IL LIBRETTO ESPERIENZIALE NOTE PER UNA SPERIMENTAZIONE GRUPPO DI LAVORO Responsabili dei contenuti Orazio Giancola Pierpaolo Letizia Responsabile Ricerca Raffaele Saccà Prima parte del progetto di ricerca finanziato da Formatemp dal titolo “Libretto esperienziale”. 2 IL LIBRETTO ESPERIENZIALE. NOTE PER UNA SPERIMENTAZIONE La ricerca in breve Indagine finalizzata a proporre un modello per la descrizione e classificazione delle esperienze lavorative e formative individuali di tipo formale, non formale ed informale attraverso l’individuazione dei criteri concettuali e tecnici in grado di descrivere l’esperienza in modo analitico e sistematico nel tempo. I presupposti alla base del libretto esperienziale sono gli stessi che hanno stimolato il dibattito sulla necessità di sviluppare standard condivisi a livello comunitario per la descrizione di profili e qualifiche, nonché per il monitoraggio e la certificazione delle competenze. Tali presupposti risiedono nella necessità di sviluppare metodiche utili a favorire quella “svolta verso gli esiti degli apprendimenti” che, oramai, da più di un decennio sembra essere sempre più necessaria nel più ampio quadro delle politiche di sviluppo europee. La svolta verso gli esiti dell’apprendimento consiste in un diverso modo di osservare la crescita individuale sul piano delle conoscenze e delle competenze e sottolinea la necessità di spostare l’attenzione dagli input dei processi di apprendimento (gli individui, i programmi, le ore di istruzione e formazione, ecc.) ai risultati che si intende conseguire in termini di conoscenze e competenze necessarie per completare determinati profili formativi e/o professionali. Il modello prodotto dall’indagine è stato reso operativo attraverso lo sviluppo di un sistema informatico ad hoc successivamente sperimentato da Formatemp. INTRODUZIONE – FINALITA’ DEL LIBRETTO ESPERIENZIALE ...................... 1 CAPITOLO 1. IL LIBRETTO ESPERIENZIALE ................................................................................................. 7 1.1. LA SVOLTA VERSO GLI ESITI E IL TENTATIVO DI DEFINIRE STANDARD DI VALUTAZIONE ......................... 7 1.2 IL LIBRETTO ESPERIENZIALE: CORNICE TEORICA E DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO .......................... 14 BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA............................................................................................. 34 INTRODUZIONE ESPERIENZIALE – FINALITA’ DEL LIBRETTO Oggetto della ricerca, illustrata in queste pagine, è la definizione di un sistema per il tracciamento delle esperienze professionali e formative dei lavoratori in somministrazione, da noi definito libretto esperienziale. Il libretto esperienziale non ambisce a fornire la descrizione di profili professionali e/o formativi, ma raccoglie ed articola una serie di informazioni sulle esperienze educative, formative e lavorative del lavoratore in somministrazione, che possano consentire di connotare in modo più accurato il suo profilo occupazionale. Per il lavoratore, il libretto mira a configurarsi come uno strumento di referenza attraverso il quale egli possa rendere visibile, in modo chiaro e formalizzato, il proprio retroterra formativo/lavorativo a quanti possano essere interessati alla sua professionalità (imprese, agenzie di mediazione). Per le imprese, il libretto può fungere da base informativa di partenza e di supporto per la valutazione del candidato in fase di colloquio, ma anche come guida per la descrizione delle attività lavorative specifiche svolte dai loro dipendenti. A livello di sistema, infine, il libretto può supportare Formatemp nel monitoraggio delle missioni consentendogli di acquisire informazioni utili per comprendere, in chiave evolutiva, l’esperienza lavorativa della risorsa in somministrazione. INTRODUZIONE Il libretto si inserisce, quindi, nel più ampio dibattito sul tema degli standard e delle certificazioni, ma ricavandosi uno spazio specifico. Sul piano conoscitivo ed informativo esso si concentra, soprattutto, sui criteri necessari per acquisire, in modo strutturato e formalizzato, informazioni utili a valorizzare la componente non formale ed informale dell’esperienza individuale; sul piano strumentale, queste informazioni possono tradursi, per il lavoratore, in un documento attestante le caratteristiche della propria esperienza; mentre, a livello di sistema, esse possono fungere come base informativa per il monitoraggio longitudinale che consenta a Formatemp di tarare in modo più accurato l’offerta formativa per i lavoratori in somministrazione. 1 I presupposti alla base del libretto esperienziale sono gli stessi che hanno stimolato il dibattito sulla necessità di sviluppare standard condivisi a livello comunitario per la descrizione di profili e qualifiche, nonché per il monitoraggio e la certificazione delle competenze. Essi risiedono nella necessità di sviluppare metodiche utili a favorire quella “svolta verso gli esiti degli apprendimenti” che, oramai, da più di un decennio sembra essere sempre più necessaria nel più ampio quadro delle politiche di sviluppo europee. La svolta verso gli esiti dell’apprendimento consiste in un diverso modo di osservare la crescita individuale sul piano delle conoscenze e delle competenze. Essa sottolinea la necessità di spostare l’attenzione dagli input dei processi di apprendimento (gli individui, i programmi, le ore di istruzione e formazione, il tipo di istituti frequentati, ecc.) ai risultati che si intende conseguire in termini di conoscenze e competenze necessarie per completare determinati profili formativi e/o professionali. Come vedremo nella prima parte della nostra indagine, tale svolta è motivata, soprattutto, dall’elevata complessità raggiunta da un sistema socio economico caratterizzato da una diffusa globalizzazione delle produzioni e dello scambio di beni e servizi, stimolata e sempre più sostenuta da un constante ed intenso sviluppo tecnologico. Ciò ha incrementato gli scambi e le cooperazioni tra sistemi sociali molto diversi, soprattutto sul piano culturale, e pertanto ha parallelamente aumentato la necessità di definire criteri condivisi per migliorare la capacità di accreditamento reciproco di tali sistemi. La difficoltà di definire standard minimi condivisi si riverbera in modo significativo sulla capacità di migliorare lo scambio e, soprattutto, l’integrazione tra i sistema a livello transnazionale (globale); criticità questa INTRODUZIONE Tra i diversi tipi di standard quelli destinati a descrivere gli apprendimenti ricoprono sicuramente un ruolo allo stesso tempo strategico e critico. Strategico poiché essi dovrebbero consentire di accreditare i diversi sistemi sociali rispetto ad una delle loro risorse più preziose, il loro capitale umano: vale a dire lo stock di conoscenze e competenze possedute dai loro cittadini e, in modo aggregato, dai sistemi nel complesso. Critico, poiché la definizione degli standard tende a scontrarsi proprio con il carattere locale del capitale umano e con il suo radicamento in tradizioni educative e formative che sono collegate al nucleo di valori profondo dei diversi sistemi e percepite come tratto caratteristico delle proprie identità, pertanto difficili da negoziare. 