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L’Eco dell’Oratorio
EXALLIEVI DON BOSCO - CASA MADRE
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“Tommaso,
perché mi hai veduto, hai creduto.
Beati quelli
che non avendo visto crederanno!”.
Buona
Pasqua
al IX successore di Don Bosco,
don Pascual Chávez,
al signor ispettore
don Stefano Martoglio,
al direttore don Enzo Baccini,
ai loro collaboratori
e ai salesiani tutti di Valdocco
gli auguri di una felice e santa Pasqua!
E a tutti gli Ex-allievi e loro famiglie auguriamo speranza e ottimismo,
qualità che hanno sorretto i martiri,
i testimoni della fede e i credenti nel Cristo Risorto.
“Non per essere andati dietro
a favole artificiosamente inventate
vi abbiamo fatto conoscere la potenza
e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo,
ma perché siamo stati testimoni oculari
della sua grandezza” (2 Pt 1,16).
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DOMENICA 1º MAGGIO
Ore 9,00:
Accoglienza e tesseramento presso la sede EX, sotto il porticato. Ritiro dei buoni per il pranzo.
Ore 10,00: Santa Messa in Basilica di Maria Ausiliatrice.
Presiede don Silvio Carlin incaricato ispettoriale della Famiglia Salesiana.
Ore 11,00: Gruppo fotografico. Rinfresco sotto il portico
presso la sede EX.
Ore 11,30: Scambio di informazioni e di notizie, quindi visita degli ambienti in cui si è vissuti da ragazzi.
Ore 13,00: Pranzo al “Ristoro della Basilica”.
Ore 15,30: Visita guidata nella Cappella delle Reliquie, appena restaurata,
sotto la Basilica di Maria Ausiliatrice.
Per il pranzo prenotarsi telefonicamente entro il 26 aprile presso i
seguenti numeri:
delegato, don Giancarlo Casati 011.5224.368
presidente, Luigi Mazzucchi 011.2426.401
tesoriere, Lorenzo Ardissone 340.8078.664
NB. Posteggio macchine: o cortile San Domenico Savio con entrata più
facile da Piazza Sassari o cortile San Giuseppe, da Via Maria Ausiliatrice, 36.
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IL DIRETTORE
Da Paolo di Tarso...
al nostro Direttore
Nel mese di febbraio ho avuto la
gioia di visitare i luoghi degli inizi del
cristianesimo in Siria ed in Turchia:
Damasco, Aleppo, Antiochia, Tarso,
Efeso... Ora la presenza cristiana in
quei paesi è ridotta ad un “piccolo
gregge”, e questo fa pensare molto alle nostre “terre cristiane”: il cristianesimo, se non viene vissuto da una
comunità di credenti, se non trasforma la vita di chi crede in Cristo e non
fermenta la società di valori evangelici, gradualmente scompare e ne resta solo qualche traccia storica ed archeologica.
In questo pellegrinaggio la vicenda
di Paolo di Tarso, accanito persecutore di chi seguiva la nuova via (i credenti in Cristo) si erge gigantesca. Alle porte di Damasco, il Cristo lo disarciona dalle sue sicurezze. “Paolo, Paolo, perché mi perseguiti?”. “Chi sei, o
Signore?”. “Io sono Gesù che tu perseguiti! Ma tu alzati ed entra nella città
e ti sarà detto ciò che devi
fare”. Paolo viene affidato alla guida di Anania
in una comunità di fra-
telli. E Paolo scopre un po’ alla volta il
Signore risorto, presente nella vita di
chi crede in lui e nella comunità che lo
segue, come Signore e Dio, amico e
fratello. La vita di Paolo cambia radicalmente; considererà le realtà precedenti come “spazzatura”, ambisce solo conoscere Gesù, “la potenza della
sua risurrezione, la comunione alle
sue sofferenze... nella speranza di
giungere alla risurrezione dei morti”
(Fil 3, 10-11). Con un coraggio da leone ed una tenacia sovrumana, Paolo
spende la sua vita per annunciare il
Cristo incontrato sulla via di Damasco e nella comunità dei fratelli.
La Pasqua, che celebriamo, è il Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza, la cui presenza è ancora viva
oggi per portarci a salvezza, con il dono di una vita nuova e risorta. È Lui
che dà il vero senso al nostro vivere
ed al nostro morire, è Lui la nostra
speranza e la nostra forza, è Lui il Figlio di Dio, segno vivente dell’amore
del Padre per ognuno di noi.
La Pasqua porti ad ognuno di noi,
alle nostre famiglie e alla nostra società così confusa e martoriata, la speranza e la novità di vita che sgorga dal
Cristo risorto.
Don Enzo Baccini
direttore
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Ascoltami, ascoltami:
sono risorto!
“Cristo Gesù mi sussurra, mi dice,
mi canta e mi grida: SONO RISORTO!
Sono Risorto non per me, che non ne
ho bisogno. Ma per TE”.
È il sorprendente annuncio degli
Angeli alle donne accorse al sepolcro, alla Maddalena piangente per la
scomparsa di Gesù. È quello che vedono Pietro e Giovanni, gli Apostoli
nel Cenacolo (almeno due volte). È
quello che sentono e vedono i
due discepoli di Emmaus e gli
altri discepoli presso il lago
di Tiberiade, dove Gesù stesso prepara e offre pesce
cotto agli Apostoli, e conferisce a Pietro il primato
sugli Apostoli. In altra apparizione affida loro la
missione apostolico-missionaria.
La risurrezione di Gesù
dove è descritta? Nei Vangeli
e, indirettamente, da scrittori
pagani come gli storici Tacito e
Giuseppe Flavio, il governatore della Bitinia Plinio (rappresentante
l’autorità dell’imperatore romano
Traiano).
La Risurrezione di Gesù è testimoniata dal martirio dei cristiani già sotto gli imperatori Caligola, Claudio,
Nerone e l’elenco è lunghissimo.
La narrazione dell’EVENTO-RISURREZIONE del Cristo sommariamente la conosci.
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Partiamo dal venerdì, tardo pomeriggio.
«I capi dei sacerdoti e i farisei si
radunarono presso Pilato e gli dissero: “Signore, noi ci siamo ricordati
che quell’impostore disse ancora vivo: – dopo tre giorni risorgerò –. Or-
dina dunque che il sepolcro sia ben
custodito fino al terzo giorno per evitare che vengano i suoi discepoli a
rapirlo e dicano poi al popolo: – è risorto dai morti –”. Disse loro Pilato:
“Avete una guardia; andate, assicuratevi come sapete fare”. Ed essi, andati, assicurarono il sepolcro sigil-
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landone la pietra e mettendovi la
guardia.
All’alba della domenica mattina avvenne un grande terremoto. La pesante pietra, che chiudeva e sigillava
l’imboccatura del sepolcro, venne rotolata via da un angelo del Signore».
Così trovarono il sepolcro Maria
Maddalena, Maria di Giacomo e Salome, che, spaventate e con il cuore in
gola, corsero dagli Apostoli per informarli dell’accaduto e della situazione. Pietro e Giovanni immediatamente si recarono al sepolcro e lo trovarono come le donne avevano loro riferito. Anzi trovarono piegati ed ordinati il
lenzuolo e i lini usati per la sepoltura
del Cristo. E poi è un susseguirsi di
apparizioni di Gesù alle donne, a sua
mamma Maria, agli Apostoli e a tanti
discepoli, fino a quando tornerà al Padre, per confermare i suoi nella fede e
per far vedere e far capire che era veramente LUI, GESÙ di Nazaret. E non
un fantasma.
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Difatti si intratteneva con i suoi e
con la gente, mangiava con loro e li
informava sul suo prossimo “futuro” e
conferirà loro la missione apostolica.
La nostra gioia e l’ottimismo cristiano hanno il fondamento in GESÙ
RISORTO.
Cara Exallieva ed Exallievo, RISORGI ANCHE TU in Cristo Gesù con una
“bella” confessione; se hai il morale a
terra, se soffri una malattia o hai un
dramma interiore, lascia in te un po’
di spazio a LUI: ti sentirai meglio, ti
rinnoverai nel tuo spirito.
Risorgi, sorella e fratello. Il Risorto
ti aiuta a risorgere. Abbi fiducia in te.
