Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:21 Pagina 1 L’Eco dell’Oratorio EXALLIEVI DON BOSCO - CASA MADRE Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:21 Pagina 2 “Tommaso, perché mi hai veduto, hai creduto. Beati quelli che non avendo visto crederanno!”. Buona Pasqua al IX successore di Don Bosco, don Pascual Chávez, al signor ispettore don Stefano Martoglio, al direttore don Enzo Baccini, ai loro collaboratori e ai salesiani tutti di Valdocco gli auguri di una felice e santa Pasqua! E a tutti gli Ex-allievi e loro famiglie auguriamo speranza e ottimismo, qualità che hanno sorretto i martiri, i testimoni della fede e i credenti nel Cristo Risorto. “Non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza” (2 Pt 1,16). 2 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:22 Pagina 3 C TUE T IT A Æ ED OT C C I PR E EGGE • UR • PR o C n v o egno r t s o N Ex-allievi a C s “ a M o c a c dre” o d l a V E E C I PR DOMENICA 1º MAGGIO Ore 9,00: Accoglienza e tesseramento presso la sede EX, sotto il porticato. Ritiro dei buoni per il pranzo. Ore 10,00: Santa Messa in Basilica di Maria Ausiliatrice. Presiede don Silvio Carlin incaricato ispettoriale della Famiglia Salesiana. Ore 11,00: Gruppo fotografico. Rinfresco sotto il portico presso la sede EX. Ore 11,30: Scambio di informazioni e di notizie, quindi visita degli ambienti in cui si è vissuti da ragazzi. Ore 13,00: Pranzo al “Ristoro della Basilica”. Ore 15,30: Visita guidata nella Cappella delle Reliquie, appena restaurata, sotto la Basilica di Maria Ausiliatrice. Per il pranzo prenotarsi telefonicamente entro il 26 aprile presso i seguenti numeri: delegato, don Giancarlo Casati 011.5224.368 presidente, Luigi Mazzucchi 011.2426.401 tesoriere, Lorenzo Ardissone 340.8078.664 NB. Posteggio macchine: o cortile San Domenico Savio con entrata più facile da Piazza Sassari o cortile San Giuseppe, da Via Maria Ausiliatrice, 36. 3 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:22 Pagina 4 IL DIRETTORE Da Paolo di Tarso... al nostro Direttore Nel mese di febbraio ho avuto la gioia di visitare i luoghi degli inizi del cristianesimo in Siria ed in Turchia: Damasco, Aleppo, Antiochia, Tarso, Efeso... Ora la presenza cristiana in quei paesi è ridotta ad un “piccolo gregge”, e questo fa pensare molto alle nostre “terre cristiane”: il cristianesimo, se non viene vissuto da una comunità di credenti, se non trasforma la vita di chi crede in Cristo e non fermenta la società di valori evangelici, gradualmente scompare e ne resta solo qualche traccia storica ed archeologica. In questo pellegrinaggio la vicenda di Paolo di Tarso, accanito persecutore di chi seguiva la nuova via (i credenti in Cristo) si erge gigantesca. Alle porte di Damasco, il Cristo lo disarciona dalle sue sicurezze. “Paolo, Paolo, perché mi perseguiti?”. “Chi sei, o Signore?”. “Io sono Gesù che tu perseguiti! Ma tu alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare”. Paolo viene affidato alla guida di Anania in una comunità di fra- telli. E Paolo scopre un po’ alla volta il Signore risorto, presente nella vita di chi crede in lui e nella comunità che lo segue, come Signore e Dio, amico e fratello. La vita di Paolo cambia radicalmente; considererà le realtà precedenti come “spazzatura”, ambisce solo conoscere Gesù, “la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze... nella speranza di giungere alla risurrezione dei morti” (Fil 3, 10-11). Con un coraggio da leone ed una tenacia sovrumana, Paolo spende la sua vita per annunciare il Cristo incontrato sulla via di Damasco e nella comunità dei fratelli. La Pasqua, che celebriamo, è il Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza, la cui presenza è ancora viva oggi per portarci a salvezza, con il dono di una vita nuova e risorta. È Lui che dà il vero senso al nostro vivere ed al nostro morire, è Lui la nostra speranza e la nostra forza, è Lui il Figlio di Dio, segno vivente dell’amore del Padre per ognuno di noi. La Pasqua porti ad ognuno di noi, alle nostre famiglie e alla nostra società così confusa e martoriata, la speranza e la novità di vita che sgorga dal Cristo risorto. Don Enzo Baccini direttore 4 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:22 Pagina 5 to a g le e D il Ascoltami, ascoltami: sono risorto! “Cristo Gesù mi sussurra, mi dice, mi canta e mi grida: SONO RISORTO! Sono Risorto non per me, che non ne ho bisogno. Ma per TE”. È il sorprendente annuncio degli Angeli alle donne accorse al sepolcro, alla Maddalena piangente per la scomparsa di Gesù. È quello che vedono Pietro e Giovanni, gli Apostoli nel Cenacolo (almeno due volte). È quello che sentono e vedono i due discepoli di Emmaus e gli altri discepoli presso il lago di Tiberiade, dove Gesù stesso prepara e offre pesce cotto agli Apostoli, e conferisce a Pietro il primato sugli Apostoli. In altra apparizione affida loro la missione apostolico-missionaria. La risurrezione di Gesù dove è descritta? Nei Vangeli e, indirettamente, da scrittori pagani come gli storici Tacito e Giuseppe Flavio, il governatore della Bitinia Plinio (rappresentante l’autorità dell’imperatore romano Traiano). La Risurrezione di Gesù è testimoniata dal martirio dei cristiani già sotto gli imperatori Caligola, Claudio, Nerone e l’elenco è lunghissimo. La narrazione dell’EVENTO-RISURREZIONE del Cristo sommariamente la conosci. 5 Partiamo dal venerdì, tardo pomeriggio. «I capi dei sacerdoti e i farisei si radunarono presso Pilato e gli dissero: “Signore, noi ci siamo ricordati che quell’impostore disse ancora vivo: – dopo tre giorni risorgerò –. Or- dina dunque che il sepolcro sia ben custodito fino al terzo giorno per evitare che vengano i suoi discepoli a rapirlo e dicano poi al popolo: – è risorto dai morti –”. Disse loro Pilato: “Avete una guardia; andate, assicuratevi come sapete fare”. Ed essi, andati, assicurarono il sepolcro sigil- Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:22 Pagina 6 landone la pietra e mettendovi la guardia. All’alba della domenica mattina avvenne un grande terremoto. La pesante pietra, che chiudeva e sigillava l’imboccatura del sepolcro, venne rotolata via da un angelo del Signore». Così trovarono il sepolcro Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome, che, spaventate e con il cuore in gola, corsero dagli Apostoli per informarli dell’accaduto e della situazione. Pietro e Giovanni immediatamente si recarono al sepolcro e lo trovarono come le donne avevano loro riferito. Anzi trovarono piegati ed ordinati il lenzuolo e i lini usati per la sepoltura del Cristo. E poi è un susseguirsi di apparizioni di Gesù alle donne, a sua mamma Maria, agli Apostoli e a tanti discepoli, fino a quando tornerà al Padre, per confermare i suoi nella fede e per far vedere e far capire che era veramente LUI, GESÙ di Nazaret. E non un fantasma. 