Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 130 26 Novembre 2013 93 Pagine EICMA 2013 Le video interviste di Nico Cereghini a campioni e adetti ai lavori Periodico elettronico di informazione motociclistica Tokyo Motor Show Le altre novità di Honda e Kawasaki lanciate in Giappone Scarica l’APP del Magazine Prova Triumph Classic 2014 Aggiornamenti e ritocchi ai colori per le quattro Classic inglesi | Prova naked | MV Agusta Rivale 800 da Pag. 2 a Pag. 13 All’Interno NEWS: BMW K 1600 GTL Exclusive | Mercato dell’usato, affari fra le super sportive | M. Clarke Il ritorno del turbo N. Cereghini Ho Deciso. Cambio il meccanico | MOTOGP: Le pagelle di fine campionato | SBK: Nuovi regolamenti MV Agusta Rivale 800 PREGI Prestazioni e personalità DIFETTI Risposta del ride by wire, manca l’ABS Prezzo 12.590 € Prova naked Grande personalità! Dopo aver conquistato all’Eicma dell’anno scorso, la 800 varesina entra da protagonista nel filone delle motard d’alte prestazioni. Con una dotazione completa, per ora manca l’ABS, conquista anche nella guida. Costa 12.590 euro di Francesco Paolillo 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove specifico, sia nella gestione elettronica. Nessuna modifica ha comportato variazioni alle dimensioni, sempre compattissime, e soprattutto al peso del propulsore che rimane davvero record con i suoi 52 kg. Il cambio rimane il sei marce, estraibile e dotato di serie di quick-shift, che è stato rivisto nella logica di funzionamento rispetto a quello che avevamo provato, e criticato, sulla F3 800. Naturalmente, trattandosi di aggiornamenti al software, le migliorie apportate a un modello sono poi estese al resto della gamma che adotta gli stessi componenti. Il MVICS (Motor Vehicle Integrated Control System) consente di scegliere fra tre diverse mappature (Sport, Normal e Rain) più una quarta aggiuntiva definita Custom, completamente personalizzabile. Come sulle sorelle Brutale e F3, anche sulla Rivale si può intervenire quindi su parametri quali il controllo di trazione (regolabile su 8 livelli), l’intervento del freno motore e del limitatore di giri, così come la risposta del comando del gas. Tutte le regolazioni si possono fare attraverso l’utilizzo dei pulsanti di selezione posizionati sui blocchetti elettrici, C’ è chi si è innamorato, e chi l’ha criticata per il concetto di moto estrema che rappresenta. Di certo la MV Rivale 800 è una moto che non passa inosservata e che fa discutere parecchio. La casa varesina entra a gamba tesa nel settore delle motard vitaminizzate con una moto estrema e senza troppi compromessi, che vede come unico obiettivo il divertimento e la guida spinta Il tutto confezionato secondo i dettami e i parametri che caratterizzano le due ruote che escono dallo stabilimento di Schiranna: grande attenzione per il design e personalità da vendere. Originalità a 360° per questa tre cilindri che è una MV dalla testa ai piedi, i richiami alle sorelle Brutale 3, F3 e F4 si leggono tra le righe, o meglio tra le linee della 4 nuova arrivata, garantendo una continuità stilistica che è apprezzata dai più. Maniacale l’attenzione al singolo particolare, difficile trovare elementi stilistici, anche secondari, tirati via, tutto è stato studiato e realizzato a modo. Qualche cablaggio a vista ma nulla di più, la Rivale è fatta bene e ha sicuramente un carattere forte. Motore La Rivale 800 sfrutta in parte la meccanica e la ciclistica della sorella Brutale 800, la potenza rimane invariata a 125 cv (92 kW) a 12.000 giri, mentre la coppia massima sale a 8.6 kgm (84 Nm) a 8.600 giri (rispettivamente 8.25 kgm e 81 Nm per la Brutale a parità di giri). Cambia anche il tipo di erogazione, grazie a una serie di modifiche e aggiornamenti sia dal punto di vista meccanico, nuovi collettori di scarico, air box 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito operazioni che si possono, ma che è sconsigliabile fare, anche in movimento. Tutti i parametri sono poi visualizzati sulla compatta strumentazione, totalmente nuova, che si dimostra discretamente leggibile, spie di servizio a parte, a causa della scarsa retroilluminazione che le rende poco visibili in condizioni di luce intensa. Telaio e sospensioni La ciclistica cambia solo in parte, rispetto alla naked Brutale 800, il telaio a traliccio di acciaio ALS ha un cannotto di sterzo poco più aperto (+0.5°), ma soprattutto sospensioni dall’escursione maggiore, che portano l’interasse a 1.410 mm. La forcella Marzocchi da 43 mm, regolabile in tutte le funzioni, ha una corsa utile di 150 mm (125 mm per la Brutale), mentre il mono Sachs, anch’esso registrabile in tutto, compressione, estensione e precarico molla, incrementa la 6 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove corsa utile da 125 a 130 mm, attraverso un nuovo cinematismo. Questi cambiamenti hanno comportato anche una diversa distribuzione dei 178 kg dichiarati a secco, con un 51% - 49% rispettivamente tra posteriore e anteriore. L’impianto frenante anche se da considerarsi al top manca dell’ABS, che è ancora in corso di omologazione, un peccato visto la dotazione a dir poco eccellente, che prevede dischi da 320 mm (220 mm posteriore), e pinze freno radiali Brembo. Su strada Diciamo subito che montare in sella alla Rivale sulle prime lascia spiazzati, spiazzati per le dimensioni compatte, spiazzati per il manubrio basso e vicino al busto, spiazzati per il fatto che ci si sente seduti sull’avantreno. Non è una moto con la quale si entra in confidenza da subito, e neanche è stata realizzata e sviluppata perché lo 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Media della Brutale 800 ci aveva regalato. Lo sviluppo continuo del software che gestisce il ride by wire e di conseguenza il motore ha dato i suoi frutti, il ritardo di risposta alle basse velocità che era emerso durante la prova della Brutale è scomparso (ed era già sparito anche durante la prova della F3 800), e solo sul veloce, mantenendo il motore a cavallo degli 8/10.000 è possibile percepire delle incertezze quando si va a riprendere in mano il gas. Diciamo che un ulteriore aggiornamento sarebbe auspicabile, e considerando la facilità con cui questa pratica avviene (basta connettersi alla centralina e in pochi minuti si caricano gli aggiornamenti), neanche particolarmente seccante. Proprio a riguardo, MV ha avuto un’intuizione che potrebbe rivelarsi geniale, e cioè la possibilità di scaricare direttamente gli aggiornamenti da parte dell’utente, ma siamo ancora in fase di studio. Tornando alla Rivale, più passano i chilometri e più curve ci lasciamo alle spalle, maggiore è il divertimento che Prove proviamo, abbiamo imparato a conoscere le reazioni della ciclistica, con l’avantreno che sembra essere troppo leggero, ma che è invece capace di disegnare le traiettorie desiderate, di aprirle o chiuderle a piacimento, con un retrotreno che ha grip da vendere. Nelle staccate più impegnative, quando il posteriore si alleggerisce, non sarebbe male poter contrastare la tendenza al bloccaggio della ruota con un sistema antisaltellamento, al momento non disponibile, anche se la possibilità di intervenire e regolare il freno motore potrebbe risolvere il problema qualora si presentasse troppo frequentemente. In questo frangente, oltre a costatare potenza e modulabilità dei freni, si apprezza la possibilità di poter avanzare e arretrare sulla sella per caricare al meglio avantreno o retrotreno a piacimento. Prima di iniziare la prova, abbiamo avuto modo di osservare e salire, su una Rivale accessoriata con una serie di pezzi speciali, disponibili nel listino Special Parts, tre di questi hanno attirato la nostra fosse, ma per conoscere la Rivale serve qualche chilometro. Noi abbiamo fatto un corso veloce, di quelli per corrispondenza con relativa full immersion, grazie al fatto che la nostra guida è partita a mo’ di fionda. Per cui volenti o nolenti ci siamo trovati tutti a gas spalancato da subito. I dintorni di Vence nell’entroterra della Costa Azzurra, sono il terreno ideale per mettere alla prova la Rivale, un susseguirsi di curve più o meno ampie, con allunghi relativamente brevi. La rapidità con cui questa MV esegue gli ordini impartiti dal guidatore richiede apprendistato, manubrio largo e posizione avanzata, consentono di aggredire letteralmente le curve, mentre in uscita si sente il tre cilindri spingere in maniera discreta ma consistente fino a 4.000 giri, regime oltre il quale avviene la prima iniezione di energia, per poi arrivare agli 8.000 giri dove un secondo cambio di passo, fa capire di che pasta è fatto questo motore. Tutto questo avviene senza gli strappi e la cattiveria gratuita che la prova 8 9 10 11 12 Giacca Dainese G.R-Twin Guanti Spidi Pantaloni Dainese Casco Shark Race-R Pro Carbon SCHEDA TECNICA attenzione. Gli specchi retrovisori, montati sul manubrio, meno originali ma sicuramente più pratici di quelli di serie, che sebbene svolgano abbastanza bene il loro compito, allargano troppo la sagoma della moto (non ci vuole molto a capire che in città possono essere d’intralcio) e costringono ad abbassare troppo lo sguardo rispetto alla strada per essere utilizzati. Il secondo accessorio è il kit che permette di alzare di qualche centimetro il manubrio, modifica che ci sarebbe piaciuto provare, e per ultima la sella in gel, che potrebbe garantire un confort superiore a quella di serie, che seppur ben conformata non si distingue certo per comodità. La voce confort, per una moto che ha nel divertimento di guida e nelle prestazioni dinamiche i suoi obiettivi principali, passa in secondo piano e non rientra sicuramente nei difetti percepiti. Percorrendo dei tratti più veloci, caratterizzati da curve con raggio più ampio, la Rivale si dimostra anche in questo frangente precisa e stabile, gli appoggi sono sempre sicuri, e le Pirelli Diablo Rosso II di primo equipaggiamento, garantiscono appoggi sempre sicuri. Proprio questa capacità di mettere a terra coppia e potenza, limita al minimo l’intervento del controllo di trazione, del quale si sente l’intervento, solo se regolato ai livelli superiori, da 6 a 8 tanto per intenderci. Su fondi bagnati e sconnessi probabilmente il suo intervento si sentirebbe di più, ma non abbiamo avuto modo di costatarlo, fortunatamente. Siamo arrivati così al termine del test, e quindi alle conclusioni finali che tracciano i contorni della Rivale. Contorni abbastanza netti, che la presentano come un oggetto dalla grande personalità, sia estetica sia dinamica, caratteristica quest’ultima che la rende una moto adatta a pochi e quindi non per tutti. Le prestazioni elevate e la ciclistica svelta e reattiva ne fanno una moto che per essere pienamente apprezzata e sfruttata a fondo richiede polso ed esperienza. Se il vostro obiettivo è l’esibizione o il semplice appagamento per il possesso di un oggetto che difficilmente passerà inosservato, nessun problema. La vendita è libera. Prove Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica ABBIGLIAMENTO Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MV Agusta Rivale 800 € 12.590 Tempi: 4 Cilindri: 3 Cilindrata: 798 cc Disposizione cilindri: in linea Raffreddamento: a liquido e olio con radiatori separati Avviamento: E Potenza: 125 cv (92 kW) / 12000 giri Coppia: 8.6 kgm (84 Nm) / 8600 giri Marce: 6 Freni: DD-D Misure freni: 320-220 mm Misure cerchi (ant./post.): 17’’ / 17’’ Normativa antinquinamento: Euro 3 Peso: 178 kg Lunghezza: 2070 mm Larghezza: 885 mm Altezza sella: 881 mm Capacità serbatoio: 12.9 l Segmento: Naked 13 Triumph Classic 2014 Prezzo da 8.105 a 9.625 € Prova classiche Le allegre compagne di Hinckley Aggiornamenti di dettaglio e ritocchi ai colori per le quattro Classic inglesi. Bonneville, T100, Scrambler e Thruxton si confermano ottime compagne, ideali per sparate senza pensieri. Prezzi da 8.105 a 9.625 euro di Mario Tonazzi 14 15 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Media Ad andature rilassate non si avverte nessun impegno nella conduzione della moto. Le sospensioni alla lunga appaiono durette pensando al comfort, ma a loro si deve la validità della guida. Il motore spinge quanto serve, a viaggiare ma anche a divertirsi, senza mai spaventare. Insomma il momento in cui potreste sentire la necessità di un avantreno più svelto è con ogni probabilità lo stesso in cui su strada aperta sarebbe meglio essere più prudenti. Costa 9.625 euro. Bonneville, quella essenziale Saliamo quindi sulla Bonneville grigia metallizzata, il massimo dell’understatement. L’assenza del contagiri e di alcune cromature, che fanno risparmiare sul prezzo d’acquisto, potrebbero far pensare ad un modello base ma in realtà non è così. Due pollici in meno di diametro alla T riumph sceglie le colline del veronese e le belle strade della Valpollicella per presentare gli affinamenti alla propria gamma Classic per il model year 2014. Lo fa partendo dal concessionario Mr. Martini di Verona, un’autentica miniera di conoscenza sul mondo Triumph e depositario di grande passione verso le moto e la loro personalizzazione ed elaborazione, anche estrema. La gamma Classic si aggiorna con nuove colorazioni e si affina grazie a nuove finiture. Le moto acquisiscono nuove rifiniture a macchina utensile per l’alettatura dei cilindri, il badge Triumph è in rilievo invece che adesivo, ci sono una nuova maniglia passeggero, i condotti dell’olio neri, nuove finiture e, soprattutto, scarichi riprogettati in funzione di un sound più coinvolgente. 16 Prove ruota anteriore (da 19 a 17 pollici) e il manubrio leggermente più stretto e sensibilmente più vicino, danno alla moto una dinamica nettamente diversa dalla T100. Agile e reattiva, quasi ci sorprende la velocità con cui entra in piega e cambia direzione, senza perdere in stabilità o rigore nel percorrere la traiettoria. Si tende a spremere maggiormente lo stesso valido motore della T100, perché la moto invoglia più che a godersi il viaggio, a cercare curve con cui giocare, senza perdere vivibilità con posture esasperate o sospensioni spaccaossa. Questa moto alla fine può far capire come, nella realtà delle cose, un mezzo semplice, che si guida bene, divertente, sia una scelta eccellente e che tante sofisticazioni o ricerche di potenza corrano il serio rischio di rimanere fini a loro stesse. A 8.105 euro è la più economica della serie. Bonneville T100, la classica per eccellenza Per riassaporare queste vecchie conoscenze partiamo con una T100, nella nuova ed affascinante colorazione avorio con strisce color oro. Visto il tipo di modifiche apportate, non possiamo che confermare le nostre precedenti impressioni. Accompagnati da una più presente voce agli scarichi, senza che ovviamente la cosa disturbi l’eleganza della moto, viaggiamo spediti e tranquilli. Due aggettivi che probabilmente riescono a spiegare meglio di altri l’essenza della guida della T100. Facile ed intuitiva, non è però rapidissima in inserimento e nei cambi di direzione. Ma ci si rende presto conto che queste considerazioni, in apparenza banali, non lo sono affatto perché emergono solo a un incedere ben sostenuto, tutt’altro che dedito al passeggio o alla contemplazione del paesaggio. 