DELLA UN COLPO D’ALA N ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ANNO XXXV 6 FEBBRAIO 2010 E 1,20 ell’ultimo Angelus di gennaio il Papa è tornato a parlare di Terra Santa in occasione della seconda Giornata di Intercessione per la Pace in Terra Santa, celebrata in tutto il mondo. E’ un momento in cui, in particolare di fronte all’incognita iraniana, il processo di pace segna una serie di impasse dal punto di vista diplomatico: servirebbero dei colpi d’ala, come ha sottolineato il presidente del Consiglio, nel suo viaggio in Israele. Cruciale comunque sul medio periodo è proprio il ruolo delle religioni. In questo senso un appuntamento molto importante sarà l’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi che avrà luogo dal 10 al 24 ottobre 2010. L’Instrumentum Laboris sarà consegnato dal Papa nel corso della sua visita a Cipro, nel prossimo mese di giugno, ma, già dopo la pubblicazione dei Lineamenta, il 19 gennaio, il processo di preparazione è già cominciato ed entrerà nel vivo con il traguardo della Pasqua, che quest’anno tutti i cristiani celebrano nella stessa data il 4 aprile 2010. E’ un evento di grande rilievo, perché proprio in Terra Santa si tocca con mano il grande pluralismo delle confessioni e dei riti, i conflitti che questo provoca, ma anche la fondamentale importanza della presenza cristiana. Questo è sottolineato anche dal tema del sinodo, “La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza,” seguito da un motto tratto da un passo fondamentale degli Atti degli Apostoli: “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4, 32). I cristiani del Medio Oriente toccano con mano i molteplici aspetti della crisi politica che da tempo segna tutta l’area, dei conflitti che si susseguono: da quello israelo-paletinese, a quello del Libano, a quello iracheno. Toccano con mano il cruciale tema della libertà di religione e di coscienza, gli “ostacoli all’esercizio di tale diritto fondamentale della persona umana e di ogni comunità religiosa”. Di qui i drammi degli attentati (in Iraq) e la realtà dell’emigrazione, spesso forzata. Eppure i cristiani sono sollecitati ad una nuova testimonianza. Per questo occorre una speciale e universale vicinanza. Le correnti estremiste dell’Islam sono una minaccia per tutti: cristiani e musulmani. Ad esse si deve rispondere confermando e rafforzando l’identità, la comunione tra le Chiese e rilanciando il dialogo. E’ molto difficile. Anche se le Costituzioni della maggior parte dei Paesi del Medio Oriente garantiscono l’uguaglianza tra i cittadini a tutti i livelli, per la mancanza di distinzione tra religione e politica in pratica i cristiani sono spesso in posizione di non-cittadinanza. Bisogna però continuare essere presenti, con la parola e soprattutto con l’operosità cristiana: le opere cattoliche, come scuole e ospedali, frequentati anche da musulmani, offrono una testimonianza decisiva. Da far crescere con un supporto corale da tutto il mondo. FRANCESCO BONINI 5 DIOCESI DI COMO PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO La Veglia diocesana per la Vita organizzata dal CAV di Como con la collaborazione della Caritas diocesana e dell’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro si terrà a BREGNANO SABATO 6 FEBBRAIO 2010. Il ritrovo è fissato per le ore 20.00 nella chiesa parrocchiale di S. Giorgio. Dopo un breve momento di riflessione ci si muoverà in processione e preghiera, verso l’area industriale di Bregnano dove si concluderà la Veglia con la testimonianza del Centro di Aiuto alla Vita LIBRETTI PER LA BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE Avrà come fulcro la Sacra Famiglia di Nazareth e ha come titolo Costruisci, o Dio, la nostra casa!, il libretto per la benedizione delle famiglie edizione 2010. Oltre alla riflessione del Vescovo Diego, ad accompagnare i momenti di preghiera in famiglia saranno le parole dei papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI in occasione dei loro viaggi apostolici in Terra Santa. Il libretto, tutto a colori, mantiene il formato degli scorsi anni e sarà pronto dalla metà di febbraio. È già possibile effettuare le prenotazioni presso il Settimanale (da lunedì a venerdì, dalle ore 8.30 alle ore 18.30 telefono 031-263533). Quest’anno, per chi lo desidera, è possibile personalizzare l’ultima pagina di copertina del libretto con immagini o pensieri a scelta della parrocchia. P A G I N A 2 RIFLESSIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 GIANCARLO BREGANTINI ANDREA RICCARDI a cura di AGOSTINO CLERICI LETTERA AI SACERDOTI DALL’ALTARE AL MONDO L P Padre Giancarlo Bregantini - così ama farsi chiamare l’arcivescovo di Campobasso, già vescovo di Locri - si è lasciato provocare dalla Lettera agli Ebrei e, prendendola come riferimento, ne ha scritta una sua, indirizzandola ai sacerdoti. Un modo per ricordare loro che Gesù Cristo è l’unico fondamento di ogni sacerdozio, essendo lui il «sommo sacerdote fedele e misericordioso». Solo se annodato al cuore di Cristo, il sacerdote diviene albero radicato lungo corsi d’acqua, e le sue radici sono profonde e i suoi frutti sono per tutta l’umanità, specialmente quella più sofferente. Sviluppata in tre parti, la lettera di mons. Bregantini mette in evidenza come il sacerdote, l’alter Christus, è uno che vive radicato nella storia; è uno che si fa fulcro e promotore di relazioni; è uno che si rende fecondo di frutti dello Spirito. «Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina», dice il Curato d’Ars. È una consapevolezza necessaria da riproporre nella Chiesa oggi: – il sacerdozio è questione di servizio; – il sacerdozio va vissuto alla maniera di Cristo, che ha dato se stesso per tutti; – il sacerdozio è, in primo luogo, memoriale-testimonianza di Cristo, che ha a cuore gli interessi di Dio Padre. E il Padre ha a cuore tutti coloro che ha creato. autore di questo volumetto non è un sacerdote, ma nel 1968 ha fondato la Comunità di sant’Egidio ed è un valente studioso della storia della Chiesa in età moderna e contemporanea. Andrea Riccardi propone queste parole pensate per chi si trova «tra il Libro e il calice», parole dedicate a chi «guarda il mondo dall’altare». Il volumetto, presentato da Paoline nella bella collana “Al pozzo di Sicar” in occasione dell’Anno sacerdotale indetto da papa Benedetto XVI, guarda al sacerdozio come missione, come azione, movimento che, dall’altare, si spinge nel mondo, a “compromettersi “ con il mondo. Il principio qui sotteso è una sorta di moderna rivoluzione copernicana che vede nell’altare il centro, il vertice cui tutto confluisce, cielo e terra. E dunque, proprio a muovere da questa prospettiva, proprio dall’altare il cristiano è chiamato a “guardare al dramma e alla bellezza della vita”. “È dall’altare, da questo monte santo che dobbiamo guardare le cose terrene, giudicarle e servircene” scrive papa Giovanni XXIII. E Andrea Riccardi va oltre, alla ricerca della linfa che nutre l’originalità di questo sguardo: il Calice e il Libro, la liturgia eucaristica e la liturgia della Parola. Lo studio, la riflessione, la meditazione del Libro divengono allora, condizione necessaria per poter abitare il monte santo, la città di Dio. Ed esserne cittadini. Il prete va cercato sull’altare sul monte della liturgia, tra il Calice e il Libro. ’ GIANCARLO BREGANTINI, Lettera ai sacerdoti, Paoline, pagine 160, euro 14,00. ANDREA RICCARDI, Dall’altare al mondo, Paoline, pagine 62, euro 12,00. QUINTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C Parola FRA noi IS 6,1-2.3-8 SAL 137 1COR 15,1-11 LC 5,1-11 La Chiesa non farà altro che questo, nei secoli e nei millenni di ANGELO SCEPPACERCA PRIMA SETTIMANA del Salterio ACCOGLIERE TUTTI NELLA BARCA DOVE STA GESÙ L e letture di questa domenica, che la Chiesa italiana dedica alla vita, possono essere lette in modo unitario perché le lega un tema comune: la vocazione. Si tratta di vocazioni diverse, ma tutte hanno una cosa fondamentale in comune: ogni chiamata viene capita e accettata se c’è l’esperienza di incontro personale con Dio e con Cristo. Si comincia con la visione di Isaia: nel tempio di Gerusalemme egli contempla il “Signore seduto su un trono alto ed elevato”. È un incontro improvviso che lo segnerà per tutta la vita. Dio appare in tutta la maestà di Re, attorniato dai “serafini” (“i brucianti”) pronti ad eseguire gli ordini divini, che cantano e proclamano Dio come il “Santo, Santo, Santo”, Signore dell’universo e assolutamente trascendente, infinitamente perfetto e di inesauribile ricchezza, di una bellezza irresistibile. Dio è mistero “tremendo e affascinante”, vederlo con occhi è morire perché è troppo bello e “Tutta la terra è piena della sua gloria”, cioè è piena di Lui. A contatto col Dio tre volte “santo” Isaia avverte, con angoscia, la propria indegnità di peccatore. Dio lo purifica da ogni colpa, a iniziare dalle “labbra”, perché Isaia dovrà parlare in nome di Dio. Una è la parola del profeta: “Eccomi”. Nel Vangelo Gesù è seduto sulla barca di Simone mentre la folla gli fa ressa intorno. Gesù ordina di tornare a pescare dopo un’intera notte di lavoro senza frutto. Simone si affida alla parola del Maestro, poco gli importa di un nuovo insuccesso. Il miracolo strepitoso dice ancora una volta che ci si può fidare della parola di Gesù. È a questo punto che Simone fa la stessa esperienza di Isaia. Da una parte riconosce la potenza di Dio in Gesù; dall’altra la propria condizione di peccatore e supplica Gesù di allontanarsi perché si sente indegno di stare alla sua presenza. Gesù, “l’amico dei peccatori”, non si allontana, ma lo chiama e lo trasforma in pescatore di uomini. Gli apostoli e la Chiesa non faranno altro che questo, nei secoli e nei millenni: portare salvezza e accogliere tutti nella barca dove sta Gesù, vivo e presente in mezzo a loro. Anche Paolo, nella lettera ai Corinti, afferma che se lui e gli apostoli si affaticano nell’annunziare il Vangelo, è perché hanno incontrato Gesù risorto: “Apparve a Cefa, ai Dodici, ...a Giacomo ...a me”. È questa esperienza che li trasforma in testimoni appassionati. La spiegazione del Vangelo di oggi è semplice, basta paragonarsi agli apostoli e riconoscersi loro compagni nell’insuccesso ma anche strabiliati di come possa cambiare la vita – dentro e fuori – quando ne percorriamo pure un solo tratto alla sequela di Gesù, guidati dall’eco delle sue parole. Il sentirci niente somiglia alla “crisi” di Isaia, di Pietro e di Paolo. Anche noi ci percepiamo falliti e supplichiamo salvezza. Che è come dire: Signore, resta con noi. La missione che realizza una vocazione è tutta qui, nel far sentire questa presenza di Dio alla folla di solitudini che fa ressa intorno. Sulle rive del lago di Genesaret le reti quasi si strappavano per il troppo pesce. È stato così per la Chiesa degli apostoli e delle prime comunità cristiane, sebbene perseguitate. Può esserlo anche oggi, attraversando la crisi di ogni chiamata. Perché da sempre l’avventura di uno trascina radicalmente anche gli altri. RAFFAELLO: ARAZZO “LA PESCA MIRACOLOSA” DELLA DIOCESI DI COMO il settimanale Direttore responsabile: A GOSTINO CLERICI Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.r .l. Coop.r.l. • Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como. TELEFONO 031-26.35.33 FAX REDAZIONE 031-30.00.33 FAX SEGRETERIA 031-31.09.325 E-MAIL: [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a a: Il Settimanale della Diocesi di Como • Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio. TELEFONO E FAX: 0342-21.00.43 E.MAIL: [email protected] Stampa: A. G. Bellavite S.r .l. - Missaglia (Lc) S.r.l. Registrazione TTribunale ribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: La Provincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 22100 Como - telefono: 031-58.22.11 fax: 031-52.64.50 tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2010: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) Settimanali Cattolici) e all’USPI INFORMATIVA PER GLI ABBONATI La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. 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Un lembo di terra con piante erbacee e tre uccelli sulla riva (sorpresi anch’essi per il miracolo della pesca sovrabbondante sembrano avvertire la presenza del Messia); uno specchio d’acqua disteso in diagonale che si allunga in lontananza; un altro lembo di terra obliquo; infine, sull’orizzonte molto alto, un cielo variato di nubi leggere e chiare, con uccelli in volo che segnano la profondità. Un paesaggio mattutino incantevole. Vicino al primo piano, sull’acqua limpida dai molti riflessi, le due barche in linea trasversale, sproporzionatamente piccole per far risaltare l’importanza dei personaggi. Gesù è maestoso e calmo. Gli altri sono eccitati ed emozionati per il miracolo. Pietro e Andrea riconoscono il Salvatore e lo adorano. Invece sull’altra barca Zebedeo e i suoi due figli sono ancora assorti nel lavoro. P A G I N A CHIESA PRIMOPIANO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 3 LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO L’11 FEBBRAIO: LA CHIESA A SERVIZIO DELL’AMORE PER I SOFFERENTI l Santo Padre Benedetto XVI con il suo Messaggio diffuso dal Vaticano lo scorso 23 novembre, nella solennità di Cristo Re, ci ha ricordato la XVIII Giornata Mondiale del Malato che avrà luogo l’11 febbraio, memoria liturgica anche della Beata Vergine Maria di Lourdes. I Il Papa ha colto la coincidenza con il 25°anniversario dell’istituzione del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. Era stato il Santo Padre Giovanni Paolo II con il motu proprio Dolentium Hominum dell’11 febbraio 1985 a istituire la Pontificia Commissione per la pastorale degli operatori sanitari. Con l’annuale Giornata Mondiale del Malato la Chiesa intende «…sensibilizzare capillarmente la comunità ecclesiale circa l’importanza del servizio pastorale nel vasto mondo della salute. Ciò fa parte della sua missione, poiché si inscrive nel solco della stessa missione salvifica di Cristo» (Benedetto XVI). Nella vita terrena Gesù non ha difeso le sue prerogative divine; anche per Lui notti, silenzi, lotte, sofferenze, abbandoni: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27-46). Ha preferito la piena condivisione con la situazione degli uomini, fatta di gioie, dolori, morte. È la logica della Croce, così Egli svela a noi uomini il vero, nuovo significato del dolore. A causa, o “grazie” ad essa (la colpa), noi siamo inseriti in un piano salvifico divino, ed «Inserendo la Croce in un ragionamento avvenuto in Dio, e presentandola come un disegno del Padre (obbedienza), lo scandalo del Crocifisso è nel contempo ingrandito e risolto (Bruno Maggioni)». Nella Lettera Apostolica “Salvifici doloris” il Servo di Dio Giovanni Paolo II ha parole illuminanti in proposito. «L’umana sofferenza – egli ha XVIII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO LA CHIESA A SERVIZIO DELL’AMORE PER I SOFFERENTI GLI APPUNTAMENTI IN DIOCESI DI COMO GIOVEDÌ 11 FEBBRAIO: LE CELEBRAZIONI EUCARISTICHE PRESIEDUTE DAL VESCOVO MONSIGNOR DIEGO COLETTI • ORE 15.30 ISTITUTO SAN CARLO 15.30, PRESSO L’ISTITUTO TE FATEBENEFRATELLI DI SOLBIA SOLBIATE TE; • ORE 18.30 18.30, PRESSO LA CASA DI ACCOGLIENZA “LA SORGENTE” DI COMO (BASILICA DEL SS. CROCIFISSO), SARÀ PRESENTE ANCHE IL GENERALE DEI PADRI SOMASCHI GIOVEDÌ 11 FEBBRAIO: LE CELEBRAZIONI EUCARISTICHE NEGLI OSPEDALI • ORE 15.00 15.00, PRESSO LA CLINICA VILLA APRICA DI COMO-MONTEOLIMPINO COMO-MONTEOLIMPINO, PRESIEDE MONSIGNOR ARMANDO BERNASCONI; • ORE 16.00 ’OSPEDALE 16.00, PRESSO L’OSPEDALE SANT’ANNA DI COMO COMO, PRESIEDE MONSIGNOR GIULIANO ZANOTTA; • ORE 16.00 OSPEDALE DI CIRCOLO 16.00, PRESSO L’OSPEDALE DI SONDRIO SONDRIO, PRESIEDE DON PIERO PIAZZOLI. VENERDÌ 12 FEBBRAIO • ORE 16.30 OSPEDALE VALDUCE DI 16.30, PRESSO L’OSPEDALE COMO COMO, SANTA MESSA SOLENNE, PRESIEDE IL VESCOVO MONSIGNOR DIEGO COLETTI COLETTI. scritto – ha raggiunto il suo culmine nella passione di Cristo. E contemporaneamente essa è entrata in una dimensione completamente nuova e in un nuovo ordine: è stata legata all’amore…, a quell’amore che crea il bene ricavandolo anche dal male, ricavandolo per mezzo della sofferenza, così come il bene supremo della redenzione del mondo è stato tratto dalla Croce di Cristo, e costantemente prende da essa il suo avvio. La Croce di Cristo è diventata una sorgente, dalla quale sgorgano fiumi di acqua viva». Pio XII rivolgendosi agli ammalati usa espressioni forti, toccanti: «Agli occhi del mondo Voi Infermi apparite estranei alla festa della natura; voi apparite come lontani dal complesso e stupendo mondo dell’arte; sembrate spettatori passivi al continuo progresso del dominio degli uomini sulla terra…Voi sembrate inutili e questa è la parte più penosa che toc- ca ai sofferenti…, ma la vostra realtà è ben diversa, e su di essa si pone lo sguardo penetrante di Gesù». Gesù nell’Ultima Cena, pri- LA PREGHIERA PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO Sincero affidamento alla Madonna di Lourdes ma di ritornare al Padre, si è chinato a lavare i piedi agli Apostoli; con tale gesto ha invitato i discepoli ad entrare nella sua medesima logica dell’amore che si dona specialmente ai più piccoli e ai bisognosi (Gv 13, 12-17). Siamo tutti invitati a seguire l’esempio di Gesù. Madre Teresa diceva: «Vedo Cristo in ogni persona che tocco perché Egli ha detto: Ero nudo, ero malato, ero sofferente, ero senza casa e voi mi avete accudito». Gesù ci propone la parabola del Buon Samaritano che vide sul ciglio della strada un uomo lasciato mezzo morto da briganti: “…vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui… (Lc 10, 33-35). A conclusione della parabola Gesù dice: “Và e anche tu fà così” (Lc 10,37). Siamo dunque invitati ad aprirci verso tutti i fratelli e le sorelle che incontriamo nel mondo. E Giovanni Paolo II nella Costituzione apostolica Pastor Bonus (art. 152) ringrazia «di cuore le persone che, ogni giorno, svolgono il servizio verso i malati e i sofferenti, facendo in modo che l’apostolato della misericordia di Dio, a cui attendono, risponda sempre meglio alle nuove esigenze». Dopo aver invitato i presbiteri a non risparmiarsi nel dare cura e conforto ai malati l’attuale Pontefice così conclude il suo messaggio: «Con tali sentimenti, imploro sugli ammalati, come pure su quanti li assistono, la materna protezione di Maria Salus Infirmorum, e a tutti impartisco di cuore la Benedizione Apostolica». a cura di ANTONIO LUNARDON SOCIETÀ P A G I N A 4 INTERNIESTERI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 ANNO GIUDIZIARIO TRA LE IMMAGINI MEDIATICHE E IL DIUTURNO LAVORO DEL GIUDICE Un certo stridore tra «potere» e «servizio» P rima la Cassazione, poi le Corti di Appello. Anche il 2010 ha visto celebrarsi la consueta inaugurazione dell’anno giudiziario, con il Guardasigilli, Angelino Alfano, presente all’Aquila, il popolo dei giudici riunito nei palazzi di giustizia, ad ascoltare le relazioni sullo stato della giustizia del Primo Presidente di Cassazione, Vincenzo Carbone, e del Procuratore Generale di Cassazione, Vitaliano Esposito, nonché dei Presidenti delle Corti territoriali. Certo, ciò che colpisce e che è stato riferito dai giornali è il segno esteriore. Scranni vuoti, alcuni, per il vero meno di quello che ci si aspettasse. Una parte del popolo delle toghe, aderente all’associazione nazionale magistrati, in sciopero, volutamente assente per protesta contro le iniziative di riforma proposte dal governo. Una parte, presente all’appuntamento in toga nera, con il libello della Costituzione in mano, ad indicare evidentemente la ritenuta violazione di detta carta da parte delle iniziative governative, a manifestare la silenziosa ma al tempo stesso eclatante e vistosa testimonianza di una contrarierà politica da ultima resistenza della linea Maginot. Giudici e riforma della giustizia, giudici e manifestazioni simboliche, un prendere posizione contro l’indirizzo politico in materia di giustizia, da parte di servitori imparziali della giustizia. Eppure… Eppure, c’è qualcosa che non torna. A quelle manifestazioni esteriori non corrisponde un altro popolo, quello di chi lavora silenziosamente nelle aule di udienza, che ascol- ta i testimoni, che cerca di dare giustizia, che si scontra quotidianamente con i problemi degli uffici giudiziari, con i ruoli già pieni di cause, che fa sentenze, che si prepara, studia e ascolta le parti. Questi sono i giudici che conosco e che apprezzo; perché, seduto dall’altra parte del tavolo d’udienza, so che non è facile l’esercizio del potere di giudicare l’altrui persona, che richiede una umanità, una attenzione ed una delicatezza non comuni, e che raddoppia le responsabilità. Equilibrio difficile, che non può essere sprecato con presenzialismi vari o, peggio ancora, con azioni politiche improbabili. Allora, mi è parso stridere ciò che si è visto nelle foto dei quotidiani, alcune file di giudici in piedi con un grande foglio davanti, con quanto si è invece sentito nella stessa giornata da parte dei vertici dell’ordinamento giudiziario. Mi ha colpito ciò che ha sottolineato in apertura il Presidente della Cassazione: “la giustizia va concepita non come ‘potere’, ma come ‘servizio’ (il ‘servizio giustizia’), nel senso più elevato dell’espressione, al quale si chiede, in primo luogo, funzionalità ed efficienza”; e ciò che ha detto il Procuratore Generale: “efficienza del servizio ed effettività dei diritti: sono questi i punti nodali della questione giustizia, all’interno dei quali vanno individuate le ragioni della crisi di identità del magistrato, per contribuire ad avviare – come ha indicato il Capo dello Stato – un confronto senza opposte pregiudiziali e posizioni rigidamente precostituite”. Quest’ultimo ha poi concluso, senza mezzi termini: “è mio fermo convincimento che la magistratura debba restare rigorosamente estranea ad ogni conflitto con le parti politiche: l’unica politica consentita al magistrato, nell’esercizio delle sue funzioni, è quella di seguire la legalità”. Il Primo Presidente Carbone ha anche riservato alcune considerazioni sulla riforma della giustizia, che “quale ne sia il modello, non va concepita e realizzata – da nessuna delle parti – come un momento di scontro tra Poteri dello Stato, ma come un momento di incontro e di convergenza” e “deve essere il più possibile condivisa tra le forze politiche ma anche tra gli operatori”; ed ha precisato il ruolo spettante a questi ultimi, “i quali possono contribuire a individuare i nodi critici ‘veri’, non quelli mediaticamente più appariscenti”, concludendo “tale confronto istituzionale non deve, però, implicare la negoziazione o la concertazione di tutte le scelte – specie di quelle di carattere generale – che finirebbero per far perdere la ‘visione’ globale dell’intervento, e con essa gli interessi del cittadino e del sistema Paese”. Un’ultima considerazione, più amena. Il Palazzaccio, simbolo della giustizia romana, così chiamato con un termine un po’ sgraziato, tipico dell’espressione romanesca, tra l’affettuoso e l’irriverente, in realtà è rimasto innominato per oltre un secolo: realizzato ai primi del ‘900, pur sede della Cassazione, non ha mai avuto un titolo ufficiale, neppure quello di “palazzo di giustizia” che avrebbe voluto l’allora Guardasigilli Zanardelli. Da oggi si chiama “Corte di Cassazione”. A seguito delle riforme (parte già attuate e parte in corso di approvazione al Senato) è un po’ meno “Corte Suprema” ossia terzo ed ultimo grado di giudizio a cui accedere pressoché sempre, ed invece un po’ più organo “nomofilattico”, che non è una malattia ma un termine tecnico per indicare la funzione di indirizzo interpretativo e possibilmente unificante che gli viene oggi assegnata. Un augurio di buon inizio, sia alla nuova Corte che all’anno giudiziario. STEFANO SPINELLI NOTA ECONOMICA Il «sogno» del card. Bagnasco e... l’Italia I l “sogno” del Cardinal Angelo Bagnasco è avvincente e condivisibile. Se si materializzasse, le condizioni richieste, per guardare al futuro, con serenità e fiducia, diverrebbero realtà. Riporto virgolettate, alcune parole pronunciate dal Presidente della Cei, è urgente veder nascere “una nuova generazione di cristiani laici impegnati”, forniti di “competenze” e di “rigore morale”, capaci di percepire “la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico”. La “nuova generazione dovrebbe sempre essere coerente con la fede professata” e pronta a difendere ed affermare, gli irrinunciabili e non negoziabili, valori cristiani, quali “la vita umana ovunque palpiti”, “la famiglia formata da uomo e donna e fondata sul matrimonio”, “la responsabilità educativa”, “il lavoro”, l’ordinamento giuridico democratico e l’ordine sociale. Il delineato soggetto politico non nasce d’incanto, quindi è urgente un’azione educativa, trasversale a tutto il mondo cattolico. Detta educazione deve portare a comprendere “che la connotazione essenzia- le dell’autentico sviluppo” è quella di “essere integrale, il che vuol dire volta alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo” (Caritas in Veritate,18). I realisti non si nascondono l’esigenza di elaborare un modello cultural/politico/economico, identificante le modalità, le fondamenta e i limiti di detta presenza nel temporale. Ho così chiarito il desiderio di veder contestualizzata l’identità del cattolico chiamato ad operare nell’ambito della politica e dell’economia, nonché quella degli strumenti operativi e delle alleanze. Ritengo inaccettabile la presenza di cattolici in partiti aperti a divorzisti, abortisti, nichilisti e a soggetti che rifiutano l’ordine, la legalità e le regole. Valori richiesti dalla società civile per poter progredire nella vita politica e nel sistema economico/finanziario. Come sottolinea la Caritas in Veritate quest’ultimo non “ceda alla tentazione di ricercare solo profitto di breve termine, e non anche la sostenibilità dell’impresa a lungo termine”, finalizzando il tutto al perseguimento del bene comune e dello “sviluppo umano in- tegrale”. Le sanzioni, per chi infrange norme e leggi, ahimè vengono contestate, anche da cattolici impegnati in politica. Questa visione dei rapporti fra gli uomini e fra questi e gli enti pubblici e privati, rende problematica ogni ipotesi di ordinato, equo e duraturo sviluppo economico, nonché di progresso civile e democratico. Se i cristiani intendono contribuire ad indirizzare il Paese verso lo sviluppo e la ripresa economica, culturale e democratica, debbono recuperare la loro identità. Debbono approfondire e studiare l’insegnamento sociale della Chiesa, le dinamiche di impresa, le tecniche di produzione, commercializzazione e innovazione dei prodotti, le regole del mercato interno e internazionale e così via. “Vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici”, auspica il presidente della Cei. Per brevità mi soffermo solo su due vocaboli “questa stagione” e sui compiti a cui è chiamata la “nuova generazione”. Sul primo punto, la società italiana temo sia giunta ad una fase pericolosa di decadenza, di immoralità, di irresponsabilità, di saccente non-conoscenza e di pericolosa impotenza. Chiarisco cosa intendo dire, prendendo come esempio due fatti. Il crollo di una catapecchia a Favaro, che ha provocato la morte di due sorelline e il ferimento del loro fratello, e la storia dei 56 alloggi popolari, costati circa un miliardo di vecchie lire, mai posti in assegnazione. Gli appartamenti sono stati distrutti da delinquenti e dall’incuria dei poteri pubblici, locali e nazionali. Sprechi di danaro pubblico, irresponsabilità, mancanza di controlli, ma ciò che è più grave è l’assenza di condanne penali. La lotta alla modernizzazione e allo sviluppo del Paese è incredibilmente ampia e articolata, si pensi ai no-Tav, contrari al collegamento ferroviario Torino-Lione, ossia ad un tratto della linea Lisbona-Kiev. In parole povere, si tratta di un’opera indispensabile a tenere l’Europa, quindi anche l’Italia, nel novero delle grandi potenze economiche. La classe dirigente italiana, non pare rendersi conto che, gli equilibri mondiali si stanno spostando al di fuori del sistema economico occidentale. L’Italia, al di là dell’ottimismo esternato dagli uomini del Centrodestra e dell’incapacità della sinistra di affrontare il passaggio dell’economia al mercato globale, si ritrova con un debito pubblico salito attorno al 116% del Pil e un tasso di disoccupazione leggermente superiore al 10% della forza lavoro. Nel 2010 i disoccupati potrebbero salire a oltre due milioni e mezzo e la cassa integrazione continuerà la sua corsa. Infine, si teme la frantumazione dell’ultima certezza rimasta sui mercati finanziari mondiali: la tenuta del debito sovrano, quello degli Stati. I governi dell’Occidente se si verificasse una nuova crisi, che non è da escludere, non riuscirebbero a ripetere “l’operazione salvagente”, ovvero non sarebbero più in grado di salvare le banche, sostenere con contributi e sovvenzioni l’economia reale e finanziare gli ammortizzatori sociali. L’auspicio di veder nascere una generazione nuova di italiani e di cattolici di grande “competenza”, di indiscussa fede democratica e di grande “rigore morale” non è più rinviabile. GIANNI MUNARINI SOCIETÀ P A G I N A 5 FATTIePROBLEMI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 LA «FICTION» TRASMESSA SU RAIUNO La libertà del vangelo e il nuovo orizzonte Agostino: il nodo della verità « I L a fiction Rai su sant’Agostino ha certamente vinto la sfida dello share televisivo nelle due serate di programmazione (i dati auditel parlano di 26,07% domenica e 24,73% lunedì). Un segno che le parabole di santità suscitano ancora interesse nei telespettatori. Ma non è l’unico aspetto positivo della produzione Lux Vide, andata in onda su Raiuno. Prima, però, mi sembra giusto segnalare il limite congenito a questo tipo di prodotti televisivi, che non per nulla si chiamano fiction e contengono, quindi una buona dose di finzione. Non ne è mancata nemmeno nel «Sant’Agostino» di Christian Duguay. Bisogna dire che Agostino di Ippona è un personaggio che, pur vissuto sedici secoli fa, gode di coordinate biografiche la cui precisione supera abbondantemente quelle di altri suoi contemporanei. Questo è dovuto alla sensibilità moderna di Agostino stesso, autore dell’autobiografia più famosa della letteratura di tutti i tempi, le Confessioni. Queste coordinate sono state in più punti disattese nella fiction televisiva, che ha amalgamato date e personaggi a vantaggio di una trama romanzata e più armonica di quanto lo sia stata la vita di Agostino. Alcuni personaggi sono di pura invenzione (come l’amico Valerio che ricompare governatore a Ippona, durante l’assedio della città da parte dei Vandali), altri sono stati caratterizzati togliendoli dall’anonimato (come Khalidà, da cui Agostino ebbe il figlio Adeodato, ma è altamente improbabi- le che la donna a cui il futuro vescovo di Ippona rimase fedele per tanti anni fosse una schiava etiope), altri ancora sono personaggi della fiction che condensano in sé più di un personaggio storico (la famosa conferenza di Cartagine del 411 vide protagonista come giudice non Ilario, ma l’incaricato imperiale Marcellino, che fu giustiziato dai romani e non assassinato dai circoncellioni, i fanatici donatisti). Forse qualche ricostruzione è stata eccessivamente libera, e sarebbe stato utile affiancare alla fiction qualche approfondimento. Ma ben più rimarchevole è il positivo servizio che questa fiction televisiva ha svolto nel presentare al grande pubblico la figura gigantesca di sant’Agostino. Intanto, è stato ampiamente centrato il nodo di tutta la vita del vescovo di Ippona: la ricerca della verità. Le parole messe sulla bocca del vescovo Ambrogio - «Non è l’uomo a trovare la verità. Deve lasciare che sia la verità a trovare lui» - sono il più bel commento dell’esperienza umana e cristiana di Agostino. Azzeccate anche alcune attualizzazioni di brani magistrali delle opere del santo, come la frase sui regni umani ridotti a «latrocinio» pronunciata in un improbabile faccia a faccia con Genserico, re dei Vandali; o l’aforisma dell’«Ama e fa quello che vuoi» calato dentro un’omelia nuziale; o il tema della città di Dio come viatico ad un morente. Grande risalto è stato dato anche alla transizione epocale, dopo il sacco di Roma del 410, che Agostino contribuì effettivamente a veicolare verso uno sbocco nuovo, segnato da un pensiero forte, di cui oggi sentiamo tutti la mancanza, in un’epoca che, per tanti versi, assomiglia al tempo di Agostino. AGOSTINO CLERICI COLPO D’OCCHIO Parolacce e sentenze ’ L ennesima, e ultima in ordine di tempo, sentenza della Corte di Cassazione in materia di linguaggio offensivo riguarda ancora una volta la locuzione che, secondo accurate statistiche, è la più usata in Italia e che incomincia con l’imperativo categorico “va’”. Insomma, ci siamo capiti. Se non bastasse, diremmo che la suddetta locuzione può tradursi graficamente e nella pronuncia in una sola parola, registrata dai vocabolari, con valore di interiezione e anche di sostantivo. Quale che sia la forma grammaticale, i supremi giudici hanno sentenziato che l’espressione in questione non si può dire ai… vicini di casa, perché “i rapporti di vicinato devono essere improntati ad un maggiore rispetto reciproco”. Una simile affermazione lascerebbe supporre che, invece, ai “lontani di casa” si può dire tranquillamente. Possibilità, questa, tutt’altro che campata in aria, visto che gli stessi giudici, in precedenti sentenze, avevano liberalizzato la medesima espressione. Non è la prima volta che le pronunce della Cassazione in materia di parolacce, frasi offensive, epiteti ingiuriosi si di- mostrano contraddittorie. Ricordiamo una sentenza dell’ottobre 2008 secondo la quale un politico può dire a un altro politico “rimbambito”, poiché “il linguaggio della polemica politica può assumere toni più pungenti e incisivi rispetto a quelli comunemente adoperati nei rapporti tra privati”. Con ciò accordando ai politici, in barba al principio che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, il privilegio di darsi reciprocamente del “rimbambito” senza incorrere in sanzioni penali. Ma un’altra sentenza, del luglio 2009, confermava la condanna per ingiuria ad un consigliere comunale di Taormina che durante una seduta aveva detto a un collega: “Ti stai comportando da cretino”. Il consigliere si era difeso sostenendo che l’espressione “cretino” rientra nel linguaggio polemico in uso tra i politici e dunque egli aveva esercitato solo un legittimo diritto di critica politica. La Cassazione respingeva il ricorso con la motivazione che “la tesi sull’esistenza nella nostra democrazia di una superiore area (il confronto politico) in cui si sarebbe sedimentata – grazie a un lessico fatto di ingiurie reciproche – una sorta di desensibilizzazione ai termini offensivi”, non giustifica “una concezione degradante della gestione dei pubblici poteri in cui i rappresentanti della democrazia potrebbero esprimere le proprie opinioni con strumenti vietati dalla legge, invocando un trattamento di favore che costituirebbe un’inammissibile disuguaglianza dinanzi alla legge”. Insomma, per farla breve: a poco meno di un anno di distanza, “rimbambito” sì, “cretino” no. A questo punto come regolarsi? Poiché le sentenze della Corte di Cassazione in materia sono ormai numerose, in attesa di un manuale ufficiale “ad hoc”, proponiamo ai vocabolari di segnalare, dalle prossime edizioni, per ogni parolaccia e locuzione offensiva, la relativa sentenza di “liberalizzazione” dei supremi giudici, in modo che chiunque possa conoscere se quella parolaccia o locuzione offensiva può essere pronunciata liberamente ed eventualmente in quale contesto, in quale occasione e all’indirizzo di chi, senza tema di condanne penali. Fatto salvo, ovviamente, il giudizio di volgarità che è bene che i vocabolari continuino a segnalare. PIERO ISOLA l tempo che viviamo - afferma il teologo A. Matteo - segna un grande turbamento per la religione cristiana, ne provoca un forte disagio: sembra di non essere mai al suo posto, a volte di esigere troppo, altre di chiedere troppo poco. I contorni della sua teologia e della sua morale risultano oltre misura sfuocati”. Negli ultimi quaranta anni - rileva gran parte dell’umanità ha imparato a vivere senza Dio: “La sua presenza non si contraddistingue più in modo netto dentro il continente dei nostri sentimenti, all’interno di quel plesso vitale detto “anima”, “coscienza”, “interiorità”, nel quale si decide del bene o del male da compiere, rifiutare, perseguire. Dio non è più necessario… Egli, tutt’al più, è diventato un affare di Chiesa: dei preti, dei vescovi e dei teologi. Certo, ogni tanto qualche problema di tipo religioso affascina, stuzzica, sollecita dibattiti pubblici, televisivi, un “Porta a Porta”. Ma tutto questo non tocca la vita quotidiana di migliaia di persone. Sono altri gli orientamenti, altre le premesse; altre, rispetto a quelle della religione cristiana, le premesse che la determinano”. Non ci si deve meravigliare, allora, se “le chiese sono sempre più vuote. Di giovani soprattutto. I quali, in verità, non le frequentano non perché abbiano deciso in un momento puntuale della loro crescita di porsi contro la Chiesa e meno che mai contro Dio, ma perché, non avendo ricevuto dai loro genitori alcuna testimonianza circa la convenienza del cristianesimo, hanno imparato a cavarsela senza Dio”. A sua volta, G. Ravasi afferma: “Ci si è, così, progressivamente convinti che non è neppure il caso di combattere Dio, come faceva l’ateismo militante, ma è sufficiente sapere che egli è divenuto impotente ed escluso dal nostro mondo. Per questa via si è creata un’atmosfera di indifferenza, caratteristica dell’attuale città secolarizzata che non vive più né con Dio né contro Dio, ma semplicemente senza Dio”. E puntualizza: “le visioni globali che delineavano il perimetro entro cui noi siamo, ci muoviamo e operiamo e le utopie che cercavano di varcare i confini hanno lasciato il passo alla navigazione a vista, al piccolo cabotaggio o alla norma fluida imposta dalle situazioni contingenti… Da pellegrini in costante ricerca di significato capace di annodare la frammentarietà delle tappe dell’itinerario vitale, ci si è trasformati in vagabondi, senza meta, guidati solo da una frenesia che produce un esodo statico senza terra promessa”. Le provocazioni salutari non mancano. Che il nostro sia il tempo in cui I cristiani sono chiamati ad uscire da ogni forma di irrigidimento dogmatico, da ogni difesa autoreferenziale per vivere un reale confronto aperto con le culture del nostro tempo? Il tempo in cui essi propongono agli uomini e alle donne lo sguardo di Gesù, quello sguardo che invita a riconoscere la bontà e la bellezza della quotidianità della vita? Il tempo in cui vivono e propongono un cristianesimo che non fa la predica a nessuno, ma che promuove e si compiace di ogni gesto di bontà, ovunque esso germogli? Il tempo in cui essi rendono possibili per tutti nuovi cammini e nuove riprese di speranze disattese? Il tempo in cui essi creano nuovi spazi di ospitalità dentro le strutture delle comunità, spesso tentate da patologiche e narcisistiche chiusure? Che siano questi i giorni nuovi per un cristianesimo meno preoccupato di sé e più aperto ad intercettare le domande di quanti hanno iniziato o ripreso un reale cammino di ricerca e non sanno più a chi chiedere indicazioni per non perdersi? Il cristianesimo di oggi non deve temere di prendere le distanze da se stesso, da un certo stile di vita, da determinati linguaggi che non parlano più, da un rassicurante universo di concetti collaudati, ma non più compresi. Deve affrontare con scioltezza il viaggio dentro il cuore di un tempo che appare estraneo. Lontano da ogni forma di potere per essere libero di servire i poveri nella quotidianità riscattata dalla banalità. Che la svolta radicale a cui sono chiamati i credenti sia tanto nuova quanto antica: ritornare a leggere il Vangelo? E di lì ripartire per creare mentalità nuove e uomini liberi? Liberi di essere evangelici! FUORI dal CORO ARCANGELO BAGNI SANT’ANTONIO DA PADOVA: DAL 15 FEBBRAIO L’OSTENSIONE I resti mortali dei santi “sono, ieri come oggi, percepiti come segno e testimonianza di una vita vissuta in amicizia con Dio e a servizio degli uomini”, ritenuti “un ponte tra terra e cielo”. Così padre Ugo Sartorio, direttore del “Messaggero di sant’Antonio”, motiva – in una nota per il SIR la speciale ostensione del corpo di sant’Antonio