La tua fede e la tua speranza sono vive in te, anche se a volte possono
sembrare un po’ assopite.
Ecco il sapore della Pasqua. Possiate pienamente gustarlo, tu e i tuoi
cari.
La mia preghiera per tutti voi ha
questa direzione.
Don Giancarlo
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Cronaca
del passato
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Carissimi Ex-allievi,
lasciato alle spalle l’inverno, il nostro percorso associativo ci conduce
verso alcuni momenti importanti quali la Santa Pasqua, il Convegno Annuale (domenica 1º maggio) e il 24
maggio, festa di Maria Ausiliatrice.
Fatta questa premessa, voglio fare
un passo indietro e soffermarmi al 31
gennaio scorso, festa di San Giovanni
Bosco.
Come in passato, Valdocco è stato il
centro del mondo salesiano (non solo
torinese). Quest’anno c’era un ulteriore motivo che accresceva l’interesse dei fedeli: la presenza del nuovo arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia. Attesa che non è stata delusa.
Cogliendo l’occasione della festa di
Don Bosco, ha dedicato parte della
sua omelia al grave problema del disagio giovanile. Ne ha denunciato le
cause; ma non solo. Con fermezza, citando proprio Don Bosco, il quale non
considerava alcun giovane perduto
per sempre, ha esortato le autorità
pubbliche e le istituzioni civili e religiose a sostenere con adeguate risorse
le numerose iniziative educative a favore delle giovani generazioni.
Non meno importante è stato l’incontro in Basilica tra il successore di
Don Bosco, don Pascual Chávez, e i
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giovani del Movimento Giovanile Salesiano.
Il Rettor Maggiore ha rivolto ai giovani un accorato richiamo a non essere succubi delle mode, che inquinano la loro vita, ma essere protagonisti
attivi per un futuro migliore. “Non potete vivere la vostra vita come se fosse
un semplice ciclo biologico, non potete impostare la vostra esistenza come una vita priva di energia, anemica,
senza passione nei riguardi di Dio e
del prossimo”. Così avrebbe parlato
Don Bosco ai giovani di oggi.
Cari Ex-allievi, un grande ringraziamento a tutti voi per la vostra generosità. Siete Voi che sostenete l’Unione:
ogni iniziativa benefica, le adozioni a
distanza, la borsa di studio “Don Sartori” ed eventuali aiuti alle missioni
salesiane. Voglio anche ricordare le
donazioni che lo scorso anno abbiamo destinato alle opere salesiane, gravemente colpite dai devastanti terremoti di L’Aquila e di Haiti: tutto frutto
della vostra generosità.
Quando riceverete questo numero
de “L’Eco dell’Oratorio” saremo in
prossimità della Santa Pasqua.
Come in passato ci prepareremo
meditando e pregando per rigenerare
e rinforzare la nostra fede. Lo faremo
domenica 10 aprile, riunendoci presso
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la Casa di preghiera Nostra Signora del
Cenacolo, sita a Torino in Piazza Gozzano 4, ai piedi della collina.
Domenica 1º maggio (Domenica in
Albis, prima domenica dopo Pasqua)
ci troveremo a Valdocco in occasione
del Convegno annuale. Vi aspettiamo
numerosi con i vostri familiari.
Martedì 24 maggio, Festa di Maria
Ausiliatrice. La Madonna è stata l’ispiratrice, la guida e la protettrice di
Don Bosco. Noi Ex-allievi di Valdocco
abbiamo avuto il privilegio di vivere
in questi luoghi sacri e quindi ci uniremo ai numerosi fedeli. In modo particolare vi invito a partecipare alla solenne processione serale.
Interpretando i sentimenti di tutti
i componenti della presidenza della
nostra Unione, auguro a voi e ai vostri familiari una Santa Pasqua.
Luigi Mazzucchi
Messaggio di tenerezza
Ho sognato che camminavo in riva al mare con il Signore
e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata.
E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia due orme: le mie e quelle del Signore.
Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma, proprio nei giorni più difficili della mia vita.
Allora ho detto: «Signore, io ho scelto di vivere con te e tu mi avevi promesso che saresti
stato sempre con me. Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti più difficili?».
E lui mi ha risposto: «Figlio, tu lo sai che io ti amo e non ti ho abbandonato mai: i giorni nei
quali c’è soltanto un’orma sulla sabbia sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio».
M. Fishback Powers
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La fiducia secondo Don Bosco
“I want to tell this happening in London”. La frase non era proprio italiana, tanto meno piemontese della Torino del secolo XIX, ma era pertinente alla fama di
Don Bosco approdata anche a Londra. Era
l’affermazione di Lord Palmerston, ministro della regina Vittoria, in visita alle scuole fondate da Don Bosco, il prete che si
schierava a favore dei giovani poveri e abbandonati per costruire il loro futuro: e
con coraggio portava avanti il loro mondo
con l’istruzione professionale abbinata alla pedagogia del valore preventivo, alla
santità nell’allegria.
Valdocco era come un libro aperto: c’erano i laboratori, le aule scolastiche, c’era
il grande studio con cinquecento giovani
che studiavano e osservavano la legge dell’armonia, del rispetto, della fiducia inculcata da Don Bosco, il quale – per poter accompagnare il ministro col suo segretario
e un patrizio di Torino – aveva lasciato sulla cattedra la berretta come simbolo della
sua presenza. E grande fu l’impressione
del Lord inglese nel constatare che quei
cinquecento giovani, pur senza assistenza,
erano rimasti in silenzio, chini sui loro libri. Stupore e ammirazione da trasmettere a Londra!
Evento che trascina il passato ad una rievocazione nel tempo presente. Come allora anche adesso Don Bosco mette al centro
il mondo giovanile per riscoprire le relazioni con la società di oggi, instaurando la
fiducia che i ragazzi chiedono guardandoci negli occhi per scoprirsi fratelli, amici di
tutte le persone, anche le più lontane, dell’anziano della porta accanto. Assistendo
alla saggia rievocazione dello stile di Don
Bosco alla festa dell’Immacolata, nella chie-
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sa di San Francesco d’Assisi in Torino, dove
don Gianni Moriondo, direttore dell’Oratorio di Valdocco, ha coinvolto sapientemente i suoi giovani (tra i doni portati all’offertorio c’erano anche i fiori, la chitarra
e il pallone), e ascoltando l’illuminata omelia dell’Arcivescovo di Torino Mons. Cesare
Nosiglia alla festa di Don Bosco nella basilica di Maria Ausiliatrice (“Scuola e giovani
meritano di più”), ha colpito la comune
convergenza nella riflessione che le due ricorrenze hanno suscitato, rivelando una
predisposizione alla fiducia che contagiava
e gratificava i giovani a cui Don Bosco parlava col cuore, e parla ancora oggi a tutti, a
ogni latitudine, a tutti i giovani che lo onorano con la fiducia incondizionata che pulsa nei loro cuori.
Voci del presente, echi del passato
Il Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, nella valutazione obiettiva (e
negativa) dello stato sociale, ha invitato
ad “ascoltare il disagio dei giovani”. Don
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Bosco lo aveva detto 150 anni prima, e nell’impegno di formare i giovani sul terreno
educativo, le sue iniziative, mirate a creare
un insieme istituzionale con diritti e doveri
per essere “buoni cristiani e onesti cittadini”, a volte erano accolte come “provocazioni”, a volte come “colpi di genio rivoluzionario”. Un giorno un carabiniere, vedendo Don Bosco richiamare al silenzio
quattrocento ragazzi con un solo gesto
della mano, esclamò: “se questo prete fosse generale d’armata potrebbe battere il
più potente esercito del mondo”. E presso
le autorità si rafforzava la voce che Don
Bosco, coi suoi giovani, poteva da un momento all’altro dare inizio ad una rivoluzione. Infatti il marchese Michele di Cavour (padre del più famoso Camillo), Vicario di Torino e quindi capo della polizia, convocò Don Bosco nel palazzo municipale e lo invitò a mandare a casa “quei
mascalzoni” che potevano creare disordini. E ogni domenica mandava le guardie
civiche a vigilare sul comportamento di
quella “marmaglia” all’oratorio e anche in
chiesa, col risultato che, dopo le prediche
di Don Bosco, qualcuna di quelle guardie
in divisa sentiva il bisogno di andarsi a
confessare.
