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GALLERIA TEATRALE
|25,
LA
FIGLIUOLA DEL SOLDATO
COMMEDIA IN DUE ATTI
(PER RAGA2ZWEJ
DI
GrUALBEF^TA
ÀLAIDE ^ E C C A R I
IUST V A C A N Z A .
COMMEDIA IN UN ATTO DELLA STESSA
(PER RAGAZZINE,)
MILANO 1884
PRESSO L'EDITORE C. BARBINI
Via Chiaravalle N. 9.
PREZZO DEL VOLUME CENT. 60.
GALLERIA
TEATRALE
TEATRO
pUALBEI\TA
ÀLAIDE B E C C A F ^
YOL. IL
LA FIGLIUOLA DEL SOLDATO
I3NT VACANZA.
LA.
FIGLIUOLA DEL SOLDATO
COMMEDIA IN DUE ATTI
(PER RAGAZZINE)
DI
GUALBERTA ALAIDE BECCAR!
IN V A C A N Z A
COMMEDIA IN UN ATTO
(PER RAGAZZINE)
DELLA
STESSA
MILANO 1884
PRESSO L'EDITORE CARLO BARBINI
Via Chiaravalle N. 9.
È assolutamente proibito a qualsiasi Compagnia di
rappresentare queste produzioni senza il consenso
per iscritto dell'autrice.
Tutti i diritti riservati.
Legge 25 giugno 1865, N. 2337 e 10 agosto 1875,
N. 2652; decreto 10 agosto 1875, N. 2680.
Queste produzioni, per quanto riguarda la stampa, S O D O
poste sotto la salvaguardia della legge 25 giugno 1865,
N. 2337, qual proprietà dell' Editore
Carlo Barbini.
Milano, 4884. — Tip. Ditta Wiìmant.
fi MIA pUGINJL
ILNAVA GLORIA
Ricordi, Elnava, quattro anni or sono quando
dalla tua Padova ti recasti a soggiornare con
m e in questa Villa alcuni mesi, per darti con
maggiore assiduità a* tuoi studj di maestra, ricordi che una sera insieme con due ragazzine tue
amiche, ti feci recitare ? Recitaste un lavorino
di K O T Z E B U E , un dialogo della V E R T U A G E N T I L I ,
Amor di madre del GIUSTI , La moneta della
vedova della M O R A N D I , V Orfanella pur della
M O R A N D I . I villeggianti, figuriamoci, vi furono
larghi del loro compatimento. Allora prendemmo
ardire e volemmo quasi meritare quegli applausi,
facendo le cose più a modino.
Per quella sera avevasi improvvisato un teatruccio, dividendo un lungo corridojo con una
cortina. Lo spazio che doveva servire per la scena
era così ristretto che, poverette, non potevate
n e m m e n o voltarvi. Non e' era un rialzo, non
quinte, non arie, scarsa illuminazione; nessuna
cornice al quadro, nessuna illusione ! Vi pareva
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che avreste fatto meglio in un teatrino per quanto
piccolo, m a che avesse il suo palcoscenico, le sue
quinte, le sue arie, e via dicendo. E volli contentarvi e vi feci erigere un teatro al cui paragone quello della Scala, il San Carlo, la Fenice,
nonché i più rinomati d'Europa, anzi dei due
mondi, sarebbero sembrati... m e n che nulla ! ! I
due poveretti che lo costrussero, non son più...
U n veterano del 31 (Giuseppe Riva), compagno di
Ciro Menotti, che vi lavorò dietro con affetto grandissimo, felice quando tu e le tue amiche correvate a vederlo lavorare, e gli sorridevate di compiacenza... E l'altro ancor giovine forte, robusto
(Alessandro Tornasi) e che ci metteva anch' esso
tutta la sua premura : non erano due Bibbiena,
no ; m a per voi, in qiiei momenti di spensierata
gajezza, erano due uomini d'importanza. Certo
avevano cuore (lavoravano di lena senz'altra ricompensa che di farvi contente) e attitudini non
comuni di ottimi artigiani.
M a se il teatro a poco a poco andava sorgendo, dove er ano le commedie che si sarebbero
recitate ? N o n eravate che tre ; tu, la maggiore ;
poi una ragazzina di 12 anni, quindi una bimba
di 10, m a così mingherlina mingherlina, che pareva ne avesse sette. Volevate recitare almeno
due commedie, e dove trovarle che vi stessero
bene? Io passai in rivista tutte quelle della mia
piccola Biblioteca, e non ne trovai in tre personaggi e di adatte a voi. M e ne feci venire, e non
fui più fortunata. Che decidere ? Zitta, zitta,
pensai di scriverle io, e così nacquero queste due
commediole. Nessuno seppe, fuor di mia madre
e di te, che esse erano mie.
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Ricordi, Elnava, quelle sere di prova ? non è
vero che furono sere che non potremo così facilmente scordare? Ricordi gl'insegnamenti della
mia m a m m a , la tua buona zia, quando tu perchè
tanto giovinetta non potevi dire con verità la
parte di Marcella, ed ella si alzava, e ti recitava i punti più commoventi, e li rendeva con
efficacia, perchè ella sa che è amore materno e
lutto materno, pur troppo ! e tu tentavi d'imitarla? Care ricordanze!... Allora insieme esclam a v a m o : Fosse qui la nostra nonna ! ed io vagheggiavo che la nonna potesse, in un giorno non
lontano, sentirti ed applaudirti... E pochi mesi
dopo tu con la madre mia dovesti accorrere al
suo letto di morte... Oh dalle care come passai
alle tristissime ricordanze ? Forse per l'abitudine
del dolore !...
Venne la sera della recita. La sala era stipata
d'invitati : la sala sontuosamente addobbata e
illuminata a giorno!... E volemmo anche la nostra
brava orchestra, e a v e m m o i famosi orbini : non
eravamo per nulla a Bologna ! Si alzò la tela dopo
che l'orchestra aveva deliziato gli orecchi degli
accorsi... Poveretti, eran venuti fin dalla città
per questo !... Si recitò il primo lavoruccio che
non spiacque. Tutte e tre diceste tanto bene le
vostre parti ed a memoria ; piacque molto la piccina che fu fatta segno di speciali applausi... Eppure, ricordi ? ci si era detto che non avrebbe
saputo n e m m e n o pronunciare spiccatamente le
parole ! Dopo la prima commedia, un po' troppo
lagrimosa forse, doveva esser recitata la seconda,
che io fidavo avrebbe saputo mutar le lagrime in
riso schietto, perchè, devo direjl vero, tu soste
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nevi non male la tua parte di Francesca e recitavi la scena in dialetto veneziano con molta naturalezza e brio; come quella della contessa t'era
riuscita spontaneamente una buona caricatura.
La piccola nella sua parte di Pierina era proprio
un tesorino... M a il diavolo ci volle metter la sua
coda: lo spettacolo non potè continuarsi... ad
un'attrice capitò male; cioè, siamo sincere, fu un
malore procurato da quella pettegolina della fantasia : si era fitta in mente che non avrebbe saputo cavarsela con onore nella sua parte di Claudia. Perchè? forse le sarà paruta ad un tratto
m e n bella delle altre, m e n o di effetto, che so io?
forse ella stessa, che ora è una brava giovinetta
che studia e si fa notare fra le sue compagne,
non saprebbe dirci che rivoluzione si fece in quella
sera nella sua testolina di bimba. Ella il giorno
dopo ci spiegò la sua nervosità di quell' ora con
questa caratteristica parola: Fu uno scaràbaccino; m a la causa? cose dafigliuoli! Il fatto sta
che svenne, che ebbe dei sintomi di convulsioni,
e che la mia povera commediola, la quale doveva
far ridere, aveva, per quel benedetto scarabaccino, prodotto una semitragedia a sipario calato !
Ricordi? Che dispiacere io ne provai! anche le
cose piccole possono parer grandi in certi m o menti! Ricordi quanto la pregasti, quanto tutti la
pregammo? rammenti Gaetanello? Le si disse che
si avrebbe avvertito il pubblico del suo improvviso
malessere : tutto inutile... L' orchestra suonava
disperatamente per acquetare il pubblico che cominciava a mormorare... Il signor pubblico anche se invitato è sempre pubblico... Colpita da
quest' idea (sai bene che le grandi idee non m a n -
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cano mai in certe critiche circostanze in cui la
mente si affina !), risolvetti di farlo invitare- a
scendere in pace il colle che, per quella sera,
non ne avrebbe avuto di più. U n gentil giovinetto
T arringò ed egli, un po' contrariato, temendo
che il malore avesse colpito 1' autrice incognita
dei lavori, cognita ad esso come sua ospite, non
intendeva andarsene: avrebbe voluto vedermi...
M a io, come un Generale in un giorno di sconfitta, non volevo mostrarmi, né mi mostrai, e quel
pubblico tra lo stupito e lo scontento, pensò finalmente di lasciar libera la sala e di scendere o
di sperdersi per la Villa.
Si credeva che avrebbesi potuto recitare la
seconda commedia un' altra sera ; m a circostanze
tristissime vi si opposero... Era nata sotto una
cattiva stella!
Ora il teatro fu disfatto, e il ricordo di più
lutti funesta quello della nostra recitina... È così
la vita !
Do alla luce le due commediole e le intitolo
a te, perchè meriti questo pegno del mio affetto.
Sei una buonafigliuola,una sorella come ve n'ha
poche ; conservati sempre così e sarai la consolazione de'tuoi cari come sempre fosti e sei. Ora
l'età rassodò i tuoi pensieri ; ora il tuo posto di
maestra-giardiniera ti fa porre in azione gli a m maestramenti ricevuti, e l'esempio di virtù costante della tua ottima famiglia, t'ispira a compire il tuo dovere con zelo; ora l'amore materno
che t'era difficile rendere in Marcella, non ti
parrebbe più cosa al disopra delle tue forze affettive, che per i tuoi alunni, angioletti che appena
spiccarono il volo dal loro cielo, tu sei maestra
con cuore di madre.
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Che fu che mi determinò a pubblicare queste
due commediucce, le prime che scrissi per ragazzine ? Il pensiero che forse qualche m a m m a od
istitutrice, potrebbe aver volontà di far recitare
le suefigliuoletteod alunne, e desiderare, per un
principio d'educazione che io non disapprovo del
tutto, che non abbiano a circondarsi di troppe
compagne; e di far recitare qualcosetta di completo fra due o tre sorelline, o invitare una o due
compagne, e non trovare lavori adatti...
Questi due in tal caso verrebbero, se io non
m'inganno, opportuni.
Io li scrissi con lo scopo di educare divertendo. Ci son riuscita? Al lettore giudicarmi.
A te un bacio di tutto cuore.
Tua Cugina
pUALBEF^TA.
Bologna, Villa S. Michele in Bosco,
Marzo 1884.
LA FIGLIUOLA DEL SOLDATO
PERSONAGGI
MARCELLA.
CÌA.
LUISA.
Un Servo che non parla.
La scena ha luogo in Perugia, tempo presente.
ATTO PRIMO
Lo studiuolo di Marcella riccamente addobbato.
(Scena fissa).
SCENA PRIMA.
MARCELLA
sola.
(è seduta presso una tavola; contempla un medaglione) Povera bimba mia! È inutile, io mi devo
rassegnare: non sei piùl Più?! Che terribile parola; mi spaventa! Ogni volta che io la ripeto
a m e stessa, sento qui al cuore una stretta angosciosa , e mi par di venir colta dai brividi
della febbre... — Mi pare? Così è infatti, che,
sudo ed ho freddo! — Son tanto ghiacciate
queste tristi parole: « Non è più! » che esse mi
ripiombano nell'anima e la struggono di dolore.
(guardando fiso in un punto) Il suo bel cor-
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L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
picino che formava l'ammirazione di quanti io
vedevano, è oramai sformato ! Dio ! — Quei
suoi occhi che mi sorridevano tanto dolcemente
d'amore, si sono chiusi per sempre... — Quei
suoi capelli biondi, ricciuti, che la facevano somigliare agli angioli, sono ora un pugno di cenere: e quei suoi labbruzzi che strappavano i
baci, son muti, senza speranza che si riaprano un
giorno per chiamarmi: M a m m a ! — O h è troppo,
mio Dio, è troppo! (s'alza) Perchè darmi quel
tuo angiolo, e poi riprenderlo con te in cielo?
Perchè rendermi madre, e poi orbarmi della
creatura che tu mi avevi donala? — Ero cosi
felice di possedere quel mio tesoro; ne andavo
tanto superba! — C o m e m i compiacevo di adornare la sua mente d' utili cognizioni, d'arricchire il suo cuore di nobili sentimenti; ed era
cresciuta tanto vaga di forme, quanto bella
d'animo !... — Ah ! mia Anita, non eri fatta per
la terra... Quando ogni mattina tu entravi nella
mia camera e venivi a darmi il buon giorno,
nascondendo spesso la tua testina sul mio seno,
io benedicevo Dio d'avermi data la vita, e non
sapevo domandare di più per essere felice... —
Che m'importava allora di trovarmi sola? Che
mio marito fosse tanto trascurato a mio riguardo?
C'eri tu, c'era il m o n d o per me... — M a un
giorno tu come fiore reciso dalla tempesta, re-
A T T O PRIMO
15
dinasti il bel capo vezzoso, e più non fosti... —
Ed oggi compiono tre anni da quel dì funesto,
e mi par jeri, e mi par sempre di vedermela
accanto, e mi par d'udir la sua voce... —- Oh!
qual soffio di sepolcro mi passò sul volto... (pausa)
Andrò oggi al cimitero?... Che serve adornare
la sua tomba di fiori? E pure quando mi vi
reco, e ne getto una pioggia su quella pietra,
mi sento confortata... — M a è il fiore della
beneficenza che deve profumare la sua tomba;
in tuo n o m e , angiolo mio, come m ' è grato
spandere le ricchezze che sarebbero state tue!..»
S C E N A IL
LUISA e DETTA.
Luisa, (con lettere e giornali sopra un vassojo
d'argento) La posta, signora.
Marc. Va bene. Metti qui.
Luisa. Si sente male?
Marc. No. Perchè?
Luis,a. È tanto pallida...
Marc. Un po' d'emicrania...
Luisa. Il medico...
Marc. Lascialo in pace, ti prego...
16
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Luisa. Ah, signora^ è dovere curarsi...
Marc. Hai ragione. Che cosa dice dunque il medico? (va aprendo varie lettere)
Luisa. Dice aver ella bisogno di molta distrazione ;
di fare un lungo viaggio; andare in Francia, in
Inghilterra...
Marc. Se il medico non ha altro rimedio da propormi, può starsene a casa... — Io non istò poco
bene; sono anche troppo forte... Se così non
fosse, sarei morta a quest' ora...
Luisa. Di dolore non si muore, signora.
Marc. È vero! (legge una lettera) « Tre anni fa,
mia buona amica, ti colpiva una sventura irreparabile... » Chi è ? A h ! la Clementina ; una
vanerella qualunque, e mi scrive con tanto cuore...
(scorrendo con l'occhio la lettera e leggendone
le seguenti righe) « Ho mandato alla tomba
d'Anita i più bei fiori del mio giardino... » —
Avrà fatto perchè se ne parli in tutte le conversazioni. Io vorrei che la vanità rispettasse almeno gH avelli, (continua a leggere) « Mi duole
non poter venir oggi a darti un bacio, m a un
invito... » Sì, sì, la festa di ballo in casa del
principe Pennini, (getta sulla tavola la lettera)
Sono conforti che raddoppiano il soffrire ! —
Leggerezza, leggerezza e leggerezza!
Luisa, (che è andata alla finestra, ed ora torna
sul davanti) Quantffiori,signora, vengono por-
A T T O PRIMO
17
tati al cimitero... Vedesse ! Mazzi, ghirlande, cuscini, ceste. E che vaghi disegni, che magnifiche
cose !... Certo, lo spirito benedetto della sua
bimba deve esultare di gioja...
Marc. Credi?
Luisa. Essere pianta da tutta la città!
Marc. Se mio marito non fosse ministro, Anita
non sarebbe oggi pianta da tutta la città, come
tu dici.
Luisa. A h ! signora...
Marc. Quando morì la mia bimba, morì pure la
figliuola della Ghita; che era bella quanto la
mia, e forse più...
Luisa. Oh, no!
Marc. Sta zitta, era anzi più bella. Quella piccina
lavorava da mane a sera per la sua m a m m a .
Spesso vegliava anche la notte. Quando la sua
m a m m a era allo spedale, quella poverina 1' andava a visitare ogni giorno, e i medici e gl'infermieri, impietositi, non le negavano mai l'accesso. La madre ricuperò la salute, e la bimba
morì per aver troppo faticato... — Ebbene, nessuno va a piangere sulla tomba di quell'infelice.
Il padre era un povero ciabattino, la madre è
una cucitrice di bianco; cjii può curarsi di lei?...
— Va, corri, fa raccogliere quanti fiori sono in
giardino, che se ne formino mazzi, ghirlande,
e che...
La figliuola del soldato.
2
18
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Luisa. Sieno portati alla tomba della signorina?
Marc. No; a quella della povera Gisa che per
compiere il 'suo dovere difiglia,morì a dodici
anni consunta dalla fatica...
Luisa, (incamminandosi per uscire, dice tra sé)
Qualche volta la signora...
Marc. Aspetta... (trae dal cassetto dello scrittoio
delle monete) Porta questo denaro alla Ghita.
Luisa. Che consolazione inaspettata per quell' infelice! Deve proprio fra pochi giorni pagare la
pigione, e avanzi non ne ha di certo...
Marc. E dille che oggi la tomba della sua Gisa
sarà ornata di fiori per mia cura.
Luisa. C o m e la benedirà!
Marc. M a non voglio farle l'elemosina; ciò l'avvilirebbe. Luisa, dirai a Ghita, che cotesto denaro
è un'anticipazione per certa biancheria che le
vo' far cucire...
Luisa. O h , signora, quanto è buona! Stavo ora
appunto pensando al m o d o come darglielo; perchè , già sa, quella benedetta donna intende le
cose così a rovescio...
Marc. Fa che Giovanni le porti que' tre rotoli di
tela che Sofia ci mandò jer 1' altro dalla campagna. Ordina a Ghita che ne faccia delle camicie, che poi distribuiremo ai poveri della contrada.
