Diario
di costruzione del
F l e u ro n
Vascello da 64 cannoni
Del costruttore Blaise Ollivier
Brest 1729
Su disegni di G. Delacroix e Jean Boudriot
COLLECTION ARCHEOLOGIE NAVALE FRANÇAISE
Diario concepito e realizzato da

Giorgio Flenghi

Prefazione
Attraverso i lavori unici di Jean Boudriot, si ha avuto modo di riscoprire in questi ultimi decenni l’antica
arte del Modellismo Navale d’Arsenale. Tramite lo studio del trattato pratico d’arte navale, “il Vascello da 74 cannoni”, e le decine di monografie seguite a questo, ci è dato modo di apprendere, come autentici Mastri d’Ascia, le
costruzioni navali del XVII e XVIII secolo. Costruire un modello in scala ridotta di un Vascello ligneo dell’epoca
della vela, non è soltanto abilità manuale ma è soprattutto conoscenza di tali costruzioni, che restano a ragion
veduta, le più complesse mai messe in opera con tale materia, il legno. Il presente lavoro, anche se esposto in un
diario e quindi con tutti i suoi limiti, diviene fondamentale poiché fornisce, ed in buona percentuale, la comprensione da parte di chi non ha pratica alcuna, principalmente quella manuale. Il titolo di questa opera, “Diario”,
ne svela il senso estremamente personale, quindi non vuol essere un trattato o un manuale di modellismo al quale
rifarsi con assolutezza, esso è semplicemente l’insieme delle esperienze personali, del Modellista, che con umiltà e
durante tutto il percorso di costruzione ci fornirà, offrendoceli, i suoi metodi, le sue astuzie nonché anche i suoi errori, permettendoci di entrare in una materia così ostica con rassicurazione ed incoraggiamento, e consentendoci
così di comprendere aspetti che nessun testo ci fornirà mai, tanto meno nella stessa positiva forma. La passione, la
volontà ed il grande impegno mentale e temporale, nel quale il Nostro Modellista si è disciplinato per perseguire
il suo intento, sono a mio parere i valori massimi che questo Diario ci offre. Mettere in opera una tale costruzione
che sia poi conforme alla realtà, è cosa difficilissima, proprio per la necessità di conoscenza che passa, obbligatoriamente, attraverso lo studio di tutte le fonti storiche che possano essere reperite, e fondamentalmente, attraverso
una monografia degna di tale nome. Il Modellismo d’Arsenale esige tutto ciò, non ne può fare a meno; eseguire un
modello che interpreti correttamente tale modellismo, non vuole dire trovare soluzioni adeguate per come costruirlo ma, eseguirlo come era realmente costruito, sino all’ultimo chiodo, ed è codesto concetto ciò che Giorgio applica,
senza cercare scorciatoie, questo è quindi l’aspetto che più di altri ha bisogno di profonda conoscenza. Ad ognuno
il suo, Giorgio ci fornisce le sue idee, i concetti, i metodi, cioè l’approccio e la pratica al lavoro, comunque filologico,
il Buon Vecchio Boudriot invece ci svela la sapienza delle costruzioni di un’epoca oramai lontana, costruzioni che
tanto hanno dato al progresso dell’umanità.
Termino con estremo piacere l’onore di questa prefazione, con un concetto dell’artefice della rinascita del Modellismo d’Arsenale, Jean Boudriot, al quale tutti quanti noi dobbiamo la nostra felice passione:
“L’esecuzione di un modello procura la grande soddisfazione di creare, e mediante le scelte e lo stile di affermare la
propria personalità. Un modello che offra molteplici aspetti permette di evocare realisticamente una marina scomparsa, frutto si della fatica e della sofferenza di uomini, ma in grado altresì di esprimere una grandiosa bellezza.”
Riccardo Mattera
Le Fleuron pag. 3
Introduzione ...
Cari amici modellisti vi state apprestando a costruire uno dei più bei vascelli del diciottesimo secolo, anche
se non ha preso parte a nessuna azione di guerra, è stato un vascello manovriero e veloce, come quasi tutte le navi
di Blaise Ollivier e del padre, come vi sarete accorti nel leggere la monografia e i piani costruttivi, offre soluzioni
all’avanguardia e ha delle linee d’acqua molto filanti.
Tra le soluzioni adottate ve ne espongo qualcuna, i quinti rastremati in alto per alleggerire la nave, lasciando inalterata la robustezza, aveva delle linee d’acqua che gli permettevano di primeggiare con gli altri vascelli dell’epoca,
si governava molto bene, aveva movimenti morbidi, la sua superiorità si manifestava specialmente di bolina data
la sua attitudine a guadagnare sempre il vento, era leggermente più lungo dei vascelli dello stesso rango, e aveva le
aperture delle cannoniere del ponte di batteria leggermente più alte degli altri vascelli.
Le sculture della Polena e della Poppa sono del pittore Caffieri in puro stile Reggenza.
Dopo questa piccola ma doverosa presentazione del Fleuron, vorrei soffermarmi sugli aspetti tecnici della monografia e dei piani, purtroppo come tutte le monografia che riprendono navi dell’epoca, benchè supportata da molta
documentazione, non è esente da piccoli errori, che incontreremo strada facendo.
Appena arrivata l’ho subito visionata, la prima impressione è stata quella che a 1:48 avrei avuto qualche problema
nel realizzarla, l’esperienza fatta sul Gros Ventre mi è servita, l’alternativa era costruirlo a 1:36 oppure 1:24, fatti
i debiti calcoli anche economici, la differenza è molta credetemi (ci vuole circa mezzo metro cubo di pero per realizzare la costruzione, ho optato comunque per la scala 1:24, visto anche che dispongo di una buona attrezzatura
e sufficiente spazio.
Ho fatto digitalizzare i disegni in formato Tiff ad alta risoluzione 600 dpi, quindi ho plottato tutto alla scala doppia, preparatevi a un buon esborso di denaro, i centri servizi si fanno pagare bene.
Dopo aver ricevuto i disegni finalmente ho potuto iniziare il mio viaggio, che durerà qualche anno, credo valga la
pena fare un viaggio così lungo e impegnativo, le soddisfazioni non mancheranno.
Ho diviso questo diario in capitoli, ognuno riguardante una parte specifica della costruzione, in modo da poterlo
pubblicare sul mio sito (http://www.modellismodarsenale.com) mano mano che le porterò a termine, e fare con
Voi se avrete la bontà di leggermi, questo incredibile viaggio che ci porterà alla costruzione di un modello in stile
arsenale in scala 1:24
Giorgio Flenghi
Anguillara Sabazia lì 02 febbraio 2009
 
Le Fleuron pag. 4
Dedicato alla mia famiglia, che
mi ha sempre sostenuto con molta pazienza e benevolenza nelle mie passioni.
Un ringraziamento particolare agli amici modellisti, Riccardo Mattera e “Mozzo Franco” Fissore, per il sostegno datomi durante la costruzione del modello.
Infine dedicato a tutti coloro che condividono con me la passione per questo
splendido hobby.
Infine un pensiero alla mia nipote Giorgia, luce dei miei occhi.
Giorgio Flenghi
Le Fleuron pag. 5
Il Fleuron, la Storia....
L’ordine del ministro per la costruzione del vascello Le Fleuron è datato 5 aprile 1729. In esso è precisato
che sarà costruito dai signori OLLIVIER padre e figlio. La costruzione iniziò il 20 giugno 1729. Il varo avvenne
il 29 aprile 1730, allorché il vascello ebbe il suo secondo ponte terminato.
Il 16 luglio 1730 il Fleuron fu terminato, anche se mancavano ancora tutte le sue sculture ed i depositi. L’11
ottobre 1730 ebbe tutte le sculture ed i fondi della cala imbibiti di acqua. Il 20 febbraio 1732 furono ultimati
tutti gli allestimenti interni. È da notare una curva di chiglia di 4 po.
Il 5 aprile si inizia a zavorrare il Fleuron. Il 24 aprile inizia la campagna del Gran Banc. L’8 maggio 1732 il
Fleuron spiega le vele assieme a Le Brillant, vascello da 56 cannoni per la campagna del Gran Banc. Ha come
comandante il Signor di Gouyon. È armato con 60 cannoni di cui 12 in bronzo e calibro da 24 libbre. L’equipaggio è formato da 400 uomini, senza contare gli ufficiali.
Nel corso della campagna furono valutate le qualità del vascello:
In esso si sono riconosciute tutte le gran qualità che ci si augura di trovare in un vascello. Tiene bene le vele i suoi
movimenti sono estremamente dolci. Naviga molto meglio dei vascelli con cui si è misurato, la sua superiorità
sembrerebbe di bolina, in quanto scarroccia poco guadagna sempre il vento. Tutti coloro che hanno navigato
sul Fleuron o lo hanno visto navigare, lo guardano come un vascello perfetto”. Il 19 ottobre 1732 la campagna
ebbe fine e fu disarmato. Il 13 aprile 1733 inizia la campagna del Nord. Il 20 agosto 1733 il Re Stanislao lascia
Parigi per imbarcarsi sul Fleuron, comandato dal luogotenente generale, il Sig. Conte di Lucerna, per condurre
il Re in Polonia. Il 4 novembre 1733 rientra in porto per essere disarmato.
Il 24 aprile 1734 inizia la campagna per Danzica sotto il comando del Sig. Di Beaumon, per dare aiuto alla città
dove si è rifugiato Stanislao. Durante questa campagna, fu ancora il miglior veliero. Aveva un equipaggio di 450
uomini e più di 500 uomini di truppa.
Il 27 agosto 1734 fine della campagna di Danzica e disarmo. Nell’anno 1735, il Fleuron, comandato dal Sig. Di
Beaumon, fece parte di una squadriglia di 19 vascelli, anche se non lasciarono mai il porto. A gennaio 1737
fu armato per la campagna della Guinea. Il sig. Di Ganieu ebbe il comando di quella missione. In occasione di
un’ispezione dello scafo fu constatato un arcuamento di circa 7 po (20 cm). Il Fleuron aveva 15 ufficiali, 450
uomini di equipaggio e 40 mozzi. Il 16 maggio 1739, inizia la terza campagna nel mar Baltico. Sotto il comando del sig. Di Barailh. L’8 ottobre 1739, la campagna ebbe fine. Il 29 luglio 1740 inizio di una campagna nelle
Antille, sotto il comando del sig. Bart. Il 19 aprile 1741 la campagna delle Antille terminò.
Qui finisce la carriera conosciuta del vascello, che brucerà nella rada di Brest il primo febbraio 1745.
Tratto dalla monografia di Gerard Delacroix edita Edizioni ANCRE Francia
http://editions-ancre.com
Per i lettori
Ho ritenuto importante scrivere questo diario per tutti quelli che intraprenderanno questa splendida costruzione, ci riporterò le mie impressioni, i miei sbagli, tutte le esperienze sia positive che negative che ho vissuto
durante la costruzione, siate comprensivi nei miei confronti, non sono mai stato molto bravo nell’esprimermi,
spero che questo scritto possa essere utile a tutti voi per costruire questo vascello del Re del XVIII° secolo.
Questo è il mio secondo modello in arsenale, credo di essere riuscito fino adesso a fare un lavoro sufficiente, il
mio intento è quello di mostrarvi il modo di approcciare alla costruzione, di risolvere in modo pratico tutte le
problematiche che si presenteranno durante questo meraviglioso viaggio, sia di costruzione che culturale, ricordate
sempre, non si può intraprendere un simile progetto senza una adeguata conoscenza sulle costruzioni dell’epoca e
della marina in generale, infine ultimo, ma non ultimo per importanza, lo scopo di questo diario è non farvi fare
gli errori che sicuramente io ho commesso.
Questo diario non vuole essere un trattato sul modellismo d’arsenale prendetelo semplicemente per quello che è, un
semplice diario, dove sono riportate le esperienze di uno di voi.
Per costruire questo modello in scala 1:24 l’attrezzatura di un normale modellista non è sufficiente, un simile
progetto ha bisogno di macchinari specifici che ci aiuteranno nel corso della costruzione, quindi nelle pagine che
seguiranno vi mostrerò la mia attrezzatura per poi proseguire con la costruzione vera e propria.
Le Fleuron pag. 6
INDICE:
Prima Parte
1 - Prefazione
2 - Attrezzatura
3 - Il Cantiere
4 - La Chiglia
5 - La Pettiera
6 - L’Arcaccia
7 - La Poppa
8 - Gli Scalmi di Cubia
9 - I Quinti
10 - L’Accostolato
11 - Ossatura Assiale
12 - Rifinitura Esterna
13 - Cannoniere I° ponte
14 - Le Serrette della Cala
15 - Cannoniere II° Ponte
16 - Le Cinte
17 - Fasciame dell’Opera Morta I
18 - Il Quadro di Poppa
19 - Fasciame dell’Opera Morta II
Seconda Parte
Le Fleuron pag. 7
 L’Attrezzatura 
Il mio diario inizia presentando l’attrezzatura necessaria per intraprendere questa costruzione, non allarmatevi si può fare anche con molto meno, se avrete scelto la scala 1:48.
La foto a fianco mostra l’ingresso del mio piccolo laboratorio, di mt 4 x 3,30 ristrutturato per l’occasione. Seguiranno una serie di foto di tutta la mia attrezzatura con
una breve descrizione.
Dovete considerare che per costruire un modello in arsenale un minimo di attrezzatura ci vuole, altrimenti le
difficoltà aumenterebbero in maniera esponenziale, quindi meglio mettersi l’animo in pace e spendere un po di
soldini per l’attrezzatura.
Di fianco la parete attrezzata con tutti gli utensili manuali, qui ne sono rappresentati solo una piccola parte,
non mi dilungherò nella loro descrizione certo di una
vostra conoscenza al riguardo, comunque considerate
che più ne avrete meglio è, uno strumento per ogni lavoro è la regola, altra regola molto importante è quella di
tenere tutto in ordine e a portata di mano “Ogni cosa al
suo posto, un posto per ogni cosa” questo mi è stato insegnato quando lavoravo come artigiano in un cantiere
nautico da diporto, nel lontano 1972.
Uno strumento che non dovrebbe assolutamente mancare dentro un laboratorio che si rispetti è la sega a nastro, nella foto quella della Valex, abbastanza economica 199 € monta lame da 1 cm e taglia abbastanza bene,
tenerla sempre pulita con la massima cura, ci ho tagliato tavole di pero
alte anche 6 cm, ovviamente con molta cautela e pazienza, il legno per non
snervarlo andrebbe sempre tagliato con la sega a nastro, perché mentre lo
taglia non lo scalda al contrario della sega circolare. Le lame costano dai
13 ai 18 € l’una, è dotata del suo banchetto, ha il piano inclinabile fino a
45 gradi.
Le Fleuron pag. 9
Altro piccolo gioiellino indispensabile è la sega circolare, ho optato per una Bosch con carro e piano di alluminio, il corpo e di
plastica molto robusta, ha un motore da 1500 Watt di potenza.
Taglia il legno molto bene senza difficoltà costa circa 400 € l’ho
presa in Germania ho risparmiato qualcosa e me l’hanno consegnata in tre giorni.
Ha la lama inclinabile fino a 45 gradi, un robusto carro laterale
molto comodo, e un piano molto ampio con delle comode prolunghe per oggetti di grandi dimensioni, poco adatta per piccoli
lavori (carabbotini, o piccoli listelli).
Sega circolare economica della Jet una cinesina che non
vale molto, ha un motore da 750 Watt, una squadra
scorrevole, la lama è inclinabile, poco precisa la guida
laterale, costa 125 € il prezzo è allettante ma non aspettatevi nulla di buono, la uso per tagliare piccoli listelli,
per questo uso è ok. La mia prima spesa.
Piccolo gioiellino della Proxxon, per fare piccoli lavori è
ottima, fate attenzione nell’uso non è potente e bisogna
usarla con molta attenzione, senza forzare il pezzo, con
la lama al Widia è ottima.
Per modelli fino a 1:48 può bastare, importante che il
grosso del lavoro di smacchinatura del legno lo si faccia
da un artigiano, a questo punto vi chiederete perché ho
tre circolari, presto detto la prima quella della jet non
mi soddisfaceva affatto, quindi ho preso quella grande,
poco adatta per fare piccoli lavori, quindi vi consiglio
una sega grande e questa piccolina, sarebbe il massimo
per il vostro laboratorio.
Questa pialla a filo e spessore è abbastanza buona, ha il piano
largo 20 cm, pialla a spessore fino a 3mm, con un piccolo accorgimento ci ho piallato fino ad 1mm, molto utile per chi vuole fare
tutto in proprio, dal pancone al listello finito, a voi la scelta.
Molto utile per fare i listelli trapezoidali con un piano inclinato,
sul Fleuron ci sono nel fasciame esterno tra le cinte.
Abbastanza potente costa circa 200 € li vale tutti.
Le Fleuron pag. 10
Non prendetemi per megalomane, ma ho acquistato anche il piccolo
spessore della Proxxon, per i listelli fino a 1mm è ottimo lascia il legno molto ben rifinito e liscio, piano da 8 cm, serve solo per rifinire i
listelli, il grosso lo si deve fare con quella grande, i prodotti Proxxon
sono buoni ma costano molto, quindi per chi non ha un budget alto
bisogna fare delle scelte, se non potete permettervelo quella di fabbricazione cinese va bene lo stesso.
Trapano a colonna della Valex, è stato molto utile prima di poter acquistare
una fresatrice verticale, con un tavolo a croce ci ho fatto molti lavoretti abbastanza precisi, ce ne sono anche di più piccoli secondo le esigenze di spazio.
Costa 199 € un attrezzo molto utile
Sega a nastro della Proxxon, l’ho acquistata perché ci si può tagliare
anche l’ottone, e visto che sul Fleuron di lavori in ottone ce ne sono
molti ho fatto questo piccolo sacrificio.
Sega da Traforo un classico per ogni laboratorio da modellista, questa della Proxxon è ottima costa 245€ fa ottimamente
il suo lavoro, la consiglio.
Le Fleuron pag. 11
Il Lapidello e la mola, assolutamente necessari per affilare gli scalpelli e le lame, e per rifinire i particolari in
legno, strumenti molto utili poi non costano molto.
Il Lapidello della Proxxon per fare un modello a 1:24 è molto
utile per via del suo disco molto generoso, unico inconveniente, poco potente.
Una vera chicca, la troncatrice della Proxxon, ho optato per
il modello più grande, vale tutto il suo investimento, non può
mancare nel vostro laboratorio
Uno strumento opzionale ma veramente utile in certi momenti, è il banco per la fresatrice, se volete fare
un modello a 1:24 un attrezzo simile serve, per fare le
conici e per lavorare, PER CHI NE E’ CAPACE! a tutto tondo. Ricordate sempre che un attimo di disattenzione può costare molto caro, anche se hanno tutte le
protezioni che servono sono sempre attrezzi pericolosi,
e se nel corso di questo viaggio mi vedrete adoperare in
modo strano questi macchinari, fate molta attenzione,
io ho una lunga esperienza con queste macchine, per
via dei miei trascorsi di artigiano..
Le Fleuron pag. 12
Adesso passiamo a qualcosa di impegnativo, la Fresatrice Verticale,
attrezzo indispensabile che toglie parecchie rogne, e semplifica di molto il lavoro, costa cara, e se potete permettervelo non esitate ad acquistarla. Comunque considerate che costano più gli accessori che la
macchina stessa, unico vantaggio che potrete acquistarli un poco alla
volta, mano a mano che vi serviranno.
Altro oggetto molto utile è il Tornio parallelo per ferro, ne
esistono di tutti i tipi e prezzi, ma ricordate sempre una
cosa, un attrezzo grande fa anche le cose piccole, un attrezzo piccolo non fa le cose grandi, quindi regolatevi voi, sempre secondo disponibilità e aspettative e sopra tutto che cosa
ci dovrete fare, inutile acquistare un tornio megagalattico
con copiatore per fare tondini e qualche cannone, ne basta
uno come il mio da poche centinaia di euro. Stesso discorso
della fresatrice attenzione agli accessori, costano.
Il Minitrapano a basso voltaggio vi servirà spesso per usare
tutte le vostre micropunte e per raggiungere gli angoli più nascosti del vostro modello, ce n’è anche una versione ad angolo
retto, molto utile, Quello dell Proxxon è molto ben fatto, al
solito non chiedetegli di fare da vero trapano non ne è capace
(non è abbastanza potente) usate un trapano a batteria, ce ne
sono per tutte le tasche. Io ne ho due come si vede dalla foto
sottostante, notate anche tutte i contenitori in legno e metallo,
sono tutte le attrezzature per la fresatrice ed il tornio, costano più della macchina stessa, preparatevi a un bell’esborso di
eurucci.
Le Fleuron pag. 13
Il Minitrapano tipo Dremel, serve a tutto credetemi non
c’è accessorio che si usi di più, in combinazione con il suo
albero flessibile serve pere fare mille lavoretti.
Nelle foto che seguono ci sono raffigurati tutta una serie di attrezzi di uso comune, quali morsetti di tutti i
tipi e generi, non bastano mai credetemi.
Lime limette raspe raspette di tutte le forme e tipi, poi pialletti martelli piccoli e grandi, compassi metri seghetti di
tutti i generi possibili e il traforo da gioielliere, insomma
più ne avete di questi attrezzi meglio è, alcuni a volte dovrete autocostruirli, specialmente gli scalpellini e le sgurbiette per intagliare,
Di fianco una piccola serie di attrezzi da falegname, a
1:24 anche gli attrezzi devono essere adeguati.
Le Fleuron pag. 14
Un utensile dai mille usi è la smerigliatrice a collo lungo
della Proxxon, nella nostra scala serve moltissimo.
Altro piccolo aggeggetto molto utile se non indispensabile che vi costruirete da soli è il truschino (Incorsatoio)
per fare modanature.
Il trapanino a batteria la levigatrice orbitale e il seghetto
alternativo, altri tre piccoli aiutanti molto utili.
Per ultimo ma non ultimo il compressore ad aria indispensabile, ce ne sono di tutte le grandezze uno da 25
litri è sufficiente.
Credo con questo di aver esaurito il discorso attrezzatura.
Non necessariamente dovrete avere tutto quello che vi
ho descritto, ci ho messo degli anni per aver la mia attrezzatura, dipende da voi e le vostre tasche, ci sono valenti modellisti che hanno costruito veri capolavori senza
l’ausilio di macchinari specifici, oppure autocostruiti, il bello di questa passione e proprio che non ci sono limiti alla
nostra fantasia, ognuno seguirà la strada a lui più confacente.
Qui finisce il capitolo dedicato all’attrezzatura e al nostro laboratorio.
Il prossimo capitolo riguarderà la costruzione dello scaletto; finalmente all’opera.
Dimenticavo, lo studio dei piani *ci impegnerà per diversi giorni se non mesi a seconda della complessità del
modello scelto, il Fleuron è abbastanza complicato, vi suggerisco di fare molta attenzione, iniziate solo quando vi
sentirete sicuri su come procedere, il diario servirà proprio a questo aiutarvi nel percorso
 
