I SOLISTI AQUILANI
Associazione I SOLISTI AQUILANI – Ente morale
Ministero per i Beni
e le Attività Culturali
Provincia
di Brindisi
Comune
di Ostuni
anno di fondazione 1968
Provveditorato
agli Studi di Brindisi
DIREZIONE ARTISTICA
Vincenzo Mariozzi
Liceo Classico
Antonio Calamo - Ostuni
L’Aquila incontra Brindisi “La musica che unisce”
Ostuni – sabato 1 ottobre 2011
• CINEMA TEATRO ROMA - ore 11.30
lezione concerto per il LICEO CLASSICO ANTONIO CALAMO
• CATTEDRALE S. MARIA ASSUNTA - ore 19.30
44a STAGIONE
CONCERTISTICA
la musica che unisce
BRUNO DI GIROLAMO, clarinetto
I SOLISTI AQUILANI
GIOVANNI MAZZA, direttore
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l’aquila incontra brindisi
Giacomo Puccini (1858/1924):
Minuetto I
Pietro Mascagni (1863/1945):
La gavotta delle bambole
Ottorino Respighi (1879/1936):
Minuetto per istrumenti ad arco
Dal manoscritto autografo incompleto di Ottorino Respighi,
completato a cura di Potito Pedarra – rev. G. B. Mazza
(Prima esecuzione assoluta)
Saverio Mercadante (1795/1870)
Concerto in sib maggiore per clarinetto e orchestra da camera
(Allegro maestoso, Adante con variazioni)
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Giacomo Puccini:
Scherzo in la minore
Aldo Finzi (1897/1945):
Valzer lento N. 2 per orchestra d’archi*
Pavana per clarinetto e orchestra d’archi**
Ottorino Respighi
Antiche danze e arie per liuto (III Suite)
Italiana, Arie di corte, Siciliana, Passacaglia
(*Trascrizione per orchestra d’archi di Giovanni Battista Mazza)
(**Trascrizione per clarinetto e orchestra d’archi
di Giovanni Battista Mazza)
la musica che unisce
BRUNO DI GIROLAMO
Ha studiato con Gambacurta presso il Conservatorio “S. Cecilia” di Roma e tecnica orchestrale con
Ferrara a Venezia. E’ stato primo clarinetto solista
nell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, Orchestra Regionale della Toscana e delle orchestra
RAI, oltre che dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale S. Cecilia e Orchestra del Teatro S. Carlo di
Napoli. E’ stato inoltre membro di numerose formazioni cameristiche registrando recentemente i
quintetti per clarinetto e archi di Mozart, Weber e
Brahms. E’ stato il clarinettista preferito da Mannino con il quale ha collaborato per l’esecuzione
delle sue opere. Dotato di una tecnica virtuosistica
non comune, si è specializzato nel repertorio per
clarinetto dal periodo classico fino al Novecento
storico esibendosi come solista e in formazioni cameristiche presso importanti istituzioni musicali
in Italia e all’estero. Il repertorio solistico eseguito con l’orchestra comprende autori quali Mozart,
Rossini, Spohr, Mercadante, Puccini, Coopland,
Mannino, Finzi e Crusell.
GIOVANNI BATTISTA MAZZA
Si forma presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi”
di Milano: organo, pianoforte, composizione e di-
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rezione d’orchestra. Vincitore del primo premio al
Concorso Internazionale “Giovani Organisti d’Europa” (Pisa 1986) è attivo, sia come solista che
come direttore, in vari Paesi europei e in America
latina. Suona nell’ambito di numerose rassegne
e festival internazionali e, come direttore, collabora con importanti orchestre e realtà musicali
quali Fondazione Arena di Verona, Accademia del
Teatro alla Scala, Orchestra Milano Classica, Accademia Filarmonica Romana, Teatro Comunale di
Ferrara, Orchestra Sinfonica di Sanremo, Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano, Orchestra
del Teatro Olimpico di Vicenza, Teatro dell’Opera
di Dniepropetrovsk (Ucraina), Orchestra Filarmonica di Kalisz (Polonia), Orchestra Filarmonica di
Stato di Vidin (Bulgaria), Orchestra Filarmonica
della Macedonia, Orchestra Sinfonica di Bacau
(Romania), Orchestra Sinfonica Nazionale di Panama.Numerose le prime esecuzioni assolute di
brani di autori contemporanei, spesso a lui dedicati. Registra per la Radiotelevisione della Svizzera Italiana, per la Radio Nazionale Bulgara e per
la RAI. E’ presente in campo discografico con incisioni dedicate a Bach e al ‘900 italiano. Particolare interesse è riservato al repertorio sinfonico
italiano poco frequentato. A cento anni dalla loro
composizione ripropone, con l’Orchestra Città di
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Ferrara, alcuni inediti di Ottorino Respighi. Dirige nel Duomo di Milano il Concerto op. 100 per
organo e orchestra di Marco Enrico Bossi, che da
cinquant’anni non veniva eseguito in questa città.