Luisa. A h signora... la commozione non mi permette di...
A T T O PRIMO
19
Marc. Va, va, Luisa, fa presto.
Luisa. Oh come meriterebbe d'esser felice! (esce)
S C E N A III.
MARCELLA
sola.
(continua ad aprire varie lettere; dopo averne
scorse alcune) Parole vane! Mi fan dispetto! (ne
prende altre ecc.; legge) « Noi dobbiamo pian« gere doppiamente la sventura che vi colpì :
« le nostre conversazioni perdettero il loro astro
« più splendido... » Sciocco! (getta la lettera
sulla tavola e ne prende un'altra, l'apre; è di
molte pagine; la va scorrendo qua e là) « Culla e
Tomba (1). » Uno scritto dedicato al mio lutto
materno. Oh se dice bene quest'autore; fa parlare una madre privata come m e dalla morte
dell'unica suafigliuoletta...(legge ad alta voce)
« Perchè piangi, o madre, se hai in cielo chi
« prega per te? Perchè ti disperi se Dio ti tolse
« lafigliuolache t'aveva donato? Non ti pare che
« ti abbia prediletta facendoti gustare tutte le
« gioje della maternità, risparmiandoti tutte le
(1) Culla e Tomba, pagine inedite di G. A. Beccari.
20
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
« angosce ? Avresti forse voluto vedere infelice la
« tuafigliuolae, più che infelice, colpevole forse ?
« Egli non volle che la purezza di lei fosse
« macchiata: non volle che sul tuo bel giglio
« cadesse goccia di fango umano. »
È vero?
è vero, questi sono i conforti che danno i volgari,
e sono i più... (torna a scorrere la lettera, poi
legge) « Che il m o n d o non tenti, non ardisca
« penetrare nel santuario dell'amore materno... »
Oh, se ha ragione; solo una madre può comprendere un' altra madre. Se così non fosse si
oserebbe dirmi per consolarmi: Dio ti predilesse
chiamando presso di sé il tuo angiolo? È un
conforto che inasprisce la piaga! (scorrepiano,
poi e. s.) «
fui io che 1' allattai : per un
« anno ella visse di m e : e trasmettendole la
« mia carne, le trasmettevo Y anima mia ! M a
« ciò feci perchè ella vivesse.... » (s'interrompe
angosciata, si asciuga gli occhi ed esclama) Sì,
perchè ella vivesse... (legge piano, poi forte)
« .... la madre, una vera madre, vuole la sua
« creatura qui sulla terra, perchè ella è madre
« della creatura umana... » O h benedetta la m a n o
che vergò queste pagine! (scorre piano, poi e. s.)
« Se l'uomo muore in fasce è per l'ignoranza
« o la colpa dell' u o m o : ignoranza e colpa di
« cui dovrà render conto a Dio... » (s'alza, è
agitala, rilegge piano, poi) Dubbio tremendo !
ATTO PRIMO
21
Scotiamoci. (volta alcune pagine e legge) « Al
« dolore di una madre che piange sur una culla
« vedovata dell'angelo che vi si nicchiava, non
« offrite che lagrime, lagrime e lagrime. Nes« sunafilosofia; m a la più potente manifesta« zione del dolore compartecipato : il silenzio ed
« il pianto. » M a chi è, chi è costui che seppe
così indovinare l'animo mio ? (legge) « A h ! un
povero padre di famiglia... » (tocca la molla
del campanello)
SCENA IV.
LUISA e DETTA.
Marc, (dopo aver chiuso in una busta alcuni biglietti di banca col proprio biglietto su cui avrà
tracciato alcune parole, dice a Luisa) Al suo
recapito, subito.
Luisa. Chi devo mandare?
Marc. Giacomo.
Luisa, (da sé) Un' altra buona azione ; la mia signora segue davvero il precetto del vangelo:
Date il superfluo a' poveri, (esce, poi torna a
suo tempo)
22
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Marc, (chiude la lettera in uno stipo, esclamando)
La rileggerò domani, (prende in mano qualche
altra lettera, V apre, vi butta sopra V occhio,
poi con moto nervoso getta ogni cosa da una
parte) Ne sono ristucca. Non c'è parola in quelle
lettere che mi tocchi l'anima! (cammina agitata
lungo il proscenio) E pure un tempo io ebbi la
debolezza di frequentare quelle conversazioni
dove le ore vengono sciupate nel dire delle
sciocchezze, ed è più stimato chi più ne imbastisce. E pure qualche volta io ebbi la debolezza
di prestar fede a chi mi chiamò bella, e mi
adulava dandomi i nomi più vani della terra...
— Oh eh'è mai la vita? Potrò io attenderne
rassegnata la fine? Sono giovine, e qui (ponendosi una mano sul cuore) provo ancora un arcano palpito, (siede; pausa) Ma io mi sento stanca
di vivere... di lottare... — Vorrei morire... se
uccidersi non fosse delitto... — (sfoglia alcuni
giornali) Non vo' saperne di politica. Essa mi
rammenta troppo 1' abbandono in cui mi lascia
mio marito, (legge in un giornale)t « Processo:
« Sappiamo che oggi si pronuncerà la sentenza
* contro il sergente Ernesto Ruggeri ; si teme... »
Che cos'è? Non ricordo d'aver letto ne'giorni
scorsi nulla che riguardasse questo sergente...
— Dimenticavo che fui malata; ah! alcune linee
che lo concernono, (legge) « li sergente Ernesto
A T T O PRIMO
23
« Ruggeri è u o m o di beli' aspetto. Ancor gio« vine, ha un volto attraente; sobrio nel gesto,
« quando parla non si può che ascoltarlo con
« viva attenzione. La ruga di dolore che gli
« solca la fronte fece sospirare più d'un cuore
« gentile. Tre medaglie al valore militare ador« nano il suo petto : fu sempre u o m o e sol« dato esemplare. » M a di che si è egli reso
colpevole ? (s'alza, prende un altro giornale e
scorrendolo) A h ! un' altra notizia che mi colpisce, (legge) « Giorni sono da un collegio di
« Firenze è fuggita una giovinetta di dodici
« anni ; s'ignora la cagione della sua fuga ; pare
« sia una povera orfana... » (scorre, poi) Se ne
danno i connotati : bionda , occhi cilestri, alta
della persona, abito cenere, grembiule nero...
— Orfana!... — E quel sergente? A h ! ecco qui
ancora qualche cosa su lui : « Il sergente Rug« geri pare non potrà sfuggire alla condanna di
« morte. Le leggi militari sono inesorabili... »
— M a che fece egli? (legge di nuovo) « Il tec nente B. ferito dal sergente Ruggeri versa in
« grave pericolo di vita. Il suo stato di peg« gioramento aggrava la colpa del Ruggeri... »
— A h ! trattasi dunque d'un assassinio?!
Luisa, (entra) Signora, il marchese De Rio, arrivato jeri sera da R o m a , le m a n d a questa lettera : la ebbe dal signor avvocato.
24
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Marc, (pensierosa) Ancora la condanna di morte,
e si dice che siamo un popolo civile....
Luisa (rispettosamente) Signora...
Marc, (scuotendosi) Che vuoi?
Luisa. Una lettera del signor avvocato...
Marc. Sta bene, dà qui...
Luisa. L'ha portata il cameriere del marchese De
Rio...
Marc, (aprendo adagio adagio la lettera) Già di
ritorno da R o m a ?
Luisa. Tornò jeri sera e la manda a salutare, e
a dirle che suo marito sta bene. Verrà poi a
farle una visita...
Marc. E invece di scrivermi non avrebbe potuto
recarsi a vedermi ? (legge la lettera) « Con l'animo commosso partecipo al tuo lutto nella ricorrenza del mestissimo anniversario... » Al
mio lutto? e non è anche suo? Certi uomini
politici non hanno cuore per la famiglia: sono
troppo occupati della loro ambizione! (continua
a leggere) « Domandami ciò che vuoi; tutto ti
sarà accordato nel nome dellafigliuolanostra... »
Complimenti !
Luisa, (timidamente) Dopo la morte della signorina, il signor avvocato si mutò alquanto...
Marc. Ti pare?
Luisa. Non pare a m e soltanto ; m a tutti lo dicono...
A T T O PRIMO
25
Marc, (ironica) Se cotesta è l'opinione di tutti,
sarà vero eh' egli è mutato, (rumore di voci
dalla strada) Che accade?
Luisa, (corre allafinestra)Oh quanta gente!
Marc. Qualche disgrazia? Va a vedere...
Luisa, (esce)
Marc, (alla finestra) Ha ragione Luisa; quanta
gente ! Tutti sembrano costernati e fanno ressa
al portone del mio palazzo. I miei servi pregano che si allontanino... Non so intendere...
Luisa, (entra tutta affannosa) Signora > signora...
Marc. Ebbene?
Luisa Una povera ragazzina cadde svenuta sulla
strada, proprio davanti al nostro portone.
Marc. Dove l'hanno fatta trasportare?
Luisa. Nel camerino del portiere.
Marc. Ha seco la madre?
Luisa. No, signora, è sola; e nessuno la conosce.
Sembra forestiera...
Marc. Forestiera?
Luisa. Ed è tanto bellina ! Bionda, bionda ; bianca,
bianca. Veste un abitino di lanina color cenere,
ed ha un grembiule nero...
Marc, (interrompendola) La collegiale...
Luisa (sorpresa) La collegiale ?
Marc. Va innanzi.
Luisa. Ha gli stivalini così rotti, che fa pietà, e
un mezzo fazzolettino nero in testa.
26
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Marc. Falla portar qui subito...
Luisa, (sorpresa) In questo salottino ?
Marc. Voglio così!
Luisa. Corro ad obbedirla! (esce)
Marc. C o m e il cuore mi batte tumultuosamente...
E quel sergente? M a perchè mi sta così fitto
in cuore? Se egli infine non fosse che un volgare assassino ? E questa bambina ? un' orfana?
la proteggerò!
Luisa. Eccola, signora, eccola !
S C E N A VI.
CÌA, MARCELLA, LUISA, e un SERVO.
(La ragazzina verrà portala in scena da un Servo
che l'adagia sulla poltrona e poi esce)
Marc. Qui, qui, su questa poltrona... O h , quanto
è bella ! Dio, come è fredda ! Corri, Luisa, a
chiamare il medico ; no, manda Luigi. Aspetta,
va prima a prendere la mia boccetta d'essenza
di rose. (Luisa esce) Ma forse questa bambina
sarà sfinita dalla fatica ed anche dalla fame.
(chiamando) Luigi, Giacomo... (compare sulla
porta un Servo) Una tazza di brodo, (il Servo
s inchina ed esce, poi torna col brodo". A Luisa
A T T O PRIMO
27
eh' è rientrata) Luisa, una bottiglia di vino
stravecchio. (Luisa esce e poi torna) Dio, sembra morta!... Quale svenimento!... (le soffrega
le tempia ecc.) A h I un sospiro lieve, lieve...
Luisa, una coperta da avvolgerle i piedi (Luisa
e. s.) Un leggiero moto della persona ; i m u scoli del volto si sono contratti... E il medico?
(a Luisa già tornata)
Luisa. Luigi m'ha detto che non era in casa. Sono
andati a cercarlo.
Marc. Ecco, rinviene...
Cìa. A h !
Marc. Bimba, bimba mia !
Luisa. C o m e è carina !
Marc. Tutta lei !
Luisa. Sì davvero...
Marc. Apre gli occhi... ah, i suoi occhi !
Cìa. Dove sono?
Marc. Fra le braccia di chi ti vuol bene, angelo
mio...
Cìa. È lei, signora Direttrice ?
Marc. Poverina, crede di essere nel suo collegio.
Luisa. Il suo collegio?!
Cìa. È tardi ? M a che cos' ho che non mi posso
muovere dal ietto?
Marc. Bimba mia, prendi un gocciolo di questo
vino.
Cìa. A h f
28
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Luisa. Sviene di nuovo...
Marc. Come dev'esser debole ! Chi sa quanta fame
avrà patito.
Luisa. Fame?
Marc. Bisogna a forza farle bere di questo vino.
Così, ancora un poco... ancora... Le sue guance cominciano a colorirsi lievemente... riapre gli
occhi... Il suo respiro va facendosi regolare... E
questo medico? Prendi, prendi, carina, una gocciola di brodo, un'altra, come sei compiacente ;
un bacio...
Cìa. Potessi alzarmi...
Marc, (tajuta) Così, è vero? Stai bene ora?
Cìa. Questo luogo non è il dormentorio. Ed ella,
signora? io non la conosco. Sogno? son desta?
Ah!... che io mi smarrisco... Diventerei pazza?
Ho paura, paura !
Marc. Piccina, senti ; tu sei presso chi vuol amarti,
tanto amarti. Avrai paura delle mie braccia
che ti stringono affettuosamente? de' baci di
cui copro il tuo dolce viso ? Posa la tua testina qui sul mio seno...
Cìa. Se è un sogno, oh quanto mi fa felice !
Marc. Perchè piangi ?
Cìa. Ricordo la mia mamma...
Marc. La tua m a m m a ?
Cìa. È lassù nel cielo che prega per la sua piccola Cìa.
A T T O PRIMO
29
Luisa. Oh che bei nome!
Cìa. (ponendosi una mano sul capo) Ma qui ci
ho un peso orribile; le mie idee-sono confuse;
il cuore mi batte forte, forte...
Marc. Senti, Cìa, o non vorresti riposare? Ti
metteremo a letto.
Cìa. Sì, io...
Luisa* Come si fa smorta di nuovo...
Marc. Perchè le ritorna la memoria...
Cìa. Lasciai il collegio: sono fuggita di notte...
Luisa. Fuggita?
Marc. Sta zitta, Luisa. Dormi qui sul mio seno...
Cìa. Era una notte scura scura; ed io ho paura
del bujo dacché non ho più la mia m a m m a .
Ma quella notte non ebbi paura. Fuggii, e perchè sono fuggita? Dio! Che cosa ho mai nel
mio povero cervello? Fuggii dal lato del giardino. Calai pian piano dal letto; mi vestii in
fretta, e attraversai il dormentorio in punta di
piedi. Passando accosto al letto della maestra
trattenni il respiro... Ella si mosse, io mi curvai
e attesi. Poi spiando ogni lieve rumore, carpon
carponi uscii. Scesi le scale con precauzione.
Sebbene facesse tanto bujo, a m e pareva di vederci come ci fosse stato il sole;finitoil corridojo, tirai il catenaccio della porta adagio, adagio.
Giunta al cancello che mette nel giardino, che
cosa feci allora? Ah sì, ebbi il coraggio d'ar-
30
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
rampicarmi su su fino alle punte, e di passare
dall'altra parte... E in qual m o d o poi venni fuori
dal giardino ? Scavalcando il muricciuolo, e mi
trovai negli orti vicini; e per un chiassuolo che
io ben conosco eccomi sulla strada... E poi ?
Marc. Bambina, tu ti affatichi...
Luisa. Il suo occhio è smarrito...
Cìa. Ah sì, ora ricordo; caddi in ginocchio, e ringraziai Dio d'avermi dato la forza di fuggire
dai collegio. Sorta l'alba, uscii dalla città. E
camminai, camminai, finché stanca, rifinita, mi
sedetti sull'erba. Una vecchia contadina mi raccolse e mi diede un po' di latte e del pane. E
poi ì Camminai, camminai ancora, domandando
la carità. Spesso sentivo a dirmi : Chi sei, bimba?
Bimba, dove vai ? Chi è la tua m a m m a ? Chi
è il tuo babbo?... Il babbo? A h ! (dà un grido
e nasconde la lesta nel seno di Marcella)
Marc. Che mistero c'è mai sotto ?
Luisa. Io tremo tutta!
Cìa. Ora, ora mi ricordo... Di chi son figliuola?
So ben io di chi... m a non dirò a nessuno il
mio segreto. Dove vado? A Roma.
Marc. A R o m a ?
Luisa. A R o m a ?
Cìa. Insegnatemi la via, è forza che io vada; lasciatemi. Non posso tardare; se io tardo, il
babbo... Ah no! voglio andare... La m a m m a
31
A T T O PRIMO
mi disse prima di morire : « Assisti il tuo babbo
quand'egli avrà bisogno di te. » Mi avete capita ?
E il babbo ora ha bisogno di m e ; per questo
fuggii dal collegio. La Direttrice non volle darmi
il permesso di partire , ed io fuggii... Passai
per tante città, per tanti paesi, patii la fame,
la sete, il sonno. Caddi spesso, vinta dalla fatica, lungo le strade che percorrevo, come ho
fatto anche questa mattina... Erano tante, tante
ore che non mangiavo...
Mare. Povera innocente !
Cìa. M a ora mi sento meglio, molto meglio, e
conviene riparta e mi affretti. Un minuto di ritardo può essere funesto alla sorte del mio babbo
sventurato...
Marc. M a io non voglio che tu...
Cìa Oh se ella ha vera pietà di me, non mi trattenga....
Marc. Sei ancora troppo debole...
Cìa. Non mi parli di debolezza. Io deggio andare,
sì, andare... Se non arrivassi in tempo, mio
Dio! oh allora saprei uccidermi con le mie mani.
Marc. Quale esaltamento! T u hai la febbre.
Cìa. Che importa?
Marc. Dov'è il tuo babbo?
Cìa. A Milano...
Marc. E vuoi andare a R o m a ?
Cìa. È necessario!
32
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Marc. M a tuo padre sa...
Cìa. Egli ignora il mio disegno; se lo conoscesse,
forse mi proibirebbe di effettuarlo.
Marc. Allora?
Cìa. Per ciò che intendo fare non devo chiedere
il suo permesso. Ecco qui 1' ultima lettera che
egli mi scrisse. Mi manda in essa la sua benedizione... Testrema...
Marc. L'estrema ?
Luisa. Dunque è molto malato, e teme di m o rire?
Cìa. Malato? no! Mi raccomanda d'esser buona,
buona sempre , e di perdonare a chi gli ha
fatto del male. Perdonare io? Perdonare a chi
fu cagione della sua rovina? N o , mai, mai!...
Deh, signora, se vuole esser meco caritatevole,
mi dia un pane, e poi mi lasci andare. Io devo
arrivare dovessi camminare con le ginocchia...