Le Fleuron pag. 15
 Lo Scaletto 
In questo diario seguiremo le fasi costruttive del vascello francese “Le Fleuron“ di Blaise Ollivier del 1729,
su i piani di Gerard Delacroix, in scala 1:24, in legno di Pero.
Il perché della scala 1:24: ho scelto questa insolita scala per una semplice ragione, è sempre stato il mio sogno, da
quando faccio il modellista cioè circa quarant’anni, ho sempre sognato di costruire una nave in grande scala, così
da poter fare tutti i dettagli possibili, senza grandi difficoltà come comporterebbe una scala più piccola, l’occasione
me l’ha data Jean Bodriot con le sue magnifiche monografie, e la scelta è caduta sul Fleuron.
Il modello per ovvie ragioni di spazio (in altezza) sarà costruito, solo con una parte dell’alberatura senza pennoni,
occuperebbe troppo in casa, un lato sarà lasciato a vista e uno completamente rivestito, i ponti saranno finiti solo
per metà l’altra metà avrà solo le corde, tutte le attrezzature interne saranno riprodotte, dove non sia possibile lo
saranno solo per una metà scafo (es. cannoni e portelli).
I materiali usati saranno il Pero per tutta l’ossatura, cercando di evidenziare dove possibile le diverse tonalità del
legno, per le modanature e sculture il Bosso, per i fondi delle sculture e i pannelli l’Ebano, che sarà usato anche
per fare i Capodibanda, il fasciame dei ponti interni in Pero, quelli a vista, ponte di coperta e casseri sarà forse in
Cedro del Libano, per il suo colore chiaro e caldo o Acero, le corde in Pero Bruno, alcuni piccoli particolari saranno
in Sorbo Rosso, la ferramenta sarà in ottone brunito. Visto la grande scala non mi sono potuto esimere dal fare la
chiodaggione di tutti i particolari, avevo tre scelte, tutte caviglie in legno, tutto ottone (il giallo dell’ottone non mi
entusiasma per nulla) oppure, come alla fine ho scelto chiodini in acciaio brunito della ditta Amati per il serrettame interno, in due misure, Chiodi di acciaio brunito per le Coste, caviglie in bosso per le cinte modanate sempre
in legno di bosso, per il fasciame dell’opera viva seguirò alla lettera come nella realtà due chiodi in acciaio brunito
e due caviglie in legno per costa, la scala lo permette.
Dopo questo breve ma doveroso escurso sulle modalità costruttiva, si può finalmente iniziare il cantiere.
Prima lo scaletto...
Come sempre si inizia dalla costruzione dello scaletto (si fa per dire, 220 cm x 80 cm x 3 cm) noterete che
è stato costruito su tre piani, ho scelto le linee d’acqua
9 - 15 - 19, c’è una logica costruttiva di questa scelta,
le coste o quinti del Fleuron dopo il primo ponte sono
rastremate verso l’alto, e per dare una giusta perpendicolarità questa era l’unica strada, i quinti raggiungono
anche i 60 cm di altezza! Quindi inutile complicarsi la
vita, il tutto deve essere perfettamente in piano, altrimenti sono guai, tra dritto e dritto ci sono 197,5 cm, e la chiglia
deve essere perfettamente in linea, con queste grandezze l’attenzione deve essere massima.
Per fissare i tre piani di multistrato da 10mm ho usato 12 barre filettate da 10mm che partono dal piano
sempre in multistrato da tre cm, poi ho ulteriormente bloccato il terzo piano con due diagonali sempre in multistrato (questa operazione l’ho eseguita in un secondo momento). Ho fatto due listelli sempre in multistrato da
10mm larghi 6 cm e lunghi quanto la chiglia, serviranno a mantenerla nella giusta posizione e linearità, poi ho
fatto due sagome una a prua e una a poppa per accogliere la ruota di prua e il dritto di poppa, ho usato due guanciali di compensato da 6 mm con tre galletti per tenere fermo il tutto, le foto sono molto esplicative, mi raccomando
solo la precisione, da questa dipenderà il futuro della costruzione, riportare tutte le distanze fra i quinti sulle due
guide, tagliare le tre sagome delle linee d’acqua opportunamente ricavate dai piani, se posso darvi un piccolo suggerimento fate le sagome un mm per lato più larghe del necessario così le coste potranno essere lasciate più grasse
di un mm, mettetele alla giusta altezza, controllate la perpendicolarità dei segni del centro costa, va preso quello
come riferimento per via della rastrematura dopo il primo ponte, quando tutto è in ordine si può iniziare davvero
a costruire il modello.
Le Fleuron pag. 17
Due foto dello scaletto in costruzione, le sagome delle linee sono state fatte e tutti i riferimenti segnati, sulla base
ho messo due longheroni longitudinali di rinforzo per rendere tutto più rigido, per adesso lo scalo poggia sopra
un tavolo, più in là costruirò un tavolo più basso con le ruote piroettanti per comodità d’uso.
Le Fleuron pag. 18
Particolari dei supporti per il Dritto e la Ruota dello stesso spessore, su quello di poppa ci devo ancora applicare i
guanciali per tenere fermi i pezzi, a prua è già ok.
Le Fleuron pag. 19
Nella foto in alto si può vedere la ruota di prua inserita tra i due guanciali e fermata con i galletti. A questo
punto bisogna prendere una decisione su come proseguire la costruzione, in pratica dovrete decidere se incollare la
chiglia con il dritto e la ruota e sistemarle nel cantiere, oppure aspettare di aver fatto tutto il quadro di poppa e la
prua, questa è una scelta importante per il proseguo del lavoro, infatti se deciderete di incollare subito tutti i pezzi
della chiglia e dei dritti, potreste avere poi delle difficoltà nel realizzare l’arcaccia e gli scalmi di cubia all’interno
del cantiere.
Per esperienza personale vi posso dire che il metodo migliore, li ho provati entrambi, è quello di fare tutti i pezzi
della chiglia ma lasciare staccate le parti del dritto e della ruota, in modo da poter lavorare fuori dal cantiere, a
1:24 la cosa è decisamente comoda credetemi, quindi una volta fatti tutti i vari pezzi assemblate solo il dritto e la
prua, il massimo sarebbe anche di fare alcuni quinti di prua e di poppa per controllare meglio i vari allineamenti,
ci vuole poco a buttare via ore ed ore di lavoro per un allineamento sbagliato o un angolo di quartobuono scarso.
A questo punto lo scaletto è terminato e si può passare alla fase costruttiva vera e propria, se già non lo avete fatto
a questo punto bisogna prendere il legno necessario e smacchinarlo, prepararsi tutte le tavolette dello spessore necessario, per chi non ha i macchinari adatti un buon artigiano vi solleverà dal compito, quindi per non disturbarlo
troppo, studiate bene i piani e ricavatevi tutte gli spessori necessarie per la costruzione, in modo da avere tutto a
portata di mano.
Si parte.....
 
Le Fleuron pag. 20
 La Chiglia 
Tutti i componenti della struttura assiale del nostro Vascello
Dopo aver preparato le tavolette dello giusto spessore, nel nostro caso 16 mm, si può iniziare a preparare tutti
i pezzi della chiglia, tranne il calcagnolo le parti non presentano difficoltà di rilievo, la palella semplice
non dovrebbe essere un problema, si può realizzare in vari modi, a mano con traforo e lima,
a
queste
dimensioni ve lo sconsiglio, oppure con la fresatrice verticale e una morsa col piano inclinabile, i piani
sono molto esaurienti e precisi, insomma non tanto, della serie l’errore è sempre dietro l’angolo, se sarete
stati attenti, avrete notato della incongruenze sulle misure della chiglia, che sono riportate
sulla tavola
numero sette gli spessori sono sbagliati, c’è uno scarto di un mm a 1:48 a scala doppia
doppio spessore cioè due mm, comunque a pagina 116 del libro in francese allegato alla monografia,
sono riportate tutte le misure precise delle varie parti della nave, se avete dubbi lì c’è la soluzione,
basta trovare
un programmino, sui vari forum se ne trovano, per convertire le antiche misure in cm.
L’errore salta
fuori quando confronterete le calette dei quinti e la larghezza della chiglia, è giusta
la misura delle
calette dei quinti 16 mm, quindi dovrete fare la chiglia di quello spessore. Durante
questo viaggio
di piccoli errori ne incontreremo ancora, ma perdoniamo il sig. Delacroix, dentro
un progetto così
complesso ci possono stare, ma stando attenti e confrontando sempre le varie tavole
possiamo superarli tranquillamente, una cosa molto importante, cercate sempre il confronto (mai
la competizione)
con altri modellisti, e non avete paura a disturbare i mostri sacri, non aspettano altro che essere
interpellati credetemi sulla parola, ne ho avuto prova provata.
Le foto che seguono vi mostrano tutte le varie fasi della lavorazione.
Il Dritto di poppa terminato
Le Fleuron pag. 21
Prima di procedere al taglio dei pezzi fate delle fotocopie, oppure se ne siete capaci con un programma vettoriale ridisegnate il tutto, è da maniaci ma c’è chi lo fa, io ho fatto più copie plottate dei file Tiff che mi ha fatto il
centro servizi, per avere a disposizione più copie dello stesso particolare, se le stampe sono fatte con la laser potete
anche usare un ferro da stiro, di quelli vecchi non a vapore, passarlo sul foglio e trasferire il disegno sul legno, io
non l’ho fatto, i miei disegni sono stati stampati con la inkjet, quindi ho optato per l’incollaggio sul legno, facendo
moltissima attenzione all’esecuzione che deve essere veloce e precisa senza distorcere la carta, è di vitale importanza questo passaggio, oppure potete sempre usare
la buona e vecchia carta carbone, a voi la scelta, il
bello di questo hobby è che potete sempre fare come
più si addice alle vostre capacità.
Di fianco la ruota in fase costruttiva appoggiata nel
cantiere, colorate di celeste le calette da eseguire alla
fresatrice, per accogliere le coste di prua.
Per rifinire tutte le parti tonde ho usato un piccolo accessorio della Wolfcraft, in pratica è un cilindro di plastica dove si mette sempre un cilindro
di carta vetrata, ha un diametro di otto cm per
le grandi curve è ottimo, per quelle più piccole ho
sempre dei cilindri della Jet di vario calibro da un
cm a cinque, per le parti dritte uso il lapidello della
Proxxon, ricordate sempre che più sarete precisi meglio sarà per il vostro modello ma sopra tutto per voi stessi,
volete mettere la soddisfazione di girarsi tra le mani
questi pezzi che andranno a comporre un puzzle infinito e complicato come lo è un vascello, non finirete
mai di sorprendervi, e quando direte questo l’ho fatto
io, per me sarà motivo di grande orgoglio, pensando
che per piccolissima parte vi ho aiutato a realizzarlo, infatti lo scopo principale di questo diario che è
indirizzato sopra tutto ai neofiti, è farvi avvicinare
a
questo tipo di costruzione, che vi darà grandi soddisfazioni, ma anche grandi delusioni, ci siamo passati
tutti, non scoraggiatevi mai, se sbagliate un pezzo non
esitate a rifarlo, in fondo è solo un pezzettino di legno,
sapeste quanti no ho buttati durante la mia costruzione.
Nella foto di fianco il Dritto di
Poppa ancora non incollato, nella
sua sede naturale, i disegni sono
ancora incollati al legno, saranno
tolti al momento opportuno.
La foto che segue non rende giustizia al piccoletto, da dritto a
ruota misura quasi due metri.
Torno a ripetermi l’allineamento è
importantissimo, quindi massima attenzione, come noterete in
questa fase ho montato solo una
dima la numero nove, le altre ancora non servono saranno posizionate quando verrà il momento
delle coste.
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Passiamo adesso a visionare tutti i pezzi della chiglia che è composta da tre elementi longitudinali più il
calcagnolo, che sono uniti tra loro con una palella semplice, vi consiglio una volta incollati tra di loro tutti i vari
pezzi che compongono la chiglia di rinforzare le palelle
con tre belle caviglie di legno duro da 4 mm di diametro,
io ho usato il bosso, si può usare come nella realtà il leccio,
per chi ne ha in magazzino, ma anche altre essenze come
il rovere il sorbo il noce o il ramino da preferire nell’ordine.
Nella foto a fianco il prolungamento della controchiglia,
è fatto in un unico pezzo massiccio, la stazza di questo
vascello ancora permette la costruzione di simili massicci,
che nelle navi maggiori sono fatti in più pezzi.
i
Adesso ci dovrò praticare le calette che accoglieranno le
mortase dei Forcacci, a lato le calette eseguite, ho usato
un metodo semplice, in pratica ho posizionato il pezzo
sulla fresatrice stretto con la morsa, ho praticato dei fori
della giusta misura, poi con uno scalpellino da quattro
mm ho fatto le calette, un lavoro di bassa difficoltà.
Unica avvertenza rispettare rigorosamente le distanza tra
fori, altrimenti avrete delle difficoltà nel mettere le coste
nella giusta posizione.
Tutte le calette sono fatte, non resta che fare la battura a tutti i pezzi, la battura per chi non lo sapesse serve ad
accogliere il primo corso di fasciame in basso chiamato Torello, a poppa la battura presenta qualche difficoltà fate
attenzione alle quote che ricaverete dai piani.
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La ruota di prua assemblata con il calcagnolo e una
parte della controruota, pronta
per la lavorazione a mano della
battura.
Tutti i componenti della chiglia, le palelle sono a posto la lunghezza totale è stata controllata sullo scaletto, siamo
pronti per iniziare la battura
Le Fleuron pag. 24
Vista dall’alto del dritto, prima di eseguire la battura.
Una parte della battura l’ho eseguita con la fresatrice, usando una
fresa in acciaio hss giustamente sagomata, per la ruota ho dovuto
fare di necessità virtù, l’ho fatta tutta a manina con mazzuolo e
scalpello portata a termine diciamo discretamente bene, in mezza
giornata di lavoro intenso.
Tutte le fasi saranno esplicate meglio più con le foto, che con mille
parole.
Sopra il sottoscritto all’opera sulla Ruota.
Mi sono servito di un piano di lavoro con diversi fermi fissati con delle viti al piano, per tenere il pezzo
ben saldo, per evitare rotture accidentali della ruota,
ricordate sempre quando usate il mazzuolo e lo scalpello il pezzo deve essere ben fermo.
Battura quasi terminata
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Il dritto di poppa è
completo in tutti i suoi componenti, pronto per la battura, sul controdritto l’ho già
eseguita, deve essere ancora
tutto incollato è assemblato
solo per la foto, come noterete
ho cercato di usare le diverse
tonalità del pero per fare degli
stacchi, a qualche purista non
piaceranno, a me stanno bene
così, voi fate come meglio credete.
Particolare ingrandito del dritto alcuni pezzi sono già stati incollati, sono il dritto con il controdritto esterno
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Particolare della caletta sulla chiglia che accoglierà il dritto di poppa, non
deve essere assolutamente visibile, come in
certi modelli che ho visto, non avrebbe senso nella realtà costruttiva, il tenone deve
forzare il giusto senza esagerare ma un po
deve forzare come tutti gli incastri, è buona regola ricordatevelo sempre.
Fase della lavorazione alla fresatrice, nelle foto per ovvie ragioni estetiche ho tolto tutte le protezioni usate, lavorate
comodi e sicuri, mettete in atto tutte le accortezze del caso per salvaguardare le vostre mani, all’epoca di questo lavoro non disponevo ancora della fresatrice, ho
usato un trapano a colonna con una morsa e
un piano auto costruito, la fresa è in acciaio
super rapido e l’ho sagomata con la mola con
un angolo di circa 60 gradi, visto la bassa velocità del trapano a colonna, tremila giri sono
davvero pochi per una fresa del genere, ho dovuto fare molte passate abbassando l’utensile
poco alla volta, all’ultima passata il pezzo è
stato ripassato tre volte alla stessa profondità
per dare una discreta rifinitura, il calcagnolo
l’ho dovuto fare a mano come la ruota.
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Finita la battura dei tre pezzi diritti, sono passato alle calette sulla controruota, quelle che accoglieranno le prime
sette coste del nostro vascello, come al solito le ho eseguite con il trapano a colonna
e il banco a croce, in attesa della fresatrice
che mi deve arrivare dal Lussemburgo.
Ho usato una fresa a candela a due taglienti quelle con la pasticca riportata sarebbero migliori ma al momento
non ne avevo, anche in questo caso ho fatto
molte passate anche per non forzare il mandrino del trapano, che vorrei ricordare non è
adatto per questo genere di lavoro, serve per
forare non per lavorare di fianco, un uso saltuario va bene ma sarebbe meglio la fresatrice, più robusta per queste lavorazioni, a volte
alcuni miei commenti sembreranno ovvi per
alcuni di voi ma non tutti hanno esperienza
sufficiente in questo campo.
Il pezzo messo vicino la ruota, ultimi controlli e
poi procediamo stando sempre attenti che nulla si
deformi e rispetti la giusta sagoma.
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Sopra il pezzo terminato e pronto per essere incollato alla ruota, a questo punto dovrei parlarvi di un errore della monografia, queste calette sono per le prime sette coste del nostro vascello, ma sarebbe opportuno farle
anche per le altre tre coste che seguono, la otto, la nove e la dieci. Vi chiederete perché, presto detto se non farete
questa modifica (io non l’ho fatta mi sono accorto dopo dell’errore) le basi dei tre quinti in questione non saranno
allineate come mostrato nella tavola numero tre, ma formeranno un gradino antiestetico, le forme della nave sono
le stesse, ma lo zangone non arriverà fino alla battura, si fermerà più in alto, proprio per mancanza di materiale,
quindi se farete le calette anche per le coste sopra citate eviterete questo problema antiestetico, al momento opportuno vi mostrerò l’errore e come porci rimedio.
La ruota incollata, si può procedere con la
battura, da fare completamente a mano, con
l’ausilio di scalpelli ben affilati, per riferimento prendetevi le forme delle coste e tenetevi
un po grassi, a togliere materiale c’è sempre
tempo, mi raccomando.
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La battura della ruota terminata, ha
comportato diverse ore di lavoro e continui controlli.
Altra vista della ruota, anche il calcagnolo
ha la sua battura, per adesso tutta la ruota si può riporre nello scaletto in attesa di
montare il caposesto e gli scalmi di cubia,
che monteremo fuori dal cantiere.
Ora si può passare alla poppa, il lavoro di preparazione prima di incollare il tutto è lungo e laborioso, ma necessario, dopo sarebbe arduo se non impossibile, armatevi di santa pazienza e seguite tutte le varie fasi senza fretta.
Nella foto a fianco la prolunga della controchiglia in posizione, il grosso del lavoro di
rastrematura è già stato eseguito, mi sono
lasciato del margine che toglierò quando
costruirò tutta l’arcaccia con le ultime coste, per avere dei riferimenti certi.
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Prima di incollare tutti i componenti del dritto ci aspetta un altro lavoretto di precisione all’apparenza
semplice, ma che presenta qualche difficoltà, le calette sul controdritto interno che riceveranno i Gaisoni e il
Traversone. Ricavate dai piani la giusta
angolazione, non sono perpendicolari
al pezzo ma in piano rispetto alla nave,
riportate tutte le quote sul pezzo, poi
aiutatevi sempre con una fresa montata
sulla fresatrice, rifinite il tutto con uno
scalpellino o coltello molto affilato, non
lasciate sbavature e cercate di fare un lavoro pulito, non cercate compromessi, ve
ne pentirete in seguito, se sbagliate non
importa rifate il controdritto senza esitare o starci a pensare troppo, cercate di
inculcarvi questa filosofia, non pensate
mai “tanto non si vedrà mai“ il lavoro
dovrà sempre essere il più rigoroso possibile, vi ripagherà statene certi, in questo genere di costruzioni sono ammesse pochissime deroghe(comunque io
qualche volta ho usato qualche semplificazione senza compromettere la filosofia costruttiva, a voi la scelta).
Il pezzo fissato alla morsa le calette sono state eseguite con una fresa a
candela molto sottile per togliere più
materiale possibile vicino alla sagoma.
Il controdritto è fissato alla morsa in
piano, l’inclinazione bisogna farla con
lo scalpello poi basterà solo togliere il
materiale in più negli angoli, la foto in
alto mostra il pezzo terminato.
Ancora una vista del controdritto
interno.
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Lo stesso lavoro va fatto anche
sul dritto per accogliere il Dragante e il
Controdragante, stesso metodo.
Altra vista del dritto, notate la battura fatta con la fresatrice, verrà rifinita quando tutto sarà incollato.
I due pezzi sono stati incollati con l’ausilio di morsetti, sul dritto interno ho
fatto già una parte del lavoro della battura, lasciando sempre un po di materiale in eccesso, sarà tolto in seguito.
 
