Chopin e la sua musica ................3
Poesia................................6
Il cuore di Chopin....................7
Il rumore delle emozioni..............9
L’alfabeto di Chopin.................11
Poesia...............................16
La solita musica.....................17
poesia...............................20
Il pianoforte........................21
Musica e letteratura.................23
Emozioni in scatola..................27
Intervista a Giovanna Marini.........37
poesia...............................42
La musica del mare...................43
poesia...............................46
dalla storia della musica popolare...47
poesia...............................50
La musica e il nulla ................51
poesia...............................54
Musica e neorealismo:
il caso di Alessandro Cicognini......55
poesia...............................56
Il bacio di Kate Chopin..............59
Indice
Chopin e la musica
Letteratura per divertimento
Il babelino di PB
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chopin e la musica
il
- -63
63- -
I prossiminumeri del babelino
chopin e la musica
- -62
62- -
Harvy era tra gli ospiti al matrimonio; e lui la andò a cercare in un
raro momento in cui era da sola .
“Vostro marito”, disse, sorridendo, “ mi ha mandato a baciarvi.”
Un rapido rossore tinse il suo viso e attorno all’impeccabile gola.”
Suppongo sia naturale per un uomo sentire ed agire generosamente in un occasione di questo tipo. Lui mi dice che non vuole
che il suo matrimonio interrompa totalmente quella piacevole intimità che è esistita tra me e voi. Non so cosa voi gli abbiate detto “
con un sorriso insolente”ma mi ha inviato qui a baciarvi”.
Lei si sentiva come un giocatore di scacchi che con l’ingegnoso
maneggiare dei propri pezzi, veda il gioco prendere il corso desiderato. I suoi occhi erano vivaci e teneri con un sorriso quando
guardarono i suoi; e le sue labbra sembravano affamate per il bacio
cui invitavano.
“ Ma , sapete”, continuò tranquillamente, “ Non gli ho detto ciò, sarebbe sembrato ingrato, ma posso dirvi, che ho smesso di baciare
le donne; è pericoloso.”
Bene, aveva Brantain e il suo milione partì. Una persona non può
avere tutto al mondo; ed era un po’ eccessivo per lei aspettarselo.
chopin e la musica
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Di Chopin A. Capri scrisse che “cantò i più chimerici e fantastici erramenti
dell’anima”.
Non di rado, infatti, nella sua produzione pianistica si trovano gli elementi
delicati, ardenti, talvolta torbidi e morbosi delle sue passioni, della sua
malinconia.
Con Chopin il pianoforte giunge ad un fondamentale punto di svolta, dal
momento che egli ne fa il suo maggior confidente, il compagno di vita.
Nell’approfondire lo studio del pianoforte, Chopin impone una svolta decisiva al superamento dei problemi stilistici e formali che avevano fino a
quel momento costretto la musica romantica.
I suoi 21 Notturni, composti tra il 1827 e il 1846, assieme ai 26 Preludi
(1836-1839), per la loro immediatezze ed essenzialità della forma, rappresentano uno degli apici del Romanticismo europeo.
Le sue modulazioni tenere ed impreviste aprono nuovi orizzonti verso
l’avvenire, preannunciando Wagner e lo sviluppo dell’armonia moderna,
sino all’impressionismo di Debussy e Ravel.
Tutto questo fa parte di uno studio attento, quasi amoroso della più limpida
di Artiro
Chopin e la sua musica
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classicità (Bach e Mozart furono l’ideale di questo straordinario musicista)
sensibilissimo fino alle estreme conseguenze.
La produzione chopiniana non si ferma solo ai preludi e ai notturni.
Figurano anche composizioni classiche come i concerti e le sonate, composizioni dal respiro ampio e dalla struttura più libera come gli scherzi e
le ballate.
E’ la sua terra d’origine, la Polonia , che riveste un ruolo particolare nella
sua produzione.
Se le mazurche sembrano essere piccole e intime rievocazioni del folklore
musicale polacco, altre composizioni più strutturate come le polacche, o
la fantasia su arie polacche sono l’ambiente ideale dove il compositore
può con più personalità rielaborare idee o ricordi della lontana patria, che
posso essere ritmi, incisi melodici, o altro.
Accanto a questa, gli studi per pianoforte rappresentano un caposaldo della
musica in quanto Chopin trasforma lo studio da genere essenzialmente didattico in vera e propria composizione artistica (v. gli studi per pianoforte
op.10 e op. 25).
Essi sono la trasfigurazione lirica di altrettanti problemi tecnici. Il risultato
è una penetrazione armonica straordinaria, una trasmutazione in poesia
che offre buoni motivi per un costante paragone fra Chopin e Leopardi.
Vengono così superate le analogie che legano i due, dove il contenuto
umano dolente, pessimistico, sconfitto si fa cosmo in Leopardi, risonanza
universale.
In Chopin il dolore rimane legato alla sua persona, e l’artista si fa portavoce della sua universalità.
La musica di Chopin è particolare. Essa lega le note fra loro in modo da
accenderne il significato che solo un animo sensibile può cogliere.
I Preludi, composizioni brevi e con esposizioni essenziali, condensano in
poche battute (v. quello in la magg., o quello in do magg.) sensazioni, atmosfere. Tecnicamente sono costruiti sul circolo delle quinte, alternando
il modo maggiore a quello minore.
Il contenuto umano della musica di Chopin risente indubbiamente del respiro del secolo del Romanticismo. La sostituzione dell’arte alla vita,
l’inettitudine a vivere, quel desiderio insoddisfatto di sogni, chimere,
fanno di Chopin un uomo permeabilissimo ai mali del secolo.
chopin e la musica
***
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“ Perdonarvi! Non sapete di cosa state parlando. Fatemi passare.
Dipende da – un affare se mai vi perdonerò.”
In quel successivo ricevimento in cui lei e Brantain stavano parlando lei si avvicinò al giovane con una franchezza di modi quando
lo vide lì.
“ Mi permettete di parlarvi un momento o due, Mr Brantain?” chiese
lei con un sorriso accattivante ma inquieto. Lui sembrava estremamente infelice; ma quando lei prese il suo braccio e camminò via
con lui, cercando un angolo appartato, un raggio di speranza si mischiò con la miseria quasi comica della sua espressione. Lei era
apparentemente molto franca.
“ Forse non avrei dovuto cercare questo incontro, Mr Brantain;
ma—ma, oh, sono stata molto a disagio, quasi infelice dal quel piccolo incontro l’altro pomeriggio. Quando ho pensato a come avreste potuto interpretarlo male, e creduto cose—la speranza stava
chiaramente guadagnando ascendenza sulla miseria sul viso tondo
e senza astuzia di Brantain-- “ Naturalmente, so che è nulla per voi,
ma per il mio bene voglio che capiate che Mr. Harvy è un intimo
amico di lunga data. Perché siamo sempre stati come cugini—
come fratello e sorella, potrei dire. E’ il più intimo socio di mio fratello e spesso ha voglia di essere intitolato agli stessi privilegi della
famiglia.Oh, so che è assurdo, fuori luogo, dirvi ciò; indegno persino; “ stava quasi piangendo”ma fa così tanta differenza per me
quello che ne pensate- di me. “ La sua voce era diventata molto
bassa e agitata. La miseria era totalmente scomparsa dal viso di
Brantain.
“ Allora davvero ha importanza per voi quello che penso, Miss Nathalie? Posso chiamarvi Miss Nathalie?”. Voltarono in un lungo buio
corridoio su ogni lato del quale vi erano file di alte e
aggraziate piante. Camminarono lentamente fino alla fine di esso.
Quando si voltarono per ritornare sui loro passi il viso di Brantain
era raggiante ed il suo era trionfante.
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lui aveva cercato la sua compagnia ansiosamente e continuamente. Lei stava con sicurezza aspettando che lui si dichiarasse e
lei intendeva accettarlo.
Il piuttosto insignificante e non attraente Brantain era enormemente
ricco; a lei piaceva e richiedeva all’entourage quale ricchezza potesse darle.
Durante una delle pause tra la loro conversazione dell’ ultimo te, e
la successiva accoglienza la porta si aprì e entrò un giovane uomo
che Brantain conosceva abbastanza bene. La ragazza voltò il viso
verso di lui. Una falcata o due lo condussero al fianco di lei, e curvandosi sulla sua sedia- - prima che lei potesse sospettare la sua
intenzione, perché lei non capì che lui non aveva visto il suo
visitatore—lui le premette un bacio ardente, persistente sulle labbra.
Brantain lentamente emerse; altrettanto fece la ragazza, ma rapidamente, ed il nuovo arrivato era ritto tra di loro, un poco di divertimento e qualche sfida che lottavano con la confusione sul suo
volto.
“ Credo”, balbettò Brantain, “ Vedo che sono rimasto troppo a lungo.
Io –Io non avevo idea- cioè, devo augurarvi arrivederci”. Stava
stringendo il suo cappello con entrambe le mani, e probabilmente
non percepiva che lei stava tendendo la mano verso di lui, la sua
presenza di spirito non la aveva completamente abbandonata; ,ma
lei non poté aver fiducia in se stessa per parlare.
“ Appendetemi se lo vedessi seduto lì, Nattie! So che è molto difficile per voi. Ma spero che mi perdonerete questa—questa vera
prima pausa. Perché, quale è il problema?”
“ Non toccatemi; non venite vicino a me” ricambiò arrabbiata “ Cosa
significa entrare in casa senza suonare?”
“ Sono entrato con vostro fratello, come faccio spesso”, rispose
freddamente, come auto giustificazione “ Siamo entrati dalla porta
laterale. Lui è salito di sopra ed io sono entrato qui sperando di trovarvi .La spiegazione è abbastanza semplice e dovrebbe soddisfarvi che la disavventura era inevitabile. Ma di che mi perdonate,
Nathalie”, egli implorò, ammorbidendosi.
chopin e la musica
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Ecco i Notturni, allora, tutti interiorità, introspezione, psicologia. Il trepido
lirismo cede il passo ad una visione quasi dostoevskiana della vita: un’attrazione dal mondo esterno per calarsi con morbosa curiosità, cupa immediatezza nei più intimi recessi dell’animo umano.
Su quelle note, sui tasti del pianoforte, si fissano ineluttabilmente le ombre
dell’esistenza.
Leo Ferrero definì quella di Chopin “ poesia dell’adolescenza”: la vita
nelle sue manifestazioni più nobili, spensierate, vissute nel sogno, ha dentro di sé la dolorosa consapevolezza di una irrealtà fortemente pervasiva.
In un’intervista rilasciata ad un quotidiano, il grande pianista Maurizio
Pollini, vincitore a soli 18anni del premio Chopin a Varsavia, disse:” Chopin ha creato la scrittura pianistica più seducente mai trovata da un compositore. Usando le possibilità del pedale e la disposizione degli
accompagnamenti, scritti in modo da far cantare meglio la melodia attraverso il fenomeno degli armonici. E’ l’arte di cantare: eludere l’idea di
pianoforte come strumento percussivo, farlo diventare uno strumento cantante. …Diceva Rubinstein:” posso suonare una Sonata pirotecnica come
fosse niente, devo pensare ogni nota di Chopin per poterlo suonare”.
