13-04-2004
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Italia
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Un’amicizia
dell’altro mondo
Dieci anni di sostegno a distanza
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“Lo sviluppo di un popolo
non deriva primariamente
né dal denaro,
né dagli aiuti materiali,
né dalle strutture tecniche,
bensì dalla maturazione
della mentalità e dei costumi.
È l’uomo il protagonista
dello sviluppo, non il
denaro o la tecnica”
(Giovanni Paolo II, “Redemptoris Missio”)
Un’amicizia dell’altro mondo
Un’amicizia dell’altro mondo
Chi è AVSI
CHI È AVSI
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“VIENI FIGLIO MIO”
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di Walter Rossi
PRESENTAZIONE
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AIUTARE E SOSTENERE LO SVILUPPO
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IL SOSTEGNO A DISTANZA:
UN GESTO DI EDUCAZIONE
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di Giovanna Rossi
UN’AMICIZIA DELL’ALTRO MONDO.
STORIE DEI BAMBINI, DELLE LORO FAMIGLIE,
DEI SOSTENITORI E DEI VOLONTARI
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di Filippo Cavazza
itascabilidiavsi
IL MONDO DEL SOSTEGNO A DISTANZA:
PAESI E PROGETTI
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LE ETÀ DEL SOSTEGNO A DISTANZA
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INFORMAZIONI UTILI
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CARTA DEI PRINCIPI
PER IL SOSTEGNO A DISTANZA
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POSTFAZIONE
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di Davide Rondoni
AVSI, Associazione Volontari per il Servizio Internazionale, è una associazione senza
scopo di lucro nata nel 1972, riconosciuta come ONG di cooperazione internazionale dal
Ministero degli Esteri Italiano nel 1973. AVSI è accreditata - dal 1996 - presso il Consiglio
Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) di New York, con status consultivo
presso l’UNIDO, a Vienna, e inserita nella lista speciale ONG della Organizzazione
Internazionale del lavoro, (ILO), a Ginevra. La missione dell’Ong AVSI è quella di promuovere e sostenere lo sviluppo umano nel solco della dottrina sociale cattolica. Da alcuni anni AVSI è divenuta un network internazionale di 24 ONG e Associazioni di diversi
paesi del nord e sud del mondo. AVSI aderisce alla FOCSIV, a La Gabbianella
Coordinamento per il sostegno a distanza e alla Federazione dell’Impresa Sociale Compagnia delle Opere.
AVSI oggi è presente in 35 Paesi di Africa, America Latina, Medio Oriente ed Est Europa
svolgendo 86 progetti pluriennali nei settori sanità e igiene, cura dell'infanzia in condizioni di disagio, educazione, formazione professionale, microimprenditorialità, recupero
delle aree marginali urbane, ambiente, agricoltura e con mirati interventi di emergenza,
nei quali sono impegnati per una permanenza media di due anni più di 80 “volontariprofessionisti” di AVSI, qualificati in varie discipline.
AVSI opera in collaborazione e con finanziamenti del Ministero degli Affari Esteri Italiano,
dell'Unione Europea, di agenzie internazionali delle Nazioni Unite quali UNICEF, UNHabitat, UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), Programma Alimentare
Mondiale, Banca Mondiale, Banca Interamericana di Sviluppo, e agenzie di vari Governi.
AVSI coopera inoltre con Enti locali, associazioni di categoria, imprese e fondazioni.
Fra le ONG internazionali con sede in Italia, AVSI può vantare uno dei più alti tassi di
autofinanziamento: oltre il 60% delle sue entrate proviene da donatori privati. Con il
sostegno a distanza aiuta più di 21.000 bambini e ragazzi in 32 paesi del mondo.
AVSI realizza progetti di sviluppo avendo come punto centrale la persona, ne condivide i
bisogni, il senso della vita e si commuove per il suo personale destino. Ogni persona, ogni
comunità, per quanto carente, rappresenta una ricchezza e presenta un suo patrimonio.
Ciò significa valorizzare e rafforzare ciò che le persone hanno costruito, la loro storia, le
relazioni esistenti, cioè quel tessuto umano e quell’insieme di esperienze che costituiscono il loro patrimonio di vita. È un punto operativo fondamentale, che nasce da un
approccio positivo alla realtà, che rende cosciente la persona del suo proprio valore e della
sua dignità; e nel contempo l’aiuta ad una responsabilità.
itascabilidiavsi
INDICE
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Un’amicizia dell’altro mondo
Vieni Figlio Mio
di Walter Rossi*
* Walter Rossi, 38 anni, scrittore e avvocato, vive e lavora a Firenze. È sposato con Donata e ha tre figli: Emma Maria,
Teresa Maria e Luigi Maria. Da 10 anni lui e la sua famiglia aiutano diversi bambini del programma di sostegno a distanza. “Si può dare uno, si può dare due o cento, il cuore cresce insieme alla consapevolezza, perché la tensione è quella di
condividere tutto e non il sovrappiù, agli occhi di Dio tutto diventa infinito, tutto diventa grande. (...) Questo ho ricevuto e questo ho voluto testimoniare anche con la mia poesia dedicata a tutti i bambini adottati a distanza grazie al lavoro di AVSI”.
itascabilidiavsi
Vieni figlio mio
siedi qui sugli scalini di pietra
nel giardino della nostra casa
nel cortile di questa piccola chiesa
vieni figlio di Dio
come lo sono io
come lo è tua madre
che aveva fretta di andare
vieni non cadere
se sei stanco, se hai sete
ti darò da bere
ti rimetterò la veste
vieni sul sagrato della vita
dove siamo frutti dell'albicocco
dove abbiamo il viso rotondo
dove siamo buccia sottile
e odorosa polpa
cuore verde di carciofo
posso solo baciarti
le palpebre
scoprire gli occhi
accarezzare i piedi
rimettere i sandali
indicare la strada
verso chi è solito amare
senza misura.
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Un’amicizia dell’altro mondo
Presentazione
Con gioia presentiamo questa pubblicazione, dopo dieci anni di sostegno a distanza
(abbiamo iniziato nel 1993 con poche decine di bambini), e oltre 21.000 bambini e ragazzi che oggi stiamo aiutando in 32 paesi del mondo.
Ci è sembrato importante cogliere questa occasione, questo “anniversario” e questo “traguardo” per raccontare e condividere questa entusiasmante esperienza con tutti coloro
che vi partecipano. “Un’amicizia dell’altro mondo” che ha mille e mille volti, di bambini,
di sostenitori, di educatori locali, con un comune denominatore: la passione per ognuno,
lo sguardo verso ogni persona, verso il suo essere unico e irripetibile.
Grazie a tutti: a chi fedelmente sostiene da anni questo lavoro, a chi è appena arrivato con
noi, a chi può dare un piccolo aiuto... e a tutti coloro che, raccontando della propria scelta e del proprio impegno, facendoci incontrare loro amici, conoscenti, colleghi o datori di
lavoro, rendono possibile ad altre persone il coinvolgersi in questa avventura e ad altri
bambini e ragazzi l’essere sostenuti nella propria educazione e nella propria crescita
umana. Grazie ancora, a tutti, di cuore.
Dania Tondini
itascabilidiavsi
Responsabile AVSI
Sostegno a distanza
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Un’amicizia dell’altro mondo
Un’amicizia dell’altro mondo
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In questi ultimi anni è cresciuta la consapevolezza dell’umanità rispetto alle condizioni di
miseria in cui versano un miliardo e duecento milioni di persone. È curioso vedere come
ci siano reazioni così diverse a questo fatto.
C’è chi si gira dall’altra parte e affonda nell’indifferenza. Per chi ama la vita, l’impegno
serio con la vita, e non solo per chi come noi è cristiano, questa è una reazione mortificante. È come lasciarsi andare al nulla.
C’è chi protesta. Magari anche sfasciando le vetrine e il lavoro di altri, nel tentativo di
punire un colpevole che – ahiloro – non c’è. Non sono solo le multinazionali disumane,
non sono solo i governi corrotti dei paesi poveri, non sono solo i governi sfruttatori dei
paesi ricchi, non sono solo i ricchi egoisti. La povertà è uno dei frutti del limite umano,
del peccato dell’uomo.
C’è poi chi fa piani, strategie di riduzione della povertà, ne fa una questione di soldi da
investire, di tecnologie da trasferire. Tutto bene, ma poi ci vuole l’uomo, formato sì ma
soprattutto consapevole, desideroso della propria felicità, assetato di vita e di significato.
Che la vita umana non sia pianificabile lo abbiamo imparato tutti dalla nostra esperienza
diretta.
E infine ci siete voi, che di fronte alla grande tragedia della povertà avete scelto di fare
qualcosa. Il sostegno a distanza è una piccola cosa che permette di uscire dall’impasse.
Perché il metodo è questo: rispondere ad una domanda piccola qui ed ora. Se si sposta il
problema, si rinuncia a rispondere. Ed è questo stesso metodo che, ai diversi livelli, cambia il mondo.
È quello che spinge un’associazione a occuparsi di bambini senza scuola, una ong a un
progetto di sviluppo, una agenzia onu a un programma per conseguire gli obiettivi del
millennio, una multinazionale a dare lavoro decente anche ai più esclusi, un governo
ricco a spendere di più in cooperazione, un governo povero a impegnarsi seriamente a
prendersi cura della propria gente.
Questo scritto racconta di giovani vite che sono cambiate. Il valore del sostegno a distanza è proprio questo: cambiare silenziosamente una vita, senza sconvolgerla, ma anzi liberandola dal giogo della povertà e rilanciando la sua dignità e i suoi talenti.
In un mondo in cui la miseria tiene in ostaggio un miliardo e duecento milioni di persone, e in cui contemporaneamente diminuiscono gli aiuti pubblici allo sviluppo, il sostegno a distanza è la proposta più umana, perché non pretende di risolvere un problema
che l’uomo non può risolvere. Se non guardiamo l’uomo così, nella sua natura di creatura di Dio, quindi sacra, ma anche finita, arriviamo a soffocare anche la nostra nostalgia
dell’eterno, che scavalca i limiti storici, anche della povertà.
Desiderio di infinito, quello umano, che ci porta non a sogni astratti, ma a stare nel reale
con impegno e con uno sguardo aperto a tutti, anche ai più poveri, lontani e diversi da
noi. Desiderio di infinito che non ci lascia né impotenti né onnipotenti di fronte alla sofferenza, ma solo attenti ad intervenire, pronti ad usare l’intelligenza per affrontarla.
Il sostegno a distanza è una proposta umana perché è una libera iniziativa di un uomo
consapevole che risponde qui ed ora ad un bisogno e ad una domanda fatta personalmente a lui: tu cosa puoi fare per questo bambino?
Il sostegno a distanza è una proposta umana perché è una risposta reale e concreta ad un
desiderio che l’uomo sente di fronte al bisogno e che l’indifferenza, la violenza e l’impotenza non soddisfano. È quel desiderio di affermazione della vita, di esaltazione del bello
che non riesce a tacere. Anche se un uomo cerca di soffocarlo nel dubbio: ma, chissà se
servirà, chissà come useranno i soldi, se non sarà meglio così, in fondo ci sono abituati,
poi non basteranno mai questi soldi… Dubbi leciti, ma non ci possono fermare. Basta
verificare.
Ed è di questo che abbiamo bisogno noi, uomini del mondo ricco ed evoluto: uno sguardo che non censuri la realtà, non la sommerga di dubbi, di se e di ma, un’intelligenza che
non sia freddo calcolo, un’apertura che rilanci in noi l’umano desiderio di infinito, che
segua questo destino d’amore per la propria vita e quella degli altri, questo desiderio di
bellezza e felicità che troppo spesso soffochiamo.
Questa goccia nell’Oceano, che se non ci fosse mancherebbe, è il metodo per cambiare il
mondo.
Anche nelle nostre case, dove bambini e ragazzi, ma anche e prima di tutto noi adulti,
saturi di tutto, siamo pieni del vuoto del benessere, il sostegno a distanza entra come un
modo di stare nel mondo, di conoscere la vita.
È una grande ricchezza per ciascuno di noi, per i nostri figli, prendersi cura di una vita
dall’altro capo del mondo. È l’ora di una nuova fantasia nella carità diceva Don Orione e
ha rilanciato il Papa nella “Novo Millennio Ineunte”. Il sostegno a distanza, il vostro gesto,
ne è un esempio concreto.
Arturo Alberti
Alberto Piatti
Presidente AVSI
Direttore Generale AVSI
itascabilidiavsi
itascabilidiavsi
Aiutare e sostenere
lo sviluppo
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Un’amicizia dell’altro mondo
Il sostegno a distanza:
un gesto di educazione
Prof. Giovanna Rossi
Il sostegno a distanza è una forma di condivisione realizzata attraverso un contributo economico stabile e continuativo destinato a un “beneficiario” ben identificato che, in qualche paese del mondo, riceve alimentazione, cure mediche, interventi igienico-sanitari,
scolarizzazione, e attende opportunità rivolte allo svolgimento di attività didattiche e
ricreative.
Consiste nel prendersi cura di un bambino, fisicamente lontano da noi, che vive in una
situazione di necessità. Si tratta di una forma di “adozione sui generis” che, a differenza
dall’adozione “legale”, non comporta un rapporto familiare e un vincolo giuridico tra i
soggetti in relazione.
Esso si prefigge di migliorare la vita quotidiana di migliaia di bambini e ragazzi, favorendo, innanzi tutto, un effetto di riduzione della povertà. Si esprime, quindi, in primo
luogo in un aiuto materiale che contribuisce a migliorare le condizioni di vita dei destinatari ma si concretizza anche in un supporto con effetti di natura sociale, attraverso cui
si evita lo sradicamento dal contesto familiare, sociale, culturale.
Dal punto di vista di coloro che si impegnano in questo genere di interventi, il sostegno
a distanza coincide con un atto di responsabilità, assunta attraverso un sostegno economico. Esso si realizza secondo un’ottica progettuale, che ha lo scopo di garantire condizioni indispensabili per uno sviluppo globale della persona e della comunità di appartenenza.
Il sostegno a distanza non è, infatti, semplice beneficenza occasionale, ma implica un
impegno al mantenimento del rapporto per un periodo significativo di tempo. La sua efficacia è quasi immediata, in quanto vengono evitati passaggi intermedi e burocrazie, favorendo l’integrazione di questo gesto con altri progetti o attività presenti sul territorio.
Insieme agli aiuti materiali AVSI garantisce la presenza di persone che accompagnano il
bambino nel suo percorso, prendendo a cuore la sua situazione complessiva (materiale e
relazionale), la sua dignità umana e il suo benessere, al fine di offrirgli la possibilità di
uscire da realtà problematiche di sottosviluppo, evitandone, al tempo stesso, come abbiamo accennato in precedenza, lo sradicamento dal proprio “mondo vitale”. Spesso questo
sostegno è inserito in progetti più ampi e diversificati rivolti, oltre che a singoli individui,
alle famiglie e alla comunità.
itascabilidiavsi
Docente di Sociologia della Famiglia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
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itascabilidiavsi
Attraverso l’aiuto personalizzato, il bambino viene a beneficiare di un programma complessivo di cura nei suoi confronti. Il sostegno a distanza non prevede la consegna di un
semplice sussidio direttamente ai bambini, alle loro famiglie o alle persone che li hanno
in affidamento, ma raggiunge comunque lo scopo di moltiplicare le risorse a disposizione di questi soggetti e della comunità in cui sono inseriti. In tal modo, attraverso questi
interventi, che vanno ben al di là di un generico assistenzialismo, si contribuisce a responsabilizzare la famiglia e la comunità, offrendo loro la possibilità di raggiungere l’autonomia. Un atteggiamento assistenzialistico, infatti, non crea personalità adulte, ma ne favorisce, anzi, la dipendenza, non sollecitando la persona allo sviluppo di una capacità autonoma nella ricerca di risposte, poiché implicitamente rimanda il cambiamento ad un futuro condizionato dalle circostanze esterne. Al fine di attivare un tale aiuto personalizzato,
decisivi risultano l’intervento e la presenza di un adulto-educatore che valuta la situazione di ciascun bambino e della sua famiglia. Questa figura è essenziale per il tipo di aiuto
offerto con il sostegno a distanza: svolge, infatti, il compito di comprendere ciò di cui il
bambino ha più bisogno, tenendo conto di tutta la sua storia, di verificare che tragga realmente beneficio dal sostegno e spesso anche di aiutare i genitori a diventare più consapevoli.
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L’ adulto-educatore assicura, da un lato, che l’aiuto offerto vada a destinazione e che sia
gestito nel migliore dei modi, dall’altro, che venga mantenuto un legame e una relazione
con la famiglia (laddove esistente) dei bambini e con il bambino stesso. Giova sottolineare che per AVSI uno degli scopi del sostegno a distanza è, insieme al raggiungimento del
benessere materiale, anche quello educativo.
L’ educatore ha un triplice compito. In primo luogo, la sua presenza è fondamentale perché definisce e caratterizza il tipo di rapporto tra colui che adotta a distanza e il beneficiario, risultando così decisivo nel creare una relazione di fiducia tra il sostenitore e l’organizzazione e tra l’organizzazione e il bambino sostenuto. Il tentativo è quello di fare percepire il gesto di aiuto come non episodico e impegnato in una logica solidaristica che
dura nel tempo. In secondo luogo, ha il compito di valutare le situazioni di disagio e di
necessità di un determinato gruppo di soggetti in un certo Paese, di trasformarle in progetti più ampi di sviluppo e di gestirli, in modo che l’aiuto offerto vada a buon fine.
Infine, la sua azione è sicuramente importante e decisiva non solo come garanzia di
“pronta consegna” del denaro affidato alle organizzazioni, ma anche per lo spessore relazionale e valoriale del gesto di sostegno. In questo senso, l’adulto in questione può rivelarsi presenza che accompagna il bambino in un percorso educativo di crescita e sviluppo. L’ educazione, infatti, si gioca nel presente ed è sempre possibile. Numerose sono le
testimonianze di bambini educati negli asili che diventano strumenti di cambiamento per
le loro famiglie.
In definitiva, possiamo affermare che il sostegno a distanza è sicuramente una nuova
forma di solidarietà umana e sociale. È una solidarietà varia che parte dai singoli, ma
anche dai gruppi che si muovono donando concretamente e direttamente all’altro. A questo proposito, ci sembra utile ricordare che Godbout definisce il dono come dare qualcosa a qualcuno senza ricevere nulla in cambio. “Il dono contiene sempre un al di là, un
supplemento, qualcosa di più che si cerca di definire con gratuità. Il valore di legame che
ne scaturisce è cosa diversa dal valore di scambio e dal valore d’uso” (Godbout J.T.,
L’esprit du don, Editions du Boreal, Montreal, 1992). Il dono è pertanto una relazione che
Un’amicizia dell’altro mondo
serve ad alimentare o creare legami sociali tra le persone. Esso è assolutamente gratuito,
non avendo garanzia di restituzione, quindi sottintende anche la possibile interruzione
del legame instaurato. In esso è contenuto un paradosso. Da un lato, esso è perfettamente libero e quindi mai completamente reciprocabile, dall’altro, permette un legame sociale radicato nella reciprocità simbolica più piena.
Il legame sociale che si viene a creare è contrassegnato dalla gratitudine che mai potrà
essere sostituita dalla logica oggettiva dello scambio economico. Tale gratitudine, infatti,
non è fungibile, non trova equivalenti funzionali che ne possono sostituire la funzione di
creazione del legame sociale. La maggiore garanzia ai fini del mantenimento della relazione è data dalla presenza dell’adulto-educatore che agisce una specifica funzione mediativa. Risulta assolutamente decisiva questa figura, attraverso cui l’offerta in denaro non è
solo un intervento isolato per arginare un fenomeno di povertà, ma uno strumento per
cercare di coinvolgere la comunità, rendendola protagonista, attraverso la riacquisizione
di una propria identità. Attraverso questa modalità specifica di dono, rappresentata dal
sostegno a distanza, quindi, si “crea comunità”, non solo nel Paese in cui gli aiuti arrivano, ma anche nel Paese sviluppato da cui il sostegno (denaro) parte. Il sostegno a distanza, inoltre, costituisce un’opportunità di sviluppo perché, oltre all’obiettivo di migliorare
le condizioni di vita del destinatario, si pone come scopo quello della formazione e
soprattutto dell’educazione di quest’ultimo nell’ambiente in cui vive. Le “buone ragioni”
che conducono a questo tipo di dono sono sicuramente basate su sentimenti di solidarietà, di comprensione verso situazioni di difficoltà e necessità, tra l’obbligo e la riconoscenza da un lato e la gratuità e la gratificazione dall’altro.
