DELLA
UN COLPO
D’ALA
N
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
ANNO XXXV
6 FEBBRAIO 2010
E 1,20
ell’ultimo Angelus di
gennaio il Papa è tornato a parlare di Terra Santa in occasione
della seconda Giornata di Intercessione per la Pace in
Terra Santa, celebrata in tutto il
mondo.
E’ un momento in cui, in particolare di fronte all’incognita iraniana, il processo di pace segna
una serie di impasse dal punto
di vista diplomatico: servirebbero dei colpi d’ala, come ha sottolineato il presidente del Consiglio, nel suo viaggio in Israele.
Cruciale comunque sul medio
periodo è proprio il ruolo delle
religioni. In questo senso un appuntamento molto importante
sarà l’Assemblea Speciale per il
Medio Oriente del Sinodo dei
Vescovi che avrà luogo dal 10 al
24 ottobre 2010. L’Instrumentum
Laboris sarà consegnato dal
Papa nel corso della sua visita a
Cipro, nel prossimo mese di giugno, ma, già dopo la pubblicazione dei Lineamenta, il 19 gennaio, il processo di preparazione è
già cominciato ed entrerà nel vivo
con il traguardo della Pasqua,
che quest’anno tutti i cristiani
celebrano nella stessa data il 4
aprile 2010. E’ un evento di grande rilievo, perché proprio in Terra Santa si tocca con mano il
grande pluralismo delle confessioni e dei riti, i conflitti che questo provoca, ma anche la fondamentale importanza della presenza cristiana. Questo è sottolineato anche dal tema del sinodo,
“La Chiesa Cattolica nel Medio
Oriente: comunione e testimonianza,” seguito da un motto tratto da un passo fondamentale degli Atti degli Apostoli: “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo
e un’anima sola” (At 4, 32).
I cristiani del Medio Oriente
toccano con mano i molteplici
aspetti della crisi politica che da
tempo segna tutta l’area, dei conflitti che si susseguono: da quello israelo-paletinese, a quello del
Libano, a quello iracheno. Toccano con mano il cruciale tema della libertà di religione e di coscienza, gli “ostacoli all’esercizio di tale
diritto fondamentale della persona umana e di ogni comunità religiosa”. Di qui i drammi degli attentati (in Iraq) e la realtà dell’emigrazione, spesso forzata.
Eppure i cristiani sono sollecitati ad una nuova testimonianza. Per questo occorre una speciale e universale vicinanza. Le
correnti estremiste dell’Islam
sono una minaccia per tutti: cristiani e musulmani. Ad esse si
deve rispondere confermando e
rafforzando l’identità, la comunione tra le Chiese e rilanciando
il dialogo. E’ molto difficile. Anche se le Costituzioni della maggior parte dei Paesi del Medio
Oriente garantiscono l’uguaglianza tra i cittadini a tutti i livelli, per la mancanza di distinzione tra religione e politica in
pratica i cristiani sono spesso in
posizione di non-cittadinanza.
Bisogna però continuare essere
presenti, con la parola e soprattutto con l’operosità cristiana: le
opere cattoliche, come scuole e
ospedali, frequentati anche da
musulmani, offrono una testimonianza decisiva. Da far crescere
con un supporto corale da tutto
il mondo.
FRANCESCO BONINI
5
DIOCESI
DI
COMO
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
La Veglia diocesana
per la Vita organizzata
dal CAV di Como con la
collaborazione della
Caritas diocesana e
dell’Ufficio di Pastorale
Sociale e del Lavoro si
terrà a BREGNANO
SABATO 6 FEBBRAIO 2010.
Il ritrovo è fissato
per le ore 20.00 nella
chiesa parrocchiale
di S. Giorgio.
Dopo un breve momento
di riflessione ci si
muoverà in processione
e preghiera, verso l’area
industriale di Bregnano
dove si concluderà
la Veglia con la
testimonianza
del Centro di Aiuto
alla Vita
LIBRETTI PER LA BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE
Avrà come fulcro la Sacra Famiglia di Nazareth e ha come titolo Costruisci, o Dio, la nostra casa!, il libretto per la benedizione delle famiglie edizione 2010. Oltre alla riflessione del Vescovo Diego, ad accompagnare i momenti di preghiera in famiglia
saranno le parole dei papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI in occasione dei loro viaggi apostolici in Terra
Santa. Il libretto, tutto a colori, mantiene il formato degli scorsi anni e sarà pronto dalla metà di febbraio.
È già possibile effettuare le prenotazioni presso il Settimanale (da lunedì a venerdì, dalle ore 8.30 alle ore 18.30 telefono 031-263533). Quest’anno, per chi lo desidera, è possibile personalizzare l’ultima pagina di copertina del libretto con
immagini o pensieri a scelta della parrocchia.
P A G I N A
2
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
GIANCARLO BREGANTINI
ANDREA RICCARDI
a cura di AGOSTINO CLERICI
LETTERA AI SACERDOTI
DALL’ALTARE AL MONDO
L
P
Padre Giancarlo Bregantini - così ama farsi chiamare l’arcivescovo di Campobasso, già vescovo di Locri - si è lasciato provocare dalla Lettera agli Ebrei e, prendendola come
riferimento, ne ha scritta una sua, indirizzandola ai sacerdoti. Un modo per ricordare loro che Gesù Cristo è l’unico
fondamento di ogni sacerdozio, essendo lui il «sommo sacerdote
fedele e misericordioso». Solo se annodato al cuore di Cristo, il
sacerdote diviene albero radicato lungo corsi d’acqua, e le sue radici sono profonde e i suoi frutti sono per tutta l’umanità, specialmente quella più sofferente.
Sviluppata in tre parti, la lettera di mons. Bregantini mette in
evidenza come il sacerdote, l’alter Christus, è uno che vive radicato nella storia; è uno che si fa fulcro e promotore di relazioni; è uno
che si rende fecondo di frutti dello Spirito.
«Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande
tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei
doni più preziosi della misericordia divina», dice il Curato d’Ars.
È una consapevolezza necessaria da riproporre nella Chiesa oggi:
– il sacerdozio è questione di servizio;
– il sacerdozio va vissuto alla maniera di Cristo, che ha dato se
stesso per tutti;
– il sacerdozio è, in primo luogo, memoriale-testimonianza di
Cristo, che ha a cuore gli interessi di Dio Padre. E il Padre ha a
cuore tutti coloro che ha creato.
autore di questo volumetto non è un sacerdote, ma nel 1968
ha fondato la Comunità di sant’Egidio ed è un valente studioso della storia della Chiesa in età moderna e contemporanea. Andrea Riccardi propone queste parole pensate
per chi si trova «tra il Libro e il calice», parole dedicate a
chi «guarda il mondo dall’altare». Il volumetto, presentato da
Paoline nella bella collana “Al pozzo di Sicar” in occasione dell’Anno sacerdotale indetto da papa Benedetto XVI, guarda al sacerdozio come missione, come azione, movimento che, dall’altare, si spinge nel mondo, a “compromettersi “ con il mondo. Il principio qui
sotteso è una sorta di moderna rivoluzione copernicana che vede
nell’altare il centro, il vertice cui tutto confluisce, cielo e terra. E
dunque, proprio a muovere da questa prospettiva, proprio dall’altare il cristiano è chiamato a “guardare al dramma e alla bellezza
della vita”.
“È dall’altare, da questo monte santo che dobbiamo guardare le
cose terrene, giudicarle e servircene” scrive papa Giovanni XXIII.
E Andrea Riccardi va oltre, alla ricerca della linfa che nutre l’originalità di questo sguardo: il Calice e il Libro, la liturgia eucaristica
e la liturgia della Parola.
Lo studio, la riflessione, la meditazione del Libro divengono allora, condizione necessaria per poter abitare il monte santo, la città di Dio. Ed esserne cittadini. Il prete va cercato sull’altare sul
monte della liturgia, tra il Calice e il Libro.
’
GIANCARLO BREGANTINI, Lettera ai sacerdoti, Paoline,
pagine 160, euro 14,00.
ANDREA RICCARDI, Dall’altare al mondo, Paoline, pagine 62, euro 12,00.
QUINTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Parola
FRA
noi
IS 6,1-2.3-8
SAL 137
1COR 15,1-11
LC 5,1-11
La Chiesa non farà
altro che questo, nei
secoli e nei millenni
di ANGELO SCEPPACERCA
PRIMA SETTIMANA
del Salterio
ACCOGLIERE TUTTI NELLA BARCA DOVE STA GESÙ
L
e letture di questa domenica, che la Chiesa italiana dedica alla vita, possono essere lette in
modo unitario perché le
lega un tema comune: la vocazione. Si tratta di vocazioni diverse, ma tutte hanno una cosa
fondamentale in comune: ogni
chiamata viene capita e accettata se c’è l’esperienza di incontro
personale con Dio e con Cristo.
Si comincia con la visione di
Isaia: nel tempio di Gerusalemme egli contempla il “Signore
seduto su un trono alto ed elevato”. È un incontro improvviso che lo segnerà per tutta la
vita. Dio appare in tutta la maestà di Re, attorniato dai “serafini” (“i brucianti”) pronti ad eseguire gli ordini divini, che cantano e proclamano Dio come il
“Santo, Santo, Santo”, Signore
dell’universo e assolutamente
trascendente, infinitamente
perfetto e di inesauribile ricchezza, di una bellezza irresistibile. Dio è mistero “tremendo e
affascinante”, vederlo con occhi
è morire perché è troppo bello
e “Tutta la terra è piena della
sua gloria”, cioè è piena di Lui.
A contatto col Dio tre volte
“santo” Isaia avverte, con angoscia, la propria indegnità di peccatore. Dio lo purifica da ogni
colpa, a iniziare dalle “labbra”,
perché Isaia dovrà parlare in
nome di Dio. Una è la parola del
profeta: “Eccomi”.
Nel Vangelo Gesù è seduto
sulla barca di Simone mentre la
folla gli fa ressa intorno. Gesù
ordina di tornare a pescare dopo
un’intera notte di lavoro senza
frutto. Simone si affida alla parola del Maestro, poco gli importa di un nuovo insuccesso. Il
miracolo strepitoso dice ancora
una volta che ci si può fidare della
parola di Gesù. È a questo punto che Simone fa la stessa esperienza di Isaia. Da una parte riconosce la potenza di Dio in
Gesù; dall’altra la propria condizione di peccatore e supplica
Gesù di allontanarsi perché si
sente indegno di stare alla sua
presenza. Gesù, “l’amico dei
peccatori”, non si allontana, ma
lo chiama e lo trasforma in pescatore di uomini. Gli apostoli e
la Chiesa non faranno altro che
questo, nei secoli e nei millenni: portare salvezza e accogliere tutti nella barca dove sta
Gesù, vivo e presente in mezzo
a loro.
Anche Paolo, nella lettera ai
Corinti, afferma che se lui e gli
apostoli si affaticano nell’annunziare il Vangelo, è perché hanno incontrato Gesù risorto: “Apparve a Cefa, ai Dodici, ...a Giacomo ...a me”. È questa esperienza che li trasforma in testimoni appassionati.
La spiegazione del Vangelo di
oggi è semplice, basta paragonarsi agli apostoli e riconoscersi loro compagni nell’insuccesso ma anche strabiliati di come
possa cambiare la vita – dentro
e fuori – quando ne percorriamo
pure un solo tratto alla sequela
di Gesù, guidati dall’eco delle sue
parole. Il sentirci niente somiglia
alla “crisi” di Isaia, di Pietro e di
Paolo. Anche noi ci percepiamo
falliti e supplichiamo salvezza.
Che è come dire: Signore, resta
con noi. La missione che realizza una vocazione è tutta qui, nel
far sentire questa presenza di Dio
alla folla di solitudini che fa ressa intorno.
Sulle rive del lago di Genesaret le reti quasi si strappavano
per il troppo pesce. È stato così
per la Chiesa degli apostoli e
delle prime comunità cristiane,
sebbene perseguitate. Può
esserlo anche oggi, attraversando la crisi di ogni chiamata. Perché da sempre l’avventura di
uno trascina radicalmente anche gli altri.
RAFFAELLO:
ARAZZO
“LA PESCA
MIRACOLOSA”
DELLA DIOCESI DI COMO
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Raffaello dipinse per la Cappella Sistina nove cartoni poi trasformati in arazzi nella bottega di Rieter Van Aelst a Bruxelles (1514-1519).
Contenevano le storie di Pietro e di Paolo per rafforzare il tema teologico del ministero apostolico del Papa.
In questo arazzo, oggi conservato con gli altri nella Pinacoteca
Vaticana, è rappresentata la vocazione di Pietro dopo la pesca miracolosa. Un lembo di terra con piante erbacee e tre uccelli sulla riva
(sorpresi anch’essi per il miracolo della pesca sovrabbondante sembrano avvertire la presenza del Messia); uno specchio d’acqua disteso
in diagonale che si allunga in lontananza; un altro lembo di terra
obliquo; infine, sull’orizzonte molto alto, un cielo variato di nubi leggere e chiare, con uccelli in volo che segnano la profondità. Un paesaggio mattutino incantevole. Vicino al primo piano, sull’acqua limpida
dai molti riflessi, le due barche in linea trasversale, sproporzionatamente piccole per far risaltare l’importanza dei personaggi. Gesù è
maestoso e calmo. Gli altri sono eccitati ed emozionati per il miracolo. Pietro e Andrea riconoscono il Salvatore e lo adorano. Invece sull’altra barca Zebedeo e i suoi due figli sono ancora assorti nel lavoro.
P A G I N A
CHIESA
PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
3
LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO
L’11 FEBBRAIO: LA CHIESA
A SERVIZIO DELL’AMORE
PER I SOFFERENTI
l Santo Padre Benedetto
XVI con il suo Messaggio
diffuso dal Vaticano lo
scorso 23 novembre, nella
solennità di Cristo Re, ci
ha ricordato la XVIII Giornata Mondiale del Malato che
avrà luogo l’11 febbraio, memoria liturgica anche della
Beata Vergine Maria di
Lourdes.
I
Il Papa ha colto la coincidenza con il 25°anniversario dell’istituzione del Pontificio
Consiglio per gli Operatori
Sanitari. Era stato il Santo
Padre Giovanni Paolo II con
il motu proprio Dolentium Hominum dell’11 febbraio 1985
a istituire la Pontificia Commissione per la pastorale degli operatori sanitari.
Con l’annuale Giornata
Mondiale del Malato la Chiesa intende «…sensibilizzare
capillarmente la comunità ecclesiale circa l’importanza del
servizio pastorale nel vasto
mondo della salute. Ciò fa parte della sua missione, poiché
si inscrive nel solco della
stessa missione salvifica di
Cristo» (Benedetto XVI).
Nella vita terrena Gesù non
ha difeso le sue prerogative
divine; anche per Lui notti, silenzi, lotte, sofferenze, abbandoni: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt
27-46). Ha preferito la piena
condivisione con la situazione
degli uomini, fatta di gioie,
dolori, morte. È la logica della Croce, così Egli svela a noi
uomini il vero, nuovo significato del dolore.
A causa, o “grazie” ad essa
(la colpa), noi siamo inseriti in
un piano salvifico divino, ed
«Inserendo la Croce in un ragionamento avvenuto in Dio,
e presentandola come un disegno del Padre (obbedienza),
lo scandalo del Crocifisso è nel
contempo ingrandito e risolto
(Bruno Maggioni)».
Nella Lettera Apostolica
“Salvifici doloris” il Servo di
Dio Giovanni Paolo II ha parole illuminanti in proposito.
«L’umana sofferenza – egli ha
XVIII GIORNATA MONDIALE
DEL MALATO
LA CHIESA A SERVIZIO
DELL’AMORE
PER I SOFFERENTI
GLI APPUNTAMENTI
IN DIOCESI DI COMO
GIOVEDÌ 11 FEBBRAIO:
LE CELEBRAZIONI EUCARISTICHE PRESIEDUTE
DAL VESCOVO MONSIGNOR DIEGO COLETTI
• ORE 15.30
ISTITUTO SAN CARLO
15.30, PRESSO L’ISTITUTO
TE
FATEBENEFRATELLI DI SOLBIA
SOLBIATE
TE;
• ORE 18.30
18.30, PRESSO LA CASA DI
ACCOGLIENZA “LA SORGENTE” DI COMO
(BASILICA DEL SS. CROCIFISSO), SARÀ PRESENTE
ANCHE IL GENERALE DEI PADRI SOMASCHI
GIOVEDÌ 11 FEBBRAIO: LE CELEBRAZIONI
EUCARISTICHE NEGLI OSPEDALI
• ORE 15.00
15.00, PRESSO LA CLINICA VILLA
APRICA DI COMO-MONTEOLIMPINO
COMO-MONTEOLIMPINO, PRESIEDE
MONSIGNOR ARMANDO BERNASCONI;
• ORE 16.00
’OSPEDALE
16.00, PRESSO L’OSPEDALE
SANT’ANNA DI COMO
COMO, PRESIEDE
MONSIGNOR GIULIANO ZANOTTA;
• ORE 16.00
OSPEDALE DI CIRCOLO
16.00, PRESSO L’OSPEDALE
DI SONDRIO
SONDRIO, PRESIEDE DON PIERO PIAZZOLI.
VENERDÌ 12 FEBBRAIO
• ORE 16.30
OSPEDALE VALDUCE DI
16.30, PRESSO L’OSPEDALE
COMO
COMO, SANTA MESSA SOLENNE, PRESIEDE IL
VESCOVO MONSIGNOR DIEGO COLETTI
COLETTI.
scritto – ha raggiunto il suo
culmine nella passione di Cristo. E contemporaneamente
essa è entrata in una dimensione completamente nuova e
in un nuovo ordine: è stata
legata all’amore…, a quell’amore che crea il bene ricavandolo anche dal male, ricavandolo per mezzo della sofferenza, così come il bene supremo della redenzione del
mondo è stato tratto dalla
Croce di Cristo, e costantemente prende da essa il suo
avvio. La Croce di Cristo è diventata una sorgente, dalla
quale sgorgano fiumi di acqua
viva».
Pio XII rivolgendosi agli
ammalati usa espressioni forti, toccanti: «Agli occhi del
mondo Voi Infermi apparite
estranei alla festa della natura; voi apparite come lontani
dal complesso e stupendo
mondo dell’arte; sembrate
spettatori passivi al continuo
progresso del dominio degli
uomini sulla terra…Voi sembrate inutili e questa è la
parte più penosa che toc-
ca ai sofferenti…, ma la vostra realtà è ben diversa,
e su di essa si pone lo
sguardo penetrante di
Gesù».
Gesù nell’Ultima Cena, pri-
LA PREGHIERA PER LA GIORNATA
MONDIALE DEL MALATO
Sincero affidamento alla
Madonna di Lourdes
ma di ritornare al Padre, si è
chinato a lavare i piedi agli
Apostoli; con tale gesto ha invitato i discepoli ad entrare
nella sua medesima logica
dell’amore che si dona specialmente ai più piccoli e ai bisognosi (Gv 13, 12-17). Siamo
tutti invitati a seguire l’esempio di Gesù.
Madre Teresa diceva: «Vedo
Cristo in ogni persona che tocco perché Egli ha detto: Ero
nudo, ero malato, ero sofferente, ero senza casa e voi mi avete accudito».
Gesù ci propone la parabola del Buon Samaritano che
vide sul ciglio della strada un
uomo lasciato mezzo morto da
briganti: “…vide e ne ebbe
compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò
sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura
di lui… (Lc 10, 33-35). A conclusione della parabola Gesù
dice: “Và e anche tu fà così”
(Lc 10,37). Siamo dunque invitati ad aprirci verso tutti i
fratelli e le sorelle che incontriamo nel mondo.
E Giovanni Paolo II nella
Costituzione apostolica Pastor
Bonus (art. 152) ringrazia «di
cuore le persone che, ogni giorno, svolgono il servizio verso i
malati e i sofferenti, facendo
in modo che l’apostolato della
misericordia di Dio, a cui attendono, risponda sempre
meglio alle nuove esigenze».
Dopo aver invitato i presbiteri a non risparmiarsi nel
dare cura e conforto ai malati
l’attuale Pontefice così conclude il suo messaggio: «Con tali
sentimenti, imploro sugli ammalati, come pure su quanti
li assistono, la materna protezione di Maria Salus Infirmorum, e a tutti impartisco di
cuore la Benedizione Apostolica».
a cura di
ANTONIO LUNARDON
SOCIETÀ
P A G I N A
4
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
ANNO GIUDIZIARIO TRA LE IMMAGINI MEDIATICHE E IL DIUTURNO LAVORO DEL GIUDICE
Un certo stridore tra «potere» e «servizio»
P
rima la Cassazione, poi
le Corti di Appello. Anche il 2010 ha visto celebrarsi la consueta
inaugurazione dell’anno giudiziario, con il Guardasigilli, Angelino Alfano, presente all’Aquila, il popolo dei giudici riunito nei palazzi di giustizia, ad ascoltare le relazioni
sullo stato della giustizia del
Primo Presidente di Cassazione, Vincenzo Carbone, e del
Procuratore Generale di Cassazione, Vitaliano Esposito, nonché dei Presidenti delle Corti
territoriali.
Certo, ciò che colpisce e che è
stato riferito dai giornali è il
segno esteriore. Scranni vuoti,
alcuni, per il vero meno di quello che ci si aspettasse. Una parte del popolo delle toghe, aderente all’associazione nazionale magistrati, in sciopero, volutamente assente per protesta
contro le iniziative di riforma
proposte dal governo. Una parte, presente all’appuntamento
in toga nera, con il libello della
Costituzione in mano, ad indicare evidentemente la ritenuta
violazione di detta carta da parte delle iniziative governative,
a manifestare la silenziosa ma
al tempo stesso eclatante e vistosa testimonianza di una contrarierà politica da ultima resistenza della linea Maginot.
Giudici e riforma della giustizia, giudici e manifestazioni
simboliche, un prendere posizione contro l’indirizzo politico
in materia di giustizia, da parte di servitori imparziali della
giustizia.
Eppure… Eppure, c’è qualcosa che non torna. A quelle manifestazioni esteriori non corrisponde un altro popolo, quello
di chi lavora silenziosamente
nelle aule di udienza, che ascol-
ta i testimoni, che cerca di dare
giustizia, che si scontra quotidianamente con i problemi degli uffici giudiziari, con i ruoli
già pieni di cause, che fa sentenze, che si prepara, studia e
ascolta le parti.
Questi sono i giudici che conosco e che apprezzo; perché,
seduto dall’altra parte del tavolo d’udienza, so che non è facile l’esercizio del potere di giudicare l’altrui persona, che richiede una umanità, una attenzione ed una delicatezza non
comuni, e che raddoppia le responsabilità. Equilibrio difficile, che non può essere sprecato
con presenzialismi vari o, peggio ancora, con azioni politiche
improbabili.
Allora, mi è parso stridere ciò
che si è visto nelle foto dei quotidiani, alcune file di giudici in
piedi con un grande foglio davanti, con quanto si è invece
sentito nella stessa giornata da
parte dei vertici dell’ordinamento giudiziario. Mi ha colpito ciò che ha sottolineato in
apertura il Presidente della
Cassazione: “la giustizia va concepita non come ‘potere’, ma
come ‘servizio’ (il ‘servizio giustizia’), nel senso più elevato
dell’espressione, al quale si
chiede, in primo luogo, funzionalità ed efficienza”; e ciò che
ha detto il Procuratore Generale: “efficienza del servizio ed
effettività dei diritti: sono questi i punti nodali della questione giustizia, all’interno dei quali vanno individuate le ragioni
della crisi di identità del magistrato, per contribuire ad avviare – come ha indicato il Capo
dello Stato – un confronto senza opposte pregiudiziali e posizioni rigidamente precostituite”.
Quest’ultimo ha poi concluso,
senza mezzi termini: “è mio fermo convincimento che la magistratura debba restare rigorosamente estranea ad ogni conflitto con le parti politiche: l’unica politica consentita al magistrato, nell’esercizio delle sue
funzioni, è quella di seguire la
legalità”.
Il Primo Presidente Carbone
ha anche riservato alcune considerazioni sulla riforma della
giustizia, che “quale ne sia il
modello, non va concepita e realizzata – da nessuna delle parti – come un momento di scontro tra Poteri dello Stato, ma
come un momento di incontro e
di convergenza” e “deve essere
il più possibile condivisa tra le
forze politiche ma anche tra gli
operatori”; ed ha precisato il
ruolo spettante a questi ultimi,
“i quali possono contribuire a
individuare i nodi critici ‘veri’,
non quelli mediaticamente più
appariscenti”, concludendo
“tale confronto istituzionale
non deve, però, implicare la
negoziazione o la concertazione
di tutte le scelte – specie di
quelle di carattere generale –
che finirebbero per far perdere
la ‘visione’ globale dell’intervento, e con essa gli interessi del
cittadino e del sistema Paese”.
Un’ultima considerazione,
più amena. Il Palazzaccio, simbolo della giustizia romana, così
chiamato con un termine un po’
sgraziato, tipico dell’espressione romanesca, tra l’affettuoso e
l’irriverente, in realtà è rimasto innominato per oltre un secolo: realizzato ai primi del ‘900,
pur sede della Cassazione, non
ha mai avuto un titolo ufficiale, neppure quello di “palazzo di
giustizia” che avrebbe voluto
l’allora Guardasigilli Zanardelli.
Da oggi si chiama “Corte di
Cassazione”. A seguito delle riforme (parte già attuate e parte in corso di approvazione al
Senato) è un po’ meno “Corte
Suprema” ossia terzo ed ultimo
grado di giudizio a cui accedere
pressoché sempre, ed invece un
po’ più organo “nomofilattico”,
che non è una malattia ma un
termine tecnico per indicare la
funzione di indirizzo interpretativo e possibilmente unificante che gli viene oggi assegnata.
Un augurio di buon inizio, sia
alla nuova Corte che all’anno
giudiziario.
STEFANO SPINELLI
NOTA ECONOMICA
Il «sogno» del card. Bagnasco e... l’Italia
I
l “sogno” del Cardinal Angelo Bagnasco è avvincente e condivisibile. Se si
materializzasse, le condizioni richieste, per guardare al futuro, con serenità e fiducia, diverrebbero realtà. Riporto virgolettate, alcune parole pronunciate dal Presidente
della Cei, è urgente veder nascere “una nuova generazione
di cristiani laici impegnati”, forniti di “competenze” e di “rigore morale”, capaci di percepire
“la responsabilità davanti a Dio
come decisiva per l’agire politico”. La “nuova generazione dovrebbe sempre essere coerente
con la fede professata” e pronta
a difendere ed affermare, gli
irrinunciabili e non negoziabili,
valori cristiani, quali “la vita
umana ovunque palpiti”, “la famiglia formata da uomo e donna e fondata sul matrimonio”,
“la responsabilità educativa”,
“il lavoro”, l’ordinamento giuridico democratico e l’ordine sociale. Il delineato soggetto politico non nasce d’incanto, quindi è urgente un’azione educativa, trasversale a tutto il mondo cattolico. Detta educazione
deve portare a comprendere
“che la connotazione essenzia-
le dell’autentico sviluppo” è
quella di “essere integrale, il
che vuol dire volta alla promozione di ogni uomo e di tutto
l’uomo” (Caritas in Veritate,18).
I realisti non si nascondono
l’esigenza di elaborare un modello cultural/politico/economico, identificante le modalità, le
fondamenta e i limiti di detta
presenza nel temporale.
Ho così chiarito il desiderio di
veder contestualizzata l’identità del cattolico chiamato ad
operare nell’ambito della politica e dell’economia, nonché
quella degli strumenti operativi e delle alleanze. Ritengo inaccettabile la presenza di cattolici in partiti aperti a divorzisti,
abortisti, nichilisti e a soggetti
che rifiutano l’ordine, la legalità e le regole. Valori richiesti
dalla società civile per poter
progredire nella vita politica e
nel sistema economico/finanziario. Come sottolinea la Caritas in Veritate quest’ultimo non
“ceda alla tentazione di ricercare solo profitto di breve termine, e non anche la sostenibilità dell’impresa a lungo termine”, finalizzando il tutto al
perseguimento del bene comune e dello “sviluppo umano in-
tegrale”. Le sanzioni, per chi
infrange norme e leggi, ahimè
vengono contestate, anche da
cattolici impegnati in politica.
Questa visione dei rapporti fra
gli uomini e fra questi e gli enti
pubblici e privati, rende problematica ogni ipotesi di ordinato,
equo e duraturo sviluppo economico, nonché di progresso civile e democratico.
Se i cristiani intendono contribuire ad indirizzare il Paese
verso lo sviluppo e la ripresa
economica, culturale e democratica, debbono recuperare la
loro identità. Debbono approfondire e studiare l’insegnamento sociale della Chiesa, le
dinamiche di impresa, le tecniche di produzione, commercializzazione e innovazione dei
prodotti, le regole del mercato
interno e internazionale e così
via. “Vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere
una generazione nuova di italiani e di cattolici”, auspica il
presidente della Cei. Per brevità mi soffermo solo su due vocaboli “questa stagione” e sui
compiti a cui è chiamata la
“nuova generazione”.
Sul primo punto, la società
italiana temo sia giunta ad una
fase pericolosa di decadenza, di
immoralità, di irresponsabilità,
di saccente non-conoscenza e di
pericolosa impotenza. Chiarisco
cosa intendo dire, prendendo
come esempio due fatti. Il crollo di una catapecchia a Favaro,
che ha provocato la morte di
due sorelline e il ferimento del
loro fratello, e la storia dei 56
alloggi popolari, costati circa un
miliardo di vecchie lire, mai
posti in assegnazione. Gli appartamenti sono stati distrutti
da delinquenti e dall’incuria dei
poteri pubblici, locali e nazionali. Sprechi di danaro pubblico, irresponsabilità, mancanza
di controlli, ma ciò che è più grave è l’assenza di condanne penali. La lotta alla modernizzazione
e allo sviluppo del Paese è incredibilmente ampia e articolata, si
pensi ai no-Tav, contrari al collegamento ferroviario Torino-Lione, ossia ad un tratto della linea Lisbona-Kiev. In parole povere, si tratta di un’opera indispensabile a tenere l’Europa,
quindi anche l’Italia, nel novero
delle grandi potenze economiche.
La classe dirigente italiana,
non pare rendersi conto che, gli
equilibri mondiali si stanno spostando al di fuori del sistema
economico occidentale. L’Italia,
al di là dell’ottimismo esternato
dagli uomini del Centrodestra e
dell’incapacità della sinistra di
affrontare il passaggio dell’economia al mercato globale, si ritrova con un debito pubblico salito attorno al 116% del Pil e un
tasso di disoccupazione leggermente superiore al 10% della
forza lavoro. Nel 2010 i disoccupati potrebbero salire a oltre due
milioni e mezzo e la cassa integrazione continuerà la sua corsa. Infine, si teme la frantumazione dell’ultima certezza rimasta sui mercati finanziari mondiali: la tenuta del debito sovrano, quello degli Stati. I governi
dell’Occidente se si verificasse
una nuova crisi, che non è da
escludere, non riuscirebbero a ripetere “l’operazione salvagente”,
ovvero non sarebbero più in grado di salvare le banche, sostenere con contributi e sovvenzioni
l’economia reale e finanziare gli
ammortizzatori sociali. L’auspicio di veder nascere una generazione nuova di italiani e di cattolici di grande “competenza”, di
indiscussa fede democratica e di
grande “rigore morale” non è più
rinviabile.
GIANNI MUNARINI
SOCIETÀ
P A G I N A
5
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
LA «FICTION» TRASMESSA SU RAIUNO
La libertà del vangelo
e il nuovo orizzonte
Agostino: il nodo della verità «
I
L
a fiction Rai su sant’Agostino ha certamente vinto la sfida dello share televisivo nelle due serate
di programmazione (i dati auditel parlano di 26,07% domenica e 24,73% lunedì). Un
segno che le parabole di santità suscitano ancora interesse
nei telespettatori. Ma non è
l’unico aspetto positivo della
produzione Lux Vide, andata in
onda su Raiuno. Prima, però, mi
sembra giusto segnalare il limite congenito a questo tipo di
prodotti televisivi, che non per
nulla si chiamano fiction e contengono, quindi una buona dose
di finzione. Non ne è mancata
nemmeno nel «Sant’Agostino»
di Christian Duguay.
Bisogna dire che Agostino di
Ippona è un personaggio che,
pur vissuto sedici secoli fa, gode
di coordinate biografiche la cui
precisione supera abbondantemente quelle di altri suoi contemporanei. Questo è dovuto
alla sensibilità moderna di
Agostino stesso, autore dell’autobiografia più famosa della
letteratura di tutti i tempi, le
Confessioni. Queste coordinate
sono state in più punti disattese nella fiction televisiva, che
ha amalgamato date e personaggi a vantaggio di una trama romanzata e più armonica
di quanto lo sia stata la vita di
Agostino. Alcuni personaggi
sono di pura invenzione (come
l’amico Valerio che ricompare
governatore a Ippona, durante
l’assedio della città da parte dei
Vandali), altri sono stati caratterizzati togliendoli dall’anonimato (come Khalidà, da cui
Agostino ebbe il figlio Adeodato, ma è altamente improbabi-
le che la donna a cui il futuro
vescovo di Ippona rimase fedele per tanti anni fosse una
schiava etiope), altri ancora
sono personaggi della fiction
che condensano in sé più di un
personaggio storico (la famosa
conferenza di Cartagine del
411 vide protagonista come
giudice non Ilario, ma l’incaricato imperiale Marcellino, che
fu giustiziato dai romani e non
assassinato dai circoncellioni,
i fanatici donatisti). Forse qualche ricostruzione è stata eccessivamente libera, e sarebbe stato utile affiancare alla fiction
qualche approfondimento.
Ma ben più rimarchevole è il
positivo servizio che questa
fiction televisiva ha svolto nel
presentare al grande pubblico
la figura gigantesca di sant’Agostino. Intanto, è stato
ampiamente centrato il nodo di
tutta la vita del vescovo di Ippona: la ricerca della verità. Le
parole messe sulla bocca del
vescovo Ambrogio - «Non è l’uomo a trovare la verità. Deve lasciare che sia la verità a trovare lui» - sono il più bel commento dell’esperienza umana e cristiana di Agostino. Azzeccate
anche alcune attualizzazioni di
brani magistrali delle opere del
santo, come la frase sui regni
umani ridotti a «latrocinio»
pronunciata in un improbabile
faccia a faccia con Genserico, re
dei Vandali; o l’aforisma dell’«Ama e fa quello che vuoi»
calato dentro un’omelia nuziale; o il tema della città di Dio
come viatico ad un morente.
Grande risalto è stato dato anche alla transizione epocale,
dopo il sacco di Roma del 410,
che Agostino contribuì effettivamente a veicolare verso uno
sbocco nuovo, segnato da un
pensiero forte, di cui oggi sentiamo tutti la mancanza, in
un’epoca che, per tanti versi, assomiglia al tempo di Agostino.
AGOSTINO CLERICI
COLPO D’OCCHIO
Parolacce e sentenze
’
L
ennesima, e ultima in
ordine di tempo, sentenza della Corte di
Cassazione in materia
di linguaggio offensivo
riguarda ancora una volta la locuzione che, secondo accurate
statistiche, è la più usata in Italia e che incomincia con l’imperativo categorico “va’”. Insomma, ci siamo capiti. Se non bastasse, diremmo che la suddetta locuzione può tradursi graficamente e nella pronuncia in
una sola parola, registrata dai
vocabolari, con valore di interiezione e anche di sostantivo.
Quale che sia la forma grammaticale, i supremi giudici hanno sentenziato che l’espressione in questione non si può dire
ai… vicini di casa, perché “i rapporti di vicinato devono essere
improntati ad un maggiore rispetto reciproco”. Una simile
affermazione lascerebbe supporre che, invece, ai “lontani di
casa” si può dire tranquillamente. Possibilità, questa, tutt’altro che campata in aria, visto che gli stessi giudici, in precedenti sentenze, avevano liberalizzato la medesima espressione.
Non è la prima volta che le
pronunce della Cassazione in
materia di parolacce, frasi offensive, epiteti ingiuriosi si di-
mostrano contraddittorie. Ricordiamo una sentenza dell’ottobre 2008 secondo la quale un
politico può dire a un altro politico “rimbambito”, poiché “il
linguaggio della polemica politica può assumere toni più pungenti e incisivi rispetto a quelli
comunemente adoperati nei
rapporti tra privati”. Con ciò
accordando ai politici, in barba
al principio che tutti i cittadini
sono uguali di fronte alla legge,
il privilegio di darsi reciprocamente del “rimbambito” senza
incorrere in sanzioni penali.
Ma un’altra sentenza, del luglio 2009, confermava la condanna per ingiuria ad un consigliere comunale di Taormina
che durante una seduta aveva
detto a un collega: “Ti stai comportando da cretino”. Il consigliere si era difeso sostenendo
che l’espressione “cretino” rientra nel linguaggio polemico in
uso tra i politici e dunque egli
aveva esercitato solo un legittimo diritto di critica politica.
La Cassazione respingeva il ricorso con la motivazione che “la
tesi sull’esistenza nella nostra
democrazia di una superiore
area (il confronto politico) in cui
si sarebbe sedimentata – grazie a un lessico fatto di ingiurie
reciproche – una sorta di
desensibilizzazione ai termini
offensivi”, non giustifica “una
concezione degradante della
gestione dei pubblici poteri in
cui i rappresentanti della democrazia potrebbero esprimere le
proprie opinioni con strumenti
vietati dalla legge, invocando
un trattamento di favore che
costituirebbe un’inammissibile
disuguaglianza dinanzi alla
legge”. Insomma, per farla breve: a poco meno di un anno di
distanza, “rimbambito” sì, “cretino” no.
A questo punto come regolarsi? Poiché le sentenze della Corte di Cassazione in materia
sono ormai numerose, in attesa di un manuale ufficiale “ad
hoc”, proponiamo ai vocabolari
di segnalare, dalle prossime
edizioni, per ogni parolaccia e
locuzione offensiva, la relativa
sentenza di “liberalizzazione”
dei supremi giudici, in modo che
chiunque possa conoscere se
quella parolaccia o locuzione
offensiva può essere pronunciata liberamente ed eventualmente in quale contesto, in quale occasione e all’indirizzo di
chi, senza tema di condanne
penali. Fatto salvo, ovviamente, il giudizio di volgarità che è
bene che i vocabolari continuino a segnalare.
PIERO ISOLA
l tempo che viviamo - afferma il teologo A. Matteo
- segna un grande turbamento per la religione
cristiana, ne provoca un
forte disagio: sembra di non
essere mai al suo posto, a volte di esigere troppo, altre di
chiedere troppo poco. I contorni della sua teologia e della
sua morale risultano oltre
misura sfuocati”. Negli ultimi quaranta anni - rileva gran parte dell’umanità ha
imparato a vivere senza Dio:
“La sua presenza non si
contraddistingue più in modo
netto dentro il continente dei
nostri sentimenti, all’interno
di quel plesso vitale detto “anima”, “coscienza”, “interiorità”,
nel quale si decide del bene o
del male da compiere, rifiutare, perseguire. Dio non è più
necessario… Egli, tutt’al più,
è diventato un affare di Chiesa: dei preti, dei vescovi e dei
teologi. Certo, ogni tanto qualche problema di tipo religioso
affascina, stuzzica, sollecita
dibattiti pubblici, televisivi,
un “Porta a Porta”. Ma tutto
questo non tocca la vita quotidiana di migliaia di persone.
Sono altri gli orientamenti,
altre le premesse; altre, rispetto a quelle della religione cristiana, le premesse che la determinano”.
Non ci si deve meravigliare,
allora, se “le chiese sono sempre più vuote. Di giovani soprattutto. I quali, in verità,
non le frequentano non perché
abbiano deciso in un momento puntuale della loro crescita
di porsi contro la Chiesa e
meno che mai contro Dio, ma
perché, non avendo ricevuto
dai loro genitori alcuna testimonianza circa la convenienza del cristianesimo, hanno
imparato a cavarsela senza
Dio”. A sua volta, G. Ravasi
afferma: “Ci si è, così, progressivamente convinti che non è
neppure il caso di combattere
Dio, come faceva l’ateismo
militante, ma è sufficiente sapere che egli è divenuto impotente ed escluso dal nostro
mondo. Per questa via si è creata un’atmosfera di indifferenza, caratteristica dell’attuale città secolarizzata che
non vive più né con Dio né contro Dio, ma semplicemente
senza Dio”. E puntualizza: “le
visioni globali che delineavano il perimetro entro cui noi
siamo, ci muoviamo e operiamo e le utopie che cercavano
di varcare i confini hanno lasciato il passo alla navigazione a vista, al piccolo cabotaggio o alla norma fluida imposta dalle situazioni contingenti… Da pellegrini in costante
ricerca di significato capace di
annodare la
frammentarietà delle
tappe dell’itinerario
vitale, ci si è
trasformati
in vagabondi, senza
meta, guidati solo da
una frenesia che produce un esodo statico
senza terra
promessa”.
Le provocazioni salutari non mancano. Che il nostro sia il tempo in cui I cristiani sono chiamati ad uscire da ogni forma di irrigidimento dogmatico, da ogni difesa autoreferenziale per vivere un reale confronto aperto
con le culture del nostro tempo? Il tempo in cui essi propongono agli uomini e alle donne
lo sguardo di Gesù, quello
sguardo che invita a riconoscere la bontà e la bellezza della
quotidianità della vita? Il tempo in cui vivono e propongono
un cristianesimo che non fa la
predica a nessuno, ma che promuove e si compiace di ogni
gesto di bontà, ovunque esso
germogli? Il tempo in cui essi
rendono possibili per tutti
nuovi cammini e nuove riprese di speranze disattese? Il
tempo in cui essi creano nuovi spazi di ospitalità dentro le
strutture delle comunità,
spesso tentate da patologiche
e narcisistiche chiusure? Che
siano questi i giorni nuovi per
un cristianesimo meno preoccupato di sé e più aperto ad
intercettare le domande di
quanti hanno iniziato o ripreso un reale cammino di ricerca e non sanno più a chi chiedere indicazioni per non perdersi? Il cristianesimo di oggi
non deve temere di prendere le
distanze da se stesso, da un
certo stile di vita, da determinati linguaggi che non parlano più, da un rassicurante
universo di concetti collaudati, ma non più compresi. Deve
affrontare con scioltezza il
viaggio dentro il cuore di un
tempo che appare estraneo.
Lontano da ogni forma di potere per essere libero di servire i poveri nella quotidianità
riscattata dalla banalità. Che
la svolta radicale a cui sono
chiamati i credenti sia tanto
nuova quanto antica: ritornare a leggere il Vangelo? E di lì
ripartire per creare mentalità nuove e uomini liberi? Liberi di essere evangelici!