Luisa. Siamo a Perugia sai, e da qui a Roma..»
Marc. T u morrai di fatica per la strada. Pensa
che vieni da Firenze.
Luisa. Niente meno !
Cìa. Dio e l'amore difigliuolami daranno la forza
necessaria...
Una voce grida dalla strada: « Il Diritto con la
condanna di morte del sergente Ernesto Ruggeri... »
Cìa. (dà un grido angoscioso) Mio padre, mio
A T T O PRIMO
33
padre... No, no, ho inteso male..* Mio padre
condannato a morte ? !
Marc. È lafigliuoladel sergente!
Luisa. Di colui che ferì a morte il proprio ufficiale?
Cìa. Sì, m a era un u o m o cattivo quell' ufficiale...
Oh, il mio babbo non è capace di azioni indegne... (si sente di nuovo la voce gridare: Il
Diritto ecc.) È vero... Non sono giunta in tempo...
Dio! ciò è orribile... Oh, m a m m a , m a m m a , non
guardarmi così corrucciata. Fui debole, è vero,
non adempii il tuo santo volere... m a non per
poca volontà, no... Ah! tu non mi vuoi più guardare? Sì, sono colpevole... quanto colpevole!... T u
mi additi il babbo? Ecco, ecco la sua prigione...
ah, vedilo incatenato... S'ode rumore, apresi la
porta... lo vengono a prendere, lo conducono
via... A h ! dove Io conducono? Là, là, in quel
cortile tetro tetro... mi fa paura... Oh, quanti colpi
di fucile... l'hanno ucciso... l'hanno ucciso... Perdono , m a m m a , perdono... (s'inginocchia) Dio
mi chiamerà su in cielo con te , col babbo...
s'egli è misericordioso... A h ! sì, ecco... egli mi
esaudisce... Ah...finalmente...aspettatemi, aspettatemi.... io vengo con voi.... io.... muojo....
(sviene)
Marc. Assistila, Luisa; adagiala nel mio Ietto.
La figliuola del soldato.
3
34
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Quando viene il medico, raccomandagliela.
(guarda l'orologio) Le tre meno un quarto.
Giacomo, Giacomo, la mia carrozza subito.
Luisa. Dove va la signora ? .
Marc. A Roma. Dio e lo spirito della mia Anita,
mi proteggano ! (bacia in fronte Cìa ed esce
precipitosamente)
FINE DELL'ATTO PRIMO.
ATTO SECONDO
S C E N A PRIMA.
CÌA e LUISA.
Cìa. (è seduta sur una poltroncina ; è vestita di
bianco, e ha i capelli sciolti sulle spalle)
Luisa. Come ti senti, bambina mia ?
Cìa. Meglio, meglio; anzi bene... Che ora è?
Luisa. Le dieci.
Cìa. Solo le dieci ? M a il tempo dunque è molto
lungo a passare ! Quanto starà ancora ad arrivare la signora Marcella ?
Luisa. Una mezz'ora.
Cìa. È già un bel po' che mi dici: una mezz'ora.
Luisa, tu m'inganni...
Luisa. N o , mia cara; m a tu sei tanto impaziente...
Cìa. E che si possa sperare?
36
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Luisa. Leggesti pure la lettera della signora...
Cìa. Oh si, eccola... (tira fuori dal seno una lettera e legge) « Cara Cìa, vidi chi può accordare la grazia; il tuo amor di figliuola commove tutti. Ho ottenuto intanto una proroga
all'esecuzione della sentenza; spera,fida,e prega.
Se avremo la grazia, come non dubito, tu sarai stata 1' angelo salvatore del tuo babbo... »
Oh mio buon babbo, ti rivedrò, ti bacerò, ti
stringerò forte contro il cuore, e nessuno più
vorrà strapparti dalle mie braccia ! (torna a
gettar V occhio sulla lettera, poi la ripone in
seno) E prima di chiudere la lettera mi annuncia il suo arrivo per oggi con la prima
corsa, (alzandozi in piedi) Che mi porti la
grazia?
Luisa. Fede in Dio !
Cìa. Scrisse anche la signora Direttrice , mi dicesti ?
Luisa. E più d'una volta.
Cìa. Chi sa quanto sarà in collera con me...
Luisa. No, no, tutt'altro; che ti pensi? Quando
la mia signora le fece sapere in qual m o d o tu
eri stata raccolta da lei, ella con affettuosa premura le scrisse per raccomandarti ad essa, e
l'assicurò non essere in collera con te, volerti
sempre bene e fece mille lodi di te, perchè tu
eri la più buona fra le sue alunne.
ATTO SECONDO
37
Cìa. Non ci avevo nessun merito ad esser buona ;
mi teneva comefigliuola.Non sarei mai fuggita dal suo collegio, se l'amore per mio padre
non mi avesse costretta a quel passo.
Luisa. O h quel tuo babbo se avesse saputo m o derarsi...
Cìa. C o m e avrebbe potuto?...
Luisa. Come, come?... che ti so dir io?
Cìa. Non doveva egli difendersi ?
Luisa. M a il tenente era suo superiore...
Cìa. E poteva ricordarsene in quel momento? Tu
non sai come andò la cosa ? Il babbo mi scrisse
di suo pugno facendomi una particolareggiata
narrazione del fatto. Egli volle che io sapessi
da lui la verità, perchè sebben giovine tanto,
potessi essere il suo giudice. La signora Direttrice non avrebbe voluto darmi quella lettera;
m a un' imprudente compagna mi aveva già
detto che mio padre era in prigione per assassinio, ed ella allora fu costretta...
Luisa, (interrompendola) C o m e andò dunque la
faccenda ?
Cìa. Il mio babbo trovavasi in quella sera d'ispezione. Ufficiale di picchetto era quel signor
tenente che per sua, e molto più per isventura
del babbo, usava ingannare il tempo bevendo
più vino che non avrebbe dovuto. Spesso era
brillo, ed anche in quella sera egli aveva al-
38
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
zato il bicchiere più del consueto. Ne stava dicendo d' ogni colore, quando gli passò vicino
una giovinetta cucitrice ch'era stata a giornata
dalla moglie del cantiniere. Che fa egli? le arresta il passo, e tenta con parole disdicevoli
di abbracciarla. La fanciulla vedendosi quasi
addosso queir u o m o che mal si reggeva sulle
gambe e la guardava con occhi di fiamme,
ebbe paura e gettò un grido. L'ufficiale imbizzarritosi le corre dietro e già sta per afferrarla.
Mio padre sopravviene in ajuto della poverina
e la difende contro quel cattivo che invece di
ravvedersi, cieco di rabbia, s'avventa sul mio
buon babbo e lo percuote.
Luisa. O h che bestia d'uomo! E aHora che fece
il tuo bravo babbo?
Cìa. Sguainò la spada...
Luisa. A h non l'avesse mai fatto...
Cìa. M a non ferì il primo...
Luisa. N o ?
Cìa. Egli non fece che mettersi in difesa...
Luisa. Fu dunque il tenente...
Cìa. Che inviperitosi nel vedere mio padre in
quell'atteggiamento, tirò fuori anch'egli la spada,
e si scagliò sul padre mio...
Luisa. Disgraziato!
Cìa. La ferita che il babbo ricevette era grave,
egli traballò e la giovinetta cui faceva scudo
ATTO SECONDO
39
del suo petto, rimase scoperta. Il tenente rise
allora di un riso satanico, e fé' Tatto d'afferrarla di nuovo. Il babbo superando il dolore, tornò a difenderla. M a quella prova d'eroismo spiacque all'ufficiale che vedevasi vinto
da un suo subalterno. E il tristo misurò un secondo colpo. Il mio babbo non ci vide più; dimenticò tutto, e per salvare la propria vita ferì
il suo avversario...
Luisa. E chi non avrebbe fatto altrettanto?
Cìa. Il tenente cadde a terra immerso nel suo
sangue; la giovinetta fuggì inorridita, e il mio
babbo si costituì prigioniero. Tutto ciò avvenne
in pochi secondi. Chi avrebbe voluto separare
i due contendenti non arrivò in tempo.
Luisa. O h ! il tuo babbo, bambina mia, avrebbe
meritato un premio.
Cìa. A h ! una carrozza...
Luisa, (va alla finestra) È la signora che arriva.
da. La signora?
Luisa. Non ti agitare così...
Cìa. Vado ad incontrarla...
Luisa. N o ; il medico m i ordinò di non lasciarti
andar fuori....
Cìa. M a se io sto bene...
Luisa. Pensa che fosti tra la vita e la morte per
otto lunghi giorni...
Cìa. Chi mi può trattenere?
40
L A FIGLIUOLA DEL S O L D A T O
SCENA IL
MARCELLA e DETTE.
Cìa. (gettandosi ai suoi piedi) Mia benefattrice !
Marc. Fra le mie braccia.
Cìa. E la grazia?
Marc. Non so ancor nulla di certo.
Cìa. A h !
Marc. Ma ho tante speranze...
Cìa. Ella dice così per non vedermi morir di dolore
Marc. Cìa, mi ami?
Cìa. Se io l'amo !
Marc. Non adoperare dunque meco il freddo lei.
L'usavi con la tua m a m m a ?
Cta. Oh no...
Marc. E allora?
Cìa. (le si getta fra le braccia) Grazie !
Marc. Cìa, feci un sogno... Sai, io ebbi una figliuola...
Cìa. Anita! Luisa m e ne parlò a lungo...
Marc. Posando per la prima volta la mia bocca
sulla tua fronte quando ti recarono svenuta fra
le mie braccia, mi sentii strappare dal cuore il
peso orribile che l'opprimeva. Mi parve di aver
riacquistato la perdutafigliuolae sognai...
ATTO SECONDO
41
Cìa. Il tuo sogno deve somigliare il mio...
Marc. Sognai la mia Anita che non era più morta.
Dio, impietosito dalle mie lagrime, mi aveva rimandato dal cielo il mio beli' angiolo. M'intendi, Cìa?
Cìa. Ed io sognai la mia m a m m a che era ridiscesa sulla terra e aveva preso le tue sembianze...
Marc. Figliuola,figliuolamiai (s'abbracciano)
Cìa. 0 m a m m a ! (pausa)
Marc. Cìa, ora che mi hai dato il dolce nome di
m a m m a , dimmi, mi credi? Hai fede in m e ?
Cìa. Come l'avevo in colei che non è più.
Marc. Fida dunque nella mia parola. Fra poco, io
spero, tu avrai la notizia che tanto invochi.
Cìa. La grazia per il babbo?
Marc. Sì, m a devi prepararti ad essere forte.
Cìa. Oh sarò forte, sì... sarò forte... Ecco, vedi, io
sorrido; non piango più... no, non piango più.
Mio padre sarà graziato... Lo vedrò, Io bacerò
cento, mille volte, sulla bocca, sugli occhi, sui
capelli... Gli narrerò le mie ansie, i miei patimenti e gli dirò di te, m a m m a , di te così
buona, buona come Dio!
Marc. Cìa, che mai dici? M a vedi, tu ti agiti...
Le tue carni bruciano; i tuoi occhi sono lucidi,
lucidi...
Luisa. Il medico dice che ogni giorno a quest'ora
le viene della febbre, e che bisogna vada a riposare.
42
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Marc. Oh allora va, va a metterti per un po' nel
tuo lettino...
Cìa. Oh, no, no... più tardi...
Marc. Obbedisci alla mamma...
Cìa. Non è possibile...
Marc. Cìa, mi vuoi bene e non vuoi contentarmi?
Facevi così con la tua m a m m a ?
Cìa. M a un caso simile...
Marc. Obbedire quando non costa nulla...
Cìa. (dolcemente) Non costituisce un merito, so
bene; pure...
Marc, (severa) Cìa!
Cìa. Cedo; perdonami, m a m m a . M a senti quanto
il cuore mi battei Come potrò dormire?
Marc. Se non altro, riposerai.
Cìa. Vado... m a appena saprai qualche cosaMarc. Ti farò chiamare.
Cìa. Oh m a m m a , che Dio ti conceda la felicità eh
tanto meriti, (esce)
Marc. Luisa, accompagnala, poi torna ; avrò bisogno di te. (Luisa segue Cìa)
ATTO SECONDO
43
S C E N A HI.
MARCELLA
sola.
Povero angiolo mio, se tu avessi letto nel mio
cuore lo scoraggiamento che lo domina, come ne
saresti rimasta ferita nell'anima... Io dovevo dirti :
Spera, mentre una voce interna mi diceva: In
chi? Io dovevo dirti: fbbi fede, e in m e la fede
è morta... Perchè io non ispero più... non fido
più; no, no, no... non ho più fede né meno in
Dio! — A h ! che ho detto? Il dolore mi fa impazzire! Perdono, perdono, mio Dio! — Q u e i cuori
coni' erano insensibili... C è da vergognarsi di
appartenere alla specie umana, alla creatura che
chiamano ragionevole.... Sì, ragionevole.... oh,
essa ragiona anche troppo, ragiona tanto, che
soffoca il sentimento della pietà... Povera Cìa,
che ignori come tuo padre per amor tuo siasi
appellato al tribunale supremo di guerra e che
il suo ricorso fu rigettato...
44
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
S C E N A IV.
LUISA e DETTA.
Luisa. Ebbene, signora?
Marc. Mia buona Luisa, che posso dirti?
Luisa. Mio Dio, ella mi spaventa!
Marc. Andai a supplicale tutti coloro che potevano
avere nella grave faccenda un potere diretto od
indiretto. Mi rivolsi ai principali avvocati per
aver lumi e schiarimenti. Che non feci, che non
dissi, mio Dio, per scuotere gli animi, e guadagnarli alla mia causa? Quando le persone nulla
arrischiavano nel farmi l'elemosina d'una pietosa
parola, m e la elargivano con una pompa di generosità, che m'illudeva... In quei momenti scrivevo alla Cìa, e le mie lettere dovevano essere
per quella sventurata un balsamo consolatore...
Luisa. Esse valevano più che le medicine del dottore...
Marc. M a quando mi recavo da chi avrebbe potuto , se non accordarmi la grazia , adoperarsi
per farmela ottenere, non trovavo se non una
freddezza che mi uccideva! Io parlavo la parola
del cuore ; mi si rispondeva con quella severa, e
ATTO SECONDO
45
talora inumana, della legge... — Se narravo della
piccola Cìa, del suo coraggio, della sua devozione
filiale, vedevo spuntare sulle labbra del mio interlocutore un sogghigno che invano egli tentava
dissimulare. Pareva dirmi : C o m e siete meschina,
signora ! O h le donne, le donne hanno il cuore
troppo tenero ! Troppi nervi e nessun cervello! In
qual m o d o potremmo infrangere una legge da
noi medesimi stabilita? Voi siete deboli; m a noi,
noi... siamo forti ! Ma, signore, quella piccina ne
morrà... Via, signora, i bimbi, infine, non ponno
per la loro stessa natura mobile, sentir tanto
profondamente. M a è un esempio d'amor filiale
che va ricompensato ; e poi la sua eccessiva sensibilità che le fece dar vita ad un ardito disegno,
ben ci prova che questa bimba non è come tutti
gli altri... — È impossibile! M a siete padre,
imaginate il dolore de' vostrifigliuolise voi foste
per esser tolto alle loro carezze, a'loro baci...
Il dovere... O h ! io più d'una volta avrei prorotto, avrei slanciata sugli inumani la mia parola di sprezzo; m a mi rammentavo a tempo
di Cìa moribonda, e invece d'imprecare m'inginocchiavo tremante e domandavo: grazia,
grazia !
Luisa. Quanto avrà sofferto! — E il signor avvocato ?
Marc. Di mio marito non posso lagnarmi. Sì, egli
46
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
ha buon cuore. Lo vidi a commoversi quando
gli parlai della nostra orfanella. Non potrò mai
dimenticare con qual forza stringendo la mia
m a n o contro il proprio cuore che gli pulsava
forte, mi disse: Marcella, fida in me. Col suo
mezzo potei vedere un fratello del tenente che
era appunto a R o m a . Nessuno aveva voluto testimoniare che il tenente era brillo in quella sera
e fu il primo ad assalire il Ruggeri. La testimonianza della giovinetta offesa non era stata
considerata come molto valida. Onde mi si era
consigliata d'ottenere dal tenente una confessione
scritta del fatto, la quale avrebbe potuto agevolarmi la via. Il fratello impietosito dalle mie lagrime, mi promise di recarsi a Milano, ove si
trova il tenente, dove accadde il fatto e si dibattè il primo processo, e d'impiegare ogni suo
potere per istrappare al fratello la desiderata
confessione.
Luisa. M a dunque si può sperare?
Marc. In Dio? Sì, perchè solo Dio può dare qualche ora di vita al tenente. Egli è moribondo!
Metti che egli muoja prima di poter dettare la
verità... Il fratello partì già da tre giorni, e qui
deve telegrafarmi, poi che io gli dissi che avrei
lasciato R o m a due giorni dopo.
Luisa. Ah... se tutto andasse a seconda de' nostri
desiderj...
ATTO SECONDO
47
Marc. Parmi di sentir gente...
Luisa. Vado a vedere, (esce)
Marc, (mette una mano sul cuore per comprimerne
i forti battiti)
Luisa, (tornando) Un telegramma, signora... Firmi.
Marc. Tremo tutta...
Luisa. Coraggio!
Marc. Ecco fatto!
Luisa. Riporto la ricevuta, (esce)
Marc. Ah! che conterrà mai esso? la vita o la
morte ! (apre e legge) « Mio fratello è morto !» Ah !
S C E N A V.
CÌA, poi LUISA.
Cìa. (accorrendo) Mamma, mamma mia; che hai ?
Oh Dio! ti vien male? M a m m a ! Come sei pallida.». Luisa, Luisa...
Luisa, (entrando) Eccomi...
Marc. N o , non ho nulla. Un po' di stanchezza...
Cìa, ritorna nella tua camera... devo... leggere...
Cìa. Un telegramma? A h , dunque la grazia non
fu accordata?
Marc. No, no, non credere...
da. Tu non avresti dato quel grido d'angoscia, se...
48
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Marc, (disperata legge) Siamo salvi!
Cìa. Non m'ingannare, mamma...
Marc. Il tenente è morto...
Cìa. Ciò aggrava il babbo...