2 per giunta estremamente evidente anche in aree che per vocazione hanno scelto di condividere un medesimo spazio politico. Si pensi alla Comunità Europea e alle sue ambizioni di unitarietà che tutt’oggi si scontrano con la persistenza di fortissime specificità locali, soprattutto in termini culturali, che incidono sugli standard di competenze e la circolazione del capitale umano. Tale situazione assume un carattere ancora più complesso se si considera che la Comunità stessa è inserita in una fitta rete di relazioni internazionali, che richiedono, in modo sempre più impellente, una definizione di standard condivisi funzionale a facilitare gli scambi e la cooperazione tra le parti. La svolta verso gli esiti dovrebbe essere una risposta utile, da un lato, per definire degli standard minimi condivisi su ciò che è necessario sapere e saper fare per essere competitivi nel sistema (e per il sistema), dall’altro per stimolare un maggior dinamismo tra tutti quegli attori che più o meno direttamente sono coinvolti nella produzione di quello stock di conoscenze e competenze ritenute esiti adeguati alle diverse fasi del percorso di crescita del lavoratore. Lo spostamento dell’attenzione dai percorsi agli esiti, infatti, dovrebbe stimolare un maggior dinamismo nei sistemi di istruzione e formazione ponendoli in un contesto di quasi mercato1. Tanto più quanto lo standard che definisce “l’esito” è stabilito e valutato da un soggetto terzo. Scuole, università, enti di formazione e, in un’ottica di formazione continua, aziende formatrici, vedrebbero, quindi, riconosciuto il proprio prestigio in relazione alla capacità di formare persone in grado di conseguire il livello fissato dallo standard esterno. Si aggiunga, inoltre, come in un simile quadro dovrebbe poter essere più facile valutare anche l’influenza di iter formativi informali sulla capacità individuale di conseguire lo standard. In tal senso la svolta verso gli esiti favorirebbe anche la diffusione del Life Long Learning (obiettivo strategico delle politiche UE2) favorendo l’emersione di percorsi di apprendimento individuale estremamente completi. Nonostante la completezza di questo quadro sul piano ideale, nella realtà operativa non mancano delle consistenti criticità per la sua attuazione. Difatti la definizione di standard condivisi per la valutazione degli esiti degli apprendimenti è un tema dai contorni tutt’altro che definiti che negli anni ha visto avvicendarsi una pluralità di posizioni, a volte anche in pieno contrasto Con il concetto di mercato intendiamo sottolineare la centralità del fattore concorrenza e non tanto la composizione del sistema in termini di quote di pubblico o privato. Un sistema in cui l’attenzione è rivolta agli esiti dell’apprendimento dovrebbe generare una maggiore concorrenzialità tra i diversi attori che presidiano ruoli strategici sui diversi percorsi di apprendimento. In termini operativi questo approccio si è tradotto, nei sistemi educativi, nel Output Driven Approach. 2 Si consultino a tale proposito gli ultimi documenti Europa2020 e ET2020 INTRODUZIONE 1 3 tra loro. Le criticità hanno interessato non solo i criteri di valutazione da utilizzare, ma la definizione dello oggetto stesso di valutazione, in particolar modo quando questo ha coinciso con il concetto di competenza. Una delle ragioni alla base della nostra scelta di sviluppare uno strumento incentrato sul concetto di percorso esperienziale è radicata proprio nell’estrema confusione che tutt’oggi caratterizza il dibattito sulle competenze e, più in generale, sugli esiti degli apprendimenti. In particolar modo riteniamo che nel dibattito non si intravedano ancora spazi per intavolare confronti effettivamente tesi a raggiungere una posizione condivisa su come definire dei descrittivi degli esiti funzionali a costituire uno standard utile su base europea. Oltre a ciò, tuttavia, la nostra scelta è stata motivata anche, e soprattutto, dalla convinzione che il retroterra esperienziale di un lavoratore possa fungere da potente bagaglio informativo utile a caratterizzare tanto il suo profilo professionale quanto il sistema lavorativo di riferimento. Nel medio lungo periodo, infatti, la ricostruzione costante e sistematica delle esperienze lavorativi possono consentire, a livello settoriale, di acquisire informazioni preziose per capire come evolvono i percorsi individuali, quali sono i principali punti di forza e di criticità di tali esperienze, quanto sono legati ai profili formativi ed educativi dei lavoratori o alle caratteristiche delle aziende in cui ha luogo l’esperienza. La ricostruzione dell’esperienza lavorativa può divenire, quindi, un importante proxy del livello di conoscenze ed abilità acquisite dal lavoratore e, allo stesso tempo, un utile indizio su quelli che sono i requisiti dell’esperienza e del profilo lavorativo ricoperto in termini di conoscenze e competenze necessarie. Andando più nel dettaglio, Il primo capitolo si apre con una cornice teorica volta ad illustrare i tratti essenziali della svolta verso gli esiti degli apprendimenti (shift to learning outcomes) cui abbiamo accennato nella prima parte di questa introduzione. Tale passaggio si rende necessario per meglio contestualizzare lo strumento da noi proposto. Difatti, molte delle peculiarità e delle criticità proprie della svolta verso gli esiti mettono in evidenza l’importanza e la centralità di una strategia di rilevazione e INTRODUZIONE Il rapporto si articola in due macro capitoli: il primo volto ad inquadrare teoricamente il libretto esperienziale e, a partire da tale definizione teorica, ad illustrarne l’operazionalizzazione, in dimensioni ed indicatori; il secondo volto a delineare una panoramica sul lavoro in somministrazione fungendo da indagine conoscitiva di sfondo orientata ai settori nei quali tale tipologia contrattuale ha una maggiore incidenza. 4 stoccaggio dei dati che tenga conto della dimensione della non linearità e dell’incrementalità tipica delle traiettorie lavorative nel mercato del lavoro post-fordista. La complessità dei percorsi, per essere in qualche modo osservata, analizzata e quindi eventualmente guidata necessita di una strumentazione ad hoc. Nella seconda parte di questo capitolo (par 1.2), quindi, si propone uno strumento di raccolta ed analisi dei dati, illustrandolo sia da un punto di vista teorico sia da un punto di vista pratico/operativo. Si illustra infine quanto le ricadute dell’applicazione sistematica ed organizzata di uno strumento di questo tipo possono essere di utilità strategica tanto per l’empowerment del lavoratore quanto per l’ottimizzazione della progettazione formativa nei vari ambiti occupazionali caratterizzati dalla presenza del lavoro in somministrazione. Il secondo capitolo offre dapprima una descrizione dei “macro” settori produttivi più frequenti nell’ambito del lavoro in somministrazione. Questa ricostruzione illustra la dimensione quantitativa del fenomeno e permette di inquadrare la funzione e l’utilità potenziale dello strumento (il libretto esperienziale) descritto nel capitolo uno. Inoltre, sempre in questo secondo capitolo, viene offerta una descrizione accurata dei profili professionali “tipici” dei settori “macro” produttivi più frequenti nell’ambito del lavoro in somministrazione. Questa estesa sezione del lavoro mostra quanto i settori del lavori in somministrazione siano eterogenei tra di loro, ma anche al loro interno. Proprio questa considerazione è alla base del lavoro di traduzione in strumento operativo illustrata nel primo capitolo. Si rinvia, invece, all’appendice 1 per un esame dettagliato dell’offerta formativa di Formatemp, da noi ricostruita, sempre in fase di indagine di sfondo, al fine di garantire un ampio bagaglio informativo utile, in fase di INTRODUZIONE Questo secondo capitolo ha una funzione retrospettiva rispetto a quanto illustrato nel capitolo uno. I contenuti del capitolo due, ed in particolar modo del paragrafo 2.2, dedicato allo studio dei macrosettori produttivi, sono infatti il resoconto dell’indagine di sfondo che ci ha consentito di definire il quadro analitico per la costruzione del Libretto e gli indicatori necessari a descrivere le sue componenti più strutturate (settori, sotto settori e aree funzionali, precedentemente illustrate nel par1.2). Nell’economica complessiva del rapporto si è preferito collocare questo blocco tematico, dal taglio più compilativo, nella seconda parte del lavoro al fine di rendere più leggibile il rapporto. In tal modo il lettore potrà esaminare subito i risultati del lavoro, in termini di inquadramento teorico e proposte operative, e successivamente il dettaglio delle risultanze dell’indagine di sfondo. 5 INTRODUZIONE implementazione del libretto, per alimentare le sezioni relative alle esperienze formative del lavoratore somministrato. 