La fantastica semplicità di Chopin, la sua rapsodicità vanno intese come
indicazioni di ordine psicologica, non già estetico o stilistico.
L’artista, morto a soli 39 anni, rimane al di qua della vita, lasciandoci un
testamento musicale di vaste proporzioni; comunque un compositore attento al più intimo dettaglio.
Massimo Mila a tal proposito ha scritto” in Chopin come in Baudelaire,
abbiamo il caso, tipicamente romantico e moderno, di un mondo sentimentale che anche se languido, morboso, sfatto, non si manifesta per
mezzo di forme in sfacelo, di anarchia, di dissoluzione, ma si redime nell’arte attraverso un classico senso della forma e della trasfigurazione estetica. Chopin è il caso limite del decadimento morale, che non si fa
decadenza artistica”.
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poesia
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Era ancora abbastanza chiaro all’esterno, ma dentro con le tende
tirate ed il fuoco che covando sotto la cenere inviava un bagliore
fioco ed indistinto, la stanza era piena di ombre profonde.
Brantain sedeva in una di queste ombre; lo aveva superato e a lui
ciò non importava. L’oscurità gli prestava il coraggio di tenere gli
occhi puntati tanto ardentemente come piaceva a lui sulla ragazza
che era seduta alla luce del fuoco.
Lei era molto bella, con un certo colorito fine e ricco che appartiene
al tipo bruno in salute.
Lei era abbastanza composta, mentre lei pigramente accarezzava
la pelliccia satinata del gatto che giaceva arricciato nel suo grembo,
e occasionalmente lei inviava una lenta occhiata all’ombra in cui
sedeva il suo compagno. Stavano parlando a bassa voce, di cose
indifferenti che chiaramente non erano le cose che occupavano i
loro pensieri. Lei sapeva che lui la amava- un tipo franco che protestava senza abbastanza astuzia per nascondere i suoi sentimenti, e alcun desiderio di farlo. Per le due settimane precedenti
di Tania Ianni
Il bacio di Kate Chopin
chopin e la musica
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biografia di qualcuno? Poesia??
Questo ricorda in piccolo il parallelismo Nino Rota-Federico Fellini,
o Sergio Leone-Ennio Morricone, e giustifica in certo senso questo
breve ricordo della figura, finora molto in ombra, del “fluente melodista” Cicognini.
Franco Mannino, compositore e scrittore palermitano (www.francomannino.com), autore tra l'altro di un'opera moderna di notevole
successo, “Vivì” (1957), ebbe a dire di Cicognini, a confermare che
il suo ruolo nel neorealismo fu tutt'altro che marginale: “Il caso di
Cicognini è interessante, perché si crea uno iato fra il suo fluente
melodismo e il carattere disadorno dei film di De Sica e Zavattini,
c'è da chiedersi quanto la non-corrispondenza sia voluta, certo non
può essere del tutto inconsapevole, per cui la facile vena musicale
viene utilizzata per addolcire, o meglio, per rendere più rotonde le
immagini”.
di colonne sonore dell'era pre-Morricone è abbastanza, direi.
chopin e la musica
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È come se fossi qui e in un certo modo ci sei. La tua voce sovrasta senza
fatica lo sferragliare del treno che attraversa il buio fitto di una notte autunnale, in questa Europa che non sarà mai più la stessa, senza di te. Immagino i tuoi occhi che ridono in quel modo strano. Occhi da cane
bastonato, in cima a quel naso adunco, ereditato da nostro padre, e quella
bocca piccola e carnosa, da ragazzina, che faceva a pugni con tutto il resto.
Forse sono l'unica a capire il tuo strano umorismo. Quasi tremila persone
fuori da La Madeleine, a piangere il più grande genio di tutti i tempi, sulle
note di Mozart, e solo io ti immaginavo sorridere, divertito da quel tendone
di velluto steso sul coro femminile. Tante polemiche, ma alla fine si è fatto
come volevi tu. Un coro femminile a La Madeleine... solo tu potevi riuscirci! E la marcia funebre al Père Lachaise, arrangiata da Reber? Semplicemente stupenda! La gente impazzisce per te. Semplicemente
impazzisce. I giornali non fanno che parlare di artisti e politici che spergiurano di essere stati presenti al tuo capezzale. Tu, che con la morte ci
hai sempre convissuto, hai organizzato tutta questa baracconata. E ridi.
Anche di me, sballottata su questo treno, con il tuo cuore in valigia, in un
di Arturo
Il cuore di Chopin
(fonte: wikipedia)
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Before the funeral, pursuant to Chopin's dying wish (which stemmed from
a fear of being buried alive), his heart was removed and preserved in alcohol (perhaps brandy) to be returned to his homeland, as he had requested. His sister later took it in an urn to Warsaw, where it was sealed within
a pillar of the Holy Cross Church on Krakowskie Przedmieście, beneath
an inscription from Matthew "For where your treasure is, there will your
heart be also."
barattolo pieno di brandy. L'urna del grande maestro, il cui cuore riposa
molto più che simbolicamente, sigillato nella chiesa della sua infanzia.
Ancora una volta, alla fine si è fatto come volevi tu. Immagino il tuo volto,
il volto di un grande genio della musica, che smette infine di ridere, si
asciuga furtivamente gli occhi con le nocche. Torna l'uomo serio e carismatico di sempre. L'uomo che ha conquistato il mondo con la sua musica,
ma pur sempre un uomo, tormentato dalla tubercolosi dall'adolescenza,
tormentato dalla morte che sembrava sempre imminente e da quella paura
irrazionale di essere sepolto vivo. È come se fossi qui e in un certo modo
ci sei. Mi guardi con quegli occhi dolcissimi e la tua voce sovrasta senza
fatica lo sferragliare del treno. <<Grazie Ludwika, sorella mia.>>
chopin e la musica
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Ecco, a parte le colonne sonore, della vita di Alessandro Cicognini
non si sa molto: pescarese, nato nel 1906, studiò al conservatorio
di Pesaro (vedi il riferimento a Mascagni) e morì quasi novantenne
nel 1995. Però è citato anche nella Treccani, il che per un autore
Un altro film di
Totò che deve il
successo in parte
all'efficace
colonna sonora di Cicognini è “La banda degli onesti”: ricorderete
forse l'accompagnamento preoccupato ed un po' sommesso di Totò
che va alla tabaccheria per spendere la prima banconota da diecimila falsificata (che poi, si verrà a sapere, non aveva in realtà osato
dare al negoziante).
Inoltre, Cicognini aveva già firmato colonne sonore di film importanti
negli ultimi anni della dittatura lo splendido “Quattro passi tra le nuvole” di Alessandro Blasetti (1942), con Gino Cervi ed Adriana Benetti (ricorderete forse la storia: un viaggiatore di commercio
sposato incontra una ragazza, sedotta ed abbandonata, e questa
gli chiede di fingersi suo marito, di fronte ai suoi genitori, per qualche giorno: la finzione però non regge, ma la ragazza viene perdonata dai genitori, grazie all'intercessione del generoso viaggiatore),
l'imitatissimo “Grandi magazzini” di Mario Camerini (1939), con Vittorio De Sica ed una delle più affascinanti dive del ventennio (anche
se ovviamente si accettano discussioni), Assia Noris, e “Una romantica avventura”, sempre di
Camerini, da un
racconto di Thomas Hardy, “The
loves of Margery”,
con la coppia
Assia Noris-Gino
Cervi.
chopin e la musica
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Il nome è Alessandro Cicognini ed è un nome che appartiene di diritto alla storia del nostro cinema ed
incidentalmente della nostra letteratura (per esempio, “L'oro di Napoli”
viene dai racconti di Giuseppe Marotta, come ovviamente la saga di
Don Camillo viene dai racconti di
“Mondo piccolo” di Giovanni Guareschi, e dietro De Sica ci sono le sceneggiature, ed i romanzi, di Cesare
Zavattini).
Dettagli scenici a parte, la scena dell'inseguimento è resa molto efficace drammaticamente dall'accompagnamento musicale che intreccia molto
abilmente un motivo concitato ascendente con una larga armonia
discendente. Qui, sono sicuro che pochi si ricorderanno il nome del
compositore, per quanto si tratti invece di un musicista classico ed
orchestratore estremamente preparato e molto attivo nel cinema
tra il 1935 ed il 1962, allievo di Pietro Mascagni (!). Nel suo curriculum, ci sono tantissime colonne sonore, tra cui vare per i maggiori film del nostro dopoguerra: molti di Vittorio De Sica, tra cui
“Sciuscià”, “Miracolo a Milano”, “Umberto D”, Ladri di biciclette”,
“Stazione Termini”, “L'oro di Napoli; “Don Camillo“ ed alcuni altri del
ciclo guareschiano.
ferrovia a doppio binario che si vede
sullo sfondo farebbe piuttosto pensare
all'Acquedotto Claudio, a Sud di Roma,
mentre la ferrovia della Roma Nord che
passa all'Acqua Acetosa era fino al '58
a binario unico, ed in ogni modo non
aveva i tralicci pieni che si vedono nella
ferrovia inquadrata nel film.
chopin e la musica
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Chopin sapeva come trasformare le emozioni in musica. Tutta la sua carriera, tutto il suo genio, passava dai suoi occhi alle sue mani. Il dolore,
l'amore, la passione, codificate negli spartiti, sono in qualche modo il rumore della vita. Chissà come l'avrebbe descritto quest'eco, nell'aria immobile dell'ultimo pomeriggio di maggio. L'eco di quel blocco di bronzo,
tributo alla sua vita, che si accartoccia al suolo.
Nel 1907, Wacław Szymanowski aveva scolpito le sue sembianze, immaginandolo pensoso sotto un salice battuto dal vento. Si avvicinavano i cent'anni dalla sua nascita e aveva pianificato di inaugurare la statua più
grande e maestosa che fosse mai stata dedicata al musicista più importante
di tutta la Polonia, il primo marzo 1910. La grande guerra lo costrinse a
tenerla in magazzino fino al 1926. Solo quattordici anni dopo, la Gestapo
e il Commissariato del Popolo degli Affari Interni, cercarono di cancellare
dalla memoria del mondo, l'effige del musicista.