Marc, (affannosamente scorrendo con V occhio il
telegramma e parlando mentre lo scorre) N o ;
ascolta... Egli prima di morire dettò una lettera
al proprio fratello, nella quale dichiarò essere
stato il primo ad offendere il sergente Ruggeri,
aggiungendo come in quella sera egli trovavasi
in istato d'ebrezza , e dichiarando la condotta
del sergente per ogni rispetto generosa ; riconoscersi colpevole e dal suo letto di morte invocare per il Ruggeri la grazia sovrana...
Cìa. E cotesta lettera?
Marc. È già partita per R o m a !
Cìa. E la grazia?
Marc. Sarà stata accordata.
Cìa. (cadendo in ginocchio) Dio, tocca il cuore di
chi deve decidere; accordaci quanto t'abbiamo
domandato; sii misericordioso, mio Dio! Vedi
il mio cuore? tu m e lo donasti così pieno d'amore per il babbo mio ; esso è debole, lo facesti
tu così: abbi dunque compassione di m e ! (resta ginocchioni, con gli occhi volti in su)
Voce, (di dentro) Marcella, Marcella...
Marc. Mio marito... (corre via. Pausa. Di dentro)
La grazia, la grazia!
ATTO SECONDO
49
Cìa. (resta immobile; nuova pausa)
Marc, (tornando in iscena) Cìa, la grazia !
Luisa. Non si muove.
Marc. Cìa!
Cìa. (non può piangere e guarda sempre in alto)
Marc. Scuotiti... ah, che ho mai fatto ? Forse l'ho
uccisa ! (V alza) Cìa... tuo padre... la grazia...
Cìa. La grazia, si è detto ? Che cosa sento qui ?
una mano di ferro m i serra il cuore...
Marc. Piangi, Cìa, piangi...
Cìa. Non posso...
Marc. Pensa al tuo babbo...
Cìa. Sì...
Marc. Egli fu graziato..
Cìa. H o inteso... m a il cuore... non mi batte più...
Marc. Non dirmi così... Senti, senti, bimba mia;
tuo padre avrà bensì salva la vita, m a egli...
(Oh la voglio scuotere) egli dovrà rimanere in
carcere per anni ed anni...
Cìa. In carcere ? per anni ?
Marc. Dio, ispirami tu ! Sì, in una carcere oscura,
umida...
Cìa. Oscura ? Umida ?
Marc. E non si scuote! E vi dovrà rimanere
tutto solo, senza alcuno che lo conforti, senza
poter scambiare una parola... con anima viva...
Cìa. Solo?....
Marc. Solo per lunghi, lunghi anni. Egli invecLa figliuola del soldato.
4
50
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
chierà innanzi tempo e, forse, non reggerà alla
sepolcrale solitudine e... e impazzirà...
Già. (a poco a poco si è andata commovendo) No,
no.... non voglio ch'egli impazzisca, no... (prorompe in pianto)
Marc. È salva!
Luisa. Dio, ti ringrazio! (pausa)
Cìa. Ora comprendo ; gli si è commutata la pena,
m a gli toccherà rimaner in carcere per tutta la
vita!
Marc. Non credere...
Cìa. Ho risoluto ; madre mia, benedicimi, il mio
dovere mi chiama presso il babbo.
Marc. Che vuoi fare ?
Cìa. Partire. Andrò a R o m a ad implorare la grazia
di stare col mio babbo. Non mi hai detto: egli
sarà solo, non avrà alcuno con cui scambiare
una parola ? Non mi hai detto : la solitudine
gli peserà sul cervello e sul cuore e... no... no...
non voglio che impazzisca! Ebbene, per le mie
preghiere mi si chiuderà in prigione con lui:
lo divertirò raccontandogli tutte le belle storie
che appresi in collegio, e dicendogli le poesie
che so a memoria, e cantandogli tutte le canzoni che più gli piaciono, ed eseguendo quelle
danze che conosco, e insomma facendo mille follie, lo terrò sempre allegro. Se piangerà, co' miei
baci asciugherò le sue lagrime... Ah ! bisogna
ATTC^ S E C O N D O
51
che io vada, che mi affretti; il tempo è prezioso
per m e ; m a m m a , un bacio, e Dio ti ricompensi
del bene che mi facesti...
Luisa. Santa fanciulla l
Marc. Cìa, e vuoi partire senza di m e ?
Cìa. M a io devo andare a piedi.
Marc. Che imagini ?
Cìa. Solo dando una prova del mio coraggio,
della mia forza d' animo potrò ottenere quanto
vado a domandare. Quando mi vedranno e verranno a sapere dalla mia bocca il cammino da
m e fatto, e che il dolore e la fatica non mi
avranno uccisa, s'avrà pietà di me, e mi si dirà:
Va, t'accordiamo di chiuderti col babbo tuo.
Addio, m a m m a , addio Luisa...
Luisa. (Oh la signora non la lascerà partire.)
Marc. Fermati, Cìa; tu sei in preda alla febbre...
Ormai tutti sanno che tu sei la miafigliuolaadot-;
tiva. Troppo quindi si stupirebbe se io ti permettessi d'andar sola a R o m a e a piedi. M a senti,
ho anch' io il mio disegno. T u occuperai presso
di m e il posto d'Anita ; mio marito stesso vuole
così. Ebbene, fra un'ora al più egli riparte ; noi
partiremo con lui. Ti prometto di presentarti
a chi ti potrà accordare la grazia di vedere il
tuo babbo ogni giorno. C'informeremo del luogo
ove esso verrà mandato a scontar la sua pena,
e ci recheremo ad abitare colà per tutto il
tempo che vi dovrà rimanere...
52
L A FIGLIUOLA D E L S O L D A T O
Cìa. A h ! per tutta la vita...
Marc. No, no... Noi ci adopreremo tanto ; tante e
tali saranno le nostre preghiere, le nostre istanze,
che un giorno tuo padre verrà graziato interamente. Egli fu sempre un soldato valoroso,
sparse il suo sangue per l'Italia più d'una volta,
e la sua stessa colpa non è che una nuova
prova del suo cuore gentile, onde le nostre preghiere verranno esaudite. Quando tuo padre
uscirà di prigione io gli affiderò l'azienda di
tutti i miei beni, e formeremo quindi una sola
famiglia.
Cìa. C o m e poss' io rimeritarti ?
Marc. A m a n d o m i come m i avrebbe amata la mia
Anita...
da. Che dal dei ci guarda, ci vede unite e ne
gioisce. ($' abbracciano).
FINE DELLA COMMEDIA.
IN VACANZA
PERSONAGGI
FRANCESCA.
CLAUDIA.
PIERINA.
In un villino presso Vergato.
ATTO UNICO
Sala addobbata con semplicità.
S C E N A PRIMA.
FRANCESCA, CLAUDIA e PIERINA.
Frane. Io non posso andare d'accordo con voi, no;
non sapete essere ragazzine di garbo. È inutile,
non fate per me. Siete troppo bambine...
Claud. Oh, la donna!
Pier. Mi fai ridere.
Frane. In fin dei conti son nata prima di voi...
Claud. Senza dubbio.
Pier. Di me, specialmente.
Frane. T u sei una formica...
Pier. Graziosa ! Come la maggiore ci dai proprio
il buon esempio.
Frane. Non vi dissi cento, mille volte, che con voi
56
IN V A C A N Z A
non posso stare in pace un momento? A voi
piace scherzare, ridere, folleggiare. Un nulla eccita la vostra allegria; se una mosca vola, ve
ne fate uno spasso. Io invece, per mia sventura,
sono d'umore malinconico. I miei occhi non sorridono mai di piacere; più spesso sorprenderete
delle lagrime sulle mie ciglia...
Claud. Oh, la romantica !...
Pier. Testolina esaltata!
Frane. Non mi potete comprendere !...
Pier. Ho capito; torno a casa...
Claud. Fermati, Pierina.
Pier. Sono venuta qui per divertirmi, per fare il
chiasso insieme con le mie cuginette, e invece...
Frane, (canzonandola) E perchè non hai portato
la bambola !
Pier, (canzonandola anche lei) Perchè sapevo che
c'era la tua.
Frane. .Oh, io non ebbi mai bambole. Non mi piacevano né meno quando avevo cinque anni; le
trovai sempre tanto insipide !
Claud. Sicuro, tu sei nata ed eri già una dottoressa. Tu non fosti mai una bambina come tutte
le altre.
Pier. Torno a casa, cascasse il mondo.
Claud. Fermati.
Frane. Guai a te se tornassi a casa imbronciata
con noi. La tua m a m m a ti sgriderebbe.
A T T O UNICO
57
Pier. Nossignora. La mia m a m m a è giusta, e se
le dicessi che...
Claud. Pace, pace.
Frane. Sì, scenda la pace fra noi a serenare i nostri cuori in tempesta.
Pier. Ih!... che parolone ! Guarda, io mi sbrigo più
presto. Un bacio, Francesca, un bacio, Claudia;
la pace è fatta, non se ne parli più. (breve pausa)
Claud. E che cosa faremo per divertirci un po' ?
Siamo sole e padrone della casa. La m a m m a e
il babbo sono in città, e chi sa quanti giorni
vi rimarranno... Che noja non aver qui i miei
genitori...
Frane. Non ci sono io per tenerti compagnia ?
Pier. E anch' io. La mia m a m m a mi promise che
mi manderà ogni giorno da te...
Claud. Insegnaci tu, Francesca, quello che possiamo
fare per ispassarci questo dopo desinare.
Frane. Già, tu non pensi che c^gli spassi^Ma non
capite che i vostri spassi non ponno, non potranno mai essere i miei ?
Pier. Quali sarebbero, per esempio, i tuoi ? Sentiamo...
Frane. Una passeggiata al mesto lume di luna...
Pier, e Claud. (ridono sgangheratamente)
Frane. M a se dico che siete due bambine insoffribili !
Claud. Scusami, ma* come non ridere ?
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IN V A C A N Z A
Pier. Ci proponi ora una passeggiata al lume di
luna...
Claud. E splende un magnifico sole!
Frane. Siete due impertinenti!
Claud. Dica, signorina, tenga la lingua a casa...
Pier. Pace, pace !
Frane. E pace sia. Proponete voi i vostri, s'io
potrò adattarmi... altrimenti...
Pier. Ci starai a guardare. Io propongo d'andare
a prendere le nostre bambole, di vestirle con gli
abiti più belli e ricchi, e poi di condurle a
spasso nel boschetto, e lì di far le mammine...
Frane. E io farò la parte della nonna con gli occhiali sul naso, e sonnecchierò in un cantuccio.
Claud. No, il divertimento è troppo puerile. Ha
ragione Francesca.
Pier, (a Claudia) Proponi tu allora.
Frane. Facciamo le amazzoni.
Pier. Che cos'hai detto? le amazzoni?
Claud. Amazzoni. E com'è cotesto giuoco?
Frane. Non è un giuoco a vero dire, bensì un
divertimento che io preferirei sempre a tutti gli
altri. Avere un bell'abito lungo lungo, nero o
verde scuro; un bel cappello rotondo dalle larghe
tese,, adorno d'un velo bianco che svolazzi intorno alla testa, da farla apparire come avvolta
in una nube. I capelli sciolti e in preda all'aura ;
il frustino in una mano, nell' altra le redini ; a
A T T O UNICO
59
^ m tratto il cavallo non sente più il freno, e via
di galoppo traverso i campi. Lo spavento s'impossessa di te, m a trovi qualche cosa di sublimemente bello in quella corsa sfrenata del tuo
imbizzarrito corridore. La morte ti sta presso,
la senti, la tocchi con mano. Ti coglie il ribrezzo; m a il cavallo ti trasporta, ti trasporta,
ti trasporta. II capogiro ti sorprende, non ti reggi
più: t'abbandoni sulla groppa del cavallo spossata. L'inferocito animale allora ti sbalza di sella
e fugge ancor più precipitoso verso il più folto
del bosco. T u giaci sul nudo suolo svenuta ; si
accorre pietosi a sollevarti e a porgerti tutti quei
soccorsi che il tuo stato domanda. La triste notizia si sparge per tutto, si stampa perfino nei
giornali. La famiglia si dispera, piange... L o svenimento si prolunga, e, rinvenuta, sei costretta
a custodire il letto; ti minaccia una febbre cerebrale: la costernazione è sul voltò di tutti...
quadro I
Claud. E cala la tela !
Pier. Se ho capito qualche cosa di cotesto giuoco,
che non sia più Pierina...
Claud. Io non sono tanto stupida.
Pier. Grazie del complimento!
Claud. H o capito eh'è un gran bel piacere fare
una cavalcata. M a non capisco perchè tu dica
che il piacere sarebbe più completo correndo
pericolo di vita.
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IN V A C A N Z A
Frane. Nel correr pericolo di vita, e' è tanta poesia !
Claud. Sarà ! penso però che per fare le amazzoni,
come tu dici, ci vorrebbero tre cavalli.
Pier. Io ne ho tre appunto.
Frane. T u ?
Pier. Di legno.
Frane. Sciocca!
Pier. La m a m m a dice che non dobbiamo mai offenderci*..
Frane. Non far la pedante !
Claud. Ebbene, che cavalcature proporresti tu ?
Frane. I nostri tre asinelli.
Claud. E le vesti lunghe?
Frane. Quelle della tua m a m m a .
Pier. È così alta e porta le vesti con tanto di
coda...
Claud. E i cappelli?
Frane. Il tuo babbo ne ha tanti...
Pier. E i veli bianchi?
Frane. I nostri fazzoletti.
Pier. E i frustini?
Frane. Una bacchetta qualunque...
Claud. Saremo tre amazzoni in caricatura.
Frane. Ah ! se ci fosse Arturo 1
Claud. Mio fratello?
Frane. Se tu gli somigliassi nel cuore, nel carattere, come gli somigli nel volto.
Claud. Sì ; egli è un romantico come te, e la
A T T O UNICO
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m a m m a lo collocò appunto in un collegio della
Svizzera tedesca a studiare commercio, perchè
si correggesse della mania che ha di scrivere e
declamar sempre versi, e di veder le cose tutte
a rovescio di quel che sono.
Frane. Quando si ha troppo cuore...
Claud. Nossignora, per essere romantici n m c'è
bisogno di cuore. Il cuore, dice la mia m a m m a ,
si mostra in ben altra maniera, e non correndo
dietro con la fantasia a tutte le cose più strane
del mondo.
Frane. Arturo ed io f u m m o sempre incompresi!
Claud. Già, perchè voi vivete nelle nuvole, voi...
M a io so d'essere in terra e ci sto... Facciamo
dunque la cavalcata sugli asini ?
Frane, (dispettosamente) N o ! —
Claud. Allora giuochiamo a far le dame. Tu, Pierina, sarai la marchesa... la marchesa... Pandora...
Pier. Che brutto n o m e !
Claud. Sta zitta ! — Io la principessa...
Frane. Temistuffl !
Claud. Garbata! M a vada per la marchesa Temistuffi. E tu la baronessa...
Pier. Romantichini.
Frane. Spiritosa !
Claud. Io sarò vestita di velluto nero; una ciarpa
di raso color di rosa mi fascerà la gonnella, e
si annoderà sul di dietro con nodo capriccioso.
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IN V A C A N Z A
Fra'miei capelli saranno intrecciati dei nastri
di seta color di rosa. U n vezzo di perle mi ornerà il collo. Avrò lo maniche corte, e i guanti
lunghi, lunghi fin quasi sotto le ascelle! Un cappello di velluto nero, tutto fantastico, guarnito
con una immensa e stupenda piuma color di rosa,
che svolazzerà all' aria, poserà artisticamente su'
miei capelli. Un ventaglio...
Frane. Ah, ah, ah... ecco la vanerella ! Scommetto
che se tu avessi cotesto vestito...
Claud. Sarei la fanciulla più felice della terra!
Frane. Il mio sogno non sono gli abbigliamenti
fantastici...
Claud. O h s'io avessi dodici abiti di velluto, venti
di seta di tutti i colori; dieci di raso; se avessi
scialli, mantelline, pizzi, cappelli d' ogni forma
e qualità; collane, orecchini, braccialetti,diademi...
oh Dio, che gioja ! — Poi venti lacchè al mio
servizio, sei cameriere; tre carrozze, dodici cavalli, quattro da sella; e palazzi in ogni città
d'Italia, e magnifiche ville ne'più bei luoghi
della nostra incantevole penisola; ed una stagione
passarla a Parigi, ed un'altra a Londra; ed
oggi questo divertimento e domani uno migliore,
più attraente, più abbagliante. Oggi uno spettacolo al gran teatro ove conviene il fior fiore
dell'aristocrazia, domani una festa di ballo a
corte; e sempre nuovi abbigliamenti, nuovi pizzi,
A T T O UNICO
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nuovi giojelli... A h che capogiro, che vertigine !
Questa sì eh'è poesia e di quella soda!
Pier. Se ti sentisse la tua m a m m a , ti porrebbe in
penitenza.
Frane. Cercheresti la felicità nelle cose più caduche
della terra!
Pier. Che vuol dire: cose caduche?
Claud. (sentenziosamente) Cose che non si possono
reggere in piedi !
Frane. Ci fosse almeno tua sorella Virginia... Quella
sì eh'è una giovinetta savia...
Claud. Cioè, è una fantasticona come la signorina
Francesca! M a a Porretta , dove la m a n d ò la
m a m m a da circa un anno, dalla vecchia zia Geltrude, si correggerà e in che m o d o ! La vecchia
zia è d' una severità che non v' ha 1' uguale.
Guai se Virginia non ha giudizio !
Frane. Povera cugina ! Chi sa quante lagrime spargerai...
Claud. Non isparge lagrime niente affatto! La zia
Geltrude la contenta in ogni suo giusto desiderio ;
- la istruisce per bene, e se Virginia fa il suo
dovere è poi padrona di divertirsi quanto le pare
e piace, e ormai è bella e grassoccia come m e .
Frane. Troppa prosai
Claud. Già, per essere poetici bisogna avere la m a grezza di Don Chisciotte!
Pier. E da capo vi bisticciate. Io sono stucca e ristucca de' vostri cicalecci !
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IN V A C A N Z A
Claud. Pierina ha ragione. Sentite che dobbiamo
fare: ballare...
Pier. In tre, che bei gusto!
Frane. E senza musica !
