Liceo classico e linguistico ‘Marco Tullio Cicerone’ Frascati Recensioni Progetto “Frascati poesia” – ‘Premio A. Seccareccia’ LIV edizione Classi II C, II CL, II BL a.s. 2014-15 AVERE TRENT’ANNI Federica D’Amato LA CASA DEL PANE La poesia è stata scritta senza schema metrico in versi sciolti ed il linguaggio usato è appartenente ad un registro medio. L’autrice in questa poesia invita un “tu” immaginario a seguirla nella casa del pane che potremo interpretare come l’abitazione e dove si fa il pane è il cuore della casa. Da questo potremmo quindi dedurre un invito al cuore dell’io lirico che cerca un compagno con cui condividere questo amore e che può ripagare con ciò che sembrerebbe poco, la mollica, ma può essere tanto in un contesto d’amore. Il tema centrale della poesia è l’amore e tutta la poesia è una metafora. CHI SEI TU? La poesia fa parte della raccolta “Avere trent’anni” di Federica D’Amato, edita da Danieri Editore. Essa è scritta in versi sciolti senza schema metrico. Il linguaggio appartiene al registro linguistico medio e le frasi sono collegate tra loro per asindeto. Nel primo verso l’io lirico si rivolge e interroga l’interlocutore, un “tu” che rappresenta l’io lirico, secondo lo stile del tu-Style. Nei versi 4, 5 e 7 sono presenti degli enjambement, che servono per dare un rilievo particolare alle parole poste alla fine del vero e, al tempo stesso, a dilatare il tempo delle pause. Nei versi 15-16 c’è, invece, una metafora:” sul rovescio segnato di me foglia/ mille vene incise.” Con questa figura retorica, l’autrice paragona le parole della poesia scritta sul foglio alle venature sul retro della foglia. Il fantasma dei versi 5 e 13 può essere inteso come l’esperienza di vita passata. Attraverso la poesia, l’autrice afferma che il suo unico modo per non sentirsi sola è la messa; tuttavia, pone in primo piano il tema della solitudine come unico modo per esprimere pienamente se stessi. IL CIELO Federica D’Amato si sofferma in questa poesia, come in tutte le altre contenute nel libretto di liriche “Avere trent’anni”, su quest’età di mezzo, appunto, che turba la vita dell’autrice con nuovi dubbi e nostalgia per il passato. La poetessa comunica le sue insicurezze riguardo a questa nuova fase della sua vita, che la pone inevitabilmente a fare una sorta di bilancio degli anni finora trascorsi, ma anche a volgere uno sguardo, se pur incerto, al futuro. E’ per lei un passaggio importante e molto personale, che segna la fine della giovinezza, in direzione di una maggiore indipendenza e responsabilità. Nei suoi versi rivolge in modo particolare l’attenzione al passato, che ricorda e descrive con una dolce malinconia, mentre lascia poco spazio alle novità dell’immediato futuro, che sembrano spaventarla ed essere evitate come un tabù. Nei versi della poesia analizzata è spesso usato l’enjambement. Nei primi versi troviamo la figura retorica del chiasmo ed infine nei versi 17 e 18 è presente l’anafora del pronome noi. Il messaggio contenuto nella poesia si avvicina molto agli stati d’animo che anche noi ragazzi, attraverso il periodo controverso dell’adolescenza, proviamo. L’incertezza verso il futuro e la nostalgia dei tempi più spensierati del passato sono sentimenti in cui ci riconosciamo, sensazione questa che ci fa sentire più vicina alla poetessa, nonostante la differenza d’età. NOSTALGIA L’autrice di questa poesia è Federica