Di diverso avviso era il re Carlo Alberto
che ascoltava sempre con piacere notizie
dell’oratorio, e ad ogni Capodanno mandava gli auguri accompagnandoli con 300
lire per “i monelli di Don Bosco”, e aggiungeva: “bisogna aiutarlo quel povero
diavolo di prete”. Un prete per il quale l’educazione e l’istruzione dei giovani erano
fondamentali e che fu il primo a istituire
una sorta di sindacato in loro difesa, tra
le difficoltà e i richiami articolati alla vecchia maniera della borghesia torinese.
Lorenzo Ardissone
Quando la vecchiaia o la malattia amareggiano la tua esistenza;
quando tuo figlio fuggirà da casa in cerca di avventure;
quando vedrai spegnersi la carità attorno e vedrai gli uomini impazziti dal male;
quando sentirai la nausea del disordine, della violenza, del terrore, della guerra
e la terra ti sembrerà il caos;
quando tuo padre o tua madre ti saranno dinanzi sul letto di morte
e tu li fisserai nell’angoscia mortale del distacco, di’ a te stesso: io spero.
Spero in Colui che mi ha chiamato a vivere, a morire e a risorgere.
Spero in Colui che mi dona la Speranza.
Ecco il prezzo del capolavoro preparato per l’uomo:
la speranza che viene dal Signore, e tace proprio perché questa cresca e si sviluppi.
È nella speranza il suo abbraccio vitale. È il dono più grande che Dio fa all’uomo.
Quando l’uomo spera vince le contraddizioni in cui è irretito.
Quando l’uomo spera, muore vedendosi già nella luce della Resurrezione.
Quando l’uomo spera, diventa coraggioso, fa credito a Dio, crede nelle cose impossibili,
sente Dio presente nella sua notte, impara a pregare.
E la speranza nasce proprio quando l’uomo tocca l’abisso della sua impotenza
e volge il suo sguardo a Colui al quale nulla è impossibile.
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Che musica
durante la guerra 1940-1945!
Negli anni 1940-1945 da “studente” frequentavo il ginnasio (corrispondente all’attuale media e ginnasio) e facevo parte
del coro degli studenti.
Prima però è doverosa una precisazione.
Dove oggi c’è il bel teatro “Grande Valdocco”, si allineavano a piano terra le aule e
sopra le camerate degli studenti: 140 circa
allora. Nelle camerate si trovavano agli angoli le quattro celle degli assistenti, chierici, con le loro fantasiose ombre cinesi sulle tendine.
Una delle aule era destinata alla scuola di musica. Due volte la settimana i
cantori, soprani e contralti, in fila per
due, la sera prima di cena, tre quarti d’ora circa, venivano indirizzati verso l’aula
di canto, pian terreno, a metà circa dell’attuale teatro. In essa erano disposte
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lateralmente due aree a gradinate. Ricordo il mio posto: entrando, tre gradini in su, il primo all’esterno sul passaggio a destra, salendo.
I nostri maestri: don Lasagna, capelli
nerissimi ondulati lucidi; più un altro sacerdote italiano venuto dal Cile, malaticcio: maestro in seconda. Questi era l’insegnante solito; però alle prove generali erano presenti tutti e due.
Era una sera comune di prove di canto.
Sentii la voce: “Odello, vieni qua!”. Il perché
non lo ricordo. Scendendo mi fermai in
basso sull’ultimo gradino. Il vice-maestro
aveva un piccolo taccuino nero a quadretti in mano; teneva un moccolo di matita
nella mano destra per una nota di indisciplina. Questa avrebbe comportato almeno
un “10 meno!” letto in pubblico dal Consigliere scolastico (l’incaricato della disciplina) il sabato sera nello studio, che era
l’attuale, ma con altri banchi a sei.
Dopo secondi di capo basso, lo alzai un
istante. Con sollievo vidi che il matitino
era spuntato; lo scrivente con solennità lo
scorreva da sinistra a destra. Di conseguenza non scriveva nulla. Con la medesima solennità, intascando un nulla di scritto, il vice-maestro mi intimò: “Odello, a
posto!”. Quasi volai i due gradini all’insù,
soddisfatto per la finzione del moccolo di
matita spuntata.
Soprano com’ero, diedi il mio contributo di canto: era un pezzo del “Tricinia” del
Pagella: 3 voci, però mancavano in quella
prova i salesiani tenori.
Per evitare i bombardamenti, sfollammo a Cumiana per alcuni mesi; poi ad
Ivrea per meno tempo: era tempo di guerra. Fu nel periodo di Cumiana che don
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Lasagna mise su una Messa del Pagella a
tre voci: era la festa di Maria Ausiliatrice?
Don Pagella stesso era lì sfollato dal San
Giovanni in Torino. Quel giorno, in cappella a Cumiana, tutto andò bene. Io non
mi accorsi di nulla: don Pagella era all’organo, don Lasagna dirigeva. Finì la Messa.
Il primo a lasciare l’ambiente-cantoria fu
don Pagella, canuto che più canuto di così non si poteva. Comunque, tutti furono
fuori. Tre rimanemmo: don Lasagna che
aveva un occhio all’organo e l’altro a noi
due che avevamo il compito di raccogliere le partiture ed ordinarle nell’armadio
apposito. Ad un certo punto, rimanemmo don Lasagna ed io. Uscendo don Lasagna ebbe a dirmi nervosamente: “Sai,
Odello, la mano destra di don Pagella, oggi, non sapeva ciò che faceva la sinistra!
Non risposi nulla. Però ricordo che dopo il
pranzo di quel giorno, per caso incontrandoci in cortile, don Lasagna mi
chiamò e disse: “Toh! Odello; prendi e
mangia”. Affondando la mano nella capace tasca della veste, estrasse una piccola
“rosetta” di pane, consegnandomela. L’avrò mangiata, suppongo.
Ci fu una circostanza bella durante il
nostro sfollamento a Cumiana.
Il chierico Francesco Meotto, fantastico quanto inventivamente dinamico, mise
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su un’operetta di don Ruffillo Uguccioni;
non ricordo di chi fossero i pezzi di musica inframezzati. Io ero il piccolo menestrello che – voce melodiosa di soprano –
doveva cantare ad un certo punto: “scende
la notte placida / cara al mio cor; / e il dolce vento mormora / il mirto in fior!...”.
Per chi osservava il piccolo palco dalla
platea, vedeva un interno di salotto, una finestra al centro ed una porta di uscita sulla sinistra.
Il paggetto – che ero io, in costume –
doveva (cantando) spuntare adagio adagio su per la finestra e saltare nel salotto
sofficemente e con sguardo sospetto a
dritta e manca.
Al momento giusto (quali sono i momenti giusti?), con la testa già visibile sulla parte bassa della finestra, si staccò dalla
parte destra in alto un sipario arrotolato (la
parte sinistra in alto rimase fissa) che, colpendomi sul capo, mi sbalzò indietro a
terra. Mi eressi subito in piedi, testa visibile
al pubblico; come da libretto spuntai tutto,
scavalcai la finestra, piccolo salto sul palco,
sempre continuando a cantare. Ricordo
bene tutto; non ricordo invece la reazione
del giovane pubblico. Poi durante la merenda, Pasquina (buonanima!) commentò
che forse un topo, prendendo con comodo
il suo tempo, aveva rosicchiato il cordinofunicella che – da quella parte – teneva su
il sipario arrotolato. Il tempo di sostegno in
alto, nascosto, era scaduto per il cordino; la
legge di gravità doveva verificarsi immancabilmente.
Anche queste piccole avventure hanno
contribuito a vivere un’esperienza formativa e di crescita.
La musica, espressione di variegati sentimenti, è anche arricchita da piacevoli e
curiosi episodi!
Don Augusto Odello
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150º dell’Unità d’Italia
Don Bosco
e la formazione
degli Italiani
Tutti ricordiamo la battuta di Cavour
dopo la seconda guerra d’indipendenza:
“L’Italia è fatta, ora c’è da fare gli Italiani”.