Di recente pubblicazione sono le sue trascrizioni
per orchestra di composizioni pianistiche di Aldo
Finzi e, prossimamente, sarà pubblicata dalla casa
editrice Universal la sua trascrizione per organo di
“Spiegel im Spiegel” di Arvo Pärt.
Insegna organo e composizione organistica presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano.
I SOLISTI AQUILANI
Si costituiscono nel 1968 sotto la guida di Vittorio
Antonellini, su ispirazione e con la collaborazione
dell’avvocato Nino Carloni, già fondatore della società dei concerti dell’Aquila. Vittorio Antonellini li
ha condotti per oltre trent’anni. Successivamente
sono stati diretti da Franco Mannino e da Vittorio
Parisi. L’attuale direttore è Vincenzo Mariozzi. Il
Complesso, il cui organico si avvale di strumentisti
di alto livello che ruotano nei ruoli all’interno della
formazione e sono in grado di sostenere parti solistiche di elevato impegno virtuosistico e interpretativo, ha un repertorio che abbraccia le più diverse epoche musicali, da quella pre-barocca alla musica contemporanea, con particolare riguardo ai
l’aquila incontra brindisi
compositori italiani, senza trascurare interessanti
incursioni nel teatro d’opera. Per l’ottimo livello
delle esecuzioni, l’alto numero dei concerti effettuati, oltre duemila, l’ampio repertorio, la vastissima dislocazione dei centri raggiunti e l’unanime
consenso di pubblico e di critica, I Solisti Aquilani hanno conquistato una precisa e insostituibile
posizione nel quadro delle più prestigiose formazioni cameristiche internazionali. In aggiunta alla
presenza nei principali cartelloni musicali italiani,
sono stati protagonisti di numerose e importanti tournée in Europa, in Medio Oriente, in Africa,
in America, Vietnam e Singapore, ospiti delle più
prestigiose sale da concerto in America Centrale e
del Sud, Austria, Canada, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Jugoslavia, Libano,
Malta, Polonia, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Tunisia, Turchia, Ungheria, Egitto, Lituania, Slovenia,
Croazia, Giappone. Importanti e significative sono
le collaborazioni del Complesso con i più grandi
solisti di rilevanza internazionale. Nel 2009 I Solisti Aquilani hanno tenuto un concerto a New York
nel Dag Hammarskjold Library Auditorium del Palazzo dell’ONU. Numerose sono le incisioni discografiche e registrazioni radiofoniche e televisive
in Italia, America Centrale e del Sud, Germania,
Spagna, Svizzera, Stati Uniti e Giappone.
la musica che unisce
I SOLISTI AQUILANI
Violini primi
Irene Tella/Patrizia De Carlo
Federico Cardilli/Houman Vaziri
Violini secondi:
Alessandro Marini/Amleto Soldani
Andrea Di Mele/Alessio Gabriele
Viole:
Thomas Cavuoto/Luana De Rubeis
Margherita Di Giovanni
Violoncelli:
Giancarlo Giannangeli/Filippo Di Domenico
Contrabbasso:
Mauro Vaccarelli
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l’aquila incontra brindisi
GUIDA ALL’ASCOLTO - di WALTER TORTORETO
L’odierno concerto dei Solisti Aquilani, diretti da
Giovanni Battista Mazza, è un festoso omaggio ad
alcuni tradizionali movimenti di danza strumentale nella interpretazione di un gruppetto di compositori italiani, per lo più operisti, vissuti tra la fine
dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Minuetti
(con lo scherzo che ne è l’erede beethoveniano ottocentesco), gavotte e valzer destarono in passato
l’interesse di musicisti grandissimi e meno grandi.
