Anno XX1X, 1/31 dicembre 2007, n. 4
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LA RIVISTA DELLA SCUOLA
D I DAT T I C A V I VA
nel processo di formazione
metodologico e didattico
femminili?
C) Cosa sono i ruoli?
D) Cosa accadrebbe se uscissimo dai ruoli che ci sono stati dati?
E) Che cos’è un omosessuale?
Attività di ricerca per casa: ricercare il maggior numero possibile di pubblicità (in televisione, sulle riviste, sui giornali) che rivelino
come i mass media contribuiscano ad influenzare e creare modelli
comportamentali basati su comportamenti sessuali stereotipati.
II fase unità didattica
Nella Seconda fase mi ripropongo di esplorare le relazioni con
l’altro al fine di riesaminare anche l’immagine di sé, della propria
identità attraverso lo scambio relazionale. Il primo concetto sul quale
mi soffermerò è quello di identità personale, poiché ritengo che sia
questa la base per poter costruire relazioni interpersonali soddisfacenti. La lezione, che in un primo momento è di tipo frontale, mi
vede impegnata a spiegare agli studenti che l’unico modo per superare gli atteggiamenti psicologici di chiusura e di aggressività è
distruggere le false identità. Spiego che il vero Sé è il Sé che riconosce la natura della propria identità, la quale si definisce grazie al rapporto con l’altro e perciò è disposto a “metterla in gioco” nel processo di comunicazione e di scambio. Per chiarire meglio il concetto
proietto un lucido con una mappa concettuale (Allegato D). Commentando il lucido spiego agli studenti che l’identità nasce dalla relazione con l’ambiente e la cultura in cui ciascun individuo vive; quindi, che ambiente e cultura producono identità ma anche diversità.
Essere maschio o femmina è dunque il risultato di un insieme di
variabili biologiche socio culturali e relazionali che fin dalla nascita
ciascun bambino e ciascuna bambina si trovano a dover integrare
dentro di sé.
A questo punto per motivare i ragazzi a dare inizio ad un processo
di riadattamento delle proprie categorie cognitive propongo le
seguenti domande che porteranno ad una discussione di gruppo:
1. Cosa costituisce l’identità di una persona?
2. Come si forma l’identità?
3. Che ruolo hanno gli altri nella formazione dell’identità?
4. Può cambiare l’identità?
5. Che cos’è la normalità?
6. Che cos’è la diversità?
7. Chi è il normale?
8. Chi è il diverso?
La discussione è un espediente per far comprendere ai ragazzi che
l’identità non è una sorta di possesso di un qualcosa che serve a
distinguerci dagli altri, ma un processo in cui giocano un ruolo determinante la presenza dell’altro, la consapevolezza e la scelta personale. Questi tre elementi mi portano ad introdurre il ruolo degli stereotipi e dei pregiudizi nel rapporto con l’altro. Mi ricollego al test fatto
nella prima lezione sulle opinioni riguardo all’omosessualità al quale
hanno risposto con vero/falso. Faccio notare ai ragazzi che dalle
risposte è emersa la loro inclinazione ad affidarsi agli stereotipi oltre
alla presenza di forti pregiudizi. Decido pertanto di dare una definizione di questi due termini. Spiego che uno stereotipo può essere
definito come la formulazione di un giudizio su un gruppo di persone
basato su un numero esiguo di informazioni. È vero che gli stereotipi
possono aggregare il gruppo che li condivide ma possono anche
evolvere in pregiudizi, assumere cioè una connotazione negativa. Il
pregiudizio, infatti, assolutizza alcune caratteristiche o tratti individuali e si basa su valutazioni parziali o errori cognitivi. Richiamo
l’attenzione degli studenti sul fatto che i pregiudizi derivano spesso
dalla scarsa conoscenza dell’altro che può apparire minaccioso proprio perché caratterizzato da comportamenti che non sono condivisi
e non vengono compresi. A questo punto propongo la lettura del
brano “diversity” (Allegato E) tratto dal romanzo “ La lingua perduta delle gru” di David Leavitt allo scopo di individuare gli stati d’animo, i sentimenti, le idee e i comportamenti di un omosessuale nel
momento in cui, raggiunta l’auto consapevolezza, decide di affrontare il mondo ed esprimere liberamente la propria identità. Il brano
proposto mette anche in evidenza come gli stereotipi e i pregiudizi
portino al rifiuto totale della diversità, alla discriminazione e a conflitti irrisolvibili all’interno dei rapporti affettivi.
