Argomenti di Patologia Clinica
Le proteine del
plasma
PROTEINE DEL PLASMA
Le proteine del plasma costituiscono un gruppo eterogeneo di proteine, ognuna delle
quali possiede una funzione specifica o raggruppa in se diverse funzioni ed è soggetta a
specifiche variazioni di concentrazione in svariate condizioni fisiologiche e patologiche.
La sintesi di ciascuna proteina è sotto stretto e specifico controllo genico e la sua
normale concentrazione plasmatica varia da pochi microgrammi ad alcuni grammi per
litro. La misure delle concentrazioni delle proteine plasmatiche è quindi di valido aiuto
nella diagnosi e nella gestione di diverse condizioni fisiopatologiche.
Poiché i metodi di separazione e di misurazione impiegati rispecchiano in prevalenza
aspetti molecolari, chimici, fisici o la loro funzione, un’identica sostanza viene molte
volte, a seconda delle circostanze e del metodo impiegato, denominata in diversi modi:
macroglobulina, immunoglobulina M, -globulina, glicoproteina.
E’ quindi importante lo studio delle caratteristiche strutturali, metaboliche e funzionali
delle numerose proteine del plasma e delle loro variazione genetiche.
Altrettanto importante è il valore clinico da attribuire alle modificazioni dei singoli
elementi o alle variazioni multiple nella diagnosi e nel monitoraggio delle malattie.
METODI
METODI
QUANTITATIVI
QUALITATIVI
• elettroforesi
• determinazione delle proteine totali
• immunoelettroforesi
• frazionamento
• elettroforesi bidimensionale
• tecniche immunochimiche
(immunodiffusione radiale,
turbidimetria, nefelometria)
CARATTERIZZAZIONE DELLE PROTEINE DEL PLASMA
A) Caratteristiche chimiche: proteine semplici, glicoproteine, lipoproteine
B) Caratteristiche chimico-fisiche: solubilità, sedimentazione, migrazione elettroforetica
C) Caratteristiche funzionali: enzimi, proteine di trasporto, della coagulazione, della
cascata del complemento, di controllo della crescita e del
differenziamento, delle difese immunitarie, d’integrazione del
metabolismo.
SOLUBILITA’
PRECIPITAZIONE FRAZIONATA
Le proteine hanno diversa solubilità in acqua o in altri solventi, per cui possono essere
separate dalla soluzione per mezzo di una precipitazione frazionata.
Le proteine possono precipitare per effetto di agenti denaturanti: calore, acidi forti (perclorico,
tricloroacetico, sali di metalli pesanti). Vengono quindi separate dagli altri composti presenti nella
soluzione per filtrazione o per centrifugazione.
Molte volte, però, le proteine precipitate non devono essere denaturate, bensì risospese
in soluzione e riutilizzate. Per questo motivo si ricorre alla “SALATURA”.
Poiché la solubilità delle proteine è influenzata dalla presenza di sali, uno dei metodi
utilizzati per la concentrazione e la separazione delle proteine consiste nell’aggiunta di
sali alla soluzione o sospensione proteica in quantità progressivamente maggiori fino ad
ottenere la precipitazione di alcuni componenti
“SALTING OUT”.