Il tardo romanticismo ne ha ridimensionato in larga misura la presenza non soltanto, com’è intuibile, nelle opere teatrali ma anche nella musica strumentale. Tuttavia non mancano compositori che,
per le più svariate ragioni, ne hanno recuperato
lo spirito in pagine o paginette musicali che uniscono al gusto arcaico, avvertito in modi gioiosi,
una gentilezza di spirito affine all’umorismo più
amabile o alla delicatezza dei sentimenti teneri. Il
concerto è affidato allo strumento solista di un clarinettista prestigioso, allievo di Gambacurta, che
ha suonato con le più importanti orchestre italiane
e straniere e con i direttori più ammirati del panorama internazionale, e a un direttore di spicco
che unisce all’attività direttoriale quella di compola musica che unisce
sitore e che, di conseguenza, ama tutta la musica
bella, compresa quella del nostro tempo. Al M°
Giovanni Battista Mazza esprimo i ringraziamenti
più cordiali per le notizie che mi ha inviato su alcune pagine del programma, in particolare sulle
due composizioni di Aldo Finzi, un compositore
ebreo travolto e ridotto al silenzio dall’orrore delle
persecuzioni razziali.
Giacomo Puccini (1858/1924)
Minuetto I - Scherzo in la minore
Giacomo Puccini non tardò a tentare il genere del
quartetto, il più aristocratico nel mondo cameristico; i suoi lavori che vanno in tale direzione risalgono al periodo di studi che precedettero l’affermazione internazionale. Quando stava per entrare
nel Conservatorio di Milano, egli scrisse un giorno
a sua madre che aveva lezione con Bazzini e che
avrebbe dovuto scrivere un quartetto d’archi: un
modo per lui di confrontarsi con la tradizione dei
grandi compositori viennesi e di dimostrare che
sapeva trattare la composizione a quattro parti. Il
primo tempo di un ipotetico quartetto, ritrovato
e pubblicato nel 1985, risale al 1882, ed è giunto a noi in parti staccate. Dopo tale ritrovamento
fu scoperto un manoscritto con il titolo “Giaco-
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mo Puccini/Scherzo per Archi (ultimo tempo del
quartetto in re)/ Riduzione per piano a 4 mani di
M.Puccini/ Lucca Novembre 1883”. Il periodo di
stesura è, quindi, coevo a quello della composizione ritenuta primo tempo del quartetto. Degli altri
due tempi nulla di certo si sa. Nel 1884 Puccini
scrisse tre Minuetti pubblicati nell’autunno dello
stesso anno. Sono pagine la cui eco si avverte nella Manon di cui, del resto, condividono l’atmosfera rococò, mentre le tre Fughe del 1882-83 sono
evidenti esercitazioni scolastiche (in una, l’autografo riporta perfino una correzione di probabile
mano dell’insegnante) sia pure con passaggi la cui
eco bachiana fa pensare al futuro, grande compositore. Un Minuetto 1 in la maggiore per quartetto d’archi, pubblicato da Puccini nel 1890 e il cui
manoscritto originale è conservato nella Biblioteca
statale di Lucca, è un movimento di danza scritto
nella regolare forma tripartita del minuetto. I temi
sia dei due tempi periferici sia del Trio centrale,
sono nello stile avvolgente del musicista.
Pietro Mascagni (1863/1945)
La gavotta delle bambole
Nella vasta produzione di Mascagni, non mancano, accanto alle opere liriche, alla musica sacra
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e alla musica per voce e trumenti, svariati lavori
esclusivamente strumentali, con tre sinfonie (do
minore del 1879, fa del 1880 e fa maggiore del
1881) e un mazzetto di pezzi per pianoforte o per
vari organici strumentali. La gavotta delle bambole, scritta per orchestra d’archi nel 1900, quando
l’autore stava preparando Le Maschere, è un amabile gioco musicale costruito su due periodi che si
inseguono e si riprendono come una sorridente
danza, con lo schema tradizionale della gavotta
seisettecentesca. Il ritmo un po’ ingessato, tipico
della gavotta, allude alla natura artificiale d’una
bambola e l’armonia, volutamente semplificata,
si accende in un breve episodio centrale.