Il compito del sostegno a distanza, così inteso, è quindi piuttosto impegnativo. Esso tende
a coinvolgere non solo gli individui, ma anche le famiglie e le comunità. I sostenitori
hanno l’opportunità di scoprire il senso autentico di un gesto di solidarietà, coloro che
ricevono l’aiuto hanno la possibilità di essere sostenuti, in modo da diventare sempre più
protagonisti, acquisendo sempre maggiore consapevolezza e sempre maggiore benessere.
Se il concetto di solidarietà va inteso come lo strumento attraverso cui è possibile produrre un bene comune per l’intera società, che mette in relazione i beni prodotti da ciascun sottosistema sociale, difficilmente può essere considerato nella sua completezza se
non connesso al principio di sussidiarietà. Questo ultimo consiste nell’indicare una relazione d’aiuto per cui non ci sia il prevalere di un livello sull’altro, ma un rapporto di
rispetto tra i diversi soggetti sociali. Quindi, proprio la dimensione della gratuità sembra
essere un elemento cardine, essendo fonte di coesione sociale e motivo scaturente della
solidarietà. Si configura, ultimamente, come una componente stabile della società complessa, in cui le relazioni solidaristiche, fondate sulla reciprocità e sulla gratuità, divengono nel loro agire un modo alternativo di vita.
itascabilidiavsi
Un’amicizia dell’altro mondo
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Un’amicizia dell’altro mondo
Un’amicizia
dell’altro mondo
Storie dei bambini, delle loro famiglie,
dei sostenitori e dei volontari
Filippo Cavazza
Sapevo che i miei amici avrebbero presto sondato il terreno per capire che regalo desideravo per
la laurea. Già da qualche tempo mi era balenata per la testa l’idea di qualcosa di particolare. In
fondo, di penne stilografiche e di cravatte avevo già la casa piena, né bramavo dalla voglia di
ricevere altri ammennicoli.
Che cosa chiedere, allora? Semplice, un bambino. Un bambino da adottare a distanza con AVSI.
L’argomento della mia tesi di laurea, poi, aveva rafforzato questa convinzione. Per mesi mi ero
occupato dei viaggi di Giovanni Paolo II in Africa, studiandone sia gli aspetti pastorali che socioeconomici. E mai come in quel lungo periodo di ricerca - tra polverose biblioteche e siti Internet ero stato stupito dal Papa, dal suo abbraccio commosso all’Africa e ai suoi bambini.
Con l’adozione a distanza volevo in qualche modo proseguire questo abbraccio, ridare con il mio
piccolo (perché è davvero piccolo!) contributo la possibilità di una vita dignitosa ad un ragazzino di un continente così dimenticato. Non mi considero più buono o più caritatevole degli altri.
Non è vero. Ho cercato semplicemente di seguire il richiamo della mia fede e del mio cuore a compiere un’opera concreta, come già tantissima altra gente aveva fatto. Joseph, il “mio” bambino
ugandese, può oggi andare a scuola, così come la sorellina Dola. Li ho incontrati durante i miei
mesi di lavoro in Uganda e alla visita ho portato anche un mio caro amico. Quando ha visto la
sorellina, Dola, e ha saputo che non aveva i soldi per le tasse scolastiche, ha subito deciso di
sostenerla. I grandi occhioni neri di Joseph e di Dola si sono sgranati di felicità nell’apprendere
la notizia. Ogni giorno leggo con gioia di tantissime persone che si sono coinvolte con il sostegno
a distanza. Famiglie, anziani, classi delle elementari e dei licei, consigli comunali. In totale sono
oltre 21.000! Questo libro parla di loro, anzi, di voi. E senza di voi, senza la vostra carità, questo libro non sarebbe mai nato.
Nelle prossime pagine cercherò di raccontarvi alcune di queste storie. Purtroppo, per evidenti
ragioni di spazio, solo di alcune, anche se ognuna di esse meriterebbe un suo spazio (se non addirittura una sua piccola pubblicazione). Scriverò di bambini, dal Brasile all’Uganda, la cui vita è
stata cambiata da questo piccolo dono di 312 Euro all’anno. Si tratta di esistenze, in molti casi,
cambiate anche dal semplice apprendere di avere qualcuno, dall’altro lato del mondo, disposto a
prendersi cura di loro. Scriverò anche di famiglie italiane e volontari di AVSI nel mondo commossi dalla bellezza del rapporto umano venutosi a creare con il bambino. Perché la ricchezza
del sostegno a distanza si scopre proprio nell’umanità di questo legame.
itascabilidiavsi
27 anni, volontario AVSI in Serbia e Uganda
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Un’amicizia dell’altro mondo
I veri beneficiari: i bambini
itascabilidiavsi
Eccoli, sono loro, i bambini, i primi beneficiari del sostegno a distanza. Li incontriamo con i loro
volti illuminati di gioia, accalcati al cancello di una scuola africana per salutarci o pronti a correre in acqua per fare il primo bagno nel mar Nero rumeno. Hanno tutti una storia da raccontare, da gridare. Sì, perché i bambini non sono un’astratta categoria, ma sono facce precise, storie precise. È per ognuno di questi bambini, per la singolarità di ciascuno di questi volti che è iniziato il programma di sostegno a distanza.
18
Questa è la storia di un bambino rumeno e di suo padre. Di un bambino, Nico, che come
molti suoi connazionali è sieropositivo. E di un padre che fa di tutto, nonostante la
povertà dei mezzi a disposizione, per essergli accanto.
Nico è nato 14 anni fa ed ha altri due fratelli, Ionut e Alina. Della mamma non sa nulla.
La donna ha abbandonato la famiglia da molti anni, lasciando i figli al padre. Dovendo
far fronte a molte difficoltà nel provvedere ai bisogni dei piccoli, il padre è costretto ad
affidare i due maschi ad un orfanotrofio di Bucarest. Questo non gli ha comunque impedito di recarsi regolarmente in visita ai ragazzi e di riportarseli a casa durante le feste.
Il papà abita attualmente con la figlia minore Alina, insieme con la nonna paterna. La casa
è di proprietà della nonna e si trova in un distretto rurale nei dintorni di Bucarest. La casa
è piccolissima, ha una sola stanza agibile, ma il papà sta cercando in tutti i modi di allargarla, per farci venire a vivere Nico e Ionut. Purtroppo è disoccupato e riesce a guadagnarsi da vivere solamente con alcuni lavori saltuari.
Durante il periodo trascorso all’orfanotrofio Nico è scoperto sieropositivo e trasferito all’istituto di Vidra, specializzato nella cura ai bambini affetti di Aids. È qui che i volontari di
AVSI lo incontrano e lo inseriscono nel programma “sostegno a distanza”. Il padre non ha
comunque cessato le visite, anche se questo ha comportato il doversi recare in due luoghi diversi, da una parte per Ionut e dall’altra per Nico. Solo per visitare Nico, tra andata e ritorno, percorre in bicicletta quasi 60 km.
AVSI ha sempre cercato di aiutare il padre e di favorire la possibilità che Nico trascorresse i momenti di festa e di vacanza dalla scuola a casa con la sua famiglia. Per questo anche
Alina è stata inserita nel programma del “sostegno a distanza”. Il papà di Nico ha lottato
strenuamente per riportare il piccolo e Ionut a casa. Le autorità hanno più volte respinto
la richiesta. Nella casa non c’erano ancora le condizioni minime necessarie, in particolare per la mancanza di un adeguato spazio abitabile.
Gli operatori AVSI non sono rimasti a guardare. “La situazione di Nico ci è sembrata
degna di essere sostenuta, poiché suo padre è uno fra i pochissimi genitori da noi incontrati ad avere conservato un interesse per i propri figli e a desiderarne il ritorno a casa.”.
Hanno cercato delle donazioni e, trovatele, hanno avviato i lavori di ristrutturazione della
casa. I lavori, iniziati con la sistemazione delle due camere da letto, sono proseguiti con
la costruzione di un’anticamera. Si è poi aggiunta la costruzione e il montaggio di due
stufe, necessarie per garantire il riscaldamento, l’acquisto del linoleum e della moquette
(per supplire il fatto che i pavimenti non erano terminati) e l’arredamento della casa. Per
questo ultimo ostacolo è giunta in aiuto la buona sorte, con la donazione improvvisa di
una signora che doveva traslocare e che ha donato i suoi vecchi mobili. Ora è tutto pronto per accogliere Nico e Ionut. Il papà potrà finalmente deporre la bicicletta e abbracciare i suoi figli tutte le sere.
Un’amicizia dell’altro mondo
itascabilidiavsi
Ecaterina rispecchia con il suo sorriso la dolcezza del suo nome. Lo si capisce anche dai
suoi disegni.
Ha aspettato fiduciosa per mesi una lettera di risposta dalla sua famiglia italiana, mamma,
papà e tre figliolette. Ci sperava. Alla fine la lettera è arrivata. Ora sa di avere degli amici,
persone che le vogliono bene. “Io non sono arrabbiata di averla ricevuta tardi, ma sono
contenta di avere degli amici, soprattutto perché ho pochi amici. La famiglia di mia zia
non ha figli, così che ho un motivo in più di essere contenta per i miei nuovi amici che
vorrei tanto conoscere meglio”.
La sua esistenza non è stata semplice. La mamma è morta quattro anni fa ed il padre non
si è mai mostrato disponibile a prendersi cura della figlia. È vissuta con lui per un certo
periodo, nel villaggio materno, insieme ad altri parenti della madre, fino a quando alcuni zii non l’hanno presa in affido.
Ecaterina vive ora con loro a Cluj, una delle più grandi città della Romania. All’inizio era
un po’ spaventata, temeva il passaggio dalla campagna alla città. Ora, invece, è felicissima
di abitare con zia Ana e zio Ioan (“loro sono stati molto buoni con me, è come se vivessi
in una favola”). Si sente come la loro figlia naturale. Anche alla sua famiglia italiana si sta
sempre più affezionando. Dopo la lettera aspetta di ricevere alcune fotografie. Vorrebbe
vederli con i suoi occhi i volti che la aiutano, in particolare quelli delle bambine. Ecaterina
raffigura queste amiche lontane con una rosa. Belle e pure di cuore. E per ogni bambina
c’è un petalo speciale.
20
Avevo accennato alla mia laurea, allo “strano” regalo ricevuto per l’occasione. La laurea,
grazie a Dio, non è privilegio esclusivo di noi occidentali. Grazie al sostegno a distanza,
ma grazie anche ai loro sacrifici e alla loro abnegazione, alcuni ragazzi sono riusciti a conseguire questo prestigioso obiettivo.
Ritah si gongola per il risultato, con il suo elegante tailleur e la sua feluca. Una laurea, in
un paese africano, è traguardo riservato a pochissimi. E si tratta per lo più di uomini. Per
le donne è l’eccezione dell’eccezione. Ritah ce l’ha fatta. Sa che per questo deve ringraziare Gabriella, la sua benefattrice.
“Apprezzo di tutto cuore l’aiuto che mi avete concesso per la mia educazione. È raro trovare persone come voi!”
Ritah ha conseguito la laurea in Economia (Business Administration and Management)
all’Università Makerere di Kampala (Uganda). Nel suo libretto universitario troviamo un
rendimento costante, con voti molto alti in Gestione delle Risorse Umane e Sistemi
d’Informazione Gestionale. Senza la generosità della sua famiglia italiana Ritah non avrebbe saputo come trovare il denaro necessario per sostenere l’esame finale. “In quel momento - scrive la ragazza - voi siete stati dei messaggeri divini accorsi in mio aiuto”.
Dopo la laurea Ritah ha iniziato a lavorare. C’era bisogno di dare una mano al fratello e
alla sorella più piccoli. C’era bisogno - come aggiunge nel suo scritto - “di fare qualcosa
di utile per il mio paese”.
Rimaniamo in Africa, nella regione dei Grandi Laghi, in uno stato - il Rwanda - che con
l’Uganda confina. Vi sono molte affinità tra i due paesi, non fosse altro che anche in
Uganda vi sono diverse persone appartenenti all’etnia tutsi.
Il Rwanda è una piccola nazione, poco più grande della Lombardia. Di questa terra, del
suo verde (il Rwanda è anche chiamato il paese delle mille colline) non abbiamo saputo
Un’amicizia dell’altro mondo
nulla fino al 1994. È il 6 aprile di quell’anno quando il presidente Habyarimana, di etnia
hutu (etnia maggioritaria in Rwanda), muore in un incidente aereo insieme al presidente
del Burundi. Bastano poche ore ed il paese precipita nel caos. Scene inenarrabili di violenza percorrono la capitale, Kigali, e le zone rurali. Nel giro di due mesi quasi un milione di persone muoiono massacrate, in quello che è ricordato come il più veloce genocidio della storia. Ad essere uccisi, a colpi di panga e machete, sono soprattutto tutsi e hutu
moderati, quegli hutu che avevano cercato di resistere alla logica del sangue e della vendetta, rischiando in alcuni casi anche la vita per salvare i propri fratelli tutsi.
Dall’estate del 1994 AVSI è arrivata in Rwanda, impegnandosi soprattutto in progetti di
recupero dei bambini traumatizzati dalla guerra. Centinaia di migliaia di bimbi sono
diventati orfani, hanno visto le loro case incendiate e le loro scuole distrutte, sono stati
costretti a vivere da profughi nei boschi e nelle foreste.
L’adozione a distanza ha riportato il sorriso a tanti di loro. Anche ad alcune, come
Claudine e Solange, che proprio bambine non sono più, ma che grazie al sostegno a
distanza sono riuscite a diventare maestre e a ridare una piccola speranza a tanti orfani
del genocidio. Il sostegno a distanza ha reso in un colpo solo più felici ottanta bambini
(Claudine e Solange ne hanno quaranta a testa nelle loro classi). La loro storia ci è raccontata dalla penna scorrevole di Marco, giornalista e operatore AVSI in Rwanda:
itascabilidiavsi
RUYUMBA (RWANDA) – AVSI le incontra in un villaggio sperduto del Rwanda. Sono due
ragazze che non hanno più i mezzi per andare a scuola; si trovano due famiglie italiane disposte a sostenerle, diventano amiche, finiscono gli studi, trovano un lavoro come insegnanti e oggi
la loquace Solange ci dice - anche a nome della più riservata Claudine - che “il progetto del sostegno a distanza ci ha levate da una vita miserabile. Se oggi abbiamo meno problemi di quanti ne
avremmo potuti avere lo dobbiamo a due famiglie italiane che non abbiamo mai avuto l’occasione di conoscere” e delle quali - va detto - si sono dimenticate i nomi.
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Solange e Claudine hanno rispettivamente 30 e 31 anni e quando AVSI le incontrò nel ’98 avevano smesso gli studi perché “a causa del genocidio avevamo perso tutto”. Quando le conoscemmo non erano più delle bambine, ma erano sicuramente due ragazze vulnerabili. Claudine abitava con la mamma, un fratello, una sorella e una nipote; Solange era già mamma di un bimbo
e responsabile di due fratellini piccoli ai quali la guerra aveva tolto i genitori. La scuola da finire era diventata un sogno che rivelarono appena conobbero AVSI.
E da lì, da quell’incontro, “si riparte”: uniformi, materiali scolastici, tasse d’iscrizione e avanti:
quarta, quinta e sesta per Claudine, solo gli ultimi due per Solange. La scuola finisce, l’importante pezzo di carta lo tengono stretto in mano e anche loro due capiscono il senso e l’importanza di non ritenere impossibile una cosa solo perché improbabile.
Per il resto è storia d’oggi: in un villaggio rwandese essere maestrine ha la sua importanza al di
là dello stipendio che si ferma sui 40 euro al mese e alla qualità dell’insegnamento che, non per
responsabilità loro, è quantomai scadente.
Le incontriamo con i loro quaranta alunni ciascuna: bimbi scalzi, bimbi poveri, classi nude, nessun libro di testo. Resta solo la speranza nella buona volontà delle maestre che tra le nozioni che
conoscono e tanta arte nell’arrangiarsi devono insegnare francese, inglese, kinyarwanda, calcolo, scienza e tecnologia elementare, morale, religione, educazione civica e fisica.
La giornata finisce alle quattro del pomeriggio, qualche chilometro su e giù per colline e poi ecco-
le a casa: Solange continua a vivere ed essere la responsabile della stessa famiglia che incontrammo nel ’98, mentre in quella di Claudine si sono aggiunti cinque bambini di un fratello
morto, la cui moglie è in prigione accusata di aver preso parte al genocidio. È ancora Solange
che trova la frase giusta per chiudere questa rimpatriata: “AVSI prepara la vita per il futuro” e
strappa un sorriso di consenso alla sempre timida Claudine.
Sunday Saviour è oggi un brillante studente di scuola superiore a Lagos, in Nigeria, alla
Seed Remedial School, ed è anche uno dei ragazzi più attivi nelle preparazione del giornale studentesco. Nessuno lo avrebbe detto fino a qualche anno fa. Il ragazzo non sapeva né leggere né scrivere in inglese.
Grazie all’inserimento in un classe speciale Sunday ha subito colmato le lacune, anche se
sono rimasti molti problemi. Sunday, infatti, è molto povero, e il fratello maggiore non
può pagargli l’istruzione. Per potersi mantenere gli studi era così costretto a lavori estenuanti. Concentrazione e rendimento ne risentivano.
Con il sostegno a distanza Sunday ha iniziato a frequentare la scuola con regolarità, compiendo passi da gigante in tutte le materie. Sunday è oggi un ragazzo con mille interessi
e desideri, non solo legati al giornalismo. Nell’annuale vacanza organizzata dal campus al
di fuori di Lagos è sempre tra i più partecipi e pieni di iniziative, così come è pieno di
gratitudine per i suoi sostenitori italiani. A loro scrive spesso, senza risparmiare racconti
su quanto gli sta accadendo a scuola e senza censurare i suoi ringraziamenti. “Vi ringrazio perché attraverso la vostra donazione avete reso per me la vita una cosa degna di essere vissuta. Spero possa giungere presto il giorno in cui incontrarci, in Nigeria o in Italia”.
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Con le storie dei bambini delle adozioni a distanza si è cimentato anche un noto giornalista, Gianluigi Da Rold, in passato inviato del Corriere della Sera. Dal suo viaggio in
Brasile abbiamo tratto la vicenda di Eduardinho. Anzi, “la rivincita di Eduardinho”, come
Da Rold l’ha chiamata, la rivincita su una vita di polvere e di favelas.
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Ha 26 anni, Josè Eduardo Ferreira Santos, ma ne dimostra meno. Sembra un liceale, un po’ secchione, magro e simpatico. Lo chiamano Dinho, gli italiani di AVSI e i ragazzini di Bahia, che
frequentano il centro educativo nella favela.
La sua storia personale è inseparabile dall’intera vicenda del Centro Educativo e degli alagados.
Nel 1992, quando si pensò di spostare le famiglie dalle palafitte in case sulla costa, Eduardinho
aveva poco più di 15 anni. La baia Ribeira Azul, quasi interamente occupata dalle palafitte, si
poteva solo intuire o immaginare. Un’ipotetica urbanizzazione e industrializzazione dell’interno
di Bahia si era trasformata in un tragico fallimento. Migliaia di famiglie avevano lasciato l’interno del Brasile, la campagna, e si erano diretti verso la grande baia di Todos os Santos, cercando lavoro e una casa. Le fabbriche fallirono e le case non furono mai costruite. È qui che iniziano a condividere dolore e disperazione, portare cibo e curare bambini e ammalati, i volontari di AVSI. Nel 1992 l’incontro di Dinho con don Giancarlo, durante una delle passeggiate che il
ragazzino faceva per dimenticare i morsi della fame al centro di Bahia, fino al Pelorinho, fino
alla casa dello scrittore Jorge Amado, alla piazza del ‘palo’ e delle ‘gabbie’, dove si mettevano gli
schiavi ribelli venuti dall’Angola. Un ambiente degradato anche quello, con un’umanità disperata, ma dove c’erano anche le testimonianze dei primi missionari, le grandi chiese, le cattedrali
del barocco portoghese. “Stavo guardando le vetrate di una chiesa, affascinato da quella bellezza. Mi si avvicinò un sacerdote, don Giancarlo, chiedendomi: cosa stai facendo? Gli ho spiegato
Un’amicizia dell’altro mondo
quello che facevo, dove vivevo, come vivevo”.