6 Capitolo 1. IL LIBRETTO ESPERIENZIALE 1.1. La svolta verso gli esiti e il tentativo di definire standard di valutazione La tendenza a definire standard per la valutazione degli esiti delle esperienze educative, formative e professionali è una delle tematiche più ricorrenti nell’attuale dibattito istituzionale europeo. Sul piano professionale, tale rilevanza si è concretizzata nella promozione, da parte della UE, di strumenti quali il Quadro delle qualifiche (QEQ) e il sistema di crediti per l’educazione e la formazione tecnica/professionale (ECVET). Come chiaramente indicato nella Raccomandazione del 23 aprile 2008, il Parlamento e il Consiglio dell’Unione Europea invitano gli stati membri ad “usare il Quadro europeo delle qualifiche come strumento di riferimento per confrontare i livelli delle qualifiche dei diversi sistemi e per promuovere sia l’apprendimento permanente sia le pari opportunità nella società basata sulla conoscenza, nonché l’ulteriore integrazione del mercato del lavoro europeo, rispettando al contempo la ricca diversità dei sistemi d’istruzione nazionali” L’essenza di tale raccomandazione è stata ripresa e ribadita, in modo sostanzialmente integrale (nella forma e nelle finalità auspicate), anche in documenti più recenti quali Europa2020 e ET2020. In tutti i principali documenti di indirizzo comunitari la definizione (e l’adozione) di standard condivisi per la descrizione di saperi e competenze (che sul piano professionale si traducono nel QEQ) è considerata un passo che può contribuire a raggiungere almeno quattro finalità: Migliorare la mobilità lavorativa e formativa consentendo un più facile riconoscimento delle qualifiche su scala comunitaria; Supportare la diffusione dell’apprendimento permanente (life long learning); Rendere più equo il sistema aumentando i percorsi possibili per conseguire una qualifica; Facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, migliorando la capacità degli imprenditori di riconoscere le qualifiche e dei lavoratori di promuovere la loro professionalità sul mercato. Su un piano puramente teorico questo tipo di orientamento può essere ricondotto a quella che il CEDEFOP definisce svolta verso gli esiti dell’apprendimento (Shift to learning Outcomes). Entro tale prospettiva l’attenzione viene spostata da quelli che potremmo definire gli input dell’apprendimento (ad esempio, specifici percorsi d’istruzione/formazione/lavoro e relativi programmi e dotazioni, intese in termini sia di risorse umane sia strumentali) agli esiti dell’apprendimento, genericamente definiti come “ciò che un individuo sa, comprende ed è in grado di fare dopo aver completato un percorso di apprendimento.” (CEDEFOP, 2008). L'elemento più innovativo ed ambizioso introdotto da questa logica risiede nel fatto che la certificabilità non è più associata unicamente a specifici percorsi formativi che la persona ha seguito, bensì al possesso di un insieme di caratteristiche ritenute essenziali per essere conformi ad un dato profilo, acquisite attraverso un cammino d'apprendimento che può aver seguito i più diversi itinerari. È opportuno ricordare, tuttavia, che i primi tentativi di introdurre approcci outcome based si sono manifestati a metà degli anni ’80, quando furono introdotti, nel più ampio quadro delle riforme per l’occupazione, come strategia per migliorare l’occupabilità di giovani e disoccupati. Soprattutto, questi primi tentativi si svilupparono nell’ambito dell’educazione tecnica e ambivano ad accrescere il ruolo dell’mondo dell’impresa nella definizione degli standard di competenze necessarie ad acquisire specifici profili professionali e per compiere efficacemente i compiti ad essi associati. L’approccio outcome based, quindi, mirava a ridefinire il rapporto tra soggetti fornitori di istruzione e soggetti beneficiari. In questa nuova cornice, la qualifica cessava di essere incorporata nell’istituzione formatrice e generava una situazione di quasi-mercato nella quale i fornitori stessi di istruzione/formazione sarebbero stati coinvolti in modo diretto, competendo sul “mercato” attraverso i programmi e le strategie didattiche da loro pensate per formare in modo idoneo i loro utenti per raggiungere lo standar di qualifica. Con il passare degli anni l’approccio outcome based ha ampliato i propri confini ben oltre il sistema dell’istruzione/formazione tecnica proprio come conseguenza dell’entusiasmo con il quale è stato accolto sul piano istituzionale a livello europeo. Indipendentemente dalle diverse ragioni che hanno motivato la diffusione di questa logica nei vari paesi dell'unione, sul 8 piano istituzionale comunitario essa è attualmente ritenuta una valida impostazione per garantire una molteplicità di ricadute: aumentare il peso del sistema imprenditoriale nella definizione degli standard di qualifiche (ridimensionando il ruolo delle istituzioni formative); creare maggiore competitività tra i fornitori di formazione, producendo un innalzamento della qualità dell'offerta formativa; rendere la qualifica più facilmente trasferibile all'interno dell'Unione; rendere più facilmente riconoscibili le competenze acquisite attraverso percorsi formativi non formali e informali (migliorando in genere l'attuabilità di politiche di life long learning) facilitare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro Nonostante le potenzialità attribuite all’approccio, tutt’oggi persistono delle significative criticità che ne rendono complessa la traduzione sul piano operativo. Queste si manifestano su due piani: o sul piano della definizione del concetto di outcome in sé o sul piano della definizione del concetto di competenza che, come vedremo, è stato e continua ad essere uno dei modi privilegiati per definire l’outcome dell’apprendimento. Sul piano della definizione dei learning outcomes, i tentativi sia istituzionali sia accademici di isolare un set di descrittori condivisi si sono rivelati spesso vani. Ciò è dipeso, in parte, dal profondo radicamento del dibattito in tradizioni culturali, pedagogiche e del lavoro estremamente diverse e difficilmente conciliabili, in parte, dall’obiettiva complessità che si cela dietro al concetto di esito degli apprendimenti. Indipendentemente dalla possibilità di individuare dei descrittivi di base, l’esito degli apprendimenti rimane un’entità dinamica, profondamente influenzata dai bisogni legati a specifiche sfere del sapere e della formazione. In tal senso il tentativo, sul piano istituzionale, di estendere l’approccio ben oltre i confini dell’istruzione/formazione tecnica, elevandolo in alcuni casi a fulcro delle 9 politiche educative e del lavoro, è un passo che rischia di accrescerne la complessità rendendo la materia ancora più difficilmente gestibile. A titolo esemplificativo delle diverse sfumature che si sono riscontrate nella definizione dei learning outcomes riportiamo di seguito una tabella di sintesi pubblicata dal CEDEFOP nel rapporto intitolato The shift to learning outcomes (la svolta verso gli esiti dell’apprendimento). La tabella classifica alcuni possibili descrittori del concetto in relazione al diverso paese o approccio di riferimento. Come è possibile vedere, i criteri di descrizione sono tra loro molto eterogenei. 