Governo: Scilipoti a incontro con Cpi, con Berlusconi perché non potevo accettare esecutivo delle banche 18/03/2011, ore 16:07 http://www.julienews.it/notizia/cronaca/governo-scilipoti-a-incontro-con-cpi-con-berlusconiperche-non-potevo-accettare-esecutivo-delle-banche/69769_cronaca_2.html Roma, 18 marzo – ‘’Molti mi dicono che sono un pazzo, d’altra parte lo dicevano anche di Ezra Pound. Tuttavia, io non potevo accettare un governo che si mettesse in mano alle banche, per questo ho scelto di cambiare, non per Berlusconi. Ci fosse stato qualcun altro mi sarei comportato allo stesso modo’’. Lo ha detto Domenico Scilipoti, intervenendo all’incontro, a metà tra economia e letteratura, dedicato a Ezra Pound 'poeta contro l'usura', promosso dal Movimento di responsabilità nazionale, insieme al Forum Antiusura e a CasaPound Italia. Alla conferenza, che si è tenuta questa mattina alla Camera, a Palazzo Marini, hanno partecipato Andrea Antonini e Adriano Scianca, rispettivamente vicepresidente e responsabile cultura di Cpi, Luigi Di Stefano, rappresentante del Forum nazionale antiusura bancaria, e due studiosi di primo piano: Alberto Micalizzi, docente del dipartimento di Finanza della Bocconi di Milano, e Daniele Lazzeri, direttore scientifico del centro studi 'Vox Populi'. Scilipoti ha tenuto a rivendicare la linearità del suo percorso, a cominciare dalla battaglia contro l’usura bancaria, su cui è in prima linea da sempre: ‘’Mi dicono di tutto, che sono un matto, un venduto, un traditore, ma io rivendico la mia storia, la mia coerenza’’, ha detto, raccontando, a un pubblico in gran parte giovane, con una presenza cospicua di militanti di CasaPound Italia, di avere aperto ‘’da ragazzo un circolo intitolato a Ezra Pound’’. E proprio a Cpi e alle sue idee Scilipoti ha voluto assicurare sostegno offrendosi di fare da portavoce in parlamento delle istanze di un mondo vivo come quello espresso dall’associazione che fa capo a Gianluca Iannone: ‘’Possiamo pensarla diversamente su alcune cose – ha detto Scilipoti – ma, da parlamentare, sono a disposizione anche per farmi portatore alla Camera di vostre istanze e proposte di legge’’. PIGNORATA CASSAFORTE PER 300 MILA € - BANCA MACERATESE SI AGGRAPPA AL MILLEPROROGHE. INVANO...! venerdì 11 marzo 2011 http://portale.sosutenti.info/notizie/news/con-300-000-00-pignorati-dalla-cassaforte-bancamaceratese-si-aggrappa-al-milleproroghe-invano.html Il Capitolo Salva-banche del Decreto Milleproroghe non ha funzionato. Soprattutto non ha resistito al braccio di ferro, e agli attacchi del 23 dicembre 2010 sferrati dal Team Tecnico-Legale di SOS UTENTI. Un team che vede ben incardinate le figure di EMANUELE ARGENTO (l'avvocato con la serialità più alta di cause vinte contro il sistema bancario italiano), GENNARO BACCILE (l'economista esperto in Italia in discipline tecniche e bancarie), e ALFONSO PESARESI (avvocato marchigiano).La Corte d'Appello di Ancona emette ordinanza dichiarativa di non applicabilità della pretestuosa norma "Salva-Banche" sulle ripetibilità anatocistiche e di illegittimi interessi oltre il decennio. Il team SOS UTENTI con gli strumenti del diritto e della tecnica bancaria, dopo solo cinque giorni dell'approvazione del Milleproroghe, sconfigge quei parlamentari della maggioranza e dell'opposizione di Governo che hanno voluto tentare di salvare il maltolto bancario. QUESTA L'ORDINANZA DELLA CORTE D'APPELLO: Sentenza 3 Marzo 2011 Corte D'Appello di Ancona Anatocismo, così le banche sono salve http://www.vivereinarmonia.it/i-nostri-soldi/articolo/anatocismo-cosi-le-banche-sonosalve_180311164656.aspx Una norma del Milleproroghe varia i termini per la prescrizione Alcuni lo hanno definito una “pietra tombale” su un diritto sacrosanto dei consumatori. Il Milleproroghe ha salvato le banche dalle cause legali contro l’anatocismo, accorciando i tempi di prescrizione: in sostanza, i dieci anni per la prescrizione non vengono considerati a partire dalla chiusura del conto corrente, ma dalla singola operazione bancaria. Così il consumatore truffato ha meno tempo per esercitare il proprio diritto al ricorso e vengono “tagliate le gambe” a migliaia di cause in corso, magari già passate in giudicato al primo grado e in attesa di ricorso. Adusbef e Federconsumatori hanno organizzato in questi giorni un convegno dal titolo “Anatocismo, usura, risparmio tradito: quale tutela?” per discutere proprio del colpo di spugna dato dal decreto Milleproroghe. L’interesse sull’interesse. Come funziona l’anatocismo? In base al tasso pattuito, gli interessi a debito del correntista – quelli dovuti alla banca quando si va in rosso oppure quelli maturati nei rapporti di fido bancario – vengono addebitati con frequenza trimestrale o annuale, mentre gli interessi a credito – generati sul capitale presente sul conto – sono liquidati con cadenza annuale. Questo significa che se un risparmiatore va in rosso per 10 mila euro, la banca gli ascrive ogni tre mesi i relativi interessi, i quali vanno a gravare subito di una cifra X sul capitale a debito. Per tale meccanismo, gli interessi del successivo trimestre vengono calcolati non più su 10 mila euro, ma sulla somma tra il capitale e X: con questo sistema, alla fine dell’anno, il correntista si ritrova a pagare un monte interessi più alto rispetto al calcolo su base annuale, con un palese disallineamento nella maturazione degli interessi a credito. Sebbene il nostro ordinamento giuridico vieti l’anatocismo all’articolo 1283 del codice civile, le banche lo hanno praticato per anni facendo riferimento alle Nub (Norme uniformi bancarie), l’autoregolamentazione che gli istituti di credito si sono dati dal 1° gennaio 1952 in cui veniva prevista la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori. Come ribellarsi? I risparmiatori che hanno pagato somme in esubero a causa della pratica anatocistica hanno il diritto di ottenerne il rimborso. Il primo passo è inviare una lettera raccomandata alla propria banca, in cui si richiede la restituzione, cercando di recuperare la documentazione contrattuale e quanti più estratti conto possibile. La banca ha novanta giorni di tempo per rispondere: se questo non avviene, si può ricorrere a un legale o a un’associazione dei consumatori, muniti di una perizia tecnico contabile sull’entità delle somme richieste. Nonostante più sentenze della Cassazione abbiano specificato che il termine decennale di prescrizione per richiedere alla banca gli interessi indebitamente pagati decorra dalla data in cui si è estinto il saldo del conto corrente, la norma del Milleproroghe prevede invece che la prescrizione decorra da ogni singola operazione (ovvero dalla data in cui sono stati versati gli interessi). Ora si aprono le polemiche: tra le prime c’è quella sollevata dal tribunale ordinario di Benevento, che ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale affinché decida sulla costituzionalità o meno della norma di legge. Nella sentenza in cui impugna la disposizione del Milleproroghe, il giudice Andrea Loffredo sottolinea l’irragionevolezza della norma, in quanto “di fatto innova e si scontra non solo con la disciplina normativa e della natura giuridica propria delle operazioni bancarie in conto corrente”, ma anche