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 L’Ossatura di Poppa “la Pettiera” 
Prossimo passo costruzione di tutti i
componenti che formeranno la pettiera, sono i
Gaisoni, il Traversone, il Dragante, il Controdragante e le Alette.
La foto mostra tutti i componenti appena tagliati e rifiniti lasciando un piccolo margine di
materiale, manca il primo gaisone, è già sulla
fresatrice per fare la doppia caletta, come potete
osservare nella prossima foto.
Ricavato l’angolo dai piani, ho fatto due
pezzi sagomati per stringere il pezzo a
dargli la giusta angolazione, premetto con
una morsa basculante sarebbe stato tutto
più semplice, ma al momento ancora non
ne dispongo, quindi mi sono adattato con
quello che avevo, di necessità virtù.
La caletta è terminata non resta che provare l’incastro, eventuali aggiustamenti si
faranno con una limetta a mano, tenendo
presente che i pezzi devono forzare un poco
senza esagerare, si rischierebbe di rompere
il bordo del gaisone.
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Finito di fare le calette ai vari pezzi che compongono la pettiera, possiamo iniziare a fare delle prove di posizionamento, due pezzi fondamentali da fare
con la massima precisione sono le Alette, nella foto si
possono vedere di fianco a tutti gli altri componenti.
Durante questa fase di prove varie dovete fare anche le
calette a coda di rondine sul Dragante, a 1:24 è complicato ma a 1:48 è da certosini, qualcuno le fa i più
bravi, altri no. Io le ho fatte, non potevo certo esimermi
la scala non perdona, mi sono messo di buona lena, ho
affilato gli scalpelli e tracciato il tutto sul dragante, in
questa fase le macchine servono a poco, siamo soli con
le nostre mani, fate magari delle prove su un pezzo da
buttare e vedete quello che riuscite a fare, è fondamentale acquisire la tecnica necessaria e fare esperienza, quindi meglio
farla su un pezzo da buttare, quando vi sentirete pronti passate al dragante, vedrete andrà tutto bene, basta non avere
fretta.
Prove di posizionamento sembra che tutto sia a posto, passiamo alle code di rondine.
Di lato particolare degli incastri, dopo qualche ora
di lavoro, mi sono tolto un bel peso sono andate bene
al primo colpo, non sempre sarà così, dimenticavo il
dragante tagliatelo a misura solo dopo aver fatto le
code di rondine più esterne altrimenti rischierete di
dover rifare il pezzo.....per la rottura del lato esterno
molto vicina al bordo.
Il dragante terminato ho fatto
anche il battente che accoglierà il fasciame
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Prove di posizionamento dei vari elementi
all’interno dello scaletto, come potete notare sulle
teste dei gaisoni ho disegnato la sagoma finale, e
lasciato ancora molto materiale, una cosa da tenere presente è quella di fare assolutamente attenzione al piano delle teste dei gaisoni e del traversone,
devono essere più precise possibile e sopra tutto in
piano, altrimenti le alette non aderirebbero bene,
compromettendo tutta la struttura, sotto mentre
faccio una prova con le alette all’interno del cantiere.
Adesso però bisogna preparare uno scaletto ad hoc
per costruire tutta la pettiera, con tutti i riferimenti
esatti, e poter appareggiare il tutto con comodità senza problemi di sorta.
Ancora una vista della pettiera con il suo dragante,
tutti i pezzi sono molto stabili senza essere incollati,
grazie alla precisione degli incastri, più sarete precisi
meglio riuscirà il lavoro.
Nella foto lo scaletto e la pettiera; i gaisoni e le alette sono state incollate, è stata fatta anche una prima rifinitura interna. Le alette poggiano su due basti opportunamente sagomati e a misura per fare un giusto incollaggio, se tutto sarà andato nel verso giusto, i vari
pezzi saranno in squadro con il dritto,, volendo si può
rinforzare l’incollaggio tra le alette e gli altri pezzi con
dei perni di legno, fatelo se intendete rivestire lo scafo
altrimenti vi consiglio di no, sono antiestetici, usate
della buona colla idrorepellente alifatica oppure vinilica di ottima qualità, se usate la vinilica ricordatevi
di ripulire tutto per bene perché macchia e sarebbe un
vero peccato rovinare il vostro lavoro per delle macchie antiestetiche.
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Pagina dedicata alle foto della pettiera dentro e fuori il suo cantiere.
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Vista della parte esterna della pettiera ancora da rifinire, sul controdritto esterno ho fatto
anche le calette che accoglieranno le bandelle delle
femminelle del timone.
Sotto la pettiera terminata, il dritto è stato tolto per evidenziare le calette, notate sempre la differenza di colore tra
i componenti, non immaginate quanto sia solida questa struttura, nella realtà era una parte della nave che dava
enormi problemi sia agli Ingegneri che la disegnavano che ai Maestri d’ascia che la costruivano, nonché a noi modellisti, non allarmatevi se farete tutto con precisione e tanta calma, nessun traguardo vi resterà precluso non mi
stancherò mai di dirvelo, prendere in mano questi pezzi è una gran bella soddisfazione, veder crescere il proprio
modello è una sensazione unica.
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Ho montato tutto sul dritto
anche il dragante, notate la battura
come deve coincidere con il battente
del dragante, il filo dei gaisoni e del
traversone, tutto deve combaciare a
1:24 è un obbligo, per rendere piacevole la vista rifinite tutto con carta vetro
fino alla 220, noterete come il legno si
lucida, però ricordate, quando incollate due pezzi di legno tra loro è meglio
che la superficie da incollare sia un po
ruvida, quindi se è troppo lucida passate un po di carta vetro di grana grossa la 80 va più che bene, così da rendere l’incollaggio più resistente. Questi
gioiellini si spera passino indenni tutti
gli imprevisti futuri, l’incuria, l’umidità, la polvere, non ci saremo sempre noi a coccolarli e pulirli con religiosa devozione, pertanto la struttura deve
essere la più solida possibile, nei musei di tutto il mondo sono esposti modelli che hanno alle loro spalle svariati
secoli, alcuni non sono neanche incollati ma sono tenuti insieme solo da chiodi e incastri, pensate che precisione
avrà messo l’artista nel fare simili capolavori, spesso opera di più mani.
Durante le pause fra un incollaggio e l’altro non sono stato con le mani in mano, ho preparato la Controchiglia, i
Prestantini di prua e poppa, il bello di questo lavoro è che ce lo possiamo organizzare come meglio crediamo, non
è una fortuna?
Il Prestantino di poppa in due pezzi, uniti con una palella a dente, sotto il particolare della palella
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Il Prestantino di prua sempre in
due pezzi uniti a palella semplice il pezzo
è ancora da ripulire dalla colla.
In questa foto si intravede un parte della controchiglia con tutte le calette per le coste, a differenza delle navi
costruite in seguito, le calette sono a dente semplice, una via di mezzo tra quelle del secolo precedente e quelle di
qualche decennio dopo, prima le coste erano semplicemente poggiate sulla controchiglia con un semplice incastro
sul madiere e mezzo madiere, poi come nel Fleuron con un incastro semplice sia sulla controchiglia che sul madiere
e mezzo madiere, infine come spiegato sul tomo uno del 74 cannoni di Boudriot a doppio dente sulla controchiglia.
Si intravede anche il prestantino di prua ripulito dalla colla.
 
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 L’Arcaccia 
Avendo preso la decisione di costruire la poppa fuori dal cantiere si rende necessario per prima cosa costruire la costa 62, dove andremo a incastare le due alette i riempitori di poppa e via via tutti gli altri componenti
della poppa, già che ci siete costruite anche le ultime 9 coste così da poter avere un quadro completo della struttura,
il lavoro si dovrà fare per una parte dentro il cantiere, per la restante ovvero la rifinitura interna ed esterna fuori,
per pura comodità.
Piccola anticipazione sulla costruzione delle coste, anche in questo caso si possono usare diversi metodi, quello che
ho usato è una via di mezzo tra la comodità e lo spreco di materiale, che non è cosa da disdegnare, in scale minori
si possono usare metodi più sbrigativi e veloci ma lo spreco in questo caso sarebbe stato troppo.
Come già spiegato precedentemente avete tre copie di tutte le coste già disponibili, una vi servirà da supporto dove
incollare una faccia della costa, la seconda e la terza per ricavare tutti i vari componenti, Madiere, Scalmo del
Madiere, Mezzo Madiere, Staminale in prosieguo del Mezzo Madiere, Scalmi in prosieguo dello Staminale e lo
Scalmotto, così abbiamo appreso anche come si chiamano tutte le parti che formano una costa
Stampa dell’epoca dove sono rappresentati tutti i componenti dell’ossatura.
Per costruire le coste preparate due piani della giusta misura e spessore adeguato, (70x70x2,5 cm), dove
poggiarci comodamente la costa più grande, perché due? presto detto più cercherete di razionalizzare il lavoro
meglio sarà, visto quanto è ripetitivo, mentre siete in attesa che la colla asciughi sulla prima costa potrete andare
avanti facendo un’altra costa così scorrerà tutto più velocemente. Per fare tutti i componenti delle coste ho preso i due
disegni restanti e ho ritagliato tutti i pezzi lasciando circa
tre mm di margine dal bordo, li ho numerati e colorati di
due diversi colori, per non correre il pericolo di mischiarli,
visto che adesso stiamo facendo quelli di poppa dobbiamo
ricavarci a mano dai disegni i traversini e i due rami del
madiere, che andranno a formare il Forcaccio, per i più
audaci il traversino più in alto lo si può fare come nella realtà con due denti che affondano nei rami, come ben spiegato a pagina 83 del primo volume del 74 cannoni di Jean
Boudriot, vi consiglio vivamente di acquistarlo, per adesso
può bastare il primo tomo, gli altri potrete acquistarli man
mano che vi serviranno sono quattro splendidi volumi
magistralmente tradotti da Giovanni Santi Mazzini.
Nella foto le calette sui rami e il traversino con i due denti.
Le Fleuron pag. 41
Nella foto a fianco potete vedere tutti i componenti del forcaccio, è importante controllare le venature del
legno che sul piede devono essere verticali e sui traversini
orizzontali, queste due foto le ho tratte da un vecchio volume degli anni sessanta, non sono mie ne del mio modello.
Tutti i pezzi che compongono una
faccia della costa 62 sono stati incollati su delle tavolette spesse 11 mm
pronti per essere tagliati con la sega
a nastro, cercate di incollarli tenendo sempre conto delle venature del
legno e cercare di seguirle il più possibile, per non rendere troppo fragili
i pezzi.
Di lato tutti i pezzi che
compongono le coste di
poppa, colorate diversamente pronte per essere
incollate
La costa incollata sul piano, come
noterete ho usato dei morsetti autocostruiti in legno duro, costruitene
una discreta quantità vi saranno
utili in mille occasioni, il piano della costa deve essere incollato molto
preciso le teste dei pezzi da incollare
devono essere perfettamente dritte
e in squadro, un buon lapidello vi
toglie dai guai, controllate sempre
che la sagoma sia più precisa possibile, controllate anche l’apertura
della costa in alto sugli scalmi deve
corrispondere perfettamente alle
misure dei piani
Le Fleuron pag. 42
Particolare del piede della
costa 62, i pezzi colorati di celeste,
quelli dell’altra faccia, solo per la
costa 62, li incollerò direttamente
quando sarà montata e incollata
alla pettiera, per cercare di fare il
meglio possibile l’incastro a becco
di flauto delle alette sulla costa.
Anche in questo caso mi costruirò
uno scaletto fatto apposta per posizionare tutto a misura.
La costa fissata sul piano di appoggio
pronta per essere posizionata.
Per usare gli stessi morsetti ho dovuto
mettere uno spessore della stessa misura
del piano della costa perché altrimenti il
morsetto avrebbe lavorato male, è stato
calcolato per lo spessore semplice 11 mm
qui ho posizionato anche l’altra parte
del forcaccio, per non fare dei morsetti
nuovi ho usato questo stratagemma.
La costa appoggiata al dritto, è tenuta in
verticale e in squadro dallo scaletto fatto
apposta.
Le Fleuron pag. 43
Vista dall’interno del cantiere ho messo in opera anche il terzo
piano di riscontro quello centrale lo
metterò quando il quadro di poppa
sarà ultimato.
Nelle foto in alto i morsetti che mi sono costruito per fissare i componenti delle coste, sono in legno di Iroko, anche
il rovere o qualsiasi legno duro va bene, questi sono studiati per incollare lo spessore delle coste che è di 11 mm,
il canale è fondamentale per far scorrere il morsetto sulla vite di fissaggio per trovare la giusta posizione, mettete
sempre una rondella tra la testa della vite e il morsetto. L’idea originale non è mia, ma di un’altro modellista mi è
subito piaciuta e l’ho copiata.
Con l’aiuto dei morsetti ho incollato la costa 62
al quadro di poppa, l’ossatura inizia a prendere forma, in questa fase state attenti sopra tutto
allo squadro e alla perpendicolarità.
Un’altro piccolo accorgimento che ho adoperato è stato quello di fare un pezzo che mi tiene
fermo il dritto anche in altezza, è un semplice
pezzo a elle che poggia sulla testa del dritto, più
i vari pezzi sono fissati bene meglio è.
Le Fleuron pag. 44
Il pezzo fuori dal cantiere dove è stato rifinito e applicati i riempitori sotto il primo gaisone, i morsetti autocostruiti
ancora una volta molto utili, ho lasciato ancora un piccolo margine di materiale, tutta la pettiera e il dritto non
sono ancora incollati tra loro, si tengono solo con gli incastri. Sotto una vista ravvicinata.
Le Fleuron pag. 45
Il dritto è stato tolto per fare la fotografia, siamo pronti per incollarlo operazione da eseguire dentro il cantiere.
Sotto i pezzi in fase di incollaggio.
Le Fleuron pag. 46
La poppa incollata fuori dal cantiere,
adesso solo per un momento pensate a dover
rifinire tutti questi pezzi dentro il cantiere,
quanti problemi avreste avuto, chiaramente
lasciate sempre un po di margine da togliere
quando ci saranno almeno le ultime sei coste
montate. Un lavoro da fare in questa fase è
quello di fare le calette per gli zappoli, in scala
1:24 è obbligo farle, sarà un lavoro impegnativo e lungo, comunque per adesso le faremo
solo sulle ultime sei coste che incolleremo alla
poppa, le restanti verranno effettuate dopo
aver messo in opera tutte le coste dentro al
cantiere così da prendere una giusta linea.
Interno della poppa il letto per il prestantino è già stato abbozzato, sotto
vista dall’alto del pezzo, per adesso è
tenuto tutto dalla colla, prima di mettere lo zappolo sopra la chiglia metterò
una vite di acciaio che fisserà la costa
62 alla chiglia per maggiore sicurezza,
a questa scala bisogna prendere tutte le
precauzioni possibili per rendere stabile la struttura.
Le Fleuron pag. 47
La costa numero 61 pronta per essere inserita, è tutta da rifinire e bisogna
ancora fare l’angolo di quartobuono.
Tutti i pezzi che compongono la costa verso
prua sono colorati di azzurro quelli verso
poppa di verde, sotto il particolare del piede della costa o forcaccio (a prua si chiamano zangoni) fatto con i traversini come
spiegato precedentemente, nell’ultima foto
della pagina si può notare meglio il particolare, tra le due coste ho inserito lo zappolo, a quest’altezza non ha il foro per il passaggio delle acque reflue, che si andranno a
raccogliere al centro nave, dove le trombe
(pompe di sentina) le raccoglieranno.
I segni che delimitano il bordo della costa
sono ancora ben visibili, in quanto devo ancora passarla al lapidello cilindrico, come vi mostrerò nella prossima
pagina. Ho anche inserito un distanziatore provvisorio tra le due coste, (maglia), nel nostro caso è di sei mm fino al
primo ponte, da lì in poi si allarga verso
l’alto, per via della rastrematura delle
coste, vi chiederete perché non ho montato la dima centrale, non l’ho montata
perché altrimenti mi sarebbe stato impossibile sfilare la struttura per via della
sua forma, in questo momento ho solo
due riferimenti certi.
Una cosa da tenere in conto è quella di
verificare l’altezza della costa, è molto facile incorrere in qualche errore di
valutazione compromettendo le lenee
del nostro vascello, o addirittura rifare
il quinto se togliamo troppo materiale dal piede, ricordatevi che il tenone dovrà essere ricavato dal piede stesso,
ma nulla ci vieta di metterlo posticcio per
non complicarci troppo la vita, se faremo
così potremo correggere anche eventuali
piccole differenze di distanza tra le calette
per mettere la costa perfettamente verticale
e a squadro con la chiglia, se deciderete di
procedere in questo senso fate un foro da
tre mm profondo circa un cm poi prendete
un quadrello di legno duro da cinque mm,
tornitelo in parte fino a fare un tondino da
tre mm lasciando circa 4 mm di testa quadrata se avrete fatto tutto correttamente la
costa si posizionerà nella giusta posizione.
Dopo aver incollato tutte le coste necessarie
bisogna ripulirle e fare l’angolo di quartobuono, qui ci viene in aiuto il trapano a colonna e il lapidello cilindrico, come vi mostrerò nelle prossime foto.
 