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine resa estetica, è come sempre un po’ fastidioso, in particolar modo per il calore emanato dai collettori. Viene 9.625 euro. Il manubrio basso della Thruxton Rimane la Thruxton, la café racer. Nera, strisce oro. La ruota anteriore diventa da 18 pollici e tanti dettagli richiamano le corse. Manubrio, sempre su riser ma con piega diversa, con gli specchietti applicati in fondo alle manopole, a dare una postura compatta e moderatamente inclinata in avanti, con pedane più alte ed arretrate ad assecondare. Il motore eroga qualche cavallo in più ma è in realtà difficile rendersene conto. La misura mediana della ruota anteriore parrebbe la sintesi migliore tra l’agilità della Bonneville e la stabilità della T100, ma la minore leva offerta dal manubrio e il maggior carico all’avantreno complicano un po’ le cose, rendendo la guida meno fluida ed istintiva. Per far scorrere la moto bisogna usare un po’ di più il corpo ma in fondo Prove è la cosa che bisogna fare con ogni moto votata alla guida di genere sportivo. La frenata mostra maggior mordente, grazie al disco di maggior diametro. Difetto comune a tutta la serie: le selle tendono al duretto e, alla lunga, complice la solidità delle sospensioni, i lombi un po’ protestano. E’ in vendita a 9.625 euro. Su Thruxton e Scrambler alla fine nasce la considerazione su quanto la resa estetica di versioni così ben riuscite in termini d’immagine spinga a pensare che la funzionalità sia andata di pari passo, quando invece non è proprio così. La T100 va sostanzialmente come te lo aspetti ma con più brio, la Bonneville è un’accattivante sorpresa, le due “specialistiche” forse un po’ ti illudono, avendo peculiarità non solo estetiche, ma forse ti stanno solo invitando a finire il lavoro con ulteriori modifiche. L’intervista a Michela Amenduni In occasione della presentazione dei model year 2014 della gamma Classic abbiamo posto alcune Scrambler, guida alta E’ il turno della Scrambler, rossa e grigia per l’occasione. Si torna alla ruota anteriore da 19 pollici, ma con pneumatici semi tassellati. Il manubrio, alto e largo, conferisce una postura più eretta e da quella deriva la tipologia di guida più seduta, propria delle moto da enduro. Su strada la cosa dà una sensazione di maggiore controllo, anche se pare aumentare leggermente l’inerzia direzionale. La moto rimane comunque godibile anche se si perde un po’ di brillantezza nella guida. Non abbiamo potuto saggiarne le doti fuoristradistiche, ma conoscendola sappiamo che in quel contesto c’è qualche limite nell’escursione delle sospensioni. Il motore, in configurazione differente, è più lineare e la voce allo scarico più sommessa. Alla lunga ci si fa l’abitudine ma l’ingombro dello scarico laterale, dalla notevole 18 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito domande a Michela Amenduni, marketing manager di Triumph Italia. Un commento sull’andamento del mercato? “In un quadro di contrazione generale, che sicuramente ha colpito anche noi, siamo comunque riusciti a raggiungere i target di vendita che ci siamo dati. Abbiamo perso, ma siamo in linea col calo generale del mercato. In questo momento stiamo cercando di puntare sui quei modelli di moto che per noi rappresentano il valore aggiunto e che contraddistinguono Triumph. Prime tra tutte le moto classiche, categoria della quale deteniamo l’eredità storica fin dagli anni 60, cosa che ci consente di guardare in prospettiva futura in senso positivo, perché le risorse ci sono e abbiamo una strada ben delineata”. 20 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove Nelle vendite Triumph quanto pesano le Classic? “Per l’Italia il settore delle classiche è fondamentale, rappresentando quasi il 35 % del nostro fatturato, con significativa differenza sui dati globali ove tale percentuale si attesta al 25 %. Da luglio 2012 a giugno 2013 si sono vendute circa 3.000 moto Triumph di cui più di 1.100 classiche. Nel gruppo la T100 è la preferita con oltre la metà delle preferenze, a seguire Bonneville con un 25 %, Scrambler col 15 % e Thruxton poco sotto il 10 %”. Quali sono le evoluzioni previste per la gamma Classic? “Ci sarà uno sviluppo ed un potenziamento della gamma, volendo noi coltivare questo nostro 21 Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove Scarica l’APP del Magazine ABBIGLIAMENTO Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Casco Caberg Free Ride UK Giacca Spidi Guanti Spidi Stivali XPD valore aggiunto per poterlo esprimere al massimo. Da qui al 2015 c’è un progetto abbastanza consistente di ampliamento e sviluppo della gamma, ma per il momento non posso dire di più”. Come sono state accolte dal mercato le novità 2013? “Tiger Explorer 1200 nel modello XC è stato un successo, con un riscontro molto più positivo rispetto al modello 2012 con cerchi in lega. La Tiger Sport 1050, anche grazie al prezzo competitivo, è un modello che piace e che sta andando bene”. E il resto della gamma? “Le serie Cruiser e Touring per il mercato italiano sono nicchie che manteniamo pur con volumi contenuti. Rimangono i modelli Street, Speed e la Supersport, che per noi sono modelli vincenti, ovviamente considerando la contrazione generale che sta colpendo i segmenti delle naked sportive e delle supersportive”. 22 23 Prove Triumph Bonneville T100 Black Triumph Bonneville T100 Triumph Thruxton Triumph Bonneville 24 Triumph Scrambler 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Mercato dell’usato Affari fra le super sportive sotto i 5.000 € di Edoardo Licciardello | La crisi del settore ha trasformato il mercato dell’usato in una grande opportunità per gli amanti delle supersportive. Con un po’ di pazienza si trovano ottimi affari, ecco i migliori secondo la nostra esperienza L e sportive sono morte. Le sportive non si vendono più. Le sportive sono ormai inutilizzabili ed insensate. Quante volte avete sentito ripetere, da professionisti del settore ma anche da chi osserva con un po’ d’attenzione l’andamento del mercato, una di 26 queste affermazioni? Sicuramente tante, ma la realtà è con ogni probabilità abbastanza diversa. Il problema fondamentale è che le sportive, più di tante altre moto, sono un giocattolo, bellissimo, folle, spesso irresistibile ma alla fine sempre un giocattolo. E di questi tempi pochi di noi hanno Scarica l’APP del Magazine ancora soldi per un giocattolo che, come tutti i giocattoli dei “bimbi grandi”, non costa una semplice manciata di euro. Le sportive, però, continuano a far sognare – vi basta andare ad un qualunque salone e osservare i capannelli che si formano davanti alle supersportive. Ma se le novità sono sempre più relegate al mondo dei sogni c’è il mercato dell’usato che, alimentato dalle vendite record degli anni Novanta ed inizio 2000, propone ottimi affari. Con 5.000 euro – cifra che sul mercato del nuovo vi consente di mettervi in casa moto valide ma non certo supersportive – ci si può portare a casa una 600 di pochi anni fa, ma anche una 1000 di poco più vecchia e qualche insospettabile leggenda del settore, che magari a suo tempo costava come un anno di stipendio di tanti di noi. Naturalmente non tutti gli esemplari in vendita sono perfetti, e trattandosi di supersportive è evidente che più di una sarà stata elaborata, portata in pista o magari usata in gara. Nel primo caso è indispensabile che la trasformazione sia reversibile, almeno se non desiderate farne una special da usare solo in circuito, nel secondo caso è necessario un esame più scrupoloso ma l’acquisto non è da escludere. Tenete presente che è tassativa la disponibilità di tutte le parti originali, e che all’esame visivo della moto (molto approfondito e con particolare attenzione a segni sul telaio, potenzialmente nascosti da protezioni applicate dopo il ‘fattaccio’) è meglio fare seguito con una valutazione da parte di un tecnico. L’occhio di un esperto deve tenere in considerazione lo stato dei consumabili e delle condizioni generali – una moto da pista può effettivamente non essere mai incappata in cadute di entità rilevante, ma se una volta spesi 5. 000 euro se ne devono aggiungere (tanti) altri per cambiare gomme, dischi, olio e pastiglie freno, olio motore nonché magari revisionare le sospensioni il risparmio va a farsi benedire. Abbiamo pensato di dividere le moto per categoria, e presentarvi per ciascuna il modello più rappresentato di ogni casa nelle migliori condizioni raggiungibili con il budget a disposizione: ogni Guida all’acquisto modello è evidentemente cliccabile per accedere alla scheda tecnica, al listino dell’epoca e all’offerta di moto usate. Nota: cliccando sul nome del modello accedete alle relative offerte dell’usato, ai dati tecnici e alla nostra prova. Partiamo! Le Superbike a 4 e a 2 cilindri Una mille per 5. 000 euro? Sembra incredibile, ma si trovano tante supersportive non ancora pronte per la pensione cercando con un po’ di calma. Nella fascia che abbiamo scelto troviamo ben rappresentate le quattro case giapponesi, ma anche le italiane di qualche generazione fa e qualche golosissimo affare per i più lungimiranti: modelli particolari che da nuovi costavano cifre folli e che si possono portare a casa con cifre frazionali rispetto al listino dell’epoca. Magari da tenere religiosamente, sapendo che fra qualche anno potrebbero spuntare ben altre quotazioni… Honda CBR1000RR (anno 2004-2005) E’ stata la prima CBR a cilindrata piena, che ha raccolto il testimone dell’ultima 900 ed ha segnato il debutto di una quadricilindrica in linea Honda nel Mondiale Superbike in coincidenza con il suo rientro dopo il polemico stop del 2003. Esteticamente ancora fresca, prese le mosse dalla 600 – serviva un occhio attento per distinguerle – che aveva debuttato nella stagione precedente e a sua volta si rifaceva alla MotoGP RC211V. Come da tradizione Honda, dinamicamente andava molto bene (qui la nostra prova) anche se da un punto di vista delle prestazioni pure e dell’agilità pagava qualcosa alle rivali più cattive. Cercando bene per la stessa cifra si trova anche qualche esemplare del modello successivo, mero affinamento di questo, che però almeno teoricamente vale qualcosa di più: in caso vi lasciate tentare dall’affare controllate tutto meticolosamente. Non è praticamente mai stata impiegata nelle competizioni amatoriali, per cui potete acquistarla senza grossi timori di trovare mezzi troppo spremuti o in pessime condizioni. 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine parlando della dominatrice della categoria. La GSX-R quell’anno (qui la nostra prova) pulì letteralmente il pavimento con la concorrenza, rivelandosi la più veloce e sportiva in pista e su strada ma allo stesso tempo anche sufficientemente sfruttabile da lasciarsi guidare senza una patente speciale. La cifra chiesta è davvero contenuta, se si pensa che consente di mettersi in casa una delle GSX-R migliori di sempre – i modelli successivi, compreso l’attuale, sono sostanzialmente mere evoluzioni della K5. Purtroppo, data la sua prestanza, è stata molto usata nelle competizioni amatoriali, e come tutte le GSX-R è abbastanza improbabile che non abbia assaggiato almeno una volta la pista. Assicuratevi che tutto sia in ordine e andate sicuri: l’affidabilità è sempre stata a prova di bomba. Yamaha YZF-R1 (2004-2005) La Yamaha R1 non ha bisogno di presentazioni, quale che sia la stagione. Il modello 2004 segna il passaggio all’iniezione “vera” dopo la soluzione ibrida del modello precedente, e torna a presentare le caratteristiche tradizionali della maxi Yamaha: il concedere pochissimi compromessi a qualunque cosa non fosse l’uso sportivo, riconquistando il cuore di chi aveva storto un po’ il naso davanti alla grande sfruttabilità del modello precedente. Affilata, cattiva e potente, in questa versione la R1 paga solo un motore un po’ vuoto ai bassi e un leggero peggioramento della maneggevolezza rispetto al modello precedente. Quest’ultima è in buona parte dovuta al nuovo impianto di scarico (la Euro-III incombe) che sposta i silenziatori sotto il codone alzando 28 Guida all’acquisto Kawasaki Ninja ZX-10R (2006-2007) La verdona terribile arrivata nel 2004 si è tagliata un po’ le unghie (e si è anche purtroppo rifatta il look diventando meno accattivante) con questo modello successivo, che si trova già (un pelo) sotto alla fatidica soglia dei 5.000 euro – avete capito bene: una 1.000 Superbike di soli 6/7 anni fa si “porta via” con una cifra insufficiente anche per la più economica delle utilitarie. La Kawasaki Ninja (trovate qui la nostra prova) pur addolcita, resta una moto molto impegnativa, fattore che ne ha un po’ frenato la diffusione a suo tempo. Ma è una supersportiva capace di regalare grandissime soddisfazioni a chi abbia manico e determinazione sufficienti e ,possibilmente, una pista a disposizione. Anche in questo caso, attorno alla cifra limite orbitano anche alcuni rari esemplari del modello successivo – non staremo a ripetervi le solite raccomandazioni. sensibilmente il baricentro nonostante una massa ridotta per avvicinarsi al rapporto 1:1 nel peso/ potenza. Una moto per tanti versi senza tempo, che può dare grandi soddisfazioni anche oggi tanto su strada che nell’uso amatoriale in circuito. Anche per lei, la quotazione a volte consente di arrivare ad un modello 2006/2007, da passare però ai raggi X per evitare sgradite sorprese. Stessa considerazione per moto evidentemente usate in pista. Suzuki GSX-R1000 K5 (2005) E’ raro che una moto venga chiamata non con il nome del suo modello ma con l’identificativo dell’anno, ma con la GSX-R1000 2005 andò proprio così: per tutti divenne subito “la K5”, sigla che faceva capire subito come si stesse 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Ducati 999 (2002-2004) La 999 non sarà certo ricordata come la Ducati più amata di tutti i tempi, ma ben pochi una volta provatala (trovate qui le nostre impressioni di guida) vi hanno saputo trovare reali difetti. Più sfruttabile, versatile, veloce e moderna della precedente 998 ha però pagato una linea non altrettanto accattivante e un passaparola fra smanettoni che le attribuivano difetti a dire il vero poco realistici. Parzialmente rivista ed abbellita nella revisione del 2004, la 999 si trova