con il principio generale di decorrenza della prescrizione, cancellando consolidate sentenze di Cassazione. “L’imprescrittibilità dell’azione promossa dal cliente verso la banca per far valere la nullità della clausola, che prevede ad esempio l’anatocismo, ai sensi dell’articolo 1422 del codice civile – si legge in una nota di Federconsumatori – significa che la prescrizione dei diritti derivanti dall’annotazione non potrà mai intaccare il diritto dell’utente a un’azione giudiziaria volta a far dichiarare la nullità delle clausole contrattuali originariamente nulle, quali quella dell’anatocismo, degli interessi ultralegali , ‘uso piazza’ o dei giorni di valuta ‘fittizi’, poiché la domanda di ripetizione dell’indebito ha un presupposto imprescindibile: il pagamento, senza il quale non si potrà certo ripetere ciò che non si è mai pagato”. Anatocismo, AACC: difendere diritti dei cittadini 15/03/2011 - 13:47 http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=31985 Adusbef e Federconsumatori hanno organizzato oggi a Roma un convegno sull'anatocismo e sul risparmio tradito. Lannutti: "Milleproroghe pietra tombale dei diritti dei consumatori". Trefiletti: "Fare chiarezza nei rapporti fra banche e cittadini". Di Pietro, IdV: "La questione dell'anatocismo non è da poco. Alla fine ci rimette sempre l'anello più debole della catena". Il Tribunale Ordinario di Benevento ha promosso d'ufficio questione di legittimità costituzionale della norma che di fatto, attraverso il Milleproroghe, ha reintrodotto l'anatocismo: il provvedimento è di pochi giorni fa e contesta la violazione degli articoli 3, 24, 41, 47 e 102 della Costituzione. Si annuncia come uno dei tanti ricorsi alla Corte Costituzionale che saranno promossi nei confronti del provvedimento, ampiamente contestato dalle associazioni dei consumatori e oggetto oggi di un convegno sul tema "Anatocismo, usura, risparmio tradito: quale tutela?" organizzato a Roma da Adusbef e Federconsumatori alla presenza di diversi rappresentanti istituzionali, fra i quali il presidente dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, il presidente di IdV alla Camera Massimo Donadi e il presidente IdV al Senato Felice Belisario, il senatore del Partito democratico Giovanni Legnini, esperti delle consulte legali di Adusbef e Federconsumatori insieme ai due presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti. Ha detto Di Pietro: "La questione dell'anatocismo non è questione da poco. Alla fine ci rimette sempre l'anello più debole della catena". Un passo indietro per riepilogare lo stato dell'arte. Con l'approvazione in Parlamento degli emendamenti introdotti dal Governo al Milleproroghe, è stata introdotta una norma in virtù della quale la prescrizione decennale per far valere il diritto del correntista ad ottenere la restituzione di quanto indebitamente corrisposto alla banca decorre dal giorno dell'annotazione dell'operazione stessa e non dalla data di chiusura del conto, come, invece, aveva ribadito la Corte di Cassazione a Sezioni Unite con una recentissima sentenza del 2 dicembre 2010, nella quale veniva invece stabilito che i correntisti hanno diritto a ottenere la restituzione delle somme trattenute dalle banche per interessi illegittimamente addebitati sul conto corrente a titolo di anatocismo, dalla data di apertura del conto e per tutta la durata dello stesso, mentre la prescrizione decennale per chiedere la restituzione decorre dalla chiusura del conto. Atto primo. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione stabiliscono dunque questo: "Se, dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che prevede la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati". Atto secondo. Con il Milleproroghe, si inserisce un articolo che recita: "In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l'art. 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzioni di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge". Le associazioni dei consumatori non ci stanno, e il convegno di oggi lo ribadisce. Esordisce il presidente Adusbef Elio Lannutti: "Avevamo organizzato questo convegno molto tempo prima che venisse approvato il Milleproroghe, la pietra tombale sui diritti dei consumatori. Il Governo fa il maggiordomo dei banchieri. Un altro colpo, che abbiamo sventato, era l'attacco alla legge antiusura: avevano inserito un codicillo per cominciare a smantellare i tassi soglia. Siamo intervenuti come IdV, è intervenuto il Pd, e il provvedimento è stato revocato". La genesi del Milleproroghe è stata sintetizzata da Legnini: di fronte a un provvedimento diventato "monstre", "come opposizioni avevamo di fronte due vie: prendere atto dell'impossibilità di esaminare una mole così imponente di proposte emendative o discutere nel merito delle singole norme purché il testo fosse quello oggetto di discussione in Aula. Chiuso il lavoro delle Commissioni - ha detto il senatore - il Governo ha chiesto di introdurre alcune norme in deroga all'accordo raggiunto, fra cui il pacchetto delle banche". Sventata la norma sull'elevamento del tasso soglia d'usura, è rimasta quella dell'anatocismo. "La norma comprime i diritti dei correntisti per arginare una falla sui bilanci della banche italiane: questi sono i termini del problema", ha detto Legnini, sottolineando gli inevitabili problemi che il provvedimento porterà in relazione alla legittimità costituzionale e alla pronuncia della Cassazione e ribadendo: "Il conflitto fra banche e consumatori non può risolversi tutto a danno dei consumatori". Banche e consumatori: un rapporto che secondo Rosario Trefiletti va chiarito. "Nel nostro paese ha detto il presidente Federconsumatori - si deve fare chiarezza nei rapporti fra sistema bancario e cittadini. Ricordiamo i casi dei bond Parmalat, Argentina, i mutui usurari. Le banche continuano ad avere amici in Paradiso e a operare nel rapporto con i cittadini in maniera incredibile. L'ultimo caso: per andare a ritirare i propri soldi agli sportelli bancari bisogna pagare una gabella da uno a tre euro. Sono cose insopportabili per i cittadini". All'incontro è intervenuto il presidente IdV Antonio Di Pietro. Sostiene Di Pietro: "Non c'è una politica a difesa delle fasce più deboli e dei singoli cittadini, perché coloro che fanno politica oggi sono espressione dei poteri forti. Gli eletti in Parlamento sono nominati da cinque persone. Il movimento dei consumatori rappresenta interessi diffusi di una miriade di anelli deboli che possono essere più forti se associati". Di Pietro ha ribadito "la volontà dell'IdV di portare avanti la difesa dei soggetti più deboli". Anatocismo compreso. Governo: lungo colloquio alla camera Tremonti-Romano http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-913294/governo-lungo-colloquio-camera/ GIOVEDI' 17 MARZO 2011 Affrontati temi come anatocismo, anche con Lannutti (Idv). (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 17 mar - Lungo colloquio, in Transatlantico alla Camera, tra il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti e il presidente del Pid e componente dei responsabili alla Camera, Saverio Romano. Al centro, ha riferito poi il parlamentare, le questioni gia' sollevate dai Responsabili, come l'anatocismo, i