
Il convegno è stato
organizzato a cura della Consulta nella c.d. Sala delle Colonne nel
palazzo comunale. Alla sua preparazione e realizzazione hanno
contribuito tutte le associazioni partner.
c. Periodo di svolgimento: Il convegno si è svolto nella mattinata di
sabato 22 maggio 2010 nell‟ambito della Festa del Volontariato
giunta alla 6^ edizione.
d. Impegno di volontari: per i contatti con i relatori, l‟organizzazione
della manifestazione e per la raccolta degli interventi: 12 ore a
carico della Consulta.
e. Tipologia e numero beneficiari: Il convegno era diretto soprattutto
alle Istituzioni ed alle Associazioni per meglio far comprendere scopi
e modalità delle azioni tese a migliorare la coesione sociale. Ha
anche avuto un importante ruolo divulgativo per la cittadinanza.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: le spese a
carico del progetto sono state generate dalla pubblicità (manifesti,
locandine, volantini e pieghevoli) e per la riproduzione in un libretto
del Bilancio sociale 2009 della Consulta nel quale una consistente
parte è dedicata al Progetto. Tale pubblicazione è stata distribuita
sia al pubblico
presente che, in occasione della Festa del
Volontariato, sulla bancarella della Consulta ai visitatori.
22
Complessivamente 572,62 €. Tale spesa comprende l‟assicurazione
(250,50 €) e la pubblicità anche per gli altri eventi svolti in
occasione della Festa del Volontariato (v. punti 16 e 17).
16. 6^ Festa del Volontariato - Giovani
diversamente abili giocano insieme
in piazza: giochi, per i giovani che
frequentano i centri operanti in
zona.
a. Scopi: Le principali Associazioni e
Cooperative sociali della zona che
assistono persone con handicap
fisici e psichici (Anffas, L‟Arcobaleno, Il Ponte) si sono ritrovate insieme con numerosi volontari a
svolgere giochi ed animazione. All‟iniziativa ha partecipato un
consistente gruppo di scout dell‟Agesci di Ostiglia che – insieme ad
altri giovani e ad alcuni volontari dell‟AUSER - hanno contribuito a
rendere piacevole per gli assistiti un pomeriggio fuori dell‟ordinario.
La posizione centrale ha inoltre consentito una visibilità ed un
interesse da parte della popolazione.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: Anffas, Auser e Consulta
hanno portato avanti l‟organizzazione insieme ad AGESCI,
P.G.Frassati, L‟Arcobaleno, Coop. Il Ponte, Informagiovani, Comune
di Ostiglia.
c. Periodo di svolgimento: La manifestazione è stata organizzata
nell‟ambito della Festa del Volontariato il 22 maggio 2010 e si è
svolta nel Cortile del Comune.
d. Impegno di volontari: per l‟organizzazione e lo svolgimento 15 ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: una trentina le persone assistite
dalle tre Associazioni ed oltre venti gli scout intervenuti.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Alle
Associazioni sono state offerte targhe ricordo per la partecipazione
(126,00 €). A tre giovani è stato offerto il buono gratuito per la cena
del Volontariato (43,50 €). Le spese per la pubblicità rientrano tra
quelle già indicate per il convegno al precedente p. 15.
17. 6^ Festa del Volontariato – Tutti
insieme per Ostiglia.
a. Scopi: Ostiglia, centro con notevole presenza multietnica (superiore al 13 % dei residenti) e con
una
frammentazione
sociale
accentua-ta, anche in seguito ad
una consi-stente immigrazione
interna,
ha
tuttavia
ancora
23
notevoli energie e spinte interiori tali da accomunare per un
momento di festa le varie componenti della società. La
manifestazione aveva lo scopo di rendere evidente tale disponibilità
con una breve camminata attraverso il centro cittadino, in
corrispondenza delle bancarelle nel giorno della Festa del
Volontariato. Al termine in piazza Cornelio un rinfresco per tutti
approntato dalla Consulta. Si è trattato di un momento di festa
partecipata e comunicativa che ha colpito per la naturalezza dei
partecipanti e per il calore del gruppo.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti:
L‟iniziativa è stata
organizzata e coordinata dalla Consulta in accordo con numerosi
partner ed altre associazioni di Ostiglia (Agesci, Anffas, A.R.I.T.I.,
Associazione El Amal, Auser, CAI, Circoli anziani L.Leoni e A.Zani,
Circolo scacchistico, Comune di Ostiglia, C.R.I., L‟Arcobaleno,
Coop. Il Ponte, Noi per Loro, Orizzonti, Namaste, Protezione Civile
“Padus”).
c. Periodo di svolgimento: Nell‟ambito della Festa del Volontariato (ore
16.30-18.00 di sabato 22 maggio 2010).
d. Impegno di volontari: Per la fase di programmazione e di
predisposizione/erogazione del rinfresco, nonché per la regolazione
del traffico (a cura della Protezione Civile) sono state impegnate 16
ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: Si stima una partecipazione di oltre
200 persone di diverse estrazioni e nazionalità (gli stranieri erano
principalmente Romeni e Marocchini), compresi numerosi assistiti
dalle associazioni che si interessano di diversamente abili (alcuni
dei quali sulle carrozzelle). Il gruppo è risultato molto visibile,
variopinto, con bandiere e divise (CAI, CRI, Protezione Civile, Scout,
ecc.) ed ha attirato attenzione da parte della popolazione.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Per il
rinfresco al termine della “camminata” sono stati acquistati bevande,
dolcetti, ecc. per complessivi 95,34 €. Le spese per la pubblicità
rientrano tra quelle indicate per il convegno al precedente punto 15.
18. Festa di Primavera per persone
anziane.
a. Scopi: La festa in occasione del
carnevale è stata organizzata a
cura dei Servizi Sociali del
Comune con l‟apporto di Associazioni (Auser, Pro Loco, Circoli
per anziani L. Leoni e A. Zani).
Anche la Consulta ha collaborato attivamente ed ha inserito l‟evento
24
tra le iniziative rientranti nel Progetto. Si tratta di un‟occasione di
incontro, animazione, divertimento che coinvolge persone che
spesso hanno poche occasioni per una vita di comunità. Il trasporto
effettuato dai volontari AUSER ha consentito di raggiungere anche
casi di disagio e di isolamento. Durante la serata la Pro Loco ha
servito una cena. Sono stati invitati i volontari AUSER (presenti in
circa 16), i sacerdoti della parrocchia e i membri della giunta
comunale.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: Comune (Servizi Sociali) e le
associazioni sopra citate hanno svolto un ruolo nella
predisposizione, nell‟effettuazione della festa. La Consulta ha
assunto il compito di contrattualizzare e retribuire il personale per
l‟animazione della serata (un esperto animatore, un cantante dotato
di apparecchiatura per il karaoke).
c. Periodo di svolgimento: La manifestazione si è svolta nel cortile del
palazzo comunale il giorno 4 giugno 2010.
d. Impegno di volontari: Una decina i volontari impegnati per la Pro
Loco (mediamente 4 ore cad. = 40 ore); 10 ore per AUSER, 10 ore
per il Circolo L. Leoni, 2 ore per la Consulta. Complessivamente 62
ore
e. Tipologia e numero beneficiari: Soprattutto persone anziane che
avevano provveduto ad iscriversi.
Le presenze hanno
complessivamente superato le 130 persone.
f. Spese Le spese complessive sono state assunte dal Comune; per
la cena era previsto il concorso dei partecipanti con una quota di 10
€ a testa. La Consulta si è assunta le spese per gli animatori pari a
270,00 € (più IVA per 67,00 €). Inoltre è stato corrisposto l‟importo
di 52,40 € (+ IVA per 10,00 €) allo studio che si è assunto le attività
di CAF per tali compensi. Complessivamente 399,40 € a carico del
Progetto.
19. Festa delle Scuole per la fine
dell’anno scolastico.
a. Scopi:
Al termine dell‟anno
scolastico è apparso importante
organizzare un momento di festa
comune per i ragazzi degli Istituti
Medi superiori operanti in
Ostiglia. Tale evento aveva lo
scopo di riunire in un‟unica
manifestazione – quasi completamente autogestita – i giovani dei
diversi Istituti ostigliesi: il G. Galilei (con i licei classico e scientifico e
con l‟Istituto tecnico industriale) e il G. Greggiati (istituto profes25
sionale statale con diversi indirizzi). L‟occasione di incontro e di
festa ha dato modo di esibirsi a gruppi musicali, teatrali, ecc. formati
nelle scuole stesse. Ai giovani partecipanti è stato offerto un
rinfresco. Il tutto si è svolto nel cortile del centrale Palazzo municipale, con predisposizione di un ampio palco, del sistema di
amplificazione e di un‟area per il brindisi e la merenda finali. La
festa è stata allietata da tre gruppi musicali operanti nelle scuole e
soprattutto dalla esecuzione di una ampia sintesi di uno spettacolo
teatrale-musicale particolarmente brillante prodotto dall‟Istituto
Greggiati con l‟apporto di decine di ragazzi di numerose classi, di un
gruppo di insegnanti e con il particolarmente significativo
inserimento di alcuni giovani assistiti dall‟Associazione Anffas.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: L‟attività è organizzata dalla
Consulta in collaborazione con il Comune di Ostiglia, l‟ Istituto G.
Greggiati che ha collaborato con competenza (disegno delle
locandine, organizzazione parti musicali) e impegno, l‟ Istituto G.
Galilei (Licei classico e scientifico e Istituto tecnico), l‟Anffas.
c. Periodo di svolgimento: La festa, in accordo con le direzioni degli
Istituti, è stata organizzata in corrispondenza dell‟ultimo giorno di
scuola (sabato 12 giugno 2010) dalle ore 10.30 alle 12.30
d. Impegno di volontari: Per l‟organizzazione, i contatti con gli Istituti:
12 ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: L‟invito è stato esteso al corpo
insegnante ed a tutti gli studenti dei due Istituti (Licei classico e
scientifico, Istituto tecnico, Istituto professionale statale).
La
partecipazione è stimata in oltre 200 presenze (parte degli studenti
del Galilei non hanno potuto presenziare in quanto impegnati in una
trasferta alla Scala di Milano)
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Per il
rinfresco e merenda sono stati approvvigionati viveri e bevande per
complessivi 260,68 €. Per l‟allestimento tecnico e l‟assistenza
durante le esecuzioni musicali: 370,00 €, per i diritti SIAE: 191,54 €.
Per la pubblicità (locandine): 40,00 €. Complessivamente 862,22 €.
20. Occasioni di incontro e auto-sostegno per
persone colpite da menomazioni in seguito
ad incidenti o gravi malattie.
a. Scopi: L‟iniziativa, suggerita da
D.R., un
giovane che recentemente ha subito una
amputazione a seguito di un incidente stradale,
è stata ritenuta di elevato contenuto sociale ed
appoggiata dall‟Associazione L‟Arcobaleno che si occupa del
recupero psico-fisico di diversi casi del genere. Gli incontri tra
26
persone che, a seguito di incidente o malattia, hanno subito perdite
funzionali significative tendono – tramite l‟aiuto reciproco e con il
sostegno di persone esperte - a rinforzare la volontà individuale di
superare le limitazioni che ne derivano sia per la vita lavorativa che
nella vita sociale.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: La Consulta, L‟Arcobaleno.
c. Periodo di svolgimento: Il primo incontro si è svolto il 16 giugno
2010. I successivi hanno una cadenza di circa tre al mese.
d. Impegno di volontari: Per la fase di avvio 6 ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: Il gruppo iniziale è costituito da
cinque persone. A tale gruppo è previsto si possano aggiungere
anche altri interessati provenienti da comuni limitrofi.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Per gli
incontri da giugno ad agosto, il costo per l‟utilizzo della sala presso
l‟Oratorio è forfetariamente stimato in 100,00 €.
21. Ricordando Ostiglia: Proiezione di
filmati d’epoca e intrattenimento
degli ospiti della Casa di riposo.
a. Scopi: Le persone anziane residenti
nella locale Casa di riposo hanno
scarse occasioni per incontrare
persone del paese, salvo i fortunati
casi di visite personali.
Programmando i due pomeriggi di festa con proiezione di brevi
documentari realizzati dai soci del Cine-Club, che hanno utilizzato
anche filmati d‟epoca (alcuni risalenti agli anni 20-30 del secolo
scorso) concernenti la vita e gli angoli caratteristici di Ostiglia,
l‟ambiente del Po, i lavori tradizionali in campagna, ecc., si è inteso
offrire ai residenti motivi di ricordo e di comune discussione. Inoltre,
invitando anche familiari e persone esterne si è fatto in modo da
passare qualche ora insieme in allegria. Le feste sono state allietate
da alcuni dolcetti ed un rinfresco con una scelta di bevande offerti
dalla Consulta.