da Padova, che si terrà dal 15 al 20 febbraio all’interno della basilica del Santo, prima del suo ritorno alla Cappella dell’Arca, recentemente restaurata. “Le reliquie – prosegue p. Sartorio – rendono il santo vivo e operante agli occhi degli uomini. Esse, infatti, non hanno valore nella loro materialità, ma in quanto richiamano un corpo che è traccia di una vita pienamente cristiana e, quindi, realizzata”. “Da qui – osserva il religioso – si comprende perché la gente si avvicini con fiducia ai santi e alle loro reliquie. Attraverso di esse un pezzo di eternità entra nella storia e diventa accessibile. E sono poco convincenti quelle razionalizzazioni che immaginano una fede pura, senza segni, tutta idee precise e valori buonisti. La nostra fede si fonda sull’incarnazione, realtà di spessore, concreta, che non diserta mai la storia”. “Chi si reca ai santuari ha forse una fede semplice”, ribadisce il direttore del “Messaggero”, ma sana, tenace, autentica, creativa”. CHIESA P A G I N A 6 CHIESA LOCALE ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 AGENDA del VESCOVO GIOVEDÌ 4 A Como, al mattino, Consiglio episcopale; nel pomeriggio, a Verona, Commissione sul decennio dell’Educare. DA VENERDÌ 5 A DOMENICA 6 Visita pastorale alla zona Prealpi: parrocchie di Bizzarone e Rodero. LUNEDÌ 8 E MARTEDÌ 9 A Gazzada, Conferenza episcopale lombarda. MERCOLEDÌ 10 A Roma, Giunta del Consiglio nazionale della Scuola Cattolica. GIOVEDÌ 11 A Solbiate (Co), presso l’istituto Fatebenefratelli, alle ore 15.30, S. Messa in occasione della Giornata Mondiale del Malato; a Como, alle ore 17.30, S. Messa, incontro e momento conviviale presso “La Sorgente”. VENERDÌ 12 A Como, al mattino, udienze e colloqui personali; a Como, alle ore 16.30, presso l’ospedale Valduce, S. Messa in occasione della Giornata Mondiale del Malato. UN ALTRO PASSO NEL CAMMINO DELLA CANONIZZAZIONE Riconoscimento unanime per l’intercessione del beato Luigi Guanella L a giornata di sabato 30 gennaio 2010 ha significato una nuova importante tappa nel cammino verso la canonizzazione del beato don Luigi Guanella, fondatore dell’Opera dei Servi della Carità. La notizia è stata diffusa nel primissimo pomeriggio dalla provincia Sacro Cuore della Congregazione guanelliana, che ha sede principale a Como, in via Tomaso Grossi. Nella riunione dello scorso fine settimana, a Roma, presso il Vaticano, la Consulta dei Teologi, presieduta da monsignro Alessandro Corradini, Promotore Generale della Fede, ha espresso all’unanimità parere favorevole sull’intercessione del Beato Luigi Guanella per la guarigione del giovane William Glisson di Springfield (sobborgo di Philadelphia, Pennsylvania, USA) che il 15 marzo 2002, mentre pattinava, cadde al suolo riportando un gravissimo trauma cranico che non lasciava speranze. Questa valutazione dovrà essere poi sottoposta al Congresso di Cardinali e Vescovi, i quali dovranno discutere il caso ed esprimere il proprio giudizio da sottoporre all’approvazione del Papa. Il Papa, quindi, potrà finalmente rico- Anche don Remigio Oprandi, Superiore Provinciale dei Servi della Carità, ha auspicato che «il cammino verso il riconoscimento della santità del nostro Fondatore si possa felicemente concludere in quest’anno Anno Sacerdotale, affinché possa essere posto all’attenzione della Chiesa universale come esempio di • don Michele Fiore, collaboratore a Bormio; • don Ruslan Metodio Lyubeznyy, cappellano per i fedeli di rito greco cattolico di lingua ucraina; • don André Gbenouga, collaboratore a Como, parrocchia di Tavernola; • don Mathias Nicolas Chandrakanthan, assistente pastorale degli immigrati srilankesi. Il prossimo 17 febbraio, in Cattedrale, dalle ore 12.45 alle ore 13.45, il Vescovo Diego presiederà la Liturgia della Parola con l’imposizione delle ceneri. Sarà l’occasione per una sosta di preghiera in ascolto della parola, insieme alla condivisione di un gesto di digiuno e penitenza all’inizio della Quaresima. Alle ore 18.00, sempre in Cattedrale, il Vescovo presiedrà la liturgia eucaristica con l’imposizione delle Ceneri. Nella grazia dell’Anno Sacerdotale riflettiamo su “Eucaristia e Sacerdozio” Il programma prevede: GIOVEDÌ 11, VENERDÌ 12 SABATO 13 FEBBRAIO • NOMINE E PROVVEDIMENTI ra Don Guanella: «Don Guanella con il riconoscimento della sua Santità, diventa un autentico esegeta del Vangelo della Carità e faro per indicare il porto sicuro del nostro cammino». LITURGIA DELLA PAROLA NEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI GIORNATE EUCARISTICHE 11 –14 FEBBRAIO 2010 Al mattino, visita pastorale alla Caritas. Curia Gli fa eco don Mario Carrera, Postulatore Generale delle cause dei Santi dell’Ope- celebrano le LUNEDÌ 15 DALLA sacerdote santo e pastore sollecito alle necessità dei più poveri». In comunione con la parrocchia di Grandate A Milano, consulta regionale della pastorale scolastica. A Capiago, incontro con i Vicari Foranei. Questo il commento del vescovo della diocesi di Como monsignor Diego Coletti: «La nostra Chiesa di Como ha accolto con gioia la notizia di questo nuovo, importante passo nel cammino verso la canonizzazione del beato Luigi Guanella. La sua figura di uomo e sacerdote è esemplare: profondo nella fede, capace di intuire con lungimiranza e realizzare con progetti concreti opere di carità che si pongono al servizio di ogni uomo nella verità e nel rispetto di ogni persona. Il desiderio forte che esprimo è che in questo Anno Sacerdotale voluto dal santo padre Benedetto XVI un prete della nostra diocesi possa essere indicato a modello di santità sacerdotale». LE RELIGIOSE DEL MONASTERO DELLE BENEDETTINE DEL SS. SACRAMENTO SABATO 13 LUNEDÌ 15 E MARTEDÌ 16 noscere ufficialmente il miracolo e disporre di promulgare il Decreto, fissando la data della canonizzazione. alle ore 7.30, la celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Enrico Bedetti; • alle ore 9.30, celebrazione eucaristica (una diversa intenzione ogni giorno: missionaria con padre Luigi Generoso, dei Comboniani di Rebbio; con monsignor Flavio Feroldi, vicario episcopale per la visita pastorale; con don Daniele Andreani, prevosto di Grandate). GIOVEDÌ 11, VENERDÌ 12 SABATO 13, DOMENICA 14 FEBBRAIO • alle ore 17.00, celebrazione del Vespro (con omelia di don Attilio Mazzola, vicario episcopale per la Vita Consacrata; domenica, omelia conclusiva di monsignor Enrico Bedetti). GIOVEDÌ 11 FEBBRAIO UFFICIO PER LA LITURGIA MINISTRI DELLA COMUNIONE In ordine all’esercizio fruttuoso e significativo del ministero straordinario della Comunione eucaristica, nel quadro della pastorale diocesana, ai candidati è richiesta una specifica formazione attraverso la preparazione remota e prossima; ma anche un periodico aggiornamento. Sotto quest’ultima “voce” è da annoverare la consueta riunione generale di Quaresima che si terrà: • a Como domenica 7 marzo , presso l’Istituto Canossa, Via Balestra 10, dalle ore 14 alle ore 17.30. • a Sondrio domenica 14 marzo , presso l’Oratorio Sacro • • alle ore 16.15, S. Messa con i ragazzi di Grandate; alle ore 21.00, adorazione eucaristica con i giovani di Grandate. VENERDÌ 12 FEBBRAIO • alle ore 16.15, adorazione eucaristica con i chierici del Seminario diocesano. SABATO 13 FEBBRAIO • alle ore 21.00, Ufficio delle Letture. INVITO ALLA MENSA SALESIANA DI COMO In segno di fraterna amicizia, nel 150° compleanno della Congregazione Salesiana, la Comunità Salesiana di Como rivolge un invito a partecipare alla “Mensa di don Bosco”, sabato 6 febbraio alle ore 12.00, presso il Salesianum di Tavernola – Como, via Conciliazione 98. È gradito un cenno di adesione: telefono 031-572355, e-mail: [email protected]. P A G I N A 7 CHIESA CHIESALOCALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI LA COMUNIONE PORTA ALL’UNITÀ... E L’UNITÀ AL RISPETTO DELLE DIVERSITÀ! otizia scoop: lunedì sera nel Duomo di Como ha predicato dall’ambone del presbiterio non un vescovo, non un sacerdote, non un diacono, bensì una pastora metodista! Ad occhi poco attenti questo evento ha provocato sgomento, come se fosse stata introdotta una nuova ed illegale proroga alle regole cattoliche che non permettono la predicazione a chi non è stato ordinato né diacono né sacerdote durante una celebrazione eucaristica. Tutto in regola: non era una celebrazione eucaristica (una messa!) e non era una donna cattolica, si trattava bensì della celebrazione conclusiva della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani presieduta da pastori di diverse confessioni cristiane. N In chiusura di una settimana dedicata all’ecumenismo, lunedì 25 gennaio, nel Duomo di Como, erano presenti il pastore valdese Andreas Koehn, la pastora metodista Eliana Briante, il Padre Metodio dei cristiani d’oriente e il vicario generale della Diocesi di Como. Il tema della serata era la meditazione insieme del Vangelo di Luca, capitolo 24, che racconta l’incontro dei discepoli di Emmaus con Gesù sulla via per Gerusalemme. Questo è stato anche il tema che ha guidato l’intera settimana, durante la quale, ogni sera, 7 parrocchie sono state animatrici della preghiera, presieduta sempre da rappresentanti delle diverse confessioni cristiane. Come i discepoli di Emmaus riconoscono Gesù quando Egli spiega loro le Scritture e spezza il pane per loro, così anche i partecipanti della serata conclusiva della settimana per l’unità hanno potuto per un attimo incontrare Gesù nella Parola spezzata dalla Pastora Eliana Briante. Con la sua presenza discreta e rispettando le diverse tradizioni confessionali presenti, Eliana Briante ha potuto offrire alla numerosa assemblea una meditazione di alto livello pastorale sul tema dell’incontro con Gesù, lasciando a ciascuno dei partecipanti per un breve momento immaginarsi al fianco del Cristo ascoltando la sua interpretazione delle Scritture antiche. Secondo la tradizione evangelica in generale, infatti, le donne hanno libero accesso alla predicazione tanto più se sono guide pastorali di una comunità, non essendo il sacerdozio un sacramento come per la Chie- Foto William sa Cattolica Romana e per la Chiesa Ortodossa. Non poteva esserci modo migliore di concludere la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani se non così come è stato fatto in Duomo: la presenza di cristiani di diverse confessioni, la predicazione di una donna pastore, la partecipazione di vari movimenti ecclesiali come il Rinnovamento e l’Azione cattolica e molte altre persone che hanno seguito per tutta la settimana uno schema di preghiera simile a quello che tutti i cristiani del mondo hanno seguito. La comunione porta all’unità e l’unità porta al rispetto delle diversità. PAOLA ZANARDI LANDI L’ING. AMADIO LAZZARINI ALL’UCID DI COMO Quale futuro per la moneta elettronica IL CALENDARIO DEI PELLEGRINAGGI DIOCESANI M Tutte le informazioni sul sito www.diocesidicomo.it pagina 8 del numero 2 del 16 gennaio 2010 del Settimanale artedì 26 gennaio Amadio Lazzarini, socio dell’associazione Ucid, esperto ai massimi livelli nel campo delle applicazioni della elettronica e dell’informatica nei processi produttivi e commerciali, ha sviscerato i non facili meccanismi della “moneta elettronica”. Tutti oggi la maneggiano. Pochi ne conoscono a fondo le cause che ne hanno determinato la enorme diffusione ed i pregi innegabili di questo variegato mezzo di pagamento, sostitutivo delle banconote tradizionali; ma anche le insidie e le possibili manipolazioni che possono essere perpetrate a danno di ignari utilizzatori. Intanto una domanda: perché le banche, le agenzie finanziarie e persino le catene di supermercati ci hanno riempito le tasche di schede elettroniche, che usiamo quotidianamente? Tre le principali, possibili risposte. Innanzitutto il costo enormemente minore per la produzione e l’impiego di queste schede rispetto al secolare uso delle monete metalliche e, soprattutto, della stampa, frequente sostituzione e maneggio delle banconote. Ne sanno qualcosa gli impiegati di banca, che erano addetti (in parte ancora lo sono) a controllare, selezionare e contare le mazzette dei fatali “pezzi di carta”. In secondo luogo, i minori rischi connessi a questi nuovi mezzi di pagamento rispetto a quelli relativi alle banconote : minore frequenza di furti, rapine, falsificazioni, distruzioni accidentali, dimenticanze, smarrimenti, ecc. Infine la “tracciabilità” dei “viaggi” dei mezzi di pagamento elettronici. Cioè la possibilità di conoscere tutti i pagamenti per cui vengono usati. Ognuno vede come diventi più difficoltoso l’uso illegale o, addirit- tura, criminale, della nuova moneta rispetto a quello che si può fare con le banconote. Per esempio si è scoperto che le banconote da 500 euro, circolanti assai poco in generale, sono invece molto “trafficate” tra Forlì e San Marino, come, del resto, ai confini della Svizzera e dell’Austria…. Anche l’utilizzo degli assegni, bancari e circolari, va scomparendo, tanto che in Gran Bretagna se ne ipotizza l’abbandono entro il 2018. Tuttavia occorre fare attenzione al carico di spese ed interessi, applicati dagli enti che emettono le carte di credito e, in misura minore, tutti gli altri mezzi elettronici. Si calcola che in Italia siano in circolazione 29 milioni di tessere “bancomat o postamat” nonché “carte di credito”, di utilizzo intercambiabile, con poche differenze fra di loro; 49mila impianti di prelevamento o versamento di denaro, pagamenti vari (come ricariche di cellulari telefonici) ed alcune operazioni bancarie, alternative a quelle fatte allo sportello. Nei negozi o uffici sono posizionati oltre un milione di “pos”, che sono gli apparecchi con cui i commercianti comunicano con le banche per effettuare i versamenti dei clienti, con il metodo del “giroconto”. Però le operazioni effettuate annualmente in media da questi apparecchi sono molto inferiori a quelle fatte in altri paesi, perché in Italia perdura l’uso delle banconote più che altrove. Oggi è il caso di domandarci: quali novità si affacciano all’orizzonte in questo campo? Già si parla e si sperimenta l’uso dei telefoni cellulari inglobanti anche le funzioni di mezzi di pagamento, oggi affidate alle tessere magnetiche. I “chip” di queste entreranno nei telefonini e manderanno precocemente in pensione tutte le novità monetarie di cui abbiamo parlato. Le accelerazioni dovute alla tecnica in campo economico e commerciale sono davvero strabilianti e rischiano di mandare in confusione chi non si tiene al passo, mentre possono semplificare enormemente le operazioni, che in passato occupavano molto tempo e grandi mezzi materiali. Molti, al termine, gli interventi dei soci , che hanno ascoltato con vivo interesse la trattazione di un argomento solo apparentemente di banale attualità. Alcuni hanno fatto riferimento alla crisi economica in atto, dovuta probabilmente anche alla enorme diffusione, specie nei paesi anglosassoni, dei pagamenti rateali, a loro volta resi più facili e immediati con la nuova “moneta elettronica”. Tutto e subito, ipotecando con troppa leggerezza il futuro della economia, propria e generale. Più prudenti gli europei continentali, specialmente italiani. Difficile rispondere alla domanda relativa alle ragioni del diverso comportamento sulle due sponde dell’Atlantico. Per tutti è raccomandabile una grande attenzione alle “sirene” del consumismo e della spesa “facile”. Il consulente ecclesiastico della associazione, di suo non digiuno di conoscenze economiche e monetarie, oltre che , ovviamente, di teologia e morale, ha ammonito a non perdere di vista la natura del denaro, che è “innocente” solo se confinato nella sua natura di “mezzo” e non eretto idolatricamente a “fine”. ATTILIO SANGIANI o telefonando il mercoledì mattina all’Ufficio diocesano pellegrinaggi: 031-3312232 TORINO - SACRA SINDONE MARTEDÌ 4 MAGGIO Partenza dai luoghi prestabiliti (Como, Valtellina, Alto Lago, Alta Valtellina) con arrivo a Torino in mattinata. Visita prenotata alla Sacra Sindone esposta nel Duomo. Pranzo presso ristorante, oppure self-service, oppure libero. Nel pomeriggio alle ore 15.00 Santa Messa presieduta dal Vescovo al Santuario di Maria Ausiliatrice, voluto da san Giovanni Bosco e Chiesa Madre della Congregazione Salesiana. Al termine possibilità di visitare il Santuario della Consolata, patrona della città di Torino oppure il Cottolengo oppure prima di lasciare Torino, salita alla Basilica di Superga. Al termine, viaggio di rientro, con arrivo nelle località di provenienza in serata. I prezzi - a seconda dei punti di partenza e dalla richiesta o meno del pranzo - variano dai 18 ai 51 euro. Tutte le informazioni e le iscrizioni (entro la metà di marzo) presso I viaggi di Oscar via Pretorio 1, Como - telefono 031-304524. IL GRANDE PELLEGRINAGGIO DIOCESANO PER L’ANNO 2010 3-9 luglio a Lisieux PELLEGRINAGGIO BIBLICO Grecia, sui passi di San Paolo: sabato 24 aprile - sabato 1 maggio. PELLEGRINAGGI STORICO-AGIOGRAFICI • Nevers, Paray-le-Monial, Ars, Lione, Annecy: lunedì 5 - sabato 10 aprile. • Siena per riscoprire la figura di Santa Caterina: sabato 29 maggio - martedì 1 giugno. PELLEGRINAGGI MARIANI • Fatima: venerdì 10 - martedì 14 settembre • Lourdes (in aereo): venerdì 7 - lunedì 10 maggio • Lourdes - Nevers (in pullman): lunedì 2 - domenica 8 agosto • Lourdes con l’Unitalsi: sabato 9 - venerdì 15 ottobre (in treno) domenica 10 - giovedì 14 ottobre (in aereo) • Lourdes con l’Unitalsi (per i giovani): martedì 27 luglio - lunedì 2 agosto • Caravaggio con l’Unitalsi: sabato 15 maggio • Dongo con l’Unitalsi: Giornata dell’ammalato 25 settembre 2010 P A G I N A 8 CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 Continua senza sosta la Visita Pastorale alle comunità della zona Prealpi. Dal 5 al 7 febbraio il Vescovo sarà in visita alle parrocchie di Rodero e Bizzarone a Parrocchia Santi Simone e Giuda di Rodero, comunità formata da circa 450 famiglie, è una piccola realtà in evoluzione. Negli ultimi anni infatti si è verificata un’espansione edilizia che ha portato un cambiamento del volto sociale e religioso del paese. Per la prima volta, oltre ai Testimoni di Geova (presenti da decenni), vi sono diversi musulmani e alcuni ortodossi. Ci sentiamo perciò chiamati ad essere accoglienti, come ci insegna il Signore, e a favorire un graduale inserimento nella vita del paese. E soprattutto dobbiamo offrire una coerente testimonianza di fede, speranza e carità. Una comunità cristiana ha come centro Gesù, presente nell’eucarestia. Ma anche da noi la domenica è sempre meno “giorno del Signore” e sempre più occasione di svago. Celebriamo due solennità particolari (con relative tradizioni). La più nota è la festa di Maria Regina degli Angeli, la prima domenica di agosto sul colle San Maffeo (con tanto di sagra). I nativi di Rodero hanno una grande devozione alla “Madonna di S. Maffeo”; anche quando la chiesa non è aperta, c’è chi si reca a pregare: da una piccola finestra è possibile guardare Maria! Nel- RODERO PROGRAMMA VISITA A RODERO . E BIZZARONE VENERDÌ 5 Ore 10 incontro con il parroco di Bizzarone Ore 11 presso le scuole elementari di Bizzarone incontro con i bambini della scuola materna ed elementare Ore 11,30 a Bizzarone incontro personale con il Parroco di Rodero Ore 15.30 Incontro Religiosi a Maccio “Buon Pastore” Ore 16.30 Incontro Insegnanti “Buon Pastore” SABATO 6 L Ore 8.30 Incontro Vita Consacrata a Solbiate Fatebenefratelli l’ultima domenica di ottobre si celebra la festa patronale dei SS. Simone e Giuda. In questa solennità, da più di 400 anni, si distribuisce il pane benedetto. Nella tradizione roderese è sempre vivo il culto dei morti; molte le preghiere e messe in loro suffragio.Parroco è don Adolfo Bernasconi. Collaborano, in diversi servizi, molte persone. Recentemente è stato rinnovato il Consiglio Pastorale Parrocchiale, con criterio non elettivo. La catechesi viene proposta a partire dall’età scolare, a classi nelle elementari e a gruppi nelle medie; va tenuto conto che quasi mai una classe supera i dieci alunni! Ci sono incontri per giovani, adulti e anziani ma si desidera una maggiore partecipazione, soprattutto dei genitori. Da diversi anni, è attivo l’oratorio per bambini e ragazzi; viene gestito da adolescenti e giovani, alcuni dei quali seguono il percorso formativo zonale per animatori di oratorio (SPADO). Inoltre, da qua- si 20 anni, si collabora con Bizzarone, Casanova e Caversaccio nel proporre attività rivolte ai ragazzi e adolescenti (campi estivi, Grest e altre attività ricreative). Si spera di continuare, allargando la collaborazione già in atto. Da quasi 120 anni Rodero ha una scuola materna, ente morale non parrocchiale (il parroco è membro di diritto nel CdA). Svolge un indispensabile servizio nel campo educativo, ma anche nel favorire la socializzazione delle nuove famiglie. Diverse persone, di ogni età, sono impegnate nel volontariato, svolto presso enti e associazioni della zona e anche in missione. La solidarietà della popolazione si concretizza con la generosità personale e in varie manifestazioni (organizzate soprattutto dal Gruppo San Maffeo), il cui ricavato viene devoluto in beneficienza (beneficiari: Onlus della zona, ma non solo; missioni e missionari; interventi per necessità particolari). In paese ha STORIA DI UNA PARROCCHIA IN TRASFORMAZIONE TRA PASSATO E PRESENTE R odero è parrocchia dal 1785 (8 luglio); anche se già dalla fine del 1500 vi era sicuramente un “vicecurato” (dipendente da Uggiate). Confina con la diocesi di Milano (LigurnoCantello) e di Lugano (Stabio). E’ un po’ ai margini della zona pastorale Prealpi. Le prime notizie indicano che qui risiedevano (anno 1592) 32 famiglie con 152 abitanti; la popolazione è cresciuta fino all’inizio del 20° secolo (1000 ab.) per poi diminuire vistosamente a causa di una elevata emigrazione (poco più di 600 prima della seconda guerra mondiale). Oggi Rodero conta 1200 abitanti. Il lavoro all’estero (Svizzera, Francia, Argentina ecc.) è stato il fattore principale del benessere della popolazione. Oggi non si emigra; si passa la frontiera per il lavoro quotidiano e si rientra a casa! Vi sono anche diverse imprese artigianali. In questi ultimi anni è aumentato considerevolmente il numero di laureati e diplomati che, ovviamente, non possono trova- re lavoro solo nelle vicinanze. Nella storia roderese spicca la figura di un parroco: don Giosuè Bernasconi (1893 1942). È stato l’artefice della rinascita del paese. Per esclusivo suo merito Rodero ha avuto una scuola materna ed elementare degni di questo nome. Le autorità comunali latitavano… Ha costruito la casa parrocchiale, ampliato la chiesa, organizzato la vita della comunità con intelligenza, autorevolezza e carità. In Rodero non vi sono monumenti di grande valore. Ma sul colle san Maffeo (stupendo il panorama) sono ben visibili i resti di una antica torre, probabilmente medioevale; qui – secondo alcuni studiosi – vi era una fortezza romana. Accanto sorge la chiesa di Maria Regina degli Angeli, costruita nel 1714 e ben conservata. La chiesa parrocchiale merita uno sguardo! In bella posizione, preceduta da una ripida scalinata (…. ma vi è l’ascensore per anziani e disabili), è dedicata a due apostoli: Simone e Giuda. Non si conosce la data della prima costru- zione; è stata allargata nel 1846 e prolungata nel 1926-28. I recenti restauri (1998) hanno portato alla luce affreschi monocromatici e stucchi del XVIII° secolo. Di ottima fattura un affresco di Maria con Gesù e due reliquiari lignei del 1650, raffiguranti i santi Erasmo e Marcellino. La storia del nostro paese è stata raccolta in un volume “Rodero – Il nostro paese” , stampato nell’anno 2003. Annualmente si distribuisce nelle famiglie il “calendario roderese”, un’ occasione per conoscere fatti, documenti e notizie tratte dall’archivio parrocchiale o comunale. Dal dopoguerra al 1992 in paese è stato aperto un “collegio” (Istituto San Raffaele) fondato da Mons. Domenico Garrone; ha accolto bambini della zona, figli di emigranti, ragazzi in difficoltà. E’ stato chiuso per impossibilità di affrontare gli oneri di un totale rifacimento e difficoltà nella gestione. Appartiene alla diocesi ed è fatiscente. Si sta cercando una soluzione ragionevole ed equa per la sua riqualificazione. la sua sede il G.S.”I Bindun” (ormai noti ovunque), principali sostenitori della cooperativa Agorà (che pure ha sede in Rodero) che opera a favore di bambini e adulti con disagio fisico, psichico, sociale. Da pochi anni inoltre un gruppo di genitori, che propone attività per i bambini e iniziative al servizio delle famiglie, si è costituito in associazione (La Ruota) collaborando (secondo necessità) con la parrocchia. Infine, da qualche anno nella nostra comunità, sono presenti tre suore indiane della congregazione “Figlie di Sant’Anna” di Ranchi (India), principalmente a servizio delle due case di accoglienza per minori, la “Casa di Luca” e la “Casa di Gabri”, entrambe gestite dalla cooperativa Agorà. Collaborano in parrocchia come catechiste, nel coro, visitando occasionalmente i malati e (Suor Subashi) come ministro straordinario dell’eucarestia. IL CONSIGLIO PARROCCHIALE Ore 11.15 visita alla “Casa di Gabri” - visita ammalati. Ore 12.30 pranzo Ore 14.15 breve incontro con famiglie di immigrati; preghiera per i defunti al cimitero e visita alla chiesetta della Madonna degli Angeli Ore 16.15 Incontro con la Comunità Apostolica Ore 18 Santa Messa Al termine: Cena DOMENICA 7 Ore 9,30 incontro con le associazioni, la Comunità Apostolica, il Consiglio pastorale parrocchiale ed il Consiglio parrocchiale per gli affari economici, i fedeli presso l’Oratorio parrocchiale Ore 10,30 celebrazione della Santa Messa presso la Chiesa parrocchiale Ore 11,45 incontro con le autorità comunali ed inaugurazione del Centro medico “Le Ginestre” Ore 15,15 preghiera e benedizione al cimitero Ore 16 a Valmorea incontro con i Consigli pastorali delle parrocchie di Bizzarone, Rodero e Valmorea presso la sala civica del Municipio “Le chiese” La parrocchiale intitolata agli apostoli Simone e Giuda La chiesa intitolata a Maria Regina degli Angeli CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 Le parrocchie di Rodero e Bizzarone, insieme alle due parrocchie del vicino comune di Valmorea, hanno avviato in questi anni forme sempre più efficaci di pastorale integrata L a Parrocchia di Bizzarone accoglie nuovamente un Vescovo sul proprio territorio a distanza di poco più di un anno dalla precedente visita dello stesso mons. Coletti, il 15 agosto 2008, in occasione della solennità della Madonna Assunta. La Parrocchia di Sant’Evasio comprende l’intero territorio del comune di Bizzarone e dal marzo dello scorso anno è guidata da don Rodolfo Olgiati. La religione professata è prevalentemente cristiana cattolica, salvo una piccola percentuale di testimoni di Geova (l’1% circa) e di musulmani (il 2% circa). Ecco come la parrocchia si racconta aspettando il Vescovo che incontrerà anche il nuovo Consiglio pastorale operativo dal 1 dicembre scorso. INIZIAZIONE CRISTIANA L’iniziazione cristiana si svolge ancora con il metodo classico della catechesi dei fanciulli e dei ragazzi divisi in classi corrispondenti a quelle scolastiche. Iniziano a frequentare gli incontri di catechesi in Parrocchia a partire dalla seconda elementare e celebrano per la prima volta il sacramento della Riconciliazione e della piena partecipazione all’Eucaristia rispettivamente in terza e quarta elementare. Il sacramento della Confermazione viene celebrato normalmente all’inizio della terza media (a volte anche insieme ai cresimandi della vicina Parrocchia di Valmorea). L’esperienza prosegue poi con la catechesi per gli adolescenti, per i giovani e per gli adulti, a cui si aggiun- P A G I N A 9 IL VESCOVO A BIZZARONE IL COMUNE IN CIFRE Il Comune di Bizzarone confina con i comuni italiani di Rodero, Uggiate-Trevano e Valmorea e con quelli elvetici di Stabio, Mendrisio e Novazzano: ha una superficie di 2,74 kmq ed è posto a 436 mt. s.l.m.. In paese è presente il valico doganale italoelvetico, un valico prevalentemente turistico e aperto anche nelle ore notturne. La popolazione ammonta a 1.542 abitanti, mentre le famiglie sono circa 650. Nel 2002 il Comune di Bizzarone è stato tra i fondatori, assieme a quelli di Faloppio, Ronago ed Uggiate-Trevano, dell’Unione di comuni “Terre di frontiera”, allora la seconda esperienza simile esistente in provincia di Como e a tutt’oggi una delle Unioni in campo provinciale che vede la gestione associata di più servizi (oltre venti). In paese è presente un asilo nido ed una scuola materna entrambe private, ed una scuola primaria statale intitolata a Giorgio Perlasca. Il centro sportivo, intitolato a Diego Bruga, uno dei fondatori del centro stesso, è stato recentemente ampliato ed ammodernato. Diverse, e molto attive, sono le Associazioni presenti sul territorio comunale, intorno alle quali ruotano gran parte delle manifestazioni ricreative ed enogastronomiche che si tengono in paese. gono le proposte di pastorale vocazionale e quelle della pastorale giovanile sia a livello zonale che diocesano. LA DOMENICA La domenica la comunità si riunisce per celebrare l’Eucaristia. Tre sono le Sante Messe celebrate: una vigiliare e due la domenica. Tutte le Sante Messe sono celebrate nella chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Evasio. Nella chiesa della B.V.M. Assunta posta sul colle Sant’Ambrogio viene celebrata la Santa Messa la prima domenica dei mesi estivi (da maggio a settembre) e la solennità dell’Assunta; nella chiesa di San Rocco, invece, vicino al cimitero, viene celebrata la messa solo nei giorni della B.V. del Carmelo, di San Rocco e il 2 novembre. L’Eucaristia feriale è infine celebrata ogni giorno della settimana. Le solennità maggiori sono sempre precedute dalla Novena o da veglie di preghiera e, solitamente, si celebra i Vespri con la processione. Ben espressa è la ministerialità liturgica (lettori, cantori, salmisti, corale, ministranti, ministro straordinario della comunione) su cui è bene lavorare per raggiungere la giusta connotazione di servizio inteso non come un semplice fare ma come un essere nella Chiesa e per la Chiesa e i fra- telli. L’attenzione agli ammalati è assicurata con le visite periodiche del Parroco (sempre il primo venerdì di ogni mese e spesso anche durante il mese) e dal Ministro straordinario che ogni settimana porta l’Eucaristia nei giorni feriali. LA MATURITÀ DI FEDE Per quanto riguarda le vocazioni di speciale consacrazione (religiosa, presbiterale o secolare) non ci sono attualmente segnali di particolare ripresa e nemmeno il ruolo dell’Azione Cattolica è significativo a causa della mancanza di animatori e/o partecipanti alle proposte. Decisamente più ricca e significativa è invece l’attività del volontariato, che promuove e sostiene alcune iniziative di carità per la Parrocchia, per la Zona pastorale e le necessità in caso di emergenze sia per la nazione che per le missioni. La formazione degli operatori pastorali (catechisti, Caritas, giovani) avviene attraverso incontri zonali. Lentamente ci si avvia verso una sensibilizzazione mirata a far capire e vivere una sempre maggior capacità di collaborazione e corresponsabilità del fedele laico all’interno della Chiesa. La diffusione della stampa cattolica fatica ancora a dare dei risultati piena- In cammino con l’Assunta Tradizionalmente, i momenti di fede più sentiti dai bizzaronesi sono quelli del 15 agosto, solennità dell’Assunta, e la ricorrenza di Santa Teresa, il 15 ottobre. In coincidenza con l’appuntamento estivo l’intera comunità si mobilità per quella che rappresenta la vera e propria festa del paese. L’Amministrazione Comunale si fa carico di organizzare la parte culturale e ricreativa ai piedi del colle, mentre alla sommità del Sant’Ambrogio l’Associazione “Carbunatt - Gruppo Avisini” organizza da diversi anni una sagra gastronomica. In particolare il 14 agosto è tutto un fiorire di iniziative che si concludono con uno spettacolo pirotecnico di antica tradizione. La solennità dell’Assunta è invece totalmente riservata ai momenti di fede con la Santa Messa solenne alla mattina e la processione pomeridiana cui segue l’altrettanto tradizionale incanto dei canestri. Ogni venticinque anni si tiene poi una celebrazione del tutto particolare, con l’effigie dell’Assunta che viene portata in processione per le vie del paese, ospitata nei vari rioni della parrocchia per suscitare maggior fede, unione e devozione. Dopo la prima del 1933 (con parroco don Ronchi), l’esperienza si è poi ripetuta nel 1958 con parroco don Pozzi. Nel 1965 si è invece avuta una processione straordinaria dovuta all’incoronazione da parte di mons. Felice Bonomini della nuova statua della Madonna donata da don Gentile Riva, parroco nativo di Bizzarone; allora la Parrocchia era da poco guidata da don Costantino Monti. Infine le edizioni del 1983 (con ancora don Monti) e la più recente, nel 2008, con parroco don Giorgio Cristiani. Il 15 ottobre è ancora molto sentita la ricorrenza di Santa Teresa d’Avila, per la presenza in Parrocchia di importanti reliquie della Santa, reliquie oltretutto dalla storia straordinaria perché giunte a Bizzarone dopo vari passaggi e mille peripezie grazie al parroco dell’epoca (si era nel 1810), don Ignazio Buzzi. Da allora l’indice della mano destra di una delle più grandi sante che la Chiesa vanta (il 27 settembre Mons. Bonomini incorona 1970 è stata la prima donna ad essere proclamata Dottore della Chiesa la statua dell’Assunta da papa Paolo VI) è ospitata proprio nella parrocchiale di Bizzarone. nel 1965 mente positivi, nonostante siano disponibili in parrocchia le testate di Avvenire, Il Settimanale della Diocesi, Famiglia Cristiana. La pastorale familiare rivolta alle giovani famiglie, a motivo degli impegni personali e familiari di molti, trova forti ostacoli per una realizzazione di un certo livello. LO STILE MISSIONARIO L’esperienza dell’amore condiviso e del servizio, volto soprattutto ai fratelli poveri e bisognosi, espresso dalla comunità parrocchiale attraverso la carità, risente ancora di un individualismo e di una diffidenza difficili da convertire. Tuttavia, nonostante il tempo attuale consenta gesti di carità prudenti e a volte assai limitati da parte delle famiglie, i fedeli rispondono in forma minore ma comunque continuativa al sostegno di tante situazioni. L’impegno personale chiesto e possibile in tante forme di attenzione alla persona (accoglienza, animazione di gruppi di catechesi o di preparazione ai sacramenti, proposte di prima evan- gelizzazione) trova ancora forti resistenze, e resta il Parroco la figura principale di questa attività. PARROCCHIA LUOGO DI SPERANZA Certamente uno dei carismi che la comunità ha è quello di essere “ospitale”, di riuscire a far spazio a tutti, come suggerito dal Vescovo, attraverso una accoglienza naturale e immediata anche verso le persone poco conosciute o che, per vari motivi personali, sono presenti solo per alcuni servizi. Altrettanto certamente la Parrocchia ha la capacità di delineare un progetto pastorale e di attuarlo nella forma e con le modalità che saranno individuate. In esso certamente sarà presente questa attenzione alle persone “lontane” , insieme alla preoccupazione di raggiungere e aiutare nella crescita di fede i bambini, i ragazzi e i giovani, al desiderio di coinvolgere sempre più le famiglie giovani o appena arrivate in parrocchia, e alla continua attenzione per le persone anziane, ammalate e inferme. Il CONSIGLIO PASTORALE QUANDO LA PASTORALE È INTEGRATA La nostra comunità vive ormai da diversi anni l’esperienza della collaborazione parrocchiale con le Parrocchie di Rodero e Valmorea. Nata sulle basi di un’amicizia sacerdotale, più che da un progetto o un’esigenza pastorale, ha dato comunque i suoi frutti e aiuta, i giovani soprattutto, ad uscire dall’autosufficienza parrocchiale per spingersi verso una collaborazione sempre più intensa e verso forme ed esperienze di pastorale vissute nella forma comune e unitaria. Certamente non è da escludere la possibilità di collaborazione ed esperienze anche con altre comunità, ad esempio la Parrocchia di Uggiate, i cui rapporti sono già consolidati nel campo scolastico, amministrativo, nei servizi pubblici e/o sanitari. Ad oggi la collaborazione tra le comunità parrocchiali di Bizzarone, Rodero e Valmorea si esprime per i ragazzi e i giovani con il grest a Valmorea, il campo estivo a Bema (vicino Morbegno), il campo invernale a Laino e alcune iniziative puntuali non fisse (preparazione di recital, esibizioni corali, incontri conviviali o di catechesi); per le coppie giovani con i percorsi di preparazione al matrimonio; per gli adulti con il servizio del volontariato e negli incontri di formazione nell’ambito della pastorale della carità. In ambito zonale, invece, la collaborazione, lo scambio reciproco di conoscenze e la condivisione dei carismi personali avviene per lo più con vari incontri per la formazione dei laici nei vari settori della pastorale (catechisti, Caritas, missioni, pastorale giovanile e vocazionale). P A G I N A 10 CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 Vi proponiamo alcuni momenti e riflessioni delle Visita Pastorale di mons. Diego Colettia a Olgiate svoltasi dal 22 al 24 gennaio. Alla Visita è stato dedicato ampio spazio sull’ultimo numero di VitaOlgiatese il giornale della comunità parrocchiale C arissimi Olgiatesi, sono sicuro che in questi giorni, a casa e con gli amici, avete discusso e condiviso l’esperienza di fede, di fraternità, di Chiesa, che abbiamo vissuto nei giorni di presenza del nostro Vescovo, nella nostra parrocchia. Una presenza attiva, di luce, di lievito, a momenti di fuoco..., ma sempre carica di amore. Con un unico grande desiderio che veniva a galla nelle più diverse occasioni: trasmetterci la sua profonda fede nell’amore che Dio ha per noi, perché questa è la “lieta notizia” che Gesù ci ha portato. Mi sembrava, in certi momenti, di sentire l’eco delle parole di Paolo ai suoi amici di Tessalonica: “Vorrei trasmettervi non solo il Vangelo di Dio, ma la mia stessa vita, perché mi siete diventati cari”. Ho seguito il Vescovo in tutti i luoghi dove si è recato in quei tre giorni, dalla Casa di riposo per anziani all’ultimo incontro con la comunità apostolica, dalle case di alcuni malati, alle grandi celebrazioni eucaristiche e mi è parso di riconoscere in lui qualche aspetto del carattere dell’apostolo Paolo, sempre in cammino, spinto dalla sollecitudine verso tutte le comunità di cui si compone la vasta porzione della Chiesa a lui affidata. Un quadro della fede Al termine dell’ultimo incontro, domenica sera, con quelli che chiama “comunità apostolica”, sollecitato da alcuni interventi, Mons. Coletti L’INCONTRO DEL VESCOVO CON LA COMUNITA’ DI OLGIATE A BRACCIA APERTE!!! Rapid - Foto Olgiate ha tracciato magistralmente un quadro della nostra fede. Al centro, luce e cuore vitale di tutto e di tutti, Cristo-Signore, contemplato in modo speciale nel mistero della “sua ora” di morte e resurrezione. La Croce è il segno della nostra fede, la Croce che da “quel mattino dopo il sabato” svetta per sempre gloriosa sul Calvario del mondo segno indistruttibile dell’Amore di Dio che in Cristo si è rivelato e donato per la salvezza di tutti. Poi lo sguardo si allarga ai quattro Vangeli e poi ancora alle Lettere e agli Atti degli Apostoli fino all’Apocalisse che ci raccontano la diffusione e l’incarnazione nelle varie culture della “Buona Notizia”. A questo punto un salto all’indietro ci porta a Mosè, il grande mediatore della Legge e della Prima Alleanza narrata nel libro dell’Esodo che ci racconta la liberazione dei discendenti di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, dalla schiavitù dell’Egitto propiziata dal sangue di un agnello immolato e mangiato...; e poi il lungo cammino e la permanenza nel deserto, ricordata come un periodo terribile ma anche meraviglioso, sempre sotto il segno dell’Alleanza proposta e promessa da Dio - Jahvè e anche questa confermata dal sangue di un agnello... Poi i Profeti che tennero viva la promessa e l’attesa di un nuo- vo rapporto più ampio, vitale e perenne tra Dio e l’umanità tutta e poi ancora la Storia, piena di luce e di ombre, di quel popolo scelto da Dio per preparare e accogliere l’Emmanuele. Il “quadro” non è terminato, tocca a noi, Chiesa di Cristo, convocati dal Padre sotto la guida dello Spirito Santo, tracciare le linee e le pennellate perché arrivi al compimento definitivo. Noi, popolo di Dio, corpo visibile di Cristo, convocati e mandati, in perenne tensione verso il Regno, non dobbiamo estraniarci dal