tagli alla cultura, le rinnovabili. Non si sarebbe parlato del rimpasto di Governo: "Non spetta a lui" ha detto Romano, rilevando comunque la propensione del ministro dell'Economia al dialogo, cosa che dimostrerebbe la volonta' di impegnarsi per la prosecuzione della legislatura. Di anatocismo Tremonti ha parlato anche con Elio Lannutti, senatore dell'Idv, che, ha riferito, gli ha contestato di essersi fatto ingannare dalle banche sull'entita' del problema, perche' sarebbero due e non 30 miliardi. "E hai detto niente", ha replicato Tremonti secondo la ricostruzione di Lannutti, che a sua volta ha risposto: "Per un'elemosina avete negato un diritto". "Va bene, vedremo..." ha chiuso il Ministro. Banche/ Scambio di battute Lannutti-Tremonti su anatocismo Senatore: Peso è solo 2 mld. Il ministro: "E hai detto niente?" http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/2011/3_marzo/17/banche_scambio_di_battute_lannuttitre monti_su_anatocismo,28786124.html Roma, 17 mar. (TMNews) - Scambio di battute in Transatlantico fra il senatore dell'Idv Elio Lannutti e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Al centro della conversazione l'anatocismo bancario e le nuove norme adottate dal governo. Lannutti ha contestato a Tremonti di essersi fatto ingannare dalle banche perchè il peso delle cause pendenti non dovrebbe essere 30 miliardi come sostengono gli istituti di credito ma soltanto 2 miliardi. Ma il ministro ha replicato: "E hai detto niente?", lasciando intendere che comunque 2 miliardi sono una bella somma. Lannutti ha a sua volta risposto che "per un'elemosina è stato negato un diritto" e ha incalzato il ministro: "Vediamo cosa dirà la Corte Costituzionale". "Vabbè, vedremo...", ha risposto il titolare del Tesoro. Nelle pieghe del decreto milleproroghe è stata inserita una norma sull'anatocismo bancario (il calcolo degli interessi sugli interessi) che va a favore delle banche. Una misura che toglie a molti correntisti il diritto a richiedere somme arretrate che spettano loro per legge. CITTADINI E BANCHE, COME FANTOZZI CON LA NUVOLETTA 16 marzo 2011 http://www.felicebelisario.it/2011/03/16/cittadini-e-banche-come-fantozzi-con-la-nuvoletta Ieri sono intervenuto al Convegno sul tema “Anatocismo, usura, risparmio tradito: quale tutela?” organizzato da Adusbef e Federconsumatori. Hanno partecipato, tra gli altri, i presidenti delle due associazioni, Elio Lannutti, anche senatore Idv, e Rosario Trefiletti, il Presidente Antonio di Pietro, il Capogruppo alla Camera Massimo Donadi, magistrati, giudici, avvocati e rappresentanti delle associazioni di consumatori. L’anatocismo è la capitalizzazione degli interessi su un capitale: in altre parole, il calcolo degli interessi sugli interessi. In questo modo le banche possono aggiungere al tasso di interessi concordato con il cliente diversi punti percentuali. Una truffa legalizzata ai danni degli utenti che vale dai 30 ai 50 miliardi. Nonostante diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno stabilito il diritto alla restituzione delle somme indebitamente sottratte ai cittadini, a causa di una norma del milleproroghe il tempo utile per chiedere la restituzione degli importi non si calcola più dalla data di chiusura del conto corrente, ma dal giorno dell’annotazione a debito sul conto. In questo modo l’esercizio del diritto di migliaia di utenti è stato dichiarato “fuori tempo massimo”, con somma gioia degli istituti di credito. Un Governo alle dipendenze dei poteri forti ha usato il solito trucco della prescrizione breve per favorire le banche nella vessazione dei risparmiatori. L’Italia dei Valori continuerà il suo impegno per restituire centralità ai cittadini BANCHE. Tassa sul contante, dalle AACC lettera a Tremonti, Draghi, Catricalà e Mussari 18/03/2011 - 10:42 http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=32019 "In un libero mercato, non può essere imposto un prezzo ma certamente le Autorità hanno tutte le possibilità per dissuadere le banche coinvolte nell'applicazione della commissione di prelievo. Le Associazioni, da parte loro, si attiveranno direttamente presso i singoli gruppi bancari o banche, che hanno introdotto il nuovo compenso". È quanto scrivono Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori in una lettera inviata, nei giorni scorsi, al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, al Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, al presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà e al presidente dell'Associazione bancaria italiana Giuseppe Mussari, sul tema della commissione sul prelievo del contante dal proprio conto corrente. Si legge nella lettera: "Varie banche, sostanzialmente nello stesso periodo, hanno introdotto questo "tributo" per un importo variabile tra uno e tre euro. Una scelta che già qualche anno fa era stata tentata e solo l'opposizione di clientela e associazioni aveva bloccato. Per più banche, la commissione sul prelievo, non è la sola applicata; essa viene dopo la necessità di preavviso per il prelievo, la reintroduzione di un costo per il rilascio del libretto di assegni, l'aumento del canone Bancomat/Pagobancomat". Prosegue la missiva: "Né la suddetta commissione può essere fatta passare come arma per la cosiddetta "guerra al contante". Non bisogna però dimenticare quale tipologia di clientela utilizza più di altre il contante: anziani, neo inclusi nei circuiti bancari, persone con scarsissima cultura (si pensi all'alto tasso di analfabetismo ancora presente in Italia). Peraltro è la stessa fascia di clientela che, per vari motivi, fa più prelievi ogni mese, anche di piccolo importo e, quindi, sostiene costi crescenti. Anche accettando, solo per ipotesi, la motivazione citata, si fa presente che, secondo ricerche dello stesso sistema bancario, il costo per la gestione del contante è pari a dieci miliardi di euro annui. Se il motivo fosse disincentivare l'utilizzo del contante occorrerebbe lavorare, piuttosto, sull'utilizzo dei sistemi alternativi di pagamento che sono sempre più costosi. L'incentivazione o sistema premiante, potrebbe derivare dai risparmi sulla gestione del contante, senza gravare sui bilanci delle banche, diminuendo costi e commissioni di bonifici, Bancomat, carte di credito, assegni". Il costo è ritenuto dunque "inopportuno", specialmente in un periodo di difficoltà economiche. Prosegue in questo modo una vicenda che, oltre a sollevare le critiche delle associazioni consumatori, ha portato anche a un recente intervento di Mr Prezzi, che ha annunciato la decisione di aprire un'indagine sul sistema dei costi alla clientela nel settore bancario. Da non dimenticare, peraltro, l'apertura di credito fatta dalla stessa Abi: il comitato esecutivo ha infatti raccomandato che ciascuna banca, libera comunque di agire come crede, offra almeno un conto corrente in cui non sia prevista alcuna commissione sul prelievo di contante allo sportello. Europa e Usa, a confronto http://www.repubblica.it/rubriche/il-caso-delgiorno/2011/03/18/news/europa_ed_usa_a_confronto_due_stress_test_bancari-13790472/ due stress test bancariNel Vecchio Continente l'Eba ha reso noti i criteri che nel prossimo mese guideranno le prove di tenuta delle banche. Un bis rispetto