Assisi, Sabato 31 maggio -Lunedì 2 giugno 2014 INCONTRO DII RILETTURA CRITICA DEI CORSI DI PREPARAZIONE AL MATRI MONIO Matrimonio: fatto privato o evento ecclesiale e sociale? Gilberto Gillini e Maria Teresa Zattoni Due settimane fa, nel grande giardino di una casa francescana a Pisa, prima dell'apertura di un convegno , si avvicina una bella e giovane signora: «Oh grazie per il pi ccolo vostro libro che abbiamo l etto noi due quando eravamo fidanzati: " Vuoi fare l'amore con Dio?" ». Ci è venuto subi to da risponderle: «Eh no ! Il ti tolo è " Vuoi fare l'amore con me?", un me concreto, carnale: marito o moglie!». Poi ci abbiam o riflettuto: "Come mai il lapsus di questa giovane spo sa, terziaria francescana , sul ti tolo originario del nostro libretto? Ci potr ebbe essere una qual che ragione? Ecco, per rispondere proviamo a delineare subi to un quadro dei virus che attaccano, oggi, una coppia che si prepara al ma trimonio e, alla fine, un quadro dei relativi antidoti che essa v a aiutata a trovare , proprio per renderci consapevoli di essere meravi gliati e grati per quelle copie che chiedono il Sacramento del Matrimonio ; e che in tal modo cercano di sottrarre il loro matrimonio ai virus della privatezza e della emotività a cui la nostra cul tura v orrebbe sottoporlo . 1) Primo virus: I position Va da sé che i virus circondano una coppia senza bisogno di andarli ad inseguire, senza co ltivarli in proprio; si respirano nell'ar ia, in un mondo che, oggi, più che ateo è un mondo pagano, pieno di d ei . Il virus pi ù diffuso e impalpabile è quello della " I position" e cioè del porre l'io al centro; oggi è troppo poco chiamare ciò "individualismo" perché simile definizione sottintenderebbe un qual che denominatore comune alle varie posizioni individualistiche. E qui ci vi ene bene la metafo ra della " società a coriandoli ", del sociologo Giuseppe de Rita 1, perché l 'aggr egazione dei 1 D e Ri ta G. , Il regno iner me. S oci et à e cr i si dell e i stit uzi oni , E in au di , To rin o ~1~ coriandoli gettati nello spazio non può che essere provvisoria. Tanta psicologia ha contr ibuito (e contribui sce) alla I position, basti pensare che non troppo tempo fa un seminario ci ha consegnato lo schema di un corso di psicologia che avremmo dovuto tenere agli studenti di teologia: dall' io , al tu , al noi . L'equi voco sta proprio lì, radicato e non sradicabile: che ci sia un io in sé, come un dato scisso dal tu e dal noi (e che perciò all'io siano richiesti sforzi sovrumani per "aprirsi" al tu e al noi !). Ma basta riflettere un poco per scoprire che l' io, caso mai, è il punto di arrivo e non il punto di partenza! 2) Secondo virus: assorbire l'altro nell'io Il secondo virus che inquina la cop pia in formazione (e non di rado la coppia guida!) è il conseguente "assor bimento" dell'altro nell'io. Nell'incanto dell'incontro d'amore esso suona : "Tu sei fatto per me". Ho scoperto che tu mi va i bene, che rispondi alle mie attese/bisogni/ desideri, che tu ri empi i miei vuoti, che sani le mie ferite; nella sua versione pseudo religiosa, esso suo na: «Dio ti ha pensato per me. Da sempre ti ha "destinato a me"». Poi - alla l unga d el matrimonio - ne consegue un sospirato e rassegnato: «Che marito difficile Dio mi ha dato! », come diceva una pia moglie in vena di sopportazione . Stiamo culturalmente passando dall'antica affermazione di Pr otagora: «l'uomo è misura di tutte le cose» all'affermazione postmoder na (e spesso inconsapevole): «IO sono misura di tutte le cose; solo io, con le mi e feri te, i miei bisogni , le mie esigenze posso certificare a me stesso che tu v ai bene a me». 3) Terzo virus: il culto del frammento Ne consegue, e siamo al terzo virus, che io posso certifi car telo solo ora, anzi: per ora. Non nell ' hic et nunc (qui e ora) che celebr a la bellezza del presente dentro un flusso del passato e del futuro, da dove veniamo e verso dove andiamo. No è l'ora frammentata degli SMS, d ella consegna dell'io (così apparentemente potente) all'emozione del momento, che poi cambia, ma che all a lunga de ll'ora diventa una sorta di v alico sp esso insuperabile. Ad esempio «Non provo più niente per te!». Domani? Non lo so. Anzi, mi precipiterò ai tuoi piedi, se tu te ne andrai con indifferenza e 2002. ~2~ mi lascerai solo/a. 4) Quarto virus: il primato del mondo emotivo Il virus che stiamo considerando - ed è il quarto - si qualifica allora come sottomissione al mondo emotiv o. Ciò che sento, ci ò che provo (spec i e le emozioni di "scuotimento " - come si dice oggi - che mi trasformano in sensation seeker) è il criterio di veri t à: da morosi, da conviventi, per sino dopo decenni di matrimonio. La verità della scel ta d'amore è allora consegnata al sentito . «Tu mi stressi e allora io non ti sposo!», diceva un convivente da due anni (tra l'altro nell'appartamento dei religiosi geni tori di lei, senza pagar e affitto), lasciando lei a chiedersi co me potesse farl o sentire meno stressato (poverino!) al fine di ottenere da lui il tanto agognato matrimonio in chiesa (nel lor o caso, dopo aver fatto il corso per fidanzati!). Natural mente qui il discorso sul primato dell'emozione si farebbe molto lungo… 5) Quinto virus: "Come potrei garantire il sì per sempre ?!" A tutto ciò è allora assolutamente congruente il quinto virus: " Come potrei mai onestamente dirti un sì per sempre ?". Un tal e sì, defini tivo, in questo contesto sembrerebbe una presunzione di sé , anzi, un atto di arroganza: come posso assicurarti che ti amerò per sempre, e per giunta nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella mal attia? Siamo in un mondo che ha bisogno di vie di fuga, uniche in grado di "assicurare" l'uomo postmoderno: se ti sposo, deve po ter esserci la possibilità del divorzio, se non posso avere u n figlio da te, mi deve esser e concessa la possibilità dell'eterologa, se capita un figlio quando meno ce l'aspettiamo , dobbiamo avere la possibilità dell'aborto… E, dunque, garanzie su garanzie , come il "conviviamo e garantiamoci che passeremo al matrimon io solo quando saremo sicuri del nostro amore recipr oco, quando tu risponderai alle mie esigenze quando ti avrò preso le misure " (e nessuno si rende conto che la data più probabile è: mai). 