6 Difatti si intratteneva con i suoi e con la gente, mangiava con loro e li informava sul suo prossimo “futuro” e conferirà loro la missione apostolica. La nostra gioia e l’ottimismo cristiano hanno il fondamento in GESÙ RISORTO. Cara Exallieva ed Exallievo, RISORGI ANCHE TU in Cristo Gesù con una “bella” confessione; se hai il morale a terra, se soffri una malattia o hai un dramma interiore, lascia in te un po’ di spazio a LUI: ti sentirai meglio, ti rinnoverai nel tuo spirito. Risorgi, sorella e fratello. Il Risorto ti aiuta a risorgere. Abbi fiducia in te. La tua fede e la tua speranza sono vive in te, anche se a volte possono sembrare un po’ assopite. Ecco il sapore della Pasqua. Possiate pienamente gustarlo, tu e i tuoi cari. La mia preghiera per tutti voi ha questa direzione. Don Giancarlo Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:22 Pagina 7 e t n de i s e l Pr Cronaca del passato e prossimi traguardi i Carissimi Ex-allievi, lasciato alle spalle l’inverno, il nostro percorso associativo ci conduce verso alcuni momenti importanti quali la Santa Pasqua, il Convegno Annuale (domenica 1º maggio) e il 24 maggio, festa di Maria Ausiliatrice. Fatta questa premessa, voglio fare un passo indietro e soffermarmi al 31 gennaio scorso, festa di San Giovanni Bosco. Come in passato, Valdocco è stato il centro del mondo salesiano (non solo torinese). Quest’anno c’era un ulteriore motivo che accresceva l’interesse dei fedeli: la presenza del nuovo arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia. Attesa che non è stata delusa. Cogliendo l’occasione della festa di Don Bosco, ha dedicato parte della sua omelia al grave problema del disagio giovanile. Ne ha denunciato le cause; ma non solo. Con fermezza, citando proprio Don Bosco, il quale non considerava alcun giovane perduto per sempre, ha esortato le autorità pubbliche e le istituzioni civili e religiose a sostenere con adeguate risorse le numerose iniziative educative a favore delle giovani generazioni. Non meno importante è stato l’incontro in Basilica tra il successore di Don Bosco, don Pascual Chávez, e i 7 giovani del Movimento Giovanile Salesiano. Il Rettor Maggiore ha rivolto ai giovani un accorato richiamo a non essere succubi delle mode, che inquinano la loro vita, ma essere protagonisti attivi per un futuro migliore. “Non potete vivere la vostra vita come se fosse un semplice ciclo biologico, non potete impostare la vostra esistenza come una vita priva di energia, anemica, senza passione nei riguardi di Dio e del prossimo”. Così avrebbe parlato Don Bosco ai giovani di oggi. Cari Ex-allievi, un grande ringraziamento a tutti voi per la vostra generosità. Siete Voi che sostenete l’Unione: ogni iniziativa benefica, le adozioni a distanza, la borsa di studio “Don Sartori” ed eventuali aiuti alle missioni salesiane. Voglio anche ricordare le donazioni che lo scorso anno abbiamo destinato alle opere salesiane, gravemente colpite dai devastanti terremoti di L’Aquila e di Haiti: tutto frutto della vostra generosità. Quando riceverete questo numero de “L’Eco dell’Oratorio” saremo in prossimità della Santa Pasqua. Come in passato ci prepareremo meditando e pregando per rigenerare e rinforzare la nostra fede. Lo faremo domenica 10 aprile, riunendoci presso Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:22 Pagina 8 la Casa di preghiera Nostra Signora del Cenacolo, sita a Torino in Piazza Gozzano 4, ai piedi della collina. Domenica 1º maggio (Domenica in Albis, prima domenica dopo Pasqua) ci troveremo a Valdocco in occasione del Convegno annuale. Vi aspettiamo numerosi con i vostri familiari. Martedì 24 maggio, Festa di Maria Ausiliatrice. La Madonna è stata l’ispiratrice, la guida e la protettrice di Don Bosco. Noi Ex-allievi di Valdocco abbiamo avuto il privilegio di vivere in questi luoghi sacri e quindi ci uniremo ai numerosi fedeli. In modo particolare vi invito a partecipare alla solenne processione serale. Interpretando i sentimenti di tutti i componenti della presidenza della nostra Unione, auguro a voi e ai vostri familiari una Santa Pasqua. Luigi Mazzucchi Messaggio di tenerezza Ho sognato che camminavo in riva al mare con il Signore e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata. E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia due orme: le mie e quelle del Signore. Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma, proprio nei giorni più difficili della mia vita. Allora ho detto: «Signore, io ho scelto di vivere con te e tu mi avevi promesso che saresti stato sempre con me. Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti più difficili?». E lui mi ha risposto: «Figlio, tu lo sai che io ti amo e non ti ho abbandonato mai: i giorni nei quali c’è soltanto un’orma sulla sabbia sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio». M. Fishback Powers 8 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:22 Pagina 9 La fiducia secondo Don Bosco “I want to tell this happening in London”. La frase non era proprio italiana, tanto meno piemontese della Torino del secolo XIX, ma era pertinente alla fama di Don Bosco approdata anche a Londra. Era l’affermazione di Lord Palmerston, ministro della regina Vittoria, in visita alle scuole fondate da Don Bosco, il prete che si schierava a favore dei giovani poveri e abbandonati per costruire il loro futuro: e con coraggio portava avanti il loro mondo con l’istruzione professionale abbinata alla pedagogia del valore preventivo, alla santità nell’allegria. Valdocco era come un libro aperto: c’erano i laboratori, le aule scolastiche, c’era il grande studio con cinquecento giovani che studiavano e osservavano la legge dell’armonia, del rispetto, della fiducia inculcata da Don Bosco, il quale – per poter accompagnare il ministro col suo segretario e un patrizio di Torino – aveva lasciato sulla cattedra la berretta come simbolo della sua presenza. E grande fu l’impressione del Lord inglese nel constatare che quei cinquecento giovani, pur senza assistenza, erano rimasti in silenzio, chini sui loro libri. Stupore e ammirazione da trasmettere a Londra! Evento che trascina il passato ad una rievocazione nel tempo presente. Come allora anche adesso Don Bosco mette al centro il mondo giovanile per riscoprire le relazioni con la società di oggi, instaurando la fiducia che i ragazzi chiedono guardandoci negli occhi per scoprirsi fratelli, amici di tutte le persone, anche le più lontane, dell’anziano della porta accanto. Assistendo alla saggia rievocazione dello stile di Don Bosco alla festa dell’Immacolata, nella chie- 9 sa di San Francesco d’Assisi in Torino, dove don Gianni Moriondo, direttore dell’Oratorio di Valdocco, ha coinvolto sapientemente i suoi giovani (tra i doni portati all’offertorio c’erano anche i fiori, la chitarra e il pallone), e ascoltando l’illuminata omelia dell’Arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia alla festa di Don Bosco nella basilica di Maria Ausiliatrice (“Scuola e giovani meritano di più”), ha colpito la comune convergenza nella riflessione che le due ricorrenze hanno suscitato, rivelando una predisposizione alla fiducia che contagiava e gratificava i giovani a cui Don Bosco parlava col cuore, e parla ancora oggi a tutti, a ogni latitudine, a tutti i giovani che lo onorano con la fiducia incondizionata che pulsa nei loro cuori. Voci del presente, echi del passato Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella valutazione obiettiva (e negativa) dello stato sociale, ha invitato ad “ascoltare il disagio dei giovani”. Don Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:23 Pagina 10 Bosco lo aveva detto 150 anni prima, e nell’impegno di formare i giovani sul terreno educativo, le sue iniziative, mirate a creare un insieme istituzionale con diritti e doveri per essere “buoni cristiani e onesti cittadini”, a volte erano accolte come “provocazioni”, a volte come “colpi di genio rivoluzionario”. Un giorno un carabiniere, vedendo Don Bosco richiamare al silenzio quattrocento ragazzi con un solo gesto della mano, esclamò: “se questo prete fosse generale d’armata potrebbe battere il più potente esercito del mondo”. E presso le autorità si rafforzava la voce che Don Bosco, coi suoi giovani, poteva da un momento all’altro dare inizio ad una rivoluzione. Infatti il marchese Michele di Cavour (padre del più famoso Camillo), Vicario di Torino e quindi capo della polizia, convocò Don Bosco nel palazzo municipale e lo invitò a mandare a casa “quei mascalzoni” che potevano creare