ai test del 2010, a detta di molti edulcorati. Di tutt'altro tenore i test i cui risultati sono stati diffusi ieri negli Statesdi ANDREA GRECO MILANO - La pubblicazione dei criteri degli stress test bancari europei non muove i titoli nelle Borse, mentre negli Stati Uniti la diffusione dei risultati di simili prove di resistenza mette il turbo al comparto bancario. La differenza c'è, eccome. In Europa, la nuova autorità bancaria (Eba) ha reso noti i criteri che nel prossimo mese guideranno le prove di tenuta delle banche. Si tratta di un bis rispetto ai test del 2010, a detta di molti edulcorati, e che non avevano saputo prevedere il tracollo degli istituti irlandesi. Ora i regolatori promettono che useranno maggiore severità, ma ieri l'Eba non ha pubblicato l'asticella del patrimonio primario, che "sarà comunicata solo in seguito". E proprio questo è il dato centrale, perché misura la base di partenza necessaria a un istituto, al di sotto della quale diventa obbligatorio ricapitalizzare. Le attese in Europa sono per qualche decina di miliardi di euro da chiedere agli investitori bancari, e non si tratta di buone notizie per il prezzo dei titoli relativi. Ma il numero che l'Eba non ha dato ha reso inutile fare troppe speculazioni sui protagonisti dei test che saranno resi noti a giugno. Per l'Italia, stiamo parlando di Intesa Sanpaolo (invariata ieri), Unicredit (+0,41%), Mps (-1,12%), Ubi banca (+1,44%), Banco popolare (invariata). Di tutt'altro tenore i test i cui risultati sono stati diffusi ieri negli States, e che a metà seduta facevano del comparto uno dei traini di Wall Street: Jp Morgan +3%, Wells Fargo +2,1%, Fifth Third Bancorp +3%, Goldman Sachs +2,2%, Us Bancorp +2,5%. Il fatto è che, ricevuto oggi il consenso della Fed tramite la pubblicazione dei positivi esiti dei test, la gran parte del comparto creditizio americano si è lanciata nella distribuzione di dividendi maggiorati, o nel riacquisto di azioni in forma di buy back, per sostenere i titoli. Può sembrare un paradosso, ma gli Stati Uniti, epicentro e colpevoli della crisi finanziaria 2007-2009, sono molto più avanti nel ciclo della ristrutturazione finanziaria rispetto all'Europa, e le loro banche possono guardare dall'alto le rivali europee. Mentre l'Europa bancaria ha ricorso alla leva e livelli di capitale inferiori, e si avvicina agli stress test con l'intento di sapere se ha bisogno di chiedere nuovi capitali ai mercati (si stimano fino a un centinaio di miliardi), gli Stati Uniti i miliardi nelle banche li hanno messi da tempo: due anni fa i loro istituti sostennero il primo round di esami patrimoniali, che fece emergere l'esigenza di ricapitalizzare per miliardi, e restituire gli aiuti Tarp ricevuti dalla mano pubblica. Quei miliardi sono stati in gran parte restituiti, e anzi gli aiuti si sono rivelati spesso un affare per il Tesoro Usa, perché gli interventi nel capitale delle banche erano avvenuti a valori stracciati e nel frattempo i titoli si erano apprezzati. Come sempre, gli Usa affrontano grandi malattie con grandi cure; l'Europa, che in teoria ha retto meglio alla crisi finanziaria, si ritrova oggi popolata di banche in condizioni talvolta precarie, e poco incisive nello stimolo di una vera ripresa congiunturale. Un discorso ancor più vero per l'Italia e le sue banche.. Banche: stress test su 60% comparto Ue Per Italia esercizio sui primi cinque, gia' oggetto scorso anno 18 marzo, 18:30 http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/03/18/visualizza_new.html_1534183190.ht ml - ROMA, 18 MAR - La nuova tornata di stress test che l'Eba, la neonata autorita' europea, condurra' sulle banche del Vecchio Continente entro giugno riguardera' il 60% degli asset del comparto. E' quanto informa l'Eba che tuttavia non ha diffuso la lista delle banche. Per l'Italia resterebbero confermati i primi cinque istituti di credito, gia' oggetto dell'esercizio nello scorso anno: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Popolare e Ubi Banca. Tutte banche che avevano superato la soglia minima del 6%. C'è poco stress anche nei nuovi test Cronologia articolo18 marzo 2011 http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-03-18/poco-stress-anche-nuovi063844.shtml?uuid=AatnhPHD Bisogna chiarirsi sugli obiettivi. Se gli stress test sulle banche europee servono per rassicurare gli investitori, allora è giusto prevedere scenari futuri non eccessivamente pessimistici. Se invece servono per testare la resistenza delle banche in situazioni davvero estreme, allora bisognerebbe effettuarli su scenari decisamente allarmistici. Lo stress test del 2010 aveva probabilmente la prima finalità. Infatti le banche irlandesi l'hanno passato a pieni voti, salvo poi finire sul lastrico pochi mesi dopo. E i titoli di stato greci o portoghesi hanno oggi rendimenti più elevati (dunque peggiori) rispetto a quelli previsti come scenari "avversi" nel 2010. Ora l'Europa ci riprova. L'European banking authority assicura che questa volta lo stress ipotizzato sarà vero. Ma i dubbi restano: il fatto per esempio che il test sia fatto solo sui trading book (cioè su quella parte del portafoglio-titoli delle banche più esposta ai mercati) e non sul banking book (cioè sul portafoglio d'investimenti stabili) non sembra una scelta davvero "stressante". È vero che i titoli acquistati stabilmente dalla banca non vengono svalutati in bilancio. Ma è anche vero che se quei titoli perdono di valore, per la banca rappresentano un problema. Si pensi solo al fatto che nei banking book le banche europee sono piene zeppe di titoli di stato: è giusto tenere questa zavorra fuori dagli stress test? B.Popolare: rimborsa per primo i Tremonti bond (MF) MILANO (MF-DJ)--Pierfrancesco Saviotti ha mantenuto la promessa: ieri il B.Popolare ha annunciato di aver rimborsato gli 1,45 mld Tremonti bond emessi nel luglio 2009. http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html? newsId=836370&lang=it Le risorse necessarie, si legge in un articolo di MF, derivano dall'aumento di capitale da 2 mld chiuso in febbraio. Il gruppo guidato da Saviotti e presieduto da Carlo Fratta Pasini ha inoltre versato gli interessi a saldo maturati dal primo luglio 2010 al 14 marzo 2011, pari a 86,4 mln. Il Banco e' cosi' il primo istituto italiano a rimborsare gli strumenti sottoscritti dal Tesoro nei mesi piu' bui della crisi. Nel corso del 2009, in momenti diversi, erano ricorsi ai Tremonti bond anche il B.Mps (per 1,9 mld), la Popolare di Milano (500 mln) e il Credito Valtellinese (200 mln). "L'apporto fornito dai Tremonti bond", spiega il Banco in una nota, "si e' dimostrato importante, in quanto ha permesso al gruppo nel momento piu' acuto della crisi economica internazionale di continuare a sostenere l'economia dei territori locali, contribuendo alla continuita' di accesso al credito da parte delle famiglie e delle piccole e medie imprese. I dati di bilancio", prosegue la nota, "testimoniano questo impegno: nel corso dell'esercizio 2009 gli impieghi sono aumentati del 9% per le famiglie e del 5% per le piccole imprese", mentre nei primi nove mesi del 2010 "la crescita e' stata del 7,2% verso del famiglie e del 7,1% verso le piccole imprese". Il Banco assicura infine che questa "attenzione continuera' a costituire, in futuro, il fulcro dell'operativita' e dello sviluppo delle banche appartenenti al gruppo". 