Don Bosco, come tanti altri italiani sconosciuti ma non meno importanti e costruttivi e quindi non toccati dalla retorica
di moda, spendendosi per i giovani, ha notevolmente contribuito a formare ‘onesti
cittadini’.
Per i giovani ha scritto la “Storia d’Italia”
a carattere divulgativo e popolare, la “Storia ecclesiastica”, la “Storia sacra”.
Ancor più con il suo libro “Il Sistema
Metrico Decimale ridotto a semplicità, ad
uso degli Artigiani e della Gente di Campagna” ha cercato di rendere accessibile
ai ceti popolari la comprensione del sistema metrico decimale nel passaggio dalle
innumerevoli unità di misura delle varie
località e regioni a quella unificata del S.
M. Decimale.
Tutte le sue pubblicazioni divulgative,
vedi anche le sue “Letture Cattoliche”, avevano un duplice intento: diffondere la
“buona stampa” e creare uno “standard” di
cultura accessibile alla gente comune.
Le sue scuole, specialmente quelle professionali, avevano, ed hanno tutt’ora, lo
scopo di formare onesti cittadini attraverso l’istruzione e l’apprendimento di
un’arte.
Il mondo dell’apprendistato deve molto
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a Don Bosco: tant’è che l’ha scelto come
patrono, perché lui per primo ha stipulato
contratti a tutela di giovani lavoratori (apprendisti, garzoni, “bocia”). Quest’attenzione alla formazione della coscienza ha
un valore molto più grande, profondo ed
incisivo delle imprese conclamate di personaggi, che la storia di una certa corrente intellettuale ci ha ammannita; ovviamente senza togliere i meriti ai personaggi che conosciamo.
Nel contesto dei 150 anni dell’Unità
d’Italia noterai la stampa a colori di questo
numero de “L’Eco dell’Oratorio”, la copertina progettata da un allievo grafico, prossimo Ex, due pagine interne con alcuni
progetti grafici sempre di allievi prossimi
ex-allievi, che vogliono celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia nell’ottica della Famiglia Salesiana e un articolo su Don Bosco nei suoi rapporti con i “grandi” del suo
tempo.
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150º dell’Unità d’Italia
Don Bosco e
l’Unità d’Italia
Don Bosco spiegò, alcuni anni dopo, al
vescovo di Cremona, Bonomelli: “Io mi accorsi che se volevo fare un po’ di bene dovevo mettere da parte ogni politica. Me ne
sono sempre guardato, e così ho potuto
fare qualche cosa, e non ho trovato ostacoli, anzi ho avuto aiuti anche là dove meno me li aspettavo”.
Certamente non avrebbe mai atteso incoraggiamenti morali e soccorsi economici da Urbano Rattazzi, il leader della
sinistra democratica, arroccata nel più feroce anticlericalismo. Fu appunto sotto
la pressione di questa corrente radicale
che il moderato Camillo Cavour fu costretto a varare la cosiddetta “legge dei
conventi” il 22 maggio 1855. Era lo scotto
che il “ragno tessitore” del Risorgimento
dovette pagare a Rattazzi per tenere in
piedi il cosiddetto connubio, necessario
per preparare il Piemonte alla seconda
guerra d’indipendenza.
Il decreto soppressivo colpiva gli Ordini
religiosi di vita contemplativa, dediti alla
preghiera e non alla cura dei malati o all’insegnamento. Vennero chiuse 604 case,
le cui rendite furono devolute al mantenimento del clero in cura d’anime. Ma tale destinazione non si può considerare una
valida giustificazione dal momento che il
provvedimento costituiva un’indebita ingerenza dello Stato nella sfera ecclesiastica. Perciò si capisce la scomunica che Pio
IX scagliò contro chi aveva concorso all’e-
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laborazione della legge. Eppure proprio il
Rattazzi, che era stato l’ispiratore di tale
legislazione anticlericale, incoraggiò le
Fondazioni Salesiane.
A Don Bosco, che esprimeva le sue perplessità, il ministro medesimo fornì questa
testuale assicurazione: “La legge di soppressione non le reca alcun incaglio, purché lei fondi una società, in cui ogni membro conservi i diritti civili, si assoggetti alle leggi dello Stato, paghi le imposte e via
dicendo. In una parola, la nuova società
in faccia al governo non sarebbe che un’associazione di liberi cittadini, i quali si uniscono e vivono insieme a scopo di beneficenza. Nessun governo costituzionale e
regolare impedirà lo sviluppo e l’impianto
di una tale società” (Memorie biografiche
di Don Giovanni Bosco, a cura di Lemoyne,
1905, pag. 698).
Amico dell’arcivescovo reazionario
Fransoni e protetto dall’anticlericale Rattazzi, Don Bosco potrebbe apparire una
coincidenza di opposti, se egli stesso non
avesse spiegato il filo conduttore della
sua scelta, che è poi quella del buon samaritano. È ciò che il fondatore spiega ai
suoi collaboratori: “La politica non mi
avrà mai”.
Fra il partito nero dei papalini intransigenti e quello azzurro dei cattolici patriottici, egli imboccò la strategia della carità,
dell’intervento sùbito. Perciò fu accettato
dai politici della sinistra democratica, i
quali apprezzarono anche il suo metodo
preventivo, rispettoso della libertà, per cui
l’educatore è l’amico cordiale e gioviale,
non il maestro autoritario e burbero (a Torino fece un sensazionale effetto la libera
uscita di trecento minorenni carcerati, che
Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:24 Pagina 15
Don Bosco accompagnò in passeggiata
senza gendarmi; Rattazzi, che con molto
scetticismo aveva autorizzato la gita, rimase trasecolato per il fatto che neppure
uno se la svignò).
E non dispiaceva ai cattolici più ortodossi per la sua fedeltà a Pio IX e a Leone
XIII. Tanto che qualche polemista un po’
acido lo considerava un austriacante. Egli
sapeva ben cavarsi d’impiccio. Nella cronaca salesiana di Don Bosco, al 7 luglio
1862, si trova questo emblematico incontro di Don Bosco con un gruppo di democratici: “Quei liberaloni volevano sapere
che cosa pensassi dell’andata dei piemontesi a Roma. Risposi decisamente: io
sono col Papa. Obbedisco ciecamente. Se il
Papa dice che l’andata è un furto, allora
io dico lo stesso”.
Per le sue doti di realismo e di equilibrio fu scelto dal governo torinese come
negoziatore con la Santa Sede, cui per altro
era sempre attaccato nonostante le diffidenze della Curia Romana. Questo prete
semplice, che per salvare i ragazzi dal marciapiede e attirarli gioiosamente sulla buona strada s’improvvisava saltimbanco, sedeva con dignità alla tavola dei potenti:
Cavour, meno anticlericale di quanto si
creda, lo apprezzava pur nel dissenso e
una volta dichiarò che a casa sua c’era
sempre pronto un coperto per lui; e il re
mandava “trecento lire per i birbanti di
Don Bosco”.
Don Bosco nel suo ufficio (1861).
15
Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:25 Pagina 16
Camillo Benso Conte di Cavour.
L’uomo libero non si lascia riempire la
bocca dai doni e dal denaro. La convalida
documentaria della libera coscienza del
sacerdote torinese è rappresentata dai “sogni”, che qualcuno ha qualificato sacra letteratura e qualcun altro profezia vera e
propria. Verso la fine del 1854, quando bolliva in pentola la suddetta legge dei conventi, Don Bosco aveva ripetutamente sognato una cosa strana: un valletto vestito
di rosso entrava in cortile e annunciava:
grandi funerali a corte. Il santo scrisse varie lettere al re, supplicandolo di schivare i
minacciati castighi e di impedire l’approvazione della legge, che invece passò. Dal
5 gennaio all’11 febbraio 1855 si aprirono
tre tombe in casa Savoia: morirono la madre, la moglie e il fratello di Vittorio Emanuele II.
Asseriva il Lemoyne: “Gli ospiti dell’Oratorio rimasero esterrefatti nel vedere
avverate in modo così fulmineo le profezie del fondatore”. Il 17 maggio dello stesso anno quarto funerale a corte, decedeva a quattro mesi il figlioletto, la cui nascita era stata causa della morte di Maria
Adelaide. Santo o menagramo, le previsioni si erano rivelate esatte. Eppure i politici avevano rispetto per lui, sia perché la
sua opera educativa disinnescava una
polveriera di disordini e trasformava possibili inquilini del riformatorio o del carcere in cittadini integri e professionisti
16
capaci, sia perché l’opinione pubblica gli
era favorevole.