Il sale utilizzato è generalmente il solfato d’ammonio, talvolta si usa il solfato di sodio
Diminuzione della
concentrazione effettiva
dell’acqua perché le molecole di
acqua si associano ai sali formando
ioni idrati degli stessi
•
•
•
•
Natura del sale utilizzato
pH
Temperatura
Concentrazione iniziale delle
proteine
SALI
solubilità delle
proteine
Interazioni fra le aree delle superfici
della proteina deficienti di gruppi
polari
interazioni
idrofobiche, che sono fortemente
incrementate in condizioni di alta
forza ionica
aggregazione delle proteine
Legame degli ioni alle
proteine. Formazione di un
complesso ioni-proteina che
precipita perché eccede il suo
prodotto di solubilità
Nella precipitazione frazionata mediante aggiunta di solfato di ammonio, si esprime
la concentrazione del sale come
% DI SATURAZIONE
Si considera satura una soluzione 4,05 M di solfato di ammonio in acqua a 20°C
Le proteine del plasma possono essere così suddivise:
a) GLOBULINE (33%)
b) ALBUMINA (60%)
c) FIBRINOGENO. Presente in quantità inferiori alle prime due ed è meno solubile. Nel
siero presente solo in tracce
SEMISATURAZIONE
Precipitazione di globuline
mentre albumina rimane in
soluzione
Albumina/Globuline > 1
(1,40-1,70)
PRECIPITAZIONE FRAZIONATA MEDIANTE
SOLVENTI ORGANICI
Vengono utilizzati solventi organici miscibili
con acqua
Alcooli
Acetone
Diossano
I solventi mischiati con l’acqua determinano
• DISIDRATAZIONE DELLE
MOLECOLE PROTEICHE
• AGGREGAZIONE DELLE PROTEINE
Per prevenire la denaturazione delle proteine,
il frazionamento deve essere compiuto a
bassa temperatura (0°C) ed in ambiente in
grado di assorbire velocemente il calore
sviluppatosi in seguito al mescolamento del
solvente organico con l’acqua (bagno di
ghiaccio).
Frazionamento secondo Chon, ottenuto con alcool etilico a bassa temperatura.
Variando la concentrazione di etanolo e la temperatura, le diverse proteine possono
essere precipitate in differenti frazioni (5 nell’esempio)
Basse
concentrazioni
di solvente
Frazione I
(10-30%)
Frazione II
Frazione III
Alte
concentrazioni
di solvente
Frazione IV
Proteine di
basso peso
molecolare
Frazione V
fibrinogeno 60%
globulina antiemofilica (fattore VIII)
globuline insolubili a freddo
protrombina
componente C1q, C1r, C1s
gammaglobuline 95%
betaglobuline 60% (e betalipoproteine)
isoagglutinine, immunoglobuline M, alfa2 macroglobulina
protrombina e plasminogeno
transferrina
aptoglobina
ceruloplasmina
globulina legante gli ormoni tiroidei
alfa1antitripsina
alfa1glicoproteina
antitrombina III
componenti del Complemento
albumina 95%
alfa1glicoproteina
alfa e beta globuline
SEDIMENTAZIONE
Mediante ultracentrifugazione è possibile conoscere la massa
molecolare delle particelle che sedimentano
Svedberg: il coefficiente di sedimentazione è definito come la
velocità di sedimentazione in un campo di forza unitaria (velocità/forza
centrifuga)
Il coefficiente di sedimentazione di una molecola
dipende dalla:
MASSA MOLECOLARE
FORMA (ellissoide, sfera,
bastoncino) e DENSITA’
(sfera compatta, pallone vuoto)
DIMENSIONI
Coefficiente di frizione
di una molecola sferica può essere
calcolata con l’equazione di Stokes
DENSITA’ E
VISCOSITA’ DEL
MEZZO CIRCOSTANTE
La legge non soddisfa più quando la
forma si allontana da quella di una
sfera compatta e a temperature > 20°C
RIASSUMENDO: la velocità di sedimentazione di una particella è proporzionale alla sua
massa, ma una molecola più densa sedimenta più velocemente di una meno densa a parità di
densità della soluzione. Inoltre, il coefficiente di frizione aumenta moltissimo procedendo
dalla forma ellissoide a quella a sigaro o a bastoncino.
MIGRAZIONE
ELETTROFORETICA
Il termine elettroforesi fu applicato in origine al movimento,
sotto l’influenza di un campo elettrico, di ioni o di molecole di
diversa grandezza, provviste di carica netta e disciolte in
soluzione.
Le proteine in soluzione sono facilmente ionizzabili e si dissociano in
ioni R-COO- oppure ioni R-NH3+.