18/03/2011 14.36 Vendite su Mps http://finanza.lastampa.it/Notizie/0,424259/Vendite_su_Mps.aspx Sotto la parità il titolo Mps che cede lo 0,53% e si riporta a 93,25 muovendosi in controtendenza a listini azionari in rialzo. Secondo diversi osservatori Monte dei Paschi di Siena sarebbe tra le banche più a rischio tra quelle italiane che saranno sottoposte ai nuovi stress test dell'European Banking Authority. Dal gruppo senese il mercato attende anche novità in merito al rimborso dei Tremonti Bond e a più riprese si è diffusa la voce di un prossimo aumento di capitale, che però il management ha sempre smentito. MPS: MUSSARI, ANTONVENETA BANCA RIFERIMENTO PER IL NORDEST http://www.asca.it/newsMPS__MUSSARI__ANTONVENETA_BANCA_RIFERIMENTO_PER_IL_NORDEST-998762ORA-.html (ASCA) - Padova, 14 mar - Banca Antonveneta chiude il 2010 con ottimi risultati sul fronte economico e operativo, proseguendo con convinzione il percorso di crescita intrapreso a partire dal 2008. Questo il messaggio lanciato oggi dal presidente di Banca Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Mussari e dal direttore generale Antonio Vigni, che hanno illustrato i passaggi significativi del progetto di riposizionamento strategico della Banca padovana. Mussari ha ribadito che l'Istituto veneto conferma il proprio ruolo di Banca di riferimento del Nord Est. In termini di performance commerciali, Antonveneta nel corso del 2010 ha aumentato del 23,5% la platea complessiva di clienti, con un incremento di oltre il 500% del flusso di conti correnti. Trend positivo anche per la raccolta, che segna un progresso superiore al 5%, e per gli impieghi, che registrano una crescita dell'8%. I dati testimoniano l'efficacia del percorso sinergico attuato nel biennio appena concluso e caratterizzato per la Banca del triveneto da profondi cambiamenti, che hanno coinvolto gli organi societari, la gamma di prodotti, le procedure informatiche, l'adozione di nuovi modelli di servizio, la gestione del personale. Se il 2010 e' stato l'anno del rilancio di Antonveneta, l'obiettivo per il 2011 e' quello di rafforzare ulteriormente la presenza della Banca in un territorio che le appartiene per storia e vocazione, aumentando le quote di mercato e migliorando ulteriormente il posizionamento competitivo. In Spagna invenduto oltre un milione di case. In Grecia resiste la qualità 19 marzo 2011 http://www.casa24.ilsole24ore.com/art/casa-vacanze/2011-03-18/spagna-invenduto-oltre-milione150246.php?uuid=AafsKYHD A fianco dei paesi che nel 2010 hanno vissuto un riscatto sul fronte immobiliare o a quelli che hanno continuato a macinare rialzi, c'è tutto un plotone di nazioni che non vive un momento felice. E che non sta dando segnali di ripresa. È il caso di Spagna, Grecia e Portogallo, dove però la caduta dei valori nel 2010 è stata moderata nonostante le difficoltà economiche. In Spagna tuttora l'offerta in eccesso è pari al 4% degli immobili totali – secondo i dati di Rics – quindi un milione circa di abitazioni (erano 610mila unità lo scorso anno) e nel 2010 le quotazioni hanno registrato una discesa di poco inferiore al 5 per cento. Dal 2007 a oggi il calo dei prezzi – per le abitazioni esistenti – è stato pari al 15% (22% considerando l'inflazione). E si prevedono nuovi cali per il futuro. Anche Paola Gianasso, responsabile dei mercati esteri per Scenari Immobiliari vede per la Spagna ancora un anno di crisi. «L'invenduto è alle stelle – dice –: 600mile case nuove risultano invendute, cui si aggiungono 500mila abitazioni di seconda mano sul mercato e 400mila in costruzione. Anche le banche immettono sul mercato le abitazioni espropriate. La situazione forse un po' migliorerà grazie al blocco dell'attività edilizia». Situazione critica anche in Grecia. «Qui però la fase negativa ha lasciato spazio a un po' di ottimismo scaturito dalla garanzia dell'aiuto da parte dell'Unione europea – continua Gianasso –. La situazione delle abitazioni in Grecia è caratterizzata, poi, da un forte dislivello della qualità: il lusso ha mantenuto il suo valore, mentre gli immobili di fascia medio-bassa hanno visto crollare i prezzi». Secondo l'indagine Rics lontana è la ripresa per l'Irlanda, nonostante i prezzi siano scesi del 38% rispetto al picco del 2006 e nonostante il salvataggio finanziario del paese. In Ungheria la situazione è ulteriormente peggiorata e il paese ha vissuto una delle più ampie crisi immobiliari. Il futuro dipende dall'esito dei tagli fiscali messi in pratica dal governo. Nel paese dallo scorso agosto è diventato illegale registrare un mutuo con un prestito in valuta estera, dopo che proprio i mutui in franchi svizzeri sono stati alla base della crisi immobiliare. I prezzi del mattone nel paese sono scesi complessivamente del 25% rispetto ai picchi del 2007. Anche l'isola di Cipro sta vivendo una fase negativa sul fronte immobiliare. Nel corso dei primi nove mesi del 2010 i prezzi degli appartamenti sono scesi del 9% e del 5% quelli delle case unifamiliari. Per il 2011 Rics non prevede una ripresa del segmento ma la continuazione della crisi. Che interessa sul fronte del calo dei prezzi soprattutto il settore delle seconde case lungo la costa. Per questa tipologia di abitazioni i prezzi sono addirittura scesi del 20-25% se si tratta di proprietà di buona qualità e in buona posizione, ma addirittura del 40-50% se si tratta di immobili decentrati e di qualità scadente. In altri paesi come la Polonia il 2010 ha registrato una netta riduzione di prestiti in valuta estera e un uso decisamente superiore di prestiti in moneta nazionale. Tuttavia sono cresciuti anche i tassi di interesse per gli acquirenti, variabile che unita al pesante stock di abitazioni nuove sul mercato ha contrastato la crescita dell'economia polacca e ha portato a flessioni dei prezzi per i nuovi appartamenti nelle sei principali città del paese 150* UNITA': PASSERA, DISCORSO DI NAPOLITANO STUPENDO http://www.asca.it/news150*_UNITA___PASSERA__DISCORSO_DI_NAPOLITANO_STUPENDO-1000371ORA-.html Torino, 18 mar - ''Uno stupendo discorso''. Cosi' Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, presente alla cerimonia nel teatro Regio di Torino assieme al presidente del Consiglio di gestione e al presidente del Consiglio di sorveglianza del Gruppo bancario, Andrea Beltratti e Giovanni Bazoli, ha definito l'intervento del Capo dello Stato per le celebrazioni del 150* anniversario dell'Unita' d'Italia.Passera ha apprezzato ''il richiamo all'unita' della Costituzione e ai diritti civili al di fuori del paese e al dovere dell'Europa di adoperarsi per facilitare coloro che si stanno ribellando alle dittature''. 