Qualcuno ha rimproverato Don Bosco
di essersi limitato a curare qualche piaga
sociale senza snidare le cause e senza affrontare il dibattito approfondito. Ma non
era questa la sua vocazione, ai suoi salesiani dichiarava: “Certo, nel mondo vi devono essere anche quelli che s’interessano
di cose politiche, per dare consigli, per segnalare pericoli o per altro. Ma questo
compito non è per noi poveretti”.
Le relazioni di Don Bosco con la Santa
Sede, per un prete di stretta osservanza
come lui, sarebbero state molto semplici
se le circostanze vi si fossero prestate. Ma
gli avvenimenti politici da una parte, e l’attività propria di Don Bosco dall’altra le
rendevano delicate, talvolta anzi drammatiche. Si trattava per Don Bosco di affermare la propria fedeltà alla Santa Sede e
la propria lealtà allo Stato: prete obbediente a Roma, cittadino onesto nella sua
patria, mentre Roma e lo Stato erano in
conflitto permanente.
Urbano Rattazzi.
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Don Bosco, uomo di Dio, non poteva
non amare il cielo più della terra, il pontefice designato da Dio più di qualsiasi altro
capo politico effimero. Nonostante gli avvenimenti, il Papa conservava sempre la
sua dignità di Papa, cioè di capo della
Chiesa universale, mentre i capi politici
scomparivano presto sul filo degli avvenimenti e quando cadevano non rappresentavano più nulla. Per Don Bosco fu anche
un problema di cuore. Pio IX fu un Papa
che Don Bosco amò profondamente: il suo
fascino, le risonanze delle sue sventure
che lo facevano un redivivo Pio VII, la sua
benevolenza verso di lui sacerdote modesto, furono tanti legami che lo vincolarono
senza ombre di tentennamenti.
In lui Don Bosco amava l’uomo e il pontefice. E il Papa non tardò ad apprezzare
Don Bosco, in cui l’uomo e la carità erano
inseparabili. Di qui incessanti e rilevanti
difficoltà. Nell’interesse della sua opera,
cioè della Chiesa, Don Bosco fu molto
spesso obbligato a venire a compromessi
con lo Stato, pur manifestando la sua inalterabile obbedienza alla Santa Sede. Gli
occorsero molta abilità (e di questa non
mancava) e molta pazienza. Ma gli fu necessario anche molto coraggio, per non
cadere in nulla sull’essenziale, per non nascondere mai nulla, per non fare dei colpi
di testa; la fedeltà alla Santa Sede restava
comunque inattaccabile.
“Taluni di quelli stessi che militavano
tra gli avversari del Papa”, scrive il suo biografo, “andavano a quando a quando nella camera di Don Bosco e gli narravano
per disteso quanto mulinavasi contro il
Santo Padre anche in Vaticano. «lo stesso», attesta un salesiano di allora, “più volte fui mandato da Don Bosco a monsignor
Tortolone abitante a Torino e incaricato di
affari presso la Santa Sede, a comunicargli
17
Vittorio Emanuele II, re d’Italia.
a voce notizie su tale argomento”. Forse
nessuno al mondo si trovò in quegli anni al
corrente di certi segreti in Italia, come Don
Bosco. Egli stesso confidando, nel 1875,
queste sue relazioni ad un prete di Modena, ospite nell’oratorio, scherzando concludeva: “Ella crederà Don Bosco essere
un gran framassone... Ma non tema, io sono framassone a modo mio e solo in qualche circostanza. Pio IX sa abbastanza che
io gli sono attaccato più che il polipo allo
scoglio!”.
Sarebbe stato straordinario in queste
condizioni che lo Stato, il cui scopo era di
impadronirsi di Roma, non trattasse tal-
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Papa Pio IX, il più noto esponente della famiglia Mastai Ferretti.
volta quell’umile prete, amico dei papi, da
nemico. A chi, durante una odiosa perquisizione, gli rinfacciava il suo attaccamento
all’autorità del Papa, protestò con energia
che come cittadino era pronto a difendere
la patria anche con la vita, ma che come
cristiano e sacerdote “sono col Papa”, disse, “e con lui intendo di essere sino alla
morte: io sono col Papa in fatto di religione... In quanto alla politica, io sono di nessuno”.
Don Bosco andò molte volte a Roma per
essere ricevuto da Pio IX. Il primo viaggio
lo fece il 9 marzo del 1858: i momenti memorabili furono fissati nel Diario, che ancora si conserva, del suo giovane accompagnatore Michele Rua. Don Bosco aveva
43 anni e già da 17 era immerso nel lavoro
per il bene dei giovani poveri e abbandonati della periferia torinese. Funzionavano
a pieno ritmo tre oratori festivi da lui fondati e a Valdocco, scuole e laboratori.
In lui era già maturata l’idea di fondare
la congregazione: nella sua modesta vali-
18
gia che da Torino l’accompagnava a Roma, infatti, vi era un manoscritto delle prime regole; la serie dei primi cinque anni
delle “Letture cattoliche”, “La Storia ecclesiastica”, la “Storia d’Italia” da lui pubblicate e, insieme un promemoria di Gustavo
Cavour, fratello di Camillo, una lettera di
presentazione del suo arcivescovo in esilio,
monsignor Fransoni.
È difficile stabilire che parte abbia avuto Pio lX nella ricca fioritura delle congregazioni religiose dell’Ottocento. Eppure
Don Bosco non esitò a usare e ripetere,
anche in documenti di valore legale, l’espressione “Pio IX fondatore della nostra
Pia Società di San Francesco di Sales”. Non
vi fu passo decisivo nella vita di Don Bosco
che dal 1858 in poi sia rimasto fuori dell’orbita papale. È lo stesso santo che, nell’accorato articolo pubblicato sul “Bollettino Salesiano”, marzo 1878, subito dopo la
notizia della morte del Pontefice, ne fa un
rilevante elenco: nel 1860 egli approva ed
estende anche nello Stato Pontificio le Let-
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ture Cattoliche fondate e redatte all’oratorio di Valdocco; nel 1864 sostiene il progresso della costruzione di una chiesa a
Valdocco e suggerisce di dedicarla a Maria
aiuto dei cristiani e “manda una somma rilevante per darvi incominciamento”; benedice e raccomanda talmente l’Opera di
Maria Ausiliatrice per le vocazioni ecclesiastiche che “costoro”, scrive Don Bosco,
“e le anime da loro salvate, dovranno a Pio
IX la loro felicissima sorte”.
Nel 1866 lo fece mediatore decisivo tra
la Santa Sede e lo Stato per la nomina di
vari vescovi a sedi vacanti: “gradito alle
due parti, il suo intervento fu molto positivo”. A tutti questi atti di benevolenza Don
Bosco rispose sempre con una dedizione e
un amore che nulla riusciva a spegnere. È
ben descritto nei documenti, di cui disponiamo, il dolore di Don Bosco quando Pio
IX, dinanzi alla rivoluzione sanguinosa,
dovette fuggire a Gaeta nel 1848; quando le
Il Santuario durante i funerali di Don Bosco (1888).
19
legazioni di Romagna furono annesse al
Piemonte nel 1859; quando Vittorio Emanuele II entrò in Roma con la forza e vi fece la sua capitale.
Fu l’ultima e totale spoliazione che esigeva decisioni rapide, Pio IX consultò il
prete di Valdocco: fuggire o rimanere? Don
Bosco rispose: “La sentinella di Israele rimanga al suo posto a guardia della Rocca
sacra e dell’Arca santa”. Nonostante tutte le
pressioni esercitate su Pio IX perché se ne
fuggisse, il Papa seguì il consiglio di Don
Bosco. Niente di strano: era convinto da
tempo delle luci soprannaturali di cui il
cielo lo favoriva. Credeva nelle visioni del
santo: si deve precisamente alle reiterate
richieste e “comandi” di papa Mastai se
Don Bosco si decise a mettere per iscritto
i suoi sogni e i suoi ricordi autobiografici
nelle Memorie dell’oratorio di San Francesco di Sales.