6) Sesto virus: Sposo te, ma niente di te che venga dalla tua famigl ia" Ma sul piano delle garanzie ce n'è una che oggi è sempre più pregnante, vissuta come condi zione per amare l 'altro/a, ed è il sesto virus: io che ti ~3~ amo (che credo di amarti) esigo che tu sia tutto per me, detto alla romantica; che tu tagli il cordone o mbelicale, detto secondo i luoghi comuni. Di più: che tu mi dia "lo scal po di tua madr e " come una sorta di venefico "mazzo di fiori" che esi go da te; insomma: "spo so te e non la tua famiglia!". E non mi accorgo che, in questi termini, non sto che assoggettandomi al mito della I position; e così risaliamo al primo virus che uccide i rapporti d'amore. Ben altra cosa è lo svincolo dalla famiglia di origine (come diremo in segui to), la possibi lità di costruir e insieme la nostra nuo va "città". Qui è sottilmente esser e succubi dell'utopia post -moderna: la famiglia che "regge" nell'immaginario collettivo è l a famiglia isolata, nucleare, congrua al sistema dei non-legami; è la famigli a ormai "tradizionale ": quella chiusa a doppia mandata nell'appartamento, dove può succeder e di tutto; ma dove è idolatrata l 'utopi a della privacy , e dove la famiglia ha r inunciato al bene comune. 7) Una premessa all'antivirus Ben altra cosa, come si dirà lungo tutto il convegno , è la famiglia del Popolo di Dio ! E siamo così agli antidoti d ei nostri virus replicanti; e qui abbiamo bisogno di u na premessa, per non concepire gli antidoti come una sorta di contro -battaglia , un affare a chi vince e a chi perde, come purtroppo succede in tanti corsi di pr eparazione al matrimonio! Ecco la premessa: fino a che l'antivirus pes ca le sue radi ci nello stesso terreno del virus, non si va da nessuna parte, si mettono semplicemente le pezze. Pr endiamo un banale esempio dal linguaggio familiare: una madre si lamenta dell'egocentrismo e della poca voglia di fare di una figlia adolescente, che mai dà una mano in casa; allora le urla (dopo infiniti tentativi di convincerla): «Almeno metti a posto la TUA camera che è un caos!». In queste esasperate urla materne avanzano d ue errori: che la camera sia della fi glia e non una stanza della casa dei genitori e che sia sufficiente che lei badi a se stessa! I n questo caso la madre prescrive quell'egocentrismo di cui poi si lamenta! Prendiamo un similare atteggiamento del prete e dell e co ppie che "curano i fidanzati" (orrenda espressione): di fronte alla ormai consolidata maggioranza di co ppie conviventi (co n figli) che si iscrivono al corso, essi spieranno le ragioni che l e spingono a chiedere il sacramento e non ~4~ sapranno che veder e motivazioni estri nseche: accontentare i genitori, volere una "bella " celebrazione che resti nell'albo di nozze, ricev ere regali, sistemarsi, ecceter a… Proprio come la madre di cui sopra, che resta in qualche modo ipno tizzata dal caos nella camera e non sa dire più nulla sulla bellezza della casa e sulla partecipazione del la figli a a questa bellezza. E dunque l'antidoto di base v a ricer cato nella bellezza del Sacramento e nel "mistero" per cui quelle coppie cercano il Sacramento, senza spaventarsi delle motivazioni parziali, delle quali l e coppie paiono maldestramente co nsa pevoli. Essi non stanno aggiustando la loro stanza, la loro " I position ": stanno misteriosamente seguendo una chiamata, quella di fare bella la casa di Dio mediante il loro amore. Che importa se la motivazione provvisoria, estrinseca (l a bellezza della cer imonia, i geni tori eccetera…) appare come il provvisorio motorino che li ha portati fin lì? Forse che Dio ha schifo di tutte le motivazioni anche egoistiche (pensiamo solo al figlio minore, che torna alla casa del Padre buono perché vuole semplicemente mangiare tutti i giorni!). Dio non ci invita a l Suo banchetto gratui tamente? Dice il profeta Isaia: «O voi tutti assetati , venite all'acqua, voi che non avete denaro, veni te, comprate e mangiate» (Is 55,1 ). Piuttosto serve che - lasciatecelo dire - le coppie guida vincano una loro più o meno consapevole invidia a riguardo di coppie che si sono "permesse" di convivere (quando per loro non è stato possibile!) e portino amorevolmente in l uce la sete che ha portato queste coppie a cercare "l'acqua viva", perfino q uando non la conoscevano. Ingenuità? Ebbene, sì. Prestare motivazioni che ancora non hanno? Ebbene, sì. Ciò ha a che fare con il miracolo della materni tà della Chiesa che le coppie -guida sono chiamate a incarnare. E allora il vero antidoto di fondo ai virus di cui abbiamo parlato è il guardare coloro che hanno liberamente scelto un corso di preparazione al matrimonio -sacramento come ad "invitati" . Sono né pi ù né meno degli invitati al banchetto nuziale . E non importa se trovati ai crocicchi delle vie o alle siepi di questa nostra società degli individui. Essi sono degli invitati. A fare che? Ad usci re dal guscio pseudo protettivo del lo ro bastare a se stessi, del loro cer tificare il loro provvisorio legame, in una parola: della loro I position con tutti i corollari del loro auto garantirsi. Lasciamo a chi lo sa fare molto meglio di noi le motivazioni teologiche di ~5~ quest'invito al banchetto nuziale. 