18 marzo 2011 ISLANDA: Una rivoluzione messa a tacere... Gli islandesi si sono ribellati contro il proprio governo, chiedendo di non pagare il debito delle banche http://www.vocidallastrada.com/2011/03/islanda-una-rivoluzione-messa-tacere.html Ciò che non appare nei media, non accade. Questa è la massima che si deve applicare allo strano caso dell'Islanda. Sì, l'Islanda. L’Islanda dovrebbe essere notizia, titolo principale dei giornali. Perché? Bene, perché in Islanda, la gente è scesa per le strade, pentola in mano, per mostrare la sua radicale opposizione al suo governo. E la mobilitazione dei cittadini non solo ha provocato due crisi di governo, ma ha imposto un processo costituzionale, la stesura di una nuova Costituzione per evitare il ripetersi di situazioni simili come quelle che si sono verificate nel corso di questa crisi globale. Quali sono queste situazioni? Le tre principali banche islandesi si lanciarono, protette dal neoliberismo rampante, in una politica di acquisto di attivi e prodotti al di fuori dei loro confini. Come è successo con molte banche, quei prodotti sono risultati spazzatura, di quella che a Rodrigo Rato sembrava una stupenda scommessa finanziaria quando era direttore del FMI, che ha portato queste istituzioni alla bancarotta per i loro debiti in Olanda e Gran Bretagna. Il governo islandese ha provveduto a nazionalizzare le banche e ad assumersi i loro debiti. Questo ha significato che ogni cittadino dell’Islanda si ritrovasse con un debito di 12.000 euro. Come accade in tutto il mondo, la cattiva gestione degli enti privati, deve essere supportata dalle istituzioni pubbliche e, quindi, dalla cittadinanza nel suo insieme. La differenza è che i cittadini islandesi, di fronte allo scandalo della situazione- scandalo che è paragonabile a quello che succede in tutti i paesi occidentali- si sono ribellati contro il loro governo. Così, sono scesi in strada, chiedendo di non pagare il debito degli altri. Altri che quando non hanno profitti non si ricordano dei cittadini e degli stati, ricorrono ansiosi ad essi quando si trovano in situazioni d’emergenza. Il governo, che ha insistito per pagare il debito, sotto la pressione fatta dal FMI e dei governi olandesi e britannici, si è visto costretto a convocare un referendum, nel quale il 93% della popolazione si è rifiutata di pagare il debito di altri. Questo ha causato una crisi politica di profonde dimensioni che ha condotto a due crisi di governo e alla creazione di una commissione di cittadini incaricati di scrivere una nuova Costituzione. Gli islandesi si sono stancati di essere presi in giro ed hanno deciso di prendere il loro destino nelle proprie mani. Il caso è sorprendente. Ma forse più sorprendente è che questo processo, che si sta verificando in questi due ultimi anni, e che è in pieno fervore, con un’offensiva del Partito Conservatore per dichiarare illegale il processo costituente (che paura che hanno i conservatori della forza dei cittadini!!), che questo processo, insisto, non ha meritato neanche un solo commento sui mass media. Quando i vulcani d’Islanda sono scoppiati mesi fa, le sue ceneri hanno coperto l’Europa ed hanno causato un enorme caos aereo. Probabilmente, il timore che le ceneri del vulcano politico islandese provocasse effetti sociali in Europa è una spiegazione plausibile per questo silenzio. L’effetto contagio, lo abbiamo visto nel Magreb, è una delle caratteristiche della società mediatica. Gli islandesi ci mostrano un cammino diverso per uscire dalla crisi. Tanto semplice come dire basta e ricordare che la politica, e chi la esercita, devono essere al servizio della cittadinanza e non degli interessi di entità private la cui voracità, egoismo, mancanza d’etica (vedasi il caso dei recenti bond per 25 milioni di euro a direttivi del Cajamadrid) è all’origine di questa crisi. I In Islanda è stato adottato l’ordine di fermo contro i dirigenti delle entità in questione. In Islanda, mettendo in un angolo i partiti impegnati a sottomettersi ai diktat dei mercati, la cittadinanza è diventata protagonista. Gli islandesi l’hanno detto chiaro: che il debito lo paghi chi lo crea, che la crisi la paghi chi l’ha prodotta. S'è risvegliato il Marsili, vulcano sommerso nel Tirreno: coste a rischio tsunami http://eliotroporosa.blogspot.com/2011/03/se-risvegliato-il-marsili-vulcano.html L'allarme è lanciato dal prof. Franco Ortolani: "Dobbiamo fare in fretta per essere pronti ad ogni evenienza"Il Marsili, uno dei vulcani sommersi nel mar Tirreno, s'è risvegliato: è alto il rischio di tsunami in tutto il Tirreno meridionale a causa di possibili eventi franosi lungo i versanti dello stesso vulcano. L'allarme è lanciato dal prof. Franco Ortolani, ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II. Ma non bisogna lasciarsi prendere dal panico, anzi, "bisogna al più presto organizzare sistemi di difesa dei litorali" http://www.meteoweb.it, con cui collabora. come spiega lo stesso geologo in uno studio approfondito pubblicato sul MeteoPortale del Mediterraneo, La chiave di tutto sta nelle isole Eolie che potrebbero svolgere il ruolo di "sentinelle" e annunciare con netto anticipo l'arrivo dell'onda di maremoto: "Uno studio che ho avviato spiega Ortolani - dopo il 0maremoto del 30 dicembre 2002 che interessò Stromboli, le isole vicine e la costa compresa tra Milazzo (Sicilia) e Marina di Camerota (Campania), ha evidenziato che, in base ai dati pubblicati (Tsunamis Research Team, Physics Dept - University of Bologna and National Institute of Geophysics and Volcanology (INGV) - Rome) negli ultimi 2000 anni vi sono stati 72 movimenti anomali del mare che hanno interessato le coste italiane. I risultati della ricerca eseguita con la collaborazione di Silvana Pagliuca del CNR, sono stati presentati al Congresso Internazionale di Geologia tenutosi a Firenze nell’agosto 2004. Il più recente maremoto italiano è stato quello che si è innescato poco dopo le ore 13 del giorno 30 dicembre 2002 nell’area di Stromboli, con conseguente inondazione della fascia costiera fino ad altezza di alcuni metri sul livello medio del mare. L’evento anomalo ha determinato seri danni ai manufatti più vicini al mare e ha provocato il ferimento di alcune persone; esso si è avvertito lungo la costa siciliana nella zona di Milazzo e in quella campana nel porto di Marina di Camerota. Il maremoto è stato innescato da una frana sottomarina. E’ evidente che se l’onda anomala del 30 dicembre 2002 si fosse verificata 4-5 mesi prima (o dopo), durante la stagione estiva, i danni lungo le coste frequentate da migliaia di bagnanti, specialmente alle persone, sarebbero stati molto gravi. Gli eventi, elencati nel catalogo dei maremoti italiani riportato sul sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sono stati analizzati per individuarne le cause, ricostruire le aree interessate dai vari movimenti anomali del mare al fine di delimitare le zone costiere a rischio da tsunami e analizzare le disposizioni attuali per prevenire i danni. Un dato preoccupante è rappresentato dalla evidenza che ben 18 tsunami del passato (di diversa importanza) sono avvenuti nei mesi estivi che oggi costituiscono il classico periodo balneare caratterizzato da centinaia di migliaia di persone distribuite lungo le coste e le spiagge. E’ evidente che l’attuale spinta urbanizzazione e frequentazione estiva delle aree costiere renderebbe notevolmente più grave l’impatto di eventi simili a quelli storici. Le aree interessate sono le seguenti: Liguria (14 eventi); Stretto di Messina- Sicilia Orientale-Calabria meridionale tirrenicaIsole Eolie (23 eventi); Adriatico (10 eventi); Golfo di Napoli (10 eventi); Toscana (3 eventi); Sicilia settentrionale (2 