FUORI
dal
CORO
ARCANGELO BAGNI
SANT’ANTONIO DA PADOVA:
DAL 15 FEBBRAIO L’OSTENSIONE
I resti mortali dei santi “sono, ieri come oggi, percepiti come segno
e testimonianza di una vita vissuta in amicizia con Dio e a servizio
degli uomini”, ritenuti “un ponte tra terra e cielo”. Così padre Ugo
Sartorio, direttore del “Messaggero di sant’Antonio”, motiva – in
una nota per il SIR la speciale ostensione del corpo di sant’Antonio da Padova, che si terrà dal 15 al 20 febbraio all’interno della
basilica del Santo, prima del suo ritorno alla Cappella dell’Arca,
recentemente restaurata. “Le reliquie – prosegue p. Sartorio – rendono il santo vivo e operante agli occhi degli uomini. Esse, infatti,
non hanno valore nella loro materialità, ma in quanto richiamano
un corpo che è traccia di una vita pienamente cristiana e, quindi,
realizzata”. “Da qui – osserva il religioso – si comprende perché la
gente si avvicini con fiducia ai santi e alle loro reliquie. Attraverso
di esse un pezzo di eternità entra nella storia e diventa accessibile. E sono poco convincenti quelle razionalizzazioni che immaginano una fede pura, senza segni, tutta idee precise e valori buonisti.
La nostra fede si fonda sull’incarnazione, realtà di spessore, concreta, che non diserta mai la storia”. “Chi si reca ai santuari ha
forse una fede semplice”, ribadisce il direttore del “Messaggero”,
ma sana, tenace, autentica, creativa”.
CHIESA
P A G I N A
6
CHIESA LOCALE
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
AGENDA
del
VESCOVO
GIOVEDÌ 4
A Como, al mattino,
Consiglio episcopale; nel
pomeriggio, a Verona,
Commissione sul decennio dell’Educare.
DA VENERDÌ 5
A DOMENICA 6
Visita pastorale alla zona
Prealpi: parrocchie di
Bizzarone e Rodero.
LUNEDÌ 8
E MARTEDÌ 9
A Gazzada, Conferenza
episcopale lombarda.
MERCOLEDÌ 10
A Roma, Giunta del Consiglio nazionale della
Scuola Cattolica.
GIOVEDÌ 11
A Solbiate (Co), presso
l’istituto Fatebenefratelli, alle ore 15.30, S. Messa in occasione della Giornata Mondiale del Malato; a Como, alle ore
17.30, S. Messa, incontro
e momento conviviale
presso “La Sorgente”.
VENERDÌ 12
A Como, al mattino, udienze e colloqui personali; a Como, alle ore
16.30, presso l’ospedale
Valduce, S. Messa in occasione della Giornata
Mondiale del Malato.
UN ALTRO PASSO NEL CAMMINO
DELLA CANONIZZAZIONE
Riconoscimento unanime
per l’intercessione
del beato Luigi Guanella
L
a giornata di sabato 30
gennaio 2010 ha significato una nuova importante tappa nel cammino verso la canonizzazione del beato don Luigi
Guanella, fondatore dell’Opera dei Servi della Carità. La
notizia è stata diffusa nel primissimo pomeriggio dalla provincia Sacro Cuore della Congregazione guanelliana, che
ha sede principale a Como, in
via Tomaso Grossi. Nella riunione dello scorso fine settimana, a Roma, presso il Vaticano, la Consulta dei Teologi,
presieduta da monsignro Alessandro Corradini, Promotore
Generale della Fede, ha espresso all’unanimità parere
favorevole sull’intercessione
del Beato Luigi Guanella per
la guarigione del giovane William Glisson di Springfield
(sobborgo di Philadelphia,
Pennsylvania, USA) che il 15
marzo 2002, mentre pattinava, cadde al suolo riportando
un gravissimo trauma cranico
che non lasciava speranze.
Questa valutazione dovrà
essere poi sottoposta al Congresso di Cardinali e Vescovi,
i quali dovranno discutere il
caso ed esprimere il proprio
giudizio da sottoporre all’approvazione del Papa. Il Papa,
quindi, potrà finalmente rico-
Anche don Remigio Oprandi, Superiore Provinciale dei Servi della Carità, ha
auspicato che «il cammino
verso il riconoscimento della
santità del nostro Fondatore
si possa felicemente concludere in quest’anno Anno Sacerdotale, affinché possa essere
posto all’attenzione della Chiesa universale come esempio di
•
don Michele Fiore,
collaboratore a Bormio;
• don Ruslan Metodio
Lyubeznyy, cappellano
per i fedeli di rito greco
cattolico di lingua ucraina;
• don André Gbenouga, collaboratore a Como, parrocchia di Tavernola;
• don Mathias Nicolas
Chandrakanthan, assistente pastorale degli
immigrati srilankesi.
Il prossimo 17 febbraio, in Cattedrale, dalle ore 12.45
alle ore 13.45, il Vescovo Diego presiederà la Liturgia della Parola con l’imposizione delle ceneri.
Sarà l’occasione per una sosta di preghiera in ascolto della parola, insieme alla condivisione di un gesto di digiuno e penitenza all’inizio della Quaresima. Alle ore 18.00,
sempre in Cattedrale, il Vescovo presiedrà la liturgia eucaristica con l’imposizione delle Ceneri.
Nella grazia dell’Anno Sacerdotale
riflettiamo su “Eucaristia e Sacerdozio”
Il programma prevede:
GIOVEDÌ 11, VENERDÌ 12
SABATO 13 FEBBRAIO
•
NOMINE E
PROVVEDIMENTI
ra Don Guanella: «Don Guanella con il riconoscimento
della sua Santità, diventa un
autentico esegeta del Vangelo della Carità e faro per indicare il porto sicuro del nostro
cammino».
LITURGIA DELLA PAROLA
NEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI
GIORNATE EUCARISTICHE
11 –14 FEBBRAIO 2010
Al mattino, visita pastorale alla Caritas.
Curia
Gli fa eco don Mario Carrera, Postulatore Generale
delle cause dei Santi dell’Ope-
celebrano le
LUNEDÌ 15
DALLA
sacerdote santo e pastore sollecito alle necessità dei più
poveri».
In comunione con la parrocchia di Grandate
A Milano, consulta regionale della pastorale
scolastica.
A Capiago, incontro con
i Vicari Foranei.
Questo il commento del vescovo della diocesi di Como
monsignor Diego Coletti:
«La nostra Chiesa di Como ha
accolto con gioia la notizia di
questo nuovo, importante passo nel cammino verso la canonizzazione del beato Luigi
Guanella. La sua figura di uomo e sacerdote è esemplare:
profondo nella fede, capace di
intuire con lungimiranza e
realizzare con progetti concreti opere di carità che si pongono al servizio di ogni uomo
nella verità e nel rispetto di
ogni persona. Il desiderio forte che esprimo è che in questo Anno Sacerdotale voluto
dal santo padre Benedetto XVI
un prete della nostra diocesi
possa essere indicato a modello di santità sacerdotale».
LE RELIGIOSE DEL MONASTERO
DELLE BENEDETTINE DEL SS. SACRAMENTO
SABATO 13
LUNEDÌ 15
E MARTEDÌ 16
noscere ufficialmente il miracolo e disporre di promulgare
il Decreto, fissando la data
della canonizzazione.
alle ore 7.30, la celebrazione eucaristica presieduta
da monsignor Enrico Bedetti;
• alle ore 9.30, celebrazione eucaristica (una diversa
intenzione ogni giorno: missionaria con padre Luigi Generoso, dei Comboniani di Rebbio; con monsignor Flavio
Feroldi, vicario episcopale per la visita pastorale; con don
Daniele Andreani, prevosto di Grandate).
GIOVEDÌ 11, VENERDÌ 12
SABATO 13, DOMENICA 14 FEBBRAIO
• alle ore 17.00, celebrazione del Vespro (con omelia di
don Attilio Mazzola, vicario episcopale per la Vita Consacrata; domenica, omelia conclusiva di monsignor Enrico Bedetti).
GIOVEDÌ 11 FEBBRAIO
UFFICIO PER LA LITURGIA
MINISTRI DELLA COMUNIONE
In ordine all’esercizio fruttuoso e significativo del ministero straordinario della Comunione eucaristica, nel quadro
della pastorale diocesana, ai candidati è richiesta una specifica formazione attraverso la preparazione remota e prossima; ma anche un periodico aggiornamento. Sotto quest’ultima “voce” è da annoverare la consueta riunione generale
di Quaresima che si terrà:
• a Como domenica 7 marzo , presso l’Istituto Canossa,
Via Balestra 10, dalle ore 14 alle ore 17.30.
•
a Sondrio domenica 14 marzo , presso l’Oratorio Sacro
•
•
alle ore 16.15, S. Messa con i ragazzi di Grandate;
alle ore 21.00, adorazione eucaristica con i giovani di
Grandate.
VENERDÌ 12 FEBBRAIO
•
alle ore 16.15, adorazione eucaristica con i chierici
del Seminario diocesano.
SABATO 13 FEBBRAIO
•
alle ore 21.00, Ufficio delle Letture.
INVITO ALLA MENSA SALESIANA DI COMO
In segno di fraterna amicizia, nel 150° compleanno della
Congregazione Salesiana, la Comunità Salesiana di Como
rivolge un invito a partecipare alla “Mensa di don Bosco”,
sabato 6 febbraio alle ore 12.00, presso il Salesianum di
Tavernola – Como, via Conciliazione 98.
È gradito un cenno di adesione: telefono 031-572355, e-mail:
[email protected].
P A G I N A
7
CHIESA
CHIESALOCALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
LA COMUNIONE PORTA
ALL’UNITÀ... E L’UNITÀ
AL RISPETTO DELLE DIVERSITÀ!
otizia scoop: lunedì
sera nel Duomo di
Como ha predicato
dall’ambone del presbiterio non un vescovo, non un sacerdote, non un
diacono, bensì una pastora
metodista!
Ad occhi poco attenti questo
evento ha provocato sgomento,
come se fosse stata introdotta
una nuova ed illegale proroga
alle regole cattoliche che non
permettono la predicazione a
chi non è stato ordinato né diacono né sacerdote durante una
celebrazione eucaristica.
Tutto in regola: non era una
celebrazione eucaristica (una
messa!) e non era una donna
cattolica, si trattava bensì della celebrazione conclusiva della settimana di preghiera per
l’unità dei cristiani presieduta
da pastori di diverse confessioni cristiane.
N
In chiusura di una settimana dedicata all’ecumenismo,
lunedì 25 gennaio, nel Duomo
di Como, erano presenti il pastore valdese Andreas Koehn,
la pastora metodista Eliana
Briante, il Padre Metodio dei
cristiani d’oriente e il vicario
generale della Diocesi di Como.
Il tema della serata era la
meditazione insieme del Vangelo di Luca, capitolo 24, che racconta l’incontro dei discepoli di
Emmaus con Gesù sulla via per
Gerusalemme. Questo è stato
anche il tema che ha guidato
l’intera settimana, durante la
quale, ogni sera, 7 parrocchie
sono state animatrici della preghiera, presieduta sempre da
rappresentanti delle diverse
confessioni cristiane.
Come i discepoli di Emmaus
riconoscono Gesù quando Egli
spiega loro le Scritture e spezza il pane per loro, così anche i
partecipanti della serata conclusiva della settimana per
l’unità hanno potuto per un attimo incontrare Gesù nella Parola spezzata dalla Pastora
Eliana Briante.
Con la sua presenza discreta
e rispettando le diverse tradizioni confessionali presenti,
Eliana Briante ha potuto offrire alla numerosa assemblea
una meditazione di alto livello
pastorale sul tema dell’incontro
con Gesù, lasciando a ciascuno
dei partecipanti per un breve
momento immaginarsi al fianco del Cristo ascoltando la sua
interpretazione delle Scritture
antiche.
Secondo la tradizione evangelica in generale, infatti, le donne hanno libero accesso alla
predicazione tanto più se sono
guide pastorali di una comunità, non essendo il sacerdozio un
sacramento come per la Chie-
Foto William
sa Cattolica Romana e per la
Chiesa Ortodossa.
Non poteva esserci modo migliore di concludere la settimana di preghiera per l’unità dei
cristiani se non così come è stato fatto in Duomo: la presenza
di cristiani di diverse confessioni, la predicazione di una donna pastore, la partecipazione di
vari movimenti ecclesiali come
il Rinnovamento e l’Azione cattolica e molte altre persone che
hanno seguito per tutta la settimana uno schema di preghiera simile a quello che tutti i cristiani del mondo hanno seguito. La comunione porta all’unità e l’unità porta al rispetto
delle diversità.
PAOLA ZANARDI LANDI
L’ING. AMADIO LAZZARINI ALL’UCID DI COMO
Quale futuro per la moneta elettronica
IL CALENDARIO DEI
PELLEGRINAGGI DIOCESANI
M
Tutte le informazioni sul sito
www.diocesidicomo.it
pagina 8 del numero 2
del 16 gennaio 2010 del Settimanale
artedì 26 gennaio
Amadio Lazzarini, socio dell’associazione Ucid, esperto ai massimi
livelli nel campo delle applicazioni della elettronica e dell’informatica nei processi produttivi e commerciali, ha sviscerato i non facili meccanismi della
“moneta elettronica”.
Tutti oggi la maneggiano.
Pochi ne conoscono a fondo le
cause che ne hanno determinato la enorme diffusione ed i pregi innegabili di questo variegato mezzo di pagamento, sostitutivo delle banconote tradizionali; ma anche le insidie e le
possibili manipolazioni che possono essere perpetrate a danno
di ignari utilizzatori.
Intanto una domanda: perché
le banche, le agenzie finanziarie e persino le catene di supermercati ci hanno riempito le
tasche di schede elettroniche,
che usiamo quotidianamente?
Tre le principali, possibili risposte. Innanzitutto il costo enormemente minore per la produzione e l’impiego di queste
schede rispetto al secolare uso
delle monete metalliche e, soprattutto, della stampa, frequente sostituzione e maneggio
delle banconote. Ne sanno qualcosa gli impiegati di banca, che
erano addetti (in parte ancora
lo sono) a controllare, selezionare e contare le mazzette dei
fatali “pezzi di carta”.
In secondo luogo, i minori rischi connessi a questi nuovi
mezzi di pagamento rispetto a
quelli relativi alle banconote :
minore frequenza di furti, rapine, falsificazioni, distruzioni accidentali, dimenticanze, smarrimenti, ecc.
Infine la “tracciabilità” dei
“viaggi” dei mezzi di pagamento elettronici. Cioè la possibilità di conoscere tutti i pagamenti per cui vengono usati. Ognuno vede come diventi più difficoltoso l’uso illegale o, addirit-
tura, criminale, della nuova
moneta rispetto a quello che si
può fare con le banconote. Per
esempio si è scoperto che le banconote da 500 euro, circolanti
assai poco in generale, sono invece molto “trafficate” tra Forlì
e San Marino, come, del resto,
ai confini della Svizzera e dell’Austria….
Anche l’utilizzo degli assegni,
bancari e circolari, va scomparendo, tanto che in Gran Bretagna se ne ipotizza l’abbandono entro il 2018.
Tuttavia occorre fare attenzione al carico di spese ed interessi, applicati dagli enti che
emettono le carte di credito e,
in misura minore, tutti gli altri
mezzi elettronici.
Si calcola che in Italia siano
in circolazione 29 milioni di tessere “bancomat o postamat”
nonché “carte di credito”, di utilizzo intercambiabile, con poche
differenze fra di loro; 49mila
impianti di prelevamento o versamento di denaro, pagamenti
vari (come ricariche di cellulari
telefonici) ed alcune operazioni
bancarie, alternative a quelle
fatte allo sportello. Nei negozi
o uffici sono posizionati oltre un
milione di “pos”, che sono gli apparecchi con cui i commercianti comunicano con le banche per
effettuare i versamenti dei
clienti, con il metodo del “giroconto”. Però le operazioni effettuate annualmente in media da
questi apparecchi sono molto
inferiori a quelle fatte in altri
paesi, perché in Italia perdura
l’uso delle banconote più che
altrove. Oggi è il caso di domandarci: quali novità si affacciano all’orizzonte in questo campo? Già si parla e si sperimenta l’uso dei telefoni cellulari inglobanti anche le funzioni di
mezzi di pagamento, oggi affidate alle tessere magnetiche. I
“chip” di queste entreranno nei
telefonini e manderanno precocemente in pensione tutte le novità monetarie di cui abbiamo
parlato. Le accelerazioni dovute alla tecnica in campo economico e commerciale sono davvero strabilianti e rischiano di
mandare in confusione chi non
si tiene al passo, mentre possono semplificare enormemente
le operazioni, che in passato occupavano molto tempo e grandi mezzi materiali.
Molti, al termine, gli interventi dei soci , che hanno ascoltato con vivo interesse la trattazione di un argomento solo
apparentemente di banale attualità. Alcuni hanno fatto riferimento alla crisi economica
in atto, dovuta probabilmente
anche alla enorme diffusione,
specie nei paesi anglosassoni,
dei pagamenti rateali, a loro
volta resi più facili e immediati con la nuova “moneta elettronica”. Tutto e subito, ipotecando con troppa leggerezza il futuro della economia, propria e
generale. Più prudenti gli europei continentali, specialmente
italiani. Difficile rispondere alla
domanda relativa alle ragioni
del diverso comportamento sulle due sponde dell’Atlantico. Per
tutti è raccomandabile una
grande attenzione alle “sirene”
del consumismo e della spesa
“facile”. Il consulente ecclesiastico della associazione, di suo
non digiuno di conoscenze economiche e monetarie, oltre che
, ovviamente, di teologia e morale, ha ammonito a non perdere di vista la natura del denaro, che è “innocente” solo se confinato nella sua natura di “mezzo” e non eretto idolatricamente
a “fine”.
ATTILIO SANGIANI
o telefonando il mercoledì mattina
all’Ufficio diocesano pellegrinaggi:
031-3312232
TORINO - SACRA SINDONE
MARTEDÌ 4 MAGGIO
Partenza dai luoghi prestabiliti (Como, Valtellina, Alto
Lago, Alta Valtellina) con arrivo a Torino in mattinata.
Visita prenotata alla Sacra Sindone esposta nel Duomo. Pranzo presso ristorante, oppure self-service, oppure libero. Nel pomeriggio alle ore 15.00 Santa Messa
presieduta dal Vescovo al Santuario di Maria Ausiliatrice, voluto da san Giovanni Bosco e Chiesa Madre
della Congregazione Salesiana. Al termine possibilità
di visitare il Santuario della Consolata, patrona della città di Torino oppure il Cottolengo oppure prima di
lasciare Torino, salita alla Basilica di Superga. Al termine, viaggio di rientro, con arrivo nelle località di provenienza in serata. I prezzi - a seconda dei punti di partenza e dalla richiesta o meno del pranzo - variano dai
18 ai 51 euro. Tutte le informazioni e le iscrizioni
(entro la metà di marzo) presso I viaggi di Oscar via Pretorio 1, Como - telefono 031-304524.
IL GRANDE PELLEGRINAGGIO
DIOCESANO PER L’ANNO 2010
3-9 luglio a Lisieux
PELLEGRINAGGIO BIBLICO
Grecia, sui passi di San Paolo:
sabato 24 aprile - sabato 1 maggio.
PELLEGRINAGGI STORICO-AGIOGRAFICI
• Nevers, Paray-le-Monial, Ars, Lione, Annecy:
lunedì 5 - sabato 10 aprile.
• Siena per riscoprire la figura di Santa Caterina:
sabato 29 maggio - martedì 1 giugno.
PELLEGRINAGGI MARIANI
• Fatima: venerdì 10 - martedì 14 settembre
• Lourdes (in aereo):
venerdì 7 - lunedì 10 maggio
• Lourdes - Nevers (in pullman):
lunedì 2 - domenica 8 agosto
• Lourdes con l’Unitalsi:
sabato 9 - venerdì 15 ottobre (in treno)
domenica 10 - giovedì 14 ottobre (in aereo)
• Lourdes con l’Unitalsi (per i giovani):
martedì 27 luglio - lunedì 2 agosto
• Caravaggio con l’Unitalsi: sabato 15 maggio
• Dongo con l’Unitalsi:
Giornata dell’ammalato 25 settembre 2010
P A G I N A
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CHIESA
VISIT
AP
ASTORALE
VISITAP
APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
Continua
senza sosta
la Visita
Pastorale
alle
comunità
della zona
Prealpi.
Dal 5 al 7
febbraio il
Vescovo
sarà in
visita alle
parrocchie
di Rodero
e Bizzarone
a Parrocchia Santi
Simone e Giuda di
Rodero, comunità formata da circa 450 famiglie, è una piccola
realtà in evoluzione. Negli
ultimi anni infatti si è verificata un’espansione edilizia
che ha portato un cambiamento del volto sociale e religioso
del paese. Per la prima volta,
oltre ai Testimoni di Geova
(presenti da decenni), vi sono
diversi musulmani e alcuni
ortodossi. Ci sentiamo perciò
chiamati ad essere accoglienti, come ci insegna il Signore,
e a favorire un graduale inserimento nella vita del paese.
E soprattutto dobbiamo offrire una coerente testimonianza di fede, speranza e carità.
Una comunità cristiana ha
come centro Gesù, presente
nell’eucarestia. Ma anche da
noi la domenica è sempre
meno “giorno del Signore” e
sempre più occasione di svago. Celebriamo due solennità particolari (con relative tradizioni). La più nota è la festa
di Maria Regina degli Angeli,
la prima domenica di agosto
sul colle San Maffeo (con tanto di sagra). I nativi di Rodero
hanno una grande devozione
alla “Madonna di S. Maffeo”;
anche quando la chiesa non è
aperta, c’è chi si reca a pregare: da una piccola finestra è
possibile guardare Maria! Nel-
RODERO
PROGRAMMA
VISITA
A RODERO
.
E BIZZARONE
VENERDÌ 5
Ore 10 incontro con il parroco
di Bizzarone
Ore 11 presso le scuole elementari di Bizzarone incontro
con i bambini della scuola
materna ed elementare
Ore 11,30 a Bizzarone incontro personale con il Parroco di
Rodero
Ore 15.30 Incontro Religiosi
a Maccio “Buon Pastore”
Ore 16.30 Incontro Insegnanti “Buon Pastore”
SABATO 6
L
Ore 8.30 Incontro Vita Consacrata a Solbiate Fatebenefratelli
l’ultima domenica di ottobre
si celebra la festa patronale
dei SS. Simone e Giuda. In
questa solennità, da più di 400
anni, si distribuisce il pane
benedetto. Nella tradizione
roderese è sempre vivo il culto dei morti; molte le preghiere e messe in loro suffragio.Parroco è don Adolfo
Bernasconi. Collaborano, in
diversi servizi, molte persone.
Recentemente è stato rinnovato il Consiglio Pastorale Parrocchiale, con criterio non
elettivo. La catechesi viene
proposta a partire dall’età scolare, a classi nelle elementari
e a gruppi nelle medie; va tenuto conto che quasi mai una
classe supera i dieci alunni! Ci
sono incontri per giovani,
adulti e anziani ma si desidera una maggiore partecipazione, soprattutto dei genitori.
Da diversi anni, è attivo l’oratorio per bambini e ragazzi;
viene gestito da adolescenti e
giovani, alcuni dei quali seguono il percorso formativo
zonale per animatori di oratorio (SPADO). Inoltre, da qua-
si 20 anni, si collabora con
Bizzarone,
Casanova
e
Caversaccio nel proporre attività rivolte ai ragazzi e adolescenti (campi estivi, Grest e
altre attività ricreative). Si
spera di continuare, allargando la collaborazione già in
atto. Da quasi 120 anni Rodero
ha una scuola materna, ente
morale non parrocchiale (il
parroco è membro di diritto
nel CdA). Svolge un indispensabile servizio nel campo
educativo, ma anche nel favorire la socializzazione delle
nuove famiglie. Diverse persone, di ogni età, sono impegnate nel volontariato, svolto
presso enti e associazioni della zona e anche in missione.
La solidarietà della popolazione si concretizza con la generosità personale e in varie
manifestazioni (organizzate
soprattutto dal Gruppo San
Maffeo), il cui ricavato viene
devoluto in beneficienza
(beneficiari: Onlus della zona,
ma non solo; missioni e missionari; interventi per necessità particolari). In paese ha
STORIA DI UNA PARROCCHIA IN TRASFORMAZIONE
TRA PASSATO E PRESENTE
R
odero è parrocchia
dal 1785 (8 luglio);
anche se già dalla
fine del 1500 vi era
sicuramente un “vicecurato” (dipendente da
Uggiate). Confina con la diocesi di Milano (LigurnoCantello) e di Lugano (Stabio).
E’ un po’ ai margini della zona
pastorale Prealpi. Le prime
notizie indicano che qui risiedevano (anno 1592) 32 famiglie con 152 abitanti; la popolazione è cresciuta fino all’inizio del 20° secolo (1000 ab.) per
poi diminuire vistosamente a
causa di una elevata emigrazione (poco più di 600 prima
della seconda guerra mondiale). Oggi Rodero conta 1200
abitanti. Il lavoro all’estero
(Svizzera, Francia, Argentina
ecc.) è stato il fattore principale del benessere della popolazione. Oggi non si emigra;
si passa la frontiera per il lavoro quotidiano e si rientra a
casa! Vi sono anche diverse
imprese artigianali. In questi
ultimi anni è aumentato considerevolmente il numero di
laureati e diplomati che, ovviamente, non possono trova-
re lavoro solo nelle vicinanze.
Nella storia roderese spicca la
figura di un parroco: don
Giosuè Bernasconi (1893 1942). È stato l’artefice della
rinascita del paese. Per esclusivo suo merito Rodero ha
avuto una scuola materna ed
elementare degni di questo
nome. Le autorità comunali
latitavano… Ha costruito la
casa parrocchiale, ampliato la
chiesa, organizzato la vita della comunità con intelligenza,
autorevolezza e carità. In
Rodero non vi sono monumenti di grande valore. Ma sul
colle san Maffeo (stupendo il
panorama) sono ben visibili i
resti di una antica torre, probabilmente medioevale; qui –
secondo alcuni studiosi – vi
era una fortezza romana. Accanto sorge la chiesa di Maria
Regina degli Angeli, costruita
nel 1714 e ben conservata. La
chiesa parrocchiale merita
uno sguardo! In bella posizione, preceduta da una ripida
scalinata (…. ma vi è l’ascensore per anziani e disabili), è
dedicata a due apostoli:
Simone e Giuda. Non si conosce la data della prima costru-
zione; è stata allargata nel
1846 e prolungata nel 1926-28.
I recenti restauri (1998) hanno portato alla luce affreschi
monocromatici e stucchi del
XVIII° secolo. Di ottima fattura un affresco di Maria con
Gesù e due reliquiari lignei del
1650, raffiguranti i santi
Erasmo e Marcellino. La storia del nostro paese è stata
raccolta in un volume “Rodero
– Il nostro paese” , stampato
nell’anno 2003. Annualmente
si distribuisce nelle famiglie il
“calendario roderese”, un’ occasione per conoscere fatti,
documenti e notizie tratte dall’archivio parrocchiale o comunale. Dal dopoguerra al 1992
in paese è stato aperto un “collegio” (Istituto San Raffaele)
fondato da Mons. Domenico
Garrone; ha accolto bambini
della zona, figli di emigranti,
ragazzi in difficoltà. E’ stato
chiuso per impossibilità di affrontare gli oneri di un totale
rifacimento e difficoltà nella
gestione. Appartiene alla diocesi ed è fatiscente. Si sta cercando una soluzione ragionevole ed equa per la sua
riqualificazione.
la sua sede il G.S.”I Bindun”
(ormai noti ovunque), principali sostenitori della cooperativa Agorà (che pure ha sede
in Rodero) che opera a favore
di bambini e adulti con disagio fisico, psichico, sociale. Da
pochi anni inoltre un gruppo
di genitori, che propone attività per i bambini e iniziative
al servizio delle famiglie, si è
costituito in associazione (La
Ruota) collaborando (secondo
necessità) con la parrocchia.
Infine, da qualche anno nella
nostra comunità, sono presenti tre suore indiane della congregazione “Figlie di Sant’Anna” di Ranchi (India), principalmente a servizio delle due
case di accoglienza per minori, la “Casa di Luca” e la “Casa
di Gabri”, entrambe gestite
dalla cooperativa Agorà. Collaborano in parrocchia come
catechiste, nel coro, visitando
occasionalmente i malati e
(Suor Subashi) come ministro
straordinario dell’eucarestia.
IL CONSIGLIO PARROCCHIALE
Ore 11.15 visita alla “Casa
di Gabri” - visita ammalati.
Ore 12.30 pranzo
Ore 14.15 breve incontro con
famiglie di immigrati; preghiera per i defunti al cimitero e visita alla chiesetta della
Madonna degli Angeli
Ore 16.15 Incontro con la
Comunità Apostolica
Ore 18 Santa Messa
Al termine: Cena
DOMENICA 7
Ore 9,30 incontro con le associazioni, la Comunità Apostolica, il Consiglio pastorale
parrocchiale ed il Consiglio
parrocchiale per gli affari economici, i fedeli presso l’Oratorio parrocchiale
Ore 10,30 celebrazione della
Santa Messa presso la Chiesa parrocchiale
Ore 11,45 incontro con le autorità comunali ed inaugurazione del Centro medico “Le
Ginestre”
Ore 15,15 preghiera e benedizione al cimitero
Ore 16 a Valmorea incontro
con i Consigli pastorali delle
parrocchie di Bizzarone, Rodero e Valmorea presso la sala
civica del Municipio
“Le chiese”
La parrocchiale
intitolata
agli apostoli
Simone e Giuda
La chiesa intitolata a Maria Regina degli Angeli
CHIESA
VISIT
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ASTORALE
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APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
Le parrocchie
di Rodero e
Bizzarone,
insieme alle
due
parrocchie
del vicino
comune di
Valmorea,
hanno
avviato in
questi anni
forme sempre
più efficaci di
pastorale
integrata
L
a Parrocchia di Bizzarone accoglie nuovamente un Vescovo sul
proprio territorio a
distanza di poco più di
un anno dalla precedente visita dello stesso mons. Coletti,
il 15 agosto 2008, in occasione della solennità della Madonna Assunta. La Parrocchia
di Sant’Evasio comprende l’intero territorio del comune di
Bizzarone e dal marzo dello
scorso anno è guidata da don
Rodolfo Olgiati. La religione
professata è prevalentemente
cristiana cattolica, salvo una
piccola percentuale di testimoni di Geova (l’1% circa) e
di musulmani (il 2% circa).
Ecco come la parrocchia si racconta aspettando il Vescovo
che incontrerà anche il nuovo Consiglio pastorale operativo dal 1 dicembre scorso.
INIZIAZIONE CRISTIANA
L’iniziazione cristiana si
svolge ancora con il metodo
classico della catechesi dei fanciulli e dei ragazzi divisi in
classi corrispondenti a quelle
scolastiche. Iniziano a frequentare gli incontri di
catechesi in Parrocchia a partire dalla seconda elementare e celebrano per la prima
volta il sacramento della Riconciliazione e della piena partecipazione all’Eucaristia rispettivamente in terza e quarta elementare. Il sacramento
della Confermazione viene celebrato normalmente all’inizio della terza media (a volte
anche insieme ai cresimandi
della vicina Parrocchia di
Valmorea). L’esperienza prosegue poi con la catechesi per
gli adolescenti, per i giovani e
per gli adulti, a cui si aggiun-
P A G I N A
9
IL VESCOVO
A BIZZARONE
IL COMUNE IN CIFRE
Il Comune di Bizzarone confina con i comuni italiani di Rodero,
Uggiate-Trevano e Valmorea e con quelli elvetici di Stabio,
Mendrisio e Novazzano: ha una superficie di 2,74 kmq ed è posto
a 436 mt. s.l.m.. In paese è presente il valico doganale italoelvetico, un valico prevalentemente turistico e aperto anche nelle
ore notturne. La popolazione ammonta a 1.542 abitanti, mentre
le famiglie sono circa 650. Nel 2002 il Comune di Bizzarone è
stato tra i fondatori, assieme a quelli di Faloppio, Ronago ed
Uggiate-Trevano, dell’Unione di comuni “Terre di frontiera”, allora la seconda esperienza simile esistente in provincia di Como e
a tutt’oggi una delle Unioni in campo provinciale che vede la gestione associata di più servizi (oltre venti). In paese è presente
un asilo nido ed una scuola materna entrambe private, ed una
scuola primaria statale intitolata a Giorgio Perlasca. Il centro
sportivo, intitolato a Diego Bruga, uno dei fondatori del centro
stesso, è stato recentemente ampliato ed ammodernato. Diverse,
e molto attive, sono le Associazioni presenti sul territorio comunale, intorno alle quali ruotano gran parte delle manifestazioni
ricreative ed enogastronomiche che si tengono in paese.
gono le proposte di pastorale
vocazionale e quelle della pastorale giovanile sia a livello
zonale che diocesano.
LA DOMENICA
La domenica la comunità si
riunisce per celebrare l’Eucaristia. Tre sono le Sante Messe celebrate: una vigiliare e
due la domenica. Tutte le Sante Messe sono celebrate nella
chiesa parrocchiale dedicata a
Sant’Evasio. Nella chiesa della B.V.M. Assunta posta sul
colle Sant’Ambrogio viene celebrata la Santa Messa la prima domenica dei mesi estivi
(da maggio a settembre) e la
solennità dell’Assunta; nella
chiesa di San Rocco, invece,
vicino al cimitero, viene celebrata la messa solo nei giorni
della B.V. del Carmelo, di San
Rocco e il 2 novembre. L’Eucaristia feriale è infine celebrata ogni giorno della settimana. Le solennità maggiori
sono sempre precedute dalla
Novena o da veglie di preghiera e, solitamente, si celebra i
Vespri con la processione. Ben
espressa è la ministerialità liturgica (lettori, cantori,
salmisti, corale, ministranti,
ministro straordinario della
comunione) su cui è bene lavorare per raggiungere la giusta connotazione di servizio
inteso non come un semplice
fare ma come un essere nella
Chiesa e per la Chiesa e i fra-
telli. L’attenzione agli ammalati è assicurata con le visite
periodiche del Parroco (sempre il primo venerdì di ogni
mese e spesso anche durante
il mese) e dal Ministro straordinario che ogni settimana
porta l’Eucaristia nei giorni
feriali.
LA MATURITÀ DI FEDE
Per quanto riguarda le vocazioni di speciale consacrazione (religiosa, presbiterale o
secolare) non ci sono attualmente segnali di particolare
ripresa e nemmeno il ruolo
dell’Azione Cattolica è significativo a causa della mancanza di animatori e/o partecipanti alle proposte. Decisamente
più ricca e significativa è invece l’attività del volontariato,
che promuove e sostiene alcune iniziative di carità per la
Parrocchia, per la Zona pastorale e le necessità in caso di
emergenze sia per la nazione
che per le missioni.
La formazione degli operatori pastorali (catechisti,
Caritas, giovani) avviene attraverso incontri zonali. Lentamente ci si avvia verso una
sensibilizzazione mirata a far
capire e vivere una sempre
maggior capacità di collaborazione e corresponsabilità del
fedele laico all’interno della
Chiesa. La diffusione della
stampa cattolica fatica ancora a dare dei risultati piena-
In cammino con l’Assunta
Tradizionalmente, i momenti di fede più sentiti dai bizzaronesi sono quelli del 15 agosto, solennità
dell’Assunta, e la ricorrenza di Santa Teresa, il 15 ottobre. In coincidenza con l’appuntamento estivo
l’intera comunità si mobilità per quella che rappresenta la vera e propria festa del paese. L’Amministrazione Comunale si fa carico di organizzare la parte culturale e ricreativa ai piedi del colle, mentre
alla sommità del Sant’Ambrogio l’Associazione “Carbunatt - Gruppo Avisini” organizza da diversi
anni una sagra gastronomica. In particolare il 14 agosto è tutto un fiorire di iniziative che si concludono con uno spettacolo pirotecnico di antica tradizione. La solennità dell’Assunta è invece totalmente
riservata ai momenti di fede con la Santa Messa solenne alla mattina e la processione pomeridiana
cui segue l’altrettanto tradizionale incanto dei canestri. Ogni venticinque anni si tiene poi una celebrazione del tutto particolare, con l’effigie
dell’Assunta che viene portata in processione per le vie del paese, ospitata nei vari rioni della parrocchia per suscitare maggior fede, unione e
devozione. Dopo la prima del 1933 (con parroco don Ronchi), l’esperienza
si è poi ripetuta nel 1958 con parroco don Pozzi. Nel 1965 si è invece
avuta una processione straordinaria dovuta all’incoronazione da parte
di mons. Felice Bonomini della nuova statua della Madonna donata da
don Gentile Riva, parroco nativo di Bizzarone; allora la Parrocchia era
da poco guidata da don Costantino Monti. Infine le edizioni del 1983
(con ancora don Monti) e la più recente, nel 2008, con parroco don Giorgio
Cristiani. Il 15 ottobre è ancora molto sentita la ricorrenza di Santa
Teresa d’Avila, per la presenza in Parrocchia di importanti reliquie della Santa, reliquie oltretutto dalla storia straordinaria perché giunte a
Bizzarone dopo vari passaggi e mille peripezie grazie al parroco dell’epoca (si era nel 1810), don Ignazio Buzzi. Da allora l’indice della mano
destra di una delle più grandi sante che la Chiesa vanta (il 27 settembre
Mons. Bonomini incorona
1970 è stata la prima donna ad essere proclamata Dottore della Chiesa
la statua dell’Assunta
da papa Paolo VI) è ospitata proprio nella parrocchiale di Bizzarone.
nel 1965
mente positivi, nonostante siano disponibili in parrocchia
le testate di Avvenire, Il Settimanale della Diocesi, Famiglia Cristiana. La pastorale
familiare rivolta alle giovani
famiglie, a motivo degli impegni personali e familiari di
molti, trova forti ostacoli per
una realizzazione di un certo
livello.
LO STILE MISSIONARIO
L’esperienza dell’amore condiviso e del servizio, volto soprattutto ai fratelli poveri e
bisognosi, espresso dalla comunità parrocchiale attraverso la carità, risente ancora di
un individualismo e di una diffidenza difficili da convertire.
Tuttavia, nonostante il tempo attuale consenta gesti di
carità prudenti e a volte assai
limitati da parte delle famiglie,
i fedeli rispondono in forma
minore ma comunque continuativa al sostegno di tante
situazioni. L’impegno personale chiesto e possibile in tante forme di attenzione alla
persona (accoglienza, animazione di gruppi di catechesi o
di preparazione ai sacramenti, proposte di prima evan-
gelizzazione) trova ancora forti resistenze, e resta il Parroco la figura principale di questa attività.
PARROCCHIA
LUOGO DI SPERANZA
Certamente uno dei carismi
che la comunità ha è quello di
essere “ospitale”, di riuscire a
far spazio a tutti, come suggerito dal Vescovo, attraverso una accoglienza naturale e
immediata anche verso le persone poco conosciute o che,
per vari motivi personali, sono
presenti solo per alcuni servizi. Altrettanto certamente la
Parrocchia ha la capacità di
delineare un progetto pastorale e di attuarlo nella forma
e con le modalità che saranno
individuate. In esso certamente sarà presente questa attenzione alle persone “lontane” ,
insieme alla preoccupazione
di raggiungere e aiutare nella crescita di fede i bambini, i
ragazzi e i giovani, al desiderio di coinvolgere sempre più
le famiglie giovani o appena
arrivate in parrocchia, e alla
continua attenzione per le
persone anziane, ammalate e
inferme.
Il CONSIGLIO PASTORALE
QUANDO LA PASTORALE È INTEGRATA
La nostra comunità vive ormai da diversi anni l’esperienza della collaborazione parrocchiale con le Parrocchie di
Rodero e Valmorea. Nata sulle basi di un’amicizia sacerdotale, più che da un progetto
o un’esigenza pastorale, ha
dato comunque i suoi frutti e
aiuta, i giovani soprattutto,
ad uscire dall’autosufficienza
parrocchiale per spingersi verso una collaborazione sempre
più intensa e verso forme ed
esperienze di pastorale vissute nella forma comune e unitaria. Certamente non è da
escludere la possibilità di collaborazione ed esperienze anche con altre comunità, ad
esempio la Parrocchia di
Uggiate, i cui rapporti sono già
consolidati nel campo scolastico, amministrativo, nei servizi pubblici e/o sanitari. Ad
oggi la collaborazione tra le comunità parrocchiali di
Bizzarone, Rodero e Valmorea
si esprime per i ragazzi e i giovani con il grest a Valmorea, il
campo estivo a Bema (vicino
Morbegno), il campo invernale a Laino e alcune iniziative
puntuali non fisse (preparazione di recital, esibizioni corali, incontri conviviali o di
catechesi); per le coppie giovani con i percorsi di preparazione al matrimonio; per gli adulti con il servizio del
volontariato e negli incontri di
formazione nell’ambito della
pastorale della carità. In ambito zonale, invece, la collaborazione, lo scambio reciproco
di conoscenze e la condivisione
dei carismi personali avviene
per lo più con vari incontri per
la formazione dei laici nei vari
settori della pastorale (catechisti, Caritas, missioni, pastorale giovanile e vocazionale).
P A G I N A
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CHIESA
VISIT
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ASTORALE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
Vi proponiamo
alcuni
momenti e
riflessioni
delle Visita
Pastorale di
mons. Diego
Colettia a
Olgiate
svoltasi dal
22 al 24
gennaio. Alla
Visita è stato
dedicato
ampio spazio
sull’ultimo
numero di
VitaOlgiatese
il giornale
della comunità
parrocchiale
C
arissimi Olgiatesi,
sono sicuro che in
questi giorni, a casa
e con gli amici, avete discusso e condiviso l’esperienza di fede, di
fraternità, di Chiesa, che abbiamo vissuto nei giorni di
presenza del nostro Vescovo,
nella nostra parrocchia. Una
presenza attiva, di luce, di lievito, a momenti di fuoco..., ma
sempre carica di amore. Con
un unico grande desiderio che
veniva a galla nelle più diverse occasioni: trasmetterci la
sua profonda fede nell’amore
che Dio ha per noi, perché
questa è la “lieta notizia” che
Gesù ci ha portato. Mi sembrava, in certi momenti, di
sentire l’eco delle parole di
Paolo ai suoi amici di Tessalonica: “Vorrei trasmettervi
non solo il Vangelo di Dio, ma
la mia stessa vita, perché mi
siete diventati cari”. Ho seguito il Vescovo in tutti i luoghi
dove si è recato in quei tre
giorni, dalla Casa di riposo per
anziani all’ultimo incontro
con la comunità apostolica,
dalle case di alcuni malati, alle
grandi
celebrazioni
eucaristiche e mi è parso di
riconoscere in lui qualche
aspetto del carattere dell’apostolo Paolo, sempre in cammino, spinto dalla sollecitudine
verso tutte le comunità di cui
si compone la vasta porzione
della Chiesa a lui affidata.
Un quadro della fede
Al termine dell’ultimo incontro, domenica sera, con
quelli che chiama “comunità
apostolica”, sollecitato da alcuni interventi, Mons. Coletti
L’INCONTRO DEL VESCOVO CON LA COMUNITA’ DI OLGIATE
A BRACCIA APERTE!!!
Rapid - Foto Olgiate
ha tracciato magistralmente
un quadro della nostra fede.
Al centro, luce e cuore vitale
di tutto e di tutti, Cristo-Signore, contemplato in modo
speciale nel mistero della “sua
ora” di morte e resurrezione.