Le Fleuron pag. 48
 Il Quadro di Poppa 
Per fare questa lavorazione bisogna preparare un piano con un foro avente il diametro
del cilindro più largo, il piano sarà appoggiato
sopra una struttura che permette di raccogliere
la polvere, che sarà aspirata, il tutto fissato al
piano del trapano con due grossi bulloni, una
carta vetrata al corindone da 80 andrà più che
bene, più fine in questa fase non serve, nel corso
del montaggio di materiale se ne dovrà asportare ancora molto, quindi lasciatevi più di un
mm per lato di margine, ricordate sempre, a togliere si fa sempre in tempo. Per fare l’angolo di
quartobuono ho tolto il piano e passato la costa
a mano libera sul lapidello, seguendo il tracciato dell’angolo e lasciando un po di margine ho
dato anche una piccola rifinitura con la raspa e
la smerigliatrice a collo lungo.
Un’altra vista della lavorazione, della serie anche io a volte prendo degli abbagli, notate il tenone sul piede della costa, invece di essere come nei piani ricavato solo da una faccia della costa, in questo caso è
al centro, l’ho dovuto ricavare
lì per correggere un errore di
posizionamento della rispettiva caletta, per le altre coste il
problema non si ì posto è andato tutto per il verso giusto.
A lato il particolare del tenone fatto al centro costa, a volte si possono correggere certi
errori a volte no, in questo
caso se non ve lo avessi mostrato nessuno lo avrebbe mai
saputo, non dovete avere paura di mostrare i vostri errori, non sbaglia solo chi non costruisce, importante è correggere e se non si può, rifare il pezzo, a volte vi costerà un
po ma per non avere remore vi consiglio di romperlo
così non vi porrete troppi problemi, non avete mica dei
termini di consegna giusto? è il nostro hobby un nostro
piacere personale!
Le Fleuron pag. 49
A questo punto si
rendono necessarie alcune
anticipazioni costruttive,
avete davanti a voi due
strade, fare solo le ultime
sei coste come ho fatto io e
passare alla prua, oppure
fare tutti i quinti, l’esperienza acquista dopo due
costruzioni mi fa propendere per la seconda ipotesi di lavoro, così da avere
sempre sotto controllo l’allineamento dello scafo.
Passiamo alle anticipazioni, dopo aver ripulito i bordi delle coste con il lapidello, fatto l’angolo di quartobuono e
messe nel cantiere nella giusta posizione (sono già posizionate le ultime cinque coste come si vede dalle foto), controlliamo che tutto sia allineato prendiamo una piccola latta flessibile e tracciamo le calette per gli zappoli, le misure cercheremo di
ricavarle
dai
piani. Per fare
le calette ci serviremo della fresatrice verticale,
di un piano di
legno fissato sul
banco a croce e
con i soliti morsettini autocostruiti fisseremo
la costa nella
giusta posizione prendete una
fresa della stessa
larghezza degli
zappoli, nel nostro caso un cm
la
profondità
sarà di un mm.
Le Fleuron pag. 50
Le foto mostrano le ultime cinque coste posizionate con le calette degli
zappoli già fatte, nella vista di fianco si
può vedere l’allineamento e la perpendicolarità delle coste, nonché le calette,
fate attenzione alle quote per il prestantino, ogni tanto provatelo e controllate
che la sua posizione sia giusta e non
forzi negli alloggi.
Passiamo a descrivere il piccolo attrezzo
autocostruito per la tracciatura delle calette
degli zappoli sul piano della costa, i riferimenti esterni li abbiamo già segnati prendendo le misure dai piani.
Ho preso un pezzetto di legno, in questo
caso ho usato del bosso, l’ho sagomato a
forma di T ci ho praticato due fori per alloggiarvi due pernetti che porteranno la
perpendicolarità della tracciatura rispetto alla
curva della costa, le foto mostrano meglio di
mille spiegazioni su come realizzarlo.
Sotto applicazione pratica sulla costa sulla
sinistra una caletta già realizzata.
Dopo aver tracciato tutte le calette passiamo
alla fase realizzativa alla fresatrice, montiamo la fresa a candela da un cm regoliamo la
profondità massima di taglio alla giusta altezza, posizioniamo la costa sul piano nella
giusta posizione e facciamo la fresata, è più
il tempo di preparazione che di lavoro vero
e proprio, non avete fretta il tutto dovrà corrispondere perfettamente, pena la discontinuità dell’allineamento e la
messa in opera degli stessi zappoli.
Le Fleuron pag. 51
Finalmente è arrivata la fresatrice verticale non dovrò più usare
il trapano a colonna, la fresa è una
normale fresa per legno a candela a
due taglienti riportati.
Le fasi della lavorazione alla fresa,
la costa è stata fissata sul piano con
i morsetti autocostruiti, notate i due
rialzi per sopperire al doppio spessore della costa, cercate di far lavorare
sempre in piano i morsetti altrimenti lasceranno dei brutti segni sulla
costa difficili da togliere.
Particolare ingrandito della caletta, notate il traversino e il piede del forcaccio e il piano per il prestantino.
Le Fleuron pag. 52
Dopo aver fatto tutte le calette ci attende
un’altro lavoretto lungo e ripetitivo, la chiodatura
dei piani della coste, dovete solo decidere come farla,
chiodi, caviglie o filo di ottone se non vi da fastidio il
suo colore giallo poco realistico, io ho optato per dei
chiodi di acciaio detti gruppini hanno una testa da
1,8 mm e sono già bruniti, unico inconveniente sono
troppo lunghi bisognerà tagliarli con le tronchesi uno
ad uno, a destra una costa già chiodata e calettata
con gli zappoli.
Anche il Dragante è al suo posto ho anche incollato gli imbuoni che lo legano allo
scalmo, sotto vista dall’alto della parte interna
Le Fleuron pag. 53
Un pezzo molto rognoso da fare è la Controaletta che serve per tenere insieme lo Scalmo d’Aletta
e l’Aletta, in francese Garde (“Guardia”), la difficoltà
nasce dal fatto che lavora su due piani non uniformi
quello dell’aletta e quello dello scalmo, raccordare questi due piani è una cosa tutt’altro che semplice, se non
viene al primo colpo pazienza la rifarete correggendo
gli errori fatti, una volta a posto prima di incollarlo
ricordatevi di mettere subito i falsi chiodi, dopo sarebbe praticamente impossibile, ad ogni nuovo passo
controllate sempre di non aver lasciato nulla indietro,
pianificate il lavoro con molta calma, prima di fare
qualsiasi cosa dovrete averla già dentro la testa su
come eseguirla. Nella foto la controaletta e lo scalmo
d’aletta incollati e a posto anche i chiodi sono ok.
Particolare visto di fianco, notate i due piani sfalsati, questi due pezzi uno sinistro e uno destro, mi
hanno portato via due mezze giornate di lavoro,
e qualche pezzetto di legno buttato al caminetto,
quindi se non verrà al primo colpo state tranquilli
è normale.
Le Fleuron pag. 54
Adesso vi descrivo la lavorazione degli
zappoli centrali, hanno lo stesso spessore della
maglia, mi raccomando devono essere estremamente precisi altrimenti dopo qualche costa la
verticalità sarà compromessa, di seguito alcune
foto che mostrano il lavoro alla fresatrice e gli
zappoli montati sulle coste.
Gli zappoli centrali sono fatti a cassa da morto,
cioè non hanno la stessa larghezza ai due capi del
pezzo, sotto sono larghi quanto la controchiglia,
in alto quanto il paramezzale o i prestantini.
Nei piani del Fleuron gli zappoli centrali hanno
una cavatoia a forma semicircolare, mentre Boudriot sul suo 74 cannoni l’ha disegnata con una
forma squadrata, dalla parte anteriore per quelli di poppa e posteriore per quelli di prua, io li ho eseguiti come
disegnati da Delacroix, mi piacevano di più, voi fate come credete.
Particolare ingrandito ho usato una fresa
da 4 mm a quattro taglienti.
Gli zappoli nella loro caletta, ho lasciato
lo spazio necessario per lo zappolo centrale, questa è una vista del lato poppiero
della costa, il forcaccio è composto da due
bracci verticali che si andranno ad incrociare con i traversini dell’altra faccia.
Le Fleuron pag. 55
Le prime cinque coste di poppa
sono montate, gli zappoli sono a posto, è
stata data anche una prima rifinitura.
Poiché il pezzo di poppa è ancora libero
da legami con il resto della chiglia tutto il lavoro di rifinitura viene effettuato fuori dal cantiere, ogni costa appena
incollata viene rinforzata al livello dello
zappolo centrale con una vite di acciaio.
Vista interna tutti gli zappoli sono al
loro posto rimane solo da perfezionare
il letto per il prestantino.
Vista completa della poppa, anche il
controdragante è stato montato come
pure i due riempimenti laterali dove
poggia, come potete osservare piano
piano il nostro vascello prende la sua
forma quasi definitiva, mettete sempre
degli spessori della misura della maglia tra una costa e l’altra, rispettate
la perpendicolarità e lo squadro, tutto
deve essere lineare non ci devono essere assolutamente forzature varie, che
andrebbero ad inficiare la forma definitiva dell’ossatura.
Le Fleuron pag. 56
Prima di fissare il controdragante,
ho dovuto mettere in opera i due imbuoni su
cui poggiano i due gobbi esterni, per realizzare i gobbi ho usato un metodo indicatomi
dal mio amico modellista Giuseppe Sivero.
Preparate i pezzi abbastanza grandi da contenere la sagoma dei gobbi, e incollateli con
una palella semplice come si evince dai piani, prendete e ritagliate tutte le viste riportate dalla tavola della poppa, incollatele sul
pezzo e ritagliate il tutto tenendo un buon
margine di tolleranza. Sotto le foto della lavorazione del mio amico.
Le foto mostrano i vari componenti già incollati e con i disegni incollati, per fare la
sagoma esterna prendetela sempre dai piani
dalla vista di poppa ritagliatela e incollatela sul pezzo, fate attenzione essendo una vista in verticale sarà leg-
germente più corta del vostro pezzo, cercate un compromesso e lasciate grasso, gli ultimi aggiustamenti li farete
sul cantiere. La foto di lato
vi mostra il pezzo terminato, questo modello è in scala 1:48. Ringrazio Giuseppe
per il materiale fornitomi
per risolvere il problema della realizzazione dei Gobbi.
Le Fleuron pag. 57
E’ arrivato il momento
di fissare tutte le parti per la rifinitura la foto vi mostra come ho
fatto, adesso è tutto più rigido e
possiamo dare ancora un’ulteriore rifinitura, ma non quella finale, che faremo a scafo terminato.
Viste della poppa fuori dal cantiere, ho
applicato anche alcuni scalmi supplementari che vanno a riempire lo spazio tra lo
scalmo d’aletta e il gobbo esterno.
Adesso non ci resta che praticare l’apertura
delle porte delle bottiglie, sul Fleuron sono
disegnate con la traversa superiore dritta,
qui mi sono preso una licenza esecutiva, l’ho
fatta centinata, come era in uso sulla maggior parte delle navi dell’epoca.
Le Fleuron pag. 58
Altre viste della poppa, nella prima
foto l’angolo sui gobbi è ancora da raccordare, infatti pende nella parte interna verso il
basso, con due colpettini di raspa e lima lo
porterò alla giusta misura.
Particolare del Controdragante sulla testa
del dritto, notate le calette delle cannoniere
di poppa e lo svaso dove scorrerà l’Agghiaiaccio
Vista di lato, adesso la poppa è pronta per
essere inserita nel cantiere in attesa di essere
incollata al resto della chiglia.
Prima però manca ancora un piccolissimo
lavoretto, l’apertura delle porte delle Bottiglie, che vi illustrerò nella prossima pagina.
Le Fleuron pag. 59
La porta della Bottiglia la sua esecuzione non comporta particolari difficoltà, solo una cosa prendete i riferimenti
precisi, un Truschino va più che bene, ne esistono di tutti i
tipi e misure, ci sono anche quelli dove si può applicare una
matita, per la scala a 1:48 va bene anche uno da 30 cm, per
quella da me adottata sarebbe meglio se ne trovate
uno alto 50 cm.
La traversa superiore centinata dà un tocco di classe in più che non guasta.
Il truschino: uno digitale
e uno mauale
Altre viste dell’apertura una esterna l’altra interna
Nel Prossimo capitolo la costruzione degli Scalmi di Cubia e delle prime coste di prua
 