8) Alla ricerca di un programma ecclesiale comune per matrimonio e ordine Tutti noi che siamo qui, non solo a lla scuola del catechismo, ma anche alla scuola laica del Foscolo abbiamo dato per scontato che la nostra civiltà occidental e nasce « Dal dí che nozze e tribunali ed are diero alle umane belve esser pietose di se stesse e d'al trui ». Anzi "l e nozze" (e non i l libero amore per il Foscol o che pur non disdegnava le avventur e amorose) sono il primo segno della civiltà, del lasciare che il bene pubbli co possa regolare i l bene privato e non abbia solo la funzione di esaudirlo e di realizzarlo, come unico modo di in graziarsi i cittadini, come oggi si pensa. Il messaggio cristi ano è certamente un invito alle "umane belve" ad essere "pietose di se stesse e di altrui" perché la moltipl icazione spontanea della specie seguendo la legge della giungla, non convi ene e non p orta all a felicità. E nel messaggio cristiano espresso dall'odierno catechismo ciò viene ribadito in vari luoghi tra cui nel cc 1534 2: dove si dice che anche il matrimonio è ordinato alla salvezza altrui, cioè alla costr uzione di una società vivibile. No n tenerne conto, porta al male che l e fasce più deboli della società pagano: feti , bambini, do nne e uomini non più attraenti perché invecchiati; male che molti deplorano senza capi re come il paganesimo che invita a moltiplicarsi spontaneamente ne sia la matr ice. Noi vorremmo parlare allora del sogno di Dio per la società, di cui il matrimonio è parte. E quindi non vogliamo parlare del matrimonio come fatto pubblico, ma come fatto ecclesiale, vale a dire come la Chiesa lo intende per la «l'edificazione del po polo di Dio ». Il cc 1534 unisce sotto questo titolo Matrimonio e Ordine. Già molto tempo fa ci siamo resi conto nel nostro 2 Catechismo Chiesa Cattolica , cc. 1534: «Due al tri sacramenti, l'Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. S e contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servi zio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all'edificazione del popolo di Dio ». ~6~ lavoro di consulenza che i disagi relazionali della vita matrimoniale e quelli della vita consacrata ( pur nel rispe tto necessario delle di fferenze) avevano un imprescindibile nucleo comune 3. E da qui prendo il mio inizio. Tralasciando la lamentela che per formare un sacerdote si impiegano sei anni in seminario mentre per formare un coniuge si impiegano sei incontri, cercher emo di focalizzare quattro caratteristiche comuni di "adul tità" in mancanza delle quali, abbiamo un co niuge che è in grado di far "impazzire" l'altro e, i n modo analogo, abbiamo un parroco che è in grado di fare "impazzire" la parr occhia. In al tre par ole, vogliamo mostrare che la formazione ecclesi ale per il sacramento dell'ordine e per il sacramento del matrimonio è unica e ha infatti come target gli innamorati sulla via del matrimonio e gli innamorati sulla via dell'ordine sacro o di una consacrazione religiosa . Pertanto, intendendo mettere a fuoco un'intersezione tra i due insiemi dell e richieste formativ e per ciascun sacramento, faremo un breve cenno agli obiettivi specifi ci per la formazione al matrimonio solo nell'ultimo paragrafo (concludendo così con gli antivirus, l'arco iniziato nei primi paragrafi con l'el enco dei virus). Formuliamo la nostra proposta prendendo in considerazi one quattro criteri generali con cui valutar e un cor so di preparazione al matrimoni o. Anti cipiamo il titol o di questi quattro punti cardinali . Noi pensiamo che la formazione alla vi ta consacrata o alla vi ta matrimoniale di un/a giovane debba aiutarlo/a a: OVEST : "lasciare il padre e la madre" monitorando questo suo cammino di distacco che non avviene mai una volta per tutte; NORD : mettere a fuoco i valori fondamentali su cui regge la sua vita e prepararlo a darne la fondazione non solo a se stesso ma anche agli altri ; EST : mettere a fuoco l'aspetto fondamentale che favorisce una sana vita di relazione, la capacità di connotare positivamente i comportamenti altrui , anche se differiscono dai propri e di apprezz are la totalità del valore aggiunto che ne deriva; SUD : mettere a fuoco gli immaginari di disvalore da cui è attirato, poiché 3 G il lin i G. , Zat ton i M . , B en - esser e per la mission e. Pr o po st a di lav or o per l'au tof or mazi on e di gru ppi di presbi t er i, di co nsacr at e e di co nsac ra ti , pref azi on e di A.Cenc ini , Qu e rin i an a, B r e sc ia 2 0 0 3 . ~7~ saranno sempre presenti nella sua vita. Notiamo che l'asse Sud-Nord indica il punto luce della stella polare , segnalato per primo da ogni bussola , ma che tiene r ealisticamente conto di ciò che appesanti sce e tira v erso il basso . Notiamo che l'asse Ov est-Est mira ad una corretta e viva relazione dell'adulto con il prossimo , ma che tiene realisti camente conto della difficoltà del lasciar e l a famiglia d' origine. 9) La direzione OVEST: formazione e trasgressione Riproponiamo la nostra prima tesi: noi pensiamo che la formazione alla vita consacrata o alla vita matrimoniale di un giovane debba aiutarlo a "lasciare il padre e la madre" , monitorando questo suo cammino di distacco che non avviene mai una volta per tutt e . L'abbiamo sostenuta in un fortunato libretto sull'imparare l'amore, dove era corroborata e completata da due diversi e bellissimi i nterventi di M. Michielan e M. Reschiglian 4. In una pr ospettiva che si richiamava alla psicologia dell'età evolutiva e che teneva conto delle nostre esperienze con consacrati e coppie, abbiamo affermato la necessità della trasgressione sana per imparare l 'amore nella nostra civiltà occidentale. E la prima trasgressione è l a capacità di svincolo dalle relazioni parentali. In molte storie con cui veniamo a contatto c'è un denominatore comune e, cioè, l'incapacità di trasgredire . Ci sono adulti – geni tori ed educatori che non hanno nemmeno il sospetto che il giovane in fo rmazione per vivere la sua vita (e non per capriccio o pe r farli soffrire) de bba trasgredire : cioè, secondo l'etimo, gredior/ camminare e trans/ ol tre. Ol tre a che cosa? Diciamo in maniera forte che se al la persona in formazione non è permesso un trasgredire buono (anche se per pr ove ed errori e a suo rischio e pericolo) prima o poi avanza in lui la devianza , che è un trasgredire contro , una forma di violenza contro le catene del «devi essere come diciamo noi», pagata con la distruttivi tà, e perfino l 'autodistruzio ne. I geni tori paiono non saperlo: più modellano il bambino ad esser e quello di cui loro hanno bisogno (ad esempio il bambino -risarcimento, che "faccia finalmente vedere al mondo quanto avev ano ragione!") più gli vietano trasgressioni buone che lo aiutano a sperimentarsi. 