Noi, col fiato sospeso, non sentivamo la musica. Non sentivamo la morte
imminente per tanti, troppi di noi. Non sentivamo il dolore. Solo un suono
disarticolato. Brutto, nella sua ruvida realtà. Solo materia soggetta alla
di Rinaldo
Il rumore delle emozioni
(fonte: wikipedia)
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On 31 May 1940, during the German occupation of Poland in World War
II, the statue was destroyed by the Nazis. It was reconstructed after the
war, in 1958. Since 1959, free piano recitals of On 31 May 1940, during
the German occupation of Poland in World War II, the statue was destroyed by the Nazis. It was reconstructed after the war, in 1958. Since 1959,
free piano recitals of Chopin's compositions have been performed at the
statue's base on summer Sunday afternoons.
volgarità dell'attrazione gravitazionale. Forze applicate, cedimenti strutturali, deformazione, orrore. La memoria era la sola cosa che ci teneva in
piedi, attoniti spettatori della storia che marciava sulle strade della nostra
infanzia. Tutti, ci giurerei, ci stavamo chiedendo come avrebbe fatto lui,
Chopin, a trasformare in musica tutta questa bruttezza. O forse il suo cuore
sarebbe rimasto in silenzio, come il nostro. Quel cuore che qualcuno aveva
rubato dalla chiesa della Santa Croce. Nascosto. Avvolto negli stracci in
qualche remoto scantinato, per tenerlo in salvo da tutta questa follia.
Anche la morte, merita lunghe e travolgenti messe da requiem. La morte
che nella sua immobilità, nei suoi odori, nel suo lento cominciare a marcire, tornare materia senza forma né anima, consegna i geni alla storia.
Certe emozioni, non fanno rumore.
chopin e la musica
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55- -
Così inizia, ma sono sicuro che l'avete riconosciuto, “Guardie e
ladri” un film di Steno e Mario Monicelli, con Totò (Ferdinando Esposito), Aldo Fabrizi (Lorenzo Bottoni), William Tubbs (Mister Locuzzo), Mario Castellani (il tassista) e...fermiamoci qui, perché
questi quattro attori sono i protagonisti dell'inseguimento, che si
svolge nella campagna a Nord di Roma. Non sono assolutamente
sicuro che sia stato girato veramente all'Acqua Acetosa, perché la
Roma 1951: Ferdinando Esposito, insieme col suo socio Amilcare,
fintosi guida autorizzata del Foro Romano, truffa un turista americano, Mister Locuzzo, vendendogli una moneta falsa del tempo di
Claudio Imperatore, una patacca insomma. Locuzzo lo riconosce
ad una distribuzione di pacchi dono al Teatro Quirino: Esposito
scappa e Locuzzo, approfittando della presenza sul palco del brigadiere Lorenzo Bottoni, parte al suo inseguimento. Esposito salta
su un taxi e si fa portare fino all'Acqua Acetosa per sfuggire all'inseguimento dell'americano e della guardia.
di Carlo Santulli
Musica e neorealismo: il caso di
Alessandro Cicognini
chopin e la musica
poesia
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chopin e la musica
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Cratere nell’Oceano:
«L’opera di Chopin è profonda e violenta come un
cratere nell’oceano. Con la sua musica ha abbellito e nobilitato tutto. Nelle interiora della terra polacca ha scoperto pietre
Ballata :
«Tanto per la sua cura e l’intenso melodismo come per la ricchezza armonica della scrittura, la collezione delle quattro ballate di Chopin conforma
uno dei cicli più rotondi, interessanti e ricchi di tutto il pianismo romantico. Per molti melomani rappresenta inoltre la più bella e più originale
delle sue creazioni.» (Justo Romero)
Assenza di esibizionismo:
«L’assenza di qualsiasi tipo di esibizionismo, la sonorità estremamente ridotta e la totale rinuncia alla seduzione timbrica ci obbligano a una profonda revisione dell’immagine sonora che abbiamo della sua produzione.»
(Luca Chiantore)
di tizio
L’alfabeto di Chopin
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Genio e Impegno:
«Chopin potrebbe pubblicare qualsiasi cosa senza firmarla; le sue opere
si riconoscono sempre. Questa osservazione include tanti elogi quanti rimproveri: gli uni per il suo genio, gli altri per l’impegno. (…) E sebbene la
sua fama sia sufficiente immortalare il suo nome nella storia moderna
dell’arte, la sua opera resta limitata allo stretto ambito della musica per pianoforte, quando, con le
sue qualità potrebbe arrivare ad una altezza più
elevata, e da lì esercitare un’immensa influenza
Fantasia:
«Quando appaio in scena davanti alle signore del pubblico e suono la mia
Fantasia su temi polacchi, mi sento perfettamente,
l’orchestra mi intende e il pubblico ci comprende
entrambi.» (Chopin)
Eleganza quasi sospettosa:
«Era un uomo minuto, di un’eleganza quasi sospettosa, statura poco più
di un metro e mezzo e circa 45 Kg di peso, che spendeva più in vestiti,
guanti e cocchiere che in libri o musica…Tuttavia,
dietro questa apparenza equanime si nascondeva
uno dei maggiori rivoluzionari della storia della
musica.» (Jeremy Siepmann)
Do maggiore:
«Lo studio in Do maggiore è uno dei più difficili e virtuosistici della collezione. (…) Mai prima d’allora erano stati eseguiti sulla tastiera arpeggi tanto aperti come quelli
che appaiono in questi pentagrammi. D’altra
parte, la grande apertura della mano e i suoi conseguenti movimenti laterali obbligavano – e obbligano – ad abbandonare la posizione convenzionale della mano sulla
tastiera…» (Justo Romero)
preziose con le quali ci ha costruito un tesoro. » (Jan Paderewski)
chopin e la musica
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2
Mori in meno di un istantele porte aperte davano un fascio di luce
gelata verso lo Spazio scuro soltanto una musica e delle voci
melodiche uscivano dalla porta a pressione stagna. Peccato si era
un peccato. Nessuno più avrebbe sentito i Pink Floyd che stavano
suonando come sempre magnificamente, il brano Time.
tropolis, e Bill l’ultimo umano aveva deciso che non esisteva
l’animanon l’avevano trovata neanche nella zona dove doveva
esserci.
Dentro se stesso.
Si alzò si fece una doccia, si rase la barba, adesso gli era chiaro
cosa fare.
Si avviò verso l’uscita, entrò nella camera di decompressione disattivò i controlli spinse senza rimpianti la leva termica che apriva
verso lo Spazio esterno nero come il nulla.
chopin e la musica
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1
Era ottimo, come tutti i duplicati che si ottenevano. Avevano lavorato bene quelli della sezione chimica, peccato, che non ci fossero
più.
Loro erano stati i primi a morire dopo circa sette anni dall’ultimo risveglio, quello definitivo. Di quel viaggio negli Universi alla ricerca
disperata di un qualche cosa che avesse dato un senso alla vita
dell’umanità, rimaneva ben poco. Praticamente si era già chiuso
un giorno lontanissimo, quando partirono. Quel giorno che veniva
ricordato da loro, l’ultimo equipaggio quando si raccontavano le
leggende della Terra che si stava esaurendo soffocata dai suoi gas.
Era stata l’ultima missione voluta e possibile da tutti gli scienziati.
Trovare il senso dell’esistenza.
Per questo partironoper questo si svegliarono, e del senso dell’esistenza che non c’era, in quella zona di ricerca dell’universo non
trovarono nulla.
Bill pensò che era quello che ci meritavamo, quello che avrebbe
portato l’astronave del tempo “Metropolis” esattamente a quello che
gli scienziati terrestri oramai morti e sepolti assieme alla loro civiltà,
avevano predetto.
Quello che dovevano trovare era una zona , l’ultima zona dell’universo che avevano chiamato “la città delle anime” Ma di tutto questo non gliene sbatteva proprio più nulla .
Era solamente solo a migliaia o forse milioni di anni luce dalla Terra,
stava bevendo un altro whisky il bicchiere era ancora vuoto, stava
ascoltando la musica di un vecchio complesso che migliaia, decine
di migliaia d’anni prima di adesso aveva suonato sulla Terra, i mitici
Pink Floyd, un brano stava riempendo la sala dell’astronave Me-
un vecchio film. Uno di quelli che ogni tanto vedeva nel video inserito nella parete autorigenerante.
Era solo, maledettamente solo.
Fino a pochi giorni prima, aveva vissuto assieme agli altri. Vicini a
lui una bottiglia di alcolico duplicato di un duplicato, di un duplicato terrestre un whisky tal Jack Daniel’s.
chopin e la musica
Notturni:
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«…le mazurche di Chopin sono il vero passaporto della sua anima in un
mondo sociopolitico di sogni movimentati» (Wilhelm von Lenz)
Mazurca:
«Per comprendere quello che Chopin ha saputo
dare alla mazurca con la sua tastiera iridata, è necessario aver visto ballare la mazurca in Polonia;
solo lì si può cogliere quello che questa danza racchiude di altezzoso, tenero, provocante.» (Ferenc Liszt)
Linguaggio personale:
«Chopin esplora e sviluppa le risorse del piano – del nuovo piano romantico – fino ai sottili mondi espressivi che richiamano la naturalezza artistica e il suo virtuosismo.
Questa confluenza, alimentata dal successo e dal
riconoscimento, sarà la base di un linguaggio
personale e assolutamente innovatore, che spianerà il cammino al grande splendore che tanto nelle sale dei concerti
quanto nelle tavole di lavoro dei più illustri compositori, sperimenterà il
pianoforte. » (Justo Romero)
Ingiusto:
«…di spirito chiuso, indifferente alla letteratura e alle altre arti, si interessa
solo alla musica, all’interno della quale si mostra appassionatamente ingiusto. Non si sforza di capire agli stranieri, malgrado siano suoi amici e ammiratori, come
Schumann e Berlioz. Odiando i prussiani e non
potendo sopportare gli inglesi, non comprende la
metà del mondo e non fa niente per comprenderla.» (Romain Rolland)
nel progresso generale della nostra arte.» (Robert Schumann)
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Sonata:
«Suono. Scrivo. Della mia Sonata per violoncello
e piano gioisco e mi struggo. La butto via in un angolo, poi la prendo di nuovo.» (Fryderyk Chopin)
Rispetto:
«Nel mio appartamento troverete molte partiture, più o meno degne di me.
Ripartite i manoscritti finiti tra i miei amici. I pezzi inconclusi, in nome
dell’amore che mi portate, per favore, bruciateli tutti (…), senza eccezione, perché ho troppo rispetto del mio pubblico e non voglio che tutte
le opere incomplete e che non siano degne di lui circolino per colpa mia
e sotto il mio nome.» (Fryderyk Chopin)
Qualcosa di più:
«Chopin aveva già smesso di interessarsi, negli anni in cui viveva ancora
a Varsavia, alla scuola pianistica di quel tempo;
aspirava a qualcosa di più e si sarebbe distinto
dagli altri pianisti.» (Julian Fontana)
Purezza:
«Chopin è uno dei compositori più puri, di buon
gusto che siano mai esistiti. La più rotonda negazione della volgarità.» (Jesús Bal y Gay)
Opera musicale:
«Chopin non scrisse veri e propri concerti, alla
stregua di Mozart, e ancor meno alla stregua di
Beethoven. I suoi concerti sono opere per pianoforte con accompagnamento orchestrale. Le parti
soliste erano scritte da un genio che maturava rapidamente, mentre le parti
orchestrali erano frutto di uno studente avvantaggiato.» (Ronald Crichton)
«Il carattere libero, meditativo e incline alla fantasia del notturno si convertì così nel veicolo ideale dell’espressione più interiorizzata e suggestiva
del compositore polacco.» (Justo Romero)
chopin e la musica
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Viaggi sporchi questi erano i nuovi modi di viaggiare dentro lo spazio cerebrale dello spazio, Milioni di piccole, e nello stesso tempo
grandi astronavi erano partite l’anno era il 1955 il 13 di ottobre Hitler
aveva vinto la sua guerra il Mondo come lo conosciamo noi era
scomparso da un pezzo.