mondo ma dobbiamo sempre tenere presente nella mente e nello spirito quello che è il cuore della nostra fede, il fatto che, in Gesù Cristo, Dio ha definitivamente rivelato la sua volontà di stare con l’uomo, di condividere la nostra storia. Dio si è incarnato, in Gesù Cristo si è reso presente visibilmente nel mondo e ha promesso di rimanere sempre con noi fino alla fine. “Rimanete in me - continua a dire e porterete frutto”. Inseriti in Cristo, noi continuiamo in qualche modo l’incarnazione. Chi professa la fede in Cristo è chiamato a confrontarsi con il mondo. Non deve cedere alla tentazione dell’indifferenza verso questo mondo, nè è legittimato ad assumere verso i non credenti un atteggiamento di freddezza. Nes- suno deve sentirsi ignorato dalla Chiesa, che è “presenza di Cristo”, e di nessuno possiamo dire che non ci interessa. il “mi siete diventati cari” del Vescovo, eco di quello di Paolo e di Cristo, non solo deve rimanere nel nostro cuore ma deve passare nella nostra vita di ogni giorno. Vivi nel mondo Più di una volta ho ascoltato rivolta al Vescovo una domanda di chiarificazione a riguardo dell’impegno del cristiano nel sociale e nella politica. Per un cristiano c’è un unico modo corretto di pensare e di fare politica. Per alcuni, in forza di un malinteso realismo, è l’ordine del potere, della forza, della persuasione delle masse, mentre per il cristiano è l’ordine della solidarietà, della sussidiarietà, della reciprocità, del bene comune, è comunque un’opera che merita anche il “sogno” di una nuova generazione di cattolici capaci di impegno e di servizio. Carissimi Olgiatesi, non lasciamo cadere nel vuoto o nel semplice ricordo di un “momento bello” un evento di “grazia” come la Visita pastorale: se ci crediamo, è il Signore che ci ha “visitato” nella persona del Vescovo; che cosa vuole il Signore da noi? LA “SPERANZA” A S.GERARDO La preghiera continua. Ma qui, Vescovo, attento! Sei nella chiesa di S. Gerardo, che la devozione al Santo ha abbellito negli anni. Chiesa che gli Olgiatesi, miracolati da una perniciosa malattia più di ottocento anni fa, amano da secoli. Si scioglie il canto dei secondi Vespri, dopo l’esposizione del SSmo. Sacramento. La lettura breve, dalla prima lettera di Pietro, ci dice: “siamo stati rigenerati da Cristo, per una speranza viva”. È lo spunto per esortarci a meditare, davanti al SS.mo Sacramento, il Battesimo: rinascita dall’alto, come diceva Gesù a Nicodemo, rivivere da capo. Questa vita è fatta di Speranza. Non la speranza che intendiamo comunemente, oggetto dei nostri desideri, previsione ottimistica di qualcosa, ipotesi, scommessa, attesa di qualcosa di desiderabile. Questa visione non c’entra nulla con la speranza cristiana. Bisogna andare oltre. La speranza cristiana è una certezza: la mia vita è salvata dalla gratuita misericordia di Dio. L’amore di Dio è garantito, ho ancora da dubitare? La nostra speranza non è: “io credo che…” ma: “io spero in Te”: una relazione personale con l’Amore di chi già da prima mi ha amato. Davanti all’Eucaristia diciamo: “Signore sono certo che tu mi ami, il mio fragile e incerto amore per Te sarà consacrato dalla fedeltà del tuo amore di cui non posso dubitare.” Ci benedici, vescovo Diego, con Gesù Eucaristia, ti soffermi e preghi, alla fine della liturgia, davanti alla grotta di Lourdes; non dimentichi Maria e la preghiamo insieme. Ammiri le bellezze della chiesa e ricevi omaggio dalle mani della signora Giovanna, gelosa e appassionata, infaticabile e assidua custode della chiesa di S. Gerardo, il volume illustrato che documenta la storia della chiesa e la vita del nostro Santo. All’esterno ti attende la visita al presepio caratteristico che gli amici e il gruppo di S. Gerardo ogni anno allestiscono e le cui offerte sono devolute alle missioni del nostro P. Firmino, comboniano in Africa. FRANCO DON LORENZO CALORI. Il Vescovo e quel “mare” di 2 mila volontari Nel pomeriggio di sabato, presso il teatro Aurora, il vescovo mons. Coletti ha incontrato le associazioni di volontariato presenti ad Olgiate. Sono circa una quarantina i gruppi esistenti. La Visita pastorale, forse per la prima volta, è stata l’occasione perché una ventina di essi si riunissero per ascoltarsi vicendevolmente e presentare le loro diverse attività all’insegna dell’aiuto alle persone bisognose, della solidarietà e del dono gratuito. Così, sinteticamente, ogni associazione ha raccontato al Vescovo l’impegno nel sociale e la propria storia: l’SOS, l’Alveare, Il gruppo pensionati “Insieme”, la fondazione “Paolo Fagetti”, la “Pro Loco”, il CIF, il gruppo “san Vincenzo”, l’AUSER, la Protezione Civile, il gruppo sportivo San Giovanni Bosco, il Corpo Musicale Olgiatese, l’Associazione Alpini, l’associazione Predazzani nel mondo, l’Arca 88 - Casa Arcobaleno, gli Amici di san Cataldo, il gruppo Koiné, gli Amici della Casa Anziani, l’AVIS, l’associazione “Non pioverà per sempre” ed il Laboratorio di San Gerardo.Un rapido calcolo ci porta a scoprire che in città sono circa duemila i volontari che operano nelle varie associazioni costituendo quasi il 20% della popolazione di Olgiate. Una cifra considerevole, un motivo di fiducia e di speranza in una società che, almeno apparentemente e da quello che Rapid si vede- in televisione Foto Olgiate o si legge sui giornali, non sembra privilegiare la fratellanza, la Rapid Foto solidarietà e l’accoglienza. Il Vescovo Coletti ha ricordato come i valori espressi dai volontari nelle loro attività siano un invito alla speranza ed alla fiducia in un mondo in cui non è soltanto inquinata l’aria che si respira ma sembrano un po’ inquinate anche le persone. Dalla voce dei volontari, invece, che raccontano le loro esperienze per risolvere i problemi della gente in difficoltà o per dare una mano nei momenti difficili, si ricavano sempre delle “belle notizie” che portano a credere in un futuro migliore sia per la qualità della vita sia per i rapporti tra le persone. Volontariato però, non significa pressappochismo, ma competenza, capacità di gioco di squadra, solidarietà, mai spettacolarità; vuol dire sapere agire da persone serie e preparate, vuol dire avere l’umiltà di dedicare tempo prezioso alla formazione per accrescere le proprie conoscenze e capacità quando bisogna agire. Volontariato significa anche non farsi intrappolare nella tentazione del profitto, uscire dalla convinzione che, ciò che viene svolto deve ritornare possibilmente con gli interessi. Il mondo ha tanto bisogno dei volontari; la migliore competenza in tutti i mestieri non è sufficiente se manca la fraternità e la logica del servizio gratuito per l’altro. Gesù nel Vangelo - ha ricordato il vescovo Diego - dice: “chi vuole salvare se stesso è perduto”. Sicuramente oggi ci si sente sempre più soli e sempre più isolati; le condizioni di vita rischiano di creare una estraneità sempre crescente tra le persone. Il volontario ha moltissimi modi per costruire relazioni con il prossimo, per “vedere” e non passare oltre. Alla fine chi vive la solidarietà secondo la logica della disponibilità e della gratuità dell’amore, ottiene il grande dono di essere desiderato e stimato dal mondo che lo circonda. P.D. CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 La Visita Pastorale per una comunità non è solo il momento di stringersi attorno al proprio Pastore ma anche l’occasioneper riflettere sul proprio cammino di fede,iniziando a porre le basi per la strada da percorrere insieme I n occasione della visita pastorale, noi ragazzi e giovani dell’oratorio abbiamo avuto l’occasione di incontrare il Vescovo Diego. O meglio, egli stesso ci ha invitati ad incontrarlo! Venerdì 23 gennaio, nel tardo pomeriggio, ci siamo ritrovati presso il Teatro Aurora per ascoltare le sue parole, davvero illuminanti, e le risposte alle nostre domande. Il Vescovo si è subito dimostrato umile servo di Dio preferendo non salire sul palco, ma restando a tu per tu con noi in platea. L’incontro è partito subito da un tema scottante, che spesso è al centro di molti dibattiti: il celibato dei preti. Un po’ sorpresi dall’improvvisa trattazione di questo argomento, siamo rimasti ancor più stupiti dalla risposta di Sua Eccellenza, il quale ci ha spiegato che i sacerdoti sono chia- A COLLOQUIO CON I GIOVANI mati a donare la vita per tutti, seguendo l’esempio di Gesù. “Voi mi siete diventati cari”, diceva a questo proposito, usando le stesse parole di Paolo. Poi, ecco subito le domande: dopo averci raccontato alcuni aneddoti sulla sua esperienza in oratorio, mettendo in chiaro la funzione di quest’ultimo come luogo di relazioni e di Chiesa autentica, è nato un dibattito su una questione molto attuale. Alla domanda: “I social network come Facebook, usati da milioni di giovani al giorno d’oggi, possono essere utili alla diffusione del Vangelo?” il Vescovo ci ha letteralmente illuminati analizzando gli aspetti positivi e negativi: tramite questi nuovi mezzi di comunicazione è possibile certamente diffondere alcuni elementi evangelici, ma bisogna comunque prestare molta attenzione. Inoltre, aprendosi a molte persone quasi mai incontrate di persona, si rischia di far scadere la qualità delle relazioni: allora meglio avere poche relazioni, ma veramente autentiche piuttosto che tanti contatti ma solo di su- perficie! Questo deficit di profondità nelle relazioni è soprattutto pericoloso per le “generazioni digitali”, ovvero i nostri fratelli e sorelle minori, i quali rischiano di perdere l’autenticità delle relazioni interpersonali a favore della dipendenza dagli schermi. Un altro problema per noi giovani (e non solo) che è stato affrontato è quello del relativismo: un vero danno per la società perché rende incapaci di distinguere il Bene vero, l’Amore di Gesù! Con il nostro esempio e la nostra esperienza di vita cristiana dobbiamo allora trasmettere questa Verità. Dopo quasi un’ora di discussione, il Vescovo Diego ci ha rivolto due domande, all’apparenza banali: “Credete in Dio? Se sì, chi è?” La risposta pare scontata, ma è davvero così? Quanti di noi, specialmente alla seconda domanda, rispondono subito e senza esitazione: “Gesù!”? Grazie, caro Vescovo, per averci spronati, provocati, sostenuti, arricchiti ed entusiasmati con le tue parole! CHIARA 5 DOMANDE PER RIPARTIRE N 1. Per evitare la sensazione di dispersione c’è un primo rimedio: riflettere e verificare su quale idea di Chiesa abbiamo in testa. Molte delle sterilità del lavoro di “consiglio” derivano dal fatto che ciascuno partecipa partendo da un’idea di Chiesa fumosa o ambigua. Che cosa è la Chiesa per ciascuno di noi? È un insieme di riti? Una istituzione? Una risposta ad una domanda di servizi religiosi? E’ un’assicurazione contro le fiamme dell’inferno? Tutte 11 LA FEDE AI TEMPI DI FACEBOOK L’INCONTRO CON IL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE el quadro delle molteplici iniziative previste per la Visita pastorale si è tenuto venerdì 22 gennaio l’incontro del Vescovo con il Consiglio Pastorale Parrocchiale e con il Consiglio per gli Affari Economici. L’incontro è stato l’occasione per un confronto sulle finalità e le esperienze di partecipazione nei Consigli parrocchiali, in un clima familiare e di libero scambio di opinioni. Secondo il parroco, don Lorenzo Calori, il Consiglio deve soprattutto conoscere ed approfondire i problemi, non essendo necessario decidere sempre e comunque su tutti gli argomenti all’ordine del giorno mentre è fondamentale l’impegno a esaminare le problematiche e ad essere di ausilio ad una più completa comprensione della realtà. Il Vescovo riprende la discussione articolando il proprio intervento in 5 punti e riprendendo i temi toccati nei vari interventi: P A G I N A Foto Rapid cose evidentemente sbagliate. La missione della Chiesa consiste nel far vedere al mondo, per grazia dello Spirito Santo, Gesù Cristo. Il compito della Chiesa è quello di lasciare che lo Spirito di Gesù rinnovi la vita di uomini e di donne che nel loro insieme facciano “vedere” la presenza di Gesù. È chiaro che organizzare l’attività pastorale partendo da questo corretto presupposto consente di fare tutto in modo diverso e nuovo. 2. Quali competenze per essere consiglieri nella Chiesa? Occorre acquisire familiarità con la Parola di Dio e in particolare con i Vangeli. Per consigliare occorre conoscere Gesù e, quindi, la Parola di Dio. Altro elemento fondamentale per consigliare è l’esperienza della relazione fraterna dentro la vita della Chiesa… è il “fate a gara nello stimarvi a vicenda”, come dice san Paolo. 3. Il Consiglio non è un organismo deliberativo. Esso di per sé non è l’esecutivo della Comunità ed è bene che si di- stingua con chiarezza il momento del consiglio dal momento esecutivo. Ciò affinché si costruisca quel consenso che è necessario per permettere all’esecutivo di agire con efficacia e coerenza. Guai se l’esecutivo fa a meno del consiglio, ma guai anche se i consigli pretendono di fare l’esecutivo. 4. Le differenze tra noi sono un dono. Ciascuno deve gestire il proprio punto di vista come l’offerta di un dono e non come una clava, preoccupandosi che sia messo a disposizione degli altri e che questi altri lo possano condividere. 5. Appendice sulla Iniziazione cristiana e sulla richiesta di don Lorenzo di chiarire il significato di “stile catecumenale”. Per il Vescovo il richiamo alla dimensione catecumenale della Iniziazione cristiana è un fatto su cui la Chiesa italiana sta insistendo da anni. Salvando l’idea che l’introduzione alla vita cristiana avviene anche attraverso una dottrina, e qui Foto Rapid LA VISITA ALLA “CASA ANZIANI” DI OLGIATE Foto William Nel primo pomeriggio di venerdì, il Vescovo mons. Diego Coletti è giunto alla Casa Anziani. Accompagnato dal prevosto Lorenzo Calori, il Vescovo era atteso all’ingresso della Casa dal sindaco, Roberto Bovi, dall’assessore ai lavori pubblici ed ai rapporti con i vari Enti, Marco Bernasconi, dal presidente della società Tre Torri Andrea Catelli, dal direttore sanitario Fabio Bianchi, dal responsabile amministrativo Mario Sanvì, oltre che da una rappresentanza del personale, dei volontari e di alcuni ospiti. La “Casa Anziani” esiste ad Olgiate dal 1975. L’Istituzione dal 1° aprile 2008 è gestita dalla società Tre Torri S.R.L. Unipersonale, voluta dall’Amministrazione Comunale per migliorare la gestione dei servizi ai cittadini. Oltre al direttore sanitario ed al responsabile amministrativo l’organico è composto da circa 70 dipendenti; ci sono due medici e un fisiatra, 4 fisioterapisti, un’animatrice, una impiegata, tre suore ugandesi, gli addetti alle pulizie, al guardaroba ed il numeroso personale Asa. A questi vanno aggiunti i volontari. Gli ospiti della Casa di Riposo sono 82 nella grande maggioranza donne. Nel corso della visita il vescovo Diego si è incontrato con i responsabili, il personale, i volontari e gli anziani della Casa di riposo; a conclusione dell’incontro ha concelebrato ci vuole uno “specialista” (catechista, prete o suora), bisogna tuttavia rendersi conto che questo, da solo, non è sufficiente e che ha registrato un “insuccesso catastrofico” (parole di Joseph Ratzinger, 1989). Di fatto abbiamo trasformato la catechesi in un’ora di scuola, che da sola non è sufficiente. E allora occorre trasformare l’Iniziazione cristiana di bambini (e fidanzati) in momenti nei quali si cresce dentro il grembo di una co- con don Lorenzo e don Omar la santa Messa alla presenza delle autorità, del personale, dei volontari e degli ospiti. Prendendo spunto dal passo del Vangelo di Marco in cui si ricorda come Gesù ha personalmente eletto i dodici apostoli, il Vescovo ha ricordato come Dio ci ama uno per uno, ci chiama per nome e conosce in profondità il nostro cuore. Stare dalla parte di Gesù significa non soltanto conoscere le sue parole ma adoperarsi perché la vita diventi un annuncio della bellezza del Vangelo. Gesù ci vuole bene ha sottolineato il Vescovo - chiedendo alla fine un piccolo regalo: la recita della preghiera per le prossime visite pastorali che sono iniziate da alcuni mesi e che si concluderanno tra quattro o cinque anni. Al termine della Santa Messa un dono sorpresa è stato consegnato da una ospite della Casa al Vescovo: una “Pigotta” di nome Speranza. Da qualche mese infatti gli ospiti della Casa Anziani “lavorano” per l’Unicef confezionando queste bambole di pezza, semplici ma speciali perché uniche ed irripetibili, realizzate a mano con fantasia e creatività. Sono bambole che aiutano a salvare tanti bambini nei paesi poveri del mondo. È il segno che anche gli anziani, spesso soli e sofferenti, sono pronti alla solidarietà per i tanti piccoli che hanno bisogno di calore e di affetto. (P.D) munità cristiana adulta. La Diocesi ha dato alcune prime indicazioni: le modalità concrete sono però da inventare in ogni singola comunità cristiana in modo adeguato a ciascuna concreta realtà. Al termine della S.Messa di domenica 24 gennaio don Omar Corvi, vicario di Olgiate, è stato nomintato assistente della sezione di Como dell’Unitalsi. P A G I N A 12 CHIESA RUBRICHE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 FEBBRAIO 2010 FEBBRAIO 2010 Apostolato della preghiera Intenzione generale: “Per tutti gli scienziati e gli uomini di cultura, perché attraverso la sincera ricerca della verità possano giungere alla conoscenza dell’unico vero Dio”. Nel mondo occidentale domina largamente l’opinione, che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall’universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture. E tuttavia, la moderna ragione propria delle scienze naturali, con l’intrinseco suo elemento platonico, porta in sé […] un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda sul perché di questo dato di fatto esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali ad altri livelli e modi del pensare – alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi ad essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere. Qui mi viene in mente una parola di Socrate a Fedone. Nei colloqui precedenti si erano toccate molte opinioni filosofiche sbagliate, e allora Socrate dice: “Sarebbe ben comprensibile se uno, a motivo dell’irritazione per tante cose sbagliate, per il resto della sua vita prendesse in odio ogni discorso sull’essere e lo denigrasse. Ma in questo modo perderebbe la verità dell’essere e subirebbe un grande danno”. L’occidente, da molto tempo, è minacciato da questa avversione contro gli interrogativi fondamentali della sua ragione, e così potrebbe subire solo un grande danno. Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza – è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica, entra nella disputa del tempo presente. (Benedetto XVI, Università di Regensburg, settembre 2006) Intenzione missionaria: “Perché la Chiesa, consapevole della propria identità missionaria, si sforzi di seguire fedelmente Cristo e di proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli”. È dunque un dovere impellente per tutti annunciare Cristo e il suo messaggio salvifico. “Guai a me – affermava san Paolo – se non predicassi il Vangelo!” Sulla via di Damasco egli aveva sperimentato e compreso che la redenzione e la missione sono opera di Dio e del suo amore. L’amore di Cristo lo portò a percorrere le strade dell’Impero Romano come araldo, apostolo, banditore, maestro del Vangelo, del quale si proclamava “ambasciatore in catene”. La carità divina lo rese “tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno”. Guardando all’esperienza di san Paolo, comprendiamo che l’attività missionaria è risposta all’amore con cui Dio ci ama. Il suo amore ci redime e ci sprona verso la missio ad gentes; è l’energia spirituale capace di far crescere nella famiglia umana l’armonia, la giustizia, la comunione tra le persone, le razze e i popoli, a cui tutti aspirano. È pertanto Dio, che è Amore, a condurre la Chiesa verso le frontiere dell’umanità e a chiamare gli evangelizzatori ad abbeverarsi “a quella prima originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l’amore di Dio”. Solo da questa fonte si possono attingere l’attenzione, la tenerezza, la compassione, l’accoglienza, la disponibilità, l’interessamento ai problemi della gente, e quelle altre virtù necessarie ai messaggeri del Vangelo per lasciare tutto e dedicarsi completamente e incondizionatamente a spargere nel mondo il profumo della carità di Cristo. (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2008, n. 2) Intenzione dei Vescovi italiani: “Perché il dialogo fra lo Stato e la Chiesa sostenga negli uomini di buona volontà un’operosa convergenza di sforzi per il bene comune, la promozione e la tutela dei diritti fondamentali, la lotta alla povertà e la ricerca”. Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è […] proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica. Non possono pertanto abdicare « alla molteplice e svariata azione economica, sociale, legisla- PER LE PARROCCHIE 104 L’informatore giuridico L a Legge finanziaria 2010 (Legge 23.12. 2009, n. 191: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”) ha previsto che l’agevolazione temporanea dell’aliquota I.V.A. ridotta (10% anziché 20%) per le manutenzioni riguardanti le abitazioni, diventa una misura “a regime”. L’oggetto dell’agevolazione previsto dalla Legge finanziaria è costituito dalle prestazioni di servizi rese nell’ambito di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, effettuati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, dipendenti da un contratto di appalto, di prestazione d’opera, di fornitura con posa in opera o di altri accordi negoziali. Nell’agevolazione sono compresi anche la cessione dei beni oggetto della prestazione, limitatamente ai beni cosiddetti “significativi”, cioè: gli ascensori e i montacarichi, gli infissi interni ed esterni, le caldaie, i videocitofoni, le apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria, i sanitari e la rubinetteria da bagno e gli impianti di sicurezza. Accanto alle disposizioni della Legge finanziaria 2010 rimangono però ancora operanti le riduzioni di aliquota previste dal D.P.R. 633/1973, per quanto riguarda gli interventi di grado superiore alle manutenzioni ordinarie e straordinarie, cioè i restauri e i risanamenti conservativi e le ristrutturazioni edilizie ed urbanistiche. Per tali interventi trova applicazione l’aliquota I.V.A. del 10% indipendentemente dalla circostanza che siano effettuati su fabbricati abitativi. Inoltre tale riduzione è più ampia rispetto a quella introdotta dalla Legge finanziaria 2010, in quanto non limita le prestazioni dei servizi ai soli “beni significativi”, e trova estensione anche alle semplici cessioni di beni, escluse le materie prime ed i semilavorati. Per tale motivo tale riduzione può essere applicata anche per le manutenzioni, diverse da quelle ordinarie e straordinarie, effettuate sulle abitazioni. *** Con sentenza del 20.11.2009, n. 24500, la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito al pagamento dell’I.C.I. da parte degli enti ecclesiastici per gli immobili in cui si svolgono attività commerciali. In particolare, prendendo spunto dall’esenzione prevista dall’art. 7, comma 1, lettera i) (che prevede l’esenzione dal pagamento dell’I.C.I. per gli immobili utilizzati dagli enti pubblici e privati, diversi dalle società, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’art. 16, lettera a), della Legge 20.5.1985, n. 222) la Corte di Cassazione ha dichiarato che tale esenzione è riconosciuta a condizione che gli immobili siano destinati esclusivamente allo svolgimento di una delle attività contemplate nella stessa norma. Pertanto per gli enti ecclesiastici l’esenzione spetta anche quando sono esercitate le attività di religione e di culto, oltre a quelle di assistenza, beneficenza, istruzione, educazione e cultura, ma non in presenza di un’attività soggettivamente di carattere commerciale. rubrica mensile a cura di VITTORIO RUSCONI tiva, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune ». Missione dei fedeli laici è pertanto di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità. Anche se le espressioni specifiche della carità ecclesiale non possono mai confondersi con l’attività dello Stato, resta tuttavia vero che la carità deve animare l’intera esistenza dei fedeli laici e quindi anche la loro attività politica, vissuta come « carità sociale ». (Benedetto XVI, Deus caritas est, n. 29) Parola di vita di CHIARA LUBICH «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,9) esù si presenta come colui che realizza le promesse divine e le aspettative di un popolo la cui storia è tutta segnata dall’alleanza, mai revocata, con il suo Dio. L’idea della porta assomiglia e si spiega bene con l’altra immagine usata da Gesù: “Io sono la via, nessuno va al Padre se non attraverso di me” (cf Gv 14,6). Dunque lui è veramente una strada e una porta aperta sul Padre, su Dio stesso. “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Cosa significa concretamente nella nostra vita questa Parola? Sono tante le implicazioni che si deducono da altri passi del Vangelo che hanno attinenza con il brano di Giovanni, ma fra tutte scegliamo quella della “porta stretta” attraverso la quale sforzarsi di entrare (cf Mt 7,13) per entrare nella vita. Perché questa scelta? Perché ci sembra quella che forse più ci avvicina alla verità che Gesù dice su se stesso e più ci illumina sul come viverla. Quando diventa, egli, la porta spalancata, pienamente aperta sulla Trinità? Là dove la porta del Cielo sembra chiudersi per lui, egli diviene la porta del Cielo per tutti noi. Gesù abbandonato è la porta attraverso la quale avviene lo scambio perfetto tra Dio e l’umanità: fattosi nulla, unisce i figli al Padre. E’ quel vuoto (il vano della porta) per cui l’uomo viene in contatto con Dio e Dio con l’uomo. Dunque lui è la porta stretta e la porta spalancata nello stesso tempo, e di questo possiamo farne esperienza. “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Gesù nell’abbandono si è fatto per noi accesso al Padre. La parte sua è fatta. Ma per usufruire di tanta grazia anche ognuno di noi deve fare la sua piccola parte, che consiste nell’accostarsi a quella porta e nel passare al di là. Come? Quando ci sorprende la delusione o siamo feriti da un trauma o da una disgrazia imprevista o da una malattia assurda, possiamo sempre ricordare il dolore di Gesù che tutte queste prove, e mille altre ancora, ha impersonato. Sì, egli è presente in tutto ciò che ha sapore di dolore. Ogni nostro dolore è un suo nome. Proviamo, dunque, a riconoscere Gesù in tutte le angustie, le strettoie della vita, in tutte le oscurità, le tragedie personali e altrui, le sofferenze dell’umanità che ci circonda. Sono lui, perché egli le ha fatte sue. Basterà dirgli, con fede: “Sei Tu, Signore, l’unico mio bene” (cf Mc 15,34 e Mt 27,46), basterà fare qualcosa di concreto per alleviare le “sue” sofferenze nei poveri e negli infelici, per andare al di là della porta, e trovare al di là una gioia mai provata, una nuova pienezza di vita. G Questo commento, pubblicato per intero, si trova in Città Nuova, 25.3.1999, n.6, p.47 VITA CONSACRATA: PADRE RINALDI (SAVERIANO), LA CHIESA “NON POTREBBE VIVERE SENZA DI LORO” Se i religiosi e le religiose “dovessero venir meno si creerebbe un immenso buco nero nella Chiesa e nel mondo”, e la Chiesa “non potrebbe vivere senza di loro”. Ne è convinto padre Giuseppe Rinaldi, saveriano, che su Agensir.it firma una nota sulla Giornata Mondiale della Vita Consacrata (2 febbraio). Il Concilio, ricorda padre Rinaldi, ha dedicato ai consacrati e alle consacrate “un importante documento”, il Decreto sul Rinnovamento della Vita Religiosa (Perfectae caritatis), dove si definisce il loro tipo particolare di vita “una splendida caratteristica del Regno dei cieli”. Giovanni Paolo II ha consegnato loro una “preziosa enciclica”, dal titolo “Vita Consacrata”(1996). Dopo il Concilio è rifiorito nella Chiesa l’antichissimo “Ordo virginum”, l’Ordine delle vergini, una categoria di donne che vivono senza formare un particolare Istituto: “Segnata da una consacrazione conferita dal Vescovo, ognuna vive, nella Chiesa diocesana, una regola di vita personale approvata dal Vescovo”. In Italia sono circa 400 e 200 in formazione in ben 85 diocesi. Nel mondo, i religiosi e le religiose raggiungono il numero di 3.000 in più di 50 Paesi. 226 le Congregazioni religiose maschili, con un totale di 220 mila religiosi. 1.900 le Congregazioni femminili, con circa 790 mila suore. Nella Chiesa italiana sono 90 mila le suore, mentre i religiosi sono 24 mila. CHIESA del PASTORALE LA VORO ASTORALELA LAVORO P A G I N A 13 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 DENTRO L’ENCICLICA PER LA CARITAS IN VERITATE IL TEMPO DI UNA LETTURA PONDERATA Anche per l’enciclica di Benedetto XVI si è compiuto il destino della notorietà. Dopo aver occupato le pagine dei giornali nei giorni immediati alla sua pubblicazione, dopo che per qualche mese è stata al centro di dibattiti tra i maggiorenti dell’economia, ora essa sta vivendo la fase del silenzio... pagina a cura dell’UFFICIO DIOCESANO DELLA PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO DALLA LETTERA ENCICLICA “CARITAS IN VERITATE” La Chiesa ribadisce l’imprescindibile importanza del Vangelo per la costruzione di una società secondo libertà e giustizia nella verità, in una prospettiva ideale e storica di una civiltà animata dall’amore. Di questo amore Evangelico tutti i battezzati, in quanto membri della Chiesa, sono chiamati nel loro ambito a darne piena testimonianza. (Dalla CV. 9) L’amore nella verità è una grande sfida per la Chiesa in un mondo in progressiva e pervasiva globalizzazione. Il rischio del nostro tempo è che all’interdipendenza di fatto tra gli uomini e i popoli non corrisponda l’interazione etica delle coscienze e delle intelligenze, dalla quale possa emergere come risultato uno sviluppo veramente umano. Solo con la carità, illuminata dalla luce della ragione e della fede, è possibile conseguire obiettivi di sviluppo dotati di una valenza più umana e umanizzante. La condivisione dei beni e delle risorse, da cui proviene l’autentico sviluppo, non è assicurata dal solo progresso tecnico e da mere relazioni di convenienza, ma dal potenziale di amore che vince il male con il bene (cfr. Rm 12, 21) e apre alla reciprocità delle coscienze e delle libertà. La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende «minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati ».Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione. Senza verità si cade in una visione empiristica e scettica della vita, incapace di elevarsi sulla prassi, perché non interessata a cogliere i valori, i significati con cui giudicarla e orientarla. La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà (cfr Gv 8, 32) e della possibilità di uno sviluppo umano integrale. Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile. (dall’enciclica “Caritas in Veritate”) A nche per l’enciclica di Benedetto XVI ‘Caristas in veritate’ si è compiuto il destino della notorietà. Dopo aver occupato le pagine dei giornali nei giorni immediati alla sua pubblicazione, dopo che per qualche mese è stata al centro di dibattiti tra i maggiorenti dell’economia, dopo che nelle diocesi si sono fatti convegni ad hoc e qualche parrocchia ne abbia fatto spunto per una riflessione sull’economia, anche in virtù della crisi in atto, ora essa sta vivendo la fase del silenzio. Proprio ora che i riflettori si sono spenti, che è terminato il periodo della ricerca delle parole e frasi ad effetto, è giunto il tempo per una lettura ponderata e attenta dell’enciclica, sia nei suoi tratti particolari sia nel suo insieme. Ma perché la lettura possa essere veramente attenta, ponderata e approfondita fino a raggiungere la profondità del pensiero del Papa è necessario che essa sia fondata su una prima pietra angolare, che si chiama introduzione. In essa Papa Benedetto XVI fa la sua meditata riflessione sulla carità e sul suo rapporto con la verità e la loro incidenza sullo sviluppo umano. La seconda pietra angolare, che si chiama conclusione, è invece l’atto di consegna all’ascoltatore delle proposte contenute nell’enciclica, affinché, grazie al suo agire, egli porti frutto. Ponderare il contenuto dell’introduzione e della conclusione della Caritas in veritate aiuta di certo a dare alla lettura dei vari capitoli dell’enciclica quella profondità che permette di cogliere l’incrociarsi dei drammi dell’umanità con le sofferenze e le preoccupazione del Santo Padre per le attuali situazioni di ingiustizia e povertà presenti nel mondo. L’enciclica ‘Caritas in veritate’ prende avvio con queste parole: La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fato testimone con la sua vita terrena e, soprattutto con la sua morte e risurrezione, è principale forza propulsiva per il vero sviluppo FONDO DI SOLIDARIETÀ: LA SITUAZIONE Continua la solidarietà delle varie comunità diocesane a favore del fondo “Famiglia Lavoro” della Diocesi di Como tanto che al 31 gennaio 2010 restano a disposizione ancora 373.144,29 euro per ulteriori erogazioni. Grazie alla collaborazione dei rev.mi Parroci, il comitato dei garanti ha potuto esaminare 141 richieste di sussidio. Le richieste accettate sono state 102 per un totale erogato di 113.570 euro; per altre richieste sono in corso ulteriori accertamenti. Il criterio di assegnazione del sussidio alle famiglie di norma copre tre mesi al termine dei quali verrà riesaminata ogni situazione. Oltre al sussidio vengono fornite anche opportunità di colloquio per un possibile reinserimento del mondo del lavoro. di ogni persona e dell’umanità intera.”(CV 1) Da questa frase iniziale appare chiaramente che la preoccupazione del Papa non è quella di portare l’ascoltatore a ripiegarsi su se stesso, imprecando contro la lunga serie di ingiustizie e di povertà o di farne dell’enciclica una erudita esercitazione di natura economica-sociologica La sua vera preoccupazione, sull’esempio di Paolo VI nella Populorum Progressio, è quella di indicare la via per debellare i mali che affliggono l’umanità. E non si ferma al semplice annuncio dottrinale, ma aggiunge: “L’amore - «caritas» - è una forza straordinaria che spinge la per- sone ad impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. E’ una forza che ha origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta”.(CV1). Per il Papa nessuno uomo e tanto meno nessun cristiano, è dispensato dall’impegnarsi perché le ingiustizie e povertà vengano debellate, Ma ad una condizione, che non ci si dimentichi che la forza propulsiva di ogni azione è l’amore e la sua origine è in Dio. E non si dica che è poco. E il Papa completa il suo pensiero dicendo: “La carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa” (CV2). L’impegno del cristiano nel sociale per combattere ingiustizie e povertà non è solo un meritevole atto volontaristico, è qualcosa di ben più forte e incisivo: “Solo se pensiamo di essere chiamati in quanto singoli e in quanto comunità a far parte della famiglia di Dio come suoi figli, saremo anche capaci di produrre un nuovo pensiero e di esprimere nuove energie a servizio di un vero umanesimo integrale” (CV 78). In quanto comunità: deve far riflettere le nostre comunità, che troppo spesso sono assenti rispetto alla elaborazione di nuovi pensieri e di esprimere nuove energie. Eppure da oltre cento anni la dottrina sociale della Chiesa è una continua fonte di proposizioni utili non solo per i singoli, ma anche per le comunità perché si rendano capaci di elaborare pensieri e azioni che facciano della giustizia e del bene comune i pilastri del vivere sociale. Ma ogni pensiero, ogni azione, ci ricorda ancora il Papa, richiede una premessa indispensabile: “Lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, cristiani mossi dalla consapevolezza che l’amore pieno di verità, caritas in veritate, da cui procede l’autentico sviluppo, non è da noi prodotto ma ci viene donato.(CV 79). NOTIZIE DAL MONDO DEL LAVORO FORMAZIONE PROFESSIONALE PER I GIOVANI DOPO LA TERZA MEDIA In questi anni, a livello nazionale e ancor più nella nostra Regione, sono tanti i giovani e le famiglie che scelgono i percorsi di formazione triennale come strumento per assolvere l’obbligo scolastico, per acquisire una professionalità spendibile nel mondo del lavoro e per crescere umanamente e culturalmente. I corsi professionali costituiscono un’alternativa alla scuola superiore tradizionale e sono indicati per i ragazzi portati ad apprendere dal fare, attratti dalle esperienze pratiche, che hanno attitudini per l’operatività. Per loro sono garantite le acquisizioni dei saperi di base e delle competenze professionali concretamente spendibili nel lavoro, anche attraverso un forte rapporto con il mondo delle imprese, in primo luogo con i tirocini aziendali. In provincia di Como è ampia la possibilità di accedere, nei Centri di Formazione Professionale e presso alcuni Istituti superiori, a questi corsi, che sono gratuiti e coprono tutti i principali settori: dall’alimentare al turistico, dal meccanico, all’elettrico, al legno, ai lavori d’ufficio, dall’estetica al tessile. Il problema per le famiglie che vogliono usufruire di questo canale formativo è costituito dal numero di posti limitato, determinato dal finanziamento regionale, che costringe alla logica del “primo che arriva”. Per avere informazioni sulle modalità di iscrizione, aperte dal 26 febbraio, ci si può rivolgere ai Centri di Formazione e alle Scuole superiori interessate dall’iniziativa. P A G I N A 14 CHIESA CARIT AS CARITAS IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 EDITORIALE GUARDANDO AL FUTURO L a decima Assemblea diocesana, svoltasi a Sondrio sabato 19 settembre scorso, aveva un titolo eloquente: “Non conformatevi a questo mondo. Per un discernimento comunitario”. E proprio sulla base di questo monito, il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi, ha tracciato le linee programmatiche del cammino educativo che la Caritas propone a tutta la comunità. In questo spazio della “pagina Caritas” è stato presentato un piccolo “vademecum” a puntate per illustrare gli obiettivi messi in evidenza durante l’Assemblea diocesana. Oggi pubblichiamo l’ultima parte. APERTURA ALLE ALTRE ATTIVITA’ ASSISTENZIALI IL VIAGGIO DI ROBERTO BERNASCONI NELLE ISOLE ANDAMANE UN OSTELLO DELLA GIOVENTÙ FRUTTO DELLA GENEROSITÀ DELLA DIOCESI Il direttore della Caritas diocesana nei luoghi devastati dallo tsunami il 26 dicembre 2004: «E’ stato emozionante vedere realizzato un progetto così importante e utile per tutta la comunità» «Un quinto obiettivo (il primo era dedicato alla “formazione”, il secondo alle “relazioni inter-personali”, il terzo all’”attenzione ai giovani”, il quarto al “saper lavorare in rete”, ndr) è l’apertura e l’accoglienza di tutte quelle espressioni cristiane e non, che vivono azione di carità e di volontariato sul nostro territorio, tante volte in apparente concorrenza. Il compito che ci siamo dati - evidenzia Roberto Bernasconi - è quello di coordinamento e di mediazione, per rimettere al centro del nostro agire non le nostre aspettative, le nostre capacità organizzative, ma l’uomo che vive le difficoltà e le fatiche della vita…». ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI «Un sesto obiettivo - conclude il direttore della Caritas diocesana - è l’accoglienza delle persone che sono costrette a lasciare il loro Paese per motivi di guerra o di povertà. Diventa sempre più importante che la Caritas abbia la capacità di capire le cause di questo fenomeno e insieme abbia la capacità di accoglienza che è dovuta a tutti i fratelli indistintamente; che abbia la capacità di denuncia delle ingiustizie che questi nostri fratelli sempre più spesso sono costretti a subire e insieme abbia la forza, se necessario, di assumersi la responsabilità per le azioni che ritiene giusto compiere a favore di questi nostri fratelli. La Caritas in questa azione deve essere da pungolo a tutta la comunità diocesana…». pagina a cura della CARITAS DIOCESANA S ono trascorsi poco più di cinque anni (era il 26 dicembre 2004) dal tremendo tsunami nell’Oceano Indiano che ha sconvolto coste e isole del Sud-Est asiatico. Le vittime, tra morti e dispersi, sono state più di 300.000. I feriti circa 500.000 e 5 milioni di sfollati. I Paesi più colpiti sono stati l’Indonesia, lo Sri Lanka, l’India, la Thailandia, ma si sono contati morti anche in Somalia, Maldive, Malaysia, Myanmar (Birmania), Tanza- nia, Seychelles, Bangladesh e Kenya. Dopo la catastrofe si è immediatamente messa in moto la macchina degli aiuti internazionali che sono continuati anche dopo la prima fase di emergenza. Anche la Caritas diocesana di Como si è mobilitata e ha raccolto 200.000 euro che sono stati destinati alla popolazione delle Isole Andamane, particolarmente colpite dallo tsunami. Le Isole Andamane e Nicobare, che fanno parte dell’India, si trovano a sud del Golfo del Bengala e formano un arcipelago di circa 40 isolette, con una popolazione di 356.000 abitanti (dopo lo tsunami si sono contati 1.200 morti, oltre 5.500 dispersi e 44.200 sfollati; ma in realtà, poiché non esisteva un censimento della popolazione, stime ufficiose parlano di quasi 18.000 morti). La capitale è Port Blair e proprio in questo luogo si è concretizzato il progetto finanziato dalla Caritas di Como. «Con il denaro raccolto nell’intera diocesi di Como è stato realizzato un ostello della gioventù, una costruzione di tre piani, con camerate, servizi e un refettorio. La struttura, che è operativa da circa un anno, può ospitare 150 giovani ed è stata costruita in una nuova area, al centro di Port Blair, vicino alla cattedrale e alla scuola diocesana che ospita ben 1.600 allievi». Così Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana, racconta con soddisfazione l’obiettivo raggiunto, grazie alla solidarietà espressa da tutta la diocesi di Como. CONTINUA LA SOLIDARIETÀ PER RIDARE SPERANZA AI TERREMOTATI DI HAITI Procede incessante il piano di emergenza internazionale. Sale a oltre un milione di euro il contributo di Caritas Italiana per gli aiuti in questa prima fase. Ma la sfida più grande resta la ricostruzione A distanza di poche settimane dal devastante terremoto che ha sconvolto Haiti, continua incessante il soccorso internazionale alla popolazione colpita. Prosegue, inoltre, il piano di emergenza della Caritas Italiana che, in questa prima fase, ha raccolto un contributo di oltre 1 milione di euro da destinare agli aiuti. La sfida più grande resta, tuttavia, la ricostruzione. Nonostante i massicci esodi registrati in questi giorni, infatti, si calcola che a Port-au-Prince siano ancora 800.000 le persone senzatetto. Caritas Haiti - in coordinamento con gli organismi internazionali presenti sul posto e grazie al sostegno di Caritas Italiana e delle altre Caritas - ha già distribuito aiuti a 50.000 haitiani tramite i suoi centri e le parrocchie: cibo e acqua a 34.000 persone e generi di prima necessità ad altre 16.000. Da questa settimana è operativo il nuovo piano di emergenza che per i prossimi due mesi raggiungerà 200.000 persone. La Caritas fornisce anche assistenza sanitaria presso l’ospedale San Francesco di Sales, nel centro della capitale, dove sono state riattivate tre sale operatorie, un laboratorio e apparecchiature radiografiche ed è stata attivata una banca del sangue. Anche l’ospedale di Petit Goave è ora operativo ed è stato riaperto il dispensario. Sono stati creati anche altri 6 centri per la distribuzione di medicinali e per facilitare misure di prevenzione e di igiene. La Caritas ha riaperto, inoltre, un reparto presso l’ospedale Nostra Signora di Lourdes, dove opera un team medico. La distribuzione di acqua è avviata con regolarità. In particolare la Caritas ha installato 4 cisterne per l’acqua potabile a Saint Marie, Carredoux, Delmas 32 e presso l’ospedale San Francesco di Sales. Infine, un impianto di potabilizzazione della capacità di 2.000 litri l’ora è stato installato a Leogane e Gressier. Durante la recente riunione del Consiglio delle Nazioni Unite a Ginevra, la Caritas (insieme con altri 8 organismi cattolici) ha raccomandato, in questa fase di massima emergenza, attenzione e monitoraggio sul rispetto dei diritti umani, con particolare attenzione alle donne e ai bambini. Il direttore della Caritas è da poco rientrato dalle Isole Andamane. «Questo viaggio - sottolinea Roberto Bernasconi - ha voluto suggellare e rafforzare l’iniziale “gemellaggio”, voluto da Caritas Italiana, tra la Caritas di Como, quella Ambrosiana e la diocesi di Port Blair, realizzato per portare i primi aiuti dopo lo tsunami. Ero in compagnia di don Roberto Davanzo, direttore della Caritas di Milano, il cui contributo ha permesso la realizzazione di un asilo nido e la ristrutturazione dell’ospedale diocesano di Port Blair, che è gestito da una congregazione di suore». «E’ stato emozionante - continua il direttore della Caritas - vedere realizzata dagli abitanti del luogo un’opera così importante e utile. Abbiamo avuto fiducia in loro e i risultati non sono mancati. Devo dire che questa esperienza mi ha arricchito e mi ha dato speranza. Ho visto una Chiesa viva, che si fa carico della gente in modo straordinario; una comunità giovane che vive un cristianesimo profondo, fraterno e solidale; una comunità che nonostante l’estrema povertà - vissuta con grande dignità - ha entusiasmo e opera con corresponsabilità. Tutto ciò rappresenta una grande ricchezza e una speranza per il futuro». La Caritas di Como sta organizzando aiuti anche per la recente emergenza causata dal devastante terremoto di Haiti. «Grazie alla solidarietà della gente di tutta la diocesi abbiamo raccolto 200.000 euro, che invieremo alla Caritas Italiana. Spero che il frutto della nostra generosità diventi presto un progetto concreto, come è stato nelle Isole Andamane». LA TESTIMONIANZA DI MONS. PIERRE DUMAS, PRESIDENTE DI CARITAS HAITI «METTIAMO AL CENTRO DI TUTTO LA PERSONA» «Il giorno prima del terremoto, stavo visitando alcune zone della mia diocesi. Per andare in un posto, dovevo attraversare diversi fiumi, e in uno di questi abbiamo visto l’acqua “fare bolle” e delle onde. Abbiamo deciso di trascorrere la notte nel centro di formazione diocesano di Matean, vicino al mare, ma durante la notte le onde hanno iniziato a sbattere contro l’edificio e io ho pensato: “Questo è uno tsunami!”. Il giorno seguente sono tornato a Port-au-Prince e dieci minuti dopo essere sceso dalla macchina è avvenuto il terremoto. C’è stato un gran boato e la casa ha sussultato, non ho nemmeno avuto il tempo di uscire dalla porta che tutto si era calmato. Sono tutti usciti in strada. Una delle prime cose che ho fatto è cercare di contattare i membri del mio staff e rassicurarli. Ho detto loro di non temere, che questa era una possibilità per le persone di dimostrare solidarietà e di aiutarsi a vicenda. Ho perso una nipotina di due anni e mezzo e mio cognato nel terremoto... Credo che la nostra carità e il modo in cui viviamo questa crisi ci aiuterà a crescere in umanità. Ci aiuterà ad essere più generosi, aperti e disponibili agli altri… Penso che questo evento ci dia la possibilità di ricostruire il nostro Paese in modo diverso e di comprendere il legame che ci unisce. Siamo assillati da alcune domande che, per il momento, riguardano solo l’emergenza, ma un giorno riguarderanno la ricostruzione. Questo non significa ricostruire le cose come erano prima, ma avere invece la possibilità di costruire Haiti migliore, in cui la persona è al centro di tutto». CHIESA CHIESAMONDO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 P A G I N A 15 IL RICONOSCIMENTO DI UN SERVIZIO FEDELE ALLA COMUNICAZIONE E ALLA MISSIONE A LUIGINA BARELLA IL PREMIO PER LA PACE 2009 Il momento della lettura della motivazione che ha portato al premio per Luigina Barella Tra i 17 premiati anche un riconoscimento, alla memoria, ad una collaboratrice del Settimanale, ovvero Luigina Barella, giornalista esperta di mondialità e realtà missionaria scomparsa nel 2006 di LUIGI CLERICI na cerimonia caratterizzata da momenti suggestivi ed anche di spettacolo, con danze ed esibizioni canore, ha caratterizzato, mercoledì scorso 27 gennaio, all’auditorium “Giorgio Gaber” di Palazzo Pirelli a Milano, la consegna dei Premi per la Pace 2009 della Giunta regionale della Lombardia. Tra i 17 premiati anche un riconoscimento, “alla memoria”, ad una collaboratrice del Settimanale, ovvero Luigina Barella, giornalista esperta di mondialità e realtà missionaria scomparsa nel 2006. La candidatura era stata avanzata dal consigliere regionale comasco del Partito Democratico, Luca Gaffuri, mentre sul palco, a ricevere il riconoscimento dalle mani del Presidente uscente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, la nipote, Cristina Venco e mons. Bruno Maggioni. Tra il pubblico anche mons. Carlo Calori, direttore per tanti anni de “Il Settimanale”. «Abbiamo voluto questo premio - ha detto il presidente uscente della Regione, Roberto Formigoni - per ringraziare e celebrare donne, uomini, movimenti e associazioni che in Lombardia si danno concretamente da fare per la pace nel mondo. Alcuni considerano la pace come assenza di guerre e conflitti ma io preferisco considerarla invece come una presenza di volontà positive, donne e uomini, dai capi di governo alla gente più semplice che accettano di mettersi in gioco per costruire nel mondo opere di pace». E proprio queste “opere positive” realizzate da gente “di diversa cultura, religione, storia e opinioni” sono l’oggetto del riconoscimento. «La stessa U Regione Lombardia - ha affermato Formigoni - è da sempre impegnata per la pace, attraverso le iniziative di solidarietà come quelle seguite allo tsunami, al terremoto in Abruzzo e da ultimo al sisma di Haiti ma anche nell’accoglienza dei feriti delle guerre come quelli del Libano». La stessa Amministrazione regionale è impegnata anche sul fronte politico con iniziative come il Forum del Mediterraneo, il World Regions Forum e la Conferenza ItaliaAmerica latina e Caraibi, mentre numerosi premiati hanno riguardato l’impegno profuso a favore dell’Amazzonia, del Madagascar, dei bambini colpiti da diabete in Moldavia, allo sviluppo di Eritrea ed Etiopia fino ad Hong Kong, senza tralasciare il quotidiano prodigarsi nel nostro territorio. L’attenzione e l’impegno verso il mondo è alla base del riconoscimento attribuito alla memoria di Luigina Barella: “Per essere stata autrice di articoli e libri che hanno rafforzato la cultura della solidarietà e della collaborazione tra i popoli e le diverse religioni” si legge infatti nella moti- “Per essere stata autrice di articoli e libri che hanno rafforzato la cultura della solidarietà e della collaborazione tra i popoli e le diverse religioni” vazione con la quale è stata premiata. «Una proposta nata dal ricordo anche personale - ci ha confidato Luca Gaffuri - Luigina Barella, con la passione e la competenza che si percepivano nei suoi articoli e che hanno animato le sue iniziative, è stata una ricchezza per la società e la Chiesa lombarde e italiane. Mi sembra particolarmente importante dire che il suo è stato un considerevole stimolo, per Como e la Valtellina, a guardare, capire meglio e amare il mondo al di là dei nostri orizzonti. Voglio pensare, inoltre, che questo premio sia il giusto riconoscimento non solo per ciò che Luigina Barella ha fatto, ma anche per i gruppi e le associazioni che ne continuano le iniziative, per i missionari suoi amici e per l’attività di informazione e impegno culturale che svolgono i giornali con cui collaborava». Significativo il ricordo di Gerolamo Fazzini, direttore di “Mondo e Missione”: «La sua più grande passione era l’America Latina con tutto ciò che significa: le lotte popolari, una Chiesa vivace e profetica, la denuncia di squilibri e ingiustizie, ma anche il racconto delle novità positive provenienti “dal basso”. Alcuni sui reportage sono ancora oggi preziose testimonianze: penso - in particolare - a quelli in Paesi travagliati da conflitti interni durissimi come Guatemala e Colombia. La denuncia degli “effetti collaterali” della guerra si univa sempre, in Luigina, alla descrizione della tenacia del popolo nella costruzione della pace. I suoi pezzi non sono mai analisi asettiche, ma racconti partecipi della vita di persone concrete, volti di donne e uomini. Credo che Luigina Barella meriti di essere ricordata come esempio di giornalismo di razza: capace di partecipazione e condivisione, abile nell’immergere il lettore nelle situazioni, di raccontare il “come”, lasciando intuire il perché dei fatti». Con la sua attività pubblicistica e con l’impegno in associazioni di cooperazione e solidarietà internazionali, come pioniera d’iniziative volte allo sviluppo del commercio equo e solidale e con il suo impegno personale, Luigina Barella, ha contribuito in maniera rilevante alla crescita di una cultura della solidarietà, della mondialità, della comprensione e collaborazione tra i popoli e le religioni, all’affermarsi delle ragioni della pace e con la sua opera ha arricchito il progresso della comunità ecclesiale e della società civile lombarda, in particolare nei territori delle province di Como, Sondrio, Lecco e Varese, anche creando una fitta rete di contatti e di continue relazioni con i missionari cattolici originari del territorio, veri ambasciatori di solidarietà e operatori di pace nel mondo. LUIGI CLERICI CONSULTA DIOCESANA DI PASTORALE MISSIONARIA A NUOVA OLONIO Domenica 7 febbraio, a Nuova Olonio, presso la Casa Madonna del Lavoro, si svolgerà la Consulta Diocesana di Pastorale Missionaria. All’incontro sono invitati i rappresentanti di tutti i gruppi missionari della diocesi. La giornata avrà inizio alle ore 10 e si concluderà alle ore 16. I partecipanti sono invitati a portarsi il pranzo al sacco. Durante l’incontro verranno ripresi gli argomenti del Convegno Missionario di novembre per arrivare ad eleborare delle proposte che delineeranno il cammino della pastorale missionaria della Diocesi di Como per i prossimi anni. P A G I N A 16 SOCIETÀ SPECIALEVIT A SPECIALEVITA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 MAI SOPITO IL DIBATTITO SULLO STATO VEGETATIVO TORNARE A RIFLETTERE SU UNA QUESTIONE SEMPRE MOLTO DELICATA... A distanza di un anno dalla tragica conclusione della vicenda Englaro, dove, nella confusione delle polemiche, si sono mescolate mezze verità e macroscopiche falsità, finalmente una riflessione seria, pacata e competente sulla delicata questione dei pazienti in stato vegetativo (SV). Promotrice la Commissione di bioetica dell’Ordine dei medici di Como. Due relatori – il prof. Mario Guidotti, primario di Neurologia dell’Ospedale Valduce e il prof. Gianbattista Guizzetti, dell’Istituto don Orione di Bergamo – hanno sapientemente intrattenuto il folto pubblico, stipato al gran completo nella sala conferenze della Biblioteca Comunale. Una trattazione di elevato livello scientifico, accompagnata dalla viva partecipazione personale propria di chi non solo teorizza, ma anche vive giorno per giorno il dramma delle decisioni bioetiche al fianco dei pazienti in SV. Decisamente centrato il taglio degli interventi. Essi, infatti, hanno saputo dar voce ai due profili davvero decisivi della questione – quello scientifico e quello etico-antropologico –, evitando invece quella strozzatura ad imbuto sulla questione giuridico-politica nella quale il dibattito su finevita e stati vegetativi finisce regolarmente per avvitarsi. Una strozzatura che è stata ben presente, purtroppo, nel caso di Eluana Englaro, e che rischia nuovamente di prevalere nel dibattito sul testamento biologico attualmente in corso nelle aule del Parlamento. Prendiamo spunto dai contenuti di questa serata per ridefinire i termini del problema. L’ASPETTO SCIENTIFICO La condizione di SV (un tempo denominato “coma vigile” o “sindrome apallica”) è stata ottimamente illustrata dai due relatori sotto l’aspetto scientifico. L’umano nascosto è definizione che bene illustra lo stato di una persona indubbiamente viva e “funzionante”, ma a cui le conseguenze di un grave insulto ischemico o traumatico sottraggono, in buona parte, la consapevolezza di sé. Come il prof. Guidotti ha giustamente sottolineato, la scienza clinica si pone di fronte alle persone in SV con atteggiamento pensoso e prudente. Anzitutto perché, della condizione neurologica di un paziente in SV, è più quel che ignoriamo di quel che sappiamo: per es. ci restano in gran parte sconosciuti – al di l’accanimento terapeutico, rinunciarvi appare del tutto lecito; in fondo si tratta di riconoscere l’invincibilità della patologia, e quindi l’inevitabilità della morte che si avvicina. Del tutto differente dalla terapia è la cura. Essa non contrasta alcuna causa patologica, ma si limita a fornire quei materiali di base (cibo, acqua, pulizia…) indispensabili per vivere, qualora la persona (non necessariamente un malato, o un malato cronico, ma anche un bambino, un anziano, un disabile) non sia in grado di procurarseli autonomamente. Quindi fra terapia e cura esiste una differenza nettissima e precisa. Al punto che si può, nel caso, sospendere le terapie, ma mai la cura. Sarebbe disumano. Anche perché, nei casi di persone in stato di estrema dipendenza dagli altri, l’interruzione della cura equivarrebbe a lasciar morire (cioè a far morire) il bambino, il vecchio, il disabile. Non saremmo affatto di fronte, in questi casi, all’accettazione inevitabile della morte (che non è per nulla imminente), bensì a un anticipazione indebita della morte. In una parola: eutanasia per abbandono. là delle limitate risorse diagnostiche in questo campo e dei racconti a posteriori di quelli che si sono poi svegliati – il livello effettivo di coscienza, oppure la risposta agli stimoli dolorifici. Inoltre ogni paziente in SV rappresenta un caso a sé: rispetto a quello che potrebbe essere il caso-tipo di SV, si danno molteplici variabili (possibili arresti cardiaci, fattori emorragici, infezioni), che chiedono di ripensare sempre da capo la migliore soluzione terapeutica da adottare. Una “zona grigia” nella quale non è sempre facile orientarsi, se si vuole, da una parte, rifuggire l’abbandono terapeutico, ma anche, dall’altra, evitare di cadere in forme di accanimento terapeutico. Detto questo, però, non è affatto vero che non esistono certezze scientifiche di fronte alla condizione di SV. Preme dirlo, perché, soprattutto nella tragica vicenda di Eluana, si sono sentite affermazioni clamorosamente false, del tipo che “un paziente in SV è cerebralmente morto”, oppure che “la sua è una vita attaccata a una macchina,una vita puramente artificiale”, e così via. In realtà lo SV è semplicemente una condizione di disabilità. La più grave, invalidante e, nella maggior parte dei casi, cronica. Ma pur sempre una condizione di disabilità. Il paziente in SV non è affatto un malato terminale, a meno che sopravvenga (ma questo può capitare anche a una persona perfettamente in salute) una specifica causa mortifera (un arresto cardiaco, un’emorragia incontenibile, un’infezione letale). Egli, di norma, non abbisogna di particolari presidi terapeutici, ma solo della normale assistenza atta a garantirgli quelle forme di cura di sé – alimentazione, idratazione, pulizia – a cui non è in grado di assolvere autonomamente. GUARIRE (TERAPIA) E CURARE (CURA) Dal punto di vista medico rimane fondamentale la distinzione fra terapia e cura. La terapia (farmacologica, chirurgica…) è ciò che contrasta una patologia, ossia un fenomeno organico naturale che, sopravvenendo, corrompe, a volte irrimediabilmente, una funzione vitale essenziale. Quando l’aggressione patologica è particolarmente tenace, ne può derivare non solo un danno – provvisorio o cronico – per la salute, ma anche la morte naturale. La terapia, essendo ciò che cerca di contenere l’aggressione patologica, è normalmente dovuta, salvo che si configuri il caso di una terapia futile, o eccessivamente onerosa, o insopportabilmente cruenta e invasiva. In questi casi si parla di terapia sproporzionata alla patologia: continuarla, con irragionevole ostinazione, configura la situazione del- L’ASPETTO ETICOANTROPOLOGICO La relazione del prof. Guizzetti ha avuto il merito di mettere l’accento sui profili umani e morali dell’assistenza al disabile in SV. Certamente si tratta di una situazione di immane sofferenza per la famiglia del paziente, e anche di forte onerosità economica, essendo nella maggior parte dei casi indispensabile l’ospedalizzazione. Ma sono proprio questi aspetti a chiamare il causa il senso di umanità e di civiltà di un gruppo umano. Una società si misura precisamente sulla sua capacità di prendersi in carico, e di non abbandonare, i più poveri. C’è una cultura della solidarietà e della vicinanza che proprio di fronte agli SV, come ad ogni altra forma magari meno grave di disabilità, viene provocata a dare risposte non elusive. Certamente un paziente in SV fa venire al pettine diverse questioni decisive, morali, etiche, mediche: il senso che sappiamo dare alla vita povera e disabile, il rischio di una approccio esclusivamente “qualitativo” alla vita, la forza della relazione e della fraternità, il senso ippocratico della professione medica, normata anzitutto dal “principio di beneficienza”, pur nel giusto rispetto dovuto all’autodeterminazione del paziente… L’ASPETTO GIURIDICOPOLITICO Come detto, il merito dell’incontro è stato quello di aver dato voce al livello pre-giuridico e pre-politico del problema, un livello che, viceversa, l’attuale confronto serrato su leggi e sentenze rischia regolarmente di mangiarsi. Eppure anche a quel livello (giuridico-politico) occorre prima o poi arrivare. Su questo piano, il punto nevralgico della discussione concerne la libertà di cura. L’uomo moderno ambisce ad essere libero di fronte alla sua vita e alla sua morte. Vuole essere lui a valutare se e fino a che punto una vita fortemente menomata da vecchiaia o disabilità cronica sia ancora degna di essere vissuta. Non accetta cioè l’idea della vita come un bene oggettivo, comunque prezioso, perché comunque capace di dare e di ricevere, anche se vulnerata nel movimento, nella comunicazione, nella coscienza. O almeno: non accetta l’universalità di questa idea, ossia che possa e debba valere per tutti. Apprezza chi, per la sua particolare visione della vita, è disposto ad accettare, ad amare e ad accudire la vita anche quando versa in condizioni pietose. Ma, per sé stesso, vuole riservarsi la libertà di decidere se e quando dire “basta”. È eticamente corretta questa posizione? E, soprattutto, fino a che punto deve trovare riscontro nelle leggi dello Stato? Esiste un diritto a morire quando e come si vuole? Dove passa il confine sottile fra la libertà di cura e il dovere di curarsi? Su questi e altri complessi interrogativi ci riserviamo di approfondire in un prossimo intervento. pagina a cura di mons. ANGELO RIVA P A G I N A Como CRONACA DI E P R O V I N C I A 17 ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 IN PROVINCIA DI COMO A SCEGLIERLA, LO SCORSO ANNO, SOLO LA DIREZIONE DIDATTICA DI MARIANO Pianeta scuola il fallimento delle 24 ore, ma... I dati dello scorso anno mostrano un’opzione irrisoria per questa fascia. Entro fine febbraio si sarà chiamati a decidere per il prossimo anno. A questo punto appare, però, lecito chiedersi se i genitori delle future classi prime, magari di figli primogeniti, vengono realmente messi in condizione di capire, e di poter scegliere con pari dignità l’opzione 24, 27, 30 ore settimanali, così come stabilisce la legge di ELENA CLERICI iamo stati scolari senza onere di scelta da parte dei nostri genitori: la scuola elementare era una istituzione dedita all’istruzione con molte certezze e delle garanzie. Nel tempo è cambiata: ha continuato ad istruire ed educare, ma ha via via supplito anche a molte carenze sociali, e riempito molti spazi di famiglia. Le è stato chiesto di farlo, forse ora è diventato un diritto acquisito (o un dovere imposto, secondo i punti di vista). La legge Gelmini del settembre 2008, con l’indicazione all’articolo 4 di classi funzionanti con orario di 24 ore settimanali, ha dato a molti genitori la speranza di poter fare, nei limiti consentiti dalla legge, la propria scelta educativa. La stagione delle iscrizioni al prossimo anno scolastico è oramai alle S porte: il termine ultimo è la fine di febbraio. I dati dell’anno passato mostrano un’opzione irrisoria per le 24 ore settimanali, assai consistente per le opzioni con un numero di ore fino a 40 ore settimanali. Ciò corrisponde certo ad una esigenza delle famiglie, perchè il tempo pieno consente di gestire al meglio il menage familiare; risolve forse in parte il problema occupazionale; salvaguarda probabilmente anche il patrimonio didattico acquisito da molti istituti. Tutto legittimo, naturalmente. Però, qualche dubbio resta. Intanto ci domandiamo se di fronte a questi dati non sia venuto il desiderio, a chi la riforma l’ha fatta, di verificare i motivi per cui è stata così malamente colpita e affondata. Forse era fragile l’impianto, soprattutto dal punto di vista educativo. Forse varrebbe la pena UN’OPZIONE SNOBBATA DAI COMASCHI «L’opzione 24 ore ha rappresentato, lo scorso anno, sulla provincia di Como un fallimento totale - dichiara Adria Bartolich, responsabile del settore scuola della Cisl di Como -. Ad attuarla è infatti stata soltanto la direzione didattica di Mariano. In tutte le altre i genitori hanno preferito compiere scelte diverse, dettate dalla evidente complessità nel gestire il management familiare e conciliare lavoro, casa e tempo scolastico. Non molti sono stati coloro che hanno preferito il tempo pieno. La scelta è per lo più caduta nel mezzo, in special modo tra le 27 e le 30 ore settimanali». M. Ga. comunque fare verifiche serie sul territorio. Poi, forti anche di esperienze concrete, ci chiediamo se i genitori delle future classi prime, magari di figli primogeniti, vengono realmente messi in condizione di capire, e di poter scegliere con pari dignità l’opzione 24, 27, 30 ore settimanali, così come stabilisce la legge. Quest’anno il sito del Ministero aiuta almeno un po’ in questo senso, perchè fornisce materiale e FAQ utili per chiarirsi le idee; poi sta comunque al singolo Istituto Comprensivo gestire in piena libertà la sua situazione particolare. Ma il cuore è la questione educativa. Vogliamo poter scegliere per i nostri figli, dai sei ai dieci anni, una “prossimità significativa”, per usare una espressione del vescovo Diego Coletti, cioè una vicinanza che dà senso all’esistenza in termini anche di quantità di tempo. Vogliamo che trascorra- SABATO 6 FEBBRAIO Discoteca del silenzio Sabato 6 febbraio presso il Santuario del Sacro Cuore di via Tommaso Grossi a Como, si terrà la “Discoteca del Silenzio”, il tradizionale appuntamento di adorazione eucaristica notturna proposto dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile (C.G.P.G.). L’inizio è alle ore 20.30, con la celebrazione della S. Messa vespertina; seguirà l’esposizione del SS. Sacramento e l’animazione spirituale proposta dai giovani Guanelliani con preghiere, canti, ritornelli, lettura di brani di don Guanella e di frasi tratte dalla Parola di Dio. Poi, dalle 23.00, il silenzio, la meditazione e la preghiera personale, fino alle 4.00 della domenica mattina. Alle 24.00 sarà recitato il Santo Rosario per tutte le famiglie in comunione con altre realtà guanelliane. Domenica 7 febbraio prosegue l’iniziativa, sempre proposta dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, della “Domenica della Carità”: un momento di incontro con gli ospiti della RSA “Don Guanella” di Como e la celebrazione insieme dell’Eucaristia domenicale delle ore 10.30 presso la cappella interna alla struttura (con entrata da via Guanella). L’invito a partecipare è rivolto a tutti. Chi fosse interessato a partecipare all’animazione può ritrovarsi alle 9.30 sempre presso la cappella. Per informazioni ci si può rivolgere alla segreteria del Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, via L. Guanella, 13 Como; tel. 031.296783; e-mail: [email protected]. no più tempo a casa, in famiglia. Che abbiano più tempo per giocare, anche da soli, anche all’aria aperta se possibile. Che abbiano tempo per la noia e non solo tempo programmato da altri, da noi adulti. Vogliamo che la scuola non sia il luogo in cui passano la maggior parte delle loro ore, perchè il lavoro non esaurisce neppure la dimensione di noi donne e uomini adulti, non ci qualifica in quanto tali. Vogliamo che imparino dalla vita, e non solo dalla scuola. Vogliamo che coltivino relazioni umane al di fuori dell’ambiente scolastico, perchè la vita non è un centro commerciale, ma una città aperta. Vogliamo che abbiano compiti da eseguire, perchè bisogna fare proprio, interiorizzare, e fare fatica per imparare. Vogliamo assumerci le nostre responsabilità educative di genitori fino in fondo: compresa la responsabilità di sbagliare, se stiamo sbagliando. Vorremmo avere realmente la possibilità di scegliere: siamo forse una minoranza, di quelle che non dovrebbero esistere perchè non corrispondono agli standard sociali. Ma ci siamo. IL COLLEGIO GALLIO E GIOVANNI BERTACCHI Il Collegio Gallio - Associazione ex Alunni propone un omaggio a “Giovanni Bertacchi, poeta e intellettuale delle nostre terre” a Como, sabato 6 febbraio, presso l’Aula Magna del Collegio Gallio. Il programma prevede: ore 16: saluto. Padre Luigi Amigoni, Rettore del Collegio Gallio; Massimiliano Ronchetti, Presidente dell’Associazione Ex Alunni; ore 16.15: padre Emilio Pozzoli, Bertacchi al Gallio ore 16.45: prof. Guido Scaramellini, Bertacchi dialettale ore 17.15: prof. Claudio Di Scalzo, Divulgare Giovanni Bertacchi on line e nella scuola ore 18.00: presso la Chiesa del Collegio - celebrazione della Santa Messa nella festa annuale di san Girolamo Miani, fondatore dell’ordine dei Padri Somaschi L’iniziativa è collegata al concorso letterario carpe verbum, bandito nella ricorrenza del 75° della fondazione dell’Associazione Ex Alunni del Collegio Gallio, di cui Bertacchi fu primo presidente. Il bando del concorso, rivolto a tutti gli studenti delle scuole superiori delle province CRONACA P A G I N A 18 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 UN PROGETTO DI PREVENZIONE CONTRO I SUICIDI IN CARCERE La mente oltre le barriere IL MONDO CARCERE L’iniziativa, che vede coinvolti l’assessorato ai Servizi sociali del Comune di Como, la Provincia di Como e l’Azienda Ospedaliera S. Anna - Dipartimento Salute Mentale, sarà centratA sui detenuti di età compresa tra i 20 e i 35 anni, che stanno scontando la prima pena e nasce dalla necessità di prevenire i comportamenti aggressivi dei detenuti verso se stessi e verso gli altri I l Suicidio in carcere. Un dramma nel dramma che attraversa, in linea retta, le carceri italiane. Danord a sud. Nelle carceri italiane sono purtroppo in incremento i decessi per suicidio e la frequenza maggiore si verifica proprio nella fascia d’età tra i 20 e i 30 anni: nelle carceri italiane, nell’anno 2008, sono morti 121 detenuti, 48 dei quali per suicidio. Proprio per arginare questa piaga e per offrire ai detenuti il necessario sostegno è nato “La mente oltre le barriere” un progetto promosso dall’assessorato ai Servizi sociali del Comune di Como, capofila dell’iniziativa, in collaborazione con la Provincia di Como e con l’Azienda Ospedaliera S. Anna - Dipartimento Salute Mentale. Il progetto prevede azioni specifiche all’interno del carcere di Como, azioni rivolte ai detenuti a rischio di disagio psichico che spesso può sfociare nel suicidio. Finanziato dalla Regione Lombardia con 100 mila euro e per la parte restante, 40mila euro, dai tre partner, il progetto sarà centrato sui detenuti di età compresa tra i 20 e i 35 anni, che stanno scontando la prima pena e nasce dalla necessità di prevenire i comportamen- ti aggressivi dei detenuti verso se stessi e verso gli altri, grazie all’intervento di psicologi che, dopo una valutazione dei bisogni scaturiti dall’impatto con il contesto carcerario, metteranno in atto azioni tempestive e personalizzate per aiutare la persona detenuta ad affrontare il percorso carcerario. L’idea che sottende al progetto si basa sulla necessità di rafforzare il coordinamento delle risorse esistenti nell’Istituto Penitenziario, al fine di prevenire i comportamenti aggressivi dei detenuti verso se stessi e verso gli altri, grazie all’intervento di psicologi che, a seguito di una valutazione dei bisogni scaturiti dall’impatto con il contesto carcerario, attuino azioni tempestive e personalizzate, per aiutare la persona detenuta ad affrontare il percorso carcerario. Ulteriore obiettivo è la sensibilizzazione di tutti gli ambiti territoriali provinciali e di tutti gli operatori (sociali e del terzo settore) che, a vari livelli, operano all’interno e all’esterno del carcere, per armonizzare e coordinare gli interventi rivolti ai detenuti, affinché, alla loro dimissione, divengano parte di una “comunità” pronta ad accoglierli in un reale percorso di integrazione sociale. ASCOLTO ARCANGELO BAGNI AL GALLIO Nuovo appuntamento promosso dall’associazione “Ascolto” gruppo di cultura nell’ambito del corso biblico 2009-2010 dedicato al Vangelo di Matteo Lunedì 8 febbraio, alle ore 21, presso l’Auditorium del Collegio Gallio Arcangelo bagni interverrà sul tema: “Chi è il più grande nel regno dei cieli?” Foto William LE AZIONI Tre saranno le azioni che accompagneranno la concreta attuazione del progetto. La sensibilizzazione degli operatori del carcere attraverso il loro fattivo coinvolgimento.Nello specifico, verrà costituita un’equipe multidisciplinare costituita da figure che già operano all’interno del carcere e dalle figure messe a disposizione dal presente progetto: psichiatra e psicologo del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera, educatori dell’Istituto, che attueranno interventi coordinati con gli Agenti di polizia penitenziaria e gli operatori. L’equipe avrà lo scopo di valutare, caso per caso, i vari interventi specifici per migliorare la condizione emotivo-psicologica del detenuto, con particolare riferimento al detenuto neo arrivato. Tale azione si intersecherà con l’azione successiva che prevede da parte dell’equipe l’attivazione di specifici interventi di carattere psicoeducativo, finalizzati al potenziamento delle risorse psicologiche per migliorare l’adattamento alla vita carceraria e, nel contempo, in vista del futuro reinserimento sociale. Azione Valutazione e sostegno psicologico Questa azione è diretta ai detenuti neo arrivati del target d’età 18-30 anni, intesa come categoria potenzialmente suscettibile a disturbi della sfera emotiva, soprattutto per persone alla prima pena detentiva. Essa si svilupperà in tre differenti sub-azioni: a) potenziamento del già esistente servizio di psichiatria finalizzato a potenziare l’azione psicodiagnostica; b) interventi specifici di screening dei nuovi giunti, finalizzati al sostegno psicologico, alla riduzione dell’aggressività e degli atteggiamenti lesivi contro sé e contro gli altri e alla prevenzione del suicidio. Tali interventi si basano su colloqui individuali che mirano alla raccolta dei dati necessari allo psicologo per determinare la persona potenzialmente “a rischio”; c) interventi di gruppo di tipo psicoeducativo, intesi come training alle abilità sociali finalizzati al potenziamento delle risorse psicologiche sia nei confronti del disagio derivante dallo stress della condizione carceraria, sia in vista del futuro reinserimento sociale, all’uscita del carcere. Tali interventi si andranno ad integrare con le azioni e le attività già avviate all’interno dell’Istituto. Azioni di consolidamento e sviluppo della rete dei servizi Il progetto dovrà sensibilizzare tutti gli ambiti territoriali della Provincia affinché il carcere sia considerato parte del territorio e i detenuti stessi parte di una “comunità”, che dovrà riaccoglierli al suo interno prevedendo reali percorsi d’integrazione sociale. La notizia della tua improvvisa partenza per il Cielo, senza parole, ci ha lasciati sgomenti ed umanamente tristi, carissima Simona Tettamanti Solamente i più vecchi operatori volontari del Centro di Aiuto alla Vita ti hanno conosciuto, perché le strade della esistenza e le scelte personali si sono differenziate, ma nella nostalgia di antiche operosità gustate assieme e profondamente condivise, ci conforta la gioia di una attività continuata che nella diversità ha mantenuto la premura e la dedizione di un servizio di amore all’umanità più debole, più bisognosa, più trascurata, ma più vera. Ti vogliamo ricordare come sempre fra noi, adesso nella preghiera. Celebreremo per te e con te idealmente una S.Messa di suffragio e di Grazia lunedì 08 febbraio alle ore 17.30, dopo la riunione mensile con le Assistenti Volontarie, presso la chiesa della SS. Trinità al Centro “Cardinal Ferrari” dove ancora ha sede la nostra associazione; ascoltaci dal Cielo e continua da Lì la tua e la nostra missione per la Vita, assieme a chi ci ha già preceduto. A rivederci nella Gioia in Dio.Con tanto affetto. Como,1 febbraio FESTA DELLA MADONNA DI LOURDES: CELEBRAZIONE L’11 FEBBRAIO IN S. GIORGIO Giovedì 11 febbraio, festa della Beata Vergine di Lourdes, alle ore 20.30, nella Basilica di san Giorgio, è prevista una celebrazione mariana con la partecipazione del Gruppo Unitalsi di Como Il “mondo carcere” si presenta come un mondo parallelo rispetto alla società, fatto di leggi, ristrettezze e di una propria cultura, che influenza inevitabilmente il modo di vivere dei detenuti. In questo mondo parallelo, in questi ultimi anni, è emerso fortemente il tema del disagio psicologico. Dalle ultime ricerche si evince che la persona in carcere ha un deficit della risposta di paura e, pertanto, tende a mettere in atto dei comportamenti di difesa e risposte emotive estreme. Da recenti rilevazioni, l’incidenza di autolesionismo fra la popolazione straniera risulta il doppio rispetto all’incidenza sulla popolazione italiana di detenuti, mentre i suicidi avvengono in proporzione inversa. In questo scenario nazionale si colloca la realtà carceraria di Como, che ospita annualmente circa 600 detenuti, tra i quali circa 40 donne; di questi 182 sono adulti tra i 20 e i 30 anni, in esecuzione penale con disagio psicologico, individuati come target a rischio. «Il progetto - spiega il vicesindaco Ezia Molinari - oltre a confermare la forte sensibilità dell’amministrazione e dell’assessorato in particolare su questo grave problema, costituisce un’importante occasione per sensibilizzare tutti gli ambiti territoriali della Provincia di Como e tutti gli attori che operano, a vari livelli, sia all’interno sia all’esterno del carcere, per armonizzare e meglio coordinare tutti gli interventi rivolti alle persone detenute». «La finalità ultima del progetto - aggiunge Paola Suriano, già dirigente del settore Servizi Sociali - è che oltre a migliorare la propria condizione all’interno del carcere, al momento della loro dimissione, queste persone possano diventare parte di una “comunità”, pronta ad accoglierli in un reale percorso di integrazione sociale». Il progetto intende promuovere, oltre al consolidamento della rete dei servizi, anche la costituzione di un “Tavolo Carcere” a livello provinciale, per affrontare in modo coordinato tutte le problematiche della vita carceraria. ...hai l'ALCOLISMO in casa? ...VUOI saperne di più? ...hai bisogno di AIUTO? I GRUPPI FAMILIARI AL-ANON condividono le loro esperienze in modo anonimo e gratuito e possono offrirti le informazioni che cerchi. telefona al: 800-087897 PAGINA 1 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 GiornataVita La 32° Giornata Nazionale per la Vita La vita sfida... A ...la povertà d una prima lettura il messaggio scritto dai Vescovi Italiani per la 32° Giornata Nazionale per la Vita sembra elaborato per la festa del lavoro. Il documento parla, infatti, di crisi economica, di una economia non rispettosa della persona umana, di un benessere inteso come l’unico vissuto dell’individuo. Una lettura più attenta però ci introduce nel vero motivo per cui il messaggio è stato consegnato alla Chiesa Italiana. “Il benessere economico - scrivono i Vescovi - non è un fine, ma un mezzo, il cui valore è determinato dall’uso che se ne fa: è a sevizio della vita, ma non è la vita”. E più avanti: “Sarebbe assai povera ed egoistica una società che, sedotta dal benessere, dimenticasse che la vita è il bene più grande”. Di fronte alla crisi ci si domanda: cosa ha insegnato al sistema economico e alle famiglie? Ma ancor di più: prima della crisi il benessere era goduto da tutte le famiglie? Questi interrogativi si pongono perché si è dovuto constatare come ci fossero famiglie il cui reddito non era sufficiente anche solo a pensare di poter avere un figlio. Il messaggio del Consiglio Episcopale Permanente, “La forza della vita una sfida nella povertà”, ha