La sua vita si rovescia. “Ho convissuto con la violenza e la morte. Dove vivevo io, dove vivo ancora, la vita non ha valore, non ha alcun senso. E come si può crescere se la vita non ha valore,
non ha senso? Intuivo, mentre abitavo nel degrado degli alagados, che la vita si decide proprio
quando si è ragazzi. E, paradossalmente, vedevo che i miei coetanei, quelli più intelligenti, più
sensibili, più curiosi, si buttavano nello spaccio della droga, tra bande di delinquenti, oppure
morivano di alcol e droga. Una breve vita consumata nella disperazione, nell’indifferenza generale. Eduardinho, invece, con il sostegno dell’adozione a distanza, con l’aiuto che arriva
dall’Italia, si mantiene agli studi. Si laurea in pedagogia. E mentre Eduardinho cresce, studia e
si laurea, gli organismi politici brasiliani e quelli internazionali, come la Banca Mondiale, si rendono conto delle potenzialità del progetto di recupero urbanistico degli alagados. Lentamente si
dividono gli alagados in lotti di recupero, si cominciano a costruire case sulla costa. Eduardinho
intanto lavora come educatore nel posto dove è cresciuto, nel Centro educativo donato da un
benefattore italiano.
Adesso, mentre il piano di recupero degli alagados avanza, Eduardinho guarda i ragazzi più piccoli che giocano a pallone, che studiano, che mangiano regolarmente (tutti i giorni, anche loro).
Commosse da questo aiuto: le famiglie dei bambini
Il sostegno a distanza non arricchisce umanamente solo i bambini. Sono tante le famiglie
di questi bambini, le mamme e i papà, che hanno scoperto il calore di un aiuto che arriva da lontano. Molti di loro hanno ricominciato a volere bene ai propri figli coma mai forse - avevano fatto prima.
La storia di Betty è tristemente uguale a quelle di tante altre donne africane ed ugandesi,
costrette a convivere con la miseria e con il flagello dell’Aids.
Betty ha 40 anni ed è vedova, avendo perso suo marito tre anni or sono proprio a causa
di questo terribile male. Attualmente vive con i suoi sei bambini in uno slum non molto
distante dal centro di Kampala. Un anno dopo la morte del marito anche lei è risultata
HIV positiva. Le cure a cui è sottoposta alla Nsambya Home Care Clinic attenuano solo
in parte gli effetti dirompenti della malattia. Spesso è costretta a rinunciare a lavorare, a
causa di febbri molto alte e di una sensazione generale di debolezza.
Nella sua baraccopoli vive in una modestissima capanna di una stanza sola, per la quale
spende 30.000 scellini (circa 17 Euro) di affitto al mese. È una cifra troppo grossa per lei,
che campa vendendo frutta e verdura ai lati della strada. Ci sono sei bambini da sfamare
e cinque di questi da mandare a scuola. Le adozioni a distanza di AVSI e l’assistenza degli
operatori del Cowa le hanno alleggerito un insostenibile fardello. Betty è oggi una madre
più felice e serena, anche se sa che l’Aids potrebbe presto allontanarla dai suoi figli. Silvia,
Nicholas, Bruno, Morris e Ronald possono frequentare regolarmente la scuola. Non solo.
A casa hanno finalmente dei materassi e delle lenzuola, dei vestiti e quel cibo indispensabile a poter condurre un’esistenza normale.
In un mondo pieno di pregiudizi capita anche che si guardi con insofferenza chi adotta a
distanza un bimbo albanese. Può anche capitare che lo stesso sostenitore si trovi in una
situazione imbarazzante, quasi a doversi giustificare con vicini e conoscenti per l’aiuto che
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Un’amicizia dell’altro mondo
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Un’amicizia dell’altro mondo
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sta compiendo. Forse per qualcuno gli albanesi, presunto popolo di piccoli e grandi
delinquenti, mafiosi e sfruttatori della prostituzione, non meriterebbero un simile aiuto.
Ma i bambini albanesi non sono dei futuri criminali. Sono bambini come tutti gli altri.
Con un cuore grande e dei grandi desideri. E anche le loro famiglie, le loro mamme e i
loro papà, sono persone con lo stesso grande cuore. È gente che ringrazia per l’aiuto dato
ai proprio figli. Leggete cosa scrive dal villaggio di Bathore la madre di Morris. “Io, Doda,
la madre di Morris, il quale aiutaste come se fosse un vostro figlio, vi volevo ringraziare
perché adesso non si sente più come un orfano che sta crescendo tra tante difficoltà.
C’è tanta buona volontà in lui per ringraziarvi per la gratitudine che avete dimostrato e
dimostrate per Morris, perché grazie al vostro sostegno stanno crescendo anche gli altri
figli. Morris sta crescendo bene, con tanta cultura e con una mente sensibile per capire le
sofferenze e le origini di quest’ultima, come per la morte di suo padre.
Frequenta regolarmente l’asilo ed è un bambino ottimista e con tanta volontà.
Appena torna dall’asilo lui racconta le cose che fa e che impara.
Io come madre di cinque figli orfani vi sono molto grata e vi assicuro che vi terremo sempre nel nostro cuore e molto presto sarà Morris che vi scriverà su ogni cosa che si sente
per la sua vita e il suo futuro. Esprimo la mia grande fiducia che sarà Dio che vi ripagherà
per questo aiuto. Con tanto rispetto e affetto, Doda”
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Restiamo nell’Europa Orientale, ma questa volta compiamo un balzo di alcune migliaia di
chilometri, verso le steppe dell’ex Unione Sovietica, a Novosibirsk, cuore della Siberia.
Sono terre caldissime d’estate e gelide durante il lunghissimo -interminabile- inverno.
Un sostegno a distanza, l’aiuto di una famiglia italiana (siciliana), può riscaldare il cuore
di una famiglia russa. Anche se le temperature scendono (di giorno!!!) a –33 gradi. Sarà
il vento caldo dell’Etna. Di questa famiglia siciliana non gli basta sapere l’esistenza.
Vogliono scriverle e vogliono individuare sulla mappa questa lontana isola.
“Buongiorno Elisabetta, Nicola, Antonio e Verdiana!
Vi scrivono gli amici della Russia. Nella nostra famiglia ci sono la mamma Irina, il papà
Anatolij e due figli, Volodia (4 anni) e Igor (5 mesi).
La vostra lettera è stata per noi una cosa improvvisa, e molto piacevole. Grazie mille per
le parole calde, per la foto e il disegno.
Anche noi siamo molto felici che abbiamo degli amici in un paese come l’Italia, così lontana! Noi con Volodia abbiamo trovato la Sicilia sulla cartina e lui era molto triste che siete
così lontani e ha detto: ‘Sarebbe meglio se abitassero più vicino!’
Da noi c’è già l’inverno, c’è molta neve, e fa freddissimo. Di giorno si arriva già a –33
gradi! Volodia ama molto l’inverno, perché può essere tirato sulla slitta, può fare dei
pupazzi di neve e correre sul ghiaccio.
Adesso all’asilo prepariamo per la festa del capodanno una favola e noi mamme cuciamo
dei costumi, decoriamo l’albero di capodanno e compriamo dei regalini per i bambini.
Volodia vi manda la sua foto e il disegno. Vi auguriamo cose buone e belle, un bacione
da noi tutti! Aspettiamo un’altra vostra lettera.
Con affetto”.
Ci sono alcuni casi in cui si stringe il cuore all’operatore sociale nel vedere la famiglia in
cui un bambino vive. E nel pensare che, se non è ben seguito, l’aiuto del sostegno a
distanza potrebbe essere usato per scopi che con la crescita del bambino hanno poco a
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che vedere. Ma il miracolo di un cambiamento può accadere. Una madre, colpita dall’affetto che c’è verso il proprio piccolo, può tornare a guardare all’aiuto del sostegno a
distanza come a qualcosa di inequivocabilmente indirizzato al proprio bambino.
La storia che ci racconta Paola arriva da Rio de Janeiro. Ne sono protagonisti il piccolo,
Thiago, e la mamma, Juliana. “Da quando la conosciamo Juliana usa droga ed è sempre
senza un lavoro. Qualche mese fa ha avuto un’altra bambina, ma non ha un rapporto stabile con nessuno dei padri dei suoi figli. Thiago veniva all’asilo sempre disordinato, e
soprattutto aveva una denutrizione abbastanza grave che siamo riusciti a recuperare”.
Con la nascita della bambina, Paola e un’altra assistente sociale, Rosane, si recano a trovare Juliana per chiederle se c’era qualche necessità che potevano soddisfare attraverso il
sostegno a distanza.
“Juliana ci ha subito detto che aveva bisogno di un letto a castello perché tutti dormivano per terra con piccoli e finissimi materassi su un pavimento di cemento”. Dopo una settimana la madre si reca da Paola con i preventivi per l’acquisto del letto e dei nuovi materassi. “Io ero sola e certo non avrei potuto andare con lei a comprare il letto. Abbiamo
fatto insieme i conti e poi le ho dato i soldi in mano, insieme ai dati per la nota fiscale.
Sapevo che era molto rischioso darle quei soldi, ma ho voluto correre il rischio. Ho voluto scommettere sul rapporto con lei!”.
Per un mese Juliana sparisce. Paola inizia a pensare che quei soldi siano finiti in un acquisto ben diverso dal letto. Le amiche del Centro la rimproverano. “Hai fatto male a darle
quel denaro”. I cambiamenti non sono impossibili. Accadono, eccome se accadono, specie quando una persona si sente voluta bene nonostante gli errori commessi nella vita.
“Un giorno Juliana mi si presenta davanti, tutta dimessa, chiedendo scusa. Io le dico subito, con tono arrabbiato, che non mi interessava sapere che cosa avesse fatto dei soldi. Ma
lei mi rispose subito, dicendomi che il letto era arrivato solo il giorno prima e che aveva
perso i dati per la nota fiscale. Mi disse che il letto era bellissimo e che Thiago non usciva più di casa, tanto era comodo quel nuovo ‘aggeggio’. Mi disse anche che con gli 8 reais
di resto (meno di 3 euro) si era permessa di comprare dei pannolini per la bambina. E mi
fa vedere gli scontrini”. Paola è commossa. Non pensava che Juliana avrebbe potuto cambiare. “Mi ha proprio sorpreso il suo cambiamento”. La scommessa su quel rapporto è
stata vinta. Oggi riesce solo a pensare a quanto sia felice Thiago accoccolato nel suo letto.
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Sempre dal Brasile, da Belo Horizonte, ecco la storia di un’altra mamma, una ragazza di
favela, aiutata dal “Centro Educativo Jardim Felicidade”.
“Jardim Felicidade” è un’oasi di serenità in mezzo alla favela. Se guardi fuori dalle grandi
finestre vedi una distesa di catapecchie tutte rigorosamente munite di antenna televisiva,
qualcuna anche di antenna parabolica. Perché in favela, dove povertà e violenza la fanno
da padrone, la TV è il solo mezzo per uscire, per sognare un mondo diverso, possibilmente un mondo da telenovela. Ma dentro le mura il mondo è già diverso. Al Jardim
Felicidade, in un ambiente accogliente, dotato di tutte le necessarie strutture, bambini di
tutte le età, dai pochi mesi sino ai 13/14 anni, hanno la possibilità di mangiare e di giocare, di lavarsi e di studiare, di essere accolti e curati, di imparare a crescere secondo un
processo di sviluppo umano che parte dal valore della persona. Qui le mamme di favela,
spesso giovanissime provenienti da storie difficili e violente, trovano accoglienza indipendentemente dalla loro storia e vengono aiutate a crescere i figli. Qui giovani in cerca
Un’amicizia dell’altro mondo
di un lavoro imparano un mestiere, attraverso corsi professionali.
Jardim Felicidade è uno dei molti centri di accoglienza diurni per l’infanzia che AVSI ha
realizzato nelle favelas delle grandi città brasiliane, per dare ai bambini l’assistenza necessaria per il loro corpo e per lo sviluppo armonico delle loro potenzialità intellettive.
Queste azioni sono rese possibili anche grazie all’adozione a distanza, che si configura
come un vero e proprio progetto educativo e non come la semplice distribuzione di denaro o di beni materiali.
Elaime, una ragazza di favela di 25 anni, quattro figli di 8, 7, 3 anni e l’ultimo di pochi
mesi, ha trovato qui al Centro non solo il sostegno per i suoi figli, ma anche la propria
personale realizzazione. Elaime lavora qui al Centro da un anno e mezzo e fa le pulizie.
Ha un viso sorridente e aperto e parla volentieri. Già anni fa aveva chiesto l’ammissione
al centro per il proprio figlio maggiore, che oggi ha 8 anni, ma allora non c’era posto. Oggi
tutti e quattro frequentano il centro.
“Ho sempre pregato molto, dice, ma prima di lavorare qui era come se Dio non ci fosse”.
Suo marito non trovava lavoro e lei, per aiutare la famiglia senza lasciare i piccoli per strada, puliva l’aglio a casa. Qui l’aglio, di cui si fa ampio uso in cucina, viene venduto come
una sorta di poltiglia condita con l’olio, per cui ogni spicchio deve essere sbucciato e poi
ammollato prima di essere lavorato. Pochi centesimi di reais (poche centinaia di vecchie
lire) per ogni chilo.
Ma poi improvvisamente le è stato chiesto se voleva lavorare al Centro e da allora “è come
se Dio avesse aperto gli occhi”. Anche suo marito ha trovato un lavoro fisso. E poi l’aiuta
in tutto e “non la picchia” (qui la cosa è eccezionale). Oggi fanno progetti per migliorare
la loro casa. Stanno pensando di aggiungere una stanzetta per i figli, visto che oggi ne
hanno una sola per tutta la famiglia. Qualche mese fa il figlio maggiore ha accusato un
problema agli occhi ed allora è stato messo in lista per la visita oculistica. Le è stato chiesto di accompagnarlo insieme ad altri tre bambini del Centro. E lei si è dimostrata così
attenta e responsabile da stupire lo stesso medico. Oggi è lei che accompagna i bambini
del Centro dall’oculista quando occorre, e questo la rende molto felice perché dice “è
molto importante fare una cosa a favore di tutti, partecipare a un’opera comune”. L’ adozione a distanza la riempie di stupore e di riconoscenza: il fatto che qualcuno dall’altra
parte del mondo pensi ai suoi figli senza conoscerli e senza pretesa alcuna le insegna ad
essere aperta ai bisogni degli altri e a perdere il senso di possesso nei confronti dei suoi
bambini. Alla sostenitrice che ha in adozione Raffaella, la sua piccola di 7 anni, scrive
dicendo “la nostra bambina”. È il suo modo semplice e diretto di mostrare gratitudine
verso questa donna che da lontano ha a cuore come lei il destino di sua figlia.
Lontani di casa, vicini con il cuore: i sostenitori a distanza
Sono tanti, tantissimi, oltre 21.000. Arrivano da tutte le regioni italiane, dalla Lombardia
come dalla Sicilia, da grandi centri urbani a piccoli paesi di montagna. Sono famiglie, con
figli o senza figli, single, nonne con i loro nipoti. Ma sono anche compagni di classe, gruppi di amici, di consiglieri circoscrizionali e comunali. Ce ne sono di tutte le classi sociali,
dall’impiegato al dirigente. C’è anche l’operaio che fa fatica ad arrivare alla fine del mese,
ma che non rinuncia alla sua quota di 312 Euro. Ci sono persino i detenuti di alcune car-
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ceri. Insomma, il panorama di coloro che in questi anni hanno sottoscritto un’adozione a
distanza è estremamente e incredibilmente variegato. Non ci sono stereotipi.
La carità è davvero affare di tutti.
Ci sono sostegni a distanza che nessuna disavventura, nemmeno l’evento più tragico, può
fermare. Il destino - lo leggerete nella sua lettera - è parso accanirsi contro questa donna.
Nell’ultimo decennio la sua vita è stata costellata da una serie ininterrotta di lutti e sofferenze. Ella, tuttavia, non ha voluto rinunciare a questo gesto di bene verso chi riteneva
più sfortunato di lei. Il suo è un inno alla positività della vita.
“Mi chiamo E.,
Ho 50 anni, sono vedova da quasi quattro anni. Ho un figlio adorabile, di 24 anni. La mia vita,
fino a un certo punto, è stata bellissima, circondata da veri affetti, ma sempre in salita, lottando
quotidianamente per la sopravvivenza, onestamente, con sani principi, dedicandomi alla famiglia e ai miei amici, condividendo gioie e dolori.
Poi l’AIDS ha stroncato la vita di mio fratello, un tumore quella di mio marito, una malattia cardiaca quella di mia madre, il morbo di Alzheimer quella di mio padre, il dolore la vita del mio
fratello più piccolo, portandolo in carcere da circa un anno. Tutte queste vicende sono accadute
dal 1992 fino ad oggi. Finita una ne cominciava un’altra… Praticamente i miei ultimi dieci anni
li ho passati lottando contro il male.
Eppure l’amore che ho provato e ricevuto mi ha dato la forza per continuare a vedere l’esperienza
della vita, una cosa meravigliosa, che va vissuta fino in fondo. Sentendo lamentele ingiustificate
di alcune persone, mi chiedo perché non abbiano il coraggio di guardarsi intorno. Potrebbero rendersi conto di quanto sono fortunati. Io so di esserlo stata, anche se per un periodo. È per questo
che voglio aderire alla vostra iniziativa del sostegno a distanza, che condivido, e ringrazio tutti
quelli che lavorano perché funzioni. Con le mie modeste possibilità vorrei poter contribuire a
regalare un sorriso in più”.
itascabilidiavsi
Gol! Lascio a voi pensare se sia stato dopo un veloce contropiede o al termine di un’azione corale, conclusa dal centravanti con una spettacolare rovesciata. La verità è che grazie
ad una squadra di calcio femminile - il pallone non è solo sport per maschi! - due bambine possono oggi andare a scuola.
La storia è semplice, come è semplice per queste ragazze correre dietro ad una palla da
insaccare in rete.
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“Cari amici di Avsi,
mi chiamo Ilaria e sono una ragazza di 18 anni. Scrivo per raccontarvi brevemente la piccola
storia che sta dietro alle nostre due adozioni a distanza. Faccio parte di una squadra di calcio
femminile; siamo una trentina di ragazze, dai 14 ai 30 anni, e quest’anno abbiamo deciso di rendere un po’ più significativa la nostra tradizionale cena di Natale.
Sotto suggerimento di un nostro dirigente abbiamo scelto di non fare la classica cena in pizzeria,
ma di arrangiarci per conto nostro, grazie all’aiuto di alcune mamme volenterose, e di usare i
soldi che sarebbero stati spesi in pizzeria per aiutare qualcuno meno fortunato di noi.
Conoscendo bene le iniziative di AVSI ho pensato di proporre un’adozione a distanza; quando ho
spiegato alle altre ragazze di cosa si trattava loro hanno accettato volentieri. Inaspettatamente
il presidente della nostra squadra, che era presente in quel momento, colpito dall’idea che avevamo avuto, ha deciso lì per lì di sostenerne anche lui una personalmente, inviandoci nel giro di
pochi giorni l’assegno per un intero anno. Colpita dalla semplicità con cui tutto questo è successo ho desiderato raccontarvelo, anche per spiegarvi il motivo della nostra richiesta di adottare,
se è possibile, una ragazza: per poterla considerare una nuova giocatrice, una di noi.
Grazie!”
itascabilidiavsi
Avreste mai pensato che una giovane coppia avrebbe voluto incontrare durante il viaggio
di nozze il bambino sostenuto a distanza? Gabriele e la moglie (la storia è raccontata in
uno degli ultimi numeri di Buone Notizie*) si sono spinti fino in Messico. Ma non sono
stati i soli. Anche altre coppie, fresche di matrimonio o in procinto di farlo, hanno avuto
lo stesso desiderio.