WESTERN BLOT
Tecnica di separazione analitica delle proteine sulla base del
loro peso molecolare, ottenuta mediante elettroforesi in un gel
denaturante di poliacrilamide
Permette di valutare la presenza di una specifica proteina,
matura o in forma di precursore, all’interno di un campione
A
A
B
-S-S-
Proteina con due
subunità, unite da un
ponte disolfuro
Riscaldament
o a 95°C con
SDS
B
-SH
HS-
Proteina denaturata. Le
molecole
di
SDS,
cariche negativamente,
ricoprono la superficie
della proteina
CORSA ELETTROFORETICA SU GEL DI
POLIACRILAMIDE
STACKING GEL
STANDARD
100 kD
40 KD
15 kD
RESOLVING GEL
LINEA DI FINE
CORSA
La migrazione delle proteine all’interno del gel avviene in base al loro peso molecolare; le
proteine a basso peso molecolare migrano con maggiore velocità.
L’utilizzo di uno standard, costituito da proteine con peso molecolare noto, permette
l’individuazione del peso molecolare delle proteine contenute nel campione che si vuole
analizzare.
Le frazioni separate dopo la migrazione sono facilmente rivelate colorando le strisce e le
proteine mediante Rosso Ponceau, colorante anionico che reagisce con i gruppi amminici
delle proteine in soluzione acida.
ANODO (+)
BLOTTAGGIO
CATODO (-)
SPUGNA
CARTA ASSORBENTE
MEMBRANA DI
NITROCELLULOSA
GEL DI
POLIACRILAMIDE
Il blottaggio consiste nel trasferimento delle proteine dal gel di poliacrilamide su un
supporto rigido, quale una membrana di nitrocellulosa, di nylon o di carta. Il gel e la
membrana vengono orientati in modo tale che le proteine, cariche negativamente,
migrando dal catodo verso l’anodo, si leghino al supporto rigido. Il trasferimento avviene
in camera umida a voltaggio costante.
INDIVIDUAZIONE DELLA
PROTEINA RICERCATA
INCUBAZIONE CON ANTICORPO PRIMARIO E
SECONDARIO E SVILUPPO
ANTICORPO PRIMARIO
ANTICORPO
SECONDARIO
PEROSSIDASI
La perossidasi, con la quale
l’anticorpo secondario è
coniugato, determina la
degradazione ossidativa del
Luminol e l’emissione di luce,
che impressiona una lastra
ANTICORPO PRIMARIO
ANTICORPO
SECONDARIO
FOSFATASI ALCALINA
La fosfatasi alcalina, con la
quale l’anticorpo secondario è
coniugato, determina la
precipitazione di un substrato
(BCIP) e la formazione di
aggregati, visibili con l’utilizzo
di un colorante (NBT)
Utilizzo di membrane di acetato di cellulosa
DIAFANIZZAZIONE
I tracciati vengono letti mediante SCANSIONE FOTODENSITOMETRICA :
trasforma le differenze di intensità in un grafico con picchi di base e altezza
variabili secondo l’ampiezza e l’intensità della zona separata e colorata
(quantificazione qualitativa-semiquantitativa)
In un siero normale i valori espressi in
percentuale delle frazioni proteiche
(elettroforesi a 5 zone) sono:
albumina
55-65%
1
2-5%
2
7-11%

9-13%

14-20%
Evidenzia solo variazioni
qualitative delle proteine del
siero.
Intensità del picco non
corrisponde alla quantità delle
proteine perché ogni colorante
possiede affinità diversa per le
diverse proteine
Si preferisce
l’ispezione visiva
(qualitativa) delle
strisce
La proteina che principalmente
contribuisce ad una data
frazione non è la sola che migra
in quella zona, ad eccezione
dell’albumina, che può essere
considerata unica.