così messo in risalto il nesso tra interruzione della gravidanza e benessere, nesso da sempre conosciuto, ma mai denunciato esplicitamente. I Vescovi Italiani pongono questo interrogativo: il benessere economico è orientato alla promozione della vita o è finalizzato solamente ad una vita vissuta nella logica del consumismo fine a se stesso? Più di una volta, purtroppo, un’ interruzione di gravidanza è stata scelta perché il reddito goduto non permetteva di sfamare una nuova bocca. L’aborto diventa così una denuncia di un sistema economico che non si cura del valore della vita. E ancora, come non pensare a quegli aborti mai attuati perché si è rinunciato a priori a concepire utilizzando mezzi contraccettivi artificiali a causa di un reddito insufficiente? La crisi economica ha messo con forza sul tappeto il nesso tra interruzione della gravidanza e reddito economico. I Vescovi ci invitano in questa Giornata ad assumere scelte forti di solidarietà: “Il momento che attraversiamo ci spinge ancor più ad essere solidali con quelle madri che, spaventate dalla recessione, possono essere tentate di rinunciare o interrompere la gravidanza, e ci impegna a manifestare loro aiuto e vicinanza”. I Vescovi non si accontentano di questa sollecitazione alla solidarietà, ci invitano ad una revisione di vita: “Testimoniando la libertà del Vangelo, tutti siamo chiamati a uno stile di vita sobrio, che non confonde la ricchezza economica con la ricchezza di vita. Ogni vita, infatti, è degna di essere vissuta anche in situazioni di grande povertà”. Una revisione di vita, dunque, non separata dalla virtù della solidarietà. don Giuseppe Corti Ufficio diocesano per la Pastorale Sociale e del Lavoro CAV DI COMO 2009 170 DONNE SEGUITE 24% IN PIÙ DEL 2008 NAZIONALITA’ 101 ITALIANE (60%) 69 STRANIERE (40%) STATO CIVILE 118 CONIUGATE (70%) 19 CONVIVENTI (11%) 27 NUBILI (15%) DIFFICOLTA’ 13 SALUTE (7%) 27 LAVORO (15%) 69 ECONOMICHE (40%) 13 ALLOGGIO/MUTUO (7%) 32 PROBLEMI COPPIA (19%) 2 DONNE IN POSSESSO DEL CERTIFICATO DI ABORTO HANNO PROSEGUITO LA GRAVIDANZA IN ITALIA I BAMBINI NATI GRAZIE AI CAV NEL 2008 SONO STATI 7.953. GLI ABORTI, SECONDO LA RELAZIONE AL PARLAMENTO SONO STATI 121 MILA 406 PERCHÉ QUESTO INSERTO Quando (anche) la vita è in crisi I l numero delle donne che si sono rivolte al Centro di Aiuto alla Vita di Como non è mai stato così alto. Nel 2009 le persone prese in carico sono state 170 con un aumento del 24% rispetto al 2008. E sempre più consistente è il numero delle donne, in gravidanza o con bambini appena nati, che chiedono aiuto per far fronte ai bisogni materiali che una maternità comporta. Nel 64% dei casi, infatti, le donne si rivolgono al CAV per problemi economici, mancanza di un lavoro o di un alloggio. Contrariamente a quanto si ptorebbe pensare la maggioranza, circa il 60%, è rappresentato da donne italiane anche se cresce il numero delle straniere: 69 nel 2009, provenienti da 22 Paesi diversi. “Con l’avvento della crisi le richieste di aiuto sono cresciute”, ammette Rosanna Luppi, coordinatrice del CAV di Como. “Oggi più che mai – spiega - la mancanza di una casa, di un lavoro o , più semplicemente, la difficoltà di arrivare alla fine del mese, magari a causa di un mutuo diventato troppo oneroso, diventano fardelli difficili da sostenere per le donne che scelgono di abortire”. Dai dati sull’attività del CAV nel 2009 emerge come sia sempre più la famiglia ad essere in crisi di fronte alla maternità: l’80% delle donne è infatti sposata o convivente mentre solo il 16% è costituito da ragazze madri. Non mancano, però, i casi di donne o ragazze lasciate sole di fronte alla maternità. “Quella dell’aborto – continua Rosanna Luppi – è una decisione, sempre dolorosa, su cui spesso pesa la solitudine in cui le donne si trovano a vivere queste decisioni. Per questo, prima di qualsiasi aiuto materiale, il nostro vuole essere un servizio di ascolto e accompagnamento. Vogliamo metterci accanto a queste donne senza influire sulla loro libera scelta, ma facendo capire che in ogni caso c’è qualcuno pronto a tendere loro la mano”. Da qui la scelta del CAV di realizzare due strutture: Casa Lavinia, la comunità di prima accoglienza di Camerlata nata per accogliere ragazze madri che si trovano in difficoltà e la Corte della Vita, sei mini alloggi a Civello di Villaguardia per il rinserimento in semiautonomia delle madri o dei nuclei famigliari in difficoltà. “E’ importante - conclude la coordinatrice - costruire una rete sul territorio che possa aiutare a farsi carico della madre e del suo bambino. E’ quello che stiamo cercando di fare con il Consultorio La Famiglia, la Caritas, i servizi sociali e tutte le strutture che sul territorio si occupano di minori. Un modo per dividere l’one- re non solo economico ma anche professionale. Ci sono situazioni in cui il semplice aiuto di accompagnamento non basta, ma serve la collaborazione di professionisti come psicologi, medici e avvocati. Senza dimenticare che, soprattutto per le donne sole, alla difficoltà di trovare un lavoro si associa il problema di dove lasciare i bambini durante l’orario di lavoro. Per questo all’interno di Casa Lavinia è stato aperto un piccolo asilo nido che però non riesce a soddisfare le continue richieste”. Proviamo allora in questo “Speciale Vita” a riflettere su quanto succede anche a Como e sui problemi di molte madri e padri. Dando spazio, una volta tanto, a quella rete di volontari, associazioni e Istituzioni che ogni giorno, senza clamore, lavorano per la vita, camminando fianco a fianco con le donne e i loro bambini. PAGINA 2 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 GiornataVita DIFENDERE LA VITA IN UN MONDO CHE CAMBIA T “La vera povertà è nell’educazione” i avviciniamo alla prima domenica di febbraio che la Chiesa italiana vuole dedicare per il 32° anno alla vita. E vogliamo sperare che la giornata non venga disattesa, volutamente o distrattamente, soprattutto da chi ha una responsabilità morale ed educativa, perché crediamo che ogni concezione dell’esistenza umana e dei suoi significati, diventi vuota se non si ha la volontà di riflettere sulla sua stessa origine. Ad una veloce lettura del tema proposto dai Vescovi italiani, mi era apparsa quasi una forzatura la decisione di collegare l’attualità della crisi finanziaria mondiale con il richiamo al rispetto della vita umana, come se questa venisse relegata in subordine a problemi emergenti più impellenti. Ed invece no, perché dal testo affiora una lettura della realtà che, a partire dalla povertà, ci invita a ricercare il senso della nostra esistenza. Uno sforzo di riflessione e di azione che deve progredire nel tempo, oltre la giornata ed oltre le parole, per il vero bene personale e comune. Uno sforzo che superi la “malattia dell’egoismo” così purtroppo diffusa, che conduce all’incapacità di “vedere” ogni uomo nella sua individualità, subordinandone invece il diritto ad esistere all’esercizio di libertà, volontà, qualità, se non addirittura una particolare utilità o profitto. C LE SFIDE DELLA SCIENZA Anche di fronte alla vita nascente le prospettive offerte dallo sviluppo scientifico, inducono spesso a ritenere lecite le nuove tecniche per individuare la presenza o l’assenza di difetti di sviluppo, la soppressione degli esseri ritenuti non abili o in soprannumero, la “produzione” naturale o artificiale di embrioni per studi sperimentali o addirittura per fini lucrativi; senza dimenticare l’eliminazione di feti od embrioni indesiderati. Oggi più che mai la gravidanza appare dividere la società su due fronti contrapposti. Da un lato chi la ritiene la naturale fase di sviluppo di ogni nuovo individuo, unico ed irripetibile in ogni momento della sua esistenza, a partire dal suo concepimento. Dall’altro, invece, chi ne tutela il diritto alla esistenza solamente se decisa e voluta da chi ne ha il potere di consentirne lo sviluppo: in primis la madre, per natura chiamata ad esserne la custode. Due fronti purtroppo contrapposti in modo inspiegabile perché ciascuno è espressamente convinto della necessità di difendere le debolezze con l’esercizio del- la libertà. “LA PIÙ PREOCCUPANTE ALLA RISCOPERTA DI VALORI OCCULTATI Alla scienza subentra poi la giurisprudenza, ma anche qui possono subentrare decisioni capaci di generare prevaricazioni legalizzate, andando contro allo stesso dovere di giustizia. Si riesce così a confondere il diritto con il sopruso o il delitto, cercando una giustificazione nell’addolcimento dei termini: interruzione volontaria di gravidanza o più semplicemente IVG, va così a definire la soppressione arbitraria di una nuova vita umana. E parlandone sempre meno o con minore incisività, ci si abitua, ci si rassegna, si crea e si avvalla un “costume” sociale come inevitabile e indiscutibile. Il “rallentamento”, indotto dalla situazione economica mondiale, può allora aiutare a riscoprire valori occultati, ridotti o dimenticati, come il senso, la dignità, la intangibilità, il valore di ogni vita umana. LA “POVERTÀ” PIÙ PREOCCUPANTE Sono aumentate le situazioni di indigenza economica, di povertà: ce ne siamo accorti nel nostro servizio quotidiano, ma la prima e più preoccupante “povertà” rimane quella informativa e formativa della coscienza, dell’educazione personale e sociale. La “tutela sociale della maternità”, dichiarata per legge, è così raramente applicata dalle istituzioni, da apparire una promessa e, forse persino, un inganno. E ancora si affacciano e si approvano applicazioni tecniche che, con la semplice ingestione di sostanze chimiche (come chiamare farmaco una sostanza distruttiva?) ottengono la “risoluzione” di una possibile o reale gravidanza, riducendone la consapevolezza e la responsabilizzazione, non però i rischi e le conseguenze, anche a fronte di un possibile risparmio economico statale. Questa è la più grave povertà; questa è la sfida, che durerà quanto l’uomo, per l’umanità ed il suo futuro, mai contro di essa. Il criterio e la misura non sono e non saranno solamente né prevalentemente economici, ma si troveranno nella disponibilità e nella capacità di generosità e di dono. Si può capire e cambiare, prendendosi personalmente cura di altri nel bisogno, non senza fatica, per uno sviluppo umano coerente, senza ritenersi padroni della vita di nessuno, neppure della propria in assoluto. A conforto citiamo la nostra esperienza: nessuna mamma si è pentita del figlio “sopportato”in gestazione, tanto da arrivare, in alcuni casi, a decidere di dargli per nome POVERTÀ RIMANE QUELLA INFORMATIVA E FORMATIVA DELLA COSCIENZA, DELL’EDUCAZIONE PERSONALE E SOCIALE. LA TUTELA SOCIALE DELLA MATERNITÀ, DICHIARATA PER LEGGE, È COSÌ RARAMENTE APPLICATA DALLE ISTITUZIONI DA APPARIRE UNA PROMESSA O, FORSE, PERSINO UN INGANNO” Ecco i bambini e le volontarie del CAV di Como ritratte nella copertina di Famiglia Cristiana del 5 febbraio 1986. La rivista dedicò un ampio servizio all’associazione comasca Le parole dei Vescovi nel 1978 L a legislazione statale sull’aborto, entrata in vigore il 6 giugno 1978, obbliga tutti a serie riflessioni. 1. Nessuna legge umana può mai sopprimere la legge divina. 2. Ogni creatura umana, fin dal suo concepimento, ha diritto a nascere. 3. L’aborto volontario e procurato, ora consentito dalla legge italiana, è in aperto contrasto con la legge naturale scritta nel cuore dell’uomo ed espressa nel comandamento «non uccidere». 4. Chi opera l’aborto, o vi coopera in modo diretto, anche con il solo consiglio commette peccato gravissimo che grida vendetta al cospetto di Dio e offende i valori fondamentali della convivenza umana. 5. Il personale sanitario, medico e paramedico, ha il grave obbligo morale dell’obiezione di coscienza, che è prevista pure dall’art. 9 della legge in corso. 6. Il fedele che si macchia dell’« abominevole delitto dell’aborto», si esclude immediatamente esso stesso dalla comunione con la Chiesa ed è privato dei sacramenti. 7. Alla gestante in difficoltà si deve offrire l’aiuto effettivo della comprensione e dell’assistenza in famiglia e nella comunità cristiana, e in particolare nei consultori e nei centri di accoglienza ispirati a sani orientamenti morali. 8. Si impone la necessità di un rinnovato impegno per l’educazione al rispetto della vita umana in ogni fase della sua esistenza, con il rifiuto di ogni forma di violenza morale, psicologica e fisica. 9. «Spetta alla coscienza dei laici, convenientemente formata», di adoperarsi senza posa, con tutti i mezzi legittimi e opportuni, per «iscrivere la legge divina nella vita della società terrena». 10. E’ necessario ricordare che l’adesione alla volontà del Signore, anche quando comporta difficoltà, richiede il coraggio di una testimonianza di fede. NUOVE FRONTIERE DELLA SCIENZA: UN FARMACO ABORTIVO SPACCIATO PER ANTICONCEZIONALE Cos’è EllaOne è un farmaco realizzato dall’azienda francese Hra Pharma che produce la “pillola del giorno dopo” (il Norvelo), già commercializzata nel nostro Paese. Come funziona Come la “pillola del giorno dopo” impedisce l’annidamento dell’embrione nell’utero, se il concepimento è già avvenuto. Ma a differenza di ques’ultima, che limita la sua azione alle 72 ore successive al rapporto sessuale, EllaOne agisce fino a 120 ore. Per questo è stata ribattezzata “pillola dei cinque giorni”. Anticoncezionale o abortivo? Il nuovo farmaco, basato sulla molecola Ulipristal (Cdb-2914), può aver eun effetto abortivo sebbene venga definito “contraccettivo d’emergenza”. E’ indiscutibili infatti che causi la morte dell’embrione rendendogli impossibile l’impianto in utero. L’effetto Il principio attivo di EllaOne è stato studiato per agire come antagonista del recettore del progesterone, ormone, indispensabile per la maturazione dell’endometrio uterino e l’impianto dell’embrione. L’obiezione Essendo un farmaco potenzialmente abortivo, sia i medici sia i farmacisti possono esercitare il diritto all’obiezione di coscienza riconosciuto dalla legge 194. quello di chi l’aveva aiutata. La Vita ha una sua forza intrinseca che è insopprimibile, anche se fisicamente eliminabile; essa appare come un dono, con la capacità di proseguire – pro- prio perché sostanzialmente non possedibile – l’esistenza comunque nello spirito e di offrire ed ottenere, per un atteggiamento di conversione, comunque un perdono. E’ questa la bellezza, lo stupore, la meraviglia, la ricchezza inestinguibile. PIETRO TETTAMANTI presidende del CAV di Como PAGINA 3 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 GiornataVita L’IMPEGNO COMUNE DI ASSOCIAZIONI, CASE DI ACCOGLIENZA E CONSULTORI Lavorare in rete al servizio della vita CONSULTORIO LA FAMIGLIA GAUDIUM VITAE UNA BUSSOLA PER LE MAMME “Il fine è nei mezzi come la pianta nel seme”:una frase emblematica per sintetizzare due progetti che si pongono l’obiettivo di sostenere ed accompagnare le donne in gravidanza (Il fine nei mezzi) e le neo-mamme (La pianta nel seme) nella gioia di accogliere un bambino ed i dubbi e le difficoltà che la situazione personale, familiare ed economica a volte porta con sé. Ente capofila dei progetti è il Consultorio La Famiglia di Como che da febbraio dello scorso anno lavora in partenariato con le realtà che operano da anni sul territorio comasco nell’ambito del sostegno alla maternità. Alle donne non vengono offerti nuovi servizi ma aiuto nell’orientarsi tra quelli esistenti favorendo la messe in rete e la valorizzazione delle risorse già presenti. Un èquipe di operatori composta da una psicologa, un’assistente sociale ed una educatrice è a disposizione delle mamme per indicare gli enti più adatti per rispondere ai bisogni di supporto nella cura del bambino, sostegno educativo e visite domiciliari, sostegno psicologico legale e sociale, fornitura di vestiario ed oggetti per il bambino in caso di difficoltà economica, orientamento per l’inserimento lavorativo e alloggiativo, orientamento per inserimento al nido. E’ possibile contattare gli operatori dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 al 3358456063. CASA DEI TIGLI A Brunate, le sorelle francescane Ancelle del Signore, svolgono da anni un servizio di accoglienza e aiuto alla vita là dove sorgono fragilità e sofferenze. Modello di espressione del loro carisma sono il “sì” di Maria e lo stile di Francesco e Chiara di Assisi. Dal 2008 la Casa Alloggio si è ampliata e trasformata in Casa dei Tigli, ora sede di due comunità educative: Tiglio Rosso per minori e Tiglio Giallo per il nucleo mamma-bambino, tutti sottoposti a decreto del Tribunale per i Minorenni. Per meglio rispondere alla complessità delle situazioni, l’équipe del Tiglio Giallo è composita: sono presenti tre educatrici professionali, un’assistente sociale (coordinatrice), una psicologa (supervisore), una peda-gogista (responsabile) e le sorelle francescane. Progettano, insieme agli ospiti e in stretta collaborazione con i Servizi Sociali, percorsi educativi volti a sostenere e sviluppare le risorse, in un’ottica di promozione della persona e di tutela del minore. Per info 031220310 SOS VITA 8008-13000 IL NUMERO VERDE PER CHIEDERE AIUTO (ATTIVO 24 ORE SU 24) ) LE STRUTTURE DEL CAV: CORTE DELLA VITA E CASA LAVINIA Al Centro di Aiuto alla Vita si ascoltano le storie che raccontano queste mamme, si partecipa al loro dolore, si condividono ansie ed aspettative, timori e speranze. Questa attività di ascolto serve ad aiutarle a decidere se accettare la vita o rifiutarla, rispettandole nelle loro decisioni senza giudicare, semplicemente stando loro vicino e rispettandole nella scelta finale. Nel caso in cui necessita l’ospitalità della donna e del bambino, il CAV dispone di strutture di accoglienza. La Comunità Lavinia e la Corte della Vita sono strutture create per rispondere alle esigenze della mamma e del suo bambino. La prima è una comunità di emergenza per donne in gravidanza o per mamme con bambini piccoli che si trovano in difficoltà. Vengono accolte donne inviate dai Servizi Sociali Territoriali oppure direttamente dal Centro di Aiuto alla Vita. Qui le ragazze possono sperimentarsi nel ruolo materno e imparare a vivere insieme ai loro figli. Al momento sono ospitate 5 ragazze, una delle quali in dolce attesa. Le altre ragazze sono con noi con i loro bambini: neonati, bimbi in età di scuola materna, mentre il nostro ospite più grande frequenta già le elementari. La Corte della Vita, invece è una struttura di accoglienza di semi-autonomia costituita da sei minialloggi attrezzati per offrire ospitalità temporanea a nuclei familiari o madri nubili con bambini da 0 a 5 anni, assistiti dal Centro di Aiuto alla Vita o inviati dai Servizi Territoriali. Per ogni famiglia ospitata nella struttura viene elaborato, eventualmente in rete con i servizi sul territorio, un progetto individualizzato di risocializzazione e di inserimento lavorativo ed abitativo, allo scopo di favorire il raggiungimento di un’autonomia personale, economica ed abitativa. Attualmente alla Corte sono presente due nuclei familiari e quattro mamme con i loro bambini che stanno ultimando il loro percorso in vista dell’acquisizione di una piena autonomia. Il denominatore comune delle due strutture è l’accoglienza della donna, italiana e straniera, e accompagnarla nel cammino che la porta ad essere madre. L’invito del Movimento per la Vita Ciao! Siamo i volontari del gruppo giovani del Movimento per la Vita comasco e, approfittando dell’occasione offerta dalla Giornata per la Vita, abbiamo deciso di renderti partecipe dei principi che hanno determinato la nostra scelta di aderire al Movimento, delle idee che portiamo avanti e, perché no, di ciò che praticamente facciamo per difendere il diritto alla vita di ogni essere umano. Il MpV cui aderiamo “si propone di promuovere e difendere il diritto alla vita e la dignità di ogni uomo, dal concepimento alla morte naturale, favorendo una cultura dell’accoglienza nei confronti dei più deboli ed indifesi e, prima di tutti, il bambino concepito e non ancora nato”. Il Movimento attua questi principi attraverso le iniziative dei gruppi di volontari come il nostro e dei Centri di Aiuto alla Vita, che prestano assistenza a molte madri in difficoltà, aiutandole a reinserirsi nella società e nel mondo del lavoro. In poche parole, noi abbiamo deciso di aderire al MpV per agire tutti in prima persona per evitare che drammi tremendi come gli aborti restino ancora a lungo all’ordine del giorno nel nostro paese, per evitare che donne con gravidanze difficili vensano lasciate sole o ancora peggio, indirizzate verso l’aborto, per scongiurare che in nome di presunti miracoli scientifici (peraltro rivelatisi clamorosamente falsi) si calpesti la dignità di migliaia di vite prenatali, per difendere la vita da chi propugna l’eutanasia o la pena di morte. Ma cosa possiamo fare, ti chiederai, per porre rimedio a situazioni che molti considerano intoccabili? Come possiamo far passare la nostra idea di amore per la vita di ogni uomo in una società che troppo spesso la disprezza? Noi abbiamo deciso che sperare è lecito e che non basta sperare ma bisogna anche agire. Siamo giovani, rappresentiamo il futuro della società, ed è importante che proprio da noi parta un segnale forte in difesa di ogni persona, sia essa embrione, feto o adulto. Favorire la cultura della vita significa proprio questo: non starsene con le mani in mano a guardare quello che si potrebbe fare per cambiare la società, ma agire e provare a promuovere le nostre idee. Organizziamo incontri di coordinamento scientifico e filosofico, manteniamo i contatti con gli organi di stampa (inoltre il Movimento ha il suo organo ufficiale nel mensile “Sì alla vita”), volantiniamo e approfondiamo la nostra conoscenza sui temi della bioetica. Il nostro è un impegno volontario perché proprio con la cultura del vita (quindi gratuita e solidale) vogliamo portare avanti il nostro impegno. A livello locale ci troviamo ci riuniamo nella sede del Centro di Aiuto alla Vita di Como all’interno del Centro pastorale Cardinal Ferrari. Se condivi i nostri ideali, se vuoi conoscerci meglio e dare un’occhiata da vicino al nostro “lavoro” ti invitiamo a contattarci all’indirizzo mail ([email protected]). Ti aspettiamo presto! I giovani del MpV di Como La casa d’accoglienza Gaudium Vitae viene inaugurata nel 1986 per dare ospitalità alle mamme in difficoltà e ai loro bambini. La comunità inizialmente viene ospitata nella casa parrocchiale di Blevio e nel 2003 si è trasferita a San Fermo della Battaglia. L’equipe educativa che vi opera è costituta da personale educativo laico e religioso che lavora in rete con i Servizi Sociali territoriali e il Tribunale dei minori; il lavoro degli educatori è supportato dalla collaborazione di un gruppo di volontari. La Casa accoglie coppie mamma e bambino in difficoltà; le difficoltà sono di vario genere, spesso combinate tra loro, possono riguardare prevalentemente la madre ma hanno sempre una ricaduta negativa sul bambino e sul suo sviluppo. La comunità vuole offrire accoglienza e protezione, un contesto abitativo ed educativo sereno dove promuovere e sostenere le competenze genitoriali, orientare e accompagnare le donne nel loro percorso di crescita e garantire ai minori supporto e figure educative tutelanti e di riferimento. Casa d’accoglienza Gaudium Vitae, via mornago 2, San Fermo della Battaglia 031211909 I CENTRI DI AIUTO ALLA VITA SUL TERRITORIO COMO viale Cesare Battisti, 8 (all’interno del Centro Pastorale Cardinal Ferrari). Aperto il martedì e il giovedì dalle ore 15 alle 18 e il sabato dalle 15 alle 17. Sportello di Rovellasca, via Monte Grappa, 1. Aperto il mercoledì dalle 9.30 alle 11.30 APPIANO GENTILE Via Gerla, 4. Aperto il giovedì dalle 17 alle 18 e il sabato dalle 16 alle 18. MARIANO COMENSE via S.Stefano, 46. Aperto il lunedì dalle 9.00 alle 11.30 e il martedì e giovedì dalle 14.30 alle 17.00. ERBA Via Parini 21. Aperto il lunedì e il giovedì dalle 15 alle 17. MANDELLO DEL LARIO Piazza Sacro Cuore, 5. Aperto martedì e il giovedì dalle 15 alle 17. MORBEGNO Piazza S.Rocco, 34. Aperto lunedì e il mercoledì dalle 15 alle 18. Sportello di Chiavenna, via Picchi, 11. Aperto il mercoledì dalle 14.30 alle 17. SONDRIO Via Piazzi, 70. Aperto il martedì e il giovedì dalle 14.30 alle 17. PA G I N A 4 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 GiornataVita L’ESPERIENZA DI PIAZZA S. STEFANO Quando la parrocchia diventa “mamma” « alune donne, spesso provate da una esistenza infelice, vedono in una gravidanza inattesa esiti di insopportabile sofferenza. Quando la risposta è l’aborto, viene generata ulteriore sofferenza, che non solo distrugge la creatura che custodiscono in seno, ma provoca anche in loro un trauma, destinato a lasciare una ferita perenne. In realtà, al dolore non si risponde con altro dolore: anche in questo caso esistono soluzioni positive e aperte alla vita, come dimostra la lunga, generosa e lodevole esperienza promossa dall’associazionismo cattolico”. La nostra testimonianza si apre con queste parole che i Vescovi ci hanno rivolto, lo scorso anno, in occasione della 31° giornata nazionale per la vita. Il gruppo Caritas Missione della parrocchia di Piazza Santo ha fatto suo, da ormai sette anni, l’impegno in favore della vita nascente. Ci sentiamo di dire che davvero la risposta dell’aborto non è una risposta umana alla gravidanza inattesa e siamo consapevoli che la strada dell’aborto è davvero una strada che moltiplica la sofferenza e non la vince mai. Tra le attività che ci hanno visto essere solleciti in vari ambiti della vita parrocchiale, in piena sintonia con il cammino e le proposte diocesane, abbiamo scelto di sostenere quelli T che un tempo erano i “progetti Gemma” e oggi sono diventati invece “progetto aiuta una mamma”. Richiamando per la giornata della vita i bambini che hanno ricevuto il battesimo nell’anno appena concluso, insieme ai loro genitori, ci è sembrato giusto lanciare in quell’occasione l’iniziativa di sostenere e aiutare le mamme in difficoltà, consapevoli di dover trasformare in un momento di gioia e di vita vera e piena l’attesa e la nascita di un bambino o di una bambina. Anche nello svolgere altre attività caritative o a sfondo missionario abbiamo sempre riservato uno spazio di particolare attenzione all’impegno che il Centro Aiuto alla Vita profonde per aiutare la mamme in difficoltà a causa della gravidanza. Siamo consapevoli che difendendo la vita nascente viene difeso qualunque altro valore e si promuove veramente e pienamente la giustizia, la pace e la solidarietà. In questi anni abbiamo reso “mamma” la nostra comunità parrocchiale per cinque volte. Sono nati con il nostro aiuto Beatrice, Sharon, Content, Lori e Jacopo, mentre altri tre progetti sono andati a sostegno di famiglie con bambini appena nati. Hanno collaborato in questi progetti anche l’asilo infantile di Piazza Santo Stefano e un parrocchiano che ha voluto sostenere un progetto personalmen- te. E’ bello impegnarsi per la vita, in favore della vita nascente. Ci ha permesso di scoprire che la vita, dono di Dio, è il bene imprescindibile e insostituibile. Senza la consapevolezza del valore assoluto della vita e della sua sacralità nulla di buono e di bello può venire nel nostro futuro. Pieluisa, Giuliana, Elena, Giovanni, Giuliana, Mar y, Anna, Giorgio “AIUTA UN BIMBO” Se un bambino non può nascere perché le condizioni della madre o della famiglia sono difficili, qualcuno può adottarlo a distanza, da prima a dopo la nascita. Non è un rapporto giuridico, naturalmente, nessun diritto e nessun dovere: solo una modesta cifra (160 euro al mese) che può sollevare una situazione difficile e far sentire meno sola la mamma che deve affrontarla. Questa “adozione” la può fare chiunque: una persona sola, una coppia di sposi, un gruppi di amici, un’associazione parrocchiale o sportiva o culturale o persino politica, una parrocchiale intera. Molti lo hanno già fatto; suddivisa fra molti, poi, la quota diventa meno pesante e acquista il valore proprio della solidarietà e della collaborazione. Per informazioni: 031-279322 o 3334911264 IL FONDO DI SOLIDARIETÀ NELLE PARROCCHIE Camminare insieme « N on si tratta solo di dare un aiuto economico per far fronte ad un momento di bisogno ma la nostra volontà è quella di iniziare un percorso di ascolto e accompagnamento con queste famiglie che possa durare nel tempo e andare al di là della crisi”. Ne è convinto don Andrea Della Monica, responsabile del gruppo Caritas della Comunità Beata Vergine del Bisbino che comprende le parrocchie di Cernobbio, Maslianico, Piazza S.Stefano, Rovenna e Stimianico con Casnedo. Qui come in altre parrocchie delle diocesi il Fondo di Solidarietà creato dalla Caritas Diocesana diventa così un occasione per mettersi al fianco delle persone e creare relazioni. Alle pendici del Bisbino sono sette le famiglie che hanno già ricevuto il contributo dal fondo di Solidarietà. Una piccola parte delle circa 90 famiglie aiutate in tutta la diocesi. “All’interno del gruppo Caritas – racconta don Andrea – abbiamo costituito una piccola equipe che ha il compito di seguire le pratiche per poter usufruire del fondo di solidarietà. Si tratta di un gruppo ristretto che comprende però anche alcuni specialisti come avvocati e commercialisti oltre ad alcuni volontari che si occupano dell’accompagnamento. Ogni famiglia, infatti, viene seguita non solo nel momento dell’erogazione del contributo ma sia in una prima fase di ascolto che nei mesi successivi. Questo è importante perché spesso quando una persona perde il lavoro può subentrare la delusione e lo scoraggiamento. Per questo è importante sostenerli umanamente e cristianamente”. Una volta arrivate le segnalazioni, in alcuni casi anche dagli stessi Servizi Sociali, i parroci trasmettono le domande alla Caritas diocesana. Qui è nata un’apposita commissione di garanti che ha il compito di valutare i singoli casi esaminando la scheda redatta a livello parrocchiale, per valutare se effettivamente esistono i presupposti per concedere il sostegno. Il fondo di solidarietà è nato, infatti, per quelle persone che hanno perso il lavoro a causa della crisi e si trovano in difficoltà. Se l’esito della verifica è positivo viene concesso un primo contributo di tre mesi che può poi essere rinnovato in caso di persistente bisogno. “Nella nostra esperienza di Comunità – continua don Andrea – la nascita del Fondo di Solidarietà ha rappresentato una spinta per il gruppo Caritas, un’occasione per aprire gli occhi su realtà di bisogno, spesso nascoste, ma che esistono. Ci siamo, però, accorti di come ci sia l’esigenza di continuare nella formazione di questi volontari”. Proprio in quest’ottica giovedì 11 febbraio il Gruppo Caritas e la Commissione Missionaria Zonale hanno organizzato un incontro dal titolo: “Percorsi possibili per vivere con gli altri, vicini e lontani”. Interverrà la sociologa Chiara Giaccardi. L’appuntamento è per le 20.45 all’oratorio di Cernobbio. MICHELE LUPPI Il Vescovo Coletti durante la visita pastorale a Lanzo d’Intelvi battezza un bambino (foto Andrea Priori) CASA DI ORIENTAMENTO FEMMINILE La COF è una libera associazione costituita nel 1949 per raccogliere le ex prostitute dopo l’avvento della Legge Merlin. La fondatrice, Adele Bonolis, acquistò successivamente nel 1959 un complesso in località di Montano Lucino e da lì iniziò la presenza della COF anche in ambito comasco. Negli ultimi anni è diventato preponderante il numero di ospiti giovani e mamme con bambini, sono nate nuove necessità di adeguamento delle strutture e della modalità di accoglienza per rispondere ai bisogni e alle finalità dei progetti educativi delle persone accolte. Situazioni particolarmente difficili che caratterizzano alcune ospiti comportano infatti la necessità di una accoglienza di “emergenza”. Per informazioni 031-470166 “La rete Caritas” La scelta della Caritas diocesana di collaborare insieme al Centro di Aiuto alla Vita e all’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro all’organizzazione della Veglia per la Vita non è casuale. Da tempo, infatti, gli operatori della Caritas si sono accorti di quali conseguenze la povertà e l’indigenza possono avere nelle famiglie. Questo è ancor più vero in questi mesi di crisi, per cui la Caritas ha scelto di potenziare i propri servizi a favore delle fasce più deboli prestanto particolare attenzione a quelle famiglie che a causa della crisi corrono il rischio di veder stravolta la propria vita. Fra le diverse iniziative messe in campo vi è senza dubbio il fondo diocesano di solidarietà Famiglia-Lavoro: presentato a fine aprile 2009, ha cominciato a erogare aiuti concreti dallo scorso luglio. Al momento il fondo ha raccolto 462mila euro: 89mila quelli già distribuiti a una novantina di famiglie (le domande prese in esame sono state circa 150). «Per i sessanta che non hanno potuto accedere al fondo - puntualizza il direttore della Caritas diocesana Roberto Bernasconi - abbiamo messo in campo altre risorse, perché magari la loro richiesta poteva essere accolta dagli altri servizi promossi da Caritas e Acli». Oltre al sussidio vengono fornite anche opportunità di colloquio per un possibile reinserimento del mondo del lavoro.Variegate le provenienze delle domande, considerata l’eterogeneità del territorio diocesano e del suo tessuto produttivo: «L’importante - aggiunge Bernasconi - è la sensibilità nuova che si sta affermando: la capacità di accorgersi dell’altro e, soprattutto, la maturazione di stili e di rapporti più profondi nelle comunità parrocchiali e nelle relazioni fra le persone». Un’attenzione ai poveri che non è mancata nemmeno nel recente terremoto di Haiti: quasi 200mila le offerte raccolte lo scorso 24 gennaio. Per quanto riguarda il fondo diocesano, poi, sono allo studio modalità differenziate di intervento: l’aiuto alle famiglie, ma anche l’attivazione di borse lavoro con imprese del territorio per valorizzare le abilità delle persone e salvaguardare la loro dignità. CRONACA ComoScuola P A G I N A 23 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 LE SCUOLE CATTOLICHE DELLA DIOCESI/2 Il Collegio Gallio si fregia di essere un “pontificio collegio”, per via del “cardinale di Como” Tolomeo Gallio che ottenne dal Papa Gregorio XIII (quello del “calendario riformato”) una bolla che fissava l’istituzione e i traguardi per gli alunni della diocesi comasca che l’avrebbero frequentata: crescere nella religione e nella pietà, nei buoni comportamenti, nelle scienze e nelle attività, secondo le capacità di ciascuno. S GLI APPORTI DI UN SANTO E DI UN CARDINALE Il cardinale - bolla papale del 1583 alla mano affidava la sua scuola ai Padri Somaschi, fidando nelle loro possibilità certificate, sul campo, dalla loro storia. Qualche decennio prima il loro fondatore, Girolamo Emiliani, aveva realizzato per ragazzi orfani, oltre che luoghi di primo riparo, anche scuole nelle quali al primato della formazione cristiana si univa l’insegnamento dei primi rudimenti del leggere, dello scrivere e dell’avviamento al lavoro. Era consapevole che solo i ragazzi stessi, sconfiggendo ignoranza ed ozio, avrebbero potuto superare i pericoli allora incombenti della strada, della malattia e della miseria, A chi, giovane o adulto, si associava alla sua compagnia di cristiani evangelicamente riformati Girolamo Emiliani (poi dichiarato santo nel 1767) insegnava: “non si perda il lavoro, la devozione e la carità che sono le tre cose poste a fondamento dell’opera” Pertanto la metodologia educativa di san Girolamo Emiliani prende avvio dalla sua assidua presenza in mezzo ai giovani e dalla condivisione delle attività quotidiane; tende a liberare la persona da ogni condizionamento fisico e spirituale; sviluppa un itinerario di crescita armoniosa della personalità. In sintonia con quanto operato da san Girolamo, le indicazioni della bolla di Gregorio XIII vengono assunte a matrice del progetto educativodel Collegio, per una scuola non fine a se stessa ma per la vita di ciascuno, secondo il detto (che campeggia su un lato del secondo chiostro del collegio) “non impariamo per la scuola ma per la vita”. Conosciamo da vicino la più antica tra le scuole di Como e di più lunga provenienza tra le scuole cattoliche STORIA E ARTE Monastero degli Umiliati Apparteneva agli Umiliati (movimento pauperistico sorto nel secolo XII e propagato come ordine religioso da San Giovanni Oldrati da Meda) il monastero di Como con la chiesa di Santa Maria detta di Rondineto, perché vicina ad un canneto. L’ordine, dopo i tentativi di riforma operati da san Carlo, cui fu risposto con un attentato, fu soppresso da Pio V nel 1571. I beni di Santa Maria di Rondineto finirono in commenda al cardinal Gallio nel 1580. Tre anni dopo iniziarono i lavori di trasformazione dell’ex monastero in collegio. I TRE OBIETTIVI DELLA BOLLA Formazione spirituale, morale e culturale sono i tre valori indicati nella bolla di fondazione. Le famiglie che affidano i propri figli agli istituti del Collegio ritengono che non sia sufficiente la sola cultura per saper vivere e conseguire il senso ultimo dell’esistenza. Coscienti di ciò, la comunità educante del Gallio, mentre attinge dal suo vivo giacimento i contenuti preziosi di scienza e arte, vi unisce i doni inestinguibili della spiritualità e della carità cristiana. Per l’aspetto morale gli educatori del Collegio Gallio sanno che la verità e la giustizia sono risposta efficace al vuoto etico, perchè in grado di sostenere la passione per il bene e di restituire il senso alla frammentazione delle esperienze. Quanto al lato culturale si vuole che le scuole del collegio forniscano agli alunni il sapere e insieme la capacità critica e la progettualità: strumenti intellettuali atti ad affrontare la complessità della vita moderna, ad orientare nella scelta della professione e ad infondere l’interesse costante al bene e alla verità. Si intende così passare dalla formazione-contenitore alla formazione-relazione, in dialogo di amorevolezza e di autorevolezza del cuore. Perseguendo l’ideale educativo tratteggiato “dall’alto seggio”, il collegio Gallio ricorda con riconoscenza alcune delle figure migliori passate tra le sue mura: il beato (e prossimamente santo) Luigi Guanella, servo dei poveri; il beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza; il rettore p. Giovanni Ferro (poi vescovo di Reggio Calabria e oggi in fama di beato), di profonda sapienza e grande carità soprattutto verso i perseguitati, durante l’ultima guerra; e p. Giovan Battista Pigato, tenente degli alpini in Russia (nel secondo conflitto mondiale) e insigne latinista. Padri Somaschi Il collegio fu istituito il 15 ottobre 1583 con la bolla Immensa Dei providentia, del papa Gregorio XIII, per sollecitazione e contributo di Tolomeo Gallio, “il cardinale di Como”, segretario di stato, morto a Roma nel 1607 a 82 anni. L’ opera fu affidata ai Padri Somaschi, “ritenuti molto idonei nell’educare la gioventù, con onestà e frutto”. Chiostro del collegio Il primo e più importante dei due chiostri fu realizzato dai Somaschi tra il 1681 e il 1710 in bello stile barocco lombardo. La solennità degli archi, che si rincorrono su colonne abbinate, si stempera nei fregi delle finestre con i più celebri adagi degli autori classici. Sul campaniletto l’orologio a due quadranti, uno per i minuti e l’altro per le ore, risale al 1715. SAN GIROLAMO EMILIANI Laico, nato a Venezia nel 1486 e morto a Somasca (Lecco), durante la peste del 1537, fondò nel 1532 la “Compagnia dei servi dei poveri”, da cui derivò, nel 1569, la Congregazione dei Chierici Regolari Somaschi. Liberato prodigiosamente dal carcere nel 1511, per intervento della Vergine Maria, si dedicò ai poveri e agli orfani, a partire dall’anno della carestia a Venezia, il 1527. Fondò opere di carità in alcune città venete e a Brescia, Bergamo, Como, Pavia, Milano. La festa liturgica viene celebrata l’8 febbraio, giorno della sua morte. La pala, che lo raffigura con la Madonna, gli orfani e i segni della prigione (foto), è pregevole opera (1753) del pittore valtellinese Cesare Ligari e si trova sull’altare laterale della chiesa del collegio. Scalone Conduce all’aula magna un maestoso scalone con balaustra in sarizzo che protegge la statua lignea di Ercole. L’aerea loggetta che mostra l’ apoteosi di Ercole venne affrescata dall’insigne pittore Carlo Innocenzo Carloni nel 1726. Il tema ha un significato altamente educativo: l’intelligenza e la giustizia trionfano sulla forza bruta attraverso l’impegno e la fatica. Aula Magna Dalla sapienza dell’umanesimo classico ci si introduce nella sapienza divina della