Davide e Naila sono volati in Argentina, terra di pianure sconfinate, di gauchos e di ghiacciai nella Terra del Fuoco. Da un paio d’anni la nazione attraversa una crisi economica e
sociale molto profonda. La ricchezza del passato appare un lontano ricordo. Ancora oggi,
seppure non con la frequenza dell’autunno 2001, dominano lo scontento popolare e le
manifestazioni di piazza. Difficile fare previsioni sulla ripresa dell’Argentina, delicatissimo
il compito del nuovo presidente Kirchner.
In questo contesto la povertà urbana e rurale è dilagata. Migliaia di famiglie, prima autosufficienti, se non addirittura benestanti, si ritrovano a convivere con questa ondata di
miseria. Sono i bambini i primi a soffrirne.
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Per molti di loro le adozioni a distanza sono arrivate al momento opportuno. Macarena è
una di queste bambine che ne beneficiano, grazie proprio al sostegno di Davide e Naila.
La bimba va a scuola nel popoloso e desolato barrio di Gonzales Catan, periferia di
Buenos Aires. Utilizza le strutture della Obra di Padre Mario Pantaleo, una grandiosa
opera nata dalla misericordia di questo minuto sacerdote italiano. Ci sono scuole elementari e superiori, corsi professionali, attività per anziani e portatori di handicap.
Insomma, tante iniziative per cercare di rendere maggiormente dignitosa la non facile esistenza di queste persone. Di quest’opera Davide e Naila ammirano “l’aria di pace e sicurezza che Padre Mario ha saputo creare” e conoscono Perla, la direttrice, “una persona che
ammalia e incanta con la sua personalità spiccata e la sua simpatia, con i suoi pensieri e
con i suoi fatti, con la sua familiarità e con il suo impegno quotidiano”.
La coppia inizia ad accorgersi che con il proprio contributo Macarena è contenta, può crescere e studiare in un ambiente umano.
Arriva poi la visita alla piccola, nella sua casa, dove abita con i genitori e altre tre sorelle.
La più grande, grazie all’Obra ha completato gli studi superiori e si è potuta iscrivere
all’Università.
“Macarena nei primi momenti è giustamente intimorita e intimidita. Chi siamo, in fondo,
noi venuti dall’Italia? Non vogliamo essere né Babbo Natale, né i Re Magi, sebbene abbiamo da darle alcune cose utili per la scuola, altre anche per giocare!!!”.
La giornata prosegue. Davide si esercita nel suo castellano con il padre, mentre Naila è
intenta a giocare con Macarena. Giunta l’ora di pranzo decidono tutti insieme di mangia-
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------*Buone Notizie è la rivista trimestrale di AVSI che informa sulla vita dell’associazione, i progetti e le iniziative; viene spedita gratuitamente a tutti i donatori e a coloro che ne fanno richiesta.
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re delle ottime empanadas di carne, patatine fritte a volontà e flan con dulce de leche (una
delizia straordinaria, racconta Davide), il tutto innaffiato da bevande varie e dall’aroma
inconfondibile della birra Quilmes.
La coppia, prima di congedarsi, scatta alcune fotografie. Vuole conservare in modo indelebile il ricordo della giornata. Conclude Davide il suo racconto: “ Ovviamente non manchiamo di filmare questi momenti, sebbene non vogliamo esagerare. Non abbiamo di
fronte degli extraterrestri, ma delle persone uguali in tutto e per tutto a noi. Gli auguriamo di tutto cuore che il futuro significhi riscatto e opportunità di vivere con dignità al
pari di chiunque altro essere vivente. E se questo è possibile realizzarlo grazie all’Obra ed
agli esempi di impegno concreto di persone straordinarie come Perla, Antonella, Soledad
e di tante altre come loro, allora gridiamo, sino a farci sentire da un emisfero all’altro,
VIVA LA SOLIDARIETA’, VIVA LA PACE, VIVA PADRE PANTALEO”.
Da alcuni anni, come abbiamo letto nella storia di Eduardinho, AVSI è impegnata in un
vastissimo progetto di urbanizzazione della grande favela di Novos Alagados a Salvador
de Bahia. Il progetto ha riscosso molti apprezzamenti, in particolare dalla Banca
Mondiale, che lo ha cospicuamente finanziato e ne ha riconosciuto lo straordinario valore aggiunto dal punto di vista umano. I favelados, infatti, non sono rimasti a guardare gli
aiuti che sono arrivati, ma hanno lavorato a stretto contatto con gli operatori di AVSI per
rendere vivibile la loro area.
È qui che è ambientata la storia di Jamerson e di Graziella. Jamerson è un bambino di 10
anni. Da due anni, proprio vicino a casa sua, AVSI ha realizzato, con l’aiuto della
Fondazione Umano Progresso, il Centro João Paulo II, dove bambini e ragazzi vengono
accolti e aiutati a crescere. Qui Jamerson passa, insieme al fratello di 12 anni, la sua giornata, nelle ore in cui non frequenta la scuola. Studio, attività ricreative, gioco del pallone
e soprattutto un pasto completo. Da alcuni anni Jamerson è sostenuto con l’adozione a
distanza da Graziella.
Nessuno dei due ha dimenticato la bellezza di quell’incontro.
Vestito di tutto punto con pantaloni lunghi e perfino le scarpe (le uniche che ha, un paio
di stivali di gomma) aspetta seduto su un piccolo divano nell’unica stanza della sua casa
La mamma, prima di andare al lavoro (fa le pulizie in città), l’ha riordinata con cura. L’aria è calda e
umida, fuori ci sono 35 gradi, ma lui non si muove per paura di sciupare l’abito buono.
Gli occhi bellissimi dicono di un’attesa, non senza qualche timore.
Ma anche Graziella è impaziente e timorosa. Si è decisa a questo viaggio, lasciando a casa
marito e due figli e prendendo una settimana di ferie dal lavoro, per questo incontro. Si
è preparata mentalmente cento volte sulle cose da dire. Nei preparativi a casa ha coinvolto tutti i suoi bambini, che hanno più o meno l’età di Jamerson, l’hanno aiutata a scegliere
lo zainetto da regalare, le varie magliette e i pantaloncini, i pastelli colorati e i quaderni.
I colleghi prima di partire hanno fatto una colletta per sostenere i progetti di AVSI a
Salvador Bahia. Ma adesso il momento è tutto suo.
Dal Centro l’hanno seguita tutti: la responsabile delle adozioni a distanza, gli insegnanti,
gli educatori e anche alcuni ragazzi. Una piccola processione si inoltra in un viottolo
affiancato da un rigagnolo maleodorante, lungo il quale sorgono baracche su palafitte.
itascabilidiavsi
Un’amicizia dell’altro mondo
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Un’amicizia dell’altro mondo
L’abbraccio di Graziella a Jamerson è lungo e silenzioso. C’è un’aria di commozione generale ed è come se ognuno volesse dire qualcosa ma non sa da dove cominciare. Poi
Graziella comincia a parlargli dei suoi bambini che da casa salutano questo fratellino a
distanza, ad aprire i regali, a chiedergli della scuola e di cosa fa. Un po’ stordito Jamerson
si rannicchia nelle sue braccia e non sapendo cosa dire inizia un canto. È una piccola canzone che ha imparato al Centro ed è quella che gli piace di più. È il suo modo semplice
di dire grazie per la cosa grande che gli sta succedendo. Poi l’aria si sdrammatizza e tutti
parlano e ridono. Insieme si ritorna al Centro e Jamerson si toglie gli stivaletti per cominciare a piedi nudi una partita di pallone con gli altri ragazzi.
A tutti resta la memoria di un’esperienza unica. “Questo è stato il momento più importante della mia vita, dopo la nascita dei miei figli”, dirà Graziella ai responsabili del Centro
che a loro volta lo hanno vissuto “come il momento che ha dato significato al nostro lavoro e che ha coronato il nostro impegno. Non lavoriamo solo per aiutare dei bambini, ma
per costruire dei rapporti”. E qui ha preso concretezza un rapporto di amicizia che può
cambiare la vita delle persone.
“Signore, ascoltami.
Se sta scritto
che le dita dei giorni
strapperanno tutto l’azzurro
al mio giovane cielo
e che dovrò rovinare
per ventiquattro anni
lungo scarpate di cella
fa’ che sulle mie fredde labbra
io abbia caldi accenti di perdono
per il sangue e il sole perduto
sul sentiero triste
dell’infanzia di guerra”
itascabilidiavsi
Da “Il testamento di un ergastolano”
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Una cella larga pochi metri, circondata da pareti spesse, caldissime d’estate e gelide d’inverno. Una grata d’acciaio, unico spiraglio verso il mondo circostante. Questo è il carcere, con i suoi orari, i suoi turni, le sue abitudini, luogo in cui molto spesso l’umano - invece di essere rieducato - sprofonda nella più cupa mestizia.
Ci sono però inferriate che non hanno soffocato il cuore dei carcerati. La storia che vi raccontiamo arriva proprio dalle mura di una prigione, porte spalancate verso i grandi bisogni della terra, dei bambini del terzo mondo.
M., V. e A. si conoscono in carcere. Lì incontrano anche F., G. e L. Hanno diversi anni da
scontare per i loro crimini. Sono dentro per furti e rapine, errori compiuti quando erano
per lo più giovani sbandati. Nessuno vuole giustificarli. Nemmeno loro lo fanno.
In carcere torna la voglia di studiare, di rifarsi una vita. Si iscrivono tutti al diploma di
ragioneria in un Istituto Tecnico del luogo. Nascono anche dei bellissimi rapporti con i
docenti della scuola, in particolare con uno di loro.
Quando, attraverso la campagna Tende*, si imbattono in AVSI e vengono a conoscenza
del programma di adozioni a distanza, i sei detenuti decidono che vale la pena di fare
qualcosa. C’è bisogno del loro aiuto. Il detenuto - pensano - non è e non deve essere semplice oggetto di iniziative di solidarietà. Il detenuto, in quanto uomo, deve essere motore
di solidarietà!
“Un gesto di umanità - sottolineano i loro insegnanti - particolarmente significativo, anche
perché realizzato, in qualità di soggetti attivi, da persone normalmente ritenute, semmai,
beneficiarie di azioni di solidarietà”.
Ecco cosa scrive un altro carcerato, M., detenuto con una condanna che terminerà nel
2005: “Nonostante la mia prigionia mi sento in dovere verso chi è stato e rimane molto
più sfortunato di me”. I due gruppi di detenuti sponsorizzano così due bambini, uno in
Kenya, a Nairobi (dove frequenta una scuola professionale) e uno in Sudamerica. Il bambino di M. è in Libano. Sono come dei figli per loro. Li amano, gli vogliono bene, gli scrivono con continuità. Fanno di tutto, attraverso il lavoro nel carcere, per racimolare i 312
Euro necessari all’adozione a distanza.
Non si arrendono neanche quando uno di loro, quello che aveva maggiormente spinto
per il sostegno a distanza, è trasferito in un altro carcere.
Il sostegno continua come un ponte a mille arcate che congiunge le inferriate di una prigione alla savana del Kenya.
itascabilidiavsi
Andiamo per un attimo dall’altra parte della barricata, dai carcerati agli agenti di polizia.
Ha voluto raccontarcelo, scrivendo direttamente alla sede AVSI, la responsabile di un
locale centro di solidarietà, molto colpita da quanto accaduto: “Desidero farvi sapere che
nel progetto si sono coinvolti alcuni agenti di polizia dell’Ufficio Immigrazione.
Pur trattandosi di un gesto apparentemente semplice, considero questa scelta concreta da loro
operata assai significativa ed importante, non solo per il bambino che ne potrà beneficiare, ma
anche per coloro che hanno aderito alla proposta. Frequentando l’Ufficio Immigrazione della
questura da oltre dodici anni, ne conosco molto bene le dinamiche e l’atmosfera, spesso determinata da una cinica indifferenza o da un disinteresse sia nei confronti degli utenti che degli stessi
colleghi. Mi commuove, quindi, a maggior ragione vedere queste stesse persone attivarsi personalmente decidendo di condividere un gesto concreto: proprio perché si tratta di un atteggiamento
raro, desideravo farvelo sapere”.
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Anna Maria è una vispa signora sulla settantina.
“Sono la nonna Anna e prima di partire per l’Italia voglio lasciarvi il mio saluto e il mio
grazie per avermi permesso di vivere tra voi un’esperienza veramente bella. Spesso dicevo ai miei figli che sentivo di avere nel cuore ancora tanto amore da poter donare, ma
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------*Dal 1990 ogni anno viene organizzata da AVSI e Compagnia delle Opere una campagna tematica di sensibilizzazione e
raccolta fondi che coinvolge migliaia di volontari in centinaia di iniziative nel periodo che va da Natale a Pasqua, per
sostenere dei progetti di cooperazione allo sviluppo nei paesi più poveri del mondo e sensibilizzare l’opinione pubblica
su alcuni temi di interesse sociale.
Numerosissimi sono per tipologia gli eventi promossi là dove la gente e i giovani vivono, lavorano e studiano, in Italia
come in alcune altre parti del mondo. Tutte queste iniziative si chiamano le “Tende”.
Un’amicizia dell’altro mondo
soprattutto avevo voglia che dei bambini piccoli potessero essere l’oggetto di tale
amore…”.
Inizia così la lettera scritta da nonna Anna agli operatori AVSI dopo la sua permanenza di
un mese in Brasile, paese nel quale ha adottato a distanza un bambino.
“Quando, appena varcato il cancello, mi è venuto incontro Vito con il suo sorriso e poi
pian piano tutti gli altri, ho capito che ero approdata al posto giusto: mi sentivo veramente
a casa, anche se in un posto ‘totalmente sconosciuto’”.
Anna Maria scopre poco a poco che quell’amore che desiderava donare le è restituito in
abbondanza. “L’esperienza dei giorni successivi è stata molto ricca: io credevo di venire
qui per donare amore. In realtà sono stata io ad essere riempita di tanto amore, sia da
parte dei bimbi che da parte di tutte le persone che qui lavorano”.
Il contatto con i bambini, soprattutto con quelli piccoli, è per lei fonte di stupore. “È una
cosa bellissima vedere la vita spalancarsi nei suoi primi mesi. È come il colore del cielo
all’alba, che ha tutta un’intensità particolare. I primi passi di Pedro, il primo gattonare di
Bruno, il muoversi spesso maldestro e combinaguai, ma tuttavia sempre allegro e fiducioso, di Alex, sono tutti per me carichi di significato”.
Per Anna Maria è giunto il momento di tornare in Italia, da figli e nipoti. C’è la consapevolezza che “il loro bisogno è altrettanto grande”.
Prima di congedarsi da Alex, Bruno e Pedro, li guarda un’ultima volta, ad uno ad uno,
mentre dormono, con i loro occhietti chiusi. “Mi domando quale sarà il loro destino, che
cosa ne sarà di loro in futuro. Per tutto questo non mi posso dare una risposta: sono però
certa che il loro destino è nelle mani di un Padre buono, che li ama di un amore infinitamente più grande del mio piccolo (seppur grande) amore di nonna”.
Elda è un’altra nonna. Di bambini, tra figli e nipoti, ne ha visti e curati parecchi. Gli
acciacchi della vecchiaia non le permettono, come ad Anna Maria, di viaggiare dall’altra
parte del mondo per incontrare la bambina. Alla sua Adijat, nigeriana, cerca comunque
di trasmettere - attraverso le sue lettere - tutto il suo affetto. Parole semplici, come semplice e lieto è il loro rapporto, esemplificativo dei tanti rapporti semplici che nascono con
il sostegno a distanza.
“Cara Adijat,
ti ringrazio di cuore per il bel disegno, per la fotografia e per le notizie che mi hai spedito. Sono
veramente lieta di poterti aiutare, perché vedo che ti piace andare a scuola e sei seria con il tuo
lavoro; questo è molto importante! Devi sempre cercare nella tua vita di lavorare duramente, così
che il meglio di te stessa possa venire fuori. Ti faccio una grande in bocca al lupo per il tuo esame
di scuola elementare. Guardando la tua fotografia posso vedere che sei veramente una bella bambina! Io sono già una nonna, con un po’ di problemi a causa dell’età. Ti chiedo di pregare per me
affinché possa vivere con pazienza la mia condizione. Pregherò per te perché tu possa crescere
come una brava ragazza e perché la tua vita possa essere felice e serena. Auguro ogni bene a te
e alla tua famiglia.
Nonna Elda”
Cecilia non ha mai incontrato il suo Monday, un bambino nigeriano. A questo bambino
e alla sua famiglia non smette però mai di pensare. Così come di ringraziare gli operatori sociali AVSI per il lavoro che svolgono:
itascabilidiavsi
Un’amicizia dell’altro mondo
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Un’amicizia dell’altro mondo
“Cari amici,
vi scrivo questa lettera non solo per spedire una cartolina natalizia a Monday, ma anche per ringraziarvi per ciò che state facendo per i bambini e per noi.
Sì, voi state facendo qualcosa anche per noi! Infatti è solo attraverso il vostro lavoro che i nostri
sacrifici possono essere utili per qualcosa di veramente grande. Vi spedisco anche una foto mia e
di mia madre, affinché la diate, se possibile, a Monday. Se possibile vorremmo anche che diceste
a Monday che noi lo amiamo e che preghiamo per lui e per la sua famiglia.
Grazie di tutto e buon Natale a tutti voi!
Cecilia
Accanto al bambino: la presenza discreta degli educatori
itascabilidiavsi
Non un lavoro burocratico, una sedia da scaldare e un cartellino da timbrare al più presto. Lo si è capito dalla lettera di Cecilia, dal modo in cui li ringrazia.
Per gli operatori AVSI (e grazie a Dio non solo per loro) il lavoro, in Italia o all’estero, è
innanzitutto una missione, un compito. Sì, anche se la parola è altisonante, credo non si
debba aver paura a parlare di missione.
Quando si vive il lavoro come missione se ne scoprono tanti aspetti piacevoli, si guarda
con stupore a tanti fatti ed incontri che avvengono quotidianamente.
Per chi segue il sostegno a distanza incontri di questo tipo, con i bambini, le loro famiglie e le famiglie italiane, non mancano. Al centro di tutto c’è la persona, bambino o adulto che sia. Maria, sposata da poco, in Libano con il marito, ha subito desiderato presentarsi ai sostenitori dei suoi bambini. Ha voluto testimoniare che dietro il lavoro oscuro di
tutti i giorni, di lettere e cartoline da tradurre, di pacchi da consegnare, c’era un volto e
una storia precisa. Non voleva rimanere, come lei stessa scrive, “un nome mai sentito”.
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Cari sostenitori,
molti di voi hanno già avuto modo di “conoscermi” attraverso comunicazioni di diverso tipo, per
altri invece sono un nome mai sentito.
Vi scrivo allora per presentarmi.
Sono Maria e da quasi sei mesi vivo in una cittadina a mezz’ora circa da Beirut. Sono venuta
qui per lavorare con AVSI sul progetto che coinvolge tutti noi: il sostegno a distanza. Mi sono sposata appena prima di partire e anche mio marito vive qui e lavora per AVSI. Resteremo ancora
per parecchio tempo e per questo credo sia giusto presentarmi, farvi sapere che sono qui e chi
sono. Il mio lavoro consiste nel cercare di agevolare il più possibile le comunicazioni tra voi e,
attraverso le organizzazioni locali, i bambini; nell’essere sul posto per poter rispondere alle vostre
domande e seguire direttamente l’evoluzione dei bambini aiutati dal programma AVSI. Con la
mia presenza un “pezzo” di AVSI è presente direttamente in loco esclusivamente per seguire il
progetto Sostegno a Distanza. Mi sono laureata in filosofia lo scorso dicembre, pertanto non
avevo mai lavorato a tempo pieno prima di venire qui e devo dire che mi sento molto fortunata:
ho scoperto un lavoro che mi appassiona ed impegna, che mi sta facendo crescere molto e che
coinvolge molti aspetti della mia vita.
Sono felice di essere qui, non solo per il lavoro. I libanesi sono ospitali (i bambini, ed anche i loro
genitori, mi chiedono quasi sempre di invitarvi a venirli a trovare) ed è per me affascinante
incontrare tante religioni e culture diverse anche solo andando al supermercato.