10 In generale è possibile affermare che l’estrema eterogeneità dei descrittivi che possono concorrere nella definizione di un learning outcome tende comunque ad oscillare tra due polarità che possono essere esemplificate dai casi di Germania e Regno Unito (Allais, Raffe, Young, 2009). Nel primo caso l’attenzione è posta sul concetto di competenza lavorativa. Questa rievoca il concetto di input in fase di descrizione degli standard di qualifica. La qualifica, e quindi il profilo, è un qualcosa che può essere definita inserendo informazioni sulle caratteristiche che costituiscono il profilo in termini di competenze. Nel caso britannico, invece, l’esito dell’apprendimento è espresso in termini di compito lavorativo: il risultato che è necessario saper raggiungere in termini di prestazione. Una simile impostazione sembra definire gli standard necessari alla qualifica in termini di output; la qualifica, e quindi il profilo, va costruita in relazione al prodotto dell’attività lavorativa che colui che acquisirà quella qualifica dovrà essere in grado di garantire (sulla base di standard stabiliti). Nel dibattito istituzionale e scientifico, benché non siano mancati i tentativi di conciliare queste due prospettive (anche nello stesso QEQ), il concetto di competenza ha assunto sicuramente un ruolo prioritario. Ciò nonostante anche tra gli approcci che hanno sposato la stessa prospettiva, dando maggiore centralità alla competenza come descrittivo base del learning outcome, è emersa un’ampia varietà di impostazioni. Circoscrivendo l’attenzione al caso italiano, è possibile riscontrare una moltitudine di sperimentazioni che hanno fatto leva sul concetto di competenza. Nell’ambito della formazione professionale, ad esempio, si pensi alle esperienze dell’ISFOL, dell’OBNF, dell’EBNA, dell’NFEA, orientate a sviluppare strategie di analisi dei fabbisogni per competenze, le esperienze di Europass e del libretto formativo per quanto concerne la certificazione dei crediti formativi; infine, i diversi tentativi di sviluppare standard di qualifica per competenze in ambito regionale (centrali soprattutto in Emilia Romagna, Toscana e Piemonte). In tutti questi approcci centrale è il concetto di competenza. Su di esso poggia l’edificio descrittivo del profilo e della relativa qualifica. Raramente, però, metodi e risultati di queste sperimentazioni sono stati riportati a sistema sulla base di uno studio rigoroso finalizzato a produrre (1) dei risultati condivisi (o per lo meno dei criteri per il confronto dei diversi risultati) e (2) delle 11 metodiche di lavoro omogenee e testate (esito, forse, ancora più rilevante). Al contrario, l’assenza di una meta analisi sui risultati di questi studi ha portato, nel peggiore dei casi, al consolidamento di visioni persino divergenti sul concetto di competenza, nel migliore dei casi, ad un vasto repertorio di alternative tra le quali scegliere è un’impresa difficile e spesso affidata a logiche avulse dal rigore scientifico. A titolo d’esempio del diverso significato che può essere attribuito al concetto di competenza consideriamo i lavori dell’ISFOL e dell’EBNA, entrambi caratterizzati da un consistenze sforzo teorico e metodologico. Di sicuro il contributo dell’ISFOL è quello che ha lasciato il segno più profondo sul modo di descrivere la competenza, tanto da divenire un punto di riferimento per molti altri lavori di matrice istituzionale. Ciò è dipeso sia dalla ricchezza dei criteri di descrizione utilizzati sia dalla sistematicità con cui l’Istituto ha affrontato l’argomento negli anni. In estrema sintesi, nell’approccio ISFOL la competenza è considerata come l’insieme di conoscenze, abilità e risorse psico-sociali. Essa si articola in tre tipi diversi: competenze di base, competenze trasversali, competenze tecnico-professionali. Diametralmente opposta è invece l’impostazione utilizzata nell’esperienza dell’EBNA in cui si ricorre al concetto di competenza situata. Essa non è portatrice di informazioni di dettaglio sui saper essere propri di ogni singola figura professionale, ma si esprime come sintesi delle esigenze più caratteristiche del contesto specifico cui viene applicata e dal quale, ancor prima, è emersa ed è stata caratterizzata (pertanto conserva un carattere più dinamico e più difficilmente cristallizzabile). Di sicuro, rispetto all’approccio ISFOL, questo secondo modo di intendere la competenza facilità la produzione di descrittivi orientati soprattutto ad inquadrare le aree d’attività aziendali e le relative competenze in esse situate e, solo parzialmente, a descrivere liste di profili professionali. Questi ultimi, infatti, possono essere definiti solo in termini di profili di sintesi: etichette che schematizzano, per ogni area di attività, l’insieme di competenze tendenzialmente stabili e che quindi è probabile trovare in modo continuativo e ricorrente. Anche in questo secondo caso modo si produce sicuramente un bagaglio informativo molto utile, ma che se inteso in funzione di un quadro delle qualifiche comporterebbe complessi esercizi di riconversione. 12 I due esempi appena citati mettono in risalto anche un altro aspetto critico legato all’uso del concetto di competenza: il livello di profondità o estensione al quale debba attestarsi la sua descrizione. Il rapporto tra profondità ed estensione influisce in modo significativo non solo su ciò che può essere descritto con la competenza, ma anche sui criteri di implementazione di una strategia per la rilevazione della competenza stessa. In termini descrittivi, un’elevata profondità può consentire una descrizione molto accurata di un profilo professionale; allo stesso tempo, però, tale descrizione potrebbe perdere parte del suo poter illustrativo e sintetico in tutti quei casi in cui la professione in oggetto appartenesse a sistemi lavorativi molto sensibili ai contesti e caratterizzati da una forte personalizzazione dei compiti lavorativi in relazione ai diversi contesti organizzativi. Si pensi ai sistemi manifatturieri in cui anche le attività operaie possono ancora conservare tratti tipici del mestiere ed essere pertanto molto variabili da azienda ad azienda. Infine, anche in termini di strategie di rilevazione il rapporto tra profondità e estensione può giocare un ruolo determinante. Descrittivi molto puntuali necessitano di metodiche di rilevazione che mal si adattano a rilevazioni standardizzate e su ampia scala; al contrario, descrittivi più estesi, focalizzati su macro-ambiti del sapere e del saper fare, possono consentire l’uso di metodologie strutturate (sufficientemente standardizzate) con cui è possibile compiere rilevazioni su ampie porzioni della popolazione. Non è un caso che i principali tentativi di studiare le competenze, in modo comparato su scala internazionale, sono stati condotti con sistemi come il PIRLS, TIMSS e PISA, per quanto concerne i giovani in età scolare, e IALS, ALL e PIAAC 3 per quanto concerne la popolazione adulta. Nonostante le differenze che possono aver caratterizzato questi approcci, in nessuno di questi casi il concetto di competenza è stato utilizzato come descrittivo di dettaglio dei profili degli intervistati. Al contrario, questi sistemi si sono concentrati su macro ambiti di descrizione delle capacità individuali più propriamente inquadrati tramite il concetto di literacy. A nostro avviso, molte delle criticità sinora evidenziate nell’approccio per competenze rendono ancora più complessa la sua applicabilità in un segmento 3 Ials (International Adult Literacy survey), All (Adult Literacy and life skill survey), Piaac (Programme for the International assessment of adult competences). Il Piaac è u programma ancora in fase di pianificazione. Con esso si sta cercando di marcare in modo più deciso la differenza della rilevazione delle competenze sugli adulti da quelle sugli studenti. Al contrario All e Ials mantenevano una struttura molto simili agli analoghi strumenti utilizzati per rilevare le competenze degli studenti. 13 lavorativo come quello del lavoro in somministrazione, caratterizzato da una forte frammentarietà e variabilità dei percorsi lavorativi che rischiano di vanificare il potere illustrativo di qualsiasi descrittivo puntuale del profilo individuale. Constatazioni di questo tipo ci hanno condotto all’elaborazione di uno strumento che, partendo dai percorsi lavorativi individuali, consenta di acquisire uno stock di informazioni utili, a posteriori e in modo indiretto, a definire le caratteristiche potenziali di un lavoratore. Uno strumento di questo tipo ha due punti di forza. Il primo è che, prescindendo dalla logica delle competenze e passando alla logica dell’esperienza, esso consente di ricostruire il set di capacità individuali e i contesti di applicazione in modo da mettere in risalto il rapporto tra requisiti professionali individuali e contestuali. Il secondo punto di forza (sequenziale al primo) è che una volta a regime questo sistema può fornire consistenti e validi dati sia a livello individuale sia a livello aggregato (campi d’occupazione). Il tutto in una logica di descrizione di tipo longitudinale. Infatti, data anche la peculiarità della popolazione oggetto del libretto (il lavoratore in somministrazione), professionalmente mobile ma comunque facilmente monitorabile dato il rapporto tendenzialmente stabile con le Apl (mediatrici tra lavoratore e aziende), le metodiche di rilevazione e, successivamente, di analisi dei dati possono contare su veri e propri panel longitudinali. Tali potenzialità possono essere però anche il limite del libretto esperienziale: senza un’applicazione continua e sistematica nel tempo non è possibile raggiungere uno stock di dati tale da produrre risultati che abbiano una significatività sia a livello individuale sia di sistema. 