Non solo barbarie ma un ritorno alle origini si era sviluppato dopo
la caduta dell’Inghilterra con tutti gli alleati. Americani in testa.
L’Europa era un’immensa e sterile pianura radioattiva, la forza della
pazzia aveva fatto il suo corso.
Le barbari civiltà avevano fatto presa nella popolazione.
Sotto le montagne americane le ricerche verso l’ultimo viaggio si
erano accelerate.
Piccoli siluri di grigio metallo erano stati lanciati verso il nulla pochi
eletti avevano preso parte alle selezioni, uno di questi stava fumando.
La sua barba da tagliare oramai da diversi giorni diceva che era
depresso. Aveva gli occhi rossi come fosse l’interprete disperato di
di Claudio Zago
La musica e il nulla
chopin e la musica
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chopin e la musica
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Valzer:
«I valzer di Chopin hanno, al di là del carattere tradizionale del valzer,
quel marchio inconfondibile che si può trovare solo nelle sue composizioni. È come se con il suo sguardo di grande artista comtemplasse i ballerini per pensare ad altro. Sono opere che sembrano improvvisate in piena
sala da ballo.» (Robert Schumann)
Zenit:
«Il pubblico è stato sottomesso dall’ammirazione
e dall’estasi; Chopin ha raggiunto il suo zenit.»
(Léon Escudier)
Unico:
«Cura i suoi piani in modo tale che non ha mai bisogno di usare un forte
violento per produrre i contrasti desiderati. Non
si sente, grazie a questo, l’assenza degli effetti
dell’orchestra che esige la scuola tedesca di
piano, ma ci si lascia trascinare da lui, come se
fosse un cantante poco preoccupato dall’accompagnamento e che si abbandona ai suoi propri sentimenti. In definitiva, è
unico al mondo tra i pianisti.» (Ignaz Moscheles)
Tarantella:
«La tarantella rappresenta una delle poche incursioni di Chopin nella musica estranea al folklore polacco. (…) Nella Parigi di quei tempi imperava
la moda dell’ “italiano”…(…), il ritmo agile, appiccicoso e leggero della
danza popolare del sud Italia attirava particolare simpatia.» (Justo Romero)
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In Austria, Germania e Svizzera sono scoppiate infuocate discussioni se catalogare questo output („un capolavoro!“ gridano in tanti)
alla voce „Postmodernismo“, „Tradizione moderna“ o „Letteratura
pop“.
Aus der Geschichte der Unterhaltungsmusik segna il ritorno di
Erwin Einzinger dopo un silenzio di circa dieci anni, e il significato
di questa sua operazione letteraria viene in parte spiegata da una
frase che sembra buttata lì in un paragrafo poco appariscente:
"Così tanta vita, così tante combinazioni in uno spazio così troppo
ristretto!"
Il libro è senz’altro divertente, addirittura istruttivo (in senso lato);
ma non è assolutamente un romanzo.
In fondo al volume c’è un utile Registro dei Nomi e, consultandolo,
scopriamo che Van Morrison è il musicista che l‘autore cita più
spesso dopo Elvis Presley.
nelle numerose note a piè di pagina!
chopin e la musica
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No, questo libro un romanzo non
lo è (non secondo l‘accezione
enunciata da Thomas Mann, almeno); è un processo di scrittura che ricalca il medesimo principio
seguito dai surrealisti in poesia e nella pittura: concatenare elementi apparentemente slegati e incompatibili tra di loro. Esempio:
a un certo punto Einzinger comincia a parlare del padre dell‘aeronautica sovietica Tupolew, da lì passa a raccontare di un congresso
„sul dado Knorr“ tenutosi in Portogallo, vira in modo naturale sul
Fado e – grazie alla parola-chiave „malinconia“ – a una fossa stradale sporca di rifiuti e di escrementi; il cammino prosegue quindi
attraverso la Cina, ci vengono mostrati poi i festeggiamenti del Capodanno 2000, ci sentiamo raccontare qualcosa circa le videocamere giapponesi e apprendiamo di seguito come la pensa lo
scrittore a proposito dei soprabiti troppo leggeri.
E la musica?
Beh, abbiamo già accennato del Fado... e qualcos’altro lo troverete
giornali e considerazioni personali („Ma perché i pensieri devono
passare attraverso canali di controllo che sono provvisti di numerosi
tentacoli e sporgenze?“). Il tutto riporta in mente i collages che tappezzano le pareti dell’appartamento di Friederike Mayröcker, austriaca sua connazionale, autrice di Viaggio attraverso la notte,
Fogli magici e Della vita le zampe.
L’esperimento è interessante, anche se non nuovo: si tratta di „spegnere“ i centri di controllo e lasciare fluire liberamente tutte le possibili associazioni e immagini, basandoci su un caotico archivio che
altrimenti non riusciremmo mai a svuotare. Il risultato: oltre 500 pagine di gossip e notizie „musicali“
che il lettore apprezzerà solo
man mano che si inoltra nella
selva.
(Quando il nonsense viene più
volte ripetuto, esso acquista significato.)
chopin e la musica
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Domani ho l’ultima interrogazione di musica e non ho ancora letto un
rigo. Fisso il libro chiuso davanti a me, mentre sento la tempesta che si
sta preparando dentro casa.
Se fosse musica sarebbe un rullo di tamburi.
La sento cominciare dal nulla, nella voce buia di mio padre che dice: io
vado.
E’ un colpo di gong che spacca il cuore.
Pausa. Anch’essa un segnale. Un segnale di guerra.
Torni tardi?
Questa è mia madre, il suo filo di voce è un lamento di flauto che piagnucola.
Forse, non so.
Una nota stonata gli fa tremare in bocca le parole, si trattiene, poi continua:
Credo…tardi, sì.
Cerca la giacca, lui non si ricorda mai dove l’ha messa quando ha fretta
di andar via. Ma mia madre non lo molla, dalla cucina gli va dietro. Come
di ubaldo
La solita musica
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il tuono segue il lampo. I suoi passi sono piatti che tintinnano in crescendo,
tacchi come bacchette che picchiano sempre più forte. Sembra un film del
terrore e aspetto il finale col fiato sospeso. Eccolo. Tre parole di lama tagliente che s’infilano nel corridoio:
Vai da lei?
Questo è il dolore di una corda di violino scorticata.
Vai da lei anche oggi?
Riconosco l’improvviso silenzio, è tutto un accordar di strumenti, poi inizia la musica dal vivo. E’ musica da camera, da camera mia. L’ unica colonna sonora che non obbedisce al tasto ON/OFF.
Non puoi trattarmi così!
Che cosa vuoi che faccia?
Ascoltami, almeno! E guardami, abbi almeno il coraggio di guardarmi
negli occhi quando ti parlo!
Sono impegni di lavoro!
Non trattarmi così, ho detto, basta!
E cosa dovrei fare?
Il ritornello invade ogni stanza, non c’è un angolo muto, dove taccia l’orchestra. Allora sbatto la porta, è il mio avvertimento, lasciatemi-in- pacevoi- due, ma ancora risuona invisibile la loro presenza alle mie spalle.
Non si può andare avanti così!
Che cosa vuoi da me?
Lo sai che cosa voglio da te!
Tu non mi hai mai amato! Io…
E’ colpa tua, tu, tu hai rovinato tutto!
Non si può andare avanti così!
In questo coro di note interscambiabili, canticchio il mio motivetto preferito: se lei ama me, e lui ama me, e io li amo entrambi, è tanto difficile
amarsi tra di loro?
Si vede che nella matematica degli affetti non vale la proprietà transitiva.
Non vale per due musicisti diventati sordi a loro stessi, che nemmeno si
accorgono del male che fanno a me, semplicemente con le parole. Non si
chiedono dove sia il mio spazio, in questo spartito che è un duetto tra loro
fatto a colpi di pistola.
Io lo so, è in mezzo a loro. Ormai conosco la canzone a memoria e ho im-
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Molti forse già sono a conoscenza del fatto che David Jones mutò
il suo nome in „David Bowie“ per non essere confuso con il David
Jones dei Monkees. O che Andy Warhol, dopo essere stato quasi
ucciso dalla comparsa di uno dei suoi film, utilizzava un sosia per
le sue „apparizioni“ in pubblico. Ma quanti sapevano che Stalin
odiava ogni forma di musica afroamericana e si dilettava con il folk
più gretto e disimpegnato? O che il vero nome di John Denver era
John Deutschendorf? Oppure, ancora, che in certe situazioni Iggy
Pop si spalmava il corpo con burro di arachidi? E che cosa c’entra
Leadbelly con Kafka e Hitler?
Il libro di Erwin Einzinger (è lo stesso autore a chiamarlo „romanzo“)
contiene queste e numerose altre informazioni. E‘ una serie di
aneddoti sul pop, sul jazz e sul mondo in generale. Ispirato forse
vagamente da prodotti consimili di marca anglosassone (vedi Nick
Hornby), Einzinger riempie le sue 527 pagine con notizie, ritagli di
di Peter Patti
Dalla storia della musica popolare
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parato a schivare i proiettili. Perciò adesso apro il libro, come fossi sorda
anch’io, e mi metto a studiare questo…Sciopen, con l’acca: uno che, alla
mia età, suonava il pianoforte da dio, pare.
Secondo me era orfano.
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raggio di sole. Da quel lontano amore, ne era scaturito un vivido
arcobaleno che a volte tornava a specchiarsi sulla sua superficie.
Ricorda di essere stato, in una notte di luna argentata, l’umido calore di un bacio sfuggito, tra gemiti e sospiri, dalle labbra appassionate di due furtivi amanti. E quando, da occhi ingenui, timida
lacrima lucente, era scivolata sulle gote rosee e paffute del volto di
un bimbo che, piangente, cercava il nettare dolcissimo del seno
materno.
Ed io abbracciata alle sue onde altalenanti sono divenuta rivo,
fiume, lago e oceano scambiando con lui la mia essenza mortale
di quando ero il pescatore affannato a raccogliere le reti gettate in
acque avare e impietose mentre i flutti ribollenti e schiumanti bagnavano il mio corpo e piegavano le mie spalle.
O mentre ero il marinaio che intrigato dai fulvi bagliori di un tramonto sul mare, fissando l’orizzonte lontano, cercavo di affogarvi
la struggente nostalgia.
Oppure di quando, guardiano del faro, accendevo l’amico fascio di
luce, indicatore della via per quei viandanti che spersi in meandri
paludosi e immobili, cercavano la speranza in una notte senza luna.