Sebbene io abbia pensato questa lettera solo per presentarmi, non posso lasciarmi sfuggire l’occasione, oltre che per ringraziarvi, per chiedervi una cosa. Vorrei solo esortarvi a scrivere ai
bambini che sostenete, o anche solo a mandare una vostra fotografia con due righe scritte dietro.
Oltre che il vostro aiuto economico, l’aiuto più grosso per questi bambini è sapere che c’è chi
pensa a loro da lontano, sentirsi coccolati, sapere che ci sono facce e famiglie precise dietro alla
possibilità di pagare le tasse scolastiche. Questa è infatti la richiesta che tutti i bambini mi hanno
fatto: chiedervi di scrivere loro. Potrei anche descrivervi come brillano gli occhi dei bambini che
ricevono notizie, fotografie, che insomma mi possono raccontare di voi e chiamarvi per nome.
Vi ringrazio ancora e sono a vostra disposizione per qualsiasi questione che riguardi l’impegno
che vi siete presi.
Maria
Claudia, volontaria in Romania, è rimasta stupita dalla decisione di una coppia di sposi
di sostenere le adozioni a distanza. Anche lei ha preso carta e penna per scrivere. Lo stupore deve essere comunicato.
itascabilidiavsi
“Carissimi,
innanzitutto auguri per il vostro matrimonio. Non ci conosciamo. Io sono Claudia e lavoro in
Romania nel progetto in cui è inserita la casa Emilia.
Vi ringrazio perché il vostro gesto, oltre a costituire un prezioso aiuto economico per la casa, è
stato per me la dimostrazione che sentire, commuoversi e rispondere al bisogno del mondo può
essere così vissuto che cambia anche il modo di immaginare, organizzare e festeggiare il momento più importante della vita, che per voi è stato il giorno del vostro matrimonio.
Il vostro gesto mi ha fatto comprendere che la forza di chi sta lontano ed è a lavorare ‘sul campo’,
sta tutta nella grandezza e nella generosità di chi sta a ‘casa’. Quindi grazie, soprattutto per voi.
Penso che il regalo più grande per chi vi sta accanto siano proprio le vostre persone. Prometto
che vi scriverò al più presto raccontandovi della casa.
Claudia”
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Ecco un’altra lettera - questa volta dall’Albania - di un educatore che constata gli effetti
positivi del sostegno a distanza. Scrive, tra le altre cose, che “prima che questi bambini ci
incontrassero non andavano a scuola, mancava loro l’educazione e non socializzavano;
oggi le cose sono cambiate”. La parola ‘cambiamento’ è quella che compare più spesso.
“Prima di tutto è un piacere ringraziare la disponibilità di tutte le persone e le famiglie italiane
che con molta generosità hanno continuato a sostenere i bambini bisognosi. Per la Missione
Cattolica che opera da dieci anni nel territorio di Kucova la collaborazione con AVSI è considerata molto utile. La Missione, operando in questa zona, conosce quindi da vicino la realtà economica e sociale di diverse categorie sociali. Anche per noi è chiaro, notando le difficoltà che la
nostra società sta attraversando, che non possiamo rimanere insensibili verso la parte più indifesa della società, e cioè i bambini.
È naturale dunque aiutare i bambini abbandonati, quelli orfani e di strada. Questi bambini non
vengono seguiti dai propri genitori e non possono soddisfare i propri bisogni di base; anche per
Un’amicizia dell’altro mondo
questo facilmente cadono nelle mani di persone senza scrupoli.
Ma grazie a questo sostegno a distanza abbiamo visto che i risultati possono promettere bene.
Prima che questi bambini ci incontrassero non andavano a scuola, mancava loro l’educazione e
non socializzavano. Oggi le cose sono cambiate. Certo, i cambiamenti si fanno pian piano, ma
almeno qualcosa si muove.
All’inizio il progetto si è rivelato molto difficile, visto che il primo intervento bisognava farlo in
famiglia e che proprio i genitori sono stati i primi a non riuscire a capire perché ci trovavamo
davanti a loro per aiutare i loro figli in modo che la loro vita cambiasse; allo stesso tempo ci scontravamo con una mentalità ancorata a vecchie tradizioni e difficile da scalfire. Partendo da questo punto si sono chiarite a noi due fasi fondamentali del nostro intervento:
1.andare incontro al bisogno quotidiano della famiglia attraverso aiuti economici ed alimentari
2.attenzione ai bambini facendo loro frequentare regolarmente la scuola
Avendo in mente il principio sul quale si realizza questo sostegno a distanza, siamo consapevoli
che i risultati non possono essere immediati, ma siamo convinti che in questa tipologia di bambini (almeno quelli a cui ci riferiamo noi), alcuni cambiamenti si siano già notati; in questi ultimi cresce la fiducia per una vita migliore e crescono delle belle amicizie con i loro coetanei.
Hanno trovato un posto dove si sentono più felici, dove qualcuno si cura di loro, dove possono
giocare e comunicare i propri desideri svelando i loro sogni per il futuro.
In questa realtà sono seguiti col progetto sostegno a distanza trentadue bambini meravigliosi, che
non chiedono più di tanto se non di essere felici come gli altri.
A loro basta anche un sorriso ed una carezza affettuosa, e nonostante non siano cresciuti in una
atmosfera familiare normale, col nostro aiuto e con quello di coloro che ci accompagnano in questa avventura, ogni giorno vediamo dei cambiamenti importanti in loro
Edmond, Kucova”.
Non è stato facile per Silvia seguire il marito in Mozambico. Non è stato facile ambientarsi, scontrarsi ogni giorno con una povertà che soffoca qualsiasi parola. Ad un certo
punto, inaspettata, è arrivata la proposta di dare una mano al programma delle adozioni
a distanza. E, pian piano, Silvia ha iniziato ad amare quello splendido paese africano e i
suoi bambini.
“Quando sono arrivata in Mozambico, non sapevo cosa fosse l’Africa e avevo una gran
paura, ma sono stata subito accolta da un originale gruppo di amici, che mi hanno fatto
sentire subito a casa. Così, quando Domingos (responsabile del progetto sostegno a
distanza) mi ha chiesto di dargli una mano a tradurre alcune schede da mandare in Italia,
ho detto subito di sì. All’inizio, quando leggevo le storie di quei bambini, non potevo fare
a meno di piangere. La maggior parte erano senza genitori, vivevano in capanne, senz’acqua, luce e spesso senza niente da mangiare, dato che nessuno (nonni, zii e una quantità
di cugini di ogni grado) lavorava. Poi mi è venuto da pensare all’importanza di quello che
facevo: ogni lettera che scrivevo poteva salvare una piccola vita, grazie all’adozione a
distanza; allora ogni minimo particolare era importante, più attenzione e più amore ci
mettevo, più possibilità avevano quei bimbi di una vita migliore. Da quel momento, ogni
tasto del computer diventava una preghiera. Poi sono diventata curiosa: volevo vedere
quei bambini. Allora un giorno mi sono fatta portare da Domingos a visitare uno dei progetti. Un gruppo di amici, poveri di risorse, dava la vita per offrire a dei ragazzini non solo
un pezzo di pane e l’iscrizione a scuola, ma soprattutto un’amicizia e un accompagna-
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Un’amicizia dell’altro mondo
itascabilidiavsi
mento che le famiglie non potevano dare. Allora ho pensato di offrire la mia disponibilità
per cercare di ottimizzare tempi e costi del loro lavoro; così me li scarrozzo qua e là in
macchina, all’ospedale, a comprare le cose lontano, ecc. Due episodi mi hanno colpito. Il
primo è stata la gita a Catembe: abbiamo portato al mare trentacinque ragazzi di famiglie
poverissime dai 12 ai 15 anni; molti di loro non erano mai usciti dal loro quartiere di
baracche. Abbiamo preso l’autobus tutti insieme fuori dalla chiesa e poi il traghetto, tutti
stipati fino alla spiaggia. Lì abbiamo organizzato dei giochi e hanno fatto il bagno, poi
abbiamo mangiato insieme (io avevo fatto settanta panini e una torta) e cantato. Mentre
li guardavo, mi assaliva la domanda: “Che ne sarà di loro?”. Prego il Signore che li mantenga sempre così semplici e pieni di entusiasmo nei confronti della difficile realtà che
sono chiamati a vivere. L’ altro episodio è la storia di una bambina di 11 anni di una delle
famiglie più povere, gemella di altri tre fratellini (in Africa i gemelli sono considerati una
disgrazia), che si è mangiata un ago. L’abbiamo portata all’ospedale (un luogo dove non
c’è neanche l’energia elettrica e quando entri ti senti svenire dal puzzo), dove l’hanno operata, aperta dal collo alla vita (poverina), ma l’operazione è andata miracolosamente bene.
Sono stata con lei tutti i giorni a tenerle la manina. Quando è tornata a casa, le abbiamo
chiesto perché avesse mangiato un ago e la sua risposta è stata: ero stanca di vivere.
Dentro di me pensavo: “La capisco, in quella casa senz’acqua né pavimento, senza mai un
abbraccio o un conforto”. Ma Rosalia, una ragazza che lavora per AVSI, mozambicana,
anche lei molto povera, che vive in una casa col tetto di lamiera, orfana di madre, con un
padre invalido e i fratelli da mantenere, ha detto alla bimba: “Devi essere forte, devi studiare per poi trovare un lavoro e andare via da questa casa, ma soprattutto devi fare come
me, trovare degli amici veri, così la vita non è più difficile, devi stare con me”. Allora ho
capito cos’è il ‘sostegno a distanza’.”
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Una grande devozione alla Madonna e un affetto senza misura per i bambini. Nasce così
la bellissima iniziativa di Marcel, rifugiato congolese in Uganda, e oggi responsabile
dell’Arca dei Bambini “Nostra Signora della pace”.
Marcel è nato trent’anni fa nell’ex Zaire. Le tormentate vicissitudini del suo paese costrinsero nel 1973 il padre a cercare rifugio, insieme al figlio, in Uganda. Passato poco tempo
il padre fu forzatamente rimandato in Zaire, lasciando Marcel senza alcuna cura familiare. Grazie all’aiuto di alcuni amici e vicini, Marcel riesce a trovare lavoro come autista
all’ospedale Nsambya di Kampala. Qui conosce i volontari AVSI, ma possiamo dire che
sono soprattutto i volontari AVSI a venire a conoscenza della sua toccante storia.
Nel suo lavoro, nonostante non fosse medico, Marcel diventa amico di molti pazienti
affetti da Aids. A loro si affeziona e quando qualcuno muore decide di prenderne con sé
i figli. Nel 1988 Marcel abitava già con sei bambini orfani. Due anni più tardi, con la morte di un altro amico, i bambini da accudire raddoppiano. Per ognuno di loro prova un
affetto speciale, ma i mezzi per sostenerli iniziano a scarseggiare. Marcel chiede aiuto e
così AVSI inserisce i “suoi” bambini nel programma delle adozioni a distanza.
Oggi Marcel abita a Luwero, 64 km a nord di Kampala (città tristemente famosa per i massacri compiuti dalle bande del presidente Obote nei primi anni Ottanta). Nella sua casa
ci sono quarantasei bambini, aiutati con il sostegno a distanza. Pensate un po’, un papà
con quarantasei figli! La maggior parte di loro sono orfani a causa dell’Aids, mentre alcuni sono bambini di strada, senza più alcun legame con le famiglie d’origine. Tutti loro
itascabilidiavsi
vanno ogni giorno a scuola e durante le vacanze si prodigano in piccoli lavori agricoli o
nell’allevamento di polli e maiali, cercando di raggranellare qualche soldino in più necessario alla loro grande famiglia. È davvero una bella storia, una storia che Marcel si augura non debba mai terminare.
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Nord Uganda. Un conflitto dimenticato, con pochi titoli sui giornali o “speciali” in televisione. Troppo scomodo arrivare a Gulu e Kitgum. Niente alberghi, niente ristoranti.
Nessuna importanza geopolitica. Eppure questa guerra che si combatte da diciassette
anni, tra l’esercito del presidente Museveni e i ribelli - appoggiati dal Sudan - del Lord
Resistance Army, con le sue decine di migliaia di morti e di profughi, meriterebbe qualche riga in più.
C’è però una Kitgum che non si arrende alla morte, al terrore e alla disperazione, ma cerca
di vivere con gioia e speranza. Ketty, 48 anni portati benissimo e un luminoso sorriso che
le attraversa il volto, ne è l’esempio lampante.
Eppure Ketty non ha alle spalle un’esistenza agevole. Il marito l’ha abbandonata ben presto e lei ha dovuto crescere da sola i sei figli.
Da dodici anni, insieme ad un nutrito gruppo di volontari, lavora per il Meeting Point,
una organizzazione non governativa locale impegnata su diversi fronti. Compiono visite
a domicilio ai malati di Aids, portando loro cibo e medicine. Organizzano corsi di informazione su diversi temi, dall’Aids alla nutrizione. In collaborazione con AVSI aiutano con
il programma di adozioni a distanza oltre trecentocinquanta bambini, nella maggioranza
dei casi orfani di genitori morti di Aids.
La giornata di Ketty non prevede soste. Con la sua motocicletta, un vecchio modello di
Yamaha color verde militare, percorre ogni giorno diversi chilometri. Ne ha fatti quasi 50
mila in poco più di un anno. Su e giù per il distretto, fino ai villaggi più remoti, per portare un attimo di conforto ai malati terminali. Non l’ha mai fermata nemmeno il timore
degli attacchi dei ribelli, anche se mi confida che in questi ultimi tempi ha dovuto limitare le sue uscite fuori città.
Ogni giorno arrivano al Meeting Point decine di persone bisognose di aiuto. La situazione economica dei distretti Acholi, d’altronde, va peggiorando di giorno in giorno. Basta
camminare per il vicino mercato e scambiare quattro chiacchiere con i proprietari delle
bancarelle per capire che la gente non ha soldi. La venditrice con cui parlo mi confessa
che in tutta la giornata non ha ancora venduto niente. Eppure, le magliette e i pantaloni
che espone (roba usata proveniente dagli Stati Uniti via Mombasa) hanno dei prezzi per
noi occidentali irrisori: 3.000 scellini (1 Euro e 50 centesimi) e anche meno.
Gli ultimi dati della Banca Mondiale sono altrettanto chiarificatori: due terzi degli Acholi
vivono sotto la soglia di povertà di un dollaro al giorno. Come sono lontani Kampala e i
progressi di una nazione che ha conosciuto negli ultimi quindici anni una costante crescita economica.
La folla di persone che entra al Meeting Point è lo specchio di una miseria dilagante. Si
incontrano vecchie signore avvizzite in abiti tradizionali consunti e giovani adolescenti,
sieropositive, in cerca di un disperato sostegno, cibo e medicine, per la propria famiglia.
Ketty e i suoi volontari ascoltano con attenzione ogni singolo caso, ma sanno che non gli
è possibile far fronte a tutte le richieste. Insieme a John, anche lui come Ketty un ex insegnante, ci rechiamo in alcune capanne non molto distanti da quello che è considerato il
centro cittadino. Dobbiamo divincolarci tra una fila di bambini, spesso con in mano una
Un’amicizia dell’altro mondo
pesante tanica tracimante d’acqua, che mostrano nei nostri confronti la stessa giocosa simpatia dei loro coetanei di tutto il mondo.
Susan, 50 anni, è distesa inerme su un esile materasso. Il volto e il corpo sono irrimediabilmente scavati, segno di una malattia giunta ormai al suo stadio terminale. Quando
John entra nella sua casa Susan riesce comunque a sollevare il capo. C’è in questa donna
una dignità composta, una speranza non scalfita dal continuo dolore. Stringe forte tra le
mani il rosario regalatole da un volontario del Meeting Point e dice di trovare in esso la
sua unica forza. John non si mette a intavolare grandi discorsi. Poche parole, dette dal
profondo del cuore, e il desiderio discreto di fare compagnia a questa donna morente e
dimenticata. E per un istante, anche al cospetto degli uomini la vita di Susan riacquista
quel valore immenso donatole da Dio.
Ritroviamo la stessa gratitudine di Susan anche nei tanti studenti appoggiati dal Meeting
Point. Molti fra loro ricevono l’aiuto della famiglia italiana da dieci anni. Senza questa piccola ma decisiva cifra non avrebbero mai potuto completare il ciclo dell’istruzione primaria e iniziare le scuole secondarie.
Alla Uganda Martyrs Primary School sono alcune decine i bimbi che beneficiano del programma di sostegno a distanza. I maschietti corrono allegri per il campo da calcio, con le
loro divise dalle camicie bianche e calzoncini porpora. Le fanciulle invece si cimentano in
una partita di netball, un gioco molto simile al basket e largamente diffuso nelle scuole di
questi distretti. Ellen e Julie frequentano il settimo anno e stanno per preparare l’esame
finale. Nonostante la timidezza e un inglese non ancora perfettamente padroneggiato, le
due piccole allieve esprimono anche con le parole tutta la contentezza per il sostegno che
ottengono. Andare scuola è il viatico per un futuro migliore, ma è anche la certezza di un
presente più dignitoso, lontano dai massacranti lavori quotidiani cui molte loro coetanee
sono sottoposte.
Il Meeting Point non si limita a consegnare l’obolo. Con questi piccoli c’è un rapporto
umano intenso e per loro si organizzano diverse attività, dalla messa in scena di spettacoli teatrali sull’Aids alla discussione pubblica di disegni. Sono momenti in cui i ragazzi
possono parlare liberamente dei loro drammi, delle loro paure, del loro desiderio di pace
e di una vita felice. Dalle loro matite traspaiono tutte le sofferenze (assassinii, rapimenti,
capanne incendiate dai ribelli, etc..) patite in questi anni a causa della guerra. Samuel ha
raffigurato un aereo dell’esercito regolare di Kampala (ne conosce anche il modello, un
Mig 21!) che si abbassa in picchiata sul campo da calcio di Kitgum, scatenando il panico
nella folla. È un episodio di pochi mesi fa, che nel susseguente fuggi fuggi causò la morte
di un bambino. Un banale scherzo, per intimidire la gente. Per questi ragazzi del Nord
Uganda il pericolo non è solo il Lord Resistance Army, ma anche un esercito governativo
così poco seriamente impegnato a difendere le popolazioni locali.
Guardando a Ketty, Doris e agli altri volontari del Meeting Point gli scolari dell’Uganda
Martyrs riscoprono il calore di un abbraccio più forte di qualsiasi esercito e qualsiasi
bomba. Anche Ketty torna a casa piena di gioia. “Ho incontrato qualcosa di bello che dà
significato alla mia vita”. Questa è la scritta che campeggia sulla sua maglietta del Meeting
Point. C’è da crederci che ha incontrato qualcosa di bello. Dormirà lieta anche questa
notte, nonostante si accinga a portare i suoi figli sotto le tettoie di una delle scuole del
centro cittadino.
itascabilidiavsi
Un’amicizia dell’altro mondo
45
Un’amicizia dell’altro mondo
E oggi...
Non passa giorno che a Cesena non arrivino richieste per nuovi sostegni a distanza. Il tam
tam, incessante e discreto, di amici, parenti e conoscenti allarga a macchia d’olio il vasto
mondo dei sostenitori a distanza. Non supereroi, ma gente comune, disposta a dare la
possibilità di una vita più dignitosa ad un bimbo tanto lontano.
Oggi mi ritrovo a lavorare in Serbia. Rivedo i volti di alcuni bambini che da quasi due
anni sono seguiti con il sostegno a distanza. Sono tutti contenti quando il signor Stefano
(così lo chiamano) o Milica visitano le loro famiglie e consegnano i pacchi regalo.
Sandra, una bellissima bambina di 5 anni, è riuscita a sottoporsi ad un’operazione che
doveva già subire nel primo anno di vita. Con il sostegno a distanza sono finalmente arrivati i soldi per l’intervento. Aveva gravi problemi di dizione e non poteva mangiare normalmente, a causa di una malattia chiamata “schisis palati secondaria”.
Rivedo anche Nemanja. Nessuno gli toglierà il dolore per la morte della madre. I suoi
lineamenti così dolci e il suo viso sormontato da biondi capelli non nascondono la sofferenza. Ha visto suo padre ammazzarla. Ma oggi Nemanja è un ragazzo socievole, grazie
anche al costante affetto dei suoi nonni. Gli piace chiacchierare con gli amici e giocare a
calcio Ai suoi sostenitori scrive: “tanti saluti per la gente che non conosco e che spero di
incontrare un giorno. Ringrazio anche del regalo che ho ricevuto. Spero che un giorno
veniate da noi. Tanta felicità e salute vi augurano Nemanja e i nonni”.