Il brano coglie un momento particolare nella vita della protagonista
che, dopo essere pervenuta all’accettazione della propria identità, si
reca dai genitori per rivelare loro la propria omosessualità. Dopo una
prima lettura del testo verifico la comprensione a livello denotativo
sottoponendo agli studenti il seguente questionario a risposta multipla:
1. Perché Jerene decide di dire la verità ai suoi genitori?
A: Per integrità politica
B: Per onestà
C: Per vendetta e libertà
2. Dove incontra i genitori?
A: A casa sua
B: A casa loro
C: In un parco
3. Cosa fa dopo aver detto loro la verità?
A: Va subito a casa
B: Si reca da un amico
C: Si ferma alla stazione metropolitana.
4. In quale città vive Jerene?
A: Londra
B: Parigi
C: New York
5. Perché Jerene telefona alla madre?
A: Per informarsi della sua salute
B: Per farle gli auguri di compleanno
C: Per chiederle di suo padre
6. Cosa vorrebbe fare Jerene quando rivede la madre?
A: Scappare senza farsi vedere
B: Correre da lei per abbracciarla
C: Accusarla di averla abbandonata.
Una volta ottenute le risposte al questionario, chiedo ai ragazzi di
sottolineare tutte le parole ed espressioni nel testo che si riferiscono
alla diversità. Quindi li esorto a concentrarsi sui punti focali del
brano dai quali emergono i diversi punti di vista riguardo all’omosessualità, i sentimenti contrastanti, il conflitto, il sentimento di abbandono e di emarginazione, la presenza dei pregiudizi e la conseguente
disgregazione dell’affetto famigliare. La prima sequenza significativa
è nei versi 1-8: in questa sequenza emerge il punto di vista della giovane protagonista che considera la propria omosessualità un “fatto neutrale” e pertanto
vuole uscire dalla negazione e dalla menzogna per sentirsi finalmente libera. È
consapevole del fatto che scoprire la verità non sarà piacevole per i genitori ma
vuole essere onesta con loro. La seconda sequenza importante, il momento
cruciale della storia è nei versi 16-30. In questa sezione viene evidenziato il
punto di vista dei genitori che, avendo una mentalità ristretta ed essendo chiusi
nei loro pregiudizi e convenzionalità, non esitano a ripudiare Jerene come
figlia. Il fatto che la ragazza sia gay urta contro il loro modo di concepire l’evoluzione di una persona, tra le cui tappe principali esistono sicuramente quelle
del matrimonio con una persona di sesso differente e la procreazione di una
nuova generazione.
Ogni sequenza, offre lo spunto per avviare una discussione di
gruppo da me stimolata tramite le seguenti domande:
1. Perché Jerene sente il bisogno di liberarsi del suo segreto? Cosa
avreste fatto al posto suo?
2. Quali sono le parole che Jerene vorrebbe sentirsi dire dai suoi
genitori?
3. Quali sono le parole che i genitori le rivolgono?
4. Qual è il risultato prodotto dal conflitto?
5. In che modo i genitori fanno sentire Jerene “diversa”?
La terza sequenza, dal verso 41 al 48, evidenzia infine la completa mancanza di dialogo e il totale rifiuto da parte dei genitori che
ritengono la figlia colpevole di aver ferito quella aspettativa culturale
di un comportamento eterosessuale, fonte di orgoglio di fronte agli
amici. La ragazza si trova così confrontata con un divario tra il suo
modo di essere, la sua identità, e quello che gli altri si attendono da
lei. Questa contraddizione tra il modo d’essere e l’aspettativa culturale è fonte di paura per Jerene, sentimento che troviamo esplicitato
nell’ultima sequenza (v. 57-60), quando invece di correre dalla
madre Jerene è trattenuta da “nient’altro che la paura”.
A questo punto propongo una discussione di gruppo basata sulle
seguenti domande:
1. Di cosa ha paura Jerene?
2. Cosa prova la protagonista nel sentirsi discriminata e rifiutata?
3. Secondo voi l’atteggiamento di chiusura dei genitori induce
Jerene a rimpiangere di aver detto loro la verità?