Il sole è ormai alto sull’orizzonte quando il vento, esaurita la sua
furia, cala all’istante trasformando in stanchi refoli le sue rabbiose
sferzate. Tutto si cheta, solo nell’aria rimane sospeso l’eco di una
musica carica di travolgente malia
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sguardi incuriositi. Con andatura decisa imbocco l’uscita, il mare
mi sta lanciando il suo richiamo
Folate gelide di tramontana accompagnano i miei passi, quasi volessero farmi desistere da quell’insolita passeggiata mattutina.
Ma più mi avvicino al lido e più il richiamo delle onde frustate implacabilmente dal vento mi affascina e mi attira verso la spiaggia
deserta. In silenzio assisto al risveglio del mare in una fredda alba
invernale mentre penso stregata, “Ecco anch’io, come Ulisse, sto
obbedendo al richiamo delle dolci note del canto delle sirene”.
Mi siedo e, incurante degli spruzzi salmastri e della sabbia umida,
lascio che il vento si insinui tra i capelli. Respiro l’odore aspro e voluttuoso, inebriante e seducente mentre, di nuovo, si innalza, puro,
quel suono ancestrale.
La musica si fa sempre più intensa. È un crescendo di note dolci e
serene che di colpo si abbassano divenendo amare e dolenti
Quindi riprendono allegre e lentamente si levano squillanti ed argentine verso il cielo striato di rosa, oro ed arancio. Infine, flautate,
ridiscendono a lambire quell’umore liquido, ribollente di vita.
È un’armonia che dai gorghi impetuosi tracima nell’anima e intangibile ma chiara e potente vibra sulla pelle ed echeggia nelle mie
orecchie. Sono le note della musica del mare, composte dalla sua
essenza selvaggia. E mentre la mente è cullata da quella cadenza
infinita, quel concentrato naturale di forza e passione mi sommerge
con ondate spumose e gorgoglianti. Essa mi avvinghia, trascinandomi al ritmo festoso della marea, nell’intenso azzurro di remote
profondità.
Incredula mi ritrovo a condividere la mia anima con lo spirito di
quella sconfinata distesa sempre più travolgente e dilagante e con
profonda emozione raccolgo i suoi pensieri nei miei. Sento il mare
sospirare e in un bisbiglio emozionato narrarmi la sua vita immortale.
Mi parla di quando, come limpida rugiada tra l’odore di muschio e
di funghi, scivolava su dolci fronde silvestri. O di come, trasformato
in pioggia battente, nel cupo frastuono di un temporale estivo,
aveva dissetato l’arsura della terra e si era innamorato di un fulgido
chopin e la musica
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Come se una strana forza, energia nemmeno a lui del tutto chiara,
ne tirasse giù i tasti facendoli suonare. Lui si trovava con le dita nel
posto giusto ed al momento giusto.
Difficile spiegare tutto ciò, questa grande magia della musica.
Avrebbe voluto raccogliere con le mani quei suoni che sfuggivano,
che svanivano nell’aria rendendola migliore.
Uno come lui, così amante delle raffinatezze non sopportava i
“brutti suoni” e le maniere grossolane.
A volte aveva l’impressione che quel pianoforte si spostasse per
seguirlo. Voltandosi di scatto più di una volta aveva percepito ciò.
Nel guardarlo sussurrava –il potere della musica- e ridacchiava
allontanandosi, pensando e ripensando alle sue composizioni,
spesso costruite senza osservare regole troppo meticolose.
Dopo quei pochi passi eccolo tornare subito sui suoi per pretendere
sempre di più da quel pianoforte. A volte, nelle pause, si interrogava
sul futuro della sua musica chiudendo gli occhi immaginava suoni
ovunque e per tutti. Gente per le strade con piccoli e potenti gene-
di Marco
Il pianoforte
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ratori di suoni, i suoi suoni!
In questo futuro mentale lui non avrà presenza fisica, ma la sua essenza (la parte più nobile e migliore) accompagnerà le persone durante le giornate, le serate, le notti insonni.
La magia non avrà fine.
Il pianoforte che ha di fronte, percependo questi concetti, si rattrista
facendosi da parte. Il giovane Chopin deve indirizzare altrove le
sue idee sul futuro della musica, così facendo il pianoforte si tranquillizza e torna quell’intesa che ha reso grande chi meritava tal
grandezza.
Chopin sa bene che è facile fantasticare, le astrazioni sono alla
portata di tutti. Altra faccenda è concretizzare ciò che naviga nel
grande cosmo della nostra testa. Lui ci sta riuscendo ed il suo futuro sarà un crescendo. Lavoro, tanto lavoro ed al bando gli inutili
interrogativi sulla vita che fanno perdere tempo all’esercizio quotidiano.
Altre volte si domanda come potrebbe manifestare la sua musica
se fosse un essere vivente privo di dita.
-Come potrei esprimermi? Di sicuro troverei il modo se fossi un
polpo?L’assurdità di questi interrogativi fanno nuovamente preoccupare il
pianoforte che, sobbalzando, lo richiama all’ordine.
Un futuro senza dita escluderebbe il povero pianoforte, relegato in
un angolo buio e polveroso.
Creature senza dita, nell’osservarlo, si domanderebbero a cosa
serviva.
Il pianoforte di un Grande relegato in un museo nella sezione
“Grandi misteri”.
Esseri senza dita lo osservano raccogliendo dall’aria, grazie a lunghi filamenti, la musica di Chopin.
chopin e la musica
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È l’alba di un gelido mattino invernale, con il fiato che si condensa
in bianche nuvole e infagottata in un caldo giaccone impermeabile
arrivo alla stazione. Sono ferma da qualche minuto sulla banchina
in attesa del treno che mi porterà al lavoro quando all’improvviso il
suono di una musica malinconica e struggente mi risuona nelle
orecchie. Mi guardo attorno incuriosita ricercando la provenienza
di quelle note. Con stupore mi accorgo che gli altoparlanti per le
comunicazioni di servizio del personale ferroviario tacciono e a
quell’ora antidiluviana e con quel freddo che si insinua infidamente
nelle ossa non c’è alcun suonatore ambulante. Né, tra i pendolari
che, come me, attendono insonnoliti, ce n’è alcuno che abbia una
radio portatile. Sorrido pensando che quella inconsueta melodia
sia nata dalla mia immaginazione. Poi mentre i fari rotondi del treno
in arrivo mi occhieggiano in lontananza, la musica riprende con un
ritmo serrato. Questa volta però, essa è più languida, quasi sensuale e un desiderio improvviso si fa strada nella mia mente. Volto
le spalle alle persone ormai in procinto di salire sul treno ed ai loro
di Cinzia Baldini
La musica del mare
chopin e la musica
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biografia Gianna MArini
suo. Si è fatta una rivoluzione nell’uso della parola che ci penalizza
tutti quanti, quindi di riportarci tutti a un’attinenza totale con quello
che si fa. Se vogliono cantare, benissimo, che cantino e che sappiano perché cantano in quel modo. Che sappiano perché Orlando
Di Lasso ha scritto quel poema, perché l’ha messo in musica, perché Palestrina ha scritto in quel modo. Che vadano ad esaminare
gli accordi, come sono fatti, che non si lascino, non bevano le cose,
come si dice, come un bambino che .., che indaghino su quello che fanno, proprio che esigano che venga detto
quello che si fa e che quello che si fa abbia un senso, perché purtroppo oggi se non si visgila molto si fanno cose completamente
senza senso, si vivono cose senza senso.
) Dire altro, usare la parola altro in questo senso insomma, di tutte,
ne fanno di tutti i colori, non si tratta la vita, non si può arginare il
disastro, che poi è solo la sete di denaro che provoca un disastro
spaventoso. Non c’è altro valore ormai allora è certo si massacra
a destra e a sinistra. Quindi non bisogna lasciarsi massacrare dal
dio denaro, saperlo usare.
chopin e la musica
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Maryanne Wolf nel testo “Proust e il calamaro. Storia e scienza del
cervello che legge.”,2009 Milano casa editrice “Vita e Pensiero” sostiene che non esiste nel cervello umano alcun centro della lettura
ma che il cervello riepiloga nei pochi anni dell’infanzia il lavoro
compiuto dall’umanità in millenni fino a pervenire alla lettura fluida
attivando specifiche aree cerebrali che sono diverse a seconda del
tipo di lingua e quindi del tipo di alfabeto usato.
Nello sforzo di leggere, il cervello impara ad usare determinati percorsi neurali che si specializzano per ogni tipo di lingua.
E’ un problema politico o scientifico, cioè dipende dal nostro rifiuto
preconcetto dall’accettare una musicalità nuova o dal fatto che il
nostro cervello deve abituarsi ad una nuova musicalità?
Perché alcuni testi che sembrano poco musicali ma dopo averli
ascoltati e riascoltati diventano improvvisamente molto musicali,
anzi orecchiabili?
di Paola
Musica e letteratura
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Per completezza di informazione noto che la teoria e la prassi strutturalista posteriore a Croce considera l'opera presa in esame (testo
letterario, creazione pittorica o filmica) come un insieme organico
scomponibile in elementi e unità, il cui valore funzionale è determinato dall'insieme dei rapporti fra ogni singolo livello dell'opera e tutti
gli altri e respinge come parziale e fuorviante una lettura dicotomica del testo letterario.
La struttura metrica dei versi tradizionali, che lungi dal raggiungere
una forma musicale, vuol forzare le parole e i concetti in un letto di
Procuste, spesso mi suona forzata e ridicola.
Certamente la metrica non era stata codificata per rendere musicale il verso ma per ritmarlo in modo che fosse possibile leggerlo
Da bambina sono stata folgorata dai versi di Foscolo:
“Celeste è questa
corrispondenza d'amorosi sensi,.”
Che suonavano e suonano ancora al mio orecchio musicali ed
ariosi supremamente adatti ai cimiteri inglesi evocati nei “Sepolcri”
Molto dipende dall’ispirazione dell’artista, da ciò che Croce chiama
“Poesia e non poesia”. In componimenti lunghi, molto rigidi metricamente, l’autore raggiunge vertici di fluidità: esempio“quali colombe dal disìo chiamate”(Dante Alighieri, Divina Commedia,
Inferno,Canto V) ma altre parti sono meno musicali anche se ritmate dal verso.
La velocità del riconoscimento morfologico e lessicale consente al
cervello quelle pause che gli permettono di comprendere e di prevedere quello che sta leggendo e ciò che andrà a leggere rendendo
ancora più veloce la lettura.
Alcune strutture tipiche della nostra lingua vengono riconosciute al
volo e noi abbiamo più tempo per il testo. Nello spazio temporale
che si crea si colloca il tempo necessario per valutare non solo il
senso ma anche la musicalità di un testo, la sua piacevolezza all’orecchio, la facilità con cui le parole si accordano gradevolmente
al senso delle frasi.
chopin e la musica
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già previsto quello che sarebbe successo. Lui si è non
ha badato più di tanto alla sua intimità perché non ce la faceva più,
era veramente .., lui già allora combatteva contro questi slogan,
questa perversione, perché poi la televisione può essere usata benissimo, ma la televisione come ce l’abbiamo adesso, in mano a
un dittatore di tutte le reti, di tutti i mass media, dove veramente
l’unico obiettivo è pensare solo a come vendere, la parola non ha
più, è strano sono riusciti a privare la parola dal proprio contenuto,
la parola non dice più niente. La parola può essere contraddetta
l’indomani, non esiste. La parola serve solo per abbindolare ma
non deve servire ad altri, è terribile, è terribile, Ci ha tolto la parola.