Nena e la sua famiglia italiana hanno iniziato una corrispondenza fittissima. È nato un
rapporto affettuoso ed intenso, fatto di una piena condivisione di quanto sta accadendo
nelle loro vite. In un loro momento di difficoltà scrive Nena: “So che siete tanto tristi per
tutto quello che vi è accaduto e per questo mi dispiace tanto. Dovete essere forti come lo
era la mia mamma quando hanno operato la mia sorellina. Vi penserò e pregherò sempre
per voi. Scrivetemi sempre. Io vi voglio bene e vi mando i miei più sinceri auguri perché
stiate bene anche di salute. Saluti e baci per tutti,
Nena”
itascabilidiavsi
Non è nella semplicità di queste righe la bellezza del rapporto che può nascere con il
sostegno a distanza?
Lo spazio a mia disposizione sta per finire. Ma il sostegno a distanza non finisce qui. Il
mio impegno e il nostro impegno deve proseguire. C’è da portare avanti negli anni il
sostegno iniziato. C’è da proporlo ai nostri amici... La sfida è lanciata... La accettiamo?
46
Qualcuno ha pagato le nostre tasse scolastiche! E abbiamo pensato che quella era vita. Mangiare, andare a
scuola, superare gli esami, avere un lavoro, un marito o
una moglie, dei bambini, poi più tardi morire o di vecchiaia o di malattia.Quella era la vita. Ma cosa è la vita
dopo tutto? Qualcosa che viene e va.
Poi un giorno in questo posto qualcuno mi ha guardato e
mi ha sorriso, ha sorriso a me con un sorriso che va oltre.
Non potevo capire il suo interesse per me, ma ho sentito
che avrei voluto stare là ore e ore, senza pensare di tornare a casa. Voglio stare con qualcuno che ama la vita.
Sono un orfano, è vero, ma non sono qui solo perché mi
pagano la scuola e mi danno il cibo, ora sto qui perché
qualcuno ama la mia vita. Qui io posso ora danzare perché la vita ha un senso. Qui c’è un senso in tutto, anche
nella morte.
Patrick, Kampala (Uganda)
Un’amicizia dell’altro mondo
Il mondo del
sostegno a distanza
itascabilidiavsi
Paesi e progetti
(Dati UNDP 2002, Kosovo e Palestina dati non ufficiali)
49
Un’amicizia dell’altro mondo
- Ai bambini non registrati alla nascita viene negata un’identità, un nome e una nazionalità; nel 2000, oltre 50 milioni di neonati non sono stati registrati, cioè il 41% delle
nascite nel mondo
- 11 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno a causa di malattie che possono essere facilmente prevenute con i vaccini.
- Circa 120 milioni di bambini in età scolare non vanno a scuola, di cui il 53% femmine; in Africa subsahariana e in Asia meridionale oltre 50 milioni di bambine in età scolare non hanno accesso all’istruzione.
- Quasi ogni paese ha una popolazione di adolescenti che lotta per sopravvivere nelle
strade delle grandi città: i dati più recenti stimano che il numero di questi giovani si
aggiri intorno ai 100 milioni.
- Povertà: è la principale causa dei 150 milioni di bambini sottopeso nei paesi in via di
sviluppo, che aumenta il rischio di morte e compromette lo sviluppo fisico e mentale.
- Dal 1990, oltre 2 milioni di bambini sono stati uccisi e 6 milioni sono stati gravemente feriti nelle guerre. Si stima che 300.000 minori, di cui 120.000 solo in Africa, siano
stati arruolati con la forza in corpi militari, per diventare soldati, facchini, messaggeri,
cuochi e schiavi sessuali.
- AIDS: 6.000 giovani al giorno contraggono il virus dell’AIDS. 14 milioni di bambini
sotto i 15 anni hanno perduto uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS.
- Lavoro minorile e sfruttamento: 211 milioni di minori lavorano; 180 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni sono coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile, un bambino su otto nel mondo.
- Tratta dei minori: è un business da un miliardo di dollari l’anno, e si stima che ogni
anno coinvolga 1.200.000 bambini e adolescenti. Nell’Africa subsahariana sta raggiungendo proporzioni preoccupanti il traffico dei minori destinati a essere sfruttati in lavori
agricoli e domestici. La tratta delle bambine avviate alla prostituzione nel Sudest asiatico
è un problema di enormi dimensioni; il traffico è spesso gestito da autorità di polizia,
parenti e tutori, e tutti si dividono i profitti.
Si è registrato un notevole incremento nel numero delle ragazzine provenienti dalla
Moldavia, dalla Romania e dall’Ucraina trasferite clandestinamente in Europa occidentale da bande criminali con base in Albania, in Bosnia-Erzegovina, in Kosovo e exJugoslavia.
Dati tratti dal Rapporto Unicef 2003
itascabilidiavsi
I bambini nel mondo
51
Un’amicizia dell’altro mondo
Albania
Per i bambini che vivono in famiglia, a Tirana e in vari villaggi nel nord e nel centro del
paese, l’aiuto è dato secondo i bisogni. Vengono acquistati generi di prima necessità (alimenti, prodotti per la pulizia della casa, vestiti, libri e quaderni), che sono poi confezionati in appositi pacchi consegnati personalmente a casa di ogni bambino dai nostri operatori o dai nostri partners (generalmente congregazioni religiose). Il contributo viene
inoltre utilizzato per spese mediche e per interventi a favore della famiglia (ad esempio
per la riparazione della casa).
In altri casi, a Tirana e soprattutto nella zona di Valona, i bambini sono seguiti presso
alcuni centri per il doposcuola, luoghi in cui possono svolgere numerose attività ricreative e ricevere alimenti e vestiario. Oltre alla povertà materiale, infatti, uno dei principali
problemi dell’Albania è proprio la mancanza di luoghi (scuole, asili) per la formazione
dei ragazzi.
Superficie
Popolazione
28.750 Kmq
3,2 milioni (2001)
Reddito pro capite
1340 $
Speranza di vita
74 anni
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
25‰
14,7%
0,735 (95 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Angola
I bambini e i ragazzi del centro educativo 'A semente' di Huambo, nato dalla missione
delle suore trappiste di Valserena, possono usufruire di una mensa, ricevono abiti e
medicinali e partecipano alle attività del doposcuola.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
1.200.000 Kmq
13,8 milioni (2001)
500 $
46,6 anni
260‰
0,377 (164 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Argentina
Con la crisi degli ultimi anni in Argentina è dilagata la povertà urbana e oltre il 50%
delle famiglie vive al di sotto della linea di povertà. L’aiuto del sostegno a distanza permette la distribuzione di medicinali e generi di prima necessità, dal cibo al lettino, il
pagamento delle tasse scolastiche e sostegno psicosociale nel caso delle famiglie più a
rischio, principalmente a Buenos Aires e a Santa Fé. Attraverso il sostegno a distanza
sono anche organizzate attività educative e ricreative per i bambini e le loro famiglie.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
2.800.000 Kmq
37,5 milioni
6940 $
74,1 anni
Mortalità infantile
19‰
Analfabetismo
3,1%
Indice sviluppo umano
0,849 (35 posto)
Carissimi, io sto bene, non soffro di solitudine, vivo
nella casa insieme con altre amiche, poi la vita qui è un
vortice. Della mia nuova avventura sono molto contenta, ero già stata in Africa un anno, ma devo dire che
qui è più familiare, l'Argentina è un po' italiana e nel
posto dove lavoro ho incontrato gente molto brava ed
interessante con cui si lavora bene. Comunque non mi
sembra tanto diverso quello che sto facendo qui e prima
in italia, nel senso che c'è un modo di guardare alla
realtà e alla persona che ti fa sentire al fondo vicina alle
persone in qualunque parte del mondo. La settimana
prossima iniziamo un po' di attività con i bambini:
piscina, corso di artigianato e di teatro... sono bambini
che non hanno mai fatto queste cose, le stanno aspettando con grande entusiasmo. Abbiamo anche iniziato a
dare una merenda per un rinforzo nutrizionale, perchè i
bambini o mangiano poco o mangiano male. Iniziano ad
arrivare le prime lettere dei sostenitori che chiedono
notizie, immaginate l'entusiasmo dei bambini, subito si
mettono a rispondere, non è cosa da poco avere degli
amici dall'altra parte del mondo!
Cari saluti, Antonella
Un’amicizia dell’altro mondo
Bosnia
I beneficiari vivono a Doboj e dintorni, e sono bambini orfani di guerra o bambini provenienti da famiglie di profughi. Il contributo viene utilizzato principalmente per medicinali, vestiario e alimenti.
(QUSETA MANO SI MUOVE
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
51.130 Kmq
4,1 milioni
1240 $
73,6 anni
18‰
0,777 (66 posto)
PER ABBRACCIARE TUTTI)
Un’amicizia dell’altro mondo
Brasile
Gli interventi di sostegno a distanza vengono realizzati in collaborazione con molteplici
istituzioni e associazioni presenti in numerose città (Belo Horizonte, Salvador Bahia, Rio
de Janeiro, San Paolo, Brasilia, Recife, Manaus, Macapà...).
Alcuni bambini sono seguiti in centri di recupero nutrizionale per bambini denutriti (da
0 a 6 anni). A causa della povertà (urbana ma anche rurale) la denutrizione è un fenomeno estremamente diffuso in Brasile e colpisce decine di migliaia di bambini. Per
molti bambini l’aiuto del sostegno a distanza permette la frequenza in asili e centri educativi, dove i bambini ricevono aiuti alimentari, assistenza medica, sostegno scolastico, e
vengono svolte attività con le mamme (corsi di igiene, etc.) e attività educative e ricreative. In una situazione dove le madri, spesso sole, sono costrette a lavorare tutto il giorno fuori casa per mantenere la numerosa famiglia, la presenza di un luogo dove i bambini possono essere curati e seguiti rappresenta la certezza per questi piccoli di essere
strappati alla strada e a tutte le sue insidie (abbandono scolastico, delinquenza, droga,
abusi...).
Particolare importanza è data ai rapporti con le famiglie. Gli educatori compiono periodiche visite presso le famiglie dei ragazzi. In varie situazioni per i ragazzi più grandi si
provvede ad un accompagnamento scolastico e a corsi di formazione professionale.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
8.500.000 Kmq
172,4 milioni
3070 $
68,3 anni
36‰
12,7%
0,777 (65 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Burundi
Grazie al sostegno a distanza i bambini frequentano il Centro MEO (Mamans, Enfants
Orphelins). Questo Centro, posto sulla linea di frontiera tra i quartieri etnicizzati
(Kinama e Cibitoke) della capitale Bujumbura, rappresenta un punto di riferimento
sicuro nei tormentati quartieri Nord. Qui si trova personale sociale pronto ad accogliere
i bambini (soprattutto orfani), mentre le mamme (naturali e adottive) lavorano o cercano lavoro. Presso il centro vengono svolte attività educative e ricreative, di recupero
psico-sociale e nutrizionale..
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
27.830 Kmq
7,1 milioni
100 $
41,7 anni
Mortalità infantile
190‰
Analfabetismo
49,6%
Indice sviluppo umano
0,337 (171 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Colombia
Presso il Centro San Riccardo Pampuri di Bogotà funzionano scuole materna, elementare e media, doposcuola. I bambini qui seguiti (dagli 0 ai 14 anni) ricevono un aiuto alimentare e materiale (vestiti). Dati i gravissimi problemi nutrizionali (il 70% dei bambini
è denutrito o malnutrito) presso il Centro San Riccardo è stato anche aperto il “comedor
popular”, una mensa gratuita per bambini poveri dove si provvede alla distribuzione
quotidiana di un pasto caldo e un programma di Promozione e Prevenzione. A Puerto
Lopez i bambini frequentano la scuola primaria.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
1.100.000 Kmq
43 milioni
1890 $
71,6 anni
Mortalità infantile
19‰
Analfabetismo
8,1%
Indice sviluppo umano
0,779 (64 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Croazia
L'aiuto è portato direttamente nelle famiglie, attraverso l'azione di associazioni locali. Si
tratta di famiglie di profughi e sfollati, che a distanza di anni dalla fine della guerra si
trovano ancora in condizioni difficili. I contributi del sostegno a distanza vengono utilizzati per i bisogni primari dei bambini, in particolare per alimenti, vestiario, medicinali e materiale scolastico.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
56.540 Kmq
4,4 milioni
4550 $
73,5 anni
8‰
1,6%
0,818 (48 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Cuba
I bambini sono aiutati direttamente nelle famiglie, attraverso una visita periodica per
verificare le condizioni di salute e per individuare la quantità di alimenti e di medicinali
necessaria. Ai genitori è data una formazione di base sui principi dell'alimentazione e
dell'igiene domestica.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
110.900 Kmq
11,2 milioni
76,6 anni
9‰
3,2%
0,806 (52 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Ecuador
L'intervento è indirizzato a bambini piccoli (0-5 anni) dell'Arcidiocesi di Portoviejo e si
propone di aiutare i genitori a svolgere il loro compito educativo. Il programma tende
all’educazione e alla crescita integrale del bambino da 0 a 5 anni, secondo la metodologia e i contenuti propri dell’educazione infantile familiare. I bambini, oltre a trovare una
risposta diretta alle loro esigenze di salute, alimentazione, gioco, assistenza, sono aiutati
a sviluppare pienamente le loro capacità attraverso l’intervento qualificato della famiglia,
la riflessione sulla quotidianità della vita, gli atteggiamenti e il modello familiare.
Superficie
Popolazione
283.600 Kmq
12,9 milioni
Reddito pro capite
1080 $
Speranza di vita
70 anni
Mortalità infantile
30‰
Analfabetismo
8,2%
Indice sviluppo umano
0,731 (97 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Filippine
Il sostegno va ai bambini delle scuole materne, elementari e secondarie seguiti dalle
suore domenicane della Beata Imelda, presenti con le loro opere in diverse parti del
paese. Sono bambini e giovani che provengono da famiglie molto povere. La maggior
parte sono famiglie numerose (da un minimo di 5 a un massimo di 10 figli). Spesso il
papà ha un lavoro saltuario: contadino presso terzi, pajakero, muratore e la madre, di
solito casalinga, collabora a integrare il misero reddito facendo la lavandaia o la domestica presso le famiglie più ricche del posto. Vivono in casupole di paglia, si passano i
vestiti dall'uno all'altro, mangiano appena a sufficienza. L’aiuto del sostegno a distanza
viene utilizzato principalmente per garantire la frequenza scolastica (tasse, libri, quaderni), che le famiglie non potrebbero altrimenti permettersi.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
300.000 Kmq
78,3 milioni
1030 $
69,5 anni
Mortalità infantile
38‰
Analfabetismo
4,9%
Indice sviluppo umano
0,751 (85 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Giordania
Il sostegno si rivolge a bambini di famiglie in stato di assoluta necessità economica,
nelle città di Amman e Zarqa. Molti, in particolare, sono profughi iracheni, in transito
verso altri paesi o presenti in Giordania da molti anni. L’unica possibilità educativa per i
bambini è frequentare le scuole del Patriarcato. Per loro AVSI si preoccupa di pagare le
rette scolastiche e di fornire penne, libri e quaderni.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
89.210 Kmq
5 milioni
1750 $
71,7 anni
Mortalità infantile
33‰
Analfabetismo
9,7%
Indice sviluppo umano
0,743 (90 posto)
Carissimi,
la scuola di Zarqa Nord in Giordania, ha iniziato
quest’ anno il sostegno a distanza e fra gli alunni mi
ha colpito la situazione di Cristin. Cristin è una bambina molto sensibile e soffre moltissimo per la sua condizione familiare. Ogni giorno aspetta la Provvidenza che
le offra del cibo a lei e alla sua famiglia, perchè in casa
non hanno niente.
Il papà fino a poco tempo fa lavorava ambulante con un
carrettino vendeva frutta di terzo grado sulle strade, ora
è ammalato e non riesce nemmeno a stare in piedi.
Cristin si trovava nella situazione di lasciare la scuola,
non poteva pagare nemmeno una piccola parte e lei
piangeva molto. Proprio quando Cristin stava terminando gli ultimi giorni di scuola`e arrivato la conferma dell’
aiuto a distanza.Per Cristin è stato il regalo più
bello,perchè cosi non e rimasta a casa.
Ora cristin ha ripreso a sorridere convinta che riceverà
una solida formazione per il suo futuro e
ad avere fiducia e sicurezza psicologica e affettiva capace
di affrontare la realtà della vita e del suo avvenire con
sicurezza e maturità.
Questo ha dato a me molta gioia.
Saluti e buon lavoro Suor Gabriella.
Un’amicizia dell’altro mondo
Haiti
La consegna degli aiuti del progetto sostegno a distanza viene svolta dagli operatori
della SAPHA (Solidarité Avec les Pauvres de Haiti), l’associazione con cui collaboriamo,
i quali consegnano al genitore del bambino un contributo che poi questi dovrà utilizzare a favore del figlio. Gli operatori dell’associazione accompagnano i genitori nella loro
responsabilità. In primo luogo garantiscono che il contributo venga utilizzato per pagare le tasse scolastiche, verificano che la frequenza del bambino a scuola sia regolare e ne
verificano i risultati. Il contributo viene poi utilizzato anche per l’acquisto di alimenti,
vestiti, materiale scolastico e per il pagamento delle cure mediche. La consegna dei contributi avviene mensilmente. Questo facilita un rapporto più stretto con le famiglie e
una verifica più frequente delle condizioni del bambino.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
27.750 Kmq
8,1 milioni
480 $
52,4 anni
Mortalità infantile
123‰
Analfabetismo
49,2%
Indice sviluppo umano
0,467 (150 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Gentilissima Signora Carla,
v’inviamo la lettera di ringraziamento di Krasnikov
Sasha che ha ricevuto il Suo pacco.
I responsabili dell’AVSI di Kazachstan Taissia e Lora.
Kazakhstan
A Karagandà sono soprattutto bambini di famiglie indigenti a ricevere l’aiuto, attraverso
la consegna di vestiti, alimenti e materiale scolastico. Nella città di Almaty, in alcuni centri, oltre a fornire un aiuto materiale, si provvede ad un’assistenza più ampia ai ragazzi,
anche grazie ad attività di recupero scolastico e ricreative. Beneficiano del sostegno anche
ragazzi dai 12 ai 18 anni. Visto il grave problema della disoccupazione si sta pensando,
sia per i ragazzi che per le ragazze, ad una specifica formazione professionale.
Superficie
Popolazione
2.700.000 Kmq
14,9 milioni
Reddito pro capite
1350 $
Speranza di vita
63 anni
Mortalità infantile
99‰
Analfabetismo
0,6%
Indice sviluppo umano
0,765 (76 posto)
Salve mamma Carla e papà Luigi,
grazie infinito per i vostri regali che ho ricevuto. Ero
molto contento. Sono stato a scuola, quando Sveta è andata
a prendere il pacco, ma dopo le lezioni correvo velocissimo a
casa mia. Io sto bene. Sono tornato già a scuola e pronuncio
i voti buoni. Scusatemi, io non ho una fotografia nuova e vi
mando un’altra dell’anno scorso. Sono nella stanza di padre
Eugenio (nel seminario). Noi viviamo molto bene insieme,
io, Sveta, Giulia, nonna e nonno, bis nonna e la gatta
Masia.
Io non vi ho scritto prima che la mia mamma non abita con
noi e non sappiamo dov’è adesso, è andata via, ci ha lasciato, succede che lei viene a casa, ma solo per prendere i suoi
vestiti. Ma cerchiamo d’ essere forti.Le mie lezioni si cominciamo alle due e finiscono alle 5, dopo faccio i compiti, gioco
e vado a letto. Io ringrazio Dio, perché Lui mi ha dato la
vostra presenza!
Da noi fa già freddp, ma anche casa c’è bel freschino, per
questo le magliette che mi avete spedito sono molto utili. Ho
dato una a Sveva, due a Giulia e due ho lasciato per me.
Così è giusto.
Ancora grazie mille.