4 Z at ton i M e G il lin i G ., M ic h i el an M . , Re sc h igl ian M ., Ch e mal e c' è? La sessu ali tà n el la v oca zion e al l' a mo re, P orz iu n c o la , S . Ma ri a d eg li An g eli ( PG ) 2 0 0 7. ~8~ Prendiamo come metafora, presa dalla vita, il bambino che nel seggiolone davanti alla pappa cerca di portar e il cucchiaio alla bocca e centra il naso, un orecchio, una parte del musetto e alla fine c'è più pappa sul seggiolone e per terra che nel suo stomaco, è un bambino che impar a a trasgredire; ma se si ritrova con una mamma (o un padre) ansiosa o che vuole essere perfetta («se mangi a da solo, non si nutrirà bene») allora la sua manina sarà frenata, trattenuta, mentre l ei lo imbocca. Il bambino sarà adeguatamente nutrito, ma pian piano si farà l'idea che trasgredire è una colpa. Attenzione, anche il geni tore che abbandona il suo ruolo geni toriale è un geni tore che non accompagna nell'apprendimento della trasgressione. Per continuare nella no stra metafora: se l a mamma dicesse al bambino che tenta di imboccarsi da solo: «Ho capito… allora arrangiati e fa' quello che vuoi!» e si girasse dall'altra parte o badasse agli affari suoi, agirebbe un "abbandono", a cui il piccolo è sensibilissimo, tant'è che - di fronte ad una madre che si disinteressa - smetterebbe di imboccarsi o rester ebbe pi ù confuso che mai! Anche dal punto di vista dell'esercizio di una sana sessualità, la trasgressione "aiuta", poiché essa è responsabilmente un ambito di liber tà, che non si dà quando i geni tori vengo no trasformati in "guardoni" (anche se si autodefiniscono guardiani, come nel caso d i una mamma che si riteneva sollevata e tranquil la quando la figlia e il suo ragazzo si ritiravano sotto i suoi occhi in camer a perché… «Almeno so dove sono!» ). Trasgredire in modo sano Ma, imparare a trasgredire in modo sano non è facile ! Occorrono, da parte della generaz ione giovane, al cune condizioni. La prima è imparar e a deludere i genitori , reggendo il loro (provvisorio!) dolore. C'è un passo in Luca in cui Gesù adolescente può insegnare a tutti i giovani in formazione proprio quest'ar t e pr eziosa e carica di bellezza: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mi o?» (Lc 2,49); ar te che sa regger e l'angoscia della madre e del padre , pur espressa con tanto amore nel versetto precedente («Figlio , perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosci ati, ti cercavamo» ). Dietro la trasgressi one sana non sta il capriccio del mom ento , perché in ~9~ questo caso sarebbe solo autoincensamento. Dietro sta un amore più al to. Deludere un geni to re, star fermi sul provvisorio dolore arrecato, si gnifica credere nel genitore, avere speranza che lui/ l ei non sia a misura delle sue paure, delle su e angosce, del suo voler le cose a modo (suo). A volte atteggiamenti passivi e succubi verso i genitori sono rafforzati dall'idea infantil e che qualcosa sia sbagliato solo in forza del fatto che padre e madr e sono angosciati. Diciamolo in mo do più esplicito: per essere un "vero" figl io occorre imparare a deluder e i geni tori. Sui tempi brevi. Ma questa è un'ar te che no n insegna più nessuno. E "ar te" qui signi fica la capaci tà di dare ad ogni persona che aiutiamo a crescere quel lo che abbiamo pe r ché a noi è servito, senza smanie di co mpletezza, monitorandoci, ma non mettendoci in croce per le "trasgressio ni" di coloro ai quali ci dedichiamo. Quante volte l e coppie che seguono i fidanzati o i for matori dei seminar i sentono i loro sforzi annullati e l oro stessi squalificati perché coloro che avevano preparato al sacramento del matrimo nio o a quello dell'ordine "sembrano " non aver retto all'urto delle difficoltà della vita. Ben diverso è auto monitorarsi con costanza nella propria opera di formazione e accogliere un sano feedback criti co (magari proprio da coloro che sembrano essere più riusciti!). La seconda è la rinuncia a volere l'approvazione a tutti i costi . Vi sono adolescenti e giovani così "potenti" da voler convincere i geni tori ad accettare le loro decisioni; e si riempi ono di rabbia quando non ci riescono. Nessuno ha detto l oro che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca! No, vogliono senti rsi al sicur o : «finché non mi approvi, non sto bene». Hanno imparato pedissequamente la lezione del benessere emotivo . Se mi approvi, se ti convinco, se stai dalla mia parte (magari contro l'altro geni tore che – guar da caso – non capi sce ni ente!) allora io espungo il malessere, posso convincermi che tutto va bene. Purché l a mamma sia d'accordo, purché i l vicerettore mi dia il permesso anche quando so bene che non si potrebbe! La terza condizione per la maturazione affettiva è… non giocare a Lorenzo il Magnifico . È un'immagine che usiamo per tutti quei fi gli che si piazzano in famiglia come controllori, equilibratori, medi atori, salvatori, ~ 10 ~ distribuendo torti e ragioni, dando consigli (volendo per fino essere obbediti), pr endendo le difese del più debole, mag ari. Figli che hanno imparato a esser e i ndispensabili: e poi si raccontano che "si sacrificano" e che se non ci fossero loro... Come quel giovane che tor nò a casa del seminario perché aveva scoperto che papà aveva un'al tra, mentre quell'ingenua della mamma non si accorgeva di niente! Lui sì invece che se n'era accorto e doveva tornare a casa per... mettere suo padre in riga. Va da sé che il controllo formativo (anche l 'accompagnamento alla trasgressione!) comporta la consapev olezza di non aver e to tale chia rezza e controllo sulla situazione: forse è per questo che i geni tori – per natura – sono due, gli educatori in seminario e i formatori al sacramento del matrimonio sono molti. Se ciascuno di loro non agisce come fosse solo, può confrontarsi e lasci are che qualcun altro migliori "le proprie magnifiche idee" poiché questo è a vantaggio del giovane in formazi one che può essere indotto a provare anche l ui strade div erse! 10) La direzione NORD: la bussola della formazione Passiamo alla seconda tesi: Noi pensiamo che la formazione alla vita consacrata o alla vita matrimoniale di un giovane debba aiutarlo a mettere a fuoco i valori fondamentali su cui regge la sua vita e debba prepararlo a darne la fondazione non solo a se stesso ma anche agli altri . Il padre della mo derna psicologia sociale Kurt Lewin (1890 -1947) in un testo postumo del 1952 scrisse un aforisma diventato famoso: " There is nothing as practical as a good theory " 5. Se uniamo questa frase con la suggestiva ipotesi formativa di Jerome Bruner sulla necessità che « il programma di ogni disciplina sia finalizzato alla comprensione la più approfondita possibile dei principi che costituiscono la struttura della disciplina stessa » 6 non possiamo che essere d'accordo sul fatto che una buona teoria esprima la massima possibilità di sintesi a fronte del la complessità della v ita e che una sintesi teorica , se buona e chiara potrà suggerirci come po ssa esser e il nostro comportamento per essere Ku rt L ew in , F iel d th eo r y in soci al sci enc es: S el ec ted t heor eti cal papers by Ku rt Lew in, Ta vi s toc k In s t itu t e Lon d on 1 9 5 2 , p . 