Dalla rivista “Jesus”
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150º dell’Unità d’Italia
Garibaldi
e Don Bosco
Garibaldi “mangiava” i preti; ma
guai a toccargli il “suo” Don Bosco!
Il condottiero che aveva lanciato sacrileghe offese al clero e al Papa, aveva
un’ammirazione tutta speciale per quello
che definiva “un vero sacerdote di Dio” –
diceva: “È amante dell’umanità ed è il solo in Italia a far del bene ai giovani”.
Dalle memorie biografiche di Don Bosco risulta che all’inizio del 1859, mentre
il Piemonte si preparava per la seconda
guerra d’indipendenza contro l’Austria,
un emissario governativo entrò nell’Oratorio di Don Bosco a Torino per invitare i
giovani ad arruolarsi volontari.
Alle rimostranze di Don Bosco per
quella non richiesta intromissione l’emissario rispose: “Sappia che i suoi giovani sono amici di Garibaldi”. E Don Bosco: “Anch’io sono amico di Garibaldi e
prego il Signore che egli possa trovarsi
tranquillo ed in grazia sua in punto di
morte...”.
Nel 1875 ci fu in Liguria, da parte di
certe autorità locali, un’ondata di ostilità
contro le opere di Don Bosco. Garibaldi
giunto a Genova in quel periodo se ne accorse, volle sapere il motivo e poi disse:
“Ma lasciate tranquillo Don Bosco! È un
prete che fa del bene”.
In seguito mentre Garibaldi trascorreva
l’estate sulla spiaggia di Alassio a Villa Go-
20
tica, presso Francesca Armorino, ebbe un
colloquio con un alunno del collegio di
Don Bosco. La signora Francesca infatti
aveva scorto tra il gruppo di ragazzi del
collegio, che passeggiavano lungo la
spiaggia, un ragazzo che lei aveva aiutato
nell’infanzia e lo invitò nella sua villa. Lo
presentò a Garibaldi, che gli disse: “Dunque tu sei del collegio di Don Bosco?”.
“Sissignore”, rispose il ragazzo.
“E ti vuoi far prete?”. “Io non so cosa
farò”, replicò.
“E in collegio si parla male di me?”. “Io
non ho mai sentito nessuno parlare male
di lei”.
“Va’ dunque con i tuoi compagni, studia e sii obbediente ai tuoi superiori”, gli
disse Garibaldi.
Nel 1880 quando Garibaldi fu ricevuto
trionfalmente a Milano, alla proposta di
recarsi anche a Torino egli rispose: “A Torino non ci vado!”.
“E perché?”. “Perché c’è Don Bosco”.
In un’altra circostanza disse di Don Bosco: “Quello sì che è un bravo prete e un
vero sacerdote di Dio, amante dell’umanità; fa del bene alla gioventù ed è il solo
in Italia”. Garibaldi, naturalmente, esagerava.
Al termine della seconda guerra d’indipendenza Don Bosco accolse al suo oratorio, come aspirante al sacerdozio, un
giovane ex-garibaldino, Giuseppe Fagnano, futuro vescovo missionario salesiano
della Patagonia meridionale, Terra del
Fuoco e Maldive. Giuseppe Fagnano, che
nel 1859 frequentava il seminario di Asti,
spinto dall’entusiasmo patriottico, ottenne di arruolarsi volontario della Croce
Rossa nel corpo dei Cacciatori delle Alpi.
Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:27 Pagina 21
Aveva soltanto 16 anni, ma era ben
sviluppato fisicamente e coraggioso;
partecipò a diversi fatti d’arme meritandosi gli elogi di Garibaldi per il suo
coraggio. Durante un combattimento,
dovendo attraversare una zona battuta
dai proiettili per soccorrere alcuni soldati caduti feriti, si tolse la camicia bianca, la infilò in un bastone e sventolandola davanti agli austriaci riuscì a raggiungere i compagni feriti. Lo stesso ardore lo dimostrava difendendo le sue
convinzioni religiose e l’abito ecclesiastico che indossava (Garibaldi lo chiamava il suo “abatino”).
Le sue franche posizioni trovarono fra
i volontari anche critiche e opposizioni.
Garibaldi informato di ciò, lo chiamò e
gli disse: “Abatino, voi siete un valoroso
ed io vi sono riconoscente di quanto avete fatto. Questo ambiente non è per voi,
che siete troppo intransigente per questi
miei ragazzi. Io vi consiglio di passare
nell’esercito regolare dove è necessaria
una disciplina più severa e dove, senza
dubbio alcuno, potrete essere non meno
utile alla patria”.
E così seguendo l’invito di Garibaldi, il
Fagnano si pose al servizio di Vittorio
Emanuele. Solo però per poco tempo perché, finita la guerra, entrò nelle file di Don
Bosco, non più garibaldino Cacciatore
delle Alpi, ma missionario cacciatore delle anime nelle terre magellaniche.
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DON BOSCO
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150º dell’Unità d’Italia
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i 150 anni dell’Unità d’Italia”
In vista dei 150 anni dell’Unità d’Italia,
la presidenza degli Ex-allievi ha pensato
bene di indire un concorso fra gli allievi
grafici dell’ultimo anno su tale tema.
Soggetti, studi, progetti a piacimento.
I lavori sono stati valutati da un’apposita giuria di esperti del settore.
Il primo classificato è stato il lavoro di
LUCA ZANIRATO della terza grafici, che si
è meritato la pubblicazione sulla copertina del nostro giornalino.
Lo studio rappresenta l’Italia incentrata
su Don Bosco, che la guarda e opera in essa
con la cultura divulgativa e l’educazione
dei giovani. E la sua azione parte da Valdocco raffigurato dal Santuario dell’Ausiliatrice e si dirama per tutta l’Italia.
Il secondo è il progetto di MARTINA
DEL BUONO della terza grafici. Esso raffigura Don Bosco che con la sua presenza
operosa, tipica del “nostro Padre”, può guardare anche oltre Piazza Castello, cuore di
Torino in festa.
Il terzo classificato è il disegno allegorico di VERONICA LEUZZI della terza grafici. Don Bosco con la sua attività fa crescere i valori della famiglia, sia essa naturale o salesiana.
Quarto è stato lo studio di FRANCESCO
FONTANA. Don Bosco guarda lontano sull’Italia, ai suoi abitanti, soprattutto giovani. “Devo spendermi per loro”, sembra dirsi
preoccupato.
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Ricordiamo i nostri cari
e per loro preghiamo
9 Anfosso Camillo, ex stu-
dente: † il 15-01-2011.
9 Siamo vicini all’amico Del
Rosso Gianfranco per la
morte della moglie Rosa:
† 23-03-2003.
9 Brossa prof. Mario, ex pre-
9 Le più sentite e fraterne
side dell’Istituto “Berti” di
Torino: † 09-03-2011.
Alla moglie Maria e alle
figlie Rossella, Liliana e
Paola le più vive condoglianze.
condoglianze a Coppo
Giorgio per la perdita repentina dell’amata moglie
Maria Sbarato il 23-122010. Giorgio la ricorda
come persona speciale,
affabile, altruista e sempre sorridente.
Cong ratulazioni
All’universitario David Cammarata,
neodottore in Scienze Motorie e Sportive. La sua sia sempre “mens sana in corpore sano” a livello personale e altrui.
Esplosive felicitazioni alla neo mamma Simona Marinari
(ex allieva grafica) per la nascita di Angelica. Cresciuta la porti a Valdocco.
Al sig. Carlo Picottino per i suoi 75 anni di vita salesiana:
Auguri da tutti gli Ex-allievi.
9 Roasio Giovanni, ex allie-
vo grafico: † il 17-12-2010.
Al sig. Giancamillo Giordano da 50 anni salesiano per i
giovani. Quando l’avremo una volta con noi?
A Rocco prof. Barbero, medaglia d’oro per i suoi 60 anni di professione medica.
A Lorenzo Ardissone per la nascita del nipotino Alessandro, la cui piccola vita è sbocciata come un fiore il giorno di Natale.