disordini. E ogni domenica mandava le guardie civiche a vigilare sul comportamento di quella “marmaglia” all’oratorio e anche in chiesa, col risultato che, dopo le prediche di Don Bosco, qualcuna di quelle guardie in divisa sentiva il bisogno di andarsi a confessare. Di diverso avviso era il re Carlo Alberto che ascoltava sempre con piacere notizie dell’oratorio, e ad ogni Capodanno mandava gli auguri accompagnandoli con 300 lire per “i monelli di Don Bosco”, e aggiungeva: “bisogna aiutarlo quel povero diavolo di prete”. Un prete per il quale l’educazione e l’istruzione dei giovani erano fondamentali e che fu il primo a istituire una sorta di sindacato in loro difesa, tra le difficoltà e i richiami articolati alla vecchia maniera della borghesia torinese. Lorenzo Ardissone Quando la vecchiaia o la malattia amareggiano la tua esistenza; quando tuo figlio fuggirà da casa in cerca di avventure; quando vedrai spegnersi la carità attorno e vedrai gli uomini impazziti dal male; quando sentirai la nausea del disordine, della violenza, del terrore, della guerra e la terra ti sembrerà il caos; quando tuo padre o tua madre ti saranno dinanzi sul letto di morte e tu li fisserai nell’angoscia mortale del distacco, di’ a te stesso: io spero. Spero in Colui che mi ha chiamato a vivere, a morire e a risorgere. Spero in Colui che mi dona la Speranza. Ecco il prezzo del capolavoro preparato per l’uomo: la speranza che viene dal Signore, e tace proprio perché questa cresca e si sviluppi. È nella speranza il suo abbraccio vitale. È il dono più grande che Dio fa all’uomo. Quando l’uomo spera vince le contraddizioni in cui è irretito. Quando l’uomo spera, muore vedendosi già nella luce della Resurrezione. Quando l’uomo spera, diventa coraggioso, fa credito a Dio, crede nelle cose impossibili, sente Dio presente nella sua notte, impara a pregare. E la speranza nasce proprio quando l’uomo tocca l’abisso della sua impotenza e volge il suo sguardo a Colui al quale nulla è impossibile. 10 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:23 Pagina 11 Che musica durante la guerra 1940-1945! Negli anni 1940-1945 da “studente” frequentavo il ginnasio (corrispondente all’attuale media e ginnasio) e facevo parte del coro degli studenti. Prima però è doverosa una precisazione. Dove oggi c’è il bel teatro “Grande Valdocco”, si allineavano a piano terra le aule e sopra le camerate degli studenti: 140 circa allora. Nelle camerate si trovavano agli angoli le quattro celle degli assistenti, chierici, con le loro fantasiose ombre cinesi sulle tendine. Una delle aule era destinata alla scuola di musica. Due volte la settimana i cantori, soprani e contralti, in fila per due, la sera prima di cena, tre quarti d’ora circa, venivano indirizzati verso l’aula di canto, pian terreno, a metà circa dell’attuale teatro. In essa erano disposte 11 lateralmente due aree a gradinate. Ricordo il mio posto: entrando, tre gradini in su, il primo all’esterno sul passaggio a destra, salendo. I nostri maestri: don Lasagna, capelli nerissimi ondulati lucidi; più un altro sacerdote italiano venuto dal Cile, malaticcio: maestro in seconda. Questi era l’insegnante solito; però alle prove generali erano presenti tutti e due. Era una sera comune di prove di canto. Sentii la voce: “Odello, vieni qua!”. Il perché non lo ricordo. Scendendo mi fermai in basso sull’ultimo gradino. Il vice-maestro aveva un piccolo taccuino nero a quadretti in mano; teneva un moccolo di matita nella mano destra per una nota di indisciplina. Questa avrebbe comportato almeno un “10 meno!” letto in pubblico dal Consigliere scolastico (l’incaricato della disciplina) il sabato sera nello studio, che era l’attuale, ma con altri banchi a sei. Dopo secondi di capo basso, lo alzai un istante. Con sollievo vidi che il matitino era spuntato; lo scrivente con solennità lo scorreva da sinistra a destra. Di conseguenza non scriveva nulla. Con la medesima solennità, intascando un nulla di scritto, il vice-maestro mi intimò: “Odello, a posto!”. Quasi volai i due gradini all’insù, soddisfatto per la finzione del moccolo di matita spuntata. Soprano com’ero, diedi il mio contributo di canto: era un pezzo del “Tricinia” del Pagella: 3 voci, però mancavano in quella prova i salesiani tenori. Per evitare i bombardamenti, sfollammo a Cumiana per alcuni mesi; poi ad Ivrea per meno tempo: era tempo di guerra. Fu nel periodo di Cumiana che don Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:23 Pagina 12 Lasagna mise su una Messa del Pagella a tre voci: era la festa di Maria Ausiliatrice? Don Pagella stesso era lì sfollato dal San Giovanni in Torino. Quel giorno, in cappella a Cumiana, tutto andò bene. Io non mi accorsi di nulla: don Pagella era all’organo, don Lasagna dirigeva. Finì la Messa. Il primo a lasciare l’ambiente-cantoria fu don Pagella, canuto che più canuto di così non si poteva. Comunque, tutti furono fuori. Tre rimanemmo: don Lasagna che aveva un occhio all’organo e l’altro a noi due che avevamo il compito di raccogliere le partiture ed ordinarle nell’armadio apposito. Ad un certo punto, rimanemmo don Lasagna ed io. Uscendo don Lasagna ebbe a dirmi nervosamente: “Sai, Odello, la mano destra di don Pagella, oggi, non sapeva ciò che faceva la sinistra! Non risposi nulla. Però ricordo che dopo il pranzo di quel giorno, per caso incontrandoci in cortile, don Lasagna mi chiamò e disse: “Toh! Odello; prendi e mangia”. Affondando la mano nella capace tasca della veste, estrasse una piccola “rosetta” di pane, consegnandomela. L’avrò mangiata, suppongo. Ci fu una circostanza bella durante il nostro sfollamento a Cumiana. Il chierico Francesco Meotto, fantastico quanto inventivamente dinamico, mise 12 su un’operetta di don Ruffillo Uguccioni; non ricordo di chi fossero i pezzi di musica inframezzati. Io ero il piccolo menestrello che – voce melodiosa di soprano – doveva cantare ad un certo punto: “scende la notte placida / cara al mio cor; / e il dolce vento mormora / il mirto in fior!...”. Per chi osservava il piccolo palco dalla platea, vedeva un interno di salotto, una finestra al centro ed una porta di uscita sulla sinistra. Il paggetto – che ero io, in costume – doveva (cantando) spuntare adagio adagio su per la finestra e saltare nel salotto sofficemente e con sguardo sospetto a dritta e manca. Al momento giusto (quali sono i momenti giusti?), con la testa già visibile sulla parte bassa della finestra, si staccò dalla parte destra in alto un sipario arrotolato (la parte sinistra in alto rimase fissa) che, colpendomi sul capo, mi sbalzò indietro a terra. Mi eressi subito in piedi, testa visibile al pubblico; come da libretto spuntai tutto, scavalcai la finestra, piccolo salto sul palco, sempre continuando a cantare. Ricordo bene tutto; non ricordo invece la reazione del giovane pubblico. Poi durante la merenda, Pasquina (buonanima!) commentò che forse un topo, prendendo con comodo il suo tempo, aveva rosicchiato il cordinofunicella che – da quella parte – teneva su il sipario arrotolato. Il tempo di sostegno in alto, nascosto, era scaduto per il cordino; la legge di gravità doveva verificarsi immancabilmente. Anche queste piccole avventure hanno contribuito a vivere un’esperienza formativa e di crescita. La musica, espressione di variegati sentimenti, è anche arricchita da piacevoli e curiosi episodi! Don Augusto Odello Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:23 Pagina 13 150º dell’Unità d’Italia Don Bosco e la formazione degli Italiani Tutti ricordiamo la battuta di Cavour dopo la seconda guerra d’indipendenza: “L’Italia è fatta, ora c’è da fare gli Italiani”. Don Bosco, come tanti altri italiani sconosciuti ma non