Ottorino Respighi (1879/1936)
Minuetto per istrumenti ad arco - Antiche danze e
arie per liuto, III Suite (Italiana, Arie di corte, Siciliana, Passacaglia)
Ottorino Respighi è il primo compositore italiano a scrivere poemi sinfonici, vale a dire quelle
espessioni musicali tipiche della seconda metà
dell’Ottocento in cui si organizzano in una struttura narrativa (“poema”) i sentimenti evocati dalla storia, dal paesaggio, dalla cultura di un paese. Egli inoltre, allievo di Rimskij Korsakov, fu il
l’aquila incontra brindisi
compositore italiano più aperto alla strumentazione spettacolare e insieme più idonea dei pensieri
musicali. Le sue Antiche danze e arie per liuto sono
una trascrizione libera (in realtà ri-creazione) per
orchestra di opere dei secoli XVI e XVII. La terza
suite (il termine indica specificamente un insieme di danze), scritta nel 1931 per un’orchestra
di soli archi (ma potrebbe essere eseguita pure
da un quartetto d’archi), alterna pagine di calda e
abbandonata melodia (Italiana e Siciliana) a movimenti più festosi e vivaci (le Arie di corte di G.
Battista Besardo e la Passacaglia finale di Lodovico
Roncalli).
Il “minuetto per istrumenti ad arco” manca, nella
partitura inedita del 1903, delle 22 battute finali.
Il brano è lo stesso pubblicato dall’editore Bongiovanni nella versione per pianoforte. Il manoscritto
autografo incompleto di Ottorino Respighi, completato da Potito Pedarra (musicologo di Ascoli
Satriano che ha consacrato la sua vita allo studio
di Ottorino Respighi e alla divulgazione della sua
musica) viene eseguito questa sera, in prima esecuzione assoluta, nella revisione di Giovanni Battista Mazza.
la musica che unisce
Saverio Mercadante (1795/1870)
Concerto in si bemolle maggiore per clarinetto e
orchestra da camera op. 101 (Allegro maestoso,
Andante con variazioni)
Il valore della musica scritta da Mercadante si
scontra sia con l’oblio caduto sull’illustre musicista
(come sulla maggior parte dei compositori operistici dell’Ottocento) durante il primo Novecento,
sia sulla scarsa conoscenza delle opere strumentali di questo compositore che molti insigni musicisti hanno giudicato con estremo rispetto. Per
Gioacchino Rossini Mercadante stava “tra i santi
padri immortali della musica, insieme con Bellini, Donizetti e Verdi”. Liszt, von Bülow, Puccini,
De Sabata hanno avuto per lui espressioni di alto
elogio; Pietro Mascagni�ha scritto che “Mercadante è grandissima ed autentica gloria della musica
italiana. A lui si deve, prima che ad altri, il distacco
della musica dalle grazie fragili settecentesche e la
conquista d’un più vasto mondo drammatico, nel
più caratteristico ed appassionato melodramma
italiano”. Anche scrittori come James Joyce sono
stati celebri estimatori del musicista di Altamura.
Assieme ai due Concerti per clarinetto e orchestra
op.76 e op.101 e ai Concertoni per diversi fiati obbligati e orchestra, Saverio Mercadante dedicò al
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clarinetto anche alcune interessanti composizioni
cameristiche, come il Trio per clarinetto, violino e
violoncello e alcuni Quartetti per fiati. L’editore Girard, nel marzo del 1818, aprì il proprio catalogo
con un’arietta di Mercadante e poco dopo stampò il “Gran concerto a 2 clarinetti, flauto e corno
da caccia obligati”, con dedica dell’«alunno del R.