23
Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 24
MONDO
Pracharbon
Anche quest’anno, ai primi di febbraio,
abbiamo trascorso un week-end sulla neve per i giovani exallievi di Valdocco Casa
Madre. La località montana prescelta è stata Pracharbon (Val d’Ayas - AO).
Emozionante, per chi organizza, ritrovare giovani exallievi ancora con la voglia
di stare insieme in allegria. Per questo motivo continueremo a proporre queste attività.
Le tre giornate si sono svolte in montagna fra le guglie dalle cime innevate. Le
nostre principali attività furono il pattinaggio, il bob, lo sci di fondo e la discesa li-
bera e... tanta amicizia, che ci ha fatto riscoprire l’amore per Don Bosco.
Con noi c’erano anche gli allievi degli
ultimi corsi del C.F.P. coi quali si è creata
una cordiale intesa.
Il coordinatore di queste giornate è stato don Mina (non parente della cantante
Mina!) con lo staff dei docenti e dei formatori. Grazie di cuore.
Ai giovani Exallievi (GEX) ricordo di annotarsi fra i propri programmi ed impegni alcune date o appuntamenti:
➤ 1º maggio: CONVEGNO ANNUALE
EXALLIEVI “Valdocco Casa Madre” (vedi programma sul giornalino).
➤ 24 maggio: FESTA di MARIA AUSILIATRICE. I giovani ex che vogliono da-
Exallievi al lavoro.
24
Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 25
Immancabile!
re una mano nell’allestire il buffet per
questa festa e nel dare una mano nel
servizio, siano ragazzi o ragazze, saranno i benvenuti.
È un’ottima occasione per conoscersi
e legare fra exallievi di età differenti. È
soprattutto un modo per festeggiare
la Mamma Ausiliatrice. Quanti hanno voglia di dare una mano al Bar allestito dagli exallievi i giorni 23 e 24
maggio, contattino Giardina o Vottero: tel. 011.5224334.
➤ Settimana estiva in montagna a fine
giugno con i tuoi ex prof.
Tutti sui pattini.
25
Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 26
Il Gex Media Super
(basta crederci ed essere disponibili
a donare tempo ed energie)
Il Gruppo Giovani Ex-allievi (GEX) della
Scuola Media dall’inizio dell’anno scolastico 2010-2011 si è attivato su un ampio
spettro di attività: dall’organizzazione di
particolari giornate di festa, al supporto
ad iniziative della Scuola Media e, non ultimo, una crescente attività di formazione gestita dagli animatori più grandi.
Riuscitissima è stata la festa degli scambi di auguri di Natale, composta da cena
nel Ristoro della Basilica seguita da un sorprendente allestimento di impianto audio
e luci nella sala giochi in modo da ricreare
una discoteca, che non si è fatta mancare
proprio nulla, nemmeno l’effetto nebbia!
Ma GEX LO SI DIVENTA!
Le nostre riunioni però non sono sempre così dinamiche.
Tutti i venerdì pomeriggio si organizzano attività formative, che trattano te-
mi di vario livello, in rapporto alle fasce di
età dei ragazzi che compongono il gruppo, da riflessioni sulle attività missionarie,
la figura di Madre Teresa di Calcutta e video su Chiara Lubich, a più semplici attività ricreative con lo scopo di aggregare il
gruppo.
Possiamo dire che quest’ultima attività è
pienamente riuscita per la presenza e partecipazione di una quarantina di ragazzi/e, dalla prima alla quarta superiore.
Per questo gruppo, ormai abbastanza
affiatato è necessario farsi le ossa con iniziative pratiche di animazione, e la più significativa è stata senza dubbio l’organiz-
26
Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 27
zazione e gestione dei giochi di Carnevale
per la scuola media. I commenti di tutti
sono stati molto positivi. Peccato per la
scarsa partecipazione di ragazzi, comprensibile per il giorno di vacanza dalla
scuola.
Abbiamo in mente di iniziare una serie
di attività in preparazione di un campo
estivo in montagna, per cui ci focalizzeremo sulla preparazione sia tecnica che personale. Puntiamo molto sul campo estivo
in quanto è il momento di maggiore aggregazione del gruppo e quindi crediamo
che meriti investire su di esso tempo ed
energie, senza contare che è un’iniziativa
di servizio nei confronti dei ragazzi della
Scuola Media.
Carichi di entusiasmo, dopo il successo
della festa di Carnevale, siamo sicuri che le
iniziative future saranno altrettanto riuscite e sicuramente stimolanti.
E dicono che i giovani non hanno voglia
di fare! (n.d.r.).
A Yara
Un fiore calpestato e lasciato nel fango resterà sempre un fiore.
I petali e le foglie si uniranno alla terra,
l’ultima neve di primavera esalterà il suo candore,
poi il sole ne trarrà nuova vita.
Il cielo terso dell’estate sarà guardiano
di nuovi fiori selvaggi, colorai e vivi, spettinati dalle corse dei bimbi,
tormentati da api insolenti.
L’imbrunire che lo accoglierà silenzioso,
lo cullerà piano in attesa di un nuovo giorno.
C.M. – intensa sensibilità! –
27
Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 28
Un’esperienza che fa pensare
Il 15 novembre 2010 il Consiglio comunale di Torino ha approvato a stragrande
maggioranza una delibera di iniziativa
popolare per istituire il Registro del testamento biologico. Ero entrato in Consiglio comunale da 2 settimane, sostituendo il collega capogruppo dell’UDC avvocato Alberto Goffi, che si era dimesso, e
mai avrei immaginato di dover argomentare su tale tema nella Sala rossa. Il tema
è al centro della mia attività di volontariato. Infatti sono presidente del Movimento per la Vita di Torino e coordinatore dei Centri di Aiuto alla Vita della provincia di Torino; di conseguenza, il tema
della vita, soprattutto di quella fragile, mi
ha impegnato personalmente e mi ha fatto molto riflettere.
Ho trovato imbarazzante trattare questo tema e sentire certe affermazioni a
due passi dal Cottolengo. Se avesse potuto raggiungerci uno dei malati gravi in
Sala rossa o anche solo uno dei volontari che assistono le persone non autosufficienti, tutto il dibattito sulla dignità della vita si sarebbe risolto presto. Invece è
continuato lo stillicidio di argomentazioni per dire che si è liberi di disporre
della propria vita, che quando ci sono
certe condizioni la vita non è più degna
di essere vissuta e, non secondariamente, che per non spendere dal notaio è bene che il Comune faccia il servizio per i
non abbienti.
Inutile argomentare che la vita non è
nella disponibilità di nessuno e quindi
non può essere oggetto di disposizioni
testamentarie; inutile dire che la nostra
percezione del mondo, il nostro essere
stesso dipende dalle relazioni che nella
28
Valter Boero
nostra vita si stabiliscono e spesso sono
mutevoli. Inutile dire che le famiglie si
aspettavano altri Registri come quello
dei laureati, dei giovani che hanno conseguito il dottorato... Inutile dire che i
Radicali con le loro iniziative degli anni
passati avevano combinato un sacco di
guai e che forse anche questa poteva sortire effetti altrettanto negativi...
Eppure il provvedimento di iniziativa
del Partito Radicale parlava chiaro: aveva
lo scopo dichiarato, nero su bianco, di introdurre nel nostro Paese l’eutanasia attiva e passiva e l’assistenza al suicidio. E il
nostro codice penale proibisce eutanasia e induzione al suicidio. Anzi si premiano le persone che aiutano a salvare la
vita dei suicidi...
E poi nelle città dove era stato istituito
non era stato utilizzato granché. Neanche il fatto che il Parlamento stesse approvando un disegno di legge sul tema
non ha frenato il Consiglio per varare il
Registro.
Essere accecati dall’ideologia fa brutti
scherzi: oggi 7 marzo 2011 lo stesso Con-
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siglio, le stesse forze politiche che non
avevano esitato ad invadere le competenze dello Stato per varare il Registro
del testamento biologico, sono diventate
ipergarantiste per tutelare il benessere
degli animali esotici impegnati nel circo. Perché far soffrire gli elefanti, gli orsi?