1 6 9 . 6 Bru n e r J. S. , Do po Dewey. Il pr oc esso di a ppr en di men to n ell e du e cu ltu r e , 5 Ar m an do , Ro m a 1 9 8 5 1 3 ( 1 9 6 1 ~ 11 ~ competente ed effi cace nel suo incidere sulla real tà. Se traspor tiamo questo pensiero nel campo della formazione alla maturità e, in particolare, di una formazione che par ta da una visione cristiana del mondo, non c'è dubbio che la Parola e la ri flessione teol ogico-eccl esiale che la colloca nella vita ne siano il fonda mento. E se la riflessione teologica sul sacerdozio è enorme, recentemente sul tema del matrimonio c'è tutto il fiorire dei documenti del magistero, che per ò non vengono usati – per quanto ci ri sulta – nei corsi di preparazione al matrimonio! Ma nemmeno il Catechismo della Chiesa Cattolica viene usato! E questi corsi sono spesso l'ultimo treno per una catechesi! Una prima pista: l'Amore del Padre per tutte le sue creature I passi che partono da ll'Amore del Padre per tutte le sue creatur e sono moltissimi: l'adultera colta in fragrante, la samaritana, il figliol prodigo… possono riassumersi con questo passo di Giovanni: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Fi glio unigeni to, per ché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Di o non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicar e il mondo, ma perché il m ondo si salvi per mezzo di lui » (Gv 3,16s) . Prendiamo questa frase come sintesi; come potrebbe tale sintesi diventare operativa ? Cerchiamo di specificare con un esempio. «Dio ama… anche suo marito oppure …anche suo padre!» può essere un annuncio sconvolgente del prete o dell'operatore pastor ale rivolto a quella moglie che ha da vanti, e che si lamenta del marito oppur e a quella figlia che ha davanti e che si lamenta del padre . Un tale annuncio può rompere, o almeno intaccare, i l cerchio dell'im mobilismo. Questo primo pa sso è già in sé benefico o almeno apre la strada ad un efficace in ter vento di esper ti che, ripetiamo, è possi bile solo se aggancia la disponibi lità pro fonda di quella moglie o di quella figlia ad uscire da uno sterile "giudizio universale" sul marito o sul padre. Se ci riferiamo all'operatore pastorale o al prete che afferma l'amore di Dio per tutti, cogli amo in lui il coraggio di non rifarsi immediatamente a l proprio metro di giudizio, ma di rimandare al mistero della persona. Cer care un'al tra possibile trama o almeno sospet tare che ci sia, denuncia re magari la propria impo tenza a tro varla ma anche i propri valori-guida, sono due atteggiamenti che richi e dono, di fatto, una sor ta di ~ 12 ~ rivoluzione culturale 7. Una seconda pista: la "leggerezza del giogo" Una seconda pista teorica dagli i nfiniti risvolti pratici potrebbe essere costitui ta da questa parola: «Venite a me, voi tutti che si ete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopr a di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita . Il mio giogo i nfatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,28-30). La "leggerezza del giogo" è un annuncio che dovrebbe essere presente nella vita della coppia e nella vita del presbitero, onde poterne fare l'annuncio anche a parole. Tale formazione, che è contemporaneamente per gli altri e per sé, fa parte del pacchetto fondamentale del currriculum per la preparazione a qualsiasi vocazione. E ciò va nella stessa linea di una revisione critica profonda delle idee freudiane sul disagio di una civiltà, per natura fonte solo di doveri: Quasi un secolo fa «ne Il disagio della civiltà, Freud scriveva che la convivenza civile imponeva dei "sacrifici pulsionali" che determinavano lo "sconten to" dell'uomo moderno. Oggi, a dire il ver o, nessu no più si fa carico di limitare gli impulsi sessuali e ag gressivi dei si ngoli, ma non per questo stiamo meglio; anzi, tutti sembran o rabbiosi, delusi, carichi di r an core e perpetuamente scontenti 8». Non solo ma va anche contro il "dolorismo" di cui ci parla la teologia. Intendiamo per dolorismo la posizione (che noi vediamo sempre solo nelle sue implicanze sull a formazione ) di chi a fferma che il dolore vale per sé come sacrificio gradito a Dio. In questa posizione il dolore sarebbe voluto per se stesso ed il crocifisso sarebbe l'immagine più eloquente di un simile valore della sofferenza 9. Gesù diviene l a più pura immagine stoica del non lasciarsi sopraffare dalla sofferenza e nel contempo la rappresentazione macabra di un Dio che ha bisogno di l acrime e sangue per esser placato. Quasi un quarto di secolo fa abbiamo udito con le nostr e orecchie, al funerale di un bimbo di quattro anni morto di cancro, un prete che 7 G il lin i G. , Zat ton i M . , L' al tra tra ma . Man ual e di f or mazi on e per t esser e relaz ion i f a mi lia ri a l terna ti ve , An c o ra , M i lan o 1 9 9 7 ( ri s ta m pa 2 0 0 9 ) . 8 A rg en t ie ri S . , L'a mbi guit à , Giu li o Ein au di E d it or e , T or in o 2 0 0 8 , p ag . 1 1 1. 