D) Come la neolingua del 1984?
M) Eh, si!
D) Ultima domanda che le volevo fare è se uno volesse cominciare
adesso questo cammino per la musica popolare, per la musica in
generale oggi. Lei che messaggio vorrebbe dargli, vista la sua
esperienza.
Per
esempio c’è lei che
fa il coro piccolo a
Testaccio, fatto studiato musica. Consigli, che ne so?
M) Perché devo
dare consigli?
D) No, cosa, a
cosa dare importanza in questo
cammino
musicale?
M) Ecco, bisogna
sempre dare importanza all’attinenza. Dicevo che ci hanno tolto le parole. La parola
è una bella cosa, tu ti avvicini ad un tavolo e indichi un tavolo,
adesso uno dice una cosa e non indica più niente. È terribile, indica
un insieme, un groviglio di cose che ognuno può adattare a modo
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un grandissimo insegnante, poi è stato un
grandissimo poeta,
poi è stato un grandissimo cineasta, è
stato un uomo di cultura completo. E un
profondo,
come
posso dire, abbattitore di luoghi comuni.
Lui ogni cosa la rovesciava da tutte le
parti. Riusciva in qualsiasi frase insomma,
anche nell’espressione, nella sintassi. Non si lasciava mai andare
al conforme era sempre in giro qui al Testaccio. Quindi uno, in presenza sua, sentiva di dover riflettere quando parlava. di non dover
dire .. quella frase .. non ce l’avrebbe fatta
D) Quello che ha rimproverato, aspramente.
M) Si, certo. Era una persona con cui non puoi parlare adesso era un tipo trendy . non so è una parola che si sente dire adesso. Ci sono dei ..
. Quella che .
Non voglio fare la purista, per carità, mi accanisco contro gli slogan
non si può parlare di solo comprensivo. perchè noi in questo momento stiamo in uno stato di depressione civile e sociale come mai
ne abbiamo avute, di più basso, di più bassa lega, per noi dovuto
proprio agli slogan che ci hanno passato per trenta anni di televisione non fatta, dove nessuno parla bene ma tutti si adeguano ad
andare sempre più giù, a fare sempre più quello che si pensa che
possa far vendere di più e questa.è una pessima linea da seguire.
D) Infatti vorrei chiederle cosa pensa che penserebbe se Pasolini
vivesse oggi?
M) Oh, Pasolini non avrebbe, si sarebbe ucciso molto prima ma
credo che quando lui è andato via, essendo molto geniale aveva
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“Il barbiere di Siviglia” è un'opera di Gioachino Rossini su libretto
di Cesare Sterbini tratto dalla commedia omonima di Beaumarchais. Prima di lui, Giovanni Paisiello aveva messo in scena il suo
Barbiere di Siviglia nel 1782.
La prima rappresentazione ebbe luogo il 20 febbraio 1816 al Teatro
Argentina a Roma e terminò fra i fischi. A provocarli, secondo i pettegolezzi dell'epoca, sarebbero stati gli impresari di un teatro concorrente, il Teatro Valle; secondo altri, la colpa fu di alcuni seguaci
di Paisiello e della sua versione dell'opera. Il solo annuncio che
Rossini stava preparando una nuova versione del Barbiere di Siviglia aveva suscitato non poche polemiche, anche in considerazione
del fatto che all'epoca Paisiello era ancora vivo.
Il fiasco della prima fu però riscattato immediatamente dal successo delle repliche e l'opera di Rossini finì presto per oscurare la
precedente versione di Paisiello.
In questo caso un’opera letteraria ispirò il componimento musicale.
Molti sono gli esempi in tal senso anche in epoca recente. Molte
composizioni musicali sono state ispirate dalla lettura di testi e
molti testi traggono ispirazione dalla musica.
Sommamente musicale al mio orecchio è “Il grande Gatsby” che
lessi per la prima volta nella traduzione di Fernanda Pivano. Le atmosfere, la tristezza, la solitudine e la suprema eleganza di quel
mondo sono rese dalla traduttrice in un modo che tocca il mio
scandendo le parole con la lira.
“Tu ne quaesieris (scire nefas) quem mihi, quem tibi finem di dederint, Leuconoe, ..” (Orazio, Odi I, II : Carpe diem)
Non so se conoscete la lettura metrica ma nulla ha a che vedere
(a mio giudizio) con la tristezza accorata della caducità della vita
che esprime questo testo.
Il suono dì//dederìnt è una allegra cascatella.
La musicalità del testo è qualcosa di diverso, di più sottile, soggetto
a mutamenti di gusto, difficile da apprezzare se ne siamo impediti
od ostacolati da pregiudizi che ci impediscano di sentire davvero.
Pensiamo all’insuccesso clamoroso del “Barbiere di Siviglia”:
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cuore. Dico traduttrice e non dico Francis Scott Fitzgerald perché
non so quanto quella meravigliosa prosa sia di Fernanda Pivano e
quanto sia dello scrittore americano. Non ho una conoscenza così
approfondita dell’inglese che mi consenta, mentre leggo, di valutare
la qualità musicale del testo, poiché riesco solo a compitare, a coglierne il senso. L’intreccio, i personaggi, gli sviluppi del romanzo
contribuiscono alla partitura, a rafforzare l’impressione di massima
fluidità ed armonia.
Gatsby è un delinquente elegante e solitario
perso nel suo sogno. Davvero affascinante. E
la musica è fascino.
Scrive Proust:
“le théme musical est une véritable idée qu’exprime le compositeur et il permet l’accés à un
universe eternel, inaccessible à l’intelligence
mais bien réel : celui de l’art qui dure, contrairemente à l’amour....
» (il tema musicale è una idea vera che esprime il compositore e
che permette l’accesso a un universo eterno, inaccessibile all’intelligenza ma assolutamente reale : quello dell’arte che dura, contrariamente all’amore.)
“La piccola frase” di Vinteuil che Swann ha udito in casa della signora Verdurin ha rivelato a Swann stesso la profondità del suo
amore per Odette. Quando gli capiterà di risentirla , dopo anni, la
piccola frase gli riconsegnerà intatto al suo cuore quell’amore vituperato e finito, cui egli mai più attingerà. L’unico istante della sua
vita in cui si era sentito vivo.
Anche nella “Sonata a Kreutzer” di Tolstoj la musica è galeotta
d’amore. Il pezzo romantico e struggente diventa per il protagonista
l’occasione della corruzione della moglie che cede alle lusinghe
dell’amore romantico proprio a causa dell’esposizione alla musica.
Tolstoj scrive un racconto noir alla Dostoevskij.
A propos: mi ha riferito una signora russa che la scrittura di Tolstoj
è molto musicale al loro orecchio mentre quella di Dostoevskij è
aspra, poco musicale, difficile come i suoi temi.
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però è di solito perche è di tradizioni orali. Le tradizioni orali sono
quelle più rigide, sono quelle che si tramandano e quindi, ma è così
anche per la musica popolare contadina?
M) Certamente ci sono, guarda uno si stupisce di quante regole
trova nella musica popolare. Regole musicali che poi sono state
assorbite anche dalla musica classica. Quante regole e, come dicevi, rigide. È vero non c’è niente di spontaneo nella musica, se
non l’invenzione del cantore. Cioè il cantore, ci sono degli schemi
e delle strutture di canto. Il cantore su quelle strutture si muove e
osservandole bene le rende reali e inventa i testi, di solito quelli più
riusciti vengono tramandati di bocca in bocca e rimangono e poi diventano canti.
D) Forse poi vanno bene anche senza volerlo?
M) Senza volerlo, si! Ed è quindi molto osservante delle regole perché, se non è osservante delle regole, primo questo canto spesso
è rituale e quindi la persona che lo ha chiesto ha paura che non
compia le sue funzioni.
D) Il canto è un’arte, spesso si dice che un’arte non può essere insegnata, è qualcosa che nasce da dentro.
M) Certo, c’è una quinta marcia che viene innestata solo se uno
ha talento. Qesto è sicuro.
D) Però
M) Come in tutte le arti. Tutti possono disegnare e dipingere, però
un quadro che si lascia guardare non si sa perché ha un quid che
quell’altro non ha.
D) Vorrei chiederle una cosa. Negli anni ’70 lei ha frequentato Pasolini. Come lo ricorda?
M) Pasolini era una persona culturalmente indiscutibile perché
quando parlava era, era un’espressione di cultura straordinaria.
Fine, intelligente e sempre, sempre capace di interessare, non diceva, non buttava mai le parole, non diceva mai cose a vento, era
sempre concentrato, non perdeva il senso anchedell’attenzione dei
ragazzi perché era un buon insegnante, era un buonissimo insegnante, e ancora sui muri della casa Miniuta di Udine ci stanno gli
scritti di Pasolini, scritti apposta per i ragazzi, lui li incitava. È stato
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ridotte. Sono la porzione del 10% di quello che prima era la totalità
d’Italia. E quindi il canto che di per di sé proveniva da quella qualità
di vita si è trasformato, poi si è accelerato, hanno tolto gli adattamenti. Hanno, hanno portato delle modifiche che vanno registrate
e allo stesso tempo per noi il piacere è di cantare bene all’antica
perché è più simile a quella antica, perché ha più incisi di diversità
culturale rispetto alla nostra cultura classica e di consumo.
D) Lei adesso ha detto piacere, che poi è una parola, ad esempio
spesso anche lei parlava di godere che poi nella musica come una
cosa di importante.
M) Si. Ma la musica è un complemento molto importante, anzi direi
che certe volte non è neanche un complemento è proprio una ragione di vita, perchè riempie la vita, riempie la giornata. Ecco vediamo un po’, riempie la giornata, la vita è fatta di giornate e
trasforma queste giornate perché io mi occupo di musica dalla mattina alla sera e ne sono felice e quindi mi sembra di entrare in un
mondo più bello.
D) ma una cosa che mi aveva colpito della musica popolare è che
spesso c’è come l’impressione che sia fatta più per chi la fa che
per chi la vede, per esempio anche nel cantare.
M) Parecchio, è molto così, si, si. I cantori, soprattutto se noi guardiamo i cantori delle confraternite, i cantori che hanno un’abilità nel
cantare, una preparazione notevole e il piacere è cantare fra di loro,
cantare. Se poi qualcuno sta a sentire è meglio, ma il piacere è nel
cantare. Anche io, con i miei allievi: quando stiamo insieme e facciamo dei concerti con tutto il gruppo ogni tanto sento che il gruppo
prova piacere per il suo stesso cantare e non pensa più al pubblico
proprio perché ci stiamo divertendo. E quello è il momento più alto,
se si può dire una parola così importante. È una materia che a me
pare molto importante però potrebbe anche sembrare una materia
insomma, non occorrono molti soldi per questa materia. Sembra
una materia di poca importanza in un mondo come quello di oggi,
dove il valore economico è tutto.