oggi a prezzo di realizzo in entrambe le versioni, e non è raro imbattersi addirittura in versioni “S”, più potenti e con sospensioni Ohlins, sempre vendute al di sotto della magica soglia. Decisamente non male per una moto che da nuova oscillava fra i 17.000 e i 21.000 euro, e che a tutt’oggi costituisce un mezzo più che valido qualunque sia l’uso che se ne vuole fare. Azzardiamo anche una previsione: non avendo venduto in numeri molto rilevanti, 30 Periodico elettronico di informazione motociclistica e contraddistinta da un’estetica troppo ricercata per una sportiva ma molto apprezzata dagli amanti del design potrebbe essere fortemente rivalutata in futuro. Assicuratevi solo di trattare un esemplare con tagliandi regolarmente eseguiti e documentati: le Ducati moderne hanno ben poco da invidiare alle altre sportive per affidabilità, ma richiedono regolari visite presso mani esperte e premurose per non giocare brutti scherzi. Aprilia RSV 1000R (2004-2006) La prima RSV Mille nacque per far consacrare definitivamente il marchio Aprilia nell’olimpo dei grandi. Impegnata in Superbike non se la cavò male, ma le traversie della Casa di Noale la costrinsero al ritiro prima di poter conquistare un meritatissimo titolo mondiale. In versione stradale era una sportiva sopraffina, e con la seconda evoluzione - in cui la sigla Mille venne scritta in cifre - arrivata nel 2004 e poi ulteriormente Scarica l’APP del Magazine rivista nel 2006, si fece rispettare a distanza di diverse stagioni dalla sua introduzione in tutte le comparative a cui prese parte. La versione più recente – sostituita poi dalla V4 nel 2009 – si trova per una manciata di spiccioli (qui la nostra prova) se si considera il suo valore intrinseco, anche nella raffinatissima versione Factory, con dotazione completa Ohlins. Forte di una ciclistica di altissimo livello, se ben tenuta vi garantirà tanti chilometri di divertimento. Affidabilità fuori discussione, sempre a patto che la manutenzione sia stata eseguita da tecnici competenti. Honda VTR1000SP (2000-2006) Due titoli iridati Superbike, uno davanti ad Haga su Yamaha R7, l’altro ottenuto battendo Bayliss e la Ducati 998: vi basta come palmarés per una moto? La VTR/SP si trova sotto la cifra magica tanto nella versione SP-1 che nella più evoluta SP-2, nata per attenuare o cancellare i pochi Guida all’acquisto difetti della prima versione: in cambio di 5. 000 euro vi portate a casa una moto che Honda ha battezzato – parallelamente alla denominazione convenzionale – RC51. Raffinatissima tecnicamente (distribuzione ad ingranaggi, cruscotto a LED come mai si era visto prima su una stradale), pur se non quanto le RC30 e RC45 che l’avevano preceduta, era comunque una moto pensata in collaborazione con il reparto corse con l’obiettivo dichiarato di battere la Ducati sul suo stesso terreno: missione compiuta, come abbiamo visto, per ben due volte, con l’aggiunta di una vittoria alla 8 ore di Suzuka ad opera di Valentino Rossi in coppia con Colin Edwards. A parte la guida, ancora moderna, volete mettere il gusto di possedere una “vera” Honda RC? Suzuki TL1000R (1998-2002) C’è stato un momento, sul finire degli anni Novanta, in cui sembrava che per vincere in 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine le variazioni si limitano a cannotto di sterzo regolabile, cerchi a cinque razze, trattamento TiN per la forcella e monoammortizzatore Showa al posto del Boge della versione standard) può vantare gli stessi pregi della 999, con il vantaggio di un motore meno impegnativo ed assetato. Come già detto per la sorella maggiore, è fondamentale disporre di un libretto tagliandi con tutti i timbri al posto giusto (ancora meglio se ci sono le fatture), perché una 749 ben tenuta saprà regalarvi tanti chilometri; al contrario, se la manutenzione è stata trascurata, l’imprevisto è dietro l’angolo. La 848? E’ ancora presto per trovare esemplari realmente appetibili a questa cifra… Triumph Daytona 675 (2006-2008) La Daytona 675 è stata un vero colpo da maestro per Triumph, che ha cancellato con un colpo di spugna i brutti ricordi legati alle precedenti 600 e 650 a quattro cilindri creando finalmente quello che tutti le chiedevano da qualche tempo: una media sportiva tricilindrica. Ha fatto innamorare Superbike – e anche sul mercato delle sportive – fosse necessario avere solo due cilindri. Suzuki non si fece pregare e presentò la TL1000: la versione “S” si fece una pessima fama (in Italia almeno), ma il suo motore andò a spingere tanti ottimi modelli di diverse altre case, fama che trascinò a fondo anche la TL1000R, venduta in pochissimi esemplari. Veloce e potente, la Superbike bicilindrica di Hamamatsu pagava solo un peso non troppo contenuto ed un’estetica che non tutti gradivano allo stesso modo. Oggi è un gioiellino poco noto che sa dare ancora diverse soddisfazioni nella guida e che si trova spesso a cifre anche inferiori al limite (ovvero a 3.000 euro) proposto. Una moto con cui si fa comunque ancora la propria figura, e che potrebbe avere proprio nella sua rarità un motivo di successo negli anni a venire. Attenzione anche in questo caso alla documentazione degli interventi di manutenzione, per il resto andate sicuri! 32 Guida all’acquisto immediatamente tutti grazie ad una sinergia fra motore e ciclistica che ha spostato in avanti di diverse tacche i riferimenti prestazionali della categoria. I primi esemplari si trovano con cifre anche al di sotto del limite che ci siamo posti, e non è impossibile trovare anche qualche esemplare del modello successivo – evoluzione minore ma significativa – ad una cifra se non sottostante quantomeno molto vicina ai canonici 5.000 euro; tenete presente però che, pur trattandosi di un mezzo intrinsecamente affidabile, è stato molto amato da una clientela molto sportiva. A buon intenditor… Honda CBR600RR (2007-2008) Molti arrivano a considerarla la miglior CBR600RR di sempre. Noi non siamo così drastici, anche perché ricordiamo bene che impatto ebbe la prima 600RR sul segmento, ma concordiamo sul fatto che la versione 2007 rasentasse la perfezione come potete leggere nella nostra prova. Facile come solo una Honda CBR può Le Supersport 600 e le meno frazionate della stessa categoria Scendendo alla categoria inferiore, quella delle 600 e delle medie, gli affari diventano ancora più ghiotti: la grande diffusione dei mezzi in questione ha portato ad un certo sovraffollamento sul mercato dell’usato, spingendo le quotazioni verso il basso. Brutte notizie per i venditori, ottime per chi vuole mettersi in casa una media a prezzo di realizzo, ancora in grado di far divertire tanto su strada che in pista. Ducati 749S (2004-2007) Per la “piccola” Ducatina valgono le stesse considerazioni espresse per la 999, con il vantaggio che le quotazioni scendono spesso su cifre ancora più basse e vi permettono di risparmiare qualche euro da spendere altrove. La 749S (non dotata, a differenza della sorella maggiore, di cavalli in più o di sospensioni svedesi visto che 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito essere, in pista sapeva tenere testa – quando non battere – rivali dalla tradizione ben più corsaiola e in strada, come sempre, non c’era confronto con le altre quattro cilindri. Con la cifra che ci siamo immaginati si trovano esemplari in condizioni praticamente perfette, e la tradizionale qualità Honda fa il resto. Il che significa che se vi imbattete in esemplari men che pari al nuovo siete davanti ad una moto che è stata trascurata dal proprietario, allora lasciate perdere. Grazie a numeri di vendita elevatissimi come da consuetudine, potete permettervi di essere particolarmente selettivi se ne cercate una. Suzuki GSX-R750K6/K7 (2006-2007) Le 600 e 750 Suzuki a partire dal 2004 condividono tutto… tranne la cilindrata: misure caratteristiche praticamente identiche determinano una guida che differisce per poche sfumature, quasi tutte – facilità compresa – a favore della tre quarti di litro, che dalla sua può vantare il blasone di un modello che ha fatto storia. All’atto pratico (trovate qui la nostra prova) è una moto 34 Periodico elettronico di informazione motociclistica capace di giocarsela sia con le 600 che le 1.000 anche nei rispettivi terreni di gioco d’elezione, con un’affidabilità pressoché assoluta e che proprio per la sua cilindrata non più compatibile con l’uso agonistico difficilmente è stata usata in pista con quel tipo di continuità e ritmo tali da danneggiarne i componenti, pur essendo per sua natura e tradizione molto amata da una clientela decisamente sportiva. Una moto per intenditori, ancora odierna in tutto. Kawasaki ZX-6R (2007/2008) Questo modello di Ninja (di cui potete leggere qui la nostra prova) è stato definito da molti una versione interlocutoria, che ha fatto da collegamento fra la precedente 636 e la eccellente ZX-6R recentemente pensionata. Molto specialistica e pistaiola, la 6R di queste annate ha pagato una certa difficoltà di sintesi fra le esigenze della guida in circuito e quelle dell’uso stradale. Di fatto si trattava di un modello pensato per abbandonare le sovrastrutture stradali e i vincoli omologativi del motore per diventare una perfetta Scarica l’APP del Magazine Guida all’acquisto supersport; peccato che la cosa mal si conciliasse con l’uso stradale che gran parte della clientela intendeva farne. Resta una moto di alto livello, gratificata di tutte le doti che rendono tradizionalmente tanto appetibili le Kawasaki e si presta in maniera particolare all’uso in circuito. Attenzione però: è stata usata tantissimo in competizioni e trofei monomarca. Se non state cercando una “pronto pista” assicuratevi che sia stata curata e coccolata. Diffidate degli esemplari le cui sovrastrutture sembrano uscite ieri dalla concessionaria: spesso sono state smontate e custodite accuratamente per venire rimontate dopo qualche stagione di gare… Yamaha YZF-R6 (2005-2006) E’ stata la moto che ha rivoluzionato la categoria delle medie supersport giapponesi, imprimendogli la deriva finale verso la specializzazione pistaiola. Se prima le 600, compresa la stessa R6 che da sempre era stata la più estrema, avevano quasi tutte mantenuto un minimo di considerazione per l’uso stradale, dal modello 2005 lo scenario è cambiato per merito (o colpa, a seconda di come la vogliate vedere) della Yamaha YZF-R6. Linea da fotomodella, acceleratore Ride by Wire, linea rossa sul contagiri a quota stratosferica e una ciclistica che sembrava appena uscita dalle verifiche tecniche del mondiale l’hanno resa istantaneamente la moto da avere per chiunque non avesse in mente altro che le prestazioni pure. Il fatto che il regime massimo realmente raggiunto dal motore si sia rivelato successivamente molto meno stratosferico non ne ha intaccato più di tanto l’immagine; la personalità del motore, il cui encefalogramma era piatto fino a regimi a cinque cifre, ne ha però frenato un po’ il successo presso chi pretendeva di usarla anche fuori dalle piste. Per la sua specializzazione è piaciuta moltissimo a chi si cimentava nelle gare amatoriali o nei (frequentatissimi) monomarca a lei riservati. Regolatevi come già detto in precedenza. 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica G old Wing F6C La Gold Wing F6C è l’espressione Honda del concetto power-cruiser. Monta un poderoso motore boxer a 6 cilindri da 1800cc da 116 CV e 167 Nm di coppia, incastonato in telaio perimetrale in alluminio. I cerchi a 10 razze con pneumatici ribassati sono una novità per il 2014. L’impianto luci è full-LED, la strumentazione digitale e l’ABS è di serie. La F6C è la più leggera rispetto delle sorelle della famiglia Gold Wing anche grazie a un nuovo telaietto reggisella in alluminio che abbassa il piano seduta a soli 734mm. In questo modo, e grazie a una sella opportunamente sagomata e larga appena 300mm , piloti di qualsiasi statura possono poggiare facilmente i piedi a terra. La forcella telescopica a cartuccia con steli da 45 mm è combinata al monobraccio in alluminio Tokyo Motor Show con leveraggio Pro Link e monoammortizzatore con tecnologia HMAS (Honda Multi-Action System), regolabile manualmente nel precarico molla. Rispetto agli altri modelli della serie Gold Wing (GL1800 ed F6B), la geometria di sterzo della F6C è più “aperta”, con un’inclinazione del canotto di sterzo pari a 29°50’ e un’avancorsa di 114 mm. La F6C ha un peso con il pieno di benzina pari a 341 kg. I cerchi in alluminio a 10 razze sono completamente nuovi. L’anteriore è da 19” e monta uno pneumatico ribassato da 130/60R19, mentre sul cerchio da 17” posteriore è montato un pneumatico da 180/55-R17. Completamente nuovo anche l’impianto frenante con ABS a due canali di serie. All’anteriore monta dischi flottanti da 310 mm morsi da pinze a 4 pistoncini, mentre al posteriore sul disco ventilato da 316 mm agisce una pinza a 3 pistoncini. I gruppi Media Le novità Honda a Tokyo CB1100X, F6C e Super Bol d’Or Honda svela al Tokyo Motor Show tre novità per il 2014: la Gold Wing F6C e due versioni della CB1100 che si avvicina ancora di più allo stile vintage. Più altre novità per il mercato giapponese, come la 1300 Super Bol d’Or e la 400 Super Four 36 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito ottici sono Full-LED (luci diposizione, anabbaglianti, abbaglianti, stop e indicatori di direzione) e la preziosa e la strumentazione è a display LCD ad illuminazione ‘negativa’. La F6C è disponibile in Italia nel solo colore Graphite Black. CB1100 YM2014 Per il 2014 la quattro cilindri vintage di Honda riceve un cambio a sei rapporti, ABS di serie, cruscotto aggiornato e indicatori di direzione più piccoli. Riposizionato il gruppo ottico anteriore, ora più alto di 25mm, mentre la strumentazione offre l’indicatore della marcia inserita e il trip computer. Il suo telaio a doppia culla in acciaio ospita il motore a quattro cilindri in linea da 1.140 cc raffreddato ad aria (con alette da 2 mm di spessore) e olio (tramite il radiatore frontale da 335 mm a 9 elementi), ha l’alettatura più 38 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica fine mai vista su una moto di produzione. Raggiunge un regime di 8.500 giri/min e sfrutta un rapporto di compressione pari a 9,5:1. La potenza massima è di 90 CV (66 kW) a 7.500 giri/min con un picco di coppia di 93 Nm erogato a soli 5.000 giri. Alesaggio e corsa dei quattro cilindri misurano 73,5 x 67,2 mm (1.140 cc complessivi) e la distribuzione bialbero a camme in testa con 16 valvole (angolo incluso tra le valvole di 26,5°) è mossa da una catena centrale. Mantenendo i vantaggi del precedente cambio a cinque marce, il nuovo cambio ha la sesta marcia ‘overdrive’, che consente una riduzione dei consumi durante i