La Croce è il segno della nostra fede, la Croce che da “quel
mattino dopo il sabato” svetta
per sempre gloriosa sul Calvario del mondo segno indistruttibile dell’Amore di Dio
che in Cristo si è rivelato e
donato per la salvezza di tutti. Poi lo sguardo si allarga ai
quattro Vangeli e poi ancora
alle Lettere e agli Atti degli
Apostoli fino all’Apocalisse che
ci raccontano la diffusione e
l’incarnazione nelle varie culture della “Buona Notizia”. A
questo punto un salto all’indietro ci porta a Mosè, il grande mediatore della Legge e
della Prima Alleanza narrata
nel libro dell’Esodo che ci racconta la liberazione dei discendenti di Abramo, di Isacco
e di Giacobbe, dalla schiavitù
dell’Egitto propiziata dal sangue di un agnello immolato e
mangiato...; e poi il lungo
cammino e la permanenza
nel deserto, ricordata come
un periodo terribile ma anche
meraviglioso, sempre sotto il
segno dell’Alleanza proposta
e promessa da Dio - Jahvè e
anche questa confermata dal
sangue di un agnello... Poi i
Profeti che tennero viva la
promessa e l’attesa di un nuo-
vo rapporto più ampio, vitale
e perenne tra Dio e l’umanità tutta e poi ancora la Storia, piena di luce e di ombre,
di quel popolo scelto da Dio
per preparare e accogliere
l’Emmanuele. Il “quadro”
non è terminato, tocca a noi,
Chiesa di Cristo, convocati
dal Padre sotto la guida dello
Spirito Santo, tracciare le linee e le pennellate perché
arrivi al compimento definitivo. Noi, popolo di Dio, corpo visibile di Cristo, convocati e mandati, in perenne tensione verso il Regno, non dobbiamo estraniarci dal mondo
ma dobbiamo sempre tenere
presente nella mente e nello
spirito quello che è il cuore
della nostra fede, il fatto che,
in Gesù Cristo, Dio ha definitivamente rivelato la sua volontà di stare con l’uomo, di
condividere la nostra storia.
Dio si è incarnato, in Gesù
Cristo si è reso presente visibilmente nel mondo e ha promesso di rimanere sempre
con noi fino alla fine. “Rimanete in me - continua a dire e porterete frutto”. Inseriti in
Cristo, noi continuiamo in
qualche modo l’incarnazione.
Chi professa la fede in Cristo
è chiamato a confrontarsi con
il mondo. Non deve cedere
alla tentazione dell’indifferenza verso questo mondo, nè
è legittimato ad assumere
verso i non credenti un atteggiamento di freddezza. Nes-
suno deve sentirsi ignorato
dalla Chiesa, che è “presenza
di Cristo”, e di nessuno possiamo dire che non ci interessa. il “mi siete diventati cari”
del Vescovo, eco di quello di
Paolo e di Cristo, non solo
deve rimanere nel nostro cuore ma deve passare nella nostra vita di ogni giorno.
Vivi nel mondo
Più di una volta ho ascoltato rivolta al Vescovo una domanda di chiarificazione a riguardo dell’impegno del cristiano nel sociale e nella politica. Per un cristiano c’è un
unico modo corretto di pensare e di fare politica.
Per alcuni, in forza di un
malinteso realismo, è l’ordine
del potere, della forza, della
persuasione delle masse,
mentre per il cristiano è l’ordine della solidarietà, della
sussidiarietà, della reciprocità, del bene comune, è comunque un’opera che merita
anche il “sogno” di una nuova
generazione di cattolici capaci di impegno e di servizio.
Carissimi Olgiatesi, non lasciamo cadere nel vuoto o nel
semplice ricordo di un “momento bello” un evento di
“grazia” come la Visita pastorale: se ci crediamo, è il Signore che ci ha “visitato” nella persona del Vescovo; che
cosa vuole il Signore da noi?
LA “SPERANZA”
A S.GERARDO
La preghiera continua. Ma
qui, Vescovo, attento! Sei
nella chiesa di S. Gerardo, che
la devozione al Santo ha abbellito negli anni. Chiesa che
gli Olgiatesi, miracolati da
una perniciosa malattia più
di ottocento anni fa, amano
da secoli. Si scioglie il canto
dei secondi Vespri, dopo
l’esposizione del SSmo. Sacramento. La lettura breve,
dalla prima lettera di Pietro,
ci dice: “siamo stati rigenerati da Cristo, per una speranza viva”.
È lo spunto per esortarci a
meditare, davanti al SS.mo
Sacramento, il Battesimo:
rinascita dall’alto, come diceva Gesù a Nicodemo, rivivere da capo. Questa vita è
fatta di Speranza. Non la
speranza che intendiamo comunemente, oggetto dei nostri desideri, previsione ottimistica di qualcosa, ipotesi,
scommessa, attesa di qualcosa di desiderabile.
Questa visione non c’entra
nulla con la speranza cristiana. Bisogna andare oltre. La
speranza cristiana è una certezza: la mia vita è salvata
dalla gratuita misericordia
di Dio. L’amore di Dio è garantito, ho ancora da dubitare? La nostra speranza non
è: “io credo che…” ma: “io spero in Te”: una relazione personale con l’Amore di chi già
da prima mi ha amato. Davanti all’Eucaristia diciamo:
“Signore sono certo che tu mi
ami, il mio fragile e incerto
amore per Te sarà consacrato dalla fedeltà del tuo amore di cui non posso dubitare.”
Ci benedici, vescovo Diego,
con Gesù Eucaristia, ti
soffermi e preghi, alla fine
della liturgia, davanti alla
grotta di Lourdes; non dimentichi Maria e la preghiamo insieme. Ammiri le bellezze della chiesa e ricevi
omaggio dalle mani della signora Giovanna, gelosa e appassionata, infaticabile e
assidua custode della chiesa
di S. Gerardo, il volume illustrato che documenta la storia della chiesa e la vita del
nostro Santo.
All’esterno ti attende la visita al presepio caratteristico
che gli amici e il gruppo di S.
Gerardo ogni anno allestiscono e le cui offerte sono devolute alle missioni del nostro
P. Firmino, comboniano in
Africa.
FRANCO
DON LORENZO CALORI.
Il Vescovo e quel “mare” di 2 mila volontari
Nel pomeriggio di sabato, presso il teatro Aurora, il vescovo mons. Coletti ha incontrato le associazioni di volontariato presenti ad Olgiate. Sono circa una quarantina
i gruppi esistenti. La Visita pastorale, forse per la prima volta, è stata l’occasione
perché una ventina di essi si riunissero per ascoltarsi vicendevolmente e presentare le loro diverse attività all’insegna dell’aiuto alle persone
bisognose, della solidarietà e del dono gratuito. Così, sinteticamente, ogni associazione ha raccontato al Vescovo
l’impegno nel sociale e la propria storia: l’SOS, l’Alveare, Il
gruppo pensionati “Insieme”, la fondazione “Paolo Fagetti”,
la “Pro Loco”, il CIF, il gruppo “san Vincenzo”, l’AUSER, la
Protezione Civile, il gruppo sportivo San Giovanni Bosco, il
Corpo Musicale Olgiatese, l’Associazione Alpini, l’associazione Predazzani nel mondo, l’Arca 88 - Casa Arcobaleno,
gli Amici di san Cataldo, il gruppo Koiné, gli Amici della
Casa Anziani, l’AVIS, l’associazione “Non pioverà per sempre” ed il Laboratorio di San Gerardo.Un rapido calcolo ci
porta a scoprire che in città sono circa duemila i volontari
che operano nelle varie associazioni costituendo quasi il 20%
della popolazione di Olgiate. Una cifra considerevole, un
motivo di fiducia e di speranza in una società che, almeno
apparentemente e da quello che Rapid
si vede- in
televisione
Foto
Olgiate o si
legge sui giornali, non sembra privilegiare la fratellanza, la Rapid Foto
solidarietà e l’accoglienza. Il Vescovo Coletti ha ricordato
come i valori espressi dai volontari nelle loro attività siano un invito alla speranza
ed alla fiducia in un mondo in cui non è soltanto inquinata l’aria che si respira ma
sembrano un po’ inquinate anche le persone. Dalla voce dei volontari, invece, che
raccontano le loro esperienze per risolvere i problemi della gente in difficoltà o per
dare una mano nei momenti difficili, si ricavano sempre delle “belle notizie” che
portano a credere in un futuro migliore sia per la qualità della vita sia per i rapporti
tra le persone. Volontariato però, non significa pressappochismo, ma competenza,
capacità di gioco di squadra, solidarietà, mai
spettacolarità; vuol dire sapere agire da persone
serie e preparate, vuol dire avere l’umiltà di dedicare tempo prezioso alla formazione per accrescere
le proprie conoscenze e capacità quando bisogna
agire. Volontariato significa anche non farsi
intrappolare nella tentazione del profitto, uscire
dalla convinzione che, ciò che viene svolto deve
ritornare possibilmente con gli interessi. Il mondo
ha tanto bisogno dei volontari; la migliore competenza in tutti i mestieri non è sufficiente se manca
la fraternità e la logica del servizio gratuito per
l’altro. Gesù nel Vangelo - ha ricordato il vescovo
Diego - dice: “chi vuole salvare se stesso è perduto”.
Sicuramente oggi ci si sente sempre più soli e sempre più isolati; le condizioni di vita rischiano di
creare una estraneità sempre crescente tra le persone. Il volontario ha moltissimi modi per costruire relazioni con il prossimo, per “vedere” e non passare oltre. Alla fine chi vive la solidarietà secondo la logica della disponibilità e
della gratuità dell’amore, ottiene il grande dono di essere desiderato e stimato dal
mondo che lo circonda.
P.D.
CHIESA
VISIT
AP
ASTORALE
VISITAP
APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
La Visita
Pastorale per
una comunità
non è solo il
momento di
stringersi
attorno al
proprio Pastore
ma anche
l’occasioneper
riflettere sul
proprio
cammino di
fede,iniziando
a porre le basi
per la strada
da percorrere
insieme
I
n occasione della visita
pastorale, noi ragazzi e
giovani dell’oratorio abbiamo avuto l’occasione
di incontrare il Vescovo
Diego. O meglio, egli stesso
ci ha invitati ad incontrarlo!
Venerdì 23 gennaio, nel tardo
pomeriggio, ci siamo ritrovati presso il Teatro Aurora per
ascoltare le sue parole, davvero illuminanti, e le risposte
alle nostre domande. Il Vescovo si è subito dimostrato umile servo di Dio preferendo non
salire sul palco, ma restando
a tu per tu con noi in platea.
L’incontro è partito subito da
un tema scottante, che spesso è al centro di molti dibattiti: il celibato dei preti. Un po’
sorpresi dall’improvvisa trattazione di questo argomento,
siamo rimasti ancor più stupiti dalla risposta di Sua Eccellenza, il quale ci ha spiegato che i sacerdoti sono chia-
A COLLOQUIO
CON I
GIOVANI
mati a donare la vita per tutti, seguendo l’esempio di
Gesù. “Voi mi siete diventati
cari”, diceva a questo proposito, usando le stesse parole di
Paolo. Poi, ecco subito le domande: dopo averci raccontato alcuni aneddoti sulla sua
esperienza in oratorio, mettendo in chiaro la funzione di
quest’ultimo come luogo di
relazioni e di Chiesa autentica, è nato un dibattito su una
questione molto attuale. Alla
domanda: “I social network
come Facebook, usati da milioni di giovani al giorno d’oggi, possono essere utili alla diffusione del Vangelo?” il Vescovo ci ha letteralmente illuminati analizzando gli aspetti positivi e negativi: tramite questi nuovi mezzi di comunicazione è possibile certamente
diffondere alcuni elementi
evangelici, ma bisogna comunque prestare molta attenzione. Inoltre, aprendosi a
molte persone quasi mai incontrate di persona, si rischia
di far scadere la qualità delle
relazioni: allora meglio avere
poche relazioni, ma veramente autentiche piuttosto che
tanti contatti ma solo di su-
perficie! Questo deficit di profondità nelle relazioni è soprattutto pericoloso per le “generazioni digitali”, ovvero i
nostri fratelli e sorelle minori, i quali rischiano di perdere l’autenticità delle relazioni interpersonali a favore della dipendenza dagli schermi.
Un altro problema per noi giovani (e non solo) che è stato
affrontato è quello del
relativismo: un vero danno
per la società perché rende
incapaci di distinguere il Bene
vero, l’Amore di Gesù! Con il
nostro esempio e la nostra
esperienza di vita cristiana
dobbiamo allora trasmettere
questa Verità. Dopo quasi
un’ora di discussione, il Vescovo Diego ci ha rivolto due
domande, all’apparenza banali: “Credete in Dio? Se sì, chi
è?” La risposta pare scontata, ma è davvero così? Quanti di noi, specialmente alla
seconda domanda, rispondono subito e senza esitazione:
“Gesù!”? Grazie, caro Vescovo, per averci spronati, provocati, sostenuti, arricchiti ed
entusiasmati con le tue parole!
CHIARA
5 DOMANDE PER RIPARTIRE
N
1. Per evitare la sensazione
di dispersione c’è un primo
rimedio: riflettere e verificare su quale idea di Chiesa abbiamo in testa. Molte delle
sterilità del lavoro di “consiglio” derivano dal fatto che ciascuno partecipa partendo da
un’idea di Chiesa fumosa o
ambigua. Che cosa è la Chiesa per ciascuno di noi? È un
insieme di riti? Una istituzione? Una risposta ad una domanda di servizi religiosi? E’
un’assicurazione contro le
fiamme dell’inferno? Tutte
11
LA FEDE AI TEMPI DI FACEBOOK
L’INCONTRO CON IL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE
el quadro delle molteplici iniziative previste per la Visita
pastorale si è tenuto venerdì 22 gennaio l’incontro del Vescovo con
il Consiglio Pastorale Parrocchiale e con il Consiglio per
gli Affari Economici. L’incontro è stato l’occasione per un
confronto sulle finalità e le
esperienze di partecipazione
nei Consigli parrocchiali, in
un clima familiare e di libero
scambio di opinioni. Secondo
il parroco, don Lorenzo Calori,
il Consiglio deve soprattutto
conoscere ed approfondire i
problemi, non essendo necessario decidere sempre e comunque su tutti gli argomenti all’ordine del giorno mentre è fondamentale l’impegno
a esaminare le problematiche
e ad essere di ausilio ad una
più completa comprensione
della realtà.
Il Vescovo riprende la discussione articolando il proprio intervento in 5 punti e
riprendendo i temi toccati nei
vari interventi:
P A G I N A
Foto Rapid
cose evidentemente sbagliate.
La missione della Chiesa consiste nel far vedere al mondo,
per grazia dello Spirito Santo, Gesù Cristo. Il compito
della Chiesa è quello di lasciare che lo Spirito di Gesù rinnovi la vita di uomini e di donne che nel loro insieme facciano “vedere” la presenza di
Gesù. È chiaro che organizzare l’attività pastorale partendo da questo corretto presupposto consente di fare tutto in
modo diverso e nuovo.
2. Quali competenze per essere consiglieri nella Chiesa?
Occorre acquisire familiarità
con la Parola di Dio e in particolare con i Vangeli. Per consigliare occorre conoscere
Gesù e, quindi, la Parola di
Dio. Altro elemento fondamentale per consigliare è
l’esperienza della relazione
fraterna dentro la vita della
Chiesa… è il “fate a gara nello stimarvi a vicenda”, come
dice san Paolo.
3. Il Consiglio non è un organismo deliberativo. Esso di
per sé non è l’esecutivo della
Comunità ed è bene che si di-
stingua con chiarezza il momento del consiglio dal momento esecutivo. Ciò affinché
si costruisca quel consenso
che è necessario per permettere all’esecutivo di agire con
efficacia e coerenza. Guai se
l’esecutivo fa a meno del consiglio, ma guai anche se i consigli pretendono di fare l’esecutivo.
4. Le differenze tra noi sono
un dono. Ciascuno deve gestire il proprio punto di vista
come l’offerta di un dono e
non come una clava, preoccupandosi che sia messo a disposizione degli altri e che questi altri lo possano condividere.
5.
Appendice
sulla
Iniziazione cristiana e sulla
richiesta di don Lorenzo di
chiarire il significato di “stile
catecumenale”. Per il Vescovo il richiamo alla dimensione
catecumenale
della
Iniziazione cristiana è un fatto su cui la Chiesa italiana sta
insistendo da anni. Salvando
l’idea che l’introduzione alla
vita cristiana avviene anche
attraverso una dottrina, e qui
Foto Rapid
LA VISITA ALLA “CASA ANZIANI” DI OLGIATE
Foto William
Nel primo pomeriggio di venerdì, il Vescovo mons. Diego
Coletti è giunto alla Casa Anziani.
Accompagnato dal
prevosto Lorenzo Calori, il
Vescovo era atteso all’ingresso
della Casa dal sindaco, Roberto Bovi, dall’assessore ai lavori
pubblici ed ai rapporti con i vari
Enti, Marco Bernasconi, dal
presidente della società Tre Torri Andrea Catelli, dal direttore
sanitario Fabio Bianchi, dal responsabile amministrativo
Mario Sanvì, oltre che da una
rappresentanza del personale,
dei volontari e di alcuni ospiti.
La “Casa Anziani” esiste ad
Olgiate dal 1975. L’Istituzione
dal 1° aprile 2008 è gestita dalla società Tre Torri S.R.L. Unipersonale, voluta dall’Amministrazione Comunale per
migliorare la gestione dei servizi ai cittadini. Oltre al direttore sanitario ed al responsabile
amministrativo l’organico è
composto da circa 70 dipendenti; ci sono due medici e un
fisiatra, 4 fisioterapisti, un’animatrice, una impiegata, tre suore ugandesi, gli addetti alle
pulizie, al guardaroba ed il numeroso personale Asa. A questi
vanno aggiunti i volontari. Gli
ospiti della Casa di Riposo
sono 82 nella grande maggioranza donne. Nel corso della visita
il vescovo Diego si è incontrato
con i responsabili, il personale,
i volontari e gli anziani della
Casa di riposo; a conclusione
dell’incontro ha concelebrato
ci vuole uno “specialista” (catechista, prete o suora), bisogna tuttavia rendersi conto
che questo, da solo, non è sufficiente e che ha registrato un
“insuccesso catastrofico” (parole di Joseph Ratzinger,
1989). Di fatto abbiamo trasformato la catechesi in un’ora
di scuola, che da sola non è
sufficiente. E allora occorre
trasformare l’Iniziazione cristiana di bambini (e fidanzati)
in momenti nei quali si cresce dentro il grembo di una co-
con don Lorenzo e don Omar la
santa Messa alla presenza delle autorità, del personale, dei
volontari e degli ospiti. Prendendo spunto dal passo del
Vangelo di Marco in cui si ricorda come Gesù ha personalmente eletto i dodici apostoli, il Vescovo ha ricordato come Dio ci
ama uno per uno, ci chiama per
nome e conosce in profondità il
nostro cuore. Stare dalla parte
di Gesù significa non soltanto
conoscere le sue parole ma adoperarsi perché la vita diventi
un annuncio della bellezza del
Vangelo. Gesù ci vuole bene ha sottolineato il Vescovo - chiedendo alla fine un piccolo regalo: la recita della preghiera per
le prossime visite pastorali che
sono iniziate da alcuni mesi e
che si concluderanno tra quattro o cinque anni. Al termine
della Santa Messa un dono sorpresa è stato consegnato da
una ospite della Casa al Vescovo: una “Pigotta” di nome Speranza. Da qualche mese infatti
gli ospiti della Casa Anziani
“lavorano” per l’Unicef confezionando queste bambole di
pezza, semplici ma speciali
perché uniche ed irripetibili, realizzate a mano con fantasia e
creatività. Sono bambole che
aiutano a salvare tanti bambini nei paesi poveri del mondo.
È il segno che anche gli anziani, spesso soli e sofferenti, sono
pronti alla solidarietà per i
tanti piccoli che hanno bisogno di calore e di affetto. (P.D)
munità cristiana adulta. La
Diocesi ha dato alcune prime
indicazioni: le modalità concrete sono però da inventare
in ogni singola comunità cristiana in modo adeguato a ciascuna concreta realtà.
Al termine della S.Messa di
domenica 24 gennaio don Omar
Corvi, vicario di Olgiate, è stato
nomintato assistente della
sezione di Como dell’Unitalsi.
P A G I N A
12
CHIESA
RUBRICHE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
FEBBRAIO 2010
FEBBRAIO 2010
Apostolato
della preghiera
Intenzione generale: “Per tutti gli scienziati e
gli uomini di cultura, perché attraverso la sincera ricerca della verità possano giungere alla
conoscenza dell’unico vero Dio”.
Nel mondo occidentale domina largamente l’opinione, che
soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da
essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall’universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di
fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo
delle culture. E tuttavia, la moderna ragione propria delle scienze naturali, con l’intrinseco suo elemento platonico, porta in sé […] un interrogativo che la trascende
insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve
semplicemente accettare la struttura razionale della
materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda sul perché di questo dato di fatto esiste e deve
essere affidata dalle scienze naturali ad altri livelli e modi
del pensare – alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia
e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi
esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi ad essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere. Qui mi viene in mente una parola di
Socrate a Fedone. Nei colloqui precedenti si erano toccate molte opinioni filosofiche sbagliate, e allora Socrate
dice: “Sarebbe ben comprensibile se uno, a motivo dell’irritazione per tante cose sbagliate, per il resto della sua
vita prendesse in odio ogni discorso sull’essere e lo denigrasse. Ma in questo modo perderebbe la verità dell’essere e subirebbe un grande danno”. L’occidente, da molto
tempo, è minacciato da questa avversione contro gli interrogativi fondamentali della sua ragione, e così potrebbe
subire solo un grande danno. Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza – è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica, entra nella
disputa del tempo presente.
(Benedetto XVI, Università di Regensburg,
settembre 2006)
Intenzione missionaria: “Perché la Chiesa,
consapevole della propria identità missionaria,
si sforzi di seguire fedelmente Cristo e di proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli”.
È dunque un dovere impellente per tutti annunciare Cristo e il suo messaggio salvifico. “Guai a me – affermava
san Paolo – se non predicassi il Vangelo!” Sulla via di
Damasco egli aveva sperimentato e compreso che la redenzione e la missione sono opera di Dio e del suo amore.
L’amore di Cristo lo portò a percorrere le strade dell’Impero Romano come araldo, apostolo, banditore, maestro
del Vangelo, del quale si proclamava “ambasciatore in
catene”. La carità divina lo rese “tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno”. Guardando all’esperienza di
san Paolo, comprendiamo che l’attività missionaria è risposta all’amore con cui Dio ci ama. Il suo amore ci redime e ci sprona verso la missio ad gentes; è l’energia spirituale capace di far crescere nella famiglia umana l’armonia, la giustizia, la comunione tra le persone, le razze
e i popoli, a cui tutti aspirano. È pertanto Dio, che è Amore, a condurre la Chiesa verso le frontiere dell’umanità e
a chiamare gli evangelizzatori ad abbeverarsi “a quella
prima originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l’amore di Dio”. Solo da questa fonte si possono attingere l’attenzione, la tenerezza, la compassione, l’accoglienza, la disponibilità, l’interessamento ai problemi della gente, e quelle altre virtù necessarie
ai messaggeri del Vangelo per lasciare tutto e dedicarsi
completamente e incondizionatamente a spargere nel
mondo il profumo della carità di Cristo.
(Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata
Missionaria Mondiale 2008, n. 2)
Intenzione dei Vescovi italiani: “Perché il dialogo fra lo Stato e la Chiesa sostenga negli uomini di buona volontà un’operosa convergenza
di sforzi per il bene comune, la promozione e la
tutela dei diritti fondamentali, la lotta alla
povertà e la ricerca”.
Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella
società è […] proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello
Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona
alla vita pubblica. Non possono pertanto abdicare « alla
molteplice e svariata azione economica, sociale, legisla-
PER LE PARROCCHIE
104
L’informatore
giuridico
L
a Legge finanziaria 2010 (Legge 23.12.
2009, n. 191: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale
dello Stato”) ha previsto che l’agevolazione temporanea dell’aliquota I.V.A. ridotta (10% anziché 20%) per le manutenzioni riguardanti le abitazioni, diventa una misura “a
regime”.
L’oggetto dell’agevolazione previsto dalla Legge finanziaria è costituito dalle prestazioni di
servizi rese nell’ambito di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e
risanamento conservativo e di ristrutturazione
edilizia, effettuati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, dipendenti da un
contratto di appalto, di prestazione d’opera, di
fornitura con posa in opera o di altri accordi negoziali.
Nell’agevolazione sono compresi anche la cessione dei beni oggetto della prestazione, limitatamente ai beni cosiddetti “significativi”, cioè: gli
ascensori e i montacarichi, gli infissi interni ed
esterni, le caldaie, i videocitofoni, le apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria, i sanitari e la rubinetteria da bagno e gli impianti di
sicurezza.
Accanto alle disposizioni della Legge finanziaria 2010 rimangono però ancora operanti le riduzioni di aliquota previste dal D.P.R. 633/1973,
per quanto riguarda gli interventi di grado superiore alle manutenzioni ordinarie e straordinarie, cioè i restauri e i risanamenti conservativi e
le ristrutturazioni edilizie ed urbanistiche.
Per tali interventi trova applicazione l’aliquota I.V.A. del 10% indipendentemente dalla circostanza che siano effettuati su fabbricati abitativi.
Inoltre tale riduzione è più ampia rispetto a
quella introdotta dalla Legge finanziaria 2010,
in quanto non limita le prestazioni dei servizi ai
soli “beni significativi”, e trova estensione anche
alle semplici cessioni di beni, escluse le materie
prime ed i semilavorati.
Per tale motivo tale riduzione può essere applicata anche per le manutenzioni, diverse da
quelle ordinarie e straordinarie, effettuate sulle
abitazioni.
***
Con sentenza del 20.11.2009, n. 24500, la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito al
pagamento dell’I.C.I. da parte degli enti ecclesiastici per gli immobili in cui si svolgono attività
commerciali.
In particolare, prendendo spunto dall’esenzione prevista dall’art. 7, comma 1, lettera i) (che
prevede l’esenzione dal pagamento dell’I.C.I. per
gli immobili utilizzati dagli enti pubblici e privati, diversi dalle società, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative
e sportive, nonché delle attività di cui all’art. 16,
lettera a), della Legge 20.5.1985, n. 222) la Corte
di Cassazione ha dichiarato che tale esenzione è
riconosciuta a condizione che gli immobili siano
destinati esclusivamente allo svolgimento di una
delle attività contemplate nella stessa norma.
Pertanto per gli enti ecclesiastici l’esenzione
spetta anche quando sono esercitate le attività
di religione e di culto, oltre a quelle di assistenza, beneficenza, istruzione, educazione e cultura,
ma non in presenza di un’attività soggettivamente di carattere commerciale.
rubrica mensile a cura di VITTORIO RUSCONI
tiva, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune ».
Missione dei fedeli laici è pertanto di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità. Anche
se le espressioni specifiche della carità ecclesiale non
possono mai confondersi con l’attività dello Stato, resta
tuttavia vero che la carità deve animare l’intera esistenza dei fedeli laici e quindi anche la loro attività politica,
vissuta come « carità sociale ».
(Benedetto XVI, Deus caritas est, n. 29)
Parola di vita
di CHIARA LUBICH
«Io sono la porta: se uno entra
attraverso di me, sarà salvo;
entrerà e uscirà
e troverà pascolo» (Gv 10,9)
esù si presenta come colui che realizza le promesse divine e le aspettative di un popolo la
cui storia è tutta segnata dall’alleanza, mai
revocata, con il suo Dio. L’idea della porta
assomiglia e si spiega bene con l’altra immagine usata da Gesù: “Io sono la via, nessuno va al
Padre se non attraverso di me” (cf Gv 14,6). Dunque
lui è veramente una strada e una porta aperta sul
Padre, su Dio stesso.
“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà
salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo”.
Cosa significa concretamente nella nostra vita questa Parola?
Sono tante le implicazioni che si deducono da altri
passi del Vangelo che hanno attinenza con il brano di
Giovanni, ma fra tutte scegliamo quella della “porta
stretta” attraverso la quale sforzarsi di entrare (cf Mt
7,13) per entrare nella vita.
Perché questa scelta? Perché ci sembra quella che
forse più ci avvicina alla verità che Gesù dice su se
stesso e più ci illumina sul come viverla.
Quando diventa, egli, la porta spalancata, pienamente aperta sulla Trinità? Là dove la porta del Cielo sembra chiudersi per lui, egli diviene la porta del Cielo
per tutti noi.
Gesù abbandonato è la porta attraverso la quale
avviene lo scambio perfetto tra Dio e l’umanità: fattosi nulla, unisce i figli al Padre. E’ quel vuoto (il vano
della porta) per cui l’uomo viene in contatto con Dio e
Dio con l’uomo.
Dunque lui è la porta stretta e la porta spalancata
nello stesso tempo, e di questo possiamo farne esperienza.
“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà
salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo”.
Gesù nell’abbandono si è fatto per noi accesso al
Padre.
La parte sua è fatta. Ma per usufruire di tanta grazia anche ognuno di noi deve fare la sua piccola parte,
che consiste nell’accostarsi a quella porta e nel passare al di là. Come?
Quando ci sorprende la delusione o siamo feriti da
un trauma o da una disgrazia imprevista o da una
malattia assurda, possiamo sempre ricordare il dolore di Gesù che tutte queste prove, e mille altre ancora,
ha impersonato.
Sì, egli è presente in tutto ciò che ha sapore di dolore. Ogni nostro dolore è un suo nome.
Proviamo, dunque, a riconoscere Gesù in tutte le
angustie, le strettoie della vita, in tutte le oscurità, le
tragedie personali e altrui, le sofferenze dell’umanità
che ci circonda. Sono lui, perché egli le ha fatte sue.
Basterà dirgli, con fede: “Sei Tu, Signore, l’unico mio
bene” (cf Mc 15,34 e Mt 27,46), basterà fare qualcosa
di concreto per alleviare le “sue” sofferenze nei poveri
e negli infelici, per andare al di là della porta, e trovare al di là una gioia mai provata, una nuova pienezza
di vita.
G
Questo commento, pubblicato per intero,
si trova in Città Nuova, 25.3.1999, n.6, p.47
VITA CONSACRATA: PADRE RINALDI
(SAVERIANO), LA CHIESA “NON
POTREBBE VIVERE SENZA DI LORO”
Se i religiosi e le religiose “dovessero venir meno si
creerebbe un immenso buco nero nella Chiesa e nel
mondo”, e la Chiesa “non potrebbe vivere senza di
loro”. Ne è convinto padre Giuseppe Rinaldi, saveriano,
che su Agensir.it firma una nota sulla Giornata Mondiale della Vita Consacrata (2 febbraio). Il Concilio,
ricorda padre Rinaldi, ha dedicato ai consacrati e alle
consacrate “un importante documento”, il Decreto sul
Rinnovamento della Vita Religiosa (Perfectae caritatis), dove si definisce il loro tipo particolare di vita
“una splendida caratteristica del Regno dei cieli”. Giovanni Paolo II ha consegnato loro una “preziosa enciclica”, dal titolo “Vita Consacrata”(1996). Dopo il Concilio è rifiorito nella Chiesa l’antichissimo “Ordo
virginum”, l’Ordine delle vergini, una categoria di
donne che vivono senza formare un particolare Istituto: “Segnata da una consacrazione conferita dal
Vescovo, ognuna vive, nella Chiesa diocesana, una
regola di vita personale approvata dal Vescovo”. In
Italia sono circa 400 e 200 in formazione in ben 85
diocesi. Nel mondo, i religiosi e le religiose raggiungono il numero di 3.000 in più di 50 Paesi. 226 le Congregazioni religiose maschili, con un totale di 220 mila
religiosi. 1.900 le Congregazioni femminili, con circa
790 mila suore. Nella Chiesa italiana sono 90 mila le
suore, mentre i religiosi sono 24 mila.
CHIESA
del
PASTORALE
LA
VORO
ASTORALELA
LAVORO
P A G I N A
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
DENTRO L’ENCICLICA
PER LA CARITAS
IN VERITATE
IL TEMPO
DI UNA LETTURA
PONDERATA
Anche per
l’enciclica di
Benedetto XVI si
è compiuto il
destino della
notorietà. Dopo
aver occupato le
pagine dei
giornali nei
giorni immediati
alla sua
pubblicazione,
dopo che per
qualche mese è
stata al centro di
dibattiti tra i
maggiorenti
dell’economia,
ora essa sta
vivendo la fase
del silenzio...
pagina a cura
dell’UFFICIO DIOCESANO
DELLA PASTORALE SOCIALE E
DEL LAVORO
DALLA LETTERA ENCICLICA
“CARITAS IN VERITATE”
La Chiesa ribadisce l’imprescindibile importanza del Vangelo per la costruzione di una società secondo libertà e giustizia nella verità, in una prospettiva ideale e storica di una
civiltà animata dall’amore. Di questo amore Evangelico tutti i
battezzati, in quanto membri della Chiesa, sono chiamati nel
loro ambito a darne piena testimonianza.
(Dalla CV. 9) L’amore nella verità è una grande sfida per la
Chiesa in un mondo in progressiva e pervasiva globalizzazione.
Il rischio del nostro tempo è che all’interdipendenza di fatto
tra gli uomini e i popoli non corrisponda l’interazione etica
delle coscienze e delle intelligenze, dalla quale possa emergere come risultato uno sviluppo veramente umano. Solo con la
carità, illuminata dalla luce della ragione e della fede, è possibile conseguire obiettivi di sviluppo dotati di una valenza
più umana e umanizzante. La condivisione dei beni e delle
risorse, da cui proviene l’autentico sviluppo, non è assicurata
dal solo progresso tecnico e da mere relazioni di convenienza,
ma dal potenziale di amore che vince il male con il bene (cfr.
Rm 12, 21) e apre alla reciprocità delle coscienze e delle libertà. La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende «minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati ».Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della
sua dignità, della sua vocazione. Senza verità si cade in una
visione empiristica e scettica della vita, incapace di elevarsi
sulla prassi, perché non interessata a cogliere i valori, i significati con cui giudicarla e orientarla. La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà (cfr Gv
8, 32) e della possibilità di uno sviluppo umano integrale.
Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile.
(dall’enciclica “Caritas in Veritate”)
A
nche per l’enciclica
di Benedetto XVI
‘Caristas in veritate’
si è compiuto il destino della notorietà.
Dopo aver occupato le pagine
dei giornali nei giorni immediati alla sua pubblicazione, dopo
che per qualche mese è stata al
centro di dibattiti tra i maggiorenti dell’economia, dopo che
nelle diocesi si sono fatti convegni ad hoc e qualche parrocchia ne abbia fatto spunto per
una riflessione sull’economia,
anche in virtù della crisi in atto,
ora essa sta vivendo la fase del
silenzio.
Proprio ora che i riflettori si
sono spenti, che è terminato il
periodo della ricerca delle parole e frasi ad effetto, è giunto
il tempo per una lettura ponderata e attenta dell’enciclica,
sia nei suoi tratti particolari sia
nel suo insieme. Ma perché la
lettura possa essere veramente attenta, ponderata e approfondita fino a raggiungere la
profondità del pensiero del
Papa è necessario che essa sia
fondata su una prima pietra
angolare, che si chiama introduzione. In essa Papa Benedetto XVI fa la sua meditata riflessione sulla carità e sul suo rapporto con la verità e la loro incidenza sullo sviluppo umano.
La seconda pietra angolare, che
si chiama conclusione, è invece
l’atto di consegna all’ascoltatore delle proposte contenute nell’enciclica, affinché, grazie al
suo agire, egli porti frutto. Ponderare il contenuto dell’introduzione e della conclusione della
Caritas in veritate aiuta di certo a dare alla lettura dei vari
capitoli dell’enciclica quella
profondità che permette di cogliere l’incrociarsi dei drammi
dell’umanità con le sofferenze
e le preoccupazione del Santo
Padre per le attuali situazioni
di ingiustizia e povertà presenti nel mondo.
L’enciclica ‘Caritas in veritate’ prende avvio con queste parole: La carità nella verità, di
cui Gesù Cristo s’è fato testimone con la sua vita terrena e, soprattutto con la sua morte e risurrezione, è principale forza
propulsiva per il vero sviluppo
FONDO DI SOLIDARIETÀ: LA SITUAZIONE
Continua la solidarietà delle varie comunità diocesane
a favore del fondo “Famiglia Lavoro” della Diocesi di
Como tanto che al 31 gennaio 2010 restano a disposizione ancora 373.144,29 euro per ulteriori erogazioni.
Grazie alla collaborazione dei rev.mi Parroci, il comitato dei garanti ha potuto esaminare 141 richieste di
sussidio. Le richieste accettate sono state 102 per un
totale erogato di 113.570 euro; per altre richieste sono
in corso ulteriori accertamenti.
Il criterio di assegnazione del sussidio alle famiglie di
norma copre tre mesi al termine dei quali verrà
riesaminata ogni situazione. Oltre al sussidio vengono
fornite anche opportunità di colloquio per un possibile
reinserimento del mondo del lavoro.
di ogni persona e dell’umanità
intera.”(CV 1) Da questa frase
iniziale appare chiaramente
che la preoccupazione del Papa
non è quella di portare l’ascoltatore a ripiegarsi su se stesso,
imprecando contro la lunga serie di ingiustizie e di povertà o
di farne dell’enciclica una erudita esercitazione di natura economica-sociologica La sua vera
preoccupazione, sull’esempio di
Paolo VI nella Populorum Progressio, è quella di indicare la
via per debellare i mali che affliggono l’umanità. E non si
ferma al semplice annuncio
dottrinale, ma aggiunge: “L’amore - «caritas» - è una forza
straordinaria che spinge la per-
sone ad impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. E’ una
forza che ha origine in Dio,
Amore eterno e Verità assoluta”.(CV1). Per il Papa nessuno uomo e tanto meno nessun
cristiano, è dispensato dall’impegnarsi perché le ingiustizie e
povertà vengano debellate, Ma
ad una condizione, che non ci si
dimentichi che la forza propulsiva di ogni azione è l’amore e
la sua origine è in Dio. E non si
dica che è poco. E il Papa completa il suo pensiero dicendo:
“La carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa” (CV2).
L’impegno del cristiano nel
sociale per combattere ingiustizie e povertà non è solo un meritevole atto volontaristico, è
qualcosa di ben più forte e incisivo: “Solo se pensiamo di essere chiamati in quanto singoli e
in quanto comunità a far parte
della famiglia di Dio come suoi
figli, saremo anche capaci di
produrre un nuovo pensiero e di
esprimere nuove energie a servizio di un vero umanesimo integrale” (CV 78). In quanto comunità: deve far riflettere le
nostre comunità, che troppo
spesso sono assenti rispetto
alla elaborazione di nuovi pensieri e di esprimere nuove energie. Eppure da oltre cento anni
la dottrina sociale della Chiesa
è una continua fonte di proposizioni utili non solo per i singoli, ma anche per le comunità
perché si rendano capaci di elaborare pensieri e azioni che facciano della giustizia e del bene
comune i pilastri del vivere sociale. Ma ogni pensiero, ogni
azione, ci ricorda ancora il
Papa, richiede una premessa
indispensabile: “Lo sviluppo ha
bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto
della preghiera, cristiani mossi
dalla consapevolezza che l’amore pieno di verità, caritas in
veritate, da cui procede l’autentico sviluppo, non è da noi prodotto ma ci viene donato.(CV
79).
NOTIZIE DAL MONDO DEL LAVORO
FORMAZIONE PROFESSIONALE
PER I GIOVANI DOPO LA TERZA MEDIA
In questi anni, a livello nazionale e ancor più nella nostra Regione, sono tanti i giovani e le
famiglie che scelgono i percorsi di formazione triennale come strumento per assolvere l’obbligo scolastico, per acquisire una professionalità spendibile nel mondo del lavoro e per crescere
umanamente e culturalmente.
I corsi professionali costituiscono un’alternativa alla scuola superiore tradizionale e sono
indicati per i ragazzi portati ad apprendere dal fare, attratti dalle esperienze pratiche, che
hanno attitudini per l’operatività. Per loro sono garantite le acquisizioni dei saperi di base e
delle competenze professionali concretamente spendibili nel lavoro, anche attraverso un forte
rapporto con il mondo delle imprese, in primo luogo con i tirocini aziendali.
In provincia di Como è ampia la possibilità di accedere, nei Centri di Formazione Professionale e presso alcuni Istituti superiori, a questi corsi, che sono gratuiti e coprono tutti i principali settori: dall’alimentare al turistico, dal meccanico, all’elettrico, al legno, ai lavori d’ufficio,
dall’estetica al tessile.
Il problema per le famiglie che vogliono usufruire di questo canale formativo è costituito dal
numero di posti limitato, determinato dal finanziamento regionale, che costringe alla logica
del “primo che arriva”. Per avere informazioni sulle modalità di iscrizione, aperte dal 26 febbraio, ci si può rivolgere ai Centri di Formazione e alle Scuole superiori interessate dall’iniziativa.
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CHIESA
CARIT
AS
CARITAS
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
EDITORIALE
GUARDANDO AL FUTURO
L
a decima Assemblea diocesana, svoltasi a
Sondrio sabato 19 settembre scorso, aveva
un titolo eloquente: “Non conformatevi a
questo mondo.
Per un discernimento comunitario”. E proprio sulla base di questo monito, il direttore della
Caritas diocesana, Roberto Bernasconi, ha tracciato
le linee programmatiche del cammino educativo che
la Caritas propone a tutta la comunità. In questo
spazio della “pagina Caritas” è stato presentato un
piccolo “vademecum” a puntate per illustrare gli
obiettivi messi in evidenza durante l’Assemblea
diocesana. Oggi pubblichiamo l’ultima parte.
APERTURA ALLE ALTRE ATTIVITA’
ASSISTENZIALI
IL VIAGGIO DI ROBERTO BERNASCONI NELLE ISOLE ANDAMANE
UN OSTELLO
DELLA GIOVENTÙ FRUTTO
DELLA GENEROSITÀ
DELLA DIOCESI
Il direttore della
Caritas diocesana
nei luoghi devastati
dallo tsunami il 26
dicembre 2004:
«E’ stato emozionante
vedere realizzato
un progetto così
importante e utile
per tutta la comunità»
«Un quinto obiettivo (il primo era dedicato alla
“formazione”, il secondo alle “relazioni inter-personali”, il terzo all’”attenzione ai giovani”, il quarto al “saper lavorare in rete”, ndr) è l’apertura e
l’accoglienza di tutte quelle espressioni cristiane
e non, che vivono azione di carità e di volontariato
sul nostro territorio, tante volte in apparente concorrenza. Il compito che ci siamo dati - evidenzia
Roberto Bernasconi - è quello di coordinamento
e di mediazione, per rimettere al centro del nostro agire non le nostre aspettative, le nostre capacità organizzative, ma l’uomo che vive le difficoltà e le fatiche della vita…».
ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI
«Un sesto obiettivo - conclude il direttore della
Caritas diocesana - è l’accoglienza delle persone che sono costrette a lasciare il loro Paese
per motivi di guerra o di povertà. Diventa sempre più importante che la Caritas abbia la capacità di capire le cause di questo fenomeno e insieme
abbia la capacità di accoglienza che è dovuta a tutti
i fratelli indistintamente; che abbia la capacità di
denuncia delle ingiustizie che questi nostri fratelli sempre più spesso sono costretti a subire e insieme abbia la forza, se necessario, di assumersi
la responsabilità per le azioni che ritiene giusto
compiere a favore di questi nostri fratelli. La
Caritas in questa azione deve essere da pungolo a
tutta la comunità diocesana…».
pagina a cura della
CARITAS DIOCESANA
S
ono trascorsi poco più di cinque anni (era il
26 dicembre 2004) dal tremendo tsunami nell’Oceano Indiano che ha sconvolto coste e isole del Sud-Est asiatico. Le vittime, tra morti
e dispersi, sono state più di 300.000. I feriti
circa 500.000 e 5 milioni di sfollati. I Paesi più colpiti
sono stati l’Indonesia, lo Sri Lanka, l’India, la
Thailandia, ma si sono contati morti anche in Somalia, Maldive, Malaysia, Myanmar (Birmania), Tanza-
nia, Seychelles, Bangladesh e Kenya. Dopo la catastrofe si è immediatamente messa in moto la macchina degli aiuti internazionali che sono continuati
anche dopo la prima fase di emergenza. Anche la
Caritas diocesana di Como si è mobilitata e ha raccolto 200.000 euro che sono stati destinati alla popolazione delle Isole Andamane, particolarmente colpite dallo tsunami. Le Isole Andamane e Nicobare, che
fanno parte dell’India, si trovano a sud del Golfo del
Bengala e formano un arcipelago di circa 40 isolette,
con una popolazione di 356.000 abitanti (dopo lo
tsunami si sono contati 1.200 morti, oltre 5.500 dispersi e 44.200 sfollati; ma in realtà, poiché non esisteva un censimento della popolazione, stime ufficiose parlano di quasi 18.000 morti). La capitale è Port
Blair e proprio in questo luogo si è concretizzato il
progetto finanziato dalla Caritas di Como.
«Con il denaro raccolto nell’intera diocesi di Como
è stato realizzato un ostello della gioventù, una costruzione di tre piani, con camerate, servizi e un refettorio. La struttura, che è operativa da circa un anno,
può ospitare 150 giovani ed è stata costruita in una
nuova area, al centro di Port Blair, vicino alla cattedrale e alla scuola diocesana che ospita ben 1.600
allievi». Così Roberto Bernasconi, direttore della
Caritas diocesana, racconta con soddisfazione l’obiettivo raggiunto, grazie alla solidarietà espressa da
tutta la diocesi di Como.
CONTINUA LA SOLIDARIETÀ PER RIDARE
SPERANZA AI TERREMOTATI DI HAITI
Procede incessante il piano di emergenza
internazionale. Sale a oltre un milione di euro il contributo
di Caritas Italiana per gli aiuti in questa prima fase.
Ma la sfida più grande resta la ricostruzione
A distanza di poche settimane dal devastante terremoto che ha sconvolto Haiti, continua
incessante il soccorso internazionale alla popolazione colpita. Prosegue, inoltre, il piano di
emergenza della Caritas Italiana che, in questa prima fase, ha raccolto un contributo di oltre
1 milione di euro da destinare agli aiuti. La sfida più grande resta, tuttavia, la ricostruzione.
Nonostante i massicci esodi registrati in questi giorni, infatti, si calcola che a Port-au-Prince
siano ancora 800.000 le persone senzatetto.
Caritas Haiti - in coordinamento con gli organismi internazionali presenti sul posto e grazie al sostegno di Caritas Italiana e delle altre Caritas - ha già distribuito aiuti a 50.000
haitiani tramite i suoi centri e le parrocchie: cibo e acqua a 34.000 persone e generi di prima
necessità ad altre 16.000. Da questa settimana è operativo il nuovo piano di emergenza che
per i prossimi due mesi raggiungerà 200.000 persone.
La Caritas fornisce anche assistenza sanitaria presso l’ospedale San Francesco di Sales,
nel centro della capitale, dove sono state riattivate tre sale operatorie, un laboratorio e
apparecchiature radiografiche ed è stata attivata una banca del sangue. Anche l’ospedale di
Petit Goave è ora operativo ed è stato riaperto il dispensario.
Sono stati creati anche altri 6 centri per la distribuzione di medicinali e per facilitare misure di prevenzione e di igiene.
La Caritas ha riaperto, inoltre, un reparto presso l’ospedale Nostra Signora di Lourdes,
dove opera un team medico.
La distribuzione di acqua è avviata con regolarità. In particolare la Caritas ha installato 4
cisterne per l’acqua potabile a Saint Marie, Carredoux, Delmas 32 e presso l’ospedale San
Francesco di Sales. Infine, un impianto di potabilizzazione della capacità di 2.000 litri l’ora è
stato installato a Leogane e Gressier.
Durante la recente riunione del Consiglio delle Nazioni Unite a Ginevra, la Caritas (insieme con altri 8 organismi cattolici) ha raccomandato, in questa fase di massima emergenza,
attenzione e monitoraggio sul rispetto dei diritti umani, con particolare attenzione alle donne
e ai bambini.
Il direttore della Caritas è da
poco rientrato dalle Isole Andamane. «Questo viaggio - sottolinea Roberto Bernasconi - ha voluto suggellare e rafforzare l’iniziale “gemellaggio”, voluto da Caritas Italiana, tra la Caritas di Como, quella Ambrosiana e
la diocesi di Port Blair, realizzato per portare i primi
aiuti dopo lo tsunami. Ero in compagnia di don Roberto Davanzo, direttore della Caritas di Milano, il
cui contributo ha permesso la realizzazione di un asilo
nido e la ristrutturazione dell’ospedale diocesano di
Port Blair, che è gestito da una congregazione di suore».
«E’ stato emozionante - continua il direttore della
Caritas - vedere realizzata dagli abitanti del luogo
un’opera così importante e utile. Abbiamo avuto fiducia in loro e i risultati non sono mancati. Devo dire
che questa esperienza mi ha arricchito e mi ha dato
speranza. Ho visto una Chiesa viva, che si fa carico
della gente in modo straordinario; una comunità giovane che vive un cristianesimo profondo, fraterno e
solidale; una comunità che nonostante l’estrema povertà - vissuta con grande dignità - ha entusiasmo e
opera con corresponsabilità. Tutto ciò rappresenta
una grande ricchezza e una speranza per il futuro».
La Caritas di Como sta organizzando aiuti anche
per la recente emergenza causata dal devastante terremoto di Haiti. «Grazie alla solidarietà della gente
di tutta la diocesi abbiamo raccolto 200.000 euro, che
invieremo alla Caritas Italiana. Spero che il frutto
della nostra generosità diventi presto un progetto concreto, come è stato nelle Isole Andamane».
LA TESTIMONIANZA DI MONS. PIERRE DUMAS,
PRESIDENTE DI CARITAS HAITI
«METTIAMO AL CENTRO
DI TUTTO LA PERSONA»
«Il giorno prima del terremoto, stavo visitando alcune zone
della mia diocesi. Per andare in un posto, dovevo attraversare
diversi fiumi, e in uno di questi abbiamo visto l’acqua “fare bolle” e delle onde. Abbiamo deciso di trascorrere la notte nel centro
di formazione diocesano di Matean, vicino al mare, ma durante
la notte le onde hanno iniziato a sbattere contro l’edificio e io ho
pensato: “Questo è uno tsunami!”. Il giorno seguente sono tornato a Port-au-Prince e dieci minuti dopo essere sceso dalla macchina è avvenuto il terremoto. C’è stato un gran boato e la casa
ha sussultato, non ho nemmeno avuto il tempo di uscire dalla
porta che tutto si era calmato. Sono tutti usciti in strada. Una
delle prime cose che ho fatto è cercare di contattare i membri del
mio staff e rassicurarli. Ho detto loro di non temere, che questa
era una possibilità per le persone di dimostrare solidarietà e di
aiutarsi a vicenda. Ho perso una nipotina di due anni e mezzo e
mio cognato nel terremoto... Credo che la nostra carità e il modo
in cui viviamo questa crisi ci aiuterà a crescere in umanità. Ci
aiuterà ad essere più generosi, aperti e disponibili agli altri…
Penso che questo evento ci dia la possibilità di ricostruire il nostro Paese in modo diverso e di comprendere il legame che ci
unisce. Siamo assillati da alcune domande che, per il momento,
riguardano solo l’emergenza, ma un giorno riguarderanno la ricostruzione. Questo non significa ricostruire le cose come erano
prima, ma avere invece la possibilità di costruire Haiti migliore,
in cui la persona è al centro di tutto».
CHIESA
CHIESAMONDO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
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IL RICONOSCIMENTO DI UN SERVIZIO FEDELE ALLA COMUNICAZIONE E ALLA MISSIONE
A LUIGINA BARELLA
IL PREMIO
PER LA PACE 2009
Il momento
della lettura
della motivazione
che ha portato
al premio per Luigina Barella
Tra i 17 premiati
anche un
riconoscimento,
alla memoria,
ad una collaboratrice
del Settimanale,
ovvero Luigina
Barella, giornalista
esperta di mondialità
e realtà missionaria
scomparsa nel 2006
di LUIGI CLERICI
na cerimonia caratterizzata da momenti
suggestivi ed anche di
spettacolo, con danze
ed esibizioni canore,
ha caratterizzato, mercoledì
scorso 27 gennaio, all’auditorium “Giorgio Gaber” di Palazzo Pirelli a Milano, la consegna
dei Premi per la Pace 2009 della Giunta regionale della Lombardia. Tra i 17 premiati anche
un riconoscimento, “alla memoria”, ad una collaboratrice del
Settimanale, ovvero Luigina
Barella, giornalista esperta di
mondialità e realtà missionaria
scomparsa nel 2006. La candidatura era stata avanzata dal
consigliere regionale comasco
del Partito Democratico, Luca
Gaffuri, mentre sul palco, a ricevere il riconoscimento dalle
mani del Presidente uscente
della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, la nipote, Cristina Venco e mons. Bruno
Maggioni. Tra il pubblico anche
mons. Carlo Calori, direttore
per tanti anni de “Il Settimanale”. «Abbiamo voluto questo
premio - ha detto il presidente
uscente della Regione, Roberto
Formigoni - per ringraziare e
celebrare donne, uomini, movimenti e associazioni che in
Lombardia si danno concretamente da fare per la pace nel
mondo. Alcuni considerano la
pace come assenza di guerre e
conflitti ma io preferisco considerarla invece come una presenza di volontà positive, donne e uomini, dai capi di governo alla gente più semplice che
accettano di mettersi in gioco
per costruire nel mondo opere
di pace». E proprio queste “opere positive” realizzate da gente
“di diversa cultura, religione,
storia e opinioni” sono l’oggetto
del riconoscimento. «La stessa
U
Regione Lombardia - ha affermato Formigoni - è da sempre
impegnata per la pace, attraverso le iniziative di solidarietà come quelle seguite allo
tsunami, al terremoto in Abruzzo e da ultimo al sisma di Haiti
ma anche nell’accoglienza dei
feriti delle guerre come quelli
del Libano». La stessa Amministrazione regionale è impegnata anche sul fronte politico
con iniziative come il Forum del
Mediterraneo, il World Regions
Forum e la Conferenza ItaliaAmerica latina e Caraibi, mentre numerosi premiati hanno
riguardato l’impegno profuso a
favore dell’Amazzonia, del
Madagascar, dei bambini colpiti
da diabete in Moldavia, allo sviluppo di Eritrea ed Etiopia fino
ad Hong Kong, senza tralasciare il quotidiano prodigarsi nel
nostro territorio. L’attenzione e
l’impegno verso il mondo è alla
base del riconoscimento attribuito alla memoria di Luigina
Barella: “Per essere stata autrice di articoli e libri che hanno
rafforzato la cultura della solidarietà e della collaborazione
tra i popoli e le diverse religioni” si legge infatti nella moti-
“Per essere stata
autrice di articoli
e libri che hanno
rafforzato la cultura
della solidarietà
e della collaborazione
tra i popoli
e le diverse
religioni”
vazione con la quale è stata premiata. «Una proposta nata dal
ricordo anche personale - ci ha
confidato Luca Gaffuri - Luigina Barella, con la passione e la
competenza che si percepivano
nei suoi articoli e che hanno
animato le sue iniziative, è stata una ricchezza per la società
e la Chiesa lombarde e italiane. Mi sembra particolarmente
importante dire che il suo è stato un considerevole stimolo, per
Como e la Valtellina, a guardare, capire meglio e amare il
mondo al di là dei nostri orizzonti. Voglio pensare, inoltre,
che questo premio sia il giusto
riconoscimento non solo per ciò
che Luigina Barella ha fatto,
ma anche per i gruppi e le associazioni che ne continuano le
iniziative, per i missionari suoi
amici e per l’attività di informazione e impegno culturale che
svolgono i giornali con cui collaborava». Significativo il ricordo di Gerolamo Fazzini, direttore di “Mondo e Missione”: «La
sua più grande passione era
l’America Latina con tutto ciò
che significa: le lotte popolari,
una Chiesa vivace e profetica,
la denuncia di squilibri e ingiustizie, ma anche il racconto delle novità positive provenienti
“dal basso”. Alcuni sui reportage sono ancora oggi preziose
testimonianze: penso - in particolare - a quelli in Paesi travagliati da conflitti interni durissimi come Guatemala e Colombia. La denuncia degli “effetti
collaterali” della guerra si univa sempre, in Luigina, alla descrizione della tenacia del popolo nella costruzione della
pace. I suoi pezzi non sono mai
analisi asettiche, ma racconti
partecipi della vita di persone
concrete, volti di donne e uomini. Credo che Luigina Barella
meriti di essere ricordata come
esempio di giornalismo di razza: capace di partecipazione e
condivisione, abile nell’immergere il lettore nelle situazioni,
di raccontare il “come”, lasciando intuire il perché dei fatti».
Con la sua attività pubblicistica
e con l’impegno in associazioni
di cooperazione e solidarietà
internazionali, come pioniera
d’iniziative volte allo sviluppo
del commercio equo e solidale e
con il suo impegno personale,
Luigina Barella, ha contribuito in maniera rilevante alla crescita di una cultura della solidarietà, della mondialità, della
comprensione e collaborazione
tra i popoli e le religioni, all’affermarsi delle ragioni della
pace e con la sua opera ha arricchito il progresso della comunità ecclesiale e della società
civile lombarda, in particolare
nei territori delle province di
Como, Sondrio, Lecco e Varese,
anche creando una fitta rete di
contatti e di continue relazioni
con i missionari cattolici originari del territorio, veri ambasciatori di solidarietà e operatori di pace nel mondo.
LUIGI CLERICI
CONSULTA DIOCESANA DI PASTORALE
MISSIONARIA A NUOVA OLONIO
Domenica 7 febbraio, a Nuova Olonio, presso la Casa Madonna del Lavoro, si svolgerà la Consulta Diocesana di Pastorale Missionaria.
All’incontro sono invitati i rappresentanti di tutti i gruppi
missionari della diocesi.
La giornata avrà inizio alle ore 10 e si concluderà alle ore
16. I partecipanti sono invitati a portarsi il pranzo al sacco.
Durante l’incontro verranno ripresi gli argomenti del Convegno Missionario di novembre per arrivare ad eleborare delle proposte che delineeranno il cammino della pastorale missionaria della Diocesi di Como per i prossimi anni.
P A G I N A
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SOCIETÀ
SPECIALEVIT
A
SPECIALEVITA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
MAI SOPITO IL DIBATTITO SULLO STATO VEGETATIVO
TORNARE A RIFLETTERE SU
UNA QUESTIONE SEMPRE
MOLTO DELICATA...
A
distanza di un anno
dalla tragica conclusione della vicenda
Englaro, dove, nella
confusione delle polemiche, si sono mescolate
mezze verità e macroscopiche
falsità, finalmente una riflessione seria, pacata e competente sulla delicata questione
dei pazienti in stato vegetativo (SV). Promotrice la Commissione di bioetica dell’Ordine dei medici di Como. Due
relatori – il prof. Mario Guidotti, primario di Neurologia
dell’Ospedale Valduce e il prof.
Gianbattista Guizzetti, dell’Istituto don Orione di Bergamo – hanno sapientemente
intrattenuto il folto pubblico,
stipato al gran completo nella sala conferenze della Biblioteca Comunale. Una trattazione di elevato livello
scientifico, accompagnata dalla viva partecipazione personale propria di chi non solo
teorizza, ma anche vive giorno per giorno il dramma delle
decisioni bioetiche al fianco
dei pazienti in SV.
Decisamente centrato il taglio degli interventi. Essi, infatti, hanno saputo dar voce
ai due profili davvero decisivi
della questione – quello scientifico e quello etico-antropologico –, evitando invece quella
strozzatura ad imbuto sulla
questione giuridico-politica
nella quale il dibattito su finevita e stati vegetativi finisce
regolarmente per avvitarsi.
Una strozzatura che è stata
ben presente, purtroppo, nel
caso di Eluana Englaro, e che
rischia nuovamente di prevalere nel dibattito sul testamento biologico attualmente
in corso nelle aule del Parlamento.
Prendiamo spunto dai contenuti di questa serata per
ridefinire i termini del problema.
L’ASPETTO
SCIENTIFICO
La condizione di SV (un
tempo denominato “coma vigile” o “sindrome apallica”) è
stata ottimamente illustrata
dai due relatori sotto l’aspetto scientifico. L’umano nascosto è definizione che bene illustra lo stato di una persona
indubbiamente viva e “funzionante”, ma a cui le conseguenze di un grave insulto ischemico o traumatico sottraggono, in buona parte, la consapevolezza di sé.
Come il prof. Guidotti ha
giustamente sottolineato, la
scienza clinica si pone di fronte alle persone in SV con atteggiamento pensoso e prudente. Anzitutto perché, della condizione neurologica di
un paziente in SV, è più quel
che ignoriamo di quel che sappiamo: per es. ci restano in
gran parte sconosciuti – al di
l’accanimento terapeutico, rinunciarvi appare del tutto lecito; in fondo si tratta di riconoscere l’invincibilità della patologia, e quindi l’inevitabilità
della morte che si avvicina.
Del tutto differente dalla terapia è la cura. Essa non contrasta alcuna causa patologica, ma si limita a fornire quei
materiali di base (cibo, acqua,
pulizia…) indispensabili per
vivere, qualora la persona
(non necessariamente un malato, o un malato cronico, ma
anche un bambino, un anziano, un disabile) non sia in grado di procurarseli autonomamente.
Quindi fra terapia e cura
esiste una differenza nettissima e precisa. Al punto che si
può, nel caso, sospendere le
terapie, ma mai la cura. Sarebbe disumano. Anche perché, nei casi di persone in stato di estrema dipendenza dagli altri, l’interruzione della
cura equivarrebbe a lasciar
morire (cioè a far morire) il
bambino, il vecchio, il disabile.
Non saremmo affatto di fronte, in questi casi, all’accettazione inevitabile della morte
(che non è per nulla imminente), bensì a un anticipazione
indebita della morte. In una
parola: eutanasia per abbandono.
là delle limitate risorse diagnostiche in questo campo e
dei racconti a posteriori di
quelli che si sono poi svegliati
– il livello effettivo di coscienza, oppure la risposta agli stimoli dolorifici. Inoltre ogni paziente in SV rappresenta un
caso a sé: rispetto a quello che
potrebbe essere il caso-tipo di
SV, si danno molteplici variabili (possibili arresti cardiaci,
fattori emorragici, infezioni),
che chiedono di ripensare
sempre da capo la migliore soluzione terapeutica da adottare. Una “zona grigia” nella
quale non è sempre facile orientarsi, se si vuole, da una
parte, rifuggire l’abbandono
terapeutico, ma anche, dall’altra, evitare di cadere in forme di accanimento terapeutico.
Detto questo, però, non è affatto vero che non esistono
certezze scientifiche di fronte
alla condizione di SV. Preme
dirlo, perché, soprattutto nella tragica vicenda di Eluana,
si sono sentite affermazioni
clamorosamente false, del tipo
che “un paziente in SV è cerebralmente morto”, oppure che
“la sua è una vita attaccata a
una macchina,una vita puramente artificiale”, e così via.
In realtà lo SV è semplicemente una condizione di disabilità. La più grave, invalidante e, nella maggior parte dei
casi, cronica. Ma pur sempre
una condizione di disabilità. Il
paziente in SV non è affatto
un malato terminale, a meno
che sopravvenga (ma questo
può capitare anche a una persona perfettamente in salute)
una specifica causa mortifera
(un arresto cardiaco, un’emorragia incontenibile, un’infezione letale). Egli, di norma,
non abbisogna di particolari
presidi terapeutici, ma solo
della normale assistenza atta
a garantirgli quelle forme di
cura di sé – alimentazione,
idratazione, pulizia – a cui
non è in grado di assolvere autonomamente.
GUARIRE
(TERAPIA)
E CURARE
(CURA)
Dal punto di vista medico rimane fondamentale la distinzione fra terapia e cura.
La terapia (farmacologica,
chirurgica…) è ciò che contrasta una patologia, ossia un fenomeno organico naturale
che, sopravvenendo, corrompe, a volte irrimediabilmente,
una funzione vitale essenziale. Quando l’aggressione patologica è particolarmente tenace, ne può derivare non solo
un danno – provvisorio o cronico – per la salute, ma anche
la morte naturale. La terapia,
essendo ciò che cerca di contenere l’aggressione patologica, è normalmente dovuta,
salvo che si configuri il caso
di una terapia futile, o eccessivamente onerosa, o insopportabilmente cruenta e
invasiva. In questi casi si parla di terapia sproporzionata
alla patologia: continuarla,
con irragionevole ostinazione,
configura la situazione del-
L’ASPETTO
ETICOANTROPOLOGICO
La relazione del prof. Guizzetti ha avuto il merito di mettere l’accento sui profili umani e morali dell’assistenza al
disabile in SV. Certamente si
tratta di una situazione di
immane sofferenza per la famiglia del paziente, e anche di
forte onerosità economica, essendo nella maggior parte dei
casi indispensabile l’ospedalizzazione. Ma sono proprio
questi aspetti a chiamare il
causa il senso di umanità e di
civiltà di un gruppo umano.
Una società si misura precisamente sulla sua capacità di
prendersi in carico, e di non
abbandonare, i più poveri. C’è
una cultura della solidarietà
e della vicinanza che proprio
di fronte agli SV, come ad ogni
altra forma magari meno grave di disabilità, viene provocata a dare risposte non elusive. Certamente un paziente
in SV fa venire al pettine diverse questioni decisive, morali, etiche, mediche: il senso
che sappiamo dare alla vita
povera e disabile, il rischio di
una approccio esclusivamente “qualitativo” alla vita, la
forza della relazione e della
fraternità, il senso ippocratico
della professione medica,
normata anzitutto dal “principio di beneficienza”, pur nel
giusto rispetto dovuto all’autodeterminazione del paziente…
L’ASPETTO
GIURIDICOPOLITICO
Come detto, il merito dell’incontro è stato quello di aver
dato voce al livello pre-giuridico e pre-politico del problema, un livello che, viceversa,
l’attuale confronto serrato su
leggi e sentenze rischia regolarmente di mangiarsi.
Eppure anche a quel livello
(giuridico-politico) occorre prima o poi arrivare.
Su questo piano, il punto nevralgico della discussione concerne la libertà di cura. L’uomo moderno ambisce ad essere libero di fronte alla sua vita
e alla sua morte. Vuole essere
lui a valutare se e fino a che
punto una vita fortemente
menomata da vecchiaia o
disabilità cronica sia ancora
degna di essere vissuta. Non
accetta cioè l’idea della vita
come un bene oggettivo, comunque prezioso, perché comunque capace di dare e di
ricevere, anche se vulnerata
nel movimento, nella comunicazione, nella coscienza. O almeno: non accetta l’universalità di questa idea, ossia che
possa e debba valere per tutti. Apprezza chi, per la sua
particolare visione della vita,
è disposto ad accettare, ad
amare e ad accudire la vita
anche quando versa in condizioni pietose. Ma, per sé stesso, vuole riservarsi la libertà
di decidere se e quando dire
“basta”.
È eticamente corretta questa posizione? E, soprattutto,
fino a che punto deve trovare
riscontro nelle leggi dello Stato? Esiste un diritto a morire
quando e come si vuole? Dove
passa il confine sottile fra la
libertà di cura e il dovere di
curarsi?
Su questi e altri complessi
interrogativi ci riserviamo di
approfondire in un prossimo
intervento.
pagina a cura
di mons. ANGELO RIVA
P A G I N A
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
17
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
IN PROVINCIA DI COMO A SCEGLIERLA, LO SCORSO ANNO, SOLO LA DIREZIONE DIDATTICA DI MARIANO
Pianeta scuola
il fallimento
delle 24 ore,
ma...
I dati dello scorso anno mostrano
un’opzione irrisoria per questa fascia.
Entro fine febbraio si sarà chiamati
a decidere per il prossimo anno.
A questo punto appare, però, lecito
chiedersi se i genitori delle future
classi prime, magari di figli
primogeniti, vengono realmente messi
in condizione di capire, e di poter
scegliere con pari dignità l’opzione
24, 27, 30 ore settimanali, così come
stabilisce la legge
di ELENA CLERICI
iamo stati scolari
senza onere di
scelta da parte
dei nostri genitori: la scuola elementare era una istituzione dedita all’istruzione
con molte certezze e delle
garanzie.
Nel tempo è cambiata:
ha continuato ad istruire
ed educare, ma ha via via
supplito anche a molte
carenze sociali, e riempito molti spazi di famiglia.
Le è stato chiesto di farlo, forse ora è diventato
un diritto acquisito (o un
dovere imposto, secondo i
punti di vista).
La legge Gelmini del
settembre 2008, con l’indicazione all’articolo 4 di
classi funzionanti con
orario di 24 ore settimanali, ha dato a molti genitori la speranza di poter fare, nei limiti consentiti dalla legge, la propria
scelta educativa.
La stagione delle iscrizioni al prossimo anno
scolastico è oramai alle
S
porte: il termine ultimo è
la fine di febbraio. I dati
dell’anno passato mostrano un’opzione irrisoria
per le 24 ore settimanali,
assai consistente per le
opzioni con un numero di
ore fino a 40 ore settimanali. Ciò corrisponde certo ad una esigenza delle
famiglie, perchè il tempo
pieno consente di gestire
al meglio il menage familiare; risolve forse in parte il problema occupazionale; salvaguarda probabilmente anche il patrimonio didattico acquisito
da molti istituti. Tutto legittimo, naturalmente.
Però, qualche dubbio
resta.
Intanto ci domandiamo
se di fronte a questi dati
non sia venuto il desiderio, a chi la riforma l’ha
fatta, di verificare i motivi per cui è stata così malamente colpita e affondata. Forse era fragile l’impianto, soprattutto dal
punto di vista educativo.
Forse varrebbe la pena
UN’OPZIONE
SNOBBATA
DAI COMASCHI
«L’opzione 24 ore ha
rappresentato, lo scorso anno, sulla provincia di Como un fallimento totale - dichiara Adria Bartolich, responsabile del settore
scuola della Cisl di
Como -. Ad attuarla è
infatti stata soltanto
la direzione didattica
di Mariano. In tutte le
altre i genitori hanno
preferito compiere
scelte diverse, dettate
dalla evidente complessità nel gestire il
management familiare e conciliare lavoro,
casa e tempo scolastico. Non molti sono stati coloro che hanno
preferito il tempo pieno. La scelta è per lo
più caduta nel mezzo,
in special modo tra le
27 e le 30 ore settimanali».
M. Ga.
comunque fare verifiche
serie sul territorio.
Poi, forti anche di esperienze concrete, ci chiediamo se i genitori delle
future classi prime, magari di figli primogeniti,
vengono realmente messi in condizione di capire,
e di poter scegliere con
pari dignità l’opzione 24,
27, 30 ore settimanali,
così come stabilisce la legge. Quest’anno il sito del
Ministero aiuta almeno
un po’ in questo senso,
perchè fornisce materiale e FAQ utili per chiarirsi le idee; poi sta comunque al singolo Istituto
Comprensivo gestire in
piena libertà la sua situazione particolare.
Ma il cuore è la questione educativa.
Vogliamo poter scegliere per i nostri figli, dai sei
ai dieci anni, una “prossimità significativa”, per
usare una espressione del
vescovo Diego Coletti, cioè
una vicinanza che dà senso all’esistenza in termini anche di quantità di
tempo.
Vogliamo che trascorra-
SABATO 6 FEBBRAIO
Discoteca del silenzio
Sabato 6 febbraio presso il Santuario del Sacro Cuore di via Tommaso Grossi a Como, si
terrà la “Discoteca del Silenzio”, il tradizionale appuntamento di adorazione eucaristica
notturna proposto dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile (C.G.P.G.). L’inizio è alle
ore 20.30, con la celebrazione della S. Messa vespertina; seguirà l’esposizione del SS. Sacramento e l’animazione spirituale proposta dai giovani Guanelliani con preghiere, canti,
ritornelli, lettura di brani di don Guanella e di frasi tratte dalla Parola di Dio. Poi, dalle
23.00, il silenzio, la meditazione e la preghiera personale, fino alle 4.00 della domenica
mattina. Alle 24.00 sarà recitato il Santo Rosario per tutte le famiglie in comunione con
altre realtà guanelliane.
Domenica 7 febbraio prosegue l’iniziativa, sempre proposta dal Centro Guanelliano di
Pastorale Giovanile, della “Domenica della Carità”: un momento di incontro con gli ospiti
della RSA “Don Guanella” di Como e la celebrazione insieme dell’Eucaristia domenicale
delle ore 10.30 presso la cappella interna alla struttura (con entrata da via Guanella).
L’invito a partecipare è rivolto a tutti. Chi fosse interessato a partecipare all’animazione
può ritrovarsi alle 9.30 sempre presso la cappella.
Per informazioni ci si può rivolgere alla segreteria del Centro Guanelliano di Pastorale
Giovanile, via L. Guanella, 13 Como; tel. 031.296783; e-mail: [email protected].
no più tempo a casa, in famiglia. Che abbiano più
tempo per giocare, anche
da soli, anche all’aria
aperta se possibile. Che
abbiano tempo per la noia
e non solo tempo programmato da altri, da noi
adulti. Vogliamo che la
scuola non sia il luogo in
cui passano la maggior
parte delle loro ore, perchè il lavoro non esaurisce neppure la dimensione di noi donne e uomini
adulti, non ci qualifica in
quanto tali. Vogliamo che
imparino dalla vita, e non
solo dalla scuola. Vogliamo che coltivino relazioni umane al di fuori dell’ambiente scolastico,
perchè la vita non è un
centro commerciale, ma
una città aperta. Vogliamo che abbiano compiti
da eseguire, perchè bisogna fare proprio, interiorizzare, e fare fatica per
imparare.
Vogliamo assumerci le
nostre responsabilità
educative di genitori fino
in fondo: compresa la responsabilità di sbagliare,
se stiamo sbagliando.
Vorremmo avere realmente la possibilità di
scegliere: siamo forse una
minoranza, di quelle che
non dovrebbero esistere
perchè non corrispondono
agli standard sociali.
Ma ci siamo.
IL COLLEGIO GALLIO E GIOVANNI BERTACCHI
Il Collegio Gallio - Associazione ex Alunni propone un omaggio a “Giovanni Bertacchi, poeta e intellettuale delle nostre
terre” a Como, sabato 6 febbraio, presso l’Aula Magna del Collegio Gallio.
Il programma prevede:
ore 16: saluto. Padre Luigi Amigoni, Rettore del Collegio Gallio;
Massimiliano Ronchetti, Presidente dell’Associazione Ex Alunni;
ore 16.15: padre Emilio Pozzoli, Bertacchi al Gallio
ore 16.45: prof. Guido Scaramellini, Bertacchi dialettale
ore 17.15: prof. Claudio Di Scalzo, Divulgare Giovanni
Bertacchi on line e nella scuola
ore 18.00: presso la Chiesa del Collegio - celebrazione della
Santa Messa nella festa annuale di san Girolamo Miani, fondatore dell’ordine dei Padri Somaschi
L’iniziativa è collegata al concorso letterario carpe verbum,
bandito nella ricorrenza del 75° della fondazione dell’Associazione Ex Alunni del Collegio Gallio, di cui Bertacchi fu primo
presidente.
Il bando del concorso, rivolto a tutti gli studenti delle scuole
superiori delle province
CRONACA
P A G I N A
18
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
UN PROGETTO DI PREVENZIONE CONTRO I SUICIDI IN CARCERE
La mente
oltre
le barriere
IL MONDO CARCERE
L’iniziativa, che vede coinvolti
l’assessorato ai Servizi sociali
del Comune di Como, la Provincia
di Como e l’Azienda Ospedaliera
S. Anna - Dipartimento Salute Mentale,
sarà centratA sui detenuti di età
compresa tra i 20 e i 35 anni, che
stanno scontando la prima pena e
nasce dalla necessità di prevenire
i comportamenti aggressivi dei
detenuti verso se stessi e verso gli altri
I
l Suicidio in carcere.
Un dramma nel
dramma che attraversa, in linea retta,
le carceri italiane.
Danord a sud.
Nelle carceri italiane
sono purtroppo in incremento i decessi per suicidio e la frequenza maggiore si verifica proprio nella fascia d’età tra i 20 e i
30 anni: nelle carceri italiane, nell’anno 2008,
sono morti 121 detenuti,
48 dei quali per suicidio.
Proprio per arginare
questa piaga e per offrire
ai detenuti il necessario
sostegno è nato “La mente oltre le barriere” un
progetto promosso dall’assessorato ai Servizi
sociali del Comune di
Como, capofila dell’iniziativa, in collaborazione con
la Provincia di Como e
con l’Azienda Ospedaliera
S. Anna - Dipartimento
Salute Mentale. Il progetto prevede azioni specifiche all’interno del carcere di Como, azioni rivolte
ai detenuti a rischio di
disagio psichico che spesso può sfociare nel suicidio.
Finanziato dalla Regione Lombardia con 100
mila euro e per la parte
restante, 40mila euro, dai
tre partner, il progetto
sarà centrato sui detenuti di età compresa tra i 20
e i 35 anni, che stanno
scontando la prima pena
e nasce dalla necessità di
prevenire i comportamen-
ti aggressivi dei detenuti
verso se stessi e verso gli
altri, grazie all’intervento di psicologi che, dopo
una valutazione dei bisogni scaturiti dall’impatto
con il contesto carcerario,
metteranno in atto azioni tempestive e personalizzate per aiutare la persona detenuta ad affrontare il percorso carcerario.
L’idea che sottende al
progetto si basa sulla necessità di rafforzare il coordinamento delle risorse
esistenti nell’Istituto Penitenziario, al fine di prevenire i comportamenti
aggressivi dei detenuti
verso se stessi e verso gli
altri, grazie all’intervento di psicologi che, a seguito di una valutazione
dei bisogni scaturiti dall’impatto con il contesto
carcerario, attuino azioni
tempestive e personalizzate, per aiutare la persona detenuta ad affrontare il percorso carcerario.
Ulteriore obiettivo è la
sensibilizzazione di tutti
gli ambiti territoriali provinciali e di tutti gli operatori (sociali e del terzo
settore) che, a vari livelli,
operano all’interno e all’esterno del carcere, per
armonizzare e coordinare
gli interventi rivolti ai
detenuti, affinché, alla
loro dimissione, divengano parte di una “comunità” pronta ad accoglierli
in un reale percorso di
integrazione sociale.
ASCOLTO
ARCANGELO
BAGNI
AL GALLIO
Nuovo appuntamento
promosso dall’associazione
“Ascolto” gruppo di cultura
nell’ambito del corso biblico
2009-2010 dedicato al Vangelo di Matteo
Lunedì 8 febbraio, alle
ore 21, presso l’Auditorium
del Collegio Gallio Arcangelo bagni interverrà sul
tema: “Chi è il più grande
nel regno dei cieli?”
Foto William
LE AZIONI
Tre saranno le azioni che accompagneranno la concreta attuazione del
progetto.
La sensibilizzazione degli operatori del carcere attraverso il loro
fattivo coinvolgimento.Nello specifico, verrà costituita un’equipe
multidisciplinare costituita da figure che già operano all’interno del carcere e dalle figure messe a disposizione dal presente progetto: psichiatra e
psicologo del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera,
educatori dell’Istituto, che attueranno interventi coordinati con gli
Agenti di polizia penitenziaria e gli operatori. L’equipe avrà lo scopo di valutare, caso per caso, i vari interventi specifici per migliorare la
condizione emotivo-psicologica del detenuto, con particolare riferimento al
detenuto neo arrivato. Tale azione si intersecherà con l’azione successiva
che prevede da parte dell’equipe l’attivazione di specifici interventi di carattere psicoeducativo, finalizzati al potenziamento delle risorse psicologiche per migliorare l’adattamento alla vita carceraria e, nel contempo, in
vista del futuro reinserimento sociale. Azione Valutazione e sostegno
psicologico Questa azione è diretta ai detenuti neo arrivati del target
d’età 18-30 anni, intesa come categoria potenzialmente suscettibile a disturbi della sfera emotiva, soprattutto per persone alla prima pena
detentiva. Essa si svilupperà in tre differenti sub-azioni:
a) potenziamento del già esistente servizio di psichiatria finalizzato a
potenziare l’azione psicodiagnostica;
b) interventi specifici di screening dei nuovi giunti, finalizzati al sostegno psicologico, alla riduzione dell’aggressività e degli atteggiamenti lesivi contro sé e contro gli altri e alla prevenzione del suicidio. Tali interventi
si basano su colloqui individuali che mirano alla raccolta dei dati necessari allo psicologo per determinare la persona potenzialmente “a rischio”;
c) interventi di gruppo di tipo psicoeducativo, intesi come training alle
abilità sociali finalizzati al potenziamento delle risorse psicologiche sia
nei confronti del disagio derivante dallo stress della condizione carceraria,
sia in vista del futuro reinserimento sociale, all’uscita del carcere. Tali
interventi si andranno ad integrare con le azioni e le attività già avviate
all’interno dell’Istituto.
Azioni di consolidamento e sviluppo della rete dei servizi Il progetto dovrà sensibilizzare tutti gli ambiti territoriali della Provincia affinché il carcere sia considerato parte del territorio e i detenuti stessi parte
di una “comunità”, che dovrà riaccoglierli al suo interno prevedendo reali
percorsi d’integrazione sociale.
La notizia della tua improvvisa partenza per il Cielo, senza parole, ci ha
lasciati sgomenti ed umanamente tristi, carissima
Simona Tettamanti
Solamente i più vecchi operatori volontari del Centro di Aiuto alla Vita
ti hanno conosciuto, perché le strade della esistenza e le scelte personali
si sono differenziate, ma nella nostalgia di antiche operosità gustate assieme e profondamente condivise, ci conforta la gioia di una attività continuata che nella diversità ha mantenuto la premura e la dedizione di un
servizio di amore all’umanità più debole, più bisognosa, più trascurata,
ma più vera. Ti vogliamo ricordare come sempre fra noi, adesso nella preghiera. Celebreremo per te e con te idealmente una S.Messa di suffragio e
di Grazia lunedì 08 febbraio alle ore 17.30, dopo la riunione mensile con
le Assistenti Volontarie, presso la chiesa della SS. Trinità al Centro
“Cardinal Ferrari” dove ancora ha sede la nostra associazione; ascoltaci
dal Cielo e continua da Lì la tua e la nostra missione per la Vita, assieme
a chi ci ha già preceduto. A rivederci nella Gioia in Dio.Con tanto affetto.
Como,1 febbraio
FESTA DELLA
MADONNA
DI LOURDES:
CELEBRAZIONE
L’11 FEBBRAIO
IN S. GIORGIO
Giovedì 11 febbraio,
festa della Beata Vergine di Lourdes, alle
ore 20.30, nella Basilica di san Giorgio, è
prevista una celebrazione mariana con la
partecipazione del
Gruppo Unitalsi di
Como
Il “mondo carcere” si presenta come un mondo parallelo rispetto alla società,
fatto di leggi, ristrettezze e
di una propria cultura, che
influenza inevitabilmente il
modo di vivere dei detenuti. In questo mondo parallelo, in questi ultimi anni,
è emerso fortemente il tema
del disagio psicologico.
Dalle ultime ricerche si
evince che la persona in carcere ha un deficit della risposta di paura e, pertanto, tende a mettere in atto
dei comportamenti di difesa e risposte emotive estreme. Da recenti rilevazioni,
l’incidenza di autolesionismo fra la popolazione
straniera risulta il doppio
rispetto all’incidenza sulla
popolazione italiana di detenuti, mentre i suicidi avvengono in proporzione inversa. In questo scenario
nazionale si colloca la realtà carceraria di Como, che
ospita annualmente circa
600 detenuti, tra i quali circa 40 donne; di questi 182
sono adulti tra i 20 e i 30
anni, in esecuzione penale
con disagio psicologico, individuati come target a rischio.
«Il progetto - spiega il
vicesindaco Ezia Molinari
- oltre a confermare la forte sensibilità dell’amministrazione e dell’assessorato
in particolare su questo
grave problema, costituisce
un’importante occasione
per sensibilizzare tutti gli
ambiti territoriali della
Provincia di Como e tutti gli
attori che operano, a vari
livelli, sia all’interno sia all’esterno del carcere, per armonizzare e meglio coordinare tutti gli interventi rivolti alle persone detenute».
«La finalità ultima del progetto - aggiunge Paola Suriano, già dirigente del settore Servizi Sociali - è che
oltre a migliorare la propria
condizione all’interno del
carcere, al momento della
loro dimissione, queste persone possano diventare parte di una “comunità”, pronta ad accoglierli in un reale
percorso di integrazione sociale». Il progetto intende
promuovere, oltre al consolidamento della rete dei servizi, anche la costituzione di
un “Tavolo Carcere” a livello provinciale, per affrontare in modo coordinato tutte
le problematiche della vita
carceraria.
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PAGINA
1
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
GiornataVita
La 32° Giornata Nazionale per la Vita
La vita sfida...
A
...la povertà
d una prima lettura il
messaggio scritto dai
Vescovi Italiani per la
32° Giornata Nazionale
per la Vita sembra elaborato per la festa del lavoro. Il
documento parla, infatti, di crisi
economica, di una economia non
rispettosa della persona umana,
di un benessere inteso come
l’unico vissuto dell’individuo.
Una lettura più attenta però ci
introduce nel vero motivo per cui
il messaggio è stato consegnato
alla Chiesa Italiana. “Il benessere economico - scrivono i Vescovi
- non è un fine, ma un mezzo, il
cui valore è determinato dall’uso
che se ne fa: è a sevizio della vita,
ma non è la vita”. E più avanti:
“Sarebbe assai povera ed
egoistica una società che, sedotta
dal benessere, dimenticasse che la
vita è il bene più grande”. Di fronte alla crisi ci si domanda: cosa
ha insegnato al sistema economico e alle famiglie? Ma ancor
di più: prima della crisi il benessere era goduto da tutte le famiglie? Questi interrogativi si pongono perché si è dovuto constatare come ci fossero famiglie il
cui reddito non era sufficiente
anche solo a pensare di poter
avere un figlio. Il messaggio del
Consiglio Episcopale Permanente, “La forza della vita una sfida
nella povertà”, ha così messo in
risalto il nesso tra interruzione
della gravidanza e benessere,
nesso da sempre conosciuto, ma
mai denunciato esplicitamente.