Attualmente si è passati ad una elettroforesi delle
proteine del siero, su acetato di cellulosa o su agarosio,
caratterizzata da una ottimale separazione e
risoluzione di 7 bande elettroforetiche e dalla
valutazione visiva in senso qualitativo e/o quantitativo
(intensità della banda) delle singole proteine.
Risoluzione delle zone in bande
più strette e più intense
CLASSIFICAZIONE DELLE
PROTEINE SELEZIONATE IN
BASE ALLA MOBILITA’
ELETTROFORETICA
1. banda della prealbumina
prealbumina
2. banda dell’albumina
albumina
3. banda 1
1-antitripsina
1-glicoproteina acida
1-antichimotripsina
1-lipoproteina (HDL)
1-fetoproteina4.
4. banda 2
2-macroglobulina (anodica)
aptoglobina (catodica)
ceruloplasmina
proteina legante la vit.D (globulina GC)
5. banda 1
transferrina
1-lipoproteine (LDL)
6. banda 2
C3
2-microglobulina
emopessina
fibrinogeno (talvolta in zona )
7. zona 
immunoglobuline
(IgM ed IgA talvolta in zona 2)
Referto generico di
“tracciato
elettroforetico nella
norma”
Ricevuti i
dati, si
procede alla
loro
refertazione
Referto con indicazione
qualitativa e quantitativa
(aumento o diminuzione)
delle frazioni proteiche
alterate
SIGNIFICATO CLINICO DELLE
PROTEINE PLASMATICHE
Le proteine totali nel sangue si possono dosare sia su plasma che su siero. Per problemi di strumentazione
automatica il dosaggio si effettua quasi esclusivamente su campioni di siero.
Gli intervalli di riferimento normali per le proteine del siero sono tra 60 e 84g/L.
Per il plasma, la proteinemia totale è più alta del 3-5% per la presenza del fibrinogeno.
I valori sierici non sono costanti in tutta la vita: alla nascita le proteine del siero ammontano a 55,2 g/L ed il
rapporto albumina/globuline e alto (2,10).
Le concentrazioni sieriche dei bambini si mantengono più basse rispetto all’adulto e nelle donne sono leggermente
inferiori rispetto a quelle dell’uomo.
Oltre all’età e al sesso, altri fattori possono far variare la proteinemia: durante la giornata si possono osservare
variazioni cospicue, vi sono variazioni stagionali con picchi a novembre e diminuzioni massime a giugno, aumenti
dopo esercizio fisico, diminuzioni in soggetti che sono a letto.
I livelli plasmatici fisiologici dipendono dalla sintesi, dal catabolismo, dalla diminuzione delle proteine nei vari
compartimenti corporei e da perdite esterne. Questi fattori devono essere tenuti in considerazione anche durante
lo sviluppo di una patologia,poiché le modifiche contemporanee di alcune condizioni (ad esempio aumentata sintesi
ed aumentato catabolismo) possono risultare in u livello normale della componente proteica.
Le plasmaproteine vengono sintetizzate principalmente dal fegato, in particolare l’albumina, il fibrinogeno e le
globuline, ad eccezione delle immunoglobuline che vengono prodotte dal sistema immunitario (plasmacellule).
Contribuiscono alla sintesi anche l’intestino per le lipoproteine ed il sistema monocito/macrofagico per alcuni
fattori del complemento.
Il metabolismo delle proteine è rapido ed intenso: viene giornalmente rinnovato, in condizioni fisiologiche, il 9% di
tutte le proteine sintetizzate dal fegato ed il 10-25% di quelle circolanti.
Anche nel catabolismo gioca un ruolo fondamentale il fegato.
In condizioni fisiologiche le perdite (esterne) avvengono attraverso l’apparato gastroenterico (tutte le
proteine), il rene (selettivo), le ghiandole esocrine, l’apparato respiratorio e gli organi genitali.