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: l‟evento è stato organizzato
dalla Consulta grazie alla disponibilità del locale Cine-Club 35 mm,
in accordo con la Fondazione G. Belfanti.
c. Periodo di svolgimento: Il primo incontro della durata di circa due
ore, si è svolto presso la locale Casa di Riposo della Fondazione
“Belfanti” nel pomeriggio del 22 giugno 2010. A questo è seguito un
secondo analogo incontro il 15 luglio 2010.
27
d. Impegno di volontari: per la programmazione e l‟effettuazione dei
due incontri, la preparazione dei rinfreschi, ecc.: 12 ore; per le
proiezioni 8 ore.
e. Tipologia e numero beneficiari: Ai circa 35 ospiti della Casa di riposo
in grado di assistere alla proiezione si sono aggiunti un certo
numero di familiari ed altre persone “esterne”, invitate per
l‟occasione.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: Le proiezioni
di filmati d‟epoca sono state curate dal locale Cine-Club senza oneri
particolari. La Consulta ha predisposto il salone con schermo,
proiettore e lettore DVD (materiale procurato dal Cine-Club e dalla
P.G. Frassati).
22. Pubblicazione de “Il Viaggio Creativo.
Esperienza di Arte-Terapia di gruppo”
effettuata dal Centro Diurno di Ostiglia.
a. Scopi: L‟ARTE TERAPIA, ha cominciato a
strutturarsi come disciplina negli anni ‟40 negli
Stati Uniti e poi in Inghilterra, e può essere
definibile come “un insieme di metodiche
inquadrabili in diverse aree concettuali
(psicoanalitica, cognitivista, relazionale ecc.)
finalizzate alla promozione umana con scopi
riabilitativi, psicopedagogici, psicotera-peutici e
preventivi di qualunque forma di disagio psicosociale e che prevedono
l‟uso sistematico di pratiche artistiche grafico - plastico pittoriche”(www.apiart.it).
E‟ uno SPAZIO-TEMPO protetto e assolutamente riservato, dove
l‟individuo o il gruppo possono comunicare attraverso le numerose
forme e colori che l‟arte offre, per dar voce a parti di sé inaspettate,
profonde, non sempre pensate, ma proprio per questo portatrici di
importanti significati.
E‟ una TERRA di MEZZO, un‟esperienza emozionale che si configura
in uno spazio ed in un tempo reali che, proprio come l‟esperienza
transazionale, si collocano a metà tra realtà e gioco, tra
immaginazione, fantasia e vita di tutti i giorni.
Qui, possono trovare espressione, ascolto, forma e significato le
emozioni, i vissuti e i pensieri della persona; possono essere gettati
ponti (simboli, dialoghi, metafore, narrazioni) e possibilità di
comunicazione tra sponde che la sofferenza lascia distanti, favorendo
così anche il fluire di ciò che scorre in mezzo (dott.ssa Enrica Luppi)
28
b. Partner gestore, altri partner coinvolti: Il corso è stato condotto dalla
specialista dott.ssa Enrica Luppi in collaborazione con gli operatori del
Centro Diurno – Unità di Psichiatria del Basso Mantovano del C.
Poma.
La Consulta – condividendo gli scopi e l‟utilità per gli interessati della
riproduzione in un libretto dei loro lavori - ha curato la stampa del
fascicolo, assumendone parte delle spese.
c. Periodo di svolgimento: Il corso di Arte – terapia, articolato in dieci
sedute, è stato effettuato nel periodo marzo-maggio 2010.
d. Impegno di volontari: Per la stampa e l‟impaginazione dei fascicoli: 10
ore
e. Tipologia e numero beneficiari: Hanno partecipato al corso nove
assistiti dalla struttura, producendo un elevato numero di tavole a
colori. Disegni che sono stati oggetto di valutazione (anche ai fini
curativi e diagnostici) da parte degli operatori del Centro.
f. Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: la riproduzione
in 60 copie, con una piccola selezione delle numerose tavole a colori
realizzate durante il corso, è costata complessivamente 400,00 €, di
cui la Consulta ha finanziato 300,00 € con il Fondo del Progetto.
23. Verifica dell’impatto sociale del Progetto;
rendicontazione e report sulle iniziative
svolte; informativa all’opinione pubblica.
a. Scopi: Il progetto “dare voce a chi non ne
ha” si è sviluppato su direttrici diverse e in
molteplici attività: dalle azioni volte ad
alleviare l‟isolamento e la solitudine di molte
persone anziane, al supporto di azioni tese a
portare ad una vita il più serena e normale
possibile i portatori di handicap; dallo sforzo di
creare presupposti per una ordinata
integrazione nella nostra cultura e nella nostra
società delle persone immigrate, all‟aiuto pratico a persone e famiglie
in difficoltà economica; dal coinvolgimento del mondo giovanile, al
rinforzo – anche di approccio sistematico e formativo – del mondo del
volontariato nonché al raccordo tra questo e le istituzioni. La
complessità del lavoro richiedeva una attenta consuntivazione, sia pur
schematica, di ogni azione per poterne trarre insegnamenti e
conseguenze. Anche per gli aspetti economici è stato necessario
attuare un notevole sforzo di precisione e di formale registrazione.
29
b.
c.
d.
e.
f.
Infine, il non meno importante obiettivo di coinvolgere e informare
l‟opinione pubblica ha portato a sperimentare molte forme di
comunicazione. Questo rapporto vuole essere un compendio di tali
sforzi e delle attività poste in essere: costituirà documentazione utile
per successive iniziative e punto di riflessione per migliorare le
competenze e le azioni da parte del volontariato
Partner gestore, altri partner coinvolti: alla stesura del rapporto ha
dedicato tempo ed energie soprattutto la commissione a suo tempo
creata per la gestione del progetto e sono stati coinvolti in vario modo
tutti i partner partecipanti.
Periodo di svolgimento: Il rapporto abbraccia l‟intero arco del
Progetto: settembre 2009 – agosto 2010. In effetti, essendo ormai le
azioni praticamente completate nel mese di luglio 2010, la stesura del
presente rapporto, della contabilità definitiva e di ogni altro documento
necessario è stata completata con il 31 agosto 2010. Entro tale data si
è provveduto a riprodurre in un libretto il presente documento, con una
tiratura di 120 copie, possibile anche grazie al generoso contributo
offerto dalla Soc. E-ON, come già indicato nel capitolo dedicato al
bilancio economico.
Impegno di volontari: La mole di informazioni necessarie ed il lavoro
materiale di stesura e copiatura per la formazione dei libretti ha
richiesto l‟impegno di 80 ore dei volontari.
Tipologia e numero beneficiari: Innanzitutto potranno trarne beneficio
le associazioni di volontariato operanti ad Ostiglia, ma anche Enti ed
Istituzioni potranno certamente ritrovarvi spunti per proprie riflessioni
ed azioni. Copie della pubblicazione saranno rese disponibili nei locali
pubblici a beneficio della cittadinanza.
Spese complessive ed a carico del fondo del progetto: L‟edizione del
presente report ha comportato una spesa complessiva di 480,00 €.
30
D. LA RACCOLTA FONDI.
La raccolta fondi (o fund raising, secondo l‟espressione anglofona, il cui
uso è ormai invalso nel campo del Volontariato) è stata una delle attività
che ha impegnato in primo luogo la Consulta, ma anche altri partner del
Progetto. Sono state effettuate più campagne: la prima, di carattere
generale, è stata diretta principalmente ad imprese, negozi, studi
professionali, ecc. operanti ad Ostiglia. Successivamente è stata avviata
una campagna specifica volta ad ottenere contributi per l‟iniziativa del
sostegno alimentare; in tali occasioni ci si è rivolti ai cittadini,
predisponendo ripetutamente un apposito banco in una zona centrale in
occasione del mercato settimanale o in vicinanza della chiesa dopo la
Messa domenicale e distribuendo un consistente numero di volantini
esplicativi.
Un particolare aiuto è venuto dalla Soc. E-ON, proprietaria della locale
centrale termoelettrica che – con la consueta attenzione alla nostra
comunità - ha voluto donare alla Consulta l‟importante somma di 2.000 €.
Anche l‟Associazione Pier Giorgio Frassati, con due campagne orientate
al sostegno delle attività di alfabetizzazione per stranieri immigrati, ha
potuto raccogliere una cifra significativa.
Complessivamente sono stati raccolti fondi per 4.128,68 €, come indicato
nella sottostante tabella.
a cura di
Consulta
Consulta
P.G. Frassati
somme raccolte
(€)
donatori
n. 12 offerte
nominative
n. 1 offerta nominativa,numerose
piccole offerte
destinazione
Attività varie del
Progetto
Acquisto generi
906,68 alimentari per
distribuzione
Corsi alfabetiz352,00
zazione stranieri
2.870,00
Piccole offerte
Totale
4.128,68
31
E. IL BILANCIO ECONOMICO COMPLESSIVO.
Come si può intuire, la complessità ed il numero delle attività svolte ha
comportato un sensibile lavoro per la tenuta dei conti e la consuntivazione
finale dell‟intera attività. Tale compito è stato in parte alleviato con la
concentrazione in un solo centro di spesa (la Consulta) per quasi tutte le
spese, dato che anche i partner percipienti hanno in molti casi richiesto al
capofila l‟approvvigionamento di generi o risorse per l‟effettuazione delle
attività. In calce al presente capitolo viene riportata, in forma di tabella, la
sintesi dei costi sostenuti suddivisi per capitolo di contabilità, in conformità
a quanto richiesto dal Bando che ha finanziato il Progetto.
Rispetto la previsione iniziale è stato possibile operare un volume
maggiore di attività e sostenere maggiori spese, visto il buon esito della
raccolta di fondi che ha raggiunto un valore più che raddoppiato rispetto
quello ipotizzato in sede di progettazione. Di grande rilievo infine le
attività dei volontari (ben 1.483 ore rispetto le 190 ipotizzate dal progetto).
Tale situazione si può evincere dalla sottostante tabella di sintesi, dove
vengono confrontati previsioni e consuntivo.
ONERI
Ristrutturaz. e manut. Immobili
Acquisto di arredi e attrezzature
Personale
Prestazioni professionali di terzi
Spese correnti
Materiali di consumo
Altre spese gestionali (*)
Lavoro Volontario (**)
TOTALE (*)
Previsione Budget(*)
0,00
600,00
0,00
3.000,00
10.000,00
400,00
2.500,00
3.800,00
20.300,00
Consuntivo
0,00
477,30
0,00
2.323,60
11.377,92
296,85
2.820,50
29.660,00
46.956,17
PROVENTI
Lavoro volontario (**)
3.800,00
29.660,00
Contributo da Bando
13.500,00
13.500,00
Donazioni esterne (*)
3.000,00
4.128,68
TOTALE
20.300,00
47.288,68
(*) Le previsioni contrassegnate con un asterisco sono state aggiornate in
base al piano di rimodulazione presentato il 16.06.2010.
(**) Il valore equivalente delle attività dei volontari è calcolato a 20 €/h, in
conformità a quanto previsto nel Bando.
32
L’impegno dei volontari.
Anche l‟impegno dei volontari, in sede di progetto valutato in sole 190 ore
(con un valore cioè di 3.800 €, pari al 20% del budget complessivo), è
risultato di gran lunga superiore, arrivando a 1.479 ore che, elevate a
valore con il parametro indicato dal bando (20 €/h), portano a 29.580 €
l‟importo equivalente. Nella tabella è riportato il dettaglio di tali prestazioni.
Contabilità ore svolte dai volontari dal 1°/09/2009 al 31/08/2010
Ore di volontari svolte (per associazione partner)
Consulta
P.G.
Orizzonti
Frassati
Namaste
L. Leoni
Com.
Romena
Auser
El Amal
Totali
Altri
sett. 2009
ott. 2009
nov. 2009
dic. 2009
genn. 2010
20
20
15
20
15
2
6
6
Tot. 1^ Fase
90
14
Attività 1
Attività 2
Attività 3
Attività 4
Attività 5
Attività 6
Attività 7
Attività 8
Attività 9
Attività 10
Attività 11
Attività 12
Attività 13
Attività 14
Attività 15
Attività 16
Attività 17
Attività 18
Attività 19
Attività 20
Attività 21
Attività 22
Attività 23
20
6
10
500
Tot. 2^ fase
249
500
0
255
25
55
0
0
273
520
66
10
45
12
4
126
160
65
20
23
60
11
6
12
15
16
62
12
6
16
10
80
1.357
Tot. Compless.