meno importanti e costruttivi e quindi non toccati dalla retorica di moda, spendendosi per i giovani, ha notevolmente contribuito a formare ‘onesti cittadini’. Per i giovani ha scritto la “Storia d’Italia” a carattere divulgativo e popolare, la “Storia ecclesiastica”, la “Storia sacra”. Ancor più con il suo libro “Il Sistema Metrico Decimale ridotto a semplicità, ad uso degli Artigiani e della Gente di Campagna” ha cercato di rendere accessibile ai ceti popolari la comprensione del sistema metrico decimale nel passaggio dalle innumerevoli unità di misura delle varie località e regioni a quella unificata del S. M. Decimale. Tutte le sue pubblicazioni divulgative, vedi anche le sue “Letture Cattoliche”, avevano un duplice intento: diffondere la “buona stampa” e creare uno “standard” di cultura accessibile alla gente comune. Le sue scuole, specialmente quelle professionali, avevano, ed hanno tutt’ora, lo scopo di formare onesti cittadini attraverso l’istruzione e l’apprendimento di un’arte. Il mondo dell’apprendistato deve molto 13 a Don Bosco: tant’è che l’ha scelto come patrono, perché lui per primo ha stipulato contratti a tutela di giovani lavoratori (apprendisti, garzoni, “bocia”). Quest’attenzione alla formazione della coscienza ha un valore molto più grande, profondo ed incisivo delle imprese conclamate di personaggi, che la storia di una certa corrente intellettuale ci ha ammannita; ovviamente senza togliere i meriti ai personaggi che conosciamo. Nel contesto dei 150 anni dell’Unità d’Italia noterai la stampa a colori di questo numero de “L’Eco dell’Oratorio”, la copertina progettata da un allievo grafico, prossimo Ex, due pagine interne con alcuni progetti grafici sempre di allievi prossimi ex-allievi, che vogliono celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia nell’ottica della Famiglia Salesiana e un articolo su Don Bosco nei suoi rapporti con i “grandi” del suo tempo. Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:24 Pagina 14 150º dell’Unità d’Italia Don Bosco e l’Unità d’Italia Don Bosco spiegò, alcuni anni dopo, al vescovo di Cremona, Bonomelli: “Io mi accorsi che se volevo fare un po’ di bene dovevo mettere da parte ogni politica. Me ne sono sempre guardato, e così ho potuto fare qualche cosa, e non ho trovato ostacoli, anzi ho avuto aiuti anche là dove meno me li aspettavo”. Certamente non avrebbe mai atteso incoraggiamenti morali e soccorsi economici da Urbano Rattazzi, il leader della sinistra democratica, arroccata nel più feroce anticlericalismo. Fu appunto sotto la pressione di questa corrente radicale che il moderato Camillo Cavour fu costretto a varare la cosiddetta “legge dei conventi” il 22 maggio 1855. Era lo scotto che il “ragno tessitore” del Risorgimento dovette pagare a Rattazzi per tenere in piedi il cosiddetto connubio, necessario per preparare il Piemonte alla seconda guerra d’indipendenza. Il decreto soppressivo colpiva gli Ordini religiosi di vita contemplativa, dediti alla preghiera e non alla cura dei malati o all’insegnamento. Vennero chiuse 604 case, le cui rendite furono devolute al mantenimento del clero in cura d’anime. Ma tale destinazione non si può considerare una valida giustificazione dal momento che il provvedimento costituiva un’indebita ingerenza dello Stato nella sfera ecclesiastica. Perciò si capisce la scomunica che Pio IX scagliò contro chi aveva concorso all’e- 14 laborazione della legge. Eppure proprio il Rattazzi, che era stato l’ispiratore di tale legislazione anticlericale, incoraggiò le Fondazioni Salesiane. A Don Bosco, che esprimeva le sue perplessità, il ministro medesimo fornì questa testuale assicurazione: “La legge di soppressione non le reca alcun incaglio, purché lei fondi una società, in cui ogni membro conservi i diritti civili, si assoggetti alle leggi dello Stato, paghi le imposte e via dicendo. In una parola, la nuova società in faccia al governo non sarebbe che un’associazione di liberi cittadini, i quali si uniscono e vivono insieme a scopo di beneficenza. Nessun governo costituzionale e regolare impedirà lo sviluppo e l’impianto di una tale società” (Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco, a cura di Lemoyne, 1905, pag. 698). Amico dell’arcivescovo reazionario Fransoni e protetto dall’anticlericale Rattazzi, Don Bosco potrebbe apparire una coincidenza di opposti, se egli stesso non avesse spiegato il filo conduttore della sua scelta, che è poi quella del buon samaritano. È ciò che il fondatore spiega ai suoi collaboratori: “La politica non mi avrà mai”. Fra il partito nero dei papalini intransigenti e quello azzurro dei cattolici patriottici, egli imboccò la strategia della carità, dell’intervento sùbito. Perciò fu accettato dai politici della sinistra democratica, i quali apprezzarono anche il suo metodo preventivo, rispettoso della libertà, per cui l’educatore è l’amico cordiale e gioviale, non il maestro autoritario e burbero (a Torino fece un sensazionale effetto la libera uscita di trecento minorenni carcerati, che Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:24 Pagina 15 Don Bosco accompagnò in passeggiata senza gendarmi; Rattazzi, che con molto scetticismo aveva autorizzato la gita, rimase trasecolato per il fatto che neppure uno se la svignò). E non dispiaceva ai cattolici più ortodossi per la sua fedeltà a Pio IX e a Leone XIII. Tanto che qualche polemista un po’ acido lo considerava un austriacante. Egli sapeva ben cavarsi d’impiccio. Nella cronaca salesiana di Don Bosco, al 7 luglio 1862, si trova questo emblematico incontro di Don Bosco con un gruppo di democratici: “Quei liberaloni volevano sapere che cosa pensassi dell’andata dei piemontesi a Roma. Risposi decisamente: io sono col Papa. Obbedisco ciecamente. Se il Papa dice che l’andata è un furto, allora io dico lo stesso”. Per le sue doti di realismo e di equilibrio fu scelto dal governo torinese come negoziatore con la Santa Sede, cui per altro era sempre attaccato nonostante le diffidenze della Curia Romana. Questo prete semplice, che per salvare i ragazzi dal marciapiede e attirarli gioiosamente sulla buona strada s’improvvisava saltimbanco, sedeva con dignità alla tavola dei potenti: Cavour, meno anticlericale di quanto si creda, lo apprezzava pur nel dissenso e una volta dichiarò che a casa sua c’era sempre pronto un coperto per lui; e il re mandava “trecento lire per i birbanti di Don Bosco”. Don Bosco nel suo ufficio (1861). 15 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:25 Pagina 16 Camillo Benso Conte di Cavour. L’uomo libero non si lascia riempire la bocca dai doni e dal denaro. La convalida documentaria della libera coscienza del sacerdote torinese è rappresentata dai “sogni”, che qualcuno ha qualificato sacra letteratura e qualcun altro profezia vera e propria. Verso la fine del 1854, quando bolliva in pentola la suddetta legge dei conventi, Don Bosco aveva ripetutamente sognato una cosa strana: un valletto vestito di rosso entrava in cortile e annunciava: grandi funerali a corte. Il santo scrisse varie lettere al re, supplicandolo di schivare i minacciati castighi e di impedire l’approvazione della legge, che invece passò. Dal 5 gennaio all’11 febbraio 1855 si aprirono tre tombe in casa Savoia: morirono la madre, la moglie e il fratello di Vittorio Emanuele II. Asseriva il Lemoyne: “Gli ospiti dell’Oratorio rimasero esterrefatti nel vedere avverate in modo così fulmineo le profezie del fondatore”. Il 17 maggio dello stesso anno quarto funerale a corte, decedeva a quattro mesi il figlioletto, la cui nascita era stata causa della morte di Maria Adelaide. Santo o menagramo, le previsioni si erano rivelate esatte. Eppure i politici