1.2 Il libretto esperienziale: cornice teorica e descrizione dello strumento In questo paragrafo saranno descritti i presupposti teorici e i requisiti metodologici del libretto esperienziale. Particolare attenzione sarà posta sul tema della definizione degli indicatori, sulle principali criticità insite nella necessità di conciliare la standardizzazione dei criteri di descrizione dell’esperienza lavorativa individuale (indispensabile per l’applicazione su 14 larga scala del libretto) con il rispetto della sua variabilità in relazione ai molteplici fattori contestuali in cui essa ha può luogo. Come già detto in precedenza, Il libretto non mira a fornire una descrizione della competenza o, più in generale, degli apprendimenti acquisiti a seguito di esperienze lavorative e formative, ma a fornire un’accurata e dettagliata descrizione di tali esperienze. Il valore informativo di tale descrizione può manifestarsi su diversi piani: o Formatemp potrà utilizzare le informazioni acquisite con il libretto esperienziale per monitorare l’esperienza lavorativa individuale ricavando informazioni relative sia agli elementi caratterizzanti la missione in termini di caratteristiche organizzative, dotazioni strumentali, modalità attuative, sia alle percezioni dei lavoratori coinvolti. L’introduzione di questa seconda componente percettiva consentirà di migliorare la comprensione del rapporto tra lavoratore e missione in termini di criticità e punti di forza. Questi dati, analizzati nel tempo, potranno consentire una ricostruzione longitudinale delle esperienze lavorative dei lavoratori somministrati consentendo un’interpretazione di questa modalità lavorativa anche in chiave evolutiva. o Per lavoratori e imprese, invece, le informazioni del libretto potranno fungere da proxy delle caratteristiche del lavoratore (in termini di conoscenze e abilità che potrebbe aver acquisito a seguito delle esperienze vissute). In tal senso il libretto ricopre una funziona simile a quella di un CV con la differenza di esser stato costruito sulla base di una procedura standardizzata, supervisionata da un operatore preposto dell’ente. Indipendentemente dalla sua indubbia utilità sul piano del monitoraggio qualitativo dei trend del lavoro interinale, una accurata descrizione dell’esperienza lavorativa può migliorare anche l’interazione tra i diversi attori coinvolti nella dinamica lavorativa (lavoratori, imprese, enti di mediazione) rendendo esplicito e dettagliato il retroterra esperienziale del lavoratore e ponendosi, in tal senso, come strumento di referenze individuali. Si aggiunga, inoltre, che unitamente ad altri interventi valutativi sulle competenze individuali, le informazioni del libretto potrebbero anche completare la descrizione del profilo individuale. L’utilizzabilità del 15 potenziale informativo del libretto in tal senso, tuttavia, rimane più un auspicio che non una proposta. Un sistema di valutazione complessiva in grado di integrare informazioni di dettaglio tanto sull’esperienza lavorativa individuale quanto sul livello degli apprendimenti acquisiti rimane una meta molto lontana. In particolar modo se si considera lo stato del dibattito sulla valutazione delle competenze che, soprattutto in Italia, rimane ancorato ad un livello di complessità che rende ancora oggi tutt’altro che scontato capire non solo come misurare, ma anche che cosa misurare (difficoltà aggravata non solo dalla complessità del tema in oggetto, ma dalla propensione ad affrontarlo con lo sguardo rivolto più a rafforzare le rispettive posizioni che non a risolvere il problema da parte dei principali protagonisti del dibattito) Il problema principale nella progettazione del libretto ha riguardato la definizione di un set di indicatori che consentissero di raggiungere un buon equilibrio tra standardizzazione e flessibilità delle descrizioni delle esperienze lavorative svolte nelle diverse missioni che possono aver caratterizzato l’esperienza del lavoratore in somministrazione. La descrizione di un’esperienza lavorativa si basa sia su informazioni facilmente standardizzabili sia su informazioni che possono essere sensibilmente influenzate da fattori contingenti, legati tanto all’ambiente lavorativo specifico (diversi tipi di aziende) quanto alle caratteristiche del lavoratore coinvolto. Il lavoro del centralinista, ad esempio, può essere ricondotto a modelli descrittivi standardizzati della tipologia aziendale d’appartenenza, che mettano in risalto tanto le aree di attività quanto i processi in cui questo ruolo organizzativo è inserito. A tale riguardo, un sistema che mira a descrivere l’esperienza lavorativa (nel nostro caso la missione) può avvalersi di insiemi di indicatori abbastanza strutturati e applicabili ad un elevato numero di realtà organizzative. Parallelamente, l’attività del centralinista viene messa in pratica sulla base di indicazioni specifiche che sono legate al contesto lavorativo: alle sue peculiarità organizzative, al tipo di attività specifica che lo contraddistingue, nonché a tutte quelle molteplici consuetudini che sono conseguenza del suo sistema di relazioni. Ad esempio, il rapporto con i colleghi può variare sensibilmente da contesto a contesto, non solo sul piano emotivo ma anche su quello funzionale, influendo tanto sul tipo di attività specifiche che contraddistingueranno la missione quanto sui criteri per la loro attuazione. Rispetto a questa componente “instabile” dell’esperienza lavorativa, quindi, un sistema per la descrizione della missione deve necessariamente ricorrere a 16 una strategia di ricostruzione dal basso delle informazioni che si avvalga, sul piano informativo, del contributo diretto del lavoratore che ha svolto la missione. Nella progettazione del libretto esperienziale lo sforzo nella selezione degli indicatori è stato teso a valorizzare proprio questo inevitabile compromesso tra standardizzazione e variabilità dei tratti caratterizzanti l’esperienza lavorativa svolta dal lavoratore nella sua missione. La ricostruzione della missione avviene facendo ricorso a due ordini di informazioni. Il primo finalizzato ad inquadrare la missione in uno specifico sistema lavorativo. Il secondo finalizzato a carattere la missione nel suo complesso, vale a dire sul piano individuale, lavorativo ed organizzativo. Il primo gruppo di indicatori, quindi, consente all’operatore di ricostruire e descrivere i tratti essenziali del profilo lavorativo del lavoratore in uscita dalla missione e le caratteristiche del sistema lavorativo in cui è avvenuta la missione. Del lavoratore saranno messi in evidenza i dati socio grafici di base (sesso, età, nazionalità e titolo di studio); il sistema lavorativo sarà articolato in settore, sotto settore e aree funzionali. Le informazioni relative al sistema lavorativo sono state desunte dalla ricerca condotta dal nostra equipe che ha consentito di descrivere 30 settori lavorativi sulla base della loro articolazione in sotto settori ed aree funzionali. Questa base informativa fungerà da griglia entro cui l’operatore dell’ente potrà collocare la missione del lavoratore. Il secondo gruppo di indicatori, invece, guiderà l’operatore verso un approfondimento qualitativo delle caratteristiche della missione. Con il termine qualitativo, in questo caso, non si vuole sottolineare il carattere poco strutturato della descrizione della missione. Al contrario, ad eccezione di pochissime informazioni, tutto il libretto è basato su un approccio di investigazione dell’esperienza