PREALBUMINA o TRANSTIRETINA:
E’ la frazione più veloce. Chiamata così
perché migra davanti all’albumina. E’ visibile come tenue banda sul tracciato non
diafanizzato. La sua individuazione costituisce un controllo tecnico di buona
separazione elettroforetica. La sintesi avviene principalmente nel fegato e in parte
anche nella retina ed in altri tessuti. E’ il vettore sia per la tiroxina che per la
proteina legante il retinolo.La concentrazione serica diminuisce moto nei casi di
deficit nutrizionali proteici, nelle lesioni delle cellule epatiche, nel diabete. E’ una
proteina negativa della fase acuta.
ALBUMINA:
Banda più stretta, intensa ed omogenea.
Proteina di massa molecolare di 66,5 kDa, a singola catena polipeptidica. La
molecola è ellissoidale asimmetrica; stabilizzata da 17 ponti disolfuro. Il gene (specifico delle cellule
del fegato) si trova sul cromosoma 4. E’ sintetizzata come molecola più lunga di 24 aa, costituenti un
peptide segnale che viene rimosso per via enzimatica prima della secrezione della proteina nel plasma.
Il dosaggio dell’albumina è un ottimo indice della funzionalità epatica.
E’ una proteina di trasporto (bassa specificità ed
affinità ed amplissima capacità
farmaci,
bilirubina, acidi grassi, metalli ed ormoni). La
concentrazione plasmatica dell’albumina diminuisce
nei
processi
infiammatori.
Nella
corsa
elettroforetica, la frazione albuminica appare come
singola banda. L’identificazione delle varianti
genetiche dell’albumina è visibile per la presenza di
due bande (bisalbuminemia), una con la stessa
mobilità dell’albumina normale, l’altra con mobilità
anodica (variante fast) o più catodica (variante slow)
negli stati eterozigoti. Al densitogramma la
bisalbuminemia appare come un picco bicuspidato.
Condizioni di ipalbuminemia si osservano
in caso di infiammazioni acute.
L’iperlbuminemia è rarissima. Anche quando si ha un aumento nella
sintesi di albumina, non si ha infatti un aumento dei suoi livelli ematici. Si
ha un incremento solo nei casi di disidratazione.
Condizione molto rara è l’analbuminemia, in
cui scompare o è appena visibile la banda
dell’albumina (5 mg/dl). La causa del
deficit è la diminuita sintesi di albumina.
Talvolta si tratta di normale albumina;
altre volte vengono sintetizzate forme
inattivate della proteina.
BANDA  1
 1-ANTITRIPSINA:
glicoproteina. Sintetizzata nel fegato come forma
immatura (propeptide), contenente una sequenza segnale che viene
rimossa prima dell’emissione in circolo, dove costituisce la maggiore
componente delle proteasi circolanti. E’ sintetizzata dagli epatociti,
dai macrofagi ma anche in altri tessuti (rene, pancreas, stomaco,
intestino, milza, surrene. Tale proteina agisce come inibitore della
tripsina pancreatica, chimotripsina, trombina, proteina C attivata,
fattori XI e XIII.
Inibisce l’elastasi prodotta dai neutrofili durante i processi
infiammatori acuti (riduzione demolizione del tessuto) ,soprattutto a
livello polmonare.
 1-ANTICHIMOTRIPSINA:
glicoproteina. Inibisce la chimotripsina
pancreatica. Protegge l’organismo dai processi infiammatori (polmoni e
bronchi) e dai danni tessutali, modula la risposta immune proteggendo
da reazioni allergiche.
Uno sdoppiamento raro della banda può essere dovuto ad elevati
livelli di 1-fetoproteina, i quali, dopo il secondo anno di vita, sono
indicatori di epatiti evolutive, carcinoma epatico
BANDA  2
2-MACROGLOBULINA:
glicoproteina. Sintetizzata dal fegato. Inibitore di proteasi, ma
aspecifico. Agisce solamente nel sangue e non nei tessuti a causa delle sue grosse
dimensioni. Modulatore dell’attività delle citochine. Aumenta fisiologicamente nel 3°
trimestre della gravidanza, nell’infanzia e nell’età avanzata. Aumenti patologici
si hanno nell’infiammazione acuta, nelle epatopatie, nel diabete.