avevano rispetto per lui, sia perché la sua opera educativa disinnescava una polveriera di disordini e trasformava possibili inquilini del riformatorio o del carcere in cittadini integri e professionisti 16 capaci, sia perché l’opinione pubblica gli era favorevole. Qualcuno ha rimproverato Don Bosco di essersi limitato a curare qualche piaga sociale senza snidare le cause e senza affrontare il dibattito approfondito. Ma non era questa la sua vocazione, ai suoi salesiani dichiarava: “Certo, nel mondo vi devono essere anche quelli che s’interessano di cose politiche, per dare consigli, per segnalare pericoli o per altro. Ma questo compito non è per noi poveretti”. Le relazioni di Don Bosco con la Santa Sede, per un prete di stretta osservanza come lui, sarebbero state molto semplici se le circostanze vi si fossero prestate. Ma gli avvenimenti politici da una parte, e l’attività propria di Don Bosco dall’altra le rendevano delicate, talvolta anzi drammatiche. Si trattava per Don Bosco di affermare la propria fedeltà alla Santa Sede e la propria lealtà allo Stato: prete obbediente a Roma, cittadino onesto nella sua patria, mentre Roma e lo Stato erano in conflitto permanente. Urbano Rattazzi. Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:25 Pagina 17 Don Bosco, uomo di Dio, non poteva non amare il cielo più della terra, il pontefice designato da Dio più di qualsiasi altro capo politico effimero. Nonostante gli avvenimenti, il Papa conservava sempre la sua dignità di Papa, cioè di capo della Chiesa universale, mentre i capi politici scomparivano presto sul filo degli avvenimenti e quando cadevano non rappresentavano più nulla. Per Don Bosco fu anche un problema di cuore. Pio IX fu un Papa che Don Bosco amò profondamente: il suo fascino, le risonanze delle sue sventure che lo facevano un redivivo Pio VII, la sua benevolenza verso di lui sacerdote modesto, furono tanti legami che lo vincolarono senza ombre di tentennamenti. In lui Don Bosco amava l’uomo e il pontefice. E il Papa non tardò ad apprezzare Don Bosco, in cui l’uomo e la carità erano inseparabili. Di qui incessanti e rilevanti difficoltà. Nell’interesse della sua opera, cioè della Chiesa, Don Bosco fu molto spesso obbligato a venire a compromessi con lo Stato, pur manifestando la sua inalterabile obbedienza alla Santa Sede. Gli occorsero molta abilità (e di questa non mancava) e molta pazienza. Ma gli fu necessario anche molto coraggio, per non cadere in nulla sull’essenziale, per non nascondere mai nulla, per non fare dei colpi di testa; la fedeltà alla Santa Sede restava comunque inattaccabile. “Taluni di quelli stessi che militavano tra gli avversari del Papa”, scrive il suo biografo, “andavano a quando a quando nella camera di Don Bosco e gli narravano per disteso quanto mulinavasi contro il Santo Padre anche in Vaticano. «lo stesso», attesta un salesiano di allora, “più volte fui mandato da Don Bosco a monsignor Tortolone abitante a Torino e incaricato di affari presso la Santa Sede, a comunicargli 17 Vittorio Emanuele II, re d’Italia. a voce notizie su tale argomento”. Forse nessuno al mondo si trovò in quegli anni al corrente di certi segreti in Italia, come Don Bosco. Egli stesso confidando, nel 1875, queste sue relazioni ad un prete di Modena, ospite nell’oratorio, scherzando concludeva: “Ella crederà Don Bosco essere un gran framassone... Ma non tema, io sono framassone a modo mio e solo in qualche circostanza. Pio IX sa abbastanza che io gli sono attaccato più che il polipo allo scoglio!”. Sarebbe stato straordinario in queste condizioni che lo Stato, il cui scopo era di impadronirsi di Roma, non trattasse tal- Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:25 Pagina 18 Papa Pio IX, il più noto esponente della famiglia Mastai Ferretti. volta quell’umile prete, amico dei papi, da nemico. A chi, durante una odiosa perquisizione, gli rinfacciava il suo attaccamento all’autorità del Papa, protestò con energia che come cittadino era pronto a difendere la patria anche con la vita, ma che come cristiano e sacerdote “sono col Papa”, disse, “e con lui intendo di essere sino alla morte: io sono col Papa in fatto di religione... In quanto alla politica, io sono di nessuno”. Don Bosco andò molte volte a Roma per essere ricevuto da Pio IX. Il primo viaggio lo fece il 9 marzo del 1858: i momenti memorabili furono fissati nel Diario, che ancora si conserva, del suo giovane accompagnatore Michele Rua. Don Bosco aveva 43 anni e già da 17 era immerso nel lavoro per il bene dei giovani poveri e abbandonati della periferia torinese. Funzionavano a pieno ritmo tre oratori festivi da lui fondati e a Valdocco, scuole e laboratori. In lui era già maturata l’idea di fondare la congregazione: nella sua modesta vali- 18 gia che da Torino l’accompagnava a Roma, infatti, vi era un manoscritto delle prime regole; la serie dei primi cinque anni delle “Letture cattoliche”, “La Storia ecclesiastica”, la “Storia d’Italia” da lui pubblicate e, insieme un promemoria di Gustavo Cavour, fratello di Camillo, una lettera di presentazione del suo arcivescovo in esilio, monsignor Fransoni. È difficile stabilire che parte abbia avuto Pio lX nella ricca fioritura delle congregazioni religiose dell’Ottocento. Eppure Don Bosco non esitò a usare e ripetere, anche in documenti di valore legale, l’espressione “Pio IX fondatore della nostra Pia Società di San Francesco di Sales”. Non vi fu passo decisivo nella vita di Don Bosco che dal 1858 in poi sia rimasto fuori dell’orbita papale. È lo stesso santo che, nell’accorato articolo pubblicato sul “Bollettino Salesiano”, marzo 1878, subito dopo la notizia della morte del Pontefice, ne fa un rilevante elenco: nel 1860 egli approva ed estende anche nello Stato Pontificio le Let- Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:26 Pagina 19 ture Cattoliche fondate e redatte all’oratorio di Valdocco; nel 1864 sostiene il progresso della costruzione di una chiesa a Valdocco e suggerisce di dedicarla a Maria aiuto dei cristiani e “manda una somma rilevante per darvi incominciamento”; benedice e raccomanda talmente l’Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni ecclesiastiche che “costoro”, scrive Don Bosco, “e le anime da loro salvate, dovranno a Pio IX la loro felicissima sorte”. Nel 1866 lo fece mediatore decisivo tra la Santa Sede e lo Stato per la nomina di vari vescovi a sedi vacanti: “gradito alle due parti, il suo intervento fu molto positivo”. A tutti questi atti di benevolenza Don Bosco rispose sempre con una dedizione e un amore che nulla riusciva a spegnere. È ben descritto nei documenti, di cui disponiamo, il dolore di Don Bosco quando Pio IX, dinanzi alla rivoluzione sanguinosa, dovette fuggire a Gaeta nel 1848; quando le Il Santuario durante i funerali di Don Bosco (1888). 