Le Fleuron pag. 60
 Gli Scalmi di Cubia 
La costruzione degli scalmi di Cubia è un lavoro che presenta qualche difficoltà di esecuzione, bisogna
prendere il lavoro per il verso giusto, altrimenti ci troveremo a rifare infinite volte i vari pezzi che compongono
questo puzzle complicato. Le forme della prua sfinata in basso e molto ampia in alto, ci obbliga a fare i pezzi specialmente i numeri 8 - 9 e 10, molto grassi in alto, in quanto dalla monografia non si evincono le effettive misure
in alto, dovremo dar fondo a tutta la nostra sensibilità e occhio nel’interpretare le forme per riuscire nell’intento,
un passo alla volta e piano piano vediamo di uscire da questo empasse.
Prima cosa costruiamo il caposesto (è la prima costa della nave verso prua), useremo sempre la solita
tecnica, incolliamo i disegni ricavati dalle copie sulle tavolette li ritagliamo lasciando circa tre mm di grasso intorno, li
intestiamo con il lapidello, e li posizioniamo sulla terza copia
del disegno poggiata sul piano di incollaggio, quando tutto
sarà in ordine con i morsetti autocostruiti, già descritti in precedenza fissiamo i vari componenti, poi una volta che la colla
avrà fatto il suo lavoro, dobbiamo unire tra loro le due facce
della costa, stando ben attenti all’allineamento, quando il pezzo
sarà pronto lo ripasseremo alla sega a nastro lasciando un mm di
margine, poi col lapidello cilindrico rifiniamo tutti i bordi sia esterni
che interni, stando attenti a lasciare ancora un po di materiale, quindi
solo dopo faremo il famoso angolo di quartobuono, controllando il suo allineamento nel cantiere.
A differenza delle coste poppiere quelle di prua non sono poggiate sulla
controchiglia ma sono incassate in apposite calette, sullo Zangone dovremo ricavare la femmina che andrà ad infilarsi dentro la controchiglia, deve
forzare il giusto, ne troppo dura ne troppo lenta, deve entrare con un minimo
di sforzo, nelle foto i particolari.
Il caposesto come si vede nella foto poggia a prua anche sulla controruota
A questo punto è consigliabile preparare anche le altre sei coste di
prua, sempre se non avete deciso di farle tutte prima, quando tutto
sarà a posto il caposesto potrà essere rastremato nella parte alta, a
differenza delle altre coste lo sarà solo sul lato verso poppa, verso
prua sarà lasciato dritto, ci andrà incollato l’ultimo scalmo.
Le Fleuron pag. 61
Il caposesto nella sua sede e fissato alla ruota con
una vite di acciaio, che in seguito sarà ricoperta dal prestantino
Per costruire gli scalmi ho usato un metodo abbastanza semplice con una sola controindicazione purtroppo,
si spreca molto materiale, alla fine però credo ne valga
la pena, a meno che non riusciate a fare gli scalmi con i
giusti angoli di pezzo, solo disegnandoli, io non ci sono
riuscito, visto anche l’esperienza della precedente costruzione del Gros Ventre, un mezzo disastro.
Useremo la fresatrice verticale una fresa adeguata
una morsa inclinabile ed un piano in legno adeguato ai pezzi da lavorare. Di fianco il pezzo pronto per essere fresato, notate la morsa basculante
sui tre assi.
Prima cosa bisogna ricavare dai piani gli angoli degli scalmi, basta prendere il
disegno in pianta tracciare i prolungamenti delle facce che andranno a formare un centro ipotetico, a dire il vero i centri sono
due, ricordate sempre che la somma di questi angoli
deve essere comunque di 90 gradi.
I primi scalmi sono chiamati Apostoli, non danno problemi di sorta sono dritti, quindi basta
prendere una tavoletta dello giusto spessore incollarci o disegnarci sopra la sagoma, ritagliare
e fare l’angolo, rimanendo sempre leggermente
grassi, se usate la colla di coniglio potete anche
incollarli alla prua (la colla di coniglio col calore
e un po di umidità si scioglie e i pezzi si staccano
facilmente una volta terminato il lavoro), quando gli apostoli sono a posto passiamo agli altri 9 e
alla costruzione del basto che li sorreggerà.
A questo punto abbiamo tutti gli elementi per proseguire, abbiamo gli angoli, lo spessore massimo e la sagoma
dello scalmo non ci resta che iniziare.
Le Fleuron pag. 62
Preparatevi tutte le tavolette degli
spessori giusti, meglio se più grasse di qualche
decimo e più lunghe di una decina di cm che
servono per fissare la tavoletta al piano di lavoro. Posizionate il piano inclinato al giusto
angolo e procedete con la fresatura, ricaverete un cuneo simile a uno spicchio di mela,
su cui andrete ad incollare la sagoma dello
scalmo, attenzione non va incollata a casaccio, ma in modo corretto, stando attenti alla
verticalità del pezzo, comunque state molto
grassi, gli scalmi vanno aggiustati uno per
uno sul cantiere.
La foto mostra uno scalmo in lavorazione,
per ovvi motivi non faccio la fresata su tutta
la superficie ma solo dove mi serve per ricavare lo scalmo, così posso recuperare del materiale da riutilizzare per
altri pezzi più piccoli, sul nostro vascello ce ne sono a iosa.
Il pezzo terminato non rimane che incollarci
sopra il disegno e procedere al taglio e messa
in opera.
Gli scalmi dal numero 2 al numero
otto su quest’ultimo ho già abbozzato la faccia esterna.
Le Fleuron pag. 63
I primi cinque scalmi sono stati posizionati e incollati, anche il basto
come vediamo nella prossima foto è a
posto, per incollare gli scalmi per adesso usate la colla di coniglio, così da poter
scollare il tutto una volta terminato, e se
tutto sarà andato per il verso giusto incollerete definitivamente con l’alifatica o
vinavil.
Nelle foto seguenti le varie fasi della lavorazione, i Basti e i primi cinque scalmi
sono a posto.
Vista della prua dall’interno, la rifinitura finale sarà data quando tutti gli scalmi saranno al loro posto
Le Fleuron pag. 64
La prua fuori dal cantiere tutte le operazioni sono così facilitate, una latta è stata incollata
sulla testa degli scalmi del caposesto, sia per salvaguardare la loro integrità che per la giusta apertura del quinto, infatti bisogna stare molto attenti
quando si metteranno in opera gli ultimi scalmi
nel forzare la loro posizione alterando così la giusta sagoma.
La prua sopra un piano di lavoro per una rifinitura parziale, per avere sempre sotto controllo la sagoma finale
Le Fleuron pag. 65
Metà della prua è finita sugli
apostoli è stato ricavato la sede per il
Bompresso
Un’altra vista della prua.
Le Fleuron pag. 66
Dettaglio della parte bassa della prua appena terminata.
Vista completa della prua dietro la tavola tre dell’imboscatura del Fleuron
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Particolare della sede del bompresso ricavata tra gli Apostoli
Vista di fronte
 
Le Fleuron pag. 68
Particolare dei basti
 L’Ossatura “I Quinti” 
La Poppa e la Prua sono dentro lo scaletto montate con la chiglia, a
prua altre due coste sono al loro posto, non resta che
incollare tutta la struttura assiale e procedere con tutte le altre
coste. I tre piani di riscontro sono al loro posto come pure i rinforzi di poppa per il terzo piano.
La chiglia è stata incollata, nelle foto i tre
cavicchi di bosso che rinforzano la palella semplice, la foto è stata scattata subito
dopo aver tolto i morsetti, è tutto da ripulire, per poi incollare la controchiglia.
Sotto il particolare dei cavicchi ingrandito
Le Fleuron pag. 69
La chiglia è stata assemblata, come al solito abbiamo usato i morsetti autocostruiti per tenere il tutto, controllare
l’allineamento e il piano della chiglia.
Nell’altra foto sotto si vede il particolare dell’incollaggio della controchiglia.
Le Fleuron pag. 70
Passiamo alla costruzione delle coste rimanenti, una volta fatte tutte quelle di poppa e di prua con la loro
particolare conformazione del piede, si possono fare tutte le altre come al solito prepariamo tutto il materiale
necessario, e tutti i disegni che andranno incollati sulle tavolette. Per fare queste coste dobbiamo preparare i Madieri e i Mezzimadieri a parte, infatti ci
dovremo praticare le famose calette per
la controchiglia, siccome sono di due sole
misure ci potremo organizzare per fare
un lavoro fatto in serie con la fresatrice.
Prendiamoci tutte le altezze necessarie
per far si che le sagome dei madieri e
dei mezzimadieri ci stiano dentro, tracciamo una linea al centro e tracciamo
la larghezza della controchiglia sulla tavoletta, l’unica differenza tra i due pezzi è solo la profondità della caletta, più
profonda nel mezzomadiere, il madiere
affonda invece nella caletta della controchiglia.
Sopra tutti i madieri e i mezzimadieri già calettati anche quelli rialzati
Alcuni Madieri e Mezzimadieri verso poppa e verso prua sono rialzati e devono essere costruiti in due pezzi, legati
come al solito da traversini, quando tutti i pezzi saranno pronti, attrezziamo la fresatrice per le due lavorazioni.
Montiamo una fresa della stessa misura della caletta, è preferibile così con una passata unica abbiamo fatto e
saremo sicuri che la caletta andrà bene, se non disponiamo di una fresa ad hoc saremo costretti a fare due o più
passate, se avremmo avuto l’accortezza di fare quanti più possibili pezzi uguali potremo montarne anche più di
uno sulla morsa della fresatrice. Per quelli rialzati dovremmo farli uno alla volta stando molto attenti allo squadro
del pezzo rispetto alla verticale dell’utensile, altrimenti tutta la costa si presenterà storta, con obbligatorio aggiustamento a mano e inevitabile caletta scarsa. Adesso siamo pronti per partire con il montaggio delle coste sui piani
di lavoro usati precedentemente, salvo fare
una piccola modifica necessaria, prendiamo
un pezzo che ci è avanzato sicuramente della
chiglia, (non si butta mai nulla...) incollatelo
al centro del piano, dove avrete già disegnato una linea di mezzeria perpendicolare alla
base, ci servirà come linea di riferimento per
lo squadro della costa.
Di fianco il piano pronto ad accogliere la costa, per la foto ci ho inserito un madiere.
Una faccia della costa numero 26 incollata, sotto le giunte ho posizionato dei
piccoli pezzi di celofan, per proteggere il
disegno dalla fuori uscita della colla, mi
servirà per incollare l’altra faccia e dopo
per incollare le facce tra di loro, questa
volta sostituendo il pezzetto di chiglia
con uno diverso, deve avere una tacca
perché i due pezzi centrali hanno le calette differenti in profondità, quindi per
fare un incollaggio preciso bisogna fare
questo piccolo particolare come se fosse
la controchiglia.
Le Fleuron pag. 71
Tutte le coste accatastate in attesa di
essere rifinite per essere montate nel cantiere,
sopra e sotto ci sono due piani con un peso in
quello in alto per non farle deformare.
La catasta è davvero imponente è alta più di un metro, devo
avvisarvi questa operazione comporta dei piccoli rischi
calcolati, se non sarete stati precisi, potreste avere problemi di allineamento, quindi lasciatevi sempre del margine
per correggere eventuali mancanze di materiale sia interno
che esterno, meglio un mm in più che in meno ricordatevelo
sempre.
 
Le Fleuron pag. 72
 L’Accostolato 
I quinti di innalzamento sono in opera ed anche i mezzanini, non resta che riempire tutti gli spazi restanti
con le coste di riempimento. I quinti di innalzamento sono così chiamati perché sono i primi ad essere innalzati
nel cantiere dopo la tracciatura, gli altri si chiamano semplicemente coste o coppie di riempimento che andavano
a riempire lo spazio tra i quinti, i mezzanini sono le coste poste al centro dello scafo e sono tra loro uguali.
Vista dello scafo dall’interno, al centro ho iniziato a mettere anche le latte della maglia, per tenere le coste in posizione ho usato dei puntaspilli e degli elastici, fatti passare al di sotto del piano centrale.
Le Fleuron pag. 73
Le coste iniziano a riempire il cantiere, sulla testa degli scalmi di quelle di
prua ho applicato delle latte per un duplice
scopo, rinforzare la costa in alto e far sì che
l’apertura sia corretta e della giusta misura.
Da notare la linea dei fiori che corre lungo le coste in maniera continua, più saremo stati precisi nel rispettare le misure più
questa linea sarà precisa, esteticamente è
un bel vedere, nella realtà aveva uno scopo ben preciso, qui correvano i serrettoni
dei fiori, erano serrette più spesse delle altre
e servivano a rinforzare la struttura della
nave in quel punto, sul Fleuron vi sarete
accorti dalla monografia che il serrettame
interno è fatto alla maniera in uso a Brest
in quell’epoca, i serrettoni dei fiori sono assenti in quanto le serrette basse sono tutte più spesse di quelle olbique.
Una vista dell’ossatura esterna di prua, notate le
coste infilate nelle calette della controchiglia, in
primo piano il figurino di Gedeone, il maestro
d’ascia che mi seguirà in tutta la costruzione.
Non è un granché, non ho nessuna esperienza
di scultura, mi sono buttato per prendere un po
la mano con le sgurbie, diciamo che è stato solo
un allenamento, non potete immaginare quanto sia difficile senza una preparazione adeguata
scolpire a tutto tondo, rispettare le proporzioni,
dare un’espressione, insomma lavoro da esperti.
Comunque sono sicuro che il prossimo verrà
meglio.
Vista tra i due piani di riscontro, le maglie
sono inserite, l’angolo di quartobuono è abbozzato in maniera quasi definitiva, Gedeone controlla...
Nelle prossime pagine ho deciso di mostrarvi
un po di foto dell’accostolato nei suoi avanzamenti, fino alla sua conclusione, poi avremo modo di parlare di quel difetto di prua
accennato precedentemente.
Le Fleuron pag. 74
Vista bassa della prua lato destro
Stessa vista ma dal lato sinistro
Ancora una vista dell’interno dell’ossatura
Le Fleuron pag. 75
Primo piano di Gedeone
La metà scafo è ormai superata, riprenderemo dalla poppa, fino a chiudere l’ossatura.
Anche a poppa siamo a buon punto.
Le Fleuron pag. 76
A questo punto parliamo del piccolo problema che si presenta a prua sulle coste 8 - 9 - 10. Come avete visto
dai piani le prime sette hanno una caletta sulla prolunga della controchiglia e le coste ci si infilano, ma dalla otto
non è più così e se noi rispettiamo alla lettera i piani ci troveremo davanti ad un problema insormontabile, i piedi
delle coste non saranno allineati alla battura come per le prime sette e dalla undici in poi, ma saranno leggermente
più alte partendo dalla dieci fino alla otto. Questo è dovuto al fatto che in quel punto la controchiglia per allinearsi alla prolunga rialzata, si deve rialzare dal
suo spessore normale a quello di partenza
della prolunga, lasciando però inalterata la
caletta dove poggeranno le coste in questione, e anche sulle coste in questione la caletta
ha la stessa profondità delle altre precedenti,
questo causa il famoso rialzo del piede, badiamo bene le forme dello scafo non risultano alterate sono giuste è solo un problema
visivo ed estetico, infatti come si evince dalla
tavola tre posta di fianco, i piedi delle coste
sono tutti allineati in basso.
Per ovviare a questo chiamiamolo difetto estetico, bisognerà praticare sul prolungamento della controchiglia, anche per le coste otto nove e dieci delle calette simili alla sette e modificare il piede dello zangone per adattarlo
alla nuova forma, così da permettere al piede di scendere fino alla battura, chiaramente dovremo lasciare molto più materiale sullo zangone
che andrà aggiustato quando
rifiniremo l’ossatura. Le foto vi
mostreranno il difetto
Come potete notare dalla foto a
fianco le coste 8 - 9 - 10 salgono
leggermente, anche se qui è stato bravo il modellista a cercare di farlo evidenziare il meno
possibile (foto del Fleuron di
Mailliere a 1:24)
Il mio Fleuron: si può notare il
difetto costruttivo, non avendo
fatto la modifica , è più evidente
di quello di Mailliere, avendo io
seguito i piani alla lettera. Però
discutendo con Riccardo Mattera e Tiziano Mainardi due miei
amici modellisti, abbiamo cercato di capire il perché di questo difetto e siamo giunti alla
conclusione che l’unico sistema
per ovviare a questo era quello
di fare le calette delle tre coste
incriminate come quella della numero sette, lasciando più
materiale sul piede dello zangone, spero di essere stato chiaro e sopra tutto utile.
Le Fleuron pag. 77
Finalmente tutte la coste sono a loro posto, possiamo passare a tracciare le linee per le calette degli zappoli,
prendiamo una latta abbastanza lunga e flessibile e con i riferimenti presi dai piani, ma soprattutto i vostri occhi,
tracceremo le linee, ricordatevi che devono formare una linea armoniosa e continua.
Una volta segnato tutti i riferimenti, col nostro piccolo attrezzo autocostruito si può passare alla tracciatura finale
e l’esecuzione delle calette alla fresatrice.
Fatte tutte le calette degli zappoli, ci resta solo un altro piccolo lavoro ripetitivo “La chiodatura delle coste” prima
di poter incollare le coste alla chiglia e mettere gli zappoli.
Io ho usato dei chiodi di acciaio chiamati gruppini sono già bruniti, quindi prima di usarli la costa dovrà essere
rifinita a dovere sulle sue due facce. I chiodi andranno posizionati sulla costa come spiegato esaurientemente sul
tomo uno del 74 cannoni, per rendere il compito più semplice, faremo dei fori col trapanino e una punta adeguata
per poi infilarci i chiodini opportunamente tagliati alla giusta misura con le tronchesi, fate il taglio sghembo il
chiodo penetrerà più facilmente, state attenti con i martello a non fare delle antiestetiche tacche, dopo sarà dura
non farle vedere, se avete una buona mano tutto il lavoro si può fare con un piccolo martello, uno da cento grammi
andrà bene, altrimenti costruitevi un punzone e le ultime battute le farete con questo
strumento applicato sulla testa del chiodo,
ricordandovi che la stessa non dovrà penetrare troppo nel legno ma rimanere qualche decimo fuori.
Le foto mostrano molto
bene come deve essere
effetuata la chiodatura.
Le Fleuron pag. 78
Sopra una costa completamente chiodata e pronta per essere incollata sulla controchiglia
Passiamo adesso alla messa in opera vera e propria delle coste sulla controchiglia. Vi consiglio di fare questo lavoro
su poche coste per volta, e incollare gli zappoli non tutti insieme ma su una costa per volta una di prua e una di
poppa, prepariamo il listello adatto a questo scopo e iniziamo ad incollare gli zappoli, chiaramente anche quello
centrale con la sua relativa cava per lo scolo
delle acque
Di fianco gli zappoli di prua montati e incollati.
La lavorazione alla fresa,dello zappolo centrale, per la
cava dello scolo delle acque reflue.
Le Fleuron pag. 79
Le coste sono tutte state incollate, nella foto la parte centrale, l’ultima ad essere incollata
Vista del vascello dal lato destro.
Prossimo passo è quello
di rifinire tutta la parte interna, preparare il
letto per il paramezzale
e i prestantini. Per rifinire l’accostolato interno ho usato diversi
tamponi autocostruiti
e parti di raspa incollate a dei supporti di
legno che chiameremo
scassaquinti, nelle foto
i vari attrezzi, si inizia con le raspe dove
possibile per poi passare con la carta vetrata
iniziando dalla 60 e via
via fino alla 150.
Le Fleuron pag. 80
Il sottoscritto mentre lavora all’interno dello scafo per la rifinitura, un lavoro
difficile, lungo rognoso e delicato. La rifinitura interna mi ha portato via diversi giorni di
lavoro, come si vede dalla foto vista la mole
della nave ho messo in verticale il cantiere
sorretto da dei supporti di legno, in questo
modo sono riuscito a migliorare un po il lavoro.
Vista dell’interno verso poppa, a lavoro
ultimato.
La stessa verso prua, come noterete sulle teste degli scalmi ho fissato delle latte, per ovvie ragioni
di allineamento e sicurezza, dovendomi muovere all’interno di
questo colosso le precauzioni non
sono mai troppe.
 