I Vescovi Italiani pongono questo interrogativo: il benessere
economico è orientato alla promozione della vita o è finalizzato solamente ad una vita vissuta nella logica del consumismo
fine a se stesso? Più di una volta, purtroppo, un’ interruzione
di gravidanza è stata scelta perché il reddito goduto non permetteva di sfamare una nuova bocca. L’aborto diventa così una denuncia di un sistema economico
che non si cura del valore della
vita. E ancora, come non pensare a quegli aborti mai attuati
perché si è rinunciato a priori a
concepire utilizzando mezzi
contraccettivi artificiali a causa
di un reddito insufficiente? La
crisi economica ha messo con forza sul tappeto il nesso tra interruzione della gravidanza e reddito economico. I Vescovi ci invitano in questa Giornata ad assumere scelte forti di solidarietà: “Il momento che attraversiamo ci spinge ancor più ad essere
solidali con quelle madri che,
spaventate dalla recessione, possono essere tentate di rinunciare
o interrompere la gravidanza, e
ci impegna a manifestare loro
aiuto e vicinanza”. I Vescovi non
si accontentano di questa sollecitazione alla solidarietà, ci invitano ad una revisione di vita:
“Testimoniando la libertà del
Vangelo, tutti siamo chiamati a
uno stile di vita sobrio, che non
confonde la ricchezza economica
con la ricchezza di vita. Ogni vita,
infatti, è degna di essere vissuta
anche in situazioni di grande povertà”. Una revisione di vita,
dunque, non separata dalla virtù della solidarietà.
don Giuseppe Corti
Ufficio diocesano per la
Pastorale Sociale e del Lavoro
CAV DI COMO
2009
170 DONNE SEGUITE
24% IN PIÙ DEL 2008
NAZIONALITA’
101 ITALIANE (60%)
69 STRANIERE (40%)
STATO CIVILE
118 CONIUGATE (70%)
19 CONVIVENTI (11%)
27 NUBILI (15%)
DIFFICOLTA’
13 SALUTE (7%)
27 LAVORO (15%)
69 ECONOMICHE (40%)
13 ALLOGGIO/MUTUO
(7%)
32 PROBLEMI COPPIA
(19%)
2 DONNE IN POSSESSO DEL
CERTIFICATO DI ABORTO
HANNO PROSEGUITO LA
GRAVIDANZA
IN ITALIA
I BAMBINI NATI GRAZIE AI
CAV NEL 2008 SONO STATI
7.953.
GLI ABORTI, SECONDO LA
RELAZIONE AL PARLAMENTO
SONO STATI
121 MILA 406
PERCHÉ QUESTO INSERTO
Quando (anche) la vita è in crisi
I
l numero delle donne
che si sono rivolte al
Centro di Aiuto alla
Vita di Como non è
mai stato così alto. Nel
2009 le persone prese in carico sono state 170 con un aumento del 24% rispetto al 2008.
E sempre più consistente è il
numero delle donne, in gravidanza o con bambini appena
nati, che chiedono aiuto per far
fronte ai bisogni materiali che
una maternità comporta. Nel
64% dei casi, infatti, le donne
si rivolgono al CAV per problemi economici, mancanza di un
lavoro o di un alloggio. Contrariamente a quanto si ptorebbe
pensare la maggioranza, circa
il 60%, è rappresentato da donne italiane anche se cresce il
numero delle straniere: 69 nel
2009, provenienti da 22 Paesi
diversi. “Con l’avvento della
crisi le richieste di aiuto sono
cresciute”, ammette Rosanna
Luppi, coordinatrice del CAV di
Como. “Oggi più che mai –
spiega - la mancanza di una
casa, di un lavoro o , più semplicemente, la difficoltà di arrivare alla fine del mese, magari a causa di un mutuo diventato troppo oneroso, diventano fardelli difficili da sostenere per le donne che scelgono
di abortire”. Dai dati sull’attività del CAV nel 2009 emerge
come sia sempre più la famiglia ad essere in crisi di fronte
alla maternità: l’80% delle donne è infatti sposata o convivente mentre solo il 16% è costituito da ragazze madri. Non
mancano, però, i casi di donne
o ragazze lasciate sole di fronte alla maternità. “Quella dell’aborto – continua Rosanna
Luppi – è una decisione, sempre dolorosa, su cui spesso pesa
la solitudine in cui le donne si
trovano a vivere queste decisioni. Per questo, prima di qualsiasi aiuto materiale, il nostro
vuole essere un servizio di
ascolto e accompagnamento.
Vogliamo metterci accanto a
queste donne senza influire
sulla loro libera scelta, ma facendo capire che in ogni caso
c’è qualcuno pronto a tendere
loro la mano”. Da qui la scelta
del CAV di realizzare due
strutture: Casa Lavinia, la comunità di prima accoglienza di
Camerlata nata per accogliere
ragazze madri che si trovano
in difficoltà e la Corte della
Vita, sei mini alloggi a Civello
di Villaguardia per il rinserimento in semiautonomia delle
madri o dei nuclei famigliari in
difficoltà. “E’ importante - conclude la coordinatrice - costruire una rete sul territorio che
possa aiutare a farsi carico della madre e del suo bambino. E’
quello che stiamo cercando di
fare con il Consultorio La Famiglia, la Caritas, i servizi sociali e tutte le strutture che sul
territorio si occupano di minori. Un modo per dividere l’one-
re non solo economico ma anche professionale. Ci sono situazioni in cui il semplice aiuto di accompagnamento non
basta, ma serve la collaborazione di professionisti come psicologi, medici e avvocati. Senza dimenticare che, soprattutto per le donne sole, alla difficoltà di trovare un lavoro si
associa il problema di dove lasciare i bambini durante l’orario di lavoro. Per questo all’interno di Casa Lavinia è stato
aperto un piccolo asilo nido che
però non riesce a soddisfare le
continue richieste”.
Proviamo allora in questo
“Speciale Vita” a riflettere su
quanto succede anche a Como
e sui problemi di molte madri
e padri. Dando spazio, una volta tanto, a quella rete di volontari, associazioni e Istituzioni
che ogni giorno, senza clamore, lavorano per la vita, camminando fianco a fianco con le
donne e i loro bambini.
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
GiornataVita
DIFENDERE LA VITA IN UN MONDO CHE CAMBIA
T
“La vera povertà
è nell’educazione”
i avviciniamo alla prima domenica di febbraio che la Chiesa
italiana vuole dedicare per il 32° anno alla
vita. E vogliamo sperare che la
giornata non venga disattesa,
volutamente o distrattamente,
soprattutto da chi ha una responsabilità morale ed
educativa, perché crediamo che
ogni concezione dell’esistenza
umana e dei suoi significati,
diventi vuota se non si ha la
volontà di riflettere sulla sua
stessa origine. Ad una veloce
lettura del tema proposto dai
Vescovi italiani, mi era apparsa quasi una forzatura la decisione di collegare l’attualità
della crisi finanziaria mondiale con il richiamo al rispetto
della vita umana, come se questa venisse relegata in subordine a problemi emergenti più
impellenti. Ed invece no, perché dal testo affiora una lettura della realtà che, a partire
dalla povertà, ci invita a ricercare il senso della nostra esistenza. Uno sforzo di riflessione e di azione che deve progredire nel tempo, oltre la giornata ed oltre le parole, per il vero
bene personale e comune. Uno
sforzo che superi la “malattia
dell’egoismo” così purtroppo
diffusa, che conduce all’incapacità di “vedere” ogni uomo nella sua individualità, subordinandone invece il diritto ad esistere all’esercizio di libertà, volontà, qualità, se non addirittura una particolare utilità o
profitto.
C
LE SFIDE
DELLA SCIENZA
Anche di fronte alla vita nascente le prospettive offerte
dallo sviluppo scientifico, inducono spesso a ritenere lecite le
nuove tecniche per individuare la presenza o l’assenza di
difetti di sviluppo, la soppressione degli esseri ritenuti non
abili o in soprannumero, la
“produzione” naturale o artificiale di embrioni per studi sperimentali o addirittura per fini
lucrativi; senza dimenticare
l’eliminazione di feti od embrioni indesiderati. Oggi più che
mai la gravidanza appare dividere la società su due fronti
contrapposti. Da un lato chi la
ritiene la naturale fase di sviluppo di ogni nuovo individuo,
unico ed irripetibile in ogni
momento della sua esistenza,
a partire dal suo concepimento. Dall’altro, invece, chi ne tutela il diritto alla esistenza solamente se decisa e voluta da
chi ne ha il potere di consentirne lo sviluppo: in primis la madre, per natura chiamata ad esserne la custode. Due fronti
purtroppo contrapposti in
modo inspiegabile perché ciascuno è espressamente convinto della necessità di difendere
le debolezze con l’esercizio del-
la libertà.
“LA PIÙ PREOCCUPANTE
ALLA RISCOPERTA
DI VALORI OCCULTATI
Alla scienza subentra poi la
giurisprudenza, ma anche qui
possono subentrare decisioni
capaci di generare prevaricazioni legalizzate, andando
contro allo stesso dovere di giustizia. Si riesce così a confondere il diritto con il sopruso o
il delitto, cercando una giustificazione nell’addolcimento dei
termini: interruzione volontaria di gravidanza o più semplicemente IVG, va così a definire la soppressione arbitraria di
una nuova vita umana. E parlandone sempre meno o con minore incisività, ci si abitua, ci
si rassegna, si crea e si avvalla
un “costume” sociale come inevitabile e indiscutibile. Il “rallentamento”, indotto dalla situazione economica mondiale,
può allora aiutare a riscoprire
valori occultati, ridotti o dimenticati, come il senso, la dignità, la intangibilità, il valore di ogni vita umana.
LA “POVERTÀ” PIÙ
PREOCCUPANTE
Sono aumentate le situazioni
di indigenza economica, di povertà: ce ne siamo accorti nel
nostro servizio quotidiano, ma
la prima e più preoccupante
“povertà” rimane quella informativa e formativa della coscienza, dell’educazione personale e sociale. La “tutela sociale della maternità”, dichiarata
per legge, è così raramente applicata dalle istituzioni, da apparire una promessa e, forse
persino, un inganno. E ancora
si affacciano e si approvano
applicazioni tecniche che, con
la semplice ingestione di sostanze chimiche (come chiamare farmaco una sostanza distruttiva?) ottengono la “risoluzione” di una possibile o reale gravidanza, riducendone la
consapevolezza e la responsabilizzazione, non però i rischi
e le conseguenze, anche a fronte di un possibile risparmio
economico statale. Questa è la
più grave povertà; questa è la
sfida, che durerà quanto l’uomo, per l’umanità ed il suo futuro, mai contro di essa. Il criterio e la misura non sono e non
saranno solamente né prevalentemente economici, ma si
troveranno nella disponibilità
e nella capacità di generosità
e di dono. Si può capire e cambiare, prendendosi personalmente cura di altri nel bisogno,
non senza fatica, per uno sviluppo umano coerente, senza
ritenersi padroni della vita di
nessuno, neppure della propria
in assoluto. A conforto citiamo
la nostra esperienza: nessuna
mamma si è pentita del figlio
“sopportato”in gestazione, tanto da arrivare, in alcuni casi, a
decidere di dargli per nome
POVERTÀ RIMANE QUELLA
INFORMATIVA E
FORMATIVA DELLA COSCIENZA, DELL’EDUCAZIONE PERSONALE E SOCIALE.
LA TUTELA SOCIALE DELLA
MATERNITÀ, DICHIARATA
PER LEGGE, È COSÌ
RARAMENTE APPLICATA
DALLE ISTITUZIONI DA
APPARIRE UNA PROMESSA
O, FORSE, PERSINO UN
INGANNO”
Ecco i bambini e le
volontarie del CAV di Como
ritratte nella copertina di
Famiglia Cristiana del 5
febbraio 1986. La rivista
dedicò un ampio servizio
all’associazione comasca
Le parole dei Vescovi nel 1978
L
a legislazione statale sull’aborto, entrata in vigore il 6 giugno 1978, obbliga tutti a serie
riflessioni.
1. Nessuna legge umana può mai sopprimere la legge divina.
2. Ogni creatura umana, fin dal suo concepimento, ha diritto a nascere.
3.
L’aborto volontario e procurato, ora consentito dalla legge italiana, è in aperto contrasto con la
legge naturale scritta nel cuore dell’uomo ed espressa nel comandamento «non uccidere».
4. Chi opera l’aborto, o vi coopera in modo diretto, anche con il solo consiglio commette peccato gravissimo che grida vendetta al cospetto di Dio e offende i valori fondamentali della convivenza umana.
5. Il personale sanitario, medico e paramedico, ha il grave obbligo morale dell’obiezione di coscienza,
che è prevista pure dall’art. 9 della legge in corso.
6. Il fedele che si macchia dell’« abominevole delitto dell’aborto», si esclude immediatamente esso
stesso dalla comunione con la Chiesa ed è privato dei sacramenti.
7. Alla gestante in difficoltà si deve offrire l’aiuto effettivo della comprensione e dell’assistenza in
famiglia e nella comunità cristiana, e in particolare nei consultori e nei centri di accoglienza ispirati a
sani orientamenti morali.
8. Si impone la necessità di un rinnovato impegno per l’educazione al rispetto della vita umana in ogni
fase della sua esistenza, con il rifiuto di ogni forma di violenza morale, psicologica e fisica.
9. «Spetta alla coscienza dei laici, convenientemente formata», di adoperarsi senza posa, con tutti i
mezzi legittimi e opportuni, per «iscrivere la legge divina nella vita della società terrena».
10. E’ necessario ricordare che l’adesione alla volontà del Signore, anche quando comporta difficoltà,
richiede il coraggio di una testimonianza di fede.
NUOVE FRONTIERE DELLA SCIENZA:
UN FARMACO ABORTIVO SPACCIATO PER ANTICONCEZIONALE
Cos’è
EllaOne è un farmaco realizzato dall’azienda francese Hra Pharma che produce la “pillola del giorno
dopo” (il Norvelo), già commercializzata nel nostro Paese.
Come funziona
Come la “pillola del giorno dopo” impedisce l’annidamento dell’embrione nell’utero, se il concepimento è già avvenuto. Ma a differenza di ques’ultima, che limita la sua azione alle 72 ore successive al
rapporto sessuale, EllaOne agisce fino a 120 ore. Per questo è stata ribattezzata “pillola dei cinque
giorni”.
Anticoncezionale o abortivo?
Il nuovo farmaco, basato sulla molecola Ulipristal (Cdb-2914), può aver eun effetto abortivo sebbene
venga definito “contraccettivo d’emergenza”. E’ indiscutibili infatti che causi la morte dell’embrione
rendendogli impossibile l’impianto in utero.
L’effetto
Il principio attivo di EllaOne è stato studiato per agire come antagonista del recettore del progesterone,
ormone, indispensabile per la maturazione dell’endometrio uterino e l’impianto dell’embrione.
L’obiezione
Essendo un farmaco potenzialmente abortivo, sia i medici sia i farmacisti possono esercitare il diritto all’obiezione di coscienza riconosciuto dalla legge 194.
quello di chi l’aveva aiutata. La
Vita ha una sua forza intrinseca che è insopprimibile, anche se fisicamente eliminabile;
essa appare come un dono, con
la capacità di proseguire – pro-
prio perché sostanzialmente
non possedibile – l’esistenza comunque nello spirito e di offrire ed ottenere, per un atteggiamento di conversione, comunque un perdono.
E’ questa la bellezza, lo stupore, la meraviglia, la ricchezza inestinguibile.
PIETRO TETTAMANTI
presidende del CAV di Como
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
GiornataVita
L’IMPEGNO COMUNE DI ASSOCIAZIONI, CASE DI ACCOGLIENZA E CONSULTORI
Lavorare in rete al servizio della vita
CONSULTORIO LA FAMIGLIA
GAUDIUM VITAE
UNA BUSSOLA
PER LE MAMME
“Il fine è nei mezzi come la
pianta nel seme”:una frase
emblematica per sintetizzare due progetti che si pongono l’obiettivo di sostenere ed
accompagnare le donne in
gravidanza (Il fine nei mezzi) e le neo-mamme (La pianta nel seme) nella gioia di
accogliere un bambino ed i
dubbi e le difficoltà che la situazione personale, familiare ed economica a volte porta con sé. Ente capofila dei
progetti è il Consultorio La
Famiglia di Como che da febbraio dello scorso anno lavora in partenariato con le realtà che operano da anni sul
territorio comasco nell’ambito del sostegno alla maternità. Alle donne non vengono
offerti nuovi servizi ma aiuto nell’orientarsi tra quelli
esistenti favorendo la messe
in rete e la valorizzazione
delle risorse già presenti. Un
èquipe di operatori composta
da una psicologa, un’assistente sociale ed una educatrice è a disposizione delle
mamme per indicare gli enti
più adatti per rispondere ai
bisogni di supporto nella
cura del bambino, sostegno
educativo e visite domiciliari, sostegno psicologico legale e sociale, fornitura di
vestiario ed oggetti per il
bambino in caso di difficoltà
economica, orientamento per
l’inserimento lavorativo e
alloggiativo, orientamento
per inserimento al nido.
E’ possibile contattare gli
operatori dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 al
3358456063.
CASA DEI TIGLI
A Brunate, le sorelle francescane Ancelle del Signore,
svolgono da anni un servizio
di accoglienza e aiuto alla
vita là dove sorgono fragilità
e sofferenze. Modello di
espressione del loro carisma
sono il “sì” di Maria e lo stile
di Francesco e Chiara di
Assisi. Dal 2008 la Casa Alloggio si è ampliata e trasformata in Casa dei Tigli, ora
sede di due comunità educative: Tiglio Rosso per minori
e Tiglio Giallo per il nucleo
mamma-bambino, tutti sottoposti a decreto del Tribunale
per i Minorenni. Per meglio
rispondere alla complessità
delle situazioni, l’équipe del
Tiglio Giallo è composita:
sono presenti tre educatrici
professionali, un’assistente
sociale (coordinatrice), una
psicologa (supervisore), una
peda-gogista (responsabile) e
le sorelle francescane. Progettano, insieme agli ospiti e in
stretta collaborazione con i
Servizi Sociali, percorsi educativi volti a sostenere e sviluppare le risorse, in un’ottica di promozione della persona e di tutela del minore.
Per info 031220310
SOS VITA 8008-13000
IL NUMERO VERDE PER CHIEDERE AIUTO (ATTIVO 24 ORE SU 24)
)
LE STRUTTURE DEL CAV: CORTE DELLA VITA E CASA LAVINIA
Al Centro di Aiuto alla Vita si ascoltano le storie che raccontano queste mamme, si partecipa al loro
dolore, si condividono ansie ed aspettative, timori e speranze. Questa attività di ascolto serve ad
aiutarle a decidere se accettare la vita o rifiutarla, rispettandole nelle loro decisioni senza giudicare, semplicemente stando loro vicino e rispettandole nella scelta finale. Nel caso in cui necessita
l’ospitalità della donna e del bambino, il CAV dispone di strutture di accoglienza. La Comunità
Lavinia e la Corte della Vita sono strutture create per rispondere alle esigenze della mamma e del
suo bambino. La prima è una comunità di emergenza per donne in gravidanza o per mamme con
bambini piccoli che si trovano in difficoltà. Vengono accolte donne inviate dai Servizi Sociali Territoriali oppure direttamente dal Centro di Aiuto alla Vita. Qui le ragazze possono sperimentarsi nel
ruolo materno e imparare a vivere insieme ai loro figli. Al momento sono ospitate 5 ragazze, una
delle quali in dolce attesa. Le altre ragazze sono con noi con i loro bambini: neonati, bimbi in età di
scuola materna, mentre il nostro ospite più grande frequenta già le elementari. La Corte della Vita,
invece è una struttura di accoglienza di semi-autonomia costituita da sei minialloggi attrezzati per
offrire ospitalità temporanea a nuclei familiari o madri nubili con bambini da 0 a 5 anni, assistiti
dal Centro di Aiuto alla Vita o inviati dai Servizi Territoriali. Per ogni famiglia ospitata nella
struttura viene elaborato, eventualmente in rete con i servizi sul territorio, un progetto individualizzato di risocializzazione e di inserimento lavorativo ed abitativo, allo scopo di favorire il
raggiungimento di un’autonomia personale, economica ed abitativa. Attualmente alla Corte sono
presente due nuclei familiari e quattro mamme con i loro bambini che stanno ultimando il loro
percorso in vista dell’acquisizione di una piena autonomia. Il denominatore comune delle due strutture è l’accoglienza della donna, italiana e straniera, e accompagnarla nel cammino che la porta ad
essere madre.
L’invito del Movimento per la Vita
Ciao! Siamo i volontari del gruppo giovani del
Movimento per la Vita comasco e, approfittando
dell’occasione offerta dalla Giornata per la Vita,
abbiamo deciso di renderti partecipe dei principi
che hanno determinato la nostra scelta di aderire al Movimento, delle idee che portiamo avanti
e, perché no, di ciò che praticamente facciamo per
difendere il diritto alla vita di ogni essere umano. Il MpV cui aderiamo “si propone di promuovere e difendere il diritto alla vita e la dignità di
ogni uomo, dal concepimento alla morte naturale, favorendo una cultura dell’accoglienza nei confronti dei più deboli ed indifesi e, prima di tutti,
il bambino concepito e non ancora nato”. Il Movimento attua questi principi attraverso le iniziative dei gruppi di volontari come il nostro e dei
Centri di Aiuto alla Vita, che prestano assistenza a molte madri in difficoltà, aiutandole a
reinserirsi nella società e nel mondo del lavoro.
In poche parole, noi abbiamo deciso di aderire al
MpV per agire tutti in prima persona per evitare
che drammi tremendi come gli aborti restino ancora a lungo all’ordine del giorno nel nostro paese, per evitare che donne con gravidanze difficili
vensano lasciate sole o ancora peggio, indirizzate verso l’aborto, per scongiurare che in nome di
presunti miracoli scientifici (peraltro rivelatisi
clamorosamente falsi) si calpesti la dignità di
migliaia di vite prenatali, per difendere la vita
da chi propugna l’eutanasia o la pena di morte.
Ma cosa possiamo fare, ti chiederai, per porre rimedio a situazioni che molti considerano
intoccabili? Come possiamo far passare la nostra
idea di amore per la vita di ogni uomo in una
società che troppo spesso la disprezza? Noi abbiamo deciso che sperare è lecito e che non basta
sperare ma bisogna anche agire. Siamo giovani,
rappresentiamo il futuro della società, ed è importante che proprio da noi parta un segnale forte in difesa di ogni persona, sia essa embrione,
feto o adulto. Favorire la cultura della vita significa proprio questo: non starsene con le mani in
mano a guardare quello che si potrebbe fare per
cambiare la società, ma agire e provare a promuovere le nostre idee. Organizziamo incontri di
coordinamento scientifico e filosofico, manteniamo i contatti con gli organi di stampa (inoltre il
Movimento ha il suo organo ufficiale nel mensile
“Sì alla vita”), volantiniamo e approfondiamo la
nostra conoscenza sui temi della bioetica. Il nostro è un impegno volontario perché proprio con
la cultura del vita (quindi gratuita e solidale) vogliamo portare avanti il nostro impegno. A livello
locale ci troviamo ci riuniamo nella sede del Centro di Aiuto alla Vita di Como all’interno del Centro pastorale Cardinal Ferrari. Se condivi i nostri ideali, se vuoi conoscerci meglio e dare un’occhiata da vicino al nostro “lavoro” ti invitiamo a
contattarci all’indirizzo mail ([email protected]).
Ti aspettiamo presto!
I giovani del MpV di Como
La casa d’accoglienza Gaudium Vitae viene inaugurata
nel 1986 per dare ospitalità
alle mamme in difficoltà e ai
loro bambini. La comunità
inizialmente viene ospitata
nella casa parrocchiale di
Blevio e nel 2003 si è trasferita a San Fermo della Battaglia. L’equipe educativa che
vi opera è costituta da personale educativo laico e religioso che lavora in rete con i Servizi Sociali territoriali e il
Tribunale dei minori; il lavoro degli educatori è supportato dalla collaborazione di un
gruppo di volontari. La Casa
accoglie coppie mamma e
bambino in difficoltà; le difficoltà sono di vario genere,
spesso combinate tra loro,
possono riguardare prevalentemente la madre ma hanno
sempre una ricaduta negativa sul bambino e sul suo sviluppo. La comunità vuole offrire accoglienza e protezione,
un contesto abitativo ed
educativo sereno dove promuovere e sostenere le competenze genitoriali, orientare
e accompagnare le donne nel
loro percorso di crescita e garantire ai minori supporto e
figure educative tutelanti e di
riferimento.
Casa d’accoglienza Gaudium
Vitae, via mornago 2, San
Fermo della Battaglia
031211909
I CENTRI DI AIUTO ALLA VITA
SUL TERRITORIO
COMO
viale Cesare Battisti, 8 (all’interno del Centro Pastorale Cardinal Ferrari).
Aperto il martedì e il giovedì dalle ore 15 alle 18 e il sabato dalle 15 alle 17.
Sportello di Rovellasca, via Monte Grappa, 1.
Aperto il mercoledì dalle
9.30 alle 11.30
APPIANO GENTILE
Via Gerla, 4. Aperto il giovedì dalle 17 alle 18 e il sabato dalle 16 alle 18.
MARIANO COMENSE
via S.Stefano, 46.
Aperto il lunedì dalle 9.00
alle 11.30 e il martedì e giovedì dalle 14.30 alle 17.00.
ERBA
Via Parini 21.
Aperto il lunedì e il giovedì
dalle 15 alle 17.
MANDELLO
DEL LARIO
Piazza Sacro Cuore, 5.
Aperto martedì e il giovedì
dalle 15 alle 17.
MORBEGNO
Piazza S.Rocco, 34.
Aperto lunedì e il mercoledì
dalle 15 alle 18.
Sportello di Chiavenna, via Picchi, 11. Aperto il
mercoledì dalle 14.30 alle 17.
SONDRIO
Via Piazzi, 70.
Aperto il martedì e il giovedì dalle 14.30 alle 17.
PA G I N A
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
GiornataVita
L’ESPERIENZA DI PIAZZA S. STEFANO
Quando la parrocchia
diventa “mamma”
«
alune donne, spesso provate da una
esistenza infelice,
vedono in una gravidanza inattesa
esiti di insopportabile sofferenza. Quando la risposta è l’aborto, viene generata ulteriore sofferenza, che non solo distrugge la creatura che custodiscono in seno, ma provoca anche
in loro un trauma, destinato a
lasciare una ferita perenne. In
realtà, al dolore non si risponde con altro dolore: anche in
questo caso esistono soluzioni
positive e aperte alla vita, come
dimostra la lunga, generosa e
lodevole esperienza promossa
dall’associazionismo cattolico”.
La nostra testimonianza si
apre con queste parole che i
Vescovi ci hanno rivolto, lo scorso anno, in occasione della 31°
giornata nazionale per la vita.
Il gruppo Caritas Missione della parrocchia di Piazza Santo
ha fatto suo, da ormai sette
anni, l’impegno in favore della
vita nascente. Ci sentiamo di
dire che davvero la risposta
dell’aborto non è una risposta
umana alla gravidanza inattesa e siamo consapevoli che la
strada dell’aborto è davvero
una strada che moltiplica la
sofferenza e non la vince mai.
Tra le attività che ci hanno visto essere solleciti in vari ambiti della vita parrocchiale, in
piena sintonia con il cammino
e le proposte diocesane, abbiamo scelto di sostenere quelli
T
che un tempo erano i “progetti
Gemma” e oggi sono diventati
invece “progetto aiuta una
mamma”. Richiamando per la
giornata della vita i bambini
che hanno ricevuto il battesimo nell’anno appena concluso,
insieme ai loro genitori, ci è
sembrato giusto lanciare in
quell’occasione l’iniziativa di
sostenere e aiutare le mamme
in difficoltà, consapevoli di dover trasformare in un momento di gioia e di vita vera e piena l’attesa e la nascita di un
bambino o di una bambina.
Anche nello svolgere altre attività caritative o a sfondo missionario abbiamo sempre riservato uno spazio di particolare
attenzione all’impegno che il
Centro Aiuto alla Vita profonde per aiutare la mamme in
difficoltà a causa della gravidanza. Siamo consapevoli che
difendendo la vita nascente
viene difeso qualunque altro
valore e si promuove veramente e pienamente la giustizia, la
pace e la solidarietà. In questi
anni abbiamo reso “mamma” la
nostra comunità parrocchiale
per cinque volte. Sono nati con
il nostro aiuto Beatrice,
Sharon, Content, Lori e Jacopo,
mentre altri tre progetti sono
andati a sostegno di famiglie
con bambini appena nati. Hanno collaborato in questi progetti anche l’asilo infantile di
Piazza Santo Stefano e un parrocchiano che ha voluto sostenere un progetto personalmen-
te. E’ bello impegnarsi per la
vita, in favore della vita nascente. Ci ha permesso di scoprire che la vita, dono di Dio, è
il bene imprescindibile e
insostituibile. Senza la consapevolezza del valore assoluto
della vita e della sua sacralità
nulla di buono e di bello può
venire nel nostro futuro.
Pieluisa, Giuliana, Elena,
Giovanni, Giuliana, Mar y,
Anna, Giorgio
“AIUTA UN BIMBO”
Se un bambino non può nascere perché le condizioni della madre o della famiglia sono
difficili, qualcuno può adottarlo a distanza, da prima a
dopo la nascita. Non è un rapporto giuridico, naturalmente, nessun diritto e nessun
dovere: solo una modesta cifra (160 euro al mese) che può
sollevare una situazione difficile e far sentire meno sola
la mamma che deve affrontarla. Questa “adozione” la
può fare chiunque: una persona sola, una coppia di sposi, un gruppi di amici, un’associazione parrocchiale o
sportiva o culturale o persino politica, una parrocchiale
intera. Molti lo hanno già fatto; suddivisa fra molti, poi, la
quota diventa meno pesante
e acquista il valore proprio
della solidarietà e della collaborazione.
Per informazioni:
031-279322 o 3334911264
IL FONDO DI SOLIDARIETÀ NELLE PARROCCHIE
Camminare insieme
«
N
on si tratta solo di
dare un aiuto economico per far
fronte ad un momento di bisogno
ma la nostra volontà è quella
di iniziare un percorso di ascolto e accompagnamento con
queste famiglie che possa durare nel tempo e andare al di
là della crisi”. Ne è convinto
don Andrea Della Monica, responsabile del gruppo Caritas
della Comunità Beata Vergine
del Bisbino che comprende le
parrocchie di Cernobbio,
Maslianico, Piazza S.Stefano,
Rovenna e Stimianico con
Casnedo. Qui come in altre
parrocchie delle diocesi il Fondo di Solidarietà creato dalla
Caritas Diocesana diventa così
un occasione per mettersi al
fianco delle persone e creare
relazioni. Alle pendici del
Bisbino sono sette le famiglie
che hanno già ricevuto il contributo dal fondo di Solidarietà. Una piccola parte delle circa 90 famiglie aiutate in tutta
la diocesi. “All’interno del
gruppo Caritas – racconta don
Andrea – abbiamo costituito
una piccola equipe che ha il
compito di seguire le pratiche
per poter usufruire del fondo di
solidarietà. Si tratta di un
gruppo ristretto che comprende però anche alcuni specialisti come avvocati e commercialisti oltre ad alcuni volontari
che si occupano dell’accompagnamento. Ogni famiglia, infatti, viene seguita non solo nel
momento dell’erogazione del
contributo ma sia in una prima fase di ascolto che nei mesi
successivi. Questo è importante perché spesso quando una
persona perde il lavoro può subentrare la delusione e lo scoraggiamento. Per questo è importante sostenerli umanamente e cristianamente”. Una
volta arrivate le segnalazioni,
in alcuni casi anche dagli stessi Servizi Sociali, i parroci trasmettono le domande alla
Caritas diocesana. Qui è nata
un’apposita commissione di
garanti che ha il compito di
valutare i singoli casi esaminando la scheda redatta a livello parrocchiale, per valutare se effettivamente esistono i
presupposti per concedere il
sostegno. Il fondo di solidarietà è nato, infatti, per quelle
persone che hanno perso il lavoro a causa della crisi e si trovano in difficoltà. Se l’esito della verifica è positivo viene concesso un primo contributo di
tre mesi che può poi essere rinnovato in caso di persistente
bisogno. “Nella nostra esperienza di Comunità – continua
don Andrea – la nascita del
Fondo di Solidarietà ha rappresentato una spinta per il gruppo Caritas, un’occasione per
aprire gli occhi su realtà di bisogno, spesso nascoste, ma che
esistono. Ci siamo, però, accorti di come ci sia l’esigenza di
continuare nella formazione di
questi volontari”. Proprio in
quest’ottica giovedì 11 febbraio il Gruppo Caritas e la Commissione Missionaria Zonale
hanno organizzato un incontro
dal titolo: “Percorsi possibili
per vivere con gli altri, vicini e
lontani”. Interverrà la
sociologa Chiara Giaccardi.
L’appuntamento è per le 20.45
all’oratorio di Cernobbio.
MICHELE LUPPI
Il Vescovo Coletti durante la visita pastorale a Lanzo
d’Intelvi battezza un bambino (foto Andrea Priori)
CASA DI ORIENTAMENTO FEMMINILE
La COF è una libera associazione costituita nel 1949 per
raccogliere le ex prostitute dopo l’avvento della Legge Merlin.
La fondatrice, Adele Bonolis, acquistò successivamente nel
1959 un complesso in località di Montano Lucino e da lì iniziò la presenza della COF anche in ambito comasco.
Negli ultimi anni è diventato preponderante il numero di
ospiti giovani e mamme con bambini, sono nate nuove necessità di adeguamento delle strutture e della modalità di accoglienza per rispondere ai bisogni e alle finalità dei progetti
educativi delle persone accolte. Situazioni particolarmente
difficili che caratterizzano alcune ospiti comportano infatti
la necessità di una accoglienza di “emergenza”.
Per informazioni 031-470166
“La rete Caritas”
La scelta della Caritas diocesana di collaborare insieme al
Centro di Aiuto alla Vita e all’Ufficio di Pastorale Sociale e
del Lavoro all’organizzazione della Veglia per la Vita non è
casuale. Da tempo, infatti, gli operatori della Caritas si sono
accorti di quali conseguenze la povertà e l’indigenza possono
avere nelle famiglie. Questo è ancor più vero in questi mesi
di crisi, per cui la Caritas ha scelto di potenziare i propri
servizi a favore delle fasce più deboli prestanto particolare
attenzione a quelle famiglie che a causa della crisi corrono il
rischio di veder stravolta la propria vita. Fra le diverse iniziative messe in campo vi è senza dubbio il fondo diocesano
di solidarietà Famiglia-Lavoro: presentato a fine aprile 2009,
ha cominciato a erogare aiuti concreti dallo scorso luglio. Al
momento il fondo ha raccolto 462mila euro: 89mila quelli già
distribuiti a una novantina di famiglie (le domande prese in
esame sono state circa 150). «Per i sessanta che non hanno
potuto accedere al fondo - puntualizza il direttore della Caritas
diocesana Roberto Bernasconi - abbiamo messo in campo altre risorse, perché magari la loro richiesta poteva essere accolta dagli altri servizi promossi da Caritas e Acli». Oltre al
sussidio vengono fornite anche opportunità di colloquio per
un possibile reinserimento del mondo del lavoro.Variegate le
provenienze delle domande, considerata l’eterogeneità del territorio diocesano e del suo tessuto produttivo: «L’importante
- aggiunge Bernasconi - è la sensibilità nuova che si sta affermando: la capacità di accorgersi dell’altro e, soprattutto, la
maturazione di stili e di rapporti più profondi nelle comunità
parrocchiali e nelle relazioni fra le persone». Un’attenzione
ai poveri che non è mancata nemmeno nel recente terremoto
di Haiti: quasi 200mila le offerte raccolte lo scorso 24 gennaio. Per quanto riguarda il fondo diocesano, poi, sono allo studio modalità differenziate di intervento: l’aiuto alle famiglie,
ma anche l’attivazione di borse lavoro con imprese del territorio per valorizzare le abilità delle persone e salvaguardare
la loro dignità.
CRONACA
ComoScuola
P A G I N A
23
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
LE SCUOLE CATTOLICHE DELLA DIOCESI/2
Il Collegio
Gallio
si fregia di essere
un “pontificio collegio”, per via del
“cardinale di Como” Tolomeo Gallio che ottenne dal Papa
Gregorio XIII (quello del
“calendario riformato”)
una bolla che fissava
l’istituzione e i traguardi
per gli alunni della diocesi comasca che l’avrebbero frequentata: crescere
nella religione e nella pietà, nei buoni comportamenti, nelle scienze e nelle attività, secondo le capacità di ciascuno.
S
GLI APPORTI
DI UN SANTO
E DI UN
CARDINALE
Il cardinale - bolla papale del 1583 alla mano affidava la sua scuola ai
Padri Somaschi, fidando
nelle loro possibilità certificate, sul campo, dalla
loro storia. Qualche decennio prima il loro fondatore, Girolamo Emiliani, aveva realizzato per
ragazzi orfani, oltre che
luoghi di primo riparo,
anche scuole nelle quali al
primato della formazione
cristiana si univa l’insegnamento dei primi rudimenti del leggere, dello
scrivere e dell’avviamento al lavoro. Era consapevole che solo i ragazzi
stessi, sconfiggendo ignoranza ed ozio, avrebbero
potuto superare i pericoli
allora incombenti della
strada, della malattia e
della miseria, A chi, giovane o adulto, si associava alla sua compagnia di
cristiani evangelicamente
riformati Girolamo Emiliani (poi dichiarato santo nel 1767) insegnava:
“non si perda il lavoro, la
devozione e la carità che
sono le tre cose poste a
fondamento dell’opera”
Pertanto la metodologia
educativa di san Girolamo Emiliani prende avvio
dalla sua assidua presenza in mezzo ai giovani e
dalla condivisione delle
attività quotidiane; tende
a liberare la persona da
ogni condizionamento fisico e spirituale; sviluppa
un itinerario di crescita
armoniosa della personalità.
In sintonia con quanto
operato da san Girolamo,
le indicazioni della bolla
di Gregorio XIII vengono
assunte a matrice del progetto educativodel Collegio, per una scuola non
fine a se stessa ma per la
vita di ciascuno, secondo
il detto (che campeggia su
un lato del secondo chiostro del collegio) “non impariamo per la scuola ma
per la vita”.
Conosciamo
da vicino la più
antica tra
le scuole di Como
e di più lunga
provenienza tra
le scuole
cattoliche
STORIA E ARTE
Monastero degli Umiliati
Apparteneva agli Umiliati (movimento pauperistico
sorto nel secolo XII e propagato come ordine religioso
da San Giovanni Oldrati da Meda) il monastero di
Como con la chiesa di Santa Maria detta di Rondineto,
perché vicina ad un canneto.
L’ordine, dopo i tentativi di riforma operati da san
Carlo, cui fu risposto con un attentato, fu soppresso da
Pio V nel 1571.
I beni di Santa Maria di Rondineto finirono in
commenda al cardinal Gallio nel 1580. Tre anni dopo
iniziarono i lavori di trasformazione dell’ex monastero in collegio.
I TRE OBIETTIVI
DELLA BOLLA
Formazione spirituale,
morale e culturale sono i
tre valori indicati nella
bolla di fondazione. Le famiglie che affidano i propri figli agli istituti del
Collegio ritengono che
non sia sufficiente la sola
cultura per saper vivere
e conseguire il senso ultimo dell’esistenza. Coscienti di ciò, la comunità
educante del Gallio, mentre attinge dal suo vivo
giacimento i contenuti
preziosi di scienza e arte,
vi unisce i doni inestinguibili della spiritualità e
della carità cristiana.
Per l’aspetto morale gli
educatori del Collegio
Gallio sanno che la verità e la giustizia sono risposta efficace al vuoto
etico, perchè in grado di
sostenere la passione per
il bene e di restituire il
senso alla frammentazione delle esperienze.
Quanto al lato culturale si vuole che le scuole
del collegio forniscano
agli alunni il sapere e
insieme la capacità critica e la progettualità: strumenti intellettuali atti ad
affrontare la complessità
della vita moderna, ad
orientare nella scelta della professione e ad infondere l’interesse costante
al bene e alla verità. Si intende così passare dalla
formazione-contenitore
alla formazione-relazione, in dialogo di amorevolezza e di autorevolezza
del cuore.
Perseguendo l’ideale
educativo tratteggiato
“dall’alto seggio”, il collegio Gallio ricorda con riconoscenza alcune delle
figure migliori passate
tra le sue mura: il beato
(e prossimamente santo)
Luigi Guanella, servo dei
poveri; il beato Giovanni
Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza; il rettore p. Giovanni Ferro
(poi vescovo di Reggio
Calabria e oggi in fama
di beato), di profonda
sapienza e grande carità
soprattutto verso i perseguitati, durante l’ultima
guerra; e p. Giovan Battista Pigato, tenente degli alpini in Russia (nel
secondo conflitto mondiale) e insigne latinista.
Padri Somaschi
Il collegio fu istituito il 15 ottobre 1583 con la bolla
Immensa Dei providentia, del papa Gregorio XIII, per
sollecitazione e contributo di Tolomeo Gallio, “il cardinale di Como”, segretario di stato, morto a Roma nel
1607 a 82 anni. L’ opera fu affidata ai Padri Somaschi,
“ritenuti molto idonei nell’educare la gioventù, con onestà e frutto”.
Chiostro del collegio
Il primo e più importante dei due chiostri fu realizzato dai Somaschi tra il 1681 e il 1710 in bello stile barocco lombardo. La solennità degli archi, che si rincorrono su colonne abbinate, si stempera nei fregi delle
finestre con i più celebri adagi degli autori classici. Sul
campaniletto l’orologio a due quadranti, uno per i minuti e l’altro per le ore, risale al 1715.
SAN GIROLAMO
EMILIANI
Laico, nato a Venezia
nel 1486 e morto a
Somasca (Lecco), durante la peste del
1537, fondò nel 1532
la “Compagnia dei servi dei poveri”, da cui
derivò, nel 1569, la
Congregazione dei
Chierici Regolari Somaschi.
Liberato prodigiosamente dal carcere nel
1511, per intervento
della Vergine Maria,
si dedicò ai poveri e
agli orfani, a partire
dall’anno della carestia a Venezia, il 1527.
Fondò opere di carità
in alcune città venete
e a Brescia, Bergamo,
Como, Pavia, Milano.
La festa liturgica
viene celebrata l’8 febbraio, giorno della sua
morte.
La pala, che lo raffigura con la Madonna,
gli orfani e i segni della prigione (foto), è pregevole opera (1753) del
pittore valtellinese
Cesare Ligari e si trova sull’altare laterale
della chiesa del collegio.
Scalone
Conduce all’aula magna un maestoso scalone con balaustra in sarizzo che protegge la statua lignea di Ercole. L’aerea loggetta
che mostra l’ apoteosi di Ercole venne affrescata dall’insigne pittore Carlo
Innocenzo Carloni nel 1726. Il tema ha un significato altamente educativo:
l’intelligenza e la giustizia trionfano sulla forza bruta attraverso l’impegno
e la fatica.
Aula Magna
Dalla sapienza dell’umanesimo classico ci si introduce nella sapienza divina della splendida aula magna, affrescata nel 1708. Su piedestalli aggettanti
si ergono otto statue dipinte che rappresentano i grandi santi della teologia
cristiana. Preziosa è la decorazione del soffitto a cassettoni. Nella sala si
svolgevano le accademie letterarie e filosofiche, e le declamazioni dei componimenti degli alunni.