339
514
3
261
27
57
2
3
273
1.479
3
2
4
2
2
2
3
3
6
2
2
2
3
0
60
15
30
12
2
2
2
124
160
65
20
20
3
30
1
6
12
15
8
2
12
6
12
10
80
30
5
5
20
8
40
4
33
20
34
21
26
21
122
F.
AZIONI DI INFORMAZIONE E PUBBLICITÀ.
Un progetto sulla Coesione sociale, sia pure ambizioso ed attuato con
larghezza di mezzi e con l‟apporto di molteplici attori, non raggiungerebbe
il suo scopo se non riuscisse a fare breccia nell‟opinione pubblica, in
modo tale da proporre un‟attenzione permanente al problema ed avviare
cambiamenti stabili nel modo di approcciarlo da parte dei singoli cittadini,
delle forze del Volontariato, delle Istituzioni.
Si tratta cioè di avviare un circolo virtuoso nel quale, alla constatazione
dell‟esistenza di un problema reale riguardo la partecipazione alla vita
collettiva da parte di gruppi di persone, si mettano in atto tentativi di
risoluzione con il concorso delle varie componenti sociali, anziché
meccanismi di rimozione, di critica, di paura e di ripulsa di quelle persone.
Nella società attuale, tale risultato può sembrare un sogno di persone
“semplici” anziché un obiettivo da perseguire con tenacia e lungimiranza.
Il compito di informare e, se possibile, formare la cittadinanza è quanto
mai di difficile realizzazione: si tratta di contrastare i grandi circuiti
mediatici, le paure indotte con ostinazione e grandi mezzi, anche per
ottenere consensi e peso politico. Occorre vincere l‟indifferenza e la
difesa dei privilegi, cercando di porre le fondamenta per la costruzione di
una base minima che elimini gli ostacoli per una vita dignitosa da parte di
tutti i cittadini.
Si tratta, in definitiva, di ricreare uno spirito di amicizia e di fratellanza che
caratterizzavano, in tempi non lontani, soprattutto la vita dei quartieri e dei
piccoli centri urbani.
34
Naturalmente la condizione di contorno è mutata: molte persone vivono
nell‟agiatezza, il forte rimescolamento etnico che è seguito ad una prima
fase di immigrazione “interna” avvenuta negli anni ‟80-‟90, ha aumentato
sensibilmente le contrapposizioni e le diffidenze. Ma posto che questi
sono dati non modificabili (siamo convinti che anzi il fenomeno migratorio
non si arresterà ma proseguirà ancora), non esistono alternative ad un
lavoro comune per rendere ordinata ed utile alla nostra società questa
immissione di persone e famiglie provenienti da altre nazioni.
Su tali principi si è fondato il lavoro delle Associazioni e degli altri partner
che si sono impegnati nel Progetto e su di essi si è sviluppata l‟azione di
divulgazione e informazione che hanno visto impegnata la Consulta per
tutta la durata del lavoro con pubblici incontri, notizie tramite i quotidiani
ed i vari fogli locali, manifesti, locandine, pieghevoli e foglietti distribuiti in
grande quantità.
Tra le varie iniziative intraprese per fare conoscere le finalità e le attività
del Progetto, vale la pena di citare sinteticamente (l‟elenco comprende le
pubblicazioni avvenute entro la metà di agosto 2010; altre verranno
proposte per relazionare sul consuntivo e sulle attività nel complesso):
Art. “Ammesso al finanziamento, parte
ad Ostiglia il progetto "dare voce a
chi non ne ha"
Art. “Il Progetto della Consulta per la
24/07/10
Coesione sociale ha ottenuto un
importante finanziamento”
Corso base di italiano per persone
05/12/09
immigrate
Art. "Dare voce a chi non ne ha - Prima
31/01/10
fase OK"
24/07/09
Quotidiano La Voce di Mantova
(pag. 23)
Quotidiano La Gazzetta di
Mantova (pag. 39)
Locandina dell' Associazione
P.G. Frassati
Quotidiano La Gazzetta di
Mantova (pag. 44)
11/02/10 In occasione del carnevale 2010
Pieghevole a cura Comune di
Ostiglia per il carnevale anziani
14/02/10 Art. "Dare voce a chi non ne ha"
Quotidiano La Gazzetta di
Mantova (pag. 22)
18/02/10 Corso per sostegno persone in difficoltà
Locandina e volantini a cura ANT
28/02/10 "Volontariamente insieme"
01/03/10 "Un progetto per la coesione sociale"
05/03/10 Art. "Un progetto per il sociale"
"dare voce a chi non ne ha" Pubblico
incontro
Art, "Dare voce a chi non ne ha: se ne
06/03/10
parla oggi alle 15 ad Ostiglia"
06/03/10
35
Pubblicazione a cura Ist. Greggiati
sul lavoro con la Casa di riposo
Pubblicazione a cura della Consulta sulla prima fase del Progetto
Quotidiano La Gazzetta di
Mantova (pag. 32)
Locandina de La Consulta OdV
Ostiglia
Quotidiano La Voce di Mantova
(pag. 25)
Art. "Occorre dare voce a chi non ce
l'ha"
Art. "Premiato il Greggiati - Ostiglia,
07/03/10
studio sul volontariato"
07/03/10
10/03/10 Aiuto per la spesa alimentare
16/03/10 Art. "Il Greggiati e l'impegno sociale"
16/03/10 Bilancio sociale 2009
Art. "Ostiglia. Giovani e volontariato:
premiata una classe del Greggiati"
30/03/10 Art. "Dare voce a chi non ne ha"
Corso alfabetizzazione di 2° livello per
14/04/10
immigrati
19/03/10
25/04/10 Art. "Dare voce a chi non ne ha"
Sesta festa delle Associazioni di
Volontariato: La Coesione sociale
Tutti possono fare teatro:
13/05/10
anche gli attori !!!
10/05/10
21/05/10
22/05/10
12/06/10
12/06/10
11/08/10
Locandina de L'Arcobaleno
Quotidiano La Gazzetta di
Mantova (pag. 40)
Locandina a cura del Circolo
Torneo semilampo di scacchi
Scacchistico di Ostiglia
Quotidiano La Voce di Mantova
Art. "Domani a Ostiglia c'è … solidarietà"
(pag. 28)
Quotidiano La Gazzetta di
Art. "Oggi la festa del volontariato"
Mantova (pag. 32)
Locandine a cura Consulta
Festa di fine anno scolastico
(disegnate da Ist. Greggiati)
Art. “Ostiglia, l‟ultima campanella
Quotidiano La Voce di Mantova
suonerà … a festa”
(pag. 29)
Art. “ ”Dare voce a chi non ne ha”: un
Quotidiano La Voce di Mantova
progetto per le associazioni”
(pag. 23)
15/05/10 Art. "Volontari in festa ad Ostiglia"
16/05/10
Quotidiano La Voce di Mantova
(pag. 22)
Quotidiano La Voce di Mantova
(pag. 24)
Locandine e volantini per il fund
raising a cura della Consulta
Quotidiano La Voce di Mantova
(pag. 19)
Pubblicazione a cura della
Consulta (contiene ampi
riferimenti al Progetto)
Settimanale Diocesano "La
Cittadella" (pag. 12)
Periodico Locale Album (pag. 3)
Locandine a cura della Assoc.
P.G. Frassati
Periodico Parrocchiale Il
Cherubino (pag. 3)
Pieghevoli, locandine e manifesti
a cura della Consulta
36
Accanto alle notizie comparse a stampa sui quotidiani e sulle riviste
periodiche, nonché diffuse tramite manifesti, locandine, pieghevoli, ecc. la
Consulta ha mantenuto aggiornato il proprio sito (sul portale
http://www.ostiglia.net nell‟insieme “solidarietà” – Consulta OdV), dando
notizia degli eventi in programma e pubblicando informazioni e consuntivi
delle varie attività svolte.
Notizie al riguardo sono state diffuse anche con la collaborazione di altri
siti (CSVM, Comune).
www.ostiglia.net
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il 'naturale' accesso alle risorse di Ostiglia
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Solidarietà
 AIDO
 Consulta OdV
 Associazione Namaste
onlus
Istituzionalii
 Comune di Ostiglia
 ASL Mantova
 Ospedale Pieve di Coriano
37
G. L’IMPATTO SOCIALE, RISULTATI DEL PROGETTO.
Premessa.
La situazione di Ostiglia, già descritta nella
relazione che accompagnava il progetto e
poi ripresa nelle considerazioni riportate in
appendice alla pubblicazione del report della
Prima fase, ha continuato anche nell‟ultimo
anno a proporre situazioni di attenzione e di
preoccupazione.
Come si diceva, il punto di massima attenzione, su cui indirizzare gli interventi, è dato
dal forte incremento degli immigrati che già
al 31/12/2008 costituivano il 12,16 % della
popolazione residente e la cui crescita negli
ultimi anni presentava una dinamica elevata. Durante il 2009 il trend è
continuato e gli immigrati al 31/12/2009 erano 951 (pari al 13,16 % della
popolazione residente e con un incremento del 9 % rispetto l‟anno
precedente). Tale fenomeno che può, ad una prima osservazione,
destare preoccupazione tra i residenti autoctoni ha indubbiamente anche
effetti positivi in una situazione – quale appunto quella ostigliese - di forte
invecchiamento della popolazione. A titolo di esempio, basterà osservare
il grafico sotto riportato dove vengono comparati indice di vecchiaia (cioè
il rapporto tra popolazione sopra i 65 anni e giovani fino a 14 anni) con la
percentuale di stranieri residenti per renderci conto della forte influenza
della immigrazione nel ringiovanimento della popolazione.
38
Il vero aspetto allarmante nella contingenza attuale è relativo alla
mancanza di lavoro: i dati più recenti disponibili, relativi all‟intera Provincia
di Mantova per l‟anno 2009 (v. la pubblicazione “Lavoro 2009” della
Provincia di Mantova – Settore servizi alla persona e alla comunità,
politiche del lavoro, edita nell‟aprile 2010), parlano di 11.633 cittadini che
hanno dichiarato disponibilità al lavoro immediata perché disoccupati o
inoccupati (8.061 italiani e 3.572 stranieri), valore “in crescita del 26%
rispetto al totale degli iscritti del 2008”. Tale situazione inoltre “sta
continuando a manifestarsi anche nel 2010”. Si tratta di entità ancora
discretamente contenute rispetto il panorama nazionale (il numero degli
iscritti equivale al 4,34% su una popolazione tra i 15 e i 64 anni di 268.258
persone). Ma evidentemente la tendenza deve essere attentamente
valutata.
Parallelamente, nel periodo 2008 – 2009, le ore di CIG Ordinaria sono
passate da 623.358 a 3.797.226 (+ 509%) e quelle di CIG Straordinaria
da 540.837 a 4.744.564 (+777%). Si tratta di un numero elevatissimo: è
come se ciascuna delle persone in età di lavoro avesse dovuto rinunciare
ad una settimana di attività, o – se preferite - come se oltre 5.000
persone fossero state disoccupate per tutto l‟anno! Anche la CIG in
Deroga provinciale ha segnato una impennata nel periodo considerato,
passando da 890 a 3.043 lavoratori interessati (+ 242 %) [cfr. la
pubblicazione della Provincia citata]. Purtroppo la imminente fine del
periodo ammesso per alcune delle forme di cassa di integrazione renderà
verisimilmente ancora più pesanti i numeri relativi alla disoccupazione.
Naturalmente perdurano anche le altre situazioni di disagio segnalate
come punti nodali alla base di una diminuita capacità di coesione ed
ostacoli diffusi per una piena partecipazione alla vita sociale: in
particolare, l‟età molto avanzata della popolazione (in Provincia sono
88.310 le persone con età superiore ai 64 anni, pari al 21,40 % dell‟intera
popolazione).
Infine, non possiamo dimenticare che, così come tutte le realtà della
nostra Nazione, anche Ostiglia è inserita in un contesto (nazionale,
regionale) che induce alla frantumazione sociale, al disimpegno politico,
alla perdita di quelle caratteristiche di solidarietà tipiche degli ambienti
rurali, sottoposta a notizie che creano ed alimentano paure, che inducono
le persone al netto prevalere di un atteggiamento soggettivo, attento
soprattutto ad affermare una mentalità consumistica che ben difficilmente
si coniuga con la disponibilità a ricercare punti di contatto ed operare
insieme agli altri cittadini per il bene comune.