Spero di sentirvi presto
Vostro Sasha
Un’amicizia dell’altro mondo
Kenya
A ricevere l’aiuto sono bambini che vivono nelle baraccopoli di Nairobi o in poverissimi
villaggi rurali (Mutuati, Mulot...). Con il sostegno a distanza vengono pagate le tasse
e il materiale scolastico, la divisa, le scarpe, i libri e tutto il necessario per andare
a scuola. I nostri operatori si occupano di accertarsi dei bisogni e di verificare con
le famiglie e con le scuole la frequenza e i risultati dei bambini. Nel corso dell’anno
i bambini -in caso di necessità- possono ricevere medicine e controlli medici. Durante
i mesi di vacanza (aprile, agosto e dicembre) hanno a disposizione attività di
dopo-scuola, sia per le primarie che per le secondarie, con l’aiuto di insegnanti che vengono assunti temporaneamente per svolgere questo servizio. In questi mesi si provvede
anche alla distribuzione di cibo per il bambino e per la sua famiglia (di solito si tratta
di circa 12 Kg di cibo). Due o tre volte l’anno si organizzano per tutti i bambini uscite,
gite, pic-nic, giochi. Si tratta delle uniche occasioni, per questi bambini, di uscire dai
loro ambienti abituali per vedere qualcosa di bello e socializzare in modo diverso con
i propri coetanei. Un lavoro di aiuto e sostegno viene svolto anche con le famiglie, in
particolare cercando di favorire la responsabilità dei genitori con la promozione di attività generatrici di reddito (piccole attività commerciali o artigianali). Sono anche sostenuti ragazzi e ragazze di scuole secondarie, all’interno delle quali si svolgono corsi professionali per: meccanici, elettricisti, sarti, segretarie e informatici.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
580.400 Kmq
3,7 milioni
350 $
46,3 anni
Mortalità infantile
122‰
Analfabetismo
16,7%
Indice sviluppo umano
0,489 (146 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Kosovo
L’aiuto è fornito a bambini (non solo albanesi, ma anche croati e serbi) di famiglie particolarmente povere a Pristina, Binc, Viti, Stubla e Letnica, attraverso la fornitura di materiale scolastico, alimenti e medicinali. A beneficiare del sostegno sono anche i bambini e
ragazzi non vedenti di famiglie povere.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
10.000 Kmq
2 milioni
-
Speranza di vita
-
Mortalità infantile
-
Analfabetismo
-
Indice sviluppo umano
-
Un’amicizia dell’altro mondo
Libano
I bambini sono aiutati, a Beirut e in altre regioni del paese, direttamente nelle famiglie o
negli istituti che se ne prendono cura, attraverso la fornitura di materiale scolastico, alimenti e medicinali. Presso alcuni centri, nei dintorni di Beirut, sono inoltre organizzate
attività ricreative extra-scolastiche e di aiuto allo studio. Si tratta in molti casi di bambini di famiglie duramente segnate dalla lunga guerra che ha colpito il Libano per tutti gli
anni Ottanta, in particolare di bambini orfani o con genitori invalidi.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
10.400 Kmq
4,4 milioni
4010 $
70,6 anni
32‰
13,5%
0,752 (83 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
La mia è la testimonianza di un sogno realizzato: ho potuto
incontrare Jolanta, la bambina che ho adottato a distanza.
L’incontro con Jolanta è stato un desiderio che ho coltivato fin
dal primo momento in cui ho potuto vedere il suo sguardo da
Lituania
una fotografia.È stata un’esperienza meravigliosa incontrare
I bambini di Vilnius sono sostenuti in istituti o in centri diurni per le famiglie. Presso
questi centri sono forniti ai bambini in età scolare generi alimentari e vestiario. Lo stesso centro organizza attività culturali e ricreative, campi estivi, e compie opera di formazione nelle famiglie.
Per i bambini in orfanotrofio il sostegno è utilizzato per i loro bisogni personalizzati e
per attività educative e ricreative, coordinate da SOTAS, l’associazione lituana partner di
AVSI. In parallelo sono svolti progetti per la deistituzionalizzazione dei bambini, con la
ricerca delle famiglie di origine o di famiglie affidatarie che possano accogliere i bambini
in uscita dagli istituti. Queste ultime famiglie sono sostenute materialmente per poter
accogliere i bambini.
Jolanta, la sua famiglia e gli altri bimbi che frequentano il
Centro Diurno della Caritas di Vilnius. Dalla corrispondenza
(lettere, foto, notizie) che mi era giunta, avevo già avuto modo
di maturare un’ottima impressione riguardo al lavoro svolto da
AVSI, ma recandomi sul posto, ho potuto constatare una realtà
che è andata ben oltre le mie già positive impressioni. Ho trovato un gruppo di operatori dotati di straordinaria sensibilità
unita ad una grande professionalità nel modo di porsi, di
muoversi e lavorare. Tutto ciò acquista ancora maggiore significato, tenedo conto delle numerose difficoltà che giornalmente
sono costretti ad affrontare.Mi piacerebbe, attraverso questo mio
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
65.200 Kmq
3,5 milioni
3350 $
72,7 anni
9‰
0,4%
0,842 (45 posto)
racconto, dire a tutte le persone che hanno intrapreso l’esperienza di un’adozione a distanza che incontrare il bambino e la
famiglia nella sua realtà quotidiana, è il regalo più grande che
si possa ricevere. Vorrei anche aggiungere per le persone che
stessero pensando di “adottare” un bimbo che tale gesto si rivelerà presto essere molto di più di un semplice aiuto economico:
rappresenterà motivo di ricchezza interiore che non è possibile
descrivere nella sua grandezza.
Matilde
Un’amicizia dell’altro mondo
Messico
A Campeche gli interventi principali, realizzati in collaborazione con la non profit locale
CSJ Centro de Solidaridad Juvenil, sono basati sul recupero nutrizionale, in collaborazione con asili, mense, orfanotrofi. Il sostegno a distanza prevede la consulenza di un
nutrizionista esperto e la fornitura di alimenti adeguati. Vi è anche una scuola materna
dove ai bambini, oltre al cibo e alle cure mediche, sono garantite attività educative e
ricreative. Molta attenzione è data ai rapporti con le famiglie, in particolare attraverso
corsi di formazione professionale per madri e padri. A Oaxaca i bambini di alcune
comunità (insediamenti semi-informali) nei dintorni della città beneficiano delle attività
educative e ricreative coordinate dall’associazione locale DIJO (Desarrollo Integral de la
Juventud Oaxaqueña), un centro per il recupero psico-pedagogico. Il centro è stato
appositamente creato per bambini con ritardi nell’apprendimento dovuti a cause economiche e sociali. Recentemente si è avviata anche una attività di mensa per il recupero di
bambini in stato di denutrizione.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
2.000.000 Kmq
99,4 milioni
5530 $
73,4 anni
Mortalità infantile
29‰
Analfabetismo
8,6%
Indice sviluppo umano
0,800 (50 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Mozambico
Il sostegno è rivolto ai bambini poveri delle baraccopoli di Maputo e di varie città e villaggi, ad alcuni in famiglia, ad altri in centri diurni o d’accoglienza. Il contributo viene
utilizzato per assicurare la frequenza scolastica e per la fornitura di generi di prima
necessità, alimenti, vestiario, medicine. Inoltre vengono svolte attività di recupero scolastico e attività educative e ricreative, gite e feste, per dare la possibilità a questi bambini
in condizioni difficili di fare esperienze positive di convivenza con i propri amici.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
801.600 Kmq
18,1 milioni
210 $
41,7 anni
Mortalità infantile
197‰
Analfabetismo
54,8%
Indice sviluppo umano
0,356 (170 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Nigeria
Grazie al sostegno a distanza i bambini dell’Ikate Waterside (un villaggio di pescatori
costruito su palafitte) possono frequentare la scuola materna e primaria e ricevere la fornitura di libri e quaderni. Inoltre sono pagate le cure mediche. Un altro intervento
riguarda la realizzazione di attività educative e ricreative presso il centro Joy Boat, con
accompagnamento e visite alle famiglie. Presso la Clinica S. Kizito, i bambini denutriti
possono seguire uno speciale programma di recupero e possono poi godere di un
accompagnamento costante che previene le ricadute.
I ragazzi della scuola secondaria possono frequentare la Remedial School, scuola di
recupero resa necessaria dallo scarso livello delle scuole ordinarie e dalla impossibilità
per molti ragazzi di una frequenza regolare.
Tutte le attività sono coordinate dall’associazione locale “The Seed” (Il Seme).
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
923.800 Kmq
129,9 milioni
290 $
46,1 anni
Mortalità infantile
110‰
Analfabetismo
34,6%
Indice sviluppo umano
0,463 (152 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Da un’intervista a Samar Sahbar, responsabile della
Lazarus Home, Betania
Palestina
A Betlemme il sostegno è rivolto ai bambini dell’orfanotrofio gestito dalle Figlie della
Carità. Si tratta di bambini molto piccoli, abbandonati o in stato di semi-abbandono. A
Gerusalemme il sostegno è rivolto ai bambini e alle bambine dell’orfanotrofio e della
scuola Jeel Al Amal e alla Lazarus Home, una casa di accoglienza per donne e bambine
maltrattate. Il sostegno permette ai bambini di avere generi di prima necessità, alimenti,
vestiario, medicinali, e il necessario per la frequenza scolastica.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
6.000 Kmq
3 milioni
72,1 anni
Cosa accade dei bambini della vostra casa-scuola una
volta che sono divenuti adulti?
“Tanti sono già all’università o lavorano. Uno di loro è
il nostro avvocato, altri collaborazno nella scuola, altri
ancora hanno trovato lavoro altrove. Una di loro vuole
diventare dottoressa: chissà che non sia il medico del
nostro villaggio in un prossimo futuro. E dire che quando
la prendemmo era ancora bambina. Sarebbe la prima
donna medico beduina”.
Come arrivò da voi?
Una donna che vendeva formaggio trovò in un pollaio
quattro bambini abbandonati, una femmina e tre
maschi, e venne da noi portandoli su un trattore perché
ce ne prendessimo cura.
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
10,8%
0,731 (98 posto)
Come possiamo, dall’Italia, aiutare la sua opera?
Pregate per noi. Ho fiducia che tutto andrà per il meglio,
perchè tutto è nelle mani di Dio.
Un’amicizia dell’altro mondo
Perù
Con il sostegno a distanza si aiutano i bambini in una scuola materna di Huachipa, una
zona poverissima di Lima, dove l’unico impiego esistente è nella fabbricazione manuale
di mattoni. Il lavoro in questa regione vede la diretta partecipazione delle madri di
famiglia, che sono coinvolte in modo attivo nel funzionamento dell’asilo. Ciò permette
loro di inserirsi ed identificarsi meglio con il centro e di impegnarsi con il mantenimento dello stesso, generando responsabilità nella cura e nell’educazione dei propri figli. In
Lima inoltre, si sostengono alcuni studenti di famiglie poverissime, aiutandoli a rispondere in modo personalizzato alle loro necessità.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
1.300.00 Kmq
26,3 milioni
1980 $
69,6 anni
Mortalità infantile
39‰
Analfabetismo
9,8%
Indice sviluppo umano
0,752 (82 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Polonia
L’aiuto è fornito a ragazzi con diversi tipi di handicap, ospitati da speciali Centri didattici nei dintorni di Varsavia. Qui i bambini, per lo più con gravi ritardi psichici, ricevono
aiuto scolastico e materiale (alimenti, vestiti). Il sostegno aiuta anche i bambini di famiglie povere seguite dall’associazione Ut Unum Sint nella città Swidnica.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
323.300 Kmq
39,6 milioni
4230 $
73,5 anni
9‰
0,3%
0,841 (35 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Repubblica Democratica
del Congo
L’intervento è concentrato nelle aree orientali del paese (Uvira, Goma), colpite da più di
sei anni da una guerra che ha provocato centinaia di migliaia di morti e di sfollati.
AVSI collabora con alcune associazioni locali (Centro Betania, Suore San Giuseppe di
Torino, Caritas) e il suo aiuto è diretto ai tanti orfani di guerra e alle loro madri (spesso
giovani vedove o ragazze madri). Prevalenti sono le attività di scolarizzazione e di educazione igienico-sanitaria.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
2.300.000 Kmq
52,4 milioni
80 $
45,5 anni
205‰
37%
0,363 (167 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Romania
L’aiuto del sostegno a distanza raggiunge le più importanti città del paese (Bucarest,
Constanta, Cluj, Arad, Galati) e numerosi villaggi dell’interno.
Grazie a progetti integrati con vari finanziatori, sono aiutati bambini sieropositivi, attraverso il pagamento dei medicinali e lo svolgimento di attività ricreative nel tempo libero. Il sostegno ai bambini affetti da HIV è spesso integrato da attività di educazione e
sensibilizzazione svolte nelle famiglie. Inoltre il sostegno a distanza permette che i bambini siano accolti in famiglie affidatarie o reinseriti nelle famiglie d’origine, grazie all’aiuto materiale che permette alle famiglie di avere risorse sufficienti per un compito tanto
difficile.
Nel villaggio di Cojasca si aiuta l’inserimento dei bambini rom nella scuola materna,
elementare e media, fornendo materiale didattico, vestiario, alimenti, medicinali e prodotti per l’igiene. Inoltre per i ragazzi più grandi si svolgono interventi di orientamento
e formazione professionale. Altri interventi riguardano bambini di famiglie povere, con
aiuti materiali volti alla scolarizzazione dei bambini e alla prevenzione dell’abbandono.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
238.400 Kmq
22,4 milioni
1720 $
69,9 anni
Mortalità infantile
21‰
Analfabetismo
1,8%
Indice sviluppo umano
0,773 (72 posto)
Cara famiglia,
sono la nonna del bambino da voi sostenuto,
Dorel, che ha tre anni. Dorel è un bambino birichino e
a volte combina dei pasticci. Da sei mesi ha cominciato a
parlare meglio e adesso sa esprimere i suoi desideri, così ci
possiamo intendere.
Voglio dirvi che la madre del bambino è in prigione per
due anni, durante questo periodo io devo curarlo e
crescerlo. Quando andiamo a visitarla, lui crede che la
sua mamma si trova nell’ospedale, perché io gli ho detto
così. Suo padre, anche se abita nella stessa città, non
viene mai a trovarlo e non chiede mai di lui.
Io non ho avuto altri problemi con Dorel, perché è un
bambino bravo, mangia bene. non fa dei capricci, dorme
bene, si trova bene in ogni situazione.
Presto vorrei portarlo all’asilo ed è per questo che vi
ringrazio del regalo che gli avete fatto; perché adesso posso
vestirlo con vestitini nuovi e belli, e così può andare
anche lui all’asilo, come gli altri bambini della sua età,
senza queste cose io non lo potevo portare. (...)
Concludo la mia lettera ringraziandovi di cuore per tutto
quello che fate per il mio nipotino, per il regalo fatto e
per la gioia che gli avete fatto con questo.
Vi auguro un sacco di bene! Grazie,
la nonna di Dorel
Un’amicizia dell’altro mondo
Russia
I bambini aiutati sono orfani o neonati di ragazzi madre di Novosibirsk, Siberia, ospitate in una casa d’accoglienza, dove si cerca di favorire la loro autonomia di vita. Si deve
tenere presente che queste sono ragazze molto spesso abbandonate dalla famiglia o a
loro volta cresciute in orfanotrofio, per cui non posseggono nulla e non hanno quasi
mai persone su cui poter fare affidamento.
Per i bambini degli orfanotrofi e degli asili è previsto un aiuto materiale e il sostegno
degli educatori che svolgono attività ricreative e formative. Beneficiano del sostegno
anche alcuni bambini di poverissimi villaggi della regione di Novosibirsk. Il 30% di
questi bambini soffre di malattie croniche a causa degli esperimenti nucleari compiuti
dai sovietici.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
17.100.000 Kmq
144,8 milioni
1750 $
65,6 anni
Mortalità infantile
21‰
Analfabetismo
0,4%
Indice sviluppo umano
0,779 (63 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Cari “genitori” italiani,
prima di lasciarvi alle lettere che i “nostri” bimbi
rwandesi vi hanno scritto, permettetemi due parole che
fanno un po’ il punto della situazione del Progetto
Rwanda
Il sostegno si rivolge soprattutto a bambini e ragazzi orfani del genocidio e dell’AIDS e
alle famiglie che li hanno ospitati. Si tratta di assistenza materiale (cibo, vestiti, prodotti
per l’igiene) e sanitaria (visite mediche, medicinali). Il sostegno a distanza provvede
soprattutto al pagamento delle tasse scolastiche. Inoltre vengono svolte attività ricreative
e di sensibilizzazione per le famiglie, in particolare sull’igiene e sull’AIDS. Aiuti vengono
dati anche alle famiglie e ai ragazzi capo-famiglia per avviare attività generatrici di reddito (coltivazioni, allevamenti, piccole botteghe artigianali o commerciali...).
Sostegno a Distanza (SAD) in Rwanda.
Appena finirò di scrivervi questa mia, con uno
spedizioniere invierò all’ufficio AVSI di Cesena il plico
delle lettere dei vostri bambini che quindi nel giro di
pochi giorni saranno sul tavolo di casa vostra.
Condividete con me questa situazione: da quaggiù
immagino che in un dato momento quasi mille e
quattro-cento famiglie italiane da Lampedusa a Biella
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
26.340 Kmq
7,9 milioni
220 $
39,9 anni
183‰
32%
aprono una busta e, fosse solo anche per un attimo,
pensano al loro bambino rwandese, lo leggono, lo vedono,
lo sentono ancor più vicino di un attimo prima, lo salutano con il pensiero. Non è fantastico?
0,422 (158 posto)
Marco Perini, Kigali
Un’amicizia dell’altro mondo
Serbia-Montenegro
A beneficiare del sostegno sono una sessantina di bambini della municipalità di Sabac,
nell’Ovest della Serbia, per lo più orfani di uno od entrambi i genitori, ospitati da
parenti o da “famiglie nutrienti” (foster families). L’aiuto è portato direttamente nelle
famiglie, attraverso consegne mensili di cibo, vestiario e materiale scolastico.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
102.000 Kmq
10,7 milioni
930 $
72,6 anni
19‰
Analfabetismo
-
Indice sviluppo umano
-
Un’amicizia dell’altro mondo
Sierra Leone
Il sostegno si rivolge a bambini ex soldato, accolti da famiglie affidatarie riunite nell’associazione Family Home Movement di padre Berton, e ai tanti bambini di famiglie
poverissime in un paese prostrato da una guerra durata dieci anni.
I contributi vengono utilizzati per assicurare la frequenza scolastica e tutti i materiali
necessari, per la fornitura di generi di prima necessità e per spese mediche.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
71.740 Kmq
5,1 milioni
140 $
37,3 anni
316‰
0,275 (175 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Uganda
I bambini sono sostenuti fin dal 1993 in collaborazione con diverse organizzazioni locali, in particolare le associazioni Meeting Point. Si tratta nella maggior parte dei casi di
bambini orfani a causa dell’Aids o della guerra che sconvolge il Nord del Paese, di
ragazzi di strada e di bambini provenienti da famiglie poverissime. I fondi del sostegno
a distanza sono utilizzati per pagare le tasse scolastiche, per acquistare, cibo, vestiario,
materiale scolastico e per le cure mediche. Il sostegno è attivo a Kampala, Hoima,
Kitgum, Gulu, Lwero, e in altre numerose località del paese.
I ragazzi più grandi possono frequentare le scuole di formazione professionale del
COWA, a cui sono iscritti sia maschi (corsi per falegnami, muratori e saldatori) che
femmine (sartoria e catering). Beneficiano dell’intervento anche ragazzi sordomuti che
possono così frequentare scuole specialistiche.
Inoltre vengono organizzati incontri con le famiglie e corsi di formazione per insegnanti
ed educatori.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
Mortalità infantile
Analfabetismo
Indice sviluppo umano
241.000 Kmq
22,8 milioni
260 $
42,8 anni
124‰
32%
0,489 (147 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Venezuela
A beneficiare del sostegno sono bambini accolti in hogares, case d’accoglienza per bambini con problemi familiari e sociali (bambini di strada, figli di donne in carcere, etc…).
A questi bambini è fornito cibo, vestiti e materiale scolastico.