eventi); Sicilia meridionale (2 eventi); Calabria settentrionale ionica (1 evento); Lazio (1 evento). La massima altezza che l’acqua marina ha raggiunto invadendo l’area emersa (Runup) è stata valutata tra 6 e 15 m (si ricordi che lo tsunami del 26 dicembre 2004 verificatosi in Indonesia determino runup massimo di alcune decine di metri di altezza)". "La correlazione - prosegue Ortolani - tra movimenti anomali del mare, eventi sismici, ubicazione delle strutture sismogenetiche ha consentito di individuare le seguenti cause dei maremoti italiani: terremoti generati da strutture sismogenetiche che interessano in parte l’area costiera emersa e sommersa (Calabria, Sicilia orientale, Gargano, Ancona); grandi e rapide frane sottomarine innescate prevalentemente da terremoti ed eruzioni; grandi frane costiere subaeree; accumulo antropogenico di terreno di riporto sul ciglio della scarpata continentale. La ricerca ha evidenziato che il maggior numero di eventi è stato provocato da grandi e rapide frane sottomarine innescate prevalentemente da terremoti avvenuti anche in aree distanti dalla costa. I fenomeni più gravi si sono verificati nel Tirreno Meridionale-Stretto di Messina-Sicilia Orientale. Il maremoto più disastroso, paragonabile per numero di vittime a quello avvenuto il 26 dicembre nel Sud Est Asiatico, nel Golfo del Bengala, è quello che si verificò circa 10 minuti dopo il sisma del 1908 che distrusse Reggio Calabria e Messina provocando decine di migliaia di morti. Lo studio aveva evidenziato fin dal 2005 che il maremoto del 1908 non fu provocato direttamente dal sisma, come si riteneva, ma da una grande frana sottomarina, verificatasi nello Stretto di Messina a sud di Reggio Calabria, che fu innescata dallo scuotimento sismico. Il dato preoccupante che si porge all’attenzione dei cittadini e dei rappresentanti delle istituzioni è che le aree costiere italiane a rischio da tsunami, già individuate con vari studi, ancora non sono tutelate da interventi strutturali preventivi né da attive misure di monitoraggio, di didattica e protezione civile. La ricerca espletata nelle aree più colpite dai maremoti del passato ha messo in luce che se si ripetesse oggi un evento simile durante il periodo balneare si registrerebbero scene drammatiche e luttuose simili a quelle verificatesi nel sud est asiatico durante il disastroso evento del 26 dicembre 2004. Il rischio da tsunami non è nemmeno preso in considerazione nei piani stralcio per la difesa dal rischio idrogeologico. E’ evidente che bisogna recuperare il tempo perso e attivare idonei interventi di prevenzione al fine di preparare le aree costiere e la popolazione ad affrontare il rischio ambientale derivante da potenziali maremoti. Alla luce dei risultati dello studio si evince l’importanza di elaborare linee guida per la valutazione del rischio da onda anomala delle aree costiere e dell’impatto ambientale sulle infrastrutture di notevole rilevanza (aereoporti, porti, centrali elettriche, impianti industriali, strade e ferrovie ecc.). Vanno altresì messi a punto e attivati adeguati sistemi di educazione ambientale (per es. come comportarsi qualora ci si trovi su una spiaggia d’estate e si avverta un terremoto, oppure si noti un improvviso e sensibile abbassamento del livello dell’acqua) monitoraggio marino e costiero ed elaborati i Piani di Protezione Civile Comunali tesi soprattutto a proteggere la popolazione durante il periodo balneare". "Temo - conclude amaramente il geologo napoletano - che per introdurre le necessarie “precauzioni” per stare più sicuri lungo le coste e le spiagge i rappresentanti delle istituzioni attenderanno il prossimo maremoto: speriamo che non sia disastroso. FINANZA/ 2. I diktat della Merkel che “distruggono” l’Ue Mauro Bottarelli venerdì 18 marzo 2011 http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/3/18/FINANZA-2-I-diktat-dellaMerkel-che-distruggono-l-Ue/5/159510/ Ora le cifre della bomba a orologeria su cui è seduta l’Europa sono scritte nere su bianco e certificate dalla Banca per i Regolamenti Internazionali (Bis, ovvero la banca centrale delle banche centrali): l’esposizione degli istituti stranieri - calcolando tutti i possibili rischi e tutte le forme di investimento - in Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna ammonta a 2,51 trilioni di dollari, ben oltre la figura headline dei prestiti cross-border fissata a 1,76 trilioni di dollari. In parole povere, se l’Europa fallisce nelle politiche di stabilizzazione del debito, il rischio sistemico è alle porte: al vertice europeo di venerdì scorso i leader europei hanno sì votato per un aumento del potere di prestito del fondo salva-Stati, ma la Germania ha posto il veto su ogni possibile schema di buy-back del debito o di politica attiva di acquisto obbligazionario. Conti alla mano, la Banca per i Regolamenti Internazionali ha certificato che Berlino ha un’esposizione netta al quartetto in crisi di 569 miliardi di dollari, seguita dal Regno Unito con 431 miliardi (una parte dei quali è per conto di clienti mediorientali e asiatici attraverso banche della City) e della Francia con 380 miliardi: unico dato rassicurante, l’Italia è esposta solo per 81 miliardi e sembra quindi potenzialmente isolata dalla crisi. Ma non dal contagio eventuale. La geografia del rischio europeo, d’altronde, varia grandemente. Le banche britanniche le loro sussidiarie hanno esposizioni per 225 miliardi di dollari in Irlanda, 152 miliardi in Spagna ma poco o niente in Portogallo e Grecia. La Francia invece ha 92 miliardi di esposizione in Grecia, mentre un gruppo belga è esposto per 180 miliardi in Spagna, la quale dal canto suo sconta un’esposizione di 109 miliardi in Portogallo. Una rete così complessa dimostra come sia difficile contenere il problema prendendo un Paese alla volta. prestatori americani hanno capitolato nel terzo trimestre dello scorso anno, tagliando nettamente le loro esposizioni rispetto al quartetto dell’8,7%: i players americani, quindi, hanno beneficiato dell’acquisto di obbligazioni da parte della Bce vendendo i loro bond e tagliando le perdite. La Banca per i Regolamenti Internazionali ha certificato, inoltre, che i prestiti cross-border sono cresciuti di 650 miliardi di dollari nel terzo trimestre, raggiungendo quota 31 miliardi, valore alto ma ancora lontano dal picco di 36 miliardi di dollari dei giorni che precedettero la Grande Depressione: leader del settore restano le banche britanniche con 5,69 trilioni, seguite da quelle statunitensi con 2,92 trilioni. La Bis conferma che le banche centrali occidentali stanno ancora beneficiando dei dubbi strategici sul contenimento dell’inflazione, ma i tassi swap hanno cominciato a mandare segnali di allarme, specialmente in Gran Bretagna, dove i tassi inflazionistici swap a due anni hanno superato di molto le stime della Bank of England. Crescono quindi i rischi di “errori politici” da parte delle banche centrali, con un minaccia a due livelli: per la Bis, «in molte economie mature, ogni prematura stretta potrebbe annullare la ripresa economica e rischiare un ampliamento delle aspettative di deflazione». E cosa hanno accettato gli Stati del quartetto più l’Italia al vertice di venerdì scorso? La capitolazione