Pier. Sapete che si ballerà presto in casa della contessa Bevilacqua?
Claud. Davvero! o se la conoscessi e m i potessi
far invitare...
Frane. Ecco la vanesia che si accende tutta all' idea
d'un ballo!
Claud. O h un ballo... altro che una passeggiata al
mesto lume di luna!
Pier. 0 una cavalcata sugli asini.
Claud. Se trovassi m o d o di far sapere alla signora
contessa il mio desiderio, scommetto che m'inviterebbe...
Frane. Forse. M a ad una festa di ballo in casa
d'una contessa tanto ricca, credi tu che bambine
della tua età possano intervenire?
Claud. Bambina, bambina; ho i miei dodici anni,
e in fin dei conti son alta quasi come te I
Frane. E credi tu che sapresti stare in conversazione e ballare con grazia, con brio ?
Claud. Verrò a impararle da lei le belle maniere.
Pier. Addio Claudia, addio Francesca... (s'avvia)
Claud. Dove vai ?
Pier, (sulla porta) A divertirmi in giardino co' figliuoli del fattore. Qui m'annojo orribilmente
fra due eterne litiganti.
65
A T T O UNICO
Frane. Via, via, sta buona; torna indietro... (Pierina non si muove) Ti prometto che non litigheremo più.
Claud. Ti faccio la stessa promessa anch'io.
Pier. A cotesta condizione rimango. Oh, mi viene
un' idea. Sapete che cosa dobbiamo fare ? Recitare!
Claud. Ben detto! approvato! Francesca, sei contenta dell' idea di Pierina ?
Frane. Contentissima.
Claud. Ebbene, mettiamola subito in effetto. Che
commedia reciteremo ?
Frane. Recitiamo una tragedia! Rosmunda!
Claud. (con voce grossa) Che Alboino costrinse a
bere nel cranio del padre !
Pier. M e ne vado.
Frane. Dove?
Pier. Sento che parlate di un cranio; brrr!
Claud. Bellina, bellina ! Sta qui, la mia nervosetta,
che non reciteremo certo una tragedia. Se mai,
sarebbe una tragedia tutta da ridere, recitata da
noi!... Francesca, hai scherzato, non è vero?
Frane. Ho scherzato!
Claud. Io credo che tu non saresti capace di recitare ; vai troppo nelle nuvole. Tra' tuoi lumi
di luna, le tue cavalcate...
Pier. Sugli asini!
Claud. E il pugnale di Rosmunda, non ne azzecLa figliuola del soldato.
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66
IN V A C A N Z A
cheresti una recitando, per esempio, una commediuccia adatta a noi.
Frane. Ed io invece dico, che non riuscirei tanto
male neanche recitando la commedia familiare.
Certamente che il mio forte sarebbero i drammi
romantici e le tragedie.
Claud. Que'drammi romantici e quelle tragedie
dove muore anche il suggeritore?
Frane. Se tu mi sferzi ancora, prendo il mio libro
e m e ne vado nella mia camera, e non mi vedi
più fino a domattina.
Pier. E tu va, reciteremo noi due.
Frane. Già, una qualche farsa ridicola!
Claud. Dopo tutto se mi ci mettessi, saprei recitare
anche l'Aristodemo, non che l'Amleto!!
Frane, (ridendo) L'Amleto? !
Claud. Sissignora; sissignora... Quando noi ci mettiamo...
Pier. Sappiamo recitare anche la signora Ameleta!
Frane, (ride ancor più forte) Ah, ah, ah ! quanto
m e la godo! per m e la commedia è bella e
cominciata.
Claud. In collegio sostenni sempre le parti più importanti.
Frane. E non ti fischiarono mai?
Claud. Mi si applaudiva anzi e con che festa !
Frane. La vanitosa!
Pier. L'invidiosa!
A T T O UNICO
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Claud. La direttrice mi disse più d'una volta che
avevo felicissime disposizioni..*
Frane, (interrompendola e ridendo) Per recitare
la parte della signora Ameleta?
Claud. Se tu ridi ancora... (la minaccia)
Pier. Se tu ridi ancora... (fa lo stesso)
Frane. M e ne vado, m e ne vado, (facendo loro
una profonda riverenza) Care le mie signore
Amelete !
Claud. (facendo anch'essa una riverenza burlesca)
Cara la mia signora Rosmunda.
Pier, (imitando Claudia) Cara la mia signora Rosimanda...
Frane, (arrabbiata) Siete proprio due bamboccie
e molto ridicole! (via a destra)
Claud. (sulla porla gridando forte) Va a fare una
visita alla luna.
Pier, (anch' essa sulla porta, ecc.) A cavallo dell'asino... (vengono sul davanti)
Frane, (tornado fuori) Siete due sguajatelle! (corre
via. Breve pausa)
SCENA II.
CLAUDIA e PIERINA, poi FRANCESCA.
Claud. Hai sentito?
Pier. Lasciala dire.
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IN V A C A N Z A
Claud. Va bene, ma...
Pier. Che ti rincresce ora?
Claud. Un pochettino si...
Pier. Sei pure sciocchina!
Claud. Sai che è capace di non farsi più vedere
fino a domattina?
Pier. Padrona!
Claud. E noi intanto che cosa faremo?
Pier Recitiamo.
Claude Con te? non ci trovo gusto!
Pier. Grazie tante!
Claud. Belle vacanze in verità!
Frane, (entra in iscena in punta di piedi; s'avvicina a Pierina, le dice qualche cosa all' orecchio, quindi torna dentro non veduta da Claudia che si sarà seduta in un angolo e si mostrerà molto pensierosa)
Pier. (Che bel divertimento!)
Claud. (dopo un po'di pausa dice a sé stessa) (E
se la facessi andare in collera ancora di più?)
Pier. (Chi sa che cosa sta lì mulinando; mai più
essa imagina... M a cominciamo la nostra parte;
vedranno che quando voglio...) Ebbene, Claudia,
vuoi tu che si passi il giorno così ingrugnate?
Se nostra cugina non si degna di stare con noi,
perchè siamo troppo bimbe, e noi mostriamo di
non curarci di lei, e divertiamoci ballando, cantando... che so io ; stiamo allegre, ed ella, quella
cattiva, creperà dalla rabbia!
A T T O UNICO
69
Claud. (Se avessi coraggio... che mi confidassi con
Pierina? temo sia troppo bimba!)
Pier, (breve pausa) (....A momenti mi scappa la pazienza!)
Claud. (Non saprebbe mantenere il segreto...)
Pier. (Parla tra sé: scotiamola...) Claudia, vieni,
vieni; andiamo in giardino, se non altro a rincorrere le farfalle...
Ctaud. Sta zitta ; ho altro io pel capo che le tue
farfalle !
Pier. Bella maniera di rispondere!
Claud. (non le abbada e continua a mostrarsi pensierosa)
Pier. (Mi pare che dovrebb' essere appunto il m o mento... Andiamo a vedere...) Se non vuoi venir tu, andrò io. Sono stufa di te e di lei, che
non ne posso più... (Mi par d'aver fatto bene la
mia prima scena: e poi dicono che sono una
bambina ; bambina si ; m a anche i bimbi quand'hanno giudizio, sanno far quanto i grandi e,
e forse anche meglio!) (corre via)
SCENA III.
CLAUDIA
sola e poi
PIERINA.
Claud. (si alza e si mette a passeggiare su e giù
per la scena, sempre pensierosa ; di tratto in
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IN V A C A N Z A
tratto si ferma) Se voglio davvero... non ho
altro mezzo... Infine, che male ci sarebbe ? Studiamo ancora il disegno... (breve pausa : entra
tutta trafelata Pierina)
Pier. Claudia, Claudia... oh la bella cosa che ho
veduto! ah, non ho piùfiato,tanto ho corso...
Claud. Che cos'è mai ciò che hai veduto?
Pier. Tu conosci la marchesa Malipiero ?
Claud. Non la vidi mai.
Pier. Non sai, quella signora che, dicono, pare
una sorella maggiore di Francesca?
Claud. So ; m a non la vidi mai, sebbene abbia la
sua villa vicino alla nostra. Ebbene ?
Pier. Ha mandato il suo paggio ad annunciare che
fra poco sarà qui...
Claud. Qui?
Pier. Viene a farti una visita.
Claud. Una visita a m e ? a m e ? la marchesa Malipiero viene a farmi una visita?
Pier. Così ha detto il paggio.
Claud. Mi pare un sogno. Converrà mi vada a vestire. Non si può mica ricevere una marchesa
in grembiule...
Pier. Sicuro: m a non so se farai a tempo. Non
senti la sua carrozza che s'avvicina?
Claud. Io ho la testa tanto confusa che non sento
niente.
Pier. Sei sorda? io sento benissimo lo scalpito di
quattro cavalli e di quattro ruote...
A T T O UNICO
71
Claud. Senti anche lo scalpito delle quattro ruote?
povera m e ! quando viene la signora marchesa,
non aprir mai bocca; le dici così grosse!
Pier. Già; imparai da lei a dirle tanto grosse!
Claud. Che dirà mai la Francesca quando saprà
che una marchesa mi è venuta a visitare? si roderà dall'invidia. Che glielo andassimo adire?
Pier. Per me... (indispettita)
Claud. Ma no. Potrebbe credere che io la mandassi
a chiamare temendo di non esser capace di saper
fare la padrona di casa. Voglio invece mostrarle
che so ricevere gli aiti personaggi che vengono
a visitarmi come una damina elegante. O h ! che
non siamo anche noi qualche cosa ? (passeggia
pavoneggiandosi)
SCENA IV.
FRANCESCA e DETTE.
Frane, (d. d.) È permesso?
Claud. A h ! la signora marchesa !
Pier, (sulla porla) Venga, venga avanti, signora
marchesa.
Frane, (entra, è vestita con isfarzo ; abito da
campagna con lunghissima coda: cammina in
punta di piedi ; ha un parrucchino tutto ricciolini d'un colore diverso da' suoi capelli. Un
72
IN VACANZA
cappello di paglia alla Jacquard; molla cipria
sulla faccia coperta da unfittissimovelo bianco
di garza fitta che le passa il mento. Parla nel
naso e con voce ingrossata e pronuncia Vs come
la z, e l'r carne i francesi. Ha l'ombrellino, e
il ventaglio col quale spesso si copre il volto,
facendosi vento)
Claud. Serva sua, signora marchesa...
Frane. Addio, carina...
Claud. (Che sussiego!)
Frane. Siete sola ?
Claud. Sissignora, sola. Pierina, avanzate una poltrona e una sedia.
Pier. Subito, signora principessa!! (eseguisce con
mal garbo. Claudia le fa gli occhiacci) Ecco la
poltrona, ed ecco la sedia.
Claud. Prego, signora marchesa... (fa sedere Francesca e poi le siede accanto. Pierina le si colloca presso)
Frane. Grazie, carina !
Claud. (Che dispetto mi fa col suo carina !)
Frane. Dov'è la vostra m a m m a ?
Claud. (Darmi del voi !) In città, signora marchesa,
insieme col babbo.
Frane. Per qualche affare di commercio?
Claud. Appunto, signora marchesa.
Frane. Sì, sì; so che siete commercianti.
Claud. (Con che sprezzo ha detto che siamo commercianti 1)
A T T O UNICO
73
Frane. E cotesta piccina, chi è ?
Frane. La mia piccola cameriera.
Pier. Nossignora.
Claud. (Taci!)
Frane, (dopo averla osservata a lungo) È una cara
bambina; mi piacerebbe prenderla al mio servizio; ne farei la compagna della mia piccola
Leda. M a come mai voi, carina, ci avete la cameriera ? La vostra m a m m a so che non ne ha.
Forse che nella classe de' commercianti si usa
fare così ?
Claud. (Se non iscoppio, è un miracolo!) Ma~. sissignora... sissignora...
Frane. Sarebbe un'altra vostra cameriera anche
quell'altra ragazzuccia...
Claud. Quale ragazzuccia, signora marchesa ?
Frane. Quella... Non so come descriverla...
Pier. Vuol dire nostra cugina Francesca?
Claud. (voltandosi infuriata verso Pierina) Le cameriere non devono mettere la lingua ne' discorsi
delle padrone...
Frane, (ride forte)
Claud. Chi è che ride?
Frane, (ricomponendosi) Che cosa dite, carina ?
Claud. (confusa) Nulla, nulla...
Frane. Dunque è una vostra cameriera anche quella
ragazzuccia ?
Claud. Vuol dire Francesca ?
74
IN V A C A N Z A
Frane. Ignoro il suo n o m e ; m a vidi spesso con
voi cotesta piccina, e un fantoccio vestito di
cenci che... che non può essere che una cameriera...
Claud. Eh !... se non può essere che una cameriera.... sarà.... una cameriera... (Che marchesa
nojosa !)
Frane. Piccola!
Pier. Dice a m e ?
Frane. Dico a te. Dimmi, quanto ti dà la commerciante di salario?
Claud. Signora marchesa, la mia m a m m a si chiama
signora Dorotea...
Frane. Le marchese non prendono leziont da bambine come voi.
Claud. (Mi sta bene, mi sta bene...)
Frane. Dunque?
Pier. Una lira il mese, signora marchesa.
Claud. (Dieci, stupida!)
Pier. Stupida, dieci, signora.
Claud. (La stritolerei con le mie mani !)
Frane. Patite di nervi, carina? l'acqua di melissa
fa bene. Ve ne manderò una boccetta.
Claud. (A momenti schianto!)
Frane. Dunque hai detto dieci lire? te ne dò quindici purché tu venga al mio servizio. Consenti?
pensa che migliori la tua condizione; lasci dei
borghesucci per venire a servire una famiglia
A T T O UNICO
75
che, non fo per dire; m a appartiene alla più
vecchia nobiltà d'Europa.... che dico? dei due
mondi 1
Claud. Signora marchesa...
Frane. Via, carina, vi chiamerete fortunata, troppo
fortunata di cedermi la vostra cameriera. Non
fo per dire, m a è un onore eh' io vi faccio, carina.
Claud. La mamma...
Frane. La vostra m a m m a , la commerciante ?
Claud
certamente...
Frane. Buona donna ! s'ingrasserà nel poter dire :
la piccina che serviva la miafigliuolami fu domandata dalla marchesa Malipiero ; io so come
siete fatte tutte voi altre borghesucce...
Claud. (Non posso più veder le marchese...)
Frane. Sai, piccolina, ti manderò a prendere questa sera alle otto; tienti pronta. Non m i ringraziate dell'onore che vi faccio, carina?...
Claud. Ah, senza dubbio, ma...
Frane. Non e' è m a che tenga : sono marchesa e
basta.
Claud. M a io non posso disporre...
Frane. Dimenticate voi chi sono? via, vi perdono.
Che nome hai ?
Pier. Pierina, a' suoi comandi.
Frane. Ebbene, Pierina, verrai tu volentieri a stare
con m e ?
Pier. O h sì, sì...
76
IN V A C A N Z A
Claud. (Che fai ?)
Frane. Verrò io stessa dunque a prenderti, e se
si volesse farmi resistenza, saprò imporre la mia
volontà con la forza... M a via, so bene che la
commerciante vostra madre non si opporrà a
un mio desiderio... Ora dirò la ragione che mi
ha condotta da voi.
Claud. (Poteva aspettare un pochino di più...)
Frane. I miei figliuoli danno una festicciuola di
ballo. Sarà un piccolo divertimento da ragazzi ;
essi hanno pensato d'invitare tutti i bimbi dei
dintorni, fra' quali ci siete anche voi.
Claud. Una festa di ballo?!
Frane. Accettate?
Claud. Con tutta l'anima!
Frane. Condurrete con voi r altra vostra cameriera.
Claud. Quale?
Frane. Quel fantoccio vestito di cenci...
Claud, A h ! sissignora, condurrò con m e il fantoccio...
Frane. Convenite dunque?
Claud. Che cosa ?
Frane. Ch'è un fantoccio vestito di cenci?...
Claud. Certamente!
Frane. C o m e siete gentile I
Claud. Troppo buona! (Non la capisco.)
Frane. La vostra m a m m a quanto, starà assente ?
A T T O UNICO
77
Claud. Una settimana.
Frane. Meglio. Noi balleremo giovedì; così verrete
voi sola; se ci fosse la vostra m a m m a dovrei
pregarla di non accompagnarvi.
Claud. Perchè, signora marchesa?
Frane. Ha una faccia troppo triviale; stonerebbe
nella mia casa.
Cland. Ma, signora marchesa...
Frane. Una marchesa ha sempreragione,(s'alza)
Dunque giovedì sera vi manderò a prendere con
la mia carrozza. Vestitevi meglio che potete;
adornatevi di pizzi, nastri,fiori,giojelli...
Claud. Anche giojelli ?
Frane. Se non ne avrete, carina, non sarete ricevuta da me. Addio, carina.
Claud. Serva sua, signora marchesa. Pierina, accompagna la signora marchesa fino alla sua carrozza.
Frane. A questa sera, Pierina.
Pier. Pronta a' suoi comandi, (escono tutte e due)
SCENA V.
CLAUDIA
sola, poi
PIERINA.
Claud. Ah, non avrei mai creduto che una marchesa dovesse essere tanto impertinente ed uggiosa ! Io non so come abbia potuto soffocare lo
78
IN V A C A N Z A
sdegno che mi destavano le sue parole sulla mia
m a m m a ; la mia m a m m a eh' è un angelo di
bontà ! E come farò io questa sera con Pierina ?
Che mi è mai saltato in mente di dire a quella
smorfiosa, che Pierina è la mia cameriera ? Già,
il mio solito difetto, la mia vanità che mi rende
cieca. Ma come mi potrò trarre d'impaccio? Oh,
che tormento mi sono andata a procurare! Se
non mi correggerò della mia brutta passione,
chi sa fin dove mi trascinerà. Non dò mai retta
alla mia mamma...
Pier, (entra e si va a mettere di faccia a Claudia,
incrociando le braccia sul petto) Ebbene, signorina, ella mi ha venduta come fossi una schiava
negra...
Claud. Non credere, fu uno scherzo.
Pier. Bello il tuo scherzo ! Ma già è uno scherzo
che va a finire tutto a tua vergogna. Figurati
se rideranno alle tue spalle nella conversazione
della signora marchesa, quando si saprà che
per boria hai fatto passare una tua cugina per
la tua cameriera... (ride) Ah, ah, ah... io non
vorrei certo essere ne'tuoi panni..., come porterai la pena della tua vanità... Vado a raccontare la cosa alla Francesca.