9 cfr . An ge lin i G ., Let tera v iva . I v ang el i e la presenz a di G esù , Vi ta e Pe n s i ero , M ilan o 1 9 9 7. ~ 13 ~ "giustificava" Dio nel seguente modo, davanti ai genitori: "Vedete, Dio era solo e infelice per tutti i peccati degli uomini: è sceso all ora nel giardino degli uomini e per consolarsi ha scel to per sé un meraviglioso fiore innocente. Cari genitori, consolatevi: la morte di questo bambino è un profumo per Dio". È raro trovare una simile lucida esplicitazione del dolorismo ed è chi aro che, por tato co sì al suo punto estremo di lucidità, ci obbliga tutti a sentirne la radicale ing iustizia, ci obbliga tutti a ribellarci. E ciò che appare pi ù chiaro è quanto la posizione freudiana sia congruente con l a vecchia formazione cattolica nel sottostare al giogo della Legge o della civiltà occidentale in cui era immerso Fr eud, senza prendere in considerazione l a novità evangelica che "il suo giogo è dolce e il suo peso leggero". Ma questo è proprio un punto fondamentale dell'annunci o da usare nella formazione, e ad esso si è avvicinata più di tutti Madre Teresa che quel giogo ha fatto radi ca lmente proprio. Ce l'ha resti tuito nelle sue lapidarie preghier e. Ad esempio in Vivi la vita: La vita è un'opportunità, bellezza, ecc. Una terza pista: solo il Padre ci libera dal male Come corollario della seconda pista possiamo accennare al grande valore formativo della richiesta al Padre nostro affinché sia Lui a liberarci dal mal e e non ci lasci ai no stri tentativi di sal varci la pelle da so li! Stiamo parlando della formazione a riconoscere realisti camente e umilmente che il male c'è, sia nel senso della nostra personale i nclinazione al peccato , sia nel senso dell'opera di un agente interessato a distruggere la nostra fede, il Maligno . Quale male? I due sacramenti sono continuamente esposti a l male della perdita dell' amore , cioè della fede-fedeltà : «Per il dilagare dell'iniqui tà, l'amore di molti si raffredderà» ( Mt 24,12). Pensiamo ad esempio quanta ammirazione ci suscita la fi gura di un consacrato che sente come problematico il suo apostolato quando lui stesso si trova in una si tuazione ambigua con il Signore"! Di nuovo qui la teoria potrebbe f arsi sollecitazione pratica ad esplorare i momenti in cui il Maligno è all'er ta per dividerci da Dio . Quando? 1) Quando va tutto bene, quando il benessere, gli impegni e la riuscita negli affari… soffo cano il soffio dello Spirito . Tant'è ver o che poi ci raccontiamo: «Andava tutto così bene nella mia famiglia, peccato che... ho ~ 14 ~ perso la testa per una collega!». 2) Ma anche quando, al contrario, siamo posti di fronte a insucc essi, fallimenti, dolore, morte. E così si insinua in noi la musi ca della perdi ta : ci sentiamo innocenti e attribuiamo a Di o il male, per poi supplicarlo di distoglierlo da noi. Trappola perfetta, in cui si alleva il nostro risentimento di consacrati e di coniugi . 3) Quando, infine, crediamo di aver bi sogno di segni, ma a modo nostro. Allora andiamo perfino da lui ( cfr. Gv 6,15) per v edere se fa i miracoli che ci fanno tornare i conti, che r endono più facile la vi ta e appetibile lo star gl i vicino. Pretendere i segni è però un'astuzia del serpente, che vuole istruirci lui a pregar e Dio, come ha cercato di fare con Gesù nel deserto. «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, per ché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, confer ma i tuoi fratelli» (Lc 22,31s). Qui Gesù non p arla per metafore e sottintesi, è esplicito: egli sa che satana è interessato a far venir meno la fede -fiducia. Che Gesù preghi perché satana non vinca su di noi, è una cosa che ci commuove: Egli conosce la passione e il rispetto, non l'intrusione e l'inte rferenza. Siamo affidati alla sua preghiera perché la nostra fedeltà non venga meno: Egli è un alleato, un compagno, uno che non smette di insegnarci il "liberaci dal male" fiducioso, poiché il Padre è il più forte . In conclusione, le tre piste (molte altr e se ne potrebbero proporre!) sono bussole teologiche che, in quanto puntano sulla stella po lare di una buona teologia, divengono strumento pratico di orientamento nella propria vocazione (in consonanza con molta buona psicologia). 11) La direzione EST: co gliere il positivo Apriamoci ora alla nostra terza tesi che ci apr e ad oriente, al sole che sorge sulle nostre ferite e ci apre ad una relazione con il prossimo in una maniera mozzafiato. Noi pensiamo che la formazione alla vita consacrata o alla vita matrimoniale di un giovane debba aiutarlo a mettere a fuoco l'aspetto fondamentale che favorisce una sana vita di relazione, la capacità di connotare positivamente i comportamenti altrui , anche se differiscono dai propri e di apprezzare la totalità del valore aggiunto che ne deriva. ~ 15 ~ L'area sistemico rel azionale in cui noi abbiamo ricevuto l a nostra formazione psicologica, e in par ticolare la prima Scuola di Mara Selvini Palazzoli , è caratterizzata dal termine connotazione positiva che invita, in buona sostanza, a qualificare con una serie di appr ezzamenti un comportamento che, a pr ima vista, sembra disprezzabile o secondario. Ne derivano alcuni input formativi di fondo degni di nota per il ben-essere relazionale 10: - valorizzare il proprio interlocutore, di là dalla gabbia a cui si è abituato; - attivarlo e portar lo ad abbandonare il "tanto non c'è ni ente da far e"; - produrre un'atm o sfera di "be nevolenza" tra il giovane e il mondo delle persone che gli stanno attorno (non sarebbe positivo nemmeno per lui che queste persone si sentissero giudicate e condannate) . Insomma viene accantonata la vecchia pedagogia del non riconoscere i meriti all'altro perché non si insuperbisca e di minacciarlo perché, per i l suo bene, migliori il proprio comportamento. E si accede alla ricer ca della "migliore definizione dell'al tro, la quale poi ha come ricaduta "la migliore definizione di sé". Perché? Imparare a cercare una connotazione positiva La "miglior definizi one dell'altro " porta ciascuno alla "migliore definizione di sé " i n quanto capace di far diventare parte della su a vocazione cristiana i limiti che rileva nella relazione. I "l imiti" dell'al tro chiamano sé a migl iorars i e gliene offrono la chance nel quotidiano. A livello di quotidi anità potremmo quindi affermare che il volto ostico della persona di cui sono innamorato oppure il limite del mio