APTOGLOBINA: glicoproteina. Lega l’emoglobina libera (in modo forte ed irreversibile) nel
plasma dell’uomo e di altre specie animali. Ogni molecola di aptoglobina lega due
molecole di ossiemoglobina . La sua concentrazione aumenta dalla nascita fino all’età
adulta. Diminuisce per iperconsumo in tutti i casi di emolisi intravascolare e per difetto
di sintesi in condizione di riduzione del numero di epatociti. Può diminuire anche in
seguito a sport prolungati, che comportano distruzione di eritrociti. E’ una proteina
della fase acuta.
CERULOPLASMINA:
glicoproteina. Maggiore proteina di trasporto plasmatico del rame.
La sua sintesi avviene nel fegato, ma la regolazione della sintesi è indipendente dalla
quantità di rame in circolo. Ogni molecola si lega a 6 atomi di rame. La ceruloplasmina
trasporta il rame, normalmente conservato nel fegato, ai tessuti periferici, dove viene
utilizzato per la sintesi di numerosi enzimi. Diminuzione dei livelli di ceruloplasmina si
osservano nel morbo di Wilson, caratterizzato da elevati depositi tossici di rame
nel fegato, cervello, cuore.
PROTEINA TRASPORTATRICE DELLA VITAMINA D:
non si conosce bene la sua
funzione specifica, me è la maggior proteina trasportatrice della vitamina D e dei suoi
metaboliti. Sintetizzata del fegato.
BANDA  1
TRANSFERRINA:
glicoproteina. Lega e trasporta in modo reversibile lo ione
ferrico. Costituisce la maggiore proteina plasmatica legante il ferro (nel
plasma 200-400 mg/dl). La sua concentrazione presenta variazioni
circadiane e infradiane. Aumenta nelle sideropenie e diminuisce negli
accumuli di ferro. Le funzioni principali della transferrina sono:
trasporto di ferro assorbito dall’intestino alle cellule che lo richiedono
fattore protettivo contro cellule batteriche e neoplastiche in quanto
compete con esse per l’utilizzo di ferro.
BANDA  2
C3:
proteina della fase acuta che si eleva molto lentamente e richiede 2-10 giorni per
raggiungere il massimo livello dopo un’infiammazione. E’ la proteina del complemento
presente nel plasma in più alte concentrazioni. Svolge un ruolo importante nelle
reazioni proteolitiche nelle vie di attivazione del complemento. Unica proteina del
complemento identificabile tramite elettroforesi, ma solo su siero fresco. Con il
passar del tempo il C3 va incontro a scissione ed i prodotti migrano nella banda 1-2.
EMOPESSINA: glicoproteina. Gene espresso esclusivamente nel fegato. Lega il gruppo eme
libero in rapporto 1:1 e lo trasporta al fegato, dove l’eme entra nella cellula e libera il
ferro che è riutilizzato.
 2-MICROGLOBULINA:
costituisce la catena leggera degli antigeni del complesso
maggiore di istocompatibilità (MHC) e si trova sulla superficie di tutte le cellule che
esprimono questo antigene.
ZONA 
E’ costituita dalle diverse classi delle immunoglobuline. A causa
della loro eterogeneità, le immunoglobuline si estendono dalla
regione  a quella  e talvolta occupano anche la zona .
Le Ig sono l’espressione dell’attività secretoria
di diversi cloni plasmacellulari
L’aumento policlonale di una classe di Ig si manifesta come un
incremento di colore in zona - 
La presenza di una componente monoclonale si evidenzia con la
comparsa in zona -  di una banda stretta, la quale può essere
rilevata come picco al densitogramma quando presente al di sopra
di 1g/L.