19 legazioni di Romagna furono annesse al Piemonte nel 1859; quando Vittorio Emanuele II entrò in Roma con la forza e vi fece la sua capitale. Fu l’ultima e totale spoliazione che esigeva decisioni rapide, Pio IX consultò il prete di Valdocco: fuggire o rimanere? Don Bosco rispose: “La sentinella di Israele rimanga al suo posto a guardia della Rocca sacra e dell’Arca santa”. Nonostante tutte le pressioni esercitate su Pio IX perché se ne fuggisse, il Papa seguì il consiglio di Don Bosco. Niente di strano: era convinto da tempo delle luci soprannaturali di cui il cielo lo favoriva. Credeva nelle visioni del santo: si deve precisamente alle reiterate richieste e “comandi” di papa Mastai se Don Bosco si decise a mettere per iscritto i suoi sogni e i suoi ricordi autobiografici nelle Memorie dell’oratorio di San Francesco di Sales. Dalla rivista “Jesus” Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:26 Pagina 20 150º dell’Unità d’Italia Garibaldi e Don Bosco Garibaldi “mangiava” i preti; ma guai a toccargli il “suo” Don Bosco! Il condottiero che aveva lanciato sacrileghe offese al clero e al Papa, aveva un’ammirazione tutta speciale per quello che definiva “un vero sacerdote di Dio” – diceva: “È amante dell’umanità ed è il solo in Italia a far del bene ai giovani”. Dalle memorie biografiche di Don Bosco risulta che all’inizio del 1859, mentre il Piemonte si preparava per la seconda guerra d’indipendenza contro l’Austria, un emissario governativo entrò nell’Oratorio di Don Bosco a Torino per invitare i giovani ad arruolarsi volontari. Alle rimostranze di Don Bosco per quella non richiesta intromissione l’emissario rispose: “Sappia che i suoi giovani sono amici di Garibaldi”. E Don Bosco: “Anch’io sono amico di Garibaldi e prego il Signore che egli possa trovarsi tranquillo ed in grazia sua in punto di morte...”. Nel 1875 ci fu in Liguria, da parte di certe autorità locali, un’ondata di ostilità contro le opere di Don Bosco. Garibaldi giunto a Genova in quel periodo se ne accorse, volle sapere il motivo e poi disse: “Ma lasciate tranquillo Don Bosco! È un prete che fa del bene”. In seguito mentre Garibaldi trascorreva l’estate sulla spiaggia di Alassio a Villa Go- 20 tica, presso Francesca Armorino, ebbe un colloquio con un alunno del collegio di Don Bosco. La signora Francesca infatti aveva scorto tra il gruppo di ragazzi del collegio, che passeggiavano lungo la spiaggia, un ragazzo che lei aveva aiutato nell’infanzia e lo invitò nella sua villa. Lo presentò a Garibaldi, che gli disse: “Dunque tu sei del collegio di Don Bosco?”. “Sissignore”, rispose il ragazzo. “E ti vuoi far prete?”. “Io non so cosa farò”, replicò. “E in collegio si parla male di me?”. “Io non ho mai sentito nessuno parlare male di lei”. “Va’ dunque con i tuoi compagni, studia e sii obbediente ai tuoi superiori”, gli disse Garibaldi. Nel 1880 quando Garibaldi fu ricevuto trionfalmente a Milano, alla proposta di recarsi anche a Torino egli rispose: “A Torino non ci vado!”. “E perché?”. “Perché c’è Don Bosco”. In un’altra circostanza disse di Don Bosco: “Quello sì che è un bravo prete e un vero sacerdote di Dio, amante dell’umanità; fa del bene alla gioventù ed è il solo in Italia”. Garibaldi, naturalmente, esagerava. Al termine della seconda guerra d’indipendenza Don Bosco accolse al suo oratorio, come aspirante al sacerdozio, un giovane ex-garibaldino, Giuseppe Fagnano, futuro vescovo missionario salesiano della Patagonia meridionale, Terra del Fuoco e Maldive. Giuseppe Fagnano, che nel 1859 frequentava il seminario di Asti, spinto dall’entusiasmo patriottico, ottenne di arruolarsi volontario della Croce Rossa nel corpo dei Cacciatori delle Alpi. Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:27 Pagina 21 Aveva soltanto 16 anni, ma era ben sviluppato fisicamente e coraggioso; partecipò a diversi fatti d’arme meritandosi gli elogi di Garibaldi per il suo coraggio. Durante un combattimento, dovendo attraversare una zona battuta dai proiettili per soccorrere alcuni soldati caduti feriti, si tolse la camicia bianca, la infilò in un bastone e sventolandola davanti agli austriaci riuscì a raggiungere i compagni feriti. Lo stesso ardore lo dimostrava difendendo le sue convinzioni religiose e l’abito ecclesiastico che indossava (Garibaldi lo chiamava il suo “abatino”). Le sue franche posizioni trovarono fra i volontari anche critiche e opposizioni. Garibaldi informato di ciò, lo chiamò e gli disse: “Abatino, voi siete un valoroso ed io vi sono riconoscente di quanto avete fatto. Questo ambiente non è per voi, che siete troppo intransigente per questi miei ragazzi. Io vi consiglio di passare nell’esercito regolare dove è necessaria una disciplina più severa e dove, senza dubbio alcuno, potrete essere non meno utile alla patria”. E così seguendo l’invito di Garibaldi, il Fagnano si pose al servizio di Vittorio Emanuele. Solo però per poco tempo perché, finita la guerra, entrò nelle file di Don Bosco, non più garibaldino Cacciatore delle Alpi, ma missionario cacciatore delle anime nelle terre magellaniche. Nuovo Conto Corrente Postale n. 3849759 intestato a: ORATORIO SALESIANO SAN FRANCESCO DI SALES UNIONE EXALLIEVI “CASA MADRE” Chi volesse fare la sua offerta non con il c.c.p., ma con il banco posta, (viene a IT spendere qualcosa di meno) può usare l’IBAN: PAESE CIN EUR 73 CIN Z ABI 07601 CAB 01000 C/C 000003849759 Conto Corrente Bancario Intesa San Paolo n. 100000101188 intestato a: IBAN: ORATORIO SAN FRANCESCO DI SALES UNIONE EXALLIEVI “CASA MADRE” DON BOSCO 21 PAESE CIN EUR CIN ABI CAB C/C IT 47 Q 03069 01005 100000101188 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 22 150º dell’Unità d’Italia o s r o c n “Don Bosco Ceo i 150 anni dell’Unità d’Italia” In vista dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la presidenza degli Ex-allievi ha pensato bene di indire un concorso fra gli allievi grafici dell’ultimo anno su tale tema. Soggetti, studi, progetti a piacimento. I lavori sono stati valutati da un’apposita giuria di esperti del settore. Il primo classificato è stato il lavoro di LUCA ZANIRATO della terza grafici, che si è meritato la pubblicazione sulla copertina del nostro giornalino. Lo studio rappresenta l’Italia incentrata su Don Bosco, che la guarda e opera in essa con la cultura divulgativa e l’educazione dei giovani. E la sua azione parte da Valdocco raffigurato dal Santuario dell’Ausiliatrice e si dirama per tutta l’Italia. Il secondo è il progetto di MARTINA DEL BUONO della terza grafici. Esso raffigura Don Bosco che con la sua presenza operosa, tipica del “nostro Padre”, può guardare anche oltre Piazza Castello, cuore di Torino in festa. Il terzo classificato è il disegno allegorico di VERONICA LEUZZI della terza grafici. Don Bosco con la sua attività fa crescere i valori della famiglia, sia essa naturale o salesiana. Quarto è stato lo studio di FRANCESCO FONTANA. Don Bosco guarda lontano sull’Italia, ai suoi abitanti, soprattutto giovani. “Devo spendermi per loro”, sembra dirsi preoccupato. 22 !º L’Eco dell’O ratorio EXALLIEVI DON BOSCO - CAS A MADRE @º io torio Orato ll’’’O Ee 20c111on.1dell ’rilrile ’E L i p pr Ap A ASA ASA AS O - CA SCO BOSC N BO ON EV EVI DO IEV LIE LLI ALL EX AL RE DR DRE AD MA L’Eco d Aprile 2011 #º torio l’ora L’Eco del 1 Aprile 2011 n. EXALLIEVI DON BOSCO - CASA MADRE $º ell’Ora n.1 EXAL LI EVI DO N BOSC torio O - CA SA MAD RE Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 23 Ricordiamo i nostri cari e per loro preghiamo 9 Anfosso Camillo, ex stu- dente: † il 15-01-2011. 9 Siamo vicini all’amico Del Rosso Gianfranco per la morte della moglie Rosa: † 23-03-2003. 9 Brossa prof. Mario, ex pre- 9 Le più sentite e fraterne side dell’Istituto “Berti” di Torino: † 09-03-2011. Alla moglie Maria e alle figlie Rossella, Liliana e Paola le più vive condoglianze. condoglianze a Coppo Giorgio per la perdita repentina dell’amata moglie Maria Sbarato il 23-122010. Giorgio la ricorda come persona speciale, affabile, altruista e sempre sorridente. Cong ratulazioni All’universitario David Cammarata, neodottore in Scienze Motorie e Sportive. La sua sia sempre “mens sana in corpore sano” a livello personale e altrui. Esplosive felicitazioni alla neo mamma Simona Marinari (ex allieva grafica) per la nascita di Angelica. Cresciuta la porti a Valdocco. Al sig. Carlo Picottino per i suoi 75 anni di vita salesiana: Auguri da tutti gli Ex-allievi. 