superiore diventano par te del la mia vocazione . L'approccio sistemico potrebbe confermarci che chi resta fermo al piano del "come stanno le cose", secondo il proprio punto di vista , consegna se stesso alla peggior definizione dell'altro: « Lui/lei è così e quindi a me non resta e non r esterà che…». Per cui, assumendo gli aspetti negativi dell'altro come sintesi definitiva di lui, una persona resta ingabbiata e consegnata a questa definizione; in generale, si r esta ingabbiati in ciò che Mara Selvini, nel suo 10 G il lin i G. , Zat ton i M ., B en - esser e in fa mi gli a. P ro posta di l av oro per l'au tof or mazi on e di coppie e di genit or i , Qu er in i an a , Br e sc i a 2 0 0 0 7 ri ve du ta e am p lia ta . ~ 16 ~ ultimo intervento pubblico, chiamò millenario riflesso di autodifesa. Infatti, tutta la l ezione della sistemica va nella direzione contraria: 1) la circolarità ro mpe l'ingabbiamento che lega una per sona all'altra mostrando sé a sé stessa (anche se a volte con chiarimenti dolorosi per il proprio narcisismo) come soggetto che agisce e che contribuisce a rendere la relazione così come è; 2) l'altra trama la apre ad uno sguardo nuovo e ad una narrazione nuova sull'altro; 3) e infine la scel ta di sporgersi sulla realtà dell'al tro co n lo sguardo di Dio, che non lo ama perché tanto… ama tutti, ma per ch é ha conoscenza profonda del suo specifico valore, promuove un decentramento da sé che è sia intelligente sia santo . Decentrarsi, infatti, porta a raggiungere la miglior definizione dell'altro. Potremmo definire il decentramento in questi termini: la migliore definizione di sé, che una persona possa avere, passa attraverso il contribuire alla migliore definizione dell’altro. Infatti: se io sono pronto a meravigliarmi dell'altro, ad apprezzar lo senza riserve come persona, posso anche constatare che "la migliore defi nizione dell'altro contribuisce alla migliore definizione di me stesso", perché mi rende libero. Se Abele inchioda Caino nella sua cattiveria si rovinerà la vita; se i nvece ne coglie i lati buoni e li connota positivamente ( riesce cioè a tener e ferma nel suo cuore un'immagine buona di Caino), può an che darsi che paghi i conti di Caino o che addirittura finisca male ma, finché vive, vivr à come libero figlio di Dio . In sintesi, se io raggiungo la mi glior definizione dell'al tro (anche se politicamente fosse di un parti to opposto al mio!) : comi ncio a veder e "l'altro come perso na amata da Dio" (cioè posso finalmente sporgermi sul terreno dell'altro, decentrarmi da me stesso , darne una connotazione positiva e amarlo più di me stesso) ; con il mio atteggiamento allora gli rendo presente lo sguardo di Dio. Inoltre, ripetiamolo, questa "miglior definizione dell'al tro" porta me stesso alla "migliore definizione di me" in quanto faccio diventare parte della mia vocazione cristiana i limiti che rilevo nella relazione. I li miti dell'altro chiamano me a mi gliorarm i e me ne offrono la chance nel quotidiano. ~ 17 ~ 12) Da direzione SUD: convivere con il peccato originale Concludiamo ora con la nostra quar ta tesi che ci apr e sul negativo che è sempre con ogni persona e che noi chiameremmo il nostr o "peccato originale". Noi pensiamo che la formazione alla vita consacrata o alla vita matrimoniale di un giovane debba aiutarlo a mettere a fuoco gli immaginari di disvalore da cui è attirato, poiché saranno sempre presenti nella sua vita. Riconoscere i propri Irrational Belief Chiediamo in prestito al padre dell'approccio terapeutico cognitivista, Albert Ellis (1913-2007), il concetto di Irrational Beliefs per chiarire come, nonostante la bontà della formazione che abbiamo ricevuto, rimanga l'attrazione per il negativo che impe disce a ciascun figlio di Eva di godersi la pace messianica che il Signore vuole regalar e all'umanità. È come se in fondo ai nostri occhi restasse la possi bilità di produrre sempre nuove lenti deformanti che ci impediscono di cogl iere la real tà con il suo messaggio di speranza o almeno di connotare il positivo delle persone che ci stanno attorno. Ellis si distaccò ben presto dall'ambiente accademico e dalla psicoanalisi freudiana; la rottur a definitiva maturò nel 1953 , quando egli iniziò ad autodefinirsi terapeuta razionale proponeva un nuovo ti po di psicoter apia, che puntava sul Belief system. Potremmo volgarizzare tale concetto come l' immaginario che raccoglie le credenze, i pensieri, i ragionam enti, l e interpretazioni, le norme e i principi, ma anche le immagini e le fantasi e… insomma tutto ciò che fa parte dell' attività mentale di ciascuna persona. Tale immaginario è come il softwar e che passa al vaglio tutti gli input che vengono dalla realtà oppure come una lente fil tra cose e persone. Parallelamente, le convinzioni rigide e irrealistiche dei clienti che Ellis incontrava nell'attività professionale vennero da lui defi nite Irrational Beliefs. Da qui maturò la convinzione che il cliente po tev a facilment e diventare consapev ole del proprio Belief system con una modalità che richiedeva allo psicoterapeuta di esser e più attivo e direttivo rispetto all'analista freudiano . Infatti, egli teo rizzò che, attraver so l'analisi razionale e la confutazione sistematica ( disputing ) di tali nuclei irrazionali , il cliente potesse comprendere i propri errori, crearsi nuove convinzioni più ~ 18 ~ razionali e nuovi comportamenti più costruttivi, ricavandone un miglioramento automatico sul proprio piano emotivo e relazionale. In sintesi, ciò che Ellis voleva ottenere era che il cliente impar asse a rendersi conto di come funziona va il proprio Belief system e a moni torarne l'influenza. Il peccato originale Ci perdoni Ellis se cerchiamo ora di estendere questo rapido cenno al cognitivismo ben oltre alle sue i ntenzioni e ai confini che aveva tracciato, per parlare della nostra comune quoti dianità. I nuclei irrazionali del nostro immaginario non sono solo quelli prodotti per così dire dal so ggetto, ma sono anche quelli del mondo con c ui il soggetto viene a contatto (i virus che abbiamo elencato in apertura) . Tutti noi accogliamo miti