Collegio di musica all’Augusta Maestà di Ferdinando [primo] Re del Regno delle due Sicilie». Del resto, l’opera strumentale di Mercadante rappresenta, per vastità e originalità, un esempio unico per
tutto l’Ottocento italiano giacché il musicista compose, tra l’altro, 20 concerti per solisti e orchestra,
circa 60 sinfonie e fantasie, divertimenti, marce,
capricci, ecc., 17 quartetti, variazioni, 9 trii, 35
composizioni per due strumenti, tra cui sonate
e divertimenti, altri pezzi per strumento solo, in
particolare variazioni su temi operistici ecc. Con il
Concerto in si bemolle maggiore op.101, Saverio
Mercadante ha scritto uno tra i più belli, deliziosi,
divertenti e coinvolgenti pezzi dell’Ottocento dedicati al clarinetto. Nel primo movimento prevale
l’idea di una costruzione strutturata con particolare equilibrio tra solista e gruppo strumentale, con
un finale nel quale il solista prefigura le acrobazie
presenti nelle successive Variazioni, nelle quali il
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clarinetto diventa un protagonista che espone fantasione escursioni virtuosistiche dopo avrer impostato l’intero movimento dialogando con l’orchestra. Delle cinque variazioni, ognuna chiusa dal
complesso che ribadisce il tema iniziale, la quarta
(penultima) presenta una delicata intonazione patetica nello stile napoletano dell’Ottocento, sostenuta e conclusa da un meditativo clarinetto.
Aldo Finzi (1897/1945)
Valzer lento N. 2 per orchestra d’archi (Trascrizione per orchestra d’archi di Giovanni Battista Mazza)
- Pavana per clarinetto e orchestra d’archi (Trascrizione per clarinetto e orchestra d’archi di Giovanni
Battista Mazza)
Riporto, in parte sintetizzandole, le note amabilmente inviate dal M° G. Battista Mazza. «Mi fu
chiesto di realizzare l’orchestrazione dei due Valzer per pianoforte di Aldo Finzi in occasione di
un concerto che io stesso dovevo dirigere a Milano. Ricevetti gli originali dalle mani del figlio del
compositore, l’avvocato Bruno Finzi, che incontrai
per la prima volta in quella circostanza insieme
a suo figlio Aldo. Accettai volentieri il compito
che mi veniva affidato, un lavoro di proporzioni
modeste che, però, mi riconduceva ad un monl’aquila incontra brindisi
do che sentivo vicino - il mondo dei nostri nonni! - nel quale una finestra era aperta, anche in
Italia, sulla musica sinfonica, qui troppo spesso
soffocata dall’imponenza della nostra produzione
nel campo dell’opera. L’orchestrazione del primo
Valzer, quello in re maggiore, è stata pensata per
lo stesso organico della suite Gli uccelli di Respighi, in programma nello stesso concerto: organico
di un’orchestra “a due”, ma con un solo oboe. Lo
stile della trascrizione non si allontana molto da
quello dell’epoca. Tuttavia le frasi vengono talvolta smembrate in incisi affidati a diversi strumenti
e ricostruite in un contesto discorsivo a carattere
dialogico. Nelle ultime battute si può riconoscere
una citazione, che ho voluto inserire, del famoso
Valzer di Musetta nel secondo atto di Bohème. Il
secondo Valzer, in sol maggiore, è trascritto per
la musica che unisce
orchestra d’archi. Il “colore” è assai diverso rispetto al precedente. L’esecuzione di entrambi i brani,
come nel caso del concerto in cui sono stati proposti per la prima volta, ne mette in luce il diverso
carattere; altrimenti questa breve composizione si
presta ad essere inserita in un programma per soli
archi. La scrittura è, relativamente alla brevità del
pezzo, ricca e varia nei colori e nella distribuzione
delle parti. Ho trovato un esempio di riferimento
per questo piccolo lavoro in alcuni Valzer giovanili
di Ottorino Respighi - alcuni ancora inediti - che
ho avuto il piacere di riportare alla luce ed eseguire alcuni anni fa. La semplicità di queste composizioni riesce a trasmettere il fascino un po’ nostalgico di un’epoca decisiva per la nostra storia e
per la musica italiana. Ho dedicato queste pagine
a Bruno e ad Aldo Finzi».
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vincenzo brancadoro
Informazioni:
Associazione I Solisti Aquilani
Via Ficara – Container Piazza d’Arti - 67100 L’Aquila
telefono/fax 0862 1960550 / 335 1337245 - 6 -7
[email protected]
www.solistiaquilani.it
I SOSTENITORI DELL’ATTIVITA’ CONCERTISTICA DEI SOLISTI AQUILANI SONO:
Località Caprafico - CASOLI
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Libretto 1 ottobre