Le Fleuron pag. 81
 Ossatura Assiale 
Quando tutto sarà sistemato e rifinito possiamo finalmente terminare la
struttura assiale della nave, con il Paramezzale e i Prestantini di Prua e di Poppa e i
Dormienti.
Prove di posizionamento, i pezzi devono
aderire alle coste senza forzare, il prestantino di prua lo fisserò con quattro viti in
acciaio per rendere più solida tutta la prua,
saranno nascoste da tappi di legno che a loro
volta saranno ricoperti dalle Ghirlande e la
Scassa dell’albero di Trinchetto, meglio approfittare dove possibile, senza inficiare l’estetica
del modello, rinforzare la struttura.
Il Paramezzale è costituito da svariati elementi longitudinali calettati che poggiano al centro delle coste per tutto
l’asse della nave.
Preparate tutti i pezzi a misura facendo coincidere le giunte sfalsate all’incirca della metà della
lunghezza, devono sempre capitare al centro di
una costa, poi con poche gocce di colla uniteli a
due a due per fare le calette come mostrato nella
foto, in modo che siano il più precise possibili,
ripetere l’operazione su tutti i pezzi, controllare
che tutto sia a posto anche con i prestantini, e
alla fine possiamo incollare il tutto, per fissare il
paramezzale ho usato i soliti gruppini di acciaio
brunito, che qui hanno una duplice funzionalità
sia estetica che di tenuta dei pezzi durante l’incollaggio.
Le Fleuron pag. 83
Tutti i componenti del paramezzale pronti per essere incollati, i primi
due pezzi verso prua sono ricavati di
pezzo e sagomati quindi incollati, tutti
gli altri saranno uniti una volta incollati
sulle coste.
Il letto per il paramezzale è pronto gli
zappoli sono a posto, le prove di posizionamento sono andate bene non ci
resta che incollare.
Le Fleuron pag. 84
Il paramezzale è stato incollato, a prua sono
state messe le viti che poi sono stare ricoperte da tappi
di pero, come si vede nell’ultima foto.
Le Fleuron pag. 85
I Dormienti
I dormienti sono dei serrettoni
più spessi su cui poggiano i bagli con incassi a coda di rondine, la cui profondità
è uguale ad un quarto dello spessore del
baglio, sono appalellati con una palella a
dente.
La loro esecuzione non presenta particolare difficoltà, il lato verticale ha una diminuzione verso il basso, e il piano è parallelo all’andamento del baglio.
Un passo alla volta, per prima cosa prepariamo i listelli della giusta misura attrezziamo la fresatrice per fare la
palella a dente, useremo come al solito la morsa e un piccolo piano inclinato con una battuta.
Dopo aver fatto il disegno in scala 1:1 troviamo
il giusto angolo, facciamo subito il piano inclinato con una fresa adeguata, come mostra la
foto e ripetiamo l’operazione su tutte le intestature.
Adesso passiamo alla seconda fase, troviamo il
centro del piano inclinato ci tracciamo un segno
e sempre con la stessa inclinazione facciamo la
seconda passata più profonda, come mostra la
foto, questa porzione di incastro deve avere lo
stesso volume di quello che resta.
Sotto la palella pronta.
Incolliamo tutti i pezzi del dormiente tra
loro, una volta che la colla avrà fatto effetto
passiamo alla fresatura longitudinale.
Le Fleuron pag. 86
Per prima cosa posizioniamo la fresatrice in modo che tutto il dormiente non
abbia ostacoli durante la lavorazione, prepariamo il piano di appoggio attrezzato con
le guide e i fermi su una morsa inclinabile,
una fresa adatta e possiamo iniziare la lavorazione.
Si può usare anche un’altro metodo più semplice per le parti dritte del dormiente, fare
un piano inclinato da mettere sul piano della pialla a spessore e passare i dormienti, lasciamo il primo e l’ultimo pezzo più lunghi
di una decina di cm, finita questa lavorazione non ci rimane che fare l’ultima passata
per il piano d’appoggio dei bagli alla fresatrice e la caletta sulla testa verso prua.
Chiaramente il primo pezzo verso prua sarà
fatto a parte, prima faremo le lavorazioni
alla fresatrice sulle due facce, poi con il metodo dell’acqua bollente lo posizioneremo
sullo scafo per prendere la giusta lunghezza
e subito dopo faremo la caletta, il resto del
dormiente si lavorerà già incollato nelle sue
componenti
Per fare la faccia superiore del dormiente la
fresatrice ci è di valido aiuto, montare una
fresa adeguata, inclinare il piano al giusto
angolo e passare tutto il dormiente, la faccia
andrà poi aggiustata a poppa e prua alla
giusta angolazione.
Il dormiente terminato, non ci resta che presentarlo dentro lo scafo, e segnare le calette a coda
di rondine per i bagli.
Per montare i dormienti ho iniziato da prua, l’unica difficoltà è stata quella di incollare le pallele a dente visto che
sono al contrario del senso di incollaggio, (quella del pezzo verso prua sta sopra a quella del pezzo verso poppa)
basterà infilare da sopra o da sotto il pezzo successivo e stringere solo dopo la palella con il morsetto di tenuta.
Le Fleuron pag. 87
Per prendere le misure delle calette dei bagli
ho usato un metodo abbastanza semplice, c’è anche
chi le fa dopo aver incollato i dormienti all’accostolato, per me è più semplice farli prima, unico
inconveniente è fare molta attenzione alle quote.
Ho preso una latta di multistrato da 10 mm larga
8 cm, lunga quanto la distanza tra dritto e dritto,
poi ho fatto una guida scorrevole su due binari perfettamente paralleli e precisi in squadro con l’asse
longitudinale della nave, dai piani ho preso tutte le
distanze e le ho riportate sui dormienti, usando un
regoletto spesso quanto un baglio. Il lavoro è abbastanza lungo da ripetere su tutti i ponti.
Le foto mostrano le varie fasi del lavoro.
N.B. la latta dovrà avere lo stesso cavallino dei ponti
per non alterare le misure.
La tracciatura di una caletta con il falso baglio.
Due falsi bagli messi in opera per controllare il lavoro eseguito.
Le Fleuron pag. 88
Per fare le code di rondine
una volta tracciate le distanze ho
preso una falsa squadra e ho tracciato gli angoli, poi col seghetto da
traforo a mano, ho fatto due tagli,
ho attrezzato la fresatrice con una
morsa basculante e ho fatto una
passata per sgrossare la caletta
che infine ho rifinito a mano con
coltello e scalpellino.
Un problema di questa scala è quello della grandezza dei componenti e quando arriva il momento di adattarli allo scafo sono dolori, per
via delle dimensioni massicce, si possono usare
diversi metodi, uno fare il pezzo in questione da
un massiccio, con notevole spreco di materiale e
tempo, oppure usare il metodo dell’immersione
in acqua bollente o vapore a cento gradi, il legno per qualche minuto diventa flessibile e malleabile, usando delle forme fatte apposta si può
adattare per il proprio scopo, infine una volta
trattato col vapore o acqua bollente adattere il pezzo direttamente sullo scafo e tenerlo in posa con dei morsetti
fatti ad hoc.
Le Fleuron pag. 89
Il dormiente del Cassero è incollato con
i morsetti anche il dormiente del Ponte
di Coperta è in opera pronto per la tracciatura delle calette.
Particolare dei morsettini autocostruiti
con vite, rondella e galletto per stringerli.
L’ultima parte del dormiente del primo
ponte ha una forma molto complessa e
va fatto di pezzo, ho fatto svariate prove
prima di riuscire nell’impresa, per fortuna il dormiente del primo ponte non ha
forme strane ma è squadrato anche questo dormiente è calettato sulle intestature
con una palella a dente, come mostrato
nella foto sottostante.
La foto mostra anche un’altra cosa il pezzo
fissato con il morsetto viene da prua quindi in pratica è già incollato all’ossatura il
pezzo sottostante l’ho dovuto far passare
da sopra semplicemente infilandolo dentro
l’incastro, per poi serrare il tutto.
Le Fleuron pag. 90
Il pezzo terminale di poppa nella
sua complessità, le foto mostrano il pezzo
nelle varie pose.
Due pezzi sbagliati quindi da buttare
senza rimpianti nel caminetto.
Le Fleuron pag. 91
Il sottoscritto con il bebè in braccio, immaginate che soddisfazione nel stringere un simile oggetto tra le braccia.
 
Le Fleuron pag. 92

Rifinitura Esterna 
Finalmente siamo giunti alla rifinitura dell’ossatura esterna, useremo diversi strumenti di cui uno particolare, una raspa della Stanley mezza tonda, strumento da usare con la massima attenzione a fare un disastro
ci vuole un attimo credetemi, ma usato con giudizio e professionalità da risultati eccezionali. Se posso darvi un
consiglio voi non usatela!!
Controllare spesso con una latta l’allineamento delle coste, non ci devono essere gobbe o avvallamenti, tutto deve
essere allineato e fare delle linee che al tatto non
presentino irregolarità.
La raspa della Stanley.
Dopo la prima appareggiatura ho passato la levigatrice orbitale ove
possibile con la carta vetro, dalla grana 80 alla 220, nel resto dell’ossatura l’ho fatto a mano con dei tamponi di legno su cui ho applicato del nastro biadesivo e la carta vetro.
Le Fleuron pag. 93
Una volta terminato la rifinitura dello scafo esterno e prima di rimettere il nostro vascello nel scalo, ci attende un altro lavoro, fare il canale agli zappoli e il canale delle bisce. Per fare il canale sugli zappoli ci avvaremo
di uno strumento molto eclettico il multiutensile della Dremel con il suo albero flessibile e una fresa da 3mm.
Facendo molta attenzione con il
flessibile pratichiamo una cava
a forma di mezzo cilindro, cercando di farla uguale su tutti
gli zappoli. L’ultima rifinitura la
faremo con una lima a coda di
topo per eliminare eventuali imperfezioni.
Il Canale delle Bisce
Per fare il canale delle bisce,
per prima cosa tracceremo
la sua posizione, poi con uno
scalpello ben affilato tracceremo i contorni, infine con
uno scalpellino molto piccolo
toglieremo il materiale in eccesso.
Le Fleuron pag. 94
Il canale terminato, un lavoro di pazienza e precisione specialmente se lascerete l’accostolato a vista.
A questo punto il nostro Vascello si può dichiarare ingabbiato.
 
Prossima tappa apertura delle cannoniere del primo ponte e messa in opera delle serrette e del fasciame.
Le Fleuron pag. 95
 Cannoniere I° ponte 
Una volta terminato il lavoro di appareggiatura dell’accostolato il nostro vascello potrà essere riposizionato
nello scaletto senza più i piani di riscontro, toglieremo anche le barre filettate, sarà sorretto soltanto dalle latte
longitudinale della chiglia e le masuole di prua e poppa.
Siamo pronti per fare le aperture delle cannoniere
dopo la tracciatura con un truschino, in alcuni casi si renderà necessario mettere
degli imbuoni tra le coste per non
compromettere la resistenza
dell’ossatura. Le soglie del
primo ponte hanno una
particolarità, sul piano c’è
un ribasso, assente su quelle del secondo ponte e su
tutte le sopra soglie.
La foto mostra una soglia pronta per essere montata, il ribasso è
stato eseguito alla fresatrice prima della forma definitiva.
Prepariamo le tavolette alla giusta misura in altezza, in larghezza teniamoci abbondanti almeno un cm, prepariamoci anche
una sagoma uguale all’apertura della cannoniera, la useremo
come dima di riscontro quando rifiniremo le aperture.
Il metodo che ho usato
è molto semplice, una
volta tracciato i contorni della cannoniera con
una lama per ferro sagomata per lo scopo ho
rifilato i contorni, dove
non mi è stato possibile
ho fatto una serie di fori
da 4 mm con una punta a legno e il trapanino
a batteria, quindi ho
tolto tutto il materiale
in eccesso e rifinito con
raspetta e tavoletta con
incollata della carta vetrata, solo dopo ho fatto
le calette per infilarci le
soglie, le foto sono molto
esplicative.
Le Fleuron pag. 97
Unica avvertenza è quella di stare
attenti al piano delle soglie, deve essere orizzontale rispetto all’asse verticale della nave.
A prua le prime due soglie e a poppa le ultime
tre sono tagliate a filo dell’accostolato, sono
quelle che si scontrano con le cinte, le restanti
aggettano fino a filo fasciame.
Le cannoniere di dritta sono pronte, faremo lo
stesso per l’altro bordo e passeremo alle Cinte.
Le cannoniere del secondo ponte le apriremo
dopo aver installato la seconda cinta bassa, e
messo le serrette interne alla cala, così da non
indebolire troppo l’ossatura.
 
Le Fleuron pag. 98
 Le Serrette della Cala 
Prima di iniziare a mettere in opera le serrette della cala, ho deciso di posare la seconda cinta bassa, a 1:24
è una trave di 9 x 16 mm, a prua comporta delle grandi difficoltà di posa per via della
sciancratura. Inizialmente ho pensato di utilizzare il metodo dell’immersione in acqua
bollente e relativa sagomatua direttamente sulla nave, un disastro il pezzo si è rotto
inesorabilmente, come si evince dalla foto di
lato. Quindi opzione numero due, ho ricavato la cinta da un pezzo massiccio. Ho fatto la
sagoma con un cartoncino e l’ho disegnata su una tavoletta della giusta altezza e ritagliata con la sega a nastro,
infine l’ho adattata perfettamente, una volta terminato ho ritagliato la tavoletta al giusto spessore di 9 mm, ho
dato la sua forma leggermente stondata
con una rasiera sagomata, infine ho fatto la palella a dente. Successivamente ho
preparato tutti gli altri pezzi dritti e fatto
tutte le pallelle a dente e dato la forma
semitonda con la rasiera, dopodiché ho
incollato tra loro i vari pezzi per formare
un unica cinta da incollare sull’ossatura.
Il pezzo pronto per essere incollato sull’ossatura, la palella a doppio dente sono riuscito a farla sulla fresatrice nonostante il pezzo sia curvo.
Particolare ingrandito della palella.
Per fare la palella, prima me la sono disegnata al computer, e l’ho stampata in scala
1:1 mi sono preso tutti i riferimenti, ho attrezzato la fresatrice con una morsa e un
piano inclinato, infine ho tracciato la palella sul pezzo di pero, dopo non mi restato
altro che passare il pezzo sulla fresatrice.
I primi due pezzi di prua sx e dx li ho preparati prima e incollati sulla nave, in modo d’avere un punto di partenza sicuro, quindi ho preso tutte le misure dei
restanti pezzi.
Il lavoro alla fresatrice si è svolto in due tempi, ho
eseguito il primo piano inclinato su tutti i pezzi,
poi ho abbassato l’utensile alla giusta altezza e
ho fatto il dente, lasciando un po di materiale
ai lati, per via dell’inclinazione dell’incastro, che
ho tolto con il seghetto da traforo e rifinito con
una limetta.
La foto mostra l’incastro già finito, ma come noterete la fresa non ha la stessa inclinazione dei
lati dell’incastro, che andrà fatta a mano.
Le Fleuron pag. 99
Di fianco si può apprezzare meglio tutta la lavorazione e
gli angoli già rifiniti a mano con la
lima.
I primi pezzi delle cinte sono incollati, gli incastri sono già stati provati, tutto è pronto per completare il lavoro
di posa del resto delle
cinte.
Useremo i soliti piccoli morsetti in legno
autocostruiti con l’ausilio di viti abbastanza lunghe e i galletti.
Primo piano della palella notate la
sua posizione sulle coste per far si
che i chiodi rientrino tutti sul pieno,
il pezzo è già stato stondato, si tiene
solo con la colla in seguito sarà chiodato come il resto del fasciame.
Le Fleuron pag. 100
Per fare la faccia esterna della
cinta ho costruito un piano con una guida nella quale ho incassato la rasiera sagomata, quindi ho passato il pezzo più
volte fino a portarlo alla giusta sagoma,
inutile dire che la rasiera deve essere molto affilata e il pezzo deve essere passato
con la vena nel giusto verso per non fare
delle schiantature sul legno molto difficili
da togliere, specialmente quando il margine di legno da togliere è minimo, prestare molta cura nell’esecuzione.
Il pezzo della cinta durante i passaggi
sul piano,
Il pezzo terminato, le palelle le ho fatte
prima di sagomarlo, ricordatevi di segnare le palelle una ad una per fare in
modo che al momento dell’incollaggio
combacino perfettamente, perché per
quanto siamo stati precisi ogni incastro
avrà la sua misura e non potrà essere
invertito con un’altro di un’altro pezzo.
Le Fleuron pag. 101
Particolare della palella incollata
prima della posa in opera, se tutto è stato fatto con precisione il risultato dovrà
essere come quello delle foto a fianco e
sotto, rimarrete sorpresi della precisione
che si può raggiungere con l’ausilio della
fresatrice e delle vostre mani, ricordate
sempre che le macchine non potranno
mai sostituirle al cento per cento, una
certa manualità è richiesta per arrivare
a certi livelli, secondo il mio modesto parere sono comunque alla portata di tutti noi comuni mortali, non raggiungeremo ed eguaglieremo i vari mostri
sacri del modellismo italiano, quali Barbieri, Collecchi, Lascialfari, Lusci, ecc. ecc. (i nomi sono in
ordine alfabetico non di bravura),
però sicuramente potremo toglierci delle gran belle soddisfazioni, in
fondo costruiamo soprattutto per
noi stessi, per sentirsi appagati del
nostro hobby non è così?
La cinta completamente incollata e pronta per essere posata in opera. Ho seguito questa strada anche se più complicata perché quando la incollerò sull’ossatura la curva che ne risulterà sarà più armoniosa e continua, se avessi
incollato tutti i pezzi uno ad uno, è una questione di elasticità e flessibilità del legno, il risultato non sarebbe stato
lo stesso credetemi.
Chiaramente
prima
di incollare la cinta faremo una
prova a secco i
morsetti per
vedere se è
tutto a posto
e sopra tutto
per fare tracciare dove
necessario le
calette per
l ’a p e r t u r a
delle
cannoniere del
primo ponte, meglio farsi
aiutare dalla fresatrice che farle dopo
a mano operazione complicata e rischiosa, quando tutto sarà a posto passeremo all’incollaggio finale.
Le Fleuron pag. 102
La cinta in opera, le
calette sono ok, non ci resta
che fare i buchi con il trapanino a batteria per i chiodi
che applicheremo al termine di tutto il rivestimento
esterno per ovvie ragioni di
opportunità, carteggiando
per rifinire le cinte toglieremo la brunitura dei chiodi.
Di lato vista della parte
poppiera
Vista della parte prodiera.
Particolare di una cannoniera di
poppa con la relativa caletta sulla
cinta per il passaggio del portello.
Le Fleuron pag. 103
 