Tale situazione potrebbe farci concludere che ogni tentativo locale sulla
via della Coesione sociale sia puramente utopistico e che gli sforzi in
questa direzione non abbiano praticamente possibilità di successo.
39
Ebbene, noi abbiamo creduto (e crediamo ancora più fortemente ora,
dopo un anno di esperienza) che tale processo non è ineluttabile e che
nelle persone esiste ancora un sentimento di rifiuto di una tale visione
della vita puramente economicistica ed egoistica. I molti segni raccolti
evidenziano che la generosità, la capacità di accoglienza, in una parola: la
fraternità esistono ancora in larghi strati della nostra popolazione.
Un cenno particolare mi sia permesso di fare al mondo del volontariato.
Se da un lato, rimane ormai uno degli ultimi luoghi di partecipazione
“politica” dopo lo svuotamento dei compiti dei partiti (per queste
considerazioni cfr. l‟articolo di Alfredo Tirabassi “Nuove forme di
partecipazione locale – Quale futuro per la cittadinanza” in Aggiornamenti
Sociali, n. 6 – giugno 2010, di cui riportiamo virgolettate alcune frasi), è
altrettanto vero che l‟associazionismo e il volontariato, “se non inseriti
nel tessuto sociale con un’ampia partecipazione dei cittadini,
corrono il rischio di diventare meri strumenti operativi” che di fatto
surrogano “la rigidità o la scarsità delle risorse della mano pubblica”,
determinando “una sorta di sussidiarietà rovesciata”.
Oggi il Volontariato, dibattuto tra il timore di diventare semplice ruota di
scorta delle Istituzioni e il desiderio di operare con la massima autonomia
ed efficacia nelle attività di assistenza dei bisogni, sta rapidamente
comprendendo l‟utilità di costituire reti, di integrare i propri sforzi, di
assumere voce autorevole tramite organismi di coordinamento e
rappresentanza. Senza per questo rinunciare allo specifico degli ideali
propri di ciascuna associazione e al valore delle proprie azioni, ma
disponibile ed attento ad un modo nuovo di operare insieme, di mettere a
frutto tempo e risorse, di migliorarsi attraverso la formazione individuale.
Tale complesso insieme di associazioni e di persone può diventare un
esempio emblematico per il rilancio della società civile ed essere luogo
trainante per molte generosità che stentano ad uscire dall‟ambito
puramente familiare: punto di partenza, assieme alla famiglia, per una
paziente ricostruzione di una nuova Città dell‟Uomo, costruita per l‟Uomo,
da un comune sforzo, operato da tutte le persone di buona volontà.
Le direttrici intraprese.
Proprio in considerazione delle criticità presenti e dei valori da rilanciare,
sono state operate scelte sulla attività da svolgere nella durata del nostro
progetto e ciò tenendo conto degli obiettivi prefissati.
Per la società civile:
Le scelte operate di non puntare tanto
sull‟effettuazione di grandi eventi, concentrati nel tempo, capaci forse di
attirare l‟interesse mediatico ma inevitabilmente dimenticati dai cittadini
nell‟arco di un breve periodo. Ma piuttosto, un ripetersi frequente di azioni
di supporto, di coinvolgimento, di festosa convergenza, propagandate con
piccoli mezzi, con volantini passati a mano, con il tam-tam personale,
40
dove l‟aiuto dei volontari è risultato spesso determinante per una
partecipazione il più allargata possibile, anche alle fasce deboli ed in
difficoltà. Particolare impegno è stato posto nel supportare azioni
intraprese dai partner per le classi più “deboli”: anziani, poveri, portatori di
handicap, stranieri, ecc. Accanto a questi eventi, importanti le azioni
concrete di aiuto, di erogazione di beni di prima necessità, di
sensibilizzazione della cittadinanza con ripetute campagne di ricerca di
contributi, con un grande sforzo divulgativo. Tali strategie hanno dato
molte occasioni per parlare dei bisogni, del valore delle risposte del
volontariato, dell‟abnegazione che molti pongono con la propria
disponibilità, del senso civico che tali comportamenti civici assumono
specialmente nell‟attuale contesto di indifferenza e disgregazione.
Per il mondo del volontariato: l‟esperienza consente di prevedere un
rinsaldarsi delle reti di associazioni, di giungere al superamento di
un‟adesione formale, un consolidamento dei metodi di collaborazione e di
comune determinazione degli indirizzi: tale modo di operare ulteriormente
sperimentato potrà nel breve-medio periodo dare frutti importanti al
mondo locale della solidarietà.
Per le istituzioni: la creazione ed il rafforzamento di un tessuto di
rappresentatività del mondo del volontariato capace di autonomia e
disponibile a collaborare che, se adeguatamente riconosciuto e
valorizzato, potrà essere portavoce informato dei bisogni esistenti ed
organo autorevole e capace di partecipare alla comune scelta di obiettivi e
di interventi utili per la cittadinanza. Si potrà così innescare un circuito
virtuoso di partecipazione attiva di molti alla vita “politica” della comunità,
orientato a porre il cittadino, i suoi bisogni ed i suoi diritti al primo posto
delle strategie e dell‟operatività.
Per i beneficiari delle attività. Sono stati e rimangono tuttora gli obiettivi
delle nostre Associazioni: il loro benessere è alla base di ogni nostro
sforzo; i loro diritti prevalgono su qualsiasi logica corporativa, mercantile,
di parte.
Il progetto, con l‟importante somma messa a disposizione e in parte
incrementata dalla generosità locale, indubbiamente ci ha consentito di
intraprendere attività importanti ma le azioni di base continueranno e
cercheranno ancora di attirare la simpatia dei cittadini, il loro aiuto anche
economico, la comprensione dei presupposti che le hanno generate.
Come valutare i risultati del Progetto ?
Qualsiasi misurazione effettuata con le attività praticamente ancora in
corso d‟opera rischierebbe di imporre una visione limitata ad alcuni aspetti
e certamente non esaustiva della situazione sociale del nostro piccolo
41
centro. Noi speriamo che la nostra azione costituisca un utile stimolo per
un cammino da proseguire.
Come, illustrato con estrema chiarezza, a conclusione del suo capitolo, da
Annapaola Camozzi dell‟Università di Bologna (cfr. “La coesione sociale,
che cos‟è e come si misura” a cura di I. Colozzi – in Sociologia e politiche
sociali, vol. 11-2 2008 - Franco Angeli ed.): “… perché questo [il
processo virtuoso di crescita e coesione sociale] possa avvenire, le
politiche sociali devono porre tra gli obiettivi prioritari l’incremento
della partecipazione associativa della cittadinanza e della solidarietà
familiare, senza scaricare responsabilità pubbliche sulla società
civile o sulle famiglie, ma promuovendo e accrescendo le capacità di
autonomia culturale e organizzativa di questi due sotto-sistemi
sociali in un ottica di welfare societario.”
Ostiglia spera, vuole e può essere paese solidale!
Vittorio Movia
42
APPENDICE
Atti del convegno sulla Coesione sociale
Ostiglia, 22 maggio 2010
Come consuetudine, anche quest‟
anno, nell‟ambito della Festa del
Volontariato, è stato organizzato un
convegno.
In coerenza con la principale attività
svolta in questo periodo dalla
Consulta e da molte altre Associazioni ed Istituzioni, il tema prescelto
per tale evento è stato: La Coesione
sociale: il ruolo delle Istituzioni e
del Volontariato.
Atti del Convegno
Movia. Siamo giunti alla sesta edizione della festa del
volontariato che vede la partecipazione di numerose
organizzazioni di volontariato ostigliesi e di altri centri
del Basso mantovano.
Nella veste di presidente della consulta, anche a nome
dei collaboratori che compongono il consiglio
esecutivo, ringrazio la disponibilità del sindaco
Umberto Mazza, della presidente del consiglio
provinciale Laura Pradella, degli altri relatori che avrò
poi modo di presentare e di tutti voi che partecipate a questo incontro.
Quando, nell‟autunno del 2008, mi capitò di leggere il bando emesso dalla
Fondazione CARIPLO, avente per tema “la coesione sociale”, pensavo
che tale campo fosse soprattutto di competenza delle pubbliche istituzioni,
chiamate – anche dal dettato della nostra Costituzione - ad adoperarsi per
rimuovere gli ostacoli di ogni ordine che limitano la libertà e l‟uguaglianza
dei cittadini1.
Poi, gradatamente il tema è entrato nei miei pensieri e mi ha solleticato a
condividerlo con quanti collaborano per la nostra Consulta. È nata così la
determinazione a predisporre e presentare un progetto, per il quale mi
venne suggerito il nome “dare voce a chi non ne ha”. Devo dire che
1
Cfr. la Costituzione della Repubblica Italiana; art. 3.
43
rimasi sorpreso per la pronta adesione di un numero straordinario di
partner che condivisero in pieno la nostra proposta. Oggi siamo in 19 e
stiamo portando avanti ben oltre venti azioni differenti.
Il progetto ebbe un buon riscontro dall‟esame della Fondazione e fu
giudicato meritevole di un finanziamento di 13.500 € che, insieme ai fondi
che siamo impegnati a raccogliere con offerte dei cittadini e con la
valorizzazione del lavoro dei volontari, raggiunge la bella cifra di 19.300 €,
cifra che certamente verrà superata al consuntivo finale.
Le attività sono in pieno corso e dureranno fino al prossimo mese di
agosto. Su queste potrò dare qualche ulteriore informazione al termine
della mattinata.
Era inevitabile, a questo punto, che anche questo convegno che
caratterizza la sesta Festa del volontariato, avesse come tema conduttore
appunto la COESIONE SOCIALE, in particolare: che cosa intendiamo
con questo termine, quale è la situazione nella nostra zona, che ruolo
rivestono le istituzioni e il volontariato per rimuovere gli ostacoli che ne
impediscono un pieno sviluppo.
Ed è appunto su tale sequenza di domande che i relatori da noi interpellati
si sono impegnati a rispondere.
La parola ora al sindaco Umberto Mazza.
Umberto Mazza.
N.d.r:
per un inconveniente tecnico, il testo
dell‟intervento del sindaco non è disponibile. Se ne
riporta una estrema sintesi.
Dopo aver esteso il saluto dell‟Amministrazione ai
relatori ed al pubblico ed aver ringraziato la Consulta
per l‟impegno che pone per la valorizzazione del
Volontariato ostigliese e, in particolare, nell‟organizzazione della ormai
tradizionale Festa annuale,
il Sindaco ha trattato ampiamente la
situazione della comunità riguardo il problema della coesione. Facendo il
punto, il sindaco ha osservato che l‟ambiente non è del tutto sereno:
vengono alimentate polemiche e contrapposizioni; tuttavia sono notevoli
gli sforzi posti in atto per superare gli ostacoli ed orientare le attività
dell‟Amministrazione al colmare le differenze e ridurre le numerose
difficoltà che colpiscono una fascia non indifferente dei cittadini. Non
sempre la cittadinanza è informata su quanto viene attuato: la stampa può
giocare un ruolo molto importante sotto questo punto di vista.
Il Comune ha il gravoso compito di attuare tutte le azioni e mettere in atto
le provvidenze che le leggi gli assegnano e certamente in tale azione è
aiutato in modo consistente dall‟organo comune distrettuale che è il Piano
di Zona. Ma anche il Terzo settore gioca un ruolo essenziale: non “ruota
44
di scorta” ma forza autonoma improntata alla sussidiarietà ed alla
collaborazione attiva. A tali forze viene rivolta la gratitudine dell‟Amministrazione. A tutti infine un ringraziamento per la partecipazione alla
manifestazione.
Movia. Ringrazio il nostro sindaco per il suo intervento. Non un semplice
saluto di prammatica ma un esame ampio della problematica presente
nella nostra realtà sociale. Lo ringrazio anche per l‟interesse che dimostra
costantemente per il mondo del volontariato.
Siamo entrati nel vivo degli argomenti di nostro interesse: il tema è vasto
ed occorrerebbe più tempo per svilupparlo, ma raccomando ai relatori la
massima sintesi.
Ora chiedo a Laura Pradella, presidente del Consiglio provinciale ed
affezionata partecipante alle nostre manifestazioni, di affrontare il primo
quesito: cosa intendiamo per coesione sociale.
Laura Pradella.
Buon giorno vi porto i saluti del Presidente Maurizio
Fontanili, dell‟Assessore Fausto Banzi e di tutto il
Consiglio Provinciale.
Ringrazio per l‟invito, a questa sesta festa del volontariato, il Presidente
Movia sempre molto attento, generoso e discreto verso i bisogni delle
persone e del territorio.