del lavoratore rigorosamente strutturato. Il carattere qualitativo dell’osservazione risiede sia nel livello di approfondimento di cui è dotata la descrizione dell’esperienza lavorativa sia nell’adozione di un’impostazione che consenta di cogliere la variabilità che la medesima attività lavorativa può avere a seconda del contesto operativo in cui viene attuata e delle caratteristiche dei lavoratori coinvolti. Benché strutturati, quindi, questi indicatori punteranno non solo a ricostruire i tratti obiettivi della missione, ma anche ad acquisire percezioni e valutazioni del lavoratore che ne consentano una migliore caratterizzazione. Per massimizzare il potenziale euristico del libretto esperienziale è stato necessario integrare questi due set di indicatori e definire un criterio di 17 applicazione dello strumento che ne valorizzasse soprattutto il carattere longitudinale. A tal fine si è optato per la metodologica della Event History Analysis. La Event History Analysis (d’ora in poi EHA) è una metodologia di raccolta e di analisi dei dati da tempo in uso nelle scienze sociali. Il nucleo concettuale del modello di raccolta dei dati è l’associazione ad un set di variabili di base (fisse), osservazioni ripetute nel tempo di vari eventi. La EHA è, ad esempio, molto spesso usata per analizzare le transizioni nel sistema educativo, quelle dal sistema educativo al mercato del lavoro, la formazione nel corso della vita, la mobilità lavorativa intra-generazionale (efficaci applicazioni sono quelle contenute in Schizzerotto, 2002). Le caratteristiche della EHA ne fanno il principale e più diffuso strumento di analisi longitudinale (un’analisi che segue lo stesso individuo nel tempo). Nel nostro caso per l’analisi degli “eventi” lavorativi (e degli eventi formativi ad essi associati) si è predisposto uno schema standard illustrato di seguito. Al termine di ogni “missione” di lavoro in somministrazione, i lavoratori risponderanno ad un questionario che registri le varie caratteristiche della “missione” e le percezioni del lavoratore rispetto a questa. Nella prima compilazione del questionario al lavoratore in somministrazione saranno chiesti una serie di dati base. Queste informazioni costituiranno il blocco fisso al quale si agganceranno i dati relativi ad ogni episodio/evento lavorativo. Replicando la rilevazione, infatti, si potrà tracciare nel tempo il percorso del lavoratore, producendo una base dati che ricostruisca in maniera univoca e sequenziale la traiettoria lavorativa. Una base dati di questo tipo da un lato fornisce una lettura di “carriera” esperienziale del set di “missioni” di lavoro in somministrazione di un lavoratore, dall’altro fornisce una utilissima base conoscitiva. 18 Schema di rilevazione Event History Evento lavorativo 1 Dati di base Evento lavorativo 2 del lavoratore Evento lavorativo n. Con una base informativa di questo tipo, sarà possibile ricostruire la durata media delle missioni mettendola in relazione sia alle variabili di base (genere, età, titolo di studio, zona geografica etc.) ma anche in relazione ai settori ed ai contenuti dei vari lavori. Si potranno analizzare le caratteristiche organizzative ricorrenti negli eventi osservati. Inoltre, quando la base informativa avrà raggiunto un certo “spessore” numerico, si potranno analizzare le distanze medie tra le varie “missioni” ed individuare, tramite analisi statistiche ad hoc, i fattori che facilitano o che bloccano le carriere dei lavoratori in somministrazione. In pratica, quindi, lo strumento di rilevazione di seguito presentato (ed appunto bastato sulla metodologia Event History) può fornire, a patto che vi sia una rilevazione puntuale e costante, tre tipologie di risultati: o Una cronologia caratterizzata qualitativamente del profilo di base del lavoratore e del suo set esperienziale in “somministrazione”. Questo profilo può essere usato sia dall’APL di riferimento come strumento di selezione sia dal lavoratore come “curriculum” certificato e formalizzato dell’esperienza lavorativa in “somministrazione” (con una potenziale ricaduta in termini di riflessività del lavoratore rispetto al proprio percorso); o Una fonte di dati che permettano di analizzare i percorsi tipo dei lavoratori, le caratteristiche delle organizzazioni, i punti di forza e di 19 criticità delle esperienze (tramite la sezione della scheda di EHA, che sarà illustrata di seguito nel testo, relativa agli aspetti percettivi); o Una data-base che potrà essere usato per diversi tipi di analisi conoscitive funzionali al miglioramento delle strategie di matching tra domanda ed offerta o che permetta di far emergere dai dati esperienziali registrati gli effettivi fabbisogni formativi della forza lavoro osservata. A partire da questa impostazione operativa e considerando l’insieme di indicatori presi in considerazione, il libretto esperienziale sarà articolato in tre dimensioni informative. Nello specifico: 1) Dati di base (dati fissi caratterizzanti il lavoratore a cui ricondurre ogni “evento” di lavoro”) 2) “Eventi” (singole missioni) a) Inquadramento della missione funzionale/posizione lavorativa) (Settore/sottosettore/area b) Descrizione del contesto operativo c) Descrizione del lavoro svolto 3) Giudizi e percezioni sulla missione Un ultima considerazione prima di illustrare il libretto nelle sue diverse parti. È inevitabile che il sistema attraverso il quale sarà implementato dovrà comunque prevedere la possibilità di inserire nuovi campi informativi o eventuali nuovi indicatori, nonostante la procedura di compilazione del libretto sia quasi totalmente strutturata. Tale possibilità dovrà essere utilizzata in tutti quei casi in cui l’esperienza del lavoratore non sarà facilmente riconducibile ai descrittivi previsti dall’attuale sistema. In particolar modo, la possibilità di aggiornare i descrittivi di base del libretto può ricoprire un ruolo strategico relativamente alla descrizione delle aree funzionali e della mansione specifica ricoperta dal lavoratore in missione, due aspetti che possono essere oggetto di consistenti variazioni a parità di attività svolta in contesti organizzativi diversi. 20 Di sicuro questa componente dinamica del sistema di implementazione del libretto è un aspetto critico che potrebbe creare delle difficoltà soprattutto in termini di gestione e di aggiornamento dello strumento. Infatti, affinché il sistema sia alimentato in modo accurato il soggetto preposto ad acquisire le informazioni (l’operatore dell’ente) dovrà comunque disporre di conoscenze sufficienti a valutare se è necessario introdurre descrittivi ad hoc e in che termini formularli. Inoltre, sul piano più generale della gestione dell’attività di alimentazione dei libretti formativi, l’ente dovrà prevedere verifiche periodiche per valutare l’adeguatezza degli indicatori e l’opportunità di crearne dei nuovi (non solo se e ma anche quali). A fronte di ciò, tuttavia, questa componente dinamica rappresenta anche un ambito in cui è proficuo investire poiché nel medio lungo periodo può consentire di tarare in modo più accurato il set di indicatori, soprattutto quelli relativi al sistema lavorativo di riferimento (sotto-settori e aree funzionali). Nel lungo periodo, l’eventuale capacità del sistema di produrre una maggiora accuratezza descrittiva del sistema lavorativo settoriale può giocare un ruolo strategico fungendo da feedback per i repertori ufficiali delle professioni e per la catalogazione dei settori produttivi (sempre con portata circoscritta al settore della somministrazione). Di seguito forniamo una descrizione di dettaglio delle tre aree informative del libretto. Sezione 1 – Dati di base (dati fissi a cui ricondurre ogni “evento” di lavoro”) I dati di questa sezione sono inseriti la prima volta e riproposti per le n. missioni. Essi potranno essere modificati in caso il profilo individuale dovesse modificarsi nel tempo (si pensi soprattutto a residenza e domicilio, ma anche al titolo di studio) 1.1 Nome lavoratore 1.2 Residenza 1.3 Domicilio 1.4 CF lavoratore 1.5 Nazionalità lavoratore 1.6Titolo di studio più elevato Post-laurea (Master/Dottorato/Specializzazione) Laurea magistrale o v.o. oppure ciclo unico (indicare voto) 21 Laurea triennale (indicare voto) Diploma Tecnico (specificare in campo aperto il tipo) (indicare voto) Diploma Professionale (specificare in campo aperto il tipo) (indicare voto) Maturità Liceale (indicare voto) Avviamento professionale (indicare voto) Licenza media (indicare voto) Elementare Sezione 2 – “Eventi” (singole missioni) Questa sezione è relativa ad ogni singola missione e sarà compilata ogni volta che il lavoratore è giunto a termine di una missione. 