trasferimenti a velocità di crociera. Il reparto sospensioni – regolabili nel precarico delle molle - può contare sulla forcella telescopica con steli da 41 mm e sui due ammortizzatori fissati al forcellone scatolato in acciaio. Sui cerchi in alluminio pressofuso a cinque razze sdoppiate da 18 pollici sono montati pneumatici nelle misure 110/80-18” e 140/70-18”. L’impianto frenante è affidato all’impianto con ABS di serie composto da dischi anteriori da 296 mm morsi da pinze Nissin a 2 pistoncini, e dal disco posteriore da 256 mm con pinza a singolo pistoncino. Il display centrale LCD nella versione 2014 fornisce anche le informazioni del trip computer e l’indicatore della marcia inserita. Honda CB1100EX La CB1100EX propone lo stile classico delle moto con motore 4 cilindri ad aria, ulteriormente impreziosito da dettagli vintage come le ruote a raggi e il doppio terminale di scarico. La versione EX mantiene tutte le caratteristiche tecniche della versione standard e di avvantaggia di Tokyo Motor Show tutte le novità 2014 (ABS di serie, 6ª marcia, etc..). Le principali differenze sono l’ampio faro tondo, rialzato di 25mm, il serbatoio dalla capienza maggiorata a 17,5 litri, i cerchi a raggi, il doppio silenziatore di scarico, la sella dal rivestimento raffinato, i fianchetti ridisegnati e la profusione di cromature, rafforzano lo stile e sottolineano i contenuti tecnici della CB1100EX. I doppi terminali di scarico sono più corti di 40 mm rispetto al singolo terminale montato sulla CB1100 standard, e la loro progettazione ha tenuto in grande considerazione l’esigenza di offrire un sound ancora più coinvolgente, tipicamente da 4 cilindri in linea. I 4 collettori cromati sono caratterizzati da un doppio rivestimento che impedisce l’eventuale scolorimento dovuto all’accumulo di calore. Sono nuovi anche i fianchetti, più estesi, e le maniglie per il passeggero, più orizzontali, un chiaro 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Tokyo Motor Show aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb richiamo alle classiche Honda degli anni Sessanta e Settanta. Cambia di conseguenza anche la sella, non solo nella rifinitura, ma dotata anche di un’imbottitura più morbida per massimizzare il comfort di pilota e passeggero. Infine il faro tondo è rialzato di 25 mm (rispetto alla CB1100 prima serie) per armonizzarsi meglio con la linea della moto e combinarsi alla perfezione con la posizione del largo manubrio. L’adozione dei cerchi in alluminio a raggi è il frutto di complessi studi e verifiche in quanto era fondamentale garantire la giusta rigidità e la resistenza adatta alle dimensioni e alle prestazioni della moto, un punto cruciale la cui resa estetica ha ben valso tutti gli sforzi fatti. Rifiniti in Alumite, un trattamento anodizzante, i cerchi montano pneumatici 40 monospirale nelle misure 110/80-18” e 140/7018”, garanti di ottimo grip su qualsiasi asfalto, anche durante le pieghe accentuate. La CB1100EX è disponibile in Italia nei colori: Candy Glory Red e Pearl Milky White. Le altre novità 2014 Al Salone di Tokyo non mancavano le altre novità presentate ad Eicma da Honda. In tutto la Casa dell’ala propone per il 2014 ben 16 nuovi modelli. Al Motrshow non mancavano nemmeno le CB 1300 Super Bol d’Or e le quadricilindriche CB 400 Super Four e CB 400 Super Bol d’Or. La CB 1300 ha ricevuto un cambio a sei marce al posto di quello precedente a cinque, fari a led, nuove forme per la mezza carena e le fiancatine. 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Tokyo Motor Show aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Kawasaki innovativa Un concept e un motore turbo... di Edoardo Licciardello | Kawasaki mostra a sorpresa un quattro cilindri compresso di vicina applicazione e un concept molto futuristico, a tre ruote - quasi quattro - basculanti e con motore elettrico. Confermate le altre novità viste a Milano D opo la Suzuki anche la Casa di Akashi ha svelato che sta lavorando a una moto sovralimentata. Nello stand di Tokyo è infatti esposto un nuovo quatto cilindri in linea bialbero con alimentazione governata da un compressore. L’ultima, e unica, creazione Kawasaki del genere risale al 1984, si rivelò la migliore esponente della categoria (nella quale si impegnarono anche Honda e Suzuki) e la sportiva in oggetto si chiamava GPZ 750 Turbo. E Kawasaki sembra anche sempre più determinata ad entrare di prepotenza nel segmento della mobilità urbana. Dopo il J300 presentato ad EICMA qualche settimana fa ecco arrivare un fantascientifico concept a tre ruote (ma sono quasi quattro, considerando la struttura gemellata della posteriore) a propulsione elettrica contraddistinto non a caso dallo stesso identificativo - J, appunto - con cui Kawasaki evidentemente intende battezzare una famiglia di mezzi dedicati alla mobilità personale in ambito urbano. La motorizzazione - di cui si sa poco o niente - sfrutta tecnologia proprietaria Kawasaki (che, ricordiamolo, ha il proprio core business non tanto nelle moto quanto nei treni, nel 42 trasporto marino pesante e nei mezzi aerospaziali) e batterie ad elevatissima capacità all’idruro metallico di Nickel. Il Concept J è il mezzo più simile a quanto abbiamo visto nei film o manga di fantascienza di tutto quanto mai presentato finora, ma styling a parte l’idea è quella di un mezzo incredibilmente versatile: oltre alla posizione sportiva praticamente sdraiata il J è in grado di trasformarsi offrendo una configurazione rialzata per una maggior agilità e visibilità nei centri urbani. Resta da capire la reale praticità dei comandi al manubrio, ma d’altra parte non ci aspettiamo che il J debutti domani così com’è. Come prevedibile, dalla Casa non c’è la minima indicazione del fatto che il J Concept possa mai andare oltre lo stadio, appunto, di concept. Per il resto è stata confermata la gamma 2013 Kawasaki vista recentemente a Eicma. Dalla Z1000 alla 1000SX. Da segnalare la Ninja 250 Abs in versione Special Edition. Anche in cilindrata 400 vista l’importanza del mercato interno di quella categoria, chwe segue per diffusione la classe 250. Suzuki: al Tokyo Motor show Yamaha: al Tokyo Motor show 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Tokyo Motor Show aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb Media bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb 44 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Media C on il suo motore sei cilindri in linea da 118 kW (160 CV) e con un’equipaggiamento al top di gamma, la BMW K 1600 GTL Exclusive offre ai motociclisti una nuova esperienza di viaggio. La “Exclusive” è dotata già di serie di un equipaggiamento completo, come la chiusura centralizzata con impianto antifurto oppure la regolazione elettronica delle sospensioni ESA II, che provvede a una taratura ottimale di molle ed ammortizzatori a qualsiasi carico. Il Dynamic Traction Control DTC favorisce la sicurezza nelle fasi di accelerazione, mentre la novità Hill Start Control consente di partire comodamente in salita anche quando si viaggia in due a pieno carico. Anche la K 1600 GTL Exclusive monta di serie il BMW Motorrad ABS. Una novità è l’antenna a pellicola per la radio, inserita nel coperchio del topcase. News Un aumento del comfort per il passeggero durante i lunghi viaggi lo offrono la sella dalla nuova conformazione, lo schienale della sella riscaldabile e i comodi braccioli. Inoltre sono di serie: i proiettori supplementari a LED, le luci adattive in curva allo xeno, il controllo pressione pneumatici, la seconda luce dei freni, la staffa paramotore, la luce di cortesia per l’illuminazione del suolo della zona circostante, la luce diurna a LED e, per la prima volta, il BMW Motorrad Keyless Ride. Anche a livello estetico la K 1600 GTL Exclusive si fa notare, attraverso l’inserto del serbatoio in alluminio, l’impianto di scarico cromato e la strumentazione ridisegnata. Inoltre, sono stati adattati cromaticamente anche i rivestimenti delle superfici di seduta, dello schienale e del bracciolo del passeggero. La BMW K 1600 GTL Exclusive sarà in vendita a 30.400,00 euro. BMW K 1600 GTL Exclusive La BMW K 1600 GTL Exclusive offre già di serie un equipaggiamento completo per chi ama viaggiare in tutta comodità. Non mancano la regolazione elettronica delle sospensioni ESA II, il DTC e l’Hill Start Control. Ad un prezzo di 30.400 euro 46 47 EICMA 2013 le video interviste Ecco la prima parte delle interviste fatte da Nico Cereghini durante il salone di Milano. A piloti, designer, progettisti e responsabili delle Case 48 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Cyril Despres “Punto a eguagliare Peterhansel” Il campione dei Rally Cyril Despres è stato ospite nel nostro stand a EICMA 2013 dove ci ha parlato della sua preparazione, del suo nuovo team e dei suoi obiettivi per il futuro Johnny Aubert Con la Beta al Mondiale Enduro Il due volte campione del mondo francese correrà nel Mondiale Enduro Classe E2 con la Beta 450. Johnny cercava un team più familiare e a Firenze si sente già a casa. A Moto.it racconta il suo esordio col cross e come si allena per vincere 50 Scarica l’APP del Magazine News Alessandro Botturi Verso la Dakar Piero Batini, inviato di Moto.it, intervista Alessandro Botturi. Il 38enne pilota di Brescia, pluricampione italiano nell’Enduro e da due anni il più forte italiano nei rally. Prossimo impegno: la Dakar 2014 Tony Cairoli, Alex Salvini e Gio Sala Intervista allo stand di Moto.it Fanno 14 titoli mondiali di Cross e Enduro in 3: sono i fantastici Cairoi (7 titoli MX), Sala (6 nell’Enduro) e Salvini che ha riportato il mondiale in Italia dopo 13 anni. La nostra intervista allo stand EICMA di Moto.it 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Paolo Pavesio, Yamaha “Emozioni senza compromessi” Il direttore marketing Yamaha, intervistato da Nico Cereghini, sulle molte novità moto e scooter. Dalla MT-07, competitiva nel prezzo, alle diverse “pelli” della MT-09; dalle customizzazioni, al Tricity da meno di 4.000 euro Lo stile delle moto di domani Secondo Galluzzi, Lambri e Domenicali Che forma avranno le moto di domani? Nico Cereghini lo ha chiesto a Miguel Galluzzi, che da tempo lavora solamente a questo tema, a Marco Lambri, responsabile stile del Gruppo Piaggio, e a Claudio Domenicali, che per la Monster ha coinvolto Walter de Silva 52 Scarica l’APP del Magazine News Andrea Buzzoni, BMW “Moto nuove e un’idea per la SBK” Il direttore di BMW Motorrad Italia racconta a Nico Cereghini la genesi delle tre novità portate al Salone, fa un bilancio sull’esperienza nel mondiale SBK del team italiano e non nasconde un progetto per rientrare nella Superbike Evo Giovanni Castiglioni, MV “La Turismo Veloce è una vera sportiva” Si chiama Turismo Veloce ma, come dice a Nico Cereghini il presidente e Ad di MV Agusta, Giovanni Castiglioni, resta una vera MV. Pur con un mercato europeo in sofferenza, la MV cresce nelle vendite e affronta a testa alta il mondiale SBK 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News Christophe Couet, Triumph “C’è voglia di moto che hanno un passato” Tommaso Benvenuti, Suzuki “Crediamo molto nella V-Strom 1000” Il direttore generale di Triumph Italia presenta le novità inglesi, cruiser e classiche. Un 2013 da archiviare con l’aumento della quota di mercato, e la consapevolezza di un marchio che piace anche ai giovani La tanto attesa V-Strom 1000 arriverà a gennaio. Tommaso Benvenuti, responsabile vendite di Suzuki Italia, la descrive a Nico Cereghini. E poi i nuovi Burgman 125 e 200 che completano la gamma scooter Maurizio Ruvolo, H-D “La Street 750 è per nuovi motociclisti” Il salone di Milano ha chiuso il 110° anniversario di H-D. Maurizio Ruvolo, marketing manager della neonata business unit SPI, illustra il ruolo della Street 750, presentata a Eicma, che è stata sviluppata in funzione di nuovi clienti e mercati 54 Paolo Cartolano, Honda “Una strategia a 360° per il 2014” Paolo Cartolano, direttore marketing di Honda Italia, è intervistato da Nico Cereghini sulle novità Honda. Il 4 cilindri 650 è il terzo nuovo motore in 3 anni, il cambio DCT riguarda il 50% delle vendite. 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Paolo Fabiano, KTM “Dalla Moto3 alle RC per i giovani” KTM chiude il 2013 con la vittoria in Moto3 e, come ci dice Paolo Fabiano - responsabile comunicazione e marketing di KTM Italia con il lancio delle 125, 250 e 390 RC. Enrico Pellegrino, Peugeot “Da sempre in prima linea nella mobilità” Con 118 anni di storia alle spalle, Peugeot si conferma nel 2014 grande protagonista nella mobilità. Ce lo racconta Enrico Pellegrino, AD di Peugeot Scooters Italia, descrivendo il nuovo Django e l’originale bici elettrica AE 21 56 Scarica l’APP del Magazine News Presente e futuro della moto Secondo KTM e Yamaha Nico Cereghini ha intervistato Angelo Crippa, amministratore delegato di KTM Italia, e Paolo Pavesio, direttore marketing di Yamaha Italia, sulle novità presentate al Salone, sulle tendenze e sulle moto di domani Presente e futuro della moto Secondo BMW, Honda e Triumph Nico Cereghini ha intervistato Andrea Buzzoni, direttore BMW Motorrad Italia, William Armuzzi, direttore vendite Honda Italia, e Christophe Couet, direttore generale Triumph Italia, sulle novità e sulle moto di domani 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News Mercato a ottobre La discesa si fa meno ripida Ottobre vede il segno negativo anche fra le moto, dopo un settembre positivo. Si sono immatricolate 10.300 fra scooter e moto, il 15.1% in meno sul 2012. Da gennaio, Honda è la prima fra le marche e Ducati è al terzo posto D opo un settembre che aveva visto le moto in controtendenza rispetto agli scooter, con il segno positivo rispetto allo steso mese dell’anno precedente (precisamente con un +8,3%), a ottobre è tornato il segno negativo anche se in misura tutto sonnato contenuta. Il totale immatricolato del mese di ottobre è stato di 10.300 unità, pari al 15,1% in meno rispetto allo stesso mese del 2012. Le moto vendute sono state 3.045, ovvero il -4,6%, mentre gli scooter si sono fermati a 7.255 immatricolazioni, che valgono il -18,9% su ottobre 2012. Sono andati ancora una volta peggio i cinquantini: 2.519 pezzi con un raffronto del -26,8%. Ricordiamo che il mese di ottobre pesa statisticamente circa il 6% del totale immatricolato annuo. Le vendite di moto e scooter da gennaio a ottobre hanno segnato un -20,4% Considerando i primi dieci mesi dell’anno, da gennaio a ottobre sono state registrate 143.099 nuove immatricolazioni. Rispetto allo stesso periodo del 2012 significa -20,4%. Era stato -20,8% nei primi nove mesi, quindi la situazione sembra Ottobre e l’arrivo della Yamaha MT-09 Il mese di ottobre conferma l’andamento dell’anno per quanto riguarda i modelli più venduti, ma questa volta la classifica è più differenziata anche se continua a premiare le moto a manubrio alto e le naked. Al primo posto c’è ancora una volta la BMR R1200GS, 211 moto vendute a ottobre, ma arrivano la Yamaha MT-09, con le moto demo ma non solo, a quota 145 unità, e la MV Agusta Rivale con 85 moto targate. Poi KTM Duke 390 e 125, con l’intermezzo delle tre versioni (sono accorpate nei dati del Ministero dei Trasporti elaborati da Unrae) Ducati Hypermotard 820. 