Le immunoglobuline sono
sintetizzate dalle plasmacellule
In ordine di frequenza nel siero
si hanno:
•IgG
• IgA
• IgM
• IgD
• IgE
Le catene leggere di ogni classe di Ig
possono essere tipo  (65%) e di tipo 
(35%)
IPERGAMMAGLOBULINEMIA
POLICLONALE
Tutte le malattie croniche
infettive, collagenopatie, malattie
autoimmuni. Utile seguire il
decorso delle epatiti acute virali
e di alcune malattie autoimmuni
tipo LES e artrite reumatoide
IPOGAMMAGLOBULINEMIA
AGAMMAGLOBULINEMIA
Legata al sesso
Più frequenti quelle acquisite. Negli adulti e
negli anziani deve far sospettare una malattia
immunoproliferativa (linfoma)
LE GAMMAPATIE
MONOCLONALI
La proliferazione di un singolo clone plasmacellulare porta
invece alla produzione di un’unica classe, sottoclasse, idiotipo di
immunoglobulina, detta monoclonale.
La presenza di Ig patologiche si mette in evidenza
all’elettroforesi del siero come una banda netta che nella
maggior parte dei casi si trova in zona , da qui il nome di
gammapatia monoclonale alla malattia e di componente
monoclonale della proteina (CM).
Il termine CM si riferisce quindi a qualunque banda
immunoglobulinica che presenti le caratteristiche d’una
mobilità elettroforetica e sia costituita da un solo tipo di
catena pesante e da un solo tipo di catena leggera.
La frequenza è 1-2% nella popolazione al di sopra dei 25 anni ed
aumenta al 3-7% negli ultrasettantenni.
Striscia e
densitogramma di
elettroforesi su
acetato di cellulosa
mostrante una
componente
monoclonale
L’elettroforesi su acetato di cellulosa e su gel di agarosio è la tecnica essenziale per il
riconoscimento di una CM.
E’ possibile effettuare una quantificazione e la tipizzazione delle Ig e delle catene leggere della
CM.
Per il DOSAGGIO IN FASE LIQUIDA si possono usare la nefelometria o la turbidimetria.
NEFELOMETRIA: l’antigene (facente parte
della proteina che si ricerca, in questo caso
le
catene
pesanti
o
leggere
dell’immunoglobulina) reagisce con un
anticorpo dotato di alta specificità contro
quella specifica proteina
TURBIDIMETRIA: è una tecnica in
assorbimento che utilizza un normale
spettrofotometro. Esiste una relazione
lineare fra assorbanza e concentrazione
complesso antigene-anticorpo specifico,
anche in presenza di altre proteine.
Il fascio di luce del nefelometro viene
deviato (scatter) è la deviazione è tanto
maggiore quanto più numerosi e più grandi
sono i complessi e quindi la concentrazione
della proteina
Per il DOSAGGIO IN SITU si utilizza l’IMMUNOFISSAZIONE
Consiste nel fissare le CM (catene pesanti e leggere) in situ (lastrine di agarosio) mediante
specifici antisieri e poi colorarle dopo aver rimosso tutte le altre bande non fissate,
permettendo l’identificazione di una banda
Picco monoclonale e
tipizzazione della CM
(mieloma ad IgG a
catene leggere )
GAMMAPATIA MONOCLONALE da
MIELOMA MULTIPLO
Il mieloma multiplo è la forma più comune di neoplasia plasmacellulare nell’uomo.
Produce in genere un’immunoglobulina monoclonale ed un eccesso di catene
leggere libere.
Le Ig possono appartenere a tutte le classi di Ig con frequenza corrispondente al
loro normale contenuto serico.
MIELOMA MICROMOLECOLARE
o
MIELOMA DI BENCE JONES
La componente sierica è costituita da sole catene leggere
in forma di monomeri, dimeri o trimeri. E’ dovuta ad una
eccessiva produzione di catene leggere omogenee (kappa o
lambda) parallelamente ad una mancata sintesi di catene
pesanti.
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Le proteine del plasma