d’Amato; è una scrittrice e giornalista abruzzese e vive a Pescara. Essa, in questa poesia, si sofferma sul concetto di chi, al termine della giovinezza, si trova davanti alla necessità di un consuntivo. Si concentra sul passato, rievocando quasi mai il futuro. L’immagine dominante in questa poesia è quella del ricordo presente; è una poesia che si interroga sul tempo. Parla della nostalgia. Nel primo verso si può intuire un confronto tra passato e presente. Confrontando questa poesia con il sonetto “Alla sera” di Foscolo attuiamo un parallelismo; possiamo, infatti, notare che sia il sonetto di Foscolo sia la poesia di Federica D’Amato iniziano con il “forse”. In Foscolo il “forse” indica la precarietà della vita, mentre in questa poesia di Federica D’Amato indica la riflessione tra il passato ed il presente. I due “forse”, però esprimono malinconia. Se nel sonetto di Foscolo il “forse” pone subito in primo piano il tema della morte, in Federica D’Amato pone in primo piano il tema della crescita. Nell’ottavo e nono verso sembra che l’autrice voglia far riferimento al passato, quando scrive “le rocce fioriscono di memorie”, dicendo che a trent’anni i ricordi riaffiorano. Questa poesia tratta dei trent’anni e fa parte una raccolta di poesie chiamata appunto “Avere trent’anni”. A cura di: Leonardo Cianfarini Edoardo De Rosa Francesca Diadei Martina Galassi Veronica Giovanazzi Sofia Rizzo Beatrice Tota Valerio Trombetta CAPOGRUPPO: Edoardo De Rosa Liceo classico-linguistico “M. Tullio Cicerone” IIC “Per essere poeta bisogna sapere cantare” Tratto da POESIE di Umberto Fiori La poesia italiana del ventesimo secolo è ricca di tendenze e soluzioni poetiche diverse e interessanti. Al tempo stesso emerge sempre più la volontà di fare della poesia non una espressione soltanto lirica ma un mezzo per fare del lettore un interprete del testo. Allora si vanno delineando in opere poetiche di grande valore, esponenti che non possono essere inseriti in alcun gruppo o movimento. Fra questi vi è Umberto Fiori. Egli nasce a Sarzana nel 1949, e poi si trasferisce a Milano nel 1954 dove si laurea in filosofia. Negli anni settanta inizia a scrivere i testi di numerose canzoni e a cantarle con un gruppo rock gli “stormy six”, oltre alla composizione di due libretti d’opera per il compositore Francesconi. Collabora con il fotografo Giovanni Chiaramonte e con i videoartisti di “Studio Azzurro”. E’ autore di saggi e interventi critici sulla musica “SCRIVERE CON LA VOCE DEL 2003” e sulla letteratura “LA POESIA E UN FISCHIO del 2007. Nel 2009 esce un CD con canzoni tratte dalle sue poesie con l’aiuto del chitarrista Luciano Margorani. Il suo primo libro di poesia CASE esce nel 1986 a cui fanno seguito ESEMPI nel 1992, CHIARIMENTI nel 1995, PARLARE AL MURO nel 1996 arricchito da immagini di Marco Petrus. Seguono poi TUTTI nel 1998, LA BELLA VISTA del 2002 e un’ultima raccolta nel 2009 dal titolo VOI. Collabora con DOPPIOZERO, un’associazione culturale che attraverso uno spazio on-line accoglie scrittori, poeti, intellettuali e giovani studiosi, per la quale scrive saggi su Hendrix, Iannacci, Bersani , etc. Il libro da cui sono tratte le poesie di cui parleremo sono pubblicate da Mondadori con una introduzione a cura di Andrea Afribo e raccolgono la stagione poetica degli anni 1986-2014. Proprio del 2014 all’interno vi è un inedito costituito da IL CONOSCENTE che