4. Con quale punto di vista vi identificate maggiormente?
5. Quali sentimenti provate nei confronti di Jerene?
Dopo aver risposto alle domande la lezione procede con un’attività di drammatizzazione.
L’attività consta di due momenti :
1) trasformazione del brano “Diversità” tratto dal romanzo di
David Leavitt in un testo teatrale; (sceneggiatura)
2) Performance/Role-playing
Oltre a tener conto degli aspetti psicologici e sociali per la scelta
della tematica, ho anche pensato che poteva essere interessante trattare l’argomento della “diversità” dal momento che è un tema talmente attuale e discusso che negli ultimi anni anche i registi cinematografici se ne sono interessati.
La terza ed ultima fase dell’“unità didattica è pertanto dedicata
alla visione del film “Philadelphia” la cui trama è legata al tema dell’omosessualità, della sieropositività, del pregiudizio e della discriminazione.
La discussione che sarà effettuata dopo la visione del film servirà
a commentare i luoghi comuni che contribuiscono a emarginare i sieropositivi e si individueranno gli atteggiamenti alternativi e le soluzioni alle situazioni problematiche, partendo da un’analisi critica
delle situazioni di emarginazione ingiustificata.
L’unità si conclude con una fase finale di verifica e valutazione
che sarà effettuata a partire dai temi affrontati. Essa mi permetterà di
verificare se e quali contenuti sono stati appresi (momento interattivo), se e quale sia stata la crescita critico-razionale (momento formativo), se ci sia bisogno e quali siano gli ulteriori approfondimenti
a livello formativo o informativo da proporre.
Il momento della verifica metterà in luce se l’esercizio della conversazione avrà migliorato la capacità dei singoli alunni a parteciparvi attivamente e consapevolmente. Inoltre, alla fine del percorso
svolto durante le lezioni dell’Unità Didattica, andrò a verificare che
gli studenti siano in grado di affrontare una produzione scritta sulle
proprie opinioni riguardo ai pregiudizi, alla diversità e alla discriminazione. La traccia della composizione sarà la seguente.
In che modo ritenete che le differenze culturali e sociali possano
condizionare la percezione che le persone hanno di sé e le relazioni
interpersonali?
La mia valutazione degli elaborati sarà effettuata prestando attenzione sia all’aspetto linguistico/formale che contenutistico. Inoltre, la
creazione dell’ipertesto porterà alla valutazione della capacità dei
ragazzi di integrare conoscenze e competenze acquisite nei vari
ambiti disciplinari.
Diversità
da “ La lingua perduta delle gru” di David Leavitt
Sei mesi dopo si mise in viaggio verso casa per dire loro della
sua omosessualità. In seguito, per anni si sarebbe domandata perché l’avesse fatto - se era stato, come era solita ripetersi, per un
atto di integrità politica motivata dal suo bisogno di essere onesta
nei confronti dei suoi genitori; oppure se era la vendetta che in
realtà stava cercando - vendetta e liberazione. Da lungo tempo
ormai si era convinta che il suo lesbismo fosse una cosa neutrale,
né buona né cattiva in se stessa, ma sapeva anche che questo fatto
neutrale della sua vita, una volta che lo avesse riferito ai suoi
genitori, sarebbe stato potente come un macete brandito davanti ai
loro volti, e sarebbe stato altrettanto tagliente. Aveva fatto molte
prove, consultato molti libri. “Il pomeriggio è il momento migliore” le aveva consigliato Cornelia Patterson. Così ella condusse i
suoi genitori in salotto, di pomeriggio, per dare loro la notizia.
Suo padre guardava dalla finestra gli oleandri fuori in giardino
mentre lei parlava; sua madre era seduta sul divano e piangeva. “
Hai finito?” le chiese Sam quando lei rimase in silenzio per qualche secondo.
“ Si, ho finito”
“Allora ti dirò questo. Avrei preferito che tu mi avessi detto che
stavi morendo di cancro.” Non distolse lo sguardo dagli oleandri.
“Papà”, disse lei “come puoi dire questo? Come puoi startene lì
e dirmi queste cose?”