Claud. No, per carità.
Pier. Ah, ecco appunto eh' essa viene.
ATTO UNICO
79
SCENA VI.
FRANCESCA e DETTE.
Claud. (a Pierina) Senti, (le parla all'orecchio;
intanto entra Francesca)
Frane, (con un libro in mano) Questi versi dell'Aleardi a Maria, come son belli : (legge)
Odi, o Maria,
Siam due poveri soli e dispettosi
Del social diserto e a le serene
Gioje anelanti, che non dona in terra
Che la casa materna e la diletta
Famiglia d'ogni giorno, (continua piano)
Pier, (a Claudia) Se proprio mi darai la tua più
bella bambola...
Claud. M a zitta su tutto. Vieni ora con me...
Pier. Subito.
Claud. (esce)
Pier, (s' avvicina a Francesca e le dice all' orecchio qualche cosa. Francesca ride, poi Pierina
esce correndo. Questa breve scena va concertata
con garbo ed eseguita con molta sollecitudine)
80
IN V A C A N Z A
S C E N A VII.
FRANCESCA
sola.
Dicano quello che vogliono, ma io li intendo questi
versi, e quando li leggo mi sento tutta un'altra
cosa ! Mi chiamano esagerata ; non vorrebbero
che leggessi l'Aleardi ; m a io seppi portarlo via
dalla biblioteca dello zio. Chi ha un' anima
che sappia inalzarsi sopra la terra e spaziare
neh" infinito de' cieli, prova bisogno di leggere
questo poeta... Oh, che belle parole mi sgorgarono spontanee dal labbro... Già, io son persuasa
di aver molto ingegno... Presto, presto, affidiamo
questi pensierini al mio libro di memorie, (eseguisce) O h se qualcuno leggesse le pagine del
mio caro libretto, come stupirebbe delle belle
cosine che esso contiene. Se Claudia sapesse fare
altrettanto.... (ripone il libro, ecc.) M a questo
Aleardi... che peccato sia morto; mi sarebbe
tanto piaciuto conoscerlo, parlargli, sentir la sua
voce... Dev' essere stato molto bello ! Infatti solo
un bell'uomo può scrivere tanto dolci cose, (legge
declamando)
Vedi lassù nel ciel romitamente
La luna andar come una mesta, ed ella
A T T O UNICO
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Da che volò la prima ala del tempo
Fa all'amor con la terra. Un'infinita
Lontananza di fredd'aere le parte;
Pur fra' silenzj del viaggio arcano
Si seguon sempre e si verran compagne
Il signor lo sa quando...
SCENA VIII.
PIERINA e DETTA.
Pier. Francesca, Francesca...
Frane. Ghe c'è?
Pier. Zitto, che Claudia non ci senta...
Frane. Ch'è accaduto?
Pier. È arrivata Virginia.
Frane. Virginia qui ?
Pier. Più piano; è fuggita...
Frane. Che dici?!
Pier. La verità!
Frane. E dov'è?
Pier. Fuori che attende, la faccia entrare.
Frane, (correndo verso la porta) Virginia...
Pier. Sottovoce; se Claudia ci sorprende, siamo
perdute !
La figliuola del soldato.
6
82
IN VACANZA
SCENA IX.
CLAUDIA e DETTE.
Claud. (veste un'amazzone lunghissima; ha i capelli sciolti sulle spalle ; in testa un cappello
a cilindro, adorno di un velo bianco che le
copre il volto. Frustino in mano) Fra le tue
braccia.
Frane. M a come? perchè sei fuggita?
Claud. C o m e ? perchè? è una lunga storia di dolori ch'io ti dovrei narrare ; ed ora... non posso.
Che non mi sorprenda mia sorella Claudia. Essa
è una fanciulla inconsiderata...
Frane. Non dubitare; Pierina starà inattenzione...
Pier. Sì, certo. Metti pure il tuo animo in pace.
Fintanto che tu sarai qui, Claudia non viene;
fidati di m e ! (va a guardare alle porte, poi
torna sul davanti)
Frane. Dunque?
Claud. Non potevo più vivere con quella mia zia.
Frane. Dicevàsi che eri tanto contenta?
Claud. Contenta?
Frane. E tu stessa m i scrivesti nelle tue lunghe
lettere...
Claud. A h ! quelle lettere le scrivevo sotto la ferula di mia zia che incarna in sé lo spirito di
Torquemada.
A T T O UNICO
83
Pier. Ferula? Torquemada? Parli turco, cugina ?
Claud. Io non mi pascevo che di lagrime. Non vedi
come mi feci magra?
Pier. Mi pare invece che tu sii più grassotella che mai.
Frane. Infatti...
Claud. I miei occhi non hanno più lo splendore
d'un giorno, per il gran piangere che feci... (risoluta) Vado in America.
Frane. In America? sola?
Claud. N o ; con una dama di New-York, straordinariamente ricca, e che vuol fare di m e un'eroina.
Frane. Dove l'incontrasti?
Claud. Fu un' avventura da romanzo. Un dì salii
sul mio Bajardo...
Pier. Bajardo?
Frane. Sta zitta; non ci puoi comprendere!
Pier. E invece, so meglio di te io !...
Frane. E la zia ti permetteva di cavalcare?
Claud. Cavalcavo di nascosto.
Frane. E come avevi un cavallo?
Claud. Me l'aveva procurato Roco, l'agente della zia.
Frane. Te fortunata!
Claud. Un giorno adunque salii sul mio Bajardo,
e via di galoppo per monti e per valli, e galoppa,
galoppa, galoppa Ruello, andava ripetendo al mio
Ippogrifo, per incitarlo al corso...
Frane. I versi del Prati !
84
IN V A C A N Z A
Pier. Ippògrifo? Che cosa vuol dire?
Claud. Non mi seccare...
Frane. Continua...
Claud. A d un tratto il mio cavallo s'impenna; invano tento frenarlo... S'imbizzarrisce e via m i
trascina con sé. Io, disperata, m ' aggrappai alla
criniera... m'attendevo di venire precipitata in
qualche burrone... Che corsa vertiginosa ! Ero
fuori di me... provavo uno spavento pieno d'arcane voluttà!!
Frane. Dio, come ti esprimi bene!-—Prosegui...
Claud. Ero pronta a morire e accettavo la morte
con gioja, pensando alla vita che mi si faceva
trascinare. Vivere senza quella poesia che forma
il mio ideale, è un morire ad ogni ora, ad ogni
momento... Meglio dunque spezzare per sempre
le catene che mi tenevano avvinta alla terra...
Quando dissi a m e stessa queste parole, mi
trovavo proprio sull'orlo d'un precipizio. Guardai il cielo, rammentai i miei cari e più nulla
vidi... M a che avviene? Il mio cavallo è fermato
da qualcuno con una forza sovrumana... Esso
dà un salto indietro e mi precipita di sella fra
le braccia del mio angelo salvatore...
Frane. Te felice che vedesti tradursi in una splendida realtà il sogno carezzato della tua fervida
fantasia... Ah, se anche io...
Pier. E l'angelo ci aveva le ali?
A T T O UNICO
85
Claud. N o ; bensì un magnifico cappello alla R u bens, che si adattava divinamente a quella sua
faccina da cherubino !
Frane. Era dunque l'americana che...
Claud. Sì, era lei, che mi raccolse amorosamente
e m i fece trasportare nel suo palazzo e mi prodigò ogni cura come le fossi stata sorella. Da
quel dì ci giurammo affetto eterno! Giunta la
sera mi ricondusse nella sua carrozza a casa
della zia. Per giustificare la mia assenza in tutte
quelle ore,, inventai una storiella molto verosimile : fui creduta. M a ella barbaramente non
volle, che vedessi più la mia salvatrice. Cominciammo allora a scriverci in segreto e ci ved e m m o pure di tratto in tratto di nascosto,
nel colmo della notte, quando non isplendeva la
luna...
Pier. Brrr... che paura ci avrei avuto io!
Claud. M a la mia tiranna sorprese un giorno una
lettera della mia benefattrice, e m i chiuse in
camera a pane ed acqua per una settimana.
Pier. Dico io, che avrai ben patito la fame!
Frane. Quale inumanità !
Claud. Io mi andavo confortando co' miei pensieri
tanto alti dalla terra, e recitando i versi del
Grossi alle rondinelle che m i venivano a salutare, e a rallegrare col loro canto la mia prigione: « Rondinella pellegrina... »
86
IN V A C A N Z A
Pier. « Che ti posi in sul verone... » È roba vecchia!
Frane. E quando finì la tua prigionia?
Pier. 0 bella! Passata la settimana.
Claud. N o ; tben prima io seppi spezzare gli anelli
della mia catena.
Frane. In qual m o d o ?
Pier, Scommetto che scappò per il buco della chiave!
Claud. Calandomi dalla finestra con una scala di
seta.
Frane. Quale inaudito coraggio!
Pier. Che pazzia !
Claud. L'americana aveva saputo informarsi minutamente d'ogni cosa. Comprò col suo oro
Carmelita, la mia carceriera. Per mezzo di costei mi fece avere una sua lettera dove mi proponeva la fuga. Accettai. Nella notte del giorno
seguente, eseguii l'ardito disegno. L'americana
m'aspettava sulla via con due focosi corridori,
che in un baleno ci trasportarono ben lungi da
quell'odiato ostello d'ogni più efferata tirannide.
Pier. Che razza di parole adoperi ?
Frane. M a dove ti condurrà quella signora ?
Claud. A New-York.
Frane. A New-York ? E vuoi lasciare la m a m m a ,
il babbo, il fratello, la sorella, la patria e forse
per sempre?
Claud. H o deciso. Qui (segna la fronte) ferve
una scintilla che deve farsi fiamma. Qui (segna
A T T O UNICO
87
il cuore) arde un fuoco sacro. L'Italia non è
terra per me. Qui si è schiavi, là, liberi. Io
corro in seno alla libertà. Addio. Miss W o o druff mi attende a Marzabotto. Saluta la mia
famiglia, un bacio a mia madre e che mi perdoni, m a il mio destino vuole così. Addio, Francesca...
Frane. Addio, Virginia...
Pier. Addio, la mia bella matta!
Fran. Il cielo ti scampi da ogni pericolo.
Claud. Il cielo protegge gli audaci ! (*' avvia, ma
tornando impetuosamente indietro, esclama)
Giura che non isvelerai ad alcuno il mio segreto finché la terra di Colombo non mi avrà
accolta.
Frane. O h ! giurare... no!
Claud. Voglio !
Frane. Vuoi ? e allora... giuro !
Pier. Giuriamo!!
Claud. Addio di nuovo, addio!
Frane. Addio !... T u mi strappi il cuore... (Claudia
esce precipitosamente)
Pier. Vado per vederla a montare sul suo ippògrifo, (via)
IN V A C A N Z A
88
S C E N A X.
FRANCESCA
sola, poi
CLAUDIA,
poi
PIERINA.
Frane. Sono rimasta sbalordita! avrei io avuto
il coraggio di Virginia ? N o ! Abbandonare la
m a m m a , il babbo, l'Italia ? andare in una terra
sconosciuta e in compagnia di chi non ci ap-,
partiene per nessun titolo? Mi par poco onesto
ciò che fece quella signora americana. O h io,
nel caso di Virginia, non avrei mai tradito la
zia; mai, mai! Che l'avvertissi? M a Virginia
ha voluto che io giurassi di non dir nulla. Il
mio cuore è combattuto da sentimenti diversi...
Quella mia cugina, quella mia cugina, è pure
una pessima ragazza. M a adesso che ci penso ;
la zia Geltrude sarà già sulle tracce della nipote... senza dubbio... Posso dunque mettermi
in calma ; Virginia sarà raggiunta, ed io non
avrò infranto il mio giuramento: che i giuramenti, ho letto in un libro, non s'infrangono mai.
Claud. (dalla destra con un quaderno di scuola
aperto in mano. Sta leggendo) È inutile; questo problema non l'intendo.
Frane. Claudia, sei tu ?
Claud. (fingendo non vederla né intenderne la
voce) Rileggiamolo: si determini il costo di
A T T O UNICO
89
moggia 8, sacchi 2, staja 1, quarte 3, coppi 2,
scodelle 1 di frumento, pagato in ragione di
lire 85, 76 il moggio.
Frane. Lascia ora i tuoi conti in pace...
Claud. (e. s.) Dunque se ogni moggio fu pagato...
(continua piano)
Frane. Claudia!
Claud. (e. s.) Si dovranno fare le seguenti operazioni...
Frane. Fuggiam: s'eviti il gelido sopor di tanta
prosa! (via)
Claud. Perchè... (sempre con l'occhio sul quaderno)
Pier, (dal mezzo) Se n'è andata?
Claud. Figurati, subito.
Pier. L'aritmetica?
Claud. È proprio il suo spauracchio! Ha detto
su non so che versi, e via ! M a che hai, Pierina ?
mi sembri imbronciata?
Pier. Ho, ho... so ben io quello che ho !
Claud. Spiegati.
Pier. Ho... che m e ne torno a casa.
Claud. Perchè ? ci divertiamo tanto !
Pier. Vuoi che mi faccia trovar qui quando verrà
la marchesa a prendermi?
Claud. Hai ragione. Non mi ricordavo più di
quella nojosa!
Pier. Cattiva 1 senza cuore !
Claud. Va là, non ci pensare. Saprò ben io trovare un rimedio.
90
IN V A C A N Z A
Pier. E sé la signora marchesa venisse a prendermi coi carabinieri?
Claud. T u che sei una virgola in mezzo a due
cosi lunghi, lunghi, coi cappelli con tanto di
punte... che figura ridicola ci faresti !
Pier. La signora ride, la signora... m a a m e verrebbe voglia di piangere!
Claud. Sta zitta! Mi par di sentir gente. Va a vedere chi è.
Pier. Già, sempre io; ci vada lei, ci vada!
Claud. Sgarbata ! (corre alla porta di mezzo) Una
signora zoppa...
Pier. Se dirai ancora che sono la tua cameriera,
faccio diventar zoppa anche te ! I
Claud. Avanti, signora, avanti !
SCENA X.
FRANCESCA e DETTE.
Frane, (è vestila signorilmente, ma con un po' di
bizzarria, da viaggio. Un fitto velo color marrone le coprirà la faccia; e sopra il velo, sul
naso, un pajo d'occhiali enormi, fermati dietro
gli orecchi; avrà il volto leggermente truccato ;
un parrucchino da donna attempata di capelli
rossi incipriati. Le scarpe senza alcun tacco ;
zoppicherà dal lato sinistro; e avrà una spalla
ATTO UNICO
91
più alta dell'altra. Due o tre sacchette da viaggio, e uno scialle, un ombrello, un enorme
ventaglio. Parlerà col labbro inferiore rientrato) Stala qua,fìe,mia nezza Claudia ?
Claud. C o m e parla?
Pier. Che vuoi che io sappia ?
Claud. Io mi chiamo Claudia; ma...
Frane. Ti xe donca ti la mia cara nezzeta. M o
vien qua che te varda se ti xe cambiada. C o m e
ti te ga fato granda; sastu che ti te ga fato
una bela putela ! Ti xe tuta to pare, ti xe; i so
ochi, le so recie, el so naso, la so boca: insuma
ti xe nata e spuada to pare.
Claud. Scusi signora... il suo nome, in grazia?
Frane. Come, come, no ti m e cognossi? A h , xe
vero, ti gerì ancora da fasse co te faceva baiar
su i m e zenochi. M a ! se deventa vechi, e mi
sento che le primavere m e scomenza a pesar
su le spale... M a gnente paura : se xe veramente
vechi co no se ga più morbin ; m i m e sento
sempre zovene de spirito e de cuor; e se m e
meto in gringola, son più putela de ti, varda....
Claud. Sarebbe ella mai...
Frane. Son to amia, son.
Claud. Amia ? !
Pier. Amie in francese vuol dire amica.
Frane. Che amiga d'Egito! Son to amia, te digo,
sorela del pare de to pare : la siora Zaneta. M e
92
IN V A C A N Z A
maravegio che no ti gabi mai sentio parlar de
mi, de siora Zaneta?...
Ctaud. La signora Giannetta? La mia cara zia cui
scriviamo ogni anno, e che ci manda sempre a
regalare tante belle cose ? Oh, se la conosco ! Se
ne parla quasi ogni giorno in famiglia. Mi dia
un bacio, signora zia...
Frane. Tiò, benedeta ! Ti xe cortesana come to
pare, ti xe!
Claud. M a la signora zia sarà stanca. Presto, Pierina, una sedia...
Pier. Non voglio più far la cameriera.
Claud. (imperiosa) Una sedia, ti dico.
Pier. Mi sentirai dopo ! (strascina una sedia fingendo di fare una gran fatica)
Claud. Metta giù... (le prende lo scialle e lo pone
sulla tavola e così le sacchette e l'ombrello)
Frane. Chi xela sta fifota?
Pier. Fifota!
Claud. Una mia cugina da parte della m a m m a .
Pier. Meno male che non m'hai fatto passare per
la tua serva!
Frane. La xe una to zermana ? d a m e un baso ,
vissere, che in certo m o d o ti xe anca ti mia
parente, (bacia Pierina)
Claud. Si levi il cappello...
Frane. No, lassa star, m e lo levarò co vorò mi.
Son sua e non m e vogio sfredir.
A T T O UNICO
93
Claud. Perchè non ci avvisò del suo arrivo ? sar e m m o venuti ad incontrarla...
Frane. No, no; no go mai usa m i de far de ste
cosse; son capitada sempre a l'improviso, perchè
no vogio ricevimenti de parada, vogio veder el
bon cuor. M a dove xela to mare? dove xelo to
pare ? Ti ga una sorela, ti ga un fradelo. Dove
diambarne se xela cazza tuta sta zente?
Claud. La m a m m a e il babbo sono in città, Virginia si trova presso la zia Geltrude, ed Arturo
è in collegio.
Frane. Donca ti xe sola?
Claud. Proprio sola.
Pier. Non è vero. C'è sua cugina Francesca e ci
sono io.
Claud. Sta zitta tu, pettegola!