Una volta terminato di posare le due cinte possiamo di nuovo occuparci dell’interno del nostro vascello,
con la messa in opera dei sottodormienti del primo ponte e le prime due serrette sottostanti.
Prepariamo tutti i listelli necessari, a prua con il sistema dell’acqua bollente diamo forma ai listelli, prendiamo
tutte le misure dei vari componenti e tagliamo a misura il tutto, solo l’ultimo verso poppa lo lasceremo indietro in
quanto vista la sua complessa forma lo faremo alla fine.
Una volta che abbiamo tutti i vari pezzi si può iniziare a posarli, lasceremo soltanto il primo in basso per via delle
calette del serrettame obliquo che faremo soltanto dopo aver posato anche tutte le serrette della cala.
Tra la seconda e la terza serretta c’è
un vuoto, per posizionare alla giusta distanza il serrettone ci faremo
un distanziale alla giusta misura,
poi proseguiremo con i pezzi di
poppa con la loro sciancratura accentuata, li ricaveremo da un pezzo massiccio, sono intestati dritti
senza palella, il che semplifica un
poco le cose, si fa per dire...
La foto mostra le varie fasi di incollaggio dei pezzi.
Le Fleuron pag. 104
Un’altra vista dei sottodormienti verso prua, notate anche
tutte le soglie della parte interna.
La parte finale del dormiente e del
sottodormiente, a poppa finiscono
sull’aletta per dare un ulteriore rinforzo alla struttura. La loro forma ci
obbliga a usare dei massicci per ricavare le forme necessarie.
Quando anche questo passaggio sarà terminato passeremo alla posa in opera delle serrette longitudinali della cala,
operazione abbastanza semplice perché a prua e poppa non presentano particolari curvature, unica difficoltà è
quella che sulle ultime serrette bisognerà praticare le calette che accoglieranno le serrette oblique, ulteriore difficoltà di questo vascello costruito a Brest. I riferimenti li prenderemo dalla tavola numero
dodici che Delacroix ha disegnato nella monografia, dove è rappresentata la posizione
schematica delle serrette sia longitudinali
che oblique.
Vista della prua interna.
Le Fleuron pag. 105
Le Serrette:
A questo punto siamo pronti per iniziare
la posa in opera delle serrette longitudinali.
Preparato il materiale necessario, le misure le ricaveremo dai piani, iniziamo da quelle più vicine
al paramezzale, stando attenti a lasciare lo giusto
spazio per la tavola copricanale, unica serretta
amovibile per permettere la manutenzione del
canale delle bisce.
Come al solito useremo i nostri morsettini in legno per tenere le serrette, visto lo spessore ne metteremo uno ogni
due coste di solito è più che
sufficiente.
Non tutte le serrette corrono da prua
a poppa per tutta la lunghezza le ultime si interrompono prima secondo
uno schema riportato sulla tavola numero dodici.
La foto evidenzia quelle verso poppa.
Le Fleuron pag. 106
Le serrette verso prua e verso
poppa mostrano una diminuzione
costante della loro larghezza, non devono essere ne troppo strette ne troppo larghe, tutte devono contribuire a
formare una linea armoniosa e continua.
Le serrette verso Prua.
Ricordiamoci sempre di seguire la
regola che non ci deve essere un attestatura sulla stessa costa se non dopo
quattro o cinque corsi contigui, sempre per essere fedeli alla realtà, non fa
niente se alla fine non si vedrà nulla
del lavoro eseguito nella cala perché
coperto dalle altre strutture, il tipo di costruzione esige la massima fedeltà riproduttiva, è regola fondamentale
nella costruzione d’arsenale.
Adesso non ci resta che fare le serrette calettate, per fare le calette mi sono
costruito una dima ad hoc con cui ho
tracciato la sagoma da ritagliare con il
traforo elettrico.
A sinistra la dima e il pezzo finito sotto
il taglio al traforo.
Questo lavoro deve essere eseguito in contemporanea sia sulle serrette della cala che su quelle sotto il dormiente,
questo per avere un quadro completo di quello che si sta facendo. Le serrette oblique presentano un angolo di circa
36 gradi e partono dal centro della nave.
La prima cosa da fare è preparare la serretta in alto al centro e la prima in basso sempre al centro, su quella in alto
dovremo lasciare la giusta distanza tra le prime due calette, la rileveremo dai piani, in quella in basso le prime due
calette sono contigue ma con gli angoli opposti.
Le Fleuron pag. 107
L’ultima serretta longitudinale è in opera tutte le calette sono a posto, notate quelle
centrali, non sono distanziate
come le altre.
Anche la serretta in alto è a posto,
a prua sono riuscito nonostante lo
spessore ad adattarla alla curva senza problemi la colla ha fatto molto bene il suo lavoro in attesa della
chiodatura.
La serretta appena incollata, un po
di apprensione c’è stata al momento
di togliere i morsettini ma tutto è filato liscio, un gran sollievo.
Le Fleuron pag. 108
Una bella gatta da pelare è quella
di fare i terminali verso poppa dei serrettoni, la forma ci obbliga a farli da un pezzo massiccio, sarà utile farci delle sagome
in cartoncino e tanta tanta pazienza, al
contrario dei corsi superiori gli ultimi
due terminano a filo del prestantino.
La foto mostra il mio lavoro, non è perfetto..... ma dopo svariati tentativi è il
meglio che sono riuscito a fare.
Prima di proseguire con quelle oblique
ho tracciato il filo delle coste sulle serrette
per poter fare i fori per i chiodi, ne vanno
messi due per costa e sono a vista, come
spiegato nel primo tomo del vascello da
74 di Jean Boudriot
Le Serrette oblique:
Per il montaggio delle serrette oblique ho pensato che mi convenisse iniziare dal centro, in quanto
avevo due punti certi, il montaggio
di questi pezzi sembra semplice ma
non è così, presenta tutta una serie di
difficoltà che vado ad esporvi.
Preso dall’entusiasmo per il nuovo
lavoro, era la prima volta che lo eseguivo, mi sono subito accorto di un
bel problemino, prendevo la misura
del pezzo da montare e una volta fermato per bene con i morsetti risultava scarso nel migliore dei casi di un
mm, troppo per un lavoro del genere.
Mi sono arrovellato un po, alla fine
sono giunto alla conclusione, che per
Le Fleuron pag. 109
risolvere il problema innanzitutto mi serviva una latta molto flessibile ed elastica, per prendere la giusta misura
e gli angoli giusti delle estremità, partendo dal centro della cala verso le estremità, la sua lunghezza mi sarebbe
tornata utile anche per il proseguo del lavoro, poi ho preso un fornelletto elettrico tipo quelli da campeggio, ho messo a
bollire una pentola piena d’acqua per immergerci i listelli da posare.
Unica avvertenza non esagerare con l’immersione in acqua per non macchiare il
legno, dopo qualche prova ho constatato
che meno di un minuto era sufficiente
per rendere i listelli flessibili e adattabili alla carena, altro piccolo consiglio fare
la serretta un poco più lunga, fletterla al
contrario della curvatura della carena
infilare le due estremità del listello nelle
loro sedi e infine ripiegare il listello verso
l’interno, dovrà adattarsi perfettamente e
la serretta dovrà avere la stessa reazione di una molla, a questo punto abbiamo la giusta misura, prepariamo quattro o cinque serrette
e dopo incolliamole, una per bordo
destro, sinistro, avanti e indietro
dal centro nave.
Avanzamento della posa in opera
delle serrette oblique, per velocizzare
il lavoro il consiglio è quello di procedere come descritto precedentemente.
Le Fleuron pag. 110
La foto mostra il risultato delle
giunzioni eseguite con il mio metodo, il
risultato mi sembra più che soddisfacente.
L’avanzamento regolare su tutti e due i bordi della cala
Vista della prua e della poppa
Le Fleuron pag. 111
Chiodaggione
Il passaggio successivo sarà preparare tutti i fori
per i chiodi, che in questo caso sono di due misure, per le
serrette il foro sarà di 0,7 mm con la testa da 0,9 mm per
quelli dei dormienti e sottodormienti da 0,8 con la testa
da 1,6 mm, appena fatti i fori con la carta vetrata fine
120/150 rifinire il tutto senza tralasciare nulla perché
dopo aver messo i chiodi non si potrà più usare la carta
vetrata per ovvi motivi, i chiodi sono bruniti.
Per calcolare la testa dei chiodi basta usare un semplice formuletta il diametro della testa dovrà essere +o- un
quinto dello spessore della tavoletta (questo vale per il fasciame e le serrette non per i massicci).
Fare attenzione a quando battiamo i chiodi che la testa
del martello non faccia dei brutti segni sulle serrete, dopo
sarebbero impossibile da togliere.
I chiodi pronti per essere battuti nei fori,
pari alla trequarti della lunghezza del
chiodo, in modo che tenga bene perché
oltre ad avere una funzione estetica avrà
anche una di tenuta.
La foto mostra la differenza della testa
tra le due misure.
Prima di passare nuovamente all’esterno dobbiamo ancora fare un piccolo lavoretto, i quattro braccioli d’arcaccia.
Le Fleuron pag. 112
I Braccioli d’arcaccia sono dei pezzi
che servono per rafforzare ulteriormente il
quadro di poppa sono fissati ai gaisoni e il
traversone, quelli del Fleuron sono abbastanza semplici nella realizzazione.
I braccioli in opera, su uno ancora manca la chiodatura, a questo punto ho deciso di tornare a lavorare all’esterno
per finire il fasciame dell’opera morta e aprire tutte le restanti cannoniere e finestre.
 
Le Fleuron pag. 113
 Cannoniere II° ponte 
Eccoci di nuovo pronti a lavorare all’esterno del nostro vascello, dobbiamo aprire sull’ossatura tutte le cannoniere del secondo ponte, le
finestre della gran camera e
degli alloggi ufficiali.
Le aperture non presentano
particolari difficoltà, useremo la stessa tecnica di quelle del primo ponte, lo stesso
vale per le finestre, pertanto
non mi ripeterò nella descrizione di questo lavoro, ma
presenterò come al solito delle foto particolareggiate.
Poniamo la solita attenzione
all’orizontalità delle soglie e
alle calette che devono essere
il più precise possibili, specialmente se avrete deciso di
lasciare a vista la struttura
di uno dei due bordi.
Le cannoniere sono aperte e le soglie anche, come mostra la foto.
Per quanto riguarda la presentazione del modello ho deciso che sarà con l’opera morta completamente rifinita e
l’opera viva rivestita dal fasciame solo su un bordo, quello sinistro, mentre sul destro metterò solo le forme.
Vista interna di
prua, le soglie
sporgono
per
portare il filo del
serrettame, un
listello sulla testa
degli scalmi rende la struttura
più solida e allineata.
Le Fleuron pag. 114
Altre foto delle aperture, le
finestre della gran camera e degli alloggi ufficiali.
Vista del bordo sinistro, la linea delle cannoniere non segue quella delle
cinte ma quella del ponte.
Sotto il Fleuron visto dalla parte del
bordo destro.
 