di tre Stati su quattro ai diktat berlinesi e la parziale perdita di sovranità per il resto dell’eurozona. Per la Grecia, l’ok alle briciole offerte dalla Merkel significa la vendita a prezzo di saldo di 50 miliardi di euro di assets nazionali entro i prossimi quattro anni, un aumento di dieci volte rispetto al piano firmato dal premier George Papandreou solo un anno fa. Detto fatto, per far piacere ai tedeschi e alla loro volontà di far pagare ai popoli (escluso il loro e quello francese, ovviamente) le porcherie fatte dalle loro banche, le Poste, le Ferrovie, la Società del gas greche, l’autorità portuale del Pireo, l’aeroporto di Atene, la Ate Bank e altre entità, tra cui quella di gestione dell’acqua, finiranno in mano estere per quattro soldi: complimenti, non so cosa aspettino ad Atene a denunciare alla Corte europea Angela Merkel, visto che la signora in cambio di questa svendita di sovranità e ricchezza nazionale ha “concesso”, bontà sua, di abbassare di 100 punti base il tasso di prestito alla Grecia, lasciandolo ancora punitivo rispetto al 2,6% a cui l’Ue prende a prestito denaro e di allungare le maturazione a sette anni e mezzo. Ecco chi sono i veri speculatori, i pescecani, gli affamatori di popolo: non gli hedge funds, ma gli Stati, Germania e Francia in testa, visto che questa bella concessione non risolve minimamente il problema di solvibilità ellenica, stante che il debito toccherà il 150% del Pil quest’anno, i costi del debito sono al 14,4% delle entrate fiscali e la disoccupazione al 14,8% (39% quella giovanile). Non va meglio per il Portogallo, il quale pagherà per salvare le banche francesi e tedesche il costo di un squeeze fiscale del 5,3% in un anno! Pensioni, welfare e salari saranno non tagliati, ma massacrati: non a caso sabato scorso oltre 300mila giovani sono scesi in piazza a Lisbona e Oporto in quella che hanno definito il loro “giorno dell’ira”. Come dar loro torto, visto che tagli fiscali di questo livello in una nazione con un combinato di debito pubblico-privato pari al 330% del Pil, una moneta sopravvalutata e una dipendenza pesante dal finanziamento estero, significano la morte sociale: detto fatto, i rendimenti dei bonds portoghesi (gli stessi che gonfiano la pancia dei bankster tedeschi e francesi) a 5 anni hanno toccato il record dell’8% dopo le notizie giunte dal vertice. Che dire poi dell’Irlanda? Se vuole veder rinegoziate in futuro le condizioni del suo prestito, deve eliminare la sua corporate tax del 12,5%, definita “vergognosa” dal Napoleone in sedicesimi, Nicolas Sarkozy (il quale, però, non ha nulla da ridire rispetto alla quantità di soldi comunitari che vengono destinati al settore agricolo francese, capace di far ottenere a chi produce un Roquefort al mese finanziamenti degni della Galbani). Addirittura, Angela Merkel ha voluto estrinsecare chiaramente il suo appeal da nuovo Fuhrer comunitario: «Non eravamo soddisfatti rispetto a quanto l’Irlanda aveva accettato, quindi la questione dell’abbassamento dei tassi è stata discussa solo per la Grecia». Ormai siamo alla dittatura tedesca del continente, prendetene atto: dove ha fallito Adolf Hitler, stanno riuscendo le banche. Per Peter Sutherland, ex capo della competizione Ue, l’Irlanda è stata punita per troppa trasparenza. In effetti, a ben guardare, la corporate tax francese, quando sono inclusi gli incentivi nascosti, è addirittura all’8,2%: ma questo il maratoneta dell’Eliseo si guarda bene dal dirlo pubblicamente. Sempre per Sutherland, un tasso di interesse al 5,8% per un Paese in preda alla deflazione e ancora in lotta con una contrazione nominale del Pil del 22%, «è semplicemente esorbitante».e condizioni per Spagna, Italia e Belgio consistono in ulteriore sorveglianza intrusiva in fatto di pensioni, politiche salariali, livelli di produttività, oltre a una richiesta di un “freno del debito” mandatario, qualcosa che ricorda da vicino le politiche reazionarie della deflazione degli anni Trenta. In cambio, le briciole. Oppure, quella farsa dell’ampliamento del fondo salva-Stati a livello di potere di prestito disponibile da 250 a 500 miliardi di euro, peccato che la Merkel abbia accettato che il fondo acquisti bond di Stati salvati «come un’eccezione» e non sul mercato secondario, imponendo il no agli eurobonds e alla ristrutturazione morbida, processo nel quale i debitori riacquistano i loro bonds a prezzo scontato sul mercato. Al termine del vertice, la Cancelliera si è detta molto contenta per quanto ottenuto: «Abbiamo tutelato i nostri interessi nazionali». Esatto, quelli che sembrano gli interessi europei sono solo gli interessi tedeschi, le regole europee sono tedesche, la politica della Bce è quella della Bundesbank, i diktat sono la testa d’alce che la Merkel deve presentare al Bundestag per mantenere in piedi la sua traballante coalizione Ma di cosa stiamo parlando, di quale unione? Di una in cui due Stati che hanno rotto il Patto di stabilità (Germania e Francia) fanno la morale e impongono le regole a due Stati che non l’hanno mai rotto (Irlanda e Spagna)? Di una in cui l’autorità monetaria rompe le regole per mantenere tassi d’interesse negativi per aiutare l’export tedesco, creando le condizioni della crisi attuale? Di una in cui la Spagna ha ristrutturato il sistema delle casse di risparmio, le cajas, mentre i maestrini del Reich sono impantanati in uno studio senza fine di riforma delle Landesbanken? Per quanto le democrazie europee potranno accettare di essere il capro espiatorio per la debacle bancaria di Francia-Germania-Benelux? La speranza, ora, risiede tutta nell’Irlanda e nel suo nuovo governo di centrosinistra: Enda Kenny, il primo ministro, ritrovi l’orgoglio, faccia una sonora pernacchia alle richieste di duci e ducetti europei e faccia quanto gli chiedono molti esponenti della sua coalizione: tagli i rendimenti bancari senior, senza pietà e mandi all’aria l’intero sistema delle disfunzionali e truffaldine Landesbanken tedesche esposte nel suo Paese. Lo faccia, ora, ridia orgoglio all’Irlanda e all’Europa stessa: almeno la Merkel e Sarkozy avranno un promemoria che gli ricordi da dove è partita questa crisi e quale sia la radice del male. Le loro banche. Anche Emma Marcegaglia, leader di Confindustria, ha detto “no” a un’Europa che si riduca a un direttorio a guida tedesca: il nostro governo agisca di conseguenza. Far abbassare la cresta ai maestrini è possibile: facciamolo. Ora, prima di dover anche accettare - tra non molto - di dover parlare tedesco. Mandiamogli a gambe all’aria le banche, è possibile. Ed è l’unica cosa sensata da fare per ottenere un’unione tra pari dove chi ha le colpe, ne paghi in prima persona le conseguenze. Altrimenti, ognuno per sé. Tanto più che, dati del Pil alla mano, il solo Nord Italia è più forte, ricco e produttivo dell’intera Germania. E i tedeschi lo sanno, per questo hanno paura e fanno la voce grossa. Ma si sa, certi bulli se si accenna a una reazione decisa e senza paura, diventano agnellini. In realtà, nonostante le dotte cronache della grande stampa, il vertice di venerdì scorso ha sancito solo la fine della sovranità e l’inizio del Reich unitario europeo, ciò che vi ho descritto finora: ora lo sapete, regolatevi di conseguenza.