Pier. Superba e bugiarda!
Frane. Via, che no ve senta tarocar ! Dime la verità, cocola, xestu una brava putela ?
Claud. Non intendo. Se sono brava, ha detto?
Frane. Sì, vogio dir, se ti sa stare in società, se
ti sa vestirte con sestin, se ti sa risponder pulito co i te fa qualche interogazion ; se co ti va
a spasso ti sa portar con bon gusto el capelin,
e ti sa andar via con quela maniera da galiota
che fa dir : vare quela putela che bocolo de riosa
che la xe ; figuremose da qua a do o tre ani !
Claud. Se ho ben capito quanto mi ha detto, oso
risponderle... M a mi fa diventar rossa...
94
IN V A C A N Z A
Frane. Via, via, no te vergognar. Buia fora luto
quelo che ti ga in tei stomego.
Claud. Ebbene, tutti dicono che come io so vestirmi con garbo, come io so portare il capellino sulla fronte, indietro, o inclinato sull'orecchio, destro o sinistro, a capriccio ; come io so
acconciarmi il capo, gettarmi sulle spalle una
mantelletta, coprirmi la testa con uno sciallino
di lana quand'esco da una riunione di ragazzine
della mia età, come io sono graziosa quando parlo,
suono, canto, ballo, non c'è nessuna, nessuna...
Pier. È lei che dice tutte coteste beile cose di
sé stessa... è tanto vana!
Claud. È vero; e si dice ancora di più, ma....
Pier. Ancora di più ?
Claud. Sissignora!
Frane. M a la modestia ghe impedisse de dir de
più, da resto...
Pier. Bella modestia !
Claud. Lascia parlar la zia, sfacciatela !
Pier. H o anch' io la lingua !
Frane. Torneo a tarocar? Sastu, fia mia, che ti
m e piasi ? e te dirò perchè ; per la bona rason
che ti ti xe quelo che doverave esser tute le
done! Perchè mi digo che nualtre done no gav e m o da pensar che a farse bele per piaser,
per el nostro bel m o d o de meterse, per la nostra bela grazia, per quei nostri cocolezzi che
A T T O UNICO
95
ne guadagna l'amor de tuli. A Venezia, vedistu,
una volta ghe gera de le donete che la pensava
come mi: m a al dì d'ancuo tuto xe cambia.
. Za che ti ti ga tante bele disposizion, mi go
un mio progeto.
Claud. Sentiamo, sentiamo.
Frane. Vogio domandar a to pare e a to mare
che i te permeta de vegnir a star co mi.
Claud. Mi vuol condurre con lei?
Frane. Sicuro, a Venezia. Ti vederà che bela cita.
Tuta acqua, tuta acqua !
Pier. E si cammina sull'acqua?
Frane. Sempre su 1' acqua, vissere.
Pier. Tutti avranno dunque i piedi sempre bagnati
in quella città !
Frane. Vare che sta spisima la ga del spirito.
Tiò un baso, vechia, per la to bela grazia. M a
vegnimo al mio progeto. Mi te domandare a
to pare e a to mare; ghe dirò: Lassela vegnir
co mi, m e cognossè : son dona de testa ; m e
son maridada do volte e se gnente gnente volesse, ghe n' averave de que' pochi che ghe
parerave de tocar el ciel co' dei , sposandome.
I bazarave dove zapo, vare, tuti que' cascamorti
che m e fa i rondoni, se a mi m e capitasse la
vogia de graziarghene qualchedun... I se licarave
tuti i cinque dei de la man. E co una dona sa
farse amar anca co no la xe più putela, xe se-
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IN V A C A N Z A
gno che la ga in eia qualcossa da far restar
incocalii i omeni... Mi donca dirò a to pare e a
to mare: Ciapo su Claudia, e la porto via co
mi. La farò educar secondo la so condizion.
Prima de tuto el franzese, pò l'inglese, pò qualche fià de tedesco...
Pier. E l'italiano?
Frane. Per l'italian ghe sarà sempre tempo. Ghe
farò insegnar la musica, el pianforte; e pò la
formarò una putela de sestin che ve fazza onor.
La tirarò su tanto ben che tuti dirà vedendola :
Cara culìa, la xe proprio un tesoreto, m a de
queli ! E co sarà ora, ghe dirò sempre a to pare
e a to mare, la maridarò e ghe darò la dota e...
e a una mia morte, ghe lassarò tutto el mio.
Claud. Oh quanto le sono grata, quanto! 0 ch'io
affretto col cuore quel momento che...
Frane. El momento de la mia morte ?
Claud. Che dice?
Frane. Da la to alegrezza parerà ve che ti ga vessi
vogia che morisse piutosto ancuo che doman.
Claud. Signora zia...
Pier. Per diventar ricca lei, vorrebbe morisse tutto
il mondo.
Claud. Sei un' impertinente!
Frane. Oh ! scomenzemio da capo ? va là, va là,
galiota, che mi no son permalosa. Donca, cossa
distu ti, che to pare e to mare m e disesse de no ?
97
A T T O UNICO
Claud. Offrendo ella tanto vantaggiose condizioni,
io crederei...
Frane. M e parerà ve anca a m i ! Vegnirastu volontiera a Venezia, nezzeta?
Claud. S'imagini...
Frane. Te vestirò in gala; te condurò a spassizar in piazza de S. Marco.
Pier. 0 che piacere avrei d'andare anch' io in una
città dove si cammina come Mosè sul!' acqua !
Frane. Ogni domenega ti gaverà qualche bel capete Una domenega sarà un abito de sea, un'altra de veludo. Ancuo una camelia sul capelin
all' ultima m o d a : d o m a n un galan per posartelo sul peto. De sti abitini qua no ghe ne vogio più saver. Ti vedarà , ti vedarà , e pò ti
parlarà franzese, ti sonarà, ti cantarà, ti balarà,
ti sarà l'idolo de le società. Mi t'insegnarò de
le bele canzonete in venezian. Aspeta che te ne
vogio dir suso una adesso. Ti sentirà come so
ben recitare mi nel mio dialeto. N o fazzo per
dir, m a la povara Morolin giera una strazzeta in
confronto de mi. Sta atenta anca ti, fantolina ;
tira le rechie, e non perderghene unfilo.Sentire
e restare incantae 1 El sagrifizio, de l'ilustre
poeta Burati. (declamerà i seguenti versi con
qualche esagerazione, gesticolando mollo : imitando insomma il recitare antico)
La figliuola del soldato.
7
8
IN V A C A N Z A
In sta tetra solitudine
In sto logo silenzioso
Dove eterno fa riposo
L' adorato mio pastor,
Movo el passo opressa l'anima
Imancabile ogni sera,
E sul sasso che Io sera
Bruso incensi e pianze '1 cuor.
Destin crudo, morte barbara ,
Sorte ingrata, fato averso !
Ahi! per sempre mi f ò perso,
Né m e resta che penar ;
E a le piante, ai sassi, ai alberi,
I sospiri, el mio lamento,
Le mie smanie, el mio tormento,
Ogni tanto replicar.
Sarà sempre inalterabile,
Caro Tirsi, amato ogeto,
La costanza del mio afeto,
Sin al zorno del morir ;
E se mai, dileta imagine,
Sto dolor, che provo amaro,
Sto mio pianto te xe caro,
N o m e lagno de sofrir!
(si asciuga gli occhi) Ah ! cossa ve par ? m a
se son brava nel tragico, son anca brava nel
comico. Se so pianzer e far pianzer, so anca
ridere e far ridere. Steme atente. El mal'in teso
ATTO UNICO
99
de l'isiesso autor: (reciterà la seguente poesia
con molto brio e tutta naturalezza)
Un certo Varigola,
Alquanto melon,
M a san, fresco, zovene
Cercava paron.
El conte Papavero,
Che avendolo visto
Sperava bonissimo
De far un acquisto,
EI 1' à ferma subito
Col dir: te darò
Al mese siè talari,
E te vestirò.
Essendo Varigola
Contento del pato,
N o agiunge una silaba,
L'aceta el contrato.
El zorno drio capita,
E come xe l'uso
Chiamar el domestico
Co se leva suso :
El conte Papavero,
Che fora del leto
Vegnir el desidera,
El chiama Zaneto;
100
IN V A C A N Z A
M a visto che inutile
Xe afato chiamarlo,
Ghe vien su la budela
El core a cercarlo :
Co rabia la camara
Spalanca de peso,
E trova Varigola
In leto desteso;
Che stando ad literam
De le condizion,
Risponde ai rimproveri
Che ghe fa el paron:
Oh! bela; se scordela
Che nel stabilirne
La s' à assunto l'obligo
De aver da vestirme?
Capisso, lustrissimo,
Che no la ga testa:
Mi stago aspetandola
Perchè la m e vesta!!
Ah I ve goi piasso ? sì, no xe vero ? te gastu
divertia? M a no te m e disi gnanca gnente? De
diana, ti xe molto giazzada ; ti m e vardi incocalia? Eh! co ti vegnirà a star co mi, ti perderà
^uel'aria de marmota che consola ! Mi son morbinosa e vogio che chi sta co mi, sia come mi.
Semio intese? Ohe, putele, diseme, dove possio
A T T O UNICO
101
andar per destracarme un pochetin? Go viazà
tut'ancuo e son proprio mal andada in gambe...
no ghe ne posso più... Via, donca, insegneme
la strada ; per de qua o per de là ? ghe xe da
far scale? vare de darme una camara a pian
teren... semo in campagna, la gavarè, mi digo.
Me andarò a butar sul leto un fià, pò m e vestirò pulito. Go fato portar dai fachini i m e
dodese bauli.
Claud. Dodici?
Pier. Dodici ?
Frane, (prende su le sue sacchette, il suo scialle,
il suo ombrello) Sicuro. Voressi che una dona
dela mia qualità viazzasse senza portarse drio
una qualche strazzeta da poder comparir ? Donca
vado per de là?
Claud. Sì. Pierina, accompagnala. Conducila nella
camera vicino a quella della m a m m a e di' alla
Tonia che si metta a' suoi ordini.
Frane. Andemo via, spisima, vien co mi. Se ti
vien co mi, ti sarà contenta. N o fazzo per dir,
m a mi son generosa. Chiapa un'anticipazion ; el
xe un baicolo, metà per una, da bone sorele;
e pò le robe dolci fa male al stomego. 0 bondh
nezzeta. D a m e un baso, cocola, e preparate a
esser l'erede de la mia fortuna. El sior Tartufila, bon' anima, mio secondo mario, el m e ga
lassa pulito. A forza de vender saladi e luga-
102
IN V A C A N Z A
neghe, el se ga rancura dei bezzeti, e mi adesso
m e la posso goder. Elo el xe andà dove andaremo tuti un zorno: m a mi fin che gaverò fià,
m e vogio divertir. Te saludo, nezza.
Claud. A rivederci, signora zia.
Frane. Uh ! benedeta ; ti xe proprio una cara cocola. Vien co mi, spisima, te mostrarò de le bele
cosse, de le meravegie che te farà restar co
tanto de boca ! (via, Pierina la segue)
SCENA XI.
CLAUDINA
sola, poi
PIERINA.
Claud. Oh Dio! m'ha fatto venire tanto di testai
Ho capito ben poco di quello che mi ha detto ;
però ho capito ciò che mi preme di più. Andrò
a stare con lei e diventerò una signora; vestirò
di seta e di velluto; avrò sempre nuovi cappellini, nuove acconciature, giojelli e parlerò il
francese. Infatti, il parlare l'italiano mi dà noja.
Lo parlan tutti !
Pier. La Tonia si è messa agli ordini di tua zia
Giannetta. Sai, mi ha dato un altro mezzo baicolo.
Claud. Se dovessimo misurare la sua generosità
da' suoi mezzi baicoli, veramente...
Pier M' ha detto che avrai la gondola e i gondolieri vestiti all' italiana antica.
A T T O UNICO
103
Claud. Anche la gondola vestita all'italiana antica ?
Pier. Sicuro, anche la gondola, anche la gondola...
Claud. Pazzerella! E Francesca?
Pier. Che vuoi ne sappia io? sarà nella sua camera che leggerà Durante, P Arrosto ed il Leccardi...
Claud. Dante, Ariosto e Aleardi, spropositona !
Pier. M'inchino alla signora dottoressa !
Claud. Ora converrebbe la facessimo venir qui.'
Pier. È presto fatto. La chiamo...
Claud. Non voglio che mi veda.
Pier. E tu vattene... (Claudia s'avvia) Frane...
Claud. (tornando) Le dirai che sono andata dalla
Gina.
Pier. Sì, sì... (Claudia s'avvia di nuovo) Frane...
Claud. (tornando) Acqua in bocca sui nostri segreti.
Pier. Muta come un pesce. (Claudia corre via)
Se n'è andata? sì? non mi strozzerà più la
voce in gola... Francesca, Francesca, Francesca !
SCENA XII.
FRANCESCA e PIERINA.
Frane, (entra con una lettera in mano, tutta agitata) Che sarà mal per accadere?
Pier. Che cos' hai ?
104
IN V A C A N Z A
Frane. Fuggire dal collegio !
Pier. Parli con la luna ?
Frane. A h ! se tu sapessi?
Pier. Tremi tutta...
Frane. Se potessi fidarmi di te...
Pier. 0 che non si può adesso fidarsi di m e !
Frane. Sappi che Arturo è fuggito dal collegio.
Pier. Che mi racconti!
Frane. Fuggì perchè era nojato dei tanti quesiti
d'algebra che gli davano.
Pier. E verrà qui ?
Frane. Sì... anzi...
Pier. Anzi, che cosa?
Frane. È già arrivato !
Pier. Davvero ?
Frane. Si trova nascosto nel fienile.
Pier. 0 guarda!
Frane. Si è confidato con Tonia e Tonia di buon
grado ha accettato di portarmi questo pezzo di
carta su cui con zolfanelli bruciati ha scritto...
Pier. Che cosa ha scritto ?
Frane. Ascolta: (legge) « Adorata cugina, abbandonai per sempre le odiate mura del collegio. 0 morire, o fuggire: scelsi la fuga! »
Pier. Ha proprio venduto il cervello; ha ben ragione lo zio!
Frane. Stupida ! Non capisci niente...
Pier. Via, non andare in collera; continua.
A T T O UNICO
105
Frane. « Mi si era castigato negandomi di passar le
vacanze in famiglia ; io spezzai le mie ritorte... »
Pier. Ritorte? Che son delle torte fatte colle mandorle?
Frane. Sei un ignorante.
Pier. Sempre complimenti !
Frane. Dov' è Claudia ?
Pier. Credo sia andata nello spogliatelo della sua
m a m m a . Sai, cerca un vestito per la festa della
marchesa Malipiero; ha la testa che le gira.
frane, (scrive sopra un pezzetto di carta alcune
righe) Ebbene, allora va, va con questo biglietto dalla Tonia. Essa ti condurrà dov'è
Arturo che forse a quest' ora non si trova più
nel fienile.
Pier. E poi?
Frane. Per di dietro la casa cauti cauti venite
qui insieme: io in questa sala stirò ad attendervi.
Pier. E Claudia ?
Frane, (va a chiudere la porta a destra) Se vorrà
uscire, busserà.
Pier. In prigione?
Frane. È necessario. V a , ora... io vigilerò qui...
E finché egli parlerà con me, tu ti metterai in
sentinella per avvertirmi se mai dovessero arrivare improvvisamente gli zii... Prudenza e
sagacia.
Pier. Mi conosci! (via correndo)
106
IN V A C A N Z A
S C E N A XIII.
FRANCESCA
sola, poi
CLAUDIA.
Frane. Come mi batte il cuore ! Ma che diranno
i suoi genitori quando la sua fuga non potrà
più rimanere celata ? Chi sa che punizioni... E
Virginia? che la zia Geltrude non abbia potuto
raggiungerla ? Ah ! io comincio ad accorgermi
che le nostre idee un po' esaltate, per verità,
ci possono condurre a ben funeste conseguenze.
Claud. (si presenta sulla porta. E vestita da uomo.
Un gran cappellaccio a larghe tese le nasconde
i capelli e quasi per intero la faccia che avrà
un po' annerita come le mani. Ha il vestito
tutto infangato e pieno di pagliuzze ; stivali
da caccia. Ingrossa la voce quanto può. Tien
costantemente la faccia volta a terra)
Frane. Ah ! eccolo ! — Arturo, che cosa facesti ?
Fuggire dal collegio? dare un tanto dolore alla
tua m a m m a , al tuo babbo ?
Claud. (reciterà i versi con tutta verità : nessuna
caricatura, senonchè un po' d'enfasi, m a non
esagerata)
e
Il vedo, il sento;
A T T O UNICO
107
« E non è detto di mortai che possa
« Crescere il cruccio che il mio cor ne prova » (1).
Frane. T u che formi la più bella speranza della
tua m a m m a !
Claud. « A che ritenti questa piaga ? In vani
« Lamenti vuoi che anch' io m i perda ?... » (2).
Frane. O h va, ti credevo più saggio!
Claud. « Pensa, o cara, che in m e rugge sovente
« Di mille e mille affetti egual procella » (3).
Frane. M a quando i tuoi genitori conosceranno
la tua fuga, che avverrà? C o m e potrai sfuggire
alla loro giusta collera ? chi sa qual castigo ti
si prepara, e l'avrai meritato! Chi m i avesse
detto che tu un giorno mi saresti costato tanto
dolore !
Claud. «
questo fumo
« Di progenie superba altro di grande
« Che il dolor non ha. Nel turbinio
« De le procelle 1' ocean feconda
« La perla a le conchiglie ; e nello scuro
« De le secrete sue battaglie il core
e La perla de le lagrime matura » (4).
Fran. M a perchè m i parli sempre in versi ?
Claud. « La rima come il pianto
(1)
(2)
(3)
(4)
Alessandro Manzoni : Adelchi, atto II, scena I.
Alessandro Manzoni: Adelchi, atto II, scena I.
Giuseppe Giusti: All'amica lontana.
Aleardi Aleardo : Lettere a Maria. — L'invito.
108
IN V A C A N Z A
« Sollievo dà. Non per desìo di gloria
« Io sciolgo all' aure il canto ;
« M a dell' anima mia scrivo la storia.