Le Fleuron pag. 115
 Le Cinte 
Le cinte sono tavole più spesse che costituiscono le cinture esterne del nostro vascello sono impalellate a doppio dente, se ne contano quattro per bordo con la prima che corre lungo il galleggiamento, hanno un cavallino più
accentuato della linea delle cannoniere per pura ragione estetica. Lo spazio fra le cinte è occupato da corsi aventi a
prua lo stesso spessore delle cinte, per non ostacolare le manovre delle ancore, la marra non deve incontrare ostacoli
durante la manovra di
traversamento, per il
resto della lunghezza sono leggermenti più sottili.
Per ovviare all’inconveniente di fare i pezzi di prua da un massiccio ho usato un’altra tecnica, è una delle pochissime licenze modellistiche che mi sono preso, e se adesso non ve la mostrassi nessuno se ne sarebbe mai accorto, ma
questo non è l’intento del mio diario.
La foto vi mostra uno dei pezzi di riempimento tra le cinte a prua, ho fatto
con la sega da traforo tutta una serie di
tagli trasversali alla vena, per poco più
della metà dello spessore, tralasciando
soltanto lo spazio tra le coste.
Primo corso di riempimento in opera, al solito
usiamo i morsetti in legno e aiutiamoci anche
con quelli normali per tenere tutto in forma
aspettando che la colla faccia effetto.
Il metodo usato si è rivelato ottimo il corso si
è adattato perfettamente senza forzare molto, l’esperimento è riuscito lo userò anche per
resto dei corsi di prua, fare tutto da un massiccio sarebbe stato solo un grande spreco di
materiale, e il risultato finale sarebbe stato
uguale.
Le Fleuron pag. 116
Particolare del decoro sul corso
di riempimento, insieme all’altro forma
un semicerchio, al termine del corso ho
ricavato un piccolo battente dove ho
infilato il corso successivo quello meno
spesso, il tutto poggia sul pieno di una
costa per poter chiodare senza problemi. Nel corso della posa in opera del fasciame troveremo diversi decori da fare
su tutti ho usato questa tecnica dell’incastro a mezzo spessore.
Anche il secondo corso è incollato e il
decoro è a posto, i due corsi interni più
sottili li ho rifiniti prima di incollarli,
per falicitarmi il lavoro, dopo basterà
dare solo una piccola ripassatina con
la carta abrasiva per togliere eventuali
aloni lasciati dalla spugnetta che è servita per ripulire la colla in eccesso.
Le cinte basse sono sistemate con i loro
riempitori, dobbiamo fare lo stesso
lavoro anche sull’altro bordo e dopo
passiamo alla tracciatura e posa delle
cinte superiori.
Le Fleuron pag. 117
Prima di passare alle cinte superiori,
ancora altri due particolari, il decoro di
prua terminato e rifinito e sotto il pezzo
a poppa ricavato da un massiccio, questo
particolare è di notevole difficoltà realizzativa quindi armiamoci di santa pazienza e mettiamo nel conto di doverlo rifare,
oltre alla sua forma molto particolare la
palella non facilita di certo il compito,
perché a differenza delle altre cinte questa
a le estremità obbligate verso prua dalla
palella dell’altro pezzo a poppa dal dragante quindi nessun errore è ammesso.
Inoltre i due corsi di riempimento nell’ultimo tratto si riuniscono in uno solo, non
c’è che dire, una bella gatta da pelare, ma
ne sono sicuro che alla fine ne uscirete indenni, come ne sono uscito io.
Come al solito tracciate la posizione dei
fori per i chiodi, non lasciarla mai indietro, dopo risulterebbe più complicato per
via dei riferimenti mancanti, con la possibilità di fare il foro sul vuoto o troppo al
limite della bordo della costa, con conseguente fuori uscita del chiodo stesso.
Particolare della testa della cinta sul
dragante.
Le Fleuron pag. 118
Nelle foto che seguono le cinte
del secondo ponte, a prua il corso unico di riempimento ha lo stesso spessore
delle cinte fino al termine del parasartie
di trinchetto, questi corsi hanno lo stesso spessore delle cinte perché non devono esserci ostacoli quando si effettuano
manovre con le ancore, inoltre faranno
da appoggio per le Landre delle Sartie.
La prima parte del corso termina col
solito motivo a mezzotondo
Il particolare visto più da vicino
Anche all’altezza del parasartie di maestra il corso mantiene lo stesso spessore
delle cinte, adesso non ci resta che fare
tutti i fori con una punta da 0,8 mm.
Le Fleuron pag. 119
Le cinte sono tutte al loro posto, il nostro vascello finalmente sta prendendo la sua forma definitiva.
Il Fasciame dell’Opera Morta
Per fare il fasciame dell’opera morta ho usato al contrario delle cinte del pero molto chiaro per dare risalto
sopra tutto alle cinte, che avrei potuto tingere di nero o fare in ebano, ma non ho voluto seguire i dettami classici
oggi tanto in voga (scuola FrÖlich per intenderci), ma seguire una linea estetica tutta mia, quindi niente cinte nere,
soltanto sfumature diverse di colore. Con questo non voglio dire che il mio Fleuron sarà monocromatico, tutt’altro
anche io userò l’Ebano, il Bosso, il Cedro del Libano e il Sorbo Rosso e forse qualche altra rara essenza lignea, il
tutto senza esagerare.
Il primo corso del fasciame, notate la
caletta che accoglierà il corso successivo più sottile, oltre alla difficoltà di
piegare il corso, bisogna anche ricavare il battente per il portello e seguire la
sagoma del decoro, in parte disegnata
a matita sulle coste, Guardate la differenza di colore dalle cinte, quando
avrò lucidato tutto a gomma lacca e
cera sarà ancora più evidente e avrà
un bell’effetto cromatico, così almeno
spero.
Questo primo corso di fasciame non è
di facile esecuzione per via del battente
per le cannoniere, e l’adattamento sotto le soglie, quindi calma e gesso, facciamo un passo alla volta e come un
grande intarsio, montiamo tutti i pezzi dei corsi tra le due serie di cinte, cerchiamo di dividere lo spazio in parti
uguali il più possibile e non lasciare troppo spazio tra un corso e l’altro.
Le Fleuron pag. 120
Nella foto si intravedono le Cubie, vi chiederete come mai ci sono due cilindri forati invece
che il classico foro sugli scalmi, presto detto, quando ho fatto i fori delle cubie sugli scalmi per mia
sfortuna la punta del trapano da 18 mm di diametro per legno a punta centrale che non mi ha
permesso di fare il foro partendo da una misura
più piccola e via via allargarlo fino ad arrivare alla misura esatta, ma ho dovuto farlo in una
sola passata, e peraltro su di un piano inclinato, la
cosa purtroppo ha fatto in modo che i fori invece
di circolari risultassero ellittici, chiaramente non
era il caso di rifare di nuovo gli scalmi, così ho
pensato di allargare i fori con una raspetta e preparare con il tornio un cilindro cavo con le misure
adatte, l’interno è di 18 mm, che a sua volta sarà
rivestito con un leggero lamierino in piombo, alla
fine non si vedrà nulla ma era importante che il foro fosse della misura esatta e perfettamente circolare. Come al
solito non nascondo le mie magagne, ma le mostro per farvi capire che qua di santoni non ne esistono tutti sbagliamo, l’importante è che lo sbaglio non sia strutturale o visibile.
La parte a prua dei corsi è terminata
e si intravede a sx la continuazione
del primo corso più sottile.
Le cubie come potete constatare sono
a posto e del lavoro sottostante non
ve ne è traccia, lo stesso sarà anche
all’interno della Gatta.
Anche il secondo corso è in opera, la foto mostra il battente per il portello, i fori per i chiodi e la soglia. Come
noterete il fasciame ha una forma trapezoidale in quanto si va a ridurre man
mano che sale e arriva alla terza cinta,
per fare questi corsi ho preparato i listelli
allo spessore maggiore, sono quattro file
di corsi per bordo, quindi quattro misure diverse. A questo punto preparate un
piano inclinato che servirà per fare il lato
obliquo del nostro trapezio e posatelo sul
piano mobile della pialla a spessore, una
volta passati tutti i listelli essi dovranno
formare un piano continuo senza scalini
che avrà da una parte lo spessore maggiore del primo corso e dal lato opposto
quello minore del quarto corso. Spero di
essere stato chiaro.
Le Fleuron pag. 121
Da questa foto si può apprezzare meglio la forma dei corsi.
La stessa foto ingrandita sul particolare
dei corsi.
Una panoramica del bordo destro quasi terminato.
Le Fleuron pag. 122
Particolare dei decori di prua,
sotto i due bordi con il fasciame tra
le cinte terminato, vi posso assicurare
che è davvero un bel vedere, sembra
una nave vera la scala 1:24 da delle
prospettive veramente affascinanti e
realistiche.
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Le Fleuron pag. 123
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Il Quadro di Poppa quasi terminato.
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Le Fleuron pag. 124
Il Quadro di Poppa
Prima di iniziare il rivestimento della parte alta della murata, dalla quarta cinta in su, dobbiamo portare
a termine il Quadro di Poppa, per ovvi motivi di opportunità, in quanto il fasciame del quadro deve terminare a
filo della murata, dopo sarebbe complicato posarlo con quello di murata già in opera.
La tavola numero dieci ci da tutte le misure e i riferimenti necessari per la realizzazione del quadro, il primo lavoro
da fare è quello di preparare i bagli che sono gli ultimi del secondo ponte e del cassero. Per realizzarli usiamo sempre il metodo delle sagome, quindi già che ci siamo, prepariamo le sagome anche degli altri bagli che ci serviranno
in futuro, meglio se in compensato avio da 2 mm.
Una precisazione è obbligatoria a questo punto, ho deciso di fare suddetti bagli più larghi della loro misura reale, li
ho portati fino a filo del quadro, evitandomi così
di mettere poi degli imbuoni tra una Lumiera
e l’altra. Le foto che seguiranno vi scioglieranno
qualsiasi dubbio.
Una volta preparati i bagli con le loro code di
rondine, dai piani prendiamo le misure per le
calette che andranno ad accogliere le lumiere,
posizioniamo i bagli nella loro sede senza incollarli lo faremo alla fine quando avremo provato
tutti i vari pezzi che compongono il quadro.
L’incastro a coda di rondine del baglio del secondo ponte,
questi sono leggermente più sottili degli altri, la larghezza comprende già lo spessore degli imbuoni. Un piccolo
consiglio le calette sul baglio del secondo ponte fatele via
via che vi servono, non correrete il rischio di cattivi allineamenti e dover rifare il baglio, come è successo a me.....
Adesso viene il bello, dobbiamo mettere in cantiere gli Scalmotti della Volta che nel nostro vascello sono sei, con le
relative code di rondine nascoste, il mio suggerimento è quello di lasciare la parte centinata esterna molto abbondante diciamo qualche cm, per far si che al momento di fare il maschio della coda di rondine non ci siano problemi di fragilità del legno con conseguente rottura del piccolo particolare, la centina finale vi consiglio di farla una
volta provato l’incastro, solo a quel
punto potrete tagliarla e rifinirla.
Due Scalmotti pronti per essere montati sul quadro, la coda di
rondine è a posto come pure le calette per le soglie e sopra soglie delle cannoniere di ritirata, fatte alla
fresatrice.
Le Fleuron pag. 125
Particolare ingrandito della coda di
rondine nascosta, mi ha portato via circa
un’ora di lavoro, ma alla fine mi ha molto
soddisfatto, lo scalmo si è incastrato perfettamente al dragante, sorreggendosi senza l’ausilio di nulla.
Prepariamo adesso le sei lumiere, non comportano nessuna difficoltà di esecuzione, e incolliamole agli scalmi, per far si che abbiano
la giusta sagoma avremo cura di preparare
un piccolo scaletto ad hoc.
Per rinforzare la tenuta dell’incollaggio tra le
due parti, ho messo tre perni di noce da tre mm, come evidenziato dalle due foto che seguono.
I due pezzi incollati.
I tre perni di rinforzo, anche se nella realtà non c’erano ho preferito metterli per
sicurezza, la colla terrà pure, però meglio
un eccesso di prudenza che dare troppa
fiducia alla colla non credete?
I tre perni rifiniti alla fine non li vedremo, sarà tutto rivestito dal fasciame e
dalle serrette.
Le Fleuron pag. 126
Come noterete il mio diario è molto
ricco di foto, per me valgono più di mille discorsi.
Il primo pezzo in opera, il filo esterno del baglio non ha ancora l’angolo giusto, lo sistemeremo alla fine quando tutto sarà incollato.
Vista da sotto, non ho usato una dima ma i bagli come punti certi di riferimento, le calette a
quello del secondo ponte ho deciso di farle volta
per volta per essere sicuro della verticalità della
lumiera.
Lo scalmo di volta si adatta
perfettamente al dragante, è
una piccola grande soddisfazione quando il lavoro è proprio come ve lo siete immaginato nella vostra testa.
Le Fleuron pag. 127
Tutte le lumiere e gli scalmi
sono al proprio posto, come anche il
pezzo centrale del coronamento, non
ci resta che fare i tenoni sulle teste degli scalmi che accoglieranno gli altri
due pezzi, altro lavoretto tutt’altro
che semplice.
Anche le sopra soglie delle
cannoniere di ritirata sono al
loro posto pronte per essere
incollate.
Il secondo pezzo del coronamento
per farlo mi sono servito come al
solito di una sagometta, ho preparato anche le calette per i tenoni
degli scalmi, nella foto se ne intravede una già fatta. La difficoltà di
questi due pezzi sta nel fatto che
oltre ad essere curvi hanno anche
i due piani del lato corto non perpendicolari al piano lungo, quindi
dovremo fare tutto molto grasso
per poi togliere a poco a poco, fino
a raggiungere la forma definitiva,
che sarà data una volta incollato
il pezzo alle lumiere.
Le Fleuron pag. 128
Il coronamento terminato,
altra piccola soddisfazione, credo
sia venuto molto bene, ripassare
tutto con la carta vetro molto fine
e togliere sopra tutto i residui di
colla visto che il coronamento sarà
a giorno.
Altra vista del coronamento
Particolare della parte centrale,
a differenza dei disegni l’ho fatta
stondata anche sulla faccia inferiore e incassata alle due lumiere centrali. Questi piccoli particolari possiamo modificarli un po visto che
non sappiamo con precisione come
il Maestro d’ascia li abbia eseguiti.
Le Fleuron pag. 129
Finalmente ci toccherà fare un lavoretto semplice semplice, se preso per il verso giusto, il massiccio centrale
dove praticheremo un foro cilindrico parallelo al dritto, dove entrerà la testa del timone chiamato Losca.
Non allarmatevi più di tanto, ma procedete un passo alla volta senza fretta e vedrete che tutto filerà liscio senza
problemi parola di modellista.
Ho usato il seguente metodo, ho preso la tavola numero 7, ho disegnato un rettangolo che conteneva tutto il pezzo da costruire, ho preso le misure del parallelepipedo avente come spessore lo spazio tra i due scalmi centrali, la
larghezza e l’altezza li ho ricavati dal disegno, tenendomi un po abbondante, il massiccio dovrà essere formato
da una parte centrale spessa quanto il dritto,
(mi raccomando la precisione) e da altre quattro tavolette il cui spessore lo ricaverete dai
piani, incollate fra loro tutti i pezzi lasciando
senza colla il pezzo centrale nella parte bassa
anteriore, una volta fatto il foro e ritagliato il
massiccio la parte centrale quella spessa come
il dritto si staccherà senza problemi.
Una volta fatto il parallelepipedo calcoliamo
l’angolo che dovrà avere il foro per il passaggio
della testa del timone, fissiamolo alla morsa sul
trapano a colonna e foriamolo, adesso si può
tagliare il pezzo che ci servirà, di lato gli scarti
del massiccio, sotto il pezzo esploso.
Gli scarti del massiccio.
Il pezzo pronto per il montaggio, con la fresatrice
ho fatto i due ribassi in alto per portarlo al giusto
spessore tra gli scalmi centrali.
Le Fleuron pag. 130
Il pezzo in opera pronto per essere
incollato, questa volta è riuscito al primo
colpo.... per posizionarlo infilarlo dal basso verso l’alto le foto mostrano la sequenza.
Il pezzo è entrato nella sua sede
pronto per essere incollato
Anche gli imbuoni tra il controdragante e gli scalmi sono al loro posto,
come pure le sopra soglie,siamo quasi giunti al termine della costruzione della prima parte del quadro di
poppa, non ci resta che preparare i
listoni modanati.
Le Fleuron pag. 131
I Listoni Modanati.
Si tratta di speciali corsi di fasciame con la faccia a vista modanata, per realizzarli ho usato del legno
di bosso per le sue eccellenti qualità, nel nostro vascello ce ne sono di diversi tipi quelli sulla murata hanno due
sagome diverse per fare le sagome ho usato due piccole frese autocostruite da usare sulla fresatrice, a 1:24 con il
truschino sarebbe stato un lavoro improbo per via della grande quantità di materiale da togliere.
Una delle due frese autocostruite con il picciolo da 8 mm
Per fare la sagoma ho preparato un piano con
una guida, ho fatto uscire un pelino alla volta la fresa perché avendo un solo tagliente e i
giri della fresatrice sono un po pochi, dovevo
togliere un poco di materiale alla volta, dunque per non avere problemi la tavoletta l’ho
ripassata molte volte di cui l’ultima ho dovuto
ripassarla per ben tre volte alla stessa profondità di taglio, per togliere i piccoli gradini che
si erano creati, poi ho preso un po di trucioli e
ho levigato la cornice. Una volta finito ho tagliato
a misura la cornice con la sega circolare, e ho di
nuovo ripassato la tavoletta per fare un’altra cornice questo fino a che il pezzo me lo a permesso.
Chiaramente ho usato più tavolette e ho fatto la
cornice su tutti e due i lati.
Stesso lavoro anche per l’altra cornice, due ore di
lavoro contro molte di più se avessi usato il truschino.
Una serie di listoni finiti e pronti per essere usati.
Le Fleuron pag. 132
Il primo listone modanato l’ho usato
con un piccolo adattamento sul quadro di
poppa, come vedete l’ho messo in opera tutto
intero, il motivo è sempre per lo stesso, la dolcezza della curva, il passaggio della porta della balconata lo farò più in là, per rinforzare il
listone ho messo due caviglie di bosso da un
mm per lumiera. Ho anche posato il fasciame
in alto, l’ultimo corso è sagomato come il coronamento, gli altri hanno la stessa curva del
listone.
Sotto il particolare delle caviglie.
Anche il fasciame della volta è sistemato, le
cannoniere circolari del
secondo ponte sono finite, le sogliette anche, è
stato tutto rifinito, non
ho messo in opera soltanto il fasciame basso
della balconata lo metterò dopo che sono usciti i
listelli del pavimento, che
sono la continuazione del
ponte, adesso non ci resta
che proseguire con il fasciame di murata dopo la
quarta cinta.
Le Fleuron pag. 133
Il Fasciame dell’Opera Morta II° Parte
Con il truschino riportiamo i riferimenti dei listoni modanati sulla murata, dividiamo lo spazio in modo
che le intestature a palella poggino sul pieno, prepariamo le palelle (sono a palella semplice), posizioniamo tutti i
pezzi sulla murata quando tutto sarà ok siamo pronti per incollare i listoni, sempre aiutandoci con i nostri morsetti autocostruiti stando attenti a non stringerli troppo per non rovinare la modanatura, il bosso resiste molto bene
comunque meglio non esagerare.
Il listone di capodibanda non presenta grossi problemi se non a prua
per via del suo sciancramento, ma
con qualche taglietto sul retro non
si dovrebbero avere problemi di posizionamento. Gli altri listoni detti
delle spalle, invece hanno bisogno in
alcuni punti di sostegni che andranno a formare un ulteriore parapetto
traforato (Impavesata).
Dai piani ricaviamo tutte le quote
necessarie per questi sostegni quadrati, che sono incassati sugli scalmi
delle coste, sulla testa hanno un piccolo tenone, che realizzeremo con la
piccola sega circolare della Proxxon,
per quanto riguarda i tenoni sulle
teste degli scalmi usaremo un’altra
tecnica li faremo posticci, più in là ve
la spiegherò.
Alcuni di questi montanti faranno
da stanti laterali per le cannoniere
del cassero e del castello, sormontati
da un grazioso arco modanato, sulla
testa sono stati ricavati i tenoni che
accoglieranno il capodibanda.
La foto mostra i particolari.
Le cannoniere del cassero, queste a
differenza delle altre hanno la soglia
superiore sagomata.
Le Fleuron pag. 134
Altre viste dei listoni, qui
sulle teste degli scalmi sono già stati
posizionati i tenoni posticci.
Ancora un’altra vista, questa volta
dall’interno verso poppa.
Vista del castello, in fondo alla foto si
intravedono i bittoni di manovra delle
ancore (Monachetti), sono tutti posticci calettati sugli scalmi delle coste, qui
dovete stare attenti all’allineamento e
la curva che formeranno, deve essere
la continuazione dell’ultimo scalmo. In
primo piano i montanti calettati in attesa del listone e del capodibanda.
Le Fleuron pag. 135
Altra vista del castello, con i bittoni in primo piano, le macchie bianche
che vedete con una leggera carteggiata
andranno via, sono piccoli residui di
colla lasciata dalla spugna e che il freddo ha sbiancato. Il listone vi consiglio
di montarlo intero ritagliare le aperture
delle cannoniere una volta che la colla
abbia tirato, sarà più semplice incollarlo. Una volta terminato rinforzare le
parti con due caviglie di bosso.
Sotto anche i due corsi di riempimento
sono a posto, i bittoni hanno ancora bisogno di una ripassatina per farli tutti uguali.
Prima di proseguire con la messa in opera del fasciame ci resta ancora un piccolo lavoretto dobbiamo fare i riempimenti per i passaggi delle manovre, partendo da poppa uno si trova alla fine del casseretto e serve per il passaggio
della manovra di ritorno della scotta di maestra, è un semplice imbuono traforato, più avanti sul passavanti tra la
sesta e la settima cannoniera del secondo ponte, c’è
un massiccio con intagliati due canali con puleggia,
uno dei quali serve per il passaggio della scotta di
trinchetto, infine poco prima dell’inizio del castello
di prua, sul passavanti ce un’altro imbuono sempre
per il passaggio delle manovre, tutti i riferimenti li
possiamo prendere sulla tavola numero tre.
Di lato il massiccio con le cavatoie e le pulegge, mentre gli altri imbuoni sono a filo dell’accostolato questo è a filo del fasciame e delle serrette all’interno (le
pulegge sono in legno di bosso, nella realtà erano in
legno Santo).
Le Fleuron pag. 136
Nelle foto seguenti tutte le fasi
della lavorazione dei massicci (Pastecche).
Per prima cosa preparate un regoletto
abbastanza lungo, alle due estremità
segnate tutti i riferimenti necessari per
fare le due cavatoie alla fresatrice con
una punta da 2 mm, una volta fatto
tagliate il pezzo a misura e segnate sulle due coste la sua posizione, con una
piccola lama tagliate i bordi e con un
piccolo scalpellino e raspetta rifinite la
cava.
Se avrete fatto tutto bene il risultato finale dovrà essere come quello sotto.
Il trucco è lasciare lo spazio, che dovrà
ricevere il massiccio, qualche decimo
più stretto il pezzo deve forzare un po
sempre senza esagerare.
Una volta fatto preparate le quattro pulegge al tornio, foratele con una punta da 2 mm prima di tagliarle, per ricavare l’incavo una piccola lima a coda
di topo farà al caso nostro, rifinite tutto con carta abrasiva fine e trucioli di
bosso per lucidarle, unica attenzione è
farle un decimo più strette della cavatoia. Con una punta da 2 mm forate
da parte a parte il massiccio e infine
posizionate le pulegge all’interno del
massiccio, infilate un perno di ottone
della giusta misura ribbattetelo sulle
teste ed il gioco è fatto. Si notano in
alto i cavicchi in bosso per rinforzare
i listoni modanati
Le Fleuron pag. 137
Adesso siamo pronti per ricominciare la posa del fasciame sopra la quarta cinta, come noterete dalle foto
nel frattempo tra un listello e l’altro, in attesa che la colla asciughi, ho iniziato a mettere tutti i cavicchi sui listoni
modanati, sono da un mm per fare il foro ho usato il minitrapano e una punta da undici decimi così da poter eggiungere un pelo di colla diluita.
Di lato i primi pezzi a prua abbastanza complicati da adattare
alle forme, come al solito ci aiuteremo con i famosi tagli trasversali, il lavoro questa volta è un
po meno complicato, il fasciame
è a filo delle cannoniere, nella
realtà anche qui c’è un piccolo battente ma in scala sarebbe
soltanto di due decimi, serviva
per stagnare i portelletti volanti. Il decoro segue quello di sotto
e come sotto il fasciame è a filo
delle cinte fino al decoro. Anche
l’altro listone modanato e il suo
riempimento sono stati posati, si
vedono i cavicchi ancora da tagliare.
Il primo listone modanato in corso d’opera l’ho modificato, la sua forma non mi entusiasmava, troppo elaborata,
per fortuna non ho dovuto rifarlo, ho soltanto preparato un truschino con la sagoma giusta e con qualche passata
ho raggiunto la forma desiderata
Nella foto il listone con la nuova forma.
Una veduta della prua finita, manca solo la suola che farò in ebano.
Potete notare inoltre che il listone modanato ad un certo
punto spiana, lì è dove sarà
posizionato il parasartie di
trinchetto, anche al centro ci
sarà una bassura simile per il
parasartie di maestra.
Le Fleuron pag. 138
In questa pagina tutte foto
che riguardano il fasciame dell’opera
morta terminato, manca solo la chiodatura in ferro, e il capodibanda in
ebano.
Le Fleuron pag. 139
Le Fleuron pag. 140
Il nostro vascello visto dal bordo destro.
Per fare i tenoni posticci sulle
teste degli scalmi delle coste, per prima
cosa ho preparato un listello quadrato
di pero da 3 mm, con la circolare ho
ridotto fino a 2 mm di lato la porzione di circa un cm, con una limetta ho
stondato gli angoli fino a fare un tondino di circa 2 mm, ho tagliato a misura il listello con un seghetto lasciando
circa 2 mm di testa quadrata, infine ho
tracciato sulle teste degli scalmi il punto esatto da forare con una punta da 2 mm dove ci ho incollato i tenoni.
La riduzione di spessore alla circolare, si fa tranquillamente a mano libera.
I fori da 2 mm sulla testa degli scalmi.
Un tenone pronto per essere incollato.
Qualcuno potrà anche storcere il naso, ma perché complicarsi la vita per fare dei particolare
che non vedremo mai direttamente ricavati dagli
scalmi invece che posticci? La prima foto in alto
mostra il risultato di questa lavorazione, sembra
molto realistica non trovate anche voi?
Le Fleuron pag. 141
 Fine Prima Parte 
Anguillara 8 febbraio 2001
Le Fleuron pag. 143
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