9 Roasio Giovanni, ex allie- vo grafico: † il 17-12-2010. Al sig. Giancamillo Giordano da 50 anni salesiano per i giovani. Quando l’avremo una volta con noi? A Rocco prof. Barbero, medaglia d’oro per i suoi 60 anni di professione medica. A Lorenzo Ardissone per la nascita del nipotino Alessandro, la cui piccola vita è sbocciata come un fiore il giorno di Natale. 23 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 24 MONDO Pracharbon Anche quest’anno, ai primi di febbraio, abbiamo trascorso un week-end sulla neve per i giovani exallievi di Valdocco Casa Madre. La località montana prescelta è stata Pracharbon (Val d’Ayas - AO). Emozionante, per chi organizza, ritrovare giovani exallievi ancora con la voglia di stare insieme in allegria. Per questo motivo continueremo a proporre queste attività. Le tre giornate si sono svolte in montagna fra le guglie dalle cime innevate. Le nostre principali attività furono il pattinaggio, il bob, lo sci di fondo e la discesa li- bera e... tanta amicizia, che ci ha fatto riscoprire l’amore per Don Bosco. Con noi c’erano anche gli allievi degli ultimi corsi del C.F.P. coi quali si è creata una cordiale intesa. Il coordinatore di queste giornate è stato don Mina (non parente della cantante Mina!) con lo staff dei docenti e dei formatori. Grazie di cuore. Ai giovani Exallievi (GEX) ricordo di annotarsi fra i propri programmi ed impegni alcune date o appuntamenti: ➤ 1º maggio: CONVEGNO ANNUALE EXALLIEVI “Valdocco Casa Madre” (vedi programma sul giornalino). ➤ 24 maggio: FESTA di MARIA AUSILIATRICE. I giovani ex che vogliono da- Exallievi al lavoro. 24 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 25 Immancabile! re una mano nell’allestire il buffet per questa festa e nel dare una mano nel servizio, siano ragazzi o ragazze, saranno i benvenuti. È un’ottima occasione per conoscersi e legare fra exallievi di età differenti. È soprattutto un modo per festeggiare la Mamma Ausiliatrice. Quanti hanno voglia di dare una mano al Bar allestito dagli exallievi i giorni 23 e 24 maggio, contattino Giardina o Vottero: tel. 011.5224334. ➤ Settimana estiva in montagna a fine giugno con i tuoi ex prof. Tutti sui pattini. 25 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 26 Il Gex Media Super (basta crederci ed essere disponibili a donare tempo ed energie) Il Gruppo Giovani Ex-allievi (GEX) della Scuola Media dall’inizio dell’anno scolastico 2010-2011 si è attivato su un ampio spettro di attività: dall’organizzazione di particolari giornate di festa, al supporto ad iniziative della Scuola Media e, non ultimo, una crescente attività di formazione gestita dagli animatori più grandi. Riuscitissima è stata la festa degli scambi di auguri di Natale, composta da cena nel Ristoro della Basilica seguita da un sorprendente allestimento di impianto audio e luci nella sala giochi in modo da ricreare una discoteca, che non si è fatta mancare proprio nulla, nemmeno l’effetto nebbia! Ma GEX LO SI DIVENTA! Le nostre riunioni però non sono sempre così dinamiche. Tutti i venerdì pomeriggio si organizzano attività formative, che trattano te- mi di vario livello, in rapporto alle fasce di età dei ragazzi che compongono il gruppo, da riflessioni sulle attività missionarie, la figura di Madre Teresa di Calcutta e video su Chiara Lubich, a più semplici attività ricreative con lo scopo di aggregare il gruppo. Possiamo dire che quest’ultima attività è pienamente riuscita per la presenza e partecipazione di una quarantina di ragazzi/e, dalla prima alla quarta superiore. Per questo gruppo, ormai abbastanza affiatato è necessario farsi le ossa con iniziative pratiche di animazione, e la più significativa è stata senza dubbio l’organiz- 26 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 27 zazione e gestione dei giochi di Carnevale per la scuola media. I commenti di tutti sono stati molto positivi. Peccato per la scarsa partecipazione di ragazzi, comprensibile per il giorno di vacanza dalla scuola. Abbiamo in mente di iniziare una serie di attività in preparazione di un campo estivo in montagna, per cui ci focalizzeremo sulla preparazione sia tecnica che personale. Puntiamo molto sul campo estivo in quanto è il momento di maggiore aggregazione del gruppo e quindi crediamo che meriti investire su di esso tempo ed energie, senza contare che è un’iniziativa di servizio nei confronti dei ragazzi della Scuola Media. Carichi di entusiasmo, dopo il successo della festa di Carnevale, siamo sicuri che le iniziative future saranno altrettanto riuscite e sicuramente stimolanti. E dicono che i giovani non hanno voglia di fare! (n.d.r.). A Yara Un fiore calpestato e lasciato nel fango resterà sempre un fiore. I petali e le foglie si uniranno alla terra, l’ultima neve di primavera esalterà il suo candore, poi il sole ne trarrà nuova vita. Il cielo terso dell’estate sarà guardiano di nuovi fiori selvaggi, colorai e vivi, spettinati dalle corse dei bimbi, tormentati da api insolenti. L’imbrunire che lo accoglierà silenzioso, lo cullerà piano in attesa di un nuovo giorno. C.M. – intensa sensibilità! – 27 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:30 Pagina 28 Un’esperienza che fa pensare Il 15 novembre 2010 il Consiglio comunale di Torino ha approvato a stragrande maggioranza una delibera di iniziativa popolare per istituire il Registro del testamento biologico. Ero entrato in Consiglio comunale da 2 settimane, sostituendo il collega capogruppo dell’UDC avvocato Alberto Goffi, che si era dimesso, e mai avrei immaginato di dover argomentare su tale tema nella Sala rossa. Il tema è al centro della mia attività di volontariato. Infatti sono presidente del Movimento per la Vita di Torino e coordinatore dei Centri di Aiuto alla Vita della provincia di Torino; di conseguenza, il tema della vita, soprattutto di quella fragile, mi ha impegnato personalmente e mi ha fatto molto riflettere. Ho trovato imbarazzante trattare questo tema e sentire certe affermazioni a due passi dal Cottolengo. Se avesse potuto raggiungerci uno dei malati gravi in Sala rossa o anche solo uno dei volontari che assistono le persone non autosufficienti, tutto il dibattito sulla dignità della vita si sarebbe risolto presto. Invece è continuato lo stillicidio di argomentazioni per dire che si è liberi di disporre della propria vita, che quando ci sono certe condizioni la vita non è più degna di essere vissuta e, non secondariamente, che per non spendere dal notaio è bene che il Comune faccia il servizio per i non abbienti. Inutile argomentare che la vita non è nella disponibilità di nessuno e quindi non può essere oggetto di disposizioni testamentarie; inutile dire che la nostra percezione del mondo, il nostro essere stesso dipende dalle relazioni che nella 28 Valter Boero nostra vita si stabiliscono e spesso sono mutevoli. Inutile dire che le famiglie si aspettavano altri Registri come quello dei laureati, dei giovani che hanno conseguito il dottorato... Inutile dire che i Radicali con le loro iniziative degli anni passati avevano combinato un sacco di guai e che forse anche questa poteva sortire effetti altrettanto negativi... Eppure il provvedimento di iniziativa del Partito Radicale parlava chiaro: aveva lo scopo dichiarato, nero su bianco, di introdurre nel nostro Paese l’eutanasia attiva e passiva e l’assistenza al suicidio. E il nostro codice penale proibisce eutanasia e induzione al suicidio. Anzi si premiano le persone che aiutano a salvare la vita dei suicidi... E poi nelle città dove era stato istituito non era stato utilizzato granché. Neanche il fatto che il Parlamento stesse approvando un disegno di legge sul tema non ha frenato il Consiglio per varare il Registro. Essere accecati dall’ideologia fa brutti scherzi: oggi 7 marzo 2011 lo stesso Con- Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:31 Pagina 29 siglio, le stesse forze politiche che non avevano esitato ad invadere le competenze dello Stato per varare il Registro del testamento biologico, sono diventate ipergarantiste per tutelare il benessere degli animali esotici impegnati nel circo. Perché far soffrire gli elefanti, gli orsi? Alla domanda se la cosa poteva riguardare anche i cavalli da corsa, quelli del Cortiletto Cortiletto aa fianco fianco della della sacrestia sacrestia della della Chiesa Chiesa di di San San Francesco Francesco d’Assisi d’Assisi Qui Don Bosco intratteneva nel gioco Bartolomeo Garelli e gli altri ragazzi che “Trumlin”, il nostro Garelli, gli conduceva alla domenica: pochi metri quadrati di spazio e tante grida e schiamazzi di ragazzi, con le immancabili lamentele degli inquilini dei caseggiati circostanti. Il monumento, eretto nel periodo fascista, ricorda i primordi di questa presenza rumorosa. Alcuni “visitatori” posano davanti al monumento, desiderosi – meglio tardi che mai – di essere emuli di quei primi giovani di Don Bosco. 