Come ringrazio il Sindaco Umberto Mazza per l‟impegno, la ricerca di
unità del territorio comunale e la buona accoglienza di questa come di
altre iniziative.
Il tema del convegno e l‟organizzazione di questi giorni pone al centro la
persona, le Istituzioni e la società in una relazione costruttiva e non
conflittuale, di amplificazione e non di diminuzione delle opportunità.
Mai come in questo momento, e sottolineo questo momento, c‟è bisogno
di conoscere bene i nostri diritti ma anche i nostri doveri.
La mia generazione ha dato per scontato che la Coesione sociale fosse
nel Dna delle persone e delle Istituzioni, la modalità di convivenza per
eccellenza e sancita dalla nostra Costituzione, ma non solo, e quindi un
valore e un obiettivo non necessariamente da sottolineare o rafforzare
nell‟agire quotidiano ma ormai patrimonio di tutti.
Ma come tutti i Patrimoni se non sono controllati, arricchiti, adattati al
momento possono non essere utili o peggio scomparire.
Prima di entrare nel vivo della discussione, mi sembra utile svolgere una
brevissima riflessione per chiarire il significato che in questa sede si vuol
dare al termine COESIONE SOCIALE.
45
Estensivamente ed in modo figurativo il termine Coesione viene
impiegato per definire la saldezza di un legame organizzativo o morale, la
concordanza fra le parti di un tutto.
Il parallelo con la definizione usata dai fisici è evidente quando si passi al
campo della sociologia, in particolare a quello della sociologia politica
dove il termine “coesione” ha un posto di rilievo e dove l‟espressione
“coesione sociale” identifica un campo che, soprattutto negli ultimi
decenni, è diventato oggetto di studi e ricerche empiriche, utilizzato
spesso con diverse angolature e molteplici accezioni.
Secondo lo studioso Ivo Colozzi possono essere individuate due
definizioni del termine che ci interessa, a seconda del campo cui si
rivolgono le osservazioni:
 nel livello micro (cioè nelle comunità locali) la coesione sociale si
identifica con l‟intensità dei rapporti interpersonali e con la forza delle
reti primarie e secondarie (famiglie, reti parentali) nonché con la solidità
delle reti amicali, di vicinato e simili e con la diffusione delle reti
associative: in pratica con la diffusione del Terzo settore. In tale
accezione „coesione sociale‟ e „capitale sociale‟ acquistano significati
analoghi ed entrambi indicano e misurano il livello di fiducia nelle reti
familiari, di vicinato, associative ed il senso di appartenenza alla stessa
collettività.
 nel livello macro (cioè a livello della società nazionale o transnazionale) la coesione sociale è ciò che caratterizza le società in cui
vengono messe in atto politiche pubbliche finalizzate a garantire pari
opportunità e a prevenire fenomeni di esclusione sociale.
In questa definizione, la coesione sociale coincide fondamentalmente
col modello di welfare state e si sostanzia nei diritti che lo Stato riconosce
ed aiuta a realizzare.
Al livello macro la coesione nella vita di una comunità si realizza nel
valore di solidarietà riconosciuto e tutelato dalla Costituzione italiana che
pone la centralità della persona come principio inviolabile del proprio
disegno ideologico.
Sempre a livello macro, l‟articolo 2 della Costituzione esprime la
solidarietà “doverosa e fraterna”, dal basso verso l‟alto, che opera da
parte dei cittadini sia come singoli che come appartenenti a forme di
aggregazione sociale, come adempimento di un dovere di cooperare
mettendo in atto momenti di solidarietà nella vita di tutti i giorni nei vari
campi dell‟impegno politico, economico e sociale.
L‟articolo 3 della Costituzione esprime un livello di “solidarietà paterna”,
dall‟alto verso il basso, intesa come funzione attiva della Repubblica volta
a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale limitanti di fatto la
libertà e l‟uguaglianza e perciò il pieno sviluppo della persona umana, al
46
fine di realizzare l‟effettiva partecipazione dei cittadini alla vita
dell‟ordinamento nei vari campi in cui essa si estrinseca.
Le spinte autonomistiche e la diversificazione dei livelli di governo locali
oltre a rappresentare un innegabile vantaggio per le comunità
rappresentate che possono dialogare direttamente con gli amministratori
responsabili delle politiche locali e esprimere in modo diretto e non
mediato le proprie esigenze di crescita, di sviluppo, di evoluzione portano
con sé dei rischi caratterizzati dalla diversa interpretazione a livello
attuativo dei principi di solidarietà e coesione.
La riforma del titolo V della costituzione, al fine di contenere questo rischio
e di garantire su tutto il territorio nazionale dei livelli accettabili di tutela dei
diritti primari della comunità insediata ha saggiamente riservato alla
competenza esclusiva dello stato la competenza legislativa in materia di
definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e
sociali che devono obbligatoriamente essere garantiti su tutto il territorio
nazionale.
Ecco perché trovo fondato che gli statuti di regioni, province e comuni
contengano, oggi, anche elenchi di diritti da assicurare effettivamente.
Quella che in altri periodi è stata da taluno definita una inutile enfasi e
un‟indebita invasione di campo è oggi una necessità istituzionale, visto
che il contesto autonomistico contribuisce alla determinazione dei
cosiddetti livelli essenziali e in ogni caso si carica della effettiva
erogazione delle prestazioni ai cittadini, per il principio di sussidiarietà.
Perciò la costruzione dei diritti sociali e della connessa tenuta della
società civile è data da diversi apporti tutti fondamentali per il
superamento delle criticità dei giorni nostri sul piano del diritto al lavoro,
del diritto ad una esistenza dignitosa, del diritto alla salute, del diritto ad
una ambiente salubre e accogliente, del diritto allo studio etc, superando
le tendenze egoistiche e individualistiche di esclusione sociale che si
manifestano in diverse forme nella società odierna.
A livello ancora più macro si pone la lezione della coesione economica e
sociale comunitaria.
Per coesione sociale comunitaria si intende in prima battuta la capacità di
componenti soggettive e istituzionali dei singoli paesi di cercare
compattezza e proposte unificanti, pur in presenza di spinte centrifughe.
In definitiva l‟Unione Europea è impegnata ad attuare nei paesi membri
azioni comuni volte a contrastare situazioni di squilibrio strutturale fra le
varie regioni europee e si pone come strumento per la realizzazione degli
obiettivi di coesione economica e sociale, al fine di promuovere lo
sviluppo armonioso dell‟insieme della Comunità.
47
L‟Unione Europea finanzia attraverso piani di intervento regionale progetti
di sviluppo territoriale in aree che risentono di ritardi di adeguamento ai
mutamenti del contesto sociale ed economico comunitario, per creare
coesione fra le comunità in essa rappresentate.
Anche i nostri territori hanno negli anni beneficiato di questi interventi
solidaristici finalizzati a contenere eventuali deficit di crescita e sviluppo,
con risultati in termini di infrastrutture, servizi, tutela dell‟ecosistema, e
altro ancora.
È comunque la prima definizione di coesione, quella a livello micro, su cui
si intende oggi sensibilizzare la nostra comunità, in un contesto di piccola
cittadina di provincia che soffre di tutti i problemi e le tensioni che questa
nostra società sta vivendo.
In termini generali, oggi la coesione sociale è un valore in grave crisi.
Nel suo rapporto annuale sulla situazione del Paese uscito a fine 2007, il
Censis, descrivendo la situazione della società italiana, ha usato
espressioni dure: “al termine poltiglia di massa si può (…) sostituire il
termine più impressivo di „mucillaggine‟, quasi un insieme inconcludente
di „elementi individuali e di ritagli personali‟ tenuti insieme da un sociale di
bassa lega, e senza alcuna funzione di coesione da parte delle istituzioni
(…). La frammentazione progressiva di tutte le forme di coesione e
appartenenza collettiva ha creato una molecolarità (…) che sta creando
dei „coriandoli‟ i quali stanno insieme (meglio sarebbe dire „accanto‟?) per
pura inerzia”.
Le condizioni generali del rapporto 2009, sempre del Censis, sottolineano
come quella italiana sia una società replicante, che di fronte alla crisi ha
riproposto il tradizionale modello adattivo - reattivo.
Al tempo stesso, si segnalano quattro grandi processi di trasformazione:
la complessa ristrutturazione del terziario, il protagonismo del mondo delle
imprese, il ritorno agli interessi agiti rispetto al primato delle opinioni, il
silenzioso sfarinamento del lungo ciclo dell‟individualismo “fai da te”.
Questo per quanto riguarda la parte economica. Ma vengono anche
affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dell‟anno: i soggetti
privati sull‟orlo della crisi, l‟impoverimento delle dimensione pubblica, la
centralità della variabile tempo.
Si sta compiendo un processo di lento svuotamento di alcune linee
evolutive su cui era cresciuto il nostro paese nel corso degli ultimi
cinquant‟anni: il ciclo dello stato-nazione, il ciclo del riformismo e quello
della centralità del privato rispetto all‟impegno collettivo.
Nel nostro paese i beni pubblici attraversano un ciclo di progressivo
indebolimento.
Le previsioni di spesa contenute nei documenti di programmazione
economica e finanziaria per il periodo 2008-2013 mostrano una rigidità
48
della dinamica della spesa e l‟assenza di risorse da mettere in campo per
gli investimenti.
Diminuiscono le spese in conto capitale e quindi meno scuole, strade,
infrastrutture materiali ed immateriali. Gli enti locali spesso non possono
partecipare a bandi europei per non sforare il patto di stabilità che
comporterebbe minori assunzioni e zero opere pubbliche.
Emblematica è la reazione dei Comuni di fronte alla crisi che hanno
messo in campo uno sforzo di coordinamento con altri soggetti ed
istituzioni locali: con le Province, con i sindacati, con le Camere di
Commercio, con le Regioni, con le Associazioni datoriali, con altri
Comuni.
Le Province sono un ente locale di area vasta, con compiti principalmente
di coordinamento e di pianificazione.
E lo stesso Censis ha dedicato uno studio sul nuovo protagonismo di
questo Ente locale che con responsabilità sostiene un territorio, cerca di
contrastare la crisi e promuovere lo sviluppo.
Un atteggiamento di responsabilità, rispetto, conoscenza, confronto,
dialogo e poi la capacità di sintesi e pianificazione, sono presenti in tutti gli
assessorati della Provincia di Mantova.
La relazione principale è con i Comuni, ma anche con la Regione, con lo
Stato e la Comunità Europea.
La Provincia ha deleghe precise che le derivano dalla Regione o dallo
Stato.
La Protezione Civile è una di queste.
Svolge anche un ruolo di stimolo e di accompagnamento in settori, come
le politiche sanitarie, per le quali non ha deleghe, ma che i Comuni o il
territorio le richiedono.
Ne sono un esempio gli osservatori provinciali, strumenti e luoghi di
conoscenza e confronto per tanti temi.
O il convegno che si terrà il 28/29 prossimo che si intitola “Mantova: verrà
la qualità della vita nel Mantovano“ dove si farà una riflessione sulla rete
di servizi alla prima infanzia, agli anziani e all‟aggregazione giovanile.
Sicuramente l‟attuale aspetto economico non facilita la coesione sociale.
Nonostante la nostra Costituzione all‟art.1 dica che l‟Italia è una
repubblica democratica fondata sul lavoro, oggi il lavoro è fonte di
profonda preoccupazione per molte persone e famiglie.
Credo che il modo con il quale si sta insieme sia ugualmente importante
e chi ha responsabilità di governo debba dare il buon esempio.
La coesione sociale non avviene per caso: è sempre il risultato di una
volontà di rispetto dell‟altro, di consapevolezza dell‟importanza della
convivenza civile per la crescita e il benessere delle persone e della
società.
49
Ed è fatta di molte cose: sensibilità, attenzione,dalle azioni ma anche
dalle parole.
E sia le parole che le azioni sono la testimonianza di un buon governo:
entrambe devono saper includere.
Ma sono anche la testimonianza della responsabilità di tutti.
Cerchiamo pertanto insieme, sia come istituzioni che come cittadini, nel
privato delle nostre relazioni familiari o amicali, in forme spontanee di
aggregazione solidaristica, o in forme organizzate di associazionismo
volontario, di non dimenticare che ogni nostra azione, intervento, idea ha
un impatto sulla comunità di cui facciamo parte, impatto di forza
aggregante, di sicurezza, di benessere generalizzato se perseguiamo la
giusta coesione e non l‟esclusione immotivata, l‟isolamento, l‟abbandono.