Chiesa
Danneggiata dalla inondazione del torrente Cosia la chiesa di Santa Maria
di Rondineto, si decise di erigere una nuova chiesa, nel 1645, dedicata alla
Madonna di Loreto. Sempre a lei fu intitolata la successiva durante il
rettorato - dal 1748 al 1751 - del dotto somasco p. Giovan Pietro Riva, di
Lugano. Le linee architettoniche e gli elementi ornamentali in stucco ne
fanno un bell’esempio di stile barocchetto lombardo.
Asilo-nido (gestito da “Cocoon sas”)
Scuola dell’infanzia
Scuola primaria
Scuola secondaria di primo grado
Liceo Classico
Liceo Linguistico
Liceo Scientifico
Liceo Scientifico con opzione tecnologica
ITC-IGEA
Scuola: lunedì - venerdì
per primaria, secondaria di primo grado
e biennio di tutte le superiori
Scuola primaria: 27 (o 24) ore obbligatorie e tre ore opzionali
Scuola secondaria di primo grado: 30 obbligatorie
e tre ore opzionali
Tel. 031-269 302 fax 031-268877
www.collegiogallio.it
[email protected]
CRONACA
P A G I N A
24
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
LA MULTINAZIONALE FRANCESE IN ROTTA CON I SINDACATI
Da Gs
a Carrefour
il filo
della protesta
S
i fa sempre più
decisa la protesta
sindacale contro
la Carrefour (la
multinazionale
francese proprietaria dei
marchi Gs e Dì per dì)che
sul territorio comasco è
forte di quattro supermercati e circa 200 dipendenti, 25 mila sull’intero
territorio nazionale.
Erano una cinquantina
i lavoratori che, lunedì
scorso, hanno manifestato presso il supermercato
ex Gs (oggi Carrefour, appunto) di Como lago. A
motivo della protesta la
decisione dell’azienda di
eliminare il contratto integrativo per i dipendenti, che garantiva loro premi di risultato, integrazione della malattia, maggiorazioni più elevate rispetto a quelle previste
dal Contratto Collettivo
Nazionale su lavoro domenicale e altro ancora.
A organizzare il presidio di protesta Cgil, Cisl
e Uil, che assicurano battaglia anche per i mesi a
venire.
A motivo
della protesta
la decisione
dell’azienda
di eliminare
il contratto
integrativo
per i dipendenti,
che garantiva loro
premi di risultato,
integrazione
della malattia,
maggiorazioni
più elevate e altro
ancora rispetto
a quelle previste
dal Contratto
Collettivo
Nazionale.
Circa 200
i dipendenti
interessati
per il Comasco
«Da oggi - ha spiegato
Alberto Zanella della segreteria provinciale Filcams Cgil - ogni dipendente perderà la possibilità di contrattare gli ora-
Foto William
ri e non avrà più diritto
alle pause retribuite, inoltre mediamente subirà
una decurtazione dello
stipendio pari a 1500 euro
all’anno e soprattutto verrà cancellato il riconoscimento del sindacato come
interlocutore capace di
contrattare con l’azienda
delle condizioni più favorevoli». «Promuoveremo
altre iniziative - ha proseguito Zanella - per spiegare ai lavoratori e soprattutto ai clienti come
si sta comportando quest’azienda».
«La scelta di Carrefour
- spiega Antonio Mastroberti, segretario gemerale
Fisascat Cisl Como - è
stata quella, già dallo
scorso anno, di sospendere il Contratto integrativo aziendale, ponendo in
questo modo fine ad una
proficua storia di contrattazioni e accordi, e mettendo in discussione un’
intesa che aveva permesso il consolidarsi di importanti forme di garanzia e
di tutela per il personale.
Un ricorso da parte dei
colleghi di Torino e una
successiva sentenza avevano obbligato l’azienda a
mantenere in essere il
contratto fino alla fine
dell’anno. I tentativi di
raggiungere un accordo
non hanno, però, ottenuto alcun risultato. E poco
prima della fine dell’anno
si è arrivati alla rottura»
«Il Contratto integrativo - prosegue Mastroberti
- prevedeva condizioni
fortemente migliorative
rispetto al contratto nazionale, ereditato da
AL MUSEO DELLA SETA VA IN SCENA LA PASSAMANERIA
La passamaneria. Storia di tessuti e tecnologie produttive comasche degli anni 19201940. Questo il titolo della nuova mostra ospitata dal Museo Didattico della Seta di Como
fino al 28 febbraio prossimo.
Il 2010 rappresenterà un anno particolare per il museo comasco con la coincidenza del
ventennale di attività.
A venti anni dall’apertura, il Museo didattico della Seta prosegue nell’obiettivo che si
era posto di rappresentare un punto di riferimento propositivo per la cultura tessile specifica della “seta”, motore trainante della città, e delle attività ad essa collegate. In tale
direzione sin dall’inizio si occupa di raccogliere, conservare e valorizzare la memoria
storica di uno dei fondamentali settori produttivi di Como e del suo territorio.
I risultati sono evidenti: documenti salvati, macchinari funzionanti, immagini esposte
e testimonianze trasmesse.
Per l’inizio delle celebrazioni del “ventennale”, che si festeggerà il 4 ottobre 2010, il
Museo offre alla città nuove possibilità di conoscenza del mondo tessile con una mostra
non celebrativa ma di conoscenza e approfondimento. Nuovi documenti, nuovi personaggi, nuove immagini riemergono dall’archivio del Museo per contribuire alla ricostruzione
di un pezzo della memoria collettiva.
La mostra proposta affronta il tema della “passamaneria” grazie all’occasione particolare nata dalla donazione da parte della famiglia, con il conseguente restauro, dell’insegna del negozio storico “Passamaneria F. Rho” di Como, insieme a numerosi manufatti e
documenti pervenuti al Museo.
L’allestimento inoltre ospita prodotti realizzati e relative tecniche di lavorazione di
altre due storiche ditte che da generazioni producono e restaurano passamanerie e tessuti pregiati: l’ Antica Fabbrica Passamanerie Massia Vittorio e l’ Antica Ditta Figli di
Carlo Monti.
In segno di fraterna amicizia, nel 150° compleanno
della Congregazione Salesiana, la Comunità Salesiana
di Como rivolge un invito a partecipare alla “Mensa di
don Bosco”, sabato 6 febbraio alle ore 12.00, presso il
Salesianum di Tavernola – Como, via Conciliazione 98.
E’ gradito un cenno di adesione: tel. 031-572355, email: [email protected].
SABATO
6 FEBBRAIO
MENSA
DI DON BOSCO
AL SALESIANUM
DI TAVERNOLA
quando Gs era ancora
un’azienda pubblica. Viste le recenti difficoltà
commerciali riscontrate
nel nostro Paese il Gruppo ha evidentemente deciso di intervenire in maniera pesante sul costo
del lavoro per recuperare
produttività. Si tratta della risposta peggiore ad
una strategia commerciale che, a nostro avviso,
Carrefour ha condotto in
maniera errata sul territorio italiano, cercando di
esportare un modello,
come quello francese, che
poco si adatta al nostro
Paese, puntando sulle
grandi superfici, e pagandone pegno, in special
modo al sud. Disdettare il
Contratto integrativo e
puntare sulla riduzione
del costo del lavoro rap-
presentano, invece, a nostro avviso, strategie di
corto respiro che penalizzano il personale e incidono sulla qualità del lavoro stesso».
«Il rapporto difficile attualmente in corso con la
Carrefour - ci spiega Carlo Maderna, che per la
Cisl ha seguito direttamente la vicenda - ci preoccupa non poco anche
per gli effetti che potrebbe provocare sul fronte
della grande distribuzione. In una fase di generale difficoltà dei consumi la
disdetta di questo contratto integrativo potrebbe, infatti, essere assunta a modello di comportamento da parte delle altre aziende presenti sul
territorio. Un modello negativo che potrebbe causare un effetto domino e
con ricadute preoccupanti sulla forza lavoro».
«Attraverso la mobilitazione - aggiunge Mastroberti - stiamo lavorando
per riportare l’azienda al
tavolo della trattativa. Da
parte nostra c’è la disponibilità a rivedere il vecchio contratto, purché
venga mantenuta aperta
la parte relativa alla contrattazione integrativa.
Da segnalare, come ulteriore nota negativa, anche
il fatto che l’Azienda ha
provveduto nel distribuire tra i dipendenti un proprio contratto integrativo,
esautorando, di fatto, il
sindacato dal ruolo che gli
compete». «Per non parlare del lavaggio del cervello a cui sta sottoponendo
il suo personale dirigente
- aggiunge Maderna - attraverso corsi di formazione mirati con istruzioni specifiche rispetto alla
gestione dello sciopero e
dei dipendenti stessi ed
esercitando forme di propaganda antisindacale».
CACCIA IN CUCINA
Spazio libero per gli amanti della buona tavola e, in
special modo, dei prodotti da cacciagione. Partirà, il prossimo 15 febbraio, l’8° edizione della manifestazione “Caccia in cucina”, iniziativa promossa dalla Regione Lombardia, e rilanciata sul nostro territorio da Villa Saporiti, assessorato alla Caccia e Grandi Eventi, che sostiene
e promuove la diffusione di menù a base di cacciagione
in 54 ristoranti della provincia di Como dal 15 al 28 febbraio. Torna così la principale kermesse regionale volta
a valorizzare e promuovere la cucina venatoria. Anche
per l’edizione di quest’anno sarà riproposto il gemellaggio
‘Italia – Svizzera’, grazie al continuo protendersi di collaborazione ed idee fra l’assessore alla Caccia della Provincia di Como, Dario Bianchi; il presidente dei Cacciatori Ticinesi, Marco Mondada e Giovanni Bana, presidente
nazionale dell’ANUU Migratoristi nonché capo della Delegazione italiana al Consiglio Internazionale della Caccia.
«È con forte convinzione - spiega l’assessore Dario Bianchi - che la Provincia di Como intende sostenere e promuovere l’importanza dell’evento, evidenziandone il peculiare carattere legato alla convivialità che scaturisce
dalla condivisione della buona tavola. Inoltre la kermesse
gastronomica, quale importante vettore di comunicazione, vuole sempre più valorizzare l’attività venatoria, sottolineando l’aspetto culinario della stessa, che da sempre caratterizza la caccia”.
È proprio l’elevato livello di prelievi venatori di selvaggina stanziale raggiunto negli ultimi anni in provincia
di Como che ha portato Villa Saporiti a sostenere questa
iniziativa senza alcun timore di offendere sensibilità
animaliste. Si pensi che le sole carni di ungulati selvatici
(con particolare riferimento al cinghiale ed al cervo) riversate ogni anno dai cacciatori sulle tavole comasche
ammontano, annualmente, ad oltre 10 tonnellate.
Come per il passato anche l’edizione 2010 di “Caccia in
cucina” godrà del patrocinio di Regione Lombardia e
dell’Ersaf, Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e
Foreste.
CRONACA
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
DENTRO LA CRISI
Seimila comaschi
senza lavoro
nel 2009
I
n queste ultime settimane si sono levate
più voci, dal mondo
politico ed economico,
che indicano come,
anche nel comasco, la crisi economica che ha colpito duramente l’occupazione in questo ultimo
anno e mezzo abbia superato la sua fase più acuta. Nelle parole, almeno,
regna l’ottimismo anche
se, invece, dando uno
sguardo alle notizie provenienti da alcune realtà
italiane c’è ancora da riflettere mentre destano
preoccupazione i dati forniti dall’Osservatorio sul
mercato del lavoro istituito dall’Amministrazione
provinciale di Como. Nel
corso dell’anno scorso, infatti, sono state oltre
6mila le persone che hanno perso il posto con un
incremento del 50% ri-
Lo rivelano
i dati forniti
dall’Osservatorio
sul mercato
del lavoro
istituito dall’
Amministrazione
provinciale
di Como.
La fotografia
di una situazione
drammatica
di LUIGI CLERICI
spetto al 2008. Il prezzo
più caro l’hanno pagato
gli uomini (oltre 3mila)
mentre 2.800 sono le donne rimaste disoccupate.
Nel 2008 il flusso delle
persone in cerca di lavoro
era di 12.328, mentre nel
2009 si è saliti a 18.537
contro i circa 10mila di
cinque anni fa. L’analisi
delle richieste ai centri
per l’impiego vede in prima fila Como con oltre
5.700 richieste (il 31% del
totale). Seguono Appiano
Gentile (4.608, 25%),
Cantù (3.558, 19%), Erba
(2.585, 14%) e Menaggio
(1.917). A perdere il lavoro, secondo l’osservatorio,
sono soprattutto italiani
(l’80% del totale pari ad
oltre 14mila persone), seguiti da cittadini comuni-
tari non italiani (1%) ed
extracomunitari (3.554
pari al 19%). «Nel nostro
territorio la crisi non è
sulla carta, ma è reale ha ammesso l’assessore
provinciale alle Politiche
del lavoro Alessandro Fermi -. L’aumento del 50%
del flusso di persone in
cerca di lavoro dimostra
come l’occupazione dovrà
essere, anche nel 2010,
una delle priorità di qualsiasi ente pubblico». L’Assessore non crede che si
tornerà molto presto ai
livelli del 2007 e del 2008,
anche se, ha rilevato, negli ultimi mesi sono stati
registrati dati incoraggianti. «L’augurio è che ci
sia una ripresa, ma credo
purtroppo che il mercato
dell’occupazione sarà uno
degli ultimi a risentire
della tanto auspicata ripresa economica – ha affermato Fermi -. Questo
per dire che anche il 2010
sarà un anno difficile dal
punto di vista occupazionale. L’incremento a cui
abbiamo assistito nel
2009 sarà difficilmente
colmabile in breve tempo”. Anche nel 2010, quindi, Villa Saporiti metterà
a punto una serie di bandi, incentivi e contributi
sulla stessa linea di quanto aveva già fatto l’anno
passato. Nel frattempo il
novero delle imprese in
difficoltà si arricchisce
quasi ogni giorno e con
nomi e marchi molto famosi. E’ il caso, ad esempio, della cementeria
Holcim di Merone che
qualche giorno fa ha deciso di avviare la cassa
integrazione per un periodo di 13 settimane per i
quasi 300 lavoratori della sede comasca, mentre
nel fine settimana sono
apparse notizie poco
tranquillizzanti su alcune tessiture e stamperie.
P A G I N A
25
CAVALLASCA
SALUTE
SENZA ETÀ
IN SCENA L’ASL
Ultimo incontro a
Cavallasca nell’ambito
del percorso denominato: “Salute senza
età” promosso dall’Amministrazione Comunale - assessorato ai
Servizi Sociali, e l’associazione “Meno Giovani”.
Appuntamento, come sempre, in Villa
Imbonati venerdì 5
febbraio ore 15.30.
Tema dell’incontro:
“L’Anziano e l’Azienda
sanitaria locale. Come
il territorio risponde ai
nostri bisogni”.
Interverrà il dott.
dott. Marco Orsenigo,
responsabile area Anziani Asl Como.
CRONACA
P A G I N A
26
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
L’IMPORTANTE TRAGUARDO DI UNO STORICO SODALIZIO COMASCO
La banda Baradello
festeggia
i 90 anni
L
a musica operistica, sinfonica e
popolare, classica
e moderna, da film
e tradizionale,
rappresenta il repertorio
della banda Baradello di
Como, che proprio quest’anno festeggia i suoi
novant’anni di vita. La
banda Baradello nacque,
infatti, nel 1920 presso il
borgo di San Rocco come
“Fanfara Baradello”, ma
già tre anni dopo, quando
si riuscì a dotarla di una
divisa con l’introito proveniente da una pesca di beneficenza, assunse la denominazione che tuttora
la contraddistingue. La
sua sede originaria è stata l’osteria Baradello che
si trovava sopra il Navello
di San Cristoforo, alla costa di San Rocco. La “Baradello” come del resto
tutti gli altri Corpi Musicali di Como (la “Filarmonica Cittadina Alessandro Volta”, la “Filarmonica di Monte Olimpino”, le
Bande di Tavernola, Albate e Rebbio) all’epoca suonava prevalentemente in
loco o nei paesi vicini dove
spesso si recava in trasferta. La ricompensa era
sempre una “bicchierata”
con del buon vino oppure
una gustosa “busecca” fumante, la stessa che a Capodanno, alla trattoria De
Cristoforis, segnava l’inizio degli auguri a tutti i
“fedelissimi”. Da allora
sono passati novant’anni,
ma alcune tradizioni sono
rimaste. La banda, infatti, pur avendo raggiunto
livelli artistici elevati con
i suoi validissimi musicisti, capaci di avvalersi di
un repertorio in grado di
soddisfare tutti i gusti
musicali, mantiene uno
stretto legame con la tradizione popolare e, volutamente, si esprime in un
contesto che è eminentemente sociale. Nel corso
degli anni è stata condotta da Luigi Auguadri, Alamino Giampieri, Anton
Maria Paolucci, Fernando
Lori, Ermanno Corti, e,
attualmente, è diretta dal
maestro Ettore Anzani, il
quale vi si dedica anche
in veste di compositore e
trascrittore.
“Il nostro - precisano
Giacomo Griante e Giuseppe Beretta, rispettivamente presidente e segretario della banda Baradello - è un gruppo prettamente comasco ed è formato da 52 musicisti, alcuni sono professionisti,
altri studenti del Conservatorio, mentre molti vivono la musica in modo
amatoriale, con grande
gusto e passione. Inoltre
possiamo avvalerci di collaboratori esterni prestigiosi: quartetto di cantan-
Nacque nel 1920
presso il borgo
di San Rocco.
Già tre anni dopo,
quando si riuscì
a dotarla
di una divisa,
con l’introito
proveniente
da una pesca
di beneficenza,
assunse
la denominazione
che tuttora la
contraddistingue
di PAOLO BORGHI
Alcune immagini
della banda
di ieri e di oggi
ti lirici, pianisti, solisti di
violino e violoncello, e cori. Il nostro obiettivo è
sempre stato quello di formare i giovani, molti dei
quali sono diventati musicisti di professione come
Paolo Russo, una tromba
di fama internazionale,
l’arpista Annalisa De
Santis, Fabrizio Meroni
che è diventato primo clarinetto alla Scala di Milano. La nostra banda ha
eseguito tantissime esecuzioni concertistiche di
successo in Italia e all’estero, tra le quali meritano senz’altro di essere citati i concerti tenuti a Zurigo, Milano, Brescia, Volterra, Vada, Baranello di
Campobasso, Mignano di
Montelungo, Torre del Lago Puccini, nel salone delle feste del Casinò di
Campione d’Italia in occasione del 30° anniversario della morte di Arturo
Toscanini, al Mirabel
Garden di Salisburgo per
festeggiare il nostro 75°
anniversario di fondazione, nell’auditorium dell’Istituto di Setificio di
Como in occasione del 60°
anniversario della Costituzione Italiana. Inoltre
l’amore per la musica ha
favorito il nostro incontro
con il Gruppo Filarmonico di Rosignano Solvay
dal quale è nato un gemellaggio che rappresenta un momento di ritrovo
e di scambio d’esperienze
per poter crescere e continuare al meglio nella volontà comune di diffondere cultura e tradizione”.
La “Baradello”, che
possiede un archivio sto-
rico che comprende migliaia di partiture originali e rare dagli anni ‘20
ad oggi, è in grado di
strutturare concerti per
tutte le occasioni: dalle feste popolari alle celebrazioni, dai servizi religiosi
e civili al concerto “sofisticato”. Ogni concerto è confezionato “su misura delle esigenze del committente”. Per la banda Baradello, che ha la propria
sede presso la Circoscrizione 3 di Camerlata in
via Varesina 1, dove si
tengono le prove, anche il
2009 è stato un anno intenso d’attività con l’esecuzione di ben 14 concerti, di cui 8 in Como (Concerto di Capodanno, di
Pasqua, della Festa della
Mamma, della Primavera, nei quartieri a Lazza-
go, per la Festa delle Forze Armate, la Commemorazione dei defunti al cimitero Maggiore, a Villa
Olmo in favore della Piccola Casa Federico Ozanam) e 6 concerti in provincia (Torno, Cermenate,
Asso, Molina di Faggeto
Lario, Sormano e Piano
del Tivano in occasione
della Festa della Montagna) che hanno contribuito alla sua affermazione
sul territorio lariano.
Quattordici concerti variopinti, non omologati,
ricercati, che hanno visto
anche il coinvolgimento di
diverse associazioni di volontariato comasche, unendo in tal modo l’amore per la musica alla divulgazione dell’importanza dell’impegno sociale.
Ma il concerto più prestigioso è quello di Capodanno, organizzato dalla Famiglia Comasca al Teatro
Sociale di Como, durante
il quale anche quest’anno
la banda Baradello ha
presentato un repertorio
impegnativo e di qualità,
fatto di brani originali e
d’adattamenti particolari
di grandi brani classici
curati dal maestro Ettore Anzani che si è avvalso
della bravura del pianista
Vsevolod Dvorkin, delle
voci liriche del soprano
Ilaria Taroni e del tenore
Bernardo Peduzzi, e dei
fiati solisti Elisa Cappelletti e Ruggero Cattaneo.
“In occasione dei concerti di Capodanno - aggiunge il presidente Giacomo Griante - abbiamo
dato visibilità a cantanti
in carriera come Antonella Ostinelli, Giuseppe
Cattaneo, Elsa Wage,
Gianluca Alfano, Vittorio
De Grossi, Tabata Yutaka, Gianluca Cattaneo, e
a solisti di grande prestigio come la violinista
Magda Ughetti, il pianista Andrea Chindamo ed
Emanuela Ughetti. Proprio nel 2010 la nostra
banda festeggia i 90 anni
di fondazione e noi siamo
gratificati di essere considerati i degni eredi di
chi, nel lontano 1920, pose le basi di questo sodalizio facendo della musica un punto fermo della
propria vita. Novant’anni
di sodalizio sono importanti, e acquisiscono ancora più importanza se
interpretati alla luce di
tutto quello che si è riusciti ad offrire attraverso la
musica. Gioia, calore, divertimento, momenti di
pace e infiniti ricordi di
gioventù. Grazie alla Famiglia Comasca stiamo
percorrendo insieme una
strada iniziata ventidue
fa, nessuno avrebbe potuto sapere o anche solo immaginare quello che si sarebbe diventati, ma noi
tutti ci abbiamo creduto:
musicanti, maestri, amici, conoscenti, e tutti quelli che si sono affiancati alla nostra musica in questi anni e che hanno contribuito a farci diventare
quello che siamo. La nostra banda è una realtà
meritevole di considerazione, una realtà territoriale che sta crescendo,
con una gran voglia di fare”.
La banda Baradello ha
una lunga storia di grande prestigio ed è sempre
stata il trampolino di lancio per molti musicisti
consentendo a tantissimi
giovani di avvicinarsi con
grande passione alla buona musica. Il migliore augurio è che possa continuare a scoprire nuovi talenti arrivando con forza
e determinazione al prossimo traguardo: il centenario!
CRONACA
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
P A G I N A
27
SI È INSEDIATO NEI GIORNI SCORSI
Expo 2015.
Ecco il tavolo
comasco
Ne fanno parte esponenti
delle principali istituizioni
comasche. Ora è arrivato
il tempo della progettualità
E
xpo 2015. Anche da
Como il conto alla
rovescia è incominciato. A cinque anni dal grande evento internazionale si è
insediato, lo scorso martedì mattina, il tavolo di
coordinamento provinciale chiamato a produrre
contenuto e a promuovere progetti in vista dell’appuntamento con l’
Expo. A farne parte i presidenti della provincia di
Como, della Camera di
Commercio, dell’Anci; i
sindaci dei comuni di
Como, Erba, Cantù, Mariano Comense e Appiano
Gentile; un rappresentante delle Comunità Montane della provincia e i presidenti del Centro Volta,
di Villa Erba e di Lario
Fiere.
Una task force cui spetterà riempire di idee e
contenuti quella che, al
momento, si presenta solo
come una carovana piena
di buoni propositi.
«L’insediamento di oggi
- ha spiegato il presidente della Provincia di
Como Leonardo Carioni - conferma come Como
non sia affatto immobile
rispetto al tema dell’
Expo, nonostante le accuse avanzate in proposito
da più parti nei mesi scorsi. Con Bergamo siamo le
uniche due province lombarde presso le quali, al
momento, questo tavolo si
è istituito. Ciò rappresenta la conferma del fatto
che da Como ci sia soltanto da prendere esempio.
Ora predisporremo una
segreteria tecnica e cercheremo di calendarizzare gli incontri del tavolo, secondo una cadenza
quindicinale, per mettere
a fuoco i progetti e valutarne le possibilità di sviluppo».
“Nutrire il pianeta:
energia per la vita”. Questo il tema scelto per l’
Expo 2015. A questo tema
dovranno legarsi le diverse iniziative progettate.
La particolare fedeltà ed
attinenza al tema farà da
discriminante rispetto all’approvazione o meno dei
progetti da parte del Comitato dell’Expo (al quale le idee delle varie province andranno sottoposte) e al suo conseguente
finanziamento. «I finanziamenti che arriveranno
- ha proseguito Carioni saranno la risposta alla
qualità dei progetti che
sapremo produrre».
«L’insediamento del tavolo tecnico - ha aggiunto
IL TAVOLO DI COORDINAMENTO
PROVINCIALE EXPO 2015
Del Tavolo di Coordinamento provinciale - Expo
2015 fanno parte:
- Presidente della Provincia di Como;
- Sindaco del Comune di Como;
- Sindaco del Comune di Erba;
- Sindaco del Comune di Cantù;
- Sindaco del Comunee di Mariano Comense;
- Sindaco del Comune di Appiano Gentile;
- Rappresentante delle Comunità Montane della
provincia di Como;
- Presidented dell’Anci;
- Presidente della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Como;
- Presidente Centro Volta;
- Presidente Villa Erba;
- Presidente Lario Fiere
Paolo De Santis, presidente della Camera di
Commercio di Como - costituisce un passaggio importante verso l’appuntamento del 2015, ma anche
per protendere lo sguardo oltre quella data. I cinque anni che ci separano
dai sei mesi durante i
quali sarà celebrato l’
Expo dovranno servire
per promuovere e sviluppare progetti che non si
fermino a quell’evento,
ma arricchiscano e qualifichino Como per gli anni
a venire».
Bocche cucite rispetto
alle progettualità allo studio e solo qualche generica dichiarazione d’inten-
ti. «Ci siamo appena messi al lavoro», l’unanime
coro dei componenti del
tavolo, anche se dalle singole voci qualche indirizzo è emerso. «Si lavorerà
per valorizzare al meglio
quanto già c’è - ha continuato De Santis - ma anche per produrre idee che
possano far crescere il
nostro territorio. Non crediate che a Como possano arrivare contributi per
grandi iniziative di carattere infrastrutturale,
come la costruzione di
strade o arterie di collegamento. Progetti che apparirebbero slegati rispetto alla tematica dell’
Expo. Non è detto, però,
che non si possa lavorare
su progettualità ad hoc,
legate alla mobilità dolce,
alla valorizzazione del patrimonio culturale del nostro territorio (dal Teatro
Sociale al Politeama), al
tema della luce, tanto per
citare alcune idee».
«Il territorio comasco e
lombardo - gli ha fatto eco
Tiziana Sala, sindaco di
Cantù - si presenta, tra
l’altro, ricco, di cascine e
ambienti rurali. Un patrimonio ambientale e culturale che potrebbe essere recuperato e valorizzato. L’appuntamento con
l’Expo potrebbe costituire
l’occasione per intraprendere questa strada».
E poi ancora acqua, sicurezza idrico alimentare,
senza trascurare l’aspetto turistico, per mettere il
territorio nelle condizioni
di reggere e alimentare
l’indotto turistico che, con
ogni probabilità, l’Expo
genererà anche sul Comasco.
Expo 2015. Un’occasione da vincere, un volano
da cogliere per offrire al
territorio la reale opportunità di uscire dalla crisi.
M. Ga.
LOMAZZO 101 ANNI
Tanti auguri nonna Ermelinda
L
a Casa Albergo di
Lomazzo è felice
di festeggiare domenica 7 febbraio
la signora Ermelinda Cecamore nata a
Pescara il 4 febbraio
1909. E’ figlia di Giovanni Cecamore e Giulia Sar-
chiarone. Il padre è sempre stato poco presente
poiché ha partecipato a
vari scontri bellici, tra i
quali, come bersagliere,
alla rivolta dei Boxer in
Cina (1900-1903) e come
Cavaliere di Vittorio
Veneto alla prima guerra
mondiale.
La signora Cecamore
Ermelinda è la seconda di
sei fratelli. Ha frequentato la scuola fino alla quinta classe e, subito dopo, ha
cominciato ad aiutare la
madre nelle faccende domestiche e nella cura dei
fratelli. Si è sposata nel
1926 con il Signor D’Agostino Sante. Anche il
marito, come il padre, ha
partecipato attivamente
alla vita militare del paese ed addirittura è stato
l’autista del principe
Aimone di Savoia. La Signora Ermelinda ha dato
alla luce 4 splendidi figli,
3 maschi e 1 femmina.
Della sua grande famiglia
fanno parte anche 6 nipoti e 4 pronipoti. La signora Cecamore Ermelinda è
sempre stata una donna
dotata di forte carisma e
determinazione, lo dimostra il fatto che ha vissuto nella sua casa di Pesca-
ra sola fino alla venerabile età di 99 anni!
E’ ospite della Casa Albergo da Settembre 2009
e trascorre le giornate
partecipando alle attività
che si svolgono presso la
Casa di Riposo. È una persona affabile, molto piacevole sempre con il sorriso
sulle labbra.
IL PROGRAMMA
ore 10.30
Formulazione degli
auguri e taglio della
torta
ore 15.00
Pomeriggio di Musica
ore 17.00
Santa Messa
ore 17.45
Brindisi comunitario
BIZZARONE: MONS. COLETTI
INAUGURA “LE GINESTRE”
Dmenica 7 febbraio, dopo la S. Messa, alle ore
11.45, mons. Coletti verrà accolto dalle autorità
comunali, guidate dal sindaco Guido Bertocchi,
nel nuovo Centro “Le Ginestre”, dove inaugurerà, proprio su invito dell’Amministrazione Comunale, il nuovo Centro medico polispecialistico comunale chiamato “Le Ginestre”, dal nome del
centro servizi nel quale è ospitato. Il Centro medico è stato voluto dal Comune di Bizzarone nell’intento di offrire un servizio innovativo, dove
medicina di base e medicina specialistica possono coesistere per fornire una gamma di servizi
moderna ed efficiente al servizio del cittadino. Gli
spazi che verranno inaugurati si compongono, su
una superficie di circa 200 mq, di quattro ambulatori medici ed una sala medicazioni dove opereranno undici medici, tra specialisti e medici di
base.
CRONACA
P A G I N A
Como
28
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
ALLA SCOPERTA DELLA COOPERAZIONE/216
Sim-Patia: la via
dell’autonomia
Il prossimo 16 febbraio il governatore
della Regione Lombardia, Roberto
Formigoni, sarà presente in veste
ufficiale per suggellare un importante
traguardo della vita della cooperativa
sociale Simpatia. Sarà infatti
il momento in cui verranno
ufficialmente presentati al pubblico
i primi tre appartamenti domotici,
voluti dalla cooperativa
pagina a cura
del Consorzio Eureka
Ser vizi alla Cooperazione
e al Terzo Settore
www.eurekacomo.it
I
l prossimo 16 febbraio il governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni sarà presente in
veste ufficiale per suggellare un importante traguardo della vita della cooperativa sociale Simpatia.
Sarà infatti il momento in cui saranno ufficialmente presentati al pubblico i primi tre appartamenti domotici, voluti
dalla cooperativa nell’ambito di un progetto, avviato un paio di anni fa dal
titolo evocativo “Verso
l’autonomia: da disabili a
diversamente abili”.
La domotica è la scienza interdisciplinare che si
occupa dello studio delle
tecnologie atte a migliorare la qualità della vita
nella casa, nella fattispecie si tratta di semplici
apparati touchscreen e di
sistemi computerizzati
installati direttamente
sulle carrozzine che permettono a disabili di comandare l’apertura e la
chiusura delle tende, delle finestre, delle porte, di
accedere alle primarie
funzioni in cucina, alla
televisione e al computer.
Questo importante progetto nasce dopo aver constatato sul campo il bisogno, espresso da adulti
che vivono con menomazioni fisiche anche conseguenti ad incidenti che li
limitano nelle normali
attività quotidiane, ma
che hanno un motivato e
forte desiderio di tornare
ad auto determinare la
propria esistenza, per
quanto possibile.
A partire dall’esperienza e dalla reputazione in
campo tecnologico, ormai
patrimonio consolidato di
Simpatia e da una attenta ricerca sul territorio
per trovare varie forme di
collaborazioni, la scelta
è caduta sulla R.S.A.
“San Giulio” di Beregazzo
con Figliaro che ha deciso di concedere in comodato d’uso ben tre unità
abitative attigue alla loro
struttura. Si tratta di un
monolocale, un bilocale e
un trilocale.
Si è potuto così dar vita
ad una piccola comunità
di persone, cinque per la
precisione, con vari livelli di disabilità fisica che,
insieme e con il supporto
di figure educative e sanitarie, sperimentano
una vita propria e più indipendente rispetto a
quella della realtà della
residenza sanitaria.
Un equipe composta da
due educatori, una psicologa e un operatore socio
sanitario che si alternano
nel corso della giornata,
hanno permesso già a cinque persone disabili di
abitare gli spazi a disposizione.
Per eventuali situazioni di emergenza le abitazioni sono state messe in
collegamento con la sede
di Simpatia, attraverso
una linea adsl che consente agli operatori di visualizzare le immagini delle
stanze e di conseguenza
valutare le condizioni degli ospiti e, allo stesso
tempo di dialogare con
eventuali altri interlocutori, come ad esempio l’infermiere, il medico ma
anche un parente o un
amico dell’ospite e stabilire in tempo reale quale
intervento attuare.
Il disabile potrà mettersi in contatto con la centrale operativa tramite
un telefono o un cellulare
o un braccialetto che funge da telecomando.
L’esperienza fin qui
raggiunta ci fa pensare
che questo progetto permette alle persone disabili di comunicare facilmente, sia tra di loro che
con eventuali terzi.
Ci sarà anche a disposizione, per i disabili che
non vogliono rinunciare
ad uscire di casa, un dispositivo gps che, in caso
di allarme, potrà inviare
un segnale alla centrale
operativa, indicando anche l’esatta posizione.
Possono beneficiare dei
servizi di questo progetto
tutti coloro che hanno subito menomazioni fisiche,
anche gravi, con limiti
agli arti inferiori e/o superiori ma che hanno
mantenuto una discreta
capacità cognitiva.
Gli ospiti degli appartamenti domotici se lo desiderano, potranno usufruire delle attività del centro diurno di Simpatia o
dal centro diurno più
prossimo alla loro abitazione. Per chi ne è in condizioni sarà inoltre possibile usufruire dei centri
occupazionali terapeutici,
dove potranno impegnarsi in attività lavorative
adatte alle loro condizioni psico-fisiche, finalizzate a consentire di tornare
ad un ruolo attivo nella
società, anche come produttore di reddito.
I servizi che Simpatia
offre anche a utenti esterni che frequentano la
struttura sono, nel tempo,
cresciuti e sono parecchi
coloro che si recano a
Valmorea per usufruire
dei servizi diurni (12 persone accreditate e altre 12
per consulenze di vario
tipo).
Ecco i principali servizi
offerti:
- La piscina
- I servizi di fisioterapia
- L’assistenza e la consu-
lenza informatica
- La logopedia
- Il laboratorio cognitivo
Il laboratorio informatico, su tutti è uno dei fiori all’occhiello della cooperativa Simpatia, esso è
stato recentemente ampliato e può vantare ben
14 postazioni tutte al servizio dei vari tipi di
disabilità presenti. Ogni
postazione infatti tiene
conto delle esigenze e delle menomazioni della persona e interviene con un
supporto, consentendo di
utilizzare il computer per
comunicare, scrivere e
passare il tempo chattando. In questo modo alcune persone affette da riduzione della capacità
psicomotoria, cognitiva o
comunicativa possono recuperare e sviluppare, attraverso le risorse della
tecnologia informatica, le
risorse individuali.
Lo sviluppo dell’informatica e della microelettronica ha infatti reso
possibile disporre di
apparecchiature che facilitano lo svolgimento di
funzioni complesse, semplificando anche drasticamente l’effettuazione
degli atti motori.
Gli ospiti coinvolti in
questi percorsi sono investiti di un importante
ruolo di agenti del cambiamento culturale, dimostrando che grazie agli
ausili informatici è possibile migliorare e valorizzare le risorse personali
delle persone disabili,
permettendo loro di riappropriarsi della dignità e
peculiarità espressiva tipiche dell’essere umano.
Nelle prossime settimane si aprirà anche ad
Albate, località a qualche
chilometro dal centro della città di Como, un altro
appartamento equipaggiato tecnologicamente
che sarà in grado di ospitare altre 4 persone, due
delle quali sono già state
individuate. Qui c’è un’interessante particolarità,
il progetto prevede infatti anche il coinvolgimento
degli abitanti del quartiere che si attiveranno per
fare da supporto a questa
nuova realtà di vicini di
casa un po’ diversi e che
sarà comunque gestito e
sostenuto dalla cooperativa Simpatia con il suo
progetto di accompagnamento all’autonomia.
Ecco alcuni progetti tecnologici innovativi già attivi presso Simpatia:
Cyberlink - strumento
che permette di utilizzare il computer facendo a
meno della tastiera e del
mouse, con l’utilizzo di
una fascia frontale sulla
quale sono collocati dei
sensori che rilevano il
movimento dei muscoli
facciali e oculari. I sensori
inviano così il segnale
elettrico e lo trasmettono
al computer che lo interpreta.
Videotelefono pubbli-
co - si tratta di un computer dedicato con un insieme di programmi per
semplificare la chiamata
dell’ospite verso l’esterno.
Un impianto video da
160x120 cm consente di
migliorare la visione reciproca degli interlocutori.
Ascensori accessibili può essere utilizzato da
persone disabili senza intervento di terzi attraverso un tappetino sensibile
alla pressione, pulsanti
speciali e display, con
scansione vocale e visiva.
Ed altri progetti che
sono in procinto di essere
realizzati:
Occhiali elettronici garantirebbero alla persona con problemi visivi
la possibilità di aggiustamento dell’immagine e
del campo visivo in tempo reale attraverso l’utilizzo di micro telecamere
collegate a micro processori.
Esoscheletro - nato in
Giappone per scopi militari veniva indossato dai
soldati per trasportare
pesi considerevoli in tempi relativamente brevi. Se
applicato alla disabilità
per persone para o
tetraplegiche potrebbe
favorirne l’autonomia.
Dispenser per terapie
- è una macchina elettromeccanica composta da
una serie di contenitori,
uno per ogni tipo di farmaco. Attraverso un meccanismo meccanico la
macchina prepara la terapia prevista nell’ora impostata e per la persona
a cui è stata prescritta.
IL PROGRAMMA DI MARTEDÌ 16 FEBBRAIO
Ore 11.30
Ore 12.00
Beregazzo: inaugurazione appartamenti domotici
Simpatia, visita al polo tecnologico e al centro di sorveglianza
collegato agli appartamenti;
- conferenza stampa
Intervengono: Gerolamo Saibene, Presidente Sim-patia
Irma Missaglia, Direttrice Sim-patia
Agostino Grisoni, Presidente Consorzio
Comuni Dell’Olgiatese
Roberto Antinozzi, Direttore Generale ASL di Como
Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia
Seguirà buffet a Valmorea, in via Parini,180
CRONACA
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
P A G I N A
29
UN PROGETTO DEL COMUNE DI CANTÙ E DI IUBILANTES
Il Cammino
di S. Pietro
antica via
canturina
Scopo dell’iniziativa è far rivivere
l’antica strada Cantù – Seveso,
legata alla memoria del predicatore
domenicano Pietro da Verona, secondo
protettore della città
e della Diocesi di Como, ucciso
nel 1252 presso Seveso
di SILVIA FASANA
M
ettersi sui
passi di un
santo, di un
martire, seguendo la
strada che, a poca distanza da Como, lo vide andare incontro alla morte per
mano di eretici. Ora è possibile, grazie al nuovo progetto promosso dal Comune di Cantù e dall’Associazione culturale Iubilantes per far rivivere l’antica strada Cantù - Seveso, legata alla memoria
del predicatore domenicano Pietro da Verona,
secondo protettore della
città e della Diocesi di
Como, ucciso nel 1252
presso Seveso. È la strada che i moderni pellegrini da Como e Brianza
amano percorrere per
raggiungere la “grande”
Via Francigena e arrivare a Roma, al sepolcro dell’Apostolo Pietro. Per questo, è stata chiamata
“Cammino di San Pietro - Antica Via Canturina”, e con tale nome ora
viene restituita alle comunità locali e a tutti coloro che amano riscoprire
luoghi e monumenti con
il passo lento e attento del
pellegrino. Ne parliamo
con Ambra Garancini,
presidente Iubilantes: «Il
progetto nasce da una
esperienza concreta: ormai più di dieci anni fa,
nel 1999, la nostra Associazione, cercando un percorso storicamente significativo che potesse portarci da Como a Milano,
da dove poi proseguire
per l’antico guado di Corte S. Andrea, sul Po, punto di raccordo con il tracciato della Francigena, si
è imbattuta in Pietro da
Verona e nella sua vicenda di martirio, consumatasi, in un periodo di violenti contrasti religiosi,
sui sentieri che univano
Cantù a Seveso. Ci è sembrato innanzi tutto doveroso richiamare alla memoria la figura di questo
santo e cercare di far rivivere alcuni aspetti del
culto, dell’iconografia e
delle tradizioni devozio-
nali comasche a lui collegate. Abbiamo pensato
quindi di ricostruire, prima attraverso documenti
cartografici, poi attraverso la ricerca di superficie,
le tracce di un antico percorso Cantù - Seveso che
potesse avvicinarsi il più
possibile all’itinerario
compiuto da San Pietro il
giorno del suo martirio.
Questo percorso tocca luoghi, insediamenti ed
emergenze architettoniche ed artistiche di notevole interesse».
Continua Ambra Garancini: «Lo scopo del nostro
progetto, sostenuto e fatto proprio dal Comune di
Cantù, è stato principalmente quello di far conoscere questo antico percorso e i suoi monumenti,
valorizzandolo e rivitalizzandolo nel suo complesso, e nel contempo sensibilizzando alla salvaguardia dei suoi aspetti artistici (con il restauro di
alcuni monumenti) ed
ambientalistici-paesaggistici (incentivando ad
esempio la pulizia dei corsi d’acqua Seveso e Serenza, la manutenzione dei
guadi e dei sentieri, il
recupero delle cave)».
Il percorso, pressoché
pianeggiante, si snoda
per lo più su fondo asfaltato o sterrato; ha come
punto di partenza la chiesa di S. Antonio a Cantù
e di arrivo il Santuario di
S. Pietro Martire a
Seveso; lo sviluppo totale
è di 13,71 chilometri
(escluse piccole varianti
locali), toccando i Comuni di Cantù, Figino Serenza, Novedrate, Lentate
sul Seveso, Meda e Seveso. Se il tratto iniziale
consente di visitare a
Cantù luoghi di assistenza ai viandanti come la
chiesa dell’antico hospitale di S. Antonio, o monumenti insigni come
la Prepositurale di S. Paolo e il complesso di S.