(Francesca impaziente vorrebbe interromperla,
ella continua)
« Una sentenza amara
« A m e sonò : le fantasie son fole ;
« 0 giovinetto impara,
« Che il secolo vuol cose e non parole. »
Frane. Ma... (Pierina di tratto in tratto sporge
la testa dalla porta di mezzo, ascolta, poi si
ritira, trattenendo a forza le risa)
Claud. « M a un dì, eh' io vidi aspersi
« D' una tua dolce lagrima segreta
« I miei poveri versi,
«Io Torgoglio sentii d'esser poeta. »
Frane. Ti prego...
Claud. « E benedii la nota
« Che accende di pietade i cor gentili,
« La cui virtude è ignota
« Agli spiriti pravi, all' alme vili. »
Frane. Arturo!
Claud. « Conobbi eh' era santo
« Il vate, che, del ver fido custode,
« Nel libero suo canto
«Biasima il vizio, alla virtù dà lode » (1).
(1) Antonio Peretti: Commiato.
A T T O UNICO
109
Frane. E continui a parlarmi in versi? Rispondimi , per carità, in buona prosa. Di', come
facesti a fuggir dal collegio ? C o m e ti fu dato
ingannare la vigilanza del direttore, dei professori, di tutti ?
Claud. « Dio gli acciecò, Dio m i guidò...
«Inosservato uscii... — » (1).
Frane. A h ! che la gioja del rivederti m i è amareggiata dal pericolo che tu corri.
Claud. «
Sempre è mesta
« Quella letizia che di colpa odora ! » (2).
Frane. Ti perdette il tuo amore esagerato per la
poesia...
Claud. «
Questa...
« Qualsia favilla che mia mente alluma
« Custodii, com' io valgo, e tenni viva
« Finor. N é ti dirò com' io, nodrito
« In sozzo ovil di mercenario armento,
« Gli aridi bronchi fastidendo, e il pasto
« Dell' insipida stoppia, il viso torsi
« Da la fetente mangiatela, e franco
« M' addussi al sorso dell' Ascrea fontana.
(Francesca dà manifesti segni d'impazienza)
« C o m e talor discepolo di tale,
« Cui m i saria vergogna esser maestro,
(1) Alessandro Manzoni: Adelchi, atto II, scena HI.
(2) Aleardo Aleardi: Lettere a Maria. — L'invito.
HO
IN V A C A N Z A
« Mi volsi ai prischi sommi e ne fui preso
« Di tanto amor che m i parea vederli
« Veracemente e ragionar con loro » (1).
Frane. E ti ostini a parlarmi co' versi di cento
poeti e m i riesci astruso quanto dir non saprei.
O h ! io penso alle lagrime che la colpa da te
commessa chiamerà sulle ciglia della madre tua...
Claud. « O h sacra rimembranza, oh della mia
« Prima felicità tenera imago ! »
Frane. M a che farai?
Claud. « . . . . tu vedi solitario e vago
« II giovin vate che piangendo porta
« Ahi ! d'affanni più gravi il cor presago. »
Frane. N o n voglio più che tu mi risponda in
versi.
Claud. (verso la finestra)
« Già s' avanza la sera, e la ritorta
« Conca tien nella destra e di rugiade
« Le languid' erbe e i fiori arsi conforta. »
Frane, (turandosi le orecchie) N o n t' ascolto più,
no, no... (Pierina fa capolino dal mezzo)
Claud. (sempre verso la finestra)
« E il sol che all' ocean flammeo ricade,
« Varie tinge le nubi e lascia il m o n d o
(1) Alessandro Manzoni: In morte di Carlo hnbonati.
(2) Ugo Foscolo: Le rimembranze.
A T T O UNICO
111
« A l ' atra notte che muta lo invade :
« E tutto è mesto : e dal cimmerio fondo
« S'alzan con l'Ore negre e taciturne
« Oscuritate e Silenzio profondo » (1).
Frane. A h ! tu non hai cuore, Arturo, no... non
ne hai, se invece di rispondere alle mie domande fantastichi co' tuoi vati che ora sento
di non amar più, perchè essi t'hanno fatto uscir
di senno.
Claud. « Forse perchè della fatai quiete... »
Frane. Ancora ?
Claud. « T u sei l'imago, a m e sì cara vieni,
« 0 Sera? E quando ti corteggian liete
« Le nubi estive e i zefiri sereni ;
« E quando dal nevoso aere inquiete
« Tenebre e lunghe all' universo meni... »
Frane. È pazzo !
Claud. « Sempre scendi invocata, e le secrete
« Vie del mio cor severamente tieni. »
Frane. È pazzo !
Claud. « Vagar mi fai co' miei pensier sull' orme
« Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
« Questo reo tempo, e van con lui le torme
« Delle cure, onde meco egli si strugge... » (2)
Frane. È pazzo!
(1) Ugo Foscolo: Le rimembranze.
(2) Idem: La sera, sonetto.
112
IN V A C A N Z A
Claud. « E mentre io guardo la tua pace, dorme
« Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge » (1).
Frane, (agitatissima, prendendola con forza per
un braccio. Pierina si mostra, poi via) D a m m i
retta. Dimmi, dove andrai per salvarti dalla
collera di tuo padre che non perdona ?
Claud. «
dove sia più mite il cielo,
« Dove freschi zampillino i ruscelli,
« E vaghi ifiorsi drizzin su Io stelo.
« E l'erbe molli e verdi gli arboscelli... » (2).
Frane. Tuo padre ti farà ben pentire della tua
pazzia...
Claud. «
Andrò sempre fuggendo
«Di gente in gente!... » (3) (si strappa da lei
e s'avvia)
Frane. Fermati!
Claud. « Già s'imbruna : 1' ora è questa... » (4).
Frane. M a dove ti riparerai questa notte?
Claud. « All' avvenir non penso ! » (5).
Frane, (vedendo accorrere Pierina) Pierina, eh' è
accaduto ?
(1) Sonetto citato.
(2) Luigi Mercantini : Alle Tortori.
(3) Ugo Foscolo: Liriche e Satire *— In morte del fratello Giovanni.
(4) Antonio Peretti: La viola del pensiero.
(5) Antonio Peretti: Ad Augusta. (Da Byron).
A T T O UNICO
113
S C E N A XIV.
PIERINA e DETTE.
Pier, (affannosa) È arrivato Federico, e dice che
precede di poco la zia Dorotea e lo zio Battista.
Frane. Ah!...
Claud. « Addio per sempre, albergo avventurato,
« Soave asilo di gioja e piacer ;
« Teco abbandono il più felice stato
« Ogni speranza, ogni dolce pensier I
« Ti resti eternamente
« Quest' anima dolente ! »
Frane. M a dove andrai, dove, mio Dio ? !
Claud. « Soave albergo di gioja e d' amor
« Teco abbandono la pace del cor !
« Da te lontano empio destin m i mena
« E mi divide per sempre da te !
« Andrò ramingo in qualche ignota arena
« La tua memoria portando con m e !
« Lunge da te sgradita
«Mi sembrerà la vita! » (1).
Addio per sempre, (corre via)
(1) Giuseppe Giusti: Addio.
La figliuola del soldato.
8
114
IN VACANZA
SCENA XV.
FRANCESCA e PIERINA, poi CLAUDIA.
Frane. Mi sento morire! (è per isvenire fra le
braccia di Pierina)
Pier. Mi svieni fra le braccia adesso ? O e , dico,
non ho mica fiato che basti per sostenerti, sai ?
ti lascio andare in terra, bada... cadiamo tutt'e
due, veh!
Frane, (riavendosi) O h ! io dirò tutto agli zìi,
sì, sì...
Pier, (stirando le braccia) Meno male che ti sei
riavuta !
Frane. N o n voglio esser più romantica. Hanno
ragione, il romanticismo conduce a far delle
pazzie... e che pazzie! Virginia è fuggita con
una donna che non si sa infindei conti chi
sia.. Arturo scappa dal collegio... A h ! se io non
ascolterò le ammonizioni della m a m m a , chi sa
che non m i conducessi un giorno a darmi la
morte? perchè si fa così,, si fa: la testa gira,
gira, gira; non si ragiona più e... No, non voglio morire: a m o tanto la mia m a m m a !
Pier. T u smanii? Si potrebbe sapere che cosa
hai? Dov'è andato Arturo?
A T T O UNICO
115
Frane. M a io confesserò tutto agli zii. Se tacessi
sarei una cattiva figliuola, e cattiva non sono.
Posso aver guasta la testa, m a non ho guasto
ancor del tutto il cuore.
Pier, (si sente a bussare) To', to'... Claudia che
bussa. Le devo aprire ?
Frane. Sì ! (Pierina va ad aprire)
Claud. (entrando) Perchè avete chiusa questa porta?
Pier. Non siamo state noi, bensì il vento, (piccola
pausa)
Claud. E tu, Francesca, non mi dici nulla? Sei
sempre in collera con m e ?
Frane. E h , che non ci penso neppure alle nostre
bambinate...
Claud. Sei tutta stralunata...
Frane. Se tu sapessi, son fuori di me...
Claud. (a Pierina) E la zia Zanetta, dov'è?
Pier. Sempre in letto che dorme.
Claud. Se tu hai qualche cosa che ti pesa sul
cuore, manderemo a chiamare la zia Zanetta,
e ti potrai sfogare con lei.
Pier. A proposito, la sera sta per calare, e fra
poco sarà qui la marchesa Malipiero...
Claud. L'avevo dimenticata!
Pier. T u sì; m a io no! Ed anzi, all'idea cha fra
poco saranno qui a prendermi, sento tale angoscia, che non mi posso tener dal piangere.
Frane. Pierina, fine agli scherzi. Non è più tempo
di pensare alla burla.
116
IN V A C A N Z A
Claud. Di che burla intendi parlare?
Frane. La marchesa Malipiero...
Cluud. Ebbene?
Frane. To amia Zaneta...
Claud. Non capisco.
Frane. Furono due parti che io ho sostenuto per
burlarmi di te.
Pier. Sicuro, per burlarsi di te. Ed io sapevo la
cosa, e sebbene tanto piccina, mi son burlata
anch'io di te!
Claud. E h !... va bene... va bene... Così siamo pari.
Frane. C o m e pari ?
Claud. Nulla, nulla... dicevo così per dire.
Frane. Sai che Virginia non è più con la zia Gertrude? che è fuggita con un'americana?
Claud. Davvero?
Frane. E che anche Arturo è scappato dal collegio ?
Claud. Ho piacere !
Frane. Sei un pezzo di legno... Non hai cuore
né meno tu !...
Claud. Può darsi ! Bisogna bene che sia un pezzo
di legno se mi son lasciata burlare, e in che
modo !
Frane. Non è tempo di ragazzate, ora... hai capito? Io voglio salvare Virginia ed Arturo.
Scrivo agli zii la verità e tu Pierina, che sei
il loro occhio diritto, darai loro la mia lettera
appena arriveranno.
A T T O UNICO
117
Pier. Volentieri. (Francesca va alla tavola e si
mette a scrivere)
Claud. (esce per un momento e rientra col cappello che aveva quando finse d'essere Arturo)
« Addio per sempre, albergo avventurato... »
Frane. C o m e ?
Claud. « Soave asilo di gioja e piacer... »
Frane. T u ?
Claud. (gettando in aria il cappello e correndo
dentro a prendere il frustino) Fuggii di notte.
Miss Woodruff1 mi attendeva sulla via con due
focosi cavalli...
Frane. M a io non intendo...
Claud. Chi la fa l'aspetta !
Pier. Chi la fa l'aspetta!
Frane. Sarebbe possibile che tu ?
Claud. Che io ti avessi burlata fingendomi Virginia ed Arturo ? Possibilissimo !
Pier. Verissimo anzi!
Frane. Ah!... Claudia, Claudia... l'hai fatta grossa...
Claud. E tu ?
Pier. E tu?
Frane. Io?...
Claud. Via, via... si bandisca un reciproco per. dono. Tu l'hai fatta a me...
Frane. Ed io a te.
Pier. Ed io a tutte e due.
Frane. Ma veramente...
118
IN V A C A N Z A
Claud. M a veramente...
Pier. M a veramente... (Pierina è in mezzo e fa
la scimmia alle cugine. Esse si guardano fingendo collera, e poi scoppiano in una forte risata. Pierina ride anch'essa)
Frane, (prende Claudia per un braccio e tirandola
da parte le dice in un orecchio) Senti, Claudia,
piano, che nessuno ci senta. Io non solo ti perdono; m a ti ringrazio. (Pierina si avvicina a
loro per ascoltare. Francesca ha un braccio
gettato intorno al collo di Claudia)
Claud. Mi ringrazii ?
Frane. Sì ; perchè m ' hai dato una lezione come
va. Giuro che non sarò più romantica.
Pier. Niente di meglio!
Frane, (sciogliendosi da Claudia e verso Pierina)
Ci ascoltavi ?
Pier. Sicuro; o guarda!
Claud. (prende per un braccio Francesca e conducendola dalla parte opposta e gettandole un
braccio intorno al collo, le dice) Ed io, senti,
Francesca, piano, che nessuno ci senta...
Pier, (si avvicina alle cugine in atto d'ascoltare)
Come parla sottovoce...
Claud. Anch' io non solo ti perdono, m a ti ringrazio.
Frane. Mi ringrazii ?
Claud. Sì, perchè con la tua graziosa burla m ' hai
A T T O UNICO
119
dato una lezione coi fiocchi. Giuro che non sarò
più vana. .
Pier. Niente di meglio!
Claud. (sciogliendosi da Francesca) Curiosina!
Pier. Non capite che ci ho le orecchie fatte apposta... M a mi sembra che anche io meriterei
un ringraziamento e da tutte e due...
Frane, i
Claud l Si' SÌ'" (l>abbracciano e ia baciano)
Claud. Ma sai tu che non ti credevo capace...
Frane. Ho voluto farti vedere che quando mi ci
metto... e t'ho sostenuto due caratteri che...
non so; m a no ghe xe sta gnanca mal, varda!
Claud. Anzi...
Frane. La romantichina ha provato che con tutto
il suo entusiasmo per i drammi romantici e le
tragedie, sapeva recitare anche le commedie o
le farse.
Claud. Ed io con tutto il mio entusiasmo per la
commedia e la farsa, ho voluto mostrarti che
avevo tanta capacità da sostenere anche parti
romantiche.
Frane. E le sostenesti a maraviglia.
Claud. M a dove prendesti gli abiti, i cappelli, e
perfino i capelli finti?
Frane. In un vecchio cassone in .soffitta trovai le
parrucche...
Claud. A h sì, erano della povera nonnina che fu
a' suoi tempi una donna molto galante.
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IN V A C A N Z A
Frane. Nello spogliatoio poi della signora Adriana,
nostra vicina, trovai il rimanente. E tu?
Claud. Io ? non andai fuori di casa. L'abito nero
è quello che indossò appunto mia sorella Virginia l'anno passato, quando fece quella cavalcata
insieme con le giovinette de' dintorni...
Frane. È vero! Sai che tu coltivandoti nella recitazione diventeresti un'altra Ristori?
Claud. E tu una Pezzana...
Pier, (in mezzo) Ed io? ho pur fatto anch'io la
mia parte...
Frane. T u sei già una seconda G e m m a Cuniberti...
(si sente rumore di carrozza)
Claud. Una carrozza? (corre alla finestra, e così
Francesca e Pierina) La m a m m a , il babbo!
Frane. Andiamo ad incontrarli.
Pier. E a raccontar loro che se avete giuocato,
vi siete anche corrette de' vostri brutti difetti...
si spera!
Frane. Ha ragione Pierina. Viva il giuoco che corregge!
Claud. Viva l'arte drammatica !...
Pier. Vivano gli zii... Eccoli... (tutte e tre corrono
verso la porta) Bene arrivati, bene arrivati.
Claud. A h ! mamma...
Frane. A h ! zia...
FINE.
T EAT RO
DI
GUALBERTA ALAIDE BECCARI
PUBBLICATO NELLA
GALLERIA TEATRALE
Voi. I. Un caso di divorzio, commedia in tre
atti (N. 424 della Galleria Teatr.) L. — 6 0
Si spedisce franco in tutto il regno mediante invio di Vaglia
postala dell'importo, intestato all'editore C A R L O B A R B I N I ,
Milano, Via Chiaravalle, N. 9
(Si raccomanda l'esattezza e la chiarezza nell'indirizzo!)
ìlE PUBBLICAZIONI
DELLA
GALLERIA TEATRAL
A Cent. 60 al numero
408 Giuochi da bimbi, commedia in due atti di Alberto C
stiglioni. — Quando arriva il babbo ì quadretto r
naresco in un atto dello stesso.
409 La 'prima gioja, commedia in 2 atti di A. Castigli
Profezia, bozzetto drammatico in un atto dello s,
410 ISè Vuno né Valtra, commedia in un atto di A. Castig
— La tabacchiera del nonno, scherzo comico in un h
dello stesso.
411-412 A Casamicciola, bozzetto drammatico in 3 atti in ver
di Leopoldo Marenco (Num. doppio L. 1, 20).
413 Bice, dramma in 2 atti in versi di Leopoldo Marenco.
414 Gemma ha dei secreti, commedia in due atti in prosa di
Leopoldo Marenco.
415 La piccola attrice, commedia in 2 atti e in versi di Ippolito Tito D'Aste.
416 I proverbiomani (studio dal vero), scherzo in un atto di
Luisa Marenco-Martini-Bernardi, con prologo di Desiderato Chiaves.
417 La mammina a dieci anni, commedia in un atto di Luisa
Marenco-Martini-Bernardi. (Da un episodio del colèra
del 1831).
418 Fatuità, commedia in un atto di Luisa Marenco-MartiniBernardi con lettera-prologo di Desiderato Chiaves.
419 Manrico, dramma in 4 atti in versi di Stefano Interdouato.
420 So tutto! commedia in 2 atti di Giovanni Salvestri.
421-422 Matassa arruffata, commedia in 3 atti di Leopoldo
Marenco (Num. doppio L. 1, 20).
423 Conseguenze, commedia in 3 atti di Carlo Pignone.
424 Un caso di divorzio, commedia in 3 atti G. A. Beccari.
Si spedisce franco dietro l'importo in Vaglia postale intestato a C A B L O B A R B I N I Editore, Milano, Via Chiaravalle, 9.
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figliuola del soldato