Il plauso va a chi questo obiettivo lo ha sempre perseguito,
volontariamente, con dedizione e passione, senza secondi fini, e lo
sostiene oggi in un momento in cui tutto e‟ più difficile perché contaminato
dalla paura, dal bisogno egoistico per non essere ingoiati dalla crisi
dilagante.
Lodevole quindi ogni tentativo di ripristinare nei contesti locali e,
auguriamoci anche in quello nazionale, un clima di convivenza disteso,
attento alle aree più fragili, concorde nel ricercare soluzioni agli ostacoli
che impediscono una sostanziale parità nella fruizione dei diritti e nella
consapevole partecipazione alla vita pubblica. Coeso appunto, nella
ricerca e realizzazione dei valori fondanti la vita comunitaria.
Come ebbi modo di ricordare tre anni fa in questa sede, in occasione di
una manifestazione centrata sulla figura di Giuseppe Lazzati, dobbiamo
con perseveranza ricreare quel clima dove “una città, capace di realizzare
il bene comune dei suoi cittadini, si darà nella misura in cui essi avranno
coscienza che la via del dialogo è l‟unica che, sia pure attraverso le
difficoltà che comporta e la pazienza che esige, assicura il
raggiungimento del fine che le è proprio in quanto «città dell‟uomo» … è
questa la via della democrazia."
Ai tanti volontari che si prefiggono questo scopo,con perseveranza,
spesso in silenzio, senza altri fini se non il bene comune, il mio augurio di
un proficuo lavoro ed il ringraziamento mio di cittadina e
dell‟Amministrazione che oggi qui rappresento.
Permettetemi di concludere con una frase che il Presidente Fontanili ha
scritto nei giorni scorsi: “ Il nostro sguardo è rivolto, certo, anche al
passato, ma soprattutto al futuro. Siamo ora impegnati a consolidare gli
obiettivi raggiunti e a continuare il confronto sulle prospettive di sviluppo
50
della comunità mantovana con il contributo di tutti, contando sulla
collaborazione che, pur se impegnativa, abbiamo avuto dal territorio.”
Vi ringrazio per l‟attenzione.
Movia. Grazie a Laura Pradella per il suo importante contributo. È ora la
volta di Nella Roveri, apprezzata saggista e scrittrice, oltre che profonda
conoscitrice di tante civiltà. A lei è stata posta la seguente questione:
come stiamo oggi nei nostri centri della Bassa dal punto di vista
della coesione sociale? Quali le attese della gente, quali le azioni
prioritarie?
Nella Roveri.
Pensare la comunità.
Per questa breve riflessione farò riferimento ai dati del
dossier Caritas Migrantes del 2009, che è considerato
punto di riferimento fondamentale per quanti vogliono
conoscere i numeri (e le riflessioni sui numeri) e trarne
alcune considerazioni. I numeri sono generalmente dati
“freddi”, ma nel nostro caso, per la materia che ci proponiamo di trattare,
sono spesso capaci di suscitare profonde meraviglie, di fare impressione.
Non ne darò molti perché, se diventano troppi, ci si confonde.
Nel mondo ci sono 200 milioni di migranti
46 milioni fuggono da guerre
16 milioni cercano rifugio politico.
Sul territorio italiano ce ne sono 4 milioni e 300mila, più 300mila che sono
in via di regolarizzazione e alcune centinaia di migliaia non regolari, fino
alla cifra, approssimativa, ma molto realistica, di 5 milioni.
Non si possono non aggiungere questi altri dati:
Usa 20,4 % del PIL del mondo
14 trilioni di dollari
Cina
8
“
“
India
3,4 “
“
Giappone
4,3 “
“
Europa con Germania, Francia, Italia…..
Africa 3,6 % del PIL del mondo (2.500 miliardi di dollari)
51
La sproporzione balza agli occhi ancora di più se si valuta il reddito medio
pro capite:
PSA 100 dollari al giorno
PVS 15 “
“
Africa 2 “
“
Questi numeri dicono qualcosa sulla ragione della migrazione.
In Italia sull‟aumento dell‟immigrazione hanno influito:
 la piena occupazione di diverse regioni italiane
 la diffusione dell‟economia sommersa
 l‟indisponibilità degli italiani verso alcuni settori lavorativi
Le politiche migratorie fin qui attuate, anche ad una sommaria analisi,
presentano una serie di problematiche e di carenze. Mi limito ad indicarne
tre:
 la prima riguarda la scarsa funzionalità amministrativa che accumula
pratiche di richiesta di soggiorno in attesa di definizione e l‟odissea
burocratica degli immigrati comincia presso rappresentanze
diplomatiche e consolari e finisce negli uffici comunali dei nostri
paesi.
 La seconda è invece insita nell‟idea che, per governare
l‟immigrazione sia necessario concentrarsi quasi esclusivamente
sulle sole esigenze di ordine pubblico.
 Infine permangono e si registrano quotidianamente una serie di
discriminazioni che pregiudicano il reale inserimento nel tessuto
sociale delle nostre città anche degli immigrati regolari.
Credo che sia necessario superare ogni lettura ideologica di questa
vicenda per imparare a coniugare, anche da parte delle amministrazioni (il
volontariato lo fa da tempo con risultati encomiabili), legalità ed
accoglienza, senza lasciarsi annebbiare dallo spettro della “sicurezza”,
perché la vera sicurezza nasce dalla conoscenza e dalla capacità di
interagire.
Il “pacchetto sicurezza”, divenuto legge nel luglio del 2009, è certamente
lontano dal disegnare un equilibrio tra sicurezza e accoglienza, e induce a
pensare che l‟immigrazione sia solo un immenso problema.
I dati che emergono dal dossier Caritas Migrantes non solo non registrano
il cliché “immigrato = delinquente” che tanta parte occupa nei dibattiti
pubblici e privati e che viene direttamente o indirettamente veicolato
anche dai media, ma neppure l‟altro cliché, altrettanto diffuso “italiani
brava gente”, sconfessato da atti di razzismo e intolleranza nei confronti
degli immigrati.
52
Dopo l‟11 settembre 2001, la sicurezza è diventata la prospettiva
dominante attraverso cui tutti gli stati guardano alle migrazioni, ma il
discorso sulla sicurezza ha implicanze di significato molteplici:
sicurezza dello stato, minacciato dai migranti come potenziali terroristi
sicurezza delle frontiere, minacciate dall‟ingresso di immigrati irregolari
sicurezza dell‟ordine pubblico, minacciato dai migranti portatori di
criminalità
sicurezza dell‟economia, minacciata da troppi immigrati in un mercato del
lavoro in recessione
sicurezza delle famiglie, minacciate dalla mancanza di collaboratrici
domestiche e assistenti familiari.
I migranti paradossalmente ricoprono due ruoli: sono al tempo stesso
minaccia e garanzia di sicurezza. In nome della sicurezza sarebbe meglio
che non ci fossero, ma in nome della stessa sicurezza sono anche
indispensabili.
E‟ inoltre frequente una pratica discriminante nei confronti di adulti e di
giovani per l‟inserimento lavorativo non dequalificato, così come aumenta
il clima di diffidenza.
Vi sono indicazioni che fanno temere l‟aumento di un sottofondo razzista
nelle relazioni tra popolazione locale e popolazione immigrata, anche se è
importante usare con cautela il termine “razzismo” perché tende a
caricarsi di esasperazioni che non aiutano a capire meglio la realtà e
rendono difficile impostare percorsi di crescita sociale.
E‟ necessaria una pedagogia della comprensione e del racconto, che
aumenti le occasioni di incontro e di conoscenza.
Il suggerimento che viene da Caritas Migrantes è che si possa ripensare
la preoccupazione per la sicurezza intorno a tre fondamenti: regolarità,
coesione sociale e lungimiranza.
La situazione di regolarità si accompagna a minore devianza e sulla base
della regolarità si possono costruire progetti comuni per il futuro.
In tutti i continenti è diffusa l‟immigrazione irregolare e in Italia, per buona
parte degli immigrati, l‟irregolarità è stata la fase di passaggio prima di
approdare a una situazione di regolarità e quindi di stabilità.
L‟irregolarità inoltre non è solo una violazione della legge dello stato, ma è
anche occasione di abuso e sfruttamento da parte di trasportatori,
intermediari, datori di lavoro.
Se aumenta la possibilità di accedere a canali regolari di immigrazione,
aumenta anche la condizione di sicurezza di tutta la popolazione,
alloctona e autoctona.
L‟espressione coesione sociale prova ad evitare le parole che si trovano
usate più di frequente, assimilazione ed integrazione, che rimandano ad
un assorbimento-annullamento nella società che accoglie, ed allude al
contributo reciproco che italiani e immigrati possono dare alla costruzione
di un luogo comune in cui vivere. Non è possibile pensare che gli
53
immigrati abbiano solo da imparare e non anche qualcosa da dare alla
società in cui chiedono di entrare.
La lungimiranza aiuta a guardare al futuro e a costruire progetti di
convivenza che comprendano la volontà degli immigrati di restare, di
creare qui la loro vita. La convivenza si fonda sui principi sanciti dalla
costituzione in cui l‟Italia si riconosce e che non sono scritti per escludere,
ma per includere e partecipare.
Dal Libro bianco sul razzismo, redatto a cura dell‟associazione Lunaria nel
2009, emerge che il razzismo in Italia non è più riconducibile solo a casi
isolati. Il razzismo non è più straordinario, ma ordinario e il bisogno più
urgente è quello di rieducarsi ad una politica sociale che pratichi
l‟ospitalità e l‟accoglienza.
I giovani figli di cittadini stranieri, nella maggior parte dei casi nati in Italia,
si trovano ogni giorno protagonisti di lotte per l‟inclusione sociale, che
però, anche per loro, è ancora lontana.
Pur vivendo e crescendo in Italia, fanno difficoltà a sentirsi italiani in
quanto non vedono riconosciuti i loro diritti sociali, politici e giuridici. Ma,
allo stesso tempo, spesso i riferimenti culturali e religiosi dei loro paesi
d‟origine risultano troppo stretti per contribuire a definire una soggettività
nuova, prodotta dall‟intreccio di identità, storie, culture differenti e lontane,
ma già meticcie, che convivono nell‟esperienza e nell‟elaborazione
individuale e collettiva.
La scuola che dovrebbe essere il “luogo franco” dove i ragazzi possono
sentirsi tutti studenti, e non italiani e immigrati, luogo protetto in cui
elaborare e superare questi problemi, non è in grado di intervenire per
equilibrare le disuguaglianze, anzi è diventata essa stessa fonte di
disparità. Le nuove identità, fluide e composite che stanno nascendo,
meticcie nell‟ottica di un cambiamento anche della popolazione locale,
sollecitano tutti alla convivialità delle differenze. Il futuro che ci attende è
lontano sia da quelli che si limitano a sopportare la presenza di altre
culture sullo stesso territorio, sia dai modelli integrazionisti stranieri. E‟
fondamentale qui riuscire ad evitare quella che i sociologi definiscono
downward assimilation, cioè la deriva progressiva verso fenomeni di
marginalità e devianza.
La questione della scuola, quella della casa ( la definizione delle quote
per accedere alle abitazioni) e altre riportano alla ribalta, accentuandola
con le relative contraddizioni, le peculiarità dei singoli territori e il bisogno
di sperimentare soluzioni locali.
A questo proposito vale la pena sottolineare come in Italia, per quello che
si è fin qui sperimentato, i processi di coesione sociale funzionano molto
meglio “nel piccolo”, cioè in contesti ristretti territorialmente ed
amministrativamente, in cui le relazioni umane, il rapporto con i servizi, gli
enti e le strutture, i processi di inserimento in generale sono più immediati
e soffrono di meno del senso di anonimato, della distanza istituzionale e
54
delle barriere burocratiche tipici della complessità dei grandi agglomerati
urbani.
Vedere tutta la complessità del problema della relazione con gli immigrati
incoraggia ad approfondire ulteriormente la ricerca in materia, sia
arricchendo l‟interpretazione dei dati con elementi di analisi qualitativa
sulle regioni, indispensabili per leggere, in maniera comprensiva e più
aderente alla situazione locale, le informazioni che offrono i dati
puramente quantitativi.
L‟analisi poi non va applicata solo agli immigrati in generale, ma alle
collettività estere singolarmente prese, al fine di apprezzare le specificità
di queste ultime nei processi sociali.
Mantova e quindi i suoi comuni, all‟interno della regione che ha il massimo
di presenze migranti, ha a sua volta il massimo di alunni figli di migranti,
dunque una opportunità straordinaria di cimentarsi con le possibilità di
dialogo e di formazione della coesione sociale di cui parliamo oggi.