splendida aula magna, affrescata nel 1708. Su piedestalli aggettanti si ergono otto statue dipinte che rappresentano i grandi santi della teologia cristiana. Preziosa è la decorazione del soffitto a cassettoni. Nella sala si svolgevano le accademie letterarie e filosofiche, e le declamazioni dei componimenti degli alunni. Chiesa Danneggiata dalla inondazione del torrente Cosia la chiesa di Santa Maria di Rondineto, si decise di erigere una nuova chiesa, nel 1645, dedicata alla Madonna di Loreto. Sempre a lei fu intitolata la successiva durante il rettorato - dal 1748 al 1751 - del dotto somasco p. Giovan Pietro Riva, di Lugano. Le linee architettoniche e gli elementi ornamentali in stucco ne fanno un bell’esempio di stile barocchetto lombardo. Asilo-nido (gestito da “Cocoon sas”) Scuola dell’infanzia Scuola primaria Scuola secondaria di primo grado Liceo Classico Liceo Linguistico Liceo Scientifico Liceo Scientifico con opzione tecnologica ITC-IGEA Scuola: lunedì - venerdì per primaria, secondaria di primo grado e biennio di tutte le superiori Scuola primaria: 27 (o 24) ore obbligatorie e tre ore opzionali Scuola secondaria di primo grado: 30 obbligatorie e tre ore opzionali Tel. 031-269 302 fax 031-268877 www.collegiogallio.it [email protected] CRONACA P A G I N A 24 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 LA MULTINAZIONALE FRANCESE IN ROTTA CON I SINDACATI Da Gs a Carrefour il filo della protesta S i fa sempre più decisa la protesta sindacale contro la Carrefour (la multinazionale francese proprietaria dei marchi Gs e Dì per dì)che sul territorio comasco è forte di quattro supermercati e circa 200 dipendenti, 25 mila sull’intero territorio nazionale. Erano una cinquantina i lavoratori che, lunedì scorso, hanno manifestato presso il supermercato ex Gs (oggi Carrefour, appunto) di Como lago. A motivo della protesta la decisione dell’azienda di eliminare il contratto integrativo per i dipendenti, che garantiva loro premi di risultato, integrazione della malattia, maggiorazioni più elevate rispetto a quelle previste dal Contratto Collettivo Nazionale su lavoro domenicale e altro ancora. A organizzare il presidio di protesta Cgil, Cisl e Uil, che assicurano battaglia anche per i mesi a venire. A motivo della protesta la decisione dell’azienda di eliminare il contratto integrativo per i dipendenti, che garantiva loro premi di risultato, integrazione della malattia, maggiorazioni più elevate e altro ancora rispetto a quelle previste dal Contratto Collettivo Nazionale. Circa 200 i dipendenti interessati per il Comasco «Da oggi - ha spiegato Alberto Zanella della segreteria provinciale Filcams Cgil - ogni dipendente perderà la possibilità di contrattare gli ora- Foto William ri e non avrà più diritto alle pause retribuite, inoltre mediamente subirà una decurtazione dello stipendio pari a 1500 euro all’anno e soprattutto verrà cancellato il riconoscimento del sindacato come interlocutore capace di contrattare con l’azienda delle condizioni più favorevoli». «Promuoveremo altre iniziative - ha proseguito Zanella - per spiegare ai lavoratori e soprattutto ai clienti come si sta comportando quest’azienda». «La scelta di Carrefour - spiega Antonio Mastroberti, segretario gemerale Fisascat Cisl Como - è stata quella, già dallo scorso anno, di sospendere il Contratto integrativo aziendale, ponendo in questo modo fine ad una proficua storia di contrattazioni e accordi, e mettendo in discussione un’ intesa che aveva permesso il consolidarsi di importanti forme di garanzia e di tutela per il personale. Un ricorso da parte dei colleghi di Torino e una successiva sentenza avevano obbligato l’azienda a mantenere in essere il contratto fino alla fine dell’anno. I tentativi di raggiungere un accordo non hanno, però, ottenuto alcun risultato. E poco prima della fine dell’anno si è arrivati alla rottura» «Il Contratto integrativo - prosegue Mastroberti - prevedeva condizioni fortemente migliorative rispetto al contratto nazionale, ereditato da AL MUSEO DELLA SETA VA IN SCENA LA PASSAMANERIA La passamaneria. Storia di tessuti e tecnologie produttive comasche degli anni 19201940. Questo il titolo della nuova mostra ospitata dal Museo Didattico della Seta di Como fino al 28 febbraio prossimo. Il 2010 rappresenterà un anno particolare per il museo comasco con la coincidenza del ventennale di attività. A venti anni dall’apertura, il Museo didattico della Seta prosegue nell’obiettivo che si era posto di rappresentare un punto di riferimento propositivo per la cultura tessile specifica della “seta”, motore trainante della città, e delle attività ad essa collegate. In tale direzione sin dall’inizio si occupa di raccogliere, conservare e valorizzare la memoria storica di uno dei fondamentali settori produttivi di Como e del suo territorio. I risultati sono evidenti: documenti salvati, macchinari funzionanti, immagini esposte e testimonianze trasmesse. Per l’inizio delle celebrazioni del “ventennale”, che si festeggerà il 4 ottobre 2010, il Museo offre alla città nuove possibilità di conoscenza del mondo tessile con una mostra non celebrativa ma di conoscenza e approfondimento. Nuovi documenti, nuovi personaggi, nuove immagini riemergono dall’archivio del Museo per contribuire alla ricostruzione di un pezzo della memoria collettiva. La mostra proposta affronta il tema della “passamaneria” grazie all’occasione particolare nata dalla donazione da parte della famiglia, con il conseguente restauro, dell’insegna del negozio storico “Passamaneria F. Rho” di Como, insieme a numerosi manufatti e documenti pervenuti al Museo. L’allestimento inoltre ospita prodotti realizzati e relative tecniche di lavorazione di altre due storiche ditte che da generazioni producono e restaurano passamanerie e tessuti pregiati: l’ Antica Fabbrica Passamanerie Massia Vittorio e l’ Antica Ditta Figli di Carlo Monti. In segno di fraterna amicizia, nel 150° compleanno della Congregazione Salesiana, la Comunità Salesiana di Como rivolge un invito a partecipare alla “Mensa di don Bosco”, sabato 6 febbraio alle ore 12.00, presso il Salesianum di Tavernola – Como, via Conciliazione 98. E’ gradito un cenno di adesione: tel. 031-572355, email: [email protected]. SABATO 6 FEBBRAIO MENSA DI DON BOSCO AL SALESIANUM DI TAVERNOLA quando Gs era ancora un’azienda pubblica. Viste le recenti difficoltà commerciali riscontrate nel nostro Paese il Gruppo ha evidentemente deciso di intervenire in maniera pesante sul costo del lavoro per recuperare produttività. Si tratta della risposta peggiore ad una strategia commerciale che, a nostro avviso, Carrefour ha condotto in maniera errata sul territorio italiano, cercando di esportare un modello, come quello francese, che poco si adatta al nostro Paese, puntando sulle grandi superfici, e pagandone pegno, in special modo al sud. Disdettare il Contratto integrativo e puntare sulla riduzione del costo del lavoro rap- presentano, invece, a nostro avviso, strategie di corto respiro che penalizzano il personale e incidono sulla qualità del lavoro stesso». «Il rapporto difficile attualmente in corso con la Carrefour - ci spiega Carlo Maderna, che per la Cisl ha seguito direttamente la vicenda - ci preoccupa non poco anche per gli effetti che potrebbe provocare sul fronte della grande distribuzione. In una fase di generale difficoltà dei consumi la disdetta di questo contratto integrativo potrebbe, infatti, essere assunta a modello di comportamento da parte delle altre aziende presenti sul territorio. Un modello negativo che potrebbe causare un effetto domino e con ricadute preoccupanti sulla forza lavoro». «Attraverso la mobilitazione - aggiunge Mastroberti - stiamo lavorando per riportare l’azienda al tavolo della trattativa. Da parte nostra c’è la disponibilità a rivedere il vecchio contratto, purché venga mantenuta aperta la parte relativa alla contrattazione integrativa. Da segnalare, come ulteriore nota negativa, anche il fatto che l’Azienda ha provveduto nel distribuire tra i dipendenti un proprio contratto integrativo, esautorando, di fatto, il sindacato dal ruolo che gli compete». «Per non parlare del lavaggio del cervello a cui sta sottoponendo il suo personale dirigente - aggiunge Maderna - attraverso corsi di formazione mirati con istruzioni specifiche rispetto alla gestione dello sciopero e dei dipendenti stessi ed esercitando forme di propaganda antisindacale». CACCIA IN CUCINA Spazio libero per gli amanti della buona tavola e, in special modo, dei prodotti da cacciagione. Partirà, il prossimo 15 febbraio, l’8° edizione della manifestazione “Caccia in cucina”, iniziativa promossa dalla Regione Lombardia, e rilanciata sul nostro territorio da Villa Saporiti, assessorato alla Caccia e Grandi Eventi, che sostiene e promuove la diffusione di menù a base di cacciagione in 54 ristoranti della provincia di Como dal 15 al 28 febbraio. Torna così la principale kermesse regionale volta a valorizzare e promuovere la cucina venatoria. Anche per l’edizione di quest’anno sarà riproposto il gemellaggio ‘Italia – Svizzera’, grazie al continuo protendersi di collaborazione ed idee fra l’assessore alla Caccia della Provincia di Como, Dario Bianchi; il presidente dei Cacciatori Ticinesi, Marco Mondada e Giovanni Bana, presidente nazionale dell’ANUU Migratoristi nonché capo della Delegazione italiana al Consiglio Internazionale della Caccia. «È con forte convinzione - spiega l’assessore Dario Bianchi - che la Provincia di Como intende sostenere e promuovere l’importanza dell’evento, evidenziandone il peculiare carattere legato alla convivialità che scaturisce dalla condivisione della buona tavola. Inoltre la kermesse gastronomica, quale importante vettore di comunicazione, vuole sempre più valorizzare l’attività venatoria, sottolineando l’aspetto culinario della stessa, che da sempre caratterizza la caccia”. È proprio l’elevato livello di prelievi venatori di selvaggina stanziale raggiunto negli ultimi anni in provincia di Como che ha portato Villa Saporiti a sostenere questa iniziativa senza alcun timore di offendere sensibilità animaliste. Si pensi che le sole carni di ungulati selvatici (con particolare riferimento al cinghiale ed al cervo) riversate ogni anno dai cacciatori sulle tavole comasche ammontano, annualmente, ad oltre 10 tonnellate. Come per il passato anche l’edizione 2010 di “Caccia in cucina” godrà del patrocinio di Regione Lombardia e dell’Ersaf, Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e Foreste. CRONACA Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 DENTRO LA CRISI Seimila comaschi senza lavoro nel 2009 I n queste ultime settimane si sono levate più voci, dal mondo politico ed economico, che indicano come, anche nel comasco, la crisi economica che ha colpito duramente l’occupazione in questo ultimo anno e mezzo abbia superato la sua fase più acuta. Nelle parole, almeno, regna l’ottimismo anche se, invece, dando uno sguardo alle notizie provenienti da alcune realtà italiane c’è ancora da riflettere mentre destano preoccupazione i dati forniti dall’Osservatorio sul mercato del lavoro istituito dall’Amministrazione provinciale di Como. Nel corso dell’anno scorso, infatti, sono state oltre 6mila le persone che hanno perso il posto con un incremento del 50% ri- Lo rivelano i dati forniti dall’Osservatorio sul mercato del lavoro istituito dall’ Amministrazione provinciale di Como. La fotografia di una situazione drammatica di LUIGI CLERICI spetto al 2008. Il prezzo più caro l’hanno pagato gli uomini (oltre 3mila) mentre 2.800 sono le donne rimaste disoccupate. Nel 2008 il flusso delle persone in cerca di lavoro era di 12.328, mentre nel 2009 si è saliti a 18.537 contro i circa 10mila di cinque anni fa. L’analisi delle richieste ai centri per l’impiego vede in prima fila Como con oltre 5.700 richieste (il 31% del totale). Seguono Appiano Gentile (4.608, 25%), Cantù (3.558, 19%), Erba (2.585, 14%) e Menaggio (1.917). A perdere il lavoro, secondo l’osservatorio, sono soprattutto italiani (l’80% del totale pari ad oltre 14mila persone), seguiti da cittadini comuni- tari non italiani (1%) ed extracomunitari (3.554 pari al 19%). «Nel nostro territorio la crisi non è sulla carta, ma è reale ha ammesso l’assessore provinciale alle Politiche del lavoro Alessandro Fermi -. L’aumento del 50% del flusso di persone in cerca di lavoro dimostra come l’occupazione dovrà essere, anche nel 2010, una delle priorità di qualsiasi ente pubblico». L’Assessore non crede che si tornerà molto presto ai livelli del 2007 e del 2008, anche se, ha rilevato, negli ultimi mesi sono stati registrati dati incoraggianti. «L’augurio è che ci sia una ripresa, ma credo purtroppo che il mercato dell’occupazione sarà uno degli ultimi a risentire della tanto auspicata ripresa economica – ha affermato Fermi -. Questo per dire che anche il 2010 sarà un anno difficile dal punto di vista occupazionale. L’incremento a cui abbiamo assistito nel 2009 sarà difficilmente colmabile in breve tempo”. Anche nel 2010, quindi, Villa Saporiti metterà a punto una serie di bandi, incentivi e contributi sulla stessa linea di quanto aveva già fatto l’anno passato. Nel frattempo il novero delle imprese in difficoltà si arricchisce quasi ogni giorno e con nomi e marchi molto famosi. E’ il caso, ad esempio, della cementeria Holcim di Merone che qualche giorno fa ha deciso di avviare la cassa integrazione per un periodo di 13 settimane per i quasi 300 lavoratori della sede comasca, mentre nel fine settimana sono apparse notizie poco tranquillizzanti su alcune tessiture e stamperie. P A G I N A 25 CAVALLASCA SALUTE SENZA ETÀ IN SCENA L’ASL Ultimo incontro a Cavallasca nell’ambito del percorso denominato: “Salute senza età” promosso dall’Amministrazione Comunale - assessorato ai Servizi Sociali, e l’associazione “Meno Giovani”. Appuntamento, come sempre, in Villa Imbonati venerdì 5 febbraio ore 15.30. Tema dell’incontro: “L’Anziano e l’Azienda sanitaria locale. Come il territorio risponde ai nostri bisogni”. Interverrà il dott. dott. Marco Orsenigo, responsabile area Anziani Asl Como. CRONACA P A G I N A 26 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 L’IMPORTANTE TRAGUARDO DI UNO STORICO SODALIZIO COMASCO La banda Baradello festeggia i 90 anni L a musica operistica, sinfonica e popolare, classica e moderna, da film e tradizionale, rappresenta il repertorio della banda Baradello di Como, che proprio quest’anno festeggia i suoi novant’anni di vita. La banda Baradello nacque, infatti, nel 1920 presso il borgo di San Rocco come “Fanfara Baradello”, ma già tre anni dopo, quando si riuscì a dotarla di una divisa con l’introito proveniente da una pesca di beneficenza, assunse la denominazione che tuttora la contraddistingue. La sua sede originaria è stata l’osteria Baradello che si trovava sopra il Navello di San Cristoforo, alla costa di San Rocco. La “Baradello” come del resto tutti gli altri Corpi Musicali di Como (la “Filarmonica Cittadina Alessandro Volta”, la “Filarmonica di Monte Olimpino”, le Bande di Tavernola, Albate e Rebbio) all’epoca suonava prevalentemente in loco o nei paesi vicini dove spesso si recava in trasferta. La ricompensa era sempre una “bicchierata” con del buon vino oppure una gustosa “busecca” fumante, la stessa che a Capodanno, alla trattoria De Cristoforis, segnava l’inizio degli auguri a tutti i “fedelissimi”. Da allora sono passati novant’anni, ma alcune tradizioni sono rimaste. La banda, infatti, pur avendo raggiunto livelli artistici elevati con i suoi validissimi musicisti, capaci di avvalersi di un repertorio in grado di soddisfare tutti i gusti musicali, mantiene uno stretto legame con la tradizione popolare e, volutamente, si esprime in un contesto che è eminentemente sociale. Nel corso degli anni è stata condotta da Luigi Auguadri, Alamino Giampieri, Anton Maria Paolucci, Fernando Lori, Ermanno Corti, e, attualmente, è diretta dal maestro Ettore Anzani, il quale vi si dedica anche in veste di compositore e trascrittore. “Il nostro - precisano Giacomo Griante e Giuseppe Beretta, rispettivamente presidente e segretario della banda Baradello - è un gruppo prettamente comasco ed è formato da 52 musicisti, alcuni sono professionisti, altri studenti del Conservatorio, mentre molti vivono la musica in modo amatoriale, con grande gusto e passione. Inoltre possiamo avvalerci di collaboratori esterni prestigiosi: quartetto di cantan- Nacque nel 1920 presso il borgo di San Rocco. Già tre anni dopo, quando si riuscì a dotarla di una divisa, con l’introito proveniente da una pesca di beneficenza, assunse la denominazione che tuttora la contraddistingue di PAOLO BORGHI Alcune immagini della banda di ieri e di oggi ti lirici, pianisti, solisti di violino e violoncello, e cori. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di formare i giovani, molti dei quali sono diventati musicisti di professione come Paolo Russo, una tromba di fama internazionale, l’arpista Annalisa De Santis, Fabrizio Meroni che è diventato primo clarinetto alla Scala di Milano. La nostra banda ha eseguito tantissime esecuzioni concertistiche di successo in Italia e all’estero, tra le quali meritano senz’altro di essere citati i concerti tenuti a Zurigo, Milano, Brescia, Volterra, Vada, Baranello di Campobasso, Mignano di Montelungo, Torre del Lago Puccini, nel salone delle feste del Casinò di Campione d’Italia in occasione del 30° anniversario della morte di Arturo Toscanini, al Mirabel Garden di Salisburgo per festeggiare il nostro 75° anniversario di fondazione, nell’auditorium dell’Istituto di Setificio di Como in occasione del 60° anniversario della Costituzione Italiana. Inoltre l’amore per la musica ha favorito il nostro incontro con il Gruppo Filarmonico di Rosignano Solvay dal quale è nato un gemellaggio che rappresenta un momento di ritrovo e di scambio d’esperienze per poter crescere e continuare al meglio nella volontà comune di diffondere cultura e tradizione”. La “Baradello”, che possiede un archivio sto- rico che comprende migliaia di partiture originali e rare dagli anni ‘20 ad oggi, è in grado di strutturare concerti per tutte le occasioni: dalle feste popolari alle celebrazioni, dai servizi religiosi e civili al concerto “sofisticato”. Ogni concerto è confezionato “su misura delle esigenze del committente”. Per la banda Baradello, che ha la propria sede presso la Circoscrizione 3 di Camerlata in via Varesina 1, dove si tengono le prove, anche il 2009 è stato un anno intenso d’attività con l’esecuzione di ben 14 concerti, di cui 8 in Como (Concerto di Capodanno, di Pasqua, della Festa della Mamma, della Primavera, nei quartieri a Lazza- go, per la Festa delle Forze Armate, la Commemorazione dei defunti al cimitero Maggiore, a Villa Olmo in favore della Piccola Casa Federico Ozanam) e 6 concerti in provincia (Torno, Cermenate, Asso, Molina di Faggeto Lario, Sormano e Piano del Tivano in occasione della Festa della Montagna) che hanno contribuito alla sua affermazione sul territorio lariano. Quattordici concerti variopinti, non omologati, ricercati, che hanno visto anche il coinvolgimento di diverse associazioni di volontariato comasche, unendo in tal modo l’amore per la musica alla divulgazione dell’importanza dell’impegno sociale. Ma il concerto più prestigioso è quello di Capodanno, organizzato dalla Famiglia Comasca al Teatro Sociale di Como, durante il quale anche quest’anno la banda Baradello ha presentato un repertorio impegnativo e di qualità, fatto di brani originali e d’adattamenti particolari di grandi brani classici curati dal maestro Ettore Anzani che si è avvalso della bravura del pianista Vsevolod Dvorkin, delle voci liriche del soprano Ilaria Taroni e del tenore Bernardo Peduzzi, e dei fiati solisti Elisa Cappelletti e Ruggero Cattaneo. “In occasione dei concerti di Capodanno - aggiunge il presidente Giacomo Griante - abbiamo dato visibilità a cantanti in carriera come Antonella Ostinelli, Giuseppe Cattaneo, Elsa Wage, Gianluca Alfano, Vittorio De Grossi, Tabata Yutaka, Gianluca Cattaneo, e a solisti di grande prestigio come la violinista Magda Ughetti, il pianista Andrea Chindamo ed Emanuela Ughetti. Proprio nel 2010 la nostra banda festeggia i 90 anni di fondazione e noi siamo gratificati di essere considerati i degni eredi di chi, nel lontano 1920, pose le basi di questo sodalizio facendo della musica un punto fermo della propria vita. Novant’anni di sodalizio sono importanti, e acquisiscono ancora più importanza se interpretati alla luce di tutto quello che si è riusciti ad offrire attraverso la musica. Gioia, calore, divertimento, momenti di pace e infiniti ricordi di gioventù. Grazie alla Famiglia Comasca stiamo percorrendo insieme una strada iniziata ventidue fa, nessuno avrebbe potuto sapere o anche solo immaginare quello che si sarebbe diventati, ma noi tutti ci abbiamo creduto: musicanti, maestri, amici, conoscenti, e tutti quelli che si sono affiancati alla nostra musica in questi anni e che hanno contribuito a farci diventare quello che siamo. La nostra banda è una realtà meritevole di considerazione, una realtà territoriale che sta crescendo, con una gran voglia di fare”. La banda Baradello ha una lunga storia di grande prestigio ed è sempre stata il trampolino di lancio per molti musicisti consentendo a tantissimi giovani di avvicinarsi con grande passione alla buona musica. Il migliore augurio è che possa continuare a scoprire nuovi talenti arrivando con forza e determinazione al prossimo traguardo: il centenario! CRONACA Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 P A G I N A 27 SI È INSEDIATO NEI GIORNI SCORSI Expo 2015. Ecco il tavolo comasco Ne fanno parte esponenti delle principali istituizioni comasche. Ora è arrivato il tempo della progettualità E xpo 2015. Anche da Como il conto alla rovescia è incominciato. A cinque anni dal grande evento internazionale si è insediato, lo scorso martedì mattina, il tavolo di coordinamento provinciale chiamato a produrre contenuto e a promuovere progetti in vista dell’appuntamento con l’ Expo. A farne parte i presidenti della provincia di Como, della Camera di Commercio, dell’Anci; i sindaci dei comuni di Como, Erba, Cantù, Mariano Comense e Appiano Gentile; un rappresentante delle Comunità Montane della provincia e i presidenti del Centro Volta, di Villa Erba e di Lario Fiere. Una task force cui spetterà riempire di idee e contenuti quella che, al momento, si presenta solo come una carovana piena di buoni propositi. «L’insediamento di oggi - ha spiegato il presidente della Provincia di Como Leonardo Carioni - conferma come Como non sia affatto immobile rispetto al tema dell’ Expo, nonostante le accuse avanzate in proposito da più parti nei mesi scorsi. Con Bergamo siamo le uniche due province lombarde presso le quali, al momento, questo tavolo si è istituito. Ciò rappresenta la conferma del fatto che da Como ci sia soltanto da prendere esempio. Ora predisporremo una segreteria tecnica e cercheremo di calendarizzare gli incontri del tavolo, secondo una cadenza quindicinale, per mettere a fuoco i progetti e valutarne le possibilità di sviluppo». “Nutrire il pianeta: energia per la vita”. Questo il tema scelto per l’ Expo 2015. A questo tema dovranno legarsi le diverse iniziative progettate. La particolare fedeltà ed attinenza al tema farà da discriminante rispetto all’approvazione o meno dei progetti da parte del Comitato dell’Expo (al quale le idee delle varie province andranno sottoposte) e al suo conseguente finanziamento. «I finanziamenti che arriveranno - ha proseguito Carioni saranno la risposta alla qualità dei progetti che sapremo produrre». «L’insediamento del tavolo tecnico - ha aggiunto IL TAVOLO DI COORDINAMENTO PROVINCIALE EXPO 2015 Del Tavolo di Coordinamento provinciale - Expo 2015 fanno parte: - Presidente della Provincia di Como; - Sindaco del Comune di Como; - Sindaco del Comune di Erba; - Sindaco del Comune di Cantù; - Sindaco del Comunee di Mariano Comense; - Sindaco del Comune di Appiano Gentile; - Rappresentante delle Comunità Montane della provincia di Como; - Presidented dell’Anci; - Presidente della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Como; - Presidente Centro Volta; - Presidente Villa Erba; - Presidente Lario Fiere Paolo De Santis, presidente della Camera di Commercio di Como - costituisce un passaggio importante verso l’appuntamento del 2015, ma anche per protendere lo sguardo oltre quella data. I cinque anni che ci separano dai sei mesi durante i quali sarà celebrato l’ Expo dovranno servire per promuovere e sviluppare progetti che non si fermino a quell’evento, ma arricchiscano e qualifichino Como per gli anni a venire». Bocche cucite rispetto alle progettualità allo studio e solo qualche generica dichiarazione d’inten- ti. «Ci siamo appena messi al lavoro», l’unanime coro dei componenti del tavolo, anche se dalle singole voci qualche indirizzo è emerso. «Si lavorerà per valorizzare al meglio quanto già c’è - ha continuato De Santis - ma anche per produrre idee che possano far crescere il nostro territorio. Non crediate che a Como possano arrivare contributi per grandi iniziative di carattere infrastrutturale, come la costruzione di strade o arterie di collegamento. Progetti che apparirebbero slegati rispetto alla tematica dell’ Expo. Non è detto, però, che non si possa lavorare su progettualità ad hoc, legate alla mobilità dolce, alla valorizzazione del patrimonio culturale del nostro territorio (dal Teatro Sociale al Politeama), al tema della luce, tanto per citare alcune idee». «Il territorio comasco e lombardo - gli ha fatto eco Tiziana Sala, sindaco di Cantù - si presenta, tra l’altro, ricco, di cascine e ambienti rurali. Un patrimonio ambientale e culturale che potrebbe essere recuperato e valorizzato. L’appuntamento con l’Expo potrebbe costituire l’occasione per intraprendere questa strada». E poi ancora acqua, sicurezza idrico alimentare, senza trascurare l’aspetto turistico, per mettere il territorio nelle condizioni di reggere e alimentare l’indotto turistico che, con ogni probabilità, l’Expo genererà anche sul Comasco. Expo 2015. Un’occasione da vincere, un volano da cogliere per offrire al territorio la reale opportunità di uscire dalla crisi. M. Ga. LOMAZZO 101 ANNI Tanti auguri nonna Ermelinda L a Casa Albergo di Lomazzo è felice di festeggiare domenica 7 febbraio la signora Ermelinda Cecamore nata a Pescara il 4 febbraio 1909. E’ figlia di Giovanni Cecamore e Giulia Sar- chiarone. Il padre è sempre stato poco presente poiché ha partecipato a vari scontri bellici, tra i quali, come bersagliere, alla rivolta dei Boxer in Cina (1900-1903) e come Cavaliere di Vittorio Veneto alla prima guerra mondiale. La signora Cecamore Ermelinda è la seconda di sei fratelli. Ha frequentato la scuola fino alla quinta classe e, subito dopo, ha cominciato ad aiutare la madre nelle faccende domestiche e nella cura dei fratelli. Si è sposata nel 1926 con il Signor D’Agostino Sante. Anche il marito, come il padre, ha partecipato attivamente alla vita militare del paese ed addirittura è stato l’autista del principe Aimone di Savoia. La Signora Ermelinda ha dato alla luce 4 splendidi figli, 3 maschi e 1 femmina. Della sua grande famiglia fanno parte anche 6 nipoti e 4 pronipoti. La signora Cecamore Ermelinda è sempre stata una donna dotata di forte carisma e determinazione, lo dimostra il fatto che ha vissuto nella sua casa di Pesca- ra sola fino alla venerabile età di 99 anni! E’ ospite della Casa Albergo da Settembre 2009 e trascorre le giornate partecipando alle attività che si svolgono presso la Casa di Riposo. È una persona affabile, molto piacevole sempre con il sorriso sulle labbra. IL PROGRAMMA ore 10.30 Formulazione degli auguri e taglio della torta ore 15.00 Pomeriggio di Musica ore 17.00 Santa Messa ore 17.45 Brindisi comunitario BIZZARONE: MONS. COLETTI INAUGURA “LE GINESTRE” Dmenica 7 febbraio, dopo la S. Messa, alle ore 11.45, mons. Coletti verrà accolto dalle autorità comunali, guidate dal sindaco Guido Bertocchi, nel nuovo Centro “Le Ginestre”, dove inaugurerà, proprio su invito dell’Amministrazione Comunale, il nuovo Centro medico polispecialistico comunale chiamato “Le Ginestre”, dal nome del centro servizi nel quale è ospitato. Il Centro medico è stato voluto dal Comune di Bizzarone nell’intento di offrire un servizio innovativo, dove medicina di base e medicina specialistica possono coesistere per fornire una gamma di servizi moderna ed efficiente al servizio del cittadino. Gli spazi che verranno inaugurati si compongono, su una superficie di circa 200 mq, di quattro ambulatori medici ed una sala medicazioni dove opereranno undici medici, tra specialisti e medici di base. CRONACA P A G I N A Como 28 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 ALLA SCOPERTA DELLA COOPERAZIONE/216 Sim-Patia: la via dell’autonomia Il prossimo 16 febbraio il governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, sarà presente in veste ufficiale per suggellare un importante traguardo della vita della cooperativa sociale Simpatia. Sarà infatti il momento in cui verranno ufficialmente presentati al pubblico i primi tre appartamenti domotici, voluti dalla cooperativa pagina a cura del Consorzio Eureka Ser vizi alla Cooperazione e al Terzo Settore www.eurekacomo.it I l prossimo 16 febbraio il governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni sarà presente in veste ufficiale per suggellare un importante traguardo della vita della cooperativa sociale Simpatia. Sarà infatti il momento in cui saranno ufficialmente presentati al pubblico i primi tre appartamenti domotici, voluti dalla cooperativa nell’ambito di un progetto, avviato un paio di anni fa dal titolo evocativo “Verso l’autonomia: da disabili a diversamente abili”. La domotica è la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa, nella fattispecie si tratta di semplici apparati touchscreen e di sistemi computerizzati installati direttamente sulle carrozzine che permettono a disabili di comandare l’apertura e la chiusura delle tende, delle finestre, delle porte, di accedere alle primarie funzioni in cucina, alla televisione e al computer. Questo importante progetto nasce dopo aver constatato sul campo il bisogno, espresso da adulti che vivono con menomazioni fisiche anche conseguenti ad incidenti che li limitano nelle normali attività quotidiane, ma che hanno un motivato e forte desiderio di tornare ad auto determinare la propria esistenza, per quanto possibile. A partire dall’esperienza e dalla reputazione in campo tecnologico, ormai patrimonio consolidato di Simpatia e da una attenta ricerca sul territorio per trovare varie forme di collaborazioni, la scelta è caduta sulla R.S.A. “San Giulio” di Beregazzo con Figliaro che ha deciso di concedere in comodato d’uso ben tre unità abitative attigue alla loro struttura. Si tratta di un monolocale, un bilocale e un trilocale. Si è potuto così dar vita ad una piccola comunità di persone, cinque per la precisione, con vari livelli di disabilità fisica che, insieme e con il supporto di figure educative e sanitarie, sperimentano una vita propria e più indipendente rispetto a quella della realtà della residenza sanitaria. Un equipe composta da due educatori, una psicologa e un operatore socio sanitario che si alternano nel corso della giornata, hanno permesso già a cinque persone disabili di abitare gli spazi a disposizione. Per eventuali situazioni di emergenza le abitazioni sono state messe in collegamento con la sede di Simpatia, attraverso una linea adsl che consente agli operatori di visualizzare le immagini delle stanze e di conseguenza valutare le condizioni degli ospiti e, allo stesso tempo di dialogare con eventuali altri interlocutori, come ad esempio l’infermiere, il medico ma anche un parente o un amico dell’ospite e stabilire in tempo reale quale intervento attuare. Il disabile potrà mettersi in contatto con la centrale operativa tramite un telefono o un cellulare o un braccialetto che funge da telecomando. L’esperienza fin qui raggiunta ci fa pensare che questo progetto permette alle persone disabili di comunicare facilmente, sia tra di loro che con eventuali terzi. Ci sarà anche a disposizione, per i disabili che non vogliono rinunciare ad uscire di casa, un dispositivo gps che, in caso di allarme, potrà inviare un segnale alla centrale operativa, indicando anche l’esatta posizione. Possono beneficiare dei servizi di questo progetto tutti coloro che hanno subito menomazioni fisiche, anche gravi, con limiti agli arti inferiori e/o superiori ma che hanno mantenuto una discreta capacità cognitiva. Gli ospiti degli appartamenti domotici se lo desiderano, potranno usufruire delle attività del centro diurno di Simpatia o dal centro diurno più prossimo alla loro abitazione. Per chi ne è in condizioni sarà inoltre possibile usufruire dei centri occupazionali terapeutici, dove potranno impegnarsi in attività lavorative adatte alle loro condizioni psico-fisiche, finalizzate a consentire di tornare ad un ruolo attivo nella società, anche come produttore di reddito. I servizi che Simpatia offre anche a utenti esterni che frequentano la struttura sono, nel tempo, cresciuti e sono parecchi coloro che si recano a Valmorea per usufruire dei servizi diurni (12 persone accreditate e altre 12 per consulenze di vario tipo). Ecco i principali servizi offerti: - La piscina - I servizi di fisioterapia - L’assistenza e la consu- lenza informatica - La logopedia - Il laboratorio cognitivo Il laboratorio informatico, su tutti è uno dei fiori all’occhiello della cooperativa Simpatia, esso è stato recentemente ampliato e può vantare ben 14 postazioni tutte al servizio dei vari tipi di disabilità presenti. Ogni postazione infatti tiene conto delle esigenze e delle menomazioni della persona e interviene con un supporto, consentendo di utilizzare il computer per comunicare, scrivere e passare il tempo chattando. In questo modo alcune persone affette da riduzione della capacità psicomotoria, cognitiva o comunicativa possono recuperare e sviluppare, attraverso le risorse della tecnologia informatica, le risorse individuali. Lo sviluppo dell’informatica e della microelettronica ha infatti reso possibile disporre di apparecchiature che facilitano lo svolgimento di funzioni complesse, semplificando anche drasticamente l’effettuazione degli atti motori. Gli ospiti coinvolti in questi percorsi sono investiti di un importante ruolo di agenti del cambiamento culturale, dimostrando che grazie agli ausili informatici è possibile migliorare e valorizzare le risorse personali delle persone disabili, permettendo loro di riappropriarsi della dignità e peculiarità espressiva tipiche dell’essere umano. Nelle prossime settimane si aprirà anche ad Albate, località a qualche chilometro dal centro della città di Como, un altro appartamento equipaggiato tecnologicamente che sarà in grado di ospitare altre 4 persone, due delle quali sono già state individuate. Qui c’è un’interessante particolarità, il progetto prevede infatti anche il coinvolgimento degli abitanti del quartiere che si attiveranno per fare da supporto a questa nuova realtà di vicini di casa un po’ diversi e che sarà comunque gestito e sostenuto dalla cooperativa Simpatia con il suo progetto di accompagnamento all’autonomia. Ecco alcuni progetti tecnologici innovativi già attivi presso Simpatia: Cyberlink - strumento che permette di utilizzare il computer facendo a meno della tastiera e del mouse, con l’utilizzo di una fascia frontale sulla quale sono collocati dei sensori che rilevano il movimento dei muscoli facciali e oculari. I sensori inviano così il segnale elettrico e lo trasmettono al computer che lo interpreta. Videotelefono pubbli- co - si tratta di un computer dedicato con un insieme di programmi per semplificare la chiamata dell’ospite verso l’esterno. Un impianto video da 160x120 cm consente di migliorare la visione reciproca degli interlocutori. Ascensori accessibili può essere utilizzato da persone disabili senza intervento di terzi attraverso un tappetino sensibile alla pressione, pulsanti speciali e display, con scansione vocale e visiva. Ed altri progetti che sono in procinto di essere realizzati: Occhiali elettronici garantirebbero alla persona con problemi visivi la possibilità di aggiustamento dell’immagine e del campo visivo in tempo reale attraverso l’utilizzo di micro telecamere collegate a micro processori. Esoscheletro - nato in Giappone per scopi militari veniva indossato dai soldati per trasportare pesi considerevoli in tempi relativamente brevi. Se applicato alla disabilità per persone para o tetraplegiche potrebbe favorirne l’autonomia. Dispenser per terapie - è una macchina elettromeccanica composta da una serie di contenitori, uno per ogni tipo di farmaco. Attraverso un meccanismo meccanico la macchina prepara la terapia prevista nell’ora impostata e per la persona a cui è stata prescritta. IL PROGRAMMA DI MARTEDÌ 16 FEBBRAIO Ore 11.30 Ore 12.00 Beregazzo: inaugurazione appartamenti domotici Simpatia, visita al polo tecnologico e al centro di sorveglianza collegato agli appartamenti; - conferenza stampa Intervengono: Gerolamo Saibene, Presidente Sim-patia Irma Missaglia, Direttrice Sim-patia Agostino Grisoni, Presidente Consorzio Comuni Dell’Olgiatese Roberto Antinozzi, Direttore Generale ASL di Como Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia Seguirà buffet a Valmorea, in via Parini,180 CRONACA Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 P A G I N A 29 UN PROGETTO DEL COMUNE DI CANTÙ E DI IUBILANTES Il Cammino di S. Pietro antica via canturina Scopo dell’iniziativa è far rivivere l’antica strada Cantù – Seveso, legata alla memoria del predicatore domenicano Pietro da Verona, secondo protettore della città e della Diocesi di Como, ucciso nel 1252 presso Seveso di SILVIA FASANA M ettersi sui passi di un santo, di un martire, seguendo la strada che, a poca distanza da Como, lo vide andare incontro alla morte per mano di eretici. Ora è possibile, grazie al nuovo progetto promosso dal Comune di Cantù e dall’Associazione culturale Iubilantes per far rivivere l’antica strada Cantù - Seveso, legata alla memoria del predicatore domenicano Pietro da Verona, secondo protettore della città e della Diocesi di Como, ucciso nel 1252 presso Seveso. È la strada che i moderni pellegrini da Como e Brianza amano percorrere per raggiungere la “grande” Via Francigena e arrivare a Roma, al sepolcro dell’Apostolo Pietro. Per questo, è stata chiamata “Cammino di San Pietro - Antica Via Canturina”, e con tale nome ora viene restituita alle comunità locali e a tutti coloro che amano riscoprire luoghi e monumenti con il passo lento e attento del pellegrino. Ne parliamo con Ambra Garancini, presidente Iubilantes: «Il progetto nasce da una esperienza concreta: ormai più di dieci anni fa, nel 1999, la nostra Associazione, cercando un percorso storicamente significativo che potesse portarci da Como a Milano, da dove poi proseguire per l’antico guado di Corte S. Andrea, sul Po, punto di raccordo con il tracciato della Francigena, si è imbattuta in Pietro da Verona e nella sua vicenda di martirio, consumatasi, in un periodo di violenti contrasti religiosi, sui sentieri che univano Cantù a Seveso. Ci è sembrato innanzi tutto doveroso richiamare alla memoria la figura di questo santo e cercare di far rivivere alcuni aspetti del culto, dell’iconografia e delle tradizioni devozio- nali comasche a lui collegate. Abbiamo pensato quindi di ricostruire, prima attraverso documenti cartografici, poi attraverso la ricerca di superficie, le tracce di un antico percorso Cantù - Seveso che potesse avvicinarsi il più possibile all’itinerario compiuto da San Pietro il giorno del suo martirio. Questo percorso tocca luoghi, insediamenti ed emergenze architettoniche ed artistiche di notevole interesse». Continua Ambra Garancini: «Lo scopo del nostro progetto, sostenuto e fatto proprio dal Comune di Cantù, è stato principalmente quello di far conoscere questo antico percorso e i suoi monumenti, valorizzandolo e rivitalizzandolo nel suo complesso, e nel contempo sensibilizzando alla salvaguardia dei suoi aspetti artistici (con il restauro di alcuni monumenti) ed ambientalistici-paesaggistici (incentivando ad esempio la pulizia dei corsi d’acqua Seveso e Serenza, la manutenzione dei guadi e dei sentieri, il recupero delle cave)». Il percorso, pressoché pianeggiante, si snoda per lo più su fondo asfaltato o sterrato; ha come punto di partenza la chiesa di S. Antonio a Cantù e di arrivo il Santuario di S. Pietro Martire a Seveso; lo sviluppo totale è di 13,71 chilometri (escluse piccole varianti locali), toccando i Comuni di Cantù, Figino Serenza, Novedrate, Lentate sul Seveso, Meda e Seveso. Se il tratto iniziale consente di visitare a Cantù luoghi di assistenza ai viandanti come la chiesa dell’antico hospitale di S. Antonio, o monumenti insigni come la Prepositurale di S. Paolo e il complesso di S. Vincenzo a Galliano, il seguito del percorso offre altre “incontri” non meno interessanti: luoghi di pellegrinaggio e di fede popolare come il santuario canturino della Beata Vergine dei Miracoli o, sul piano di una religiosità “minore” ma non meno sentita, la cappella votiva nell’antica località cimiteriale di S. Agata, presso la cascina omonima (ora abbattuta), in comune di Figino Serenza; angoli insospettati, come le antiche mura di Cantù o la corte Mocchirolo, con la trecentesca chiesetta di San Grato, ancora aperta al culto e frequentata dai fedeli; gioielli d’arte poco conosciuti come l’oratorio di S. Stefano di Lentate, pregevolmente affrescato. Ci si accosta alla fine ai luoghi del martirio di San Pietro, passando davanti alla cappella di Farga con i suoi affreschi di devozione popolare; si visita infine il santuario di S. Pietro di Seveso, con la sua architettura composta e misurata e le reliquie del Santo. Oltre alla segnalazione del percorso con segnali indicatori e cartelli informativi, è in corso di realizzazione un innovativo sito internet (www.cam minosanpietro.it), in grado di coniugare contenuti culturali e informazioni pratiche, per scoprire il percorso e il territorio. Tutto questo grazie ad una tecnica di rilevamento WEB GIS sofisticata, conforme a quella adottata dalla Regione Toscana con l’approvazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per il percorso ufficiale della Via Francigena. Continua Ambra Garancini: «Nel contesto italiano, così straordinariamente ricco di bellezze naturali ed artistiche, questo - che ci è piaciuto chiamare “Cammino di San Pietro” in omaggio al santo frate Pietro sepolto a Milano e al Santo Apostolo sepolto a Roma - è certamente un itinerario minore. Ma per noi è molto di più: è una piccola “Francigena” che unisce, LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO Il progetto “Cammino di San Pietro - Antica Via Canturina” sarà presentato dal Comune di Cantù promotore del progetto, con l’Associazione Iubilantes, responsabile dell’organizzazione, venerdì 5 e sabato 6 febbraio con una serie di iniziative, che sono state precedute sabato 30 gennaio da un laboratorio per bambini presso la Biblioteca Comunale “Nel mondo di Prando”, a cura di Fata Morgana. Venerdì 5 febbraio ore 15.30, a Cantù, presso Villa Calvi (via Roma 8) Convegno “Il Cammino di San Pietro - Antica Via Canturina: dalle vie del Medioevo alle vie del web per valorizzare il territorio” Tiziana Sala, Sindaco di Cantù Benvenuto e introduzione; Ambra Garancini (Associazione Iubilantes) “Vie del Medioevo per valorizzare il presente: il perché di un Cammino”; Prof. Grado Giovanni Merlo (UNIMI - Ordinario di Storia del Cristianesimo Dipartimento di Scienze della Storia e della Documentazione Storica) “Eretici ed eresie nella Lombardia del XIII secolo”; Prof.ssa Marina Benedetti (UNIMI - Associato di Storia della chiesa medioevale e dei movimenti ereticali): “Il cammino di frate Pietro verso la santità: un problema documentario”. Arch. Giorgio Costanzo, Arch. Nicola Tettamanti, Ing. Marco Pisani (progettisti e tecnici di progetto) “Un antico cammino, un nuovo portale web: il “Cammino di San Pietro – Antica Via Canturina”. Sabato 6 febbraio a Cantù, presso il Municipio (Piazza Parini 4) Giornata di rievocazioni storiche “Cantù rivive il Medioevo” Dalle ore 11.00 alle ore 19.00 Rievocazione storica medioevale “Quando passò frate Pietro. Vivere nel XIII secolo”, con postazioni didattiche di arti, mestieri, armi e armigeri e molto altro ancora a cura di C.E.R.S. Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche - Confraternita del Leone – Brescia; Ore 17.15 Animazione storica “Cluniacum – Canturium” a cura del gruppo Peregrinae de Canturio. con intermezzi di musiche antiche a cura del gruppo Clerici Vagantes. La partecipazione a tutte le iniziative è libera e gratuita. Per informazioni: Comune di Cantù - Settore Cultura; tel. 031.717446; sito internet www.comune.cantu.co.it tramite Milano, alla più grande “Francigena” e, più in particolare, un itinerario che ci riporta alle radici della nostra cultura, e che per questo potrebbe aiutarci non solo a ritrovare il nostro passato, ma anche, forse, a conoscere meglio noi stessi e a sperare di più nel nostro futuro». Le fa eco Tiziana Sala, sindaco di Cantù: «Il nostro Comune ha creduto molto in questo progetto, che permette innanzitutto alla nostra gente, ma anche ai turisti, di percorrere il nostro territorio cogliendone appieno l’importanza paesaggistica, culturale, storica. E ad apprezzarlo maggiormente». O , CRONACA P A G I N A 30 Lago&Valli IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 SCHERZI E DIVERTIMENTI DI IERI Con la fufada e il generoon il saluto del Carnevale U ltimo giorno di gennaio, quasi un momento di festa per le vecchie generazioni. Tempo di scherzi. Quasi ci si sentiva sollevati perché anche se il tempo appariva ancora piuttosto brutto e freddo, e ci si poteva attendere ancora neve e gelo, nell’aria incominciava a circolare quella sensazione che induceva alla speranza che l’inverno si stesse allontanando . L’ultimo giorno di gennaio, al generoon, era dedicato agli scherzi che i ragazzi amavano imbastire e coinvolgevano gente di tutte le età. In sostanza si armavano di coperchi, campanacci e incominciavano a girare per tutto il paese. E se qualche malcapitato osava affacciarsi, in coro gridavano: l’è fora al generoon, naturalmente accompagnato dalle battute più o meno simpatiche o sgradite all’indirizzo del malcapitato curioso. Gli anziani normalmente si lasciavano scappare una risata liberatoria, finalmente era finito il genarr longh e nuiusett Burle in uso tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio che facevano da preludio al vestito in maschera... di RINA CARMINATI FRANCHI e domani sarebbe incominciato il febbraio curt e maledett. Era quasi un soffio di speranza, un levarsi un peso di angoscia che ancora ai giorni nostri ci opprime all’approssimarsi della brutta stagione. In quel grido l’à fora, si celava il senso di liberazione che si vive quando si riesce buttare fuori di casa un ospite ormai sgradito. Non si trattava solo di una parola, ma di una speranza, un invito rivolto a tutti: osare nell’aprire, almeno di uno spiraglio, il portone di casa e lasciare entrare quell’aria nuova che, pur sapendo ancora di neve, portava con sé anche il sussurro dei tanti rivoletti del disgelo. A decine sono i racconti legati al Generoon. Una su tutte è la storia di quell’ometto che, vivendo di fatto nella comunità di tutti i paesi della Valle, aveva fatto di questo giorno un momento di festa sua personale. Il suo nome era Cecco. Uno spirito libero. Nessuno poteva dargli ordini. Ragionava solo con la sua testa e prendeva decisioni in autonomia. Viveva solo, e anche se aveva un fratello che lo seguiva aveva rinunciato a farlo vivere secondo i tradizionali canoni della normalità . Un giorno decideva di andare a pulire il pollaio di un’anziana, mentre l’altro, magari, lo trascorreva in un altro paese a spalare neve o a spaccar legna, forse solo per stare in compagnia di una famiglia che gli era più simpatica. Non cucinava perché un posto a tavola e un piatto caldo lo trovava in tutte le case della Valle. Ebbene: un non ben precisato 31 gennaio il nostro Cecco si trovò a dare una mano in un piccolo cantiere dove lavoravano prevalentemente dei ragazzotti che ebbero la Un’antica foto di S. Fedele bella pensata di fargli la burla del generoon. Lo invitarono a prendere in spalla una scala di legno a pioli e a portarla su in cima al paese, assicurandolo si trattasse di un ordine del capo-cantiere. Il suo compito era quello di consegnarla alla svelta a una massaia. Un altro avrebbe capito al volo lo scherzo, ma lui era così sempliciotto e credulone che, prima di accorgersi che era arrivato, veniva dirottato in un’altra direzione, sempre con la scala sulle spalle, e così arrivò mezzogiorno. L’anziano al quale il Cecco bussò alla porta, mentre suonavano le campane del mezzogiorno, si accorse subito dello scherzo, ma vi prese parte anche lui, non prima di aver fatto sedere Cecco a tavola con la famiglia davanti a un buon pasto e un graditissimo bicchiere di vino. Era quasi sera quando Francesco ritornò in cantiere dopo aver divertito tutto il paese. Ma quando i ragazzi gli sbatterono i coperchi e si accorse di essere stato vit- tima, per l’intero tutto il giorno, di uno scherzo ci fece sopra una bella risata. E da allora, anno dopo anno, l’ultimo giorno di gennaio iniziò a prendere volontariamente la sua scala e a girare per paesi. E ci fu gente che si convinse nel tempo che dove il Cecco si fermava quella casa poteva contare su un anno di fortuna. Un’altra usanza curiosa che cadeva proprio tra l’ultima settimana di gennaio e le prime di febbraio era la fufada . Va detto che quello era prevalentemente il periodo in cui si organizzavano i matrimoni. Ebbene: in questi giorni le persone che desideravano sposarsi in marzo, prima che lo sposo emigrasse per la stagione, dovevano “to su al cunsens “ cioè quella pratica burocratica legata al matrimonio civile che anticipava sempre prima la cerimonia religiosa. Si racconta che la notte precedente al cunsens tra gli amici dei neo-sposi ci fosse sempre un po’ di fermento. Se uno di loro aveva frequentato un’altra ragazza o un ragazzo occorreva far silenzio, perché c’era il pericolo di qualche lavata gelata o di una fuga repentina per sottrarsi alla giusta ira degli interessati inferociti. Difficilmente la fufada era tollerata, però si riusciva sempre a formare una specie di sentiero che univa le due case: quella della sposa o dello sposo e quella dei vecchi amori. La linea ininterrotta era segnata sulla risciada della strada di fofa, cioè bucce di castagne, gusci di noci, piume e ma soprattutto di cenere. Pratica che non andava giù alle massaie perché il giorno dopo dovevano lavorare di scopa visto che, con le strade ancora umide, chi entrava in casa portava con sé tutta quella roba sotto le scarpe, tanto di insozzare i pavimenti per più giorni. E su gli organizzatori, che difficilmente, però, venivano scoperti, pesavano castighi molto duri. Così con la fufada e al generoon si incominciavano aprire le porte del Carnevale! 7 FEBBRAIO Pellio inferiore in festa uesto fine settimana si terranno le solenni celebrazioni per la Madonna venerata a Pellio Inferiore, già iniziate martedì 2 febbraio - giorno specifico della festa liturgica. Il Simulacro della BV della Purificazione è in legno dorato di inizio 1.800, ma la secolare devozione dei Pelliesi alla Madonna Candelora è altresì visibile nella stupenda pala d’altare raffigurante la Presentazione al Tempio, opera di Carlo Innocenzo Carloni (famoso pittore intelvese di Scaria del XVII secolo). La chiesa di Pellio Inferiore, documentata a partire dal 1186, è dedicata a San Michele Arcangelo : “DEFENDE NOS IN PRAELIO ” riporta un bel cartiglio all’interno della chiesa; la volta del presbiterio è arricchita dal settecentesco affresco con “La gloria di San Miche- Q CAI MENAGGIO: 33° CORSO L'Alpinismo Giovanile del CAI-Menaggio, nato nel lontano 1978, a conclusione di un'annata particolarmente varia ed interessante, dopo la proiezione delle foto delle escursioni effettuate nel 2009, presenterà il 33° Corso del 2010 che si presenta ricco di novità. L'appuntamento quest'anno è nella Sala Congressi di Villa Camozzi, a Grandola ed Uniti, sabato 6 febbraio alle ore 20.30. La novità assoluta è che per migliorare lo svolgimento del prossimo Corso i Genitori potranno già iscrivere nella stessa serata i loro figli. Solenne celebrazione in onore della Madonna della Purificazione, detta anche della Candelora con Benedizione delle Candele le” del pittore Giosuè Scotti di Laino (restaurato nel 2000). Il programma della festa, preceduta dalla Novena, e dalle celebrazioni di martedì con la Santa Messa Solenne e la Benedizione delle Candele e nel pomeriggio con la Recita del Rosario prevede: - Sabato 6: ore 18,00 Santa Messa per tutti i Confratelli e Consorelle - Domenica 7: ore 11,00 Santa Messa Solenne; ore 14,30 Vespri, Processione, Benedizione Eucaristica e Bacio della Reliquia. Al termine incanto dei cane- CIRCUITI TEATRALI LOMBARDI: SI PARTE DA COMO stri. Le varie celebrazioni sono condecorate dalla valida Cantoria parrocchiale e dalla attiva Confraternita del SS. Sacramento di Pellio Inferiore (nella foto i Confratelli con mons. Diego Co-letti durante la Visita Pastorale, sullo sfondo la pala dell’altare maggiore con la Madonna del Car-loni) e dai Confratelli di Pellio Inferiore; per la processione saranno presenti alcuni parroci dei vicini paesi ed il Corpo Musicale di San Fedele. Sono giornate ricche di fede per la piccola comunità parrocchiale intelvese, guidata da oltre 52 anni dal suo pastore don Franco Bernasconi, che sempre esorta e sprona i suoi fedeli con parole semplici e chiare, a vivere secondo la Parola e gli insegnamenti del Signore facendone ricco tesoro ed esperienza. COSTANTINO CANEVALI È stato presentato nei giorni scorsi a Como il programma della nuova edizione della rassegna dei Circuiti Teatrali Lombardi, alla presenza dell’assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi Sergio Gaddi, Barbara Minghetti, presidente del Teatro Sociale-As.Li.Co e i rappresentati dei comuni coinvolti (Cantù, Olgiate Comasco, Orsenigo, Turate, Faloppio e Campione d’Italia). Ad aprire la rassegna sarà Como sul palcoscenico del Teatro Sociale il 6 febbraio con Robert Schumann, ovvero la poesia della musica, in collaborazione con l’Associazione Carducci. CRONACA P A G I N A 32 ValliVaresine IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 VARESE L’ARGOMENTO SARANNO LA STORIA E L’ARTE Formazione per i maestri cattolici ’ L Associazione Italiana Maestri Cattolici (Aimc) della provincia di Varese, sezione di Besozzo ha già da tempo reso noto il programma delle proprie attività per il 2010 e oggi comunica il dettaglio del corso: Storia e arte tra mondo antico e medioevo - Proposte didattiche di lettura delle immagini, rivolto ad insegnanti di ogni ordine e grado, studenti e amanti della storia dell’arte non insegnanti. Previsti quattro incontri di due ore e mezza ciascuno dalle ore 15.00 alle ore 17.30 che si svolgeranno il sabato, presso la sala riunioni dell’Oratorio di Bogno di Besozzo. Relatrice sarà la prof.ssa Paola Viotto, docente di Storia dell’Arte nei Licei varesini. “Il corso di quest’anno – spiegano all’Aimc - si pone in continuità rispetto a quello dell’anno precedente, che aveva offerto una panoramica sull’arte delle civiltà antiche e potrà dare spunti ed essere utilizzato sia per l’educazione all’immagine sia come supporto all’insegnamento della storia. Il periodo affrontato sarà quello, spesso trascurato dai programmi scolastici, ma cruciale per la nascita del mondo in cui viviamo, che segna il passaggio tra mondo antico e medioevo. La prospettiva sarà quella del continuo confronto con l’arte del presente, alla ricerca delle differenze, ma anche delle sorprendenti affinità, che la legano a quella del passato. Come ormai tradizione nei nostri percorsi si partirà sempre dalle opere, viste da un lato come documenti storici che aiutano a meglio comprendere la civiltà che le ha prodotte, dall’altra come testi figurativi da leggere e interpretare”. Ecco il calendario degli incontri: • 6 marzo – Il tempo dei barbari. Dalle invasioni all’integrazione tra i popoli; • 13 marzo – Gli splendori di Bisanzio. Mille anni di storia dell’oriente non solo europeo; • 20 marzo – Il fascino dell’arte islamica. Capolavori sconosciuti intorno al Mediterraneo; • 27 marzo – I tesori di Carlo Magno. Tra recupero dell’antico e nascita di un mondo nuovo; • 18 aprile: Visita guidata di una giornata (meta da definire), relativa ai temi trattati. La quota di partecipazione è fissata a 30 euro per i soci Aimc e a 36 euro per i non soci. (sono ammessi gratuita- GIORNATA PER LA VITA Il Centro Aiuto alla Vita del Medio Verbano, con sede in via Verdi, 18 a Laveno Mombello, in occasione della Giornata per la vita 2010 propone per le ore 21.00 di sabato 6 febbraio presso il Santuario della Santa Casa di Loreto a Cavona la celebrazione del “Rosario per la Vita”, con il quale ci si potrà affidare a Maria, Madre dei viventi, recitando il Rosario meditato e guidato da testimonianze di servizio alla vita. CITTIGLIO La comunità celebra san Biagio. Dopo la Messa il giorno della ricorrenza del santo, il 3 febbraio la parrocchia di Cittiglio, come consuetudine, rinnova la ricorrenza Domenica 7 febbraio con la celebrazione della Messa nel rione San Biagio alle ore 10.30. Al termine, benedizione della gola, distribuzione del pane benedetto e incanto dei canestri. In aggiunta a questi appuntamenti è previsto per le ore 21.00 di sabato 6 febbraio in chiesa parrocchiale il recital San Paolo, l’apostolo delle genti, proposto dal coro e dai ragazzi dell’Oratorio. Alle ore 15.00 di domenica 7 febbraio, invece, è programmata una visita guidata agli scavi archeologici della chiesa di san Biagio. Questa opportunità permetterà ai visitatori di conoscere la storia antica di questa chiesa e prendere visione degli ultimi lavori effettuati che sono serviti per consolidare le strutture e i della chiesa e i resti archeologici rinvenuti, in attesa di passare, quanto prima, alla realizzazione del nuovo pavimento interno della chiesa e riaprire al culto l’antico edificio sacro. FABIASCO Festa patronale della Madonna Candelora: - venerdì 5 febbraio: ore 17.00, Santo Rosario; ore 17.30, Santa Messa; ore 21.00 in chiesa, un momento speciale: Luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele; - sabato 6 febbraio: ore 19.00, cena in compagnia in oratorio; - domenica 7 febbraio: ore 10.30, Santa Messa Solenne; ore 14.30, processione con la statua della Madonna per le vie del paese, al termine, ore 15.30 circa, incanto dei canestri sul sagrato della parrocchiale. RANCIO: DIVINA COMMEDIA Alle ore 21.00 di venerdì 12 febbraio, presso la Sala Civica del comune di Rancio Valcuvia, l’Isola dei Poeti del Lago Maggiore ha programmato una serata per la lettura di alcuni canti della Divina Commedia. mente gli studenti di Scuola Media Superiore e gli Universitari nonché le suore insegnanti. Al termine del corso i partecipanti riceveranno un attestato di frequenza. Da ricordare che l’Associazione professionale AIMC è inserita nell’elenco dei soggetti qualificati per la formazione del personale della scuola (DM 23 maggio 2002). Per ogni informazione: Laura Gavazzeni Contini. Telefono e fax: 0332-970.761, oppure email: lauragavazze [email protected]. ANGELI, MESSAGGERI DI DIO Amedeo Brogli è in questi giorni al lavoro con 60.000 tessere di pasta vitrea, pietre dure e marmi policromi, per trasformare in un gioiello la piccola cappella del nuovo centro parrocchiale di Leggiuno. L’artista, che lavorò con Guttuso alla Fuga in Egitto delle Cappelle, e ha tre delle sue opere esposte al Museo Baroffio del Sacro Monte, ha un legame particolare con il Varesotto, dove vola spesso da Roma per decorare chiese, saloni (sue opere sono al Collegio De Filippi), case religiose. A Leggiuno, nella comunità pastorale SS. Primo e Feliciano (che riunisce Leggiuno, Arolo e Sangiano) è approdato per amicizia di lunga data con il parroco don Walter Brambilla. “L’idea nasce” racconta Brogli in un’intervista rilasciata a Radio Missione Francescana “dall’origine dell’ambiente, un tempo stalla di cascina: stalla e quindi natività, come richiamo perenne all’Incarnazione. Questo mi chiedeva come intervento artistico don Walter”. Ma la ristrettezza dell’edificio e la sua configurazione particolare modificano il progetto iniziale: “Il mistero dell’Incarnazione richiede adorazione perenne, e una cappella minuscola proprio a questo sembra votata. Abbiamo pensato perciò a una serie di Angeli che guidassero lo sguardo e lo spirito all’adorazione, collocando il tabernacolo nella finestrella dietro all’altare, conservata nella ristrutturazione. Con la sua luce naturale e la sua trasparenza, svela e nasconde così il calice, in tal modo sempre visibile. Tutto intorno è un frullare d’ali: l’angelo che invita a entrare, quello che indica il tabernacolo, quello che chiede silenzio…” E intorno, a corollario, opere esclusive in bronzo, a reggere l’altare e a impreziosire l’acquasantiera del ‘600; mentre le vetrate primitive sono state sostituite da vetrofanie con l’innovativa tecnica del collage. “Un’opera per me molto importante, come sempre quando cerco di comunicare attraverso il mio lavoro di artista , attraverso la bellezza dunque, la mia fede”. Per celebrare degnamente l’opera, il parroco ha indetto una settimana eucaristica dal 6 al 14 febbraio, che culminerà la domenica con la messa solenne e la benedizione della cappella da parte di monsignor Felice Di Molfetta, presidente della Commissione Liturgica della CEI. In apertura invece, sabato 6 alle ore 21.00, la chiesa parrocchiale di Leggiuno ospita uno spettacolo creato appositamente pr l’occasione dal gruppo artistico I Trovieri del Lago Maggiore, intitolato “Angeli, messaggeri di Dio”: delicato mixage di immagini, musica, poesia e testi delle Scritture su queste straordinarie figure di intermediari tra terra e cielo (ingresso libero). ANNALISA MOTTA ANTONIO CELLINA CITTIGLIO A SERVIZIO DELLA PROTEZIONE CIVILE Inaugurazione del mezzo omenica scorsa, 31 gennaio, a margine della festa patronale di san Giulio, subito dopo la S. Messa delle ore 11.00 il parroco di Cittiglio don Giuseppe Cola ha benedetto un nuovo mezzo in carico alla locale squadra di protezione civile. L’automezzo – un Land Rover Defender 110 Crewcab a cinque posti – è stato acquistato grazie al finanziamento regionale che ha coperto l’80% della spesa ed al comune di Cittiglio che ha messo a bilancio la rimanente quota. Nei prossimi mesi il mezzo dovrà essere allestito come modulo antincendio con la predisposizione di serbatoio e pompa in modo da renderlo operativo per gli interventi di spegnimento incendi boschivi. “Era un mezzo atteso – ha commentato il coordinatore della squadra Protezione civile di Cittiglio – ed una volta che sarà reso operativo ci permetterà di rendere autonoma la squadra di pronto intervento antincendio, composta so- D litamente di cinque persone, che potranno così muoversi con un unico mezzo e percorrere senza problemi anche le nostre strade di montagna, cosa che fino ad oggi non era possibile e ci costringeva ad utilizzare due automezzi” (un pickup a 2 posti col modulo antincendio e un Defender 90 cabinato). Il nuovo mezzo, acquistato con fondi pubblici, verrà utilizzato sul territorio a servizio del paese e dei suoi abitanti ed e proprio per questo che come ha sottolineato don Giuseppe – si è voluta inserire la cerimonia di benedizione nel programma della festa patronale perché tutta la comunità, riunita intorno al proprio santo protettore potesse condividere questo momento. Sondrio CRONACA DI E P R O V I N C I A P A G I N A 33 ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 SONDRIO CELEBRAZIONE, CON IL VESCOVO, MOLTO PARTECIPATA Dono e senso della vita consacrata M artedì, 2 febbraio, festa liturgica della Presentazione del Signore al Tempio, la Chiesa celebra la Giornata mondiale della vita consacrata. Istituita da Giovanni Paolo II, arriva quest’anno alla sua 14ª edizione. I religiosi e le religiose la Chiesa li invia sui fronti più avanzati, delle missioni, della cultura, della carità, della contemplazione. Nel mondo oggi sono oltre 1 milione: 220 mila uomini e 790 mila donne impegnati nel campo delle missioni all’estero, dell’educazione della gioventù, della sanità, della cultura, della carità tra i più emarginati, nella contemplazione. Non c’è settore della vita sociale che non li veda occupati a tempo pieno. “Misura alta della vita cristiana” ha definito il loro genere di esistenza Giovanni Paolo II. “Una vita intagliata sull’essenziale” hanno scritto i vescovi italiani nel messaggio per la Giornata di quest’anno. Si tratta di un mondo vasto e variegato quello di questi corpi speciali: 226 Congregazioni religiose maschili con un totale di 220 mila religiosi tra sacerdoti e “fratelli”; 1.900 Congregazioni femminili di diritto pontificio o diocesano, con circa 790 mila suore. Particolare ammirazione suscitano i monasteri di clausura femminili che nel mondo sono SONDRIO M’ILLUMINO DI MENO A nche la città di Sondrio il prossimo 12 febbraio aderirà all’iniziativa nazionale M’illumino di meno, promossa per sensibilizzare sul tema del risparmio energetico. Questa volta non ci si limiterà a spegnere le luci di Palazzo Pretorio o i computer degli uffici pubblici per qualche ora, ma il rispetto del simbolico “silenzio energetico” prevede lo spegnimento, dalle ore 18.00 di venerdì 12 febbraio, sino alle prime ore di sabato 13 delle luci che illuminano alcuni siti di interesse ambientale, storico, artistico-architettonico, oltre che religioso, che costituiscono una splendida cornice a Sondrio, quali il Castello Masegra, il Convento di San Lorenzo, e il Santuario della Madonna della Sassella. Un’occasione per sensibilizzare. 3.589 con circa 55 mila monache. Nella Chiesa italiana sono 90mila le suore, mentre i religiosi sono 24mila. Se, per ipotesi assurda, dovessero venir meno si creerebbe un immenso “buco nero” nella Chiesa e nel mondo. Non potrebbe vivere la Chiesa senza di loro. Per questo il Concilio Vaticano II ha dedicato loro un importante documento, il decreto sul rinnovamento della vita religiosa (“Perfectae caritatis”) dove definisce il loro tipo particolare di vita “una splendida caratteristica del Regno dei cieli”. Giovanni Paolo II ha consegnato loro una preziosa enciclica dal titolo “Vita Consacrata” (1996). Dopo il Concilio è rifiorito nella Chiesa l’antichissimo “Ordo virginum”, l’Ordine delle vergini, “categoria di donne” che vivono senza for- mare un particolare Istituto. Segnata da una consacrazione conferita dal vescovo, ognuna vive, nella Chiesa diocesana, una regola di vita personale approvata dal vescovo. In Italia sono circa 400 e 200 in formazione in ben 85 diocesi. Nel mondo raggiungono il numero di 3.000 in più di 50 Paesi. I vescovi italiani per questa Giornata mondiale hanno inviato un particolare messaggio dal titolo “Una vita intagliata sull’essenziale”. Ricordando la luminosa figura del Santo Curato d’Ars, in quest’Anno sacerdotale posto da Benedetto XVI sotto la sua particolare protezione, i vescovi esortano i consacrati e le consacrate italiane a vivere mettendo al centro della loro vita e del loro ministero “la ricerca di una pura e semplice essenzialità”. Li incoraggiano anche “a coltivare la compagnia dei Santi”. “Ignorarli, scrivono i vescovi, ci rende poveri e miopi nel discernere il presente e nell’affrontare le responsabilità che ci sono affidate… Il Vangelo è reso visibile, udibile, palpabile dai grandi testimoni che ci precedono nel cammino della Chiesa”. Martedì 2 febbraio, Benedetto XVI nella basilica vaticana ha presieduto la celebrazione dei Vespri con i rappresentanti degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica. Il poeta Thomas Eliott (1888- 1965) premio Nobel per la letteratura nel 1948, ha chiamato i religiosi “i folli di Dio” che percorrono le strade del mondo a gridare a tutti gli uomini che lassù c’è un Dio che li ama. padre GIUSEPPE RINALDI ZONA PASTORALE MEDIA VALTELLINA SONDRIO VEGLIA DI PREGHIERA IN OCCASIONE DELLA GIORNA A GIORNATTA NAZIONALE PER LA VIT VITA SABATO 6 FEBBRAIO 2010 ORE 20.45 A VALLE DI COLORINA GIORNATA DI CONFRONTO A BOSE CON MONSIGNOR RA VASI RAV Giornata di confronti per catechisti e appassionati di Bibbia sul tema “Il profeta Isaia” con Gianfranco Ravasi domenica 7 marzo presso il Monastero di Bose (Bi). La giornata prevede un primo incontro alle 10.30, l’Eucaristia alle ore 12.00, la ripresa con un secondo incontro alle ore 15.00, seguito dal Vespro. Partenza con il pullman da Sondrio (piazza Campello) alle ore 5.30. Quota: 15 euro (viaggio e pranzo). Iscrizioni (fino ad esaurimento posti) telefonando a don Ferruccio: 0342 514716 – 333 4211260. “RICEVERETE LA FORZA DALLO SPIRITO SANTO” ARAZIONE ALLA CRESIMA PER GLI ADUL TI PREPARAZIONE ADULTI PREP Alle ore 21.00 presso l’oratorio “Angelo Custode” di Sondrio secondo il seguente calendario: 27 febbraio: Segnati dal dito di Dio (don Tullio Schivalocchi) 6 marzo: I doni dello Spirito Santo (mons. Francesco Abbiati) 13 marzo: I frutti dello Spirito Santo (don Augusto Bormolini) 20 marzo: La celebrazione della confermazione (don Samulele Fogliada) Per informazioni: don Ferruccio: 333-4211260. TRE MOTIVI PER UNA GIORNATA Quest’anno è stata celebrata la 14ª Giornata della vita consacrata. La prima si svolse il 2 febbraio 1997, a poco meno di un mese di distanza dal messaggio di papa Giovanni Paolo II, in data 6 gennaio 1997, che ne annunciava l’istituzione e la celebrazione il 2 febbraio di ogni anno, festa della Presentazione di Gesù al Tempio, seguendo una tradizione che già da alcuni decenni vedeva riunirsi nel medesimo giorno, a Roma e in altre diocesi, numerose persone consacrate attorno al Pontefice e ai vescovi diocesani. Il perché di una Giornata dedicata alla vita consacrata lo spiegava in tre punti lo stesso Giovanni Paolo II, al quale il tema era particolarmente caro, avendo appena l’anno prima firmato l’Esortazione apostolica post-sinodale “Vita consacrata”. “Lo scopo di tale Giornata – scriveva il Papa nel suo messaggio – è triplice: in primo luogo, essa risponde all’intimo bisogno di lodare più solennemente il Signore e ringraziarlo per il grande dono della vita consacrata, che arricchisce ed allieta la comunità cristiana con la molteplicità dei suoi carismi e con i frutti di edificazione di tante esistenze totalmente donate alla causa del Regno”. “Che sarebbe del mondo se non vi fossero i religiosi?”, si chiedeva il Papa facendo sua la domanda di santa Teresa d’Avila. “In secondo luogo, questa Giornata ha lo scopo di promuovere la conoscenza e la stima per la vita consacrata da parte dell’intero popolo di Dio”. “Il terzo motivo riguarda direttamente le persone consacrate, invitate a celebrare congiuntamente e solennemente le meraviglie che il Signore ha operato in loro”. Il Papa concludeva confidando che “questa Giornata di preghiera e di riflessione aiuti le Chiese particolari a valorizzare sempre di più il dono della vita consacrata” e augurando alle persone consacrate “perseveranza e gioia nella loro vocazione”. UNA VITA INTAGLIATA NELL’ESSENZIALE: LA FESTA DELLA PRESENTAZIONE A SONDRIO È stata una celebrazione molto intensa quella vissuta a Sondrio, presso la chiesa della Collegiata, lo scorso 2 febbraio, nella giornata in cui si ricorda la festa liturgica della Presentazione del Signore. Giornata da 14 anni dedicata ai religiosi e a tutte le forme di vita consacrata e, per questo 2010, pensata sul tema “Una vita intagliata nell’essenziale”. La chiesa era davvero piena come non mai e particolarmente significativo il momento di adorazione che ha preceduto la solenne eucaristia presieduta dal Vescovo Diego. Diciotto i preti concelebranti, insieme al presule, all’arciprete monsignor Valerio Modenesi, al vicario episcopale per la vita consacrata don Attilio Mazzola e al vicario episcopale per la provincia di Sondrio e l’Alto Lario monsignor Battista Galli. «Dove sta l’unità di fondo del popolo di Dio?», si è chiesto monsignor Coletti rivolgendo poi altri interrogativi profondi ai religiosi, alle religiosi, ai consacrati e alle consacrate. «Qual è il desiderio più profondo che anima la mia vita, la mia giornata, la mia speranza?». Ricordando il profeta Malachia il vescovo ha sottolineato come «ciascuno sia stato mandato per preparare la strada al Signore». La riflessione si è poi articolata con una sollecitazione pressante: «ci vogliamo bene fra di noi? La gente vede Dio in noi solo nel momento in cui siamo capaci di mettere in pratica il suo comandamento: amarsi gli uni gli altri». L’omelia si è conclusa con un’apertura di speranza, come nel giorno della presentazione di Gesù al Tempio: Simeone che prende nelle sue braccia il Bambino e lo solleva per porgerlo allo sguardo di tutti è il segno di un’umanità che si ringiovanisce. Al termine della celebrazione, prima della benedizione finale, ai rappresentanti delle comunità religiose (maschili e femminili) presenti sul territorio e all’ordo virginum è stata consegnata la lampada sacerdotale. Una trentina in tutto che, seguendo le indicazione dei vescovi italiani, saranno accese nelle diverse case religiose ogni prima domenica del mese, per pregare per le vocazioni sacerdotali e per sostenere chi ha intrapreso il cammino verso l’ordinazione sacerdotale. La mattinata si è conclusa con un momento conviviale nella casa parrocchiale. Infine un giusto ringraziamento a suor Anna delle Suore di Santa Croce e a suor Teresa della Casa di riposo di Sondrio per la preparazione della celebrazione. CRONACA P A G I N A 34 Valchiavenna IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 SAN CASSIANO LA PRIMA RASSEGNA CORALE PER BIMBI E RAGAZZI GIORNATA PER LA VITA: VEGLIA DI PREGHIERA “La forza della vita, una sfida nella povertà”: è questo il tema proposto dai vescovi per la XXXII Giornata per la Vita. Su questo tema, molto attuale, sarà impostata la veglia di preghiera zonale che si terrà sabato 6 febbraio alle 20.30, nella chiesa di San Fedele in Chiavenna, con la presenza di alcuni bambini e ragazzi del catechismo e le testimonianze di Simone e Wilma. Durante tutta la giornata saranno in vendita le primule nella piazza del municipio a Chiavenna e la sera in S. Fedele. Il ricavato sarà devoluto alla Piccola Opera di Traona e, tramite il Centro di Aiuto alla vita, ai bambini di Haiti. Insieme: che bel canto CRESCONO I DONATORI DI SANGUE, L’AVIS CHIUDE UN GRANDE ANNO Un numero costante di unità di sangue raccolte, donatori in crescita e ricambio generazionale garantito. Possono dirsi tranquillamente soddisfatti i soci della sezione Avis Pietro Mosca di Chiavenna, riunitisi per l’assemblea annuale venerdì sera nella sala del Creval di Chiavenna. Il quadro presentato dal presidente della sezione Genesio Aldrovandi e dal direttore sanitario Maurizio De Pedrini è sicuramente lusinghiero: «Colgo l’occasione per invitare tutti - ha commentato Aldrovandi in apertura del suo intervento - a ricordare i soci scomparsi per rafforzare il senso di appartenenza ad un gruppo forte come quello della sezione chiavennasca dell’Avis. I dati che abbiamo diffuso questa sera dimostrano il mantenimento del trend degli ultimi anni, con una crescita costante di donatori». E’ stato il direttore sanitario De Pedrini, però, ad entrare nel merito dei dati. Per quanto riguarda le unità raccolte, sostanzialmente identico il dato 2009 rispetto a quello relativo all’anno precedente: 1.322 unità raccolte con un solo calo di due. Di queste 939 sono salassi effettuati a Chiavenna, mentre 383 sono plasmaferesi effettuate a Sondrio. Il numero di donatori, invece, è in costante crescita. A fine 2009 i donatori dell’Avis di Chiavenna sono risultati 1089, con una crescita di 33 unità rispetto all’anno precedente. Senza contare i 43 potenziali donatori ancora in attesa di chiamata. Un dato confortante soprattutto se analizzato bene per quanto riguarda le età: «Come dimostra la tabella relativa alle fasce di età dei nostri soci - ha spiegato De Pedrini - il quadro per quanto riguarda il rinnovamento generazionale è positivo. Il 10,3% dei soci è compreso nella fascia di età dai 18 ai 25 anni, mentre l’8,2% sta in quella superiore ai 55 anni». Dal punto di vista della provenienza geografica dei donatori, tutti i comuni della valle sono rappresentati. Persino Menarola può vantare tre donatori: «I numeri in crescita e il radicamento - ha concluso De Pedrini - sono importanti perché dimostrano che la campagna di reclutamento funziona. Al di là delle campagne promozionali a livello nazionale, lo strumento migliore per avvicinare nuovi donatori rimane sempre il passaparola». L’assemblea ha visto anche l’approvazione dei documenti economici, bilancio consuntivo 2009 e preventivo 2010, presentati dal membro del collegio sindacale Paolo Scaramellini. Qui in evidenza gli oltre 11mila euro che la sezione ha deciso di donare a favore di altre associazioni o di iniziative a carattere benefico, oltre alla partecipazione economica per la realizzazione della nuova area del centro trasfusionale di Sondrio inaugurata a metà novembre. DANIELE PRATI DUE PULMINI PER DISABILI Due nuovi pulmini per il trasporto dei disabili e degli ammalati grazie alla generosità delle aziende valchiavennasche. Sì è svolta ieri nel piazzale della Comunità montana la cerimonia di consegna dei due automezzi che, nei prossimi quattro anni, verranno utilizzati per il servizio dì trasporto gestito dai volontari di Auser e Antea. Decine di aziende hanno deciso di versare una quota e di finanziare un progetto della durata di quattro anni. I marchi delle imprese sono visibili sulle due vetture. Dopo la benedizione, officiata da don Ambrogio Balatti, hanno preso la parola i rappresentanti degli enti locali. «Ringraziamo tutti gli imprenditori che con il proprio sostegno hanno reso possibile la presenza di due nuovi pulmini per un servizio molto importante per il mandamento - ha detto Severino De Stefani, presidente della Comunità montana Valchiavenna -. Auser e Antea da anni collaborano con i servizi per aiutare i disabili e chi si deve recare fuori provincia per raggiungere luoghi di cura. Questo servizio esula dai compiti specifici della Comunità montana, ma ha dato molto al nostro territorio. Si puntava su un nuovo mezzo, grazie alla straordinaria collaborazione di questi sponsor abbiamo addirittura due nuovi pulmini. È un nuovo esempio di enorme generosità da parte dei valchiavennaschì». Luca Della Bitta, presidente dell’assemblea dei sindaci, ha aggiunto che «questo progetto è un esempio di collaborazione fra pubblico e privato per aiutare chi si deve spostare per ragioni di salute o di studio e ha bisogno di un supporto costante». S.BAR. S i è tenuta per la prima volta in Va l c h i a v e n n a una rassegna dei cori parrocchiali per bambini e ragazzi. L’ideatore, don Edoardo Bugajski, parroco di San Cassiano dal 3 ottobre scorso. Don Edoardo appartiene cioè alla società salesiana di San Giovanni Bosco. La memoria liturgica di don Bosco quest’anno ricorrendo in domenica, dava possibilità a tutti di poterla vivere in modo più vivo nel riposo del giorno del Signore. Deve essere stato questo il motivo per cui, don Edoardo, ha pensato di riunire nella sua chiesa, moltissimi bambini e ragazzi, aprendo così l’invito alle parrocchie valchiavennasche, sotto lo sguardo dell’immagine di don Bosco appesa nell’ampio presbiterio. L’incontro, in programma alle ore 15.00, si è aperto con un bellissimo canto, eseguito da tutti i presenti. È seguito il saluto di don Edoardo, che ha richiamato a tutti l’importante figura di don Bosco, quale prete santo e guida a tanti giovani per la Torino del suo tempo e anche per i giovani di oggi. Il sistema preventivo esposto come il metodo educativo del santo, ha dato la possibilità, anche ai più piccoli, di incontrare don Bosco vivo oggi nella Chiesa. Poi sono stati invitati i cori dei bambini e ragazzi a presentare la loro storia e i canti che da lì a poco avrebbero cantato. L’ordine di esecuzione dei cori è stato: parrocchia di San Fedele-Chiavenna, Mese, San Pietro, Borgonuovo di Piuro, Somaggia e infine San Cassiano. Chi ha potuto ascoltare il canto si è potuto rendere conto della bravura dei ragazzi, ma soprattutto di come il canto aiuti e sviluppi la preghiera nel cuore. Anche don Edoardo ha richiamato il celebre detto di Sant’Agostino: “Chi canta prega due volte”, aggiungendo “due e tre e quattro…”, per indicare l’importanza del canto che diventa preghiera all’interno della liturgia. La chiesa di San Cassiano non aveva più posti per raccogliere tutti i presenti accorsi. Oltre all’ascolto, si son potuti ammirare i nuovi dipinti all’interno della chiesa, tratti dalla mano ar- tistica di Eugenio Del Re, artista locale, che