D) La musica popolare spesso è vista come una cosa anarchica,
cioè che è molto, come dire, molto spontanea eccetera. Questo
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Una mano sottile e nervosa suona il campanello. Passa del tempo
e la stessa mano insiste. Ancora niente. Poi la porta si apre di
scatto e un fascio di luce esce dall'interno e illumina il prato zittendo
il frinire delle cicale.
-Sei arrivato finalmente, Davide- rimbomba allora la voce stridula
di un uomo basso e magro. -Ormai non ci credevo più: è quasi
l'alba!- Eh, ancora non ci sono aerei diretti tra Tokyo e Vicarello- risponde
il proprietario della mano il cui aspetto è simile a quello dell'altro,
ma più robusto. -Dopo aver fatto più di diecimila chilometri di aereo,
abbiamo dovuto pure farci tre ore in macchina...-Non te l’ha ordinato il dottore di andare a vivere laggiù-.
L'uomo da dentro la casa sorride, soddisfatto della sua stessa battuta e della reazione che prevede arriverà. In effetti il volto di Davide
viene attraversato da un'ombra di rabbia, di ribellione: ma è un attimo. È notte, l'odore dei campi tagliati da poco invade le narici, pacifica i cuori.
di Mm
Emozioni in scatola
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-Mi sarei aspettato piuttosto un “ciao, da quanto tempo” ma lasciamo perdere- riprende Davide, scostandosi e mostrando con un
gesto una donna che era rimasta finora nascosta dietro a lui. -Piuttosto, questa è Satoko-.
L'uomo da dentro la casa sembra in difficoltà: stringe gli occhi, stira
le labbra, con la mano si gratta la testa. E tace. La sua figura gracile
assume qualcosa di grottesco. Davide lo guarda sorpreso, sempre
più irritato. I grilli riprendono a frinire.
-Satoko è mia moglie, lo sai questo?-Ah sì, è vero, ti eri sposato- risponde sollevato l'uomo. -In effetti
parlavi di qualcosa del genere in una delle ultime cartoline che ci
hai mandato, un cinque anni fa
- Beh, lei è proprio mia moglie, Paolino-.
Il sorriso falsamente cordiale che si stava dispiegando sul viso dell'uomo si blocca: deglutisce e guarda Davide. Le narici fremono ma
la bocca non lascia uscire niente. Poi l'uomo si rivolge a Satoko.
-Piacere, Paolo- spiega con voce ferma. -Paolo-.
-Satoko, hajimemashite-.
-Davide! Ma questa non parla neanche l’italiano!-Visto che è giapponese. Siamo venuti da Tokyo, te lo ricordi? E
comunque capisce tutto quello che diciamo: ti ha detto: piacere,
Satoko-.
-Ma te ne potevi scegliere una che parlasse almeno l’italiano- Parli proprio come l’ingegnere. Piuttosto, visto che siamo qui, possiamo entrare? Siamo un po’ stanchi del viaggio- Certo, entrate pure. E benvenuta in Italia, Lalako.
-Paolo, dove hai la testa? Satoko, si chiama Satoko. E spostati, altrimenti non riusciremo mai a entrare!-.
-Satoko, Lalako, Papako: insomma siamo lì!Davide dà una spinta al fratello che non si decide di spostarsi e
entra nella casa portando una grossa valigia. Satoko lo segue trascinandosi uno zaino pieno fino a scoppiare: ha i capelli neri e lunghi, non sembra stanca per il viaggio. Paolo rimane immobile a
osservare questa coppia che sembra essere spuntata dal nulla.
Dalla porta aperta entra l'aria fresca della notte. Davide e Satoko
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D) Il suo nome è legato dagli anni ’70 in poi alla riscoperta delle
tradizioni della musica popolare italiana in questo ha fatto molti ruoli
ed è stata riconosciuta ed è stata nominata commendatore grazie
a questo e ha ricoperto più ruoli, è stata interprete, musicista, compositrice appunto, etnomusicologa, professoressa. Ma chi è Giovanna Marini?
M) Io mi sento musicista proprio. Musicista che ha scoperto che
nel canto contadino di tradizioni orali c’è una verità profonda, una
cultura di secoli e quindi per me è importante.
D) Domanda banale: la musica popolare è viva?
M) Si, si ,si. È una panzana quella di dire stà morendo: non muore
niente. Si trasforma bisogna anche registrare le trasformazioni.
D) Per cui anche se queste trasformazioni possono essere un tradimento poi non lo sono perché la musica popolare evolve?
M) Non esiste il tradimento, qui il termine tradimento non si adegua.
Non è una questione di tradimento, è una questione di cambio di
vita. Questi pezzi sono nati secoli fa in una vita di tipo agreste, pastorale prima e contadina dopo. Adesso queste due vite sono molto
di m.m.
Intervista a Giovanna Marini
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namida toto shinu -.
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Motono Narayama ni motohori kitsutsu taenga kariki
Nara yama no michi ni namida toto shinu
Hi to
koo wa
ka na shi ki
Inishie mo tsuma ni koitsutsu koeshi too
L'aria è frizzante, delle nuvole si specchiano nel lago. I due fratelli
riprendono insieme a buttare la cenere, Satoko tace per un attimo
e poi riprende a cantare dall’inizio.
Nara yama no michi ni
Ricomincia a soffiare leggero il vento, l'acqua si increspa. Davide
sta osservando la scena ammutolito, per un attimo sembra non rendersi conto di cosa stia succedendo, poi capisce e va accanto a
Paolo. Le mani dei fratelli si incontrano nella scatola e insieme raccolgono la cenere rimasta.
Il verde degli alberi si specchia sull'acqua, come il pontile: acqua
limpida, appena sporcata dalla cenere. Paolo smette di gettare la
cenere nell'acqua, smette di muovere il suo braccio, smette.
Inishie mo tsuma ni koitsutsu koeshi too-.
Motono Narayama ni motohori kitsutsu taenga kariki -
tiene la scatola senza accorgersi che è ancora chiusa. Satoko gli
si accIl sole è ormai alto, alcuni uccelli giocano sopra il lago, lontani.
Paolo si interrompe, guarda Satoko, poi si volta e ricomincia.
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ammassano i bagagli nell'angolo dell'ingresso accanto all'acquario:
un posto vale l'altro, la stanza è pulita in modo asettico e completamente vuota. Ora che hanno finito le cose pratiche Davide dice
qualcosa a Satoko e poi si rivolge nuovamente al fratello.
-Paolo, dov’è Mamma?-In soggiorno-.
Davide non aggiunge altro, accarezza brevemente la mano di Satoko e esce dall'ingresso per andare in soggiorno, come gli ha detto
il fratello. Paolo chiude la porta lasciando fuori la campagna e i suoi
rumori; poi si mette a osservare Satoko. La donna si è accucciata
davanti all'acquario e si è messa a giocare con i pesci: batte sul
vetro e gli animali accorrono, sperando di poter mangiare qualcosa.
Una volta che si sono tutti riuniti in un punto, lei li osserva per qualche secondo e poi batte altrove per ricominciare da capo. Paolo
osserva da lontano, senza partecipare, chiuso nel suo mondo e immobile.
Nel silenzio echeggia un urlo di rabbia. Satoko non capisce e
guarda Paolo che, invece, sembra sapere esattamente cosa è successo e cosa succederà. Davide ritorna nell'ingresso e si avventa
sul fratello, prendendolo per il colletto della camicia.
-Chi è stato? È stata una tua idea, vero?-Davide, calmati- cerca di dire Paolo anche se la voce gli esce
mezzo soffocata. -Calmati-.
-Dimmi perché- interroga Davide, allentando la stretta. -Perché
avete messo le ceneri di mamma in una scatola di caramelle?- Era l'unica scatola abbastanza capiente che abbiamo trovato in
questa casa-.
-Come avete potuto pensare di mettere le ceneri di mamma in una
scatola per caramelle!-urla Davide lasciando la presa e spingendolo contro il muro. -Neanche da morta sapete rispettarla- Lei ha chiesto di essere bruciata- riprende Paolo, massaggiandosi
il collo. -E ha disposto che le sue ceneri fossero disperse nel lago
qui vicino. Non ha mica chiesto un bel vaso per le ceneri. E poi non
c’era altro in casa-.
-Cosa dici! Tu e l’ingegnere non potevate neanche sprecarvi a com-
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prare qualcosa di meglio?-Non avevamo tempo per queste cose- spiega Paolo, pazientemente. -Avevamo da lavorare, noi.-Non avevate tempo per cercare un vaso decente per le ceneri di
mamma a causa del lavoro! Ma siete delle bestie tu e l’ingegnere!- Perché insisti a chiamarlo ingegnere?- lo attacca a sua volta
Paolo. -È nostro padre, è tuo padre: non dimenticarlo!Davide non dice niente, ma ha una faccia strana. Intanto Satoko si
alza e dall'acquario si avvicina a lui, gli tocca una spalla, gli mormora qualcosa all'orecchio.
-Ho capito- riprende allora Davide. -Lasciamo perdere e grazie per
la calorosa accoglienza, tua e dell’inge... di papà-.
Paolo fa spallucce, si sposta dalla porta, prende lo zaino di Satoko
e la valigia di Davide. Guarda i due e gli fa un cenno con la testa.
Poi si gira e li precede nel soggiorno. Davide e Satoko lo seguono
silenziosi.
Il soggiorno è una stanza enorme divisa in due spazi, con televisione e divano da una parte e un gigantesco tavolo dall'altra. Le finestre sono chiuse, come se nessuno venisse più da tanto tempo
e l'aria puzza di stantio. La luce è un neon che mette ancora più in
risalto la nudità dell'ambiente, pulitissimo e privo di ogni abbellimento. Ci sono dodici sedie attorno al tavolo e su questo non c'è
niente se non una grande scatola di latta color fucsia con dei soldatini stampati sopra. Paolo porta i bagagli vicino al tavolo, poi scosta due sedie e fa segno di sedersi.
-Sedetevi, vi porto subito qualcosa da mangiare - parla con un tono
sostenuto. -Avrete fame, immagino-.
-Grazie, abbiamo già mangiato- risponde Davide senza sedersi
mentre Satoko sbadiglia. -Credo che sia meglio che io e Satoko
andiamo a dormire: siamo stanchi del viaggio e il fuso orario si fa
sentire-.
-Almeno prendete qualcosa da bere- propone allora Paolo. -Facciamo un brindisi di benvenuto: dopotutto sono anni che non ci vediamo-.