Vorrei concludere con una riflessione che mi pare si imponga per urgenza
perché riguarda una questione tanto più sottile ed importante, quanto più
nascosta o meno immediatamente rilevabile nei nostri atteggiamenti.
Siamo spesso sottoposti dai media a storie e immagini che generano la
nostra solidarietà con le vittime, di qualsiasi situazione storica, in qualsiasi
ambito della geografia del mondo. E‟ una solidarietà che può facilmente,
troppo facilmente, riposare sul nostro desiderio di sentirci dalla parte del
bene contro il male. Di stragi di massa, di pulizie etniche, di genocidi è
piena anche la nostra storia, la storia dei nostri giorni. La barbarie dei
campi di concentramento, della tortura, della morte per fame di intere
popolazioni non appartiene al passato, è in atto.
Forse bisogna porsi la domanda: cosa ci accomuna con il conformismo
consenziente, con l‟indifferenza al destino altrui, con il non voler sapere
per evitare responsabilità, con tutti quegli atteggiamenti insomma che
hanno permesso che avvenissero le grandi tragedie dell‟umanità nel
secolo ventesimo? Hannah Arendt chiamava banalità del male la
dedizione coscienziosa del burocrate, che lontano dal sangue e dalla
sofferenza, gestiva senza odio tutta l‟organizzazione della deportazione e
dello sterminio.
Guardiamo ai nostri giorni, sullo sfondo della tragedia della shoa.
Un‟ostilità al “diverso” può essere fisiologica: ci viene spontaneo sentirci
disturbati dal veder cambiare intorno a noi il paesaggio umano a cui
siamo abituati, sentir cambiare le abitudini e i linguaggi, soffrire della
concorrenza d‟altri sul mercato del lavoro e nell‟uso del territorio. Il
pericolo insorge quando questo fondato disagio viene assunto come
politica di governo, quando l‟ostilità, l‟odio e il senso di insicurezza, invece
di essere curati con campagne culturali mediatiche e con misure concrete
volte a favorire la tolleranza, il rispetto umano, la convivenza e
55
l‟integrazione, viene fomentato e infiammato per la captazione
demagogica del consenso al potere, per la cattura dei voti.
La sommaria equiparazione tra immigrazione e criminalità, mentre appare
in superficie venire incontro al bisogno di sicurezza, funziona in realtà per
creare una massa posta costantemente sotto ricatto, costretta a
rinunciare a ogni diritto e quindi più facilmente piegata allo sfruttamento e
alla schiavitù.
Quando viene avanti l‟idea che la nostra sicurezza possa valere cento,
mille volte la vita e la sicurezza degli altri, quando in nome di una
superiorità morale, civile o religiosa si interviene con violenza contro altri,
quando in nome di Dio si predica la discriminazione e il disprezzo,
quando, nella concorrenza per le risorse del mondo, si decide che alcuni
gruppi umani hanno diritto alla libertà e al benessere e si condannano altri
alla fame alla schiavitù e alla morte, allora gli errori e le tragedie del
passato non appariranno solo come un gigantesco crimine che si
racconta nei libri di storia, ma come oscura profezia di qualcosa che è
sempre possibile, se non in atto.
Credo che il fare dei volontari, nelle molte attività che li vedono
protagonisti, sia un modo per evitare il torpore delle coscienze, per
acquisire conoscenza di differenti modi di vivere, lavorare, fare culto,
organizzarsi socialmente e sia anche un modo per inventare pratiche di
accoglienza che costruiscono a poco a poco la coesione sociale che
auspichiamo.
Movia. Ringrazio la professoressa Nella Roveri per la passione e la
competenza che ha posto nell‟affrontare il tema. È indubbio che la
questione dell‟immigrazione è il problema principale ed ancora non risolto
che pone seri ostacoli ad una piena coesione nella vita sociale, anche
delle nostre comunità. Del resto anche il prof. Splendore nella sua
relazione riguardante l‟indagine svolta durante la prima fase del Progetto,
aveva posto in chiara evidenza tale priorità. Sono convinto che occorra
indirizzare le nostre energie ed ogni sforzo possibile per rendere ordinata
tale migrazione epocale: movimento che certamente non è possibile
arrestare (neanche a cannonate … !!) e che quindi dobbiamo aiutare a
diventare ordinato ed utile alla nostra società.
Pongo ora la questione successiva a Claudio Piccina, coordinatore
dell‟Ufficio di piano del Destra Secchia: quale ruolo hanno le istituzioni;
cosa devono fare in particolare i Comuni ed il Piano di zona?
56
Claudio Piccina.
La Coesione sociale - il ruolo delle istituzioni : il Piano di
Zona del Distretto di Ostiglia.
Per poter realizzare una solida coesione sociale, sono
necessari alcuni requisiti.
In primo luogo occorre la soddisfazione di alcune necessità materiali
come occupazione, casa, reddito, salute, educazione.
Il secondo requisito fondamentale è rappresentato dall'ordine e dalla
sicurezza sociale.
Il terzo elemento della coesione è la presenza di relazioni sociali attive
con la creazione di una rete di scambi di informazioni, supporto,
solidarietà e credito.
Il quarto requisito è il coinvolgimento di tutti nella gestione delle
istituzioni, che consolida il senso di identità e di appartenenza a una
collettività.
Tali requisiti basilari, indicatori di progresso civile, sono fondamentali per
la creazione di relazioni favorevoli tra individui di una stessa comunità.
In questo contesto, il Piano di Zona del Distretto di Ostiglia sta lavorando
fianco a fianco con le realtà del Terzo e del Quarto settore presenti su
tutto il nostro territorio per migliorare i servizi erogati, efficientarli, misurarli
nella loro efficacia, fare in modo che siano esse stesse veicoli del
miglioramento all‟accesso.
La suddivisione delle responsabilità e delle funzioni di partecipazione è
così definita:
I COMUNI, come esplicitato dalla legge 328/2000 e dalla legge regionale
3/2008 sono: titolari delle funzioni, hanno l‟obbligo di garantire la risposta
ai bisogni, detengono le funzioni di regia e sorveglianza del sistema di
offerta, hanno il compito di effettuare l‟autorizzazione e l‟accreditamento
delle unità d‟offerta, definiscono i parametri per l‟accesso prioritario,
gestiscono i servizi, istituiscono i titoli per l‟acquisto di servizi, definiscono
i Piani Sociali di Zona, adottano l‟Accordo di Programma.
Il TERZO SETTORE: concorre alla programmazione del Piano di Zona
nelle modalità e con gli strumenti previsti dal Piano di Zona stesso;
organizza, gestisce ed eroga servizi in coerenza con gli obiettivi fissati dal
Piano di Zona; partecipa al monitoraggio della qualità ed efficacia dei
servizi; può aderire all‟Accordo di Programma.
Le ORGANIZZAZIONI SINDACALI e le ASSOCIAZIONI di TUTELA dei
CITTADINI: partecipano alla formulazione degli obiettivi di benessere
sociale; Sono consultati per il monitoraggio della qualità ed efficacia dei
servizi; Possono aderire all‟Accordo di Programma.
57
Il Piano di Zona promuove incontri periodici con le Organizzazioni
Sindacali sia per la condivisione delle tematiche di livello generale sia per
affrontare o condividere temi socio-sanitari di interesse specifico, con lo
scopo di promuoverne congiuntamente l‟azione.
Tra questi ultimi, sono espressamente da segnalare in ambito anziani le
Politiche di Accesso per le residenze protette/case di riposo e in ambito
Famiglia le Politiche per la Casa.
I TAVOLI TEMATICI: sono tavoli di supporto all‟iniziativa e alle definizioni
delle diverse possibilità decisionali dei tavoli prettamente politici. Possono
essere composti da politici e da tecnici dei Comuni, esperti qualificati,
esponenti di istituzioni od enti (scuola, tribunale, centri di formazione,
fondazioni, ipab, ecc.), esponenti del terzo settore.
La composizione specifica dei singoli tavoli, i criteri operativi e
competenze, la loro convocazione sono demandati a specifica proposta
dalla Giunta del Piano di Zona e soggetti all‟approvazione del Assemblea
Distrettuale dei Sindaci.
I tavoli attualmente già operativi sono: Tavolo Tematico Minori, Tavolo
Tematico Disabili e Salute Mentale, Tavolo Tematico Anziani, Tavolo
Tematico Emarginazione e Dipendenze.
Sono in fase di costituzione: il Tavolo Famiglia e il Tavolo Immigrazione.
Alcuni obiettivi che si vorrebbero perseguire nei prossimi due anni sono:
 L‟estensione dei criteri ISEE e di contribuzione in modalità comune
su tutto il Distretto;
 Il potenziamento dell‟informazione interna ed esterna, e dei servizi di
accesso;
 L‟introduzione di sistemi di prevenzione strutturati;
 L‟introduzione di sistemi di misurazione per l‟efficienza dei singoli
progetti, l‟efficacia delle diverse aree di azione e la verifica della
soddisfazione dell‟utenza sul maggior numero di servizi;
 La verifica del sistema di voucherizzazione per la sua estensione.
Movia. Le amministrazioni comunali sono senza dubbio uno degli attori
centrali nella costruzione di un tessuto urbano civile, accogliente e senza
ostacoli per la partecipazione di tutti i cittadini. Il momento attuale ne
mette a dura prova le capacità: i bisogni aumentano, la povertà tocca un
numero crescente di famiglie, sono sempre più numerosi quanti ricercano
un lavoro, l‟età nella nostra zona è particolarmente elevata, i finanziamenti
subiscono continue riduzioni….
58
Particolarmente attivo nel nostro Distretto il Piano di Zona che da anni
ormai ha costituito una rete tra i Comuni, in grado di far fronte con
efficienza ed efficacia a molti problemi.
Ma un ruolo altrettanto importante spetta anche al Terzo settore, in
particolare alle associazioni di volontariato. A questo particolare aspetto
farà riferimento l‟intervento di Paola Rossi, direttore del CSVM.
Paola Rossi.
Quando accade che alcuni concetti o termini che
stanno nel vocabolario comune diventino parole chiave
nel codice di comunicazione di un nucleo sociale, tutti ci
interroghiamo sul perché non ce ne siamo accorti prima
e cerchiamo di dare una definizione univoca di queste
espressioni che diventano i cardini portanti di quel che
facciamo. Così è stato, ad esempio, per i termini “rete”, e per “sussidiarietà‟, principio questo riconosciuto nella Costituzione Italiana, le cui
accezioni si sono moltiplicate in orizzontale, verticale, circolare….
Alla ribalta oggi c‟è la COESIONE SOCIALE, termine usato per la prima
volta in Francia nel 1893 dal sociologo Durkheim.
Una definizione sociologica di Coesione sociale la indica come l‟insieme
dei comportamenti e dei legami di affinità e solidarietà tra individui o
comunità tesi ad attenuare in senso costruttivo disparità legate a
situazioni sociali, economiche, culturali, etniche.
Nel rapporto del 2007 del Censis, il Centro Studi Investimenti Sociali
cioè l‟ istituto di ricerca socioeconomica che opera dal 1964, si sottolinea
che la mancanza di coesione sociale è oggi il più grave problema
dell‟Italia.
Il Consiglio d‟Europa nel 2005 ha definito la coesione sociale come la
capacità di una società di assicurare in modo duraturo il benessere di tutti
i suoi membri e di minimizzare le disparità, garantendo accesso equo alle
risorse disponibili, il rispetto della dignità umana con riferimento alla
diversità, l‟autonomia personale e collettiva, la partecipazione
responsabile. Ha deciso inoltre di istituire una Direzione Generale
espressamente dedicata alla coesione sociale. Segnali questi che la
coesione sociale è percepita come una questione centrale e strategica
dalle istituzioni.
Sono stati individuati almeno quattro requisiti fondamentali per poter
realizzare una solida coesione sociale, cioè per creare relazioni favorevoli
tra individui di una stessa comunità:
1) la soddisfazione di alcune necessità materiali (occupazione, casa,
reddito, salute, educazione);
59
l‟ordine e la sicurezza sociale;
la presenza di relazioni sociali attive con la creazione di una rete di
scambi, informazioni, supporto, solidarietà e credito;
4) il coinvolgimento di tutti nella gestione delle istituzioni, che consolida
il senso di identità e appartenenza alla collettività.
Il concetto di coesione si riferisce quindi ad una condizione in cui gli
elementi si uniscono per creare un tutto efficace e significativo, una
condizione di adesione con gli altri che si presenta quando:

Gli individui possono fidarsi, aiutare e cooperare con gli altri membri
della società;

La persone condividono una identità comune o un senso di
appartenenza alla società;

I sentimenti soggettivi vengono manifestati con comportamenti
oggettivi.