Vincenzo a Galliano, il
seguito del percorso offre
altre “incontri” non meno
interessanti: luoghi di
pellegrinaggio e di fede
popolare come il santuario canturino della Beata
Vergine dei Miracoli o, sul
piano di una religiosità
“minore” ma non meno
sentita, la cappella votiva nell’antica località
cimiteriale di S. Agata,
presso la cascina omonima (ora abbattuta), in comune di Figino Serenza;
angoli insospettati, come
le antiche mura di Cantù
o la corte Mocchirolo, con
la trecentesca chiesetta di
San Grato, ancora aperta
al culto e frequentata dai
fedeli; gioielli d’arte poco
conosciuti come l’oratorio
di S. Stefano di Lentate,
pregevolmente affrescato.
Ci si accosta alla fine ai
luoghi del martirio di San
Pietro, passando davanti
alla cappella di Farga con
i suoi affreschi di devozione popolare; si visita infine il santuario di S. Pietro di Seveso, con la sua
architettura composta e
misurata e le reliquie del
Santo.
Oltre alla segnalazione
del percorso con segnali
indicatori e cartelli informativi, è in corso di realizzazione un innovativo
sito internet (www.cam
minosanpietro.it), in grado di coniugare contenuti
culturali e informazioni
pratiche, per scoprire il
percorso e il territorio.
Tutto questo grazie ad
una tecnica di rilevamento WEB GIS sofisticata,
conforme a quella adottata dalla Regione Toscana
con l’approvazione del
Ministero per i Beni e le
Attività Culturali, per il
percorso ufficiale della
Via Francigena.
Continua Ambra Garancini: «Nel contesto italiano, così straordinariamente ricco di bellezze
naturali ed artistiche,
questo - che ci è piaciuto
chiamare “Cammino di
San Pietro” in omaggio al
santo frate Pietro sepolto
a Milano e al Santo Apostolo sepolto a Roma - è
certamente un itinerario
minore. Ma per noi è molto di più: è una piccola
“Francigena” che unisce,
LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO
Il progetto “Cammino di San Pietro - Antica Via Canturina” sarà presentato
dal Comune di Cantù promotore del progetto, con l’Associazione Iubilantes,
responsabile dell’organizzazione, venerdì 5 e sabato 6 febbraio con una serie
di iniziative, che sono state precedute sabato 30 gennaio da un laboratorio
per bambini presso la Biblioteca Comunale “Nel mondo di Prando”, a cura di
Fata Morgana.
Venerdì 5 febbraio ore 15.30, a Cantù, presso Villa Calvi (via Roma 8) Convegno “Il Cammino di San Pietro - Antica Via Canturina: dalle vie del Medioevo alle vie del web per valorizzare il territorio”
Tiziana Sala, Sindaco di Cantù Benvenuto e introduzione;
Ambra Garancini (Associazione Iubilantes) “Vie del Medioevo per valorizzare
il presente: il perché di un Cammino”;
Prof. Grado Giovanni Merlo (UNIMI - Ordinario di Storia del Cristianesimo Dipartimento di Scienze della Storia e della Documentazione Storica) “Eretici
ed eresie nella Lombardia del XIII secolo”;
Prof.ssa Marina Benedetti (UNIMI - Associato di Storia della chiesa medioevale e dei movimenti ereticali): “Il cammino di frate Pietro verso la santità: un
problema documentario”.
Arch. Giorgio Costanzo, Arch. Nicola Tettamanti, Ing. Marco Pisani (progettisti
e tecnici di progetto) “Un antico cammino, un nuovo portale web: il “Cammino
di San Pietro – Antica Via Canturina”.
Sabato 6 febbraio a Cantù, presso il Municipio (Piazza Parini 4) Giornata
di rievocazioni storiche “Cantù rivive il Medioevo”
Dalle ore 11.00 alle ore 19.00 Rievocazione storica medioevale “Quando passò
frate Pietro. Vivere nel XIII secolo”, con postazioni didattiche di arti, mestieri,
armi e armigeri e molto altro ancora a cura di C.E.R.S. Consorzio Europeo
Rievocazioni Storiche - Confraternita del Leone – Brescia;
Ore 17.15 Animazione storica “Cluniacum – Canturium” a cura del gruppo
Peregrinae de Canturio. con intermezzi di musiche antiche a cura del gruppo
Clerici Vagantes.
La partecipazione a tutte le iniziative è libera e gratuita.
Per informazioni: Comune di Cantù - Settore Cultura; tel. 031.717446; sito
internet www.comune.cantu.co.it
tramite Milano, alla più
grande “Francigena” e,
più in particolare, un itinerario che ci riporta alle
radici della nostra cultura, e che per questo potrebbe aiutarci non solo a
ritrovare il nostro passato, ma anche, forse, a conoscere meglio noi stessi
e a sperare di più nel nostro futuro». Le fa eco
Tiziana Sala, sindaco di
Cantù: «Il nostro Comune ha creduto molto in
questo progetto, che permette innanzitutto alla
nostra gente, ma anche ai
turisti, di percorrere il
nostro territorio cogliendone appieno l’importanza paesaggistica, culturale, storica. E ad apprezzarlo maggiormente».
O
,
CRONACA
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Lago&Valli
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
SCHERZI E DIVERTIMENTI DI IERI
Con la fufada
e il generoon
il saluto
del Carnevale
U
ltimo giorno di
gennaio, quasi
un momento di
festa per le vecchie generazioni. Tempo di scherzi. Quasi ci si sentiva sollevati
perché anche se il tempo
appariva ancora piuttosto
brutto e freddo, e ci si poteva attendere ancora
neve e gelo, nell’aria incominciava a circolare quella sensazione che induceva alla speranza che
l’inverno si stesse allontanando .
L’ultimo giorno di gennaio, al generoon, era dedicato agli scherzi che i
ragazzi amavano imbastire e coinvolgevano gente
di tutte le età.
In sostanza si armavano di coperchi, campanacci e incominciavano a girare per tutto il paese. E
se qualche malcapitato
osava affacciarsi, in coro
gridavano: l’è fora al
generoon, naturalmente
accompagnato dalle battute più o meno simpatiche o sgradite all’indirizzo del malcapitato curioso. Gli anziani normalmente si lasciavano scappare una risata liberatoria, finalmente era finito
il genarr longh e nuiusett
Burle in uso tra
la fine di gennaio
e gli inizi
di febbraio
che facevano
da preludio
al vestito
in maschera...
di RINA CARMINATI FRANCHI
e domani sarebbe incominciato il febbraio curt
e maledett.
Era quasi un soffio di
speranza, un levarsi un
peso di angoscia che ancora ai giorni nostri ci
opprime all’approssimarsi della brutta stagione.
In quel grido l’à fora, si
celava il senso di liberazione che si vive quando
si riesce buttare fuori di
casa un ospite ormai
sgradito. Non si trattava
solo di una parola, ma di
una speranza, un invito
rivolto a tutti: osare nell’aprire, almeno di uno
spiraglio, il portone di
casa e lasciare entrare
quell’aria nuova che, pur
sapendo ancora di neve,
portava con sé anche il
sussurro dei tanti rivoletti del disgelo.
A decine sono i racconti legati al Generoon. Una
su tutte è la storia di quell’ometto che, vivendo di
fatto nella comunità di
tutti i paesi della Valle,
aveva fatto di questo giorno un momento di festa
sua personale. Il suo
nome era Cecco. Uno spirito libero. Nessuno poteva dargli ordini. Ragionava solo con la sua testa e
prendeva decisioni in autonomia. Viveva solo, e
anche se aveva un fratello che lo seguiva aveva
rinunciato a farlo vivere
secondo i tradizionali canoni della normalità . Un
giorno decideva di andare a pulire il pollaio di
un’anziana, mentre l’altro, magari, lo trascorreva in un altro paese a spalare neve o a spaccar legna, forse solo per stare
in compagnia di una famiglia che gli era più simpatica. Non cucinava perché un posto a tavola e un
piatto caldo lo trovava in
tutte le case della Valle.
Ebbene: un non ben
precisato 31 gennaio il
nostro Cecco si trovò a
dare una mano in un piccolo cantiere dove lavoravano prevalentemente dei
ragazzotti che ebbero la
Un’antica foto di S. Fedele
bella pensata di fargli la
burla del generoon. Lo invitarono a prendere in
spalla una scala di legno
a pioli e a portarla su in
cima al paese, assicurandolo si trattasse di un ordine del capo-cantiere. Il
suo compito era quello di
consegnarla alla svelta a
una massaia. Un altro
avrebbe capito al volo lo
scherzo, ma lui era così
sempliciotto e credulone
che, prima di accorgersi
che era arrivato, veniva
dirottato in un’altra direzione, sempre con la scala sulle spalle, e così arrivò mezzogiorno.
L’anziano al quale il
Cecco bussò alla porta,
mentre suonavano le
campane del mezzogiorno, si accorse subito dello
scherzo, ma vi prese parte anche lui, non prima di
aver fatto sedere Cecco a
tavola con la famiglia
davanti a un buon pasto
e un graditissimo bicchiere di vino. Era quasi sera
quando Francesco ritornò
in cantiere dopo aver divertito tutto il paese. Ma
quando i ragazzi gli sbatterono i coperchi e si accorse di essere stato vit-
tima, per l’intero tutto il
giorno, di uno scherzo ci
fece sopra una bella risata. E da allora, anno dopo
anno, l’ultimo giorno di
gennaio iniziò a prendere
volontariamente la sua
scala e a girare per paesi.
E ci fu gente che si convinse nel tempo che dove
il Cecco si fermava quella casa poteva contare su
un anno di fortuna.
Un’altra usanza curiosa che cadeva proprio tra
l’ultima settimana di gennaio e le prime di febbraio era la fufada . Va detto
che quello era prevalentemente il periodo in cui si
organizzavano i matrimoni. Ebbene: in questi giorni le persone che desideravano sposarsi in marzo,
prima che lo sposo emigrasse per la stagione,
dovevano “to su al cunsens “ cioè quella pratica
burocratica legata al matrimonio civile che anticipava sempre prima la
cerimonia religiosa.
Si racconta che la notte
precedente al cunsens tra
gli amici dei neo-sposi ci
fosse sempre un po’ di fermento. Se uno di loro aveva frequentato un’altra
ragazza o un ragazzo occorreva far silenzio, perché c’era il pericolo di
qualche lavata gelata o di
una fuga repentina per
sottrarsi alla giusta ira
degli interessati inferociti. Difficilmente la
fufada era tollerata, però
si riusciva sempre a formare una specie di sentiero che univa le due case:
quella della sposa o dello
sposo e quella dei vecchi
amori. La linea ininterrotta era segnata sulla
risciada della strada di
fofa, cioè bucce di castagne, gusci di noci, piume
e ma soprattutto di cenere. Pratica che non andava giù alle massaie perché il giorno dopo dovevano lavorare di scopa visto
che, con le strade ancora
umide, chi entrava in casa
portava con sé tutta quella roba sotto le scarpe,
tanto di insozzare i pavimenti per più giorni. E su
gli organizzatori, che difficilmente, però, venivano
scoperti, pesavano castighi molto duri.
Così con la fufada e al
generoon si incominciavano aprire le porte del
Carnevale!
7 FEBBRAIO
Pellio inferiore in festa
uesto fine settimana si terranno le solenni celebrazioni
per la Madonna venerata a Pellio Inferiore, già iniziate martedì 2 febbraio - giorno specifico della festa liturgica.
Il Simulacro della BV
della Purificazione è in
legno dorato di inizio
1.800, ma la secolare devozione dei Pelliesi alla
Madonna Candelora è altresì visibile nella stupenda pala d’altare raffigurante la Presentazione al
Tempio, opera di Carlo
Innocenzo Carloni (famoso pittore intelvese di
Scaria del XVII secolo).
La chiesa di Pellio Inferiore, documentata a
partire dal 1186, è dedicata a San Michele Arcangelo : “DEFENDE NOS IN
PRAELIO ” riporta un bel
cartiglio all’interno della
chiesa; la volta del presbiterio è arricchita dal settecentesco affresco con
“La gloria di San Miche-
Q
CAI MENAGGIO: 33° CORSO
L'Alpinismo Giovanile del CAI-Menaggio,
nato nel lontano 1978, a conclusione di un'annata particolarmente varia ed interessante,
dopo la proiezione delle foto delle escursioni
effettuate nel 2009, presenterà il 33° Corso del
2010 che si presenta ricco di novità.
L'appuntamento quest'anno è nella Sala Congressi di Villa Camozzi, a Grandola ed Uniti,
sabato 6 febbraio alle ore 20.30. La novità assoluta è che per migliorare lo svolgimento del
prossimo Corso i Genitori potranno già iscrivere nella stessa serata i loro figli.
Solenne
celebrazione
in onore
della Madonna
della
Purificazione,
detta anche
della Candelora
con Benedizione
delle Candele
le” del pittore Giosuè
Scotti di Laino (restaurato nel 2000).
Il programma della festa, preceduta dalla Novena, e dalle celebrazioni
di martedì con la Santa
Messa Solenne e la Benedizione delle Candele e
nel pomeriggio con la
Recita del Rosario prevede:
- Sabato 6: ore 18,00 Santa Messa per tutti i
Confratelli e Consorelle
- Domenica 7: ore 11,00
Santa Messa Solenne; ore
14,30 Vespri, Processione,
Benedizione Eucaristica e
Bacio della Reliquia. Al
termine incanto dei cane-
CIRCUITI TEATRALI LOMBARDI:
SI PARTE DA COMO
stri. Le varie celebrazioni sono condecorate dalla
valida Cantoria parrocchiale e dalla attiva Confraternita del SS. Sacramento di Pellio Inferiore
(nella foto i Confratelli
con mons. Diego Co-letti
durante la Visita Pastorale, sullo sfondo la pala
dell’altare maggiore con
la Madonna del Car-loni)
e dai Confratelli di Pellio
Inferiore; per la processione saranno presenti alcuni parroci dei vicini paesi
ed il Corpo Musicale di
San Fedele.
Sono giornate ricche di
fede per la piccola comunità parrocchiale intelvese, guidata da oltre 52
anni dal suo pastore don
Franco Bernasconi, che
sempre esorta e sprona i
suoi fedeli con parole
semplici e chiare, a vivere secondo la Parola e gli
insegnamenti del Signore
facendone ricco tesoro ed
esperienza.
COSTANTINO CANEVALI
È stato presentato nei giorni scorsi a Como il
programma della nuova edizione della rassegna dei Circuiti Teatrali Lombardi, alla presenza dell’assessore alla Cultura di Palazzo
Cernezzi Sergio Gaddi, Barbara Minghetti, presidente del Teatro Sociale-As.Li.Co e i rappresentati dei comuni coinvolti (Cantù, Olgiate
Comasco, Orsenigo, Turate, Faloppio e Campione d’Italia). Ad aprire la rassegna sarà Como
sul palcoscenico del Teatro Sociale il 6 febbraio
con Robert Schumann, ovvero la poesia della
musica, in collaborazione con l’Associazione
Carducci.
CRONACA
P A G I N A
32
ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
VARESE L’ARGOMENTO SARANNO LA STORIA E L’ARTE
Formazione per
i maestri cattolici
’
L
Associazione
Italiana Maestri
Cattolici (Aimc)
della provincia
di Varese, sezione di Besozzo ha già da
tempo reso noto il programma delle proprie
attività per il 2010 e oggi
comunica il dettaglio del
corso: Storia e arte tra
mondo antico e medioevo - Proposte didattiche di lettura
delle immagini, rivolto ad insegnanti di
ogni ordine e grado,
studenti e amanti della storia dell’arte non
insegnanti. Previsti
quattro incontri di due
ore e mezza ciascuno
dalle ore 15.00 alle ore
17.30 che si svolgeranno
il sabato, presso la sala
riunioni dell’Oratorio di
Bogno di Besozzo. Relatrice sarà la prof.ssa Paola Viotto, docente di
Storia dell’Arte nei Licei
varesini. “Il corso di quest’anno – spiegano all’Aimc - si pone in continuità rispetto a quello dell’anno precedente, che
aveva offerto una panoramica sull’arte delle civiltà antiche e potrà dare
spunti ed essere utilizzato sia per l’educazione
all’immagine sia come
supporto all’insegnamento della storia. Il periodo affrontato sarà
quello, spesso trascurato dai programmi scolastici, ma cruciale per la
nascita del mondo in cui
viviamo, che segna il
passaggio tra mondo antico e medioevo. La prospettiva sarà quella del
continuo confronto con
l’arte del presente, alla
ricerca delle differenze,
ma anche delle sorprendenti affinità, che la legano a quella del passato. Come ormai tradizione nei nostri percorsi si
partirà sempre dalle
opere, viste da un lato
come documenti storici
che aiutano a meglio
comprendere la civiltà
che le ha prodotte, dall’altra come testi figurativi da leggere e interpretare”. Ecco il calendario degli incontri:
• 6 marzo – Il tempo
dei barbari. Dalle invasioni all’integrazione tra
i popoli;
• 13 marzo – Gli
splendori di Bisanzio.
Mille anni di storia dell’oriente non solo europeo;
• 20 marzo – Il fascino dell’arte islamica.
Capolavori sconosciuti
intorno al Mediterraneo;
• 27 marzo – I tesori
di Carlo Magno. Tra
recupero dell’antico e nascita di un mondo nuovo;
• 18 aprile: Visita guidata di una giornata
(meta da definire), relativa ai temi trattati.
La quota di partecipazione è fissata a 30
euro per i soci Aimc e a
36 euro per i non soci.
(sono ammessi gratuita-
GIORNATA PER LA VITA
Il Centro Aiuto alla Vita del Medio Verbano, con sede in via Verdi, 18 a
Laveno Mombello, in occasione della Giornata per la vita 2010 propone per
le ore 21.00 di sabato 6 febbraio presso il Santuario della Santa Casa di
Loreto a Cavona la celebrazione del “Rosario per la Vita”, con il quale ci si
potrà affidare a Maria, Madre dei viventi, recitando il Rosario meditato e
guidato da testimonianze di servizio alla vita.
CITTIGLIO
La comunità celebra san Biagio. Dopo la Messa il giorno della ricorrenza
del santo, il 3 febbraio la parrocchia di Cittiglio, come consuetudine, rinnova la ricorrenza Domenica 7 febbraio con la celebrazione della Messa nel
rione San Biagio alle ore 10.30. Al termine, benedizione della gola, distribuzione del pane benedetto e incanto dei canestri. In aggiunta a questi
appuntamenti è previsto per le ore 21.00 di sabato 6 febbraio in chiesa
parrocchiale il recital San Paolo, l’apostolo delle genti, proposto dal coro e
dai ragazzi dell’Oratorio. Alle ore 15.00 di domenica 7 febbraio, invece, è
programmata una visita guidata agli scavi archeologici della chiesa di san
Biagio. Questa opportunità permetterà ai visitatori di conoscere la storia
antica di questa chiesa e prendere visione degli ultimi lavori effettuati che
sono serviti per consolidare le strutture e i della chiesa e i resti archeologici
rinvenuti, in attesa di passare, quanto prima, alla realizzazione del nuovo
pavimento interno della chiesa e riaprire al culto l’antico edificio sacro.
FABIASCO
Festa patronale della Madonna Candelora:
- venerdì 5 febbraio: ore 17.00, Santo Rosario; ore 17.30, Santa Messa;
ore 21.00 in chiesa, un momento speciale: Luce per illuminare le genti e
gloria del tuo popolo Israele;
- sabato 6 febbraio: ore 19.00, cena in compagnia in oratorio;
- domenica 7 febbraio: ore 10.30, Santa Messa Solenne; ore 14.30, processione con la statua della Madonna per le vie del paese, al termine, ore
15.30 circa, incanto dei canestri sul sagrato della parrocchiale.
RANCIO: DIVINA COMMEDIA
Alle ore 21.00 di venerdì 12 febbraio, presso la Sala Civica del comune di
Rancio Valcuvia, l’Isola dei Poeti del Lago Maggiore ha programmato una
serata per la lettura di alcuni canti della Divina Commedia.
mente gli studenti di
Scuola Media Superiore
e gli Universitari nonché
le suore insegnanti. Al
termine del corso i partecipanti riceveranno un
attestato di frequenza.
Da ricordare che l’Associazione professionale
AIMC è inserita nell’elenco dei soggetti qualificati per la formazione
del personale della scuola (DM 23 maggio 2002).
Per ogni informazione:
Laura
Gavazzeni
Contini. Telefono e fax:
0332-970.761, oppure email: lauragavazze
[email protected].
ANGELI, MESSAGGERI DI DIO
Amedeo Brogli è in questi giorni al lavoro con
60.000 tessere di pasta vitrea, pietre dure e
marmi policromi, per trasformare in un gioiello la piccola cappella del nuovo centro parrocchiale di Leggiuno. L’artista, che lavorò con
Guttuso alla Fuga in Egitto delle Cappelle, e ha
tre delle sue opere esposte al Museo Baroffio
del Sacro Monte, ha un legame particolare con
il Varesotto, dove vola spesso da Roma per decorare chiese, saloni (sue opere sono al Collegio De Filippi), case religiose. A Leggiuno, nella comunità pastorale SS. Primo e Feliciano (che
riunisce Leggiuno, Arolo e Sangiano) è approdato per amicizia di lunga data con il parroco
don Walter Brambilla. “L’idea nasce” racconta
Brogli in un’intervista rilasciata a Radio Missione Francescana “dall’origine dell’ambiente,
un tempo stalla di cascina: stalla e quindi natività, come richiamo perenne all’Incarnazione.
Questo mi chiedeva come intervento artistico
don Walter”. Ma la ristrettezza dell’edificio e la
sua configurazione particolare modificano il progetto iniziale: “Il mistero dell’Incarnazione richiede adorazione perenne, e una cappella minuscola proprio a questo sembra votata. Abbiamo pensato perciò a una serie di Angeli che
guidassero lo sguardo e lo spirito all’adorazione, collocando il tabernacolo nella finestrella
dietro all’altare, conservata nella ristrutturazione. Con la sua luce naturale e la sua trasparenza, svela e nasconde così il calice, in tal modo
sempre visibile. Tutto intorno è un frullare d’ali:
l’angelo che invita a entrare, quello che indica
il tabernacolo, quello che chiede silenzio…” E
intorno, a corollario, opere esclusive in bronzo,
a reggere l’altare e a impreziosire l’acquasantiera del ‘600; mentre le vetrate primitive sono
state sostituite da vetrofanie con l’innovativa
tecnica del collage. “Un’opera per me molto importante, come sempre quando cerco di comunicare attraverso il mio lavoro di artista ,
attraverso la bellezza dunque, la mia fede”.
Per celebrare degnamente l’opera, il parroco ha indetto una settimana eucaristica
dal 6 al 14 febbraio, che culminerà la domenica con la messa solenne e la benedizione della
cappella da parte di monsignor Felice Di
Molfetta, presidente della Commissione Liturgica della CEI. In apertura invece, sabato 6 alle
ore 21.00, la chiesa parrocchiale di
Leggiuno ospita uno spettacolo creato appositamente pr l’occasione dal gruppo artistico I
Trovieri del Lago Maggiore, intitolato “Angeli,
messaggeri di Dio”: delicato mixage di immagini, musica, poesia e testi delle Scritture su queste straordinarie figure di intermediari tra terra e cielo (ingresso libero).
ANNALISA MOTTA
ANTONIO CELLINA
CITTIGLIO A SERVIZIO DELLA PROTEZIONE CIVILE
Inaugurazione del mezzo
omenica scorsa,
31 gennaio, a
margine della festa patronale di
san Giulio, subito dopo la S. Messa delle
ore 11.00 il parroco di
Cittiglio don Giuseppe
Cola ha benedetto un nuovo mezzo in carico alla locale squadra di protezione
civile. L’automezzo – un
Land Rover Defender 110
Crewcab a cinque posti – è
stato acquistato grazie al
finanziamento regionale
che ha coperto l’80% della
spesa ed al comune di Cittiglio che ha messo a bilancio la rimanente quota.
Nei prossimi mesi il mezzo dovrà essere allestito
come modulo antincendio
con la predisposizione di
serbatoio e pompa in modo
da renderlo operativo per
gli interventi di spegnimento incendi boschivi.
“Era un mezzo atteso – ha
commentato il coordinatore della squadra Protezione civile di Cittiglio – ed
una volta che sarà reso
operativo ci permetterà di
rendere autonoma la squadra di pronto intervento
antincendio, composta so-
D
litamente di cinque persone, che potranno così muoversi con un unico mezzo e
percorrere senza problemi
anche le nostre strade di
montagna, cosa che fino ad
oggi non era possibile e ci
costringeva ad utilizzare
due automezzi” (un pickup a 2 posti col modulo
antincendio e un Defender
90 cabinato). Il nuovo mezzo, acquistato con fondi
pubblici, verrà utilizzato
sul territorio a servizio del
paese e dei suoi abitanti ed
e proprio per questo che come ha sottolineato don
Giuseppe – si è voluta inserire la cerimonia di benedizione nel programma
della festa patronale perché tutta la comunità, riunita intorno al proprio santo protettore potesse condividere questo momento.
Sondrio
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
P A G I N A
33
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
SONDRIO CELEBRAZIONE, CON IL VESCOVO, MOLTO PARTECIPATA
Dono e senso della
vita consacrata
M
artedì, 2 febbraio, festa
liturgica della Presentazione del Signore al Tempio, la Chiesa celebra la Giornata
mondiale della vita consacrata. Istituita da Giovanni Paolo II, arriva
quest’anno alla sua 14ª
edizione. I religiosi e le
religiose la Chiesa li invia sui fronti più avanzati, delle missioni, della cultura, della carità,
della contemplazione.
Nel mondo oggi sono oltre 1 milione: 220 mila
uomini e 790 mila donne impegnati nel campo
delle missioni all’estero,
dell’educazione della gioventù, della sanità, della cultura, della carità
tra i più emarginati, nella contemplazione. Non
c’è settore della vita sociale che non li veda occupati a tempo pieno.
“Misura alta della vita
cristiana” ha definito il
loro genere di esistenza
Giovanni Paolo II. “Una
vita intagliata sull’essenziale” hanno scritto i
vescovi italiani nel messaggio per la Giornata di
quest’anno.
Si tratta di un mondo
vasto e variegato quello
di questi corpi speciali:
226 Congregazioni religiose maschili con un
totale di 220 mila religiosi tra sacerdoti e “fratelli”; 1.900 Congregazioni
femminili di diritto pontificio o diocesano, con
circa 790 mila suore.
Particolare ammirazione suscitano i monasteri di clausura femminili che nel mondo sono
SONDRIO
M’ILLUMINO
DI MENO
A
nche la città di
Sondrio il prossimo 12 febbraio aderirà all’iniziativa nazionale M’illumino di meno, promossa per sensibilizzare
sul tema del risparmio energetico. Questa volta non
ci si limiterà a spegnere le
luci di Palazzo Pretorio o i
computer degli uffici pubblici per qualche ora, ma il
rispetto del simbolico “silenzio energetico” prevede
lo spegnimento, dalle ore
18.00 di venerdì 12 febbraio, sino alle prime ore di
sabato 13 delle luci che illuminano alcuni siti di interesse ambientale, storico, artistico-architettonico,
oltre che religioso, che costituiscono una splendida
cornice a Sondrio, quali il
Castello Masegra, il Convento di San Lorenzo, e il
Santuario della Madonna
della Sassella. Un’occasione per sensibilizzare.
3.589 con circa 55 mila
monache. Nella Chiesa
italiana sono 90mila le
suore, mentre i religiosi sono 24mila.
Se, per ipotesi assurda, dovessero venir meno si creerebbe un immenso “buco nero” nella Chiesa e nel mondo.
Non potrebbe vivere la
Chiesa senza di loro. Per
questo il Concilio Vaticano II ha dedicato loro un
importante documento,
il decreto sul rinnovamento della vita religiosa (“Perfectae caritatis”)
dove definisce il loro
tipo particolare di vita
“una splendida caratteristica del Regno dei cieli”. Giovanni Paolo II ha
consegnato loro una preziosa enciclica dal titolo
“Vita Consacrata” (1996).
Dopo il Concilio è rifiorito nella Chiesa l’antichissimo “Ordo virginum”, l’Ordine delle vergini, “categoria di donne” che vivono senza for-
mare un particolare Istituto. Segnata da una
consacrazione conferita
dal vescovo, ognuna vive, nella Chiesa diocesana, una regola di vita
personale approvata dal
vescovo. In Italia sono
circa 400 e 200 in formazione in ben 85 diocesi.
Nel mondo raggiungono
il numero di 3.000 in più
di 50 Paesi.
I vescovi italiani per
questa Giornata mondiale hanno inviato un
particolare messaggio
dal titolo “Una vita intagliata sull’essenziale”.
Ricordando la luminosa
figura del Santo Curato
d’Ars, in quest’Anno sacerdotale posto da Benedetto XVI sotto la sua
particolare protezione, i
vescovi esortano i consacrati e le consacrate italiane a vivere mettendo
al centro della loro vita
e del loro ministero “la
ricerca di una pura e
semplice essenzialità”.
Li incoraggiano anche “a
coltivare la compagnia
dei Santi”. “Ignorarli,
scrivono i vescovi, ci rende poveri e miopi nel discernere il presente e
nell’affrontare le responsabilità che ci sono affidate… Il Vangelo è reso
visibile, udibile, palpabile dai grandi testimoni che ci precedono nel
cammino della Chiesa”.
Martedì 2 febbraio, Benedetto XVI nella basilica vaticana ha presieduto la celebrazione dei Vespri con i rappresentanti degli Istituti di vita
consacrata e delle Società di vita apostolica. Il
poeta Thomas Eliott
(1888- 1965) premio Nobel per la letteratura nel
1948, ha chiamato i religiosi “i folli di Dio” che
percorrono le strade del
mondo a gridare a tutti
gli uomini che lassù c’è
un Dio che li ama.
padre GIUSEPPE RINALDI
ZONA PASTORALE
MEDIA VALTELLINA SONDRIO
VEGLIA DI PREGHIERA
IN OCCASIONE DELLA GIORNA
A
GIORNATTA NAZIONALE PER LA VIT
VITA
SABATO 6 FEBBRAIO 2010
ORE 20.45 A VALLE DI COLORINA
GIORNATA DI CONFRONTO
A BOSE CON MONSIGNOR RA
VASI
RAV
Giornata di confronti per catechisti e appassionati di Bibbia sul tema “Il
profeta Isaia” con Gianfranco Ravasi domenica 7 marzo presso il Monastero di Bose (Bi). La giornata prevede un primo incontro alle 10.30,
l’Eucaristia alle ore 12.00, la ripresa con un secondo incontro alle ore
15.00, seguito dal Vespro. Partenza con il pullman da Sondrio (piazza
Campello) alle ore 5.30. Quota: 15 euro (viaggio e pranzo). Iscrizioni (fino
ad esaurimento posti) telefonando a don Ferruccio: 0342 514716 – 333
4211260.
“RICEVERETE LA FORZA DALLO SPIRITO SANTO”
ARAZIONE ALLA CRESIMA PER GLI ADUL
TI
PREPARAZIONE
ADULTI
PREP
Alle ore 21.00 presso l’oratorio “Angelo Custode” di Sondrio
secondo il seguente calendario:
27 febbraio: Segnati dal dito di Dio (don Tullio Schivalocchi)
6 marzo: I doni dello Spirito Santo (mons. Francesco Abbiati)
13 marzo: I frutti dello Spirito Santo (don Augusto Bormolini)
20 marzo: La celebrazione della confermazione (don Samulele Fogliada)
Per informazioni: don Ferruccio: 333-4211260.
TRE MOTIVI PER UNA GIORNATA
Quest’anno è stata celebrata la 14ª Giornata
della vita consacrata. La prima si svolse il 2
febbraio 1997, a poco meno di un mese di distanza dal messaggio di papa Giovanni Paolo
II, in data 6 gennaio 1997, che ne annunciava
l’istituzione e la celebrazione il 2 febbraio di
ogni anno, festa della Presentazione di Gesù
al Tempio, seguendo una tradizione che già da
alcuni decenni vedeva riunirsi nel medesimo
giorno, a Roma e in altre diocesi, numerose
persone consacrate attorno al Pontefice e ai
vescovi diocesani. Il perché di una Giornata
dedicata alla vita consacrata lo spiegava in tre
punti lo stesso Giovanni Paolo II, al quale il
tema era particolarmente caro, avendo appena l’anno prima firmato l’Esortazione apostolica post-sinodale “Vita consacrata”. “Lo scopo
di tale Giornata – scriveva il Papa nel suo messaggio – è triplice: in primo luogo, essa risponde all’intimo bisogno di lodare più solennemente il Signore e ringraziarlo per il
grande dono della vita consacrata, che arricchisce ed allieta la comunità cristiana con
la molteplicità dei suoi carismi e con i frutti di
edificazione di tante esistenze totalmente donate alla causa del Regno”. “Che sarebbe del
mondo se non vi fossero i religiosi?”, si chiedeva il Papa facendo sua la domanda di santa Teresa d’Avila. “In secondo luogo, questa Giornata ha lo scopo di promuovere la conoscenza
e la stima per la vita consacrata da parte
dell’intero popolo di Dio”. “Il terzo motivo
riguarda direttamente le persone consacrate, invitate a celebrare congiuntamente e
solennemente le meraviglie che il Signore ha operato in loro”. Il Papa concludeva
confidando che “questa Giornata di preghiera
e di riflessione aiuti le Chiese particolari a valorizzare sempre di più il dono della vita consacrata” e augurando alle persone consacrate
“perseveranza e gioia nella loro vocazione”.
UNA VITA INTAGLIATA
NELL’ESSENZIALE: LA FESTA
DELLA PRESENTAZIONE A SONDRIO
È stata una celebrazione molto intensa quella vissuta a Sondrio, presso la chiesa della Collegiata, lo
scorso 2 febbraio, nella giornata in cui si ricorda la
festa liturgica della Presentazione del Signore. Giornata da 14 anni dedicata ai religiosi e a tutte le
forme di vita consacrata e, per questo 2010, pensata sul tema “Una vita intagliata nell’essenziale”.
La chiesa era davvero piena come non mai e particolarmente significativo il momento di adorazione
che ha preceduto la solenne eucaristia presieduta
dal Vescovo Diego. Diciotto i preti concelebranti,
insieme al presule, all’arciprete monsignor Valerio
Modenesi, al vicario episcopale per la vita consacrata don Attilio Mazzola e al vicario episcopale
per la provincia di Sondrio e l’Alto Lario monsignor
Battista Galli.
«Dove sta l’unità di fondo del popolo di Dio?», si è
chiesto monsignor Coletti rivolgendo poi altri interrogativi profondi ai religiosi, alle religiosi, ai
consacrati e alle consacrate. «Qual è il desiderio
più profondo che anima la mia vita, la mia giornata, la mia speranza?». Ricordando il profeta
Malachia il vescovo ha sottolineato come «ciascuno
sia stato mandato per preparare la strada al Signore». La riflessione si è poi articolata con una
sollecitazione pressante: «ci vogliamo bene fra di
noi? La gente vede Dio in noi solo nel momento in
cui siamo capaci di mettere in pratica il suo comandamento: amarsi gli uni gli altri». L’omelia si è
conclusa con un’apertura di speranza, come nel giorno della presentazione di Gesù al Tempio: Simeone
che prende nelle sue braccia il Bambino e lo solleva
per porgerlo allo sguardo di tutti è il segno di
un’umanità che si ringiovanisce.
Al termine della celebrazione, prima della benedizione finale, ai rappresentanti delle comunità religiose (maschili e femminili) presenti sul territorio
e all’ordo virginum è stata consegnata la lampada
sacerdotale. Una trentina in tutto che, seguendo le
indicazione dei vescovi italiani, saranno accese nelle diverse case religiose ogni prima domenica del
mese, per pregare per le vocazioni sacerdotali e per
sostenere chi ha intrapreso il cammino verso l’ordinazione sacerdotale. La mattinata si è conclusa
con un momento conviviale nella casa parrocchiale.
Infine un giusto ringraziamento a suor Anna delle
Suore di Santa Croce e a suor Teresa della Casa di
riposo di Sondrio per la preparazione della celebrazione.
CRONACA
P A G I N A
34
Valchiavenna
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
SAN CASSIANO LA PRIMA RASSEGNA CORALE PER BIMBI E RAGAZZI
GIORNATA PER LA VITA:
VEGLIA DI PREGHIERA
“La forza della vita, una sfida nella povertà”: è
questo il tema proposto dai vescovi per la XXXII
Giornata per la Vita. Su questo tema, molto attuale, sarà impostata la veglia di preghiera zonale
che si terrà sabato 6 febbraio alle 20.30, nella
chiesa di San Fedele in Chiavenna, con la presenza di alcuni bambini e ragazzi del catechismo
e le testimonianze di Simone e Wilma. Durante
tutta la giornata saranno in vendita le primule
nella piazza del municipio a Chiavenna e la sera
in S. Fedele. Il ricavato sarà devoluto alla Piccola
Opera di Traona e, tramite il Centro di Aiuto alla
vita, ai bambini di Haiti.
Insieme: che bel canto
CRESCONO I DONATORI DI SANGUE,
L’AVIS CHIUDE UN GRANDE ANNO
Un numero costante di unità di sangue raccolte,
donatori in crescita e ricambio generazionale garantito. Possono dirsi tranquillamente soddisfatti i soci della sezione Avis Pietro Mosca di
Chiavenna, riunitisi per l’assemblea annuale venerdì sera nella sala del Creval di Chiavenna. Il
quadro presentato dal presidente della sezione
Genesio Aldrovandi e dal direttore sanitario Maurizio De Pedrini è sicuramente lusinghiero: «Colgo
l’occasione per invitare tutti - ha commentato
Aldrovandi in apertura del suo intervento - a ricordare i soci scomparsi per rafforzare il senso di
appartenenza ad un gruppo forte come quello della sezione chiavennasca dell’Avis. I dati che abbiamo diffuso questa sera dimostrano il mantenimento del trend degli ultimi anni, con una crescita
costante di donatori». E’ stato il direttore sanitario De Pedrini, però, ad entrare nel merito dei dati.
Per quanto riguarda le unità raccolte, sostanzialmente identico il dato 2009 rispetto a quello relativo all’anno precedente: 1.322 unità raccolte con
un solo calo di due. Di queste 939 sono salassi
effettuati a Chiavenna, mentre 383 sono
plasmaferesi effettuate a Sondrio. Il numero di
donatori, invece, è in costante crescita. A fine 2009
i donatori dell’Avis di Chiavenna sono risultati
1089, con una crescita di 33 unità rispetto all’anno precedente. Senza contare i 43 potenziali donatori ancora in attesa di chiamata. Un dato confortante soprattutto se analizzato bene per quanto
riguarda le età: «Come dimostra la tabella relativa alle fasce di età dei nostri soci - ha spiegato De
Pedrini - il quadro per quanto riguarda il rinnovamento generazionale è positivo. Il 10,3% dei soci è
compreso nella fascia di età dai 18 ai 25 anni,
mentre l’8,2% sta in quella superiore ai 55 anni».
Dal punto di vista della provenienza geografica
dei donatori, tutti i comuni della valle sono rappresentati. Persino Menarola può vantare tre donatori: «I numeri in crescita e il radicamento - ha
concluso De Pedrini - sono importanti perché dimostrano che la campagna di reclutamento funziona. Al di là delle campagne promozionali a livello nazionale, lo strumento migliore per avvicinare nuovi donatori rimane sempre il
passaparola». L’assemblea ha visto anche l’approvazione dei documenti economici, bilancio consuntivo 2009 e preventivo 2010, presentati dal membro del collegio sindacale Paolo Scaramellini. Qui
in evidenza gli oltre 11mila euro che la sezione ha
deciso di donare a favore di altre associazioni o di
iniziative a carattere benefico, oltre alla partecipazione economica per la realizzazione della nuova area del centro trasfusionale di Sondrio inaugurata a metà novembre.
DANIELE PRATI
DUE PULMINI PER DISABILI
Due nuovi pulmini per il trasporto dei disabili e
degli ammalati grazie alla generosità delle aziende valchiavennasche. Sì è svolta ieri nel piazzale
della Comunità montana la cerimonia di consegna dei due automezzi che, nei prossimi quattro
anni, verranno utilizzati per il servizio dì trasporto gestito dai volontari di Auser e Antea. Decine di
aziende hanno deciso di versare una quota e di
finanziare un progetto della durata di quattro anni.
I marchi delle imprese sono visibili sulle due vetture. Dopo la benedizione, officiata da don
Ambrogio Balatti, hanno preso la parola i rappresentanti degli enti locali. «Ringraziamo tutti gli
imprenditori che con il proprio sostegno hanno reso
possibile la presenza di due nuovi pulmini per un
servizio molto importante per il mandamento - ha
detto Severino De Stefani, presidente della Comunità montana Valchiavenna -. Auser e Antea
da anni collaborano con i servizi per aiutare i
disabili e chi si deve recare fuori provincia per raggiungere luoghi di cura. Questo servizio esula dai
compiti specifici della Comunità montana, ma ha
dato molto al nostro territorio. Si puntava su un
nuovo mezzo, grazie alla straordinaria collaborazione di questi sponsor abbiamo addirittura due
nuovi pulmini. È un nuovo esempio di enorme generosità da parte dei valchiavennaschì». Luca Della
Bitta, presidente dell’assemblea dei sindaci, ha
aggiunto che «questo progetto è un esempio di collaborazione fra pubblico e privato per aiutare chi
si deve spostare per ragioni di salute o di studio e
ha bisogno di un supporto costante».
S.BAR.
S
i è tenuta per la
prima volta in
Va l c h i a v e n n a
una rassegna dei
cori parrocchiali
per bambini e ragazzi.
L’ideatore, don Edoardo
Bugajski, parroco di San
Cassiano dal 3 ottobre
scorso. Don Edoardo appartiene cioè alla società salesiana di San Giovanni Bosco. La memoria liturgica di don Bosco quest’anno ricorrendo in domenica, dava
possibilità a tutti di poterla vivere in modo più
vivo nel riposo del giorno del Signore. Deve essere stato questo il motivo per cui, don Edoardo, ha pensato di riunire nella sua chiesa, moltissimi bambini e ragazzi, aprendo così l’invito
alle parrocchie valchiavennasche, sotto lo
sguardo dell’immagine
di don Bosco appesa nell’ampio presbiterio. L’incontro, in programma
alle ore 15.00, si è aperto con un bellissimo canto, eseguito da tutti i
presenti. È seguito il saluto di don Edoardo, che
ha richiamato a tutti
l’importante figura di
don Bosco, quale prete
santo e guida a tanti giovani per la Torino del
suo tempo e anche per i
giovani di oggi. Il sistema preventivo esposto
come il metodo educativo del santo, ha dato la
possibilità, anche ai più
piccoli, di incontrare don
Bosco vivo oggi nella
Chiesa.
Poi sono stati invitati
i cori dei bambini e ragazzi a presentare la
loro storia e i canti che
da lì a poco avrebbero
cantato. L’ordine di esecuzione dei cori è stato:
parrocchia di San Fedele-Chiavenna, Mese, San
Pietro, Borgonuovo di
Piuro, Somaggia e infine San Cassiano.
Chi ha potuto ascoltare il canto si è potuto
rendere conto della bravura dei ragazzi, ma soprattutto di come il canto aiuti e sviluppi la preghiera nel cuore. Anche
don Edoardo ha richiamato il celebre detto di
Sant’Agostino: “Chi canta prega due volte”, aggiungendo “due e tre e
quattro…”, per indicare
l’importanza del canto
che diventa preghiera
all’interno della liturgia.