58 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica delle 600, con solo 1.943 vendite, e un -36,9%. Sono invece in controtendenza le moto fra i 300 e i 500 (4.778 pezzi, e un incoraggiante +23,9%) grazie anche alla KTM Duke. Le moto tra 150 e 250, con 1.979 pezzi, registrano un -3,8%. Infine le 125cc, con 3.734 moto, si fermano a -15%. Fra gli scooter sono gli SH Honda a guidare la Top 100 dell’anno. E i 300-500 cc sono i leader Sono sempre i modelli a ruote alte a dominare la scena e con il trio degli SH Honda sempre in testa. Al quarto posto si conferma lo Yamaha T-Max 530 che, pur senza raggiungere i numeri impressionanti di alcuni anni fa, continua a vendere nettamente di più rispetto agli altri maxi scooter, peraltro quasi sempre più economici, e poi è anche il solo a sostenere la categoria degli oltre 500. Andando ad esaminare le fasce di cilindrata si nota un trend degli scooter 125 in linea con la media del mercato, con 29.610 veicoli e un -24,1%. I 150-200, con 23.059 pezzi, si difendono meglio con un -18,1%. Perdono importanza i 250 con solo 3.338 veicoli e un -54%, mentre i 300-500 si confermano il segmento più importante con 29.932 unità e un -18%. In caduta i maxiscooter oltre 500, con 7.758 vendite e un -40,5% rispetto all’anno scorso. essersi stabilizzata. Nello specifico, le moto totali nei primi dieci mesi sono state 49.402, pari a -11,3%, valore che sta beneficiando – pur nella sua negatività – dell’andamento migliore degli ultimi mesi. Gli scooter oltre 50 cc sono stati invece 93.697, pari a -24,4%. Il tracollo dei cinquantini è confermato da appena 28.814 pezzi in 10 mesi (un numero che negli anni migliori si raggiungeva in due o tre settimane...) pari a -36,3%. Complessivamente nei primi dieci mesi dell’anno sono state vendute quindi 171.913 2 ruote a motore (immatricolazioni più i 50 cc) con una flessione pari a -23,6% 60 Totale Marca da gennaio Solamente due giapponesi nei pri- a ottobre 2013 mi dieci posti della Top 100 moto Questa la classifica delle prime venti marche da La classifica delle moto più vendute fino a ottobre vede ancora al primo posto la 1200GS e non si notano cambiamenti significativi rispetto al mese precedente con ai primi posti quattro enduro stradali/crossover. Fra le cilindrate più apprezzate al primo posto sono confermate quelle superiori a 1.000 cc, con un totale di 14.994 pezzi, equivalenti a un -7,2% rispetto al 2012. Seguono le moto tra 800 e 1.000, con 12.288 unità e un -11,2%. Permane il calo delle medie cilindrate, tra 650 e 750, che con 9.686 moto segnano un -21,6% E soprattutto prosegue quello gennaio a ottobre. Honda è al primo posto, sommando la produzione Honda Italia, 21.754 unità, con l’importazione di altre 11.872 unità marcate Honda per un totale di 33.446 fra moto e scooter. Rispetto a settembre vanno segnalate il superamento di KTM ai danni di Harley-Davidson e quello della LML ai danni di Triumph. Pos. Marca Immatricolazioni totali 1 HONDA 33.446 (di cui 25.588 scooter) 2 PIAGGIO 21.319 3 YAMAHA 17.544 (di cui 14.027 scooter) News 4 KYMCO 14.727 (di cui 109 moto) 5 BMW 8.926 (di cui 1.200 scooter) 6 DUCATI 4.570 7 KTM 4.366 8 HARLEY-DAVIDSON 4.281 9 KAWASAKI 4.065 10 SUZUKI 3.927 (di cui 2.243 scooter) 11 APRILIA 3.765 (di cui 2.713 scooter) 12 SYM 3.385 13 LML 2.961 14 TRIUMPH 2.939 15 PEUGEOT 2.800 16 MV AGUSTA 1.522 17 BETA 1.392 18 MOTO GUZZI 1.211 19 HUSQVARNA 935 20 BENELLI 501 E queste le prime dieci marche nella vendita di moto Da gennaio a ottobre sono queste le prime dieci Case nella classifica dell’immatricolato moto. Honda è ancora al primo posto, seguita da BMW. Da notare che Yamaha, terza se si considerano anche gli scooter, scende al settimo posto, mentre la Ducati balza al terzo posto, davanti a KTM, H-D e Kawasaki. Pos. Marca Moto vendute 1 HONDA 7.858 2 BMW 7.726 3 DUCATI 4.570 4 KTM 4.366 5 HARLEY DAVIDSON 4.218 6 KAWASAKI 4.065 7 YAMAHA 3.517 8 TRIUMPH 2.939 9 SUZUKI 1.684 10 MV AGUSTA 1.522 Così la Top 100 delle moto di ottobre 2013 La Top 100 di moto e scooter dei primi 10 mesi Le moto più vendute nei primi dieci mesi Gli scooter più venduti nei primi dieci mesi di quest’anno 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Tecnica Massimo Clarke Suzuki Recursion Concept, 2013 “Il ritorno del turbo” Il concept della Suzuki con motore sovralimentato, e il 4 cilindri Kawasaki con compressore, sempre presentato al Salone di Tokyo, potrebbe significare un cambiamento di rotta di portata epocale L e moto turbo non sono certo una novità. I non più giovanissimi ricorderanno senz’altro che all’inizio degli anni Ottanta, sull’onda dell’entusiasmo che si stava vivendo in campo auto per la sovralimentazione, i quattro costruttori giapponesi 62 Kawasaki GPZ 750 Turbo avevano messo in produzione alcuni modelli che adottavano tale soluzione. La Morini aveva presentato una meravigliosa 500 turbo, con tanto di intercooler, che è purtroppo rimasta allo stadio di prototipo. E aveva anche provato un compressore volumetrico su una sua 125, nel tentativo di portarne le prestazioni almeno a livello di quelle dei modelli a due tempi di pari cilindrata. Le quattro moto giapponesi con turbocompressore derivavano da modelli preesistenti; al loro apparire hanno destato una notevole curiosità, ma non certo un vero e proprio entusiasmo. E alla prova dei fatti sono state degli autentici flop commerciali (solo la Honda si è venduta in numeri a malapena soddisfacenti). Gli stessi costruttori, probabilmente, non ci credevano più di tanto… La Honda CX 500 TC si è poi evoluta nella CX 650 TC, da 100 cavalli a 8000 giri/min. La Yamaha 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Tecnica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Media Moto Morini 500 Turbo XJ 650 T (unica delle giapponesi turbo a essere alimentata con carburatori) disponeva di 90 cavalli, quattro in più della Suzuki XN 85 di eguale cilindrata. La Kawasaki, ultima ad apparire sulla scena, era la più sportiva; la sua Z 750 Turbo (ovvero GPZ 750 Turbo) di cavalli ne aveva 109 a un regime di 8500 giri/min. Le potenze specifiche di queste moto andavano dunque da 132 a 154 cavalli/litro. All’epoca era ben difficile eliminare i difetti tipici dei turbocompressori, primo tra tutti il ritardo nella risposta all’azionamento del gas, al quale si aggiungeva il fatto che se il dispositivo era ottimizzato per le massime prestazioni, ai bassi regimi non serviva a nulla; il motore era “vuoto”. Il contrario sarebbe avvenuto (ma non lo faceva nessuno) se si fosse impiegato un turbo ottimizzato per il tiro ai medi regimi: alle alte velocità di rotazione del motore sarebbe andato 64 in crisi e la sua presenza sarebbe risultata controproducente! Le moto turbo costruite all’epoca avevano una guidabilità che lasciava molto a desiderare, con un forte ritardo di risposta e con la potenza che a un certo punto arrivava tutta insieme. E poi, a ben vedere, non servivano a nulla. Risultati migliori si potevano tutto sommato ottenere aumentando la cilindrata (e/o il regime di rotazione). L’unica che si salvava, come detto, era la Honda, che era anche la più avanzata, come sistema di gestione, e che non aveva certo una impostazione sportiva. Anche lei però non era certamente impeccabile. In campo auto le cose sono andate diversamente perché i risultati ottenuti dalle monoposto di Formula Uno hanno effettivamente spinto diversi costruttori a realizzare modelli turbo di serie molto “pepati”, alcuni dei quali hanno anche ottenuto una buona accoglienza da parte del mercato. E poi c’erano Case come la Porsche che già da tempo realizzavano eccellenti vetture con questo tipo di sovralimentazione. Dove però il turbocompressore si è affermato a mani basse, è stato sui mezzi muniti di motore diesel. Gli autocarri qui hanno anticipato le auto, che poi hanno saputo raggiungere prestazioni sempre più elevate, in relazione alla cilindrata, fino ad arrivare agli strabilianti valori odierni. Le ragioni di questo successo si comprendono agevolmente se si considera, innanzitutto, che nei diesel la temperatura dei gas di scarico è notevolmente più bassa di quelle che si raggiungono sui motori a ciclo Otto (nessun problema quindi per la turbina). Inoltre, a differenza di quanto avviene in questi ultimi, nei diesel il volume dei gas di scarico è sempre piuttosto elevato, anche quando si procede con il pedale dell’acceleratore completamente sollevato, e quindi la turbina viene comunque “alimentata” in una certa misura dei gas stessi, cosa che riduce in qualche modo il ritardo di risposta (ovvero il famigerato “turbo lag”). Infine, nei motori a gasolio, a differenza di quanto avviene in quelli a benzina, non esiste il problema della detonazione; ciò consente di adottare pressioni di sovralimentazione anche cospicue senza essere costretti a ridurre il rapporto di compressione, cosa che farebbe peggiorare il rendimento. Dunque i diesel si sposano ottimamente con la sovralimentazione (e infatti oggi sono praticamente tutti turbo!). Dopo un periodo nel quale l’interesse nei suoi confronti sembrava essersi fortemente intiepidito, sulle auto a benzina di recente si è assistito a un vigoroso ritorno del turbo. I motivi sono più d’uno. Innanzitutto, per ridurre i consumi si 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito è affermato il downsizing, ovvero la filosofia che vuole motori piccoli ma “pepati”, cioè di elevata potenza specifica, cosa agevolmente ottenibile per mezzo della sovralimentazione. In secondo luogo la tecnologia dei turbocompressori ha subito uno sviluppo straordinario. Le turbine a geometria variabile sono da tempo una importante realtà, come pure i carter raffreddati ad acqua. Per certe applicazioni sono disponibili turbocompressori con l’albero supportato da cuscinetti volventi (minore attrito = maggior rapidità nel prendere i giri), talvolta dotati addirittura di sfere in materiale ceramico (minore inerzia delle parti da accelerare, quando si apre il gas). Fondamentale poi è la possibilità di utilizzare l’elettronica per gestire la waste-gate o la turbina a geometria variabile… Insomma, oggi è possibile ottenere elevate pressioni di sovralimentazione fin dai regimi medio-bassi, senza rinunciare a nulla in alto; e anche il problema del ritardo di risposta si può ritenere praticamente superato. Tutto questo è ben dimostrato dalle vetture turbo a benzina di ultima generazione. I motori aspirati delle moto di alte prestazioni sono oramai arrivati a un elevato livello di esasperazione. I 200 cavalli/litro delle 600 sportive si ottengono con regimi di rotazione elevatissimi e a spese della corposità della erogazione e della ampiezza del campo di utilizzo. La guida, che richiede un intenso uso del cambio, è divertente per gli smanettoni, ma è anche impegnativa, se si vuole andar forte, e non sembra proprio adatta alla maggior parte dell’utenza. Il motore è sempre dolce e fluido, ma di birra ai medi regimi (per non parlare dei bassi) ce ne è davvero poca. Proseguire ancora su questa strada, incrementando ulteriormente i regimi di rotazione, sembra difficile. E infatti gli incrementi di potenza delle successive versioni diventano di anno in anno più modesti, se non addirittura trascurabili. Per disporre di una erogazione più piena e di un campo di utilizzazione più ampio si può salire di cilindrata, ma la moto diviene inevitabilmente più grossa e pesante. La strada indicata dalla nuova realizzazione della Suzuki 66 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Tecnica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa Kawasaki compressore 2013 bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Honda CX 500 Turbo appare logica e interessante. Il motore bicilindrico di 588 cm3 eroga 100 cavalli a 8000 giri/min, un regime decisamente contenuto per gli standard odierni. E la coppia massima, di ben 100 Nm (degna di una 1000!), viene erogata a soli 4500 giri/min. Per inciso, questi valori sono analoghi a quelli a suo tempo dichiarati dalla Honda per la CX 650 T. Dunque, si è scelta la strada della moto agile e leggera, ma con un motore elastico e dalla erogazione decisamente piena. La guida può così diventare facile e molto piacevole anche per i meno smaliziati. Pure il quattro cilindri bialbero Kawasaki, anch’esso presentato al Salone di Tokyo, dovrebbe avere una cilindrata di circa 600 cc. L’idea di abbracciare una filosofia tecnica tutto sommato analoga da quella che da alcuni anni a questa parte viene largamente seguita in campo automobilistico non sembra malvagia, almeno per quanto riguarda modelli di un certo tipo. Sarà interessante osservare come la prenderà il mercato. In attesa di saperne di più, speriamo che non si tratti di prototipi, realizzati per far vedere quanto sono bravi (è successo più volte in passato, con i costruttori giapponesi), ma di due proposte serie e sulle quali le Case puntano con la dovuta decisione. Staremo a vedere. 