l’autore propone in 14 passaggi. Dalla raccolta di POESIE 1986-2014 MURO IN CERTE ORE SOPRA UN DISTRIBUTORE DI BENZINA UN MURO NUDO SI ILLUMINA E STA CONTRO L’AZZURRO COME UNA LUNA. A UN CERTO PUNTO UNO ABITA QUI DAVVERO, E GUARDA IN FACCIA QUESTE CASE E IMPARA A STARE AL MONDO, IMPARA A PARLARE AL MURO. IMPARA LA LINGUA, ASCOLTA LA GENTE IN GIRO. INCOMINCIA A VEDERE QUESTO POSTO, A SENTIRE NEL CHIARO DEI DISCORSI LA LUCE DI QUESTO MURO. Dalle parole del poeta ci accorgiamo che il suo è un mondo urbano e caotico. Il muro allora diventa capace di sentire gli odori dei gas di scarico, di ascoltare i discorsi della gente che passa, nella speranza di poter capire e comprendere ciò che accade intorno, illuminato da una speranza che forse non sarà delusa. CORSA DOPO AVER GIRATO MEZZ’ORA A VUOTO PER TUTTO IL CAPOLINEA MEZZO ACCECATO DA TUTTA QUELLA LUCE E SENZA VOCE A FURIA DI MALEDIRE LE PARTENZE E GLI ARRIVI, LA STRADA,IL TEMPO,LA VITA E IL MONDO INTERO, SOTTO UN CARTELLO, ALLA FINE, MI SONO FERMATO. HO ASCOLTATO L’INVIDIA CHE VENIVA , CARE CASE, A VEDERVI LA’ SOPRA COL SOLE IN FACCIA RIDERE COME BAMBINE. Nella poesia emerge il flusso senza limite del poeta. Le parole escono fuori, scorrono, non hanno un fermo e si riagganciano sempre alla realtà della città che corre e non si ferma mai. Il cartello per il poeta assume la funzione del capolinea la fine di un itinerario, dove si coglie la fine del suo viaggio alla ricerca di una meta sotto forma di luce che possa rassicurarlo. PASTORE MENTRE QUA DENTRO URLANO,DISCUTONO, LA VETRATA SI APRE SUL CHIASSO DELLA STRADA. TRE CASE STANNO LA’,SOPRA IL PONTE, BELLE COME UN SALUTO. SOLO A LORO IO BADO QUI,CON LE MANI IN MANO, CON L’OCCHIO DI UN PASTORE CHE DA LONTANO CONTA LE SUE CAPRE. Ecco che ancora una volta, dalle prime battute ci accorgiamo che lo sguardo del poeta è rivolto verso l’esterno, nella strada … . Fuori, nel chiasso e nel rumore della vita incessante, ci sono tre case. Esse ci appaiono vive e vere che sentono e guardano come fanno gli esseri viventi. L’azione che all’inizio sembra essere contenuto ad uno spazio interno, si sposta fuori dove il chiasso per assurdo non sembra esserci. Fuori, tutto sembra essere fermo e calmo come lo sguardo del poeta che si sente appagato dal solo vedere quelle sole tre case, come tre capre di un gregge situato altrove, tranquille e affidate alla custodia di un bravo pastore. Nel cuore è viva e profonda una speranza: questa semplice armonia ci offre un raggio di luce e ci ricorda che poterla sognare e rasserenarsi in questo e già una grande gioia. UNA VIPERA QUANDO SEI STANCA DI TUTTE QUESTE PAROLE E MI GUARDI, E NEI TUOI OCCHI C’E’SOLO COMPASSIONE E SPAVENTO, IO LO SENTO DI NUOVO CHE COSA SONO. NON SONO CATTIVO, NO. NEMMENO BUONO.IO SONO LA VIPERA CHE UN GIORNO –TI RICORDI?-ABBIAMO VISTO RIZZARSI IN MEZZO AL SENTIERO. STAVA LI’ FIERA, MUTA, A TESTA ALTA. FIUTAVA LA DISTANZA. DANZAVA PIANO LA NOSTRA, LA SUA PAURA. ERA PURA PRESENTA, SENZA RIMEDIO. ERA LA COSA VIVA, CHIUSA, VELOCE, VELENOSA. DALLA SUA BOCCA SPALANCATA TRA FIORI E I SASSI, NESSUNA VOCE USCIVA. NEMMENO UN SUONO.MA QUALE SPIEGAZIONE AL MONDO POTRA’ MAI ESSERE CHIARA COME QUELLO SBADIGLIO, QUELLA RISATA SENZA RUMORE CHE CI SPIAVA I PASSI? QUANDO SEI STANCA DI TUTTE QUESTE PAROLE E MI GUARDI NEGLI OCCHI CON UN SORRISO STORTO,AMARO,RIPENSA A QUELLA VOCE. RICORDATI DEL GIORNO CHE ABBIAMO VISTO