“Lo penso”, disse lui voltandosi “sei stata una delusione per
noi, hai procurato preoccupazioni in ogni fase della tua vita, ed
ora te ne vieni con questa oscenità, questa cosa abominevole.
Cosa ti aspetti che faccia? Dovrei semplicemente starmene seduto
e sorridere?”
“É come morire” mormorò Margaret dal divano, tra i singhiozzi. “É come se fosse morta.”
“ Mamma!” disse Jerene “Papà! Non parlate così. Sono sempre
io. Sono sempre vostra figlia, la vostra Jerene. Per favore! Sto cercando di essere onesta con voi, di dirvi la verità per una volta.”
Suo padre si voltò verso di lei, guardò ancora una volta fuori
della finestra e disse “Tu non sei mia figlia. Ringrazio Dio per
questo, se non altro”
In questo modo estrasse il macete dal punto in cui era andato a
conficcarsi nel suo cuore, si voltò e la tagliò via di netto.
Senza dire un’altra parola Jerene se ne andò. Camminò per due
miglia fino alla stazione della metropolitana, aspettò per un’ora
sulla piattaforma vuota, seduta su una panchina dondolando con le
ginocchia raccolte al petto. Tornata in città firmò loro un assegno
per il totale del denaro che le avevano dato. Era qualcosa come
trecentomila dollari. Non provarono mai a versarlo naturalmente
ma lei bruciò ugualmente il libretto degli assegni.
Anni dopo si trovò a pensare con piacere che il denaro che effettivamente aveva su quel conto – un po’ più di cinquemila dollarirestava lì a maturare interessi, accrescendo il suo valore, intoccabile.
Un giorno, circa un anno più tardi, su insistenza di Eliot li
chiamò in occasione del compleanno di sua madre. Rispose Margaret. “Mamma?” disse Jerene “Mamma, sono io, Jerene.”
Margaret non disse una parola.
“Sono felice di sentire la tua voce”, disse Jerene, “É passato
così tanto tempo. Mi sei mancata”
Ancora silenzio. “Jerene?” disse Margaret “Io non conosco nessuno chiamato Jerene. Non conosco nessuna Jerene. Deve aver
sbagliato numero”
Poi riattaccò.
Qualche anno dopo, passeggiando per la Quinta Strada, Jerene
la vide. I capelli di Margaret ora erano grigi ed era ingrassata.
Stava guardando delle camicie nella vetrina di Bendel’s. Per un
momento fu come se gli anni di silenzio non fossero passati affatto. Come potevano, dopo tutto? Era ridicolo, imbarazzante - tre
persone intelligenti e tutte troppo testarde per fare la prima mossa. Sua madre rimase lì a fissare le camicie, completamente inconsapevole della presenza di Jerene. Poi, prese un fazzoletto di carta
dalla sua borsetta a busta e si soffiò il naso. Era la stessa borsetta
di cuoio verniciato che aveva sempre avuto e nel vederla Jerene si
commosse. Avrebbe voluto correre da sua madre, abbracciarla ed
impedirle di andar via fino a che non avesse gridato e non si fosse
arresa, fino a che non avesse ammesso di avere una figlia. Invece
restò nel mezzo del bivio trattenuta da nient’altro che la paura. Poi
il semaforo cambiò colore e una gran folla di persone attraversò la
strada. Per quando tutti ebbero raggiunto il marciapiede opposto,
Margaret non c’era più.
Bibliografia
- Dispense di Psicologia dello Sviluppo “Adolescenti. Evoluzione armonica della personalità e processi di socializzazione” fornite dal dott. Antonio
Natale per il V ciclo SICSI.
- Petter G. (1999), Psicologia e scuola dell’adolescente. Aspetti psicologici
dell’insegnamento secondario, Giunti, Firenze
- Cacciamani S.(2002), Psicologia per l’insegnamento, Carocci, Roma
- Serra Boneto C.(1998), C’era una volta il metodo, Carocci, Roma
- Oliverio Ferrarsi Anna e Alberto (2002) Psicologia, Zanichelli, Bologna
- Chini M. (2001) KLIMT, Giunti, Firenze
- Spiazzi M; Tavella M,(2000) Only Connect A History and Anthologyof
English Literature, Zanichelli, Bologna
- Balboni P.E.; Bondi M.; Coonan C. M. (1995) Literature in English, Valmartina, Torino
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