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica braccia e contrastare in maniera efficace la forza di decelerazione. Pur se minimo, questa posizione in sella aggiunge anche un effetto “vela” che vi aiuta nel rallentare la corsa della moto (vedi Figura 1). Quando parlo di braccia tese, però, non intendo di marmo: è necessario mantenere la capacità di operare su leve e comandi in ogni momento, per modificare frenata e traiettoria. Forse state pensando che in questa fase ci si può appoggiare sulla sella per riprendere fiato: sbagliato. Il corpo deve essere mantenuto arretrato sulla sella, per evitare di caricare eccessivamente l’avantreno, ma il grosso del lavoro è fatto dalle gambe. Queste devono serrare il serbatoio, sia per impedirvi di scivolare in avanti, sia per abbassare il punto di applicazione della forza, cosa che analizzeremo meglio in un’altra lezione. Uno degli errori più comuni in questo caso, è iniziare a spostarsi sulla sella per preparare la curva . Se ciò accade, state confondendo due fasi ben di- Guida in pista stinte della guida, vale a dire frenata e ingresso in curva. Spostarsi troppo presto sulla sella significa compromettere l’equilibrio della moto, che è già sottoposta a una forte sollecitazione (la forcella è molto carica), compromettendo l’efficacia della frenata in rapporto allo spazio a disposizione (Figura 2, vedi la gallery fotografica). Meglio concentrarsi sulla frenata e solo dopo, quando la velocità è ideale, inserire la moto in curva. La posizione corretta in curva La posizione corretta da tenere in curva è senza dubbio la più difficile, perché è il frutto della ripetizione di un metodo e dell’esperienza. Tutti quanti sappiamo benissimo che è fondamentale spostarsi trasversalmente sulla sella, ma basta fare un giro in una pista qualunque, anche come semplice spettatore, per rendersi conto di quante persone sono vittima dell’immobilità assoluta in sella. Di norma, specialmente per i Figura 4 I segreti della guida in pista/5 La postura giusta in frenata e in curva La quinta lezione della guida in pista, tenuta sempre da Furio Piccinini, ruota attorno al corretto assetto da tenere nelle diverse fasi. In Frenata e in curva è importante come si caricano i punti d’appoggio e come ci si sposta sulla sella A lla fine di un rettilineo di solito si trova una curva, a meno che non vi piacciano le sparate in un aeroporto. Posto che non potete inforcare una curva con la stessa velocità con la quale percorrete il rettilineo, tranne rarissimi casi, bisogna capire come usare il corpo per rendere l’intera manovra fluida e sicura. Esistono molte insidie in questa fase e la prima regola per non esporsi a pericoli inutili è adottare una posizione in sella efficace e corretta. 68 Figura 1 Figura 2 Figura 5 Media La posizione giusta in frenata La frenata è una questione di tempismo: sollevate il busto troppo presto e vi affaticherete inutilmente, sollevatelo troppo tardi e finirete col fare un giretto nella ghiaia della via di fuga. In questo paragrafo spiegherò solo la corretta postura, rimandando la tecnica di frenata al capitolo dedicato alle fasi della guida. Poiché durante la frenata le forze in gioco sono opposte a quelle affrontate in rettilineo, è necessario portare il busto in posizione eretta, così da distendere le 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Guida in pista Figura 9 Figura 6 principianti, c’è la diffusa convinzione di spostarsi sulla sella, a volte anche tanto, ma la realtà dei fatti è ben diversa. La complicazione, in questo caso, è data dal fatto che non bisogna affrontare un unico movimento, quanto piuttosto una precisa sequenza, mentre ovviamente bisogna monitorare costantemente velocità, traiettoria, punti di corda e di uscita e... gli altri piloti. Tanto per aumentare il coefficiente di difficoltà della manovra, poi, bisogna fare tutto insieme, così da evitare scompensi nella ciclistica. Facile, vero? Ciò che suggerisco durante i corsi di guida è prendersi qualche minuto per sperimentare la tecnica di movimento in sella, sia per il rettilineo, per la frenata e anche per la curva. Con la moto sul cavalletto (intendo quello professionale, che sorregge la moto dal forcellone) potete mettere in pratica tutti i gesti che poi ripeterete in pista, provando a spostare rapidamente il piede sulla pedana a trasferire il peso sul lato della moto e spostando anche il busto. È necessaria una 70 buona dose di pratica perché tutto fili liscio. Se vi siete chiesti il perché delle parole “anche il busto”, è perché anche questo deve seguire lo spostamento del corpo. Andiamo con ordine, e quindi prima spendiamo alcune righe su un altro argomento: ma i piedi dove li metto? La domanda, così com’è posta, meriterebbe un calcio negli stinchi. Eppure la risposta non è così scontata! Voi cosa dite? Stiamo andando in moto, quindi l’unico posto dove mettere i piedi, sono le pedane. Fin qui tutto bene, il ragionamento non fa una piega (passatemi il gioco di parole). Il punto è che i piedi possono essere poggiati sulle pedane in molti modi, che a mio avviso sono tutti sbagliati, tranne uno. Mi spiego meglio: appoggiare il piede con il primo terzo anteriore sulla pedana, vicino al telaio e al para tacco (Figura 9), vi offre un buon comfort di marcia, ma vi impedisce il movimento di rotazione del piede per l’inserimento in curva, come mostrato nella prima figura. Lo stivale toccherà subito la protezione in 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine dove avrete a che fare con molte altre variabili per le quali non siete ancora pronti. La fretta è una cattiva consigliera. È assolutamente sconsigliabile uscire dalla sella con il sedere, restando centrali con le spalle, perché significherebbe che siete in torsione con il busto e che state spingendo sul semi-manubrio interno (e tirando sull’altro), cosa che provoca un allineamento sbagliato tra gomma e asfalto (Figura 5). Se mentre fate pratica con questa posizione trovate difficile e innaturale aprire il ginocchio verso l’interno curva, assicuratevi di ruotare il piede in modo corretto sulla pedana, puntandolo verso l’inizio della curva. Questo tipo di approccio rimane valido, ovviamente, anche per le moto naked (Figura 6). Mano a mano che inanellerete giri su giri in pista, noterete che tutto vi verrà più naturale. È un buon segno, perché significa che state migliorando la vostra tecnica, ma è anche uno dei momenti più delicati. Con la presenza di altre moto 72 in circuito, avrete la tendenza a “dimenticare” la tecnica corretta per battagliare con gli altri piloti, cosa che vi porterà di fatto a dare un colpo di spugna a quanto di buono fatto finora. Resistete e applicatevi nello studio della posizione migliore in sella, anche quando avrete la tentazione di fare di testa vostra (Figura 7). E le mani? Abbiamo analizzato le posizioni fondamentali del corpo e dei piedi, quindi non poteva mancare anche qualche suggerimento sulle mani e sui modo migliore di tenerle sui semi-manubri. Tanto per cominciare le manopole vanno strette, ma facendo in modo che le braccia siano rilassate; concentrate quindi il controllo sulla mano e non sul braccio, cosa che pregiudicherebbe la fluidità della guida. Durante la fase di accelerazione le dita della mano destra possono anche abbandonare la leva del freno anteriore, per cercare il Figura 8 Figura 3 corrispondenza del tallone, impedendovi di allargare la gamba nel modo corretto, cosa che vi obbligherà a trasformare tutta la posizione in sella, con effetti negativi. La Figura 10 mostra invece il posizionamento ideale dello stivale sulla pedana. A livello longitudinale non cambia molto, ma è il senso trasversale che a noi interessa: poggiando la suola sul perno della pedana, il piede è libero di ruotare, senza pregiudicare la stabilità e consentendo tutti i movimenti utili per le fasi successive della guida. Non è un caso se gli stivali dei piloti professionisti arrivano al punto di presentare quasi dei buchi nella suola, in corrispondenza del punto di appoggio con la pedana. Riprendiamo quindi il discorso da dove eramo rimasti due paragrafi fa, a quando eravamo fermi sul cavalletto. Con i piedi appoggiati sulla pedana nel modo corretto e le gambe in tensione (non comodamente seduti...), ruotate un piede sul “perno” della pedana, allargate leggermente il ginocchio Guida in pista e spostate lateralmente il sedere sulla sella, così che un solo gluteo la sfiori. Dove si trova la vostra colonna vertebrale? È orientata nello stesso senso dell’asse longitudinale della moto? Se non lo è, sappiate che dovrebbe esserlo (Figura 3). In pratica, insieme al sedere dovete spostare anche le spalle e la testa; in via del tutto teorica (ma è un’operazione comunque possibile), potreste stare nella corretta posizione anche senza l’ausilio delle mani. Fate delle prove con la moto sul cavalletto. Potete usare il cupolino della moto come riferimento per lo spostamento della testa: se siete in posizione corretta, il vostro sguardo dovrebbe cadere oltre questo elemento della carena. La posizione corretta in curva prevede che l’asse della colonna vertebrale sia parallelo a quello longitudinale della moto. Fate caso anche agli assi delle spalle e del bacino (Figura 4). Lo ripeto: fate pratica con questi spostamenti in sella e non buttatevi immediatamente in pista, 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Scarica l’APP del Magazine vi permette di arrivare alla curva con la moto stabile, equilibrata, e quindi con minor rischio. Meglio ancora, molti di questi suggerimenti (anche se non tutti) possono essere adattati alla guida su strada: se in prossimità di un incrocio avete necessità di aggrapparvi ai freni, perché magari un automobilista ha “dimenticato” di darvi la precedenza, potete sfruttare la posizione in sella per la frenata descritta in precedenza. La verità è che guidare una moto non è facile, perché si tratta di operazioni meno istintive rispetto a un’auto, che quindi richiedono allenamento e ripetizione, sacrificio e ancora allenamento. Non sottovalutate l’importanza di ripetere i movimenti in sella con la moto sul cavalletto: non migliorerete i tempi sul giro, ma imparerete come spostarvi in sella senza creare scompensi alla ciclistica! Frequentando i circuiti capita Guida in pista spesso di vedere piloti con discrete posizioni in sella, che però in una chicane si sollevano sulla sella per sedersi di colpo nuovamente al cambio di direzione. Alcuni dicono che serva per “aiutare” la moto a chiudere la nuova traiettoria, ma la verità è che questo comportamento provoca una compressione improvvisa delle sospensioni, che viene trasmessa poi alle gomme e che richiede un nuovo adattamento di moto e pilota, il tutto proprio nel momento in cui servirebbe invece un assetto stabile. La guida non è improvvisazione, soprattutto quando si cerca di andar forte. Non dimenticatelo. Furio Piccinini Il libro “La guida in pista”, edito da Hoepli, è disponibili a questo link Figura 7 massimo affondo, ma quando si inizia a intravedere il riferimento per la frenata è bene cominciare a portare almeno due dita sulla leva. Sarebbe meglio evitare di utilizzare tutte e quattro le dita per il controllo del freno, poiché perdereste parte del controllo del semi-manubrio destro. Meglio optare per due o tre dita (due dita di norma sono sufficienti per i moderni impianti frenanti). La mano sinistra manterrà quasi sempre la medesima configurazione, vale a dire con due o tre dita sulla leva della frizione, sia per consentire cambi marcia e scalate rapide, sia per intervenire e controllare saltellamenti del posteriore o altri rischi dei quali parleremo più avanti. Di fatto la configurazione delle vostre mani dovrebbe restare tale in ogni momento, così da aver sempre a portata di dito i comandi presenti al manubrio: 74 se afferraste la manopola con tutte le dita, in caso di necessità ci vorrebbe troppo tempo per raggiungere la leva del freno o della frizione. La Figura 8 mostra la posizione corretta da tenere anche in curva, con almeno un dito sulla leva del freno. Conclusioni Come abbiamo visto in questa puntata, la guida di una moto è molto diversa da quella di un’auto; su due ruote, infatti, sapersi muovere efficacemente in sella può fare la differenza, anche solo in termini di sicurezza nella guida. Non dimenticate che lo scopo di questo libro è insegnarvi la guida in pista, ma senza mai perdere di vista la sicurezza vostra e di chi avete attorno. Affrontare in modo corretto la fase di frenata, per esempio, Non sottovalutate l’importanza di ripetere i movimenti in sella con la moto sul cavalletto: non migliorerete i tempi sul giro, ma imparerete come spostarvi in sella senza creare scompensi alla ciclistica! 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine La lettura I Racconti di Moto.it “La garanzia” di Antonio Privitera | Dodicimila chilometri e settecentotrentuno giorni dopo, scoppiò la crisi: un rassegnato Claudio sapeva che quel giorno sarebbe arrivato pure per lui. In una mattina come un’altra si alzò dal letto e iniziò a temere... D odicimila chilometri e settecentotrentuno giorni dopo, scoppiò la crisi: un rassegnato Claudio sapeva che quel giorno sarebbe arrivato pure per lui. In una mattina come un’altra si alzò dal letto e iniziò a temere: era giunto il momento di volare senza paracadute, subendo fino alle estreme conseguenze qualsiasi malanno e capriccio della sua motocicletta acquistata due anni e un giorno fa. Ma perché preoccuparsi di un evento che non si è ancora verificato e che non è detto possa verifichersi mai? La risposta si trova negli insondabili recessi dell’animo di un motociclista cui il ventisei per cento dello stipendio mensile è devoluto alla rata per pagare la propria cavalcatura, il dieci per cento all’accantonamento per il pagamento dell’assicurazione e il resto è da dedicare alla sopravvivenza e all’assegno di mantenimento per la moglie: ergo, non c’è posto per improvvise spese per riparare la moto. Fintanto che c’è la garanzia si dormono sonni quasi tranquilli ma poi se qualcosa accade, e qualcosa accade sempre, sono guai. Costosi guai, temeva Claudio. In questi casi, si inizia a vagare per i forum in un crescendo di angoscia preventiva, informandosi su inconvenienti non probabili ma immaginabili, facendo mentalmente i calcoli su quanto potrebbe costare la riparazione di guasti di cui si ha notizia a Cancun (Messico), a Pakse (Laos; un attimo… Laos?? C’è qualcuno che ha una moto da 15.000 Euro in Laos??), o che hanno funestato la vita di un esemplare di moto come la propria a Polizzi Generosa (Palermo, Sicilia, 76 Italia). In realtà la naked 1200 di Claudio (da lui chiamata “l’immacolata” in un impeto di misticismo) era in perfetta forma al coperto nel garage tenuto alla temperatura costante di 20 gradi (trucco consigliato sul forum di Motoperfezionisti.com: a tale scopo Claudio aveva installato un climatizzatore e suo figlio di sei anni ricorda ancora le botte prese per averlo spento giochicchiando col telecomando, mentre il padre ha un caro ricordo della ramanzina del magistrato e delle rogne seguite a questa incresciosa circostanza portata alla luce dal telefono azzurro: avrebbe dovuto impedire al figlio l’uso del cellulare ma vabbè, la vita è fatta anche di questo; una scrollata di spalle e passa tutto nel dimenticatoio, l’importante è che la moto sia salva e a temperatura controllata). Speriamo bene, pensava Claudio guardandosi allo specchio: la realtà è che la paura di rompere qualche costoso pezzo elettronico venduto esclusivamente dall’assistenza ufficiale un tanto al grammo iniziava ad aprirsi un angoscioso varco nella sua psiche e magari avrebbe dovuto attendere tre mesi perché ci si sarebbero messe le ferie di mezzo, la maternità del magazziniere o semplicemente la banca non concederà il mutuo. In un crescendo parossistico di ansia Claudio si radeva e si immaginava in ufficio comporre faticosamente per ore un file ecsel con