A Humocaro Alto, una poverissima zona rurale, dove sono presenti le suore trappiste,
i bambini ricevono alimenti, cure mediche, interventi personalizzati per loro e per le
loro famiglie.
Superficie
Popolazione
Reddito pro capite
Speranza di vita
912.100 Kmq
24,6 milioni
4760 $
73,5 anni
Mortalità infantile
22‰
Analfabetismo
7,2%
Indice sviluppo umano
0,775 (69 posto)
Un’amicizia dell’altro mondo
Le età del
sostegno a distanza
Sempre più i ragazzi studenti
Età
N° Bambini
0-2
3-5
6-10
523
2.246
6.933
11-13
14-18
>18
5.143
4.949
1.259
itascabilidiavsi
TOTALE 21.053
116
Un’amicizia dell’altro mondo
Informazioni Utili
Presentiamo alcune informazioni utili al sostenitore per coinvolgersi nello spirito del
gesto e allo stesso tempo per capire meglio le modalità di realizzazione del sostegno, in
modo da favorire la crescita del rapporto tra bambino, sostenitore, operatori locali.
Presentazione del progetto
La quota del sostegno a distanza permette di realizzare interventi diversi a seconda dei
paesi, delle situazioni, della storia di ogni progetto, e anche per il valore che la quota
acquisisce in loco, ma si tratta sempre di interventi significativi per la crescita del bambino.
Il sostenitore, insieme ad una scheda contenente i principali dati anagrafici del bambino, riceve alcune informazioni generali sul paese in cui il piccolo vive. Si tratta di un
prezioso aiuto per capire la realtà in cui il bambino vive e conoscere le modalità in cui
il contributo del sostegno a distanza viene utilizzato.
Notizie
- Le notizie possono essere scritte dal bambino, dalla famiglia o dal coordinatore locale,
possono essere lettere, disegni, foto, pagelle, rapporti individuali preparati dagli educatori. Possono arrivare comunicazioni e aggiornamenti sul bambino solo da parte del
coordinatore locale, se il bambino non sa di avere un sostenitore. Una volta all’anno, di
norma, viene inviata anche una comunicazione generale del coordinatore che aggiorna
sulla situazione locale e sulle attività del progetto.
- Le notizie possono arrivare in ritardo, per le cause più diverse: ritardi postali, problemi logistici, mancanza di corrente... davvero non immaginiamo come sia complicato, in
certi paesi, fare anche le cose che a noi sembrano più semplici...
- Spesso le comunicazioni possono sembrare troppo brevi o ripetitive. Ma occorre ricordare che si tratta di bambini in condizioni difficili, che faticano a frequentare una scuola, che vivono in abitazioni dove tavoli e sedie sono quasi un lusso e in alcuni casi in
Paesi dove non c’è cultura scritta e quindi non c’è l’abitudine di scrivere lettere.
itascabilidiavsi
Schede
- Al momento dell’adesione si riceve la scheda con le notizie personali del bambino ed
una fotografia
- La storia personale può essere poco dettagliata, per la legge sulla privacy (ad esempio
per i bambini in istituti, o figli di madri minorenni con problemi giudiziari) o perché le
notizie significative sul singolo bambino non sono molte, non diverse da quelle già illustrate nella presentazione generale.
- A volte il bambino, per motivi d’opportunità valutati dal coordinatore locale, non sa di
avere un sostenitore individuale.
119
Un’amicizia dell’altro mondo
Corrispondenza
- L’indirizzo a cui inviare la propria corrispondenza viene di solito comunicato sulla
nostra lettera che accompagna le notizie semestrali: occorre riferirsi sempre all’ultima
lettera ricevuta, per tenere conto di eventuali variazioni sopravvenute
- È sempre consigliabile l’invio di scritti brevi e semplici, cartoline, fotografie, possibilmente nella lingua indicata
- La corrispondenza deve essere indirizzata sempre al coordinatore locale per evitare disguidi
- Il nome del bambino deve essere indicato solo all’interno della busta.
- Non deve mai essere scritto il proprio indirizzo sulla lettera.
- A volte i bambini scrivono sulle lettere il proprio indirizzo (in molti Paesi insegnano a
scuola ad intestare le lettere), ma non bisogna mai inviare lettere all’indirizzo del bambino perché spesso nei luoghi in cui i bambini vivono non c’è un vero servizio postale; le
loro famiglie non dispongono di una casella postale, ma usano quella di conoscenti e le
lettere potrebbero venire intercettate e l’indirizzo del sostenitore utilizzato da terzi per
richieste improprie
- È importante non inviare mai soldi insieme alla corrispondenza (in alcuni paesi è
addirittura illegale)
- I coordinatori locali sono impegnati a rispondere a tutte le lettere che ricevono, ma ciò
non sempre può avvenire in tempi brevi
- Può accadere che le lettere vadano smarrite dai servizi postali dei vari Paesi.
- Non vengono forniti indirizzi e-mail, numeri di fax e telefoni per evitare comunicazioni spesso problematiche o comunque più fredde con gli stessi bambini, rispetto piuttosto a cartoline, foto, disegni, lettere di carta.
Un’amicizia dell’altro mondo
- Per inviare contributi extra c/c 624234 Banca Popolare Emilia Romagna sede di
Cesena, ABI 05387 CAB 23901 CIN W oppure ccp 11512472 intestato a AVSI indicando nella causale ‘regalo per + nome bambino + paese’
Visite
- Sono generalmente possibili, ed anzi, auspicabili.
- Occorre però avvisare con largo anticipo il servizio AVSI Sostegno a distanza per le
opportune verifiche con i coordinatori in loco
- Il coordinatore sarà a disposizione per organizzare la visita ai progetti e l’incontro con
il bambino
- Non è generalmente possibile, invece, il supporto logistico (alloggio e trasporti) per
chi effettua la visita
- È sconsigliato invitare i bambini in Italia, per i problemi burocratici connessi all’espatrio dei minori, per gli alti costi, per il disagio che potrebbero provare al ritorno. Ogni
valutazione viene comunque affidata al coordinatore locale che conosce il bambino ed è
in grado di valutare le migliori opportunità per il suo percorso educativo.
Per ulteriori informazioni e chiarimenti è sempre possibile consultare il nostro sito Internet
www.avsi.org oppure contattare il servizio AVSI Sostegno a distanza, inviando una e-mail
all’indirizzo [email protected] oppure telefonando, dal lunedì al venerdì in orario di
ufficio, al numero 0547 360811.
120
Regali
- È opportuno verificare sempre con il servizio AVSI Sostegno a distanza la possibilità di
inviare regali.
- In alcuni casi si sconsiglia la spedizione di pacchi: esistono rischi di smarrimento, di
manomissioni oppure di elevate spese di sdoganamento
- E opportuno non inviare oggetti di eccessivo valore economico. Potrebbero non arrivare mai a destinazione o essere motivo di problemi per la famiglia del bambino
- C’è la possibilità di inviare contributi extra, gli stessi verranno utilizzati dal coordinatore locale secondo le necessità più urgenti e i desideri del bambino
- Se il bambino sostenuto non ha necessità particolari, i contributi extra vengono utilizzati, oltre che per un eventuale piccolo presente al bambino, a beneficio di tutti i bambini seguiti dal progetto. Sarà il coordinatore locale a comunicarlo al sostenitore
itascabilidiavsi
itascabilidiavsi
Sostituzioni
- Quando il percorso di sostegno del bambino si conclude, o quando il bambino non
può più essere seguito (miglioramento delle condizioni, trasferimento) il sostenitore
riceve una comunicazione in cui viene spiegato il motivo della conclusione del sostegno
e allo stesso tempo viene proposto di continuare l’aiuto ad un nuovo bambino.
Talvolta è difficile comprendere ed accettare la fine del sostegno ad un bambino, ma
occorre rendersi conto che fare un pezzo di strada insieme ad un bambino, accompagnarlo con il nostro aiuto anche per un periodo breve, può realmente segnare una
importante opportunità nella sua vita.
121
Un’amicizia dell’altro mondo
Carta dei principi per
il sostegno a distanza
Questo documento è il risultato della consultazione, iniziata negli anni 1998-1999, di
un centinaio di organismi operanti nel settore del sostegno a distanza.
Approvata e sottoscritta dagli organismi aderenti al “Comitato Promotore del 2° Forum
per l’Adozione a Distanza” è stata presentata nel corso del Forum stesso, tenutosi a
Roma il 18 e 19 novembre 2000.
Gli organismi che la sottoscrivono si impegnano ad assumerla quale codice di autoregolamentazione, a garanzia di serietà nei confronti dei donatori e a tutela dei beneficiari
del sostegno.
PREMESSA
Si è consolidata ed è in continua espansione una nuova forma di solidarietà che è definita in diversi modi: adozione a distanza, affido a distanza, adozione scolastica a distanza, sostegno a distanza, tutela, padrinato, madrinato, borsa di studio, sponsorizzazione
... Pur essendo ogni organizzazione libera di utilizzare la denominazione ritenuta idonea, il termine scelto convenzionalmente in questa sede è sostegno a distanza.
itascabilidiavsi
Il sostegno a distanza è un atto di solidarietà che consiste nell'impegno morale a inviare,
tramite referenti responsabili, un contributo economico stabile, continuativo e del cui
uso il donatore riceverà riscontro, rivolto a minori, adulti, famiglie, comunità ben identificate, in condizioni di necessità e in ogni parte del mondo, per offrire la possibilità di
migliorare le proprie condizioni di vita nell'ambiente sociale e culturale in cui vivono.
122
La consapevolezza che in questo settore operano tanti e diversi soggetti di varia estrazione e portata culturale e sociale, costituiti in differenti forme organizzative e istituzionali (gruppi amicali informali - parrocchiali - privati, congregazioni o istituti ecclesiali,
associazioni, organizzazioni non governative, comitati, coordinamenti, fondazioni...) e
la necessità di tutelare i diritti dei bambini e delle comunità sostenute e di garantire i
diritti delle persone alla trasparenza e al buon uso del loro dono hanno portato numerosi enti e associazioni a incontrarsi e a confrontarsi su alcuni principi cardine a cui
rifarsi unanimemente.
Nasce così la Carta dei Principi per il Sostegno a Distanza.
LE ORGANIZZAZIONI CHE LA SOTTOSCRIVONO,
operando nel rispetto delle norme dello Stato italiano e dei principi contenuti nei
seguenti documenti(1):
- Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, 1948,
- Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, 1989,
- Convenzioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, 1973, 1999,
- Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne,
1993,
- Legge italiana contro la prostituzione minorile, 1998,
SI IMPEGNANO A
- PROMUOVERE IL SOSTEGNO A DISTANZA quale gesto di libera e solidale condivisione con chi è nel bisogno.
- SVILUPPARE L'INFORMAZIONE E LA FORMAZIONE MULTICULTURALE.
Le organizzazioni, con un'azione concreta di politica sociale, danno voce a minori, adulti, famiglie e comunità costretti a vivere in situazioni difficili e, nell'avvicinare culture e
società diverse, ne promuovono l'interscambio e il rispetto reciproco, valorizzando la
persona nella sua dignità dentro ogni contesto e cultura.
- CARATTERIZZARE QUESTO GESTO SOLIDALE RISPETTO ALLE ALTRE FORME DI
SOLIDARIETÀ basate sulla raccolta fondi occasionale o per emergenze. Le organizzazioni metteranno in evidenza nei loro progetti la continuità dell'impegno del sostegno a
distanza che acquista un duplice valore: educa il sostenitore alla consapevolezza dei
disagi e della povertà in cui versano milioni di persone e garantisce al contempo un
finanziamento stabile per l'attuazione del progetto.
- RENDERE CONSAPEVOLE IL SOSTENITORE DELL'IMPORTANZA DEL SUO
AIUTO ECONOMICO COSTANTE NEL TEMPO, anche se il sostenitore può recedere
dall'impegno preso; in questo caso, le organizzazioni si impegnano a ricercare in tempi
brevi chi lo sostituisca e, nel frattempo, a utilizzare tutti i propri strumenti per garantire
il proseguimento del progetto.
- METTERE A DISPOSIZIONE PRESSO LA PROPRIA SEDE IL BILANCIO O IL RENDICONTO ANNUALE e renderlo pubblico secondo le norme previste. Ciascuna organizzazione si rifà alle normative vigenti in merito alla propria configurazione giuridica:
al proprio Statuto, alle leggi relative all'Albo regionale del volontariato, alle disposizioni
in merito agli enti del Terzo Settore non profit ONLUS e alle ONG, alla Carta della
Donazione e alle normative proprie per gli enti ecclesiastici.
itascabilidiavsi
Un’amicizia dell’altro mondo
123
Un’amicizia dell’altro mondo
- COMUNICARE AL SOSTENITORE L'EFFETTIVA SOMMA DESTINATA AL BENEFICIARIO DEL SOSTEGNO A DISTANZA E QUELLA TRATTENUTA DALL'ORGANIZZAZIONE PER LE SPESE DI GESTIONE, come garanzia sul corretto utilizzo dei fondi e
informazione sulle modalità di intervento.
- VALUTARE CON ACCORTEZZA LE RICHIESTE DI AIUTO RICEVUTE E AD AVVIARE UN PROGETTO SOLO LÀ DOVE ESISTA L'ESPLICITO CONSENSO DELLA
COMUNITÀ INTERESSATA. Le organizzazioni garantiranno che i loro operatori o delegati agiscano con il consenso della popolazione locale.
- AGIRE IN MODO CHE IL SOSTEGNO A DISTANZA SIA STRUMENTO DI PROMOZIONE ALL'AUTOSVILUPPO del beneficiario, della sua famiglia, laddove esista, e della
sua comunità. Per evitare che questo aiuto economico diventi una forma di assistenzialismo, nei paesi in cui interverranno, le organizzazioni coinvolgeranno le comunità nella
realizzazione e nella gestione dei progetti con un accompagnamento stabile alle persone,
complementare e non sostitutivo.
-VERIFICARE CON ATTENZIONE L'AFFIDABILITÀ E IL LAVORO DI EVENTUALI
PARTNERS ESTERI E ADOPERARSI PER GARANTIRE IL BUON ESITO DEL PROGETTO ANCHE IN CASO DI LORO INADEMPIENZE. Le organizzazioni si impegnano a
comunicare al sostenitore da chi è curata in loco la realizzazione del progetto e a valutare l'affidabilità e l'efficienza dei referenti locali o dei propri collaboratori impegnati nell'attuazione degli interventi di sostegno.
- CONFRONTARSI CON LE ALTRE ORGANIZZAZIONI CHE OPERANO CON LE
STESSE FINALITÀ NEL PERSEGUIMENTO DEGLI OBIETTIVI DI SOLIDARIETÀ E
PACE, RISPETTANDONE LE DIVERSITÀ. Le organizzazioni si rendono disponibili a
forme di collaborazione tra loro, soprattutto nelle medesime aree geografiche e negli
stessi settori di intervento.
itascabilidiavsi
- RISPETTARE LA CARTA DEI PRINCIPI PER IL SOSTEGNO A DISTANZA. Le organizzazioni valuteranno l'opportunità di accettare la collaborazione e i finanziamenti di
enti e istituzioni pubblici o privati secondo i principi richiamati in questa Carta.
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------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------(1) - Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il
10 dicembre 1948;
- Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre
1989 e ratificata dall’Italia con la legge dei 27/05/91 n. 176. In modo particolare si fa riferimento all'art.3: "In tutte le azioni
riguardanti i bambini, se avviate da istituzioni di assistenza sociale, pubbliche o private, tribunali, autorità amministrative o
corpi legislativi, i maggiori interessi del bambino devono essere oggetto di primaria considerazione";
- Convenzioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro che stabiliscono:
la n. 138 del 1973 l'età lavorativa minima (non inferiore ai 15 anni) e la n. 182 del 1999 (in fase di ratifica da parte
dell'Italia) le linee guida per la prevenzione e l'eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile;
- Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne del 1993 in cui si denunciano le pratiche tradizionali e moderne che sfruttano le donne e le bambine per scopi sessuali e di altro genere;
- Legge italiana contro la prostituzione minorile del 3 agosto 1998 n.269: norme contro lo sfruttamento della prostituzione,
della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali forme di riduzione in schiavitù.
Un’amicizia dell’altro mondo
Postfazione
Davide Rondoni
Strano libro questo!
Ci trovate dentro storie incredibili, tabelle asettiche, foto di gente lontana, brani
di lettere, documenti ufficiali e anche una poesiuola dell’amico Rossi…Ha un autore,
mille autori…
È un libro sulla attività di “Adozione a distanza” ovvero, detto molto molto in breve, su
un’iniziativa che prevede che un signore o una signora, o una coppia, una famiglia, ma
anche un gruppo, versando una modica cifra all’anno “adotti” un bambino in qualche
posto malandato del pianeta e lo aiuti a crescere, a mangiare, possibilmente a studiare.
Ecco, così è detta molto molto in breve. In lungo è detta, è raccontata ed esibita nel libro
che avete in mano. Dalla cui lettura io ho capito due cose: l’amore è sempre un’adozione. Amare non significa crearsi un altro come lo si vuole, o scegliere uno che è come lo
si desidera. Nessuno è mai del tutto corrispondente ai desideri dell’altro. Per fortuna.
Amare significa adottare, stabilire un legame per cui uno sa bene che l’altro non è suo,
non è a suo piacimento, ma si ha caro lo sviluppo, la crescita, e l’aumento dell’altro. E ho
capito che la distanza fa parte dell’amore. Questo libro parla di una distanza che permette
l’amore. Tremendo mistero, questo. Probabilmente se fossero qui, sulla soglia di casa di
molti di coloro che ora li aiutano con i soldi inviati, tanti dei bambini non troverebbero
lo stesso aiuto. Essendo a distanza, e cioè restando dove sono nati o comunque in un
luogo più prossimo alla loro storia, ai loro legami, possono essere aiutati meglio. È paradossale, ma è anche giusto. Quando c’è di mezzo la carità, cioè Dio, le cose non sono mai
semplicemente giuste o chiare come noi le intendiamo. C’è sempre un po’ di caos, di
mistero. Ma oltre a quella distanza che permette paradossalmente l’amore, c’è anche la
distanza come protagonista di tante storie. I 60 km in bicicletta che un disoccupato rumeno mollato dalla moglie con tre figli a carico fa per andare a trovare il suo Nico, sieropositivo… La prima gita, distante dalle solite baracche, fatta al mare da trentacinque ragazzi in Mozambico, con i panini fatti da Silvia, che vive distante dalla sua Italia… La distanza che separava Solange e Claudine, due ragazze rwandesi a cui il genocidio aveva tolto
tutto, dalla possibilità di studiare… Loro, che nemmeno ricordano il nome delle famiglie
così distanti che le aiutano, ora sono maestre e aiutano a loro volta insegnando…
La distanza fa paura. Sembra sempre che nella distanza qualcosa si perda. Invece, a volte,
nella distanza qualcosa cresce. Come è possibile ? Avviene quando la distanza non è un
vuoto. Se la distanza è solo vuoto, ogni più bel fiore o ogni più bel gesto in quel vuoto
stecchisce, sfarina. Ma se la distanza è piena, è abitata da qualcosa che la riempie, allora
anche in lei la vita germina, è portata, è movimentata. Piena di cosa ? Lo diceva il mio più
illustre collega, e non parlava di un sentimento ma di una potenza…” L’ Amor che move
il sole e l’alte stelle”…
itascabilidiavsi
Poeta
127
I TASCABILI DI AVSI:
i tascabili
1
Il bambino in situazioni
di conflitto
(inglese/italiano/francese)
i tascabili
2
Educare il bambino,
in famiglia, in comunità,
nel mondo
(italiano/inglese)
i tascabili
3
The Challenge
of HIV/AIDS: Twenty
Years of Struggle.
Knowledge and
Commitment for Action
(inglese)
i tascabili
4
Educazione e lavoro
nello sviluppo rurale.
Esperienze da sei paesi
(inglese/spagnolo/italiano)
Supplemento al n° 2/2003
del periodico Buone Notizie - Sped. in A.P.
art.2-comma 20/c legge 662/96-FC
Finito di stampare
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per il Servizio Internazionale
Dicembre 2003
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per il Servizio Internazionale
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al Tribunale di Forlì n° 15 del 5 luglio 1995
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dell’altro mondo
Dieci anni di sostegno a distanza
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