2.1 Inquadramento della missione 2.1.1 Nome azienda 2.1.2 Indirizzo e telefono azienda 2.1.3 CF azienda 2.1.4 Codice ateco azienda 2.1.5 Tipo contratto: interinale / staff leasing/ altro (specificare) 2.1.6 Compenso (da contratto) 2.1.7 Mansione (da contratto) (campo aperto) costruire una lista predefinita con tutte le informazioni desunte dai fogli di missione già esistenti 2.1.8 Orario di lavoro (monte ore) 2.1.9 Data inizio contratto/Data fine contratto 2.1.10 Macro settore lavorativo (Come da ricerca del gruppo di lavoro): Commerciale, Marketing Progettazione, Ricerca e sviluppo tecnologico Informatica Gestione delle Risorse umane Manutenzione Sicurezza, ambiente e Tutela del Territorio Metalmeccanico Elettricità e Elettronica Chimica Ceramica, Vetro, Materiali da costruzione Edilizia 22 Tessile, Abbigliamento, Cuoio Legno, Carta e Cartotecnica Agricoltura Alimentare Energia (luce, gas, acqua) ed Estrazione Servizi finanziari e assicurativi Trasporti Telecomunicazione Grafica ed Editoria Audiovisivi, Spettacolo e Pubblicità Istruzione e Formazione Servizi socio-sanitari Commercio e Distribuzione Turismo, Ospitalità e Tempo libero Servizi alla persona Servizi alle imprese Beni culturali Pubblica Amministrazione La possibilità di inserire nuovi settori deve essere prevista, ma deve poter avvenire solo in caso che questi non siano riconducibili a quelli già presente nella lista. La descrizione deve essere comunque formulata in modo sintetico. 2.1.11 SOTTOSETTORI È un indicatore di secondo livello del sistema lavorativo. Dato il suo maggiore livello di specificità, il sottosettore può essere più facilmente soggetto a variazioni in relazione ai contesti organizzativi che di volta in volta sono oggetto delle varie missioni (caratteristica, questa, che sarà ancora più evidente per la successiva sezione sulle aree funzionali). Più che nel caso dei settori, quindi, sottosettori e aree funzionali potranno richiedere un aggiornamento in fase di acquisizione delle informazioni sulle missioni. Ciò nonostante i criteri di aggiornamento debbono essere in linea con quanto detto nel caso dei settori: possono essere effettuati solo se il sottosettore non è riconducibile a quelli in elenco e debbono essere formulati in modo sintetico. 23 A titolo di esempio, relativamente ad alcuni settori di interesse per le attività in somministrazione, i sotto settori predefiniti sono: Commercio - Il commercio intermedio assicura il processo delle merci tra i produttori - il commercio al dettaglio - il commercio misto es. attività commerciale di un’azienda svolta sulla rete Internet, alla vendita per telefono e “porta a porta Edilizia - Costruzioni - Manutenzione e restauro - Impiantistica Metalmeccanico - produzione di macchinari - produzione di impianti - produzione di utensili - carpenteria metallica - costruzione di navi - costruzione di treni - costruzione di aerei - industria degli autoveicoli - industria dell'acciaio Trasporti - Trasporto su rotaia - Trasporto aereo - Trasporto su gomma - Trasporto su mare Sanità - Servizi ospedalieri - Servizi ambulatoriali - Radiologia e servizi specializzati - Studi medici 24 - Servizi di supporto Igiene mentale Alimentare - Carni: Lavorazione e conservazione di carne e produzione di prodotti a base di carne - Ittico: Lavorazione e conservazione di pesce , crostacei e molluschi - Orto-frutticolo:Lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi - Olii: Produzione di olii e grassi vegetali e animali - Lattiero-caseario:Industria lattiero-casearia - Cereali:Lavorazione delle granaglie , produzione di amidi e di prodotti amidacei - Farinacei:Produzione di prodotti da forno e farinacei - Produzione di altri prodotti alimentari Turistico-alberghiero - servizi alberghieri ed extralberghieri ed assimilati - ristorazione ed ai pubblici esercizi - Servizi per il turismo 2.1.12 Aree funzionali Descrivono le aree funzionali all’interno dell’azienda nelle quali il lavoratore ha prestato la sua opera. Poiché non esistono in letteratura repertori estesi affidabili e omogenei di aree funzionali l’elenco attualmente esistente è stato costruito ex-novo dall’analisi dei settori maggiormente rappresentativi ai nostri fini secondo il criterio fondamentale della rappresentatività e unicità in riferimento al lavoro svolto: Il parametro scelto deve essere in grado di consentire l’identificazione immediata con le caratteristiche specifiche del lavoro svolto in modo quanto più possibile univoco. In altri termini, associando il lavoro all’area funzionale di un determinato settore si ottiene un primo filtro relativo alle caratteristiche del lavoro svolto in quanto si massimizza la probabilità di associare al lavoro svolto delle caratteristiche replicabili che quel contesto richiede. 25 Sebbene da un punto di vista logico le aree funzionali dovrebbero essere associate ai sottosettori, per i limiti e le difficoltà già esposti in precedenza che riguardano questo tipo di indicatore, esse vengono associate in modo generico al settore di riferimento. Di seguito vengono riportati alcuni esempi di aree funzionali associate a settori rappresentativi. Per ciascuna area funzionale vengono riportati alcuni esempi pratici per facilitare l’associazione con il settore. Se l’area funzionale non fosse presente nell’elenco già definito è possibile aggiungerne una nuova secondo il criterio di rappresentatività già visto in precedenza. E’ anche possibile che un lavoro possa essere associato a più di una area funzionale. Per gli stessi settori di riferimento già visti in precedenza abbiamo: Commercio (es. grande distribuzione) - acquisti – approvvigionamento (realizzazione degli assortimenti, pianificazione degli acquisti e delle giacenze, rapporti con i fornitori) - gestione organizzativa del punto vendita, (es. ricevimento e controllo merci, stoccaggio in riserva, movimentazione e messa a scaffale, rifornimento delle merci in vendita) - vendita (attività di commercializzazione dei prodotti e delle attività correlate - valutazione (analisi del venduto e del feedback con il cliente - Amministrazione e controllo (gestione contabilità) - Servizi associati (guardiania pulizie ecc...) - Commerciale - Gestione risorse umane Metalmeccanico - Impianti (es. conduzione degli impianti e dei sistemi automatizzati) - processi metallurgici e meccanici (es.esecuzione di processi quali verniciatura, laminatura, fusione ecc..) - montaggio, installazione e manutenzione meccanica (es. riparazione meccanica, installazione macchine a controllo numerico) - montaggio, installazione e manutenzione elettrica (es .installazione e manutenzione di impianti elettrici) - settore manutenzione mezzi di trasporto 26 - gestione della produzione (es. programmazione della produzione) ufficio tecnico e progettazione (es. progettazione e disegno elettromeccanico) controllo qualità (es. gestione dei processi di qualità della produzione) logistica (gestione della movimentazione e immagazzinamento merci) Commerciale Gestione risorse umane Trasporti (su gomma) - Gestione amministrativa e segreteria (es. emissione ordine di trasporto , gestione rapporti con agenzie intermediazione, gestione documenti di viaggio) - Guida, spostamento e consegna - Manutenzione automezzi - Amministrazione (es. gestione contabilità aziendale) - Commerciale - Gestione risorse umane Edilizia (costruzioni) - Gestione contratto/appalto (es. preparazione documentazione per appalti o adempimenti normativi per iniziare un lavoro ) - Predisposizione cantiere (es. preparazione lavori, movimento terra) - Costruzione opera (es. realizzazione fondamenta, edificazione elementi portanti ecc..) - Installazione di servizi (es. realizzazione di impianti elettrici e idraulici) - rivestimento e completamento dell’opera (es. posa in opera degli elementi non strutturali) - collaudo (es. verifica di conformità dell’opera alle disposizioni normative - amministrazione (es. gestione contabilità aziendale) - commerciale - Sicurezza - Gestione risorse umane Alimentare - Ricevimento e scarico della materia prima 27 - Campionatura (es. prelievo dei campioni da sottoporre al controllo di qualità) Lavaggio ed eventuale sterilizzazione Scarto-cernita (es. selezione ed eliminazione delle parti non adatte) Confezionamento e stoccaggio in magazzino del prodotto finito Macellazione (carne) trasformazione (carne es. affumicazione, insaccatura ecc.) stoccaggio Lavorazione pesce (es. eviscerazione,filettatura,squamatura) Lavorazione olii (es. macinatura, estrazione) Lavorazione lattiera casearia (es. pastorizzazione, trasformazione) Controllo qualità Lavorazione cereali (es. macinazione e miscelazione) Lavorazione vitini cola (es. raccolta, vinificazione) Commerciale e vendita Marketing Amministrazione Gestione risorse umane Turistico-alberghiero Servizi alberghieri - Amministrazione e controllo della contabilità - Accoglienza (es. portineria) - Gestione risorse umane - Gestione attività (es. gestione prenotazioni, gestione rapporti con agenzie) - Gestione cliente - Pulizia, organizzazione e gestione struttura - Servizi di ristorazione (es. cuoco, cameriere) - Sicurezza - Qualità - Commerciale - Gestione risorse umane 2.2 Descrizione contesto 2.2.1 Dimensioni aziendali (es. classi dimensionali: minore 5, tra 5 e 15, tra 15 e 50, maggiore 50) 28 2.2.2 Appartenenza a distretti industriali si no 2.2.3 Appartenenza dell’azienda di riferimento ad un gruppo industriale si no 2.2.4 L’azienda è divisa in reparti chiaramente identificati? si no 2.3 Descrizione del lavoro svolto 2.3.1 Sono presenti procedure prefissate per lo svolgimento dell’attività lavorativa? si no 2.3.2 Sono presenti sistemi e procedure per il controllo di qualità del lavoro svolto? si no 2.3.3 Esiste un sistema chiaro e codificato di valutazione del lavoro svolto? si no 2.3.4 Il lavoro svolto è suddiviso in fasi ben definite e specifiche? si no 2.3.5 Il lavoro prevede la consegna di output precisi e bene identificabili si no 2.3.6 Obiettivi specifici del lavoro 29 Produzione manuale diretta di oggetti Produzione manuale diretta di servizi Supporto per la produzione Supporto per la vendita Sistemi e servizi di qualità Vendita Supporto al commerciale Amministrativo 2.3.7 Strumenti utilizzati per il lavoro Informatici (pc e altri) Strumenti dedicati (specificare ) Macchinari Senza particolari strumenti Altri 2.3.8 Persone con cui si relaziona durante il lavoro Colleghi Superiori diretti Superiori Clienti Fornitori Amministrativi 2.3.9 In precedenza aveva svolto una missione lavorativa simile a questa Si, del tutto simile Simile in parte No 2.4 Giudizi e percezioni sulla missione 2.4.1 Prima di svolgere questa missione lavorativa ha svolto una formazione specifica per questa missione? si no 30 2.4.2 Se “si”, a suo parere la formazione quanto è stata utile al lavoro che ha svolto in questa missione Molto Abbastanza Poco Per nulla 2.4.3 Può dare una valutazione delle procedure e delle modalità di lavoro che l’azienda le ha fornito per svolgere la mansione? molto per nulla chiare chiare Molto adeguati agli obiettivi di lavoro Per nulla adeguati agli obiettivi di lavoro 2.4.5 Come valuta gli strumenti di lavoro forniti dall’azienda in cui ha svolto la missione? Gli strumenti sono stati adeguati al lavoro da svolgere Talvolta ho dovuto integrarli con altri strumenti da richiedere all’azienda Talvolta ho dovuto integrarli con atri strumenti che ho dovuto procurarmi autonomamente 2.4.6 Quanto ritiene che questa missione abbia influito sul suo profilo professionale? Molto Abbastanza Poco Per nulla 2.4.7 Quanto ritiene che i seguenti aspetti abbiano avuto un impatto sul suo lavoro nella missione appena conclusa a) formazione: forte impatto positivo medio impatto positivo impatto indifferente 31 impatto negativo b) colloqui/scambi con i colleghi nella missione: forte impatto positivo medio impatto positivo impatto indifferente impatto negativo c) colloqui/scambi di informazioni con il suo diretto responsabile: forte impatto positivo medio impatto positivo impatto indifferente impatto negativo e) esperienze lavorative precedenti: forte impatto positivo medio impatto positivo impatto indifferente impatto negativo EVENTUALI PROFILI DI SINTESI Operai azienda manifatturiera SETTORE: Metalmeccanico - SOTTOSETTORE: produzione di impianti AREA FUNZIONALE: montaggio, installazione e manutenzione elettrica Dimensioni aziendali maggiore 50 Appartenenza a distretti industriali: si Appartenenza a gruppo con molte aziende: no Suddivisione aziendale in reparti chiaramente identificati:si sistema organizzativo della produzione: per aree funzionali numero di livelli della catena gerarchica:elevati (struttura verticale) 32 sono presenti sistema e procedure per il controllo di qualità del lavoro svolto? si esiste un sistema chiaro e codificato di valutazione del lavoro svolto:si il lavoro svolto è suddiviso in fasi ben definite e specifiche? si il lavoro prevede la presenza di interlocutori bene identificati?Si il lavoro prevede la consegna di output precisi e bene identificabili si Tipo di lavoro: produzione diretta di oggetti Strumenti utilizzati per il lavoro: strumenti dedicati Persone con cui si relaziona durante il lavoro Colleghi, Superiori diretti Operatore caseario SETTORE: Alimentare - SOTTOSETTORE: Lattiero-caseario:Industria lattiero-casearia - AREA FUNZIONALE: Lavorazione lattiera casearia ( trasformazione) Dimensioni aziendali minore 15 Appartenenza a distretti industriali: no Appartenenza a gruppo con molte aziende: no Suddivisione aziendale in reparti chiaramente identificati:si sistema organizzativo della produzione: per progetti numero di livelli della catena gerarchica:scarsi (struttura piatta) sono presenti sistema e procedure per il controllo di qualità del lavoro svolto? si esiste un sistema chiaro e codificato di valutazione del lavoro svolto:si il lavoro svolto è suddiviso in fasi ben definite e specifiche? si il lavoro prevede la presenza di interlocutori bene identificati?si il lavoro prevede la consegna di output precisi e bene identificabili si Tipo di lavoro: produzione diretta di oggetti Strumenti utilizzati per il lavoro: strumenti specifici, macchinari Persone con cui si relaziona durante il lavoro: Colleghi, Superiori diretti. 33 BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA AA.VV., Nomenclatura delle attività professionali, Roma AA.VV., Ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti da aziende del settore del turismo, testo ufficiale, 20 settembre 2010 Altieri G., Oteri C., Pedaci M., Dal lavoro interinale alla somministrazione di lavoro: primo monitoraggio su cosa per le agenzie per il lavoro e per le imprese utilizzatrici, Collana Osservatorio Centro Studi, Rubbettino, Catanzaro, n. 1, 2006 Allais Stephanie, Raffe David, Young Michael, Researching NQFs: Some conceptual issues, International Labour Office; Skills and Employability Dept, 2009; Associazione Versus (a cura di), “Fabbisogni professionali e formativi dei lavoratori in somministrazione: modello per la rilevazione”, Collana Osservatorio Centro Studi, Rubbettino, Catanzaro, n. 2, 2006 CEDEFOP (European Centre for the Development of Vocational Training) The shift to learning outcomes: Conceptual, political and practical developments in Europe, 2008 (Luxembourg, Office for Official Publications of the European Communities) Ebitemp, “Il lavoro interinale nel quarto trimestre 2010 attraverso i dati INAIL”, Roma, 2011 Giovanni Serpelloni, Elisabetta Simeoni “Principi sull’organizzazione dell’azienda socio-sanitaria pubblica” Isfol (a cura di), “Modelli organizzativi e operativi dei servizi di orientamento nei centri per l’impiego”, Roma. 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