e le leggende del nostro tempo senza chiederci se facciano parte dell a razionalità o del sogno o del puro desiderio, se appartengano a quel mondo del virt uale che è sempre più str ettamente interconnesso con il nostro concreto mondo oppure alla realtà e alle sue leggi. La possibilità di ri parazione delle cr edenze false, o addi rittura autolesionistiche, avviene a nostro parere non solo attraverso la confutazione sistematica del terapeuta, ma anche tramite il contatto solidale, amichevole e accogliente con il prossimo. In altr e parole il mondo degli Irrational Beliefs può essere intaccato dalla razionalità competente dell'esper to, di cui parlava Ellis, ma può u gualmente esserlo dall'atteggia mento buono e umi le dei mi ti e dei puri di cuore. Tale continua "ristr utturazione" ci impegna quotidianamente tutti come umani, non può mai finire perché il li mite, l 'irrazionale, le forze distruttive risorgono continuamente dalla proprie ceneri. Perché no n pensar e che siano il frutto del peccato originale e che quindi resteranno sempre con noi? Sempre ci saranno in noi uomini nuclei irrazionali che c i vietano di godere di un contatto buono con la realtà. D'al tra parte sarann o anche sempre con noi i "miti che erediteranno la terra" che po ssono insegnarci come ci si so ttrae alla influenza dei propri Irrational Beliefs , perché non hanno nulla da difendere o da perder e. La formazione alla vita consacrata o alla vita matrimoniale di un giovane ~ 19 ~ può quindi proporsi di renderlo consapevol e della sua tendenza a costruirsi gabbie logiche. Insomma la lezione del cognitivismo potr ebbe essere veramente utile per la formazione individuale del futuro coniuge o del futuro sacerdote, perché entrambi, quando sono prede di Irrational Beliefs , rendono la vita impossibile a se stessi e agli al tri. D'altra parte ci sono alcune convinzioni irrazionali a cui ogni persona sembra essere par ticolarmente "affezi onata" poiché sono parte della sua storia. Se Ellis avev a ragione sulla possibilità di mostrare in terapia l'irrazionalità di certe convinzioni, lo sguardo accogliente e solidale di un gruppo di fidanzati o di seminaristi su un membro del gr uppo, sotto l'occhio di un anziano nella fede , può azzerare molte di queste convinzioni irrazionali o almeno ridimensionarle. La fraterni tà se funziona è sanante, bisogna cercar e pertanto il setting co rretto per farla funzionare. Intendiamo dire che gli stessi fidanzati che, in una sala pubblica, sosterrebbero tesi controproducenti giocando in difesa, i n un pi ccolo gruppo, potr ebber o accoglierle e, tanto per fare un esempio, osare dire: «Noi stiamo cercando un rapporto seri o, e vogliamo fare le cose con prudenza per cui i n questo momento, se ci riusci amo, vogliamo continuare a non avere rappor ti sessuali completi !» o, ancor meglio: «scoprire che questo loro desiderio regge anche se ne hanno già avuti! ». 13) Alcuni antivirus specifici per la formazione al matrimonio In conclusione, prendiamo in consider azione alcuni el ementi specifici dell'antivirus rispetto alla formazione al sacramento del ma trimonio. Riprendendo il discorso del § 7, accenniamo alle modalità con cui l ' invito alle nozze scardina i virus che abbiamo esplorato e che r inchiudono il matrimonio nelle strettoie del privato , dell'individuale, dell'emotivo . Primo antivirus Il vostro amore non è pe r voi, non è un bene di consumo! È a dire: il vostro piccolo, maldestro, incer to amore è per il mondo; il vostro amore bagna la terra (per i vostri figli , per i vostri vicini , per il quartiere eccetera) che al trimenti sarebbe arida, secca, e invivibile. Voi v i amate perché sia testimoniato un legame buono. ~ 20 ~ Secondo antivirus Nessuno è "buono" a prescinder e dai suoi legami; e dunque è proprio contrario all'amore che stiamo cercando, usare l'al tro per rassicurare me, per garantirmi che sono degno/a d'amore. Terzo antivirus È vero che noi non abbiamo in mano il nostro amore, ma proprio pe r questo lo lanciamo alla speranza; il "per ora" cr ede di r enderci onesti, mentre è solamente la virtù della speranza a render ci "o nesti, cioè non affidati solo a noi stessi. Quarto antivirus Noi doniamo il nostro amore non per garantirci emozioni soddisfacenti e gratificazioni a breve o a lungo termine; sappiamo bene che il nostro amarci, non deciso dalle alte e dalle basse maree del nostro "sentire", abbraccia tanto la bonaccia quanto la tempesta . Quinto antivirus Non siamo così masochisti da rinunci are alle garanzi e per le garanzie; è che abbiamo scoperto una ga ranzia pi ù fondata, quella del "per sempre"; non siamo noi a garantire il "per sempre", è l'opposto: è il "per sempre " che ci offre una nuova dimensione e ci riv ela a noi stessi nell e nostr e possibilità migliori, anche se ci saranno costi da pagare. Sesto antivirus Allora, se il nos tro amore non è per noi, a nostro consumo privato, fiorirà la gratitudine per i genitori dell 'altro/a ; è ben d iversa cosa rispetto al "volere lo scalpo " della suocera! E così scopriremo che nessuno può essere colpevolizzato per la madr e che ha, né è tenuto a difenderla co ntro l'altro/a, ma che è proprio l'amore tra i due "invitati al banchetto nuziale" a nutrire loro, a testi moniare qualcosa che va ben oltre al di là del fare il tiro alla fune. Ma tutto ciò non basta: r estiamo in attesa di sapere co me mai il Signore della vita invita il nostro modesto amore, come dirà Don Renzo nel corso di questo convegno. E allora scopriremo che aveva i n qualche modo ragione la ~ 21 ~ signora terziaria fr ancescana del nostro esordio: "Vuoi far l'amore con Dio?" M.ZATTONI & G.GILLINI C on su l e n ti Re l az i on al i e Pe da g og i sti de l l a F a mi g l i a, Do ce n ti e me r i ti di " Str u me n ti r e l az i on al i pe r i l Fa mi l y He l p" al Pon ti f i ci u m I n sti tu t u m Jo an n e s P au l u s I I pe r S tu di su M atr i m on i o e F ami g l i a e g i à M e mbr i de l l a C o n su l ta N az i on al e pe r l a F ami g l i a i n qu al i tà di e spe r ti . Viale Turati 71, 23900 Lecco telefono: 0341 366848 e-mail: [email protected] ~ 22 ~