29 Palio, la risposta è stata: “e no, per i cavalli è diverso!”. Cosa volete pretendere da chi chiama gli animali: “animali non umani”? Valter Boero ex-allievo dell’“Edoardo Agnelli”, presidente del Movimento della Vita di Torino docente di Chimica all’Università di Torino Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:31 Pagina 30 Filo diretto ✦✦✦ Gianfranco Giordano ci presenta nel suo scritto il vivace ed attivo gruppo di Druento denominato G.A.S. Arcoiris (Associazione Gruppo di Acquisto Solidale), che si ispira al principio del consumo critico, di equità e solidarietà, della salvaguardia dell’ambiente, scegliendo produttori che possano garantire, oltre alla qualità, anche il minimo impatto ambientale, attraverso colture biologiche, vuoti e imballaggi. La “S” del “G.A.S.” Arcoiris deriva dalla scelta di utilizzare il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori, al rispetto dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo e a coloro che a causa dell’ingiusta ripartizione delle ricchezze subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo. Ognuno di noi può dare una mano a cambiare il mondo... partendo dal carrello della spesa! Come funziona? Il gruppo acquista all’ingrosso prodotti alimentari, di produzione biologica, e li ridistribuisce tra i soci del gruppo. Per ogni prodotto c’è un referente, che raccoglie gli ordini tra chi aderisce all’iniziativa. Risparmio e solidarietà. E vi pare poco? ✦✦✦ Enos Maffioli sta organizzando un incontro di zona con i suoi compagni di corso, elettricisti (1955-1960), in Val Sesia (?). Altri lo vogliono imitare? Coraggio! ✦✦✦ Giovanni ing. Ferraro, exallievo universitario, da Brindisi ci scrive: “Ho sempre un ricordo bello ed importante dei meravigliosi anni trascorsi a Valdocco. Tanto studio, impegno, pre- 30 ghiere, Don Bosco vicino e tanti salesiani che ho incontrato e che mi hanno accompagnato nel cammino. Con tanto piacere ricevo il giornalino di Valdocco e con il cuore volo lì da voi. Nei momenti difficili, chiudo gli occhi, quando sono solo in casa, e ripenso alla mia cameretta nº 15, alle preghiere, a voi. Grazie veramente dal profondo... Quel clima, quell’ambiente, quell’atmosfera mi hanno aiutato tanto nell’avere successo negli studi. Ora sono qui a Brindisi e lavoro con mio padre ed in più sono un funzionario delle Nazioni Unite, distaccato presso la base di Brindisi. Mi occupo delle missioni umanitarie di pace, progettando le basi... Sono stato in Africa, un anno fa, in Uganda, e forse devo ripartire a breve... Il Signore è stato buono con me e mi ha dato tanto, anche se a volte credo di non meritarmelo. Nel quotidiano mi trovo spesso a scontrarmi con “il rispetto umano”, con l’arrivismo, la disonestà e l’ingordigia di molti, l’attaccamento al vile denaro che rovina tanti... Sono giorni difficili ed è difficile la libera professione: troppa disonestà in troppa gente... Comunque mi affido al Signore, con la mia piccola fede. Vorrei ritornare a Valdocco, sedermi accanto a Don Bosco e parlare un po’ con lui, come facevo... Che bello!... Ogni tanto sogno di stare lì, con i vecchi compagni, sotto esami o nelle serate tutti insieme a vedere la televisione o recitare il Rosario a maggio... Caro Giovanni, sii sempre te stesso come lo eri qui, con la tua coerenza, con la tua coscienza e fede. La società ha bisogno di persone coraggiose nell’onestà. Ti ricordiamo tutti! ✦✦✦ Blandino Michele, dando sue notizie familiari, soggiunge: “assicuro che nel cuore mio e di mia moglie, nonché in quello delle famiglie dei nostri figli, c’è un particolare posto per l’Ausiliatrice e Don Bosco”. L’orgoglio di essere stato da Don Bosco, a Valdocco, portalo sempre con te; e lui ti benedirà. Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:31 Pagina 31 ✦✦✦ Un grazie particolare vada a Fiorenzo Pastrone per le sue puntuali informazioni riguardanti i compagni della sua generazione e soprattutto della sua classe. Da imitare! ✦✦✦ Ricordate la ragazzina che come Unione abbiamo adottato a distanza, Riham Houssein? Orbene ci ha scritto una lettera semplice, sincera e bella per i suoi sentimenti. La riproduciamo con la sua grafia. Si sente nostra figlia e chiede che qualcuno le scriva a nome dell’Unione e anche a titolo personale. Tramite l’ufficio Missioni, possiamo farle pervenire i vostri scritti. ✦✦✦ Dikampo Gonmei, un’altra adozione a distanza, ci ha pure scritto e ci ha inviato anche la sua foto. “Accettate la mia cordiale gratitudine per il vostro aiuto e per avermi permesso iniziative per la mia istruzione ed educazione. Vi chiedo con tutto cuore di continuare ad aiutarmi. Non potrò ripagare quanto avete fatto per me. Mi ricordo di voi e per voi pregherò. Che il nostro Padre celeste per mezzo di Cristo vi benedica”. C’è qualcuno che gli vuole scrivere, possibilmente in inglese? Ad ogni buon conto leggere e intravedere sentimenti come quelli espressi dai due “beneficati” dalla generosità degli Exallievi, fa piacere e ci incoraggia. 31 Eco_1-2011(8) 28/03/11 10:31 Pagina 32 I nostri appuntamenti: • Domenica 1º maggio: Convegno Annuale Ex-Allievi • Prime domeniche del mese: domenica 3 aprile e domenica 5 giugno S. Messa ore 10 in S. Francesco di Sales • Martedì 24 maggio: Festa di Maria Ausiliatrice - ore 20,30 Solenne Processione Tesseramento 2011 La quota associativa è di € 20,00. Grazie per l’aiuto che ci dai, segno del tuo amore a Don Bosco e all’Unione Exallievi “Casa Madre”. Per informazioni: Delegato: Tel. 011.5224368 E-mail: [email protected] Sede Ex: Tel. 011.5224502 con segreteria telefonica Il nostro sito e la nostra casella di posta elettronica: www.donboscoinsieme.com - [email protected] I tuoi dati fanno parte dell’archivio elettronico gestito dell’Associazione Exallievi/e di Don Bosco - Casa Madre, con sede in Torino, Via Maria Ausiliatrice 32, nel rispetto di quanto stabilito dalla legge n. 196/03 sulla tutela dei dati personali. I Tuoi dati non saranno oggetto di comunicazione o diffusione a terzi, se non per ciò che riguarda la spedizione della rivista. Per essi potrai richiedere, in qualsiasi momento, modifiche, aggiornamento, integrazione o cancellazione, scrivendo all’attenzione del Delegato, all’indirizzo della rivista. AVVISO PER IL PORTALETTERE Suppl. al n. 3 de “Il Tempio di Don Bosco” Dir. Resp. Valerio Bocci Aut. Trib. Torino n. 498 del 14-11-1949 Corrispondenza: UNIONE EXALLIEVI CASA MADRE Via Maria Ausiliatrice 32 - 10152 Torino l’eco dell’oratorio aprile 2011 32 In caso di MANCATO RECAPITO inviare a: TORINO CMP NORD per la restituzione al Mittente: Via Maria Ausiliatrice, 32 - Torino Esso si impegnerà a pagare la relativa tassa.