i migliori venditori di ricambi su Internet, evidenziando l’indice di affidabilità e la distanza da casa, per poi alzarsi dalla scrivania e vedere il lavoro ammonticchiato fare instabili colonne di carta, notare il capo con il ghigno da Hannibal Lecter e i colleghi dagli sguardi maliziosi insospettiti dalla sua precipitosa perdita di rendimento sul lavoro. I più romantici avrebbero potuto sospettare un innamoramento; tra l’altro Claudio aveva la fama di Don Giovanni e dopo la sua separazione dalla moglie molte colleghe avevano calato le carte e si erano lanciate in spudorate avances, qualcuna con misura, qualcuna facendo leva sulle misure e quando c’è di mezzo una coppa “D” molte anime deboli sorvolano sulle cadute di stile. Nonostante tutto questo, a quella formosa collega, che nel parcheggio dell’azienda stava quasi per buttargli la moto in terra facendo manovra con la Smurf, giocò un delizioso scherzetto invitandola a cena e corrompendo il cameriere affinché le schizzasse il décolleté col nero di seppia per poi accompagnarla a casa frettolosamente, lasciandola a becco asciutto a smacchiarsi il vestito preso con gli sconti da Mad Mara: Claudio si scoprì in possesso di una vena vendicativa insospettabile e perfida ma che a lui dava tanto piacere, costi quel che costi. Mentre si infilava il suo vestito blu d’ordinanza alle otto del mattino, scelse mentalmente le scarpe: preferì quelle marroni, lasciando da parte gli stivaletti buoni anche per la moto. La fronte gli si corrugò, si chiese cosa gli stesse accadendo. In effetti la sindrome da garanzia esaurita inizia a fare capolino quando al lavoro preferisci andarci in auto, oppure rinunci alla passeggiata di domenica con la moglie – il fatto che sia la eventuale moglie di un altro a Claudio non dispiace, né lo ripugna: il matrimonio è per definizione senza garanzia oppure ha la stessa garanzia delle moto 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito da competizione, al massimo una o due ore di utilizzo sfrenato e poi il segno della croce –; questi pensieri gli dispiacevano, lo irritavano, si chiedeva come facessero tutti quelli che avevano una moto fuori dal biennio garantito a dormire in mancanza di qualsiasi sicurezza che coprisse loro le spalle in caso di un guasto, senza un soccorso stradale pronti a recuperarli fino in capo al mondo in caso di panne; inoltre era per lui inconcepibile come si potesse vivere felici senza il semestrale appuntamento dal concessionario e gli appariva insensato privarsi del piacere dell’attesa della riconsegna della moto dopo il tagliando obbligatorio ogni 6000 chilometri, “ma meglio non superare i 4000” aveva letto nel forum di Motociclistiprevidenti.it, con la segretaria che ti porta un caffè, il giornale tra le mani e il rumore delle moto in sottofondo tra le voci dei meccanici. Claudio pensava tutto questo, poi scese in garage a salutare la sua moto, tradendola per la prima volta e preferendole l’automobile per andare al lavoro. Non era mai accaduto, Claudio 78 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aveva giurato fedeltà e amore all’”immacolata” ma l’immotivato timore che potesse rompersi e costargli un patrimonio gli fece preferire di tirarla fuori d’ora in poi solo per andare il sabato al bar o per farsi un giro la domenica, al limite venderla mentre era ancora perfetta e comprare un’altra nuova. Tutto pur di preservarla dall’usura, dall’aggressività della strada, dall’invidia degli altri, dalla sbadataggine di chiunque e, infine, dalla propria insipienza. Accese la luce del garage, la guardò senza dire nulla e gli parve di notare un minimo movimento della lancetta del contagiri, un fremito eccitato. Si avvicinò di un paio di passi alla bellissima naked e dopo una fugace occhiata le girò le spalle e uscì dal garage, spegnendo la luce. In quel preciso attimo una lacrima di olio motore si infranse sul pavimento, la tensione della batteria cadde, le gomme persero pressione e un paraolio della forcella non ce la fece più e vomitò disperatamente liquido idraulico. Pessime notizie in arrivo, Claudio. 79 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine pare che il tecnico australiano non ne sapesse niente, dicono che l’imbarazzo sia stato grande, e poi questa cosa delle motivazioni personali non suona benissimo. Però, per quanto io sia affezionato anche a Burgess che conosco da trent’anni ed è una persona magnifica, condivido completamente la mossa. E’ almeno dal 2009 che la Yamaha numero 46 stenta a trovare il miglior setting nelle prove, e Lorenzo ha quasi sempre avuto una moto più efficace. Nel 2010 Vale ha perso il titolo per le note traversie, però la situazione tecnica dentro il box spesso non era all’altezza dei vicini, e quest’anno, rientrato in Yamaha dopo il biennio Ducati, Rossi ha patito molto. Serviva una scossa. Logico, qui entra in gioco anche la sensibilità e la velocità del pilota, e molti pensano che il Valentino di oggi sia inferiore al terzetto degli spagnoli terribili. Ma quello che conta è il pensiero del diretto interessato: e lui crede ancora di poter dire C la sua. Anch’io ho sollevato qualche volta il dubbio che la squadra del nove volte campione del mondo sia sazia dei risultati e non abbastanza motivata. Sarebbe umano, e molti qui hanno pensato la stessa cosa. Cambiare il numero uno dei tecnici significa stimolare diversamente la squadra. Poi chi può saperlo: basterà, non basterà, resterà tutto come prima? Soltanto la prossima stagione lo chiarirà. Ma anche i più decisi antiRossi possono concordare sul fatto che Valentino ancora una volta ci mette la faccia, e si rimette in gioco senza nascondere le sue ambizioni. Un atteggiamento da grande campione. Forse avrebbe potuto usare parole migliori, però davvero non so dire quali. Ecco, tra qualche giorno ripasserò dal mio meccanico e proverò a calmarlo dicendogli che ho bisogno di sentirmi ancora giovane e carico a mille. Magari sarà più contento di farsi da parte. Media Nico Cereghini Ho Deciso. Cambio il meccanico iao a tutti! Ieri sono passato dal mio meccanico, uno che è diventato un amico Perché può migliorare me e anche la mia moto. perché mi segue da tanti anni, trafficando con immu- Sono tanti anni che vado da lui, mi sono trovato tata passione sulle quattro o anche bene, però nella vita ogni tanto bisogna cinque moto che nel tempo cambiare. Vado nella sua officina, glielo comunico ho posseduto. Sono andato là e gli ho comunicato paca- ma... tamente che da domani basta, non mi servirò più malissimo. «Ho bisogno di nuove motivazioni» gli della sua collaborazione. Logico che ci sia rima- ho confidato, e lui ha afferrato una chiave bella sto male, non si aspettava una cosa del genere e grossa –credo quella del 35- e mi è corso dietro i tempi sono anche grami. Però credevo che, sen- per tutta l’officina. Ne sono uscito vivo per mitite le mie spiegazioni, si sarebbe messo l’animo racolo. Ma perché andate a pensare a Valentino in pace; invece quando ho aggiunto la frase più Rossi? Sono un grande tifoso di Valentino, e l’aimportante, quella che mi sgorga dal più profon- pertura mi serve per dire che questa faccenda di do del cuore, lui ha cambiato faccia e ha reagito Jeremy Burgess gli farà perdere un po’ di punti: 80 Editoriale Anch’io ho sollevato qualche volta il dubbio che la squadra del nove volte campione del mondo sia sazia dei risultati e non abbastanza motivata. Sarebbe umano, e molti qui hanno pensato la stessa cosa 81 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Le pagelle di fine campionato di Giovanni Zamagni | Pagelle di fine anno: promossi, bocciati, delusioni e sorprese di una stagione lunga, con il titolo assegnato solo all’ultimo GP (non accadeva dal 2006) dopo 18 gare P agelle di fine anno: promossi, bocciati, delusioni e sorprese di una stagione lunga, con il titolo assegnato solo all’ultimo GP (non accadeva dal 2006) dopo 18 gare, alcune entusiasmanti, altre molto noiose, altre ancora così così. Come abbiamo fatto per tutto il 2013, prendiamo in considerazione solo i piloti della MotoGP, non perché quelli della CRT non meritino stima, tutt’altro, ma solo perché è troppo difficile – perlomeno per me – valutare la reale competitività delle loro moto. Un’altra considerazione – vecchia, ma sempre valida -: “tutto è relativo” come disse parecchio tempo fa un certo Albert Einstein. Quindi, tanto per fare un esempio a caso, il voto a Valentino Rossi non può non tenere in 82 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica considerazioni il suo passato, la sua forza, le sue (e le nostre) aspettative, la sua moto, i risultati del compagno di squadra… Infine, oltre al voto globale della stagione troverete tutte le valutazioni assegnate da Moto.it durante l’anno, con la media finale (la lode vale 3 punti in più). MARC MARQUEZ Voti 2013: 9, 10LODE, 9, 9, 5, 8, 8, 10, 9,5 10, 10, 10, 9, 8, 9, 9, 8, 9, 10. Media 2013: 9,05 I numeri, crudi ma inappuntabili, dicono che la sua stagione è stata più che straordinaria: un GP perfetto, quattro da 10, una sola insufficienza (al Mugello), confermano che il bambino prodigio ha fatto qualcosa di immenso, oltre ogni aspettativa. Si sapeva che sarebbe andato forte da subito, ma così è oltre ogni previsione. E’ vero, è caduto tanto (15 volte), ma lo hanno fatto tutti i piloti al debutto in 500/MotoGP, senza però i suoi risultati. Le possibilità che si apra un’era Marquez sono elevatissime. JORGE LORENZO Voti 2013: 10, 9, 7, 5, 10, 10, 10, 8, 9, 9, 10, 9 10, 9, 9, 9, 10LODE, 10. Media 2013: 9,23 E’ stata la sua miglior stagione in MotoGP, ha conquistato più vittorie di tutti (8 contro le 6 di Marquez), ma non è bastato per riconfermarsi campione: una statistica che la dice lunga sul valore dell’avversario. Il 2013 del fenomeno della Yamaha, però, non è stato impeccabile, con due errori gravi ed evitabili (Assen e Sachsenring) che hanno inciso pesantemente sul campionato: “Ho perso il titolo al venerdì, il giorno che solitamente conta meno di tutti” si è rammaricato Jorge. Vero, ma non ha da rimproverarsi più di tanto. Straordinario come riesca a migliorarsi anno dopo anno: da applausi. MotoGP DANI PEDROSA Voti 2013: 4, 8, 10, 9, 8, 8, 4, 8, 8,5, 8, 5, 6,5 8, 8, 10, 7, 6, 4. Media 2013: 7,26 Da suo grande estimatore, sono piuttosto deluso: purtroppo, ancora una volta, il “robottino” ha dato ragione a chi dice che non è un vincente. D’accordo, non sempre è colpa sua (vedi Aragon), sulla sua strada ha trovato due campioni straordinari e avere a che fare con un compagno così deve essere destabilizzante, ma la sua stagione non può essere considerato troppo esaltante. E dopo la splendida vittoria di Sepang doveva e poteva fare di più. VALENTINO ROSSI Voti 2013: 9, 4, 5,5, 4, 5, 6, 9,5, 6, 8, 6,5, 6,5, 6 6,5, 5,5, 7, 8, 6, 4, 4. Media 2013: 6,16 Una vittoria e sei podi complessivi sono risultati che la maggior parte dei piloti sogna di notte. Ma non lui, non il più titolato pilota dell’era moderna: dopo lo straordinario debutto in Qatar, in molti erano convinti – io compreso – che il campione della Yamaha avrebbe lottato per il titolo, ma i GP 83 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica ALVARO BAUTISTA 5Voti 2013: 5, 4, 5, 6, 4, 4, 5, 5, 8, 6, 6,5, 6,5, 4, 7, 7, 5, 7, 5. Media 2013: 5,5 Qualche acuto, ma soprattutto tante delusioni, errori gravi (Mugello e Barcellona), con l’unica scusante di avere una Honda diversa dalle altre, l’unica con le sospensioni Showa e i freni Nissin. E’ sicuramente un buon pilota, ma fatica a fare il salto di qualità. STEFAN BRADL 5Voti 2013: 4, 5, 4, 4, 6, 6, 5, 7, 9, 4, 4, 6, 6,5, 7, 4. Media 2013: 5,09 Può essere considerato la delusione del 2013, anche se a Laguna Seca (pole position e secondo posto in gara) è stato grande. Troppo poco, però: nel 2014 dovrà fare ben altro per riguadagnarsi la conferma dalla HRC (e dal team LCR). ANDREA DOVIZIOSO 5 successivi hanno subito detto che non sarebbe stato così. “Quei tre là”, purtroppo, sono parsi irraggiungibili, se non in sporadiche occasioni. Ma Valentino non si arrende, è convinto che il 2014 sarà decisamente migliore del 2013: sotto questo aspetto è ammirevole. CAL CRUTCHLOW Voti 2013: 6,5, 8, 5, 9, 8, 5, 8, 8, 4,5, 6, 5, 6 4,5, 5, 6, 6,5, 6, 4, 4. Media 2013: 6,05 Fino a Silverstone è stato grande, sempre lì a lottare con i primi, nonostante una moto simile ma non uguale alle ufficiali. Poi, nel “suo” GP, è caduto tre volte, facendosi parecchio male al braccio destro: da lì in poi il suo rendimento è stato disastroso. Veloce è veloce, ma sotto tanti aspetti deve ancora migliorare. 84 Voti 2013: 7,5, 8, 4, 8,5, 8, 6, 5, 5, 6, 5, 6, 4, 5, 6,5, 6, 4, 5, 4. Media 2013: 5,75 L’inizio è stato da applausi, il finale da dimenticare: il Dovi è stato travolto dal disastro Ducati e ha perso ogni motivazione. Comprensibile, ma in alcuni GP avrebbe potuto fare meglio, anche se, complessivamente, ha poco da rimproverarsi: paga colpe non sue. NICKY HAYDEN 5,5Voti 2013: 7, 6, 6, 6,5, 5, 5, 5, 7, 4, 6, 5, 5, 5, 5, 5, 6, 7, 7. Media 2013: 6,02 Ha sempre fatto la sua parte, anche se la Ducati lo ha scaricato dopo qualche GP e gli ha addirittura impedito di salire sull’ultima versione della Desmosedici. E’ un vero professionista e nelle ultime tre gare è sempre arrivato davanti al compagno di squadra. BRADLEY SMITH 5Voti 2013: 5, 4, 4, 5, 5, 7, 5, 6,5, 6, 5, 5, 5, 4, 5, 5, 5, 5, 5. Media 2013: 5,08 In linea con le aspettative: si fa fatica a capire MotoGP perché il team Tech3 non l’abbia lasciato un altro anno in Moto2 a “maturare”. L’unica soddisfazione della stagione è arrivata a 2013 concluso, con il secondo tempo nei test di Valencia: decisamente troppo poco, a speriamo sia di buon auspicio. ANDREA IANNONE 4,5Voti 2013: 6, 6, 5, 6, 4, 5, 5, 5, 6, 4, 4, 5, 6, 4, 4. Media 2013: 5 Ha talento e qualità per fare molto di più, al di là di una moto obiettivamente complicata per un debuttante. Purtroppo Andrea è caduto tanto, facendosi parecchio male, chiudendo il campionato con un solo punto in più del “collaudatore” Michele Pirro e arrivando sempre dietro agli ufficiali. HONDA La moto perfetta non esiste e - naturalmente 9 – non lo era nemmeno la RC213V versione 2013. Ma, complessivamente, la Honda è stata superiore e in alcuni GP il dominio è sembrato molto evidente. Cambio, consumi e affidabilità sono nettamente migliori della Yamaha. YAMAHA 8La M1 ha vinto gli stessi GP della rivale, ma a fare la differenza è stato soprattutto Jorge Lo- renzo: senza di lui, il voto sarebbe decisamente più basso. E’ sempre una moto competitiva, ma la rivale è un passo avanti e non è facile da raggiungere. DUCATI 4La peggior stagione da quando ha debuttato in MotoGP (2003): difficile fare peggio. La politi- ca dei piccoli passi scelta a fine anno non ha pagato e adesso ci vorrà parecchio tempo per tornare competitivi. Lo sanno bene anche a Borgo Panigale e in questi 12 mesi non sono certo mancati impegno e dedizione: sotto questo aspetto, meriterebbero 9 in pagella. 