nella bellezza della musica sembravano prender vita. La rassegna è terminata con il Padre nostro e un’orazione che guidava tutti i presenti ad abbandonarsi all’abbraccio di don Bosco. Il canto finale ha sciolto i partecipanti all’incontro, diretti verso il vicino oratorio, per un ricco rinfresco, gentilmente offerto e preparato con cura dalla comunità parrocchiale di San Cassiano. Don Edoardo, ha esortato a non lasciare perdere quest’occasione, dove i cori si sono potuti con ancora ritrovare i bravissimi cori per un prossimo abbraccio con don Bosco. PAOLO CIAPUSCI CHIAVENNA FONDI IMPORTANTI GRAZIE AI CONTRIBUENTI Un cinque per mille generoso per la casa di riposo cittadina S ono arrivati ben 16.700 euro grazie alla firma di 681 contribuenti. È senza dubbio positivo per la Fondazione “Casa di Riposo Città di Chiavenna” il bilancio del 5x1.000 del 2007. La struttura di via Raschi è stata scelta quale beneficiaria del cinque per mille Irpef per il 2007 da 681 contribuenti - poi ridotti a 603 effettivamente aventi diritto per disponibilità di reddito imponibile -, e ha ottenuto complessivamente un contributo economico di 16.685,76 euro. Una bella cifra, soprattutto in tempi di tagli e risorse sempre più limi- tate anche per le strutture che svolgono un lavoro importantissimo per la comunità e le fasce sociali più deboli. Come precisa il Consiglio di amministrazione della Fondazione, grato per l’attenzione che i benefattori hanno riservato all’ente, il contributo ottenuto sarà ripartito tra le due strutture gestite. Alla Residenza per anziani - una realtà che ospita oltre centoventi persone - saranno destinati 10.585.76 euro e al Centro diurno per disabili - con venticinque utenti - andranno più di seimila euro. Nel dettaglio, la somma raccolta sarà devoluta all’acqui- sto di un impianto di videoproiezione olografica a grande schermo per il nuovo salone di animazione ed ergoterapia (con una spesa di cinquemila euro), tende frangisole per lo stesso ambiente (2.600 euro), di una barella ad altezza variabile (2.000 euro) e di un carrello speciale per medicazioni (1000 euro). I restanti 6.100 euro andranno a completare il finanziamento di un articolato progetto a favore del Cdd che beneficia anche del contributo della Fondazione Pro Valtellina. Questo percorso comprende l’allestimento di una sala informatica con ausili spe- ciali per diverse disabilità. «Questo risultato positivo non è purtroppo sufficiente a soddisfare tutti i numerosi bisogni, ordinari e straordinari, che l’ente deve affrontare quotidianamente - spiega il presidente Alessandro Braga -. Vogliamo quindi sottolineare l’importanza dei risultati ottenuti con il cinque per mille del 2007 e sensibilizzare la comunità a sostenere questa Fondazione. Una realtà che è espressione della comunità locale e promuove attività sociali che vanno unicamente a beneficio della comunità stessa». S.BAR. CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 TIRANO I FUNERALI MARTEDÌ 2 FEBBRAIO PRESIEDUTI DAL VESCOVO L’ultimo saluto a padre Camillo i è scusato per aver lasciato trascorrere troppo tempo dall’ultimo incontro e di non essere riuscito a tornare prima a Tirano. Così il Vescovo Diego Coletti celebrando i funerali di padre Camillo De Piaz, religioso dell’Ordine dei Servi di Maria, il quale, il prossimo 24 febbraio, avrebbe compiuto 92 anni. Un malore improvviso lo ha colto lo scorso fine settimana: si è spento nella notte fra sabato e domenica nella sua amata Tirano. Una grande figura, difficile da sintetizzare in poche righe, definito, da tanti che lo hanno conosciuto, uno degli ultimi “fari morali” della provincia di Sondrio. Frate dei Servi di Maria dal 1934, ordinato sacerdote nel 1941 viene destinato al convento milanese del suo Ordine di San Carlo al Corso, insieme al confratello David Maria Turoldo in vista della loro iscrizione all’Università Cattolica del Sacro Cuore (De Piaz, Lettere Moderne; Turoldo, Filosofia). Nella condizione di frati e di studenti partecipano attivamente alla Resistenza, esperienza che segne- S rà profondamente la loro vita e motiverà il loro costante impegno democratico. Nel dopoguerra, con un gruppo di amici intellettuali, fondano presso il convento di San Carlo la Corsia dei Servi della quale animeranno per anni l’atti- vità culturale (conferenze, editoria, cineforum, mostre) attorno alla omonima libreria che diverrà un punto di riferimento del mondo culturale cattolico e non, soprattutto durante il Concilio Ecumenico Vaticano II. Per anni padre Saggiatore ed altre, ed è autore di numerose traduzioni dal francese fra cui Agonia della Chiesa? lettera pastorale del 1947 dell’arcivescovo di Parigi cardinale Emanuele Suhard (1948), Il cristo dilacerato di Jean Guitton (1964) e - a richiesta di Paolo VI - l’enciclica Popolorum Progressio (1967). È stato membro della giuria del Premio “Gallarate”, del Premio di poesia “Clemente Rebora” e, fino alla morte, del Concorso Letterario Renzo Sertoli Salis. Costanti il suo interesse per l’arte e l’impegno per la promozione di buoni rapporti con la vicina valle svizzera di Poschiavo, il Grigioni Italiano e con il mondo riformato. Tante le persone e i sacerdoti presenti nel Santuario di Tirano per la celebrazione delle sue esequie. Camillo ha seguito le attività della Corsia dividendosi fra Madonna di Tirano (al cui convento viene assegnato nel 1957) e Milano. In ambito editoriale ha collaborato nel delicato ruolo di “lettore” con le case editrici Mondadori, Il P A G I N A 35 Una ventina i sacerdoti concelebranti. Durante l’omelia monsignor Coletti, commentando la lettera di Paolo agli Efesini, ha messo in evidenza il ruolo di padre Camillo come profeta, legato profondamente alla Parola. Lo hanno ricordato l’amico di sempre Bruno Ciapponi Landi e il superiore dei Serviti. Hanno partecipato il proprio dolore per la sua scomparsa, l’arcivescovo monsignor Francesco Coccopalmerio, il vescovo monsignor Gianfranco Ravasi, il cardinale Carlo Maria Martini. La banda tiranese ha accompagnato l’ingresso di padre Camillo in Santuario e nel cammino verso il cimitero dove, ricordando il suo impegno nella resistenza, è stata recitata la “Preghiera del ribelle” di Teresio Olivelli. Archivio fotografico da www.camillodepiaz.it ACLI A TALAMONA UNA CONFERENZA PER PROGETTARE IL FUTURO DELL’ASSOCIAZIONE Sentinelle del territorio per costruire solidarietà entinelle del Territorio, costruttori di solidarietà è il titolo delle serie di conferenze che in questo periodo le Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) stanno tenendo in tutte le province d’Italia. Quella della provincia di Sondrio si è svolta a Talamona ed S ha visto convocati tutti i volontari, dipendenti e collaboratori che a vario titolo rivestono delle responsabilità nella gestione dell’associazione e dei suoi servizi. L’incontro è stato presenziato dal presidente regionale Giambattista Armelloni che ha ricorda- to che a queste seguiranno le Conferenze Regionali e che il percorso terminerà con la Conferenza Nazionale che quest’anno si terrà in Lombardia a Milano nei giorni 8-10 a aprile: «Si sta realizzando su tutto il territorio nazionale un intenso lavoro di ascolto e dialogo con i territori per dare risposte efficaci alle nuove priorità sociali in essere». Don Augusto Bormolini, assistente spirituale delle Acli della provincia di Sondrio, prendendo spunto dal titolo si è soffermato sulle doti richieste a una sentinella: svegli, dotati di vista acuta, capaci di vedere i segni dei tempi, conoscitori del territorio, buoni messaggeri. Competenze sociali oggi necessarie per costruire una cultura di solidarietà. I lavori sono entrati nel vivo dell’ordine del giorno con la relazione del presidente provinciale Danilo Ronconi che ha ricordato gli scopi e finalità dell’associazione: «Il compito delle Acli è promuovere solidarietà e responsabilità , stimolare cittadinanza attiva e partecipazione, il tutto per favorire la crescita della società civile e la vitalità delle istituzioni”. “Inoltre il nostro impegno primario è dare sevizi per soddisfare i bisogni e gli interessi dei cittadini e costruire una nuova qualità del lavoro e del vivere civile». Sono seguite le relazioni dei servizi: Pietro Giordani ha illustrato la situazione del Patronato (assistenza e previdenziale); Nor- berto Riva ha esposto i dati dell’attività fiscale svolta da Acli Service; Gianmaria Tam ha esposto i corsi di formazione gestiti dall’ente Enaip Lombardia (per la formazione professionale) e infine Massimiliano Bevilacqua e Ambra Presazzi hanno illustrato i progetti sul volontariato e sulla coesione sociale che la Cooperativa Insieme sta gestendo con le Acli. Tutti interventi che hanno ben rappresentato la presenza e il valore di un sistema diffuso e organizzato sul territorio provinciale che opera in Provincia di Sondrio ormai da più di 50 anni. Alla fine dei lavori, l’assemblea mediante l’intervento conclusivo del presidente Danilo Ronconi ha individuato le nuove “sfide” sociali sulle quali il movimento aclista intende impegnarsi: «La coesione sociale, la giustizia sociale e il diritto al lavoro sono le priorità sociali che emergono dagli atti della Conferenza. La risposta alle divisioni, alle diversità non è l’arroccamento, la diffidenza; la risposta al disagio non può essere l’emarginazione, la risposta all’imbarbarimento della politica non è il disinteresse o la delega in bianco, la risposta ai bisogni non può essere l’indifferenza. Ma favorire e promuovere l’incontro, costruire il dialogo, incentivare la partecipazione, costruire la crescita culturale e sociale delle nostre comunità. L’evoluzione della nostra società e recentemente la crisi economica e finanziaria ha accentuato il divario tra i ceti sociali: generato nuove povertà, eroso il ceto medio, vi sono istituzione sociali in grande sofferenza, una su tutte la famiglia schiacciata tra lo stato di perenne cenerentola delle politiche sociali e la crescita dell’iperindividualismo. Infine l’evoluzione del lavoro ci interpella fortemente, c’è un lavoro che manca, un lavoro che divide, un lavoro che ancora oggi aliena». Ronconi ha poi ricordato: «Rispetto a questi temi ci viene in aiuto l’enciclica Caritas in Veritate con la sottolineatura sull’importanza dell’esperienza del dono: (...) lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità (CV 34)». 36 SondrioCultura ARDENNO PREMIO NAZIONALE Chiavi di scuola È CRONACA previsto per sabato 13 febbraio a Roma (Sala Tevere della Regione Lazio, via Cristoforo Colombo 12, dalle ore 9.00 alle ore 17.00) il convegno conclusivo del Concorso Le chiavi di scuola 2009, terza edizione dell’iniziativa promossa dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), con il sostegno di Enel Cuore e il patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione. Obiettivo principale del concorso - che un grande successo ha ottenuto nelle prime due edizioni - è quello di far conoscere i tanti esempi di buone prassi di inclusione scolastica delle persone con disabilità, contribuendo così al miglioramento della qualità dell’intero sistema scolastico. E ottima, anche in questa terza edizione, è stata la risposta delle scuole italiane. Il Comitato Tecnico-Scientifico ha infatti concluso nei giorni scorsi la valutazione di ben 304 progetti per le quattro categorie in gara (scuola dell’infanzia; primaria; secondaria di primo grado; secondaria di secondo grado). Nel considerare in particolare la promozione dei diritti umani, delle pari opportunità e dei princìpi di inclusione sociale, il Comitato ha reso noto - dopo un’impegnativa analisi – l’esito delle valutazioni, indicando i vincitori in ciascuna categoria (primo e secondo) e le relative menzioni di merito. Queste ultime sono tre per la scuola d’infanzia e per quella primaria, mentre per le scuole secondarie (medie e superiori), data l’omogeneità qualitativa dei progetti presentati, ve ne sono solo due per ciascun ordine. Per i primi posti è previsto un premio di 2.000 euro (1.250 per i secondi classificati) e che il convegno del 13 febbraio consentirà anche di presentare le varie motivazioni, ospitando poi una serie di utili riflessioni e confronti sul delicato tema dell’inclusione scolastica. Fra i premiati anche una scuola secondaria di primo grado della provincia di Sondrio. Un secondo premio per il progetto Perché sono speciale? dell’Istituto Comprensivo di Ardenno. IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ P A G I N A ANNIVERSARI A COMO, CELEBRAZIONE PRESSO IL COLLEGIO GALLIO Ricordando Bertacchi delle province di Como, Lecco e Sondrio. Il bando è consultabile on line (www.collegio gallio.it oppure www.e xgallio.org). L’iniziativa, promossa dall’associazione Ex alunni nella ricorrenza del settantacinquesimo anno di fondazione, sarà presentata sabato 6 febbraio alle ore 16.00 nell’aula magna del collegio Gallio. Dopo il saluto del rettore padre Luigi Amigoni e del presidente degli Ex alunni Massimiliano Ronchetti, tre componenti della giuria del concorso, nella quale figurano anche il cantautore Davide Van de Sfroos, pure ex alunno, e lo scrittore di Bellano Andrea Vitali, illustreranno aspetti del poeta di Chiavenna. Q uest’anno il collegio Gallio di Como ricorderà il poeta chiavennasco Giovanni Bertacchi, che lì fece gli stu- di medi e liceali e che fu il primo presidente dell’associazione Ex alunni, con un concorso letterario a lui dedicato e rivolto a tutti gli studenti delle scuole superiori In particolare padre Emilio Pozzoli parlerà del Bertacchi al Gallio, il professore e presidente del Centro di studi storici valchiavennaschi Guido Scaramellini del poeta dialettale e il prof. Claudio Di Scalzo dell’attività di divulgazione della poesia bertacchiana nelle scuole. Seguirà alle ore 18.00 nella chiesa del collegio la celebrazione della santa Messa nella festa annuale di San Gerolamo Emiliani, fondatore dell’ordine dei padri Somaschi. Figlio del falegname Giuseppe di Chia_ venna e di Teresa Morelli di Bette, che nella città della Mera gestiva un negozio di frutta e verdura, Giovanni Bertacchi nacque il 9 febbraio 1869 a Chiavenna. Laureatosi in lettere a Milano, egli insegnò al ginnasio Giuseppe Parini e al liceo Alessandro Manzoni del capoluogo lombardo e, per vent’anni, fu docente di letteratura all’Università di Padova. Poeta e cantore delle Alpi morto a Chiavenna dopo lunga malattia il 24 novembre 1942, tra le sue opere più importanti si ricorda “Il canzoniere delle Alpi”, uscito nel 1895 e più volte riedito da Baldini & Castoldi. CRISTIAN COPES LIBRI PRESENTAZIONE A REGOLEDO DI COSIO IL 13 FEBBRAIO ALLE 17.30 Confrontarsi con la nascita difficile ncontro con gli autori del libro: 420 grammi. Storia di una nascita difficile: diario di un padre, pensieri di una madre. I GLI APPUNTAMENTI DI UNITRE A SONDRIO E TIRANO La seconda settimana di febbraio di Unitre di Sondrio si apre lunedì 8 con Claudio Bettini, ordinario di Informatica presso l’Università degli Studi di Milano, che terrà una lezione su La privacy nell’era dell’Internet, tra chimera e realtà, avvalendosi anche di proiezioni in power-point; mercoledì 10, Rino Bertini, noto medico dentista ed esperto in Storia del Cinema e critica cinematografica con laurea al Dams di Bologna, proporrà la proiezione del film di Alberto Lattuada Il Cappotto, dopo averlo presentato con un commento critico; giovedì 11, con inizio alle ore 19.30 avrà luogo la Serata di Carnevale presso il Ristorante Masegra con pizza e serata in allegria con Franco Vitaly & Company; venerdì 12, Fiorenza Bellini, professore emerito di Radiologia presso l’Università degli Studi di Milano, con l’ausilio i proiezioni in power-point tratterà di Genetica e Radiologia; lunedì 15, Attilio Gugiatti, docente a contratto di Economia e Organizzazione sanitaria presso l’Università degli Studi di Pavia, anch’egli servendosi di proiezioni in power-point, parlerà di Quali politiche per la sussidiarietà in provincia di Sondrio. Tutti gli incontri si svolgono presso la sede di Unitre in via Cesare Battisti 29 a partire dalle ore 15.30. Nella seconda settimana di febbraio, Unitre di Tirano propone martedì 9 alle ore 15.00, l’incontro col giornalista Andrea Tomasi sul tema Dalla cronaca rosa al gossip: evoluzione della stampa popolare e della caccia allo scoop; venerdì 12 alla stessa ora, la seconda parte de I Puritani di Vincenzo Bellini con la presentazione e l’ascolto guidato a cura di Franco Clementi; alle ore 12.00 di domenica 14, per la Festa di Carnevale i soci si ritroveranno a pranzo insieme in allegria; martedì 16 alle ore 15.00, il parroco della Prepositurale di Tirano, don Remo Orsini, terrà una riflessione su Apocalisse 1-3: la difficile speranza delle sette chiese. INCONTRO CON LA BIBLIOTECA DI VILLA DI TIRANO La Biblioteca Villa di Tirano organizza per domenica 7 febbraio presso l’Auditorium Gritzko Mascioni alle ore 15.00 la conferenza: Il Forte Sertoli o Forte di Canali. Relatori Eliana e Nemo Canetta. Dopo il successo dello scorso anno, si ripresenta l’appuntamento con la cultura alla domenica pomeriggio. Orario insolito per i giovani, ma molto gradito da chi è più in avanti con gli anni. L’argomento è di sicuro interesse in quanto il Forte Sertoli è stato vissuto dai residenti a Villa, e soprattuto da quelli che abitavano le varie contrade disseminate a “mezza costa” sui monti del comune, come il “loro Forte”. Sarà l’occasione per approfondire le vicende storiche che hanno portato alla sua costruzione, per conoscere i perchè della sua struttura e per condividere il percorso di restauro in atto. Sabato 13 febbraio alle ore 17.30 presso Bimbotta - Spaccio di Pannolini, via Statale 48 alla rotonda di Regoledo di Cosio Valtellino incontro con gli autori Peter Durante e Elide Esposito. Introduce Francesca Dalle Grave, fondatrice del Gruppo Piccoli Passi Prematuri Sondrio. Il ricavato delle vendite del libro sarà interamente devoluto a so- stegno delle attività di ricerca dell’Unità Operativa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale della Clinica Mangiagalli di Milano. L’evento è organizzato dal Gruppo Piccoli passi prematuri, (fondato da Francesca, mamma di una bimba nata prematura e webmaster dell’omonimo sito web) che si occupa di informare e sostenere i genitori che hanno vissuto o stanno vivendo questa esperienza. Per informazioni sul gruppo, consultare il sito www.piccolipassipre maturi.it. Alla voce “incontri” è possibile leggere il calendario 2010 degli incontri informativi e di sostegno del gruppo. Per contatti: http://it. groups.yahoo.com/gro up/piccolipassiprema turi/; o info@piccolipa ssiprematuri.it TIRANO PER CELEBRARE IL TRENINO ROSSO Ricerca di foto centenarie l Centenario del Trenino Rosso del Bernina ha ufficialmente avuto inizio sabato 16 gennaio a St. Moritz. È così iniziato ufficialmente il conto alla rovescia per l’evento che avrà luogo l’8 e il 9 maggio a Tirano. Il Comitato Organizzatore dell’evento, nell’ambito del programma per i festeggiamenti del centenario, annuncia la propria volontà di dare vita ad una mostra di pannelli fotografici storici, relativi alla “Tirano di 100 anni fa” e in particolare a tutte quelle foto che possono riguardare i più vari aspetti di vita cittadina (personaggi eventi e ricorrenze - vie e piazze cittadine). Saranno bene accette tutte le foto d’epoca, in bianco e nero, quanto più datate possibile. I Tutte le fotografie potranno essere consegnate all’in- terno di una busta bianca, con riportato il nominativo del proprietario, un recapito telefonico e l’indirizzo, entro il 15 marzo 2010 c/o l’ufficio protocollo del Comune di Tirano, la Biblioteca Arcari, l’Ufficio turistico di Tirano o lo Studio fotografico Ivan Previsdomini. Il materiale pervenuto verrà copiato ed utilizzato ai soli fini promozionali, escludendo ogni utilizzo di tipo commerciale e successivamente verrà riconsegnato ai proprietari. Agli stessi sarà richiesta la compilazione di una liberatoria per l’utilizzo delle immagini ad esclusivo scopo promozionale. Di tutte le fotografie ne saranno scelte una ventina, quelle più significative e che meglio si adattano alla realizzazione grafica di pannelli che saranno esposti nelle vie di Tirano e che costituiranno una mostra fotografica in occasione dei festeggiamenti del Centenario. Tutte le immagini che verranno selezionate ed entreranno a far parte dell’archivio fotografico della Città di Tirano presso il Museo Etnografico saranno poi raggruppate in un libro fotografico, con riportato il nominativo del proprietario, al quale ne sarà omaggiata una copia in occasione dell’inaugurazione della relativa mostra, che avverrà nell’anno 2010. Per ulteriori informazioni sarà possibile fare riferimento ai seguenti numeri telefonici: Ufficio turistico di Tirano, 0342-7060 66; Studio fotografico Ivan Previsdomini, 3355730999. P A G I N A 38 SPORT IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 OLIMPIADI 2010 TRA POCHI GIORNI IL FUOCO DI OLIMPIA TORNERA' A RISPLENDERE FINO AL 28 FEBBRAIO Vancouver: pronti a gareggiare pagina a cura di LUIGI CLERICI M ancano meno di due settimane alla cerimonia inaugurale delle olimpiadi di Vancouver 2010, prevista per il 12 febbraio 2010. Sembra essere trascorso un tempo infinito da quel 2 luglio 2003 che ha visto la vittoria della città Canadese, sulle altre candidate ad ospitare la XXI edizione delle Olimpiadi invernali. I preparativi sono ormai completi, e la macchina organizzativa sta mettendo a punto gli ultimi particolari. I giochi si svolgeranno sotto l’attento sguardo di Ilaanaq, Miga, Quatchi e Sumi, le mascotte di questa XXI. Ilaanaq è il logo, un omone granitico rappresentato da 5 monoliti (stesso numero dei cerchi olimpici), ed il suo nome, in lingua inuit significa amico. Miga è un orso marino, una figura a metà strada fra un’orca ed un orso vero e proprio. Quatchi è il mitico, in ogni senso, abitante dei boschi Canadesi, già celebre col nome di bigfoot che ha ispirato non pochi film e cartoni animati. Sumi è un altro personaggio mitologico, con ali d’uccello e gambe d’orso Ecco le tre mascotte dei Giochi Olimpici invernali di Vancouver 2010: Sumj, Quatchj e Miga posto a difesa dello spirito, scenderà in campo per le Paralimpiadi di Vancouver 2010. Saranno 80 le nazioni partecipanti, con le esordienti Isole Cayman, Ghana, Bahamas, Gabon e Malta. A Vancouver si potrà assistere, inoltre, ad una nuova disciplina olimpica: lo skicross, mentre non ci sarà il salto con gli sci femminile. A nulla, infatti, è servito il ricorso intentato dalle atlete capitanate dalla campionessa Lindsey Van, alla corte suprema canadese. Sul fronte azzurro, stando alle affermazioni del presidente del CONI Gian ni Petrucci, rilasciate in un’intervista di qualche giorno fa, c’è grande fiducia ed aspettative nei confronti di tutti gli atleti, ma in particolare per quelli impegnati nelle prove di sci alpino, reduci dallo 0 olimpico di Torino. Un parere un po’ discordante da quello di Kristian Ghedi- na, ex atleta azzurro che, interpellato per un pronostico, ha affermato che spesso l’ansia e le eccessive aspettative possono indurre in errore proprio gli atleti dati per vincenti. Giorgio Di Centa, atleta olimpico plurimedagliato, sarà il portabandiera della delegazione azzurra. Come nacquero le Olimpiadi invernali - Quando il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) venne fondato nel 1894, uno degli sport proposti per il programma fu il pattinaggio su ghiaccio. Ad ogni modo, non ci fu nessuna gara in questo sport fino alle Olimpiadi di Londra del 1908, dove si disputarono quattro gare di pattinaggio che videro trionfare Ulrich Salchow (10 volte campione del mondo) e Madge Syers. Nel 1911 il conte italiano Eugenio Brunetta d’Usseaux propose al CIO di organizzare una settimana di sport invernali come parte del pro- gramma delle Olimpiadi in programma a Stoc-colma nel 1912. Gli organizzatori si opposero all’idea, poiché volevano invece promuovere i “Giochi nordici”, una competizione di sport invernali a cadenza quadriennale tra concorrenti delle nazioni nordiche. Eguale iniziativa venne proposta per i Giochi che avrebbero dovuto tenersi a Berlino nel 1916: una settimana di sport invernali con pattinaggio di velocità, pattinaggio di figura, hockey su ghiaccio e sci nordico, ma questa edizione dei Giochi Olimpici venne cancellata a causa dello scoppio della prima guerra mondiale. Nelle prime Olimpiadi del dopoguerra, i Giochi del 1920 in programma ad Anversa, ricomparve nel programma il pattinaggio di figura, mentre l’hockey su ghiaccio fece il suo debutto olimpico. Al congresso del CIO che si tenne l’anno dopo, si decise che la nazione organizzatrice dell’edizione successiva delle Olimpiadi (la Francia) avrebbe anche ospitato una distinta “Settimana internazionale degli sport invernali”, sotto il patrocinio del CIO. Questa settimana, che si svolse a Chamonix, si rivelò un grosso successo e nel 1925 il CIO decise di creare una manifestazione separata, i Giochi olimpici invernali, slegati dai Giochi olimpici estivi. Le gare del 1924 vennero retroattivamente designate come la prima Olimpiade invernale alla sessione del CIO del 1926. PALLANUOTO IL 5 DICEMBRE AL VIA LA STAGIONE La Como Nuoto cerca tranquillità A differenza delle precedenti stagioni nessuna particolare ambizione per il club lariano ome da pronostico, quasi in un clima di rassegnazione preannunciata, il Como è stato superato domenica scorsa dal Perugia con il punteggio di 3-1. Un risultato che fa ripiombare i lariani in piena zona playout. Il Como, infatti, occupa ora il quart’ultimo e, dato ancora più negativo, Pro Patria. Lecco, Monza e Viareggio hanno risuperato gli azzurri dopo qualche domenica. A causa di questa sconfitta per ragazzi di Brevi e Strano, che nel frattempo hanno perso il difensore Preite che si è trasferito al Varese, la situazione si fa complicata I risultati di domenica: Figline - Alessandria 2-2; Benevento - Arezzo 0-1; Cremonese - Foligno 4-3; Viareggio - Monza 0-0; Novara - Pergocrema 2-0; Lecco Pro Patria 2-0; Paganese - Sorrento 2-1; Lumezzane Varese 2-0. Classifica: Novara 50 òpunti, Cremonese 45, Arezzo 41, Varese 40; Benevento 39, Lumezzane 38, Perugia 35, Alessandria 33; Figline 25, Foligno 24; Lecco e Monza 23; Sorrento e Viareggio 22; Como e Pro Patria 21; Paganese 18; Pergocrema 16. C Nonostante il nuovo gol di Cozzolino il Como è uscito sconfitto dal campo di Perugia perchè la mancanza di vittorie rischia di pesare in modo prepotente per il futuro del Como. Tornando alla partita il primo gol è stato realizzato dal brasiliano Bondi su calcio di punizio. Dopo un palo colto dal franco-ma- rocchino Zerzouri, prima del riposo è arrivato il pareggio con Cozzolino che ha sfruttato un errore della difesa perugina ed ha insaccato un pallone vagante in area. Nella ripresa il Perugia si riporta in vantaggio al 55° con Docente. Ardito si infortuna e nel finale Stamilla di testa realizza il 3-1. Una situazione, quindi, difficile per gli azzurri quelal che si è venuta a creare. Vedremo se nelle prossime settimane si riveleranno giusti gli arrivi giunti sul Lario in questa fase di mercato. Dopo un “tira e molla” durato diverse settimane il club azzurro ha tesserato il difensore Christian Conti, già arrivato la settiamana scorsa dal Bari in prestito e poi rimasto in attesa di firmare il contratto. Dall’Ancona invece è giunto il laterale offensivo francese Roland Pacome Ossouho, 18enne. L’ultimo arrivo è, in realtà, un ritorno in quanto si tratta di Roberto Goretti, già l’anno scorso in forza al Como e poi recatosi al Foggia anche se il club pugliese non ha ancora dato il via libera al trasferimento. I tre non sono stati a disposizione dei tecnici per la gara di Perugia. RETROSPETTIVA DI XX EDIZIONI ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ Tra poco meno di una settimana avranno inizio i XXI Giochi Olimpici invernali ospitati dalla città canadese La prima edizione dei giochi olimpici invernali si svolge nel 1924 a Chamonix (Francia) e vede la partecipazione di 200 atleti di 16 nazioni. La II edizione si svolge nel 1928 in Svizzera, a Sant Moritz e viene ancora oggi ricordata per il troppo caldo che costrinse moltissimi concorrenti delle gare di fondo ad abbandonare la competizione. Il 1932 segna lo sbarco del movimento olimpico invernale nel nord America, a Lake Placid, ma i tempi della grande depressione incidono non poco anche sui costi e sulla organizzazione del grande evento sportivo. Quattro anni dopo l’olimpiade americana, le città gemelle bavaresi di Garmisch e Partenkirchen si uniscono per organizzare l’edizione del 1936 dei Giochi invernali, ricordata per l’esclusione dalla competizione dei maestri di sci in quanto considerati professionisti. La seconda guerra mondiale interrompe la celebrazione delle Olimpiadi invernali che si sarebbero dovute disputare nel 1940. Stessa sorte per la successiva edizione delle olimpiadi invernali, programmate per il 1944 a Cortina d’Ampezzo in Italia. Nel 1948 tornano finalmente le olimpiadi invernali, quanto mai emblema di pacifica convivenza tra i popoli, e la sede prescelta è ancora la cittadina svizzera di Sankt Moritz, non colpita dalla guerra grazie alla neutralità nel conflitto della nazione elvetica. Vi prendono parte ventotto nazioni, anche se Germania e Giappone non vengono invitate. Nel 1952, i Giochi invernali arrivano a Oslo, in Norvegia, da sempre ritenuta luogo di nascita dello sci moderno. In segno di tributo, la Fiamma olimpica viene accesa nel caminetto della casa del pioniere dello sci scandinavo Sondre Nordheim. 1956, è la volta dell’Italia a Cortina d’Ampezzo. Sono questi i primi Giochi invernali ad essere teletrasmessi e segnano il debutto dell’Unione Sovietica, la cui squadra vince più medaglie di ogni altra nazione. 1960: mentre Roma celebra l’Olimpiade estiva, quella invernale si svolge in un’area semisconosciuta della California, nella località di Squaw Valley, nei pressi del Lago Tahoe, dove il rischio di mancanza di neve poteva pregiudicare l’intera manifestazione.Per fortuna una nevicata tardiva evita un flop totale ma quella edizione passa alla storia per una olimpiade in sordina anche per la mancanza delle gare di bob, soppresse perchè non esisteva la pista. La città tirolese di Innsbruck ospita l’edizione del 1964 che rischia di essere compromessa dalla mancanza di neve, rischio scongiurato dall’ esercito austriaco che riesce a portare neve e ghiaccio in ogni campo di gara. Disputati nella città francese di Grenoble, i Giochi invernali del 1968 vedono la partecipazione divisa delle due Germanie. Un nuovo evento si aggiunge ai Giochi, la staffetta 4 x 10 km del biathlon, mentre debuttano i controlli per il doping e sul sesso degli atleti partecipanti.I Giochi invernali del 1972 sono i primi disputati al di fuori dei confini d’Europa o del Nord America; infatti la grande festa bianca giunge a Sapporo, in Giappone. L’atmosfera olimpica è tuttavia turbata dalle polemiche e dalle accuse di professionismo rivolte a molti dei grandi protagonisti delle nevi. In un primo momento, le Olimpiadi invernali del 1976 si sarebbero dovute svolgere a Denver, ma in un plebiscito del 1972, gli abitanti della città prescelta votano contro l’organizzazione dei Giochi e la città del Colorado viene sostituita da Innsbruck, che aveva già ospitato la manifestazione nel 1964, e i cui impianti erano ancora in buone condizioni. Nel 1980 le Olimpiadi invernali ritornano, dopo la edizione del 1932, a Lake Placid, dove si registra il debutto della Repubblica Popolare Cinese. Olimpiade invernale del 1984: Sarajevo rappresenta allora una scelta sorprendente per i Giochi invernali, in quanto nessun atleta Jugoslavo aveva mai vinto una medaglia olimpica in tali Giochi. Questa mancanza viene colmata dallo sciatore Jure Franko, che vince l’argento nello slalom gigante. 1988: la città canadese di Calgary ospita le prime Olimpiadi invernali con un programma esteso a 16 giorni. I Giochi del 1992 si svolgono nella regione francese dell’Alta Savoia; Albertville, cui erano assegnati nominalmente i Giochi, ospita solo 18 gare. 1994: alcuni anni addietro il CIO aveva deciso di smettere di disputare nello stesso anno i Giochi estivi e quelli invernali e con I Giochi di Lillehammer tramonta la vecchia cadenza quadriennale. 1998: per la prima volta gli atleti che partecipano a un'edizione delle Olimpiadi invernali superano le 2.000 unità, nella seconda edizione giapponese della manifestazione olimpica, a Nagano. I XIX Giochi Olimpici invernali si disputano a Salt Lake City nel 2002, dopo un gran numero di polemiche e sospetti circa la scelta della sede. Tutto questo provoca una modifica della procedura di scelta della città ospitante. Torino 2006 segna un ritorno della grande manifestazione olimpica in Italia dopo 50 anni . P A G I N A 39 MASSMEDIA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 IL VESCOVO DIEGO HA INCONTRATO I GIORNALISTI RICORDANDO IL LORO PATRONO « UN LAVORO PIENO DI TALENTO, MA CON GRANDE RESPONSABILITÀ, PER ESSERE LIBERI... come essere in famiglia. Anch’io mi occupo dell’annuncio e della diffusione di una notizia: “la buona novella”». Si è aperto in un clima familiare l’incontro fra il vescovo della diocesi di Como Diego Coletti e i giornalisti che operano sul vasto territorio su cui si estende la Chiesa di sant’Abbondio. L’occasione era la ricorrenza di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. La fitta agenda della visita pastorale ha imposto uno slittamento rispetto alla festa liturgica del 24 gennaio e la scelta della data è caduta sul primo febbraio, considerata anche la felice coincidenza del trentesimo anniversario della nascita della cooperativa del Settimanale della diocesi. «Quello del giornalista – ha sottolineato Coletti – è un lavoro complesso, che richiede talento e capacità di saper leggere e interpretare la realtà, contribuendo alla formazione delle coscienze, alla diffusione della cultura, all’affermazione di una vera democrazia». La riflessione del vescovo si è poi articolata su tre punti. «Nell’occidente sviluppato – ha osservato – assistiamo a un sempre maggiore de- È Foto William grado della comunicazione». Incalzanti le domande rivolte all’uditorio: «Siamo ancora capaci di narrare o ci fermiamo al livello della semplice informazione? Dove è finita la verità? Di fronte all’ipertrofia di notizie, quale spazio è lasciato al pensiero e alla disponibilità a chiedersi “perché”? Quale orizzonte riserviamo alla speranza?». In chiusura due inviti: «Collocate il vostro lavoro in un respiro che sia ampio, per non trasformare la notizia, anche la più importante, in pettegolezzo. Infine un quesito: quali criteri orientano la notiziabilità dei fatti? Perché nelle pagine e nei palinsesti televisivi conquistano la ribalta alcuni eventi, mentre altri restano nell’ombra? Ci sono criteri leciti, come la necessità di farsi acquistare, farsi vedere dai telespettatori e rispettare la linea dell’editore. Ma non possono essere gli unici, altri- menti avremo giornalisti poco liberi e poco responsabili». Durante l’incontro è stato illustrato l’impegno della diocesi nel settore massmedia, «perché una comunicazione ben fatta – ha ammonito Coletti – è un servizio al Bene comune». «Tre sono i mezzi attraverso cui la nostra Chiesa comunica – ha spiegato il vicario episcopale per la cultura monsignor Angelo Riva –: il sito internet diocesano (in fase di profonda ristrutturazione per essere più agile e più funzionale), il Settimanale e l’Ufficio Stampa». Importanti, inoltre, gli sforzi per animare culturalmente la città di Como, che ha bisogno di essere rivitalizzata: «stiamo costituendo un vero e proprio centro culturale che faccia da catalizzatore per le diverse realtà ecclesiali e laicali presenti sul territorio – ha ribadito monsignor Riva –. I primi incontri sono in programma in primavera: la presentazione del libro di Mauro Magatti sul tema della libertà (marzo), la Sindone (aprile), la comunicazione (maggio)». «Abbiamo tutti la nostra quota di responsabilità – ha concluso monsignor Coletti – anche le comunità parrocchiali sono chiamate alla costruzione di un nuovo umanesimo: ce le chiedono soprattutto i nostri giovani». E.L. CINEMA: SI VIVE IN... «NON LUOGHI»? Si possono raccontare alcuni dei problemi più disorientanti e tragici della nostra contemporaneità, primo fra tutti la crisi economica con relativa disoccupazione, attraverso una commedia divertente, cinica al punto giusto, senza essere troppo negativa, e che è capace anche di farci sorridere dei nostri mali? “Tra le nuvole” di Jason Reitman ci riesce e anche molto bene. Aiutata da un cast perfetto (gli attori sono fondamentali per il genere della commedia), capitanato da un George Clooney sempre più re indiscusso del genere. Dopo “Thank you for smoking”, sulle multinazionali del tabacco, e “Juno”, su un’adolescente incinta, il giovane regista americano, figlio di Ivan Reitman, autore di commedie di successo negli anni Ottanta (ricordate Ghostbusters?), continua ad affrontare tematiche scottanti che ci riguardano da vicino, in modo drammatico: il problema del lavoro che si perde, che migliaia di americani (manager e non) hanno perso negli ultimi anni e le relative conseguenze sul tessuto sociale, le difficoltà di comunicazione e di relazione in un mondo che si è fatto fragile, precario, liquido, e che di conseguenza ha reso altrettanto precari e deboli i sentimenti. Ryan Bingham è un uomo affascinante, un abilissimo tagliatore di teste ed è libero come l’aria. Nel cielo, appunto, trascorre la maggior parte del proprio tempo, in trasferte di lavoro, agognando il prestigioso club dei dieci milioni di miglia. Ma qualcosa accade, tra un aereo e l’altro. Nathalie, una ragazzina neolaureata ha convinto il suo capo che viaggiare è dispendioso e si può benissimo licenziare in videoconferenza, minacciando di riportare Ryan a terra proprio quando il nostro ha da poco incontrato Alex, una trentenne che pare la sua fotocopia al femminile, così orgogliosamente sola da fargli venir voglia di non esserlo più. Il personaggio interpretato da Clooney cerca di persuadere se stesso: si convince che sia possibile vivere senza legami, che i rapporti siano una zavorra, che leggeri si vola più alto. Jason Reitman sa creare dei personaggi che non si dimenticano in fretta, fuori dalla norma eppure pieni di naturalezza, grazie alla solidità delle sceneggiature e degli attori che chiama ad incarnarli. Questa volta fa addirittura un passo in più, assoldando lo scapolo d’oro di Hollywood per fargli interpretare il ruolo di un uomo che s’illude di poter stare da solo ma dovrà arrendersi un giorno e coronare la favola. Fuori di dubbio è anche il talento del regista per i dialoghi e il ritratto “senza filtro” delle piccole spietatezze quotidiane, siano esse d’ambientazione scolastica o professionale. Inoltre la trama da commedia è venata di una forte veridicità perché il film porta in scena non soltanto un contesto attuale, ma anche una ventina di disoccupati veri, mescolati agli attori professionisti, alle cui storie il regista si è ispirato per scrivere la sceneggiatura e che ha voluto utilizzare neorealisticamente per interpretare loro stessi. Una pellicola che ci racconta, con garbo e anche con una vena malinconica, il nostro mondo desocializzato, dominato dalla solitudine e dalla incomunicabilità, incarnata anche a livello di ambientazione, visto che il nostro protagonista non ha una casa e vive in quei “non luoghi” impersonali, asettici e sempre uguali che caratterizzano ormai le nostre megalopoli contemporanee. Clooney dà volto allo spaesamento di uomini e donne che per sopravvivere in questa realtà così alienante si chiudono in loro stessi, ma che, in fondo, si rendono conto che solo comunicando e aprendosi con l’altro (e soprattutto riaprendo i legami con la propria famiglia) è possibile vivere una vita felice o per lo m eno più serena. PAOLA DELLA TORRE P A G I N A 40 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 FEBBRAIO 2010 Apri... Sfoglia... Guarda con noi! LE OFFERTE 2010 ABBONAMENTI NUOVI Eccezionale promozione! 40 euro invece che 50 NUOVO + RINNOVO 80 euro al posto di 90 RINNOVI 50 euro Uno sguardo diverso sul territorio, una voce libera per l’informazione e la formazione IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO, Viale Cesare Battisti, 8 - 22100 COMO telefono: 031.263533 - mail: [email protected] A CHI RINNOVA, UN GENTILE OMAGGIO DA RITIRARE PRESSO LA SEDE DE “IL SETTIMANALE”: IL VOLUME RESPIRI DELL’ANIMA IN ESCLUSIVA PER I FEDELI LETTORI DEL NOSTRO GIORNALE