LA VIPERA CANTARE. Il parlare e il ricordare dei due protagonisti ci mette di fronte a qualcosa di speciale, dove il ricordo assume una importanza singolare, come singolare diventa la parola. Lei inizialmente lo osserva in silenzio, stanca delle sue parole avendo per lui soltanto compassione. Il poeta si immedesima nella vipera, cosi’ fiera, altera, veloce ma velenosa. Riflessioni su Orfeo ed Euridice di Virgilio e Una vipera di Umberto fiori I protagonisti del mito virgiliano sono tra i più suggestivi della letteratura latina, chi non ricorda la loro storia d’amore interrotta dalla morte della fanciulla morsa da una vipera? Orfeo, allora si recherà nel regno degli Inferi, per convincere Ade, dio dell’oltretomba, a restituirgli la sua amata … Nel momento in cui penserà di poterla di nuovo abbracciare, per compassione di Persefone, la perderà di nuovo e così, a noi lettori non resterà altro da fare che raccogliere la sua disperazione. Nel mondo virgiliano ci troviamo di fronte ad una atmosfera scura e tenebrosa quando Orfeo scende nel Regno dei Morti. Invece nel mondo di Fiori, spesso ci troviamo di fronte ad una luce che diventa accecante e quasi impedisce di avere un senso di orientamento. Nel mondo virgiliano un momento in cui troviamo la luce c’è ma non è illuminante: Orfeo, quando raggiunge la luce del sole è incapace di riflettere sulle proprie azioni e proprio per questo perderà di nuovo Euridice. La narrazione virgiliana è ricca di significati simbolici: amore, forza della poesia e canto. Anche in Fiori troviamo simboli: bocca, fiori, sassi, case, strade, muri che si ripetono in quasi tutte le sue poesie caratterizzandosi per un linguaggio quotidiano, inoltre nel lessico d’autore ci accorgiamo che la solitudine è un elemento che emerge e può diventare una condizione indispensabile per scrivere. CAPOGRUPPO: BEATRICE SPACCIALBELLI GRUPPO: ARNAO ELEONORA, GRECO ERIKA, LOGHI IRENE, MONTALTO CHIARA, PERONI LUCILLA, ZELORI SILVIA. VARIAZIONI SUL TEMA Paolo Ruffilli SVEGLIO La poesia “sveglio” rappresenta un chiaro esempio stilistico del poeta Paolo Ruffilli. Egli ha pubblicato numerosi volumi di poesia, dai quali traspaiono alcune tematiche ricorrenti. Una di queste è, sicuramente, quella dell’introspezione, tecnica di cui si serve l’autore, per analizzare le proprie riflessioni, presenti anche nella poesia presa in considerazione. La poesia, contenuta all’interno della raccolta “variazioni sul tema”, tratta l’argomento dell’insonnia, utilizzata come metafora per esprimere la visione della propria vita, attraverso un’analisi lucida e distaccata. Sebbene il lessico d’autore non appaia particolarmente complesso, l’io lirico esprime i suoi pensieri attraverso espressioni molto intense e metafore non sempre di facile comprensione. Nella prima strofa, ad esempio, l’autore paragona il proprio momento di insonnia ai frangenti in cui il mondo appare più deserto, ossia nella tranquillità della notte. L’immagine, in questo modo, crea una cornice in cui vengono rappresentate le gioie e i dolori della vita stessa, nella continua ricerca di se stessi e l’esperienze vissute, che aiutano ad arricchire la propria persona. Proprio questi arricchimenti vengono mostrati dal poeta come una concessione benevola dell’esistenza stessa, che si alterna tra il piacere ed il dolore. Questo testo in versi riesce a dimostrare quasi perfettamente quanto sia