Alla domanda se la cosa poteva riguardare anche i cavalli da corsa, quelli del
Cortiletto
Cortiletto aa
fianco
fianco della
della sacrestia
sacrestia
della
della Chiesa
Chiesa
di
di San
San Francesco
Francesco d’Assisi
d’Assisi
Qui Don Bosco intratteneva
nel gioco Bartolomeo Garelli e
gli altri ragazzi che “Trumlin”, il
nostro Garelli, gli conduceva alla
domenica: pochi metri quadrati
di spazio e tante grida e schiamazzi di ragazzi, con le immancabili lamentele degli inquilini
dei caseggiati circostanti.
Il monumento, eretto nel periodo fascista, ricorda i primordi
di questa presenza rumorosa.
Alcuni “visitatori” posano davanti al monumento, desiderosi
– meglio tardi che mai – di essere emuli di quei primi giovani
di Don Bosco.
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Palio, la risposta è stata: “e no, per i cavalli è diverso!”.
Cosa volete pretendere da chi chiama
gli animali: “animali non umani”?
Valter Boero
ex-allievo dell’“Edoardo Agnelli”,
presidente del Movimento della Vita di Torino
docente di Chimica all’Università di Torino
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Filo diretto
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Gianfranco Giordano ci presenta nel suo
scritto il vivace ed attivo gruppo di Druento
denominato G.A.S. Arcoiris (Associazione
Gruppo di Acquisto Solidale), che si ispira al
principio del consumo critico, di equità e solidarietà, della salvaguardia dell’ambiente,
scegliendo produttori che possano garantire,
oltre alla qualità, anche il minimo impatto
ambientale, attraverso colture biologiche,
vuoti e imballaggi.
La “S” del “G.A.S.” Arcoiris deriva dalla scelta
di utilizzare il concetto di solidarietà come
criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e
si estende ai piccoli produttori, al rispetto
dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo e
a coloro che a causa dell’ingiusta ripartizione
delle ricchezze subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo.
Ognuno di noi può dare una mano a cambiare il mondo... partendo dal carrello della
spesa!
Come funziona? Il gruppo acquista all’ingrosso prodotti alimentari, di produzione
biologica, e li ridistribuisce tra i soci del gruppo. Per ogni prodotto c’è un referente, che
raccoglie gli ordini tra chi aderisce all’iniziativa.
Risparmio e solidarietà. E vi pare poco?
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Enos Maffioli sta organizzando un incontro
di zona con i suoi compagni di corso, elettricisti (1955-1960), in Val Sesia (?).
Altri lo vogliono imitare? Coraggio!
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Giovanni ing. Ferraro, exallievo universitario,
da Brindisi ci scrive: “Ho sempre un ricordo
bello ed importante dei meravigliosi anni trascorsi a Valdocco. Tanto studio, impegno, pre-
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ghiere, Don Bosco vicino e tanti salesiani che
ho incontrato e che mi hanno accompagnato
nel cammino. Con tanto piacere ricevo il giornalino di Valdocco e con il cuore volo lì da voi.
Nei momenti difficili, chiudo gli occhi, quando
sono solo in casa, e ripenso alla mia cameretta nº 15, alle preghiere, a voi. Grazie veramente dal profondo... Quel clima, quell’ambiente,
quell’atmosfera mi hanno aiutato tanto nell’avere successo negli studi. Ora sono qui a
Brindisi e lavoro con mio padre ed in più sono
un funzionario delle Nazioni Unite, distaccato
presso la base di Brindisi. Mi occupo delle missioni umanitarie di pace, progettando le basi... Sono stato in Africa, un anno fa, in Uganda,
e forse devo ripartire a breve...
Il Signore è stato buono con me e mi ha dato
tanto, anche se a volte credo di non meritarmelo. Nel quotidiano mi trovo spesso a scontrarmi con “il rispetto umano”, con l’arrivismo, la disonestà e l’ingordigia di molti, l’attaccamento al vile denaro che rovina tanti...
Sono giorni difficili ed è difficile la libera professione: troppa disonestà in troppa gente...
Comunque mi affido al Signore, con la mia
piccola fede. Vorrei ritornare a Valdocco, sedermi accanto a Don Bosco e parlare un po’
con lui, come facevo... Che bello!... Ogni tanto
sogno di stare lì, con i vecchi compagni, sotto
esami o nelle serate tutti insieme a vedere la
televisione o recitare il Rosario a maggio...
Caro Giovanni, sii sempre te stesso come lo eri
qui, con la tua coerenza, con la tua coscienza e
fede. La società ha bisogno di persone coraggiose nell’onestà. Ti ricordiamo tutti!
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Blandino Michele, dando sue notizie familiari, soggiunge: “assicuro che nel cuore mio e
di mia moglie, nonché in quello delle famiglie dei nostri figli, c’è un particolare posto
per l’Ausiliatrice e Don Bosco”.
L’orgoglio di essere stato da Don Bosco, a Valdocco, portalo sempre con te; e lui ti benedirà.
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Un grazie particolare vada a Fiorenzo Pastrone per le sue puntuali informazioni riguardanti i compagni della sua generazione e soprattutto della sua classe.
Da imitare!
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Ricordate la ragazzina che come Unione abbiamo adottato a distanza, Riham Houssein?
Orbene ci ha scritto una lettera semplice, sincera e bella per i suoi sentimenti. La riproduciamo con la sua grafia.
Si sente nostra figlia e chiede che qualcuno le
scriva a nome dell’Unione e anche a titolo
personale. Tramite l’ufficio Missioni, possiamo
farle pervenire i vostri scritti.
✦✦✦
Dikampo Gonmei, un’altra adozione a distanza, ci ha pure scritto e ci ha inviato anche la sua foto.
“Accettate la mia cordiale gratitudine per il
vostro aiuto e per avermi permesso iniziative
per la mia istruzione ed educazione. Vi chiedo
con tutto cuore di continuare ad aiutarmi.
Non potrò ripagare quanto avete fatto per me.
Mi ricordo di voi e per voi pregherò. Che il
nostro Padre celeste per mezzo di Cristo vi
benedica”.
C’è qualcuno che gli vuole scrivere, possibilmente in inglese?
Ad ogni buon conto leggere e intravedere sentimenti come quelli espressi dai due “beneficati”
dalla generosità degli Exallievi, fa piacere e ci
incoraggia.
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I nostri appuntamenti:
• Domenica 1º maggio: Convegno Annuale Ex-Allievi
• Prime domeniche del mese: domenica 3 aprile e domenica 5 giugno
S. Messa ore 10 in S. Francesco di Sales
• Martedì 24 maggio: Festa di Maria Ausiliatrice - ore 20,30 Solenne Processione
Tesseramento 2011
La quota associativa è di € 20,00. Grazie per l’aiuto che ci dai, segno del tuo amore a Don Bosco e all’Unione Exallievi “Casa Madre”.
Per informazioni:
Delegato: Tel. 011.5224368 E-mail: [email protected]
Sede Ex: Tel. 011.5224502 con segreteria telefonica
Il nostro sito e la nostra casella di posta elettronica:
www.donboscoinsieme.com - [email protected]
I tuoi dati fanno parte dell’archivio elettronico gestito dell’Associazione Exallievi/e di Don Bosco - Casa Madre, con sede in Torino, Via Maria Ausiliatrice 32, nel rispetto di quanto stabilito dalla legge n. 196/03 sulla tutela dei dati personali. I Tuoi dati non saranno oggetto di comunicazione o diffusione a terzi, se non per ciò che riguarda la spedizione della rivista. Per essi potrai richiedere, in qualsiasi momento, modifiche,
aggiornamento, integrazione o cancellazione, scrivendo all’attenzione del Delegato, all’indirizzo della rivista.
AVVISO
PER IL
PORTALETTERE
Suppl. al n. 3 de “Il Tempio di Don Bosco”
Dir. Resp. Valerio Bocci
Aut. Trib. Torino n. 498 del 14-11-1949
Corrispondenza:
UNIONE EXALLIEVI CASA MADRE
Via Maria Ausiliatrice 32 - 10152 Torino
l’eco dell’oratorio
aprile 2011
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In caso di MANCATO RECAPITO inviare a:
TORINO CMP NORD per la restituzione al Mittente:
Via Maria Ausiliatrice, 32 - Torino
Esso si impegnerà a pagare la relativa tassa.
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Marzo 2011 - Don Bosco Insieme