Cioè la fiducia negli altri diventa partecipazione sociale, il senso di
appartenenza e identità e la disponibilità a partecipare si traducono in
volontariato e donazioni, la stima nei riguardi della politica diventa
partecipazione diretta alla politica.
In un rapporto sulle politiche sociali elaborato in Canada nel 2000 viene
spiegato come “… la coesione sociale sia fondamentale per la
propensione delle persone a cooperare e a relazionarsi nelle associazioni
di volontariato …. la coesione sociale si manifesta direttamente nelle
attività e nelle pratiche socialmente coesive: la partecipazione a reti, le
attività di gruppo e la partecipazione alla vita civica …”.
Queste affermazioni mi invitano a riprendere con voi i contenuti della
Carta dei valori del volontariato, documento elaborato congiuntamente da
FIVOL e Gruppo Abele, presentato ufficialmente a Roma nel 2001 in
occasione dell‟anno internazionale del volontariato, che molto acutamente
e in tempi non sospetti, all‟art. 5 afferma che:
Il volontariato è scuola di solidarietà in quanto concorre alla
formazione dell‟uomo solidale e di cittadini responsabili. Propone a
tutti di farsi carico, ciascuno per le proprie competenze, tanto dei
problemi locali quanto di quelli globali e, attraverso la partecipazione,
di portare un contributo al cambiamento sociale. In tal modo , il
volontariato produce legami, beni relazionali, rapporti fiduciari e
cooperazione tra soggetti e organizzazioni concorrendo ad accrescere
e valorizzare il capitale sociale del contesto in cui opera.
All‟art.6 si dice che:
Il volontariato è esperienza di solidarietà e pratica di solidarietà: opera
per la crescita della comunità locale, nazionale e internazionale, per il
sostegno dei suoi membri più deboli o in stato di disagio e per il
superamento delle situazioni di degrado. Solidale è ogni azione che
consente la fruizione dei diritti, la qualità della vita per tutti, il
superamento di comportamenti discriminatori e di svantaggi di tipo
2)
3)
60
economico e sociale, la valorizzazione delle culture, dell‟ambiente e
del territorio. Nel volontariato, la solidarietà si fonda sulla giustizia.
E ancora, all‟art. 7:
Il volontariato è responsabile partecipazione e pratica di cittadinanza
solidale in quanto si impegna
a rimuovere le cause delle
disuguaglianze economiche, culturali, sociali, religiose e politiche e
concorre all‟allargamento, tutela e fruizione dei beni comuni. Non si
ferma all‟opera di denuncia ma avanza proposte e progetti
coinvolgendo quanto più possibile la popolazione nella costruzione di
una società più vivibile.
La quinta Conferenza nazionale del volontariato ha affermato che la
partecipazione è al tempo stesso frutto ed elemento propulsivo della
coesione sociale.
Le comunità solidali nascono perché c‟è un cemento che le lega. E il
volontariato è cemento sociale, scuola di democrazia, luogo di
educazione alla cooperazione.
Il volontariato presta servizi ed esso stesso è un servizio, è un generatore
di coesione.
Possiamo ora chiederci: Il volontariato ha consapevolezza di questo ruolo
di responsabilità sociale? Come può esercitare fino in fondo questa
missione?
Su tali quesiti possiamo fare alcune brevi riflessioni:
 I valori originari del volontariato , gratuità, etica del dono e advocacy
(difesa dei diritti) rappresentano gli elementi fondanti della produzione
di vera coesione.
In tal senso partecipazione e coesione si identificano: soprattutto
dove le politiche di welfare si indeboliscono gli effetti di disgregazione
sociale indotti dal mercato creano un evidente deficit di socialità.
 Il volontariato è un mondo che contiene altri mondi, esperienze,
visioni, linguaggi. Possiede l‟arte di far convivere le diversità, non
come problema ma come risorsa e riesce ancora a valorizzare ciò
come tratto della sua identità.
 Il rapporto tra politica e volontariato è problematico: l‟una “usa” talvolta
il volontariato, delega ad esso funzioni proprie, ne sostiene la
precarietà, non sempre gli riconosce la capacità di generare
innovazione sociale. L‟altro fatica a riconoscersi come soggetto
politico, cioè agente attivo del miglioramento del tessuto sociale,
temendo di rimanerne strumentalizzato dall‟una o dall‟altra parte e
stenta a trovare al suo interno adeguate espressioni di rappresentanza
che lo legittimino come protagonista ai tavoli di concertazione.
 Particolare attenzione si deve porre a come il volontariato riesce a
strutturare la propria partecipazione sui territori: coordinamento,
61
molteplicità e frammentazione, presenza nei luoghi di programmazione
territoriale.
Anche dall‟osservatorio operativo del CSVM, cogliamo che questi sono gli
aspetti attraverso i quali passano le maggiori criticità delle organizzazioni
di volontariato nel momento attuale.
Secondo una rilevazione della FIVOL del 2006 erano circa un milione e
125mila i volontari attivi in Italia, riuniti in oltre 35mila associazioni
La Lombardia ha una densità da record di presenza associativa e la
provincia di Mantova è quella con il più alto numero di associazioni in
rapporto agli abitanti (8,8 OdV /10.000 abitanti).
Oltre 600 sono le associazioni di volontariato, diffuse su tutto il territorio
provinciale, che risultano dalla banca dati del CSVM. Oltre 260 si
concentrano nel distretto di Mantova, seguito da quello di Ostiglia con
circa 80 soggetti. La maggior parte impegnate nel settore della sanità,
dell‟assistenza sociale e della promozione del volontariato.
Ora, dove questa moltitudine di soggetti …
riesce a superare la visione settoriale ed esclusiva del bisogno,
riesce ad evolversi culturalmente immaginando che il suo ruolo
insostituibile di promozione della coesione sociale passa attraverso la
presa in carico del bisogno e non solo del soggetto-individuo in stato di
necessità,
riesce a trasferirlo a chi deve mettere in campo soluzioni adeguate,
riesce ad operare, collaborare e costruire futuro con reti allargate,
allora rende sempre più concreto il passaggio da partecipazione a
coesione, producendo vantaggi reali per la comunità.
Vale la pena, a titolo esemplificativo, citare l‟esperienza che si sta
tentando con la fondazione della Casa del Volontariato dell‟Aquila.
Cos'è la Casa del Volontariato? A seguito del sisma del 6 Aprile scorso
molte organizzazioni di volontariato presenti nel territorio Aquilano e lo
stesso Centro di Servizio per il Volontariato non hanno più una sede
idonea che consenta di svolgere la propria attività.
Una rete locale di organizzazioni di volontariato che si ritrovino insieme
sotto un “unico tetto” o struttura polifunzionale, permetterebbe la
razionalizzazione dei costi e darebbe la possibilità sia alle associazioni
che al CSVAQ di riprendere le attività ordinarie e quelle straordinarie
necessarie ad affrontare le problematiche di “ricostruzione sociale” del
post terremoto.
La realizzazione di una Casa del Volontariato ha tre obiettivi principali che
si aggiungono a quello più immediato di restituire una sede alle
associazioni colpite dal sisma:
1. Valorizzare il ruolo del volontariato aquilano nella definizione del
nuovo welfare locale che risponda in modo fattivo ai bisogni espressi e
latenti della popolazione colpita dal terremoto.
62
2. Consentire al volontariato aquilano di esercitare appieno la sua
funzione di moltiplicatore dell‟azione pubblica per ricostruire la
coesione sociale di un territorio oramai fortemente instabile e
caratterizzato da variazioni veloci e repentine.
3. Divenire luogo per la costruzione di reti e collegamenti stabili tra le
diverse organizzazioni di volontariato e con gli altri attori sociali, per
essere un “laboratorio” di progetti sociali partecipati e concreti per
rispondere alle nuove necessità che la città dell‟Aquila dovrà affrontare
nella ricostruzione materiale ed immateriale.
Un punto di arrivo, per una nuova partenza. La Casa del Volontariato
sarà la base stabile dove potersi “re-incontrare” e “ri-progettare il proprio
futuro” nella consapevolezza della centralità del volontariato come
motore di sviluppo umano, coesione sociale, cultura della
solidarietà, che intende esprimere la propria identità e le proprie
radici, a beneficio di tutta la comunità locale.
Il progetto “Dare voce a chi non ne ha” chiarisce ed esemplifica in modo
più efficace i pensieri che ho cercato di esprimere.
Movia. Paola non solo ha trattato in modo esemplare i concetti che ci
stanno a cuore, ma ci ha tracciato un programma di crescita e di impegno
per le Associazioni, cui dovremo costantemente fare riferimento nella
nostra realtà.
Abbiamo offerto, sia pure in maniera sintetica, uno spaccato della
situazione: credo che ne possano derivare ulteriori energie sia nel
pubblico che nel mondo del volontariato, per portare avanti questo difficile
compito: ricuperare uno stile di vita solidale, rinforzare i momenti di
coesione, rimettere l‟etica sociale al primo posto tra i traguardi del nostro
agire nel contesto sociale.
Ringrazio con calore quanti hanno accolto l‟invito a relazionarci sui diversi
aspetti: lo hanno fatto con passione, impegno e competenza e credo che
la nostra comunità debba perciò essere loro grata.
Ora, a conclusione di questo bel convegno, vi devo raccontare, nel modo
più sintetico possibile, il nostro progetto: cosa abbiamo fatto, cosa stiamo
facendo, quali azioni ancora sono previste. La complessità e l‟elevato
numero delle attività impongono una sintesi: non se ne abbiano a male gli
attori di tale lavoro se lo spazio dedicato alla loro opera sembrerà troppo
ristretto.
Al progetto hanno aderito fin dall‟inizio 17 partner, cui se ne sono aggiunti
altri due poco dopo l‟inizio. Si tratta di associazioni di volontariato, di
associazioni di promozione sociale e culturali, di enti quali il Comune, il
Piano di zona, il Servizio di assistenza ginecologica dell‟ASL, il Servizio
63
per la salute mentale del Carlo Poma, nonché di istituzioni quali la
Parrocchia, la Fondazione Belfanti.
Il nostro lavoro è iniziato con un‟indagine conoscitiva il cui impianto e la
cui valutazione sono stati curati dal Dipartimento di sociologia politica
dell‟Università di Milano. Tale fase preliminare, della quale abbiamo
pubblicato il rapporto finale, ha messo in evidenza le luci (numerose) ed
anche alcune ombre della nostra situazione. Da questa abbiamo tratto
spunti per programmare le attività concrete che hanno riempito la
seconda fase, tuttora in atto e che terminerà il prossimo agosto.
Attenzione particolare è stata posta per gli anziani, con momenti di festa,
occasioni di incontro, di animazione. Altro campo di grande importanza è
l‟aiuto alle persone in difficoltà economica: tali situazioni sono in grande e
preoccupante aumento e certamente le nostre iniziative (che presto
cesseranno) non riescono ad alleviare se non temporaneamente il
problema. Abbiamo avviato una distribuzione di generi alimentari
chiedendo agli ostigliesi di concorrere con offerte a tale iniziativa.
Numerose e pronte le adesioni a tale proposta e qui mi corre l‟obbligo di
ringraziare i numerosi ostigliesi per la sensibilità dimostrata. Devo, tra
l‟altro segnalare l‟importante contributo della società E-ON, abitualmente
sensibile al nostro contesto sociale e urbano, che ci ha voluto donare ben
2.000 €. Ci siamo poi adoperati per alleviare le situazioni connesse alle
disabilità ed alle malattie;
infine (ma non ultimo, anzi, come dicevo –
secondo il prof. Splendore – è questo il problema più urgente), l‟altro
capitolo critico è la sostenuta immigrazione che ha caratterizzato l‟ultimo
decennio: ciò potrebbe far nascere problemi di accettazione e convivenza;
problemi che non possiamo risolvere con il rifiuto, il muro contro muro, ma
solo adoperandoci per una integrazione ordinata ed un rispetto reciproco:
anche su questo punto abbiamo intrapreso azioni di rilievo.
Sono 23 le iniziative del progetto: alcune già completate, altre in corso,
alcune di imminente effettuazione. Al termine di questa lunga attività
cercheremo di capire l‟impatto che tale serie di azioni hanno avuto, sia
nell‟alleviare alcune difficoltà che nel rendere attenta l‟opinione pubblica
su questo problema.
Grazie per l‟interesse che dimostrate per il Volontariato!
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Relaz.Concl. Testo c Foto - CSVM Centro Servizi Volontariato