importante la funzione della poesia, come modalità di inquadratura delle vicissitudini personali, che mettono il poeta in condizioni di poterle trasmettere al lettore, come mezzo per rispecchiarsi. NATURA UMANA La poesia “natura umana” contenuta anch’essa nella raccolta “variazioni sul tema” di Paolo Ruffilli, tenta di porre l’indole dell’uomo in un contesto di auto-analisi. L’istinto umano viene mostrato come una forza irrefrenabile, che porta l’individuo ad elevare se stesso per migliorare verso la ricerca di ciò che gli è stato tolto e che gli apparterebbe. Con questi versi, la prima parte della poesia, chiarisce la scarsa capacità di autocontrollo dei propri impulsi da parte dell’uomo che, senza rendersene pienamente conto, riesce a mettere in discussione l’irreversibilità del destino. E proprio questo suo originale modo di mettere in discussione anche se stesso, provoca uno scatenarsi di riflessioni, che costituiscono l’essenza stessa dell’uomo. Proprio questa essenza rappresenta l’unicità dell’uomo e della sua personalità, caratteristica che diviene la stessa ricchezza della vita. Anche in questo caso il testo poetico non è particolarmente ricco di componenti del linguaggio figurato. Il tramite per sprigionare le profondità delle proprie sensazioni è dato dall’utilizzo delle similitudini e delle metafore, che mettono in relazione la casualità della vita con la concreta identità dell’uomo. IL TEMPO “Il tempo” di Paolo Ruffili, è una poesia inserita nella raccolta “la notte bianca” del libro “variazioni sul tema”, casa editrice nino aragno editore, marzo 2014. L’autore è nato nel 1949 a Rieti, è originario di Forlì. Lo stile poetico utilizzato dallo scrittore segue la legge dell’inversamente proporzionale, il meccanismo del dire con poche parole il molto, l’estrema sintesi. Dapprima Ruffilli paragona il tempo, inteso come tempo della vita, ad un fiume che scorre lento e che, nel periodo della sua giovinezza prende velocità, ignaro dei limiti imposti, trascurando il pensiero che prima o poi il tempo finirà. Tuttavia questo fiume, torna a calmarsi in punto di maturazione del proprio essere per poi riprendere forza, consapevole della fine, fino ad affogare nella sua velocità, nella morte. Simile percorso intraprende Ungaretti, poeta del Novecento, nella sua poesia “I fiumi” che fa parte della raccolta “Allegria” del 1931, dove egli, ripensando al bagno catartico del mattino nell’Isonzo. Rimanda la sua mente agli altri fiumi che hanno segnato la sua esistenza: il Serchio, il Nilo e la Senna. Ognuno di essi rappresenta una fase della vita del poeta, un’età particolare, esperienze di vita ed ognuno, proprio per questo, rievoca in lui emozioni diverse. L’ARIA “L’aria” è una poesia di Paolo Ruffilli, contenuta nel libro “variazioni sul tema”. Egli è autore di romanzi e poesia ed è conosciuto a livello internazionale per i suoi libri tradotti in diverse lingue. In questo componimento poetico l’autore paragona l’aria ad una musica lenta ma contagiosa, che passa tra i tavolini dei bar e le finestre delle case. La poesia si rivela molto chiara, scritta con un ritmo veloce e seppur breve, spiega chiaramente le sensazioni del poeta. A cura di: Martina Campa, Matteo Campagna, Alessio Cosciotti, Daniele Crocietti, Giorgia Palleschi, Melania Perciballi, Federico Quarta. CAPOGRUPPO: Martina Campa Liceo classico-linguistico “Marco Tullio Cicerone” II C