85 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP In Moto3 Husqvarna correrà in Moto3 Nel 2014 con Danny Kent di Andrea Perfetti | Husqvarna Motorcycles annuncia il debutto in Moto3 col team ufficiale Red Bull Husqvarna Factory Racing diretto da Aki Ajo. A portare la moto in pista saranno Danny Kent e Niklas Ajo L a lista dei partenti in Moto3 nel 2014 si allunga e si arrichisce di un marchio glorioso che per la prima volta sbarca nei circuiti del Motomondiale. Husqvarna Motorcycles annuncia infatti il debutto in Moto3 col team ufficiale Red Bull Husqvarna Factory Racing diretto da Aki Ajo. A portare la moto in pista saranno Danny Kent e Niklas Ajo. A ben guardare lo storico brand svedese aveva già solcato le piste di asfalto con gomme slick, 86 ma si trattava dei campionati Supermoto (specialità in cui ha vinto cinque allori), tecnicamente più vicini all’offroad di quanto ovviamente non sia la velocità. E, a cavallo dei due conflitti bellici, Gunnar Kalén portò l’Husqvarna al successo nel Campionato Europeo di velocità Classe 500. Nel 2014 la Casa motociclistia punta a rimpinguare il suo palmares, schierandosi su più fronti in modo ufficiale sia nel motocross che nella velocità. Infatti il Red Bull Iceone Husqvarna Factory Team, di proprietà di Kimi Raikkonen, gareggerà nel mondiale di cross, classe MX1, con due piloti d’esperienza come il sudafricanoTyla Rattray, classe 1985, campione MX2 nel 2008, e il 23enne australiano Tod Waters. L’ex campione del mondo Jacky Martens sarà invece alla guida del Wilvo Nestaan Husqvarna Factory Racing Team in MX2. Roman Febvre e Aleksandr Tonkov saranno i piloti responsabili del rilancio Husqvarna nella classe minore. In Moto3 il giovanissimo Danny Kent sarà affiancato dal finlandese Niklas Ajo. Non ci sono ancora dettagli inerenti la moto, ma visto il regolamento attuale della Moto3 è logico pensare che le Husqvarna portate in gara saranno delle KTM Moto3 riviste in qualche dettaglio tecnico (nella foto sopra vedete la nostra ricostruzione di come potrebbe essere la Moto3 Husqvarna). In questa categoria possono infatti correre solo motori monocilindrici fino a 250 cc, a quattro tempi, mentre il peso complessivo minimo per moto e pilota è fissato in 148 kg. Proprio Maverick Vinales ha vinto il titolo 2013 in sella alla KTM Moto3. E’ facile ipotizzare quindi un esordio potenzialmente vincente per le nuove Husqvarna, che saranno spinte dal motore oggi più performante della Moto3. La partecipazione di Husqvarna al campionato di velocità destinato ai prototipi lascia presagire anche un concreto interesse della Casa verso il mercato delle moto stradali. Interesse che ha trovato riscontro a Milano, durante EICMA 2013, nella presentazione del concept 701, votato proprio all’utilizzo stradale. Stefan Pierer, CEO di KTM: «Far correre Husqvarna nel mondiale di velocità porterà interesse sia a questo sport, sia al nostro marchio. Con 110 anni di storia Husqvarna è conosciuta in tutto il mondo e dall’esperienza in Moto3 riceverà una ulteriore spinta che la renderà ancora più forte, ci aspettiamo grandi cose per l’anno prossimo». Pit Beirer, capo di Husqvarna Motorsport: «La nostra sfida con Husqvarna in Moto3 rappresenta un passo fondamentale per l’azienda. Siamo esaltati da questo nuovo progetto. Porteremo le migliori risorse e competenze in Moto3 per raggiungere presto il successo. Danny Kent sarà il nostro pilota ufficiale, mentre Niklas Ajo riceverà il nostro supporto. Non vediamo l’ora di cominciare». 87 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine BMW Motorrad Italia EVO: Sylvain Barrier Pata Honda World SBK : Leon Haslam e Jonathan Rea Pedercini Kawasaki EVO: Alessandro Andreozzi e Chris Iddon o Guarnoni? Grillini Kawasaki EVO: Michel Fabrizio e Sheridan Morais Yakhnich Motorsport MV : Claudio Corti Althea Ducati EVO: Canepa? – Camier o Elias? BMW Motorrad Germany EVO: Neukirchner o Reiterberger? Alstare (BMW?) EVO : Badovini Team Toth BMW EVO: Imre Toth e Peter Sebestyen Team Kawasaki Mahi EVO: Foret Team Kawasaki Provec EVO : David Salom EBR Buell EVO : Geoff May – Josh Hayes Honda Lorini EVO : Tamburini? – Marconi? PTR Honda EVO : Jack Kennedy – tba Le pre-iscrizioni hanno sino ad ora dato ragione alla scelta di Dorna di introdurre la nuova categoria Evo, scelta da 19 dei 30 piloti attualmente in Superbike lista. Le Superbike vecchia maniera sono solo 11 e come sappiamo spariranno completamente nel 2015. Lo squadrone Aprilia di Melandri e Guintoli parte con i favori del pronostico, così come il team Kawasaki del campione del mondo Sykes e della promessa francese Baz. Volti nuovi in casa Suzuki che punta in alto con Laverty e con il vincitore del British Superbike Alex Lowes, fratello di Sam Lowes che dopo aver vinto il mondiale Supersport con il team Yakhnich e passato alla Moto2. E a proposito di Yakhnich, spetterà alla squadra russa riportare in pista in modo ufficiale il glorioso marchio MV. Dopo il rifiuto del team Althea, la casa di Schiranna ha scelto il team Yakhnich, che schiererà una sola Superbike. Il pilota scelto dal team è Claudio Corti che lascia la MotoGP dove ha corso con la FTR. Yakhnick Motorsport schiererà anche due MV nel mondiale Supersport, affidate a Cluzel ed al russo Leonov. Una vera e propria rivoluzione in Ducati dove del passato è rimasto il solo Ernesto Marinelli, confermato a capo del progetto Superbike. Nuovi i piloti Giugliano e Davies e Cambiano piloti, regolamento e piste di Carlo Baldi | Il prossimo anno la SBK 2014 vedrà schierati 18 team e 30 piloti. Quasi due terzi dei piloti correrà nella nuova categoria “Evo”. Debutto per MV e Buell. Scompare la Superpole. Rivoluzionato il calendario con nuovi circuiti I l quadro dei team e dei piloti che daranno vita al campionato mondiale Superbike 2014 si è ormai quasi completamente delineato. Le pre-iscrizioni che la Dorna ha raccolto entro il 15 Novembre hanno riguardato 18 team e trenta piloti. Un numero ovviamente da confermare, che potrebbe diminuire ma anche aumentare, per un campionato che, lo ricordiamo, vedrà al via sia le Superbike che la nuove Superbike Evo. 88 Ecco una lista provvisoria di team e piloti: Aprilia Racing Team : Marco Melandri e Sylvain Guintoli Crescent Suzuki Voltcom Group : Eugene Laverty e Alex Lowes Kawasaki Racing Team : Tom Sykes e Loris Baz Team Ducati Superbike : Davide Giugliano e Chaz Davies 89 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito nuovo lo staff tecnico, con i tecnici della Feel Racing guidati dal team manager Serafino Foti. In casa Honda invece tutti riconfermati nonostante una stagione a dir poco disastrosa. Però anche la più grande casa costruttrice del mondo ha girato pagina per quanto riguarda l’elettronica. «Abbiamo letteralmente buttato via la vecchia elettronica che tanti problemi ci ha causato lo scorso anno – ha dichiarato Carlo Fiorani di Honda Europe – e stiamo lavorando ad una nuova elettronica made in Italy». Haslam e Rea potranno inoltre contare sulla nuova CBR che ha più cavalli ed una ciclistica decisamente migliorata. Potrebbe essere la sorpresa del 2014. Le Evo La lista delle Superbike si chiude qui in quanto tutti gli altri piloti pre-iscritti gareggeranno Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine il manager belga non ha ancora ufficializzato la sua scelta) con alla guida Ayrton Badovini, le cui doti non sono passate inosservate a Battà nonostante una travagliata stagione con la Panigale. Due i team che hanno scelto la nuova Honda CBR Evo. Sono quello Lorini e il PTR. La squadra italiana farebbe debuttare in Superbike due italiani : Tamburini e Marconi, mentre quella inglese punterebbe sull’irlandese Jack Kennedy, ma non ha ancora deciso il secondo pilota. Manca per ora all’appello il team Red Devils, forse ostacolato dalle stesse difficoltà economiche che hanno caratterizzato la sua stagione 2013. Sembra quindi che il prossimo anno la griglia di partenza della Superbike possa finalmente tornare ad essere folta e anche se qualcuna delle squadre che abbiamo elencato desse forfait, pensiamo che i piloti non saranno meno di 25 o 26. Altra grande novità è rappresentata dalla casa americana Buell che prenderà parte al mondiale SBK Evo con due moto ed i piloti Geoff May e Josh Hayes. nella classe Evo ad iniziare dal team Althea che dovrebbe tornare ad utilizzare le moto di Borgo Panigale con due piloti. Si fanno i nomi di Canepa, Camier e Elias, ma non è escluso che alla fine Bevilacqua decida di schierare solo il pilota italiano. Il team Grillini forte dello sponsor Iron Brain (bevanda “Brain Drink” ideata e prodotta da Cortinetix Pharma S.r.l) ha ingaggiato Michel Fabrizio ed il sudafricano Sheridan Morais ed ha scelto moto Kawasaki.. Il team italiano non è stato l’unico a scegliere le moto della casa di Akashi che sarà presente con altre tre squadre ad iniziare ovviamente dal team Pedercini, fedele da anni alle verdone. La famiglia Pedercini (che non è escluso possa schierare anche due Superbike) intende promuovere Andreozzi dalla Stock 1000 al quale potrebbe affiancare l’inglese Iddon o la giovane speranza francese Guarnoni, che nel 2012 aveva iniziato la stagione in Stock 1000 proprio con il team di Volta Mantovana, per poi decidere di passare al team francese MRS. Gli altri due team che hanno scelto la Ninja ZX-10R in versione Evo sono Mahi e Provec che hanno dato fiducia rispettivamente al francese Fabien Foret e allo spagnolo David Salom, entrambi provenienti dalla Supersporto ma con trascorsi in Superbike. Nutrito anche lo schieramento di BMW. La casa tedesca ha ritirato il team ufficiale, ma ha annunciato subito che avrebbe supportato i team che avessero scelto la S1000RR e così è stato. BMW Motorrad Italia punta sul vincitore delle ultime due edizioni della Stock 1000 FIM Cup, Sylvain Barrier, mentre Neukirchner e il giovane Reiterberger faranno parte di una squadra BMW tutta made in Germany. Anche il team Toth ha scelto BMW e schiererà nella Evo i due ungheresi Imre Toth e Peter Sebestyen. Il team Alstare di Batta sta cercando il supporto economico che gli consentirebbe di schierare una BMW (ma 90 Superbike Tante novità Sarà una Superbike completamente rinnovata anche per quanto riguarda gli orari e le qualifiche. Sparirà la Superpole per lasciare il posto alla formula adottata in GP, vale a dire una prima qualifica che definirà i piloti che potranno poi partecipare alla seconda e decisiva sessione. Inoltre tutte le gare (le due manche Superbike, la gara della Supersport e quella della Stock 1000) si disputeranno tra le 10,30 e le 14,30. Sono tutte modifiche imposte da esigenze televisive (la seconda manche delle 15,30 si disputava troppo tardi ed ha sempre avuto un numero di spettatori inferiore rispetto alla prima manche delle 12,30) ma se si vogliono attirare gli sponsor i media e le televisioni in particolare devono essere tenuti in alta considerazione. Manca ancora il calendario delle gare ma possiamo anticiparvi che le gare saranno 14 e che scompariranno Monza, Silverstone ed il Nurburgring, per lasciare il posto a Sepang, Welkom, Misano ed il Qatar, mentre è attualmente in discussione il round di Istanbul. 91 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Sport Scarica l’APP del Magazine Editore: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. Iva 11921100159 Responsabile editoriale Ippolito Fassati Capo Redattore Andrea Perfetti Honda TT Legends Cummins prende il posto di Dunlop di Edoardo Licciardello | Il quattro volte vincitore al TT 2013 senza una sella per il 2014. Al suo posto Conor Cummins, alla ricerca della sua prima vittoria al Tourist Trophy H a dell’incredibile la vicenda di Michael Dunlop: rivelazione del 2013, stagione in cui è passato da giovane promessa a fenomeno delle corse stradali con quattro vittorie al Tourist Trophy, è attualmente disoccupato dopo che le trattative con il team ufficiale Honda TT Legends si sono 92 definitivamente arenate. Non è chiaro quale sia stato il fattore di incompatibilità fra il pilota e il team più quotati del momento nella specialità delle gare stradali, anche se lo stesso Dunlop ha parlato di “troppe complicazioni associate a tutte le offerte che ho ricevuto”, fatto sta che incredibilmente Michael è - per sua stessa ammissione - senza una sella per la stagione in arrivo. Con ogni probabilità Dunlop passerà a casa il 2014: il pilota nordirlandese si dice ormai rassegnato, anche se una proposta per un pacchetto competitivo potrebbe fargli cambiare idea. Avendo rinunciato a correre con quello che molti considerano il miglior team del settore, e con buona parte delle altre selle occupate, si fatica ad immaginare quale occasione possa convincerlo. Il suo posto sulla CBR1000 del Team Honda TT Legends, a fianco di John McGuinness (a destra nella foto), è stato quindi preso da Conor Cummins. Il pilota dell’Isola di Man, detentore del terzo tempo assoluto sul Mountain e del record assoluto con partenza da fermo (131,5 miglia all’ora di media) ha corso con buoni risultati nelle scorse stagioni nel team Tyco Suzuki a fianco di Guy Martin dopo l’anno di pausa - il 2011 - durante il quale ha recuperato i postumi del terribile incidente che lo ha visto protagonista nel 2010 alla Terrace, durante il TT, in sella alla Kawasaki del team McAdoo. «Sono eccitatissimo all’idea di correre con Honda nel 21014» ha commentato Cummins. «Per come la vedo io è il vertice assoluto delle gare stradali. Correre con un team come questo è qualcosa a cui ho puntato per tutta la mia carriera, quindi capirete quanto sia importante questo accordo. Il team ha tantissima esperienza, e voglio a tutti i costi sfruttare al meglio l’opportunità che mi viene offerta. Non vedo l’ora di correre con la nuova Fireblade SP, e possibilmente portare a casa qualche buon risultato» Redazione Maurizio Gissi Maurizio Tanca Cristina Bacchetti Marco Berti Francesco Paolillo Aimone dal Pozzo Edoardo Licciardello Grafica Thomas Bressani Collaboratori Nico Cereghini Massimo Clarke Giovanni Zamagni Carlo Baldi Massimo Zanzani Lorenzo Boldrini Enrico De Vita Ottorino Piccinato Antonio Privitera Antonio Gola Alfonso Rago COPYRIGHT Tutto il materiale contenuto in Moto. it Magazine è oggetto di diritti esclusivi di CRM S.r.l. con sede in Milano, Via Melzo 9. Ne è vietata quindi ogni riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione scritta di CRM S.r.l. Moto.it Via Melzo 9- 20129 Milano Reg. trib. 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