La chiesa di San Cassiano non aveva più posti
per raccogliere tutti i
presenti accorsi. Oltre
all’ascolto, si son potuti
ammirare i nuovi dipinti all’interno della chiesa, tratti dalla mano ar-
tistica di Eugenio Del
Re, artista locale, che
nella bellezza della musica sembravano prender vita.
La rassegna è terminata con il Padre nostro
e un’orazione che guidava tutti i presenti ad abbandonarsi all’abbraccio
di don Bosco. Il canto finale ha sciolto i partecipanti all’incontro, diretti verso il vicino oratorio, per un ricco rinfresco, gentilmente offerto
e preparato con cura dalla comunità parrocchiale di San Cassiano.
Don Edoardo, ha esortato a non lasciare perdere quest’occasione,
dove i cori si sono potuti
con ancora ritrovare i
bravissimi cori per un
prossimo abbraccio con
don Bosco.
PAOLO CIAPUSCI
CHIAVENNA FONDI IMPORTANTI GRAZIE AI CONTRIBUENTI
Un cinque per mille generoso
per la casa di riposo cittadina
S
ono arrivati ben
16.700 euro grazie alla firma di
681 contribuenti.
È senza dubbio
positivo per la Fondazione “Casa di Riposo Città
di Chiavenna” il bilancio
del 5x1.000 del 2007. La
struttura di via Raschi è
stata scelta quale beneficiaria del cinque per
mille Irpef per il 2007 da
681 contribuenti - poi ridotti a 603 effettivamente aventi diritto per disponibilità di reddito
imponibile -, e ha ottenuto complessivamente
un contributo economico di 16.685,76 euro.
Una bella cifra, soprattutto in tempi di tagli e
risorse sempre più limi-
tate anche per le strutture che svolgono un lavoro importantissimo
per la comunità e le fasce sociali più deboli.
Come precisa il Consiglio di amministrazione
della Fondazione, grato
per l’attenzione che i benefattori hanno riservato all’ente, il contributo
ottenuto sarà ripartito
tra le due strutture gestite. Alla Residenza per
anziani - una realtà che
ospita oltre centoventi
persone - saranno destinati 10.585.76 euro e al
Centro diurno per disabili - con venticinque
utenti - andranno più di
seimila euro. Nel dettaglio, la somma raccolta
sarà devoluta all’acqui-
sto di un impianto di
videoproiezione olografica a grande schermo
per il nuovo salone di
animazione ed ergoterapia (con una spesa di
cinquemila euro), tende
frangisole per lo stesso
ambiente (2.600 euro), di
una barella ad altezza
variabile (2.000 euro) e
di un carrello speciale
per medicazioni (1000
euro). I restanti 6.100
euro andranno a completare il finanziamento di
un articolato progetto a
favore del Cdd che beneficia anche del contributo della Fondazione Pro
Valtellina. Questo percorso comprende l’allestimento di una sala informatica con ausili spe-
ciali per diverse disabilità. «Questo risultato
positivo non è purtroppo sufficiente a soddisfare tutti i numerosi bisogni, ordinari e straordinari, che l’ente deve affrontare quotidianamente - spiega il presidente
Alessandro Braga -. Vogliamo quindi sottolineare l’importanza dei risultati ottenuti con il
cinque per mille del 2007
e sensibilizzare la comunità a sostenere questa
Fondazione. Una realtà
che è espressione della
comunità locale e promuove attività sociali
che vanno unicamente a
beneficio della comunità
stessa».
S.BAR.
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
TIRANO I FUNERALI MARTEDÌ 2 FEBBRAIO PRESIEDUTI DAL VESCOVO
L’ultimo saluto
a padre Camillo
i è scusato per aver lasciato trascorrere troppo
tempo dall’ultimo incontro e di
non essere riuscito a tornare prima a Tirano.
Così il Vescovo Diego
Coletti celebrando i funerali di padre Camillo
De Piaz, religioso dell’Ordine dei Servi di Maria, il quale, il prossimo
24 febbraio, avrebbe
compiuto 92 anni. Un
malore improvviso lo ha
colto lo scorso fine settimana: si è spento nella
notte fra sabato e domenica nella sua amata Tirano. Una grande figura, difficile da sintetizzare in poche righe, definito, da tanti che lo hanno conosciuto, uno degli
ultimi “fari morali” della provincia di Sondrio.
Frate dei Servi di Maria
dal 1934, ordinato sacerdote nel 1941 viene destinato al convento milanese del suo Ordine di
San Carlo al Corso, insieme al confratello
David Maria Turoldo in
vista della loro iscrizione all’Università Cattolica del Sacro Cuore (De
Piaz, Lettere Moderne;
Turoldo, Filosofia). Nella condizione di frati e di
studenti partecipano attivamente alla Resistenza, esperienza che segne-
S
rà profondamente la
loro vita e motiverà il
loro costante impegno
democratico. Nel dopoguerra, con un gruppo di
amici intellettuali, fondano presso il convento
di San Carlo la Corsia
dei Servi della quale animeranno per anni l’atti-
vità culturale (conferenze, editoria, cineforum,
mostre) attorno alla
omonima libreria che
diverrà un punto di riferimento del mondo culturale cattolico e non,
soprattutto durante il
Concilio Ecumenico Vaticano II. Per anni padre
Saggiatore ed altre, ed è
autore di numerose traduzioni dal francese fra
cui Agonia della Chiesa?
lettera pastorale del
1947 dell’arcivescovo di
Parigi cardinale Emanuele Suhard (1948), Il
cristo dilacerato di Jean
Guitton (1964) e - a richiesta di Paolo VI - l’enciclica Popolorum Progressio (1967). È stato
membro della giuria del
Premio “Gallarate”, del
Premio di poesia “Clemente Rebora” e, fino
alla morte, del Concorso Letterario Renzo
Sertoli Salis. Costanti il
suo interesse per l’arte
e l’impegno per la promozione di buoni rapporti con la vicina valle
svizzera di Poschiavo, il
Grigioni Italiano e con il
mondo riformato. Tante
le persone e i sacerdoti
presenti nel Santuario
di Tirano per la celebrazione delle sue esequie.
Camillo ha seguito le attività della Corsia dividendosi fra Madonna di
Tirano (al cui convento
viene assegnato nel
1957) e Milano. In ambito editoriale ha collaborato nel delicato ruolo di
“lettore” con le case editrici Mondadori, Il
P A G I N A
35
Una ventina i sacerdoti
concelebranti. Durante
l’omelia monsignor Coletti, commentando la
lettera di Paolo agli Efesini, ha messo in evidenza il ruolo di padre Camillo come profeta, legato profondamente alla
Parola. Lo hanno ricordato l’amico di sempre
Bruno Ciapponi Landi e
il superiore dei Serviti.
Hanno partecipato il proprio dolore per la sua
scomparsa, l’arcivescovo
monsignor Francesco
Coccopalmerio, il vescovo monsignor Gianfranco Ravasi, il cardinale
Carlo Maria Martini. La
banda tiranese ha accompagnato l’ingresso di
padre Camillo in Santuario e nel cammino verso
il cimitero dove, ricordando il suo impegno
nella resistenza, è stata
recitata la “Preghiera
del ribelle” di Teresio
Olivelli.
Archivio fotografico da
www.camillodepiaz.it
ACLI A TALAMONA UNA CONFERENZA PER PROGETTARE IL FUTURO DELL’ASSOCIAZIONE
Sentinelle del territorio per costruire solidarietà
entinelle del Territorio, costruttori di solidarietà è il titolo delle
serie di conferenze
che in questo periodo le
Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani)
stanno tenendo in tutte le
province d’Italia. Quella
della provincia di Sondrio
si è svolta a Talamona ed
S
ha visto convocati tutti i volontari, dipendenti e collaboratori che a vario titolo
rivestono delle responsabilità nella gestione dell’associazione e dei suoi servizi.
L’incontro è stato presenziato dal presidente regionale Giambattista
Armelloni che ha ricorda-
to che a queste seguiranno
le Conferenze Regionali e
che il percorso terminerà
con la Conferenza Nazionale che quest’anno si terrà in Lombardia a Milano
nei giorni 8-10 a aprile: «Si
sta realizzando su tutto il
territorio nazionale un intenso lavoro di ascolto e
dialogo con i territori per
dare risposte efficaci alle
nuove priorità sociali in
essere».
Don Augusto Bormolini, assistente spirituale
delle Acli della provincia di
Sondrio, prendendo spunto dal titolo si è soffermato
sulle doti richieste a una
sentinella: svegli, dotati di
vista acuta, capaci di vedere i segni dei tempi, conoscitori del territorio, buoni
messaggeri. Competenze
sociali oggi necessarie per
costruire una cultura di
solidarietà. I lavori sono
entrati nel vivo dell’ordine
del giorno con la relazione
del presidente provinciale Danilo Ronconi che
ha ricordato gli scopi e finalità dell’associazione: «Il
compito delle Acli è promuovere solidarietà e responsabilità , stimolare
cittadinanza attiva e partecipazione, il tutto per favorire la crescita della società civile e la vitalità delle istituzioni”. “Inoltre il
nostro impegno primario è
dare sevizi per soddisfare
i bisogni e gli interessi dei
cittadini e costruire una
nuova qualità del lavoro e
del vivere civile».
Sono seguite le relazioni
dei servizi: Pietro Giordani ha illustrato la situazione del Patronato (assistenza e previdenziale); Nor-
berto Riva ha esposto i
dati dell’attività fiscale
svolta da Acli Service;
Gianmaria Tam ha esposto i corsi di formazione
gestiti dall’ente Enaip
Lombardia (per la formazione professionale) e infine Massimiliano Bevilacqua e Ambra Presazzi
hanno illustrato i progetti
sul volontariato e sulla coesione sociale che la Cooperativa Insieme sta gestendo con le Acli.
Tutti interventi che hanno ben rappresentato la
presenza e il valore di un
sistema diffuso e organizzato sul territorio provinciale che opera in Provincia di Sondrio ormai da più
di 50 anni.
Alla fine dei lavori, l’assemblea mediante l’intervento conclusivo del presidente Danilo Ronconi ha
individuato le nuove “sfide” sociali sulle quali il
movimento aclista intende
impegnarsi: «La coesione
sociale, la giustizia sociale e il diritto al lavoro sono le priorità sociali che
emergono dagli atti della
Conferenza. La risposta
alle divisioni, alle diversità non è l’arroccamento, la
diffidenza; la risposta al
disagio non può essere l’emarginazione, la risposta
all’imbarbarimento della
politica non è il disinteresse o la delega in bianco, la
risposta ai bisogni non può
essere l’indifferenza. Ma
favorire e promuovere l’incontro, costruire il dialogo,
incentivare la partecipazione, costruire la crescita
culturale e sociale delle
nostre comunità. L’evoluzione della nostra società
e recentemente la crisi economica e finanziaria ha accentuato il divario tra i ceti
sociali: generato nuove povertà, eroso il ceto medio,
vi sono istituzione sociali
in grande sofferenza, una
su tutte la famiglia schiacciata tra lo stato di perenne cenerentola delle politiche sociali e la crescita
dell’iperindividualismo.
Infine l’evoluzione del lavoro ci interpella fortemente,
c’è un lavoro che manca, un
lavoro che divide, un lavoro che ancora oggi aliena».
Ronconi ha poi ricordato:
«Rispetto a questi temi ci
viene in aiuto l’enciclica
Caritas in Veritate con la
sottolineatura sull’importanza dell’esperienza del
dono: (...) lo sviluppo economico, sociale e politico ha
bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare
spazio al principio di gratuità come espressione di
fraternità (CV 34)».
36
SondrioCultura
ARDENNO PREMIO NAZIONALE
Chiavi di scuola
È
CRONACA
previsto per sabato 13 febbraio a Roma
(Sala Tevere della Regione Lazio, via
Cristoforo Colombo 12, dalle ore 9.00 alle ore
17.00) il convegno conclusivo del Concorso
Le chiavi di scuola 2009, terza edizione dell’iniziativa promossa dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), con il sostegno di Enel Cuore e il patrocinio del Ministero
della Pubblica Istruzione. Obiettivo principale del
concorso - che un grande successo ha ottenuto nelle prime due edizioni - è quello di far conoscere i
tanti esempi di buone prassi di inclusione scolastica delle persone con disabilità, contribuendo così al miglioramento della qualità dell’intero
sistema scolastico. E ottima, anche in questa terza
edizione, è stata la risposta delle scuole italiane. Il Comitato Tecnico-Scientifico ha infatti concluso nei giorni scorsi la valutazione di ben 304 progetti per le quattro categorie in gara (scuola dell’infanzia; primaria; secondaria di primo grado; secondaria di secondo grado). Nel considerare in particolare la promozione dei diritti umani, delle pari
opportunità e dei princìpi di inclusione sociale, il Comitato ha reso noto - dopo un’impegnativa
analisi – l’esito delle valutazioni, indicando i vincitori in ciascuna categoria (primo e secondo) e le relative menzioni di merito. Queste ultime sono tre
per la scuola d’infanzia e per quella primaria, mentre per le scuole secondarie (medie e superiori), data
l’omogeneità qualitativa dei progetti presentati, ve
ne sono solo due per ciascun ordine. Per i primi
posti è previsto un premio di 2.000 euro (1.250 per
i secondi classificati) e che il convegno del 13 febbraio consentirà anche di presentare le varie motivazioni, ospitando poi una serie di utili riflessioni e
confronti sul delicato tema dell’inclusione scolastica. Fra i premiati anche una scuola secondaria di
primo grado della provincia di Sondrio. Un secondo premio per il progetto Perché sono speciale?
dell’Istituto Comprensivo di Ardenno.
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
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P A G I N A
ANNIVERSARI A COMO, CELEBRAZIONE PRESSO IL COLLEGIO GALLIO
Ricordando Bertacchi
delle province di Como,
Lecco e Sondrio.
Il bando è consultabile
on line (www.collegio
gallio.it oppure www.e
xgallio.org).
L’iniziativa, promossa
dall’associazione Ex
alunni nella ricorrenza
del settantacinquesimo
anno di fondazione, sarà
presentata sabato 6
febbraio alle ore 16.00
nell’aula magna del
collegio Gallio.
Dopo il saluto del rettore padre Luigi Amigoni
e del presidente degli Ex
alunni Massimiliano
Ronchetti, tre componenti della giuria del
concorso, nella quale figurano anche il cantautore Davide Van de
Sfroos, pure ex alunno,
e lo scrittore di Bellano
Andrea Vitali, illustreranno aspetti del poeta
di Chiavenna.
Q
uest’anno il
collegio Gallio di Como
ricorderà il
poeta chiavennasco Giovanni Bertacchi, che lì fece gli stu-
di medi e liceali e che fu
il primo presidente dell’associazione Ex alunni,
con un concorso letterario a lui dedicato e rivolto a tutti gli studenti
delle scuole superiori
In particolare padre
Emilio Pozzoli parlerà
del Bertacchi al Gallio,
il professore e presidente del Centro di studi storici valchiavennaschi
Guido Scaramellini del
poeta dialettale e il prof.
Claudio Di Scalzo dell’attività di divulgazione
della poesia bertacchiana nelle scuole.
Seguirà alle ore 18.00
nella chiesa del collegio
la celebrazione della
santa Messa nella festa
annuale di San Gerolamo Emiliani, fondatore
dell’ordine dei padri Somaschi. Figlio del falegname Giuseppe di Chia_
venna e di Teresa Morelli di Bette, che nella
città della Mera gestiva
un negozio di frutta e
verdura, Giovanni Bertacchi nacque il 9 febbraio 1869 a Chiavenna.
Laureatosi in lettere a
Milano, egli insegnò al
ginnasio Giuseppe Parini e al liceo Alessandro
Manzoni del capoluogo
lombardo e, per vent’anni, fu docente di letteratura all’Università di
Padova. Poeta e cantore delle Alpi morto a
Chiavenna dopo lunga
malattia il 24 novembre
1942, tra le sue opere
più importanti si ricorda “Il canzoniere delle
Alpi”, uscito nel 1895 e
più volte riedito da Baldini & Castoldi.
CRISTIAN COPES
LIBRI PRESENTAZIONE A REGOLEDO DI COSIO IL 13 FEBBRAIO ALLE 17.30
Confrontarsi con la nascita difficile
ncontro con gli autori del libro: 420
grammi. Storia di
una nascita difficile: diario di un
padre, pensieri di una
madre.
I
GLI APPUNTAMENTI DI UNITRE A SONDRIO E TIRANO
La seconda settimana di febbraio di Unitre di Sondrio si apre lunedì 8
con Claudio Bettini, ordinario di Informatica presso l’Università degli
Studi di Milano, che terrà una lezione su La privacy nell’era dell’Internet,
tra chimera e realtà, avvalendosi anche di proiezioni in power-point; mercoledì 10, Rino Bertini, noto medico dentista ed esperto in Storia del
Cinema e critica cinematografica con laurea al Dams di Bologna, proporrà
la proiezione del film di Alberto Lattuada Il Cappotto, dopo averlo presentato con un commento critico; giovedì 11, con inizio alle ore 19.30 avrà
luogo la Serata di Carnevale presso il Ristorante Masegra con pizza e serata in allegria con Franco Vitaly & Company; venerdì 12, Fiorenza Bellini, professore emerito di Radiologia presso l’Università degli Studi di Milano, con l’ausilio i proiezioni in power-point tratterà di Genetica e Radiologia; lunedì 15, Attilio Gugiatti, docente a contratto di Economia e Organizzazione sanitaria presso l’Università degli Studi di Pavia, anch’egli servendosi di proiezioni in power-point, parlerà di Quali politiche per la
sussidiarietà in provincia di Sondrio. Tutti gli incontri si svolgono presso
la sede di Unitre in via Cesare Battisti 29 a partire dalle ore 15.30.
Nella seconda settimana di febbraio, Unitre di Tirano propone martedì 9
alle ore 15.00, l’incontro col giornalista Andrea Tomasi sul tema Dalla
cronaca rosa al gossip: evoluzione della stampa popolare e della caccia allo
scoop; venerdì 12 alla stessa ora, la seconda parte de I Puritani di Vincenzo Bellini con la presentazione e l’ascolto guidato a cura di Franco Clementi; alle ore 12.00 di domenica 14, per la Festa di Carnevale i soci si
ritroveranno a pranzo insieme in allegria; martedì 16 alle ore 15.00, il
parroco della Prepositurale di Tirano, don Remo Orsini, terrà una riflessione su Apocalisse 1-3: la difficile speranza delle sette chiese.
INCONTRO CON LA BIBLIOTECA DI VILLA DI TIRANO
La Biblioteca Villa di Tirano organizza per domenica 7 febbraio presso
l’Auditorium Gritzko Mascioni alle ore 15.00 la conferenza: Il Forte
Sertoli o Forte di Canali. Relatori Eliana e Nemo Canetta. Dopo il successo dello scorso anno, si ripresenta l’appuntamento con la cultura alla
domenica pomeriggio. Orario insolito per i giovani, ma molto gradito da
chi è più in avanti con gli anni. L’argomento è di sicuro interesse in quanto il Forte Sertoli è stato vissuto dai residenti a Villa, e soprattuto da quelli
che abitavano le varie contrade disseminate a “mezza costa” sui monti del
comune, come il “loro Forte”. Sarà l’occasione per approfondire le vicende
storiche che hanno portato alla sua costruzione, per conoscere i perchè
della sua struttura e per condividere il percorso di restauro in atto.
Sabato 13 febbraio
alle ore 17.30 presso Bimbotta - Spaccio di Pannolini, via Statale 48 alla
rotonda di Regoledo di
Cosio Valtellino incontro
con gli autori Peter Durante e Elide Esposito.
Introduce Francesca
Dalle Grave, fondatrice
del Gruppo Piccoli
Passi Prematuri Sondrio. Il ricavato delle
vendite del libro sarà interamente devoluto a so-
stegno delle attività di
ricerca dell’Unità Operativa di Neonatologia e
Terapia Intensiva Neonatale della Clinica
Mangiagalli di Milano.
L’evento è organizzato
dal Gruppo Piccoli passi
prematuri, (fondato da
Francesca, mamma di
una bimba nata prematura e webmaster dell’omonimo sito web) che
si occupa di informare e
sostenere i genitori che
hanno vissuto o stanno
vivendo questa esperienza. Per informazioni sul
gruppo, consultare il sito
www.piccolipassipre
maturi.it. Alla voce “incontri” è possibile leggere il calendario 2010 degli incontri informativi e
di sostegno del gruppo.
Per contatti: http://it.
groups.yahoo.com/gro
up/piccolipassiprema
turi/; o info@piccolipa
ssiprematuri.it
TIRANO PER CELEBRARE IL TRENINO ROSSO
Ricerca di foto centenarie
l Centenario del Trenino Rosso del Bernina
ha ufficialmente avuto
inizio sabato 16 gennaio a St. Moritz. È così
iniziato ufficialmente il
conto alla rovescia per
l’evento che avrà luogo l’8 e
il 9 maggio a Tirano. Il Comitato Organizzatore dell’evento, nell’ambito del
programma per i festeggiamenti del centenario, annuncia la propria volontà di dare vita ad una mostra di pannelli fotografici storici, relativi alla
“Tirano di 100 anni fa” e in
particolare a tutte quelle
foto che possono riguardare i più vari aspetti di vita
cittadina (personaggi eventi e ricorrenze - vie e
piazze cittadine). Saranno
bene accette tutte le foto d’epoca, in bianco e nero, quanto più datate possibile.
I
Tutte le fotografie potranno essere consegnate all’in-
terno di una busta bianca,
con riportato il nominativo del proprietario, un recapito telefonico e l’indirizzo, entro il 15 marzo 2010
c/o l’ufficio protocollo del
Comune di Tirano, la Biblioteca Arcari, l’Ufficio
turistico di Tirano o lo Studio fotografico Ivan Previsdomini.
Il materiale pervenuto verrà copiato ed utilizzato ai
soli fini promozionali,
escludendo ogni utilizzo di
tipo commerciale e successivamente verrà riconsegnato ai proprietari. Agli
stessi sarà richiesta la compilazione di una liberatoria per l’utilizzo delle immagini ad esclusivo scopo
promozionale.
Di tutte le fotografie ne saranno scelte una ventina,
quelle più significative e
che meglio si adattano alla
realizzazione grafica di
pannelli che saranno esposti nelle vie di Tirano e che
costituiranno una mostra
fotografica in occasione dei
festeggiamenti del Centenario.
Tutte le immagini che verranno selezionate ed entreranno a far parte dell’archivio fotografico della Città
di Tirano presso il Museo
Etnografico saranno poi
raggruppate in un libro fotografico, con riportato il
nominativo del proprietario, al quale ne sarà omaggiata una copia in occasione dell’inaugurazione della relativa mostra, che avverrà nell’anno 2010.
Per ulteriori informazioni
sarà possibile fare riferimento ai seguenti numeri
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SPORT
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
OLIMPIADI 2010 TRA POCHI GIORNI IL FUOCO DI OLIMPIA TORNERA' A RISPLENDERE FINO AL 28 FEBBRAIO
Vancouver: pronti a gareggiare
pagina a cura di LUIGI CLERICI
M
ancano meno di due settimane alla
cerimonia
inaugurale
delle olimpiadi di Vancouver 2010, prevista per
il 12 febbraio 2010. Sembra essere trascorso un
tempo infinito da quel 2
luglio 2003 che ha visto la
vittoria della città Canadese, sulle altre candidate ad ospitare la XXI edizione delle Olimpiadi invernali. I preparativi sono
ormai completi, e la macchina organizzativa sta
mettendo a punto gli ultimi particolari. I giochi si
svolgeranno sotto l’attento sguardo di Ilaanaq, Miga, Quatchi e Sumi, le mascotte di questa XXI. Ilaanaq è il logo, un omone
granitico rappresentato
da 5 monoliti (stesso numero dei cerchi olimpici),
ed il suo nome, in lingua
inuit significa amico. Miga
è un orso marino, una figura a metà strada fra
un’orca ed un orso vero e
proprio. Quatchi è il mitico, in ogni senso, abitante dei boschi Canadesi, già
celebre col nome di bigfoot che ha ispirato non pochi film e cartoni animati. Sumi è un altro personaggio mitologico, con ali
d’uccello e gambe d’orso
Ecco le tre mascotte dei Giochi Olimpici invernali di
Vancouver 2010: Sumj, Quatchj e Miga
posto a difesa dello spirito, scenderà in campo per
le Paralimpiadi di Vancouver 2010.
Saranno 80 le nazioni
partecipanti, con le esordienti Isole Cayman, Ghana, Bahamas, Gabon e
Malta. A Vancouver si potrà assistere, inoltre, ad
una nuova disciplina olimpica: lo skicross, mentre
non ci sarà il salto con gli
sci femminile. A nulla, infatti, è servito il ricorso
intentato dalle atlete capitanate dalla campionessa Lindsey Van, alla corte suprema canadese.
Sul fronte azzurro, stando alle affermazioni del
presidente del CONI Gian
ni Petrucci, rilasciate in
un’intervista di qualche
giorno fa, c’è grande fiducia ed aspettative nei confronti di tutti gli atleti, ma
in particolare per quelli
impegnati nelle prove di
sci alpino, reduci dallo 0
olimpico di Torino. Un parere un po’ discordante da
quello di Kristian Ghedi-
na, ex atleta azzurro che,
interpellato per un pronostico, ha affermato che
spesso l’ansia e le eccessive aspettative possono indurre in errore proprio gli
atleti dati per vincenti.
Giorgio Di Centa, atleta
olimpico plurimedagliato,
sarà il portabandiera della delegazione azzurra.
Come nacquero le Olimpiadi invernali - Quando il
Comitato Olimpico Internazionale (CIO) venne fondato nel 1894, uno degli
sport proposti per il programma fu il pattinaggio
su ghiaccio. Ad ogni modo,
non ci fu nessuna gara in
questo sport fino alle
Olimpiadi di Londra del
1908, dove si disputarono
quattro gare di pattinaggio che videro trionfare
Ulrich Salchow (10 volte
campione del mondo) e
Madge Syers. Nel 1911 il
conte italiano Eugenio
Brunetta d’Usseaux propose al CIO di organizzare
una settimana di sport invernali come parte del pro-
gramma delle Olimpiadi
in programma a Stoc-colma nel 1912. Gli organizzatori si opposero all’idea,
poiché volevano invece
promuovere i “Giochi nordici”, una competizione di
sport invernali a cadenza
quadriennale tra concorrenti delle nazioni nordiche. Eguale iniziativa venne proposta per i Giochi
che avrebbero dovuto tenersi a Berlino nel 1916:
una settimana di sport
invernali con pattinaggio
di velocità, pattinaggio di
figura, hockey su ghiaccio
e sci nordico, ma questa
edizione dei Giochi Olimpici venne cancellata a
causa dello scoppio della
prima guerra mondiale.
Nelle prime Olimpiadi
del dopoguerra, i Giochi
del 1920 in programma ad
Anversa, ricomparve nel
programma il pattinaggio
di figura, mentre l’hockey
su ghiaccio fece il suo debutto olimpico. Al congresso del CIO che si tenne l’anno dopo, si decise
che la nazione organizzatrice dell’edizione successiva delle Olimpiadi (la
Francia) avrebbe anche
ospitato una distinta “Settimana internazionale
degli sport invernali”, sotto il patrocinio del CIO.
Questa settimana, che si
svolse a Chamonix, si rivelò un grosso successo e
nel 1925 il CIO decise di
creare una manifestazione separata, i Giochi olimpici invernali, slegati dai
Giochi olimpici estivi. Le
gare del 1924 vennero retroattivamente designate
come la prima Olimpiade
invernale alla sessione
del CIO del 1926.
PALLANUOTO IL 5 DICEMBRE AL VIA LA STAGIONE
La Como Nuoto cerca tranquillità
A differenza delle
precedenti stagioni
nessuna
particolare
ambizione
per il club lariano
ome da pronostico, quasi in un clima di rassegnazione preannunciata, il Como è
stato superato domenica
scorsa dal Perugia con il
punteggio di 3-1. Un risultato che fa ripiombare
i lariani in piena zona playout. Il Como, infatti, occupa ora il quart’ultimo e,
dato ancora più negativo,
Pro Patria. Lecco, Monza
e Viareggio hanno risuperato gli azzurri dopo qualche domenica. A causa di
questa sconfitta per ragazzi di Brevi e Strano, che nel
frattempo hanno perso il
difensore Preite che si è
trasferito al Varese, la situazione si fa complicata
I risultati di domenica: Figline - Alessandria 2-2;
Benevento - Arezzo 0-1; Cremonese - Foligno 4-3;
Viareggio - Monza 0-0; Novara - Pergocrema 2-0; Lecco Pro Patria 2-0; Paganese - Sorrento 2-1; Lumezzane Varese 2-0.
Classifica: Novara 50 òpunti, Cremonese 45, Arezzo
41, Varese 40; Benevento 39, Lumezzane 38, Perugia 35,
Alessandria 33; Figline 25, Foligno 24; Lecco e Monza
23; Sorrento e Viareggio 22; Como e Pro Patria 21;
Paganese 18; Pergocrema 16.
C
Nonostante il nuovo
gol di Cozzolino il Como
è uscito sconfitto
dal campo di Perugia
perchè la mancanza di vittorie rischia di pesare in
modo prepotente per il futuro del Como.
Tornando alla partita il
primo gol è stato realizzato dal brasiliano Bondi su
calcio di punizio. Dopo un
palo colto dal franco-ma-
rocchino Zerzouri, prima
del riposo è arrivato il pareggio con Cozzolino che
ha sfruttato un errore della difesa perugina ed ha
insaccato un pallone vagante in area. Nella ripresa il Perugia si riporta in
vantaggio al 55° con Docente. Ardito si infortuna
e nel finale Stamilla di testa realizza il 3-1. Una situazione, quindi, difficile
per gli azzurri quelal che si
è venuta a creare. Vedremo
se nelle prossime settimane si riveleranno giusti gli
arrivi giunti sul Lario in
questa fase di mercato.
Dopo un “tira e molla” durato diverse settimane il
club azzurro ha tesserato
il difensore Christian
Conti, già arrivato la settiamana scorsa dal Bari in
prestito e poi rimasto in
attesa di firmare il contratto. Dall’Ancona invece è giunto il laterale offensivo francese Roland
Pacome Ossouho, 18enne.
L’ultimo arrivo è, in realtà, un ritorno in quanto si
tratta di Roberto Goretti,
già l’anno scorso in forza
al Como e poi recatosi al
Foggia anche se il club
pugliese non ha ancora
dato il via libera al trasferimento. I tre non sono
stati a disposizione dei tecnici per la gara di Perugia.
RETROSPETTIVA DI XX EDIZIONI
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Tra poco meno
di una settimana
avranno inizio
i XXI Giochi
Olimpici invernali
ospitati
dalla città
canadese
La prima edizione dei giochi olimpici invernali si
svolge nel 1924 a Chamonix (Francia) e vede la
partecipazione di 200 atleti di 16 nazioni. La II
edizione si svolge nel 1928
in Svizzera, a Sant Moritz
e viene ancora oggi ricordata per il troppo caldo che
costrinse moltissimi concorrenti delle gare di fondo ad abbandonare la
competizione. Il 1932 segna lo sbarco del movimento olimpico invernale
nel nord America, a Lake
Placid, ma i tempi della
grande depressione incidono non poco anche sui
costi e sulla organizzazione del grande evento sportivo. Quattro anni dopo
l’olimpiade americana, le
città gemelle bavaresi di
Garmisch e Partenkirchen
si uniscono per organizzare l’edizione del 1936 dei
Giochi invernali, ricordata per l’esclusione dalla
competizione dei maestri
di sci in quanto considerati professionisti.
La seconda guerra mondiale interrompe la celebrazione delle Olimpiadi
invernali che si sarebbero
dovute disputare nel
1940. Stessa sorte per la
successiva edizione delle
olimpiadi invernali, programmate per il 1944 a
Cortina d’Ampezzo in Italia. Nel 1948 tornano finalmente le olimpiadi invernali, quanto mai emblema di pacifica convivenza tra i popoli, e la
sede prescelta è ancora la
cittadina svizzera di
Sankt Moritz, non colpita
dalla guerra grazie alla
neutralità nel conflitto
della nazione elvetica. Vi
prendono parte ventotto
nazioni, anche se Germania e Giappone non vengono invitate. Nel 1952, i
Giochi invernali arrivano
a Oslo, in Norvegia, da
sempre ritenuta luogo di
nascita dello sci moderno.
In segno di tributo, la
Fiamma olimpica viene
accesa nel caminetto della casa del pioniere dello
sci scandinavo Sondre
Nordheim. 1956, è la volta dell’Italia a Cortina
d’Ampezzo. Sono questi i
primi Giochi invernali ad
essere teletrasmessi e segnano il debutto dell’Unione Sovietica, la cui
squadra vince più medaglie di ogni altra nazione.
1960: mentre Roma celebra l’Olimpiade estiva,
quella invernale si svolge
in un’area semisconosciuta della California,
nella località di Squaw
Valley, nei pressi del Lago
Tahoe, dove il rischio di
mancanza di neve poteva
pregiudicare l’intera manifestazione.Per fortuna
una nevicata tardiva evita un flop totale ma quella edizione passa alla storia per una olimpiade in
sordina anche per la mancanza delle gare di bob,
soppresse perchè non esisteva la pista. La città tirolese di Innsbruck ospita l’edizione del 1964 che
rischia di essere compromessa dalla mancanza di
neve, rischio scongiurato
dall’ esercito austriaco che
riesce a portare neve e
ghiaccio in ogni campo di
gara. Disputati nella città francese di Grenoble, i
Giochi invernali del 1968
vedono la partecipazione
divisa delle due Germanie. Un nuovo evento si aggiunge ai Giochi, la staffetta 4 x 10 km del biathlon, mentre debuttano i
controlli per il doping e
sul sesso degli atleti
partecipanti.I Giochi invernali del 1972 sono i
primi disputati al di fuori
dei confini d’Europa o del
Nord America; infatti la
grande festa bianca giunge a Sapporo, in Giappone. L’atmosfera olimpica
è tuttavia turbata dalle
polemiche e dalle accuse
di professionismo rivolte
a molti dei grandi protagonisti delle nevi.
In un primo momento, le
Olimpiadi invernali del
1976 si sarebbero dovute
svolgere a Denver, ma in
un plebiscito del 1972, gli
abitanti della città prescelta votano contro l’organizzazione dei Giochi e
la città del Colorado viene sostituita da Innsbruck, che aveva già ospitato
la manifestazione nel
1964, e i cui impianti erano ancora in buone condizioni. Nel 1980 le Olimpiadi invernali ritornano,
dopo la edizione del 1932,
a Lake Placid, dove si registra il debutto della Repubblica Popolare Cinese.
Olimpiade invernale del
1984: Sarajevo rappresenta allora una scelta
sorprendente per i Giochi
invernali, in quanto nessun atleta Jugoslavo aveva mai vinto una medaglia olimpica in tali Giochi. Questa mancanza viene colmata dallo sciatore
Jure Franko, che vince l’argento nello slalom gigante. 1988: la città canadese di Calgary ospita le prime Olimpiadi invernali
con un programma esteso
a 16 giorni. I Giochi del
1992 si svolgono nella regione francese dell’Alta
Savoia; Albertville, cui
erano assegnati nominalmente i Giochi, ospita solo
18 gare. 1994: alcuni anni
addietro il CIO aveva deciso di smettere di disputare nello stesso anno i
Giochi estivi e quelli invernali e con I Giochi di
Lillehammer tramonta la
vecchia cadenza quadriennale. 1998: per la prima
volta gli atleti che partecipano a un'edizione delle
Olimpiadi invernali superano le 2.000 unità, nella
seconda edizione giapponese della manifestazione olimpica, a Nagano.
I XIX Giochi Olimpici invernali si disputano a Salt
Lake City nel 2002, dopo
un gran numero di polemiche e sospetti circa la scelta della sede. Tutto questo provoca una modifica
della procedura di scelta
della città ospitante. Torino 2006 segna un ritorno della grande manifestazione olimpica in Italia dopo 50 anni .
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MASSMEDIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
IL VESCOVO DIEGO HA INCONTRATO I GIORNALISTI RICORDANDO IL LORO PATRONO
«
UN LAVORO PIENO DI TALENTO, MA CON
GRANDE RESPONSABILITÀ, PER ESSERE LIBERI...
come essere
in famiglia.
Anch’io mi occupo dell’annuncio e della
diffusione di una notizia:
“la buona novella”». Si è
aperto in un clima familiare l’incontro fra il vescovo della diocesi di
Como Diego Coletti e i
giornalisti che operano
sul vasto territorio su cui
si estende la Chiesa di
sant’Abbondio. L’occasione era la ricorrenza di
san Francesco di Sales,
patrono dei giornalisti.
La fitta agenda della visita pastorale ha imposto uno slittamento rispetto alla festa liturgica del 24 gennaio e la
scelta della data è caduta sul primo febbraio,
considerata anche la felice coincidenza del trentesimo anniversario della nascita della cooperativa del Settimanale della diocesi. «Quello del
giornalista – ha sottolineato Coletti – è un lavoro complesso, che
richiede talento e capacità di saper leggere e interpretare la
realtà, contribuendo
alla formazione delle
coscienze, alla diffusione della cultura,
all’affermazione di una vera democrazia».
La riflessione del vescovo si è poi articolata su
tre punti. «Nell’occidente sviluppato – ha osservato – assistiamo a un
sempre maggiore de-
È
Foto William
grado della comunicazione». Incalzanti le
domande rivolte all’uditorio: «Siamo ancora capaci di narrare o ci fermiamo al livello della
semplice informazione?
Dove è finita la verità?
Di fronte all’ipertrofia di
notizie, quale spazio è lasciato al pensiero e alla
disponibilità a chiedersi
“perché”? Quale orizzonte riserviamo alla speranza?». In chiusura due
inviti: «Collocate il vostro lavoro in un respiro che sia ampio,
per non trasformare la
notizia, anche la più importante, in pettegolezzo. Infine un quesito:
quali criteri orientano la notiziabilità dei
fatti? Perché nelle pagine e nei palinsesti televisivi conquistano la ribalta alcuni eventi, mentre altri restano nell’ombra? Ci sono criteri leciti, come la necessità di
farsi acquistare, farsi vedere dai telespettatori e
rispettare la linea dell’editore. Ma non possono essere gli unici, altri-
menti avremo giornalisti poco liberi e poco responsabili». Durante
l’incontro è stato illustrato l’impegno della
diocesi nel settore massmedia, «perché una comunicazione ben fatta –
ha ammonito Coletti – è
un servizio al Bene comune». «Tre sono i mezzi attraverso cui la nostra Chiesa comunica –
ha spiegato il vicario
episcopale per la cultura monsignor Angelo
Riva –: il sito internet
diocesano (in fase di
profonda ristrutturazione per essere più agile e più funzionale), il
Settimanale e l’Ufficio
Stampa». Importanti,
inoltre, gli sforzi per animare culturalmente
la città di Como, che
ha bisogno di essere
rivitalizzata: «stiamo
costituendo un vero e
proprio centro culturale
che faccia da catalizzatore per le diverse realtà ecclesiali e laicali presenti sul territorio – ha
ribadito monsignor Riva
–. I primi incontri sono
in programma in primavera: la presentazione
del libro di Mauro Magatti sul tema della libertà (marzo), la Sindone (aprile), la comunicazione (maggio)». «Abbiamo tutti la nostra quota
di responsabilità – ha
concluso
monsignor
Coletti – anche le comunità parrocchiali sono
chiamate alla costruzione di un nuovo umanesimo: ce le chiedono soprattutto i nostri giovani».
E.L.
CINEMA: SI VIVE IN... «NON LUOGHI»?
Si possono raccontare alcuni dei problemi più disorientanti e tragici della nostra
contemporaneità, primo fra tutti la crisi economica con relativa disoccupazione,
attraverso una commedia divertente, cinica al punto giusto, senza essere troppo
negativa, e che è capace anche di farci sorridere dei nostri mali? “Tra le nuvole” di
Jason Reitman ci riesce e anche molto bene. Aiutata da un cast perfetto (gli attori
sono fondamentali per il genere della commedia), capitanato da un George Clooney
sempre più re indiscusso del genere. Dopo “Thank you for smoking”, sulle multinazionali del tabacco, e “Juno”, su un’adolescente incinta, il giovane regista americano,
figlio di Ivan Reitman, autore di commedie di successo negli anni Ottanta (ricordate
Ghostbusters?), continua ad affrontare tematiche scottanti che ci riguardano da
vicino, in modo drammatico: il problema del lavoro che si perde, che migliaia di
americani (manager e non) hanno perso negli ultimi anni e le relative conseguenze sul tessuto sociale, le difficoltà di comunicazione e di relazione in un
mondo che si è fatto fragile, precario, liquido, e che di conseguenza ha reso
altrettanto precari e deboli i sentimenti. Ryan Bingham è un uomo affascinante,
un abilissimo tagliatore di teste ed è libero come l’aria. Nel cielo, appunto, trascorre
la maggior parte del proprio tempo, in trasferte di lavoro, agognando il prestigioso
club dei dieci milioni di miglia. Ma qualcosa accade, tra un aereo e l’altro. Nathalie,
una ragazzina neolaureata ha convinto il suo capo che viaggiare è dispendioso e si
può benissimo licenziare in videoconferenza, minacciando di riportare Ryan a terra
proprio quando il nostro ha da poco incontrato Alex, una trentenne che pare la sua
fotocopia al femminile, così orgogliosamente sola da fargli venir voglia di non esserlo
più. Il personaggio interpretato da Clooney cerca di persuadere se stesso: si convince
che sia possibile vivere senza legami, che i rapporti siano una zavorra, che leggeri si
vola più alto. Jason Reitman sa creare dei personaggi che non si dimenticano in
fretta, fuori dalla norma eppure pieni di naturalezza, grazie alla solidità delle
sceneggiature e degli attori che chiama ad incarnarli. Questa volta fa addirittura un
passo in più, assoldando lo scapolo d’oro di Hollywood per fargli interpretare il ruolo
di un uomo che s’illude di poter stare da solo ma dovrà arrendersi un giorno e coronare la favola. Fuori di dubbio è anche il talento del regista per i dialoghi e il ritratto
“senza filtro” delle piccole spietatezze quotidiane, siano esse d’ambientazione scolastica o professionale. Inoltre la trama da commedia è venata di una forte veridicità perché il film porta in scena non soltanto un contesto attuale, ma anche una
ventina di disoccupati veri, mescolati agli attori professionisti, alle cui storie il
regista si è ispirato per scrivere la sceneggiatura e che ha voluto utilizzare
neorealisticamente per interpretare loro stessi. Una pellicola che ci racconta, con
garbo e anche con una vena malinconica, il nostro mondo desocializzato, dominato
dalla solitudine e dalla incomunicabilità, incarnata anche a livello di ambientazione,
visto che il nostro protagonista non ha una casa e vive in quei “non luoghi” impersonali, asettici e sempre uguali che caratterizzano ormai le nostre megalopoli contemporanee. Clooney dà volto allo spaesamento di uomini e donne che per sopravvivere
in questa realtà così alienante si chiudono in loro stessi, ma che, in fondo, si rendono
conto che solo comunicando e aprendosi con l’altro (e soprattutto riaprendo i legami
con la propria famiglia) è possibile vivere una vita felice o per lo m eno più serena.
PAOLA DELLA TORRE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010
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