La donna si siede sulla sedia offerta, sbadiglia ancora e poggia la
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tempo, a quanto pare- esplode Paolo, aggressivo. -Prima lo facciamo e meglio è, questa storia mi ha già stufato abbastanza. Mi
sono sforzato in tutti i modi di capire te e mamma: proprio non ci
riesco, è come sbattere contro un muro. Sono sempre io a rimanere
coinvolto: prima nelle beghe tra mamma e papà, poi tra quelle tra
te e papà... Non dire niente, anche dopo che sei partito ho dovuto
fare tutto da solo e adesso pure questa storia delle ceneri di
mamma. Mai nessuno che si sia sognato di chiedere a me cosa
volevo fare o almeno di lasciarmi in pace. E adesso si fa come dico
io, per una volta: sbrighiamoci!-Paolo- comincia Davide, spiazzato dallo sfogo del fratello. -Mi dispiace, veramente, ma devi capire che non sei l’unico, che ognuno
è il solo responsabili di sé stesso. Prova, per una volta soltanto, a
pensare che non ti sono per forza tutti contro, o vogliono sfruttarti...Intanto che i due parlano Satoko scende dalla macchina e prende
la scatola con le ceneri. Con passo tranquillo raggiunge i due e li
supera, andando verso il lago. Quello è lì, alla fine di un tappeto
d’erba ben curato tagliato in due da un sentiero. Sulla destra e sulla
sinistra ci sono file compatte di barche a vela per due o tre persone,
gusci di legno in attesa di essere usati. Satoko fa pochi passi seguendo il sentiero, poi si ferma e si gira verso i due, tendendo loro
la scatola. Davide se ne accorge, smette di parlare al fratello che
tanto non lo ascolta e raggiunge la donna. Paolo tentenna un attimo, poi fa lo stesso. I tre si riuniscono e la donna dà la scatola a
Davide che subito si avvia verso il lago. Gli altri lo seguono leggermente distanziati, in fila. Alla fine del prato si apre una piccola
spiaggia da cui parte un pontile in legno, dall'aspetto pericolante.
Davide si ferma sulla riva, si ferma, si volta per vedere dove sono
gli altri due.
-Ti va bene qui?- gli chiede aspro Paolo appena lo raggiunge. -Dai
cominciamo!-Mah, non so Adesso che sono qui, io-Adesso che sono qui cosa?- Niente, niente-.
Davide si inginocchia a pelo dell’acqua, la fissa distratto, in mano
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che sta per finire.
-Signori, si è fatta l'alba- annuncia. -Andiamo subito al lago e finiamo al più presto questa manfrina. E così, visto che sei venuto
solo per questo, caro il mio fratellone, dopo sarai libero di scomparirtene di nuovo!-Ma noi- prova a opporsi il fratello. -Noi vorremmo riposare. Inoltre
queste cose hanno bisogno di...-Di cosa hanno bisogno? Di niente! Su su andiamo che presto
spunta il sole-.
Paolo si avvia fuori e scompare. Satoko mormora qualcosa all'orecchio di Davide, gli stringe la mano e i due escono insieme alla volta
del fratello. Davanti alla casa c'è un fuoristrada nero con rifiniture
cromate. Sul cofano è appoggiato Paolo. Nell'attesa ha estratto
dalla tasca un mazzo di chiavi e gioca a lanciarlo in aria con consumata abilità. La scatola è appoggiata sul cofano: le prime luci
dell'alba ne ingentiliscono il fucsia, attenuano le forme dei soldatini.
Quando i due sono vicino alla macchina Paolo smette il suo gioco
e si mette al volante, sistemando la scatola accanto a sé. Davide
e Satoko si siedono dietro e la macchina parte subito appena la
portiera si chiude. Nessuno dice niente. Ai bordi della strada scorrono via i campi mezzi bruciati dalla calura, gli alberi pieni di foglie.
La macchina corre veloce nelle strade vuote: salita, discesa, si
vede il lago. Paolo invece di andare dritto sul lungolago svolta a sinistra, procede dritto per un cento metri, all'altezza di un rudere
gira a destra. Si ritrovano in una strada secondaria, a destra campi
e serre, a sinistra porticcioli e spiagge private. La macchina si ferma
davanti a un cancello sulla sinistra. Paolo esce, prende delle chiavi
dalla tasca e apre il cancello. Si volta verso gli altri due ancora in
macchina.
-Forza, venite. È qui che dobbiamo spargere le ceneri- urla frenetico, la mano stretta sulla chiave. -Si sta facendo giorno, dobbiamo
sbrigarci-.
-Calmati, ormai non c'è fretta- risponde Davide che subito raggiunge il fratello.
Come al solito quando ci sei tu non si può fare a meno di perdere
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testa sul tavolo, con gli occhi verso la scatola: la sua mano si allunga e sfiora la scatola, l'accarezza. Il volto di Davide si avvampa,
le mani si stringono a pugno, con forza. Guarda fisso Paolo che
china la testa, preso da una leggere vergogna. Tra i due fratelli
passa un silenzio carico di tensione.
-Immagino che oggi l’ingegnere abbia avuto troppo da fare per venire ad accoglierci- commenta infine Davide, osservando il soggiorno vuoto. -Almeno domani verrà?-Sai bene che Papà non sopporta di perdere tempo per queste
cose-.
-Vuoi dire che non verrà-.
-Lui ha ben altro da fare- insiste Paolo. -E poi erano anche divorziati, non ti ricordi? Lui non ha mai sopportato le stupidaggini da
artista svampita di mamma . L’ha lasciata per questo e certo non
le deve più niente ora-.
-Veramente è stata lei a lasciarlo, visto che lui viveva solo per la
fabbrica- lo corregge Davide. -Comunque, il fatto che fossero divorziati non significa che non le si debba più niente: è stato con lei
per più di venti anni e nel frattempo hanno anche avuto due figli:
tutto questo dovrà pur contare qualcosa, no?Paolo non dice niente, poi si volta e da un armadietto estrae una
bottiglia di amaro con tre bicchierini: poggia questi ultimi sul tavolo
e li riempie. Ne prende uno e lo accosta alla mano di Satoko che
intanto continua a fissare la scatola. Poi offre un bicchierino a Davide mentre con l'altra tiene quello per sé. Il fratello dà una botta
alla mano di Paolo e il bicchierino cade per terra, rompendosi e riversando il suo contenuto sull'immacolato pavimento di cotto.
-Per chi ragiona come te e l’ingegnere- insiste Davide, con voce
tremante. -Avere figli e convivere per venti anni sono dettagli insignificanti, vero?-Non lo sono affatto- ribatte Paolo. -Infatti io sono qui e papà ha
fatto ripulire questa casa, casa che mamma aveva ridotto in uno
stato pietoso. E inoltre papà si è anche dato da fare per organizzare
questa cerimonia alternativa e fasulla-.
-Ma che dici, come ti permetti di offendere...- Davide non riesce a
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continuare, può solo indicare nella direzione della scatola.
-Fasulla come tutto in quella donna- insiste Paolo, continuando a
fissare il fratello. -Diciamocelo pure: nostra madre era una fasulla
e combinaguai. È stata lei a spingerti ad andartene. Tu dovevi essere l’erede e invece no, hai lasciato tutto per partire per il Giappone. Ma cosa speravi? Che scomparendo tutto si sarebbe risolto?
Sei fuggito: hai lasciato me a prendere il tuo posto! E che strazio
sentirmi dire ogni giorno “Se ci fosse stato Davide” “Davide di qua”
“Davide di là”. Mi hai costretto a sostituirti, e per colpa di chi? Di
quella! È lei che ti ha fatto scappare da noi, che ti ha fatto abbandonare la tua famiglia! Per cosa, poi? Per inseguire dei sogni da
adolescente, qualche fanfaluca idiota, degna di mamma!-Lascia stare mamma, non c’entra in tutto questo- sbotta Davide
quasi gridando. –è stata colpa di papà, lui, l’ingegnere, con la sua
etica sballata che mi ha reso impossibile continuare a convivere
con lui-.
-Etica sballata? Senso di responsabilità vorrai dire. Quello che voi
due non avete mai avuto!- Paolo indica la scatola di caramelle e
poi Davide. -Ma guardati, ti sei degnato di ritornare solo perché
mamma è morta-.
-Guarda che se continui così, forse mi viene da pensare che avrei
fatto meglio a starmene dove ero anche questa volta. Le recriminazioni a questo punto non servono a niente. È vero, sono venuto
qui solo per il funerale di mamma: parliamo di quello-.
Paolo distoglie lo sguardo dal fratello e si porta alle labbra il bicchiere. Rimane in silenzio più del necessario, come a seguire pensieri, ricordi. Sorseggia un poco di amaro.
- Va bene, come vuoi- dice senza staccare il bicchiere dalle labbra.
-Allora parliamo del funerale di mamma. Lei voleva che le sue ceneri fossero sparse nel lago: visto che sei tornato apposta lo farai
tu. Dovrai essere veloce e non dovrai dare nell'occhio: questo è un
lago speciale, se ti ricordi-.
-Certo, basta che mi dai una mappa e mi presti la macchina e io e
Satoko...-Lasciami finire- lo interrompe Paolo che poggia il suo bicchiere sul
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tavolo. -Dovrai far presto anche perché in tarda mattinata io ho un
appuntamento d’affari molto importante: quindi passerò a prendervi
la mattina presto e così finiremo tutto subito-.
-Vorresti dire che ci accompagnerai, allora?-Certo- sorride sornione Paolo. -Voglio proprio vedere come va a
finire-.
- Ma come? Pensavo che non avessi intenzione di venire. Non
erano solo baggianate quelle di mamma? Non dovevo essere io a
fare tutto?Davide si accorge che qualcosa nella maschera di Paolo si è incrinato, coglie una debolezza, un'emozione. E attacca.
-Paolino mio, non è necessario che tu sprechi per mamma il tuo
tempo prezioso. Credo che io e Satoko saremo in grado di spargere le ceneri da soli. O pensi sia troppo difficile? Basterà che mi
presti la macchina. O magari possiamo prendere un taxi-.
-Da solo? Ma che cosa vuoi combinare da solo?-Ma non sono solo. Ti ho già detto che ci sarà Satoko con me-.
-Ah, sì? Ma come vuoi che ti aiuti? Finora non ha detto mezza parola comprensibile: solo moine e sorrisi. Massì portala con te, tanto
sarà come se non esistesse-.
Satoko si alza, scossa dal tono irato dei due. Si mette dietro Davide, poggia le sue mani sulla spalle dell'uomo. Le sue scarpe
schiacciano i frammenti del bicchiere caduto sul pavimento poco
prima.
-Beh, esiste- riprende Davide. -E voglio che mia moglie, la mia
donna, mi sia vicina-.
-In ogni caso non se ne parla che andiate voi e basta: anch’io sono
figlio di quella- indica la scatola. -E quindi ho il diritto di esserci.
Anche se non ero d’accordo con mamma e le sue idee strampalate-.
Davide e Satoko non si muovono, non rispondono. Paolo guarda i
due, controlla l'orologio. Improvvisamente energico, si china a raccogliere i cocci che poi appoggia sul tavolo, accanto alla scatola.
Prende quest'ultima e tenendola ben stretta va all’ingresso. Spalanca la porta e lascia entrare il fresco e la penombra della notte
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